A TORINO NON SI AVVERTE PIÙ LA FEBBRE DA DERBY.


A una settimana dal derby di Torino, si respira una flebile attesa.
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Torino Stadio Olimpico., 11/03/2016 -


E chi l’avrebbe mai detto che la città della Mole Antonelliana sarebbe arrivata a disinteressarsi (o quasi) del suo derby cittadino. Storia di un pallone torinese che da sempre ha regalato attese febbrili ed emozioni da vendere. E adesso? Adesso non è più così per colpa di un Torino che ha creato intorno a sé un alone di freddezza. Nonostante le iniziative popolari del presidente Cairo che ha abbassato i prezzi, prima a favore dei giovani e poi a beneficio delle donne in occasione dell’8 Marzo, non sembra esserci stato l’auspicato risveglio di interesse granata. E, mentre la Juve procede nella sua strada fatta di record e interesse da parte dei suoi innumerevoli tifosi sparsi in tutta Italia, il Torino si trova a dovere affrontare come sempre situazioni di difficoltà tecniche e organizzative. Procede la costruzione dello stadio Filadelfia che dovrebbe essere ultimato alla fine del 2016. E positivo è stato pure l’affitto dei campi Robaldo in Strada Castello di Mirafiori, dove il Torino potrà creare finalmente una casa per il suo vivaio giovanile. Ma è la squadra di Ventura che non va bene. E sono anche tante altre cose legate a una gestione societaria troppo ancorata a un conservatorismo che non fa crescere mai sotto l’aspetto dell’immagine e della popolarità. Abbiamo più volte affrontato questo tema granata, che per noi è essenziale ai fini di una svolta epocale che possa fondersi in maniera perfetta tra storia, leggenda e presente – futuro. Erano gli anni in cui si attendeva il derby con passione. Una stracittadina che faceva emergere due sponde pallonare ricche di storia, di avvenimenti, di vittorie, di gioie e anche di disgrazie senza fine. Era il periodo storico del tremendismo granata, capace di mettere soggezione la Vecchia Signora d’Italia che faceva incetta di scudetti, ma che soccombeva davanti a quel Toro arrembante, sanguino, desideroso di farsi valere contro la più titolata avversaria. Storie forse evanescenti, talora anche effimere, ma ricche di passione, di interesse, di colore, di gioco, di grinta, di determinazione, di spettacolo capace di tenerti sul filo delle emozioni più vere. Era la gioia della vittoria che si contrapponeva alla delusione della sconfitta. Oggi non è più così, visto che si vive una fredda vigilia del derby torinese che si disputerà domenica 20 marzo. Pochi i biglietti venduti in prelazione ai tifosi del Toro, mentre l’Olimpico rischia di non essere uno stadio tutto granata. Il conto alla rovescia è già iniziato, ma tutto va a rilento e in maniera svogliata, quasi a dimostrare che il tifoso del Toro si senta offeso nel ricordo del derby d’andata che, se potesse, lo cancellerebbe dagli annali dei derby torinesi di tutti i tempi. Finora non si sono verificate le corse ai botteghini e soltanto la curva Maratona risulta esaurita in tutti i suoi posti. Ma quella, si sa, è l’anima della fede granata che emerge sempre. Attaccata, inossidabile e refrattaria anche a quel vento impetuoso che molte volte spira contro i granata, così come si sta verificando in questo periodo. Ma domenica 20 Marzo allo Stadio Olimpico di Torino arriva la Juve, arrivano quelle maglie bianconere che per il Toro sono state da sempre lo stimolo a fare la partita della vita. Vedremo se qualcosa cambierà nell’atteggiamento di attesa della Torino del pallone, città sabauda e prima capitale d’Italia apparentemente fredda, ma che da sempre si è sciolta nell’attesa di un derby cittadino che nessuno ha mai voluto perdere. La Juve è sempre là, in alto alla classifica. Ma è il Toro che deve crescere per stuzzicarla come faceva una volta, dimostrando di essere all’altezza della situazione. E magari chissà, sotto la Mole si potrà ancora respirare quell’aria da derby che non c’è più. Neanche a inventarla.





Salvino Cavallaro





             

















Salvino Cavallaro

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E, mentre la Juve procede nella sua strada fatta di record e interesse da parte dei suoi innumerevoli tifosi sparsi in tutta Italia, il Torino si trova a dovere affrontare come sempre situazioni di difficoltà tecniche e organizzative. Procede la costruzione dello stadio Filadelfia che dovrebbe essere ultimato alla fine del 2016. E positivo è stato pure l’affitto dei campi Robaldo in Strada Castello di Mirafiori, dove il Torino potrà creare finalmente una casa per il suo vivaio giovanile. Ma è la squadra di Ventura che non va bene. E sono anche tante altre cose legate a una gestione societaria troppo ancorata a un conservatorismo che non fa crescere mai sotto l’aspetto dell’immagine e della popolarità. Abbiamo più volte affrontato questo tema granata, che per noi è essenziale ai fini di una svolta epocale che possa fondersi in maniera perfetta tra storia, leggenda e presente – futuro. Erano gli anni in cui si attendeva il derby con passione. Una stracittadina che faceva emergere due sponde pallonare ricche di storia, di avvenimenti, di vittorie, di gioie e anche di disgrazie senza fine. Era il periodo storico del tremendismo granata, capace di mettere soggezione la Vecchia Signora d’Italia che faceva incetta di scudetti, ma che soccombeva davanti a quel Toro arrembante, sanguino, desideroso di farsi valere contro la più titolata avversaria. Storie forse evanescenti, talora anche effimere, ma ricche di passione, di interesse, di colore, di gioco, di grinta, di determinazione, di spettacolo capace di tenerti sul filo delle emozioni più vere. Era la gioia della vittoria che si contrapponeva alla delusione della sconfitta. Oggi non è più così, visto che si vive una fredda vigilia del derby torinese che si disputerà domenica 20 marzo. Pochi i biglietti venduti in prelazione ai tifosi del Toro, mentre l’Olimpico rischia di non essere uno stadio tutto granata. 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Vedremo se qualcosa cambierà nell’atteggiamento di attesa della Torino del pallone, città sabauda e prima capitale d’Italia apparentemente fredda, ma che da sempre si è sciolta nell’attesa di un derby cittadino che nessuno ha mai voluto perdere. La Juve è sempre là, in alto alla classifica. Ma è il Toro che deve crescere per stuzzicarla come faceva una volta, dimostrando di essere all’altezza della situazione. E magari chissà, sotto la Mole si potrà ancora respirare quell’aria da derby che non c’è più. 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