QUANDO IL CALCIO DÀ SEGNALI DI SOLIDARIETÀ


La vicenda umana di Andrea Luci, capitano del Livorno
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25/11/2013 -

A noi che scriviamo di calcio, ci piace scandagliare qua e là fatti ed episodi che riconciliano con i valori umani e il senso dell’essere. Non solo calcio, inteso come sport da descrivere in tutte le sue forme tecnico – tattiche, ma anche l’importanza dell’aspetto umano vuole la sua parte. ”Grazie Luci per questa lezione di umanità che ci hai dato” scrive un nonno milanista “tutto il resto non conta nulla in questa giornata di calcio. Ti voglio mandare un abbraccio che stringa forte tuo figlio. Forza piccolo Luci, ce la facciamo insieme!”. Andrea Luci capitano del Livorno, in settimana ha reso pubblica la notizia che a suo figlio Marco di appena sei anni, è stata diagnosticata la FOP (Fibrodisplasia Ossificante Progressiva). Si tratta di una malattia rara per la quale in Italia c’è pochissima informazione e ricerca scientifica. Solo negli Stati Uniti d’America la ricerca è avanzata, anche se non ancora in grado di risolvere la malattia. In Italia, purtroppo, per questo tipo di patologia ancora poco conosciuta, non ci sono terapie atte a migliorarla e/o debellarla. Si tratta di una malattia ereditaria gravemente disabilitante che interessa il tessuto connettivo. I bambini affetti da FOP sembrano normali alla nascita, ma poi nella prima decade di vita possono insorgere episodi sporadici con tumefazioni e riacutizzazioni dolorose a carico dei tessuti molli, spesso dovute a lesioni, infezioni virali, stretching muscolare, cadute o affaticamento. Queste riacutizzazioni trasformano i muscoli scheletrici, i tendini e i legamenti, in osso che rende impossibile ogni movimento.  Questo è tutto quello che si sa. E’ la triste storia delle malattie rare di cui si conosce poco o niente e, di conseguenza, si investe pochissimo denaro per la ricerca. La guarigione è legata a una cura che oggi non c’è, ma si spera che presto con la collaborazione dei mezzi d’informazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, si possa arrivare a risolvere il problema. Certo, ci vorrà molto tempo, ma è importante che si cominci a incrementare la ricerca scientifica attraverso gli aiuti economici di tutti noi. Ieri, allo stadio Armando Picchi prima della partita Livorno – Juventus vinta dai bianconeri per 2 a 0, uno striscione di solidarietà e raccolta fondi per la ricerca sulla malattia spiccava nella curva amaranto per aiutare il bimbo del capitano Luci.  “Insieme a te….capitano, per la più grande delle battaglie”. Non ci sono parole per descrivere la forza di una simile frase, capace di coinvolgerti come il patos della partita in cui gioca la tua squadra del cuore. Ma cos’è mai questo calcio che ci fa vivere sentimenti così profondi e talora così diametralmente opposti. Un pallone che ruota in mezzo al campo è talora in grado di raccontarci la vita in tutte le sue più disparate sfaccettature. Ma la cosa più bella è che attraverso la passione sportiva siamo sensibilizzati a vivere le relazioni umane, siano esse conflittuali che amichevolmente legate ai sentimenti. L’importante è viverle intensamente, sperando che l’aiuto e la sensibilità per chi soffre sia maggiore di certi episodi di violenza inaudita che il pallone troppo spesso ci dà. Juve, Roma, Lazio, Napoli, Fiorentina, Milan, Inter, Torino, Genoa, Sampdoria, Livorno, ognuno faccia il tifo per la propria squadra e, magari, in caso di bisogno, si senta vicino alle esigenze di vita di chi è tifoso di un’altra squadra, ma soffre per problemi personali. Anche questo ci ha insegnato oggi la vicenda umana di papà Andrea Luci, capitano del Livorno.

Salvino Cavallaro

Salvino Cavallaro

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