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11013725NewsEditorialeInter, che succede?2020111116:53La squadra di Conte preoccupa i suoi tifosi<br /><p><span>C'&#232; qualcosa nell'aria della Pinetina che non convince. L'Inter non ingrana, non &#232; all'altezza del gioco promesso dopo il mercato voluto dal suo allenatore. <strong>Antonio Conte</strong> pare non raccogliere certi malumori dell'ambiente nerazzurro che si profilano all'orizzonte e attacca con apparente calma, dicendo: <strong>«Levate il vino da tavola»,</strong> un po' come dire che certe sciocchezze sono tipiche di persone ubriache. Eppure, dati alla mano, la squadra di Conte dopo dieci partite dall'inizio di questa nuova stagione pallonara ha conquistato solo 3 vittorie su dieci partite giocate tra Campionato e Champions. Una media che non si addice a una grande squadra quale l'Inter &#232;, ma soprattutto preoccupa per alcuni problemi non risolti, non ultimi quelli della difesa e dell'atteggiamento di alcuni giocatori in campo. Hakimi non convince e persino la sicurezza di Handanovic quest'anno sembra essersi dissolta. Certo, i portieri sono soggetti al funzionamento dei meccanismi della difesa che devono essere perfetti nell'allineamento e nel coordinamento dei vari movimenti, tuttavia, vediamo spesso incerto il portiere nerazzurro. Ma questo non &#232; il solo problema, visto che nell'Inter aleggia una sorta di nervosismo che non aiuta a ritrovarsi. Troppi sbagli a centrocampo dove il solo <strong>Barella</strong> si danna a correre, pressare e svolgere diligentemente le due fasi di possesso e non possesso palla. E intanto il malumore dei tifosi nerazzurri &#232; in crescita, una situazione che mette in guardia Conte a svoltare rapidamente dopo la sosta per la Nazionale. Secondo alcuni la figura di <strong>Massimiliano Allegri</strong> sulla panchina dell'Inter si fa sempre pi&#249; possibile, anche in virt&#249; dell'ottimo rapporto che lega l'ex allenatore della Juventus all'amministratore delegato <strong>Beppe Marotta</strong>. Da qui a Natale ci sono da giocare dieci gare senza respiro e vicine l'una dall'altra, dove Conte deve portare la sua squadra a qualificarsi per gli ottavi di finale della Champions League e alzare il livello di gioco e punti in classifica campionato. Un obiettivo considerato essenziale in casa Inter che altrimenti si vedrebbe costretta a rivedere il proprio rapporto con l'allenatore salentino. E poi c'&#232; questo continuo nervosismo camuffato dall'apparente calma di <strong>Antonio Conte</strong> che dice: <strong>«Non c'era bisogno di nessuna reazione, perch&#233; anche in Champions League era mancato solo il risultato. E anche oggi a Bergamo, contro una forte Atalanta, ci &#232; mancato l'istinto killer che ci permettesse di chiudere il risultato e portare a casa la vittoria».</strong> Mah! Chiss&#224;! Noi rispettiamo il pensiero di Conte, tuttavia, riteniamo che a Bergamo l'assenza di <strong>Lukaku</strong> abbia pesato pi&#249; del dovuto e certi svarioni a centrocampo di un <strong>Vidal</strong> in chiara difficolt&#224;, hanno penalizzato soprattutto il rendimento della difesa. Un tre - quattro - uno - due, dove <strong>Barella</strong> &#232; stato inserito come trequartista e dove i due esterni <strong>Darmian</strong> (schierato a sorpresa dall'inizio al posto di <strong>Hakimi</strong> per scelta tecnica)e <strong>Young</strong> si sono alternati con folate in avanti, pi&#249; con buona volont&#224; che con risultati soddisfacenti. L&#236; davanti, poi, <strong>Sanchez</strong> non ha inciso pi&#249; di tanto e <strong>Martinez,</strong> pur avendo sbloccato il risultato al 59', ha palesato quella forma approssimativa che l'ha caratterizzato in questi ultimi tempi. Dunque, un'Inter ancora da assemblare, da unire anche a livello di spogliatoio, dove i malumori di <strong>Eriksen</strong> si fanno sentire in maniera assordante. Vedremo cosa accadr&#224;, anche se riteniamo che Conte debba presto optare con chiarezza su una squadra base che adesso non ha ancora, visto i continui cambiamenti per scelta tecnica dovuti a giocatori come <strong>Stankovic, Nainggolan, Eriksen e Hakimi.</strong> Quest'anno l'Inter gode di una maggiore qualit&#224; tecnica, vista nei singoli interpreti e nella quantit&#224; di giocatori affidabili. Adesso Conte non ha pi&#249; scuse!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-conte.jpgSIS-1013725.htmSI01,02,03,1001044n
21013699NewsCampionatiAndrea Belotti, il gallo canta per il Toro20200718165717E` il calciatore più rappresentativo della squadra granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Contro il Genoa ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Belotti</i></b> gli abbiamo visto fare il terzino, il mediano, l’esterno, il trequartista, il regista e la punta. Che altro mancava? Ah sì, forse non ha fatto il portiere! Già, ma in quel ruolo il Toro ha un altro campione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Salvatore Sirigu</i></b>. Sono gli unici calciatori sui quali si basa tutto il senso del Toro, inteso come squadra di Serie A che per emergere dall’eterna sofferenza avrebbe bisogno di tanto altro; una società vera, prima di ogni altra cosa! Ma ritornando al gallo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belott</i></b>i, possiamo dire di trovarci davanti a un campione che incarna perfettamente lo spirito del Toro, più come indole naturale nella capacità di saper soffrire che da una reale capacità tecnica e tattica che sfocia in un’intelligenza calcistica non comune a molti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belotti</i></b> sa cosa significa essere capitano di una squadra, sa come metterci la faccia, sa come fare da traino e cucirsi addosso la maglia e la squadra, soprattutto quando è in difficoltà. Gli manca solo di tirarsi su le maniche come faceva il grande <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Valentino Mazzola</i></b> e poi è tutto fatto. Un giocatore moderno con lo spirito d’altri tempi, in cui si esprimeva un calcio di alto senso di unione di squadra e spogliatoio, che restano da sempre il segreto dei grandi successi. Certo, da soli nel calcio non si va da nessuna parte se non si è assecondati dalla squadra e dallo spirito di gruppo. Tuttavia, quando si crea una leadership nell’ambito dello spogliatoio, in campo si avverte sempre il desiderio di luce. Già, quella luce che è esempio nel trascinare tutti i compagni di squadra che sono in difficoltà, proprio come Andrea Belotti che in campo si danna, carpisce palloni agli avversari, corre, pressa, prende tanti falli cattivi, ma si rialza ed è capace di far fare gol ad un compagno, oppure si porta avanti per tentare il tiro da fuori area anche se è stremato. Il gallo è davvero l’esempio di un Toro che si è smarrito, che si è preso paura di retrocedere (anche se ancora non c’è la matematica sicurezza di restare in Serie A) e sul quale tutti hanno puntato come cavallo vincente di una squadra sbrindellata nel gioco e persa nella sua mediocrità. E’ un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belotti</i></b> da leggenda! E non è un caso che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> lo preferisca a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Griezmann</i></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Dzeko</i></b>. Per questo diciamo fin da ora che se veramente il Toro intende mettere sul tavolo un progetto serio di società di calcio vera di Serie A (vera e non finta come quella attuale), allora deve ripartire da Belotti come punto fermo. Se invece tutto questo non sarà possibile per mancanza di investimenti e di altre situazione negative che opacizzano la storia del Toro, allora si dia la possibilità a questo calciatore di impeccabile serietà professionale di proseguire la sua fulgida carriera altrove. Là dove non si senta sprecato. Là dove possa esprimere ciò che merita in maniera costante e non con l’amarezza di avere sprecato un altro anno inutilmente. Questo lo diciamo noi anche perché lui non lo dirà mai, visto che è un professionista serio che sa cosa significa il senso di appartenenza e di rispetto per chi ti versa la retribuzione prevista dal contratto pattuito. Dunque, lo diciamo chiaro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Belotti</i></b> è il vero capitano di un Toro che non ricorda da molti anni di avere un calciatore così rappresentativo di storia e valori come quelli del Grande Torino. La società ha tantissime responsabilità. Se non è in grado di capirlo, allora si faccia da parte!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiN-1013699.htmSi100451001,02,0301041
31013388NewsCoppeLa Juve entra nei quarti di finale di Champions. Ma quanta fatica!20180308190837Allo Stadio Wembley, una storica impresa della Juventus. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Contro l’inefficienza dell’arbitro, contro il dannato destino che la vuole sempre bocciata dalla Champions League, contro certe malefatte poi riparate in corso d’opera da Max Allegri, la Juventus soffre, barcolla, ma non cade. E’ un po’ la sintesi di una serata di Champions che per la Vecchia Signora si presentava difficile non solo per il risultato sibillino ottenuto nella partita d’andata, ma anche per i tanti giocatori infortunati. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi</b>, con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi, Dybala e Higuain</b> in chiara carenza di forma, la Juventus pur essendo stata penalizzata da un evidentissimo rigore a suo favore non dato dall’arbitro, ha praticamente condotto un primo tempo in cui non ha fatto neanche un tiro in porta facilitando il dilagare <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>degli inglesi a centrocampo, i quali apparivano come vere e proprie furie capaci di arrivare sempre primi sul pallone e produrre un pressing asfissiante. Così i bianconeri sono stati letteralmente presi d’assalto da un Tottenham, in cui l’irrefrenabile esterno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Son </b>ha fatto soffrire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> e l’intera difesa della Juventus. Questa marcatura è stata una macroscopica topica di Max Allegri, che non ha previsto l’inadeguatezza di passo da parte di un Barzagli incapace di contrastare la fonte del gioco avversario. A centrocampo anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dembele, Dier</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eriksen e Kane</b> hanno spinto come dannati, consapevoli di una Juventus impotente e mal sistemata in campo. E così al 39’ il sudcoreano Son ha portato in vantaggio il Tottenham, grazie a un tiro svirgolato in area di rigore che si è infilato in maniera beffarda, ingannando un Buffon che nell’occasione non è apparso completamente indenne da colpe. La reazione della Juve è molto blanda e si è concretizzata soltanto con un tiro a lato di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic </b>e un colpo di testa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> che non ha impensierierito nessuno. Nel primo quarto d’ora della ripresa il copione non muta, tanto è vero che il Tottenham ha attaccato in maniera furibonda per chiudere la partita. Poi la svolta del match. In panchina si è accesa una luminosa lampadina sulla fronte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b>, il quale decide di inserire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah</b> al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b>, alzando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> a centrocampo e inserendo un minuto dopo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lichtsteiner </b>al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia.</b> Detto fatto, e la Juve è subito sembrata un’altra squadra. Lo svizzero ha subito preso in consegna Son annullandolo, ma soprattutto ha dato vigoria in fase d’attacco, portando palloni invitanti per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala.</b> Anche sulla fascia sinistra si è vista una grande propensione all’attacco da parte di un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah</b> che ha difeso con attenzione e ha anche saltato avversari come fossero birilli. Così, su uno dei tanti cross effettuati da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lichtsteiner</b>, al 19’ il Pipita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> pareggia con una zampata sferrata nell’area piccola della difesa del Tottenham. Adesso la Juve ci crede e appare più tonica, decisa e con la voglia di ribaltare un risultato che così restando l’avrebbe eliminata. Così al 22’ Dybala, su un magistrale suggerimento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> che taglia in profondità tutta la difesa avversaria, si invola verso la porta difesa da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lloris </b>e lo batte con la freddezza di un vero campione. Il resto è sofferenza pura fino alla fine. Una sofferenza che adesso ci sta, diventa quasi logica perché è diversa da quella sofferta dalla Juve per 60 minuti in maniera assolutamente sterile. E persino il brivido di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini </b>che anticipa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kane</b> rischiando un colossale autogol e il colpo di testa ancora di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kane</b>, la cui palla colpisce il palo, danza pericolosamente sulla linea di porta e viene respinta da Barzagli, pur provocando situazioni da infarto non modificano l’essenza di una partita in cui la Juventus, suo malgrado, ha dimostrato due facce. Alla fine Max Allegri l’ha detto: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il merito è dei ragazzi</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">io sono molto orgoglioso di allenarli anche se qualche volta faccio danni e poi li</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">riparo”</b>. La Juve, dunque, va ai quarti e prosegue il suo cammino nelle tre competizioni di Champions,Campionato e Coppa Italia. Questo non è puramente un dettaglio da sottovalutare, soprattutto in funzione di alcuni recuperi importanti dall’infermeria. Continua la grande storia scritta dal calcio italiano nello stadio di Wembley. La Juventus ha superato una impresa davvero difficile, resa ancor più faticosa dalle farneticanti scelte iniziali di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Londra Stadio Wembleyfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-entra-nei-quarti-di-finale-di-champions-ma-quanta-fatica-1013388.htmSi100451001,02,03030237
41013207NewsCoppeMihajlovic, carattere deciso ma mai ipocrita20170113193623Un allenatore da ammirare.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Sinisa granata sembra essere stato disegnato dal destino. Sì, perché ha tutto, ma proprio tutto quello che significa essere del Toro. Sanguigno, furioso, istintivo, ma capace di mettere cuore e anima nel suo lavoro, per il bene della squadra. E così mister Mihajlovic somatizza, s’incazza, ci sta male, si aggroviglia e s’incasina di cause e concause, dopo ogni partita in cui il suo Toro gioca bene per 45 minuti, poi molla, riprende a giocare bene, ma alla fine perde la partita. E’ quello che abbiamo visto a San Siro nella partita di Coppa Italia che il Torino ha giocato contro il Milan. Nel primo tempo abbiamo visto un Toro capace di piacevoli manovre, bello e determinato. Ha aggredito l’avversario ed è andato in vantaggio con una bellissima rete di Belotti, che si è involato in area di rigore avversaria ed ha fatto partire un destro che ha superato Donnarumma. Il Milan di Montella si è subito trovato spiazzato, forse perché non s’aspettava un Toro così ordinato tatticamente, intelligente nelle ripartenze e anche preciso nei passaggi e nelle verticalizzazioni. Brillanti i componenti di centrocampo che si sono avvalsi di uno splendido Ljajic salito in cattedra, e della velocità di un Iturbe che sembrava andare a mille all’ora, mentre Belotti lottava da vero guerriero contro un Paletta che gli ha fatto sentire più d’una volta i suoi tacchetti. Ma è tutta la squadra del Toro che ha brillato nel primo tempo, con il pensiero fisso di potere regalare ai suoi tifosi il derby di Coppa Italia con la Juve, dopo aver vinto contro il Milan. Poi, nel secondo tempo, la confusione, l’incertezza e forse anche un’ingiustificata paura di perdere, ha fatto sì che i granata si abbassassero in maniera smisurata, dando così campo a un Milan che fino a quel punto non aveva dato segni di vitalità. Così i rossoneri hanno preso animo, il Toro è andato in barca e tutto è stato più facile per il Milan che ha approfittato del momento propizio, per pareggiare le sorti con Kucka e poi segnando il 2 a 1 definitivo con Bonaventura. Tutto in 3 minuti di pura follia granata, che così facendo ha mandato ai quarti di finale un Milan che dovrà vedersela con la Juve allo Juventus Stadium. Certo, il Milan di Montella è apparso cinico e sornione, davanti un Toro ingenuo che pecca di maturità. Ma forse è proprio questo il cruccio di Sinisa, che si danna sul fatto di una tenuta psicologica che non avviene nell’arco dei 90 o 95 minuti di partita. Egli è convinto che il problema dei suoi ragazzi sia psicologico e non fisico e atletico. I ragazzi si allenano bene e riprovano a memoria schemi e ripartenze, mentre si dà pure molta importanza anche ai calci piazzati. Insomma la squadra c’è, il livello tecnico si è alzato, anche se manca ancora qualcosa in difesa e, soprattutto,bisogna avere pazienza che giovani interessanti e di qualità crescano dal punto di vista del carattere, della tenuta e anche della gestione della partita dopo averla dominata anche per lunghi tratti della gara. Noi siamo convinti che si tratti di tempo, che Baselli, Barreca, Benassi, Boyè, Iturbe, Ljajic, maturino mentalmente al pari del loro talento. Per Belotti, invece, il discorso è da fare a parte. Lui è il valore aggiunto di un Toro che si pregia di un attaccante di qualità superiore. Il “gallo” sarebbe già pronto per la Champions League, ma questo Toro no. Bisogna dunque avere pazienza e affrettare una maturazione che tarda ad arrivare. Sinisa Mihajlovic, con il suo carattere, con la cocciutaggine che si ritrova, con la voglia di Toro che ha, sicuramente ci riuscirà. Si arrabbierà ancora, non dormirà la notte, vivrà ancora qualche domenica pomeriggio in cui si presenterà giustamente rabbuiato in conferenza stampa contro noi giornalisti, ma è il suo modo di essere. Meglio così, perché tutto ciò è significativo di chi mette l’anima in tutto quello che fa. E in un mondo del calcio in cui esistono solo i lauti contratti, ed il vile denaro sembra essere l’unico scopo di un calcio che non è più gioco, noi diciamo senza remora alcuna: “Ben vengano personaggi come Sinisa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-mihajlovic.jpgSiNmihajlovic-carattere-deciso-ma-mai-ipocrita-1013207.htmSi100451001,02,03030272
51013174NewsCampionatiIl Torino produce un calcio ad alti livelli.20161003192443Granata in ottimo stato di forma. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Qualcuno, tra i tifosi del Toro, si lascia andare dicendo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Era ora!”.</b> Qualche altro, invece, incrocia le dita per scaramanzia, viste le ripetute delusioni che si sono avvicendate in tanti anni di speranze e di sogni mai realizzati. Ma oggi c’è da dire che si respira un’aria nuova, diversa dal solito. Un ambiente che è meno piagnone e più consapevole nei propri mezzi organizzativi, con spiccate capacità di gestione che si riflettono nella parte tecnica. Quindi, non c’è che dire su questo Toro che ha dato le sue avvisaglie di ambiente migliore fin da quest’estate, quando il presidente Cairo è sceso in campo con il ds Petrachi, per fare i fatti e non per sbandierare le solite illusorie demagogie calcistiche. E di questa serietà se ne stanno raccogliendo i frutti sul campo, esattamente come se rappresentassero la naturale logica di un lavoro fatto con scrupolosa attenzione. E siccome nel calcio, come nella vita, non si inventa o improvvisa nulla che non sia studiato nei minimi particolari, ecco che il Torino di oggi vince, diverte e, soprattutto, si diverte. Il gioco voluto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b> prevede un assetto tattico del 4-3-3; ma nulla sarebbe se non avesse a disposizione giocatori con spiccate caratteristiche tecniche, capaci di eseguire a memoria il credo calcistico del suo allenatore. Pressing a tutto campo, verticalizzazioni che inibiscono il possesso palla dell’avversario, gioco sugli esterni, movimento continuo e sovrapposizioni che garantiscono molti cross da fondocampo, sono soltanto alcune prerogative messe in mostra da questo bel Torino di Mihajlovic, prima contro la Roma e poi contro la Fiorentina. Stesso è l’atteggiamento tattico, stessa la fame calcistica messa in campo, e uguale è la capacità di arrivare sotto porta avversaria attraverso un gioco semplice, lineare e propositivo. Il risultato è sotto gli occhi di coloro i quali amano un calcio divertente e mai stressato da impedimenti tattici che sviliscono l’armonia del gioco. E così, anche contro la Fiorentina di Paulo Sousa, abbiamo visto il Toro che aveva fatto bene contro la Roma, con il tridente d’attacco formato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque, Belotti</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Boyè, con Ljajic </b>prima in panchina, ma pronto ad entrare in campo non appena Mihajlovic ne avvertisse l’esigenza. Il primo tempo si tinge di color granata per le molte incursioni degli avanti del Toro, anche se, a onor del vero, dalla mezz’ora la Fiorentina è venuta fuori alla distanza. A sbloccare il risultato ci pensa l’esterno granata Iago Falque, il quale a quindici minuti dell’inizio della partita si invola nell’area di rigore viola e batte il portiere Tatarusanu con un tiro di rara precisione. Questo gol carica di entusiasmo il Toro, il quale si affida a molte giocate d’attacco che arrivano impetuose dagli esterni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barreca </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zappacosta</b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b> si danna in attacco, ed è intelligente tatticamente nonostante non riesca a trovare la via del gol. Intanto gli ospiti provano a ribattere per arrivare al pareggio, ma i traversoni effettuati dall’esterno per Kalinic non trovano alcun effetto. Nella ripresa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic </b>è sostituito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zarate</b>, ma al 15’ è ancora il Toro ad andare in vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benassi</b> su passaggio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b>. Una prova maiuscola, quella dello spagnolo, che non solo ha segnato il primo gol del Toro, ma per buona parte della partita ha rappresentato la spina nel fianco della difesa viola. Al 40’ la Fiorentina riapre i giochi con un gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Babacar</b>, ma il Torino di oggi è ben lungi da quella sofferenza conosciuta per tanti anni della sua storia, e così finisce in crescendo. Al fischio finale dell’arbitro c’è solo una considerazione da fare: il Toro ha vinto con merito una partita che è stata il frutto di un match giocato con grinta, determinazione, senso di compattezza di squadra e grande acume tattico. Questo è il Toro di oggi. Adesso, i tifosi granata si aspettano la continuità.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711mihajlovic.jpgSiNil-torino-produce-un-calcio-ad-alti-livelli-1013174.htmSi100451001,02,03030325
61012647NewsCampionatiJuventus, c`è qualcosa che non va20140128211452juventusAbbiamoC’è qualcosa di indefinibile, di impercettibile nella Juve di questi ultimi tempi. E non è per volere trovare a tutti i costi il pelo nell’uovo, ma ciò che aleggia nell’aria circostante al feudo bianconero sembra qualcosa di strano che fa riflettere. Dopo l’uscita dalla Coppa Italia ad opera di una Roma apparsa ottima squadra ma non irresistibile, la Juve si è rituffata in campionato ripartendo proprio dallo stadio Olimpico di Roma contro la Lazio di Edy Reya. Ebbene, anche in questa circostanza, la Juve di Conte non è sembrata la squadra arrembante, sicura a centrocampo e nelle ripartenze, ma si è evidenziato uno strano approccio alla gara che dava la sensazione di una squadra ferma sulle gambe e stranamente attendista. Ciò che in un primo momento si pensava essere un atteggiamento tattico voluto per aspettare l’avversario e colpirlo poi in contropiede, non è sembrato plausibile anche per l’incapacità dei bianconeri di dare forza alle proprie azioni offensive. Poco movimento senza palla, poco gioco sugli esterni (abituale punto di successo nello scacchiere tattico di Conte) e pochissimi tiri in porta. Abbiamo visto azioni poco convinte che immancabilmente si spegnevano al limite dell’area avversaria. Tevez a dannarsi l’anima e Llorente a tentare di portare su la squadra, lottando talora per mantenere il possesso palla piuttosto che essere messo in condizione di tirare in porta. E così dopo essere andata in svantaggio con un gol di Candreva su rigore e dopo l’espulsione di Buffon al 24’ del primo tempo per atterramento di Klose in area di rigore, la Juve si è trovata ad affrontare il match in dieci uomini per quasi un’ora. Poi, nel secondo tempo, i bianconeri sono sembrati meno impacciati ma sempre lontani dal loro standard abituale. Al 15’ la Juve pareggia con un gol di testa di Llorente, il quale raccoglie un invitante cross di Lichtsteiner. La partita termina in parità dopo aver registrato una traversa di Klose con grande deviazione di Storari e un palo centrato da Keita. Intanto, il giorno dopo la Roma vince a Verona e accorcia le distanze in classifica dai bianconeri, di sei lunghezze. Ma per la Juve, il punto da focalizzare non è aver perso due punti un classifica, ma aver dato la sensazione di stanchezza psico-fisica. Saranno le polemiche dovute alle vicende del mancato scambio tra Vucinic e Guarin, sarà il gossip maligno e destabilizzante che si è instaurato nello spogliatoio della Juve per la presunta relazione di Gigi Buffon con la bella giornalista sportiva di Sky, Ilaria D’Amico, oppure per la separazione di Pirlo da sua moglie. Fatto è che la Juve sembra investita da problemi che vanno a coinvolgere un ambiente che fino a ieri viveva di automatismi fatti solo di pane e calcio. Anche Conte visto a Roma contro la Lazio, nel primo tempo non è sembrato il solito “cane arrabbiato” che tutti conosciamo. Troppo tranquillo il suo atteggiamento, non è da lui. Comunque, a onor del vero, bisogna dire che le 12 partite utili consecutive disputate dalla Juve e la sua attuale posizione in classifica, non danno adito ad allarmismi di sorta. Il prosieguo del campionato ci dirà se le nostre sono autentiche sensazioni, oppure dei dati di fatto preoccupanti. Domenica prossima avremo già una prima risposta, visto che tra le proprie mura la Juve affronterà “l’odiata” Inter di Mazzarri alle prese con un anno calcistico assolutamente da dimenticare. Conte e la sua Juve sono chiamati all’ennesima verifica di squadra che vince e convince. E’ la legge di chi nasce con il concetto radicato che, per scrivere la propria storia, devi vincere per essere primo. Alla Juve, arrivare secondi è stato sempre un insuccesso.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>C1012317FL0711FL0711marchisio.jpgSiNjuventus-c-e-qualcosa-che-non-va-1012647.htmSiT1000007100451001,02,03,06030717
71011984NewsEditorialeSerie A: l`intuito di Pazzini le giocate di Ljajic e gli sbagli di Vucinic. Top e Flop della 34a giornata20130429165641serie aNon può mancare un po’ di Juventus e poi ancora Fiorentina, Roma, Palermo e Milan Non può mancare un po’ di Juve e poi ancora Fiorentina, Roma, Palermo e Milan tra i protagonisti dei top di giornata. Male invece interisti, laziali e sampdoriani, presenti tra i flop. <br><br>TOP<br><br>Lobont = In campo all’ultimo minuto, si dimostra all’altezza di un compito che alla fine si è dimostrato più facile del previsto. Il Siena non ha punto praticamente mai. Sicuro. <br><br>Domizzi = Solido dietro, si spinge sino in avanti per fornire a Pereyra l’assist che permette ai suoi di sbancare Trieste e battere il Cagliari. Con vista europea. Energico.<br><br>Paletta = Difensore con propensioni offensive, tenta più volte la sortita e quasi riesce a timbrare il suo cartellino. Onnipresente.<br><br>Ilicic = Ancora una volta in rete, è il vero faro di un Palermo che veleggia miracolosamente verso una salvezza che sarebbe pazzesca. Rinato.<br><br>Ljajic = Se vendetta (sportiva) doveva essere, il talentino serbo l’ha servita al suo ex allenatore pugile davvero molto fredda. Sgusciante.<br><br>Osvaldo = Prima tripletta in serie A, porta a casa il pallone della partita ma un dubbio resta. Si è fatto perdonare per i numerosi errori del passato? Mitraglia.<br><br>Pazzini = Entra e risolve una gara che per il Milan si stava mettendo male. Sarebbe titolare ovunque, ma coesistere con Balotelli è dura per tutti. Cecchino.<br><br>Formazione Top= Lobont; Domizzi, Paletta, Barzagli; Ilicic, Ljajic, Vidal, Lamela; Pazzini, Osvaldo, Borriello.<br><br>FLOP<br><br>Romero = Crivellato dalle giocate in velocità della Fiorentina, ha davanti un muro di burro e si scioglie di conseguenza. Impotente.<br><br>Silvestre = A Paermo è diventato grande, ma a con l'Inter ha dimostrato limiti che non parevano esistere. O semplicemente è affondato come tutti i nerazzurri. Pauroso.<br><br>Gastaldello = Randella come un dannato e viene espulso per un fallaccio da censura. Chiudendo così una gara già pessima a prescindere. Scalmanato.<br><br>Valiani = Simbolo in negativo di un Siena uscito con le ossa rotte dall’Olimpico. Ectoplasma.<br><br>Basha = Non riesce mai a far ripartire i suoi e difetta anche in fase di rottura del gioco juventino. Inefficace.<br><br>Pinilla = O doppiette a raffica, a calcioni e spinte. Forse è tutto qui il motivo di una carriera mai sugli scudi, nonostante i mezzi. Rissoso.<br><br>Vucinic = Un’altra gara incolore, male in fase offensiva, poco presente anche in quella di impostazione. Spompato.<br><br>Formazione Flop = Romero; Silvestre, Gastaldello, Biava; Valiani, Basha, Nainggolan, Perez; Pinilla, Vucinic, M. Lopez.<br><br>Gabriele Cavallaro<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001ljajic.jpgSiNserie-a-l-intuito-di-pazzini-le-giocate-di-ljajic-e-gli-sbagli-di-vucinic-top-e-flop-della-tretaquattresima-giornata-1011984.htmSi100075701,02,03030672
81011014NewsEditorialeSerie A: il ritrovato Cavani la forma di Balotelli e il discutibile Naldo. Top e Flop della 29a giornata20130318161059serie aCatania, Fiorentina, Milan e soprattutto Napoli e Juventus Catania, Fiorentina, Milan e soprattutto Napoli e Juventus con le loro decise vittorie portano tra i migliori di giornata alcuni dei propri giocatori. Male invece quelli di Genoa, Bologna, Palermo e Lazio. <br><br>TOP<br><br>Buffon = Un solo intervento in 90’, deciso e decisivo per stoppare Gilardino che poteva portare sotto i suoi. Con lui sono dieci punti in più a campionato. Top player.<br><br>De Sciglio = Conquista giustamente la Nazionale e si appresta ad un futuro roseo in casa Milan. A meno che il denaro e la fama guastino tutto, ma non si direbbe. Maturo.<br><br>Antonelli = Anche lui convocato da Prandelli, si prende la soddisfazione di bucare la Fiorentina ma non di portare punti al Genoa. In crescita.<br><br>Gomez = Folletto dotato di gran tecnica e grande senso tattico. Gioca da prima punta e sgretola l’Udinese&nbsp; con una doppietta e persino un gol di testa. La rivincita dei nani. Imprendibile.<br>&nbsp;<br>Marchisio = Qualità e quantità ripartite perfettamente al servizio della Vecchia Signora. Il futuro capitano, tampona, pressa e va in rete. Prezioso.<br><br>Cavani = Torna prepotentemente al gol ridando fiato al Napoli e zittendo le male lingue. Il vero uomo in più in una rosa che però difficilmente potrà competere per lo scudetto. Cobra.<br><br>Balotelli = Contro il derelitto Palermo di quest’anno avrebbe segnato anche dalla panchina. Decisivo nella rimonta del Diavolo, segna con continuità disarmante. Cecchino.<br><br>Formazione Top = Buffon; De Sciglio, Antonelli, Chiellini; Marchisio, Gomez, Cuadrado, Lamela; Cavani, Balotelli, Vucinic.<br><br>FLOP<br><br>Tzorvas = Regala una rete alla Fiorentina con un’uscita a farfalle che ha del pazzesco. Ora si capisce per Frey gioca sempre, anche con la febbre. Inadeguato.<br><br>Naldo = Entra per far perdere il Bologna, favorire Vucinic e farsi copriredi fischi daisuoi tifosi. Di difensori decenti ne è pieno il mondo, andiamoli a cercare. Spaventato.<br><br>Cassani = Autogol da ex che sa di beffa doppia. Osannato dai tifosi fiorentini per il gentile cadeaux, meno da quelli genoani per l’inopinata zuccata nella propria porta. Sfortunato.<br><br>Perez = Graziato dall’arbitro per un’espulsione che è apparsa sacrosanta, randella come un dannato e tenta persino la conclusione. Facendo spesso meta. Nervoso.<br><br>Bertolacci = Espulsione forse decisiva ai fini della sconfitta dei suoi. Di solito prezioso per appoggiare l’azione offensiva del Genoa, questa volta stecca clamorosamente. Affannato.<br><br>El Shaarawy = Faraone appannato, subisce forse una fase di stanca per aver tirato a lungo la carretta. Ma è giovane, si rifarà. Pile da ricaricare.<br><br>Meggiorini = Se persino il carneade Jonathas è più funzionale alla causa granata, c’è (per lui) da preoccuparsi. Bomber con la caratteristica del non gol. Spuntato.<br><br>Formazione Flop = Tzorvas; Cassani, Naldo, Aronica; Perez, Bertolacci, Kurtic, Quintero; El Shaarawy, Meggiorini, Emeghara.<br><br>Gabriele Cavallaro<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001124157881-ced6d0bc-0c7f-4179-914e-291887bb94bf.jpgSiNserie-a-il-ritrovato-cavani-la-forma-di-balotelli-e-il-discutibile-naldo-top-e-flop-della-ventinovesima-giornata-1011014.htmSi100075701,02,03,06,07,08,09030595
91009741NewsCampionatiQuando il rugby diventa rifugio per i delusi del calcio20121218222834rugbyRugbyIn questo nostro mondo dell’informazione sportiva, ci sono risvolti e articoli di giornale che vanno oltre la semplice cronaca dell’evento. Spesso, infatti, risulta riduttivo scrivere semplicemente di fatti esclusivamente tecnici inerenti agli incontri sportivi. Leggendo l’articolo “ Rugby, le aquile del Tirreno dominano il Campionato di Serie C” firmato da Attilio Andriolo, ho avuto attimi di riflessione su quanto il mondo del calcio, cui noi siamo legati per passione e per antica professione, sia a volte in grado di suscitare in noi sentimenti contrastanti fatti di amore e odio. Nel magnificare lo spirito agonistico, ma anche umano, che da sempre caratterizza il rugby, inteso come sport simbolo di forza fisica ma anche di rispetto dell’avversario, dalle parole di Andriolo emergono due essenziali fattori : l’amarezza e la delusione cocente derivante dall’indegno comportamento in campionato della società Milazzo calcio, e il “rifugio” verso quello sport fatto da uomini veri, chiamato rugby. Una contrapposizione di sentimenti che fanno pensare al tradimento di un amore vero e la contemporanea ricerca verso qualcosa o qualcuno che possa sostituirne il vuoto creato nella propria anima. Amore che diventa odio per il calcio Milazzo e voglia di conoscere un altro sport che conquista e ti fa subito innamorare per la sua purezza. Sono gli scherzi della vita, delusioni che talora creano ferite profonde e desiderio di guarirle per non soffrire. Proprio come quando si crede fermamente in qualcosa e poi ci si danna l’anima per non aver raggiunto quel sogno lungamente accarezzato e mai raggiunto per l’incuranza e l’inefficienza&nbsp; altrui. Andriolo ha vissuto in prima persona le vicissitudini e le varie “telenovele” della S.S. Milazzo calcio fin da questa estate. Ha raccolto e scritto commenti di speranza, anche se i suoi occhi vedevano e assistevano a una realtà difficile da raccontare agli altri anche attraverso la sua corretta informazione. In cuor suo ha sempre sperato che qualcosa potesse cambiare in meglio nella sua squadra del cuore. Ma, dopo il 4 a 0 subito domenica scorsa dal Milazzo a Rimini, si è sentito tradito e umiliato non solo per la grave debacle delle aquile rossoblu mamertine e per l’ultimo posto in classifica, ma anche per l’andamento comportamentale indolente della S.S. Milazzo che, priva di reattività alcuna, manifesta un fallimento gestionale&nbsp; che sembra essere già dietro l’angolo dello stadio “Grotta Polifemo”, posto nelle immediate vicinanze del meraviglioso mar di ponente . Da qui il disagio di scrivere di calcio milazzese con l’obiettività che l’ha sempre contraddistinto e, dall’altra parte, la voglia di conoscere più da vicino il rugby come “rifugio” da ogni triste pensiero di delusione. Un po’ come dire che la persona amata ti ha tradito e tu hai l’esigenza di consolarti altrove. E’ umano! “Consigliamo gli amanti del rugby milazzese di recarsi la domenica al campo del “Fossazzo” , dove va di scena il signor Rugby. Alziamoci in piedi quando se ne parla, proprio come si fa per i signori e le signore in segno di rispetto” scrive Attilio Andriolo. E ancora, “Prima dell’incontro, le mamme e le fidanzate dei giocatori portano pietanze per tutti i gusti e gli appetiti. Si va dalla pasta a forno, alle lasagne……” Chiaro il confronto tra l’ambiente del calcio e quello del rugby. Un mondo più ruspante, semplice, meno viziato dagli interessi economici ma ugualmente spettacolare nel gioco che, addirittura, riesce a dare segnali di civiltà nel cancellare anche le antiche diatribe tra gli abitanti di Barcellona Pozzo di Gotto e quelli di Milazzo, grazie a una unione di squadra formata appunto da milazzesi e barcellonesi. Forza dello sport vero, maschio, veemente, frontale e spietato negli scontri fisici ma al contempo educativo e signorile dal punto di vista del rispetto verso la persona. E, per ultimo, vorrei fare anche un accenno a quanto scrive ancora Andriolo: “Fra le tante cose che il calcio dovrebbe trasferire dal rugby, c’è la regola che il medico possa entrare in campo a soccorrere subito il giocatore infortunato, anche senza il permesso dell’arbitro”. Una puntualizzazione significativa che nasce inevitabilmente dal fatto che Andriolo è sì giornalista, ma anche medico chirurgo di lungo corso con esperienze concrete nel mondo della medicina sportiva, per essere stato, tra gli altri, anche medico sportivo al seguito del Milazzo calcio ma anche del Sacro Cuore, squadra di dilettanti dei dintorni milazzesi. Calcio, calcio e sempre calcio. Passione radicata fin da bambino, come tutti, come tanti che amano rincorrere il pallone istintivamente, proprio come natura insegna. Peccato però che, crescendo, a volte ti deluda per tanti motivi. Solo allora capisci che c’è anche un altro pallone che non è rotondo ma ovale, e non è capace di tradirti, anzi t’insegna a non perdere fiducia nei veri valori della vita.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>FL0711FL0711rugby.jpgSiNquando-il-rugby-diventa-rifugio-per-i-delusi-del-calcio-1009741.htmSi100451001,02,03030170
101009456NewsCampionatiSerse Cosmi e il Siena: la divina tragedia20121129190158siena, cosmiSiena CosmiUn’impresa impossibile.&nbsp; Per tutti ma non per lui: Re Serse ci ha creduto fin dal primo istante, sfidando l’opinione dei critici radicali che vedevano i toscani, senza speranze, già in Serie B.&nbsp; Un’odissea ai limiti delle proprie capacità, quella dei bianconeri che, per ottenere la permanenza nella massima serie, dovevano ottenere sei punti in più rispetto agli avversari, quei sei punti sottratti in questa lunga e calda estate di scommesse, di schifo e di scandali. <BR>Scandali che hanno portato il team di Mezzaroma a una penalizzazione importante, devastante.&nbsp; Ma più che a Omero e alle avventure, o meglio disavventure, di Ulisse bisogna riferirsi a un altro volto celebre della letteratura.&nbsp; Dante e i suoi tre livelli: dalla dannazione all’incoronazione gloriosa della beatitudine.&nbsp; Per un’impresa del genere non poteva che essere scelto un vecchio volpone come Cosmi, che il miracolo l’ha sfiorato pochi mesi fa in territorio Pugliese, precisamente a Lecce. Fallì, per poco, pochissimo.&nbsp; Ma il tecnico tutto coppola e vocione non si accontenta di sfide qualunque, anzi. E così è stato.&nbsp; Le pene dell’inferno sono state debellate e pagate dopo soli cinque turni ma decisivo è stato il match a Milano, in un prato, quello del Meazza, tutt’altro che paradisiaco.&nbsp; Stentavano a crederci tutti, chiedete pure ai tifosi nerazzurri presenti sugli spalti: prima capitan Vergassola poi, ad ammazzare la partita, ci ha pensato Valiani.&nbsp; Lì, a San Siro, la svolta.&nbsp; Una svolta mentale più che fisica.&nbsp; La convinzione, la passione, la rabbia agonistica per un torto subito, giusto per alcuni ma non per tutti.&nbsp; Quattro giorni dopo, un’altra bandiera chiamata Emanuele Calaiò riusciva ad abbattere i rossoblù bolognesi, annullando quell’antiestetico e cacofonico meno. <BR>Da quella giornata, la quinta, alla quattordicesima, la situazione è mutata, fatica dopo fatica, punto dopo punto. I dolorosi gironi dell’inferno sono stati superati e le porte del purgatorio si sono spalancate davanti al poeta Calaiò, nei panni di Alighieri, e al suo fido compagno e consigliere Virgilio, detto Serse.&nbsp; Ma la strada per arrivare a Beatrice, quindi alla salvezza, è ancora lunga e pericolosa: undici punti non bastano, ovviamente, per tirare il fiato ma l’ultimo posto condiviso con Bologna e Pescara è menzognero.&nbsp; Gli undici leoni toscani hanno strappato sul campo la bellezza di diciassette punti, solo uno in meno della corazzata dei diavoli rossoneri di Allegri.&nbsp; Se il finale di questa commedia già lo conosciamo, l’epilogo di questa particolare ‘tragedia’ lo scopriremo solo a Maggio, mese critico per sentenze e giudizi. In un periodo in cui i complimenti si sprecano per Conte, bravo anche dalla tribuna a gestire i suoi, per Stramaccioni, coraggioso e furbo nelle sue scelte, per Montella, ‘ah, come gioca la Fiorentina’, perché non esaltare un mister che ci mette l’anima e la grinta e una squadra che, malgrado mille difficoltà, ha ancora più di una speranza per arrivare al Paradiso? Chapeau Serse Cosmi, giù il cappello, anzi, giù la coppola.C1007650FL0882FL0882Serse-Cosmi-638x425.jpgSiNserse-cosmi-e-il-siena-la-divina-tragedia-1009456.htmSiT1000025100877901,02,03030343
111009288NewsCampionatiMilan e Fiorentina, il peggio e il meglio del nostro campionato20121115101750milan, fiorentinaMilan FiorentinaMilan – Fiorentina, ovvero il peggio e il meglio del nostro campionato. Due compagini diverse che hanno espresso sul campo di San Siro una condizione tecnico – tattica e psicologica, completamente agli antipodi. Bella la Viola di Montella, cui abbiamo già magnificato in un recente passato il gioco spumeggiante anche se dispendioso, basato sulla costruzione e sul possesso palla verticale che delizia i suoi tifosi e gli amanti del calcio dai palati fini. Infatti, non è solo la curva Fiesole a godere del bel gioco espresso dalla Fiorentina ma anche coloro i quali seguono con simpatia e ammirazione l’evoluzione e la maturazione di Vincenzo Montella, uno che di calcio se ne intende. A Firenze non ha trovato il bomber da doppia cifra e, al contempo, ha dovuto calcolare la tenuta fisica del montenegrino Jovetic. Ebbene, con un gioco corale e con le perfette geometrie che si sviluppano palla al piede attraverso un centrocampo ben organizzato, la Fiorentina, grazie all’acume tattico di Montella, ha saputo ovviare alle iniziali incognite. Adesso a Firenze si sogna e hanno ragione a farlo. Sperano in un campionato di vertice e quell’Europa che conta, la quale sembra essersi dimenticata della città toscana.<BR>Altro discorso per il Milan di Allegri caduto in una depressione tale che, a memoria, non ci fa rammentare una simile disfatta. Anche sul “diavolo rossonero” avevamo espresso qualche tempo fa, il nostro pensiero in sede di analisi tecnica. E, ancora oggi, ribadiamo il gravissimo errore di smembrare una squadra che poggiava su Ibrahimovic e Thiago Silva, ma anche sui senatori Seedorf, Nesta e Gattuso, capaci di enfatizzare le qualità di giocatori di mediocrità tecnica, quali ad esempio Nocerino e Boateng, i quali hanno saputo dare il meglio di se l’anno scorso, grazie anche alla presenza in squadra dei campioni già citati. Certo, fa specie l’insolito pensiero di un San Siro rossonero diventato razzia di molti. Noi sosteniamo da parecchio tempo la tesi che le colpe di Allegri siano limitate a una situazione di squadra sfuggitagli dalle mani, ma nulla ha a che fare con l’oggettiva mancanza di campioni. Pato non è al meglio della forma a causa dei recenti guai fisici non completamente risolti, El Shaarawy (unica nota positiva) segna, ma si danna alla ricerca dannosa di voler sembrare l’Ibra della situazione. Montolivo cerca faticosamente di ricucire i danni di un centrocampo privo di qualità. Il resto è davvero poca cosa o, perlomeno, non è da Milan. Allegri per il momento è confermato, più come traghettatore verso l’acquisto dell’allenatore rossonero del prossimo campionato (Guardiola? Montella?) che per la reale fiducia nei suoi confronti. Una cosa è certa, aspettare il prossimo campionato in questa situazione potrebbe essere pericoloso per i rossoneri.<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>C1007650FL0711FL0711aquilani-4.jpgSiNmilan-e-fiorentina-il-meglio-e-il-peggio-del-nostro-campionato-1009288.htmSiT1000024,T1000027100451001,02,03,07030216
121008720NewsCampionatiZeman-Juve: la resa dei conti20120927174531juve roma zemanSabato allo Juventus Stadium ecco la Roma del boemoCi siamo: si sono inseguiti insultandosi negli anni anche con svariate categorie di differenza, attraverso giornali e tv, ricordando quel che è stato. Zdenek Zeman e la Juve, due mondi&nbsp;che non si filano proprio, uno contro l'altro, sabato sera allo Juventus Stadium di Torino: il grande giorno è arrivato.<BR><BR>Il boemo sognava un ritorno così: oddio magari si aspettava qualcosa di più dai suoi (specie in casa), ma sa che la sua Roma è forte e spezzare l'imbattibilità bianconera di 44 partite è una cosa che lo farebbe godere oltremisura. Troverà una bolgia, sarà un tutti contro uno in quel di Torino ma lui non ha paura ora e non l'ha mai avuta negli anni passati chiedendo uno sport pulito e inchiodando la società degli Agnelli. Dall'altro lato il boemo viene visto come un grillo che parla troppo e da spegnere prima con la stessa moneta (le dichiarazioni alla stampa) e poi sul campo. La Juve è la squadra da battere si sa, ma già i troppi impegni ravvicinati ne stanno scalfendo le prestazioni: non è da escludere che possa influire il riposo forzato dei giallorossi contro il Cagliari.<BR><BR>Non ci sarà Del Piero, accusato assieme a Vialli (uno che qualche settimana fa non gliele ha mandate a dire al boemo) di far uso di sostanza dopanti: e questo è senz'altro un peccato specie per lo spettacolo e le mille storie di questo incontro-scontro. Non ci sarà Conte, un tipo tosto, recluso però in un box a dannarsi e a rimpiangere uno scontro attesissimo pure da lui, bandiera e capitano di quella Juve tanto contestata da Zeman. Al suo posto Carrera che, come ha detto Agnelli, ha vinto in poche partite più di Zeman: grosse parole, grosse responsabilità da non smentire...<BR><BR>Preparatevi gente: la resa dei conti è arrivata...<BR><BR>C1007650FL0141FL0141zeman-odio-juve-e1341823295728.jpgSiNzeman-juve-la-resa-dei-conti-1008720.htmSiT1000012,T1000007100205001,02,03010353
131008417NewsCampionatiCasale, Danna il nuovo direttore sportivo20120912134531casale, dannaCasale DannaNuovo inserimento nell'organigramma del Casale. Il presidente del club piemontese, Umberto Goveani, ha oggi comunicato di aver affidato l'incarico di nuovo Direttore Sportivo a Giorgio Danna. Per lui si tratta di un ritorno, avendo ricoperto lo stesso ruolo negli anni '90.C1007652,C1007653,C1007654,C1007655Casaleadm001adm001tifosi.jpgSiNcasale-danna-nuovo-direttore-sportivo-1008417.htmNo100075501,02,030101164
141007875NewsEditorialeAnno nuovo, vecchia Juve: chiamatela pure favorita!20120826123130juventusI bianconeri ripartono come l`anno scorso, vincendo<P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class=MsoNormal>Come l`anno scorso la Juve vince all`esordio. Come l`anno scorso battuto il Parma. Come l`anno scorso primo gol stagionale di Lichtsteiner. A Torino lo prenderanno come un segnale positivo a livello scaramantico, in Italia si ha sempre di più la sensazione che anche quest`anno questa sia la squadra da battere. Chiamatela pure favorita:&nbsp; soffre venti minuti, poi esce fuori, macina gioco, attacca a martello e vince. Più forte di Mirante e di quel rigore sbagliato da Vidal, più forte della giustizia sportiva che toglie l`allenatore in partite in cui serve la sua grinta, fortunata per il primo gol fantasma della stagione (saremmo voluti essere davanti la tv con Mazzarri ieri&), più forte degli infortuni che continuano a mettere ko difensori..e Buffon.&nbsp; Convince questa squadra, aspettando però la Champions: il banco di prova più importante rispetto all`anno scorso infatti non può che essere la competizione europea.&nbsp;&nbsp; Riusciranno a continuare con lo stesso ritmo indemoniato che va avanti da più d`un anno?? Non è facile, la Champions porta via tossine fisiche e mentali spesso decisive sul campionato (il Napoli ne sa qualcosa&). Ma la Juve quest`anno, come l anno scorso, è forte, e gli avversari lo sanno: il Milan sembra un po` più indietro, ma se può far da guastafeste lo farà. L`Inter si sta formando e sta crescendo bene: Roma e Napoli già lanciano la sfida.&nbsp; Al San Paolo quest`anno ci credono: vogliono vendicare quella pazza notte cinese e si ha la coscienza di poter fare bene. I bianconeri temono gli azzurri, e li provocano: Mazzarri non si tira indietro e si affida al suo Matador. Poi c`è la Roma: i rapporti di solito non sono mai stati pesantissimi, ma quest`anno sono tesissimi. Dall`altra parte c`è Zeman, il grande nemico boemo: un duello che lui aspettava da anni e che quest`anno finalmente si gioca da protagonista.&nbsp; <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class=MsoNormal>Anno nuovo, vecchia Juve, o quasi: una differenza c`è oggi. Quest`anno c`è anche un vetro&nbsp; oscurato a far da protagonista: ed è quello dietro cui si danna l`anima Antonio Conte, ingabbiato dalla squalifica, e sofferente in tribuna. Lui in partita (aspettando il Tnas) non c`è: in panchina va Carrera, uno tosto che già litiga coi colleghi e fa casino in campo, in pieno stile continano. <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt" class=MsoNormal>Chi vince parte sempre favorito: se poi la forza (oltre che la concorrenza) è pure aumentata&<BR><br><br>FL0141FL0141lichsteiner.jpgSiNanno-nuovo-vecchia-juve-chiamatela-pure-favorita-1007875.htmSi100205001,02,03010276
151007416NewsCoppeSupercoppa italiana: gioia Juve, furia Napoli. Top & flop20120811180950juve-napoli4-2 il finale dopo i supplementari: espulsi Pandev, Zuniga e MazzarriCi sono voluti 120' minuti alla Juve per avere la meglio sul Napoli, ch esce dal campo furibondo per molte scelte arbitrali non condivise dai partenopei: 4-2 il finale con gli uomini di Mazzarri (espulso) che hanno chiuso il match in 9 uomini&nbsp;dopo che l'arbitro ha buttato fuori prima Pandev per proteste, e poi Zuniga per doppia ammonizione.<BR><BR>E' stata una partita fantastica tra due squadre già ottime a livello fisico: Mazzarri ha confermato gli uomini della vigilia, mentre Conte ha sorpreso un pò tutti schierando Matri e non Vucinic accanto a Giovinco. Partita equilibrata: al 13' Matri protesta per un rigore non concesso, poco dopo concludono malamente prima Hamsik, poi Asamoah, il migliore dei suoi nella prima frazione. Al 26' il Napoli passa: a centrocampo Pandev lancia Cavani che a tu per tu con Buffon prova a saltarlo in dribbling, non ci riesce, la palla resta comunque al Matador che con un tiro di punta batte il capitano bianconero.&nbsp;Spinge il Napoli e Buffon è super prima su Pandev e poi su Hamsik: al 38' però Liechsteiner verticalizza per Asamoah,&nbsp;il quale&nbsp;lascia partire una fucilata che, schizzando a terra,&nbsp;sorprende De Sanctis per l'1-1. Passano 4 minuti e Pandev soffia il pallone a Bonucci (che cercava di fare una specie di sombrero al macedone), si invola verso la porta, e batte Buffon con un colpo sotto. Si va all'intervallo e Conte (e/o Carrera) cambiano Vucinic con Matri. La partita cambia e si vede subito: al 49' botta del montenegrino con De Sanctis che devia sulla traversa: al 53' ci prova Pirlo su punizione, ma il numero 1 azzurro è attento e para. Al 58' ancora Vucinic, salta il portiere, tira, ma Cannavaro salva praticamente un gol fatto: la Juve insiste e lo scatenato numero 9 si guadagna anche un rigore (fallo di Fernandez, subentrato a Cannavaro) che Vidal non sbaglia. Mazzarri toglie anche Hamsik esausto per Gargano, e la manovra rallenta sempre di più. All'84' la svolta: Pandev, dice qualcosa al guardalinea, che comunica all'arbitro espellendolo. Il macedone non riesce a capacitarsi di questa scelta e continua a dire di non aver detto nulla: la partita si innervosisce, gli azzurri perdono la testa e anche Zuniga si fa espellere (doppia ammonizione): insieme a lui cacciato anche Mazzarri. Si va ai supplementari e alla Juve basta un tempo per chiudere il match: al 97' cross di Pirlo, De Sanctis sbaglia l'uscita, e Maggio insacca nella propria rete; 4 minuti dopo gran lancio di Pirlo dalle retrovie, splendido aggancio di Marchisio, che d'esterno la da a Vucinic, il quale solo soletto batte De Sanctis. A fine partita il Napoli si è ritirato negli spogliatoi e ha disertato la premiazione. La società ha fatto sapere di essere in silenzio stampa.<BR><BR>Top &amp; flop<BR><BR><STRONG>Vucinic</STRONG> <STRONG>8</STRONG>: La Juve non può prescindere da lui. Corre, inventa, fa vedere il carattere&nbsp;ed è sempre pericolosissimo. Cambia il volto del match prima procurandosi il rigore e poi lo chiude segnando un gol, per lui, facile facile.<BR><BR><STRONG>Asamoah 7: </STRONG>ha un passo in più rispetto a tutti gli altri. Questo ragazzo è una potenza ed è praticamente impossibile fermarlo: nel secondo tempo rallenta la sua potenza offensiva solo su ordine di Carrera.<BR><BR><STRONG>Pandev 7: </STRONG>Nessuno sa che cosa abbia detto a questo benedetto guardalinea, fatto sta che la sua espulsione ha cambiato il match. Fino a quel macedone era stato perfetto e la straordinaria cotinuità con cui continua ad andare a segno fa ben sperare i tifosi.<BR><BR><STRONG>Cavani 7: </STRONG>Il Matador è tornato in formissima: corre, si danna, copre, segna con un bel tocco di punta ed è l'ultimo a mollare. Lui, per il campionato, è già pronto.<BR><BR><STRONG>Bonucci 5: </STRONG>Vogliamo sperare che magari psicologicamente era convinto di non fare questo match per l'eventuale squalifica: in caso contrario c'è molto da lavorare sul centrale della nazionale, apparso fuori forma. Da brividi il numero provato su Pandev, poi andato in gol.<BR><BR><STRONG>Matri 5: </STRONG>Probabilmente ha bisogno di tempo prima di ingranare, fatto sta che il numero 32 oggi sembrava un carro armato con le ruote bucate.<BR><BR><STRONG>Fernandez 4: </STRONG>Mazzarri lo mette per Cannavaro, senza che si capisca il perchè. Lui entra e provoca il rigore, oltre ad altri pericoli alla porta di De Sanctis. Calamità naturale.<BR><BR><STRONG>Maggio 4</STRONG>: L'unico momento in cui si ci ricorda che lui è in campo è quando fa l'autorete che ammazza i suoi: per tutta la partita Asamoah se lo mangia in un sol boccone.<BR><BR>FL0141FL01410M8LJWUF--630x365.jpgSiNsupercoppa-italiana-gioia-juve-furia-napoli-top-e-flop-1007416.htmSi100205001,02,03010323
161005672NewsEuro 2012Euro 2012: le pagelle degli azzurri20120611083025italiaPAGELLE ITALIA<P>BUFFON: 7.5. Del Bosque l'aveva detto che con Gigi l'Italia sarebbe stata un Equipazo. E così è stato. Gigi vola su tutti e da il meglio di se quando esce&nbsp;su Torres lanciato a tu per tu verso la porta anticipandolo con uno splendido intervento da difensore consumato.</P> <P>BONUCCI: 6 Leo soffre maledettamente quel diavolo di Iniesta capace di ubiacare chiunque ma, anche grazie ai compagni di reparto, non affonda e porta a termine degnamente il match.</P> <P>DE ROSSI: 7.5 Fa paura. gioca con una cattiveria agonistica che riuscirebbe a caricare anche uno debole di cuore. Messo tra Bonucci e Chiellini imposta alla meraviglia il gioco regalando alla squadra un doppio regista: da cardiopalma quando in area fa una scivolata (sul pallone) a Fabregas dimenticandosi di aver arretrato il suo raggio d'azione e di giocare in difesa, quindi in area.</P> <P>CHIELLINI: 7 Assolutamente indispensabile Giorgione: lui e De Rossi per grinta sembrano due polaroid e il suo peso la dietro si fa sentire. Non abbocca ai numeretti dei funamboloci giocolieri spagnoli che a fine partita se la prenderanno col campo di gioco: noi lo sappiamo che non è così, ma facciamogli credere il contrario...</P> <P>MAGGIO: 6.5 Dimenticata la figuraccia di Zurigo con la Russia in cui il buon esterno del Napoli aveva assunto sembianze fantozziane, Maggio splende nel primo tempo per tempistica e velocità. Nella ripresa copre di più: la fascia è assolutamente sua.</P> <P>MARCHISIO: 7 A inizio partita con un bel sinistro a volo impegna Casillas: poi scompare iniziando a fare il lavoro sporco, la "vita da mediano" con ottimi risultati. Nel secondo tempo riinizia a portare palla e fa un'azione da urlo partendo da centrocampo e arrivando alla conclusione in area dopo uno scambio con Thiago Motta.</P> <P>PIRLO: 7.5 Vedere Pirlo saltare Busquets e lanciare davanti al portiere Di Natale per noi è una cosa normalissima, come lo è comunque vedere che i passaggi sbagliati si possono contare sulle dita di una mano. Vederlo fare un contrasto o un tackle come quelli fatti ieri però sinceramente ci fa venire anche una lacrimuccia d'emozione.</P> <P>THIAGO MOTTA: 6 Nel primo tempo ha la palla buona per portare in vantaggio i suoi, ma Casillas è super. Fa una partita normale, senza squilli di tromba, ma anche senza errori.</P> <P>GIACCHERINI: 7 Giaccherinho in 4 anni è passato dalla quasi assunzione in una fabbrica all'Europeo: gioca 90' d sacrificio facendo sali e scendi, con grande generosità e ottima tecnica, che comunque non scopriamo noi.</P> <P>CASSANO 6.5: Lui è la fantasia di questa squadra e non delude: gioca bene, lotta, inventa e prova a collaborare con Balotelli. Ovviamente l'automia non è tanta ma migliorerà anche in questo.</P> <P>BALOTELLI: 6 Mezzo punto in meno per quel gol mangiato incredibilmente dopo aver soffiato il pallone a Ramos. SuperMario lotta come un dannato, aiuta la squadra e riparte solo con l'immensa potenza di cui è in possesso. Esce sfinito.</P> <P>DI NATALE: 8 il primo gol di quest'Europeo è suo. Quel rigore con la Spagna sbagliato 4 anni fa non gli era mai andato giù e oggi Totò si è tolto anche questo sassolino: Di Natale si candida ad essere il valore aggiunto in attacco di questa squadra</P> <P>CASSANO: 6 tocca pochi palloni ma anche giocare contro questi alieni vestiti di rosso lo farà crescere.</P> <P>NOCERINO: sv</P>FL0141FL0141spagna-italia-1-1-di-natale-chiama-e-fabregas-risponde.jpgSiNeuro-le-pagelle-degli-azzurri-1005672.htmSi100205001,02,03010343
171002550NewsCalciomercatoInter, sfida col Milan per De Jong20120310121446dfe jong, amnchester city, inter, milanL`olandese piace tanto anche ai rossoneriNigel De Jong, mastino di centrocampo in forza al Manchester City. Lui è uno dei tanti nomi fatti per rinforzare la mediana dell'Inter, ma secondo la Gazzetta dello Sport sulle sue tracce si sarebbe posto ora anche il Milan, che avrebbe un jolly da giocare. Il suo contratto scade nel 2013 e non s`avverte aria di rinnovo, soprattutto dopo che il suo nome è sceso nelle gerarchie di Mancini - spiega Carlo Laudisa sulla Rosea -. E ormai sempre più spesso finisce in panchina. Ma De Jong ha soli 27 anni e tanta voglia d`essere protagonista. Nella nazionale olandese è il partner di Van Bommel sulla linea mediana. A rappresentare De Jong è Kia Joorabchian, vale a dire lo stesso manager di Carlitos Tevez. E ciò spiega anche perché il City non si stia dannando per proporgli un nuovo contratto. Allo stesso modo va messo in preventivo il feeling con la società rossonera.1007856adm001adm001de jong.jpgSiNinter-de-jong-milan-1002550.htmSiT1000026,T1000027100075701,02,03030227

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Tosi: «Contento di aver fermato il Messina. Il Milazzo ha subito uno scippo»
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