INTER CHE FAI?


L`eterna crisi della società nerazzurra.
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Milano, 18/02/2018 -


Ci sono autoreti considerate scherzo del destino e altre che fanno cadere nel ridicolo. Quella vista a Genova da parte di Ranocchia che spara un tiro a ritroso, finisce sulle gambe di Skriniar e carambola direttamente in porta, fa pensare a una combinazione di cose che vanno oltre la sfortuna. All’inizio di campionato avevamo previsto da podio l’Inter di Spalletti e per buona parte del girone d’andata l’avevamo azzeccata. Poi tutti i nodi sono venuti al pettine, facendoci ricredere sul fatto che sarebbe bastato l’arrivo del tecnico toscano a fare ordine in una società perennemente in confusione. Non è così, perché nonostante l’indubbia capacità di Spalletti nel saper gestire la squadra, ci sono altri innumerevoli problemi che vanno oltre il fatto tecnico e di unione di spogliatoio. Quali? Su tutti l’operato della dirigenza che continua a non essere all’altezza della situazione. Più d’una volta abbiamo sentito Spalletti in conferenza stampa che si è lamentato di una situazione in cui non tutti remano per il verso giusto sulla stessa barca. Il fatto di avere sbandierato acquisti e nomi altisonanti, capaci di rafforzare la squadra e addirittura poterne creare un’altra all’altezza di ricambi qualitativi, secondo Spalletti è stato un grave errore. Poi si è parlato anche della quasi certezza di addio da parte di Icardi che sarebbe già stato promesso al Real Madrid, con l’assenso dello stesso interessato e Wanda Nara. Tutte voci capaci di destabilizzare un ambiente in cui ci si dovrebbe unire per produrre calcio, studiare tattiche e tecniche da parte della squadra e dei suoi giocatori che uniscano l’idea di gioco impartita dal proprio allenatore. Per fare tutto questo c’è bisogno di tranquillità, di unione d’intenti e non di dispersivi momenti fatti di nervosismo come quelli manifestati platealmente da Perisic, il quale è stato fischiato dai tifosi nerazzurri. D’altra parte, Spalletti lamenta anche nei confronti della società una campagna acquisti non adeguata alla rinascita dell’Inter. Il mercato invernale ha lasciato parecchia delusione. Ha sognato Ramires e avrebbe voluto Pastore, ma nulla è stato fatto di tutto questo. Un desiderio tattico per ridisegnare quel 4-3-3 che è nella logica del tecnico toscano per puntare tranquillamente alla posizione Champions. Così Spalletti ha accolto la scommessa Rafinha al posto del deludente Joao Mario, come qualcosa che suona con il ritornello di arrangiarsi e andare avanti ugualmente. Ecco, diremmo proprio che alla base di tutto ci siano queste crepe d’intendimento tra un allenatore accolto per fare da organizzatore in un ambiente depresso, confusionario e lontano dalle grandi caratteristiche storiche di una società nerazzurra che negli anni ha saputo vincere tutto e di più. In estrema sintesi, dunque, il problema dell’Inter secondo noi non è l’allenatore, non è la squadra (che indubbiamente può essere anche migliorata con la collaborazione dell’allenatore) ma è la società che non ci sembra all’altezza della situazione.

Salvino Cavallaro     

Salvino Cavallaro


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