TORINO, TANTI DISCORSI FATTI DI NULLA


Il campionato del Torino e i problemi di sempre.
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Torino Stadio Olimpico, 01/03/2016 -


Ci capita spesso di seguire il Torino e di sentire i commenti di fine gara che non si discostano mai dallo stesso refrain, nell’illusione che la prossima volta andrà meglio. Una speranza che non si affida mai su basi concrete ma danno l’idea di parole dette tanto per dire. Dopo la partita contro il Milan, Padelli ha dichiarato a grandi linee ciò che ha detto mister Ventura: “Se giochiamo come contro il Milan ci toglieremo grandi soddisfazioni”. Noi, tutto questo giocar bene non l’abbiamo visto. Ciò che abbiamo potuto vedere è un desiderio di offendere che è stato leggermente più consistente del solito. Ma parliamo di “desiderio” e non di reale forza nell’imporre il proprio gioco ad un Milan che non ci è apparso stratosferico dal punto di vista del gioco ma, piuttosto, ci è sembrato alla portata del Torino. E così il Toro che fa? Perde la partita per 1 a 0 e torna a casa. Altro che: “se giochiamo……ci toglieremo grandi soddisfazioni”. Forse Padelli non sa che alla fine del campionato mancano soltanto 11 partite e, semmai, certe dichiarazioni si possono fare all’inizio del campionato e non alla fine. A noi sembrano discorsi da squadra provinciale che si arrabatta alla fine per potersi salvare dalla retrocessione. Ma dov’è il progetto di questa società granata che continua una gestione così conservatrice che sembra ormai lontana anni luce da tutto ciò che significa il calcio moderno. Più volte abbiamo detto che questa squadra deve essere portata stabilmente su posizioni europee e quindi deve considerarsi, non a parole, facente parte del gruppo delle migliori squadre italiane. Non una squadra relegata eternamente in quella fascia di illustri mediocri senza l’orgoglio di emergere. Quell’orgoglio granata di appartenenza ad una straordinaria storia, offesa da un presente che da anni non è all’altezza della situazione. Non basta più vincere i derby (adesso neanche più quelli) per salvare una stagione e dire “Torino siamo noi”. Urgono i fatti, urge la risposta sul campo che è frutto di ciò che si produce dietro la scrivania, urge la mentalità moderna di gioco e di espressione calcistica che sia realmente consona a ciò che circonda il Toro e il calcio di Serie A. Questo Torino merita un restyling. Il suo vestito è passato ormai di moda, ciononostante  si tende a ritoccarlo ormai da anni, troppi anni, senza capire che era tempo di cambiare. I giovani acquistati quest’estate sono l’unica nota positiva. Tuttavia, questo accenno di rinverdire giustamente la squadra, non ha dato i frutti sperati perché i giovani sembrano essere stati risucchiati da un ambiente e un gioco timoroso, occasionalmente propositivo e mai costruttivo nella mentalità di offendere l’avversario e imporre il proprio gioco. E così,tranne il periodo iniziale del campionato in cui il Toro ci aveva illuso in un miglioramento, si è sprofondati di nuovo nella poca qualità di gioco e di conseguenza di risultati. Una storia senza fine quella del Torino, che ancora oggi vive e rimpiange uno straordinario passato che non aiuta il presente e neanche il futuro.

Salvino Cavallaro          





Salvino Cavallaro


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