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11013797NewsEditorialeEuro 2020 e il pericolo variante Delta2021063015:30Si intervenga presto a cambiare la destinazione dello Stadio Wembley come finale di Euro 2020. La variante Delta incombe.<p>In poco pi&#249; di un mese siamo passati dalla chiusura degli stadi alla riapertura quasi totale con accesso ai tifosi in massa. E' serio problema che investe le autorit&#224; organizzatrici compresi Uefa, Fifa e i vari Governi di Nazioni Europee in cui si effettuano le gare di Euro 2020. E adesso che l'Inghilterra &#232; in piena crisi pandemica di Covid 19 tramutata nella pericolosissima variante indiana chiamata Delta, ecco che si pone il problema di una riapertura affrettata che non ha tenuto conto dei facili entusiasmi di massa. Ancor di pi&#249; oggi che dopo avere superato gli ottavi di finale contro la Germania, i tifosi inglesi seguiranno la propria nazionale a Roma, dove l'Inghilterra affronter&#224; l'Ucraina ai quarti di finale. Un fatto che mette in guardia chi si mette in viaggio per l'Italia, in quanto &#232; gi&#224; previsto da tempo che chi arriva dall'Inghilterra deve sottoporsi a 5 giorni di quarantena obbligata. Noi pensiamo che in tutto questo pasticcio ci siano molte responsabit&#224; degli organizzatori che non hanno tenuto conto della gravit&#224; del momento, bypassando tutto con la leggerezza di chi continua a guardare in faccia il dio denaro a discapito della salute pubblica. Intanto siamo convinti che Euro 2020 sia stato pensato soltanto per incrementare l'interscambio di tifosi a beneficio di un'economia che ha bisogno di recuperare i gravi danni subiti a causa del lungo fermo pandemico. Purtroppo non si &#232; tenuto conto che ancora, nonostante i vaccini, non possiamo ritenerci vittoriosi e indenni da un virus che continua maledettamente a produrre varianti sempre pi&#249; pericolose. Per questo motivo si doveva evitare questa novit&#224; del continuo sottoporre le squadre e i tifosi stessi a continui spostamenti, organizzando com'&#232; sempre stato tutto in una sola nazione europea. Tuttavia, ci rendiamo perfettamente conto che gli altissimi interessi economici prodotti dal calcio, abbiano portato ad una scelta consapevole nell'incrementare il movimento di denaro che va per&#242; ad inficiare la salute pubblica con alti rischi di contagi, soprattutto in coloro i quali non hanno ancora fatto il vaccino oppure si sono sottoposti soltanto alla prima dose. Riteniamo quindi che ci sia davvero l'eterno abissale problema causato dall'interesse per il denaro, piuttosto che per la salute. Il calcio &#232; vita e nei suoi meandri di ricchezza assoluta non pu&#242; nascondersi dietro l'apparenza della salvaguardia della salute con decisioni che portano soltanto agli interessi personali. Per questo puntiamo il dito contro i massimi esponenti di Uefa, Fifa e in questo caso anche del Primo Ministro del Regno Unito Boris Johsons, il quale si &#232; opposto con ferrea decisione di non fare cambiare la destinazione dello stadio per la finale Euro 2020 che si svolger&#224; come stabilito da tempo a Wembley. Noi diciamo che &#232; semplicemente una pazzia, proprio alla luce di questa terribile variante covid che si sta scatenando nel Regno Unito. Per carit&#224;, si eviti un'altra Atalanta - Valencia.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711tifosi-inglesi.jpgSIncalcio-1013797.htmSI0101081n
21013781NewsEditorialeIl Torino è salvo, ma per il popolo granata non c`è nulla da festeggiare2021051914:58La grande delusione dei tifosi del Toro.<p>A Torino, sponda granata, spira aria di temporale e le tenebre oscure pi&#249; che mai, non fanno largo neanche un p&#242; al cielo azzurro. Un p&#242; come dire che &#171;Mala tempora currunt&#187; e tutto il legittimo malcontento accumulato durante tutto l'arco del campionato 2020 '21 dai tifosi granata, sembra essersi sprigionato proprio nel momento in cui in televisione, dopo lo 0 a 0 contro la Lazio, si celebrava la felicit&#224; della squadra e del presidente Cairo, per avere raggiunto la matematica certezza di restare in Serie A. Incredibile questa concomitanza di sentimenti avversi che sono l'emblema di una situazione di rapporti difficili tra i tifosi e la societ&#224;, che si sono prolungati per troppi anni. E oggi, dopo l'ennesima sofferenza di un anno calcistico da dimenticare, molte sono le testimonianze dei tifosi granata che si uniscono contro la societ&#224;. Cos&#236; si legge in una nota dell'articolo redatto dal <strong>presidente del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, Domenico &#171;Mecu&#187; Beccaria su Torino Oggi: &#171;Per l'ennesima stagione abbiamo assistito alla farsa di proclami roboanti, vacui quanto fragili, che alle prime difficolt&#224; crollavano come castelli di carte, lasciando il presidente, che li aveva pronunciati, nudo di fronte all'impietosa evidenza dei fatti. Per l'ennesima stagione siamo indecorosamente salvi, ma ora basta&#187;.</strong> Un chiaro pensiero che completa un articolo carico di amarezza e s'interseca tra sentimenti di rabbia per un presente che sembra non tenere conto della storia del Grande Torino e di ci&#242; che rappresenta davvero indossare quella maglia granata. Non &#232; retorica ma la dimostrazione di quello che rappresenta la piazza della Torino Granata, sempre cos&#236; legata al rispetto del glorioso passato anche attraverso il presente. <strong>&#171;Nel corso di questa incredibile crisi, in piena pandemia abbiamo assistito per troppo tempo impotenti davanti a un televisore a soffrire per una squadra color granata sbiadito&#187; scrive in un post pubblicato su facebook, Walter Borgognoni, un altro tifoso granata che &#232; stato anche portiere di quella squadra del Settore Giovanile del Torino che schierava Zago e Lentini.</strong> &#171;<strong>Fa impressione vedere il Torino in classifica&#187; - continua Borgognoni - &#171;fa male al cuore sapere che si &#232; dovuto faticare a vincere anche una sola partita, soprattutto se si riflette sulle gloriose pagine di storia che aveva scritto questa societ&#224; un tempo gloriosa. Il Presidente Cairo &#232; ricascato nell'antica imperdonabile tendenza di accentrare ogni sua scelta, compresa la nomina del Direttore Sportivo Vagnati. lo dice il campo, ha steccato del tutto il mercato estivo&#187;.</strong> Anche qui si percepisce chiaramente uno stato d'animo di delusione profonda, di mortificazione, una sorta di illusione di quello che avrebbe potuto essere e non &#232; stato. E' il sentimento di una piazza granata che non ha proprio nulla da festeggiare e che si dissocia dal legittimo sentimento festante della squadra, del tecnico Nicola e del Presidente Cairo. Una spaccatura che fa molto riflettere e si ramifica in un calcio che d&#224; passione, emozioni e toglie serenit&#224;. Noi ci auguriamo che alla fine tutto ritorni civilmente nella logica dei buoni rapporti. Per il Toro e per la sua grande storia.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013781.htmSI0101070n
31013776NewsEditorialeAl Milan lo scontro diretto contro la Juve, sempre più in crisi e fuori dalla Champions2021051006:49juve, mila, crisi, pirlo, pioli, ronaldo, diaz,tomori,ibra,rebic,donnarumma, chiellini,morata,championsProva di forza dei rossoneri che sbancano meritatamente l'Allianz e mettono nei guai la Juve<p>Grande impresa da parte del Milan che, a sole tre giornate dalla fine del campionato, vince per tre reti a zero all'Allianz Stadium, portandosi in terza posizione, a +3 dai bianconeri, e proiettandosi verso la tanto desiderata Champions. A sbloccare la situazione ci pensa Brahim Diaz nel corso del recupero del primo tempo, seguono Rebic e Tomori rispettivamente al 78' e al 82'. Vincere questa partita sarebbe stato molto importante per il Milan poich&#233;, trattandosi di uno scontro diretto per la zona Champions, gli avrebbe permesso di guadagnare un vantaggio importante, e cos&#236; &#232; stato. Ma &#232; ancora presto per festeggiare, come afferma lo stesso Pioli e commenta cos&#236; la partita ai microfoni di Sky Sport: «La squadra ci ha creduto, con sacrificio e mentalit&#224;. Ma, soprattutto stasera, non pu&#242; essere la vittoria di un singolo. Abbiamo vinto meritatamente. La prossima partita sar&#224; ancora pi&#249; difficile. Abbiamo fatto una grande partita. &#200; uno scontro diretto, con questa classifica, molto importante da aver vinto. Purtroppo, non &#232; l'ultima gara e non possiamo esultare ancora. La dirigenza ci ha sempre sostenuto, sentivamo tutti l'importanza della gara e ci tenevamo a fare bene. Sono sempre attento alle vostre valutazioni. Spirito, sacrificio e collaborazione. Sotto questi punti di vista siamo stati i migliori per molto tempo. Stanchezza mentale e i tanti impegni ci hanno poi penalizzato. Sapevamo che dovevamo portare in campo una prestazione diversa e lo abbiamo fatto«. Sconforto, invece, in casa Juve, dove Pirlo continua ad essere in discussione e la squadra, adesso fuori dalla Champions, dimostra i suoi limiti partita dopo partita. E quando steccano anche i campioni come Ronaldo, ieri impalpabile, e Morata, fuori dalla manovra, diventa davvero difficile per tutta la squadra. Se poi i cambi li fai quando sei sotto di 2 gol e a 10' minuti dalla fine, diventa impossibile rientrare in partita contro chiunque. A tre turni dalla fine solo un'impresa potrebbe riportare i bianconeri in zona Champions, mentre per il Milan adesso tutto diventa pi&#249; facile, anche se non bisogna mai abbassare la guardia, a cominciare dalla sfida di mercoled&#236; all'Olimpico Grande Torino contro i granata, a caccia di punti salvezza. I bianconeri, invece, sono obbligati a vincere sino alla fine per sperare ancora nella qualificazione Champions, a partire dalla delicatissima partita di mercoled&#236; in casa del Sassuolo.</p><p>Alessandro Vispo</p> ivomesivomesstefano-pioli.jpgSISalmilanloscontrodirettoejuveneiguai-1013776.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010167n
41013775NewsEditorialeGrazie Roma2021050614:30L'importante significato di portare in Italia lo special one Josè Mourinho<p>S&#236;, proprio cos&#236;. Grazie Roma! Ma non &#232; l'inno della squadra capitolina scritto da Antonello Venditti, quello a cui facciamo riferimento, ma ad un vero e proprio ringraziamento da innamorato del calcio ad una societ&#224; che, assumendo <strong>Jos&#232; Mourinho</strong> come allenatore, ha reso un grande favore innanzitutto a se stessa e poi a tutto il movimento calcistico italiano. Eh s&#236;, bisogna riconoscere che il calcio in Italia ha preso una brutta piega, poich&#232; il gioco dal basso che ha avuto il suo profeta in <strong>Andrea Pirlo</strong> ha proprio stufato. Il gioco &#232; lento, farraginoso, prevedibile, nessun cambiamento di ritmo nel corso dei novanta minuti, organizzazione di gioco fumosa, atleti distratti e confusionari che mostrano carenze di tecnica di base e nessuna fantasia di gioco.</p><p>L'arrivo di <strong>Mourinho</strong> quindi, pu&#242; aiutare a insegnare nuove tecniche di allenamento, di comportamento in campo, pu&#242; mostrarci le carenze di preparazione dei nostri giocatori, pu&#242; indirizzare a una diversa formazione anche psicologica del team nell'affrontare e curare lo stress prima di un appuntamento agonistico di rilievo, pu&#242; cambiare le regole di formazione a Coverciano che sforna ogni anno migliaia di allenatori.</p><p>Il calcio &#232; in crisi e cerca nuovi sponsor per fare fronte al deficit economico delle sue societ&#224;, ma non sta tenendo conto dei giovani che cominciano a disamorarsi di un gioco sempre pi&#249; prevedibile e monotono, oltre che sospetto a causa degli scandali che lo stanno attraversando negli ultimi anni.</p><p><strong>L'ECA</strong> <strong>(Associazione dei Club Europei di Calcio)</strong> ha svolto un'analisi in 7 Paesi (Italia esclusa), dove ha rilevato che il <strong>27% dei &#171;Millenials&#187;</strong> (convenzionalmente chi ha dai 24 ai 39 anni di et&#224;) intervistati - dice testualmente il testo - <strong>&#171;Di non avere alcun interesse per il calcio&#187;</strong> - e il <strong>13% di odiarlo</strong>. Chi &#232; invece maggiore di <strong>13 anni</strong> dice di avere smesso di seguire il calcio: <strong>&#171;perch&#232; ho meglio da fare&#187;.</strong></p><p>Ecco, quindi, che l'arrivo di <strong>Mourinho</strong> pu&#242; segnare una svolta per fare avvicinare di nuovo i giovani a questo sport cos&#236; bello e imprevedibile, ma cos&#236; fragile da essere arrivato, almeno in Italia, sul viale del tramonto!</p><p><strong>Attilio Andriolo</strong></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711roma_calcio.jpgSIncalcio-1013775.htmSI0101035n
51013768NewsEditorialeCeferin, adesso basta con le minacce2021042413:43Inaccettabili ultimatum del presidente Uefa, che assieme ai club ideatori della Superlega fanno emergere uguali sentimenti di arroganza. <p>Chi mi segue da anni su queste pagine di giornale sa quanto il mio giornalismo sia sempre misurato nelle espressioni che conducono all'oggettivo pensiero di critica, facendo ricorso alla deontologia professionale e alle regole dell'informazione attendibile che resta il grande impegno per ogni giornalista. Detto questo, desidero ritornare ancora una volta sul tema riguardante la Superlega come fatto mediatico che per tre giorni ha invaso le prime pagine dei giornali e i teleschermi dei vari telegiornali, i quali hanno spostato in secondo piano le loro attenzioni sul Covid. Ebbene, alla luce di questo &#171;golpe&#187; sportivo - finanziario che si &#232; catapultato come uno tsunami mediatico, lasciando strascichi di feroci polemiche e di battibecchi velenosi di Uefa, Fifa, Lega e Figc contro le societ&#224; di calcio europee che avrebbero voluto costituire la Superlega Europea, mi viene da pensare come sempre che la verit&#224; stia a met&#224;. In tutta questa storia, infatti, non c'&#232; la parte buona e quella cattiva, non ci sono gli angeli e i demoni, esistono solo tempi e metodi sbagliati in una forma da condannare per avere fatto emergere un'idea di calcio di sola appartenenza aristocratica e unilaterare nel tentativo di salvaguardare bilanci in rosso e debiti insormontabili che la pandemia ha messo in luce senza mezzi termini. Tuttavia, se &#232; vero che tutto questo ha creato uno sconquasso mediatico di larga portata tra chi ha condannato questa iniziativa durata l'arco di 48 ore prima di ritirarsi in buon ordine con i suoi club pi&#249; rappresentativi, &#232; altres&#236; vero che il presidente della Uefa Ceferin stia esagerando con le sue pubbliche minacce indirizzate soprattutto al Real Madrid, alla Juventus e al Milan, rei di essere ancora ancorati al progetto che aveva intenzione di rivoluzionare il calcio. &#171;E' evidente che i club devono decidere se sono parte di una Superlega o sono club europei. Se vogliono essere parte, &#232; evidente che non possono giocare in Champions League&#187;, cos&#236; dichiara il massimo esponente dell'Uefa con fare sprezzante di chi vuole fare sentire la sua voce autorevole che sa di ultimatum del Potere del calcio Europeo. No, personalmente condanno certi toni arroganti perch&#232; non &#232; vero che l'Uefa e tutti gli altri organi sportivi hanno soltanto ragione, in quanto se parliamo di introiti ci accorgiamo che la stessa Uefa in qualit&#224; di organizzatrice della Champions League guadagna solo per lei una vagonata di milioni di euro che poi divide in minima parte con la vincitrice del torneo. Girando la medaglia, poi, ci si accorge che i club europei pi&#249; ricchi hanno esagerato nell'acquistare campioni di calcio, svenando i propri bilanci e pensando di investire con il giusto ritorno di interesse economico. Operazioni finanziarie che si sono rivelate un flop perch&#232; non si &#232; tenuto conto del sopraggiungere di una crisi mondiale portata dal Covid, che nessuno aveva previsto. Ecco, forse per me &#232; proprio questo il grave errore alla base di tutto. E adesso che rivoluzionare il sistema calcio che resta di tutti e non soltanto di pochi eletti, ecco che tutti i nodi vengono al pettine; tu Uefa perch&#232; senza le 12 potenze calcistiche europee non sapresti che fartene della tua Champions League, e tu Superlega che hai tentato di superare la crisi che si &#232; abbattuta sulle societ&#224; di calcio, con un'idea assolutamente impopolare. Dunque, in tutta questa storia vedo la colpa di tutto il mondo calcio che deve darsi una calmata effettiva, con l'impegno di riorganizzare tutto il sistema calcio in cui l'interesse economico non pu&#242; superare la logica delle attenzioni in cui le entrate devono sempre superare le uscite in bilancio e non viceversa. E poi ci si dia una calmata verbale. La buona educazione &#232; la base dalla quale ripartire.Tanto pi&#249; se ti chiami Florentino Perez, Andrea Agnelli o Ceferin che siete a capo del mondo calcistico europeo che reclama unione e non divisioni di parte.</p><p>Salvino Cavallaro .</p>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSIncalcio-1013768.htmSI0101047n
61013765NewsEditorialeTerremoto nel mondo del calcio: nasce la Superlega2021041917:03Superlega, un fulmine in un cielo già nebuloso<p>Con un comunicato stampa urgente, diffuso intorno alla mezzanotte del 19 aprile 2021, nasce la Superlega. Ma che cos'&#232; in realt&#224; questa Superlega e perch&#232; le varie potenze europee del calcio, hanno deciso di comune accordo di unirsi per creare un'organizzazione propria. Cerchiamo di fare chiarezza. La Superlega Europea sar&#224; una competizione che coinvolger&#224; 20 club, di cui 15 fissi composti dai cosidetti Club Fondatori e altri 5 che verranno selezionati ogni anno in base ai risultati ottenuti nella stagione precedente nei rispettivi campionati locali che con ogni probabilit&#224; comprender&#224; la Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1. Questo sembra essere il disegno degli organizzatori. Lo schema della competizione prevede due gironi da 10 squadre che si sfideranno in gare di andata e ritorno nel corso della settimana e al termine delle diciotto giornate le prime tre classificate di ogni girone si qualificheranno automaticamente ai quarti di finale. Le quarte e quinte classificate si affronteranno in una sfida di andata e ritorno per i due posti restanti e disponibili per i quarti. Quarti di finale e semifinali si giocheranno in sfide di andata e ritorno, mentre la finale consister&#224; in una partita secca che sar&#224; disputata a maggio in uno stadio neutrale. Al momento i club fondatori sono 12 - 6 provenienti dalla Premier League - Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, e Tottenham - 3 dalla Liga - Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid - e 3 dalla Serie A - Inter, Juventus e Milan. Ma nel comunicato diramato dalla Superlega emerge che altri tre Club saranno probabilmente inseriti nel gruppo dei Fondatori e cio&#232;, PSG, Bayern Monaco e Borussia Dortmund che, tuttavia, al momento non avrebbero ancora dato la propria adesione. La Uefa, dal canto suo, prima ancora che la Superlega diramasse il suo comunicato, ha minacciato di esclusione dalle Coppe Europee e dai Campionati Nazionali, tutti i Club coinvolti. Insomma un vero e proprio caos si &#232; instaurato nel mondo europeo del calcio che con questa iniziativa dei Club Fondatori della Superlega, rivoluziona un sistema che alla luce della crisi economica attuale metterebbe a riparo i Club pi&#249; ricchi rivalutando introiti persi nel corso di questi anni. Una sorta di separatismo del calcio internazionale di alto livello, che lascerebbe fuori dalla competizione i Club con patrimoni meno cospicui. Molto criticato &#232; stato il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, reo di essere stato assieme al Predidente del Real Madrid Florentino Perez, uno dei cardini dell'avvenuta nascita della Superlega. Queste le parole contro Agnelli pronunciate dal Presidente UEFA Cefim:«Non ho mai visto uno che mente cos&#236;. La Superlega &#232; uno sputo in faccia a chi ama il calcio, pronti a escludere tutti». Ricordiamo che Agnelli ha dato le sue dimissioni in fretta e furia dall'ECA - organismo dei top club europei - per non essere coinvolto in problemi di conflitti di interessi. Una cosa &#232; certa, il calcio con questa netta separazione tra ricchi - ricchissimi - e il resto dei Club, alza muri insormontabili e discriminanti di un pallone che ormai appartiene alla deriva sociale degli stati europei e mondiali. Si salvi chi pu&#242;. Il calcio sar&#224; sempre meno giocato sul campo e pi&#249; amministrato sulle scrivanie dei potenti. E' calcio questo?</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013765.htmSI0101053n
71013741NewsEditorialeJuve, al San paolo un passo indietro2021021322:20insigne,gattuso,pirlo,juve,napoli,classifica,scudetto, vertice,bernardeschi,chielliniInsigne dagli undici metri salva la panchina di Gattuso<p ><span>Gattuso salva la panchina battendo la Juventus con un rigore ineccepibile (ma frutto di una grossa ingenuit&#224; di capitan Chiellini) e con una partita coraggiosa, in cui Insigne si assume anche stavolta, nonostante le cocenti delusioni dal dischetto proprio con i bianconeri, la responsabilit&#224; di tirare (e trasformare) il rigore che decide il match. Per il resto &#232; soprattutto Juve, che trova sulla propria strada un ottimo Meret e che avrebbe meritato il pari. Ma gli uomini di Pirlo compiono un passo indietro</span> <span>tanto nel gioco, riuscendo soltanto a tratti ad alzare il ritmo e a fare le necessarie verticalizzazioni, quanto in classifica, con il distacco dalle primissime che comincia a farsi pesante. L'unico che prova con costanza a superare l'uomo e a dare cos&#236; superiorit&#224; numerica alla squadra &#232; Chiesa, che si esprime meglio se schierato a destra. Per il resto una chiara superiorit&#224; territoriale che non si traduce in reti anche per un pizzico di sfortuna. Ma invocare la cattiva sorte non serve a giustificare una sconfitta che &#232; principalmente attribuibile a una prestazione non all'altezza delle precedenti. Dal San Paolo esce fuori una Juve con qualche punto interrogativo in pi&#249; (per esempio, perch&#233; insistere ancora su Bernardeschi che, pur non risparmiandosi, ha bisogno di cambiare aria?), a conferma di una discontinuit&#224; non ancora superata, mentre il Napoli, che oggi, in crisi e privo, specie in difesa, di alcuni titolari di primo piano, non poteva oggettivamente fare di pi&#249;, trae da questa vittoria ossigeno per ridare un senso alla propria stagione.</span></p><p ><span>Mariano Messineo</span></p>Napoliivomesivomesinsigne.jpgSISinsigne-fa-felice-gattuso-e-il-napoli-che-risale-1013741.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010176n
81013739NewsEditorialeJuve - Inter dei veleni. Ma basta! Adesso giocate a calcio. Finitella con questo squallido teatrino. 2021021014:47Conte,Agnelli,Coppa Italia Il pessimo esempio da stigmatizzare, tra Conte e Agnelli <h5>Ma basta! Pensate a giocare e finitela con questo eterno teatrino che non si addice alla storia delle vostre rispettive societ&#224;. Basta! Metteci in condizione di scrivere di calcio e non di eterni veleni, di diatribe personali che non ci interessano. Nessuno di voi ha ragione. Tutti avete torto. Chi ha cominciato prima o finito dopo, non vogliamo saperlo. Il popolo di tifosi &#232; avvelenato di &#171;guerra&#187;, di &#171;odio&#187; e la responsabilit&#224; &#232; solo vostra, solo dei vertici bianconeri e nerazzurri, incapaci di dare il buon esempio. No, questo non &#232; il derby d'Italia in cui il calcio di Gianni Brera narrava il sano antagonismo come condimento di sapore pallonaro tra le due pi&#249; amate e odiate societ&#224; d'Italia. Questo &#232; lo spettacolo dei gesti scurrili, delle parolacce, delle blasfeme imprecazioni,delle antiche ruggini personali e delle offese rese pubbliche senza il pudore di sbollire a casa propria tutta la rabbia che si prova contro l'altro, dimenticandosi delle telecamere che inquadrano tutto e di pi&#249;.Esempi vergognosi che ci hanno francamente disgustato, annoiato, disinteressato del gioco del calcio, di quel pallone per cui scriviamo da tanti anni e mai come adesso lo sentiamo estraneo a noi. Avremmo voluto parlare della partita, del gioco, della tattica, del risultato di 0 a 0 che ha portato in finale di Coppa Italia la Juventus. Avremmo voluto esplicare come al solito la nostra analisi pi&#249; possibile oggettiva e superpartes, cogliendo la narrazione di ci&#242; che &#232; avvenuto in campo tra le due squadre. E invece ci ritroviamo a parlare di squallide situazioni che nulla hanno a che fare col calcio e la buona educazione. Il &#171;dito medio&#187; di Conte e il &#171;cogl....ne&#187; probabilmente indirizzato da Agnelli a Conte, sono il retaggio di un passato di ruggini mai appianate tra questi due personaggi che non possono essere allargati a tutti, men che meno ai tifosi delle due fazioni che gi&#224; da sempre si guardano in cagnesco. Non fate accendere simili scintille, sono pericolose. Giocate a calcio se volete e se invece continuate a sentire dentro di voi tali sentimenti di reciproco odio, provate a pensare chi non arriva a mille euro al mese e deve mantenere a fatica la propria famiglia in un Paese italico che in questa situazione di infinita crisi pandemica, avrebbe bisogno di una piccolissima parte del vostro lauto guadagno. Chi incassa 12 milioni l'anno o chi &#232; a capo della pi&#249; qualificata societ&#224; di calcio italiana, avr&#224; pure degli obblighi da rispettare. S&#236;,proprio quello stile, quell'etica professionale che forma l'immagine da imitare e non da cancellare. Dunque, basta veleni e ipocrite strette di mano. Il calcio pretende integrit&#224;, rispetto, educazione. Poi parleremo e scriveremo di calcio.</h5><h5>Salvino Cavallaro</h5>fl0711fl0711foto-conte---agnelli.jpgSInJuve-Inter-1013739.htmSI01,0601099n
91013730NewsEditorialeAddio a Paolo Rossi, l’Italia piange il campione del mondiale ’82.20201210172129Lo spaccato di vita di un grande campione di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questa volta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Rossi</b> non è riuscito a fare gol contro il destino avverso. Quel pallone che tante volte ha scaraventato rabbiosamente dentro la porta con forza per gonfiare la rete, questa volta non ce l’ha fatta. Una porta maledettamente stregata che è stata più forte di lui e questa volta gli ha giocato un brutto scherzo. Quasi a fargli toccare con mano l’altra faccia della medaglia sempre presente, sempre in agguato a farti pagare quanto nella vita hai gioito. Paolo Rossi è morto a 64 anni. Troppo presto per un ragazzo che ha amato la vita, il calcio, i compagni e gli affetti più cari. Era amabile di carattere, anche se in campo è stato l’emblema del calciatore forte che mieteva gol a raffica, come in quella memorabile Coppa del Mondo vinta nell’82 con la Nazionale di Enzo Bearzot. Pablito Rossi, così lo chiamavano in Argentina, identificandolo come il più importante calciatore italiano di allora. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ricordo quando alzai quella Coppa del Mondo al cielo e il mio sguardo rivolto in alto al Signore per pregarlo di fermare il tempo”.</b> E’ una delle tante frasi celebri dette da Pablito in quell’estate di calcio giocato in un clima afoso, in cui lui assieme ai suoi compagni fece il giro dello stadio Sarrà di Barcellona, esaltando un’impresa che inorgoglì l’Italia tutta e pure il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Pertini</b> che era presente in quello stadio. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Rossi in carriera ha giocato nelle giovanili del Santa Lucia, l’Ambrosiana, Cattolica Virtus, Juventus. Poi Como, Lanerossi Vicenza, Perugia, Juventus, Milan, Verona. </b>Un palmares davvero importante che si completò poi con l’oro in Spagna ’82. Nella sua vita ha lottato con il destino che gli aveva procurato più di un menisco rotto, ma soprattutto con la sua ingenuità, quando al tempo in cui giocava a Perugia si fece squalificare per essere stato coinvolto nella storia del calcio scommesse. Una pagina nera della sua vita che ha saputo voltare presto, rialzandosi con forza dopo quella che era apparsa come una caduta che poteva essere rovinosa per la sua carriera e la sua vita. La Juve lo riprese dandogli fiducia, così come fece in Nazionale Enzo Bearzot. E lui, il Pablito nazionale, ripagò tutti a suon di gol. Com’è strana la vita! Nasci, cresci, cadi, ti rialzi e poi voli. Quasi fossero passaggi obbligati in cui finito un periodo se ne comincia un altro. Ma non è per tutti così. Sì, perché se non hai il carattere giusto per affrontare il peso di certe delusioni, ecco che ti siedi e sei morto prima di morire davvero. Ma Paolo Rossi fu invece supportato da un carattere caparbio, forte, tipico delle sue radici toscane. E’ stato il campione che ha rappresentato quel calcio romantico per cui si sono scritti fiumi di parole, osannando vittorie pallonare che erano anche rivincite sociali in anni di crisi economica. E oggi che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Rossi</b> non c’è più, tutti noi percorriamo le tappe della sua vita vissuta con forza, coraggio e con il sorriso stampato sul suo viso. Già, quel sorriso sempre presente in lui che rassicurava, sdrammatizzava, dava fiducia. Quante emozioni, pensieri neanche tanto nascosti si sono moltiplicati nella gioia di un gol, di una vittoria capace di tramutarsi in delusione quando le cose non andavano più bene. E in fondo cos’è il calcio, se non l’accettare il fronte retro della medaglia della vita? Ciao Pablito Rossi, grande realizzatore di tanti gol che ci hanno spinto all’abbraccio. Quello vero, quello di cui oggi ne apprezziamo solo il ricordo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-paolo-rossi.jpgSiN-1013730.htmSi100451001,02,03,0701069
101013703NewsCampionatiLa malattia dell’anima di Higuain20200722161630Ancora un infortunio per il campione argentino che soffre di malumore.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Intendiamoci, è quello che pensiamo noi del Pipita, il campione della Juventus che dopo il lungo lockdown dovuto al Covid 19 è caduto in crisi profonda. Una depressione iniziata con la malattia della mamma e proseguita in un perdersi di timori e paure accumulate anche dal fatto che la Juventus abbia deciso di non avvalersi più delle sue prestazioni fin dal prossimo campionato. L’età avanzata e il suo lauto contratto, hanno fatto sì che la Vecchia Signora abbia deciso di addivenire a un addio. Sguardo triste, preoccupato, che non nasconde una fragilità di base che nasce dal suo DNA. Basta poco per lui andare in depressione e rivedersi in un umore altalenante tra picchi di entusiasmo e demoralizzanti pensieri pessimistici offuscati da dati di fatto o anche senza motivo alcuno. E’ la storia di un ragazzo ricco e fortunato, cui non mancherebbe nulla per vivere serenamente la vita, la quale lo fa soffrire a ogni minimo intoppo. E anche adesso, il nuovo guaio fisico lo mette di malumore perché teme di non potere essere più protagonista prima dell’addio alla Juve. No, lui non teme che Cristiano Ronaldo superi il suo primato di 36 gol conquistato quattro anni fa in campionato con il Napoli, semmai se la prende col destino per l’ennesimo acciacco avvertito durante il riscaldamento della partita contro la Lazio. Ci teneva a giocare il Pipita, voleva sfruttare l’occasione di essere titolare in una partita importante della Juventus, proprio nel giorno in cui il suo allenatore gli aveva riposto fiducia. Ma quel dolore acuto che è partito dalla schiena e rivelatosi poi lombalgia, l’ha deluso, amareggiato, scoraggiato. Domani non sarà convocato per la trasferta di Udine e non si sa ancora se potrà essere recuperato per le partite successive. L’umore è nero (non bianconero) e la confusione regna sovrana nella mente di Higuain, un campione dal carattere difficile che non nasconde la fragilità d’animo. Maurizio Sarri che lo conosce bene, sa quando è ora del bastone e della carota. Ma lui, il Pipita Higuain, resta il campione in cui i fatti umani che gli capitano nel percorso della sua vita, risentono in maniera marcata sulla sua professione di calciatore. Storie di vita pallonara, in un umano sentire che non può non essere rispettato senza l’ausilio della sensibilità.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiN-1013703.htmSi100451001,02,0301065
111013692NewsCampionatiDiamo voce al popolo bianconero. Cosa c’è che non va in questa Juve?20200708183644Dopo la cocente sconfitta della Juve ad opera del Milan.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juve sì, Juve no. Dopo la debacle di San Siro contro il diavolo rossonero, abbiamo pensato di dare voce al popolo bianconero formato da giornalisti, addetti ai lavori e tifosi, proprio per capire bene che cos’è la Juventus di Maurizio Sarri. Geniale o evanescente? Qual è davvero l’immagine di una squadra costruita per vincere la Champions, lo Scudetto, la Supercoppa e la Coppa Italia (questi due ultimi Trofei sono stati persi malamente). Per rispondere a questo quesito, abbiamo voluto tastare gli umori del mondo bianconero dando voce a chi spesso non ce l’ha. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cominciamo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Leonetti</b>. Giornalista, scrittore e opinionista TV sull’emittente privata 7 Gold, Leonetti è un grande esperto di calcio ed in particolare della Juventus, la squadra di cui conosce molto bene l’ambiente come un vero juventinologo. Ascoltiamolo, dunque, in quella che è la sua idea legata al momento della Vecchia Signora.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una Juventus in completa crisi psicologica, quella vista a San Siro contro il Milan. Un blackout mentale giunto come un’eclissi totale al 60’, quando i bianconeri conducevano per 2 a 0 sui rossoneri e avevano il controllo del gioco e la partita in ghiaccio. E forse anche il campionato. Difficile analizzare, difficile capire perché la squadra di Sarri abbia staccato completamente la spina del match, subendo poi, giustamente, una sconfitta tanto bruciante quanto meritata. L’istantanea del match è il gol del pareggio ad opera di Kessie: difesa piatta, passiva, con zero reazioni. Il doppio vantaggio ha avuto effetto bromuro nei bianconeri, che sono scivolati via dal match e non hanno più ritrovato il filo logico del gioco, del saper soffrire e lottare. Subendo 3 reti in cinque minuti, uno scempio, un crollo verticale che non ammette scusanti. Ora la Juventus deve voltare pagina, sin da sabato contro la terribile e brillantissima Atalanta, che non concederà nulla allo Stadium. La Juve ha lo scudetto in mano, ora sta ai bianconeri non sciupare tutto il percorso fatto sino ad ora.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Franco Leonetti</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo è invece il parere di mister <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niko Caragliano</b>, allenatore della SS. Milazzo e componente del direttivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’Official Fan Club di Milazzo (Me) “Alessandro Del Piero”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Noi tifosi juventini siamo abituati bene, Da otto anni riusciamo ad accumulare titoli su titoli e siamo pronti a festeggiare per i nono anno di fila. Però quest’anno ci siamo rendendo conto che stiamo vincendo per mancanza di una concorrente che possa dare fastidio alla Juve, squadra formata da top player. La sensazione che abbiamo tutti è che quest’anno la Juve non è la solita squadra compatta, cinica, ordinata con mentalità vincente. Chi osserva attentamente la partita e non lo fa solo con l’occhio del tifoso accanito, nota una squadra fragile, mai costante, con la sensazione che si può prendere gol in qualsiasi momento. C’è da dire anche (ma vale per tutte le squadre) che questa è una stagione particolare. Il Covid ha influito e influirà ancora sullo spettacolo che regala il gioco del calcio. Quest’anno, a differenza di altri anni, constatiamo del malcontento generale sulla gestione di Maurizio Sarri, un allenatore che non è riuscito ancora ad oggi a farsi amare da noi tifosi, a differenza di Max Allegri, arrivato tra i cori di contestazione e andato via tra gli applausi di uno Juventus Stadium gremito. Tornando al presente, il campionato sembra ormai vinto (facendo tutti gli scongiuri del caso) con la speranza di vedere una Juve solida e vincente in Champions League, perché ricordiamoci tutti che alla Juve “Vincere è l’unica cosa che conta” e dei 60’ del calcio mondiale, a noi tifosi interessa ben poco”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Mister Niko Caragliano, SS. Milazzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso leggiamo cosa ne pensa il tifoso juventino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Salvo</b> da Milazzo (Me)</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A parte il blackout che succede ogni sette anni, devo dire che senza giocatori chiave come De Ligt e Dybala, prima dei trenta minuti di assoluta follia ho visto una Juventus che ha fatto una partita di controllo con un gran goal di Rabiot. Speriamo che si sia sbloccato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Daniele </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>da Perugia, tifoso juventino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Se dicessi tutto quello che penso, dubito che lo pubblicherebbero”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Spoto Francesco, un altro tifoso juventino.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io dico che quando un allenatore vede che la squadra cala di concentrazione, o meglio non ci mette più impegno, deve intervenire riprendendo i giocatori anche in modo prorompente, deve dare carica e si deve fare sentire. E poi, ci sono giocatori come Alex Sandro che avrebbero bisogno di ripetizione di calcio, perché non è la prima volta che fa questo errore”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Bene, per il momento ci fermiamo qui. Coloro i quali continueranno a esplicare i propri pareri, i commenti e le analisi sulla Juve di quest’anno, saranno pubblicati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013692.htmSi100451001,02,03,0701068
121013689NewsCampionatiToro, che sberla a Cagliari.20200629191116Per il Toro c`è da soffrire<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Dopo la vittoria sull’Udinese, la squadra di Moreno Longo presentatasi a Cagliari con le velleità di uscire almeno indenne dal terreno sardo, ha fatto una partita anonima palesando ingenuità che non si addicono a giocatori come Nkoulou, il quale ha procurato un rigore per gli avversari come se fosse un neofita. Certo, non vogliamo fargliene una colpa come se lui solo fosse stato l’unica causa di una sconfitta che deve essere attribuita a tutta la squadra. L’ambiente non è tranquillo, questo è evidente. Tuttavia, pur rendendoci conto delle difficoltà fisiche e psicologiche di un Toro che avverte il pericolo di essere risucchiato nella zona retrocessione è essenziale imparare a stringere i denti facendo gruppo e badando al sodo, senza razionalizzare troppo le evidenti carenze tecniche già manifestate nel corso del campionato. Non vorremmo riaprire antichi discorsi imputabili alla dirigenza e, soprattutto, al patron Cairo reo di aver buttato al vento i milioni di euro per Verdi (responsabilità da suddividere con Mazzarri, il quale ne aveva caldeggiato l’acquisto) e adesso si trova in zona rimpianti come chi si arrampica sui vetri per rattoppare e salvare il salvabile. La cassa integrazione chiesta per tutti gli impiegati del Torino F.C. (eccetto quelli che operano in prima linea) ci parla di una crisi profonda in cui parlare di assetto di squadra e situazioni tecniche, non può farci pensare a un raffazzonarsi di situazioni che si traducono in un Toro che, per ovvi motivi, avrebbe preferito non ricominciare questo strano campionato colpito e stoppato per lungo tempo a causa del coronavirus. E adesso si spera nel rientro di Ansaldi (uno dai piedi buoni), nel ritorno di Verdi da affiancare a capitan Belotti e poco altro, visto che in mezzo al centrocampo si scoprono le lacune di sempre. Va già bene che in contemporanea alla sconfitta del Toro, anche Fiorentina, Udinese e Sampdoria hanno perso i loro incontri contro Lazio, Atalanta e Bologna. Fatto è che adesso, in pochi giorni di distanza, il Toro si trova a dovere affrontare Lazio, Juve, Brescia, Inter e così via fino al 2 agosto. La situazione è difficile, anche Longo predica giustamente calma nel vedere tra la vittoria con l’Udinese e la sconfitta con il Cagliari, quel bicchiere mezzo pieno che conforta le idee a un ambiente poco tranquillo. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa. Da che mondo e mondo, le nozze con i fichi secchi non si sono mai fatte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiN-1013689.htmSi100451001,02,0301042
131013665NewsEditorialeDalla morte alla graduale normalità di vita.20200420180225Una incredibile coincidenza<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>4 maggio 1949 – La morte del Grande Torino – </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>4 maggio 2020 – L’Italia riprende gradualmente a vivere –</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chissà quante volte in questi giorni di altalenanti manifestazioni di instabile umore e molteplici pensieri di paure condizionate dal Covid 19, gli amanti della storia del Grande Torino hanno pensato alla coincidenza di una data che adesso, ancor più di prima, non sarà mai come un’altra. Sarà un caso ma questo giorno così carico di significati funesti per la Grande Storia Granata che coincideva con il lento riavvio del motore Italia del dopoguerra, va esattamente a intersecarsi 71 anni dopo alla stessa voglia di ricominciare a rialzarsi con la massima cautela, dopo il lockdown che ha reso tutti noi persone diverse, così come diversa è l’Italia che si è scoperta fragile nel suo sistema economico e finanziario svelato da un virus maligno che l’ha messa in ginocchio. Storie di una data che significa speranza dopo il dolore, dopo la morte, dopo le sconvolgenti immagini di un umano che nulla di umano ha avuto, ma che ancora esprime nelle sue manifestazioni di una vita vera che tale non è. Il Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga lasciò un profondo solco di disorientamento in un’Italia che attraverso il calcio e quegli Invincibili Campioni si rivedeva con l’orgoglio e la speranza di ritrovarsi dopo le devastazioni belliche, mentre adesso lo stesso nostro Paese così distrutto e colpito al cuore, si aggrappa alla flebile speranza di ritrovare quella vita smarrita due mesi fa. Già, due mesi fa, ma sembra due anni fa. Un lungo periodo in cui abbiamo subito cambiamenti personali e socio politici che ci hanno messo davvero in ginocchio. Un momento in cui facciamo ricorso alla speranza, proprio come mai è accaduto prima. Sì, perché tutto ci appariva normale, scontato, dovuto, anche se parlavamo di crisi economica, di Pil deficitario, di endemica disoccupazione, di mondo che spesso in maniera retorica ci portava a pensare che si stava meglio quando stavamo peggio. Ma non sapevamo che al peggio non c’è mai limite e la vita ti si pone davanti proprio quando meno te l’aspetti per chiederti il conto. Tutte cose che fanno parte della letteratura della vita, che sappiamo manifestare in maniera filosofica, ma poi ci perdiamo quando si tratta di metterle in pratica. In fondo è sempre un ricominciare, proprio come gli esami che non finiscono mai e caratterizzano la storia del mondo con i suoi accadimenti talora tragici che creano difficoltà di ripresa. E’ sempre la stessa storia che si tramanda di generazione in generazione, nel giro vorticoso di un’esistenza che mette sempre in gioco sentimenti come la speranza, di cui l’essere umano non può farne a meno. Proprio come in quella pagina del libro di storia che racconta a noi che non eravamo ancora nati, quel 4 maggio 1949. Le angosce, i lutti, la disperazione e la speranza che si aveva nella ripresa della vita sportiva, economica e sociale di allora. Così come nel presente di quel 4 maggio 2020 che verrà, in cui ci affidiamo alla stessa speranza fatta anche di preghiera per cominciare timidamente a riconoscere la vita vera perduta. Dovremo convivere ancora con la distanza umana, armati di maschere, guanti e la paura mai dissipata di un pericoloso contagio diventato tormento. Ma, per fortuna, c’è la speranza che deve essere forte in noi nella consapevolezza che torneremo a darci la mano, ad abbracciarci, a sentire quel calore umano che resta l’essenza della vita. 4 maggio 1949 – 4 maggio 2020 – Il buio e la luce hanno messo in moto la speranza di rinascere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711grande_torino_1948-49_6.jpgSiNgrande-torino-1948-1013665.htmSi100451001,02,03010137
141013664NewsEditorialeIl pallone con la faccia da virus20200317172143Il mondo del calcio si ferma e riflette.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ rivoluzione a livello mondiale. Si spostano di un anno gli europei di calcio 2020, è probabile che anche le Olimpiadi del Giappone siano rimandate, i vari campionati di Lega si fermano per riprendere in data da destinarsi e gli allenamenti di tutte le società professionistiche e non, decidono forzatamente lo stop. Un’apocalisse del pallone e non solo, perché anche altri sport si sono fermati per non incorrere ancora al rischio di essere infettati dal Covid 19. Così c’è chi si allena tra le proprie mura domestiche e c’è anche chi raccoglie fondi e si adopera per opere di beneficenza verso i vari ospedali d’Italia che sono sull’orlo della crisi a causa della mancanza di posti letto in reparto e soprattutto in rianimazione, il luogo più consistente di carenze a causa dei numerosissimi casi gravi per coronavirus. Berlusconi devolve 10 milioni di euro alla Regione Lombardia, Buffon fa un appello di raccolta fondi per il Piemonte, Lorenzo Insigne per Napoli e la Campania, Francesco Totti per la città di Roma, De Rossi e sua moglie si sono attivati per donare sangue, il Torino calcio e la Juventus sono anch’essi partecipi all’aiuto in denaro, e tanti altri benefattori si sono messi a disposizione in un momento di particolare difficoltà per questa nostra Italia così colpita dalla virulenza di un ospite subdolo, malvagio, silente, penetrante, quanto inatteso nel suo maligno dilagare. E’ il pallone che assume la faccia da virus, che mette tutti a tacere per paura della sua forza estrema capace di disorientare anche i potenti manovratori di un mondo che produce soldi a palate. E così scopriamo che mai come adesso i calciatori seppur privilegiati, sono molto simili a noi che non godiamo degli stessi benefici perché siamo portatori di difficoltà quotidiane, capaci di manifestarsi tra numerosi momenti di crisi economica. Ma c’è l’umano che unisce, che non fa distinguo tra ricchi e poveri ma si compenetra nel pensiero di aiutare chi sta peggio. E in questo momento chi sta peggio è tutta l’Italia con la sua difficoltà di vivere, perché è impegnata a salvare il salvabile dopo aver contato le migliaia di morti uccise dall’inesorabile virus. Una partita per la vita che non dura solo 95 minuti come quella del pallone, ma ne richiede molti di più in un indefinibile tempo che appare ancora troppo lungo per ritornare a vivere nella normalità. E’ il pallone della vita che s’inceppa maledettamente, ma che ci fa anche scoprire lati nuovi di quell’umano pensiero che fino ad oggi ha creato un netto solco divisorio tra il lusso sfrenato dei privilegiati calciatori e l’altra parte di popolo che li sostiene per passione, ma che a conti fatti si è trovato sempre da solo. Ecco, forse adesso, dopo questa esperienza che ci accomuna tutti, possiamo pensare ideologicamente a un mondo meno egoista e più unito concretamente e non a parole nello sguardo verso chi ha più bisogno, ma che in modo adrenalinico si bea sempre delle gesta dei propri campioni. Per arrivare a tutto questo, ci voleva la sofferenza umana portata all’eccesso dall’epidemia del coronavirus?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-pallone-con-la-faccia-da-virus.jpgSiNil-pallone-con-la-faccia-da-virus-1013664.htmSi100451001,02,03030146
151013632NewsCampionatiFabio Viglione, “Il Toro? Un contrasto tra luci e ombre”20191119060915Il parere di un autorevole avvocato tifoso granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avvocato Fabio Viglione</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno di quei tifosi del Toro che maggiormente si sono distinti nel tempo, per qualità di opinioni calcistiche espresse sempre con la massima oggettività. Tante volte abbiamo avuto modo di intervistarlo per avere una sua idea sulla situazione della sua squadra del cuore, e in ogni occasione non ha mai deluso le nostre aspettative. Così come in questa esaustiva intervista, in cui pone l’accento, con evidente amarezza, sul momento negativo del suo Toro che ha deluso le aspettative di tanti tifosi granata. Giurista patrocinante in Cassazione, l’Avvocato Fabio Viglione vive a Roma ormai da molti anni e svolge la sua attività professionale presso il suo avviatissimo studio legale che si avvale dell’apporto di numerosi qualificati professionisti. Ma il lunedì di ogni settimana, quando il Toro vince, pareggia o perde, per lui c’è sempre modo di fare un’analisi critica e competente con amici e colleghi, con la stessa meticolosa attenzione e precisione che pone nel suo quotidiano, quando deve garantire assistenza in ambito giudiziale. Ascoltiamolo dunque in questa intervista.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo il 4 a 0 del Toro inflitto al Brescia in terra lombarda, il tuo giudizio sulla squadra è cambiato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“No, non è cambiato. Resta un giudizio in chiaroscuro. Un contrasto tra luci e ombre. La parte luminosa è la potenzialità della squadra, espressa nella stagione scorsa quando tutto girava al meglio. Le ombre sono rappresentate dal gioco che non mi ha mai completamente convinto. Neanche quando assistito dai risultati. Naturalmente tengo stretta la vittoria di Brescia e soprattutto i 3 punti perché cominciavo ad essere in astinenza e cominciavo a guardarmi alle spalle…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A cosa pensi sia dovuto il periodo negativo che la squadra di Mazzarri sta attraversando?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Confesso che non sono riuscito a capirlo fino in fondo. Forse un calo della condizione atletica, una sfiducia dopo le prime impreviste difficoltà, un gioco troppo prevedibile e privo di coraggio e di un po’ di sana spregiudicatezza. Una punta come Belotti, isolata e senza rifornimenti, si sbatte facendo di tutto per conquistare palloni giocabili, ma è uno sforzo titanico con uno spreco mostruoso di energie. Essendo l’unico riferimento in attacco viene continuamente raddoppiato dai difensori avversari”. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu, come tanti tifosi del Toro, che idea ti eri fatto di questa squadra all’inizio del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Avevo tante aspettative. Pensavo che, confermando tutto il gruppo e soprattutto non cedendo i cosiddetti “prezzi pregiati”, giocatori come Sirigu, Belotti e Izzo, tanto per fare tre nomi, saremmo stati in grado di mettere in campo una squadra solida e competitiva. Non cedere calciatori tanto richiesti sul mercato, poi, l’ho letto come una evidente dimostrazione di forza da parte del club. C’è un progetto e si porta avanti con continuità. Pensavo, poi, che l’affiatamento del gruppo, con una stagione in più sulle spalle avrebbe ulteriormente aumentato il tasso di esperienza e la complessiva affidabilità. Maggiore assimilazione degli schemi, più affiatamento. Gli acquisti di Verdi e Laxalt avrebbero dato poi ulteriore qualità. Due giocatori in cerca di riscatto dopo annate difficili. Si, in estate ero molto fiducioso. Ad oggi sono stato smentito dal campo. Ma credo ci voglia equilibrio di giudizio soprattutto nelle situazioni difficili, quando tutte le certezze sembrano venire meno”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se ci sono delle colpe, a chi sono maggiormente imputabili?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che quando, a quasi un terzo del campionato, si determini una situazione come quella attuale, è evidente che siano stati commessi errori. Preferisco parlare di errori e non di colpe, forse per la mia deformazione professionale. Errori commessi da tutti naturalmente. Credo che possano suddividersi in due tipi di errori. Quelli di valutazione iniziale, diciamo “programmatici”, sulle potenzialità dell’organico e quelli chiamiamoli “esecutivi” sulla realizzazione pratica del progetto. Dopo quasi un terzo di campionato, il bilancio parziale è certamente negativo. Abbiamo perso la metà delle partite, la maggior parte delle quali contro squadre costruite con diversi e meno ambiziosi obiettivi, certamente con organici meno competitivi. Credo che attualmente la squadra si esprima al di sotto delle proprie reali potenzialità”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se tu fossi il Presidente Cairo, cosa faresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è facile sostituirsi al Presidente e fare valutazioni dall’esterno. Io personalmente punterei sul potenziamento dei quadri dirigenziali della società, investendo su figure di massima professionalità ed esperienza. Per una società come il Torino saper individuare, in anticipo, prima che “esplodano”, i calciatori su cui puntare può essere determinante. E’ inutile far finta di niente: i fatturati delle società, i contributi dei diritti Tv creano fossati. La competizione oggi in Italia è figlia di questi dislivelli, in parte incolmabili. Guardiamo le classifiche finali degli ultimi 10 anni per averne una dimostrazione. Negli ultimi anni il Presidente Cairo attraverso una serie di investimenti - basti pensare a quanto sia salito il monte ingaggi e quanto abbia speso per acquistare alcuni calciatori da club di prima fascia - <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ha cercato di far salire il livello del Toro. D’altronde, anche quest’anno, l’aver trattenuto tutti, l’aver acquistato Verdi e riscattato Aina per cifre importanti, rappresentava il chiaro intendimento di puntare ancora più in alto del precedente settimo posto. Qualcosa evidentemente, ad oggi, non ha funzionato. Ma credo che il Presidente Cairo sia perfettamente in grado di diagnosticare i problemi ed abbia la voglia e la capacità per cercare e trovare le soluzioni più appropriate.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato prossimo il Toro affronterà in casa l’Inter di Antonio Conte. Che partita sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà una partita difficile per il valore dell’avversario e le motivazioni che spingono i nerazzurri. Ma il Toro ci ha abituati a meglio figurare contro questo tipo di squadre. Anche perché, a mio parere, quando è chiamato ad imporre il proprio gioco contro squadre chiuse fatica moltissimo. Credo che il Toro giocherà una partita ordinata ed attenta ed avrà l’atteggiamento giusto. Poi nelle singole partite, anche un episodio può indirizzare l’andamento e conseguentemente il risultato”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A parte il divario tecnico esistente tra queste due squadre, pensi davvero che sia possibile un’impennata d’orgoglio da parte del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che la partita possa essere l’occasione per far scoccare la scintilla e riaccendere una stagione che oggi sembra essere andata in letargo. Perdere contro Sampdoria, Lecce, Parma, Udinese… A tacere dello sconfortante tonfo contro la Lazio. E’ inutile giraci intorno, tutti ci saremmo aspettati un’altra classifica a questo punto del campionato. Ma la squadra deve essere in grado di non farsi condizionare e vivere l’evento liberandosi di zavorre mentali e di un velato senso di sfiducia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se potessi togliere qualche giocatore ai nerazzurri e inserirlo tra i granata, chi sceglieresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ dura. L’Inter ha un organico molto competitivo ed un allenatore in grado di far tirar fuori il meglio delle potenzialità di ciascun calciatore. Ma dico Nicolò Barella anche perché credo che il centrocampo sia il punto di crisi del Torino. Un problema antico. E’ quello il luogo nevralgico del gioco. Un gioco che, purtroppo, anche per le difficoltà in quella zona e la penuria di uomini di qualità non consente verticalizzazioni e manovre ariose. Barella potrebbe farci davvero molto comodo…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, da grande tifoso del Toro quale tu sei, come vivi la tua passione granata a Roma, città in cui abiti ed eserciti la tua professione di avvocato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con grande orgoglio. Anche mio figlio, tredicenne, tifa Toro a testa alta. Ha seguito la passione di suo padre e, pur senza averlo mai conosciuto, di suo nonno, capostipite della tradizione granata in famiglia. Noi siamo tifosi di una squadra speciale, unica, ammirata per la storia e l’identità che esprime. A Roma la passione per il calcio è vissuta in modo molto intenso ma sia i tifosi romanisti che laziali hanno grande rispetto per la nostra identità calcistica. Ne siamo fieri ed il nostro sentirci un po’ fuori dal coro ci rafforza nella nostra passione. Certo il lunedì, lui a scuola ed io in Tribunale, quando il Toro vince o perde catalizziamo i commenti di tutti…Dobbiamo sempre essere sul pezzo… <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa ti auguri per il futuro del Toro? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una crescita continua, una stabilizzazione nella parte alta della classifica. Una dimensione che possiamo migliorare soprattutto facendo salire l’asticella delle ambizioni. Io credo nella crescita graduale purché sempre assistita da un progetto. Puntare all’Europa o alla vittoria della coppa Italia deve diventare la normalità. Nel far ciò non dovremo mai perdere di vista la nostra storia e le nostre peculiarità. Dalla valorizzazione del Filadelfia come fucina di “granatismo” al rafforzamento costante del settore giovanile. Continuo a pensare che dalla Primavera debbano essere selezionati in buona parte i calciatori “da Toro”. Proprio pensando a quella distinzione del nostro grande Emiliano Mondonico tra giocatori “del Toro” e giocatori “da Toro”. Abbiamo bisogno di questi ultimi, anche in un calcio ormai votato sempre più al freddo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">business</i>. Noi siamo il Toro, non una semplice squadra di calcio…”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avv.-fabio-viglione.jpgSiNfabio-viglione-il-toro-un-contrasto-tra-luci-e-ombre-1013632.htmSi100451001,02,03030393
161013628NewsCampionatiNello Santin pone in analisi la crisi del Milan20191106111610Intervista all`ex calciatore del Milan, L.R.Vicenza, Torino e Sampdoria <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello Santin</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno dei gregari rossoneri che tanto hanno dato per la causa del Milan, contribuendo alla conquista di Coppe e scudetti (memorabile l’incredibile salvataggio sulla linea della porta, con Cudicini battuto nella semifinale di Coppa dei Campioni contro il Manchester United nel 1969). Da calciatore maturo emigra al Lanerossi Vicenza e poi al Torino, dove vince lo scudetto con l’allenatore Gigi Radice nel campionato 1975-‘76. Nato a Eraclea (Ve) il 3 luglio del 1946, Nello Santin alla fine degli anni sessanta è entrato in quel ciclo d’oro del Milan di Rocco e Rivera che ha vinto tutto. Oggi, in occasione della prossima partita che il Milan giocherà all’Allianz Stadium contro la Juventus, lo abbiamo intervistato per parlare dell’attuale crisi del “Diavolo rossonero”.<a name="_GoBack"></a> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello, che idea ti sei fatto dell’attuale crisi del Milan?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La crisi del Milan è figlia dei presidenti che nulla centrano con il calcio, ma volevano sfruttare l’occasione per investire e guadagnare altri soldi. Peccato che prima i cinesi, poi il Fondo Elliot divenuto proprietario del club rossonero per l’inadempimento dei prestiti ottenuti dagli stessi cinesi, non conoscono di fatto il mondo del calcio. L’idea era di fare un business, e invece questo è il risultato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, tutte le colpe di questo stato di cose milaniste sono attribuibili ai proprietari della società rossonera?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ proprio così, perché si era ventilata questa storia di magnati che volevano fare il loro sporco gioco, e purtroppo dietro di loro sono andati dei personaggi che di calcio ne masticano davvero poco”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo a discorsi più tecnici. Secondo te la squadra di Pioli crea un po’ di più di quella di Giampaolo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho visto una piccola reazione dopo l’innesto del nuovo allenatore. Tuttavia, posso dire che è ancora poca cosa rispetto a quello che si attendono i tifosi milanisti, i quali sono abituati a giocatori di una certa classe, capaci di inventare il gioco con destrezza, rendendolo piacevole ai buongustai del calcio. E invece, c’è poco materiale tecnico in questa squadra”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Da più parti si parla di un Milan senza ossigeno, ma la paura di perdere condiziona la squadra. Potrebbe esserci una causa psicologica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Potrebbe essere una delle tante cause, ma ritengo che i giocatori risentano dei grossi problemi della società e fanno ancor più fatica a essere concentrati in campo. Se avessero alle loro spalle una società in grado di sollevare tutti i loro problemi, invece di acuirli, le cose andrebbero diversamente. Mi dispiace vedere uscire dal campo i giocatori a testa bassa e sotto un nugolo di assordanti fischi. Credimi, è demotivante”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E, infatti, a questo punto del campionato, il Milan deve necessariamente guardarsi alle spalle. Altro che pensare alla Champions........</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Anche questa è un’altra storia vergognosa, visto che dall’inizio hanno sbandierato ai quattro venti che questa squadra avrebbe avuto tutte le potenzialità di far parte della Champions del prossimo anno. Qui bisogna pensare a restare in Serie A, altro che Champions. Non è giusto illudere i tifosi, quando chi sa di calcio si accorge subito che è stata formata una squadra di giovani che nulla hanno fatto di concreto! Una o due partite a livello mediocre e poi basta, tutto finito. Questi giocatori non sono assolutamente da Milan, perché i suoi tifosi vogliono vedere calciatori di classe che possono inventare qualcosa. Questi, quando hanno terminato la benzina ritornano ad essere dei giocatori normalissimi e nulla più. E’ un brutto inizio, questo per il Milan!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Secondo te, è più giusto imputare di colpe il solo reparto difensivo, oppure è la squadra nel suo complesso a non essere all’altezza?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, il reparto difensivo è quello che è maggiormente sottoposto agli sbagli, perché se becchi gol è il momento in cui ci si dà la colpa l’uno con l’altro. Ritengo invece che non sia solo quello il problema, perché quando parliamo di squadra si parla di collettivo e di reparti che devono aiutarsi vicendevolmente ad affrontare l’avversario, Attaccanti e centrocampisti devono partecipare anche al gioco difensivo, proprio quando non si ha il possesso palla. A situazione inversa, invece, anche i difensori possono diventare a loro volta centrocampisti e attaccanti. C’è poi un’altra cosa che ho notato, ed è la cocciutaggine di far partire l’azione da dietro con piccoli passaggi che vanno dal portiere al difensore, ai centrocampisti e, se poi va tutto bene, arrivare alle punte. Per far questo devi avere i piedi buoni, possedere un tasso tecnico che i giocatori del Milan non hanno. Quindi, certi atteggiamenti tecnici e tattici, lasciamoli fare a squadre come il Barcellona. Questo Milan per evitare di prendere gol, deve lanciare la palla lunga e pedalare, esattamente come si faceva una volta. Ciascun faccia di necessità virtù, altrimenti sarà proprio dura!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ poi non c’è un vero leader, un capitano capace di creare un gruppo. E’ vero?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono assolutamente d’accordo. Non c’è un leader nello spogliatoio, nel campo, nelle cene, nel fare le interviste. Ai nostri tempi avevamo tre o quattro giocatori rappresentativi capaci di sistemare le cose e non c’era bisogno di accompagnatori o di ex calciatori che smettono di giocare e vogliono fare i presidenti delle società senza averne l’esperienza necessaria. Ritorno a dire che il Milan manca di una società solida, capace di gestire bene le cose interne senza fare interferire dall’esterno ciò che dovrebbe far parte della propria casa. C’è anarchia, perché al Milan tutti comprano, tutti parlano, tutti vendono e non si capisce più niente. E’ davvero un macello!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In conformità a quello che stai dicendo, mi sembra che sei sostanzialmente d’accordo con Fabio Capello, il quale nel corso di un’intervista a “Radio Anch’io”, ha affermato che i giocatori del Milan non sono di livello, che giocano con la paura addosso e non rendono per il loro valore.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sostanza è questa, ma ci vuole anche un allenatore che sappia mettere bene in campo i giocatori, che li faccia correre bene e impartisca chiaramente il proprio credo calcistico”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora Pioli non va bene?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è questo il punto, perché a ogni allenatore bisogna dare del tempo per lavorare. Non si può fare così come ha deciso il Milan, il quale ha sostituito in fretta e furia Giampaolo. Personalmente avrei continuato a lavorare con lo stesso allenatore, perché come ti ho già detto, non è il tecnico il vero problema del Milan, ma è la società”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso, all’orizzonte si profila l’incontro con la Juve. Che partita sarà secondo te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nelle due ultime partite contro il Genoa e il Toro, io non ho visto una grande Juventus. Sono ancora in attesa di ammirare tutto questo bel gioco che Sarri ha promesso. Tuttavia, con un Milan in queste condizioni è facile pronosticare un risultato a favore della Juve. Piuttosto, mi auguro davvero che la squadra di Pioli non vada incontro a un’altra figuraccia”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-nello-santin.jpgSiNnello-santin-pone-in-analisi-la-crisi-del-milan-1013628.htmSi100451001,02,03030232
171013537NewsCampionatiCrisi Inter. Per il derby la curva nord senza coreografie.20190315193442Il momento difficile di casa nerazzurra.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Amore e odio vanno sempre di pari passo. Sono sentimenti forti che apparentemente sembrano essere diametralmente opposti e invece hanno sempre qualcosa di simile e si intersecano tra bellezza e disamore. L’Inter è palesemente in crisi e i suoi sostenitori si sentono mortificati. La partita persa contro l’Eintracht in maniera davvero imbarazzante, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Fuori dalla Champions, fuori dalla Coppa Italia e adesso pure fuori dall’Europa League, l’Inter di Spalletti spera come minimo in un piazzamento al quarto posto in Campionato, che possa garantire la partecipazione nella Champions del prossimo anno. Ma non sarà facile,vista la condizione fisica e psicologica di un ambiente che è destabilizzato da uno spogliatoio che appare chiaramente disunito e che fa ancora riferimento ai cattivi rapporti con Icardi e Wanda Nara. Storie che si sono evidenziate in maniera macroscopica anche grazie a una società incapace di gestire una situazione così difficile. Marotta è arrivato da troppo poco tempo, per avere responsabilità dirette su questo stato di cose, ma siamo convinti che a partire da giugno prossimo, proprio l’attuale amministratore delegato dell’Inter farà un repulisti a partire da certe figure in organico alla società, per continuare a quelle legate alla squadra. L’Inter ha bisogno di ordine ormai da troppo tempo, ha bisogno di essere gestita in maniera consona a una azienda che fa calcio moderno e che non ammette fuoriuscita di voci che devono essere gestite in società e al massimo nello spogliatoio a porte chiuse. Certi spifferi regalati ai media non possono essere più accettati. Così come avviene alla Juventus, modello di squadra e di gestione societaria così tanto odiata dall’Inter e da tutto l’ambiente, ma che in fondo, con l’avvento di Marotta e per volere del presidente Steven Zhang, si tende a utilizzare un modello vincente. Dunque, in casa Inter si prevede a giugno uno scossone non indifferente, anche se Beppe Marotta furbescamente dichiara che di questa situazione Spalletti non ha alcuna colpa. E’ sapersi relazionare con la stampa, sapere cosa dire ai microfoni evitando polemiche. Tutto ciò sa di esperienza, soprattutto alla luce di un momento della stagione in cui è lecito pensare di finirla nel migliore dei modi. Non serve cambiare adesso, non serve fare proclami contro questo o quello, che potrebbe soltanto peggiorare una situazione già difficile. L’Inter deve partire dall’alto, per questo pensiamo che il prossimo anno molto cambierà. Intanto c’è da salvare la stagione. Dunque, tutti allineati e coperti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-beppe-marotta.jpgSiNcrisi-inter-per-il-derby-la-curva-nord-senza-coreografie-1013537.htmSi100451001,02,03030157
181013531NewsCampionatiA Napoli vince una Juve senza personalità20190304193424Il cuore del Napoli non basta per superare una Juve fortunata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Con 16 punti di distacco dal Napoli, la Juve si avvia a conquistare anzitempo il suo ottavo scudetto consecutivo. Ma il mondo juventino sembra accogliere questo ennesimo successo in campionato con una sorta di retrogusto dolce – amaro, quasi fosse ormai diventata una consuetudine, un qualcosa che non emoziona più. E’ vero, la Juve di Allegri ha vinto 2 a 1 una partita in cui ha mostrato tutti i suoi limiti dettati da questo momento. Due pali, una traversa e un rigore sbagliato da Insigne, sono il magro bottino di un Napoli che pur avendo buttato in campo il cuore non è stato fortunato. La Juve, invece, si è limitata a fare un discreto primo tempo e una ripresa tutta da dimenticare. Infatti, non è la prima volta che vediamo i bianconeri alla mercé dell’avversario, pressata nella propria area di rigore senza riuscire ad andare oltre la propria area. A Napoli è sembrato di rivedere il recente film vissuto al Wanda Metropolitano di Madrid contro l’Atletico del cholo, e cioè una Juve paurosa, senza personalità, molto simile a una squadra di provincia che butta i palloni al vento. La gara è stata sbloccata da Pjanic al 28’ su calcio di punizione dal limite dell’area, concesso dall’arbitro per fallo su CR7 da parte del portiere Meret, il quale in questa circostanza è stato espulso per fallo da ultimo uomo. Poi, al 39’ Emre Can ha raddoppiato con un gol di testa nell’area piccola. Ma, a questo punto, chi non ha visto la partita potrebbe pensare alla superiorità della squadra bianconera nell’atteggiamento tecnico e tattico. Non è così, perché nonostante il Napoli non abbia fatto un buon primo tempo per effetto del suo essere rimasto in dieci uomini, ha colto un palo con Zielinski su imbeccata di Fabian Ruiz e prodotto ottime ripartenze capaci di mettere in crisi Bonucci e compagni. Poi, ad inizio ripresa, Pjanic è stato espulso dall’arbitro per somma di ammonizioni. A questo punto la Juventus si perde ed è in balia di un Napoli che vuole recuperare il doppio vantaggio dei bianconeri con furibondi attacchi. E’ la saga del ritiro nella propria area da parte della Juve, incapace di contenere l’avversario e di controbatterlo come si deve. I calci d‘angolo sono ovviamente numerosi e la Juve si perde, non ragiona più, sbaglia, butta via i palloni che sistematicamente tornano con gli attacchi partenopei. Così il Napoli segna con Callejon e poco dopo l’arbitro concede un calcio di rigore per fallo di mano in area da parte di Alex Sandro. Solita Var, solito iter televisivo e poi l’arbitro indica il dischetto. Batte Insegne e il palo gli nega il gol. La Juve continua ad essere brutta quanto fortunata e così ci si avvia al termine con un recupero che non consente al Napoli di potere almeno pareggiare una partita che, in base a cosa si è visto, avrebbe meritato di non perdere. Dunque, una Juve che a una settimana dal ritorno di Champions non lascia prevedere nulla di buono. I miracoli si avverano anche nel calcio, ma che magra consolazione per una Juventus che quest’anno avrebbe dovuto e potuto distinguersi nel gioco, nei risultati e in quella personalità che non ha più.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNnapoli-1013531.htmSi100451001,02,03030155
191013511NewsCampionatiRoma e Di Francesco, mala tempora currunt.20190201135434L`analisi del difficile momento della società giallorossa e del suo allenatore. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è chi dice che lo spogliatoio della Roma è una polveriera, c’è chi sostiene che i giocatori giallorossi sono contro Di Francesco e c’è pure chi è sicuro che la prossima partita che vedrà la Roma giocare in casa contro il Milan, rappresenti l’ultima spiaggia per l’allenatore della Roma. Tante supposizioni che talora hanno sì un fondamento di base, ma che spesso si lasciano attrarre dall’onda emotiva di un calcio in cui ogni cosa è legata ai risultati. Una cosa è certa, la Roma non può mancare al campionato italiano, proprio in virtù del suo ruolo di società che è stata capace di costruire negli anni una sua fisionomia ben precisa di squadra sempre all’altezza della situazione, riservando grandi aspirazioni in campo nazionale e internazionale. Ma ci sono alcuni spunti di riflessione in un mondo del calcio sempre alle prese con giudizi affrettati e superficiali che opacizzano le varie analisi approfondite sul perché si evidenzino crisi di gioco e risultati, che sarebbe opportuno fare prima di buttare la croce addosso all’allenatore. Dice bene il dirigente della Roma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Monchi,</b> il quale dopo la disfatta dei giallorossi a Firenze per 7 a 1 in Coppa Italia si è presentato ai microfoni dei media con voce flebile e una faccia che è l’emblema della delusione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Scusa, scusa, scusa”</b>. Ha ripetuto tre volte la stessa parola per significare il profondo rammarico per una prestazione che umilia la Roma e i suoi tifosi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Loro sono quelli che soffrono di più” dice Monchi “Questo è il giorno peggiore da quando sono direttore sportivo della Roma, non ho mai visto una partita così”.</b> Poi continua il suo pensiero: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Di Francesco non è in discussione, sono io il vero responsabile della squadra”.</b> Un chiaro tentativo di difesa a spada tratta dell’allenatore giallorosso, cui non è giusto imputare tutte le colpe. Non si dimentichi, infatti, che per volere del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pallotta</b> che tiene molto alla parte contabile dei bilanci della società e di una gestione economica che deve essere sempre tenuta in considerazione ancor prima della parte tecnica, la Roma si è privata di due giocatori importanti che fino all’anno scorso rappresentavano i pilastri del centrocampo giallorosso; <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nainggolan</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Strootman</b>, senza pensare a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salah</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rudiger</b> e anche al portiere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alisson</b> che per la difesa giallorossa era una sicurezza assoluta. E’ chiaro che certe cose a distanza di tempo le paghi, soprattutto se a questo smembrare un certo zoccolo duro della squadra corrispondono altri fattori come l’indisponibilità per infortunio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Rossi,</b> la forma precaria di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko</b>, il ritardo nel recupero fisico e atletico di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Schick </b>e l’impalpabilità di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pastore, Under e Kluivert</b>. Non proprio cose da niente, anche se bisogna mettere in evidenza la grande fortuna della Roma di avere trovato un acquisto importantissimo in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaniolo</b>, il diciannovenne il cui splendido futuro è già adesso. Ma non basta, perché la squadra ha bisogno del suo insieme che non c’è perché è stato interrotto bruscamente da scelte societarie che, come abbiamo detto pocanzi, fanno capo alla propria situazione economica. E allora perché mettere in discussione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Francesco</b>, il quale non si è mai lamentato pubblicamente delle scelte di una Roma che l’ha privato dei suoi giocatori migliori? Noi diciamo che questo allenatore debba restare al suo posto almeno fino alla fine del campionato. Certo, la situazione è difficile, il nervosismo è imperante e aleggia in una piazza che da sempre è particolarmente sensibile agli umori dettati dai risultati della squadra, tuttavia, resta apprezzabile il sentimento di Monchi che mette in risalto il rispetto verso i tifosi che si sono sentiti umiliati al Franchi di Firenze, dopo un viaggio per nulla facile in un giornata di freddo polare che, col senno di poi, avrebbero fatto volentieri a meno di fare se solo avessero saputo in anteprima l’ingrato spettacolo offerto dai giallorossi. E’ il calcio, è la smisurata passione che porta a sentimenti eccessivi e diametralmente opposti tra loro. L’equilibrio non c’è, non esiste. Altrimenti non sarebbe calcio! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-di-francesco.jpgSiNroma-e-di-francesco-mala-tempora-currunt-1013511.htmSi100451001,02,03030141
201013503NewsCampionatiQuando il cervello è un optional20181227164732Tra Inter - Napoli hanno perso tutti! <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Educazione: “Metodico conferimento o apprendimento di principi intellettuali e morali, validi a determinati fini in accordo con le esigenze dell’individuo e della società”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Ci piacerebbe commentare i fatti tecnici del festaiolo mercoledì calcistico di campionato. Poter dire che la Juventus è sempre più dipendente da Ronaldo, che il Milan di Gattuso è in piena crisi, che il Torino si trova a un punto dall’entrata in Europa, oppure commentare il gol di tacco di Quagliarella che continua a segnare nonostante la sua età non più giovane. Ma ci sarebbe anche da scrivere sull’incontro Roma Sassuolo e Bologna Lazio, due partite con grandi nodi da sciogliere. E invece qual è il tema che affrontiamo oggi? La reiterata stupidità e maleducazione sportiva che si é manifestata in Inter Napoli, la partita di campionato che con la morte di un tifoso, gli incidenti fuori dallo stadio, l’accanimento demenziale e l’odio razziale verso Koulibaly, hanno sancito una situazione insostenibile che coinvolge la responsabilità di tutti coloro i quali ruotano nel mondo del calcio. Dai dirigenti, agli allenatori, ai giocatori, agli arbitri, alle regole non considerate oggettive ma interpretate soggettivamente, ai tanti errori commessi da tutti che poi si ritorcono tra le masse che inevitabilmente vengono spinte ad odiarsi gli uni contro gli altri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> l’aveva detto poche ore prima: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">” In Italia manca la cultura calcistica, l’educazione sportiva. Brontolano tutti, ma si squalifichi chi va fuori dalle righe. Se i maggiori tesserati fanno delle esternazioni e creano tensione, è esattamente come quando io vado in conferenza e creo tensione. E’ poi normale che la gente quando viene allo stadio crea confusione attraverso gli incidenti e si va a piangere sulle cose che succedono. No,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’eleganza e l’educazione non si comprano”.</b> Chiaro il riferimento al comportamento di alcuni presidenti che dovrebbero mettere da parte certe dichiarazioni ritenute pericolose per i tifosi. Tuttavia, nel caso specifico dei fatti avvenuti prima, durante e dopo la partita Inter Napoli, ci vengono subito da fare alcune considerazioni che mettono sotto accusa la responsabilità degli organi federali e degli arbitri che devono attenersi alle regole, senza perdersi mai in interpretazioni personali. Nella fattispecie dei reiterati insulti razziali contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly,</b> ci domandiamo perché non sia stata sospesa immediatamente la partita, con la conseguente perdita della stessa a tavolino da parte della società ritenuta responsabile dei fatti. Le regole ci sono e vanno rispettate senza se e senza ma, siano esse dovute a fatti tecnici che a situazioni che offendono brutalmente la dignità delle persone. E’ vero, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly </b>è stato espulso per avere applaudito l’arbitro e i tifosi interisti, dopo avere fatto un fallo su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Politano.</b> L’episodio è certamente da biasimare, tuttavia, resta inammissibile che un calciatore per il colore della sua pelle debba essere offeso e umiliato in ogni circostanza. Così ha commentato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly,</b> dopo essere stato espulso: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fiero del colore della mia pelle. Orgoglioso di essere francese, senegalese, napoletano: Uomo”</b>. Assurda discriminazione che è frutto di ignoranza, maleducazione e cervelli mai sviluppati a saper discernere il bene dal male, attraverso le più elementari basi del vivere civile. Il calcio delle famiglie, dei bambini, delle persone che si innamorano delle emozioni suscitate da un pallone che entra in rete, non hanno nulla a che fare con gli inqualificabili gesti provocati dall’inciviltà di pochi (ma sono sempre troppi) delinquenti. Ci si unisca una volta per tutte, applicando le regole. Si faccia in fretta, almeno se non si vuole che il razzismo e la stupidità opacizzino i sani valori sportivi che sono da sempre intrisi di rispetto e buona educazione.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-disordini-fuori-dallo-stadio.jpgSiNquando-il-cervello-e-un-optional-1013503.htmSi100451001,02,03030263
211013439NewsEditorialeAlex Del Piero e Sonia Amoruso, ovvero quando un amore finisce20180612191627Alex e Sonia,19 anni dopo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Secondo quanto si apprende dal settimanale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Chi”,</b> la storia d’amore tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sonia Amoruso</b> è giunta al capolinea dopo ben 19 anni di matrimonio. I due si erano incontrati in un negozio di scarpe a Torino dove Sonia lavorava. Lui era già il campione della Juventus che indossava la maglia numero 10 e una carriera straordinaria. Poi, nel 2005, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sonia</b> convolano in gran segreto a giuste nozze e nel 2012, quando Del Piero ha chiuso la sua carriera agonistica con la Juventus, comincia il giro del mondo che porta i due sposi lontani dalla città Sabauda, assieme ai tre figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tobias, Dorotea </b>e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Sasha.</b> Così comincia l’avventura, prima in Australia e poi a Los Angeles dove si comincia ad avvertire un po’ di stanchezza dello stare insieme. Infatti, secondo quanto riferisce il settimanale “Chi”, tra la coppia è iniziata una crisi fatta di incomprensioni e chiarimenti mancati. Per questo motivo i due coniugi sono entrati in crisi già da diverso tempo. Sui Social Network, infatti, non hanno più postato alcune foto insieme e fin da quando sono ritornati in Italia dagli Stati Uniti i due vivono separati; Alex a Milano e Sonia a Torino. Quando un amore finisce è sempre ammantato di tristezza, soprattutto quando si tratta di una coppia come Alex e Sonia, che avevano iniziato un percorso insieme fatto di quel romanticismo che sa di favola. Lui, ricco campione della Juventus adulato dai suoi tifosi anche per la persona che è; lei, una semplice commessa di un negozio di scarpe della Torino bene. Un destino che fa pensare, che fa riflettere come l’innamoramento scatti in maniera improvvisa e soprattutto indenne da ogni “perché” che sa di mera razionalità. E’ l’amore che non ha spiegazioni, ma che si lascia cullare dal sentimento indotto dall’attrazione. L’una per l’altro, e poi……… tutto finisce. Peccato, perché a noi questa loro storia d’amore era piaciuta fin dall’inizio, proprio per la peculiarità di un romanticismo antico e forse ormai lontano da un quotidiano fin troppo materialista. Il settimanale “Chi”, dandoci questa notizia, ha forse rattristato migliaia di tifosi del campione e dell’uomo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b>, ma anche di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sonia Amoruso</b>, ragazza semplice, che quel giorno, in quel negozio di scarpe di Torino, incontrò il campione che le cambiò la vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-del-piero-amoruso.jpgSiNalex-del-piero-e-sonia-amoruso-ovvero-quando-un-amore-finisce-1013439.htmSi100451001,02,03030236
221013403NewsCampionatiSpalletti, se non porti l’Inter in Champions hai toppato20180410174930Il tecnico toscano non sembra indenne da colpe che evidenziano la mancanza di continuità di risultati. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lo ritenevamo (e forse lo riteniamo ancora) il salvatore della patria interista. Un allenatore capace di apportare ordine in una società e uno spogliatoio non sempre esemplare nelle idee da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> è arrivato quest’anno sulla panchina nerazzurra, reduce da un anno di Roma in cui pur avendo fatto sostanzialmente bene, è stato coinvolto da mille polemiche e contrasti con i tifosi per la questione legata a Totti. Da quest’anno, come dicevamo, è arrivato a Milano in quella sponda nerazzurra che essendo fuori da ogni competizione europea, vuole raggiungere un posto per la partecipazione alla Champions League del prossimo anno. A questo punto del campionato, Lazio, Roma e Inter si giocano l’accesso alla coppa più importante che garantisce prestigio, ma soprattutto quegli introiti economici che sono importantissimi per queste tre società. Più che la Lazio di Inzaghi che è la vera novità non prevista all’inizio di campionato, per Roma e Inter se dovessero fallire l’obiettivo Champions si potrebbe parlare di fallimento. Ma la squadra che domenica scorsa ha deluso le aspettative dei suoi tifosi è stata maggiormente l’Inter di Spalletti che non ha saputo approfittare della sconfitta della Roma, la quale <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>contro la Fiorentina già pensava al ritorno del match di Champions contro il Barcellona. Ebbene, l’Inter di Spalletti che aveva fatto un’ottima partita nel recupero del derby infrasettimanale, nonostante non fosse riuscita ad andare oltre lo 0 a 0, ha perso malamente il match fuori casa contro un Torino che ha sfoderato una prestazione maiuscola. Questa debacle della squadra di Spalletti, si pone davanti a un quadro di situazioni che lasciano pensare a momenti in cui il coach toscano non riesce a costruire un gruppo capace di ottenere continuità di risultati. Infatti, non dimentichiamo la positiva partenza dell’Inter all’inizio di campionato, che si è protratta fino a metà dicembre. Poi, un lungo periodo di crisi di risultati ha fatto temere i tifosi nerazzurri di non potere più recuperare i punti persi per entrare all’interno della quarta posizione. Ma da tre partite a questa parte Spalletti ha sostituito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vecino,</b> spostando davanti alla difesa quel Brozovic che aveva fallito come trequartista e inserendo Raphina a centrocampo. Così l’Inter ha subito ripreso il cammino interrotto e ritrovato gioco e risultati. E, visto i buoni risultati ottenuti, non capiamo perché il tecnico nerazzurro contro i granata abbia deciso di rimettere in squadra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b>, lasciando in panchina <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Raphina</b>. Secondo noi è stata una decisione errata, visto che il giocatore brasiliano ha dimostrato di essere in forma e di aver capito come inserirsi nella manovra d’attacco interista. E’ vero, Sirigu ha fatto delle grandissime parate, ma l’Inter di Spalletti non era la stessa, perché mancava l’inventiva in un zona del campo nevralgica per aiutare gli attacchi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi</b>, apparso troppo solo e mai supportato dagli avanti nerazzurri. Riteniamo dunque che l’apparente sicurezza di mister Spalletti, questa volta si sia tramutata in una sorta di chissà quale improvviso pensiero nel rispolverare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b> visibilmente avulso dal gioco. E adesso che mancano sette partite alla fine del campionato, pensiamo che se Spalletti porterà l’Inter in Champions avrà raggiunto quell’obiettivo minimo che la società nerazzurra si era prefissata all’inizio. Se invece non dovesse riuscirci, allora si parlerà giustamente di flop e cioè di un fallimento che ridimensionerà il mister toscano tanto osannato inizialmente, come fosse la soluzione necessaria per risolvere tutti i mali dell’Inter. Vedremo cosa accadrà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNspalletti-se-non-porti-l-inter-in-champions-hai-toppato-1013403.htmSi100451001,02,03030183
231013396NewsCampionatiAchille Muzzarelli, tra piacevoli ricordi e aspre delusioni granata 20180320194811Foto Edoardo Covone Famiglietti Intervista a un granata doc, che da tanti anni è capostipite dell`industria artigianale della pasta fresca. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita che ci piace ascoltare e poi raccontare per la loro semplicità. La vera storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Achille Muzzarelli,</b> continuità di un’antica casa artigianale che opera nel settore della pasta fresca di prima qualità, ci ha attratto e anche emozionato. Già, l’emozione nel ricordo di un bambino che nel lontano1949 aveva solo dieci anni e oggi ha voglia di raccontarsi, di rivivere romanticamente ciò che sembra ingiallito dal tempo. Achille, fin da bambino è stato un fervente tifoso del Toro e per indole famigliare si è appassionato alla maglia granata del Grande Torino, legandosi specialmente al capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentino Mazzola</b>. Un giorno, di quel fatidico anno, prima che avvenisse la tragedia di Superga, Achille ricevette da Mazzola un distintivo del Toro. Fu un momento emozionante per quel bimbo che adorava il capitano, simbolo di una storia che si è cucita sulla pelle in maniera indelebile. Dopo quel tragico evento dello schianto dell’aereo che riportava a casa il Grande Torino da Lisbona, Achille promise a se stesso e a papà Giuseppe, che avrebbe trovato il modo di onorare il ricordo del Capitano di quella invincibile squadra che tanta gente fece innamorare. Ebbene, nell’occasione della rinascita dello stadio Filadelfia, Achille ha mantenuto quella sua antica promessa, legando il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pastificio Bolognese</b> e tutta la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Muzzarelli</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pennone dedicato a Valentino Mazzola</b>. Storie di cuore, di promesse mantenute, di inesauribile orgoglio per aver portato a termine una promessa quasi sacra. Una sorta di gratitudine per quel piccolo distintivo del Toro ricevuto in dono, e che oggi è pure un po’ arrugginito dal tempo. E’ la bellezza di un calcio che appare come qualcosa che inorgoglisce per fede sportiva, ma che poi coglie sfumature di vita che vanno oltre ogni cosa. In fondo è questo, è il gusto delle piccole cose, dei piccoli gesti che diventano improvvisamente grandi per la loro semplicità. Storie di vita che ti riconciliano con un mondo spesso banale, arido di sentimenti, sempre più proiettato verso una superficialità che appare inarrestabile e senza freni inibitori. Ma, per fortuna, ci sono storie romantiche come questa di Achille, capaci di strapparci attimi di riflessione sul significato semplice di vivere una vita a misura d’uomo, con la naturalezza che va alla ricerca dei sentimenti, delle relazioni tra le persone che restano alla base di ogni cosa. Da un piccolo pensiero del campione leggendario, la grandezza di un sentimento portato avanti per tanti anni con il segno tangibile della riconoscenza. E sullo sfondo di quel Pennone del nuovo Filadelfia che si erge orgoglioso e imponente sotto il cielo azzurro diventato metaforicamente granata, rivediamo le sagome nitide di capitan Valentino Mazzola che regala il distintivo del Toro al bimbo Achille, sotto lo sguardo commosso di papà Giuseppe Muzzarelli. Non è una storia inserita nel libro “Cuore” di De Amicis, ma più semplicemente la realtà di un fatto accaduto tanti anni fa. Qualcosa che parte dal pallone e arriva direttamente al cuore. Certo, se pensiamo alla crisi attuale del Toro, alle contestazioni e alle brucianti delusioni dovute all’attuale opacità granata, anche la storia di Achille, così ammantata di zucchero e cannella, ci sembra quasi una favola da raccontare ai bambini prima di dormire. Ed è per questo che una mattina di fine inverno, abbiamo pensato di incontrare il tifoso Achille per capire bene quella che è la sua idea sul Toro. Naturalmente, il tema più scottante resta l’attuale crisi granata. Vediamo di sviscerarla insieme.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Achille, cos’è il Toro per te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un qualcosa che mi è rimasto nell’anima fin da bambino, in cui mio padre mi portava in spalla da Piazza Carducci allo stadio Filadelfia per vedere il Grande Torino”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Romantiche note granata di tanti tifosi, che appartengono alla generazione del dopo guerra.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, sono un innamorato. Se guardo il Toro sono trasportato dal sentimento, se vedo invece un’altra partita riesco a individuare chi gioca bene da chi gioca male. Poi, se penso a quel distintivo regalatomi da capitan Mazzola che mi è stato appuntato sul mio vestitino pulito, inamidato e ben stirato in quel triste dopo guerra, riesco a commuovermi ancora oggi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che sai tutte le formazioni del Toro di allora?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, ogni tanto vado a rivedermi i poveri e scarni filmati di allora e non faccio altro che emozionarmi, al cospetto di ciò che stiamo vivendo oggi noi tifosi del Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, una squadra che oggi sembra allo sbando e senza un presente che possa far sperare nel futuro.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che il vero spirito del Toro sia morto con il presidente Rossi. Ricordo come giocava quella squadra che appariva sempre carica di rabbia, grinta e determinazione. Poi il nulla. Pian piano il mio Toro è sparito nel nulla e si è caratterizzato nel saliscendi tra campionati di Serie A e B. Adesso siamo diretti da un presidente attento dal profilo finanziario ma mai animato dal punto di vista di un miglioramento della squadra. Possiamo elencare grandi plusvalenze, efficienza di bilanci corretti che garantiscono l’allontanamento dal pericolo di debiti, ma non abbiamo più i risultati e lo spirito Toro. Quello ci manca assolutamente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma quali sono le vere cause per cui questo Torino non è mai all’altezza della situazione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Secondo me non ci sono più quei grandi vivai del passato. Non ci sono più i Vatta, gli Usseglio, non ci sono più i ragazzini che crescevano e poi esordivano nel Toro. Oggi i calciatori giocano per il denaro e non si appassionano ai vecchi sentimenti legati alla maglia”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso poniamo in analisi la crisi del Toro, prescindendo dai sentimenti. E’ solo la società ad essere responsabile?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ribadisco il concetto di un Torino amministrato unicamente per far quadrare i bilanci. Cairo tratta il Toro come un suo business, una sua industria e non come una squadra di calcio. Poi abbiamo un direttore sportivo che non è all’altezza della situazione. Petrachi, infatti, vende i pezzi migliori per prendere delle probabili promesse che non ci sono. E che dire del “povero” Comi che ha le mani legate, visto che ha tante idee mai suffragate dal presidente..”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, viene fuori l’immagine di un Torino pragmatico nei conti e scarso in materia calcio. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, le plusvalenze hanno la precedenza su tutto. Ma che squallore non crescere mai come squadra!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi di questo continuo gettar le colpe su Mihajlovic da parte del presidente Cairo, per difendere a spada tratta Mazzarri. Lo ritieni giusto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Secondo me Mihajlovic era un allenatore da Toro, come mentalità e grinta. Ma forse era carente nella gestione della squadra e nella comunicazione con i media. Mazzarri non mi ha mai convinto, piuttosto avrei visto bene un Gasperini, ma anche Davide Nicola sembra adatto allo spirito Toro. Bella quella sua dipartita in bici da Crotone per arrivare al Filadelfia e poi andare a Superga per onorare il Grande Torino. E invece Cairo ha preferito sostituire in corsa Mihajlovic, con cui era stata fatta la preparazione estiva e programmato un certo percorso. Adesso i giocatori risultano impreparati sotto l’aspetto atletico e mentale. Insomma, c’è tanta confusione e i risultati non possono essere altro che questi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Scelte e situazioni sbagliate che sono da imputare a Cairo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un presidente giusto, quando vede dei giovani come Benassi o Zappacosta che possono creare lo zoccolo duro della squadra, non li vende per il solo fatto di incrementare le casse della società, ma semmai li tiene con l’intento di acquistare giocatori altrettanto validi. E’ vero, si è tenuto Belotti che purtroppo è l’ombra di ciò che è stato l’anno scorso, ma è arrivato un inconcludente Niang che mi risulta non sia costato poco. Penso che si debba dare fiducia ad alcuni giovani della Primavera, ricostruendo la squadra con giocatori esperti e qualitativamente validi anche se costosi, ma non demotivati dall’essere stati scartati da altre squadre”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarà questo uno dei tanti motivi, per cui il campionato del Toro negli ultimi anni finisce a febbraio o marzo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nel mercato di gennaio c’era la possibilità di rimediare a certi errori fatti nella prima campagna acquisti. E allora penso a un centrocampista che potesse creare un po’ di gioco e un altro attaccante <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>come Zapata che potesse aiutare Belotti. Come sai non è arrivato nessuno. Si poteva fare meglio, invece ci troviamo ad ascoltare le cattiverie di Cairo contro Mihajlovic in una confusione totale. Che delusione! Per forza che i vecchi tifosi del Toro come me, non fanno altro che rimpiangere il passato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se avessi l’opportunità di parlare a Cairo, cosa gli diresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Di cambiare Petrachi e di mettere un direttore sportivo che sappia di calcio e che non pensi solamente di portare a casa bilanci favorevoli alla società, ma che si impegnino a costruire una squadra competitiva sotto tutti gli aspetti. Il Toro e i suoi tifosi lo meritano”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, per il bene del Toro è necessario cambiare solo il direttore sportivo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che trovare un altro presidente che abbia la stessa attenzione nei bilanci come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Cairo, sarà difficile. C’è il pericolo di finire nelle mani dei cinesi, dei russi o degli arabi e poi non si sa come potrebbe andare a finire. Magari avremmo tanti soldi, ma non si sa come li amministrerebbero. Per questo, penso che il cambio di Petrachi sia necessario per costruire una vera squadra di calcio”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Achille, riesci ancora a vedere un barlume di luce nel futuro del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I ragazzi di oggi si affezionano prevalentemente ai giocatori e alle squadre che vincono, fanno le Coppe Europee e abbiano visibilità. Queste sono cose che mancano sempre di più al Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, Forza Toro Sempre?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, forza Toro sempre. Il Toro è nell’anima e non si può cambiare. Nonostante tutto!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-achille-muzzarelli-(533x800).jpgSiNachille-muzzarelli-tra-piacevoli-ricordi-e-aspre-delusioni-granata-1013396.htmSi100451001,02,030301137
241013395NewsCampionatiLa crisi del Toro parte da lontano20180319163734La sconfitta interna del Torino contro la Fiorentina ha aperto la crisi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Essere presidente del Toro non vuol dire vedere il calcio come semplice passione distensiva della domenica. E non vuol neppure giustificare la sistematica dipartita da Milano per venire a Torino, sistemarsi sulla seggiola della tribuna vip dello stadio e rilassarsi allontanando gli eventuali pensieri di lavoro legati a <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>RCS, LA7 e CAIRO COMMUNICATION. No, non basta, perché si dà il caso che quella squadra di Torino che viene a vedere per sola passione calcistica è un’altra delle sue aziende, presidente Cairo. Questo è bene ricordarlo, qualora se ne fosse dimenticato! Parlare della crisi del Toro ci sembra quasi di continuare a sparare sulla croce rossa. Dopo avere scritto di tutto e di più su questo argomento che è stato pensato e pubblicato senza mai un riscontro di miglioramento, adesso è anche difficile non disarmarsi davanti a un’evidenza diventata persino stucchevole. Quattro sconfitte consecutive non sono cosa da poco. La contestazione manifestata durante la partita casalinga contro la Fiorentina, è chiara di una situazione insostenibile che affonda le sue radici proprio nei meandri di una molteplicità di errori fatti senza fine. A questo punto disamorarsi di Toro diventa quasi terapeutico, anche in coloro che quando si incontrano per strada hanno ancora voglia di dire la solita frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“FORZA TORO” – “SEMPRE”.</b> Sì, forza Toro per sempre! Ma la delusione di una società vecchia, incapace, pragmaticamente portata al denaro da incassare e spendere centellinando ogni minimo movimento&nbsp;capace di inibire le idee progressiste nel fondare un progetto moderno di calcio vero, beh, lasciatecelo dire, snerverebbe persino i più tiepidi affezionati a una tifoseria che storicamente è tra le più appassionate d’Italia. Figuriamoci tra i più accesi! Il Torino è ammalato. Questo è evidente! Due tecnici (Miahajlovic e poi Mazzarri), una squadra di mediocri, un presidente, un direttore tecnico e uno staff dirigenziale preposto a studiare il presente e il futuro granata, hanno fallito su tutto. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Forse la cultura del Torino calcio deve cambiare cominciando dalla propria gente e dagli antichi pensieri che parlano sempre di “sfiga cosmica”, piuttosto che di “tragedie senza fine”. Non c’è passato se non c’è presente. E se non c’è presente, come potrà mai esserci un futuro? La dirigenza Pianelli fu la prima a fondare una nuova era dopo il Grande Torino, ma nessuno ne raccolse mai l’esempio per una continuità di ammodernamento mentale e gestionale che si presentava necessario. L’orgoglio e la retorica di un passato davvero unico, ha sempre prevalso sul “mai andare avanti” e sul “mai adeguarsi ai tempi”, compiacendosi sempre dietro mille alibi. E’ tempo di cambiare dal basso, dando un chiaro messaggio di voglia di ammodernamento per il presente e il futuro. Stimolare la società per dire di essere cresciuti, di avere delle ambizioni e di non accontentarsi più del quasi niente. Non sappiamo quanto questo possa servire, ma siamo certi che la società prima o poi capirà che il Torino vuole stare sempre in alto alla classifica per raggiungere mete ambiziose. Non bastano più i perenni ricordi di una società fallita, poi rimessa in sesto dai lodisti e acquistata con evidenti pensieri di investimento commerciale e promozione d’immagine da parte dell’attuale presidente Cairo. Il Toro deve crescere nel suo interno. E’ il presente che conta, per costruire le fondamenta in un futuro che vuole interessare e appassionare le nuove generazioni di fede granata. Altrimenti si resterà sempre fermi con i nostalgici parrucconi, un Toro da metà classifica e attento a non retrocedere in Serie B. Quasi fosse una vittoria, quasi fosse un orgoglio. No, l’orgoglio granata è di tutt’altra natura. Si provi a dirlo con l’esempio dei fatti a questa presidenza e a questa squadra. La maglia del Toro deve rappresentare il presente e il futuro. Il passato è storia, è amore, è orgoglio. Sacro e intoccabile resti il pensiero commemorativo del Grande Torino, della tragedia di Superga, di Meroni, di Ferrini, del sentimento romantico legato al vecchio e glorioso Fila e di tutto ciò che appartiene alla storia granata, ma basta girarsi indietro perché così facendo si perderà di vista il domani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNla-crisi-del-toro-parte-da-lontano-1013395.htmSi100451001,02,03030202
251013370NewsCalciomercatoSi chiude il calciomercato di gennaio all’insegna della crisi20180201184243Una finestra invernale che non è più adatta a chi pensa di rafforzarsi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se è vero che il calcio “mercatino” di gennaio non ha più ragione di esistere, è altresì vero che la sua ingombrante presenza non fa altro che creare inutili disorientamenti nell’ambito delle squadre stesse. Ci sono pochi soldi, e questo si è capito già da molto tempo, ma soprattutto in questo periodo dell’anno in cui si apre sempre la finestra delle compravendite del mondo del pallone, non ci sono affari da concludere, anzi, si pensa già a come programmare il prossimo campionato. E così a far parlare sono più le operazioni in uscita, piuttosto che quelle in entrata. La Juve ha ceduto in prestito Pjaca allo Schalke 04, l’Inter ha ceduto Joao Mario al West Ham e Nagatomo al Galatasaray , mentre ha acquistato Lisandro Lopez difensore del Benfica e Rafinha centrocampista del Barcellona (che non gioca da un anno). E s’infrange pure il sogno della società nerazzurra di acquistare Pastore a causa di una trattativa difficile, anche per il convincimento da parte del PSG di tenersi stretto l’argentino. C’è poi da ricordare il tentativo del Napoli che è andato a vuoto nel desiderio di acquistare Simone Verdi (rinuncia del giocatore ad accettare il trasferimento) e di Politano, cui ha fatto molta resistenza il Sassuolo. In compenso la società partenopea ha ceduto Maksimovic allo Spartak Mosca e Giaccherini al Chievo. La Roma è riuscita a trattenere Dzeko che tutti volevano già al Chelsea, mentre la stessa squadra di Conte ha acquistato dalla società giallorossa il difensore Emerson Palmieri. Per il resto non ci sono altre cessioni o acquisti di rilievo, anche se c’è da ricordare il passaggio di Pazzini dal Verona al Levante e il nessun acquisto da parte del Toro che ha corteggiato a lungo il centrocampista del Bologna Donsah, il quale sembra che abbia rifiutato il passaggio alla società granata. E’ mancato dunque il colpo last minute da parte del presidente Cairo, il quale ha ceduto il centrocampista Gustafson al Perugia, Sadiq ritornato alla Roma e l’attaccante Boyè ceduto al Celta Vigo. Dunque niente di nuovo da raccontare ai tifosi delle varie squadre del campionato italiano, i quali seguono sempre in maniera intensa questo calciomercato di gennaio che offre soltanto sogni, chiacchiere ed effimere parole che volano via al primo flebile alito di vento.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNsi-chiude-il-calciomercato-di-gennaio-all-insegna-della-crisi-1013370.htmSi100451001,02,03030412
261013369NewsCoppeCoppa Italia, Atalanta – Juventus oltre la nebbia.20180131192046La Juventus batte l`Atalanta in Coppa Italia, in attesa della partita di ritorno.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Avevamo criticato la Juve vista contro il Genoa e a Verona contro il Chievo. Ma la Vecchia Signora ci ha prontamente smentito sfoderando una partita maiuscola in Coppa Italia. Di questi tempi giocare contro l’Atalanta non è facile per nessuno, eppure la Juventus supportata dalla suprema prestazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon</b> ha vinto ritrovando il gioco e quel giro palla veloce che è capace di sfiancare l’avversario. E neanche la fitta coltre di nebbia che ha avvolto lo Stadio Azzurri d’Italia di Bergamo in una serata carica di umidità, è stata in grado di scoraggiare i contendenti in campo che si sono affrontati in una importante partita di semifinale. Higuain è apparso tonico e in salute, con il pregio di un continuo movimento che gli fa segnare il gol della vittoria, ma anche di offrire raffinati suggerimenti in attacco dopo aver conquistato palla a centrocampo. E’ stato sicuramente il miglior Higuain visto in stagione, segno che l’argentino si sta preparando bene per gli impegni della Juventus, ma anche in funzione dei prossimi mondiali di calcio cui tiene particolarmente. E poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> che ha parato un rigore a Papu Gomez e poi sfoderato alcune parate del suo repertorio, che hanno salvato la porta della Juventus da un eventuale pareggio degli orobici. Nel primo tempo si è vista una sola squadra: la Juventus, che ha saputo pressare alto riducendo al minimo la fonte di gioco dei padroni di casa i quali, sorpresi dalla vitalità dei bianconeri che hanno subito fatto gol al 3’ con il pipita, hanno poi sbagliato il rigore battuto da Gomez per merito di un Gigi Buffon in stato di grazia. Nel secondo tempo la squadra di Gasperini si è organizzata meglio e a tratti si è rivista la squadra pimpante e ostica che già conosciamo, anche se soltanto nel finale ha saputo realmente impensierire Buffon che si è superato respingendo un tiro gol in una furibonda mischia in area di rigore. Dunque, la Juventus si è aggiudicata la prima semifinale di Coppa Italia e in attesa della partita di ritorno che si giocherà a Torino il 28 febbraio, può dire di aver ritrovato l’armonia di gioco che si è materializzata nella fluidità di verticalizzazioni e di passaggi precisi che hanno messo in crisi gli avversari. E’ una Juventus che per certi aspetti ci ha meravigliato positivamente, anche per l’attenzione e la qualità nel sapersi disporre bene in fase di non possesso palla. Ottimo Khedira (anche lui ha ritrovato il passo giusto) Pjanic (infaticabile in fase di regia e di interdizione) Matuidi (un furetto che non s’arrende mai, se prima non carpisce la palla all’avversario) e poi il solito Mario Mandzukic un po’ affaticato, poco appariscente, ma sempre pronto a dare una mano in difesa, a centrocampo e in attacco. E’ l’uomo inventato da Max Allegri, al quale dobbiamo dare atto di avere costruito un calciatore polivalente che da ex centravanti puro è diventato centrocampista, difensore e anche attaccante che funge da spartiacque per l’inserimento dei centrocampisti. Insomma, ci sembra di poter dire che la Juve è ritornata ad essere la Vecchia Signora che tutti conosciamo, forse poco bella (se non a tratti) ma sicuramente cinica nella sostanza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamo Stadio Azzurri d'Italiafl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiNcoppa-italia-atalanta-juventus-oltre-la-nebbia-1013369.htmSi100451001,02,03030207
271013367NewsCampionatiIl calcio in una domenica di poca luce20180129152949Tra Var e qualità di gioco che non c`è, il campionato di Serie A entra in confusione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 22ma giornata di Serie A ha posto in analisi molti quesiti. Innanzitutto la crisi della Roma e dell’Inter, il lento recupero del Milan, le vittorie di Napoli e Juventus, cui si associano anche quelle dell’Atalanta, della sorprendente Udinese, della Sampdoria, del Torino e del “disperato” Verona che va a vincere a Firenze con un clamoroso 4 a 1. Roba da non credere! Ma ciò che fa ancora discutere è il Var, o meglio la classe arbitrale che ultimamente sembra non imbroccarne più una. Della serie “Chi l’ha visto”, infatti, c’è da mettere in rilievo il gol regolare annullato al Crotone, il mancato annullamento del gol di Cutrone segnato con il braccio alla Lazio, il mani in area di Koulibaly giudicato involontario e il rigore generoso assegnato a Callejon. Detto questo, dobbiamo anche parlare del non gioco espresso dalla partita Chievo – Juventus. E’ vero che si è giocato a una sola porta, ed è pure vero che il Chievo è rimasto in nove uomini per la giusta espulsione dell’ingenuo Bastien e di Cacciatore, ma è anche vero che la Juventus è incappata in una serata riprovevole sotto il profilo della logica del calcio ad alti livelli. Gioco lento, sonnolento, noioso, con molti errori che non giustificano una Juventus che lotta con il Napoli per conquistare lo scudetto. E poi le avete viste le maglie della Vecchia Signora? Un verde marcio che non ricorda nulla della storia bianconera e che per la sua bruttezza è stata perfettamente in linea con la nebbiosa, noiosa e malinconica serata di un “non calcio” espresso nella terra di Giulietta e Romeo. Il campanello d’allarme si è avvertito già contro il Genoa, ma tutti pensavamo che fosse dovuto alla lunga sosta invernale. Invece, sembra proprio che la Juve abbia perso la sua spiccata qualità di gioco, magari non bellissimo ma sicuramente accettabile per la posizione che occupa. Adesso pensiamo che Max Allegri abbia fatto fare ai suoi una preparazione più pesante, proprio alla luce dei prossimi impegni di Champions e anche di Coppa Italia e Campionato. Se così fosse, rimandiamo ancora il nostro giudizio attuale su una Juve che non può certamente essere espresso con note positive. Intanto, il Napoli di Sarri dopo avere incassato il gol del Bologna (a parte le sviste arbitrali a suo favore) agguanta una vittoria che la riporta in testa alla classifica. Il suo gioco divertente e brillante, diventato ormai leggenda metropolitana al cospetto della mediocrità espressa dalle altre squadre, si avvale adesso anche da certe situazioni fortunate che ne agevolano le vittorie. C’è poi da evidenziare la crisi di una Roma, che perdendo in casa contro la Sampdoria mette a nudo un lungo momento di confusione dovuto anche alle sirene di calciomercato. E poi l’Inter di Spalletti che non smette di deludere, soprattutto in virtù del fatto che in base al suo buon inizio di campionato aveva fatto illudere addirittura in un piazzamento finale da podio. Ma, evidentemente, i nerazzurri hanno semplicemente mascherato gli annosi problemi di carattere tecnico, di mentalità e di organizzazione di squadra, che il nuovo tecnico aveva quasi individuato ma non risolto completamente per mancanza di qualità a centrocampo. Adesso, sembra che si stia definendo l’acquisto di Pastore dal PSG, ma basterà per ritornare a vedere un’Inter all’altezza della sua fama? Vedremo! Per il resto dobbiamo mettere in rilievo la rotonda vittoria del Toro contro il Benevento, tuttavia, per quanto riguarda i granata del nuovo corso targato Mazzarri, ci riserviamo prossimamente di dare dei giudizi più concreti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNil-calcio-in-una-domenica-di-poca-luce-1013367.htmSi100451001,02,03030193
281013358NewsCampionatiIl commento alla 20esima giornata di Serie A20180107184516In Serie A si delinea un campionato a due tra Napoli e Juve.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 20esima giornata di Serie A, prima di ritorno, ha messo in chiaro alcune cose che fino a qualche domenica fa sembravano ancora incerte. Prima di tutto si evidenzia il delinearsi di un campionato che per la conquista dello scudetto sembra ristretto a due sole squadre: Napoli e Juventus. Le altre pretendenti al titolo, infatti, sembrano perdere punti a causa di un gioco inizialmente illusorio di speranza e poi sfumato nel nulla. Su questo piano mettiamo l’Inter di Spalletti e la Roma di Di Francesco, mentre prosegue bene la Lazio di Inzaghi e l’Atalanta di Gasperini, che dopo avere perso qualche punto in partenza, adesso sta recuperando attraverso la concretezza di un gioco che ha saputo mettere in ginocchio il Napoli in Coppa Italia e la stessa Roma in campionato. Per il resto c’è da rilevare la lenta e faticosa risalita del Milan di Gattuso che pur faticando in casa contro il Crotone, riesce a portare a casa tre punti importantissimi per la sua classifica e il morale. Vince il Toro del neo allenatore Walter Mazzarri, di cui abbiamo largamente descritto lo spirito propositivo in un altro articolo. Cade malamente la Sampdoria a Benevento, l’Udinese pareggia a Verona contro il Chievo e il Genoa ha la meglio sul Sassuolo all’80esimo. Questo è il quadro dei risultati della domenica di calcio di Serie A che si appresta a iniziare una settimana di riposo invernale. Dicevamo della deludente Inter che si è fatta raggiungere dalla Fiorentina in terra toscana, dopo aver segnato uno striminzito gol frutto di un gioco farraginoso, che nasconde quanto di interessante si era detto dei nerazzurri di Spalletti per buona parte del girone d’andata. Stessa delusione per la Roma, alle prese com’è nella gestione etica di un Nainggolan escluso dai convocati dopo la folle diretta Instagram di Capodanno, la crisi del gol di Dzeko e tanti altri problemi che forse inaspettatamente si sono abbattuti su Eusebio Di Francesco e la sua squadra. Sorride invece la Lazio dopo il 2 a 5 a Ferrara contro la Spal. 4 gol di Immobile e una condizione di squadra invidiabile sotto il profilo atletico e tecnico, fanno dei biancocelesti la squadra più in forma del campionato. Il Napoli soffre più del dovuto ad avere la meglio sul Verona allo Stadio Fuorigrotta. Un 2 a 0 che porta la firma di Koulibaly e Callejon nella squadra di Sarri che inceppa la fluidità del proprio gioco brillante, ma che comunque resta in testa alla classifica con un punto davanti alla Juve. Già, la Juventus! I bianconeri soffrono al Sardegna Stadium contro un Cagliari che ha fatto la partita della vita. Un solo gol segnato da Bernrdeschi, un palo, una traversa e un andamento di partita che se fosse finita in parità (vedi l’errore dell’arbitro e del Var nel non valutare con un penalty il fallo di mani in area di rigore di Bernardeschi) nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Si infortuna seriamente Dybala e adesso è incerta la sua presenza nella partita d’andata in Champions League, che si svolgerà a Torino contro il Tottenham il prossimo 13 febbraio. C’è da dire che Allegri è riuscito a fare un corpo unico tra giocatori vecchi e nuovi arrivati. Di questo dobbiamo dargli atto, anche nell’inculcare ai suoi giocatori quella mentalità vincente che caparbiamente si evince in partite come quella di Cagliari, in cui si soffre più del dovuto, si stringono i denti, non si riesce a fare il proprio gioco per incontrare un avversario agguerrito, ma alla fine ci si rende conto che sono proprio queste le gare che ti fanno vincere lo scudetto. Ciniche strategie di chi ha esperienza da vendere e sa gestire i vari momenti legati alle varie competizioni cui si partecipa. E intanto vedremo cosa accadrà in seguito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNil-commento-alla-20esima-giornata-di-serie-a-1013358.htmSi100451001,02,03030219
291013355NewsCampionatiIn 5 minuti Dybala si riprende la Juve20171231183843Il calciatore argentino sembra uscire lentamente dalla crisi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Storie di calcio che spesso non hanno una spiegazione ben precisa. In Verona Juventus si è verificata la magia che non ti aspetti e che ti fa riflettere come il pallone sia sempre un qualcosa d’indefinibile nella sua mancanza di razionalità. Fino al 72esimo del match che la Juve ha giocato in terra veneta, Dybala non si era quasi visto, anzi, diciamo pure che era apparso come un giocatore avulso dalla logica del gioco. Poi, come per incanto, l’argentino ha segnato il gol che l’ha sbloccato psicologicamente, dandogli la possibilità dopo soli 5 minuti di imbastire da solo e realizzare una doppietta che solo i grandi campioni come lui possono fare. Un po’ come dire che il gol è tutto, soprattutto per un attaccante che ha bisogno di credere in se stesso. Questo non vuol dire che Dybala sia uscito definitivamente dal tunnel della sua crisi personale, tuttavia, possiamo dire che è sulla via di guarigione. Ottima in questo caso la gestione di Max Allegri che ha lasciato in panchina il giocatore per qualche turno, nella speranza che potesse ritrovarsi senza l’assillo di dovere giocare sempre ad alti livelli. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> è un ragazzo di notevoli qualità tecniche, ma non ci si può dimenticare che è giovane e come tale non ancora completamente maturo per sostenere la gravosità di certi immensi riflettori mediatici che l’hanno paragonato in maniera troppo affrettata a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi</b> o <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>. Figure emblematiche di un calcio che è leggenda e significa entrare nella storia per i tanti palloni d’oro conquistati in carriera. Dybala non ha ancora vinto nulla, semplicemente perché il suo percorso professionale ad alto livello è cominciato da troppo poco tempo. Dal Palermo alla Juventus, il salto di qualità è stato davvero notevole. Proveniente dall’Instituto argentino dove ha fatto la trafila delle squadre giovanili dal 2003 al 2011 e poi un anno in Prima Squadra nel 2012, il giovane Dybala viene scoperto dal presidente Zamparini, il quale lo porta a Palermo nel giugno 2012 per poi cederlo alla Juve nel 2015. Un affare economico per tutti, sia per Zamparini, sia per la Juve che si è aggiudicato un talento in grado di dargli una garanzia di qualità tecnica e di plusvalenze economiche. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Arrivato a Torino due anni fa, il talento argentino non ha trovato subito un posto da titolare nella squadra di Allegri che, giustamente, ha aspettato un po’ di tempo prima di inserirlo nel suo schema tattico. Ma appena entrato la prima volta in squadra, la “Joia” ha subito dimostrato il suo valore dando l’impressione di volersi tenere stretto il ruolo di attaccante titolare della Juventus. Da qui, un’escalation di risultati positivi si susseguivano con gol realizzati a grappoli su azione ma anche su palle inattive, in cui si evincevano sempre le sue qualità tecniche che sono fuori dalla norma. Ma la maglia numero 10 che la Juve gli ha affidato e gli esorbitanti elogi mediatici, prima lo hanno esaltato e poi responsabilizzato troppo per la sua età. E così il ragazzo, dopo avere avuto un inizio di campionato 2017-’18 davvero scoppiettante, ecco che ad un certo punto (si dice anche per problemi affettivi legati alla sua ragazza) il Paulo Dybala che tutti conosciamo è sembrato un altro calciatore, sicuramente carente di quell’autostima necessaria alla carica del campione quale lui è. Così conosce la panchina e la delusione di dovere vedere i suoi compagni lottare in campo senza la sua presenza che, in quel periodo, non sarebbe servita a migliorare la situazione. E’ l’altra faccia della medaglia che un giovane campione ancora immaturo come lui deve conoscere per diventare grande in campo e anche fuori. A Verona, proprio nella terra di Romeo e Giulietta, il Paulo argentino ha dato segni di risveglio e consapevolezza di volere cercare quella maturità che raggiungerà soltanto se aiutato dall’ambiente in cui gioca, dai compagni di squadra, dai media a quali si chiede di essere più misurati nelle sue valutazioni di gioco, e poi lui stesso che dovrà guardarsi allo specchio tutti i giorni per razionalizzare la fortuna di avere già raggiunto in giovane età ciò che altri non hanno. E’ il professionismo del calcio iperpagato che impone una vita seria e ordinata non soltanto per quanto riguarda l’assiduità e lo sforzo fisico negli allenamenti, ma anche per ciò che vuol significare la qualità del quotidiano privato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Veronafl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNin-5-minuti-dybala-si-riprende-la-juve-1013355.htmSi100451001,02,03030229
301013354NewsEditorialeUn anno di sport e……altro.20171229170435I più importanti avvenimenti del 2017 <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Siamo nei giorni in cui facciamo il bilancio di ciò che è&nbsp;accaduto nell'anno che sta per finire. E così percorriamo le tappe più importanti dello sport, dei vari accadimenti internazionali e anche di ciò che in genere ha rappresentato il percorrere la strada del nostro interesse personale e quello legato alla Nazione che ci rappresenta. Top e flop si intersecano tra loro e si manifestano in noi come gioie, delusioni e rimpianti di quello che avrebbe potuto essere e non è stato. E mentre si materializza in noi una sottile speranza per l’anno che sta per cominciare, dove ci auguriamo tanta salute, benessere, serenità per noi, per le persone che vogliamo bene, ma anche per chi non conosciamo e ai quali sentiamo vivamente di auspicare una buona vita, facciamo alcune riflessioni. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Dicevamo delle tappe più importanti che ci ha riservato il 2017 in un anno di sport e altro. Parlando di calcio non possiamo non dare precedenza alla grande delusione per la mancata partecipazione dell’Italia ai mondiali del 2018 in Russia. Un fatto che non accadeva da 60 anni, tuttavia, pur con l’amarezza tipica di chi è deluso di non vedere la propria nazionale di calcio nella vetrina più importante del mondo, a pochi giorni dalla fine del 2017 proviamo a tracciare i Top e i Flop dei vari avvenimenti. E’ stato l’anno dell’addio al calcio giocato di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Totti</b>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federica Pellegrini</b> si è aggiudicata la medaglia d’oro nei 200 stile libero ai mondiali di Budapest. Ma tra i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Top</b> calcistici di quest’anno c’è sicuramente la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus,</b> che con la conquista del suo sesto scudetto consecutivo è entrata nella leggenda. Per l’automobilismo, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mercedes</b> si conferma la macchina da battere, visto che dal 2014 ha vinto il campionato piloti e costruttori. Nella <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">MotoGP, Marc Marquez</b> vince meritatamente il mondiale battendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Dovizioso</b> che ha avuto il merito di portare in alto la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ducati.</b> Tra i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Flop</b> del nostro italico sport, invece, c’è ancora la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus</b> che è stata sconfitta a Cardiff nella Finale di Champions League contro il Real Madrid, perdendo l’ennesima occasione di ritornare a vincere quella Coppa dalle grandi orecchie che per lei sembra davvero stregata. Ma anche Milan e Napoli hanno deluso. I rossoneri, dopo il passaggio di società tra l’ex presidente Berlusconi e il cinese Li Yonghong, sono irriconoscibili dal punto di vista tecnico e organizzativo. Il Napoli, invece, pur contrastando bene la Juve in campionato, ha deluso in Champions League per non essere entrata almeno agli ottavi di finale. E poi l’Italia di Ventura, della quale abbiamo già largamente manifestato la delusione di tutto il nostro Paese per non essersi qualificata ai mondiali del 2018 in Russia. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E poi tanto altro è accaduto in Italia e nel mondo in questo 2017. Ricordiamo quel maledetto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">18 gennaio in cui a Farindola</b>, a causa di una slavina che si è abbattuta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">nell’Hotel Rigopiano</b> posto nell’Appennino Centrale, persero la vita 29 persone e 11 furono i superstiti. Il 20 gennaio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Donald Trump</b> si insidia alla Casa Bianca, ma le ombre della sua elezione aleggiano ancora oggi per effetto di quel Russiagate in cui è sempre più tangibile il sospetto che la Russia abbia influenzato l’esito elettorale favorendo il tycoon e boicottando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hillary Clinton</b>. Ma i primi mesi dell’anno che sta per finire, si sono caratterizzati anche per i flussi migratori nel Mediterraneo che sono apparsi subito allarmanti. E intanto, con gli attentati dell’Isis che soffiano sulla xenofobia, il populismo che imperversa in tutta Europa e la Brexit che fa tremare l’Unione Europea, il 2017 è anche caratterizzato dalle elezioni presidenziali in Francia, dove il “ragazzo d’oro” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emmanuel Macron</b> ha salvato (almeno per ora) la Francia e l’Europa dal pericolo populista. E mentre si accende la tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord, la crisi catalana si fa strada e realizza un referendum per la sua indipendenza. E poi che dire dell’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Isis </b>che continua a macchiare l’Europa e il mondo intero con il suo terrorismo? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester, Londra, Barcellona</b> e la strage nella <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moschea nel Nord del Sinai</b>, sono state centro di stragi che hanno provocato sangue e numerose vittime. A tutto ciò si sono pure interposte le molestie sessuali di almeno otto donne da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Harvey Weinstein</b>, il potente produttore cinematografico che ha scatenato un vero e proprio subbuglio su un tema che si è poi allargato a macchia d’olio nel mondo del cinema e dell’arte. E ancora, come non ricordare le lacrime di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emma Bonino</b> nel giorno del 14 dicembre scorso in cui è stata approvata la legge sul biotestamento? A questo successo hanno certamente contribuito le commoventi storie di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">DJ Fabo</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Loris Bertocco</b> e le battaglie del radicale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Cappato</b>. Storie di un anno che se ne va via con la velocità di quel vento che qualche volta soffia in maniera impetuosa, ma che in altre circostanze ci addolcisce lievemente per i suoi accadimenti più lieti. E’ la vita che scorre tra giorni luminosi e altri più bui, ma pieni di consapevolezza nell’assoluta responsabilità dell’uomo sul futuro del mondo. Che il 2018 sia migliore!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone.jpgSiNun-anno-di-sport-e-altro-1013354.htmSi100451001,02,03030227
311013353NewsCoppeIl derby meneghino nei quarti di Coppa Italia. 20171227175347A San Siro si gioca una stracittadina con molti problemi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un derby è sempre un derby, ma l’incontro dei quarti di finale di Coppa Italia tra Milan e Inter assume i connotati aprioristici di una partita dall’intenso gusto amaro di delusione. Se l’Inter non sorride, il Milan piange, anzi diciamo pure che è disperato. Più volte abbiamo scritto delle cause negative che coinvolgono un Milan senza una vera e propria società alle spalle e con errori macroscopici di gestione tecnica e amministrativa che vanno oltre le reali responsabilità dell’allenatore di turno e della squadra composta da giocatori strapagati. Un presidente cinese del quale ancora oggi non si capisce come abbia fatto ad acquistare l’ex società di Berlusconi che era sì in fase discendente, ma che nella sua storia è stata sul tetto del mondo per avere vinto tanti trofei. Contro i nerazzurri Gattuso tenterà ancora una volta di dare animo a una squadra sfatta sotto l’aspetto della reazione emotiva, per alleviare una situazione rossonera che è diventata davvero pesante. Mancherà Donnarumma per un problema all’inguine (sarà questo il motivo?) e il suo posto sarà preso da Storari. Abate, Bonucci, Romagnoli e Rodriguez formeranno la difesa a 4, mentre il centrocampo si stabilirà a 3 con Kissiè, Biglia e Bonaventura, cui faranno seguito i 3 attaccanti Suso, Cutrone e Borini. L’Inter di mister Spalletti, invece, si presenta con un 4-2-3-1 che sa più di volontà di aggredire l’avversario, piuttosto che attenderlo. Padelli tra i pali si avvarrà della difesa a 4 composta da Cancelo, Skriniar, Ranocchia e Nagatomo, Vecino e Gagliardini saranno davanti alla difesa, mentre Candreva, Joao Mario e Perisic si posizioneranno alle spalle dell’unica punta Mauro Icardi. Dopo essersi imposta come bella realtà di questo campionato, l’Inter sta avendo un periodo di improvvisa crisi di risultati. Non c’è dubbio che Spalletti abbia dato a questa società e soprattutto alla squadra, una sferzata di vigoria persa da troppo tempo. Tuttavia, pensiamo che nel prossimo mercato di gennaio la presidenza cinese in accordo con i dirigenti nerazzurri e l’allenatore, debba in qualche modo rimpolpare una squadra che già da qualche tempo Spalletti definisce, non ancora completa per ambire a più importanti traguardi. Ma l’amara considerazione è che l’antica scala del calcio italiano non riesce a risollevarsi da troppi anni ormai di delusioni pallonare che non possono essere accettate dalle rispettive tifoserie. Certo, tra le due squadre sta meglio l’Inter di Spalletti, tuttavia, per i forti interessi economici e di antica passione sportiva che gravita da sempre sul cielo di Milano, accontentarsi di un derby di Coppa Italia così poco vivo di antagonismo meneghino, rischia proprio di scadere nel disinteresse totale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-derby-inter-milan.jpgSiNil-derby-meneghino-nei-quarti-di-coppa-italia-1013353.htmSi100451001,02,03030215
321013349NewsCampionatiGigio Donnarumma. Il caso.20171213171663Il giovane portiere del Milan, coinvolto in una telenovela senza fine.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Chissà se questo ragazzone di 18 anni ricorderà tra qualche anno tutto quello che sta vivendo nella sua giovane età. Il tempo passa in fretta, ma non sempre cancella tutto. Così è possibile che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigio Donnarumma</b> portiere di professione, quando avrà 60 o 70 anni penserà a questo periodo della sua vita con un lato malinconico, per non aver goduto la serenità della sua giovinezza. Già, la sua giovinezza. Chi pensa superficialmente&nbsp;che la ricchezza derivante dai suoi lauti contratti e la popolarità che ha acquisito in così breve tempo siano davvero tutto,&nbsp;forse sbaglia. Senza neanche accorgersene è pure diventato l'erede naturale di quel mostro sacro che è Gigi Buffon. Incredibile ma vero. Eppure, questo&nbsp;è il duro prezzo di un mondo che ti coinvolge l’anima e ti prende&nbsp;mentre sei&nbsp;in balìa degli altri, quasi non fossi più tu a decidere della tua vita. Un’età che matura troppo in fretta ti fa perdere il sapore principe di quel gusto che sa di spensieratezza, di freschezza giovanile, di quel fare le cose con entusiasmo e con un pizzico di irresponsabilità che è tipica della gioia di vivere i tuoi 18 anni, in cui sbagliare significa anche imparare, fare esperienze di vita e riflettere in un processo di maturazione che ti aiuterà a conoscere sempre più il bene e il male attraverso la conoscenza di te stesso e degli altri. E’ la legge della vita che ci portiamo dentro fin da quando nasciamo e cresciamo nell’intento di sapere chi siamo e cosa vogliamo. Ma Gigio Donnarumma, preso com’è da pressioni esterne per firmare contratti da nababbo e da un procuratore che ne sfrutta l’immagine e l’abilità di portiere con l’esigenza di arricchirsi sempre di più, non è più padrone di se stesso. E’ il prezzo alto che devi pagare e che non tiene conto dei tuoi 18 anni, di cosa pensi, di cosa sei e se tutte queste cose potranno bruciare il tuo essere ragazzo, studente che ha pure rimandato di acquisire la maturità scolastica per mancanza di tempo e anche di voglia, così affievolita dall’opacità di momenti che non ti fanno dormire neanche la notte. E mentre lui e il suo Milan cercano di uscire dal tunnel della crisi, ecco che si riparla di quel maxi rinnovo di questa estate in cui firmò un contratto con scadenza nel 2021 e un ingaggio di oltre 5 milioni di euro l’anno più bonus.&nbsp;Ma, stante a quanto sostiene Il Corriere della Sera, il talentuoso portiere al momento di apporre la&nbsp;sua firma con il club rossonero, ricevette delle presunte pressioni. Così il suo agente Mino Raiola invoca l’annullamento del contratto tramite il suo consulente legale, il quale avrebbe inviato una comunicazione al Milan in cui ci si appella alla presunta violenza morale che il ragazzo avrebbe subito. Storie di soldi, di interessi di parte, di squallidi voltafaccia che non possono confondersi con il rispetto dei valori&nbsp;di un ragazzo che paga il prezzo di una giovinezza bruciata. In fondo, dietro quella maschera di Gigione Donnarumma, quella montagna di muscoli che lo caratterizzano, quei plastici voli che fa da un palo all’altro della porta&nbsp;che l’hanno reso famoso anzitempo, si nasconde un velo malinconico di tristezza per non aver assaporato lentamente il tempo più bello della sua vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-gigio-donnarumma.jpgSiNgigio-donnarumma-il-caso-1013349.htmSi100451001,02,03030217
331013344NewsCoppeJuventus, avanti in Champions20171206161124La Juve entra negli ottavi di Champions, grazie al 2 a 0 inflitto all`Olympiacos di Atene.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un po’ bene, un po’ benino e un po’ stiracchiata, la Juve di Champions passa agli ottavi. Non era facile in relazione a come si erano messe le cose, ma adesso in cassaforte ci sono gli introiti economici previsti dall’Uefa per chi passa il turno, mentre c’è anche la possibilità di arrivare fino in fondo. Dipende solo dalla Juventus, da Allegri, dalla sua squadra e dalla condizione con cui si arriverà a quel mese di marzo più volte citato dal mister juventino, per significare il bivio cruciale che in genere porta a vincere lo scudetto e proseguire per la finale di Champions. Vedremo. Allo stato attuale, nell’arco dei 90 minuti si evidenziano troppi errori a metà campo e in generale si evince una manovra non sempre fluida. Il gioco non sembra oleato nei meccanismi del suo insieme tra difesa centrocampo e attacco e spesso si nota il numero del singolo piuttosto che la partecipazione corale dei tanti campioni di cui dispone la Juve. E’ evidente che Allegri le sta provando tutte, cambia modulo e giocatori (mai a partita in corso) e talora tenta l’inserimento di chi inizialmente gli sembrava il doppione dell’altro. Ancor prima di Napoli, Allegri ha optato per Bernardeschi all’esterno, poi è ritornato sui suoi passi e ha rispolverato Douglas Costa che pensava essere la controfigura di Cuadrado. E così, utilizzando entrambi, lo ha sistemato proprio nel lato opposto al colombiano. I risultati sono stati soddisfacenti ma non siamo ancora all’optimum, perché Dybala continua a essere un giocatore da recuperare. Certo, un tale calciatore di così alta qualità tecnica e fantasia non si può considerare un problema per una squadra di calcio(ce ne fossero di questi problemi), tuttavia il ragazzo è da troppo tempo fuori dal coro, lontano da una squadra e da un ambiente che continua ad aspettarlo. Non è da lui fare errori tecnici da scuola calcio, sbagliare nei fondamentali di uno stop con la palla che gli tocca lo stinco e schizza via perdendo la possibilità del gol, o di qualsiasi altra manovra d’azione che potrebbe significare per la Juve un’occasione perduta. Dybala è un giocatore di fantasia che quando è in forma sbaglia pochissimo, trascina la squadra, salta gli avversari come birilli, detta l’ultimo passaggio e va in gol con facilità. L’aver fallito alcuni rigori nel recente passato, ha dato probabilmente alla squadra la sensazione che qualcosa si sia inceppato in lui. Allegri deve recuperarlo tenendolo un po’ a riposo, deve stargli vicino, deve aiutarlo a uscire fuori da questa ostinante forma ansiogena di ricercare assolutamente il gol come terapia di fine periodo di crisi. E’ troppo importante questo campione per la Juve, è un valore aggiunto cui si ha l’obbligo di recuperare perché è giovane e talentuoso. Ma non così, non in questo modo si recupera. Poi c’è il grande problema di sostituire Buffon, perché Szczesny (con tutto il rispetto) non può rappresentare la continuità. Poco sicuro, poco autoritario nel sistemare la difesa e appare anche <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>timido e lontano nell’infondere sicurezza in un ruolo che è assolutamente determinante. Già, la difesa. Su questo punto dobbiamo mettere in rilievo il grande salto di qualità che ha avuto Benatia, granitico e sicuro nell’anticipare l’avversario e andare a raccogliere di testa il pallone in area di rigore avversaria, in occasione dei calci d’angolo. E poi il centrocampo che sembra ancora doversi amalgamare. Pjanic è fragile dal punto di vista muscolare, Khedira è troppo lento in una manovra che spesso prevede velocità nei rovesciamenti di fronte. Note liete invece per Matuidi, giocatore che lascia da parte i fronzoli del calcio per essere concreto nell’andare a carpire il pallone all’avversario come se fosse un furetto. E poi Higuain,un giocatore maturo, ritrovato, intelligente nella manovra collettiva in aiuto al centrocampo e talora anche alla difesa. Ha ritrovato il piacere del gol e del passaggio in verticale per i compagni. Contro l’Olympiacos è apparso forse un po’ stanco a causa delle tossine da smaltire dopo la tensione di Napoli, tuttavia, il suo apporto alla squadra è sempre garantito anche dal punto di vista carismatico, nell’incoraggiare i compagni d’attacco a partecipare al pressing alto. E c’è anche un Bernardeschi che frulla continuamente nella testa di Allegri, ma che ancora non ha capito bene come sistemarlo nell’assetto tattico da lui voluto. Farlo entrare negli ultimi minuti non agevola un calciatore giovane e tecnicamente valido come questo ragazzo che, ricordiamolo pure, la Juventus lo ha pagato 40 milioni di euro. Dunque, c’è ancora molto da fare in questa Juve che, comunque, pur in una situazione non ottimale di gioco si trova in alto alla classifica ed è entrata negli ottavi di Champions. Scusate se è poco!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-douglas-costa.jpgSiNjuventus-avanti-in-champions-1013344.htmSi100451001,02,03030199
341013325NewsCampionatiSaper gestire Paulo Dybala20171106134448Il caso de la Joya <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’arbitro di Juventus – Benevento si chiamava Abisso, ed è quello che avrebbe dovuto esserci alla vigilia tra le due squadre. Poi, sul campo, le cose sono andate diversamente. Altro che “abisso” tecnico, il Benevento ha fatto vedere le streghe alla Juve di Allegri, arrabbiato come non mai per la prestazione incolore della sua squadra. Al gol di Ciciretti su calcio di punizione (con barriera messa male in questa circostanza da Szczesny!)che ha portato il Benevento in vantaggio, la Juve ha reagito con mancanza di chiarezza di idee. E così si è trascinata verso un secondo tempo in cui ha sofferto non poco per vincere il match, prima con il gol liberatorio di Higuain e poi con il colpo di testa di Cuadrado su cross di Alex Sandro. Ma a parte l’analisi della partita che ha visto emergere dettagli per nulla trascurabili dal punto di vista della salute fisica e mentale dei bianconeri, ci sono molte riflessioni da fare. Una su tutte il momento di scadimento di forma di Paulo Dybala che richiede un’attenzione particolare. Fermo restando che l’argentino è per la Juve un valore tecnico ed economico da preservare con la massima cura, si devono necessariamente fare alcune considerazioni. Prima di tutto c’è da adoperarsi dal punto di vista psicologico su un ragazzo di 24 anni dall’indiscutibile talento, che improvvisamente ha perso una parte non indifferente di autostima. Dopo avere sbagliato alcuni calci di rigore che potevano essere determinanti per la classifica della Juve, adesso Dybala rinuncia pure a battere i calci di punizione (sua perla indiscutibile dell’agire). Tutto ciò fa pensare a una situazione mentale da ricostruire in fretta per il bene del ragazzo e della Juve stessa. E allora, come fare? Partendo dal presupposto che non tutti i calciatori sono uguali dal punto di vista caratteriale, è importante saper gestire simili situazioni con metodi diversificati che siano studiati ad hoc per il calciatore e quindi per la persona da recuperare. E, in queste occasioni, l’allenatore entra in ballo più come mentore che come effettivo riferimento di fatti tecnici e tattici. In buona sostanza Dybala dovrebbe essere preso con cura da Allegri e fargli capire che stare fuori dalla squadra titolare per qualche domenica, non è una punizione ma, al contrario, un modo per recuperare energie fisiche e mentali tali da farlo rinascere. Proprio in virtù di ciò che dicevamo pocanzi sulla diversa reattività caratteriale a momenti di non forma da parte dei giocatori, c’è da dire che con Higuain, ad esempio, il problema si è risolto facendolo giocare e aspettandolo con pazienza. In quel caso, bene ha fatto Allegri a insistere nel farlo giocare comunque anche se in chiare difficoltà di forma fisica e mentale. Il caso di Dybala a nostro avviso è diverso nel senso che si debba agire in maniera opposta per carattere diverso, per maturazione diversa, per anni anagrafici diversi e per percorsi professionali diversi. Mentre i 30 anni di Higuain parlano chiaro di una maturazione già avvenuta, i 24 anni di Paulo Dybala indicano ancora una condizione di saggezza calcistica e umana ancora da sviluppare. Fino a poche settimane fa si parlava di lui come il Messi della situazione con valutazioni di mercato iperboliche, poi la crisi che sembra sciogliere tutto come neve al sole. In questi casi è necessario l’equilibrio anche da parte di noi media, che troppe volte tendiamo a esaltare le indiscutibili qualità tecniche di questo o quel giocatore, senza valutare certe situazioni di personalità ancora da maturare. E’ il caso di Dybala, ragazzo dall’anima pulita, dal contratto economico davvero consistente e dal talento calcistico mai messo in discussione, ma che adesso deve essere seguito in un momento difficile della sua carriera. Come? L’abbiamo già detto. E’ il tecnico che in collaborazione con la società, deve gestire questo caso molto delicato. Il calcio non è solo pedata sopraffina, ma anche momenti di capacità di dialogo, di ascolto, di intendersi e capirsi per il bene di entrambi. Si lasci fuori squadra il buon Paulo per qualche settimana, nell’armonia di un gruppo che saprà stargli vicino assieme alla società. E al rientro rivedremo il campione che c’è in lui.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNsaper-gestire-paulo-dybala-1013325.htmSi100451001,02,03030200
351013320NewsCampionati Obi mette una pezza alla crisi del Toro 20171030164241Insufficienza di risultati e precarietà tecnica della panchina di Mihajlovic, enfatizzano la vittoria del Toro contro il Cagliari. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Alla fine del match Torino – Cagliari, i granata esultano come se si fosse usciti da un tunnel il cui buio fitto non lasciava trasparire neanche un piccolo spiraglio di luce speranzosa di miglioramento. E invece, dai e dai, il Toro ha superato il Cagliari grazie al gol di Iago Falque e poi di Obi, che hanno reso vano il momentaneo vantaggio dei sardi ad opera di Barella. Una partita che alla vigilia presentava diversi interrogativi per il Torino, sulla necessità o meno di continuare il suo rapporto con Sinisa Mihajlovic. La squadra granata, nonostante il rientro di capitan Belotti, è apparsa nervosa per quell’aria così pesante che si respirava sotto il cielo dello Stadio Grande Torino. C’era una chiara e diffusa protesta generata da troppi motivi di insoddisfazione verso un Toro dal non gioco, dai risultati negativi, dalle scelte tattiche del mister, dal suo comportamento e da una comunicazione mediatica non sempre condivisibile. Contro il Cagliari serviva la vittoria che garantisse i tre punti in classifica, al di là di un ritrovato gioco che non poteva esserci per ovvi motivi. La vittoria è dunque arrivata con la speranza di guarire in fretta da una salute precaria, alla ricerca di quella brillantezza di gioco che non c’è mai stata. Con il rientro del gallo Belotti, il tecnico serbo è tornato a riproporre quel 4-3-3 di suo personale convincimento, per un Toro cui meglio si adatterebbero le caratteristiche tecniche dei giocatori della sua rosa. E così, mentre Niang e Sadiq si sono accomodati in panchina, è stato rispolverato Valdifiori a centrocampo accanto a Baselli e Acquah, che poi è sostituito da Obi. Il Cagliari è stato bravo nelle ripartenze, ma ha difettato nella sua difesa di destra, tanto è vero che Ansaldi e Ljajic ne hanno approfittato. Questa è stata la vera chiave di volta della partita, che si è risolta a favore del Toro grazie anche all’inadeguatezza del tecnico sardo Lopez, che non è stato in grado di correre ai ripari in tempo dovuto. Nel primo tempo, Barella ha segnato per i sardi in una delle tante ripartenze della sua squadra. Poi il Toro, ferito nell’orgoglio e esortato da un pubblico tendente a spazientirsi, ha cominciato a macinare gioco più con la forza dei nervi che con la concreta lucidità di pensiero. Così Iago Falque imbeccato da Ansaldi segna la prima rete per il Toro, e poi Obi raddoppia spingendo in rete di testa il pallone della disperazione che salva la panchina di Mihajlovic. Dunque, tutto è bene ciò che finisce bene. Ma attenzione, perché i problemi del Toro non sono stati eliminati con una spugna e neanche attraverso la pia illusione di un’improvvisa ritrovata magia capace di portarlo dritto in Europa. I nodi da sciogliere sono ancora tanti e cominceranno già a venire a galla nel prossimo turno di campionato, in cui i granata dovranno giocare a San Siro contro l’Inter. Vedremo cosa accadrà. Noi restiamo scettici su molti punti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-obi.jpgSiN obi-mette-una-pezza-alla-crisi-del-toro -1013320.htmSi100451001,02,03030184
361013317NewsCampionatiSprofondo granata20171026163772Sinisa Mihajlovic e il Toro che non sa più vincere.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Torino incassa tre gol in quel di Firenze e torna a casa con le ossa rotte. Un misto di colpevolezza tecnico – tattica e qualche segno di evidente sfortuna, ha caratterizzato la trasferta della squadra di Mihajlovic che già alla decima giornata ha la brutta sensazione di arrivare a fine di questo campionato per ricominciare tutto d’accapo. Già, tutto d’accapo, come se in casa granata fosse un must, una cosa considerata o imposta come indispensabile di una logica che sembra far parte di una squadra che si accontenta della sempiterna mediocrità e che non intende neanche studiare per essere la prima della classe. E’ una questione di mentalità mai aggiornata ai tempi, con promesse fatte soltanto a parole e mai evidenziate dalla concretezza. Doveva essere l’anno del rientro in Europa, almeno questo è stato sbandierato dalla società granata e dal suo allenatore fin dalla preparazione estiva. Con la partenza di Zappacosta, ma con la conferma almeno di un anno di Belotti, il Torino si è illuso di avere sistemato ogni cosa per competere fattivamente per una posizione che potesse garantire l’entrata nel calcio europeo. Peccato che non si sia tenuto conto di alcuni fattori importanti come l’inadeguatezza della difesa, di un centrocampo troppo leggero e di una punta di peso capace di sostituire un Belotti che, come tutti gli umani, da solo non può garantire gol, sfaceli e continue presenze per tutti gli impegni suddivisi tra Campionato, Coppa Italia e convocazione in Nazionale. In tutto questo quadro, non sappiamo se c’è più impreparazione o, piuttosto, l’ennesimo progetto di barcamenarsi in un cosciente stato di assoluta mediocrità. Insomma, è il solito tirare avanti sperando in chi sa quale miracolo di un percorso pallonaro che talora apre inaspettati varchi di luce improvvisa. Ma qui, in casa granata, dopo dieci partite di campionato s’intravvedono soltanto tenebre di crisi, altro che entrare a far parte dell’Europa League del prossimo anno. E poi c’è un grave problema di conduzione tecnica. Mihajlovic non può continuare in questo Toro che ha bisogno di serenità, di idee chiare, di quella calma che significa mettere da parte i toni troppo alti e lavorare con metodi che siano in grado di imprimere un gioco alla squadra. I tre gol subiti a Firenze sono l’emblema della non reattività alle poche chance sprecate per mancanza di precisione e un po’ di sfortuna. Troppo fragile la difesa che si è fatta trafiggere facilmente dal gol dell’ex Benassi e poi da Simeone e Babacar. I granata hanno chiuso la gara in dieci uomini per l’espulsione di Barreca, e così nella prossima partita casalinga contro il Cagliari, oltre al laterale mancherà anche Rincon che era in diffida e torna a casa con una ammonizione. Insomma, il quadro analitico del Torino di Mihajlovic è davvero deprimente, soprattutto in considerazione del fatto che il tecnico serbo continui a dare la sensazione di una conduzione che sa tanto più di una volontà impositiva, che di democratico rapporto. Tatticamente dispone la squadra con il 4-2-3-1, non supportato a sufficienza da un centrocampo che sembra poco propenso a tutelare una già fragile difesa. Iago Falque si dimostra più volenteroso che costruttivo, Ljajic non incide per carisma, né per le sue reali capacità tecniche, Niang sembra immerso nella nebbia del fare, per dimostrare a tutti i costi che non è stato un acquisto sbagliato come si pensa e si dice, ma indovinato (solo per lui, però). E poi Sadiq, un ragazzo buttato nella mischia per risolvere problemi più grossi di lui, tanto è vero che non ricordiamo nulla che potesse in qualche modo ricordarci di fare il vice Belotti. E anche qui; perché il tecnico serbo nella mancanza del “gallo” non si è mai inventato un falso nueve? Perché Ljajic, ad esempio, invece di girovagare a vuoto da trequartista, non lo si inventava da centravanti? Sono tutti esempi che avrebbero dato l’impressione di tentativi che potessero almeno significarci una mentalità più elastica e non sempre così ristretta a insistere su ciò che non ha dato i frutti desiderati. Comunque, vedremo come andrà a finire già domenica prossima contro il Cagliari e il rientro di Belotti. Alzi la mano chi crede ancora che solo lui possa salvare il Toro da questa situazione!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711mihajlovic1.jpgSiNsprofondo-granata-1013317.htmSi100451001,02,03030199
371013185NewsCampionatiL’analisi della nona giornata di Serie A20161024165917Disamina aggiornata sul campionato di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo il tonfo di sabato sera della Juventus a Milano contro i rossoneri di Montella e la vittoria della Sampdoria nel derby di Genova, la domenica calcistica ha dato parecchi spunti di riflessione. Una su tutte la conferma della Roma che vincendo 4 a 1 contro un rabberciato Palermo, si propone in maniera convinta ad essere tra le più titolate squadre pretendenti al titolo di campione d’Italia. La squadra di Spalletti si trova assieme al Milan al secondo posto in classifica, con due punti di distacco dalla capolista Juventus. Ma, mentre la giovane compagine di Montella deve ancora crescere sotto il profilo della maturità e quindi della continuità di risultati, i giallorossi di Spalletti garantiscono maggiore esperienza e campioni che stanno lentamente trovando un gioco d’assieme che lascia ben sperare per il futuro. Anche il Napoli, sempre alle prese con il problema Gabbiadini che è stato espulso a Crotone per fallo di reazione, vincendo in Calabria si porta a terzo posto in classifica a 4 punti dalla Juve. Ma ciò che più conta è che la squadra di Maurizio Sarri è decisa ad uscire fuori da un periodo particolare che ha destabilizzato l’armonia e la tranquillità di inizio campionato. Bene per Torino e Lazio che si dividono la posta in palio e mettono in evidenza grandi presupposti per continuare a far bene in un campionato che potrebbe vederle illuminate da mille motivazioni agonistiche. Chievo e Atalanta proseguono la marcia di una raccolta punti da mettere in cascina per il prosieguo del campionato. La prima ha pareggiato 0 a 0 in casa dell’Empoli, mentre i bergamaschi di Gasperini vincendo 2 a 1 contro l’Inter, si confermano squadra ostica e difficile da affrontare per tutti. Già, l’Inter di Frank de Boer e la sua crisi. Un argomento più volte trattato, discusso e affrontato da noi con particolare attenzione. Una società, quella nerazzurra, che sta forse pagando i tanti errori commessi in questi anni dopo il triplete conquistato da Josè Mourinho. Con l’avvento in società da parte del filippino Erik Thohir e poi della società cinese Suning, le cose si sono aggravate in maniera esponenziale. Prima Mancini in veste di allenatore – dirigente con libertà di far comprare costosissimi giocatori che poi si sono rivelati inutili alla causa nerazzurra e adesso De Boer, l’olandese chiamato a sostituire il Mancio in corsa, che sta pagando forse più del dovuto il suo non conoscere il calcio e la lingua italiana. Insomma, fatto è che anche lui è sulla graticola e in procinto di essere sostituito sulla panchina dell’Inter, qualora dovesse perdere ancora nella prossima partita contro il Torino. Ma, proseguendo ancora nella nostra analisi della nona giornata di Serie A, dobbiamo mettere in evidenza il largo punteggio di 5 a 3 che la Fiorentina di Paulo Sousa ha conquistato contro il Cagliari in terra sarda. Una partita strana, in cui si è evidenziata una giornata in cui le rispettive difese sono apparse molto disattente a beneficio degli attaccanti. Ma la giornata davvero positiva degli avanti viola, hanno dato lustro alle giocate di un centrocampo molto propositivo in fase di ripartenza. Il Cagliari, da parte sua, è incappato in una giornata negativa che ha fatto smaltire la sbornia della vittoria conseguita a Milano contro l’Inter. Per il resto, Bologna e Sassuolo si sono divise la posta in palio pareggiando 1 a 1 una partita vivace, che a tratti ha evidenziato piacevoli spunti tecnici e agonistici. Vince l’Udinese in casa contro il Pescara. Un 3 a 1 molto eloquente del nuovo corso targato Del Neri, capace di far ben sperare i friulani verso una risalita in classifica che significherebbe mettere al sicuro un campionato tranquillo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNl-analisi-della-nona-giornata-di-serie-a-1013185.htmSi100451001,02,03030402
381013168NewsEditorialeCalcio, l’immoralità dei guadagni stellari20160907164128Gonzalo Higuain è il più pagato calciatore d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>In un mondo del lavoro che da anni conosce la crisi più nera e di difficile soluzione per una sua fuoriuscita, il calcio dei lussureggianti e iperbolici guadagni fa gridare allo scandalo. Da una statistica aggiornata in questi giorni, si apprende che i costi degli stipendi relativi alla sola Serie A italiana è di circa 985 milioni di euro annui. Uno sproposito economico che non è accettabile nell’Italia delle pensioni minime, della disoccupazione giovanile e di un Pil che non si scosta mai da livelli di speranza economica per il presente e per il futuro di questo nostro Paese. Così Gonzalo Higuain, con i suoi 7,5 milioni di euro netti l’anno è il nuovo primatista del settore “calcio guadagni”. A ruota seguono Daniele De Rossi con 6,5 milioni di euro e Pjanic con 4,5. Poi c’è Hamsik che ne guadagna 3,5, mentre gran parte dei suoi compagni del Napoli si “accontentano” di guadagnare intorno ai 2 milioni di euro. Ma il picco più alto della spesa relativa alle retribuzioni del pallone, le società di calcio di Serie A l’hanno toccato nel 2011, quando è stata registrata una spesa di 1 miliardo e 100 milioni di euro. Stipendi che sanno di favola e che invece si confermano reali di un mondo del calcio che si nutre dei lauti guadagni provenienti dagli sponsor, dalle televisioni e dalle partecipazioni nelle Coppe Europee. Tuttavia, non è facile abituarsi all’idea di un contrasto così abissale tra la vita comune e quella legata a un calcio che non tiene conto di lauree o titoli conquistati a fatica negli anni per conquistarsi un posto dignitoso in società. Se pensiamo a tutto questo, anche noi che ci occupiamo di calcio e ne facciamo informazione, ci sentiamo quasi disarmati davanti a tale ingiustificato distinguo di introiti tra un calciatore e qualsiasi altro lavoratore. Sappiamo che questi discorsi risalgono alla notte dei tempi, tuttavia, ci sembrerebbe opportuno cercare di calmierare alla fonte quell’eccessiva tendenza ad aumentare sempre più quegli stipendi che fanno gridare allo scandalo. E’ una questione di dignità, di rispetto verso persone che talora vivono in difficoltà economica e che si accendono d’entusiasmo quando hanno un autografo o fanno una foto accanto ai propri beniamini del pallone. Fotografie e dediche autografate che immortalano uno status sociale di così abissali sproporzioni economiche, che soltanto l’euforia di un gol o di una stretta di mano con il tuo idolo, ti fa dimenticare. E’ l’orgoglio di una passione che annebbia e nasconde, perché se si va sempre dove ti porta il cuore è difficile razionalizzare ciò che è evidente a tutti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711GONZALO-HIGUAIN580.jpgSiNcalcio-l-immoralita-dei-guadagni-stellari-1013168.htmSi100451001,02,03030363
391013075NewsCampionatiUno sguardo al Campionato di calcio di Serie A20160215193553Un turno di calcio che ha proposto tanti temi interessanti. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>La 25ma giornata di calcio di Serie A ha sancito il sorpasso in classifica della Juventus sul Napoli e ha offerto tanti altri spunti significativi. Intanto, la Fiorentina è ritornata ad occupare la terza posizione di classifica dopo aver battuto per 2 a 1 l’Inter di Mancini, che resta la delusione più eclatante del campionato. Bella e arrembante la squadra viola, che ha assorbito il credo calcistico del suo coach Paulo Sousa. Se questa squadra riuscirà ad acquisire continuità di risultati, nonostante la sua insufficiente panchina, potrà sicuramente dire la sua per un posto in Champions League. Dicevamo dell’Inter, che delusione! La squadra nerazzurra è in piena crisi di gioco e risultati, che lasciano pensare a seri problemi di impostazione da parte di Roberto Mancini. Questa squadra continua a non avere un’anima, ed è triste e quasi timorosa nell’interpretare sul campo ciò che significa la sua gloriosa storia. La situazione è davvero difficile da risolvere a breve. Adesso è la società a dover dimostrare di avere gli attributi; ci riuscirà? Intanto la Roma, che ha vinto 3 a 1 a Carpi, sta assorbendo la cura Spalletti e al contempo ritrova sorrisi e serenità nell’ambiente giallorosso. Adesso, la speranza di un posto in Champions non è più una chimera. Vince 2 a 1 il Milan contro il Genoa e dà significanti segnali di risveglio di gioco e di compattezza di squadra. Ora deve continuare su questa strada. Il Genoa di Gasperini, invece, scivola sempre più nella zona a rischio di retrocessione. D’altra parte, non si può pretendere di più da una squadra cui sono stati tolti i giocatori più importanti. Stesso discorso per la Sampdoria di Montella che non va oltre lo 0 a 0 contro un’Atalanta che mister Reja ha reso sempre più ostica e capace di badare all’essenziale. Perde in casa 3 a 1 il Palermo, contro un Torino apparso vibrante e deciso a uscire fuori da un periodo nero di risultati che hanno fatto pensare alla crisi. La realtà è che la squadra granata ha bisogno di continuità di gioco e di vittorie, per essere definitivamente collocata tra le più importanti squadre del nostro campionato. Il Palermo, invece, ha dimostrato una notevole involuzione di gioco, di autostima e, conseguentemente, di risultati. A questo punto il presidente Zamparini ha mandato in ritiro anticipato la squadra, richiamando Iachini sulla panchina rosanero. Che bel valzer di allenatori ha inscenato Zamparini, che da Zaccheroni a oggi ha preso e ripreso ben 11 allenatori. Il 5 a 2 della Lazio contro un ormai rassegnato Verona, non fa storia, mentre incuriosisce la vittoria per 2 a 1 del Frosinone a Empoli, che mette in evidenza il serio tentativo di salvarsi da parte dei laziali e il momento di stanca di un Empoli che sembra in fase calante. Per il resto, la 25ma giornata di calcio ha segnalato il pareggio di 1 a 1 del Chievo che ha giocato in casa contro il Sassuolo. Poi, la vittoria esterna del Bologna per 1 a 0 in casa dell’Udinese, ha riproposto l’ottimo stato di salute della squadra felsinea, che adesso aspetta la Juventus in casa propria.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNuno-sguardo-al-campionato-di-calcio-di-serie-a-1013075.htmSi100451001,02,03030433
401013065NewsCampionatiInarrestabile Juve20160118154519Juventus,Massimiliano Allegri,Dybala,Juventus,Massimiliano Allegri,Napoli,SarriDieci vittorie consecutive in campionato, 42 punti in classifica a soli due lunghezze dal Napoli capolista, ma, soprattutto, una grande condizione fisica e mentale che la pone tra le squadre in predicato a vincere lo scudettoDieci vittorie consecutive in campionato, 42 punti in classifica a soli due lunghezze dal Napoli capolista, ma, soprattutto, una grande condizione fisica e mentale che la pone tra le squadre in predicato a vincere lo scudetto; il quinto consecutivo. La <a href="/squadre/juventus.cfm" class="link-6" classname="link-6" target="" name="nome">Juventus</a> di <a href="/personaggi/massimiliano-allegri-1000296.cfm" class="link-6" classname="link-6" target="" name="nome">Massimiliano Allegri</a> non finisce mai di stupire. Eppure sembra ieri che tutti la davano per “morta”, proprio all’inizio di questo campionato in cui si è persino trovata nei bassifondi di una classifica che non poteva essere vera. La Juve è la Juve, pur con tutti gli sbagli iniziali in cui il suo allenatore ha provato con insuccesso, soluzioni tattiche che non sono confacenti alle caratteristiche dei suoi giocatori. 4-3-3 oppure 4-4-2 o anche 4-3-2-1, il mister della Juve all’inizio le aveva provate proprio tutte, cercando d’inventarsi un trequartista che non c’è. E i risultati sono stati quelli che conosciamo. Poi, dopo la batosta subita a <b>Sassuolo</b>, in cui il gol di Sansone ha sancito la crisi della Juventus, c’è stato una sorta di proficuo guardarsi negli occhi tra vecchi e nuovi bianconeri. Ma, soprattutto, da parte di Allegri c’è stato il ritorno a quel 3-5-2 che è fautore di tante conquiste bianconere. <b>Dybala</b> viene finalmente considerato come giocatore d’attacco inamovibile, Mandzukic cresce di partita in partita, Alex Sandro mette in mostra le sue grandi qualità tecniche di talento brasiliano, <b>Khedira</b>, che dopo il lungo infortunio dà il suo apporto essenziale in un centrocampo in cui anche <b>Marchisio</b> aveva bisogno di aiuto. E poi Pogba che ha ritrovato la sua dimensione di gioiellino della Juve, dopo le tante tentazioni estive di mercato che, certamente, sono destinate a continuare. Insomma, la Juve che a cominciare da Buffon, Bonucci, Chiellini, Barzagli, Lichtsteiner e Marchisio stesso, decide di rimboccarsi le maniche e da allora son dolori per tutti. Diciamo subito che all’inizio di queste dieci vittorie consecutive, la squadra di Allegri non ha mostrato di centrare nell’immediato il bel gioco di antica memoria juventina. Ma la grinta, la determinazione e il furore agonistico mostrato in campo, hanno portato vittorie e anche un gioco piacevole, capace di meccanismi in fase di interdizione e d’attacco che sono sembrati finalmente degni del blasone targato Juve. E così, mentre tutti (specie il Napoli di Sarri) aspettano che la Vecchia Signora d’Italia fermi il suo inarrestabile impeto di vittorie, la Juve risponde con un secco 4 a 0 rifilato all’Udinese in terra friulana. In campo una sola squadra che macina gioco, con la testa di continuare a scalare una classifica che fino a due mesi fa era impietosa per i colori bianconeri. Ma questo è il calcio. Sì, perché quando si trovano le motivazioni e l’orgoglio da grande squadra, la musica cambia. Ci sono dati di fatto inconfutabili in questa Juve che è in piena corsa per Scudetto, Chempions League e Coppa Italia. Dati che confermano una media impressionante di risultati che sono il frutto di grande temperamento, coesione e autostima ritrovata. E’ bello il calcio quando sprigiona simili motivi di orgoglio. La Juve, durante la sua lunga e gloriosa storia, ci ha abituato a tutto. Anche a questa lunga serie di vittorie, atte al recupero di un iniziale terreno perduto in maniera anomala. Per questo si dice che la Juve non muore mai.TorinoFL0711FL0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-iuve-di-allegri-inarrestabile-1013065.htmSi100451001,02,03,04,05,06,07,08,09,400101154
411013056NewsEditorialeJuventus. La sua forza? La Società!20150310151831La Juventus si avvia a conquistare il suo quarto scudetto consecutivo, tuttavia, spesso ci si dimentica di dare i giusti meriti a una Società che è emblema di organizzazione interna e valida programmazione. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo la vittoria contro il Sassuolo per 1 a 0, la Juventus allunga il suo vantaggio a 11 punti sulla Roma. Diciamo subito che non è stata una bella partita, per merito della squadra di Eusebio Di Francesco che ha saputo tenere testa a una Juve apparsa stanca, talora pure pasticciona, che ha sbagliato molti passaggi, ma che alla fine ha raccolto tre punti fondamentali, grazie a una bella rete di Pogba. Oggi questa Juventus di campionato che si avvia a conquistare il suo quarto scudetto consecutivo, è sotto gli occhi di molti. Tutti parlano dei giocatori, del suo staff tecnico, del suo allenatore, ma nessuno, o quasi, ricorda di dare i meriti alla società. Sì, una società che è stata capace di supportare l’improvviso abbandono di Conte, di scegliere in corsa Allegri come sostituto di Conte, di contenere il disagio e il malcontento dei tifosi bianconeri che non volevano Allegri sulla panchina bianconera, di gestire il suo parco giocatori con diligenza e, non ultimo, di aver affrontato in maniera abile il disappunto dei media per non aver praticamente comprato alcun giocatore di valore. Tutti dicevano che con gli stessi giocatori, (Conte compreso) la Juve non avrebbe potuto continuare a vincere perché i vari Chiellini, Bonucci, Lichtsteiner, Pirlo, Marchisio, Llorente, erano stati “spremuti” a dovere dalla dispendiosa e frenetica tattica voluta da Conte. E invece, alla fine, la società bianconera ha avuto ragione su tanti punti. Ha speso poco, ha affidato la squadra ad un allenatore che ha dato una sua fisionomia ben precisa alla squadra che, nonostante la visibile stanchezza dei suoi cardini principali che non brillano più come un tempo, continua ad essere la padrona assoluta del campionato italiano. Insomma, un po’ come dire che cambia il mezzo, ma il fine è sempre lo stesso. In questo periodo la Juve è in netta difficoltà per la carenza fisico – atletica di Vidal, Pogba, Bonucci, Chiellini, che non sono più quelli degli anni passati. Tuttavia, nonostante le mille difficoltà che caratterizzano una Juve non più così bella da vedersi sotto il profilo del gioco, alla fine riesce a pareggiare il confronto dell’Olimpico contro la Roma inseguitrice sia pure a distanza, e a vincere a fatica contro il Sassuolo. A questo punto, chi vorrebbe che la Juve primeggiasse anche in campo europeo, sviluppando magari un gioco brillante, riteniamo che debba ancora pazientare. Sì, pazientare perché Agnelli, Marotta, Nedved e Paratici stanno lavorando dietro le quinte un progetto per riportare a casa la Coppa dalle Grandi Orecchie che tutto il popolo juventino s’aspetta ormai da troppi anni. Ma la capacità della società Juventus è quella di sapere procedere lentamente, programmare in silenzio ma con convinzione, con capacità di settore, pensando a progetti solidi che mirano alla buona gestione economica e tecnica. Poi, si può scrivere e commentare ciò che si vuole. Possiamo evidenziare la brutta Juve vista in Coppa Italia contro la Fiorentina, discutere di scelte sbagliate, di tattiche e gioco diverso rispetto al recente passato, ma alla fine la Juve vincerà per la quarta volta il suo scudetto. Cambiano gli allenatori, cambia lo staff tecnico, si incamerano le critiche (quando ci sono), ma la società è sempre lì, giovane e concreta, con le idee chiare su ciò che c’è da fare per continuare a vincere in Italia e poi anche in Europa. E, in questo momento di crisi del Milan, dell’Inter, della Roma, e di altre squadre che ambiscono a primeggiare nel campionato italiano, la Juve continua la sua storia grazie ai sani progetti della sua Società. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: 414.75pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711marotta.jpgSiNjuventus-la-sua-forza-la-societa-1013056.htmSi100451001,02,03030692
421013047NewsEditorialeCalcio, l’analisi sulla crisi dell’Inter20150211163847Neanche Roberto Mancini sembra aver dato quella scossa necessaria alla squadra, per poter migliorare una situazione che adesso è diventata davvero preoccupante.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per l’Inter, la gara della svolta è rappresentata sempre dalla prossima partita. E intanto si consuma la crisi profonda della squadra di Roberto Mancini. Come spesso accade nel calcio, quando le cose vanno male tutti si adoperano al capezzale dell’ammalato. Ognuno dice la sua, ognuno pone la propria analisi con la certezza di azzeccare le cause della crisi. Una sorta di fonte della verità dalla quale è indispensabile dare credito. Ma, per fortuna, il calcio è materia opinabile e quindi è giusto ascoltare tutti. In merito alla crisi dell’Inter, noi abbiamo la nostra idea sull’unica vera causa di tutto questo continuo insuccesso che si protrae ormai da troppi anni: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la Società.</b> </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tranne il periodo del primo Mancini e la conquista del triplete di Mourinho memoria, l’Inter ha sempre vagato tra le tenebre di un calcio che non si confà propriamente con la sua storia di una tra le più importanti società di calcio d’Italia. Erano gli anni in cui Massimo Moratti, figlio d’arte ed oggi ex presidente dell’Inter, spendeva soldi a palate ma non vinceva mai nulla. Si voleva imitare la Juventus di Agnelli, ma con scarsi risultati. Erano gli anni in cui le due società non erano ancora in combutta tra loro e persisteva una sorta di interscambio di allenatori e calciatori. Ma quasi sempre, tranne l’episodio legato a Trapattoni che nel 1989 riuscì a vincere lo scudetto sotto la presidenza di Pellegrini, non fu mai continuità di vittorie. E neanche quando Moratti chiamò alla sua corte Marcello Lippi, ebbe un miglioramento di sorta. Anzi, l’ex allenatore della Juve fallì in pieno, proprio perché Moratti gli diede carta bianca su tutto, senza mettergli a supporto una figura&nbsp;come Moggi,&nbsp;capace di vincere&nbsp;tanto alla Juve. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oggi, molti anni dopo, le cose nell’Inter sembra che non siano cambiate. La società è passata da Moratti a Thoir, ma la sostanza sembra non cambiare. Confusione di idee nella programmazione, nella progettazione tecnica, e forse anche&nbsp;nei ruoli&nbsp;e nelle persone, si intrecciano ai vertici societari che saltano da un allenatore all’altro, da un giocatore all’altro, senza mai centrare l’obiettivo prefissato. Una sorta di continua ricerca di una identità perduta. Con Mazzarri, reduce dai fasti partenopei, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>si pensava di aver trovato la quadra per lavorare in maniera armoniosa, competente, costruendo il futuro portando avanti un progetto serio. E invece, dopo poco tempo, ci si è accorti che il cambio di presidenza non ha portato bene a Mazzarri che, nel passaggio tra Moratti (che l’aveva voluto e accolto a braccia aperte) e Thoir, si è creata una sorta di confusione tale che la sua squadra non ha saputo superare. Possiamo pure disquisire sull’assetto tattico e sul valore tecnico forse mediocre dei giocatori, ma la sostanza è che alla fine Mazzarri è stato sostituito da Roberto Mancini, il quale è ritornato sulla panchina dell’Inter come il salvatore della patria.</span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;Da qui la ripartenza con l’acquisto nel mercato di gennaio, di Podolski, Shaqiri, il giovane Puscas e il ritorno all’ovile di Davide Santon. Alcuni ritocchi voluti da Mancini per migliorare una situazione che, per le caratteristiche tecniche di certi giocatori, non gli permetteva di attuare il suo credo tattico imperniato sul 4-3-1-2. Ma la sostanza è che neanche l’Inter di Mancini riesce a incidere, perdendo malamente in campionato le ultime partite con Torino e Sassuolo, mentre viene estromessa amaramente dalla Coppa Italia ad opera del Napoli. E’ vero, il senso di squadra l’Inter ce l’ha, peccato che continuino a non arrivare i risultati positivi che sono figli di amnesie difensive, difficoltà di verticalizzare il gioco e anemia di gol. La piazza interista rumoreggia, ma cambiando le carte in tavola ci si è accorti che la sostanza non cambia, perché, a parer nostro, il cuore del problema è la società nerazzurra. Un presidente che viene da lontano come Thoir è un’assurdità. Delegare è possibile, ma non è mai come rendersi conto della situazione&nbsp;quando sei presente. Adesso il problema si sposterà verso Mancini e i giocatori che perdono autostima e si trovano ad affrontare il cammino in Europa League e il prosieguo in campionato, in uno stato di contestazione quasi generale. Si dice giustamente, che quando si vuole costruire bisogna partire dalle fondamenta. Nel caso dell’Inter, invece, ci sembra che si debba partire dall’alto, rivoluzionando certi ruoli nevralgici dell’assetto societario.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><br><br>MilanoFL0711FL0711roberto_mancini_01.jpgSiNcalcio-l-analisi-sulla-crisi-dell-inter-1013047.htmSi100451001,02,03030574
431013033NewsEditorialeSerie A, il Campionato Italiano al giro di boa. Il punto di Salvino Cavallaro20150119185014La Juventus si laurea campione d`inverno e chiude il girone d`andata con cinque punti di vantaggio sulla Roma. La finestra su tutte le altre squadre.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino - Meritatamente in testa con ben cinque punti di vantaggio sulla Roma, la Juventus si laurea ancora una volta campione d’inverno. Uno strapotere di gioco, di fraseggi, di tocchi di alta scuola e di gol, hanno fatto la differenza tra la Vecchia Signora e il resto delle squadre. Un ruolino di marcia che non è certamente da record, ma che evidenzia una Juventus più duttile, razionale, sicuramente meno ossessiva e ossessionata di quella vista l’anno scorso. La Roma, pur con tutta la buona volontà di squadra dagli ottimi valori tecnici, mette in evidenza la mancanza di tenuta nel non riuscire a tenere il passo dei bianconeri, dimostrando che senza l’apporto dell’ivoriano Gervinho, impegnato nella Coppa d’Africa, diminuisce di gran lunga la sua potenzialità offensiva. Si potrebbe dire: “Più Pogba e meno Gervinho”, giusto per sintetizzare la situazione delle due squadre in questo momento. Ma, per quanto riguarda la Juve, sarebbe più giusto dare un valore più globale di squadra, piuttosto che soffermarsi sulle singole giocate di classe di Polpo Pogba, il calciatore dal valore di 100 milioni di euro. Nel corso di buona parte delle partite d’andata, la Juve ha accusato alcune difficoltà di tenuta fisica e anche non trascurabili problemi nell’essere cinica nel momento di chiudere le partite. Tuttavia, dopo la partita giocata a Napoli, la squadra di Max Allegri ha ingranato la marcia del bel gioco e delle vittorie che l’hanno portata a una mini fuga di più 5 punti in classifica sulla Roma. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma la vera sorpresa di questo primo round del campionato italiano è la Sampdoria. La squadra di Mihajlovic e del presidente Ferrero che condivide il terzo posto in classifica con il Napoli a 33 punti, intende proseguire la traccia di questo percorso anche nel girone di ritorno, prova ne è l’acquisto di Eto’o e Muriel, anche se si è praticamente sbarazzata di Okaka per incompatibilità di carattere con il coach Sinisa Mihajlovic. Parlando della città ligure, non possiamo non fare riferimento anche ai rossoblu di Gasperini, i quali nonostante alcune flessioni, assieme a Palermo e Sassuolo si sono distinti per gioco di squadra e risultati eccellenti. Per i rosanero c’è la bella novità Dybala, un giocatore che fa gol, gioco, punti in classifica e sta pure facendo le fortune delle casse della società del presidente Zamparini. Anche il Sassuolo produce bel gioco, potendo vantare giocatori di alto rango come Zaza, Berardi, Sansone, Missiroli. Intanto, al momento del giro di boa, dobbiamo elencare tra le peggiori deluse proprio le due milanesi, Inter e Milan. La squadra del presidente Thoir partita male con l’allenatore Mazzarri, sta cercando di recuperare l’immagine attraverso il nuovo corso targato Roberto Mancini. Il Milan di Inzaghi, invece, dopo un avvio a fase alterne è in crisi di gioco e di identità, dimostrando tutta la difficoltà di squadra da ricostruire. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Parlando di squadre deluse, Parma e Cesena pensiamo che abbiano già il destino segnato, mentre tra Cagliari e le due squadre di Verona dovrebbe uscire la terza compagine che lascerà la serie A. Una nota a parte per il Torino di Giampiero Ventura che, dopo l’eccellente campionato dello scorso anno, aveva fatto intendere in qualcosa di più di quello che ha fatto quest’anno nel girone d’andata. La squadra granata vincendo a Cesena ha conquistato tre punti pesanti, grazie a un gol del neo acquisto Maxi Lopez che, comunque, resta da valutare. Urgono acquisti per questo Toro dalla rosa numericamente ristretta e qualitativamente insufficiente. Buone note per la Lazio di Pioli che è quinta in classifica con 31 punti, ma che gli si deve imputare una mancanza di continuità di gioco e risultati. La Fiorentina di Montella che è sesta con 30 punti, può recriminare una serie infinita di infortuni proprio nei suoi giocatori più importanti. Per questo rimandiamo ogni giudizio globale sulla squadra a fine campionato. Ottimo l’Empoli di Sarri, una squadra che sul suo campo ha intimidito squadre titolate come la Juventus, l’Inter e altre grandi. Resta l’Atalanta di Colantuono, una realtà di provincia sempre arcigna e agguerrita, che nel corso del girone d’andata è riuscita a mettere in discussione persino il suo allenatore, proprio per gli scarsi risultati raggiunti. Ma la vittoria degli orobici in casa del Milan, ha dato vigore ad una classifica che si stava facendo pericolosa e che, comunque, non sarà facile fino alla fine.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNserie-a-il-campionato-italiano-al-giro-di-boa-il-punto-di-salvino-cavallaro-1013033.htmSi100451001,02,03030604
441013031NewsCampionatiOmbretta Cantarelli: «Ho un sogno, diventare presidente dell`Inter»20150111121719Intervista a Ombretta Cantarelli, moglie dell`attore Gianfranco Jannuzzo. Dalle sfilate di moda alla passione intensa per il calcio e i colori nerazzurri dell`Inter, che ha fin da bambina.<font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Com’è strana la vita e come si presenta talora inaspettata nella conoscenza e nelle relazioni umane. E’ la bellezza ma anche il mistero degli incontri casuali che affascinano, che ti fanno pensare come persone con i quali non hai alcun rapporto legato al DNA, diventino subito importanti come se li conoscessi da sempre. Si chiama feeling o idem sentire, empatia o vedere il mondo con gli stessi occhi: quelli della sensibilità. Ho sempre pensato che i contatti umani e l’importanza di conoscersi, scambiare le proprie vedute, le esperienze e i percorsi di vita, sia basilare principio del vivere quotidiano. Così, nel mio percorso giornalistico di cronista sportivo sensibile anche al racconto di ogni momento o fatto accaduto nella vita di tutti i giorni, ho scritto, recensito partite di calcio, spettacoli e quant’altro, ma, soprattutto, ho intervistato e conosciuto molti personaggi del mondo dello sport, della politica e dello spettacolo. In tutti questi incontri, ho sempre riflettuto a lungo sull’importanza del significato della centralità dell’uomo, su tutto ciò che è bene e ciò che è male che fa sempre capo a noi stessi, al di là di ogni raggiungimento professionale prestigioso o meno. Considerazioni che vanno oltre il minimalismo di intervistare ad esempio un personaggio sportivo o un tifoso che straveda per questa o l’altra squadra. Sì, perché si parte sempre dal principio del rispetto della storia di ognuno verso i sentimenti personali, che devono sempre e comunque emergere anche se non condivisi. E così possiamo parlare di politica, scrivere di calcio, di religione e di tutto ciò che sentiamo più vicini a noi. Questa introduzione, per significare e introdurre l’esaustiva intervista fatta a una persona che ho conosciuto da poco e, come dicevo prima, mi dà la sensazione, chissà perché, di conoscerla da sempre. Bella, solare, positiva, disposta piacevolmente al dialogo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta Cantarelli</b>, moglie dell’attore siciliano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianfranco Jannuzzo,</b> nasce a Milano. Una Milano che adora perché qui fondano le sue radici, anche se nel tempo si è anche innamorata di Roma, città in cui abita per diversi mesi dell’anno. Una vita suddivisa tra due città che lei definisce splendide anche se molto diverse per cultura e modus vivendi. Un passato da modella e di sfilate di moda, sono l’emblema della sua oggettiva bellezza cui traspare una sensibilità non comune. Poi anche un periodo di lavoro presso l’ufficio stampa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dolce &amp; Gabbana,</b> come addetta alle relazioni esterne con le testate di moda in Italia e all’estero. Dopo pochi anni, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta Cantarelli</b>, desiderosa di conoscere altri ambienti lavorativi e fare altre esperienze di vita, si inserisce nel mondo della medicina estetica. Attualmente lavora presso un avviato studio nel cuore di Milano. E’ anche amministratrice della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Girgenti Spettacoli”,</b> che ha fondato assieme a suo marito qualche anno fa. E’ molto affascinata dal teatro. E come non poteva esserlo la moglie di cotanto grande attore come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jannuzzo</b>. Ma la vera passione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta</b> è il calcio, è la fede sportiva verso la sua squadra del cuore: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Inter</b>. Un mondo che si tinge di nerazzurro fin da piccola, una passione talmente radicata che non le fa perdere neanche una partita in cui gioca la sua squadra. Una persona dunque interessante, che colpisce per i suoi molteplici interessi. Ci stuzzica davvero ascoltarla come tifosa di calcio e tifosa dell’Inter e, tramite il pallone, proveremo a ricavarne anche alcune sensazioni che riguardano il suo profilo umano.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Buongiorno Ombretta, grazie di avere acconsentito a questa intervista. Come nasce la tua passione per l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“L’ho ereditata da mio padre, una persona splendida i cui connotati da vero interista doc, non potevano non proliferare nella mia anima di bambina. Anti-juventino e anti-milanista, mio padre è stato capace di regalarmi ogni cosa che avesse i colori nerazzurri dell’Inter, dalle bambole ai bambolotti, ai pupazzetti di ogni genere. Chissà, forse aveva paura che io crescendo avessi potuto fare il tifo per un’altra squadra. Ma questo per me, non era davvero possibile”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: right 481.9pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ti capita di andare allo stadio?<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Quando sono a Milano faccio di tutto per andare a vedere la mia Inter. Lo stadio mi affascina perché crea emozioni, pathos, e una moltitudine di sensazioni che vedendo la partita in televisione non posso avere. L’Inter è una passione che seguo fedelmente, nonostante i miei impegni di lavoro nel seguire mio marito Gianfranco in teatro. Quando c’è una partita importante come ad esempio il derby, se mi trovo anche in aeroporto cerco la prima televisione disponibile per poterla vedere. Mi è capitato una volta di trovarmi appunto in aeroporto e, mentre guardavo la partita, mi sono accorta che accanto a me si sono riuniti una serie numerosa di tifosi appassionati che hanno condiviso la mia passione. Che bello è stato. Poi devo dirti che l’ultima volta che siamo stati a Torino, in occasione della partita di inizio anno contro la Juve, io e Gianfranco eravamo nello stesso albergo in cui si trovava l’Inter in ritiro. Per me è stata una cosa meravigliosa, inaspettata, assolutamente emozionante. Questo ti dimostra quanto io ami l’Inter”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è un giocatore dell’Inter che negli anni ti è rimasto particolarmente nel cuore?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ Quando si ha una passione così viscerale, è difficile discernere su chi è meglio di un altro. Per me chi veste quella maglia è importante a prescindere. Tuttavia, devo dire che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreas Brehme</b> per me è stato un mito, forse perché siamo amici con tutta la sua famiglia, grazie al fatto che sono la madrina del suo secondo figlio. C’è poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mancini</b> che reputo un grande allenatore, perché ha saputo dare all’Inter ciò che poi ha racconto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mourinho</b> nel famoso triplete. E non dimentico <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milito</b> che mi è rimasto nel cuore e mi ha dato grandi emozioni <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>più d’ogni altro. Ma anche il capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zanetti,</b> che è stato una vera bandiera dell’Inter, è all’apice delle mie simpatie nerazzurre. Devo anche dire che con uno in particolare non ho goduto molta simpatia: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ibrahimovic.</b> Non so bene qual è il motivo. Forse perché non ha saputo appiccicarsi addosso la maglia. Come vedi sono una tifosa passionale e forse anche un po’ romantica. Sì, perché io a queste cose ci credo ancora. Proprio come una vera tifosa sanguigna”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi dei nuovi acquisti, Podolski e Shaqiri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io sono una che ha bisogno di vedere i fatti. In questo momento posso dirti che Mancini sta lavorando bene e sta costruendo giorno dopo giorno un’Inter che ritengo presto sarà all’altezza della situazione. I due nuovi acquisti mi piacciono, bisognerà vedere come si inseriranno nell’assetto tattico di mister Mancini. Non credo che avranno delle difficoltà, anche perché è stato lo stesso allenatore che li ha fortemente voluti”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi di ciò che ha fatto pubblicamente Osvaldo nei confronti di Icardi, durante la partita contro la Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non accetto certi comportamenti. Capisco la rabbia agonistica, ma in campo non è ammissibile litigare con un compagno. Semmai, queste cose si devono chiarire nello spogliatoio. E poi Osvaldo mi sembra che sia recidivo a queste situazioni. Il suo carattere è troppo impulsivo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pensi che quest’anno l’Inter possa raggiungere l’obiettivo finale del terzo posto in classifica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono positiva per natura. Tuttavia, se devo essere obiettiva, mi sembra un’impresa difficile da raggiungere, in quanto in classifica c’è troppa differenza di punti con le prime della classe. Ma l’Inter è imprevedibile e negli anni ci ha abituato a sorprenderci. Dunque, …..mai dire mai!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pensi che il calcio in Italia debba cambiare? E se sì, in che cosa?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che in un periodo di crisi economica come quella che stiamo vivendo in questi anni, si dovrebbero rivedere certi stipendi esorbitanti dei calciatori. Mi piacerebbe vederli abbassare e magari equipararli. Non è solo un fatto morale, ma anche un’oggettiva analisi di ciò che vuol dire mettere ordine ai bilanci delle aziende calcio. E poi ritengo che si debba dare maggiore spazio ai giovani incrementando i settori giovanili, ma anche rafforzando la ragnatela di osservatori per scoprire nuovi talenti nel mondo. Così come fa l’Udinese e qualche altra squadra come il Palermo di Zamparini. E’ un modo importante per comprare a poco prezzo e scoprire il campioncino che ti crea la plusvalenza economica. Mi piace pensare alla bella storia di Messi, un campione che da ragazzino ha avuto molti problemi fisici, ma qualcuno, a ragione, ha creduto in lui. E ha fatto bene!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pagheresti per rivivere l’emozione del triplete conquistato da quella fantastica squadra di Mourinho</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ Pagherei tutto, perché è stata un’emozione straordinaria. Quel giorno in cui si è disputata la finale a Madrid, io c’ero in quello stadio. E’ stato fantastico e commovente vedere alzare quella coppa al cielo, mentre lo sventolio delle bandiere nerazzurre era totale. Avrei voluto accanto a me papà per abbracciarlo, baciarlo e condividere con lui quella forte emozione. Oggi, te lo ripeto, pagherei davvero tutto per rivivere quel magico momento”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire, Ombretta. Tu nella vita ti sei occupata di moda, di pubbliche relazioni e adesso sei pure inserita nel campo medico con finalità estetiche. Oggi sei felicemente sposata a Gianfranco Jannuzzo, con il quale hai fondato e amministri la “Girgenti Spettacoli”. Se dovessi tornare indietro nella vita, faresti tutto quello che hai fatto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nella vita ho sempre fatto le cose che mi sono maggiormente piaciute. Mi ritengo fortunata in questo e non ho rimpianti, anzi rifarei esattamente tutto. Ho fatto la modella, mi sono occupata di moda, di pubbliche relazioni e di medicina estetica.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Adesso curo pure gli impegni degli spettacoli teatrali di mio marito Gianfranco. Ma c’è ancora un sogno che ho chiuso nel cassetto della mia passione calcistica: quello di poter diventare, un giorno magari non lontano, presidente dell’Inter. Chissà!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Auguri Ombretta. Nella vita i sogni spesso si avverano. E, se non si dovesse avverare di diventare presidente dell’Inter, resta sicuramente il bellissimo ricordo di averci creduto. Così come sei solita fare tu nella vita, con la passione che parte e arriva al cuore.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br>Milanofl0711fl0711ombretta_cantarelli2.jpgSiNombretta-cantarelli:-«ho-un-sogno-diventare-presidente-dell`inter»-1013031.htmSi100451001,02,030303927
451012986NewsEditorialeE` sempre più Juventus-Roma20140930125139Roma,Juventus,Marotta,Lotito,Lazio,serie aAlcune riflessioni che nascono su ciò che ci propone il calcio italiano<P align=justify>Le convincenti vittorie della <A class=link-6 href="/squadre/roma.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Roma</A> sul <A class=link-6 href="/squadre/hellas-verona.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Verona</A> e della <A class=link-6 href="/squadre/juventus.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Juventus</A> a Bergamo contro l’<A class=link-6 href="/squadre/atalanta.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Atalanta</A> di <A class=link-6 href="/personaggi/stefano-colantuono-1000385.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Colantuono</A>, ci lasciano fare alcune considerazioni. In primis, l’indiscussa superiorità tecnica di due squadre che già nello scorso campionato hanno rappresentato l’unica alternativa per la conquista del titolo italiano. Ed è proprio su questo punto che vogliamo riflettere, e cioè su un campionato italiano che appare sempre più limitato nell’interesse. <BR>C’è un notevole livellamento dei valori tecnici verso il basso, che diventa sempre più preoccupante se lo si considera dal punto di vista della mancanza di spunti e argomenti da affrontare, che non siano sempre gli stessi. Noi che scriviamo, rischiamo a volte di risultare monotematici, visto che per ovvie ragioni il nostro focus si rivolge inevitabilmente a chi vince ed è in testa alla classifica. Parliamo continuamente di Juventus e Roma, quasi fossero le uniche squadre iscritte al campionato italiano. <BR>E’ vero che gli unici spunti di interesse calcistico vengono proposti proprio da queste due squadre, tuttavia, è rimarchevole l’appiattimento di un calcio italiano che poi, inevitabilmente, trova difficoltà ad inserirsi in maniera autorevole a livello di club nell’Europa che conta. Le cause? Sono tante, troppe. Il calcio italiano risente delle difficoltà economiche del nostro Paese ma, soprattutto, di una eclatante incapacità da parte dei vertici di Lega che ormai si rivolge al calcio come fatto prettamente politico e mai con reali stimoli a migliorarne la sua organizzazione collettiva. <BR>Dopo la debacle della nostra Nazionale ai recenti campionati mondiali in Brasile, si è scritto di tutto per sollecitare un cambiamento che non solo non c’è stato, ma che non è neanche nell’aria. I continui battibecchi tra <A class=link-6 href="/personaggi/claudio-lotito-1000468.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Lotito</A> (paladino del neo presidente della F.I.G.C. Carlo Tavecchio) contro <A class=link-6 href="/personaggi/giuseppe-marotta-1000334.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Marotta</A>, lasciano&nbsp;intravvedere &nbsp;una diatriba dai toni troppo alti e, talora, anche offensivi. Una situazione che non solo non fa bene al calcio italiano, ma che è invece capace di rallentarne quel processo di crescita organizzativa tanto invocata dalla totalità degli addetti ai lavori del pallone nostrano. <BR>Non è certamente solo questo il motivo per cui l’interesse del calcio italiano vada scemando, anche se è sicuramente uno dei tanti problemi che si mescolano in un calderone in cui gli interessi di parte superano di gran lunga il miglioramento della collettività. Le società di calcio sono sempre più in difficoltà economica e di organizzazione interna. <BR>E così si trovano spesso a dovere affrontare una crisi profonda che sfocia sul terreno di gioco in maniera evidente. Come dicevamo pocanzi, reggono alla grande soltanto Juve e Roma, capaci come sono, di avere azzeccato da qualche anno il modus di un calcio non improvvisato, ma costruito in maniera oculata anche dal punto di vista economico. E i risultati si vedono sul campo, almeno in Italia. La crisi del Napoli (parzialmente alleggerita dalla vittoria&nbsp;esterna contro il Sassuolo) e&nbsp;della <A class=link-6 href="/squadre/lazio.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Lazio</A> (che giocherà il posticipo di lunedì a Palermo) si intreccia alla mediocrità generale, dove l'Inter&nbsp;(che perde&nbsp; 4 a 1 in casa contro il Cagliari), il Milan (che pareggia a Cesena),&nbsp;la Fiorentina e il Torino, spesso si trovano in difficoltà contro Udinese, Verona , Sassuolo, Sampdoria, Genoa, Palermo, Empoli, Cesena, (per il Cagliari ci sarebbe da fare un discorso a parte) e il Parma che è alle prese con problemi di vertice interno. Insomma, un campionato che è iniziato come era finito. Senza luci e&nbsp;novità di nessun genere. Un po’ come le prime nebbie d’autunno, in cui la trasparenza si può solo immaginare e mai vedere.<BR><BR><B>Salvino Cavallaro </B><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><br><br>C1012936RomaFL0711FL0711pallone8.jpgSiNcalcio-campionato-serie-a-juventus-roma-classifica-1012986.htmSiT1000007,T1000012,T1000018,T1000010,T1000011,T1000016,T1000017,T1000019,T1000021,T1000022,T1000023,T1000024,T1000026,T1000027,T1000028,T1000087,T1000097,T1000098,T1000099,T1000101100451001,02,03,06,07,080301341
461012975NewsEditorialeNapoli, «Ha da passa `a nuttata»20140926162119Napoli,Palermo,Sassuolo,rafa benitezL`analisi sulla crisi del NapoliIl pareggio casalingo del <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/napoli.cfm">Napoli</a> contro il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/palermo.cfm">Palermo</a>, ha aperto ufficialmente una crisi che era già nell’aria. Il turnover voluto da Rafa Benitez sta creando confusione nell’ambito dello spogliatoio partenopeo e, il risultato di 4 punti in classifica, 11 gol subiti in 7 gare ufficiali con Raphael mai imbattuto, parla chiaro di una situazione diventata a dir poco delicata. Mancano le certezze dell’anno scorso e la squadra risente di certi equilibri tattici che sembravano la forza del Napoli versione 2013-’14. Adesso c’è assoluto bisogno di vincere domenica prossima a Reggio Emilia contro il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/sassuolo.cfm">Sassuolo</a>, anche se, allo stato attuale delle cose, sembrerebbe impresa improba. Per questo diciamo che se i partenopei non riusciranno a metterci una pezza con la vittoria e con una convinta prestazione, per la squadra di Benitez potrebbero aprirsi scenari inimmaginabili. Come sempre succede in queste occasioni, a torto o a ragione, è il tecnico a trovarsi in primis sul banco degli imputati. E, in effetti, al coach partenopeo gli si rimproverano alcune scelte sbagliate che sarebbero alla base di una situazione davvero inaspettata. Già 8 punti separano il Napoli dalla coppia di testa formata da Juventus e Roma e, come se non bastasse, non si intravvedono neanche i primi cenni di riscossa. L’ambiente napoletano sembra essere caduto in depressione sotto la contestazione dei suoi numerosi sostenitori, i quali non perdono occasione di fischiare la propria squadra per incoraggiare gli avversari. Una situazione vista e rivista mille volte nei vari campi di calcio in cui, quando le cose non vanno bene, si materializza una sorta di odio – amore di alta emotività. E così si imputano a Benitez gli incomprensibili sbagli nel comporre la formazione. Contro il Palermo, ad esempio, ha schierato Ghoulam dall’inizio dopo un mese d’inattività. Il giocatore algerino, infatti, in sette partite ufficiali ne ha giocata soltanto una, evidenziando una chiara carenza di forma. E allora, perché non sostituirlo con Zuniga? Anche il cambio di Hamsik (stranamente dimostratosi efficiente nel gioco di centrocampo) con De Guzman, ha creato perplessità tra i presenti. E poi la difesa, sempre così alta e facilmente perforabile nelle ripartenze improvvise dell’avversario, è uno dei nodi da sciogliere nel sistema tattico voluto da Benitez. A questo punto, se non dovessero arrivare i risultati positivi nelle prossime gare ufficiali, si prospetta un inevitabile cambio sulla panchina. I rumors napoletani riferiscono il nome di Eddy Reya quale probabile sostituto traghettatore verso la prossima stagione, per poi consegnare a Spalletti una squadra con un’anima nel campionato 2015’16, possibilmente rivitalizzata nel corpo e nello spirito. Certo, allo stato attuale delle cose, sono soltanto delle ipotesi. Tuttavia, pensiamo davvero che il presidente De Laurentiis, anch’egli non indenne da colpe, debba rivedere una situazione di mercato che non è stata per nulla azzeccata. Va bene badare al risparmio, ma essere oculati non vuol dire sbagliare certe scelte che, soprattutto quelle relative alla difesa, ci sembrano davvero errate. Vedremo cosa accadrà in seguito. Una cosa è certa. Alla Napoli pallonara, “ha da passà a nuttata”. E’ solo questione di tempo!<br><br> <b>Salvino Cavallaro </b><br><br> <br><br>C1012936NapoliFL0711FL0711delaurentiis67.jpgSiNnapoli-crisi-campionato-benitez-1012975.htmSiT1000017100451001,02,03,08030765
471012974NewsCampionatiJuve e Roma su tutte. Le altre, un gradino più in basso20140926142251Juventus,Roma,Milan,Empoli,Inter,UdineseBianconeri e giallorossi si confermano le squadre da battere.<span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: " 12pt;?="" font-size:="" cambria?,?serif?;="">La quarta giornata di serie A si è svolta come turno infrasettimanale tra martedì -mercoledì – giovedì e, anche di notte, ci ha praticamente confermato quanto di giorno è apparso evidente; la superiorità di <a class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Juventus</a> e <a class="link-6" href="/squadre/roma.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Roma</a> rispetto alle altre squadre. Anche per il campionato 2014-15, dunque, si prospetta quel testa a testa tra bianconeri e giallorossi che fu il leitmotiv dello scorso campionato per la conquista del titolo di campione d’Italia. La Juventus si è sbarazzata del Cesena con un secco 3 a 0 casalingo, mentre la Roma ha vinto 2 a 1 a Parma. Due partite dai contenuti diversi che, tuttavia, sono simili nella sostanza di vincere per restare in testa alla classifica. Dopo il rocambolesco 2 a 2 del <a class="link-6" href="/squadre/milan.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Milan</a> a <a class="link-6" href="/squadre/empoli.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Empoli</a>, i cugini dell’<a class="link-6" href="/squadre/inter.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Inter</a> rispondono con la vittoria casalinga sull’Atalanta per 2 a 0. Una vittoria, quella dei nerazzurri interisti che si consolida con un gioco non sempre impeccabile nelle sue trame di centrocampo, ma che in attacco hanno sfoderato vivacità e voglia di vincere. A secco di gol invece la Fiorentina di Montella che pareggiando 0 a 0 contro il <a class="link-6" href="/squadre/sassuolo.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Sassuolo</a>, dimostra di patire oltremodo le assenze di Giuseppe Rossi e di Gomez. Pareggia 2 a 2 il sorprendente Verona contro il Genoa di Gasperini che ritrova Matri in una doppietta d’altri tempi. Vince la Sampdoria contro il Chievo, portandosi così in un’interessante posizione di classifica. Stesso discorso per l’<a class="link-6" href="/squadre/udinese.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Udinese</a> di Stramaccioni che espugnando l’Olimpico di casa Lazio, si colloca nella zona alta di classifica. Ritorna alla vittoria il <a class="link-6" href="/squadre/torino.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Torino</a> a <a class="link-6" href="/squadre/cagliari.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Cagliari</a>, dando un attimo di respiro alle furibonde polemiche nate dopo la caduta casalinga avvenuta la domenica precedente contro il Verona. La Squadra di Ventura ha bisogno di ritrovarsi in fretta, mentre il Cagliari di Zeman, diventato fanalino di coda della classifica, deve in qualche modo ridimensionare certe idee di alta classifica che erano state percepite da alcune interviste del tecnico boemo. Pareggia malamente 3 a 3 il Napoli di Benitez contro un Palermo velleitario, presentatosi sul campo dei partenopei con tre punte. Evidentemente i rosanero credevano fin dall’inizio nel colpaccio che, allo stato attuale della crisi del Napoli, non avrebbe sicuramente fatto meraviglia. Si chiude così la quarta giornata del campionato di calcio di serie A che, oltre a confermare la forza delle due squadre in testa, evidenzia la crisi tecnica del Napoli e quella della Lazio di Pioli. E’ ancora presto per trarre delle conclusioni, tuttavia, siamo dell’avviso che sia Juventus che Roma allungheranno il vantaggio sulle dirette concorrenti al titolo, le quali sembrano ancora alla ricerca della continuità di gioco e di risultati. </span><br> <p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><br><font size="3" face="Times New Roman"></font><br><br><br><br><br><br> <br><br><br><br><p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: " 12pt;?="" font-size:="" cambria?,?serif?;="">Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"></font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>C1012936TorinoFL0711FL0711garcia.jpgSiNcampionato-serie-a-juve-e-roma-gia-in-fuga-1012974.htmSiT1000007,T1000012,T1000087,T1000027,T1000026,T1000011,T1000019,T1000098100451001,02,03,06,07,080301296
481012972NewsEditorialeInvestire nel futuro, no chiusura ma credere nei giovani20140924163658Giovanili, calciomercato, investimentoInvestire nei giovani, ossia quello che in Italia non si fa. Punto del programma elettorale di Tavecchio, è urgente correre ai ripariGiovane, etichetta che ormai in Italia è quasi problematica. Lo si vede benissimo nel mondo del lavoro, con un tasso di disoccupazione allarmante nella "categoria", ma perfino il mondo del pallone nostrano non può definirsi salvo. A cambiare verso vorrebbe essere il nuovo Presidente FIGC Tavecchio, dando più spazio ai ragazzi del settore giovanile, ma fino ad ora investire in esso non sembra sempre convincere i club italiani.<div><br><div>Certo, fortunatamente ci sono l'eccezioni alla regola. Basti pensare a Simone Scuffett, il portiere dell'Udinese arrivato direttamente dalla seconda squadra e che in Serie A ha fatto vedere grandi cose. Ma sono casi che, ahimè, non dettano una linea vera nel mercato delle grandi squadre. Altrimenti non si spiegherebbero le ricerche di fantomatici colpi di mercato "last minute" ogni estate e a gennaio, bussando la porta a giocatori pluri trentenni senza poche ambizioni. Magari la colpa è anche dei vivai che non "sforna" sempre atleti pronti per campi importanti, ma se nessuno ci investe gli esiti sono questi.</div><div><br></div><div>La cosa più delirante è che praticamente tutti i Presidenti dei club della massima serie parlano di cambiare verso, di puntare a modelli come Barcellona e Bayer Monaco per rinnovare le giovanili. Però poi, quando arriva il momento di cercare un elemento nuovo per la squadra, in pochissimi attingono da "casa preferendo acquistarne da fuori e facendo perdere le tracce dei propri talenti tra le varie sotto-categorie.</div><div><br></div><div>Perché allora non credere fino in fondo nelle Primavere? Perché continuare a cercare all'estero ragazzini o giocatori già rodati per portarli in Italia a flotte, mentre quelli che ci sono già si "parcheggiano" tra Serie B, Lega Pro e Serie D (se non più giù)? Ciò non significa chiudere le frontiere, quella sarebbe veramente una cosa stupida e inutile.&nbsp;</div><div><br></div><div>Significherebbe privarsi di esperienza da altri campionati, altre realtà preziosissime per i ragazzi in rosa. Bisogna quindi&nbsp;trovare un equilibrio, altrimenti la crisi strutturale di questo benedetto calcio italiano sarà destinata a durare molto, molto tempo ancora. Se Tavecchio ce la farà, molti suoi contestatori dovranno di certo ricredersi. Altrimenti rimarrà soltanto un casco di banane amare.</div></div>uttd01uttd01verratti.pngSiNgiovanili-rimedio-investimento-1012972.htmSi101268101,02,03030495
491012968NewsCampionatiIl Torino paga gli errori di mercato20140922203990Toro,Quagliarella,AmauriAllarmante inizio di campionato dei granata<br> Forse parlare di crisi è ancora prematuro, ma vedere il <a href="/squadre/torino.cfm" class="link-6" classname="link-6" target="" name="nome">Toro</a> alla terza giornata di campionatorelegato in fondo alla classifica con un solo striminzito punto, beh fa proprio impressione. Le colpe? Certamente attribuibili a una campagna trasferimenti sbagliata, almeno per quanto riguarda l’assetto tattico creato da Ventura che l’anno scorso ha dato ottimi risultati. Ma c’è un piccolo particolare: quest’anno non c’è più né Immobile e neanche Cerci, ovvero l’ossatura portante di un Toro che ha saputo dare ai suoi tifosi il capocannoniere del campionato e, soprattutto, l’opportunità di entrare in Europa League. Ma era la qualità del gioco che aveva creato i presupposti per un futuro carico di speranza verso una continuità di calcio e di risultati ad alto livello. C’era un bel giocattolo che non solo non è stato migliorato, ma con acquisti e vendite sbagliate, sembra che qualcuno l’abbia rotto. Ok l’acquisto di <a href="/personaggi/fabio-quagliarella-1000198.cfm" class="link-6" classname="link-6" target="" name="nome">Quagliarella</a> al posto di un Immobile che non era di proprietà granata. Errato invece l’acquisto di <a href="/personaggi/amauri-carvalho-de-oliveira-1000201.cfm" class="link-6" classname="link-6" target="" name="nome">Amauri</a>, che nulla ha a che fare con la figura di esterno alto rappresentato da Cerci, capace di ripartire, dribblare l’avversario, accentrarsi, fare gol o crearne i presupposti. E, in questa confusione tattica che si è creata, persino Darmian ha perso lo smalto iniziale, dando la sensazione di non sapere cosa fare con la palla al piede. Il Toro visto contro l’Hellas Verona ha dato la sensazione di ritornare ad essere in cantiere, cioè una squadra da reinventare quando invece avrebbe potuto e forse dovuto, ripartire da ciò che è stato costruito l’anno scorso. Magari migliorando il livello tecnico della squadra, non certo indebolendolo come invece è stato fatto. E poi, perché Ventura non crede su Quagliarella titolare per 90 minuti? Che significato ha sostituirlo con un Larrondo che sembra essere un giocatore di livello inferiore? Non sappiamo davvero come questo Toro potrà sbrogliare una matassa che troppo presto si è ingarbugliata. Nelle tre partite di campionato, partendo dal primo match casalingo contro l’Inter, l’esterna contro la Sampdoria, e quella interna contro il Verona, si è evidenziato uno stato confusionale da parte dei giocatori di Ventura. Timida foga agonistica, poco movimento senza palla, incapacità di gioco sugli esterni che, nel 3-5-2 espresso dai granata, deve rappresentare la base dalla quale partire. Ma c’è un altro handicap che si evidenzia nel gioco del Tor la mancanza assoluta di profondità. Quasi sempre vediamo le due punte, Quagliarella e Amauri con le spalle alla porta, quasi volessero far da sponda: ma a chi? A che cosa? Se sono proprio loro due a dovere essere messi in condizione di tirare in porta e far gol?. Questo pregiudica, come dicevamo pocanzi, non solo l’incapacità di costruire da parte di un centrocampo imbottito di incontristi, ma anche una marcata insufficienza di gioco sugli esterni. E così il gioco langue, diventa farraginoso e si accentra in quell’imbuto di fuori are avversaria, dove sempre si spengono le timide velleità granata che, inconsapevolmente, con questo gioco favoriscono gli avversari. E così, pochissimi tiri in porta e quasi nulle occasioni da gol. C’è poi un altro punto da chiarire: i calci di rigore. Ci sembra che Ventura abbia sbagliato a scegliere prima Larrondo e poi El Kaddouri a far tirare dal dischetto due rigori che, se fossero stati realizzati, avrebbero in qualche modo potuto cambiare, non certo la sostanza di questo Toro, ma certamente la sua posizione in classifica. A nostro parere bisogna dare a Quagliarella l’opportunità di essere il rigorista del Torino, così come è stato per Cerci. Certo, si può sbagliare, ma è nella forma mentale che si deve costruire e responsabilizzare un giocatore che deve acquisire carisma a beneficio della squadra stessa. Apprezzabile il tentativo del Toro di volere vincere la partita contro il Verona, ma è stata poca cosa. Sì, perché quando mancano le idee, nel calcio manca tutto. E dire che sarebbe bastato poco per migliorare la spettacolare stagione del Toro dell’anno scorso. Si doveva crescere e invece siamo sempre al punto di partenza. Vero presidente Cairo?<br><br> <b>Salvino Cavallaro</b><br><br> <br><br>C1012936Torino, Stadio OlimpicoFL0711FL0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNil-torino-paga-gli-errori-di-mercato-1012968.htmSiT1000099100451001,02,03030577
501012946NewsEditorialeConte, «Voglio una Nazionale orgogliosa, umile e cattiva»20140903161648Juventus,antonio conte,nazionale italiana,Italia,Mattia DestroIl nuovo C.T. della Nazionale Italiana, mette subito le cose in chiaro.<br> Si presenta così Antonio Conte in sede di prima conferenza stampa da C.T. dell’Italia. Come al solito le sue idee sono chiare, motivate dal desiderio di ricominciare proprio da dove ha terminato. Esattamente dalla sua <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm">Juventus</a>, ripensando allo spirito con cui cominciò tre anni fa quando fu chiamato ad allenare la Vecchia Signora d’Italia uscita con le ossa rotte in quell’anno in cui sulla panchina sedeva Del Neri. <b>“Voi siete la Juventus”</b> disse ai suoi giocatori prima di cominciare il primo allenamento, <b>”siete arrivati settimi in classifica e quindi avete fatto schifo”</b>. E chissà se ha usato le stesse parole con i superstiti dell’orrendo campionato mondiale in Brasile. Questo non lo sappiamo, ciò che invece rileviamo è la coincidenza di situazioni in cui Conte è chiamato in causa per “salvare” il salvabile e ricominciare a costruire ciò che il suo predecessore non ha saputo fare. Stesse situazioni, stessa grinta, stessa determinazione, stesse motivazioni nel creare un gruppo e sensibilizzarlo a onorare la maglia che indossano. <b>“Sono ripartito con grandissimo entusiasmo, passione e</b> <b>forza e voglio trasmetterlo ai miei giocatori”</b> dice Conte. E ancora: <b>“Io non regalo niente a nessuno, anche perché da giocatore non mi è stato regalato nulla. Mi sono guadagnato tutto</b> <b>attraverso il lavoro e la fatica, senza facili aiuti. Oggi che sono diventato un allenatore di calcio, voglio trasmettere ai miei ragazzi ciò che è stato ed è il mio credo calcistico, che si chiama</b> <b>innanzitutto, lavoro, serietà, professionalità ed essere per prima di ogni cosa uomini, e poi calciatori”</b>. E intanto, per cominciare, alla lista dei suoi convocati manca proprio il nome di Balotelli. Francamente, conoscendo Antonio Conte che non è per nulla amante di persone che fanno della spocchia la loro prerogativa, alla vigilia delle sue convocazioni non abbiamo fatto fatica a pensare che non l’avrebbe convocato per uno e più motivi. Tra i nomi nuovi spicca quello di Zaza e poi c’è il ritorno di Quagliarella, Giovinco, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/mattia-destro-1000357.cfm">Mattia Destro</a> e Daniel Osvaldo (che però ha un problema agli adduttori). E intanto Conte continua il suo discorso ai media. “ E’ un momento difficile per il nostro Paese e uno dei miei obiettivi primari sarà quello di riconquistare l’interesse dei tifosi della Nazionale. Mi piacerebbe vedere la risposta già dalla partita amichevole di Bari. Sì, proprio perché c’è crisi, i giocatori devono avvertire il forte senso di orgoglio e responsabilità”. Altro che disquisire su tattiche e situazioni tecniche che passano in secondo ordine, il Conte pensiero si allarga su motivazioni che toccano l’anima, il cervello e l’orgoglio del suo gruppo. Questo è un “film” che abbiamo già visto a suo tempo e, se i risultati saranno gli stessi……!<br><br> <b>Salvino Cavallaro</b><br><br> <b></b><br><br> RomaFL0711FL0711conte-6.jpgSiNconte-«voglio-una-nazionale-orgogliosa-umile-e-cattiva»-1012946.htmSi100451001,02,03,06,07,08030542
511012949NewsCalciomercatoSogni, aspettative, realtà: i tre passi del mercato dei poveri20140902152747calciomercato,Juve,Inter,Ezequiel LavezziPochi soldi, nessun colpo “I sogni son desideri…” cantavano i topini di Cenerentola: adesso, in Italia, probabilmente questa canzoncina la cantano i dirigenti italiani in tempo di trattative. E’ finito il calciomercato, finalmente direi: dispiacerà sicuramente non vedere più con così tanta assiduità i Pedullà, Criscitiello, Di Marzio, Bonan e compagnia bella, ma non se ne poteva più: si arriva ogni anno alla fine del calciomercato sfiniti, illusi e delusi. In Italia ci sono pochi soldi, ma tanti sogni: c’ha sperato con tutte le sue forze la <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm">Juve</a> di poter prendere Falcao, ma avete mai visto un poveraccio che si compra una Ferrari? Prestito oneroso da 12 milioni (che poi è la prima rata del pagamento per un totale di 65) e 24 milioni l’anno d’ingaggi già. Abbordabile. In alternativa i bianconeri provavano a prendere il Chicarito Hernandez: timida offerta di prestito, un’estate intera di voci, arriva il Real e se lo prende con tanti saluti a tutti. Un altro sogno l’ha fatto l’<a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/inter.cfm">Inter</a>: <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/personaggi/ezequiel-lavezzi-1000161.cfm">Ezequiel Lavezzi</a>; per molti il Pocho era in arrivo qualora Guarin fosse stato cedut alla fine non se ne è fatto, ma credete davvero che un giocatore che prende il suo popò di stipendio in Francia, gioca la Champions, è spesso e volentieri titolare, lascia il Psg per una squadra che fa l’Europa League e comunque vive un momento di restauro?Sogni. Come quelli del Napoli: da anni si insegue Gonalons, poi si è passati a Lucas Leiva e alla fine Sandro, che ha preferito un club di medio-basso livello come il Qpr ai partenopei: niente soldi ok, ma appeal sempre più basso. <br><br> <br><br>Dai sogni passiamo alle aspettative: tutte più o meno rispettate. Alla fine in questo mercato, l’obiettivo di molti era perfezionare la propria squadra con innesti di qualità (low cost ovviamente) atti a dare delle alternative maggiori agli allenatori. E sotto questo punto di vista il mercato diciamo che è perfettamente riuscitla Juve ha tenuto Pogba e Vidal, ha preso Morata sperando in un Llorente-bis, due jolly come Pereyra e Romulo e un uomo d’esperienza come Evra, utile soprattutto in una difesa a 4. In avanti tutti s’aspettavano un attaccante ma, vuoi per mancanza di cash, vuoi per dar fiducia ai giovani, Marotta ha deciso di puntare su Coman. Il nuovo Pogba? Durante il mercato di Gennaio lo scopriremo.<br><br> <br><br>Benissimo la Roma: Iturbe è il colpo più fragoso di questo mercato, Cole e Keita quelli di grande esperienza, Ucan la stellina del futuro, Manolas una certezza già ora ed Holebas e Yanga Mbiwa due ottimi rincalzi. Bene anche il Milan, col <i>Nino</i> Torres, con Bonaventura alla fine, Armero e Van Ginkel, ok la Lazio con De Vrij, Parolo e Djordjevic, l’Inter con Osvaldo, Vidic, Medel, Mvila e Dodo, qualcosa in più dei soli Koulibaly e De Guzman al Napoli serviva, sempre ottima e mirata all’acquisto dei giovani la Fiorentina che prende Badelj e Kurtic, ma che punta anche su gente d’esperienza come Micah Richards.<br><br> <br><br>Eccoci però alla dura realtà: anche in questa sessione di mercato abbiamo notato che i giocatori in Italia non ci vengono. Tralasciando il discorso Falcao l’esempio di Van Ginkel salta subito all’occhi il ragazzo al Chelsea quest’anno non avrebbe giocato quasi mai. Eppure lui preferiva restare lì, a fare panchina, anziché trasferirsi in Italia, al Milan: è servita una grande opera di convincimento da parte di Mourinho, ma nelle sue intenzioni l’Italia era una seconda scelta. Altro cas per far spazio al giocatore olandese, Galliani ha venduto Cristante, gioiellino italiano. Ma siamo fuori? Cioè in un periodo in cui ci lamentiamo che non abbiamo giovani italiani li facciamo andare all’estero? Misteri del mercato.<br><br> <br><br>Obiettivamente siamo diventati l’ultima ruota del carro e il nostro campionato è diventato ormai solamente una bottega da saccheggiare per i suoi gioielli più preziosi: se ne sono andati Benatia, Immobile, Balotelli, Cerci. E noi? Noi prendiamo giocatori a fine carriera (Torres e Saviola), infoltiamo le nostre Primavera di stranieri (sia la Juve che l’Inter sabato avevano in campo appena 4 italiani), non riusciamo a prendere un giocatore, dico uno, d’un altro campionato a titolo definitivo.<br><br> In Italia c’è la crisi, soldi non ce ne sono per la nazione, figuriamoci peril calciomercat ma se provassimo a dare una mossa a questo sistema totalmente esterofilo, magari in questo nostro mercato dei poveri qualche sogno ci riusciamo a trasformarloin realtà.<br><br>C1012936RomaFL0141FL0141marotta.jpgSiNsogni-aspettative-realta-i-tre-passi-del-mercato-dei-poveri-1012949.htmSi100205001,02,03,06,07,08,09010968
521012933NewsEditorialeL`appeal del campionato italiano scivola sempre più in basso20140827162355Fiorentina,Genoa,Palermo,Lazio,Sampdoria,Roma C`era una volta il campionato più bello del mondo. Quello italiano!<br> L’interesse verso il pallone di marca italiana va sempre più scemando. La causa? Colpa della crisi economica del nostro Paese che è capace di scoraggiare l’investimento degli sponsor. Da una recente statistica risulta che ad oggi sette squadre su venti non hanno uno sponsor tecnico affisso sulle proprie magliette. Cesena, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/fiorentina.cfm">Fiorentina</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/genoa.cfm">Genoa</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/lazio.cfm">Lazio</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/palermo.cfm">Palermo</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/roma.cfm">Roma</a> e <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/sampdoria.cfm">Sampdoria</a>, a pochi giorni dall’inizio del nostro campionato non hanno ancora uno sponsor. Si tratta di un record negativo mai registrato in Italia ed è un campanello d’allarme che evidenzia in maniera netta lo scarso interesse verso un campionato privo dell’antico appeal. Che sia finito per l’Italia il tempo delle vacche grasse, lo sappiamo da almeno un decennio. Ma ciò che fa pensare e atterrire allo stesso tempo è che tale carestia si stia protraendo oltre le più pessimistiche previsioni. Il calcio è stato da sempre un mondo a parte, una sorta di cassaforte capace di respingere in maniera netta qualsiasi crisi economica legata alla situazione politica del nostro Paese. Oggi non è più così, perché la gravità di una situazione diventata davvero insostenibile si riflette anche nel mondo del pallone nostrano. E così avviene la fuga inarrestabile degli sponsor all’estero, là dove si ha una maggiore prospettiva d’interesse nell’investimento. Premier League, Bundesliga e Ligue 1 sono le più ambite, tanto è vero che ogni maglietta di questi campionati ha il suo sponsor ben in vista. Per l’Italia, invece, si verifica un trend negativo che investe tutto il sistema. Così accade che la nostra massima serie al cospetto degli altri Paesi, sia come la serie B o C. Un qualcosa che si identifica come un pallone del dio minore. Questo trend negativo non è certo da sottovalutare, anche perché è tutto il sistema calcio che dovrebbe essere riorganizzato in maniera consona ai tempi. Certo, da solo il nostro beneamato pallone non ce la può fare. Gli sforzi devono cominciare dal sistema politico italiano che fino ad oggi non è stato capace di mettere in moto una macchina organizzativa in grado di produrre più lavoro e meno tasse. E allora ci chiediamo ancora che senso abbia disquisire su dati tecnici del calcio internazionale che ci vedono declassati e in discesa senza freni inibitori. Non basta parlare e scrivere di luminari idee che possano iniziare da una cultura atta a valorizzare i nostri settori giovanili. Stadi obsoleti e mancanza perniciosa di denaro, ci fanno pensare con malinconia quando il nostro campionato era il più bello del mondo. Un profondo rimpianto che allo stato attuale delle cose ci lascia alquanto preoccupati e disarmati.<br><br> <b>Salvino Cavallaro </b><br><br> RomaFL0711FL0711pallone8.jpgSiNl`appeal-del-campionato-italiano-scivola-sempre-pio-in-basso-1012933.htmSi100451001,02,03,06,07,08030511
531012908NewsEditorialeJuventus, basta un attimo e il giocattolo si rompe20140716151031Massimiliano Allegri approda in casa Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Massimiliano Allegri</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è il nuovo allenatore della Juventus, ma i tifosi bianconeri sono in apprensione perché l’84% si dimostra a sfavore e soltanto il 16% degli intervistati pensa che sia il tecnico adatto alla Vecchia Signora. Ci sono troppe cose che conducono al pensiero che per l’ex allenatore del Milan questo approdo in casa Juventus non sia dei più facili, non solo perché eguagliare ciò che ha fatto Conte è impresa, se non ardua sicuramente difficile per chiunque, ma<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>per Allegri lo sarà ancor di più. Troppe cose lo mettono in svantaggio agli occhi dei bianconeri e le recenti polemiche contro la Juve di Conte che vinse il campionato nonostante fosse in svantaggio dal Milan di ben sette punti, non è il solo neo da sottolineare. Sì, perché oltre questo episodio c’è il suo non rapporto con Andrea Pirlo che lasciò il Milan proprio per i contrasti con l’allenatore livornese. Il regista della Juventus che si trova ancora in vacanza alle isole Baleari, ha già fatto sapere alla società bianconera che vuole delle garanzie tecniche, altrimenti andrà al Galatasaray di Cesare Prandelli, che lo accoglierebbe a braccia aperte. Allegri, intanto, ha già firmato un contratto che lo lega alla Juve per due anni, con il compenso di due milioni di euro più i premi partita. E’ lo stesso stipendio che percepiva al Milan e, al cospetto di Mancini e Spalletti che erano stati nominati quali probabili sostituti di Conte, la scelta è ricaduta su Allegri proprio perché percepisce meno dei suoi colleghi. Magra consolazione questa, per una Juventus che dovrebbe avere mire alte. Adesso, anche la campagna acquisti entra in confusione. Iturbe, che sembrava già della Juve nonostante il no secco di Conte che voleva Cuadrado e Sanchez, è stato acquistato dalla Roma per 31 milioni di euro. Al momento, dunque, l’unico acquisto è Morata, un ragazzo di belle speranze che è stato riserva del Real Madrid. Resta calda la pista Romulo e spunta l’idea Astori come centrale di difesa. Insomma, nulla è per sempre, e nel calcio men che meno. Il problema è ripartire da zero con una strada in salita, vista anche la freddezza dimostrata dai tifosi juventini nell’apprendere tutta questa storia. Un fulmine a ciel sereno in quest’estate capricciosa, che sembra fare le bizze non soltanto dal punto di vista meteorologico. Il calcio italiano, dopo il fallimento del campionato mondiale in Brasile, dimostra di essere in crisi nera, sia dal punto di vista economico ma anche come idee e progettazione. C’è molta confusione in merito, e il risultato non può essere altro che quello che abbiamo visto. In campo europeo contiamo poco e in campo nazionale esportiamo i migliori giocatori per importare delle mezze figure straniere. Vedremo cosa accadrà in casa Juve che per tre anni ha rappresentato il meglio del calcio italiano. Conte lascia la Juve probabilmente anche per la dipartita di Vidal che si accaserà al Manchester United per circa quaranta milioni di euro. E forse la chiave del discorso sta proprio in questa goccia che ha fatto traboccare il vaso. Mentre Agnelli e Marotta mettono in primis le plus valenze a beneficio del bilancio societario, Conte che è uomo di campo, ha sempre ragionato in maniera diversa. Pensiamo che le due mentalità che convergono per il bene della Juventus, non si siano incontrate perché se è vero che c’era l’esigenza di migliorare una Juve che ha dato tutto quanto era nelle sue possibilità, è altresì vero che l’orientamento della proprietà è quello di andare al risparmio sperando di ottenere il massimo da ciò che ha. Questo è successo nei tre anni della gestione di Antonio Conte, sarà la stessa cosa con la nuova gestione tecnica di Massimiliano Allegri? Ai posteri l’ardua sentenza! Intanto il giocattolo s’è rotto (anzi, l’hanno rotto?) e per ricostruirlo ci vorrà sicuramente del tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711allegri400.jpgSiNjuventus-basta-un-attimo-e-il-giocattolo-si-rompe-1012908.htmSi100451001,02,03030489
541012892NewsEditorialeUno tsunami si abbatte sul football italiano20140625202155Le dimissioni di Abete e Prandelli,conseguenti alla débâcle della Nazionale Italiana di calcio in Brasile, propone serie prospettive di rinnovamento totale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>di</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’avevamo detto e scritto lunedì 23, prima della partita contro l’Uruguay. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’unico errore? E’</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di aver costruito la Nazionale attorno a Balotelli”,</b> questo il titolo del nostro editoriale che non poteva certamente prevedere le dimissioni irrevocabili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente federale</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Abete</b>, di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Albertini</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prandelli, </b>che si tramutano in un’unica parola: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">FALLIMENTO!</b> Tuttavia, più che dare colpe specifiche a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prandelli e Balotelli,</b> che non sono certamente indenni da colpe, ci preme far riferimento ad un sistema politico e ad un progetto tecnico che ormai da troppi anni non sono più all’altezza della situazione. L’Italia del calcio è il riflesso di ciò che è un intero Paese in crisi totale di idee, di programmazione, di futuro e di uomini veri. Troppe cose davvero sono lasciate all’improvvisazione, al relativismo, e talora basta solo un effimero ed episodico risultato positivo per mascherare gravi problematiche che avrebbero bisogno di andare alla radice, piuttosto che insabbiarle in attesa di una soluzione che non arriva mai. E’ un po’ come quando ad un ammalato si prescrive la terapia del cortisone, medicina che allevia momentaneamente il problema ma non lo risolve alla radice. Così, la compagnia azzurra, partendo proprio dai vertici della Federcalcio e continuando con i responsabili tecnici, non è stata in grado di aprire pubblicamente la finestra della verità e del peso determinante che ha il sistema politico – sportivo dell’Italia, che è sbagliato e che si riflette nei gravi problemi di natura economica, sociale e di organizzazione, che attanagliano maledettamente il nostro Paese. Un po’ come dire che certi problemi politici deve risolverli il Governo Italiano e tu che appartiene al Governo dello Sport, te ne lavi le mani nella speranza che un gol, una vittoria capace di aggregare i cuori degli sportivi italiani, possa mascherare la verità. Una cruda verità racchiusa nel fatto che da anni l’Italia del pallone non coltiva più sul Settore Giovanile, che è il futuro del calcio in tutti i Paesi del mondo. Il nostro Campionato non è il più bello del mondo ormai da anni, e i risultati delle nostre squadre di club nelle competizioni europee, sono falcidiati da un andare avanti a fatica nel tentativo di coprire buchi che in realtà sono voragini. Fingere, delegare agli altri, portare avanti la filosofia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“dell’armiamoci e partite”</b> non è corretto, soprattutto in virtù del fatto che questo essere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ponzio Pilato”</b> parte proprio dall’alto. Oggi che il polverone si è alzato a dismisura, proprio nel giorno in cui tutti sono contro tutti, ci sentiamo di dire che apprezziamo sicuramente l’onestà intellettuale dell’ex Presidente Abete e anche di Cesare Prandelli nel dare le dimissioni, ma cosa sarebbe stato se l’Italia avesse passato (immeritatamente) il turno agli ottavi del campionato mondiale? Sicuramente sarebbe stato un ulteriore rimandare, un fingere su ciò che brucia sotto i nostri piedi, che è l’incapacità di prendere la situazione in pugno per risanare un pallone italiano che resta pur sempre tra le prime e significative fonti economiche del nostro Paese. Se non fossimo attanagliati da cotanta delusione, ci verrebbe pure da dire che: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Tutto il male, non vien per nuocere”.</b> Ma, se non si prendono seri provvedimenti, se chi si siederà sulla poltrona di presidente federale e sulla panchina in qualità di nuovo C.T. della Nazionale di Calcio, non farà di questo fallimento la ragione dalla quale ripartire, allora saremo sempre al punto di partenza. Dopo questa sonora batosta, non si può andare avanti senza essere né carne e né pesce, con gli errori tattici e i progetti tecnici sbagliati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Natal - Brasile -fl0711fl0711abete.jpgSiNuno-tsunami-si-abbatte-sul-football-italiano-1012892.htmSi100451001,02,03030364
551012890NewsCampionatiAlessandro Birindelli, ospite a Santa Lucia del Mela20140623161420Grande attesa a Santa Lucia del Mela,dell`ex calciatore della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il Club Juventus Doc “Gaetano Scirea”</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Santa Lucia del Mela</b>, presieduto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benedetto Merulla</b> è già in fibrillazione per l’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Birindelli</b>, ex calciatore della Juventus, della Nazionale, dell’Empoli, del Pisa e del Pescina Valle del Giovenco. Infatti, l’ex calciatore sarà presente nel piccolo ma ridente paese di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Santa Lucia del Mela</b> in provincia di Messina, il prossimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">lunedì 30 giugno.</b> Incontri estivi abituali, questi organizzati dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente Merulla</b>, il quale oltre ad essere l’emblema della juventinità che abbraccia larga parte della Sicilia del nord, è personaggio molto attento alla cura delle relazioni con la Juventus ed i suoi massimi esponenti. L’incontro con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Birindelli</b> è previsto per le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">ore 19,00</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presso l’ex Palazzo del Carcere.</b> Ad accoglierlo in una festante giornata dai palpiti bianconeri, sarà lo staff del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Club Juventus Doc di Santa Lucia del Mela</b> radunato al completo e con alto senso dell’ospitalità, una caratteristica che da sempre è connaturata alla gente luciese. Questo, non solo perché è in arrivo l’ex campione che tanto ha rappresentato per la Juventus e la Nazionale Italiana, ma perché il cuore, la passione e l’instancabile attrazione verso la Juventus, qui, a Santa Lucia del Mela, è di casa. Infatti, lo stesso trattamento, la stessa attenzione e lo stesso affetto è stato tributato anche ad altri magnifici juventini che nel tempo sono passati da questo piccolo paese dal grande cuore. Qui si mangia pane e Juventus, e di questo particolare e palpabile calore, se ne sono accorti anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moggi, Tacconi, Padovano, Storari</b> e altri autorevoli juventini che sono stati ospiti della gente di Santa Lucia. Le grandi trasferte al seguito della Juve in ogni dove, e le serate estive organizzate con l’ausilio del grande schermo nel verde parco di Santa Lucia, sono la testimonianza di quanto questo grande Club Doc bianconero di Sicilia sia particolarmente ben organizzato dai suoi responsabili. Il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benedetto Merulla</b> è il collante che focalizza le relazioni con la sede torinese della Juve di Corso Galileo Ferraris, un rapporto consolidato ormai negli anni che si prefigge l’amichevole continuità. L’incontro con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Birindelli</b>, che risponderà alle tante domande dei media e dei numerosissimi tifosi presenti, sarà moderato dai colleghi giornalisti Katia Trifirò e Mauro Sarrica. L’evento si colloca in un calendario di fittissimi incontri che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benedetto Merulla</b> tiene a promuovere con la passione di sempre, per la crescita esponenziale del suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Club Juventus Doc “Gaetano Scirea”.</b> Un obiettivo concreto da raggiungere, per un sempre migliore rapporto con la Società bianconera e, soprattutto, per accrescere l’aggregazione, la fantasia e la passione della sua gente che lo acclama, che lo incontra in piazza, per le strade, nei bar, nei ritrovi del piccolo centro messinese per parlare della loro Juve, sapere che cosa si dice, quali novità ci sono. Una pacca sulle spalle al presidente per dimostrargli l’affetto, le attenzioni e il ringraziamento della gente luciese verso chi li rappresenta in maniera emblematica. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benedetto Merulla</b> è una sorta di leader juventino della provincia di Messina e oltre, cui fare affidamento nell’organizzazione di eventi, trasferte e info che riguardano il mondo Juve. Certamente un orgoglio per questo piccolo centro di 4.755 abitanti, capace di far parlare di se in maniera positiva nonostante la grave e attanagliante crisi economica e di proverbiale mancanza di lavoro che attanaglia l’intera regione siciliana, al pari di un’Italia che meglio non sta. E’ un po’ come evadere da certi problemi che angosciano in maniera insopportabile, con la testa e il cuore verso la Juve e il pallone. Forse qualcuno non può capire, che in fondo non è magra consolazione se si combatte la crisi, le ansietà e la visione pessimistica di un quotidiano sempre più difficile, attraverso il pallone ed i personaggi juventini capaci di farti sognare. Per questo e per altro ancora, vive il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Club Juventus Doc</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Gaetano Scirea” di Santa Lucia del Mela. </b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Santa Lucia del Mela (Me)fl0711fl0711pallone8.jpgSiNalessandro-birindelli-ospite-a-santa-lucia-del-mela-1012890.htmSi100451001,02,03030424
561012885NewsCampionati«Nulla è impossibile»...se credi in quello che fai 20140619185445Parola di Claudio Marchisio 8<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Claudio Marchisio</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>, protagonista della Nazionale Italiana in Brasile, è considerato uno dei giocatori fondamentali nello schema tattico del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T. Prandelli</b>. La sua intelligenza tattica, l’eclettismo e la freschezza atletica dimostrata nella partita d’esordio contro gli inglesi, sono la garanzia affinché il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Principino”</b> della Juventus sia considerato l’asso nella manica della Nazionale azzurra. Ma adesso, inaspettatamente, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b> si presenta a noi non nella veste consueta di calciatore di grandi qualità tecniche, ma, più semplicemente, come cantante rap in un video che impazza in questi giorni sul web. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nulla è impossibile”</b> è il titolo della canzone che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio </b>canta in versione rap. La canzone nasce assieme al rapper torinese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rew, </b>e con loro hanno collaborato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roofio</b> dei <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Two Fingerz</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neroargento</b>, mentre il video è stato realizzato insieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grey Ladder</b> neonata produzione cinematografica/video. Si tratta di un bellissimo testo dedicato ai giovani, un incitamento a non mollare mai, a credere nei propri sogni e nelle proprie aspirazioni. Un bellissimo messaggio di vita in cui nel video si possono ammirare immagini della normale quotidianità di un bambino. La sua infanzia che è uguale a tanti, è fatta di fatica, di piccoli scontri, di sacrifici e di passi che, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">step by step</b>, lo avvicineranno al raggiungimento del suo sogno: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il calcio</b>. Un messaggio chiaro, forte, confortante, un’incitazione doverosa a non mollare mai, proprio in tempo di crisi nera del mercato del lavoro giovanile che deve esortare a non perdere mai la speranza. Un’idea fantastica che s’accompagna ad una novità davvero interessante da parte di chi, come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Marchisio, il “Principino”</b> campione di calcio di chiara fama, diventa messaggero di speranza. Già, la speranza e l’incitamento a non abbandonarsi mai alla deriva della sconfitta personale, perché<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">….”Nulla è impossibile”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">(se credi in quello che fai),</b> il sogno si può avverare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Parola di Claudio Marchisio 8.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711marchisio.jpgSiN«nulla-e-impossibile»-.se-credi-in-quello-che-fai-1012885.htmSi100451001,02,03030382
571012875NewsSondaggiJuventus Stadium, mania dei turisti20140605194223Lo Juventus Stadium è la seconda attrazione di Torino<BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">Che la città di Torino dopo le Olimpiadi Invernali del 2006 abbia assunto una migliore collocazione tra le città italiane culturalmente e turisticamente più avanzate, è cosa ormai risaputa. Ma ciò che ci trasmette <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Tripadvisor,</B> il sito che da anni raccoglie le recensioni su alberghi, ristoranti e luoghi d’interesse scritte da turisti o cittadini comuni, ebbene questo non potevamo certo prevederlo. Il voto popolare che ha classificato lo Stadium come seconda attrazione della città sabauda, è significativo di un fatto emotivo ed affettivo da parte di tutti i tifosi bianconeri che hanno trovato nella casa della Juventus, l’esaltazione di sentimenti che talora vanno oltre il significato stesso di una partita di calcio. Le visite allo Juventus Stadium e al J- Museum superano di gran lunga quelle della Mole Antonelliana (simbolo per antonomasia della città di Torino), Palazzo Reale e Piazza San Carlo, tre monumenti storici dei quali i torinesi vanno maggiormente orgogliosi. Ma c’è anche il Museo dell’Automobile che viene surclassato dall’interesse dei visitatori a beneficio dello Juventus Stadium. Più di centocinquantamila visitatori l’anno al Museo della Juve, tra reliquie e ricordi di una storia fatta di vittorie e scudetti, che rappresentano il 46° museo più visitato d’Italia. La curiosità è incredibile. Abbiamo visto code interminabili di turisti in attesa di entrare al Museo e poi allo Stadium, con una pazienza quasi religiosa. Aspettare il proprio turno per entrare nella casa dei sentimenti bianconeri, un’attesa che talora supera pure le due ore di pazienza. Incredibile, solo a Roma, a Firenze, a Venezia, abbiamo visto code così lunghe che vogliono arrivare a vedere affreschi, monumenti, musei che sono il vanto della cultura italiana. Eppure, sembrerebbe quasi irriverente, al cospetto di cotanta grandezza culturale, l’accostamento di uno stadio di calcio che, seppur avveniristico nella sua struttura e capace di mille emozioni, non può certo essere paragonato agli affreschi della Cappella Sistina di Roma o di altri mille storici musei italiani che trasudano di cultura viva. Ma ciò che ci viene indicato da Tripadvisor è una tendenza turistica che si pone come curiosità, capace di far vivere l’emozione legata alla storia del pallone juventino, ma anche alla visita degli spogliatoi, delle stanze in cui si effettuano le conferenze stampa e, non ultimo, il gusto unico di vivere qualche ora dentro quel campo a calpestare quel manto erboso calcato dai campioni. E poi c’è l’emozione insostituibile di vedere dal campo lo stadio. Tu al centro del prato verde ad alzare lo sguardo verso le tribune, quasi fossi tu il campione al centro dell’attenzione. E’ l’incredibile gioco della fantasia che fa volare in alto, che fa sognare, e che vale la pena di provare almeno una volta nella vita. E così, chi va a visitare lo Juventus Stadium porta nelle casse bianconere circa due milioni e mezzo di euro l’anno, al netto degli incassi derivanti dalle partite e dall’indotto portato dall’evento. Sono dati inconfutabili che lasciano davvero perplessi, soprattutto in considerazione della crisi economica che ormai da anni attanaglia il nostro Paese. Ma, evidentemente, vivere l’emozione della visita alla casa del pallone, è ritenuta meglio che viverla in qualsiasi altro posto. De gustibus non est disputandum !</SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin">Salvino Cavallaro <SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN></SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><BR><BR><BR><BR><br><br>Torino Juventus StadiumFL0711FL0711conte-6.jpgSiNjuventus-stadium-mania-dei-turisti-1012875.htmSi100451001,02,03,06030388
581012825NewsEditorialeMa che cos`è questo pazzo calcio che ci scuote anche a Pasqua 20140421193041Il calcio. Un fenomeno sociale che spesso ci fa riflettere<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Neanche il tempo di vivere serenamente il Sabato Santo, che già il pallone s’intromette con veemenza e interesse a farci stare lì, attaccati alla televisione. E allora non sai se sia giusto dare priorità alla Juve che gioca in casa con il Bologna e alla Roma che gioca a Firenze, piuttosto che ascoltare in meditazione il messaggio di Papa Francesco dal Vaticano. Ma il pallone stuzzica, è qualcosa di materiale a cui pochi si sanno sottrarre e ciascun tifoso appassionato di calcio si augura di passare una buona Pasqua soltanto se la propria squadra del cuore vince. Un pensiero che si fa preponderante, un qualcosa che ti assale irrazionalmente e che sembra quasi indefinibile, se solo pensiamo ad un interesse economico che entra solo nelle casse delle società di calcio e delle televisioni collegati al pallone che rotola in mezzo al campo. Ma che cos’è questo calcio che ci fa impazzire di gioia ed è anche capace di farti andare dall’altra parte del mondo per seguire la propria squadra? Difficile dare una spiegazione razionale, impossibile sapere cosa agisce sul nostro subconscio in maniera tale da renderci capaci di superare ogni eventuale ostacolo. Juventini che partono dalla Sicilia per andare a Lisbona per assistere alla partita di semifinale di Europa League tra Benfica e Juventus, oppure milanisti, interisti, romanisti o napoletani che si sono sobbarcati viaggi incredibili per la loro squadra del cuore. C’è, qualcosa c’è, qualcosa di inspiegabile e di indefinibile che si chiama passione, capace di farti gioire ma anche soffrire e, qualche volta, purtroppo, anche perdere la testa. Sono esagerazioni che talora, per il seguito e l’aggregazione sociale che il calcio ha, portano agli eccessi senza che ce ne accorgiamo. Ma quella palla che s’infila in porta e che ti fa urlare al gol, ebbene, quello è il momento topico, è la massima goduria che ti fa abbracciare quello che ti sta accanto anche se non lo conosci, se non l’hai mai visto prima d’ora, ma che sai che è della stessa tua squadra, e tanto basta. Un fenomeno sociale che hanno cercato di spiegare da sempre illustri sociologi e luminari della psicologia applicata al calcio. Ma, oltre a sentirci ripetere che il calcio è rappresentativo di tante frustrazioni sociali vissute nel quotidiano, non abbiamo avuto altra spiegazione degna di farci capire “perché”. E intanto, nonostante la crisi economica si tagli a fette e l’alto grado di disoccupazione è giunto ormai all’apice dell’esasperazione, i tifosi non mollano, anzi aumentano ancor di più il loro interesse per il pallone, per i propri beniamini, per la propria squadra del cuore, che vincendo ti fa sentire importante, quasi come se in campo avessero vinto loro, gli stessi tifosi a far gol. Un meccanismo mentale sconosciuto ai pochi che non amano il calcio e guardano increduli come se si trattasse di un mondo fatto di matti. E chissà se davvero non sono proprio loro a vedere con raziocinio questo calcio fatto di milioni di euro che attrae sempre di più, perché ormai ce lo propinano a mezzogiorno, al pomeriggio e alla sera tra sabato e domenica, senza pensare che gli altri giorni le varie Coppe ci impegnano anche fino a notte inoltrata. E allora, senza chiederci tanto il “perché” viviamo intensamente i nostri momenti di vita che ci piacciono e che ci fanno star bene, anche se è Pasqua o qualsiasi altra festa. Importante è rispettarsi civilmente anche se non si condivide la fede, il tifo, la passione. In fondo, il calcio dovrebbe essere anche questo; ma lo è?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNma-che-cos`e-questo-pazzo-calcio-che-ci-scuote-anche-a-pasqua-1012825.htmSi100451001,02,03030256
591012814NewsCampionatiUn cinico Torino batte il Catania in chiara crisi d`identità20140407222018Torino pragmatico e Catania che ormai non ci crede più <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A Catania abbiamo visto la doppia faccia del Torino che, passato in svantaggio già al 2° minuto per uno scivolone di Moretti che ha regalato a Bergessio l’opportunità di realizzare, ha ripreso le redini del gioco con encomiabile voglia di raddrizzare la situazione. Diciamo subito che il gioco del Toro non è stato tale da essere apprezzato dal punto di vista spettacolare, ma l’aver ottenuto il massimo risultato con il minimo sforzo lascia pensare che il processo di maturazione di questa squadra è davvero a buon punto. Ora serve continuità, consapevolezza nei propri mezzi e, soprattutto, cinismo. Quello che è mancato fino adesso al Toro di Ventura è proprio il pragmatismo nell’ottenere la vittoria, a prescindere da ogni altra cosa. Oggi, a Catania, i granata hanno capito come bisogna fare per vincere senza tante futili esteriorità di gioco. E così, pur avendo subito un gol a freddo hanno subito dimostrato di voler rimettere in sesto la partita e farla propria. D’altra parte, la fragilità di un Catania ormai destinato alla Serie B, ha in qualche modo agevolato l’impresa del Toro che, solo un anno fa, non sarebbe stato in grado di approfittare della circostanza. Ci piace la reazione del Toro, ci piace questo suo crederci, tanto è vero che pur disputando un primo tempo piuttosto scialbo, nella ripresa ha affondato i colpi andando a segno prima con Farnerud e poi con Immobile, che ha realizzato il suo 18° gol in campionato a parità di Tevez. Una rimonta che ci fa pensare a un carattere più ferreo, a un Toro più coriaceo, tenuto conto che fino a poco tempo fa chi veniva rimontato dall’avversario era proprio il Torino. Cattive notizie invece sul fronte Catania che, a seguito di questa ennesima sconfitta, si ritrova praticamente in Serie B anche se di fatto, ancora la matematica non lo condanna definitivamente. Troppi gli errori della società etnea in questo campionato, dove il presidente Pulvirenti e il vice Sorrentino devono recitare il “mea culpa” per i troppi errori di valutazione che sono stati commessi. Primo fra tutti quello di aver ceduto alcuni giocatori cardine del favoloso Catania targato 2012’13, quando ha fatto sognare l’Europa a tutti i suoi tifosi. E poi la scelta di Plasil, un giocatore che non si è mai integrato nel gioco dei rosso azzurri. Pulvirenti, a sei giornate dalla fine a pure pensato di esonerare per la seconda volta Maran, dopo averlo sostituito la prima volta con De Canio (anch’egli esonerato) e adesso con Maurizio Pellegrino, uno dei responsabili del Settore Giovanile della società etnea. Insomma, è un po’ come dire che il presidente Pulvirenti si sta rampicando sui vetri per cercare di salvare quello che ormai non è più possibile mettere a riparo. Storie di calcio, storie che non si possono raccontare come fossero le prime ad accadere e non saranno certamente neanche le ultime. Il mondo del pallone, al contrario di come si pensi superficialmente, non è davvero facile per nessuno ma è legato a fili sottilissimi che si intrecciano tra potere economico, capacità organizzative di settore e obiettivi da raggiungere. Non sempre, a causa di diverse situazioni, si creano i presupposti per non sbagliare. Oggi, col senno di poi, possiamo dire che il Presidente Pulvirenti, pur nell’apprezzabile tentativo d’investimento nella costruzione del nuovo stadio etneo, avrebbe dovuto pensare prima a potenziare quella squadra da favola che stava crescendo a vista d’occhio dopo l’operato di bravi tecnici quali, Simeone, Mihajlovic e Montella. Bisognava proseguire su quella strada, su quell’esempio, su quel lavoro, incrementando la parte tecnica con giocatori di valore, senza vendere il proprio meglio (vedi Marchese, Lodi (poi di ritorno quando ormai la frittata è stata fatta) e Gomez). Per Maxi Lopez, invece, ci sarebbe da fare un discorso a parte, ma adesso bisogna cercare di ripartire dalla Serie B, e non sarà facile. Comunque, risollevarsi dalle ceneri è un dovere per Catania città, per i suoi tifosi e per la Sicilia tutta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cataniafl0711fl0711barreto-6.jpgSiNun-cinico-torino-batte-il-catania-in-chiara-crisi-d`identita-1012814.htmSi100451001,02,03030511
601012796NewsCalcio EsteroLiga,30a giornata: il Real rischia grosso a Siviglia20140326092619Liga spagnola, atlético Madrid, real Madrid, barcellona, athletic bilbaoStasera in campo le tre bigIn campo anche la Liga spagnola, come tanti altri campionati europei, per il turno infrasettimanale valido per la 30a giornata. Nei due anticipi giocati ieri vittoria, in trasferta a Malaga, dell'Espanyol e pareggio a reti bianche dell'Athletic Bilbao sul campo dell'Elche. Incontro piacevole quello disputato a "La Rosaleda" di Malaga con i padroni di casa che non vincono tra le mura amiche da quasi due mesi in occasione della rimonta in extremis contro il Siviglia.<br>Sorride, invece, l'Espanyol di Aguirre grazie soprattutto a Sergio Garcìa e Stuani e tocca quota 40 punti con i quali ancora mantiene viva una minima speranza di raggiungere i posti che valgono l'Europa. <br>Saranno quattro gli incontri odierni, due alle 20 e due alle 22, e saranno protagoniste tutte le prime della classe. Il Barcellona dovrà dare continuità alla splendida vittoria al Santiago Bernabeu di pochi giorni fa contro il Celta Vigo di Luis Enrique, il quale, già si vocifera, potrebbe diventare il nuovo allenatore dei catalani in caso di addio di Tata Martino. Sarebbe il ritorno di una bandiera dato che Luis Enrique con la maglia blugrana ha disputato 300 partite, realizzato 109 reti e vinto 3 campionati, 2 Coppe del Re, 1 Supercoppa, 1 Coppa delle Coppe ed una Supercoppa Europea, oltre che avere allenato per tre stagioni il Barcellona B.<br>Adesso, però, deve pensare a salvare il suo Celta e deve farlo passando indenne dal Camp Nou contro un Barça che ultimamente ha stentato ma che è reduce, come detto, dall'impresa di Madrid. Non sarà semplice perché&nbsp;il Barcellona in casa è una macchina perfetta e con l'obiettivo campionato, che in caso di vittoria finale sarebbe il settimo negli ultimi 10 anni.<br>In contemporanea si giocherà Rayo Vallecano-Osasuna, due squadre che al momento festeggerebbero la salvezza ma che non possono permettersi alcun lusso visto che i punti di distacco dal Getafe terzultimo sono troppo pochi. Il Rayo è imbattuto da quattro turni (tre vittorie consecutive e un pareggio); l'Osasuna, invece, è in&nbsp; netta crisi di risultati(quattro sconfitte consecutive). <br>Alle 22, quindi, in campo, le due compagini di Madrid. L'Atletico riceverà al "Vicente Calderòn il Granada con il cuore pieno di entusiamo per essere attualmente la capolista a nove giornate dal termine. Il Granada di Luis Alcaraz è reduce dalla vittoria contro l'Elche ma in trasferta è poca cosa e in questa stagione stagione ha collezionato 7 sconfitte. Inoltre mancheranno, tra le fila degli andalusi, uomini importanti come Piti, Llori e, probabilmente, il portiere titolare, Roberto Fernández con una caviglia dolorante.<br>Sulla carta, delle tre grandi sorelle, l'impegno più arduo sarà quello del Real Madrid sul campo del Siviglia. Intanto gli uomini di Ancelotti devono superare il blocco psicologico che probabilmente si porteranno dietro dall'essere stati travolti dal Barcellona e, sicuramente, il Siviglia non è l'avversario migliore per rimettersi in marcia. Gli uomini di Unai Emery sono, infatti, reduci da 5 vittorie consecutive e dall'incredibile rimonta contro i "cugini" del Betis negli ottavi di finale d'Europa League. Improbabile che possano raggiungere la qualificazione ai preliminari di Champions visto che il quarto posto dista 9 punti.<br>Superfluo dire che il Real è obbligato a vincere perchè a questo punto della stagione due sconfitte consecutive potrebbero far perdere il treno per la vittoria finale e dovrà farlo senza poter contare su Sergio Ramos e Angel Di Maria squalificati, che saranno, presumibilmente, sostituiti da Varane e Isco.<br><br>&nbsp;<br>LIGA – Risultati 30/a Giornata<br><br>Ieri<br><br>Malaga-Espanyol 1-2&nbsp; 33'Sergio Garcia-76' Pizzi(E) - 34'Perez(M)<br>Elche-Athletic Bilbao 0-0<br><br>Oggi<br><br>Barcellona-Celta Vigo<br>Rayo Vallecano-Osasuna<br>Atletico Madrid-Granada<br>Siviglia-Real Madrid<br><br>Domani<br><br>Getafe-Villarreal<br>Real Sociedad-Valladolid<br>Almeria-Valencia<br>Levante-Real Betis<br><br>SpagnaFL0411FL0411Ancelotti41.jpgSiNliga-giornata-30-in-campo-le-tre-grandi-real-rischia-a-siviglia-1012796.htmSi100427901,02,03030376
611012755NewsCalcio EsteroLiga, 27a giornata: in campo Barcellona e Atletico20140308092716Liga spagnola, Real Madrid, Barcellona, Atlético MadridValladolid-Barcellona e Celta Vigo-Atletico madridAl via oggi la 27a giornata di Liga spagnola e subito in campo, alle 16, il Barcellona sul campo del Valladolid e all'inseguimento del Real Madrid, primo in classifica con un punto di vantaggio. I padroni di casa occupano al momento la terzultima posizione con 3 punti da recuperare per evitare la retrocessione,&nbsp;ma l'incontro odierno non agevola l'impresa considerato che il Barcellona vorrà conquistare i tre punti dopo avere subito due sconfitte nelle ultime 3 giornate<br>e che i castigliani non celebrano un successo da ben 5, collezionando 4 pareggi e una sconfitta. Anche le statistiche non aiutano il Valladolid, che ha perso&nbsp; contro i catalani negli ultimi 8 scontri diretti subendo una media di 3/4 gol a partita. <br>Alle 18 scenderanno in campo Betis e Getafe, due squadre con innumerevoli problemi. Infatti, il Getafe la settimana scorsa ha battuto un record in negativo: 11 giornate consecutive senza vincere, la striscia più lunga nel massimo campionato da parte della squadra di Madrid. Dall'altro lato i padroni di casa sperano di vedere la luce in fondo al tunnel e il passaggio del turno in Europa League e il successivo pareggio contro il Villareal potrebbero far ben sperare, anche se ci vorrebbe un miracolo per recuperare gli 11 punti che attualmente separano i betici dalla zona salvezza. <br>Alle 20 toccherà all'Atletico Madrid in quel di Vigo. Il Celta naviga a metà classifica con un rassicurante +7 sulla zona retrocessione e con un solo punto conquistato nelle ultime due giornate. La squadra di Simeone non vuole abbandonare i sogni di gloria e la scia di Real e Barça; un dato, però, è certo, nelle ultime 4 gare disputate ha vinto solo una volta e ha l'impellente necessità di tornare ai livelli di un mese fa. Simeone affiderà le chiavi dell'attacco a David Villa, dovendo rinunciare a Costa e Turan squalificati. In casa Celta è in dubbio, invece, la presenza di Rafinha reduce da un duro scontro nell'allenamento di giovedì.<br>Il "Balaìdos" porta bene all'Atletico dato che ha vinto negli ultimi due scontri diretti in terra galiziana, entrambi per 1-3, e il Celta non batte tra le mura amiche i "Colchoneros" dal 2005.<br>Infine, alle 22, chiuderanno il sabato di Liga Granada e Villareal. Dopo le sconfitte in trasferta contro Valencia e Atletico Bilbao, il Granada è scivolato al quattordicesimo posto in classifica. I biancorossi hanno segnato solo 22 gol in 26 gare e sono in crisi: hanno infatti perso cinque delle <br>ultime sei partite disputate. Ora il Granada ha appena quattro lunghezze di vantaggio sulla zona retrocessione. All'andata vinse il Villarreal, con un rotondo tre a zero. <br><br><br>Il Programma della 27a Giornata<br><br>Oggi<br><br>Valladolid-Barcellona<br>Betis-Getafe<br>Celta Vigo-Atletico Madrid<br>Granada-Villareal<br><br>Domani<br><br>Espanyol-Elche<br>Almeria-Siviglia<br>Real Madrid-Levante<br>Valencia-Atletico Madrid<br><br>Lunedì<br><br>Osasuna-Malaga<br>Real Sociedad-Rayo Vallecano<br><br><br><br><br>SpagnaFL0411FL0411simeone.jpgSiNliga-giornata-27-in-campo-barcellona-e-atletico-1012755.htmSi100427901,02,03030363
621012751NewsEditorialeTorino, «Calcio, bene comune». Europa 201520140304143226Torino 2015, capitale Europea dello sport <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"><font face="Calibri">Pasqua al Cit Turin, con il Torneo Calcistico Internazionale</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Calibri" size="3">Risorgere dalle ceneri. Torino, per anni capitale dello sport e principe dei campionati italiani di calcio, improvvisamente, all’inizio del nuovo secolo, ha rallentato, anzi fermato, la sua crescita evolutiva. Un arresto insolito per la città sabauda che, abituata a mietere consensi e attenzioni non solo di tipo industriale ed economico, si è trovata ad affrontare un’involuzione che la metteva ben al disotto delle sue reali potenzialità turistiche e culturali. Poi, le Olimpiadi invernali del 2006 l’hanno resa ancor più bella e interessante, ripresentandosi al mondo con un’immagine rinnovata di capitale dello sport, dell’arte e della cultura. Otto anni sono trascorsi dal quel 2006 e, la capitale piemontese, ha fatto davvero passi da gigante nonostante l’opacità di una crisi economica e finanziaria che falcidia tutta l’Italia. Eppure, nonostante tutto ciò appaia come un controsenso, in questi anni Torino ha migliorato ancor di più la sua immagine di raffinata città dalle mille risorse, grazie anche al coniugarsi di mondi che da sempre s’intrecciano per interesse sociale, sport ed eventi artistico –culturali. E, in quest’anno 2014, crediamo che Torino abbia raggiunto l’apice dell’attenzione mondiale, grazie anche alle società di calcio e agli Enti locali che hanno saputo unirsi nell’interesse della città. Juventus Campione d’Italia e poi il Torino che finalmente occupa una posizione importante in Serie A, dopo lunghi anni trascorsi nell’anonimato. Al contempo si sono moltiplicate le attenzioni dei rispettivi assessorati alla cultura, del Comune di Torino, della Regione e della Provincia che, nel promuovere eventi artistici e culturali d’indubbio interesse sociale, hanno dovuto affrontare delle difficoltà di natura economica. Di questo, ne diamo atto pubblicamente con un plauso. E così sull’onda della crescita culturale sabauda, anche lo sport e il calcio dilettantistico in particolare, hanno incrementato le proprie iniziative diventate ormai eventi internazionali, a scopo di migliorare i contatti e le relazioni tra Torino, l’Italia e l’Europa. A questo proposito ricordiamo che Torino sarà la capitale Europea dello Sport 2015, un evento importante cui si collegano innumerevoli iniziative sportive e culturali della città della Mole Antonelliana. Tra queste c’è il Torneo Calcistico Internazionale “Torino, Calcio Bene Comune” Europa 2015 organizzato da una tra le più importanti società di calcio dilettantistiche di Torino. L’Associazione Sportiva Dilettantistica Cit Turin LDE<strong>,</strong> infatti, in occasione delle iniziative sportive che accompagnano e sostengono il cammino intrapreso dalla Pubblica Amministrazione Torinese verso il 2015, organizza presso il proprio impianto sportivo di Corso Ferrucci in Torino, una Rassegna di Calcio Internazionale Giovanile intitolata, appunto, “Torino, Calcio Bene Comune” Europa 2015. L’evento che si svolgerà dal 18 al 21 Aprile prossimo, sarà riservato alle categorie Piccoli Amici 2006-2007, Pulcini Primo Anno 2005, Pulcini Secondo Anno 2004, Pulcini Terzo Anno 2003, Esordienti 2001 – 2002, Giovanissimi 1999 – 2000 e Allievi 1997 – 1998<strong>.</strong> Una grande festa dello sport che vuole anche essere un momento d’incontro e confronto culturale tra giovani atleti e ragazzi provenienti da altre località italiane ed europee. Basti pensare che gli inviti della società torinese Cit Turin sono stati inoltrati a società di calcio della Svizzera, del Galles, della Francia,<strong> </strong>della Germania e poi anche in Sicilia, (Milazzo (Me) è tra le<strong> </strong>società invitate) in Puglia e in Sardegna. Una cornice d’incontri assolutamente interessanti che sviluppano il processo di crescita dei ragazzi, mentre migliorano i rapporti e le relazioni fra popoli di diversa cultura e scuole di tipo&nbsp;calcistico – sociali. Siamo davvero orgogliosi di tanta splendida organizzazione da parte della Società di Calcio Cit Turin, da tutti i suoi membri dirigenziali, di volontariato e,<strong> </strong>soprattutto, del suo Presidente Angelo Frau, capace di dare un esempio di crescita concreta, competenza di settore e organizzazione, nel mondo riservato al calcio e all’educazione dei giovani dilettanti del pallone. Già, il pallone, ancora una volta ci fa pensare alla metafora legata alla vita, dove non c’è solo la facciata negativa di una medaglia che spesso avvilisce per cattivi esempi e comportamenti da condannare, ma ci sono anche le passioni, gli incontri, le relazioni, la crescita sociale e le emozioni che restano pur sempre il significato profondo della vita. Quattro giorni di grande festa, di scambi culturali, di auguri pasquali attorno ad un campo di calcio, dove il pallone resta pur sempre l’attrazione primaria non solo dei bambini ma anche degli adulti.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br>fl0711fl0711torino-2015,-capitale-europea-dello-sport.jpgSiNtorino-«calcio-bene-comune»-europa-2015-1012751.htmSi100451001,02,03030309
631012736NewsCampionatiSanremo, step by step. Tra intenso lavoro e grandi emozioni20140224214820Dal nostro inviatoE’ stataLunedì, 17 febbraio 2014<br><br> Da Torino a Sanremo un viaggio in treno che rispecchia l’Italia di oggi, tra canzoni spensierate, vip che sono l’attrattiva vera, profumatissimi fiori, tanta esteriorità e poi…..l’altra faccia, quella reale, fatta di crisi nera che si taglia a fette e di una rete ferroviaria che è l’emblema della negatività di questo nostro Paese. L’ormai celebre frana di Andora in provincia di Savona, ha tagliato fuori dal mondo Sanremo. In attesa che la linea venga ripristinata, ho pensato di partire da Torino Porta Nuova alle 6,25 in treno fino a Ventimiglia, facendo un percorso diverso dal solito, passando tra le montagne del Col di Tenda tra splendidi pendii e paesaggi mozzafiato che s’intersecano tra terre piemontesi, francesi e poi finalmente la Liguria. Arrivato a Ventimiglia prendo un pullman per Sanremo. Non ho molto tempo a disposizione, perché la prima conferenza stampa del festival è prevista alle 12,30 d oggi. Fabio Fazio, Luciana Littizzetto e tutto lo staff dirigenziale della Rai di Roma non aspettano, anche perché alle 14,30 ci sono le prove e i preparativi fervono a ritmi incessanti. Sale la febbre della prima serata della canzone di Sanremo, prevista per domani 18 febbraio. Mi reco subito all’ufficio stampa della Rai per ritirare il mio accredito e il pass con tanto di foto, che garantisce la mia iscrizione all’Ordine dei Giornalisti e il conseguente libero accesso alle conferenze indette presso la sala stampa “Lucio Dalla” del Palafiori di Sanremo. Un privilegio, visto i ferrei controlli e gli sbarramenti forse eccessivi del personale preposto alla sorveglianza. Bene, dopo avere esaurito le pratiche di rito, arrivo in tempo per la prima conferenza stampa che precede il dì di festa che corrisponde alla prima serata del festival sanremese. Una Kermesse che tantissimi italiani guardano, ma nessuno, o quasi, ha il coraggio di rivelarlo per non so quale pudore. Quasi fosse un qualcosa che ti fa apparire classicamente sorpassato e dai gusti canori non più alla moda. E invece no! Perché il festival di Sanremo 2014 riserva una serie di cantanti, di ospiti d’onore e di personaggi pubblici che attizzano la curiosità di tutti, anche dai giovani. Laetitia Casta, Cat Stevens, Raffaella Carrà saranno ospiti nella prima serata e, a seguire dalla seconda serata in poi, sarà la volta di Claudio Baglioni, Franca Valeri e Rufus Wainwright, Renzo Arbore, Damien Rice, Enrico Brignano, Paolo Nutini, Gino Paoli, Ligabue, Maurizio Crozza e Stromae. E, mentre monta subito la polemica per la presenza di Grillo fuori o dentro l’Ariston e i presunti testi blasfemi di Rufus Wainwright nel mirino dell’associazione telespettatori cattolici Aiart per una canzone del 2005 dal titolo “Gay Messiah”, ci sarà probabilmente una protesta davanti ai cancelli di viale Mazzini a Roma. Vedremo cosa accadrà e, soprattutto, appureremo strada facendo se ci saranno delle defezioni dell’ultimo momento o se effettivamente ci sarà il sale necessario per fare discutere l’opinione pubblica. Ah, dimenticavo la cosa che dovrebbe essere la più importante, ma che invece sembra passare in secondo piano: sono i cantanti un gara. Tra i campioni, Antonella Ruggiero, Arisa, Cristiano De Andrè, Francesco Renga, Francesco Sarcina, Frankie Hi NRG MC, Giuliano Palma, Giusy Ferreri, Noemi, Perturbazione, Raphael Gualazzi e The Bloody Beetroots, Renzo Rubino, Riccardo Sinigallia, Ron. Otto saranno le nuove proposte: Veronica De Simone, Rocco Hunt, Bianca, Diodato, Vadim, Zibba, The Niro, Filippo Graziani. Soltanto uno di loro coronerà il sogno di vincere il festival di Sanremo giovani, scrollandosi di dosso il fardello della’anonimato. A domani amici, il palco del teatro Ariston di Sanremo è pronto, vediamo cosa accadrà.<br><br> Martedì, 18 febbraio 2014<br><br> E’ il giorno dell’inizio del festival di Sanremo ma la sensazione è che sia all’insegna della crisi. A poche ore dall’inizio della Kermesse canora più nota d’Italia, avverto la tipica atmosfera festivaliera che l’ha caratterizzata negli anni passati. Tuttavia, gli alberghi hanno prenotazioni in netto calo e tra le strade neanche i vip si fanno vedere, perché preferiscono stare rinchiusi tra le mura della propria stanza d’hotel fino a poche ore prima di calcare il palco dell’Ariston. La crisi economica investe anche la canzone più popolare d’Italia, meno discografici e meno produttori. I turisti preferiscono fare soggiorni brevi e fanno registrare un calo di presenze del 20-30%. Stasera sarà ospite d’onore Laetitia Casta, bella, affascinante, ma di poche parole. In sala stampa si è detta felice di ritornare a Sanremo, grazie alla grande amicizia che ha da anni con Fabio Fazio. Ad aprire la gara dei big, questa sera sarà Arisa, a seguire Frankie Hi Nrg Mc, Antonella Ruggiero, Raphael Gualazzi, Cristiano De Andrè, i Perturbazione e Giusy Ferreri. Tra gliospiti anche Raffaella Carrà, Ligabue con un omaggio a Fabrizio De Andrè, Yussuf Cat Stevens e, infine, come dicevamo, Laetitia Casta. Inizia dunque il 64° festival di Sanremo, tra attese, polemiche e, soprattutto, tanta crisi economica.<br><br> Mercoledì, 19 febbraio 2014<br><br> Mi trovo al Palafiori “ Lucio Dalla”, la sala stampa di Sanremo dove scrivo i miei pezzi. Le conferenze stampa si susseguono a ritmi incessanti, ma è interessante lavorare assieme a numerosissimi colleghi giornalisti accreditati al festival. Sono qui a commentare la prima serata del festival e dico che ne sono successe davvero di tutti i colori. Dramma e bellezza si intersecano all’apertura ufficiale della kermesse della canzone. Mentre Fazio mette in evidenza la bellezza perduta da un’Italia che invece di essere valorizzata viene sistematicamente bistrattata, due operai disperati minacciano di buttarsi dalla galleria. Grillo fa un “comizio” davanti all’Ariston e urla critiche e offese contro i giornalisti, la Rai, il Governo e chi gli passa per la mente. Poi lo show di Ligabue che ricorda Fabrizio De Andrè in un classico testo dialettale ligure e poi la Casta e la Carrà danno un tocco di classe alla serata. Ma la sensazione è che questo festival sia più attento allo show degli artisti ospiti, piuttosto che ai cantanti e alle canzoni in programma. Un inizio shock dunque nella prima serata di questo festival che passerà alla storia come quello caratterizzato da crisi profonda e lancinanti polemiche. Intanto penso a quello che succederà questa sera nel corso della seconda serata. Tra i big canteranno Francesco Renga, Giuliano Palma, Noemi, Ron, Riccardo Sinigallia, Francesco Sarcina e Renzo Rubino, mentre tra le nuove proposte: Diodato, Filippo Graziani (figlio di Ivan Graziani), Bianca e Zibba. Sul palco anche gli ospiti, Claudio Baglioni, Rufus Wainwright, Franca Valeri e Claudio Santamaria.<br><br> Giovedì, 20 febbraio 2014<br><br> La seconda serata del festival è stata caratterizzata dallo share in calo. Rispetto alla prima serata si sono registrati 2 milioni di spettatori in meno. Il 18% del pubblico televisivo, infatti, ha preferito vedere la partita di Champions League Milan – Atletico Madrid che era data in chiaro su Canale 5. Sul palco dell’Ariston si respira aria retrò e tanta nostalgia che si manifesta attraverso le performance delle gemelle Kessler, di Claudio Baglioni e Franca Valeri. Poca attualità e pochi personaggi contemporanei. Intanto si intensificano le conferenze stampa con grande frenesia. Si comincia alle ore 11,00 con Francesco Renga, il 45enne cantante che appare molto loquace e attento alle domande dei giornalisti presenti. Poi, subito dopo, a mezzogiorno, nella sala stampa “Lucio Dalla”, inaspettatamente si è presentata Luciana Littizzetto. E’ stata una gradita sorpresa. Personalmente non avevo dubbi sulla sua professionalità, ma sono stato sorpreso dalla sua arguzia e intelligenza nel toccare tematiche talora anche profonde. Nel pomeriggio, Raphael Gualazzi, Ron, Rubino, Frankie Hi –NRG MC e Zibba si sono avvicendati in conferenza stampa. Quello che noto è che man mano che si avvicina la sera della finale del festival, aumenta l’ansia e l’adrenalina tra cantanti, autori, discografici e media è davvero alle stelle. La gente stessa che staziona giorno e notte davanti al teatro Ariston per vedere gli artisti, sembra attendere con fretta spasmodica l’ultima serata per conoscere l’epilogo di questo festival 2014. Ma, intanto, ci apprestiamo ad assistere la terza serata e vediamo cosa ci riserveranno Fazio e la Littizzetto. Per quanto mi riguarda, devo segnalare con mia grande soddisfazione, di essere stato estratto a sorte per assistere alla quarta serata del festival, proprio all’interno del teatro Ariston che ho sempre sognato fin da bambino. Sarà sicuramente un’emozione particolare che avrò senz’altro modo di raccontare in seguito. Un caro saluto, cari amici.<br><br> Venerdì, 21 febbraio 2014<br><br> La terza serata del festival ha evidenziato ancora un calo di ascolti. Nell’aria affiora un certo nervosismo e la polemica sulla lunghezza del festival che appare sempre più attento alle parole, alla riflessione, a momenti filosofici e all’attenzione verso gli ospiti, va a discapito della kermesse canora. Persino Fabio Fazio, tacciato di buonismo, ha perso la pazienza e la sua proverbiale compostezza rispondendo: “Non voglio più sentire parlare di buonismo, mi sono rotto le palle”. E’ un po’ come dire che il conduttore si è permesso la mezza parolaccia per significare una costante pressione mediatica che talora risulta davvero eccessiva. Qualcuno ha nominato questo festival “Che Sanremo che fa”, quasi a volere significare una replica della fortunata trasmissione televisiva di Fazio “Che tempo che fa”, Questa similitudine non è stata accettata di buon grado, perché il contesto è totalmente diverso. Intanto, il carrozzone chiamato festival di Sanremo procede tra polemiche ma anche tra mille curiosità. Questa sera è previsto l’omaggio alle canzoni d’autore della musica italiana. Tanti grandi ospiti che canteranno assieme ai big di Sanremo, tra cui Riccardo Scamarcio, Kekko dei Modà, Fiorella Mannoia, Alessio Boni, Alessandro Haber e altri si avvicenderanno a evocare i classici brani scritti da Franco Battiato, New Trolls, Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Edoardo Bennato, Zucchero, Pino Daniele, Enrico Ruggeri, Ivano Fossati, Francesco De Gregori, Domenico Modugno, Giorgio Gaber, Claudio Lolli, Lucio Dalla. Un grande evento emozionante, da non perdere. Io ci sarò. Sì, sarò presente al teatro Ariston e domani vi racconterò le mie emozioni.<br><br> Sabato, 22 febbraio 2014<br><br> Fila 5 posto 13. E’ la mia poltrona prenotata dalla Rai, a beneficio della stampa al teatro Ariston di Sanremo, per seguire la quarta serata del festival. Ma quanta emozione! Ciò che per anni avevo seguito e anche immaginato di quel mitico teatro, adesso posso vederlo in tutto il suo splendore. Il mio pass da giornalista ha fatto sì che si spalancassero le porte dell’Ariston. Chi l’avrebbe mai detto, io inviato a Sanremo al seguito del festival ho avuto modo di assistere alla Kermesse della canzone più importante d’Italia. Ma veniamo alla cronaca. E’ stata la serata dedicata agli autori italiani, da Bindi a Tenco, da De Andrè a Battiato, da Domenico Modugno a Giorgio Gaber. Intanto si apprende che Riccardo Sinigallia è stato escluso dalla competizione perché il suo brano “Prima di andare via” non risulta inedito, in quanto è stato eseguito in pubblico prima della sua partecipazione al festival. Poi l’esito delle nuove proposte. Ha vinto il 19enne salernitano Rocco Hunter, un ragazzo semplice capace di piangere a dirotto dopo avere appreso la sua vittoria. Il cantante rap che ha presentato “Nu juorno buono”, ha colpito tutti per la sua spontaneità ma, soprattutto, per il testo impegnato che parla del tessuto sociale meridionale e, più precisamente, di quella che è la realtà della sua terra campana, così piena di contraddizioni, fragilità senza fine e orgoglio da vendere. Una terra afflitta da mille problemi sociali, ma che appare bella più che mai nella speranza di un futuro migliore, che i giovani come Rocco Hunter desiderano urlare al mondo intero. Il ragazzo ha convinto per il genere musicale, il ritmo rap e la simpatia dettata anche dalle belle parole espresse verso la sua famiglia che con tanti sacrifici l’ha fatto crescere. Il papà netturbino e la mamma di Rocco erano presenti all’Ariston e hanno gioito piangendo insieme sul palco dopo la vittoria. Un ragazzo sveglio, sicuro di se, che ci ha fatto riflettere su un tema che è lontano dalle mille banalità talora espresse in musica per convenienza commerciale. Intanto il festival si accinge ad aprire il sipario per l’ultima serata, quella più attesa, quela che sancirà il vincitore tra i campioni in gara a Sanremo 2014.<br><br> Domenica, 23 febbraio 2014<br><br> E’ finito. Il festival di Sanremo 2014 ha chiuso i battenti. Cala il sipario dell’Ariston e anche la sala stampa “Lucio Dalla” chiude le sue porte. Ha vinto la cantante Arisa con la canzone “Controvento”, confermando quelle che erano state le previsioni della vigilia. In sala stampa ho provato un po’ di tristezza quando, salutando alcuni colleghi diventati poi cari amici, ci siamo ripromessi di rivederci presto. Abbiamo vissuto e insieme condiviso una lunga settimana fatta di continue conferenze stampa, di polemiche, di interviste, di resse per arrivare prima a fotografare il cantante proposto e poi scrivere il pezzo da inoltrare in redazione. Tanti sono stati i momenti di stanchezza, ma altrettante sono state le soddisfazioni di un lavoro talora difficile ma gratificante. Fazio, la Littizzetto, Pif e quanti si sono presentati giornalmente in sala stampa per la conferenza, ritornano a casa, proprio come noi che riprendiamo le nostre abitudini di sempre attraverso il quotidiano scrivere sul web. “Ciascuno in suo pensier farà ritorno” scriveva Giacomo Leopardi nel suo “Sabato del villaggio”. Anch’io ritorno a casa di mattino presto, attraversando le strade di una Sanremo ancora sonnolenta, vista la grande nottata senza fine della finale del festival. Ristoranti, bar e pizzeria sembrano riposare dopo tanti giorni di lavoro. Io riprenderò a scrivere di calcio, in fondo quella è la mia vera radice giornalistica. Per una settimana sono stato prestato alla canzone come inviato a Sanremo al seguito del festival. Una bellissima esperienza che non dimenticherò mai per tante situazioni che hanno sicuramente migliorato e allargato la mia conoscenza giornalistica e il mio percorso letterario. Il pallone e la canzone. Due mondi apparentemente diversi che in fondo si somigliano per la loro centralità mediatica. Ritorno dunque a casa ancora in treno, così come ho fatto all’andata. E, mentre guardo fuori dal finestrino lo scorrere veloce delle case tra aperte campagne e strade polverose, ripasso mentalmente il film di una settimana fatta di canzoni, serate interminabili di attenzioni, curiosità ed emozioni intense. Ma anche i visi dei miei compagni di viaggio giornalistico mi appaiono, come fossero ormai diventati parte di me. Arrivederci Sanremo, al prossimo anno!<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br>C1012317adm001adm001100_0983.jpgSiNsanremo-step-by-step-tra-intenso-lavoro-e-grandi-emozioni-1012736.htmSi100075701,02,03,07030392
641012634NewsCalcio EsteroLiga,19a giornata: Atletico e Barcellona alla resa dei conti20140111112527Liga Spagnoa, Barcellona, Atlético MadridUn argentino sarà campione d`inverno: Simeone o Martino?Iniziata ieri la 19a gornata di Liga spagnola e subito spettacolo e valanga di gol in quel di Granada. Dopo due sconfitte consecutive gli andalusi sfruttano il fattore campo e distruggono con un rotondo 4-0 un disastroso Valladolid. A firmare le reti della compagine dell'italiano Pozzo ci pensano Murillo, Recio(2) ed El Arabi, condannando, così, gli avversari ad una crisi profonda dato che non vincono da più di un mese ed occupano attualmente la terzultima posizione.<br>Quattro gli incontri che si disputeranno oggi in quella che si preannuncia una giornata indimenticabile e, in parte, decisiva. Iniziamo con ordine.<br>Si parte con Athletic Bilbao-Almeria. I baschi tornano al Nuovo San Mamés, laddove sembrano imbattibili, ed hanno immediatamente l'occasione di riscattare la sconfitta nel derby contro la real Sociedad subita la la settimana scorsa. Dal canto suo, l'Almeria, è reduce dal pareggio a Santander negli ottavi di Coppa e non vorrà recitare il ruolo di vittima sacrificale. Ma la "legge del San Mamès" e i cinque ultimi precedenti non parlano a favore degli andalusi; 4 vittorie per<br>i "Leoni" di Bilbao ed una per l'Almeria.<br>Alle 18 al "Balaìdos" si affronteranno Celta Vigo e Valencia. L'11 di Luis Enrique è attualmente terzultimo, proprio in compagnia del Valladolid, e il Valencia&nbsp;ottavo e con&nbsp;un nuovo allenatore, Pizzi, che sembra avere portato la fiducia che è mancata durante tutto il girone d'andata. Il Celta, se vuole conquistare facilmente la salvezza, deve migliorare il rendimento casalingo, è chiaro che 7 punti in 9 incontri casalinghi non sono sufficienti per evitare sofferenze.<br>Bisognerà aspettare qualche partita in più per iniziare a dare un giudizio sul nuovo Valencia di Juan Antonio Pizzi, che comunque è reduce da una vittoria in campeonato e dal pareggio interno negli ottavi di Coppa del Re contro l'Atletico Madrid. Una curiosità: si ritroveranno in campo dopo la bellezza di quasi 18 anni Luis Enrique e Pizzi, che furono compagni di squadra nel 1996 tanto nella Nazionale spagnola come nel Barcellona che fu di Bobby Robson.<br>Alle 20 il big-match Atletico Madrid-Barcellona. Comunque vada, un argentino sarà campione d'inverno; o Simeone o Martino. Una sorta di resa dei conti tra le due assolute dominatrici del<br>campionato e con un Real Madrid poco distante a fare da terzo incomodo. Numeri a dir poco impressionanti: 49 punti frutto di 16 vittorie, un pareggio ed una sconfitta. Simeone, per l'occasione, potrà schierare la formazione migliore con i vari Costa, Villa, Koke ed Arda Turan sulle fasce e con Gabi e Tiago in mediana. Per Martino il dubbio ha un nome solo, Messi. Difficile dire se l'argentino giocherà dal primo minuto visto che è appena rientrato dall'infortunio.<br>Infine alle 22, chiuderà il sabato di Liga, Elche-Siviglia. Due squadre dagli stati d'animo completamente differenti. Scarso stato di forma l'Elche, che negli ultimi quattro incontri ha <br>rimediato quattro sconfitte consecutive. La matricola Elche attualmente si trova ad un punto di distanza dalla zona retrocessione. Tutt'altro discorso per il Siviglia, che ha iniziato benissimo il nuovo anno con una grandissima vittoria contro il Getafe e, più in generale, è reduce da cinque vittorie negli ultimi sei incontri disputati. <br><br><br>LIGA – Risultati 19/a Giornata<br><br>Venerdì<br><br>Granada-Valladolid 4-0&nbsp; 12'Murillo-22'-54'Recio-78'El Arabi<br><br>Sabato<br><br>Athletic Bilbao-Almeria<br>Celta Vigo-Valencia<br>Atletico Madrid-Barcellona<br>Elche-Siviglia<br><br>Domenica<br><br>Getafe-Rayo Vallecano<br>Real Betis-Osasuna<br>Espanyol-Real Madrid<br>Levante-Malaga<br><br>Lunedì<br><br>Villarreal-Real Sociedad<br><br>SpagnaFL0411FL0411diegocosta.jpgSiNliga-giornata-19-atletico-madrid-barcellona-alla-resa-dei-conti-1012634.htmSi100427901,02,03010299
651012615NewsCalcio EsteroLiga,16a giornata: l`Atletico centra l`8a vittoria casalinga20131216100434Liga spagnola, Barcellona, Real Madrid, Atlético MadridDoppietta di Diego Costa e l`Atletico schianta il ValenciaDomenica di Liga spagnola tutta a tinte bianco-rosse dell'Atletico Madrid di Simeone, che schianta con un rotondo 3-0 il Valencia. Successo che matura nel secondo tempo, dopo una prima frazione di gioco all'insegna dell'equilibrio e del nervosismo, grazie alle reti siglate da Raul Garcia e Diego Costa(2); quest'ultimo fallisce uno dei due calci di rigore avuti a disposizione. Per il brasiliano naturalizzato spagnolo due reti che valgono l'aggancio, in testa alla classifica dei marcatori, a Cristiano Ronlado. L'Atletico centra così l'ottava vittoria su 8 incontri casalinghi e raggiunge nuovamente il Barcellona sul gradino più alto ma con un gol in meno all'attivo.<br>Nelle altre tre gare disputate ieri, pari tra Siviglia e Athletic Bilbao per 1-1 con i due gol nei primi sei minuti di gioco. Gara giocata soprattutto a centrocampo e con una unica clamorosa occasione sul finire del primo tempo per un penalty concesso ai baschi per un fallo di mano di Bacca. Susaeta, però, sbaglia clamorosamente.<br>Riscatto della Real Sociedad che affonda il Betis Siviglia con un perentorio 5-1 e si rilancia verso le zone nobili della graduatoria, sesta e a soli 4 punti dai "cugini" dell'Athletic. Prosegue, invece, la crisi infinita del Betis Siviglia che resta sempre più ultimo in classifica. <br>Infine, 0-0 e poche emozioni tra Almeria ed Espanyol. Pochissime azioni offensive da una parte e dall’altra ma con una possibilità per l’Almeria di segnare&nbsp; con un calcio di rigore assegnato per fallo dell’ex Udinese Torje. Verza tira e segna ma l’arbitro fa ripetere per invasione dell’area; sul secondo tiro il centrocampista tira fuori. Nel finale la gara s’infiamma e il tecnico dell'Almeria, Rodríguez, viene espulso.<br>Si arichivierà stasera la 16a giornata al "Jose Zorrilla" con l'incontro tra Valadolid e Celta. I castigliani sono attualmenti penultimi e non vincono dal 25 ottobre(in trasferta), mentre in casa non vincono, addirittura da agosto, e collezionando, poi, 3 pareggi e 3 sconfitte. La curiosità è che il risultato&nbsp;più gettonato in casa del Valladolid è il 2-2, che è arrivato in 3 degli ultimi 4 incontri e che non aiuta la posizione del traballante Ignacio Martinez.<br>Tutto il contrario, invece, per il Celta che sarebbe felice se potesse giocare sempre in trasferta (3 vittorie).<br><br>LIGA – Programma 16/a Giornata<br><br>Venerdì<br><br>Levante-Elche 2-1&nbsp; 25'Sapunaru(E) - 41'-80'Barral(L)<br><br>Sabato<br><br>Osasuna-Real Madrid 2-2&nbsp; 17'-40'Riera(O) - 45'Isco-80'Pepe(R)<br>Rayo Vallecano-Granada 0-2&nbsp; 35'Rico-89'Riki<br>Barcellona-Villarreal 2-1&nbsp; 30'-68'Neymar(B) - 48'Musacchio(V)<br>Malaga-Getafe 1-0&nbsp; 75'Santa Cruz<br><br>Ieri<br><br>Almeria-Espanyol 0-0<br>Real Sociedad-Real Betis 5-1&nbsp; 6'-68'Aguirretxe-55'Ansotegi-62'Griezmann-85'Xavi Prieto(Rs) - 19'Molina(Rb)<br>Siviglia-Athletic Bilbao 1-1&nbsp; 4'Moreno(S) - 6'Susaeta(A)<br>Atletico Madrid-Valencia 3-0&nbsp; 59'-81'Diego Costa-63'Raul Garcia<br><br>Oggi<br><br>Valladolid-Celta Vigo<br><br>CLASSIFICA<br><br>1)Barcellona 43<br>2)At.Madrid 43<br>3)Real Madrid 38<br>4)At.Bilbao 30<br>5)Villareal 28<br>6)Real Sociedad 26<br>7)Getafe 23<br>8)Siviglia 23<br>9)Valencia 20<br>10)Granada 20<br>11)Levante 20<br>12)Espanyol 19<br>13)Elche 17<br>14)Malaga 17<br>15)Celta 15<br>16)Osasuna 14<br>17)Rayo 13<br>18)Almeria 13<br>19)Valladolid 12<br>20)Betis 10<br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>SpagnaFL0411FL0411diegocosta.jpgSiNliga-giornata-16-atletico-batte-valencia-diego-costa-due-reti-1012615.htmSi100427901,02,03010233
661012610NewsCampionatiTorino, giochi finalmente da squadra20131209205648torinoLa squadraAdesso il Toro sembra aver capito finalmente l’importanza di giocare da squadra. La partita disputata all’Olimpico di Torino contro la Lazio, si è rivelata importante non soltanto nel risultato di 1 a 0 a favore dei granata ma, soprattutto, si è resa essenziale nell’aver messo in evidenza il gioco e la crescita esponenziale della squadra di Ventura. Già da qualche partita, avevamo visto alcuni progressi nella mentalità e nel gioco, apparso mai improvvisato da parte della squadra. Ma, prima di porlo in analisi, volevamo avere la conferma di quanto palesato nelle trame di gioco delle partite precedenti contro Catania e Genoa. A decidere la sfida con la Lazio di Petkovic è stato il gol di Glik al 19’ del primo tempo. Una vittoria che vale il settimo posto in classifica e lascia sperare per un futuro più roseo. La squadra di Ventura sembra aver capito l’importanza di unirsi all’unisono quando necessita difendere il risultato e portarlo alla fine. Infatti, dopo aver chiuso un primo tempo con piacevoli ed apprezzabili giocate di squadra, i granata hanno saputo contenere nel secondo tempo gli attacchi di Hernanes, Lulic e Floccari che, pur sfiorando il gol ripetutamente non hanno centrato mai la porta. E’ lo spirito di squadra che è piaciuto del Toro, mentre i biancocelesti laziali mostrano tutta la crisi di gioco e di risultati che mettono a serio rischio la panchina di Petkovic. Sembra irriconoscibile la squadra del presidente Lotito. I motivi? Forse da ricercarsi all’interno dello spogliatoio. Per quanto riguarda il Toro, invece, è necessario proseguire con continuità ed equilibrio, una mentalità di gioco appagante che non può disperdersi nel nulla.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp; <br><br>C1012317FL0711FL0711barreto-6.jpgSiNtorino-giochi-finalmente-da-squadra-1012610.htmSiT1000099100451001,02,03,09030567
671012599NewsCampionatiCatania, peggio di così non si può20131125172610cataniaIl periodo AAA cercasi disperatamente il Catania: nessun annuncio erotico o immobiliare, soltanto un allarme che dura ormai da tutta questa stagione. Il periodo di crisi attraversato dai rossazzurri continua, nonostante il cambio d'allenatore, e, probabilmente, contro il Torino si è toccato il fondo: una squadra a tratti inguardabile, fantozziana in difesa e umiliata da un avversario incontenibile e in versione Tiqui Taqua. Peccato che gli etnei non giocavano contro il Barcellona, bensì con una squadra che comunque non va oltre metà classifica. Tanti meriti a Ventura e Co ok, ma è come se i granata hanno giocato contro nessuno: il Catania non c'era e francamente troviamo difficile riuscire a trovare qualcosa da salvare nel match di ieri; male la difesa, male il centrocampo, spuntato l'attacco: il primo gol di Leto non può di certo consolare o allietare la giornata. La vita è fatta di confronti e, quello tra il Catania di quest'anno e quello degli anni passati fa impallidire: la squadra non gira, non ha carattere, non ha solidità, manca di fantasia e idee, e le rare occasioni da gol sono frutto d'un gioco confuso e senza un filo logico. Il pesce, come si suol dire, puzza dalla testa però: ergo, se la squadra fa figure così imbarazzanti la colpa è un pò di tutti. Innanzitutto la società: l'avvento di Cosentino al posto di Salerno è stato accolto sin da subito dalla piazza con scetticismo. Previsioni confermate in pieno: a cominciare dal calciomercato. E' stato ceduto il Papu Gomez per un pezzo di pane e non è stato trovato un adeguato sostituto, capace di fare la differenza come lui: la stessa identica cosa è successo per Lodi, esiliato a Genova per motivi extracalcistici, impossibile da sostituire in Sicilia però da nessuno dei giocatori attualmente presenti in rosa. A questo si aggiunge la partenza di Marchese e l'acquisto di giocatori non all'altezza come Tatchsidis (un motivo ci sarà se solo Zeman era capace di preferirlo a De Rossi), Guarente, Biraghi, Monzon e Peruzzi, preso infortunato. Il cambio d'allenatore poi, non sembra esser stata una genialata: lasciando stare la scorsa stagione, quest'anno si è visto un pò di gioco solo nelle prime partite dove c'era lui alla guida. C'era un'idea di gioco almeno: con De Canio invece spesso e volentieri si perde il senso tattico della squadra. Ieri, dopo il 2-0, le due sostituzioni hanno dato ancora più confusione ad una squadra che non riusciva più a raccapezzarsi; gli errori dei singoli (Le Grottaglie sul primo, Keko sul secondo e Plasil sul quarto) non sono colpa del tecnico, ma che in campo non ci sia una guida, un uomo squadra è evidente. Manca il carattere a questo Catania, manca un pò d'ordine, di grinta: la squadra non corre, è molle sulle gambe (i numerosi infortuni accorsi dall'inizio del campionato a ora è un altro bel quesito) e non reagisce. Serve un trascinatore, non pensare alle sirene del calciomercato, concentrarsi solo ed esclusivamente sulla squadra e, soprattutto, iniziare a risalire la china. Al peggio non c'è mai fine si dice, ma peggio di così al Catania non può andare: almeno così si spera.C1012317FL0141FL0141barrientos500.jpgSiNcatania-peggio-di-cosi-non-si-puo-1012599.htmSiT1000014100205001,02,03030484
681012575NewsCampionatiSerie A, Top e Flop della 12a giornata20131111143556calcioTanta Juve, vista la splendida prestazione, tra i top di giornataTanta Juve, vista la splendida prestazione, tra i top di giornata. Bene poi anche Fiorentina, Genoa e Cagliari. Trai flop, di contro, il Napoli sconfitto a Torino poi Livorno e Milan.<br><br> TOP<br><br> Pegolo = Co autore, insieme a Berardi, del risultato che non ti aspetti: un pari clamoroso a casa della Roma capolista. Uomo ragno. <br><br> Nagatomo = Il soldatino giapponese sta vivendo una stagione magica, insieme al collega Jonathan. Merito,anche, del particolare rapporto di Mazzarri con gli esterni. Indemoniato.<br><br> Lucarelli = Autoritario dietro, si spinge in attacco per portare al suo Parma un punticino che fa comunque classifica. Leader.<br><br> Conti = Festeggia la sua trecentesima col Cagliari grazie ad una superba doppietta da calcio piazzato. A fine gara avrà offerto la cena a Padelli, complice del regalino. Cecchino.<br><br> Pogba = Quando vede Napoli, scatta qualcosa. Prestazione (ormai non è una novità) assolutamente mostruosa. Tanto quanto la rete spettacolare del 3 a 0. Certezza.<br><br> G. Rossi = Testa indiscussa della classifica marcatori, reti pregevoli e prestazioni confortanti. Pepito è tornato. La Fiorentina e Prandelli ringraziano. Rinato.<br><br> Keita = Giovane talento di belle speranze, tiene a galla una Lazio derelitta e porta un po’ di ossigeno vitale alla banda Petkovic. Speranza.<br><br> Formazione TOP = Pegolo; Nagatomo, Lucarelli, Barzagli; Pogba, Pirlo, Conti, Kucka; G. Rossi, Keita, Llorente.<br><br> FLOP<br><br> Bardi = Regala alla squadra che ancora ne ha la proprietà un gustoso cadeaux pre natalizio. Ha comunque stoffa e si rifarà. Goffo.<br><br> Rosi = Espulsione a parte, non dimostra quasi mai di essere a suo agio pur contro una Lazio che di questi tempi non farebbe paura nemmeno alla selezione scapoli/ammogliati. Nervoso.<br><br> Maggio = Continuamente costretto al ruolo di terzino basso, naufraga come tutto il suo Napoli di fronte alla tempesta bianconera. Spaventato.<br><br> Montolivo = Simbolo di un Milan in crisi piena. Spesso falloso, lascia i suoi in dieci anzitempo e conferma ancora di più di non essere adatto al ruolo di faro in una grande. Spento.<br><br> Hamsik = Quando il richiamo della grande sfida si fa sentire, lui scientificamente si eclissa. Segno che ancora non può considerarsi un campione fatto e finito. Ectoplasma.<br><br> Matri = Doveva essere la salvezza di Allegri che lo ha voluto nonostante i pareri della tifoseria. Potrebbe rivelarsi un vero boomerang. Inutile.<br><br> De Luca = Giovane di belle speranze che però stecca in una delle rare opportunità che gli vengono concesse. Denis è nettamente un altro pianeta. Sfiduciato.<br><br> Formazione FLOP = Bardi; Rosi, Maggio, Sorensen; Montolivo, Hamsik, Hernanes, Ljajic; Matri, De Luca, Emeghara.<br><br> Gabriele Cavallaro <br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1012317adm001adm001c-33509839.jpgSiNserie-a-top-e-fop-della-dodicesima-giornata-1012575.htmSiT1000007100075701,02,03,06,07,08030670
691012565NewsCalcio EsteroLiga, 13a giornata: Il Real Madrid ospita la Real Sociedad20131109095548Liga, Real MadridSfida «Real« per AncelottiGiocati ieri due anticipi di Liga spagnola valevoli per la 13a giornata di campionato. A Pamplona un redivivo Almeria conquista l'intera posta in palio con un successo col minimo scarto, in virtù del gol di Rodrigo Rios Lozano, che non perdona un madornale errore dell'estremo difensore dell'Osasuna e regala ai suoi la terza vittoria consecutiva. Almeria, quindi, a quota 12 punti e attualmente fuori dalla zona calda della retrocessione. Per l'Osasuna, invece, sembra una piccola crisi dato che si tratta del secondo ko di fila e, nonostante i buoni risultati nel mese di ottobre, la squadra allenata da Javi Gracia, con 10 punti, torna ad occupare<br>la terzultima posizione,<br>Nell'altro incontro giocato ieri, il Granada batte il Malaga per 3-1 con una splendida tripletta del marocchino Youssef El Arabi. Con il successo di ieri, il Granada di Giampaolo Pozzo diventa la regina delle squadre andaluse portandosi a soli tre punti dalla zona coppe. Totalmente differente la situazione del Malaga che, con 13 punti ed una sola vittoria negli ultimi cinque incontri disputati, sembra avere smarrito totalmente il proprio blasone.<br>Quattro gli incontri in programma oggi. Alle 16, al Santiago Bernabeu, sfida champions, tra Real Madrid e Real Sociedad. Le "merengues" sono terzi con 28 punti, mentre i baschi occupano il settimo posto a quota 17. Nonostante la già raggiunta qualificazione agli ottavi di Champions, Carlo Ancelotti fatica ad entrare nel cuore degli esigenti tifosi del Real. Vuoi perchè le sconfitte contro Barcellona ed Atletico bruciano ancora; vuoi perchè, sommando il tutto, i buoni risultati fin qui ottenuti sono più frutto delle giocate individuali dei grandi campioni che di un gioco lucido, ragionato e spettacolare. In questa stagione "liguera", tra le mura amiche il Real ha ottenuto 15 dei 18 punti a disposizione e per la Real Sociedad sarà un'impresa alquanto complicata uscire dal Bernabeu con almeno un punto. Certo è che i baschi,&nbsp;guidati da Arrasate, hanno di nuovo un buon rendimento, dopo un inizio davvero difficile. Nelle ultime 4 partite, infatti, hanno ottenuto 10 punti e mercoledì scorso sono riusciti a strappare un punto all'Old Trafford. <br>Alle 18 sarà il turno di Getafe ed Elche. I padroni di casa hanno perso le ultime due partite casalinghe contro Valencia e Athletic Bilbao ed hanno bisogno&nbsp;impellente di tornare al successo per confermarsi nele parti alte della classifica. L'Elche, in ogni caso, si è già guadagnato il rispetto di tutti grazie ad un gioco di squadra ben organizzato ed al forte spirito combattivo dei suoi interpreti anche se negli ultimi 4 incontri gli ilicitani hanno conquistato un solo punto. E' un inedito di Liga, infatti le due squadre si sono affrontate prima d'ora solo nelle categorie inferiori e in quattro occasioni; il bilancio al Coliseum è di una vittoria per parte e due pareggi.<br>Alle 20, al Nuovo San Mamès, si affronteranno Athletic e Levante, rispettivamente quinta e ottava in classifica. I baschi, allenati da Valverde, sono motivatissimi considerato che il Villareal, quarto, è a soli tre punti. Il Levante, di contro, non vince da due giornate e alterna passi falsi casalinghi ad ottimi risultati in trasferta, per cui può essere una partita aperta a qualsiasi risultato.<br>Chiuderanno il sabato di Liga, infine, Celta e Rayo Vallecano. Entrambe le compagini hanno bisogno di punti per allontanarsi dalla palude della zona retrocessione.<br>Il Rayo è il fanalino di coda con 9 punti e non perde al "Balaìdos" contro il Celta dal 1996. Inoltre dovrà fare a meno del centrocampista Adrián González, che ne avrà per un mese circa.<br>Grande ex dell'incontro sarà Roberto Trashorras che ha vestito la maglia celeste del Celta dal 2008 al 2011. Situazione difficile, quindi, anche per la compagine di Vigo che è 15a con 12<br>punti ed è reduce, però,&nbsp;dalla incoraggiante vittoria contro il Siviglia.<br><br>&nbsp;<br><br>LIGA – Programma e Risultati 13/a Giornata<br><br>IERI<br><br>Osasuna-Almeria 0-1&nbsp; 18'Rodrigo Rios<br>Granada-Malaga 3-1&nbsp;&nbsp; 48'-59'-77'El Arabi(G) - 54'Juanmi(M)<br><br>OGGI<br><br>Real Madrid-Real Sociedad<br>Getafe-Elche<br>Athletic Bilbao-Levante<br>Celta Vigo-Rayo Vallecano<br><br>DOMANI<br><br>Espanyol-Siviglia<br>Valencia-Valladolid<br>Villarreal-Atletico Madrid<br>Betis Siviglia-Barcellona<br><br>SpagnaFL0411FL0411Ancelotti41.jpgSiNliga-giornata-13-real-madrid-ospita-real-sociedad-1012565.htmSi100427901,02,03010245
701012537NewsCampionatiTosi: «Contento di aver fermato il Messina. Il Milazzo ha subito uno scippo»20131025233626calcioIl Messina non ce la fa a superareIl Messina non ce la fa a superare i senesi del Poggibonsi e pareggia la seconda partita in casa,dopo aver perso la prima malamente con i pugliesi del Foggia. Al S. Filippo scoppia la contestazione dei tifosi anche per il penultimo posto in classifica ,che in un campionato, che vedrà retrocedere nell’interregionale ben nove squadre, apre scenari drammatici ed&nbsp; impensabili per i giallorossi peloritani,che erano indicati fra i favoriti al salto di categoria dalla maggior parte degli&nbsp; addetti ai lavori. Eppure in settimana il Messina ,complice il silenzio stampa imposto dalla società a tutto lo staff ,si era preparato nel migliore dei modi e il rientro fra i pali di Lagomarsini,portiere della selezione di Lega Pro,di Silvestri,valido difensore anch’egli reduce da Coverciano,di Mirko Guadalupi a tempo pieno dopo l’infortunio al ginocchio,di Roberto Chiaria,capocannoniere della squadra con tre reti,faceva presagire una vittoria scaccia crisi . Qualcosa all’interno dello spogliatoio comunque si era rotto,perché filtrava la notizia delle dimissioni del preparatore atletico Milazzo,confermate nel post-partita dal d.s. Ferrigno,che invece&nbsp; ridava fiducia a Gaetano Catalano alla guida del Messina nonostante i tifosi avessero richiesto a gran voce il suo allontanamento.<BR>Per capirne di più,ne parliamo con mister Marco Tosi,allenatore del Poggibonsi,ma anche un ex dal dente avvelenato perché l’anno scorso alla guida del Milazzo di proprietà dei Lo Monaco, fu licenziato senza apparente motivo e lasciato senza stipendio per l’intero campionato.<BR>Mister Tosi complimenti per il risultato e per la squadra,che ormai è la rivelazione del campionato,tenendo conto dell’età media, molto bassa.Ci racconti un po’ la partita del S.Filippo.<BR>Grazie per i complimenti ,ma prima di parlare della partita,mi corre l’obbligo di ringraziare l’Amministrazione di Milazzo,i tifosi, la società del Città di Milazzo e Lei ,dr. Andriolo, per l’ospitalità ricevuta in occasione del nostro ritiro: se abbiamo disputato una bella prestazione il merito va ripartito anche a tutti voi ,che ci avete fatto sentire a casa, nonostante i millecinquecento chilometri ,che ci separano. Un ultimo ringraziamento, ma doveroso, a Domenico Andriolo ,che ha osservato i nostri avversari nella domenica antecedente contro il Foggia per conto della mia società ,fornendomi notizie preziose per preparare quest’incontro con le soluzioni tattiche giuste a contrastare i siciliani. Passiamo alla partita: devo riconoscere che nel primo tempo il Messina mi ha sorpreso con un 3-5-2 ,che non mi aspettavo. Ma essendo stato appunto informato sulle singole qualità,sono riuscito a prendere le contromisure in tempo utile ,senza snaturare il gioco della mia squadra ,che è improntato su un 4-4-2 ,che ben si adatta alle caratteristiche dei giovani,che alleno.<BR>Il rigore? Si poteva evitare ,ma il difensore De Vitis è un ’94 ,che l’anno scorso stava in Eccellenza e giocare in Lega pro è un salto fisico e psichico ,che può giocare&nbsp; brutti scherzi. Infatti nel secondo tempo è andata meglio e i ragazzi ,rinfrancati nell’intervallo dall’emozione di giocare in uno stadio così grande ,che ha visto i fasti della serie A,hanno cominciato a spingere di più e a far&nbsp; paura al Messina,che ha tentato di chiudere la partita con Corona in più di un’occasione,ma i miei sono stati bravi a difendersi con Anedda,un portiere sempre attento,sugli scudi assieme a Pera,capocannoniere della mia squadra con tre reti,autore del cross nei minuti finali ,mi pare all’87’,su cui si è avventato Scardina di testa insaccando nella rete avversaria e scatenando la gioia e la commozione anche del nostro Presidente Antonello Pianegiani ,il primo tifoso assieme alla moglie della sua squadra.<BR><BR>Mister Tosi,la svolta della partita?<BR>La partita ha avuto una svolta allorchè la panchina del Messina ha pensato che era meglio difendere il vantaggio,per cui hanno fatto uscire una punta Buongiorno,molto mobile e capace di creare spazi per Chiaria,subentrato intanto a Corona,sostituendolo con Simonetti ,un centrocampista d’interdizione,che&nbsp; conosco bene per averlo allenato l’anno scorso a Milazzo. A quel punto ho tentato la carta coraggiosa della terza punta cosicchè ho sostituito Tafi,un difensore ,con un’altra attaccante:Scardina.Mi è andata bene:proprio lui ha siglato la rete del pareggio. Un po’ di coraggio non guasta e premia a volte.<BR>Mister Tosi un’ ultima domanda e la lascio andare,perché l’aereo non aspetta:Cosa vi siete detti con Lo Monaco appena vi siete incontrati?<BR>Non ci siamo detti nulla,ma ho fatto parlare il campo,sgomberando il campo da qualsiasi illazione. Sono un professionista,che l’anno scorso ha subito una grave perdita familiare,come ben sa,ma&nbsp; telefonai al d.s. Ferrigno dopo il funerale della cara mamma dicendogli che ero disponibile a riprendere la panchina del Milazzo.Mi rispose che non gli interessavo, perché avrebbero preso uno del loro gruppo,Tudisco per l’appunto, e avrebbero mandato via tutti i giocatori presi da Grillo. E’ stato compiuto un vero scippo alla città,ma ancora&nbsp; non capisco perché i tifosi non abbiano reagito e protestato vivacemente. In altre piazze l’avrebbero fatto e di brutto. Il Milazzo era un patrimonio da difendere e non da abbandonare,hanno così reso più facile il compito ai Lo Monaco! Un fatto è certo la squadra del Poggibonsi è fatta da ragazzi in gran parte provenienti dalla serie D o Eccellenza toscane,con un budget ridotto al minimo,ma quel Milazzo, che ho guidato dalla panchina, era più forte sulla carta del mio Poggibonsi e si sarebbe salvato ad occhi chiusi! A proposito ,prima di partire,voglio confessarvi che mi avete commosso seriamente con la targa ,che mi avete consegnato sabato alla fine dell’allenamento al Grotta di Polifemo e per la dedica :”Con nostalgia a Marco Tosi” i tifosi del Milazzo.<BR>Auguri mister Tosi !Chissà che un giorno la sua strada non s’incroci di nuovo con quella del Milazzo,ma forse è più giusto augurarle di poter salutare un giorno i tifosi rossoblu da una panchina di serie A!&nbsp; <BR><BR>Attilio Andriolo<BR><BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1012317adm001adm001messinaregginajw7.jpgSiNesclusiva-il-calcio24-tosi-contento-di-aver-fermato-il-messina-il-milazzo-ha-subito-uno-scippo-1012537.htmSi100075701,02,030302402S
711012499NewsCampionatiCambia la finanza e il prestigio del pallone italiano20131017231118calcioC’è una profonda malinconiaC’è una profonda malinconia nel pallone italiano, qualcosa che sembra simile a una sorta di deposizione e rinuncia a qualcosa che soltanto un po’ di anni fa sembrava protetto in una botte di ferro. Erano gli anni dei presidenti possidenti che la facevano da padrone e avevano un peso politico anche nel “palazzo” del football italiano. Giovanni Agnelli (e poi Umberto), Silvio Berlusconi, Angelo Moratti e poi Massimo (soltanto nell’era Mourinho), rappresentavano l’eccellenza per una società di calcio forte in Italia e all’estero. Oggi, in un’Italia in crisi economica, anche il calcio sbraga al cospetto dei paesi orientali capaci d’investire in tutta Europa. E così, mentre le casse delle società italiane più quotate sono piene di debiti, giungono gli Emiri che a suon di dollari risollevano con la bacchetta magica i nostri ambienti pallonari che si trascinano con difficoltà. Tante tasse, pochi introiti (rispetto al passato) e sempre meno possibilità di competere in campo internazionale con i grandi club tedeschi, spagnoli, inglesi e francesi che, in alcuni casi, prima di noi sono stati sollevati dai debiti da parte dei magnati arabi e russi. E’ di oggi la notizia ufficiale che Massimo Moratti ha venduto il 70% delle quote dell’Inter all’indonesiano Erik Thohir. 43 anni, figlio di Teddy Thohir che è al comando di Astra International, una holding che fa capo a una miriade di aziende nei più svariati settori commerciali, Erik Thohir che ha due fratelli maggiori ( Rika e Garibaldi) ha studiato negli Stati Uniti per cinque anni, conseguendo una laurea in economia ed un master alla National University di Los Angeles. Negli USA nasce la sua prima passione per lo sport e per il basket e, attualmente, è uno dei proprietari della Philadelphia 76Ers squadra della NBA ed è presidente della Federbasket indonesiana e della federazione pallacanestro del Sud Est asiatico, nonché di un paio di club del suo paese. Ha iniziato a costruire la sua fortuna, che oggi è stimata intorno ai 25 miliardi di dollari, creando nel 1993 il Mahaka Group un’azienda attiva nell’editoria e nelle telecomunicazioni. Insomma un vero e proprio personaggio affidabile che vuole rendere l’Inter una società titolata in Italia e all’estero. Massimo Moratti, dunque, non è più il maggior azionista della casa nerazzurra. Con lui si chiude una lunga storia d’amore del pallone interista che cominciò tanti anni fa con papà Angelo, il presidentissimo che rese grande l’Inter d’allora assieme a Helenio Herrera. Questo è il segno dei tempi in cui anche il calcio deve arrendersi di fronte ai debiti accumulati negli anni. E’ certamente un pezzo di storia italiana che se ne va e che malinconicamente ci fa affondare nella dietrologia dei ricordi. Adesso resta solo più Silvio Berlusconi e il suo Milan, ma fino a quando? Chissà! Certi rumors già prevedono prossima la sua uscita dalla società rossonera. Anche il rampante Andrea Agnelli sembra affidarsi sempre più alle sorti societarie che sono legate alla Exor S.p.A. la holding finanziaria italiana controllata dalla famiglia Agnelli che dà segnali di mercato potenzialmente negativi. E non è un caso che in settimana il presidente della Juventus si sia espresso con toni realistici nel dire che alla Juve nessun giocatore può ritenersi incedibile. Questo è il quadro per nulla incoraggiante del calcio italiano che, a livello di club in Europa e nel mondo, non è più all’apice come una volta. E’ il frutto dei tempi, è la crisi economica nazionale che “soffoca” anche coloro i quali sembravano potenti finanziariamente. I Top Player del calcio mondiale cercano ormai altri lidi. L’Italia non è più in grado di elargire i milioni di euro di un tempo. Oggi, quello che i calciatori in Italia pensano sia poco guadagno, è comunque un’enormità al cospetto di un Paese di cassaintegrati e disperati di un lavoro che non c’è.<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>FL0711FL0711moratti_inter.jpgSiNcambia-la-finanza-e-il-prestigio-del-pallone-italiano-1012499.htmSi100451001,02,03,06,07030213
721012488NewsCalciomercatoPer Agnelli, la Juventus non ha nessun giocatore incedibile20131013180658juventusE’ la sintesi di un discorso “Alla Juve non esistono giocatori incedibili”. E’ la sintesi di un discorso più ampio che Andrea Agnelli ha fatto al convegno economico sportivo “Leaders in football” che si sta svolgendo a Londra presso lo stadio del Chelsea. E’ la lunga analisi preoccupante del calcio italiano, sottoposto ormai da circa dieci anni ad affrontare una crisi economica nazionale che è davvero allarmante. “Se la situazione italiana non cambia, sarò costretto a cedere i giocatori migliori come, peraltro, è già successo ad altri club. Di fronte ad una vantaggiosa offerta per Paul Pogba, ad esempio, non avremmo la forza economica per trattenerlo”. Parole pesanti che arrivano come pietre sul volto dei bianconeri, un po’ come dire che in Italia il tempo delle vacche grasse è finito e bisogna stare con i piedi per terra, piuttosto che fare voli pindarici che non portano da nessuna parte. Pensiamo che il discorso pur crudo del giovane presidente della Juventus non faccia una grinza dal punto di vista razionale, ma siamo sicuri che queste parole non possano far piacere all’intero ambiente bianconero; Conte e tifosi compresi. Il coach della Juve predica ormai da anni pubblicamente che questa squadra ha bisogno di veri e propri top player che attualmente non ha. Con gli uomini a sua disposizione la Vecchia Signora del calcio italiano ha fatto in due anni ciò che alla vigilia era davvero impensabile; di più non si può. Per questo riteniamo che per Conte, almeno di improvvisi cambiamenti di rotta della società, sarà l’ultimo anno in cui siederà sulla panchina bianconera. Andrea Agnelli ha idee chiare ed è difficile dargli torto, almeno per quanto riguarda le difficoltà economiche in cui riversano le società di calcio italiane, ma anche Conte non ha torto quando pensa che, a questo punto della sua carriera, sia legittimo aspirare a traguardi ancora più prestigiosi e non esclude la pista internazionale. Per quanto riguarda invece il posto che lascerà vacante Prandelli dopo il mondiale del prossimo anno, non pensiamo possa interessare a Conte che, pur dicendosi onorato di essere considerato prossimo c.t. azzurro, non prenderà in considerazione tale carica per una questione economica che non può certamente soddisfarlo. E’ come dire che l’appetito vien mangiando e quindi certe legittime aspirazioni vanno soddisfatte. Ma, ritornando alla Juve e alle parole sconfortanti di Agnelli, c’è da tenere conto del sentimento dei tifosi legati come sono ai propri campioni che non vorrebbero mai vederli vestire un’altra maglia. La piazza bianconera mugugna e proprio quando avrebbe voluto sentire discorsi di rafforzamento della squadra che ambisce alla conquista della Champions League ormai da anni, si vede crollare un sogno che, dopo la conquista del doppio scudetto consecutivo, sembra quasi legittimo aspirare. Vedremo come andrà a finire. Certo, la situazione politico – economica del nostro Paese è lo specchio dei risultati calcistici solo sufficienti delle nostre squadre in campo europeo. Per essere competitivi e raggiungere il tetto dell’Europa ci vuole ben altro. Il pallone italiano non è più da tempo il più bello del mondo, ma come mai potrebbe esserlo in un territorio come il nostro in cui la disoccupazione dell’intera popolazione ha ormai raggiunto la più alta percentuale di tutti i tempi? <BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1012317FL0711FL0711nuovo_archivio_foto_juventus_paul_pogba_690x460.jpgSiNper-agnelli-la-juventus-nesun-incedibile-1012488.htmSiT1000007100451001,02,03,06030336
731012447NewsCampionatiSerie A, Top e Flop della 6a giornata20131001141321serie aRoma, Verona e Napoli Roma, Verona e Napoli tra le formazioni più brillanti di giornata, finiscono di merito tra i top. Male invece l’Udinese, la Lazio e la Samp.<br><br> TOP<br><br> Rafael = Se il Verona stupisce a ripetizione è anche merito del suo portierone. Parate decisive contro il Livorno. Sorpresa. <br><br> Nagatomo = Il piccolo samurai è praticamente sempre in movimento. Viaggia sulla fascia di competenza che è un piacere e fornisce anche assist decisivi. Duracell.<br><br> Barzagli = Se La Juventus finalmente riesce a non subire è anche (ma non solo) merito del rinato trio difensivo delle meraviglie. Concreto.<br><br> Iturbe = Gioiello su punizione che conferma le indiscrezioni sulle sue doti per chi già le conoceva e lo fa scoprire alla platea della massima serie. Ma è ancora presto. Talento. <br><br> Strootman = Il centrocampo della Roma capolista è nettamente il migliore fino a questo punto. E il giovane olandese si è calato nella parte con notevole bravura. Faro.<br><br> Denis = Torna al gol dopo molte giornate e assicura all’Atalanta quella vittoria che senza le sue perle, sembrava non volesse arrivare. Puntero.<br><br> Pandev = Da prma punta o da esterno d’attacco, resta comunque un’alternativa più che valida per il Napoli di Benitez. Infatti appena chiamato, risponde con una doppietta. Prezioso.<br><br> Formazione TOP = Rafael; Nagatomo, Barzagli, Benatia; Iturbe, Strootman, Nainggolan, Pogba; Denis, Pandev, Gervinho.<br><br> FLOP<br><br> Neto = A Firenze sudano freddo ad ogni suo intervento. Per un ruolo delicato come quello del portiere, tutta questa frenesia non è ottimale. Spaventato.<br><br> Antonsson = Imbarcata colossale del Bologna nella Capitale. Il perticone svedese guida la scialuppa in alto mare della retroguardia rossoblu. Groviera.<br><br> G. Silva = Solitamente freccia sulla fascia dell’Udinese, incappa in una giornata pessima per lui e per tutta la truppa di Guidolin. Stanco.<br><br> Ederson = Lazio in piena crisi, si fa raggiungere dal Sassuolo e non snocciola un minimo di gioco. Lui poi latita come non mai. Assente.<BR>Palombo = Spostato nel ruolo che fu, non morde e non imposta. E la Samp barcolla pericolosamente sul fondo della classifica. Sfiduciato.<br><br> Robinho = Sbaglia a due passi dalla porta confermando le sue mirabolanti qualità di brasiliano atipico. Triste.<br><br> Immobile = Una gara di puro contenimento, il suo derby. Condito da un’entrata killer che lascia segni inequivocabili sulle caviglie di Tevez. Agitato.<br><br> Formazione FLOP = Neto; Antonsson, G. Silva, Antonini; R. Alvarez, Palombo, Ederson, Sestu; Di Natale, Robinho,Immobile.<br><br> Gabriele Cavallaro <BR><br><br>C1012317adm001adm001barzagli-6.jpgSiNserie-a-top-e-flop-della-sesta-giornata-1012447.htmSi100075701,02,03,06,08030341
741012441NewsCampionatiDa calciatore mancato a manager dell`Hotel Idea, la storia di Federico Pinsoglio20130930234991juventusMa è l’essere umano la centralità di ogni cosa, con le sue storie di vitaCi sono storie nel calcio che spesso s’intersecano con la vita di tutti i giorni. Storie che ricordano il nostro passato di come eravamo e che romanticamente affascinano nel ripercorrere momenti e situazioni che appartengono a noi stessi. Una sorta di dolce dietrologia il cui racconto, talora, può essere da esempio anche agli altri, a chi ascolta ed è interessato a scoprire storie che qualche volta si somigliano e che possono aiutarti a capire meglio te stesso. Chi mi conosce sa che per me essere giornalista sportivo al seguito del calcio, significa non solo scrivere di fatti tecnici e di cronache limitate alle partite di calcio. Ho sempre pensato e scritto che attraverso questo pallone che gira in mezzo al campo inseguito da 22 calciatori, ci fosse sempre il lato umano da rispettare, a prescindere dalla popolarità dei calciatori stessi e dalla loro fantasmagorica ricchezza. Ma è l’essere umano la centralità di ogni cosa, con le sue storie di vita, con i suoi percorsi talora impervi e tortuosi, con le sue fragilità, con le delusioni, ma anche con i propri sogni e le proprie legittime aspirazioni. Così, ho sempre dato spazio a storie di vita che in qualche modo possano far riflettere e possano servire anche da esempio agli altri. Ad esempio, chi di noi da bambino non ha mai rincorso un pallone ai giardinetti, all’oratorio, nel cortile sotto casa, in una società di calcio. E chi non ha mai accarezzato il sogno di diventare calciatore e fare le fortune della propria vita e quella delle persone a noi care. Ma, come in tutte le cose, c’è sempre il rovescio della medaglia, nel senso che se tale sogno viene infranto ci si può perdere nei meandri della pericolosa delusione. Dico questo perché ai tempi in cui seguivo il calcio giovanile, ho visto parecchie delusioni che sono poi sfociate nella disperazione. Giovani che si sono abbandonati alla droga o che bighellonavano per le strade con compagnie sbagliate, magari a lanciare pietre da un cavalcavia di autostrada per non sapere cosa fare. Situazioni umane, ai margini sociali, che però danno il senso di quanto il sogno di arrivare a raggiungere un obiettivo s’infranga e provochi traumi assolutamente pericolosi. Ma, per fortuna, ci sono anche racconti e storie che sono da esempio a tanti giovani che invece, pur fallendo un obiettivo non vanno alla deriva, anzi acquistano la spinta necessaria per raggiungere altri obiettivi. Tra i tanti personaggi e storie di vita di tutti i giorni, che il giornalismo mi ha fatto conoscere, c’è quella di Federico Pinsoglio classe 1982. Innamorato del calcio giocato e della Juventus, Federico (seguito da papà Tommaso, anch’egli calciatore nel settore giovanile della Juventus ai tempi in cui in prima squadra giocava Pietro Anastasi) ha fatto tutta la trafila di giovane calciatore fino agli allievi. Buona tecnica, intelligenza, arguzia, capacità di fare gruppo e relazionarsi con compagni e avversari, Federico Pinsoglio ha legittimamente accarezzato il sogno di arrivare un giorno a giocare in prima squadra. Ma, per molteplici motivi, il destino gli ha cambiato orizzonti e aperto scenari professionali di assoluto prestigio, che nulla hanno a che fare con il calcio. La sua intelligenza, l’arguzia e la capacità di relazione che aveva riposto nel mondo del calcio, gli sono ritornati utili nella vita. Federico studia con ottimi risultati, ottiene la maturità scientifica con indirizzo linguistico al Liceo Scientifico Giordano Bruno di Torino, conseguendo il punteggio di 96/100. Le lingue straniere con indirizzo turistico alberghiero sono la sua passione che scopre al pari di quel calcio che, adesso, comincia a non essere più la priorità dei suoi interessi personali. Si, è vero, la Juve lo affascina, lui è sempre grande tifoso della Vecchia Signora, ma adesso la vita gli si presenta diversa, più interessante. Federico, prosegue negli studi e si laurea all’Università di Torino in Scienze della Mediazione Linguistica – Lingue e Letterature Straniere, con una votazione di 101/110. E, non contento di tale prestigioso raggiungimento negli studi, continua il suo percorso di conoscenza linguistica – culturale, frequentando corsi di perfezionamento della lingua inglese, francese, spagnolo, tedesco, con soggiorni in Germania e conseguimento di attestati prestigiosi conseguiti presso scuole di lingue tedesca “In lingua Sprachscule” e “Mittelstufe”. A gennaio 2006 a soli 24 anni, Federico Pinsoglio entra a far parte della grande catena alberghiera degli Hotel Idea. Qui, si mette subito in luce per le sue qualità di intraprendenza, alta professionalità e capacità di appartenenza a un’azienda e a un settore a lui congeniale. Oggi è Direttore dell’Area Hotel Idea e Malpensa (Torino Mirafiori, Moncalieri e Milano Malpensa) ed è uno dei più apprezzati Manager degli Hotel Idea a livello nazionale. Questa è la storia di Federico, la storia di un ragazzo come tanti che comincia con il sogno poi infranto di diventare un calciatore e che continua nella vita con altrettante soddisfazioni. Vorremmo che questa esperienza di vita fosse un esempio per tanti giovani, soprattutto oggi che siamo così soffocati da una crisi occupazionale che è disarmante. Ma ciascuno deve poter credere sempre in se stesso senza mai perdere la speranza e la fiducia, anche coloro i quali come Federico Pinsoglio, non hanno avuto fortuna in quel pallone che hanno rincorso come un sogno fin dalla più tenera età.<br><br> Salvino Cavallaro<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1012317FL0711FL0711juventus.jpgSiNda-calciatore-mancato-a-dirigente-dell-hotel-idea-la-storia-di-federico-pinsoglio-1012441.htmSiT1000007100451001,02,03,06,07030555
751012431NewsCampionatiTorna il sereno nel Catania di Maran con due gol firmati Plasil e Castro ed una partita convincente20130930073425Catania, Chievo, Plasil, Castro, MaranTorna il sereno nel Catania di Maran con due gol firmati Plasil e Castro ed una partita convincenteTorna il sereno nel Catania di Maran con due gol firmati Plasil e Castro ed una partita convincente.&nbsp;Lo 2-0 servito al Chievo di mister <STRONG>Sannino</STRONG>, in una gara valida per la sesta giornata del campionato di serie A, risolleva il Catania dai quartieri bassi della classifica. La vittoria ottenuta allo stadio Massimino di Catania ha rasserenato tutta la tifoseria catanese un pò tesa dopo le ultime sconfitte subite, che avevano relegato la squadra rossoazzurra in ultima posizione di classifica. Dell'ex-attaccante del Bordeaux, Plasil, e di Castro le reti che hanno deciso il match. Reti realizzate una per tempo.<br><br> La<STRONG> squadra siciliana </STRONG>si è mossa molto meglio rispetto alla precedenti uscite&nbsp;e senza strafare è riuscita a portare a casa i tre punti. Una vittoria che è servita ad abbandonare, speriamo definitivamente si augurano tutti i tifosi rossoazzurri, l'ultimo posto in classifica.<br><br> Grazie al successo ottenuto, infatti, l'undici di Maran si porta a 4 punti in classifica agganciando proprio la squadra veneta del Chievo e il Genoa. La strada comunque è ancora lunga, per una definitiva guarigione dalla crisi che ha attanagliato la <STRONG>compagine etnea.</STRONG><br><br> Il <STRONG>Chievo</STRONG>, dal canto suo, ha cercato di limitare i danni al cospetto di un <STRONG>Catania</STRONG> che per certi versi è sembrato quello bello e vincente dello scorso anno.<br><br> Il tecnico del Catania&nbsp;<STRONG>Rolando Maran&nbsp;</STRONG>ha rilasciato ai microfoni di <A title="Sky: tutte le info" href="http://paytv.supermoney.eu/prodotti/sky/">Sky</A><STRONG> </STRONG>alcune importanti dichiarazioni &nbsp;al termine del successo ottenuto contro il Chievo Verona: "Era importante vincere, venivamo da un periodo non semplice e siamo riusciti pur nella difficoltà a trovare questi tre punti. Bravi i ragazzi a mettere in campo tutto quello che avevano e bravo il presidente a dare serenità alla squadra, è un presidente attento che non ci lesina critiche quando le meritiamo".<br><br> <br><br> Anche l'allenatore del <STRONG>Chievo-Verona&nbsp;</STRONG>Giuseppe Sannino, &nbsp;ha rilasciato delle importanti dichiarazioni ai microfoni di <STRONG>Sky, </STRONG>dopo la sconfitta subita contro il&nbsp;Catania : "Fare tre partite in una settimana è sempre difficile ma non è colpa di nessuno. Abbiamo avuto tante situazioni in cui potevamo far male, invece andiamo a casa sapendo che rispetto alle altre partite in cui avevamo messo in difficoltà Udinese e Juventus abbiamo fatto un passo indietro. Il Chievo senza cattiveria non può tenere il passo".<br><br> Ecco di seguito il <STRONG>Tabellino di Catania-Chievo 2-0&nbsp;</STRONG>:<br><br> <STRONG>Catania&nbsp;</STRONG> (4-2-3-1): Andujar; Izco, Rolin, Legrottaglie, Biraghi; Plasil, Tatchsidis; Almiron (60' Guarente), Castro (89' Keko), Barrientos; Bergessio (75' Lopez). A disp.: Frison, Ficara, Capuano, Gyomber, Monzon, Freire, Leto, Petkovic. All: Maran.<br><br> <STRONG>Chievo&nbsp;</STRONG> (4-4-2): Puggioni; Frey, Papp, Cesar, Dramé (46' Sardo); Sestu (53' Lazarevic), Radovanovic, Rigoni, Estigarribia (60' Improta); Théréau, Pellissier. A disp: Silvestri, Squizzi, Bernardini, Claiton, Bentivoglio, Hetemaj, Pamic, Acosty, Samassa, Paloschi, Ardemagni. All.: Sannino.<br><br> <STRONG>Arbitro</STRONG>: Guida<br><br> <STRONG>Marcatori&nbsp;</STRONG>: 22' Plasil, 54' Castro.<br><br> <STRONG>Ammoniti&nbsp;</STRONG>: Tachtsidis, Legrottaglie (C), Dramè, Rigoni, Radovanovic (Ch).<br><br>gp01ctgp01ctcastro.jpgSiNcatania chievo plasil castro maran-1012431.htmSi-01,02,03,09010268
761012430NewsCalcio EsteroLiga, 7a giornata: l`Atletico ammutolisce il Bernabeu20130929101959Liga, 7a giornataL`Atletico sbanca il BernabeuL'Atletico Madrid vince 1-0 il derby e batte il Real Madrid al Bernabeu dopo ben 14 anni. Decide una rete all'11' di Diego Costa, rapidissimo&nbsp;nello sfruttare un assist di Koke su palla persa da Di Maria.<br>I Colchoneros di Simeone mantengono la prima posizione, a pari merito con il Barcellona, a quota 21, centrando la settima vittoria consecutiva, mentre la squadra di Ancelotti scivola a -5 dalla vetta, rimediando il primo ko di questa stagione.<br>Sembra partire meglio il Real Madrid, sospinto dal Santiago Bernabeu, ma le offensive della squadra di Ancelotti devono fare i conti con il pressing ordinato e la forza difensiva dell’Atletico, che ha dimostrato di essere molto più "squadra" del Real.<br>Continua la sua marcia vittoriosa anche il Barcellona con il 2-0 ad Almeria in virtù delle reti di Adriano e Messi. L'argentino, che in questo momento&nbsp;è il "Pichichi" della Liga insieme a Diego Costa, è, però, costretto ad uscire al minuto 25' per un risentimento muscolare. <br>Terza vittoria consecutiva, invece, per il Valencia trascinato sempre più dal brasiliano Jonas, autore di 4 centri in tre partite. Il Rayo, alla sesta sconfitta è sempre più in crisi.<br>Termina 1-1, infine, la gara tra Real Sociedad e Siviglia. Ospiti avanti grazie alla rete di Jairo Samperio e raggiunti da Griezmann nella ripresa. <br><br>La prima gara della domenica di Liga vedrà di fronte Osasuna e Levante. Il primo scorcio di campionato, per i padroni di casa, è stato un disastro con soli 3 punti&nbsp;all'attivo. Ha fatto un po' meglio il Levante con i 7 punti in classifica ma reduce da&nbsp;tre pareggi consecutivi. <br>Al "Balaidos” si sfideranno Celta Vigo ed Elche. I padroni di casa sono undicesimi a 6 punti, gli ospiti occupano l’ultima posizione a quota 3.Finora i ragazzi di Luis Enrique non hanno mai nè vinto nè perso nelle precedenti 3 partite tra le mura amiche e questo pomeriggio il bomber Charles (3 gol in 5 partite) e i suoi compagni proveranno a regalare la prima gioia della stagione al proprio pubblico. All'Elche non resta che dimenticare le polemiche del post-Real e concentrarsi sulla partita di oggi nel migliore dei modi, nonostante l'allenatore e il centrocampista Sanchez siano squalificati.<br>Poi, toccherà all'Espanyol, atteso dalla sfida casalinga contro il Getafe. I catalani proveranno a riscattare la sconfitta subita contro il Villarreal e a mantenersi nelle parti alti della classifica. Non sarà, comunque, facile domare il Getafe che ha un ottimo ruolino di marcia in trasferta.<br>Infine, sarà la volta di Betis e Villareal. I padroni di casa occupano la 14a posizione ed hanno disperato bisogno dei 3 punti. Il Villareal, di contro, vuole continuare a stupire, forte della posizione in classifica e dei risultati fin qui ottenuti, 4 vittorie e due pareggi,&nbsp;degni di una grande.<br><br>&nbsp;<br><br>Programma della 7a giornata<br><br>Valladolid-Malaga 2-2&nbsp;&nbsp; 23'Santa Cruz-76'Pawlowski(M) - 56'Javi Guerra-64'Osorio(V) <br><br>Ieri<br><br>Valencia-Rayo Vallecano 1-0&nbsp;&nbsp;&nbsp; 37'Jonas<br><br>Almeria-Barcellona 0-2&nbsp;&nbsp;&nbsp; 21'Messi-56'Adriano<br><br>Real Sociedad-Siviglia 1-1&nbsp;&nbsp;&nbsp; 18'Jairo(S) - 66'Griezmann(RS)<br><br>Real Madrid-Atletico Madrid 0-1&nbsp;&nbsp; 11'D.Costa<br><br>Oggi<br><br>Osasuna-Levante<br><br>Celta Vigo-Elche<br><br>Espanyol-Getafe <br><br>Betis-Villareal <br><br>Domani<br><br>Granada-Athletic Bilbao<br><br><br><br>SpagnaFL0411FL0411simeone.jpgSiNliga-giornata-7-l-atletico-sbanca-il-bernabeu-1012430.htmSi100427901,02,03010190
771012403NewsCampionatiCatania, che fai?20130927143445cataniaQuattro partite perseDalle stelle alle stalle. Quattro partite perse, un solo punto in classifica per effetto del pareggio interno contro il Parma e gioco che latita alla grande. Il Catania non è neppure la brutta copia della squadra ammirata l’anno scorso. Una metamorfosi negativa che al momento è in analisi da parte della società rosso azzurra, alla ricerca delle motivazioni di un declassamento di idee, di gioco, di grinta e di determinazione, che avevano fatto del Catania la squadra che faceva paura anche alle grandi compagini del nostro campionato. Soltanto pochi mesi fa decantavamo l’abilità del presidente Pulvirenti e dei suoi fidati tecnici, di aver individuato una serie di giocatori argentini che stavano facendo le fortune della squadra siciliana. Oggi, stranamente, dopo la dipartita di Lodi e Gomez il Catania è diventato fragile, prevedibile e per mister Maran sembrerebbe impossibile ritornare a fare i miracoli dell’anno scorso, in cui si è sfiorato per poco l’accesso in Europa. Oggi, con questi chiari di luna, sembra più logico parlare di salvezza piuttosto che di altri ambiziosi traguardi che, obiettivamente, non sono alla portata di questo Catania. La squadra di Maran vista contro la Lazio, è stata protagonista di un match assolutamente brutto da vedere, nonostante che la squadra di Petkovic fosse scesa in campo senza sei giocatori indisponibili per infortunio e due per squalifica. Il Catania ha pure pensato di restare in dieci uomini alla mezz’ora del secondo tempo, per effetto dell’espulsione di Bellusci per doppia ammonizione. I biancocelesti hanno approfittato di una partita in cui l’avversario non era in grado d’impensierirla sotto il profilo tecnico e atletico, e così, senza grandi meriti, hanno portato a casa tre punti importanti per la loro classifica. Ora il Catania deve correre ai ripari con assoluta urgenza, per non compromettere fin dall’inizio un campionato che si preannuncia già in faticosa salita. In questi casi ci sono colpe da ripartire ma, si sa, fermo restando questa situazione, il tecnico (giusto o sbagliato) sarà quello che pagherà per tutti. Certo, Maran dovrà cambiare qualcosa nell’ambito di questa squadra che appare davvero demotivata e stanca come se fossimo già a fine campionato. Non possiamo credere che la forza del Catania sia questa. L’idea di provare a inserire in squadra Maxi Lopez, Castro, Keko e quel Legrottaglie che, se pur con un anno in più, può essere uomo faro in una difesa che appare allo sbando. Bisogna tentarle tutte, perché pensiamo che se è vero che i giocatori del Catania dell’anno scorso non erano dei fenomeni come si diceva, è altresì vero che quelli di quest’anno non sono bidoni. C’è la via di mezzo, ed è quella la strada da seguire. L’entusiasmo e l’euforia fanno spesso brutti scherzi d’inebriante ubriacatura, ma la delusione dei risultati negativi non deve essere disarmante e neanche il capro espiatorio di una profonda crisi. Reagire è l’imperativo e l’orgoglio deve essere l’obbligo dell’unica squadra siciliana rimasta in serie A. Nulla è ancora perduto, a patto che non ci si lasci andare a non sapere come riparare i danni commessi.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br>C1012317FL0711FL0711barrientos500.jpgSiNcatania-che-fai-1012403.htmSiT1000014100451001,02,03,09030428
781012344NewsLondra 2012Olimpiadi 2020, stasera si decide: volata a tre per i Giochi20130907200543olimpiadi 2020, madrid, istanbul, tokyoMadrid in pole, seguono Tokyo e Istanbul. Nadal e Messi testimonial per la Spagna.Stasera il <STRONG>Comitato olimpico internazionale</STRONG> deciderà la città ospitante i<STRONG> Giochi Olimpici 2020</STRONG>, vale a dire il paese che raccoglierà l'eredita di <STRONG>Rio de Janeiro 2016</STRONG>.&nbsp;Le concorrenti all'ambito titolo sono tre,<STRONG> Madrid, Istanbul e Tokyo</STRONG>. Favorita secondo i bookmakers la capitale spagnola, alla sua terza candidatura consecutiva, che può contare sul vantaggio rappresentato dallo stato avanzato dei&nbsp;lavori&nbsp;(l'80% è già stato terminato) e da un budget ridotto, che ammonta a circa 1,6 miliardi di euro. Un'occasione da non perdere per la Spagna, tra le nazioni più colpite dalla crisi economica con un tasso di disoccupazione del 26,9%. Importanti i nomi a supporto della candidatura madrilena, ossia&nbsp;Rafa Nadal e Leo Messi.<br><br> A seguire la capitale giapponese, leader nel settore hi-tech, che promette dei Giochi all'avanguardia tecnologica. Nessun problema con il fattore inquinamento a detta di <STRONG>Tsunekazu Takeda</STRONG>, presidente del comitato "Tokyo 2020", il quale garantisce che i livelli di radioattività registrati in città non sono al di sopra della norma e dunque non bisogna temere le conseguenze del disastro di Fukushima. Istanbul è la scelta meno probabile. La candidatura è il segno di un paese che vuole ammodernarsi e aprirsi al mondo, e non è un caso che solo ultimamente la Turchia sia entrata nell'Ue, ma i fattori negativi sono molteplici. In primis le rivolte sociali che hanno messo in serio pericolo l'equilibrio politico del paese, oltre allo scandalo doping che ha coinvolto decine di atleti anatolici. Ad aggravare il tutto la delicatissima situazione siriana, che rischia di destabilizzare la diplomazia internazionale. Come dice la celebre canzone, bello e impossibile.<br><br>Buenos AiresFL0435FL0435olimpiadi-londra-2012-5-cerchi.jpgSiNolimpiadi-2020-stasera-si-decide-madrid-tokyo-istanbul-1012344.htmSi100612201,02,03030556
791012293NewsCalciomercatoL`estenuante lunghezza del mercato calciatori20130827143242calcioIl mercato calciatori Il mercato calciatori chiuderà i battenti il prossimo 2 settembre alle ore 23. Una campagna acquisti e cessione estenuante, lunghissima e mal organizzata nel suo ordinamento visto che i campionati di calcio di Serie A e B in quella data avranno già consumato la seconda giornata di calendario. Riteniamo che l’attuale sistema allineato dall’Italia agli altri Paesi europei, non possa far altro che creare confusione nel mondo del calcio. Società, procuratori, calciatori, addetti ai lavori e tifosi non ne capiscono più nulla, confusi come sono tra seguire i campionati appena iniziati e le vicende di mercato ancora in corso. Tutto questo senza tenere conto che tra quattro mesi, esattamente il 3 gennaio 2014 e fino al 31 dello stesso mese, risentiremo ancora parlare di trasferimenti di calciatori per la riapertura del mercato, con il conseguente andirivieni di giocatori da una squadra all’altra. Un accavallamento di situazioni che durante lo svolgimento del campionato, non si addice all’attenzione della stragrande maggioranza degli appassionati del pallone che mal digeriscono il trasferimento dei propri beniamini dalla propria squadra a un’altra compagine magari “odiata” da sempre. E’ la legge del mercato moderno, anzi è l’imprescindibilità del dio denaro che non ha tempo né convenienza a soffermarsi dietro filosofie e concetti astratti che nulla hanno a che fare con la concretezza degli iperbolici interessi economici. Tutti sanno che ormai da molto tempo il calcio non è più un gioco, ma un apparente teatro sul cui palcoscenico salgono stabilmente gli interessi privati di sponsor e televisioni che del calcio fanno le loro fortune. E, se in un’Italia stabilizzata ormai da anni in una crisi economica perniciosa che ne identifica una recessione che appare senza freni inibitori, l’azienda calcio pur risentendo solo in parte di questa situazione involutiva, rappresenta pur sempre una delle industrie più fiorenti del sistema mondiale anche grazie all’avvento dei danarosi sceicchi. Ma a tutto c’è un limite. Incominciamo ad esempio a calmierare un mercato diventato eccessivo sotto il profilo della valutazione di calciatori e del relativo esborso economico delle società per il loro acquisto. E, allo stesso tempo, limitiamo la chiusura di calcio mercato soltanto nel periodo estivo, fissando una data che corrisponda esattamente con l’inizio dei campionati di Serie A e B. Ne guadagnerebbero sicuramente le squadre nella loro organizzazione interna e, al contempo, ci sarebbe più ordine nel programmare il raggiungimento degli obiettivi prefissati dalle società stesse. I tifosi, intanto, riacquisterebbero quell’identità di squadra e di calciatori nei quali vogliono riconoscersi, in una sorta di ritrovamento di valori perduti. Tutto ciò, naturalmente, abolendo anche l’inutile mercato di gennaio che non ha mai apportato efficaci miglioramenti in termini tecnici nell’ambito di ciascuna squadra di calcio, neanche per chi lotta per non retrocedere nella serie inferiore. Questa è statistica, non concetti astratti. Pensiamo dunque, che se si riuscisse a ottenere un simile sistema nell’ambito del calcio mercato d’Europa, ne guadagnerebbe sicuramente il mondo del pallone, chi ne usufruisce e chi lo vive da sempre come grande e insostituibile passione.<br><br> Salvino Cavallaro <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711pjanic-4.jpgSiNl-estenuante-lunghezza-del-mercato-calciatori-1012293.htmSi100451001,02,03030514
801012248NewsCiclismoTour de France, hanno vinto i sospetti20130722175948tour de france 2013, contador, froome, cavendish, sagan, sospetti, dopingA Parigi festa per Froome, ma con un fondo di malinconia. Doping e diffidenza, quanto è lontano il giro di boa?Si è appena conclusa la festa, quella della <STRONG>Grande Boucle</STRONG> che spegne cento candeline a distanza di più di un secolo dalla prima edizione del 1903. Ma mentre <STRONG>Froome</STRONG> taglia trionfale il traguardo parigino non si può non avvertire un groppo alla gola, non solo per la consapevolezza che la festa&nbsp;è finita e da oggi non ci saranno più le emozioni regalateci dalla doppia scalata dell'<STRONG>Alpe d'Huez</STRONG> e dalle volate finali tra <STRONG>Cavendish</STRONG> e <STRONG>Sagan</STRONG>, almeno fino all'anno prossimo. L'impressione è che la passione sia smorzata dalla diffidenza che ormai gli appassionati provano nel vedere un nuovo campione che si inerpica per le salite e subito dopo ha frorza sufficiente&nbsp;per&nbsp;scattare più volte, difendersi dagli attacchi e allungare in classifica. Il britannico vincitore ha dovuto vedersela con insinuazioni di ogni genere da parte di tifosi e stampa per certi suoi tempi strepitosi, come in occasione dell'ascesa sul <STRONG>Mont Ventoux</STRONG>. <br><br> Troppi casi hanno oscurato il passato di questo sport e lasciato una macchia nelle carriere di tanti corridori. Da <STRONG>Contador</STRONG>, la cui vittoria nell'edizione 2010 della corsa francese è stata cancellata dal controverso caso della bistecca al clenbuterolo, all'arresto di <STRONG>Remy Di Gregorio</STRONG> avvenuto l'anno scorso, durante il primo giorno di riposo del Tour a Bourg-en-Bresse. Tanti piccoli buchi neri che attirano nel vuoto tutto ciò che resta alla luce del sole: la straordinaria prova di <STRONG>Quintana</STRONG>, il giovane <STRONG>Moreno Moser</STRONG> che ha mostrato sprazzi di classe nelle salite e lo spettacolo della <STRONG>Versailles-Parigi</STRONG>, l'arrivo al crepuscolo salutato dalle proiezioni olografiche sull'Arco di Trionfo e dal tricolore disegnato nel cielo dalla flotta aerea. Ad incombere su tutto, quelle sette bande nere che sporcano l'albo d'oro dove una volta era scritto il nome di <STRONG>Lance Armstrong</STRONG>. <br><br> La macchina del doping ha un funzionamento complesso che comprende gli sponsor, il cui potere finanziario può decidere la sopravvivenza di una squadra, vedere <STRONG>Team Barloworld</STRONG>, i dirigenti ansiosi di accaparrarsi gli accordi economici migliori ed infine gli atleti, contemporaneamente complici e vittime del sistema, piccoli Faust in caschetto e divisa. Prima vengono le vittorie, gli avversari sempre più alla portata, la resistenza che aumenta a vista d'occhio; poi ci sono le conseguenze, che siano esse scatenate da un test a sorpresa, una crisi improvvisa che porta alla morte (come accadde al britannico <STRONG>Simpson</STRONG>) o un decadimento fisico precoce. Come sempre la chiave di tutto sta nell'organizzazione: <STRONG>quanto sarebbe bello immaginare un Tour con tappe più brevi, velocità minori e orari di gara meno caldi</STRONG>. Perché ogni nuovo caso di doping è una richiesta di aiuto da parte di uno sport troppo corrotto, immemore di coloro che con anfetamine ed Epo hanno trovato la fine della carriera o della vita, si pensi rispettivamente a <STRONG>Riccò</STRONG> e <STRONG>Pantani</STRONG>. Quando si terrà in conto tutto ciò, allora potremo tornare a guardare il ciclismo senza nutrire sospetti che rasentano la paranoia, magari strabuzzando gli occhi come bambini nel vedere un fresco ragazzo svettare sul<STRONG> Col du Tourmalet</STRONG>. Forse un giorno, davanti all'ennesimo campione caduto in basso, tutto questo accadrà.<br><br>ParigiFL0435FL0435froome-parigi.jpgSiNciclismo-tour-de-france-hanno-vinto-i-sospetti-1012248.htmSi100612201,02,03030893
811012118NewsCoppePerla di Insigne: l`Italia va20130606074512insigneBattuta l`Inghilterra alla prima dell`Europeo U21Non poteva iniziare in maniera migliore l'avventura degli azzurrini di Davis Mangia: 1-0 sull'Inghilterra, tra le favorite, e primi tre punti di questo Europeo.<br><br>Ha giocato bene la squadra, senza timori reverenziali, impostando il proprio gioco e con un Insigne in gran forma: la sua perla su punizione infatti, è stato il contorno ad una splendida prestazione.<br><br>Mangia schiera i suoi col classico 4-3-3, e lancia in avanti accanto a "Lorenzo il magnifico", Immobile e Borini: dall'altra parte, 4-2-3-1 con Henderson e Shelvey, gioiellini del Liverpool, sugli scudi.&nbsp;<br><br>La partita è subito divertente, e l'Italia capisce che deve attaccare sulla destra, dove Robinson, va in crisi: al 24' bella giocata Immobile-Insigne, con quest' ultimo che non concretizza per poco. Ancora Lorenzo ci prova superata la mezzora: al 38' invece Florenzi, steso dall'inguardabile Robinson, reclama il rigore. Si va all'intervallo dopo un primo tempo ben giocato dagli azzurrini. Nella ripresa la foga dei leoni dura 15': Dawson al 49' si vede annullare un gol in mischia e la squadra di Pearce prende coraggio. Mangia azzecca il cambio però: dentro Gabbiadini e fuori Immobile. Il giocatore del Bologna da più vitalità all'attacco e, soprattutto si procura al 77' una punizione dal limite: Insigne trasforma perfettamente portando in vantaggio i suoi. Gli inglesi adesso si buttano a capofitto in avanti, ma Bardi è pressoché insuperabile.<br><br>Ottima prova di tutta la squadra, tra i singoli ovviamente spiccano Bianchetti, insuperabile, in difesa, Verratti-Marrone- Florenzi a centrocampo e Insigne in avanti: aspettando il miglior&nbsp;Immobile, o magari Rossi (in campo nel finale) e Destro, può andar bene così.<br><br>FL0141FL01412149992-insigne.jpgSiNperla-di-insigne-l-italia-va-1012118.htmSi100205001,02,03,06,07,08,09030364
821012116NewsCalciomercatoIl calcio estivo tra sogni, illusioni e realtà20130605212314calcioCalcio. Ora che è tutto finito a livello di club Calcio. Ora che è tutto finito a livello di club e che i giochi sono fatti, è tempo di mercato, di sogni, di illusioni pallonare che spesso inondano la fantasia dei tifosi. Un andirivieni di notizie fondate e non, che fanno perdere la bussola e l’orientamento di quello che sarà veramente il nuovo assetto tecnico tattico della propria squadra del cuore. E così il “ballo” degli allenatori da una&nbsp; panchina all’altra e i nomi dei giocatori accostati a questa o a quella squadra, sembra quasi che facciano dimenticare le scadenze fiscali da pagare, il lavoro che non abbiamo più da anni e la difficile realtà quotidiana cui siamo continuamente esposti a causa di una crisi economica che attanaglia e non dà respiro. Ma del calcio e dei suoi relativi sogni no, di quelli non possiamo fare a meno. E che c’importa se le Polizze delle RC Auto aumentano a dismisura, se le bollette di gas, luce e telefono arrivano regolarmente in maniera spietata. Meglio leggere cosa e chi stanno trattando Galliani, Moratti, Marotta, Della Valle, Lotito e De Laurentiis. Sì, perché presto si ricomincia, sarà di nuovo ora di ritiri estivi, di foto ricordo con dedica, di maglie e giuramenti di campionati da sfacelo. E così leggiamo che Mazzarri è passato alla corte di Moratti per ricostruire un’Inter che ormai attende soci che riescano a dare respiro a quelle casse nerazzurre che, fino a poco tempo fa, apparivano stracolme di denaro. Il presidente Preziosi che prende a calci la telecamera di un collega giornalista, per averlo scoperto nella possibile trattativa con l’attuale presidente del Varese Rosati, che sarà il nuovo vicepresidente rossoblu. Il Milan, intanto, ha risolto la situazione legata a Massimiliano Allegri che sembrava protrarsi nel tempo come un tormentone. Lui è stato confermato da Berlusconi e Galliani, per cui resterà sulla panchina rossonera, deludendo la Roma e i romanisti che l’avrebbero accolto a braccia aperte e che adesso si trovano a dover decidere per Blanc o Garcia, l’attuale allenatore del Lilla.&nbsp; La Juve attende, e chissà per quanto ancora. Jovetic e Higuain sono in cima ai suoi pensieri, ma anche Tevez sarebbe gradito a Conte. Sono trattative difficili, soprattutto per quanto riguarda Jovetic, per cui la Fiorentina pretenderebbe 30 milioni di euro in contanti, rifiutando qualsiasi contropartita di giocatori. Prendere o lasciare! Vedremo come andrà a finire. D’altra parte siamo ancora agli inizi, il campionato 2012’13 si è appena concluso e i festeggiamenti bianconeri della Juventus riecheggiano ancora in maniera festante. La fase finale dei Campionati Europei degli azzurrini e la Confederations Cup della Nazionale maggiore stanno per cominciare. L’azzurro ha la priorità su tutto. Il resto può attendere!<BR><BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>C1007650adm001adm001elsha420.jpgSiNil-calcio-estivo-tra-sogni-illusioni-e-realta-1012116.htmSi100075501,02,03,06,07030390
831012104NewsCampionatiQuando il calcio sostiene la speranza20130530112538calcioA volte ci sono sentimenti A volte ci sono sentimenti che si sprigionano da cose apparentemente materiali, come un semplice pallone che gira in mezzo a un campo di calcio tra 22 giocatori. Pensieri che coinvolgono ed emozionano fino a farti riflettere quanto è bello fare qualcosa di buono per le persone meno fortunate. E così, allo Juventus Stadium di Torino nel corso della Partita del Cuore 2013, nel vedere 41.000 spettatori inneggianti spensieratezza e felicità, ho pensato quanto è straordinario “gioire” a beneficio di coloro che soffrono. Sembra un controsenso, eppure nel vedere il coinvolgente entusiasmo della gente assiepata sugli spalti di questo armonioso stadio torinese, mi sono emozionato al pensiero che eravamo accorsi tutti lì per loro, per noi, per coloro i quali sono legati a quell’unica speranza di vita che si chiama “RICERCA”. Pensieri profondi che ti assalgono tra il frastuono gioioso, lo sbandierare colorato dei vessilli della Ferrari, le bellissime coreografie, le “ola” e i flash delle macchine fotografiche che immortalano con comprensibile curiosità i campioni e gli artisti del mondo dello spettacolo. Sfilano a due passi da noi con tanto di maglietta e calzoncini corti, Raul Bova, Matteo Renzi, Andrea Agnelli, Antonio Conte, Pavel Nedved, Ciro Ferrara, Paolo Montero, Claudio Sala, Alessandro Preziosi, Massimo Giletti, Fernando Alonso, l’ex granata Lentini, Luca Barbarossa e tanti altri artisti e campioni di calcio convenuti qui per una causa nobile. Equità nel risultato finale, che ha visto la squadra Nazionale cantanti pareggiare 9 a 9 contro il team “Campioni per la ricerca”. 18 i gol realizzati in 90 minuti, 1 milione e mezzo di euro raccolti per la ricerca scientifica, di cui 457 mila euro sono stati ricavati dalla vendita dei biglietti allo Juventus Stadium e un milione di Euro sono arrivati dagli sms solidali, il cui numero 45501 è possibile fare fino al prossimo 31 maggio.&nbsp; Davvero un successo di pubblico senza precedenti, una presenza di spettatori pari ad una attesa partita di Champions League. Non so dire se è stato più il cuore a richiamare tante persone arrivate da ogni dove, piuttosto che la giustificata curiosità di vedere da vicino i propri beniamini dello sport e dello spettacolo, fatto è che si è raggiunto un obiettivo di vera importanza storica. Sia Telethon che l’Istituto per la ricerca e la cura contro i tumori di Candiolo, non hanno mai raggiunto un traguardo d’incasso così alto a beneficio della ricerca scientifica. Un segno di civiltà e generosità commovente, proprio nel periodo di crisi economica che investe la stragrande maggioranza della popolazione italiana. Non importa se abbiamo tutti pochi soldi, importante è stringersi insieme all’unisono per un bene comune, e cioè a quella ricerca cui chiediamo accoratamente di fare presto. E così, a fine gara, quella Coppa alzata al cielo dai due capitani, Antonio Conte e Luca Barbarossa, ha avuto un significato diverso dal solito. Infatti, una volta tanto, sul campo di calcio non ci sono stati vincitori e neanche vinti, ma è stata premiata la solidarietà e il cuore della gente. Grazie, caro, vecchio pallone!<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711calcio.jpgSiNquando-il-calcio-sostiene-la-speranza-1012104.htmSi100451001,02,03,06030430
841012055NewsEditorialeSerie A: lo spunto di Cavani la grinta di Mexes e l`assenza di Isla. Top e Flop della 37a giornata20130513114019serie aPenultimo turno di serie A con quasi tutti i verdetti ormai assegnatiPenultimo turno di serie A con quasi tutti i verdetti ormai assegnati. Tra i migliori di giornata spiccano giocatori di Udinese, Lazio e Napoli. Male alcuni rossoneri, poi Parma, Siena e Palermo.<br><br> TOP<br><br> Handanovic = Blinda la porta dei nerazzurri con parate da autentico fuoriclasse. Uomo Ragno.<br><br> Mexes = Da ex battaglia e si conferma in questo finale di stagione un punto fermo della compagine rossonera. Granitico.<br><br> Lulic = Spinta costante e apporto fondamentale in zona offensiva per una Lazio che sta chiudendo la stagione col segno positivo. Indemoniato.<br><br> Hamisk = Entra e decide una gara che aveva un solo, probabile, significato: l’addio di alcuni big tra cui Cavani e Mazzarri. Genio.<BR>Candreva = Gol su rigore che legittima una prestazione ed una stagione da autentico protagonista. Maturo.<br><br> Di Natale = Aggettivi ormai terminati per farne le pagelle. Ennesima doppietta stagionale,unico neo l’infortunio finale. Highlander.<br><br> Cavani = Chiude la stagione in casa con una rete da rapace e tanto furore. Che sia l’addio definitivo al San Paolo? Fuoriclasse.<br><br> Formazione Top = Handanovic; Mexes, Lulic, Granqvist; Hamsik, Candreva, Cerci, Gomez; Cavani, Di Natale, Thereau.<br><br> FLOP<br><br> Brkic = Impreciso sulla rete atalantina, si dimostra meno sicuro del solito. Ma i suoi alla fine non ne risentono. Indeciso.<br><br> Dainelli = Fallo ingenuo che regala un penalty al Toro e costringe Corini a sostituirlo alla fine del primo tempo. Già in vacanza.<br><br> Terlizzi = Quelli del Napoli gli sfilano da tutti i pertugi, lui va presto in confusione e affonda come tutto il Siena. In crisi.<br><br> Muntari = Espulsione assurda, si conferma quel classico giocatore che quando si chiude la vena, è notte fonda. Impazzito.<br><br> Isla = Prestazione negativa che probabilmente costringerà la dirigenza bianconera a rivedere i propri piani,non confermandolo per la prossima stagione. Assente.<br><br> Barreto = Sbaglia l’impossibile, per sua fortuna ci pensa Cerci. Polveri bagnate.<br><br> Belfodil = Finale di stagione in netto decrescendo rispetto agli inizi. Spuntato.<br><br> Formazione Flop = Brkic; Dainelli, Terlizzi, Garcia; Isla, Muntari, Alvarez, Renan; Barreto, Belfodil, Totti.<br><br> Gabriele Cavallaro<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001124157881-ced6d0bc-0c7f-4179-914e-291887bb94bf.jpgSiNserie-a-lo-spunto-di-cavani-la-grinta-di-mexes-e-l-assenza-di-isla-top-e-flop-della-trentasettesima-giornata-1012055.htmSi100075701,02,03,08030464
851012007NewsCampionatiSerie A, i dieci punti per la risalita20130507104042serie aMancano solo tre giornate alla conclusione del campionato &nbsp;Mancano solo&nbsp;tre giornate alla conclusione del campionato 2012-2013, un campionato che a dispetto di una superiorità schiacciante della Juventus, è stato pieno di polemiche, e allora viene naturale chiedersi il perchè di tante polemiche, anche in un campionato in cui sin dall'inizio ci sono stati pochi dubbi sulle forze in campo. La classe arbitrale è scarsa, i media sviscerano ogni episodi perchè la discussione vende, ancora meglio se si fa virulenta, ma questo non basta a spiegare il perchè di tanti veleni. E allora mi tornano alla mente i capannelli di giocatori intorno all'arbitro dopo ogni decisione (ormai anche per i falli laterali...) i boati del pubblico ad ogni episodio dubbio, i tanti giocatori che mandano a quel paese gli arbitri (alcuni sistematicamente puniti, altri no), rigori, che siano dubbi, lampanti, inesistenti, in tutti i casi sempre contestati. E tutto questo si riflette negativamente nei comportamenti delle nostre squadre giocano in europa, dove i nostri piagnistei e il nostro malcostume della protesta risulta insopportabile per arbitri e avversari. E oltre ai problemi arbitrali il pietoso confronto anche dal punto di vista sportivo con le altre realtà in ambito Europeo, dove ormai anche le squadre portoghesi, rumene e ucraine ci fanno paura. E le nostre squadre sempre alle prese con spese eccessive, rose elefantiache, poche risorse per il mercato, che si permettono di snobbare una competizione europea come l'Europa League, e si arriva al paradosso di tante squadre che preferiscono arrivare terze in campionato piuttosto che vincere un trofeo; se un attimo ci fermiamo a pensare è un'aberrazione dello spirito sportivo: meglio arrivare terzo piuttosto che aggiungere un trofeo in bacheca. Assurdo.<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp; E allora per questo mi viene in mente una rivoluzione delle regole del nostro campionato per un calcio migliore, un decalogo per competere al meglio ed evolvere, per poterci confrontare al meglio anche in campo europeo e mondiale a livello di club e di nazionale:<br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; 1) Arbitri professionisti e autonomi rispetto alla Lega Calcio, si eviterebbero sospetti sulla sudditanza e dipendenza degli arbitri da club che guidano la lega, ed essendo riconosciuti come una professione gli arbitri si dedicherebbero solo a questo, allenandosi per il loro lavoro di arbitro.<br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; 2) Puniamo gli errori arbitrali : come per i calciatori, che dopo un tot di ammonizioni hanno un turno di squalifica, lo stesso valga per gli arbitri. Al lunedì confronto tra arbitri e società, dove si valutano gli episodi dubbi, gli arbitri che sbagliano più spesso vengano fermati per un mese, durante il quale si allenano e si aggiornano, e riprendono, se perseverano negli errori potrebbero essere declassati. Negli sport americani è più o meno questo il sistema<br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; 3) Via gli arbitri di porta, si sono rivelati inutili, ed aumentano inutilmente le voci e le opinioni in campo sugli episodi. Per valutare se la palla ha varcato la linea si utilizzi l'occhio di falco, funziona nel tennis dove si gioca con una pallina di 6 cm di diametro che viaggia a 180 Km/h, non ho capito perchè non può funzionare nel calcio, dove la palla è molto più grande e mediamente più lenta del tennis.<br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; 4) tolleranza zero con polemiche e proteste in campo. Basta con gli assembramenti di giocatori che minacciosi, schiumanti rabbia, che circondano l'arbitro e i collaboratori cercando d'influenzare le loro decisioni. solo il capitano può avvicinarsi con rispetto e senza protestare, ma solo per chiedere spiegazioni. Qualora l'arbitro lo ritenesse opportuno potranno avvicinarsi anche i giocatori coinvolti, ma solo su richiesta dell'arbitro. Chiunque si avvicini o protesti ammonito, se insiste espulso<br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; 5) Stesso atteggiamento con i gesti plateali per le decisioni che non piacciono, i vaffa e le reazioni isteriche. Non fanno altro che innervosire i giocatori in campo e, cosa ancora peggiore, aizzare il pubblico. Nel basket esiste il fallo tecnico per le proteste, nel Rugby i giocatori non protestano mai, al massimo scuotono la testa se non sono convinti, non ho capito perché nel calcio tolleriamo simili atteggiamenti.<br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; 6) Fallo di mano sempre e comunque se procura danno, se il braccio è staccato dal corpo è fallo, che sia volontario o meno, a breve distanza, in scivolata ecc. Eliminiamo gli elementi di discrezionalità dell'arbitro, , valutare la volontarietà è troppo complicato e soggettivo; casomai la palese volontarietà può essere punita col cartellino giallo.<br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; 7)Limite ai giocatori in rosa: questo è un mio pensiero fisso, le piccole squadre hanno rose di 23/25 giocatori al massimo, mentre le grandi squadre sembra che non possano affrontare la stagione se non hanno almeno 30 giocatori sotto contratto. Poi però devono fare una lista di 25 giocatori per la Champions e ci sono sempre polemiche per gli esclusi. In Spagna per esempio c'è il limite di 25 giocatori, se per infortuni o squalifiche non bastano si pesca dalle giovanili, così sono costretti a valorizzare il vivaio, e i risultati si vedono. Per cui prendiamo esempio dai bravi, rose obbligatoriamente da 25 giocatori. Si limitano i costi e si valorizza il vivaio.<br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Il 30% dei giocatori in rosa devono provenire dal vivaio. Dopottutto una cosa simile è richiesta anche per le liste Champions, direi che 8 giocatori in rosa cresciuti nel proprio vivaio può essere un numero ragionevole.<br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; 9)Gestione degli esuberi, rescissione consensuale. Se per qualche motivo non si riescono a piazzare gli esuberi e si hanno più di 25 giocatori in rosa, si arriva alla rescissione consensuale, la cui cifra si può prevedere già quando si firma il contratto. Così si evitano i casi di giocatori che non accettano nessuna proposta e bloccano il mercato delle società.<br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; 10)Per evitare che uno volutamente arrivi alla rescissione del contratto per accordarsi dopo con altre società, il giocatore che arriva alla rescissione dovrà restare fermo fino alla successiva sessione di mercato. E per evitare accordi sottobanco tra giocatori e società, se un'altra società vorrà mettere sotto contratto un giocatore che si è svincolato con la rescissione consensuale, dovrà rimborsare la cifra della rescissione alla società di provenienza.<br><br> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Ambizioso? visionario? non lo so, quel che è certo è che il nostro calcio è in crisi per tanti motivi, troppi elementi di tensione, troppi problemi ogni anno, e dalle situazioni di crisi derivano quei cambiamenti che ti portano a fare uno scatto in avanti: e di sicuro abbiamo un gran bisogno di rinnovare il nostro calcio.<br><br> Cristian Carboni<br><br>C1007650adm001adm001elsha420.jpgSiNserie-a-i-dieci-punti-per-la-risalita-1012007.htmSi100075701,02,03,06030224
861011952NewsCampionatiFederica Nargi esplode contro i gionalisti: «Non sanno che ca..o scrivere su me e Matri»20130424130719federica nargi, matriDopo le voci e gli articoli Dopo le voci e gli articoli apparsi nelle ultime settimane che parlavano di crisi sentimentale tra l'ex velina Federica Nargi e l'attaccante della Juventus Alessandro Matri, con tanto di intromissione di Christian Vieri nella love story, la showgirl ha deciso di sfogarsi direttamente sul proprio profilo 'Twitter'. "Crisi, crisi, crisi! Tra me e Matri c'è sempre crisi! Ma perché? Hahahahaha! Perché non hanno un c... da scrivere!". Dichiarazioni pesanti, alle quali è seguita anche una risposta di Bobo Vieri, da sempre poco amico dei giornalisti e invischiato nei presunti problemi della coppia. Sincera presa di posizione o tattica da latin lover per avvicinarsi alla bella Federica? Giudicate voi stessi.C1007650adm001adm001federicanrgi.jpgSiNfederica-nargi-espolde-contro-i-giornali-non-sanno-che-cazzo-scrivere-su-me-e-matri-1011952.htmSiT1000007100075701,02,03,06030333
871011959NewsCampionatiAnastasi: «Juventus nettamente favorita contro il Torino»20130419071156juventus, anastasiPietro Anastasi, tra passato, presente e futuro della sua JuventusPietro Anastasi, tra passato, presente e futuro della sua Juventus<br>“Pietro Anastasi finì per essere il simbolo vivente di un’intera classe sociale: quella di chi lasciava a malincuore il meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord”. Così scriveva Alessandro Baricco, torinese di nascita, scrittore, saggista, sceneggiatore, regista e noto esponente della narrativa italiana contemporanea. E, in effetti, Pietruzzu Anastasi ha rappresentato attraverso il calcio un periodo storico importante del nostro Paese. La sua lunga carriera di calciatore siciliano partito dalla Massiminiana di Catania per passare al Varese e poi percorrere la strada del suo destino glorioso con la Juventus, si è legato indissolubilmente alla squadra dell’avvocato Agnelli e, soprattutto, a Giampiero Boniperti che l’ha subito accolto a braccia aperte come fosse un figlio. Oggi è opinionista sulle reti private di Quarta Rete Tv e, in occasione del derby di Torino, abbiamo pensato di interloquire con lui che è stato artefice di tante “battaglie” stracittadine del passato sotto la mole, ma anche di disquisire insieme del presente e del futuro della sua Juventus.&nbsp; <br><br>Anastasi, come vedi il prossimo derby di Torino?<br>“Visto come stanno andando in campionato le due squadre, sulla carta dovrebbe vincere la Juve. Tuttavia, io che ho vissuto in prima persona tanti derby, so che in queste partite non esiste nessun favorito o sfavorito. Sarà banale, ma il derby è davvero una partita a sé, aperta a qualsiasi risultato. Su questo non ci sono dubbi di sorta”.<br><br>Tra i tanti derby di Torino che hai giocato, ce n’è uno che ti è rimasto particolarmente impresso nel cuore?<br>“Ricordo con affetto il primo derby che ho giocato con la Juventus contro il Toro. In quella occasione segnai all’ultimo minuto e vincemmo 2 a 1. Quello era il primo anno che giocavo nella Juve, e quasi non mi rendevo conto dell’importanza di vestire quella maglia e di giocare un derby che aveva ed ha una valenza e un significato particolare, per la città di Torino e per le contrapposte tifoserie”.<br><br>Tu che hai vissuto sul campo i derby di Torino e Milano, quali dei due ritieni più carico di motivazioni?<br>“Sicuramente quello di Torino. A Milano si affrontano due squadre che in genere sono abituate ai vertici della classifica. A Torino, invece, la Juve è abituata a lottare per lo scudetto, mentre il Toro, tranne alcune episodiche occasioni, non ha mai avuto una certa regolarità di rendimento. E poi la Juve, non solo per Torino, è sempre stata emblema di aristocrazia dettata dalla Fiat e dalla famiglia Agnelli, mentre i granata rappresentano il proletariato sanguigno e orgoglioso di battere gli odiati cugini”.<br><br>Fermo restando che la Juve abbia già bissato il suo secondo scudetto consecutivo, pensi che questo successo sia legato esclusivamente ai propri meriti o, piuttosto, anche ai demeriti delle altre squadre inseguitrici?<br>“ In casi di questo genere è difficile quantificare realmente quanto ci sia di merito proprio e quanto di demerito altrui. Tuttavia, se pensiamo al notevole divario di punti che c’è tra la Juve e la seconda in classifica, devo dire che ci sono tanti meriti da parte dei bianconeri che sono stati capaci di mantenere una continuità di risultati che le altre non hanno saputo fare. D’altra parte, il Milan ha cominciato il campionato in maniera disastrosa, l’Inter si è persa per strada, il Napoli ha avuto un grande exploit iniziale, ma poi non ha retto i carichi degli impegni europei e a un certo punto ha mollato per poi riprendersi. Poi la Lazio che fino a un certo punto del campionato è stata l’anti Juve assieme al Napoli, non ha retto fino in fondo. E, per quanto riguarda la Roma, tutti sanno quali sono stati i risultati durante la gestione di Zeman”. <br><br>Ritieni che il livello tecnico del campionato italiano sia peggiorato rispetto a qualche anno fa?<br>“Diciamo che mancano i fuoriclasse. Il Milan ha ceduto Thiago Silva e Ibrahimovic, l’Inter ha venduto Samuel Eto’o, Thiago Motta, Maicon e quindi il problema nasce proprio per la mancanza di calciatori di un certo livello. Oggi mancano i grandi top player, nella Juve e anche nelle altre squadre italiane di alta classifica. Loro, farebbero sicuramente la differenza per il calcio italiano”.<br><br>Qual è stato il tuo pensiero dopo i due incontri di Champions che la Juve ha disputato contro il Bayern?<br>“In quel caso abbiamo capito la differenza che c’è tra la Juventus e le grandi forze calcistiche europee. Tuttavia, dopo aver visto le due semifinali tra Bayern e Barcellona e tra Borussia Dortmund e Real Madrid, ci siamo ricreduti su un gap che non è poi così incolmabile come pensavamo. La Juve, ha certamente bisogno di comprare giocatori di un certo livello internazionale, tuttavia, non penso che tra noi e loro ci sia tutto questo distacco”.<br><br>Allora non sei d’accordo con Conte, quando sostiene che dovrà passare ancora qualche anno prima che una squadra italiana possa vincere una coppa europea?<br>“ A me non sembra una cosa così esagerata. Io ripeto che si tratta di avere in seno alla squadra dei fuoriclasse in grado di fare la differenza. E’ tutta una questione di denaro da potere spendere. Certo, se pensiamo che il Bayern ha acquistato dal Borussia Dortmund Goetze per 37 milioni di Euro e Lewandowski per altrettanti soldi, allora è sicuro che c’è un divario tra la Juve e loro. Marotta ha dichiarato che la società bianconera non può spendere tanto e quindi si devono cercare valide alternative. Credete, non è questione di scuola calcistica superiore alla nostra, semplicemente una carenza di campioni”.<br><br>Pensi, dunque, che la difficoltà economica delle aziende del calcio italiano si rispecchi nella crisi del nostro Paese?<br>“Sono perfettamente d’accordo con quanto sostieni. Il momento del calcio italiano è l’espressione della tremenda crisi economica che sta attraversando il nostro Paese. Tuttavia, rimanendo sempre in seno alla Juventus e ai suoi bilanci, ritengo che quest’anno, a differenza di quello precedente, abbia acquisito buoni introiti dalla sua partecipazione in Champions League, per cui deve necessariamente investire per essere maggiormente competitiva il prossimo anno”.<br><br>In definitiva, cosa manca realmente a questa Juve per ritornare a essere ancor più grande in Europa?<br>“Quando guardo la classifica cannonieri, mi rattrista vedere che ai vertici non appare mai un giocatore della Juventus. Avere uno o più calciatori in grado di segnare 10 o 15 gol in più all’anno, è essenziale per questa Juve che produce molto gioco ma che spesso fatica ad andare in gol”.<br><br>Salvino Cavallaro <br>&nbsp;<br>&nbsp;&nbsp; <br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br><br>C1007650FL0711FL0711anastasi.jpgSiNesclsuiva-il-calcio-24-anastasi-juventus-favorittisma-contro-il-torino-1011959.htmSiT1000007,T1000099100451001,02,03,06,07,08,090302190S
881011823NewsCampionatiInter, Fassone sul banco degli imputati: Moratti ha deciso basta juventini in società20130418174990interIl presidente stoppa l`ingaggio di un dirigente bianconeroIl presidente stoppa l'ingaggio di un dirigente bianconero. E Moratti disse: "Basta juventini". Dopo Ricci e Leuskin, il dg Fassone pensava di portare a Milano anche il responsabile della finanza Re.<br><br>Lo stesso Fassone è sul banco degli imputati: la pesante crisi dell'Inter attuale e il suo passato nella Juventus di Giraudo e Moggi non sono più digeribili da una parte consistente del tifo nerazzurro. In momenti difficili, contano anche questi particolari. Anche in un mondo come quello del calcio che vuole essere (ma forse non lo è ancora del tutto) super-professionistico. Tanto che, secondo quanto riferisce oggi La Stampa, Massimo Moratti avrebbe deciso di non dare la caccia al ds della Juventus, Fabio Paratici, non volendo introdurre, al momento, altri 'juventini' in società.&nbsp; <br><br>C1007650adm001adm001interist.jpgSiNinter-fassone-sul-banco-degli-imputati-moratti-ha-deciso-basta-juventini-in-societa-1011823.htmSiT1000026100075501,02,03030387
891011813NewsCalciomercatoCalciomercato Juventus, stile Ibrahimovic per prendere Sanchez20130418124738juventus, sanchezSecondo quanto riporta SportSpunta l'idea di un'operazione di mercato "alla Ibrahimovic", ovvero simile a quella che portò l'attaccante svedese in rossonero nell'estate del 2010. Secondo quanto reso noto questa mattina dal quotidiano spagnolo Sport la dirigenza juventina per arrivare all'attaccante del Barcellona Alexis Sanchez starebbe pianificando un'offerta per il prestito oneroso a cinque milioni di euro del giocatore cileno con un diritto di riscatto fissato a 20 milioni di euro. Un'idea intelligente in un periodo di crisi economica che potrebbe risultare davvero vincente.C1007650adm001FL0711marotta.jpgSiNjuventus-stile-ibrahimovic-per-prendere-sanchez-1011813.htmNoT1000007100075701,02,03,06030656
901011799NewsCampionatiBari, nuove soluzioni per gli stipendi20130417175874bariLa notizia non e` che il Bari'La notizia non e' che il Bari non abbia pagato gli stipendi entro i termini disposti dalla Lega, ma che abbia pagato regolarmente finora. Adesso dobbiamo concentrarci sulla prossima trasferta con il Sassuolo, ma lunedi' abbiamo dato la disponibilita' ai calciatori di valutare insieme soluzioni ad hoc per chi si trova in situazioni particolari'. Cosi' il dg del Bari, Claudio Garzelli, ha spiegato l'ultima puntata della crisi finanziaria del club.C1007651adm001adm001bellomo.jpgSiNbari-nuov-valutazioni-sugli-stipendi-1011799.htmNo100075701,02,03030925
911011775NewsEditorialeSerie A: le doppiette di Vidal e Pinilla più l`irriconoscibile Guarin. Top e Flop della 32a giornata20130416161992serie aAncora Juventus, poi Udinese, Cagliari, Roma e FiorentinaAncora Juventus, poi Udinese, Cagliari, Roma e Fiorentina portano tra i top di giornata alcuni dei propri giocatori, protagonisti di vittorie convincenti. Di contro Palermo, Inter, Lazio e Atalanta portano i propri alla formazione dei flop, dopo gare in tono negativo.<br><br>TOP<br><br>Buffon = Un paio di interventi salva risultato, un piccolo smacco a chi inopinatamente ha voluto pensionarlo. Un pezzo di scudetto, oltre che di storia bianconera, è tutto suo. Insuperabile.<br><br>Angelo = Non un fine dicitore della biglia, ma un brasiliano atipico, tutto corsa e agonismo. Si sblocca e porta legna per la salvezza del Siena. Tignoso.<br><br>Danilo = Diga che argina le offensive di un Parma a dire il vero spuntato, gestisce il pacchetto arretrato udinese con notevole sicurezza. Davanti fanno il resto. Deciso.<br><br>Vidal = Doppietta fondamentale per stendere la Lazio. Concretezza spaziale, agonismo fondamentale. Chi pensa di cederlo, solo a pensarlo, commette un delitto. Prezioso.<br><br>Lamela = Il miglior gol di giornata, un sinistro a giro di delicatezza commovente. La definitiva conferma di un talento davvero purissimo. Ispirato.<br><br>Muriel = Discontinuo, ancora non totalmente maturo, ma dotato di grandi numeri. Quando si accende diventa un calciatore importante. Cinico.<br><br>Pinilla = Furbo nel conquistarsi il rigore, sgomita per un posto da titolare che in questo momento gli spetterebbe di diritto. Cobra.<br><br>Formazione Top = Buffon; Angelo, Danilo, Lichsteiner; Ilicic, Lamela, Vidal, Pizarro; Pinilla, Muriel, Pandev.<br><br>FLOP<br><br>Sorrentino = Era tanto tranquillo al Chievo, ha scelto il pericolo della lotta retrocessione. Ed i nervi son saltati. Spaventato.<br><br>Cana = Rigore procurato, papera davanti a Buffon, interventi maldestri dietro. Non proprio una gara da ricordare, la sua contro la capolista. Molle.<br><br>Ogbonna = Gli infortuni ne hanno pregiudicato la seconda parte di stagione, ma quella che era una sicurezza per i granata è diventata una preoccupazione. Balbettante.<br><br>Gomez = Il Catania ha tirato un po’ i remi in barca ed anche il suo potenziale si è affievolito. Che pensi già alla prossima stagione, chissà lontano da Catania? Stanco.<br><br>Guarin = Sulle gambe, non riesce a tirar fuori dalla crisi la sua Inter, già a pezzi. Sarebbe l’unico che potrebbe farlo. Spuntato.<br><br>Denis = Dalla tripletta all’Inter all’espulsione contro la Fiorentina. Nella vita, come nel calcio, esiste anche il giusto mezzo. Nervoso.<br><br>Immobile = Di cognome e di fatto, questa volta. Non aiuta il Genoa a piazzare la zampata decisiva per una salvezza più sudata della sua maglietta dopo il derby. Incolore.<br><br>Formazione Flop = Sorrentino; Cana, Ogbonna, Santacroce; Gomez, Guarin, Hernanes, Flamini; Denis, Immobile, Klose.<br><br>Gabriele Cavallaro. <br><br><br>C1007650adm001adm001marotta.jpgSiNserie-a-le-doppiette-di-vidal-e-pinilla-piu-l-irriconoscibile-guarin-top-e-flop-della-trentaduesima-giornata-1011775.htmSiT1000007,T1000027100075701,02,03030493
921011734NewsCampionatiSerie A, c`era una volta il campionato più bello del mondo20130414181557serie aC’era una volta il campionato più bello del mondo C’era una volta il campionato più bello del mondo: quello italiano. Dopo l’eliminazione di Juventus e Lazio, uniche squadre italiane rimaste a concorrere a livello europeo, si traccia il bilancio amaro di un calcio che al cospetto delle grandi potenze del pallone europeo risulta declassato a causa di una ormai perniciosa crisi economica nazionale, capace di penalizzare anche quel settore che fino a pochi anni fa sembrava essere indenne da ogni scossone economico. Sembrava un mondo a parte e, se ancora oggi per certi aspetti lo è, non è più in grado di stare al passo con gli investimenti delle grandi società europee. E così, dai e dai, come spesso succede quando si “munge” troppo, ecco che scarseggiano i fondi anche a causa delle tasse che colpiscono tutti e tutto. In un altro articolo ci siamo allineati alla tesi di Antonio Conte che, dopo l’amara sconfitta della Juventus contro il Bayern Monaco, ha dichiarato che a causa di problemi economici, ci vorranno ancora quattro o cinque anni prima che una squadra italiana possa vincere una coppa in Europa e ritornare ai fasti di un tempo. Pensiamo che l’allenatore della Juventus abbia messo il dito sulla “piaga” del pallone italiano di oggi a livello di società. Tuttavia, riteniamo importante fare una riflessione che ci sembra utile per sviscerare un tema davvero importante. C’è una logica economica e gestionale che è da sempre valida per tutti. Si tratti di Pubbliche Amministrazioni, di Aziende e anche della semplice gestione delle normali famiglie. Quando c’è maggiore liquidità e quindi maggiori introiti, si tende giustamente a investire nella consapevolezza che, se si sbaglia, ci si può rifare reinvestendo nuova liquidità. Quando invece scarseggiano fondi e denaro disponibile, è necessario non sbagliare (o sbagliare meno possibile) per non dilapidare il proprio portafoglio. Naturalmente, lungi da noi il pensiero di dare lezioni di economia che non ci compete nel modo più assoluto ma, in una chiara e semplice sintesi, vogliamo evidenziare certi sperperi che il calcio italiano ha fatto in questi ultimi anni. E, riferendoci particolarmente alla Juventus che da due anni rappresenta il meglio del calcio italiano, vogliamo porre l’accento su un fatto importante. Pur non disconoscendo le attuali difficoltà economiche in cui il nostro Paese è piombato da qualche tempo, riteniamo che negli ultimi anni la società bianconera abbia sbagliato alcuni importanti investimenti che l’hanno portata a sperperare circa 80 milioni di euro. Non sono bruscolini e non sono pochi per nessuna società al mondo. Non si possono dimenticare gli acquisti sbagliati di Felipe Melo prelevato a peso d’oro dalla Fiorentina, dell’uruguaiano Andres Martinez acquistato dal Catania a fior di milioni di euro, del serbo Milos Krasic considerato un sicuro campione, Mauricio Isla e in parte Kwadwo Asamoah (che stenta a mantenere certe promesse iniziali), Sebastian Giovinco, prima ceduto al Parma e poi riacquistato per 15 milioni di euro. E, più vicino ai nostri giorni, ancora il danese Nicklas Bendtner e il francese Nicolas Anelka che percepisce uno stipendio di 1 milione e 200 mila euro. Tutto questo, che senso ha? Certo, questi errori non possono essere imputati soltanto alla nuova gestione dirigenziale formata da Andrea Agnelli e Beppe Marotta ma, in gran parte, è giusto addebitarli a coloro i quali dopo lo sconquasso di calciopoli hanno operato per la Juventus d’allora: vero signor Jean-Claude Blanc? Questo, fermo restando la duttilità e l’indiscutibile lungimiranza della Juventus che è stata capace d’investire a beneficio della struttura dei campi di Vinovo, dello Juventus Stadium, dell’Area 12 e nell’acquisto dei terreni della Continassa, (l’area edificabile che si trova accanto allo Juventus Stadium, dove tra qualche anno sorgerà il campo d’allenamento della Prima Squadra e la Sede bianconera).&nbsp; Quindi, in buona sostanza, riteniamo che la Juventus debba certamente fare riferimento a un calcio italiano che risente della crisi economica che investe il nostro Paese ma, al contempo,&nbsp; riteniamo che non si possono disconoscere alcuni errori di valutazione nell’investire su giocatori che dopo averli strapagati non hanno più avuto nessuna richiesta di mercato. In fondo, sbagliare nell’investire può anche starci, ma perseverare com’è successo in passato in casa bianconera, rischiando di far piangere le proprie casse aziendali, non è consentito. In questo, Bayern Monaco, Real Madrid e Barcellona ci sono superiori. E, almeno per il momento, si vede!<br><br>Salvino Cavallaro <br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>FL0711FL0711galliani.jpgSiNserie-ac-era-una-volta-il-campionato-piu-bello-del-mondo-1011734.htmSi100451001,02,03030279
931011732NewsCampionatiLa decaduta delle squadre italiane in Europa: i dettagli delle ultime cinque stagioni20130414180622serie aCome ormai è notoCome ormai è noto, ed è purtroppo sotto gli occhi di tutti, il campionato italiano è sempre meno “cool” . Da qualche tempo a questa parte si sentono dire cose come cessioni illustri, sacrifici dovuti, fair play finanziario e altre parole che sono tutte figlie della situazione di decadenza che sta attanagliando il nostro campionato. Oltre alla tanto sponsorizzata crisi economica, il declino del nostro campionato è dovuto principalmente all’incopetenza ed alla cecità di chi ha governato, e governa tutt’ora, il nostro sistema calcio. Stadi vecchi e poco frequentati, scarsa attenzione ai settori giovanili e una non oculata gestione delle risorse delle nostre società, hanno fatto si che la serie A abbia avuto questa metamorfosi negativa. Ovviamente ciò che conta, come sempre sono i numeri e le partite quindi andiamo ad analizzare il cammino delle nostre squadre in Europa e il declassamento combinato dal ranking uefa, a danno dei nostri club partendo dalla stagione 07-08 anno dopo la vittoria della penultima champions italiana, conquistata ad Atene dal Milan, perché è questo il momento in cui l’Italia calcistica tocca l’apice e si avvia verso il declino che stiamo vivendo ora.<br><br>• Anno 07-08: le squadre qualificate per la C.L sono Milan,Inter,Roma e Lazio ; la Lazio viene eliminata ai gironi,le altre tre a parte la Roma agli ottavi, mente i giallorossi si arrendono allo Utd ai quarti, per la cronaca saranno proprio gli inglesi ad alzare il trofeo; in coppa Uefa (ancora si chiamava così) delle 4 squadre qualificate, Empoli,Palermo,Fiorentina e Sampdoria, passano alla fase ai gironi solo i viola che poi verranno eliminati in semifinali dai Rangers, sconfitti poi in finale dallo Zenit.<br><br>• Anno 08-09: 4 squadre arrivano ai gironi di Champions Roma,Inter,Juve e Fiorentina ,quest’ultima che non supera i gironi mentre le altre 3 eliminate tutte agli ottavi. Nell’ultima edizione della coppa Uefa il Napoli esce al primo turno, mentre Samp,Milan e Udinese che superano i gironi vengono raggiunti dalla Fiorentina terza in Champions. Tutte fuori nella fase ad eliminazione diretta eccetto l’Udinese che si fermerà poi ai quarti.<br><br>• Anno 09-10: l’anno della rinascita apparente questo, perché sebbene l’inter riesca a conquistare la sua terza coppa continentale sarà l’unica delle 4 qualificate a superare gli ottavi. Nella prima edizione dell’E.L. Genoa, Roma e Lazio raggiungono i gironi, passerà alla fase successiva solo la Roma raggiunta poi dalla Juve , con le due squadre che verranno eliminate poi rispettivamente ali sedicesimi e agli ottavi.<br><br>• Anno 10-11: si qualificheranno ai gironi solo Roma,Milan ed Inter, tutte eliminate poi agli ottavi le prime due e ai quarti i nerazzurri. In E.L. delle quattro qualificate ai gironi saranno tutte elimiate in questa fase tranne il Napoli che uscirà però ai 32esimi.<br><br>• Anno 11-12: ultimo anno per noi con le 4 ammesse alla C.L, si perde subito l’Udinese ai preliminari, Inter e Napoli raggiungono ma non passano gli ottavi ,i rossoneri del Milan invece non andrà oltre i quarti. In E.L. invece salutano subito la compagnia senza nemmeno arrivare ai gironi il Palermo e la Roma,mentre si arrenderanno ai sedicesimi la Lazio e agli ottavi l’Udinese.<br><br>Il campo come sempre è sovrano e, soprattutto in Europa League abbiamo dimostrato di essere diventati sempre meno competitivi rispetto non solo ai campionati inglesi,spagnoli e tedeschi ma anche nei confronti di altri campionati “emergenti” come quello russo o portoghese che da qualche anno a questa parte continuamente piazzano più squadre nelle fasi finali delle due competizioni europee. L’imperativo ormai, dovrà essere quello di onorare al meglio le competizioni evitando di far giocare le seconde linee soprattutto in Europa League dove troppo speso le nostre squadre hanno fallito miseramente.<br><br>Fabrizio Passalacqua<br><br>C1007650adm001adm001c-33509839.jpgSiNla-decaduta-delle-squadre-italiane-in-europa-i-dettagli-1011732.htmSi100075701,02,03030207
941011706NewsCampionatiLega Pro, scandalo Milazzo: in campo senza medico e la lega punisce la società20130412160773lega pro, milazzoAncora una voltaUn anno fa&nbsp; a Pescara il dramma di Morosini,25enne centrocampista del Livorno. Era appena scoccata la mezz’ora di gioco quando,all’improvviso,Morosini si accasciò al suolo colto da una crisi cardiaca. Dopo che ben 4 medici tentarono inutilmente di rianimarlo in campo&nbsp; (ma perché non utilizzarono il defibrillatore?),fu trasportato in ospedale con l’autoambulanza e lì morì alle 16.45 di una domenica nera ed indelebile per il calcio italiano. Forse Morosini poteva essere salvato proprio con l’uso del defibrillatore,un apparecchio “salva-vita”, ma il defibrillatore rimase a bordo campo inutilizzato. Rimane, dunque,l’inquietante&nbsp; ombra sulla tragedia, che soltanto la magistratura potrà con i suoi tempi, purtroppo troppo lunghi, chiarire e fugare. Resta il ricordo di un ragazzo fantastico,anche se sfortunato (da tempo era orfano di entrambi i genitori) ma sempre un idolo per i ragazzi di Monterosso di Bergamo ,dove egli era cresciuto calcisticamente e dove amava ritornare non appena poteva. <br>Cosa ci lascia in eredità Morosini oltre al suo ricordo? Lo sport è vita ma, per farlo bene, occorre “mens sana in corpore sano” :una mente sana in un corpo sano,come dicevano i romani e come ci dovrebbe insegnare la tragedia di un anno fa. Chi scrive è un medico,che ama lo sport e lo segue da vicino anche in panchina,se lo chiamano,ma deve confessarvi per esperienza che il mondo del calcio non ha ancora capito che il corpo e la salute dell’atleta sono il primo patrimonio di una società da tutelare.E allora cosa fare? E’ la prevenzione il segreto per ridurre i rischi,che comunque&nbsp; non si possono evitare,delle morti in campo. Prevenzione&nbsp; primaria e secondaria ovvero controlli periodici (in serie A i giocatori vengono sottoposti ad un ecocardiogramma ogni sei mesi) e formazione degli addetti ai lavori&nbsp; con corsi di rianimazione cardio-respiratoria,che consentono un soccorso immediato e adeguato in campo. Purtroppo oggi dobbiamo constatare che le morti per arresto cardiaco continuano ed il calcio ne detiene il triste primato&nbsp; con 209 morti su 592 fra dilettanti e sportivi amatoriali (i più esposti) nel periodo compreso fra il 2006 e il 2012.<br>Ancora una volta è il Sud che si fa notare per inefficienza perchè almeno il 50%&nbsp; di giocatori,sembrerebbe, entra in campo la domenica senza certificati d’idoneità sportiva di tipo agonistico e quelli che lo possiedono in molti casi lo hanno ottenuto da medici compiacenti,che con una notevole dose d’incoscienza rilasciano certificati d’idoneità sportiva senza gli esami previsti dalla normativa e senza averne il titolo (specialità di medicina sportiva). Naturalmente è lo sport dilettantistico&nbsp; il più esposto, ma al Sud anche il calcio professionistico non brilla per correttezza ed accuratezza nei controlli. E’ di questi giorni la notizia&nbsp; della multa di € 500 che la Lega Pro ha comminato&nbsp;&nbsp; alla società del Milazzo per aver giocato l’ultima partita in casa senza medico sociale in panchina .Ci&nbsp; chiediamo se 500 euro possano valere la vita di un giovane atleta e&nbsp; se l’arbitro non debba invece neanche iniziare l’incontro senza un medico in campo. Una notizia del genere non può non farci riflettere&nbsp; sulla morte del povero Morosini,che nonostante le commemorazioni e i discorsi pieni di promesse delle autorità,in realtà&nbsp;&nbsp; non è servita a nulla&nbsp; perché per un maledetto gol nel nostro calcio&nbsp; si può ancora&nbsp; morire!!!<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br>Attilio Andriolo<br><br>&nbsp;<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001milazzo.jpgSiNlega-pro-scandalo-milazzo-in-campo-senza-medico-e-la-lega-punisce-la-societa-1011706.htmSi100075701,02,03030308
951011689NewsCampionatiJuventus, consapevolezza della forza dell`avversario20130411204822juventusS’infrange contro il muro tedesco il sogno europeo a lungo cullato e inseguito dalla JuventusS’infrange contro il muro tedesco il sogno europeo a lungo cullato e inseguito dalla Juventus. Torino e l’Italia calcistica bianconera ringraziano comunque la propria squadra, uscita tra gli applausi dallo Juventus Stadium che, per una notte, è stato teatro di calcio ad alto livello. Ma, in verità, gli applausi dei tifosi sono sembrati intrisi d’amarezza per quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Troppo forte questo Bayern Monaco che con sicurezza e cinica lucidità ha inflitto alla squadra bianconera un secco 0 a 2 che parla da solo. La Juve dovrà aspettare ancora qualche anno per riconquistare la Coppa dalle grandi orecchie, perché così com’è strutturata adesso non è sufficiente per reggere il confronto con le grandi realtà calcistiche europee. “Il divario tra le grandi società calcistiche d’Europa e l’Italia, è ancora troppo netto dal punto di vista dei valori economici e degli investimenti. Penso che le squadre italiane dovranno attendere ancora qualche anno prima di poter rivincere la Champions League”. Così si è espresso Antonio Conte subito dopo la partita. E, in effetti, il tecnico bianconero ha fatto una lucida disamina del gap esistente tra alcune delle più importanti società europee e le migliori realtà calcistiche italiane. Bisogna lavorare molto, non solo sotto l’aspetto tecnico-organizzativo ma, soprattutto, sul fronte del patrimonio economico e dei relativi investimenti delle società stesse. E’ evidente che l’Inter di Moratti, il Milan di Berlusconi, la Juve di Agnelli, non rappresentano più come un tempo la forza economica e finanziaria del pallone italiano, tanto è vero che anche loro trovano grandi difficoltà ad allinearsi ai grandi club europei. Per crescere in modo esponenziale, sarebbe opportuno seguire il modello tedesco del Bayern, una società strutturata in una maniera tale da vincere in bundesliga con sei giornate d’anticipo e di essere costantemente tra le primissime forze europee. Certo, questo discorso ci potrebbe portare molto lontano e comunque a disquisire su temi di carattere politico-sociale ed economico-finanziario che da anni investono l’Italia e tantissime aziende di vario settore che danno segni di allarmante agonia. Ma, l’azienda italiana del pallone, pur nella sua tenuta economica tutto sommato ancora stabile rispetto ad altri settori in decadenza e, nonostante l’apporto del merchandising, dei diritti televisivi e degli sponsor, risulta ancora&nbsp; troppo fragile rispetto al confronto con alcune potenze europee. Una crisi che rispecchia fedelmente ciò che è l’attuale sistema economico del nostro Paese. Tuttavia, ritornando a temi più tecnici relativi alla partita Juventus - Bayern, possiamo dire che nel primo tempo i bianconeri hanno tenuto a bada i bavaresi i quali, ben messi in campo e attenti a chiudere tutti gli spazi, si sono limitati a un pressing alto e asfissiante, in grado di non fare ragionare la squadra di Conte, risultata evanescente nel tentativo di impensierire il portiere Neuer. Nel secondo tempo i tedeschi salgono in cattedra, ed il palo colpito da Robben è stato premonitore di ciò che sarebbe accaduto da lì a poco, quando il Bayern su ennesima azione di ripartenza andava in gol con Mandzukic. Una doccia fredda per la Juve che, fino a quel punto, sperava ancora in qualcosa di possibile-impossibile privo di ogni fondamento logico. Poi, il raddoppio finale di Pizzarro entrato in campo in sostituzione di Mandzukic, ha chiuso definitivamente ogni residua speranza. Finisce così l’attesissimo match fra la Juventus e il Bayern, una partita che fin dalla vigilia aveva più il sapore dell’emozione e della speranza, piuttosto che la reale consapevolezza di poter continuare il cammino in Champions tra le migliori quattro squadre d’Europa. Noi riteniamo che allo stato attuale delle cose, per questa Juventus è già stato un traguardo importante l’aver raggiunto l’obiettivo di appartenere al novero delle migliori otto squadre d’Europa. Poi si può fare ogni tipo di discorso, anche quello legato all’eterno qualunquismo calcistico ancorato a quel si dice che “Il pallone è rotondo e, come tale, tutto è possibile”. Un’affermazione che è troppo speso l’enfasi della banalità più pura. Ma questo, francamente, non può trovare fondamento nell’analisi concreta tra le differenze tecniche reali emerse tra squadre che sono lo specchio delle società di appartenenza, della loro forza economica e organizzativa.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711marotta.jpgSiNjuventus-consapevolezza-della-forza-dell-avversario-1011689.htmSiT1000007100451001,02,03,06,07030328
961011580NewsCalcio EsteroPremier League, 32a giornata: grande cuore Aston Villa, bene l`Arsenal20130407105130Premier League32a giornataNell’anticipo di ieri della 32a giornata di Premier League il Southampton ha vinto 2-0 al Madejski Stadium, contro il Reading dell’ex manager Adkins. Un successo, quello del Soton, che permette agli uomini di Pochettino di salire a 37 punti in classifica,&nbsp;ponendosi, forse definitivamente,&nbsp;al difuori&nbsp; dalla lotta per non retrocedere. Lotta nella quale, invece, è ormai ampiamente&nbsp;invischiato il Reading che, fermo a fondo classifica a 23 punti e a -8 dalla salvezza, sembra ormai condannato. Il colpo di coda, in ottica salvezza, è quello dell’Aston Villa che strappa 3 punti&nbsp;vitali&nbsp;al Britannia Stadium per 3-1 contro lo Stoke City. Con i padroni di casa in crisi di risultati, i Villans di Birmingham hanno&nbsp;sfoderato una prestazione di gran cuore salendo così a 33 punti. Vittoria che non permette di uscire dalla bagarre per la salvezza, ma che, comunque, dà morale.&nbsp;Bene anche&nbsp;l’Arsenal, vittorioso in trasferta al The Hawthorns contro il WBA. Gli uomini di Wenger portano a casa i 3 punti grazie a una doppietta del ritrovato Rosicky.&nbsp;I Gunners&nbsp;prolungano la striscia positiva&nbsp;a 7 gare con 6 vittorie consecutive&nbsp;e si ritrova, dopo varie&nbsp;settimane, nuovamente al quarto posto, con un punto in più del Chelsea, che&nbsp;oggi ospiterà il Sunderland.<BR><BR><BR>Tutti i gol su: <A href="http://livehighlights24.com/category/premier-league/">http://livehighlights24.com/category/premier-league/</A><BR><BR>Giocate Ieri<BR><BR><STRONG>Reading-Southampton 0-2&nbsp; </STRONG>34' Rodriguez-72' Lallana)<BR><BR><STRONG>WBA-Arsenal </STRONG>1-2&nbsp; 20'-50' Rosicky(A) - 71' Morison(W)<BR><BR><STRONG>Stoke-Aston Villa </STRONG>1-3&nbsp;&nbsp; 9'Agbonlahor-85'Lowton-90'Benteke(A) - 80' Kightly(S)<BR><BR><STRONG>Norwich-Swansea </STRONG>2-2&nbsp; 35' Michu-76'Moore(S) - 40'Snodgrass-60'Turne(N)<BR><BR>Giocano Oggi<BR><BR><STRONG>Liverpool-West Ham</STRONG><BR><BR><STRONG>Tottenham-Everton</STRONG><BR><BR><STRONG>Newcastle-Fulham</STRONG><BR><BR><STRONG>Chelsea-Sunderland</STRONG><BR><BR><STRONG>QPR-Wigan</STRONG><BR><BR>Lunedì<BR><BR><STRONG>Manchester United-Manchester City</STRONG><BR><BR><BR><BR>InghilterraFL0411FL0411arteta.jpgSiNpremier-league-giornata-32-vince-arsenal-astonvilla-grande-cuore-1011580.htmSi100427901,02,03010223
971011563NewsCalcio EsteroLigue 1, 31a giornata:Marsiglia di misura sul Bordeaux, oggi Rennes-PSG20130406071217Ligue 131a giornataLa 31 giornata di Ligue 1 si è aperta con l’anticipo tra Marsiglia e Bordeaux.&nbsp;La squadra di Elie Baup, forte della bella vittoria esterna contro il Nizza della settimana scorsa e del conseguente sorpasso sul Lione nella lotta per il secondo posto,&nbsp;ha sconfitto&nbsp;al Velodrome un Bordeaux ormai salvo, grqzie ad un gol di Gignac. Marsiglia adesso a 4 punti dalla capolista PSG ma chiaramente con una partita in più. Proprio gli uomini di Ancelotti apriranno il sabato di ligue 1 andando in scena a Rennes e cercando di non pensare alla sfida di mercoledi&nbsp; in Champions in casa del Barcellona. Sempre di sabato, le sfide salvezza tra il Brest, che cerca punti sul più tranquillo Bastia, il Sochaux e l’Ajaccio, e lo scontro tra le ultime della classe Nancy e Troyes. Domenica chiuderanno il St.etienne, che con una vittoria contro L’Evian TG aggancerebbe al terzo posto un Lione in crisi dopo la recente sconfitta in casa contro il Sochaux, e che cerca di risorgere a domicilio del pericolante Reims. Infine, la sfida tra Lille e Lorient, ormai salve.<BR><BR>Giocata Ieri<BR><BR><STRONG>Marsiglia-Bordeaux 1-0&nbsp;&nbsp; 41'Gignac</STRONG><BR><BR>Oggi<BR><BR><STRONG>Rennes-PSG</STRONG><BR><BR><STRONG>Nancy-Troyes</STRONG><BR><BR><STRONG>Montpellier-Valenciennes</STRONG><BR><BR><STRONG>Bastia-Brest</STRONG><BR><BR><STRONG>Sochaux-Ajaccio</STRONG><BR><BR><STRONG>Tolosa-Nizza</STRONG><BR><BR>Domani<BR><BR><STRONG>Saint Etienne-ETG</STRONG><BR><BR><STRONG>Reims-Lione</STRONG><BR><BR><STRONG>Lille-Lorient</STRONG><BR><BR>FranciaFL0411FL0411ligue-1.jpgSiNligue-1-giornata-31-marsiglia-vince-e-consolida-il-secondo-posto-1011563.htmSi100427901,02,03010225
981011557NewsCampionatiJuventus, Conte insiste: «La presunzione uccide»20130406033451juventusA Vinovo procede la preparazione A Vinovo procede la preparazione della Juventus in attesa del match di sabato 6 aprile contro il Pescara. Mister Conte tiene tutti sulla corda e non vuol sentire parlare di partita facile e di risultato scontato, anzi catechizza i suoi dicendo che vuole vederli giocare con il massimo impegno. A questo punto del Campionato e con il considerevole vantaggio accumulato in classifica, la Juventus ha grandi possibilità di vincere lo scudetto per la seconda volta consecutiva ed è per questo che non deve pensare alla Champions, alla partita malamente persa a Monaco e neanche a quella che dovrà disputare di ritorno mercoledì 10 contro lo stesso Bayern allo Juventus Stadium. Quella sarà un’altra partita, un’altra esperienza da scrivere sulle esaltanti pagine della storia della Juventus. Ci sarà tempo per affrontare l’impegno di Coppa tanto atteso che, per la Juve, in considerazione della brutta partita disputata a Monaco, rappresenta certamente la partita della vita. Ma il Campionato è un’altra cosa, è la certezza della Juventus, mentre la Champions è il sogno legato a un filo e, come tutti i sogni, ci sono sempre poche probabilità che si avverino. Per questo Conte predica umiltà e concentrazione nell’affrontare il Pescara, perché questa gara (come tutte le altre) per vincerla bisogna affrontarla con il massimo impegno. Intanto apprendiamo che contro gli abruzzesi, tra i pali ci sarà Storari perché Buffon ha l’influenza. Ma questo non cambia nulla in una Juve che deve mettere al sicuro un risultato capace di garantirle tranquillità in Campionato. A Vinovo, in sede di conferenza stampa, Conte ha anche fatto riferimento al processo di crescita della Juventus iniziato l’anno scorso. La Juve è una società che in passato ha vinto molto, ma poi i recenti fatti di calciopoli l’hanno messa in crisi e quindi ci vuole tempo e pazienza per ritornare ai fasti di un tempo. La strada che sta percorrendo è quella giusta e tutto lascia prevedere che presto ci potrà essere anche un ritorno alla grande anche in campo internazionale. Vedremo se sarà effettivamente così. Intanto, bisogna chiudere in fretta la pratica con il Pescara. Step by step.<br><br> Salvino Cavallaro<BR><br><br>C1007650FL0711FL0711c-33509839.jpgSiNjuventus-conte-insiste-la-presunzione-uccide-1011557.htmSiT1000007100451001,02,03,06030251
991011488NewsCampionatiSerie A in crisi di spettatori, vola la Serie B20130404122833serie aLa serie A perde La serie A perde appeal, la B vola. Sono le due facce della stessa medaglia in Italia, secondo i dati presentati da Report calcio, il lavoro elaborato dal Centro studi della Figc: nella stagione 2011/12 si e' registrato un calo degli spettatori dell'1,6% rispetto all'anno precedente (oltre 200 mila in meno). La Tendenza e' decisamente invertita tra i cadetti, gli unici a registrare un aumento di spettatori del 22,8%. Parte del calo e' imputabile all'inadeguatezza degli impianti.C1007650adm001adm001tifosi.jpgSiNserie-a-in-crisi-di-spettatori-vola-la-serie-b-1011488.htmNo100075701,02,03030189
1001011443NewsCampionatiLo Monaco è un fiume in piena: «Zamparini lo citerò in tribunale. Il Catania lo salvai io e se voglio lo spengo»20130403071558lo monacoL`ex dirigente di Catania e Palermo, Pietro Lo MonacoL'ex dirigente di Catania e Palermo, Pietro Lo Monaco, intervistato da TMW ha detto la sua sulle vicende che lo stanno attraversando: <br><br> Su Zamparini: "Ho saputo e ho affidato tutti ai miei legali che stanno raccogliendo il materiale utile e subito dopo sono pronto a portare Zamparini in tribunale. Quello che ha detto è gravissimo, oltre ad essere falso. Si è divertito abbastanza durante la mia assenza, è una grande delusione. Come Presidente avevo già capito il suo valore ma adesso mi sto ricredendo anche come persona. Se queste dichiarazioni - continua Lo Monaco- Zamparini crede che possano servire a far salvare il Palermo, ben vengano perchè ci tengo a ribadire che sono il primo tifoso dei rosanero e spero, col cuore, che possano raggiungere la salvezza".<br><br> Sui 6,5 milioni chiesti al Catania: "Il compenso di un amministratore delegato normalmente si stabilisce sulla base di due parametri: l’incremento patrimoniale della società conseguito grazie all’'opera svolta dall’'amministratore e gli emolumenti degli altri Amministratori Delegati della serie A. La vertenza è partita e quando prenderò quei soldi so anche cosa farò. Devolverò la cifra alle povere famiglie dei dipendenti Wind Jet (compagnia aerea italiana gestita da Pulvirenti, in crisi tanto da aver sospeso tutte le operazioni di volo n.d.r.) e non aggiungo altro".<br><br> Perchè questi soldi non li ha chiesti prima?<BR>"Perché da aziendalista quale sono ho sempre pensato prima al bene delle mie aziende e mai alle mie tasche. Ho gestito la società con oculatezza e questo ha permesso che una piccola realtà come il Catania potesse crescere nel modo che oggi tutti conoscono. E poi a chi dovevo chiederli i soldi? A me stesso? Cioè a chi addirittura è stato costretto a metterci di tasca propria? Nessuno sa che il Catania Calcio si è potuto iscrivere al campionato 2011-2012 grazie al conto corrente personale di Pietro Lo Monaco. Dopo aver chiesto a Pulvirenti di anticipare la somma necessaria al pagamento degli stipendi del mese di aprile 2011 (adempimento necessario senza il quale il Catania non si sarebbe potuto iscrivere al campionato successivo) fui costretto ad intervenire io personalmente perché il presidente non se ne volle occupare, lavandosene le mani. Ho dato io una garanza bancaria e il Catania si potè iscrivere al campionato. Ricordo a qualcuno che finge di aver dimenticato qualcosa che come ho acceso la luce al Catania, in un attimo la posso spegnere. Avviso per i naviganti".<br><br>C1007650adm001adm001lo-monaco.jpgSiNlo-monaco-e-un-fiume-in-pienazamparini-lo-citero-in-tribunale-il-catania-lo-salvai-io-e-se-voglio-lo-spengo-1011443.htmSiT1000014,T1000023100075701,02,03,09030617
1011011376NewsCampionatiInter-Juventus, il derby d`Italia infiamma il campionato20130330170001inter, juventusSensazioni diverse, diverse sensazioniSensazioni diverse, diverse sensazioni.<BR>Parole diverse, usate con il contagocce, con l’attenzione che meritano.<BR>Il nero e l’azzurro, il bianco e il nero.<BR>Un buon punto di partenza per cercare di analizzare il big match che caratterizzerà la trentesima giornata del nostro campionato è sicuramente approfondire ciò che è emerso dalle conferenze dei due mister alla vigilia della partita.<BR>L’opposto: il bianco e il nero (ma anche il nero e l’azzurro, ovviamente).<BR>Conte esordisce dicendo che la partita è di quelle fondamentali, di quelle che proprio non si possono perdere. Lo dice senza paura, con la giusta consapevolezza della forza di una squadra costruita ormai su basi solide, basi che hanno permesso alla Juventus di poter sfidare il Bayern Monaco martedì sera nei quarti di finale di Champions League.<BR>Stramaccioni, pur sapendo che una sconfitta avrebbe (probabilmente) il peso di un fallimento totale, sostiene che prediligerà la prestazione al risultato. E che sia una gran bugia poco importa, perché effettivamente l’Inter ha bisogno di ritrovare quella continuità, nei risultati ma anche nel gioco, che fino ad ora è mancata: certo è che nel caso di una vittoria nerazzurra, difficile è pensare che questa possa essere ottenuta senza una gran prestazione.<BR>La Juve è la Juve, non si batte certo arroccandosi dietro e tentando la fortuna.<BR>Dal mai dire mai di Conte al mai (e basta) di Stramaccioni: due risposte diverse ma interessanti. L’allenatore del team Campione d’Italia mostra così di non essere un mister tifoso, ma un professionista vero, che non nega la possibilità in un futuro remoto di poter allenare anche squadre come Inter e Milan.<BR>Il giovane Andrea invece sostiene di non vedersi proprio sulla panchina del club torinese: che gli vogliate credere o meno, a lui non importa. L’unico obiettivo è quello di ripagare la fiducia del presidente Moratti, che lo coccola nonostante gli alti e bassi che poi sono più bassi che alti.<BR>Altre differenze emergono dalle formazioni, probabili, che scenderanno in campo questo pomeriggio alle 15.00.<BR>Questa volta a dire una mezza menzogna (giustificata, ci mancherebbe) è l’allenatore ex Bari e Siena: testa solo alla gara contro l’Inter, nessuno pensa al match di Champions all’Allianz Arena. Parole di rito, che vengono in parte sconsacrate dagli undici che scenderanno in campo: probabile riposo per uno fra Barzagli e Bonucci, con Marrone pronto a sfruttare l’occasione, sulla corsia di sinistra dovrebbe giocare Padoin mentre Pogba potrebbe far rifiatare Marchisio posizionandosi da interno di centrocampo. Davanti, poi, Vucinic non è stato convocato per influenza: chi tra Giovinco, Quagliarella e Matri resterà fuori dipenderà molto da chi Conte reputi più duttile per mettere in crisi la difesa bavarese.<BR>Strama è invece alle corde: Gargano, Alvaro Pereira e Guarin sono tornati solo oggi a causa di imprevisti aerei e hanno potuto sostenere un solo allenamento, quello di rifinitura. Bene, tutti e tre saranno senza dubbio titolari fra gli undici che dovranno regalare emozione ai tifosi nerazzurri, che riempiranno San Siro come poche volte in questa stagione. Possibile l’impiego di Kovacic, affiancato da Cambiasso, ancora un dubbio per Samuel, mentre davanti il tandem ormai consolidato è Cassano-Palacio.<BR>Parole diverse, emozioni diverse ma soprattutto situazioni diverse.<BR>In tempi in cui ormai Inter-Juve non vale più lo scudetto da molti anni, non ci resta che goderci lo spettacolo del derby d’Italia.C1007650FL0882FL0882juventus-inter-immagini-della-partita-54.jpgSiNinter-juventus-il-derby-d-italia-infiamma-il-campionato-1011376.htmSiT1000007100877901,02,03,04,06,07030291
1021011197NewsCalciomercatoMilan, Galliani: «Allegri vuole restare»20130325155255milan, gallianiL`amministratore delegato del Milan L'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, oggi al convegno "L'industria del calcio tra crisi e sviluppo" presso l'Università Liuc di Castellanza, ha parlato anche ai microfoni di MilanNews.it presente all'evento: "Allegri è ben felice di rimanere al Milan. Rinforzi in difesa? E' vero che chi ha la miglior difesa normalmente vince il campionato e la nostra è molto buona. Balotelli? Ora è più sereno ma è sempre stato questo qui. Secondo me è il quinto attaccante dopo Messi, Ronaldo, Ibra e Falcao che personalmente piace moltissimo. Domani sera giocano ancora lui ed El Shaarawy, la coppia d'attacco più giovane al mondo in Nazionale e del Milan, c'è da essere soddisfatti. Il Milan ha creato un valore oltre che punte, avere un attaccante del 90 e uno del 92 vuole dire creare un valore. Migliore partenza anno prossimo? Quest'anno abbiamo pagato i lavori in corso, non c'entra nulla l'allenatore. Il rimpianto di Balotelli? Non è carinissimo buttare la maglia a terra dell'Inter ma non è nulla di grave. Però è stato un gesto non bello. Ma non parliamo sempre di Balo, il Milan è fatto di tanti altri campioni. Prima non lo conoscevo in maniera approfondita e il suo comportamento con noi è stato impeccabile fuori e dentro il campo. Cristante? Farà parte della rosa dei 25 giocatori del prossimo anno. Parlerò con Marotta di Juve-Inter? Al massimo parleremo di Juve-Milan della settimana successiva". <br><br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001galliani.jpgSiNmilan-allegri-vuole-restare-1011197.htmSiT1000027100075701,02,03030286
1031011061NewsCampionatiLazio, il ritorno di Klose per superare la crisi20130319172722lazio, kloseCome riporta Il Corriere dello Sport Come riporta Il Corriere dello Sport la crisi c'è, i numeri del girone di ritorno non ammettono replica: 8 punti in 10 partite, 2 vittorie in casa (contro Atalanta e Pescara) e 2 pareggi (contro il Napoli in casa e a Palermo) contro ben 6 ko, 9 gol segnati a fronte dei 16 subiti, solo Palermo, Parma e Pescara hanno fatto peggio della Lazio. Una parabola discendente il cui ultimo tratto, 3 sconfitte consecutive (2 in scontri diretti per il terzo posto) con 6 reti prese e zero fatte, è una caduta libera che non dà molte speranze di Champions, il reale obiettivo di stagione al netto di Europa League e Coppa Italia. Le uniche rimaste sono legate al rientro di Miro Klose che, 'in assenza di complicanze', la cautela sul bollettino medico diramato dal club, in settimana riprenderà a correre verso il Catania.<br><br>È un fatto, ultimamente le sole buone notizie per la Lazio arrivano dalla Germania: ieri Klose ha sostenuto i controlli decisivi dal professor MüllerWohlfahrt e il responso è stato positivo. Stasera il tedesco rientrerà alla base e continuerà nel progressivo riavvicinamento alla normalità: si parte con la corsa blanda per arrivare, dopo il fine settimana, al rientro in gruppo. Piccoli passi verso il Catania e, soprattutto, verso il derby, molto più di un semplice scontro diretto in chiave Champions. Considerato che Floccari è fuori per un tempo ancora da definire e che Kozak è buono per l'Europa quanto inutile in Italia (ieri è stato anche convocato in Nazionale e quindi, insieme ad altri 7 laziali, non potrà riposare), da Klose e dalla sfida con la Roma, che in poche settimane ha annullato un 'gap' di 10 punti, passa l'intera stagione della Lazio. E, forse, anche il futuro del tecnico. Che ora comincia a perdere punti anche presso i tifosi, oltre che in classifica.<br><br>Colpevole di aver avallato le 'non scelte' della società sul mercato e senza nemmeno aver reclamato il reintegro di Cavanda e Diakité, i due 'esodati' per motivi di contratto (ieri anche Zarate ha chesto di nuovo di tornare a disposizione). Un cambio di atmosfera intorno a Petkovic, a rendere più allettanti le possibilità che Inter e Borussia Dortmund stanno continuando a ventilargli. Eppure l'impatto era stato ottimo, la Lazio viaggiava a vele spiegate e si respirava aria d'idillio. Fino al mercato, un vuoto che la Lazio continua a pagare in classifica da tre anni a questa parte. Il problema è il solito: zero acquisti e zero risultati. Reja è rimasto scottato dagli errori di Lotito e ora anche Petkovic sbatte contro lo stesso muro. Errare è umano, ma perseverare?<br><br>&nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001klose-blogtaormina1-598x338.jpgSiNlazio-il-ritorno-di-klose-per-superare-la-crisi-1011061.htmSiT1000018100075701,02,03030151
1041010883NewsCampionatiLazio, Petkovic: «Qualcuno vuole creare casini»20130312164558lazio, petkovicNessuna crisi: Petkovic respinge la tesi di una Lazio in difficoltàNessuna crisi: Petkovic respinge la tesi di una Lazio in difficoltà dopo la sconfitta contro la Fiorentina e pensa positivo. A 'Lazio Style Radio', il tecnico biancoceleste assicura: "Ci sono mancati i punti, ma sono ottimista e credo che faremo bene. In campionato occorre continuità, ma siamo la squadra che in Italia ha giocato più partite".<br><br>STOCCARDA - Petkovic parla del ritorno di Europa League che si disputerà a porte chiuse: "È un peccato che non ci saranno i tifosi, per me sarà la prima volta. In ogni casa scenderemo in campo per vincere, senza pensare a gestire il risultato dell'andata"<br><br>OBIETTIVI E POLEMICHE - Il tecnico della Lazio assicura massimo impegno in ogni competizione: "Siamo una squadra competitiva - le sue parole - e non molliamo nessun obiettivo. Vogliamo vincere tutte le partite e abbiamo voglia di arrivare fino in fondo. La Lazio deve evitare di guardarsi intorno perché c'è negatività e qualcuno che vuole creare casini: qui in Italia ci sono troppe polemiche".<br><br><br>C1007650adm001adm001petkovic.jpgSiNlazio-petkovic-quualcuno-vuole-creare-casini-1010883.htmNoT1000018100075701,02,03030110
1051010818NewsCampionatiInter, Stramaccioni: «Non mi arrendo. Il progetto non si può mettere in dubbio»20130309155551inter, stramaccioni«Le difficoltà ci sono, ma il presidente ha intrapreso un cammino con determinati giocatori ed un allenatore«<BR>"Non si può mettere un progetto in dubbio alla prima sconfitta. Le difficoltà ci sono, ma il presidente ha intrapreso un cammino con determinati giocatori ed un allenatore. E sul mercato il club sta lavorando su giovani prospetti". Andrea Stramaccioni, nella conferenza stampa del sabato, spazza via qualsiasi aria di crisi e si dice pronto a rilanciare le ambizioni proprie e dell'Inter. Sguardo al futuro e stop ai pessimismi. "Molti problemi hanno caratterizzato la nostra stagione - ricorda il trainer nerazzurro -. Fin quando non li abbiamo avuti, siamo riusciti ad arrivare fino ad un certo punto in classifica. Logico che ora ci siano alti e bassi. Ma non cerco alibi. Fatto sta che l'obiettivo societario era quello di riportare l'Inter in Champions, per un fatto economico e di prestigio. Non che Coppa Italia ed Europa League siano meno importanti. Siamo l'Inter e dobbiamo competere su tutti i fronti. L'Europa League non l'abbiamo snobbata, bisogna piuttosto riconoscere i meriti degli avversari. Loro sono in un ottimo momento di forma, noi abbiamo tanti elementi indisponibili e non è facile gestire solo 12-13 giocatori. Molti hanno stretto i denti per giocare. Di certo tra noi e loro non ci sono tre gol di differenza. Spero di non dover parlare di un'eliminazione. Proveremo a riaprire il discorso, ma sarà durissima. Io sono orgoglioso di essere l'allenatore dell'Inter, è stato già un sogno diventarlo. E sono contento che i nostri tifosi ci siano vicini, nonostante la sconfitta. Hanno capito il momento e la loro spinta per noi vale doppio. Il Bologna? Sono forti sulle palle da fermo e hanno in Diamanti il migliore nelle esecuzione delle punizioni. E' un ottimo calciatore che è arrivato meritatamente in Nazionale. Samuel? Tornerà dopo la sosta. Silvestre sta meglio, stiamo valutando Alvarez e Ranocchia. L'assenza di Nagatomo si fa sentire, è stato uno dei migliori del girone d'andata. Farà un esame all'inizio della prossima settimana e poi vedremo se recuperarlo per la Sampdoria o dopo la sosta. Cassano in sovrappeso? Non diffondo dati sensibili, ma ci risulta comunque in linea con le nostre tabelle". C1007650adm001adm001stramaccioni.jpgSiNinter-stramaccioni-non-mi-arrendo-non-si-puo-mettere-in-dubbio-un-progetto-1010818.htmSiT1000026100075701,02,03030162
1061010815NewsCampionatiNapoli, Mazzarri: «Cavani deve ritrovare la rete. Siamo temuti»20130309122533napoli, mazzarriWalter Mazzarri, tecnico del Napoli, è intervenuto in conferenza stampaWalter Mazzarri, tecnico del Napoli, è intervenuto in conferenza stampa.<br><br> Sulla partita con il Chievo: "Dobbiamo continuare ad andare avanti con il nostro percorso, cercando di vincere tutte le partite. Il Chievo è una squadra temibile, anche se in quest'ultimo periodo ha avuto un periodo negativo".<br><br> Su Cavani: "L'ho visto bene, come lo avevo visto bene contro la Juventus. Manca solo il gol, spero che continui a giocare per la squadra per portare a casa il risultato".<br><br> Sulle polemiche arbitrali: "Non voglio parlare di questo, farò le mie considerazioni solo al termine della stagione".<br><br> Ancora sul Chievo: "Sicuramente farà una partita d'attesa, come ha fatto anche la Juventus. Se lo hanno fatto i bianconeri, sicuramente lo faranno anche le altre squadre, segno che quando il Napoli attacca fa paura".<br><br> Sulla crisi di risultati: "Nelle ultime 10 gare abbiamo fatto 5 vittorie e 5 pareggi, su campi difficilissimi come quelli della Lazio e della Fiorentina. Abbiamo una media di due punti a partita, il miglior rendimento del Napoli".<br><br> Sul campionato: "Io penso solo alla gara con il Chievo, alla fine si tireranno le somme. È normale che una superpotenza come il Milan si sia avvicinata, segno che il campionato del Napoli è straordinario. Noi ce la giocheremo fino alla fine, speriamo di arrivare più avanti possibile".<br><br> Sulla lotta scudetto: "Spero che il vento cominci a girare. Le ultime gare determinanti? Sono tutte importanti, sono tutte finali da qui fino alla fine".<br><br>C1007650adm001adm001mazzarri-walter.jpgSiNnapoli-mazzarri-cavani-deve-ritrovare-la-rete-siamo-temuti-1010815.htmSiT1000017100075501,02,03,06,07,08030182
1071010672NewsCampionatiMilan, Allegri: «Balotelli molto probabilmente non ci sarà. Torna Robinho»20130301150137milan, allegriQueste le parole di Massimiliano Allegri in conferenza stampa: «Domani sarà una gara molto diversa da quella del derbyQueste le parole di Massimiliano Allegri in conferenza stampa: "Domani sarà una gara molto diversa da quella del derby. La Lazio è brava a far giocare male gli avversari, ha individualità ed è capace di chiudere gli spazi. Ci vorrà pazienza. Non mi aspetto una gara spettacolare a meno di non sbloccarla subito. In questo momento abbiamo il dovere di cercare di vincere domani, ma ancora ci sono tanti punti a disposizione per la corsa europea. Il pubblico? Sarà importante.<br><br> La gara con il Barcellona? Dobbiamo pensare al campionato. Prima del Barça ci sono ancora due gare di campionato contro Lazio e Genoa. Quella contro gli spagnoli è comunque l'unica decisiva.<br><br> Domani due risultati su tre a disposizione? E' vero che se vinciamo domani andiamo terzi in classifica da soli, ma ci sono molte gare ancora da giocare e quindi non è decisiva per l'esito finale. Ci sono altre 11 partite. Se domani facciamo punti le possibilità di arrivare terzi aumentano ma niente è decisivo.<br><br> Troppi gol subiti di testa? E' un punto debole su cui crescere. Dobbiamo migliorare sia in aria che fuori. Dobbiamo limitare i cross.<br><br> Balotelli? Al 99,99% non ci sarà. Ha una botta importante alla tibia che gli ha creato un ematoma. Non si è mai allenato in settimana.<br><br> Constant? E' ancora in dubbio. Ha avuto un affaticamento muscolare la scorsa settimana, niente di grave, ma rischiare di perderlo a lungo per giocare una gara non credo ne valga la pena.<br><br> Salomon? Ha buone qualità fisiche e tecniche, ma deve abituarsi alla Serie A.<br><br> El Shaarawy? Ha smaltito i suoi problemi e penso che giocherà. Ma c'è anche Robinho che sta bene anche se è tanto che non gioca. In più c'è Pazzini che sta bene e che giocherà al posto di Balotelli.<br><br> Il secondo posto? Ci vuole equilibrio. Dopo quattro mesi alla grande bisognerà stare tranquilli senza caricare troppo la situazione. Vediamo cosa faremo con la Lazio per centrare il terzo posto in solitaria. Poi ci sarà il Genoa venerdì prossimo e anche lì serviranno punti.<br><br> La gara d'andata contro il Barcellona? E' stata una partita importante dove abbiamo arginato gli avversari e creato occasioni importanti. Nel derby invece abbiamo fatto bene la fase offensiva.<br><br> La Lazio? E' una squadra che gioca con grande equilibrio e riesce a fare bel gioco quando il risultato è ancora in bilico.<br><br> Abbiamo mandato in crisi il Barcellona? Il Barcellona ha già ucciso la Liga e ha perso contro il Real Madrid che tecnicamente vale il Barça.<br><br> Robinho? Si è sempre allenato con professionalità anche se aveva espresso il desiderio di tornare in Brasile. Sarà utile fino alla fine.<br><br> Per chi farò il tifo fra Napoli e Juventus? Per nessuno. Penso solo a fare tre punti domani.<br><br> Petkovic? E' sicuramente una persona intelligente perché un tecnico straniero che ha capito subito il nostro campionato non è da tutti i giorni. Sicuramente è stato importante il contributo di Manicone, ma lui è stato bravo nella continuità e nel dare un'identità alla squadra. La Lazio lo sta seguendo e lui ha tutti i meriti assieme ai giocatori.<br><br> Io credo sempre molto in quello che faccio. Da giocatore ho fatto una carriera mediocre, genio e sregolatezza, una cosa che mi è servita da allenatore.<br><br> Se con il Barcellona si è parlato di partita perfetta, cosa che non credo, io invece dico che nel derby ho visto il miglior Milan della stagione per i primi 60' di gioco.<br><br> Se ho avuto paura che Balotelli non reggesse la pressione del derby? Ho parlato molto con lui durante la partita perché la sentiva però credo che abbia giocato nel derby una partita molto buona sul piano caratteriale. Se avesse fatto gol magari sarebbe stata un'altra cosa...<br><br> Marchetti? Credo che sia uno dei migliori portieri italiani. Ha dato alla Lazio molti punti.<br><br>C1007650adm001adm001allegri_600x449.jpgSiNmilan-allegri-balotelli-molto-probabilmente-non-ci-sara-torna-robinho-1010672.htmSiT1000027100075501,02,03,06,07,08030243
1081010646NewsCampionatiSerie A, Napoli e Juve a confronto: i testa a testa del big match del San Paolo20130227214031Napoli,Juventus,Serie A,scudettoI duelli più interessanti della partita che vale una grossa fetta dello scudetto Dopo la 26esima giornata di campionato che ha visto la Juventus archiviare con facilità la pratica Siena e il Napoli accontentarsi del pari nella dura trasferta di Udine, la classifica recita un +6 dei bianconeri che assegna ancor di più il ruolo di match decisivo e spartiacque allo scontro diretto di Venerdì sera fra le prime due forze della Serie A. Il big match, infatti, profuma un po' di ultima chance per gli azzurri di avvicinarsi alla testa della classifica e di ghiotta occasione, invece, per gli uomini di Conte, che&nbsp;metterebbero una seria ipoteca sulla conquista del titolo. Ma presentiamo le probabili sfide individuali del match del San Paolo mettendo a confronto per ruolo le stelle delle due formazioni.<BR><BR>CAVANI vs VUCINIC: Apparentemente è un duello senza storia perchè i 18 gol del Matador contro i 6 di Vucinic dovrebbero parlare da sè, ma la crisi del gol che nelle ultime settimane ha colpito l'uruguaiano scalfisce ogni certezza degli azzurri in fase di realizzazione i quali, Europa League inclusa, non vanno in rete da quattro partite consecutive.<BR>Due calciatori molto diversi tra loro, ma fondamentali per le loro rispettive squadre. Veloce, potente, a tratti devastante Cavani, imprevedibile, tecnico e pieno di fantasia il montenegrino.<br><br> HAMSIK vs MARCHISIO: Più offensivo e più predisposto a servire assist prelibati per i compagni lo slovacco, più arretrato e utilissimo in fase di copertura il "Principino". I due, però, hanno una caratteristica molto importante in comune: l'inserimento. Sia Hamsik che Marchisio, infatti, sono estremamente abili nell'inserirsi da dietro essendo capaci di sorprendere&nbsp;diverse volte le retroguardie avversarie, un fiuto particolare nella lettura dell'azione che permette ad entrambi di terminare spesso in doppia cifra la stagione. Il trequartista napoletano, però, ha dalla sua l'appellativo di "bestia nera" della Juventus grazie alle sei reti con cui ha trafitto Buffon nell'arco della sua carriera.<BR><BR>INLER vs PIRLO: I giocatori da cui partono quasi tutte le azioni delle due squadre. Registi dal talento sopraffino che sono in grado di sfornare all'occorrenza lunghi lanci in grado di&nbsp;trovare impreparate&nbsp;le difese e mettere in condizione i compagni di andare in gol. Molto efficace è&nbsp;l'asse Pirlo-Lichtsteiner con cui la Juve è andata spesso&nbsp;in gol grazie ai tagli del terzino svizzero prontamente pescato dai piedi raffinati del mediano bianconero. Da tenere d'occhio il tiro da fuori di Inler, nonchè le punizioni di Pirlo che sono andate ben 5 volte a buon fine in questa stagione.<BR><BR>CANNAVARO vs BARZAGLI: Il capitano azzurro è l'anima della sua compagine. Difensore di grande carattere e di sicuro affidamento che negli ultimi anni ha migliorato in modo esponenziali le sue prestazioni. Barzagli, insieme a Pirlo, è il grande colpo low cost di cui può vantarsi la Juventus. Davvero ai limiti del possibile la costanza di rendimento che da un anno e mezzo a questa parte esprime il difensore toscano, sempre impeccabile nelle chiusure e insuperabile nel gioco aereo.<BR><BR>DE SANCTIS vs BUFFON: Ed ecco i numeri uno. Morgan De Sanctis è un portiere molto esperto, dotato di ottimi riflessi e buon mestiere. Ha rappresentato sempre una sicurezza fra i pali, anche se il meglio di sè lo ha dato proprio a Napoli, riconquistando anche la Nazionale. Una leggenda vivente il portiere bianconero, simbolo dell'attaccamento alla maglia e della juventinità mai abbandonata neanche dopo gli esiti di Calciopoli che hanno visto la Juve disputare la Serie B. Secondo molti è ancora il migliore al mondo nel suo ruolo, ciò che è certo è che Gigi è&nbsp;ancora una certezza&nbsp;su cui costruire presente e futuro della Signora. Staremo a vedere, dunque, se i protagonisti del match più atteso dell'anno saranno quelli appena citati o altri uomini che faranno parte dell'undici titolare&nbsp;di Mazzarri e Conte o&nbsp;magari se saranno decisivi&nbsp;i cambi in corso d'opera, vedi&nbsp;gli ingressi&nbsp;di Caceres e Pogba che hanno&nbsp;permesso di portare a casa&nbsp;il primo round della sfida a Torino.&nbsp;&nbsp;<BR><BR><BR><BR><BR><br><br>C1007650FL0657FL06571426276-cama.jpgSiNnapoli-juventus-serie-a-i-testa-a-testa1010646.htmSiT1000007,T1000017100664701,02,03,06,08030461
1091010580NewsCampionatiBari, una partita per allontanare la crisi20130223144138bari, pro vercelli, serie b, scontro salvezzaTra pochi minuti il Bari affronterà la Pro Vercelli per un autentico scontro-salvezza.Che il Bari, di questi tempi, non se la passi bene (fra punti di penalizzazione e sconfitte sul campo), è cosa certa. La squadra, che ben comunque aveva fatto nel girone di andata, si è spenta e - complici anche molti infortuni - si ritrova ora quartultima in classifica, a 26 punti ed in piena zona retrocessione.<BR><BR>Con spirito agguerrito, quindi, la formazione biancorossa scenderà in campo tra pochi minuti contro la Pro Vercelli (penultima in classifica a 17 punti), in quello che è un autentico scontro-salvezza.<BR><BR>Per la Pro Vercelli, solo un pareggio e tre sconfitte nelle ultime quattro gare; per il Bari, due pareggi e due sconfitte.<BR><BR> <H3><B>Probabili formazioni:</B></H3><BR><B>Pro Vercelli (4-4-2)</B>: Valentini; Modolo, Ranellucci, Borghese, Scaglia; Erpen, Genevier, Rosso, Cristiano; Ragatzu, Greco<BR><BR><B>Bari (4-3-3)</B>: Lamanna; Ristovski, Ceppitelli, Polenta, Rossi; Defendi, De Falco, Sciaudone; Bellomo, Caputo, Ghezzal<BR><BR><BR><BR><BR>C1007651FL0745FL0745bellomo.jpgSiNbari-pro-vercelli-scontro-salvezza-1010580.htmNo101057101,02,03010243
1101010549NewsEditorialeMilan, la prima lezione di Allegri al Barcellona: ma la partita è ancora aperta 20130221113532milan, allegriL’elogio del tatticismo all’italiana. Può essere sintetizzata così la fragorosa vittoria del Milan contro il Barcellona, inaspettata soprattutto per come è maturataL’elogio del tatticismo all’italiana. Può essere sintetizzata così la fragorosa vittoria del Milan contro il Barcellona, inaspettata soprattutto per come è maturata. Linee compatte, centrocampo spesso appiattito, pochissimi spazi e ripartenze fulminati. Ricetta semplice, ma redditizia. Così Allegri (o chissà Berlusconi!) ha imbrigliato Messi e reso sterile il celebre tiki taka catalano. <br><br> A far la differenza anche la particolare attenzione di uomini spesso in crisi di concentrazione. Su tutti i due centrali, Zapata e Mexes che rispetto ad altre uscite hanno coordinato quasi alla perfezione i movimenti difensivi e non si sono disuniti. Basti pensare che Abbiati avrà fatto la doccia a fine gara perché sudato dall’emozione, non dallo sforzo delle parate. Le spinte sulle fasce sono state equilibrate, ma allo stesso tempo Constant e Abate hanno praticamente annullato i dirimpettai Dani Alves e Jordi Alba. La cerniera mediana rossonera ha poi saputo mordere con la ruvidezza di Muntari e Ambrosini e cercare le controffensive grazie all’illuminante regia di Montolivo. Xavi, il vero fulcro del gioco barcelonista, non ha avuto modo di impostare. Nessuno spazio è stato concesso, men che meno al galattico Leo Messi,che quando vede l’Italia non riesce a segnare se non su rigore. E questo forse è il dato più eclatante che differenzia il tipo di approccio che le squadre hanno in Italia rispetto a quelle spagnole. Boateng, redivivo, ha scardinato la trequarti avversaria, Pazzini ha fatto da punto di riferimento più facendo salire i suoi che offendendo, il grimaldello El Shaarawy con le sue doti di corsa e dinamismo ha messo in crisi la difesa del Barca, quest’anno particolarmente vulnerabile. <br><br> Insomma tutti i pronostici sono stati apertamente disattesi. Il Diavolo, da vittima sacrificale, ha saputo rendere magica una notte che i più potevano aspettarsi tremenda. La più forte squadra del mondo si è sciolta come neve al sole. <br><br> Ha vinto la scuola italiana. Non dimentichiamoci che a livello di Nazionali,però, abbiamo subito una severa lezione solo qualche mese fa. Per ora, va detto, la Champions parla italiano. Juventus in gran spolvero, Milan in sublime estasi. Ma è andato in scena solo il primo atto. <BR>Bearsi troppo, prima ancora di aver definitivamente sconfitto l’avversario, potrebbe essere il peccato più grande.<br><br> Gabriele Cavallaro<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650adm001adm001milan-6.jpgSiNmilan-la-prima-lezione-di-allegri-al-barcellona-ma-la-partita-e-ancora-aperta-1010549.htmSiT1000027100075701,02,03,06,07030544
1111010522NewsCampionatiSerie A, 25a giornata: batoste per Inter e Lazio. Cade anche la Juventus20130218225824serie a Il 25’ turno di serie A si apre al venerdì con la vittoria del Milan, che approda incredibilmente al terzo posto<P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal><SPAN style="mso-ascii-font-family: Calibri; mso-hansi-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: Calibri; mso-ansi-language: #0010" lang=it><FONT size=3><FONT face=Calibri></FONT></FONT></SPAN>&nbsp;Il 25’ turno di serie A si apre al venerdì con la vittoria del Milan, che approda incredibilmente al terzo posto, dopo un avvio di stagione disastroso. Le altre big deludono e non poco: il Napoli non va oltre uno scialbo 0-0 casalingo contro un’ottima Sampdoria, mentre il trio Juventus-Inter-Lazio riesce a fare addirittura peggio. I bianconeri di Conte cadono all’Olimpico di Roma, risentendo probabilmente delle fatiche di Champions. Zero scuse, invece, per i ragazzi di Stramaccioni e Petkovic: clamorose cadute rispettivamente a Firenze e a Siena. In coda, vittoria importante per il Cagliari, che inguaia il Pescara di Bergodi. La rubrica TOP/FLOP vede come protagonista positivo il nigeriano del Siena Emeghara, mattatore nel 3 a 0 alla Lazio. Quattro gol in altrettante presenze rilanciano la squadra di Iachini alla ricerca di un’insperata salvezza. Da dimenticare invece la giornata di Paletta(Parma), autore di un’autorete nel giorno del suo compleanno, che condanna di fatto alla sconfitta il suo ottimo Parma.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>MILAN-PARMA 2-1: l'anticipo del venerdì lancia al terzo posto un sempre più sorprendente Milan. Nel primo tempo è, però la squadra di Donadoni a mettere in seria difficoltà quella di Allegri, ma il gol non arriva. E così, al 39' minuto, ecco la regola "gol sbagliato, gol subito": cross blando di Boateng e Paletta decide di festeggiare il compleanno con una goffa autorete. Nella ripresa il Parma continua a fare la sua partita, ma per gli attaccanti ducali non è decisamente giornata. Il Milan è poco brillante, ma al 78' minuto il solito Balotelli si rende protagonista: conquista una dubbia punizione, litiga un po' con tutti per calciarla e sfodera un destro imprendibile all'incrocio dei pali. E' la rete che chiude i giochi e solo per dovere di cronaca segnaliamo l'inutile gol di Sansone a tempo scaduto.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>CHIEVO-PALERMO 1-1: davvero poco da dire su questo scontro salvezza. I siciliani partono meglio e al 5' minuto passano in vantaggio con Formica. I clivensi faticano a trovare spazi e per trovare il pareggio devono sfruttare un rigore al 55', trasformato in gol da Thèrèau. Il punto è più utile ai veneti, con il Palermo che rimane sempre più invischiato nei bassifondi della classifica.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>ROMA-JUVENTUS 1-0: il sabato calcistico si chiude con una sorpresa. Alla Roma riesce l'impresa di battere la capolista e di interrompere la crisi nella quale era da tempo immersa. Decide la giocata del singolo, della bandiera, della storia passata e presente dei capitolini: Francesco Totti, al minuto 58, sfodera un colpo dei suoi e porta in vantaggio i padroni di casa. La squadra di Conte è apparsa stanca, probabilmente a causa degli impegni infrasettimanali, ma il problema in zona gol continua a ripresentarsi puntuale come un orologio svizzero. Juventus sempre in testa, ma i pericoli sono dietro l'angolo.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>CATANIA-BOLOGNA 1-0: al Massimino è un monologo dei padroni di casa. Un gol di Almiron, sul finire del primo tempo, regala la vittoria che significa salvezza anticipata per gli uomini di Maran. Poco prima, clamoroso palo di Bergessio. Nella ripresa, felsinei più pericolosi con Gabbiadini e Gilardino, ma la difesa del Catania regge il colpo.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>GENOA-UDINESE 1-0: fondamentale vittoria per la squadra genoana, nella corsa salvezza. Il gol da tre punti è di Kucka, al 33' minuto. Poco concreti gli uomini di Guidolin, che impensieriscono in più occasioni Frey, soprattutto nel finale con Benatia e Merkel, ma il pari non arriva.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>NAPOLI-SAMPDORIA 0-0: il Napoli butta al vento l'occasione di accorciare sulla Juventus, non andando oltre uno scialbo pareggio a reti bianche contro la Sampdoria. Sono i doriani i più pericolosi, con De Sanctis decisivo su Sansone e&nbsp; Behrami miracoloso prima su Costa, poi su Icardi.La ripresa è ad appannaggio dei padroni di casa, ma la sola emozione è il palo di Hamsik.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>PESCARA-CAGLIARI 0-2: delicatissima sfida all'Adriatico di Pescara. I padroni di casa partono meglio e nel primo tempo colpiscono un palo con Weiss, su cui è decisiva la deviazione di Agazzi. A spuntarla è però il Cagliari, grazie a Sau, autore di una doppietta: al 53' di testa, su cross di Cossu e al 61' con una girata mancina su servizio di Pisano. Pescara sempre più giù in classifica, mentre i sardi respirano aria di salvezza.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>TORINO-ATALANTA 2-1: il Torino si conferma "bestia nera" dell'Atalanta, sconfitta all'andata per 1-5. Le cose non cambiano nella gara di ritorno, nella quale il portiere bergamasco Consigli salva i suoi solo fino al 43', quando Cerci in contropiede regala il vantaggio alla squadra di Ventura. Nella ripresa cambiano le cose, grazie anche all'ingresso dell'ex interista Livaja, bravo a procurarsi il rigore, trasformato da Denis, che vale il pari. Ma, come detto, il Torino ha in serbo la beffa dell'ultimo minuto: Birsa anticipa di testa Scaloni e regala la vittoria ai suoi.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>FIORENTINA-INTER 4-1: al Franchi i viola travolgono una sempre più brutta Inter. L’inizio è prepotente da parte della squadra di Montella, che sblocca il risultato dopo 13 minuti grazie a Ljajic, su assist aereo di Jovetic. Lo stesso JoJo è l’autore del raddoppio toscano, con un gran destro dal limite, e del gol che chiude i discorsi al 55’ minuto. L’umiliante 4 a 0 arriva dieci minuti più tardi grazie ancora a Ljajic. Rete della bandiera allo scadere, firmata Antonio Cassano.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>SIENA-LAZIO 3-0: una irriconoscibile Lazio subisce una clamorosa batosta in quel di Siena. L’eroe della giornata è Emeghara, che segna al 6’ minuto di testa su cross di Rubin, e al 61’, bruciando la disastrosa difesa biancoceleste. Nel mezzo va a segno anche Rosina al 23’. La squadra di Petkovic è veramente pochissima roba: un tiro di Candreva e una punizione di Hernanes non possono indubbiamente bastare per fare risultato<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal><BR><BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0761FL0761fiorentina.jpgSiNserie-a-crollano-lazio-e-inter-cade-anche-la-juventus-1010522.htmSiT1000007,T1000010,T1000011,T1000012,T1000014,T1000016,T1000017,T1000018,T1000019,T1000020,T1000022,T1000023,T1000024,T1000025,T1000026,T1000027,T1000028,T1000095,T1000097,T1000099100844901,02,03,06,07,08,09030767
1121010496NewsCampionatiFiorentina-Inter, le pagelle. Top Jovetic e Ljajic. Flop i nerazzurri20130217224312serie a, fiorentina, interSerie A Fiorentina Inter PagelleAl Franchi di Firenze andava in scena un grande posticipo, quello della venticinquesima giornata.<BR>Si giocava per l’Europa, quella che conta: da una parte una squadra che gioca bene ma in crisi di risultati, dall’altra una formazione desiderosa di tornare alla vittoria lontano da casa, nonostante il pesantissimo k.o. di Milito.<BR>Fiorentina-Inter valeva soprattutto per i tre punti.<BR>Spettacolo e gol, questo ci aspettavamo dai team di Montella e Stramaccioni.<BR>Spettacolo e gol sono arrivati ma solo da un fronte: i padroni di casa umiliano gli ospiti, mai in partita e senza gloria.<BR>Finisce con un poker sontuoso.<BR>Finisce con una Fiorentina che torna protagonista del campionato.<BR>Finisce con l’Inter nell’oblio di una crisi infinita.<BR><BR>Risultato finale Fiorentina-Inter 4-1: 12’ Ljajic, 32’ Jovetic, 55’ Jovetic, 56’, 65’ Ljajic, 87’ Cassano<BR><BR>Ammoniti: 26’ Pasqual, 36’ Pizarro, 47’ Ranocchia, 56’ Guarin, 58’ Juan Jesus, 67’ Pereira, 70’ Savic<BR><BR><BR>Fiorentina (4-3-3): Viviano 6, Tomovic 6.5, Rodriguez 7, Savic 7, Pasqual 6.5, Borja Valero 8, Pizarro 7.5 (69’ Sissoko 6), Aquilani 8, Cuadrado 7.5 (82’ Llama 6), Ljajic 8, Jovetic 8.5 (73’ El Hamdaoui 6)<BR>All. Montella 7.5<BR><BR>Inter (4-3-1-2): Handanovic 5.5, Zanetti 4.5, Ranocchia 4.5, Juan Jesus 4, Nagatomo 4, Kovacic 5 (45’ Alvarez 4.5), Kuzmanovic 4.5, Cambiasso 4, Guarin 4.5 (57’ Pereira 5), Cassano 6, Palacio 5 (75’ Schelotto s.v.)<BR>All. Stramaccioni 4<BR><BR><STRONG><EM>Top Fiorentina</EM></STRONG><BR><BR>Jovetic: ‘uno con le sue potenzialità dovrebbe segnare due gol a partita’. Montella chiama, Stevan risponde. Straordinario: il montenegrino torna quello dei tempi d’oro e rilancia la Fiorentina in una corsa per il terzo posto sempre più interessante e agguerrita. Fenomenale.<BR><BR>Ljaijc: probabilmente l’uomo che non ti aspetti. Montella vince un’altra scommessa, rilanciandolo dal primo minuto. Due gol e una prestazione da incorniciare. Con un talento come il suo ritrovato, i Viola possono sognare ancora.<BR><BR><STRONG><EM>Flop Fiorentina</EM></STRONG> <BR><BR>nessuno<BR><BR><STRONG><EM>Top Inter</EM></STRONG><BR><BR>nessuno<BR><BR><STRONG><EM>Flop Inter</EM></STRONG><BR><BR>Inter: vergognosa è probabilmente l’aggettivo più adatto per definire la prestazione della squadra di Milano. Scende in campo intimorita, quasi già sconfitta. Stramaccioni stecca alcune pesanti decisioni tattiche: Cambiasso laterale sinistro contro il centrocampo Viola è inspiegabile. L’umiliazione è servita, ma soprattutto è meritata. L’infortunio di Milito può essere un attenuante ma non può diventare una scusa. La sconfitta di questa sera è una resa pesantissima e chiara: i nerazzurri sono nettamente inferiori alle squadre contro cui dovranno, o dovevano, combattere per il terzo posto. Inutile sottolineare la prestazione dei singoli perché il problema è il collettivo: difficile capire la mentalità con cui gli undici di Stramaccioni sono entrati in campo.<BR>Un disastro: è tutto da rifare.<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650FL0882FL088220120419_sj.jpgSiNserie-a-fiorentina-inter-pagelle-top-flop-risultato-marcatori-1010496.htmSiT1000024,T1000026100877901,02,03,07030396
1131010478NewsCampionatiSerie A, Roma-Juventus 1-0. Le pagelle: Top Totti e Lamela. Flop Vidal e Asamoah20130216231719Roma,Juventus,anticipo,pagelleI voti della sfida dell`Olimpico tra Roma e JuventusAll'Olimpico la nuova Roma di Andreazzoli cerca di scacciare la crisi di risultati che non la vede ancora vittoriosa in questo 2013, ma ha di fronte la capolista Juve che proviene dal trionfo di Champions League&nbsp;in terra scozzese contro il Celtic.<BR>Diametralmente opposto, dunque, è il morale delle due squadre ma è unico l'obiettivo di entrambe: portare a casa i tre punti. I bianconeri impongono il proprio gioco guidato dalle solite geometrie di Pirlo e dalla corsa ininterrotta degli esterni, ma il tridente giallorosso dimostra di aver le capacità di impensierire gli ospiti. Al 10' minuto, infatti, Osvaldo riesce ad eludere la marcatura della difesa della Signora e supera anche Buffon, ma si defila eccessivamente e fallisce l'occasione di portare in vantaggio i suoi. Al 18' Pirlo con una punizione precisa chiama Stekelemburg ad un grande intervento negando la gioia del gol al centrocampista bresciano. Pochi minuti dopo, lo stesso regista bianconero subisce un brutto fallo da Francesco Totti che interviene con i tacchetti direttamente sul ginocchio destro dell'avversario. Ma per fortuna non è nulla di grave. Il primo tempo si chiude&nbsp;quindi sullo 0 a 0. <BR>Nella ripresa parte bene la Roma che sfiora il gol ancora con Osvaldo. Risponde Vucinic con un tiro pericoloso al limite dell'aria che sembrava rievocare il gol contro la Fiorentina e poi Matri che però non trova disattento il portiere giallorosso. L'occasione più nitida del match arriva sulla testa di Osvaldo che a un metro dalla porta non riesce ad angolare la traiettoria. Ma il gol è nell'aria e all' 11' Totti sfrutta una respinta molle di Vidal sugli sviluppi di un calcio da fermo e lascia partire un bolide che coglie di sorpresa Buffon e che si infila all'incrocio dei pali. Dieci minuti dopo, un'azione di contropiede sorpende i bianconeri e libera De Rossi in aerea di rigore ma il mediano della Nazionale cicca clamorosamente l'appuntamento con il pallone e con il raddoppio. Sterile la controffensiva della Juventus che cerca il pareggio facendo esordire anche Anelka nel nostro campionato e provando a mettere pressione con il 4-3-3 ridisegnato da Conte, ma non c'è nulla da fare. Vince la Roma che , soprattutto nel secondo tempo, ha dato l'impressione di sovrastare gli avversari come poche altre squadre erano riuscite a fare nel corso di questa stagione.&nbsp;Le tre partite in sette giorni&nbsp;hanno&nbsp;pesato palesemente sulle gambe dei bianconeri che pagano soprattutto&nbsp;il grande dispendio di energie della gara del&nbsp;Celtic Park.&nbsp;<BR><BR>ROMA (3-4-2-1): Stekelenburg 6; Piris 7, Burdisso 6,5, Marquinhos 7; Torosidis 7, Pjanic 6,5 (dal 22' s.t Bradley 6), De Rossi 6,5, Marquinho 6 (dal 37' s.t Balzaretti s.v); Lamela 7, Totti 7,5 (dal 42' s.t Florenzi s.v); Osvaldo 6,5. Allenatore: Andreazzoli.<BR><BR>JUVENTUS (3-5-2): Buffon 6; Barzagli 5,5, Bonucci 5,5, Caceres 6,5; Lichtsteiner 6,5, Vidal 5(dal 26' s.t Anelka 6), Pirlo 5,5, Pogba 6, Asamoah 5 (dal 10' s.t Padoin 5,5); Matri 5, Vucinic 5 (dal 10 s.t Giovinco 5). Allenatore: Conte.<BR><br><br> TOP ROMA<BR><BR>Totti: In un momento così delicato per la storia recente dei giallorossi non poteva che essere lui a risollevare la squadra dalla crisi. Fondamentale la sua fantasia al servizio dei compagni, micidiale come sempre il suo destro.<BR><BR>FLOP ROMA<BR><BR>Nessuno.<BR><BR>TOP JUVENTUS<BR><BR>Lichtsteiner: Le sue sortite offensive sulla fascia sembrano l'unica arma in grado di dare fastidio alla formazione romanista<BR><BR><BR>FLOP JUVENTUS<BR><BR>Vidal: Spento, a tratti irriconoscibile. Non il guerriero che siamo abituati a veder lottare in campo<BR><BR>Asamoah: Soffre visibilmente il rientro dalla Coppa d'Africa. Non spinge quasi mai e va in difficoltà sulle discese di Torosidis nella sua zona di competenza.<BR><BR><br><br>C1007650RomaFL0657FL0657totti_nuove_010.jpgSiNroma-juventus-pagelle-anticipo-1010478.htmSiT1000007,T1000012100664701,02,03,06030402
1141010457NewsCampionatiJuventus, Conte: «Fa piacere l`interesse di Real Madrid e Chelsea»20130215162555juventus, conteConferenza stampa alla vigilia di Roma-Juventus per il tecnico Antonio ConteConferenza stampa alla vigilia di Roma-Juventus per il tecnico Antonio Conte. Queste le sue parole.<br><br> Sulla partita contro la Roma: "Domani sarà partita importante, come ho detto sei giorni fa avrei preferito giocare questa partita di domenica visti gli appuntamenti contro Fiorentina e Celtic della scorsa settimana. Non è mai stata molto semplice giocare contro la Roma all'Olimpico. Anche se loro stanno faticando sarà difficile. Il loro organico è ricco, basta vedere Totti e De Rossi. Noi dovremo stare attenti a preparare la sfida. Per loro può essere la partita della svolta visto che giocare contro la Juventus da sempre grandi motivazioni".<br><br> Sulla Roma: "Vivono un momento non positivo che è culminato con l'esonero di Zeman. Le premesse di inizio stagione la volevano in lotta per traguardi importanti, ecco perché dovremo stare attenti".<br><br> Su Zeman: "Gli faccio gli auguri per il suo futuro, e ad Andreazzoli, del quale mi parlano bene, che faccia bene dalla prossima partita".<br><br> Sulla presunta crisi attraversata dalla Juve: "Parlavano di piccola crisi, ma io non l'ho vista. Sono invece contento degli elogi".<br><br> Sulle condizioni dei giocatori: "Dalla partita col Celtic siamo tornati col morale alle stelle, che spesso aiuta anche sui vari recuperi. Stanno tutti bene, parlerò poi con ognuno di loro. C'è l'idea di confermare la squadra che ha fatto bene in queste ultime due partite. Chiellini spero di averlo a disposizione contro il Siena".<br><br> Su Pistorius: "Non posso esprimere giudizi ora, che non c'è chiarezza sulla situazione".<br><br> Sull'attacco: "Adesso stanno facendo bene Vucinic e Matri, prima Giovinco. Stanno tutti bene, non ci sono gerarchie. Ho la possibilità e la fortuna di scegliere chi far giocare, a volte scelgo bene a volte male".<br><br> Sulla sconfitta del Napoli in Europa: "Dispiace, tutti vorremmo far risalire la china al calcio italiano in Europa. Questi, comunque, sono problemi che dovrà affrontare Mazzarri con i suoi".<br><br> Sulla Juve in Champions: "Sta continuando il nostro processo di crescita. Stiamo facendo tante belle cose, e in tanti, sia in Italia che all'estero, se ne stanno accorgendo. Vorremmo entrare nell'elite del calcio europeo".<br><br> Su Real Madrid-Manchester United: "Ho visto le partite di Champions. La volontà nostra è quella di essere protagonisti. Loro hanno squadre costruite per vincere da anni, a differenza nostra".<br><br> Sulla grinta mostrata in Champions: "La Juve cerca di vincere tutte le competizioni da protagonista. Non ci sono due Juventus, una affamata e l'altra meno".<br><br> Sulle avances del Real Madrid e del Chelsea: "Ne sono lusingato. Gli apprezzamenti fanno piacere sia a me che alla società. Vuol dire che stiamo facendo bene".<br><br>C1007650adm001adm001c-33509839.jpgSiNjuventus-conte-fa-piacere-l-interesse-di-real-madrid-e-chelsea-1010457.htmSiT1000007100075501,02,03,06,08030197
1151010415NewsCampionatiRoma, Destro: «Zeman ha influito nella mia decisione»20130213112527roma, destroRoma DestroL'attaccante giallorosso Mattia Destro, attualmente infortunato, ha concesso un'intervista in cui ha parlato della Roma, di Zeman e della Nazionale.<br><br> Sei pentito della scelta fatta in estate di venire alla Roma?<BR>"Di ripensamenti assolutamente non ne ho. E’ stata una decisione importante, sono molto contento di essere venuto qui a Roma a giocare in un club di prestigio e con grandi tifosi, che riservano un enorme affetto ai loro beniamini. Anche in città l’ambientamento procede alla grande senza alcun problema”.<br><br> C’era la possibilità di imparare calcio da Zeman.<BR>"Si, lui ha determinato in parte la mia decisione".<br><br> I metodi boemi.<BR>"Ha un metodo tutto suo e i giocatori devono seguire negli allenamenti durante la settimana per rendere poi al meglio nelle partite. Ti fa lavorare tanto come ti fanno lavorare tanto anche gli altri allenatori. Ribadisco, i metodi sono diversi, i gradoni li usa solo lui, ma alla fine la fatica che uno fa è più o meno la stessa rispetto a quella sotto altri tecnici".<br><br> Te lo aspettavi un Totti così forte e determinante all’età di 36 anni?<BR>"Le qualità di Francesco non si discutono, sono immense, poi se sta bene anche fisicamente è un giocatore che fa la differenza e la potrà fare anche fra uno o due anni".<br><br> Ci indichi due calciatori che ti hanno impressionato?<BR>"Tra i giovani, Florenzi sta facendo molto bene, nonostante la stagione passata abbia giocato in Serie B, si è subito abituato alla categoria superiore e ha fornito prestazioni di grande spessore. Pjanic ha delle qualità enormi. Fra qualche anno potrà diventare uno dei centrocampisti più forti d’Europa", ha spiegato Destro a Calcio2000.<br><br> Cosa ne pensi di questa rivalutazione dei giovani nel calcio?<BR>"Ti rispondo da giocatore giovane, per cui è scontato che io sia molto contento che attualmente si stia puntando sui ragazzi della mia età, che a tanti di loro si stia dando fiducia e che, visto che parecchi sono dotati di grandi qualità, li si utilizzi con costanza.<BR>Alcuni sono miei compagni o sono stati miei compagni nelle nazionali giovanili, per cui è ancora più ovvio che mi faccia piacere. Farli maturare e crescere al meglio credo sia un fattore positivo. Poi se mi chiedi se per risolvere la crisi del nostro calcio, questa sia la soluzione ideale e la nostra Serie A tornerà ai livelli del passato, non ti posso rispondere con nessuna certezza assoluta”.<br><br> Segui tutti i campionati?<BR>"Cerco di non perdermi una bella partita dei campionati stranieri ma non ho una squadra preferita né mi va tanto di citare un campione in particolare, visto che ce ne sono tantissimi e non vorrei fare un torto a nessuno.<br><br> Ti vedi alla guida dell’attacco della nazionale insieme a Stephan El Shaarawy?<BR>"No, non mi ci vedo con nessuno, perché i Mondiali per ora sono solo un sogno. E’ chiaro che ogni bambino quando dà i primi calci a un pallone spera da grande di disputare la Serie A e soprattutto la Coppa del Mondo. Però, ti ripeto, per ora è solo un bel sogno".<br><br>C1007650adm001adm001destro420.jpgSiNroma-destro-zeman-ha-influito-nella-mia-decisione-1010415.htmNoT1000012100075501,02,03030171
1161010362NewsEditorialeSerie A: il ritorno di Milito, le manovre di Pirlo e lo «scippo» di Osvaldo. Top e Flop della 24a giornata20130211165026serie aSerie ALa rinascita fragorosa della Juventus, il ritorno dell’Inter e la solidità di Napoli e Lazio fra i top di giornata. Il tonfo della Fiorentina, con i brutti gesti di Viviano e dei tifosi fiorentini con i beceri riferimenti all’Heysel, il gestaccio di Delio Rossi e l’ennesimo stop della Roma, tra i flop. <BR><BR>TOP<BR><BR>Agazzi – Quando vede le grandi si esalta. Frena Balotelli nel finale di Cagliari–Milan e tiene in vita un pari che sa persino di beffa.<BR><BR>Ranocchia – Imperioso sullo stacco del secondo gol interista al Chievo. Rinato dopo la scorsa stagione da brividi.<BR><BR>Barzagli – Qualcuno dice che potrebbero togliere la Mole Antonelliana e metterci lui. Granitico.<BR><BR>Pirlo – Tocca una quantità mostruosa di palloni a gara. E ne sbaglia, allo stesso modo, una quantità minima. Mago.<BR><BR>Diamanti – Il vero fulcro del Bologna. Non in grandissimo spolvero, ma sempre decisivo per lesorti dei suoi.<BR><BR>Floccari – Sostituisce Klose come meglio non potrebbe, è l’uomo più in forma della Lazio.<BR><BR>Milito – Torna al gol dopo tempo e certifica la tanto attesa rinascita della truppa nerazzurra.<BR><BR>Formazione Top: Agazzi; Campagnaro, Ranocchia, Barzagli; Vidal, Pirlo, Diamanti, Lamela; Floccari, Milito, G. Sansone.<BR><BR>FLOP<BR><BR>Viviano – Ha perso il posto da titolare, l’ha riguadagnato a fatica. Ma dopo la prestazione incerta dello Juventus Stadium,è possibile che torni alle origini. Cioè in panchina.<BR><BR>Astori – Da un Nazionale ci si aspetta meno ingenuità. Regala un rigore ingenuo al Milan e lascia i suoi in dieci.<BR><BR>Burdisso – Naufraga in una Roma ancora nelle sabbie mobili e si rende protagonista di un brutto battibecco con Delio Rossi.<BR><BR>Donati – Palermo ancora in grande crisi nonostante il nuovo tecnico. La sua esperienza dovrebbe spiccare, invece non rende.<BR><BR>Muntari – Fa parlare ancora per il suo gol – non gol di Milan–Juventus della scorsa stagione. Dopo di che solo tanto fumo e pochissimo arrosto. <BR><BR>Osvaldo – Pessima idea rubare la scena a Totti sul rigore che poteva riaprire qualche spiraglio alla Roma. Pessima idea tirarlo in quella maniera.<BR><BR>Pandev – Continua ad essere il vero tassello negativo della rosa di Mazzarri. Evanescente.<BR><BR>Formazione Flop: Viviano; Mexes, Astori, Burdisso; Donati, Muntari, Bradley, Pizarro; Osvaldo, Pandev, Jovetic.<BR><BR>Gabriele Cavallaro<BR><BR><BR>C1007650adm001adm001osvaldo-6.jpgSiNserie-a-il-ritorno-di-milito-le-manovre-di-prilo-e-lo-scippo-di-osvaldo-top-r-flop-della-ventiquattresima-giornata-1010362.htmSi100075701,02,03,06,07,08,09030580
1171010357NewsCampionatiVola la Juventus. Si ferma il Milan. Continua la crisi della Roma20130210232858serie aSerie A<P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>La 24' giornata lancia la Juventus a +5 sul Napoli secondo: i bianconeri superano la Fiorentina, mentre i partenopei frenano le ambizioni scudetto a Roma, dove pareggiano contro la Lazio. Rallenta il Milan, sempre a -3 dal terzo posto, mentre l'Inter si rilancia battendo il Chievo. Continua la discesa nel baratro da parte della Roma, il cui ambiente appare caratterizzato da un'anarchia che probabilmente libera dall'esonerato Zeman più di una responsabilità. In coda nulla di significativo: i pareggi tra Bologna e Siena e tra Palermo e Pescara lasciano inalterata la classifica. Il capitolo top/flop vede sul gradino più alto del podio Gigi Buffon, impegnato solo nei primi 20 minuti di Juventus-Fiorentina, ma nei quali deve sventare più di un' occasione. Decisamente mesta la performance di Osvaldo, che si prende la responsabilità di calciare un rigore, negandolo a Totti, e lo sbaglia malamente. <br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp;<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>JUVENTUS-FIORENTINA 2-0: l'anticipo delle 18 di sabato vede, di fronte alla capolista Juventus, l'ambiziosa Fiorentina di Montella. La partita però non regala lo spettacolo offerto all'andata: la Fiorentina dura un quarto d'ora, ma i bianconeri passano in vantaggio al 20' con un gran destro da fuori di Vucinic, che batte un non impeccabile Viviano. La reazione ospite è poco convinta e la Juve si dimostra padrona del campo. Il raddoppio è la giusta conseguenza: minuto 41, Vidal serve Matri, lasciato colpevolmente solo in area, che supera per la seconda volta il portiere viola. La ripresa è poca roba: i bianconeri controllano il risultato.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp;<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>LAZIO-NAPOLI 1-1: l'anti Juventus sarà la Juventus stessa. Questo il verdetto emerso dal confronto tra Lazio e Napoli. La partita è la più bella della giornata: pali, traverse, errori sotto porta e miracoli dei rispettivi portieri. La squadra di Petkovic passa in vantaggio all'11' minuto grazie ad un bolide di Sergio Floccari, che poco dopo tenta di ripetersi ma trova il palo sulla sua strada. La ripresa è ad appannaggio del Napoli, che prima colpisce la traversa con Inler, e poi all'87' pareggia i conti con un eurogol di Campagnaro sugli sviluppi di un calcio d'angolo.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp;<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>ATALANTA-CATANIA 0-0 E PARMA-GENOA 0-0: accumuniamo queste partite poichè caratterizzate da poche emozioni e risultato condiviso. <br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp;<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>BOLOGNA-SIENA 1-1: scontro salvezza al Dall'Ara. I toscani partono con il piglio giusto nel primo tempo e alla mezz'ora trovano il vantaggio: assist di Sestu, colpo di testa preciso di Emeghara che batte un impreparato Curci. Ma i felsinei non ci stanno e attorno al 41' minuto Kone batte Pegolo e congela il risultato sull' 1 a 1. Nella ripresa le emozioni non sono pervenute: pareggio più utile agli emiliani, poichè il Siena resta all'ultimo posto in classifica.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp;<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>CAGLIARI-MILAN 1-1: rallenta la corsa del Milan al terzo posto. I rossoneri impattano contro un Cagliari ben messo in campo, al quale il pareggio sta stretto. I sardi mettono in difficoltà gli ospiti nel primo tempo, ma il vantaggio arriva solo al 45': assist di Cossu e Ibarbo di testa non fallisce. La reazione della squadra di Allegri non è delle migliori e per il pareggio serve un rigore(generoso) fischiato ai danni di Balotelli, che lo stesso SuperMario realizza all'82'.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp;<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>PALERMO-PESCARA 1-1: sfida drammatica al "Barbera", tra due squadre seriamente invischiate nella lotta per non retrocedere. Il pareggio finale non serve a nessuno. E' il Pescara a passare in vantaggio con l'unica chance avuta al 73', dopo che il Palermo del neo tecnico Malesani aveva tentato di tutto per sbloccare il risultato. Alla fine il pari arriva meritatamente grazie a Fabbrini(minuto 80).<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp;<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>SAMPDORIA-ROMA 3-1: la risalita della Samp, targata Delio Rossi, la caduta continua della Roma. I capitolini partono meglio ma nel corso del primo tempo sbagliano di tutto. I padroni di casa allora prendono coraggio nella ripresa ed Estigarribia al 56' porta in vantaggio a sorpresa la Samp. Poi l'evento che può cambiare il match: rigore per la Roma, Osvaldo salta qualsiasi gerarchia e decide di assumersi la responsabilità. Il risultato però non è dei migliori; penalty calciato malamente, Totti allibito e Romero in festa. Ecco allora che Sansone raddoppia al 73', Lamela accorcia al 75' e Icardi al 77' chiude i conti.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp;<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>UDINESE-TORINO 1-0: prosegue il buon periodo dell'Udinese, che batte con il minimo sforzo un buon Torino. Decide in apertura il gol di Pereyra, ma il match è stato caratterizzato da un paio di decisioni arbitrali controverse e manca un netto calcio di rigore a favore dei granata.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp;<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>INTER-CHIEVO 3-1: il posticipo della domenica regala emozioni solo nel primo tempo. Dopo appena 2 minuti, infatti, l'Inter passa in vantaggio con Cassano, anche se il portiere Puggioni non è immune da colpe. Il vantaggio dura poco: 21' minuto e il Chievo risponde presente: Rigoni pareggia i conti di testa. Ma i nerazzurri rispondono presente: Ranocchia trova la zuccata vincente(minuto 26). La ripresa è più scialba e i padroni di casa chiudono i conti con un'azione tutta argentina Zanetti-Cambiasso-Milito, con il principe che segna l'ottavo gol stagionale.<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal><BR><BR><BR>&nbsp;<br><br> <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp;<br><br>C1007650FL0761FL076120121119_osvaldo4.jpgSiNvola-la-juventus-si-ferma-il-milan-continua-la-crisi-della-roma-1010357.htmSiT1000007,T1000010,T1000011,T1000012,T1000014,T1000016,T1000017,T1000018,T1000019,T1000020,T1000022,T1000023,T1000024,T1000025,T1000026,T1000027,T1000028,T1000095,T1000097,T1000099100844901,02,03,06,07,08030519
1181010318NewsEditorialeDue anticipi di lusso aprono la 24° giornata di Serie A20130209123246juve, milan, inter, roma, lazio, torino, catana, pALERMO, fiorentina, parma, chievo, samp, genoa, udineseFondamentali sfide in chiave retrocessione si disputeranno a Bologna e Palermo<DIV align=justify>&nbsp;&nbsp; Si apre con due anticipi di lusso la ventiquattresima giornata del massimo campionato di calcio. A Torino sponda Juve sarà la Fiorentina di Vincenzo Montella a sfidare i campioni d'Italia, che devono consolidare il primato e tenere a debita distanza il Napoli, che nel secondo anticipo, quello delle 20.45, renderà visita alla terza forza del torneo, la Lazio di Petkovic. Biancocelesti orfani di Miro Klose, ma comunque decisi a vendere cara la pelle per avvicinare i partenopei e tenere distanti le milanesi e i viola. Domani le altre gare, con il lunch-match di Parma, dove arriva il rinfrancato Genoa di Ballardini, domenica scorsa capace di mettere sotto la Lazio. Nel pomeriggio spicca Cagliari-Milan, con i rossoneri che vogliono proseguire la striscia positiva e avvicinarsi asncora di più alla zona Champions. <BR>&nbsp;<BR>La sorpresa del campionato, il Catania di Maran, sarà di scena a Bergamo contro la compagine dell'ex Colantuono, che si mantiene a debita distanza dalla zona pericolo, ma di certo non può permettersi di perdere in casa. Gli etnei, invece, nonostante le assenze devono provare a conquistare i tre punti per tenere vicina la zona Europa League e continuare a fare sognare i prorpi sostenitori. L'Udinese di Guidolin, dopo la sconfitta di San Siro di 7 giorni fa arrivata con il discusso penalty di Balotelli, riceve il Torino di mister Ventura, in un incontro che si preannuncia vibrante e ricco di emozioni tra due squadre che giocano un buon calcio. La Roma, dopo l'esonero di Zeman, proverà a rialzarsi e Marassi contro la Samp di Delio Rossi, che dal canto proprio vorrà incamerare altri tre punti preziosi per allontanarsi utleriormente dai bassifondi della graduatoria. A Bologna si giocherà un'importante sfida salvezza, tra i felsinei che nell'ultimo turno hanno espugnato Pescara e il Siena, che nell'ultimo turno ha battuto meritatamente l'Inter di Stramaccioni. Esordio per Malesani sulla panchina palermitana, con i siciliani che ospitano gli abruzzesi di Bergodi, in crisi di risultati da qualche settimana, nel secondo importante match di giornata in chiave salvezza. Chiude la giornata la sfida serale che si giocherà a Milano tra l'Inter, che deve fare dimenticare ai suoi tifosi il tonfo di Siena, e il Chievo di Eugenio Corini, che farà la sua gara cercando di portare a casa un risultato positivo e tornare a fare punti dopo la sconfitta di domenica scorsa contro la Juve.</DIV>C1007650ivomesivomesc-33509839.jpgSiNsereiaa-24turno-anticipi-lusso-1010318.htmSiT1000007,T1000010,T1000011,T1000012,T1000014,T1000016,T1000017,T1000018,T1000019,T1000020,T1000022,T1000023,T1000024,T1000025,T1000026,T1000027,T1000028,T1000095,T1000097,T1000099100075401,02,03,06,07,08,09010759
1191010199NewsEditorialeLa Juventus in tempi di crisi, exploit a basso costo20130202093142juventusSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine In tempi di crisi finanziaria, la Juventus ha rispettato alla grande l’impegno di non spendere soldi per acquistare giocatori di una certa importanza. Una scelta aziendale che si allinea alla filosofia voluta da Andrea Agnelli assieme all’A.D. Beppe Marotta, in cui si predilige l’investimento sulle strutture societarie. Dopo la costruzione dell’avveniristico Juventus Stadium, la società bianconera ha allargato i suoi confini acquistando il terreno della Continassa, una zona di Torino adiacente al nuovo stadio. Lì sorgerà il nuovo centro di allenamento della prima squadra, in un’area prevista di grandi proporzioni. Il centro di Vinovo, invece, sarà adibito esclusivamente a tutte le esigenze del Settore Giovanile, creando così la logica separatista delle diverse appartenenze. E, seguendo la “ratio” in base alla quale non è possibile far tutto senza rinunciare a qualcosa, la Juve ha appunto adottato il sistema del risparmio per quanto riguarda la spesa relativa alla parte tecnica. E così, dopo avere avuto numerosi colpi di fortuna nell’avere acquistato ad esempio Barzagli a prezzo irrisorio, e Pirlo (arrivato a zero euro) che tutti davano per giocatore dalla carriera finita, la Juve ha raggranellato con poca spesa l’acquisto di Pogba, Giaccherini e valorizzato prodotti fatti in casa come Marchisio, Giovinco e De Ceglie. Vidal, Asamoah e Isla sono il frutto di un’operazione fatta con ragionata oculatezza, anche per la necessità di assecondare il disegno tattico voluto da Conte. Dopo l’anno di Delneri, risultato assolutamente fallimentare, la Juventus è stata affidata a Conte ed ha vinto la terza stella, poi la Supercoppa italiana, quindi il passaggio del turno in Champions League come prima classificata del proprio girone,&nbsp; regalandosi una sfida impegnativa contro il Celtic, il prossimo 12 febbraio a Glasgow e poi il ritorno a Torino il 6 marzo. A oggi, tuttavia, dopo essere uscita dalla Coppa Italia in maniera discutibile, la Juventus dovrà fare fronte a Champions e Campionato italiano. Per il bene dei sostenitori bianconeri ci auguriamo di sbagliare, ma solleviamo dei seri dubbi (in verità non da oggi) per quanto riguarda la tenuta psicofisica della squadra di Conte. Il nervosismo che aleggia perseverante in questi ultimi tempi in casa bianconera, è a parer nostro un campanello d’allarme da non sottovalutare. La squadra ci sembra stressata dal continuo faticare fisico in fase d’interdizione e di impostazione delle azioni d’attacco con ripartenze talora veementi. Ma, negli ultimi venti metri la Juve si perde, non è incisiva in fase risolutiva, così come dovrebbe essere una grande squadra che ambisce a importanti traguardi. E così, l’eventuale esile vantaggio di un solo gol, è spesso l’affanno e il rammarico di non aver chiuso la partita per gestirla in maniera tranquilla. E’ un continuo affrontare l’avversario nel timore di essere puniti in contropiede; cosa che ultimamente si sta verificando con regolarità. Stendiamo un velo pietoso sull’eterno problema della Juve che è rappresentato dalla mancanza di un top player capace di fare 20 gol a stagione, e sorvoliamo pure sull’inutilità dell’acquisto immediato di Anelka e di Poli e Belfodil a giugno. C’è un chiaro obiettivo da parte dei dirigenti della Juventus, di andare a caccia del campione spendendo poco o quasi niente, per continuare a investire sui lavori avanzati delle proprie strutture. Ma, con tutto il rispetto per Poli e Belfodil, che pur sono bravi giocatori, la Juve che ha bisogno nell’immediato di garantirsi il proseguimento in Champions e in Campionato, non può continuare a spremerei suoi&nbsp; giocatori che, a parer nostro, hanno già dato molto, e forse anche troppo. Noi vediamo così la Juve dell’immediato, per il prossimo campionato si vedrà se la stella di Fernando Llorente brillerà sotto il cielo torinese tinto di bianconero.<br><br> Salvino Cavallaro <BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNla-juventus-in-tempi-di-crisi-exploit-a-basso-costo-1010199.htmSiT1000007100451001,02,03,06030369
1201010190NewsCalciomercatoSerie A, il pagellone sul mercato: Juventus insufficiente. Spiccano Napoli e Milan20130201153013serie aSerie AOgni sessione di mercato offre spunti curiosi per giudicare l’operato delle società di serie A. E allora, giusto per giocare un po’, ecco il nostro pagellone su quanto avvenuto nel mercato di riparazione terminato ieri.<BR><BR>ATALANTA, voto 6 – Squadra leggermente in crisi rispetto alla scorsa stagione, equilibrato la rosa con la saggezza tipiche del direttore Marino. Via Schelotto,direzione Inter, potrebbe essere Brienza il vero ago della bilancia, anche per rilanciare le quotazioni di Denis. A meno che Colantuono non voglia concedere a Livaja di far emergere il suo talento. Unico neo, la quasi totale rivoluzione in difesa. Certi equilibri, si sa, vanno oliati col tempo.<BR><BR>BOLOGNA, voto 5 – Un ruolo scoperto era quello del portiere e non è stato coperto. L’incertezza in quel ruolo, specie per una squadra che deve salvarsi, non crea certo giovamento. E la cessione di un leader come Portanova non pare possa portare frutti. Anzi. <BR><BR>CAGLIARI, voto 5.5 – Cellino come al solito negli ultimi tempi, usa le finestre di mercato per resistere agli attacchi altrui ai suoi gioielli. Restano Astori, Pinilla e Nainggolan. Ma non arriva nessuno, se non Cabrera. Ed è difficile possa migliorare la situazione.<BR><BR>CATANIA, voto 6 – Anche in questo caso mosse totalmente difensive. Pulvirenti resiste alla corte spietate fatta ai gioielli Lodi, Spolli,Gomez, Almiron e Castro. Ma la squadra di Maran, in fondo non necessitava di altro se non di essere riconfermata in blocco.<BR>CHIEVO, voto 5.5 – Paloschi diventa a metà dei clivensi, ed era una conferma importante. Sampirisi è un giovane di buone prospettive, ma perdere Sorrentino è stata una mazzata. L’ex palermitano Ujkani non pare in grado di sostituirne il valore.<BR><BR>FIORENTINA, voto 6 – Anche in questo caso erano i portieri ad essere sotto esame, ma non è cambiato nulla. Per il resto serviva un esterno per far rifiatare Pasqual e non è arrivato, Sissoko e Rossi potranno essere utili. A patto che tornino in condizione. Ed un bomber ancora manca.<BR><BR>GENOA, voto 5.5 – Solito stravolgimento attuato da Preziosi. Entrano ben 9 giocatori nuovi ed in una squadra che cerca la salvezza non è mai una scelta semplice da far fruttare. Unico colpo di rilievo, l’ex Novara Marco Rigoni. <BR><BR>INTER, voto 6.5 – Metabolizzata l’amarezza per il passaggio ai cugini rossoneri di Balotelli, Moratti ed i suoi hanno operato all’insegna del nuovo corso: risparmio e scommesse sui giovani. Certo Sneijder e Coutinho fanno perdere punti in qualità, ma&nbsp; il 3-5-2 di Stramaccioni ormai non prevede più i trequartisti. Mancato solo il ricambio di Milito, Rocchi ormai è al capolinea.<BR><BR>JUVENTUS, voto 5.5 – Soliti assalti finali per assicurare a Conte il vero obiettivo che mancava ai bianconeri: il bomber. Anelka non vale Matri e Quagliarella pur avendo peso in campo internazionale, Peluso forse non è adatto a grandi platee. Llorente a giugno però è un buon colpo. <BR><BR>LAZIO, voto 6 – Le due romane protagoniste dei due veri flop del mercato. I biancocelesti hanno accarezzato il sogno di avere Felipe Anderson, dal Santos. Ma un trasferimento internazionale non puoi imbastirlo all’ultimo secondo ed un fax ha fatto saltare tutto. Pessima la gestione del caso Zarate, mercato senza botti ma la rosa è a posto così. <BR><BR>MILAN, voto 7.5 – Male ad inizio stagione, i rossoneri dovevano per forza rispondere coi fatti a gennaio. E l’ha fatto in pieno, con Balotelli su tutti ma anche con scommesse su giovani di talento come Saponara e Salamon. Ora il nuovo corso può partire.<BR><BR>NAPOLI, voto 7 – Ultimamente i partenopei comprano solo per inserire pedine che servono nel posto giusto. Così è stato per i nuovi acquisti,con Rolando su tutti. Armero e Calaiò possono offrire garanzie da ottimi rincalzi. Ma anche in questo caso la rosa era competitiva. <BR><BR>PALERMO, voto 6 – Vale lo stesso discorso fatto per il Genoa. Rivoluzione totale, ma la salvezza non si può inventare. Ottimo l’acquisto di Sorrentino. Dossena e Fabbrini sono uomini di livello, ma davanti sono arrivati giocatori che devono conoscere il nostro campionato. E il tempo stringe.<BR><BR>PARMA, voto 6 – Nessun botto, ma sostituzioni mirate di calciatori venduti. Il progetto gialloblù non aveva bisogno di notevoli aggiustamenti, aver resistito ai corteggiamenti a Belfodil è stato già un gran passo.<BR><BR>PESCARA, voto 5.5 – La quantità fa non la qualità. Numerosi arrivi,con Sforzini su tutti. Ma qui come a Palermo e Genova, si punta alla salvezza e nulla può essere inventato dall’oggi al domani.<BR><BR>ROMA, voto 5 – Stekelemburg parte per Londra pensando di andare al Fulham ma una volta atterrato scopre che non c’è stato accordo. Il solo Torosidis non cambia gli equilibri, il vero problema è nella testa dei senatori e di Zeman.<BR><BR>SAMPDORIA, voto 6 – Icardi e Poli nel mirino delle grandi sono stati confermati e fanno gran parte del voto del mercato blucerchiato. Sansone, ex Torino, può far rifiatare l’attacco.<BR><BR>SIENA, voto 5.5 – Un’altra rivoluzione totale. Via Calaiò, non è arrivato nessun bomber di razza, se non Pozzi. Dietro parte anche Neto ed arrivano Terlizzi ed Uvini. Ma non pare che queste mosse possano fare la differenza.<BR><BR>TORINO, voto 6 – Barreto farà bene se la condizione lo reggerà, la rosa era già ampia e non andava ulteriormente aumentata. Due carneadi da scoprire (Menga e Kabasele) ma il vero nodo da qui alla fine sarà il futuro di capitan Bianchi.<BR><BR>UDINESE, voto 6 – Come sempre succede in casa friulana, mercato senza nomi eclatanti ma con spostamenti mirati. Via Coda e Fabbrini per crescere,Guidolin saprà fare tesoro del materiale a disposizione. Anche senza nomi roboanti. <BR><BR>Gabriele Cavallaro<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650adm001adm001balotelli-6.jpgSiNserie-a-il-pagellone-sul-mercato-insufficiente-la-juventus-spiccano-napoli-e-milan-1010190.htmSi100075701,02,03,06,07,08030444
1211010087NewsCampionatiLa Sampdoria saluta il suo Presidente20130122164739sampdoriaSampdoriaAppena avrà sbrigato le pratiche burocratiche, lassù, probabilmente si godrà le gesta degli anni d’oro con Vialli e Mancini o quelli vissuti in prima persona della sua Samp che sfiorò la Champions League. Nato il 23 gennaio 1936, Riccardo Garrone è mancato all’età di 76 anni a pochissime ore dal suo compleanno. Già sponsor della Sampdoria con la Erg, l’azienda di famiglia, negli anni ottanta e novanta, nel 2002 ne è diventato presidente e al suo primo anno ha ottenuto la promozione in Serie A. La migliore stagione in blucerchiato è stata quella del 2009-10, quando la Samp arrivò quarta in A raggiungendo la qualificazione ai preliminari di Champions: quella ai gironi sfumò contro il Werder Brema e al termine di quella stagione arrivò anche la retrocessione in B. La Samp è poi ritornata subito in A. Ma ora vive una fase di crisi sportiva, navigando in brutte acque di classifica e con Delio Rossi subentrato prima di Natale a Ciro Ferrara. Avrebbe certamente voluto andarsene con la sua amata Doria in un momento migliore, il presidentissimo che amava la chimica e la scienza e che in molti hanno definito l’ultimo grande mecenate del calcio moderno. Il lutto, in tutto il mondo blucerchiato e calcistico in generale è stato evidente sin dalle prime ore dal decesso di Garrone. Che intorno a sé ha lasciato strali di buon senso ed educazione, di reale pacatezza e signorilità. Per questo, il più in crisi per la notizia sarà forse Antonio Cassano. Garrone fu indispensabile nella gestione di Cassano", ha ricordato Beppe Marotta, a lungo dirigente nella Samp. Era il 2007 quando il talento di Bari Vecchia tornò in Italia accolto a braccia aperte dalla famiglia Garrone. Soliti piagnistei, ottime prestazioni in campo poi il black out. Ad ottobre 2010, un martedì come tanti altri, accadde l'incredibile. "Vorrei venissi con me a Sestri Levante per il premio Rete d’argento. Basta che lo ritiri, puoi anche non fermarti a cena”, chiese il presidente a Cassano. Che rispose “No. Io a Sestri Levante non ci vengo”. Da queste parole nacque una lite furibonda. Una ferita che Garrone forse si è portato dentro negli anni successivi. Perché Cassano era quasi un figlio. Ed un padre, così amorevole, non meritava questa mancanza di rispetto. Avrà modo di lustrarsi gli occhi, ricordando gli anni d’oro di una Samp che non era sua, ma che poi era diventata parte integrante della sua vita. Con gioie e delusioni, cadute e risalite. Ma sempre col garbo di un uomo di sport, come ormai non ce ne sono più.<BR><BR>Gabriele Cavallaro<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650adm001adm001garrone.jpgSiNla-sampdoria-saluta-il-suo-presidente-1010087.htmSiT1000097100075701,02,03030296
1221010075NewsCampionatiSerie A, la Juventus sorride e frenano le altre. Prosegue la crisi del Genoa20130121154435serie aSerie A<P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>La 21' giornata di serie A (2' di ritorno) è tutta a favore della Juventus, che stacca la concorrenza nella corsa allo scudetto e scopre di avere tra le mani un probabile talento: Paul Pogba, classe 1993 incanta il pubblico di casa e non, con giocate da fuoriclasse e bolidi imprendibili. Rallenta la Lazio,fermata sul 2-2 in casa del Palermo, ma anche il Napoli, sempre più Cavani-dipendente, che pareggia a Firenze. Scintillante pareggio tra Roma e Inter, più utile ai nerazzurri nella corsa ai piani nobili della classifica. Sempre più in alto anche il Catania di Maran, che espugna "Marassi", sponda Genoa, causando l'esonero di Del Neri ed il ritorno in panchina di Ballardini: per quest'ultimo la salvezza assume sempre più le fattezze di una "mission impossible". Riparte il nuovo Milan, cinico ma ancora pieno di problemi, che supera il Bologna ed in coda, importanti successi per Torino e Siena, rispettivamente contro Pescara e Sampdoria. A chiudere, i pareggi, entrambi per 1-1, in Atalanta-Cagliari e Chievo-Parma. Il TOP di questa giornata è Paul Pogba, mentre come FLOP da segnalare lo sprecone Borriello. <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp; <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>PALERMO-LAZIO 2-2 :Lazio subito in vantaggio con un'incornata di Floccari al 10' minuto, ma poi la squadra di Petkovic si copre, accontentandosi dell' 1 a 0. Ecco allora che in un minuto (il 70'), il Palermo ribalta il match, con i gol di Rios e Dybala. Solo un rigore di Hernanes nel finale rimette a posto le cose. <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp; <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>JUVENTUS-UDINESE 4-0: Juventus dominatrice in lungo e in largo, in vantaggio al 41' con una gemma di Pogba. La ripresa è tutta in discesa, con un Udinese inesistente, e nell'ordine arrivano la doppietta di Pogba (66') e le reti di Vucinic (72') e Matri (80'). <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp; <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>FIORENTINA-NAPOLI 1-1: partita abbastanza scialba che conferma il periodo non positivissimo della Fiorentina, e la dipendenza da Cavani, per quanto concerne la sponda Napoli. Tutte nel primo tempo le reti: al 33' Roncaglia fa partire un lancio per Toni da metà campo, De Sanctis sbaglia l'uscita scontrandosi con Britos, e il pallone finisce in rete. Il pareggio 8 minuti più tardi con il solito Cavani, lesto nel deviare in gol una punizione. <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp; <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>ATALANTA-CAGLIARI 1-1: inizio posticipato di mezz'ora, ma pronti-via subito ospiti in vantaggio, con l'autogol del fresco ex, Canini. Grande reazione dei padroni di casa, che però sprecano di tutto, in particolare con Denis. Il pareggio arriva nella ripresa, grazie al gigante Stendardo, il quale svetta di testa sugli sviluppi di un corner e batte Consigli. <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp; <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>CHIEVO-PARMA 1-1: solo un paio di occasioni per parte possono bastare per non far terminare una partita 0 a 0. Lo dimostra tanto il Parma, in gol al 40' con la rivelazione Belfodil, alla settima realizzazione stagionale, quanto il Chievo, che pareggia i conti con Paloschi, dopo un'uscita avventata di Mirante. <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp; <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>GENOA-CATANIA 0-2: Genoa sprecone da una parte, Catania frizzante e divertente dall'altra. I padroni di casa reagiscono bene allo svantaggio subitaneo di Bergessio (4' minuto), ma riescono a sbagliare l'impossibile davanti alla porta. La giusta conseguenza è prima il raddoppio di Barrientos (86' minuto), e poco dopo la pioggia di fischi che piovono sui grifoni. L'ennesima sconfitta costa la panchina a Del Neri. Torna Ballardini. <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp; <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>MILAN-BOLOGNA 2-1: ricomincia la rincorsa del Milan al terzo posto. Allegri contento del risultato, un po' meno della prestazione, nonostante sia tornato al gol Pazzini (65',81' minuto). Il Bologna è poca roba, stanco dopo la grande prestazione in Coppa Italia contro l'Inter, e a riaprire il match ci pensa Mexes con un autogol (84' minuto), ma non basta. <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp; <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>PESCARA-TORINO&nbsp; 0-2: il Torino detta legge all' "Adriatico",&nbsp; complice anche un gol di Santana viziato dal fuorigioco, dopo pochissimi minuti. Il Pescara accusa il colpo e spreca l'unica chance con Bjarnason. Ma la partita è chiusa da Cerci già al 41', quando batte Perin dopo un delizioso uno-due volante con il neo acquisto Barreto. <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp; <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>SIENA-SAMPDORIA 1-0: il Siena riapre il discorso salvezza, battendo una diretta concorrente come la Sampdoria, al termine di un match non certo esaltante. Decidono il cinismo di Bogdani, solito maestro nel gioco aereo, che segna al 71', e, sponda Samp, l'imprecisione del gioiellino Icardi, oggi spento in zona gol. <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>&nbsp; <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal>ROMA-INTER 1-1: pareggio scintillante tra Roma e Inter. Ottimo avvio della Roma, che passa con un rigore dubbio trasformato da Totti (22' minuto), dopo aver sprecato numerose occasioni. I nerazzuri rispondono subito, prima con un palo di Livaja, poi col pareggio di Palacio, nel recupero del primo tempo. La ripresa è il festival dello spreco, con errori da una parte e dall'altra: Livaja, Piris e Lamela rinviano l'appuntamento col gol e il match si chiude con il pari. <P style="MARGIN: 0cm 0cm 10pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none" class=MsoNormal><BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0761FL0761c-33509839.jpgSiNserie-a-la juventus-prosegue-il-cammino-prosegue-la-crisi-del-genoa-1010075.htmSi100844901,02,03,06,07,08,09030263
1231010024NewsCampionatiIntervista a Gianfranco Jannuzzo20130116094720jannuzzoJannuzzoGianfranco Jannuzzo, una bellissima storia di vita che parte dalla sua Sicilia.<BR>Più volte abbiamo avuto modo di decantare la Sicilia, terra d’arte, storia, cultura e tradizioni, terra riarsa dal sole che ha dato i natali a nomi illustri, poeti e narratori, scrittori e commediografi dalla pregiata raffinatezza intellettuale quali, Pirandello, Sciascia, Quasimodo, che hanno saputo trasmettere al mondo il fascino culturale di una regione che, per certi versi, è davvero unica. L’intenso profumo della citronella, del finocchio selvatico, del gelsomino e della zagara, sono capaci d’inebriarti e consapevolmente farti capire di trovarti in un luogo che non ha eguali. Chiudere gli occhi, respirare a pieni polmoni e guardare in lontananza il mare che si confonde con l’azzurro del cielo, è la bellezza di questi luoghi naturali. Ma la Sicilia, come dicevamo pocanzi, è anche terra di grandi tradizioni culturali e artistiche. E, tra gli altri, ha dato anche i natali a un attore teatrale di pregiata bravura e grandi capacità artistiche, apprezzate e riconosciute da tutti.&nbsp; <br><br> Gianfranco Jannuzzo nasce ad Agrigento il 7 dicembre 1954. Attore teatrale e commediografo italiano di grande spessore artistico, è anche attore cinematografico e intrattenitore televisivo. Giovanissimo si trasferisce a Roma con la famiglia. Iniziati gli studi universitari, frequenta il Laboratorio di Esercitazioni Sceniche diretto da Gigi Proietti. Diplomatosi nel 1982, partecipa ai varietà televisivi della RAI “Attore amore mio” e “A come Alice”, per la regia di Antonello Falqui. E, sempre con la stessa regia, partecipa alle commedie musicali “Applause”. Continua con “Tito Andronico” di W. Shakespeare con Turi Ferro per la regia di Gabriele Lavia. Gianfranco Jannuzzo è un vulcano di entusiasmo, simpatia, cortesia e personalità. E noi, che da anni seguiamo il suo percorso professionale e umano, siamo testimoni di cotanta verità per avere costatato di persona il suo eclettismo ma, soprattutto, la sua affabilità che si antepone a un’innata simpatia di uomo semplice e al contempo intelligente. La sua sicilianità traspare dalla sua predisposizione ai rapporti umani e da quell’accattivante sorriso vero, sincero e mai di circostanza, che è sinonimo di simpatia. Emblematica una sua recente intervista in cui si definisce semplicemente “Uno di voi”. Ama la Sicilia con i suoi profumi, adora i suoi conterranei e ne parla con orgoglio perché gli hanno sempre dimostrato calore e affetto.<br><br> Gianfranco, come nasce la sua passione per il teatro?<BR>“ Io e la mia famiglia ci siamo trasferiti a Roma nel ’57 ma, d’estate, ritornavamo sempre ad Agrigento per le vacanze estive. Ricordo che in quel periodo seguivo con passione un grandissimo attore siciliano che si chiamava Renzino Barbera. Mi piaceva molto il suo particolare modo d’intrattenere il pubblico in un modo molto affascinante. Conservai quel ricordo bellissimo per tanti anni fino a che, per varie vicissitudini, sono riuscito a conoscerlo con mia grande soddisfazione. Intanto, a Roma, frequentavo la scuola di recitazione di Gigi Proietti poiché, da ragazzino, avevo coltivato questo desiderio di recitare e di fare l’attore. In un primo momento ebbi paura di dirlo a mio padre perché pensavo che mi avrebbe negato il piacere di farlo. Poi, invece, fu fiero della mia scelta perché vide in me l’entusiasmo di frequentare una scuola che, grazie anche alla filosofia artistica di Proietti, mi dava l’opportunità di diventare attore a tutto campo. Egli, infatti, su modello dei grandi attori americani, sostiene che un artista debba saper recitare, cantare, ballare, suonare uno strumento, essere divertente e al contempo drammatico; insomma un attore completo e senza differenze. Come vede, la mia passione per il teatro parte da lontano; proprio da quando ero ragazzino”.<BR>&nbsp; <BR>La sua tendenza a imitare gli altri, è un fatto naturale?<BR>“Imitare, è per me un fatto naturale. Fin da piccolo, ricordo che mi veniva spontaneo raccogliere le impressioni degli altri. Mi piaceva vedere cosa facevano le persone intorno a me e, così, imitavo in dialetto siciliano i miei compagni di scuola e gli amici durante le mie vacanze estive. Ho sempre sostenuto che il dialetto è una forma di comunicazione immediata che dà l’opportunità di essere più spontanei e ricchi di vocaboli. Il dialetto, poi, ha avuto il pregio di unificare questo nostro Paese così pieno di contraddizioni, ma che, spesso, si rivede in un’Italia unita. Mi auguro davvero, che tutti i dialetti siano interpretati come patrimonio culturale da tramandare anche alle nuove generazioni ”.<BR>Che cosa ricorda del periodo in cui si trasferì con la famiglia da Agrigento a Roma?<BR>“E’ stata un’avventura fantastica. Io sono il più grande di cinque figli e quando ci siamo trasferiti a Roma avevo dodici anni. Ricordo che prima di partire ci fu una riunione di famiglia, in cui abbiamo stabilito all’unisono che a Roma avremmo studiato e ci saremmo laureati. Questa è stata la promessa, poi mantenuta, fatta a mio padre. D’estate tornavamo ad Agrigento, era come continuare a coltivare l’amore per la propria terra d’origine. Un amore profondo che negli anni non è stato mai reciso. E, ancora adesso, se non riesco ad andare a causa dei miei impegni professionali, mi manca qualcosa. Ho bisogno di respirare l’aria e il profumo della mia terra, odori particolari che ricordano la mia infanzia”.<br><br> Lei si è sposato nel 1989 con Gabriella Carlucci a Vulcano, splendida isola della schiera delle Eolie. Come mai scelse proprio quella località?<BR>“ Fu una casualità. Ricordo che c’era un mio carissimo amico, l’architetto Cancina, che possedeva una casa a Vulcano. Ci propose di far celebrare le nozze all’arcivescovo di Lipari che era un suo amico. Così, Gabriella ed io accettammo volentieri. Come lei sa, quel matrimonio non andò bene. Oggi, sono felicemente sposato con Ombretta, una ragazza milanese molto affettuosa, cara e anche bella. Sono molto felice con lei, anche perché ci attraiamo pur essendo caratterialmente diversi. Lei milanese, sempre di fretta, io siciliano, riflessivo e metodico”.<br><br> La cultura che affonda nel mare della crisi economica. Che cosa pensa di questo grave problema che investe i teatri italiani?<BR>“Il teatro è un luogo sacro e, come tale, deve sempre essere aperto a tutti e mai chiuso; per nessuna ragione al mondo. Purtroppo ci sono dei politici che non ne comprendono appieno l’importanza. Il Teatro è il luogo di comunicazione tra gli spettatori e gli attori, è il seme di tutto. Dobbiamo essere tutti molto grati al teatro, capace di sviluppare i valori di democrazia e dell’agorà. Purtroppo, i nostri politici sono miopi e non capiscono l’importanza vitale di sostenere i teatri, quale luogo per incrementarne lo sviluppo. Io, quando sento certe cose, non faccio altro che arrabbiarmi sonoramente. Non si può sottovalutare l’importanza storica di luoghi che hanno visto crescere la cultura, da Plauto ad Aristofane; un gioco meraviglioso d’interscambiabilità tra pubblico e attori che si perpetua da anni. Penso che, per questo problema, dovrebbe esserci un’insurrezione di massa, una protesta popolare capace di far cambiare idea a questi nostri politici che non sanno neanche di ciò che parlano. I teatri bisogna aprirli, altro che chiuderli”.&nbsp; <br><br> Quali sono le differenze tra attore di cinema, teatro e televisione?<BR>“I più bravi attori di cinema sono soprattutto grandi attori di teatro. Infatti, quando andiamo a&nbsp; vedere un film con Al Pacino, Dustin Hoffman oppure Marlon Brando ne apprezziamo la qualità interpretativa. Spesso, tuttavia, dimentichiamo che questi grandi attori provengono tutti dal teatro; una palestra necessaria per proseguire la professione artistica. I nostri attori più grandi, da Gian Maria Volonté a Enrico Maria Salerno, da Giancarlo Giannini a Sergio Castellitto, per fare qualche esempio, sono soprattutto attori nati in teatro. Poi li vediamo al cinema e, incantati dalla loro qualità di recitazione, ci dimentichiamo qual è la loro provenienza. In Italia abbiamo i più grandi attori di teatro, pensi che Salvo Randone avrebbe dovuto recitare al cinema “Il Padrino” al posto di Marlon Brando, poi non se ne fece nulla, ma non per questo sarebbe stato interpretato in maniera minore. Penso, dunque, che tra gli attori di teatro e del cinema non ci siano sostanziali differenze per i motivi appena esposti. Per quanto riguarda invece la televisione, devo dire che è diventata una cosa di massa, un mezzo di mercificazione dove si pensa solo agli ascolti. Si penalizza la qualità e si premia la quantità intesa anche come linguaggio becero e scurrile, ma che porta ascolti e introiti commerciali. Personalmente, non mi scandalizzo di cotanta volgarità, tuttavia, penso che si perda l’opportunità di assistere a programmi di un certo spessore, capaci di lasciare dentro lo spettatore qualcosa d’importante che resti duraturo nel tempo”.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br><br> Per questo motivo, oggi non fa più televisione?<BR>“ No, non è per questo motivo e non mi piace nemmeno avere un atteggiamento snobistico nei confronti della televisione. Dico solo che mi piacerebbe farla bene come in passato. Recentemente, per esempio, me la faceva fare bene Paolo Limiti, il quale&nbsp; metteva a mia disposizione lo studio, mi dava l’opportunità di fare le prove anche un’ora prima d’andare in onda, funzionavano a meraviglia le luci, le coreografie e l’orchestra: insomma una cosa fatta bene. Adesso, invece, ti chiamano per fare il tuttologo e parlare di aria fritta. Insomma, se dovessero chiamarmi per fare un programma d’intrattenimento con interviste e parlando al pubblico di temi di qualità, sarei assolutamente disponibile. Al contrario, non accetterei. Desidero fare una&nbsp; televisione come la intendo io, non come la impongono gli altri”. <br><br> Jannuzzo, oggi è più difficile far ridere rispetto a ieri?<BR>“E’ sempre stato difficile far ridere. Noi italiani, ma direi anche gli europei in genere, siamo stati sempre sollecitati dalle corde malinconiche. Ridere è un’arte. Fare scaturire la risata e saperla fare senza vergognarsi, è un privilegio di pochi”.<BR>&nbsp;“Cercasi tenore” è la commedia del drammaturgo americano Ken Ludwing, che lei sta recitando con successo nei migliori teatri italiani. Nonostante l’esilarante e piacevole commedia ambientata a Broadway negli anni ’30, non ha pensato che potesse disorientare coloro i quali si aspettano da lei la comicità siciliana?<BR>“ Non è presunzione, ma devo dire che mi piace fare l’attore a tutto tondo, anche perché durante il corso di tutti questi anni di recitazione mi è stata data la patente di credibilità, sia nella parte comica che in quella drammatica. Ho recitato Pirandello, Shakespeare e altri grandi autori, proprio perché lo ritengo un completamento artistico e culturale di notevole importanza. E poi, è importante rinnovarsi per avere nuovi stimoli e, soprattutto, non rischiare di stancare il pubblico. Detto questo, voglio però assicurare il mio pubblico che, periodicamente, ritornerò in teatro, come per altro faccio da anni, nel ruolo di One man show che diverte anche me”.<br><br> Che cosa le è rimasto dentro, della sua Sicilia?<BR>“Tutto! Vedo molti pregi in noi siciliani, dal senso dell’amicizia, della lealtà, dell’ospitalità, dell’aggregazione, dal rispetto verso la propria donna che è qualcosa di più che la semplice compagna di vita, la persona che tu sposi o l’amante che hai avuto nell’età adolescenziale. Per noi siciliani, la donna è la madre, la terra, la radice, l’appartenenza, un qualcosa che ti accompagna durante il percorso della tua vita. Per questo sono&nbsp; molto orgoglioso di essere siciliano, perché mi rivedo in tutti questi valori, anche se ho mille altri difetti!” .<br><br> Salvino Cavallaro <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNintervista-a-gianfranco-jannuzzo-1010024.htmSi100451001,02,03030627S
1241010015NewsEditorialeJuventus, che fai?20130114092883juventusSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine I risultati della 20° giornata di calcio di Serie A ci danno lo spunto per fare un’analisi su quanto emerso di nuovo. Vincono Inter, Lazio, Napoli, perde per la seconda volta consecutiva la Fiorentina di Montella di fronte a un’Udinese apparsa in netta ripresa, vince meritatamente il Catania di Maran contro la Roma di Zeman e pareggia il Milan in casa della sorprendente Sampdoria di Delio Rossi. E la Juve? Pareggia al Tardini di Parma, dove quest’anno nessuno è ancora riuscito a vincere. Si dirà che in fondo la squadra di Conte è sempre prima a tre punti sulla Lazio e cinque sul Napoli, il quale ha già fatto ricorso per riottenere i punti che gli sono stati tolti. Ma, il punto focale non è questo. Nell’analisi spicciola di quanto si è detto e scritto fin a oggi sulla Juventus, emerge sempre un punto nevralgico che, per certi versi, sta diventando inconfutabile e, cioè, alla squadra bianconera manca un top player da 20 gol per campionato. Non è importante che si chiami Drogba, Lloriente Cavani, El Shaarawy o chissà chi, perché potrebbe chiamarsi Di Natale, Jovetic, Osvaldo, Milito, insomma un giocatore che abbia il senso innato del gol. Questo la Juve non l’ha! E, se pensiamo che il primo della Juve a figurare nella classifica cannonieri è Quagliarella con 6 reti, Pirlo e Vidal a 5 e Vucinic e Marchisio fermi a 4 gol segnati, tutto ciò lascia spazio a innumerevoli domande che lasciano sempre più emergere l’opinabilità di pensiero su un calcio che proprio per questo appassiona e lascia parlare di sé. E’ dall’anno scorso che, nonostante la Juve appaia come la squadra da battere, dal gioco obiettivamente migliore rispetto alle altre contendenti, si leggono titoli quali: “L’assetto tattico voluto da Conte, non prevede nessun Top Player”. Ci siamo chiesti più di una volta, se questo sia un pretesto o, se volete, un alibi per nascondere una realtà economica societaria che, nonostante tutto, non è più fulgida come il blasone bianconero impone. Questa non è più una novità, anche in considerazione che la profonda e lacerante crisi economica che attraversa da tanto tempo il nostro Paese, si ripercuote inevitabilmente anche sulle forze calcistiche notoriamente più forti del nostro campionato. Anche Inter, Milan, Lazio, Roma, Napoli, sono coinvolte e anche loro devono in qualche modo convivere con questa situazione. Tuttavia, ritornando ai problemi tattici della Juve, sarebbe più opportuno dire chiaramente le cose come stanno realmente senza nascondersi dietro un dito. E’ vero che la Juve fino ad oggi ha vinto uno scudetto, è stata prima nel suo girone in Champions League, è prima in campionato ed ha pure conquistato il diritto di partecipare alla semifinale di Coppa Italia. Tuttavia, è lecito chiedersi: “La squadra di Conte, fino a quando potrà sostenere tutte queste competizioni ad alto livello senza un attaccante da 20 gol per campionato?” E’ lecito pensare che, visti i primi scricchiolii emersi a inizio 2013 con la brutta sconfitta in casa contro la Sampdoria e il pareggio di Parma, si debba in qualche modo provvedere per dare respiro ad una squadra che sembra avere perso lo smalto e la fluidità di gioco emerse fino ad oggi. Da sempre siamo fautori del pensiero che a questa Juve manca proprio la soluzione degli ultimi metri. Tutto è bene fino all’area di rigore avversaria, poi la difficoltà di tradurre in gol le tante trame di gioco efficaci per bellezza, ma non abbastanza da essere cinici, potrebbe pesare su tutta la squadra. Non si può continuare a non chiudere le partite aggravando di conseguenza lo stress fisico sulla squadra stessa. Ora che la Juve di Conte ha superato magnificamente l’iniziale approccio al campionato dell’anno scorso con l’aspetto di squadra dai connotati provinciali, ha bisogno di pensare in grande. La Juve ha enormi potenzialità di squadra e legittime aspirazioni per l’apertura di un ciclo duraturo nel tempo, a patto che si individuino in tempo utile quelle carenze da correggere senza trascinare a lungo ciò che è evidente a tutti. Matri, Quagliarella, Vucinic, Giovinco, dov’è la prima punta?<br><br> Salvino Cavallaro<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNjuventus-che-fai-1010015.htmSiT1000007100451001,02,03,06,07,08,09030270
1251010008NewsCampionatiTorino, quanta fatica per battere il Siena20130113230841torinoTorinoCon il risultato di 3 a 2 il Toro di mister Ventura batte il Siena, fanalino di coda della classifica di Serie A. E’ vero che il Toro si presentava rimaneggiato di nove giocatori, ma quanta fatica per portare in porto una vittoria che è stata in gran parte ottenuta grazie alle numerose parate di Gillet, risultato il migliore in campo del Toro. I granata hanno avuto il vantaggio di sbloccare subito la partita grazie a un gol di Matteo Brighi che, al 4’ minuto, raccoglie un interessante cross di Cerci che si era involato sulla destra. Dopo il gol granata, il Siena reagisce e si nota una maggiore spinta in avanti rispetto alla fase iniziale. L’ex Rosina sembra maggiormente ispirato a organizzare il gioco dei toscani, mentre Reginaldo è in continuo movimento. Il Toro sembra attendere l’avversario e reagisce in contropiede. Al 21’ Cerci, ancora lui, dribbla e crossa dalla destra, ma nessuno dei suoi compagni raccoglie il prelibato invito. Intanto il Siena guadagna il centrocampo con Vergassola in cabina di regia. Al 24’ il Siena attacca nel tentativo di pareggiare, ma non produce azioni da gol degne di nota. Il Toro si limita a controbattere con il solito Cerci, ma non ci sono al momento i presupposti per un eventuale raddoppio. E’ invece il Siena a pareggiare al 32’ con Reginaldo, su calcio d’angolo battuto dalla destra da Rosina. In questa occasione la difesa del Toro non è sembrata attenta. Passano i minuti, i granata non pungono in attacco e il Siena dà l’impressione di volerne approfittare. Ma è il Toro che al 37’, grazie ad un classico contropiede, raddoppia con Bianchi di testa, lasciato colpevolmente solo dalla difesa avversaria. Al 40’ il Siena sostituisce l’evanescente Valiani con Paolucci, sonoramente fischiato dai tifosi del Toro perché ex juventino. Spinge il Siena sul finire del primo tempo, ma è ancora il Toro a segnare in contropiede con Cerci che, involatosi da metà campo si trova solo in area davanti a Pegolo, lo dribbla in velocità e realizza il terzo gol per il Toro. Finisce dunque il primo tempo con il punteggio di 3 a 1 in favore del Torino. Nel secondo tempo, al 56’ il Siena sostituisce Belmonte con Sestu. I toscani, entrati in campo con il cipiglio di chi vuole rimettere in sesto il risultato, mettono in difficoltà la difesa avversaria. Al 70’ il Siena va vicino al gol con Rosina, ma Gillet si oppone sfoderando una grande parata. Al 76’ i toscani accorciano le distanze con Paolucci che mette in rete un pallone capitatogli tra i piedi nell’area piccola. Ora il Siena ci crede e affonda i suoi attacchi, mentre il Torino sembra entrato in confusione. Rosina è tra i più intraprendenti, dribbla e s’affanna a costruire il gioco per i suoi compagni. Al 78’ il Toro sostituisce Sansone con Meggiorini e Birsa con Suciu. Intanto, grinta e determinazione senese continuano a imperversare su un Toro non più reattivo, che è intenzionato soltanto a difendere il risultato. Grandi le parate di Gillet che in più occasioni nega il pareggio al Siena. Ma, all’88’, l’arbitro Di Bello di Brindisi fischia un calcio di rigore a favore del Siena. Dal dischetto batte Rosina che spiazza Gillet, ma la palla va fuori in maniera incredibile. Termina così la partita che determina, al meno per il momento, l’allontanamento della crisi granata, mentre per il Siena, che è stato “tradito” da Rosina, si fa notte fonda.<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino-quanta-fatica-per-battere-il-siena-1010008.htmSiT1000025,T1000099100451001,02,03030204
1261009936NewsEditorialeInter: tra mercato e crisi da anti-Juve20130108175022interSolo due vittorie nelle ultime otto partiteOrmai è crisi, inevitabile: l'Inter di Stramaccioni sta conoscendo il periodo più brutto della stagione e sembra esser entrata in un tunnel dove non riesce proprio ad uscire. Addirittura&nbsp;i numeri dicono che la squadra sta andando anche peggio rispetto alla scorsa stagione: stessi punti ma molti più gol subiti&nbsp;rispetto alle gestioni&nbsp;Gasp-Ranieri.&nbsp;I problemi sono tanti: infortuni, assetto difensivo simile ad un colabrodo, poca brillantezza degli attaccanti, calciomercato scadente e, inevitabilmente, Wesley Sneijder. Wes è un problema grossissimo: l'olandese è da sempre uno dei giocatori di maggiore carisma all'interno dello spogliatoio e di conseguenza la sua situazione incide abbastanza anche all'interno del gruppo. Senza considerare poi,&nbsp;la cosa più importante: la sua classe. All'Inter manca le giocate&nbsp;del suo numero 10, le sue invenzioni e l'intesa con gente come Cassano (che praticamente predica nel deserto)&nbsp;e Milito (che non vede la porta ultimamente manco col binocolo). Nelle ultime ore è trapelato un accordo già raggiunto tra Moratti e il presidente del Galatasaray per la cessione di Sneijder: bufala di mercato o no, vedere&nbsp;un giocatore come lui in un desolante campionato turco&nbsp;sarebbe abbastanza triste. <br><br> Ma Wes, dicevamo, non è l'unico problema di questa squadra: dopo il match&nbsp;dello Juventus Stadium&nbsp;e le convinzioni di poter essere l'anti-Juve&nbsp;gli uomini&nbsp;di Stramaccioni in otto partite hanno ottenuto otto punti (figli di due vittorie e due pari),&nbsp;collezionando ben 4 sconfitte in trasferta, proprio dove si esprimevano meglio prima del match di Torino. Le assenze pesano: prima la squalifica di Cassano, poi quella di Guarin e infine quella di Ranocchia sono state delle brutte mazzate, ma chi ha sempre giocato ultimamente sembra meno lucido. Il 3-4-1-2 adesso sembra non funzionare: su&nbsp;Silvestre non si può fare affidamento, su Jonathan meno che mai, Pereira si è rivelato sostanzialmente un mezzo bidone, Juan&nbsp;Jesus&nbsp;ultimamente sembra meno affidabile,&nbsp;l'età avanza sia per Cambiasso che per Zanetti, Milito&nbsp;non segna&nbsp;e domenica Palacio, al suo posto, è parso imballato, lento e a dir poco indeciso anche nelle cose più elementari.&nbsp;<br><br> Che fare? sicuramente bisogna agire sul mercato. Stramaccioni si è detto felice di come sta agendo la società per&nbsp;l'anno prossimo e per i giocatori che sta monitorando, ma&nbsp;forse sarebbe meglio pensare al presente.&nbsp;L'acquisto (diciamo alquanto bizarro) di Rocchi, come vice-Milito, non può chiudere questa campagna acquisti: serve un difensore, un centrocampista e un esterno. Andreolli sarebbe un cavallo di ritorno: conosce l'ambiente e&nbsp;ha la giusta esperienza per&nbsp;consacrarsi in nerazzurro; ovviamente però bisogna accellerare i tempi visto che va in scadenza a Giugno e c'è su di lui mezza Serie A. Schelotto l'anno scorso ha dimostrato di essere un gran bell'esterno, di corsa e potenza: quest'anno non ha fatto vedere un granchè, ma peggio di Jonthan senza dubbio non può fare... A centrocampo piace Lodi: grande tecnica, personalità, punizioni al bacio e con l'età giusta per approdare in una grande squadra. Per Giugno si parla di Dzeko: con quali soldi?<br><br> Dal Paradiso all'Inferno: da Torino a Udine. Testa, gambe e cuore: possono bastare per risalire.<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650FL0141FL0141162424931-d3638eb4-fe10-441b-9cf0-f8a1a1c5e9dd.jpgSiNinter-tra-mercato-e-crisi-da-anti-juve-1009936.htmSiT1000026100205001,02,03,06030254
1271009919NewsCampionatiCon il poker del Napoli alla Roma si chiude il girone d`andata20130106230323juve, lazio, roma, napoli, inter, milan, catania, parma, palermo, udinese, fiorentina, sampdoria, pescaraJuve sempre favorita per il titolo, ma si avvicinano ai bianconeri la Lazio e il Napoli. Non approfittano del passo falso dei campioni d`Italia l`Inter e la Fiorentina&nbsp;<br><br> La Befana gioca un brutto scherzo ai bianconeri, che prendono sotto gamba la gara con la Samp e perdono clamorosamente per 2 a 1. Campioni d'Italia in carica che, nonostante il passo falso, rimangono i favoriti per il titolo. Cinque punti di vantaggio sulla Lazio di Petkovic rimangono comunque un buon vantaggio per Vucinic e compagni. Torna in corsa per i primi posti anche il Napoli di Walter Mazzarri, che con un super-Cavani (autore di una tripletta) si porta a -7 dalla vetta. Clamoroso tonfo casalingo dei viola, che cedono 2 a 0 ad un sorprendente Pescara, ma che rimangono al quarto posto in condominio con la deludente Inter sconfitta nettamente al Friuli. Ma mentre dai nerazzurri ci si aspettava qualcosa in più al termine del girone d'andata, un plauso va ai ragazzi di Vincenzo Montella, che hanno disputato un ottima prima parte di torneo. Sesta piazza per la "pazza" Roma di Zeman, ancora troppo incostante, mentre il Milan, che ha recuperato diverse posizioni nelle ultime settimane, rimane ancora molto attardato rispetto alle battistrada. Belle sorprese del campionato sono il Parma e il Catania, che stanno facendo benissimo, mentre si conferma l'Udinese, che grazie alle tre sberle rifilate all'Inter scavalca in classifica proprio gli etnei. Risale anche il Chievo di Eugenio Corini, che soffre ma supera una coriacea Atalanta, che chiude l'andata a quota 22, anche se sul campo i punti conquistati dai bergamaschi sono stati 24 come i clivensi. Stazionano a 20 punti il Torino, che si salva a Catania e coglie un punto prezioso pur non giocando bene, la Samp, che compie l'impresa allo Juventus Stadium, e il Pescara, che va a vincere sul difficilissimo terreno di Firenze con merito e grazie ad uno straordinario Perin. Restano invischiate in piena zona retrocessione il Bologna, che perde a Genova contro i rissoblù di Del Neri, e proprio i genoani, che tuttavia chiudono il girone d'andata positivamente. Le ultime tre posizioni sono occupate dal Cagliari, che dopo un importante recupero, nelle ultime settimane ha raccolto pochissimi punti, dal Palermo, sconfitto nei minuti finali a Parma e sempre più in crisi, e dal Siena, che ha iniziato con la pesante penalizzazione di 6 punti e rimane in ultima posizione con soli 11 punti. <br><br>C1007650ivomesivomespetkovic.jpgSiNjuve-befana-sconfitta-favorita-lazio-napoli-1009919.htmSiT1000007,T1000010,T1000011,T1000012,T1000014,T1000016,T1000017,T1000018,T1000019,T1000020,T1000022,T1000023,T1000024,T1000025,T1000026,T1000027,T1000028,T1000095,T1000097,T1000099100075401,02,03,06,07,08,09010314
1281009859NewsCampionatiMario Giordano: «I giovani ormai preferiscono il calcio estero a quello italiano. Continuo la mia battaglia contro le caste»20130101213008giordanoMario Giordano Giornalista, scrittore e direttore della rete televisiva all – news TGcom24, Mario Giordano è anche conosciuto per essere intenditore di calcio (sport che ama profondamente) ma, soprattutto, per essere un grande tifoso del Toro, la sua squadra del cuore. Nato ad Alessandria nel 1966, Mario Giordano è laureato in Scienze Politiche. Sposato con 4 figli, inizia la sua carriera di giornalista a Torino presso la redazione del “Nostro Tempo”, settimanale diocesano, fino poi ad approdare a “Il Giornale” di Vittorio Feltri. Quello, fu un passaggio importante per la carriera e la formazione giornalistica di Mario Giordano. Infatti, a seguire, è stato direttore di “Studio Aperto”, il Tg di Italia 1 e poi è ritornato alla redazione de “Il Giornale”, questa volta nelle vesti di direttore. Il resto è storia recente, una storia di giornalista e scrittore che fa emergere il grande spessore e la qualità culturale dell’uomo. Oggi lo intervistiamo in esclusiva per Il Calcio 24.Com, toccando temi calcistici granata del “suo” Toro, non dimenticando, al contempo, la realtà attuale del mondo del pallone nostrano, i cui problemi, spesso, sono riflessi dall’andamento difficoltoso della nostra vita politica, economica e sociale. <BR><BR>Direttore buongiorno. Grazie di avere acconsentito a questa intervista esclusiva per “IlCalcio24. Com”.<BR>“Grazie, a voi”.<BR><BR>Vogliamo fare un primo bilancio sul campionato di calcio di Serie A sin qui svolto?<BR>“Ci si aspettava un campionato sottotono, rispetto a quelli che eravamo abituati a vedere negli ultimi anni, e così è stato. Evidentemente la crisi si fa sentire anche sui campi di calcio. Diciamo che non abbiamo visto, almeno fino ad oggi, un grandissimo campionato fatto da grandi campioni. Vedo mio figlio, in particolare, che tende a fuggire dal nostro calcio appassionandosi alle partite del calcio estero. Questo non mi sembra un bel segno per il nostro pallone, che non riesce ad appassionare i giovani. Per il resto, vedo la Juventus indirizzata alla vittoria finale, lasciando agli altri la lotta per entrare in Champions League, che mi pare ancora molto aperta. Poi, c’è il gruppetto di squadre (cui noi del Toro siamo purtroppo coinvolti) che vede la lotta per non retrocedere”.<BR><BR>Parlando di calcio spettacolo redditizio, quale squadra secondo lei esprime meglio questo concetto?<BR>“Anche se da tifoso del Toro mi è difficile ammetterlo, devo dire per onestà intellettuale, che la Juve è la squadra che esprime meglio di tutte certi concetti di calcio spettacolo e continuità. Tuttavia, mi pare che anche la Fiorentina di Montella, nonostante la mancanza per lungo tempo di Jovetic, suo giocatore più rappresentativo, ha saputo dare sprazzi di bel gioco ma, al pari della Roma di Zeman, manca ancora di continuità”.<BR><BR>E veniamo al “suo” Toro. Lei è contento o solo moderatamente soddisfatto dell’andamento in campionato della squadra granata?<BR>“Dico sempre che bisogna scindere la ragione dal cuore, perché se si ragiona col cuore, il tifoso del Toro non può essere contento di avere vinto con il Chievo e avere raggiunto quota 20 punti conquistati sul campo, (ricordiamo che il Toro è partito con 1 punto di penalizzazione per effetto del calcio scommesse). Il posto del Toro non può essere questo. Chi, come me, ha vissuto le vittorie del Torino dell’ultimo scudetto (ricordo che avevo 10 anni) e continua a vivere la straordinaria storia degli “Invincibili”, non può essere soddisfatto di tale situazione, perché pensa col cuore. La ragione, invece, come sostiene il presidente Cairo, ci dice che la vittoria sul Chievo deve farci riflettere sull’importanza di avere messo un mattoncino in più per la salvezza e, soprattutto, di averci dato la consapevolezza di un Toro cinico e reattivo che, di fronte al rischio di abbandonarsi a un periodo di crisi di risultati, ha saputo rispolverare la sua vera entità di squadra aggressiva. Questo, ci deve far sperare in bene per il prossimo futuro e, soprattutto, dobbiamo dare merito al lavoro di Giampiero Ventura”.<BR><BR>Che cosa pensa quando vede il mega Stadium della Juve e lo mette in contrapposizione con i ruderi vergognosi e desolanti del mitico stadio Filadelfia?<BR>“Dicevo ad alcuni amici che, siccome vivo a Milano, quando prendo la tangenziale di Torino e vedo la segnalazione per lo Juventus Stadium, mi si torcono le budella. Premetto che io non ci sono mai entrato, ma coloro i quali l’hanno fatto, mi riferiscono di uno stadio molto bello. Questo mi fa arrabbiare ancora di più, perché è inimmaginabile che Torino non abbia lo stadio del Toro. Il Filadelfia era qualcosa di più che uno stadio. Non dico delle banalità ma delle cose che i tifosi del Toro sanno benissimo. Io, che ho avuto la fortuna di iniziare la mia carriera di aspirante giornalista alle prime armi, ho vissuto e respirato il sapore di quelle stanze, di quel luogo che era un qualcosa di più che un posto fisico, ma la casa della storia e dei valori calcistici e umani perpetrati nel tempo”.<BR><BR>Possiamo dire che questi preziosi concetti, ripetuti mille volte nel tempo, possono essere percepiti e capiti soltanto dai tifosi del Toro?<BR>“Premetto che queste frasi possono sembrare apparentemente retoriche. Tuttavia, chi ha vissuto il Torino, chi ha frequentato quelle stanze e le mura dello spogliatoio, sa che non sono parole vuote ma qualcosa che appartiene all’anima. Sono cose che non centrano nulla con la vittoria della squadra. Si tratta di un qualcosa di molto più concreto. L’odore di quegli stanzoni, la memoria, i ragazzini che sostavano nell’attesa di vedere i giocatori da vicino, era tutto molto importante. Oggi, l’Olimpico di Torino, con i suoi mille difetti strutturali e la vicinanza dei ruderi del mitico Fila, non può essere considerato il vero stadio del Toro; manca l’anima. E, intanto, la Juve si gode il suo bellissimo Stadium……!”<BR><BR>Direttore, due anni fa, in occasione della contestazione del popolo granata nei confronti del presidente Cairo, lei disse: ” Se fossi in lui, andrei via e venderei il Toro”. Oggi, la pensa ancora così?<BR>“ Penso che Cairo non abbia guadagnato nulla dal Toro e che si sia preso alcune palate di me…. dai tifosi, in maniera assolutamente gratuita. Non ho mai negato che abbia commesso degli errori di gestione. Tuttavia, è innegabile che abbia messo del denaro di tasca sua, pagando regolarmente gli stipendi e non lasciando alcun debito. E questo, in considerazione delle difficoltà economiche in cui viviamo, non è cosa da poco. Per questo avevo sostenuto quella tesi, anche per rafforzare l’idea di tenersi stretto questo presidente, senza sperare in maniera velleitaria nell’arrivo del “cavaliere bianco” che, con la bacchetta magica, possa risolvere tutto. Proprio in questo momento in cui anche l’Inter di Moratti, che in passato comprava i campioni del mondo, adesso si limita ad acquistare Rocchi dalla Lazio a costo zero. Tutto ciò deve farci riflettere attentamente”.<BR><BR>Il Toro in ritiro a Ragusa. Che cosa pensa di questa idea della società granata di svernare in Sicilia?<BR>“ Sono molto contento che il Toro abbia deciso di fare un ritiro in Sicilia, dove so che ci sono molti tifosi granata. Certo, meglio in Italia piuttosto che a Dubai, anche se, il Torino, non ha purtroppo quell’importanza tale da interessare commercialmente una grande struttura come quella degli Emirati Arabi. Detto questo, devo dire che questi raduni non mi piacciono molto, perché spezzettano in maniera esagerata il campionato, facendo perdere continuità”.<BR><BR>Direttore, ma qual è oggi il vero significato di tifare per il Toro?<BR>“Quello di partire in una situazione di svantaggio e, alla fine, riuscire a rimontare. Il messaggio del Toro è racchiuso tutto qui. Chi tifa Toro sa di non partire benedetto dall’alto della fortuna, dagli arbitri e dalla sorte. Parte sempre in una posizione di svantaggio, ma ha la grinta, la voglia e la capacità di sovvertire ogni pronostico negativo ”.<BR><BR>Se potesse cambiare qualcosa nel calcio di oggi, cosa cambierebbe?<BR>“Cambierei tantissime cose, nel senso che il calcio di oggi mi fa venire tanta nostalgia di quello di ieri. Intanto comincerei a togliere i cinque arbitri in campo che mi sembrano davvero inutili. Poi toglierei l’abitudine di scendere in campo con la seconda o terza maglia, quando proprio non è necessaria. E, non ultimo, come filosofia generale, darei al campionato più continuità, lasciando spazio al calciomercato, esclusivamente nei mesi estivi. E’ una maniera come un’altra, per sognare un calcio più giocato e meno chiacchierato”.<BR><BR>Direttore, che cosa butterebbe via del vecchio anno 2012 e cosa si augura per il nuovo 2013?<BR>“ Avendo passato buona parte della mia vita professionale pensando di continuare a dedicarla alla lotta contro le sanguisughe e le caste, ho notato che si sono continuati a perpetrare furti ai danni dei contribuenti in modo vergognoso. Penso agli scandali del Lazio, della Lombardia, delle Regioni, penso a quelli che compravano con i soldi pubblici, dal lecca lecca, al tosa erbe, alle serate in discoteca, alle vacanze ai Caraibi con la fidanzata. E, nonostante si siano denunciati questi fatti ripugnanti, si continua ad andare avanti imperterriti con questi vizi che offendono l’essere umano. Ecco, a proposito del nuovo anno 2013, chiederei un moto di ribellione per porre fine a questa indecenza che colpisce le famiglie, che fanno davvero fatica ad arrivare alla fine del mese e pagare le spese. Speriamo davvero che non si continuino più a perpetrare scandali e privilegi di questo genere”.<BR><BR>Per dovere di cronaca, riferiamo che a quest’ultima domanda la voce del direttore Mario Giordano ha assunto un tono pacato, serio, sicuro del proprio pensiero vissuto in maniera quasi sofferta. Un sentimento d’intima convinzione che gli fa onore ed esprime ancora una volta l’alto senso di umanità e di giustizia che alberga in lui.<BR><BR>Salvino Cavallaro <BR>&nbsp; <BR><BR><BR>C1007650FL0711FL0711giordano.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-mario-giordano-i-giovani-preferiscono-il-calcio-estero-continuo-la-lotta-alle-caste-1009859.htmSi100451001,02,03,04,06,070302215S
1291009850NewsCalciomercatoL`imposta milionaria sul calciomercato: chi colpirà?20121230120223calciomercato, economia, IrapMilioni dalle big italiane se l`Irap verrà approvata. Ma chi viene danneggiato?Si aspetta solo il verdetto della Cassazione, che si esprimerà nei primi mesi del 2013, ma con ogni probabilità l'Irap verrà applicata anche sulle <STRONG>plusvalenze da calciomercato</STRONG>. Le società italiane così potrebbero ritrovarsi a dover pagare milioni di euro al fisco, in quanto verrebbero considerate nel calcolo dell'imposta tutti i trasferimenti dal 2001 ad oggi. Sul suo blog Marco Bellinazzo, giornalista di<EM> Il Sole 24 Ore</EM>, fa i conti in tasca alle big del pallone italiano. Ad esempio, applicando l'aliquota base del 3,9 %, l'<STRONG>Inter</STRONG> sarebbe costretta a pagare più di un milione di euro a fronte della plusvalenza dell'affare <STRONG>Ibrahimovic</STRONG> (circa 26 milioni). Ancora, il <STRONG>Napoli</STRONG> dovrebbe sborsare una cifra poco meno inferiore al milione in relazione alla cessione di <STRONG>Lavezzi</STRONG> al Psg. Ma non solo. Da <STRONG>Zidane</STRONG> a <STRONG>Vieri</STRONG>, passando per <STRONG>Kakà</STRONG>, fiumi di denaro&nbsp;verrebbero riscossi dall'Agenzia delle&nbsp;Entrate.&nbsp;<BR><BR>Tuttavia verrebbero danneggiate, secondo quanto riporta Bellinazzo, le società minori; quelle che non dispongono di illimitate risorse economiche come le regine del pallone. Infatti i club che tradizionalmente forniscono talenti alle grandi verrebbero colpiti gravemente dall'Irap, che tra l'altro intacca anche i guadagni di altra natura, come gli incassi dei botteghini. E' per questo che bisogna definire meglio il quadro della situazione, per evitare che il divario economico tra società milionarie e piccole squadre&nbsp;di serie minori si allarghi, penalizzando il calcio italiano che già si trova in crisi rispetto ai grandi campionati d'Europa. <BR><BR>FL0435FL0435pallone_soldi_ansa.jpgSiNl-imposta-milionaria-sul-calciomercato-chi-colpira-1009850.htmSi100612201,02,03,08030369
1301009837NewsCampionatiSerie A, il fantasma dell`anti-Juve20121227153344serie a, juventusSerie A JuventusChe ci crediate o no, qualcuno che possa impensierire la Juventus nella lotta scudetto non c’è ancora e di conseguenza nessuna delle inseguitrici può meritare l’appellativo di anti-Juve. Vi sono infatti ben 8 punti di differenza tra la capolista e la Lazio seconda, 9 tra Juventus e Inter e addirittura 17 dal Milan. Le scusanti sono molte: dal progetto giovane di Zeman, al rinnovo generazionale in casa interista, a quello dell’altra sponda di San Siro con tanto di perdita di fuoriclasse del calibro di Ibrahimovic e Thiago Silva, sottratti con forza al pubblico della Serie A, ormai demoralizzato nel vedere il loro successo al Paris Saint-Germain. Eppure questa Juventus non porta con sé il record dell’anno scorso di imbattibilità, né interna né esterna, poiché prima l’Inter a Torino per 3-1 e poi il Milan a San Siro per 1-0 hanno avuto la meglio sulla Torinese scudettata. Il campionato ne risente per spettacolo e ascolti, soprattutto se consideriamo il divario che le due milanesi, uniche squadre capaci di battere i bianconeri, mostrano in classifica dalla prima forza del campionato. Dati rassicuranti invece li mostrano le due outsider di questa edizione della Serie A che ha visto unirsi con prepotenza Fiorentina e Lazio alla corsa Champions.<br><br> La squadra allenata da Vladimir Petkovic, soprattutto grazie alla classe di un talento come Klose ormai noto a tutti da svariati anni, è riuscita a dettare il proprio gioco in molte occasioni contro squadre della portata di Milan e Roma, soffrendo però contro il Napoli, capace di sbarazzarsene con un rotondo 3-0. L’allenatore bosniaco sta trovando quindi la quadratura del cerchio con l’organico pressoché invariato rispetto a quello dell’anno scorso riuscendo ad acquisire il soprannome forse momentaneo di “anti-Juve”.<br><br> La Fiorentina, invece, è riuscita nella difficile impresa di mandare in goal il maggior numero di giocatori della propria rosa, superando così la Juventus in questa particolare classifica. Il gioco espresso da Montella è uno dei migliori mostrati in Italia grazie all’innesto di giocatori talentuosi come Pizarro, Aquilani, Rodriguez, Borja Valero e l’indimenticabile Toni.<BR>I gigliati si trovano così accodati in un lungo convoglio di inseguitrici con Lazio, Napoli, Roma e Inter, pronti a mettere la freccia e superare le concorrenti quando meno se l’aspettano.<br><br> Il Napoli, purtroppo per i suoi tifosi, non si sta dimostrando all’altezza di seguire le orme della Juventus fino a superarla; gli azzurri mostrano una debolezza a livello mentale che permette loro solo di affidarsi alla classe di pochi ma grandi talenti come Cavani, Hamsik e Insigne che, se non risultano in giornata, non riescono a portare i partenopei alla vittoria. Tutto ciò è anche dovuto alle pesanti questioni extracalcistiche che hanno penalizzato la società di 2 punti in classifica e l’hanno privata del loro capitano Cannavaro e di Grava.<br><br> Se la Juventus non espone un suo tesserato nella zona alta della classifica marcatori c’è un motivo ben preciso: questo progetto, non esageratamente costoso in stile PSG, mira a creare un organico coeso e forte del collettivo, capace di affrontare chiunque a testa bassa, sapendo soffrire e ripartire anche contro grandi avversari come il Chelsea, schiantato per 3-0 in Champions League.<br><br> Il Milan, dal canto suo, può contare sulla classe del giovane El Shaarawy, sempre più baby-fenomeno, in questa squadra totalmente cambiata rispetto all’anno scorso. Il Club di via Turati ha dovuto dapprima subire le critiche della tifoseria che non vedeva arrivare risultati positivi perfino contro squadre con obiettivi decisamente più modesti come Sampdoria e Atalanta e poi ha dovuto frenare gli entusiasmi dopo la vittoria contro la capolista Juventus. Il problema dei rossoneri risiede sicuramente in una difesa capace di prendere goal praticamente in ogni partita, contro qualunque avversario di qualsiasi livello tecnico.<br><br> L’altro club di Milano, l’Internazionale, dopo un mercato più che buono, non è riuscita a sfruttare al meglio il talento dei propri bomber al 100%, facendosi superare da club come l’Atalanta, Lazio, Parma fuori casa e trovando solo un pari interno contro Cagliari e Genoa, squadra in grande crisi.<BR>Per questo non ci stupiremmo se a breve anche Stramaccioni dovesse trovare il giusto equilibrio tra una difesa preparata e un attacco che potenzialmente dovrebbe segnare molti più goal. Siamo solo a Natale, bisogna dirlo, però la Juventus per ora può dormire sonni tranquilli.<br><br> Massimiliano Pappalardo<br><br>C1007650adm001adm001conte-6.jpgSiNserie-a-il-fantasma-dell-anti-juve-1009837.htmSiT1000007100075701,02,03,06,07,08030196
1311009830NewsCalciomercatoOfferta shock dalla Russia per Messi20121227105456messi30 milioni l`anno per luiEvidentemente la crisi non è arrivata in Russia: stando alla prima pagina di<EM> El Mundo Deportivo, </EM>LEo Messi avrebbe rifiutato una clamorosa offerta di 30 milioni l'anno da una squadra non precisata del campionato russo. Questo club innominato è arrivato ad offrire 250 milioni al club, come da clausola rescissoria, al Barca: la trattativa però non sarebbe manco iniziata perchè la Pulce ha cortesemente detto "No, grazie".<BR><BR>FL0141FL0141messi.jpgSiNofferta-shock-per-messi-dalla-russia-1009830.htmSi100205001,02,03,06,07,08,09030246
1321009781NewsCalcio EsteroLiga, 17a giornata: crollo Levante nell`anticipo, oggi tocca a Valencia e At.Madrid20121221095315Liga17a giornata&nbsp;<BR><BR>Come anticipato ieri, il Rayo Vallecano "studia" per laurearsi come Levante del futuro e, infatti, i valenciani si sono scontrati contro un muro insuperabile in quel di Vallecas di Madrid. Primo tempo equilibrato ma, poi, i "fulmini" (questo è il significato di "Rayo") ne fanno 3 nella ripresa di cui due nei 10 minuti finali dell'incontro. La Real Sociedad prosegue la sua striscia positiva, arrivata già a sette risultati utili consecutivi, battendo il Siviglia 2-1 grazie alle reti del messicano Vela&nbsp; e di De la Bella, che realizza il gol vittoria da pochi passi sfruttando l'assist di Carlos Martinez. Nell'altro anticipo giocato ieri l'Espanyol, sulle ali dell'entusiasmo dopo il clamoroso pareggio ottenuto in casa del Real Madrid, trova la vittoria contro il Deportivo e abbandona l'ultima posizione in classifica, grazie ad un'eccezionale prestazione del portoghese Simao Sabrosa.<BR><BR>Stasera saranno impegnate il Valencia e l'At.Madrid. La prima, in evidente crisi di risultati in campionato&nbsp;si troverà&nbsp;di fronte un Getafe che, per qualnto altalenante, è pur sempre un rivale di tutto rispetto. La seconda sarà impegnata in casa contro il Celta e vorrà dimenticare al più presto la goleada subita la settimana scorsa da parte del Barcellona. Il Celta non è una squadra "scarsa", probabilmente meriterebbe qualche punto in più in classifica, almeno per il gioco espresso fin qui ma paga lo scotto di avere un reparto offensivo quasi nullo.<BR><BR>Giocate Ieri<BR><BR><STRONG>Rayo-Levante 3-0&nbsp;&nbsp; 59'Nacho-80'Piti-90'Vazquez</STRONG><BR><BR><STRONG>Espanyol-Deportivo&nbsp;&nbsp; 31'Simao-88'Stuani</STRONG><BR><BR><STRONG>Real Sociedad-Siviglia 2-1&nbsp;&nbsp; 18'Vela-69'De la Bella(R) - 49'Medel(S)</STRONG><BR><BR>Giocano Oggi<BR><BR><STRONG>Valencia-Getafe</STRONG><BR><BR><STRONG>At.Madrid-Celta</STRONG><BR><BR>Giocano Domani<BR><BR><STRONG>Betis-Maiorca</STRONG><BR><BR><STRONG>Valladolid-Barcellona</STRONG><BR><BR><STRONG>Osasuna-Granada</STRONG><BR><BR><STRONG>Malaga-Real Madrid</STRONG><BR><BR><STRONG>At.Bilbao-Real Saragozza</STRONG><BR><BR><BR><BR>SpagnaFL0411FL0411falcao.jpgSiNliga-giornata-17-cade-il-levante-oggi-di-scena-valencia-e-atletico-1009781.htmSi100427901,02,03010152
1331009765NewsCoppeSorteggi Champions ed Europa League: ecco le insidie per le italiane20121220095953champions league europa leagueRischio Real per la Juve, Psg per il MilanOggi alle 11:30 a Nyon si terranno i sorteggi per gli ottavi di Champions League con Juve e Milan&nbsp;uniche&nbsp;italiane rimaste&nbsp;in gioco: andiamo a vedere.<BR><BR>La Juve è inserita nel girone delle prime e l'ostacolo più pericoloso è il Real Madrid di Mourinho e Cristiano Ronaldo. I <EM>galacticos </EM>non sono in un bel periodo ma sono gente abituata a vincere e che qui quindi si risveglia nei momenti che contano: fuori dalla lotta per il campionato a Madrid si punta dritto alla coppa. Occhio anche all'Arsenal: non c'è più Van Persie e la squadra è meno solida dell'anno scorso, ma individualità come Cazorla, Giroud, Podolski e soprattutto Walcott non sono da trascurare. Gioca benissimo invece il Porto, che battuto il Psg nel suo girone, e che col duo colombiano Martinez-Rodriguez fa paura. Non preoccupano più di tanto il Valencia, decaduta e uscita prima da un girone piuttosto accessibile, il Galatasaray dell'ex Felipe Melo e il Celtic Glasgow, spinto dall'entusiasmo d'aver battuto il Barca ma in realtà poca cosa.<BR><BR>Rischia grossissimo il Milan invece; l'unico sorteggio abbordabile (e anche molto) sarebbe lo Shalke 04, in grossissima crisi ultimamente e comunque niente rispetto a quello che propone il resto dell'urna:&nbsp;ossia il Manchester United della coppia Van Persie-Rooney, il Barca strafavorito di Messi, il Borussia Dortmund spettacolare dei giovani terribili Reus, Goetze, Lewandowski e compagnia bella, il Bayern Monaco di Ribery e Robben e soprattutto il Psg dei tre grandi ex Ibra, T.Silva e Ancelotti.<BR><BR>In Europa League pericolo Chelsea per Inter e&nbsp;Napoli, occhio all'Atletico Madrid per Lazio.<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>FL0141FL0141champions.jpgSiNsorteggi-champions-ed-europa-league-ecco-le-insidie-per-le-italiane-1009765.htmSi100205001,02,03,06,07,08030271
1341009709NewsCalcio EsteroLigue 1, 18a giornata: Lione, Psg e Marsiglia un trio in vetta20121217095040Ligue 118a giornata&nbsp;<BR><BR>Un gol di Blaise Matuidi nel recupero del primo tempo riconsegna ad Ancelotti il primo posto in Ligue 1 anche se condiviso con Lione e Marsiglia. Nel match-clou della diciottesima giornata il Paris Saint Germain batte il Lione al Parco dei Principi centrando i tre punti e l’aggancio proprio ai rivali lionesi. Un gol del solito Gignac&nbsp;regala i tre punti al Marsiglia: la formazione di Baup batte un Tolosa in crisi e appaia il Lione e il Psg al primo posto, sbloccando nella ripresa una partita fondamentale per tenere un passo da scudetto.<BR><BR>Giocata Venerdì<BR><BR><STRONG>Rennes-Valenciennes 2-0&nbsp;&nbsp;&nbsp; 5'Feret-72'Pitroipa</STRONG><BR><BR>Giocate Sabato<BR><BR><STRONG>Tolosa-O.Marsiglia 0-1&nbsp; 68'Gignac</STRONG><BR><BR><STRONG>Reims-Lille 1-1&nbsp; 7'Weber(R) - 72'Payet(L)</STRONG><BR><BR><STRONG>Nizza-ETG 3-2&nbsp; 3'Sagbo-14'Barbosa(E) - 19'-47'Cvitanich-90'Maupay(N)</STRONG><BR>&nbsp;<BR><STRONG>Montpellier-Bastia 4-0&nbsp; 14'Estrada-48'Herrera-60'Belhanda-76'Mounier</STRONG><BR><BR><STRONG>Sochaux-Brest 1-2&nbsp; 59'Bakambu(S) - 63'Chafni-78'Vasat(B)</STRONG><BR><BR><STRONG>Troyes-Ajaccio 3-2&nbsp; 34'Darbion-39'Nivet-45'Camus(T) - 90'Lasne-93'Cavalli(A)</STRONG><BR><BR>Giocate Ieri<BR><BR><STRONG>Nancy-Bordeaux 1-1&nbsp; 32'Bakar(N) - 76'Saivet(B)</STRONG><BR><BR><STRONG>Saint Etienne-Lorient 0-2&nbsp; 20'Aliadiere-39'Traorè</STRONG><BR><BR><STRONG>PSG-Lione 1-0 45'Matuidi</STRONG><BR><BR><STRONG>Classifica<BR><BR></STRONG>1)Lione 35<BR>2)Marsiglia 35<BR>3)PSG 35<BR>4)Lorient 30<BR>5)Rennes 29<BR>6)Nizza 29<BR>7)Bordeaux 28<BR>8)Saint Etienne 27<BR>9)Valenciennes 26<BR>10)Montpellier 26<BR>11)Lille 26<BR>12)Tolosa 23<BR>13)Brest 21<BR>14)Bastia 19<BR>15)ETG 19<BR>16)Ajaccio 19<BR>17)Reims 18<BR>18)Sochaux 16<BR>19)Troyes 12<BR>20)Nancy 11<BR><BR><BR><BR><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>FranciaFL0411FL0411877717-14768359-640-360.jpgSiNligue-1-giornata-18-un-trio-in-testa-1009709.htmSi100427901,02,03010184
1351009601NewsCampionatiInter, la riscossa è servita e la rincorsa continua20121211193541interInter Quattro punti. Sembrano tanti e sembrano infiniti, ma la realtà dice che non lo sono. <BR>Lo dice il passato, lo dice la storia: circa un anno fa il Milan di Ibrahimovic e Thiago Silva trascinava i diavoli, a diverse lunghezze di vantaggio sui bianconeri, verso uno scudetto che sembrava più che ragionevole. Una crisi, più mentale che fisica ha causato l’epilogo a tutti noto. Nulla è impossibile soprattutto per la convinzione e la determinazione che si possono scorgere sui volti affaticati e sudati dei nerazzurri. Esiste un forte sentimento all’interno dello spogliatoio milanese che porta a pensare che, malgrado il gap tecnico, ce la si possa fare.<BR>Quattro, non sono solo i punti di distacco tra Juventus e Inter. Perché quattro è anche il numero dei big match affrontati fino ad ora.&nbsp; Stramaccioni è riuscito nell’impresa che sino a questo momento nessuno è riuscito a compiere: battere in fila Milan, Fiorentina, Juventus e, appunto, Napoli. Non robetta da poco, tanto per usare un eufemismo.&nbsp; Due derby e due vittorie per il tecnico romano, l’unico, ad aver espugnato lo Juventus Stadium, territorio proibito per qualsiasi sogno e speranza.&nbsp; Battere, poi, i partenopei di Mazzarri nel loro momento migliore è merito di una grande intelligenza del mister ex primavera che è riuscito a forgiare una squadra duttile e in grado di adattarsi e conformarsi a seconda delle esigenze che le partite più varie causano. Quattro, però, sono anche le sconfitte del team di Moratti in questo campionato: decisamente troppe. Se risulta ‘facile’, o comunque accessibile per i nerazzurri annichilire le big italiane e le avversarie dirette, altrettanto difficile è sconfiggere avversarie di calibro minore: tralasciando la sconfitta contro la Roma, unico vero match di un certo livello da cui gli interisti sono usciti con le gambe rotte, le altre ad aver incrinato la difesa neroblu sono in ordine Siena, Atalanta e Parma, non certo squadre straordinarie.<BR>Cadute da cui Milito e compagni sono riusciti a rialzarsi, sempre e con forza, con vigore. <BR>Non mollare per esaltare una piazza che esaltata sembra già. E allora perché non crederci? In realtà alcuni motivi ci sarebbero: i bianconeri del ritrovato e ritornato Conte viaggiano come dei treni ad alta velocità e non sembrano voler mollare un colpo.&nbsp; La speranza, in casa Inter, si chiama Champions League: sia quella competizione che l’anno prossimo Stramaccioni vuole provare sulla propria pelle, sia quel torneo che potrebbe togliere energie importanti al team di Torino.&nbsp; Essere impegnati in più fronti, come già detto, può causare danni collaterali e opposti a quanto si potesse pensare e volere. Ma, ovviamente, Moratti e società non possono basarsi esclusivamente su un calo di tensione da parte della Juventus. <BR>Serve azione, serve, per così dire, mercato.&nbsp; Meno di un mese all’apertura di quello che sarà un calciomercato infuocato con squadre in evidente surplus di giocatori da smerciare e altre con necessità palese di investire e rinforzarsi. I nerazzurri dovranno intervenire su più fronti: se l’addio di Silvestre sembra logico, il difensore centrale non sembra l’esigenza immediata. Con un Cambiasso così duttile e un Chivu che prima o poi dovrà pur tornare, gli occhi di Branca devono essere fissi su due altri obiettivi: un regista, fondamentale per la qualità in mezzo al campo, e una punta che riesca a sostituire il Principe di Milano nei momenti complicati. Obiettivi chiari, su tutti i fronti. La corsa ai campioni d’Italia continua.C1007650FL0882FL0882922535-15306318-640-360.jpgSiNinter-la-riscossa-e-servita-la-rincorsa-continua-1009601.htmSiT1000026100877901,02,03,08030213
1361009524NewsCampionatiMilazzo, arriva l`esemplare Monza di mister Asta20121205091124milazzo, monzaDue culture diverse, due diversi modi d’intendere il calcioMi piace pensare che partita potrà venire fuori tra Milazzo e Monza, mi piace pensare all’approccio che potranno imprimere alla gara fin dal fischio d’inizio le due squadre, mi piace pensare soprattutto a un confronto di calcio che vede due realtà così diverse, lontane tra loro, ma al contempo così simili. Sia Milazzo che Monza sono invase da lungo tempo da problemi societari che non lasciano scampo. Tuttavia, il comportamento delle due squadre in campionato è stato diverso nell’impostare un calcio serio che, comunque sia, per rispetto alle città di appartenenza e alle relative tifoserie, dovrebbe avere la priorità su ogni cosa, anche sugli stipendi arretrati mai pagati sino ad oggi. Due culture diverse, due diversi modi d’intendere il calcio. Da una parte il Milazzo con le sue eterne diatribe societarie mai risolte e un ambiente sbracato, deluso e depresso che, per avvilimento, tende a mollare tutto e distruggere quanto di positivo è stato fatto fino a ieri. Chiaro senso di “tradimento” del pallone professionistico milazzese che, forse per troppo amore, tende a disamorarsi dei colori rossoblu e farla finita. Dall’altra parte il Monza, una società in crisi che ha trovato in Antonino Asta un allenatore capace di ovattare il suo spogliatoio contro tutti e tutto, motivando i suoi giocatori in una maniera tale da renderli consapevoli che solo reagendo alle “disgrazie” si può risorgere, e si è uomini veri se si affrontano di petto certi momenti difficili che la vita a volte ci presenta. Si deve poter uscire dalle difficoltà con dignità, senza mai mollare ma reagendo con fermezza a tutto ciò che è contro. Un po’ come dire che il vento contrario che soffia in maniera spietata e violenta, prima o poi deve pur finire e in quel momento bisogna farsi trovare preparati. E’ la metafora della vita, capace di coniugare certi sentimenti anche attraverso la palla che rotola in mezzo al campo che, talvolta, è maledettamente impietosa e che ti deve far capire l’importanza del saper reagire a ogni disavventura. Questo, il gruppo di Antonino Asta l’ha capito molto bene e, nonostante le mille difficoltà economico – finanziarie che soffocano la società della Brianza, il Monza sta conducendo un campionato dignitoso all’insegna della serietà e della speranza che, prima o poi le cose dovranno cambiare in meglio. Diamo atto a mister Asta che da vecchio cuore granata ha dato un esemplare messaggio comportamentale non solo ai suoi ragazzi e alla sua società, ma anche a coloro i quali, come a Milazzo, non sono riusciti a capire che in questo mondo del pallone che va dalle stelle alle stalle, l’unione di gruppo è simbolo di forza, mentre la disgregazione è emblema di fragilità assoluta. Reagire fattivamente sul campo è un dovere che non si può disconoscere a prescindere. Parlare a vanvera, creare ruggini, offendere, inimicarsi tutto e tutti (anche se con tutte le ragioni) è inutile, anzi deleterio. Tutto ciò Asta l’ha capito da tanto tempo e, inculcando ai suoi ragazzi l’importanza di essere prima uomini veri e poi giocatori, ha dato un calcio alle futili parole e alle banalità senza senso, dando al contempo un&nbsp; esempio concreto che ha solcato inevitabilmente il cuore e l’anima di chi è stato ed è disposto a seguirlo.<BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007654FL0711FL0711milazzo.jpgSiNmilazzo-arriva-l-esemplare-monza-di-mister-asta-1009524.htmSi100451001,02,03030830
1371009499NewsCalcio EsteroLigue 1, 15a giornata: non basta Ibra al Psg sconfitto a Nizza, Ancelotti in bilico20121203101229Ligue 115a giornata&nbsp;<BR><BR>Allo ‘Stade du Ruy’ il Nizza conquista la quarta vittoria nelle ultime cinque partite. Il Paris Saint-Germain colleziona la terza sconfitta in un mese e non riesce a dare continuità al proprio cammino. Adesso il Lione, vittorioso per 1-0 contro i detentori del Montpellier,&nbsp;dista cinque punti e il fantasma della crisi continua ad aleggiare sulla panchina di Carlo Ancelotti.<BR>Il coraggio del mister&nbsp;non ha pagato, con l’inserimento di Pastore subisce la prima rete e con quello di Hoarau subisce la seconda, in cui Maxwell – evidentemente non più abituato al ruolo di terzino – si dimentica completamente di Eysseric. L'Ol.Marsiglia sale così al secondo posto grazie alla vittoria ottenuta per 2-1 sul campo del Brest.<BR><BR>Giocata Venerdì<BR><BR><STRONG>Ajaccio-Saint Etienne 0-0</STRONG><BR><BR>Giocate Sabato<BR><BR><STRONG>Ol.Lione-Montpellier 1-0&nbsp;&nbsp; 26'Gomis</STRONG><BR><BR><STRONG>Valenciennes-Reims 1-0&nbsp;&nbsp; 6'Kadir</STRONG><BR><BR><STRONG>ETG-Nancy 1-1&nbsp;&nbsp; 44'Dja Djedje(E) - 50'Mollo(N)</STRONG><BR><BR><STRONG>Bordeaux-Sochaux 2-2&nbsp;&nbsp; 33'Poujol-87'Dias(S) - 40'a.gol Roussilion-48'Gouffran(B)</STRONG><BR><BR><STRONG>Lille-Bastia 0-0</STRONG><BR><BR><STRONG>Nizza-PSG 2-1&nbsp;&nbsp; 76'Bautheac-86'Eysseric(N) - 83'Ibra(P)</STRONG><BR><BR>Giocate Ieri<BR><BR><STRONG>Brest-Ol.Marsiglia 1-2&nbsp;&nbsp; 34'Diawara-56'Ayew(O) - 42'Benschop(B)</STRONG><BR><BR><STRONG>Troyes-Rennes 2-3&nbsp;&nbsp; 24'Nivet-40'Darbion(T) - 48'Alessandrini-81'Feret-89'Pitroipa(R)</STRONG><BR><BR><STRONG>Lorient-Tolosa 1-0&nbsp;&nbsp; 45'Corgnet</STRONG><BR><BR>Classifica<BR><BR>1)Lione 31<BR>2)Marsiglia 29<BR>3)PSG 26<BR>4)Saint Etienne 26<BR>5)Bordeaux 25<BR>6)Valenciennes 25<BR>7)Rennes 25<BR>8)Tolosa 22<BR>9)Nizza 22<BR>10)Lille 21<BR>11)Lorient 21<BR>12)Bastia 18<BR>13)Montpellier 17<BR>14)Brest 17<BR>15)Reims 16<BR>16)Ajaccio 16<BR>17)ETG 16<BR>18)Sochaux 15<BR>19)Troyes 8<BR>20)Nancy 8<BR><BR>&nbsp;<BR><BR><BR><BR>FranciaFL0411FL0411c_3_media_1567900_immagine_ts673_400.jpgSiNligue-1-giornata-15-psg-sconfitto-a-nizza-lione-primo-1009499.htmSi100427901,02,03010139
1381009430NewsCoppeBologna, un`occasione per due20121127170547Bologna-LivornoDomani alle ore 17 allo stadio Renato Dall'Ara andrà in scena il quarto turno di coppa Italia tra Bologna e Livorno. Umori opposti per le due squadre: da una parte i padroni di casa, per i quali la coppa Italia puo' rappresentare il viatico per uscire da una pesante situazione in campionato, come ha affermato lo stesso Pioli, fiducioso del fatto che chi andrà in campo, sappia sfruttare al meglio l'occasione (ancora nulla di ufficiale sulla formazione dei felsinei, anche se si prospetta un ampio turn-over); per quanto concerne invece la sponda opposta, il Livorno&nbsp;si presenta decisamente meglio,lanciatissimo in serie B-win e&nbsp;alla caccia della promozione diretta. Gruppo giovane quello di mister Nicola, che verrà al Dall'Ara con tante speranze, trascinato dall'ex Siligardi (probabile titolare). Da una parte dunque si cerca la via di uscita dalla crisi (vedi Bologna), dall'altra la continuità. L'unica cosa certa è che si tratta di una grande occasione per entrambe le squadre.&nbsp;<BR><BR>C1007650FL0761FL07611458879-34ad6442743e8dcc8db85af4fefe6858.jpgSiNbologna-un-occasione-per-due-1009430.htmSiT1000020100844901,02,03030151
1391009365NewsCampionatiJuventus, inaugurato il Corso Gaetano Scirea20121121171533juventus, scireaJuventus ScireaNel giorno che segue la convincente vittoria della Juve sul Chelsea in Champions League, avremmo voluto commentare la notte stellare allo Juventus Stadium e la sinfonia della prestazione bianconera che è stata carica di significati tecnici. Ma, proprio oggi 21 novembre 2012, là oltre le mura di quel magnifico palcoscenico della pelota juventina c’è un avvenimento importante: il Corso Grande Torino (che troverà posto nei pressi dello stadio Olimpico, dove gioca il Torino) sarà cambiato in Corso Gaetano Scirea. La squadra bianconera parteciperà al gran completo. Un evento importante che completa un’area dominata dalla presenza della Juventus che, oltre ad avere già costruito lo stadio ed il suo Museum, prospetta di espandersi ancora per far nascere la sua sede (oggi in Corso Galileo Ferraris) e il campo di allenamento per la prima squadra (oggi a Vinovo, dove invece resterà solo il Settore Giovanile). Tutto ciò, naturalmente, è futuribile ma già programmato in un’ampia area di Torino chiamata Continassa, che si espande per numerosi metri quadrati. Dare dunque il nome di Gaetano Scirea al corso prospiciente l’entrata&nbsp; dello Juventus Stadium, non è davvero un caso ma un segno di rispetto verso la memoria di un calciatore di particolare importanza che ha costruito con la sua capacità professionale di vero campione del pallone ma anche di umanità, uno spaccato di storia juventina per certi versi irripetibile. Scirea era un giocatore duttile e intelligente nella capacità di interdire ma anche di impostare l’azione e concluderla. Un giocatore che, nella vecchia scuola filosofica del calcio romanticamente lontano da quello contemporaneo, s’identificava nel ruolo di libero (oggi centrale di difesa) capace di sganciarsi tempestivamente in aiuto al centrocampo e alle punte. Dal punto di vista caratteriale Scirea appariva silenzioso, mai propenso alle attenzioni mediatiche, ma con particolare disposizioni alle relazioni umane. Egli sapeva dare valore alle cose semplici, là dove per cose semplici s’intendono fatti concreti, cose e persone capaci di stare lontane dall’infinito universo dell’ipocrisia. E noi che viviamo questo nostro mondo contemporaneo fatto di crisi di valori, ci chiediamo se certi modelli esemplari come Gaetano Scirea potrebbero in qualche modo essere apprezzati come dovrebbero. Forse neanche la comunicazione, le radio, le televisioni e la carta stampata, avrebbero interesse ad accaparrarsi le interviste di un personaggio che, nell’uso comune dell’immaginario collettivo di oggi, fatto in larga misura di generale banalità, potrebbe apparire addirittura noioso e non adatto a incrementare il tanto ambito audience. Un personaggio così umanamente e professionalmente carismatico, probabilmente non si potrebbe adattare a una modernità calcistica fatta di insulti, di sproloqui, di eccessi, di toni spropositati che non si addicono a persone discrete, gentili, educate, dallo sguardo che è l’emblema del sentirsi in soggezione, come quello che aveva Gaetano Scirea. Ma, l’esperienza c’insegna che con i “se” e i “ma” non si mai fatta la storia e che i paragoni dei grandi uomini di un tempo, rivisti nel mondo culturale contemporaneo, non possono essere attendibili perché vissuti in periodi storici e generazionali diversi da quelli attuali. Una cosa è certa, la loro grandezza nell’entrare di diritto nella storia di tutti i tempi, ha il significato profondo di farne rivivere periodicamente le gesta esemplari per attuarli in maniera riveduta e corretta al nostro vivere contemporaneo. Gaetano Scirea è uno di questi.&nbsp; <BR><BR>Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR><BR>C1007650FL0711FL0711gaetano-scirea.jpgSiNjuventus-inaugurato-il-corso-gaetano-scirea-1009365.htmSiT1000007100451001,02,03,06030272
1401009334NewsCampionatiSampdoria-Genoa, le pagelle. Top Icardi e Immobile. Flop Bovo20121118224624sampdoria, genoaSampdoria Genoa PagelleAl Ferraris di Genova andava in scena il derby della Lanterna, fondamentale per le due squadre, in crisi nera. <BR>Era la stracittadina della paura, la partita che nessuno voleva perdere ma che qualcuno doveva vincere. Quel qualcuno è stato Ferrara, è stata la Sampdoria: dopo sette sconfitte consecutive, i blucerchiati si rialzano con un secco 3-1 e, ora, il cielo è sempre più blu. Crolla definitivamente il Genoa e, forse, l’era Del Neri è già finita: da quando ha sostituito De Canio ha perso sei volte su sei.<BR><BR>Risultato finale Sampdoria-Genoa 3-1: 16’ Poli, 35’ Bovo (autogol), 72’ Immobile, 88’ Icardi<BR><BR>Ammoniti: 21’ Icardi, 26’ Moretti, 27’ Munari, 58’ Kucka<BR><BR>Sampdoria (4-5-1): Romero 7, Mustafi 5.5, Gastaldello 6.5, Rossini 7, Costa 6.5, Obiang 6.5, Maresca 7 (83’ Tissone s.v.), Poli 7, Krsticic 6 (65’ Estigarribia 6.5), Munari 6, Icardi 7.5<BR>All. Ferrara 7<BR><BR>Genoa (4-4-2): Frey 5.5, Sampirisi 5 (83’ Rossi s.v.), Granqvist 5.5, Bovo 4 (45’ Vargas 6.5), Moretti 5.5, Jankovic 6, Kucka 6, Tozser 5 (45’ Bertolacci 5.5), Antonelli 5, Immobile 6.5, Borriello 6<BR>All. Del Neri 4<BR><BR><STRONG><EM>Top Sampdoria</EM></STRONG><BR><BR>Icardi: d’accordo, nel primo tempo divora un gol incredibile ma che partita quella del diciannovenne argentino. Il secondo gol blucerchiato è parzialmente merito suo e la rete che ammazza il match, beh, se la ricorderà per tutta la vita.<BR><BR><STRONG><EM>Flop Sampdoria</EM></STRONG><BR><BR>Mustafi: il meno brillante dell’armata di Ferrara. Sbaglia nell’occasione della realizzazione di Immobile, dove non riesce a far scattare il fuori gioco.<BR><BR><STRONG><EM>Top Genoa</EM></STRONG><BR><BR>Immobile: non gioca una buona partita ma quanto meno riesce a trovare il gol. Ancora una volta, però, è un gol totalmente inutile.<BR><BR><STRONG><EM>Flop Genoa</EM></STRONG><BR><BR>Bovo: una frittata clamorosa, quella del difensore dei grifoni. Viene sostituito da Del Neri a fine primo tempo e non ha l’occasione del riscatto.<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650FL0882FL0882poli-6.jpgSiNsampdoria-genoa-pagelle-top-flop-risultato-marcatori-1009334.htmSiT1000022,T1000097100877901,02,03030327
1411009325NewsCalcio EsteroLiga BBVA Giornata 12:Barça e Messi inarrestabili20121118094227Liga BBVAGiornata 12:le partite di ieri e quelle di oggiGiocate ieri<BR><BR><STRONG>Osasuna-Malaga 0-0</STRONG> <BR><BR>Per il Malaga si tratta di una piccola crisi. Fin qui ha dimostrato di avere una buona squadra ma i troppi impegni ravvicinati stanno mettendo a dura prova un organico che, probabilmente, non è ancora al massimo. Gli andalusi non vincono da quattro giornate e, ieri, a Pamplona hanno sofferto grazie all'ottimo pressing dell'Osasuna. L'Osasuna è stato a un passo dal colpaccio, se non c'è riuscita è anche colpa anche dell'arbitro che ha annullato un gol valido a Kike Sola e alle strepitose parate di Willy Caballero.<BR><BR><STRONG>Valencia-Espanyol 2-1&nbsp; 16'Viera-90'Soldado(V) - 31'Longo</STRONG><BR><BR>Valencia fischiato dal proprio pubblico per gran parte del secondo tempo sull'1-1. Alla fine ha la meglio, immeritatamente,&nbsp;di un generoso Espanyol, che adesso è ultimo. La partita si è risolta nei minuti finali quando il guardalinee ha segnalato un fallo di mano di Hector Moreno con conseguente espulsione e rigore trasformato da Soldado.<BR><BR><STRONG>Barcellona-Real Saragozza 3-1&nbsp; 14'-60'-Messi-28'Song(B) - 23'Montanes(R)</STRONG><BR><BR>L'ennesima strabiliante prestazione di Lionel Messi ha dato la vittoria al Barça. Per l'argentino due gol e un assist. <BR><BR><STRONG>Real Madrid-A.Bilbao 5-1&nbsp; 12'a.gol Aurtenetxe-30'Ramos-32'Benzema-66'Ozil-72'Khedira(R) - 42'Gomez(A)</STRONG><BR><BR>Tutto facile per il Real Madrid che ha dato spettacolo contro un avversario volenteroso ma debole in difesa. Bilbaini che possono recriminare per un rigore non assegnato per un fallo di mano di Coentrao sul 3-1 e dalla cui successiva azione sarebbe nato il quarto gol.<BR><BR>Giocano oggi<BR><BR><STRONG>Deportivo-Levante: </STRONG>Dopo le polemiche post Real e del litigio tra Pepe e Ballesteros il Levante visita il Depor. Tre punti in palio di fondamentale importanza. Il Depor gioca per uscire dalla zona retrocessione, mentre i valenciani per entrare nei posti europei.<BR><BR><STRONG>Celta-Maiorca:</STRONG> Sarà una battaglia l'incontro di oggi pomeriggio. Entrambe le squadre devono lottare per lasciare la zona bassa della classifica. Il Celta non vince dal 5 ottobre(2-0 al Siviglia), il Maiorca dal 23 settembre(2-0 al Valencia). Sia per il Celta che per il Maiorca non fare punti sarebbe una catastrofe.<BR><BR><STRONG>Getafe-Valladolid:</STRONG> Il Getafe cerca il riscatto contro un Valladolid che gioca bene e convince. La zona retrocessione è vicina ed è importante frenare la caduta. Tutto il contrario dicasi per il Valladolid che, da matricola, sta sorprendendo tutti e vive per il momento una situazione di medio-alta classifica.<BR><BR><STRONG>Granada-At.Madrid:</STRONG> Due sconfitte consecutive e due partite senza gol per El Tigre Falcao stanno facendo suonare più di un allarme nello spogliatoio gestito da Simeone. Sarebbe importante per Los Colchoneros ritrovare la via della vittoria e mantenere le distanza dalla capolista.<BR><BR><STRONG>Siviglia-Betis:</STRONG> E' derby in quel di Siviglia. Partita equilibrata e, vincerla, in parte,&nbsp;salva la stagione<BR><BR><STRONG>Real Sociedad-Rayo:</STRONG> si gioca lunedì<BR><BR>SpagnaFL0411FL0411messi.jpgSiNliga-bbva-giornata-barcellona-messi-inarrestabili-1009325.htmSi100427901,02,03010368
1421009311NewsCalcio EsteroLiga BBVA, 12a giornata: insidie Saragozza e Bilbao per Barcellona e Real Madrid20121117102919Liga BBVAGiornata 12Ecco il programma della giornata 12 della Liga Spagnola<BR><BR>Giocano Oggi<BR><BR><STRONG>Osasuna - Málaga:</STRONG>&nbsp;Osasuna e Malaga nuotano in un mare di dubbi. I navarri sono ultimi ma hanno, almeno, il morale alto dopo la vittoria della settimana scorsa contro l'Espanyol&nbsp; Il Malaga, invece, non vince, se si esclude la partita di Coppa del Re, da quasi un mese, ovvero dalla storica vittoria contro il Milan.<BR><BR><BR><STRONG>Valencia - Espanyol:</STRONG> Il Valencia, che fuori casa è un disastro, torna tra le mura amiche del Mestalla, laddove ha lasciato due punti tra quelli fino a adesso disponibili. Di fronte ci sarà un Espanyol sull'orlo della crisi e con mister Pochettino sul punto di essere esonerato.<BR><BR><STRONG>Barcelona - Zaragoza:</STRONG> Il Real Saragozza è l'ultimo scoglio sulla rotta del Barcellona per ottenere il migliore inizio di stagione di sempre. Gli uomini di Tito, che, almeno, in campionato non sanno cosa è la sconfitta, affronteranno l'insidia Saragozza con una difesa rimaneggiata a causa degli infortuni e delle squalifiche. <BR><BR><STRONG>R. Madrid - Athletic:</STRONG> Dovrebbe essere tutto facile per il Real, che affronta un Bilbao menomato dai tanti infortuni e che ha bisogno di vincere per inseguire il Barcellona. Benzema e Cristiano faranno il resto.<BR><BR><STRONG>Giocano Domani<BR></STRONG>Deportivo - Levante <BR>Celta - Mallorca <BR>Getafe - Valladolid <BR>Granada - Atlético <BR>Sevilla - Betis <BR><STRONG>Lunedì<BR></STRONG>R. Sociedad - Rayo Marca<BR><BR>SpagnaFL0411FL0411villa.jpgSiNliga-bbva-giornata-insidie-saragozza-e-bilbao-per-barcellona-e-real-1009311.htmSi100427901,02,03010232
1431009297NewsCampionatiRoma, Zeman si affida a Destro20121116095030roma, zeman, destroRoma Zeman DestroSulle pagine de La Gazzetta dello Sport, viene dedicato ampio spazio al momento di crisi della Roma di Zeman. Il tecnico boemo potrebbe affidarsi ad alcuni giocatori che fino ad oggi hanno trovato poco spazio. Castan, complice la squalifica di Burdisso tornerà in campo dal primo minuto. Anche Destro potrebbe trovare una maglia da titolare, visto che Totti ed Osvaldo non solo al massimo della condizione. Infine, con la doppia squalifica di Tachtsidis e De Rossi, spazio a Pjanic dal primo minuto.C1007650adm001adm001destro.jpgSiNroma-zeman-si-affida-a-destro-1009297.htmSiT1000012100075701,02,03030215
1441009258NewsEditorialeIl Catania che non finisce mai di stupire20121112085713serie a, cataniaSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine. Contatti: salvinocavallaro@libero.itDa Lo Monaco a Gasparin, da Montella a Maran, da Maxi Lopez a Bergessio, per il Catania non cambia nulla anzi, per meglio dire, cambia il mezzo ma non il fine. E, seppur alla continua ricerca della vittoria esterna, gli etnei con i loro 16 punti vantano una classifica importante che, tuttavia, non manifesta ancora quel salto di qualità che è nelle corde di questo Catania. Una squadra che è sicura tra le proprie mura, dove vince e convince anche contro le grandi del campionato, ma che sembra un po’ troppo intimorita fuori casa, dove ha ottenuto una serie di pareggi senza conquistare alcuna vittoria. Un ruolino di marcia comunque importante che mette in evidenza un Catania che, attraverso la consapevolezza della propria forza, smania nel desiderio di crescita per arrivare là, dove oggi solo il sogno può permettere certi traguardi. Il Catania cambia ogni anno pochi calciatori per apportare alle casse etnee nuova linfa vitale per ripartire con vigoria. Acquista giocatori quasi tutti argentini semi – sconosciuti, destinati poi a fare la differenza nel tempo. Una politica giusta che dà merito alla società del presidente Pulvirenti di saper gestire con competenza un settore, quello calcistico, che spesso non ha uomini e idee tali da non essere in grado di apportare la qualità necessaria. Nel calcio, quando si trova la quadratura del cerchio, non si deve smembrare tutta la squadra ma, più semplicemente, bisogna andare per gradi e sostituire soltanto pochi calciatori, la cui vendita è capace di migliorare il bilancio societario. Questo Pulvirenti lo sa molto bene, e non è un caso che mantenga lo zoccolo duro della squadra formato da Andujar, Le Grottaglie, Spolli, Almiron, Marchese, Gomez, Lodi, Izco, Biagianti, Bergessio, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Noi riteniamo davvero che se questo Catania, capace di vincere e convincere attraverso il suo bel gioco, riesca a crescere nell’autostima anche fuori casa, potrà seguire le orme della Fiorentina di Montella che, pur non potendo vantare grandi campioni all’interno della sua squadra, sviluppa un calcio brillante frutto di una compagine coesa e consapevole nei propri mezzi. Ecco, il Catania lo vediamo proprio così e siamo certi di non sbagliare. Importante che Pulvirenti continui con questa sua politica costruttiva fatta di piccoli passi, con procedere lento ma appagante nel tempo. Grande merito va anche alla competenza indiscussa degli osservatori catanesi, capaci di individuare calciatori argentini dal basso costo, ma che per la loro qualità tecnica sapranno essere valorizzati nel tempo. Oggi che siamo in tema di crisi economica e finanziaria, il calcio moderno ci insegna più che mai che è giusto acquisire investimenti importanti attraverso acquisti mirati a spendere poco per poi guadagnare tanto.&nbsp; E, se questi sono i risultati, possiamo davvero esortare il presidente Pulvirenti e la società del Catania calcio a perseverare e proseguire su questa strada, perché questa è quella giusta. Ad maiora Catania!<br><br> Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNil-catania-che-non-finisce-mai-di-stupire-1009258.htmSiT1000014100451001,02,03,09030379
1451009179NewsCoppeChampions League: ultima spiaggia per il City20121106120037champions leagueIn campo anche Real e Psg tra le altreQuarta giornata di Champions già decisiva per il Manchester City di Roberto Mancini: i Citizens sono la delusione del torneo finquì e una mancata vittoria oggi con l'Ajax li butterebbe praticamente fuori. L'ex tecnico dell'Inter lancia il Kun Aguero e Tevez: panchina per Balotelli, che ha mal digerito la sostituzione di domenica scorsa e che ha incrinato per l'ennesima volta il suo rapporto col tecnico. Nello stesso girone cerca vendetta il Real Madrid contro il Borussia: all'andata trionfarono i tedeschi, oggi gli uomini di Mou cercano i tre punti per ipotecare il passaggio del turno. In campo Modric e Ozil, per molti incompatibili, ma non per lo Special One che ha tra l'altro risposto alle critiche di chi gli chiedeva della scarsa affluenza della gente al Bernabeu con un secco <EM>"non sono io il responsabile della crisi economica". </EM>Test casalingo&nbsp;facile per il Psg di Ancelotti: la Dinamo Zagabria sembra una squadra ottima per dimenticare il passo falso in campionato. Da tener d'occhio Ibrahimovic, protagonista di una bruttissima espulsione. Nell'altro match del gruppo il Porto cerca il colpaccio in Ucraina con la Dinamo Kyev per mantenere il comando. Lo Zenit (stesso gruppo del Milan) va in Belgio, in casa dell'Anderlecht: test impegnativo per gli uomini di Spalletti apparsi non esattamente in formissima, a dispetto dei grandi nomi. Trasferta difficilissima nel Gruppo B invece per l'Arsenal di Arsene Wenger: lo Shalke 04 in casa è temibilissimo e vorrà senza dubbio bissare la vittoria di due settimane fa a Londra. Olimpyakos-Montpellier, l'altro match dello stesso girone, chiude il programma.FL0141FL0141roberto_mancini.jpgSiNchampions-league-ultima-spiaggia-per-il-city-1009179.htmSi100205001,02,03030188
1461009159NewsCampionatiRoma-Palermo, le pagelle. Top Totti e Ilicic. Flop Garcia20121104224531roma, palermoRoma Palermo PagelleAll’Olimpico di Roma i giallorossi di Zeman confermano la loro natura: bipolare. Il Palermo crolla 4-1 giocando una pessima gara. Gasperini non ha modificato la situazione lasciata da Sannino e ora la classifica è più grave che mai. Per la Roma una vittoria e tre punti importanti, ma ora serve la continuità che per il momento è mancata.<br><br> Risultato finale Roma-Palermo 4-1: 11’ Totti, 30’ Osvaldo, 70’ Lamela, 78’ Destro, 82’ Ilicic<br><br> Ammoniti: Pisano, Destro(doppio giallo), Burdisso, Munoz<BR>Espulso: Destro<br><br> Roma (4-3-3): Goicoechea 6.5, Piris 6.5, Marquinhos 6.5, Burdisso 6, Balzaretti 6, Bradley 6, Tachtsidis 7, Florenzi 6.5 (70’ Marquinho 6), Lamela 7 (80’ Pjanic 6), Osvaldo 7, Totti 7.5 (72’ Destro 6)<BR>All. Zeman 6.5<br><br> Palermo (3-5-2): Ujkani 4.5, Munoz 5.5, Von Bergen 5, Garcia 4.5, Morganella 4.5, Barreto 5.5, Kurtic 6 (54’ Ilicic 6.5), Rios 6, Pisano 4.5 (33’ Bertolo 5), Brienza 5.5 (70’ Dybala 5.5), Miccoli 6<BR>All. Gasperini 5<br><br> <STRONG><EM>Top Roma</EM></STRONG><br><br> Totti: è il Pupone ad aprire le danze. È lo specchio della Roma: anche il capitano deve trovare quella continuità necessaria per condurre una squadra che ha tanto, tanto bisogno di lui.<br><br> <STRONG><EM>Flop Roma</EM></STRONG><br><br> Destro: Entra e dopo sette minuti trova il primo goal con la nuova maglia. Una serata memorabile, per lui e per la Roma. E invece no. Perché al ragazzo le regole evidentemente non piacciono. Già ammonito si toglie (per metà) la maglia e viene conseguentemente espulso. Ad aggravare le cose il fatto che l’ex Siena era diffidato e quindi il derby lo vedrà dalla tribuna. Inspiegabile anche la scenata nel tunnel che conduce agli spogliatoi: pensaci prima, Mattia.<br><br> <STRONG><EM>Top Palermo</EM></STRONG><br><br> Ilicic: ha solamente un merito. Segnare il triste e inutile gol della bandiera. Può essere importante per questa squadra, può essere la chiave per uscire da una crisi durissima.<br><br> <STRONG><EM>Flop Palermo</EM></STRONG><br><br> Garcia: insieme a Ujkani combina una frittata clamorosa nell’occasione del secondo gol. Il portiere almeno prova a riscattare la prova con buone parate, il difensore non combina nient’altro.<br><br> &nbsp;<br><br>C1007650FL0882FL0882totti.jpgSiNroma-palermo-pagelle-top-flop-risultato-e-marcatori-1009159.htmSiT1000012,T1000023100877901,02,03030265
1471009138NewsCampionatiSerie A, undicesima giornata: spicca il match tra Juventus e Inter. Napoli e Milan provano a ripartire20121102161531serie aSerie ATra big match, squadre in crisi e allenatori in bilico. <BR>L’undicesima giornata della Serie A si presenta come una delle più importanti e affascinanti e, probabilmente, lascerà dietro di sé uno strascico importante. <BR><BR>Ecco l’analisi delle dieci partite.<BR><BR><STRONG>Milan-Chievo</STRONG>: l’impressione è che i rossoneri si troveranno ad affrontare un campionato fatto di alti e bassi, sulla falsa riga dell’Inter dello scorso anno. <BR>Anche il Chievo, rigenerato da Corini, può replicare il solito campionato: una salvezza tranquilla. La formazione di Allegri non è più un mistero dopo la conferenza e Galliani sarà contento di aver finalmente capito che nella mente del tecnico toscano ci sono idee precise e ponderate. Sabato alle ore 18.00 dovrebbe essere 4-2-3-1 con Bojan, El Shaarawy e Pato a complicare la vita a Sorrentino.&nbsp; Dovrebbe essere ancora reclusione in panchina per Pazzini: il cambiamento di sponda del naviglio non ha avuto risultati magici. Anche i gialloblù scenderanno in campo con il tridente offensivo: Luciano, Thereau e Pellissier.<BR><BR><STRONG>Juventus-Inter</STRONG>: decisiva o meno, poco importa. Il campionato è ancora lungo e il derby d’Italia sarà importante più che altro per il morale, per la testa e per vedere quanto è ampio, se esiste, il gap dei nerazzurri nei confronti dei campioni d’Italia. <BR>Stramaccioni va a Torino con una consapevolezza in più, va a Torino non per chiudersi ma per giocare a viso aperto la partita.&nbsp; La Juventus, dal canto suo, vive un momento particolare: la mancanza della prima punta dai gol rapaci si fa sentire ma in qualche modo il team di Conte riesce sempre a risolvere le partite.&nbsp; Vucinic e Giovinco dovrebbero partire titolari: dopo il turnover contro il Bologna tornano in campo tutte le stelle anche a centrocampo, dove non ci sarà Pogba che partirà dalla panchina. Per l’Inter, invece, è tutto da scoprire: il tridente pesante, pesantissimo, sembra molto rischioso ma non è escluso che l’allenatore romano possa sorprendere tutti, nuovamente. La Torino bianconera contro la Milano nerazzurra, la prima contro la seconda.<BR>Juventus contro Inter.<BR><BR><STRONG>Pescara-Parma</STRONG>: anche quella dell’Adriatico nell’anticipo della domenica mattina può essere, nel suo piccolo, la partita della svolta. <BR>Il Pescara per ritrovare la vittoria e allontanarsi dalla zona retrocessione. <BR>Il Parma per capire, una volta per tutte, che può competere non solo per un campionato tranquillo ma per un obiettivo grande, grandissimo, europeo. Lo dice la classifica, lo dicono i quindici punti guadagnati e la sesta posizione occupata. <BR>Probabilmente, però, non ci sarà Amauri, infortunato, che lascerà il posto al piccolo talento Pabon, ancora in cerca della condizione perfetta.<BR>Il Pescara si affida ancora a Weiss, Quintero e Abbruscato in una partita che deciderà il futuro di Stroppa, uno degli allenatori più in bilico di tutto il campionato.<BR><BR><STRONG>Bologna-Udinese</STRONG>: con una sconfitta dopo l’altra i rossoblù si trovano sorprendentemente penultimi in classifica. La sconfitta maturata a Torino all’ultimo secondo ha mascherato però una buona prestazione della squadra di Pioli che non deve farsi prendere dal panico della classifica. Se Diamanti torna trequartista alle spalle di Gabbiadini e Gilardino, l’Udinese perde Di Natale, faro di una squadra che non riesce a ottenere costanza. Occasione quindi per Barreto che sarà affiancato da un rinato O’Mago Maicosuel. Ancora panchina per Willians e ancora spazio ad Allan.<BR><BR><STRONG>Catania-Lazio</STRONG>: impegno difficilissimo per Petkovic e compagnia che al Massimino di Catania dovranno cercare di tornare alla vittoria.&nbsp; Il pareggio contro il Torino non ha convinto i tifosi ma la posizione in classifica resta ottima e il quarto posto ben saldo.&nbsp; Un pareggio, invece, più che positivo quello che ha ottenuto la formazione di Maran in terra friulana. In realtà si può dire che il pareggio quasi sta stretto dato che il miracolo era a un passo quando Di Natale ha spento l’entusiasmo dei siculi. Non era comunque facile rialzarsi dopo la cocente delusione contro la Juventus e le mille polemiche arbitrali: ora Lodi vuole segnare ancora, questa volta per far vincere la propria squadra.&nbsp; I biancocelesti dovranno scendere in campo senza Miro Klose, squalificato: ritornano, però, le altre due stelle di Petkovic, Ledesma e Hernanes.<BR><BR><STRONG>Fiorentina-Cagliari</STRONG>: partita splendida quella che andrà in scena al Franchi di Firenze. Due delle squadre più in forma del campionato si affronteranno a viso aperto e senza risparmiarsi. Montella vuole continuare a stupire con la sua bella e giovane Viola, affidandosi al solito tandem Ljajic-Jovetic.&nbsp; Pulga, che ha infilato quattro vittorie su quattro da quando è arrivato, non può non schierare Nenè-Sau dopo il poker inflitto al povero Siena.&nbsp; La prima impressione è che il fattore campo possa essere decisivo e anche per un brillante Cagliari come questo sarà difficile fermare la strepitosa corsa della Fiorentina.<BR>A domenica il responso definitivo.<BR><BR><STRONG>Napoli-Torino</STRONG>: è in confusione Mazzarri. Non se lo aspettava nemmeno lui un crollo così repentino. Non si aspettava nemmeno lui di vedere la sua squadra così indebolita dall’assenza di Cavani. Per la prima volta a Bergamo, i partenopei hanno risentito in maniera mostruosa della mancanza di un giocatore come Lavezzi che con la sua velocità e le sue ripartenze era fondamentale per le trasferte del Napoli. Contro l’Atalanta è mancato proprio questo: velocità, rapidità e il collegamento fra centrocampo e attacco.&nbsp; Ora ci deve riprovare, con Cavani o senza: l’uruguagio resta in dubbio e nel caso non ci fosse la coppia dovrebbe essere Pandev e Insigne. Il Torino di Ventura dimostra ottima solidità fuori dalle mura casalinghe e la prova contro la Lazio ne è un’ottima dimostrazione. Con un attacco molto stitico ma una difesa solida i granata possono comunque fare un ottimo campionato.<BR><BR><STRONG>Sampdoria-Atalanta</STRONG>: ci abbiamo pensato noi, ci avrà pensato anche lui. Non se lo augura, è certo, ma sicuramente i ricordi tornano alla mente più limpidi che mai. L’inizio di stagione della Sampdoria di Ferrara sembra avere sempre più similitudini con l’inizio della Juventus di Ferrara, proprio quella che sembrava imbattibile e che in seguito si rivelò un clamoroso flop. Contro l’Inter non è poi andata così male: chissà se quell’espulsione e quel rigore non ci fossero stati come sarebbe andata. Ahi, galeotto Costa! L’Atalanta di Colantuono ha coronato il sogno di sconfiggere il Napoli e ha ripreso prepotentemente la carica verso una salvezza facile, che ovviamente i neroblù sono in grado di ottenere. Maxi Lopez da una parte, Denis dall’altra: una sfida tutta argentina per decidere tre punti fondamentali.<BR><BR><STRONG>Siena-Genoa</STRONG>: se Fiorentina contro Cagliari è la sfida tra le squadre più in forma del campionato questa è la sfida tra le formazioni che stanno peggio e la classifica lo dimostra. Senza i sei punti di penalizzazioni bianoneri e rossoblu sarebbero entrambe a nove punti, certamente non tantissimi. Cosmi si affida a Calaiò e soprattutto all’ex di turno Zè Eduardo che al Genoa vuole ancora dimostrare qualcosa.&nbsp; Immobile, nonostante la forma pessima, rimane titolare inamovibile del neo tecnico Del Neri che certamente immaginava un inizio più esaltante e più stimolante.<BR>Si salvi chi può.<BR><BR><STRONG>Roma-Palermo</STRONG>: da sempre una sfida ricca di gol, anche quest’anno all’Olimpico si preannuncia una sfida strepitosa. Il merito è sicuramente dei due reparti offensivi ma soprattutto della scarsità delle difese, che nell’ultimo turno si sono rivelate davvero orribili. Ormai anche la credibilità di Zeman vacilla e una vittoria potrebbe non bastare: quello che serve alla Roma è costanza nei risultati, è decisione, è non mollare mai. Quello che serve al Palermo è probabilmente un cambiamento di organico e un cambiamento della dirigenza: che senso ha avuto esonerare un tecnico come Sannino?&nbsp; I risultati non danno certamente ragione al presidente Zamparini che in settimana ha affermato ‘Non andremo in Serie B’. Più autoconvinzione che resto. Zeman invece sostiene di non poter cambiare sé stesso e questo non è certamente un fatto positivo: anche un allenatore esperto come lui, dopo tanti anni tra Serie A e Serie B, dovrebbe aver capito che non tutte le partite si possono affrontare allo stesso modo.<BR><BR><BR>C1007650FL0882FL0882hamsik-marek2.jpgSiNserie-a-undicesima-giornata-spicca-il-match-tra-juventus-e-inter-napoli-e-milan-provano-a-ripartire-1009138.htmSi100877901,02,03,06,07,08,09030292
1481009136NewsCampionatiInter, Stramaccioni: «La Juventus è la nostra rivale»20121102141531inter, stramaccioniInter StramaccioniAndrea Stramaccioni ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del big match con la Juventus:<BR><BR>Su come sta l'Inter: "Stiamo bene, siamo in un bel momento. Mentalmente, grazie ai risultati, siamo cresciuti molto. Arriviamo alla gara in buone condizioni. Mi aspetto una gara di alto livello fra le prime due della classe. Loro sono più rodati, ma noi siamo ad un passaggio importante per valutare i progressi fatti".<BR>Sulla gara: "Non firmo per il pareggio. Siamo l'Inter! In carriera non ho mai giocato per non vincere. Loro sono i campioni in carica, ma vediamo come andrà. Non faccio paragoni con le altre squadre, ma posso dire che noi siamo riusciti a migliorare in pochissimo tempo grazie all'impegno e alla fortuna. Noi remiamo tutti dalla stessa parte, questo l'ho sempre percepito".<BR><BR>Su Pirlo: "E' il giocatore che ha più qualità nella Juve, è normale avere qualche attenzione particolare per lui. Nel preparare questa gara mi rendo conto che Pirlo è uno dei punti di forza".<BR><BR>Sul risultato: "E' importante capire che qualsiasi risultato venga fuori non compromette niente. Siamo alla decima giornata, l'eco che avrà sarà più mediatico che reale perché il nostro cammino è ancora tutto da scrivere. Comunque abbiamo le carte in regola per fare risultato. Noi andremo li per fare la nostra partita".<BR>Sullo Shakhtar, che ha messo in crisi la Juventus: "Ha una struttura ideale per mettere in difficoltà la Juventus, con due esterni molto veloci. Noi non abbiamo queste caratteristiche, quindi non giocheremo da Shakhtar".<BR><BR>Sulla formazione: "Non so, sono davvero indecisissimo".<BR>Sull'approccio: "Dobbiamo partire meglio che col Napoli e finire meglio rispetto alla gara con la Roma. Alla Juve non puoi concedere la minima distrazione".<BR><BR>Sulla rivalità con la Juventus: "Sono stato colpito da quanto i tifosi sentano questa partita. Credevo che la rivale storica fosse il Milan, invece non è così. Sotto questo punto di vista, venendo da Roma, ero già preparato".<BR><BR>Ancora sulla partita: "Rendendo l'Inter più equilibrata diminuiamo le possibilità di perdere. Devo decidere, la formazione la dirò solo 45 minuti prima della partita".<BR><BR>Sull'attacco: "Il problema non è il numero degli attaccanti. Con una sola punta possiamo anche riuscire a stupire. E' una provocazione, ma prendo come esempio la Fiorentina: non hanno attaccanti di ruolo ma hanno messo in difficoltà la difesa bianconera grazie ai suoi palleggiatori. La Fiorentina e lo Shakhtar sono le uniche squadre che hanno messo in difficoltà i bianconeri. Ripeto, non dipende dagli attaccanti".<BR><BR>Su Sneijder: "Farà gli esami all'inizio della prossima settimana. Poi dovrà essere il campo a farmi capire quando poterlo schierare".<BR>Sugli scudetti della Juventus: "Sono quelli decisi dalla giustizia sportiva, ma da interista mi interessa solo l'Inter, ognuno sul proprio stadio può attaccare ciò che vuole".<BR>Sul centrocampo: "Di certo quello bianconero è il punto di forza della squadra. Grazie agli inserimenti hanno deciso molte partite".<BR>Sulla Juve come esame di maturità di Stramaccioni: "Da allenatore devo avere le idee chiare su come affrontarla. A quel punto, se uno lavora bene, può andare tranquillo. A volte abbiamo avuto la lettura giusta dall'inizio, a volte l'abbiamo cambiata in corsa. Ripeto: se io lavoro al massimo sono tranquillo. Il bello del calcio però è che non puoi decidere le gare prima di giocarle. Comunque non vedo la partita di domani come esame di maturità, anzi ho voglia di giocare queste partite. Non hanno timore i miei giocatori, non vedo perché dovrei averlo io".<BR><BR>Sul centrocampo nerazzurro: "Dipende dall'equilibrio che vorrò dare alla squadra. Devo fare una macroscelta per poi decidere nello specifico gli interpreti da utilizzare. Dipende tutto dalla mentalità, ogni modulo ha i propri punti di forza".<BR>Sulla facilità della Juve nell'andare a segno: "Nel preparare la gara devo tenere conto del fatto che la Juventus segna con tutti i giocatori. Davanti hanno giocatori con qualità tecniche diverse ma il filo conduttore è la grande qualità tecnica. Certamente è un loro grande pregio".<BR><BR>Sull'attacco: "Se decidiamo di giocare con un attaccante solo è ovvio che il candidato è solo uno...".<BR><BR>C1007650adm001adm001strama1.jpgSiNinter-stramaccioni-la-juventus-e-la-nostra-rivale-1009136.htmSiT1000026100075701,02,03,06030146
1491009134NewsEditorialeJuventus-Inter, comincia l`attesa: i bianconeri appaiono imbattibili20121102105531juventus, interJuventus InterA Torino si avverte un’aria elettrica, spasmodica, fatta di tensione emotiva e trepidazione. Arriva l’Inter che sabato sera affronterà nel catino dello Juventus Stadium, sicuramente stracolmo di gente, quella Vecchia Signora acerrima nemica di sempre, non solo in campo e nei bar di periferia, ma anche in Lega e nei Tribunali. Una storia di ruggini mai sanate e di antagonismo che si è protratto negli anni in maniera davvero spropositata. Storie di inimicizie, purtroppo non solo sportive, che sono cominciate addirittura negli anni ’60, quando l’Inter di papà Moratti allenata da Helenio Herrera, mandò a Torino ad affrontare la Juventus di Sivori, Boniperti e Charles la squadra primavera con l’esordiente Sandro Mazzola. Allora fu considerata una sorta di irrisione verso la grande squadra bianconera che mieteva scudetti a volontà. <BR><BR>Gli anni sono passati e l’antagonismo tra le due fazioni è diventato addirittura insostenibile quando è scoppiato lo scandalo di Calciopoli. Da allora è stato un continuo andirivieni di accuse e veleni senza fine. Oggi, neanche la festa di Ognissanti e la Commemorazione dei defunti, storicamente giornate di mestizia e di riflessioni sul senso della vita, riescono a dare alla Torino bianconera attimi di tranquillità. L’attesa del pallone è troppo forte, e il turno di campionato infrasettimanale non ha fatto altro che acuire l’attesa del match. Juventus Inter resta comunque il derby d’Italia e oggi assume ancor più valore in considerazione del fatto che l’Inter, collocatasi in classifica a quattro punti dalla capolista Juventus, diventa la principale antagonista dei bianconeri per la conquista dello scudetto 2012’13. La squadra di Stramaccioni, dopo aver vissuto un lungo periodo di crisi dovuto al dopo Mourinho, ha faticato non poco nella ricostruzione della squadra e dei suoi assetti tattici che ne implicano il probabile inizio di un altro ciclo. E poi, affrontare questa Juve “imbattibile” sul suo terreno, stuzzica l’appetito a chiunque, figuriamoci se l’avversaria di turno si chiama Inter. La Juve, dopo avere visto le streghe contro il Bologna di Pioli, affila i suoi artigli nella consapevolezza della forza dimostrata fino ad oggi. <BR><BR>E’ un esame di maturità, soprattutto per l’Inter che, in quel di Torino, deve dimostrare di avere carattere, coerenza tattica e consapevolezza nei propri mezzi. Cassano, Palacio, Milito, Guarin, Cambiasso, sembrano prevalere su una difesa talora incerta soprattutto in Ranocchia, reo di non essere continuo. La squadra di Stramaccioni è forte soprattutto nelle ripartenze improvvise, ed è da questi contropiedi che la Juve deve proteggersi attraverso il suo già rodato centrocampo. La forza della squadra bianconera non la si scopre oggi, Pirlo che è in predicato di un meritatissimo pallone d’oro, rappresenta il faro insostituibile per questa Juve, anche se, a dire il vero, il giovane Pogba sta crescendo a vista d’occhio. Vedremo cosa succederà. Intanto possiamo dire che l’attesa è davvero tanta. Torino, con i suoi bellissimi colori autunnali che s’infrangono tra il lento fluire del Po, la sua collina e il parco del Valentino, aspetta con trepidazione l’attesissimo match e, ora dopo ora, sale quella febbre del sabato sera che non è propriamente riferita al film di John Travolta, ma a un incontro di calcio che non è certamente uguale agli altri. Non lo è mai stato!<BR><BR>Salvino Cavallaro<BR><BR><BR>C1007650FL0711FL0711juventus-inter.jpgSiNjuventus-inter-comincia-l-attesa-i-bianconeri-appaiono-imbattibili-1009134.htmSiT1000007,T1000026100451001,02,03,06030305
1501009122NewsEditorialeIl calcio in Sicilia20121031084644calcio, siciliaSalvino Cavallaro giornalista iscritto all`Ordine Regionale del Piemonte. Nasce a Milazzo (Me) ma ormai da anni vive e lavora a Torino. Ha collaborato con le redazioni di Sprint & Sport, Piemonte Sportivo, Torino Sera, La Nuova Metropoli, Arte & Dintorni, Stadio Goal. Attualmente, scrive per il Palio dei Quartieri News di Torino e collabora con IlCalcio24. In questi ultimi anni ha scoperto il fascino discreto della letteratura ed ha pubblicato il libro Quello che ho scritto, pensato e pubblicatoe Tra interviste e altroedito da Progetto Immagine. Contatti: salvinocavallaro@libero.it Sicilia, terra di arte, storia, cultura, tradizioni, terra riarsa dal sole che ha dato i natali a grandi scrittori e commediografi come Sciascia e Pirandello i quali hanno saputo trasmettere al mondo il fascino culturale di una regione che, per certi versi, è considerata unica nel suo genere. L’intenso profumo della citronella, del finocchio selvatico, del gelsomino e della zagara (o fiore d’arancio) che t’inebria piacevolmente se attraversi la piana di Catania, è un qualcosa di difficile definizione: per credere, bisogna viverla intensamente chiudendo gli occhi e respirare a pieni polmoni. Ma la Sicilia, pur tra mille contraddizioni che provengono da un tessuto sociale proverbialmente in difficoltà dal punto di vista economico e occupazionale, è anche la terra del pallone. <br><br> La passione per questo sport che da sempre aggrega e appassiona i popoli di tutto il mondo, è presente anche in Sicilia in maniera preponderante. Palermo, Catania e sporadicamente Messina, sono da sempre le città che hanno espresso negli anni il calcio professionistico che conta, per effetto di un potere economico più elevato rispetto alle altre provincie siciliane. Non è un caso, infatti, che soprattutto Palermo e Catania siano beneficiate economicamente dall’interesse di industriali quali Zamparini e Pulvirenti, i quali attraverso le loro avviate attività commerciali investono su un territorio a loro congeniale: poi, la passione per il calcio produce l’interesse di incrementarlo. E così, il resto della regione siciliana si adatta non a vivere ma a sopravvivere nel segno del pallone, mettendo in mostra tutta la sua caparbietà nel mantenere sempre vivo l’interesse per il calcio, pur con l’andirivieni tra campionati professionistici e dilettantistici. Tuttavia, nonostante queste insanabili disparità,(ed è questo che ci deve far riflettere), la Sicilia del pallone ha prodotto negli anni grandi campioni di calcio quali, Pietro Anastasi, Totò Schillaci, Tonino Asta, Michelangelo Rampulla e altri, che hanno dato lustro a una regione che fa dell’orgoglio la sua arma migliore. Ma, come sempre succede, bellezza e sviluppo economico (che non c’è), non sempre riescono ad andare di pari passo. Spesso, infatti, parlando della Sicilia, si fa notare la sua oggettiva bellezza paesaggistica naturale che però si contrappone alla volontà di costruire per mancanza di fondi e, talora, per mancanza di iniziative. Noi, che della Sicilia ne siamo orgogliosi, riteniamo che in questa straordinaria terra debba essere migliorato il rapporto con il pallone che conta, anche in considerazione del fatto che esistono tanti campioni in erba che, per mancanza di strutture e di organizzazioni di settore, restano soffocati e inespressi. <br><br> E’ come tarpare le ali a un uccello che ha voglia di volare. Ci rendiamo conto che in tempi di crisi economica come questi, tali concetti vengono rimossi e non presi nella giusta considerazione, tuttavia, parlando di calcio, ci piacerebbe che altri imprenditori, dopo Zamparini e Pulvirenti, si facciano avanti per valorizzare una terra che sa produrre campioni e che ha bisogno di essere esortata e di credere fermamente nelle proprie capacità pallonare. E chissà se un giorno non lontano, potremmo mai vedere gli stessi traguardi raggiunti negli anni da Juventus, Milan e Inter, anche da città come Messina, Siracusa, Ragusa, Trapani; chissà! Intanto, esortiamo i responsabili del settore a pensarci bene, a moltiplicare le scuole calcio e gli individual football coaching, perché questa terra non è solo capace di produrre granita, cannoli, torrone, cassate siciliane, arancini, e quanto di buono si conosce in tutto il mondo, ma sa anche correre con cervello e piedi “buoni” dietro il pallone che conta. Tutto sta alla capacità di investire, anche con poche possibilità economiche, ma avere il coraggio di cominciare, di crederci, perché il materiale umano non manca di certo. L’atavica mancanza di forza economica e la conseguente assenza di sponsor, sono&nbsp; alla base di un problema che al Sud dell’Italia è notevolmente più marcato rispetto al Nord. Non mancano le capacità tecniche e organizzative nel Settore Calcistico Siciliano, ma servirebbero maggiori investimenti per non precludere ogni legittima aspirazione pallonara ad alti livelli. <br><br> Salvino Cavallaro <BR><br><br>C1007650FL0711FL0711cavallaro 2.JPGSiNil-calcio-in-sicilia-1009122.htmSi100451001,02,03030365
1511009119NewsCampionatiJuventus-Bologna, Davide contro Golia20121031083130Pre partita di Juventus-BolognaMercoledì 31 ottobre, ore 20.45, Juventus Stadium. Un giorno, un orario, un luogo e due squadre, con storie diverse&nbsp;e legate da un rapporto non certo idilliaco. Da una parte la Juventus, capolista e imbattuta(in campionato da tempo immemore, in casa nel nuovo stadio Imbattuta con la I maiuscola), dall'altra il Bologna, già in affanno, alla ricerca di punti salvezza e dell'impresa che può regalare un po' di tranquillità.&nbsp;La sfida ha le fattezze del&nbsp;biblico&nbsp;scontro Davide-Golia, e ripetere l'impresa del 26 febbraio 2011, quando i rossoblu espugnarono il vecchio Delle Alpi, sembra impossibile, poichè la Juventus di adesso non è quella in crisi di allora, e nemmeno i felsinei hanno lo sprint di un anno e mezzo fa. Eppure le partite dal finale già scritto possono regalare sorprese, al Bologna lo chiede probabilmente tutta la serie A; fermare gli imbattibili deve essere la parola d'ordine. Per quanto concerne le formazioni, i padroni di casa saranno orfani di Vidal(squalificato) e dell'ultima defezione Marchisio, e sembrano intenzionati a schierare il duo Bendtner-Giovinco in attacco; gli ospiti invece dovranno fare a meno di Diamanti, il cui ruolo sulla trequarti sarà gestito da Taider, che agirà alle spalle della coppia Gilardino-Gabbiadini. E dunque non resta che aspettare l'inizio della sfida: coraggio Bologna, sconfiggi gli imbattibili ed entra nella storia!<BR><BR>C1007650TorinoFL0761FL0761gilardino.jpgSiNjuventus-bologna-davide-contro-golia-1009119.htmSiT1000020100844901,02,03,06030231
1521009116NewsCampionatiMilazzo, parliamo di calcio20121030143130milazzoMilazzoCi&nbsp; riusciremo a parlare&nbsp; di calcio&nbsp; nella cittadina&nbsp; siciliana? Sembra proprio&nbsp; di si: moduli, rigori,gol annullati,etc&nbsp; sono ritornati a&nbsp; popolare i discorsi al bar dei tifosi e&nbsp; “i pezzi” dei&nbsp; giornalisti della carta stampata. Noi comunque ci tenteremo e per una domenica vogliamo lasciarci alle spalle&nbsp; le vicende societarie,senza comunque dimenticarcene del tutto, ma accantonandole per dare lo spazio ,che si merita, al calcio giocato. Commentare una partita ,che si gioca a porte chiuse stante l’inagibilità dello stadio “Grotta di Polifemo”, è quasi un dovere nei confronti della maggior parte&nbsp; di tifosi,che non hanno potuto assistere all’incontro, senza escludere coloro,che sono riusciti a salire sulla terrazza&nbsp; posta sulla collinetta,all’interno della quale è situata quell’ immensa grotta ,che alcune recenti ricerche letterarie dello storico Momi Fuduli&nbsp; hanno confermato come quella,a cui fece riferimento Omero, l’autore dell’Odissea, nel raccontare l’episodio di Polifemo,il gigante con un occhio solo, accecato dall’astuto Ulisse. <BR>Dopo 4 sconfitte consecutive, si sa, il pareggio è un toccasana per tutti: per l’ambiente che si rasserena&nbsp; e per la squadra in piena crisi di gioco e di risultati, ma non deve essere comunque motivo di esaltazione. Con questo punto il Milazzo è risalito al penultimo posto in compagnia della Vallee d’Aoste, lasciandosi dietro il Fano e il Casale. Al di sopra dei siciliani troviamo il Rimini, distanziato di 3 punti e la stessa Giacomense, rimasta, con il pareggio di domenica , a 4 punti dai rossoblu, al di fuori quindi della zona rossa dei play-out. Ricordiamo a noi stessi che le ultime tre verranno retrocesse direttamente,mentre la quart’ultima e la quint’ultima si confronteranno nei playout e non basterà perchè la vincente si contenderà l’unico posto valido per rimanere in Lega Pro con la vincente dell’altro girone. Facendo le pulci alla prossima giornata,la decima, ci troviamo però a spegnere eventuali entusiasmi in eccesso,che questo pareggio in casa potrebbe aver suscitato negli addetti ai lavori. Il prossimo turno vedrà infatti le compagne di viaggio dei mamertini,stiamo parlando di Fano,Casale e Vallee d’Aoste,giocare in casa&nbsp; contro Pro Patria,Renate e Bassano. Squadre di medio-alta classifica,che potrebbero anche accontentarsi di un pareggio o magari,chi lo sa, essere sopraffatte dalla voglia di fare punti delle avversarie,padrone di casa. Il Rimini invece giocherà fuori casa contro il Santarcangelo,in un derby romagnolo aperto a qualsiasi risultato;la Giacomense infine se la vedrà in casa con l’Alessandria e per lei non sarà affatto facile averla vinta con i piemontesi. Se tanto mi dà tanto,il Milazzo,che andrà a fare visita al Venezia ,se non riuscirà a portare via almeno un punto dalla città lagunare,potrebbe ritrovarsi da solo ad occupare l’ultima posizione in classifica. E non è una bella prospettiva,per di più alla decima giornata del girone di andata. I tifosi delle aquile rossoblu&nbsp; sperano in un impresa dei loro beniamini in terra veneta,ma ad analizzare la prestazione dei giocatori siciliani,c’è poco da stare allegri. Proprio così;&nbsp; perché è difficile poter sognare in questo momento : sono altre le aquile che i tifosi vorrebbero applaudire&nbsp; dagli spalti del mitico “Grotta di Polifemo”. Il nuovo mister, Tudisco,arrivato in settimana, ha preferito andare sul sicuro e così ha schierato una squadra senza attaccanti di ruolo: con un trequartista,Andrea D’Amico (un capitano che per generosità ha sfoderato una prestazione super-8 voto) ,al centro della linea di attacco e due incontristi-incredibile a dirsi- sulle fasce esterne alti,Calcagno a dx ( bravo nell’inedito ruolo-7 voto) e Campagnaro (una frana -5 voto-ma non è il suo ruolo!). Altri tre centrocampisti,di cui uno Lewandowski&nbsp; a ridosso delle punte ( ha sfoderato un’altra prestazione da incorniciare-voto 9- premiato anche per il balletto sotto la collina del Grotta di Polifemo per salutare i tifosi!) e gli altri due Cuomo e Simonetti davanti alla nostra difesa. Sei centrocampisti può andare bene in condizioni d’emergenza,come quella che vive il Milazzo da quest’estate,ma affrontare il prosieguo del campionato&nbsp; con un simile schieramento ,sarebbe pura follia,un suicidio calcistico. La riprova sta nel fatto che ,quando mister Tudisco ha deciso d’inserire nella mischia una punta Cartone (niente male i suoi 20 minuti-voto 7-) la difesa degli ospiti ha vacillato,si è aperta di più e in quegli spazi sono riusciti ad inserirsi Lewandowski e D’Amico,che poi è riuscito nell’impresa di farsi atterrare in area di rigore e quindi farsi assegnare il calcio di rigore decisivo.<BR>E’ anche vero che in panchina mister Tudisco non aveva bocche da fuoco da schierare alla bisogna: l’unico accettabile era infatti Cartone, che&nbsp; è stato sostituito con un difensore nel convulso finale,quando avrebbe potuto dare una mano per&nbsp; tentare il colpaccio in zona Cesarini!<BR>Fa rabbia pensare che il Milazzo il suo uomo di qualità in attacco ce l’ha in casa e si chiama Ciccio Mignogna! Rinunziare a lui nelle prossime partite per scelta societaria (contratto oneroso?) sarebbe una responsabilità enorme di fronte ai tifosi. Fra tutti i giocatori,che sono stati messi fuori rosa perché gravano troppo sul bilancio della società,l’unico, a nostro parere, che permetterebbe alla squadra siciliana da oggi a gennaio,quando si riapriranno le liste di trasferimento,di incasellare punti pesanti per la conquista della salvezza,è proprio lui, l’ex brindisino. Non stiamo qui a tessere le lodi di questo ragazzo: basti dire che&nbsp; l’unico gol,realizzato quest’anno, quello contro l’Alessandria, fa da sigla alla trasmissione “Tuttolegapro” di Rai Sport 1 del lunedì sera; ma ad una squadra, che deve ancora diventare gruppo per poter aspirare a risultati,che andrebbero ben al di là&nbsp; dell’effettivo valore dei singoli atleti,occorre anche un leader nello spogliatoio e Mignogna ha dimostrato di esserlo durante le ultime vicissitudini della squadra.<BR>In conclusione risultato della domenica in casa rossoblu: un pareggio gratificante,che richiede ovviamente continuità&nbsp; e convalide di fronte ad avversari maggiormente quotati. Illudersi che questa rondine annunci la primavera sarebbe oggi davvero pericoloso.<BR>Si,occorre aspettare.<BR>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR>Attilio Andriolo<BR>C1007654adm001adm001milazzo.jpgSiNmilazzo-parliamo-di-calcio-1009116.htmSi100075701,02,03030775
1531009064NewsCampionatiMalaga-Milan, le pagelle. Top Iturra e El Shaarawy. Flop Pazzini20121024224232malaga, milanMalaga Milan PagelleAlla Rosaleda di Malaga, il Milan era chiamato alla prova del nove.<BR>Una prova del nove fallita malamente dagli uomini di Allegri che perdono per 1-0 contro gli spagnoli, per novanta minuti padroni del campo. La situazione in Champions non è complicata ma la crisi dei rossoneri non sembra finire. <BR><BR>Risultato finale Malaga-Milan 1-0: 63’ Joaquin<BR>Ammoniti: 10’ Montolivo, 42’ Costant e Mexes, 67’ Iturra, 69’ Bonera<BR><BR>Malaga (4-2-3-1): Caballero 6, Gamez 6, Demichelis 6.5, Wellington 6, Eliseu 6.5, Camacho 6, Iturra 7, Joaquin 6.5 (85’ Duda S.V.), Isco 6.5, Portillo 6.5 (90’ Onyewu S.V.), Saviola 5.5 (69’ Santa Cruz 6)<BR>All. Pellegrini 7<BR><BR>Milan (4-3-1-2): Amelia 5.5, Bonera 6.5, Mexes, 5.5 Acerbi 5 (79’ Bojan 5.5), De Sciglio 5, Ambrosini 5.5, Montolivo 6, Constant 5 (68’ Pato 5.5), Emanuelson 5.5, El Shaarawy 6.5, Pazzini 5<BR>All. Allegri 5<BR><BR><STRONG><EM>Top Malaga</EM></STRONG><BR><BR>Iturra: ottima partita e ottimo assist del giocatore del Malaga, che merita il titolo di M.V.P.<BR><BR><STRONG><EM>Flop Malaga</EM></STRONG><BR><BR>Saviola: non una grande partita dello spagnolo che spreca qualche occasione di troppo.<BR><BR><STRONG><EM>Top Milan</EM></STRONG><BR><BR>El Shaarawy: il migliore dei rossoneri è lui, si sacrifica e ci prova ma alla fine fallisce.<BR><BR><EM><STRONG>Flop Milan</STRONG></EM><BR><BR>Pazzini: non segna, non segna mai.<BR><BR>C1007650FL0882FL0882Stephan-El-Shaarawy-79.jpgSiNchampions-league-malaga-milan-pagelle-top-flop-risultato-marcatori-1009064.htmSiT1000027100877901,02,03,07030331
1541009045NewsCalciomercatoCalciomercato Juventus, mistero in avanti: tra Llorente, Lewandowski e Huntelaar20121023190131juventus, llorente, lewandowski, huntelaarJuventus Llorente Lewandowski HuntelaarChe il calciomercato vada in vacanza per risvegliarsi dal sonno solamente a gennaio e nei mesi estivi, sia una gran bugia, è ormai un dato certo. Che i dirigenti della Juventus stiano pensando alle prossime mosse da fare per migliorare e completare lo scacchiere bianconero, è anche questo un dato certo.<BR>È anche un dato certo, però, che le notizie focose per ora non sono ancora state svelate né scoperte.<BR><BR>Difficile proporre qualche nome sicuro in arrivo per la formazione di Conte, più facile ipotizzare le caratteristiche ideali che un giocatore dovrebbe avere per colmare le necessità juventine.&nbsp; Quindi, inevitabilmente, ci risiamo con il solito tormentone. Difficile, è anche pensare che Marotta e compagnia stiano cercando un rinforzo in difesa o in mezzo al campo. Dietro i campioni d’Italia subiscono pochissimi gol e sembrano una macchina quasi perfetta. Oltre agli inamovibili titolari Bonucci, Chiellini e Barzagli la Juve può sempre fare affidamento su Lucio che per ora sta vedendo il campo ben poco.Il centrocampo non si può e non si deve toccare. La vera arma in più del team di Torino è l’equilibrio che l’allenatore ha saputo dare a un centrocampo ormai ai limiti della perfezione. Con un ottimo numero di esterni da poter invertire a proprio piacimento e con uno strepitoso muro centrale, si può tranquillamente dire che in mezzo al campo la Juventus è una delle prime squadre d’Europa. <BR><BR>E allora si torna sempre lì. <BR>Si torna sempre al vero tallone d’Achille di questa squadra. <BR>Si torna al tormentone che ha fatto impazzire e palpitare il gran numero dei tifosi bianconeri. Un tormentone, poi, molto, molto deludente visto l’arrivo di Bendtner, senza offesa, non il sogno dei supporters di ogni squadra.&nbsp; Il problema, probabilmente, del mercato di Marotta è quella promessa ricorrente che poi non viene mantenuta. <BR>Una promessa che si poteva tranquillamente non fare: nessuno in Italia possiede un vero Top Player ma se si prepara il rullo dei tamburi per il probabile arrivo di un giocatore stellare e poi questo viene a mancare, beh, un mercato ottimo (come quello estivo dei bianconeri) viene demolito e ridimensionato a un mercato semplicemente buono. <BR>Ora, le promesse non si sentono ancora ma questa potrebbe essere solo una buona cosa.&nbsp; Chiaramente l’obbiettivo sarà una vera prima punta, quella che continua a mancare a Conte. <BR>Chiaramente, però, tutti sottovalutano che se dovesse arrivare questo famigerato giocatore, a farne le spese sarebbe sicuramente almeno uno dei cinque là davanti. <BR><BR>Tre sono i nomi papabili, ma andiamo per ordine. <BR>Llorente è un sogno della dirigenza bianconera. Un sogno molto caro. Il Bilbao è in crisi e l’attaccante spagnolo sta facendo anch’egli fatica. È possibile che la dirigenza potrebbe decidere di vendere il giocatore a gennaio a causa della scadenza del contratto, prevista a giugno. La Juve ci pensa e ci pensa molto e voci dicono che sarebbe già stato firmato un precontratto. Il secondo nome, non meno affascinante, è quello del freddo polacco Robert Lewandoski. Con un Borussia Dortmund in crisi, l’attaccante potrebbe decidere di tentare una nuova avventura. La Juve potrebbe suonare il campanello della porta dei tedeschi ma la pista, almeno per il momento, resta molto fredda e difficilmente percorribile.&nbsp; Il terzo nome, quello al momento più complicato è quello dell’ex milanista Huntelaar. L’idea è di quelle interessanti ma l’olandese sarebbe già stato identificato come il successore di Radamel Falcao all’Atletico Madrid. <BR><BR>Questi i nomi in possibile entrata. Ma quelli in possibile uscita? Con un Matri in gravissime difficoltà e il fantasma Bendtner che aleggia su Torino senza che mai nessuno lo veda, si potrebbe aprire anche un valzer dei giocatori in uscita.<BR><BR>C1007650FL0882FL0882huntelaar.jpgSiNjuventus-mistero-in-avanti-tra-llorente-lewandowski-e-huntelaar-1009045.htmSiT1000007100877901,02,03,06030237
1551009038NewsCampionatiMilan, i motivi della crisi di Boateng20121023121531milan, boatengSarebbero due i motivi delle pessime prestazioni sportive di Boateng in questo inizio di stagioneCome riporta <EM>Tuttosport </EM>sarebbero due i motivi delle pessime prestazioni sportive di <STRONG>Boateng </STRONG>in questo inizio di stagione.<BR><BR>Il primo riguarda l'adeguamento dell'ingaggio che il centrocampista aveva richiesto da 2,3 milioni a quasi 4 e che la società ha subito rigettato, il secondo riguarda le cessioni dei big in particolare di Ibrahimovic che avrebbero fatto calare di molto il morale del giocatore.<BR><BR>Intanto contro il <STRONG>Malaga</STRONG>, Boateng dovrebbe non partire dall'inizio.<BR><BR><BR><BR>C1007650adm001adm001boateng-4.jpgSiNmilan-i-motivi-della-crisi-di-boateng-1009038.htmSiT1000027100075501,02,03030363
1561008933NewsCampionatiMilan, da Allegri a Berlusconi: problemi infiniti20121010154313allegri galliani berlusconi milanL`intero ambiente rossonero non giraL'unica cosa che poteva tirar su il morale e sistemare un po le cose in casa Milan era il derby: il risultato però lo conosciamo tutti e ora sono evidenti degli scenari a dir poco preoccupanti. <BR><BR>La squadra latita, Allegri sembra in bilico e dietro di lui già scalpitano in tre- quattro, Berlusconi continua a stare lontano dalla società e pure Galliani è stato messo in dubbio qualche settimana fa. <BR><BR>Andiamo però per ordine: Adriano Galliani, amministratore delegato rossonero, uomo di fiducia della società, due settimane fa è stato messo in dubbio. Berlusconi ha smentito tutto ma il fatto che comunque lui non intervenga più di tanto sulle problematiche rossonere pesa un pò. Ad ogni modo questo sembra essere il problema minore: dubitiamo che uno scossone interno possa coinvolgere pure lui.<BR><BR>&nbsp;Scossone che può arrivare da una cessione della società: ecco, Silvio Berlusconi è un problema abbastanza grosso adesso. Escludendo il lato economico sempre in deficit, si susseguono voci circa nuovi acquirenti del Milan: Ferrero è l'ultimo di una lunga lista e l'ex Presidente del Consiglio negli ultimi sei mesi ha fatto sentire la sua voce soltanto tre volte (prima quando annunciava che T.Silva restava, poi quando ha spiegato a Milan Channel che si doveva vendere perchè la società era in crisi, e poi recentemente per confermare con una nota Galliani, ndr.). Presente per il "Berlusconi" ad inizio anno, si è notata la sua assenza nel derby: evidentemente il compleanno di Putin era più importante...<BR><BR>&nbsp;Capitolo Allegri: nel derby i suoi hanno giocato, hanno creato qualche occasione e possono recriminare per le decisioni arbitrale. Fatto sta che i tre punti non sono arrivati e adesso sul banco degli imputati, come sempre, va lui: con la Lazio potrebbe anche essere una delle ultime chances per lui in vista di una sperata conferma. Al suo posto, si sa, Inzaghi scalpita: non è da escludere però che, se non si aggiustino le cose Galliani non decida di far "traghettare" la squadra a Tassotti, salvo poi affidarla a Pep Guardiola, come si è lasciato scappare tempo fa Mazzone ("Pep l'anno prossimo allenerà a Milano..." ndr).<BR><BR>&nbsp;Dicevamo della squadra: i giocatori ancora non hanno assimilato il cambio di modulo e l'assenza di T.Silva e, soprattutto, Ibra si sente. A testimonianza di ciò ci sono numeri eloquenti: i rossoneri quest'anno hanno fatto 7 gol (4 El Shaarawy e 3 Pazzini), lo svedese da solo ne ha gia fatti 9. A questo va aggiunto che Robinho e Boateng, ottimi l'anno scorso, quest'anno sono inguardabili, che Allegri ha cambiato nelle ultime 7 partite per ben 7 volte l'assetto difensivo, che De Jong non è esattamente l'acquisto che serviva a questa squadra, che Bojan è, se possibile, più scarso dello giocatore visto con la Roma, che Pazzini dopo la tripletta di Bologna si è spento e che forse nello scambio con l'Inter c'hanno guadagnato i nerazzurri, che la panchina è troppo corta, che Pato oramai è un desaparecidos, e che la squadra soffre terribilmente i calci piazzati. Ovviamente ci sono gli aspetti positivi: De Sciglio ha un buon futuro, Montolivo sembra essersi svegliato dal torpore iniziale ed El Shaarawy è esploso definitvamente. Occhio Milan però,&nbsp; solo questo non può bastare...<BR><BR><BR>&nbsp;&nbsp;<BR><BR><BR><BR>C1007650FL0141FL0141allegri400.jpgSiNmilan-per-allegri-decisiva-la-lazio-1008933.htmSiT1000027100205001,02,03010174
1571008927NewsCampionatiPremier League, settima giornata: c`è solo una capolista20121009183130premier league, settima giornataPremier League Settima GiornataDopo sette giornate dall'inizio del campionato inglese la situazione generale è simile alla nostra. <BR>Sette, infatti, sono anche le giornate giocate dalle nostre squadre.<BR>La Juventus si chiama Chelsea: anche il team di Di Matteo è prima con 19 punti ma, a differenza della squadra di Conte, sembra correre da sola. Dopo la vittoria in casa dei Gunners, i Blues hanno collezionato un'altra vittoria, mettendo al tappeto il modesto Norwich con un sontuoso poker. <BR>A rilento hanno iniziato le due squadre di Manchester, che camminano di pari passo a Inter e Lazio, 15 i punti ottenuti e un gap con il Chelsea di quattro punti che fa preoccupare, nonostante le poche giornate giocate.<BR><BR>Lo United di Sir Alex, però, ha sorpreso tutti, battendo nettamente il Newcastel al St. James's Park. I primi due gol sono stati firmati da due difensori, Evans ed Evra, mentre il terzo, un'autentica prodezza, è stato siglato da Cleverely.&nbsp; Un altro gol incredibile è stato quello di Kolarov, nel soddisfacente e convincente 3-0 dei Citizens contro il Sunderland. La squadra di Mancini che in Europa fatica e non poco, nei confini locali sembra ancora in grado di poter affrontare la sfida per la conquista del titolo.<BR><BR>Dopo i primi due 0-0 nelle prime due partite, l'Arsenal di Wenger preoccupava e non poco. Il malumore dell'ambiente, però, è stato sconfitto: i dodici punti ottenuti sono tutt'altro che un gran bottino ma, almeno, la squadra dell'Emirates potrà ambire alla lotta per la conquista di un posto valido per affrontare la Champions League.&nbsp; Insieme al Totthenam di Villas Boas, che settimana prossima vivrà un ritorno al passato contro il Chelsea, a 14 punti troviamo due piacevolissime sorprese: l'Everton di Liverpool e il West Bromwich Albiol. <BR><BR>Per una squadra di Liverpool in grande spolvero, ne esiste un'altra che vive, ormai da anni, una crisi senza fondo. I Reds hanno ottenuto solamente sei punti nelle prime sette giornate e per la squadra di Brendan Rodgers si profila una stagione durissima e difficilissima. Dopo la clamorosa sconfitta contro l'Udinese, il Liverpool ha ottenuto solo un deludente pareggio a reti inviolate contro lo Stoke City e tra i visi tristi dei tifosi della Kop si intravedeva soltanto un triste pallore. <BR><BR>Nei bassifondi della classifica, oltre a un affannato e poco brillante Southampton di Gaston Ramirez, troviamo il QPR. La stagione è iniziata malissimo e lo testimoniano i soli due punti ottenuti. Julio Cesar non può bastare per preservare una porta che viene bucata spesso, troppo spesso. E il vero talento, Taarabt, malgrado gli ultimi gol fatti, fatica a esplodere, essendo chiamato in causa con poca continuità. La situazione per la squadra di Mark Hughes non è comunque drammatica dato che Norwich e Reading hanno ottenuto solo tre punti e la zona salvezza dista la miseria di due distanze.<BR><BR>Due saranno le partite da tenere sott'occhio al rientro dalla pausa: West Brom e City, a un punto di distanza, combatteranno fino all'ultimo secondo per ottenere tre punti fondamentali.<BR>Sarà anche un derby bellissimo quello che verrà giocato a White Hart Lane tra Spurs e Blues. Villas Boas e Di Matteo, chi la spunterà?<BR><BR><BR><BR>LondraFL0882FL0882ivanovic.jpegSiNpremier-league-settima-giornata-c-e-solo-una-capolista-1008927.htmSi100877901,02,03010143
1581008912NewsCampionatiScommettitori in crisi: la Serie A è sempre più pazza20121008122538serie aVia i big regna l`incertezzaUna volta il nostro&nbsp;era il campionato col tasso tecnico più alto del mondo: ora in questa classifichetta senz'altro Spagna e Inghilterra ci stanno davanti, in Germania non scherzano e la Francia cresce. <br><br> In quanto a pazzia però comandiamo: ogni settimana miliardi di scommettitori ( comuni ovviamente, mica Doni, Signori, Mauri e compagnia bella) imprecano per il classico rislutato a sorpresa che non si sarebbe mai aspettato nessuno: la Roma ha senz'altro la palma di squadra più folle del campionato. Quanta gente avrebbe voluto picchiare Zeman per quel 2-3 in casa col Bolognae quanta ieri è rimasta sorpresa dal fatto che i giallorossi ieri siano riusciti a non subire gol: "over" e "gol" infatti oramai sono i risultati più scontati dei giallorossi. Le uniche sicurezze almeno finora sembrano essere Napoli e Juve: qualche fatica ieri per entrambe, ma alla fine la vittoria è il segno che esce sempre. Stesso discorso per la Lazio e per il Catania in casa: da incubo invece Samp e Toro. I blucerchiati, quando sembravano accontentarsi di un buon punto in quel di Verona, sono riusciti a perdere grazie alla geniale presa di Romero e mandare in fumo le puntate di tutti quelli che non "vedevano" l'1 del Chievo. Eccoci adesso al Toro di Ventura: quanti di voi hanno puntato sull'1-5 granata a Bergamo? mi sa che siete pochini... Bianchi ee co quindi in grande forma capace di battere il Cagliari bistrattato degli ultimi tempi giusto?? già...<br><br> Abbastanza "leggibili" invece le prestazioni della Fiorentina: la squadra subisce poco e niente e almeno un gol lo fa sempre.&nbsp; In casa i Viola sono fortissimi e se volete rischiare la scommessa di un marcatore puntate forte su Jovetic: lui segna sempre. Capitolo derby: sulla carta il match era apertissimo quindi sono prevalse le scommesse "di cuore". Alla fine il 2 nerazzurro era il più pronosticato e chi c'ha puntato forte ha messo di lato un bel gruzzoletto. <br><br> Partite difficili, insidie dietro l'angolo: la Serie A è pazza, gli scommettitori si adeguino...<br><br>C1007650FL0141FL0141Cag_01_672-458_resize.jpgSiNscommettitori-in-crisi-la-serie-a-e-sempre-piu-pazza-1008912.htmSi100205001,02,03010150
1591008866NewsCalciomercatoJuventus, si proverà l`affondo per Drogba20121005093523juventus, drogba, shanghai shenuaJuventus Shanghai Shenua DrogbaSulle pagine di<EM> Tuttosport</EM> si torna a parlare dell'interesse della Juventus per Didier Drogba, attaccante ivoriano in forza allo<STRONG> Shanghai Shenhua</STRONG>. L'ex <STRONG>Chelsea</STRONG> guadagna oltre un milione al mese, una cifra spaventosa per le casse della<STRONG> Juventus</STRONG>. Tuttavia il club cinese sta attraversando un periodo di crisi, con lo stesso <STRONG>Drogba</STRONG> che si sarebbe stancato della situazione. Per questo, se la situazione non si risolverà, i bianconeri potrebbero tornare alla carica, dopo aver corteggiato l'ivoriano anche durante la scorsa sessione di mercato.C1007650Torinoadm001adm001drogba.jpgSiNjuventus-si-provera-l-affondo-per-drogba-1008866.htmSiT1000007100075701,02,03010286
1601008835NewsCampionatiRoma, Baldini: «Vogliono destabilizzarci. Non me ne andrò»20121003151531roma, baldiniRoma BaldiniUna conferenza stampa organizzata a sorpresa, dove il direttore generale del club giallorosso, Franco Baldini, vuole chiarire molti punti riguardanti quel che sarà. "Sembra rituale dover venire qua ogni due-tre mesi: stiamo parlando di una libera interpretazione di pensieri non della società. Sono stato scelto dalla proprietà americana per fare un lavoro, per rendere il prima possibile competitiva questa squadra, nel tempo. Vogliamo rendere la Roma competitiva in futuro, senza che questo debba far incorrere in rischi di fallimento o problemi finanziari. Un investimento importante per avere risultati nel tempo. Tutto questo viene destabilizzato dalle voci su di me e sugli altri componenti: per me è umiliante. Ho detto che sarei rimasto a Roma finché non avessi completato questo percorso e la società ogni giorno mi ribadisce la fiducia. Ogni giorno dobbiamo chiarire, verificare, stabilire, che la proprietà è solida e non recede dal suo percorso a cui non rinuncerà. Non va via nessuno, abbiamo un debito di riconoscenza verso chi ci ha scelti. E' mortificante anche dover ribadire che non ho dissapori e screzi con chi mi circonda. Anzi: c'è un'amiciza forte, quasi esagerata. Nè Fenucci, nè Baldissoni, nè Sabatini, hanno tra di loro e con me problemi che non siano quelli del quotidiano confrontarsi".<BR><BR>Ancora sul futuro. "Faccio questi discorsi perché sono costretto a farlo. Una persona ha come patrimonio la sua faccia e quella si deteriora, oltre alla propria parola. E' un bene che non vorrei tradire, mi permette di avere una libertà che altrimenti non potrei avere. Ci saremmo aspettati che testate serie verificassero con più accuratezza le proprie notizie: tutto quello che è stato detto è falso, finché avrò forza per farlo, sarò qui a difendere Roma e la Roma".<BR><BR>Sulla crisi. "Diciamo tutto ed il contrario di tutto, anche se con la Juventus abbiamo avuto difficoltà forti, che sono partite dalla testa. Ieri c'è stata una riunione dove, contrariamente a quello che è stato riportato oggi, non c'è stata certo una caccia alla talpa ma dove ho cercato di stimolare il lavoro di tutti".<BR><BR>Su Zeman e sui giocatori che non seguono il tecnico. "Dovremmo avere sempre fede nelle cose che facciamo. I risultati hanno sottolineato sì le nostre fragilità ma anche le nostre qualità. Contro la Juventus sono state minate alcune nostre convinzioni, come già contro Sampdoria e Bologna".<BR><BR>Su una squadra forse sopravvalutata. "Sabatini ha voluto provocare una reazione nei giocatori, per far aver loro consapevolezza".<BR><BR>Un messaggio ai tifosi. "Siamo una squadra competitiva: gli incidenti di percorso ci stanno, a noi fanno malissimo, ma devono aver fiducia. Non ci fermeremo, abbiamo obiettivi precisi e presto questi saranno possibili. Quello con Luis Enrique e quello con Zeman sono lo stesso progetto con interpreti diversi".<BR><BR>Sui giovani. "L'età media a Torino era ventiquattro anni, se siamo vecchi noi non so cosa siano gli altri".<BR><BR>Sugli obiettivi stagionali. "Vogliamo un posto in Champions League. Differenze tra noi e la Juve? Qualitativamente è migliore di noi e anche a livello di ferocia. Se un tossicodipendente si fa tutti i giorni, una volta che non si fa, arriva a rubare pur di farsi. Noi dobbiamo andare in astinenza da vittoria con la Juventus".<BR><BR>Sul progetto americano. "Non è ben voluto, è il dubbio che mi fa rosicare. Avremmo dovuto scendere a patti, forse, ma non rientra nel mio modo di essere. Mi sono confrontato con gli americani ed erano d'accordo con me. C'è volontà di destabilizzare l'ambiente, la mia colpa è non saper accettare 'i patti' con emittenti e testate giornalistiche".<BR><BR>Sui perché della conferenza. "C'è volontà di destabilizzare l'ambiente, lo ripeto, da parte di qualcuno. Non faccio nomi, però".<BR><BR>Ancora sulle colpe dei giornalisti e sulle colpe di Baldini. "Ad aprile ho parlato di giocatori sopravvalutati, anche e soprattutto dal punto di vista caratteriale. Quella di sabato di Sabatini è arrivata per stimolare, non per criticare. Responabilità nostre? Le sottolineate ogni giorno... A fine anni faremo i conti ma non siamo scarsi".<BR><BR>C1007650Romaadm001adm001photo_3.jpgSiNroma-baldini-vogliono-destabilizzarci-non-me-ne-andro-1008835.htmSiT1000012100075701,02,03010178
1611008794NewsCampionatiSerie A - Il Punto, Napoli-Cavani: parte la sfida al «Luna Park» Juve 20121001180131serie a, juventus, napoliSerie A il Napoli appaiato alla JuventusIeri Platini contro Maradona, oggi il "Luna-Park" Juve contro Cavani e i suoi fratelli: la Serie A ritrova la sfida di fine anni '80 tra partenopei e bianconeri. Il peso specifico del Matador è assolutamente pari a quello del Pibe de Oro, per equilibri spostati e impatto sulla partite; giocatori e stili diversi,si, ma entrambi vettori del sogno che Napoli adesso sa di poter raggiungere. Il rigore che stende la Samp ha importanza capitale e lancia un messaggio a chi sabato la Capitale giallorossa l'ha sbriciolata. A Genova con l'undici di Ferrara gara spinosa ed equilibrata, la prova che il team Mazzarri è pronto a giocarsela fino alla fine sta&nbsp; nel fatto di essere riuscito a portare a casa i 3 punti: per ammissione dello stesso tecnico livornese gare cosi gli azzurri negli anni passati le avrebbero anche perse. Una maturazione che passa per una cresciuta consapevolezza ed un sontuoso Cavani, killer d'area e terminale perfetto di un gioco che viaggia a memoria. <BR><BR>Se Mazzarri ottiene dai suoi la ferocia che ha chiesto, sarà un gran duello. Questo perché sul ring tricolore c'è Tyson-Juve, impetuosa e brillante nel 4-1 che ha sconfessato il credo scudetto di Zeman. Il grande nemico boemo non temeva lo Juve Stadium, dopo venti minuti crediamo che non fosse più cosi. Un "un- due- tre" da sballo più due traverse in un tempo e un gioco superlativo, ai limiti della perfezione: la creatura di Conte aggiunge ogni giorno di più olio ai suoi meccanismi, già risultati invincibili la scorsa stagione, e si rituffa in Champions con nuove e solide certezze. Quella dei bianconeri è un'ammirevole orchestra in cui nessuno stecca. <BR><BR>Dietro le duellanti c'è l'Inter di Stramaccioni, che con il 2-1 alla Fiorentina di Montella&nbsp; mostra chiari segnali di crescita nel gioco e nell'identità. I nerazzurri possono diventare i guastafeste del campionato a patto che acquisiscano continuità e che certi black-out non si ripetano. Lontani dai primi piani della classifica rimangono i cugini rossoneri, 1-1 a Parma, che sembrano fuori dalla crisi solo per metà. Gioco non esaltante e carattere da grande squadra da ritrovare, Allegri può consolarsi con l'ottimo El Shaarawy ma per accomodarsi al tavolo dello scudetto non basterà. Risale la Lazio, 2-1 al Siena di Cosmi, risorge il Palermo di Miccoli, scatenato autore di una tripletta e un goal da fiaba nel 4-1 al depresso Chievo di Di Carlo, al quinto stop consecutivo. Brutte sconfitte per Catania e Atalanta; etnei superati&nbsp; 4-0 dal Bologna, bergamaschi addirittura 1-5 dal Toro di Ventura. Non si ride neanche a Cagliari, dove il Pescara passa 2-1 e consegna Ficcadenti all' ira dei tifosi e di Cellino. 0-0 da sbadiglio, infine, tra Udinese e Genoa.<BR><BR>Si riparte da domani con Champions ed Europa League, impegnate sei italiane. Nessuna distrazione, please : abbiamo un ranking Uefa da scalare. Buon calcio a tutti. <BR><BR>C1007650TorinoFL0799FL0799cavani.jpgSiNserie-a-il-punto-napoli-cavani-lanciano-la-sfida-al-luna-park-juventus-1008794.htmSiT1000007,T1000017100836501,02,03010285
1621008745NewsCampionatiFantacalcio: i consigli per la sesta giornata20120929120000Fantacalcio consigliI consigli per i match del 29 e 30 settembreNuova rubrica in esclusiva da questa settimana per <EM>ilcalcio24.&nbsp;</EM>Qui di seguito troverete infatti i consigli sui giocatori da schierare nelle vostre formazioni del fantacalcio, in base a vari fattori analizzati per consigliarvi al meglio. Inoltre troverete alla fine anche la top11 de Ilcalcio24 e cioè gli 11 giocatori su cui puntiamo come miglior squadra della settimana. Se è vero che il fantacalcio vi trasforma in allenatore, con ilcalcio24 ora avrete un fidato allenatore in seconda! <BR><BR><BR><BR><BR><STRONG>PORTIERI</STRONG><BR>Difficile consigliare un portiere in una giornata con dei match "caldi" come questa. Ben 4 big del nostro campionato si incontrano in partite molto interessanti questa giornata: da una parte l'Inter di Handanovic andrà a sfidare la Fiorentina di Viviano, mentre la Juventus di Buffon ospiterà la Roma di Stekelenburg. Azzardare dunque un consiglio, seppur tra questi quattro ci sono alcuni dei migliori del nostro campionato, a favore di questi portieri è difficile, partite che potrebbero finire con molti goal o "studiate" come lo è stata Fiorentina-Juventus, in ogni caso, se potete, evitate. Più facile puntare invece su Marchetti della Lazio: è vero che i biancocelesti vengono da 3 reti prese contro un Napoli di un Cavani devastante, ma affrontano in casa il Siena e hanno bisogno dei 3 punti per dimostrarsi big e non un fuoco di paglia: le controindicazioni sono però un ottimo Siena di Cosmi che ha già recuperato i 6 punti di penalizzazione e ne ha 2 in classifica e che sembra essere in un ottimo stato di forma: vista la situazione però è il caso di rischiare. Piace, un pò meno di Marchetti, De Sanctis del Napoli per questa giornata: la Sampdoria è un ottima squadra, però paga ancora l'assenza di Maxi Lopez ed un attacco sperimentale contro un Napoli apparso in ottima forma. C'è da dire però che gli azzurri giocano in trasferta, e strappare 3 punti da Marassi non è mai scontato. Palermo e Chievo si sfidano in un match che, sulla carta, non promette una valanga di goal, vista la piena crisi dei rosanero: si potrebbe puntare su uno dei due portieri (Sorrentino ispira di più di Ujkani, ma l'albanese in questo caso gioca in casa), ma attenzione perché prima o poi il Palermo si risveglierà. Infine chiudiamo con Agazzi che in casa aspetta il Pescara: i biancocelesti hanno trovato i primi 3 punti la scorsa giornata, ma nonostante un attacco che finalmente inizia ad ingranare, fuori casa non sembra così temibile.<BR><BR><BR><STRONG>DIFENSORI</STRONG><BR>Si sa, portieri e difensori, almeno per le difficoltà dei match, vanno in coppia. Però è difficile abbandonare in panchina, o peggio in tribuna, gente come Ranocchia, Roncaglia e Barzagli, che nelle ultime partite hanno fatto davvero bene (specie il viola: ma passerà l'esame S.Siro?). Sempre sulla stessa lunghezza d'onda, se vi piacciono gli esterni che spingono parecchio puntate su usati sicuri, Balzaretti, Lichtsteiner e Pereira: meno responsabilità di un difensore centrale (considerando le difficoltà dei match), meno probabilità quindi di prendere un voto brutto (generalmente uno svarione difensivo è colpa di un centrale, piuttosto che di un esterno, anche se poi i centrali hanno più possibilità di segnare nei calci piazzati) e gli ultimi due di questi giocano praticamente in linea con i centrocampisti. Piace sempre il duo rossazzurro Legrottaglie-Spolli: è vero che il Bologna è la stessa squadra dei 3 goal alla Roma ma è anche quella dell'1a0 subito dal Siena, c'è da dire che non c'era Diamanti che ora dovrebbe rientrare e quindi c'è ancora da valutare lo stato di forma del regista della nazionale, il gioco rossoblù dipende soprattutto da lui. In ogni caso i due centrali etnei si sono dimostrati rocciosi nelle ultime uscite e forti nei calci piazzati, &nbsp;come dimostra il goal di Spolli nell'ultimo match. L'attacco del Pescara è ancora da decifrare, ma forse visto il match sarebbe l'ora di rispolverare Astori, sperando che si faccia valere anche in fase offensiva. Potrebbero andar bene, nonostante il match non semplicissimo con il Genoa, i tre tenori difensivi dell'Udinese Benatia, Danilo e Basta, con il serbo ormai sempre più offensivi (seppur considerato difensore) che ispira parecchio. Rischioso lo è vista la partita, ma non dispiace nemmeno Paletta (Parma vs Milan) che viene però da delle ottime prestazioni dimostrandosi l'ottimo centrale che si era già visto al Boca. Infine Campagnaro/Cannavaro potrebbe essere un'ottima scelta per completare il reparto.<BR><BR><BR><BR><STRONG>CENTROCAMPISTI</STRONG><BR>Tranquilli: Hamsik tornerà a segnare. Che sia proprio a Genova? Chissà, potrebbe succedere e se si ha la possibilità di schierare lo slovacco lo si deve fare senza rifletterci su. Ilicic è stato il migliore dei suoi nell'ultimo patch (non che ci volesse molto), certo lontano dall'idea che ci si era fatti del centrocampista rosanero due anni fa, ma il Palermo ha bisogno di un trascinatore: aspettando Miccoli potrebbe diventarlo forse Ilicic, giocando contro il Chievo il gioco potrebbe valere la candela. Dall'altro lato occhio a Cruzado anche. Milan che ha un centrocampo molto enigmatico ma, se dovessero, come sembra, giocare è giusto dare ancora una volta spazio a Nocerino o Boateng, i rossoneri hanno bisogno di goal (El Shaarawy, che al fantacalcio è dato attaccante, non farà 25 goal quest anno, sappiatelo) e due uomini chiave sono proprio loro due. Hernanes deve farsi carico della Lazio (magari dividendo l'onere con Klose) e cancellare il 3a0 col Napoli, quest anno i numeri per fare bene grazie all'ex San Paolo ci sono tutti, schieratelo. A Bologna, come anticipato, è da vedere come sta Diamanti: è ormai il leader dei rossoblù ma se dovesse apparire sottotono (dato che non stava benissimo fino a giovedì), proprio per questo, il voto non potrebbe essere entusiasmante. Dall'altro lato, dopo Spolli-Legrottaglie, un'altra coppia a Catania: Barrientos-Gomez, se avete la possibilità di schierare uno dei due, fatelo, un goal (Barrientos) e assist (Gomez) nell'ultima giornata sono un bel bigliettino di visita. Nei match clou piacciono Marchisio, che fa sempre ottimi inserimenti e la Roma non brilla grazie alla difesa, e Lamela che gioca sulla linea degli attaccanti; in Inter-Fiorentina piacciono invece i due metronomi di centrocampo, Guarin-B.Valero, il viola finora difficilmente è mancato all'appuntamento con un ottimo voto, mentre il colombiano è sempre più leader della mediana nerazzurra. Infine piace anche Cerci del Torino: quando gioca, gioca attaccante, fatevi due conti.<BR><BR><BR><BR><BR><STRONG>ATTACCANTI</STRONG><BR>Anche se Gillet è apparso super nelle ultime partite, forse è arrivato il momento per Denis di ritrovare il goal. L'aria di casa (si gioca a Bergamo, non in Argentina eh) potrebbe spingerlo a far bene. Scalpita pure Pinilla che con il Pescara punta a sbloccarsi, e noi puntiamo su di lui. Milito-Jovetic è una bella sfida tra due prime donne del nostro calcio che però sono stati un pò assenti nelle ultime due partite (fatta eccezione per la traversa di Jojo con la Juve). Da loro due potrebbero passare i goal decisivi della partita, ma è difficile sbilancarsi su chi puntare tra i due, perché probabilmente vorrebbe dire su chi puntare, su Inter o Fiorentina, per la vittoria finale. Se proprio però dovessimo scegliere, punteremmo sull'argentino che dietro vanta un Cassano che, zitto zitto, continua a segnare (non sottovalutate nemmeno lui quindi). Nell'altro Vucinic contro Osvaldo (rientra? e c'è da considerare anche Totti) e un'altra sfida dura da giudicare. Dovendo scegliere, il montenegrino sente molto la sfida dell'ex con la Roma, ha riposato per metà tempo martedì e gioca alla Juventus Arena, fattore non irrilevante vista la serie positiva bianconera in casa. Al Milan dubbio Niang-Pazzini, ma tra i due, se volete puntare sui rossoneri, vi consigliamo il terzo, El Shaarawy, anche se, come detto nell'area centrocampisti non aspettatevi 25 goal quest anno dall'italo-egiziano, non perché non sia talentuoso (uno dei migliori nel nostro campionato), ma perché non è proprio il suo ruolo quello di fare l'attaccante vero, ma chissà che per questa giornata il momento positivo continui. Di Natale dovrebbe rientrare tra i titolari, e non è facile non consigliare Totò specie quando gioca in casa: se segna l'Udinese l'80% delle volte Totò lo zampino ce lo mette tra assist e goal. Del Genoa invece Borriello-Immobile convincono, ma forse non è la loro partita considerando che l'Udinese in casa vorrà i 3 punti: tra i due però si potrebbe puntare sull'ex Juve, Roma e Milan vista l'esperienza e la facilità con cui va in goal (ha segnato anche nel turno infrasettimanale). Ciliegina sulla torta (si, scusate ce lo siamo tenuti per la fine) Edison Cavani: prestazione da 9 quella sua contro la Lazio, condita con una tripletta: rimane sullo stomaco l'errore dal dischetto, ma un attaccante da 15 punti ai fantallenatori che l'hanno schierato nel turno infrasettimanale avrà sicuramente fatto molto piacere. L'uruguaiano è in forma, chissà che la sua furia non si abbatta pure sulla buona e ben difesa Sampdoria.<BR><STRONG><BR></STRONG><BR><BR><STRONG>TOP11: LA SQUADRA DE ILCALCIO24<BR></STRONG>3-4-3: De Sanctis, Lichtsteiner, Basta, Paletta; Hamsik, Hernanes, Nocerino, Gomez; Pinilla, Di Natale, Cavani<BR><BR><BR><BR>C1007650FL0676FL0676cavani.jpgSiNfantacalcio-consigli-sesta-giornata-1008745.htmSiT1000007,T1000010,T1000011,T1000012,T1000014,T1000016,T1000017,T1000018,T1000019,T1000020,T1000022,T1000023,T1000024,T1000025,T1000026,T1000027,T1000028,T1000095,T1000097,T1000099100664801,02,03,09010409
1631008744NewsEditorialeUna crisi senza fine20120928190000calcioContinua la crisi del calcio italianoE' ormai noto a tutti noi che il calcio italiano di questi ultimi tempi non sia nel suo miglior momento. Una crisi senza fine imperversa come una tempesta, spazzando man mano gli ultimi "Top Player" rimasti. Un chiaro esempio di questa crisi è stato il Milan, che nella scorsa sezione estiva di calciomercato ha venduto molti dei suoi gioielli, senza forse pensare che fossero insostituibili. Ma non solo le cessioni stanno segnando questa crisi, basti pensare che il nostro campionato un tempo fosse uno dei più prestigiosi al mondo, una calamita per campioni, i quali non desideravano altro che approdarvi per coronare&nbsp; i loro sogni. Adesso invece diventa sempre più difficile, non solo comprarli ma anche trattenerli, basti pensare che molte società giorno dopo giorno valutano le possibili cessioni dei loro migliori giocatori.<BR><BR>A questo punto sorge a tutti noi, amanti del calcio, una domanda. Qual è la soluzione a tutto questo? Una società si è già mossa con l'ideazione di un impianto di proprietà, altre società vogliono seguire l'esempio, l'Inter con l'arrivo dei fondi cinesi ha già formulato un progetto, e spera di realizzarlo nell'arco di un paio di anni. Che sia l'unica soluzione? Forse dovremmo sperare nell'arrivo di qualche sceicco in modo che permetta al denaro&nbsp; di girare così come sta accadendo in Inghilterra. Non ci resta che stare a vedere e sperare che quest'incubo venga meno al più presto.<BR><BR>C1007650FL0514FL0514stadio.jpgSiNserie-a-una-crisi-senza-fine-1008744.htmSiT1000007,T1000010,T1000011,T1000012,T1000014,T1000016,T1000017,T1000018,T1000019,T1000020,T1000022,T1000023,T1000024,T1000025,T1000026,T1000027,T1000028,T1000095,T1000097,T1000099100874101,02,03,09010299
1641008732NewsCampionatiRoma, Zeman: «Non mi aspetto di certo una bella accoglienza»20120928131531roma, zemanJuventus Roma Zeman<BR>La<STRONG> Roma</STRONG> farà visita alla <STRONG>Juventus</STRONG>. sulla prossima sfida dei giallorossi ha parlato in conferenza stampa il tecnico <STRONG>Zeman</STRONG>:<br><br> "La vigilia di Juve-Roma? Sono due squadre che per la storia fanno parte di un incontro di cartello, che richiama molta attenzione. La forza della Juventus? Hanno fatto due anni incerti, dall'anno scorso si sono imposti con grandi risultati; è la squadra migliore del campionato italiano. La partita con la Samp? Per me la difesa si valuta in base ai tiri lasciati agli avversari; la Samp ha tirato due volte. I problemi della Roma? Io ho sempre detto che questa squadra è mia, la gente si aspetta che vinciamo sei a zero tutte le partite. Questa squadra gioca, anche mercoledì abbiamo creato, abbiamo tirato e conquistato calci d'angolo: non vedo problemi. Abbiamo parlato dopo la partita, con le difese schierate è più difficile. Il rientro di Osvaldo? Questo è un concetto vostro, chi manca è sempre il trascinatore. Io stimo tanto Osvaldo, ma deve ancora crescere. Fiducia in Stekelenburg? Un giudizio non lo cambia una partita, in allenamento mi dà soddisfazioni. Gli obiettivi?Noi vogliamo vincere, cercando di impostare un progetto che ci può portare avanti. Calcio e politica a braccetto? C'è una crisi in generale in tutti i campi, il calcio per fortuna dà anche risvolti positivi. La partita di domani? Noi andiamo a giocare contro la migliore squadra d'Italia e vogliamo dimostrare che anche noi abbiamo dei mezzi. Sui recuperi e la vittoria di Milano? Contro l'Inter abbiamo vinto, ma abbiamo giocato meglio con Sampdoria e Bologna; ci sono alcuni recuperi ma mancano Bradley e Pjanic. Sfida alla pari? Ne ho giocate diverse di partite contro la Juventus, è una partita stimolante perché ci si prova. Rispettiamo la Juventus per quello che ha dimostrato sul campo. Anche noi vogliamo dimostrare di essere competitivi. Del Piero? Non so se è la prima sfida senza di lui, mi sembra che già qualcuna l'abbia saltata. Che accoglienza mi aspetto? L'ultima volta non è stata molto carina, l'ho segnalato anche al delegato della Federazione: 90 minuti di offese. Se preferirei avere qualche certezza in più? Io le certezze le ho, in queste partite non abbiamo mai sofferto a livello di gioco. Partita decisiva per le mie sorti? Questo non può dipendere mai da me, io sto cercando di fare il mio lavoro al meglio. Io continuo a dire che la squadra mi sta soddisfacendo. La decisione della Juve di far parlare Filippi? È questione di stile, penso che per la gente sarebbe meglio sentire Carrera. Se è una partita che io sento di più? Ci sono sempre tre punti in palio, per me non cambia niente. Totti? Sta lavorando bene, sinceramente mi aspettavo che potesse dare così tanto. Dubbi di formazione? Le scelte le faccio su quello che vedo in settimane, ho due giocatori per ruolo. Se manca qualcosa sul piano della personalità? Manca ma penso che dovrebbe mancare a tutti, nel senso che non tutti sono uguali per mentalità. Magari noi ancora la stiamo cercando, anche se ci proviamo. La possibilità di essere i primi a vincere allo Juventus Stadium? La partita dovrebbe essere stimolante già da sola, penso che anche i giocatori abbiano la voglia di dimostrare di non essere inferiori a nessuno".<br><br>C1007650Romaadm001adm0011286715-zeman.JPGSiNroma-zeman-non-mi-aspetto-di-certo-una-bella-accoglienza-1008732.htmSiT1000012100075501,02,03,06010171
1651008675NewsCampionatiMilan, Tassotti: «I fischi sono comprensibili. Dobbiamo lottare»20120925143130milan, tassottiMilan TassottiMauro Tassotti, secondo allenatore del Milan, parla in conferenza stampa in virtù della squalifica di Massimiliano Allegri, alla vigilia della gara contro il Cagliari. "Dopo la prima sconfitta, si è generata tensione. Avevamo iniziato la stagione con fiducia, poi dopo quel ko se n'è andata. Qualcosa doveva cambiare in meglio, ma perdere contro la Samp ha generato tensione. Cambi in formazione contro il Cagliari? Abbiamo degli squalificati, è chiaro che ci saranno".<BR><BR>Sulla crisi rossonera. "Difficile paragonarla con altri periodi dell'era Berlusconi, non c'è mai stato un inizio così. Dobbiamo trovare serenità, è più facile giocare fuori casa che in casa anche se i nostri tifosi si sono sempre comportati bene. Poi, i fischi dopo il 90', sono legittimi e comprensibili".<BR><BR>Di nuovo sulle prestazioni negative. "A Udine, con poco, ci hanno fatto male, con due situazioni da gol che ci hanno puniti. Un puntone per ripartire, a livello di gioco? Abbiamo fatto venticinque minuti molto bene nel primo tempo, se fossimo passati in vantaggio sarebbe stata una gara diversa. Non li abbiamo puniti e ci hanno sorpresi".<BR><BR>Su Allegri. "Io faccio parte di uno staff, sono molto legato ad Allegri ed è uno dei migliori allenatori. E' nei primi 3-4 con cui ho lavorato, mi spiace per la sua situazione, ma è chiaro che uno venga messo in discussione quando vengono meno i risultati".<BR><BR>Sul 4-3-3. "Giocando ogni tre giorni c'è poco tempo per preparare le gare, anche se cercheremo di fare qualcosa".<BR><BR>Su Robinho. "Se ci sarà bisogno, vediamo se ci potrà servire, ma se non succede niente oggi sarà a disposizione".<BR><BR>Sul Cagliari. "Veniamo da Anderlecht e Udinese, loro da una gara rinviata. Saranno più freschi di noi, ma abbiamo una rosa ampia e vedremo chi giocherà e chi non giocherà".<BR><BR>Timori di retrocessione? "Dobbiamo lottare con tutti col coltello tra i denti. E' dura con tutti, dobbiamo lottare... Non c'è più Ibrahimovic che ci garantiva 35-40 gol a stagione e tutti dovranno fare qualcosa in più. Se giochiamo male quest'anno, difficilmente facciamo risultato. Lo scorso anno c'era Ibra, ora abbiamo qualcosa in meno e se va male dobbiamo cercare di fare almeno 0-0...".<BR><BR>Su Boateng. "Non è facile giocare bene per nessuno adesso. Da lui ci si aspetta tanto, viene da stagioni importanti, ma le prestazioni dei singoli sono lo specchio di quanto sta facendo la squadra. Lo sa, è esperto, deve fare di più, ma dopo la squalifica sono certo che lo farà".<BR><BR>Su Bojan. "E' arrivato con qualche problemino, stiamo aspettando l'occasione giusta. Ha sempre giocato spezzoni di partita in momenti difficili della gara. Da qui alla sosta giocherà dall'inizio, non so se lo farà domani".<BR><BR>Ancora sulla crisi Milan. "E' presto per fare considerazioni, siamo alla quarta giornata di campionato. Nella carriera di Allegri ci sono già state partenze false. Una volta siamo andati a Cagliari, venivano da cinque sconfitte consecutive e facemmo pari, proprio contro Allegri, che lì fece un grandissimo campionato".<BR><BR><BR>C1007650Milanoadm001adm001882322-14823637-640-360.jpgSiNmilan-tassotti-i-fischi-sono-comprensibili-dobbiamo-lottare-su-tutti-i-palloni-1008675.htmSiT1000027100075701,02,03,07010214
1661008656NewsCampionatiFantacalcio: i consigli per la 5a giornata20120925113130fantacalcio 5a giornataEcco i consigli della nostra redazione per la 5a giornata di serie ANuova rubrica in esclusiva da questa settimana per <em>ilcalcio24.&nbsp;</em>Qui di seguito troverete infatti i consigli sui giocatori da schierare nelle vostre formazioni del fantacalcio, in base a vari fattori analizzati per consigliarvi al meglio. Inoltre troverete alla fine anche la top11 de Ilcalcio24 e cioè gli 11 giocatori su cui puntiamo come miglior squadra della settimana. Se è vero che il fantacalcio vi trasforma in allenatore, con ilcalcio24 ora avrete un fidato allenatore in seconda!<br><br><strong>PORTIERI</strong><br><br>Si salvi chi può, nessuno è al sicuro. Giornata che si prospetta difficile per la scelta del portiere. Tutti match semi-equilibrati, ed è difficile dire con certezza (come fatto con Buffon sabato) chi non prenderà goal. Se il portiere della Juve rappresenta sempre e comunque una sicurezza, il match contro la Fiorentina, in trasferta, è tutt'altro che una passeggiata! Il numero 1 bianconero è sempre uno dei migliori portieri al mondo però, chissà riesca a salvare la porta bianconera anche per questa giornata. Handanovic paga il momento no dell'Inter invece e affronta il Chievo in trasferta. I clivensi non hanno un attacco infallibile, fanno più paura gli svarioni difensivi nerazzurri a dir la verità, ma si può comunque fare affidamento sul portiere sloveno e sul fatto che i nerazzurri vincano più in trasferta che in casa. Piace parecchio anche Ujkani: è vero che il Pescara dovrà prima o poi trovare i 3 punti specie in casa, ma il Palermo ha bisogno pure di una vittoria, specie con l'arrivo del nuovo allenatore, e l'attacco del Pescara non è dei migliori. Un altro su cui si potrebbe sicuramente puntare è anche Frey: il portiere francese prende sempre ottimi voti, e col Genoa che gioca in casa e il Parma senza una prima punta vera, si può sperare che l'ex Fiorentina alzi ancora una volta la saracinesca. Con qualche rischio in più si può puntare anche su Brkic, che in trasferta se la vedrà col Torino. Match difficili invece per De Sanctis e Marchetti (Napoli vs Lazio) e per Viviano (contro la Juve)<br><br><strong>DIFENSORI</strong><br><br>Il Catania vuole 3 punti in casa dopo aver fermato il Napoli nonostante l'uomo in meno. Della difesa rossazzurra piace Legrottaglie che, anche se farà a sportellata con Denis, vive un buon momento e ha il goal facile sui calci piazzati. Discorso simile per Paletta, che vive un ottimo momento di forma (voto 6,5 nell'ultimo match), qualche rischio in più dato che Borriello è in forma, però a Parma proveranno a sfruttare anche i calci piazzati per segnare. A Firenze piace lo scontro Roncaglia-Barzagli, importante però è chi uscirà vincitore tra le due squadre per capire chi dei due difensori avrà le chance di fare meglio e prendere un buon voto, e la partita è davvero dura da pronosticare. Inutile dire che è giusto puntare su Balzaretti, che può spingere tanto sulla fascia, e perché no, anche su qualche altro difensore della Roma (Burdisso?) che non avrà vita facile con la Samp ma che non dovrà fronteggiare Maxi Lopez, squalificato. Non dispiace nemmeno Ranocchia, uno dei pochi salvabili in questo momento no dell'Inter, ultimamente ha sempre preso buoni voti e nell'ultimo match ha sfiorato più volte il goal. Da evitare, almeno per il momento, difensori del Palermo: la difesa a 3 di Gasperini ancora è un'incognita. Non ispira particolarmente nemmeno la difesa del Milan, visto il momento no e visto che il Cagliari è più riposato.&nbsp;<br><br><strong>CENTROCAMPISTI</strong><br><br>Il Catania ha bisogno di goal: spesso assist e reti alle falde dell'Etna passano dai due argentini Gomez-Barrientos, diventati due veri e propri attaccanti esterni. Nell'Inter ci si aspetta molto di più da Sneijder che col Siena è andato vicino al goal, ma che dovrà mettersi sulle spalle la squadra per ripartire, ed il Chievo potrebbe essere un buon avversario per poter lasciare il segno. B.Valero è ormai un abbonato degli ottimi voti, non regalerà molti goal ma è un usato sicuro e di garanzia, nonostante la Juve. Proprio dai bianconeri, si può puntare sugli inserimenti di Vidal e Marchisio per sperare in qualche bonus, oppure sulla regia di Pirlo se si punta ad un buon voto. Con Boateng squalificato, al Milan chi dovrà fare gli inserimenti sarà Antonio Nocerino, l'anno scorso vero e proprio goleador rossonero. I tifosi ci sperano, chissà che possa arrivare il goal già col Cagliari per l'ex Palermo, ispira fiducia. Sul fronte Lazio-Napoli, interessantissimo scontro Hamsik-Hernanes: un match che sembra essere davvero emozionante, almeno sulla carta, ed è giusto puntare sui due giocatori che hanno molte possibilità di risultare tra i protagonisti dell'incontro. Nel match tra Roma e Sampdoria invece troviamo un Lamela che probabilmente avrà una maglia da titolare e pur risultando centrocampista giocherà a fianco di Osvaldo e Totti: chissà che non ci esca almeno un assist. Per i blucerchiati invece, orfani di Maxi Lopez, si punta su Estigarribia che dovrà affiancare Pozzi e che quindi giocherà, al solito, da terzo attaccante. Nel match contro l'Inter è sembrato in formissima Alessandro Rosina, chissà che non regali qualche gioia ai tifosi bianconeri nel match contro il Bologna di un altro grandissimo fantasista, Alessandro Diamanti, chiamato a riscattarsi dopo l'errore dal dischetto nel match contro il Pescara. A Torino occhi a Cerci che finalmente avrà una chance da titolare probabilmente e che potrebbe mettere in crisi la difesa dell'Udinese. Non dispiace nemmeno il giovane talento del Pescara Quintero.<br><br><strong>ATTACCANTI</strong><br><br>Alberto Gilardino sembra non fermarsi più. Giusto puntare su di lui nel match contro il Siena, chissà che arrivi un altro goal di un Gila ormai ritrovato. Ritrovato come Borriello che nell'ultimo match ha fatto il goal dei 3 punti contro la Lazio, e che affronterà in casa il Parma, anche lui può rivelarsi una bella scelta. Destro dovrebbe guidare l'attacco della Roma e tutti sono curiosi di rivederlo in campo, con un goal magari, e Lamela e Totti come suggeritori fanno sperare in un bello spettacolo. Totò Di Natale, anche se su rigore, ha ritrovato la via del goal, ma sembra che Guidolin voglia fare giocare Barreto dal primo minuto col Toro: peccato sarebbe stata un'ottima chance. Chi deve ritrovare il goal è pure Cavani, che a Catania non ha trovato la rete: match difficile contro la Lazio di un altro bomber, Klose, sfida a distanza tra loro, a noi ispira più l'uruguaiano. Altri due che devono ritrovarsi dopo un momento non felicissimo sono Pazzini e Jovetic: tra i due il match più facile ce l'ha il milanista, ma il viola, contro la Juve, vuole il riscatto dopo l'errore dal dischetto di sabato scorso. Juventus che può invece vantare un Quagliarella in formissima e che magari potrà allungare la serie di goal e dimostrare di essere un "top player". Tutto questo mentre l'Inter aspetta Milito: che arrivi già da questa giornata il goal del Principe?<br><br><strong>TOP11: LA SQUADRA DE ILCALCIO24</strong><br><br>3-4-3<br><br>Frey, Ranocchia, Balzaretti, Legrottaglie; Hernanes, Hamsik, Diamanti, Cerci; Milito, Quagliarella, Cavani<br><br>C1007650FL0676FL0676quagliarella21.jpgSiNfantacalcio-consigli-quinta-giornata-1008656.htmSi100664801,02,03010536
1671008657NewsCampionatiInter, Moratti: «Puntiamo sui giovani. Il Milan ha ceduto i migliori»20120924171531inter, morattiInter MorattiDirettamente dagli uffici della Saras, il presidente Massimo Moratti ha parlato questo pomeriggio dopo la sconfitta contro il Siena: "Devo dire che ieri è andata male, essendo una partita che dovevamo vincere contro il Siena per dare un segnale positivo alla squadra. Li abbiamo schiacciati, è vero, ma abbiamo anche rischiato come capita in queste partite ed è andata così - riporta FcInterNews.it -. Mercoledì bisogna tornare a vincere a Verona, c'è Stramaccioni che è capace e ci sono anche i giocatori, in abbondanza, poi i tifosi possono capire il momento. Ma ora, serve la soluzione migliore per trovare la fiducia giusta".<br><br> Moratti parla poi della difesa a tre: "Lascio che sia una decisione affidata a chi ne capisce più di me. L'allenatore non avrà il peso ma la responsabilità della decisione, se si pensa possa essere la giusta soluzione ci sta provarla. La crisi? Il Milan ha ceduto giocatori importanti, noi stiamo inserendo gradualmente giovani, certo che non abbiamo più una super squadra noi e il Milan, anche se speriamo che arrivino buoni risultati. Purtroppo non ci si può permettere un super campione da 20 milioni di ingaggio, la crisi è generale".<br><br>C1007650Milanoadm001adm001Moratti174.jpgSiNinter-moratti-puntiamo-sui-giovani-il-milan-ha-ceduto-i-migliori-1008657.htmSiT1000026100075701,02,03010212
1681008648NewsCampionatiMilan, c`è pure chi scommette sulla retrocessione..20120924132848Milan quota retrocessioneLa retrocessione in B dei rossoneri è data a 22Che il Milan sia in crisi, è un dato di fatto. La panchina di Allegri trema sempre di più, con stampa e tifosi che ormai da diversi giorni puntano il dito contro l'allenatore ex Cagliari, che nonostante la fiducia di Galliani, ormai è sempre più in bilico. Ma c'è chi rincara ancora di più la dose. I bookmakers infatti hanno addirittura iniziato a quotare la retrocessione dei rossoneri in serie B. La discesa nella serie cadetta del club di Berlusconi per i bookmakers vale 22 volte la posta, quota non altissima vista l'importanza del club rossonero e lo shock che ne deriverebbe da una retrocessione. Al momento, &nbsp;seppur il Milan non attraversi un momento difficile, parlare di retrocessione dopo solo 4 giornate sembra davvero esagerato, ma non tutti la pensano così..&nbsp;MilanoFL0676FL0676galliani.jpgSiNmilan-ce-chi-scommette-sulla-retrocessione-1008648.htmSiT1000027100664801,02,03010242
1691008520NewsCoppeUEFA Champions League Gruppo C20120918093661Champions League Gruppo CProbabili formazioni&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;GRUPPO C<BR><BR>E' già tempo di out-out per i rossoneri. La partenza disastrosa in campionato (sconfitte casalinghe contro Sampdoria e Atalanta) ha già messo in discussione la panchina di Allegri sebbene le colpe non siano da ascrivere al tecnico livornese. Pochi i cambi previsti all'undici di partenza. D'altronde Robinho e Pato sono ancora ai box. <BR><BR>A S.Siro arriva un Anderlecht privo di due dei suoi uomini migliori (Matias suarex è infortunato e Jovanovic è squalificato) e reduce da 3 pareggi consecutivi in campionato. Insomma, è una sfida tra due squadre in crisi di identità in cui tutto può succedere. <BR><BR>Probabili formazioni<BR><BR>MILAN (4-1-3-2): Abbiati; Abate, Bonera, Acerbi, Antonini; De Jong; Ambrosini, Boateng, Montolivo; Pazzini, El Shaarawy<BR><BR>ANDERLECHT (4-4-2): Proto; Odoi, Wasilewski, Deschacht, Safari; Gillet, Biglia, Kanu,Yakovenko; Mbokani, De Sutter<BR><BR><BR>Sfida tra le due squadre che possono insidiare la leadership nel Milan nel girone. Gli spagnoli, rigenerati dal ritorno in grande stile dello sceicco-proprietario del club, sono partiti benissimo in campionato e sono reduci dal 3-1 rifilato al Levante portandosi a 10 punti in classifica in sole 4 giornate. <BR><BR>Lo Zenit, invece, malgrado gli esordi di Witsel e Hulk (prelevati nell'ultimo giorno di mercato da Benfica e Porto) ha perso in casa per 2-0 contro il Terek Grozny. Il momento di forma, insomma, arride agli spagnoli ma, con un giocatore come Hulk tra i propri 11, lo Zenit può aspirare al colpaccio. <BR><BR>Probabili formazioni <BR><BR>MALAGA (4-1-4-1): Caballero; Sanchez, Demichelis, Weligton, Monreal; Camacho; Joaquin, Isco, Portillo, Eliseu; Saviola<BR><BR>ZENIT (4-3-3): Malafyev; Anyukov, Alves, Lombaerts, Yanbaev; Zyryanov, Denisov, Shirokov; Faizulin, Kerzhakov, Hulk <BR><BR>EuropaFL0411FL0411el-shaarawy-milan.pngSiNchampions-league-gruppo-c-probabili-formazioni-1008520.htmSi100427901,02,03010120
1701008437NewsCampionatiInter, Ranocchia: «Mai parlato con la Juventus. Stramaccioni mi sta dando fiducia»20120913101831inter, ranocchiaInter Ranocchia JuventusL'ex difensore del Bari, inetrvistato da Tuttosport, si sente di nuovo in forma dopo un periodo di crisi, che l'anno scorso gli è costato il posto all'Inter.<br><br> Sei mesi da incubo, un'estate passata a sgobbare e un inizio stagione da protagonista. In attesa di ritrovare pure la Nazionale (che gli manca assai), Andrea Ranocchia si confessa in questa lunga vigilia che porterà alla sfida di gala dell'Olimpico contro il Torino. Una partita speciale per lui che deve molto a Giampiero Ventura, l'allenatore che  insieme ad Antonio Conte -, gli ha permesso di fare il salto nel grande calcio.<br><br> Andrea cosa le ha insegnato Ventura?<BR>«Lui dà molta importanza al possesso palla, fa in modo che tu sia a tuo agio quando hai il pallone tra i piedi e ti dà grande tranquillità. Ventura è un maestro di calcio ed un tipo simpaticissimo che fa battute su battute. Sul lavoro però è molto, molto meticoloso e prepara la partita benissimo: quando scendi in campo sai perfettamente cosa devi fare e sai pure quello che faranno i tuoi avversari».<br><br> Le squadre di Ventura, di solito, partono forte: un problema in più per l'Inter?<BR>«Partono forte perché le sue squadre sanno giocare a calcio: dal portiere al centravanti, tutti sanno cosa fare col pallone, per questo è uno dei migliori allenatori che abbia mai conosciuto. Noi però siamo l'Inter e a Torino dobbiamo fare l'Inter: non possiamo perdere più altri punti dopo averlo fatto con la Roma».<br><br> A proposito, cosa è successo quella sera?<BR>«Si sono dette tante cose, ma con la Roma abbiamo giocato veramente bene e sull'1-1 pensavo che l'avremmo pure vinta la partita. Poi però è arrivato quel contropiede che ci ha tagliato le gambe. La strada però è questa: bisogna soltanto migliorare le cose che sono andate bene perché in un campionato come questo, vince chi fa meno errori».<br><br> Un Ranocchia così, farebbe bene anche alla Nazionale. Quanto le fa male non essere stato convocato?<BR>«Dispiace, però in questo momento forse è un bene perché posso lavorare, allenarmi e concentrarmi sulla mia squadra. Poi, se continuerò su questi livelli, il ritorno in Nazionale sarà soltanto una conseguenza».<br><br> Prandelli, o chi per lui, le ha spiegato il perché dell'esclusione?<BR>«No, non ho sentito nessuno. Il mister non è una persona che chiama per dare spiegazioni: lui fa le sue scelte e si accettano tranquillamente».<br><br> L'anno scorso cosa è successo?<BR>«Ho passato un periodo in cui non ci stavo molto con la testa, ci sono pure stati episodi sfortunati ma ci ho messo del mio. È stato un anno sbagliato, ma credo che, alla fine, queste esperienze ti facciano crescere tanto, anche più di quando vai bene. Perché, migliorando i tuoi errori, impari come persona e cresci da calciatore».<br><br> Vero, però ha trovato pure allenatori che non hanno creduto in lei&<BR>«Sì, anche quello è stato un problema perché nel mio ruolo è sicuramente importante sentire la fiducia, ma, ripeto, ci ho messo anche del mio. Però non voglio stare a dar colpe, me le assumo quasi tutte io e sono contento di quello che ho passato perché credo sia stata comunque una tappa fondamentale della mia crescita».<br><br> Cosa è scattato quest'estate?<BR>«Avevo voglia di riscattarmi. Ma già a fine stagione è cambiata qualcosa, ho capito di aver toccato il fondo e mi sono dato una spinta verso l'alto. Mi sono detto che dovevo fare qualcosa in più perché quello che avevo fatto non bastava e non è bastato. Così, ho preso tre giorni di vacanza e poi ho iniziato subito ad allenarmi e sono arrivato a Pinzolo che andavo già forte. Era l'unico modo che avevo per riscattarmi».<br><br> Chi l'ha aiutata a risalire?<BR>«Gigi (l'amico ed addetto stampa dell'Inter, ndr), mi è sempre stato vicino. In certe situazioni però gli altri possono soltanto darti una parola, ma ti devi tirare fuori da solo: così sono andato in America, ho staccato per tre giorni e poi mi sono rimesso ad allenarmi in palestra dopo aver spento il cellulare».<br><br> Quando l'ha riacceso, quanti sms ha trovato di Conte per convincerla ad accettare la Juventus?<BR>«No, no& Ho spento il telefono e avevo un numero americano. Non so se i dirigenti della Juve abbiano parlato con la società ma con me non hanno assolutamente parlato. Quest'estate mi sono allenato per l'Inter e non per un'altra squadra».<br><br> D'accordo, ma ha mai pensato di andare via?<BR>«Io ho un contratto fino al 2015 e darò tutto quello che avrò per questa maglia».<br><br> Con Stramaccioni, come va?<BR>«Quando è arrivato l'anno scorso, c'ero fisicamente ma non mentalmente. Quest'anno mi ha dato fiducia da subito e cercherò di ripagarlo. È una persona diretta che se deve dirti qualcosa te la dice in faccia e questo credo sia un bene».<br><br> Questa Inter è da scudetto?<BR>«Questa Inter deve pensare solo a lavorare. Dopo il Triplete con mondiale per club e Supercoppa arrivati nei mesi successivi, si è parlato tanto bisogna continuare a vincere ed è arrivata solo una coppa Italia. Per questo bisogna solo correre, poi i conti si faranno alla fine».<br><br> Essere coinvolto nell'inchiesta di Bari, quanto la disturba?<BR>«Quando è uscita questa cosa, sono rimasto di sasso perché non me l'aspettavo assolutamente. È giusto che la giustizia indaghi se ha dei dubbi perché il calcio deve essere pulito, perché le famiglie e i bambini che vengono allo stadio devono vedere uno spettacolo e non cose strane che non vanno d'accordo con questo mondo».<br><br> Ma lei è preoccupato?<BR>«No, io sono tranquillo e chi mi conosce sa che queste cose non mi toccano. Adesso faranno tutte le indagini del caso e finirà lì, assolutamente senza problemi».<br><br> &nbsp;<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>C1007650Milanoadm001adm001ranocchia-mercato.jpgSiNinter-ranocchia-mai-parlato-con-la-juventus-stramaccioni-mi-sta-dando-fiducia-1008437.htmSiT1000026100075701,02,03010344
1711008373NewsCampionatiMonte Ingaggi di Serie A in leggero calo20120911100920Serie AMonte ingaggi di serie A in leggera flessioneCome rivela oggi La Gazzetta della Sport`, il monte ingaggi della Serie A, nonostante la crisi economica, resta pressoché costante rispetto alla scorsa stagione, facendo registrare appena una leggera flessione, determinata principalmente dalla nuova politica di rigore economico delle due società milanesi, Inter e Milan. <BR><BR>Ecco la graduatoria in valori lordi della spesa per gli ingaggi dei 20 club di A:<BR><BR><BR>1. Milan - 120 milioni di euro<BR>2. Juventus - 115<BR>3. Inter - 110<BR>4. Roma - 95 <BR>5. Lazio - 66,2<BR>6. Napoli - 53,20<BR>7. Fiorentina - 38,8<BR>8. Sampdoria - 29,8<BR>9. Genoa - 28,9<BR>10. Bologna - 28,4<BR>11. Atalanta - 23,7<BR>12. Palermo - 23,4<BR>13. Torino - 22<BR>14. Udinese e Parma - 21,2<BR>16. Siena - 18,9<BR>17. Catania - 18<BR>18. Cagliari e Chievo - 15,9<BR>20. Pescara - 10,8<BR><BR>ItaliaFL0411FL0411classificaseriea2011201212giornata.jpgSiNmonte-ingaggi-seriea-in-leggera-flessione-1008373.htmSi100427901,02,03010292
1721008351NewsCampionatiMilan, Allegri: «Non sono un tagliatore di teste. Ancelotti è stato fortunato. A Conte non invidio niente»20120910121531milan, allegriMilan AllegriIntervistato da La Stampa, Massimiliano Allegri si è prestato per parlare di tutto ciò che riguarda il passato del Milan, il presente e il futuro suo e della squadra rossonera. La disamina del mister ha toccato anche argomenti come il calciomercato, Antonio Cassano, Alessandro Nesta, i rapporti con Silvio e Barbara Berlusconi e la Juve, avversaria per eccellenza nella corsa al tricolore.<br><br> Passa per essere un tagliatore di teste.<BR>"Serviva un cambio generazionale, sarò antipatico ma così va la vita. Ancelotti è stato fortunato ad allenare gente come Gattuso, Inzaghi, Nesta e Seedorf nel fior fiore della loro carriera. Anch`io avrei voluto averli a disposizione con sette anni in meno. Serve coraggio per prendere decisioni dolorose e il Milan lo ha avuto. Parlare di questi campioni continuamente è sbagliato, è una mancanza di rispetto nei confronti di chi è rimasto".<br><br> È vero che soffre i giocatori di grande personalità?<BR>"Per due anni ho allenato gente che ha portato a casa coppe di ogni tipo. Si vince con i giocatori bravi, il resto sono fandonie. Non ho mai visto un allenatore far gol dalla panchina. Non si può andare d`accordo con tutti però quando scelgo gli undici penso solo a chi può farmi vincere".<br><br> Parla poco con chi va in panchina.<BR>"I ragazzi lo sanno: non sono il tipo che giustifica le sue scelte perché sarebbero solo prese in giro. Durante la settimana è un altro discorso. La cosa più importante è il rispetto e c`è sempre stato, con me tra l`altro hanno sempre giocato tutti".<br><br> Cassano non è stato tenero con lei. Perché non ha voluto replicare né a lui né ad altri?<BR>"Perché non ha senso, perché non serve parlare dopo, perché ci vuole rispetto e non tutto è dovuto. Spero di restare al Milan per tanto tempo ma se succederà qualcosa di diverso dirò ugualmente grazie. Sarò sempre grato a Berlusconi e a Galliani per questa esperienza".<br><br> Nessun senatore le ha detto pubblicamente grazie.<BR>"Forse risulto antipatico perché sono una persona diretta, magari avrei dovuto prenderli in giro".<br><br> Ha mai provato a convincere Nesta a restare?<BR>"Abbiamo parlato anche il giorno in cui ha annunciato il suo addio. Niente da fare, era irremovibile".<br><br> Perché il Milan sceglie De Jong e si lascia scappare Verratti?<BR>"Perché il cartellino di Verratti costava molto e quando ha scelto Parigi noi avevamo ancora Ibra e Thiago Silva. Però su questo argomento voglio dire una cosa".<br><br> Prego.<BR>"Fino a poco tempo fa andava di moda dire che i nostri giovani sono scarsi. Adesso giocano ovunque. Per la crisi? Macchè, perché sono bravi".<br><br> Qual è la frase di Berlusconi che non scorderà mai?<BR>"Mi colpisce il suo modo di porsi. Non è mai banale".<br><br> Come ci si rapporta ad un dirigente donna?<BR>"Se si riferisce a Barbara Berlusconi, direi molto bene. Quando può viene a trovarmi a pranzo, ha voglia di conoscere e porta entusiasmo".<br><br> C`è qualcosa che invidia a Conte?<BR>"Direi di no, anche se ha fatto un ottimo lavoro, cambiando pure sistema di gioco".<br><br> Che impatto avrà la Champions sul campionato della Juventus?<BR>"Possono anche perderle tutte ma se noi non facciamo risultato è tutto inutile. Meglio guardare solo in casa nostra".<br><br> San Siro è diventato un tabù. Colpa del sintetico?<BR>"È un fatto casuale. Quando l`Inter ha pareggiato due a due con il Vaslui ho tirato un sospiro di sollievo".<br><br> Calciomercato a parte, sente la crisi economica?<BR>"Purtroppo sì, ho tanti amici che sono dipendenti e sono preoccupati perché rischiano il posto di lavoro".<br><br> Che idea si è fatto della situazione dell`Italia?<BR>"Dobbiamo trovare una via d`uscita per forza. Non ci manca niente, il nostro paese ha storia, cultura e un paesaggio unico".<br><br> Dopo il Milan dove si immagina?<BR>"Non sono eterno come il Trap, voglio godermi la vita. Prima però mi piacerebbe fare un`esperienza con la Nazionale".<br><br>C1007650Milanoadm001adm001allegri400.jpgSiNmilan-allegri-non-sono-un-tagliatore-di-teste-ancelotti-fortunato-a-conte-non-invidio-niente-1008351.htmSiT1000027100075501,02,03,07010399
1731008341NewsCampionatiGenoa, Immobile: «Proverò ad essere il capocannoniere»20120910103615genoa, immobileGenoa ImmobileDalle pagine di Tuttosport parla Ciro Immobile, attualmente impegnato in Irlanda con l'Under 21. L'attaccante del Genoa tira in ballo l'attuale crisi finanziaria che ha colpito anche il calcio, spiegando come questa situazione possa paradossalmente aiutare i giovani ad esplodere e ad avere visibilità. Poi, una candidatura importante: se ci saranno le possibilità, Immobile proverà fino all'ultimo a lottare per la classifica dei capocannonieri. Poi, sul futuro, Immobile ringrazia la Juventus ma al momento si dice concentrato esclusivamente sul Genoa.C1007650Genovaadm001adm001secolo18-024.jpgSiNgenoa-immobile-provero-ad-essere-il-capocannoniere-1008341.htmSiT1000022100075701,02,03010184
1741008260NewsCalcio EsteroClamoroso, Drogba è stato ad un passo dalla Juve20120907083055drogbaOfferta dei bianconeri nelle ultime ore di mercatoDidier Drogba è stato molto vicino allo sbarcare nel nostro campionato: l'ivoriano infatti avrebbe rifiutato un'offerta last minute della Juve nell' ultima sessione di mercato.<br><br> Stando infatti a quanto riporta <EM>France Football </EM>la dirigenza bianconera infatti, approfittando del periodi di crisi dello Shenua, ha fatto una bella proposta al bomber ivoriano che però ha rifiutato visto che essa è arrivata nelle ultime ore di mercato e non è riuscito quindi ad organizzarsi. <br><br> Insomma, se la Juve anzichè pensarci l'ultimo giorno, ci provava prima magari a quest'ora anzichè Bendtner c'era un attaccantuccio di tutto rispetto...<br><br>C1007650FL0141FL01411250101-drogba.jpgSiNclamoroso-drogba-e-stato-ad-un-passo-dalla-juve-1008260.htmSiT1000007100205001,02,03,06010222
1751008250NewsCampionatiGenoa, Borriello: «Devo segnare almeno 15 reti altrimenti rischio»20120906184830genoa, borrielloGenoa Borriello<STRONG>Marco Borriello</STRONG> si presenta dopo il ritorno al<STRONG> Genoa</STRONG>. L'ex bomber della Roma ha parlato in conferenza stampa: "Spero di segnare almeno 15 reti altrimenti rischio di prendere qualche scarpata. Sarei dovuto venire a Genova già l'anno scorso, il 30 agosto, ma la mattina del 31 Sabatini mi tolse dal mercato. Sono un istintivo, non un ruffiano: se ho tolto la maglia esultando col Milan fu per gioia personale, non per contestazione. Juventus? Ognuno fa i propri ragionamenti e conti. Io pago esser arrivato alla Roma con un quinquennale firmato con la famiglia Sensi. L'anno dopo è arrivata una nuova dirigenza con un nuova società e da due anni mi trovo a dover cambiare squadre l'ultimo giorno di mercato. Prendermi non è facile anche per colpa della crisi, visto che si affronta una grande spesa. Sono due anni che non rientro nei piani tecnici della Roma: l'hanno dimostrato sia Luis Enrique che Zeman. Finché ho avuto continuità di gioco ho sempre segnato i miei gol in giallorosso".C1007650Genovaadm001adm001C_3_Media_1114773_immagine_l.jpgSiNgenoa-borriello-devo-segnare-almeno-reti-altrimenti-rischio-1008250.htmSiT1000022100075701,02,03010218
1761008225NewsCalcio EsteroAncelotti: «Campionato italiano in crisi? Ma non scherziamo, la Juve in Champions può stupire»20120906091311ancelotti«Verratti? dovreste vedrlo giocare nello stretto: fantastico!«Carlo Ancelotti,&nbsp;&nbsp;dopo la prima vittoria in campionato e la conseguente tranquillità recuperata, fa il punto della situazione sotto la Tour Eiffel:<br><br> <EM>"Farò di tutto per vincere. L`obiettivo è chiaro: conquistare lo scudetto in Francia, superare il girone in Champions League e poi chissà. A livello tattico non siamo ancora equilibrati. Ma il lavoro principale da fare riguarda l`aspetto psicologico. Ibra? Molti lo giudicano arrogante, ma non è affatto così. Gli piace scherzare, fare battute. A me ricorda un po` Pirlo. All`esterno giunge un`immagine che non corrisponde alla realtà. E` uno schietto, ti dice le cose in faccia. A me piacciono i tipi così. Però è anche molto rispettoso dei ruoli. Insomma, io lo vedo come un grande trascinatore, ha motivazioni e può essere l`uomo-faro del gruppo.</EM> <br><br> Il discorso poi si sposta sul nostro campionato, a detto di molti (per lo più suoi giocatori...), in crisi: <EM>"Ma non scherziamo!</EM> -dice alla Gazzetta dello Sport-<EM>L`Italia è arrivata seconda all`Europeo! Semmai la mancanza di soldi sta indicando una nuova strada da percorrere. Ora si lanciano i giovani. Più per necessità che per effettivo convincimento, ma va bene lo stesso. Io guardo con interesse Destro, El Shaarawy, Borini che è andato al Liverpool e mi coccolo Verratti al Psg. Il nuovo Pirlo? E` un po` diverso, gioca più sul corto, è meno lanciatore, ma dovreste vederlo nello stretto: fantastico!</EM> <br><br> Sulla prossima champions l'ex tecnico del Milan punta sulla Juve:&nbsp; <EM>"La Juventus, in Europa, può stupire. Ha un gioco basato sulla velocità e sull`intensità, l`anno scorso ha vinto lo scudetto anche perché aveva un solo impegno, vedremo come reagirà al cambiamento. Non è facile gestire due competizioni. Comunque la Juve, nell`ultima stagione, mi ha davvero impressionato e il merito sta in tre nomi: Conte, Pirlo e Agnelli. Il Milan? Tocca ad Allegri sistemare il Milan dopo gli ultimi acquisti. Nel dna del club c`è la Champions più del campionato, questo non va mai dimenticato."</EM><br><br> carletto poi in conclusione spegne tutte le voci su un suo&nbsp;possibile ritorno in Italia:<EM> "e perchè? sto bene a Parigi..."</EM><br><br>FL0141FL0141Ancelotti41.jpgSiNancelotti-campionato-italiano-in-crisi-ma-non-scherziamo-la-juve-in-champions-puo-stupire-1008225.htmSi100205001,02,03010125
1771008173NewsEditorialeLa dura legge del denaro: Arabia vs Russia20120904113226mercato chelsea psg zenitLo Zenit porta a casa Hulk e Witsel per 70 milioniChe ci sia un monopolio dettato dalla dura legge del denaro è ormai risaputo. Non conta più se sei l'Inter, il Milan o la Juventus, ormai le sirene per i giocatori che stanno per lasciare la propria squadra, non sono più il blasone della società che ti cerca o la possibilità di indossare la maglia che un tempo fu di alcuni dei più grandi campioni del calcio. Ormai chi fa da padrone è il denaro. E in un periodo in cui la crisi si fa sentire, seppur in minima parte dato che si parla sempre di società con un fatturato pluri-milionario, chi ne ha di più vince, non solo in campo ma anche sul mercato. Facile pensare subito a PSG e Manchester City che negli ultimi 2-3 anni sono stati assoluti protagonisti del mercato, assicurandosi alcuni dei giocatori più forti in circolazione sbaragliando la concorrenza. <BR><BR>E poco importa se ti muovi con netto anticipo (vedi Lucas per l'Inter),quando arrivano loro puoi solo fatti da parte e dire un pò stizzito "accomodatevi, è tutto vostro". Chi però ha inaugurato sicuramente la moda del "Paperon de Paperoni si da al calcio" è stato sicuramente Roman Abramovich che, preso il Chelsea, nei primi anni da patron del Chelsea ha creato una squadra nuova quasi da zero, non badando alle cifre presenti sull'assegno. Nonostante comunque negli ultimi 2 anni avesse un pò "mollato la presa", o meglio, speso meno rispetto ai primi anni da presidente (si pensi alle super spese per giocatori come Crespo e Mutu persi poi nel giro di pochi anni), l'anno scorso è arrivato il coronamento di questa gestione, con la prima Champions della storia Blues. Nel giro di qualche anno è facile pensare inoltre che anche il Monaco (ora nella serie B francese) si iscriva al club, dopo che i nuovi padroni hanno già creato una squadra davvero competitiva che punta alla risalita in Ligue 1 già da quest anno. E se gli arabi del Malaga hanno lasciato il club spagnolo dopo solo un anno lasciando in eredità più debiti che campioni, chi sorprende ancora una volta viene dalla Russia: recentemente infatti lo Zenit di Spalletti ha deciso di fare shopping in Portogallo portando a casa Hulk e Witsel (rispettivamente Porto e Benfica) per un totale di 70 milioni. Cifre (40+30) sicuramente lontanissime dagli standard italiani e di molti club europei. Ennesimo scontro tra Russia (Zenit, Chelsea) e Arabia (City,Psg)<BR><BR>C1007650FL0676FL0676hulk.jpgSiNla-dura-legge-del-denaro-russia-vs-arabia-1008173.htmSi100664801,02,03010419
1781008147NewsCampionatiI tifosi disertano gli stadi. La crisi aumenta ma da altre parti non è così 20120903144531serie a Serie ALa crisi del calcio italiano è senza fine: secondo quanto riporta<EM> Panorama</EM> c'è stato un calo sostanziale delle presenze allo stadio. Nelle prime due giornate di campionato le presenze sono state complessivamente 443.908, nel 2011 furono 460.573, nel 2010 480.408 e nel 2009 addirittura 527.370. Dati alla mano ogni anno il calo aumenta in maniera preoccupante. Naturalmente fattore principale oltre alla pay-tv l'inospitalità delle nostre strutture. Vecchie ed obsolete a confronte con quelle dei maggiori campionati europei. Unico a salvarsi lo<STRONG> Juventus</STRONG> Stadium, fonte di successo e simbolo della rinascita bianconera.<BR><BR>Per fare un parallelismo impietoso, il Glasgow Rangers che dopo il fallimento milita nel campionato di terza divisione scozzese (corrispondente alla Lega Pro seconda divisione italiana) fa registrare 50.000 presenze ogni partita, questo dovuto ad una grande cultura calcistica (che in Italia latita e non poco) ma anche dall'adeguatezza delle strutture e degli impianti che permettono ai tifosi di recarsi in assoluta sicurezza per vedere i propri beniamini.<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>C1007650Romaadm001adm001stadio.jpgSiNi-tifosi-disertano-gli-stadi-la-crisi-aumenta-ma-da-altre-parti-non-e-cosi-1008147.htmSi100075701,02,03010367
1791008146NewsCampionatiItalia, Prandelli: «Cassano a casa perché non è in forma. Con Pazzini e Osvaldo nuovo modulo»20120903141531italia, prandelliItalia PrandelliQueste le parole in conferenza stampa del ct Cesare Prandelli dal ritiro del Centro Tecnico Federale di Coverciano: "Il campionato? Ci sono state partite molto interessanti. Per il periodo si è visto ritmo alto e buona intensità di gioco.<br><br> Il ritorno di Pazzini? "Abbiamo iniziato questa stagione pensando di poter cambiare anche il modo di stare in campo, anche per i problemi di Balotelli. Per questo abbiamo richiamato Pazzini e Osvaldo. Così vogliamo dimostrare che tutti possono arrivare in Nazionale".<br><br> Cassano fuori? "Chiellini e Thiago Motta sono assenti per gli infortunio patiti ad Euro2012, hanno fatto meno vacanza e li abbiamo fatti rimanere a casa. Antonio per sua ammissione è al 60% e così gli abbiamo permesso di continuare a lavorare. Non possiamo lavorare sul recupero dei giocatori. Non posso rischiare di giocarmi un cambio per un calciatore in non perfette condizioni. Sono gare di qualificazione al Mondiale e dobbiamo subito pensare al risultato".<br><br> Osvaldo? "Nell'ultimo periodo della scorsa stagione l'ho visto troppo nervoso, ma sul piano tecnico rientra a pieno nel quadro degli attaccanti moderni".<br><br> Il movimento italiano? "Ripenso sempre alla Supercoppa di due anni fa fra Inter e Roma. C'erano due italiani in campo. Nell'ultima invece ce n'erano molti di più. Non so se la scelta del Milan di puntare su tanti giovani sia dovuto alla crisi, ma è una situazione giusta".<br><br> <BR>&nbsp;<br><br>Covercianoadm001adm001cesare-prandelli.jpgSiNitalia-prandelli-cassano-a-casa-perche-non-e-in-forma-con-pazzini-e-osvaldo-nuovo-modulo-1008146.htmSi100075701,02,03010349
1801008125NewsFormula 1Formula 1: GP Belgio - Vince Button. Grosjean elimina Hamilton ed Alonso.20120902174115formula 1,belgio ferrari,mclaren,alonso grosjeanSecondo Vettel. Alonso ancora leader del MondialePer la sesta volta in dodici gare Grosjean causa un incidente toccando subito dopo la partenza&nbsp;la McLaren di Lewis Hamilton ed innescando una carambola di cui ne fanno le spese Fernando Alonso e Sergio Perez. Safety car in pista pe 4 giri con Button in testa.<BR>Dopo pochi giri, Maldonado che era sotto investigazione dei commissari per una partenza anticipata si ritira, ma potrebbe essere essergli inflitta l'ennesima penalizzazione da scontare la prossima gara.<BR>A difendere i colori della <STRONG>Ferrari</STRONG> rimane solo Massa che riesce a strappare la quinta posizione dietro a Hulkenberg e davati a&nbsp; Webber sorpassato a 8 giri dal termine.<BR>Sebastian Vettel con una buona rimonta risale fino al secondo gradino del podio davati a&nbsp;Kimi Raikkonen con una gara regolare, rallentato a tre quarti di gara dalla Mercedes di&nbsp;Schumacher in crisi di gomme.<BR>Danno limitato per Alonso in quanto il vincitore odierno,&nbsp;Jenson Button era distante in classifica rispetto al ferrarista,&nbsp;e con Webber scavalcato&nbsp;Vettel che conquista la seconda posizione. Le classifiche potrebbero cambiare ulteriormente in quanto Webber è sotto investigazione dei commissari.<BR>Il vantaggio del ferrarista sugli altri contandenti al titolo si è comunque accorciato e la Ferrari dovrà tornare a vincere nelle prossime gare in quanto non si può sperare sul fatto che gli inseguitori si alternano gara dopo gara. La McLaren è cresciuta nelle ultime gare e diventa una seria minaccia.<BR>Si torna in pista il prossimo week end sul tracciato veloce di Monza dove la Pirelli porterà lo stesso tipo di gomme del Belgio.<br><br>WM01MSWM01MSjenson-button.jpgSiNformula-formula-gp-belgio-vince-button-alonso-hamilton-out-1008125.htmSi100075601,02,03,04010657
1811008114NewsCampionatiJuve, occhio alla rabbia dell`Udinese20120902102043udinese juventusBianconeri impegnati in FriuliDopo la facile vittoria all'esordio col Parma, la Juve Campione d'Italia fa visita all'Udinese, fresca d'eliminazione dai preliminari di Champions, e con tanta rabbia in corpo. Sarà il ritorno in Friuli di Asamoah e Isla, giustamente applauditi dal pubblico di casa, e anchel'esordio in campionato di Gigi Buffon, tornato tra i convocati dopo l'assenza della settimana scorsa, e Giorgio Chiellini, reduce dall'infortunio rimediato agli&nbsp;Europei.&nbsp;La Juve cerca i tre punti per restare al comando, mentre una sconfitta sarebbe maldigerita dagli uomini di Guidolin dopo il ko di Firenze: Giovinco recupera e va in ballottaggio con Matri da un lato, Fabbrini ancora favorito su Muriel dall'altro lato.<BR><BR>QUI UDINESE: Guidolin in conferenza stampa: "Il <EM>campionato non aspetta nessuno. Dobbiamo voltare pagina. Non c'è nient'altro da fare.</EM><EM>Non è vero che sono stato snobbato dalle grandi squadre. Ho scelto di stare qui perchè ho sposato questa famiglia,</EM>&nbsp;<EM>sono ambizioso, mi sarebbe piaciuto essere l'unico allenatore, o almeno il primo, ad accompagnare l'Udinese nei vari passaggi della Champions League. Per me a questo punto conta più la storia che la carriera, più la gloria che il denaro. Ma adesso dobbiamo guardare avanti, perchè questa è la vita, questo è lo sport. Dobbiamo proiettarci sulla partita di domani e darci dentro con tutte le qualità che deve avere una squadra che sa che deve affrontare la prima della classe, andando a caccia di punti salvezza. Asamoah?&nbsp;</EM> <EM>Sapevo che sarebbe diventato importante per la Juve.&nbsp;E' una persona meravigliosa, si mette a disposizione sempre: non mi stupisce che sia già diventato un beniamino".</EM><BR><BR>QUI JUVENTUS: <EM>"L'Udinese ferita è ancora più pericolosa. E poi, dove arriva la Juve, le forze si raddoppiano. Dovremo stare attenti ed entrare in campo con la testa giusta, ma è chiaro che puntiamo alla vittoria perché siamo la Juventus. Io antipatico? Preferisco tutta la vita essere vincente e antipatico, piuttosto che perdente e simpatico. Calciomercato? Ottimo. La rosa è competitiva. Anche Bendtner è un giocatore che servirà molto. Non è stata una prima scelta a causa della crisi economica che attraversa il nostro calcio, ma è un acquisto mirato, sì. C'é stata una opportunità e l'abbiamo colta, ma sapevamo bene da prima che cosa avrebbe potuto darci. Il Chelsea? E' vero, ha qualche problema, soprattutto in difesa, ma sarà comunque difficile affrontarlo. Cercheremo di capire quali siano i suoi punti deboli. Dovremo essere umili e affamati, lavorare per crescere ancora".</EM>&nbsp; <BR><BR>FORMAZIONI: Guidolin dovrebbe lanciare subito Lazzari a centrocampo: accanto a lui in mediana sicuro Pinzi e poi uno tra Willians e Pereyra. In avanti solito ballottaggio tra Fabbrini e Muriel, con il neoazzurro favorito. In casa Juve ritornano Buffon e Chiellini: in avanti Giovinco leggermente favorito su Matri per far da spalla a Vucinic. Ritorna tra i convocati Martin Caceres<BR><BR><SPAN style="COLOR: #ff0000"><STRONG>Udinese (3-5-2):</STRONG></SPAN> Brkic; Benatia, Danilo, Domizzi; Basta, Pinzi, Pereyra, Lazzari, Armero; Fabbrini, Di Natale.<BR><STRONG>A disp.:</STRONG> Pawlowski, Padelli, Heurtaux, Coda, Angella, Gabriel Silva, Pasquale, Faraoni, Muriel, Fabbrini, Barreto, Maicosuel. <STRONG>All</STRONG>.: Guidolin<BR><BR><SPAN style="COLOR: #ff0000"><STRONG>Juventus (3-5-2):</STRONG></SPAN> Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Lichtsteiner, Vidal, Pirlo, Marchisio, Asamoah; Giovinco, Vucinic<BR><STRONG>A disp.: </STRONG>Storari, Branescu, Marrone, Caceres, De Ceglie, Pogba, Giaccherini, Matri, Quagliarella. <STRONG>All</STRONG>.: Carrera<BR><BR> <DIV class=archivio_art><A class=icon_generic title="Vai all'archivio" href="http://www.tuttosport.com/archivio/notizie/calcio/serie_a/udinese/1-40"></A><EM>&nbsp;</EM>&nbsp;</DIV>C1007650FL0141FL0141asamoah-juventus-napoli.jpgSiNjuve-occhio-alla-rabbia-dell-udinese-1008114.htmSiT1000007,T1000011100205001,02,03,06010208
1821007956NewsEditorialeTalento o denaro, cos`è fondamentale? Il bivio e la possibilità di una svolta20120829094200Psg, Manchester City, Serie A, calciomercato, Udinese, Champions LeagueLe grandi del mercato barcollano, Italia giovane e bella. La rivincita dei «poveri d`Europa«I primi incontri ufficiali della stagione stanno già dando alcuni verdetti: l`assennatezza paga, le grandi cifre no. Mentre nella prima giornata della <STRONG>Serie A</STRONG> i giovani l`hanno fatta da padroni, insieme ad alcune buone rivelazioni, in Francia il <STRONG>Psg</STRONG> (140 milioni spesi sul mercato) annaspa confusamente, riuscendo a strappare solo tre punti in tre giornate, tra l`altro contro i modesti Lorient e Ajaccio, oltre che con il Bordeaux nell`ultimo week end. Sull`altra sponda della Manica, il <STRONG>City</STRONG> vince di misura (3-2), peraltro in casa, sui neopromossi del Southampton, e pareggia stentatamente contro il Liverpool. In <STRONG>Spagna</STRONG>, invece, la musica è diversa. Lì il rigore è più forte, coadiuvato da una diversa mentalità: quella della cantera, del campione cresciuto fin da piccolo e mantenuto all'interno del club. Il <STRONG>Real Madrid</STRONG> ha rappresentato un'eccezione negli ultimi anni, con un picco massimo di 257 milioni spesi nel 2009-'10, anche se quest'anno ha dovuto tirare il fiato. <BR><BR>Investimenti, dunque: ecco la chiave per poter andare avanti senza i grandi capitali e petrodollari a disposizione di altri club. Sicuramente potremo trarre giudizi più precisi quando cominceranno le fasi finali delle coppe europee e potremo vedere i primi scontri diretti tra le grandi d'Europa, ma per adesso dobbiamo accontentarci di confrontare i risultati ottenuti dalle varie formazioni nei propri campionati. A questo proposito, ieri abbiamo assistito alla prematura uscita di scena dall'Europa&nbsp;delle stelle&nbsp;dell'<STRONG>Udinese</STRONG>, più per colpa di una preparazione insufficiente che di una rosa di scarso valore. Uno a uno in entrambe le gare, e la lotteria dei rigori, piena incarnazione pallonara del fato, che premia i portoghesi infrangendo il sogno di Guidolin e dei bianconeri. Siamo comunque certi che intraprenderanno un ottimo cammino in<STRONG> Europa League</STRONG>, quando le menti saranno più concentrate, le giornate meno calde e i muscoli più temprati. <BR><BR>Una cosa è sicura: in <STRONG>Italia</STRONG> qualcosa è cambiato, e non poco. Non accadeva da più di dieci anni, e non parliamo dell'ennesimo anticiclone estivo, ma dell'età media dei marcatori della prima giornata: quest'anno è stata di 26,31 anni. Infatti dobbiamo risalire alla stagione 2001-'02 per trovare una media più bassa: 25,90. Ma la differenza, radicale, è una: nell'estate del 2001 le italiane erano le regine indiscusse del mercato, lasciando solo le briciole a spagnole e inglesi. Oggi invece, sommando le spese delle tre squadre del nostro paese che hanno investito di più sul mercato (<STRONG>Inter</STRONG>, <STRONG>Juventus</STRONG> e <STRONG>Roma</STRONG>), non si raggiunge nemmeno la quota spesa dal club parigino di Al-Khelaifi. Dopotutto l'austerity di oggi è una logica conseguenza delle folli spese degli anni '80, '90 e dei primi del nuovo millennio. Che sia questo il destino della florida Premier League, la quale vede il bilancio dell'estate di mercato in rosso di più di 200 milioni? D'altronde, come ha detto Arrigo Sacchi, il bel gioco non si può certo comprare. <BR><BR>La crisi economica, che sta colpendo  seppur in maniera attutita  il calcio multimilionario, potrebbe invece costituire una chance per rifondare la giostra del pallone. Potrebbe sembrare una contraddizione, ma se nella macchina calcistica girasse meno denaro, si guadagnerebbe in stabilità. Con la fine della folle corsa all'acquisto più costoso, anche i rischi di fallimento per le società diminuirebbero drasticamente. Per non parlare del riciclaggio di denaro da parte di organizzazioni criminali. E così sono le italiane, per il momento, a spuntarla. Le italiane, già. Quelle che non hanno soldi, che trattano per un mese al fine di pagare un milione in meno per il cartellino di un calciatore  quando arriva il riccone di turno che offre il doppio -, che restano senza campioni, che stanno a discutere su una stella in più o in meno quando in Champions vanno fuori ai quarti. Quelle in cui i campioni sono rimpiazzati da giovani che giocano bene e segnano, quelle che hanno fornito alla Nazionale finalista ad <STRONG>Euro 2012</STRONG> venti giocatori su ventitré e che portano grandi talenti in <STRONG>Under 21</STRONG> o alle <STRONG>NextGen Series</STRONG>. L'ennesima rivoluzione calcistica del 2012, la più importante, sta cominciando proprio adesso. E forse si concluderà con un lieto fine, rendendo di nuovo la Serie A il campionato più importante e ricco del mondo. Una bella favola, ma con un'importante morale: investire per il futuro, invece di spendere per il presente. E intendere, per ricco, un calcio pieno di talento per una volta, più che di denaro, ricordando che solo&nbsp;con i soldi si può fare una squadra grande, ma non una grande squadra.<BR><BR>C1007650FL0435FL0435205928hp2.jpgSiNtalento-o-denaro-cos-e-fondamentale-il-bivio-e-la-possibilita-di-una-svolta-1007956.htmSi100612201,02,03010355
1831007947NewsCampionatiMilan, Allegri: «Abbiamo abbassato la media dei giocatori. Vedremo che succederà»20120828173130milan, allegriMilan Allegri<STRONG>Massimiliano Allegri</STRONG> parla della della crisi e dice che questo sara' l'anno zero per il<STRONG> Milan</STRONG>, ma lui non si tirera' indietro. 'Era impensabile che la crisi - dice Allegri a <EM>Chi</EM> - non colpisse anche e soprattutto il mondo del calcio, un mondo dove non ci sono piu' i soldi di una volta. Le partenze dei grandi campioni hanno abbassato il livello del talento, dovremo essere bravi a regalare spettacolo.Per noi sara' l'anno zero. Abbiamo abbassato l'età media dei calciatori. Vedremo che succedera'.C1007650Milanoadm001adm001allegri400.jpgSiNmilan-allegri-abbiamo-abbassato-la-media-vedremo-cosa-succedera-1007947.htmNoT1000027100075701,02,03,07010172
1841007935NewsCalciomercatoShanghai Shenhua in crisi, possibile partenza per Anelka e Drogba20120828121531shanghai shenhua, drogba, anlekaShanghai Shenhua Drogba AnelkaSecondo quanto riportato dal<EM> Daily Mail</EM> potrebbe profilarsi un clamoroso ritorno in Europa di <STRONG>Nicolas Anelka</STRONG> e <STRONG>Didier Drogba</STRONG> i due ex attaccanti del Chelsea che hanno accettato la nuova avventura professionale in Cina con lo<STRONG> Shanghai Shenhua</STRONG>. Alla base di questa ipotesi ci sono i problemi fra i soci di minoranza del club e l'azionista di riferimento Zhu Jun che a fronte del mancato aumento delle quote azionarie promessogli dagli altri soci ha ventilato una sua uscita dal club: una scelta che renderebbe impossibile il pagamento dei contratti due due campioni.Shanghaiadm001adm001C_27_photogallery_6865_listphoto_itemPhoto_9_immagine.jpgSiNshanghai-shenhua-in-crisi-possibile-ritorno-in-europa-per-anelka-e-drogba-1007935.htmNo100075701,02,03010353
1851007789NewsEditorialeFotogrammi di memoria sulle soglie della nuova stagione: cosa resterà di un`estate italiana?20120824080883Serie A 2012-`13, Europei 2012, Olimpiadi 2012, calciomercato, Inter, Juventus, Milan, Fiorentina, Roma, UdineseEuropei, Olimpiadi e una nuova generazione: ricordi che riverberano nel domani, con la speranza di un tempo migliore. Ci siamo: sciarpa beneaugurante, radiolina di emergenza per domeniche fuori porta e soprattutto tanta voglia di perdersi fra statistiche e previsioni di classifica. La vigilia della prima di campionato è arrivata. Domani la <STRONG>Serie A 2012-'13</STRONG> aprirà le danze, con i due anticipi del sabato. L'estate del <STRONG>mercato</STRONG>, degli <STRONG>Europei</STRONG>, delle sere con il cuore in gola, delle <STRONG>Olimpiadi</STRONG> presto lascerà il posto a quello che qualche giorno fa abbiamo definito l'inverno delle certezze. Ma, a distanza di un anno, cosa ci rimarrà di questi caldi tre mesi? A cosa ripenseremo immediatamente, aguzzando la memoria? I ricordi più vividi saranno senz'altro le notti europee che hanno resuscitato l'Italia sul campo internazionale. Il tiro di <STRONG>Di Natale</STRONG> che supera Casillas all'esordio. Le mille paure che assalgono noi, italiani sospettosi, tutte riassunte in una parola: <STRONG>biscotto</STRONG>. Il ritrovato <STRONG>Balotelli</STRONG> che va a segno contro l'Irlanda. Il cucchiaio di Pirlo che meraviglia il mondo. Ancora SuperMario, che mostra i muscoli dopo aver seppellito la Germania a suon di gol. Infine, il pianto degli azzurri dopo la finale. Immagini che scorrono, come diapositive, nelle nostre menti. Un fiume in piena di grande passione, la quale si traduce in adrenalina anche solo alla semplice rimembranza di quei ricordi. Nient'altro che semplici impulsi, che assumono vita propria nella grande complessità del nostro essere sportivamente passionali, illogicamente appassionati. <BR><BR>E poi il calciomercato, con i suoi immancabili rumors e tormentoni. Il <STRONG>Top Player</STRONG> della Juventus e il romanzo <STRONG>Destro</STRONG>  definirlo telenovela sarebbe riduttivo, visto che si è trattato di un thriller -, che ha trovato casa alla <STRONG>Roma</STRONG> di <STRONG>Zeman</STRONG>, la quale vuole al più presto dimenticare Luis Enrique e spingersi verso vasti orizzonti insieme a <STRONG>Balzaretti</STRONG>, l'altro simbolo del Made in Italy nel mercato di questa estate. E una parola: rivoluzione. rivoluzione Inter, rivoluzione Fiorentina oltre a quella  annunciata - giallorossa cui abbiamo accennato prima. Julio César saluta i tifosi dopo sette anni di successi e si appresta a firmare per il Qpr, in Inghilterra. <STRONG>Aquilani</STRONG> torna definitivamente in Italia, dopo la poco piacevole parentesi in prestito al <STRONG>Milan</STRONG> e alla dolce-amara esperienza bianconera due anni fa, nonché le diciotto presenze ufficiali con i <I>Reds</I>. La <STRONG>Fiorentina</STRONG> potrebbe essere l'ultima chance per ritrovare appoggio e fiducia, che ha smarrito da quando prese la via di Liverpool da Roma, tre anni fa. È stata l'estate degli sceicchi, che di prelievi ne hanno fatti, in Italia. A partire da <STRONG>Ibrahimovic</STRONG> e <STRONG>Thiago Silva</STRONG>, l'accoppiata rossonera che il misterioso magnetismo dei milioni ha attratto  o spinto, dipende da come si leggono le varie dichiarazioni  al <STRONG>Psg</STRONG>. E il <STRONG>Milan</STRONG>, per placare lo scontento dei tifosi ci prova con <STRONG>Kakà</STRONG>, scambia <STRONG>Cassano</STRONG> con <STRONG>Pazzini</STRONG>, cerca il colpo last minute. <BR><BR>Dall'esperienza incrociata Europei-precampionato, con la conferma della buona prova della Nazionale giovane e bella nell'amichevole di Ferragosto contro l'<STRONG>Inghilterra</STRONG>, possiamo tranquillamente affermare che il cambio generazionale si può definire pressoché concluso. Della classe che calcò i campi belgolandesi e nippocoreani all'inizio del primo decennio del 2000 ne rimangono solo pochi in attività  Abbiati, Ambrosini, Buffon, Totti, Nesta che sverna in America -, facendo largo ad una nuova generazione che fa davvero ben sperare per il futuro, in direzione dei <STRONG>Mondiali 2014</STRONG> e degli <STRONG>Europei 2016</STRONG>, senza naturalmente dimenticare la <STRONG>Confederation Cup</STRONG> dell'anno prossimo. Ragazzi come Ogbonna, Peluso, Verratti, Insigne, El Shaarawy, per dirne solo alcuni, potranno farci sognare in grande. <BR><BR>Restando in tema azzurro, l'unico rammarico è forse, oltre naturalmente alla vittoria sfiorata a Kiev, la mancata partecipazione dell'Italia del calcio alle Olimpiadi di Londra. Sicuramente sarebbe scesa in campo una squadra che avrebbe potuto vantare tanti giovani come quelli di cui sopra: mixato sapientemente il loro frizzante talento all'esperienza di qualche bravo fuoriquota, l'Olimpica avrebbe potuto lottare per una medaglia d'oro che manca dal lontano 1936, ai tempi della Germania del Furher. Ci siamo comunque consolati con ventotto podi nella massima manifestazione sportiva. Unica macchia, il caso <STRONG>Schwazer</STRONG>, strettamente correlato alle dichiarazioni della <STRONG>Pellegrini</STRONG>, la quale vorrebbe prendersi un anno sabbatico per decidere sul futuro. Le pressioni eccessive e le grandi aspettative hanno portato i due atleti, rispettivamente, all'infrazione delle regole di lealtà sportiva e al flop inaspettato. Su <I>La Repubblica </I>di Ferragosto si leggevano le dichiarazioni del nostro olimpionico nel tiro a segno <STRONG>Niccolò Campriani</STRONG>: Bisogna fare entrare lo sport nelle scuole, sul modello americano. Se si riesce a spiegare ai bambini che anche se arrivi quarto non è un fallimento, non ci sarà poi bisogno di ricorrere agli psicologi per atleti di 28 anni in preda alle crisi di panico. E, bisogna dirlo, il tiratore fiorentino anche stavolta ha centrato il bersaglio. <BR><BR>Fra un anno tutto sarà solo l'origine di un'altra storia in evoluzione nel poliedro degli avvenimenti umani e, dunque, sportivi. Ci restano ventiquattr'ore di trepidazione, come bambini il giorno della vigilia di Natale. Il sole tramonta e il manto notturno si stende sul cielo rossastro. Prepariamoci: domani tutto ricomincerà daccapo. Cosa vogliamo aspettarci da questa stagione?Voltare pagina dopo la vicenda calciomercato  con annesse polemiche e accuse -. Stadi pieni, fair play, qualche bella rivelazione, giovani promesse che si confermano e diventano punti fissi delle proprie squadre. La dimostrazione che con poco denaro si può vincere  a questo proposito, per un momento concedetemi un fulmineo abbandono dell'imparzialità per un in bocca al lupo al coraggioso Udinese  e tanti successi in Europa. E a chi, come in <I>Imagine </I>di <I>John Lennon</I>, mi dirà che sono un sognatore, risponderò con il verso successiv <I>But I'm not the only one</I>. <BR><BR>Un'occhiata all'orologio. Manca poco. Salite sul trampolino. Quant'è alto. Nove mesi di campionato vi attendono.&nbsp;Preparatevi: tre, due, uno...<BR><BR>1007858FL0435FL0435Immagine.jpgSiNfotogrammi-di-memoria-sulle-soglie-della-nuova-stagione-cosa-restera-di-un-estate-italiana-1007789.htmSi100612201,02,03010459
1861007606NewsCalciomercatoCalciomercato Lazio, Lotito: «Noi i campioni ce li teniamo»20120818181531Ultimissime, Calciomercato, Lazio, Lotito, Hernanes, Candreva, EdersonIl patron biancoceleste: Troppo onore a chi vende i big.<EM>"Fare mercato in questo periodo di crisi? Sarebbe facilissimo, basta vendere qualche campione"</EM>. <STRONG>Claudio Lotito</STRONG> parla delle strategie di mercato della sua <STRONG>Lazio</STRONG> ai microfoni di <EM>Lalaziosiamonoi.it</EM>. <EM>"Noi abbiamo deciso diversamente</EM> - continua -<EM>. Siamo la Lazio e i pezzi forti ce li teniamo. <STRONG>Hernanes </STRONG>e' un giocatore che piace a mezzo mondo e ce lo hanno chiesto in parecchi, ma noi lo terremo"</EM>. E poi tira una stoccata alle società che vendono subito i giocatori chiave: <EM>"Purtroppo negli ultimi tempi il vezzo comune e' quello di incensare il mercato di coloro che da anni fanno peggio di noi in campionato e per acquistare scelgono di cedere i loro big"</EM>. <BR><BR>I biancocelesti hanno mantenuto tutto sommato un basso profilo nella sessione estiva di calciomercato: gli unici arrivi "forti" sono stati quelli di <STRONG>Ederson</STRONG> e <STRONG>Candreva</STRONG>.<BR><BR>RomaFL0435FL0435lotito.jpgSiNcalciomercato-lazio-lotito-noi-i-campioni-ce-li-teniamo-1007606.htmNo100612201,02,03010234
1871007604NewsCalciomercatoLotito: «Hernanes non si muove, Zarate via? tutte fandonie »20120818173092lotito«Diakitè? abbiamo parlato con l`entourage ma la richiesta è troppo alta» Claudio Lotito, presidente della Lazio, fa il punto sul calciomercato biancoceleste.<BR><BR><EM>"Fare mercato in questo periodo di crisi? Sarebbe facilissimo, basta vendere qualche campione, ma noi abbiamo deciso diversamente. Siamo la Lazio e i pezzi forti ce li teniamo. Guardate Hernanes è un giocatore che piace a mezzo mondo e ce lo hanno chiesto in parecchi, ma noi ce lo terremo. Purtroppo negli ultimi tempi il vezzo comune è quello di incensare il mercato di coloro che da anni fanno peggio di noi in campionato e per acquistare scelgono di cedere i loro big".</EM> <BR><BR><EM>&nbsp;"Ripeto stiamo lavorando per consegnare a Petkovic una squadra all'altezza in tutti i reparti.</EM> - continua il presidente laziale- <EM>&nbsp;Ad oggi il centrocampo è ben fornito. Abbiamo: Candreva, Ederson, Matuzalem, Cana, Ledesma, Brocchi, Onazi, Hernanes e Lulic che sa fare più cose. Che serve ancora? Stiamo agendo in maniera oculata per non intasare i reparti, anzi c'è da sfoltire la rosa. Anche in attacco siamo al completo, ora dobbiamo concentrarci nel ricollocare alcuni giocatori. Parlo di Carrizo e Foggia, ma anche di qualcun altro. Per adesso sono andati via Stendardo e Garrido, ma vogliamo dare la possibilità di esprimersi altrove a tutti quei giocatori, che stenterebbero a trovare spazio da noi. Il problema però è che non ci sono soldi in giro. Carrizo e Foggia vicini a Pescara e Torino? Non credo che andranno in questi club. Ci sono stati contatti, anche con il Siena, ma per ora è tutto fermo."</EM><BR><BR>Chiusura su tre nomi caldi dell'estate laziale, come Granqvist, Diakitè e Zarate: <EM>"Dietro stiamo ragionando sul da farsi. C'è voglia di crescere come ho detto. Granqvist pista tramontata? Vedremo manca ancora molto tempo: mai dire mai nella vita. Diakité? Abbiamo parlato con l'entourage, ma la loro richiesta è alta. Vediamo, sapremo come comportarci. Zarate al Galatasaray? sono tutte fandonie, io non ho parlato con nessuo per lui."</EM><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>FL0141FL0141lotito.jpgSiNlotito-hernanes-non-muove-zarate-via-tutte-fandonie-1007604.htmSi100205001,02,03010331
1881007577NewsCalciomercatoNela: «Entusiasmo a Roma. Per Llorente alla Juventus si vedrà. Le milanesi devono comprare»20120817161531Sebino Nela Esclusiva Inter Milan Juve mercato Roma calcio RamirezAbbiamo contattato l`ex giallorosso che ha espresso il proprio parere sul mercato<P style="MARGIN-BOTTOM: 0cm">Contattato in esclusiva per <EM>Ilcalcio24.it,&nbsp;</EM>Sebino Nela, ex difensore di Genoa, Napoli e Roma, quest'ultima con cui collezionò più di 280 presenze e con cui vinse lo scudetto del 1983, e ora commentatore tecnico per Mediaset Premium, ha dato il proprio parere sul mercato che le big hanno fatto fino ad ora e che potrebbero fare in queste ultime due settimane di mercato.<BR><BR> <P style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><STRONG>Considerando che dovrà puntare su un giocatore comunitario, chi proverà a prendere il Milan per sostituire Ibra? </STRONG><EM>Non riesco a fare un nome esatto, quel che è certo è che vista la partenza sia di Ibra che di Thiago Silva il Milan è un'incognita, credo che ancora la rosa dei rossoneri sia da completare e che sicuramente qualche operazione la faranno. I nomi sono difficili da fare, Galliani è sempre bravo a tenere nascoste le trattative e a non far capire a nessuno quale siano le strategie di mercato del Milan</EM><BR><BR><STRONG>Llorente può essere effettivamente il giocatore che serve alla Juventus? </STRONG><EM>La Juventus sta cercando una punta. Bisogna vedere però se è veramente lo spagnolo l'uomo che stanno cercando o se poi alla fine dirotteranno e cercheranno il grande colpo. Sicuramente Llorente è un ottimo giocatore, bisogna però vedere quanto sia funzionale a quello che è il gioco dei bianconeri. La Juve ha comunque cercato dall'inizio del mercato questo top player la davanti, le piste possono essere diverse, vedremo.</EM><BR><BR><STRONG>Quali possono essere i 2-3 acquisti che servono all'Inter per poter essere competitiva? </STRONG><EM>Come in ogni squadra, tutto si può migliorare. Ormai però il calcio italiano attraversa un momento di crisi economica, quindi bisogna anche vedere quale sia il budget per poter migliorare la rosa e in base a quello muoversi sui singoli calciatori. Per l'Inter non saprei, magari un terzino sinistro, o meglio ancora un giocatore per reparto potrebbe essere l'ideale per completare la rosa. Poi comunque ci sono giocatori da 1 milione, giocatori da 10 e giocatori da 30, dipende da quella che sarà la volontà e la disponibilità economica della società.</EM><BR><BR><STRONG>Come giudica il mercato della Roma? </STRONG><EM>Credo che la Roma abbia fatto una squadra decisamente interessante, c'è grande entusiasmo a Roma, potrebbe essere importantissima la partenza in campionato per valutarne le ambizioni. Mi sembra sulla carta una buonissima squadra, aspettiamo anche in questo caso la conclusione del mercato per vedere come si muoverà ancora in entrata ma anche in uscita. Comunque come ho già detto è una squadra molto interessante, si parte con un grande vantaggio che è l'entusiasmo per l'arrivo di Zeman, tutti conosciamo la bravura di questo allenatore e la capacità che ha di far girare bene gli attaccanti soprattutto.</EM><BR><BR><STRONG>Chi ha fatto il miglior mercato finora? </STRONG><EM>Difficile da valutare, parlassimo con tutti i dirigenti delle squadre ognuno voterebbe per se stesso (ride ndr). Credo che le società ogni anno lavorino in base alle strategie che scelgono di adottare ad inizio mercato e che ognuno di loro abbia fatto il meglio che si poteva fare per quanto riguarda le operazioni in entrata, sia per disponibilità economica sia per altri fattori esterni. Ritengo che tutte abbiano fatto abbastanza bene, ma così, su due piedi, mi verrebbero da dire Juventus, Roma e Napoli che sono le tre squadre che sinceramente intrigano di più, ma occhio alle milanesi: bisogna vedere come si muoveranno in queste ultime settimane di mercato dato che sicuramente qualcosa faranno.</EM><BR><BR><STRONG>Chi in queste 2 ultime settimane di mercato può piazzare il miglior colpo? </STRONG><EM>Dipende sia da cosa serve alle varie squadre sia dalla disponibilità economica che esse hanno, come ho detto in precedenza, perché a certe cifre credo si possano ancora prendere giocatori di un certo livello e questo potrebbe cambiare il volto di una squadra</EM><BR><BR><STRONG>Perché il calcio italiano ha perso ormai il suo fascino, considerando che, tra situazioni economiche e appeal di altri campionati, i nostri campioni e talenti preferiscono lasciare il nostro campionato, ultimo tra questi Ramirez in procinto di passare ad una neo promossa in Premier (Southampton)? </STRONG><EM>Credo che il nostro paese sia in una situazione particolare in questo momento, visto che non ci sono grandissime risorse economiche, e penso che una società non se la sente di spendere parecchi soldi per un giocatore che non considera secondo me nemmeno un giocatore di primissimo livello in grado di poter cambiare volto alla squadra, mentre negli altri campionati questa disponibilità di soldi c'è, e qualcuno non bada a spese, diciamo così.</EM><BR><BR> <P style="MARGIN-BOTTOM: 0cm"><BR><BR><BR><BR><BR><br><br>FL0676FL06761286715-zeman.JPGSiNesclusiva-ilcalcio-nela-entusiasmo-roma-le-milanesi-devono-comprare-1007577.htmSi100664801,02,03010504s
1891007345NewsCampionatiIl Real asfalta il Milan: 5-120120809083529milan-realPer i rossoneri a segno RobinhoFiguraccia rossonera allo Yankee Stadium di New York, dove gli uomini di Allegri rimediano una gran batosta: 5-1 il finale per i blancos, Milan bene solo nel primo tempo.<BR><BR>Allegri conferma il 4-3-3 degli ultimi tempi con Abbiati tra i pali, Abate, Bonera, Acerbi e Antonini in difesa, Nocerino, Ambrosini e Flamini a centrocampo, Boateng e Robinho ai lati del "falso nove" Cassano: dall'altra parte Mou, con Diarra e Kheidira in avanti, conferma il quartetto offensivo dell'anno scorso con Di Maria a destra, Ronaldo a sinistra , Ozil centrale dietro a Benzema.<BR><BR>Il Real passa al 24': uscita coi pugni di Abbiati, la palla arriva a Di Maria, che con uno splendido sinistro al volo&nbsp;la piazza lì dove nessuno può arrivare. Il Milan non molla però, e al 32' arriva il pareggio: Cassano dalla destra verticalizza per Nocerino, che di prima mette dentro per Robinho, che insacca con uno&nbsp;bel tocco. Qui fiisce la partita del Milan.<BR><BR>La&nbsp;ripresa infatti&nbsp;è un monologo Real: al 49' Crisitano Ronaldo, dopo una galoppata a centrocampo di Diarra, riceve dalla sinistra e scarica una botta terrificante; ancora Ronaldo al 64' porta i suoi sul 3-1 grazie ad un assist di Kakà (guarda un pò..). Il 4-1 arriva all'81' con Sergio Ramos che, su calcio d'angolo, lasciato gentilmente solo da Mesbah, insacca; All'88' l'ennesima percussione dalla sinistra di Kakà (se era l'ultima col Real bisogna dire che ha chiuso in bellezza) imbecca Callejon che solo soletto davanti al portiere non sbaglia.<BR><BR>Milan in alto mare: Zapata è un buon salvagente, ma ne servono altri...<BR><BR>&nbsp;<BR><BR>FL0141FL0141785142-cristiano-ronaldo.jpgSiNil-real-asfalta-il-milan-1007345.htmSi100205001,02,03010311
1901007072NewsCampionatiBerlusconi strizza l`occhio agli investitori stranieri: «Le porte sono aperte»20120731164121berlusconi«Ibra? non ci mancherà»Silvio Berlusconi non parla quasi mai di calcio, ma quando lo fa non dice mai niente a caso: intervistato da Milan Channel l'ex presidente del Consiglio affronta tutti i temi riguardanti la sua squadra.<BR><BR>Berlusconi inizia parlando della crisi:<EM> «In passato si potevano comprare grandi giocatori. E' arrivata una crisi senza precedenti e oggi non è più possibile per la mia famiglia versare come fatto ogni anno 50 milioni nel calcio. Non possiamo farlo per il<STRONG> </STRONG>Milan che è una società di entertainment. Anche per questo&nbsp; non potevamo rifiutare l'offerta del Psg per Thiago e Ibra anche se da tifoso mi piangeva il cuore. Con questo sacrificio i nostri conti saranno a posto per 3-4 stagioni». </EM><BR><BR>Il discorso poi passa alla trattativa che ha portato alla cessione di Thiago Silva&nbsp;e Ibra: <EM>«Non volevamo cedere tutti e due e quando Leo ci contattò, dicemmo di no. Poi hanno continuato a insistere e abbiamo pensato che era l'ultimo anno in cui poteva essere avanzata un'offerta del genere. Davanti abbiamo cinque campioni che nessuno può annoverare: Robinho, Cassano, El Shaarawy, Pato e Boateng che per me può fare la punta. Non sentiremo la mancanza di Ibra. In difesa invece crediamo in Acerbi».&nbsp; </EM><BR><BR>Messaggio del Presidente agli investitori: <EM>«Vedo che le squadre che spendono molto sono fuori dal sistema europeo. I loro proprietari vengono dagli Emirati, ma anche per loro arriverà il momento in cui non potranno più spendere. Per quanto riguarda il Milan, le porte sono aperte a chiunque volesse dare una mano alla nostra squadra. Ben vengano gli investitori stranieri». </EM><BR><BR>Battuta finale dedicata alle ambizioni scudetto e, soprattutto, a Kakà: <EM>«Scenderemo in campo per essere padroni del campo e del gioco. I nostri tifosi non si vergogneranno della squadra e non è giusto che dirigenza e società non debbano avere la fiducia dei tifosi. Kakà? Non lo escludo ma solo a determinate condizioni. Lui ha fatto la storia del Milan e sarebbe ben accetto se tornasse. Non è detto che chi spende tanto poi vinca. Guardate Abramovic, ha vinto solo quest'anno dopo anni di spese folli». </EM><BR><BR>&nbsp;<BR><BR>1007858FL0141FL0141berlusconi.jpgSiNberlusconi-strizza-l-occhio-agli-investitori-stranieri-le-porte-sono-aperte-1007072.htmNo100205001,02,03010180
1911007064NewsCalciomercatoMilan, Berlusconi: «Non faremo spese folli. Fiducia in Pato e Acerbi»20120731134531milan, berlusconiMilan Berlusconi<STRONG>Silvio Berlusconi</STRONG>, presidente del <STRONG>Milan</STRONG>, parla del momento rossonero a <EM>Milan Channel</EM>. «Dobbiamo guardare al presente, abbiamo un quintetto di campioni incredibili: Pato, Robinho, Boateng, El Shaarawy e Cassano. Non possiamo più permetterci le spese dei primi anni '90, i campioni stra-affermati, come quelli che hanno contraddistinto le scorse campagne acquisti. Dobbiamo costruire una grande squadra grazie ai giovani, il Barcellona ha fatto così ed anche noi, con Maldini, Baresi e Costacurta. Ai tifosi dico: c'è la possibilità di costruire un calcio divertente ed efficace, nonostante il quadro economico. Dico loro anche di non avere paura di questo cambiamento, è di prospettiva. In passato si potevano comprare grandi giocatori. E' arrivata una crisi, mai presentatasi nella storia. La mia famiglia ha versato ogni anno 50 milioni nel calcio. Oggi non sarebbe più possibile per noi, che stiamo contenendo le spese nelle altre società. E poi non possiamo spendere questi soldi per il Milan, società di entertainment. Non potevamo rifiutare la cifra del PSG per i due giocatori: questo ha messo in sicurezza i conti della società».<br><br> Su Ibrahimovic e su Thiago Silva. «Non volevamo cedere tutte e due. Leo ci aveva contattato, ma dicemmo no. Poi l'avanches del PSG è andata avanti e abbiamo pensato anche al fair-play finanziario. Era l'ultimo anno che poteva essere avanzata un'offerta del genere. Con questo sacrificio conti in ordine per i posti 3-4 anni. Il mio cuore piangeva, convinti però di avere in casa giocatori molto validi. In attacco non sentiremo la mancanza di Ibra.I In difesa crediamo in Acerbi»<br><br> Un'analisi della rosa. «Al centro abbiamo Acerbi, un grande campione come Yepes anche se non è giovanissimo ha sempre giocato perfettamente, senza mai sbagliare. Poi c'è Bonera, nel quale credo molto e Mexes, al quale tutti hanno fatto la corte quando era la Roma. A centrocampo ci sono Montolivo, Nocerino, Traorè, Flamini, Ambrosini e dietro le punte c'è possibilità di scelta: Emanuelson, che mi piace molto, può essere avanzato Montolivo, c'è Boateng, Cassano e Robinho. Quella di ridurre la rosa è stata una nostra volontà, una eccessiva lascia troppi scontenti. Ci presentiamo con due squadre 22 giocatori, più il terzo portiere, più Muntari e Strasser che per ora sono indisponibili. Ho fiducia in una buona stagione, garantendo che aumenteremo le ricerche per attirare giovani talenti».<br><br> Sulla crisi. «I numeri del calcio, dai biglietti agli sponsor, raccontano di questa crisi. In Italia c'è una crisi finanziara più acuta rispetto agli altri paesi. Le squadre che spendono e spandono hanno altri investitori dietro, di altri paesi, arabi e russi, ma anche loro dovranno fare i conti con il fair play».<br><br> Su investitori stranieri al Milan. «Magari, magari... Chi volesse dare un sostegno al Milan, ben venga, ma il bene della squadra è sempre al primo posto nel nostro cuore e nella nostra terra».<br><br> Un messaggio ai tifosi. «Il Milan conosciuto in passato è stato ai massimi livelli, ma nessuno può restarci per sempre. Ricordo dove ho preso questa squadra, non riusciva mai a vincere uno Scudetto. Basta che la squadra conservi il suo carattere e la sua personalità da Milan, quella missione innata, quella voglia di vincere, di essere padroni del gioco, per divertire e divertirsi, per essere esempio e vanto per i propri tifosi, per essere un vanto e motivo di gloria per i sostenitori».<br><br> Ancora su Ibra e Thiago. «Ci è arrivata un'offerta per entrambi, una seconda offerta, anche per Zlatan che ha 31 anni. Abbiamo riconsiderato la situazione, poi ha vinto il buon senso: non era più possibile immettere denaro fresco nel Milan come negli scorsi anni».<br><br> Di nuovo sulla rosa. «Tutti ci chiedevano di ringiovanire la rosa, ma quelli di oggi o sono già grandi o possono diventare grandi e portare in campo l'immagine del Milan vincente, quella di sempre».<br><br> Su Kakà. «E' rimasto nei nostri cuori per il giocatore e per l'uomo che è. Non chiudo ad una possibilità di questo genere, bisogna vedere quali possono essere le situazioni alle quali questo ritorno possa avvenire. Ci sono giocatori che hanno segnato la storia del Milan, uno di questi è certamente Kakà. Però non ho approfondito il discorso con Galliani».<br><br> Sul marchio Milan. «E' uno dei nomi italiani più noti del mondo; uno studio dell'ONU, ha sottolineato che all'Italia, dopo la pizza e purtroppo dopo la mafia, c'era il Milan: siamo la squadra più titolata del Mondo ed intendiamo mantenere questo status».<br><br> Sul 10 a Boateng e sul 9 a Pato. «Pato è un goleador, il numero è azzeccatissimo. Deve giocare avanzato, non può essere impiegato a centrocampo come purtroppo è successo nell'ultimo campionato. Boateng è un centravanti a cui starebbe bene anche il numero 9; noi immaginiamo un 10 come Gianni Rivera, ma può essere anche un grande realizzatore. Mi piace che queste due gloriosissime maglie siano sulle spalle di Pato e di Boateng».<br><br> Sul mercato. «Individuiamo un giocatore, pensiamo ad una cifra da spendere, ma se viene valutato di più non possiamo prenderlo. E' un modo corretto di impostare la nostra campagna acquisti».<br><br>1007858adm001adm0011070572-pato.jpgSiNmilan-berlusconi-non-faremo-spese-folli-1007064.htmNo100075701,02,03010366
1921007057NewsCalcio EsteroThiago Silva: «Cedermi per il Milan è stato un affare»20120731113771thiago silva«Il Milan era la mia casa, non avrei mai voluto lasciarla»Thiago Silva, a quasi un mese dall'addio al Milan spiega, in un'intervista esclusiva alla Gazzetta dello Sport, come sono andate le cose:<BR><BR><EM>«Avevo detto chiaro a tutti che io volevo restare fino alla fine del mio contratto</EM> (fino al 2016, ndr), <EM>perché c'è stato un gran parlare tra Leonardo e Galliani, ma i tifosi hanno fatto quell'iniziativa, Berlusconi non ha voluto vendermi e io ero felice. Poi dopo qualche settimana Leonardo mi ha chiamato per dirmi che si era riaperta la trattativa, che mi voleva e io mi sono sentito un po' confuso: ad Ambrosini ho detto che ancora non sapevo nulla, ma avevo già capito che il Milan aveva difficoltà economiche e che sarebbe stato molto difficile restare. Se non fosse stato per questo sarei ancora lì, perché non sono un mercenario e il Milan era la mia casa, ma hanno fatto un grande affare, perché mi hanno pagato 10 milioni e venduto a 42.»</EM> <BR><BR>Ibra e Raiola dicono che la Serie A è in forte crisi, T.Silva però non la pensa così:<EM> «La Serie A resta comunque un prodotto di grande successo che appassiona tutto il mondo, anche se il Milan è un po' più povero, perché mancheranno tanto i senatori Gattuso, Inzaghi e Seedorf. Il club ha perso molto e la squadra dovrà riformarsi, ma Allegri è un tecnico intelligente e capace e saprà rimediare a tante situazioni».</EM><BR><BR>Il Milan, senza Ibra, deve ripartire da Pato:<EM> «Alexandre può essere il trascinatore del nuovo Milan, perché lo vedo qui con grande fiducia e voglia di dimostrare quanto vale davvero. Con noi in ritiro ha lavorato molto bene e ora è fisicamente in forma. Ha fatto un gol contro la Bielorussia (la prima delle reti brasiliane per la rimonta fino al 3-1 finale, ndr) con un movimento da campione e ha segnato nel momento meno facile per noi».</EM><BR><BR>Il passato comunque è passato e, da dopo le Olimpiadi, inizia la nuova vita al Psg: <EM>«Ricomincio con lo spirito della nuova avventura, speriamo positiva. Mi hanno parlato tutti bene di Ancelott