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11013808NewsEditorialeL`emozione e il grande messaggio dello sport alle Olimpiadi di Tokyo 20202021080317:22Una Olimpiade da incorniciare<p>L'esaltazione per le medaglie vinte alle Olimpiadi di Tokyo 2020, porta subito al pensiero di quanto l'emozione sia una parte determinante dello sport e della vita in genere. Ci sono storie che raccontano sacrifici nella preparazione quasi maniacale per il raggiungimento dell'obiettivo finale che &#232; costituito dalla vittoria. Modelli da seguire per entusiasmo e forza fisica e mentale, capaci di ribaltare a volte situazioni di momentanea perdita di autostima personale nel non superare quel momento di insuccesso che potrebbe cambiare il percorso di una carriera. Sono momenti importanti di vita che raccontano storie personali che attraverso lo sport ci insegnano a non demordere mai e di tentare sempre anche se la strada da percorrere &#232; in salita. Ecco, diremmo che lo sport ha le perfette sembianze della vita che, fatta ad ostacoli, spesso ci condiziona nel continuare a confrontarci con noi stessi. <strong>Sentire le emozioni della Pellegrini, piuttosto che quelle di Vanessa Ferrari (l'atleta medaglia d'argento di ginnastica artistica) o ancor pi&#249; quelle scatenate di Jacobs e Gianmarco Tamberi,</strong> ci fa pensare al legittimo sfogo di gioia e pianto che non &#232; altro che la logica conseguenza di ci&#242; che si &#232; vissuto nell'attesa di quel giorno, di quel momento, per esplodere nel giusto orgoglio personale. Bello ed emozionante &#232; il racconto di Tamberi, campione di salto in alto maschile, di cui tutti ricordiamo il pianto di dolore per essersi procurato la rottura della caviglia sinistra che ne ha estromesso la partecipazione alle Olimpiadi di Rio. Ebbene, ai microfoni della Rai dopo avere conquistato la medaglia d'oro a Tokyo, Gianmarco Tamberi &#232; riuscito ad emozionarci tutti attraverso il suo ripercorrere il film di ci&#242; che significava per lui quella medaglia d'oro, e cio&#232; la forza di non abbandonarsi mai ma credere ed avere fiducia in se stessi. Sono i sentimenti che si sono moltiplicati con le emozioni di un continuo crescere dal punto di vista sportivo e umano. Ecco, diremmo che queste olimpiadi che dopo la conquista della Coppa d'Europa da parte della nostra Nazionale di calcio ha dato evidenti segnali di orgoglio nazionale, ci ha fatto pensare che &#232; bello crederci sempre, comunque vada. Si chiamano emozioni, si chiama voglia di primeggiare nella consapevolezza che nulla &#232; impossibile. Grazie dunque a questi fantastici ragazzi che ci stanno dando l'opportunit&#224; di riscoprire i veri valori che lo sport ci insegna da sempre.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Tokyofl0711fl0711jacobs-e-tamberi.jpgSIncalcio-1013808.htmSI010103n
21013806NewsEditorialeIl cielo di Wembley si tinge d`azzurro e l`Italia è sul tetto d`Europa2021071315:03L'esempio di una vittoria azzurra che non può e non deve passare inosservata<p>Sembra incredibile che in uno stadio come Wembley cos&#236; pieno di tifosi inglesi che hanno urlato per tutta la gara della finale dell'europeo 2020, abbia vinto la squadra ospite: <strong>l'Italia</strong>. I motivi? penso che ce ne siano pi&#249; d'uno e fanno capo nel riassumersi di due concetti ben distinti: <strong>uno di tipo emotivo con il carico di straordinari sentimenti e l'altro di tipo tecnico tattico che ritengo si sia ben amalgamato all'enfasi generale.</strong></p><p><strong>Dunque, provo a porre in analisi il primo punto: l'emozione</strong></p><p>L'emozione &#232; l'essenza del calcio, il quale ha molti punti in comune con la vita. Ma, per arrivare a ci&#242; &#232; necessario preparare l'ambiente giusto per scatenare tale sentimento cos&#236; forte e generalizzato che ha coinvolto l'Italia e gli italiani sparsi per il mondo a manifestare il proprio incommensurabile orgoglio. E' stato come un liberarsi di tante angoscie che sono state subito messe in disparte per dare sfogo all'irrefrenabile gioia collettiva. La Nazionale Italiana ha vinto con merito, ispirando sentimenti di unione, dove il collettivo di squadra si rende essenziale per la coesione di gruppo. Ho sentito parlare spesso di spogliatoio unito, di sentimenti di amicizia vera in cui si esprime tutto ci&#242; che si fa con leggerezza, passione e divertimento. Insomma, una famiglia creata per merito di <strong>Roberto</strong> <strong>Mancini</strong> e dal suo staff, il quale ha saputo agire prima sulla testa del gruppo, responsabilizzandoli fin dall'inizio sull'importanza di portare avanti un progetto europeo che ha avuto doppia valenza nel coinvolgere tutti gli italiani nel risollevare i propri animi tristemente immalinconiti da una pandemia che &#232; stata vissuta come vera e propria tragedia umana. Ebbene, non nascondo che nello stesso momennto in cui Donnarumma ha parato l'ultimo rigore agli inglesi, decretando per l'Italia la vittoria del campionato europeo 2020, mi sono commosso al <strong>pensiero di Bergamo,</strong> la citt&#224; italiana che pi&#249; di ogni altra ha rappresentato il centro di tante vittime di Covid. E subito sono passati davanti ai miei occhi i camion militari che trasportavano i morti, senza avere avuto neppure il conforto dell'ultimo saluto dai propri cari. Ecco, non sembri strano o retorico questo mio sentimento forte e malinconico che si &#232; sviluppato proprio nel momento dell'esaltazione, della gioia che ho condiviso con l'Italia tutta, tra sventolii di bandiere, abbracci e po, po po po, po. E chiss&#224; quanti come me hanno avuto questo pensiero grazie ai ragazzi di <strong>Mancini</strong> che sono stati fantastici nell'esempio di unione e nel far rifiorire sentimenti profondi di umanit&#224; e amicizia vera come quella tra Vialli e Mancini, il cui abbraccio forte, inondato di lacrime di gioia, &#232; l'emblema di ci&#242; che il gruppo unito ha saputo creare. Una bella immagine che rester&#224; immortalata nel tempo.</p><p><strong>La partita di pallone e l'impostazione tecnico - tattica ideata da mister Mancini.</strong></p><p>Chi scrive di calcio sa benissimo che ogni vittoria ottenuta nel rettangolo verde non &#232; mai data al caso, ma &#232; frutto di allenamenti e concetti tattici curati con scrupolosa attenzione. Oltre a dire al gruppo - <strong>«Prendete il pallone e divertitevi»</strong> - Mancini ha dato prova di sapere leggere pi&#249; d'una volta la partita in corsa, dando una chiara impronta di calcio moderno fatto di tecnica, di velocit&#224; e interscambi di ruoli in velocit&#224; che spesso disorientano l'avversario di turno. Il Tiki Taka adottato spesso dagli azzurri nella finale di Wembley &#232; stata la sostanza di un calcio intelligente, capace di non farsi travolgere dalla voglia di pareggiare subito le sorti dopo avere subito un gol a freddo, ma di tenere concentrata la mente a reggere bene nei momenti difficili. E poi l'utilizzo del falso nueve, spesso messo in evidenza da Mancini nel tentativo di disorientare l'avversario che, non avendo pi&#249; un riferimento preciso da marcare,si ritrova con un avversario in pi&#249; a centrocampo. Ecco, ritengo che questo concetto (associato all'analisi prima citata dei sentimenti di unione) abbia fatto in modo di arrivare sul tetto d'Europa in maniera splendida di un calcio che diventa commedia, racconto, narrazione di una notte che ha fatto rinascere il nostro Paese in ci&#242; che si era tragicamente sopito. Adesso l'Italia s'&#232; desta, stringiamoci con forza e non disperdiamo nel nulla ci&#242; che faticosamente &#232; stato prodotto dai nostri azzurri.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Londrafl0711fl0711mancini-e-la-coppa-europea-conquistata.jpgSIncalcio-1013806.htmSI0101056n
31013804NewsEditorialeL`Italia batte ai rigori la Spagna e va in finale2021070714:30Dal dischetto, l'Italia supera la Spagna 5 a 3. Ed è subito festa! <p>Diciamo subito che la grande emozione vissuta ci fa passare oltre l'analisi tecnica e tattica di una partita che ha visto l'Italia essere stata messa sotto da una Spagna forte dal punto di vista atletico e attenta a neutralizzare ogni velleit&#224; di attacco degli azzurri. C'&#232; poi da considerare l'acume tattico e il grande intuito di Luis Enrique di mettere in campo una squadra senza un punto di riferimento in attacco, lasciando fin dall'inizio Morata in panchina e utilizzando un falso nueve capace di dare al proprio centrocampo una forza in pi&#249; per contrastare l'Italia. Questa idea del c.t. spagnolo &#232; stata a dir poco strategica, perch&#232; l'Italia di Mancini si &#232; trovata imbrigliata proprio in quel centrocampo che &#232; la fonte inesauribile di gioco per gli azzurri. Cos&#236; abbiamo assistito a una gara sofferta, che abbiamo dovuto affrontare con intelligenza e molta pazienza fino al momento in cui Chiesa, al 60esimo minuto della ripresa, &#232; riuscito a sbloccare il risultato con un bellissimo tiro a giro da fuori area che ha reso vano l'intervento del portiere Unai Simon. Ma la Spagna ha dimostrato subito di non starci ed ha subito attaccato a testa bassa producendo diverse azioni da gol e mettendo alle corde gli azzurri apparsi stanchi e attenti a portare in porto un risultato importante. Ma Morata, dopo essere entrato in campo intorno alla met&#224; del secondo tempo, all'80esimo minuto ha pareggiato le sorti della partita grazie a un bel gol costruito grazie a una bellissima triangolazione con Dani Olmo. E, mentre i munuti passavano inesorabili, il preludio ai tempi supplementari si faceva sempre pi&#249; concreto. Tuttavia, neanche il prolungare la partita oltre i tempi regolamentari &#232; bastato a Italia e Spagna per superarsi. Cos&#236;, l'inevitabile lotteria dei rigori si &#232; stabilita verso due squadre che hanno speso molto e risultano allo stremo delle forze. La paura &#232; tanta, e quando Locatelli ha fallito il primo rigore per l'Italia, il cielo sopra Wembley sembra oscurarsi improvvisamente. Ma poi, dal dischetto sbagliano anche Dani Olmo e Morata per la Spagna e mentre il cielo londinese si riempie di stelle, Jorginho realizza l'ultimo rigore e gli azzurri vanno in finale impazzendo di gioia. La stessa gioia che si scatena in tutte le piazze d'Italia, le stesse lacrime, gli stessi abbracci che ci hanno accomunato in un furibondo sfogo, liberandoci del repressivo senso ansioso accumulato durante l'arco di tutta la gara .L'Italia di Mancini che ci ha fatto riscoprire le emozioni e la grande bellezza del calcio azzurro, prenota la sua finale contro l'Inghilterra o la Danimarca; questo lo vedremo stasera. Intanto godiamoci tutti questo fantastico momento in cui continuiamo a chiederci come la forza di un pallone possa farci ritrovare sentimenti di unione e compattezza che va al di l&#224; di ogni cosa. E intanto manca ancora un ultimo step per arrivare l&#224; dove il sogno possa diventare realt&#224;.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Londrafl0711fl0711italia-spagna.jpgSIncalcio-1013804.htmSI0101033n
41013792NewsEditorialeSotto il cielo di un`estate italiana2021061916:33E' la grande bellezza del football della Nazionale Italiana.<p>Entusiasmo alle stelle. Sogni azzurri che si moltiplicano e vanno oltre il sonno estivo che si concretizza a tarda ora. Sono le serate degli italiani seduti sul divano a sorseggiare qualcosa di fresco, mentre l'adrenalina aumenta ogni qualvolta un azzurro tira in porta per fare gol. L'Italia di Mancini &#232; bella, fa sognare davvero per un gioco che diverte, per triangolazioni e meccanismi tattici che sembrano oleati da mille prove di allenamento. Ma, soprattutto, c'&#232; la testa a farla da padrona.Gi&#224;, proprio la testa che fa da organizzatrice a un gruppo compatto in cui non si avvertono mai scricchiolii di invidie, malumori e pericolosi gesti di disgregazione. C'&#232; unione, c'&#232; voglia di vincere e misurarsi con le big di questo Campionato Europeo 2020, in cui la Francia, il Belgio, il Portogallo e forse anche l'Inghilterra sembrano sulla carta avere qualcosa in pi&#249; della nostra Italia. Tuttavia, lasciando perdere ogni preferenza di parte italica, diciamo che la bellezza del football espresso dalla squadra di mister Mancini, non l'abbiamo ancora visto in nessun altra compagine europea. S&#236;, perch&#232; oltre la fluida manovra d'attacco e la lucidit&#224; mentale di un centrocampo di grande qualit&#224; tecnica in cui Jorginho, Barella, Locatelli e compagni riescono a contenere la fase di interdizione in aiuto alla difesa, dimostra una voglia di sacrificio e di mettersi al servizio della squadra stessa, tale da lasciare perdere ogni tentativo di gloria personale. E' il calcio, &#232; il vero calcio di squadra, il senso di un football nato come gioco capace di coinvolgere tutti dal portiere all'ultimo attaccante, con l'entusiasmo che dimentica anche l'eventuale passaggio sbagliato del compagno, anzi, se c'&#232; tempo viene pure rincuorato. Mai un gesto plateale di mandare a quel paese il compagno e mai la negazione di un abbraccio forte di gruppo nel momento in cui si realizza un gol. Chiunque lo faccia, chiunque metta dentro la porta quel pallone, &#232; come se lo facesse anche uno che sta in panchina. Se ricordiamo l'antico dualismo tra Mazzola e Rivera in quella Nazionale targata Ferruccio Valcareggi, adesso ci sembra di vivere un altro mondo, soprattutto se pensiamo a Immobile e Belotti, amici, compagni di stanza e felici entrambi di giocare, segnare o restare in panchina. Fantastico, il calcio della Nazionale Italiana &#232; bellissimo per questo, perch&#232; oltre ai fatti tecnici che prima abbiamo citato, c'&#232; questa condizione psicologica che porta alla grande famiglia del calcio. Quasi fosse la squadra di un club qualunque e non la Nazionale di calcio in cui ci si ritrova periodicamente per fare fronte agli impegni della maglia azzurra ritornata a essere tanto ambita. Piace, entusiasma questa nazionale italiana che ha fatto riscoprire sentimenti di passione offuscati dai pensieri di covid che si sono infiltrati a seguito di quelle indimenticate tenebre azzurre provocate dall'esclusione della scorsa edizione del campionato del mondo. Ma adesso questa nazionale che gioca sotto il cielo di un'estate italiana, ci fa sognare il raggiungimento di un qualcosa di importante.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711roberto-mancini.jpgSIncalcio-1013792.htmSI0101031n
51013791NewsEditorialeBoniperti, simbolo di un calcio che non esiste più2021061814:26Il calcio italiano ricorda il Presidente Onorario della Juventus.<p>Il Presidente Onorario della Juventus Giampiero Boniperti avrebbe compiuto 93 anni il prossimo 4 luglio. Per noi che siamo addetti alla comunicazione, cadere nella retorica dei sentimenti in questi casi &#232; molto facile. Tuttavia, come nostra abitudine, cerchiamo di onorare il ricordo della persona scomparsa con il rispetto verso l'ex calciatore, il presidente e, soprattutto, l'uomo. Sempre attento allo stile e alla cura dell'immagine all'esterno, il presidente Boniperti per lunghi anni ha rappresentato ci&#242; che &#232; stata la Juventus; ovvero, esempio di comportamento in campo e fuori dal rettangolo verde. Barba fatta tutti i giorni, taglio di capelli corti, cura della divisa indossata sempre con completo di giacca e cravatta con stemma della Juventus, rappresentavano un segno tangibile di chi era in predicato a vestire la maglia bianconera. Una sorta di vademecum che incarnava uno status pronto a far parte dei calciatori nel momento in cui firmavano il contratto per la Juventus.Ma attenzione a non confondere questo sistema come qualcosa di stampo dittatoriale perch&#232; cos&#236; non era, in quanto rappresentava pi&#249; semplicemente un piacevole modo di ritenersi orgogliosi di essere entrati a far parte di una societ&#224; di calcio che insegnava l'appartenenza e il senso di ci&#242; che vuol dire arrivare primi per scrivere la storia. Gi&#224;, da qui quella celeberrima frase di Boniperti che &#232; rimasta il simbolo di un qualcosa scalfito sui muri juventini e che ne rappresenta l'emblema della Societ&#224;: « Vincere non &#232; importante, &#232; l'unica cosa che conta». Boniperti cominci&#242; a giocare da centravanti e chiuse la carriera di calciatore come centrocampista. Vinse cinque scudetti e due Coppe Italia interpretando con John Charles e Omar Sivori uno dei tridenti pi&#249; affascinanti di sempre. In carriera resistette alle lusinghe di trasferirsi ad altri club. Vivo il ricordo che fu del Presidente Novo del Grande Torino, il quale sollecitato da Valentino Mazzola gli propose di passare in granata, ma Boniperti ringrazi&#242; e disse: «Non posso, sono della Juve». Storie da libro cuore di un calcio lontano ormai anni luce, che &#232; facile raccontare come fosse fiaba ai propri nipoti. Finita la carriera di calciatore, Boniperti rest&#242; nei quadri dirigenziali della Juventus e nel 1971 divenne presidente costruendo una societ&#224; capace di vincere ancor pi&#249; di quando egli stesso giocava. Arrivarono 9 scudetti, 2 Coppe Italia e i primi Trofei Internazionali tra cui, Coppa dei Campioni, Coppa Uefa, Supercoppa e Coppa delle Coppe. Il suo modo di gestire la presidenza della Juventus &#232; stato un esempio per capacit&#224; di sapere curare gli interessi della societ&#224; senza tralasciare quelli dei suoi calciatori. Ragazzi che amava anche nella vita privata e che sapeva trattare con cura e sensibilit&#224;, anche pungolandoli nell'orgoglio quando era il caso di farlo per il loro bene. Signorilit&#224;, eleganza e gloria, tre aspetti che Boniperti seppe riscontrare in Carlo Parola, ex calciatore e allenatore della Juventus, e in tanti altri che hanno saputo sposare il suo stesso idem sentire nell'orgoglio di appartenere alla Juventus. Oggi il tributo all'ex presidente della Juventus viene da tanti calciatori come Brio, il quale dice: «Se sono diventato calciatore lo devo a Boniperti» - oppure Alessandro Del Piero:«Lui &#232; la Juventus» - o Tapattoni:«Un padre» - o Beppe Furino: «Nelle persone apprezzava soprattutto le qualit&#224; morali e il coraggio del sacrificio». Insomma, l'avevamo detto fin all'inizio che personaggi di tale spessore non fanno altro che portarci al sottile pensiero del distinguo di un calcio che trascina verso quei sentimenti non pi&#249; realisticamente comprensibili. E intanto la storia continua, ma chi l'ha scritta prima come Giampiero Boniperti, rester&#224; per sempre immortale.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711foto-giampiero-boniperti.jpgSIncalcio-1013791.htmSI0101072n
61013790NewsEditorialeComincia il sogno azzurro2021061016:38La Nazionale di Mancini e la responsabilità di fare innamorare i tifosi di calcio italico.<p>Sar&#224; perch&#232; la vita si sta riproponendo davanti a noi con la speranza di un futuro migliore dopo la batosta della pandemia, sar&#224; perch&#232; non abbiamo perso l'inguaribilit&#224; dei nostri sentimenti che ci conducono ad essere sempre romantici e sognatori, fatto &#232; che questo ritorno all'interesse verso la nostra Nazionale di calcio diventa quasi un'evasione nel desiderio di riabbracciarci ancora come una volta. E per far questo ci vogliono i presupposti che ci inducano a spogliarci del retaggio di antiche malinconie pallonare indotte dal'azzurro tenebra. Fu l'Italia di Giampiero Ventura a farci disamorare dell'italico calcio tra lacrime e tormenti che bruciarono per diverso tempo. Ma oggi ci si rinnova con il C.T. Mancini, con il suo credo calcistico, con la voglia da sempre sbandierata fin dal suo arrivo nel club azzurro di far dimenticare le delusioni e di unire l'Italia del Football attraverso l'entusiasmo e il divertimento. Esattamente come fanno tutti i componenti della rosa di questa Nazionale che non vede l'ora di cominciare domani la prima partita dell'Europeo 2020 contro la Turchia. Sono tanti i motivi per entusiasmarci e sono innumerevoli le considerazioni di simpatia verso tutti i giocatori scelti da Mancini per far dimenticare, almeno per un p&#242;, tutto quello che ognuno di noi ha vissuto nella lotta al virus. Ma questo azzurro che si chiama «vita che rinasce e continua» &#232; il simbolo di un pallone che arricchisce nell'anima e ti trasporta l&#224; dove nessun altro riuscirebbe a farlo. C'&#232; voglia di notti magiche in ognuno di noi che ama il calcio e non affonda nelle innumerevoli realt&#224; che porterebbero a disamorarsi per i tanti lati oscuri che spesso scoraggiano chi sogna un calcio vero, sincero, mai intriso di possibili dubbi sulla veridicit&#224; di certe situazioni. E allora pensiamo che con l'entusiasmo apportato dalla Nazionale di Mancini si possa abbracciare il sogno del rettangolo verde, del gioco del calcio vero, del confronto che fin dall'inizio urli «Vinca il migliore» con lo stesso entusiasmo di quella Nazionale targata Schillaci che ancora oggi vediamo attraverso quegli occhi spiritati dell'azzurro siciliano che coinvolgevano tutti dopo ogni suo gol. E' stato bello davvero, ma adesso che ci sentiamo ancor pi&#249; fragili dopo le varie clausure da covid, abbiamo ancor pi&#249; desiderio di essere coinvolti nel gioco del calcio che &#232; azzurro, che &#232; passione senza limiti, che &#232; ritornare a vivere con l'entusiasmo che &#232; il sapore principe di ogni cosa. Domani sera contro la Turchia gli italiani del football tiferanno con passione e anche chi di calcio poco si interessa, una volta tanto assaporerr&#224; il gusto di abbracciarci dopo un gol segnato dalla nostra nazionale.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Romafl0711fl0711roberto-mancini.jpgSIncalcio-1013790.htmSI0101058n
71013789NewsEditorialeLa Nazionale Italiana torna a farci innamorare2021060517:51La Nazionale di Mancini si diverte in campo e produce un'idea di calcio moderna. <p>Avevamo perso un p&#242; il gusto dell'azzurro pallonaro di un'Italia che in tempi non tanto lontani aveva deluso gli sportivi e tutti quei tifosi che grazie anche all'inno cantato insieme e abbracciati, produce sempre unici sentimenti di nazionalismo. Ma il calcio vuole sempre la sua parte per entusiasmare, per far rivivere ricordi fatti di emozione e unici momenti di narrazione che esaltano. La Nazionale Italiana di Roberto Mancini sta lentamente entusiasmando per gioco, per spirito di gruppo, per risultati e per quel criterio che nel calcio si definisce come spettacolo nel produrre un gioco offensivo. La squadra di Mancini &#232; giovane ma risulta essere un gruppo compatto che &#232; fresco di idee e voglia di arrivare a scalare il successo con spirito di squadra e concetti moderni di un calcio che sa poco di primedonne e molto di unioni di intenti a beneficio di tutti. E poi c'&#232; lo spettacolo mai scriteriato nella fase soltanto offensiva, ma che ben si allinea all'ordine di stare in campo nella intercambiabilit&#224; dei ruoli che sono l'emblema di volersi sacrificare l'un per l'altro. E in virt&#249; di quanto detto sin qui, la Nazionale di Mancini vista in tante partite ufficiali e amichevoli, non ultima la partita contro la Repubblica Ceca vinta dagli azzurri per 4 a 0, dimostra come nel calcio fatto di divertimento e spettacolo ben si abbini alle vittorie, nonostante antiche teorie difensivistiche in cui qualche allenatore sostiene che si vince attraverso la migliore difesa, prima ancora che nel migliore attacco. Teorie, idee, frasi che non danno spazio allo spettacolo, proprio quello spettacolo che qualcuno dice di andarlo a vedere al circo e non allo stadio. E invece in questa bellissima Italia costruita da Mancini ritroviamo il piacere di divertirci attraverso giocate di alta scuola, cos&#236; come vediamo fare a Insigne a beneficio di Immobile, piuttosto che di Berardi, Locatelli, Barella, Jorginho, gli esterni Florenzi e Spinazzola, sempre pronti a sganciarsi a turno con meccanismi perfetti. S&#236;, piace davvero questa Italia giovane, fresca nelle idee e intelligente nel produrre un calcio armonico, mai asfittico e sparagnino. C'&#232; finalmente entusiasmo giustificato nell'ambiente azzurro, tale da dare piena consapevolezza nei propri mezzi e nel prosieguo di un Campionato d'Europa che ci auguriamo di vedere fino alla sua finale, con il sogno per nulla proibito di alzare la coppa al cielo. Adesso si pu&#242; ragazzi! Questa volta si pu&#242; davvero!</p><p><strong>Salvino Cavallaro.</strong></p>Bolognafl0711fl0711roberto-mancini.jpgSIncalcio-1013789.htmSI0101062n
81013776NewsEditorialeAl Milan lo scontro diretto contro la Juve, sempre più in crisi e fuori dalla Champions2021051006:49juve, mila, crisi, pirlo, pioli, ronaldo, diaz,tomori,ibra,rebic,donnarumma, chiellini,morata,championsProva di forza dei rossoneri che sbancano meritatamente l'Allianz e mettono nei guai la Juve<p>Grande impresa da parte del Milan che, a sole tre giornate dalla fine del campionato, vince per tre reti a zero all'Allianz Stadium, portandosi in terza posizione, a +3 dai bianconeri, e proiettandosi verso la tanto desiderata Champions. A sbloccare la situazione ci pensa Brahim Diaz nel corso del recupero del primo tempo, seguono Rebic e Tomori rispettivamente al 78' e al 82'. Vincere questa partita sarebbe stato molto importante per il Milan poich&#233;, trattandosi di uno scontro diretto per la zona Champions, gli avrebbe permesso di guadagnare un vantaggio importante, e cos&#236; &#232; stato. Ma &#232; ancora presto per festeggiare, come afferma lo stesso Pioli e commenta cos&#236; la partita ai microfoni di Sky Sport: «La squadra ci ha creduto, con sacrificio e mentalit&#224;. Ma, soprattutto stasera, non pu&#242; essere la vittoria di un singolo. Abbiamo vinto meritatamente. La prossima partita sar&#224; ancora pi&#249; difficile. Abbiamo fatto una grande partita. &#200; uno scontro diretto, con questa classifica, molto importante da aver vinto. Purtroppo, non &#232; l'ultima gara e non possiamo esultare ancora. La dirigenza ci ha sempre sostenuto, sentivamo tutti l'importanza della gara e ci tenevamo a fare bene. Sono sempre attento alle vostre valutazioni. Spirito, sacrificio e collaborazione. Sotto questi punti di vista siamo stati i migliori per molto tempo. Stanchezza mentale e i tanti impegni ci hanno poi penalizzato. Sapevamo che dovevamo portare in campo una prestazione diversa e lo abbiamo fatto«. Sconforto, invece, in casa Juve, dove Pirlo continua ad essere in discussione e la squadra, adesso fuori dalla Champions, dimostra i suoi limiti partita dopo partita. E quando steccano anche i campioni come Ronaldo, ieri impalpabile, e Morata, fuori dalla manovra, diventa davvero difficile per tutta la squadra. Se poi i cambi li fai quando sei sotto di 2 gol e a 10' minuti dalla fine, diventa impossibile rientrare in partita contro chiunque. A tre turni dalla fine solo un'impresa potrebbe riportare i bianconeri in zona Champions, mentre per il Milan adesso tutto diventa pi&#249; facile, anche se non bisogna mai abbassare la guardia, a cominciare dalla sfida di mercoled&#236; all'Olimpico Grande Torino contro i granata, a caccia di punti salvezza. I bianconeri, invece, sono obbligati a vincere sino alla fine per sperare ancora nella qualificazione Champions, a partire dalla delicatissima partita di mercoled&#236; in casa del Sassuolo.</p><p>Alessandro Vispo</p> ivomesivomesstefano-pioli.jpgSISalmilanloscontrodirettoejuveneiguai-1013776.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010167n
91013767NewsEditorialeSuperLeague: E adesso che succederà?2021042115:08Il fallimento della SuperLeague, passata in 48 ore dalle "stelle" alle stalle.<p>Dopo il fallimento del progetto SuperLeague e dopo la clamorosa figuraccia a livello planetario che soprattutto la Juventus ha subito da questa incredibile vicenda sportiva e finanziaria, ci aspettiamo delle inevitabili reazioni da parte della UEFA, FIFA, LEGA ItALIANA e FGCI. Il tentativo di «golpe» sul sistema calcio internazionale architettato dal presidente Florentino Peres e dal vicepresidente SuperLeague Andrea Agnelli, non pu&#242; essere considerato come se nulla fosse accaduto. Sono state 48 ore tremende, in cui si sono mobilitate le nazioni europee calcisticamente pi&#249; importanti, trascinando nelle ferree polemiche anche le istituzioni politiche che hanno unanimemente condannato ogni tentativo di ribaltare un sistema calcio gi&#224; consolidato nel tempo. Cos&#236; dice Andrea Agnelli: «La SupeLeague non pu&#242; andare avanti. Dobbiamo essere franchi e onesti, no. Evidentemente non &#232; il caso, non proseguir&#224;» Gi&#224;, «dobbiamo essere franchi e onesti». E' comodo adesso scegliere la strada pi&#249; facile a posteriori del tentativo di costruire un progetto ambizioso e consapevolmente malefico di una SupeLeague riservata ai ricchi, lasciando a bocca asciutta i meno abbienti. I tifosi della Juventus sono giustamente inviperiti e non digeriscono di buon grado la clamorosa debacle e la pessima immagine di tutta la societ&#224; in tutto il mondo. Una caduta macroscopica di stile, che ha in solo 48 ore cancellato quella che nel tempo &#232; stata costruita attentamente nei riflessi comportamentali di una gestione che all'esterno &#232; sempre apparsa esemplare. Merito della casata Agnelli, dell'Avvocato Giovanni e di Umberto, il pap&#224; di Andrea, il quale non ha saputo mantenere lo stile e l'immagine di una societ&#224; sempre attenta a non apparire marcatamente arrogante nel Potere, almeno nei rapporti con l'esterno. E adesso non c'&#232; dubbio che tutto ci&#242; &#232; stato vanificato da questa grossolana perdit&#224; di focalizzare lo sport e il calcio in particolare, come mezzo accessibile a tutti, sia dal punto di vista delle ambizioni sportive che umane. Gli arrivismi economico finanziari hanno un limite oltre il quale il calcio non pu&#242; andare. E Andrea Agnelli con Florentino Peres sono andati oltre, l&#224; dove non pu&#242; esserci tolleranza. E non &#232; che i tempi non sono maturi a operazioni di questo tipo, cos&#236; come qualcuno ha voluto fare intendere fra le righe. Diciamo piuttosto che &#232; proprio nella sua scellerata scelta di discriminare attraverso infauste divisioni, che sta tutto il vero problema. S&#236;, perch&#232; il mondo ha capito che il fattore principe del calcio &#232; il sogno di arrivare a vincere, anche di chi &#232; meno forte dell'altro. E non importa se alla fine vincono le societ&#224; di calcio pi&#249; blasonate d'Europa, anche se si sono indebitate fino al collo e adesso si trovano con i bilanci in rosso, nonostante il Fair Play Finanziario glielo impedisca. Il calcio &#232; e rester&#224; dei suoi tifosi appassionati, innamorati e legati alle proprie bandiere che ne identificano la storia della squadra del cuore. In fondo, con questo clamoroso tonfo di marchiano tentativo di cambiare Uefa e Fifa in SuperLega che avrebbe voluto ribaltare tutto il sistema calcio, ha dato modo ai romantici del pallone ad avere la meglio su chi &#232; sempre pi&#249; legato al dio denaro. Adesso si proceda a dare un esempio, punendo chi ha sbagliato. Le pi&#249; alte cariche istituzionali non ci deludano. La botta &#232; stata troppo forte.</p><p>Salvino Cavallaro . .</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013767.htmSI0101040n
101013755NewsEditorialeJuve, ammetti i tuoi errori2021032218:23juventus,paraticiE' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile<p>E' la societ&#224; pi&#249; blasonata d'Italia, la pi&#249; scudettata e con il maggior numero di tifosi, ma c'&#232; troppa propensione a nascondere sempre le cose. Capiamo che ci stia pure un certo modus operandi di non fare trapelare notizie che riguardano la societ&#224; e i suoi progetti, tuttavia, sarebbe opportuno che di fronte a un fallimento stagionale di tale portata, tu Juve avresti dovuto quantomeno presentarti davanti alle telecamere di Sky senza arrampicarti sui vetri. E' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile, presentandosi inaspettatamente per raccontarci che non ci si pu&#242; dimenticare che la Juve ha vinto nove scudetti consecutivi, che in Champions &#232; arrivata due volte in finale, che contro il Benevento si &#232; giocato male e perso meritatamente, che &#232; giusto riflettere per i giocatori quanto pesa indossare questa maglia, che Pirlo continuer&#224; il progetto intrapreso con la Juve, che.....che.....che....Ma quante banali e precostituite risposte che sanno di aria fritta! La Juve ha sbagliato sonoramente tutti i suoi calcoli tecnici, tattici ed ha buttato al vento un patrimonio di denaro facendo l'errore imperdonabile di pensare che il sacrificio economico per Ronaldo potesse significare fare quel salto di qualit&#224; tale da vincere finalmente la Champions League. Tuttavia, non ci sentiamo di penalizzare CR7, del quale riconosciamo l'importanza di averlo in squadra nonostante che nessuno sia in grado di dirgli di farsi da parte quando si tratta di tirare le punizioni, ma &#232; sui vari Rabiot, Ramsey, Arthur, Kulusevski, Bentancur (impiegato in un ruolo davanti alla difesa che per sue caratteristiche tecniche non gli &#232; congeniale) che bisogna porre il punto di una supervalutazione tale da disperdere denaro inutilmente. Dunque, la societ&#224; &#232; per noi la prima ad essere sotto accusa a cominciare dal Presidente Andrea Agnelli, per continuare con Nedved e per finire con Paratici. La triade non &#232; sempre di comune accordo nelle varie decisioni importanti della societ&#224;, come ad esempio la scelta degli allenatori, infatti, fonti vicine ai vertici societari riferiscono del licenziamento di Allegri sostituito da Sarri per volere di Nedved e Paratici, mentre Agnelli dopo avere mandato a casa Sarri ha imposto la panchina di Pirlo. Non sappiamo se questo corrisponda alla verit&#224; di questa societ&#224; sempre ermetica e intrapelabile nelle sue scelte, tuttavia, quando i nodi vengono al pettine come in questo caso, c'&#232; da rimboccarsi le maniche e chiedere scusa al popolo bianconero. Ripetiamo che non &#232; scritto da nessuna parte che la Juve debba vincere tutti gli anni il campionato ed essere in corsa per tutte le competizioni, ma quando il fallimento &#232; cos&#236; evidente, ebbene, bisognerebbe non nascondere l'evidenza dei fatti. Fatti incresciosi che sono cominciati questa estate con il caso Suarez finito in Procura a Perugia e poi continuati con una serie di errori dirigenziali che non sanno di Juve ma hanno qualcosa di simile a gestioni di societ&#224; dilettantistiche. E poi Pirlo, la ciliegina su una torta bella in apparenza ma lavorata in maniera raffazzonata. Un allenatore neo patentato messo l&#236; per giustificare l'errore anche economico sostenuto dalla societ&#224; bianconera per rispettare a vuoto il contratto di Sarri. Altro errore! Prima allenatore dell'Under 23 e dopo una settimana coach della Prima Squadra. Un susseguirsi di situazioni che sembrano rattoppare falle profonde ed errori che fanno pensare al tentativo di sperare nella mano benevola del fato. No, questo sistema non &#232; da Juve, non pu&#242; esserlo. Rischiare con Pirlo, pensando a una scommessa da vincere &#232; quantomeno azzardato e pericoloso, proprio perch&#232; sei la Juve e non puoi rischiare la faccia anche a livello internazionale. Altro errore &#232; stato quello di dare l'opportunit&#224; a Marotta e Conte di andare a rafforzare proprio l'Inter, l'antagonista di sempre, proprio perch&#232; Agnelli non ha voluto che l'allenatore tornasse alla Juve. Insomma tutta una serie di situazioni che giustificano il fallimento di un'annata in cui la Juve pur essendo stata in corsa su tutto, adesso si ritrova con la sola finale di Coppa Italia da giocare contro un'Atalanta che la sovrasta per gioco, mentalit&#224; e chiarezza tattica. Adesso bisogner&#224; voltare pagina mettendo da parte i soliti stereotipi qualunquistici come «Vincere &#232; l'unica cosa che conta» oppure «La maglia della Juve pesa molto addosso ai calciatori», tutte cose trite e ritrite. Adesso la Juve deve risprendere dall'alto dei suoi vertici quello stile e quell'immagine di societ&#224; ben organizzata che sta perdendo. Non basta dire ai tifosi che ogni anno si tenta di vincere la Champions, perch&#232; se non ci sono i presupposti &#232; meglio tacere.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>fl0711fl0711paratici.jpgSISjuve-ammetti-i-tuoi-errori-1013756.htmSI01,02,03,060108n
111013750NewsEditorialeI CALCIATORI E QUEL FASTIDIOSO MESSAGGIO DI STARE ZITTI 2021031510:52ronaldo juveAnche i grandi campioni di calcio sbagliano come tutti noi. <p>Si tratti di qualsiasi giocatore criticato dai media a ragion veduta, dopo uno o pi&#249; gol realizzati nella partita successiva alle critiche c'&#232; sempre la reazione di avvicinarsi alla telecamera di campo con l'indice della mano portato davanti al naso, in segno di stare tutti zitti. Una fastidiosa risposta all'informazione sportiva che altro non fa che scrivere ci&#242; che vede in campo con oggettivit&#224; di pensiero. Il nostro non &#232; mai stato un dispetto ad personam, ma &#232; pi&#249; semplicemente un analizzare prestazioni talora anche pessime che si avvicendano ad altre brillanti sotto l'aspetto puramente tecnico. Scrivere, ad esempio, che contro il Porto Ronaldo e la Juventus hanno disputato una pessima partita, non &#232; un sacrilegio e non &#232; neppure lesa maest&#224; del pi&#249; premiato calciatore al mondo; &#232; soltanto un dato di fatto. Per questo diciamo che simili gesti visti sul campo devono essere stigmatizzati e archiviati come segno di risposte che nessuno di noi intende accettare. S&#236;, perch&#232; ogni partita fa storia a s&#232;. Sarebbe quindi opportuno che da parte dei giocatori, anche quelli considerati &#171;intoccabili&#187;, si instaurasse una sorta di accettazione alla critica costruttiva che spesso &#232; anche pungolatura verso il migliorarsi di un campione che tale deve essere anche sotto l'aspetto culturale. Noi giornalisti non siamo nemici di nessuno, ci limitiamo a pubblicare ci&#242; che vediamo e sentiamo nella certezza che la notizia sia fondata, come fondata &#232; da considerarsi la debacle di una sconfitta, piuttosto che di una prestazione negativa che a onor del vero dovrebbe essere ammessa pubblicamente anche dai rispettivi protagonisti. Ci sta poi che anche noi sbagliamo, come sbagliano arbitri, calciatori e addetti ai lavori, tuttavia, &#232; sempre opportuno essere s&#232; stessi nell'ammettere l'errore. L'etica professionale impone certe regole che vanno rispettate oltre ogni cosa, per questo noi ci battiamo per sensibilizzare questo mondo del calcio fondamentalmente intriso di denaro eccessivo che, tuttavia, in questi tempi di pandemia sembra subire una discesa economica che, comunque, no &#232; mai paragonabile ad altri settori commerciali del nostro Paese. Dunque, si faccia cultura sulla base della logica del rispetto che &#232; necessario per il bene del calcio e non solo.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711ronaldo.jpgSIncalcio-ronaldo-juve-1013750.htmSI0101059n
121013747NewsEditorialeSTASERA INTER - ATALANTA. MILAN E JUVE SPERANO IN UNO STOP DEI NERAZZURRI2021030806:28juve, milan,inter,atalanta, napoli,lazio,verona,roma,pioli,morata,gasperiniIl Milan espugna Verona con pieno merito, mentre i bianconeri senza Ronaldo ribaltano d'orgoglio la Lazio <p>Vincono Juve e Milan e tornano a sperare nel titolo. La Juve regala i soliti 20 minuti all'avversario e 1 gol (Correja), poi reagisce da grande squadra e pareggia con Rabiot prima dell'intervallo, prima di dominare e chiudere il match, nonostante le numerose assenze, contro una Lazio fragile, che cede per 3 a 1 sotto i colpi di Morata autore di una doppietta (il secondo sigillo dello spagnolo arriva dagli undici metri). Il Milan, seppur incerottato, prepara e vince una gara in trasferta sulla carta molto difficile, grazie ad un gol per tempo e alla gara di sacrificio dei suoi giocatori (Kessie su tutti), messi benissimo in campo da Pioli contro il Verona, una delle rivelazioni del campionato, che prova a reagire solo nel finale, quando oramai &#232; troppo tardi. I campioni d'Italia e i rossoneri tallonano l'Inter, che resta avanti di 3 punti sul Milan e 7 punti sui bianconeri (che il 17 recuperano il match contro il Napoli), ma dimostrano di poter ancora recitare un ruolo importante sino alla fine per la vittoria del torneo. Per l'Inter, dunque, vietato sbagliare stasera contro l'Atalanta a San Siro. Se perde o pareggia vede riavvicinare in un solo colpo sia la Juve che il Milan, e in caso di sconfitta dovrebbe cominciare a preoccuparsi anche degli uomini di Gasperini, che si porterebbero a -7 da Lukaku e compagni. In chiave Champions vittorie importanti anche per Roma (1 a 0 al Genoa) e Napoli (3 a 1 nel posticipo serale contro il Bologna). Anche in coda tutto ancora aperto, con il Crotone che vince lo scontro contro il Torino e sale a 15 punti (i granata restano terz'ultimi con 20 punti), il Parma che pareggia 3 a 3 a Firenze e va a quota 16, il Cagliari che pareggia in extremis in casa della Samp e sale a 22 punti. Si dividono la posta Spezia e Benevento (che si portano a 26 punti). Momento felice per l'Udinese, che dimostra il suo stato di forma vincendo 2 a 0 contro il Sassuolo nell'anticipo di sabato pomeriggio, agganciando l'undicesima posizione (i neroverdi di De Zerbi restano in nona posizione con 36 punti e una gara da recuperare).</p><p>Ivano Messineo</p>ivomesivomesstefano-pioli.jpgSISinter-atalanta-attesa-perjuveemilan-1013747.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010157n
131013746NewsEditorialeEcco l`Inter che speravano i suoi tifosi2021022218:37Meritata vittoria dei nerazzurri che annullano un Milan apparso stanco e privo di idee.<p>Non c'&#232; solo il pur importante risultato che l'Inter ha ottenuto nel derby, c'&#232; molto altro. C'&#232; molto di pi&#249;. S&#236;, perch&#232; quel 3 a 0 inflitto al diavolo rossonero parla di una squadra che fa calcio, che ha ritrovato l'entusiasmo, lo spirito di gruppo, i meccanismi di gioco che ben si intersecano a chi ama il calcio spettacolo e la fluidit&#224; nei passaggi che sono risultati come fossero stati studiati a memoria. Sar&#224; che Conte e i suoi ragazzi hanno capito l'importanza di vincere lo scudetto,soprattutto alla luce di un anno in cui i nerazzurri sono stati estromessi da tutto e quindi fallire quest'ultimo traguardo sarebbe come vivere da perdenti. Tuttavia, anche se ci sono ancora tante partite da disputare, c'&#232; da dire che l'Inter gode del fatto che pu&#242; usufruire il vantaggio di allenarsi in tutta tranquillit&#224; senza essere distratta da altre competizioni da affrontare. Ma prescindendo da questo, quello che ultimamente riscontriamo nella squadra di Conte &#232; quella compatezza di squadra che produce pochi margini di errori e dove il 3-5-2 catechizzato dal tecnico leccese si abellisce nei meccanismi ben oleati tra difesa, centrocampo e attacco. Non &#232; poco in una squadra che ci ha abituato a essere spesso svagata in difesa e con alterne partite in cui si manifestava un notevole numero di errori atti a mortificare gioco e risultato. Oggi l'Inter &#232; forte soprattutto del suo centrocampo in cui i vari Brozovic, Barella, Hakimi e soprattutto i ritrovati Eriksen e Perisic che danno tono e freschezza nel modo giusto per essere finalmente inclusivi e utili alle esigenze della squadra. E poi questa esplosione di Lautaro Martinez che con Lukaku rappresenta la carta vincente per movimento, furore agonistico e voglia di fare gol senza dimenticarsi di sacrificarsi per i compagni quando &#232; ora di farlo. Ecco, diremmo proprio che Conte ha centrato l'obiettivo di far capire alla propria squadra l'importanza di effettuare correttamente certi movimenti che devono essere sincronizzati bene nel movimento senza palla, C'&#232; un momento in cui si attacca e lo si deve fare con ordine tattico ( Brozovic sa amministrare bene questa fase) e poi c'&#232; un momento in cui bisogna stare attenti nell'interdizione, dando una mano a centrocampo e in difesa.Quello che abbiamo notato nelle ultime partite della squadra di Conte &#232; questo suo aprirsi a ventaglio e richiudersi all'occorrenza come fosse un fatto naturale che deve coinvolgere e responsabilizzare tutti, dal portiere all'ultimo dei due attaccanti. Ed &#232; questo il gioco del calcio che alla fine d&#224; profitto, che fa vincere e diverte, perch&#232; oltre ad avere i campioni che all'occorrenza possono risolvere la partita con una giocata eccelsa, il gioco di squadra ha sempre bisogno dei suoi meccanismi globali per potere esprimere il vero gioco del pallone. Ebbene, dopo aver visto il derby e qualche altra partita precedente, possiamo proprio dire che i tifosi nerazzurri hanno il diritto di sognare stando per&#242; ancora un p&#242; con i piedi ben a terra. Il calcio fa in fretta a smentire quanto di buono ha fatto vedere. Adesso ci vuole continuit&#224;. L'Inter di Conte la deve dimostrare. Almeno se vuole vincere lo scudetto per il suo popolo nerazzurro.</p><p>Salvino Cavallaro</p>fl0711fl0711lautaro-martinez.jpgSIncalcio-1013746.htmSI01,1001046n
141013735NewsEditorialeNel calcio dove sta la verità? 2021011911:27sky,processo del lunedìL`angolo del tifoso bianconero. Considerazioni sui commenti giornalistici di Sky nel dopo gara di Inter - Juventus <br /><p><span>Nel vedere il post-partita di Inter - Juventus su Sky, qualsiasi spettatore ha notato che gli opinionisti , quasi tutti ex giocatori , hanno graziato l'allenatore bianconero di critiche feroci per la prestazione della sua squadra, anzi ad una richiesta di Caressa, detta sottovoce ma non abbastanza se &#232; filtrata fino a noi, di chiedere ad Alex Del Piero di porre una domanda al suo ex compagno di squadra Andrea Pirlo, c'&#232; stato un diniego che la dice lunga sulla voglia di evitare di mettere in difficolt&#224; il tecnico juventino da parte di un Del Piero, per ovvi motivi molto abbottonato sulle scelte tattiche dell'allenatore bianconero.</span><br /></p><p><span><span>Cosicch&#233; mi sono venute alla mente alcune puntate del &#171;Processo del Lunedi&#187;, dove nonostante fossero passate 24 h. dalla partita e quindi si fossero sbolliti gli animi, si assisteva ad uno spettacolo da parte di giornalisti , non ex giocatori, che davano una lettura critica, ricca di note tecniche e di strategie in campo, da &#171;leccarsi i baffi&#187; per il pubblico pi&#249; esigente della &#171;pelota italiota&#187;. Non facevano sconti a nessuno, anche perch&#233; non ci avevano giocato insieme fino a ieri, ma nessuno si offendeva o gli toglieva il saluto, se il suo modulo di gioco era massacrato da Maurizio Mosca o Bruno Bernardi o Maurizio Biscardi o Gianpiero Galeazzi. Eh s&#236;, grandi firme del giornalismo sportivo, che hanno lasciato un ricordo indelebile in tutti i tifosi di calcio e non solo , ma che apprezziamo ancora di pi&#249; dopo aver ascoltato i commenti degli opinionisti del cosiddetto &#171;salotto calcistico &#171; di Sky.</span></span><br /></p><p><span><span>Se ieri sera qualcuno di quelli seduti intorno al tavolo rotondo avesse chiesto a mister Pirlo come mai la sua squadra ad esempio ha giocato per la prima volta in campionato con un modulo con 4 difensori e non il suo solito 3-5-2 , speculare a quello di Antonio Conte, che fra l'altro Pirlo avrebbe dovuto prevedere, visto che il modulo di Conte lo conosce alla perfezione per averci giocato, ebbene se glielo avessero chiesto non avrebbero commesso un delitto di lesa maest&#224;, ma ci avrebbero fatto capire quali sono i limiti di questo tecnico rapportati ai valori dei suoi atleti in campo. E se avessero domandato sempre ad Andrea Pirlo come mai insiste a centrocampo su Rabiot e Ramsey , che non hanno mai convinto , lasciando in panchina McKenzie ed Arthur, soprattutto l'americano che sembra l'unico a correre l&#236; in mezzo raccogliendo palloni su palloni fino a colpire di testa sotto rete avversaria segnando goal importanti, pensate che se l'avessero chiesto Pirlo si sarebbe offeso e, se anche fosse stato, non avrebbero rispettato il calcio e i tifosi che comunque pagano l'abbonamento?</span></span><br /></p><p><span><span>Potrei continuare ancora per molto a snocciolare tutti i perch&#233;, che avrebbero potuto essere chiesti all'allenatore della squadra pi&#249; blasonata d'Italia su una sconfitta senza attenuanti, ma soprattutto su una squadra ,che appare lo specchio del suo allenatore : timorosa nel condurre quel poco di gioco, che riesce a confezionare e quindi votata al &#171;passaggio al portiere&#187;, unico &#171;refrain &#171; di un modulo difensivo sempre poco propositivo e piantato sulla linea Maginot del limite della propria area.</span></span><br /></p><p><span><span>Mi sono chiesto quanto faccia bene al calcio italiano un giornalismo sportivo-calcistico, che non affonda il bisturi sull'involuzione del modo di giocare al pallone, che si nota in quasi tutti i campi di gioco di serie A e quanto sia producente glissare nelle interviste post-partita sui rilievi tecnici della prestazione. Sinceramente ho paura che questo atteggiamento dei commentatori calcistici molto generoso, sia una delle cause del non gioco delle nostre squadre e della loro inferiorit&#224; rispetto alle squadre del continente europeo.</span></span><br /></p><p><span><span>Rimedi? E se riducessimo il numero degli ex-calciatori opinionisti negli studi televisivi durante il post-partita e richiamassimo le penne del nostro giornalismo sportivo che magari non hanno mai dato un calcio al pallone, ma danno ancora del Lei all'intervistato?.</span></span><br /></p><p><span><strong><span>Attilio Andriolo</span></strong></span><br /><br /><br /></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSISnel-calcio-diove-sta-la-verita-1013735.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010171n
151013729NewsCampionati“Samba”. Ecco il racconto di Attilio Andriolo2020121015:16Il calcio e la vita nella letteratura di Attilio Andriolo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;">Salvino Cavallaro</span></b><font size="3"> - Nel calcio ci sono storie di vita che fanno riflettere come mondi apparentemente edulcorati di esteriorità, ricchezza e notorietà, siano in realtà ammantati di una umanità capace di colpire la sensibilità di scrittori e di lettori che ne fruiscono la lettura. E’ la letteratura che racconta la vita attraverso tematiche sociali che fanno parte dell’uomo, inteso in tutte le sue forme più esplicative. </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">Attilio Andriolo,</font></b><font size="3"> medico chirurgo di professione, appassionato di calcio con la predilezione di scrivere poesie e racconti, nel realizzare questa sua narrazione intitolata </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“Samba” </font></b><font size="3">– </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">che è stata</font></b><font size="3"> </font><font size="3"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">insignita del Premio Letterario Città di Sarzana 2020, organizzato dall’Associazione Culturale</b><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Poeti solo Poeti Poeti,</b></font><font size="3"> ha colto l’essenza umana di uno sport, il calcio nella fattispecie, che meglio di ogni altro si distingue per umano sentire nello spirito di gruppo. Ebbene, in questo suo racconto scritto durante un ritiro estivo di calcio a Norcia (PG), al seguito come medico della squadra della città in cui vive – Milazzo (ME) – si è imbattuto in un’esperienza umana che ha saputo narrare con uno stile di particolare minuziosità dei fatti vissuti, che hanno colpito la sua sensibilità. Ecco, crediamo proprio che lo sfondo sociale e la storia di questo ragazzo dal nome </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">Samba</font></b><font size="3"> che tenta la strada del sogno del pallone inteso come vita migliore, sia il fulcro di una storia che non vi anticipiamo per ovvie ragioni, ma che leggendola assaporerete gli sviluppi umani i quali in alcuni momenti appaiono pure struggenti. Situazioni che non possono non portare alla sintesi delle tematiche sociali riferite agli sbarchi dei migranti nel nostro Paese. Un tema che lo scrittore non tratta chiaramente nella sua problematica, ma che si materializza sullo sfondo di una umanizzazione di rapporti tra ragazzi provenienti da più parti d’Italia e del mondo, in cui il rincorrere del pallone si manifesta attraverso il sogno di diventare calciatore di professione per raggiungere una vita migliore. Tra speranze e delusioni, è la vita che fa diventare uomini i ragazzi come Samba. Ad Attilio Andriolo il merito di averci fatto riflettere. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 18pt;"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 18pt;"><font face="Times New Roman">SAMBA.</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Il calcio non è quel mondo dorato che può apparire dall’esterno ad un lettore poco interessato. E questa storia, un po’ inventata, è stata scritta affinchè tutti coloro che amano questo sport, imparino a rispettare <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font><font size="3">oltre le regole anche i sentimenti di tutti quei ragazzi che a questo sport affidano</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">le loro</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">speranze e quei sogni,che magari in</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">pochi giorni potrebbero veder </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">svanire.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-spacerun: yes;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Ogni anno ad inizio stagione si parte in ritiro,tutti insieme: giocatori,allenatori,dirigenti;sembra una rimpatriata fra vecchi compagni di scuola, ma in effetti non lo è perché in gran parte non ci si conosce. E così dopo i convenevoli di rito, ad ognuno viene assegnata una camera da condividere con un altro ragazzo che non hai mai visto prima. Speri tanto di andarci d’accordo,scambi le prime battute e magari ti accorgi che alla fine ti è andata bene:pensi che puoi fartelo amico, in fondo è sincero, lo capisci<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">dallo sguardo, dall’espressione del suo viso, dalle premure che ti rivolge, anche se in fondo non sei tanto più grande di lui. Peccato che giochi anche lui,lì in avanti come te;quindi può diventare un concorrente temibile per una maglia. Ma non ci pensi più di tanto ,c’è posto per entrambi….forse, chissà. Tu lo speri perché credi di aver trovato l’amico, più che il compagno di squadra, con cui dividerai la camera quando si andrà in trasferta;magari potrai rivelargli qualche tuo segreto che non hai mai avuto il coraggio di dire ai tuoi, confidare i </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">timori prima della partita,confessare gli innamoramenti o le tue delusioni in amore.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Quest’anno siamo in tanti,più del doppio; ci sarà da impegnarsi e soffrire<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">per convincere il mister a tenerci in squadra. Ogni giorno ci ritroviamo a tavola con qualche sedia vuota : è quella di chi ha già avuto il responso che è sempre lo stesso: </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">”Non rientri nei piani della società”.</font></b><font size="3"> Più che un responso,suona come una sentenza di condanna. Il ragazzo che l’ha ricevuta sale in camera con gli occhi abbassati,in silenzio passa davanti ai compagni con cui ha rincorso quel maledetto pallone fino a qualche ora prima;prepara le sue cose che stavolta mette alla rinfusa, spiegazzandole con rabbia in fondo alla valigia e va</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">via di corsa con un cenno di saluto a chi è rimasto, per non perdere l’ultima corsa di autobus, dice scusandosi, ma la verità la conosciamo tutti: ce l’ha con noi in quel momento e non gli va giù che noi si resti mentre lui è costretto ad</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">andare via.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Tornare a casa è ciò che gli importa più di ogni altra cosa: lì potrà sfogare la sua rabbia per poi ripartire e sperare in attesa di una nuova chiamata.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Ma io come mi comporterò quando toccherà a me? E se invece toccasse al mio amico? Uno dei due là in attacco è di troppo,così ci hanno fatto capire. Domani forse si decide. Il mister ha combinato un’amichevole con una selezione di giovani<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">del posto. La notte prima,sdraiati sul lettino, non ci andava di scherzare come le altre sere; questa è la sera prima degli esami: non si dorme e si sta a guardare il soffitto, mentre le nostre palpebre reclamano un po’ di riposo. </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“Ma che calcio è mai</font></b><font size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">questo?”,</font></b><font size="3"> pensiamo entrambi. No, non è quello che noi tutti,fin da quando iniziamo a giocare nei campionati minori,sogniamo. E’ un calcio crudele che mette a dura prova anche i sentimenti più profondi dell’animo umano:l’amicizia,la solidarietà,la gioia di diventare complici,di provare le stesse emozioni; quelle di due ragazzi che lontani da casa e dalla famiglia hanno ritrovato in quel posto così lontano e così anonimo il calore dell’amicizia, che il calcio, questo maledetto calcio,vorrebbe spegnere.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Si fa presto mattina in questa cittadina sonnecchiante nella sua vallata; la nostra camera s’illumina con i primi tiepidi raggi del sole; i nostri sguardi finalmente si possono incrociare: è un attimo,ma tanto basta per spingerci l’uno fra le braccia dell’altro. Non è possibile che questo “maledetto” calcio rovini un’amicizia così vera, forte, genuina, senza ombre o verità<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">nascoste per macchiarla. Ma il patto è siglato e suggellato </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">con quel giuramento degli scout, a cui entrambi terremo fede per la vita.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Arriva la partita .Il mister ci fa giocare entrambi dall’inizio,ma è pronto a sostituire uno dei due non appena si sarà fatto le sue convinzioni. Lui è il giudice; l’unica legge che conosce è quella del calcio: fai gol e potrai continuare a sognare!<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">I minuti scorrono</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">e noi cominciamo ad ubriacare gli avversari con le nostre serpentine,ci passiamo la palla in velocità, scattiamo e andiamo in rete prima io e poi lui,il mio grande ed inseparabile amico.</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">Non c’è differenza fra noi : gol,gol e poi ancora gol!!!</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Chissà come farà il mister adesso a condannare uno dei due. La partita finisce con <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font><font size="3">i nostri giovani avversari frastornati dalle nostre giocate che </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">ci fanno i complimenti. Che bello però sotto la doccia scherzare e urlare di felicità. All’improvviso cala il silenzio nello stanzone, entra il mister ed emette la sentenza: </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“Voi due”</font></b><font size="3"> – dice</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">rivolgendosi a noi – </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“potete restare: siete una coppia <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font><font size="3">formidabile ma la società ha bisogno di ridurre l’organico, per cui ho deciso di mandare via Samba”</font></b><font size="3">, un centrale senegalese che in quei giorni in verità aveva parlato molto poco e se ne era stato seduto in un angolo dello spogliatoio,sempre quello,isolato da tutti fin dall’inizio senza alcun apparente motivo . Sembra strano, ma forse ci siamo accorti di lui soltanto adesso che in fondo aveva preso il posto di uno di noi. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">No, davvero, il calcio non è il mondo dorato che avevamo sognato. Lo abbiamo capito scrutando negli occhi di Samba: strano questo nome che richiama balli di allegria e musiche a ritmi sfrenati, ma che adesso fa da terribile contrasto con lo sguardo triste di un giovane di colore che ha subito forse l’ennesima ingiustizia. Al ritorno in albergo, mentre lo salutiamo senza nascondere qualche lacrima sincera, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Samba</b></font><font size="3"> ci sorride e ci prega di non avere alcun rimorso per lui. </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“Tornerò a Rimini a vendere le mie collanine sul lungomare; si guadagna bene,sapete. La mia partita l’ho già vinta il giorno che mi avete ospitato nella vostra terra ed il mio gol<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">l’ho segnato oggi, perché con il mio sacrificio ho salvato la vostra amicizia e,forse, di quel sogno nel pallone che voi avete nel cassetto. Per un pezzetto ricordatevi che appartiene anche a un uomo di nome Samba, che si è guadagnato la libertà dando calci ad un pallone!</font></b><font size="3"> </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 16pt;"><font face="Times New Roman">Attilio Andriolo</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 16pt;"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Norcia (Pg)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiN-1013729.htmSi100451001,02,03,1001033
161013706NewsCampionatiIl Milan che non ti aspetti20200730121019Stefano Pioli e Ibrahimovic, sono gli autori del ritrovato diavolo rossonero <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Da gennaio, con l’entrata in squadra di Ibra, il diavolo rossonero è rinvigorito nell’essenza di un gioco e di uno spirito di gruppo che da molto tempo era assente in casa Milanello. Poi, anche l’avvento sulla panchina di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b>, ha dato la spinta necessaria a una definitiva rinascita di un gruppo e di una società che aveva sopito il suo glorioso passato. Tutto ciò fa pensare come nel calcio ci siano fattori e motivazioni che vanno al di là delle beghe serpeggianti e velenose in ambito societario. Prima il fattivo interesse e accordo quasi raggiunto per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Rangnick</i></b>, con l’incarico di allenatore e direttore tecnico del Milan, che ha creato le dimissioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Boban</i></b>. Poi la retromarcia dei vertici societari che hanno giustamente pensato di non dare carta bianca a Rangnick e di tenersi stretto Pioli anche per il prossimo anno. Ma in mezzo a tutto questo frastuono c’è stato il lavoro del tecnico del Milan che assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ibrahimovic </i></b>ha costruito un monolito di intenti che hanno portato la squadra a sviluppare un gioco globale tale da convincere, anche per i risultati ottenuti dopo il lockdown. Segno che il calcio è fatto di risultati e non di parole evanescenti che trovano il tempo che trovano. Prova ne è che il Milan, a una sola giornata dal termine del campionato, si trova ad occupare la sesta posizione di classifica dopo avere superato dal basso tutti gli ostacoli che gli si sono presentati in un anno davvero difficile per il trambusto all’interno della società. E adesso l’umile ma eccellente allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> che il Milan ha giustamente valorizzato lasciando perdere l’idea Rangnick, sta già programmando con la società rossonera il futuro. Tutto ciò anche in virtù del fatto che a partire dal prossimo 17 settembre, Ibrahimovic e compagni dovranno disputare i preliminari di Europa League. Certo, se pensiamo in quale situazione si trovava il Milan prima del lockdown con l’arrivo del subentrato mister Pioli, allora parliamo quasi di un sogno che nemmeno i più incalliti tifosi del diavolo rossonero avrebbero potuto immaginare. Ma il calcio è questo, nella buona e nella cattiva sorte c’è sempre un elemento che sfocia nel lavoro, nella serietà, nel sacrificio e nell’idea di crederci fino in fondo, non a parole ma a fatti. E la leadership di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ibra</i></b> è stata poi la ciliegina su una torta ben guarnita di giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Donnarumma, Romagnoli, Kessie, Krunic, Calhanoglu, Bennacer, Castillejo, Rebic e Leao</i></b>, che avevano bisogno di autoconvincersi delle proprie qualità tecniche, le quali dovevano essere messe a disposizione della squadra. Questo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> l’ha capito subito, ed ha lavorato alacremente volgendo il suo sguardo là dove non fosse distratto da ciò che stava succedendo all’interno della sua società. Alla fine ha vinto lui, perché da sicuro partente è passato a sicuro confermato nel progetto di un Milan che ha tutte le intenzioni di ritornare poco per volta ai fasti di un tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711stefano-pioli.jpgSiN-1013706.htmSi100451001,02,03,0701051
171013682NewsCoppeLa scurrilità di Sarri, che dimentica lo stile Juventus.20200617163730Aspettando il risultato della finale di Coppa Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è falso puritanesimo il nostro. E non è neppure voglia di fare polemica spicciola contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri,</b> il quale è un esteta del bel calcio ma pecca in maniera macroscopica sotto il profilo dello stile, della classe e del bon ton. Eppure, sembrerà strano, ma è l’allenatore della Juventus, la società che negli anni è stata rappresentativa di originalità, eleganza e stile. Già, quello storico stile Juventus che non mancava mai occasione per sbandierarne i principi e rimarcarne i contenuti. Il fatto che siano cambiati i tempi sotto l’aspetto del rapporto della società e dei suoi collaboratori con i media, non giustifica la ripetizione di vocaboli coloriti e poco adatti alle varie conferenze stampa che l’attuale allenatore della Juve fa, nel significare talora la sua disapprovazione su certi punti messi in atto dai colleghi giornalisti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mi girano i</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">coglioni quando dicono che non ho vinto niente. Ho fatto otto promozioni e tutte sul campo, non ho saltato una categoria tranne il passaggio da C1 alla B, dove ho comunque raggiunto i play – off. E sul campo ho conquistato l’accesso alla Champions…..”.</b> Ecco, queste sono alcune frasi uscite dalla bocca di Sarri rispondendo a chi sostiene che lui non ha ancora vinto nulla. Possiamo capire il suo essere indispettito e adirato contro quella parte di colleghi che affermano tale pensiero come dato di fatto, tuttavia, riscontriamo la ripetitività dell’allenatore bianconero a dare risposte pepate e cariche di linguaggio da bar dello sport. Peccato, diciamo noi, perché se il suo dire avesse connaturato in sé la convinzione dell’importanza di essere l’allenatore della Juventus, di una società e di un calcio che in Italia e in Europa ha una sua collocazione storica di conquiste e di stile, probabilmente non scivolerebbe, come spesso fa, su una buccia di banana. Ma il personaggio è questo, prendere o lasciare. In fondo la società bianconera con a capo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli,</b> prima di assumere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>avrà ben valutato i pro e i contro di questo matrimonio che si prefigge di armonizzare il calcio giocato di una Juve che per tanti anni ha vinto attraverso lo sviluppo di un calcio non proprio divertente sotto l’aspetto estetico del gioco. A dire il vero, a oggi, tutto questo miglioramento tattico non l’abbiamo ancora visto, poiché a noi pare che la Juventus di Sarri sia in un continuo cantiere. Una sorta di lungo periodo in cui il prova e riprova di determinate situazioni tattiche, sono eloquenti di una situazione non ancora chiara e ben definita. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho fatto una cazzata” </b>ha detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>davanti alle telecamere della Rai, quando gli è stato chiesto perché nel corso della partita contro il Milan, nella semifinale di Coppa Italia, ha sostituito tre uomini del centrocampo in una sola volta. Evidente il fatto che ancora sta provando situazioni che per caratteristiche di giocatori in rosa non sono confacenti al suo schema tattico di gioco, fa pensare in un tardivo (lasciando a parte i tre mesi di stop) arrivo di un assetto tattico che dovrebbe essere già stato rodato e consolidato. Intanto, questa sera ci sarà la finale di Coppa Italia contro il Napoli di Gattuso. E’ la seconda occasione per mister Sarri di conquistare un trofeo da quando è alla Juve (la prima occasione è stata fallita contro la Lazio in Supercoppa), vedremo come andrà a finire. Forse tutto questo suo nervosismo nasce proprio dal fatto che poco per volta sta prendendo coscienza che alla Juve non basta l’etichetta di coach dalle mille idee moderne da calcio spettacolo, perché in questa società l’essenziale è vincere. Lo dicono i milioni di euro spesi per tentare il triplete e avere a disposizione due squadre titolari carichi di campioni e una mentalità che basta sfogliare gli annali bianconeri per capirne il senso, anche di uno stile Juventus e di un’eleganza verbale che Sarri non ha ancora compreso. E chissà cosa direbbero oggi, in tale situazione, lo zio e il padre di Andrea! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013682.htmSi100451001,02,0301069
181013681NewsEditorialeMihajlovic sostiene la ricerca contro le leucemie.20200616191047L`allenatore del Bologna continua il suo percorso verso la guarigione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono passati quasi sette mesi dal trapianto. Il peggio dovrebbe essere passato, ma ci vuole un anno prima che si torni alla normalità, ma dipende da persona a persona”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, l’ex calciatore e attuale allenatore del Bologna che scende in campo per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">sostenere la ricerca sulle leucemie, sui linfomi, sul mieloma e finanziare il lavoro di 30 giovani ricercatori dell’Istituto Seràgnoli del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.</b> Oggi più che mai, l’esperienza che sta vivendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic</b> mi ha fatto riflettere molto sul significato del dolore e dell’improvviso destino che in un attimo ti cambia la vita, quasi fosse l’appuntamento con il conto salato da pagare. Sono pensieri che sorgono spontanei soprattutto in questo periodo di post lockdown legato al covid 19 che ci ha forse cambiato, reso più vulnerabili e in qualche modo anche ferito nell’anima. Stesse le paure, uguali le ansie, medesimo il senso del dolore legato alle morti di una pandemia che ha distrutto tutto in maniera disumana. E allora penso quanto sia importante fare qualcosa per gli altri, per chi soffre, per chi si sente solo e si domanda quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Perché proprio a me”</b> che non ha nessuna risposta. Penso che questa domanda se la sia fatta chissà quante volte anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic </b>fin dal primo momento in cui gli è stata diagnosticata la sua grave malattia. Lui come tanti altri al mondo che lottano per la vita e per riassaporare il gusto inconfondibile di quelle cose semplici che non hai saputo apprezzare durante il vorticoso incedere verso non si sa bene cosa, che non ti ha fatto ragionare a fermarti un attimo per riflettere cos’è la vita. E allora ti rammarichi di avere sprecato il tempo nel non sapere viverla la vita, così com’è giusto che sia nella sua unicità e non ripetitivo dono che la natura ci ha regalato fin da quando siamo venuti al mondo. Ma c’è qualcosa di strano nell’essere umano che sembra mettere al centro la ragione soltanto quando si è in difficoltà, soltanto quando la sofferenza prende il sopravvento. Quasi fosse l’unico motivo per maturare sentimenti che hanno bisogno di essere stimolati dal dolore per risvegliare tutto ciò che è sopito in quell’angolo nascosto di noi<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">. “C’è una grande soddisfazione nel sapere che puoi salvare una vita” - dice Mihajlovic – “se avessi saputo, avrei donato il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">midollo.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Un piccolo sacrificio per chi lo fa, ma un grande dono per chi lo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">riceve.”</b> Ecco, credo proprio che in questa frase ci sia racchiuso il rimpianto di ciò che avremmo dovuto essere quando non siamo stati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bolognafl0711fl0711foto-sinisa-mihajlovic.jpgSiN-1013681.htmSi100451001,02,0301039
191013680NewsCampionatiIl calcio senza la gente20200614185622Il calcio che non è calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ho provato a emozionarmi, ma non ci sono riuscito. Non so se si tratta di un fatto di sensibilità personale o più semplicemente è il sentimento oggettivo che hanno avvertito in molti. Dopo avere visto in televisione le due semifinali di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppa Italia Juventus – Milan e Napoli – Inter</b> ho avuto subito la sensazione che quello cui stavo assistendo non poteva essere considerato calcio vero, ma soltanto un traino forzato per portare avanti una stagione calcistica interrotta bruscamente da quel covid che ci ha cambiato interiormente, aggredendoci con maligna forza capace di mettere a nudo tutte le nostre fragilità. Ma il calcio come la vita doveva pur ricominciare, almeno con un tentativo di farlo con lo sprone di guardare avanti, senza più voltarsi indietro. Tuttavia, questo lento ricominciare a modi step by step in uno stadio vuoto in cui il silenzio assordante è stato rotto soltanto dalle urla degli allenatori, dei compagni di squadra seduti a distanza in panchina, si è sommato allo scambio di opinioni talora anche accese dell’arbitro con i giocatori. E mentre le partite hanno avuto il loro regolare svolgimento, mi sono accorto che anche i campioni in campo hanno manifestato quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“manca</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">qualcosa”</b> capace di smorzare la voglia di abbellirsi in gesti tecnici che da sempre hanno fatto innamorare i buongustai del pallone. Quasi che tutto andasse di fretta per chiudere un appuntamento agonistico forzato, per definire la questione e arrivare presto alla finale di Coppa Italia che si disputerà allo Stadio Olimpico di Roma il prossimo mercoledì 17 giugno. Alla fine si sono qualificate <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus e Napoli</b>, senza tuttavia entusiasmare gli animi dei telespettatori che, comunque, sono stati numerosi. Secondo quanto verificato dalla Rai, sembra che solo la finale del Festival di Sanremo abbia superato un così alto share come queste due semifinali. Segno che la sete di calcio era tanta, rafforzata ancor di più dalla bramosia di essere stati costretti per tre mesi a un lockdown che ha sfiancato e reso preoccupati su quanto in Italia stava succedendo. Ma il calcio, in questo caso, ha certamente un valore terapeutico più che tecnicamente apprezzabile nei suoi eterni punti di gioco corale di squadra, enfatizzato dalla differenza apportata dai campioni che in fondo sono fornitori di delizie balistiche e spunti di alta classe. Ma in questo calcio del dopo covid (che calcio vero non è) manca la cornice di pubblico, manca l’essenziale, manca quella cultura che è il centro del patos, dell’emozione, di quella adrenalina empaticamente capace di essere viva e di manifestarsi direttamente su ogni calciatore in campo, il quale ne fa tesoro come apporto positivo di incoraggiamento. Così all’Allianz Stadium di Torino, così al San Paolo di Napoli, quello che ho visto non mi ha entusiasmato per niente e, pur sforzandomi, non ho trovato grandi spunti di cronaca da riferire, se non l’evidente mancanza di forma di giocatori che sono stati fermi tre mesi e costretti a riprendere l’attività agonistica senza neppure fare un’amichevole di preparazione. Normale la carenza fisica, muscolare e anche psicologica, dettata ancor di più dalla mancanza di calore della gente. Tutto piatto, tutto asettico, tutto proiettato nell’intento di una rinascita forzata ma giusta nel tentativo di ricominciare. E’ il calcio che ha onorato i medici, ricordato i morti, pensato le persone che soffrono. E’ il calcio che ha alzato gli occhi al cielo e fatto scendere sul viso qualche furtiva lacrima. Ma il calcio vero è un’altra cosa. Il calcio vero ha bisogno della sua gente che tifa, che è presente, pregnante, che urla, che soffre e gioisce. Questo è il calcio che conosciamo da sempre e ci coinvolge in opinioni magari esagerate e di parte, ma pur sempre dettate da forti sentimenti di passione. Ritornerà? Sì, vedrete che prima o poi ritornerà.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711allianz-stadium-vuoto.jpgSiN-1013680.htmSi100451001,02,0301088
201013669NewsCampionatiRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426142340Le gesta e la vita di uno dei più rappresentativi campioni del nostro calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013669.htmSi100451001,02,0301063
211013668NewsEditorialeRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426141135Il calcio e la vita di uno dei più importanti interpreti del calcio italiano di tutti i tempi. <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013668.htmSi100451001,02,0301028
221013652NewsCampionatiIl Toro ha iniziato l’opera dell’appartenenza granata20200208160624Al Toro si cambia pagina<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Finalmente! Sì, finalmente! Il popolo granata lo urla a pieni polmoni: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Meglio tardi che mai”.</b> Cairo si è deciso a cambiare i suoi quadri tecnici. Dare inizio alla “Granatizzazione” non è stato un atto di coraggio da parte del presidente, ma più semplicemente una scelta dovuta alla necessità di provare a dare il Toro in mani di chi ha vissuto l’ambiente, ha colto l’odore acre del sudore della maglia ed ha vissuto le gioie, l’armonia ma anche i turbamenti di un ambiente che non è uguale agli altri. Vivere il Toro nelle sue pieghe più profonde è anche capire la tifoseria, auscultare i palpiti e gli umori di chi ha una storia fatta di sentimenti che va oltre il pallone. Un po’ come quando ci si trova nella casa granata che si chiama Filadelfia e ti chiudono le porte per non assistere agli allenamenti. Così non puoi vedere i tuoi idoli, dare loro una pacca sulle spalle, fare una foto e un autografo. Cose semplici che contano. Sì, perché il popolo granata ha bisogno di coltivare il rapporto con l’ambiente senza essere estromesso, ma sentirsi partecipe a tutti gli eventi positivi o negativi che accadono durante la settimana. Un po’ come una vera famiglia in cui si parla, si sta insieme e ci si sente uniti nel bene e nel male. Ecco, pensiamo che questo ritorno al passato di Cairo abbia il senso di un messaggio che non ha bisogno di tante parole, ma funziona come un tentativo di rasserenare gli animi del popolo granata, che è stato mortificato da una gestione Mazzarri a dir poco deprimente. Ricucire ciò che era stato brutalmente strappato. Adesso si riparte con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moreno Longo</b> in panchina e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tonino Asta</b> a far da collaboratore tecnico. Un’accoppiata che rasserena l’ambiente granata, il quale è consapevole che a una simile disfatta del Toro che ha radici profonde di presumibile disgregazione da spogliatoio, non può nell’immediato dare lustro a una ripresa di risultati e di vittorie consecutive. Tuttavia, bisognava pur tentare quest’ultima carta che ci si augura sia vincente nel portare avanti quella storica filosofia granata che si compone di grandi risorse umane, sportive e di unione. Certo, la squadra è sempre la stessa, i giocatori sono sempre quelli, ciò che cambia nell’immediato sarà il lavoro mentale di gruppo messo a disposizione di due figure che lo spogliatoio granata lo hanno vissuto in prima persona. Moreno e Tonino, giocatori che hanno saputo onorare quella maglia granata che non è come le altre, che è pesante nel sentirla addosso, che non puoi uscire dal campo senza averla sudata, sgualcita, sofferta. Due ex giocatori granata che poi hanno continuato a prodigarsi in qualità di allenatori nelle squadre giovanili, sposando i valori tecnici e umani che sono stati tramandati dal Torino. Non sappiamo se tutto questo basti a far ritornare il Toro nel posto che gli compete, siamo però sicuri che questa fiducia data a due ex granata dall’indubbia conoscenza di cose da Toro, non possa far altro che migliorare sul campo quell’orgoglio perso, calpestato e mortificato da reiterati risultati disonorevoli. Cairo ha aspettato troppo perché è ancora convinto che Mazzarri non avesse tutte le colpe di una situazione che si era resa insostenibile. Questo è stato lo sbaglio enorme di una valutazione assolutamente errata. Ma adesso si gira pagina, la storia del Toro continua. Longo e Asta sono pronti a scrivere nuove pagine del libro granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiNil-toro-ha-iniziato-l-opera-dell-appartenenza-granata-1013652.htmSi100451001,02,03010114
231013643NewsEditorialeJavier Zanetti, l’esempio di un grande uomo di sport20191230155550Il vicepresidente dell`Inter è campione anche nella vita<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sono tanti anni che scrivo di calcio e intervistato uomini di sport dai quali ho colto prima d’ogni cosa il loro lato umano. Sì, perché ci sono calciatori senza maglia che pur identificandosi nella società in cui hanno militato per tanti anni, riescono a condividere la loro innata simpatia anche con chi non fa propriamente il tifo per la società cui è stato legato calcisticamente per molto tempo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b>, capitano gentiluomo e poi vicepresidente dell’Inter è tra quelle figure che appartengono al mondo del calcio che maggiormente mi attraggono, proprio per le sue peculiarità di uomo simbolo di integrità, correttezza e sensibilità verso il sociale. Nato a Buenos Aires il 10 agosto del 1973, Zanetti è stato capitano dell’Inter dal 2001 al 2014, anno del suo ritiro. Ha origini friulane in quanto il suo bisnonno Paolo Zanetti era della provincia di Pordenone. Papà Rodolfo Ignacio Zanetti e mamma Violeta Bonazzola hanno avuto due figli maschi, Sergio e Javier che è il minore dei due eredi. Quando nacque Javier i genitori hanno deciso di dargli come secondo nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Adelmar,</b> in quanto si riferisce al nome di un medico argentino che gli salvò la vita da neonato, perché era affetto da problemi di respirazione. A saperle certe cose, ti fa pensare come poi il destino della vita ti porti ad abbracciare un mondo che non avresti mai conosciuto se quel medico non avesse salvato la vita a quel minuscolo essere umano, che con il suo esempio avrebbe poi dato segnali di grandi valori umani attraverso lo sport inteso come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mens sana in corpore sano”.</b> Zanetti ha pubblicato tre autobiografie: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Capitano e gentiluomo”, “Giocare da uomo” e “Vincere, ma non solo”.</b> Nel 2012 ha aperto un ristorante assieme a Cambiasso, il “Botinero” che si trova nel quartiere Brera a Milano. Poi, nell’ottobre del 2011 ha ricevuto il premio alla carriera come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Leggenda del calcio”,</b> un riconoscimento che corona degnamente un ex calciatore, ma soprattutto un uomo davvero speciale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“L’addio al calcio non è stato semplice.”</i></b> dice Zanetti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Era difficile per me pensare a quel giorno, ma prima o poi doveva arrivare. Tra l’altro, nella stagione 2013 – 2014 ho subito un grave infortunio al tendine d’Achille e tutti pensavano che quella sarebbe stata la mia ultima partita. La mia mente invece si è subito proiettata al mio ritorno in campo. Sì, perché volevo tornare a San Siro almeno per un’altra sfida e sentire ancora l’amore dei tifosi. E così è stato. Ricordo che quella notte è stata indimenticabile. Speravo non finisse più. Quell’amore dei tifosi dell’Inter resterà per sempre nel mio cuore”. </i></b>Padre di tre figli, Sol, Ignacio e Tomas avuti dal suo matrimonio con Paula de la Fuentes che ha sposato nel 1999, Javier Zanetti è un campione anche nella vita privata, ritenendo sacri e indissolubili i suoi affetti più cari intesi come famiglia vera e unita. Oggi vive nella sua casa sul lago di Como, un luogo che adora fin dal primo giorno in cui giunse a Milano. Ma c’è ancora un’altra cosa importante nella vita di questo straordinario campione, ed è il suo essere protagonista nel sociale attraverso la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fondazione Pupi,</b> un progetto che ha costruito 16 anni fa e che porta avanti con alto spirito di convinzione e solidarietà. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Da sportivi abbiamo grandi responsabilità</i></b><i style="mso-bidi-font-style: normal;">”</i> afferma Zanetti parlando a centinaia di ragazzi riuniti nella Sala Paolo Sesto in Vaticano nel corso dell’evento <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">calcio che amiamo</b><i style="mso-bidi-font-style: normal;">”. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’integrazione sociale fa parte del DNA dell’Inter. Il razzismo è un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">problema trasversale”.</b> </i>Che dire di più di questo immenso ex calciatore vicepresidente dell’Inter, che per il suo esempio di vita e il suo messaggio sociale potrebbe essere presidente di tutte le squadre di calcio del mondo? Nulla! Ogni altra parola sarebbe inutile. Sì, perché certi uomini di sport hanno solo un’appartenenza universale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711zanetti.jpgSiNjavier-zanetti-l-esempio-di-un-grande-uomo-di-sport-1013643.htmSi100451001,02,03010173
241013630NewsEditoriale“I Granata”, il nuovo libro di Merlo e Margrita20191112154740Per gli appassionati della letteratura granata, c`è questa nuova e interessante proposta editoriale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nonostante la vasta letteratura dedicata al Torino F.C. scoraggi il pensiero di scrivere un nuovo libro granata da pubblicare, ecco che la voglia, la passione e il desiderio di elaborare le storie dedicate alla cultura del pallone torinista si fa sempre più forte. E’ come se ci fosse sempre la spinta interiore di cercare qualcosa di nuovo nell’immensa vetrina passionale dedicata al Toro. Ed ecco che spunta un’altra idea, un altro libro capace di appassionare per il suo racconto, mentre lo sfogliar delle pagine che sanno di Toro, che sanno di momenti di sanguigno tifo, ti fanno avvertire il profumo della passione vera. Lunedì 11 novembre 2019 c’eravamo anche noi al Polo del Novecento di Torino, per assistere alla presentazione del libro scritto a quattro mani da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio Merlo e Marco Margrita “I Granata”, edito da Daniela Piazza.</b> Presenti, oltre gli autori del libro, anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Comi, il giornalista Stefano Tallia e il Caporedattore della Rai di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino Tarcisio Mazzeo</b> a far da moderatore. Molti gli appassionati granata presenti in sala con l’intento e la curiosità di capire come le due M (Merlo e Margrita) uniti dalla stessa fede per il Toro, abbiano pensato di scrivere questo nuovo libro dal titolo apparentemente semplice ma profondo nel suo insieme: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“I Granata”, </b>che si<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>inorgoglisce per la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">prefazione di Eraldo Pecci</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’introduzione di Steve Della Casa</b>. Già, un titolo profondo! Sì, perché se si cercava come meglio identificare il cuore pulsante dell’identità granata, questo titolo è l’ideale per potere significare cosa vuol dire fare il tifo per il Toro che è cultura, storia e fonte di ideali sportivi. Il libro racconta gli idoli di questo particolare mondo tinto di color granata, ma anche i luoghi “sacri” che rievocano un passato fatto di tragedie. E si parla di allenatori carismatici in questo volume che evidenzia tra gli altri anche la coerenza dei tifosi granata e le loro peculiarità. Ecco perché il Toro è una grande comunità ideale e sportiva che suscita amicizia, rispetto, deferenza e passione. Tifare per il Toro non è banale, è diverso dagli altri perché è intriso di sentimenti che sanno di storia e poesia. Il Toro lo devi vivere dentro come qualcosa che ti appartiene perché suscita brividi di emozione. Ecco, forse a questo hanno pensato gli autori de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“I Granata”,</b> fin dal primo momento in cui hanno pensato insieme di dedicare al mondo del popolo granata l’ennesima letteratura che mai stanca e sempre inorgoglisce.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-libro-i-granata.jpgSiNi-granata-il-nuovo-libro-di-merlo-e-margrita-1013630.htmSi100451001,02,03030196
251013627NewsCampionatiToro, ma dov’è finita la banda Mazzarri?20191031080130L`analisi sul momento negativo del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Certo, nel calcio come nella vita ci sono cose che si possono dire e altre no. Il presidente Urbano Cairo lo sa molto bene, altrimenti se non avesse conosciuto questa “sana” ipocrisia commerciale, nonostante i suoi indiscussi meriti in campo imprenditoriale, sicuramente non sarebbe arrivato dov’è oggi. Ma se parliamo del suo Torino, pensiamo davvero che difendere pubblicamente il macroscopico indifendibile, sia come nascondersi dietro un dito. Queste le sue parole dopo la batosta di 4 gol a 0 subita a Roma dal Toro contro la Lazio<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">:” Ho parlato con Mazzarri, abbiamo esaminato la partita e da parte mia non ho visto il Toro di altre partite, ad esempio quello visto contro l’Atalanta. Ho deciso di mandare la squadra in ritiro a partire da domani perché credo ci sia da fare una riflessione tutti insieme. La prestazione di questa sera va esaminata con cura, siamo solo alla decima partita di campionato, va fatto un esame di coscienza per ripartire velocemente. La società mette tutto ciò che serve ai giocatori, a partire dalle strutture. L’unico che non è sotto osservazione è Mazzarri, il derby nella maniera più assoluta non sarà un crocevia per lui. La prestazione? Non è un fatto di nomi. Verdi è arrivato in condizioni fisiche particolari, anche perché a Napoli lo facevano giocare poco. Troverà presto la condizione e darà il suo contributo alla squadra. Credo sia giusto andare in ritiro per discutere e parlare con franchezza”</b>. Già, parlare con franchezza! A parte il fatto che il ritiro di una squadra di calcio non è un ritiro spirituale e poi con questo discutere e parlare con franchezza a cosa si riferisce? Forse ad allontanare pericoli di disunione della squadra? Ma a nostro parere non è solo la squadra da sensibilizzare sotto l’aspetto del gioco che poche volte abbiamo visto quest’anno, ma il suo allenatore che non è indenne da colpe. Cairo afferma che Mazzarri non è sotto osservazione e che il prossimo derby non sarà un crocevia per lui. E’ un po’ come difenderlo a spada tratta andando contro la squadra e i suoi giocatori che, forse per una preparazione incominciata troppo presto e in un’estate torrida, adesso stanno pagando le conseguenze fisiche e mentali. Può darsi che tutto ciò abbia contribuito a formare questo stato di cose negative, tuttavia, facciamo presente che non siamo ancora in primavera, stagione in cui si sentono le tossine accumulate durante l’arco di tante partite giocate, ma siamo soltanto alla decima giornata di campionato e il Toro si è già perso per strada. Storie di tutti gli anni, storie di sempre diremmo noi, anche se a onor del vero bisogna dire che l’anno scorso dopo un inizio altalenante, la squadra di Mazzarri ha trovato un filotto di risultati positivi che l’ha portata in Europa League (grazie alla estromissione del Milan da parte dell’UEFA) ma visto il risultato, sarebbe stato meglio non partecipare. Dunque, la nostra analisi sul momento negativo del Toro si basa più su colpe imputabili a Mazzarri piuttosto che alla squadra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chi prepara la squadra? Chi infonde i teoremi tattici? Chi ha la responsabilità di recuperare i giocatori dal punto di vista fisico e mentale? Chi cura l’armonia e l’unione dello spogliatoio? Chi chiude le porte del Filadelfia ai tifosi granata, ai quali si proibisce di assistere agli allenamenti e incontrare i giocatori?</b> Sì, ci sono tante domande che vertono su questo allenatore toscano dalla mentalità di calcio antico, poco propositivo e tanto preoccupato dell’avversario piuttosto che della propria squadra. Altro che dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mazzarri non è in discussione!”.</b> Si guardi in giro presidente Cairo, cerchi di cambiare rotta perché così non va proprio. E’ notte fonda! E il derby è dietro l’angolo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNtoro-ma-dov-e-finita-la-banda-mazzarri-1013627.htmSi100451001,02,03030277
261013619NewsEditorialeLa Juve e l’imperdonabile errore di volere vendere Paulo Dybala20191008070334Cambia la strategia della società bianconera nei confronti della Joya <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questa estate lo volevano cedere per creare plusvalenza e incrementare le casse della società. Ma non sempre la teoria del denaro da acquisire è il toccasana di tutte le cose, perché nel calcio c’è anche un’altra logica che spesso sfugge a coloro i quali sono al centro del calciomercato: la persona che c’è dentro il campione e i suoi desideri di continuare a giocare nell’ambiente in cui si trova bene e vuole continuare a vincere. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> è stato al centro di mille possibili scambi con altri giocatori che dessero l’opportunità alla Juve di dare respiro a un bilancio appesantito dall’acquisto di grandi campioni e dai loro cospicui contratti. Prima con l’Inter per avere in cambio Icardi e incassare svariati milioni di euro, poi con il Manchester United per avere in cambio Lukaku. Noi abbiamo sempre sostenuto la tesi che questo giovane campione argentino della Juventus, doveva continuare a giocare in questa società e con quella squadra che è stata concepita per vincere ancor di più di quanto non lo avesse fatto la scorsa stagione. Per la fantasia, la classe, l’inventiva e la qualità delle giocate che sa produrre, Dybala fa sempre la differenza, che lo si voglia impiegare da falso nueve, piuttosto che da trequartista a ridosso delle punte. E non è un caso che Antonio Conte lo avrebbe voluto all’Inter perché ritiene il campione argentino il giocatore ideale per il suo 3-5-2. Ma la Juve e Paratici in testa, preferivano trattare con il Manchester per avere Lukaku, togliendo così la possibilità che il giocatore belga potesse andare all’Inter e potenziarla in attacco. Per fortuna non se ne fece nulla per una sola questione di denaro, e oggi, dopo la maiuscola prestazione offerta da Paulo Dybala nel derby d’Italia, tutti a magnificarlo come se nulla fosse stato. Certo, in tutto questo frastuono c’è da ricordare che Maurizio Sarri l’ha sempre sostenuto e che ha studiato la collocazione tattica affinché il campione argentino potesse dare alla squadra l’apporto ideale per incrementare tecnicamente il gioco brillante studiato apposta per la Juve. C’era solo bisogno di tempo, ma così è stato. Sì, perché oggi Sarri ha fatto sbocciare l’idea di collocare tatticamente Dybala sia come trequartista schierandolo alle spalle di CR7 e Higuain, che come seconda punta assieme a Ronaldo. E così “u picciriddu” (come lo chiamavano a Palermo) o la Joya (come adesso lo si definisce) ha lasciato il segno sulla partita vinta dalla Juve sull’Inter, non solo per lo straordinario gol che ha saputo fare di potenza e mirata precisione, ma anche per le giocate di classe che ha impartito proprio davanti ad Antonio Conte, uno dei tanti estimatori di Dybala, che per averlo avrebbe fatto qualsiasi cosa. E adesso vorremmo essere nei pensieri di Agnelli e Paratici per capire cosa stanno pensando e se sono coscienti del macroscopico errore che stavano per fare. Chissà, forse sono stati anche consigliati male dall’idea errata che Max Allegri si era fatta su Dybala, e cioè di un indiscutibile campione di classe che però non è portato al sacrificio tattico. Lo aveva nominato tutto campista, (ricordate?) e lo faceva giocare partendo sempre dalla difesa, inibendone così le sue qualità tecniche di calciatore portato a creare attraverso la fantasia, bellissime giocate offensive. Poi è arrivato Sarri che l’ha fatto rinascere e ora punta fortemente nel suo apporto in una intuizione tattica che si avvale di due possibili soluzioni in base anche all’avversario da affrontare. E allora ci domandiamo se adesso la società Juventus abbia cambiato finalmente la sua strategia, nel trattenere Dybala in bianconero almeno fino a fine stagione. A nostro parere non dovrebbero esserci dubbi di sorta, anche se questa convinzione si doveva avere già questa estate.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNla-juve-e-l-imperdonabile-errore-di-volere-vendere-paulo-dybala-1013619.htmSi100451001,02,03030235
271013616NewsCampionatiAntonio Conte V/S Maurizio Sarri20191004193022Questo sarà il motivo conduttore di Inter Juve<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il Live Motiv di Inter Juventus che si giocherà a San Siro domenica sera, in uno stadio sold out e un’attesa televisiva spasmodica che si fa davvero elettrizzante. Ma più che dell’antagonismo antico del derby d’Italia che mette sempre in mostra veleni e ruggini dal sapore vendicativo, questa volta possiamo parlare di Conte contro Sarri, ovvero la ferocia agonistica V/S l’dea di calcio spettacolo. Molti sono i temi che questo match tanto atteso mette in discussione tra le due diverse fazioni, ma il fulcro di tutto si focalizza nel comportamento delle due panchine. Alzi la mano chi soltanto un anno fa avrebbe scommesso su Conte all’Inter e Sarri alla Juve: nessuno, anche se questo calcio così imprevedibile da un momento all’altro, che promette parole che non vengono mantenute per situazioni contingenti a interessi economici e perché no anche professionali, tutto è il contrario di tutto. Sì, perché in fondo è soltanto l’ideale del tifoso che costruisce modelli che non esistono. Ma è un coccolarsi dietro il tifo, una bandiera, una cultura calcistica a cui il tifoso ha bisogno di aggrapparsi per collocare figure che appartengono alla storia di una data società. E se è vero che Antonio Conte è entrato nel mondo del calcio da giovane e non si è mai allontanato, Maurizio Sarri è l’emblema della favola iniziata nel1990 sulle polverose panchine della Seconda Categoria e approdato 29 anni dopo nella società più blasonata d’Italia. Due scuole di pensiero differenti, due sistemi di gioco forse anche opposti che giustificano due allenatori fondamentalmente diversi ma uguali nell’arrivare in alto con l’ausilio della meritocrazia che non fa sconti a nessuno. Se vali vai avanti se no resti indietro e non emergi mai. E’ un fatto di carattere che i due allenatori possono dire di averlo molto spiccato, nel sapere cosa vogliono dalle squadre che hanno allenato in passato e che allenano oggi. Entrambi provenienti da famiglie umili e con l’idea (mai retorica) che il pane bisogna guadaglielo attraverso la fatica, il lavoro e la voglia di credere in ciò che si fa. Poi, il risultato nel calcio è ciò che conta e non è un caso che Conte e Sarri abbiano ottenuto successi che li hanno portati ad essere tra i primi coach al mondo. Conte ha vinto di più rispetto a Sarri, ma da parte dell’ex allenatore del Napoli c’è il chiodo fisso di vincere fin da quest’anno attraverso la sua filosofia di calcio spettacolo. I due non si vedono di buon occhio, tuttavia, c’è da dire che chi vede il calcio in maniera diversa e porta avanti il proprio credo, può soltanto rispettare l’avversario senza amarlo. E mentre l’Inter di Conte sembra rinata e tirata a lucido almeno in campionato, avendo infilato sei partite vinte su sei giocate, la Juve di Sarri sta carburando nell’assimilare i concetti voluti dal suo maestro. Eppure con il senno di poi tutto cambia, se pensiamo che Conte aveva dichiarato di fare da sempre il tifo per la Juventus e che da professionista qual è, se fosse andato al Milan o all’Inter ne avrebbe incamerato i colori e la storia con correttezza professionale. Ma anche Sarri criticava la Juventus e non perdeva l’occasione per andarle contro talora pure con acredine, fin dai tempi in cui allenava il Napoli. Eppure si cambia perché quell’odio di Sarri verso la Vecchia Signora si è tramutato in un’opportunità professionale che egli ha sognato da sempre. Conte, invece, dopo l’esperienza fatta in Premier League, aveva voglia di tornare in Italia e avendo trovato la porta chiusa della sua Juventus, ha accettato l’opportunità di allenare l’Inter perché ha la sua stessa fame agonistica e di vittorie. In questo, bisogna dire che Conte ci mette l’anima, così come fece alla Juve quando fu chiamato da Andrea Agnelli dopo quel mortificante settimo posto in classifica di qualche anno fa. E allor, non parleremmo di banali e qualunquistici pensieri di tradimenti (Conte alla Juve e Sarri al Napoli), perché il percorso lavorativo di ogni professionista va rispettato con il cervello, senza farsi prendere da fatti di cuore che non possono più essere accettati in un mondo del pallone che ormai da anni luce non conosce le bandiere. Il passato è passato e il concetto del presente è questo. Che piaccia o no, Conte e Sarri non sono colpevoli di nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-conte-e-sarri.jpgSiNantonio-conte-v-s-maurizio-sarri-1013616.htmSi100451001,02,03030281
281013611NewsEditorialeLutto nel mondo granata20190924132339In una grigia giornata autunnale,si sono svolti i funerali del Prof. Antonio Bertolusso.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato 21 settembre presso la Chiesa di Santa Rita in Torino, si è svolto il funerale del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prof.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Bertolusso</b>. Molti sono stati i parenti, gli amici e i tifosi granata presenti, assieme agli ex calciatori <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eraldo Pecci, Antonino Asta e Renato Salvadori</b>. Ma anche il mondo della cultura ha voluto dare il suo estremo saluto, partecipando con personaggi noti come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Ossola</b>, scrittore e figlio dell’omonimo ex calciatore del Grande Torino, il regista teatrale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulio Graglia, </b>il manager del settore automobilistico<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Enrico Maria Rosso, </b>il giornalista SKY<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Paolo Aghemo, </b>il giornalista di Tuttosport<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Andrea Pavan, </b>lo scrittore<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Claudio Calzoni, </b>l’ex conduttore di<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>Granata Doc<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Carlo Testa</b> e la scrittrice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sabrina Gonzatto,</b> che per commemorare la figura dell’amico scomparso ha letto un suo commovente testo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Professore all’Università di Torino presso la scuola di Biotecnologie,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bertolusso</b> è stato promotore di diverse iniziative benefiche verso i bambini delle Case Famiglia e dell’Istituto Charitas, con i quali ha avuto un rapporto di continua opera sociale. Tifoso del Toro e amante della storia del Grande Torino è stato fondatore di ACUTO, l’Associazione Cuore Toro che non aveva scopo di lucro ma si adoperava esclusivamente per fini benefici. Un signore d’altri tempi, un galantuomo che ha fatto della sua esperienza di vita personale irta di difficoltà e tragedie, un motivo per dedicarsi alle persone che soffrono e ai bambini affidati a Istituti di Accoglienza, i quali rappresentano il lato più fragile e indifeso del nostro mondo. Era il suo pensiero costante, il motivo per il quale dare un senso alla sua vita già costellata di molte difficoltà fin da quando egli, giovane studente lavoratore, decise di fare sacrifici per diplomarsi e poi laurearsi. Essere Prof. all’Università di Torino, non era per lui un effimero vanto che potesse far incrementare il proprio ego, ma un modo culturale per stare con i giovani, dedicarsi all’insegnamento e alle relazioni sociali. Ma il Toro, e soprattutto il Grande Torino, gli era entrato nel cuore proprio come tanti bimbi abbandonati. Ed è per loro che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prof. Bertolusso,</b> ha sensibilizzato un gruppo di amici a sostenere tramite la fede granata l’impegno ad aiutare chi ha più bisogno degli altri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nel nome del Toro vogliamo aiutare i bambini in difficoltà che vivono in alcune case famiglia. Il nostro sogno è di potere sensibilizzare tanta gente a non dimenticare</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">chi soffre”.</b> Queste sono le parole emblematiche di Antonio Bertolusso. Un nobile esempio sociale da seguire, ricordando la sua figura e il suo operato che deve avere nel tempo una fattiva continuità.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-antonio-bertolusso.jpgSiNlutto-nel-mondo-granata-1013611.htmSi100451001,02,03030291
291013607NewsEditorialeGian Piero Gasperini, cittadino onorario di Bergamo20190910155751Una bella storia da raccontare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con la cittadinanza onoraria, vogliamo riconoscere a Gian Piero Gasperini la nostra gratitudine per quello che ha fatto”.</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Così motiva il riconoscimento della città di Bergamo il sindaco <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio Gori</b>, il quale dopo avere riunito l’intero Consiglio Comunale ha dato seguito all’onorificenza. Molto emozionato è apparso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> che quasi incredulo di tanta attenzione nei suoi confronti ha così dichiarato:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">” Vogliamo vivere altre emozioni, forse ancora più forti, abbiamo voglia di dare entusiasmo e felicità alla gente, perché in tutta questa storia quello che più ci ha emozionato è stata la felicità negli occhi dei tifosi. Per me non è un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">premio, ma il regalo più bello della mia vita”.</b> E, in effetti, questo è il più bel riconoscimento che il tecnico della Dea potesse ricevere alla presenza dei suoi affetti più cari, di una nutrita schiera di politici locali, di semplici tifosi, del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente nerazzurro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Percassi</b> e del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttore operativo Roberto Spagnolo</b>. Tutti per lui, animati dall’esaltazione di chi desidera dirgli grazie per quanto sta facendo per la città Orobica, a livello di immagine nel mondo non solo calcistico. Essere considerato bergamasco è per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> motivo di orgoglio, proprio lui che conserva origini piemontesi di quel paese di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grugliasco</b> che sorge silente e senza squilli di tromba nell’hinterland torinese. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bergamo è speciale, ho un forte legame con questa città”,</b> dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b> manifestando chiari momenti di commozione capaci di fare scendere le lacrime sul suo viso. E’ il tributo di un lavoro serio, eticamente perfetto nell’intendere il calcio come qualcosa che va oltre la ricchezza, il denaro e tutto ciò che spesso enfatizza la banalità di pensiero verso questo mondo edulcorato da troppi privilegi. Tuttavia, i sentimenti che fanno sempre capo alla centralità della persona, devono sempre essere tenuti in considerazione come il significato profondo di ogni cosa. Sono storie di vita, di percorsi professionali che spesso ti portano a scoprire angoli di mondo che premiano la tua persona, così com’è successo a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini da Grugliasco</b>, che nato nel 1958, partito dal settore giovanile della Juventus e poi legato particolarmente a questi colori, mai più avrebbe pensato che il destino della sua vita personale e calcistica si potesse legare così affettivamente alla città orobica e alla gente bergamasca che gli è grata per avere condotto l’Atalanta per la prima volta nella sua storia in Champions League. Segno che anche nel calcio ci sono storie belle da raccontare, da ascoltare e fare proprie come quei sogni che nella vita spesso si avverano quando meno te l’aspetti. E allora pensi quanto sia fantastica la vita e come troppe volte non ce ne accorgiamo, presi come siamo a rincorrere frettolosamente una quotidianità che spesso tende a demotivare le nostre legittime aspirazioni. Ma la perseveranza, la voglia di non arrendersi mai nell’esplicare il proprio compito professionale all’insegna dell’etica, della serietà e della correttezza, qualche volta nella vita è premiante. La storia del piemontese Gian Piero Gasperini diventato cittadino onorario della città di Bergamo, ce lo insegna. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711gasperini_cittadinanza_bergamo_3.jpgSiNgian-piero-gasperini-cittadino-onorario-di-bergamo-1013607.htmSi100451001,02,03030216
301013596NewsCalciomercatoJuve Inter, quanta acredine!20190724074413A Nanchino si gioca Juventus Inter, per l`International Champions Cup. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oggi alle 13,30 e con diretta TV su Sportitalia, a Nanchino (dove c’è la base di Suning) si affronteranno Juventus e Inter. Una gara amichevole che si disputa all’interno dell’International Champions Cup, un evento calcistico che sta mettendo in evidenza la superiorità delle squadre inglesi, le quali sono più avanti nella preparazione rispetto alle squadre italiane. Tuttavia, la curiosità e l’interesse verso questa manifestazione sportiva risulta di vivo interesse, nonostante si svolga in un periodo dell’anno in cui si toccano alti gradi di caldo e insopportabile umidità. Ma partite come Juve Inter non si possono perdere perché dentro questo match c’è l’antica rivalità tra tifosi e società, acuiti ancor di più da quest’anno per la presenza tra i nerazzurri di due ex juventini come Marotta e Conte. Da una parte la Juve con il nuovo allenatore Sarri e un mare di campioni da amalgamare attraverso quel gioco spettacolo tanto promesso dai dirigenti bianconeri; dall’altra un’Inter che è ancora in cantiere e alla ricerca di sveltire il proprio calciomercato che appare ancora in ritardo nelle entrate ma soprattutto nelle uscite. E mentre Antonio Conte tuona contro la società che sta anche riflettendo sull’opportunità di cedere tra gli altri anche Politano e Perisic non ritenuti validi nel contesto del gioco voluto dal nuovo allenatore nerazzurro, Maurizio Sarri dichiara apertamente la volontà di schierare sempre CR7 sulla sinistra, di attendere il rientro di Dybala per provarlo come falso nove o trequartista e di essere alle prese con il dilemma Higuain che la società bianconera vuole cedere. Tuttavia, in tutto questo pensiero comune cui fa sempre spazio l’idea della ricerca dell’optimum per potere sempre primeggiare in Italia e all’estero, c’è sempre quel chiodo fisso di rivalità tra Juve e Inter. Un derby d’Italia che da quest’anno aggiunge ruggine sul già proverbiale odio sportivo. Marotta e Conte contro Agnelli e Paratici, un antagonismo che sa quasi di vendetta rusticana, un po’ come dire che il passato e i torti subiti devono essere sbrigati sul campo con le vittorie dell’una sull’altra squadra. Ma, oggettivamente, al momento la squadra di Sarri sembra di gran lunga superiore a quella di Conte, il quale ha bisogno di tempo per ridurre il gap con la Juve. Dunque, c’è sempre sale e pepe tra queste due società di calcio che rincorrono sempre il desiderio di superarsi anche quando in palio non c’è nulla, ma c’è l’orgoglio di vincere e di non essere sconfitti dall’odiato nemico. Vedremo cosa accadrà in questo campionato 2019’20 così pieno di aspettative a livello generale, ma che mette sempre in risalto l’eterno duello tra bianconeri e nerazzurri che non finirà mai. Anche oggi alle 13,30, mentre la calura estiva avvampa gli animi dei tifosi juventini e interisti che avrebbero invece bisogno di darsi una calmata. Le due società non alimentino pensieri di vendetta. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Nanchinofl0711fl0711foto-marotta-e-paratici.jpgSiNjuve-inter-quanta-acredine-1013596.htmSi100451001,02,03030392
311013581NewsEditorialeStefano Abatangelo, quando il pugilato è esempio di vita.20190530194555Un campione che conquista per la sua umanità<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Chi pensa che il pugilato sia uno sport feroce, adatto a chi è dotato soltanto di forza fisica, probabilmente non conosce a fondo i meccanismi di questo antico modo di duellare su un ring contro uno sfidante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Abatangelo</b> tornato sul trono nazionale dei mediomassimi a giugno dello scorso anno, è un pugile che sa di vita, di esperienza, di lavoro e sacrifici. Nobile di pensiero e fine conoscitore di filosofie di vita che sono il retaggio di un’educazione famigliare che gli ha trasmesso i veri valori umani, Stefano ama questo sport fin da ragazzino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nel</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">pugilato devi metterci soprattutto cervello. Su ogni cosa, è la testa che comanda tutto. Senza di quella</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">non si va da nessuna parte”</b>. Sono pillole di saggezza che escono spontanee dalla bocca di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Abatangelo</b>, 37enne campione italiano dei mediomassimi e professionista dal 2005. Il suo palmares parla di 20 vittorie (6 prima del limite), un pareggio e sei sconfitte. Nella sua carriera ha conquistato 2 titoli italiani, ha combattuto e perso 2 titoli europei, prima in Germania nel 2013 contro Braehemer e poi in Danimarca nel 2014 contro Skoglund. Sconfitte che sanno di dignità morale e di forza mentale, per essere riuscito ad ultimare questi incontri perdendo ai punti. Poi, il 25 maggio scorso, in un incontro internazionale sugli 8 round, organizzato come match di preparazione ad un evento intercontinentale, Stefano Abatangelo ha battuto alla quinta ripresa Mile Nikolic per kot. Ma ciò che impressiona di questo pugile campione dei mediomassimi di Montanaro in provincia di Torino, è la qualità della persona capace di non fermarsi mai davanti a nulla. Il coraggio è il suo pane quotidiano e l’intelligenza è il suo supporto di vita. Ma Stefano è un lavoratore instancabile capace di dividersi tra mille impegni, cui fa fronte ogni giorno con assoluta capacità personale. A nessuno fa mancare il suo apporto, si parli della famiglia, piuttosto che del lavoro nel suo banco di generi alimentari al mercato di Corso Racconigi a Torino, che divide con la fatica degli allenamenti in palestra in preparazione a match da disputare. E’ come svestirsi dell’abito di tutti i giorni e poi andare in palestra, infilare guantoni, scarpette e pantaloncini e allenarsi a dovere. Due momenti che racchiudono la sua giornata, in cui nulla fa mancare a nessuno. Ai figli, alla moglie, ai suoi affetti più cari, ai suoi clienti di mercato, ma anche agli amici che passano, lo salutano e desiderano sapere come va, cosa si dice e cosa si fa. Per tutti c’è un’attenzione particolare da parte di Stefano, e una stretta di mano o una sana pacca sulle spalle non si nega a nessuno. E poi quel suo modo di intrattenersi con la gente per raccontare un po’ di lui, di com’è realmente, di cosa pensa del suo sport preferito, del suo mondo, delle sue abitudini e della sua giornata che inizia sempre di buon mattino. Estate o inverno, Stefano Abatangelo è sempre là, a guadagnarsi da vivere per lui e la sua famiglia con l’orgoglio di esporre le foto e le locandine dei suoi match di pugilato. Sì, Stefano è un grande personaggio, è la serietà fatta in persona, e tutto ciò che la vita gli dà, se l’è guadagnato con il sacrificio, con la forza e la determinazione di chi non deve dire grazie a nessuno se non a se stesso. Questo è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Abatangelo</b>, campione italiano dei mediomassimi. Un esempio, cui non ti basta mai ascoltarne i pensieri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-stefano-abatangelo.jpgSiNstefano-abatangelo-quando-il-pugilato-e-esempio-di-vita-1013581.htmSi100451001,02,03030291
321013580NewsCampionatiIl romanzo del pallone, tra lacrime e addii.20190527180756L`ultima domenica del campionato di Serie A, ha riservato molte emozioni. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è concluso il campionato di Serie A 2018/’19. Una domenica di tristezze in cui il calcio italiano ha manifestato una summa di sentimenti capaci di contrapporsi tra lacrime di gioia e malinconici addii. Gioisce l’Atalanta di Gasperini che vincendo contro il Sassuolo si è piazzata al terzo posto in classifica con 69 punti assieme all’Inter, la quale soffrendo smisuratamente contro un ottimo Empoli, entra a far parte della Champions League del prossimo anno. Milan, Roma e Lazio, (che vincendo la Coppa Italia si è qualificata ai gironi di Europa League) entrano in Europa, mentre Chievo, Frosinone ed Empoli vanno mestamente in Serie B. Si salvano per il rotto della cuffia Genoa e Fiorentina, che pareggiando una partita priva di intensità per evidente paura di offendersi reciprocamente, accolgono con entusiasmo la sconfitta dell’Empoli. Peccato per la squadra di mister Andreazzoli, che ha espresso un buon calcio fino alla fine e capace di mettere in serie difficoltà la pazza Inter di Spalletti. Emozioni e adrenalina ad alti livelli per gli appassionati di calcio che, tranne le partite Sampdoria – Juventus (gara insignificante), Cagliari – Udinese e Frosinone – Chievo, hanno tenuto il fiato in sospeso. Ha vinto il Bologna contro il Napoli (straordinaria l’impresa fatta da Mihajlovic) ed ha vinto anche il Toro di Mazzarri e la Roma di Ranieri che hanno salutato gli addii eccellenti di Emiliano Moretti che ha appeso le scarpe al chiodo, quello di Daniele De Rossi che ha lasciato la sua Roma per volere della società giallorossa. E ancora mister Ranieri, prima chiamato per risolvere i problemi della Roma nel dopo Di Francesco e poi frettolosamente non confermato. Film che si ripetono col passare degli anni, ingratitudini e struggenti visioni di un pallone sempre pronto a raccontarti la vita con tutte le sue sfaccettature. Una metafora perfetta dove lo sgorgare delle lacrime è il significato di momenti di gioia e di dolore, di sorrisi, di braccia alzate al cielo e di tristezze su volti che manifestano la propria delusione. Così come l’Empoli che va in Serie B dopo aver creduto legittimamente fino alla fine di restare in Serie A. E così come i tifosi di Torino e Roma che perdono due calciatori e un allenatore tanto amato. Diverse queste figure, diverse queste storie che comunque raccontano l’unico senso romantico di un pallone che fa dell’emozione il significato di ogni cosa. E allora ci chiediamo cosa mai sarebbe il calcio senza il gol e senza i suoi personaggi che gli ruotano attorno, costruendo percorsi professionali che sfociano nell’umano dei sentimenti più profondi. Nulla è per sempre, tutto si può protrarre per lungo tempo, ma niente ti garantisce l’eterno, almeno tra noi comuni mortali. E quando vedi stadi come quelli di Torino e Roma che sono gremiti di tifosi non tanto per l’esclusivo senso del gioco del calcio, ma per quello che rappresenta nei suoi valori umani, allora tutto ritorna come qualcosa che dà il significato profondo a chi in maniera superficiale vede soltanto il calcio al pallone come una semplice pedata per fare gol. No, dentro c’è l’emozione, c’è la rabbia, ci sono gli abbracci, c’è la persona in quanto tale. Schegge di momenti di sport che enfatizzano la fragilità dell’uomo nella sua essenza. E’ stata dunque la domenica della commozione ma anche dei verdetti finali, delle giustizie, delle ingiustizie, delle gioie e delle delusioni talora inaspettate. Ma non è proprio come il nostro quotidiano?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711l'addio-di-de-rossi.jpgSiNil-romanzo-del-pallone-tra-lacrime-e-addii-1013580.htmSi100451001,02,03030304
331013578NewsEditorialeFabio Viglione racconta la storia di un campione vero20190525134666Tra passione, emozione e sentimenti granata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Emiliano Moretti, dopo aver disputato seicento partite da professionista, ha dichiarato che dalla prossima stagione non scenderà più in campo. La sua è stata una scelta coraggiosa e difficile, maturata dopo un travaglio interiore che solo alcuni giorni fa ha voluto rendere noto con la sobrietà e lo stile che lo contraddistinguono. Anche a fronte delle richieste di segno contrario di allenatore e società, ha scelto di lasciare il calcio giocato al termine di una stagione vissuta da protagonista in un Toro che ha ritrovato il suo tremendismo e la sua identità. Non solo un buon piazzamento ed una positiva stagione. Per sei anni ha vestito la maglia granata con assoluta dedizione e massima professionalità. Ho avuto modo di vedere la conferenza stampa, convocata alla presenza dello staff tecnico del vertice societario e di tutti i suoi compagni e devo dire che mi ha regalato davvero emozioni forti. Le modalità con le quali ha comunicato la sua decisione rappresentano la sintesi del suo modo di essere campione. Si, non esagero, un campione. Quello che lui, con la consueta umiltà, proprio nella conferenza stampa, ha dichiarato di non essere mai stato. Moretti è un campione di serietà e di stile. E’ un campione di umiltà e professionalità. Non è mai stato il calciatore da copertina, quello pronto ad esibire numeri spettacolari, fisico e tatuaggi. Non è mai stato l’atleta che ha fatto dell’individualismo uno sgomitare continuo in campo e fuori, anteponendo il perseguimento della propria affermazione professionale. La sua grandezza l’ha costruita scendendo in campo e dando sempre più del massimo per la propria squadra. La sua professionalità l’ha vissuta facendo sempre vita da atleta con i conseguenti sacrifici quotidiani che la scelta impone. Il suo stile lo ha sempre portato con sé tenendosi lontano da riflettori e microfoni nelle giornate di vittoria e mettendoci la faccia nelle giornate storte. La sua umiltà l’ha dimostrata mettendoci sempre il massimo negli allenamenti, spronando i più giovani e dispensando incoraggiamenti e consigli ai compagni. Lentamente, partita dopo partita, si è ritagliato il ruolo di <i style="mso-bidi-font-style: normal;">leader</i> silenzioso, sposando la filosofia granata senza mai ostentare un attaccamento alla maglia che, al contrario, viveva con i fatti e non a parole. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche la convocazione in Nazionale, momento sognato da qualsiasi calciatore, lui l’ha vissuta come un traguardo conseguito dal Toro e non come un vanto o un merito individuale. “<i style="mso-bidi-font-style: normal;">Non sono un campione</i>” ha più volte affermato. Ma sono proprio i calciatori come Moretti che consentono ad un insieme di atleti di diventare squadra. Sono proprio i calciatori come Moretti che vanno presi come modello di riferimento perché in loro c’è l’essenza di uno sport che con queste storie di vita si riscatta. Si riscatta dallo sfrenato ed effimero <i style="mso-bidi-font-style: normal;">business</i> che spesso mette da parte la passione e l’etica di un fenomeno che ha saputo rappresentare, in età moderna, molto più di un semplice gioco. E’ un esempio per i giovani perché rappresenta il senso più autentico della professionalità e della passione, alimentata in un quotidiano vissuto con dedizione ed entusiasmo. Un entusiasmo per un gioco meraviglioso che può diventare professione e scelta di vita anche se non si hanno le qualità di Messi. Solo così si riesce ad essere quello che Moretti è stato, un difensore che a trentotto anni, fino a qualche settimana fa, non faceva vedere palla a giocatori della massima serie di quasi vent’anni in meno. Anche per merito suo la porta è rimasta imbattuta per sei partite consecutive, altro record di solidità. Un record cui ha contribuito spendendosi in corse per il compagno in difficoltà, applicazione tattica esemplare e determinazione in ogni momento della gara. Le parole timide quanto spontanee che molti dei suoi emozionati compagni di squadra gli hanno rivolto dopo aver appreso la sua decisione sono lo specchio più autentico del suo successo. La sua forza dentro e fori dal campo per cementare il gruppo, riconosciuta dallo stesso allenatore, non si misura solo nei contrasti vinti e nelle diagonali efficacemente realizzate o in qualche gol messo a segno. (Che goduria il suo gol nella vittoria a S. Siro contro l’Inter!). <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Moretti non è stato solo un ottimo difensore. Moretti è stato un protagonista assoluto di questi sei anni che hanno segnato una crescita evidente del club, della squadra e, conseguentemente, delle ambizioni. Quest’anno poi, era partito per fare la riserva e vivere prevalentemente per fare da “chioccia” ai giovani difensori ma ha finito per essere sostanzialmente un titolare a forza di prestazioni maiuscole. Prestazioni fatte di grande sostanza e sempre vissute in chiave di costruzione di equilibri tattici e di crescita di personalità ed autostima del gruppo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è un caso, allora, che una società sana ed ambiziosa come quella granata gli abbia immediatamente proposto di restare per cominciare un nuovo percorso. Un percorso da dirigente per mettere a frutto quel patrimonio di serietà, di dedizione e di sensibilità che può essere prezioso nella costruzione delle alchimie di un gruppo chiamato a rappresentare il popolo granata. Non voglio scivolare nella retorica ma quando si parla di Toro è necessario partire da concetti identitari. Un calciatore come lui, che ho avuto il piacere di conoscere, possiede tutte le qualità per trasmettere valori di lealtà e dedizione a quanti faranno parte del Toro che verrà. Saprà spiegare che cosa unisce questo popolo straordinario e quali qualità chi indossa la maglia granata deve custodire dentro di sé per diventare protagonista. Raccontare un aneddoto, consigliare una lettura, richiamare l’attenzione su particolari decisivi che fanno la differenza. Tra un giocatore del Toro e un giocatore da Toro.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Non so se la maglia granata con il suo numero 24 sarà ritirata. Potrebbe essere un doveroso omaggio. Se così non dovesse essere, chi la indosserà non potrà che ispirarsi ad un campione silenzioso come lui. E sarà la più importante eredità che questa lunga esperienza avrà trasmesso al mondo granata. Aggiungendo un altro solido mattone in grado di arricchire di valori umani la storia di un club che non può definirsi solo una semplice squadra di calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Fabio Viglione</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><a name="_GoBack"></a><font size="3"><font face="Calibri"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style="mso-spacerun: yes;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp; </font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Romafl0711fl0711avv.-fabio-viglione-600x800.jpgSiNfabio-viglione-racconta-la-storia-di-un-campione-vero-1013578.htmSi100451001,02,03030378
341013577NewsCampionatiIl giorno di Emiliano Moretti, l’ultimo del calcio giocato20190525122032Un campione anche nella vita.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il popolo granata gli sta preparando una grande festa e il Gallo Belotti, assieme ai suoi compagni, sta pensando di cedergli la fascia di capitano proprio nella sua ultima partita. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Moretti, 38 anni, 600 partite giocate in Serie A, 6 stagioni al Torino dopo avere indossato le maglie di Fiorentina, Juventus, Modena, Bologna, Valencia e Genova</b>, una carriera da calciatore eticamente perfetta, chiude con il calcio giocato. Lo ha ufficializzato nel corso della conferenza stampa cui ha partecipato anche il presidente Cairo. Un attimo di inevitabile commozione ha assalito Moretti nel momento in cui si è rivolto ai presenti dicendo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Grazie</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toro, è il momento giusto”.</b> Una parabola calcistica, la sua, che sa di storia, di dedizione al lavoro, di alto senso dell’appartenenza che sfocia immancabilmente nella serietà di un professionista che ha fatto del pallone la sua vita, il suo lavoro. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ricordo indelebile che è scritto tra le pagine del suo libro personale e fa da esempio a tanti giovani che amano il calcio e intorno ad esso ne costruiscono i propri sogni. Sembra incredibile che attorno a calciatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Moretti</b> si costruiscano percorsi di sport e di vita da far riflettere, annullando per una volta i qualunquistici pensieri di calciatori ricchi, strapagati e senza anima. Non è così, perché pur vivendo in un mondo particolare che ti dà indubbiamente benessere e notorietà, c’è sempre il risvolto umano che deve essere rispettato. E quando si parla di emozioni, di brividi che scorrono come rigagnoli sulla schiena, di lacrime che avvalorano la sensibilità della persona, allora possiamo parlare di grandi uomini che vanno sempre oltre ogni cosa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Domenica contro la Lazio sarà l’ultima volta che mi vestirò da calciatore”</b> dice Moretti al centro della sala stampa dello stadio Grande Torino, mentre il presidente Cairo e Walter Mazzarri seduti accanto a lui lo ascoltano in religioso silenzio. E mentre tutti i suoi compagni di squadra presenti assieme alla moglie di Emiliano e i figli che sono seduti in prima fila, Moretti continua il suo discorso rotto dall’emozione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Questo non è un momento facile per me – sono contento, sono felice perché chiudo una parentesi importante e bellissima della mia vita. La chiudo cosciente di stare ancora bene, e quindi ringrazio il presidente Cairo, Walter Mazzarri per avere provato a convincermi di cambiare idea, ma credo che sia il momento giusto. Devo dire grazie alla mia famiglia e a tutte le persone che mi hanno dato qualcosa dentro e fuori dal campo”. </b>Già, le persone che gli hanno dato qualcosa dentro e fuori dal campo! Un po’ come dire che anche in questo mondo del pallone così particolare e ricco di denaro, c’è sempre bisogno degli altri, di non sentirsi soli facendo un distinguo tra millantatori e persone perbene. Significa restare coi piedi per terra, significa non fare voli pindarici e non abbandonarsi a effimere illusioni di onnipotenza. C’è l’uomo con tutte le sue fragilità, c’è il campione che rincorre il pallone per tanti anni e poi si accorge che nulla è per sempre. E’ una legge di vita che non risparmia nessuno e che rende il gusto dolce – amaro delle cose fatte senza rimpianto alcuno. Ecco, pensiamo davvero che in quella conferenza stampa così nutrita di colleghi, amici, affetti più cari di Emiliano Moretti, siano passati alla mente questi pensieri, queste riflessioni di vita che immancabilmente rispolveriamo in questi momenti. E allora diciamo grazie A Emiliano Moretti che chiude con il calcio giocato, ma continuerà ad essere utile al Torino magari in veste di dirigente della società granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-emiliano-moretti.jpgSiNil-giorno-di-emiliano-moretti-l-ultimo-del-calcio-giocato-1013577.htmSi100451001,02,03030286
351013576NewsEditorialePapa Francesco, rockstar vestita di bianco.20190524193229Un bellissimo giorno da ricordare....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il calcio, inteso come strumento straordinario di relazioni e integrazione sociale, è stato al centro dell’attenzione nella Sala Nervi in Vaticano, in un incontro organizzato dalla Gazzetta dello Sport. Davanti a seimila ragazzi entusiasti, Papa Francesco è sembrato tornare bambino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Giocare è bello, il calcio è davvero il gioco più bello del mondo”</b> dice Francesco, il quale dà persino un calcio al pallone riscuotendo una ola di entusiasmo. E’ il calcio che amiamo, quello fatto di cose semplici, perché la palla che rotola è il primo divertimento di ogni bimbo, un qualcosa da rincorrere. E’ la metafora della vita che t’insegna a rincorrere sempre gli obiettivi da raggiungere per farli tuoi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La vostra ola è come se avessi fatto un gol. Mi fa tornare in mente San Giovanni Bosco: lui diceva che per radunare dei giovani bastava lanciare una palla in aria. Dietro un pallone, infatti, c’è sempre un ragazzo con i sogni e le aspirazioni. Nella pratica sportiva non sono solo coinvolti i muscoli, ma c’è l’intera responsabilità del ragazzo. Chi dà tutto, dà l’anima”.</b> Sono le parole di Francesco, il Papa che sa entrare nell’anima di tutti, giovani e meno giovani. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo</b>, presidente RCS Mediagroup e del Torino F.C. ha parlato davanti al Papa e al folto numero di ragazzi, raccontando il significato di una giornata speciale. Ci sono stati dibattiti coordinati dai giornalisti della Gazzetta, in cui si è parlato del gioco del calcio come divertimento, educazione e inclusione con i campioni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dobbiamo fare squadra noi adulti”</b> - ha detto Cairo – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il calcio non sostituisce la scuola e la famiglia, ma è il fratello maggiore. E poi questo gioco è inclusione”. </b>E poi il Papa si rivolge ai campioni di calcio:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “ Non dimenticate da dove siete partiti, non dimenticate quel campo di periferia, quell’oratorio, quella società: vi auguro di sentire sempre gratitudine per la vostra storia, responsabilità educativa e solidarietà per i più</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">deboli, siate campioni anche nella vita perché non finisca la bellezza del calcio”.</b> Dunque, una bellissima giornata in cui i valori umani e sportivi si sono ben intersecati alla sacralità di un luogo davvero affascinante.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Vaticano Sala Nervifl0711fl0711foto-papa-francesco-con-cairo.jpgSiNpapa-francesco-rockstar-vestita-di-bianco-1013576.htmSi100451001,02,03030251
361013573NewsCampionatiBeppe Gandolfo, “Alla stagione del Torino do un bel 7”20190523153441Intervista al giornalista delle reti Mediaset.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe Gandolfo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>, scrittore e giornalista delle reti Mediaset, è da sempre un grande tifoso del Toro. Una passione radicata nel tempo e rafforzata da quella grande storia del Torino che gli ha dato modo di incrementare con le sue opere la già vasta letteratura granata. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il Toro che vorrei”, “Meroni,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’artista campione”, “Il mio Toro”</b> e tanti altri libri pubblicati, sono la testimonianza del suo attaccamento a una squadra di calcio che per lui è qualcosa di più che una semplice passione. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Gandolfo</b> è il giornalista che racconta Torino all’Italia con il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Un anno in</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piemonte”</b>, il volume edito da EnneCi Communication che quest’anno è giunto alla sedicesima edizione. E’ un po’ come rivivere anno dopo anno, i palpiti e i respiri talora affannosi di un Piemonte che si manifesta con orgoglio agli occhi dell’Italia. Oggi l’abbiamo incontrato per rivivere insieme un anno di Toro, tra sogni europei svaniti sul traguardo finale, ma con l’orgoglio e la consapevolezza di avere raggiunto dopo tanti anni un livello davvero importante.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe, come spieghi la debacle del Toro a Empoli?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Premesso che do alla stagione del Torino un bel 7, dico che nel momento in cui la Lazio ha vinto la Coppa Italia e il Toro ha capito che matematicamente era impossibile entrare in zona Uefa, c’è stato un calo totale di tensione. Quindi, trovandosi di fronte a una squadra che giocava per la vita o per la morte come l’Empoli, il Toro ha capito che forse dando anche il massimo per vincere la partita, sarebbe stata comunque un’impresa inutile”. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma c’è ancora una speranza di entrare ugualmente in Europa, visto che i problemi legati al fair play finanziario del Milan consentirebbero al Toro di partecipare alla competizione europea. Tu cosa pensi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono stato spesso molto critico nei confronti di Cairo, imputandogli alcune scelte sbagliate, errori e mancanza di passione. Ma bisogna dargli atto di aver messo il bilancio del Torino in regola e se dovesse succedere com’è successo con il Parma, non la ritengo un’entrata dalla porta di servizio ma un’entrata di diritto, perché se ci sono delle regole devono essere rispettate. Dunque, chi non ha rispettato il fair play finanziario è giusto che sia penalizzato, mentre chi l’ha rispettato, deve essere premiato. Ricordo che abbiamo vissuto fior di presidenti delinquenti che hanno massacrato i bilanci del Toro, ma una volta che abbiamo un presidente che ha fatto della correttezza finanziaria il proprio vanto, ebbene, tutto questo gli va riconosciuto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe, perché quest’anno la squadra di Mazzarri non è riuscita ad avere continuità?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che sia un problema di motivazioni, nel senso che il Toro ha giocato molto bene tutte le partite con le cosiddette grandi. Tranne la partita iniziale con la Roma, abbiamo giocato benissimo i due derby con la Juve, poi contro l’Inter, il Milan, l’Atalanta che è la rivelazione di questo campionato, mentre ci siamo distratti e abbiamo perso punti in casa contro il Bologna, il Parma, il Cagliari. Credo che si tratti di mancanza di maturità, di concentrazione e di non sapere affrontare questo tipo di partite con il piglio giusto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mazzarri è davvero l’allenatore giusto per il Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo non lo so, so soltanto che all’inizio dell’anno avevo pronosticato una squadra che avrebbe fatto tanti pareggi, che non avrebbe beccato sonore sconfitte, ma che non avrebbe mai messo in pratica un gran bel gioco, conoscendo in parte le esperienze precedenti di Mazzarri. Abbiamo pareggiato tante partite, non abbiamo mai preso delle sonore batoste (tranne contro l’Empoli) e il bel gioco lo abbiamo visto soltanto a tratti e non con continuità. Detto questo, ritengo Mazzarri un allenatore solido, molto sanguigno, preciso nel preparare le partite inibendo il gioco avversario piuttosto che curare l’offensiva. Ma se pensiamo all’esperienza precedente con Mihajlovic, in cui si andava tutti in attacco per vincere e poi non si combinava nulla, quest’anno con Mazzarri abbiamo raggiunto ottimi risultati anche grazie a uno spogliatoio coeso e una buona preparazione atletica”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tra i giocatori in forza al Toro, c’è qualcuno che ti ha deluso quest’anno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente Zaza, perché ha fallito le premesse iniziali incappando in una stagione storta dal punto di vista del gioco, ma anche dell’atteggiamento, del nervosismo, dell’incapacità di entrare nei meccanismi dello spirito Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi ti ha invece entusiasmato particolarmente?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Emiliano Moretti. Domenica prossima lo stadio deve venire giù, per Moretti. E’ il più grande giocatore che ha avuto il Torino negli ultimi anni, non solo come prestazioni effettuate ma anche per l’abnegazione, lo spirito, la serietà, il sacrificio, l’eleganza che ha mostrato sul campo. Moretti é una ricchezza che il Toro non può perdere. E anche se ci sarà l’addio al calcio giocato, dico che il Torino deve ripartire da Emiliano Moretti. Mi auguro che sarà il prossimo dirigente del Torino, perché questo giocatore ha incarnato perfettamente lo spirito Toro, in un mondo del calcio fatto di procuratori e di esorbitanti interessi economici. Per questo, mi piacerebbe che domenica prossima lo stadio gli tributasse un grande ringraziamento”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo all’addio di Petrachi. Chi vedi in sua sostituzione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Petrachi ha lavorato molto bene al Toro, curando molto le plusvalenze e partecipando attivamente a mettere sempre in regola i bilanci del Torino. Ma Petrachi ha anche scovato calciatori come Meitè e soprattutto Nkoulou che nessuno conosceva prima, mentre adesso metà delle squadre europee lo vorrebbero. Chi verrà al suo posto non lo so, tuttavia posso dire che mi piacerebbe che questo ruolo fosse proposto a Massimo Bava, l’attuale responsabile del Settore Giovanile del Torino, che conosco molto bene e lo ritengo una persona straordinaria, eccezionale, pulita e puntigliosa. Certo, inizialmente mancherà di esperienza in quel ruolo di direttore sportivo, così diverso da quello che attualmente occupa. Tuttavia, penso che Bava sia davvero la persona indicata a far bene il DS del Torino F.C.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire, Torino – Lazio che partita sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà una bella partita, perché nessuna delle due squadre avrà più nulla da chiedere alla classifica. Senza tanti tatticismi, ma con tanta voglia di divertirsi e far divertire il pubblico. Una partita con tanti gol, magari un 3 a 3 come Lazio – Bologna di lunedì scorso”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711foto-gandolfo.jpgSiNbeppe-gandolfo-alla-stagione-del-torino-do-un-bel-7-1013573.htmSi100451001,02,03030269
371013567NewsCampionatiDaniele De Rossi lascia la Roma ma non il calcio20190515180717Quando le dure leggi della vita si scontrano con il mondo del calcio<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ sempre la solita storia. Quando sei ritenuto ormai avanti con l’età, non esistono società di calcio che vogliono rischiare un rinnovo di contratto. Da Maldini a Totti a Del Piero e poi Marchisio ritenuto troppo fragile dal punto di vista muscolare, le rispettive società di appartenenza hanno dato il benservito. Giusto o sbagliato, questo mondo pallonaro così intriso di alti interessi economici non guarda in faccia nessuno, non ha tempo di farsi assalire da sensi di colpa neanche per certi giocatori simbolo. Qualcuno pensa alla mancanza di gratitudine per tutto ciò che un calciatore a fine carriera ha fatto per quella determinata società, cui sarebbe auspicabile una sorta di accompagnamento fino al giorno in cui si decide di appendere gli scarpini al chiodo. Ma non è così! Daniele De Rossi è l’ultima “vittima” di un pallone che si fa scivolare di dosso il senso dell’umano. Entrato a far parte della Roma quando aveva solo 9 anni, Daniele De Rossi ha fatto tutta la trafila della scuola calcio, del Settore Giovanile e poi della Prima Squadra. Lo chiamavano capitan futuro, proprio per quel suo rappresentare i colori giallorossi che gli si sono appiccicati addosso alla pelle e davano ai tifosi quella sicurezza di poter contare su di lui a vita. Prima come calciatore rappresentativo, poi come capitano che ha preso il posto di Totti e ancora come eventuale allenatore o chissà, magari come dirigente. Sempre nella sua Roma, sempre con i colori giallorossi nel cuore per lui, per i compagni e per i suoi tifosi. Una vita da capitano coraggioso, esemplare all’interno dello spogliatoio e sul campo, dove in carriera qualche volta ha pure esagerato nel suo strafare agonistico. Ma ci sta, perché fa parte del suo carattere, delle sue caratteristiche tecniche di calciatore sempre disposto a battagliare in campo per carpire il pallone agli avversari. Ma evidentemente tutta questa lunga appartenenza alla società giallorossa non è bastata per garantirgli un rinnovo di contratto che potesse accontentarlo fine alla chiusura della sua carriera di calciatore. Una carriera che De Rossi non è ancora intenzionato a chiudere perché sente ancora certi stimoli calcistici mai sopiti e quella voglia di combattere in campo che l’ha reso utile nella Roma e in Nazionale. Ma Pallotta e Baldini non la pensano così e con uno squallido twitter gli hanno dato il benservito. Daniele De Rossi giocherà ancora due partite con la Roma fino alla chiusura di questo campionato. Alla fine dell’ultima gara dei giallorossi che si giocherà allo Stadio Olimpico contro il Parma, ci sarà il commiato dalla sua gente, dai suoi tifosi, dalla sua curva che tanto lo ha amato. E’ un po’ come rivedere un film già visto con Totti, fatto di lacrime e ringraziamenti che sanno, almeno in questo caso, di umano e non trascendono in cose che riguardano il denaro, l’interesse, la voglia di programmare il futuro con i giusti investimenti. Peccato che di mezzo c’è sempre l’uomo con i suoi sentimenti che vanno oltre la ricchezza, la fama e le attenzioni mediatiche che vengono riservate al mondo del pallone. Un mondo a parte destinato solo a pochi eletti, ma che poi si scontra con la vita e le sue leggi. E poi? Le strade si dividono! Ad oggi non è ancora dato sapere dove andrà a giocare Daniele De Rossi. Fonti bene informate dicono che andrà a giocare all’estero, anche se è prossimo a festeggiare le 36 candeline sulla torta. Ma lui ha ancora voglia di giocare a calcio perché sente quel sacro fuoco che l’ha animato fin dal giorno in cui ha messo piede per la prima volta alla Roma. Sembrerà strano vederlo con un’altra maglia, anche se Daniele, pur con l’amarezza di essersi scontrato con le ingrate leggi del calcio, resterà per sempre tifoso della Roma. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-daniele-de-rossi.jpgSiNdaniele-de-rossi-lascia-la-roma-ma-non-il-calcio-1013567.htmSi100451001,02,03030249
381013559NewsCampionatiLa notte del derby della Mole20190502184228Ecco il derby torinese di ritorno. Orgoglio, passione e voglia di vincere!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Juve, storia di un grande amore” </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>contro<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “Ancora Toro”.</b> Due inni, due modi di intendere la storia dei propri colori in una sola città: Torino. E’ la notte del derby della Mole che la Juve non gioca per la classifica ma per l’orgoglio, mentre il Toro aggiunge alla propria fierezza l’importanza di fare punti anche per l’Europa. Da una parte i bianconeri e dall’altra i granata, due stili diversi di intendere il calcio nella città sabauda, la quale, quando si parla di tifo pallonaro, si accende come le luci che illuminano a giorno i tanti salotti della storica Torino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Da Piazza San Carlo a Piazza Castello, da Via Roma, Via Po, Piazza Vittorio, la Gran Madre, i Murazzi del Po e la splendida collina a far da cornice in una cartolina che sa di quadro d’autore.</b> Per effetto del già acquisito ottavo scudetto consecutivo della Vecchia Signora, all’apparenza sembrerebbe esserci poca attesa per questo derby, ma non è così. Infatti, al sale da sempre disseminato in ogni derby della Mole, c’è una classifica che il Toro deve smuovere per continuare a sognare la zona Champions e difendere un posto in Europa. E poi le tossine causate dall’eterna e storica rivalità cittadina, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non sono mai assorbite e si acuiscono sempre in occasione del derby. Ci auguriamo di potere assistere a una bella gara, uno di quei derby che ti facciano parlare e scrivere di calcio, di campioni e di gol che sono l’essenza del gioco del calcio. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo </b>contro<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>il “gallo”<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Belotti.</b> Il bianconero per la classifica cannonieri e i suoi tifosi della Juventus, il granata per l’Europa, la storia del suo Toro e quei 70 anni di sacra liturgia che si ripete puntualmente il 4 maggio a Superga. Dettagli tecnici che incuriosiscono i tifosi e noi che siamo addetti ai lavori, ma che non superano il folklore di una partita che avrà sugli spalti quelle cromature intense di colore carico di passione vera, capace di distinguerla da ogni altra gara. Importante che non si assista a beceri comportamenti e striscioni di cattivo gusto. Lo sfottò è indispensabile, ci vuole, perché in fondo è come rispettare la storia di questa partita tanto attesa. E’ il derby di Torino. E’ la 148esima stracittadina piemontese da raccontare, da vivere, da sognare. E anche la Mole saprà sbirciare oltre le mura dell’Allianz Stadium in quell’Area 12 che è feudo bianconero. Ma saprà essere come sempre elegante, signorile, imparziale, sapendo già che da una parte si illuminerà di bianconero e dall’altra di granata. E’ come dire al mondo che Torino c’è, che il derby c’è, che l’antica rivalità si ripropone sul campo e sugli spalti, mentre lei, la Mole, antico simbolo della città sabauda, dall’alto della sua maestosa bellezza farà da arbitro!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mole-antonelliana.jpgSiNla-notte-del-derby-della-mole-1013559.htmSi100451001,02,03030299
391013558NewsCampionatiIl Toro delle meraviglie e della ricorrenza20190430170429Il mondo granata vive una settimana di sentimenti che si intersecano a una realtà di squadra pronta per l`Europa. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>C’è qualcosa che riesce difficile spiegare nella vita, ed è quella coincidenza di fatti e situazioni che spesso ti fanno riflettere sul mistero chiamato destino. Nella settimana della liturgia granata, in prossimità di un 4 maggio che quest’anno segna il 70esimo anno della tragedia del Grande Torino, il Toro di Mazzarri sconfigge 2 a 0 il Milan, si porta a 56 punti in classifica, mentre in piena zona Champions si accinge ad affrontare un derby che mai come in questa circostanza ha il sapore di un match dai connotati agonistici ancor più intensi delle altre volte. L’Europa League, il sogno di partecipazione alla Champions, poi il derby, e quindi la liturgia del 4 maggio a Superga. Una serie di tessere che sembrano incastrarsi perfettamente in quel puzzle di color granata, che mai come quest’anno si arricchisce di concretezza e non solo di ricordi, di rimpianti e di funeste commemorazioni. Questo è un bellissimo momento per il Toro, forse inaspettato ma sognato a lungo. E hai visto mai che anche il derby che si giocherà all’Allianz Stadium, si colori di granata portando ancor più in alto il Toro fino a toccare il cielo con le dita? E chissà che proprio i mitici INVINCIBILI da lassù non abbiano architettato qualcosa che deve ancora accadere per il Toro, qualcosa che si amalgami perfettamente in un tutt’uno di situazioni che s’intrecciano tra lacrime di gioia e commozione, per una storia che non ha eguali e non può definirsi soltanto calcistica. E’ la storia del Grande Torino, una squadra unica, forte, imbattibile, legata a un destino incredibile che in un giorno di vento, di pioggia, in cui il cielo plumbeo non prometteva nulla di buono, ha segnato una tragedia che andrà oltre il tempo. Ma oggi il Toro gioca ancora una volta contro il destino avverso per il suo popolo granata, per la sua gente, per un presente che si riflette sul campo di calcio con il fattivo orgoglio di esibire quella maglia che per troppi anni è stata solo intrisa di nostalgie lacrimevoli per un passato che oggi si è tramutato in una realtà di sorrisi e di abbracci verso questo Toro delle meraviglie che ha assunto i tratti di quel Grande Torino, non fosse altro per la grinta, la determinazione e la voglia di mettere da parte ogni senso di sfiga cosmica ricorrente nei lunghi anni in cui c’era bisogno di crearsi un alibi. Oggi il Toro di Mazzarri è sanguigno, concreto, senza tanti fronzoli, magari non bellissimo da vedere ma vince, accumula punti in classifica e non guarda in faccia nessuno. Da capitan Belotti, a Sirigu, a De Silvestri, Ansaldi, Moretti, Nkoulou, Izzo, Baselli, Berenguer, Rincon, Meitè, Iago Falque, fino ad giovane di belle speranze come Parigini, tutti si recheranno a Superga per ripetere una liturgia che da 70 anni si rinnova con senso di accorata partecipazione collettiva. In tutto questo tempo, tante sono state le generazioni dei vari calciatori che hanno vestito la maglia granata, tanti sono stati i capitani del Toro che hanno letto uno per uno davanti alla lapide di Superga i nomi dei giocatori del Grande Torino, tanti sono stati gli allenatori, i presidenti, i dirigenti che si sono avvicendati negli anni, sempre con lo stesso spirito di appartenenza in un’atmosfera in cui il silenzio diventa davvero assordante. Sì, perché in quel momento tutti capiscono cosa significa Toro. Anche i più giovani calciatori di oggi che riescono ad abbinare il significato di vittoria al sentimento profondo di un pallone che oltre al denaro, alla ricchezza e al privilegio di svolgere un’attività dal benessere unico, riescono a capire meglio un mondo che racchiude molto altro. Ecco, diremmo che in questo momento in cui il mondo granata sta gustando un presente che è figlio della gloriosa storia del Grande Torino, riesca forse per la prima volta a racchiudere intimamente gioie e dolori, sorrisi e lacrime. Proprio come fa la vita che ci mette di fronte alla capacità di sorreggere emozioni forti e contrapposte tra loro. E in questa settimana granata iniziata con la vittoria sul Milan, che continuerà con la stracittadina torinese e si chiuderà con i 70 anni della morte del Grande Torino, tante cose devono ancora accadere. Da lassù, loro lo sanno già.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711grande_torino_1948-49_6.jpgSiNil-toro-delle-meraviglie-e-della-ricorrenza-1013558.htmSi100451001,02,03030279
401013557NewsCampionatiTonino Asta, “Il derby? Spero che il Toro mantenga spensieratezza….”20190430095511Intervista all`ex capitano del Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonino Asta è tornato in panchina a ottobre dello scorso anno. Attualmente allena la Pistoiese in Serie C, dopo avere affrontato le esperienze con Monza, Bassano Virtus, Lecce, Feralpi Salò e Teramo. Da giocatore è stato capitano ed anima vera di un Torino sanguigno, vero, capace di fare emergere antichi valori legati alla grande storia granata. Nato ad Alcamo il 17 novembre del 1970 è arrivato non più giovanissimo ad essere illuminato dai riflettori del calcio professionistico. Ha giocato con il Saronno, col Torino, con il Napoli e il Palermo. Ma è nelle fila del Toro che ha costruito il suo vero senso di calciatore esterno di fascia con caratteristiche da vero capitano. La leadership instaurata nello spogliatoio di quel suo Toro, è stata provvidenziale nell’inculcare ai suoi compagni di allora cosa volesse dire indossare la maglia granata. E non è un caso che tutti i suoi derby giocati nel Toro, hanno sempre avuto il gusto di un agonismo intenso e sempre pronto ad affilare i bulloni delle scarpe per rendere difficile la vita alla Juve. Potremmo definirla una vita da derby con l’essenza da Toro. Così, in occasione della prossima stracittadina torinese, abbiamo pensato di intervistarlo per capire cosa ne pensa.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tonino, come vanno le cose con la Pistoiese?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Bene. Ci siamo salvati e questo è quello che conta. Adesso si programmerà il futuro. Per quanto mi riguarda, devo verificare alcune cose prima di decidere cosa fare. Vedremo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Parliamo del derby. Juve già campione d’Italia e Toro con l’entusiasmo di chi vuole entrare in Europa e magari in Champions. Che derby sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I derby in genere non danno mai una motivazione in più o in meno rispetto alla situazione di classifica. Il derby è derby, comunque sia. Tuttavia, penso che dopo la partita contro il Milan, il Toro cerchi di vincere questa gara non solo perché c’è la Juve ma anche perché si trova in una situazione importante di classifica. E’ brutto dire che i granata sono favoriti dal momento attuale, perché il derby sfugge sempre ad ogni pronostico. Io spero che il Toro mantenga questa spensieratezza, questa libertà mentale che gli permetta di fare una bella partita, pur sapendo che la Juve non ci starà a perdere il derby soprattutto in casa.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa ti piace del Toro di quest’anno. Pensi che sia la vera rivelazione di questo campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Aspetterei ancora la fine del campionato per dare una risposta precisa a questa domanda. Il Toro sta davvero facendo qualcosa d’importante e in questo senso potremmo ritenerlo come la rivelazione del campionato. Negli altri anni gli si chiedeva la continuità che poi non ha mai avuto, mentre quest’anno ha trovato proprio quella regolarità di risultati che gli ha permesso di andare avanti. Con questa voglia, questa determinazione e con quel non accontentarsi mai, si può essere determinati ad ambire di entrare in zona Champions.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dal punto di vista mentale, pensi che per il Toro sia finalmente arrivata la convinzione di essere squadra da vertice?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo va a pari passo di quello che dicevo pocanzi. Già l’anno scorso il Toro ha alzato l’asticella e la ricerca della continuità ha fatto sì di raggiungere una maturità proficua nel migliorare la propria autostima. Ho apprezzato molto che il Torino negli ultimi anni abbia corretto sempre i suoi errori. Adesso è arrivato il momento di prendersi le meritate soddisfazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Di questo ottimo momento granata, dai grandi meriti a Mazzarri oltre che alla squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente. Come in tutte le squadre l’allenatore ha la sua importanza. Dirti che Mazzarri è un valore aggiunto di questo Toro, per me che sono allenatore è semplice. E’ anche vero che sono i giocatori che vanno in campo e la verità sui meriti e demeriti dovrebbe essere ripartita in parti uguali. Tuttavia, nell’immaginario collettivo del mondo del calcio, se perdi è sempre colpa dell’allenatore con pochi demeriti dei calciatori, se vinci è solo merito dei giocatori. Ecco, io credo che ci sia sempre una via di mezzo nel valutare le varie situazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>D’accordo, il derby è sempre una partita a parte. Ma non credi che per il Toro sia un piccolo vantaggio affrontare la Juve in questo momento?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questa è una domanda cui è difficile dare una risposta ben precisa. La tua può essere una lettura giusta, ma dall’altra parte c’è da considerare che perdere la stracittadina non piace a nessuno. Mancano ancora quattro partite ed è impensabile che la Juve possa affrontarle in maniera svogliata e non da seria professionista. E’ logico che se penso a una squadra che ha maggiori motivazioni in questo derby, certamente il Toro ha un teorico minimo vantaggio che non è trascurabile.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tonino, cosa ricordi dei tuoi trascorsi granata e dei derby vissuti intensamente?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ricordo che la settimana prima della partita c’erano sempre gli sfottò dei tifosi da una parte e dall’altra. C’era l’attenzione dei tifosi del Toro che venivano al campo d’allenamento a caricarci per questa partita. Per questo dico che il derby di Torino non è una partita come le altre, non può esserlo né ora e né mai. Ci sono delle emozioni, delle sensazioni che sono diverse e vivi in maniera intensa. Personalmente non potrò mai dimenticare quel famoso 3 a 3 che resta tra i miei ricordi più belli della mia carriera di calciatore. “</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quale significato ha avuto per te essere stato il capitano del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ stato molto importante dal punto di vista umano perché mi ha dato modo di crescere ancora di più, anche se quella fascia da capitano l’ho raggiunta a quasi 30 anni. Mi ha dato una responsabilità diversa nel bene e nel male, anche nel farmi carico dei momenti negativi e di trovare delle motivazioni in tutto quello che facevo. Devo dire ancora oggi grazie a Giancarlo Camolese, perché volle affidarmi quella fascia da capitano che mi ha responsabilizzato molto. Non solo a Torino, ma anche in altre città mi ricordano affettuosamente come il capitano del Toro. Ecco, questo per me è motivo di grande soddisfazione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Un pensiero sul 70esimo anniversario della tragedia del Grande Torino.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ già un successo che la data del derby sia stata cambiata. Il 4 maggio sarebbe stato davvero impossibile affrontare un derby. Quel giorno l’ho vissuto intensamente in quegli anni che sono stato capitano del Toro. Leggere i nomi dei grandi campioni del Torino davanti alla lapide di Superga, per me è stata una grande emozione che mi ha fatto capire cosa significa giocare nel Toro. Lì te ne accorgi ancor di più, perché quando il silenzio diventa assordante come in quei momenti, ti sembra di aver vissuto anche tu quella tragedia. E intanto sei portavoce del popolo granata, della sua storia, della sua tragedia. E’ una cosa che deve restare per sempre. E’ un evento da commemorare con sacro rispetto. Grande onore per quegli INVINCIBILI.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tonino, ti manca un po’ il Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi mancherà sempre. Seguo sempre il Toro e i suoi risultati. E poi come potrei dimenticare certe radici che parlano di me come giocatore per 5 anni di cui 2 da capitano, e poi 7 anni da allenatore nel Settore Giovanile Granata. Sono troppo legato affettivamente al Toro e alla città di Torino, dove torno sempre e ho tanti amici. Il Torino è come la mia carta d’identità.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711asta.jpgSiNtonino-asta-il-derby-spero-che-il-toro-mantenga-spensieratezza-1013557.htmSi100451001,02,03030276
411013552NewsCoppeUno struggente messaggio a CR7, da parte di un tifoso della Juve20190418200457Quando l`amarezza di una sconfitta, tocca i sentimenti del tifoso. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sul giornale numero 18 di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juve – Toro”</b> ho letto con piacere l’articolo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Catapano</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Caro Cristiano, ti scrivo”.</b> Ciò che mi ha colpito in questo accorato messaggio è il sentimento profondo di delusione che si percepisce nell’animo del tifoso bianconero, dopo la sconfortante uscita della Juventus dalla Champions League. Ma ciò che piace di Antonio Catapano è questo suo rivolgersi a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> in maniera amichevole, consigliandolo quasi a non sentirsi in obbligo a restare nella Juve anche per il prossimo anno. Lo definirei un atto di amore di chi, con l’amaro in bocca, distrugge ciò che ama di più. Sembra un controsenso, ma non lo è. Sì, perché quando si ama davvero e si resta delusi, ti assale quella voglia di distruggere ogni cosa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“….perchè so come ti senti, anche tua mamma l’ha confermato che non l’hai presa bene l’uscita dalla Champions. Hai ragione, non fai miracoli. O almeno, non sempre….”.</b> Così inizia la lettera a CR7 scritta da Catapano. Un messaggio struggente che nel suo proseguire diventa quasi disarmante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Io al posto tuo, per quello che può valere la mia inutile opinione, alzerei i tacchi. Non sei il primo giocatore bravo a trovarsi in questa situazione riflessiva – esistenziale (citofonare Dani Alves e Carlitos Tevez ore pasti). Non pensare ai soldi, che ne hai già tanti, a camionate, e comunque di certo se trovi un altro club non ti metteranno mica a stecchetto. Che ne sarà di noi? Non preoccuparti, noi magari ci riprendiamo Gonzalo…….e comunque vada andiamo a prenderci il 9° scudetto consecutivo”.</b> E’ un lasciarsi altruistico, un qualcosa che sa di importante per il bene dell’altro. E ancora: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Che altro dirti, grazie di tutto, infinitamente grazie di essere stato con noi. E’ stato un grandissimo onore. Ciao CR7,tante belle cose e Buona Pasqua. Un amico”.</b> Un po’ come dire che la Juve e il popolo bianconero non merita cotanto campione che sembrerebbe quasi sprecato in una squadra che con la Champions non ha il suo stesso feeling. E allora ho pensato ai sentimenti scaturiti da un pallone che si antepone anche alle varie fedi calcistiche. C’è chi gode per gli insuccessi dell’odiata Juve e c’è chi da juventino ne soffre. Storie di social che si manifestano talora anche in maniera pesante. Sfottò che fanno parte del tifo calcistico e non tengono conto della sportività. Ci sta! Ognuno intenda la passione per il calcio come meglio crede. I sentimenti, le passioni, le emozioni e le lacrime contrapposte ai sorrisi beffardi, fanno parte di questo gioco. Ciascuno lo interpreti al meglio, secondo il proprio modo di vedere le cose. E intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Catapano</b>, tifoso juventino, ha scritto qualcosa che anche in chi è di altra fede calcistica, non può non far riflettere e apprezzare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNuno-struggente-messaggio-a-cr7-da-parte-di-un-tifoso-della-juve-1013552.htmSi100451001,02,03030274
421013543NewsEditorialePrima di tutto si rispetti il giorno della memoria granata20190404172630No, il Toro non può giocare il derby il 4 maggio!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Torino calcio ha appreso con profondo rammarico, la decisione della FIGC e della Lega Calcio di far giocare il derby Juventus - Torino il 4 maggio prossimo. Pur con tutte le esigenze dovute al calcio moderno e agli impegni talora inderogabili ad esso collegati, riteniamo che mai come in questo caso gli organi preposti del calcio italiano abbiano dato prova di insensibilità verso una data storica e sacra, che fa capo alla memoria del Grande Torino. Quello è un giorno particolare per il mondo granata, il giorno del lutto e del ricordo della tragedia di Superga che deve essere rispettato sempre. Tanto più che proprio il 4 maggio di quest’anno si celebra il 70esimo anniversario di quell’infausto giorno. E allora, con quale cuore la squadra, la società e la gente granata potrebbe mai affrontare un derby, proprio nel giorno in cui si sale alla volta della Basilica di Superga per pregare e stringersi per sentirsi partecipi al grande ricordo? No, non esiste! Non può essere mai una cosa simile! E’ inaccettabile! Così apprendiamo che la richiesta del Torino F.C. di cambiare la data del derby è arrivata in Parlamento. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Condividiamo pienamente l’iniziativa del Torino Calcio e del Presidente Urbano Cairo che ha chiesto di non giocare il derby con la Juventus il 4 maggio, in concomitanza del 70esimo anniversario della tragedia di Superga”,</b> così si legge in una nota dei deputati del costituendo Toro Club di Montecitorio. Ci auguriamo davvero che gli organismi preposti e in particolare la FIGC e La Lega di Serie A, si prodighino nel trovare con la massima urgenza un’alternativa più consona al rispetto della memoria granata. E’ un fatto di sensibilità culturale verso una storia che fa parte del nostro Paese. Una tragedia umana e sportiva che ha sconvolto l’Italia in quell’anno 1949, in cui il Paese stava risorgendo dalle ceneri. Dunque, si cambi la data del derby. Il Toro non può giocarlo e il popolo granata è impegnato con cuore e anima verso qualcosa che gli appartiene. C’è il Grande Torino da onorare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNprima-di-tutto-si-rispetti-il-giorno-della-memoria-granata-1013543.htmSi100451001,02,03030107
431013542NewsCampionatiMoise Kean, una favola diventata realtà20190327192427Quando il calcio regala storie di vita da raccontare <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“C’era una volta……..”</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Cominciavano così le favole che ci raccontavano da piccoli i nostri genitori. Erano sempre a lieto fine e soprattutto avevano il gusto di farci immedesimare teneramente al protagonista di quella storia. Era come sentirsi un po’ protetti, sicuri della presenza di mamma e papà che raccontando le favole, ci facevano sognare una vita in cui tutto appariva edulcorato dal raggiungimento dei propri desideri. E intanto si cresceva e si capiva poco per volta la differenza tra il bene e il male, ma anche il sacrificio di volere raggiungere la meta stabilita. E’ un po’ la favola di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moise Kean</b>, giovane attaccante della Juventus e della Nazionale Italiana che fin da piccolo ha sognato di fare il calciatore. Nato il 28 febbraio del 2000 a Vercelli, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moise Kean</b> ha da sempre avuto con il pallone un rapporto di particolare predilezione. Sua madre dice che giocava a palla anche in casa, dopo essere ritornato dai vari allenamenti e altrettante partite di calcio giocate con molto furore agonistico. Già, proprio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mamma Isabelle</b> che ha un ruolo determinante nella vita di Moise. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ringrazio la Juventus…”</b> dice mamma Isabelle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“perché lo hanno accolto che era un bambino e me lo hanno trasformato in</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">uomo”.</b> Dietro queste parole c’è tanta gratitudine, ma anche tanta emozione nel ricordo di molti sacrifici fatti per far crescere Moise e l’altro figlio Giovanni nato nel 1993. Lo chiama Mosè, mamma Isabelle, perché la sua nascita è stata un miracolo. I medici le avevano detto che, dopo Giovanni, non avrebbe potuto più avere altri figli. Sono stati giorni tristi che hanno fatto piangere e pregare mamma Isabelle. Una notte ha sognato Mosè che era venuto ad aiutarla, e dopo quattro mesi è rimasta incinta di quel Mose diventato anch’egli Mosè. Poi i sacrifici di un lavoro anche notturno nelle case di cura per anziani, al solo scopo di potere portare avanti la famiglia e due figli maschi che crescevano con poche pretese ma tanta unione famigliare. Un percorso di vita cominciato nel 1990, quando Isabelle è arrivata a Vercelli dalla Costa d’Avorio e un destino che si è meravigliosamente realizzato quando Moise le ha fatto una telefonata alle 5 e mezza di notte<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">: “ Mamma c’è una sorpresa per te. Ho firmato</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il contratto con la Juve, tu da oggi non lavori più e vieni a vivere con me a Torino</b>”. E’ quella favola di cui parlavamo prima, un racconto da fare ai nipoti perché sa di storia di vita vissuta che emoziona e che ti fa pensare quanto bello sia crederci sempre fino in fondo. E adesso che Mose è diventato pure uomo copertina del nuovo corso della Nazionale Italiana di Roberto Mancini, la loro vita è magicamente cambiata. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il gol con la Finlandia e con</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il Liechtenstein? Gli ho detto di continuare così, di ascoltare sempre l’allenatore e i compagni più grandi. Per una mamma è una grande soddisfazione vedere che lui ce l’ha fatta, che ha raggiunto livelli così alti, mai me lo sarei immaginato, soprattutto pensando da dove</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">siamo arrivati”.</b> Così ha concluso mamma Isabelle tra una lacrima d’emozione e l’altra. Una bellissima storia che sa di favola, di sogno diventato realtà. Adesso per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mose Kean</b> si aprono le porte del suo radioso futuro. E’ giovane, ha tanto talento e, soprattutto, una maturità calcistica e umana che lo aiuterà negli anni a venire.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-moise-kean.jpgSiNmoise-kean-una-favola-diventata-realta-1013542.htmSi100451001,02,03030175
441013537NewsCampionatiCrisi Inter. Per il derby la curva nord senza coreografie.20190315193442Il momento difficile di casa nerazzurra.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Amore e odio vanno sempre di pari passo. Sono sentimenti forti che apparentemente sembrano essere diametralmente opposti e invece hanno sempre qualcosa di simile e si intersecano tra bellezza e disamore. L’Inter è palesemente in crisi e i suoi sostenitori si sentono mortificati. La partita persa contro l’Eintracht in maniera davvero imbarazzante, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Fuori dalla Champions, fuori dalla Coppa Italia e adesso pure fuori dall’Europa League, l’Inter di Spalletti spera come minimo in un piazzamento al quarto posto in Campionato, che possa garantire la partecipazione nella Champions del prossimo anno. Ma non sarà facile,vista la condizione fisica e psicologica di un ambiente che è destabilizzato da uno spogliatoio che appare chiaramente disunito e che fa ancora riferimento ai cattivi rapporti con Icardi e Wanda Nara. Storie che si sono evidenziate in maniera macroscopica anche grazie a una società incapace di gestire una situazione così difficile. Marotta è arrivato da troppo poco tempo, per avere responsabilità dirette su questo stato di cose, ma siamo convinti che a partire da giugno prossimo, proprio l’attuale amministratore delegato dell’Inter farà un repulisti a partire da certe figure in organico alla società, per continuare a quelle legate alla squadra. L’Inter ha bisogno di ordine ormai da troppo tempo, ha bisogno di essere gestita in maniera consona a una azienda che fa calcio moderno e che non ammette fuoriuscita di voci che devono essere gestite in società e al massimo nello spogliatoio a porte chiuse. Certi spifferi regalati ai media non possono essere più accettati. Così come avviene alla Juventus, modello di squadra e di gestione societaria così tanto odiata dall’Inter e da tutto l’ambiente, ma che in fondo, con l’avvento di Marotta e per volere del presidente Steven Zhang, si tende a utilizzare un modello vincente. Dunque, in casa Inter si prevede a giugno uno scossone non indifferente, anche se Beppe Marotta furbescamente dichiara che di questa situazione Spalletti non ha alcuna colpa. E’ sapersi relazionare con la stampa, sapere cosa dire ai microfoni evitando polemiche. Tutto ciò sa di esperienza, soprattutto alla luce di un momento della stagione in cui è lecito pensare di finirla nel migliore dei modi. Non serve cambiare adesso, non serve fare proclami contro questo o quello, che potrebbe soltanto peggiorare una situazione già difficile. L’Inter deve partire dall’alto, per questo pensiamo che il prossimo anno molto cambierà. Intanto c’è da salvare la stagione. Dunque, tutti allineati e coperti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-beppe-marotta.jpgSiNcrisi-inter-per-il-derby-la-curva-nord-senza-coreografie-1013537.htmSi100451001,02,03030157
451013530NewsEditorialeAl 13° minuto, 13 secondi per ricordare Davide Astori.20190304170257Tra momenti di riflessione e commozione, l`incancellabile ricordo del capitano della Fiorentina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cos’è la vita. Che cos’è la morte. E che cos’è il calcio, capace di racchiudere sentimenti così profondi, controversi e al contempo uguali. Un anno senza <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. Il calcio si è fermato al 13° del primo tempo e per 13 secondi in tutti gli stadi d’Italia. 13 come il numero della sua maglia che resta il simbolo di un ragazzo che il destino ha prematuramente strappato alla vita. Lunghi applausi in tutti gli stadi, qualche inevitabile lacrima e tanta commozione. C’è stata molta compostezza e partecipazione da parte di tutti, ed è sembrato quasi che migliaia di persone di fede calcistica diversa si unissero in un ipotetico abbraccio per riflettere, per ricordare ciò che il tempo non cancellerà mai. Sì, perché ci sono momenti nel mondo del calcio e nella vita in genere, in cui certi antagonismi costruiti da antiche ruggini non hanno motivo di esistere. E’ sembrato quasi che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> per 13 secondi avesse messo tutti d’accordo in un’atmosfera surreale. In alto al tabellone la sua immagine che ormai abbiamo imparato a volere bene come un’icona di famiglia. Da Cagliari a Bergamo, da Roma a Milano,Torino e tutti gli stadi, hanno ricordato Davide come se avesse indossato tutte le maglie del calcio italiano. Sembra ieri, eppure è passato un anno da quel 4 marzo 2018 in cui Astori morì nel sonno in quell’albergo di Udine in cui pernottava con la sua Fiorentina, nell’attesa di disputare il giorno dopo l’incontro con l’Udinese. Ma lui, capitano della viola, quella partita non la giocò mai, lasciando attoniti i suoi compagni che sconfortati non si dettero pace, esattamente come succede ancora oggi. Così, in quei 13 secondi in cui il fischio dell’arbitro ha interrotto il gioco, l’amato pallone ha fatto spazio ai pensieri su Davide e alla sua scomparsa troppo&nbsp;frettolosa, che non ha dato neanche il tempo di salutarsi, di stringersi in un abbraccio intenso, proprio come dopo avere fatto un gol. A Bergamo hanno destato forte commozione le copiose lacrime versate da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic</b>, il quale in un articolo apparso oggi su diversi quotidiani sportivi, ha detto che in quegli attimi ha ricordato l’amico Davide, con il quale ha giocato nella Fiorentina, ma gli è anche venuto in mente il suo dramma vissuto questa estate, quando è stato ricoverato in ospedale per un’infezione batterica ai linfonodi del collo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quello che è successo ad Astori mi è rimasto in testa per tanti giorni. C’è stato un periodo in cui avevo paura di andare a letto e addormentarmi. Temevo di non svegliarmi più e di non vedere più la mia famiglia. Ho smesso di guardare le partite e il calcio in TV. Pensavo solo a guarire e stare con la mia famiglia. A un certo punto ho sperato di poter camminare e non di ritornare a giocare. Poi tutto è passato e ne sono uscito. Prima mi arrabbiavo per stupidaggini, ora vivo meglio”.</b> Pensieri e sentimenti che raccontano le fragilità dei campioni del pallone come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic,</b> il quale, nel ricordare il dramma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Astori,</b> si è immedesimato nella sua storia personale sfociata in un pianto dirotto in quei 13 secondi, in mezzo a quel prato verde di Bergamo in cui il pallone, la partita e i giocatori di Atalanta e Fiorentina si sono fermati. Il calcio è anche questo. Giri le pagine della commedia del pallone e ne esce il racconto della vita e della morte come un fatto naturale, come se l’una fosse direttamente collegata all’altra. Poi, al fischio dell’arbitro, il gioco riprende e la vita continua il suo scorrere naturale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“The Show Must</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Go On” – “Lo spettacolo deve andare avanti”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-davide-astori.jpgSiNal-13-minuto-13-secondi-per-ricordare-davide-astori-1013530.htmSi100451001,02,03030157
461013524NewsCoppeA scuola da mister Coppitelli20190221195846Il Torino Primavera si aggiudica la Supercoppa 2019.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non ci piace sperticare certe lodi gratuite che sanno di semplice compiacimento. Ci fa piacere invece significare a posteriori quello che da almeno tre anni a questa parte scriviamo per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli,</b> il tecnico della squadra Primavera del Torino. La conquista della Supercoppa avvenuta ieri sera contro l’Inter in quel di Sesto San Giovanni, dà motivo di congratularsi verso i ragazzi della Primavera del Toro che con fare grintoso e intelligente conduzione tattica, hanno giocato un match che è stato tirato fino alla fine per avere avuto la coda dei tempi supplementari e anche dei rigori. Il comportamento dei ragazzi è stato maturo e consapevole dell’importanza della partita, che ha poi portato una Supercoppa già messa in luce nella bacheca delle tante conquiste del Torino. Ma la cosa più importante è l’orgoglio con il quale i ragazzi granata sono scesi in campo, convinti di fare la partita perfetta attraverso il carattere ereditato dai preziosi insegnamenti di mister Coppitelli. Uno di poche parole, quasi refrattario ai proclami e schivo alle interviste, ma equilibrato nelle sconfitte e nelle vittorie. Proprio come i suoi ragazzi, cui ha fatto scuola di come si sta in campo, nello spogliatoio e nella vita di tutti i giorni. Prima uomini e poi campioni, questa è la priorità nel calcio che conta. Muscoli, cuore, ma soprattutto cervello, perché tu puoi avere grandi doti tecniche ma se non le esprimi attraverso la serietà e una vita privata corretta, nel calcio fallisci e non vai da nessuna parte. Sembrano solo parole, ma non è così. Questo è il credo calcistico impartito da mister Coppitelli, capace com’è di fare scuola di tecnica, tattica, ma anche di psicologia per unire, per fare gruppo, per creare uno spogliatoio fatto il più possibile di armonia, piuttosto che di musi lunghi. E poi i risultati sono questi, con inevitabili conquiste anche se nella sua globalità la sua squadra Primavera ha qualità talora non superiori ad altre illustre compagini. Ma è nell’insieme che il calcio conta le vittorie, nella voglia concreta dell’unanime pensiero di fare bene. Ciascuno nel suo ruolo, ciascuno con le proprie caratteristiche messe al servizio della squadra. Ecco, il lavoro di Coppitelli che in tre anni di permanenza nella Primavera del Torino ha visto e lanciato diversi giovani di buone qualità tecniche, si racchiude proprio in quel senso della serietà lavorativa che è la prerogativa di pochi personaggi che gravitano nel mondo del calcio. Nulla è dato al caso e tutto è frutto di sacrifici, di lavoro serio e continuo. Tutto ciò è racchiuso dentro quella Supercoppa vinta ieri sera e dentro gli altri trofei che verranno. Ne siamo certi!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Sesto San Giovannifl0711fl0711federico-coppitelli.jpgSiNa-scuola-da-mister-coppitelli-1013524.htmSi100451001,02,03030212
471013505NewsCoppeSupercoppa senz’anima20190117120228La Juventus si aggiudica la Supercoppa Italiana 2019.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un pallone, soldi a palate, tante polemiche per avere organizzato una supercoppa italiana in un Paese ancora troppo lontano dal rispetto dei fondamentali diritti umani. Così, dopo aver programmato questo evento a Gedda in Arabia Saudita, noi cronisti ci troviamo a riflettere più sul lato sociale e degli esorbitanti interessi che fanno capo al dio denaro, piuttosto che porre in analisi una partita che non ha riservato emozioni sotto il profilo squisitamente tecnico. Infatti, più volte durante la partita abbiamo cercato di inventarci un sussulto adrenalinico capace di ricordarci che quella che stavamo vedendo era la finale di Supercoppa Italiana tra Juventus e Milan. E allora abbiamo elaborato i pochi momenti (davvero esigui in verità) che hanno giustificato un palcoscenico del pallone ad alti livelli. Tra la rovesciata di Ronaldo alla traversa di Cutrone, ci sono stati pochi spunti di calcio vero da raccontare. Lo stadio stracolmo di circa 62 mila spettatori, di cui 15 mila donne relegate forzatamente nel settore riservato alle famiglie, non hanno trasmesso sul campo quel tifo capace di dare significato al valore di una Supercoppa contesa da due squadre italiane che, oltre ad ambirla per il proprio prestigio, dava l’opportunità di superarsi, visto che entrambe avevano vinto per sette volte questo ambito trofeo. Come dicevamo ha vinto la Juventus con il solito CR7, che ha infilato un gol di testa a un Donnarumma che per l’occasione non è apparso completamente indenne da colpe. Ma c’è da dire che il Milan non è mai stato a guardare, tanto è vero che già all’inizio della partita ha messo i difficoltà la Juve che è apparsa lenta, prevedibile, troppo ferma sulle gambe e talora anche monotona nel suo ripetuto incedere sugli esterni, Alex Sandro e Cancelo. In tutto questo c’è da registrare una traversa colpita da Cutrone, proprio quando le due squadre si trovavano sullo 0 a 0. Tuttavia, vogliamo ritornare a rimarcare l’assenza di calore sportivo il quale dagli spalti non è stato in grado di dare impulso a un match che è mancato di furore agonistico. Qualcuno l’ha addebitato al caldo, qualche altro s’è perso tra le mille polemiche dettate da un Higuain assente, bizzarro e capriccioso, il quale sembra ormai destinato alla corte di Sarri nel Chelsea. Ma la realtà è che per gli smisurati interessi economici che vanno a gonfiare le casse di società e Federazione calcio italiana, si è persa l’identità di eventi calcistici che restano privi del loro significato principe: l’anima. E’ come se il pallone si fosse svuotato, sgonfiato di calcio e gonfiato del dio denaro. Troppo lontana l’Arabia Saudita dal nostro modo di intendere culturalmente quel calcio che resta pur sempre fermento emotivo e passione che coinvolge tutti, uomini, donne e bambini senza distinguo alcuno e senza motivi di anacronistici separatismi. La lussureggiante e numericamente altissima presenza di spettatori presenti allo stadio King Abdullah Sport City di Gedda, è stata la fredda cornice di uno stadio megagalattico privo di cuore, di passione, di adrenalina. Sì, la Juve ha vinto grazie al suo CR7 che incornicia la prima Coppa vinta in bianconero, scrivendo la storia sul libro delle 8 Supercoppe italiane conquistate con il fregio di essere sempre la prima in Italia. Tuttavia, ci siamo sforzati di emozionarci, di inventarci un qualcosa che desse il valore a una finale troppo sterile di gioco sul campo e di passione sugli spalti. Peccato, ci auguriamo di rivedere presto in questa Juventus ciò che oggi è mancato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Gedda Stadio King Abdullah Sport City fl0711fl0711foto-supercoppa-2019-vinta-dalla-juventus.jpgSiNsupercoppa-senz-anima-1013505.htmSi100451001,02,03030298
481013482NewsEditorialeLe insanabili ruggini granata contro l’altra parte del tifo cittadino.20181102184519La delicata questione legata a striscioni offensivi<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo le intercettazioni di Report, la trasmissione di giornalismo di inchiesta che va in onda su Rai3, il popolo granata ha raccolto quasi tremila firme per impedire alla dirigenza della Juventus di accedere allo stadio Grande Torino, in occasione del prossimo derby. Il motivo è dato da quegli striscioni offensivi su Superga apparsi allo Stadium durante il derby del 2014. La condanna dell’opinione pubblica fu ferma, tanto è vero che il presidente della Juventus Andrea Agnelli non tardò a scusarsi con il mondo granata. Tuttavia, il rispolverare certe immonde brutture, ha provocato una sorta di rigurgito di quell’insanabile malessere che aleggia sempre tra le due tifoserie e che va oltre il semplice tifo pallonaro. Così si è espresso il presidente Cairo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per cose</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">così gravi servono scuse doppie, anzi bisognerebbe pronunciarle dieci volte nei confronti di una tragedia<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>che scosse profondamente l’Italia e che anche oggi fa scendere le lacrime a tanti tifosi che ogni 4 maggio rendono omaggio a Superga e agli Invincibili”.</b> Parole chiare che sintetizzano la grave offesa fatta verso la storia del Grande Torino, che rappresenta il cuore della propria cultura calcistica. Ma, a parere nostro, il punto nevralgico della questione sta proprio nell’aver risvegliato tale gravissimo fatto di aberrante idiozia, proprio in prossimità del derby della Mole. Sia chiaro che non abbiamo nulla in contrario verso il giornalismo d’inchiesta, il quale in un Paese libero di espressione deve essere posto alla base di una sana informazione, per rendere pubblico ogni fatto di cronaca realmente accaduto. Tuttavia, ci resta il dubbio sulla tempistica di certi fatti che vengono sistematicamente rispolverati dopo molti anni, e talora anche in prossimità di eventi che possano turbare una già precaria situazione di tifo cittadino che storicamente si guarda in cagnesco. E con questo sistema in cui i toni si alzano esasperando i tifosi, si rischia seriamente di aizzare gli animi alla contestazione, piuttosto che indurli al buon senso. E allora ci chiediamo che aria potrà tirare il prossimo 15 dicembre <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>intorno allo stadio Grande Torino, in occasione del prossimo derby della Mole. Per il moderato sentire che ci è connaturato, abbiamo sempre pensato che certe offese non si cancellano con altre offese. A nostro avviso, infatti, privare la dirigenza della Juventus ad entrare in casa del Torino resta un’idea assurda e discriminante. No, così non se ne esce più! Piuttosto saremmo dell’idea di sensibilizzare le due dirigenze ad un incontro pubblico, proprio per scusarsi su questioni sulle quali bisognerebbe chiarire la responsabilità oggettiva della stessa Juventus. Ma se l’iniziativa venisse addebitata soltanto a un gruppo di facinorosi che nulla hanno a che fare con il tifo legato al mondo del calcio, allora tutto cadrebbe nel nulla. Già, ma Report ha messo in onda certe intercettazioni telefoniche che coinvolgerebbero la dirigenza bianconera. E allora si vada a fondo alla questione, fino a quando la magistratura chiarirà ogni cosa. Ma adesso non si inneschino altre scintille di violenza. Non ce n’è proprio bisogno!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-tifosi-del-torino.jpgSiNle-insanabili-ruggini-granata-contro-l-altra-parte-del-tifo-cittadino-1013482.htmSi100451001,02,03030181
491013479NewsCoppeIn Champions League, un Napoli da sogno e Inter priva di autostima.20181025192351Le indicazioni di Napoli e Inter nel turno di Champions.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nel vedere il Napoli in casa del PSG, ci si accorge quanto la squadra di Ancelotti stia progredendo sulla strada iniziata da Maurizio Sarri. I partenopei hanno pareggiato una partita che hanno vinto dal punto di vista del gioco, della fantasia e della forza caratteriale, ma sono stati sfortunatamente raggiunti da un gol beffa di Di Maria al 93°. Giocare a testa alta al Parco dei Principi di Parigi non è cosa semplice per nessuno, eppure i ragazzi di Carletto Ancelotti hanno aperto le marcature con Insigne e hanno subito un autogol di Mario Rui in avvio di ripresa. Ma colpiti nell’orgoglio, gli azzurri hanno macinato gioco di ottima fattura tra centrocampo e attacco, arrivando a quel gol di Mertens che aveva dato l’apparente illusione di qualcosa di definito. Un 2 a 1 che in base a ciò che si è visto in campo era davvero meritato. Poi, come già detto, De Maria allo scadere ha pareggiato le sorti di una partita che ha messo in rilievo la fragilità difensiva del PSG e la convinzione che questo Napoli modellato perfettamente da Ancelotti, possa giocarsela con tutti senza alcun timore reverenziale. Infatti, se teniamo conto della qualità tecnica dell’avversario che vanta la presenza di Neymar, Cavani, Mbappé, Di Maria, Rabiot, Verratti, il Napoli ha messo in luce tantissima abnegazione in Allan, Insigne (uscito poi per infortunio) Callejon, Fabian Ruiz, Mario Rui, che hanno saputo spingere in avanti grazie anche alla sicurezza difensiva data da Koulibaly e Albiol, i quali hanno saputo tenere a bada energicamente i “mostri sacri” del PSG. Ma se è vero che dopo quanto si è visto in campo resti l’amarezza di non aver portato a casa i tre punti in palio, è altresì vero che i 5 punti in classifica del Napoli che è staccato da una sola lunghezza dal Liverpool, fanno sperare in un passaggio del turno che non è per nulla difficile. Tuttavia, è importante vedere se la squadra di Ancelotti riuscirà a ripetere la stessa prestazione contro il PSG nella gara di ritorno. Noi siamo certi che il Napoli non deluderà, perché il gioco del calcio non è qualcosa che si inventa dall’oggi al domani, ma è il frutto di un percorso costruttivo che fa sempre capo a un progetto serio. Detto questo, passiamo alla prestazione dell’Inter al Camp Nou di Barcellona. Diciamo subito che dopo la vittoria nel derby, ci si aspettava un approccio alla gara sicuramente diverso. I blaugrana hanno dimostrato tutta la loro forza anche senza Messi, imponendosi con un 2 a 0 (gol di Raphinha e Jordi Alba) che ha garantito il vertice del gruppo B. L’Inter di Spalletti, invece, ha evidenziato alcune lacune nel rallentare il proprio percorso di crescita europea, nonostante un avvio di ripresa determinata. Certo, non si può dire che nerazzurri non siano mai entrati in partita, tuttavia, la carenza concettuale della propria forza nel credere in se stessi, crediamo abbia giocato un brutto scherzo alla squadra di Spalletti. L’impressione è che questa squadra abbia ancora delle remore reverenziali contro certi avversari, disperdendo certi convincimenti di grande squadra che i nerazzurri sanno mettere in evidenza soltanto saltuariamente. Dunque, riteniamo che a questa squadra manchi ancora quella convinzione che faccia la differenza e contribuisca a fare della continuità di gioco e risultati, qualcosa da acquisire al più presto. E non si può rimproverare la sola mancanza del pur importante Nainggolan nella manovra nerazzurra, perché è nel suo insieme che questa squadra ha bisogno di auto convincersi della propria forza. Comunque, allo stato delle cose, pensiamo che l’Inter con i suoi 6 punti in classifica e con il Tottenham e il PSV Eindhoven fanalini di coda a 1 solo punto, possa passare agevolmente agli ottavi di finale. Resta il problema di un’Inter che ha presto bisogno di rivedere certi meccanismi mentali,tattici e tecnici, che possano far ben sperare per il prosieguo in campo europeo. Non bastano gli exploit dell’ultimo momento e certe entusiasmanti vittorie ottenute in extremis. Serve la compattezza e la continuità nel saper gestire il match in maniera ordinata fin dall’inizio. Ci riuscirà la squadra di Spalletti?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parigifl0711fl0711foto-ancelotti.jpgSiNin-champions-league-un-napoli-da-sogno-e-inter-priva-di-autostima-1013479.htmSi100451001,02,03030256
501013474NewsEditorialeQuel passo indietro di Gigi Meroni, che segnò la vita di Tilli Romero2018101519105351 anni fa, la tragica morte di Gigi Meroni e l`ineluttabile destino legato a Tilli Romero.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Destino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>. Insieme imponderabile delle cause che si pensa abbiano determinato gli eventi della vita. E quante volte abbiamo sentito dire frasi come: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Rassegnarsi al proprio destino”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’ineluttabilità del destino”, “E’ fatale”, “E’ destino”.</b> Ma in realtà il destino che cos’è? E’ quel qualcosa che spesso viene inteso come personificazione di un essere o di una potenza superiore, che regola la vita secondo leggi imperscrutabili e immutabili. E allora ognuno di noi, in base al momento in cui viviamo, siamo soliti pensare che in fondo siamo proprio noi stessi a delineare il nostro destino. Tuttavia, ci sono situazioni in cui questa corrente di pensiero viene sostituita dalla convinzione che per l’accadere di un determinato fatto si dice che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“era già tutto scritto”.</b> Questo preambolo per ricordare la morte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Meroni</b> in quella maledetta domenica del 15 ottobre 1967, in cui attraversando la strada in Corso Re Umberto a Torino, fu investito mortalmente dal sopraggiungere di un’auto guidata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tilli Romero,</b> un tifoso del Toro, un acceso fan di Meroni che poi divenne anche presidente granata. Una storia incredibile, ma vera. Sono passati 51 anni da quel giorno, eppure Attilio Romero, detto Tilli, convive con quel senso di colpa che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni. Nel periodo in cui è stato presidente del Torino ho avuto modo di intervistarlo più volte, ritornando a parlare di quel tragico momento che ha segnato per sempre la sua vita. Ricordo con quale dovizia di particolari ha rivissuto quella storia così dolorosa, che tra le pieghe della sua anima resta ancora vivido come fosse successo nell’istante in cui ne parla. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vidi quei due pedoni in mezzo al corso (Poletti e Meroni) e pensai che ci fosse lo spazio sufficiente per passare. La mia è stata una colpevole leggerezza perché avrei dovuto pensare al peggio, all’imponderabile, rallentare e spostarmi a destra. Poi successe l’imprevisto, perché Meroni vide un’auto venire nel senso opposto alla mia, si impaurì e fece un passo indietro. Quel terribile passo indietro che fu letale, in quanto lo colpii sbalzandolo sull’altra corsia in cui fu travolto da una Lancia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Appia”</b>. Da qui tutto un seguire di situazioni di lutto, dolore, lacrime e sensi di colpa, in cui il destino ha voluto accanirsi contro Tilli Romero,un giovane di 19 anni che ancora oggi, nonostante i suoi 70 anni e il suo tragico vissuto, ha tappezzato la sua camera con le foto di quel Gigi Meroni che è stato il suo idolo. Stravedeva per lui, e quando andava allo stadio litigava sempre con chi osava criticare quel giocatore che dribblava con leggerezza, proprio come fosse una farfalla. L’avevano paragonato a Omar Sivori anche per quel suo modo di tenere arrotolati i calzettoni fino alle caviglie. Prima della sua tragica morte, la Juventus lo voleva acquistare per una cifra che si aggirava intorno agli 800 milioni di lire e Tilli Romero si aggregò al popolo granata che scese in piazza a protestare. Ma Gigi Meroni, la leggiadra farfalla granata, prematuramente volò in cielo lasciando nello sconforto i tifosi del Toro, il calcio italiano di allora e quel Tilli Romero che ancora oggi e fino alla fine dei suoi giorni, rivive il racconto della sua vita come qualcosa che non ha spiegazione alcuna. Per lui è come essere sempre in mezzo a Gigi, ai suoi affetti più cari e al popolo granata che spesso collega questa tremenda storia come qualcosa legata al destino del Toro, che sa di tragedia cominciata proprio con la morte del Grande Torino e continuata in tanti altri tragici fatti avvenuti. E allora il destino cos’è? Forse qualcosa che decidiamo noi, oppure è già tutto scritto sulle pagine del libro della nostra vita?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-gigi-meroni.jpgSiNquel-passo-indietro-di-gigi-meroni-che-segno-la-vita-di-tilli-romero-1013474.htmSi100451001,02,03030238
511013465NewsCampionatiLa Juventus di Bernardeschi20180924093929Il 24enne di Carrara sbalordisce per la sua improvvisa maturazione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Chi pensava alla Juve di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> si trova inaspettatamente ad ammirare la crescita esponenziale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Federico Bernardeschi</b>. In una Juventus che marcia a punteggio pieno ma che latita nel gioco, questo 24enne di Carrara è in grado di accollarsi sulle spalle la squadra, prendersi delle responsabilità da vero campione e tamponare le macroscopiche magagne di una Juventus strapiena di campioni che vincono e annoiano. Evidentemente la Vecchia Signora ha preferito fin dall’inizio optare sempre per la vittoria come il senso di ogni cosa. Il gioco? Beh quello verrà! Chissà come, chissà quando! E nell’attesa ci si affida a Bernardeschi. Ma l’avete visto cos’è in grado di fare e come cambia la Juventus quando Allegri si decide a farlo entrare in campo? Avete visto la prelibatezza dei suoi tocchi con la suola della scarpa, i dribbling, la velocità che imprime in ogni azione e la capacità di verticalizzare il gioco di una Juve che in maniera sonnolenta e farraginosa propone sempre idee monotematiche, costruite su un gioco elementare? Migliaia di passaggi sull’esterno ad Alex Sandro, che arranca con la bava alla bocca, arriva in fondo alla sua sinistra e crossa spesso in chiara difficoltà di ossigeno. Azioni ripetute e stucchevoli, cui anche l’avversario più sprovveduto sa prevedere. Ma dov’è la fantasia se ci si affida sempre a giocatori di quantità che garantiscono interdizioni ma non costruzione di gioco? E così anche a Frosinone la Juve ha sofferto e ci sono voluti ben 80 minuti di partita per sbloccare uno squallido 0 a 0 che avrebbe fatto comodo ai padroni di casa, i quali hanno fatto la loro onesta partita, disponendosi tatticamente a cercare di inibire il gioco della Juve. Ma di queste situazioni quest’anno ne vedremo tante, perché è legittimo per ogni avversario di livello inferiore, affrontare i bianconeri come se fosse la loro partita della vita. Dunque, il problema non sta nell’avversario che si chiude a riccio e cerca di non darti modo di mettere in luce il divario tecnico, ma sei tu, Juventus, che devi imporre il tuo gioco attraverso le idee e la qualità dei tuoi campioni. Ad oggi tutto questo non si è visto, nonostante la Juventus sia corsara e viaggi a punteggio pieno. Ma basta tutto questo a una compagine che tra il campo e la panchina ha due squadre che possono vincere scudetto e coppa? Per il momento la fantasia non c’è e il vero gioco del calcio è racchiuso nei sogni di chi vorrebbe spellarsi le mani per applaudire CR7, Dybala e compagni. Ma per fortuna c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi</b>, il vero Cristiano Ronaldo della situazione!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-bernardeschi.jpgSiNla-juventus-di-bernardeschi-1013465.htmSi100451001,02,03030153
521013463NewsCoppeIl lato umano di Cristiano Ronaldo.20180920094118La riflessione sul campione più osannato del mondo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Persone. Questo ci insegna la vita. Ognuno con la sua storia, ognuno con le proprie fragilità umane. E chissà quante volte abbiamo pensato come possa essere la vita di chi è ricco, di chi non ha problemi economici di sorta e il mondo gli si spalanca davanti senza preclusioni di sorta. Fantasie che ci assalgono come sogni che non realizzeremo mai, perché ricchi, famosi e potenti non lo saremo in nessun caso. E allora ci limitiamo a immaginarci tanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> per la sua bravura calcistica, per la fortuna che ha avuto nella vita, per la sua immensa popolarità, per la sua ricchezza che confonde anche il nostro limite nel saper contare esattamente gli svariati milioni di euro che guadagna questo grande campione della pelota mondiale. Eppure, c’è sempre quel lato umano che spesso sfugge volutamente per quella superficialità che limita l’idea di andare in profondità delle cose. E così siamo abbagliati dai gesti tecnici sopraffini di CR7, dalla sua facilità nel saper trattare il pallone nel saltare l’avversario, nel fare gol a grappoli. Tutto ci appare come magia. Ma non è così, perché spesso questo campione tanto osannato suscita simpatie da vendere e qualche antipatia dovuta proprio a certi atteggiamenti da superman. Tuttavia, alla base di tutto resta sempre l’uomo, la persona che è al centro di ogni cosa. Guardando la prima partita di Champions League che la Juventus ha giocato in terra spagnola contro il Valencia, ci sono stati diversi spunti di riflessione che ci hanno distolto per un attimo dalle considerazioni puramente tecniche. Al 29’ del primo tempo, infatti, l’arbitro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brych</b> decide di espellere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> per un contatto a palla lontana con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Murillo.</b> Il labiale dell’addizionale di linea dice all’arbitro che il portoghese, dopo avere dato un calcetto con il piede sinistro sulla gamba destra del colombiano, deve essere espulso per aver tirato i capelli all’avversario. E’ il primo cartellino rosso per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> in Champions League, una punizione eccessiva immortalata dalle telecamere che impietosamente si soffermano sul viso in lacrime del portoghese, il quale in maniera disperata urla: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non ho fatto niente”.</b> Tenuto conto che il fallo di ingenuità c’è stato, da regolamento sarebbe stato opportuno che l’arbitro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brych </b>l’avesse sanzionato con un cartellino giallo e non con una espulsione apparsa a tutti inconcepibile. Tuttavia, a prescindere dai fatti tecnici dovuti a una Juventus che rimasta in dieci uomini è riuscita ugualmente a vincere la partita con due reti messe a segno su rigore da Pjanic, restano emblematiche le lacrime di delusione di CR7 che hanno fatto il giro del mondo. Il gesto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> era da considerarsi come una vera e propria ingenuità e non come una condotta violenta; di questo non ci sono dubbi. Ma il punto che ci ha fatto riflettere, sono state le lacrime di un giocatore che ha saputo mostrare tutta la sua fragilità di uomo, proprio a noi che siamo abituati a considerarlo immune da fatti legati alle corde dell’anima. Quelle immagini di pianto dettate dall’ingiustizia avranno colpito anche i figli di CR7, i quali, come tutti noi, non sono abituati a vedere in lui un papà con la manchevolezza della forza, del coraggio dettato anche da uno strapotere economico che innalza sempre una grande quantità di autostima e sicurezza. Un papà pieno di muscoli, attento sempre all’immagine per fare sfoggio della sua bellezza fisica e dei suoi immensi interessi extra calcistici. Ma c’è anche un papà, (quel papà), che sa svestirsi pubblicamente di certe esteriorità che l’hanno reso famoso. E’ il marziano che si fa uomo. E chissà se anche il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristianinho</b> che gioca nei pulcini della Juventus, vedendo tutto ciò che è successo a papà in campo a Valencia, non l’abbia ammirato ancor di più della sua bravura nel fare gol, dribbling e tutto ciò che fa grande un vero campione di calcio. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Valenciafl0711fl0711foto-cr7-che-piange.jpgSiNil-lato-umano-di-cristiano-ronaldo-1013463.htmSi100451001,02,03030289
531013461NewsCampionatiToro, gestisci bene Simone Zaza20180913174239In casa granata è indispensabile non creare pericolosi dualismi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Così dice il patron <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo: ”Zaza e Belotti dal primo minuto? Non influirò mai sulle</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">scelte di Mazzarri”.</b> Invece noi diciamo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaza</b> devono giocare insieme per il bene della squadra. In un Torino che deve raggiungere l’Europa per il campionato 2019’20, si prospetta già qualche variante tattica che alla luce della sua rosa attuale fa pensare in positivo. L’organico è di buona qualità tecnica anche in virtù della scuola di pensiero tattica di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Mazzarri,</b> il quale predilige il 3-5-2 in fase di possesso palla che poi diventa 5-3-2 nel non possesso. Detto ciò, ci viene da pensare come armonicamente il tecnico toscano possa sistemarsi in campo, avendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti, Iago Falque e Zaza</b> a disposizione. Da quanto si evince dalle prime partite di campionato del Toro (che ha fatto molto bene dal punto di vista del gioco), c’è la chiara mancanza di tenuta atletica da parte del nuovo acquisto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Zaza</b>. Il ragazzo scalpita per giocare, ma a nostro avviso è giusto non affrettare il rientro e preparare il giocatore in maniera tale da rendere al cento per cento. Ma le idee devono essere chiare fin dall’inizio, proprio per evitare tentennamenti eventuali su un attacco che apparentemente potrebbe sembrare troppo proiettato in avanti. E’ chiaro che in fase di possesso palla Belotti e Zaza possono essere devastanti per qualsiasi difesa, tuttavia, i meccanismi tattici devono essere provati e riprovati proprio nella fase più delicata: quella relativa al non possesso. Da parte dei due attaccanti, deve essere insita l’idea del sacrificio fatto a turno in supporto al centrocampo. La squadra deve essere corta e attenta a interdire nel momento del bisogno. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> ha già dato prova delle sue qualità tecniche di ottimo esterno, capace anche di fare la doppia fase di gioco. Dunque, non si pensi di tenere ancora per tanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaza</b> in panchina se non nei tempi tecnici necessari per rigenerarlo dal punto di vista atletico. Lui è un giocatore indispensabile per l’attacco del Toro perché ci mette sempre l’anima, va a pressare anche su palloni impossibili e non risparmia mai coraggio ed energie fisiche. Quindi, pensiamo proprio che il Torino e Walter Mazzarri abbiano il dovere di gestire bene il giocatore proprio in questa fase delicata della sua carriera. Nel calcio si creano spesso alcuni dualismi inventati ad arte per giustificare certi risultati negativi, tuttavia, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti e Zaza</b> si integrano bene proprio perché hanno diverse caratteristiche. Entrambi sono bravi a lottare su ogni pallone, ma sono dissimili nel concepire il calcio d’attacco. Forte fisicamente, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gallo Belotti</b> è un leader carismatico perché trasmette tanto alla propria squadra, ai propri compagni e ai tifosi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaza</b>, 27enne ex giocatore del Valencia, è uno che ama stupire per la sua generosità e per il coraggio che ha da vendere. Spesso esagera in comportamenti a limite del regolamento, tuttavia, resta sempre un punto fermo per la sua vivacità d’attacco capace di contagiare positivamente i compagni di squadra. Dunque, si rifletta attentamente in casa granata su come utilizzare bene tatticamente questi due campioni di calcio che, secondo il nostro avviso, faranno la differenza concreta nel Toro di quest’anno.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-zaza.jpgSiNtoro-gestisci-bene-simone-zaza-1013461.htmSi100451001,02,03030159
541013459NewsCampionatiInter Torino, due facce della stessa medaglia20180827094225Una partita dai due volti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter – Torino 2 a 2 = Perisic al 6’, De Vrij al 32’, Belotti al 55’, Meité al 68’</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il blackout mentale è diventato il motivo conduttore di questo inizio di campionato in cui si evidenziano molti problemi legati soprattutto alla ricerca di un gioco, di un’identità di squadra e di un amalgama talora difficile da raggiungere. E allora si assiste a partite come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino</b> in cui il desiderio di superarsi non è più forte dell’equilibrio del risultato finale. Nerazzurri e granata hanno pareggiato una gara dai due volti che mette in analisi certi punti ancora da colmare dal punto di vista caratteriale e tecnico. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’Inter di Spalletti</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> ha giocato un ottimo primo tempo mettendo sotto un Torino evanescente e negativamente sorprendente per assoluta mancanza di reattività. Poi, nel secondo tempo, i nerazzurri hanno perso improvvisamente quel cipiglio di squadra dimostrato all’inizio e si sono persi in un’inspiegabile abulia che mette in discussione anche il suo allenatore per non essere riuscito fin dallo scorso campionato a dare una certa continuità alla squadra. Troppo altalenante questa Inter di Spalletti che comincia il campionato perdendo fuori casa contro il Sassuolo e pareggia malamente la prima partita interna contro il Toro. E non può essere certamente la mancanza dell’infortunato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nainggolan</b> la causa di questa situazione. Certo, la presenza del belga darebbe un valore aggiunto nel centrocampo di Spalletti che spesso rappresenta il vero problema mai risolto dell’Inter. Ottimi gli inserimenti dell’esterno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Politano</b> e a sprazzi anche apprezzabili le incursioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic </b>che pecca sempre di mancanza di continuità. Note negative per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi </b>che, tuttavia, pensiamo abbia bisogno di un maggiore supporto nella zona d’attacco, avvicinandogli maggiormente quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic</b> che abbiamo visto svariare in lungo e largo per il campo. Da rivedere il centrocampo che pur vanta nomi illustri come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah, Vrsaljko, Vecino e Brozovic</b> e una difesa che dovrebbe essere più attenta e senza attimi di distrazioni, specie se facciamo riferimento a giocatori di qualità come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Vrij,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Skriniar e D’Ambrosio</b>. A <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> che è il timoniere di questa squadra, si chiede di trovare presto la soluzione di tanti problemi venuti alla luce. In fondo, la società nerazzurra quest’anno gli ha affidato fior di giocatori di grande livello tecnico in tutti i reparti. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Toro di Mazzarri</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>, invece, sembra proiettato sulla strada giusta. Infatti, eliminando l’assurdo primo tempo contro l’Inter, il Torino visto nella prima di campionato contro la Roma e quella ammirata nel secondo tempo di San Siro è una squadra vera, essenziale e con un carattere ben delineato. La reazione a un inizio assolutamente deprimente è da considerarsi in maniera positiva, soprattutto nell’evidente desiderio di non apparire amorfi e privi di mordente. Il cuore Toro è questo, ma c’è ancor di più rispetto all’anno scorso in cui si peccava di qualità in un centrocampo troppo muscolare e poco tecnico. Oggi il Toro è ben assortito in difesa, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu</b> non si discute per sicurezza tra i pali, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nkoulou </b>che meraviglia sempre più per carisma e scelta di tempo negli interventi, gli eterni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moretti e De Silvestri</b> e poi con quel nuovo acquisto che risponde al nome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Izzo</b>, un infaticabile frangiflutti a protezione della difesa. Ma abbiamo visto mordere le caviglie dell’avversario anche a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Soriano </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon</b>, i quali hanno trovato in Meité il supporto ideale per ripartire in contropiede. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> nel suo incedere veloce con spunti di notevole tecnica individuale, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b> sembra rinvigorito e desideroso di cancellare l’anonimo campionato dello scorso anno. Adesso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> deve lavorare molto sulla ricerca più psicologica che tecnica di trovare la causa di certi blackout inspiegabili e pericolosi. E poi c’è da considerare il punto interrogativo riguardante gli inserimenti di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ljajic</b> (eterno incompreso) e di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaza</b>. Ad oggi, conoscendo la scuola di pensiero del tecnico toscano, dubitiamo in un attacco a due punte. Tuttavia, pensiamo che se a turno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaza</b> sapranno sacrificarsi per dare una mano a centrocampo, potremmo assistere a un Toro con maggior peso in attacco. Ma siamo solo alla seconda di campionato, e se anche il Toro come tutte le altre squadre é alla ricerca di una vera identità, possiamo affermare che quest’anno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> ha la possibilità di provare più soluzioni tattiche. Il Torino è finalmente una squadra vera. Si studi il modo migliore per renderla brillante e competitiva. L’Europa l’attende da troppi anni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNinter-torino-due-facce-della-stessa-medaglia-1013459.htmSi100451001,02,03030149
551013456NewsCoppeTrofeo Mamma Cairo 2018, un appuntamento importante per il Torino Primavera.20180824164220La Primavera di Federico Coppitelli, alla prova del suo primo appuntamento stagionale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oltre al naturale rispetto per un Trofeo annuale che vuole ricordare la figura della mamma del presidente Urbano Cairo, il Toro tiene molto a questo evento anche per mettere a punto i tanti motivi tecnici della squadra Primavera allenata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli.</b> Un team che ha fatto molto bene durante la scorsa stagione e che quest’anno si propone di migliorare i risultati ottenuti grazie anche ai 14 nuovi acquisti voluti dall’attento talent scout, nonché direttore del settore giovanile granata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b>. Un connubio perfetto che per il presidente Cairo rappresenta il fiore all’occhiello di tanti anni già coronati di successi, ottenuti dal settore giovanile granata. Così, in questo periodo dell’anno in cui si comincia a pensare al ritorno dalle ferie e l’attenzione per l’inizio del campionato di Serie A si pone come primario interesse mediatico, i ragazzi di quel luminare tecnico della Primavera del Toro, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b>, si trovano a confrontarsi con squadre titolate come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus, Inter e Milan. </b>E non è poco per una squadra e una società che vuole sempre migliorarsi con l’intento di cominciare bene i propri impegni annuali proprio da questo Trofeo intitolato alla signora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maria Giulia Castelli</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cairo</b>, cui tiene ovviamente molto il presidente granata. Con questo sono 6 gli anni contati da questo torneo, che si gioca tra lo stadio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Quattordio in provincia di Alessandria</b> e quello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asti</b>. Una festa granata che s’interseca tra mille motivi romantici per non dimenticare la tifosissima Mamma Cairo, e situazioni tecniche e tattiche capaci di controllare lo stato di preparazione della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli</b>. Dunque, parliamo di un Trofeo tutto da seguire e capace di stagliarsi tra mille motivi d’interesse. Così dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b>, responsabile del Settore Giovanile del Torino: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Regalare questa gioia al presidente Cairo è un mio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">desiderio……”</b> Parole che si commentano da sole e che danno la dimensione di ciò che significa lavorare alacremente per migliorare quel settore giovanile del Toro il quale storicamente si eleva per capacità nella valorizzazione di giovani promesse del calcio. E’ la logica di chi investe e sa che i risultati talora non danno immediatamente i frutti sperati. Una grande scelta fatta di pazienza, oculatezza, capacità professionale nel percepire il futuro campione che si misura con l’ottima organizzazione di settore. Questo, Massimo Bava lo sa bene. Ma lo sanno bene anche i vari collaboratori che remano tutti per il verso giusto. Nel calcio sono i risultati che contano, le parole sono soltanto il condimento di ciò che è effimero. Intanto il presidente Cairo controlla tutto, ed ha avuto modo di apprezzare il lavoro di Bava e il suo entourage già dai risultati ottenuti la passata stagione. Adesso è ora di ricominciare, proprio a partire dal Trofeo dedicato a mamma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maria Giulia</b> che non c’è più.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNtrofeo-mamma-cairo-2018-un-appuntamento-importante-per-il-torino-primavera-1013456.htmSi100451001,02,03030259
561013445NewsCoppeL’interessante mondiale di calcio giunge ai quarti di finale.20180703170147Tra caduta degli dei e nazionali che non ti aspettavi<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il mondiale di calcio 2018 entra nel vivo della manifestazione. Ultimati quasi tutti gli ottavi di finale (manca ancora l’esito degli incontri Svezia – Svizzera e Colombia – Inghilterra) accedono ai quarti di finale la Russia, l’Uruguay, la Francia, la Croazia, il Brasile e il Belgio. E’ il mondiale della caduta degli dei, infatti, le più titolate nazionali sono già tornate a casa in tutta mestizia. Germania, Portogallo, Argentina, Spagna, sono le nobili decadute da un mondiale che ha visto fino ad oggi una sostanziale crescita delle compagini meno accreditate dal punto di vista tecnico. Troppo lento e prevedibile il gioco della Germania che ha chiuso il suo girone con un solo punto all’attivo, mentre il Portogallo di CR7 partito in maniera fulminea si è fatto superare agli ottavi di finale dall’Uruguay di Cavani e Suarez. E che dire dell’Argentina che si è presentata a questo mondiale di calcio con un mare di polemiche che hanno dilaniato anzitempo lo spogliatoio composto da grandi campioni. Messi non si è visto per nulla; troppo evanescente la sua presenza in una ribalta di calcio che l’ha atteso come si fa generalmente per le star. E anche la Spagna ha deluso per avere perso agli ottavi di finale proprio contro la Russia che, pur avendo superato gli ottavi di finale, non è apparsa così irresistibile nel gioco. Dunque, attendiamo il risultato di Svezia – Svizzera e Colombia – Inghilterra per completare il tabellone delle squadre partecipanti ai quarti di finale. Ma a prescindere da quelle che possono essere le considerazioni riguardanti la parte tecnica e agonistica di questo mondiale 2018, che non ha visto la partecipazione della Nazionale Italiana, dobbiamo dire che non è mai mancata l’emozione di un calcio che tra la lacrime di delusione e sorrisi di gioia, ha manifestato tutto la sua eterna metafora di vita. Sì, perché questo pallone così ricco di interessi economici sa farci vivere momenti di grande patos. Un gol e una vittoria che coinvolgono gli uni, per far soffrire gli altri che sono perdenti. Questa è la bellezza del calcio. Questo è il misterioso mondo che tutto unisce, nella gioia e nella sofferenza che sfocia sempre nelle lacrime di delusione.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Moscafl0711fl0711russia-2018.jpgSiNl-interessante-mondiale-di-calcio-giunge-ai-quarti-di-finale-1013445.htmSi100451001,02,03030214
571013437NewsCalciomercatoMercato Juve, Higuain e Pjanic nodi da sciogliere20180607195033Quante decisioni importanti sono da prendere in casa bianconera!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche se non c’è ancora l’ufficialità da parte della Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perin</b> sono i primi colpi estivi dei bianconeri. Il tedesco effettuerà le visite mediche la prossima settimana al JMedical di Torino, mentre Perin ha già effettuato i primi test fisici che precedono la firma del contratto che lo legherà alla Juventus per i prossimi quattro anni. Tuttavia, dopo questi due acquisti, la società bianconera dovrà preoccuparsi di gestire al meglio le cessioni per portare a termine il grande colpo della stagione. Al momento sembrerebbe che Milinkovic – Savic sia il nome maggiormente inseguito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> and company, anche se si vocifera insistentemente anche il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata</b>. E, anche se nelle ultime ore si stanno intensificando le voci per l’interesse di mercato che riguardano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic,</b> i due campioni non sarebbero gli unici a manifestare l’interesse di squadre europee. Ma andiamo per ordine.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tra arrivi e partenze</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>: Per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matteo Darmian</b> sembra ormai cosa fatta, ma la Juventus deve sacrificare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> per diversi motivi legati anche al bilancio. L’argentino compirà 31 anni a dicembre e la Juventus sa che questo può essere l’ultimo anno in cui per il Pipita potrà realizzare almeno 60 milioni di euro che servono per acquistare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alvaro Morata</b>. Ma, come dicevamo pocanzi, anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Miralem Pjanic</b> è l’altro giocatore della Juventus appetibile dai club europei. Pare che sulla base d’asta di 50 milioni di euro, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barcellona</b> si stiano contendendo il giocatore bosniaco. E, ammesso tutto ciò, sembrerebbe che il centrocampista bianconero non sia iscritto nell’agenda cessioni della Juve. Tuttavia, se l’eventuale offerta si concretizzasse a partire da 70 milioni in su, all’ora la società bianconera rivedrebbe i suoi piani tecnici. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ed ecco altri nomi che sono qualcosa in più di una semplice suggestione</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>: In Premier League oltre a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain (Chelsea),</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester United </b>piace molto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Mandzukic</b> il quale sarà ceduto soltanto se deciderà egli stesso di lasciare la Juve. Poi, in base alle offerte che arriveranno in casa della Vecchia Signora, non si esclude la dipartita di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia</b>, ma anche di alcuni centrocampisti come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio, Sturaro, Khedira</b> che vorrebbe andare in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Premier League</b>. Insomma, in questi giorni alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Continassa di Torino</b> i dirigenti della Juventus stanno studiando quale strada percorrere per una scelta sensata sia dal punto di vista numerico che di bilancio. Una cosa è certa, c’è bisogno di qualche cessione eccellente per realizzare le tante idee di mercato che la Juventus sta studiando attentamente. Gli scenari che si possono aprire sono tanti, ma l’importante è monetizzare per reinvestire rafforzando la squadra. Vedremo cosa accadrà durante il cammino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-higuain-e-pjanic.jpgSiNmercato-juve-higuain-e-pjanic-nodi-da-sciogliere-1013437.htmSi100451001,02,03030346
581013433NewsCoppeVince il Real Madrid, ma CR7 dice “E’ stato bello giocare qui”.20180527173456Una finale di Champions che racchiude gioie, tristezze e qualche rancore.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è chiuso il sipario sulla Champions League 2017-’18. Il Real Madrid resta sul tetto del mondo con 13 Champions gelosamente esposte nella sua storica bacheca, di cui tre vinte consecutivamente. A Kiev i blancos di Zidane si sono imposti per 3 a 1 sul Liverpool con una rete di Benzema e una doppietta di Bale, mentre Mane ha siglato l’unico gol per i Reds. E’ stata una gara molto strana, proprio per le sue vicissitudini che ne hanno caratterizzato il risultato finale. Il Liverpool di Jurgen Klopp è partito molto forte, costringendo per i primi venti minuti il Real Madrid a difendersi<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e ripartire sporadicamente in avanti con Benzema e Cristiano Ronaldo, costruendo per costrizione un centrocampo folto di interdittori dai piedi buoni come Kroos, Casemiro, Modric e Isco. Ma alla mezz’ora si verifica il grande rammarico dei Reds per avere perso Mohamed Salah, il quale a seguito di un brutto fallo di gioco subito da Sergio Ramos (che non è stato neanche ammonito dall’arbitro) ha dovuto lasciare il campo in lacrime perché afflitto da forte dolore alla spalla. Peccato davvero per questo segno del destino che si è poi ancora accanito contro la squadra di Klopp, nel momento in cui il portiere Karius con due allucinanti papere ha agevolato la vittoria finale dei blancos. Storie di un destino che ha favorito indubbiamente la squadra più forte, ma che, se non ci fossero stati questi due episodi, probabilmente avremmo visto un’altra partita. Questo non lo sapremo mai. E non sapremo mai neanche cosa sarebbe successo se la gara si fosse protratta con la stessa intensità agonistica che i Reds hanno saputo imprimere all’inizio. Sono i famosi punti interrogativi senza risposta che spesso inondano i pensieri dei perdenti, i quali si devono attenersi alla realtà dei vincenti. Dunque - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">The Winner is Real Madrid</b> – onore al merito a una squadra abituata a disputare le finali di Champions e che spesso è più attenta a vincere questa competizione piuttosto che la Liga di Spagna. Ma la vera novità con il retro gusto amaro di questa Champions di Madrid alzata al cielo, è che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> ha detto ai microfoni televisivi spagnoli: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“E’ stato bello giocare qui”.</b> Una frase eloquente che ha il significato dell’addio. 33 anni e una lunga carriera da calciatore migliore del mondo, CR7 ha più volte manifestato il desiderio di tornare a giocare nel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester United con Mourinho</b>, anche se in base a quanto si dice il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">PSG </b>avrebbe la possibilità economica di sostenere il lauto contratto del giocatore. Tante possono essere le strade percorribili e diverse sono le suggestioni che lo scenario calcistico riguardante questo campione pluripremiato di palloni d’oro può ancora nascondere. Fisico asciutto e integro per la sua non più giovane età, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> ha una clausola di un miliardo di euro, che eventualmente dovrà concordare con il Real Madrid per ogni eventuale mossa futura. Ma, stante a quanto si apprende dai rumors, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">CR7</b> sarebbe in combutta con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Florentino Perez</b> per due motivi: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il contratto non ritenuto sufficiente e la corte ufficiosa che il presidente del Real Madrid sta facendo a</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neymar.</b> Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> così dichiara ufficialmente: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non è una questione di denaro, è qualcosa che viene da lontano. Forse non è stato il momento perfetto per parlare, ma di sicuro sono stato onesto e per questo motivo non ho nulla di cui pentirmi. Non parlo tanto, ma quando lo faccio parlo sul serio. Florentino? Non ho nulla da dirgli lo saluto da buon professionista come sono sempre stato. Resterò a Madrid? Non posso assicurare nulla. Non mi nascondo, nei prossimi giorni</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">parlerò”</b>. E allora non ci aspetta che attendere per commentare la decisione di questo grande campione, capace di avere fatto fare voli pindarici nei sogni impossibili di tanti tifosi anche italiani che oggi sperano, chissà……magari in qualcosa che apparentemente può sembrare assolutamente improponibile.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Kievfl0711fl0711cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNvince-il-real-madrid-ma-cr7-dice-e-stato-bello-giocare-qui-1013433.htmSi100451001,02,03030183
591013431NewsEditorialeIl romanzo dello Stadium, catino di tante emozioni20180520143224Allianz Stadium, luogo di un calcio che è metafora di vita...<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensiamo che da quando è stato costruito, lo Stadium della Juventus abbia raggiunto la sua punta massima di emozioni proprio il 19 maggio 2018, giorno delle celebrazioni per la conquista del 7° scudetto consecutivo, che si è contrapposto al commiato di Buffon dalla sua gente. Anche il cielo ci si è messo questo sabato pomeriggio, a inondare di lacrime di pioggia i volti delle persone che sapevano di gioia ma anche di tristezza. E allora stentavi di capire quale emozione fosse più forte, talmente non avevi tempo di considerare il momento della premiazione come fatto di orgoglio juventino, che già alla visione del numero 1 bianconero che si stringeva in lacrime ai suoi tifosi, era capace di immalinconirti facendo sgorgare dagli occhi quelle lacrime che sanno di addio. Sì, perché tutto ciò che finisce ha sempre l’amaro gusto di un momento che è già il ricordo del passato recente che è ancora vivo dentro te, e quasi non hai voglia di essere distratto da quei momenti di euforia che nascono spontanei a seguito della conquista di uno scudetto che, a detta di tanti juventini, è tra i più belli della storia della Juventus. E così, in quello <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Stadium stracolmo fino all’inverosimile, la testa dei tifosi si è rivolta principalmente al suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>. Troppo grande la voglia di abbracciarlo fisicamente per ringraziarlo dopo 17 anni di onorata carriera dedicata alla Vecchia Signora d’Italia. E il numero 1 non si è mai tirato indietro, non si è mai risparmiato nell’abbracciare uno per uno quel bagno di folla che lo ha stretto a sé, baciato, abbracciato, quasi stritolato di affetto, approfittando della grande disponibilità e dell’immenso cuore di quel Gigi, portiere campione, capitano carismatico e insostituibile uomo spogliatoio. Un film di 17 anni che scorreva nella mente dei tifosi juventini presenti allo Stadium, distraendoli per lunghi attimi dalla gioia dei festeggiamenti dello scudetto conquistato. Non è stata solo una Standing Ovation qualsiasi che sa di sola gratitudine, ma è stato il desiderio del popolo bianconero che ha voluto tributare al suo portiere qualcosa di diverso, di più forte, sincero, passionale e meno forzatamente celebrativo. Emozioni incredibili che ti lasciano senza fiato e che sono capaci di farti perdere il filo conduttore della tua presenza in quel luogo chiamato Stadium, che per tanti tifosi della Juve è ormai diventata la seconda casa. Un palcoscenico in cui ti senti protagonista assieme ai calciatori. E’ davvero un mistero questo stadio della Juventus, così capace di momenti palpitanti che ti trascinano verso una voglia di calcio che si contrappone al desidero di vivere un paio d’ore assieme ai tuoi idoli che vedi da vicino, che quasi puoi toccare e sentirne i palpiti che si tramutano in sentimenti che sanno di sport ma anche di vita. Quel 19 maggio 2018, dunque, sarà una data da ricordare non solo perché la Juventus ha scritto una pagina indelebile nel suo già ricco albo prestigioso di vittorie, ma anche perché abbiamo visto donne, uomini, vecchi e bambini che hanno pianto per l’addio di un campione immenso che si chiama: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">GIANLUIGI BUFFON.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711l'addio-dei-tifosi-a-buffon.jpgSiNil-romanzo-dello-stadium-catino-di-tante-emozioni-1013431.htmSi100451001,02,03030203
601013429NewsCampionatiBuffon, addio alla Juve ma non al calcio giocato20180517164652Un saluto colmo di riconoscenza.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>17 come gli anni che è rimasto alla Juventus. 17 come il giorno in cui ha annunciato ufficialmente il suo addio alla Vecchia Signora. Davvero strana coincidenza del destino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> si è presentato alla conferenza stampa per il suo commiato, nella sala dell’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allianz</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stadium </b>assieme al Presidente<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Andrea Agnelli.</b> Non smetterà con il calcio, ma ha detto che sta vagliando alcune proposte interessanti e che deciderà il da farsi durante la prossima settimana. Elegante, sicuro come sempre e con una emozione per nulla nascosta davanti al gran numero di giornalisti accorsi per l’occasione, il numero uno bianconero ha messo in evidenza il suo spessore umano, che si percepisce sempre da certi concetti sviluppati con l’intelligenza che si manifesta attraverso l’umiltà d’animo. Sabato prossimo nell’ultima partita di campionato contro il Verona, non ci sarà solo la festa dello scudetto ma sarà anche il giorno dell’addio ai tifosi bianconeri. Una giornata dal sapore dolce amaro che si interseca ai ricordi di un campione di alti valori umani e sportivi, il cui merito è quello di avere incarnato il significato profondo del vero capitano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per me è una giornata particolare, ricca di emozioni, ma ci arrivo con tanta serenità, felicità e appagamento. Sentimenti che sono figli di un percorso straordinario e bellissimo, che ho avuto la fortuna di condividere con tante persone che mi hanno voluto bene. Per questo bene ho lottato e cercato di fare del mio meglio”.</b> Parole chiare di un personaggio che vive di sentimenti capaci di sfociare in emozioni empaticamente condivise da tantissime persone. E’ il destino dei personaggi come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> che emanano il senso del rispetto per i compagni ma anche per l’avversario di turno. Tutti noi abbiamo ancora negli occhi le sue parate e anche gli abbracci e i baci che Gigi elargisce sempre ad inizio e fine partita. Comunque sia stato il risultato, sempre lì a complimentarsi con l’avversario, ad abbracciarlo e rincuorarlo se ha perso. Una signorilità innata che è prerogativa di pochi campioni al mondo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> nonostante i suoi 40 anni e i suoi trascorsi da numero uno al mondo, è rimasto sostanzialmente un ragazzo semplice, educato, rispettoso dei suoi tifosi, dei media e di coloro i quali incontra nel suo percorso di calciatore e di uomo. Ma non ha ancora voglia di smettere di giocare a calcio ad alti livelli: l’ha detto a chiari lettere. Non ha specificato dove andrà a giocare, sicuramente, ha detto, continuerà in un campionato di alto prestigio. Questo ci fa dedurre che l’ormai ex capitano della Juventus si accaserà sicuramente in una grande squadra che lotta per la Champions. Le richieste, (così ha detto), sono interessanti e le sta valutando con attenzione. Ma la Juve se l’è cucita addosso e quando smetterà la carriera, se la Vecchia Signora lo vorrà ancora nell’ambito della società, sarà ben lieto di ritornare a far parte di quella che lui ritiene una famiglia. A questo proposito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b> ha aggiunto che se Gigi vorrà, troverà aperte le porte di casa Juventus magari in un posto dirigenziale: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Qualsiasi ruolo nell’azienda Juventus</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">passa da un’attenta formazione”</b> – dice il presidente – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“questo è quello che gli ho</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">prospettato”.</b> E intanto gli occhi di Gigi si fanno sempre più lucidi di commozione per tutti questi motivi di grande ammirazione. Poi tocca l’argomento della Nazionale e dell’interessamento della Figc o Fifa: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sentire di certi interessamenti mi inorgoglisce, ma devo essere pronto a farlo nel migliore dei modi perché sento forte il senso di responsabilità”.</b> E la Nazionale? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non vestirò la maglia azzurra nella sfida con l’Olanda. L’Italia ha giovani interessanti nel mio ruolo ed è giusto che facciano le loro esperienze”.</b> Infine si è toccato l’argomento del post gara di Madrid e la possibile squalifica: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Penso che sia anche giusta, non per quanto fatto in campo, visto che ancora oggi non ho capito l’espulsione, ma per ciò che ho esternato fuori. Ho trasceso e sono molto dispiaciuto”.</b> Dunque, non resta che girare l’ultima pagina dei 17 anni vissuti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> alla Juve. Sarà sabato prossimo nel suo stadio, tra la sua gente, tra i suoi compagni di squadra che festeggeranno assieme a lui il 7mo scudetto consecutivo in un forte abbraccio dai tanti significati. Dall’innamoramento all’amore per una Juve che 17 anni fa l’ha preso come talento straordinario, l’ha formato come uomo e oggi si separa dopo averlo consacrato campione vero. E’ la vita che ci insegna che nulla è per sempre e che a un certo punto dirsi addio può voler significare un atto di amore ancor più profondo. Questo è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>, un pallone da agguantare, grande esplosività tra i pali, tanto coraggio e soprattutto esemplare comportamento in campo e fuori. Lui, la storia della sua Juventus l’ha scritta in buona parte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-gigi-buffon.jpgSiNbuffon-addio-alla-juve-ma-non-al-calcio-giocato-1013429.htmSi100451001,02,03030235
611013423NewsEditorialeGiro d`Italia, oggi la quarta tappa da Catania a Caltagirone2018050810:31giro d`italiatappa caltagirone<div class="top_articolo"><div class="autore_articolo">Dopo la parentesi israeliana, il 101&deg; Giro d'Italia di ciclismo torna a casa e veste di rosa la Sicilia, che ospiter&#224; tre tappe molto interessanti fino a gioved&#236; 10. Si partir&#224; <strong>oggi con la quarta tappa che porter&#224; la carovana da Catania a Caltagirone (198 km)</strong>. La partenza dalla via Etnea, alle 12,20, dopo il ritrovo in via Garibaldi; l'arrivo &#232; previsto nella citt&#224; calatina in viale Torre dei Genovesi fra le 17 e le 17,30. Tre le province interessate dall'attraversamento dei corridori: <strong>Catania, Siracusa e Ragusa</strong>. E' una tappa assai mossa con diverse salite e due Gran premi della montagna, con una serie interminabile di curve lungo il percorso e strade dal fondo usurato di larghezza variabile. Due i traguardi volanti di giornata: al chilometro 112,3 di Palazzolo Acreide e al chilometro 133,7 di Monterosso Almo. La corsa attraverser&#224; diversi centri come come Misterbianco, Lentini, Ferla, Grammichele, fino all'arrivo a Caltagirone, citt&#224; della ceramica. L'ultimo chilometro di corsa sar&#224; affascinante, visto che il traguardo &#232; posto al culmine di una salita con pendenze al 13 per cento e un rettilineo finale di 300 metri. E' un finale da classica del nord, ma qualche scalatore potrebbe cercare di guadagnare tempo su Dumoulin. Attesi numerosi appassionati provenienti da tutte le parti dell'isola.</div><div class="autore_articolo">Foto A.Annaloro</div></div>caltagironeivomesivomesgiro-caltagirone-1.jpgSISciclismo-giro-di-italia-tappa-caltagirone-1013423.cfmSI01,02,03,09010476n
621013421NewsEditorialeOggi Torino si veste di granata20180504162259La città Sabauda ricorda il Grande Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ il giorno del ricordo e dell’omaggio al Grande Torino. La Messa officiata da Mons. Robella alle ore 17,00 a Superga, non sarà il solo appuntamento per commemorare la Leggenda del calcio. In questo 4 maggio 2018, infatti, la città sabauda ha pensato di vestire di granata la sua Mole Antonelliana, aprire le porte dello Stadio Filadelfia e rendere fruibile l’accesso al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, il quale sarà aperto eccezionalmente dalle ore 10,00 alle ore 13,30. E’ il primo anno di commemorazione in cui non ci saranno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sauro Tomà</b> (morto all’età di 92 anni) e la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">signora Maroso vedova di Virgilio</b>. E a causa della sua recente morte, non ci sarà neppure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Mondonico</b>, che si era legato ai veri valori del Toro e all’odissea granata durante i gli anni della sua permanenza sulla panchina granata. Per la città di Torino questa giornata è particolare, perché vive nel ricordo della tragedia di Superga che sancì la morte della squadra del Grande Torino e di tutto l’equipaggio al seguito. E’ come se nell’aria ci fosse ancora quell’odore acre di bruciato che fu caratterizzato dallo scoppio dell’aereo, il quale si schiantò su un’ala della Basilica di Superga. E così ti sembra di vedere dietro ogni angolo le sagome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bacigalupo, Mazzola, Maroso, Menti, Ossola, Gabetto</b> e di tutti gli altri Invincibili calciatori che rappresentano la Leggenda Granata. Sì, perché Torino oggi è granata e si stringe all’unisono per sollecitare sempre la memoria di quella straordinaria squadra capitanata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentino Mazzola</b>, che tanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“se”</b> ha portato via per sempre. Già, i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“se”</b> che non fanno la storia, ma che fanno sognare e ti stimolano a pensare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“se”</b> quella tragedia non fosse mai accaduta, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“se”</b> tutto fosse proseguito nel tempo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“se”………..”se”……..”se”.</b> Ma la vita non dà risposte a ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Dà soltanto la certezza di quell’attimo, di quel preciso momento in cui la tragedia si è consumata senza nessun <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“perché”.</b> Resta soltanto il ricordo dei fasti sportivi e umani, oltreché <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il sogno di color granata che senza quella tragedia…….!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711mole-antonelliana-granata.jpgSiNoggi-torino-si-veste-di-granata-1013421.htmSi100451001,02,03030203
631013405NewsEditorialeSauro Tomà, l’ultimo testimone del Grande Torino20180411190050L`eterno rimpianto di quella volta che.......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ha vissuto tutta la sua vita con il rimorso di non esserci stato in quella tragedia di Superga che ha visto perire tutti i suoi compagni di squadra. Storie di un destino inspiegabile, capace di metterti di fronte a mille domande senza risposta. Si è spento a 92 anni Sauro Tomà, il difensore del Grande Torino che vinse due scudetti con gli Invincibili<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e non fece parte di quella trasferta di Lisbona a causa di un infortunio. Ricordo che in quei pochi incontri estemporanei, fuggevoli dalla concentrazione di tante persone, Tomà si commuoveva sempre al ricordo dei suoi compagni, piangeva e si asciugava le lacrime, quasi fosse stata una sua colpa non essere stato con loro. Lui che aveva condiviso le gioie degli scudetti e l’armonia dei forti sentimenti di amicizia. Ma adesso che li ha raggiunti potrà stringersi a loro come prima, come quelle volte in cui fiero di loro si è fregiato del glorioso scudetto appuntato sulla maglia granata. Sauro Tomà sarà onorato dalle 10,30 alle 17,00 nella camera ardente che sarà allestita giovedì 12 aprile presso la Sala del Senato di Palazzo Madama, proprio com’è stato per i Caduti di Superga. Un omaggio dovuto all’ultimo rappresentante di un’epopea leggendaria, che tante volte abbiamo letto e raccontato, ma che, come tutte le cose belle, non finiremo mai di ricordare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sauro-tomà.jpgSiNsauro-toma-l-ultimo-testimone-del-grande-torino-1013405.htmSi100451001,02,03030181
641013404NewsCoppeMa che cos’è questo calcio?20180411172556Roma - Barcellona, una partita entusiasmante!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando pensi che tutto sia finito, quando ci credi solo a parole ma non sei convinto di ciò che dici, quando ti unisci agli altri per farti forza, ecco che quell’incredibile sogno da sempre sognato diventa realtà. E’ la storia del calcio che somiglia alla vita e come tale è fatto di sentimenti e forti emozioni capaci di intersecarsi tra loro e farti mancare il fiato. Succede di tanto in tanto, ma qualche volta accade che in Champions o in qualsiasi altro avvenimento calcistico tutto sembri perso. E invece, chissà come, chissà perché, tutto viene ribaltato e si avvera l’imprevedibile, quello che forse non avevi neanche osato sperare ma lo sognavi. E così sugli spalti dello stadio vedi da una parte bambini, donne, uomini giovani e vecchi che piangono di gioia, mentre dall’altra le lacrime hanno il significato della delusione provocata dalla sconfitta. E’ la bellezza di un calcio che riserva sempre emozioni e imprevedibili situazioni che ti trascinano oltre il pallone, la maglia e la squadra per cui fai il tifo. Questo è successo tra Roma e Barcellona nei quarti di finale in ritorno di Champions League. Una partita difficile da raccontare per l’esaltazione di un significato in cui preponderanti sono le passioni, i sentimenti che quasi nascondono l’analisi tecnica di una partita che ha scritto una pagina indimenticabile del club giallorosso. Un 3 a 0 della Roma, capace di fare ritornare sulla terra i marziani del Barcellona. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi a Iniesta a Piquè a Suarez</b>, incredibile vedere la loro disfatta davanti alla furia, alla determinazione, alla foga di vincere dei giallorossi, che spinti da 60.000 appassionati spettatori, hanno toccato il cielo con le dita. E’ stato davvero un privilegio assistere a un calcio apparentemente ruspante, fatto di poco studio premeditato e tanto cuore, capace di scatenare passioni talora sopite dalle convinzioni anche ingigantite dalla reale superiorità tecnica dell’avversario. Sembra la storia di Davide contro Golia che non tramonta mai, non passa mai di moda e che attraverso il pallone fa vivere momenti indescrivibili di passione. E’ stato un trionfo per il calcio italiano, per i tifosi e per la società giallorossa che giustamente si inorgoglisce per avere una delle prime quattro squadre d’Europa. Vedere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko, De Rossi, Kolarov, Nainggolan, Florenzi,</b> che agli ordini di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eusebio Di Francesco</b> hanno surclassato anima e corpo il meglio dell’Europa calcistica, sembra un film che non finisci mai di vedere. Certo, per i romanisti è stata una <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Maggica”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma,</b> ma crediamo che anche per coloro i quali fanno il tifo per altre maglie e altri colori, questa partita sia stata qualcosa che fa parte della bellezza del calcio. Complimenti Lupa, per aver tenuto alto questo nostro calcio italiano troppe volte bistrattato, inondato da mille congetture e convinzioni di un mondo in cui tutto sia da rifare e nulla da salvare. E ai fautori dei superinvestimenti calcistici, capaci di prometterti vittorie a gogò e primeggianti situazioni di classifica, la bellezza della Roma vista contro il Barcellona mette tutti a tacere. In fondo è il calcio che ci piace, anche se per i suoi mille significati ci rende sempre più difficile raccontare le emozioni vissute.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711eusebio-di-francesco.jpgSiNma-che-cos-e-questo-calcio-1013404.htmSi100451001,02,03030183
651013402NewsEditoriale“Una vita da capitano”, la mostra dedicata a Javier Zanetti20180408164776A Grugliasco (TO) è stata inaugurata la mostra dedicata all`ex capitano dell`Inter.<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata che si trova a Grugliasco (TO), è stata inaugurata la mostra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Una vita da capitano”</b> dedicata all’ex capitano dell’Inter <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b>. Una iniziativa non nuova, quella del Museo del Grande Torino, visto che per ammirevole scelta culturale e sportiva, fin dall’anno scorso ha deciso di rendere omaggio a giocatori non granata che hanno scritto le pagine più belle del calcio italiano. Davvero apprezzabile il messaggio granata, in cui si evidenziano valori che si intersecano al desiderio di una sorta di unione culturale che va oltre ogni divisione, odio e violenza. E così, in una ancora fredda mattinata di aprile dal cielo plumbeo ma non piovoso, abbiamo visto una miriade di tifosi dell’Inter e del Torino con le rispettive sciarpe<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>a dialogare tra loro in attesa del campione, del capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b> cui è stata dedicata questa bellissima mostra che ripercorre il lungo percorso sportivo e umano di uno dei più esemplari calciatori del campionato italiano di tutti i tempi. La mostra resterà allestita fino al 6 maggio 2018 e sarà visitabile gratuitamente presso le Sale della Memoria poste al Piano Terra del Museo del Grande Torino, rispettando i consueti orari che si possono trovare anche in Internet. Dicevamo dell’accoglienza del grande campione dell’Inter (oggi vicepresidente della squadra nerazzurra) che è stata frenetica e carica di fasi emozionanti. La giornalista Mediaset <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Silvia Vada</b>, da sempre di tifosa granata, ha presentato l’evento e dato la parola a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b> cui è stata regalata una targa ricordo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ringrazio tutti gli organizzatori<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e voi tifosi che siete sempre una parte importantissima del calcio. Entrare in questo museo del Grande Torino significa emozionarsi per storia calcistica e umana. Torino e Inter rappresentano due storie importanti del calcio italiano e non posso non ricordare i grandi personaggi che l’hanno scritta; dal Grande Torino a Facchetti e altri immensi uomini e campioni. Sono angeli che da</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">lassù ci guardano e noi li sentiamo come fossero</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">vicini”</b>. E così la folla di tifosi, dopo essere stati rumorosi ed entusiasti al grido di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">capitano, c’è solo un capitano….”</b> si è addolcita romanticamente dopo le parole dell’ex capitano nerazzurro. Abbiamo visto anche qualche furtiva lacrima scendere sul viso di qualche tifoso, a testimonianza che il calcio resta sempre fucina di emozioni e di sentimenti veri. La mostra, che è stata organizzata in collaborazione con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Enrichetti</b>, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fondazione P.U.P.I. ONLUS</b> e il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Patrocinio dell’Unione Club Granata</b> è ben allestita in tutti i suoi particolari, arricchita com’è di immagini che rievocano i momenti della luminosa carriera di Capitan Zanetti. Presenti anche gli ex calciatori Patrizio Sala e Luciano Castellini, artefici dell’ultimo scudetto del Torino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br>fl0711fl0711mostra-javier-zanetti.jpgSiNuna-vita-da-capitano-la-mostra-dedicata-a-javier-zanetti-1013402.htmSi100451001,02,03030164
661013399NewsCampionatiAdesso c’è un “Mondo” anche lassù20180329204252Il calcio piange la morte di Emiliano Mondonico<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono contento di tornare a respirare il profumo dell’erba”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Una frase emblematica che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Mondonico</b> disse sette anni fa dopo avere subito un delicato intervento chirurgico per un tumore all’addome. Sembra ieri che è ritornato a vivere in mezzo ai suoi giocatori, al pallone che è vita e che per lui non ha mai smesso di rotolare. Negli ultimi anni è apparso spesso in TV come opinionista della Domenica Sportiva durante gli Europei del 2014. Da qualche tempo si era ritirato dalle scene pubbliche per riposarsi, ma senza mai mollare quello spirito combattivo che lo ha caratterizzato lungo l’arco della sua vita. Ma oggi, dopo avere lottato tanto ed essere stato l’allenatore che portò la classe operaia del calcio in paradiso, il “Mondo” ci ha lasciato. Aveva 71 anni ed era un gran conoscitore di quel calcio che per lui era fatto di pragmatismo piuttosto che di fatiscenti estetismi. Palla lunga e pedalare. Era concettualmente il suo calcio, la sua idea di gioco in cui bisognava fare molta attenzione all’avversario per poi colpirlo in contropiede. Una cultura antica che ha dato i suoi frutti e che lo ha reso l’allenatore che disse: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“la partita non è finita finché non è finita”.</b> Un po’ come dire che bisogna crederci fino alla fine e non mollare mai. Così come ha fatto con la sua malattia, capace com’è stato di affrontarla e combatterla a viso aperto. Mondonico viveva un mondo a sé rispetto ai colleghi più illustri e blasonati di lui, era uno che preferiva i fatti alle parole. Ha allenato molte squadre, ma quelle con cui ha scritto una parte di storia indelebile sono state principalmente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta e Torino</b>. A Bergamo è arrivato dalla Cremonese e nel campionato ’87- ’88 ha guidato l’Atalanta di Stromberg che militava in Serie B. Finalista in Coppa Italia, ha partecipato alla Coppa delle Coppe arrivando in semifinale. Il 4-4-2 era il suo credo tattico, quello pragmatico che si opponeva all’estro del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Napoli di Maradona, del Milan di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sacchi e dell’Inter</b> che mieteva successi su successi. Così l’Atalanta, pur non avendo in squadra i grandi campioni, con Mondonico si piazzò al sesto posto nell’89 e fu settima nel ’90. Comincia quindi la sua scalata al Toro di Borsano, dove trova quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lentin</b>i che sembrava essere il suo erede ufficiale per caratteristiche simili alle sue. Ma in quel Toro c’erano anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mussi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fusi</b> in difesa, l’ex giocatore del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid Martin Vasquez</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vincenzo Scifo,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Casagrande</b> e un giovanissimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Christian Vieri</b>. Quel campionato ’91-’92 per il Toro fu un anno da ricordare per i dettami del “Mondo”, per i suoi giocatori di grande levatura tecnica e per il fatto che i granata si classificarono al terzo posto in campionato e furono finalisti di Coppa Uefa dietro l’Ajax, dopo avere eliminato il Real Madrid. Ma l’immagine indelebile di Mondonico, cui è legato il vero spirito Toro, resta sempre quell’episodio di storia granata in cui il 13 maggio del 1992 in occasione della finale di ritorno contro l’Ajax ad Amsterdam, alzò al cielo una sedia in segno di protesta contro l’arbitro, il quale non diede al Torino un sacrosanto rigore che gli costò l’ingiusta sconfitta. In quella occasione emerse l’animo di un Mondonico capace di controbattere vivacemente il macroscopico errore arbitrale, che sgretolò il grande sogno granata di vincere quella Coppa. Nostalgie e rimpianti si intersecarono ai ricordi in agrodolce di quegli anni che rappresentarono il simbolo di un Toro che si sposò bene al temperamento del “Mondo”. Sembravano nati l’uno per l’altro. Così lo ricordano oggi al Toro, con l’affetto incommensurabile verso chi ha dato tanto nel rispetto della grande storia granata. E’ la storia di un allenatore unico e di un uomo che ha saputo associare alla tecnica e alla tattica delle sue squadre, quei valori sportivi che vanno oltre le mode di un calcio che è cambiato nel tempo. Per questo oggi il pallone rotola a fatica; piange la scomparsa di un uomo speciale e pragmatico come il calcio che intendeva. Adesso, c’è un “Mondo” anche lassù.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mondonico.jpgSiNadesso-c-e-un-mondo-anche-lasso-1013399.htmSi100451001,02,03030212
671013398NewsCampionatiIl Milan e la sua metamorfosi 20180328170833I rossoneri in splendida forma, andranno ad affrontare la Juventus all`Allianz Stadium. Un match che si profila interessante.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Senza tanti fronzoli e con la logica di un calcio semplice dove ogni contrasto si misura con la forza fisica, il sudore e la voglia di sacrificarsi per il bene della squadra, il Milan di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rino Gattuso</b> è la vera rivelazione del 2018. Il Milan fin dall’inizio di campionato, con una campagna acquisti fatta a suon di milioni di euro, era considerata da tutti la squadra che si sarebbe classificata in zona Champions, dando filo da torcere a Juventus e Napoli. Ma, sotto la guida di Montella, il Milan ha dato dimostrazione di disorganizzazione di gioco con l’alibi di avere costruito una squadra di campioni, i quali avrebbero avuto bisogno di tempo per integrarsi tra loro. E così, più d’una volta, ci si è chiesto se davvero la squadra rossonera fosse costituita da campioni. Ma con l’avvento di ringhio Gattuso, i rossoneri hanno acquisito grinta, determinazione, concentrazione, compattezza di gruppo, pur producendo un calcio semplice. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Calma, non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">abbiamo ancora fatto nulla”</b> dice Gattuso buttando acqua sul fuoco dei facili entusiasmi. Ma i numeri parlano chiaro e dicono di un Milan in corsa per un posto Champions, nonostante l’affannoso recupero dovuto a un inizio di campionato disastroso. E poi con Gattuso, il diavolo rossonero ha pure conquistato il diritto alla finale di Coppa Italia contro la Juventus. Certo, in tutta questa positività, nel mondo Milan pesa l’eliminazione dall’Europa League ad opera dell’Arsenal, che ha saputo approfittare di una serata negativa dei rossoneri <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>nel match d’andata. Nonostante ciò, la squadra di Gattuso ha saputo reagire disputando in casa degli inglesi un inizio di partita molto convincente sotto il profilo caratteriale. Purtroppo non è bastato per passare il turno, ma c’è stata una reazione positiva. Segno che certe delusioni che potrebbero creare deconcentrazione, vengono subito assorbite grazie all’atteggiamento giusto; quello voluto da Gattuso. Con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romagnoli,</b> il Milan ha trovato due centrali di difesa capaci di integrarsi bene. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonaventura, Biglia, Suso, Kessie,</b> costituiscono l’ossatura di un centrocampo capace di fare reparto in fase di non possesso palla a favore della difesa, mentre, allo stesso tempo, costruiscono le ripartenze in attacco a beneficio della rivelazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cutrone </b>(frenetico goleador) e del “resuscitato” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrè Silva.</b> L’unico incompiuto sembra essere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kalinic,</b> il quale non si è integrato perfettamente nel gioco voluto dal suo allenatore e sembrerebbe in partenza per la Cina. E così, l’idea di Gattuso di dare le chiavi del gioco del Milan a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Suso</b>, si è rivelata preziosa e assolutamente azzeccata. Adesso il diavolo rossonero si prepara al confronto di campionato contro la Juventus all’Allianz Stadium. Sarà una bella sfida tra due squadre che non solo hanno obiettivi diversi da raggiungere, ma hanno anche differenti metodi tattici e mentali. La qualità della Juventus, la cui squadra ultimamente è stata cambiata più volte da Allegri a causa dei tanti infortuni e dei numerosi impegni di Champions, dovrà confrontarsi con la grinta e la determinazione di un Milan che verrà sicuramente a Torino per pressare alto una Juve che tecnicamente gli è superiore. Sarà una bella sfida sotto il profilo dell’intensità agonistica, soprattutto nel vedere come mentalmente la Juve si approccerà alla gara, sapendo che tre giorni dopo ospiterà il Real Madrid nella partita d’andata dei quarti di finale di Champions. Il piatto è davvero ricco di succulenti ingredienti che sapranno interessare i buongustai del pallone. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-rino-gattuso.jpgSiNil-milan-e-la-sua-metamorfosi-1013398.htmSi100451001,02,03030184
681013396NewsCampionatiAchille Muzzarelli, tra piacevoli ricordi e aspre delusioni granata 20180320194811Foto Edoardo Covone Famiglietti Intervista a un granata doc, che da tanti anni è capostipite dell`industria artigianale della pasta fresca. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita che ci piace ascoltare e poi raccontare per la loro semplicità. La vera storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Achille Muzzarelli,</b> continuità di un’antica casa artigianale che opera nel settore della pasta fresca di prima qualità, ci ha attratto e anche emozionato. Già, l’emozione nel ricordo di un bambino che nel lontano1949 aveva solo dieci anni e oggi ha voglia di raccontarsi, di rivivere romanticamente ciò che sembra ingiallito dal tempo. Achille, fin da bambino è stato un fervente tifoso del Toro e per indole famigliare si è appassionato alla maglia granata del Grande Torino, legandosi specialmente al capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentino Mazzola</b>. Un giorno, di quel fatidico anno, prima che avvenisse la tragedia di Superga, Achille ricevette da Mazzola un distintivo del Toro. Fu un momento emozionante per quel bimbo che adorava il capitano, simbolo di una storia che si è cucita sulla pelle in maniera indelebile. Dopo quel tragico evento dello schianto dell’aereo che riportava a casa il Grande Torino da Lisbona, Achille promise a se stesso e a papà Giuseppe, che avrebbe trovato il modo di onorare il ricordo del Capitano di quella invincibile squadra che tanta gente fece innamorare. Ebbene, nell’occasione della rinascita dello stadio Filadelfia, Achille ha mantenuto quella sua antica promessa, legando il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pastificio Bolognese</b> e tutta la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Muzzarelli</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pennone dedicato a Valentino Mazzola</b>. Storie di cuore, di promesse mantenute, di inesauribile orgoglio per aver portato a termine una promessa quasi sacra. Una sorta di gratitudine per quel piccolo distintivo del Toro ricevuto in dono, e che oggi è pure un po’ arrugginito dal tempo. E’ la bellezza di un calcio che appare come qualcosa che inorgoglisce per fede sportiva, ma che poi coglie sfumature di vita che vanno oltre ogni cosa. In fondo è questo, è il gusto delle piccole cose, dei piccoli gesti che diventano improvvisamente grandi per la loro semplicità. Storie di vita che ti riconciliano con un mondo spesso banale, arido di sentimenti, sempre più proiettato verso una superficialità che appare inarrestabile e senza freni inibitori. Ma, per fortuna, ci sono storie romantiche come questa di Achille, capaci di strapparci attimi di riflessione sul significato semplice di vivere una vita a misura d’uomo, con la naturalezza che va alla ricerca dei sentimenti, delle relazioni tra le persone che restano alla base di ogni cosa. Da un piccolo pensiero del campione leggendario, la grandezza di un sentimento portato avanti per tanti anni con il segno tangibile della riconoscenza. E sullo sfondo di quel Pennone del nuovo Filadelfia che si erge orgoglioso e imponente sotto il cielo azzurro diventato metaforicamente granata, rivediamo le sagome nitide di capitan Valentino Mazzola che regala il distintivo del Toro al bimbo Achille, sotto lo sguardo commosso di papà Giuseppe Muzzarelli. Non è una storia inserita nel libro “Cuore” di De Amicis, ma più semplicemente la realtà di un fatto accaduto tanti anni fa. Qualcosa che parte dal pallone e arriva direttamente al cuore. Certo, se pensiamo alla crisi attuale del Toro, alle contestazioni e alle brucianti delusioni dovute all’attuale opacità granata, anche la storia di Achille, così ammantata di zucchero e cannella, ci sembra quasi una favola da raccontare ai bambini prima di dormire. Ed è per questo che una mattina di fine inverno, abbiamo pensato di incontrare il tifoso Achille per capire bene quella che è la sua idea sul Toro. Naturalmente, il tema più scottante resta l’attuale crisi granata. Vediamo di sviscerarla insieme.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Achille, cos’è il Toro per te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un qualcosa che mi è rimasto nell’anima fin da bambino, in cui mio padre mi portava in spalla da Piazza Carducci allo stadio Filadelfia per vedere il Grande Torino”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Romantiche note granata di tanti tifosi, che appartengono alla generazione del dopo guerra.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, sono un innamorato. Se guardo il Toro sono trasportato dal sentimento, se vedo invece un’altra partita riesco a individuare chi gioca bene da chi gioca male. Poi, se penso a quel distintivo regalatomi da capitan Mazzola che mi è stato appuntato sul mio vestitino pulito, inamidato e ben stirato in quel triste dopo guerra, riesco a commuovermi ancora oggi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che sai tutte le formazioni del Toro di allora?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, ogni tanto vado a rivedermi i poveri e scarni filmati di allora e non faccio altro che emozionarmi, al cospetto di ciò che stiamo vivendo oggi noi tifosi del Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, una squadra che oggi sembra allo sbando e senza un presente che possa far sperare nel futuro.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che il vero spirito del Toro sia morto con il presidente Rossi. Ricordo come giocava quella squadra che appariva sempre carica di rabbia, grinta e determinazione. Poi il nulla. Pian piano il mio Toro è sparito nel nulla e si è caratterizzato nel saliscendi tra campionati di Serie A e B. Adesso siamo diretti da un presidente attento dal profilo finanziario ma mai animato dal punto di vista di un miglioramento della squadra. Possiamo elencare grandi plusvalenze, efficienza di bilanci corretti che garantiscono l’allontanamento dal pericolo di debiti, ma non abbiamo più i risultati e lo spirito Toro. Quello ci manca assolutamente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma quali sono le vere cause per cui questo Torino non è mai all’altezza della situazione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Secondo me non ci sono più quei grandi vivai del passato. Non ci sono più i Vatta, gli Usseglio, non ci sono più i ragazzini che crescevano e poi esordivano nel Toro. Oggi i calciatori giocano per il denaro e non si appassionano ai vecchi sentimenti legati alla maglia”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso poniamo in analisi la crisi del Toro, prescindendo dai sentimenti. E’ solo la società ad essere responsabile?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ribadisco il concetto di un Torino amministrato unicamente per far quadrare i bilanci. Cairo tratta il Toro come un suo business, una sua industria e non come una squadra di calcio. Poi abbiamo un direttore sportivo che non è all’altezza della situazione. Petrachi, infatti, vende i pezzi migliori per prendere delle probabili promesse che non ci sono. E che dire del “povero” Comi che ha le mani legate, visto che ha tante idee mai suffragate dal presidente..”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, viene fuori l’immagine di un Torino pragmatico nei conti e scarso in materia calcio. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, le plusvalenze hanno la precedenza su tutto. Ma che squallore non crescere mai come squadra!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi di questo continuo gettar le colpe su Mihajlovic da parte del presidente Cairo, per difendere a spada tratta Mazzarri. Lo ritieni giusto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Secondo me Mihajlovic era un allenatore da Toro, come mentalità e grinta. Ma forse era carente nella gestione della squadra e nella comunicazione con i media. Mazzarri non mi ha mai convinto, piuttosto avrei visto bene un Gasperini, ma anche Davide Nicola sembra adatto allo spirito Toro. Bella quella sua dipartita in bici da Crotone per arrivare al Filadelfia e poi andare a Superga per onorare il Grande Torino. E invece Cairo ha preferito sostituire in corsa Mihajlovic, con cui era stata fatta la preparazione estiva e programmato un certo percorso. Adesso i giocatori risultano impreparati sotto l’aspetto atletico e mentale. Insomma, c’è tanta confusione e i risultati non possono essere altro che questi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Scelte e situazioni sbagliate che sono da imputare a Cairo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un presidente giusto, quando vede dei giovani come Benassi o Zappacosta che possono creare lo zoccolo duro della squadra, non li vende per il solo fatto di incrementare le casse della società, ma semmai li tiene con l’intento di acquistare giocatori altrettanto validi. E’ vero, si è tenuto Belotti che purtroppo è l’ombra di ciò che è stato l’anno scorso, ma è arrivato un inconcludente Niang che mi risulta non sia costato poco. Penso che si debba dare fiducia ad alcuni giovani della Primavera, ricostruendo la squadra con giocatori esperti e qualitativamente validi anche se costosi, ma non demotivati dall’essere stati scartati da altre squadre”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarà questo uno dei tanti motivi, per cui il campionato del Toro negli ultimi anni finisce a febbraio o marzo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nel mercato di gennaio c’era la possibilità di rimediare a certi errori fatti nella prima campagna acquisti. E allora penso a un centrocampista che potesse creare un po’ di gioco e un altro attaccante <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>come Zapata che potesse aiutare Belotti. Come sai non è arrivato nessuno. Si poteva fare meglio, invece ci troviamo ad ascoltare le cattiverie di Cairo contro Mihajlovic in una confusione totale. Che delusione! Per forza che i vecchi tifosi del Toro come me, non fanno altro che rimpiangere il passato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se avessi l’opportunità di parlare a Cairo, cosa gli diresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Di cambiare Petrachi e di mettere un direttore sportivo che sappia di calcio e che non pensi solamente di portare a casa bilanci favorevoli alla società, ma che si impegnino a costruire una squadra competitiva sotto tutti gli aspetti. Il Toro e i suoi tifosi lo meritano”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, per il bene del Toro è necessario cambiare solo il direttore sportivo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che trovare un altro presidente che abbia la stessa attenzione nei bilanci come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Cairo, sarà difficile. C’è il pericolo di finire nelle mani dei cinesi, dei russi o degli arabi e poi non si sa come potrebbe andare a finire. Magari avremmo tanti soldi, ma non si sa come li amministrerebbero. Per questo, penso che il cambio di Petrachi sia necessario per costruire una vera squadra di calcio”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Achille, riesci ancora a vedere un barlume di luce nel futuro del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I ragazzi di oggi si affezionano prevalentemente ai giocatori e alle squadre che vincono, fanno le Coppe Europee e abbiano visibilità. Queste sono cose che mancano sempre di più al Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, Forza Toro Sempre?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, forza Toro sempre. Il Toro è nell’anima e non si può cambiare. Nonostante tutto!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-achille-muzzarelli-(533x800).jpgSiNachille-muzzarelli-tra-piacevoli-ricordi-e-aspre-delusioni-granata-1013396.htmSi100451001,02,030301137
691013395NewsCampionatiLa crisi del Toro parte da lontano20180319163734La sconfitta interna del Torino contro la Fiorentina ha aperto la crisi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Essere presidente del Toro non vuol dire vedere il calcio come semplice passione distensiva della domenica. E non vuol neppure giustificare la sistematica dipartita da Milano per venire a Torino, sistemarsi sulla seggiola della tribuna vip dello stadio e rilassarsi allontanando gli eventuali pensieri di lavoro legati a <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>RCS, LA7 e CAIRO COMMUNICATION. No, non basta, perché si dà il caso che quella squadra di Torino che viene a vedere per sola passione calcistica è un’altra delle sue aziende, presidente Cairo. Questo è bene ricordarlo, qualora se ne fosse dimenticato! Parlare della crisi del Toro ci sembra quasi di continuare a sparare sulla croce rossa. Dopo avere scritto di tutto e di più su questo argomento che è stato pensato e pubblicato senza mai un riscontro di miglioramento, adesso è anche difficile non disarmarsi davanti a un’evidenza diventata persino stucchevole. Quattro sconfitte consecutive non sono cosa da poco. La contestazione manifestata durante la partita casalinga contro la Fiorentina, è chiara di una situazione insostenibile che affonda le sue radici proprio nei meandri di una molteplicità di errori fatti senza fine. A questo punto disamorarsi di Toro diventa quasi terapeutico, anche in coloro che quando si incontrano per strada hanno ancora voglia di dire la solita frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“FORZA TORO” – “SEMPRE”.</b> Sì, forza Toro per sempre! Ma la delusione di una società vecchia, incapace, pragmaticamente portata al denaro da incassare e spendere centellinando ogni minimo movimento&nbsp;capace di inibire le idee progressiste nel fondare un progetto moderno di calcio vero, beh, lasciatecelo dire, snerverebbe persino i più tiepidi affezionati a una tifoseria che storicamente è tra le più appassionate d’Italia. Figuriamoci tra i più accesi! Il Torino è ammalato. Questo è evidente! Due tecnici (Miahajlovic e poi Mazzarri), una squadra di mediocri, un presidente, un direttore tecnico e uno staff dirigenziale preposto a studiare il presente e il futuro granata, hanno fallito su tutto. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Forse la cultura del Torino calcio deve cambiare cominciando dalla propria gente e dagli antichi pensieri che parlano sempre di “sfiga cosmica”, piuttosto che di “tragedie senza fine”. Non c’è passato se non c’è presente. E se non c’è presente, come potrà mai esserci un futuro? La dirigenza Pianelli fu la prima a fondare una nuova era dopo il Grande Torino, ma nessuno ne raccolse mai l’esempio per una continuità di ammodernamento mentale e gestionale che si presentava necessario. L’orgoglio e la retorica di un passato davvero unico, ha sempre prevalso sul “mai andare avanti” e sul “mai adeguarsi ai tempi”, compiacendosi sempre dietro mille alibi. E’ tempo di cambiare dal basso, dando un chiaro messaggio di voglia di ammodernamento per il presente e il futuro. Stimolare la società per dire di essere cresciuti, di avere delle ambizioni e di non accontentarsi più del quasi niente. Non sappiamo quanto questo possa servire, ma siamo certi che la società prima o poi capirà che il Torino vuole stare sempre in alto alla classifica per raggiungere mete ambiziose. Non bastano più i perenni ricordi di una società fallita, poi rimessa in sesto dai lodisti e acquistata con evidenti pensieri di investimento commerciale e promozione d’immagine da parte dell’attuale presidente Cairo. Il Toro deve crescere nel suo interno. E’ il presente che conta, per costruire le fondamenta in un futuro che vuole interessare e appassionare le nuove generazioni di fede granata. Altrimenti si resterà sempre fermi con i nostalgici parrucconi, un Toro da metà classifica e attento a non retrocedere in Serie B. Quasi fosse una vittoria, quasi fosse un orgoglio. No, l’orgoglio granata è di tutt’altra natura. Si provi a dirlo con l’esempio dei fatti a questa presidenza e a questa squadra. La maglia del Toro deve rappresentare il presente e il futuro. Il passato è storia, è amore, è orgoglio. Sacro e intoccabile resti il pensiero commemorativo del Grande Torino, della tragedia di Superga, di Meroni, di Ferrini, del sentimento romantico legato al vecchio e glorioso Fila e di tutto ciò che appartiene alla storia granata, ma basta girarsi indietro perché così facendo si perderà di vista il domani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNla-crisi-del-toro-parte-da-lontano-1013395.htmSi100451001,02,03030202
701013390NewsEditorialeLe rondini, il sogno di volare e la vita che va oltre la morte20180312180116Quando il calcio offre una domenica di incredibili emozioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ stata la domenica del pallone che non scorderemo mai. E’ stata la 28ma giornata di Campionato di Serie A, in cui neanche il sorpasso in classifica della Juventus sul Napoli ha fatto rumore quanto il silenzio assordante degli attimi e delle emozioni suscitate nel ricordo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. La voce di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Dalla</b> che canta: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vorrei girare il cielo come le</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">rondini….”</b>sembra arrivare dall’aldilà, mentre con fare discreto penetra tra le pieghe dell’anima. E intanto scorrono impietose le immagini di Davide mentre rincorre il pallone della vita. Stadi ammutoliti e calciatori abbracciati in mezzo al campo prima dell’inizio della partita. Ma questo abbraccio sincero è stato diverso dal solito momento di ipocrisia cui siamo purtroppo abituati ad assistere. Questo abbraccio tra giocatori che vestono maglie diverse e hanno diversi obiettivi da raggiungere, adesso, in questo momento, ha il gusto vero dell’umano. Arbitri, assistenti, giocatori, avversari di squadra, tutti stretti a guardare quelle immagini e ascoltare la poesia cantata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Dalla: “Le rondini”</b> appunto. E anche il cielo in questa mesta domenica pallonara di marzo ha deciso di piangere, di commuoversi, di insegnarci che la vita e unica e va oltre ogni cosa. Nuvole basse, cielo plumbeo in tutta Italia e pioggia a catinelle, hanno accompagnato un momento di riflessione verso il senso dell’esistenza, della morte e della vita, che per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori </b>si è recisa troppo presto. E intanto, quelle che sembravano essere gocce di pioggia scendere sul viso dei calciatori, ci accorgiamo&nbsp;che sono&nbsp;lacrime vere. Momenti struggenti, forti, intrisi di emozione, in cui anche il pallone ha dato la dimostrazione di sapere aspettare. E mentre tace anche il fischio dell’arbitro, che in questi momenti rifiuta con discrezione e rispetto la sua autorità di sempre, i tifosi sugli spalti mostrano al mondo i loro pensieri toccanti, i loro sentimenti manifestati attraverso le sciarpe, le bandiere, le foto giganti di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> con dediche tipo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ciao capitano”</b>, che prendono il cuore e danno un calcio al pallone della morte. Un minuto di raccoglimento che sembra una dolce e commovente eternità. Per ovvie ragioni lo stadio di Firenze (dove la partita è stata interrotta per un attimo al 13 minuto del primo tempo, per ricordare il numero di maglia di Astori) è stato il fulcro di questo inizio di gara particolare. Ma anche Cagliari, Roma, Verona, Torino, Bologna, Genova, Crotone, Reggio Emilia, Milano, hanno tributato il ricordo di Astori. Cerimonia davvero toccante, unica per rispetto, per affetto e voglia di inebriarsi di sentimenti di amicizia. E intanto l’arbitro decide che adesso è ora di cominciare. Il suo fischio stavolta è autoritario e doveroso. E’ ora di giocare, di rincorrere il pallone, di scontrarsi,di fare fallo e se possibile di chiedere scusa e dare la mano all’avversario per rialzarsi. Sono le premesse, ma anche le promesse mai mantenute di un mondo che non è così, lo sappiamo. Ma oggi,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>almeno per un minuto, per un solo attimo, grazie a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori,</b> abbiamo vissuto il sogno di una illusione che fa bene all’anima. Sono <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Le</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">rondini”</b> di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Dalla </b>(ma anche le nostre), dalle quali cerchiamo sempre di estrarre il significato profondo della vita, delle cose semplici, di quelle cose che contano davvero. Già, questa volta il pallone ci ha dimostrato la sua vera faccia: quella della vita oltre la morte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711le-rondini.jpgSiNle-rondini-il-sogno-di-volare-e-la-vita-che-va-oltre-la-morte-1013390.htmSi100451001,02,03030273
711013388NewsCoppeLa Juve entra nei quarti di finale di Champions. Ma quanta fatica!20180308190837Allo Stadio Wembley, una storica impresa della Juventus. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Contro l’inefficienza dell’arbitro, contro il dannato destino che la vuole sempre bocciata dalla Champions League, contro certe malefatte poi riparate in corso d’opera da Max Allegri, la Juventus soffre, barcolla, ma non cade. E’ un po’ la sintesi di una serata di Champions che per la Vecchia Signora si presentava difficile non solo per il risultato sibillino ottenuto nella partita d’andata, ma anche per i tanti giocatori infortunati. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi</b>, con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi, Dybala e Higuain</b> in chiara carenza di forma, la Juventus pur essendo stata penalizzata da un evidentissimo rigore a suo favore non dato dall’arbitro, ha praticamente condotto un primo tempo in cui non ha fatto neanche un tiro in porta facilitando il dilagare <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>degli inglesi a centrocampo, i quali apparivano come vere e proprie furie capaci di arrivare sempre primi sul pallone e produrre un pressing asfissiante. Così i bianconeri sono stati letteralmente presi d’assalto da un Tottenham, in cui l’irrefrenabile esterno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Son </b>ha fatto soffrire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> e l’intera difesa della Juventus. Questa marcatura è stata una macroscopica topica di Max Allegri, che non ha previsto l’inadeguatezza di passo da parte di un Barzagli incapace di contrastare la fonte del gioco avversario. A centrocampo anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dembele, Dier</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eriksen e Kane</b> hanno spinto come dannati, consapevoli di una Juventus impotente e mal sistemata in campo. E così al 39’ il sudcoreano Son ha portato in vantaggio il Tottenham, grazie a un tiro svirgolato in area di rigore che si è infilato in maniera beffarda, ingannando un Buffon che nell’occasione non è apparso completamente indenne da colpe. La reazione della Juve è molto blanda e si è concretizzata soltanto con un tiro a lato di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic </b>e un colpo di testa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> che non ha impensierierito nessuno. Nel primo quarto d’ora della ripresa il copione non muta, tanto è vero che il Tottenham ha attaccato in maniera furibonda per chiudere la partita. Poi la svolta del match. In panchina si è accesa una luminosa lampadina sulla fronte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b>, il quale decide di inserire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah</b> al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b>, alzando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> a centrocampo e inserendo un minuto dopo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lichtsteiner </b>al posto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia.</b> Detto fatto, e la Juve è subito sembrata un’altra squadra. Lo svizzero ha subito preso in consegna Son annullandolo, ma soprattutto ha dato vigoria in fase d’attacco, portando palloni invitanti per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala.</b> Anche sulla fascia sinistra si è vista una grande propensione all’attacco da parte di un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah</b> che ha difeso con attenzione e ha anche saltato avversari come fossero birilli. Così, su uno dei tanti cross effettuati da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lichtsteiner</b>, al 19’ il Pipita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> pareggia con una zampata sferrata nell’area piccola della difesa del Tottenham. Adesso la Juve ci crede e appare più tonica, decisa e con la voglia di ribaltare un risultato che così restando l’avrebbe eliminata. Così al 22’ Dybala, su un magistrale suggerimento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> che taglia in profondità tutta la difesa avversaria, si invola verso la porta difesa da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lloris </b>e lo batte con la freddezza di un vero campione. Il resto è sofferenza pura fino alla fine. Una sofferenza che adesso ci sta, diventa quasi logica perché è diversa da quella sofferta dalla Juve per 60 minuti in maniera assolutamente sterile. E persino il brivido di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini </b>che anticipa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kane</b> rischiando un colossale autogol e il colpo di testa ancora di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kane</b>, la cui palla colpisce il palo, danza pericolosamente sulla linea di porta e viene respinta da Barzagli, pur provocando situazioni da infarto non modificano l’essenza di una partita in cui la Juventus, suo malgrado, ha dimostrato due facce. Alla fine Max Allegri l’ha detto: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il merito è dei ragazzi</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">io sono molto orgoglioso di allenarli anche se qualche volta faccio danni e poi li</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">riparo”</b>. La Juve, dunque, va ai quarti e prosegue il suo cammino nelle tre competizioni di Champions,Campionato e Coppa Italia. Questo non è puramente un dettaglio da sottovalutare, soprattutto in funzione di alcuni recuperi importanti dall’infermeria. Continua la grande storia scritta dal calcio italiano nello stadio di Wembley. La Juventus ha superato una impresa davvero difficile, resa ancor più faticosa dalle farneticanti scelte iniziali di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Londra Stadio Wembleyfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-entra-nei-quarti-di-finale-di-champions-ma-quanta-fatica-1013388.htmSi100451001,02,03030237
721013386NewsCampionatiZaccarelli e Liboni in Sicilia per incontrare i tifosi del Toro20180307190354Trinacria Granata e Renzo Zambito hanno organizzato un evento per i tifosi siciliani del Toro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Renato Zaccarelli</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni,</b> un connubio di ispirazione granata che si interseca tra calcio e musica. Due mondi apparentemente diversi ma eguali nel loro legarsi ai sentimenti e a quella passione capace di sfociare nell’emozione più pura. Grande centrocampista di quel Torino di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Radice</b> che conquistò lo scudetto nel 1976 dopo 27 anni dalla tragedia di Superga, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renato Zaccarelli</b> è legato alla maglia granata da una lunga militanza professionale. Alto, elegante e di bella presenza, l’ex centrocampista del Toro ha ancora oggi un nutrito seguito di tifosi granata di tutta Italia, isole comprese. Ma anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni</b>, batterista e cantautore che ha scritto dieci inni ufficiali del Torino calcio interpretandone sei, ha un largo seguito di simpatizzanti tifosi del Toro che non mancano mai di cantare quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ancora Toro”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">(io questa maglia sognavo da bambino)</b> che è entrata ormai nell’anima della gente granata. Prova ne è stato il successo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni</b> ha avuto la scorsa estate a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milazzo (Me),</b> quando è stato invitato a presentare il suo libro racchiuso in un cofanetto comprendente un cd che porta il titolo dell’inno ufficiale del Toro. Ebbene, i due personaggi sono stati invitati in Sicilia per un viaggio itinerante che partirà da Agrigento il prossimo 22 marzo e terminerà il giorno 25 dello stesso mese. Due cuori Toro che sono attesi con trepidazione dalla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Trinacria Granata</b> e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>dall’organizzatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Zambito,</b> che con orgoglio contribuiscono alla passione granata in una terra che pur lontana logisticamente da Torino, non fa precludere mai la sua nutrita presenza alle varie partite che la squadra del cuore gioca in casa e fuori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agrigento e la Valle dei Templi, Noto, Siracusa, Raddusa, Rosolini, Taormina e Fiumefreddo,</b> rappresentano le tappe di un tour granata che si dipana tra storia, cultura, bellezze paesaggistiche e succulente prelibatezze siciliane. Ma per capire meglio quello che sarà l’itinerario di questo mini viaggio in terra di Sicilia da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaccarelli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Liboni</b>, abbiamo pensato di intervistare proprio il cantautore dell’inno del Toro, divagando anche su quello che è il suo pensiero sul Torino di oggi. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Valerio, vogliamo parlare di questo viaggio che farai assieme a Zaccarellli nel cuore della Sicilia granata?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sì, con piacere. Il tour che faremo in Sicilia dal 22 al 25 marzo compreso, è stato organizzato dalla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Trinacria Granata</b> nel nome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Zambito</b>. Come hai già detto, andrò assieme a Renato Zaccarelli per partecipare alla manifestazione dal titolo : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cena con Renato Zaccarelli e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni, autore dell’inno del Toro”.</b> Porterò con me i cofanetti di “Ancora Toro” che presenterò a tutti i tifosi granata. Sarà una festa in cui si ricorderà il Toro dell’ultimo scudetto, grazie alla presenza di Zaccarelli. Ma si parlerà anche del mio libro e del Torino di oggi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Canterai dunque l’inno “Ancora Toro” e altre canzoni della tua carriera artistica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Penso che i tifosi vorranno ascoltare in primis l’inno del Toro, e poi se ci sarà l’occasione farò un revival della mia lunga carriera di cantautore”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ vero che tra i tifosi granata in Sicilia si sta cercando di ampliare ancora l’evento con aperitivi e pranzi conviviali?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Su internet ho letto qualcosa di simile, ma tutto è rimandato agli organizzatori e anche ai vari impegni di Renato Zaccarelli. Certo, l’idea è piacevole, ma vediamo cosa ne verrà fuori”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, ritorni in Sicilia dopo il successo che hai ottenuto la scorsa estate a Milazzo. Immagino che ti sei trovato bene!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Di questo nostro tour in Sicilia ho già informato il Dr. Andriolo e l’amico Salmeri, che la scorsa estate hanno organizzato un torneo di calcio a Milazzo con la partecipazione del Torino Primavera. Ho dato loro i contatti di Renzo Zambito per far conoscere il programma del tour. Mi fa molto piacere ritornare in Sicilia in questa circostanza. Devo anche dire che Milazzo mi ha colpito particolarmente per la sua bellezza paesaggistica e non è un caso che con il Dr. Andriolo abbiamo parlato di un eventuale ritorno durante la prossima estate. Mi piacerebbe davvero!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Valerio, cosa pensi di questo Toro deludente per gioco, risultati e classifica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mi è stato riferito, anche se non posso rivelare la fonte, che Mazzarri ha rifatto la preparazione atletica che era già stata completata dal suo predecessore Sinisa Mihajlovic. Un segno inequivocabile di questo fatto è stato l’atteggiamento di De Silvestri, che non ha chiuso a dovere sul secondo gol del Verona. E poi la lentezza di movimenti che si è palesata nel corso del derby, lascia ancor più pensare a carichi di lavoro che sono più tipici della preparazione estiva, piuttosto che in questo periodo della stagione. Ecco perché i giocatori del Toro non corrono al cospetto degli avversari che sembrano saette”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma non pensi che i mali del Toro siano anche imputabili alla società?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“I mali del Toro partono da lontano, questo è appurato da sempre. Costruire un’ottima squadra di calcio, significa anche non vendere i giocatori più rappresentativi che costituiscono lo zoccolo duro del gruppo. E invece ti accorgi che già si parla di vendere Belotti per sostituirlo con Zaza o chissà quale altro acquisto non costoso dal punto di vista economico. Penso che Cairo costruisca delle squadre adatte alla metà della classifica, ma i tifosi sono profondamente delusi e questo lo avverto andando ospite nelle varie trasmissioni televisive. L’ambiente dei tifosi granata è convinto che il pensiero fisso di Cairo sia il bilancio e non la squadra. I risultati parlano chiaro e nel calcio nulla si fa se non si costruiscono basi solide e adatte al raggiungimento di prestigiosi obiettivi. Il Toro attuale è lontano da tutto questo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, il tuo “Ancora Toro” così carico di passione granata e antico romanticismo, sembra quasi in contrasto con tutto ciò che è il Toro di oggi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non farò più un pezzo legato al Torino, perché questo rimarrà nella storia. E’ chiaro che sono molto dispiaciuto per questa situazione legata al Toro, proprio io che sono uno dei più vecchi tifosi granata. Alla soglia dei 70anni, visto che io ne ho 68, avrei voluto almeno una volta vincere qualcosa per scendere in piazza a festeggiare. Invece sono continue delusioni, perché penso che il presidente del Toro abbia investito i suoi soldi in altre cose”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questo mi fa pensare che la tua idea di Toro sia solo romantica!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Esatto. Se voglio vedere giocare al calcio fatto di spettacolo, divertimento e grandi ambizioni, rivolgo lo sguardo a squadre che calcano scenari europei. Il Toro è nel mio cuore, ma il calcio è un’altra cosa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Agrigentofl0711fl0711valerio-liboni.jpgSiNzaccarelli-e-liboni-in-sicilia-per-incontrare-i-tifosi-del-toro-1013386.htmSi100451001,02,03030448
731013385NewsEditorialeTrovare un senso a ciò che un senso non ce l’ha20180306200990Davide Astori e la sua incredibile morte <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La morte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> ha lasciato tutti perplessi e smarriti per la sua incredibile realtà. Dopo l’esito dell’autopsia, infatti, il direttore del Centro di patologia vascolare dell’Università di Padova <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano Thiene</b> e il professore di medicina legale dell’Università di Udine <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carlo Moreschi</b>, hanno stabilito che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Astori</b> è mancato per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“morte cardiaca con evidenza</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">macroscopica, verosimilmente su base bradiaritmica”.</b> Ma per capire meglio le cause della sua morte, saranno necessari gli approfonditi esami istologici i cui risultati saranno resi noti tra due mesi. Da quel momento si potrà avere un quadro completo su ciò che è successo in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> durante quella maledetta notte. Ma resta il fatto che morire a 31 anni disteso sul letto di un albergo mentre assapori il sonno notturno prima di scendere in campo per giocare una partita di pallone, è davvero impressionante. Davide era il capitano della Fiorentina, era il capitano che indossava la maglia numero 13 che da oggi in poi non sarà più indossata da nessuno che giochi con la viola o con i colori rossoblu del Cagliari. Sono le squadre in cui ha militato e in cui ha lasciato un incredibile ricordo di signorilità, di educazione che rasentava una discrezione forse neppure adatta al suo mestiere di calciatore. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> era un campione che giocava con grazia, mai arrogante e mai desideroso di prevaricare sull’altro, per questo suscitava ammirazione e affetto. Proprio come certi campioni del passato che pur avendo indossato una maglia sembrava le avessero indossate tutte; per questo si dice che è stato “un campione senza maglia” benvoluto da tutti. E <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> era così, amato da tutti per quel suo carattere schivo e al contempo trascinatore della sua squadra. Un fisico eccellente da sportivo vero, forte, cui non difettava mai la propensione allo sforzo fisico nell’allenamento, per migliorare le sue prestazioni da professionista serio. Per questo quella sua morte così improvvisa, fa rumore ancor più della morte stessa. E’ come cercare di trovare un senso a ciò che un senso non ce l’ha. Ma noi lo ricordiamo così, esemplare sotto ogni aspetto. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Udinefl0711fl0711foto-davide-astori.jpgSiNtrovare-un-senso-a-cio-che-un-senso-non-ce-l-ha-1013385.htmSi100451001,02,03030206
741013383NewsCampionatiToro, in fondo ti si chiede maggiore dignità20180302180113Si attende la partita contro il Crotone, ma il popolo granata è già in fermento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Le due sconfitte subite dal Toro tra derby e Verona, hanno creato tra i tifosi granata un diffuso malcontento. C’è fermento tra la gente del Toro che ha mal sopportato l’atteggiamento quasi rinunciatario contro la Juve e poi la sconfitta in casa di un Verona penultimo in classifica. Così la rabbia, intesa come sentimento del sentirsi traditi, ha prevalso nel popolo granata con polemiche e anche con una bomba carta scoppiata all’interno dello stadio Filadelfia nel corso di un allenamento. Insopportabile l’idea dell’ennesimo fallimento stagionale in cui certe premesse di Europa sono andate letteralmente in fumo. Adesso ci sarà la partita casalinga contro il Crotone a dover dire chi è eventualmente da Toro oppure no, ma soprattutto i tifosi si aspettano una reazione nell’atteggiamento della propria squadra che contro i calabresi deve assolutamente vincere. Con il rientro dal primo minuto di Ljajic, Mazzarri pensa di cambiare tatticamente un modulo che dia maggiori garanzie in attacco. Fino ad oggi, infatti, il gallo Belotti è apparso troppo solo in attacco pur con la presenza di Iago Falque, il quale è apparso troppo arretrato e preoccupato di tenere a bada la fase di non possesso palla. Con l’inserimento di Ljajic, del quale non è mistero la sua non adattabilità al sacrificio d’interdire all’occorrenza, Mazzarri tenta la carta di un Toro più offensivo e meno assillato sulla fase difensiva. I tifosi attendono l’incontro contro il Crotone (che ha pure problemi di classifica) con la mera speranza di un successo del Torino. Dare tutto deve essere l’imperativo assoluto, altrimenti crediamo che la contestazione granata lieviterà ancora. Troppi anni di delusione e questa maglia non lo merita. Questo dicono i tifosi del Toro che in fondo chiedono maggiore dignità e rispetto per la grande storia granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNtoro-in-fondo-ti-si-chiede-maggiore-dignita-1013383.htmSi100451001,02,03030204
751013374NewsEditorialeCambiare squadra non è tradire20180210180510Una cultura calcistica ancora troppo lontana.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ insito nella mentalità della stragrande maggioranza dei tifosi, che cambiare maglia e squadra di calcio significhi tradire. E invece per un calciatore è qualcosa di fisiologico, soprattutto nell’oggi di un pallone in cui se si presenta qualcuno che ti fa un’offerta irrinunciabile, non puoi umanamente respingerlo. E’ la legge del professionismo di un calcio che tutti siamo pronti a criticare nel suo sistema, ma che poi ne confondiamo principalmente i contenuti, perdendoci tra sentimenti e romantici legami che non hanno più ragione d’essere. Sì, perché il calcio ad alti livelli è una professione e ogni offerta di lavoro va valutata e accettata se ritenuta migliore sia dal punto di vista economico che in prospettiva professionale. E allora cosa vuol dire essere mercenari del pallone? Vuol dire tutto e vuol dire niente, proprio per i motivi fin qui espressi. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Quagliarella,</b> da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi </b>e tanti altri casi in cui la ruggine e l’odio hanno scavato gli animi più sensibili, non è una cosa che finisce come fosse una breve o lunga storia d’amore, ma è più semplicemente la scelta di un qualcosa che possa darti il meglio. E tutto ciò non deve essere confuso con il rinnegare un passato che pur ti ha dato tanto. No, perché la “ratio” non è il frutto del pensiero di pancia, ma la riflessione apportata dalla testa. Certo,chi va allo stadio ha tutto il diritto di fischiare e di manifestare la delusione di non vedere quel giocatore rappresentativo che non indossa più la maglia del tuo cuore, ma quello che succede ormai come abitudine è l’espressione dell’ira, di quell’odio malsano che non è più qualcosa di sportivo, ma di pericoloso rancore che a livello umano può fare davvero male. E lo vediamo tutte le volte che Higuain ritorna con la Juventus a Napoli, mentre abbiamo pure visto cos’è stato il ritorno di Bernardeschi con la maglia della Juve a Firenze. E’ questione di cultura, perché dietro certe cose, anche se non sembra, ci sono storie personali che non sono sempre così sfacciatamente superficiali. Ricordate la storia umana di Quagliarella? Lui non aveva lasciato Napoli, il Napoli e la maglia azzurra che ama tanto, per un semplice andare a star meglio altrove, ma per storie personali che poi, a distanza di tempo, ha reso pubbliche. Questo deve farci riflettere tutti, perché le storie del calcio legate all’uomo non sono sempre così squallidamente banali e avvolte da considerazioni superficiali che fanno sempre capo al dio denaro. C’è la vita privata, c’è l’ambizione di migliorare professionalmente e c’è pure lo stimolo di qualcuno o qualcosa che ti propone di fare il salto di qualità. E’ legittimo, è sacrosanto e non è tradire!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711bernardeschi.jpgSiNcambiare-squadra-non-e-tradire-1013374.htmSi100451001,02,03030558
761013366NewsEditorialeDi Palma l’aveva detto: “Questo ragazzo diventerà un campione”20180127180776Gigi Buffon compie 40anni.Una splendida carriera coronata da tanti successi che hanno saputo mettere in evidenza anche una persona speciale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Erano gli anni in cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nevio Scala</b> era l’allenatore del Parma e, consigliato dal preparatore dei portieri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Palma</b>, decise di far esordire un ragazzino di 17 anni dal nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>. Era il 19 novembre 1995 in cui si infortunò il titolare Bucci e Scala preferì quel ragazzino pieno di verve, al secondo portiere Nista. Parava tutto e si buttava tra i piedi dell’avversario senza nessuna paura. Era forse l’incoscienza dovuta alla sua età, in cui i sogni sono sempre più forti di qualsiasi altro pensiero frenante della propria esuberanza. Comincia così la splendida carriera di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>, un uomo e un campione vero che oggi compie 40 anni. La maglia celebrativa è già pronta, anche se in edizione limitata, così come accade per quelle grandi ricorrenze che segnano un percorso di vita umana e professionale che è da esempio. Sì, perché questo numero 1 amato da tutti, si distingue per l’abilità di parare, ma soprattutto per i sentimenti forti che in maniera trasversale si manifestano attraverso la sua grinta, la determinazione, la forza carismatica da grande condottiero della Juventus e anche della Nazionale. Lui ha sempre messo la faccia davanti a tutto e a tutti, senza risparmiarsi mai, anche quando avrebbe potuto farlo. E’ il coraggio che non gli manca mai e che lo rende simpatico a tutti, anche quando davanti alle telecamere ha dimostrato senza pudore tutta la sua fragilità manifestata attraverso le lacrime di delusione per la mancata partecipazione della Nazionale ai prossimi mondiali di calcio. Ecco, quell’immagine è rimasta scolpita nel cuore di milioni di italiani, di sportivi, di tifosi juventini e anche di chi non ha nulla da spartire con il tifo bianconero, ma che apprezzano ugualmente l’uomo capace di essere anche il miglior numero 1 al mondo. Tutti sanno che se il pallone d’oro fosse assegnato anche ai portieri e ai difensori, oltre gli attaccanti, Gigi Buffon ne avrebbe conquistato sicuramente più di uno. Sono 40anni di ricordi indelebili che hanno segnato l’integrità di un atleta che ha fatto una parte di storia del calcio italiano, scrivendo pagine mai ingiallite dal tempo e che sono racconti di vita vera legata a uno sport spesso messo in cattiva luce per gli esorbitanti e stratosferici guadagni. Ma l’entusiasmo e la voglia di continuare per raggiungere ancora altri traguardi, non mancano di certo a Gigi Buffon. Lui non è ancora stanco di questa sua lunga e gloriosa carriera da capitano e medita ancora di rincorrere quell’unico trofeo che manca ancora alla sua carriera. E oggi quelle 40 candeline accese sulla torta augurale, illuminano il suo percorso di campione che non si è mai risparmiato, ed ha sempre agito con rispetto verso chi ha creduto in lui, proprio come quando la Juventus fu relegata in Serie B e Gigi fu tra i pochi a non abbandonarla. Avrebbe potuto farlo, non gli mancavano certamente le richieste, ma egli volle restare per un senso di giustizia e di riconoscenza verso la sua Juventus, che ha subito saputo risalire la china e ritornare, grazie anche a lui, a quel posto che gli compete. Dunque, è davvero doveroso anche da parte nostra celebrare un vero fenomeno del nostro calcio, che apprezziamo per tutto ciò che ha saputo dare in carriera. Certo, è ormai lontano quel giorno in cui esordì a soli 17 anni in Serie A con il Parma, ma oggi comincia l’altra vita fatta ancora per poco di grandi parate, e chissà….. magari anche da futuro manager di quel pallone che ha sempre afferrato come fosse il destino della sua vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-gigi-buffon.jpgSiNdi-palma-l-aveva-detto:-questo-ragazzo-diventera-un-campione-1013366.htmSi100451001,02,03030177
771013365NewsEditorialeAddio a Franco Costa, giornalista sportivo20180123185438Il giornalismo sportivo perde una storica figura. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non sapevo che fosse ammalato da qualche anno, ed ho appreso soltanto da poco che è mancato domenica scorsa. Già, proprio in una domenica di gennaio in cui il sole non riesce neanche a scaldarti, al contrario di quelle tante altre domeniche pomeriggio di tanta adrenalina, in cui il calcio si giocava sempre alla stessa ora e riempiva gli stadi di tifosi e di tanti addetti ai lavori. Il giornalista sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Costa</b> aveva 77 anni. Nel 1980 era stato assunto dalla Rai, dove ha lavorato per oltre trent’anni collaborando anche con i maggiori giornali sportivi italiani, dalla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gazzetta dello Sport</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tuttosport</b>, dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Corriere della Sera</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stampa Sera</b>. Il suo volto è molto conosciuto per avere raccontato negli anni tanta Juventus e tanto Torino, tra carta stampata e immagini televisive in onda su 90° minuto, storica trasmissione Rai della domenica pomeriggio. Un professionista serio, discreto, sempre attento a non andare mai sopra le righe. Le sue interviste avevano il sapore delicato del rispetto verso il suo interlocutore. Confessioni che andavano oltre il racconto minimalista delle imprese sportive, ma capaci di mettere sempre al centro l’uomo prima ancora del campione. Forse è proprio questo che mi ha sempre conquistato di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Costa</b>, quel suo essere giornalista attento a non fare domande che potessero creare banali ed evanescenti curiosità, tali da non lasciarti nulla dentro l’anima. Scoprire il personaggio nella sua interiorità, era nelle corde dell’essere di Franco Costa. Una peculiarità riservata a pochi giornalisti, cui arde sempre vivo il sacro fuoco di una professione <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>senza tempo, se vissuta in maniera consona all’etica e alla deontologia. Era il suo modo eccellente di fare interviste che potessero farti riflettere attraverso il racconto di storie vissute, in cui ciascun lettore avrebbe anche potuto immedesimarsi. Negli anni ha svelato tante curiosità e retroscena di casa Juventus e Torino. Tra le sue interviste più importanti c’è quella fatta all’Avv. Gianni Agnelli, ma anche a campioni di calcio come Michel Platini, Zoff e Boniek. Franco Costa è stato anche autore di diversi libri come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’Avvocato e la Signora”</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juve ti amo”, </b>che richiamano la memoria dei tanti anni vissuti da giornalista al seguito della Juventus. Con la sua morte, tutti noi giornalisti perdiamo un caro amico e un esempio di grande professionalità. Ma la strada che ha saputo tracciare in tanti anni di onorata carriera non sarà dispersa nel nulla, anzi, sono sicuro che i più giovani di noi sapranno cogliere la preziosa eredità.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711franco-costa-giornalista.jpgSiNaddio-a-franco-costa-giornalista-sportivo-1013365.htmSi100451001,02,03030182
781013360NewsEditorialeLa grande emozione di Higuain a “C’è posta per te”20180114173436Maria De Filippi ha invitato nel suo programma il campione della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Guardando in televisione il programma di Canale 5 <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“C’è posta per te”</span></b> (a proposito, complimenti a Maria De Filippi) in cui è stato invitato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gonzalo Higuain</span></b>, ho pensato come un grande campione di calcio abituato alla ricchezza, alla popolarità e a una vita agiata in tutti i sensi, si possa immedesimare attraverso l’umana sensibilità a situazioni di vita che spesso sono drammatiche e si coagulano con una realtà in cui le cose più semplici appaiono come vere e proprie risorse personali. I sentimenti si sa, sono il piatto forte della trasmissione della De Filippi, ma ciò che penso sia un’ottima trovata è l’accostamento dei grandi personaggi pubblici a situazioni di vita in cui riappacificazioni, addii, lacrime e nodi in gola che mozzano il respiro, sono capaci di stimolare la curiosità della gente, quasi ad aspettare la reazione emotiva del personaggio popolare invitato per l’occasione. Ma ritornando a Higuain, ci è piaciuto come il campione della Juventus si sia calato nella parte di una storia in cui una madre e un padre si sono presentati in televisione per ringraziare pubblicamente il proprio figlio, per quanto ha fatto di bene a suo fratello minore, durante il decorso di una malattia incurabile che poi l’ha portato alla morte. Una lettera struggente scritta dalla madre e letta per l’occasione da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Maria De Filippi</span></b>, in cui si evince una storia di sentimenti profondi che hanno fatto scaturire emozioni forti. E, nemmeno a dirlo, la mamma sapendo che il figlio è tifoso della Juventus, per ringraziarlo ha chiesto alla De Filippi la presenza di Higuain. In tutta questa storia drammatica il campione è apparso un po’ impacciato, quasi senza parole, attento com’è stato a non piangere per pudore davanti alle telecamere, ma nulla ha potuto quando ha tentato di nascondere tutta la sua profonda emozione. Ha subito abbracciato il ragazzo, regalandogli la sua maglia della Juve con dedica, due biglietti aereo per un viaggio negli Stati Uniti d’America e ha poi abbracciato e baciato il papà e la mamma che erano in lacrime. Questo sta a significare quanto certi miti creati ad arte dal punto di vista mediatico, abbiano sempre una loro sensibilità d’animo spesso nascosta apparentemente davanti alla loro ricchezza, alle belle donne che pullulano come api al miele, alle costosissime auto, ad una vita sicuramente agiata e fuori dalle difficoltà economiche e sociali comuni a tante famiglie. Chissà, forse per un attimo al pipita sarà pure venuto in mente il percorso del suo passato personale, della sua famiglia, della sua terra argentina in cui lo status generale non fa pensare propriamente a ciò che oggi egli ha saputo conquistare. E’ la forza del pallone che tanto ti dà e che ti mette spesso a confronto con una realtà che è fuori da quella in cui vivi. L’importante è non dimenticare mai di tendere la mano a chi soffre, a chi ti chiede anche solo il conforto della tua presenza. E in questa speciale occasione, Gonzalo Higuain ha capito quanto fosse importante il suo abbraccio a un ragazzo e a una famiglia che ha vissuto una storia davvero drammatica. In fondo costa poco a chi dà, ma è tutto per chi riceve.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiNla-grande-emozione-di-higuain-a-c-e-posta-per-te-1013360.htmSi100451001,02,03030161
791013354NewsEditorialeUn anno di sport e……altro.20171229170435I più importanti avvenimenti del 2017 <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Siamo nei giorni in cui facciamo il bilancio di ciò che è&nbsp;accaduto nell'anno che sta per finire. E così percorriamo le tappe più importanti dello sport, dei vari accadimenti internazionali e anche di ciò che in genere ha rappresentato il percorrere la strada del nostro interesse personale e quello legato alla Nazione che ci rappresenta. Top e flop si intersecano tra loro e si manifestano in noi come gioie, delusioni e rimpianti di quello che avrebbe potuto essere e non è stato. E mentre si materializza in noi una sottile speranza per l’anno che sta per cominciare, dove ci auguriamo tanta salute, benessere, serenità per noi, per le persone che vogliamo bene, ma anche per chi non conosciamo e ai quali sentiamo vivamente di auspicare una buona vita, facciamo alcune riflessioni. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Dicevamo delle tappe più importanti che ci ha riservato il 2017 in un anno di sport e altro. Parlando di calcio non possiamo non dare precedenza alla grande delusione per la mancata partecipazione dell’Italia ai mondiali del 2018 in Russia. Un fatto che non accadeva da 60 anni, tuttavia, pur con l’amarezza tipica di chi è deluso di non vedere la propria nazionale di calcio nella vetrina più importante del mondo, a pochi giorni dalla fine del 2017 proviamo a tracciare i Top e i Flop dei vari avvenimenti. E’ stato l’anno dell’addio al calcio giocato di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti</b>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federica Pellegrini</b> si è aggiudicata la medaglia d’oro nei 200 stile libero ai mondiali di Budapest. Ma tra i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Top</b> calcistici di quest’anno c’è sicuramente la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus,</b> che con la conquista del suo sesto scudetto consecutivo è entrata nella leggenda. Per l’automobilismo, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mercedes</b> si conferma la macchina da battere, visto che dal 2014 ha vinto il campionato piloti e costruttori. Nella <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">MotoGP, Marc Marquez</b> vince meritatamente il mondiale battendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Dovizioso</b> che ha avuto il merito di portare in alto la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ducati.</b> Tra i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Flop</b> del nostro italico sport, invece, c’è ancora la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus</b> che è stata sconfitta a Cardiff nella Finale di Champions League contro il Real Madrid, perdendo l’ennesima occasione di ritornare a vincere quella Coppa dalle grandi orecchie che per lei sembra davvero stregata. Ma anche Milan e Napoli hanno deluso. I rossoneri, dopo il passaggio di società tra l’ex presidente Berlusconi e il cinese Li Yonghong, sono irriconoscibili dal punto di vista tecnico e organizzativo. Il Napoli, invece, pur contrastando bene la Juve in campionato, ha deluso in Champions League per non essere entrata almeno agli ottavi di finale. E poi l’Italia di Ventura, della quale abbiamo già largamente manifestato la delusione di tutto il nostro Paese per non essersi qualificata ai mondiali del 2018 in Russia. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E poi tanto altro è accaduto in Italia e nel mondo in questo 2017. Ricordiamo quel maledetto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">18 gennaio in cui a Farindola</b>, a causa di una slavina che si è abbattuta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">nell’Hotel Rigopiano</b> posto nell’Appennino Centrale, persero la vita 29 persone e 11 furono i superstiti. Il 20 gennaio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Donald Trump</b> si insidia alla Casa Bianca, ma le ombre della sua elezione aleggiano ancora oggi per effetto di quel Russiagate in cui è sempre più tangibile il sospetto che la Russia abbia influenzato l’esito elettorale favorendo il tycoon e boicottando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hillary Clinton</b>. Ma i primi mesi dell’anno che sta per finire, si sono caratterizzati anche per i flussi migratori nel Mediterraneo che sono apparsi subito allarmanti. E intanto, con gli attentati dell’Isis che soffiano sulla xenofobia, il populismo che imperversa in tutta Europa e la Brexit che fa tremare l’Unione Europea, il 2017 è anche caratterizzato dalle elezioni presidenziali in Francia, dove il “ragazzo d’oro” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emmanuel Macron</b> ha salvato (almeno per ora) la Francia e l’Europa dal pericolo populista. E mentre si accende la tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord, la crisi catalana si fa strada e realizza un referendum per la sua indipendenza. E poi che dire dell’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Isis </b>che continua a macchiare l’Europa e il mondo intero con il suo terrorismo? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester, Londra, Barcellona</b> e la strage nella <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moschea nel Nord del Sinai</b>, sono state centro di stragi che hanno provocato sangue e numerose vittime. A tutto ciò si sono pure interposte le molestie sessuali di almeno otto donne da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Harvey Weinstein</b>, il potente produttore cinematografico che ha scatenato un vero e proprio subbuglio su un tema che si è poi allargato a macchia d’olio nel mondo del cinema e dell’arte. E ancora, come non ricordare le lacrime di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emma Bonino</b> nel giorno del 14 dicembre scorso in cui è stata approvata la legge sul biotestamento? A questo successo hanno certamente contribuito le commoventi storie di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">DJ Fabo</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Loris Bertocco</b> e le battaglie del radicale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Cappato</b>. Storie di un anno che se ne va via con la velocità di quel vento che qualche volta soffia in maniera impetuosa, ma che in altre circostanze ci addolcisce lievemente per i suoi accadimenti più lieti. E’ la vita che scorre tra giorni luminosi e altri più bui, ma pieni di consapevolezza nell’assoluta responsabilità dell’uomo sul futuro del mondo. Che il 2018 sia migliore!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone.jpgSiNun-anno-di-sport-e-altro-1013354.htmSi100451001,02,03030227
801013353NewsCoppeIl derby meneghino nei quarti di Coppa Italia. 20171227175347A San Siro si gioca una stracittadina con molti problemi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un derby è sempre un derby, ma l’incontro dei quarti di finale di Coppa Italia tra Milan e Inter assume i connotati aprioristici di una partita dall’intenso gusto amaro di delusione. Se l’Inter non sorride, il Milan piange, anzi diciamo pure che è disperato. Più volte abbiamo scritto delle cause negative che coinvolgono un Milan senza una vera e propria società alle spalle e con errori macroscopici di gestione tecnica e amministrativa che vanno oltre le reali responsabilità dell’allenatore di turno e della squadra composta da giocatori strapagati. Un presidente cinese del quale ancora oggi non si capisce come abbia fatto ad acquistare l’ex società di Berlusconi che era sì in fase discendente, ma che nella sua storia è stata sul tetto del mondo per avere vinto tanti trofei. Contro i nerazzurri Gattuso tenterà ancora una volta di dare animo a una squadra sfatta sotto l’aspetto della reazione emotiva, per alleviare una situazione rossonera che è diventata davvero pesante. Mancherà Donnarumma per un problema all’inguine (sarà questo il motivo?) e il suo posto sarà preso da Storari. Abate, Bonucci, Romagnoli e Rodriguez formeranno la difesa a 4, mentre il centrocampo si stabilirà a 3 con Kissiè, Biglia e Bonaventura, cui faranno seguito i 3 attaccanti Suso, Cutrone e Borini. L’Inter di mister Spalletti, invece, si presenta con un 4-2-3-1 che sa più di volontà di aggredire l’avversario, piuttosto che attenderlo. Padelli tra i pali si avvarrà della difesa a 4 composta da Cancelo, Skriniar, Ranocchia e Nagatomo, Vecino e Gagliardini saranno davanti alla difesa, mentre Candreva, Joao Mario e Perisic si posizioneranno alle spalle dell’unica punta Mauro Icardi. Dopo essersi imposta come bella realtà di questo campionato, l’Inter sta avendo un periodo di improvvisa crisi di risultati. Non c’è dubbio che Spalletti abbia dato a questa società e soprattutto alla squadra, una sferzata di vigoria persa da troppo tempo. Tuttavia, pensiamo che nel prossimo mercato di gennaio la presidenza cinese in accordo con i dirigenti nerazzurri e l’allenatore, debba in qualche modo rimpolpare una squadra che già da qualche tempo Spalletti definisce, non ancora completa per ambire a più importanti traguardi. Ma l’amara considerazione è che l’antica scala del calcio italiano non riesce a risollevarsi da troppi anni ormai di delusioni pallonare che non possono essere accettate dalle rispettive tifoserie. Certo, tra le due squadre sta meglio l’Inter di Spalletti, tuttavia, per i forti interessi economici e di antica passione sportiva che gravita da sempre sul cielo di Milano, accontentarsi di un derby di Coppa Italia così poco vivo di antagonismo meneghino, rischia proprio di scadere nel disinteresse totale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-derby-inter-milan.jpgSiNil-derby-meneghino-nei-quarti-di-coppa-italia-1013353.htmSi100451001,02,03030215
811013349NewsCampionatiGigio Donnarumma. Il caso.20171213171663Il giovane portiere del Milan, coinvolto in una telenovela senza fine.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Chissà se questo ragazzone di 18 anni ricorderà tra qualche anno tutto quello che sta vivendo nella sua giovane età. Il tempo passa in fretta, ma non sempre cancella tutto. Così è possibile che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigio Donnarumma</b> portiere di professione, quando avrà 60 o 70 anni penserà a questo periodo della sua vita con un lato malinconico, per non aver goduto la serenità della sua giovinezza. Già, la sua giovinezza. Chi pensa superficialmente&nbsp;che la ricchezza derivante dai suoi lauti contratti e la popolarità che ha acquisito in così breve tempo siano davvero tutto,&nbsp;forse sbaglia. Senza neanche accorgersene è pure diventato l'erede naturale di quel mostro sacro che è Gigi Buffon. Incredibile ma vero. Eppure, questo&nbsp;è il duro prezzo di un mondo che ti coinvolge l’anima e ti prende&nbsp;mentre sei&nbsp;in balìa degli altri, quasi non fossi più tu a decidere della tua vita. Un’età che matura troppo in fretta ti fa perdere il sapore principe di quel gusto che sa di spensieratezza, di freschezza giovanile, di quel fare le cose con entusiasmo e con un pizzico di irresponsabilità che è tipica della gioia di vivere i tuoi 18 anni, in cui sbagliare significa anche imparare, fare esperienze di vita e riflettere in un processo di maturazione che ti aiuterà a conoscere sempre più il bene e il male attraverso la conoscenza di te stesso e degli altri. E’ la legge della vita che ci portiamo dentro fin da quando nasciamo e cresciamo nell’intento di sapere chi siamo e cosa vogliamo. Ma Gigio Donnarumma, preso com’è da pressioni esterne per firmare contratti da nababbo e da un procuratore che ne sfrutta l’immagine e l’abilità di portiere con l’esigenza di arricchirsi sempre di più, non è più padrone di se stesso. E’ il prezzo alto che devi pagare e che non tiene conto dei tuoi 18 anni, di cosa pensi, di cosa sei e se tutte queste cose potranno bruciare il tuo essere ragazzo, studente che ha pure rimandato di acquisire la maturità scolastica per mancanza di tempo e anche di voglia, così affievolita dall’opacità di momenti che non ti fanno dormire neanche la notte. E mentre lui e il suo Milan cercano di uscire dal tunnel della crisi, ecco che si riparla di quel maxi rinnovo di questa estate in cui firmò un contratto con scadenza nel 2021 e un ingaggio di oltre 5 milioni di euro l’anno più bonus.&nbsp;Ma, stante a quanto sostiene Il Corriere della Sera, il talentuoso portiere al momento di apporre la&nbsp;sua firma con il club rossonero, ricevette delle presunte pressioni. Così il suo agente Mino Raiola invoca l’annullamento del contratto tramite il suo consulente legale, il quale avrebbe inviato una comunicazione al Milan in cui ci si appella alla presunta violenza morale che il ragazzo avrebbe subito. Storie di soldi, di interessi di parte, di squallidi voltafaccia che non possono confondersi con il rispetto dei valori&nbsp;di un ragazzo che paga il prezzo di una giovinezza bruciata. In fondo, dietro quella maschera di Gigione Donnarumma, quella montagna di muscoli che lo caratterizzano, quei plastici voli che fa da un palo all’altro della porta&nbsp;che l’hanno reso famoso anzitempo, si nasconde un velo malinconico di tristezza per non aver assaporato lentamente il tempo più bello della sua vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-gigio-donnarumma.jpgSiNgigio-donnarumma-il-caso-1013349.htmSi100451001,02,03030217
821013348NewsCampionatiTenebra Var e luci di speranza20171212162234Tra furibonde polemiche, il Torino si impone alla Lazio con un secco 3 a 1.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Mentre all’Olimpico di Roma si consuma la confusione che è figlia di un Var che evidentemente ha ancora bisogno di essere perfezionato, il Toro riaccende la speranza europea. Tra Lazio e Torino è successo tutto e di più, a causa dell’arbitro Giacomelli che per la terza volta in un mese e mezzo ha espulso Bonucci, De Rossi e Immobile. Situazioni diverse tra loro, ma certamente eloquenti di decisioni non sempre condivisibili di quest’arbitro che in Lazio Torino ha sbagliato davvero troppo. Lascia la Lazio in dieci uomini per l’espulsione di Immobile nel primo tempo, reo di avere contestato un rigore non dato alla Lazio per fallo di mano in area di rigore da parte di Iago Falque, e poi per aver dato una testata a Burdisso. Nulla di tutto questo, perché il rigore era evidente e andava visto attentamente al Var, mentre la testata di Immobile a Burdisso altro non è stata che una spallata di allontanamento dell’avversario che gli si era posto davanti. Fasi concitate di un match in cui il calcio è stato onorato soltanto dal Torino che incolpevole di tanti, marchiani errori arbitrali, ha condotto una partita impeccabile sotto il profilo di quel gioco che da troppo tempo latitava nella squadra granata. In 11 contro 10 della Lazio, il Toro è stato in grado di approfittare della circostanza con l’intelligenza e la furbizia che è tipica della squadra cinica. Terminato il primo tempo tra furibonde polemiche biancocelesti, nella ripresa il Toro andava in gol con Berenguer, Rincon e il giovane Edera, mentre la Lazio nervosa e inconcludente, aveva riacceso le momentanee speranze di riequilibrare le sorti con il gol di Luis Alberto; ma la partita si è conclusa con il risultato di 1 a 3. Difficile poter dire come dal punto di vista tecnico e anche psicologico, tutta questa confusione creatasi tra la Lazio e l’arbitro abbia giocato a favore del Toro. Certo, esiste il dato di fatto che la non serenità e il nervosismo ti fanno perdere la lucidità necessaria per affrontare una partita di calcio, tuttavia, in questi casi la posizione dell’avversario non è sempre agevolata per tanti motivi. Infatti, se il Toro fosse stato quello di qualche settimana fa, probabilmente non avrebbe fatto quello che ha saputo realizzare a Roma. Nella squadra di Mihajlovic serpeggiava un velato nervosismo interno per un eventuale allontanamento del tecnico serbo nel caso in cui non avesse fatto una partita convincente. E invece questa partita convincente c’è stata, eccome se c’è stata, pur con tutte le attenuanti del caso. Note liete sono arrivate da Rincon (grande spirito da Toro) Berenguer, (pungente, veloce, capace di portare su la squadra anche se deve ancora migliorare quando gli si chiede di sacrificarsi in aiuto del centrocampo e della difesa). Ottimi Burdisso, N’Koulou e Sirigu, il portiere che il Torino non aveva più da anni. Dunque, mentre i granata sorridono e guardano con più fiducia il prossimo incontro casalingo con il Napoli di Sarri, la Lazio, nel nome del suo presidente Lotito e della sua dirigenza, propone di ritirare la sua squadra dal campionato per i reiterati torti subiti di seguito nel corso delle ultime partite. Che botta sarebbe per la credibilità di un sistema calcistico e arbitrale che, pur non essendo perfetto, facciamo fatica a pensare che ci sia alcuna premeditazione nei confronti di Lotito e della sua squadra. Sarebbe davvero la sconfitta del nostro calcio. Non possiamo credere a una cosa del genere, anche perché, se così fosse, potremmo chiudere tutti i battenti e andare a casa. Non vi pare?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-arbitro-giacomelli.jpgSiNtenebra-var-e-luci-di-speranza-1013348.htmSi100451001,02,03030219
831013338NewsEditorialeLacrime vere e amicizie che nascono dal cuore20171122191451Risvolti umani.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono lacrime che inteneriscono e fanno male al cuore. Ma quando un campione di calcio in diretta Tv piange per una forte delusione avvenuta nel rettangolo di gioco, allora ti immedesimi e pensi che in fondo il denaro e il successo in certe circostanze sono davvero poca cosa. C’è l’umano da considerare e c’è quella fragilità di cui in certi momenti di vita non riesci neanche a celare per legittimo pudore. Le lacrime versate da Gigi Buffon dopo la tremenda delusione per l’eliminazione dell’Italia ai prossimi campionati del mondo in Russia, hanno girato il mondo sensibilizzando di fatto anche i calciatori avversari. Ricordo ancora quella notte in cui si è realizzato l’azzurro tenebra e la faccia di Gigi Buffon che in un inarrestabile pianto, tra un singulto e l’altro trasmetteva al mondo tutta la sua amarezza per un’esclusione che sapeva anche di bocciatura sociale oltreché sportiva. Ma in cuor suo c’era anche la delusione di avere chiuso la sua meravigliosa carriera in azzurro, in un modo che sa più di “tragico ricordo” che non di piacevole situazione da immortalare. Momenti di vita che ti fanno immedesimare, che ti rendono fragile e impotente perché ti piacerebbe poter fare qualcosa per aiutare il campione a rincuorarsi, mentre ti accorgi che non puoi far nulla se non assistere inerme al suo disperato pianto. E così proprio oggi abbiamo appreso che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Ivan Rakitic</span></b>, il centrocampista del Barcellona, ha dichiarato pubblicamente: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Vorrei cedere a Buffon il mio posto ai Mondiali. Lui è l’immagine del calcio, per i grandi e per i bambini. Non</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">vederlo ai Mondiali non ha senso”. </span></b>Non stiamo parlando del libro “Cuore” di deamicisiana memoria e neanche di sentimenti fatti di miele e cannella, ma di parole che vanno oltre la semplice stima che si può avere verso un campione di calcio. Questo sì che è qualcosa di speciale. E’ l’unicità di sentimenti forti capaci di entrare nell’anima senza tenere conto di nulla, se non del sentirsi intimamente partecipi di un qualcosa che addolora, che fa male e che ti abbatte quasi in maniera inconsolabile. Momenti di calcio e di vita, metafore di un quotidiano comune in un mondo fatto di persone e non di cose. Eppure chissà quante altre persone oltre Rakitic quella sera avranno pensato la stessa cosa, avranno fatto proprie quelle lacrime di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Buffon</span></b> che hanno fatto emergere l’uomo, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il calciatore e il campione quale egli è. E’ certamente un peccato non avere avuto la chance di giocare un Mondiale che per lui sarebbe stato l’ultimo della sua gloriosa carriera. Buffon ha pianto e ha messo come sempre la sua faccia anche in momenti personali come questo. Non si è mai tirato indietro, non lo ha mai fatto, così come fanno gli uomini veri. E oggi che ha sentito intorno a lui il calore dei colleghi e della gente comune, ringrazia il croato Rakitic per le sue belle parole e, scherzandoci su, dice<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">:”Giocare al tuo posto? Non è una grande idea”.</span></b> E’ fuor di dubbio che questo è stato un bel regalo per Gigi. Non era previsto questo finale di commozione che il mondo ha recepito e fatto suo, meglio sarebbe stato per Buffon un altro finale fatto di sorrisi e non di pianto. Ma l’imprevedibilità della vita spesso ci mette di fronte a certe situazioni cui neanche pensavi potessero accadere. E invece è accaduto, hai pianto, ti sei disperato, ma hai trovato grande solidarietà. Nello sport come nella vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711buffon 4.jpgSiNlacrime-vere-e-amicizie-che-nascono-dal-cuore-1013338.htmSi100451001,02,03030258
841013336NewsEditorialeIl mio calcio.20171118115215Prima del derby capitolino tra Roma e Lazio, c`è un incontro tra Totti, Peruzzi e la famiglia Sandri, che deve farci riflettere.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’incontro di Totti e Peruzzi con il papà e il fratello di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso dieci anni fa, mi ha fatto riflettere sul calcio dei valori che per sua natura si contrappone all’odio. E’ il mio calcio fatto di sana rivalità sportiva, lealtà, capacità di rispettare l’avversario e, soprattutto, mettere in evidenza la volontà di intendere che il pallone resta qualcosa che deve unire e mai disgregare. Ognuno con la propria fede sportiva, coi colori della bandiera e della maglia che porta nel cuore, senza mai perdere di vista che la rivalità non può sfociare nell’accecante odio che resta il vero male dell’uomo. L’abbraccio tra Totti, Peruzzi e la famiglia Sandri, altro non è che l’esempio di quanto sin qui detto, e cioè l’emblema di unione di due tifoserie storicamente ostili, che davanti al senso dell’umano sono capaci di portare la loro accorata partecipazione al ricordo di un ragazzo che in una maledetta domenica di novembre di dieci anni fa, fu ucciso da un poliziotto intervenuto nel tentativo di porre ordine tra scontri di tifosi in un area di rifornimento dell’autostrada. E poco importa se Gabriele fosse come tutta la sua famiglia un appassionato tifoso della Lazio, perché i romanisti rappresentati da Francesco Totti fin dal giorno dei funerali, sono stati partecipi al cordoglio per la morte del giovane ragazzo. Ecco, questo è il calcio in cui mi riconosco, che non è segno di poca fiamma ardente verso la passione per la propria squadra, ma più esattamente è il senso dell’umano sportivo che resta<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>il vero significato di un pallone che non può ungerci di odio ma deve ammantarci di voglia di aggregazione e quindi di umanità. La gioia di una vittoria che si contrappone alla delusione di una sconfitta. Immagini di abbracci e felicità che si oppongono alla teste chine e alle lacrime di delusione. E’ il calcio che somiglia alla vita con la sua eterna metafora e che non può oscurare i sentimenti e le emozioni che restano il fulcro principale della persona. E siccome il calcio è fatto di persone, resta purtroppo l’eterna diatriba interna tra bene e male. Ma il pallone della passione ha l’obbligo di insegnarci a fare il tifo per la nostra squadra e non a denigrare, ingiuriare, disprezzare la passione altrui. E’ un fatto di cultura sociale, di educazione sportiva che deve nascere dalle radici di ogni famiglia, ma anche dalla scuola e dal rapporto verso gli altri, dello stare insieme e rispettarsi pur senza condividere il pensiero altrui. La chiamano retorica, quel manifestare dei buoni sentimenti che tuttavia non si oppongono mai alla voglia di grinta e determinazione agonistica per inseguire la vittoria, ma che ci fa ravvedere su comportamenti troppo spesso esasperati e ostili verso il nostro avversario. Ma l’avversario altro non è che una persona come noi, con pregi e difetti che ne completano l’uomo fin dalla sua genesi. E allora ben vengano gli esempi di umanità come l’incontro del Totti romanista con la famiglia Sandri laziale, capaci di dirci che è il primo passo verso un’educazione sportiva che va oltre ogni rivalità. E’ il mio calcio, è quello in cui credo e per cui scrivo ormai da molti anni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711incontro-tra-totti,-peruzzi-e-la-famiglia-sandri.jpgSiNil-mio-calcio-1013336.htmSi100451001,02,03030231
851013334NewsEditorialeTavecchio non si è dimesso20171115183451La grave situazione del nostro calcio<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>E intanto si fanno i conti sulle perdite economiche.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A mente fredda (ricordo ancora la sera della bruciante esclusione dai mondiali di calcio che mi ha fatto scrivere fino a notte inoltrata), cerco di analizzare con più lucidità i vari aspetti della bocciatura del pallone Nazionale e della sua governance. E’ certo che abbiamo toccato il fondo, di questo non ci sono dubbi di sorta, ma sulle cause più lampanti continuano a esserci gravi responsabilità che non sono imputabili a una persona da punire sulla pubblica piazza ma (cosa ancor più grave) a un sistema che è il vero responsabile delle lacrime di delusione versate da Buffon e compagni. Oggi qualcuno parla di esagerazioni, di estremizzazioni di problemi che al cospetto di altri dovrebbero passare in secondo piano. Tuttavia, resta innegabile la grave negatività provocata dalla bocciatura del pallone mondiale, che ci crea inevitabili scossoni d’immagine con ripercussioni in ambito economico, politico e anche sociale. A chi è solito vedere le cose con superficialità e comunque non con la necessaria profondità di pensiero, gli sarà sfuggito che quel pallone mai entrato nella porta degli svedesi è costato all’Italia circa 100 milioni di euro, tra sponsorizzazioni, diritti TV e premi Fifa. E’ il giro vorticoso degli introiti della partecipazione alla World Cup, che dà la dimensione di come il football delle Nazionali di calcio, è oggi un business non meno di quello dei club. In Russia ciascuna delle 32 finaliste riceverà una preparazione gratuita di 1,5 milioni di dollari, mentre le 16 squadre eliminate nella fase a gironi intascheranno comunque 8 milioni<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>di dollari ciascuna. Per le due finaliste, poi, si parla di 38 milioni di dollari per la squadra vincitrice dei mondiali e 28 per la seconda classificata. La mancata partecipazione dell’Italia alla World Cup in Russia, provoca quindi una svalutazione del brand Italia che ha effetti pesanti sul piano degli incassi da sponsor e TV. Dunque, come dicevamo pocanzi, abbiamo toccato il fondo su tutto, sia dal punto di vista sportivo che economico. Adesso ci tocca ripartire e, anche se non sarà facile, ci chiediamo come. Intanto le ultime notizie sulla riunione della F.I.G.C., ci informano che il presidente Tavecchio non ha dato le dimissioni e che c’è stata bagarre nell’ambito della discussione dei vertici federali. Damiano Tommasi, presidente dell’Aic, ha lasciato anzitempo la riunione ancora in corso. Ciò pregiudica un ambiente caldo fatto di accuse reciproche e di inquietanti dilemmi sul futuro del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-tavecchio.jpgSiNtavecchio-non-si-e-dimesso-1013334.htmSi100451001,02,03030213
861013331NewsCoppeClamoroso, l’Italia è fuori dal Mondiale di calcio.20171114005028La tanto temuta catastrofe calcistica si è materializzata al Meazza di Milano<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Abbiamo cavalcato fino all’ultimo la speranza di farcela. Ci siamo persino illusi che non andare al mondiale fosse soltanto un brutto sogno, un incubo dal quale ci saremmo subito destati. Ma tutto è stato vano, anche l’illusione di avere una Federazione in grado di saper migliorare l’immagine calcistica dell’Italia nel mondo. A caldo potremmo dire tante cose che sfuggono certamente dal concetto basilare del risultato di una partita che è stata la summa complessiva di tantissimi errori fatti da tutto il nostro calcio. E’ certamente riduttivo trovare un capro espiatorio di questa eliminazione che brucia in maniera impietosa, perché è nel sistema calcio nazionale che bisogna andare a cercare le cause e le sue concause. In Italia ha vinto lo strapotere delle società di calcio che da troppo tempo ormai hanno oscurato l’interesse verso la Nazionale Italiana. Siamo troppo presi in questo nostro Paese pallonaro dalla passione verso la Champions, il Campionato, la Coppa Italia e gli esorbitanti interessi economici che gli gravitano attorno. Prova ne è che quando arrivano gli appuntamenti con la Nazionale di calcio, sembra quasi un disturbo che interrompe la continuità di un lavoro che interessa le società di calcio e le varie fazioni di tifosi al seguito. C’è poi il discorso dei giovani del vivaio italiano, la cui valorizzazione è sempre limitata perché va a favore degli stranieri. In questo, i vertici federali hanno le loro colpe e non sono poche. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma ritornando all’analisi della partita contro la Svezia, che ha devastato i sogni dei tifosi, ha massacrato gli interessi economici del governo del nostro calcio, ha fatto sgorgare lacrime di delusione a Buffon, Barzagli, De Rossi, che ai microfoni della Rai hanno praticamente dato l’addio alla Nazionale, abbiamo visto poca Svezia e tanta confusione da stress azzurro. Una partita gestita male da Ventura, incapace di sapere leggere un match che aveva bisogno di avere idee chiare, calma e sangue freddo, mentre dal C.T. abbiamo notato solo confusione, indecisione e incapacità di prendere in pugno saldamente la situazione. E’mancato il condottiero e cioè la figura rappresentativa che potesse dare sicurezza, il faro illuminante che tutti i giocatori aspettano per sapere cosa fare in campo. Ma il C.T. Ventura, non da stasera, ha sempre dato l’impressione di non essere la persona giusta al posto giusto. Dopo la dipartita di Conte, il presidente Tavecchio e la sua Federazione hanno preferito questo tecnico che, non lo diciamo solo adesso, non ci ha mai dato l’impressione di creare una Nazionale dalle caratteristiche ben definite. Latitanza di gioco, incertezza di moduli tattici continuamente cambiati nel tentativo di definire un gioco, una personalità, un’identità di Nazionale vera che non c’è mai stata. La sensazione è stata sempre di una squadra insicura proprio nell’anno del mondiale, in cui si dovevano avere le idee chiare e non limitate a un’esile speranza di farcela. La Federazione ha le sue colpe e sono principalmente legate al fatto di non aver percepito in tempo il pericolo di non andare ai Mondiali di Russia. Non ci sarebbe stato nulla di male nel ravvedere il mandato tecnico, cambiando in corsa un C.T. in chiara difficoltà nel costruire qualcosa d’importante nel Club Italia. Adesso la frittata è fatta, il calcio italiano ne esce con le ossa rotte e ci vorranno alcuni anni per riprendere quelle posizioni che da sempre hanno contraddistinto l’Italia in campo mondiale. Non sarà facile ricominciare perché ci vorrà del tempo, ma soprattutto bisognerà ripartire dagli errori fatti da un sistema calcio italiano che è il vero imputato di questo fallimento. Per qualche anno non potremmo più sentire quell’urlo di quella ormai lontana notte di Berlino in cui andammo a dormire avendo in testa quella parola che adesso suona amaramente nelle nostre orecchie: “CAMPIONI DEL MONDO”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNclamoroso-l-italia-e-fuori-dal-mondiale-di-calcio-1013331.htmSi100451001,02,03030249
871013329NewsCampionati“Siamo l’Italia, non ci può essere un mondiale senza noi”20171111191233L`Italia di Ventura perde la prima partita di play off contro la Svezia, valevole per la partecipazione al prossimo mondiale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sono settimane che sentiamo queste parole. Frasi che sanno di ripetuto senso qualunquistico di una filosofia che è l’emblema del nulla.&nbsp;Cosa vuol dire&nbsp;essere Italia e non partecipare al mondiale di calcio&nbsp;perché non te lo meriti?&nbsp;E' forse un sacrilegio? Ma è proprio per il fatto di chiamarti Italia che devi dimostrare tutto il tuo valore sul campo e meritare concretamente la partecipazione tra le migliori potenze calcistiche mondiali.&nbsp;Pensate se tutte le Nazionali che hanno tanta storia e blasone come l’abbiamo noi, si fossero rifugiati dietro questi assurdi discorsi. E così tra un cercare lo sprone e l’autostima perduta già in Spagna, la Nazionale di Gian Piero Ventura&nbsp;ha perso&nbsp;per 1 a 0 il suo primo incontro di play off contro la Svezia. Ora serve l’impresa a San Siro, la partita perfetta per ribaltare il risultato che ci qualificherebbe. In una partita in cui la posta in palio era altissima, abbiamo visto un’Italia che è stata sovrastata fisicamente e mentalmente da una Svezia che fin dall’inizio della gara ha mostrato i suoi attributi, nella consapevolezza che l’avversario (cioè noi) siamo realmente superiori sul piano tecnico. E così la prestanza fisica svedese si è fatta notare soprattutto nelle palle alte e con gomiti largamente aperti, che l’arbitro troppe volte non ha sanzionato come avrebbe dovuto. Ma appellarci a questo, come ad altre cose, ci farebbe perdere di vista il senso di una sconfitta che, nonostante il palo di Darmian, mette a nudo la pochezza della squadra di Ventura. Un match basato su un sistema tattico imperniato sul 3-5-2, con la difesa targata BBC, un centrocampo a 5 con De Rossi, Verratti, Parolo e i due esterni Candreva e Darmian, mentre Belotti e Immobile avrebbero dovuto essere le due punte effettive. Tutti hanno visto che la partita si è persa proprio a centrocampo, dove De Rossi e Parolo avrebbero dovuto fare da frangiflutti per agevolare la verticalizzazione di gioco ispirato da Verratti, con la variante degli esterni pronti a inserirsi tra le linee. Niente di tutto questo, perché non solo siamo stati aggrediti continuamente&nbsp;davanti alla nostra area, ma non siamo neanche riusciti a impensierire la difesa avversaria con Immobile e Belotti, risultati in evidente forma precaria. Alla vigilia era stata annunciata la presenza di Zaza, ma l’ex juventino che adesso sta facendo bene al Siviglia si è infortunato in allenamento. Noi, a questo punto, avremmo&nbsp;giocato la carta Insigne come falso nueve assieme a Immobile, piuttosto che improvvisarlo nel corso della ripresa come vice Verratti. Un ruolo che non gli si addice per caratteristiche tecniche, visto che nel Napoli gioca sempre da esterno sinistro con grande efficacia nelle ripartenze. Dunque, possiamo pure parlare di sfortuna, di non aiuto da parte dell’arbitro e di mille altre scuse che nel calcio ci stanno pure, ma non possiamo certamente nasconderci dietro un dito. Tutti sono responsabili di questa preoccupante sconfitta in terra svedese, il C.T. ancor più degli altri per non aver saputo dare in tutto questo tempo che la squadra è nelle sue mani, una fisionomia di gioco che in fondo non c’è mai stata. Fino alla partita contro la Spagna siamo andati avanti senza l’entusiasmo dovuto contro Albania, Israele, Macedonia e Liechtenstein. Sempre a cercare il compitino, sempre a centrare il necessario per andare avanti con la speranza che prima o poi si trovasse la quadratura di un modulo mai esattamente definito. Ventura ha provato il 4-2-4, il 4-4-2, per poi ritornare a quel 3-5-2 di partenza e di continiana memoria, ma con risultati a dir poco insoddisfacenti. E adesso ci ritroviamo con l’acqua alla gola, sperando in un appiglio da afferrare al volo per salvarci dallo sprofondo azzurro. A San Siro serve la partita perfetta, serve quella quadratura del cerchio che non è stata mai trovata, ma soprattutto serve l’intelligenza tattica che non si esprime a parole nelle stanze delle conferenze stampa, ma sul terreno di gioco contro avversari agguerriti, magari mediocri, ma nerboruti come gli svedesi. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Già, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non li temiamo questi svedesi perché: “Noi siamo l’Italia e non ci può essere un mondiale di calcio senza di noi…”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Friends Arena Solnafl0711fl0711foto-ventura.jpgSiNsiamo-l-italia-non-ci-puo-essere-un-mondiale-senza-noi-1013329.htmSi100451001,02,03030209
881013324NewsCampionatiBeppe Gandolfo, giornalista predestinato20171104150997Giornalismo, che passione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Leggendo la storia di vita professionale e umana di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Beppe Gandolfo giornalista Mediaset</span></b>, ho riflettuto molto su come il destino a volte sia legato a momenti, ad attimi che si presentano improvvisi e che sono capaci di realizzare il futuro che hai sempre sognato. E così il buon Beppe in un viaggio in treno ha trovato il bivio della sua vita, la strada giusta che ha sempre immaginato di seguire per diventare giornalista. A 17 anni l’aveva detto a chiari lettere: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Voglio fare il</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">giornalista”</span></b> e qualcuno gli rispose laconicamente, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Adès studia, poi ne riparliamo”.</span></b> Si percepiva già in lui quel sacro fuoco che sa di predestinato, verso una professione che per immensa passione diventa subito sogno da realizzare. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Don Pier Giuseppe Accornero,</b> direttore de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La Voce del Popolo”</b> che ha viaggiato assieme a lui in treno, lo ha praticamente indirizzato di fatto a quel giornalismo tanto sognato. E allora pensi che sono gli incontri casuali della vita che creano relazione e capacità di conoscersi anche attraverso gli altri. E quel giorno, in quel preciso momento, Beppe capì che avrebbe potuto iniziare a fare sul serio. Che bello e quanto è dolce partire dall’inizio, quando guardi con il senno di poi cos’è successo nella tua vita. Impagabile fortuna poter dimostrare quanto vali proprio quando sei messo alla prova, mentre di altri non ci si accorge perché non capita mai il momento opportuno. Ma qualcuno per Beppe Gandolfo c’è stato, ed è “l’angelo” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Don Pier Giuseppe</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Accornero</b>, il quale su quel treno che portava i ragazzi volontari delle parrocchie torinesi in Friuli, per dare aiuto dopo il terremoto, ha fatto aprire una porticina che si è poi spalancata grazie ai suoi meriti. Momenti di emozione che si intrecciano alla storia della propria vita, in un parallelo professionale che non avresti mai potuto pensarlo diversamente. Un diploma in ragioneria, poi gli inizi nel giornale della parrocchia che ti introduce al giornalismo televisivo, prima nella locale GRP e poi in Telesubalpina. L’entusiasmo è tanto e la forza di imparare dà gusto a ogni cosa che è nuova, che è da scoprire per confrontarsi, misurarsi con il mondo che hai sempre sognato fin da bambino. Sono i suoi 22 anni legati ai legittimi timori di sbagliare all’inizio, ma che poi superi con la freschezza del fare in quell’arduo compito di impostare il telegiornale di Telesubalpina. Dopo dieci anni di televisione il suo cammino continua all’Ansa come redattore per la cronaca giudiziaria legata ai fatti del Piemonte. Un mondo nuovo per lui, diverso dal precedente, ma capace di farti crescere nella continuità di confrontarti con te stesso per capire dove puoi arrivare. E’ un maturare step by step, giorno dopo giorno, proprio come la vita ti insegna a crescere, ponderare i momenti, le esperienze che vuoi fare tue e metterle al servizio degli altri per un’informazione corretta, così come ti insegna la deontologia professionale. Ma quel cammino continua ancora perché Gandolfo viene destinato allo sport, a quel calcio che per lui significa seguire il suo Toro. Ma si scopre troppo tifoso per scrivere da super partes; era troppa l’emozione di raccontare le delusioni o le vittorie della sua passione granata. Così viene destinato al seguito della Juve, dove conosce Luciano Moggi che ha imparato a rispettare dal punto di vista umano per essere stato aiutato in un momento difficile della sua vita, allorquando il padre di Beppe si ammalò e dovette cercare un letto d’ospedale per il ricovero. Fu un periodo triste della sua vita, in cui spesso si perde la fiducia in se stessi e negli altri. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Ma queste cose non si dimenticano facilmente. Moggi, infatti, lo aiutò a trovare quel letto d’ospedale per papà, proprio lui che è stato scaricato dalla Juve per quel suo agire che sapeva di potere per le sue tante conoscenze utilizzabili <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>per l’obiettivo di vincere sempre e di creare plusvalenze in grado di portare tanti soldi nelle casse della Juve. Sono storie di vita anche queste che si intrecciano tra picchi di eccessi umani, prima carichi di gloria e poi di sconfitte personali, che portarono Moggi alla radiazione mentre la Juve fu declassata in Serie B per la prima volta nella sua storia. E poi il TG5 nella storia recente di Beppe Gandolfo come inviato a parlare della sua Torino, dei fatti di cronaca, piuttosto che dei mille eventi culturali della sua città che splende sempre per storia e tante altre eccellenze che non manca mai di mettere in primo piano. E intanto scrive, scrive tanto e diventa autore di libri, contenitori di tutto quello che succede in un anno in Piemonte. Ma scrive anche di personaggi che gli sono entrati nel cuore, in un’anima sempre attratta dall’alto senso dell’amicizia, dei valori umani e spirituali, come quelli che ha provato per l’indimenticato Don Aldo Rabino. Mentre la sua passione per il Toro gli fa ripercorrere in letteratura le gesta umane e sportive di Gigi Meroni, il suo idolo da bambino. Ma la notizia su fatti di cronaca e altre cose successe in un anno in Piemonte, la regione che gli ha dato i natali e che lui ama come le cose più care che gli appartengono, è un filone che lo ispira e sente particolarmente di dovere approfondire. E’ la sua storia legata a quel giorno in cui gli dissero: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Adès studia, poi ne riparliamo”</span></b>. Sì, Beppe Gandolfo ne ha parlato, riparlato e continuerà a parlarne, anzi a scrivere di fatti piemontesi che si specchiano in una vita tutta da raccontare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711giuseppe-gandolfo.jpgSiNbeppe-gandolfo-giornalista-predestinato-1013324.htmSi100451001,02,03030315
891013316NewsEditorialeBuzzurre frange del tifo estremista20171026142553Adesivi con l`immagine di Anna Frank con la maglia della Roma, sono state affisse allo Stadio Olimpico di Roma. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sacro e profano. Il bene contro il male. E’ doloroso pensare che la storia non insegni nulla e, come tale, l’essere umano che è il fulcro responsabile di ogni sua azione, colga sempre l’occasione per dimostrare la parte peggiore di sé. I disdicevoli fatti di cronaca di questi ultimi giorni che hanno coinvolto il calcio e le frange del tifo estremista, ci fanno riflettere sulla sfrontatezza di usare la figura di Anna Frank per le banali e misere questioni di antagonismo del tifo calcistico. Periodicamente siamo soliti entrare nel merito di queste storture che sono l’espressione di un tifo (ma sono proprio tifosi, questi) che prende a prestito il calcio per ritornare su temi in cui si rispolverano insulti antisemiti. La storia è iniziata come una vicenda interna del tifo romano. Lazio e Roma condividono lo stesso Stadio Olimpico, dividendo le rispettive tifoserie tra le due curve. Spesso la curva laziale subisce squalifiche per cori razzisti, così alcuni ultras della Lazio hanno deciso di affiggere parecchi adesivi che ritraggono la figura di Anna Frank con la maglia della Roma. Non c’è nulla di banale in questo episodio, che è carico di consapevolezza nel volere disseminare focolai di razzismo e di quell’antisemitismo che ha il significato dell’odio, dell’avversione e della lotta nazista contro gli ebrei. E’ la pagina più amara, dolorosa e aberrante che la storia del genere umano ricordi per ravvedersi e migliorare il futuro del mondo. Shoah e lager nazisti, campi di concentramento e annullamento completo dei più basilari diritti del genere umano, erano i luoghi della morte più atroce. Anna Frank, una ragazzina ebrea che durante la seconda guerra mondiale fu costretta, prima a nascondersi per sfuggire ai nazisti e poi deportata ad Auschwitz assieme alla sua famiglia, scrisse un diario che è la cronaca preziosissima di quei tragici anni che possiamo definire come massima espressione dell’odio razziale. Ebbene, tutto ciò si è riesumato con infida leggerezza, per volere offendere attraverso l’odio, l’opposta tifoseria colpevole di professare idee e fede calcistica diversa dalla propria. No, così non ci siamo. Tutto questo che in apparenza un senso non ha, è invece traducibile a piccoli – grandi - segnali di un pericoloso ritorno all’odio razziale. E intanto il calcio sta lì a guardare, tra i suoi tanti chiari - scuri che si frappongono in un mondo che affascina e delude con regolare andamento. Ma le buzzurre frange del tifo estremista, hanno bisogno di una particolare sensibilizzazione a ciò che è il rispetto di una storia che appartiene anche a loro. Sì, perché tutti noi siamo Anna Frank!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-antisemitismo.jpgSiNbuzzurre-frange-del-tifo-estremista-1013316.htmSi100451001,02,03030192
901013311NewsCampionatiFabio Viglione, avvocato con il Toro nel cuore20171017174438Tutela dei diritti e rispetto dei valori umani, si intersecano perfettamente all`amore per il calcio e la passione per il Toro. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Roma città eterna. E’ la capitale dalle mille contraddizioni, capaci di intersecarsi tra una storica e immensa cultura che traspare evidente tra le pieghe di ogni angolo e uno stato depressivo di non accuratezza, che emerge evidente da situazioni civiche e sociali che la fanno apparire trasandata. Peccato, perché quelle volte che veniamo in questa città vorremmo respirare un’altra aria, quella dell’orgoglio che ogni capitale dovrebbe infondere. Tuttavia, pur nell’immancabile delusione, Roma resta sempre il centro di quel turismo universale che si manifesta dalle lunghe code per accedere ai Musei Vaticani piuttosto che al Colosseo, in Piazza San Pietro, Piazza Venezia, i Fori Imperiali, Fontana di Trevi e mille altre attrazioni storico culturali. Ma la capitale è il cuore pulsante del pallone che divide il tifo tra Roma e Lazio, ed è anche sede del Governo, degli uffici statali e di tanti professionisti che gravitano intorno all’immensità di una città sempre bisognosa di tanta specifica professionalità. E così, non per caso, ci troviamo nello studio dell’ <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Avv. Fabio Viglione</b>, giovane penalista che abbiamo conosciuto a Torino in occasione della presentazione del libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Caro Toro ti</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">scrivo”,</b> che ha elaborato assieme all’On. Giorgio Merlo. Stanze che parlano di Toro, che si vestono di granata tra gagliardetti e fotografie ricordo. Poi, qua e là, alcuni oggetti che parlano del suo amore per le antichità, come ad esempio una vecchia radio che sembra trasmettere ancora una partita del Grande Torino attraverso la voce di Nicolò Carosio. Con lui abbiamo parlato della sua passione per il calcio e il Torino, ma anche dei suoi ricordi personali e della sua professione che va oltre il minimalismo spesso suscitato da chi in modo banale parla solo della propria fede calcistica. E’ stato piacevole disquisire sui vari punti che riportiamo in questa lunga ed esaustiva intervista, capace di fare emergere la vera natura del tifoso granata, del professionista, ma soprattutto dell’uomo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Avv. Viglione, proviamo a partire dall’inizio. Lei è cresciuto a Venosa, in Basilicata. Cosa ricorda del periodo della sua infanzia e cosa la lega alla sua terra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>"Ho trascorso una infanzia felice, con genitori amorevoli e comprensivi che non mi hanno mai fatto mancare insegnamenti e positivi modelli di riferimento, pur senza eccessi di autoritarismo educativo. Abitavamo in Basilicata, a Venosa, una cittadina di circa tredicimila abitanti, dove ci si conosceva praticamente tutti. Vivevo in un ambiente che potrei definire “protetto” ed anche se, ad eccezione dell’oratorio, non c’erano spazi dedicati ai giovani, bastava un polveroso campo di calcio, spesso improvvisato, per trascorrere ore spensierate e sentirmi felice. Sono rimasto molto legato a Venosa, ricca di storia e di bellezze artistiche, con un fermento culturale molto intenso. Quando ci ritorno trascorro giorni di grande serenità.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Venosa è una città ricca di storia e di cultura, uno scrigno che contiene risorse artistiche straordinarie.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Mamma e papà, due figure determinanti per ogni bambino. Dal punto di vista della formazione, qual è la cosa che ancora oggi ritiene più importante del loro insegnamento?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“La capacità di saper ascoltare e farsi ascoltare, senza eccessi di severità, offrendo esempi quotidiani per stimolare il senso del dovere e l’amore per la vita. Più che tante parole erano i comportamenti e l’esempio quotidiano a tracciare la strada. La strada della positività e dell’ottimismo che si coniugava con uno spiccato senso del dovere e del rispetto delle regole. Mi hanno dato tanto senza mai farmi pesare niente. Oggi, da genitore, spero di saper fare altrettanto con mio figlio.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Poi il suo trasferimento a Roma, la città che l’ha adottato. E’ in questa città che ha cominciato il suo percorso di studi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Si, mi sono trasferito a Roma a diciotto anni per gli studi universitari. Già dal primo anno di giurisprudenza avevo le idee piuttosto chiare: volevo fare l’avvocato penalista. Ero attratto da un ruolo che, per me, aveva un fascino particolare. Poter stare anche al fianco degli “ultimi”, per garantire il diritto di difesa a chi veniva accusato e messo all’angolo. L’università mi dava la possibilità di apprendere e gestire in autonomia i momenti di studio alternandoli ai momenti di svago, ai momenti che mi servivano per ricaricare le batterie. Una città come Roma, che mi sembrava immensa, ricca di stimoli e sfide quotidiane, ha rappresentato per me il luogo ideale in cui poter mettere a fuoco e valorizzare la mia identità. Senza particolari reti di salvataggio, senza nessuna certezza ed una quotidianità tutta da vivere tra la spensieratezza giovanile e la voglia di ritagliarmi uno spazio arioso, che mi proiettasse in una dimensione professionale da costruire passo dopo passo.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Laurea in Giurisprudenza, poi gli anni di pratica in un prestigioso studio che l’ha fatto diventare avvocato penalista. Perché questa sua scelta di vita? Era anche il desiderio dei suoi genitori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“I miei genitori mi hanno sempre lasciato libero di scegliere senza imposizioni o egoistiche proiezioni che non tenessero conto della mia identità e delle mie inclinazioni. Mio padre è stato un insegnante, un educatore ed un apprezzato psicologo che ha sempre cercato di fornirmi strumenti di autonomia affinché le mie scelte fossero dettate dalla passione. </span></i><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Né lui, né mia madre, donna di eccezionale vitalità e sensibilità, mi hanno mai condizionato nelle scelte finendo per tarparmi le ali o, al contrario, per caricarmi eccessivamente di responsabilità e di pressioni. In loro ho sempre trovato comprensione e partecipazione entusiastica, convinta, spesso volutamente silenziosa: la molla più stimolante per dare il meglio e guardare alla vita sempre con positività. Hanno cercato sempre di potenziare la mia autostima, affinché conquistassi, con serenità, i miei spazi e la mia autonomia.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi ha un avviato studio a Roma. Quanto la gratifica il suo lavoro dal punto di vista professionale, visto che la impegna in modo particolarmente intenso per l’intera giornata?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho “sposato” una professione faticosa ma che mi appassiona. E’ una scelta di vita totalizzante che assorbe tante energie richiedendo quotidiani sacrifici. Ogni giorno ritrovo gli stimoli giusti per affrontare le complesse problematiche del settore e cercare di dare il meglio. Ho avuto la fortuna di avere un grande maestro, un eccellente avvocato, che ha acceso ulteriormente la mia passione mostrandomi una realtà professionale fatta di valori e di impegno costante vissuto con umiltà e determinazione. Per usare una metafora calcistica, giocando su tutti i palloni con la stessa grinta e la stessa dedizione dal primo all’ultimo minuto. Per rispondere alla domanda, il lavoro mi gratifica perché mi consente di mettermi sempre in discussione e rimboccarmi le maniche. Sono chiamato ad offrire un contributo tecnico ma al tempo stesso appassionato a chi si rivolge a me, riponendo la propria fiducia per la tutela dei propri diritti. E tanto avviene in contesti in cui non mancano le ansie, le angosce, i timori di chi è chiamato a difendersi in un processo.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Mi gratifica sapere di aver dato il massimo, professionalmente. Toccare con mano la fiducia e la gratitudine degli assistiti per la dedizione e l’impegno.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Oltre a molti processi penali, alcuni dei quali particolarmente noti alle cronache, lei si è occupato anche di processi per illecito sportivo che hanno coinvolto atleti e squadre di calcio professionistiche. Quanto l’ha aiutato la sua passione per il calcio?<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Tantissimo, perché è stata sempre una componente in grado di darmi delle coordinate maggiori. Ho sempre amato il calcio, fin da bambino, soprattutto per la capacità di creare entusiasmo e senso di appartenenza trasversale, attraverso una passione in grado di accomunare anziani e bambini, adulti e giovani, senza distinzioni di alcun tipo.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Chi la conosce la descrive come una persona sensibile. Come riesce a conciliare il suo modo d’essere con le varie problematiche che scaturiscono dalla sua professione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Vivo la sensibilità come un ingrediente imprescindibile per fornire assistenza nel difficile percorso che il processo rappresenta. Il mio è un apporto di tipo tecnico che rivolgo all’assistito ma in questo delicato cammino cerco di venire incontro, in modo artigianale, alle peculiarità che ogni situazione presenta. L’unica cosa che posso garantire, nel pieno rispetto delle regole e del sistema processuale, è l’impegno e la dedizione con le quali tento di rendere concreto e pieno l’esercizio del diritto di difesa cui ogni cittadino ha diritto. Non so se si tratta di sensibilità più o meno spiccata, ma registro con rammarico una vocazione generalizzata a ribaltare il principio costituzionale di non colpevolezza fino alla sentenza definitiva. Frequentemente, questo principio non viene vissuto pienamente nella coscienza individuale e collettiva e già all’alba di una indagine, il cittadino accusato finisce per subire una prevenzione ed un pregiudizio che lo accompagnano per la vita, nel quotidiano, e neanche una sentenza pienamente assolutoria, talvolta, lo riabilita agli occhi della gente. Si tratta di un approccio culturale che spero possa cambiare, evitando così che si radichi una sorta di presunzione di colpevolezza in conflitto con la Costituzione. In questo senso, anche l’informazione dovrebbe dare un contributo più equilibrato. Spesso un avviso di garanzia è accompagnato da “titoloni” e grande risalto mediatico ed una sentenza di assoluzione rinchiusa in un “trafiletto”.</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“…<i style="mso-bidi-font-style: normal;">il grado di civiltà di un paese si misura osservando la condizione delle sue carceri</i>” (Voltaire). Questo si legge nella presentazione del sito del suo studio. Perché ha scelto proprio questa frase? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Perché è un tema che mi sta particolarmente a cuore. Il sistema carcerario è un tema centrale in una democrazia avanzata, in uno stato liberale. La Costituzione ci propone una pena che deve tendere alla riabilitazione del condannato ma le condizioni in cui versano i detenuti, molto frequentemente, sono la sconfessione di tale principio. E’ importante, invece, che si pensi ai detenuti ed al loro percorso riabilitativo, affinché quel periodo di restrizione possa trascorrere all’insegna del riscatto, della voglia di trovare stimoli positivi che siano un viatico favorevole per il reinserimento effettivo. In questo senso, le condizioni delle strutture e lo spazio di praticabilità di vita al proprio interno lasciano spesso molto a desiderare. Il nostro Paese può e deve fare molto di più.” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Tra le cose più importanti della sua vita, in quale posto pone i valori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;"</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>I valori informano tutto il nostro agire e sono imprescindibili in ogni momento della nostra vita ed in ogni esperienza umana e professionale che ci vede protagonisti. L’onestà e la lealtà ci consentono di stare bene con noi stessi, anche nelle turbolenze che la vita può riservarci. Tuttavia, nel vivere all’insegna dei nostri valori, credo sia fondamentale offrirci al rispetto degli altri e delle opinioni altrui. Molto spesso siamo chiamati a dare testimonianza dei nostri valori e delle nostre idee anche confrontandoci con chi la pensa in modo profondamente diverso. Credo che sia necessario, proprio a fronte delle diversità di pensiero, riconoscersi nel rispetto reciproco per ogni persona e le proprie idee, evitando eccessi di chiusura e la radicalizzazione dello scontro. Sentirsi il bene contro il male o i buoni contro i cattivi finisce talvolta per dar corpo alla perdita di equilibrio, essiccando ogni fonte di reale confronto. Così come pensare di essere sempre nel giusto e chi non la pensa come noi nell’errore. Ma tornando ai valori, è sempre l’uomo che porta se stesso in qualunque professione, mettendo al centro la propria cifra umana nelle situazioni della vita in cui è chiamato ad operare. Credo che valori saldi ed equilibrio consentono di affrontare al meglio anche le situazioni professionalmente più difficili.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Dai valori alla passione, dalla passione al Toro. Come è nata la sua passione per il Toro? &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ nata sostanzialmente grazie a mio padre - che è purtroppo mancato quasi quindici anni fa – che <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>era un appassionato tifoso del Torino. Me ne parlava con entusiasmo anche perché aveva vissuto da bambino nel mito del Grande Torino. Non è stato difficile per me innamorarmi del Toro e perdermi in quella passione, anche cromatica. Ricordo ancora adesso l’emozione di quando mi portò per la prima volta allo stadio a sette anni e vidi sul prato verde quelle divise tutte granata….”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Ne parla anche nel suo libro scritto con Giorgio Merlo “Caro Toro ti scrivo”…</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Si, quel libro è stato scritto tutto d’un fiato e quasi per gioco, attingendo proprio a quelle emozioni che ho cercato di raccontare con semplicità. La semplicità di una passione che ha attraversato la mia vita e che, nonostante tutto…non si è esaurita. E’ un libro di sentimenti più che di cronache sportive. Ho provato a mettere in fila le emozioni vissute attraverso le voci della radio, le immagini della televisione, i colori ed il calore dello stadio.” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Senta Avv. Viglione, cosa pensa del Torino attuale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>"Credo che abbia una società solida ed una squadra ricca di qualità. Negli ultimi anni siamo cresciuti molto e credo che la squadra attuale, per talento dei giocatori, sia competitiva per raggiungere l’Europa. Spero che abbia l’equilibrio per far rendere al meglio i tanti calciatori di spessore che compongono la rosa.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>E del rinato Filadelfia, cosa pensa?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>"E’ meraviglioso poter rivivere il mito del Filadelfia e creare un fortino tutto granata dove ricordare il passato, vivere il presente e guardare al futuro. Sarà importante ricreare un collante forte tra la squadra e la gente granata. Il cuore granata non è retorica e può essere trasmesso attraverso quell’alchimia di un luogo unico che ci rende speciali. Nessuno in Italia ha un luogo come il Filadelfia. Abbina la qualità della moderna struttura di allenamento alla fusione con il territorio e con la gente granata, nel cuore pulsante della città. Nel luogo in cui si fece la storia e, sono certo, continueremo a vivere emozioni intense.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Qual è il suo pensiero circa la difficoltà del Torino di rivincere lo scudetto dopo tanti anni? Manca forse un adeguamento nella conduzione gestionale che si connaturi alle più moderne esigenze dell’azienda calcio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che il problema più grande sia da ricercarsi nella distribuzione delle risorse finanziarie per i diritti televisivi. In Italia c’è un divario troppo ampio che con il passare degli anni crea delle fasce di preclusione al raggiungimento dell’obiettivo scudetto. Società come il Toro devono puntare a crescere gradualmente e puntare a consolidarsi per farsi trovare pronte, immediatamente a ridosso delle solite corazzate economiche. Credo che la dirigenza negli ultimi anni abbia creato un sistema virtuoso che ci potrà consentire, mi auguro, di fare gli ulteriori passi in avanti per riportare il Toro stabilmente in Europa.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Anche suo figlio, pur abitando a Roma, tifa Toro. Oltre alla passione sportiva per il Toro, in cosa si rivede in lui?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;"</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Forse nella voglia di non accontentarsi della prima risposta che gli viene data. Nel cercare sempre il dialogo e stimolare il ragionamento, anche mettendo in discussione ciò che non convince. Ma anche nella voglia di sognare, di appassionarsi e di stimolare sempre la fantasia. Anche la sensibilità è un tratto che lo contraddistingue. Ha dieci anni, ma è dotato di una spiccata sensibilità che non finisce mai di sorprendermi.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensa di quei genitori che vedono nel proprio figlio ciò che loro avrebbero voluto essere e non sono stati?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;"</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo ed un errore educativo può capitare a tutti. In un contesto di naturalistica “normalità”, ogni genitore è votato all’amore incondizionato nei confronti dei propri figli. Tuttavia può accadere che nei figli alcuni genitori proiettino, forse, un eccesso di se stessi. “Voglio che mio figlio diventi…” o “non voglio che mio figlio faccia…” perdendo di vista proprio le specifiche identità dei figli stessi. Così, anche con le migliori intenzioni, si rischia di tarpare il processo di crescita e non potenziare le peculiarità dei propri figli seguendone le reali inclinazioni. Spesso i figli per assecondare specifiche proiezioni dei genitori vivono con ansia e disagio anche attività che dovrebbero svolgere in modo spensierato. Tra queste, le attività sportive rischiano di rappresentare spazi di compressione eccessiva, con carichi di</span></i><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'> <i style="mso-bidi-font-style: normal;">aspettative ed estremizzata competitività. Forse noi genitori dovremmo privilegiare maggiormente l’ascolto evitando imposizioni ed eccessive proiezioni di noi stessi.” </i></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>A parte il desiderio di rivedere vincere lo scudetto del Toro, c’è un sogno che ha ancora chiuso nel cassetto della sua vita personale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Lo scudetto, per le logiche che oggi governano il calcio e per quanto detto anche a proposito della distribuzione dei diritti televisivi, temo non sia un obiettivo realistico per società come il Torino. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Ma sognare è comunque lecito. Il Toro è sulla buona strada, pur con qualche difficoltà, sta tornando una squadra di livello. Mi auguro continui a crescere puntando con sempre maggiore decisione sulla tradizione del settore giovanile e sulla identità granata che, anche grazie alla rinascita del Filadelfia, avrà una dimensione più solida e tangibile. La nostra identità è così forte che travalica il mero successo sportivo e ci rende orgogliosamente unici. Un sogno della mia vita personale? Poter avere la fortuna di “accompagnare” mio figlio Tommaso in tutte le tappe della crescita e della maturazione e vederlo felice. Felice come quando esulta per un gol del Toro.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Romafl0711fl0711avv.-fabio-viglione-(600x800).jpgSiNfabio-viglione-avvocato-con-il-toro-nel-cuore-1013311.htmSi100451001,02,03030315
911013308NewsCampionati50 anni dopo la morte di Luigi Tenco e Gigi Meroni.20171011185219Musica e Sport. Linguadoc Communication organizza un evento culturale, nel ricordo di due personaggi che hanno scritto una parte di storia del nostro Paese.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>50 anni, mezzo secolo. Eppure sembra ieri. Sono passati veloci come il vento che soffia solo una volta, spazza tutto in modo ingeneroso e poi va via. Un soffio impetuoso capace di cancellare la vita di un autore, cantante e musicista tra i più apprezzati al mondo e di un campione di calcio tanto amato, che ha scritto un pezzo della grande storia del Torino. Stiamo parlando di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, due storie di vita diverse e capaci di accomunarsi nella tragedia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Ciao amore, ciao”</span></b> è il titolo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Linguadoc Communication</span></b> ha scelto ad hoc per celebrare i 50 anni della morte di questi due personaggi immensi per cultura musicale e calcistica che sono rimasti nel cuore degli italiani. Un incontro di grande interesse culturale che si svolgerà a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Torino presso il Circolo dei Lettori in Via Bogino 9 - lunedì 16 ottobre alle ore 21,00 -</span></b>&nbsp;in una serata che si preannuncia magica per l’intervento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Alessandra Comazzi</span></b> giornalista de La Stampa di Torino, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Beppe Gandolfo</span></b> giornalista Mediaset, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Guido Barosio</span></b> direttore di Torino Magazine e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Natalino Fossati</span></b> ex calciatore del Torino e grande amico di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>. Il conduttore dell’incontro sarà il regista <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Giulio Graglia</span></b> che si avvarrà dell’introduzione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Sabrina Gonzatto</span></b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco </span></b>è considerato tra i più grandi esponenti musicali della scuola genovese. Nato a Cassine in provincia di Alessandria, è cresciuto in quella Genova della musica leggera italiana che si è ispirata ai grandi personaggi quali <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Fabrizio De Andrè</span></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gino Paoli</span></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Bruno Lauzi</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Umberto</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Bindi.</span></b> La sera del 26 gennaio 1967 Luigi Tenco salì sul palco del Festival di Sanremo per cantare la canzone <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Ciao amore ciao”</span></b> in accoppiata con la cantante francese Dalida. Ebbene, quella canzone dal testo così profondo non fu apprezzato dalla critica e neanche dagli italiani di allora, tanto è vero che si classificò al dodicesimo posto su sedici canzoni e fu esclusa dalla finale. Da qui, l’abbattimento morale e la sfiducia totale di Luigi Tenco verso chi non credeva in lui, emersero fino a maturare il desiderio di suicidio nella camera d’albergo numero 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Lì fu ritrovato la mattina dopo, ucciso da un colpo di pistola alla tempia. C’era un biglietto scritto a mano, e più di una perizia fatta allora ha stabilito l’autenticità dell’autore: non c’erano dubbi, quel biglietto era stato scritto proprio da Luigi Tenco. Si è trattato di un atto estremo, per protesta verso chi non ha creduto in lui e nella sua canzone. Un episodio che colpì il mondo intero e che fece riflettere su certe valutazioni spesso banalizzate da giudizi troppo frettolosi e superficiali. E poi Gigi Meroni, la farfalla granata moriva il 15 ottobre 1967 in Corso Re Umberto a Torino, mentre attraversava la strada. Una tragica fine consumata proprio davanti casa sua, mentre usciva dal bar in compagnia di Fabrizio Poletti suo amico e compagno di squadra, terzino del Toro e della Nazionale di allora. Ricordarlo dopo 50 anni dalla sua scomparsa è come rivivere quel momento legato alla sua storia di calciatore e uomo dai mille affascinanti interessi artistici. Una vita spezzata a soli 24 anni! Troppo presto, troppo pochi per chiunque. Ha disputato 145 partite in Serie A realizzando 29 reti, ma ciò che si ricorda di Gigi è quel suo essere personaggio atipico, particolare, che amava dipingere, disegnare i suoi abiti e vestirsi in maniera originale, incarnando una figura che si connaturava in un calciatore – beat, ma anche in artista, in hidalgo e anche in dolce innamorato della bella Cristiana. Con questo suo modo d’essere appariva come appartenente alla piccola nobiltà. Ma Gigi fu sì nobile, ma di animo, perché le sue radici di ragazzo venuto da Como, diventato in breve tempo il mito e il simbolo di un epoca, fu soprattutto un esempio di vita per tanti ragazzi di quegli anni che erano l’emblema della speranza di un mondo migliore. Un qualcosa di simile alla concretezza di voler crescere e maturare in fretta attraverso i sacri valori umani. E Gigi, vera e propria leggenda del calcio italiano, fu uomo dalle mille sfaccettature. Estroso in campo come nella vita privata, fu un esempio di ordine mentale e modus vivendi. Un beat la cui folta capigliatura e il suo apparire erano capaci di incuriosire tutti, ma che non riuscivano a nascondere la bella persona che c’era in lui. Un ragazzino semplice, cresciuto velocemente, ma senza mai dimenticare l’umiltà delle sue origini, l’educazione ai sentimenti e al rispetto che egli mai ha dimenticato, nemmeno nel momento di maggior fulgore professionale. E dire che oggi, 50 anni dopo la sua prematura morte, è cambiato il calcio, sono cambiati i calciatori e il mondo che gli ruota attorno, ed è cambiata anche la quotidianità di una vita totalmente diversa. Sì, perché sono cambiati gli uomini che hanno perso la loro naturale genuinità e quei sentimenti che oggi sembrano sempre più soffocati da una deriva materialista che appare inarrestabile. Così, quando ci capita di parlare di personaggi del passato, non possiamo non fare un distinguo tra quello che è stato e quello che è. E, pur nella convinzione che il presente non è poi tutto da buttar via, ci riesce sempre più difficile non cadere nell’inevitabile retorica di pensiero che, in fondo, personaggi come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, che ha vissuto soltanto 24 anni della sua breve vita, sono riusciti a lasciarci dentro ciò che certi contemporanei uomini, o presunti tali, non potranno mai fare. E’ l’eredità dei buoni sentimenti, dei testi importanti delle canzoni d’autore e del calcio pulito. Un ricordo, un qualcosa di prezioso che ci ha lasciato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b>, un piemontese vissuto a Genova, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, una farfalla di color granata le cui esili ali sono state spezzate da un vento troppo impetuoso. Storie di uomini, tragedie di vita e rimpianti di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711meroni.jpgSiN50-anni-dopo-la-morte-di-luigi-tenco-e-gigi-meroni-1013308.htmSi100451001,02,03030251
921013295NewsCampionatiAntonio Venuto: “Con pazienza risorgeremo dalle ceneri”.20170901232735Intervista al neo allenatore del Messina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sogno che un giorno il Messina possa ritornare in Serie A”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è il neo allenatore della squadra dello stretto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b>, che abbiamo incontrato sul campo comunale di Torregrotta in occasione di una partita di preparazione contro la squadra locale che milita in promozione. E’ fiducioso il mister di Villafranca Tirrena, anche se non nasconde le difficoltà di una preparazione frettolosa, dovuta al fallimento della società giallorossa che è poi stata salvata dal presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sciotto.</b> Problemi che non mettono in disparte la sua gioia di essere finalmente diventato il coach della squadra che ha sempre amato. Antonio Venuto arriva sulla panchina del Messina dopo una lunga trafila di esperienze che l’hanno fatto conoscere agli addetti ai lavori come un allenatore di sicuro affidamento. Serio, preparato e con spiccato senso dell’appartenenza, Venuto ha sempre sposato il culto del lavoro, del sudore, della fatica, ma anche del rispetto dei ragazzi a sua disposizione che egli cura sotto l’aspetto tattico, tecnico e anche psicologico. E’ la caratteristica di questo allenatore siciliano, capace di non risparmiarsi mai e di restare sempre con i piedi ben piantati a terra. Per questo motivo il presidente Sciotto l’ha scelto tra tanti, perché sa che il suo Messina è in buone mani. E allora ascoltiamolo questo allenatore, dal quale traspare evidente la voglia di lavorare per portare il Messina ai livelli che gli compete. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mister Venuto, finalmente si realizza il sogno di diventare l’allenatore del Messina. E’ più contento o preoccupato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Entrambe le cose. Sono sicuramente felice di approdare nella squadra della mia città che sogno fin da quando ho cominciato a frequentare la tribuna e la gradinata del mitico stadio Celeste negli anni ’70. Non pensavo che un giorno sarei diventato l’allenatore della mia squadra del cuore. Questo oggi è accaduto e adesso sono felicissimo. Dall’altra parte, però, so benissimo che questo incarico ricopre una grandissima responsabilità, tuttavia, sono sicuro che con l’aiuto, dei ragazzi, dei tifosi e di tutto l’ambiente riusciremo a toglierci delle belle soddisfazioni”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Qual è il vero progetto del Messina che è reduce da un fallimento?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il Messina è rinato dalle ceneri grazie alla famiglia Sciotto, che è riuscita a risollevare le sorti di questo club pagando 150 mila euro per l’iscrizione ai campionati e 50 mila euro per la fidejussione. Un’operazione di grande impatto economico, per riconsegnare il calcio a una città che per il suo blasone e la sua storia non poteva esserne priva. Adesso, sulle ali dell’entusiasmo, tutti si aspettano di vincere il campionato. Questo non sarà facile perché abbiamo un gravissimo ritardo nella partenza, visto che abbiamo cominciato praticamente il 6 agosto con una squadra rabberciata, e adesso, a poco a poco, stiamo costruendo un buon gruppo con calciatori che possono fare al caso nostro. Certo, mancano ancora dei tasselli tali da completare il puzzle per una squadra competitiva a tutti gli effetti, tuttavia, devo dire che la società sta lavorando alacremente, nonostante il grave ritardo della nostra partenza. Sono venuti parecchi giocatori a provare da noi, ma non tutti hanno avuto le caratteristiche di far parte di un disegno tattico tale da fare la differenza in campionato. Vedremo in seguito di trovare qualche giocatore svincolato o qualche under di sicuro valore. Attualmente, la mia squadra gode di un centrocampo importante, capace di giocare a due o a tre. In difesa ci siamo rinforzati dopo l’acquisto del centrale Colombini, anche se c’è ancora bisogno di un altro acquisto per completare un reparto che io ritengo assolutamente importante per il gioco che intendo fare con le mie squadre. Ma c’è anche bisogno di un ariete in attacco e di un portiere under”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Possiamo dunque dedurre che i tre giocatori arrivati dalla Vibonese, rappresentino una sorta di riparazione momentanea?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, è proprio così. C’è un gap di partenza ritardata che al momento non abbiamo ancora colmato, perché buona parte degli under e i migliori giocatori sul mercato si sono accasati in altre squadre. Non è facile costruire frettolosamente una squadra competitiva, tuttavia sono convinto che attraverso la buona organizzazione societaria, il lavoro costante, la dedizione, la fame calcistica e la voglia di arrivare dei miei ragazzi, si possono anche raggiungere risultati che in partenza sembrerebbero insperati. Ci vuole pazienza, questo è sicuro, perché altre squadre si sono completate prima di noi e perciò dobbiamo andare avanti attraverso la cultura del lavoro, sperando ancora in qualche acquisto importante. Il campionato è lungo e chissà, magari alla fine si illumineranno non soltanto i fari ma anche tutto il resto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo ci lascia pensare a un eventuale cambiamento tattico di ciò che è il suo credo calcistico, fatto di gioco propositivo e mai difensivo.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho degli attaccanti importanti e capaci di fare tanti gol, vedi Bonadio, Rizzo, oltre le punte centrali che possono essere Cocuzza e De Zai. Ritengo di avere un attacco prolifico e un centrocampo di qualità, capace di interdire nel momento di non possesso palla. Certamente, bisogna vedere se riusciremo a supportare questo peso nella fase difensiva, soprattutto nelle ripartenze degli avversari. C’è invece ancora molto da lavorare per quanto riguarda il gioco degli esterni, che ritengo indispensabili nelle due fasi di attacco e di difesa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire mister Venuto, qual è il suo messaggio diretto ai tifosi del Messina?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“Dico alla piazza di Messina di sapere aspettare, di avere pazienza, perché sono convinto che risorgeremo dalle ceneri. Questo è il mio pensiero da primo tifoso del Messina, perché ho sempre sognato che questa squadra e questa società potesse tornare presto in Serie A, figuriamoci se non lo penso adesso che sono il diretto interessato.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torregrotta (Me)fl0711fl0711foto-antonio-venuto.jpgSiNantonio-venuto:-con-pazienza-risorgeremo-dalle-ceneri-1013295.htmSi100451001,02,03030247
931013290NewsCampionatiVar o non Var?20170821224926L`analisi sul nuovo mezzo meccanico e sulla prima giornata di campionato di Serie A<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Prima domenica del campionato 2017’18 e prima domenica del Var. Doveva essere la prova per confermare l’attenuarsi delle polemiche, invece ci siamo accorti che in certi casi le ha fomentate. Il mezzo meccanico apparso ai bordi del campo per sciogliere ogni dubbio su falli da rigore, punizioni e quant’altro, si è rivelato non sempre attendibile. C’è poi questo continuo spezzettare il gioco delle partite in corso, che non sempre piace. Sarà che ogni innovazione ha bisogno del suo tempo per oliare i meccanismi, sarà pure la novità assoluta che ha bisogno di entrare nella logica dei contendenti in campo, degli arbitri stessi e degli addetti ai lavori, fatto è che non tutti sono d’accordo con questa innovazione tecnologica che si intromette tra patos e momenti clou che fanno del calcio l’essenza di ogni cosa. A Torino e Milano gli arbitri hanno fatto ricorso al mezzo meccanico con alterno successo. Mentre a Torino nel corso di Juventus Cagliari si è risolto il dubbio del calcio di rigore a favore dei sardi, a Milano durante Inter Fiorentina sono rimaste le perplessità su un calcio di rigore non concesso ai viola. C’è poi l’indecisione marchiana dell’arbitro Massa che grazie all’errore dell’assistente di linea, ha annullato il regolare gol della vittoria del Torino sul Bologna. In questo caso, addirittura, il Var non era neppure funzionante e l’arbitro ha dovuto comunicare con il quarto uomo attraverso una coppia di ricetrasmittenti. Indecisione su indecisioni, partita spezzettata e gol regolare per il Torino che è stato annullato per un fuorigioco inesistente, poiché un difensore del Bologna ha rimesso in gioco l’avversario. Altro che evitare gli errori, qui si è trattato di un macroscopico abbaglio dell’assistente di linea, che alzando anticipatamente la bandierina, non ha dato tempo all’azione di evolversi. Ma in questo caso perché non funzionava il Var? Frutto dell’imprevedibilità dell’entrata in vigore di un mezzo meccanico che non poteva ancora essere perfetto e che ha bisogno ancora di tempo per raggiungere l’obiettivo prefissato. Vedremo cosa accadrà in seguito. Intanto la prima di campionato ha visto vincere la Juventus, il Napoli, la Roma, il Milan, l’Inter, mentre ha steccato la Lazio di Inzaghi che non è andata oltre lo 0 a 0 casalingo contro l’agguerritissima Spal. Vince la Sampdoria contro la matricola Benevento, pareggia il Sassuolo contro il Genoa e perde 1 a 2 in casa l’Udinese ad opera di un coriaceo Chievo. Di Bologna Torino abbiamo già detto in precedenza, mentre resta il rammarico per i granata di avere pareggiato una partita che, per quanto si è visto in campo, doveva essere vinta meritatamente. Certo, è ancora presto per fare delle valutazioni, tuttavia, nell’attesa della fine del calciomercato estivo, si dovrebbero tracciare certi pronostici finali che al momento sono solo molto teorici.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNvar-o-non-var-1013290.htmSi100451001,02,03030247
941013287NewsCampionatiFederico Coppitelli, enfant prodige dei nuovi tecnici italiani20170813144545Intervista all`allenatore della squadra Primavera del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Federico Coppitelli </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>allenatore della squadra Primavera del Torino è la vera scommessa del responsabile del Settore Giovanile <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava. </b>Sì, perché fin dal 1° luglio 2016 in cui gli ha riposto la fiducia per il dopo Longo, non ha mai smesso di credere in lui. Classe 1984, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b> predilige il modulo 4-2-3-1 rivedibile con le caratteristiche tecniche dei suoi giocatori, ed ha spiccate doti professionali che ben si intersecano alle aspirazioni del Torino. Ha allenato i giovani del Fascati, poi è andato al Frosinone, alla Roma e dall’anno scorso siede sulla panchina della Primavera granata. E’ l’enfant prodige dei tecnici italiani, una figura che lo mette in prima fila tra i più promettenti conoscitori del football giovanile d’Italia. Riflessivo, sempre attento a dare risposte concrete, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Coppitelli</b> ci appare come personaggio non adatto a fare voli pindarici, ma, al contrario, è persona equilibrata che sposa la cultura del lavoro, associando l’armonia di fattiva collaborazione con il suo staff e tutti i ragazzi che compongono la sua squadra. Sembrava destinato a fare il grande salto tra i professionisti sostituendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Stellone</b>, invece all’ultimo momento il Frosinone gli ha preferito l’esperienza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pasquale Marino</b>, liberando di fatto il suo tecnico più giovane. Questo episodio non ha inficiato alcuna delusione in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli,</b> il quale, al contrario, ha continuato il suo percorso professionale con la lena di chi sa costruire il proprio lavoro attraverso il sacrificio e il sentire di una passione che è l’emblema di ogni cosa. Con lui ci siamo incontrati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Hotel “La Bussola” di Milazzo in provincia di Messina</b>, dove si trova con la sua squadra per partecipare al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">3° Memorial “Marco Salmeri”,</b> triangolare di calcio organizzato dall’Associazione Culturale Teseo con la partecipazione del Merì e dell’Acireale. Abbiamo così approfittato dell’occasione, per intervistarlo e conoscerlo più da vicino come allenatore e come uomo.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mister Coppitelli, quale significato ha per lei essere l’allenatore della Primavera del Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Per me è sicuramente un punto di arrivo, visto che era un obiettivo che mi ero prefissato di raggiungere fin dai tempi in cui ho allenato nei vari settori giovanili dei dilettanti. Per chi come me siede sulla panchina della Primavera di una delle più importanti società calcistiche d’Italia, non può essere che una grande soddisfazione nel tentativo di raggiungere campionati ancora più importanti. Ma in questo momento sono davvero molto felice di questa posizione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per la sua squadra, quali sono gli obiettivi da raggiungere nel prossimo campionato 2017’18?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che la Primavera abbia il doppio compito di preparare i giocatori al calcio dei grandi. Naturalmente mi riferisco alla Serie A, ma anche alla Serie B e alla Lega Pro. Poi c’è anche l’obbligo di fare i risultati che la nostra gloriosa maglia richiede. Da quest’anno la nuova riforma dei campionati prevede un impegno maggiore, perché ci troveremo a confrontarci con il meglio delle società del calcio italiano. Siamo consapevoli dell’importanza di fare bene, ed è per questo che ci stiamo preparando in maniera adeguata.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella sua squadra ci sono giocatori capaci di garantire il presente e un prossimo futuro di qualità?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Stiamo provando giocatori nati nel 2000, mentre per ogni fascia d’età abbiamo alcuni giocatori nazionali. Mi auguro che tra questi ragazzi ci sia la possibilità di entrare a far parte del calcio che conta, perché le premesse ci sono davvero tutte.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi vi trovate a Milazzo in provincia di Messina, per partecipare al 3° Memorial Marco Salmeri. Che significato ha per voi, onorare questo evento sportivo siciliano?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ritengo che sia un’occasione importante per provare e conoscere meglio alcuni giocatori che alleno. Nonostante le difficoltà dovute alla lunga distanza, per noi è un onore essere stati invitati in questa splendida terra di Sicilia e in una Milazzo che annualmente ricorda Marco Salmeri, giovane calciatore scomparso in tragiche circostanze. La società ha voluto fortemente la nostra presenza a questo torneo, e noi cercheremo di onorarlo nel migliore dei modi.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tutto ciò fa veramente onore al Torino che, nonostante il lungo viaggio per raggiungere Milazzo, si è reso disponibile.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, come dicevo pocanzi, il Torino ha anche rinunciato la sua partecipazione ad altri tornei per essere presente a questo triangolare di calcio. Personalmente sono molto contento di fare questa esperienza assieme ai miei ragazzi.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Alla fine del mese di agosto avrete l’impegno annuale con il torneo “Mamma Cairo”. Siete pronti ad affrontarlo con il giusto impegno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo è un torneo che ci sta particolarmente a cuore perché tocca i sentimenti del nostro presidente. Ed è per tale motivo che ci stiamo preparando a dovere, con l’impegno di fare bella figura.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ieri abbiamo visto la squadra passeggiare sul lungomare Garibaldi di Milazzo. Molti sono stati i curiosi e anche i tifosi che hanno ammirato i ragazzi nella loro compostezza. Qual è stata la vostra prima impressione di questa città?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Milazzo è una bella città di mare che ha dalla sua parte il vanto di una storia culturale non indifferente. Sono molto contento che i miei ragazzi facciano questa esperienza sotto l’aspetto culturale e anche sportivo. Tutto serve per conoscere, crescere e maturare.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire mister Coppitelli. Qual è il suo sogno chiuso nel cassetto, vista la sua giovane età e la preparazione professionale che la rende interessante agli occhi di tanti media e agli addetti ai lavori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ In dieci anni di carriera di allenatore ho condiviso tante gioie e fatto molteplici esperienze che hanno arricchito il mio percorso professionale. Ho allenato tanti ragazzi e ho avuto la fortuna di vincere quattro scudetti tra dilettanti e professionisti e oggi sono arrivato tra le più importanti società giovanili d’Italia. Diciamo che il mio primo sogno l’ho già raggiunto e non nascondo ancora l’altro desiderio di potermi confrontare un giorno con il calcio dei grandi. Tuttavia non ho fretta perché ho tanta voglia di fare bene con questi ragazzi, ripagando tutta la fiducia che il Torino ha riposto su di me. Passo dopo passo, così come sono stato abituato a fare, continuerò a percorrere la mia strada senza voli pindarici ma nella consapevolezza di lavorare con impegno, dedizione, senso di appartenenza e serietà. In futuro si vedrà.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzofl0711fl0711foto-coppitelli-federico.jpgSiNfederico-coppitelli-enfant-prodige-dei-nuovi-tecnici-italiani-1013287.htmSi100451001,02,03030640
951013271NewsCoppeIl fenomeno calcio che non finisce mai di stupire20170603152312Oggi 3 giugno 2017, ogni nostra attenzione è rivolta a un solo evento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Donald Trump che conferma l’uscita degli Stati Uniti d’America dagli accordi di Parigi sul clima. L’esame in commissione parlamentare sulla legge elettorale con 780 emendamenti e il voto. Galoppante aumento della disoccupazione, con problematiche preoccupanti. Ma niente, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>oggi 3 giugno 2017 il nostro Paese si interessa soltanto di una cosa: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la finale di Champions</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">League tra Juventus – Real Madrid.</b> Tutto sembra refrattario a qualsiasi cosa che non riguardi la curiosità per il calcio ad alti livelli. Siano essi tifosi della Juventus o gufi per antipatia contro i colori bianconeri, si parla, si scrive, si discute soltanto di Juventus Real Madrid. A Torino tutti gli alberghi sono stati presi d’assalto nella speranza che domani, 4 giugno 2017, la Juventus possa tornare da Cardiff con la Coppa tanto sognata. La città sabauda in queste ore è febbricitante di ansia. Da Piazza San Carlo a Piazza Castello, Piazza Vittorio, Via Po, Via Roma, Via Garibaldi, Via Cernaia e tutto il centro cittadino è stracolmo di torinesi bianconeri ma, soprattutto, di juventini arrivati da tutta Italia. Tutti i pensieri sono rivolti alla finale, le cui tematiche convergono esclusivamente come fenomeno sociale più che nella sua versione tecnica e sportiva. In poche parole, la voglia di festeggiare in una notte che potrà scrivere la storia della Juventus di Max Allegri diventata leggenda, prevale su ogni descrizione tattica che molto probabilmente sarà la chiave di volta di una partita che deciderà la vittoria dell’una o dell’altra squadra. Ma oggi Buffon, Higuain, Dybala, Pjanic e compagni sono più importanti di ogni cosa, perché a loro si affidano i sogni, i sacrifici sostenuti dai sostenitori bianconeri che si sono riversati a Cardiff con prenotazioni e biglietti assicurati fin dalla partenza, ma anche di chi è partito senza avere nessuna garanzia di nulla. E’ la pazzia per una partita secca, unica, che l’ambiente juventino non può farsi sfuggire. Dire: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ Io quel giorno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">c’ero”</b> è qualcosa che ti inorgoglisce a prescindere, ti fa sentire partecipe di una esperienza da ricordare per i sentimenti coinvolgenti e talora anche diametralmente opposti e contrastanti. L’adrenalina alle stelle e la voglia di immortalare una notte che non è poi così facile da vivere nel ripetersi dell’immediato. E’ l’effetto di un pallone che oscura ogni altra cosa. E poi che importa se abbiamo famiglia, problemi, patemi d’animo, tasse da pagare, futuro da considerare con le difficoltà di un realismo oscuro. Questa è la notte di Juventus – Real Madrid, tanto basta. Per la Juve, per gli juventini del globo, ma anche per coloro che gufano e vorrebbero sadicamente vedere soffrire quelli che questa festa la stanno preparando per gioire. E’ il calcio, è il fenomeno sociale studiato fin dalle sue origini antichissime, ma mai nessuno ha saputo spiegarne bene la scatenante passione. Un gol, una Coppa che viene alzata al cielo da braccia vittoriose, mentre dall’altra parte c’è la disperazione di chi ha perso. E allora chiamiamola vita, questo calcio che ci fa gioire, abbracciare, piangere e disperare. In fondo, non sono scene che viviamo nel quotidiano? </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cardifffl0711fl0711foto-finale-di-uefa-champions.jpgSiNil-fenomeno-calcio-che-non-finisce-mai-di-stupire-1013271.htmSi100451001,02,03030311
961013268NewsCampionatiQuell’ultima volta di Francesco Totti20170529191111Il capitano della Roma è Leggenda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ogni inizio pregiudica sempre la fine di ogni cosa. E’ la dura legge della vita che non fa sconti a nessuno, neanche a coloro i quali per lungo tempo si sono illusi inconsciamente di essere immortali. Si spengono i riflettori, si lasciano gli angoli, i personaggi che ti hanno accompagnato per una vita e si allontanano i ricordi di tante cose fatte con fatica ma anche con tanta passione. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti</b> è il campione che dismette quella maglia giallorossa numero 10 della Roma, che ha indossato ininterrottamente per 25 anni. Capitano di lungo corso, Totti è vera Leggenda. Eppure, dopo tanti anni vissuti sempre nell’anima dell’unica squadra del suo cuore, sembrava quasi voler resistere al tempo, confortato com’è stato di tanto smisurato affetto da parte dei tifosi giallorossi. Il popolo romanista che si è sempre schierato al suo fianco, che ne ha raccolto i palpiti, le emozioni, le gioie di tanti gol fatti e di tante vittorie conquistate sul campo. Capitan Totti per loro è stato, ed è ancora, l’emblema del campione fatto in casa e capace di rappresentarli tutti, uno per uno. Tu perché vieni da Testaccio, da Trastevere, piuttosto che da Monte Mario, o da qualsiasi altra parte di Roma Capitale, se sei romanista, se nasci con quel chiodo fisso e fai entrare nell’anima la smisurata passione per i colori giallorossi, allora in alto ad ogni cosa metti sempre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti,</b> l’unico vero capitano della Roma. Ma questa viscerale passione per il capitano è stata forse un’arma a doppio taglio per lui, allungando l’agonia della decisione di smettere. E i tifosi, passionali e mai raziocinanti del tempo trascorso per il loro capitano, non hanno perdonato a Spalletti <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di non avere quasi mai fatto giocare Totti – “mortificandolo”- in panchina. Il tutto, nonostante l’allenatore toscano abbia portato la Roma al secondo posto in classifica, assicurandogli il diritto di partecipare alla Champions League senza l’ausilio dei fastidiosissimi preliminari. Ma l’allenatore toscano ha visto giusto, perché il tempo è trascorso anche per la Leggenda giallorossa che, nonostante tutto, pur conservando la limpidezza della sua classe innata, la corsa e la tenuta non potevano essere più garanzia a beneficio della squadra. Grandi pennellate fatte da fermo, passaggi millimetrici che sono stati la sua specialità, ma che non sono più sufficienti per il calcio moderno che è diventato principalmente atletico e con una enuta fisica che si protrae ininterrottamente per oltre 90 - 95 minuti di gioco . E così la malinconia è sopraggiunta soprattutto quando Totti, leggendo ciò che aveva scritto su un foglio di carta prima della partita contro il Genoa, l’ultima della sua carriera giallorossa, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>dice :<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il tempo ha</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">deciso”</b>. Già, il tempo ha deciso per lui come decide per tutti i comuni mortali. Piangono i 60 mila spettatori dell’Olimpico di Roma e si aggiungono alle lacrime di un Francesco Totti che abbiamo visto nella sua parte più umana, più fragile nei sentimenti che sono più forti e intensi dell’emozione di un gol, di un dribbling, di uno stop fatto con quel pallone che è stato il primo giocattolo che ha voluto fin da piccolo e che gli si è incollato addosso sulla pelle anche da adulto, assieme a quell’unica maglia numero 10 di una sola tinta. Emozioni forti che si infiltrano tra le pieghe dell’anima, che restituiscono all’uomo la sua dimensione più autentica. Sì, perché tu puoi essere Leggenda, aver vissuto una vita fortunata dal punto di vista professionale, ma resti sempre l’uomo con il tuo sguardo, le tue lacrime, le tue fragilità, le tue parole di ringraziamento a mamma, a papà, a tua moglie, ai figli, a tutti gli affetti più cari, agli amici più vicini che non ti hanno lasciato mai, neanche nei momenti più difficili della vita. In fondo è la storia dell’uomo che s’interseca alle mille vicende vissute dal campione, dalla sua vita vissuta su un campo di calcio a sentire il profumo dell’erba, mentre hai rincorso quel pallone che è stato il mezzo per farti conoscere, ammirare, farti voler bene. Affetti reciproci che sono sempre figli di un dare ed un avere che, comunque, non tutti hanno la fortuna di potere incontrare nella vita. Ma lui, Francesco Totti, il pupone, il capitano di mille battaglie giallorosse, il calciatore che ha scritto pagine indelebili del calcio italiano, oggi è lì a riflettere come una persona qualunque che il tempo è passato via velocemente, che adesso si gira pagina e si scrive un’altra storia diversa dal passato. Quale? Nessuno lo sa ancora. Forse neanche lui stesso. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-capitano-roma.jpgSiNquell-ultima-volta-di-francesco-totti-1013268.htmSi100451001,02,03030316
971013262NewsCoppeDani Alves, vero asso nella manica della Juventus20170518190545I bianconeri conquistano la terza Coppa Italia consecutiva. Un record!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Avevamo sospettato qualche dubbio di tenuta fisica e mentale, dopo la scialba partita di campionato che la Juventus ha giocato domenica scorsa all’Olimpico contro la Roma. Ebbene, siamo stati subito smentiti da una prestazione maiuscola a seguito della finale di Coppa Italia contro la Lazio. La squadra di Allegri è ritornata cattiva sotto il profilo agonistico, attenta e decisa di conquistare la sua terza Coppa Italia consecutiva, iniziando così il processo di conquiste e primati per le squadre di club in Italia. Scrivere pagine di storia che resterà indelebile nel tempo, vuol dire sacrificarsi nella propria professione. E ci sta che i calciatori della Juventus attraverso il senso dell’unione di squadra, di coesione tra giocatori maggiormente impegnati da Allegri e quelli che giocano meno, stanno dimostrando di aver capito cosa vuol dire sacrificarsi e giocare in una grande squadra con la consapevolezza di prepararsi a dovere, soprattutto quando vincere vuol dire immortalare primati da affiggere nelle proprie bacheche museali. E’ la storia dei primati che non fa differenze tra chi ha giocato meglio, chi si è divertito di più attraverso il gioco praticato oppure no. I primati sono fatti per essere scritti, immortalati tra le pagine degli annali storici. E la Juve lo sta facendo, step by step, tra piccole cadute e immancabili riprese che sanno di desiderio di volersi subito rialzare per dimostrare il proprio orgoglio. Sono le capacità di una grande società di calcio, di uno staff all’altezza della situazione,di un allenatore capace di tenere sulla corda il proprio spogliatoio e di una squadra unita nella sostanza di porsi sempre l’unico obiettivo, che è sempre quello di primeggiare. E così questa Juve targata 2016’17, sapendo già in partenza che quest’anno avrebbe potuto essere l’occasione da non perdere nell’acquisizione dei grandi primati, ha raggiunto il suo primo obiettivo dei tre prefissati; e cioè la conquista della terza Coppa Italia di fila. Contro la Lazio di Inzaghi, la squadra di Allegri è ritornata a essere cinica e sicura nelle sue trame di gioco, precisa e attenta a sbagliare meno possibile per non dar adito alle ripartenze improvvise di Keita e Immobile. La Juventus ha vinto 2 a 0, ma non è stata una passeggiata, perché la Lazio ha creato qualche criticità soprattutto all’inizio della gara proprio con Keita, che ha colpito il palo di destra di Neto. Poi, forse impauriti da questo episodio, la Juventus ha messo in atto tutta la sua superiorità tecnica che fin dall’inizio della gara la dava favorita per la vittoria finale. E così sale in cattedra soprattutto Dani Alves, che in quella zona del campo in cui è stato impiegato da Allegri, ha fatto il bello e il cattivo tempo. Questo è davvero un giocatore che la Juventus ha tirato fuori dal cilindro come fosse magia, come qualcosa che non era previsto ma che ha trovato al momento giusto. E non è solo per il gol di rara bellezza tecnica che ha fatto, ma è nell’insieme che questo brasiliano preso dalla Juve a costo zero e considerato un fine carriera, sta meravigliando coloro (quasi tutti), che non credevano più in lui. E invece lo trovi dappertutto; largo a destra come a sinistra, al centro del campo a misurare palloni deliziosi per i compagni, a fare dribbling incredibili, palloni che fa passare tra le gambe dell’avversario, mentre è furbo e intelligente quando deve interdire, spostando l’avversario per metterlo fuori dalla portata del pallone. Questo Dani Alves è davvero il valore aggiunto di questa Juventus che dopo la conquista della Coppa Italia si appresta a conquistare il suo storico sesto scudetto consecutivo e chissà, anche la tanto sospirata Champions League. Aria di triplete per una Juve che è squadra simbolo di sacrificio, partendo dai suoi giocatori più rappresentativi, Higuain, Dybala, Mandzukic, Pjanic, Khedira, Marchisio, Cuadrado, Alex Sandro, e poi Buffon, Chiellini, Barzagli, Bonucci e tutti coloro che pur giocando meno si sentono giustamente coinvolti nel bene delle vittorie e nel male delle poche ma brucianti sconfitte. E’ la Juve che chiude la gara contro la Lazio con un gol di Bonucci, che vince la Coppa e capisce che ancora deve soffrire per continuare a conquistare quello che la farà passare alla storia con tutti i suoi nomi della rosa titolare e non, ma anche con l’abilità di uno staff tecnico che è rappresentato dall’allenatore, dai preparatori, dai fisioterapisti,dai medici sportivi al seguito, ma anche dei magazzinieri e di tutti coloro che fanno gruppo condividendo momenti di lavoro ad altri di rilassamento. E’ la famiglia del calcio che sa vincere, che sa mettere da parte gelosie, personalismi e tutto quello che si perde con il significato di disgregare, piuttosto che unire. Intelligenza vuole che nel calcio come nella vita, se non si è uniti per il raggiungimento di uno scopo ben preciso, non si va da nessuna parte. La storia della Juve lo insegna come stile di società capace di annullare ogni festeggiamento ufficiale per le strade della Torino bianconera, anche se si dovesse vincere matematicamente il sesto scudetto consecutivo. Sì, perché c’è ancora la stregata Coppa dalle grandi orecchie da portare a casa. Quindi, almeno per adesso, in casa bianconera si aspetta a festeggiare a cose fatte. Step by step. Fatti, non parole!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-dani-a.jpgSiNdani-alves-vero-asso-nella-manica-della-juventus-1013262.htmSi100451001,02,03030330
981013261NewsCampionatiToro, hai perso la faccia.20170515195027Il Napoli ha battuto un Torino inesistente.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che brutta figura! Che partita da dimenticare per il Toro! Dire che c’è da vergognarsi è un eufemismo. Ma il Torino visto in campo contro il Napoli non ci lascia neanche fare un’analisi tecnico tattico sulla reale superiorità della squadra di Sarri, perché il suo atteggiamento e l’approccio alla gara è stato letteralmente disarmante. 11 figure senza attributi hanno vagato per il campo in balìa di un Napoli che infliggendo un secco 5 a 0 ha dato lezioni di calcio. Sì, una lectio magistralis del pallone nostrano che purtroppo non lascia nulla di positivo alla squadra di Sinisa Mihajlovic, presa com’è stata a ritirarsi negli spogliatoi dopo essersi presentata a capo chino davanti alla curva maratona. Ma cosa è successo al Torino per essere così inaspettatamente amorfo, privo di reattività e attributi? E’ vero, il Napoli è una squadra che aveva mille motivazioni in più del Toro, ma questo non può giustificare un comportamento così remissivo da parte dei granata. Nessuno si è salvato nel marasma generale che ha visto Belotti in chiara difficoltà e in debito d’ossigeno, in una giornata di caldo afoso. A parer nostro la società deve intervenire nel cambiare quell’antica cultura granata in cui si vive il senso del proprio campionato soltanto se si batte la Juve. E’ un modo come un altro per non crescere mai, per restare in quel minimalismo calcistico fatto di niente, che non porta a nulla se non al fatuo orgoglio di avere messo alle corde gli odiati cugini. E poi? Nulla più, perché si vivacchia sempre nell’anonimato di una metà classifica che vuol dire essere sempre fuori dall’Europa, di non essere coinvolti nel pericolo della Serie B e di accontentarsi continuando a sperare nelle disgrazie altrui. Toro, è ora che ti svegli, che cresci, che diventi adulto pur restando attaccato alla tua storia immensa, alla tua estrazione popolare di squadra sanguigna che più d’ogni altra esprime lo spirito sportivo di anti Juve. Ma poi c’è dell’altro. C’è il carattere, c’è la personalità, c’è l’orgoglio, c’è il desiderio della continuità di risultati, di impegno, di foga agonistica che non può essere limitata a una sola partita o poche altre, perché i campionati si giocano con la testa. Poi si può riconoscere il valore e la superiorità dell’avversario, quello ci sta pure se perdi la partita in maniera dignitosa. Ma quel 5 a 0 subito da Insigne, Callejon, Mertens e compagni, brucia troppo per il modo con cui è arrivato. Capiamo le lacrime di sconforto del gallo Belotti a fine gara, come pure ci affianchiamo a Sinisa Mihajlovic nel vederlo sconfortato in tribuna, dov’è stato ripreso con le braccia penzolanti in senso di abbandono. Che serva da lezione questa figuraccia. Sì, perché se non sarà così, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>i tifosi del Toro dovranno dire che: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico”. </b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-mihajlovic.jpgSiNtoro-hai-perso-la-faccia-1013261.htmSi100451001,02,03030302
991013258NewsCoppeLa Juventus stacca il biglietto per la finale di Cardiff.20170510193337Adesso La Vecchia Signora è a un passo dalla conquista della Coppa dalle grandi orecchie. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Continua il sogno Champions</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Possiamo dire che era già tutto previsto dopo il secco 0 – 2 che la Juventus aveva ottenuto a Montecarlo nella partita di andata di semifinale di Champions League. Tuttavia, le insidie che riserva spesso il pallone aveva consigliato a mister Allegri e alla sua squadra di affrontare la partita di ritorno allo Juventus Stadium in maniera intelligente, senza foga né ansia di volere chiudere subito il discorso con i monegaschi per arrivare subito in finale. E così i bianconeri si sono disposti in campo con un 3-4-2-1 che dava modo di offendere con giudizio, forti di un centrocampo e di una difesa attenta a interdire. In questa maniera la Juventus ha chiuso la pratica soffrendo soltanto all’inizio di partita. Poi, dopo il gol di Mandzukic e la perla di Dani Alves, gli avversari hanno subito il contraccolpo riuscendo soltanto a segnare con Mbappè al 24mo della ripresa. La Juve ha quindi raggiunto il suo obiettivo di arrivare alla finale di Champions, di Coppa Italia, mentre sta per vincere il suo sesto scudetto consecutivo. Eppure Allegri tiene tutti sulla corda, ricordando che ancora non si è vinto nulla, che si è in dirittura d’arrivo per la conquista del triplete, ma ancora non c’è nulla di concreto. Stesso live motiv dei giocatori, che a partire da capitan Buffon si uniscono all’unisono nel ripetere mentalmente che c’è ancora da fare un ultimo sforzo. E’ la forza della grande squadra, consapevole nei propri mezzi ma attenta a non distrarsi, come le è successo quelle poche volte che è stata castigata; vedi ad esempio il gol di Mbappè che poteva essere tranquillamente evitato se solo ci fosse stata maggiore attenzione. Comunque, due finali di Champions League in tre anni di partecipazione continua è un risultato enorme per questa Juve targata Max Allegri, un allenatore che il popolo bianconero non voleva, che è stato contestato all’inizio, ma che adesso è diventato insostituibile per concretezza, chiarezza di gioco e per l’affidabilità che tutti ripongono in lui. Il Max livornese ha saputo con intelligenza conquistare i tifosi della Juventus, la società, i giocatori e tutto l’ambiente bianconero per la sua classe, lo stile, la preparazione e l’immagine che cura nei rapporti con i media. E poi, tutto si può dire di questo allenatore spesso paragonato a Sarri per un credo calcistico diverso, forse meno armonioso nel gioco ma sicuramente più redditizio. E non può essere questione di fortuna aver sperimentato con coraggio dopo la debacle di Firenze, un modulo offensivo capace di adattare contemporaneamente i migliori campioni della sua rosa, con una forma mentis fatta di sacrificio per la squadra. Higuain e Dybala che attaccano e difendono, Mandzukic adattato in un ruolo non suo di esterno basso, capace di interdire, contrastare l’avversario, rubare palloni e, all’occorrenza, offrire appetibili suggerimenti per le punte durante le improvvise ripartenze. E poi che dire di Dani Alves, del quale dobbiamo ammettere per onestà intellettuale, il nostro errore nell’averlo considerato un fine carriera nel rifugio di casa Juventus. Dopo l’infortunio, infatti, il giocatore ex Barca appariva spesso avulso dal gioco e smanioso di mettere soltanto in bella evidenza il suo enorme bagaglio tecnico, piuttosto che mettersi al servizio della squadra. Ora, visto l’evidente calo di forma di Cuadrado che nel corso dell’anno ha dato tanto, Allegri lo ha collocato nel ruolo di esterno alto in qualità di centrocampista aggiunto, con l’ordine di aiutare anche Barzagli che è più arretrato di lui. E i risultati si sono subito visti. Oggi Dani Alves sembra rinato nell’entusiasmo, nella voglia di fare, mentre sta cercando di minimizzare i colpi di prestigio che fanno parte del suo stile, che illuminano d’immenso, ma che spesso risultano fini a se stesso nella concretezza del gioco di squadra. E poi la BBBC, che ormai è considerata la difesa più forte d’Europa e forse del mondo a livello di club. Insomma, una Juventus che talvolta lascia a desiderare per mancanza di bellezza di gioco, ma è così che Allegri vuole la sua Juve. Cinica, intelligente, attenta, con chiare caratteristiche offensive che non possono tralasciare l’attenzione continua nella fase di non possesso palla. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ancora non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">abbiamo vinto nulla”,</b> ripetono con continuità maniacale nello spogliatoio della Juventus. Sembra quasi un ordine impartito dal suo allenatore, che con le sue urla in campo tiene tutti sulla corda. C’è ancora tempo per festeggiare, prima bisogna vincere. Adesso si deve badare al sodo, senza tante chiacchiere. E la Juventus lo sa bene.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juventus-stacca-il-biglietto-per-la-finale-di-cardiff-1013258.htmSi100451001,02,03030295
1001013256NewsEditorialeQuattro stupidi idioti mascherati da tifosi20170506164938Atto di vandalismo sulla strada della Basilica di Superga, che offende la storia e la sacralità del Grande Torino.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Li chiamano ancora tifosi, ma in realtà sono sostanzialmente indefinibili nella loro grettezza mentale che va oltre ogni logica. Già, ma di logico non c’è proprio nulla quando si parla di stupidi soggetti umani che attraverso la loro innata idiozia, pensano di offendere e di suscitare chissà quale altra adesione delinquenziale. Ci riferiamo agli atti vandalici avvenuti sui muri che portano alla Basilica di Superga, le cui scritte offensive hanno mirato di colpire la memoria del Grande Torino. Ignoti, che approfittando dell’oscurità della notte, si sono inventati di imbrattare con vernice la sacralità di un luogo che appartiene a tutti, amanti del pallone, delle sue tante fedi e anche di coloro i quali sono indifferenti al mondo del calcio, ma che del Grande Torino ne hanno studiato la storia e il suo impareggiabile percorso agonistico e sociale. Un appuntamento, quello del 4 maggio, che tocca i cuori e i sentimenti di tutti, tifosi granata e non, proprio alla vigilia del 68mo anniversario della tragedia e nell’imminenza del derby cittadino. C’è solo una parola: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">VERGOGNA!</b> Vergogna di sentirsi persone, vergogna di confondersi tra coloro i quali conoscono il senso del rispetto verso i morti e le tragedie umane che non conoscono il distinguo di niente. L’ignoranza non ha mai fine ed è pure insita nel genere umano che non intende liberarsene definitivamente, pensando stupidamente che è l’unica arma efficace per offendere. Ma offendere chi? Che cosa? Forse la vita stessa? La storia del genere umano? E c’è una soglia che non si può oltrepassare: la misura di un pallone che resta passione e nulla più. No, troppo profondi certi concetti che non possono essere recepiti dagli idioti per mancanza assoluta di materia grigia. Eppure, basterebbe poco per capire l’abissale voragine che sta tra il sano sfottò sportivo e la delinquenza allo stato puro. Non finiremo mai di ripeterlo e mai ci stancheremo di biasimare tali comportamenti che sanno di inciviltà, con il pretesto di un calcio e di una passione sportiva cui nulla hanno a che fare. Siamo certi che in campo sarà un’altra musica. Juventus e Torino si affronteranno con l’agonismo che una stracittadina di calcio merita, ma con l’esempio del rispetto sportivo e umano che ciascuna storia merita. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711grande_torino_1948-49_6.jpgSiNquattro-stupidi-idioti-mascherati-da-tifosi-1013256.htmSi100451001,02,03030327
1011013251NewsCampionatiJuventus, sei Mandzukic dipendente. Chi l’avrebbe detto?20170424193717Il calciatore della Juventus diventato insostituibile.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Eppure, nonostante il pensiero collettivo che avrebbe voluto Mario Mandzukic essere riserva di Gonzalo Higuain, ci siamo ricreduti su un calciatore di cui non abbiamo apprezzato subito la sua intelligenza e la duttilità tattica nell’ambito del gioco voluto da Max Allegri. Sarà per il suo carattere un po’ chiuso, introverso, sarà per un’eleganza calcistica che non possiede, fatto è che il croato dopo la bruttissima partita che la Juve ha fatto a Firenze è entrato a far parte della squadra come il vero equilibratore del 4-2-3-1 inventato da mister Allegri. Mentalità operaia di chi sa che se vuoi far parte di una squadra di campioni devi mettere da parte l’altezzosità, Mandzukic è l’emblema di chi ha fame di successi ottenuti con mentalità provinciale. Se fosse per lui giocherebbe anche in porta e lo farebbe con la grinta, la voglia e la caparbietà che ormai ha fatto conoscere a chi pensava di lui come una persona e, soprattutto, come un giocatore completamente diverso. Ma è l’errore che spesso facciamo tutti noi nel non vedere a fondo le cose, abbagliati come siamo dai preziosismi e dalle magiche giocate che nulla hanno a che fare con una certa ruvidezza di gioco apparente, ma che è assolutamente redditizia dal punto di vista dell’economia di gioco di una squadra di calcio. Una Juventus a 5 stelle di cui lui fa parte non più come aggregato, ma come insostituibile apportatore di pressing, di suggerimenti in fase di attacco e di grandi capacità difensive nei momenti di non possesso palla. Lo vedi dappertutto, in attacco, in difesa, a centrocampo, Mario è sempre lì a fare la sua parte senza ostentare grandezza agli occhi che non sanno vedere, valutare. Lui è così, mai sorridente e sempre concentrato a far bene e sbagliare meno possibile. E’ stato fin da subito il vero pallino di Allegri, che ha subito visto in lui un campione da non sprecare in panchina dopo l’arrivo di Higuain, ma da valorizzare in un concetto di gioco diverso cui Mandzukic era abituato a fare prima. E’ una delle mosse più intelligenti e indovinate di un allenatore mai entrato nella Juventus a furor di popolo, ma che ha saputo col tempo conquistare anche i suoi più acerrimi contestatori. Dire a un giocatore come Mandzukic che ha 30 anni, ha segnato 29 reti in 74 gare giocate con la Croazia, che ha giocato a grandi livelli con Bayern Monaco e Atletico Madrid: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Muoviti e fai l’esterno”,</b> non è proprio cosa da poco. E così Mario ha ubbidito al suo allenatore senza mugugnare, ma con l’abnegazione di un principiante che sa di non deludere le aspettative di chi ha creduto in lui. Il suo è un lavoro faticoso, massacrante, ma che fa con naturalità nella consapevolezza di essere entrato a far parte dei big di una Juve schiaccia sassi, cinica, mai banale nel gioco di perdersi in abbellimenti futili e mai produttivi. E’ la Juve che viaggia a gonfie vele su tre fronti. E’ la Juve di Buffon, Dybala, Higuain, Cuadrado, Khedira, Pjanic, ma anche di una difesa arcigna e di un Mario Mandzukic diventato indispensabile per la Juventus di Massimiliano Allegri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino fl0711fl0711foto-mandzukic.jpgSiNjuventus-sei-mandzukic-dipendente-chi-l-avrebbe-detto-1013251.htmSi100451001,02,03030403
1021013235NewsCampionatiUn insegnamento per i calciatori del Lugano20170315121253Quando il calcio ha bisogno di un bagno di rigenerante riflessione. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ capitato ai giocatori del Lugano, squadra che fa parte del campionato svizzero di Super League. Dopo aver perso la partita contro il Thun per 5 a 2, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Tramezzani,</b> allenatore, ex secondo di De Biasi sulla panchina dell’Albania e volto televisivo della RAI, ha deciso di andare a visitare un’azienda metalmeccanica di Lugano. Sveglia alle cinque del mattino e un’ora dopo tutti accanto agli operai per ricordarsi cos’è la vita vera, fatta di fatica e di sacrifici per andare avanti. Un insegnamento che è bene non dimenticare mai, anche per i calciatori che sono strapagati e vivono un mondo a parte, quasi fosse protetto da una campana di vetro. E’ il sudore della gente comune, quella meno fortunata, quella soggetta a lavori usuranti, quella che fa i turni e che limita le proprie esigenze personali per amore della famiglia e dei figli. Non è facile retorica questa, ma più semplicemente un atto di riflessione voluto da Tramezzani che più che apparire punitivo per la mancanza d’impegno della sua squadra, ha il significato di una presa di coscienza individuale che ha lo scopo di valorizzare la fortuna di fare il calciatore e di guadagnare fior di denaro, facendo un lavoro che piace. Una decisione che condividiamo appieno per il coraggio di far maturare dei ragazzi che spesso stentano a crescere, perché vivono nella bambagia protettiva di tutto ciò che forse vera vita non è. Il nostro plauso va dunque a Paolo Tramezzani, allenatore di calcio e uomo dalle grandi vedute umane.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Luganofl0711fl0711paolo-tramezzani.jpgSiNun-insegnamento-per-i-calciatori-del-lugano-1013235.htmSi100451001,02,03030296
1031013230NewsEditorialeQuagliarella, lo stalking e il perdono dei napoletani20170302194110Il calciatore di Castellammare di Stabbia, si svela in un`intervista alle Iene. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se questo nostro calcio finisse di stupire, forse non interesserebbe più a nessuno. Ma certi risvolti umani come quello capitato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Quagliarella</b>, centravanti del Napoli e poi di molte altre squadre tra cui la Juventus, non possono passare inosservati. E’ la storia di un ragazzo, calciatore professionista, che dopo avere realizzato il suo sogno di vestire la maglia del Napoli, è stato perseguitato da un avversario che non t’aspetti; un nemico che si chiama incubo persecutorio. Dopo avere assistito a una lunga e commovente intervista fatta a Quagliarella nel programma televisivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Le Iene”,</b> ci viene da pensare come la cattiveria umana sia sempre dietro l’angolo, pronta a colpire per chissà quale gusto&nbsp;satanico di vedere soffrire una persona. Si chiama stalking, la cattiveria gratuita di perseguitare una persona con vari scopi che possono essere dettati dalla vendetta o più semplicemente dall’invidia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Quagliarella</b>, che oggi gioca con la Sampdoria, ha dichiarato nel corso dell’intervista di essere stato perseguitato per cinque lunghi anni da un agente di polizia e di essere stato ceduto dal Napoli per via di questa situazione incresciosa. Quell’addio gli fu fatale, perché tutti i tifosi del Napoli, dopo aver saputo che era stato ceduto alla Juventus, si sono sentiti traditi ed hanno odiato il centravanti che da allora non&nbsp;è più potuto tornare nella sua Napoli. Proprio lui che è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Castellammare di Stabbia</b> e ama in maniera viscerale il popolo campano e la terra che gli ha dato i natali. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono passato per l’infame della situazione”</b> dice Quagliarella <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“e quando succede davanti alla tua gente fa davvero male. Ogni volta che dovevo tornare a Napoli mi nascondevo, mi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">camuffavo, per evitare che qualcuno dicesse qualcosa, perché poi faceva male”.</b> A questo punto, sul volto del calciatore sono apparse&nbsp;copiose lacrime di emozione. Il suo viso così eloquente, ha dato segnali di uno sfogo umano legittimo che pur in uno stato depressivo di un ricordo che l’ha ferito intimamente, si scorgeva anche l’espressione di chi si è finalmente liberato di un qualcosa che l’ha fatto soffrire&nbsp;rendendogli la vita impossibile.&nbsp;Un momento liberatorio di una verità celata&nbsp;per anni, ma per ovvie ragioni&nbsp;mai svelata prima. Adesso, “quell’amico” agente di polizia che è stato l’artefice di tutta questa penosa storia andrà in carcere, ed è per questo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Quagliarella</b> ha potuto parlare pubblicamente. Certo, pensando con il senno di poi, oggi i napoletani si sentono in colpa per avere infierito a livello umano su un ragazzo che ha dovuto lasciare il Napoli per salvaguardare la sua serenità e quella dei suoi affetti più cari. Una storia di vita che ci fa pensare che non è sempre luccichio ciò che appare tale, e che a volte i soldi non sono tutto. Il pianto di un ragazzo classe ’83, professionista del pallone, che dopo aver realizzato il suo sogno di giocare nel Napoli è stato prima acclamato, portato alle stelle e poi denigrato, deve farci riflettere come troppe volte nella vita tutti noi siamo portati a giudicare dall’esterno, senza neanche sapere ciò che ci sta dentro. E adesso, dopo questa intervista, i tifosi napoletani chiedono scusa e sottoscrivono petizioni per un suo ritorno a Napoli. Sì, perché quegli abbracci passionali diventati poi ira per un tradimento che di fatto non c’è mai stato, sono l’emblema di una natura umana che è troppo minimalista nel giudicare i suoi simili, lasciandosi assalire dall’odio. Sono sentimenti che riscontriamo nel mondo di un pallone che ha la faccia del denaro, ma che non ha ancora imparato la cultura del rispetto. Un autogol imperdonabile di comportamento, incapace di chiedere scusa soltanto a verità conclamata. La storia di Fabio Quagliarella da Castellammare di Stabbia, ci insegna a riflettere e a non giudicare mai.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711lavezzi-quagliarella.jpgSiNquagliarella-lo-stalking-e-il-perdono-dei-napoletani-1013230.htmSi100451001,02,03030323
1041013224NewsCampionatiEcco perché Belotti sarà ceduto dal Torino20170216143142Il vero problema del Toro che stenta a diventare grande, non è vendere o non vendere Belotti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E mentre stiamo assistendo alla parata delle stelle in Champions League, a Torino dilaga il tormentone di casa granata. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti si o no - resta o và?</b> - Sono decenni ormai che i sentimenti e le bandiere del calcio non esistono più. E oggi sarebbe persino anacronistico pensare che un giocatore del suo valore possa restare in una squadra dove si trova bene, è acclamato dai tifosi, ed è il leader della sua squadra che, tuttavia, non parteciperà alla vetrina europea del prossimo anno. Forse neanche lui stesso è padrone di stabilire un suo eventuale desiderio di conferma. Leggi di mercato, sponsor, società e procuratori, sono sempre lì in agguato per acquisire l’affare del secolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Belotti</b>, 23 anni, talentuoso centravanti del Toro, costituisce proprio l’affare del secolo per il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo</b> che si frega giustamente le mani al sol pensiero di incassare la clausola di 100 milioni di euro, da lui stesso imposta in sede di contratto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Josè Mourinho,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carletto Ancelotti</b> sono pronti ad averlo in squadra, sicuri che le loro società di appartenenza non baderanno tanto al denaro da spendere, ma all’apporto tecnico che un giocatore come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b> può dare all’interno della loro squadra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">United,</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chelsea</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bayern Monaco</b> sono già pronti a gareggiare per accaparrarsi il “<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gallo” Belotti</b>, senza se e senza ma. Dunque, come può rinunciare Cairo a una tale montagna di denaro, anche in considerazione del fatto che il Toro non parteciperà a nessuna competizione europea? Noi diciamo che il problema sta nella società, perché questa volta più che mai il presidente Cairo deve uscire allo scoperto nel delineare una squadra con ambizioni di primato, oppure vivacchiare a centro classifica, facendo girare il denaro incassato a beneficio delle sue tante aziende. E’ arrivata l’ora di guardarsi negli occhi, senza illudere più i sogni di tanti tifosi granata che vogliono qualcosa di concreto che si chiama progetto, che si chiama chiarezza, che si chiama andare oltre l’apparenza di un tifo effimero che non raccoglie mai fatti concreti. Insomma, se si vuole costruire un Torino all’altezza dei primi della classe, lo si faccia attraverso la montagna di denaro che si incasserà per la vendita del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gallo Belotti</b>. Si spendano tutti gli euro fino all’ultimo centesimo, comprando calciatori di alto livello, capaci di venire al Toro non solo per i lauti guadagni ma anche per un progetto serio che possa valorizzarli ancora di più dal punto di vista professionale. Ecco, questo ci sembra un modo chiaro per capire se il Torino targato Cairo ha delle velleità di crescita, oppure restare ancorato a una mediocrità che francamente ha svilito anche i più resistenti sostenitori granata. Si comincia sempre bene, ci si illude, si fanno voli pindarici e poi il nulla. Apri il palmo della mano ed escono soltanto delle mosche. E’ l’enfasi dell’inutile e dell’evanescente, che spesso ha illuso tifosi e anche noi giornalisti che ci siamo anche inebriati di spettacolo calcistico, ricordando il Toro d’inizio stagione. Analisi concrete che abbiamo fatto al seguito di partite che hanno confortato la certezza di avere finalmente trovato una squadra, dei giocatori e un allenatore all’altezza della situazione. Ci era sembrato di respirare un’aria nuova, diversa dalla solita mediocrità che ristagna in casa granata fin dall’ultimo scudetto conquistato, anche se con qualche parentesi rosa che alla resa dei conti non ha portato la crescita sperata. Se, come pensiamo, sarà ceduto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b>, si ha subito l’obbligo di costruire in campo e in panchina una squadra di campioni. Se non sarà così, vorrà dire che i tifosi granata dovranno essere orgogliosi di fare il tifo per una società di calcio che ha sempre i conti in ordine, che è attenta a non uscire mai dai limiti del buonsenso economico, ma con una squadra che non potrà mai essere all’altezza dei primi della classe.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cairo.jpgSiNecco-perche-belotti-sara-ceduto-dal-torino-1013224.htmSi100451001,02,03030272
1051013222NewsEditorialeIl Memorial Marco Salmeri collega Torino a Milazzo20170206191948Nord e Sud si uniscono per una nobile causa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>I lettori ricorderanno che pochi giorni fa ci siamo resi partecipi dell’informazione sul <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Memorial Marco</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salmeri” di Milazzo (Me),</b> che quest’anno giunge alla sua terza edizione. Marco è stato un giovane calciatore morto tragicamente in un incidente stradale all’età di 22 anni. Una storia che ha coinvolto tante persone della città di Milazzo e dintorni, ma che ha saputo sensibilizzare anche il mondo sportivo di Torino, tramite la società di calcio dilettantistica Cit Turin. In quell’occasione avevamo parlato di un futuribile incontro tra i genitori di Marco e il presidente Angelo Frau. Ebbene, questo incontro è avvenuto in un tardo pomeriggio di sabato 4 febbraio. Le ombre della sera imminente hanno accompagnato con un po’ di tristezza un momento di particolare intensità emotiva, subito stemperata dalla grande ospitalità del Cit Turin e del suo primo rappresentante. In questo appuntamento già fissato da tempo, si sono creati i presupposti per un Memorial calcistico di grande importanza, che verterà probabilmente su un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>triangolare di Squadre Primavera, di cui ancora non si conosce il nome ma che sicuramente appartengono a società di Serie A. Il presidente Frau, mettendo in mostra la sua grande correttezza morale che lo contraddistingue da sempre, non ha incrementato facili illusioni e voli pindarici, ma ha dato il suo appoggio per la riuscita di un Memorial che, se si realizzerà, alzerà di gran lunga l’asticella di un ricordo fatto attraverso la partecipazione del pallone che conta. Ma c’è ancora un'altra cosa che vogliamo riferire di questo bellissimo incontro in casa del Cit Turin, ed è la promessa del presidente Frau a papà Nino Salmeri, di regalare la maglia con dedica a Marco (che era interista), di Maurito Icardi. Non una maglia qualsiasi, ma la stessa maglia indossata dal capitano nerazzurro in occasione della partita contro la Juve, che si è giocata allo Juventus Stadium. In questa circostanza abbiamo avvertito attimi di intensa commozione da parte della mamma e di papà Nino, il quale con grande dignità e attenzione a non farsi scoprire con gli occhi lucidi di commozione, ha esclamato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Grazie presidente, mi auguro che Marco da lassù capisca i sacrifici di papà, mamma e adesso anche delle persone che, pur non avendolo conosciuto personalmente, stanno imparando a volergli bene. Grazie davvero. Di cuore”.</b> E’ la parte più bella di un calcio che spesso non siamo soliti cogliere, pieni come siamo di fatti e misfatti che nascondono certi sentimenti che appartengono al senso di un gioco che resta pur sempre la metafora della vita. Il dolore per la perdita di un figlio così giovane e in tragiche circostanze, non ha prezzo. Tuttavia, l’unione di intenti e la sensibilità di un mondo del calcio dilettantistico capace di prodigarsi per una nobile causa nonostante la distanza logistica tra Torino e Milazzo, è davvero ammirevole e meritevole di attenzione da parte di noi cronisti. E’ il calcio dei dilettanti, delle persone di buona volontà che fanno volontariato per il bene sportivo e sociale dei giovani. E’ il pallone dei pochi soldi e dei sacrifici immensi, che contatta il mondo professionistico come collegamento ad una forza unica che significa atto di umanità, di vicinanza, di affetto. Eppure, il presidente Frau, forse per dissolvere un momento carico di emozione, l’ha definito il “Memorial del sorriso e dell’amicizia”, nel ricordo di un giovane calciatore travolto da un tragico destino. Sono storie di vita e di calcio, come tante ce ne sono al mondo. Famiglie colpite dal lutto e da un insanabile dolore, che spesso cercano di curare piaghe inguaribili e lottano per non far cadere nell’oblio dei sentimenti la figura del proprio figlio. E’ l’inevitabile trascorrere del tempo che induce a dimenticare. Ragazzi che attraverso il calcio hanno amato la vita e anche un sogno da sempre sognato, che però non si è mai realizzato. E’ l’altra faccia di un pallone legato ai sentimenti che non conosce fazioni, odi e veleni sportivi, ma che ci fa riflettere su un qualcosa che vale la pena credere insieme. Da nord a sud di questa nostra Italia del pallone, che non deve porre barriere limitanti a qualcosa che va oltre la delusione del gol mancato e della partita persa. E’ il calcio che significa vita. E quando questa vita si perde tragicamente e tronca i suoi interpreti, allora si ha l’obbligo di continuare a credere nel ricordo dell’esempio che ci è stato lasciato come patrimonio. Sì, perché il tempo non può cancellare un puzzle mai ultimato, per la mancanza di alcune tessere che non si sono potute incastrare per colpa del destino. E’ questo il pensiero verso Marco e verso chi, come lui, amava il calcio e la vita che non gli è stata amica. A noi non resta che proseguire il nostro dovere di cronisti, rendendo tutti partecipi di incontri come quello avvenuto a Torino in una sera di Febbraio al Cit Turin, tra i genitori di Marco venuti da lontano e un presidente generoso come Angelo Frau. Per non dimenticare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711img_1960.jpgSiNil-memorial-marco-salmeri-collega-torino-a-milazzo-1013222.htmSi100451001,02,03030278
1061013220NewsCampionatiPietro Anastasi, “Allo Stadium la Juve è favorita, ma non vorrei……”20170202191249Intervista al giocatore che ha scritto pagine importanti nella storia della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Alla vigilia dell’attesissimo derby d’Italia che vede la Juventus affrontare l’Inter tra le mura del suo Stadium, abbiamo pensato di ascoltare l’opinione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi</b>, il campione siciliano che ha indossato la maglia bianconera dal 1968 al 1976, giocando 205 partite e segnando 78 reti in Serie A. Attaccante di razza, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b> ha scritto pagine importanti della storia della Vecchia Signora d’Italia. Nato a Catania, è stato il simbolo di un’Italia che cambiava dal punto di vista sociale. Lo chiamavano “terrone”, ma fu l’orgoglio di un meridione che fece parlare finalmente di sé, come conquista di un’immagine rivalutata nel tempo. Oggi Anastasi vive a Varese, quella città che lo accolse tanti anni fa dopo aver lasciato la sua Catania, per realizzare quel sogno diventato poi realtà. Ascoltiamolo dunque in questa intervista. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pietro, cosa pensi di questa Juve a trazione anteriore?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mi piace molto, perché vedo una squadra compatta. Soprattutto a Reggio Emilia, dove tutti gli attaccanti sono stati bravi a sacrificarsi per la squadra. Certo, se Mandzukic, Higuain, Dybala, Cuadrado e Pjanic vogliono giocare insieme, devono sacrificarsi. Devo dire che lo stanno facendo molto bene. E poi, soprattutto come gioco, si è fatto un grande salto di qualità.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensi che questo schema di gioco così offensivo, sia proponibile anche in Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Penso proprio di si. Se i giocatori che ho citato prima, sapranno sacrificarsi come hanno fatto a Reggio Emilia, sono convinto che anche in Champions League si potranno avere grandi soddisfazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si dice che il prossimo anno Allegri lascerà la Juve per andare ad allenare in Premier League. Se così fosse, tu chi vedresti bene sulla panchina della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Vedrei un allenatore capace di continuare a percorrere la strada intrapresa prima da Conte e poi continuata da Allegri. Si parla di Paulo Sousa, un allenatore che ha fatto molto bene con la Fiorentina, dando una fisionomia di gioco propositivo. Ecco, direi proprio che lui, per il suo profilo di tecnico e per la sua conoscenza della società bianconera, potrebbe essere la persona giusta a proseguire il percorso di crescita tracciato dai suoi predecessori. E poi, avere a disposizione i giocatori che ti dà la Juve, significa indubbiamente farti fare un notevole salto di qualità anche come allenatore.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se la Juve dovesse vincere la partita di domenica prossima contro l’Inter, pensi che metterà una seria ipoteca per la vittoria finale in campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il campionato non finisce certamente domenica, anche se la Juve dovesse battere l’Inter. Tuttavia, darebbe un segnale molto forte a squadre come la Roma, il Napoli e la stessa Inter che sta andando molto bene.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Vedi delle insidie in questo incontro con i nerazzurri di Pioli che arrivano da sette vittorie consecutive, nonostante siano usciti dalla Coppa Italia ad opera della Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“L’Inter ha trovato finalmente la quadratura del cerchio. Pioli sta facendo davvero un bel lavoro, ha inquadrato bene la squadra e i risultati ottenuti sono l’emblema di questa serie di vittorie consecutive. La sconfitta in Coppa Italia ci può anche stare, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>perché dopo tante vittorie la ritengo fisiologica. E poi, forse sono stati distratti dal pensiero della partita di domenica contro la Juve. Chissà!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tu che hai giocato tante partite contro l’Inter, è vero che durante la settimana preparavate questo incontro in maniera particolare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sai Salvino, queste partite non c’è bisogno di prepararle perché si predispongono da sole. Solo il nome dell’avversario ti galvanizza e non c’è bisogno di motivare i giocatori. L’allenatore, semmai, ha l’obbligo di tenere alta la concentrazione della propria squadra, proprio quando si affrontano partite che sulla carta sembrerebbero di facile portata. Il calcio ci ha insegnato che ogni partita fa storia a sé, per cui è fondamentale prepararsi a dovere e con mentalità da seri professionisti, prima di affrontare qualsiasi match. Poi, se si incontra l’Inter c’è un motivo in più per far bene.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pietro, se tu fossi l’allenatore della Juve, come la sistemeresti tatticamente in campo per battere l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Proseguirei con lo stesso modulo, anche se mi sembra che Allegri sia intenzionato ad inserire Marchisio. In questo caso si dovrebbe scegliere tra Khedira e Pjanic, perché uno dei due dovrebbe restare fuori. Personalmente penso che Pjanic potrebbe essere l’escluso, almeno inizialmente. Questo giocatore dalle grandi qualità tecniche, lo stiamo tutti aspettando. Lui può dare molto di più di quanto ha fatto vedere alla Juve fino adesso, nonostante abbia dato segni di miglioramento nelle ultime partite. Vedremo. Comunque, ribadisco che se io fossi al posto di Allegri inserirei Marchisio al posto di Pjanic.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, qual è il tuo pronostico sulla partita Juventus – Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ una partita difficile da pronosticare, anche per la forma attuale e la bella espressione di gioco messa in mostra dalle due squadre. Tuttavia, è indubbio dare un leggero favore a questa Juve che statisticamente ha collezionato tante vittorie allo Juventus Stadium. Ma nel calcio non c’è nulla di scontato e anche le statistiche fanno storia a se. Sai, è vero che non si può sempre vincere, ma non vorrei perdere proprio contro l’Inter!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi-allo-stadium-la-juve-e-favorita-ma-non-vorrei-1013220.htmSi100451001,02,03030351
1071013219NewsCampionatiJuventus – Inter, tra storia e rivalità20170201191223Cresce l`attesa per il derby d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Fu Gianni Brera a definirlo “Il derby d’Italia”, non per gli scudetti, le retrocessioni o il numero dei tifosi, ma più semplicemente per quella rivalità che era già epica ancor prima degli anni ’60. E’ inutile dirlo, Juventus – Inter non è una partita come le altre, non può esserlo per sua natura storica fatta di ruggini e veleni sportivi mai dissipati. C’è poi un immaginario collettivo che fa sempre capo a un antagonismo che è forse superiore ai derby della stessa città. Juventus Torino, Inter – Milan, Genoa – Sampdoria, Roma – Lazio, sono stracittadine al fulmicotone. Ma Juventus – Inter resta il derby d’Italia più chiacchierato, più stuzzicato, grazie anche a quell’antica definizione DOC del maestro Gianni Brera che ha fatto la storia del giornalismo sportivo italiano, raccontando il pallone italico come pochi altri hanno saputo fare. Detto questo, veniamo all’attualità di un’attesa che è già febbrile, non solo per quanto abbiamo significato sin qui, ma, soprattutto, per la qualità delle due squadre che si incontreranno in un periodo di particolare forma. A parte la fuoriuscita dalla Coppa Italia subita ad opera della Lazio a San Siro, l’Inter di Pioli viene da una sequela di sette vittorie consecutive, capaci di far ricredere coloro i quali, dopo la dipartita di Mancini e il mega flop di De Boer, aveva perso ogni speranza di rivedere una squadra capace di produrre un gioco di qualità e vittorie convincenti. Ebbene, con l’avvento di Stefano Pioli, allenatore intelligente e capace sotto l’aspetto della conoscenza del calcio italiano, l’Inter è rinvigorita, ha trovato un gioco, un’anima, un’armonia e una coesione di squadra che aveva perso per strada. Prova ne è che la squadra di Pioli è quarta in classifica con 42 punti, alle spalle di Juventus, Roma e Napoli, cioè il meglio del calcio italico in questo preciso momento. Dall’altra parte c’è la Juventus. Ma che dire della Vecchia Signora d’Italia? Si sono sprecati fiumi di parole, commenti talora anche aspri contro certe scelte di Max Allegri, responsabile di non aver avuto coraggio nel presentare una Juve che ha un altissimo potenziale di qualità tecnica, ma che in partite come quelle disputate a Milano, Genova e Firenze ha dimostrato grande pochezza di idee e coraggio. E dopo la scoppola subita contro la viola al Franchi di Firenze, si è accesa finalmente la luce della presa di coscienza di una squadra costruita per vincere, convincere, divertire, dando spazio allo spettacolo e all’armonia di gioco. E così, dopo essersi leccata le ferite rimediate a Firenze, la Juventus di Allegri contro la Lazio si è presentata aggressiva, caparbia, ben disposta in campo e consapevole della sua forza. Ma soprattutto è lo schema tattico messo in campo, che ha avuto ed ha il sapore di un calcio d’avanguardia, propositivo e allo stesso tempo capace nell’interdizione, attraverso il sacrificio di attaccanti e centrocampisti. Cuadrado, Dybala, Pjanic, Higuain, Mandzukic, schierati tutti insieme, senza se e senza ma! E chi l’avrebbe mai detto che mister Allegri avesse questa giusta pensata offensiva, aggressiva, che non lascia spazio ai suoi ben noti timori di essere troppo propositivi e proiettati in avanti, con la paura di subire le ripartenze avversarie? Niente affatto, perché i campioni sopracitati hanno saputo dissipare tutti i timori del loro mister, attraverso il sacrificio tattico di sapere interdire al momento del bisogno con intelligenza e con il desiderio di mettersi al servizio della squadra. La fase di possesso palla e non possesso, sono interpretati in maniera fluida e con poche possibilità di sbagliare. Nel nuovo schema del 4-2-3-1 della Juventus, scopriamo infatti un Higuain che difende, produce assist per i compagni e segna pure; Mandzukic che diventa insostituibile per il suo pressing e capace di recuperare una miriade di palloni che aiutano le ripartenze. E poi Dybala e Cuadrado, che si inseriscono sempre tra le linee creando superiorità numerica, mentre Pjanic sembra rinato in quel ruolo di play maker che funge da ago della bilancia, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>mentre è insostituibile nel saper mettere la palla nel sette, in occasione dei calci dal limite dell’area. Tutte cose che non s’inventano dal nulla, ma che sono il frutto della cultura del lavoro e del coraggio. Dunque, una Juventus capace di divertire i suoi tifosi e coloro i quali sanno apprezzare oggettivamente il calcio fatto di deliziose giocate, a prescindere dalle simpatie o antipatie che si hanno verso i bianconeri. Sarà quindi un derby d’Italia sicuramente apprezzabile, quello tra Juventus e Inter di questo inizio febbraio 2017. Due squadre in forma che vogliono superarsi, dimostrando il loro eccellente stato di salute. La Juve per incrementare il suo primato in classifica e l’Inter con chiare aspirazioni di volere entrare a far parte della Champions del prossimo anno. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Dunque, una partita che riserverà bel gioco, con quel retrogusto dell’odio sportivo che siamo sicuri emergerà e sarà il motivo conduttore di questa tanto attesa Juventus - Inter. Signori, sta per aprirsi il sipario!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNjuventus-inter-tra-storia-e-rivalita-1013219.htmSi100451001,02,03030278
1081013216NewsCoppeJuventus, espressione di calcio sublime20170126163631Tra Juventus e Milan, un match di Coppa Italia divertente e calcio giocato in grande stile.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>I lettori che sono soliti seguirci attraverso le pagine di calcio pubblicate su questo sito web, nel tempo si saranno accorti quanto sia equilibrato il nostro metro di giudizio su questa o quella squadra. Certo, non abbiamo la presunzione di trattare un argomento di così alto indice di opinabilità, senza quell’oggettiva misurazione che è tipica dei cronisti sempre attenti a riportare ciò che vedono, piuttosto che enfatizzare senza costrutto ciò che nessuno ha visto. Questione di stile, di coerenza, di rispetto della deontologia che va oltre ogni fede sportiva, ma che ha l’obbligo di manifestarsi costantemente in modo da esprimersi come super partes. Detto questo, vogliamo mettere il punto sulla Juventus che abbiamo visto ieri sera allo Stadium, nel corso della partita dei quarti di finale di Coppa Italia contro il Milan. Spesso abbiamo criticato aspramente la Vecchia Signora d’Italia, mettendo sotto accusa Massimiliano Allegri per una non precisa connotazione tattica, in una squadra dall’alto potenziale tecnico che non poteva certamente essere quella vista all’inizio di stagione contro l’Inter, poi contro il Milan in campionato e a Doha, e ancora contro il Genoa e la Fiorentina. Scoppole causate da una incredibile confusione tattica, che è stata l’artefice di una inspiegabile mancanza di autostima di calciatori ad altissimo livello tecnico, spesso dominati anche da avversari inferiori. E allora ci siamo prodigati in analisi anche acerrime, manifestate sempre nell’intento di costruire e mai per il gusto satanico di distruggere. E, quando abbiamo evidenziato l’incertezza e il non coraggio di Allegri nel sapere assemblare un centrocampo di qualità a beneficio dell’armonia del gioco d’attacco, attraverso quei giocatori le cui caratteristiche assicurano pressing alto e abnegazione nei momenti in cui c’è da interdire, non ci sbagliavamo. Dopo la figuraccia rimediata a Firenze, la Juve ha deciso di cambiare se stessa nella consapevolezza della sua reale forza. E così, dopo averla ammirata in campionato contro la Lazio, abbiamo avuto il replay contro il Milan, nella partita di Coppa Italia. Il 4-2-3-1 di fresca attuazione bianconera, garantisce una squadra con un baricentro alto e destinata a un pressing corale e avanzato, capace di soffocare sul nascere le velleità di ripartenza dell’avversario. Il coraggio di far giocare lì davanti, Cuadrado, Dybala, Higuain, Pjanic e Mandzukic ha dato i suoi frutti, perché la squadra si è espressa in maniera da far vedere giocate di calcio di alta scuola, non solo a beneficio dello spettacolo, ma con la concretezza mentale di fare gol per vincere. Ed è stata tale la propulsione ad offendere l’avversario, che già nei primi 20 minuti del match la Juve vinceva 2 a 0, avendo segnato prima con Dybala attraverso un destro sferrato in velocità , e poi con Pjanic, grazie a un bellissimo calcio piazzato degno del miglior Andrea Pirlo. Poi, nel secondo tempo, il Milan di Montella per lunghi tratti ha messo in seria difficoltà la Juve che ha abbassato, forse per fatica, il suo baricentro di centrocampo, dando così l’opportunità a Bacca di dimezzare lo svantaggio iniziale. Poi, pur restando in dieci uomini per l’espulsione di Locatelli per doppia ammonizione, il diavolo rossonero ha continuato a crederci con caparbietà, senza tuttavia alcuna seria concretezza di pareggiare i conti. La Juve, che non è stata quella del primo tempo, ha però sfiorato il terzo e il quarto gol con Mandzukic e Pjanic in due delle tante ripartenze bianconere. Ma, il non mettere al sicuro il risultato fin dal primo tempo, in cui la Juve ha continuato ad avere superiorità numerica a centrocampo e aggressività fuori dalla norma, lascia riflettere che c’è ancora da lavorare sulla tenuta mentale e fisica, per mettere al sicuro il risultato e poi saperlo gestire con razionalità, senza dover soffrire il ritorno pericoloso degli avversari. E adesso che Max Allegri si è convinto dell’importanza di far giocare insieme i cinque giocatori (Cuadrado, Dybala, Higuain, Pjanic e Mandzukic) che fanno la differenza e che hanno capito l’importanza di sacrificarsi a turno in fase di contenimento dell’avversario, ci auguriamo che anche fuori dalle mura dello Stadium si continui su questa strada, che prepara degnamente i bianconeri al prossimo turno di Champions League. Un assetto tattico premiante, capace di valorizzare le caratteristiche tecniche di un Pjanic che fino ad oggi sembrava essere un misterioso calciatore, e un Higuain che abbiamo scoperto nella maturità e completezza di campione, non solo di fare la differenza nel segnare gol, ma anche di dare concretamente una mano alla squadra nel momento del bisogno. Così Mandzukic, Cuadrado, Pjanic e Dybala. Ecco, diremmo proprio che la nostra analisi su questa “nuova” Juventus dal volto stellare finisce qui, ma con un punto interrogativo che adesso riguarda il coraggio di saper continuare su questa strada anche fuori casa. Ma Allegri, ci sorprenderà ancora nel volere cambiare la squadra in maniera guardinga, affidandosi a un centrocampo di quantità? Vedremo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNjuventus-espressione-di-calcio-sublime-1013216.htmSi100451001,02,03030332
1091013215NewsCampionatiE adesso si critica il Toro, Cairo e Mihajlovic20170124181927Tra i tifosi del Toro c`è aria di proteste e delusioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Come tutto il Toro, anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic</b> è sui carboni ardenti. Storie di un calcio che non dà vittorie e, come tale, è soggetto ad aspre critiche. Certo, in alcuni momenti è difficile mantenere l’equilibrio, tuttavia, lasciarsi andare non è mai cosa positiva. Mihajlovic è un allenatore capace e vede il calcio in maniera propositiva. Ma il suo essere eccessivamente sanguigno e irascibile, fa in modo che egli si accenda come un cerino al minimo insuccesso. Il suo è un carattere difficile, ma questo lo si sapeva anche prima del suo arrivo. E, se è stato preso alla corte del presidente Cairo, evidentemente ci saranno state alcune credenziali che hanno giocato a suo favore. Quali? Ad esempio essere un grande motivatore, capace di instillare nei suoi giocatori quel sacro fuoco che significa spirito di squadra, compattezza e coesione. Poi si può discutere sul suo modo di mettere 4 o anche 5 punte quando vuole raddrizzare un risultato, ma, evidentemente, queste cose sarebbero state apprezzate qualora il Torino, con il serbo in panchina, avesse fatto quel salto di qualità che tutti i tifosi granata speravano. Partito alla grande, il Torino si è perso per strada con un apparente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“senza</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">perché”</b>. Ma un perché c’è sempre, e anche in questo caso in cui cerchiamo di dare una spiegazione attraverso la nostra analisi sul momentaccio del Torino, la logica ci suggerisce che ci sono più colpe da ripartire. I giocatori sono qualitativamente di buon livello tecnico ma sono giovani e, come tale, soggetti a sbalzi di rendimento. Mihajlovic, con il suo modo di dire certe verità in conferenza stampa, non agevola l’ammorbidimento di certe sconfitte che, se analizzate a bocce ferme tra le mura dello spogliatoio, avrebbero sicuramente l’effetto dovuto. Ma lui è così, lo è sempre stato, e non per questo è da considerarsi un tecnico negativo. La sua filosofia di essere sempre concentrato e teso come corde di violino, non l’aiuta a somatizzare certe sconfitte che, qualche volta, diciamolo pure, hanno anche il sapore dei suoi sbagli. Ma questo ci sta pure in un calcio che non dà più frutti e vittorie. E allora, come mai all’inizio abbiamo visto un grande Toro dal gioco spumeggiante e gol a grappoli, mentre adesso manca il gioco e i gol di Belotti non garantiscono più la vittoria? Frutto di disattenzioni difensive e di centrocampo che, peraltro, sono emerse anche in tempi non sospetti, quando i granata vincevano ed erano in alto alla classifica. Con tutto il rispetto per Castan e Rossettini, lì in mezzo ci vuole ben altro per essere competitivi in campionato e aspirare all’Europa. E poi a centrocampo manca sempre il ragionatore, l’ispiratore delle azioni, il metronomo capace di dettare i tempi di gioco in fase offensiva e di interdizione. Un giocatore come Giaccherini, che ha grande qualità tecnica, saggezza tattica, intelligenza, correttezza e ottimi piedi in grado di fare anche tanti gol. Peccato, perché questa estate il Toro aveva avanzato un timido interesse per questo giocatore. Ma, evidentemente, invogliato da un alto ingaggio ha preferito accasarsi a Napoli, dove però Sarri lo impiega molto raramente. Sarebbe dunque il caso di bussare a quella porta, ma Cairo dopo avere speso soldi per i vari Iago Falque, Ljajic, Belotti, Valdifiori, e l’anno precedente per Benassi, Zappacosta, Baselli, non crediamo sia disposto a grandi spese, almeno in questo mercato invernale. Si vocifera l’interesse a Lucas Castro e Niang, ma nulla di concreto c’è in questo momento. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Dunque, c’è una spiegazione logica a questo rallentamento improvviso del Torino, che allo stato attuale delle cose non ci sembra soltanto imputabile all’allenatore e al suo essere Dr Jekyll e Mr. Hyde. Sarebbe troppo banale e superficiale. Il presidente Cairo dia al tecnico granata i ritocchi richiesti, senza essere tentato di vendere questa estate il suo pezzo pregiato che si chiama Andrea Belotti. Certo i soldi incassati sarebbero davvero tanti e fanno gola, ma questa è una storia vecchia in casa granata, il focus di una società con grandi limiti e incapace di crescere. Ma se questa svolta mentale, gestionale e organizzatrice di crescita ci deve essere, si ragioni col cervello senza pensare alla tasca. A nostro avviso la squadra c’è già, e manca poco per essere completata. Non si renda vano ciò che si è costruito fino ad oggi, andando a guardare la pagliuzza nell’occhio di Mihajlovic, mentre si ignora la trave che spicca all’interno della squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mihajlovic.jpgSiNe-adesso-si-critica-il-toro-cairo-e-mihajlovic-1013215.htmSi100451001,02,03030329
1101013214NewsEditorialePer oggi il calcio può attendere20170123154825La riflessione sul valore della vita, che ha la priorità su ogni altra cosa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Periodicamente si abbattono fatti tragici che non possono lasciarci insensibili. L’Italia del centro sud è martoriata da terremoti, crolli di case e palazzi, nevicate fuori da ogni norma e slavine che si sono abbattute sul tetto di un albergo che si è sgretolato come cartapesta. E’ l’Hotel Rigopiano di Farindola, un bellissimo resort che sorgeva a 1200 metri di altitudine in Abruzzo. I fatti e le terribili immagini di vite umane che si sono alternate tra quelle miracolosamente salvate a quelle estratte senza vita, ed altre ancora disperse, ci inducono ad unirci a una riflessione di gratitudine verso i volontari, la croce rossa, il genio civile, i vigili del fuoco, le forze dell’arma dei carabinieri, la guardia forestale, di finanza e tutte le persone anonime che lavorano alacremente giorno e notte per salvare delle vite umane in situazioni davvero impossibili. Occuparsi di calcio in uno dei tanti lunedì che offrono interessanti spunti di cronaca sportiva, non ci riesce proprio, perché abbiamo ancora negli occhi la terribile, straziante tragedia che si è abbattuta in questi giorni nell’Italia centrale.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Ed è per questo motivo che noi de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Il Calcio 24, </b>giornale web d’informazione sportiva che si occupa essenzialmente di fatti legati al mondo del pallone, desideriamo sentirci partecipi al dolore delle famiglie colpite dalla tragedia, ma anche vicini a coloro i quali vivono nell’ansia di sapere se tra i dispersi c’è ancora una minima speranza di vita. Un filo sottile che ci tiene tutti uniti alle notizie che si intersecano tra momenti di emozione e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>dolore intenso. La stessa emozione che ci ha attanagliato la gola, quando abbiamo visto le immagini di bambini portati alla luce ed estratti vivi da un cunicolo angusto, che rappresenta l’unica via di accesso e di uscita da quell’albergo schiacciato dal peso della slavina. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Ci è sembrato come vederli nascere un’altra volta, quei bambini. Creature partorite dalla terra, dopo essere già stati messi al mondo dalla loro mamma. E’ la forte visione che penetra profondamente in noi e ci scuote tra momenti di rabbia, di sconforto e di grande emozione nell’assistere a immagini di salvataggio di bambini che in quella tragedia sono rimasti orfani dei loro genitori. E per i dispersi rimasti ancora sotto le macerie di un albergo che doveva rappresentare la tranquillità di una vacanza in montagna, il filo sottile della speranza passa esclusivamente dalle braccia operose dei volontari. Veri angeli di terra che non hanno le ali, ma che ci aiutano a capire quel senso della vita troppe volte offuscato da mille superficiali banalità, e sminuito da situazioni che ci sembrano insormontabili ma che in realtà sono niente al cospetto della ricchezza di aprire gli occhi al mattino, vivere intensamente la giornata pur con i suoi affanni, e andare a letto la sera aspettando il mattino dopo. Retorica di buoni sentimenti? No, realtà di ciò che non sappiamo scorgere, afferrare, come quel Carpe Diem di cui conosciamo bene il significato ma che non sappiamo cogliere al volo. Per questo ci sentiamo di ringraziare di cuore chi, come quel Vigile del Fuoco che è impegnato tra tanti altri colleghi, a soccorrere le vite intrappolate nell’Hotel Rigopiano. Egli dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Siamo italiani e stiamo aiutando tutti il nostro Paese. Qui non troverete tentazioni regionalistiche, ma solo orgoglio nazionale e il senso di coesione in una forte missione che ci spinge a non dormire da giorni”. </b>Messaggi forti e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>di incommensurabile esempio. Per questo oggi diciamo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">calcio può attendere”. </b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-la-tragedia-di-rigopiano.jpgSiNper-oggi-il-calcio-puo-attendere-1013214.htmSi100451001,02,03030337
1111013213NewsEditorialeStadio Filadelfia, il tempio si concretizza nella realtà.20170117182228L`emozione della rinascita<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lo Stadio Filadelfia sarà inaugurato il prossimo 25 maggio. La notizia è stata ufficializzata oggi, in un comunicato stampa del CDA della Fondazione Filadelfia. Rinasce di fatto la casa granata e lo Stadio che sarà il centro del Torino F.C. che ospiterà gli allenamenti della Prima Squadra e le partite della Squadra Primavera. A questo proposito e per organizzare meglio l’inserimento di attività all’interno dello Stadio Filadelfia, ci sarà un incontro per avviare le trattative tra Fondazione e il Torino F.C. e definire tutti gli aspetti concernenti la gestione. Il giorno dell’inaugurazione sul piazzale della Memoria, verrà posta una targa in memoria di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Don Aldo Rabino,</b> storica figura spirituale del Torino, già presidente onorario della Fondazione. Dunque, dopo 19 mesi dall’inizio dei lavori (17 ottobre 2015) si materializza quello che fu il campo di calcio dove il Grande Torino costruì la sua immensa storia fatta di vittorie sportive, le quali si sono intrecciate a momenti di vita che sono l’emblema di una letteratura granata considerata cultura non solo sportiva. E’ l’emozione di chi non ci credeva più, che aveva perso ogni speranza crollata assieme alle macerie portate via quel maledetto giorno in cui si decise la malaugurata distruzione. Mura che parlavano e trasudavano di ricordi, di sorrisi e lacrime, di braccia alzate al cielo e di suono di tromba che si accompagnava a quel tirar su le maniche del capitano Valentino Mazzola. Una storia che non ha più bisogno di essere rievocata e autocelebrata, perché è insita nella gente granata, nel quadrilatero che circonda lo stadio di Via Filadelfia, dove persino i palazzi che ci stanno intorno, parlano di un pallone granata che è stato qualcosa di più di una squadra invincibile. E’ l’umano che è legato al calcio, è la tragedia, il destino che ha spezzato quello che sarebbe stato e che nessuno mai potrà sapere. Ma oggi, con questa giusta rinascita, si vuole dire che i ricordi non solo sono sempre vividi, ma c’è anche una fattiva continuità che sarà tramandata a quelle generazioni che non hanno potuto percepire certe grandi emozioni che affiorano sulla pelle e salgono su con i battiti del cuore. Sì, perché entrando lì dentro, siamo sicuri che anche per i giovani di oggi ci sarà la magia di un qualcosa che si sente, ma che è impossibile spiegare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711foto-filadelfia.jpgSiNtorino stadio filadelfia-1013213.htmSi100451001,02,03030319
1121013210NewsCampionatiAllegri: ”Contro la Juve fanno tutti la partita della vita”20170116192008Il commento alla brutta partita della Juventus al Franchi di Firenze<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Mai banalità fu più grande nell’affermare che contro la Juventus ogni squadra moltiplica le proprie forze per incorniciare la partita della vita. Ma qual è la novità? Qual è la notizia? E’ come parlare del nulla, visto che quando la Juve perde fa felice mezza Italia, quella non bianconera. Tutte le volte che il Max della Juve si presenta davanti alle telecamere dopo una bruciante sconfitta, non fa altro che ripetere ciò che sanno tutti, che hanno visto e vissuto tutti. Dopo le sconfitte ad opere di Inter, Milan (campionato e supercoppa) e Genoa, anche a Firenze la Vecchia Signora d’Italia esce a testa bassa dal campo, completamente cosciente d’aver disputato un primo tempo da dimenticare e un secondo tempo che non ha sortito gli effetti desiderati di una reazione da grande squadra che non c’è stata. La Fiorentina di Paulo Sousa ha dominato in lungo e largo, infliggendo una vera lezione di calcio agonistico, di ordine tattico e di grande aggressività. E’ il calcio di chi sa che la squadra che hai di fronte ti sovrasta dal punto di vista tecnico e che c’è solo un modo per superarla, attraverso l’intensità agonistica, il pressing alto e asfissiante, mettendo anche grande concentrazione nel non concedere una minima occasione all’avversario. E la viola, con una stadio Franchi colmo fino all’eccesso, quel compito l’ha eseguito con grande diligenza, agevolata com’è stata da una Juventus che in campo non si è mai vista. Troppi sono stati gli errori tecnici e troppe le macroscopiche confusioni manifestate da una squadra amorfa che è sempre stata in balìa dell’avversario. Ma a prescindere dalla solita banalità che fa sempre capo alla Juve che stimola l’avversario a far la partita della vita, ci sembra di poter dire che gli sbagli di Allegri stiano diventando purtroppo una costante negativa per la squadra. Soprattutto fuori casa, la Juve è messa in campo per contenere l’avversario e cercare di ripartire. Al contrario delle partite casalinghe allo Juventus Stadium, in cui i bianconeri, fin dall’inizio, aggrediscono l’avversario attraverso un gioco corale, una difesa a quattro, tre centrocampisti, un trequartista, una mezza punta e una punta effettiva di ruolo. Una disposizione tattica che vede due centrali di difesa, due esterni (Lichtsteiner, Alex Sandro) tre centrocampista (Marchisio, Kedira, Sturaro) un trequartista (Pjanic), una mezza punta che agisce dalla trequarti campo in avanti (Dybala che aiuta sia Pjanic che Higuain) e una classica punta pronta a segnare (Higuain). Fuori casa, come a Firenze, Allegri schiera la difesa a tre ( la vecchia BBC), cinque centrocampisti con il confusionario Cuadrado che funge da esterno alto, porta palla, qualche volta salta l’uomo e cento altre volte cade a terra. E poi? Già, dimenticavamo la “magnifica” idea di far girare a vuoto per il campo un Dybala che si fa trovare nella zona della difesa, di centrocampo, di esterno destro e sinistro, con l’obbligo di stare larghissimo e quasi attaccato alla linea laterale. Ma come potrà mai questo talento argentino, sacrificato com’è nelle partite fuori casa, ad arrivare in porta, segnare e/o aiutare Higuain che resta immancabilmente solo? E poi, a parer nostro, sarebbe pure opportuno chiedersi perché Kedira che cammina e non corre, sia sempre in campo senza mai incidere. E persino Marchisio non sembra più lui. Certo, mancando Pogba, Vidal e Pirlo, la situazione è cambiata di molto, ma non si può certo dire che questa squadra non sia infarcita di campioni capaci di fare la differenza. E per fare questa differenza è necessaria una quadratura del cerchio che si chiama assetto tattico soprattutto a centrocampo, che si chiama ordine, che si chiama collegamento tra i reparti, linearità di manovra e verticalizzazione di gioco che fa capo a un pressing alto e continuo. Ma, per fare questo, ci vuole grande preparazione fisica, mentale, intensità e tenuta continua. Certo, ha un bel dire il Max della Juve che non c’è nessuna squadra al mondo che riesce ad avere un possesso palla per 60 o 70 minuti della partita. E’ vero, nessuno pretende che questi giocatori vestiti con la maglia bianconera diventino dei marziani capaci di vincere sempre e magari stravincere il campionato anzitempo. Si chiede più semplicemente di vedere un calcio consono alle reali capacità tecniche e agonistiche, fatto da campioni quali essi sono. Ma è il direttore d’orchestra che deve prima di ogni altra cosa avere le idee chiare sulla sua squadra, sulle caratteristiche tecniche di ognuno di loro e assemblarli ad una formula tattica definitiva. E anche se ci si rifugia dietro al paravento dei discorsi che la Juve è prima in Campionato, che si è qualificata per gli ottavi di finale di Champions ed è in corsa per la Coppa Italia, oggi, 16 gennaio 2017, dopo sei mesi di partite, vediamo ancora troppa confusione e insicurezza, basti vedere Allegri che continuamente si rivolge al suo secondo Landucci per sapere cosa ne pensa, cosa fare, cosa cambiare, quando e chi togliere. Noi riteniamo che Barzagli e Chiellini debbano cominciare a stare in panchina e fare gruppo con la squadra, dando spazio a un Rugani che ha già ampiamente dimostrato l’eleganza di gioco e maturazione personale . E poi Marko Pjaca deve essere considerato di diritto un titolare. Lui ha i numeri per diventare un punto fermo di questa Juve. E adesso ci si aspetta una partita d’orgoglio contro la Lazio, tra le mura casalinghe. Noi siamo pronti a scommettere che vedremo un’altra Juve, proprio per l’analisi che abbiamo fatto fin qui. Ma a partire dalle prossime partite fuori casa, vedremo la stessa Juve dello Stadium? Chissà! D’altra parte, sia in casa che fuori, tutti vogliono fare la partita della vita contro la Juve. Vero mister Allegri?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri:-contro-la-juve-fanno-tutti-la-partita-della-vita-1013210.htmSi100451001,02,03030319
1131013198NewsEditorialeQuando muore una società di calcio.20161220171946Cala il sipario sull`A.S.D.Due Torri di Gliaca di Piraino<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Questo pallone che ci fa gioire, penare, abbracciare, arrabbiare e poi adirarci gli uni contro gli altri, resta pur sempre una passione dalla quale è impossibile privarsi. Vivi le tue domeniche calcistiche aspettando di vedere la squadra del cuore e in settimana ti informi sullo stato di forma di questo o quel giocatore, sperando che tutti siano in ordine per vedere un bell’incontro. Ma quando tutto questo finisce, ecco che ti casca il mondo addosso. Abbiamo seguito da lontano la recente&nbsp;storia negativa&nbsp;del Due Torri di Piraino, squadra che militava nel girone I del Campionato Nazionale di Serie D. Piraino è un piccolo paese in provincia di Messina, che conta circa 4000 anime. Il pallone era l’unico vero appuntamento della settimana, l’unico orgoglio di uno sport che faceva parlare di se, anche fuori da quelle mura. E adesso che il vecchio Stadio Enzo Vasi di Gliaca di Piraino (ricordiamo che Gliaca è la frazione marina di Piraino) ha chiuso malinconicamente i battenti, sembra quasi che il silenzio assordante che avvolge gli spalti vuoti, il terreno di gioco senza vita e gli spogliatoi muti e orfani dell’urlo incoraggiante di squadra, sia l’emblema di un abbandono che sa di rabbia. La scorsa estate avevamo visitato questa piccola realtà calcistica del nord della Sicilia. Era un pomeriggio assolato. L’orologio segnalava le ore 17,00, ma c’era un caldo incredibile. Le scarpe affondavano nel catrame cotto dai raggi del sole, ma lì, all’interno dello Stadio Enzo Vasi, si faceva sul serio e si preparava con orgoglio l’inizio di un Campionato di Serie D che, per il Due Torri, si percepiva già fosse in ripida salita. Tuttavia, lasciando perdere le paure di ciò che poi sarebbe stata certezza, abbiamo visto i ragazzi iniziare il secondo allenamento della giornata agli ordini del tecnico Antonio Venuto. La preoccupazione di un fallimento traspariva già dagli sguardi dei ragazzi che attendevano l'incasso di alcuni stipendi arretrati, ma il mister con fare deciso ha provato e riprovato schemi, incursioni di gioco da parte degli esterni in fase offensiva e di interdizione, con il chiaro intento di sgomberare dalla mente ogni idea che potesse avvilire anche i muscoli e i polmoni dei suoi ragazzi. Era come vedere il comandante di una nave che stava a galla per miracolo, ma che era obbligo credere che presto sarebbe stata fluida e sicura nel suo incedere. E così abbiamo visto scendere le gocce dalla fronte dei ragazzi di Venuto. Le maglie erano intrise di sudore e di ansia, nonostante muscoli e polmoni fossero stati messi a dura prova in quell’infuocato pomeriggio di inizio agosto che invogliava piuttosto un bel bagno a mare. Ma sentirsi professionisti è anche questo. E’ capire il sacrificio mentale e fisico per raggiungere un obiettivo ben preciso.&nbsp;E in questo caso quale&nbsp;sarebbe stato l'obiettivo da raggiungere? Beh, in questa situazione più che ambire a far bene in campionato, c’era la speranza mai perduta che la società potesse dare cenni di ripresa, di vita, di orgoglio. Quell’orgoglio di onorata società di calcio di un piccolo paese della Sicilia, che negli anni ha militato tra i dilettanti e poi ha assunto un meritato posto anche tra i professionisti. Era come far parlare di sé, era come dare l’immagine di un luogo a tanti sconosciuto ma che invece meritava di essere apprezzato. E quale miglior mezzo se non il pallone che attrae e riempie di adrenalina anche i cervelli più offuscati? Poi, tra settembre e metà dicembre scorso, si avvera ciò che avresti voluto non si realizzasse mai in una società di calcio: l'abbandono di tutti. E intanto da quel settembre di inizio campionato tante cose sembravano oscillare come in un’altalena, prima fatta di rosea speranza e poi di buia realtà. Domeniche interminabili con il pallone tra i piedi che veniva calciato con rabbia da tutti i ragazzi di mister Venuto. L’avversario impersonava sempre più il destino avverso e bisognava attaccarlo senza fargli prendere il sopravvento. Ma le tante sconfitte, qualche pareggio e le sparute vittorie, si sono accumulate ai punti di penalizzazione inflitti alla società per non avere adempiuto in tempo agli obblighi previsti dal regolamento. Il Due Torri si è dunque trovato ad essere (forse irrimediabilmente) ultimo in classifica. Una squadra che negli anni precedenti aveva sempre ben figurato, sfiorando addirittura la partecipazione ai play off. Ma adesso è lì a guardare tutti dal basso. E’ il segno della fine. Mister Venuto ha rassegnato le sue dimissioni il 30 novembre scorso e i suoi ragazzi hanno proseguito qualche domenica con un altro mister, fino a quando hanno deciso di non scendere più in campo. Storie di promesse mai mantenute, storie di linfa mai alimentata, storie di un pallone senza vita. Laconico il presidente del Due Torri Giovanni Di Bartolo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ La squadra è ferma da giorni, i calciatori sono stati inseriti tutti in lista di svincolo. Non ci presenteremo ad Aversa e concluderemo con questa rinuncia il girone</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">d’andata”</b>. Dopo 43 anni, 4 campionati di Serie D e nessuna retrocessione, il futuro del Due Torri è dunque già scritto. Cala il sipario. La lettera di rinuncia che la società invierà alla Lega Dilettanti, sarà l’ultimo atto di una commedia che avremmo voluto si risolvesse con un altro epilogo. Sì, perché quando muore una società di calcio è come se morisse una parte di noi che appassionati siamo di pallone, a prescindere da quel tifo che ci lega da sempre alla nostra squadra del cuore.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Pirainofl0711fl0711venuto-6.jpgSiNquando-muore-una-societa-di-calcio-1013198.htmSi100451001,02,03030336
1141013190NewsCampionatiL’Atalanta che non ti aspetti e il Toro che hai sempre sperato20161108171320Atalanta e Torino si affidano ai giovani<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è una strana similitudine che lega l’Atalanta al Torino di oggi. Infatti, entrambe le squadre sognano stando con i piedi ben piantati in terra, ma con l’esempio recente di un Leicester che fa pensare alla favola. E, mentre gli orobici di mister Gasperini stanno costruendo una continuità di gioco e di risultati cui nessuno poteva aspettarsi, il Toro di Mihajlovic ha incarnato lo spirito di chi non s’accontenta mai. A dodici giornate dall’inizio di campionato la favola d’Oltremanica targata Leicester sembra essersi trasferita a Bergamo, se si pensa che l’Atalanta si trova al quarto posto in classifica con 22 punti , 19 gol fatti e 13 subiti. Da una parte Claudio Ranieri, prima accolto tra lo scetticismo dei tifosi del Leicester e poi osannato, e dall’altra <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Gian Piero Gasperini, prima sulla graticola e a un passo dall’esonero, mentre adesso è visto come una sorta di eroe della provincia pallonara. Certo, l’equilibrio è un optional in questo mondo del calcio capace di osannarti e poi buttarti nella cenere. Fatto sta che i risultati sono quelli che parlano chiaro e non hanno bisogno di tante inutili parole. Ma la scelta di Gasperini di affidarsi ai giovani sconosciuti del vivaio bergamasco, ha del coraggioso. Qualcuno, infatti, lo ha definito un pazzo, ma il coraggio premia talvolta anche oltre i teorici rischi. E infatti, adesso l’Atalanta vince, convince, corre e gioca bene al calcio. Un calcio semplice, canonico nel suo esprimersi senza martellamenti tattici da rispettare fino all’ultimo respiro, ma con la sana voglia di divertirsi attraverso la lucida e giovanile freschezza fisica e mentale. Conti, Caldara, Kessiè, Papu Gomez, Petagna, per citarne qualcuno, rappresentano l’ossatura portante di un’Atalanta che oggi si fa rispettare da tutti. Qualcosa di simile riscontriamo nel Toro di Mihajlovic. Una squadra giovane e ben motivata, con i sacri valori della fame sportiva. E’ l’incarnazione dello spirito di chi non s’accontenta mai, neanche dopo avere messo a segno una lunga serie di gol e poi rallenta la morsa della concentrazione. Questo non è ammissibile nella squadra di Sinisa Mihajlovic che sbraita, si dimena, si agita in panchina anche quando la sua squadra vince 5 a 1 come è successo nella partita casalinga contro il Cagliari. E’ l’immagine di un Torino nuovo, pimpante, che già più volte abbiamo posto in analisi come squadra di grande forza d’urto nell’attaccare e attenta alle ripartenze degli avversari. Anche Mihajlovic, come Gasperini, si è affidato ai giovani con un minimo apporto di qualche elemento più esperto. Se dovessimo dire, oltre la continuità di risultati che spesso s’inceppa fuori casa, in questo Toro c’è da coprire il ruolo di difensore centrale che, con la partenza di Glik, sembrerebbe non essere stato rimpiazzato con l’attenzione che merita un ruolo così importante nell’economia del gioco di squadra. Ma su questo punto riteniamo che il presidente Cairo e Petrachi, stiano già lavorando per riparare l’insufficienza fin dal prossimo mercato di gennaio. A parte questo evidente punto debole dei granata, ci piace constatare un formidabile attacco e un centrocampo che finalmente si distingue come ottima miscela di tecnica e potenza a supporto di attacco e difesa. Quell’ago della bilancia che nel calcio resta pur sempre il punto nevralgico del gioco. Una necessità assoluta, quella di un buon centrocampo, senza la quale si rifletterebbe una squadra senz’anima. Ma dopo tanti anni d’attesa, finalmente questo Toro di Sinisa Mihajlovic l’anima ce l’ha: eccome se ce l’ha! E adesso che Belotti, Ljajic, Iago Falque, Zappacosta, Baselli, Benassi, Valdifiori, Barreca, Boyè, fanno la differenza con lo spirito grintoso ma anche intelligente voluto dal suo allenatore, bisogna lavorare ancora senza sedersi sugli allori, con la consapevolezza che c’è ancora molto da ottenere. Su tutti, l’equilibrio e la continuità di gioco e risultati anche fuori casa. E poi i sostenitori granata potranno respirare un’aria nuova che sa di crescita, di autostima, di forza interiore che nasce da una gioventù di calciatori affamati di gloria. La stessa fame che ha la società, la dirigenza e tutto il popolo granata, che da troppi anni ormai ha vissuto la sua grande storia, nell’immeritata opacità di una sostanza apparsa sempre effimera. Sarà l’anno giusto per rientrare in Europa? Noi pensiamo di sì. Ci sono tutti i presupposti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711sinisa-mihajlovic.jpgSiNl-atalanta-che-non-ti-aspetti-e-il-toro-che-hai-sempre-sperato-1013190.htmSi100451001,02,030301530
1151013176NewsCampionatiLa Juventus e il grosso errore di disfarsi di Lichtsteiner20161009123551Il giocatore svizzero che è in scadenza di contratto, lascerà la Juve<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>32 anni, svizzero di nascita, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stephan Lichtsteiner</b><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>è un calciatore che negli anni ha migliorato il suo bagaglio tecnico, associandolo alla sua già naturale capacità atletica di cursore esterno. Un giocatore che ancora oggi avrebbe potuto dare molto al gioco di Allegri, imperniato sulla logica essenziale degli esterni. Eppure, lo svizzero che è in scadenza di contratto, non solo non è stato preso in considerazione dalla società, ma non l’ha nemmeno inserito nella sua lista Uefa. Una chiara decisione di volersene disfare dopo l’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dani Alves</b> che a noi, più che un esterno, sembra uno che accentri troppo il gioco portando eccessivamente palla. E così, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stephan Lichtsteiner</b>, dopo tanti anni di esemplare carriera al seguito della Juventus, dove ha percorso chilometri di corsa con palla al piede, adesso si trova a dimostrare chiaramente la sua delusione. Naturalmente noi siamo con lui, non tanto per un fatto di gratitudine che nel calcio non esiste, ma più semplicemente per una razionale questione tecnico – tattica che avrebbe ancora fatto comodo al quel gioco brillante della Juventus che, peraltro, in questo inizio di campionato ha perso per strada. Dopo il tentativo estivo di rescindere il contratto in scadenza per passare all’Inter, lo svizzero pensa di andare a Barcellona già a gennaio prossimo. Quindi, si tratta di un addio alla Juve che non tradisce per andare all’Inter, nonostante egli si senta ormai estromesso chiaramente dalla società. Dopo cinque anni di fedeltà bianconera in cui ha vinto ed ha dato un apporto essenziale al gioco di Conte e poi di Allegri, lo svizzero andrà a vestire la maglia del Barcellona a costo zero. A parer nostro, aver acquistato Dani Alves ha scombussolato i piani del gioco bianconero che, con lui, non può vantare la corsa e soprattutto quella garanzia che Lichtsteiner dava alla Juve in fase di interdizione e d’attacco. Un mille polmoni che dava forza alle folate lungo l’out di destra e che garantiva pure gol inaspettati. 32 anni di calciatore, serio professionalmente, che avrebbe potuto dare alla Juve ancora due o tre anni ad alto livello. A nostro avviso, questo giocatore meritava il rinnovo del contratto fino a fine carriera, per cui ripetiamo la nostra disapprovazione a una decisione presa in maniera affrettata. Stavolta<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>la Juve ha sbagliato in maniera macroscopica, segno evidente che qualche volta anche le grandi società come la Vecchia Signora d’Italia, non possono sventolare la bandiera degli infallibili. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711lichsteiner.jpgSiNla-juventus-e-il-grosso-errore-di-disfarsi-di-lichtsteiner-1013176.htmSi100451001,02,03030390
1161013175NewsCampionatiQuando il calcio è umanità20161005195220Mihajlovic e Bonucci, autori di profonde dichiarazioni che fanno riflettere. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Chi vive di emozioni come fatto essenziale dell’esaltazione dei sentimenti, sa che a volte basta un gesto, una parola o riflessioni su tematiche profonde di vita, per suscitare <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>brividi che coinvolgono cuore e cervello. Il calcio, mezzo di comunicazione e grande aggregazione sociale, è uno dei principali sviluppatori di emozioni dettati non solo dai gesti tecnici o dai gol segnati in campo, ma anche dalle parole dei giocatori e dagli addetti ai lavori, capaci di rafforzare il senso dell’umano. Già, perché tutto ciò che mette al centro l’uomo attraverso il suo fare e il suo dire, può suscitare emozione. E così succede che smaltita l’adrenalina del match, capita pure di trovarsi in sede di conferenza stampa e capire che in fondo non sono solo parole di circostanza, quelle che si dicono in quella particolare sede, ma c’è anche qualcosa che ti fa pensare e scrivere di getto ciò che neppure t’aspetti. Dopo la partita di domenica scorsa tra Torino e Fiorentina, l’allenatore del Toro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b> ha dato dimostrazione di grande umanità nel rispondere di getto a un collega giornalista, il quale gli ha chiesto se per un ragazzo di 22 anni come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benassi</b>, non sia difficile portare la fascia di capitano. A questo punto, senza neanche pensarci un attimo, il tecnico serbo ha detto: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ Non è facile alzarsi ogni mattina alle 4 e mezza, andare a lavorare alle 6 per tutto il giorno e non arrivare a fine mese. Questo non è facile. La fascia da capitano, invece, è un piacere, un orgoglio: lui è una persona</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">fortunata come tutti noi che facciamo questo lavoro”.</b> Grande riflessione capace di sconvolgere il piano di lavoro di noi giornalisti, che prevede come sempre considerazioni di tipo tecnico. Ma questa volta no, Sinisa ha colpito in pieno ed ha suscitato sentimenti di grande stima nei suoi confronti. Poi, parlando sempre dei fatti umani che suscitano emozioni nel calcio, vogliamo citare le parole di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo Bonucci,</b> anch’egli in conferenza stampa da Coverciano, dove la Nazionale sta preparando l’importante incontro con la Spagna, allo Juventus Stadium di Torino. Ebbene, in questa circostanza, abbiamo visto le lacrime del centrale difensivo della Juventus, che nel ricordare il recente periodo difficile da lui vissuto a seguito della malattia di suo figlio Matteo, ha detto: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quello che ho vissuto negli ultimi due mesi mi ha dato una grande forza, ringrazio mio figlio e mia moglie, sono stati momenti duri. Matteo mi ha trasmesso tanta forza, così come Lorenzo e la stessa cosa ha fatto mia moglie. Sono situazioni che ti fanno crescere, che ti fanno vedere la reale importanza delle cose. Adesso, alcune critiche, alcune discussioni, alcuni rimproveri e certi mugugni mi fanno capire che sì c’è sempre da migliorare, ma l’importanza di quello che ti accade nella vita è molto più importante di un passaggio sbagliato. Quando stai bene con la testa e con il cuore, funziona tutto”. </b>Ecco, possiamo proprio ritenerci fortunati noi giornalisti, quando si presenta l’occasione di fare informazione di così alto spessore umano. In fondo, sono proprio queste riflessioni che ci inorgogliscono, di un mondo del pallone non sempre meritevole di fatti da raccontare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711bonucci-legg.jpgSiNquando-il-calcio-e-umanita-1013175.htmSi100451001,02,03030376
1171013159NewsEditorialeMaledette scosse di terremoto20160826225720Dopo il sisma la distruzione di tutto <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" cambria","serif";="">Nella giornata in cui è stato proclamato il lutto nazionale per le vittime del terremoto avvenuto nelle zone di Rieti e dell’Ascolano, anche noi che solitamente ci occupiamo di calcio e descriviamo le sue vicende, vogliamo una volta tanto mettere da parte il mondo del pallone per scrivere un articolo che è la riflessione di un momento della storia d’Italia che ci ha colpito profondamente per la crudeltà di un sisma che ha raso al suolo interi paesi. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span>“Perché…….perchè”.</b> Quante volte in occasione di calamità naturali ci siamo fatti questa domanda. Interrogativi che spesso fanno vacillare la nostra fede religiosa, il nostro credere nella vita e il senso di essere venuti al mondo. Domande legittime che ci rattristano e ci commuovo alla visione di case distrutte, di polvere e macerie, di vite spezzate, di borghi, paesi e città in cui incredulità e paura sono il riflesso di attimi di terrore dovuti ad un maledetto sisma che non si pone nessuno scrupolo di sorta. E’ la catastrofe che succede all’evento naturale che tutto spiana al suolo quando meno te lo aspetti, mentre dormi o sei sveglio. Uomini, donne, bambini e vecchi sotto le macerie, sotto case che sembrano fatte di cartone, talmente sono crollate con facilità durante il terremoto. Dimore che erano il rifugio di una quotidianità serena e che illudevano alla certezza di trovarsi al sicuro. Ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Amatrice, Accumoli,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pescara del Tronto,</b> la vita scorreva serena con il senso di sicurezza, lontani dal pensiero di cosa stava per accadere alle 3 e 37 di mercoledì 24 Agosto, in un presto mattino in cui il sonno non induce ad essere preda di brutti pensieri. E invece è proprio lì, in quel lasso di tempo che si è consumata la tragedia. La terra si scuote calcolando il sesto grado della scala Ritter e poi propone a ripetizione le scosse di assestamento. Un film del terrore che invece è realtà. Tutto intorno è disperazione e paura. C’è chi fugge e c’è pure chi è rimasto sotto le macerie e ha trovato la morte. Al momento sono 247 i sepolti vivi, 190 nel Reatino e 57 nell’Ascolano, ma si tratta di un numero che è destinato a crescere. Sono 264 le persone ferite e ricoverate negli ospedali di Roma, Pescara e in altri centri della zona di Rieti e Ascoli. E intanto, sotto quelle costruzioni crollate e la montagna di macerie, c’è ancora la speranza di trovare la vita. 1059 scosse di terremoto si susseguono a ritmo infernale. Nel frattempo si apprende che alle ricerche lavorano 880 pompieri con 250 mezzi. 5400 uomini, tra forze dell’ordine e volontari sono impegnati nei soccorsi con un lavoro massacrante e instancabile. Sono tutti lì a dare una mano nella speranza di cogliere ancora l’attimo per salvare delle vite umane, mentre quel mucchio di macerie cosparse di sangue e polvere rappresentano la distruzione di ciò che è stato costruito attraverso i sacrifici di una vita. La casa che non c’è più e la morte dei propri cari rappresenta il dramma che si è consumato in pochi attimi. Ma il maledetto sisma è sempre lì, in agguato, pronto a manifestare la sua presenza con movimenti sussultori e ondulatori, quasi non fosse ancora soddisfatto dell’immane tragedia procurata alla popolazione; a quella gente indifesa che nulla ha fatto di male per meritare tale catastrofe. Ed ecco che viene ancora spontanea quella domanda che s’interseca legittima tra la disperazione e le lacrime di dolore: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Perché tutto</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">questo?”.</b> Una domanda che continueremo a fare sempre, nonostante siamo perfettamente convinti che non ci sia alcuna risposta. Sono i dubbi amletici che evidenziano la vita stessa, un bene prezioso che qualche volta ci mette di fronte alla riflessione di quanto sia valso nascere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" cambria","serif";="">Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>Rietifl0711fl0711pallone8.jpgSiNmaledette-scosse-di-terremoto-1013159.htmSi100451001,02,03030273
1181013154NewsCampionatiAntonio Venuto, leadership e motivazione nel ruolo di allenatore.20160811155756Quando il calcio dilettantistico è gestito da seri professionisti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><div style="border-width: medium medium 1pt; border-style: none none solid; border-color: currentColor currentColor windowtext; padding: 0cm 0cm 1pt; border-image: none; mso-element: para-border-div; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; padding: 0cm; border: currentColor; border-image: none; text-align: justify; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm;"><font face="Calibri"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;">Antonio Venuto</span></b><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"> da Villafranca Tirrena in provincia di Messina, è stato allenatore della S.S. Milazzo dal 2008 al 2011 conquistando due promozioni tra Campionato di Eccellenza e poi di Serie D, raggiungendo il terzo posto nel Campionato di Lega Pro di Seconda Divisione nell’anno 2010’11. Una scalata professionale che l’ha visto crescere fin da quando, allenatore dilettante di terza categoria nel 1989 ha deciso di continuare i suoi studi calcistici per ottenere l’abilitazione di allenatore di seconda categoria fin dal 2007. Poi, non contento di quanto ottenuto, si misura con se stesso per verificare le sue potenzialità. Si iscrive al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Corso di Allenatori Professionisti di Prima</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Categoria a Coverciano nell’anno 2011’12</b> e s’incammina in questa avventura con l’ardire di chi ama il calcio, desidera studiarne approfonditamente i sistemi di preparazione, l’individuazione e l’abilità nel percepire la chiave tattica giusta (anche a partita in corso), conoscere le varie scuole di pensiero e l’anima da tirar fuori dai giocatori per poterli motivare positivamente. Ma è soprattutto la psicologia applicata al gruppo dei calciatori e anche individuale, che alla fine del corso porta Venuto a discutere la sua interessantissima tesi dal titolo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Leadership e motivazione: il ruolo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’allenatore”.</b> Non è un caso che mister <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b> abbia scelto di ricercare e discutere questa tesi davanti a una commissione d’esame competente, (tra gli altri c’era pure mister Spalletti). Infatti, chi lo conosce bene, sa che il suo desiderio di approfondimento teorico - pratico sulle più moderne discipline tecniche calcistiche europee, lo caratterizza come uomo -allenatore dai connotati personali talmente chiari che non si possono confondere con chi vede la professione di coach in maniera minimalista, raffazzonata e senza l’opportuna etica. Lui sa che nel calcio non c’è nulla di improvvisato e neanche di definitivo e che i risultati positivi sono la chiave del successo ripartito tra società, allenatore, giocatori e tifosi, ma sa anche che ai primi insuccessi chi paga per primo è l’allenatore. Troppo navigato è mister Venuto per illudersi di successi facili che in prospettiva non danno alcuna garanzia. Lui sa come lavorare sodo con i suoi ragazzi, dai quali pretende impegno, serietà e vita ordinata fuori dal campo. Ma è anche pronto a capire se un giocatore non rende come potrebbe a causa di problemi psicologici che non rientrano propriamente nell’infortunio fisico. Ed è questa la peculiarità più naturale e importante di questo allenatore: saper capire i suoi ragazzi e motivarli ad un impegno maggiore dal quale possa scaturire il meglio di loro. Senza stress, ma con la naturalezza e la consapevolezza che si ha quando si ama qualcosa, quando si sogna di raggiungere un obiettivo che è frutto della fatica e del lavoro serio. Sono queste le caratteristiche naturali di Venuto, un allenatore che non ha solo imparato attraverso i libri e gli studi tecnico-calcistici certi valori che sono insiti nel suo DNA, semmai le ha affinate confrontandosi con i suoi compagni di corso dai nomi altisonanti come Roberto Baggio, Valerio Bertotto, Benito Carbone, Benoit Fabiens Cauet, Alessandro Dal Canto, Davide Dionigi, Gianluca Festa, Emanuele Filippini, Devis Mangia, Fabio Pecchia, Lamberto Zauli, Zè Maria, per citarne solo alcuni tra i più famosi. Ma lui, mister Venuto, pur non vantando un curriculum altisonante da ex calciatore, (è stato portiere di ottime qualità in campionati di Serie D e Lega Pro) non si è lasciato intimidire da nessuno, anzi si è confrontato consapevolmente con grinta e determinazione di chi deve dimostrare a se stesso e agli altri la propria preparazione. E non è un caso che ha ottenuto uno dei più alti punteggi finali di tutto il corso: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">97/110</b>. Oggi si accinge a cominciare il suo secondo anno consecutivo con il Due Torri di Piraino che parteciperà al campionato di Serie D, dopo avere sfiorato la partecipazione ai Play Off nel campionato 2015-’16. Stiamo parlando di un allenatore che stuzzica davvero la curiosità per preparazione culturale calcistica, per una forma mentis di lavoro applicato al calcio che significa fatica, dedizione e ricerca insistente ai meccanismi tattici che devono essere sostenuti da una buona preparazione fisica. E così in un assolato pomeriggio d’estate, abbiamo pensato di assistere a una seduta di allenamento. Sono le ore 17,00 di un pomeriggio d’estate 2016 che a chiunque consiglierebbe di stare a mare per refrigerarsi dalla calura. Ma qui, allo stadio di Piraino in provincia di Messina si fa sul serio, proprio come se ci si dovesse preparare a un campionato di professionisti e non di dilettanti. Due allenamenti giornalieri che sono gestiti in maniera intelligente da mister Venuto, dove ogni movimento, ogni corsa, ogni fatica che sfocia nel sudore della passione, ha sempre una sua logica e nulla è mai improvvisato. La ricerca del sincronismo di movimenti che allenano la mente e il corpo a proiettarsi tra le linee degli avversari, deve essere ripetuto fino a quando i giocatori non capiscono bene ciò che devono fare con la palla al piede. L’azione parte sempre dal portiere che appoggia all’esterno di difesa e poi al centrale che cambia gioco e lancia la palla all’esterno d’attacco che s’involerà per creare l’operazione d’attacco. Esercizi ripetuti mille volte che diventano quasi maniacali, ma che devono far capire che quella è la strada giusta da seguire. La fatica e il sudore che ti ripagherà dei sacrifici fatti. E’ il concetto di un calcio fatto di poche parole e molti fatti. Un pallone che è l’emblema dell’anima messa in campo e che fa il gruppo, la squadra, il calcio. A Piraino, in quell’assolato pomeriggio di agosto, abbiamo assistito alla preparazione di un calcio vero, che chiamarlo dilettantismo è come sminuire un qualcosa che è molto simile al professionismo. E’ il calcio di mister Venuto, che non risparmia mai energie e rafforza l’autostima di chi capisce che seguirlo non fa altro che aumentare la conoscenza di stare in campo e migliorarsi. Siamo certi che anche quest’anno, (come sempre nella gestione di mister Venuto), i risultati saranno eccellenti per il Due Torri, una squadra che parte sempre in sordina, con umiltà, ma poi emerge sempre alla grande, moltiplicando il suo reale potenziale tecnico. C’è un detto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Mazzarri,</b> l’allenatore toscano ex Napoli, Inter e adesso in Premier League, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se la mia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">squadra vale 50 ed io riesco a farla valere 100, vuol dire che……”.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b> è questo, un allenatore che vive di calcio, conosce la fame di vittorie e la trasmette ai suoi ragazzi. Per tale motivo siamo convinti che per lui si apriranno scenari sicuramente più consoni alle sue aspirazioni di allenatore ad alti livelli.</span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; padding: 0cm; border: currentColor; border-image: none; text-align: justify; mso-border-bottom-alt: solid windowtext .75pt; mso-padding-alt: 0cm 0cm 1.0pt 0cm;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font></div><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Piraino (Me)fl0711fl0711venuto-6.jpgSiNantonio-venuto-leadership-e-motivazione-nel-ruolo-di-allenatore-1013154.htmSi100451001,02,03030663
1191013145NewsCampionatiIl Portogallo si laurea Campione d’Europa 201620160711172942Cala il sipario su Euro 2016.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">E’ stata una finale europea degna di nota. Francia e Portogallo hanno onorato il calcio, affrontandosi a viso aperto e senza esclusione di colpi, fino al&nbsp;termine dei tempi supplementari. Ha vinto il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Portogallo</b> di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, uscito tra le lacrime al 25’per un infortunio al ginocchio. Il gol è stato segnato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eder</b> al minuto 109, nello scorrere dei tempi supplementari. La nazionale di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fernando Santos</b>, dunque, ha capovolto quelli che erano i favori del pronostico della vigilia, che prevedevano la vittoria della Francia. Dopo aver superato la Germania, il tecnico francese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Deschamps</b> si è affidato alla stessa squadra, con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidì</b> davanti alla difesa e il trio composto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sissoko</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Griezmann</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Payet</b> in aiuto a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giroud.</b> Tra i portoghesi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fernando Santos</b> abbiamo ritrovato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">William Carvalho</b> a centrocampo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> punta centrale e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nani</b> a svariare per il campo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renato Sanches</b> ( ottimo il suo apporto alla squadra, per quantità e qualità) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Silva</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Joao Mario</b> a centrocampo con il compito di sfruttare le ripartenze. Una tattica studiata minuziosamente da tanti giorni a tavolino, da parte dei due coach che volevano vincere questa Coppa Europea. Poi, con l’evolversi della partita, molte cose sono cambiate e anche gli schemi tattici hanno dato spazio alla fantasia e all’imprevedibilità. Ma sono le lacrime di dolore di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ronaldo </b>che hanno fatto il giro del mondo. Un punto cruciale della partita in cui si pensava che con l’uscita di scena del suo capitano, il Portogallo dovesse sprofondare sotto i colpi dei francesi. E invece non è stato così, perché i portoghesi di Fernando Santos hanno saputo trovare la linfa mentale e fisica, necessaria per superare una Francia che si è resa pericolosa in più occasioni. Il portiere portoghese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rui Patricio</b> si è superato in più occasioni, risultando alla fine il migliore in campo assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eder</b>. Dunque, emozioni di una finale di calcio che se pur non ci ha mostrato in finale la nostra Nazionale Italiana, è stata seguita da tantissimi appassionati. Ma una finale è sempre una finale. Non si può snobbare. E, tra il tripudio finale per la gioia dei portoghesi che si contrappone alla delusione cocente dei francesi, Cristiano Ronaldo è stato capace di passare dalle lacrime di dolore per l’infortunio subito, alle lacrime di gioia per la vittoria della sua squadra. Temi umani che non possono sfuggire e che sono la sostanza di un calcio capace di interpretare sempre la vita, con la sua forza ma anche con la sua fragilità. Bello l’episodio accaduto fuori dallo stadio di Parigi dopo la lunga gara. Un tifoso francese che era disperato e in lacrime è stato consolato da un bambino portoghese, il quale gli ha appoggiato in maniera carezzevole la sua mano sulla spalla. Quadretti di un calcio da incorniciare, perché visto da un’angolazione bella e pulita. Con questa emblematica fotografia, si chiude degnamente il sipario di un europeo di calcio 2016 che si è svolto tra luci e qualche ombra.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parigifl0711fl0711cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNil-portogallo-si-laurea-campione-d-europa-2016-1013145.htmSi100451001,02,03030386
1201013141NewsCampionatiGli azzurri tornano a casa tra le lacrime.20160703184138Si interrompe il cammino europeo dell`Italia di Conte. La Germania va in semifinale dopo i calci di rigore.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Non era mai successo di vedere due calciatori con l’esperienza di Barzagli e Buffon, scoppiare in lacrime durante un’intervista del dopo partita. Una reazione emotiva che fino ad oggi è sempre stata consumata in campo dopo una sconfitta bruciante. Ma così, davanti alle telecamere, non la ricordiamo mai. Segno evidente di quella Contemania capace di solcare l’anima dei calciatori che prima di tutto sono uomini. Ma la Nazionale Italiana con il suo lavoro e i suoi risultati, ha invertito una tendenza che da qualche anno la vedeva scemare sotto il profilo dell’interesse dei tifosi, dei media e degli addetti ai lavori. Ma anche certi giocatori storcevano il naso alla chiamata azzurra. Tutto questo aveva portato a una sorta di decadimento da parte della Nazionale Italiana nel Ranking Uefa, dopo la delusione della gestione Prandelli. Con l’avvento di Conte, fortemente voluto e lungamente corteggiato dal Presidente della FIGC Tavecchio, si è imboccata la strada giusta; quella della rinascita, del lavoro nei minimi particolari. E così, anche se il CT Antonio Conte ha toccato con mano la difficoltà di costruire una Nazionale competitiva senza avere a disposizione per lungo tempo i suoi convocati a causa degli innumerevoli impegni delle società di calcio, ha costruito pazientemente un gruppo di giocatori, non da selezionatore ma da vero e proprio allenatore. Esattamente come se si chiamasse ipoteticamente Juventus, piuttosto che Nazionale Italiana. Quello era il concetto, quello era lo spirito che lui voleva e che conosce come lavoro serio. Purtroppo, a febbraio di quest’anno sentendosi solo contro tutti, decide di lasciare la panchina azzurra dopo gli europei, per fare un’esperienza inglese al Chelsea. Forse è questo l’unico errore vero di Antonio Conte, che non ha riflettuto abbastanza sull’importanza di portare a termine il suo lavoro, almeno fino ai Mondiali del 2018. Una semina della quale raccoglie solo in parte i frutti, in questo Euro 2016. Forse Conte si è pentito di questo, tanto è vero che tra le lacrime di commiato ha voluto mettere in chiaro che non si tratta di un addio alla panchina azzurra, ma di un arrivederci. Detto questo, poniamo in analisi la sconfitta maturata soltanto ai rigori contro la Germania. Riteniamo che sia stato un gran peccato non continuare il cammino verso la semifinale di Euro 2016. Nell’oggettività di una partita difficile da affrontare contro i campioni del mondo in carica dopo avere superato l’ostacolo della Spagna, ci riesce difficile capire alcuni punti che per noi sono rimasti senza risposta. Fermo restando che la Germania ci è superiore dal punto di vista tecnico, perché attenderla per tutta la partita lasciando loro il possesso palla, senza andare mai ad aggredirli sul nascere delle loro ripartenze? Si dirà che, vista la forza dell’avversario, era consigliabile non scoprirsi troppo per tentare un contropiede che però non c’è mai stato. Questo ci lascia presupporre un eccessivo timore reverenziale della Nazionale di Conte nei confronti dei tedeschi, i quali alla resa dei conti e nonostante un loro asfissiante possesso palla, non possiamo dire che gli uomini di Low abbiano fatto una grande gara. Loro volevano essere cinici, ma in realtà ci temevano. E gli azzurri con la rinuncia al furore agonistico visto contro il Belgio, la Svezia e la Spagna, gli hanno dato l’opportunità di prendere coraggio. E così Ozil ha sfruttato al 65’ l’occasione di andare in gol e portare la Germania in vantaggio. Sotto di un gol, l’Italia ha tentato un timido accenno al gioco offensivo, e al 78’ Bonucci pareggia le sorti dell’incontro, trasformando un calcio di rigore per fallo di mani in area da parte di Boateng. A questo punto, sulle ali dell’entusiasmo, bisognava insistere con dei cambi oculati che sono arrivati in ritardo: perché il primo cambio di Conte è arrivato al 41’ della ripresa, quando Darmian ha sostituito l’esausto Florenzi? E perché si è aspettato il 2’ dei tempi supplementari per sostituire Eder con Insigne e poi il 16’ degli stessi supplementari a mettere dentro Zaza per Chiellini? Poi i calci di rigore: una estenuante lotteria che vede la Germania superare l’Italia per 7 a 6. Zaza fa il balletto davanti Neuer, e butta la palla fuori. Ma sbaglia anche Pellè, quando ciabatta malamente un pallone, prima di aver schernito il portiere avversario. Poi Darmian fallisce ancora. Che peccato, visto che all’inizio i tedeschi hanno sbagliato tre rigori su cinque, mentre l’Italia non ha saputo approfittarne. Naturalmente, nonostante questa nostra analisi che può essere condivisa o meno, diciamo che l’Italia è uscita dall’europeo a testa altissima, senza tuttavia approfittare di una Germania che ci ha temuto senza farlo capire agli azzurri di Conte. Pazienza, la vita continua. Anche se la delusione di un sogno a lungo accarezzato e poi svanito, ha solcato l’anima di tutta quella “famiglia” chiamata: NAZIONALE ITALIANA targata ANTONIO CONTE. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711conte-6.jpgSiNgli-azzurri-tornano-a-casa-tra-le-lacrime-1013141.htmSi100451001,02,03030436
1211013135NewsEditorialeL’inizio dell’estate e l’importanza degli stage20160621192743Al centro di ogni cosa c`è lo star bene dei bambini- Tra calcio e momenti ludici passati insieme-<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lo stage estivo di calcio, non è come giocare una partita alla domenica o durante un torneo, perché non c’è agonismo e neanche l’esasperazione dei genitori al seguito, che spesso possono rappresentare un problema nella crescita calcistica e formativa dei ragazzi. Ma lo stage è qualcosa che si interpone tra gioco e svago, dove non importa quanti gol fai e quanti ne subisci, ma è bello perché stando tante ore insieme hai modo di ridere, scherzare, fare delle attività ludiche, fare nuove conoscenze. Ed è bello il momento in cui si mangia insieme. Dopo l’assolata mattinata con gli allenatori, arriva l’ora dell’appetito. Alle 12,30 tutti a tavola a gustare un pranzo caldo, che cambia il suo menù giorno dopo giorno. Mai le stesse cose, ma soprattutto sempre la garanzia dell’ottima qualità. Alla Soccer School di Marco Ferrante abbiamo visto tutte queste cose. Lui - l’ex bomber del Torino che dopo il gol si catapultava sotto la Curva Maratona con gli indici puntati sulla testa per imitare il toro, vederlo assieme ai bambini fare il burlone, giocare, fare scherzi e al contempo insegnare calcio, fa davvero piacere. - Vito Tammaro, il vice Pancaro che quest’anno ha allenato il Catania in Lega Pro, è allenatore capace di appassionarsi anche al calcio dei più piccoli in modo qualitativamente apprezzabile. - Maurizio Cavallaro allenatore munito di patentino Uefa B con esperienza pluriennale nel campo dell’istruzione e dell’intrattenimento dei più piccoli calciatori, anch’egli subisce il fascino di un lavoro che, nonostante le faticose ore passate assieme ai bambini, ne trae il vantaggio di un’esperienza sportiva e umana che è davvero unica. Poi ci sono anche altri personaggi in appoggio alle settimane di stage. Tutti qualificati con particolare predisposizione umana verso i più piccoli calciatori. Ecco, potremmo dire che in questo bellissimo polmone di verde e di attrezzature sportive che offre la struttura della Soccer School di Grugliasco, i bambini sono curati al meglio non solo dal punto di vista calcistico ma anche umano. Prova ne è che alla fine della settimana, quando c’è il venerdì che coincide con i saluti, abbiamo pure visto qualche lacrima scorrere sulla guancia di qualche bambino. Un gesto spontaneo che è l’emblema della qualità di una organizzazione estiva che mette il bambino al centro di ogni cosa. Sì, perché prima c’è il suo stare bene, il suo divertirsi, il suo trovarsi bene con Marco, Vito, Maurizio, ritenendoli amici di gioco ma anche figure che possono aiutarti e venirti incontro al bisogno. E’ come un sentirsi sicuri, sprigionando insieme ore di amicizia che si accompagnano alla voglia di un gelato, che puoi trovare al chiosco antistante i campi di gioco. Lì, sotto quei gazebo, c’è il ritrovo di tutti. Si pranza, si parla, si scherza e si è al riparo dal sole cocente dei giorni più luminosi, ma anche dalla eventuale pioggia dei giorni più bui. Poi, in questo periodo ci sono pure gli europei di calcio da non perdere. E così, attrezzati di un televisore, si sta tutti insieme a fare il tifo per gli azzurri all’aria aperta. Ecco, questa è la giornata tipo di uno stage estivo studiato ad hoc per la crescita dei bambini che amano il calcio, sognano di diventare campioni come Marco Ferrante, anche se, vivaddio, capiscono meglio di papà e mamma che quella settimana d’estate è soprattutto gioco e divertimento. E’ bello stare insieme, anche se non saranno campioni di calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711mascot-scuola-ferrante.jpgSiNl-inizio-dell-estate-e-l-importanza-degli-stage-1013135.htmSi100451001,02,03030310
1221013133NewsCampionatiL’Italia che fa sognare nella notte di Lione20160614171037Ottima partenza degli azzurri nella gara di avvio contro il Belgio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Ci sono emozioni che arrivano quando meno te li aspetti e altre che speri possano arrivare per viverle intensamente. L’Italia del calcio ha sperato, sognato da almeno un mese a questa parte,di potere vivere momenti di gioia e di euforia legati al primo match di Euro 2016 contro il temibilissimo Belgio. Sono i fatidici momenti che legano la Nazionale azzurra ai media, agli addetti ai lavori, agli appassionati conoscitori di cose tecnico - tattiche legate al football, ma anche a chi durante l’anno non segue neanche una partita di calcio. Improvvisamente ci si veste tutti con l’abito azzurro da nazionalisti pronti a giudicare, a vivere, a sognare i fasti di un evento che ci possa unire al di là di ogni cosa. E’ la commedia del pallone, il mistero di un’adrenalina che fermenta dentro di noi e si sprigiona con grande entusiasmo quando si fa gol. Tutti lì a tifare per l’Italia davanti alla Tv di casa e ai maxischermo delle grandi città, capaci di farti vivere l’atmosfera da stadio. La partita d’esordio dell’Italia contro il Belgio, ha così segnato il boom d’ascolti : 15,5 milioni di spettatori su Rai1 e 3,7 milioni su Sky, toccando uno share del 52,66% a cui vanno aggiunti coloro i quali hanno seguito il match su Sky. Tanta roba, direbbe qualcuno per significare quanto la Nazionale Italiana sia attesa e seguita da tantissime persone, soprattutto quando si partecipa ai Campionati Europei o alla Coppa del Mondo. Detto questo, passiamo all’analisi di un match che tutti abbiamo sperato finisse com’è finito. E cioè con una bella vittoria dell’Italia che convincesse nell’organizzazione di gioco e nel carattere della squadra che, a detta di tanti, non solo è partita con gli sfavori del pronostico, ma è anche penalizzata dalla mancanza di veri leader a centrocampo e in attacco. Tutto questo ci avrebbe addirittura condannato ad una eliminazione anticipata. Ora, tenuto conto dell’entusiasmo per una vittoria, che seppur entusiasmante non può e non deve farci fare voli pindarici, possiamo dire di avere visto una Nazionale che è l’espressione più vera di ciò che si definisce il calcio: ovvero gioco di squadra. Se la valutiamo sotto questo aspetto, possiamo dire che il C.T. Antonio Conte sta lavorando in maniera corretta. Infatti, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non solo abbiamo potuto notare gli azzurri in campo, ma abbiamo anche visto gli azzurri in panchina. Non musi lunghi di acredine e neanche gesti di nervosismo o delusione per non essere stati scelti tra i titolari. Ma sguardi e atteggiamenti partecipi di entusiasmo, senza invidie o rancori. Ecco, a nostro avviso questa è la forza dell’Italia del pallone europeo 2016, che si caratterizzerà fino all’ultimo minuto della sua partecipazione. Grinta, determinazione e temperamento che sono l’emblema di una preparazione fisica e mentale che sembra quasi maniacale, così com’è il C.T. Conte che perde sangue dal naso e non si fa curare per non perdere gli attimi preziosi di suggerimenti e incitamento ai suoi ragazzi. E’ l’espressione di un calcio fatto da ottimi giocatori, ma che non vanta primedonne da adulare. Nella partita contro il Belgio abbiamo visto un super Bonucci nella veste di marcatore, lucido suggeritore e calciatore diligente dal punto di vista tattico. Ma abbiamo anche visto un Giaccherini che ha sorpreso per corsa, determinazione, brillantezza, sia in fase di interdizione che di costruzione del gioco. Bello il suo gol su suggerimento di Bonucci. Ma c’è anche il rovescio della medaglia: l’impreparazione nel contenere le improvvise ripartenze degli avversari. Su questo punto crediamo che Conte debba ancora lavorare molto. Infatti, soprattutto nel primo tempo, abbiamo visto alcune lacune dalla parte sinistra occupata da Darmian, (non un bell’esordio il suo). Scompensi difensivi pericolosi, soprattutto contro avversari che magari ti sovrastano tecnicamente e che sono pronti a farti male alla prima distrazione. Questo non può e non deve succedere. Ecco, possiamo proprio dire che questo è l’unico neo risolvibile di una notte di calcio azzurra che ci lascia ben sperare per il suo cammino a Euro 2016. Adesso andiamo avanti, per affrontare la Svezia di Ibrahimovic. Ogni partita ha la sua storia e noi ci auguriamo di poterla leggere così, come abbiamo appena letto la bellissima ed emozionante notte di Lione.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Lionefl0711fl0711logo-euro-2016.jpgSiNl-italia-che-fa-sognare-nella-notte-di-lione-1013133.htmSi100451001,02,03030383
1231013130NewsEditorialeLe lacrime di Cosmi e l’abbraccio consolatore di Oddo.20160610154734Una finale play off caratterizzata da risvolti umani.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Ma che cos’è mai questo calcio che prima si presenta cinico e spietato come&nbsp;fosse la sintesi &nbsp;di&nbsp;“ Mors tua, vita mea”, e poi si scioglie inaspettatamente nella fragilità&nbsp;di momenti che ne esaltano i sentimenti umani. Così come sono andate le cose sul campo del Trapani, in occasione del match di ritorno play off contro il Pescara per la conquista della Serie A, avrebbero dovuto esserci due squadre promosse. Non solo per la qualità del gioco e dell’agonismo messo in campo dalle due contendenti, ma anche per ciò che hanno espresso durante l’arco di tutto il campionato. Ma la cosa che più ha colpito l’opinione sportiva e non solo, sono state le lacrime di delusione consumate alla fine della partita da Serse Cosmi, l’allenatore del Trapani che rimasto solo e seduto sulla sua panchina, si è lasciato andare ad un inarrestabile pianto dirotto. Un sogno di promozione a lungo accarezzato e poi svanito nel nulla. Ma la bellezza di un episodio che difficilmente vediamo nei campi di gioco, ci parla di un gesto unico dal gusto deamicisiano, che si avvicina al libro cuore. Oddo, infatti, l’allenatore del Pescara che ha raggiunto la promozione in Serie A, prima di andare ad esultare e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>festeggiare con i suoi ragazzi, si è seduto accanto a Cosmi e lo ha abbracciato in maniera forte, intensa, consolatoria, proprio come fosse suo padre. Commuove davvero questa scena che ci fa ricredere su un calcio ricco di emozioni ma sempre più arido di sentimenti. Al di là dell’amarezza di Cosmi per la mancata promozione del suo Trapani, dobbiamo dire che in quelle copiose lacrime dell’allenatore della squadra siciliana, il calcio italiano ha ritrovato un personaggio vero, autentico, capace di incarnare il vero spirito di uno sport che ha perso il significato umano. Troppi sono gli interessi e i partner commerciali che si infiltrano in un tessuto di sicuro investimento economico, che non possono dare spazio ai sentimenti e alle delusioni dei perdenti. Vincere è l’unica cosa che conta. Arrivare secondi è come partecipare con la logica anacronistica di De Coubertin; non serve a nulla. Ma i sentimenti? quelli no, non c’è più spazio. Chi vince è giusto che gioisca, mentre chi perde resti pure a rosicare di rabbia e delusione. E’ la sintesi del calcio di oggi; tutto interessi, programmazione perfetta, investimenti, guadagni allucinanti e spietatezza di sentimenti. Quasi a godere degli insuccessi altrui. Tanto sei tu importante, perché vinci. Per questo motivo, l’inusuale gesto manifestato da Oddo nei confronti di Cosmi, assume carattere di grande importanza umana. Sentimenti che si infiltrano tra le piccole e ormai assottigliate fessure di un pallone, che dimenticando l’essere è pura immagine dell’apparire.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Trapanifl0711fl0711foto-cosmi---oddo.jpgSiNle-lacrime-di-cosmi-e-l-abbraccio-consolatore-di-oddo-1013130.htmSi100451001,02,03030293
1241013123NewsCampionatiAdesso è ufficiale, Mihajlovic è il nuovo allenatore del Toro.20160525164729Con il tecnico serbo, al Torino si prevede una ventata d`aria nuova.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi riconosco nei valori granata”. Queste sono state le prime parole di Sinisa Mihajlovic, dopo aver firmato un contratto biennale con il Torino. La frase è importante, ma attento Sinisa, perché il popolo granata che tu dici appartenere a una piazza importante, non vuole parole di circostanza ma desidera i fatti. Sì, perché riconoscersi nei valori granata assume i connotati di sacralità, e se non sei più che convinto di questo significato, è meglio lasciar perdere. Detto questo, possiamo dire che il primo approccio del nuovo allenatore del Torino piace molto, perché non solo è capace di alzare quell’asticella di entusiasmo che negli ultimi anni si era smarrito, ma conforta il profilo di un allenatore che per il suo forte temperamento è apportatore di mille motivazioni. Riteniamo davvero che Mihajlovic rappresenti la scossa necessaria per la società del presidente Cairo, un tecnico sanguigno, caparbio, deciso sempre a non mollare. Lui è da Toro, di questo siamo certi. Ma adesso è doveroso che si apra un progetto serio, che preveda una ricostruzione tecnica in grado di migliorare l‘assetto tattico della squadra, almeno in virtù di quello che è il credo calcistico del nuovo allenatore granata. C’è dunque una ventata di aria nuova in casa granata, un qualcosa capace di dare fiducia ai giovani di valore che devono essere integrati in Prima squadra. Adesso, Cairo, Petrachi e Mihajlovic potranno continuare quella strada intrapresa da Ventura, che nel suo quinquennio granata ha gettato le basi per un futuro che significa stabilità, crescita, pur con tutti i suoi chiaro scuri di un calcio diventato ormai monotono e prevedibile. Infatti, era proprio ora di cambiare, di rinverdire un’immagine ormai troppo conservatrice nel gioco e nell’atteggiamento. C’è bisogno di più spregiudicatezza, ma anche di una logica calcistica più moderna, attenta a dare un’impronta di gioco più propositivo. Crediamo davvero che questo nuovo anno per il Torino coincida con molte novità. Tecnico nuovo, probabili nuovi calciatori e, soprattutto, lo stadio Filadelfia; la casa granata tanto attesa. Una serie di coincidenze che fanno pensare a una sferzata di entusiasmo che sa di speranza concreta. Questa volta, il glorioso passato farà da sprone per il presente e il futuro di un Torino che ha bisogno di fatti e non più di illusioni. Con Sinisa Mihajlovic ed un nuovo progetto, si può.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Sadio Grande Torinofl0711fl0711mihajlovic.jpgSiNadesso-e-ufficiale-mihajlovic-e-il-nuovo-allenatore-del-toro-1013123.htmSi100451001,02,03030399
1251013117NewsCampionatiUna brutta Juve, si perde tra le lacrime d’addio di Luca Toni.20160509191254Al Bentegodi, più Luca Toni che Juve. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Una Juve irriconoscibile perde a Verona,ultima della classe e intenta a celebrare l’addio al calcio giocato di Luca Toni. Molte le concause di una sconfitta indolore ma al contempo roboante, se si tiene conto dell’abissale punteggio di classifica tra le due squadre. Approccio alla gara sbagliato e mancanza di stimoli, sembrano essere i primi e più eclatanti motivi di un risultato negativo che si abbatte sulla Juve, esattamente dopo 193 giorni dalla fatidica notte di Sassuolo. Amareggiato ma non preoccupato appare Massimiliano Allegri dopo la gara,il quale si appella ad un approccio mentale sbagliato della sua squadra, anche se, ogni tanto, uno “schiaffo” ci vuole per far riflettere. Chiaro accenno alla preparazione della finale di Coppa Italia contro il Milan, che deve essere presa con ben altra vigoria. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dobbiamo rimetterci subito a posto, perché quello è un obiettivo da</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">raggiungere”</b> afferma con tutta franchezza il Max Allegri, fresco di contratto appena firmato. Tuttavia, pensiamo che a questa sconfitta di 2 a 1 della Juve in quel di Verona, si debba tenere conto di alcune assenze importanti. Buffon, Pogba, Morata, Marchisio, Mandzukic, Khedira, Evra, Lichtsteiner, tenuti volutamente a riposo (tranne Marchisio e Khedira infortunati), significa privarsi dell’80% del valore della squadra. Una percentuale così alta, che nessuna squadra al mondo potrebbe sostenere senza subire conseguenze nell’assetto tattico. Certo,nel caso della Juve presentata a Verona non c’è da obiettare, visto che lo scudetto è stato vinto largamente e che ci si prepara,come dicevamo, a una finale di Coppa Italia che la Juventus è orientata a conquistare. E,in questo caso, nemmeno l’analisi dell’accoppiata d’attacco Zaza – Dybala, può essere considerata come fatto negativo, visti gli innumerevoli errori di appoggio da parte di un centrocampo che vagava nel nulla e incapace di affondare tra le linee difensive di un Verona che con grande dignità ha dato l’addio alla Serie A. Ma, come dicevamo, è stata la partita dell’addio di Luca Toni, attaccante di razza, campione del mondo nel 2006 che lascia il calcio giocato all’età di 39 anni, dopo oltre 600 partite giocate e oltre 300 gol in carriera. Ecco, diremmo proprio che più della brutta sconfitta rimediata dalla Juve, sia doveroso parlare di un addio che ti fa rammaricare con il tempo che fugge via in maniera frettolosa e che ti fa rimpiangere gli atleti veri, i campioni seri di un calcio che stenta a riproporre certe esemplari continuità. Eppure, Luca Toni, nel suo The End, si è anche inventato il “cucchiaio” sul rigore che ha battuto per la sua squadra, per la sua gente che l’ha seguito durante tutto il suo percorso calcistico partito da Modena, finito a Verona e passando attraverso Empoli, Fiorenzuola, Lodigiani, Treviso, Vicenza, Brescia, Palermo, Fiorentina, Bayern Monaco, Roma, Genoa, Juventus, Al-Nasr e ancora Fiorentina. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Verona Stadio Bentegodifl0711fl0711Luca-Toni.jpgSiNuna-brutta-juve-si-perde-tra-le-lacrime-d-addio-di-luca-toni-1013117.htmSi100451001,02,03030400
1261013110NewsEditoriale“Storie Granata di Poeti Guerrieri”, il libro di Gaetano Pizzuto20160428171731La voce dei tifosi del Toro nel libro di Gaetano Pizzuto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Per quelli come me che credono ancora alle favole. C’era una volta…..una storia da raccontare. Un mondo senza Toro era come un giardino senza fiori, una sinfonia senza musica, un Louvre senza Monna Lisa, un vigneto senza sole, la storia del cinema senza Marilyn, come un giorno senza</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">amore”</b>. Già, senza amore. E come avrebbe mai potuto avere l’idea di racchiudere in un libro dedicato ai tifosi del Toro, dandogli l’opportunità di esprimere i propri sentimenti, di arrabbiarsi e commuoversi tra le tante storie di vita personale che s’intersecano al percorso sportivo e umano all’affascinante storia del Torino, se in tutto ciò non ardesse un profondo amore? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano Pizzuto</b> siciliano di nascita e torinese d’adozione, è un personaggio che sembra uscito da un mondo che è l’esatto contrario di quello contemporaneo. Gli parli e scorgi subito nei suoi occhi la poesia che ti prende per mano e ti porta là dove vuole il cuore. Ai<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>più superficiali potrebbe apparire ingenuo, ma la sensibilità che gli è connaturata e traspare cristallina come gocce d’acqua, fa di lui un uomo speciale, originale per tanti versi, uno che mette sempre davanti il cuore sopra ogni cosa. E’ facile cogliere in Tano Pizzuto i tratti romantici di un uomo d’altri tempi, che a forza si adatta alla realtà di un mondo in cui i valori si stanno disperdendo con troppa facilità. Egli ama l’arte in tutte le sue forme e la poesia è nelle sue corde come l’aria che respira. Tempo fa ha pubblicato quattro raccolte di poesie, l’ultima nel 2012 intitolata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Un sogno lungo 90 lune”</b> edito dalla Casa Editrice Genesi. Nel 2014 si è messo in evidenza come scrittore pubblicando il libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Storie da Baci e cuori da lupi”</b> che racchiude la lunga storia del gruppo sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Bacigalupo,</b> società dilettantistica di Torino, di cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tano Pizzuto</b> è stato prima giocatore e poi allenatore di calcio. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi si presenta al mondo della già vasta letteratura granata con la sua ultima fatica letteraria dal titolo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Storie Granata di Poeti Guerrieri”,</b> edito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Impremix Edizioni Visual Grafika</b> che si può trovare nelle migliori librerie o richiedendolo tramite posta elettronica a: <a href="mailto:tano.pizzuto@libero.it"><font color="#0000ff">tano.pizzuto@libero.it</font></a>. Sono storie raccontate in maniera intima da chi vive il Toro in una forma speciale e non conosce altro modo per esprimere quel profondo amore che li lega a quella squadra di calcio chiamata Torino, che è qualcosa di più, qualcosa di diverso da tutte le altre. Eppure, mentre gusti delicatamente le pagine di questo libro che è corredato da fotografie e illustrazioni anche inedite, ti accorgi della cura nel non cadere nella facile retorica, trasmettendo al lettore quelle esperienze di vita vissuta in prima persona, dagli stessi tifosi granata. Sono sentimenti forti che scaturiscono dall’anima di ogni tifoso del Toro, che pur manifestandosi in maniera diversa, sono simili nel concetto d’amore che talora può pure sfociare in momentanea rabbia e quasi odio, ma che poi ritorna a essere ancora amore profondo. E’ quindi un liberare la propria anima da tante cose vissute insieme. Essere granata è qualcosa di particolare e, se non lo sai, lo scopri leggendo le pagine di esperienze personali vissute tra fratelli di DNA, che s’intersecano negli anni tra trasferte al seguito del Toro e palpitanti momenti vissuti in quella Curva Maratona che resta l’anima e il cuore pulsante del tifo granata. Ma dentro questo libro di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tano Pizzuto</b> c’è ancora di più. C’è la tradizione, ci sono gli affetti, i legami, le lacrime di gioia e di dolore, tanto dolore. Ma c’è l’empatia con una storia che vorresti spiegare bene a chi non capisce cosa vuol dire appartenere al tifo granata. Perché si tifa Toro se da un po’ di anni non vince niente? Perché si è così irrimediabilmente legati alla storia del Grande Torino e di quegli invincibili giocatori caduti nella tragedia di Superga? Semplicemente perché dentro tutte queste cose si racchiudono le emozioni e i palpiti di un vissuto che appaiono ancora più grandi dello stesso gioco del pallone. E’ ciò che fa grande il cuore e la passione granata che fa sembrare minimalista il calcio fatto di plusvalenze e iperbolici interessi economici. E’ come tuffarsi nel mare dei sentimenti forti che vengono estratti dal profondo dell’anima, esplorando ogni angolo di vissuto granata. Dunque, un’opera letteraria che Tano Pizzuto ha prima pensato come idea originale nel dare voce al racconto dei tifosi del Toro, e poi ha realizzato dopo 16 lunghi mesi di accurato e attento lavoro. E’ la bellezza di un libro, capace di farti riflettere sul perché tu stesso sei del Toro!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-copertina-libro-toro.jpgSiNstorie-granata-di-poeti-guerrieri-il-libro-di-gaetano-pizzuto-1013110.htmSi100451001,02,03030262
1271013109NewsEditoriale20160428171731La voce dei tifosi del Toro nel libro di Gaetano Pizzuto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Per quelli come me che credono ancora alle favole. C’era una volta…..una storia da raccontare. Un mondo senza Toro era come un giardino senza fiori, una sinfonia senza musica, un Louvre senza Monna Lisa, un vigneto senza sole, la storia del cinema senza Marilyn, come un giorno senza</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">amore”</b>. Già, senza amore. E come avrebbe mai potuto avere l’idea di racchiudere in un libro dedicato ai tifosi del Toro, dandogli l’opportunità di esprimere i propri sentimenti, di arrabbiarsi e commuoversi tra le tante storie di vita personale che s’intersecano al percorso sportivo e umano all’affascinante storia del Torino, se in tutto ciò non ardesse un profondo amore? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano Pizzuto</b> siciliano di nascita e torinese d’adozione, è un personaggio che sembra uscito da un mondo che è l’esatto contrario di quello contemporaneo. Gli parli e scorgi subito nei suoi occhi la poesia che ti prende per mano e ti porta là dove vuole il cuore. Ai<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>più superficiali potrebbe apparire ingenuo, ma la sensibilità che gli è connaturata e traspare cristallina come gocce d’acqua, fa di lui un uomo speciale, originale per tanti versi, uno che mette sempre davanti il cuore sopra ogni cosa. E’ facile cogliere in Tano Pizzuto i tratti romantici di un uomo d’altri tempi, che a forza si adatta alla realtà di un mondo in cui i valori si stanno disperdendo con troppa facilità. Egli ama l’arte in tutte le sue forme e la poesia è nelle sue corde come l’aria che respira. Tempo fa ha pubblicato quattro raccolte di poesie, l’ultima nel 2012 intitolata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Un sogno lungo 90 lune”</b> edito dalla Casa Editrice Genesi. Nel 2014 si è messo in evidenza come scrittore pubblicando il libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Storie da Baci e cuori da lupi”</b> che racchiude la lunga storia del gruppo sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Bacigalupo,</b> società dilettantistica di Torino, di cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tano Pizzuto</b> è stato prima giocatore e poi allenatore di calcio. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi si presenta al mondo della già vasta letteratura granata con la sua ultima fatica letteraria dal titolo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Storie Granata di Poeti Guerrieri”,</b> edito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Impremix Edizioni Visual Grafika</b> che si può trovare nelle migliori librerie o richiedendolo tramite posta elettronica a: <a href="mailto:tano.pizzuto@libero.it"><font color="#0000ff">tano.pizzuto@libero.it</font></a>. Sono storie raccontate in maniera intima da chi vive il Toro in una forma speciale e non conosce altro modo per esprimere quel profondo amore che li lega a quella squadra di calcio chiamata Torino, che è qualcosa di più, qualcosa di diverso da tutte le altre. Eppure, mentre gusti delicatamente le pagine di questo libro che è corredato da fotografie e illustrazioni anche inedite, ti accorgi della cura nel non cadere nella facile retorica, trasmettendo al lettore quelle esperienze di vita vissuta in prima persona, dagli stessi tifosi granata. Sono sentimenti forti che scaturiscono dall’anima di ogni tifoso del Toro, che pur manifestandosi in maniera diversa, sono simili nel concetto d’amore che talora può pure sfociare in momentanea rabbia e quasi odio, ma che poi ritorna a essere ancora amore profondo. E’ quindi un liberare la propria anima da tante cose vissute insieme. Essere granata è qualcosa di particolare e, se non lo sai, lo scopri leggendo le pagine di esperienze personali vissute tra fratelli di DNA, che s’intersecano negli anni tra trasferte al seguito del Toro e palpitanti momenti vissuti in quella Curva Maratona che resta l’anima e il cuore pulsante del tifo granata. Ma dentro questo libro di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tano Pizzuto</b> c’è ancora di più. C’è la tradizione, ci sono gli affetti, i legami, le lacrime di gioia e di dolore, tanto dolore. Ma c’è l’empatia con una storia che vorresti spiegare bene a chi non capisce cosa vuol dire appartenere al tifo granata. Perché si tifa Toro se da un po’ di anni non vince niente? Perché si è così irrimediabilmente legati alla storia del Grande Torino e di quegli invincibili giocatori caduti nella tragedia di Superga? Semplicemente perché dentro tutte queste cose si racchiudono le emozioni e i palpiti di un vissuto che appaiono ancora più grandi dello stesso gioco del pallone. E’ ciò che fa grande il cuore e la passione granata che fa sembrare minimalista il calcio fatto di plusvalenze e iperbolici interessi economici. E’ come tuffarsi nel mare dei sentimenti forti che vengono estratti dal profondo dell’anima, esplorando ogni angolo di vissuto granata. Dunque, un’opera letteraria che Tano Pizzuto ha prima pensato come idea originale nel dare voce al racconto dei tifosi del Toro, e poi ha realizzato dopo 16 lunghi mesi di accurato e attento lavoro. E’ la bellezza di un libro, capace di farti riflettere sul perché tu stesso sei del Toro!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-copertina-libro-toro.jpgSiN-1013109.htmSi100451001,02,03030347
1281013108NewsEditoriale“Storie Granata di Poeti Guerrieri”, il libro di Gaetano Pizzuto20160428171731La voce dei tifosi del Toro nel libro di Gaetano Pizzuto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Per quelli come me che credono ancora alle favole. C’era una volta…..una storia da raccontare. Un mondo senza Toro era come un giardino senza fiori, una sinfonia senza musica, un Louvre senza Monna Lisa, un vigneto senza sole, la storia del cinema senza Marilyn, come un giorno senza</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">amore”</b>. Già, senza amore. E come avrebbe mai potuto avere l’idea di racchiudere in un libro dedicato ai tifosi del Toro, dandogli l’opportunità di esprimere i propri sentimenti, di arrabbiarsi e commuoversi tra le tante storie di vita personale che s’intersecano al percorso sportivo e umano all’affascinante storia del Torino, se in tutto ciò non ardesse un profondo amore? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano Pizzuto</b> siciliano di nascita e torinese d’adozione, è un personaggio che sembra uscito da un mondo che è l’esatto contrario di quello contemporaneo. Gli parli e scorgi subito nei suoi occhi la poesia che ti prende per mano e ti porta là dove vuole il cuore. Ai<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>più superficiali potrebbe apparire ingenuo, ma la sensibilità che gli è connaturata e traspare cristallina come gocce d’acqua, fa di lui un uomo speciale, originale per tanti versi, uno che mette sempre davanti il cuore sopra ogni cosa. E’ facile cogliere in Tano Pizzuto i tratti romantici di un uomo d’altri tempi, che a forza si adatta alla realtà di un mondo in cui i valori si stanno disperdendo con troppa facilità. Egli ama l’arte in tutte le sue forme e la poesia è nelle sue corde come l’aria che respira. Tempo fa ha pubblicato quattro raccolte di poesie, l’ultima nel 2012 intitolata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Un sogno lungo 90 lune”</b> edito dalla Casa Editrice Genesi. Nel 2014 si è messo in evidenza come scrittore pubblicando il libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Storie da Baci e cuori da lupi”</b> che racchiude la lunga storia del gruppo sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Bacigalupo,</b> società dilettantistica di Torino, di cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tano Pizzuto</b> è stato prima giocatore e poi allenatore di calcio. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi si presenta al mondo della già vasta letteratura granata con la sua ultima fatica letteraria dal titolo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Storie Granata di Poeti Guerrieri”,</b> edito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Impremix Edizioni Visual Grafika</b> che si può trovare nelle migliori librerie o richiedendolo tramite posta elettronica a: <a href="mailto:tano.pizzuto@libero.it"><font color="#0000ff">tano.pizzuto@libero.it</font></a>. Sono storie raccontate in maniera intima da chi vive il Toro in una forma speciale e non conosce altro modo per esprimere quel profondo amore che li lega a quella squadra di calcio chiamata Torino, che è qualcosa di più, qualcosa di diverso da tutte le altre. Eppure, mentre gusti delicatamente le pagine di questo libro che è corredato da fotografie e illustrazioni anche inedite, ti accorgi della cura nel non cadere nella facile retorica, trasmettendo al lettore quelle esperienze di vita vissuta in prima persona, dagli stessi tifosi granata. Sono sentimenti forti che scaturiscono dall’anima di ogni tifoso del Toro, che pur manifestandosi in maniera diversa, sono simili nel concetto d’amore che talora può pure sfociare in momentanea rabbia e quasi odio, ma che poi ritorna a essere ancora amore profondo. E’ quindi un liberare la propria anima da tante cose vissute insieme. Essere granata è qualcosa di particolare e, se non lo sai, lo scopri leggendo le pagine di esperienze personali vissute tra fratelli di DNA, che s’intersecano negli anni tra trasferte al seguito del Toro e palpitanti momenti vissuti in quella Curva Maratona che resta l’anima e il cuore pulsante del tifo granata. Ma dentro questo libro di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tano Pizzuto</b> c’è ancora di più. C’è la tradizione, ci sono gli affetti, i legami, le lacrime di gioia e di dolore, tanto dolore. Ma c’è l’empatia con una storia che vorresti spiegare bene a chi non capisce cosa vuol dire appartenere al tifo granata. Perché si tifa Toro se da un po’ di anni non vince niente? Perché si è così irrimediabilmente legati alla storia del Grande Torino e di quegli invincibili giocatori caduti nella tragedia di Superga? Semplicemente perché dentro tutte queste cose si racchiudono le emozioni e i palpiti di un vissuto che appaiono ancora più grandi dello stesso gioco del pallone. E’ ciò che fa grande il cuore e la passione granata che fa sembrare minimalista il calcio fatto di plusvalenze e iperbolici interessi economici. E’ come tuffarsi nel mare dei sentimenti forti che vengono estratti dal profondo dell’anima, esplorando ogni angolo di vissuto granata. Dunque, un’opera letteraria che Tano Pizzuto ha prima pensato come idea originale nel dare voce al racconto dei tifosi del Toro, e poi ha realizzato dopo 16 lunghi mesi di accurato e attento lavoro. E’ la bellezza di un libro, capace di farti riflettere sul perché tu stesso sei del Toro!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-copertina-libro-toro.jpgSiNstorie-granata-di-poeti-guerrieri-il-libro-di-gaetano-pizzuto-1013108.htmSi100451001,02,03030262
1291013101NewsCampionatiIl Due Torri e quel sogno chiuso nel cassetto20160411182880Tutta grinta e determinazione, la squadra di Antonio Venuto produce un calcio propositivo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>In positivo e in negativo, il calcio ci ha abituato a mille improvvisi cambiamenti. Quando pensi che tutto sia stabilito, ecco che ti accorgi che la realtà ha riservato ciò che nemmeno pensavi. Il Due Torri, squadra di Piraino in provincia di Messina che milita in Serie D Girone I, questa estate è stata costruita con l’intento di una salvezza tranquilla. Ma, strada facendo, la squadra di mister Venuto ha dimostrato grande fame di calcio vero, di qualche vittoria che sulla carta sembrava impossibile e desiderio di lavorare sodo, senza tanti lustrini e luccichii che spesso sono indice di un’aristocrazia calcistica che non è appagante sotto il profilo mentale. Fin dall’inizio del campionato, Ingrassia e compagni hanno dimostrato grinta e determinazione, favorendo lo sviluppo di quel calcio propositivo che è il credo calcistico del coach Antonio Venuto. Un allenatore che non ama la teatralità, che non si abbandona mai all’effimero di parole dette come proclami, ma vede nel lavoro settimanale il segreto di motivare i suoi giocatori a credere in se stessi. E così, con questa mentalità da eterna provinciale, a Piraino si vive una voglia di calcio concreto, senza fronzoli e orpelli, anche quando l’entusiasmo di una vittoria insperata lo consentirebbe. Ma i ragazzi del Due Torri e il loro mister sanno che bisogna badare al sodo, costruendo concretamente ciò che nessuno regala mai. E il lavoro paga, perché il concetto di giocare un calcio propositivo fatto di pressing alto, possesso palla, verticalizzazione del gioco, ma anche ordine tattico in fase di interdizione, richiede grande sacrificio e preparazione fisica e mentale. Tutto ciò è il frutto degli attuali 45 punti in classifica, che significano un sesto posto condiviso con l’Aversa che ha però una partita da recuperare. Dopo la vittoria interna per 1 a 0 contro il Grignano, il Due Torri porge un retro pensiero alla possibilità di arrivare a disputare i play off. Non sappiamo se i ragazzi di Venuto riusciranno nell’impresa, ma una cosa è certa, non lasceranno nulla di intentato. In fondo, sognare è legittimo anche per coloro i quali, come il Due Torri di Antonio Venuto, sono abituati a badare al sodo senza voli pindarici. Questo è il calcio che ci piace. Questa è la fame di pane che si presenta con la forma di un pallone.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Piraino (Me)fl0711fl0711venuto-6.jpgSiNil-due-torri-e-quel-sogno-chiuso-nel-cassetto-1013101.htmSi100451001,02,03030380
1301013100NewsCampionatiFranco Ossola, una vita a ricostruire l’immagine di un padre mai conosciuto.20160408193221Una storia che emoziona sempre.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Forse è ancora troppo presto per parlarne, visto che siamo solo agli inizi di Aprile, ma nell’atmosfera romantica della tifoseria granata, si avverte già il profumo intenso di ricordi che ti riporta a quella commemorazione ormai sacra del 4 Maggio 1949. Sembra incredibile, eppure questa storia che è stata scritta e riscritta, visitata e rivisitata in lungo e in largo dalla vasta letteratura granata, vissuta intimamente e condivisa tra fratelli dello stesso DNA, resta pur sempre qualcosa che non sa mai di stantio, di passato, di obsoleto, ma è sempre presente come se tutto fosse successo ieri. E invece ieri non è stato, perché da quella storica tragedia in cui l’aereo che riportava a Torino i leggendari calciatori del Grande Torino, sono passati ben 67 anni. Franco Ossola, figlio dell’omonimo leggendario campione del Grande Torino, assieme a Gigi Gabetto e Sandro Mazzola, è il testimone indiretto di una tragedia che ha coinvolto le loro famiglie e gli affetti più cari. Ci capita spesso di pensare a Franco Ossola e ci chiediamo come possa essere la vita di chi non ha conosciuto il proprio papà, di averne studiato la storia, di avere inseguito passo dopo passo i momenti della sua vita, quasi a volerne emulare le gesta, condividere l’educazione, i valori, gli intimi affetti mai vissuti insieme. E’ la storia di un bambino diventato uomo in fretta, che ha trascorso la sua vita nel rimpianto di quell’attimo di un giorno funesto, in cui suo papà perì tragicamente con i suoi compagni di squadra e tutto l’equipaggio. Lui era ancora nel ventre della mamma e non poté mai toccare con mano il viso di papà, aspettare una sua carezza, attendere un sorriso rassicurante che potesse dargli fiducia per il sano crescere insieme. Così, proprio come è successo ai più fortunati di noi che, troppe volte davvero, abbiamo sminuito l’importanza di una presenza essenziale, di una figura che per tutti i figli significa completamento, formazione, crescita, sicurezza. Eppure, come dicevamo, il piccolo Franco diventato presto uomo, ripercorre la storia di papà cercando di emularne dapprima le gesta sportive. Da calciatore non ebbe un futuro, ma l’atletica, quella si, rappresentò per Franco Ossola una sorta di rivincita contro un destino avverso, quasi a volere dimostrare a papà che lo guardava dal cielo, il legittimo orgoglio di portare avanti il buon nome della famiglia Ossola. Infatti, assieme a Pietro Mennea, Luigi Benedetti e Pasqualino Abeti, Franco Ossola ha corso a Barletta la staffetta 4x200 che, in quel caldo giorno del 1972, valse per quegli azzurri il primato del mondo per avere stabilito il tempo di 1’21”15. Un record che resistette per ben quattro anni. Ma Franco, trascinato ancora dai ricordi, viene ispirato dalla letteratura e scrive tanti libri sulla storia del Grande Torino. E’ un tracciare il solco indelebile di una vita, la sua, che attraverso la scrittura fa materializzare il suo leggendario papà, facendo vivere ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Sono storie che emozionano, che fanno riflettere, che ti riempiono di dolce malinconia e ti fanno porre grandi domande sul senso della vita. E’ una grande storia, quella di Franco Ossola, una storia che di tanto in tanto ci piace percorrere come fosse una strada fatta da tante curve che non lasciano mai intravvedere la diritta via. Tante tessere di un mosaico che l’avverso destino non ha mai dato l’opportunità di completare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b>Torinofl0711fl0711dce7d47b1ccfdafdee6587412d130dbb.jpgSiNfranco-ossola-una-vita-a-ricostruire-l-immagine-di-un-padre-mai-conosciuto-1013100.htmSi100451001,02,03030499
1311013091NewsEditorialeMessina - Stadio Celeste, quel primo giorno di Alex Del Piero20160316155644Alex Del Piero, una favola cominciata a Messina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Passa il tempo in maniera veloce e inesorabile, portando via con sé i ricordi. Ma ci sono storie che per la loro importanza sono state scritte negli annali e neanche il trascorrere del tempo potrà mai cancellare. Il 15 Marzo di 23 anni fa, esordiva Alessandro Del Piero con il suo Padova allo Stadio Celeste di Messina. L’ACR Messina cercava sul suo terreno una vittoria per evitare la retrocessione contro il Padova di Sandreani che, pur non in pericolo retrocessione, era comunque in una situazione di classifica che richiedeva la massima attenzione. Era una domenica che apparentemente sembrava come tante altre. Una domenica di pallone provinciale, i cui connotati non erano particolarmente esaltanti ai fini delle grandi attenzioni mediatiche. Ma quella domenica fu particolare, perché&nbsp;rappresentò l’inizio di una storia che a raccontarla è dolce come una favola. La favola di un ragazzo mingherlino di 17 anni, che dal momento in cui il suo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sandreani</b> rivolgendosi alla panchina, esclamò: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Alessandro, adesso entri tu”</b>, cambiò completamente la sua vita. Era incredulo Alessandro, credeva persino di non aver capito. E invece quell’invito a entrare in campo era diretto proprio a lui che indossava la maglia numero 16 del Padova, una maglia talmente larga che ci stava dentro due volte. Se il manto erboso di quello storico campo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Celeste di Messina</b> potesse raccontare ancora quell’emozione unica di un ragazzo che non poteva certamente sapere cosa sarebbe stato di lui in quel mondo del calcio che ha adorato fin da bambino, sicuramente si vanterebbe non poco dell’accaduto. Lui, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Del Piero</b> nato a Conegliano in provincia di Treviso il 9 Novembre 1974, veneto di razza, è stato baciato dal destino proprio in quella terra di Sicilia così lontana dal suo Veneto. E’ il mistero della vita che non finisce mai di stupire, sai dove nasci e non sai dove ti porta il cuore. Ma quella prima volta, su quel campo si spalancarono le porte per il futuro radioso di un ragazzo apparentemente fragile e timido che fu destinato a diventare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Pinturicchio”</b> tanto amato dall’avvocato Agnelli. E pensare che quella domenica di pallone messinese sembrava quasi inconcludente, e neanche i tifosi potevano immaginare che stavano assistendo all’esordio tra i professionisti di un ragazzo che avrebbe incantato il mondo. Un campione vero che in un ventennio di Juventus ha praticamente vinto tutto quello che c’era da vincere, capace com’è stato di arrivare ad altissimi livelli professionali. Un uomo e un campione amato anche da coloro i quali non fanno il tifo per la Juventus. Una bandiera capace di incidere in maniera determinante sulla gloriosa storia della sua Juve. Lui, Alessandro Del Piero, la favola del calcio italiano che tanti giovani sognano di emulare le gesta. Ma si sa, uno su mille ce la fa. E lui ce l’ha fatta proprio in quella domenica, in quello Stadio Celeste di Messina in cui per la prima volta fu chiamato ad entrare in campo. Una bella storia di calcio che si interseca alla vita e a un destino a volte benevolo e altre volte sfortunato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711del piero 22.JPGSiNmessina-stadio-celeste-quel-primo-giorno-di-alex-del-piero-1013091.htmSi100451001,02,03030487
1321013078NewsTeatro Ariston, un’emozione da vivere.20160213125015Festival di Sanremo,teatro aristonDal nostro inviato Salvino Cavallaro<div align="justify">Capita di essere inviati al festival di Sanremo, vivere una settimana intensissima di lavoro fatto di conferenze stampa, interviste, articoli da scrivere in modo frenetico. 24 ore chiusi in Sala Stampa, rincorrere la notizia che spesso si brucia in un attimo e non perdi mai l’occasione per descrivere l’attimo, che qui, in queste situazioni, è più che mai fuggente. E capita pure di essere stati estratti a sorte tra tanti giornalisti accreditati, a partecipare a una delle serate del Festival di Sanremo con un&nbsp; posto prenotato al Teatro Ariston. Un’occasione da non perdere, un’opportunità da vivere intensamente. E così siamo stati invitati dalla Rai ad andare al Teatro Ariston per assistere alla quarta puntata del festival. Dopo aver superato i controlli di ordine pubblico che quest’anno sono davvero ingenti, entriamo nell’atrio del teatro e ci troviamo in mezzo al pubblico. Facce note e persone sconosciute che fanno emergere il desiderio mondano di apparire. Luci, lustrini ed eleganza si alternano all’emozione di essere lì in quel momento, nel tempio della canzone italiana in cui persino le pareti parlano di un vissuto di 66 anni di storia. Le foto storiche di Nilla Pizzi, Nunzio Filogamo, Mike Buongiorno, Pippo Baudo, ci parlano di una storia tutta italiana che è cultura, costume di un evento nazional popolare che ha fatto sempre parlare di sé. Finalmente arriviamo al nostro posto prenotato e nell’attesa dell’inizio dello spettacolo ci relazioniamo con i colleghi giornalisti che sono accanto. Ma ciò che ci piace di più è vivere il momento, l’attesa che è anche attenzione di ciò che da sempre siamo stati abituati a vivere attraverso lo schermo televisivo. No, qui è tutta un’altra cosa, è tutto un altro vivere una kermesse musicale che non è fatta solo di canzoni, ma è anche contenitore di temi sociali ed etici che fanno parlare e tante volte anche polemizzare. Carlo Conti intrattiene il pubblico presente in sala, con il suo fare da grande professionista che si alterna alla bellezza (vuota) di Gabriel Garko e Madalina Ghenea e alla grande e liete scoperta professionale di Virginia Raffaele che, questa sera, si presenta nelle vesti di Belen Rodriguez. Risate a crepapelle che rendono la Raffaele l’icona di un festival targato Carlo Conti. Intanto si proclama il vincitore delle Nuove proposte. Si chiama Francesco Gabbani che ha presentato il pezzo “Amen”, un brano che ha vinto anche il premio della critica. In questa particolare occasione siamo stati testimoni delle sue lacrime, della sua gioia immensa che parla di un percorso fatto di sacrifici, di speranza, di un sogno di calcare quel palco che gli ha dato la vittoria finale e che adesso è diventato realtà. Poi, uno dopo l’altro, i venti big sfilano ancora una volta per cantare la loro canzone che, nel corso dell’ultima serata del festival, sarà proclamata vincitrice della 66ma edizione. Passano le ore, ma qui, in questo tempio della canzone italiana, quasi non t’accorgi che, dopo avere assistito anche alla performance di Elisa ed Enrico Brignano, s’è fatta l’una di notte e un altro giorno nasce. E’ così t’accorgi che è tutto un ricominciare alla volta dell’ultima giornata del festival. E intanto pensi ancora a ciò che devi scrivere e mandare in redazione, mentre ti lasci alle spalle un’emozione vissuta intensamente, che difficilmente potremo dimenticare.</div>FL0711FL0711teatro-ariston-sanremo.jpgSiNfestival-di-sanremo-teatro-ariston-un-emozione-da-vivere-1013078.htmSi100451001,02,03,04,05,06,07,08,400101282
1331013054NewsEditorialeRoma - Juventus 1 a 1. L’analisi di Salvino Cavallaro20150303164555Un pareggio che scontenta la Roma, per aver perso l`appuntamento con la speranza dello scudetto, ma che lascia l`amaro in bocca anche alla Juve, per aver perso banalmente l`occasione di vincere la partita e allungare il vantaggio a + 12. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Come spesso accade nei match point tanto attesi, la delusione del gioco visto in campo è prevalsa su ogni altra cosa. All’Olimpico di Roma, nella notte che avrebbe dovuto dare una svolta decisiva al campionato, non c’è stato nulla che potesse dare il significato di una partita dai connotati determinanti. La Juventus, ben disposta in campo dal punto di vista tattico, ha saputo aspettare gli avversari per poi colpirli in contropiede. I giallorossi di Garcia avrebbero dovuto fare la partita, ma, in realtà, si è vista solo una squadra nervosa, il cui comportamento non ha fatto altro che peggiorare la situazione. Per 70 minuti la Juve di Allegri, tornata al vecchio modulo 3-5-2, ha macinato gioco, ha saputo attaccare con ordine e intelligenza, è andata in vantaggio con un bellissimo gol su calcio di punizione di Tevez, ed è stata molto attenta anche in fase di interdizione. Poi, 20 minuti finali di follia hanno decretato il pareggio della Roma e persino l’inaspettato pericolo di perdere la partita immeritatamente. La squadra di Garcia, infatti, dopo il rocambolesco pareggio di Keita, ha preso animo e si buttata in avanti con vigoria e decisione, cogliendo inaspettatamente impreparata una Juventus che improvvisamente è sembrata attonita e priva di idee. Una sorta di cambiamento repentino che i bianconeri ricorderanno a lungo per la sua negatività. Eppure, quel bellissimo gol di Tevez che avrebbe portato la Juve a più 12 punti dalla Roma, poteva significare il capitolo chiuso di uno scudetto già conquistato. Certo, i 9 punti rimasti di distacco tra Juve e Roma sono significativi per i bianconeri di Allegri, che possono proseguire con tranquillità un campionato che ha ancora 13 partite da disputare fino alla fine. Ma come ha dichiarato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Marchisio</b> alla fine della partita di Roma, questi ultimi 20 minuti della Juve devono fare riflettere. Già, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b>. Riteniamo che, al di là del piccolo pasticcio difensivo che l’ha coinvolto in occasione del gol del pareggio della Roma, pensiamo che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Principino”</b> sia indenne da colpe, anche se, nella circostanza, in un’area affollatissima di giocatori, avrebbe dovuto spazzare via quel pallone. Claudio Marchisio, a parer nostro, ha disputato una partita da centrocampista moderno, unendo quantità ed eleganza in un ruolo di regia che solitamente occupa Pirlo. Il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Principino”</b> ha sfoderato grande grinta in una zona nevralgica del campo che richiedeva sacrificio nell’interdizione e immediatezza nel costruire le manovre d’attacco. Copre, morde, è dinamico, è sufficientemente “cattivo” e attento contro l’avversario e, se capita, sa anche inquadrare la porta con efficacia. Un giocatore completo del quale questa Juve di Allegri non può fare a meno. Ma, oltre Marchisio, ci è anche piaciuto Pereyra, un giocatore che copre bene il centrocampo, che sa fare bene il movimento senza palla, crea superiorità numerica ed è spesso una spina nel fianco delle difese avversarie. Juve di oggi, dunque, e Juve che sta già costruendo il futuro anche per quanto riguarda Morata e Coman, due gioiellini che fungono da freccia penetrante nell’arco bianconero. Per quanto riguarda la Roma, invece, è stata l’espressione della squadra affetta da pareggite. Molta voglia di primeggiare per buona parte del campionato, che contrasta con l’attuale carenza atletica e di idee che fanno emergere un nervosismo di base, che è deleterio ai fini di un’idea di squadra compatta. Adesso, quella frase celebre di Garcia: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono convinto che la Roma vincerà lo scudetto”</b> è stata chiarità dallo stesso autore, il quale ha precisato di averla detta per stimolare un ambiente depresso, dopo la sconfitta d’andata allo Juventus Stadium. Attualmente, la Roma resta la seconda forza del campionato, anche se Napoli, Lazio e Fiorentina sembrano volerla contrastare in maniera convinta. Intanto, vogliamo fare una nota di elogio all’arbitro Orsato, perché ha saputo arbitrare in maniera corretta una partita che, alla vigilia, non si presentava certamente con le credenziali di match facile da dirigere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711marchisio.jpgSiNroma-juventus-1-a-1-l-analisi-di-salvino-cavallaro-1013054.htmSi100451001,02,03030623
1341013050NewsCoppeGiampiero Ventura: “Se vogliamo, possiamo farcela”20150218183729Il Torino di Ventura è atteso ad un esame di Coppa davvero importante.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Insomma, un po’ come dire che volere è potere. Non è una frase fatta, ma è la convinzione del tecnico del Torino che ha manifestato in sede di conferenza stampa, prima della partita di Europa League che i granata giocheranno all’Olimpico di Torino contro l’Athletic Bilbao. Certo l’impegno è difficile, tuttavia, se il Torino saprà scrollarsi di dosso l’ansia e avrà un buon approccio alla gara, pensiamo davvero che possa farcela a passare il turno. Ci vuole un Toro che si unisca e giochi da squadra. Una squadra in cui chi ha maggiore esperienza europea sappia metterla a beneficio dei compagni che ne hanno meno. E’ carico di speranza il tecnico granata che si presenta in conferenza stampa assieme a Maxi Lopez, l’argentino che è venuto a giocare nel Torino per entrare nel cuore dei suoi tifosi. “L’Athletic Bilbao ha una rosa forte” dice Maxi Lopez “Sarà una partita molto difficile, ne siamo consapevoli. In noi c’è grande entusiasmo e anche la gente sarà importante per noi. L’Athletic è un avversario capace di non mollare mai in questi 180 minuti. Noi dovremo fare altrettanto. Questa è una competizione molto difficile e io sono molto contento di fare parte di questo organico: credo che insieme potremo fare cose importanti”. Decisamente in palla è l’argentino che da questa nuova esperienza granata vuole ritrovare credibilità, gioco e gol, tre cose che ha perso per strada. Adesso, per lui, c’è l’opportunità ghiotta di rifarsi in un ambiente adatto, capace di aiutarlo se mostrerà spirito di sacrificio e senso di appartenenza. E intanto Ventura continua a dire le sue convinzioni su questo Toro:” Per noi è motivo d’orgoglio essere in Europa. Quando siamo partiti non c’era tutto questo entusiasmo. Il fatto che domani tutto lo stadio sia esaurito, significa che siamo riusciti a creare simbiosi tra la squadra e i tifosi. Oggi siamo qui e ci troviamo a sinistra della classifica del campionato italiano. Abbiamo grandissimo rispetto degli avversari spagnoli che hanno giocatori di qualità, tuttavia, non vogliamo snaturare il nostro modo di giocare in funzione dei singoli calciatori seppur di grande talento”. Vedremo cosa accadrà e, soprattutto, ci auguriamo che il Toro possa scendere in campo con la consapevolezza che, per passare il turno agli ottavi di finale, contro il Bilbao dovrà fare la partita perfetta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNgiampiero-ventura:-se-vogliamo-possiamo-farcela-1013050.htmSi100451001,02,03030540
1351013048NewsEditorialeSanremo, seconda serata con il 41,67% di share. Ma non mancano le solite critiche20150210182026Il carrozzone del 65° Festival di Sanremo continua la sua programmazione tra poche feroci critiche e share di altissimo livello. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per fortuna che c’è libertà di pensiero e di espressione. In una materia così opinabile come le canzoni, i cantanti, i contenuti comici, la teatralità degli ospiti e tutto ciò che fa capo al Festival di Sanremo, tutto è sempre molto soggettivo. Ci sono quelli che apprezzano l’impostazione della Kermesse canora più importante d’Italia, e ci sono altri critici cui nulla va mai bene. Si parte dal vestito delle vallette, alla mancanza di spigliatezza, al loro essere impacciate, all’incapacità di certi ospiti invitati che non varrebbero il corrispettivo incassato, e così via. Sembra quasi una presa di posizione, un modo di far critica tanto per distruggere. E così fioccano i 4 e i 5 in pagella verso cantanti, artisti, vallette, presentatori, comici e chi più ne ha più ne metta. Tutti in un unico calderone per renderli bolliti. Sembra quasi che parlare male di Sanremo, sia un modo snob per mostrare tutta la propria elevata cultura. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Noi pensiamo che il metro di giudizio debba essere coerente, capace di saper discernere su cose oggettivamente belle e altre meno interessanti. Non si può distruggere in maniera così banale e gratuita quello che è il sacrificio, l’ansia, il sogno sempre sognato di chi vive per quel momento. E’ vero, stiamo parlando di professionisti pagati sicuramente oltremisura, tuttavia, questo non pregiudica la critica negativa quando è fine a se stessa. E’ discriminante. E poi i dati parlano chiaro. La seconda serata del 65° Festival di Sanremo 2015 ha registrato un altro record di ascolti. Sono rimasti attaccati alla Tv oltre 10 milioni di ascoltatori e con Conchita Wurst si è raggiunto il picco più alto dello share. Questa è la risposta a chi critica in maniera esagerata ed esasperante un Festival capace di interessare una larga fascia di spettatori di diversa età e cultura che amano Sanremo. Dalle più giovani teenager ai più romantici conservatori della canzone italiana, tutti insieme ad assistere e apprezzare un Festival che, grazie anche alle indubbie capacità professionali di Carlo Conti, è tornato ad avere ascolti da record. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La seconda serata ha registrato uno share medio del 41,67% di spettatori televisivi. Una percentuale altissima che si scosta soltanto di poco dal quasi 50% della prima serata. Un motivo ci sarà pure. O no? Tra gli ospiti è piaciuto molto Biagio Antonacci che, nonostante i pantaloni un po’ corti che hanno evidenziato la voluta mancanza di calze, le sue canzoni e l’innegabile carisma hanno appassionato gli spettatori. Ma è piaciuta anche la donna barbuta Conchita Wurst. Una stuzzichevole curiosità nei suoi confronti, per capire meglio il personaggio oltre la voce. E poi il magic moment riservato alla bellissima attrice Charlize Teron. Sul palco dell’Ariston parla anche un po’ in italiano l’attrice di Hollywood, mentre con Carlo Conti ripercorre la playlist delle sue canzoni preferite e dei suoi ricordi ad esse legate. Un momento davvero di classe unica, il fascino di un’attrice bella e interessante che, attraverso la mini intervista di Conti, ha dato dimostrazione di grande sensibilità. Mediocre, ma non da bocciare, è stato il monologo di Pintus, il quale ha insistito sul rapporto tra italiani e francesi, arrivando poi in modo serioso a ripercorrere i recenti fatti sanguinosi avvenuti a Parigi, che mettono a repentaglio la pace nel mondo. Sul palco dell’Ariston anche Javier Zanetti e Vincenzo Nibali. due campioni come tanti altri che, quando salgono sul palco appaiono impacciati. Claudio Amendola, Luca Argentero e Joe Bastianich, sono venuti a Sanremo per reclamizzare il loro ultimo film che uscirà nelle sale cinematografiche il 19 febbraio. E poi le canzoni in gara. Quattro giovani promesse di cui due sono già stati eliminati e i 10 big che si aggiungono a quelli della prima serata. Sono piaciuti Nina Zilli, Irene Grandi, Il Volo, Raf (un po’ invecchiato), Lorenzo Fragola, Marco Masini, mentre Biggio e Mandelli, Anna Tatangelo, Bianca Atzei e il rapper Moreno, sono a rischio eliminazione per venerdì. Questa è stata la seconda serata del 65° Festival di Sanremo. Poche, ma violente punture sul fianco e molti carezzevoli apprezzamenti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br>Sanremo Teatro AristonFL0711FL0711sanremo-2015.jpgSiNsanremo-seconda-serata-con-il-4167%-di-share-ma-non-mancano-le-solite-critiche-1013048.htmSi100451001,02,03030476
1361013024NewsEditorialeConte, Renzi e il Bel Paese che non c`è più20141119184133Due personaggi simili che identificano l`Italia di oggi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Conte come Renzi. L’uno si scaglia contro le società di calcio che non collaborano per la crescita della Nazionale, l’altro si dice progressista rottamando tutto ciò che secondo lui è vetusto e obsoleto. C’è un collegamento caratteriale tra i due. Mai contenti, sempre contro tutti e tutto per un&nbsp;cambiamento che&nbsp;non sempre vuol dire miglioramento. Il carattere di Conte lo conosciamo fin dai tempi della Juve. Sempre aggressivo in sala stampa, sempre contro ogni ipocrisia dettata dal sistema. Irascibile, ma gran lottatore per le cose giuste. Quando era alla Juve non faceva molto caso alla Nazionale e ai suoi impegni. Badava al sodo come sempre, ma in maniera egoistica pensava solo alla sua squadra. Oggi che è passato dall’altra parte, si rende conto di certe difficoltà che forse non aveva previsto in partenza. Mette le mani avanti dicendo che gli è stato chiesto di avviare un nuovo corso della Nazionale azzurra, ma egli ribatte dicendo che è impossibile lavorare ritrovandosi dopo quattro mesi per le convocazioni alla prossima partita. Adesso, infatti, la sua Nazionale si ferma per quattro mesi, libera com’è da impegni per la partecipazione ai prossimi campionati europei. Ma la mentalità di Conte non ammette pause così lunghe, almeno per chi ha bisogno di lavorare in un certo modo per raggiungere un’idea nuova di gioco, un razionale impegno a faticare, correre, provare e riprovare schemi premianti che possano far raggiungere&nbsp;l'obiettivo prefissato. Vista dalla sua angolazione, è una logica che non fa una piega. Ma la Nazionale, la conduzione, la preparazione periodica dovuta alla coincidenza con le convocazioni fatte una settimana prima della partita, non possono certamente cambiare un gioco, una mentalità vincente, un gruppo unito per il raggiungimento di&nbsp;qualcosa che Conte chiama da sempre&nbsp;"sogno da realizzare". E così, come si dice spesso in queste occasioni, il C.T. della Nazionale azzurra&nbsp;“Si bagna prima di piovere”. Mette cioè le mani avanti, dicendo che con questo metodo non si va da nessuna parte. A nostro avviso, ciò che pensa e dice Conte non lo riteniamo sbagliato, anzi lo troviamo assolutamente corretto. Ma c’è un problema annoso che va a cozzare con gli alti interessi economici delle società di calcio e dei diritti che vantano su sponsor e televisioni. Le società lavorano per vincere. Sì, perché la sconfitta significa perdere sul campo ma soprattutto in borsa. Significa un passivo in bilancio e perdite di merchandising. Questo, Conte lo sa bene. E sa pure che in questa nostra Italia è sempre più difficile raggiungere l’equilibrio delle cose. Organizzare degli stage infrasettimanali affinché Conte possa avere i giocatori durante la settimana a disposizione del Club Italia, significa interrompere la preparazione della squadra di club alla partita di fine settimana. Gli impegni sono tanti e anche massacranti, in questo nostro campionato italiano improntato com’è sul giocare sempre durante la settimana e a tutte le ore. Le esigenze di sponsor e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>televisioni, si sa, la fanno da grande in un sistema vorticoso che si basa solo ed esclusivamente sul dio denaro. Per questo, ci schieriamo dalla parte di Conte. Forse in maniera romantica, ma anche razionale dal punto di vista della logica del lavoro che paga solo se effettuato con continuità. Tuttavia, ci rendiamo anche conto che con questo sistema, il problema è di difficile soluzione. D’altra parte il C.T. azzurro avrebbe dovuto sapere, prima di assumere il suo incarico, come girano le cose pallonare in quello che un tempo è stato il Bel Paese. Già, il Bel Paese della politica, del lavoro, del benessere economico e anche del calcio che ci faceva vincere nel mondo. C’era una volta il Bel Paese chiamato Italia. Ce lo dice Renzi&nbsp;in politica. E adesso, ce lo ricorda anche Conte per quanto riguarda il calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Genovafl0711fl0711conte-6.jpgSiNconte-renzi-e-il-bel-paese-che-non-c`e-pio-1013024.htmSi100451001,02,03030654
1371013013NewsCoppeArmonia Toro contro un Helsinki sprovveduto20141024185347Ottima prova dei granata in Europa League.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quando meno ci pensi, ecco arrivare il Torino che ti aspetti. In Campionato tentennante e in Europa League ai vertici della classifica. Il confronto dei granata contro l’Helsinki è stato piacevole, ricco di gioco ed entusiasmante nelle trame offensive, capace anche di sviluppare tanti <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>temi. Primo su tutti il ritorno al gol dell’italo brasiliano Amauri, che ha finalmente ritrovato la via del gol. Ma è stata tutta la squadra a far registrare un crescendo di situazioni tattiche e agonistiche capaci di far pensare a un Toro dal futuro positivo, tutto rosa, anzi, per meglio dire, tutto granata. Il Torino comanda la classifica del suo girone con 7 punti all’attivo, punti che significano la quasi certezza di passare il turno. E dire che tanti sono ancora convinti che per questo Torino, l’Europa League rappresenti un problema in più, vista la ristretta rosa a sua disposizione. Certo, fare fronte a due impegni così importanti non è facile per una squadra come i granata di Ventura che deve tenere conto degli infortuni e della buona gestione dei giocatori da far riposare periodicamente. Ma questo fa parte del sistema, perché nel calcio moderno si gioca tanto, forse più del dovuto, e il turnover diventa essenziale. Ma il Toro ha l’orgoglio di partecipare finalmente, dopo tanti anni, a una competizione europea che dia lustro alla sua grande storia. Il Torino ha vinto 2 a 0 contro l’Helsinki ma, soprattutto, ha convinto nel suo gioco d’assieme, nei meccanismi tattici voluti da mister Ventura e in quel gioco propositivo e atletico che sono l’essenza del calcio moderno in Europa. E’ vero, il test per il Torino è stato tutt’altro che difficile, in quanto la squadra finlandese è sembrata davvero poca cosa, tuttavia, la grande voglia del fare che è stata messa in campo dagli esterni granata, Molinaro da una parte e Darmian dall’altra, hanno spinto la squadra in attacchi arrembanti e sanguigni. E’ piaciuto molto il centrale di difesa Jansson, classe 1991. Un atleta molto forte fisicamente, dotato di buona tecnica, elevazione e ottima coordinazione. Ma la vera, lieta sorpresa, è arrivata da quel Martinez classe 1993, che è stato per tutta la gara la spina nel fianco della difesa dell’Helsinki. Buona la sua intesa con Amauri e il reparto d’attacco. Martinez è un giocatore di sicuro avvenire, perché è intelligente tatticamente e con un movimento continuo che sa di moto perpetuo. Poi dicevamo di Amauri. Il giocatore, non solo ha ritrovato il gol ma anche la vivacità atletica, la continuità nel proporsi a ricevere il passaggio e anche a farlo. Purtroppo gli è stato negato anche un altro gol dall’arbitro per un fuorigioco assolutamente inesistente. Peccato, perché per lui sarebbe stata l’apoteosi. E poi ci è piaciuto molto il suo sacrificarsi per la squadra, quando lo abbiamo visto dare una mano a centrocampo e anche in difesa. Segno che il giocatore è ritrovato dal punto di vista fisico e mentale. Adesso, dal<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Toro ci si aspetta la continuità nel gioco e nei risultati, esattamente ciò che è mancato fino adesso in campionato. Sì, perché la posizione che attualmente occupa la squadra granata non è esattamente confacente a ciò che è la sua attuale espressione di gioco. A parer nostro, per quello che abbiamo visto, questo Torino merita davvero di occupare la parte alta della classifica, visto che Napoli, Fiorentina e Inter stentano a ritrovarsi. Vedremo cosa accadrà in seguito. Una cosa è certa, il maggior nemico del Torino è il Torino stesso. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino, Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNarmonia-toro-contro-un-helsinki-sprovveduto-1013013.htmSi100451001,02,03030582
1381013009NewsCampionatiQuagliarella, tra sentimenti e serietà professionale20141021160257Il giocatore del Torino rientrato in punta di piedi, si propone come il più rappresentativo della squadra granata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Fabio Quagliarella, 31 anni ma non li dimostra. Nel calcio, in genere, un giocatore di quella età è ritenuto oltre la maturazione, e cioè avviato verso fine carriera. Ma Quagliarella è integro fisicamente e anche dal punto di vista mentale dimostra la voglia di un ragazzino che si deve mettere in mostra per farsi notare. Ma lui non ha più nulla da dimostrare, semmai c’è questa lotta con se stesso e con chi non ha creduto ultimamente in lui, che lo tiene sul pezzo, sempre pronto a buttar dentro quella palla che, tramutatasi in gol, resta pur sempre il significato di uno sport che lui ama e pratica da serio professionista. Partito dalle giovanili del Torino, Quagliarella ha fatto parte di molte squadre italiane che, ancora oggi, si pentono per non averlo trattenuto fin dall’inizio, appiccicandogli addosso una sola maglia che rappresenta l’emblema di calciatore bandiera, così come sono Totti e De Rossi per la Roma e lo è stato Del Piero per la Juventus. Logiche, pensieri e sentimenti romantici che ormai sono legati a un calcio che non esiste più, ma che dà pur sempre il significato di un legame che viene posto in tentazione e poi interrotto soltanto dal dio denaro. Egli ha giocato con Fiorentina, Chieti, Torino, Udinese, Ascoli, Sampdoria. Ritornato all’Udinese, ha proseguito poi la sua carriera giocando a Napoli, alla Juventus e, da quest’anno, è ritornato da dove era partito, e cioè alla sua casa naturale, a quel Toro che l’ha lanciato verso la grande carriera. Ha già segnato quattro gol in campionato, rispettivamente al Cagliari, alla Fiorentina, al Napoli e all’Udinese, mentre in Europa League ha segnato al Copenaghen. Tutti gol pesanti, gol importanti che contano e qualche altro reso vano dal risultato finale che non ha concesso i meritati tre punti al suo Toro. Sempre a testa bassa, senza mai esultare dopo una rete segnata alla sua ex squadra. Un modo molto personalizzato, talora anche non condiviso, ma che sicuramente ti parla dell’uomo, della serietà dell’atleta, del rispetto che nutre verso i sentimenti. Quagliarella non ha caratteristiche mondane. La sua carriera esemplare parla di calcio, famiglia e poco altro. Un solo intermezzo verso lo spettacolo televisivo, che l’ha visto partecipare l’anno scorso al programma di Milly Carlucci “Ballando con le stelle”. Una nota artistica che lo ha messo in luce in una veste inedita, e cioè in quella di bravo ballerino, capace di sacrificarsi e dividersi tra prove di spettacolo e allenamenti per la sua squadra. E, visti i risultati che sta ottenendo in questo inizio di stagione al Toro, pensiamo proprio che la Juventus si stia mordendo le mani per averlo messo da parte con troppa facilità. “Quaglia” ha bisogno di sentire l’affetto della gente, della società, del suo allenatore, dei suoi compagni di squadra e solo allora riesce a dare il meglio di sé. Al Toro l’ha trovato, anzi l’ha ritrovato dopo essersi lasciato con un arrivederci qualche anno fa. In fondo, lui che da buon napoletano ai sentimenti è molto legato, in granata e in questo Toro ha ritrovato i pensieri, i sogni sognati e poi realizzati che ha vissuto fin da ragazzo. Una bella storia di ragazzo venuto dal sud che vuole diventare calciatore. Fabio lo sa, lo sente quasi come gratitudine a una società che per prima ha creduto in lui. E questi sono i risultati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino, Stadio Olimpico fl0711fl0711qugliarella-foto.jpgSiNquagliarella-tra-sentimenti-e-serieta-professionale-1013009.htmSi100451001,02,03030707
1391013007NewsCampionatiCompetenza tecnica e leggerezza di scrittura. Questo era Marco Ansaldo20141017161541Grande tristezza per la scomparsa della prima firma sportiva de La Stampa<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ morto Marco Ansaldo, una grande firma sportiva de La Stampa di Torino. Ci ha lasciato a 58 anni d’età colpito da un infarto durante una passeggiata con i suoi amici in provincia di Asti. Ad un tratto il suo cuore ha smesso di battere e la sua penna, che per anni ci ha deliziato della sua grande professionalità, resta la metafora di una carriera esemplare per tanti giovani che desiderano intraprendere il mestiere di giornalista. Ansaldo è stato alla Stampa fin dal 1991, dedicando la sua passione per lo sport in genere, il calcio, il ciclismo e la scherma in particolare. Giornalista attento, di poche parole, andava al sodo descrivendo i fatti sportivi con assoluta minuziosa capacità. Ricordo ancora quel suo pezzo scritto in occasione della conquista di Coppa del Mondo di calcio. Era il 10 luglio 2006 e l’Italia si era appena laureata Campione del Mondo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sembra incredibile, tanto che stentiamo a raccontarlo per il timore che qualcosa non torni, che il penalty di Fabio Grosso, una faccia dell’Italia modesta, sia da ripetere, da ribattere, da sbagliare, e quello di David Trezeguet da ripetere, da ribattere, da segnare perché non è possibile che gli azzurri abbiano vinto la Coppa del Mondo ai calci di rigore, la cosa che mai nessuno ha insegnato a calciare quando i nervi devono restare gelidi. Campioni del Mondo, non come l’ultima volta, con l’urlo di Tardelli, ma con il rantolo della fatica”. </b>Marco scriveva così, emozionava e al contempo descriveva fedelmente ciò che i suoi occhi avevano visto<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e il suo cuore aveva percepito. Ci siamo incontrati più volte nelle varie conferenze stampa cui abbiamo assistito per scrivere di calcio. Non ci conoscevamo personalmente, ma io leggevo sempre cosa egli scriveva. Era armonica la sua scrittura e soprattutto lo trovavo competente in larga misura sui giochi olimpici, sui quali riusciva a informare correttamente sia di ciclismo, scherma, pallavolo, canottaggio e tanti altri sport legati al mondo olimpico. Una grande capacità professionale che faceva la differenza, una differenza descritta con la D maiuscola. Un esempio per tanti pseudo informatori che badano alla fretta senza appurare la veridicità della notizia. Eppure si finisce così. In un attimo vanno in fumo anni di sacrifici, di incazzature, di piccole soddisfazioni, di ricerca affannosa di dimostrare attraverso la propria professione, che il sacro fuoco che si ha dentro per il proprio lavoro è qualcosa da mettere al servizio degli altri e non tenerlo egoisticamente per sé stessi. Grazie Marco, per quello che mi hai insegnato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-ansaldo.jpgSiNcompetenza-tecnica-e-leggerezza-di-scrittura-questo-era-marco-ansaldo-1013007.htmSi100451001,02,03030676
1401013005NewsCampionati47 anni dopo la morte di Gigi Meroni20141015213626La farfalla granata, tra calcio, arte e tanti buoni sentimenti <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sono passati veloci come il vento che soffia solo una volta, spazza tutto e poi va via. Un soffio capace di cancellare una vita, la vita di un campione di calcio tanto amato che ha scritto un pezzo della grande storia del Torino. Gigi Meroni, la farfalla granata moriva il 15 ottobre 1967 a Torino in Corso Re Umberto, mentre attraversava la strada. Una tragica fine consumata proprio davanti a casa sua, mentre usciva dal bar in compagnia di Fabrizio Poletti suo amico e compagno di squadra, terzino del Toro e della Nazionale di allora . Ricordarlo dopo 47 anni dalla sua scomparsa è come rivivere quel momento legato alla sua storia di calciatore e uomo dai mille affascinanti interessi artistici. Una vita spezzata a soli 24 anni, troppo presto, troppo pochi per chiunque. Ha disputato 145 partite in Serie A realizzando 29 reti, ma ciò che si ricorda di Gigi è quel suo essere personaggio atipico, particolare, che amava dipingere, disegnare i suoi abiti e vestirsi in maniera originale, incarnando una figura che si connaturava in un calciatore – beat, ma anche in artista, in hidalgo e anche in dolce innamorato della bella Cristiana. Con questo suo modo d’essere appariva come appartenente alla piccola nobiltà. Ma Gigi fu sì nobile, ma di animo, perché le sue radici di ragazzo venuto da Como, diventato in breve tempo il mito e il simbolo di un'epoca, fu soprattutto un esempio di vita per tanti ragazzi di quegli anni che erano l’emblema della speranza di un mondo migliore. Un qualcosa di simile alla concretezza di voler crescere e maturare in fretta attraverso i sacri valori umani. E Gigi, vera e propria leggenda del calcio italiano, fu uomo dalle mille sfaccettature, estroso in campo come nella vita privata. Un esempio di ordine mentale e modus vivendi. Un beat la cui folta capigliatura e il suo apparire che incuriosiva tutti, non riusciva a nascondere la bella persona che c’era in lui. Un ragazzino semplice, cresciuto velocemente ma senza mai dimenticare l’umiltà delle sue origini, l’educazione ai sentimenti e al rispetto che egli mai ha dimenticato, nemmeno nel momento di maggior fulgore professionale. E dire che oggi, 47 anni dopo la sua prematura morte, è cambiato il calcio, sono cambiati i calciatori e il mondo che gli ruota attorno, ed è cambiata anche la quotidianità di una vita totalmente diversa. Sì, perché sono cambiati gli uomini che hanno perso la loro naturale genuinità e quei sentimenti che oggi sembrano sempre più soffocati da una deriva materialista che appare inarrestabile. Così, quando ci capita di parlare di personaggi del passato, non possiamo non fare un distinguo tra quello che è stato e quello che è. E, pur nella convinzione che il presente non è poi tutto da buttar via, ci riesce sempre più difficile non cadere nell’inevitabile retorica di pensiero che, in fondo, personaggi come Gigi Meroni che ha vissuto soltanto 24 anni della sua vita, sono riusciti a lasciarci dentro ciò che certi contemporanei uomini, o presunti tali, non potranno mai fare. E’ l’eredità dei buoni sentimenti e del calcio pulito. Un ricordo, un qualcosa di prezioso che ci ha lasciato una farfalla di color granata, le cui esili ali sono state spezzate da un vento troppo impetuoso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711meroni.jpgSiN47-anni-dopo-la-morte-di-gigi-meroni-1013005.htmSi100451001,02,03030656
1411013001NewsCampionatiStorie da «Baci» e Cuori da Lupi. Il libro di Gaetano Pizzuto 20141005175514Un libro che è una love story tra calcio e preziosi valori umani. <br><font size="3" face="Times New Roman"></font> <p style="TEXT-ALIGN: center; MARGIN: 0cm 0cm 10pt" align="center"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 14pt">Quando l’amore per il passato è l’esempio da seguire</span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"></font> <br><br><p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Al mondo ci sono storie vissute con sentimento che sono capaci d’infiltrarsi tra le pieghe dell’anima ed emozionarti. E ci sono pure persone la cui natura le ha dotate di una sensibilità particolare. Un qualcosa che non è palpabile, che non è visibile ai nostri occhi ma che si avverte attraverso un idem sentire fatto di sensibilità e sentimento. E così ti accorgi che, per fortuna, c’è ancora qualcuno che è capace di vedere il mondo in maniera diversa. Un mondo fatto di valori romantici senza tempo che si presentano come qualcosa di prezioso, di eterno, che va oltre le mode e le innovazioni tecnologiche. <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Gaetano Pizzuto</b>, affettuosamente detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Tano,</b> è un ex artigiano che attraverso la sua sensibilità e l’intelligenza che madre natura gli ha dato, è riuscito a formarsi una discreta cultura da autodidatta. Sembra qualcosa legato ad altri tempi, un racconto di vita che assomiglia più a una favola che alla realtà. E invece la storia, il percorso di vita e lo stile di <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Gaetano</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Pizzuto</b>, si dipanano in maniera armonica e sentimentale nella nostra realtà che assume sempre più connotazioni materialistiche. Così, questo suo modo d’essere diventa esemplare in una quotidianità in cui è sempre più difficile vivere. Egli ama l’arte in tutte le sue forme ed in particolare coltiva la sua passione per la poesia. Nell’ultimo decennio ha pubblicato cinque raccolte di poesie, scritto articoli per note riviste e periodici, ricevendo numerosi riconoscimenti per le sue opere. Ma c’è un’altra grande passione nella sua vita, il calcio. Uno sport che ha vissuto a suo modo, così com’è nella sua natura di uomo romantico. Oggi ha finalmente coronato il sogno di scrivere e pubblicare un libro sui suoi trascorsi di calciatore dilettante e, soprattutto, su quella società di calcio torinese, il Bacigalupo che, fondato nel 1950, meglio di altri sodalizi ha saputo parlare di un calcio <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>capace di intersecarsi nel tessuto sociale della città sabauda dal periodo post bellico ad oggi. Infatti, l’ultima fatica letteraria di <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Gaetano Pizzuto</b> s’intitola <b style="mso-bidi-font-weight: normal">“Storie da Baci e cuori da lupi”</b> edito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Impremix</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Edizioni Visual Grafika</b>, che si può trovare nelle migliori librerie. Un libro di&nbsp;oltre 530 pagine, che racchiude una storia in cui il leitmotiv è rappresentato dall’amore che si manifesta in tutte le sue forme. L’amore per il pallone, ma anche per il “Baci” (abbreviazione di Bacigalupo), per i personaggi che ne hanno fatto la storia, per le emozioni vissute, per gli attimi talora fuggenti che sono&nbsp;l’enfasi dei valori umani. Si dice che il calcio è una palestra di vita e che è uno sport capace di formare il&nbsp;bambino a diventare uomo. Ebbene, questo è successo a tanti giovani che dal 1950 ad oggi si sono avvicendati nelle generazioni, su quel campo sterrato di Corso Spezia a Torino, dove l’odore delle maglie nerazzurre appena lavate si mischiava all’orgoglio di indossarle. Ecco, <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Gaetano Pizzuto </b>nato a Ficarra in provincia di Messina nel 1951 e arrivato<b style="mso-bidi-font-weight: normal"> a </b>Torino da piccolo, è vissuto e cresciuto proprio lì, in quel campo di calcio che ha rappresentato tanto per la sua vita di calciatore dilettante ma, soprattutto, di uomo. Era bravo tecnicamente, ma ciò che esalta maggiormente sul suo libro è l’amore e il senso d’amicizia che lo lega ancora oggi a tanti personaggi che hanno fatto la storia del Bacigalupo. Una storia bella che l’autore ci presenta con dolcezza, tra ricordi e poesie che si intersecano alla numerosissima pubblicazione di fotografie che sono testimonianze del tempo trascorso. Squadre di calcio di tutte le categorie, fotografie di presidenti, calciatori, allenatori, dirigenti, che sono passati, così com’è trascorso il tempo del Baci. Possiamo dunque dire che il libro di <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Gaetano Pizzuto</b> è adatto a tutti i romantici del pallone, ma anche a coloro i quali si identificano in un calcio dilettantistico che ha dato, dà e darà sempre il significato che si materializza nel “sacro fuoco” di una passione che ti entra nell’anima e che è difficilmente spiegabile a chi non ce l’ha. Un’opera che trasuda di fatica e passione. Oltre 530 pagine corredate dalla ricerca di cimeli, aforismi, poesie, fotografie, che parlano di storia e di trascorsi che devono essere raccolti come raro bagaglio culturale e preziosa eredità dall’ASD Valerio Bacigalupo di oggi. La ricchezza storica di una tra le più importanti società di calcio dilettantistiche torinesi, vista con il tocco romantico e poetico dell’autore e di tanti giovani d’allora che ne hanno fatto la storia. Certo, sarebbe bello sensibilizzare i calciatori pulcini&nbsp;di oggi che saranno gli uomini di domani. Molti di loro non diventeranno calciatori ma, grazie anche a quel pallone da inseguire e le magliette neroazzurre del Baci che si appiccicano sulla pelle, capiranno la vita in tutte le sue sfaccettature. In fondo, grazie anche all’autore <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Gaetano Pizzuto</b> e al suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal">libro “Storie da Baci e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal">Cuori da Lupi”,</b> questa è la sintesi da tramandare alle generazioni che verranno. Rinverdire i propri trascorsi in maniera romantica, dove i&nbsp;valori della vita vengono proposti e accentuati dalla ricchezza della poesia, è da ritenersi un prezioso servizio all’umanità.</span><br><br><font size="3" face="Times New Roman"></font> <br><br><p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt; tab-stops: 126.0pt"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"></font><br><br><br><br><br><br>Torinofl0711FL0711libro-640x360.jpgSiNstorie-da-«baci»-e-cuori-da-lupi-il-libro-di-gaetano-pizzuto-1013001.htmSi100451001,02,03030513
1421012992NewsCoppeESCLUSIVA ILCALCIO24.COM, Salvatore Lo Presti:«Il calcio europeo è diverso dal nostro. La Juventus non è andata a Madrid per pareggiare»20141005111351Intervista alla firma storica della Gazzetta dello Sport<FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">"Juventus -&nbsp;Roma&nbsp;sarà certamente un'altra storia"</SPAN></B><BR><BR> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">Salvatore Lo Presti,</SPAN></B><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin"> una vita dedicata al giornalismo sportivo. Firma storica de La Gazzetta dello Sport, Lo Presti è un siciliano di Marsala. Nel 2012 è stato premiato per i suoi 50 anni di giornalismo con una pergamena ricordo, dal Presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Piemonte e Valle D’Aosta, Alberto Sinigaglia. Un riconoscimento importante che si interseca perfettamente come tessera nel suo puzzle di vita professionale, fatta di innumerevoli esperienze dedicate allo sport e al calcio in particolare. Egli è l’unico giornalista ad aver lavorato per tutti i quotidiani sportivi italiani, nessuno escluso. Dal Corriere dello Sport, al Tuttosport, alla Gazzetta dello Sport, ma ha anche scritto per il Corriere della Sera e il Giornale Nuovo. Sempre con grande professionalità e lontano da ogni accostamento di fede sportiva. Sempre super partes, sempre obiettivo sulle analisi del dopo gara, nonostante il calcio si riconosca come materia opinabile. Salvatore Lo Presti è anche fondatore dell’Annuario del calcio mondiale, manuale dell’editoria sportiva italiana, affermato ed apprezzato strumento di lavoro per dirigenti, tecnici, procuratori, giornalisti.<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>Ma la sua immagine è particolarmente legata al giornale rosa, a quella Gazzetta dello Sport in cui è stato responsabile dal 1989 al 2002 nella redazione di Torino, cui egli è ancora molto legato. E, per questa storica testata giornalistica, è stato anche inviato speciale ai mondiali di Argentina nel 1978 e poi ai mondiali di Francia nel 1998. Lo Presti è considerato, a ragione, una tra firme più brillanti e autorevoli del giornalismo italiano. Passione e sacro fuoco sono alla base di una carriera autorevole, prestigiosa, esemplare per coloro i quali amano il mondo del giornalismo dedicato allo sport. Raccontare i fatti del pallone, le sue vicissitudini, le cose tecniche e umane che si avvicendano e si intersecano tra loro, quasi a manifestarne la metafora della vita, è il senso che si dà a una professione unica quale è, appunto, il giornalismo. Noi, in tribuna stampa, abbiamo avuto il piacere e l’onore di scambiare con lui alcune opinioni sul calcio di questi giorni e, soprattutto, sulla recente debacle della Juve in quel di Madrid. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Penso che la Juventus non sia andata a</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Madrid per pareggiare la partita. Credo invece a una strana forma psicologica che ha inibito la</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">grande potenzialità tecnica e agonistica della squadra di Allegri. Sembravano</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">timorosi e il gioco non appariva fluido come al solito, forse per merito degli avversari che</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">hanno saputo chiudere tutti i varchi.</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Questo, però, non giustifica una prestazione senza</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">idee. Comunque, ritengo che sarebbe stato più giusto un risultato di parità, in quanto se</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">è vero che la Juve non ha fatto neanche un tiro in porta nell’arco dei 94 minuti di</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">gioco, è altresì vero che l’Atletico Madrid</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">ha tirato in porta soltanto due volte. Nella prima occasione Buffon ha neutralizzato il loro tentativo e nella seconda situazione</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">hanno fatto gol”.</B> E’ lineare l’analisi tecnica di <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Salvatore Lo Presti</B> sulla partita di Champions dei bianconeri. E’ competente e piacevole ad ascoltarsi. Certo, si può anche non essere d’accordo, tuttavia, è giusto ammettere che la disanima ha il sapore dell’oggettività. E intanto continua: <B style="mso-bidi-font-weight: normal">”Ciò che noto nell