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11013802NewsEditorialeGli azzurri e il grande inequivocabile gesto di vicinanza verso Spinazzola2021070412:00Il grande messaggio del pallone azzurro<p>Osservando attentamente il saluto dei compagni della Nazionale Italiana a <strong>Leonardo Spinazzola,</strong> il quale ha dovuto lasciare il ritiro di Coverciano dopo avere subito nella partita contro il Belgio la rottura del tendine di achille che lo terr&#224; probabilmente lontano dai campi di gioco forse oltre sei mesi, ho pensato come certi sentimenti di vicinanza e affetto siano presenti anche in un mondo in cui tutti siamo convinti che si viva pi&#249; all'insegna della materialit&#224; legata all'interesse economico, piuttosto che a umanitari pensieri di fratellanza. Ebbene, gli abbracci sinceri e le parole di conforto sussurate nell'orecchio a <strong>Spinazzola</strong> da parte di tutti i suoi compagni di squadra, sono stati l'emblema di un gruppo che fa dell'unione il segno tangibile di ci&#242; che si sta verificando sul campo da parte degli azzurri ai Campionati Europei. Raggiungere con merito la semifinale (e chiss&#224;, incrociando le dita forse anche la tanto sognata finale) ci rende consapevoli che tutto questo sfoderato bel gioco, divertimento, senso d'incoraggiamento verso il compagno che sbaglia un passaggio o un gol, conduca di conseguenza anche a migliorarsi automaticamente nelle intese tecnico - tattiche che non hanno bisogno di tanti stressanti allenamenti per renderli armoniosi e facili da attuare. Sembrer&#224; strano, ma guardate che &#232; cos&#236;. Il calcio &#232; un gioco semplice proprio per questo, proprio perch&#232; mette in atto l'essenza di una unione che fa delle intese e della compattezza di gruppo il segno tangibile che porta alla vittoria. Senza invidie, senza pensieri di premi partita e raggiungimento di maggior arricchimento di denaro che, in questo preciso contesto, non diciamo che passi in secondo ordine ma quasi. E tra quelli abbracci di incoraggiamento a <strong>Leonardo Spinazzola</strong> si &#232; notato quanto davvero sia stato difficile staccarsi da un compagno sfortunato con il quale si sono condivisi momenti forti di sentimenti ed emozioni. Proprio adesso che comincia il bello, proprio ora che ogni successo che verr&#224; sar&#224; dedicato a lui, che tanto ha dato per arrivare fin qui. Possiamo davvero dire che il sentimento che ci lega ancora tanto a questo gioco del calcio che spesso delude per tradimenti di natura mercenaria, &#232; questo ritrovare nel gruppo l'intesa della famiglia del pallone, in cui tutti si sentono uniti nella gioia, nelle vittorie, ma anche nelle delusioni di eventuali insuccessi. Bene cos&#236; Italia di Mancini, tu sei bella anche per quel tuo modo di trasportarci nell'emozione di non fare sentire solo mai nessuno.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Coverciano (Fi)fl0711fl0711spinazzola.jpgSIncalcio-1013802.htmSI0101042n
21013801NewsEditoriale2021070412:00<p>Guardando il saluto dei compagni della Nazionale Italiana a Leonardo Spinazzola, il quale ha dovuto lasciare il ritiro di Coverciano dopo avere subito inella partita contro il Belgio la rottura del tendine di achille che lo terr&#224; probabilmente lontano dai campi di gioco forse oltre sei mesi, ho pensato come certi sentimenti di vicinanza e affetto siano presenti anche in un mondo in cui tutti siamo convinti che si viva pi&#249; all'insegna della materialit&#224; legata all'interesse economico, piuttosto che a umanitari pensieri di fratellanza. Ebbene, gli abbracci sinceri e le parole di conforto sussurate nell'orecchio a Spinazzola da parte di tutti i suoi compagni di squadra, sono stati l'emlema di un gruppo che fa dell'unione il segno tangibile di ci&#242; che si sta verificando sul campo da parte degli azzurri ai Campionati Europei. Raggiungere con merito la semifinale (e chiss&#224;, incrociando le dita forse anche la tanto sognata finale) ci rende consapevoli che tutto questo sfoderato bel gioco, divertimento, senso d'incoraggiamento verso il compagno che sbaglia un passaggio o un gol, conduca di conseguenza anche a migliorarsi automaticamente nelle intese tecnico - tattiche che non hanno bisogno di tanti stressanti allenamenti per renderli armoniosi e facili da attuare. Sembrer&#224; strano, ma guardate che &#232; cos&#236;. Il calcio &#232; gioco semplice proprio per questo, giusto perch&#232; mette in atto l'essenza di una unione che fa delle intese e della compattezza di gruppo il segno tangibile che porta alla vittoria. Senza invidie, senza pensieri di premi partita e raggiungimento di maggior arricchimento di denaro che in questo preciso contesto, non diciamo che passi in secondo ordine ma quasi. E tra quelli abbracci di incoraggiamento a Leonardo Spinazzola si &#232; notato quanto davvero sia stato difficile staccarsi da un compagno sfortunato con il quale si sono condivisi momenti forti di sentimenti ed emozioni. Proprio adesso che comincia il bello, proprio ora che ogni successo che verr&#224; sar&#224; dedicata a lui, che tanto ha dato per arrivare fin qui. Possiamo davvero dire che il sentimento che ci lega ancora tanto a questo gioco del calcio che spesso delude per tradimenti di natura mercenaria, &#232; questo ritrovare nel gruppo l'intesa della famiglia del pallone in cui tutti si sentono uniti nella gioia, nelle vittorie, ma anche nelle delusioni di eventuali insuccessi. Bene cos&#236; Italia di Mancini, tu sei bella anche per quel tuo modo di trasportarci nell'emozione di non fare sentire solo mai nessuno.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>fl0711fl0711SIncalcio-1013801.htmSI0101073n
31013792NewsEditorialeSotto il cielo di un`estate italiana2021061916:33E' la grande bellezza del football della Nazionale Italiana.<p>Entusiasmo alle stelle. Sogni azzurri che si moltiplicano e vanno oltre il sonno estivo che si concretizza a tarda ora. Sono le serate degli italiani seduti sul divano a sorseggiare qualcosa di fresco, mentre l'adrenalina aumenta ogni qualvolta un azzurro tira in porta per fare gol. L'Italia di Mancini &#232; bella, fa sognare davvero per un gioco che diverte, per triangolazioni e meccanismi tattici che sembrano oleati da mille prove di allenamento. Ma, soprattutto, c'&#232; la testa a farla da padrona.Gi&#224;, proprio la testa che fa da organizzatrice a un gruppo compatto in cui non si avvertono mai scricchiolii di invidie, malumori e pericolosi gesti di disgregazione. C'&#232; unione, c'&#232; voglia di vincere e misurarsi con le big di questo Campionato Europeo 2020, in cui la Francia, il Belgio, il Portogallo e forse anche l'Inghilterra sembrano sulla carta avere qualcosa in pi&#249; della nostra Italia. Tuttavia, lasciando perdere ogni preferenza di parte italica, diciamo che la bellezza del football espresso dalla squadra di mister Mancini, non l'abbiamo ancora visto in nessun altra compagine europea. S&#236;, perch&#232; oltre la fluida manovra d'attacco e la lucidit&#224; mentale di un centrocampo di grande qualit&#224; tecnica in cui Jorginho, Barella, Locatelli e compagni riescono a contenere la fase di interdizione in aiuto alla difesa, dimostra una voglia di sacrificio e di mettersi al servizio della squadra stessa, tale da lasciare perdere ogni tentativo di gloria personale. E' il calcio, &#232; il vero calcio di squadra, il senso di un football nato come gioco capace di coinvolgere tutti dal portiere all'ultimo attaccante, con l'entusiasmo che dimentica anche l'eventuale passaggio sbagliato del compagno, anzi, se c'&#232; tempo viene pure rincuorato. Mai un gesto plateale di mandare a quel paese il compagno e mai la negazione di un abbraccio forte di gruppo nel momento in cui si realizza un gol. Chiunque lo faccia, chiunque metta dentro la porta quel pallone, &#232; come se lo facesse anche uno che sta in panchina. Se ricordiamo l'antico dualismo tra Mazzola e Rivera in quella Nazionale targata Ferruccio Valcareggi, adesso ci sembra di vivere un altro mondo, soprattutto se pensiamo a Immobile e Belotti, amici, compagni di stanza e felici entrambi di giocare, segnare o restare in panchina. Fantastico, il calcio della Nazionale Italiana &#232; bellissimo per questo, perch&#232; oltre ai fatti tecnici che prima abbiamo citato, c'&#232; questa condizione psicologica che porta alla grande famiglia del calcio. Quasi fosse la squadra di un club qualunque e non la Nazionale di calcio in cui ci si ritrova periodicamente per fare fronte agli impegni della maglia azzurra ritornata a essere tanto ambita. Piace, entusiasma questa nazionale italiana che ha fatto riscoprire sentimenti di passione offuscati dai pensieri di covid che si sono infiltrati a seguito di quelle indimenticate tenebre azzurre provocate dall'esclusione della scorsa edizione del campionato del mondo. Ma adesso questa nazionale che gioca sotto il cielo di un'estate italiana, ci fa sognare il raggiungimento di un qualcosa di importante.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711roberto-mancini.jpgSIncalcio-1013792.htmSI0101031n
41013785NewsEditorialeInter e Milan, due società alle prese con il futuro2021052515:37<p>Dopo il ciel sereno e i vari festeggiamenti pallonari, all'ombra della Madunina de Milan si stanno accentrando inaspettate nubi nere che cominciano a guastare i bagordi dei giorni scorsi. Interisti e milanisti, infatti, sono terribilmente preoccupati per il futuro delle proprie squadre e della partenza di alcuni nomi importanti. Il motivo? <strong>Progetto fermo da parte dell'Inter e partenza del giocatore pi&#249; rappresentativo del Milan: Gigio Donnarumma</strong>. Ma andiamo per ordine.</p><p><strong>Inter</strong> - Sono giorni d'attesa per l'incontro tra il <strong>Presidente Zhang e Antonio Conte,</strong> nel quale si chiarir&#224; il futuro dell'Inter. La societ&#224; nerazzurra ha gi&#224; archiviato la festa per la vittoria dello scudetto nel peggiore dei modi, infatti, ci sono molti dubbi sulla competitivit&#224; del progetto della societ&#224;. E mentre il tecnico attende chiarezza dal club nerazzurro, il presidente Zhang fa sapere che la societ&#224; ha gi&#224; espresso i suoi progetti per il futuro. Abbassamento del monte ingaggi e la cessione di almeno un titolare. Parole chiare e inconfutabili che vanno contro quelle che sono le aspettative di Conte; e cio&#232; una squadra senza alcuna cessione dei titolari con il potenziamento di qualche top player in grado far salire ancor di pi&#249; l'asticella in vista della Champions e di un ciclo di vittorie e conquiste di trofei da portare avanti come modello di societ&#224; ben organizzata, attraverso progetti seri e duraturi. Tuttavia, in base a quanto trapela dalla sede dell'Inter, il prossimo anno la squadra non sar&#224; chiamata a difendere il titolo ad ogni costo ma a conquistare un posto in Champions. Questi sono i piani di Zhang che evidenziano l'intenzione di continuare il progetto non sulla base dell'improvvisa espansione e con elevati costi economici, tali da concorrere negativamente sul bilancio delle casse societarie, ma di progredire a passo lento anche attraverso una cessione importante che possa aiutare le operazioni di acquisto non di top player. Insomma, qui si itravvede una seria frenata all'entusiasmo di un Antonio Conte che vorrebbe subito tutto per continuare a scrivere la storia dei suoi anni all'Inter. Adesso il mister leccese deve decidere in base a quelle che sono state le indicazioni della societ&#224;. Alcune indiscrezioni lo danno gi&#224; sulla panchina del Real Madrid, tuttavia, almeno per il momento, nulla trapela da bocche assolutamente cucite. Vedremo cosa accadr&#224; a breve.</p><p><strong>Milan</strong> - Qui, il punto nevralgico &#232; <strong>Donnarumma.</strong> Anche il Milan e i milanisti hanno festeggiato la qualificazione alla Champions del prossimo anno con l'entusiasmo indescrivibile di tutto l'ambiente e di una squadra cos&#236; giovane che agli inizi del campionato di quest'anno nessuno la poneva tra le prime quattro. La societ&#224; milanista dopo avere rinnovato per un anno il contratto a Ibrahimovic e acquistato il portiere Mike Maignan dal Lille per 15 milioni di Euro, adesso si trova a dovere affrontare la grana <strong>Gigio Donnarumma</strong>. Una situazione difficile da risolvere perch&#232; il procuratore <strong>Mino Raiola</strong> fa sapere che al Milan &#232; parsa eccessiva la proposta di rinnovare il contratto a fronte di 7 milioni di Euro, pi&#249; uno di bonus a stagione e le commissioni spettanti a lui. Dunque, il portiere rossonero sembra allontanarsi da Milano per andare all'estero o forse alla Juve. Vedremo. Anche a Milanello il cielo si &#232; fatto nebuloso dopo soli due giorni di luce festante.</p><p>Salvino Cavallaro .</p>fl0711fl0711foto-conte.jpgSIncalcio-1013785.htmSI0101036n
51013784NewsEditoriale2021052409:36<p>Ultimato l'ultimo turno di campionato con la qualificazione in Champions di Milan e Juventus, si apre l'inizio del progetto riguardante i club di Serie A per il nuovo anno 2021'22. Una nuova stagione calcistica che si prepara all'insegna dell'arrivo di Jos&#232; Mourinho quale nuovo allenatore della Roma, mentre c'&#232; tutta una serie di coach che costituiscono il balletto delle panchine. E mentre Ringhio Gattuso &#232; stato liquidato con uno squallido twitter dal presidente Aurelio De Laurentiis, per il resto ascoltiamo soltanto voci all'orizzonte, con le relative conferme e smentite tipiche di questo periodo di cambiamenti che si protrarr&#224; fino a settembre prossimo. Dunque, altro giro - altra corsa. Il pallone inizia a girare vorticosamente tra i sogni dei suoi tifosi i quali, tra l'altro, riassaporano il gusto di un ritorno allo stadio anche se sar&#224; ancora contingentato.E allora oggi, in virt&#249; di quanto detto sin qui, proviamo a cominciare con l'analisi del pallone della citt&#224; della Mole con le eventuali nuove idee e progetti relativi a Juventus e Torino.</p><p>Juventus - Potremmo dire che tutto &#232; bene ci&#242; che finisce bene. Adesso il popolo bianconero esulta dopo la paura, mentre Andrea Pirlo pone l'accento su due trofei conquistati in questa stagione e la speranza di essere riconfermato alla guida tecnica della Juventus per l'anno 2021'22. Tuttavia, non ci si pu&#242; nascondere dietro i marchiani errori commessi dalla societ&#224; bianconera che si &#232; trascinata un campionato da dimenticare sotto l'aspetto tecnico e non solo. In tanti articoli pubblicati su questo giornale abbiamo pi&#249; volte definito fallimentare il campionato di una Juventus irriconoscibile anche sotto l'aspetto della mentalit&#224; vincente che &#232; stata trascinata nel baratro della mancanza di gioco, di reattivit&#224; e di quel furore agonistico che si &#232; perso per strada. La Juve di Pirlo ha deluso, diciamocelo in tutta franchezza e anche con i meriti dei due trofei vinti. S&#236;, ha deluso come spesso all'inizio si era temuto, proprio per una panchina cos&#236; pesante per un neofita come Andrea Pirlo, il quale era stato prima destinato sulla panchina dell'Under 23 e dopo una settimana &#232; stato ufficializzato dal presidente Agnelli, come l'allenatore della Prima Squadra. Tutti i media ci siamo guardati in faccia quasi increduli di quanto alla Juventus, che si presentava con 9 scudetti vinti di seguito, stesse succedendo e come questa incredibile scommessa di Agnelli avesse una sua logica razionale in virt&#249; di un campionato da difendere e, soprattutto, di una Champions da affrontare per l'ennesima volta con il sogno di vincerla. E non ci siamo sbagliati, perch&#232; con il senno di poi, la Juventus ha fallito i suoi obiettivi pi&#249; importanti, arrivando ad acciuffare la partecipazione alla Champions targata 201'22 soltanto all'ultimo respiro e per il rotto della cuffia. No, tutto ci&#242; non &#232; da Juventus, una societ&#224; che si presenter&#224; ai nastri di partenza della nuova stagione agonistica con gravi problemi economici, mentre c'&#232; ancora da chiarire il rapporto - Uefa Ceferin - Juventus Agnelli -. Vedremo cosa accadr&#224;, per intanto sul fronte squadra, si susseguono le voci della partenza di Cristiano Ronaldo che si aggiunge all'addio gi&#224; ufficializzato di Buffon. Per il resto si attende l'arrivo di Zinedine Zidane, anche se la candidatura di Max Allegri &#232; sempre molto forte, visto il rapporto di amicizia che c'&#232; da sempre tra Andrea Agnelli e l'allenatore livornese, Vedremo, certo &#232; che alla Juve c'&#232; bisogno di un cambiamento che noi vediamo anche nei ruoli dirigenziali della societ&#224;. C'&#232; chi rimpiange ancora Marotta, mentre Paratici sembra non averlo sostituito degnamente, almeno per quanto riguarda una campagna acquisti ritenuta sbagliata sotto l'aspetto tecnico di un centrocampo carico di doppioni e al contempo di poca qualit&#224;. Anche in questo vedremo gli sviluppi della societ&#224; Juventus.</p><p>Torino -</p>fl0711fl0711SIncalcio-1013784.htmSI0101025n
61013780NewsEditorialeDal dito medio allo scudetto2021051513:49Conte e Agnelli, amici mai!<p>Sembra ieri che <strong>Antonio Conte</strong> ha alzato il dito medio all'indirizzo di <strong>Andrea Agnelli,</strong> il quale ha replicato con un chiaro e netto :<strong>«Mettitelo nel c.....».</strong> Storie di volgarit&#224;, di inaccettabile maleducazione che vorremmo non vedere mai soprattutto da chi ti aspetti maggiore attenzione nella cura dell'esempio e dell'immagine. E invece entrambi sono caduti in basso, molto in basso per quella scurrilit&#224; che si evince anche dalla gestualit&#224; che &#232; il linguaggio del corpo. Ebbene, da quella infelice volta l'allenatore dell'Inter ingran&#242; la marcia con la sua squadra, fino a raggiungere un meritato scudetto. Non altrettanto ha fatto l'Andrea bianconero che attraverso la sua Juventus allenata dal suo pupillo Pirlo, sta lottando per qualificarsi alla Champions del prossimo anno, con quella macchia pesante e indelebile che si chiama Superlega. Storie che nascono da antiche ruggini in cui le fraterne promesse di amicizia sono state tradite, aumentando fino all'eccesso quell'odio sportivo gi&#224; esistente tra Juventus e Inter. Tra queste due squadre non &#232; mai stata una partita come le altre - non lo sar&#224; mai - e forse per questo &#232; anche il motivo di giocare questo derby d'Italia che produce sempre la forza di non perdere mai, neanche quando si giocano match amichevoli - si fa per dire -. Gi&#224;, si fa per dire, perch&#232; tra queste due squadre di amichevole non c'&#232; stato e n&#232; mai ci sar&#224; nulla capace di sintetizzare un calcio di rilassante spettacolo calcistico. Il match di oggi vede l'Inter gi&#224; forte dello scudetto strappato con merito alla Juventus, plurivincitrice del tricolore per nove anni di seguito. La situazione si &#232; ribaltata, adesso &#232; l'Inter di Conte a farla da padrona, sovvertendo l'egemonia bianconera durata per molto tempo. Una sorta di rivincita tra le due societ&#224; che verte anche sulla rivalsa personale di Conte e Marotta, i quali si sono tolti quei fastidiosi sassolini dalle scarpe che provocavano disturbo. Ma oggi &#232; la Juve a dovere fare la partita, per non perdere il pulmann che potrebbe significare zona Champions e quegli introiti economici che la societ&#224; di Andrea Agnelli quest'anno ha perso per strada. Ma c'&#232; poi quel viscerale orgoglio che si associa sempre a questo derby d'Italia che, come dicevamo pocanzi, non ammette di perdere a nessuna delle due contendenti. E poi, non ultimo, c'&#232; da <strong>«vendicare»</strong> quell'increscioso episodio tra <strong>Conte e Agnelli.</strong> Due personaggi che a parer nostro hanno perso l'occasione per dimostrare la signorilit&#224; perduta. Un episodio da stigmatizzare, ma che resta significativo nel suo infinito modo di guardarsi in cagnesco.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSIncalcio-1013780.htmSI0101042n
71013778NewsEditorialeIl Toro e la costante idea di ridursi a soffrire fino all`ultimo 2021051018:57Il Toro deve costruire per il futuro una mentalità diversa, capace di scrollarsi di dosso il tarlo degli ultimi. <p>Il pareggio di Verona d&#224; al Torino quel punticino striminzito che non lo fa stare ancora tranquillo. La squadra di Nicola ha ritrovato da un p&#242; il mordente e quella consapevolezza di dovere soffrire fino alla fine. Una costante di questo club granata che sembra ormai destinato continuamente ad essere impegolato nelle basse sfere della classifica di Serie A. Una condizione mentale cui abbiamo il sospetto che ci si stia abituando, un p&#242; come se salvarsi dal baratro della Serie B rappresentasse comunque la conditio sine qua non per sentirsi consapevoli di avere fatto il proprio dovere, ritentando al contempo una sorte migliore per l'anno prossimo Gi&#224;, l'anno prossimo. Ma quale sarebbe questo anno prossimo in cui la societ&#224; granata si presenti realmente con il cipiglio di essere competitiva e con le qualit&#224; di squadra in grado di sistemarsi nella parte sinistra della classifica, tentando - perch&#232; no - di andare a dar fastidio anche alle squadre che stabilmente occupano il vertice alto di Serie A. Chiss&#224;! Parlando di quest'anno e della sofferenza che tifosi granata e club stanno vivendo in maniera ansiosa, diciamo che c'&#232; tutta una serie di problemi mai risolti che identificano la precaria situazione della squadra di mister Nicola, al quale bisogna dare atto di avere ricompattato lo spogliatoio dopo il suo arrivo, ma di non avere dato quel gioco di squadra che il popolo granata e forse la stessa societ&#224; si aspettava. Purtroppo, abbiamo assistito pi&#249; volte a fiammate d'orgoglio che ultimamente hanno portato a vincere qualche partita determinante, ma mai con quell'equilibrio di squadra capace di dare continuit&#224; di gioco e risultati. Fumi di entusiasmo apprezzabili ma evanescenti che, tuttavia, non cambiano la sostanza di una squadra che spesso risulta monotematica nella manovra, in cui si assiste alle sgroppate sulla fascia sinistra di Ansaldi e il relativo cross per la testa di un compagno appostato in area di rigore per fare gol o magari mancare l'occasione. Un calcio troppo scolastico. E' vero, in questa particolare situazione di classifica del Toro non &#232; concesso andare troppo per il sottile, tuttavia, pensiamo che produrre una squadra che faccia calcio, che abbia idee chiare nel verticalizzare le imbucate producendo al contempo il movimento senza palla pressando alto, sia nelle corde possibili di una squadra come il Toro che deve per il futuro cercare la qualit&#224; soprattutto a centrocampo. Belotti, com'&#232; giusto che sia dopo un infortunio, il covid e un campionato in cui ha tirato da solo la forza di portare avanti tutte le offensive contro gli avversari, in questo momento sta rifiatando. Onestamente, da questo capitano il Toro non pu&#242; pretendere di pi&#249;. Per lui sembra arrivato l'anno del distacco dal Toro, una societ&#224; cui ha dato tanto per avere tanto; tranne la soddisfazione di appartenere a un club capace di raggiungere obiettivi significativi. Ma a lui la Leggenda del Grande Torino gli &#232; entrata dentro l'anima, e forse soltanto per questo motivo ha lottato in tutti questi anni con le unghie e con i denti, accorgendosi per&#242; che nel calcio da soli non si va da nessuna parte. Ecco, il Toro &#232; questo. Soffrire per raccogliere il minimo sindacale, anche se il calcio di oggi impone accorgimenti qualitativi che vanno oltre il continuo risparmio della parte gestionale e tecnica di un'azienda. Elevarsi vuol dire anche costruire una squadra capace di organizzare un calcio moderno con larghe vedute e ambiziose voglie di arrivare. Altrimenti ti collochi per anni nel posto in cui si trova stabilmente il Toro a soffrire.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013778.htmSI0101043n
81013777NewsEditorialeJuventus, società da rifondare2021051011:50L'opinione sulla disarmante situazione della società bianconera.<p>Riflettendo su quanto espresso dalla Juventus in questo suo annus horribilis, ci verrebbe da dire che sia stata proprio lei ad autoescludere la sua egemonia nel calcio italiano. Porre in analisi la situazione attuale di questa societ&#224;, ci fa pensare che ogni opinione in merito sarebbe come sparare sulla croce rossa. E intanto cominciamo a riflettere sull'eccessivo sbandierare di Conte e Marotta - forse anche legittimo - che si fregiano di avere tolto alla Juventus l'egemonia durata ben nove anni di scudetti vinti di seguito. Ma a questo punto lo stesso discorso potrebbero farlo tutti, a cominciare dal Milan per finire alla Fiorentina e persino al Benevento, capaci di venire a vincere all'Allianz Stadium che &#232; diventato il regno di tutti. La Juve, come dicevamo pocanzi, ha fatto harakiri a partire dalla questione Suarez, per continuare poi con la scelta di Pirlo allenatore della Prima Squadra, una campagna acquisti e vendite errata e poi la ciliegina sulla torta rappresentata da quell'indemoniata idea chiamata Superlega. Tutta una serie di inaccettabili errori che hanno sconquassato un giocattolo perfetto curato da anni e che adesso appare come qualcosa di insignificante, inutile, disamorevole agli occhi stessi della numerosissima tifoseria bianconera che per anni &#232; stata deliziata di ben altri risultati e palcoscenici. E non &#232; certo la sberla subita dal Milan di Pioli, che pur avendogli rifilato 3 gol l'ha messa quasi in disparte per la lotta Champions. No, la causa &#232; data da tutto il regredire di una squadra irriconoscibile che non ha gioco, anima, entusiasmo, attributi. Non ha pi&#249; nulla, perch&#232; non fa calcio e si trova in un mare di guai per il decadimento di una societ&#224;, la cui governance ha fallito i principi di quelle regole che da sempre hanno fatto della Juventus la prima della classe.</p><p>E' dunque un problema da analizzare a fondo per ripartire con figure diverse che possano in qualche modo rinnovare l'immagine perduta malamente. I vertici devono cominciare ad andare a casa per far posto a personaggi nuovi, capaci di proporre un progetto serio di risalita d'immagine che non sar&#224; facile acquisire nell'immediato. A decidere le sorti di Andrea Agnelli sar&#224; il cugino John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor, la societ&#224; che detiene il 63,8% del capitale sociale della Juve. E la possibilit&#224; che l'attuale presidente della Juventus faccia un passo indietro &#232; pi&#249; che concreta, soprattutto in considerazione del fatto che ha rotto le relazioni con la UEFA, la FIFA e anche con i presidenti di Serie A, esponendosi al contempo contro il numero uno della UEFA Ceferin. Quali dunque sono i nomi papabili alla pi&#249; alta carica della dirigenza della Juventus? In primis c'&#232; Alessandro Nasi, cugino di Andrea Agnelli e vicepresidente di Exor. In lizza c'&#232; anche Evelina Christillin, attuale menbro del consiglio FIFA, una figura ritenuta perfetta soprattutto per la sua esperienza internazionale e per il dialogo che garantirebbe con FIFA e UEFA, con i quali i rapporti sono ai minimi storici. Non &#232; poi da escludere neanche la pista «calcistica» in cui si fa avanti anche il nome di Marcello Lippi, ex tecnico della Juventus. Per quanto riguarda la panchina, ieri circolava voce di un accordo di massima con Zidane. Tuttavia, pensiamo che allo stato attuale delle cose non crediamo che tecnici e campioni di prima fascia ambiscano almeno per ora a venire alla Juventus. Vedremo cosa accadr&#224; a breve, alla chiusura di queste tre partire di Campionato (Sassuolo fuori casa, Inter in casa, Bologna fuori) e di una finale di Coppa Italia che molti vedono come il consumarsi di un'agonia che sarebbe meglio chiudere qui.</p><p>Salvino Cavallaro.</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013777.htmSI0101081n
91013773NewsEditorialeE fu scudetto. L`Inter si laurea campione d`Italia 2020 `212021050311:14L'analisi di uno scudetto meritato<p>Per l'Inter &#232; finalmente arrivato il tanto sospirato 19vesimo scudetto. Un traguardo meritato, voluto dopo 11 lunghi anni di attesa e, soprattutto, realizzato con la consapevolezza di avere annullato il gap con la Juventus, interrompendo un'egemonia scudetto durata 9 anni di seguito. Il popolo interista di tutta italia si &#232; riversato in massa sulle piazze, interrompendo drasticamente (questo non si fa) le misure e i vari distanziamenti imposti dalle leggi sanitarie e ministeriali anti covid. Il tutto si &#232; trasformato in un delirio nerazzurro passionale quanto esagerato, come se ci si volesse svuotare di antiche rabbie pregresse. Tuttavia, pur sapendo che in questi casi l'adrenalina portata all'eccesso ha il suo effetto nell'opacizzare la razionalit&#224;, biasimiamo tale comportamento per non avere salvaguardato la salute pubblica. Detto questo, passiamo a fare un'analisi dei meriti indiscussi dell'Inter targata Antonio Conte. Vincere uno scudetto &#232; pur sempre un'opera collettiva, tuttavia, in questa precisa situazione dobbiamo rendere omaggio a mister Conte per quanto ha saputo fare in due anni dal suo avvento in casa Inter. Si denota chiaramente la sua mano di allenatore che continua a parlare del raggiungimento di &#171;qualcosa di importante&#187; - dove in questo qualcosa di importante c'&#232; non soltanto la conquista dello scudetto dopo tanti anni di attesa, ma c'&#232; soprattutto il cambiamento mentale di una societ&#224; di calcio che a parte l'anno del triplete conquistato dalla gestione tecnica di Mourinho, ha avuto sempre problemi organizzativi di ruoli non sempre chiari nello sviluppo delle loro mansioni. Insomma, una sorta di anarchia dove tutto diventava dispersivo e si rifletteva automaticamente sulla squadra. &#171;Pazza Inter&#187;, non &#232; un caso il testo del suo inno in cui si evince proprio questo altalenare di situazioni che spesso non ha portato a vincere nulla. Ora, con l'avvento di Marotta e Conte, l'Inter sembra pi&#249; ordinata nella sua gestione dirigenziale e tecnica. Un ordine aziendale che si riflette benissimo sull'avere vinto uno scudetto che non &#232; casualit&#224;, nonostante i problemi finanziari emersi dalla societ&#224; del presidente Zhang che adesso, sulle ali dell'entusiasmo, parla di diffondere l'obiettivo &#171;Energia Positiva&#187;. Ecco, &#232; proprio quella mancanza di energia positiva in casa Inter, di cui parlavamo pocanzi e che Conte e Marotta hanno individuato essere il neo da estirpare della societ&#224; nerazzurra. E poi ci sono i meriti (non per ultimi) della squadra di Conte. Da Lukaku a Barella, da Lautaro a Eriksen (uno che Conte ha capito in extremis) e poi da Bastoni (talento scoperto da Conte) a Matteo Darmian, da Alexis Sanchez (gestito in maniera intelligente dal punto di vista tecnico - tattico) fino ad arrivare a quel Marcelo Brozovic che secondo noi resta il punto nevralgico dell'impostazione tattica voluta da Conte. E' il metronomo intelligente di centrocampo che si mette in luce per essere sempre presente nella fase di attacco e di interdizione. Certo, il suo carattere a volte indisponente non lo rende sempre simpatico agli allenatori, tuttavia, bisogna dire che Conte ha saputo capirlo e ne ha colto i benefici. L'unico errore di Conte, se cos&#236; possiamo definirlo, &#232; stato quello di insistere per l'acquisto di Kolarov che ha disilluso le aspettative e poi di Vidal, un giocatore che non poteva risultare insostituibile a centrocampo, cos&#236; come aveva fatto vedere ai tempi in cui giocava nella Juventus. Ecco, secondo noi questi sono sostanzialmente i meriti racchiusi in questo scudetto numero 19 conquistato dall'Inter. Una squadra che dopo avere fallito la Champions League, non essersi qualificata per l'Europa League e aver stentato in Coppa Italia, ha capito che doveva ingranare la marcia per potere vincere lo scudetto nel girone di ritorno del campionato. E c'&#232; riuscita alla grande. Complimenti all'Inter, alla societ&#224; e a tutti i suoi tifosi, con la raccomandazione di non fare pi&#249; pericolosi assembramenti di massa.</p><p>Salvino Cavallaro .</p>Torinofl0711fl0711foto-conte.jpgSIncalcio-1013773.htmSI0101053n
101013770NewsEditorialeMa in questa Inter vincente, quanto c`è di Antonio Conte?2021042615:53L'analisi di uno scudetto che sta per cucirsi sulle maglie dell'Inter<p>Quante parole si sono scritte su questo personaggio tanto chiacchierato, per avere un carattere cos&#236; particolare che lo rende unico nel suo genere. Ma Antonio Conte &#232; un moto perpetuo, uno che non si tira mai indietro, che non si ferma mai, che ci mette sempre la faccia, ma, soprattutto, pretende sempre tanto da se stesso e dalla sua squadra.Uno stacanovista del pallone, l&#224; dove allenamento, puntualit&#224;, seriet&#224;, rispetto delle regole si traducono nel lavoro di ogni professionista che intende lavorare sodo per raccogliere i frutti poi. Ma attenzione a non sgarrare, a non fare i furbi, perch&#232; mister Conte annota tutto il bene e il male. Questo &#232; quanto d&#224; della sua professione dove va, dov'&#232; andato con alterne polemiche. S&#236;, perch&#232; chi vuole questo allenatore alle proprie dipendenze deve sapere che deve avere a che fare con un carattere particolare, forse anche irascibile e senza peli sulla lingua. Prova ne &#232; che fin da quando &#232; stato allenatore del Siena, Arezzo, Bari, dell'Atalanta, della Juventus, C,T, della Nazionale e poi ancora allenatore del Chelsea e ora dell'Inter, ha sempre vinto ma ha sempre preteso molto dalle societ&#224; in cui &#232; stato. E adesso che dopo due anni in cui si &#232; accasato nella societ&#224; nerazzurra e sta per vincere lo scudetto, ci si chiede quanto veramente ci sia di suo in questa Inter. Noi diciamo che c'&#232; molto, forse tutto, perch&#232; ha saputo inculcare in questa societ&#224; non solo l'entusiasmo perduto in tanti anni e quella sempre latente anarchia di ruoli, ma, soprattutto, ha trovato regolarit&#224; di risultati cancellando in qualche modo quell'eterna immagine di «Pazza Inter» che da sempre l'ha contraddistinta in un'altalena che l'ha portata a non vincere nulla da tanti, troppi anni. S&#236;, perch&#232; la memoria di Jos&#232; Mourinho e il triplete conquistato in tempi ormai troppo lontani, avevano bisogno di essere rinfrescati, rivisitati, anche nel tentativo riuscito quest'anno di spezzare in qualche modo l'egemonia di una Juventus che per ben nove anni di fila ha vinto lo scudetto. E adesso che finalmente si sta per tagliare il traguardo per primi, il popolo interista gode ma non ancora liberamente come vorrebbe, almeno fino a quando la matematica non dir&#224; che finalmente quel «Qualcosa di importante» - come dice Conte - sia stato raggiunto. E allora cosa vogliamo ancora dire a questo piccolo, grande allenatore che nonostante ispiri antipatia a molti interisti per i suoi trascorsi juventini, c'&#232; da applaudirlo perch&#232; &#232; riuscito con la sua squadra a ricompattarsi sul campo, nonostante le mille vicissitudini societarie per nulla confortanti, avrebbero potuto distrarre i suoi ragazzi. E invece il suo motto &#232; stato sempre «Testa bassa e pedare» fino adesso, fino a una sola settimana dalla probabile conquista matematica dello scudetto. E persino la Madunina interista sorride e abbraccia questo allenatore «antipaticone» e forse anche rompiscatole, a cui non si pu&#242; disconoscere di vivere intensamente i sentimenti di un football che non &#232; banalmente solo ricchezza, ma sa essere anche meritocratico.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSIncalcio-1013770.htmSI0101042n
111013766NewsEditorialeZONA CHAMPIONS: LOTTA A 5 PER 3 POSTI2021042006:34juve,atalanta,champions,milan,inter,lazio,napoli,roma,torino,pirloScontro Champions all'Atalanta che supera i bianconeri di Pirlo, Napoli a -2 dalla Juve, ma sale minacciosa anche la Lazio<p >Quando mancano ancora 7 giornate alla conclusione del campionato cominciano a delinearsi le possibili posizioni in classifica, soprattutto per quanto riguarda la zona Champions. Sicuramente la posizione pi&#249; stabile &#232; quella dell'Inter, oramai ad un passo dallo scudetto, con i nerazzurri che, nonostante il pareggio allo stadio Maradona, mantengon ben 9 punti di vantaggio sui rossoneri, vittoriosi contro il Genoa per 2 reti ad 1, in una gara sofferta ma che bisognava vincere a tutti i costi. Amara ed immeritata sconfitta invece per la Juve, che pur giocando bene viene superata dall'Atalanta per una rete a zero, e slitta al quarto posto con 2 punti di ritardo proprio sui bergamaschi e con altrettanti punti di vantaggio sul Napoli stoppato sull'1 a 1 dall'Inter. Gara che resta quindi ancora aperta anche per la Lazio, vincente per 5 reti a 3 contro il Benevento, che la porta in sesta posizione, a -2 dal Napoli. Adesso non resta che attendere i risultati delle prossime partite, che saranno sicuramente decisive nella corsa alla Champions, di cui rimangono disponibili solamente tre posti, contesi appunto fra Milan, Atalanta, Juve, Napoli e Lazio. Per la Roma sfuma ogni sogno dopo la sconfitta dell'Olimpico contro i granata.</p><p >Alessandro Vispo</p>ivomesivomessimone-inzaghi.jpgSISatalantasuperajuve.pericolonapolielazioperlajuve.agguerritalottachampions-1013766.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101091n
121013759NewsEditorialeLa Juve e gli errori della società2021040611:22L'analisi sul delicato momento della Juventus<p>Mentre per volere di Andrea Agnelli si profila il ritorno di Max Allegri alla Juve con il ventilato interesse di Fabio Paratici per Icardi e Kean, non possiamo che constatare la vera mancanza di programmazione e la collettiva confusione da parte delle pi&#249; alte cariche dirigenziali della Juventus. Situazioni mai viste nell'ambito della societ&#224; bianconera che da sempre vanta esemplare metodo di progettualit&#224; e di investimenti mirati per restare sempre competitivi anche in campo internazionale. Ma la Juve di quest'anno sembra avere perso la diritta via tracciata dall'antica casata Agnelli, cui il presidente Andrea fa parte non certo come prosieguo di impostazione societaria, in cui ogni cosa, a partire da suo zio Giovanni e dal pap&#224; Umberto, veniva stabilita con la massima attenzione all'immagine e allo stile, con la prerogativa essenziale di sbagliare il meno possibile nelle scelte tecniche. Era l'attenzione nell'attorniarsi di figure capaci, affidabili per curriculum e percorsi professionali di fondata seriet&#224;. Non esistevano amici, non c'erano preferenze da inserire nell'organico pi&#249; importante delle aziende calcio d'Italia, ma collaborazioni con persone giuste messe al posto giusto. Una sola debacle juventina ricordiamo in quel periodo in cui la societ&#224; bianconera decise nel 1990 di affidare la panchina a Maifredi per passare a una mentalit&#224; nuova di calcio che si chiamava «calcio a zona». L'incarico di vicepresidente esecutivo del club fu dato allora a Luca Cordero di Montezemolo, manager di riferimento alle dirette dipendendenze dell'Avv. Gianni Agnelli, Ecco, quello fu l'errore marchiano dato dal desiderio di cambiare repentinamente un calcio consolidato negli anni per vittorie, e poi sostituirlo con la modernit&#224; di un pallone che all'orizzonte appariva come spettacolo di calcio offensivo, piuttosto che l'antico modulo difensivo con connesso catenaccio. Ecco, a memoria ricordiamo questo come unico vero errore della Juventus di allora che assieme a Maifredi perse la consueta faccia di societ&#224; sicura, dove nulla era affidato al caso. E oggi che sotto la guida di Andrea Agnelli (pur dopo la conquista di nove scudetti consecutivi, cui riconosciamo apprezzamento per il lavoro fatto) da qualche anno a questa parte si &#232; inserita una sorta di fragilit&#224; nelle figure pi&#249; importanti della dirigenza. Forse tutto &#232; cominciato con la lite con Conte e poi con l'allontanamento improvviso dell'ex amministratore delegato Beppe Marotta. Ecco, secondo noi da l&#236; &#232; partita tutta una serie di situazioni che attraverso l'attrito personale hanno creato confusione e disaccordi tra i tre che sono alla guida della societ&#224; attuale della Juve: Agnelli, Nedved e Paratici. Il resto &#232; la logica conseguenza di scelte tecniche sbagliate e denari spesso buttati al vento. Questo &#232; secondo noi il vero problema della Juventus di oggi.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013759.htmSI0101057n
131013758NewsEditorialeBianconero tenebra e splendore granata2021040409:50Il pareggio di un derby che lascia molti rimpianti al Toro di mister Nicola<p>E' finito in parit&#224; il derby della Mole che si tinge di sgargiante colore granata, piuttosto che del buio bianconero. Ecco, potremmo dire che questa &#232; la sintesi di un derby cittadino che ha messo in evidenza i gravissimi problemi della societ&#224; bianconer&#224; e della squadra di Pirlo, esaltando al contempo i valori di un Toro che pur non avendo risolto i suoi problemi di classifica precaria, ha comunque dimostrato in campo di essersi ricordato del suo cuore granata. Un 2 a 2 che non risolve i problemi di entrambe le squadre ma, certamente, ne d&#224; consapevolezza del momento che le due squadre stanno vivendo . Alla doppietta di Sanabria la Juve ha risposto arrancando con aspettati segni di confusione totale, mancanza di memoria juventina che ha dato l'immagine di una squadra allo sbando, piuttosto che di una Juventus lontana dal suo «Vincere non &#232; importante ma &#232; l'unica cosa che conta». Il Toro di mister Nicola aveva annusato alla vigilia che questo avrebbe potuto essere finalmente quello buono, quello che l'avrebbe portato alla vittoria proprio per quanto sta succedendo in casa bianconera. Ed in effetti c'&#232; andato vicino a vincerlo questo derby, prova ne &#232; che i granata sono usciti dal campo con l'orgoglio di avere fatto di tutto per vincere meritatamente il match. Per come l'ha interpretato questo derby, per come l'ha giocato e per come l'ha impostato sfruttando tutte le debolezze dell'avversario che sono apparse davvero tante. Alla fine il pareggio dell'evanescente Ronaldo non ha fatto altro che salvare la faccia e forse la panchina di Pirlo, apparso sempre pi&#249; confuso che persuaso per quanto sta succedendo all'interno della sua squadra e forse anche della societ&#224; che l'ha voluto mettere prematuramente in un posto di rilievo. In attesa della finale di Coppa Italia, possiamo definire quello della Juventus un annus horribilis sotto tutti i punti di vista. Un grave errore di programmazione che parte dal presidente Agnelli e continua con il vicepresidente Nedved e di quel Fabio Paratici che avrebbe dovuto essere la mente illuminante di una Juve competitiva. Ma il Toro che ha i suoi grossi problemi da risolvere ha saputo capire tutto questo e, intelligentemente, ha fatto di tutto per raggiungere la soddisfazione ma soprattutto il desiderio dei tre punti in classifica che avrebbero significato un gran passo avanti nella lotta per non retrocedere. Ecco, diremmo che la sintesi di questo derby della Mole &#232; racchiusa in tutto ci&#242;. Adesso vedremo cosa accadr&#224; nel futuro delle due societ&#224; torinesi.</p><p>Salvino Cavallaro ..</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013758.htmSI0101058n
141013757NewsEditorialeL`INTER PASSA A BOLOGNA E SI AVVICINA ALLO SCUDETTO2021040408:11juve,torino,milan,atalanta, napoli,inter,conte,bologna,lukaku,roma,spezia,champions,lazio,sassuolo,crotoneRALLENTANO JUVE E MILAN, RISALGONO NAPOLI, ATALANTA E LAZIO<p>&#171;E' stato un grande passo in avanti&#187;: Sono queste le parole di Antonio Conte dopo la difficile vittoria dell'Inter in casa del Bologna. E' stato proprio il suo Bomber, Lukaku , a spedire i cugini rossoneri a - 8 in classifica. Conte ai microfoni, nel dopo partita sembra essere molto cauto, ma lo stop del Milan in casa 1-1 con la Sampdoria e della sempre temibile Juve nel derby con il Torino (pareggio 2-2), fanno ben sperare in una volata finale per lo scudetto con una partita ancora da recuperare mercoled&#236; 7 aprile contro il Sassuolo. Importanti vittorie del Napoli contro il Crotone (4-3), dell'Atalanta contro l'Udinese (3-2) e della Lazio contro lo Spezia ( 2-1), mentre la Roma viene fermata con un pari (2-2) dall'ottimo Sassuolo. Si fa avvincente, dietro la capolista Inter, la lotta per la zona Champions. Sono ben sei squadre in 9 punti: Milan 60 Pt, Atalanta 58 Pt, Juventus e Napoli a 56 Pt, Lazio 52 Pt e Roma a 51 Pt. Sar&#224; un finale di stagione avvincente a 9 giornate dalla fine. Pane per i denti degli appassionati di calcio che si godranno fino alla fine un campionato che quest'anno sta regalando una tanto attesa adrenalina. E mercoledi 7, il recupero di Torino che vedr&#224; in campo Juve e Napoli si preannuncia decisivo in chiave Champions. In coda sembra spacciato il Crotone, che ieri ha comunque dato filo da torcere al Napoli, mentre in 4 punti ci sono Parma (20 pt), Cagliari (22 pt) e Torino (24 pt). Ancora invischiate anche Spezia (29 pt), Benevento e Fiorentina (30pt).</p><p>Giacomo Barletta</p>ivomesivomesantonio-conte.jpgSISvolalinter-frenanojuvemilan-salelazionapoliatalanta-1013757.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101067n
151013755NewsEditorialeJuve, ammetti i tuoi errori2021032218:23juventus,paraticiE' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile<p>E' la societ&#224; pi&#249; blasonata d'Italia, la pi&#249; scudettata e con il maggior numero di tifosi, ma c'&#232; troppa propensione a nascondere sempre le cose. Capiamo che ci stia pure un certo modus operandi di non fare trapelare notizie che riguardano la societ&#224; e i suoi progetti, tuttavia, sarebbe opportuno che di fronte a un fallimento stagionale di tale portata, tu Juve avresti dovuto quantomeno presentarti davanti alle telecamere di Sky senza arrampicarti sui vetri. E' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile, presentandosi inaspettatamente per raccontarci che non ci si pu&#242; dimenticare che la Juve ha vinto nove scudetti consecutivi, che in Champions &#232; arrivata due volte in finale, che contro il Benevento si &#232; giocato male e perso meritatamente, che &#232; giusto riflettere per i giocatori quanto pesa indossare questa maglia, che Pirlo continuer&#224; il progetto intrapreso con la Juve, che.....che.....che....Ma quante banali e precostituite risposte che sanno di aria fritta! La Juve ha sbagliato sonoramente tutti i suoi calcoli tecnici, tattici ed ha buttato al vento un patrimonio di denaro facendo l'errore imperdonabile di pensare che il sacrificio economico per Ronaldo potesse significare fare quel salto di qualit&#224; tale da vincere finalmente la Champions League. Tuttavia, non ci sentiamo di penalizzare CR7, del quale riconosciamo l'importanza di averlo in squadra nonostante che nessuno sia in grado di dirgli di farsi da parte quando si tratta di tirare le punizioni, ma &#232; sui vari Rabiot, Ramsey, Arthur, Kulusevski, Bentancur (impiegato in un ruolo davanti alla difesa che per sue caratteristiche tecniche non gli &#232; congeniale) che bisogna porre il punto di una supervalutazione tale da disperdere denaro inutilmente. Dunque, la societ&#224; &#232; per noi la prima ad essere sotto accusa a cominciare dal Presidente Andrea Agnelli, per continuare con Nedved e per finire con Paratici. La triade non &#232; sempre di comune accordo nelle varie decisioni importanti della societ&#224;, come ad esempio la scelta degli allenatori, infatti, fonti vicine ai vertici societari riferiscono del licenziamento di Allegri sostituito da Sarri per volere di Nedved e Paratici, mentre Agnelli dopo avere mandato a casa Sarri ha imposto la panchina di Pirlo. Non sappiamo se questo corrisponda alla verit&#224; di questa societ&#224; sempre ermetica e intrapelabile nelle sue scelte, tuttavia, quando i nodi vengono al pettine come in questo caso, c'&#232; da rimboccarsi le maniche e chiedere scusa al popolo bianconero. Ripetiamo che non &#232; scritto da nessuna parte che la Juve debba vincere tutti gli anni il campionato ed essere in corsa per tutte le competizioni, ma quando il fallimento &#232; cos&#236; evidente, ebbene, bisognerebbe non nascondere l'evidenza dei fatti. Fatti incresciosi che sono cominciati questa estate con il caso Suarez finito in Procura a Perugia e poi continuati con una serie di errori dirigenziali che non sanno di Juve ma hanno qualcosa di simile a gestioni di societ&#224; dilettantistiche. E poi Pirlo, la ciliegina su una torta bella in apparenza ma lavorata in maniera raffazzonata. Un allenatore neo patentato messo l&#236; per giustificare l'errore anche economico sostenuto dalla societ&#224; bianconera per rispettare a vuoto il contratto di Sarri. Altro errore! Prima allenatore dell'Under 23 e dopo una settimana coach della Prima Squadra. Un susseguirsi di situazioni che sembrano rattoppare falle profonde ed errori che fanno pensare al tentativo di sperare nella mano benevola del fato. No, questo sistema non &#232; da Juve, non pu&#242; esserlo. Rischiare con Pirlo, pensando a una scommessa da vincere &#232; quantomeno azzardato e pericoloso, proprio perch&#232; sei la Juve e non puoi rischiare la faccia anche a livello internazionale. Altro errore &#232; stato quello di dare l'opportunit&#224; a Marotta e Conte di andare a rafforzare proprio l'Inter, l'antagonista di sempre, proprio perch&#232; Agnelli non ha voluto che l'allenatore tornasse alla Juve. Insomma tutta una serie di situazioni che giustificano il fallimento di un'annata in cui la Juve pur essendo stata in corsa su tutto, adesso si ritrova con la sola finale di Coppa Italia da giocare contro un'Atalanta che la sovrasta per gioco, mentalit&#224; e chiarezza tattica. Adesso bisogner&#224; voltare pagina mettendo da parte i soliti stereotipi qualunquistici come «Vincere &#232; l'unica cosa che conta» oppure «La maglia della Juve pesa molto addosso ai calciatori», tutte cose trite e ritrite. Adesso la Juve deve risprendere dall'alto dei suoi vertici quello stile e quell'immagine di societ&#224; ben organizzata che sta perdendo. Non basta dire ai tifosi che ogni anno si tenta di vincere la Champions, perch&#232; se non ci sono i presupposti &#232; meglio tacere.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>fl0711fl0711paratici.jpgSISjuve-ammetti-i-tuoi-errori-1013756.htmSI01,02,03,060108n
161013754NewsEditorialeCADE A SORPRESA LA JUVE, VINCONO MILAN, ATALANTA, NAPOLI E LAZIO2021032200:30juve,roma,milan,inter,atalanta,verona,udinese,sconfitta,pirlo,pioli,stadium,olimpico,napoli,gattusoGattuso espugna anche l'Olimpico. Bella rimonta del Milan che passa a Firenze. Bene anche Atalanta e Lazio<p>La 28esima giornata di campionato, giornata molto importante per le inseguitrici dell'Inter, ci regala un'inatteso tonfo casalingo per la Juve, sconfitta allo Stadium per 1 a 0 dal Benevento, mentre vincono e convincono Milan, Napoli, Atalanta e Lazio. In attesa del recupero Inter- Sassuolo (gara non giocata per i tanti affetti da Covid-19), il turno di campionato ci ha regalato l'exploit dei ragazzi di Pippo Inzaghi che inguaiano la Juventus di Pirlo, che rimane a -10 dalla capolista. Dopo ben tre vittorie di fila, decide il goal di Adolfo Gaich, a soli venti minuti dal fischio finale, propiziato da un errato passaggio di Arthur. Resta comunque la pessima prestazione da parte della squadra di Pirlo, con tanti errori a centrocampo, in difesa e sottoporta (eroe della giornata il portiere Montip&#242;, autore di almeno tre interventi decisivi). Ottima prestazione invece per il Milan, che riesce ad imporsi per 3 goal a 2 dopo una grande rimonta, grazie alle reti di Ibrahimovic, Diaz e Chalanoglu. I rossoneri si portano cos&#236; temporaneamente a -6 punti dalla capolista. Partita combattuta e segnata da alti e bassi per entrambe le squadre. Dopo la sconfitta col Napoli e l'eliminazione dall'Europa League contro lo United, serviva una prova di carattere. E Pioli, nonostante le assenze, ha mandato in campo una squadra carica, tonica, che con la giusta determinazione ha sconfitto l'ostica Fiorentina di Prandelli a domicilio. Per i viola pesano i numerosi errori in fase difensiva.Vittorie convincenti anche per l'Atalanta a Verona (2 a 0 per i bergamaschi che agganciano la Juve), per la Lazio a Udine (vittoria quantomai importante e sofferta per a 1 a 0 al Friuli) e per il Napoli all'Olimpico. La banda-Gattuso dopo aver espugnato il Meazza passa nettamente anche a Roma imponendosi per 2 a 0 con la doppietta del ritrovato Mertens, che rilancia i partenopei a 53 punti e con la gara di Torino da recuperare. Adesso non resta che attendere e vedere come si evolver&#224; la &#171;situazione Inter&#187;, che dovr&#224; recuperare la partita con il Sassuolo e vedere se ci saranno ripercussioni sul campionato dovute a questa &#171;pausa&#187;, o se invece i nerazzurri continueranno la loro marcia verso il titolo, che a questo punto sembra davvero vicino per gli uomini di Antonio Conte. Adesso arriva la sosta, con il campionato che riprender&#224; sabato 3 aprile, vigilia di Pasqua, con Milan-Samp, Atalanta-Udinese, Napoli-Crotone, Sassuolo-Roma, Benevento-Parma, Genoa-Fiorentina, Lazio-Spezia, Cagliari-Verona, Bologna-Inter e Torino-Juve.</p><p>Alessandro Vispo</p>ivomesivomes27d06bf3-52c1-4a61-803f-7fe90217ee64.jpgSISnapolivince20aroma-juvepessima-belmilan-benedea.lazio-1013754.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101077n
171013752NewsEditorialeIl Torino batte il Sassuolo e ritrova la sua vera anima2021031718:41Sono molto positive le indicazioni espresse in campo dalla squadra di mister Nicola. <p>Dopo otto lunghi mesi il Torino inflila finalmente in casa la sua prima vittoria: Torino 3 - Sassuolo 2. Detto cos&#236; sarebbe persino riduttivo significare a chi non ha visto la partita, quella evoluzione di autostima che il Toro ha saputo mettere in atto nel secondo tempo. L'approccio alla partita &#232; stato sbagliato, tanto &#232; vero che i neroverdi di mister De Zerbi hanno chiuso la prima fase di gioco con il risultato a loro favore di due gol a zero, grazie alla doppietta di Berardi. Solita dormita in difesa e Sassuolo che gioca sul velluto. Tuttavia, fin dal primo gol incassato, il Toro ha saputo reagire con rabbia e veemenza trovando per&#242; un Consigli che ha parato di tutto e di pi&#249;.Nel secondo tempo i granata sembrano rinvigoriti e non ci stanno a perdere un match che per la classifica e soprattutto per il morale sarebbe stato frustrante sotto tutti gli aspetti. Ma la svolta avviene quando mister Nicola ha deciso di fare entrare Simone Zaza, il calciatore forse pi&#249; criticato dei granata, il quale ha sfoderato una prestazione a tratti volitiva di chi vuole mettersi sulle spalle la squadra e trascinarla alla vittoria. Il primo gol di Zaza arriva al 77esimo, dopo avere sfruttato al meglio un suggerimento di Sanabria. Poi, mentre il Toro spinge al massimo sull'acceleratore, all'86esimo arriva il gol di Mandragora che porta le sorti idella partita momentaneamente n parit&#224;. Ma il Toro non si accontenta, attacca e vuole la vittoria a tutti i costi, anche se a onor del vero rischia terribilmente di perdere la partita in una delle tante ripartenze in contropiede del Sassuolo. Ma il Toro oggi aveva un qualcosa in pi&#249;, perch&#232; oltre gli stimoli aveva grande voglia di ritrovarsi, di ricordarsi del suo cuore Toro e di quell'anima perduta per troppo tempo. Cos&#236;, ecco che al 92esimo Zaza di testa spinge in gol un assist di Ansaldi. E' l'apoteosi, il momento tanto atteso che &#232; frutto di una ritrovata autostima di squadra e di una compattezza che mister Nicola non fa fatica a definire motivazione di squadra e non di singoli giocatori. Ed &#232; vero, perch&#232; proprio nella partita forse pi&#249; importante della stagione si &#232; evidenziato uno spirito di squadra tale da quasi non fare accorgere la grande stanchezza di Belotti, rientratto dopo il Covid ma volutamente messo in campo a stringere stoicamente i denti per aiutare i suoi compagni. Tuttavia, trattenendo l'entusiasmo granata che in questi casi risulta davvero essere legittimo, pensiamo che con questa partita si sia segnato il nuovo corso di un Toro che ha tutte le intenzioni di volere caparbiamente risalire la classifica. Il tempo a disposizione c'&#232; tutto e le partite per dimostrare di essere il Toro ci sono tutte. Vediamo cosa accadr&#224;. Certo che la partita di oggi ha dato nuove indicazioni su una squadra che aveva maledettamente perduto quell'autostima necessaria per rivitalizzare muscoli e cervello. Il Sassuolo, invece, esce dal campo Grande Torino a testa bassa, consapevole di avere buttato al vento una partita che fino a buona parte del secondo tempo sembrava gi&#224; essere propria. De Zerbi &#232; giustamente arrabbiato e ai microfoni di Sky si &#232; detto sconfortato dalla prestazione dei suoi giovani calciatori. Mister Nicola, invece, &#232; l'altra parte della medaglia finalmente felice, ma al contempo attento a non esagerare nell'entusiasmo. Zaza? dice il mister, &#232; un calciatore importante per il Toro cos&#236; come sono tutti quelli che fanno parte della rosa. Anche questo &#232; un chiaro esempio di come si tiene unito lo spogliatoio.</p><p>Salvino Cavallaro.</p>fl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013752.htmSI0101071n
181013751NewsEditorialeIL NAPOLI PASSA A SAN SIRO. PERDONO ANCORA TERRENO DALLA VETTA I ROSSONERI 2021031511:10MILAN, INTER, JUVE, PIOLI, PIRLO, CR7,GATTUSO, CONTEVOLA L'INTER E STACCA IL MILAN ORA A - 9<p >Un brutto Milan perde in casa contro il Napoli e si allontana ulteriormente dai cugini nerazzurri, ora avanti con 9 punti di vantaggio sui rossoneri. Alla luce del successo esterno dei bianconeri di Pirlo per 3 a 1 contro il Cagliari (tripletta di CR7), e della vittoria importante degli uomini di Conte all'Olimpico di Torino contro i granata per 2 reti a 1, il Milan era obbligato a vincere il match contro il Napoli per non perdere ulteriore terreno dalla vetta e per tenere a bada la Juventus. Purtroppo per i rossoneri cos&#236; non &#232; stato. Decisivo &#232; stato il goal di Politano a inizio ripresa, che ha regalato cos&#236; tre punti fondamentali alla squadra di Gattuso, rimettendola in gioco nella rincorsa alla Champions. Duro colpo invece per i rossoneri, che rischiano di essere scavalcati dai bianconeri (in caso di successo di Ronaldo e compagni nel recupero del 17 marzo contro i partenopei). Passo indietro quindi per gli uomini di Pioli, che sono apparsi in calo fisico e involuti nel gioco rispetto alle ultime gare. Si sar&#224; sicuramente fatta sentire la stanchezza accumulata dopo la gara con il Manchester United in Europa League, in cui i rossoneri hanno disputato un'ottima prestazione conquistando un prezioso 1 a 1 fuori casa che significa tanto in chiave qualificazione. Aldil&#224; del risultato finale, comunque la partita contro i partenopei &#232; stata abbastanza combattuta, nonostante il Milan non abbia brillato. Sicuramente meritata la vittoria del Napoli, soprattutto per la prestazione offerta nel primo tempo. Gattuso torna a sorridere, dunque, ma non c'&#232; tempo di festeggiare che mercoled&#236; 17 arriva il recupero contro la Juve, altra gara fondamentale in chiave Champions per il Napoli.</p><p >Alessandro Vispo</p>ivomesivomesstefano-pioli.jpgSISvolainter-milansconfitto-salenapoli-juvevince-1013751.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101050n
191013749NewsEditorialeL`INTER BATTE L`ATALANTA E METTE LA FRECCIA2021030901:24inter, conte, atalanta, juve, scudetto, lukaku, skriniarVITTORIA SOFFERTA DEI NERAZZURRI, CHE SUPERANO DI MISURA L'ATALANTA E STACCANO MILAN E JUVE<div><p >La ventiseiesima giornata di Serie A si chiude con la vittoria dell'Inter di misura sull'Atalanta. Una partita impegnativa, segnata da un ritmo elevato ma con poche occasioni da goal. Per fortuna dei nerazzurri milanesi a risolvere la situazione ci ha pensato Skriniar, che, al decimo minuto del secondo tempo, sugli sviluppi di un'azione d'angolo, in mischia ha trovato la stoccata vincente per battere Sportiello. I ragazzi di Antonio Conte riescono quindi a mantenere il vantaggio di +6 sul Milan, che ieri &#232; riuscito a battere fuori casa l'Hellas Verona per due goal a zero, e +10 sulla Juve, che deve recuperare la gara col Napoli e potenzialmente potrebbe arrivare a -7 dalla vetta. Dopo il superamento di un ostacolo cos&#236; ostico come l'Atalanta, adesso per Lukaku e compagni lo scudetto sembra pi&#249; vicino. Mancano per&#242; 12 giornate alla fine del campionato e tutto pu&#242; ancora succedere, anche se rispetto al girone d'andata l'Inter sembra aver messo letteralmente la freccia e difficilmente si far&#224; scappare il successo finale, avendo anche il vantaggio di non dovere giocare le coppe europee, che invece vedono ancora impegnate Juve, Milan, Atalanta e Roma.</p><p >Alessandro Vispo</p> </div>ivomesivomesantonio-conte.jpgSISvittoria-sofferta-inter-atalanta-milanamenosei.-1013749.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010209n
201013748NewsEditorialeChampions: Juve attesa dall`esame Porto, una gara che vale una stagione2021030822:51juve,porto,ronaldo,ottavi,champions,tifosiLa Juve cerca continuità in Champions, in una stagione altalenante con la rosa decimata dai tanti infortuni<p ><span>Domani sera, all'Allianz Stadium, andr&#224; in scena Juve-Porto, una partita che non vale semplicemente l'approdo ai quarti di finale di Champions League, ma molto di pi&#249;. Innanzitutto, in una Juve rimaneggiata dalle assenze e con un rendimento molto altalenante, occorre trovare certezze, che hanno caratterizzato i dieci anni di vittorie in casa Juve e, ora come non mai, ce n'&#232; bisogno. La compagine bianconera, fin qui, &#232; stata protagonista di un arduo e complicato cammino, costituito da importanti soddisfazioni ma anche da cocenti delusioni, che hanno demoralizzato i pretenziosi e insaziabili tifosi juventini. Domani, dai bianconeri ci aspettiamo una partita intelligente e d'orgoglio, dato che il risultato non &#232; a loro favore e serve fare gol, ma ponendo attenzione a non subirne. Insomma, una partita da Juve, da squadra capace di compiere imprese memorabili e di emozionare i propri tifosi. Lo scacchiere juventino, senza dubbio, includer&#224; Cristiano Ronaldo, il quale, dopo aver riposato nella recente gara casalinga con la Lazio, ha voglia di vincere e trascinare la propria squadra in una competizione che lui conosce meglio di chiunque altro. Invece, il Porto, forte della vittoria casalinga per 2 a 1, presumibilmente condurr&#224; una partita difensiva, in cui soprattutto penser&#224; a contenere gli attacchi bianconeri e a conservare il risultato dell'andata, dando filo da torcere all'attacco juventino. Per i tifosi di entrambe le squadre sar&#224; di certo una partita tirata sino alla fine, una gara di sofferenza e di pazienza, che decider&#224; chi delle due entrer&#224; a far parte delle prime otto squadre d'Europa.</span></p><p ><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesronaldo.jpgSISjuve-porto-garadecisivaperlastagionedellajuve-tornaronaldo-1013748.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010174n
211013746NewsEditorialeEcco l`Inter che speravano i suoi tifosi2021022218:37Meritata vittoria dei nerazzurri che annullano un Milan apparso stanco e privo di idee.<p>Non c'&#232; solo il pur importante risultato che l'Inter ha ottenuto nel derby, c'&#232; molto altro. C'&#232; molto di pi&#249;. S&#236;, perch&#232; quel 3 a 0 inflitto al diavolo rossonero parla di una squadra che fa calcio, che ha ritrovato l'entusiasmo, lo spirito di gruppo, i meccanismi di gioco che ben si intersecano a chi ama il calcio spettacolo e la fluidit&#224; nei passaggi che sono risultati come fossero stati studiati a memoria. Sar&#224; che Conte e i suoi ragazzi hanno capito l'importanza di vincere lo scudetto,soprattutto alla luce di un anno in cui i nerazzurri sono stati estromessi da tutto e quindi fallire quest'ultimo traguardo sarebbe come vivere da perdenti. Tuttavia, anche se ci sono ancora tante partite da disputare, c'&#232; da dire che l'Inter gode del fatto che pu&#242; usufruire il vantaggio di allenarsi in tutta tranquillit&#224; senza essere distratta da altre competizioni da affrontare. Ma prescindendo da questo, quello che ultimamente riscontriamo nella squadra di Conte &#232; quella compatezza di squadra che produce pochi margini di errori e dove il 3-5-2 catechizzato dal tecnico leccese si abellisce nei meccanismi ben oleati tra difesa, centrocampo e attacco. Non &#232; poco in una squadra che ci ha abituato a essere spesso svagata in difesa e con alterne partite in cui si manifestava un notevole numero di errori atti a mortificare gioco e risultato. Oggi l'Inter &#232; forte soprattutto del suo centrocampo in cui i vari Brozovic, Barella, Hakimi e soprattutto i ritrovati Eriksen e Perisic che danno tono e freschezza nel modo giusto per essere finalmente inclusivi e utili alle esigenze della squadra. E poi questa esplosione di Lautaro Martinez che con Lukaku rappresenta la carta vincente per movimento, furore agonistico e voglia di fare gol senza dimenticarsi di sacrificarsi per i compagni quando &#232; ora di farlo. Ecco, diremmo proprio che Conte ha centrato l'obiettivo di far capire alla propria squadra l'importanza di effettuare correttamente certi movimenti che devono essere sincronizzati bene nel movimento senza palla, C'&#232; un momento in cui si attacca e lo si deve fare con ordine tattico ( Brozovic sa amministrare bene questa fase) e poi c'&#232; un momento in cui bisogna stare attenti nell'interdizione, dando una mano a centrocampo e in difesa.Quello che abbiamo notato nelle ultime partite della squadra di Conte &#232; questo suo aprirsi a ventaglio e richiudersi all'occorrenza come fosse un fatto naturale che deve coinvolgere e responsabilizzare tutti, dal portiere all'ultimo dei due attaccanti. Ed &#232; questo il gioco del calcio che alla fine d&#224; profitto, che fa vincere e diverte, perch&#232; oltre ad avere i campioni che all'occorrenza possono risolvere la partita con una giocata eccelsa, il gioco di squadra ha sempre bisogno dei suoi meccanismi globali per potere esprimere il vero gioco del pallone. Ebbene, dopo aver visto il derby e qualche altra partita precedente, possiamo proprio dire che i tifosi nerazzurri hanno il diritto di sognare stando per&#242; ancora un p&#242; con i piedi ben a terra. Il calcio fa in fretta a smentire quanto di buono ha fatto vedere. Adesso ci vuole continuit&#224;. L'Inter di Conte la deve dimostrare. Almeno se vuole vincere lo scudetto per il suo popolo nerazzurro.</p><p>Salvino Cavallaro</p>fl0711fl0711lautaro-martinez.jpgSIncalcio-1013746.htmSI01,1001046n
221013745NewsEditorialeL`Inter vince il derby e allunga sui rossoneri. Brutto stop per il Milan, che deve guardarsi le spalle da Roma, Lazio, Atalanta e Juve2021022206:42inter, milan, pioli, conte, lautaro, handanovic, lukaku,ibra,derby, hernandez,scudettoGli uomini di Antonio Conte non sbagliano un colpo e si confermano i super-favoriti per il titolo<p>Grazie alla doppietta di Lautaro Martinez e al goal straordinario di Romelo Lukaku, l'Inter conferma la leadership e allunga il passo proiettandosi a +4 dal Milan. Ottima prestazione da parte dei nerazzurri, che hanno da subito messo in difficolt&#224; la squadra di Pioli, che adesso sar&#224; costretta ad inseguire i cugini interisti nella lotta per lo scudetto. Un Milan spento e incapace di gestire anche i palloni pi&#249; semplici, quello visto nel derby, tutto l'opposto dell'Inter, che invece ha gestito molto bene la partita, facilitata anche dalla scarsa incisione e lucidit&#224; degli avversari. Sicuramente ad incidere pesantemente per i rossoneri &#232; il goal sub&#236;to a freddo dopo appena cinque minuti a dopera di Lautaro Martinez. Al 33' il Milan prova a salire di tono e sfiora la rate del pari, grazie ad una pericolosa conclusione di Theo Hernandez, che fa salire la squadra rossonera di tono e convinzione. Atteggiamento che caratterizza il Milan anche all'inizio del secondo tempo e che gli permette di mettere in difficolt&#224; la squadra avversaria, che si salva per tre volte grazie ad altrettanti miracoli di un super Handanovic in grandissima forma. Cos&#236;, al 57', proprio nel momento migliore del Milan, l'Inter segna per la seconda volta ancora con Lautaro, chiudendo di fatto la gara. A mettere in cassaforte il derby ci pensa uno stratosferico Lukaku, autore del 3 a 0 degli uomini di Antonio Conte, rete che sigilla il definitivo crollo della squadra rossonera e la fine della partita. Brutto colpo per i rossoneri che prima della gara di La Spezia poi persa malamente per 2 a 0 avevano 2 punti di vantaggio sull'Inter, e che dopo la sconfitta della stracittadina rimangono al secondo posto a -4 dalla vetta, dopo essere stati sin dall'inizio del campionato in testa. Riusciranno gli uomini di Pioli a reagire e a contendere il titolo ai nerazzurri, o questa sconfitta segna il crollo dei rossoneri, che adesso devono stare attenti a conservare il secondo posto? Prossima insidia la Roma, che sfider&#224; il Milan nel prossimo turno. Vedremo come reagiranno Ibra e company la prossima domenica all'Olimpico. Vittoria invece fondamentale per l'Inter, che si conferma la favorita per il titolo, anche in considerazione del fatto che non gioca le coppe. E domenica a San Siro, a vender cara la pelle agli uomini di Conte, arriver&#224; il Genoa di Ballardini, con i nerazzurri che avranno l'opportunit&#224; di confermarsi saldamente in vetta, in attesa dei risultati delle inseguitrici, che potrebbero anche consentire all'Inter, in caso di vittoria sul Genoa, di aumentare il vantaggio sulle inseguitrici.</p><p >Alessandro Vispo</p>Milanoivomesivomesantonio-conte.jpgSISinter-derby-milan-crollo-handanovic-salva-lukakulautarosuper-1013745.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,1101063n
231013739NewsEditorialeJuve - Inter dei veleni. Ma basta! Adesso giocate a calcio. Finitella con questo squallido teatrino. 2021021014:47Conte,Agnelli,Coppa Italia Il pessimo esempio da stigmatizzare, tra Conte e Agnelli <h5>Ma basta! Pensate a giocare e finitela con questo eterno teatrino che non si addice alla storia delle vostre rispettive societ&#224;. Basta! Metteci in condizione di scrivere di calcio e non di eterni veleni, di diatribe personali che non ci interessano. Nessuno di voi ha ragione. Tutti avete torto. Chi ha cominciato prima o finito dopo, non vogliamo saperlo. Il popolo di tifosi &#232; avvelenato di &#171;guerra&#187;, di &#171;odio&#187; e la responsabilit&#224; &#232; solo vostra, solo dei vertici bianconeri e nerazzurri, incapaci di dare il buon esempio. No, questo non &#232; il derby d'Italia in cui il calcio di Gianni Brera narrava il sano antagonismo come condimento di sapore pallonaro tra le due pi&#249; amate e odiate societ&#224; d'Italia. Questo &#232; lo spettacolo dei gesti scurrili, delle parolacce, delle blasfeme imprecazioni,delle antiche ruggini personali e delle offese rese pubbliche senza il pudore di sbollire a casa propria tutta la rabbia che si prova contro l'altro, dimenticandosi delle telecamere che inquadrano tutto e di pi&#249;.Esempi vergognosi che ci hanno francamente disgustato, annoiato, disinteressato del gioco del calcio, di quel pallone per cui scriviamo da tanti anni e mai come adesso lo sentiamo estraneo a noi. Avremmo voluto parlare della partita, del gioco, della tattica, del risultato di 0 a 0 che ha portato in finale di Coppa Italia la Juventus. Avremmo voluto esplicare come al solito la nostra analisi pi&#249; possibile oggettiva e superpartes, cogliendo la narrazione di ci&#242; che &#232; avvenuto in campo tra le due squadre. E invece ci ritroviamo a parlare di squallide situazioni che nulla hanno a che fare col calcio e la buona educazione. Il &#171;dito medio&#187; di Conte e il &#171;cogl....ne&#187; probabilmente indirizzato da Agnelli a Conte, sono il retaggio di un passato di ruggini mai appianate tra questi due personaggi che non possono essere allargati a tutti, men che meno ai tifosi delle due fazioni che gi&#224; da sempre si guardano in cagnesco. Non fate accendere simili scintille, sono pericolose. Giocate a calcio se volete e se invece continuate a sentire dentro di voi tali sentimenti di reciproco odio, provate a pensare chi non arriva a mille euro al mese e deve mantenere a fatica la propria famiglia in un Paese italico che in questa situazione di infinita crisi pandemica, avrebbe bisogno di una piccolissima parte del vostro lauto guadagno. Chi incassa 12 milioni l'anno o chi &#232; a capo della pi&#249; qualificata societ&#224; di calcio italiana, avr&#224; pure degli obblighi da rispettare. S&#236;,proprio quello stile, quell'etica professionale che forma l'immagine da imitare e non da cancellare. Dunque, basta veleni e ipocrite strette di mano. Il calcio pretende integrit&#224;, rispetto, educazione. Poi parleremo e scriveremo di calcio.</h5><h5>Salvino Cavallaro</h5>fl0711fl0711foto-conte---agnelli.jpgSInJuve-Inter-1013739.htmSI01,0601099n
241013737NewsEditorialeInter - Juventus, l`analisi della prima semifinale di Coppa Italia.2021020318:16inter,juve ,coppa italiaInter - Juve 1 a 2. I bianconeri di Pirlo sfoderano un`ottima prestazione che l`avvantaggiano verso la finale. <p><span>C'&#232; una Juventus senza Cuadrado e una Juventus con Cuadrado.</span> <span>E c'&#232; un'Inter senza Lukaku e Hakimi che manca di tanto, di troppo. A vedere la semifinale d'andata tra Inter - Juventus, ponendo in analisi i vari sviluppi tecnico tattici emersi durante la gara, si pu&#242; sintetizzare come un qualcosa di simile a un confronto che nulla ha avuto a che fare con la copia del precedente incontro di campionato tra le due squadre. Ed &#232; proprio vero che nel calcio ogni partita fa storia a s&#233; per impostazioni tattiche ma anche per scelta, talora anche forzata, di giocatori che inevitabilmente cambiano la fisionomia dell'incontro nell'approccio e nel suo sviluppo. La Juve vista a San Siro ha meritato di vincere con il risultato di 2 a 1, ma soprattutto ha dimostrato grande carattere, superando l'iniziale empasse di uno sbandamento difensivo che ha fatto s&#236; che Lautaro Martinez infilasse la rete dell'1 a 0 per l'Inter, con una incertezza anche di Buffon. Poi, prendendo le redini da grande squadra ha spostato il suo baricentro in avanti, pressando e facendo circolare la palla con azioni orizzontali e verticali che per precisione hanno ottenuto l'effetto di maggior possesso palla nei confronti dell'Inter, la quale &#232; invece apparsa sorpresa da tanto furore agonistico messo in campo dalla Juve. Un 4-4-2 che Pirlo ha studiato per mettere in difficolt&#224; il 3-5-2 di Conte che nonostante il super Barella, la buona prestazione di Darmian, ha risentito in maniera eclatante l'assenza di Lukaku, della sua potenza fisica che associata alla mancanza della veloce ripartenza dell'esterno Hakimi, hanno pesato in negativo sul rendimento globale dei nerazzurri. Ma qui, si sa, viaggiamo sui s&#232; e sui ma, che non hanno mai fatto la storia del calcio. Fatto &#232; che la Juve di Pirlo con la difesa a 4 che in varie fasi si disponeva a 3 per effetto di un centrocampo a 5 con l'avanzamento continuo di Cuadrado e Alex Sandro, ha centrato il modo di mettere in difficolt&#224; l'Inter di Conte che ha cercato per lunghi tratti della gara di arginare le folate offensive dei bianconeri nel ripartire con Barella e Brozovic, anche se l&#236; davanti Martinez e l'inconcludente Sanchez hanno fatto ben poco. Con questo modulo e con questo centrocampo arricchito da Mc Kennie, Betancur e Rabiot, persino Bernardeschi ha dato timidi segnali di ripresa da quel torpore che l'ha assalito ormai da troppo tempo. CR7 ha segnato la sua doppietta realizzando un gol su rigore e una rete da classico rapinatore di una palla della quale Bastoni e Handanovic si sono resi complici di un pasticcio colossale. Detto questo, per onest&#224; intellettuale dobbiamo dire che la Juve di Pirlo che abbiamo pi&#249; volte criticato per mancanza di gioco di squadra e idee mai supportate dalla qualit&#224; che &#232; pur esistente in questa squadra, pur nel forte ritardo dai vertici del campionato, resta in corsa su tutti i fronti con un gioco ritrovato ma ancora con la continuit&#224; da dimostrare. Vedremo cosa succeder&#224; in seguito per i bianconeri. Per quanto riguarda l'Inter di Conte, invece, siamo certi che con il rientro di Lukaku e Hakimi dar&#224; filo da torcere alla Juve, nella seconda semifinale di Coppa Italia che si svolger&#224; all'Allianz Stadium di Torino la prossima settimana. Se cos&#236; non fosse, sfumerebbe per i nerazzurri un altro obiettivo stagionale, con il conseguente obbligo di vincere lo scudetto. I problemi dell'Inter partono dalla situazione societaria che &#232; in difficolt&#224; dal punto di vista economico, tuttavia, i lauti stipendi percepiti dai suoi tesserati che pongono in passivo il bilancio, devono avere un riscontro almeno nella conquista dello scudetto. Vedremo.</span></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong></p>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-inter-juve.jpgSIScoppa-italia-2021-inter-juventus-1013737.htmSI01,02,03,06,1001043n
251013735NewsEditorialeNel calcio dove sta la verità? 2021011911:27sky,processo del lunedìL`angolo del tifoso bianconero. Considerazioni sui commenti giornalistici di Sky nel dopo gara di Inter - Juventus <br /><p><span>Nel vedere il post-partita di Inter - Juventus su Sky, qualsiasi spettatore ha notato che gli opinionisti , quasi tutti ex giocatori , hanno graziato l'allenatore bianconero di critiche feroci per la prestazione della sua squadra, anzi ad una richiesta di Caressa, detta sottovoce ma non abbastanza se &#232; filtrata fino a noi, di chiedere ad Alex Del Piero di porre una domanda al suo ex compagno di squadra Andrea Pirlo, c'&#232; stato un diniego che la dice lunga sulla voglia di evitare di mettere in difficolt&#224; il tecnico juventino da parte di un Del Piero, per ovvi motivi molto abbottonato sulle scelte tattiche dell'allenatore bianconero.</span><br /></p><p><span><span>Cosicch&#233; mi sono venute alla mente alcune puntate del &#171;Processo del Lunedi&#187;, dove nonostante fossero passate 24 h. dalla partita e quindi si fossero sbolliti gli animi, si assisteva ad uno spettacolo da parte di giornalisti , non ex giocatori, che davano una lettura critica, ricca di note tecniche e di strategie in campo, da &#171;leccarsi i baffi&#187; per il pubblico pi&#249; esigente della &#171;pelota italiota&#187;. Non facevano sconti a nessuno, anche perch&#233; non ci avevano giocato insieme fino a ieri, ma nessuno si offendeva o gli toglieva il saluto, se il suo modulo di gioco era massacrato da Maurizio Mosca o Bruno Bernardi o Maurizio Biscardi o Gianpiero Galeazzi. Eh s&#236;, grandi firme del giornalismo sportivo, che hanno lasciato un ricordo indelebile in tutti i tifosi di calcio e non solo , ma che apprezziamo ancora di pi&#249; dopo aver ascoltato i commenti degli opinionisti del cosiddetto &#171;salotto calcistico &#171; di Sky.</span></span><br /></p><p><span><span>Se ieri sera qualcuno di quelli seduti intorno al tavolo rotondo avesse chiesto a mister Pirlo come mai la sua squadra ad esempio ha giocato per la prima volta in campionato con un modulo con 4 difensori e non il suo solito 3-5-2 , speculare a quello di Antonio Conte, che fra l'altro Pirlo avrebbe dovuto prevedere, visto che il modulo di Conte lo conosce alla perfezione per averci giocato, ebbene se glielo avessero chiesto non avrebbero commesso un delitto di lesa maest&#224;, ma ci avrebbero fatto capire quali sono i limiti di questo tecnico rapportati ai valori dei suoi atleti in campo. E se avessero domandato sempre ad Andrea Pirlo come mai insiste a centrocampo su Rabiot e Ramsey , che non hanno mai convinto , lasciando in panchina McKenzie ed Arthur, soprattutto l'americano che sembra l'unico a correre l&#236; in mezzo raccogliendo palloni su palloni fino a colpire di testa sotto rete avversaria segnando goal importanti, pensate che se l'avessero chiesto Pirlo si sarebbe offeso e, se anche fosse stato, non avrebbero rispettato il calcio e i tifosi che comunque pagano l'abbonamento?</span></span><br /></p><p><span><span>Potrei continuare ancora per molto a snocciolare tutti i perch&#233;, che avrebbero potuto essere chiesti all'allenatore della squadra pi&#249; blasonata d'Italia su una sconfitta senza attenuanti, ma soprattutto su una squadra ,che appare lo specchio del suo allenatore : timorosa nel condurre quel poco di gioco, che riesce a confezionare e quindi votata al &#171;passaggio al portiere&#187;, unico &#171;refrain &#171; di un modulo difensivo sempre poco propositivo e piantato sulla linea Maginot del limite della propria area.</span></span><br /></p><p><span><span>Mi sono chiesto quanto faccia bene al calcio italiano un giornalismo sportivo-calcistico, che non affonda il bisturi sull'involuzione del modo di giocare al pallone, che si nota in quasi tutti i campi di gioco di serie A e quanto sia producente glissare nelle interviste post-partita sui rilievi tecnici della prestazione. Sinceramente ho paura che questo atteggiamento dei commentatori calcistici molto generoso, sia una delle cause del non gioco delle nostre squadre e della loro inferiorit&#224; rispetto alle squadre del continente europeo.</span></span><br /></p><p><span><span>Rimedi? E se riducessimo il numero degli ex-calciatori opinionisti negli studi televisivi durante il post-partita e richiamassimo le penne del nostro giornalismo sportivo che magari non hanno mai dato un calcio al pallone, ma danno ancora del Lei all'intervistato?.</span></span><br /></p><p><span><strong><span>Attilio Andriolo</span></strong></span><br /><br /><br /></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSISnel-calcio-diove-sta-la-verita-1013735.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010171n
261013734NewsEditorialeInter - Juventus, mille motivi in più per vincere.2021011517:05Sale la febbre del derby d`Italia<br /><p><span>Per i tifosi sar&#224; il primo Inter - Juve virtuale; un derby d'Italia vissuto sul divano, davanti alla televisione e senza l'ausilio degli sfott&#242; da stadio. Tuttavia, non per questo si rende meno importante dal punto di vista dell'intensit&#224; emotiva e dell'ansia di attesa. Inter - Juve &#232; sempre una partita a parte, un incontro di antica tradizione fatta di rancori, ruggini e antipatie calcistiche mai sfumate nel tempo. L'espressione «Derby d'Italia» &#232; stata coniata da Gianni Brera nel 1967 per indicare due formazioni che, pur risiedendo in due Citt&#224; e Regioni diverse, sono caratterizzate da una profonda rivalit&#224; reciproca, tipica delle sfide stracittadine. E ci sono tanti motivi in pi&#249; in questo incontro della 18ma giornata del Campionato Italiano di Serie A che lo rende ancora pi&#249; piccante. Basti pensare che le recenti reminiscenze di appartenenza juventina di Antonio Conte e Beppe Marotta, si arrovellano nell'immaginario collettivo dei tifosi bianconeri come uno sgarbo che non doveva essere fatto. Ma si sa che il tifoso non bada al razionale senso del professionismo pallonaro e si perde tra mille altri tortuosi pensieri che convergono nella parola: «tradimento». Tuttavia, lasciando da parte tutte queste annose polemiche di parte, soffermiamoci su quelli che sono i motivi di interesse che coinvolgono le due squadre dal punto di vista tecnico. Diciamo subito che sia per la Juventus di Pirlo che per l'Inter di Conte &#232; assolutamente vietato perdere per non buttare via punti in classifica. La Juve, infatti, pur con una partita da recuperare, perdendo contro l'Inter si troverebbe troppo distanziata dai vertici della classifica, mentre per i nerazzurri si potrebbe accendere l'ennesima polemica su una squadra che manca di cattiveria nel sapere gestire le partite. E poi Lukaku contro Ronaldo, chi &#233; pi&#249; decisivo? Due bomber a confronto che sono devastanti nel Campionato Italiano. Il gigante nerazzurro ha totalizzato 17 gol in 22 partite, mentre Ronaldo &#232; a quota 19 su 18 gare giocate. In Campionato CR7 comanda la classifica cannonieri con 15 gol contro le 12 reti segnate da Lukaku. Ma a parte queste considerazioni, il derby d'Italia non si pu&#242; sminuire in quest'unico concetto di base, perch&#233; sul piatto ci sono molte altre considerazioni tecniche che rendono questa partita davvero affascinante. Due squadre diverse ma simili nella ricerca di continuit&#224; di risultati e nella solidit&#224; di un centrocampo che non ha ancora messo a fuoco certi meccanismi che identificano la grande squadra. Pirlo si trover&#224; privo di Dybala infortunato, pi&#249; Cuadrado, De Ligt e Alex Sandro messi in quarantena dal Covid. Conte, invece, deve fare a meno del solo D'Ambrosio, di Sensi che stenta a entrare in forma dopo l'infortunio subito, e poi si ritrova con l'eterno problema mai risolto di un super pagato come Eriksen, che nel 3-5-2 dell'allenatore dell'Inter non troverebbe posto nel suo ruolo di trequartista. Dunque, sono tanti i temi di questo ennesimo confronto tra le due pi&#249; amate squadre d'Italia che hanno voglia di superarsi a prescindere da ogni considerazione tecnica, tattica e di natura storica. Vedremo come andr&#224; a finire. Pirlo che sostiene di essere uno che da sempre ha apprezzato il modo d'allenare di Conte fin dai tempi della Juve, e poi Conte, che forte del suo carattere caparbio che non prevede mai la sconfitta, sta preparando attentamente una partita che, come lui dice, deve essere affrontata con forza, determinazione e «pedalare». Ci riuscir&#224; a battere la sua ex squadra? E la Juve sapr&#224; stare sul pezzo di una gara che &#232; carica di stimoli? Vedremo. Tutto pu&#242; essere. Solo il campo dar&#224; la risposta. Intanto sappiamo che l'arbitro sar&#224; il Signor Doveri coadiuvato da Carbone e Peretti. Il quarto uomo sar&#224; Maresca, mentre al Var ci sar&#224; Calvarese.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-inter-juve.jpgSIS-1013734.htmSI01,02,03,06,1001069n
271013728NewsEditorialeIl derby Juventus Torino s`intreccia alla storia della città piemontese.2020120418:27Juve Toro tra passato e presente<br /><p><span>Erano gli anni di piombo che si alternavano nello sfondo mai opaco delle gesta calcistiche di una Torino suddivisa tra tifo bianconero e granata. Tragedie di morti e gambizzazioni provocati dal terrorismo dilagante, ma con il rovescio di una medaglia che sapeva raccontare le emozioni del pallone torinese. Brigate Rosse tra paure e fermento di un movimento operaio che ha segnato la storia di quella Torino che si chiamava Fiat e si identificava nel bene e nel male nel cuore pulsante operaio di Mirafiori. Erano gli anni delle lotte di classe in cui la storia della Torino si incrociava con i destini di Juventus e Torino separati da un solo punto in quel campionato 1977, in cui i bianconeri con 51 punti prevalsero sui granata che di punti ne realizzarono 50. Bettega e Zoff contro Pulici e Graziani, derby sanguigni carichi di intensit&#224; emotiva si dipanavano in un quotidiano sociale che la citt&#224; della Mole ha vissuto in maniera ansiogena e preoccupata per un futuro che all'orizzonte appariva incerto dal punto di vista politico e sociale. Ma il calcio e il derby in particolare, &#232; sempre stato per la citt&#224; di Torino qualcosa di significativo soprattutto nel suo intendere sociale, prima ancora che supportato da disparit&#224; di valore tecnico che spesso si &#232; evidenziato nel tempo tra le due agguerrite contendenti. E oggi, come ieri, la storia si ripete nella rivalsa della squadra meno abbiente, dal punto di vista economico e finanziario, la quale porta in campo sentimenti che vanno oltre il pallone e le tante teorie di superiorit&#224; tecniche oggettive di una compagine sull'altra. Non &#232; retorica, ma il derby di Torino racconta la storia di due squadre che si «odiano» sportivamente fin dai tempi in cui il Grande Torino la faceva da padrona sul campo, cui si &#232; poi continuato con gli innumerevoli scudetti conquistati dalla pi&#249; aristocratica Vecchia Signora d'Italia. Era la storia del pallone di Torino che si dipanava tra lotta operaia e quel potere economico che si identificava nella Fiat dell'Avvocato Agnelli. Eppure un derby &#232; sempre un derby, anche oggi che la Juve di Pirlo si trova al quarto posto in classifica con 17 punti e il Toro di Giampaolo &#232; al terzultimo posto con soli 6 miseri punti. Una disparit&#224; eccessiva che, nonostante quanto detto in precedenza, non rispecchia esattamente la pur reale differenza tra le due squadre di Torino. La Juve per proseguire il suo intento di squadra alla ricerca di una nuova identit&#224; di gioco e mentalit&#224; attraverso i suoi nuovi interpreti, e poi un Toro che &#232; in chiara difficolt&#224; ed immerso nel cantiere della costruzione di una squadra che desidera risalire la china dell'attuale classifica. Per i suoi tifosi e per la stessa societ&#224; granata. Vedremo cosa accadr&#224; in quel rettangolo di gioco che &#232; pur sempre il vero arbitro di ogni valutazione tecnica. E intanto Torino aspetta il suo derby, non pi&#249; tra le angosce degli anni di piombo ma, semmai, tra la preoccupazione di un virus che offusca il pensiero dell'oggi e del domani.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>Allianz StadiumFL0711FL0711foto-mole-antonelliana.jpgSIn-1013728.htmSI01,02,03,0601075n
281013725NewsEditorialeInter, che succede?2020111116:53La squadra di Conte preoccupa i suoi tifosi<br /><p><span>C'&#232; qualcosa nell'aria della Pinetina che non convince. L'Inter non ingrana, non &#232; all'altezza del gioco promesso dopo il mercato voluto dal suo allenatore. <strong>Antonio Conte</strong> pare non raccogliere certi malumori dell'ambiente nerazzurro che si profilano all'orizzonte e attacca con apparente calma, dicendo: <strong>«Levate il vino da tavola»,</strong> un po' come dire che certe sciocchezze sono tipiche di persone ubriache. Eppure, dati alla mano, la squadra di Conte dopo dieci partite dall'inizio di questa nuova stagione pallonara ha conquistato solo 3 vittorie su dieci partite giocate tra Campionato e Champions. Una media che non si addice a una grande squadra quale l'Inter &#232;, ma soprattutto preoccupa per alcuni problemi non risolti, non ultimi quelli della difesa e dell'atteggiamento di alcuni giocatori in campo. Hakimi non convince e persino la sicurezza di Handanovic quest'anno sembra essersi dissolta. Certo, i portieri sono soggetti al funzionamento dei meccanismi della difesa che devono essere perfetti nell'allineamento e nel coordinamento dei vari movimenti, tuttavia, vediamo spesso incerto il portiere nerazzurro. Ma questo non &#232; il solo problema, visto che nell'Inter aleggia una sorta di nervosismo che non aiuta a ritrovarsi. Troppi sbagli a centrocampo dove il solo <strong>Barella</strong> si danna a correre, pressare e svolgere diligentemente le due fasi di possesso e non possesso palla. E intanto il malumore dei tifosi nerazzurri &#232; in crescita, una situazione che mette in guardia Conte a svoltare rapidamente dopo la sosta per la Nazionale. Secondo alcuni la figura di <strong>Massimiliano Allegri</strong> sulla panchina dell'Inter si fa sempre pi&#249; possibile, anche in virt&#249; dell'ottimo rapporto che lega l'ex allenatore della Juventus all'amministratore delegato <strong>Beppe Marotta</strong>. Da qui a Natale ci sono da giocare dieci gare senza respiro e vicine l'una dall'altra, dove Conte deve portare la sua squadra a qualificarsi per gli ottavi di finale della Champions League e alzare il livello di gioco e punti in classifica campionato. Un obiettivo considerato essenziale in casa Inter che altrimenti si vedrebbe costretta a rivedere il proprio rapporto con l'allenatore salentino. E poi c'&#232; questo continuo nervosismo camuffato dall'apparente calma di <strong>Antonio Conte</strong> che dice: <strong>«Non c'era bisogno di nessuna reazione, perch&#233; anche in Champions League era mancato solo il risultato. E anche oggi a Bergamo, contro una forte Atalanta, ci &#232; mancato l'istinto killer che ci permettesse di chiudere il risultato e portare a casa la vittoria».</strong> Mah! Chiss&#224;! Noi rispettiamo il pensiero di Conte, tuttavia, riteniamo che a Bergamo l'assenza di <strong>Lukaku</strong> abbia pesato pi&#249; del dovuto e certi svarioni a centrocampo di un <strong>Vidal</strong> in chiara difficolt&#224;, hanno penalizzato soprattutto il rendimento della difesa. Un tre - quattro - uno - due, dove <strong>Barella</strong> &#232; stato inserito come trequartista e dove i due esterni <strong>Darmian</strong> (schierato a sorpresa dall'inizio al posto di <strong>Hakimi</strong> per scelta tecnica)e <strong>Young</strong> si sono alternati con folate in avanti, pi&#249; con buona volont&#224; che con risultati soddisfacenti. L&#236; davanti, poi, <strong>Sanchez</strong> non ha inciso pi&#249; di tanto e <strong>Martinez,</strong> pur avendo sbloccato il risultato al 59', ha palesato quella forma approssimativa che l'ha caratterizzato in questi ultimi tempi. Dunque, un'Inter ancora da assemblare, da unire anche a livello di spogliatoio, dove i malumori di <strong>Eriksen</strong> si fanno sentire in maniera assordante. Vedremo cosa accadr&#224;, anche se riteniamo che Conte debba presto optare con chiarezza su una squadra base che adesso non ha ancora, visto i continui cambiamenti per scelta tecnica dovuti a giocatori come <strong>Stankovic, Nainggolan, Eriksen e Hakimi.</strong> Quest'anno l'Inter gode di una maggiore qualit&#224; tecnica, vista nei singoli interpreti e nella quantit&#224; di giocatori affidabili. Adesso Conte non ha pi&#249; scuse!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-conte.jpgSIS-1013725.htmSI01,02,03,1001044n
291013723NewsCampionatiNoi che commentavamo le partite e i fatti tecnici20201006114221Juve - Napoli, che confusione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sti ppagliacciati ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie….appartenimmo à morte!”</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Ho voluto iniziare questo mio articolo prendendo a prestito l’ultima frase storica de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">‘A Livella di</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio De Curtis in arte Totò</i></b>, proprio per meglio significare come il mondo del pallone sia finito amaramente nel caos più assoluto. E’ un po' come dire che certe pagliacciate fanno parte dei vivi, perché i morti sono seri. Così constatiamo che la politica sportiva è nella bufera. L’ASL di Napoli va contro i protocolli votati in Lega. Tradimenti di patti stipulati in maggioranza e veleni insanabili che si profilano minacciosi all’orizzonte, mentre il coronavirus se la ride bellamente, soddisfatto del male procurato. Ma il pallone italiano non guarirà mai da accecanti contestazioni, polemiche, antipatie, diatribe che stanno uccidendo definitivamente l’ultimo respiro di ossigeno del calcio giocato. Ci piace vedere giocare l’Atalanta di Gasperini e con la Dea abbiamo quasi fatto un patto di simpatia per il piacevole bel gioco del calcio profuso sul campo, capace di distoglierci per un attimo dal basso fondo di un pallone che è diventato immagine negativa per chi ci guarda oltre confine. Juve – Napoli, una partita che doveva essere giocata all’Allianz Stadium domenica 4 ottobre, non s’è potuta fare perché il Napoli non si è presentato. Il motivo? L’ASL di Napoli ha fermato la squadra in partenza per Torino per il timore che si propagassero altri contagi oltre quelli di Zielinski ed Elmas, mentre allo stesso tempo la squadra di Gattuso è stata mandata in isolamento per 14 giorni. Da qui tutta una serie di messaggi, fax, colpi di scena e situazioni inedite da parte della Juventus che ha dichiarato a chiari lettere di scendere in campo ugualmente, rispettando il protocollo controfirmato in Lega da tutte le società di Serie A. Una querelle furibonda che si è scatenata tra le due società di calcio, mentre la Lega ha preso posizione difendendo in pratica il rispetto del regolamento e dando torto al Napoli per quanto ha fatto. Adesso la cosa sta prendendo le sembianze di una gigantesca diatriba politica che coinvolge la Lega Calcio, il ministero dello sport e della sanità, l’Asl di Napoli e le società calcio Napoli e Juventus. Al momento si pensa che alla Juventus gli sia data partita vinta a tavolino, ma il Napoli è pronto a fare il proprio ricorso coinvolgendo probabilmente Lega e Tar. Insomma, un gran caos che inasprisce gli animi più di quanto non lo fossero già tra le rispettive tifoserie che si guardano in cagnesco. Ma questo calcio non ci piace più da tanto tempo. Questo calcio disgusta per una incapacità di gestione politica, la quale si è lasciata inondare dalla già difficile situazione provocata da un covid 19 che ha messo tutti in ginocchio. Tuttavia, se è vero che il regolamento in essere è stato controfirmato dalle parti nel mese di giugno scorso, è altresì vero che vista la situazione attuale di continuo aumento dei contagi, si doveva intervenire tempestivamente per modificare alcuni punti. Questo non è stato fatto e ognuno resta fermo sulle proprie idee: la Juve per il rispetto del regolamento e il Napoli con l’alibi di non essere potuto partire per disputare la partita di Torino a causa del fermo dell’ASL di Napoli. Insomma una matassa ingarbugliata dove il pallone invece di essere parte primaria del gioco è diventato un optional. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Certe pagliacciate lasciamole fare alla Politica ”</i></b> - diciamo noi che apparteniamo a quelli che amavano il calcio giocato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711juventus-napoli-non-è-stata-giocata.jpgSiN-1013723.htmSi100451001,02,03,1001056
301013717NewsEditorialeQuesta sera a Villa Hera di Milazzo, ci sarà la consegna dei premi del concorso Teseo20200901112231Anche noi de «Il calcio 24« ci uniamo all`iniziativa culturale dell`Associazione Teseo di Milazzo <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oltre settanta persone <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">(tra cui è ospite anche la candidata sindaca di Milazzo Adele Roselli)</i></b> parteciperanno questa sera alla premiazione del Concorso di Poesie in Italiano, dialetto Siciliano e Racconti inediti, organizzato dall’Associazione Teseo di Milazzo. Autori, amici e famigliari che confluiranno a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Villa Hera</i></b> da ogni parte d’Italia e testimonieranno con la loro numerosa presenza un successo che è andato oltre le più rosee aspettative. Raggiante di soddisfazione è il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente dell’Associazione Teseo Attilio Andriolo</i></b> il quale, a seguito di questo riscontro di notevole interesse letterario, ha già in mente di implementare per il prossimo anno nuove idee culturali da aggiungere alle già esistenti. E’ il concorso di una letteratura che si esprime attraverso versi che riassumono l’anima di autori sconosciuti, ma ammirevoli nel manifestare sentimenti e piccoli grandi pensieri che si intersecano tra l’attualità e le mille storie umane vissute in questi anni difficili del nostro tempo. Di tutto ciò ne beneficia l’immagine di una Milazzo che fa da trampolino alla voglia di aggregazione culturale proposta dall’Associazione Teseo. Nel corso della serata, come già riferito, saranno consegnati i pregiati premi firmati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">dall’artista maestro Benedetto Norcia,</i></b> in un contesto in cui si rispetteranno rigorosamente le previste regole di distanziamento emanate dalla legge anti covid, anche se tutto si svolgerà all’aperto tra lo sguardo di una splendida terrazza che si affaccia sul panorama mozzafiato di una Milazzo che in settembre e anche oltre, procederà con la sua logica estiva fatta di bagni e tuffi in un mare azzurro che incanta e stuzzica l’estrinsecare i versi poetici. Proprio come stasera, proprio come il significato proposto dall’Associazione Teseo che invoglia a scrivere, a entrare nel fantastico mondo della poesia e della letteratura che è la sostanza dell’anima.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711foto-terrazza-villa-hera-di-milazzo.jpgSiN-1013717.htmSi100451001,02,03,10010164
311013716NewsCampionatiIl giorno dopo lo choc, il nulla cambia e il radicale cambiamento.2020082617223725 Agosto 2020. Una data da ricordare per gli sportivi italiani.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ la sintesi del giorno dopo, in cui si è vissuto lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Choc”</i></b> provocato dalla notizia ufficiale che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Leo</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Messi</i></b> ha detto addio al Barcellona, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Nulla Cambia”</i></b> di marca interista che conferma Conte e tutti i quadri dirigenziali, e poi il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Radicale</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Cambiamento”</i></b> della Juve di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo</i></b>, che resta il grande mistero del popolo bianconero. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma andiamo per ordine e analizziamo i tre punti:</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Lo “Choc” provocato da Leo Messi:</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'> </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dall’Argentina la Pulce ha già preso la sua decisione e l’ha comunicata ai blaugrana con il chiaro intento di volere andarsene gratis. A lanciare l’indiscrezione è il portale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">TyC Sports</i></b> che tra le righe battute informa che Messi, tramite fax, avrebbe comunicato al Barca la sua intenzione di cambiare squadra e di volersi avvalere della clausola che gli permette di rescindere unilateralmente il contratto al termine della stagione. Un colpo a ciel sereno, capace di alimentare le speranze delle tante pretendenti che aspirano ad assicurarsi il campione argentino: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">l’Inter, il Manchester City, il Manchester United</i></b> e il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Paris Saint – Germain</i></b>, mentre qualcuno ci aggiunge pure il nome della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Juventus</i></b> in un’eventuale operazione commerciale promossa dallo sponsor <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Adidas.</i></b> Ma a parte quest’ultima possibilità bianconera che noi riteniamo molto remota e suggestionabile, tutti sperano in questo sogno che fino a ieri sembrava tale e che oggi assume i contorni di una possibile realtà. Intanto arrivano conferme dalla Spagna sulla decisione definitiva di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Messi</i></b> che in questo fine settimana non prenderà parte ai test e agli allenamenti previsti agli ordini del nuovo tecnico del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Barca Ronald Koeman</i></b>. Insomma, un vero e proprio uragano si è abbattuto sulla società blaugrana la quale, dopo avere dato il benservito a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Luis Suarez, Vidal, Rakitic,</i></b> dopo aver venduto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Artur</i></b> alla Juve e avere incassato i malumori di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Piquè </i></b>e compagni, adesso si trova a dovere sbrogliare la matassa assai ingarbugliata da Messi, proprio lui, il simbolo blaugrana per antonomasia, il capitano dei capitani che non ha sopportato l’8 a 2 subito in Champions dal Bayern Monaco. Uno sfacelo maturato secondo i malumori nati da molto tempo all’interno dello spogliatoio blaugrana, per l’inadeguatezza della presidenza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Josep Maria Bartomeu</i></b>, reo di non avere capito in tempo il repentino cambiamento di una società che aveva bisogno di essere ammodernata a partire dalle figure tecniche e dirigenziali. Un po’ come dire che era finito il grande ciclo del Barca e si doveva cominciare a cambiare in maniera graduale. Questo non è accaduto e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Messi</i></b> che da sempre è il personaggio più rappresentativo del Barcellona, già da molto tempo aveva avvertito il generale malumore della squadra nei confronti della società. Morale della favola, adesso il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bartomeu</i></b> si trova praticamente solo contro la squadra e i tifosi che hanno manifestato in piazza sotto il grido <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vattene”.</i></b> Dunque, mala tempora currunt in quel del Barca Calcio. E adesso il Messi tanto sognato dal mondo del calcio, diventa realtà per le squadre che economicamente se lo possono permettere. Sempre che il capitano del Barca faccia un passo indietro a fronte delle dimissioni del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bartomeu.</i></b> Ipotesi, questa, che riteniamo molto improbabile, viste le dichiarazioni agguerrite del massimo dirigente del Barca. Staremo a vedere i prossimi sviluppi!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>--------------------------------------------------------------------------------------------------</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Il “Nulla Cambia” dell’Inter:</span></i></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> </span></i></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio Conte</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> resta allenatore dei nerazzurri e anche i quadri dirigenti restano intatti. Il teatrino è finito, andate in pace! <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Zhang</i></b> ha fatto da paciere facendo condividere la strategia tecnica con quella dirigenziale, evitando l’addio dell’allenatore che ha ancora due anni di contratto firmato. Tre ore di incontro a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Villa Bellini</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">di</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Somma Lombardo in provincia di Varese,</i></b> hanno decretato una riappacificazione per il bene della società nerazzurra. Al momento non sono emersi i punti d’incontro per il lieto vivere, ma si presume che alla base ci siano motivi economici da mettere in primo piano, uno su tutti il lauto contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte</i></b> firmato l’anno scorso a 12 milioni netti a stagione. Poche note trapelano da un incontro che ha visto uscire alla spicciolata sia il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Zhang </i></b>che l’allenatore e tutti i dirigenti nerazzurri. Ciò che si è saputo è che questo accordo non prevede la forzatura della società di vincere lo scudetto il prossimo anno e di lavorare il più possibile tranquilli, portando avanti il lavoro triennale previsto già lo scorso anno con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte.</i></b> Non ci sarà un mercato con colpi da Top Player come quello fatto l’anno scorso con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Lukaku</i></b> e dove è facile pensare all’addio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Asamoah, Vecino </i></b>(per lui si parla dell’interessamento del Cagliari) e poi<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> Skriniar,</i></b> cui è possibile farlo rientrare nell’operazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ndombèlè </i></b>con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Tottenham</i></b>. Vedremo cosa accadrà. Una cosa pensiamo di questa Inter sempre alle prese con la sua vera identità mai trovata a parte gli anni del pre e post <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Mourinho, </i></b>ed è sempre quella latente immagine di società fragile dal punto di vista organizzativo, in cui tutti parlano, tutti dicono la propria idea pubblicamente anche contro la società stessa. Tutto ciò crea disordine, anarchia, non rispetto delle gerarchie in un ambiente in cui si vorrebbe arrivare a quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”</i></b> che è l’emblema dell’odiata Juve. Per far questo, però, c’è bisogno di fatti concreti, di un’organizzazione societaria perfettamente organizzata nei suoi quadri dirigenziali e tecnici, ma non di parole spifferate pubblicamente che sono devastanti per la coesione del gruppo e l’interruzione continua di progetti iniziati e mai conclusi. Anche in questo caso, il tempo sarà giudice di quanto la società cinese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suning </i></b>e il giovane presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zhang</b> ha optato per lasciare le cose come stanno, ovviando alla gravità dei pensieri espressi pubblicamente da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte </i></b>nei confronti del società.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>--------------------------------------------------------------------------------------------------</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>IL&nbsp;“RADICALE CAMBIAMENTO” DELLA JUVE&nbsp;DI&nbsp;ANDREA PIRLO:</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Anche per la Vecchia Signora ieri è stata una giornata importante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo </i></b>si è presentato in conferenza stampa con: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Voglio riportare un po’ di entusiasmo che è mancato nell’ultimo periodo. Voglio un calcio propositivo con grande padronanza del gioco. Ai ragazzi ho detto solo due cose: dobbiamo avere sempre il pallone e quando lo perdiamo dobbiamo recuperarlo velocemente. Sono due concetti importanti a livello mentale, da fare entrare nella testa dei giocatori. Dybala? Mai stato sul mercato! Higuain? Ciclo finito! Con Ronaldo ho già parlato. Per il mercato ho già in testa un certo tipo di giocatori che ho richiesto al club”. </i></b>La sua voce è bassa, lenta, così come sempre è stato Andrea Pirlo, l’artefice della “maledetta” che s’infilava liscia nel sette della porta avversaria. Il regista di centrocampo dotato di intelligenza. Ma essere allenatore della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Prima Squadra della Juventus</i></b> è tutta un’altra cosa, soprattutto per lui che è neofita della panchina. Il mondo bianconero ascolta in silenzio ed è più confuso che persuaso su quelle che sono le aspirazioni di una Juventus, la quale si è affidata con coraggio a un allenatore fatto in casa ma senza nessuna esperienza da coach. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pirlo</i></b> è un vero e proprio outsider per una Juventus che si è scoperta con poche possibilità economiche e l’idea di fare un reale cambiamento per cominciare un nuovo ciclo. E’ un rischio forse anche calcolato, ma resta pur sempre un azzardo, soprattutto perché stiamo parlando di una Juventus delusa dall’anno quasi fallimentare di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Maurizio</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sarri </i></b>che ha vinto il nono scudetto consecutivo, ma ha deluso sotto le aspettative europee di squadra che non è andata oltre gli ottavi di Champions. Riuscirà Pirlo a riportare l’interesse dei tifosi bianconeri, nei quali regna lo scetticismo più forte di sempre? Il tempo darà le risposte a domande che in<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>questo momento appaiono lecite, ma neanche tanto convinte per avere una certezza che non c’è. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-leo-messi.jpgSiN-1013716.htmSi100451001,02,03,1001058
321013715NewsEditorialeIl Conte pensiero da psicanalisi che non stupisce più2020082315:48Conte a un bivio con l`Inter. Allegri è il successore.<br /><p><span>11 milioni di euro netti a stagione che passano in secondo piano per altri mille motivi, alcuni comprensibili e altri assolutamente oscuri che fanno parte del personaggio. Siamo all'ennesimo teatrino del Conte pensiero, una sorta di tormento continuo che s'innesca in questo allenatore eternamente insoddisfatto per non arrivare prima degli altri. Un <strong><em>Antonio</em></strong> <strong><em>Conte</em></strong> che fa pensare a tanti psicodrammi vissuti dal momento in cui ha scelto di fare l'allenatore, prima a Bari, poi a Siena, poi all'Atalanta, quindi alla Juve, in Nazionale, al Chelsea e adesso all'Inter. Sempre lo stesso atteggiamento, sempre lo stesso pretesto per incolpare qualcuno o qualcosa per giustificare l'eterna insoddisfazione che alberga in lui e gli fa perdere l'acume delle cose da gestire. La societ&#224; che manca nel non comprare giocatori di primo livello, il responsabile della comunicazione che non ha saputo gestire l'immagine all'esterno della squadra e suo personale nella faccenda privata riguardante quella famosa pallottola intimidatoria che Conte ha ricevuto in una busta a casa sua, tutto &#232; un problema insormontabile. E poi <strong><em>l'A.D. Beppe Marotta e Ausilio</em></strong>, forse chiss&#224;, rei di avere contattato <strong><em>Massimiliano Allegri</em></strong> quando i rapporti non erano pi&#249; idilliaci come il giorno in cui si sono detti entusiasti di cominciare insieme un progetto nuovo. Ma col senno di poi possiamo dire che questo matrimonio no s'aveva da fare soprattutto in considerazione del fatto che Marotta conosce bene il carattere dell'imprevedibile Conte, capace di buttare tutto all'aria da un momento all'altro non appena qualcosa non va. La realt&#224; &#232; che Conte &#232; un accentratore che non ammette di arrivare secondo e non scrivere la storia per la societ&#224; in cui lavora, soprattutto quando sente la responsabilit&#224; di non avere centrato nessun obiettivo durante l'arco dell'anno. Secondo in campionato a un punto dalla Juve, secondo in Europa League dopo avere perso la finale contro il Siviglia e dopo avere fallito i gironi di Champions League, Coppa Italia compresa. La colpa? Sempre degli altri, con la presunzione di dire in societ&#224; che cos'&#232; giusto fare per vincere e cosa &#232; sbagliato. E' un po' come dimenticare di stare al proprio posto e, semmai, proporsi con garbo nei momenti in cui il club ti coinvolge per migliorare la situazione tecnica della squadra. Ma questo non sembra essere lo stile di <strong><em>Antonio Conte</em></strong> che somatizza amaramente il fatto di non vincere a causa del destino, della societ&#224;, dei quadri dirigenti, ma mai per colpe sue e della sua squadra. Eppure <strong><em>Steven Zhang</em></strong> sta tentando il tutto per tutto per convincerlo a restare, anche perch&#233; il suo esonero costerebbe una montagna di denaro che andrebbe a sommarsi a quello speso per <strong><em>Spalletti</em></strong> (ancora in essere) e il nuovo contratto a <strong><em>Max Allegri</em></strong>. Dunque, all'Inter mala tempora currunt per tutta una serie di scintille pericolose innescate dal suo coach tanto voluto quanto profumatamente pagato. In buona sostanza <strong><em>Conte</em></strong> non pu&#242; pensare di volere rivoluzionare la societ&#224; con i suoi credo organizzativi che non si confanno con il suo ruolo di allenatore. In fondo, in una societ&#224; ci sono delle gerarchie da rispettare e a queste bisogna sottostare, anche se non sei d'accordo su tante cose. Se soffri tanto quelle che a tuo dire sono delle incapacit&#224; dirigenziali, nessuno ti impone di restare. Tante volte abbiamo sentito dire da <strong><em>Conte</em></strong> che non &#232; una questione di soldi. E allora, invece di soffrire tanto decida di dare le dimissioni, perch&#233; crediamo che l'Inter abbia comunque una sua dignit&#224; da far rispettare, dopo che il suo allenatore l'ha messa in cattiva luce pubblicamente. Di Conte non discutiamo l'allenatore e neanche il professionista serio, preparato, che vive con intensit&#224; la sua interiorit&#224; professionale tra picchi di entusiasmo eccessivi e delusioni cocenti che gli tagliano le gambe e non gli fanno capire pi&#249; nulla, Manca l'equilibrio, manca la forza di supportare e sopportare anche le avversit&#224;, le ingiustizie e quell'indirizzo altrui sbagliato che vorresti correggere, ma che non puoi sputtanare pubblicamente. Eppure fino a un certo punto ha messo a frutto la scuola Juve, talora fatta di problemi interni da non fare apparire, da non fare trapelare, per unirsi compatti contro tutti e tutto. Ma poi non ce l'ha fatta, e quando Conte sbotta affila la lingua tagliente e non ce n'&#232; per nessuno. Vedremo cosa accadr&#224; marted&#236; prossimo nel'incontro a quattr'occhi con il presidente <strong><em>Zhang,</em></strong> anche se questa situazione lascia ormai pensare a un addio per far posto a <strong><em>Massimiliano Allegri</em></strong>. Ancora la stessa storia, ancora lo stesso film gi&#224; visto e rivisto. Ma non dovevamo vederlo pi&#249;?</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711antonio-conte.jpgSIS-1013715.htmSI01,02,03,1001061n
331013714NewsCoppeE’ la notte di Shakhtar Donetsk – Inter.20200817160444Il mondo interista attende con ansia la semifinale di Europa League.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Incontro Zhang – Conte. Il club è finalmente presente con tutti vertici.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si scrive Inter, si legge Italia</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>. L’avevamo scritto in onore dell’Atalanta e lo riscriviamo adesso anche per l’Inter, unica squadra italiana rimasta nell’Europa del calcio a difendere i colori nazionali.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Handanovic in porta – Godin, DeVrij e Bastoni a comporre la difesa a tre – D’Ambrosio, Barella, Brozovic, Gagliardini e Young a costituire un centrocampo a cinque – e poi Lautaro e Lukaku a pungere lì davanti lo Shakhtar</i></b> – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">l’Inter di Conte</i></b> si presenta a questa importante semifinale con quel 3-5-2 di base che resta da sempre il suo credo tattico di un calcio costruito per valorizzare il gioco degli esterni, dando al contempo maggior tutela al centrocampo in fase di non possesso palla. Questo significa che ancora una volta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Christian Eriksen </i></b>è destinato a partire dalla panchina, segno evidente che l’allenatore salentino lo vede più come appoggio alla squadra quando l’avversario è stanco, piuttosto che dall’inizio gara in cui si richiede gamba e vivacità nell’interdire e offendere. Gli avversari si presentano con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pyatov, Dodò, Kryvtsov, Khocholava, Matviyenko, Marcos Antonio, Stepanenko, Marlos, Alan Patrick, Taison e Jumior Moraes</i></b>, un ibrido tattico che visto sulla carta potrebbe considerarsi come un 4-3-3 ma che poi in campo si potrebbe tramutare in un 4-2-3-1. Insomma, un osso duro per l’Inter di Conte che deve in qualche modo essere molto concreto sottoporta per non recriminare sulle eventuali ripartenze degli avversari, i quali essendo molto veloci sono particolarmente pericolosi. In più, c’è da dire che lo Shakhtar ha grande acume tattico e spiccate caratteristiche nell’imbrigliare il gioco degli avversari nel chiudere ogni varco. D’altra parte, l’Inter di Conte è chiamata a sostenere una semifinale di Europa League e non può pensare di avere di fronte una squadra abbordabile, perché se lo Shakhtar è arrivato a questo punto un motivo ci sarà pure. Tuttavia, nell’ottica di un’Inter volitiva e compatta, così come l’abbiamo vista dopo la famosa polemica di Conte contro il Club, diciamo che i nerazzurri nulla hanno da temere se la testa funzionerà ancor prima dei piedi. L’incontro e l’abbraccio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte con Zhang a Dusseldorf</i></b>, pregiudica una sorta di reunion rappacificante dopo la pubblica lamentela per un’assenza vitale e costante da parte del massimo dirigente di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suning.</i></b> Dopo lo sfogo la squadra si è compattata con il suo allenatore, al punto di dare dimostrazione a coloro i quali l’hanno criticata ingiustamente, che l’Inter è composta da giocatori in grado di seguire il suo coach con serietà e spirito di gruppo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Abbiamo dimostrato</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">di avere gli attributi”</i></b> ha detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Barella</i></b> dopo la vittoriosa gara contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bayern Dusseldorf,</i></b> quasi a dare una risposta concreta a chi stava seminando zizzania all’interno dello spogliatoio. Comunque, questi sono discorsi che trovano il tempo che trovano, anche perché quando nel calcio le cose vanno bene si è tutti amici e si vedono le cose con l’enfasi talora anche esagerata. Poi, quando le cose vanno male, tutti devono sentirsi colpevoli, dal massimo dirigente all’ultimo magazziniere. E’ la legge del calcio che non si nega a nessuno, neanche a chi si sforza da sempre di percorrere la retta via dell’equilibrio che non esiste. Ma questa notte l’Inter deve mettere da parte ogni pensiero di questo tipo e concentrarsi immediatamente contro un avversario ostico, difficile da battere ma possibile se affrontato con tignosa caparbietà. Dieci anni dopo il triplete, i tifosi nerazzurri sognano di alzare al cielo la UEFA EUROPA LEAGUE. Ma prima deve superare lo scoglio Shakhtar e poi pensare alla finale con il Siviglia. Step by step.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Dusseldorffl0711fl0711foto-conte.jpgSiN-1013714.htmSi100451001,02,03,1001050
341013710NewsCampionatiToro, nuova idea tecnica ma c’è bisogno di tanto altro.20200803123616Nuovo esame per la società del Presidente Cairo. Sarà promossa o ancora bocciata per incapacità?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Dopo essere uscita dal campionato 2019/’20 con le ossa rotte e uno sfinimento di attenzioni opacizzate dal largo disinteresse dei tifosi granata, la società del presidente Cairo si accinge a programmare l’immediato futuro, dopo avere dichiarato a lettere cubitali che il club non è in vendita - almeno per il momento - Come? L’idea è quella di portare avanti in primis il discorso dell’allenatore che vede in pole position <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Marco Giampaolo</i></b>. Sì, proprio lui, l’ex tecnico di Milan e Sampdoria che ripropone l’idea di calcio offensivo della scuola Galeone, il caro – vecchio amico conosciuto ai tempi di Pescara. Un credo calcistico che ha avuto i suoi buoni risultati nella Sampdoria ma che non ha sortito le stesse positività sulla panchina del Milan, dove peraltro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giampaolo</i></b> è stato sostituito ben presto con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> per non avere raggiunto i risultati sperati. E’ l’eterna storia di allenatori che cocciutamente insistono sul portare avanti il loro credo calcistico nonostante le caratteristiche dei giocatori a disposizione non abbiano le necessarie caratteristiche tecniche per poterlo sviluppare con successo. Ecco, questo problema si riproporrà necessariamente al Toro, in quanto la squadra così com’è non può essere consegnata nelle mani di un allenatore dalle idee progressiste, ma al contempo pericolose se non supportate da un organico all’altezza di un’idea di gioco che il Toro, tradizionalmente conservatore, oggi non ha. Quindi, è bene che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente Cairo e Davide Vagnati</i></b> partano da un progetto ordinato e ben preciso nel capire cosa si vuole da questo Toro. Sì, perché la piazza granata che è in fermento già da diverso tempo per le continue delusioni di un Toro che affonda sempre più in un anonimato di epocale, ennesimo avvilimento da stress salvezza sul traguardo finale, ha bisogno di una sferzata di entusiasmo effettivo non paragonabile all’illusione di fargli credere ciò che non è. Intanto, prima di ripartire con l’idea <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giampaolo</i></b> è necessario aspettare che l’ex allenatore del Milan rescinda il suo contratto che lo lega ancora alla società rossonera fino al 30 giugno 2021. E poi? Dopo avere limato i dettagli per il nuovo contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giampaolo</i></b> al Toro, urge come il pane quotidiano un concreto sguardo al mercato calciatori da pianificare assieme al nuovo allenatore granata. Insomma, in seno al Toro c’è molto da fare come sempre, tuttavia, il fervore del popolo granata chiede di operare nella massima concretezza e capacità nel dare una fisionomia di squadra vera, andando a riempire quei vuoti di difesa e centrocampo che hanno bisogno di essere rivitalizzati senza lo spirito sparagnino di volere a tutti i costi risparmiare credendo nel miracolo. Ma i miracoli, si sa, non sono contemplabili nelle aziende calcio moderne, in cui si devono associare competenze e oculatezza nel sapere scegliere i calciatori adatti al tecnico prescelto. Il Toro di Cairo adesso ha il dovere di cambiare rotta nel senso di spendere il giusto, nell’individuare calciatori che possano aprire un ciclo importante. Una storia nuova che ben si abbini al glorioso passato di un Toro, la cui tifoseria merita per far rifiorire un orgoglio disarmato dei suoi antichi e forti principi. La società granata è all’ennesima prova di maturità. Adesso cominci a preparare come si deve la prova scritta e il colloquio metaforico con la commissione d’esami composta dal popolo granata. A cose fatte, se ne riparlerà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711giampaolo.jpgSiN-1013710.htmSi100451001,02,03,10,0701077
351013709NewsCampionatiLe elucubrazioni di Conte e le critiche alla società20200802150211L`ina - spettata polemica di mister Conte, contro i vertici societari dell`Inter. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Un film già visto. Elucubrazioni che fanno capo a esternazioni pesanti, fatte contro la sua stessa<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>società: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">l’Inter.</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> è così, prendere o lasciare. Era già successo alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Juve</i></b>, poi in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Nazionale</i></b>, al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Chelsea</i></b> e adesso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">all’Inter.</i></b> Lo abbiamo visto ai microfoni di Sky con la stessa faccia di sempre, così come quando vuole essere diretto, deciso sulle cose che ha da dire senza mezzi termini, giuste o sbagliate che siano, Conte non si nasconde mai dietro un dito. Questa volta la sparata contro la società non è stata data per il problema del mercato calciatori, ma per il fatto che i suoi ragazzi e lui stesso non sono stati difesi e protetti in occasione delle feroci critiche che si sono riversate ingiustamente sulla squadra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Abbiamo ricevuto palate di m…….”</i></b> - dice Conte – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“ma nessuno ha saputo proteggere la nostra immagine. E adesso che abbiamo chiuso il nostro campionato tutti salgono sul carro. A me questa cosa non sta bene per niente.” </i></b>Dichiarazioni pesanti che hanno colto di sorpresa soltanto chi non conosce ancora il carattere dell’allenatore dell’Inter, la sua cocciutaggine, il suo vivere il calcio in maniera esasperata ed esasperante. Le sue ripetitive metafore e detti comuni ormai noti a tutti, tipo il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“bicchiere mezzo pieno”</i></b> oppure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“arrivare secondi vuol dire essere i primi dei perdenti”</i></b> o anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“solo chi vince scrive la storia, gli altri la leggono!”,</i></b> fanno ormai parte del suo repertorio, del suo personaggio, delle sue caratteristiche caratteriali che non gli permettono di contare fino a dieci prima di parlare. Intendiamoci, non è tutto negativo ciò che dice e pensa Conte, che talora manifesta pensieri anche condivisibili. Tra questi appoggiamo il suo giudizio negativo su una società Inter che da anni vuole colmare il gap con la Juve, pensando che basti emulare le loro conquiste attraverso l’acquisto di giocatori e allenatori che sono stati alle dipendenze della Vecchia Signora. Non è così, perché è nella gestione della società che è importante cambiare in una innovazione gestionale che prevede l’ammodernamento dei ruoli dirigenziali in maniera originale, senza scimmiottare eternamente ciò che fa la Juve mietitrice di scudetti nazionali. E su questo crediamo davvero che, visto il passato di panchine e giocatori che dalla sponda bianconera sono passati a quella nerazzurra, talora senza successo alcuno, ci sia da cambiare rotta nel decidere definitivamente di diventare Inter a tutti gli effetti, cominciando proprio dalla società, dai suoi alti vertici e poi finire con l’ultimo dei magazzinieri. Un po’ come scrollarsi di dosso questa sorta di dietrologia che fa sempre capo a una Juve da imitare, ma da non fare apparire. Ciò che invece non condividiamo con mister Conte è questo suo non stare mai al proprio posto. Intendiamo dire nel posto di un dipendente della società di calcio che in questo specifico caso gli fornisce un contratto succulento di undici milioni di euro netti a stagione fino al 30 giugno 2022, e ad oggi, a un anno dalla stipula del contratto con l’Inter, non ha ancora vinto nulla. Questi sono i dati di fatto su questo mister che pur vivendo di rimpianti per aver buttato al vento la possibilità di conquistare lo scudetto, se solo non averse perso alcune partite in modo banale, oggi ringhia contro la società per non essere stato accanto a lui e ai suoi ragazzi nel momento del bisogno. Insomma, per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> c’è sempre qualcosa che non va. Adesso si attende la risposta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suning</i></b> proprio alla vigilia dell’inizio della partita di Europa League contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Getafe</i></b>, che dà la possibilità all’Inter di continuare a sperare di conquistare l’unico trofeo rimasto, visto che è stata fuori dalla Champions, dalla Coppa Italia ed è arrivata seconda in campionato a un solo punto dalla Juve. Insomma, adesso il futuro di Conte all’Inter non è più chiaro come prima. Le due strade potrebbero dividersi, soprattutto in considerazione del fatto che la proprietà non acconsentirà mai a un proprio tesserato di invadere il campo che non è di propria competenza. E’ successo in tutti i posti dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> è andato, là dove lui con la lungimiranza di capire quali cose non vanno per migliorare, per vincere, per sentirsi uniti sempre, esagera con toni da saccente. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte</i></b> è genio o sregolatezza? Forse la verità sta nel mezzo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Milanofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013709.htmSi100451001,02,03,1001063
361013705NewsCampionatiNoi detrattori di Maurizio Sarri alla Juventus20200728124214Nono scudetto consecutivo per la Juventus. Ma restano forti dubbi sulla mancanza di gioco.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>La Vecchia Signora d’Italia ha vinto il suo nono scudetto consecutivo. E non è cosa da poco! L’ha vinto meritatamente, non attraverso il tanto agognato gioco splendido di squadra, ma come spesso è successo nella sua lunga storia, l’ha vinto attraverso i suoi solisti, i suoi campioni di alto rango che sono capaci di cambiarti le sorti di una gara con un numero, un’invenzione di alta classe. In fondo il calcio è anche questo, visto che al tirar delle somme quello che conta di più di ogni altra cosa è vincere, è buttare dentro la porta avversaria più palloni di quanto se ne vanno a raccogliere dentro la propria porta. Ma questo è stato l’anno delle grandi discussioni su Maurizio Sarri allenatore della Juve. Il mondo juventino si è suddiviso tra detrattori e positivisti su questo 61enne coach al quale si devono dare altre chance per poterlo valutare meglio. E a questo punto sorge anche un dubbio alla lunga schiera di detrattori come noi, e cioè che l’allenatore nato a Napoli e poi vissuto in Toscana, abbia dalla sua la discolpa di avere trovato una squadra di campioni non scelti da lui e, soprattutto, non adatti dal punto di vista delle caratteristiche tecniche, a sviluppare quel disegno tattico di gioco armonico di squadra che tanto lo rese famoso ai tempi in cui ha allenato il Napoli. Resta però il fatto che anche se in quell'anno in cui la sua squadra divertiva gli appassionati di calcio dal palato fine, lui non ha mai vinto nulla in Italia. E allora? Qual è la verità? Dove sta la risposta a tante domande su questo ex impiegato della banca, che a un certo punto della sua vita ha deciso di intraprendere la carriera di allenatore di calcio lasciando perdere un posto di lavoro sicuro che, per quei tempi, poteva ritenersi un’occupazione ben remunerata per tutta la vita. Il tempo gli ha dato ragione e per fortuna e per capacità, il Sarri dalla filosofia calcistica armonica e spettacolare ha raggiunto l’apice del successo proprio con quella Juve che spesso ha ammirato e persino odiato. Sentimenti contrastanti che poi, nel mondo del professionismo, lasciano il tempo che trovano. Ma la Juve ha vinto il nono scudetto consecutivo grazie a Ronaldo, che è stato molto protagonista rispetto al campionato precedente con i suoi 31 gol che significano già 10 in più dell’anno scorso. Ma nel contesto della squadra, forte della leadership di CR7, Sarri ha praticamente deposto le armi nella consapevolezza che la grandezza del suo campione fosse ancora più forte del suo intento di impostare la Juve a suo modo. Sarri ha capito fin da subito che qui, in questo ambiente di campioni, sarebbe stata partita persa se avesse insistito con il suo credo. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Se vi aspettate di vedere la Juve come giocava il mio Napoli, allora vi dico subito che vi sbagliate” – Sarri dixit –</i></b>E infatti, questo abbiamo appurato dopo un anno in cui la Juve ha perso la Supercoppa, la Coppa Italia, ha vinto il nono scudetto consecutivo e spera di conquistare la Champions. Appunto, la Champions! E adesso, nonostante Paratici abbia detto che Sarri sarà ancora l’allenatore della Juve anche per il prossimo anno, ci chiediamo se sarà riproponibile una sua candidatura sulla panchina bianconera qualora non centrasse l’obiettivo più importante che la società e i tifosi chiedono: alzare al cielo la Champions. Per il momento c’è da gustare la vittoria meritata dello scudetto, tuttavia, restano in essere ancora tanti dubbi mai risolti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013705.htmSi100451001,02,0301049
371013699NewsCampionatiAndrea Belotti, il gallo canta per il Toro20200718165717E` il calciatore più rappresentativo della squadra granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Contro il Genoa ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Belotti</i></b> gli abbiamo visto fare il terzino, il mediano, l’esterno, il trequartista, il regista e la punta. Che altro mancava? Ah sì, forse non ha fatto il portiere! Già, ma in quel ruolo il Toro ha un altro campione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Salvatore Sirigu</i></b>. Sono gli unici calciatori sui quali si basa tutto il senso del Toro, inteso come squadra di Serie A che per emergere dall’eterna sofferenza avrebbe bisogno di tanto altro; una società vera, prima di ogni altra cosa! Ma ritornando al gallo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belott</i></b>i, possiamo dire di trovarci davanti a un campione che incarna perfettamente lo spirito del Toro, più come indole naturale nella capacità di saper soffrire che da una reale capacità tecnica e tattica che sfocia in un’intelligenza calcistica non comune a molti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belotti</i></b> sa cosa significa essere capitano di una squadra, sa come metterci la faccia, sa come fare da traino e cucirsi addosso la maglia e la squadra, soprattutto quando è in difficoltà. Gli manca solo di tirarsi su le maniche come faceva il grande <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Valentino Mazzola</i></b> e poi è tutto fatto. Un giocatore moderno con lo spirito d’altri tempi, in cui si esprimeva un calcio di alto senso di unione di squadra e spogliatoio, che restano da sempre il segreto dei grandi successi. Certo, da soli nel calcio non si va da nessuna parte se non si è assecondati dalla squadra e dallo spirito di gruppo. Tuttavia, quando si crea una leadership nell’ambito dello spogliatoio, in campo si avverte sempre il desiderio di luce. Già, quella luce che è esempio nel trascinare tutti i compagni di squadra che sono in difficoltà, proprio come Andrea Belotti che in campo si danna, carpisce palloni agli avversari, corre, pressa, prende tanti falli cattivi, ma si rialza ed è capace di far fare gol ad un compagno, oppure si porta avanti per tentare il tiro da fuori area anche se è stremato. Il gallo è davvero l’esempio di un Toro che si è smarrito, che si è preso paura di retrocedere (anche se ancora non c’è la matematica sicurezza di restare in Serie A) e sul quale tutti hanno puntato come cavallo vincente di una squadra sbrindellata nel gioco e persa nella sua mediocrità. E’ un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belotti</i></b> da leggenda! E non è un caso che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> lo preferisca a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Griezmann</i></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Dzeko</i></b>. Per questo diciamo fin da ora che se veramente il Toro intende mettere sul tavolo un progetto serio di società di calcio vera di Serie A (vera e non finta come quella attuale), allora deve ripartire da Belotti come punto fermo. Se invece tutto questo non sarà possibile per mancanza di investimenti e di altre situazione negative che opacizzano la storia del Toro, allora si dia la possibilità a questo calciatore di impeccabile serietà professionale di proseguire la sua fulgida carriera altrove. Là dove non si senta sprecato. Là dove possa esprimere ciò che merita in maniera costante e non con l’amarezza di avere sprecato un altro anno inutilmente. Questo lo diciamo noi anche perché lui non lo dirà mai, visto che è un professionista serio che sa cosa significa il senso di appartenenza e di rispetto per chi ti versa la retribuzione prevista dal contratto pattuito. Dunque, lo diciamo chiaro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Belotti</i></b> è il vero capitano di un Toro che non ricorda da molti anni di avere un calciatore così rappresentativo di storia e valori come quelli del Grande Torino. La società ha tantissime responsabilità. Se non è in grado di capirlo, allora si faccia da parte!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiN-1013699.htmSi100451001,02,0301043
381013697NewsCampionatiIl “Sarrismo?”, un’invenzione giornalistica.20200712172448La Juventus, prima della classe, ha smarrito la sua personalità.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Dopo aver visto Juventus – Atalanta, abbiamo riflettuto molto su quanto l’Atalanta sia molto avanti nel gioco rispetto alla Juventus. Un altro mondo, un’altra realtà. E’ innegabile la qualità e l’espressione di gioco profuso della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini,</b> che per tutto il primo tempo (e anche oltre), ha impartito lezioni di calcio ai più accreditati avversari. Per lunghissimi tratti della partita abbiamo visto una sola squadra in campo che correva con freschezza a mille all’ora e, soprattutto, sviluppava la coralità di un gioco moderno, molto vicino a quello espresso dalle più forti squadre europee. La Juve di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> non ne ha capito nulla e per tutto il primo tempo, tranne l’unico tiro in porta di Dybala, si è limitata a contenere la brillantezza del gioco dell’Atalanta, non per scelta ma per manifesta superiorità dell’avversario. E mentre Gasperini incanta con Zapata e Malinovskyi, Sarri si salva con due gol su rigore di Cristiano Ronaldo. Regole assurde, quelle arbitrali, regole che sanno di non calcio. Infatti, non è possibile dare tutti questi rigori perché la palla va a sbattere sul braccio del giocatore. Si ritorni all’intenzionalità e al braccio che si allarga dal corpo (giusto quello su Muriel, ingiusto quello causato da De Roon) per assegnare il calcio di rigore. Sia chiaro che non vogliamo far passare il messaggio di una Juve sempre aiutata dagli arbitri, perché a Milano contro il Milan, ad esempio, è stato dato lo stesso rigore inesistente su Bonucci, a cui era sbattuto il pallone sul braccio attaccato al corpo. Non esiste. Questa regola va cambiata e Rizzoli deve saperla modificare fin dall’inizio del prossimo campionato. Detto questo, non possiamo non continuare a sostenere che Sarri sia un allenatore non adatto alla Juve che appare sempre più compassata, priva di idee, fragile dal punto di vista fisico e mentale. Tutte magagne ingigantite da un’Atalanta brillante che meritava di vincere un match largamente dominato. Peccato, perché i sogni scudetto della bellissima squadra di Gasperini finiscono forse qui, visto che è terza in classifica a -9 dalla capolista Juve. Già, la capolista Juve! Che dire di questa squadra di Sarri che doveva essere modificata nella logica di un gioco brillante, divertente e si ritrova nell’inesauribile noiosa tiritera di chi vince il campionato per mancanza di avversari che non hanno la sua stessa regolarità, e poi perde la Champions per l’incapacità di sviluppare un gioco europeo diventato sempre più moderno e carico di logiche atletiche, fisiche, prima ancora che tecniche. Troppo poco per una Juve di campioni mal gestiti da un allenatore caparbio e cocciuto nell’insistere su una sua filosofia sarriana che è solo un’invenzione giornalistica. La Juve era già cinica, vincente in campionato e pure noiosa nel gioco. Cos’è cambiato con Sarri e il “Sarrismo” che ripropone un Danilo “pericoloso”, un centrocampo che cammina ed è incapace di verticalizzare il gioco e fornire palloni giocabili alle punte. E Bernardeschi dov’è finito? Insomma, la Juve vive sulla ritrovata verve di Dybala e su Cristiano Ronaldo. Un po’ poco per una squadra che ha investito fior di milioni di euro per rimanere quello che era. Una corazzata senza l’arma del bel gioco del calcio. Per noi, Sarri ha fallito. Chi lo ha scelto cominci a pensarci seriamente. Naturalmente, ci auguriamo di sbagliarci per i tifosi e il mondo bianconero, che tanto ha a cuore una Juventus che possa finalmente alzare la Champions al cielo. Ma così non va!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013697.htmSi100451001,02,03,0701060
391013692NewsCampionatiDiamo voce al popolo bianconero. Cosa c’è che non va in questa Juve?20200708183644Dopo la cocente sconfitta della Juve ad opera del Milan.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juve sì, Juve no. Dopo la debacle di San Siro contro il diavolo rossonero, abbiamo pensato di dare voce al popolo bianconero formato da giornalisti, addetti ai lavori e tifosi, proprio per capire bene che cos’è la Juventus di Maurizio Sarri. Geniale o evanescente? Qual è davvero l’immagine di una squadra costruita per vincere la Champions, lo Scudetto, la Supercoppa e la Coppa Italia (questi due ultimi Trofei sono stati persi malamente). Per rispondere a questo quesito, abbiamo voluto tastare gli umori del mondo bianconero dando voce a chi spesso non ce l’ha. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cominciamo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Leonetti</b>. Giornalista, scrittore e opinionista TV sull’emittente privata 7 Gold, Leonetti è un grande esperto di calcio ed in particolare della Juventus, la squadra di cui conosce molto bene l’ambiente come un vero juventinologo. Ascoltiamolo, dunque, in quella che è la sua idea legata al momento della Vecchia Signora.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una Juventus in completa crisi psicologica, quella vista a San Siro contro il Milan. Un blackout mentale giunto come un’eclissi totale al 60’, quando i bianconeri conducevano per 2 a 0 sui rossoneri e avevano il controllo del gioco e la partita in ghiaccio. E forse anche il campionato. Difficile analizzare, difficile capire perché la squadra di Sarri abbia staccato completamente la spina del match, subendo poi, giustamente, una sconfitta tanto bruciante quanto meritata. L’istantanea del match è il gol del pareggio ad opera di Kessie: difesa piatta, passiva, con zero reazioni. Il doppio vantaggio ha avuto effetto bromuro nei bianconeri, che sono scivolati via dal match e non hanno più ritrovato il filo logico del gioco, del saper soffrire e lottare. Subendo 3 reti in cinque minuti, uno scempio, un crollo verticale che non ammette scusanti. Ora la Juventus deve voltare pagina, sin da sabato contro la terribile e brillantissima Atalanta, che non concederà nulla allo Stadium. La Juve ha lo scudetto in mano, ora sta ai bianconeri non sciupare tutto il percorso fatto sino ad ora.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Franco Leonetti</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo è invece il parere di mister <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niko Caragliano</b>, allenatore della SS. Milazzo e componente del direttivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’Official Fan Club di Milazzo (Me) “Alessandro Del Piero”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Noi tifosi juventini siamo abituati bene, Da otto anni riusciamo ad accumulare titoli su titoli e siamo pronti a festeggiare per i nono anno di fila. Però quest’anno ci siamo rendendo conto che stiamo vincendo per mancanza di una concorrente che possa dare fastidio alla Juve, squadra formata da top player. La sensazione che abbiamo tutti è che quest’anno la Juve non è la solita squadra compatta, cinica, ordinata con mentalità vincente. Chi osserva attentamente la partita e non lo fa solo con l’occhio del tifoso accanito, nota una squadra fragile, mai costante, con la sensazione che si può prendere gol in qualsiasi momento. C’è da dire anche (ma vale per tutte le squadre) che questa è una stagione particolare. Il Covid ha influito e influirà ancora sullo spettacolo che regala il gioco del calcio. Quest’anno, a differenza di altri anni, constatiamo del malcontento generale sulla gestione di Maurizio Sarri, un allenatore che non è riuscito ancora ad oggi a farsi amare da noi tifosi, a differenza di Max Allegri, arrivato tra i cori di contestazione e andato via tra gli applausi di uno Juventus Stadium gremito. Tornando al presente, il campionato sembra ormai vinto (facendo tutti gli scongiuri del caso) con la speranza di vedere una Juve solida e vincente in Champions League, perché ricordiamoci tutti che alla Juve “Vincere è l’unica cosa che conta” e dei 60’ del calcio mondiale, a noi tifosi interessa ben poco”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Mister Niko Caragliano, SS. Milazzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso leggiamo cosa ne pensa il tifoso juventino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Salvo</b> da Milazzo (Me)</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A parte il blackout che succede ogni sette anni, devo dire che senza giocatori chiave come De Ligt e Dybala, prima dei trenta minuti di assoluta follia ho visto una Juventus che ha fatto una partita di controllo con un gran goal di Rabiot. Speriamo che si sia sbloccato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Daniele </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>da Perugia, tifoso juventino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Se dicessi tutto quello che penso, dubito che lo pubblicherebbero”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Spoto Francesco, un altro tifoso juventino.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io dico che quando un allenatore vede che la squadra cala di concentrazione, o meglio non ci mette più impegno, deve intervenire riprendendo i giocatori anche in modo prorompente, deve dare carica e si deve fare sentire. E poi, ci sono giocatori come Alex Sandro che avrebbero bisogno di ripetizione di calcio, perché non è la prima volta che fa questo errore”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Bene, per il momento ci fermiamo qui. Coloro i quali continueranno a esplicare i propri pareri, i commenti e le analisi sulla Juve di quest’anno, saranno pubblicati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013692.htmSi100451001,02,03,0701068
401013691NewsCampionatiDerby senza storia. Adesso la Juve è a +7 dalla Lazio20200705135036Il derby della Mole conferma il pronostico della vigilia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>L’emozione è stata assente, la constatazione sulla superiorità della Juve sul Toro non è stata una sorpresa. Il derby della Mole è stato come previsto un motivo per i bianconeri di aumentare il suo distacco dalla Lazio. E così è stato, tutto come un film già visto. Juve cinica ma non bellissima, Toro con l’idea di mettere in difficoltà gli avversari (riuscendoci dopo il 2 a 1 soprattutto nel primo quarto d’ora della ripresa) e Lazio che perde pesantemente per 3 a 0 il suo match contro il Milan e mette in evidenza la sua coperta troppo corta per competere con la Juve per la conquista dello scudetto. Questa in sintesi è stata l’analisi di due partite fatte a distanza e che, con molta probabilità, hanno sancito anzitempo l’assegnazione dello scudetto, anche se restano ancora otto partite da disputare e la Juve deve andare a Milano a giocare contro il diavolo rossonero e poi ricevere in casa l’Atalanta della grande bellezza e la Lazio. Per il Toro, invece, si sta consumando il dramma che fa pensare alla prossima partita interna contro il Brescia, come una finale da vincere a tutti i costi. In casa granata spira aria di contestazione contro il presidente Cairo, reo di essere partito in campionato con velleità di calcio europeo, e oggi, dopo tante traversie abbastanza prevedibili per avere costruito una rosa dal tasso tecnico assolutamente mediocre nella qualità e insufficiente dal punto di vista numerico, si ritrova sul ciglio del vortice. Insomma, mala tempora currunt in una dirigenza che manifesta chiaramente i suoi limiti nel sapere costruire un progetto che sappia seriamente di investimenti sì oculati, ma raziocinanti di una programmazione tecnica che non può lesinare sempre la logica economica. In Serie A devi spendere con mire di plusvalenze ma, soprattutto, devi avere bene in mente che l’investimento debba essere programmato da personaggi che sappiano di calcio, professionisti pagati il giusto, senza l’assillo mentale di uno sbilanciamento sui libri contabili. Il risparmio esasperato in questo calcio di Serie A è esattamente l’opposto di chi acquista inopinatamente pseudo campioni, senza la lungimiranza di capire lo spreco. E adesso i tifosi granata contestano con il loro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cairo vattene”,</b> senza riflettere che dietro questo signore non c’è nessuno. Nessuno che voglia acquistare un Torino che avrebbe bisogno di essere ammodernato da quell’antico cuore granata che da solo non basta per affrontare e avvicinarsi alla logica dell’Atalanta delle meraviglie. Noi pensiamo che alla fine il Toro si salvi dalla Serie B, anche in virtù del fatto che la distanza dalle ultime tre in classifica lascia sperare anche dal punto di vista dei loro risultati negativi. Tuttavia, ad oggi nulla è ancora deciso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Parlando di Juventus, invece, si deve tenere in evidenza l’evoluzione e lo spirito di squadra che nelle ultime partite ha dimostrato, pur non manifestando alti valori di gioco sarriano così significati a livello teorico, ma che stentano ancora oggi, nonostante tutto, a emergere. Nervoso CR7 per non ricevere palloni giocabili, ma reattivo nel suo essere assoluto campione nel fare un gol da favola su palla inattiva. E poi la crescita d’intesa con Dybala, la capacità tattica di Bentancur, la caparbietà di Cuadrado, la riscontrata qualità di De Ligt che deve ancora imparare a tenere le braccia dietro il corpo, lo scompiglio di Douglas Costa che Sarri sta imparando a inserirlo a un certo punto della partita per portare scompiglio alle difese avversarie, si contrappongono a un Bernardeschi che continua a essere l’oggetto misterioso nello scacchiere di Sarri, mentre Rabiot manifesta chiaro – scuri che sanno di poca convinzione nell’apporto globale della squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Detto questo, parliamo della Lazio. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> ha subito un brusco arresto all’inseguimento della Juve per il titolo finale. Ma se dal punto di vista della qualità del gioco dei biancocelesti non c’è ancora nulla da eccepire, contro il Milan si sono scoperte tutte le fragilità di una squadra che non possiede una rosa tale da potere affrontare serenamente l’arco di una stagione agonistica stressante e piena di impegni, per chi aspira a vincere lo scudetto e andare in Champions. La mancanza di Immobile e Caicedo, assenti per squalifica, hanno messo a nudo quanto la squadra di Inzaghi sia dipendente dai suoi campioni titolari, senza il reale contributo di una panchina insufficiente nella degna sostituzione dei suoi titolari. E questo, alla lunga, non può far altro che essere un limite. Tuttavia, a sentire Inzaghi, la Lazio resta convinta nell’inseguire la Juve per lo scudetto e, soprattutto, consapevole di potere difendere la sua posizione di squadra che lotta per la partecipazione alla Champions del prossimo anno. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa, certe aspirazioni si stanno delineando col passare delle giornate di campionato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711pallone8.jpgSiN-1013691.htmSi100451001,02,03,0701014
411013689NewsCampionatiToro, che sberla a Cagliari.20200629191116Per il Toro c`è da soffrire<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Dopo la vittoria sull’Udinese, la squadra di Moreno Longo presentatasi a Cagliari con le velleità di uscire almeno indenne dal terreno sardo, ha fatto una partita anonima palesando ingenuità che non si addicono a giocatori come Nkoulou, il quale ha procurato un rigore per gli avversari come se fosse un neofita. Certo, non vogliamo fargliene una colpa come se lui solo fosse stato l’unica causa di una sconfitta che deve essere attribuita a tutta la squadra. L’ambiente non è tranquillo, questo è evidente. Tuttavia, pur rendendoci conto delle difficoltà fisiche e psicologiche di un Toro che avverte il pericolo di essere risucchiato nella zona retrocessione è essenziale imparare a stringere i denti facendo gruppo e badando al sodo, senza razionalizzare troppo le evidenti carenze tecniche già manifestate nel corso del campionato. Non vorremmo riaprire antichi discorsi imputabili alla dirigenza e, soprattutto, al patron Cairo reo di aver buttato al vento i milioni di euro per Verdi (responsabilità da suddividere con Mazzarri, il quale ne aveva caldeggiato l’acquisto) e adesso si trova in zona rimpianti come chi si arrampica sui vetri per rattoppare e salvare il salvabile. La cassa integrazione chiesta per tutti gli impiegati del Torino F.C. (eccetto quelli che operano in prima linea) ci parla di una crisi profonda in cui parlare di assetto di squadra e situazioni tecniche, non può farci pensare a un raffazzonarsi di situazioni che si traducono in un Toro che, per ovvi motivi, avrebbe preferito non ricominciare questo strano campionato colpito e stoppato per lungo tempo a causa del coronavirus. E adesso si spera nel rientro di Ansaldi (uno dai piedi buoni), nel ritorno di Verdi da affiancare a capitan Belotti e poco altro, visto che in mezzo al centrocampo si scoprono le lacune di sempre. Va già bene che in contemporanea alla sconfitta del Toro, anche Fiorentina, Udinese e Sampdoria hanno perso i loro incontri contro Lazio, Atalanta e Bologna. Fatto è che adesso, in pochi giorni di distanza, il Toro si trova a dovere affrontare Lazio, Juve, Brescia, Inter e così via fino al 2 agosto. La situazione è difficile, anche Longo predica giustamente calma nel vedere tra la vittoria con l’Udinese e la sconfitta con il Cagliari, quel bicchiere mezzo pieno che conforta le idee a un ambiente poco tranquillo. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa. Da che mondo e mondo, le nozze con i fichi secchi non si sono mai fatte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiN-1013689.htmSi100451001,02,0301042
421013687NewsCampionatiL’ambiente interista deluso, pensa già al prossimo futuro20200627161142In casa nerazzurra,ora si fa affidamento sull`Europa League e sul futuro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Per l’Inter si prospetta l’ennesima rivoluzione tecnica. Fallita probabilmente l’idea di vincere lo scudetto, alla squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> resta l’Europa League come ultimo titolo da vincere in quest’anno funesto da Covid 19, che per tanti versi ha nuociuto le aspettative dei tifosi nerazzurri, i quali avevano assaporato l’aspirazione di considerarsi di fatto l’anti Juventus già da questo Campionato 2019’20. Ma non è stato così per tanti motivi, non ultimo il fatto che nella vera e propria strategia del club nerazzurro ci fosse soltanto l’idea fondata dalla leadership di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte</b> come garanzia di un’Inter da riorganizzare dopo troppi anni di delusioni e di mancate conquiste di trofei. Dopo i fasti del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">triplete di Mourinho</b>, la piazza di tifosi interisti ha fretta di vincere qualcosa d’importante e, soprattutto, di contrastare lo strapotere juventino come unica forza da sradicare nel Campionato Italiano. Ma, evidentemente, qualcosa non ha funzionato nel club di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Steven Zhang</b>, il quale assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta e Ausilio</b> sembra essere molto attivo sul mercato per costruire una squadra più competitiva, andando a coprire quei buchi tecnici inaspettatamente emersi da parte di certi giocatori. E poi c’è da ragionare anche a livello di bilanci, in cui è necessario essere attenti nel ricavare delle plusvalenze in grado di non stravolgere i conti che non vadano a compromettere la suscettibilità di quel fair play economico, cui è necessario attenersi nell’attenta supervisione della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">UEFA</b>. Ma, a parte questo aspetto, quello che interessa maggiormente ai tifosi interisti delusi soprattutto dopo aver visto la partita contro il Sassuolo, è la nuova idea di Inter che deve ripartire da un progetto capace di far proprio il concetto di vittoria, intesa come cattiveria agonistica predicata da sempre dal suo allenatore. In realtà, in base a quanto abbiamo visto sin qui in casa Inter, c’è un problema legato al centrocampo e in attacco, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romelu Lukaku</b> (forte fisicamente ma incostante) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez</b> (ultimamente distratto dalla probabile cessione al Barcellona) sembra non avere più quello smalto tale da mettere in gol palloni importanti ai fini di un risultato capace di mascherare certe falle tecnico tattiche che si stanno manifestando all’interno della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte.</b> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> sta lavorando per accontentare il suo allenatore e definire una squadra che sia competitiva al massimo nel suo regolare incedere di gioco e risultati. C’è dunque molto da sfoltire in casa Inter, ma c’è anche tanto da acquistare. A oggi sembra fatta per il 21enne esterno destro (adattabile anche a sinistra) del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">marocchino Achraf Hakimi</b>, da due stagioni al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borussia Dortmund</b> ma di proprietà del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b>. Il valore di mercato di questo giovane calciatore si aggira sui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">45 milioni + bonus</b>, che l’Inter ha intenzione di pagare garantendogli un lungo contratto sulla base di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">5 milioni di euro</b> a stagione che, se così fosse, sarebbe il terzo contratto importante per l’Inter che sborsa anche per Lukaku ed Eriksen contratti di questo livello e forse più. C’è poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sandro Tonali</b> in pole position con un’offerta da parte dell’Inter che si aggira intorno ai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">35 milioni di euro + 5 di bonus</b> per rinforzare un centrocampo che ha numeri ridotti in caso di squalifiche e infortuni. Dunque, l’ennesima rivoluzione da parte dell’Inter sta per cominciare con un programma più dettagliato tra sfoltimento della rosa e acquisti di grande valore. Ma se per quest’anno ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> si può perdonare il suo essere neofita in un ambiente che non conosceva, a partire dal prossimo anno si deve fare conto necessariamente con la responsabilità dei risultati, visto che la società lo sta accontentando negli acquisti da lui suggeriti. Tuttavia, il mister leccese ex Juve è uno che non nasconde mai le sue responsabilità, anche se spesso lo vediamo impegnato in analisi discolpanti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non è facile vincere subito in una squadra e una società che da anni non vince più nulla”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte dixit</b>. Vedremo dunque quello che accadrà nel prossimo futuro in casa Inter. E intanto i tifosi attendono pazientemente, mentre vivono i ricordi del triplete di Mourinhiana memoria.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013687.htmSi100451001,02,0301051
431013686NewsCampionatiPoker della Juve contro il Lecce, ma c’è ancora tanto da fare nel gioco.20200627122040I bianconeri vincono ma deludono sull`intendere del calcio moderno <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Se vincere è l’unica cosa che conta e se essere andati a +7 in classifica sulla Lazio che è seconda ma con una partita ancora da giocare, dà respiro per aggiudicarsi lo scudetto, allora ogni discorso relativo all’analisi del gioco del calcio inteso come coralità di squadra, viene a decadere. Diciamo questo perché dopo avere visto la partita vinta per 4 a 0 dalla Juventus contro il Lecce in dieci uomini, continuiamo a non vedere il gioco d’insieme di una squadra imbottita di campioni che stentano a sviluppare un insieme di azioni tali da giustificarne l’alto contenuto tecnico. C’è un motivo portante nella squadra di Sarri, ed è l’evidente incepparsi davanti a squadre chiuse che partono in contropiede. E non è un caso che i bianconeri abbiano sofferto contro il Milan, il Napoli e per tutto il primo tempo anche contro il Lecce. In antitesi, invece, riesce a migliorare l’espressione del gioco con squadre come il Bologna, le quali scendono in campo con il desiderio di giocare una partita aperta e magari di batterla questa Juve. E siccome dal punto di vista concettuale sono poche le squadre del campionato italiano ad essere supportate da questa idea tattica di calcio propositivo quando affrontano la Vecchia Signora d’Italia, sarebbe opportuno che Sarri cambiasse magari modulo, adeguandolo alla squadra che si incontra. Infatti, sembra ormai troppo scontato l’atteggiamento in campo della Juve, che si basa soprattutto sulle pregevoli giocate individuali che, tuttavia, sono quasi sempre imbrigliate dai coriacei difensori avversari, più propensi a distruggere piuttosto che a costruire il gioco. Così si determina una situazione in cui la verticalizzazione del gioco viene a mancare, le imbucate sono inesistenti, con l’inevitabile conseguenza che giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ronaldo e Dybala</b> diventino giocatori “normali”. Poi, per fortuna della Juve c’è il guizzo di una giocata individuale che fa la differenza, ma resta sempre la difficoltà di trovare un gioco che non c’è anche alla luce della prossima Champions. Insomma, Juve nuova problemi vecchi. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri a Sarri</b> la Signora è rimasta con il suo vecchio stile e modo di pensare: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere è l’unica cosa che conta”</b> anche se poi patisce le partite secche e le finali. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>avrebbe dovuto rappresentare la novità, l’innovazione, la teorizzazione di una filosofia calcistica basata sull’armonia del gioco di squadra, adatta soprattutto ad essere competitiva in campo internazionale. Fino ad oggi non abbiamo visto nulla di tutto questo in una squadra che si affanna, spinge in avanti, trova muri invalicabili e non trova il modo per aggirare difese chiuse e protette da un centrocampo attento a chiudere ogni varco. E’ troppo poco sperare nell’entrata di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> che dribbla anche se stesso e scombina i programmi tattici degli avversari. Troppo poco sperare nei pregevoli gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> che inventa la giocata da maestro campione. La Juventus è squadra di grandi talenti che sta anche rivedendo attraverso il mercato, di migliorare un centrocampo apparso vulnerabile e poco propenso a sposare in toto l’idea di Sarri. Una Juve che appare ancora troppo lontana dalla verve agonistica e dalla freschezza atletica dimostrata dall’Atalanta di Gasperini. Pensiamo anche che la Juve di Sarri debba ritrovarsi in fretta sotto l’aspetto mentale della cattiveria, perché non è ammissibile che dia sempre questa impressione di squadra che parta con sufficienza, pensando che prima o poi il gol arrivi. Rivedersi in un gioco di calcio moderno, corale, empirico, che riassuma il concetto di squadra capace di collegare all’unisono l’aspetto di possesso e non possesso palla, urge a una Juve che vuole vincere Scudetto e Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013686.htmSi100451001,02,03,0701048
441013682NewsCoppeLa scurrilità di Sarri, che dimentica lo stile Juventus.20200617163730Aspettando il risultato della finale di Coppa Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è falso puritanesimo il nostro. E non è neppure voglia di fare polemica spicciola contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri,</b> il quale è un esteta del bel calcio ma pecca in maniera macroscopica sotto il profilo dello stile, della classe e del bon ton. Eppure, sembrerà strano, ma è l’allenatore della Juventus, la società che negli anni è stata rappresentativa di originalità, eleganza e stile. Già, quello storico stile Juventus che non mancava mai occasione per sbandierarne i principi e rimarcarne i contenuti. Il fatto che siano cambiati i tempi sotto l’aspetto del rapporto della società e dei suoi collaboratori con i media, non giustifica la ripetizione di vocaboli coloriti e poco adatti alle varie conferenze stampa che l’attuale allenatore della Juve fa, nel significare talora la sua disapprovazione su certi punti messi in atto dai colleghi giornalisti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mi girano i</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">coglioni quando dicono che non ho vinto niente. Ho fatto otto promozioni e tutte sul campo, non ho saltato una categoria tranne il passaggio da C1 alla B, dove ho comunque raggiunto i play – off. E sul campo ho conquistato l’accesso alla Champions…..”.</b> Ecco, queste sono alcune frasi uscite dalla bocca di Sarri rispondendo a chi sostiene che lui non ha ancora vinto nulla. Possiamo capire il suo essere indispettito e adirato contro quella parte di colleghi che affermano tale pensiero come dato di fatto, tuttavia, riscontriamo la ripetitività dell’allenatore bianconero a dare risposte pepate e cariche di linguaggio da bar dello sport. Peccato, diciamo noi, perché se il suo dire avesse connaturato in sé la convinzione dell’importanza di essere l’allenatore della Juventus, di una società e di un calcio che in Italia e in Europa ha una sua collocazione storica di conquiste e di stile, probabilmente non scivolerebbe, come spesso fa, su una buccia di banana. Ma il personaggio è questo, prendere o lasciare. In fondo la società bianconera con a capo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli,</b> prima di assumere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>avrà ben valutato i pro e i contro di questo matrimonio che si prefigge di armonizzare il calcio giocato di una Juve che per tanti anni ha vinto attraverso lo sviluppo di un calcio non proprio divertente sotto l’aspetto estetico del gioco. A dire il vero, a oggi, tutto questo miglioramento tattico non l’abbiamo ancora visto, poiché a noi pare che la Juventus di Sarri sia in un continuo cantiere. Una sorta di lungo periodo in cui il prova e riprova di determinate situazioni tattiche, sono eloquenti di una situazione non ancora chiara e ben definita. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho fatto una cazzata” </b>ha detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>davanti alle telecamere della Rai, quando gli è stato chiesto perché nel corso della partita contro il Milan, nella semifinale di Coppa Italia, ha sostituito tre uomini del centrocampo in una sola volta. Evidente il fatto che ancora sta provando situazioni che per caratteristiche di giocatori in rosa non sono confacenti al suo schema tattico di gioco, fa pensare in un tardivo (lasciando a parte i tre mesi di stop) arrivo di un assetto tattico che dovrebbe essere già stato rodato e consolidato. Intanto, questa sera ci sarà la finale di Coppa Italia contro il Napoli di Gattuso. E’ la seconda occasione per mister Sarri di conquistare un trofeo da quando è alla Juve (la prima occasione è stata fallita contro la Lazio in Supercoppa), vedremo come andrà a finire. Forse tutto questo suo nervosismo nasce proprio dal fatto che poco per volta sta prendendo coscienza che alla Juve non basta l’etichetta di coach dalle mille idee moderne da calcio spettacolo, perché in questa società l’essenziale è vincere. Lo dicono i milioni di euro spesi per tentare il triplete e avere a disposizione due squadre titolari carichi di campioni e una mentalità che basta sfogliare gli annali bianconeri per capirne il senso, anche di uno stile Juventus e di un’eleganza verbale che Sarri non ha ancora compreso. E chissà cosa direbbero oggi, in tale situazione, lo zio e il padre di Andrea! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013682.htmSi100451001,02,0301069
451013679NewsCoppeLe probabili formazioni delle semifinali di Coppa Italia.20200611170110Juventus - Milan e Napoli - Inter, per accedere alla Finale di Coppa Italia <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il calcio ricomincia dalla Coppa Italia. All’Allianz Stadium venerdì 12 giugno alle ore 21,00, l’arbitro Orsato darà inizio alla gara Juventus – Milan. La partita di semifinale disputata allo stadio Meazza prima dello stop per covid 19, era finita con un gol per parte. Un 1 a 1 che stante l’attuale situazione delle due squadre sulla carta favorirebbe la Juventus, che superando i rossoneri andrebbero direttamente a disputare la finale di Coppa Italia il 17 giugno allo stadio Olimpico di Roma. In caso di parità al termine dei tempi regolamentari, si andrà direttamente ai rigori senza disputare i tempi supplementari. Una decisione presa dalla Lega per non affaticare ulteriormente i calciatori. Detto questo, diamo uno sguardo a quelle che potranno essere le indicazioni di Sarri e Pioli, rispettivamente coach di Juve e Milan.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Juventus:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Sarri sembra intenzionato a schierare il tridente con Dybala, Cristiano Ronaldo e Douglas Costa. Bentancur in cabina di regia al posto di Pjanic, la possibile chance di Khedira a centrocampo, mentre in porta giocherebbe il portiere juventino della Coppa Italia, cioè Buffon. A questo punto, per i bianconeri si delineerebbe chiaramente un 4-3-3 di evidente ispirazione offensiva. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Probabile formazione Juventus: Buffon, Cuadrado, De Ligt, Bonucci, Alex Sandro, Khedira, Bentancur, Matuidi, Douglas Costa, Dybala, Cristiano Ronaldo.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Milan:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> La squadra di Pioli, invece, deve sostenere una situazione tattica di difficile soluzione, in quanto deve fare a meno di tre titolari come Hernandez, Castillejo e Ibrahimovic. Così l’allenatore del Milan opterà probabilmente per un 4-2-3-1 che dà la sensazione di volere contenere le sfuriate offensive degli avversari con la speranza di ripartire in contropiede. Una tattica forse un po’ rinunciataria, ma possibilista in un contenimento che possa sfociare in qualcosa di positivo, ai fini di un risultato sulla carta insperato. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Probabile formazione Milan: Donnarumma, Conti, Kjaer, Romagnoli, Calabria, Kessiè, Bennacer, Paquetà, Calhanoglu, Rebic.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Napoli -</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> L’altra semifinale di Coppa Italia che sarà diretta dall’arbitro Rocchi, vedrà il confronto tra Napoli e Inter. Dopo la vittoria dei partenopei per 1 a 0 nella gara d’andata con un gol di Fabian Ruiz, la squadra di Gattuso è chiamata a difendere il vantaggio nella sfida che si disputerà sabato sera a Napoli contro i nerazzurri di Conte. Gattuso deve fare a meno dell’infortunato Manolas con Maksimovic, mentre Demme sarà confermato davanti alla difesa al posto di Allan. Ma all’allenatore del Napoli restano ancora due dubbi tattici che riguardano Callejon e Mertens. I due calciatori, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, sembrerebbero in vantaggio su Politano e Milik. Comunque, l’orientamento tattico del tecnico del Napoli farebbe pensare a un 4-3-3 che, sulla carta,farebbe pensare a una gara d’attacco nonostante il vantaggio da difendere. Vedremo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Napoli – Questa è la probabile formazione: Meret, Di Lorenzo, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui, Zielinski, Demme, Fabian Ruiz, Callejon, Mertens, Insigne.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Inter </span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>– La squadra di Conte è chiamata a sostenere uno sforzo notevole, non solo nel tentativo di superare il Napoli per accedere alla finale di Coppa Italia, ma anche nel prosieguo di una serie di partite di campionato e di recuperi senza respiro. Tuttavia, i nerazzurri arriveranno a Napoli animati di spirito e volenterosi di accedere alla finale, nel tentativo di centrare il primo obiettivo della stagione. Per far questo, Conte si affiderà a Christian Eriksen, il trequartista tanto voluto ma che ancora non sembra essere entrato negli schemi tattici voluti dall’allenatore dell’Inter. A Napoli, il giocatore dovrebbe giocare alle spalle delle due punte Lukaku e Lautaro Martinez. In difesa confermato Bastoni al posto di Godin.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Inter – Questa è la probabile formazione: Handanovic, Skriniar, De Vrij, Bastoni, Candreva, Barella, Brozovic, Young, Eriksen, Lautaro Martinez, Lukaku. </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711coppa-italia-2019.jpgSiN-1013679.htmSi100451001,02,03,06,07,08,1001071
461013678NewsCampionatiTra titubanze e tante incertezze, ricomincia il grande calcio.20200610173931Quando il calcio distrae dopo tanto stress.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Pensiamo che il ricominciare del calcio in Italia, sia addirittura terapeutico per la stragrande cerchia di appassionati che ricominceranno a tifare per la propria squadra del cuore, sgombrando la mente dalle paure e dallo stress provocato dalla pandemia da covid – 19. Ricominciare è sempre un rialzarsi magari a fatica, scrollandosi di dosso fobie accumulate e prodotte da immagini televisive di morti che non dimenticheremo più per il resto della nostra vita. Ma ricominciare in tutti i settori sociali, non solo nel calcio, ha il senso della speranza proiettata verso l’opportunità di sentirsi cambiati dentro, nel razionalizzare ciò che prima del virus infettivo ci faceva sentire forti di superare ogni cosa, quando invece ci siamo scoperti nudi e fragili davanti a ciò che ci ha assalito con infinita crudeltà. Il distanziamento sembra quasi una punizione verso noi stessi che fino a pochi mesi fa non avevamo tempo di riflettere quanto le relazioni fossero importanti. Sì, forse eravamo consci dell’importanza dei sentimenti e dell’umano sentire, ma solo in maniera del tutto teorica e mai convinti veramente. E così allo stadio o davanti alla TV, assembrati com’eravamo a vivere le forti emozioni di un gol, di un gesto tecnico di prelibata fattura, perdevamo il senso del tifare per la propria squadra, perdendoci nel denigrare gli avversari e i loro colori. Per troppi anni il calcio si è perso tra un tifo smanioso di primeggiare attraverso i colori della squadra del cuore, abbandonandosi più volte ad atti di inciviltà e razzismo, di odi tra le diverse fazioni, dimenticando il significato di vivere emozioni che solo il pallone conteso da 22 calciatori in campo, può dare a chi si nutre da sempre di questo mondo. Ma oggi, dopo tanto attendere, dopo tanto patire ansie da voglia di ricominciare, il calcio ci ritrova diversi almeno sotto il profilo del gusto principe legato a uno sport che ci priva di andare allo stadio, relegandoci ognuno distanziato da un metro dall’altro. Niente strette di mano, niente baci e abbracci. Un atteggiamento indispensabile per non incorrere in pericolosi ritorni di contagio, ma che umilia il senso di un abbraccio mancato che era considerato atteggiamento formale, ma che di formale non aveva proprio nulla. Oggi, invece, che non abbiamo più questa possibilità del contatto umano, capiamo l’importanza della condivisione e di un calore capace di unirci nella gioia ma anche nelle delusioni. E nel calcio tutte queste cose ci stanno, sono emblematici di mondo che enfatizza le emozioni ma stenta a farci capire l’importanza di tifare con passione per la nostra squadra, prima ancora di offendere gli avversari e i suoi tifosi. Una cultura sbagliata che nel tempo ci ha accecato e fatto perdere il gusto del gioco e della sua evoluzione tecnica e agonistica. Certo, il calcio è scontro fisico in campo, è atteggiamenti forti di contrasto per carpire il possesso palla all’avversario, tuttavia, questo non giustifica l’atteggiamento scorretto da parte dei tifosi di diversa fazione. Chissà, forse dopo tanto attendere e sperare nella ripresa del calcio come tentativo di migliorarci, sia arrivato davvero il momento di tagliare il traguardo in un mondo che prima della pandemia di covid 19 era sopraggiunto a limite dell’insostenibile.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 18pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711ricomincia-il-grande-calcio.jpgSiN-1013678.htmSi100451001,02,0301057
471013676NewsCampionatiA Milazzo c’è “Juventus sotto le stelle”20200606162541Lo Juventus Club di Milazzo(Me)«Alessandro Del Piero«, tra la passione e l`equilibrio di seguire le regole anti covid.<br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt;">Il calcio riaccende gli animi e, come tale, i tifosi organizzano nei vari club di appartenenza la possibilità di vivere attraverso Sky o i vari collegamenti in streaming, le partite di Coppa Italia, Campionato e Champions League. Tutto questo, naturalmente, nel rispetto delle distanze di sicurezza, uso delle mascherine e di quanto i vari protocolli emanati dai DDL impongano alla luce di un corretto comportamento, per non ricadere in un pericoloso rischio di contagio covid 19. E’ una questione seria di organizzazione in cui deve emergere spontanea l’idea dello spirito di un tifo, che pur non perdendo il suo naturale patos e l’emozione di sentirsi uniti nell’esaltare il proprio sentimento di fede calcistica, è necessario agire in maniera civile e consapevole nel godere il momento sportivo senza creare assembramenti, abbracci o pericolosi atteggiamenti di eccessiva enfasi. Dunque, nell’ottica di queste importanti regole da seguire, lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club di Milazzo (Me) - “Alessandro Del Piero”</b> – consapevole degli spazi ristretti della propria sede e incapace di contenere tutti i propri iscritti rispettando le regole di distanza, ha pensato e ottenuto di organizzare in una zona all’aperto della città di Milazzo, la reunion di tifosi juventini che saranno invitati ad assistere alle partite in numero ristretto e, soprattutto, nel rispetto delle regole imposte. Così si legge in una nota emanata dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttivo dello</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club di Milazzo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presieduto da Peppe Gitto</b>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Con la ripresa di Campionato, Coppa Italia e Champions League, anche il nostro club riparte con l’attività principale, ovvero la trasmissione in diretta di tutte le partite della Juventus che mancano per la conclusione della stagione 2019/’20. Tuttavia, il rispetto delle distanze di sicurezza, che avrebbe determinato dei limiti di affluenza nella nostra attuale sede, ci ha indotto a trovare una soluzione alternativa tale da garantire l’accesso al numero dei soci proporzionato alle presenze abituali. In attesa di fare ritorno nella sede ufficiale, abbiamo individuato un’area all’aperto che si presta benissimo allo scopo, visto lo svolgersi delle partite nel periodo estivo. Nei mesi di giugno, luglio e agosto, i nostri soci avranno la possibilità di seguire tutte le gare della nostra Juventus in 2 ampie sale esterne al bar del Terminal Aliscafi, sito in Via Luigi Rizzo 10. Vivremo un calcio d’estate differente da quello al quale siamo abituati. Non amichevoli ma partite decisive per lottare sui tre fronti e chiudere una stagione anomala e tormentata, ma che può ancora regalarci tante belle emozioni. Vi aspettiamo per tifare</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">insieme la nostra</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juve sotto le stelle.”</b> Da questa nota, dunque, si evidenzia un apprezzabile sforzo organizzativo del Club di Milazzo, il quale è riuscito ad amalgamare passione, cuore, ma anche cervello, nel sensibilizzare i propri soci a un comportamento consono al rispetto delle regole anti coronavirus. Ciascuno con la propria fede sportiva, ciascuno all’interno del proprio club di appartenenza, ciascuno con il desiderio appassionato di rivivere il calcio come tifo intelligente e consapevole del pericolo di non ricadere negli errori comportamentali che sono stati causa di pandemia. Il calcio è vita, il tifo è l’intelligenza di appassionarsi a un gioco che crea emozioni e rispetto verso se stessi e gli altri.</span><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 16pt;">Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br>Milazzo (Me)FL0711FL0711img-20200606-wa0003.jpgSiNjuventus-clib-milazzo-1013676.htmSi100451001,02,0301032
481013674NewsCampionatiL’algoritmo dell’anti calcio20200603162328Il Presidente della FIGC Gravina propone un`idea per ultimare il campionato in caso di positività da covid 19<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Tra le tante diavolerie pensate dal presidente della FIGC Gravina per portare a termine il campionato 2019/20 interrotto per la nota pandemia da covid 19, ci sono i playoff, i playout e l’algoritmo. Tutto ciò, naturalmente, qualora la partenza che avverrà il 20 giugno prossimo, dovesse incepparsi malauguratamente a causa di un solo positivo da virus che costringerebbe ad attuare la quarantena delle squadre. Siamo all’assurdo di un pallone di Serie A che per il suo alto volume di interessi economici deve iniziare con la paura di non finire. Tenuto conto che playoff e playout sarebbero già mal digeriti dalle società di calcio e pensiamo pure della stessa UEFA, l’algoritmo diventerebbe l’assurda forzatura in un’ultima analisi studiata per definire in fretta e furia chi vincerà lo scudetto, chi parteciperà alla Champions, alla Europa League del prossimo anno e chi sarà retrocesso in Serie B. Siamo all’assurdo di un calcolo matematico che prevede la Media Punti/Partita, la differenza punti casa/trasferta, Calendario mancante, Differenza reti e Gol fatti. Un difficilissimo computo di laurea ingegneristica che disconoscerebbe il senso di un calcio fatto per essere definito sul campo. Certo, capiamo le difficoltà dovute ad un momento epocale di pandemia in cui tutto è insicuro, instabile e di difficile programmazione, tuttavia, forzare un campionato che comunque non potrà definirsi regolare per la mancata prosecuzione naturale delle partite previste nel calendario del campionato di serie A 2019/20, non è certamente il massimo della scelta. Ma questo gioco del calcio, purtroppo, risente troppo degli alti interessi economici che gli gravitano attorno e, come tale, neanche una situazione estrema come quella che stiamo vivendo, può permettere di interrompere un meccanismo oleato da tanti milioni di euro entrati ormai nella logica ordinaria che mette in gioco gli interessi della Lega Calcio e delle Società di Serie A che attendono i lauti proventi derivanti da Sky, dagli sponsor e da altri diritti di immagine, conclusi nei contratti con i calciatori. Adottare l’algoritmo significherebbe finire in fretta e furia qualcosa che ha assoluto bisogno di definirsi senza sé e senza ma. Ma il mondo del calcio, giustamente, è contrario a questo eventuale sistema di applicazione dell’algoritmo in quanto, se è vero che per la sua oggettività eviterebbe un contenzioso in tribunale da parte delle società scontente, è altresì vero che non terrebbe conto della differenza di un incontro con la capolista che non è uguale al confronto con una squadra che è fanalino di coda in campionato. Perplessità che coinvolgono unanimemente i presidenti delle società di calcio di serie A, ma anche tutto ciò che c’è intorno a un sistema calcio che non può accettare una soluzione di questo tipo. Meglio sarebbe non assegnare alcun titolo, fermandosi su quelle che erano state le indicazioni prima del blocco, facendo solamente recuperare le partite non disputate e stilare la partecipazione alle Coppe Europee. Sì, così la situazione si aggroviglia ancor di più, in quanto il pericolo in corso d’opera di un eventuale ma possibile caso positivo al covid 19, farebbe crollare ogni possibilità di continuità. Comunque vedremo cosa accadrà, anche se la ripresa del calcio, pur con tutte le sue attenuanti, resta un motivo di piacevolezza per la gente, per il suo desiderio di riprendere a vivere, per la legittima voglia di perdersi in discorsi opinabili che enfatizzano il tifo di parte. Ma l’algoritmo no. E’ l’anti calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Romafl0711fl0711presidente-gravina.jpgSiNpresidente-figc-proposta-1013674.htmSi100451001,02,0301082
491013670NewsEditoriale17,03 – Dai propri balconi, la gente del Toro onora gli Invincibili.2020050415234371 anni dopo la tragedia del Grande Torino <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt 18pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non può esistere rivalità in momenti come questo, ma solo un unico grande abbraccio da chi ha sofferto tanto e parla con il cuore. Troppi morti e troppo dolore…..”</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt 18pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ho voluto aprire questo mio articolo dedicato al ricordo del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grande Torino</b>, citando una frase emblematica che in questi giorni mi è stata inviata sul mio telefonino. E’ stata scritta da un tifoso del Toro, rispondendo al mio invito di dare il risultato di un ipotetico derby della Mole da disputare in questi terribili giorni di dolore da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Covid -19.</b> La frase è molto eloquente e dà il senso dello sfinimento di chi proprio il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">4 maggio 2020 - 71 anni dopo la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">morte del Grande Torino</b> – commemorando una giornata di storia che va oltre il tempo, dà il significato di una tragedia che accomuna tutti indistintamente e che sa andare oltre quello che in tempi “normali” significava sfottò e odio sportivo tra le diverse fazioni della città Sabauda. Già, TRAGEDIA! Una parola che dal suo significato etimologico imprime tutto il senso di un avvenimento doloroso e luttuoso. Tragedia fu quella del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">4 maggio 1949</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">a Superga e tragedia è quella che sta vivendo l’umanità in quest’anno 2020</b>. E anche se tutti noi siamo confinati in casa per contenere al massimo l’aumentare di un’epidemia che ha già falcidiato la vita di tantissime persone, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il 4 maggio</b> non può non essere ricordato come il giorno della sofferenza e del dolore. Una giornata che in questo momento assume ancor di più i connotati di una partecipazione intensa, dettata dall’onda fragile che confluisce direttamente al sentire emotivo che accomuna tutti. E il popolo granata, la cui storia fatta di lutti e tragedie incominciata proprio alle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">17,03 di quel 4</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">maggio 1949,</b> si unisce oggi sui balconi delle proprie case a sventolare attraverso le bandiere granata tutto il proprio affettuoso ricordo che orgogliosamente tiene vivo e vuole tramandarlo nel tempo attraverso il cambiamento generazionale. Tutto ciò non ha nulla da spartire con le sorti di un Torino che da quel funesto giorno luttuoso ha vinto soltanto uno scudetto, perché il Toro è sentimento, poesia, storia, passione, cuore. Sbaglia chi confonde la retorica spicciola con una storia di calcio che si ispira alla vita, alla sua ineluttabilità, al suo lottare contro l’imprevedibilità. Il Toro è il Toro, la sua gente lo sa e se lo tiene stretto. Che vincano altri poco importa. Il cuore granata si ispira ai valori intramontabili di quella straordinaria squadra di Invincibili, i cui nomi ancora oggi fanno vivere l’emozione di stringersi in un unico abbraccio distanziato, nel rispetto di quell’altra umana ed epocale tragedia epidemiologica che si identifica nel dolore di tante vite svanite nel nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt 18pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-tragedia-del-grande-torino.jpgSiNtragedia-grande-torino-71-anni-dopo-1013670.htmSi100451001,02,03010118
501013662NewsCampionatiJuve Inter in silenzio? Macché, tutto era assordante!20200309164050Una entusiasmante Juventus sottolinea la sua superiorità sull`Inter di Conte.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Juve vince il derby d’Italia con un netto 2 a 0 in un ambiente di insolita assenza di tifosi per i provvedimenti presi a causa del coronavirus. Ma la partita non ha sofferto più di tanto dell’assenza di coreografie e vociare di tifosi, in quanto ha dato spettacolo di football e prelibati spunti tecnici, messi in campo soprattutto da parte della Juve di Sarri. I bianconeri hanno subito spinto la manovra fin dall’inizio della gara, mentre hanno sofferto nella seconda metà del primo tempo e all’inizio della ripresa. Poi, con l’entrata di Dybala la Juve ha azionato il turbo e l’Inter di Conte si è persa. In sede di intervista Antonio Conte è stato amaramente onesto nel dire che le due partite di andata e ritorno con la Juventus hanno mostrato la superiorità della Vecchia Signora, evidenziando quel gap che ancora c’è al confronto con i bianconeri. Tuttavia, Conte si è detto soddisfatto della prestazione della sua squadra, mettendo in evidenza il lavoro costruttivo fatto in questi primi mesi di lavoro della sua gestione. Ma è la Juve che dopo l’inguardabile partita di Champions contro il Lione si è liberata da tanti condizionamenti fisici e psicologici, per sfoderare una prestazione maiuscola sotto l’aspetto di un gioco finalizzato al risultato e, soprattutto, a quel divertimento tanto sperato e soltanto una volta messo in pratica proprio contro l’Inter all’andata. Si vede che la Juventus ha bisogno dello stimolo interista per ritrovarsi dal punto di vista della lucidità, del gioco e di quel giro palla veloce voluto da Sarri, che fino ad oggi è stato un grosso punto interrogativo. Tanto brutta prima, troppo bella adesso. Qual è la vera Juventus? Forse sta nel mezzo con evidenti sprazzi di miglioramento nell’intendere un gioco in cui bisogna per forza di cose dimezzare gli sbagli soprattutto a centrocampo e in difesa, i reparti che sono stati maggiormente presi di mira nelle varie analisi delle deludenti prestazioni della squadra di Sarri. L’idea di lasciare Pjanic in panchina con Bentancur nel suo ruolo ci è sembrata positiva, come pure strategica è stata la scelta di far giocare un Higuain molto motivato in un lavoro oscuro ma assai redditizio, lasciando in panchina Paulo Dybala fino a metà del secondo tempo, quando l’argentino ha sfoderato numeri di alta classe e un gol da cineteca. Adesso, blocco permettendo da parte degli organi competenti per l’interruzione di campionato che sarà eventualmente deciso martedì 10 marzo, la Juve ha l’obbligo di mostrare continuità fino alla fine delle competizioni che la vede in corsa per la conquista dei titoli in palio. Sarà così?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino, Allianz Stadium fl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNjuve-inter-in-silenzio-macche-tutto-era-assordante-1013662.htmSi100451001,02,03030133
511013661NewsCampionatiDisamorarsi di calcio20200303121944Il delicato momento del football italiano<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Noi che scriviamo di calcio da molti anni, noi che cerchiamo di non incrementare l’odio sportivo tra fazioni di diversa fede pallonara, noi che da sempre vogliamo informare dando l’impronta imparziale e oggettiva su ciò che rappresenta qualunque fatto legato al football contemporaneo, siamo disgustati dai toni, dalle parole di offesa e dai comportamenti di chi ha la responsabilità di mediare senza aizzare gli animi. In questi giorni di emergenza per il coronavirus il pallone è nel caos, per la ridefinizione del calendario di campionato<a name="_GoBack"></a> dopo i rinvii per l’emergenza sanitaria. Tante, troppe parole di parte si sono ascoltate con l’aggravante di offese contro i responsabili della FIGC e in particolare contro il numero 1 della Lega di Serie A <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Dal Pino</b> il quale, secondo il patron dell’Inter Steven Zhang, ha proposto il recupero del match Juventus Inter in data 9 marzo a porte aperte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Giocare con il calendario e mettere sempre la salute pubblica al secondo posto” </b>dice Zhang <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“sei</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">probabilmente il pagliaccio più grande che abbia mai visto. Vergognati”.</b> Parole pesanti, che stonano particolarmente sulla bocca del massimo dirigente di una delle più importanti società di calcio di Serie A. Non entriamo nel merito di tale questione, ma il fatto stesso che si dicano certe parole così pesanti pubblicamente, che possono eccitare gli animi già accesi da sempre tra interisti e juventini, ebbene lo riteniamo un fatto irresponsabile. Puoi non essere d’accordo, puoi dichiarare pubblicamente che quella determinata data non ti sta bene proponendone altre, ma non puoi assolutamente lasciarti andare come l’ultimo tifoso da bar che offende e non usa mezzi termini. Questa eterna guerra tra Inter e Juventus non finirà mai e ha logorato davvero un mondo del calcio sempre più proiettato all’odio, alla guerra, alle pericolose imboscate tra frange esagitate delle due tifoserie. Guelfi e Ghibellini che si guardano in cagnesco e basta poco per accendersi. No, almeno la classe dirigente misuri i comportamenti e si disponga a collaborare con le istituzioni in questa situazione di completa emergenza sanitaria, in cui tutta l’Italia del nord si è fermata per far fronte a un’epidemia dilagante di infezioni. In questa tremenda situazione non è facile stabilire la ripresa della normalità, per questo c’è bisogno di lavorare insieme senza porre paletti di dietrologia sospettosa nel favorire l’uno a discapito dell’altro. No, questo sistema non ci piace più e ci dissociamo da ogni atteggiamento atto a offendere chi è preposto a decidere in momenti particolari come questo. E’ l’enfasi dell’ipocrisia in cui tutti siamo d’accordo che la salute venga preservata e sia prima in classifica nella scala dell’importanza di vita, e poi ci facciamo la guerra l’un l’altro pensando che dietro a un paravento ci siano sempre i figli e i figliastri. Si smetta di vedere sempre farneticanti persecuzioni che distruggono tutto e tutti. Il calcio, per andare avanti ha bisogno di uomini veri!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNdisamorarsi-di-calcio-1013661.htmSi100451001,02,0303087
521013660NewsCampionatiAdesso il Toro ha bisogno dell’aiuto del popolo granata.20200301113349In casa granata spirano impetuosi venti di crisi profonda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il virus coronagranata colpisce ancora. Tra Campionato e Coppa Italia produce la settima sconfitta consecutiva, mettendo in evidenza uno sbando totale che è figlio di tanti errori prodotti nel recente passato. L’unico a tenere alto il proprio orgoglio è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salvatore Sirigu</b>, il portiere che da solo merita il plauso e il ringraziamento incessante della delusissima tifoseria granata, che nell’amarezza di vedere il Toro risucchiato al fondo del pericolo retrocessione, quasi fa passare inosservato l’opera di un solo giocatore capace di accollarsi sulle spalle le sconfitte evitate con molti gol di scarto per suo unico merito. Il Torino è ammalato e sembra aver contratto un virus sconosciuto che fa persino tacere il presidente Cairo, in un silenzio assordante capace di far pensare molte cose negative sul futuro della società granata. Nel corso dei nostri tanti articoli scritti sulla grave situazione del Torino, abbiamo spesso fatto notare i marchiani errori di valutazione in ambito della compra vendita di giocatori, con l’eterno assillo di spendere troppo per non destabilizzare il bilancio e la situazione economica della società, sempre eternamente assillata dall’equilibrio tra entrate e uscite, tra plusvalenze e minusvalenze, perdendo la logica di un football che richiede capacità e competenze tecniche di settore. Così, chi meno vuol spendere più sperpera malamente. E’ il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Verdi</b> che con i 25 milioni spesi per acquistarlo, è diventato il giocatore più pagato della storia granata. Un errore marchiano addebitabile allo stato maggiore granata ma soprattutto a Walter Mazzarri, reo di avere dato il suo assenso per un acquisto che avrebbe dovuto dare impulso a un attacco che da troppo tempo poggia le sue uniche speranze di gol sul capitano Belotti. Il risultato? E’ sotto gli occhi di tutti, con giocatori che oggi non hanno più mercato come Zaza, Baselli, Lukic, Djidji, Ola Aina, Lyanco, Meitè, mentre si spera che in questa situazione non si affievolisca ancor di più il valore di mercato dei vari, Nkoulou, Izzo, Belotti, Ansaldi. Unico valore aggiunto, come dicevamo, è Salvatore Sirigu che nella malaugurata ipotesi di un declassamento in Serie B, non potrà certamente più far parte del Torino. Dunque, una situazione davvero grave si prospetta nell’ambito del Toro, affetto com’è di un male per niente oscuro ma che necessità di una massima urgenza nel riparare in extremis quello che tra un mese potrebbe rappresentare l’irreparabile. La patata bollente è stata data a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moreno Longo,</b> il quale non avendo nulla da perdere, ha accettato di tentare il possibile per raddrizzare una situazione diventata insostenibile nell’ambito di una squadra che sembra alla deriva della ratio tecnica, tattica, mentale e fisica, con l’aggiunta di sensi di colpa che ne peggiorano la situazione generale. Il Toro è ammalato, su questo non ci sono dubbi. Chiedere uno sforzo al popolo granata di non eccedere nella contestazione è forse difficile, anche se riteniamo sia l’unica strada per uscire fuori dall’oscurità di questo lunghissimo tunnel. Per questo pensiamo che esacerbare ancor di più il sentimento di delusione profonda, porterebbe a peggiorare una situazione già di per sé compromessa. Dunque, si proceda con la corazza di chi come il popolo granata ne ha viste tante di cose negative nella sua lunga e gloriosa storia, che questa al confronto è poca cosa. Solo così si potrà attenuare il fardello di colpe che impaurisce la squadra e la rende sempre più fragile al primo alito di vento. Esca fuori il 12 giocatore in campo. E’ l’unica speranza rimasta per aiutare Longo e i suoi ragazzi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiNadesso-il-toro-ha-bisogno-dell-aiuto-del-popolo-granata-1013660.htmSi100451001,02,0303099
531013659NewsEditorialeIl Cit Turin non è solo Cristiano Ronaldo, è molto di più20200229193432«Una vita da mediano«, è il titolo del triangolare di squadre professionistiche riservate agli Under 14.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Angelo Frau</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>, il presidente del Cit Turin (una delle più importanti società di calcio dilettantistiche di Torino e dintorni), ci ha ormai abituato da molti anni a nobili messaggi che si intersecano tra calcio giovanile e problemi sociali. Un accorato andamento di sensibilizzazione, che sa di riflessione su quelli che sono i problemi legati alla vita. Sì, perché il presidente Frau è legatissimo al concetto culturale ed educativo, in cui si esalta il pallone come mezzo di comunicazione e aggregazione sociale con scopi educativi, specialmente per i più piccoli calciatori. Una voce che si staglia in maniera forte e decisa in un mondo, quello del calcio dilettantistico e professionistico, che mostra di essere molto lontano da quelli che sono gli antichi principi di socializzazione, per far posto al risultato che conta e si concretizza spesso in una futile vittoria ai fini del significato primario di umanizzazione. E così, in un mondo pallonaro che bada al sodo facendosi scrollare di dosso fatti che colpiscono le coscienze della vita di tutti i giorni, il presidente Frau organizza tornei, mini tornei e triangolari di calcio che lasciano traccia di sé. Un ricordo, un accenno, o una rielaborazione mentale di un fatto, di una tragedia accaduta, che possa fungere da sensibilizzazione soprattutto alle giovani generazioni che sono la speranza di un futuro migliore. Tra le tante cose fatte nell’ambito calcistico dei dilettanti, il presidente Frau sta organizzando in questi giorni un triangolare con la partecipazione di squadre professionistiche giovanili, per inaugurare il nuovo campo in erba sintetica ad intaso naturale, che grazie alle sue proprietà organolettiche uniche e innovative, offre al sistema in erba sintetica un tocco di incredibile naturalezza. Una perfezione innovativa che favorisce la tecnica del calcio moderno e al contempo completa la struttura del Cit Turin già dotata dei più moderni accorgimenti, capaci di ospitare match e avvenimenti calcistici che richiedono una particolare organizzazione tecnica. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ebbene, come dicevamo pocanzi, per inaugurare questo bellissimo campo ultimato da poco, il presidente Frau ha pensato di organizzare un triangolare con squadre professionistiche Under 14 nel pomeriggio del 25 marzo. L’evento, che conta anche la presenza di ospiti importanti del mondo del calcio, dell’arte e della cultura, oltre a un momento di festa e di allegria, vuole essere una rassegna di calcio giovanile che mette a confronto le migliori scuole di Calcio del Nord d’Italia. Ma, come dicevamo pocanzi, dietro ogni evento organizzato dal presidente Frau c’è sempre un nobile pensiero da realizzare. In questa particolare circostanza, infatti, si intende ricordare la figura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, un giovane calciatore di Milazzo (Me) che è morto tragicamente in un incidente d’auto dopo avere giocato la sua ultima partita di campionato. Si intitolerà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Una vita</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">da Mediano”,</b> la rassegna sportiva che vuole commemorare questo ragazzo di belle speranze calcistiche il quale ha lasciato inermi la famiglia, gli amici, i conoscenti, i compagni di squadra e l’intera cittadinanza milazzese. Così si legge in una nota della società dilettantistica Cit Turin: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Marco Salmeri è mancato all’età di 23 anni in un tragico incidente stradale, mentre rientrava a casa dopo una gara di campionato. Con lui vogliamo ricordare tutti i giovani periti in incidenti sulla strada e al contempo richiamare l’attenzione alla prudenza quando si guida”.</b> Dunque, si profila un evento calcistico atto a sensibilizzare i giovani nel ricordo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, un ragazzo che amava giocare a calcio ma il destino gli ha spezzato troppo presto quei sogni che esistono nei cuori di tanti giovani calciatori. Il pallone come vita e non come morte, questo potrebbe essere il messaggio del presidente Frau che vuole rimarcare il calcio quale simbolo di gioco, di divertimento, ma anche di aggregazione sociale e maturazione educativa. E non è un caso che la società sportiva da lui presieduta, si rivolga prevalentemente a bambini, ragazzi e ragazze, avendo una Prima Squadra che partecipa al Campionato di Promozione. 270 bambini tesserati che partecipano a tutte le categorie del Settore Giovanile Dilettantistico, di cui quattro squadre partecipano al Campionato Regionale e Provinciale, mentre il Calcio Femminile comprende tutte le categorie del Settore: attività di base giovanile e partecipazione della Prima Squadra al Campionato di Eccellenza. E, come se non bastasse, al Cit Turin si organizzano momenti di Calcio a 5 e a 8 riservati al disagio mentale, con la partecipazione di ragazzi Down e Ipovedenti, i quali partecipano ai vari Campionati Nazionali. Eppure, nonostante questo, tutti ricordano il Cit Turin come la struttura che ha ospitato recentemente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, per avergli dato l’opportunità di girare uno spot pubblicitario nell’ambito della propria struttura. Certo, si è trattato di un fatto che ha dato molta luce all’immagine della società del presidente Frau, tuttavia, conoscendo la sua persona e i concetti espressi da sempre, siamo certi che egli tenga maggiormente ai messaggi sociali che si propagano dalla sua società. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino, Struttura del Cit Turinfl0711fl0711il-presidente-angelo-frau.jpgSiNil-cit-turin-non-e-solo-cristiano-ronaldo-e-molto-di-pio-1013659.htmSi100451001,02,0301081
541013657NewsCampionatiMarcello Chirico è ipercritico su Sarri e la sua Juventus.20200227151118Intervista a uno dei più popolari tifosi della Vecchia Signora d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Giornalista professionista, opinionista tv e juventino da legare, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marcello Chirico</b> rappresenta uno di quei personaggi che se non ci fossero dovremmo inventarli. Il suo modo di porsi, infatti, è sempre molto deciso nel sostenere le proprie verità, mettendo in mostra una chiarezza di idee pallonare che spesso vanno oltre la sua esuberanza da vero tifoso della Vecchia Signora d’Italia. Torinese, Marcello Chirico è attualmente direttore editoriale de “Il Bianconero.com”, dopo avere lavorato per 18 anni come cronista politico ne “Il Giornale”. Dal 2004 è opinionista sportivo sulle tv del gruppo Mediapason (Telelombardia, Antenna 3, Top Calcio 24, Videogruppo Piemonte) dove si occupa prevalentemente di Juventus. Per la sua squadra del cuore ha scritto diversi libri ed ha anche dedicato una canzone dal titolo “Atto d’amore”. Davvero inconfondibile questo personaggio, che dalla faccia, dai movimenti, dal suo gesticolare espressivo, mette sempre in mostra il carisma del suo essere juventino che esprime tutta la sua gioia nelle belle vittorie, ma che sa essere anche molto critico nelle partite perse senza gioco, passione e determinazione. Sono temi che abbiamo sviluppato in questa intervista, in cui Chirico manifesta tutto il suo interrogarsi sulla Juve di Sarri.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, cosa pensi del big match Juve Inter che si giocherà a porte chiuse?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che fosse l’unica cosa da fare, anzi credevo addirittura che già domenica scorsa si adottasse il sistema di giocare a porte chiuse tutte le partite di campionato. E’ un periodo delicato e c’è un’emergenza grave in atto, per cui ritengo che sia responsabile prendere delle precauzioni. Poi, se vogliamo parlare del lato sportivo, è chiaro che sarebbe stato meglio vedere una partita con una bella cornice di pubblico, le coreografie, i cori e tutto il resto. E’ evidente che da tutta questa storia, sempre dal punto di vista sportivo, se ne avvantaggia l’Inter perché gioca la partita dell’anno in uno stadio deserto, dove non c’è neanche un tifoso della Juve e quindi per l’Inter è ancora meglio che giocare in campo neutro, perché lì i tifosi sarebbero andati. Ma non solo, devo dire che la squadra di Conte è doppiamente fortunata perché non ha giocato neppure la partita contro la Sampdoria di domenica scorsa, e quindi sarà più riposata della Juve”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per Conte è dunque un vantaggio dal punto di vista ambientale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ un enorme vantaggio, anzi è un vantaggio gigantesco. Penso che neanche lui se lo immaginasse di avere questo vantaggio, perché un conto è giocare la partita in uno stadio ostile, e tale sarebbe stato nei suoi confronti, e un conto è giocare in uno stadio vuoto. E’ chiaramente un vantaggio enorme per Conte. Non ci sono dubbi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non credi che il coronavirus e la relativa psicosi, stiano producendo più danni del virus stesso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente. Vedo gente che si va a fare i tamponi senza avere avuto contatti con nessuno e stando anche bene. Si è creata una psicosi perché ci siamo spaventati tutti, tuttavia, penso che l’allerta sia giusta ma a creare il panico siano soprattutto i politici ancor prima dei medici”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ banale dire che mancando la bolgia dello Stadium, sarà più difficile vincere la partita contro l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, la presenza dei tifosi sarebbe stata fondamentale, tuttavia mi viene da fare questa domanda: Quante volte quest’anno abbiamo visto la bolgia bianconera all’Allianz Stadium?. Sì, perché un conto è avere lo stadio pieno che fa il tifo, e un conto è vederlo come lo stiamo avendo quest’anno, in cui si notano dei vuoti. Dunque, ritengo che in questa particolare occasione avremmo sentito soltanto i cori dell’Inter”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chiara la tua sottile critica al non gioco della Juve. A proposito, non pensi che tra Juve e Inter alla fine goda la Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che la Juve farà di tutto per vincere contro l’Inter, ma è chiaro che se dovesse pareggiare e la Lazio dovesse vincere contro il Bologna ci sarebbe un ribaltamento in classifica. Tra l’altro, mi sono chiesto perché la Lazio debba giocare a porte aperte, visto che ci sono stati anche dei casi di coronavirus a Roma. Ecco, non capisco la difformità delle regole. Se tu hai deciso di non volere raduni di persone nei luoghi pubblici, allora dovresti uniformare il campionato a questa regola e giocare con gli stadi vuoti per non creare aggregazioni di massa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, in questo periodo hai la fama di essere un tifoso ipercritico del gioco della Juve di Sarri. Cosa non ti piace della tua squadra del cuore? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Parto dal presupposto che a me non piaceva già come Allegri faceva giocare la Juve, nonostante si vincesse con il risultato di farci sentire tutti debitori dei tanti successi ottenuti. Poi si è cambiato allenatore perché si voleva vedere giocare la Juve in un modo più brillante e, soprattutto, con un’altra mentalità che fino ad oggi stiamo vedendo soltanto a sprazzi. Spero di vedere il bel gioco promesso domenica prossima contro l’Inter. Io do tempo a Sarri, anche se siamo già a fine febbraio e nulla di nuovo e di diverso si vede. Devo dire che qualche volta ho persino visto peggiorare il gioco rispetto all’anno scorso. Altro che cambiamento di mentalità!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi delle parole dette pubblicamente da Andrea Agnelli, in cui si evince tra le righe il suo desiderio di portare Guardiola alla Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Che Guardiola piaccia ad Agnelli non lo scopriamo adesso, solo perché lo dice lui in quest’occasione. E’ già dalla scorsa estate che si sapeva quanto avesse tentato di portarlo alla Juve. Il problema è nato dal fatto che Guardiola non ha mai avuto voglia di lasciare il Manchester City. Tuttavia, penso che questo discorso sia soltanto rimandato a posteriori, anche perché sono convinto che se Sarri non vincerà, è molto probabile che il presidente Agnelli ritorni alla carica”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Restando sempre sulle rivelazioni che il presidente bianconero ha fatto nel corso di una diretta a Radio 24, emerge anche un velato avvertimento a Sarri e Paratici a riguardo del loro futuro. Te lo aspettavi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il fatto che Agnelli, nel corso della conferenza stampa di addio di Allegri avesse detto che i responsabili sarebbero stati a tutti gli effetti Paratici e Nedved, la dice lunga su come il presidente volesse delegare le responsabilità, come si fa esattamente in tutte le aziende. Poi, però, si attendono i risultati, e se questi non ci sono, è chiaro che al momento qualcosa è venuto a mancare. Quindi, se la Juve dovesse vincere, è chiaro che nulla cambierebbe, se invece non dovesse avvenire più questo, probabilmente qualcosa cambierà. Devo dire che c’è stato qualche colpo a vuoto da parte di Paratici nelle due campagne di mercato estivo e invernale. Quindi, mi sembra chiaro che se i risultati non verranno con scadenza 2021, così come ha detto Agnelli, è logico che sarà sostituito così com’è nella logica di ogni azienda che si rispetti. Paratici, è un bravissimo conoscitore di giocatori, ma come dirigente probabilmente è un novizio. Qualche errore l’ha fatto, e secondo me il mercato non è stato fatto in maniera totalmente corretta”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, rimpiangi Marotta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Assolutamente no. Non mi ha mai convinto del tutto. E’ uno fin troppo attento ai conti, e ricordo tanti giocatori di livello non presi per le sue titubanze. Non mi sembrava questo grandissimo fenomeno che tutti dicono. E’ un bravo dirigente ma non un top player. Paratici, invece, lo ritengo un top player per quello che riguarda la conoscenza dei giocatori, ma un neofita per quanto riguarda le pratiche dirigenziali, perché lo si vede chiaramente in difficoltà”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Con che stato d’animo vivrai il derby d’Italia davanti al teleschermo?<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Per ovvi motivi televisivi allo stadio ci vado quasi mai, perché devo essere presente in studio su 7 Gold. Gli interisti li ho sempre davanti in studio, e le così dette me le fanno girare abbastanza. Spero di vedere una bella partita. Ho grande fiducia nella Juventus”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi vincerà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve, naturalmente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-chirico-marcello.jpgSiNmarcello-chirico-e-ipercritico-su-sarri-e-la-sua-juventus-1013657.htmSi100451001,02,0303077
551013653NewsCampionati“La Juventus è la più forte”, ma è soltanto un luogo comune.20200210181005In casa Juve non si parla di crisi, ma di delusione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>E’ dall’inizio dell’anno che sentiamo dire non solo da Antonio Conte, che la Vecchia Signora d’Italia è la squadra da battere perché possiede ancora qualcosa in più rispetto alle altre squadre. Un qualcosa che fa la differenza, un qualcosa che si materializza dal nome dei suoi tanti campioni i quali da soli sembrerebbero essere più che sufficienti per la garanzia di chiamarsi “JUVENTUS”. La riteniamo una leggenda metropolitana, anzitutto perché ogni anno calcistico da affrontare è diverso, ogni partita da fare non è uguale alla precedente e ogni campionato da giocare non è mai come gli altri che hai vinto precedentemente. Dire “JUVENTUS” è una credenziale teorica suffragata dalla storia dei tanti scudetti vinti e da quel modello gestionale che ne caratterizza da sempre la reale differenza. Ma da questo, a dire che sei migliore delle altre perché hai CR7 e un nutrito gruppo di campioni, ebbè, ce ne passa davvero tanto. Il calcio è fatto di risultati positivi, di gioco, ma anche di furore agonistico che devi tradurre sul campo a prescindere da tutte quelle considerazioni che abbiamo fatto. E quello che stiamo vedendo sul campo dall’inizio del campionato a oggi da parte della Juventus “migliore di tutte”, non è propriamente ciò che si era sbandierato fin dall’inizio. E allora, qual è il problema di una squadra che nelle promesse iniziali ha fatto proseliti di bel gioco e risultati, tanto da essere la prima bellezza italiana del pallone che conta? Proviamo dunque a dare una spiegazione il più possibile plausibile. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Innanzitutto crediamo che in tutto questo stentare di identità da parte della Juventus targata Sarri, ci sia un concorso di colpe che fa capo a una più che evidente campagna acquisti estiva errata, nell’assemblare la squadra in maniera tecnicamente irrazionale nei suoi vari reparti nevralgici di difesa e centrocampo. In più, c’è da considerare la smania della società che emotivamente si è lasciata attrarre dalla voglia irrefrenabile di operare nell’ambito della squadra, quel processo di modernizzazione di gioco e cultura calcistica che agli occhi dei più appariva troppo ancorata a un sistema sì vincente, ma poco avvezzo allo spettacolo. Era la sintesi filosofica di tutto quello che noi abbiamo scritto (compreso lo scrivente che lo afferma in onore della sua onestà intellettuale), annoiati com’eravamo dal gioco noioso espresso dalla squadra di Allegri. A memoria ricordiamo che per lunghi periodi si è dibattuto molto sul tema del vincere senza divertire o cercare di essere primi appagando il palato dei buongustai del pallone e delle sue geometrie. Così, nel processo voluto da Agnelli and company, si è andati alla ricerca di tecnici che in campo internazionale potessero garantire il bel gioco e, soprattutto, dare migliorie in campo internazionale per potere vincere quella Champions che per la Juve appare sempre più stregata. E senza pensarci più d’una volta, si è andati all’affannosa ricerca di allenatori come Guardiola, Klopp, Pochettino, Sarri e altri nomi che potessero far fare quel salto di bel gioco tanto auspicato. La ricerca è stata ardua, lunga e asfissiante come la calura estiva, perché nonostante la Juve avesse corteggiato per lungo tempo questi nomi, la situazione non si sbloccava. Così, con un’operazione tardiva arrivava finalmente Maurizio Sarri, il quale si è sbloccato dai suoi impegni con il Chelsea.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Intanto bisognava pur fare una campagna acquisti che potesse risultare potenziata rispetto all’anno precedente. Il compito che è stato affidato a Paratici (l’allievo di Marotta) ha portato a vendere Cancelo, Spinazzola, Kean, Orsolini e a gennaio anche Mandzukic ed Emre Can, per creare plusvalenze e al contempo sfoltire ciò che creava esborsi economici di giocatori che non rientravano più nel progetto della Juve. Poi ha acquistato Higuain e Buffon come “cavalli” di ritorno, Ramsey, Rabiot, De Ligt, Demiral, Danilo, e a gennaio Kulusevski che di fatto avrà nell’organico soltanto a fine campionato. Ma guardando attentamente gli acquisti fatti in estate, ci si accorge che qualcosa manca soprattutto a centrocampo, zona nevralgica del gioco del calcio. Manca il trequartista che Sarri sta cercando di inventare, visto che nel gioco a rombo Ramsey non si sta rivelando ciò che era nelle promesse iniziali. Bernardeschi si sta perdendo, Matuidì arranca, Rabiot sembra correre a vuoto nel tentativo di capire cosa Sarri gli chieda e Pjanic davanti alla difesa è spesso in difficoltà. La difesa con i vari infortuni di Chiellini, Demiral, De Sciglio, Danilo, si è trovata a doversi avvalere delle prestazioni di un Cuadrado che terzino non è mai stato e fa quello che può. Il risultato è dato da una serie di gol presi da una difesa alta, messa tatticamente all’altezza del centrocampo, così com’è nel volere di Sarri. Insomma, una Juve in confusione che fa gol con Cristiano Ronaldo e poi non mantiene il vantaggio. E dov’è il bel gioco? Dov’è il calcio globale degli interscambi di ruoli e le trame fluidificanti che danno un’identità di squadra superiore? Non c’è. E allora cominciano i mugugni e una parte dell’ambiente bianconero rimpiange Allegri e quel calcio che si ispira all’antico: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Prima non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">perdere”.</b> Doveva essere la rivoluzione copernicana di un cambiamento epocale fatto per portare a vincere tutto, mentre in questo preciso momento si teme seriamente di non arrivare a vincere nulla. Sarri è sotto l’occhio del ciclone, ma riteniamo che soprattutto la dirigenza della Juventus debba cominciare a recitare il mea culpa. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711paratici.jpgSiNla-juventus-e-la-pio-forte-ma-e-soltanto-un-luogo-comune-1013653.htmSi100451001,02,03010136
561013651NewsCalciomercatoIl Prof. Marotta e l’allievo Paratici20200130113842Un dualismo sempre in atto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>E’ in fondo il motivo conduttore della diatriba tra Inter e Juve. Tra Marotta e Paratici si contano innumerevoli messaggi apparenti di stima reciproca, ma poi a conti fatti si nota una evidente corsa ad arrivare primi negli affari relativi alle rispettive società di appartenenza. Striscianti tradimenti si frappongono a sorrisi forzati e abnormi ipocrisie. E non è un caso che l’Inter in questo mercato d’inverno che sta per chiudersi, è stata molto più attiva della Juventus. Con l’acquisto di Eriksen, Marotta ha sistemato un centrocampo che adesso appare quadrato dal punto di vista dei tempi di gioco dati da un suggeritore di grande classe com’è il danese, mentre Paratici stenta a definire la cessione di Emre Can (che probabilmente arriverà sul filo della chiusura del mercato di gennaio) e nonostante da tempo l’infortunio di Chiellini abbia provocato problemi alla difesa della Juve, ci si è limitati a inventare Cuadrado come terzino di fascia, tenuto De Sciglio (che si è infortunato), acquistato Danilo (un giocatore normale, infortunato anch’egli, ma che non fa la differenza) e venduto Cancelo per la questione delle plus valenze. Il problema della Juventus che prende troppi gol, nasce proprio dal non avere sulle due fasce della difesa giocatori in grado di coprire una zona nevralgica, così pure come il centrocampo, in cui manca la mente illuminante del gioco. Troppi incontristi, tra cui Matuidì (sembra stanco il francese) Rabiot (chissà quando e come dimostrerà il suo valore) e poi Alex Sandro che continua in una corsa stanca e pesante nel suo incedere, non garantendo il necessario recupero in difesa. Molto più abile Marotta che ha venduto Politano (non gradito a Conte) al Napoli e, come dicevamo pocanzi, ha acquistato Eriksen. Strategie di mercato che sanno di lunga esperienza nel settore, capaci di sapersi muovere con abilità e tempestivamente nella logica di far conciliare la parte tecnica a quella amministrativa di bilancio. In questo senso si devono evidenziare i meriti dell’Inter nell’essere passata dalla violazione dei parametri del Fair Play Finanziario a uno stato patrimoniale florido. Tutto ciò dà la misura di un lavoro che è cominciato in maniera positiva da parte di Marotta che si è pure avvalso di Antonio Conte nell’affidargli la gestione tecnica della squadra. E la Juve? La Juve è lì che aspetta e realizza il suo tanto aver speso in acquisto di giocatori di indubbia altissima qualità tecnica, ma che ancora con il suo allenatore Maurizio Sarri sembra non avere ancora raggiunto un equilibrio tale da rilevarne la reale crescita di identità nell’aspirazione della conquista del triplete. Agnelli, Nedved e Paratici non affondano i colpi, ma sanno di avere in casa una corazzata che, secondo noi, ha bisogno di essere ancora plasmata in almeno due settori del campo. Perdere malamente due volte contro la Lazio e una volta indecorosamente contro il Napoli, apre degli interrogativi che pur si contrappongono al dato di fatto che la Juve di Sarri ha chiuso in testa il suo girone di Champions League, è prima in classifica in Campionato ed è entrata in semifinale di Coppa Italia. Tutto questo stride, al cospetto di quanto abbiamo detto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-marotta-e-paratici.jpgSiNil-prof-marotta-e-l-allievo-paratici-1013651.htmSi100451001,02,03010171
571013649NewsCampionati“Il Toro è un’idea, una diversità”, parola di Fabio Viglione.20200123144520Intervista a un tifoso eccellente,che vede il calcio attraverso analisi approfondite e condivisibili. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avv. Fabio Viglione da Roma</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>. Sì, proprio lui, il tifoso del Torino autore del libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Caro Toro ti</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">scrivo” </i></b>che ha<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>elaborato<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giorgio Merlo</i></b>. Non è la prima volta che lo intervistiamo e non è un caso che ci rivolgiamo a lui, nonostante abiti lontano da Torino, per conoscere il suo pensiero sul Toro. Oggi più che mai, vista la delicata situazione che sta attraversando l’ambiente granata in questo momento. Il suo è un contributo da opinionista prima ancora che da tifoso, in quanto ha una spiccata capacità di analisi su fatti calcistici ad ampio raggio. Avvaliamoci dunque della sua opinione.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, cosa pensi di questa freddezza da parte dei tifosi granata nei confronti della società e della squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certamente vivendo a Roma non sono al corrente di tante cose che riguardano l’ambiente, se non per le notizie che leggo attraverso i giornali. Ho sempre pensato, e penso, che il tifoso granata fosse diverso dagli altri, proprio per le peculiarità uniche che la grande storia del Torino possiede. Il Toro è un’idea, una diversità e anche una voglia di mettere in campo quelle caratteristiche che ci fanno prescindere dalla mancanza di ricchezza economica, per riconoscerci in una simbolo di lotta, di sofferenza e maniche rimboccate. E’ la nostra storia, è nel nostro dna. Non è retorica la mia, quando sostengo che il tifoso del Toro, da sempre, non ha mai misurato il suo attaccamento alla squadra ed alla società in base al risultato, ma ha vinto già per il solo fatto di “essere del Toro”. E’ una vittoria di sentimento che ci fa diversi, orgogliosamente diversi. Noi siamo sempre stati un po’ originali come tifo, come passione, colore, calore, quindi questa è l’identità che per noi è fondamentale rimarcare. Ed il Toro non può prescindere dai suoi tifosi, dal suo Popolo. Questo è un tema secondo me centrale quando si parla di Toro. E non è un caso che la vasta letteratura granata e le tante pubblicazioni, suscitino tutto questo interesse. Perché nonostante le poche vittorie la letteratura e la cinematografia parlano di noi più di ogni altra realtà calcistica? E’ il segno evidente che il Toro non è una semplice squadra di calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che nel calcio moderno fatto di business, non c’è molto spazio per le squadre come il Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, perché oggi mancano le possibilità di competere per vincere. L’estate passata sotto l’ombrellone a scommettere su chi avrebbe vinto lo scudetto è un lontano ricordo. Negli anni passati il tricolore lo potevano vincere, come è avvenuto, - e parlo anche degli anni settanta e ottanta - la Sampdoria, il Verona, il Torino, il Napoli. Adesso la competizione per il titolo si è ristretta al punto che squadre come il Toro si possono collocare al massimo, nella stagione di grazia, in quel ristretto numero di compagini capaci di piazzarsi per un ingresso in Champions. E’ impossibile sognare. Realisticamente, l’ingresso nelle competizioni europee è il massimo a cui possiamo aspirare per come il sistema si è sviluppato. Non penso che sia molto “distante” la strada che ci separa da un quarto/quinto posto come crescita generale. Una crescita che non va dimenticata. Non solo, una crescita nella quale l’ultimo tratto di strada è il più difficile da raggiungere.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Noi veniamo da un periodo in cui faticavamo a collocarci in serie A… E’ stato un periodo di grande sofferenza nel quale credo che abbiamo perso anche diverse generazioni di giovani tifosi… Ora siamo certamente su un altro piano e su altri livelli. Ma dobbiamo e possiamo certamente migliorare. Penso che non sia facile per il Torino, consolidare un posto davvero importante in un calcio come quello attuale ma io ci credo. Voglio crederci. Anche perché voglio regalare a mio figlio tredicenne, che tifa Toro e vive a Roma, meno sofferenze… ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo questo tuo pensiero filosofico e al contempo razionale, si evince chiaramente una forma dissociativa dalle attuali contestazioni granata contro la squadra e la società. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io credo che si debbano trovare sempre delle ragioni di “cucitura”, perché una società e una squadra di calcio non possono prescindere dal calore del pubblico e la nostra passione non ci può mutilare della squadra del cuore. La società e la squadra hanno bisogno della passione della gente, della gente granata. Non gente qualsiasi. Il Toro ha sempre avuto un “tifo” ed una curva da scudetto anche quando la squadra giocava in serie B. Credo e spero che una soluzione possa trovarsi nel mettere al centro i punti di convergenza. Anche i calciatori devono capire che indossano una maglia storica e ricca di passione che non può essere mortificata. I tifosi sono un patrimonio immenso di passione dalle potenzialità infinite. Anche se viviamo un calcio ormai deprivato di sentimenti e ostaggio di fatturati e social media. E’ indubbio che quando i risultati non arrivano, qualcosa si è sbagliato anche in sede di valutazioni a monte. Tuttavia, parlando del profilo tecnico che è l’unico su cui sono in grado di esprimermi, sempre guardando dall’esterno, credo si debba fare anche una valutazione “ex ante”. Perché sono stati tenuti i pezzi pregiati? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sirigu, Belotti, Izzo?</i></b> Si è probabilmente pensato che mantenendo la struttura di una squadra che aveva fatto bene si sarebbe potuto fare ancora meglio del settimo posto. Io, francamente, ero tra quelli che aveva creduto nelle scelte di mercato. Ma il calcio non è una scienza esatta. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi della quasi certa cessione di Bonifazi e dell’eventuale prestito di Iago Falque?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questo caso penso ci sia un problema tecnico, piuttosto che un volere della società. Bonifazi credo venga ceduto per esubero nel ruolo visto che abbiamo tanti difensori centrali e non tutti possono giocare. Tuttavia, che la scelta per sfoltire il reparto ricada su un giovane di valore proveniente dalla nostra ‘cantera’ mi lascia un po' di amaro in bocca. Su Iago? Lo vorrei ancora con noi. È stato considerato un punto fermo del Toro, nonostante l’infortunio subito, credo gli si debba dare adesso l’opportunità di rientrare proprio per le sue qualità tecniche e la sua duttilità. E poi non si può a questo punto della stagione privarsi di un ottimo calciatore, minimizzando il numero della rosa dei titolari. Mazzarri non può avere la panchina corta, anche perché un allenatore deve essere in grado di gestire tanti giocatori se l’obiettivo è ambizioso. La competizione va gestita ma tiene alta la qualità e le soluzioni. E’ un problema di chi allena saper dosare la competizione interna e l’armonia. Con una rosa corta si ha il …respiro corto….” e alla lunga la squadra ne risente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, non sei d’accordo con la gestione tecnica di Mazzarri? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Oggi direi di no. Io credo che lo stesso Mazzarri non sia soddisfatto del rendimento della squadra. In campo si alternano buone giocate a momenti di blackout, abbiamo giocato un girone d’andata in chiaroscuro quanto a continuità ed intensità di gioco.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Vedo una propensione a giocare chiusi sull’avversario. Un atteggiamento tattico che ha fatto in modo di far soffrire la squadra, più contro squadre meno attrezzate e dai valori più modesti che contro le cosiddette “grandi”, squadre chiamate a “fare la partita”. Il calcio non è una scienza esatta ma è spregiudicatezza, spensieratezza, voglia di fare, freschezza di idee che spesso vengono apportate dai giovani capaci di farti la giocata sopra le righe che ti fa vincere la partita. Il calcio fa sognare pure per questo, non è il gioco degli scacchi. No, la direzione tecnica di Mazzarri, di cui non discuto la preparazione, in questo momento risente, a mio avviso, di questo atteggiamento di scarsa propensione alla proposizione del gioco. Al coraggio. E’ una mia opinione. Vedo poi poca apertura di credito verso i giovani, come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Millico, Edera</i></b>, che potrebbero apportare entusiasmo e sfrontatezza. Le capacità balistiche di Millico che ha strabiliato nel campionato primavera credo che possano confermarsi anche in serie A. La traversa contro il Sassuolo non mi ha sorpreso, gli ho visto fare tanti gol così nelle giovanili, ha una strabiliante naturalezza nel calciare a giro da quelle distanze. Credo che i giovani talentuosi debbano essere maggiormente coinvolti, come peraltro, sta accadendo altrove (penso a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Vlahovic, Malinoski, Kulusevski</i></b>). Non credo affatto che inserendo i giovani in squadra ed equilibrandoli naturalmente nell’assetto base, con i più esperti, si rischi di bruciarli. Chi l’ha detto? Semmai, tenerli in panchina rischia di demotivarli, di frustrare la loro autostima e di non farli sbocciare. Poi non dimentichiamo che il tifoso del Toro ha sempre avuto un legame particolare con i giovani del Filadelfia ed è pronto a perdonare anche qualche sbavatura. I nostri giovani sono fondamentali per ridare entusiasmo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Vuoi spendere qualche parola per un giocatore in particolare ? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una parola per Sirigu. E’ un portiere davvero formidabile. Non credevo fosse così forte. Merita di giocare titolare in Nazionale, un vero fuoriclasse. E’ l’idolo di mio figlio che cerca di emularlo nel campetto della scuola, giocando con la sua maglia numero 39. Ma anche Belotti merita elogi particolari. E’ cresciuto molto ed è diventato un vero trascinatore. Non si risparmia, lotta dal primo all’ultimo minuto, è migliorato molto anche tecnicamente, è maturato nei movimenti e nella capacità di leggere le situazioni, incarna davvero lo spirito del Toro quando carica a testa bassa e non si arrende mai”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come vedi il prossimo incontro casalingo contro l’Atalanta di Gasperini, reduce dalla sconfitta interna contro la Spal?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sconfitta in casa dell’Atalanta contro la Spal, dimostra che tranne qualche squadra che si colloca su un livello nettamente superiore, tutte le altre compagini possono vincere o perdere contro tutti. Ogni partita ha le sue insidie. Al di là degli episodi che possono capitare ed essere sempre determinanti, tra Torino e Atalanta vincerà chi dimostra di avere più fame. In ogni zona del campo, su ogni pallone, sarà necessario dare il massimo ed avere la testa libera. Si gioca con il cuore, con la testa e con la giusta determinazione. Mi auguro davvero che sia il Toro ad avere più fame, anche se dubito che l’Atalanta dal gioco arioso messo in mostra fino ad oggi, accetti di buon grado una sconfitta interna contro una Spal ultima in classifica, senza la voglia di rifarsi immediatamente. Quella partita persa brucia ancora tanto alla Dea di Gasperini. Il Toro è avvertito!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><a name="_GoBack"></a></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avvocato-fabio-viglione.jpgSiNil-toro-e-un-idea-una-diversita-parola-di-fabio-viglione-1013649.htmSi100451001,02,03030264
581013648NewsCampionatiToro, qualcosa si è incrinato tra tifosi e società20200115160658Tra la tifoseria del Toro, c`è voglia di uscire dal limbo dei perenni insoddisfatti. Colpa dell`ambiente o della società? <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In casa granata aleggia un certo malcontento che si traduce in tante piccole, grandi insoddisfazioni, che fanno capo a una divergenza di vedute da sempre latenti e mai definitivamente risolte. I tifosi, si sa, sono molto umorali e non vanno tanto per il sottile quando si tratta di contestazioni che riguardano il rapporto non proprio idilliaco con la società. Vuoi perché la squadra va male, vuoi perché l’allenatore non è in grado di dare un assetto tattico tale da far rifiorire un calcio moderno e aggressivo, vuoi perché nonostante i ripetuti solleciti annuali, la società non dimostra di essere in grado di costruire attraverso gli acquisti di un certo livello una squadra che sappia competere per la conquista dello scudetto o, quantomeno, di piazzarsi in zona UEFA, dando un’immagine di società che vuole uscire dal limbo cui sembra essere piombata da troppo tempo. E’ il Toro di Cairo che ha portato la società granata ad essere perfetta sotto l’aspetto dei libri contabili, ma che pecca inevitabilmente nella fase di organizzazione tecnica e di un progetto che deve essenzialmente partire dallo stato maggiore della stessa azienda calcio. Tuttavia, dobbiamo dire che quest’anno il presidente Cairo ha dato dimostrazione di spendere del denaro con l’acquisto di Verdi, ma, col senno di poi, il suo arrivo si è rivelato totalmente insufficiente sotto l’aspetto del tesseramento di un calciatore che avrebbe dovuto apportare alla squadra un miglioramento tale da far crescere un gruppo che vede in Belotti e Sirigu i principali interpreti carismatici dei granata. Questo spendere tanto denaro per un giocatore che già da molto tempo non veniva impiegato a Napoli da Ancelotti, ha fatto pensare che il presidente – già così attento a tirare fuori dei soldi dalle casse societarie – fosse stato consigliato male. Un’operazione onerosa di 25 milioni di euro che lascia davvero sbalorditi. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma ritornando ai malumori dell’ambiente granata, c’è da capire come si possano avvertire dei solenni mugugni verso la squadra e la società, nonostante l’attuale posizione di classifica veda il Toro al settimo posto. Certo, se guardiamo in faccia la realtà, non possiamo certamente nascondere che dopo avere faticato in Coppa Italia per passare il turno ai rigori contro un Genoa privo dei suoi titolari e poi aver giocato in campionato contro un Bologna che se avesse pareggiato allo stadio Grande Torino nessuno avrebbe gridato allo scandalo, allora c’è davvero da riflettere bene su ciò che veramente fa tendere i nervi tesi, i quali incrinano il rapporto tra tifosi e società. Certo, è brutto assistere dopo una vittoria e dopo l’inno cantato da Valerio Liboni “Ancora Toro”, vedere la squadra che non va sotto la curva Maratona ad assorbire il calore dei suoi tifosi. E’ come essere separati in casa. E mentre Cairo e Mazzarri restano fermi sulle loro posizioni - imperterriti a dare risposte sul campo - a “rimetterci” in tutta questa confusione di offesi in casa granata sono proprio i calciatori, i quali hanno vinto a Roma contro i giallorossi, hanno superato il turno di Coppa Italia e hanno vinto contro il Bologna in campionato senza tuttavia risollevare gli umori della tifoseria. Eppure, nel girone di ritorno dell’anno scorso si era creata una tale alchimia tra tifosi e squadra, che lasciava ben sperare per il futuro. Evidentemente nulla è per sempre, visto che nel calcio le cose cambiano repentinamente nel momento in cui si razionalizzano lunghi momenti insufficienti per il calcio che conta. Detto ciò, e per il bene del Toro, l’augurio è che si possa allentare la corda tesa e carica di esasperanti situazioni che non fanno bene a nessuno e, soprattutto, non portano da nessuna parte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-tifosi-toro.jpgSiNtoro-qualcosa-si-e-incrinato-tra-tifosi-e-societa-1013648.htmSi100451001,02,03010168
591013646NewsCampionatiJuventus campione d’inverno ma non di gioco20200113203124La squadra di Sarri è prima al giro di boa, ma sarà così fino alla fine del campionato?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Con la 19vesima giornata del campionato di calcio di Serie A 2019/20 finisce il girone d’andata. La Juve è campione d’inverno con due punti di distacco sull’Inter, ma la vera entità del suo gioco non è ancora emersa con chiarezza. Atalanta e Lazio sono le squadre che giocano meglio, che sviluppano trame di gioco brillanti e di piacevole armonia corale, grazie anche al fatto che i tecnici e i giocatori delle due rispettive squadre sono rimasti uguali e, tranne qualche piccolo ritocco, non hanno mutato il loro assetto base. Juve e Inter hanno invece cambiato molto, non solo nei suoi interpreti principali, ma anche nella nuova cultura ideologica di un calcio che per essere spettacolare e al contempo redditizio, ha ancora bisogno di tempo per potersi integrare in tutti i suoi elementi. La Juve resta, di fatto, una squadra che si distingue sempre per il suo cinismo, che approfitta delle giocate dei suoi singoli campioni ma che non riesce a dare continuità di un gioco armonico che si vede soltanto a sprazzi. Possiamo dire che la logica di questa squadra bianconera e della società che fa capo ad Andrea Agnelli, continua ad avere il suo storico principio di base che resta quello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere perché</i> <i style="mso-bidi-font-style: normal;">è</i></b><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’unica cosa che conta”,</b></i> proprio in un anno in cui con l’avvento della filosofia sarriana, ci si era proposti di arrivare a vincere senza annoiare i buongustai del calcio. Ma i palati fini sanno che se vogliono divertirsi e assistere a un calcio moderno, brillante, forte nella corsa e duraturo nella resistenza fisica, devono guardare l’Atalanta di Gasperini o la Lazio di Inzaghi, una squadra che nel breve volgere di due settimane ha battuto la Juve in Campionato e in Supercoppa Italiana. Così, mentre Juve e Inter si guardano in cagnesco e giocano la loro lotta a distanza, la Lazio avanza con le sue 10 vittorie consecutive e un concreto possibile inserimento nella lotta per lo scudetto, avendo ancora una partita da recuperare. Certo, in questo momento gira tutto bene per i biancocelesti che stando bene di salute fisica e mentale, si trovano magnificamente nelle ripartenze e vincono spesso sul finire delle partite. Questo dimostra quanto la squadra di Inzaghi sia caparbia e decisa a non mollare mai, senza fare apparire lo spettro della disattenzione che è l’emblema della stanchezza mentale di squadra. L’Inter di Conte sta facendo bene, ma non è ancora pronta a presentarsi come squadra da battere, così come non lo è la Juve di Sarri che si trova a razionalizzare un campionato che se mai dovesse vincerlo, non lo stravincerà sicuramente con largo distacco. E allora dove sta la verità, se l’anno scorso la noiosa squadra di Allegri ha fatto il vuoto alle sue spalle nonostante producesse un calcio lontano dai canoni moderni? Noi diciamo che non c’erano le squadre che potevano infastidirla nel suo incedere solitario al vertice, e quindi ha vinto con merito ma senza il gusto di confrontarsi con antagoniste del suo livello. Quest’anno la musica è cambiata e anche se la Juve resta sempre una delle papabili vincitrici finali per lo scudetto, c’è da vedere come si attrezzerà l’Inter e se la Lazio riuscirà a resistere fino alla fine, con questo spirito di squadra che stupisce sempre più. Chissà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNjuventus-campione-d-inverno-ma-non-di-gioco-1013646.htmSi100451001,02,03030170
601013645NewsCampionatiCampionato di calcio. L’anno nuovo non cambia il nome delle pretendenti al titolo.20200107190536Un campionato da vivere fino in fondo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter, Juve e Lazio sono le papabili alla vittoria finale.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Finito lo stop per le vacanze di Natale, il campionato di calcio di Serie A riapre i battenti di un pallone che ha ripreso a far vivere i palpiti ansiosi ai suoi tifosi, impazienti com’erano di continuare a vivere il fine settimana all’insegna della sfrenata passione calcistica. Si è cominciato a giocare domenica 5 gennaio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia – Lazio</b>, una partita che ha visto la squadra di Inzaghi vincere 2 a 1 un incontro che ha confermato lo stato di salute dei biancocelesti i quali aspirano ad essere il terzo incomodo per la lotta scudetto, proponendosi anche per entrare a far parte delle squadre che parteciperanno alla prossima Champions League. Nel pomeriggio anche il Genoa del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> ha superato il Sassuolo con il risultato di 2 a 1. Il cuore del Genoa si è imposto all’ordine tattico e alla piacevolezza delle trame di gioco di un Sassuolo che ha subito non pochi errori arbitrali, i quali ne hanno decretato la sconfitta. Un match che ha riproposto l’importanza di dare maggiore credito al Var, piuttosto che all’arbitro in campo. C’è stata poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spal – Verona</b>, una gara vinta per 2 a 0 dagli scaligeri che hanno sfruttato l’ottimo momento di forma già palesato sul finire del vecchio anno 2019. Male la Spal di Semplici che con questa sconfitta si è ritrovata ad essere fanalino di coda della classifica. La serata della 18ma giornata di Serie A è terminata con la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma – Torino</b>, un incontro che ha visto vincere meritatamente i granata per 2 a 0, ribaltando un pronostico che alla vigilia li dava sconfitti. Così, ad una Roma che evidentemente ha risentito non poco dell’imminente cambio al vertice della proprietà, ha fatto eco un Torino che Mazzarri ha preparato nella consapevolezza di non avere altra scelta che vincere e convincere, anche per attenuare in qualche modo gli intensi venti di contestazione che spirano tra i tifosi di casa Toro. In realtà possiamo dire che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>(autore della doppietta) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu</b> (sempre formidabili le sue parate) sono stati gli eccellenti interpreti di un Toro che non brilla per gioco corale, ma che spesso si rifugia nella forza del suo capitano per togliere le castagne dal fuoco. Detto questo, passiamo all’Epifania calcistica che è partita all’ora di pranzo con il derby dell’Appennino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bologna – Fiorentina</b> finita 1 a 1. La viola del nuovo tecnico Iachini, è andata in vantaggio con un bellissimo gol di Benassi, ed ha condotto una gara accorta e attenta a portare a casa l’intera posta in palio. Tuttavia, allo scadere della gara ha subito il pareggio ad opera di Orsolini, il quale si è inventato un eurogol da palla inattiva, posta in una posizione defilata della destra dell’area viola. Dunque, è sostanzialmente giusto il risultato finale. C’è poi da commentare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta – Parma,</b> il cui risultato di 5 a 0 non fa altro che dare splendore assoluto alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dea </b>di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b>, una squadra in forma, bella da gustare e, soprattutto, capace di finire la sua ultima partita dello scorso anno con lo stesso punteggio contro il Milan. 10 gol in due partite! Onestamente abbiamo esaurito tutti gli aggettivi superlativi, per questa interprete del calcio spettacolo di casa nostra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria </b>è finita 0 a 0. Ibra, Ibra e sempre Ibra. E’ stato l’urlo a San Siro del popolo rossonero, ma lo svedese entrato in campo nel secondo tempo non ha fatto il miracolo sperato. La squadra di Pioli si arrovella in problemi che vanno oltre l’apporto del possibile beneficio di un campione 38enne, che secondo il nostro parere resta positivo sotto l’aspetto commerciale con riferimento al marketing e di entusiasmo per i tifosi del Milan, piuttosto che per un reale fatto di positività in campo tecnico per la squadra stessa. Ottimo il punto conquistato da Ranieri, con una Sampdoria che ha addirittura sfiorato la vittoria. Pregevole poi la vittoria dell’Udinese che ha superato il Lecce allo stadio di Via del Mare per 1 a 0. Anche qui ci sono state delle recriminazioni leccesi sulle decisioni arbitrali contestate dall’allenatore Liverani. Ma la sostanza dice che i bianconeri friulani hanno conquistato tre punti d’oro per la loro classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E dulcis in fundo, veniamo alle due ultime gare di questa 18esima giornata di Serie A.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Partiamo con</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus – Cagliari, 4 a 0 – Tripletta di Ronaldo e gol di Higuain-</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La partita è finita con tre gol di CR7 e uno di Higuain. Un 4 a 0 che maschera le solite incertezza della squadra di Sarri, la quale ha l’alibi di essere ancora un cantiere in fase di ultimazione di quell’opera che si chiama: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fluidità di manovra e Continuità”.</b> Nel primo tempo, infatti, la Juve ha sì dimostrato grande spinta in avanti con evidente voglia di pressare e chiudere l’avversario nella propria zona difensiva, ma ha rischiato più di una volta di subire le ripartenze di un Cagliari che, a onor del vero, sembra aver perso la brillantezza di gioco di qualche settimana fa. Poi, nel secondo tempo, causa un banale errore della difesa cagliaritana, la Juve è andata in vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, il quale non si è fatto sfuggire l’invito così godereccio. Da qui in avanti la Juve è uscita alla grande con trame di gioco eccellenti che effettivamente hanno dato splendore al quel gioco tanto sperato in casa juventina e che si tramuta nel vincere, convincere e divertire divertendosi. Ma, per arrivare a questo nell’arco degli oltre 90 minuti di gioco, Sarri deve ancora lavorare molto sui meccanismi di centrocampo, dove si esalta molto la costruzione del gioco a discapito dell’interdizione in appoggio alla difesa. E’ l’equilibrio non ancora trovato tra i vari momenti di possesso e non possesso palla, che vanno disciplinati per evitare di prendere troppi gol che si potrebbero evitare. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demiral,</b> non troppo convinto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ramsey </b>e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Rabiot</b> ancora alla ricerca di capire cosa vuole Sarri da lui. Eccellente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> che deve essere sfruttato più da esterno d’attacco, mettendo alle sue spalle un terzino di ruolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b> non è ancora il giocatore ammirato l’anno scorso e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> soffre più del previsto il compito di involarsi sulla fascia sinistra, per poi ritornare a coprire il ruolo di difensore. Vedremo cosa accadrà in seguito. Una cosa è certa, la Juve lotterà fino alla fine per vincere lo scudetto e lo farà in dirittura finale assieme a Inter e Lazio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Napoli – Inter, 1 a 3 – doppietta di Lukaku e gol di Lautaro Martinez </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Continua il testa a testa di classifica dell’Inter con la Juve. Per far questo la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte </b>doveva vincere e l’ha fatto nella gara del San Paolo contro un Napoli che è la pessima copia di quello che è stato lo scorso campionato. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ringhio Gattuso</b> ha fatto quello che ha potuto al cospetto di una squadra come l’Inter che quest’anno pressa alto l’avversario, forte dei suoi due attaccanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez,</b> sempre pronti a sfruttare tutte le occasioni offerte dal proprio centrocampo e dagli esterni. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> è cinica, sicura di sé e convinta di rendere difficile la strada a una Juve che vede ancor di più come un avversario ostico da battere a tutti i costi. Tutto questo, fermo restando della consapevolezza di non essere ancora allo stesso livello della squadra di Sarri, ma che attraverso il lavoro, la grinta, la convinzione e la determinazione, sia possibile accorciare questo gap tecnico e di rosa allargata che vanta la Juve. Dunque, assisteremo sicuramente a un bel campionato e a domeniche da gustare intensamente nella consapevolezza di vedere fino alla fine Juve e Inter appaiate, con l’incomodo della Lazio e il probabile disturbo di un’Atalanta che si farà valere anche in Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone-ufficiale-serie-a-2019-20.jpgSiNcampionato-di-calcio-l-anno-nuovo-non-cambia-il-nome-delle-pretendenti-al-titolo-1013645.htmSi100451001,02,03030189
611013640NewsCampionatiSarri che aspetti? Usa la DH720191213162722L`incomprensibile incertezza del tecnico della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dybala, Higuain e Cristiano Ronaldo. In sintesi DH7.</span></i></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Seguendo la Juventus del nuovo corso targato Maurizio Sarri, spesso ci siamo chiesti dov’è tutto questo cambiamento di mentalità nel considerare il gioco del calcio come segno tangibile dell’osare in attacco, senza avere il timore di squilibrare l’assetto tattico del centrocampo. Strano che l’ex tecnico del Napoli e del Chelsea abbia praticamente lasciato a metà la sua opera di rivoluzionario, confermando in parte quei meccanismi di squadra rodata dagli otto scudetti consecutivi, conquistati tra la gestione Conte e Max Allegri. C’è qualcosa che non ci convince in questo suo atteggiamento tattico poco propenso a lasciare le briglia sciolte a una squadra di campioni che avrebbe bisogno di essere meno inibita nella sua inventiva. Questa insistenza su Bernardeschi in chiave di finto trequartista non si addice al giocatore, il quale secondo noi è più apprezzabile nel ruolo di esterno con l’obbligo di aiutare il centrocampo. Ma Sarri non è convinto e anche in considerazione dell’aspettare la ripresa completa di Douglas Costa che dovrebbe essere pronto per la Supercoppa Italiana, sembra essere refrattario a proporre fin dall’inizio i tre tenori d’attacco della Juventus. Questione di convinzione o di insicurezza? Noi pensiamo che ci sia timore di indebolire il centrocampo e di non coprire abbastanza la difesa nella fase di non possesso palla. Sono scuole di pensiero che non si addicono alle vedute di Sarri, un tecnico che ha fatto la sua fama per i principi di calcio spettacolo non certo scriteriato tatticamente, ma intenso nel suo concetto di propositiva azione d’attacco. Tanti sostengono che è ancora presto per giudicare la Juventus di quest’anno, la quale ha visto nel cambiamento tecnico un radicale rivoluzionamento dei sistemi che la squadra aveva assorbito dopo i lunghi anni di gestione Allegri. Può darsi, ma a noi sembra che il concetto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“radicale rivoluzionamento dei sistemi</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">tattici”</i></b> sia soltanto metaforico e non conforme alla realtà. Per questo motivo continuiamo a vedere a tratti una Juventus che soffre troppo l’avversario, invece di aggredirlo per lunghi momenti della gara. E’ una Juve cinica, molto vicina a quella di Allegri e comunque non ancora sarriana del tutto. Ottima la collocazione di Bentancur a centrocampo, capace di fare filtro nelle fasi di interdizione e di ripartenza immediata, con la qualità tecnica di vedere il gioco anche da prezioso suggeritore. C’è poi il flop Rabiot, il calciatore francese che non riesce proprio a inserirsi nel gioco della Juventus. E’ dall’inizio del campionato che Sarri lo prova con pazienza, ma gli abbiamo visto sbagliare di tutto e di più, anche in circostanze in cui un calciatore della sua qualità tecnica dovrebbe dimostrare maggiore personalità. Continuando così, pensiamo che il francese non sia un giocatore adatto alla Juve ma a una squadra con minori aspirazioni. Dunque, ritornando a Sarri, confermiamo la nostra idea di proporre sistematicamente la DH7 d’attacco che non è come egli sostiene una banale idea da bar sport, ma più semplicemente la riproposizione di un trio che quando è stato messo in campo ha tolto non poche castagne dal fuoco, sia alla Juve che allo steso Sarri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNsarri-che-aspetti-usa-la-dh7-1013640.htmSi100451001,02,03010222
621013632NewsCampionatiFabio Viglione, “Il Toro? Un contrasto tra luci e ombre”20191119060915Il parere di un autorevole avvocato tifoso granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avvocato Fabio Viglione</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno di quei tifosi del Toro che maggiormente si sono distinti nel tempo, per qualità di opinioni calcistiche espresse sempre con la massima oggettività. Tante volte abbiamo avuto modo di intervistarlo per avere una sua idea sulla situazione della sua squadra del cuore, e in ogni occasione non ha mai deluso le nostre aspettative. Così come in questa esaustiva intervista, in cui pone l’accento, con evidente amarezza, sul momento negativo del suo Toro che ha deluso le aspettative di tanti tifosi granata. Giurista patrocinante in Cassazione, l’Avvocato Fabio Viglione vive a Roma ormai da molti anni e svolge la sua attività professionale presso il suo avviatissimo studio legale che si avvale dell’apporto di numerosi qualificati professionisti. Ma il lunedì di ogni settimana, quando il Toro vince, pareggia o perde, per lui c’è sempre modo di fare un’analisi critica e competente con amici e colleghi, con la stessa meticolosa attenzione e precisione che pone nel suo quotidiano, quando deve garantire assistenza in ambito giudiziale. Ascoltiamolo dunque in questa intervista.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo il 4 a 0 del Toro inflitto al Brescia in terra lombarda, il tuo giudizio sulla squadra è cambiato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“No, non è cambiato. Resta un giudizio in chiaroscuro. Un contrasto tra luci e ombre. La parte luminosa è la potenzialità della squadra, espressa nella stagione scorsa quando tutto girava al meglio. Le ombre sono rappresentate dal gioco che non mi ha mai completamente convinto. Neanche quando assistito dai risultati. Naturalmente tengo stretta la vittoria di Brescia e soprattutto i 3 punti perché cominciavo ad essere in astinenza e cominciavo a guardarmi alle spalle…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A cosa pensi sia dovuto il periodo negativo che la squadra di Mazzarri sta attraversando?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Confesso che non sono riuscito a capirlo fino in fondo. Forse un calo della condizione atletica, una sfiducia dopo le prime impreviste difficoltà, un gioco troppo prevedibile e privo di coraggio e di un po’ di sana spregiudicatezza. Una punta come Belotti, isolata e senza rifornimenti, si sbatte facendo di tutto per conquistare palloni giocabili, ma è uno sforzo titanico con uno spreco mostruoso di energie. Essendo l’unico riferimento in attacco viene continuamente raddoppiato dai difensori avversari”. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu, come tanti tifosi del Toro, che idea ti eri fatto di questa squadra all’inizio del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Avevo tante aspettative. Pensavo che, confermando tutto il gruppo e soprattutto non cedendo i cosiddetti “prezzi pregiati”, giocatori come Sirigu, Belotti e Izzo, tanto per fare tre nomi, saremmo stati in grado di mettere in campo una squadra solida e competitiva. Non cedere calciatori tanto richiesti sul mercato, poi, l’ho letto come una evidente dimostrazione di forza da parte del club. C’è un progetto e si porta avanti con continuità. Pensavo, poi, che l’affiatamento del gruppo, con una stagione in più sulle spalle avrebbe ulteriormente aumentato il tasso di esperienza e la complessiva affidabilità. Maggiore assimilazione degli schemi, più affiatamento. Gli acquisti di Verdi e Laxalt avrebbero dato poi ulteriore qualità. Due giocatori in cerca di riscatto dopo annate difficili. Si, in estate ero molto fiducioso. Ad oggi sono stato smentito dal campo. Ma credo ci voglia equilibrio di giudizio soprattutto nelle situazioni difficili, quando tutte le certezze sembrano venire meno”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se ci sono delle colpe, a chi sono maggiormente imputabili?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che quando, a quasi un terzo del campionato, si determini una situazione come quella attuale, è evidente che siano stati commessi errori. Preferisco parlare di errori e non di colpe, forse per la mia deformazione professionale. Errori commessi da tutti naturalmente. Credo che possano suddividersi in due tipi di errori. Quelli di valutazione iniziale, diciamo “programmatici”, sulle potenzialità dell’organico e quelli chiamiamoli “esecutivi” sulla realizzazione pratica del progetto. Dopo quasi un terzo di campionato, il bilancio parziale è certamente negativo. Abbiamo perso la metà delle partite, la maggior parte delle quali contro squadre costruite con diversi e meno ambiziosi obiettivi, certamente con organici meno competitivi. Credo che attualmente la squadra si esprima al di sotto delle proprie reali potenzialità”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se tu fossi il Presidente Cairo, cosa faresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è facile sostituirsi al Presidente e fare valutazioni dall’esterno. Io personalmente punterei sul potenziamento dei quadri dirigenziali della società, investendo su figure di massima professionalità ed esperienza. Per una società come il Torino saper individuare, in anticipo, prima che “esplodano”, i calciatori su cui puntare può essere determinante. E’ inutile far finta di niente: i fatturati delle società, i contributi dei diritti Tv creano fossati. La competizione oggi in Italia è figlia di questi dislivelli, in parte incolmabili. Guardiamo le classifiche finali degli ultimi 10 anni per averne una dimostrazione. Negli ultimi anni il Presidente Cairo attraverso una serie di investimenti - basti pensare a quanto sia salito il monte ingaggi e quanto abbia speso per acquistare alcuni calciatori da club di prima fascia - <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ha cercato di far salire il livello del Toro. D’altronde, anche quest’anno, l’aver trattenuto tutti, l’aver acquistato Verdi e riscattato Aina per cifre importanti, rappresentava il chiaro intendimento di puntare ancora più in alto del precedente settimo posto. Qualcosa evidentemente, ad oggi, non ha funzionato. Ma credo che il Presidente Cairo sia perfettamente in grado di diagnosticare i problemi ed abbia la voglia e la capacità per cercare e trovare le soluzioni più appropriate.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato prossimo il Toro affronterà in casa l’Inter di Antonio Conte. Che partita sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà una partita difficile per il valore dell’avversario e le motivazioni che spingono i nerazzurri. Ma il Toro ci ha abituati a meglio figurare contro questo tipo di squadre. Anche perché, a mio parere, quando è chiamato ad imporre il proprio gioco contro squadre chiuse fatica moltissimo. Credo che il Toro giocherà una partita ordinata ed attenta ed avrà l’atteggiamento giusto. Poi nelle singole partite, anche un episodio può indirizzare l’andamento e conseguentemente il risultato”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A parte il divario tecnico esistente tra queste due squadre, pensi davvero che sia possibile un’impennata d’orgoglio da parte del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che la partita possa essere l’occasione per far scoccare la scintilla e riaccendere una stagione che oggi sembra essere andata in letargo. Perdere contro Sampdoria, Lecce, Parma, Udinese… A tacere dello sconfortante tonfo contro la Lazio. E’ inutile giraci intorno, tutti ci saremmo aspettati un’altra classifica a questo punto del campionato. Ma la squadra deve essere in grado di non farsi condizionare e vivere l’evento liberandosi di zavorre mentali e di un velato senso di sfiducia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se potessi togliere qualche giocatore ai nerazzurri e inserirlo tra i granata, chi sceglieresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ dura. L’Inter ha un organico molto competitivo ed un allenatore in grado di far tirar fuori il meglio delle potenzialità di ciascun calciatore. Ma dico Nicolò Barella anche perché credo che il centrocampo sia il punto di crisi del Torino. Un problema antico. E’ quello il luogo nevralgico del gioco. Un gioco che, purtroppo, anche per le difficoltà in quella zona e la penuria di uomini di qualità non consente verticalizzazioni e manovre ariose. Barella potrebbe farci davvero molto comodo…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, da grande tifoso del Toro quale tu sei, come vivi la tua passione granata a Roma, città in cui abiti ed eserciti la tua professione di avvocato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con grande orgoglio. Anche mio figlio, tredicenne, tifa Toro a testa alta. Ha seguito la passione di suo padre e, pur senza averlo mai conosciuto, di suo nonno, capostipite della tradizione granata in famiglia. Noi siamo tifosi di una squadra speciale, unica, ammirata per la storia e l’identità che esprime. A Roma la passione per il calcio è vissuta in modo molto intenso ma sia i tifosi romanisti che laziali hanno grande rispetto per la nostra identità calcistica. Ne siamo fieri ed il nostro sentirci un po’ fuori dal coro ci rafforza nella nostra passione. Certo il lunedì, lui a scuola ed io in Tribunale, quando il Toro vince o perde catalizziamo i commenti di tutti…Dobbiamo sempre essere sul pezzo… <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa ti auguri per il futuro del Toro? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una crescita continua, una stabilizzazione nella parte alta della classifica. Una dimensione che possiamo migliorare soprattutto facendo salire l’asticella delle ambizioni. Io credo nella crescita graduale purché sempre assistita da un progetto. Puntare all’Europa o alla vittoria della coppa Italia deve diventare la normalità. Nel far ciò non dovremo mai perdere di vista la nostra storia e le nostre peculiarità. Dalla valorizzazione del Filadelfia come fucina di “granatismo” al rafforzamento costante del settore giovanile. Continuo a pensare che dalla Primavera debbano essere selezionati in buona parte i calciatori “da Toro”. Proprio pensando a quella distinzione del nostro grande Emiliano Mondonico tra giocatori “del Toro” e giocatori “da Toro”. Abbiamo bisogno di questi ultimi, anche in un calcio ormai votato sempre più al freddo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">business</i>. Noi siamo il Toro, non una semplice squadra di calcio…”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avv.-fabio-viglione.jpgSiNfabio-viglione-il-toro-un-contrasto-tra-luci-e-ombre-1013632.htmSi100451001,02,03030393
631013631NewsCampionatiOmbretta Cantarelli, “Sì, l’Inter di quest’anno mi piace tanto”20191119054881Incontro con una interista doc <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Milanese, bella, cordiale, molto attenta alle relazioni e, soprattutto, interista da morire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ombretta Cantarelli</i></b> non è conosciuta soltanto perché è moglie dell’attore - maestro di teatro - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Gianfranco Jannuzzo</i></b>, ma perché ha spiccate caratteristiche personali che fanno di lei una donna unica nel suo genere. Parli con lei e ti accorgi come non sia una persona che viva di riflesso alla grande notorietà del marito, ma, conoscendola, ti rendi conto come sia connaturato in lei il desiderio di intrattenimento, di relazioni, non soltanto con il pubblico del teatro ma anche nella vita comune. E’ una peculiarità che non è tanto generalizzata nel mondo dello spettacolo, là dove si tende ad essere particolarmente riservati e chiusi nell’ambito artistico. Ma Ombretta non è così, perché lei è solare, molto aperta al dialogo, e sa essere presente accanto al marito in tutte quelle situazioni che richiedono capacità di intrattenimento. E chissà, forse nel tempo ha pure assorbito quella sicilianità tipica delle profonde radici culturali che sono molto evidenti in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianfranco Jannuzzo</b>. Ma la città di Milano e l’Inter che è la sua squadra del cuore, sono insite nel suo essere lombarda orgogliosa e vera. Così abbiamo pensato di incontrarla, per intervistarla alla viglia della partita Torino Inter. Con lei ci siamo soffermati in argomenti approfonditi, che riguardano soprattutto la nuova Inter allenata da Antonio Conte.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ombretta, cominciamo a parlare della grave notizia di attualità in casa interista. Cosa pensi del proiettile che Antonio Conte ha ricevuto in una busta anonima?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ un gesto senza dubbio molto grave. Dalle notizie che trapelano, pare si tratti dell’azione di un mitomane che per qualche strana deviazione concentra la propria ossessione su un personaggio pubblico popolare. A mio avviso potrebbe trattarsi anche dell’idiozia di qualche frangia più scellerata del tifo estremo, non di stampo interista. Comunque, saranno gli inquirenti dopo che il materiale verrà sottoposto a tutte le analisi scientifiche, a cercare di scoprire l’autore di questo gesto assurdo.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo a discorsi più prettamente calcistici. Sei contenta dell’Inter di quest’anno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, mi piace molto questa Inter. Mi piace il carattere che questo allenatore sta cercando di forgiare nei giocatori. Non è un lavoro facile il suo, perché il “Pianeta Inter” non ha tempo di aspettare e vuole subito i risultati. Ma soprattutto mi piace che la società, insieme all’allenatore, abbia deciso di introdurre nella rosa anche giocatori italiani che spero possano fare molto bene all’Inter, alla nostra Nazionale e al nostro mister che è amico di Roberto Mancini.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pensi che questa Inter dia filo da torcere alla Juve fino alla fine del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Da tifosa ti dico che lo spero ardentemente. Non sarà impresa facile, perché loro hanno una rosa di giocatori infinita e molte risorse dalle quali attingere. Tuttavia, quello che possiamo fare è lavorare, non perdere la concentrazione e tornare appena possibile sul mercato per rafforzare la squadra e renderla più competitiva.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che idea ti sei fatta delle ripetute lamentele pubbliche di Antonio Conte contro la dirigenza dell’Inter, per non avere allestito una rosa in grado di supportare i numerosi impegni della stagione in corso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che Antonio Conte abbia ragione, perché per poter competere su diversi fronti servono delle forze fresche che sappiano che il campionato è molto lungo, ed arrivare alla fine senza squalifiche o infortuni è davvero impossibile. Penso che l’acquisto di un nuovo attaccante e di un centrocampista, aiuterebbe sicuramente la squadra. Dunque, spero che a gennaio la nostra rosa si possa arricchire di nuova energia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Guardando la squadra di quest’anno, in cosa la ritieni migliore di quella dell’anno scorso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi è difficile rispondere a questa domanda. Penso che ogni allenatore cerchi di dare un’impronta ben precisa alla propria squadra. L’Inter di questa stagione mi piace molto perché non si arrende, i giocatori sono molto coesi e si aiutano di più rispetto al passato. Infatti, sono andati in gol non solo con gli attaccanti titolari. Tuttavia, per esprimere un giudizio più preciso aspetterei ancora un po’, anche se sono stata colpita da una frase di Antonio Conte che ho letto recentemente in un noto quotidiano sportivo, dove dice che lui per l’Inter non dorme neanche la notte. Questo mi lascia ben sperare che non smetterà di lottare.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lautaro Martinez e Romelu Lukaku, sono due attaccanti che fanno realmente la differenza in questa Inter di Conte?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono due attaccanti eccezionali che si sono presi sulle spalle l’attacco dell’Inter. Lautaro sta disputando una grandissima prima parte di stagione. E’ un giocatore giovane, completo e con un altissimo margine di miglioramento. Romelu ha caratteristiche tecniche e fisiche che lo rendono unico nel panorama mondiale. E’ potenza pura e sono convinta che anche lui con il tempo saprà fare ancora meglio. Dopotutto, per portarlo all’Inter abbiamo sbaragliato la concorrenza e sono felicissima che giochi per noi!” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nicolò Barella e Stefano Sensi. Due calciatori importanti che danno lustro al centrocampo dell’Inter nell’assetto tattico voluto da Conte. Sei anche tu di questo avviso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Assolutamente sì. Li adoro, sono due giocatori italiani fantastici. Ho ancora negli occhi l’eurogol che Nicolò Barella ha fatto nell’ultima partita di campionato contro l’Hellas Verona. Stefano Sensi ha uno stile di gioco estremamente diretto con lanci orizzontali e verticali importanti e colpisce le difese avversarie prima ancora che si possano organizzare. E poi è rapido ed è andato a segno anche lui. Dunque, si tratta di due giocatori importantissimi per l’Inter.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo alla prossima partita che l’Inter giocherà a Torino contro la squadra di Mazzarri. Secondo te, che insidie può nascondere questo match?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ogni match ha le sue insidie, per questo non bisogna mai perdere la concentrazione perché le partite sono tutte impegnative. Il Torino ha un grande attaccante che è il Gallo Belotti, ma ha anche un allenatore preparato come Walter Mazzarri che, a mio avviso, prepara bene la sua squadra.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Un’ultima cosa, Ombretta. Il fatto che Antonio Conte, pur essendo un ottimo professionista abbia ancora in sé quell’alone di mentalità professionale che sa di scuola Juventus, ti dà fastidio oppure lo accetti con il pensiero che apporterà sicuri benefici all’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Posso capire da tifosa interista che il passato bianconero di questo allenatore possa dare un po’ fastidio, tuttavia, ritengo che Antonio Conte sia prima di tutto un gran professionista e adesso anche nerazzurro. A proposito, vorrei ricordare l’Inter dei record allenata da Trapattoni, anche lui con un passato nella Juve, ma poi ha scritto con noi una pagina importante nella storia del calcio italiano.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-ombretta-cantarelli.jpgSiNombretta-cantarelli-si-l-inter-di-quest-anno-mi-piace-tanto-1013631.htmSi100451001,02,03030402
641013625NewsCoppeChampions Juve, se si offusca CR701 s’illumina la Joya20191023134819Opaca prestazione casalinga della Juventus contro la Lokomotiv Mosca.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>L’analisi</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In una notte surreale ma vincente, la Juventus mette in cassa forte tre punti preziosissimi per la sua classifica di Champions. Diciamo subito che non è stata una bella partita, soprattutto per “merito” della Lokomotiv Mosca che dopo essere andata in vantaggio si è arroccata in difesa penalizzando il proprio gioco e quello degli avversari. Ma c’è anche tanto demerito della Juventus, che fino al primo dei due gol segnati da Dybala (coincisi con l’ingresso in campo di Higuain) è apparsa smarrita nel suo vitale senso del gioco armonico e allo stesso tempo utilitaristico. Nulla di tutto ciò è apparso all’Allianz Stadium, dove si è notato soltanto un grande sforzo di volontà dato dall’onnipresente Cuadrado e da Bentancur, per il loro instancabile apporto dato tra difesa, centrocampo e attacco. Ma è dall’inizio di campionato che nella squadra di Sarri assistiamo a un intervallarsi di partite spettacolo ad altre insipide come quella di ieri sera contro la Lokomotiv Mosca. Quando tu pensi che in toto la squadra bianconera abbia già assimilato il gioco voluto dal suo allenatore, ecco che t’accorgi che ancora non è tempo di stabilità di gioco inteso nella sua pura essenza dello spettacolo. E allora, mentre trascorrono i mesi e gli impegni si fanno sempre più estenuanti, continuiamo ad assistere a un calcio che la Vecchia Signora d’Italia stenta a recepire nei suoi basilari meccanismi sarriani, mettendo in evidenza ciò che significa rivoluzionare in maniera copernicana l’antico concetto di gioco. E allora continuiamo a dare tale giustificazione ogni qualvolta si assiste a prestazioni bianconere come quella contro i russi della Lokomotiv. Tuttavia, in una squadra così colma di grandi campioni, ci si salva spesso nell’usufruire delle giocate dei suoi fuoriclasse che mascherano in qualche modo in maniera individuale, quelli che sono i problemi di un perfezionismo di gioco globale di squadra che stenta ad emergere nell’arco dei 90 e oltre minuti di gioco. E così, quando CR701 non sembra in serata adatta ai suoi grandi mezzi, ecco che si riaffaccia alla ribalta quel Dybala che spesso è stato messo in panchina da Sarri non tanto per demeriti di forma, ma soprattutto per un equilibrio tattico che non sempre può supportare la presenza in contemporanea di Higuain, Ronaldo e lo stesso Dybala. Tuttavia, in due occasioni (vedi partita contro l’Inter e la Lokomotiv) quando Sarri decide di volere forzare in attacco la pressione del suo gioco, ecco che si raggiungono con successo gli obiettivi sperati. Dunque, crediamo che questo interrogativo della presenza in campo in maniera contemporanea dei tre fuoriclasse si riproponga per tutto l’arco della stagione. Certo, il popolo bianconero vorrebbe bearsi sempre di cotanto calcio spettacolo, ma non è soltanto questo il problema che la Vecchia Signora d’Italia rinvigorita dagli schemi moderni impartiti da Sarri, deve ancora assimilare. Il tecnico è un perfezionista del gioco del calcio e, come tale, non intende modificare l’atavica mentalità di casa Juve basata sul “vincere come unica cosa che conta”, ma vuole anche aggiungere lo spettacolo di un gioco che intende divertire divertendosi. Per far questo c’è bisogno di tempo. Lo sappiamo. Anche perché la bacchetta magica non ce l’ha nessuno, neanche Maurizio Sarri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNchampions-juve-se-si-offusca-cr701-s-illumina-la-joya-1013625.htmSi100451001,02,03030257
651013622NewsEditorialeIl pallone apolitico? No, non esiste!20191015090142L`attualità politica mondiale e l`imprescindibile coinvolgimento del calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nel corso di tanti anni di storia del calcio mondiale, si sono scritte innumerevoli pagine che ci ricordano come il mondo del pallone sia stato sempre coinvolto in situazioni socio – politiche dal quale non si è mai potuto sottrarre. Troppo grande è l’esposizione mediatica mondiale del calcio, per permettersi elementi disgiunti da quello che è il momento storico e politico vissuto in un certo contesto sociale. E allora ci sembra più che mai giusto che certi avvenimenti, siano essi di carattere umanitario piuttosto che politico e sociale, debbano necessariamente intersecarsi a fatti più prettamente tecnici che il calcio ci propone nella sua quotidianità. Quanto sta accadendo in questi giorni in Siria non può lasciare insensibile lo sport italiano ed europeo. Infatti, alla luce dei gravissimi atti contro la popolazione civile curda, l’Unione Europea (unita concretamente e non a parole) deve condannare assolutamente l’azione militare della Turchia. Come fare? Mentre l’Europa sta portando avanti le sue pressioni di intervento verso Russia e Usa, si sta studiando anche l’eventuale processo di embargo di armi alla Turchia. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E’ una chiara pronuncia di condanna per l’operazione militare della Turchia in Siria, che non deve lasciare titubante il Consiglio degli Esteri riunito in Lussemburgo che, a parer nostro, sta peccando di indecisione sull’immediata cessazione di fornitura delle armi alla Turchia. Così come sta accadendo nel mondo del calcio, in cui è ventilata l’idea (per noi assolutamente legittima) di sensibilizzare l’UEFA a revocare la Finale di Champions League prevista il 30 maggio 2020 a Istanbul. Un atto dovuto del mondo del pallone, giusto per allinearsi a quelle che sono le strategie politiche da mettere in atto per dissuadere l’azione militare voluta da Erdogan contro i curdi. Una colpa gravissima del 12° dittatore turco che, tuttavia, in questo momento beneficia pure di quella sorta di retromarcia di Donald Trump che ha lasciato campo libero alle milizie turche. E intanto sui campi di calcio si assiste anche ad inaccettabili saluti militari da parte della nazionale turca, la quale è impegnata a giocare il suo girone di qualificazione europea assieme alla Francia, l’Islanda e Andorra. Segno evidente di un messaggio politico, cui il calcio europeo e mondiale non può accettare come veicolo pubblicitario di un’azione bellica da stigmatizzare. Dunque, ci uniamo al sentimento comune di disapprovazione a questo atto politico voluto dalla Turchia contro la Siria, che insidia la pace tra i popoli e uccide innumerevoli civili innocenti. Non è così che deve girare il mondo, non è così che dobbiamo assistere inermi al volere di un dittatore pericoloso e attentatore di pace, che fa della sua prepotente politica la forza di abbandono totale delle più basilari nozioni di democrazia. Il mondo del pallone e i suoi vertici europei reagiscano a questa ignobile presa di posizione della Turchia, incominciando ad annullare ad Istanbul una finale di Champions League che per la sua risonanza sportiva e sociale deve essere trasferita altrove, proprio per non dare segnali di separazione da ciò che è socialmente e politicamente indissociabile. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-nazionale-turca.jpgSiNil-pallone-apolitico-no-non-esiste-1013622.htmSi100451001,02,03030247
661013619NewsEditorialeLa Juve e l’imperdonabile errore di volere vendere Paulo Dybala20191008070334Cambia la strategia della società bianconera nei confronti della Joya <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questa estate lo volevano cedere per creare plusvalenza e incrementare le casse della società. Ma non sempre la teoria del denaro da acquisire è il toccasana di tutte le cose, perché nel calcio c’è anche un’altra logica che spesso sfugge a coloro i quali sono al centro del calciomercato: la persona che c’è dentro il campione e i suoi desideri di continuare a giocare nell’ambiente in cui si trova bene e vuole continuare a vincere. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> è stato al centro di mille possibili scambi con altri giocatori che dessero l’opportunità alla Juve di dare respiro a un bilancio appesantito dall’acquisto di grandi campioni e dai loro cospicui contratti. Prima con l’Inter per avere in cambio Icardi e incassare svariati milioni di euro, poi con il Manchester United per avere in cambio Lukaku. Noi abbiamo sempre sostenuto la tesi che questo giovane campione argentino della Juventus, doveva continuare a giocare in questa società e con quella squadra che è stata concepita per vincere ancor di più di quanto non lo avesse fatto la scorsa stagione. Per la fantasia, la classe, l’inventiva e la qualità delle giocate che sa produrre, Dybala fa sempre la differenza, che lo si voglia impiegare da falso nueve, piuttosto che da trequartista a ridosso delle punte. E non è un caso che Antonio Conte lo avrebbe voluto all’Inter perché ritiene il campione argentino il giocatore ideale per il suo 3-5-2. Ma la Juve e Paratici in testa, preferivano trattare con il Manchester per avere Lukaku, togliendo così la possibilità che il giocatore belga potesse andare all’Inter e potenziarla in attacco. Per fortuna non se ne fece nulla per una sola questione di denaro, e oggi, dopo la maiuscola prestazione offerta da Paulo Dybala nel derby d’Italia, tutti a magnificarlo come se nulla fosse stato. Certo, in tutto questo frastuono c’è da ricordare che Maurizio Sarri l’ha sempre sostenuto e che ha studiato la collocazione tattica affinché il campione argentino potesse dare alla squadra l’apporto ideale per incrementare tecnicamente il gioco brillante studiato apposta per la Juve. C’era solo bisogno di tempo, ma così è stato. Sì, perché oggi Sarri ha fatto sbocciare l’idea di collocare tatticamente Dybala sia come trequartista schierandolo alle spalle di CR7 e Higuain, che come seconda punta assieme a Ronaldo. E così “u picciriddu” (come lo chiamavano a Palermo) o la Joya (come adesso lo si definisce) ha lasciato il segno sulla partita vinta dalla Juve sull’Inter, non solo per lo straordinario gol che ha saputo fare di potenza e mirata precisione, ma anche per le giocate di classe che ha impartito proprio davanti ad Antonio Conte, uno dei tanti estimatori di Dybala, che per averlo avrebbe fatto qualsiasi cosa. E adesso vorremmo essere nei pensieri di Agnelli e Paratici per capire cosa stanno pensando e se sono coscienti del macroscopico errore che stavano per fare. Chissà, forse sono stati anche consigliati male dall’idea errata che Max Allegri si era fatta su Dybala, e cioè di un indiscutibile campione di classe che però non è portato al sacrificio tattico. Lo aveva nominato tutto campista, (ricordate?) e lo faceva giocare partendo sempre dalla difesa, inibendone così le sue qualità tecniche di calciatore portato a creare attraverso la fantasia, bellissime giocate offensive. Poi è arrivato Sarri che l’ha fatto rinascere e ora punta fortemente nel suo apporto in una intuizione tattica che si avvale di due possibili soluzioni in base anche all’avversario da affrontare. E allora ci domandiamo se adesso la società Juventus abbia cambiato finalmente la sua strategia, nel trattenere Dybala in bianconero almeno fino a fine stagione. A nostro parere non dovrebbero esserci dubbi di sorta, anche se questa convinzione si doveva avere già questa estate.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNla-juve-e-l-imperdonabile-errore-di-volere-vendere-paulo-dybala-1013619.htmSi100451001,02,03030235
671013618NewsCampionatiInter – Juve. L’analisi20191007172139Un derby d`Italia da ricordare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il tanto atteso derby d’Italia firmato da Conte e Sarri è finito con la vittoria della Juventus per 2 a 1. Un risultato che non rispecchia appieno l’armonia delle trame di gioco prodotte da una Juve spettacolo, che forse ha meravigliato persino se stessa. Diciamo questo perché alla vigilia del match si pensava che la non brillantezza del gioco della Juventus, ancora alla ricerca della propria fisionomia, potesse in qualche modo agevolare il furore agonistico dell’Inter che era capoclassifica a punteggio pieno. Ma alla squadra di Conte non è bastata la freschezza, l’intensità e la voglia di pressare alto (in verità solo qualche volta durante tutta la partita) per una Juventus che fin dai primi minuti ha mostrato un approccio alla gara di notevole qualità. In gol con Dybala fin dall’inizio del match, i bianconeri hanno messo subito le cose in chiaro e finalmente goduto di quello spettacolo calcistico ad alto livello espresso da straordinarie trame di gioco volute da Sarri. Poi l’Inter al 18’ giunge al pareggio su calcio di rigore segnato da Lautaro Martinez e la partita assume attimi di fiammate offensive più per merito della Juve che dell’Inter stessa. Ma all’80’ dopo tante occasioni mancate dalla Juventus, Gonzalo Higuain segna il gol della vittoria bianconera. Tuttavia, partendo dal presupposto che ai fini della classifica attuale questa vittoria della Juventus sia oggettivamente ininfluente per la conquista dello scudetto, possiamo dire con certezza che il gap esistente tra le due squadre sia un fatto acclarato e nel momento in cui si tireranno le somme finali avrà sicuramente il suo significato. Tuttavia, la delusione patita dall’Inter per questa sconfitta, non deve demotivare l’ambiente facendolo cadere nel solito catastrofismo esistente prima dell’arrivo di Conte, perché questa squadra ha assorbito in fretta il carattere del suo allenatore e intende proseguire il proprio cammino attraverso l’intensità agonistica, la determinazione, la grinta che sono il credo di Antonio Conte. Detto questo, aggiungiamo che quanto visto a San Siro è il frutto di un maestoso progetto che quest’anno la Juve ha fatto nell’investire in maniera per certi aspetti anche smisurata, di arrivare a un processo di cambiamento culturale e calcistico che è sembrato necessario per dare un senso al dopo Allegri. Una sorta di rivoluzione di mentalità pallonara rivista e aggiornata con i tempi moderni, affidandosi ai modelli più prestigiosi europei che immancabilmente sono le forze più rappresentative della Champions League. Un calcio che faccia divertire divertendosi, che non è un gioco di parole ma ha un suo significato ben preciso nel volere essere belli, propositivi e allo stesso tempo pragmatici. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il calcio moderno voluto da Sarri, due tocchi e via, squadra corta e sempre alta a pressare costantemente l’avversario, senza la paura di doverlo subire in contropiede. Da qui parte tutto il coraggio psicologico di liberare le menti dei giocatori a propria disposizione, che pur sviluppando negli allenamenti schemi tattici da imparare a memoria, non devono sentirsi attanagliati da preclusioni che inibiscano la fantasia e la voglia di divertirsi giocando al pallone. E’ il credo di Sarri che, posto alla guida di una squadra di tanti campioni come la Juve, deve inculcare la semplicità di giocare un calcio offensivo, pur non intimorendo chi non è attento alla fase difensiva. E su questo discorso entra in ballo De Ligt, il 19enne difensore olandese pagato 85,5 milioni di euro, che secondo noi rappresenta al momento il vero problema nel gioco della Juve. E’ vero, il ragazzo è stato acquistato per un investimento che possa protrarsi nel tempo e che nell’immediato era in previsione di farlo maturare attraverso l’esempio di Chiellini e Bonucci. Ma l’imprevisto grave infortunio subito a inizio stagione dal capitano della Juventus ha dato via libera al difensore olandese, il quale si è trovato a dovere capire un calcio diverso, un ambiente diverso, un allenatore diverso e dei compagni di reparto che ha bisogno di sentirli più vicini dal punto di vista dell’intesa. Tutte cose che hanno bisogno di tempo, ma che al momento creano molti problemi a una Juve che anche per questo motivo non è ancora perfetta. Dunque, ritornando al derby d’Italia, possiamo dire che abbiamo goduto di un calcio vero prodotto da cambi azzeccati negli uomini e tattiche rivoluzionate al momento da Sarri senza il timore di sbagliare; anche se, come dicevamo pocanzi, è giusto non dimenticare certe preoccupanti incertezze difensive prodotte dalla Juve. Per quanto riguarda invece la squadra di Conte, continuiamo a pensare tutto il bene che abbiamo detto fin dall’inizio di stagione, a patto però che dopo questa bruciante sconfitta non si ricada a rivedere i soliti scheletri nerazzurri, che per anni si sono accumulati nell’armadio di casa Inter.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711dybala-e-higuain.jpgSiNinter-juve-l-analisi-1013618.htmSi100451001,02,03030273
681013616NewsCampionatiAntonio Conte V/S Maurizio Sarri20191004193022Questo sarà il motivo conduttore di Inter Juve<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il Live Motiv di Inter Juventus che si giocherà a San Siro domenica sera, in uno stadio sold out e un’attesa televisiva spasmodica che si fa davvero elettrizzante. Ma più che dell’antagonismo antico del derby d’Italia che mette sempre in mostra veleni e ruggini dal sapore vendicativo, questa volta possiamo parlare di Conte contro Sarri, ovvero la ferocia agonistica V/S l’dea di calcio spettacolo. Molti sono i temi che questo match tanto atteso mette in discussione tra le due diverse fazioni, ma il fulcro di tutto si focalizza nel comportamento delle due panchine. Alzi la mano chi soltanto un anno fa avrebbe scommesso su Conte all’Inter e Sarri alla Juve: nessuno, anche se questo calcio così imprevedibile da un momento all’altro, che promette parole che non vengono mantenute per situazioni contingenti a interessi economici e perché no anche professionali, tutto è il contrario di tutto. Sì, perché in fondo è soltanto l’ideale del tifoso che costruisce modelli che non esistono. Ma è un coccolarsi dietro il tifo, una bandiera, una cultura calcistica a cui il tifoso ha bisogno di aggrapparsi per collocare figure che appartengono alla storia di una data società. E se è vero che Antonio Conte è entrato nel mondo del calcio da giovane e non si è mai allontanato, Maurizio Sarri è l’emblema della favola iniziata nel1990 sulle polverose panchine della Seconda Categoria e approdato 29 anni dopo nella società più blasonata d’Italia. Due scuole di pensiero differenti, due sistemi di gioco forse anche opposti che giustificano due allenatori fondamentalmente diversi ma uguali nell’arrivare in alto con l’ausilio della meritocrazia che non fa sconti a nessuno. Se vali vai avanti se no resti indietro e non emergi mai. E’ un fatto di carattere che i due allenatori possono dire di averlo molto spiccato, nel sapere cosa vogliono dalle squadre che hanno allenato in passato e che allenano oggi. Entrambi provenienti da famiglie umili e con l’idea (mai retorica) che il pane bisogna guadaglielo attraverso la fatica, il lavoro e la voglia di credere in ciò che si fa. Poi, il risultato nel calcio è ciò che conta e non è un caso che Conte e Sarri abbiano ottenuto successi che li hanno portati ad essere tra i primi coach al mondo. Conte ha vinto di più rispetto a Sarri, ma da parte dell’ex allenatore del Napoli c’è il chiodo fisso di vincere fin da quest’anno attraverso la sua filosofia di calcio spettacolo. I due non si vedono di buon occhio, tuttavia, c’è da dire che chi vede il calcio in maniera diversa e porta avanti il proprio credo, può soltanto rispettare l’avversario senza amarlo. E mentre l’Inter di Conte sembra rinata e tirata a lucido almeno in campionato, avendo infilato sei partite vinte su sei giocate, la Juve di Sarri sta carburando nell’assimilare i concetti voluti dal suo maestro. Eppure con il senno di poi tutto cambia, se pensiamo che Conte aveva dichiarato di fare da sempre il tifo per la Juventus e che da professionista qual è, se fosse andato al Milan o all’Inter ne avrebbe incamerato i colori e la storia con correttezza professionale. Ma anche Sarri criticava la Juventus e non perdeva l’occasione per andarle contro talora pure con acredine, fin dai tempi in cui allenava il Napoli. Eppure si cambia perché quell’odio di Sarri verso la Vecchia Signora si è tramutato in un’opportunità professionale che egli ha sognato da sempre. Conte, invece, dopo l’esperienza fatta in Premier League, aveva voglia di tornare in Italia e avendo trovato la porta chiusa della sua Juventus, ha accettato l’opportunità di allenare l’Inter perché ha la sua stessa fame agonistica e di vittorie. In questo, bisogna dire che Conte ci mette l’anima, così come fece alla Juve quando fu chiamato da Andrea Agnelli dopo quel mortificante settimo posto in classifica di qualche anno fa. E allor, non parleremmo di banali e qualunquistici pensieri di tradimenti (Conte alla Juve e Sarri al Napoli), perché il percorso lavorativo di ogni professionista va rispettato con il cervello, senza farsi prendere da fatti di cuore che non possono più essere accettati in un mondo del pallone che ormai da anni luce non conosce le bandiere. Il passato è passato e il concetto del presente è questo. Che piaccia o no, Conte e Sarri non sono colpevoli di nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-conte-e-sarri.jpgSiNantonio-conte-v-s-maurizio-sarri-1013616.htmSi100451001,02,03030281
691013614NewsCampionatiInter Juve? Quest’anno è un’altra cosa!20190930074213Ecco perché da quest`anno il derby d`Italia assume il tratto di una partita ancor più diversa del solito.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il derby d’Italia? Certo, lo è sempre stato! E’ la partita che da sempre si gioca tra antiche ruggini e serpeggianti veleni? Certo, se n’è avuta la conferma da tanti anni, sia sul campo che dietro le scrivanie! E allora perché Inter Juve di quest’anno sarà un’altra cosa? E perché assume i contorni di una partita di calcio davvero speciale? I motivi sono tanti e sono noti a tutti. L’incontro di domenica prossima 6 ottobre a San Siro si potrebbe definire per la prima volta nella sua storia, non solo come il confronto tra due odiatissime rivali del calcio italiano, ma più semplicemente come l’incontro tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b>, due allenatori che non si guardano di buon occhio fin dai tempi in cui hanno allenato l’Arezzo e che oggi manifestano due scuole di pensiero calcistico che sono in contrapposizione tra loro. E se a questo “menù” ci aggiungiamo anche i “tradimenti” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> che per tanti anni sono stati gli artefici di una parte consistente delle glorie della Juventus, ecco che la partita di calcio tra nerazzurri e bianconeri aggiunge ancora più sale in una minestra che bolle prima ancora di cominciare. Il tutto è iniziato questa estate durante il periodo di calciomercato, allorquando si ventilava il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> sulla panchina della Juve. Questo era il desiderio che si manifestava chiaramente nel volere del mister leccese. Ma questa operazione non si poté fare per evidenti “no” da parte della dirigenza della Vecchia Signora che ricordava ancora come un affronto personale, quel giorno di luglio 2014 in cui il tecnico volle separarsi dalla Società bianconera per evidenti divergenze dopo tre anni indimenticabili. Sentimenti di amore –odio protratti nel tempo, anche quando Conte fu chiamato a fare il CT in Nazionale e poi ad allenare il Chelsea. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ciascuno per la sua strada, si disse allora! E adesso? Adesso le due strade si rincontrano quasi ad intrecciarsi in un destino che prosegue quel percorso di sentimenti contrapposti, in cui vige per Conte il ricordo di essere stato bandiera e capitano della Juve ai tempi in cui era calciatore e allenatore, e poi la ruggine di un rapporto finito male con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli and company</b>. E poi? C’è anche il discorso legato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> fatto fuori dal Direttivo della Juventus per non tanto chiare vicende interne, il quale passato all’Inter vuole dimostrare quanto la società bianconera si sia sbagliata a disfarsi di lui che ben ha lavorato per tanti anni alla Juve. E c’è anche il dualismo estivo sulla “telenovela” legata a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romelu</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku,</b> in cui dapprima sembrava chiusa l’operazione Inter per acquistare il giocatore belga tanto desiderato da Conte, poi è intervenuta la Juve con Paratici a rallentarne volutamente le operazioni per non fare rafforzare la squadra nerazzurra e la voglia di portare in bianconero giocatore. Tuttavia, per tanti motivi di mercato, quel tentativo di far vestire la maglia bianconera a Lukaku non riuscì a Paratici e così Marotta entrò definitivamente a gamba tesa e permise al possente giocatore di colore di accasarsi definitivamente all’Inter. Ma quante ripicche, quante ruggini e quante situazioni incresciose si sono fatte in tanti anni tra queste due società di calcio che fanno del pallone qualcosa che va oltre il piano esclusivamente tecnico legato al rettangolo di gioco. E così, in questo momento la classifica parla di un’Inter in testa con due punti sopra la Juventus. Un dato significativo dettato soltanto da questo inizio di campionato in cui la Juve di Sarri sta ancora cercando la sua vera identità di gioco, nonostante i tanti infortuni dei suoi difensori esterni e l’abbondanza di campioni d’attacco e di centrocampo. L’Inter, invece, ha trovato in Antonio Conte l’allenatore giusto per cambiare mentalità e mettere ordine in una squadra e una società che da anni era in difficoltà nel far rispettare le regole in uno spogliatoio “polveriera” in cui vigeva incontrastata l’anarchia. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi non è più così, perché l’allenatore leccese che per tanti anni è stato una bandiera della Juventus, ha apportato il suo stile operaio di “testa bassa e pedalare” fatto di grinta e determinazione che si manifesta nell’unione d’intenti prodotta dalla sua squadra e da tutti i suoi giocatori a disposizione. Ecco, diremmo proprio che Inter – Juve di quest’anno non si giocherà soltanto la notte del 6 ottobre prossimo, ma si protrarrà per tutto l’arco del campionato in un inseguirsi a vicenda che sa tanto di pensiero fisso e quasi maniacale, nel volere anteporre sempre e comunque antichi rancori e ruggini mai dissipate. Inter – Juve è, e sarà sempre, una partita diversa da tutte le altre. Oggi più di ieri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-conte-sarri.jpgSiNinter-juve-quest-anno-e-un-altra-cosa-1013614.htmSi100451001,02,03030296
701013612NewsEditoriale“1° Torneo BCC CUP” di calcio femminile e maschile 20190924140711Numerosi sono stati i consensi del pubblico presente alla Polisportiva Garino.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Grande successo di pubblico al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">1° Torneo Calcistico BCC CUP, organizzato dalla Polisportiva</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Garino in provincia di Torino</b>. Un evento sportivo riservato a calciatori del 2007 che abbiamo apprezzato particolarmente per la partecipazione di società professioniste di alta qualità tecnica come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus, Torino, Milan e Inter</b> che hanno giocato con le proprie squadre femminili contro i dilettanti del football maschile di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">CBS, Sisport, Cumiana e Garino</b>. Nel corso di questa lunga giornata di calcio dedicata ai giovani, abbiamo avuto modo di incontrare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Gianni Matacchione</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il Consigliere Antonio Landolfi</b> e il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Onorario</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carmelo Famulari</b>, con i quali abbiamo parlato non solo del Torneo in corso, ma anche della Polisportiva Garino, delle sue squadre e della sua bellissima struttura che si sviluppa su circa 15000 metri quadri di terreno comprensivi di parco, ristorante e bar. I vari campi di calcio ultimati da due anni con tappeti in erba sintetica di ultima generazione, possono contare anche di un’ottima illuminazione artificiale e di confortanti spogliatoi capaci di ospitare contemporaneamente un numero consistente di calciatori. Raggiante di soddisfazione appare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Matacchione</b>, il quale desidera mettere in evidenza il progressivo crescere di questa Polisportiva Garino che oggi è molto ambita anche dalla vicina Juventus di Vinovo, la quale affitta i campi per gli allenamenti di una tra le giovani squadre femminili bianconere. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Siamo molto soddisfatti dell’andamento migliorativo della nostra Polisportiva”</b> - dice il Presidente Matacchione – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“… e anche l’adesione immediata delle squadre professioniste al<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>1° Torneo BCC CUP (Credito Cooperativo) è emblematico dell’importanza e della qualità della nostra struttura che vanta moderne apparecchiature capaci di soddisfare le più</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">disparate esigenze degli sportivi”.</b> Con 16 squadre regolarmente iscritte alla FIGC, la Polisportiva Garino si avvale anche di allenatori muniti di patentino e quindi in grado di dare qualità agli insegnamenti tecnici ed ai fondamentali destinati ai giovani calciatori. E’ comunque prerogativa societaria della Polisportiva Garino, di incrementare l’attenzione verso la scuola calcio e i più piccoli calciatori, i quali rappresentano sempre il futuro di ogni società di calcio dilettantistica. Dunque, una realtà sportiva davvero interessante, capace di avere un bacino d’utenza rilevante proprio per la sua posizione compresa tra il circondario calcistico di Vinovo, Chisola e Nichelino. E siamo certi che dopo la lunga giornata di incontri per assegnare i titoli ai vincitori del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">1° Torneo BCC CUP,</b> tutti i partecipanti riserveranno il ricordo e la soddisfazione di essersi esibiti in questa bellissima struttura di Garino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Garinofl0711fl0711foto-landolfi-,famulari-e-presidente-matacchione-della-polisportiva-garino.jpgSiN1-torneo-bcc-cup-di-calcio-femminile-e-maschile-1013612.htmSi100451001,02,03030291
711013609NewsCampionatiL’Inter delle meraviglie20190922085773La squadra di Antonio Conte procede a gonfie vele.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quattro partite giocate in campionato e quattro partite vinte, con una sola incertezza: la partita di Champions contro lo Slavia Praga. Un ruolino di marcia niente male per la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> che, com’è nel suo stile, butta sempre acqua sul fuoco dei facili entusiasmi. Ma la realtà è che questa Inter è cambiata sotto l’aspetto non solo tecnico e tattico, ma anche dal punto di vista delle idee che devono essere chiare e inconfutabili nel rispetto delle regole di spogliatoio e di serietà professionale. E i risultati si stanno vedendo, perché nel calcio come in altri settori le chiacchiere sono portate via dal vento e i fatti alla fine sono quelli che contano veramente. La netta vittoria di nerazzurri nel derby meneghino, ha dato una chiara risposta su quelle che sono state fin dall’inizio le velleità dell’Inter, la quale si è presentata in campionato per essere la reale antagonista della Juventus. La squadra di Conte appare vitalizzata sotto l’aspetto mentale e fisico, in un insieme di intenti che sanno di consapevolezza che non verte mai sul singolo interesse ma su quello collettivo. Una logica che fa del calcio l’essenza di un gioco che si forma attraverso l’unione di gruppo, nell’intento di dare delle chiare indicazioni tecniche e tattiche atte a primeggiare. E Conte, con la sua frase storica <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Testa bassa e pedalare”,</i></b> vuole proprio significare che certi obiettivi si raggiungono soltanto attraverso il sudore, la dedizione, l’attaccamento alla squadra e il rispetto delle regole. C’è poi la qualità dei singoli calciatori che devono fare la differenza, non per scopi personali ma per apportare benefici all’andamento del collettivo. Certo, alla quarta giornata di campionato in casa Inter non è ancora tutto risolto, ma certi segnali emblematici di grandi passi verso la continuità di gioco e risultati ci sono tutti. Il derby vinto sul Milan di Giampaolo che è stato surclassato in lungo e in largo dall’Inter, la dice lunga su una squadra che ha chiaramente lanciato il guanto di sfida alla Juve, come fosse un chiodo fisso che è penetrato nell’ambiente nerazzurro. Adesso la squadra di Conte è prima in classifica a punteggio pieno e con due punti di distacco su una Juventus ancora molto lontana dall’intendimento tattico voluto da Sarri. Vedremo cosa ci riserverà il prosieguo del Campionato, della Champions e degli altri impegni di Coppa Italia che si aggiungeranno alle fatiche dei giocatori interessati alla Nazionale di Mancini. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo tranquillamente affermare che dopo tanti anni di limbo calcistico, l’Inter di Antonio Conte è indirizzata a ritornare ai livelli che gli competono.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-conte.jpgSiNl-inter-delle-meraviglie-1013609.htmSi100451001,02,03030276
721013603NewsEditorialeDybala, perché no? Il popolo bianconero se lo chiede.20190825073533In questo caso, è la Juventus a sbagliare?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questo trascinante dubbio amletico ha francamente stufato tutti. Perché nella prima partita giocata a Parma, il giocatore argentino viene in un primo momento schierato in campo fin dalla partenza e poi lasciato in panchina? E perché non è stato neppure considerato nel corso di una gara che nel secondo tempo ha manifestato grandi carenze di tenuta fisica da parte della Juventus? Tutte domande che sembrano ovattate da mistero, o meglio rinchiuse in uno stile Juventus che fa dei segreti aziendali la forza delle sue strategie da non svelare mai a nessuno, neanche alla propria moglie, mamma, fratello o persona cara cui ti fidi ciecamente. E allora non capisci bene se gli ordini impartiti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli,</b> ermetico figlio di cotanta famiglia dinastica, siano un dogma imposto per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici,</b> oppure le operazioni di calciomercato e i suoi rari insuccessi, debbano essere tenuti in tutta segretezza per non dare riferimenti gratuiti agli avversari. Noi sosteniamo che la verità stia sempre in mezzo e, nello specifico caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala,</b> si nasconda una serie di insuccessi a catena che si intersecano tra il fatto che il giocatore gode dei suoi diritti di immagine che non ha intenzione di perdere, assieme alla voglia di restare alla Juve per dimostrare che mister Allegri ha sbagliato tutto nei suoi riguardi. Prima merce di scambio con Icardi, poi messo in mezzo sull’affare Lukaku, adesso in trattative con il PSG e il Barcellona in attesa che il signor Neymar decida cosa fare, insomma questo giovane calciatore della Juventus, campione argentino di indiscusso valore tecnico, sta vivendo un’estate da incubo. E, tra tutte queste cose, a parer nostro c’è anche qualcosa che non convince nell’operato di Fabio Paratici, l’allievo che nel suo ruolo di plenipotenziario del mercato della Juventus <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>deve ancora dimostrare di aver superato il maestro Marotta. Eppure, a proposito del fatto che all’ultimo momento si sia deciso di lasciare Dybala in panchina contro il Parma, Paratici così dichiara ai microfoni di Sky Sport: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La decisione di lasciare Dybala in panchina non è legata al mercato, lui è un grande numero 10 della Juve e siamo contenti che sia con noi. A inizio campionato anche con Allegri c’era</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">bisogno di adattamento, quindi ci schieriamo così”.</b> Dichiarazioni che vogliono dire tutto e niente, che sanno di bugie e di strategie di mercato che non possono essere sbandierate ai quattro venti, ma che lasciano il dubbio di una serie di errori sul suo lavoro che, a parer nostro, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>devono essere presi in considerazione dalla società. Se l’uscita di Dybala debba essere considerata come una sorta di plusvalenza nel tentativo di equilibrare l’andamento del bilancio societario, può avere una sua logica; ma allora perché a oggi la Juve si trova così ingolfata di calciatori che non riesce a vendere e concorrono ad aumentare il debito? Dopo tanti acquisti eccellenti (Ramsey, De Light, Rabiot, Demiral, Danilo, il ritorno di Buffon, Higuain, e le sole uscite di Cancelo, Kean, Caceres, Orsolini, Spinazzola) c’è il pericolo di incorrere in un fair play finanziario? Tutte domande che in questo assurdo, lungo e snervante calciomercato italiano che si protrarrà fino al 2 settembre con due turni di campionato già effettuati, non trovano risposte concrete ma soltanto illazioni. E intanto il tormentone d’estate continua. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNdybala-perche-no-il-popolo-bianconero-se-lo-chiede-1013603.htmSi100451001,02,03030258
731013599NewsCalciomercatoParatici contro Marotta. Cinque strategie in atto per disturbare il mercato dell’Inter.20190731182950Tra Juventus e Inter, «guerre« di mercato<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lotta tra scrivanie di lusso e maligne trattative di mercato che tendono più a far fallire l’affare all’avversario, piuttosto che pensare alla propria crescita. E’ l’intendere moderno di un calciomercato che evidenzia strategie tra due potenze calcistiche italiane: Juventus e Inter. Paratici che non dorme neanche la notte per potere mettere il bastone tra le ruote a Marotta nell’eventuale acquisto di Lukaku. Così, a conti fatti, cinque sono le strategie bianconere che si fondano sullo scambio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala – Lukaku</b> con il Manchester United. Nella prima mossa si può notare come Paratici rovini la festa a Marotta sull’affare Lukaku, proponendo un contratto quinquennale al giocatore belga, proponendo al Manchester United lo scambio con Dybala. Tutto questo con la furbizia di un furetto che conosce bene le mosse dell’avversario, avvantaggiandosi anche della chiusura del mercato inglese che sarà l’8 agosto prossimo. Dunque, la Juve appare nettamente in vantaggio sull’Inter che è stata privata della trattativa quasi definita. Nella seconda strategia c’è la questione Icardi che la Juve non forza, proprio in virtù del fatto che l’Inter ha bisogno di disfarsi del giocatore ma non lo vuole svendere a un prezzo stracciato. Paratici conosce bene la situazione e aspetta in maniera sorniona che Marotta si liberi per svilimento della sua mina vagante. La terza strategia mette in risalto la voglia di Paratici di portare Icardi alla Juve ma di non volere acconsentire allo scambio con Dybala con i rivali dell’Inter. Così Marotta incassa la decisione di Paratici di volere cedere Dybala all’estero per molti soldi o soltanto in cambio di Lukaku. La quarta strategia si evidenzia con l’interesse di Marotta che vorrebbe accontentare Conte nell’acquisto di due giocatori della Juve: Cuadrado e Moise Kean. Ma la risposta di Paratici è negativa, in quanto Kean è già stato ceduto all’Everton e Cuadrado non si vende all’Inter, semmai si potrebbe trattare se la società nerazzurra ammorbidisse le richieste per Icardi. Nella quinta strategia di mercato, Paratici sembra scatenato nel volere mettere in atto un ribaltone sul fronte dell’attacco della Juventus e ancora una volta si inserisce sull’affare Chiesa che sembrava destinato all’Inter. Marotta l’ha trattato per molto tempo, ma di fatto non ha potuto portare avanti nessuna concretezza. E così Fabio Paratici sorpassa ancora Marotta perché Chiesa vuole venire alla Juve e, se non sarà per quest’anno (vista l’idea di Commisso di volere trattenere il giocatore ancora tra le fila della Fiorentina) sarà sicuramente per il prossimo campionato. Dunque, un altro giocatore è stato soffiato all’Inter, rendendo difficile ogni tentativo di mercato ad alto livello a Beppe Marotta. E adesso che certe strategie sembrerebbero chiarire certi movimenti di mercato di Juve e Inter, aspettiamo di vedere le evoluzioni soprattutto di convincimento dell’argentino Dybala, che pare abbia chiesto al Manchester United un contratto di 10 milioni l’anno. Ci sembra impensabile che la società inglese accetti, visto che Lukaku percepiva circa 8 milioni l’anno. Vedremo. Intanto non c’è più molto tempo da pensarci. Il mercato in Inghilterra sta per chiudersi e le parti devono sbrigarsi se vogliono concludere l’affare. E intanto l’Inter sembra esclusa dai giochi. Pensiamo che si rivolgerà alla Roma per Dzeko e al PSG per Cavani. Il resto si vedrà.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-marotta-e-paratici.jpgSiNparatici-contro-marotta-cinque-strategie-in-atto-per-disturbare-il-mercato-dell-inter-1013599.htmSi100451001,02,03030433
741013596NewsCalciomercatoJuve Inter, quanta acredine!20190724074413A Nanchino si gioca Juventus Inter, per l`International Champions Cup. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oggi alle 13,30 e con diretta TV su Sportitalia, a Nanchino (dove c’è la base di Suning) si affronteranno Juventus e Inter. Una gara amichevole che si disputa all’interno dell’International Champions Cup, un evento calcistico che sta mettendo in evidenza la superiorità delle squadre inglesi, le quali sono più avanti nella preparazione rispetto alle squadre italiane. Tuttavia, la curiosità e l’interesse verso questa manifestazione sportiva risulta di vivo interesse, nonostante si svolga in un periodo dell’anno in cui si toccano alti gradi di caldo e insopportabile umidità. Ma partite come Juve Inter non si possono perdere perché dentro questo match c’è l’antica rivalità tra tifosi e società, acuiti ancor di più da quest’anno per la presenza tra i nerazzurri di due ex juventini come Marotta e Conte. Da una parte la Juve con il nuovo allenatore Sarri e un mare di campioni da amalgamare attraverso quel gioco spettacolo tanto promesso dai dirigenti bianconeri; dall’altra un’Inter che è ancora in cantiere e alla ricerca di sveltire il proprio calciomercato che appare ancora in ritardo nelle entrate ma soprattutto nelle uscite. E mentre Antonio Conte tuona contro la società che sta anche riflettendo sull’opportunità di cedere tra gli altri anche Politano e Perisic non ritenuti validi nel contesto del gioco voluto dal nuovo allenatore nerazzurro, Maurizio Sarri dichiara apertamente la volontà di schierare sempre CR7 sulla sinistra, di attendere il rientro di Dybala per provarlo come falso nove o trequartista e di essere alle prese con il dilemma Higuain che la società bianconera vuole cedere. Tuttavia, in tutto questo pensiero comune cui fa sempre spazio l’idea della ricerca dell’optimum per potere sempre primeggiare in Italia e all’estero, c’è sempre quel chiodo fisso di rivalità tra Juve e Inter. Un derby d’Italia che da quest’anno aggiunge ruggine sul già proverbiale odio sportivo. Marotta e Conte contro Agnelli e Paratici, un antagonismo che sa quasi di vendetta rusticana, un po’ come dire che il passato e i torti subiti devono essere sbrigati sul campo con le vittorie dell’una sull’altra squadra. Ma, oggettivamente, al momento la squadra di Sarri sembra di gran lunga superiore a quella di Conte, il quale ha bisogno di tempo per ridurre il gap con la Juve. Dunque, c’è sempre sale e pepe tra queste due società di calcio che rincorrono sempre il desiderio di superarsi anche quando in palio non c’è nulla, ma c’è l’orgoglio di vincere e di non essere sconfitti dall’odiato nemico. Vedremo cosa accadrà in questo campionato 2019’20 così pieno di aspettative a livello generale, ma che mette sempre in risalto l’eterno duello tra bianconeri e nerazzurri che non finirà mai. Anche oggi alle 13,30, mentre la calura estiva avvampa gli animi dei tifosi juventini e interisti che avrebbero invece bisogno di darsi una calmata. Le due società non alimentino pensieri di vendetta. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Nanchinofl0711fl0711foto-marotta-e-paratici.jpgSiNjuve-inter-quanta-acredine-1013596.htmSi100451001,02,03030392
751013588NewsEditorialeFrancesco Totti, “Mi dimetto perché sono stato tenuto fuori da tutto”20190617173911L`amaro sfogo dell`ex capitano della Roma, che consegna le sue dimissioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Essere ingombranti. E’ il destino dei calciatori importanti che poi, a fine carriera, si preferisce mandarli via perché fanno ombra ai vertici della società. Storie che si ripetono nel calcio di oggi, sempre più soggetto a rispettare gerarchie e ruoli importanti. Del Piero come Totti. Due capitani che hanno fatto la storia delle loro rispettive società, sono apparsi subito ingombranti per il loro successo mediatico a discapito dello stato maggiore societario. E così pure Totti ha dato l’addio alla sua Roma in una lunga conferenza stampa organizzata al Salone d’onore del Coni, tra emozione e tanta sicurezza di non avere più alcun ripensamento. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Mi dimetto non per colpa mia, ma perché sono stato tenuto fuori da tutto”. </i></b>Così <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Francesco Totti</i></b> si presenta ad una platea gremita di colleghi giornalisti i quali il più delle volte restano disarmati dalla chiarezza e dalla trasparenza dell’ex direttore tecnico della Roma. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Non è stata una decisione facile, ma non potevo più restare con una dirigenza che non mi ha mai fatto sentire parte in causa” </i></b>dice Totti, che aggiunge di avere contattato soltanto Conte come allenatore della Roma, perché ritenuto adatto al progetto di ricostruzione, ma la cosa non è andata a buon fine per diversi motivi.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> “Per il resto ho sentito parlare di altri allenatori che avrei contattato per sedere sulla panchina della Roma. Non è vero niente, sono tutte storie inventate”</i></b>. E la sua tanta voglia di sincerità lo porta a raccontare ciò che gli esce da dentro il cuore<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">: “Non ho mai avuto la possibilità di lavorare nell’area tecnica della Roma. Non avevo mai chiesto soldi, ma penso di avere le competenze per fare il direttore tecnico. Invece hanno fatto l’allenatore e il D.S. senza neppure chiamarmi. Mi hanno invitato a Londra due giorni prima, quando avevano deciso tutto, senza chiedermi se mi andavano bene o meno. Il pensiero fisso di alcune persone fin dall’inizio era fare fuori i romani dalla Roma. Adesso hanno ottenuto quello che volevano. Baldini? Mai avuto un rapporto con lui e mai ci sarà: si doveva scegliere e mi sono fatto da parte io.”</i></b> Amare le parole di Totti che dice pure che a Trigoria qualcuno “l’ha pugnalato”. Insomma uno sfogo a tutto campo contro chi non lo ha mai preso in considerazione per la posizione che occupava nella dirigenza della Roma. Intanto i tifosi giallorossi sono già in fermento, perché perdere in una volta sola due bandiere come Francesco Totti e Daniele De Rossi non è cosa da poco. Adesso si attende la risposta di Pallotta, Baldini e dei vertici della società. L’affare si complica e la gestione della comunicazione continua ad essere davvero carente. Ma lui, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Francesco Totti,</i></b> eterno capitano della Roma apre la porta ad un eventuale ritorno soltanto se un giorno cambierà la proprietà. Per adesso promette di andare a vedere qualche volta la sua Roma in curva, magari assieme a De Rossi. Tra la sua gente, il suo popolo che lo ha idolatrato, coccolato come uno di loro. Ma la Roma no!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-francesco-totti.jpgSiNfrancesco-totti-mi-dimetto-perche-sono-stato-tenuto-fuori-da-tutto-1013588.htmSi100451001,02,03030235
761013582NewsCalciomercatoAntonio Conte all’Inter, conflitto tra sentimento e ragione.20190601161917Le farneticazioni scatenate dagli ultras, dopo l`annuncio che l`ex allenatore della Juve siederà sulla panchina dell`Inter.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In merito al nuovo allenatore dell’Inter, in questi giorni ne abbiamo sentito di tutti i colori. Era prevedibile che l’integralismo degli ultras di Juventus e Inter manifestassero tutto il loro disappunto. Tuttavia, certe farneticazioni capaci di esasperare pericolosamente gli animi non sono ammissibili, soprattutto in considerazione della già antica e aspra rivalità tra le due tifoserie. Dunque, cerchiamo di andare per ordine, entrando nel focus del problema che è senza dubbio molto delicato. Cominciamo a dire che Conte, con questa decisione di accettare la panchina dell’Inter, sta spaccando in due la città di Torino. Gli ultras bianconeri, infatti, hanno raccolto online 11.000 firme per togliergli la stella allo Stadium, “vomitando” tutta una serie di irripetibili parole contro l’ex allenatore della Juve. Di contro, il popolo interista in un comunicato emesso sui vari social network, si esprimono con frasi allucinanti sui trascorsi giudiziari di Conte e contro una Juve che, a detta loro, rappresenterebbe il potere corrotto del calcio italiano. Frasi pericolose, pesanti, assurde e senza senso, scritte da chi si è macchiato di reati penali e sportivi, organizzando qualche mese fa anche disordini contro i tifosi del Napoli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma l’analisi di tutto quest’assurdo conflitto tra sentimento e ragione, ci porta a ponderare sulla mancanza di realtà di ciò che è il business del calcio moderno e del suo professionismo, con evanescenti farneticazioni pseudo – sentimentali che sanno di pretesto per aumentare a dismisura i pericolosissimi atteggiamenti di odio fra le tifoserie. In altre parole, riteniamo che Conte non debba essere imputato di tradimento dai tifosi della Juve, non solo in virtù del suo essere professionista, ma anche sul fatto (in conformità a quanto si scrive ormai da molti mesi) che è stata proprio la premiata ditta Andrea Agnelli – John Elkann a non volere Conte sulla panchina della Juve, grazie al retaggio dei cattivi rapporti tra le parti che non sono mai stati risanati. Strategie di calcio moderno, infatti, impongono di non rinforzare in primis le dirette avversarie, lasciando liberi sul mercato i protagonisti legati all’appartenenza storica di una data società. E non è mistero che Antonio Conte, tramite Nedved e Paratici ha dato il suo consenso nel volere ritornare sulla panchina della Juventus, nella città in cui ha casa e che l’ha visto crescere dal punto di vista professionale e umano. Dunque, a questo punto, era gioco forza che il bocconcino sarebbe stato appetibile dall’Inter che, capitanata da Beppe Marotta (altro ex, mandato via dalla società bianconera) ha approfittato della situazione per proporre a Conte un lauto contratto ed essere il personaggio adatto per il dopo Spalletti. Tuttavia, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mal comune”</b> degli ultras non accetta questo discorso, perché si pensa in un Conte traditore e mercenario che ha accettato di andare ad allenare l’odiata Inter. Così si esprime in merito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi: “Siamo professionisti, ma l’amore per la Juve resta. Conte non ha rinnegato la sua juventinità e può andare dove vuole, perché l’amore per i colori bianconeri resta lo stesso. Ci sono tanti giocatori che dalla Juventus sono andati all’Inter, io, Causio, Tardelli, Schillaci…..”</b> Già, tanti giocatori e allenatori (aggiungiamo noi) come Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi che non ricordiamo fossero stati vilipesi e oltraggiati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma c’è ancora un’altra riflessione su quello che oggi è il calcio con i suoi iperbolici interessi economici di aziende che sono entrate a far parte delle quotazioni azionarie nelle borse europee. E quando si parla di organizzazione aziendale e di professionismo, ci si riferisce anche a questo. Si pensi, ad esempio, come in questi giorni l’andamento delle azioni della Juventus in Borsa, oscillano con un + 7% se si parla e si scriva di Pep Guardiola come prossimo allenatore della Vecchia Signora, anche se gli ultimi aggiornamenti in merito portino ormai a pensare a Maurizio Sarri come coach della prossima stagione. Già, Sarri! A proposito, restando sempre sui vari tradimenti pseudo – sentimentali manifestati dagli ultras, chi ricorda le parole pesanti dell’ex allenatore del Napoli contro la Juventus nelle varie conferenze stampa? E chi ricorda ancora quel provocatorio “dito medio” alzato dallo stesso allenatore e rivolto contro i tifosi juventini? E allora, di che cosa stiamo parlando? Nel calcio d’oggi tutto è il contrario di tutto. Si metta dunque in moto il cervello, e non ci si perda in assurdi e deliranti pensieri per un pallone che non può più supportare logiche di tradimenti sentimentali.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-conte.jpgSiNantonio-conte-all-inter-conflitto-tra-sentimento-e-ragione-1013582.htmSi100451001,02,03030397
771013579NewsEditorialeAldo Agroppi, “Non so parlare sottovoce”20190526085338Recensione di un libro che racconta la vita dell`autore.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Una vita in contropiede (tra parole e pallone) </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sembra ieri, eppure è già passato un anno dalla sua presentazione alla Fiera del Libro di Torino. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non so parlare sottovoce” </b>pubblicato<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>da<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Cairo Editore</b>, fa parte di quella letteratura italiana che appassiona sempre ed è senza tempo. Mai titolo di un libro fu adatto al suo contenuto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Aldo Agroppi </b>è così, prendere o lasciare. E’ il destino di tutte le persone schiette come lui, toscano fino alla punta dei capelli nel non conoscere dove sta di casa l’ipocrisia. Ricordo di aver letto con molto piacere il file che mi era stato inviato via mail prima della pubblicazione del libro. Bozze corrette, parole sottolineate e ricorrette dall’autore, che sapevano di impegno letterario da parte di chi si accingeva per la prima volta a scrivere un libro da solo, svelando pubblicamente come egli è nella sua anima e nel suo più profondo essere, con i pro e i contro di un carattere che è simile a un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“legno storto”,</b> così come (dice lui), era il “su babbo”. Ricordo che lo scorrere di questo lungo e intenso lavoro letterario mi aveva affascinato sotto l’aspetto della conoscenza di un percorso di vita fatto in rettilineo, ma che spesso ha subito curve improvvise e inaspettate. L’amore eterno per Nadia, sua moglie, donna perfetta con la quale condivide lunghi anni di matrimonio felice. E poi tanti momenti di ricordi e figure incancellabili della sua famiglia, che tracciano un passato fatto di semplicità e tanto orgoglio. Tutto questo s’interseca perfettamente agli aneddoti che si sono sviluppati tra antipatie e polemiche vissute con personaggi del mondo pallonaro, vedi Mancini, Lippi, Sacchi. Pagine e<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>capitoli in cui Aldo mette a nudo le proprie ansie, le fragilità, l’oscurità e il pessimismo verso il mondo d’oggi che ha perso il senso dell’equilibrio e dei valori umani. Ma al contempo ho letto pagine che fanno sorridere, che sono esilaranti, capaci di contrapporsi a certi racconti commoventi. Il Toro, Gigi Meroni e la giornata di una maledetta domenica d’ottobre, che inizia con la vittoria sulla Sampdoria e si conclude tragicamente con la morte della “farfalla” granata. Chi conosce Aldo Agroppi lo ritiene un caro amico, e chi come me ha avuto l’occasione di intervistarlo più volte, coglie sempre in lui il tratto malinconico di un’anima spesso inquieta, sensibile, reattiva alle storture e alle ingiustizie della vita, ma al contempo capace di sciogliersi come un bimbo. Sono i forti sentimenti contrapposti che lo coinvolgono personalmente, e forse, chissà, sono stati gli artefici del suo male oscuro che a un certo punto gli ha cambiato la vita. E’ l’Aldo Agroppi degli estremi opposti tra loro, che si sviluppano tra picchi di positività ad altri di negatività. E’ il marchio della sua vita di ex calciatore professionista e di uomo che con la sua schiettezza si è inimicato anche i “papaveri” del Potere. Per questo ha pagato a lungo sulla sua persona, ma la cosa più bella è che egli fa di questo suo modo d’essere il suo orgoglio. Senza rimpianti, senza incertezze, ma con la consapevolezza che se la sua vita dovesse ricominciare rifarebbe esattamente ciò che ha fatto. E’ Aldo Agroppi, mediano arcigno e marcatore senza mezzi termini in campo e nella vita. Incendiario e mai pompiere, per questo non sa parlare sottovoce.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-agroppi.jpgSiNaldo-agroppi-non-so-parlare-sottovoce-1013579.htmSi100451001,02,03030275
781013577NewsCampionatiIl giorno di Emiliano Moretti, l’ultimo del calcio giocato20190525122032Un campione anche nella vita.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il popolo granata gli sta preparando una grande festa e il Gallo Belotti, assieme ai suoi compagni, sta pensando di cedergli la fascia di capitano proprio nella sua ultima partita. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Moretti, 38 anni, 600 partite giocate in Serie A, 6 stagioni al Torino dopo avere indossato le maglie di Fiorentina, Juventus, Modena, Bologna, Valencia e Genova</b>, una carriera da calciatore eticamente perfetta, chiude con il calcio giocato. Lo ha ufficializzato nel corso della conferenza stampa cui ha partecipato anche il presidente Cairo. Un attimo di inevitabile commozione ha assalito Moretti nel momento in cui si è rivolto ai presenti dicendo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Grazie</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toro, è il momento giusto”.</b> Una parabola calcistica, la sua, che sa di storia, di dedizione al lavoro, di alto senso dell’appartenenza che sfocia immancabilmente nella serietà di un professionista che ha fatto del pallone la sua vita, il suo lavoro. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ricordo indelebile che è scritto tra le pagine del suo libro personale e fa da esempio a tanti giovani che amano il calcio e intorno ad esso ne costruiscono i propri sogni. Sembra incredibile che attorno a calciatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Moretti</b> si costruiscano percorsi di sport e di vita da far riflettere, annullando per una volta i qualunquistici pensieri di calciatori ricchi, strapagati e senza anima. Non è così, perché pur vivendo in un mondo particolare che ti dà indubbiamente benessere e notorietà, c’è sempre il risvolto umano che deve essere rispettato. E quando si parla di emozioni, di brividi che scorrono come rigagnoli sulla schiena, di lacrime che avvalorano la sensibilità della persona, allora possiamo parlare di grandi uomini che vanno sempre oltre ogni cosa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Domenica contro la Lazio sarà l’ultima volta che mi vestirò da calciatore”</b> dice Moretti al centro della sala stampa dello stadio Grande Torino, mentre il presidente Cairo e Walter Mazzarri seduti accanto a lui lo ascoltano in religioso silenzio. E mentre tutti i suoi compagni di squadra presenti assieme alla moglie di Emiliano e i figli che sono seduti in prima fila, Moretti continua il suo discorso rotto dall’emozione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Questo non è un momento facile per me – sono contento, sono felice perché chiudo una parentesi importante e bellissima della mia vita. La chiudo cosciente di stare ancora bene, e quindi ringrazio il presidente Cairo, Walter Mazzarri per avere provato a convincermi di cambiare idea, ma credo che sia il momento giusto. Devo dire grazie alla mia famiglia e a tutte le persone che mi hanno dato qualcosa dentro e fuori dal campo”. </b>Già, le persone che gli hanno dato qualcosa dentro e fuori dal campo! Un po’ come dire che anche in questo mondo del pallone così particolare e ricco di denaro, c’è sempre bisogno degli altri, di non sentirsi soli facendo un distinguo tra millantatori e persone perbene. Significa restare coi piedi per terra, significa non fare voli pindarici e non abbandonarsi a effimere illusioni di onnipotenza. C’è l’uomo con tutte le sue fragilità, c’è il campione che rincorre il pallone per tanti anni e poi si accorge che nulla è per sempre. E’ una legge di vita che non risparmia nessuno e che rende il gusto dolce – amaro delle cose fatte senza rimpianto alcuno. Ecco, pensiamo davvero che in quella conferenza stampa così nutrita di colleghi, amici, affetti più cari di Emiliano Moretti, siano passati alla mente questi pensieri, queste riflessioni di vita che immancabilmente rispolveriamo in questi momenti. E allora diciamo grazie A Emiliano Moretti che chiude con il calcio giocato, ma continuerà ad essere utile al Torino magari in veste di dirigente della società granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-emiliano-moretti.jpgSiNil-giorno-di-emiliano-moretti-l-ultimo-del-calcio-giocato-1013577.htmSi100451001,02,03030286
791013574NewsCalciomercatoPanchina Juve? Lasciamo perdere, non è serio.20190523202050L`attesa del nuovo allenatore della Juve è ansiogena<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il primo dovere di un giornalista è verificare la notizia prima di pubblicarla. Ma nel caso riguardante i nomi degli allenatori che in questi giorni si fanno per cercare il vero sostituto di Allegri, molte volte diamo quasi per certo ciò che i vari depistaggi e le tante monitorate situazioni ci consentono di pubblicare a ragion veduta. E così, un giorno arriva Mourinho, il giorno dopo sembra quasi fatta per Sarri e due ore dopo Guardiola è la vera sorpresa che tutti gli juventini aspettano e si dà come quasi realizzata. E neanche l’opzione per Simone Inzaghi garantisce nulla di concreto, perché in realtà, anche se Paratici ha detto pubblicamente che gli alti vertici della Juventus hanno le idee chiare sul profilo di allenatore cui affidare la panchina della Vecchia Signora, è altresì vero che gli scenari si aprono a vista d’occhio. E se agli allenatori che saranno impegnati nelle finali europee ci aggiungiamo anche il nome dell’inaspettato Zinedine Zidane che sembrava saldamente incollato alla panchina del Real Madrid, ecco che diventa davvero improbo individuare ad oggi chi sarà davvero il nuovo allenatore della Juventus. A questo punto pensiamo pure che Andrea Agnelli abbia volutamente inibito questo argomento, non perché non si sappia ancora ciò che si vuole, ma più propriamente come cercare di ottenere ciò che si vuole. Sì, perché le situazioni non sono meramente legate agli alti costi che inevitabilmente si devono affrontare se vuoi il top dei coach del calcio europeo ad altissimi livelli, ma ci sono mille altre situazioni da dover risolvere, e cioè i rapporti con la società di appartenenza, il convincimento dell’allenatore stesso a lasciare la panchina in cui lavora, e non ultimo le antipatie radicate nel tempo tra tifosi e qualche allenatore (Mourinho e Sarri) che da sempre si sono dichiarati anti Juve. Dunque, non è solo questione di soldi, ma in tutte queste trattative si innescano tanti fattori non sempre facili da risolvere. E allora, noi che scriviamo, non possiamo far altro che riportare gli intendimenti e le volontà che emergono strada facendo. Certo, i contatti ci sono e ciò che sappiamo per sicuro è che la Juventus è orientata verso un profilo di allenatore che sia diverso da Allegri sotto il profilo del gioco. Una sorta di cambiamento tecnico che non sappia di rivoluzione copernicana, ma che si traduca in una Juve dal gioco più moderno al pari delle grandi squadre europee. E allora, chi di noi al posto di Agnelli avrebbe potuto fare diversamente da come si è espresso lui in sede di conferenza stampa a proposito del nuovo allenatore? Sul fatto che la Juve già da tempo abbia contattato più di un allenatore scelto dalla società, non ci piove; ma da questo a dire che tutto era già stato deciso prima di separarsi da Allegri, onestamente non ci sentiamo di dirlo. Tutto è possibile e nulla ad oggi è sicuro. I nomi degli italiani sono sempre gli stessi, Inzaghi, Sarri, Gasperini, Conte (ormai dell’Inter) si contrappongono costantemente ai top coach come Jurgen Klopp, Guardiola, Pochettino, Zidane, Dechamps (che si è votato alla sua Nazionale francese) e forse Mourinho. Certo, ci sono delle attendibili indicazioni, tuttavia, crediamo che per avere l’ufficialità della Juve su chi sarà l’allenatore del prossimo anno, bisognerà attendere le finali di Europa League e di Champions. Capiamo l’ansia di chi non sta più nella pelle nel desiderio di sapere, ma non si caschi nel gioco delle verità inventate perché ad oggi non c’è ancora nulla di concreto. Se il popolo juventino sogna, è giusto che lo faccia legittimamente. Il toto allenatore è cominciato già da tanto tempo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSiNpanchina-juve-lasciamo-perdere-non-e-serio-1013574.htmSi100451001,02,03030429
801013570NewsCampionatiL’Allianz Stadium e la festa scudetto in tono minore.20190517123114Allegri o non Allegri? Questo è il problema!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Domenica prossima contro l’Atalanta sarà l’ultima partita in casa della Juventus in questo campionato 2018’19, che l’ha vista vincere lo scudetto per l’ottava volta consecutiva. Allo stadio è in programma la festa ufficiale che si ripete ormai da 8 anni. Ma quest’anno sarà diverso, inevitabilmente diverso. Troppe cose bollono in pentola in casa Juve, per avere la mente sgombra e pronta ai bagordi festaioli. A Torino e nell’Italia juventina c’è un unico sentire che sa di spasmodica attesa, su quello che sarà il prossimo futuro della Vecchia Signora. E ci sono tifosi bianconeri che si arrovellano di ansia, nell’attesa di una fumata bianca della più ermetica società di calcio italiana che nulla lascia trapelare. Pensiamo persino che Andrea Agnelli non parli neanche da solo in una stanza, per evitare che i muri stessi possano ascoltare. Ma questa lunga attesa di una conferma così apparentemente sicura a parole e tanto declamata davanti alle telecamere da Agnelli e Allegri, dopo l’orrenda scoppola subita in Champions da parte dell’Ajax, adesso, col senno di poi, è sembrata una farsa per far capire al popolo bianconero che la società Juventus ha sempre le idee chiare sul da farsi. Spiace dirlo, ma questa volta non è così, perché chi attende all’esterno delle mura ha il diritto di sapere cosa stia succedendo ormai da giorni all’interno della sede della Continassa. Ad oggi sappiamo di due incontri. Il primo vissuto faccia a faccia tra Agnelli e Allegri e il secondo in compagnia di Nedved e Paratici. In ballo ci sono diverse questioni che si dividono tra richieste di Allegri che vuole un rinnovo di contratto in scadenza il prossimo anno, ma con un congruo aumento di milioni di euro (10 milioni contro gli attuali 7,5) e la possibilità di avere il potere di fare mercato, decidendo con la società i giocatori da cedere e quelli da acquistare. Sappiamo ad esempio che già da diversi mesi Allegri dice di avere bene in mente la Juve del prossimo anno, quasi fosse già tutto deciso, scontato. Non è così! Infatti, questa lungaggine di incontri senza esito definitivo, fa pensare ad una profonda incertezza che ha creato una spaccatura all’interno dei vertici dirigenziali. Andrea e suo cugino John Elkann si oppongono vivacemente al ritorno di Antonio Conte, il quale sarebbe invece gradito da Nedved e Paratici. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma prescindendo da questo nodo difficile da sciogliere come tanti altri che si stanno attorcigliando in casa Juve, resta il fatto che il ruolo tecnico e manageriale richiesto da Allegri non può essere accettato da Andrea Agnelli il quale, pur tenendo conto del calcio che cambia anche nelle sue figure dirigenziali, non può disconoscere la tradizione storica della sua nobile casata, che nella Juventus ha da sempre visto il modo di gestire in maniera autorevole e senza interferenze di sorta. Ciascuno con il suo ruolo ben definito. Ciascuno con le proprie responsabilità. Ciascuno con i propri doveri. Sì, perché vincere è l’unica cosa che conta. E, se vogliamo, Max Allegri l’ha pure sposata alla lettera questa frase simbolo del feudo bianconero, vincendo 5 scudetti di fila, Coppe Italia e Supercoppe, con l’aggiunta di avere portato in finale <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di Champions due volte la Juve, senza tuttavia averla mai vinta. Ed è questo il bubbone che tormenta la società e i tifosi, proprio in un anno in cui si sono fatti investimenti notevoli per l’acquisto di Cristiano Ronaldo. E tutto questo insieme di cose danno il senso della non chiarezza di idee da parte della società, la quale per la prima volta si trova ad essere fragile nelle sue scelte. Allegri o non Allegri? A questo punto non è neanche semplice, perché pensiamo che si sia aspettato troppo e tergiversato su un argomento basilare; per l’appunto quello della direzione tecnica. Buona idea sarebbe stata quella iniziale, e cioè di un ritorno di Zinedine Zidane. Tuttavia, adesso è troppo tardi! Poi si sono fatti i nomi di Deschamps, Pochettino, Simone Inzaghi e perfino Pep Guardiola che appare saldamente ancorato al Manchester City e al suo lauto contratto. Quindi che si fa? La domanda resta ancora senza risposta, anche se il calciomercato è alle porte con le voci insistenti delle cessioni di Paulo Dybala, Mandzukic, Khedira, Alex Sandro, Cancelo. Insomma una sorta di epurazione suggerita dallo stesso Allegri con l’acquisto di almeno 5 Top Player suddivisi tra difesa (2), centrocampo (2) e attacco (1). Così si è espresso pubblicamente il tecnico di Livorno, peccato che il 90% del popolo bianconero non sia d’accordo sulla sua conferma, per il ben noto problema di una Juventus incapace di esprimere un gioco moderno, brillante, agonisticamente frizzante, vivo, come quello che ci viene proposto dalle migliori compagini di calcio europee. Così, anche tra i tifosi si risente questo eco percepito in società già da diverso tempo, e cioè di una squadra che vince, annoia in Italia e non progredisce in Europa. Dunque l’attesa alla Continassa si fa davvero insopportabile e, di conseguenza, il tormentone che si arrovella nello stomaco dei tifosi juventini si manifesterà inconsciamente pure dentro le mura dell’Allianz Stadium, quando si celebrerà la festa dell’ottavo scudetto consecutivo che in un altro momento avrebbe un sapore diverso. Perché adesso la testa è altrove.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-agnelli-e-allegri.jpgSiNl-allianz-stadium-e-la-festa-scudetto-in-tono-minore-1013570.htmSi100451001,02,03030288
811013566NewsCampionatiAl Salone del libro, eCampus ha celebrato il Grande Torino20190514203995Un evento culturale di grande impatto emotivo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Alla presenza del rettore dell’Università eCampus prof. Enzo Siviero, di Susanna Egri Erbstein coreografa e figlia del compianto allenatore del Grande Torino, di Marta Egri Erbstein – sorella di Susanna – di Sabrina Gonzatto scrittrice e giornalista, di Franco Ossola storico e figlio dell’omonimo calciatore del Grande Torino, di Paolo Verri direttore della Fondazione Matera 2019 e di Giulio Graglia regista e conduttore dell’evento culturale</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>, nella Sala Rossa del Salone del Libro di Torino si è celebrato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per sempre Granata, Granata per sempre”.</b> Un’imperdibile occasione dal grande fascino culturale, ben organizzato nel presentare il libro di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dominic Bliss</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Erno Egri Erbstein. Trionfo e tragedia dell’artefice del Grande Torino”</b> pubblicato da<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Cairo Editore.</b> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Tanti i presenti in Sala Rossa, che hanno potuto dissetarsi di cultura e ricordi narrati dai relatori, con l’ausilio di filmati storici curati dal regista Giulio Graglia. Palpiti, brividi ed emozioni di una Memoria Storica Granata che si ripropone sempre come fosse la prima volta. Ti siedi e ascolti in devoto silenzio chi ha realmente vissuto quell’immane tragedia che colpì l’Italia non solo sportiva del dopoguerra. Ed è come vivere questa tragica narrazione in prima persona, quasi tu fossi stato presente prima nella gioia dei meravigliosi fasti della leggenda calcistica degli undici Invincibili e poi nel dolore per la tragica scomparsa. E tutto ti passa davanti agli occhi, al cervello, e lo materializzi come se fosse accaduto ieri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Con papà avevo un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">rapporto strettissimo”</b> - dice Susanna Egri Erbstein – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Era un uomo eccezionale, un umanista prestato al calcio. Perderlo quando era nel fiore della vita è stato il colpo più</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">tremendo che abbia mai avuto…..”</b> E così le sue parole incantano, commuovono, perché ti fanno entrare subito in empatia. E pensiamo che anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dominic Bliss,</b> autore del libro su papà Erno, abbia vissuto gli stessi sentimenti nel contesto di un’Italia in cui si viveva di nulla e dove il fascismo perseguitava gli ebrei con malvagità. Dolce la narrazione di questo magnifico allenatore di calcio, capace di essere ricordato anche come uomo vero e papà sempre attento a proteggere la sua famiglia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Prima che morisse papà” </b>– continua la signora Susanna Egri – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mi sentivo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">sicura, protetta. Poi le cose sono cambiate….”.</b> E intanto, quasi sul finire dell’evento, c’è stata la lettura della lettera che papà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Erno</b> scrisse alla figlia. Un cimelio di inestimabile valore affettivo che dà il senso a un rapporto paterno carico di attenzioni, consigli, con tutto l’orgoglio che un padre può avere per i propri figli nell’incoraggiarli alla vita, ad affrontarla con l’esperienza e la cultura derivante dai tanti studi classici in cui si prende atto del pensiero dei grandi filosofi. Insomma,qualcosa di struggente che, tuttavia, dà modo di capire l’umano di un personaggio davvero straordinario. E sullo sfondo? Sempre il Grande Torino, naturalmente! Con capitan Mazzola e tutti i suoi compagni di squadra. E abbiamo ascoltato con molto piacere anche il rettore dell’Università eCampus <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">prof. Enzo Siviero</b> che con il suo intervento ha saputo toccare le corde dell’anima, nella Memoria di quel Grande Torino che continua ancora oggi a impartire esempi di scuola calcistica e di immensa umanità. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Verri</b>,direttore di Matera 2019, ha dato il suo contributo nel commentare il libro di Dominic Bliss, intervenendo anche con domande capaci di incentivare il racconto delle sorelle Egri. Poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Ossola</b>, scrittore di grande qualità, capace di dare sempre il suo prezioso contributo in tutti gli eventi che parlano del Grande Torino e di suo papà, l’omonimo Franco Ossola. Anche la scrittrice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">d.ssa Sabrina Gonzatto</b>, anima organizzatrice di questo evento culturale assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulio Graglia</b>, dopo avere ringraziato gli ospiti e tutti i presenti, ha parlato di eCampus e delle motivazioni che hanno spinto l’Università a riconoscere nel Grande Torino la squadra di calcio, che meglio rappresenta tutta l’Italia per i valori di lealtà e comportamento etico che ne hanno contraddistinto le gesta. L’Università eCampus con le sue cinque facoltà a ciclo triennale e magistrale, e i 44 corsi di laurea, da sempre progetta e realizza eventi culturali aperti alla società civile e a tutto il contesto economico – sociale, tramite la valorizzazione e il trasferimento delle conoscenze e del sapere. Due targhe ricordo sono state consegnate al rettore dell’Università eCampus prof. Enzo Siviero e alla signora Susanna Egri. Insomma, possiamo dire di esserci dissetati di cultura e di racconti di vita. Così come quelli acquisiti oggi a Torino, nella Sala Rossa del Salone del Libro. Tutto perfetto. Peccato solo per l’assenza del presidente Urbano Cairo e Walter Mazzarri, dei quali era stata annunciata la loro partecipazione all’evento, ma che non è stato possibile a causa di probabili impegni. Peccato davvero! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Salone del Librofl0711fl0711foto-evento-grande-torino.jpgSiNal-salone-del-libro-ecampus-ha-celebrato-il-grande-torino-1013566.htmSi100451001,02,03030259
821013565NewsCampionatiIl Toro trascina il popolo granata, in un’alternanza di emozioni intense 20190512163628Contro il Sassuolo, i granata di Mazzarri sono stati autori di una partita incredibile. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono partite di calcio che per la grande intensità emotiva, riesce difficile raccontare anche a noi cronisti che da molti anni narriamo le gesta dei calciatori sul terreno di gioco. Torino – Sassuolo è uno di quei match in cui se racconti l’inizio, la metà e poi la fine della gara, ti accorgi di avere scritto cose diverse, perché differenti sono state le situazioni tecniche e agonistiche capaci di farti cambiare umore e persino giudizi affrettati su questo o quel giocatore e anche sull’allenatore. Così è il calcio, così è questo mondo del pallone capace di farti perdere il senso logico dell’equilibrio e disperderti tra i meandri di sentimenti ed emozioni contrapposti tra loro. Ma la partita che il Toro ha giocato in casa contro il Sassuolo all’ora di pranzo, era una di quelle che equivalgono una grande finale per situazione di classifica e per emozioni garantite fin dall’inizio. E poi, nello sviluppo della gara, ti accorgi che proprio queste forti emozioni così altalenanti, immediate e capaci di toglierti il respiro, sono adatte soltanto ai forti di cuore. Ma questa volta il cuore granata ha retto bene, perché non è stato facile assorbire la prima delusione della gara, proprio quando il gallo Belotti al 16’ del primo tempo su calcio di rigore scheggia la traversa con la palla che va alta. Poi, al 27’ il Sassuolo è andato in vantaggio con un gol di Bourabia, il quale si fa espellere dall’arbitro per un doppio giallo causato da un suo precedente fallo e poi dall’essersi tolto la maglia nell’esultare. Dunque, un Sassuolo rimasto in dieci uomini ma in grado di continuare a dare filo da torcere ai granata che non ci stanno a subire una sconfitta davanti a uno stadio gremito di tifosi. E intanto sugli spalti abbiamo visto soffrire il popolo granata che, come sempre, ha incitato la squadra nel suo eterno ruolo di dodicesimo giocatore in campo. Passano i minuti e l’ansia si fa ancora più forte, i battiti del cuore si acuiscono ad ogni tiro fallito dai granata e soprattutto di Belotti, il quale al 35’ tira addosso al portiere Consigli un pallone che avrebbe potuto riequilibrare le sorti della prima frazione della gara. Si va così all’intervallo tra l’esultanza dei sostenitori del Sassuolo e l’angoscia di quelli del Toro. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma si ricomincia, non c’è tempo da perdere, il Toro non può fare svanire nel nulla un’Europa che è lì, a portata di mano, anzi di piede e di cervello. In campo rientrano gli stessi 22 che avevano cominciato la partita, ma poi al 49’ Mazzarri fa entrare Zaza che prende il posto di Lukic. Così, si evince subito l’intenzione di un Toro arrembante che appare a trazione anteriore con la presenza in campo di Belotti, Zaza, Iago Falque e Berenguer in contemporanea. E non è un caso che il Toro, sanguigno più che mai, pareggi i conti con Belotti al 56’. Al 64’ anche i nero verdi cambiano Djuricic con Rogerio, ma è il Toro che attacca a testa bassa e con forza costringe il Sassuolo ad arretrare il proprio baricentro, fino a chiudersi nella propria metà campo. Ma, ironia della sorta, il calcio beffardo riserva ancora ai tifosi del Toro un’altra delusione nel vedere segnare il Sassuolo con un eurogol di Lirola. Incredibile, un gol che avrebbe stroncato gli animi di chiunque, ma non dei giocatori granata che invece di perdersi in disarmanti ed effimeri atteggiamenti negativi, ricominciano a macinare chilometri con straordinaria forza fisica, a testa bassa, quasi a combattere il destino avverso ancor più che il Sassuolo stesso. Proprio com’è scritto nella sua gloriosa storia che si rivede sempre tra le sagome e le gesta del Grande Torino. Così, con il cipiglio di chi non ci sta a essere sconfitto, all’81’ arriva il pareggio di Zaza. Un boato di speranza si capta tra il popolo granata che riprende animo, proprio come fanno i suoi campioni in campo. Ed è proprio adesso che si avverte il picco di un’adrenalina che sale dritta in cielo e crea emozioni che tolgono il respiro. Adesso lo stadio innalza al cielo le sue urla di speranza, le cromature granata si uniscono tra lo sventolio di sciarpe e l’alzare delle sciarpe in segno di carica verso i calciatori del Toro, a cui si chiede un ultimo sforzo. Un presagio al gol del gallo Belotti che arriva all’82’ e pone fine alla grande paura. Torino 3 – Sassuolo 2. Una bellissima rete che non si ha nemmeno il tempo di magnificare per la bellezza del gesto tecnico con cui il gallo l’ha messa lì, alle spalle del portiere Consigli che nulla ha potuto contro un’imparabile sforbiciata al volo. Sempre nella stessa porta, sempre con lo stesso gesto tecnico che il gallo Belotti aveva fatto contro il Sassuolo lo scorso campionato. Un segno del destino, un qualcosa che racconta un Toro da assaporare, che fa soffrire e poi gioire i suoi tifosi. E chissà che gli Invincibili del Grande Torino siano i veri autori di questo sogno granata che si sta avverando dopo tanti anni. Il Toro di Mazzarri c’è, è volenteroso, arrembante anche se non perfetto. Ma che importa, la classifica al momento parla di un sesto posto e di 60 punti che fanno felice il popolo granata, il presidente Cairo, Mazzarri e i suoi ragazzi. Adesso restano due partite da giocare, una ad Empoli e l’altra in casa con la Lazio. I deboli di cuore sono avvertiti. Le emozioni saranno ancora intensissime!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Sadio Grande Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNil-toro-trascina-il-popolo-granata-in-un-alternanza-di-emozioni-intense-1013565.htmSi100451001,02,03030234
831013564NewsCampionatiAllegri? Ci sono diversi segnali che inducono a pensare che andrà via20190509195124Fervente attesa sul futuro della panchina della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A Torino, sponda bianconera, ci sono ormai da tempo domande su chi sarà il futuro allenatore della Juventus. Da quella bruciante esclusione dalla Champions da parte dell’Ajax, il popolo bianconero si è schierato quasi all’unanimità contro Max Allegri, ritenuto già da diverso tempo responsabile della mancanza di gioco della Juve. Certo, la delusione Champions è stata la goccia che ha fatto traboccare un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>vaso già colmo di insoddisfazioni, nonostante i cinque scudetti vinti di seguito, supercoppe e Coppe Italia. Ma i tifosi vogliono il gioco, desiderano divertirsi, soprattutto in considerazione dei suoi tanti campioni in squadra e dalla presenza di Cristiano Ronaldo. Ma ciò che rode soprattutto ai tifosi della Juve è quell’atteggiamento di squadra che al cospetto delle meraviglie del calcio europeo, ci sia davvero un divario culturale nell’intendere un calcio offensivo, fisicamente preparato a sostenere sforzi, contrasti duri e, soprattutto, capaci di creare una ragnatela di passaggi con poche possibilità di errore per non dare vantaggio all’avversario. E allora il popolo bianconero si chiede perché la Juve che conta di grandi campioni, non possa fare un gioco più moderno e all’altezza di contrastare le più alte espressioni di calcio europeo? Il gioco all’inglese, ad esempio, è così impossibile da imparare? E’ soltanto questione di mentalità, di cultura o di che altro? Ed ecco che ci si chiede perché Andrea Agnelli non stia pensando ad un allenatore che sappia di calcio europeo per potere inculcare alla squadra i principi di un calcio che sappia andare oltre i confini. Un calcio che magari sia più adatto a vincere la Champions piuttosto che gli scudetti. E allora che fare? Secondo noi si è aspettato troppo, in quanto la società avrebbe dovuto stringere i rapporti con Zinedine Zidane per opzionarlo, prima che furbescamente Florentino Perez se lo accaparrasse nel tentativo di ricominciare un ciclo di vittorie. E adesso? Adesso ci sono diversi segnali che lasciano pensare all’addio di Allegri, nonostante in apparenza, fin dal post gara con l’Ajax, sia Agnelli che lo stesso allenatore bianconero hanno dichiarato di voler proseguire ancora insieme. Ma voci di corridoio dicono che ad Allegri sia arrivata una proposta irrinunciabile da parte del PSG. A questo punto si aprirebbero diversi scenari che porterebbero a vari nomi per la sostituzione del tecnico livornese. Potrebbe esserci infatti il ritorno di Antonio Conte che però, tranne improvvisi ripensamenti, sembrerebbe ormai destinato ad accasarsi all’Inter. Ma nel quartiere bianconero della Continassa, corre insistente il nome di Didier Deschamps che conosce molto bene l’ambiente juventino ma è attualmente legato alla nazionale francese. Ma se il punto nevralgico delle aspettative della Juventus è quello di dare alla squadra un segnale di calcio moderno ed europeo, perché pensare a un coach che di fatto non allena in una società ma è il commissario tecnico della Francia? Due ruoli diversi che porterebbero molti interrogativi. Dunque, riteniamo che Andrea Agnelli a questo debba pensare al profilo di un allenatore che arrivi dall’estero e abbia un curriculum adatto ad inculcare principi di gioco offensivo e meno inibito da schemi tattici più adatti al pallone italiano piuttosto che estero. Se Guardiola sembra irraggiungibile per il suo lauto contratto al Manchester City (ma cos’è irraggiungibile per una Juve che può permettersi di avere tra le proprie fila un costosissimo campione come CR7?), perché non pensare a Jurgen Klopp, ( 10 milioni di contratto già pronti per lui) piuttosto che Pochettino o l’allenatore dell’Ajax Erik ten Hag che tanto bene sta facendo nella squadra olandese, nonostante la sfortunata eliminazione in extremis dalla Champions ad opera del Tottenham? Insomma la Torino bianconera non sta più nella pelle e anche se nulla trapela dalla società Juventus in merito alla panchina del prossimo anno, i segnali che Max Allegri abbia ormai deciso il suo futuro lontano dall’Allianz Stadium ci sono tutti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri-ci-sono-diversi-segnali-che-inducono-a-pensare-che-andra-via-1013564.htmSi100451001,02,03030293
841013562NewsCoppeAll’Anfield Stadium, grande calcio e brividi di emozione20190508170355Storica impresa dei Reds che raggiungono brillantemente la finale di Champions League. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Remuntada è fatta! Chi non credeva nella possibilità che il Liverpool di Jurgen Klopp potesse andare in finale di Champions superando il 3 a 0 subito al Camp Nou contro il Barcellona, si dovrà cospargere il capo di cenere. Mai dire mai in un calcio stellare in cui certe magie da stadio, di notti che sanno di imprese storiche e football spettacolo dagli alti contenuti culturali, sono capaci di dissetarci dall’atavica arsura di giocate balistiche improvvisate e lunghe corse fino allo sfinimento, che durano oltre 95 minuti e non sanno mai di sparagnini pensieri nel gestire un risultato privo di emozioni. Il Liverpool ha vinto e convinto contro il Barcellona di Messi, non contro una squadra qualunque, non l’ultima arrivata, ma la compagine che da tutti era indicata come la favorita per la conquista della Champions 2019. E chi l’avrebbe mai detto che le furie rosse di Klopp, prive di Salah e Firmino ma con Origi e Wijnaldum che hanno siglato le storiche doppiette, avrebbero scritto una pagina indelebile di storia dei Reds. Tutto fatto con furore agonistico, con caparbietà, senza recondite paure o riverenze verso quella squadra che vanta un capitano che è il miglior giocatore al mondo assieme a Ronaldo. Eppure, proprio l’extraterrestre Leo Messi non ha saputo prendere con autorevolezza la sua squadra, i suoi compagni, annichiliti dall’aggressività di un Liverpool entrato in campo per conquistare la seconda partecipazione consecutiva alla finale di Champions. Un match di rara intensità calcistica, supportata da idee chiare e autostima da vendere. E in tutto questo spettacolo di calcio che diverte <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>e ti fa vibrare di emozioni, spesso abbiamo pensato alla Juve di Champions con la sua flemmatica interpretazione di un italico calcio che ha nel suo DNA quella voglia di vincere senza anima. E non è vero che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“l’importante è arrivare primi, perché quando scrivi pagine di storia di calcio, nessuno si ricorderà come hai vinto”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">– Allegri dixit-</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">.</b> No, perché qui, in questo calcio che è “l’altro calcio”, si vince e si fa spettacolo negli stadi e non al circo (come dice il mister della Juve). Il Liverpool è stato trascinato da un pubblico straordinario, che in realtà non meraviglia più per quella sua peculiare forma di produrre canti e un tifo che trascina in modo particolare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Youll’ never walk alone”</b> è il famoso inno dei Reds che a fine gara, dopo avere segnato 4 memorabili gol a Messi and company, rimbombava in maniera assordante tra le mura dell’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Anfield</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stadium</b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non camminerete mai</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">da soli”,</b> parole che fanno venire la pelle d’oca, che ti acchiappano l’anima, così com’è successo ieri sera in chiusura di una partita che ha espresso il senso vero di un calcio che non può essere impoverito da arretrate congetture pallonare di italica mentalità. In Europa si gioca così e se vuoi arrivare a vincere la Champions, devi cambiare quel credo calcistico che resta valido soltanto all’interno dei nostri confini, ma quando ti confronti con le altre realtà europee resti sistematicamente indietro, non per chissà quale invenzione dettata dall’alibi di una Coppa stregata, ma più semplicemente per un modus operandi da cambiare in fretta. Va bene avere dei campioni in squadra che debbano fare la differenza, ma se la filosofia calcistica italiana non si allinea a quella europea, si arriva sempre a un certo punto e poi si torna a casa. Guardare e imparare. E chissà se un giorno non lontano, potremo accorgerci praticamente <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>che talvolta anche gli allievi superano i maestri. Si costruisca un calcio che ti faccia innamorare e non più annoiare con tattiche inibitori di spettacolo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Liverpool Anfield Stadiumfl0711fl0711foto-liverpool-vincente-contro-il-barcellona.jpgSiNall-anfield-stadium-grande-calcio-e-brividi-di-emozione-1013562.htmSi100451001,02,03030310
851013549NewsCoppeAl Filadelfia, il Toro Primavera vuole vincere la Coppa Italia20190411191830C`è grande attesa a Torino, per la finale di Coppa Italia Primavera contro la Fiorentina. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ecco. Ci siamo! Il giorno della sfida finale tra Torino Primavera e la Fiorentina è arrivato. I granata di Coppitelli vogliono alzare al cielo la Coppa Italia, dopo quell’infausta partita d’andata a Firenze che decretò tutta una serie di polemiche. E’ la voglia di dimostrare la rabbia e la delusione accumulata in quella occasione che fa la forza del giovane gruppo granata, il quale da molti giorni non pensa altro che a questo match in programma alle ore 19 di venerdì 12 aprile allo stadio Filadelfia. Un appuntamento che sta molto a cuore al presidente Cairo, alla società e ai tifosi granata, i quali accorreranno in massa per rappresentare il 12esimo giocatore in campo. Una spinta necessaria per galvanizzare i ragazzi di Coppitelli che sono già carichi e preparati ad affrontare una Fiorentina che non verrà certamente a Torino con l’idea di far passare il tempo per difendere il 2 a 0 dell’andata. Ma il Toro vuole rimontare quello svantaggio con una prestazione maiuscola sotto il profilo caratteriale. Importante non abbandonarsi a momenti di scriteriata foga, che spesso porta a non ragionare e lasciarsi sopraffare dall’ansia di segnare in fretta per ribaltare presto lo svantaggio. Siamo sicuri che i ragazzi di Coppitelli non cadranno in questo errore che potrebbe trasformarsi in un boomerang, ma sapranno costruire una vittoria con acume tattico e grande voglia di dimostrare la buona qualità tecnica che è insita in questa squadra. Peccato per quello sfortunato infortunio di Millico che proprio nel momento di maggiore forma ha fatto mancare alla squadra il suo prezioso apporto. Tuttavia, nel contesto globale della squadra di mister Coppitelli si è subito avvertita la voglia di non piangersi addosso, di reagire e continuare alla grande ogni impegno agonistico della stagione. Prova ne è che Nicola Rauti si è fin da subito caricato sulle spalle il peso della squadra, proprio come fanno i veri leader. Ma possiamo dire con tutta certezza che la forza dei granata è rappresentata dal suo insieme, dal suo intendere il credo calcistico di mister Coppitelli. E non è un caso il successo di Supercoppa contro l’Inter e anche gli ottimi risultati ottenuti in Campionato, in Coppa Italia e al Torneo di Viareggio. Adesso è arrivato il momento della sfida finale di Coppa Italia. Davanti c’è una Fiorentina da superare con tre palloni da fare entrare nella sua porta. A ogni gol il Filadelfia si scuoterà come una volta, come ai tempi della gloriosa storia granata, come le urla di gioia che ancora riecheggiano tra quelle mura. Che onore per i ragazzi di Coppitelli calcare quel prato, in una notte di magia granata dal sapore vagamente retrò. L’incredibile rimonta sulla Fiorentina ci sta, è nelle corde di questa squadra che ha tanta voglia di alzare al cielo la Coppa Italia 2018- ’19 riservata alle squadre Primavera. Per questo, la bomboniera del Fila sarà piena di tifosi granata. L’appuntamento è troppo importante!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711foto-primavera-torino-2018-19.jpgSiNal-filadelfia-il-toro-primavera-vuole-vincere-la-coppa-italia-1013549.htmSi100451001,02,03030295
861013547NewsEditorialeSi aprono i microfoni di Radio Bianconera20190409184355Il Direttore Antonio Paolino ha presentato alla stampa il nuovo progetto editoriale di RBN. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il miglior difensore della Juventus. Perché come la difende lui in televisione, non lo fa nessuno”. </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ricordando con emozione queste parole riferitegli dalla bocca di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampiero Boniperti, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Antonio Paolino</b> ha indossato i “parastinchi”, lucidato il microfono ed è pronto a guidare da direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Radio Bianconera”.</b> Entrando a gamba tesa, ma solo quando serve. Così come amava dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Montero,</b> uno che di cartellini gialli e rossi in carriera ne ha collezionati a iosa, ma solo quando ne valeva davvero la pena. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">RBN</b> sarà la nuova voce del tifo bianconero in Italia e nel mondo, fruibile direttamente dal sito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">radio bianconera.com</b>, dalle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">App </b>per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">iOs </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Android</b> e dai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">podcast attraverso TuneIn</b> (senza contare, a breve, le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">skill di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alexa</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Google Home</b> che verranno realizzate per poter ascoltare la radio anche tramite comandi vocali dei due dispositivi ormai tanto in voga). Sarà un progetto che vedrà protagonisti volti giovani e più esperti del giornalismo italiano, con il direttore protagonista di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cose di Calcio”</b> dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì. Racconterà la Juve e l’attualità con stile e ironia, in compagnia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Papanicolaou.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolino,</b> memore dei suoi inizi professionali da animatore, renderà gradevole la discussione intorno al mondo bianconero “ma sempre all’insegna dell’adagio, per cui tifare a favore e mai contro”. Nel palinsesto poi ci sarà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ritratti</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in bianconero”,</b> un viaggio nel tempo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabrizio Ponciroli,</b> accompagnato da un pizzico di sana nostalgia. Poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Social Club”,</b> lo spazio dedicato al popolo bianconero con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camillo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demichelis</b> che darà voci a gruppi, club organizzati e alle esperienze dei tifosi allo stadio. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bordocampo”</b> poi, sarà un contenitore di notizie che mirano a raccontare oggettivamente i fatti coinvolgendo le opinioni, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Terzo Tempo”</b> è il talk show che sviscera tutto sul mondo della Vecchia Signora e suoi avversari. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Avanti Madama” </b>con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nicola De Bonis</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Santarelli</b> condurrà nella fascia 17-19 il tifoso bianconero attraverso due ore di news, grandi ospiti, opinioni e pensieri…..tutti zebrati. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Bosco</b> sarà poi la guida di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Detto tra noi”,</b> l’editoriale senza peli sulla lingua che spazierà tra calcio, cinema, letteratura e musica. E le grandi leggende del passato? Saranno protagoniste al pari dei tifosi, raccontando i loro aneddoti legati al mondo juventino. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacconi</b> e le sue celebri “tacconate” a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wierchowood,</b> da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camoranesi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacchinardi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Furino</b>, solo per citarne alcuni. E ci sarà grande spazio per la Juventus al femminile guidata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rita Guarino</b>, per l’Under 23 e le selezioni giovanili. Insomma, non mancherà davvero nessun ingrediente per rendere il mondo bianconero ancora più vicino ai tifosi, che potranno interagire attraverso un canale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">WhatsApp </b>dedicato. Quindi, cari supporter bianconeri, fatevi sotto con le vostre emozioni. E occhio, specie voi anti juventini che state in “attacco”. C’è un difensore arcigno che tenterà in tutti i modi di non farvi passare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Gabriele Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711antonio-paolino-e-radio-bianconera.jpgSiNsi-aprono-i-microfoni-di-radio-bianconera-1013547.htmSi100451001,02,03030190
871013546NewsEditorialeAntonio Paolino apre i microfoni di Radio Bianconera20190409092038Direttamente dalla conferenza stampa di RBN<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>"Il miglior difensore della Juventus. Perché come la difende lui in televisione, non lo fa nessuno".</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> Ricordando con emozione queste parole riferitegli dalla bocca di Giampiero Boniperti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha indossato i "parastinchi", lucidato il microfono ed è pronto a guidare da direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Radio Bianconera".</b> Entrando a gamba tesa, ma solo quando serve. Così come amava dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Montero</b>, uno che di cartellini gialli e rossi in carriera ne ha collezionati a iosa, ma solo quando ne valeva davvero la pena.&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>RBN</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> sarà la nuova voce del tifo bianconero in Italia e nel mondo, fruibile direttamente dal sito <a href="http://radiobianconera.com/" target="_blank"><span style="color: blue;">radiobianconera.com</span></a>, dalle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">App per iOs e Android e dai podcast attraverso TuneIn</b> (senza contare, a breve, le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">skill di Alexa e Google Home</b> che verranno realizzate per poter ascoltare la radio anche tramite comandi vocali dei due dispositivi ormai tanto in voga). </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Sarà un progetto che vedrà protagonisti volti giovani e più esperti del giornalismo italiano, con il direttore protagonista di "Cose di Calcio" dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì. Racconterà l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>a Juve e l'attualità con stile e ironia, in compagnia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Papanicolaou</b>. Paolino, memore dei suoi inizi professionali da animatore, renderà gradevole la discussione intorno al mondo bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"ma sempre all'insegna dell'adagio per cui tifare a favore e mai contro".</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Nel palinsesto poi ci sarà&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Ritratti in bianconero", </b>u</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>n viaggio nel tempo con&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Fabrizio</span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ponciroli</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>, accompagnato da un pizzico di sana nostalgia. Poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Social Club",</b></span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;lo spazio dedicato al popolo bianconero con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camillo Demichelis</b> che darà&nbsp;voce a&nbsp;gruppi, club organizzati e alle esperienze dei tifosi allo stadio.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Bordocampo"</b> poi sarà un contenitore di notizie che mirano a raccontare oggettivamente i fatti&nbsp;coinvolgendo le opinioni</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Terzo Tempo"</b> è </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;il talk show che sviscera tutto sul&nbsp;mondo della Vecchia Signora e sui&nbsp;suoi&nbsp;avversari.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Avanti Madama"</b> con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nicola De Bonis</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Santarelli</b> condurrà nella fascia 17-19 il tifoso bianconero&nbsp; attraverso d</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>ue ore di news, grandi ospiti, opinioni e pensieri... tutti zebrati.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp; <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Bosco</b> sarà poi alla guida di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Detto tra noi",</b> l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>'editoriale senza peli sulla lingua che spazierà tra calcio, cinema, letteratura e musica. E le grandi leggende del passato? Saranno protagoniste alla pari dei tifosi, raccontando i loro aneddoti legati al mondo juventino. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacconi </b>e le sue celebri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"tacconate"</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vierchowood</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camoranesi a Tacchinardi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Furino</b>, solo per citarne alcuni. E ci sarà grande spazio per la Juventus al femminile guidata da coach <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rita Guarino</b>, per l'Under 23 e le selezioni giovanili.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Insomma non mancherà davvero nessun ingrediente per rendere il mondo bianconero ancora più vicino ai tifosi, che potranno interagire attraverso un canale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">WhatsApp</b> dedicato.&nbsp;Quindi, cari supporter bianconeri, fatevi sotto con le vostre emozioni. E occhio, specie voi anti juventini che state in "attacco". C'è un difensore arcigno che tenterà in tutti i modi di non farvi passare!</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Gabriele Cavallaro</span></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'><br clear="all" style="mso-special-character: line-break;"> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Milanofl0711fl0711antonio-paolino-e-radio-bianconera.jpgSiNantonio-paolino-apre-i-microfoni-di-radio-bianconera-1013546.htmSi100451001,02,03030168
881013545NewsEditorialeIl direttore Antonio Paolino, apre i microfoni di Radio Bianconera20190409090221Direttamente dalla conferenza stampa di RBN<br><strong> </strong><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>"Il miglior difensore della Juventus. Perché come la difende lui in televisione, non lo fa nessuno".</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> Ricordando con emozione queste parole riferitegli dalla bocca di Giampiero Boniperti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha indossato i "parastinchi", lucidato il microfono ed è pronto a guidare da direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Radio Bianconera".</b> Entrando a gamba tesa, ma solo quando serve. Così come amava dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Montero</b>, uno che di cartellini gialli e rossi in carriera ne ha collezionati a iosa, ma solo quando ne valeva davvero la pena. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>RBN</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> sarà la nuova voce del tifo bianconero in Italia e nel mondo, fruibile direttamente dal sito <a href="http://radiobianconera.com/" target="_blank"><span style="color: blue;">radiobianconera.com</span></a>, dalle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">App per iOs e Android e dai podcast attraverso TuneIn</b> (senza contare, a breve, le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">skill di Alexa e Google Home</b> che verranno realizzate per poter ascoltare la radio anche tramite comandi vocali dei due dispositivi ormai tanto in voga). </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Sarà un progetto che vedrà protagonisti volti giovani e più esperti del giornalismo italiano, con il direttore protagonista di "Cose di Calcio" dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì. Racconterà l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>a Juve e l'attualità con stile e ironia, in compagnia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Papanicolaou</b>. Paolino, memore dei suoi inizi professionali da animatore, renderà gradevole la discussione intorno al mondo bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"ma sempre all'insegna dell'adagio per cui tifare a favore e mai contro".</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Nel palinsesto poi ci sarà&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Ritratti in bianconero", </b>u</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>n viaggio nel tempo con&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Fabrizio</span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ponciroli</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>, accompagnato da un pizzico di sana nostalgia. Poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Social Club",</b></span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;lo spazio dedicato al popolo bianconero con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camillo Demichelis</b> che darà&nbsp;voce a&nbsp;gruppi, club organizzati e alle esperienze dei tifosi allo stadio.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Bordocampo"</b> poi sarà un contenitore di notizie che mirano a raccontare oggettivamente i fatti&nbsp;coinvolgendo le opinioni</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Terzo Tempo"</b> è </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;il talk show che sviscera tutto sul&nbsp;mondo della Vecchia Signora e sui&nbsp;suoi&nbsp;avversari.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Avanti Madama"</b> con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nicola De Bonis</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Santarelli</b> condurrà nella fascia 17-19 il tifoso bianconero&nbsp; attraverso d</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>ue ore di news, grandi ospiti, opinioni e pensieri... tutti zebrati.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp; <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Bosco</b> sarà poi alla guida di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Detto tra noi",</b> l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>'editoriale senza peli sulla lingua che spazierà tra calcio, cinema, letteratura e musica. E le grandi leggende del passato? Saranno protagoniste alla pari dei tifosi, raccontando i loro aneddoti legati al mondo juventino. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacconi </b>e le sue celebri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"tacconate"</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vierchowood</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camoranesi a Tacchinardi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Furino</b>, solo per citarne alcuni. E ci sarà grande spazio per la Juventus al femminile guidata da coach <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rita Guarino</b>, per l'Under 23 e le selezioni giovanili.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Insomma non mancherà davvero nessun ingrediente per rendere il mondo bianconero ancora più vicino ai tifosi, che potranno interagire attraverso un canale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">WhatsApp</b> dedicato.&nbsp;Quindi, cari supporter bianconeri, fatevi sotto con le vostre emozioni. E occhio, specie voi anti juventini che state in "attacco". C'è un difensore arcigno che tenterà in tutti i modi di non farvi passare!</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Gabriele Cavallaro</span></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'><br clear="all" style="mso-special-character: line-break;"> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milanofl0711fl0711antonio-paolino-e-radio-bianconera.jpgSiNil-direttore-antonio-paolino-apre-i-microfoni-di-radio-bianconera-1013545.htmSi100451001,02,03030159
891013544NewsCampionatiTra Campionato e Champions, nasce Radio Bianconera20190405132510Intervista al giornalista Antonio Paolino, direttore di Radio Bianconera.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio Paolino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> ha la Juve dentro l’anima. Il suo profilo di giornalista sportivo si delinea fin dall’inizio della sua carriera come commentatore fazioso della Vecchia Signora d’Italia. Tuttavia, pur avendo ormai assunto a tutti gli effetti il ruolo di difensore della sua squadra del cuore, in più d’una occasione ha dimostrato attraverso i suoi commenti di essere non solo preparato dal punto di vista tecnico, ma di sapersi anche districare positivamente nei giudizi oggettivi. Giornalista, regolarmente iscritto all’Ordine Professionale del Piemonte dal 1999, Antonio Paolino ha inizialmente lavorato in alcune radio locali di Torino e poi nel 2003 ha fatto il salto di qualità, entrando a far parte del canale televisivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“7 Gold” </b>come inviato e telecronista della Juventus. Nel 2006 ha fatto parte della redazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juventus Channel”</b> e nel 2012 è ritornato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“7 Gold”.</b> Dal 2015 collabora con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tuttosport.com,</b> mentre l’anno seguente è stato nominato nuovo telecronista tifoso della Juventus per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Premium Sport”</b>, in sostituzione di Claudio Zuliani diventato direttore JTV. Tutte sfide professionali che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha superato in maniera brillante, dimostrando passione e grande attaccamento ai colori bianconeri. Sappiamo che adesso comincerà anche a lavorare in radio con un nuovo programma legato alla sua Juventus. Con lui abbiamo parlato della sua nuova esperienza radiofonica, dei vari temi legati alla prossima partita Juve – Milan, ma anche del finale di stagione bianconera che si presenta davvero interessante soprattutto in chiave Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio, sappiamo che tra breve inizierai in radio una nuova esperienza lavorativa in veste di direttore. Di che cosa si tratta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che sia una iniziativa davvero intrigante e interessante sotto il profilo professionale e umano. Mi sento molto coinvolto nel progetto, perché ci sarà da dialogare tanto con colleghi e tifosi durante dieci ore di diretta continuativa da Torino, dagli studi di Roma, Firenze, Milano, (dove ci sono delle altre sedi da cui trasmettere), ma soprattutto c’è la possibilità di vivere un’iniziativa editoriale innovativa, perché sarà una radio web che ha l’ambizione di arrivare nel cuore dei tifosi di tutto il mondo, visto che in questo momento c’è un’attesa spasmodica. Parlare di Juve è facile e ci impegniamo a farcela nel disquisire le varie tematiche tecniche che fanno capo alla sportività. Questo è il mio obiettivo da raggiungere.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quando potremo ascoltare questa nuova trasmissione in radio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questi giorni stiamo mettendo a punto la situazione tecnica. Lunedì 8 aprile ci sarà la presentazione alla stampa intorno alle ore 12 – 12,30 a Milano, presso la sede editoriale e commerciale di Tribù. In contemporanea alla presentazione ai colleghi della stampa, apriremo il mixer per questa iniziativa web che si potrà fare attraverso il cellulare, dal tablet e dal computer, collegandosi su <a href="http://www.radiobianconera.com/"><font color="#0000ff">www.radiobianconera.com</font></a> oppure attraverso l’App che si potrà scaricare da Tutto Juve, Tutto Mercato Web o da Juventus news 24.com. C’è davvero grande attesa per questa nuova iniziativa editoriale che intriga noi, i tifosi di tutto il mondo che mi conoscono, quelli che amano la Juventus e quelli che avranno facilmente la parola in questa tavola rotonda allargata, dove sarà importante essere juventini, non esserlo, ed essere critici nei giudizi sportivi. ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, la radio. Per te è come ritornare ai primordi della tua carriera. Provi emozione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, provo molta emozione e spero di poterla provare ancora ogni volta che si presenterà qualche progetto nuovo. Sai, i progetti professionali sono come la vita, perché ti rimettono in gioco e sono sempre convinto che (come diceva mio nonno), quando si chiude un portone c’è sempre la porta aperta di chi ti vuole bene. Per questo dico che la radio è una palestra spettacolare che inviterei tutti a fare, perché ti dà modo nel raccontare sportivamente e umanamente la squadra che tu ami, tenendo conto che quello che tu dici non è sempre la verità, ma ci provi a dirla quasi interamente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Juventus per te è un grande amore. Come sei riuscito negli anni a conciliare il ruolo di giornalista con quello di tifoso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che sarebbe stato più facile nascondersi dietro una maschera e forse qualche volta l’ho fatto anche professionalmente. Penso che in campo giornalistico sia peggio negare qualsiasi tipo di appartenenza e poi scrivere o guardare solo la bandierina della propria squadra. Detto questo, devo dirti che per quanto mi riguarda, tutto nasce da una piccola bandiera che mi regalò il mio carissimo zio bianconero. Ebbene, da quel momento ho iniziato ad amare questa Signora e non un’altra. Per questo ne vado fiero.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tra 7 Gold, Juventus Channel e Premium Sport. Tre esperienze professionali diverse o simili tra loro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Simili e complementari. A Juventus Channel ho imparato a stare vicino ai giocatori e a capire il loro umore. 7 Gold è una palestra interessante proprio come la radio, dove devi farti capire con poche parole. E poi Premium, dove la telecronaca era il momento clou della giornata sportiva che ti faceva confrontare con grandi giornalisti. Diciamo che sono andato in palestra e adesso spero di mettere in atto ciò che ho imparato da queste esperienze.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo al prossimo big match Juventus – Milan. Come vedi questo incontro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Vedo la Juve più in salute. Mi è piaciuto molto l’atteggiamento della squadra a Cagliari, in cui si è evidenziato un grande spirito di gruppo nonostante le varie assenze di rilievo. Tutto ciò mi fa pensare a una Juve capace di arrivare fino in fondo alla Champions.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora, mi pare di capire che vuoi simpaticamente dare un dispiacere al tuo amico milanista Tiziano Crudeli.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con Tiziano ci pizzichiamo spesso in trasmissione, ma tra di noi c’è un rapporto di correttezza che va al di là di quelle che possono sembrare le apparenze. In 90 minuti di trasmissione, siamo agguerriti nemici dal punto di vista sportivo. Spero dunque di potere urlare sui suoi baffi la mia gioia.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che idea ti sei fatto di Allegri. Pensi che andrà via dalla Juve anche se dovesse vincere la Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che né la società e né Allegri aspetteranno l’ultimo giorno per decidere il futuro. Credo che le parti sappiano già da molto tempo quello che sarà il finale di stagione. Nel bene e nel male diciamo che ci avviciniamo ancora una volta nella scelta dell’eccellenza, e sono quindi convinto che Allegri non sarà più l’allenatore della Juventus del prossimo anno. Pur con tutte le soddisfazioni possibili, penso che si sia chiuso ormai un ciclo. In Italia i cicli calcistici hanno una durata ben precisa, anche per questo motivo credo che sulla panchina della Juve ci sarà un altro allenatore. E poi è importante finire al meglio, perché ciascuno decide quando è giusto smettere. Non quando lo dicono gli altri. ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora chi sarà il nuovo allenatore della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Le speranze della Juventus credo che portino al nome di Pep Guardiola. Tutto è possibile per la famiglia Agnelli, compatibilmente con l’attenzione ai bilanci. Poi ci potrebbe essere il ritorno di Didier Deschamps, anzi ti dirò che ci sono molte piste che mi portano a dire che questo allenatore francese sia già stato contattato dalla Juventus e possa seriamente diventare il prossimo allenatore bianconero.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Allora le voci che parlano di Luis Enrique alla Juve, non sono da considerare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che ci siano molti allenatori bravi, i cui profili potrebbero essere adatti ad allenare la Juve. Tuttavia, anche se le caratteristiche di Luis Enrique non si discutono, penso che su di lui si siano fatte soltanto delle riflessioni che non sono compatibili con il futuro della Juventus.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A proposito di Champions, pensi che la Juve possa superare il turno contro l’Ajax, anche senza CR7 nel match di andata?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Dopo l’estrazione dall’urna che aveva decretato l’Atletico Madrid quale avversario della Juve, avevo detto che chi passava questo turno sarebbe arrivato in finale. Ebbene, oggi lo riconfermo più che mai!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ritorniamo al campionato. Nonostante la quasi conquista dell’ottavo scudetto consecutivo, molti non sono contenti del gioco della Juventus che appare più redditizio che divertente. Qual è il tuo pensiero in merito?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ E’ vero che ci sono molti tifosi che non sono contenti del gioco della Juve. Ma ce ne sono molti di più, tra questi anche il sottoscritto, che pretendono sempre qualcosa di più nonostante si riconoscano i meriti di quello che è il migliore allenatore italiano; ovvero Massimiliano Allegri. Quindi, preferisco arrivare primo con questo gioco, piuttosto che arrivare secondi, terzi o quarti con un gioco migliore.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Antonio. Da giornalista tifoso bianconero è facile immaginare il tuo sogno di rivincere la Champions dopo tanti anni. Ma tu, quale altro desiderio hai chiuso nel cassetto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Professionalmente mi piacerebbe che dopo 23 anni, con Radio Bianconera e con me direttore si potesse festeggiare la vittoria di quella Champions che ho vissuto da semplice tifoso. Dal punto di vista umano, invece, mi piacerebbe che fossimo tutti d’accordo almeno quando guardiamo una partita insieme. Questo è il mio augurio nel mondo del calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-antonio-paolino.jpgSiNtra-campionato-e-champions-nasce-radio-bianconera-1013544.htmSi100451001,02,03030206
901013534NewsCoppeJuventus, è arrivato il giorno della verità20190312174951Per Allegri,CR7 e compagni è l`ora della verità. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ da quella assurda sera del Wanda Metropolitano, che i tifosi bianconeri aspettano la notte della rivincita. Quella squadra scesa in campo non era la vera Juventus e non era neanche la lontana parente di quella che è veramente, nonostante certe manchevolezze tattiche che spesso imputiamo ad Allegri. Una notte mortificante per il popolo bianconero, il quale mise da parte persino l’immenso distacco in campionato dal Napoli, che già preannunciava la conquista dell’ottavo scudetto consecutivo per la Juventus. L’amarezza di quella partita di Champions contro l’Atletico Madrid fu troppo intensa, bruciante ed impossibile da assorbire. Per questo, fin dal giorno dopo quella incredibile sconfitta, il mondo bianconero ha vissuto con ansia la spasmodica attesa della rivincita all’Allianz Stadium. Ebbene, adesso quella notte tanto attesa sta per arrivare. A Torino, nella sua parte di fede bianconera si respira aria e voglia di partita perfetta, in cui solo la Juventus stessa, prima ancora dei Colchoneros, può essere la vera antagonista di sé. Certo, resettare completamente tutto è praticamente impossibile, tuttavia, nella notte più importante della stagione della Juventus, il popolo bianconero deve mobilitarsi e provare in qualche modo a non essere prevenuto su pensieri anti Allegri, su insoddisfazioni e idee di programmazione sulla sua probabile sostituzione e di tante innumerevoli disapprovazioni contro la società per il caro biglietti. Pensiamo che a tempo dovuto i sostenitori della Vecchia Signora d’Italia abbiano la legittimità, se lo riterranno opportuno, di scegliere il modo migliore per contestare. Ma questa notte, no! La Juventus ha bisogno del dodicesimo giocatore in campo, perché l’eventuale remuntada sugli spagnoli significherebbe l’accesso ai quarti di finali e la possibilità di arrivare fino in fondo, partecipando a quella finale tanto attesa per poterla vincere. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ stato il sogno delle notti juventine già da questa estate, proprio quando la Juventus ufficializzò l’acquisto di Cristiano Ronaldo. Già, perché lui è senza dubbio l’uomo Champions, il calciatore che ha vinto cinque volte la Coppa dalle grandi orecchie ed ha segnato 122 reti. CR7 ha scelto la Juve, ma anche la società lo ha voluto insistentemente senza badare a spese, sicura di colmare finalmente quel fastidioso gap che le ha impedito di vincere una Champions che nel tempo è persino apparsa stregata per i colori bianconeri. E’ stato come incontrarsi in un intersecarsi di situazioni che fanno capo alla convinzione di un affare comune, capace di portare benefici ad entrambi. Quindi, in questa notte di football ad alti livelli in cui si spera in un’impresa storica da parte della Juventus, la differenza la farà sicuramente il campione tanto voluto da tutto il mondo bianconero. E se è vero che nel calcio contano gli episodi e certi meccanismi di squadra che si devono incastrare perfettamente come tessere che completano un puzzle, è altresì vero che il campione fa sempre la differenza. E CR7 la fa la differenza; su questo non ci sono dubbi! <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono sicuro al 200% che Cristiano farà Cristiano”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dice capitan</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini.</b> Un chiaro pensiero di quello che significa avere in squadra, nello spogliatoio, in campo e nei vari allenamenti quotidiani, un leader di tale spessore tecnico e umano, capace di migliorare l’autostima di tutti i propri compagni di squadra. E in momenti come questo c’è proprio bisogno dell’unione d’intenti, c’è bisogno di vedere l’avversario con rancore sportivo, per aver creato tanti malumori dopo quell’infausta notte al Wanda Metropolitano, capace di destabilizzare l’armonia dell’ambiente juventino che comprende, oltre ai tifosi, anche gli addetti ai lavori. C’è poi la fase tattica da analizzare da parte di Allegri, che sta studiando da giorni il modo migliore per superare la squadra del Cholo Simeone. Proprio il Max livornese che ha le sue responsabilità e che si trova ormai in mezzo a un mare di contestazioni, deve dimostrare che sa di Europa e che non è vero che tende ad un calcio fatto di antiche idee, dove basta attendere sempre l’avversario per poi colpirlo nelle ripartenze. Il calcio in Europa si gioca con aggressività, forza fisica, velocità, e con uno, o massimo due tocchi, capaci anche di verticalizzare il gioco e trovarsi in area di rigore ed essere pronti al tiro in porta. Ma snaturare le caratteristiche di certi calciatori, nel fare di Allegri sembra essere la sua specialità, il suo modo di intendere un calcio fatto di tuttologi. Naturalmente è ancora tutto da dimostrare, visto che in campo europeo conta vincere e lui non ha mai vinto nulla, al contrario dei vari Guardiola, Mourinho, Zidane, la cui prossima presenza sulla panchina della Juve sembrava già cosa fatta, se non ci fosse stato l’intervento furbesco e repentino di Florentino Perez, il quale gli ha dato maggiori poteri per convincerlo a ritornare ad allenare il Real Madrid. Ma questa notte il campo parlerà chiaro e Massimiliano Allegri lo sa bene. Le chiacchiere sono già state spazzate via dall’impetuosità del vento che in questi giorni è soffiato violentemente sull’Allianz Stadium. Dunque, signor Allegri, dimostri che in campo internazionale ci sa fare. I giocatori li ha. E <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>una volta per tutte, metta pure il turbo a questa “Ferrari” bianconera che ha a sua disposizione. Altrimenti s’ingolfa……… </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNjuventus-e-arrivato-il-giorno-della-verita-1013534.htmSi100451001,02,03030245
911013531NewsCampionatiA Napoli vince una Juve senza personalità20190304193424Il cuore del Napoli non basta per superare una Juve fortunata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Con 16 punti di distacco dal Napoli, la Juve si avvia a conquistare anzitempo il suo ottavo scudetto consecutivo. Ma il mondo juventino sembra accogliere questo ennesimo successo in campionato con una sorta di retrogusto dolce – amaro, quasi fosse ormai diventata una consuetudine, un qualcosa che non emoziona più. E’ vero, la Juve di Allegri ha vinto 2 a 1 una partita in cui ha mostrato tutti i suoi limiti dettati da questo momento. Due pali, una traversa e un rigore sbagliato da Insigne, sono il magro bottino di un Napoli che pur avendo buttato in campo il cuore non è stato fortunato. La Juve, invece, si è limitata a fare un discreto primo tempo e una ripresa tutta da dimenticare. Infatti, non è la prima volta che vediamo i bianconeri alla mercé dell’avversario, pressata nella propria area di rigore senza riuscire ad andare oltre la propria area. A Napoli è sembrato di rivedere il recente film vissuto al Wanda Metropolitano di Madrid contro l’Atletico del cholo, e cioè una Juve paurosa, senza personalità, molto simile a una squadra di provincia che butta i palloni al vento. La gara è stata sbloccata da Pjanic al 28’ su calcio di punizione dal limite dell’area, concesso dall’arbitro per fallo su CR7 da parte del portiere Meret, il quale in questa circostanza è stato espulso per fallo da ultimo uomo. Poi, al 39’ Emre Can ha raddoppiato con un gol di testa nell’area piccola. Ma, a questo punto, chi non ha visto la partita potrebbe pensare alla superiorità della squadra bianconera nell’atteggiamento tecnico e tattico. Non è così, perché nonostante il Napoli non abbia fatto un buon primo tempo per effetto del suo essere rimasto in dieci uomini, ha colto un palo con Zielinski su imbeccata di Fabian Ruiz e prodotto ottime ripartenze capaci di mettere in crisi Bonucci e compagni. Poi, ad inizio ripresa, Pjanic è stato espulso dall’arbitro per somma di ammonizioni. A questo punto la Juventus si perde ed è in balia di un Napoli che vuole recuperare il doppio vantaggio dei bianconeri con furibondi attacchi. E’ la saga del ritiro nella propria area da parte della Juve, incapace di contenere l’avversario e di controbatterlo come si deve. I calci d‘angolo sono ovviamente numerosi e la Juve si perde, non ragiona più, sbaglia, butta via i palloni che sistematicamente tornano con gli attacchi partenopei. Così il Napoli segna con Callejon e poco dopo l’arbitro concede un calcio di rigore per fallo di mano in area da parte di Alex Sandro. Solita Var, solito iter televisivo e poi l’arbitro indica il dischetto. Batte Insegne e il palo gli nega il gol. La Juve continua ad essere brutta quanto fortunata e così ci si avvia al termine con un recupero che non consente al Napoli di potere almeno pareggiare una partita che, in base a cosa si è visto, avrebbe meritato di non perdere. Dunque, una Juve che a una settimana dal ritorno di Champions non lascia prevedere nulla di buono. I miracoli si avverano anche nel calcio, ma che magra consolazione per una Juventus che quest’anno avrebbe dovuto e potuto distinguersi nel gioco, nei risultati e in quella personalità che non ha più.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>fl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNnapoli-1013531.htmSi100451001,02,03030155
921013530NewsEditorialeAl 13° minuto, 13 secondi per ricordare Davide Astori.20190304170257Tra momenti di riflessione e commozione, l`incancellabile ricordo del capitano della Fiorentina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cos’è la vita. Che cos’è la morte. E che cos’è il calcio, capace di racchiudere sentimenti così profondi, controversi e al contempo uguali. Un anno senza <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. Il calcio si è fermato al 13° del primo tempo e per 13 secondi in tutti gli stadi d’Italia. 13 come il numero della sua maglia che resta il simbolo di un ragazzo che il destino ha prematuramente strappato alla vita. Lunghi applausi in tutti gli stadi, qualche inevitabile lacrima e tanta commozione. C’è stata molta compostezza e partecipazione da parte di tutti, ed è sembrato quasi che migliaia di persone di fede calcistica diversa si unissero in un ipotetico abbraccio per riflettere, per ricordare ciò che il tempo non cancellerà mai. Sì, perché ci sono momenti nel mondo del calcio e nella vita in genere, in cui certi antagonismi costruiti da antiche ruggini non hanno motivo di esistere. E’ sembrato quasi che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> per 13 secondi avesse messo tutti d’accordo in un’atmosfera surreale. In alto al tabellone la sua immagine che ormai abbiamo imparato a volere bene come un’icona di famiglia. Da Cagliari a Bergamo, da Roma a Milano,Torino e tutti gli stadi, hanno ricordato Davide come se avesse indossato tutte le maglie del calcio italiano. Sembra ieri, eppure è passato un anno da quel 4 marzo 2018 in cui Astori morì nel sonno in quell’albergo di Udine in cui pernottava con la sua Fiorentina, nell’attesa di disputare il giorno dopo l’incontro con l’Udinese. Ma lui, capitano della viola, quella partita non la giocò mai, lasciando attoniti i suoi compagni che sconfortati non si dettero pace, esattamente come succede ancora oggi. Così, in quei 13 secondi in cui il fischio dell’arbitro ha interrotto il gioco, l’amato pallone ha fatto spazio ai pensieri su Davide e alla sua scomparsa troppo&nbsp;frettolosa, che non ha dato neanche il tempo di salutarsi, di stringersi in un abbraccio intenso, proprio come dopo avere fatto un gol. A Bergamo hanno destato forte commozione le copiose lacrime versate da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic</b>, il quale in un articolo apparso oggi su diversi quotidiani sportivi, ha detto che in quegli attimi ha ricordato l’amico Davide, con il quale ha giocato nella Fiorentina, ma gli è anche venuto in mente il suo dramma vissuto questa estate, quando è stato ricoverato in ospedale per un’infezione batterica ai linfonodi del collo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quello che è successo ad Astori mi è rimasto in testa per tanti giorni. C’è stato un periodo in cui avevo paura di andare a letto e addormentarmi. Temevo di non svegliarmi più e di non vedere più la mia famiglia. Ho smesso di guardare le partite e il calcio in TV. Pensavo solo a guarire e stare con la mia famiglia. A un certo punto ho sperato di poter camminare e non di ritornare a giocare. Poi tutto è passato e ne sono uscito. Prima mi arrabbiavo per stupidaggini, ora vivo meglio”.</b> Pensieri e sentimenti che raccontano le fragilità dei campioni del pallone come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic,</b> il quale, nel ricordare il dramma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Astori,</b> si è immedesimato nella sua storia personale sfociata in un pianto dirotto in quei 13 secondi, in mezzo a quel prato verde di Bergamo in cui il pallone, la partita e i giocatori di Atalanta e Fiorentina si sono fermati. Il calcio è anche questo. Giri le pagine della commedia del pallone e ne esce il racconto della vita e della morte come un fatto naturale, come se l’una fosse direttamente collegata all’altra. Poi, al fischio dell’arbitro, il gioco riprende e la vita continua il suo scorrere naturale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“The Show Must</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Go On” – “Lo spettacolo deve andare avanti”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-davide-astori.jpgSiNal-13-minuto-13-secondi-per-ricordare-davide-astori-1013530.htmSi100451001,02,03030157
931013526NewsCoppeFiorentina - Atalanta di Coppa Italia, un divertimento allo stato puro20190228194132Uno show di calcio <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In Italia ci sono rare partite che per la spettacolarità di gioco, di gol, di movimento e grandi numeri di tecnica sopraffina, ti sembra quasi che servano da insegnamento per le scuole calcio. Un pallone inteso con quell’antica purezza che predilige lo spettacolo, distruggendo quasi con disprezzo ogni tatticismo esasperato. E’ la bellezza di un calcio che sa di gioco fatto al parco, negli antichi cortili di casa, dove le porte erano fatte di indumenti o di zaini che avevano ancora dentro i libri di scuola. Puro e semplice divertimento che visto su un campo di calcio di Serie A quasi stona, abituati come siamo a quella inevitabile forma mentale costituita da tattiche fatte per inibire il gioco avversario. Eppure, incredibile ma vero, anche in Italia come in Premier League si è verificato il miracolo di assistere a una partita maschia, con gesti tecnici e corse furibonde per oltre 90 minuti, tali da lasciarti a bocca aperta e farti stropicciare gli occhi per l’incredulità. Fiorentina e Atalanta sono le squadre che hanno offerto questo gran calcio, nel corso della prima semifinale di Coppa Italia finita 3 a 3. Ma non sono solo i sei gol realizzati ad avere fatto spettacolo, perché questa partita deve essere vista nel suo insieme come una grande voglia di superarsi con forza decisionale e con il pensiero primario di offendere l’avversario piuttosto che contenerlo con mezzucci noiosi, tipici di quell’italico calcio che annoia. Tinti di viola sono stati gli spalti del Franchi di Firenze, che ha beneficiato del grande spettacolo sul rettangolo verde offerto dalle squadre di Pioli e Gasperini. Qualche fissato di tattica ostinata, potrà dire che il risultato di 3 a 3 è dovuto a difese disattente e magari disposte malamente a 3 o 4 giocatori. Noi diciamo, invece, che abbiamo visto due squadre arrembanti, le quali hanno sbagliato poco o nulla, badando a verticalizzare il gioco con aperture perfette, costruite con massimo due tocchi. Tutto fatto con grande velocità da una parte all’altra, quasi a non avere ancora avuto il tempo di apprezzare le incursioni di Chiesa e Benassi, che già sei conquistato dall’incedere del Papu Gomez piuttosto che di Ilicic. Uno show esaltante di squadre e giocatori capaci di accendersi in campo con qualità, badando a superarsi attraverso il pensiero fisso che nel calcio chi fa più gol vince. E se è vero che con quel punteggio di 3 a 3 l’Atalanta potrà avvalersi nella partita di ritorno di un pareggio o una vittoria per potere partecipare alla finale di Coppa Italia, la Fiorentina di Pioli vista al Franchi, se metterà la stessa determinazione nell’esprimere la purezza di gioco espressa in questa circostanza, allora potrà anche ambire a una vittoria che le spalancherebbe le porte della finale. Dunque, è errato pensare e scrivere di un calcio italiano che è inferiore per sostanza e spettacolo, rispetto al calcio inglese. I numeri li abbiamo anche noi, basta volerlo! Imparino i ragazzi che fanno calcio perché il gioco del pallone è semplice, è fatto di passione, corsa, duri contrasti, lealtà e tecnica sopraffina. La tattica? Lasciamola a chi millanta parole e snatura il senso vero di uno sport che appassiona. Brava Fiorentina e brava Atalanta, la vostra lezione di calcio ha fatto bene a noi e dà speranza a chi vuole emulare tale filosofia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711foto-calciatore-chiesa.jpgSiNfiorentina-atalanta-di-coppa-italia-un-divertimento-allo-stato-puro-1013526.htmSi100451001,02,03030205
941013512NewsCampionatiInter, Spalletti sotto esame. 20190201153919In casa nerazzurra si profila una ristrutturazione di base già da questa estate.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>D</span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>opo la fuoriuscita dalla Champions da parte dell’Inter, adesso registriamo anche la sconfitta ai rigori contro la Lazio e la conseguente eliminazione dalla Coppa Italia. Situazioni non proprio idilliache per la società nerazzurra, che all’inizio di campionato si presentava come la vera antagonista alla Juventus. E così con il trascorrere dei vari impegni calcistici, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> mette in mostra quell’ansia da prestazione che nel calcio è emblema di mancanza di sicurezza e di recondite paure che si manifestano con l’assoluta carenza di autostima. Il gioco che non c’è, lo spogliatoio che mostra nervosismo perché non c’è partecipazione globale di squadra, dove ciascuno dei calciatori cerca di salvare soltanto se stesso. Senza contare l’ormai risaputa voglia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic </b>di andare via dall’Inter, la quale non è riuscita a cederlo nell’appena chiuso mercato di gennaio. Tutte cose che raccontano una situazione sfuggita di mano a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti,</b> il quale è consapevole di avere fallito il suo intento di riportare l’Inter ai fasti che gli competono. E adesso si parla di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> come naturale sostituto di Spalletti sulla panchina dell’Inter. E ci sarebbe più di un indizio, visto che l’ex allenatore di Juventus e Chelsea è stato visto nelle vicinanze della sede nerazzurra dove sembrerebbe essersi incontrato con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta.</b> Naturalmente, allo stato attuale delle cose tutti negano ogni trapelata voce, tuttavia, l’idea di una ristrutturazione tecnica di casa Inter prende sempre più fondatezza nell’ambiente nerazzurro. Adesso per Spalletti resta il piazzamento Champions in campionato e quell’Europa League che a questo punto della stagione è per l’Inter l’unico trofeo da conquistare. Intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> è alle prese con il rinnovo del contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi,</b> oltre a stilare i nomi dei giocatori su cui partire fin dal prossimo campionato. Una situazione non facile per il nuovo amministratore delegato dell’Inter, abituato com’era alla Juventus a pianificare con un certo ordine e con largo margine i programmi tecnici che devono sempre tenere conto della situazione economica e finanziaria della società. Ma in casa Inter le cose da fare sono tante, troppe anche per Beppe Marotta il quale metterà sicuramente a frutto tutta la sua esperienza per riorganizzare una società che per anni è stata in balia di errori e di situazioni (tranne il triplete di Mourinho) che hanno apportato soltanto grandi esborsi economici e tante delusioni. Adesso è ora di cambiare rotta, di partire dalle fondamenta con un allenatore che Marotta conosce bene per la dedizione, la grinta e la determinazione con cui ha lavorato alla Juve. Certo non sarà facile, anche in considerazione delle cose da fare che sono tante e tutte di primaria importanza. Ma l’Inter e i suoi tifosi non possono più aspettare. L’attesa è stata troppo lunga ed estenuante e ha fatto vivere sempre anni di delusioni talora anche cocenti. Vedremo cosa accadrà in seguito. Intanto, Spalletti e la sua squadra sono consapevoli di essere sotto esame. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNinter-spalletti-sotto-esame-1013512.htmSi100451001,02,03030130
951013488NewsCalciomercatoInter – Juve, mercato senza esclusione di colpi20181115114736Con l`arrivo dell`AD Beppe Marotta all`Inter, si profila una strategia di mercato atta a anticipare le idee della Juventus. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Adesso che l’Inter sta per ufficializzare l’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> in qualità di Amministratore Delegato, si avverte il rinnovato vento di sfida alla Juve per cercare di detronizzarla. Il dirigente varesino conosce molto bene <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Paratici</b> e sa come ostacolarlo nell’operazione strategica di mercato. Così la sfida tra le due società appare ancora più incandescente, non fosse altro per certi sassolini rimasti ancora nella scarpa di Marotta che ha chiuso con la Juventus. E allora ecco avvicinarsi il primo obiettivo per ostacolare lo strapotere bianconero: il prossimo mercato. Marotta sa bene che in questo periodo Paratici e la Juventus si muovono per programmare il rafforzamento della squadra. Allora, pur nella sua posizione ancora non ufficiale di passaggio all’Inter, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> è già all’opera per contendere alla Juve alcuni obiettivi di mercato. Primi fra tutti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiesa (Fiorentina), Barella (Cagliari),Tonali (Brescia), Mancini (Atalanta), Andersen (Sampdoria) e poi anche Antony Martial (Manchester United) e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Adrien Rabiot (PSG).</b> Questi sono gli obiettivi di prima fascia in grado di creare disturbo a una Juve già all’opera per fare piazza pulita. Una cosa è certa, Beppe Marotta con la sua esperienza fatta alla Juventus apporterà all’Inter quelle strategie non solo di mercato che hanno fatto grande la Vecchia Signora. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta </b>è quella figura che manca all’Inter dai tempi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Italo Allodi</b>, un ad capace di strategie necessarie per migliorare il livello tecnico nell’ambito della squadra, non perdendo mai di vista l’importanza di curare un bilancio societario sano. Vedremo cosa accadrà. Intanto l’eterna sfida tra le due società proseguirà senza esclusione di colpi. Passano gli anni e passano pure le figure che hanno caratterizzato l’antica storia fatta di insanabili ruggini tra Juventus e Inter. Sembra la narrazione di un destino che si è instaurato tra mille vicissitudini di odi e rancori. E adesso, con l’arrivo di Marotta all’Inter, si continua a scrivere altre pagine di antagonismi pallonari che non hanno mai fine. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-beppe-marotta.jpgSiNinter-juve-mercato-senza-esclusione-di-colpi-1013488.htmSi100451001,02,03030428
961013486NewsEditorialePerché manca in Italia la cultura sportiva?20181113153242Un serio problema da risolvere al più presto.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Siamo un popolo che preferisce offendere l’avversario, piuttosto che fare il tifo per la squadra del cuore. Un’antipatica abitudine ancestrale, tutta italiana, che reprime quello stile british tanto adottato all’estero. Le recenti offese indirizzate a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mourinho</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ancelotti </b>e altri esponenti del mondo del calcio, fanno riflettere su come affrontare un problema diventato ormai dilagante e che non tiene conto dell’andamento della partita, ma dell’intimo e perfido gusto di stuzzicare malignamente la reazione di chi in campo sta svolgendo la propria attività sportiva. Offese personali, parole taglienti come lame di coltello affilate, che continuano martellanti durante tutta la partita, ignari dello svolgimento tecnico e agonistico del match che si svolge nel rettangolo verde. Ma c’è anche chi risponde e provoca con gesti di inaudita pericolosità, capaci di fare scoppiare vere e proprie risse. E allora che fare? In questi giorni si sta studiando di addivenire all’interruzione del match, né più e né meno di quando si sentono gli ululati di buu razzisti. A nostro avviso potrebbe essere una buona idea, anche in virtù di eventuali e reiterate ingiurie che indurrebbero alla sospensione della partita. Insomma, come dire che a estremi mali si ricorrerebbe a estremi rimedi. Questa soluzione è stata presa in seria considerazione dal mondo politico del calcio e pensiamo sia unanime nella consapevolezza che certi atteggiamenti vadano puniti, proprio per sensibilizzare e migliorare quel senso educativo che resta la base per il buon svolgimento agonistico di un match basato sul contendersi la vittoria sul campo. Quel “Figlio di….” o “Vaffa….” o altre irripetibili frasi indirizzate “ad personam”, le quali si traducono in chiare forme diseducative che inducono alla reazione talora anche violenta e provocatoria, pensiamo davvero debbano essere debellate al più presto per il bene della crescita culturale del calcio. Dunque, speriamo negli sviluppi della questione che a questo punto diventa davvero di urgente soluzione.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mourinho.jpgSiNperche-manca-in-italia-la-cultura-sportiva-1013486.htmSi100451001,02,03030248
971013476NewsCampionatiC’è grande attesa per il derby Inter – Milan.20181019185054Nerazzurri e rossoneri ritornano a sfidarsi con il sapore dei derby d`altri tempi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E siamo arrivati all’antivigilia del derby milanese numero 169. C’è chi dice che vincerà l’Inter e c’è chi è convinto che prevarrà il Milan. Ma al momento chi ha vinto davvero è lo stadio Meazza, che da giorni è già tutto esaurito. Domenica sera, infatti, ad assistere al derby meneghino ci saranno 78 mila spettatori per un incasso che sfiorerà i 5 milioni di euro. Questi dati sono emblematici di un’attesa rinnovata per questo derby che ormai da troppo tempo vive di ricordi. Le due squadre della città lombarda, hanno infatti vissuto lunghi periodi gloriosi che si sono manifestati attraverso i grandi trofei conquistati in campo nazionale e internazionale. Poi c’è stata una sorta di lungo periodo in cui le due società milanesi non hanno più saputo ritrovare il bandolo della matassa per primeggiare. Le cause? Sono davvero tante e tra queste c’è da considerare la fine di un ciclo dovuto anche a travasi di vecchie e nuove proprietà arrivate dalla lontana Cina. E allora tutti a rimpiangere i Moratti e i Berlusconi, ineguagliabili condottieri e straordinari amministratori che hanno fatto grande l’Inter e il Milan. Oggi c’è una timida ripresa d’interesse per il calcio meneghino, prova ne è questa grande attesa per un derby che giunge in un momento in cui l’Inter si trova a 16 punti in classifica, occupando la terza posizione alle spalle di Juventus e Napoli, mentre il Milan che di punti ne ha 12, si trova a condividere la sua decima posizione con Genoa e Torino. E mentre la squadra di Spalletti nelle ultime partite ha dimostrato più continuità di gioco e risultati, la squadra di Gattuso sta cercando ancora la sua vera identità. Tutti parlano del derby di Icardi e Higuain, noi pensiamo che sarà invece l’incontro delle due squadre milanesi che hanno ripreso a guardarsi in cagnesco dal punto di vista sportivo. Forse questa è la vera novità del 169esimo derby della Madonnina, in cui si ritrova quello spirito calcistico che fa di ogni derby una partita a sé. Nessuno ci sta a perdere, nessuno vuole sorbirsi gli sfottò del dopo derby nei bar, nei luoghi di ritrovo o di lavoro. E’ il fascino di una partita che divide le due curve con particolare orgoglio cromatico; da una parte i nerazzurri e dall’altra i rossoneri, tutti pronti a sostenere che la Milano calcistica storicamente gli appartiene. Ma alla fine c’è il campo con il suo verdetto finale, con le due squadre che si contenderanno attraverso il gioco e i gol quella vittoria che ingigantirà i meriti dei vincenti e deprimerà oltremodo i perdenti. Perché? Semplicemente perché questo derby meneghino ha ritrovato i suoi antichi valori del football milanese, in cui una squadra vuole prevalere sull’altra per soddisfare il proprio tifo di appartenenza. D’altra parte, come dicevamo pocanzi, Milano è sempre stata la scala del calcio, proprio perché ha avuto due squadre competitive in campo nazionale e internazionale. Inter e Milan si sono sempre spartite una grande fetta del football che conta, forse anche per questo motivo il derby di Milano storicamente ha assunto i connotati di una gara ancor più importante delle altre stracittadine d’Italia. Dunque, l’attesa del 169esimo derby di Milano si fa sempre più febbricitante. Come una volta, come quando Mazzola e Rivera sono stati gli artefici principali di una continuità che ha dato il sapore principe alla sfida tra Inter e Milan.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-derby-inter-milan.jpgSiNc-e-grande-attesa-per-il-derby-inter-milan-1013476.htmSi100451001,02,03030148
981013469NewsCampionatiIl Torino e il suo momento difficile20181003161958La squadra granata cerca ancora il gioco.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un po’ su, un po’ giù. Segno altalenante di una squadra che sta cercando di trovare la sua vera entità, il gioco e l’assetto tattico. E anche la vittoria di Verona contro il Chievo ha dato dimostrazione di un calcio granata noioso, sonnolento, mai entusiasmante, se non sul finale di partita in cui Zaza, subentrato all’evanescente Edera, ha segnato il gol della vittoria del Toro. L’entusiasmo che smorza gli sbadigli e che fa in qualche modo sperare in un prosieguo granata più confacente alle aspettative dei suoi tifosi. Certo, non è semplice per Mazzarri trovare la quadra soprattutto in attacco, dove la contemporanea presenza di Iago Falque,Belotti e Zaza può creare sbilanciamenti a discapito degli equilibri di un centrocampo che ancora oggi mostra molta quantità e nessuna qualità. Ma cosa si intende per centrocampista di qualità? E’ quel calciatore in grado di stabilire diligentemente i tempi di gioco con potere carismatico e capace di dare sicurezza alla squadra, sia in fase d’attacco che di interdizione. Tuttavia, queste figure calcistiche importanti nell’assetto tattico della squadra, si perdono spesso in personalismi e giocate di pregevole qualità tecnica che non aiutano il gioco della squadra nel suo insieme. Ecco perché gli allenatori (Mazzarri è tra questi), non vedono di buon occhio la fantasia di certi trequartisti che si ispirano soltanto al gioco d’attacco. E non è un mistero che Ljajic sia stato ceduto. Tecnicamente valido, il giocatore serbo oltre non essere mai costante, scombina spesso i disegni tattici voluti dall’allenatore. Detto questo, a nostro avviso il presidente Cairo avrebbe dovuto cercare sul mercato un centrocampista di qualità capace di inserirsi nel disegno tattico voluto da Mazzarri. Ottimi i giovani acquistati quest’estate, ma hanno bisogno di maturare per migliorare un potenziale tecnico che è sicuramente interessante. In difesa il buon Moretti dovrebbe essere ormai inserito nei quadri dirigenziali del Toro, (Team Manager?) piuttosto che continuare a chiedergli sul campo ciò che obiettivamente non può più dare. E anche De Silvestri, antico guerriero di molta volontà, non sempre si dimostra all’altezza della situazione in un ruolo che è tra i più dispendiosi del gioco del calcio. Dunque, un Toro ancora da assemblare, da plasmare nelle idee e nella consapevolezza che certi limiti non debbano fungere da alibi in un eventuale campionato di sterile soddisfazione granata. E’ vero,come dicevamo pocanzi, la squadra avrebbe bisogno di alcuni ritocchi fondamentali per trovare il gioco e di conseguenza i risultati, tuttavia, anche con l’attuale rosa è possibile condurre un campionato di medio – alto livello. Mazzarri deve studiare il modo più adatto per far rendere i suoi giocatori al meglio, senza responsabilizzarli troppo in quella fase difensiva che spesso diventa un boomerang carico di paure e di blocchi psicologici. Il Toro può e deve sviluppare serenamente il suo gioco con Iago Falque, che per le sue qualità tecniche può rappresentare il valore aggiunto della squadra di Mazzarri. A patto però che i compagni di reparto siano in grado di supportarlo a centrocampo,quando il suo incedere all’esterno del campo può diventare pericoloso nell’eventualità dell’immediata ripartenza dell’avversario. Insomma, a Mazzarri l’ardua sentenza. Si, perché nel calcio certi meriti e certe colpe vanno sempre suddivise in maniera equa.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNil-torino-e-il-suo-momento-difficile-1013469.htmSi100451001,02,03030189
991013457NewsCampionatiSeconda gara di campionato. Vincono Juve e Napoli.20180826153522Juve e Napoli già in testa alla classifica.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Juventus – Lazio = 2 a 0. Gol di Pjanic al 30’ e di Mandzukic al 75’</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> non ha segnato, non è un caso. La Juventus di Allegri è una Ferrari tirata a freno, quasi sminuita della sua grande potenzialità tecnica che non riuscire a trovare né trame di gioco, né capacità di imporsi all’avversario. La Juve vince e non convince, così com’era successo una settimana fa a Verona contro il Chievo, anche all’Allianz Stadium nella sua prima partita casalinga, la Vecchia Signora ha svolto il compitino dei sufficienti in maniera risicata. Trascinati dall’euforia generale in uno stadio sold out che non è più una notizia, la squadra di Allegri si è disposta in campo con un 4-3-3 iniziale che in realtà si è poi materializzato con un 4-4-1-1 per effetto di un Mandzukic che vera punta non è più da tanto tempo e un Bernardeschi le cui caratteristiche tecniche secondo noi, dovrebbero essere sfruttate più da mezz’ala piuttosto che da esterno. Così, a conti fatti, l’unico vero attaccante è stato CR7 il quale è apparso spesso solo. Riteniamo che questo fenomeno di giocatore debba essere supportato maggiormente dai compagni di reparto e servito a dovere. Questo non è stato a Verona e neanche a Torino. Il suo continuo scattare velocemente deve essere concepito e supportato da meccanismi perfetti che prevedono passaggi precisi e soprattutto tempestivi. E invece la Juve, soprattutto all’inizio del secondo tempo, invece di fare il proprio gioco e chiudere la partita, si è preoccupata di disporsi in maniera bassa per contenere una Lazio che con il suo 3-5-1-1, ha subito pensato di limitare i danni. Certo, ci rendiamo conto che siamo solo all’inizio e che Max Allegri stia cercando di capire come guidare questa Formula 1 che la società gli ha consegnato, tuttavia, prescindendo dallo stato atletico e fisico che a questo punto della stagione non può logicamente essere eccelso, ci lascia interdetti questa forma mentale che verte più sulla preoccupazione dell’avversario di turno, piuttosto che realizzare la consapevolezza della propria forza tecnica. Durante tutta la partita abbiamo visto molti errori, passaggi sbagliati, poco movimento senza palla (l’unico è stato CR7), mancanza di gioco sugli esterni (migliorato un po’ con l’ingresso in campo di Douglas Costa) e poi troppi lanci lunghi a saltare il centrocampo, che sono state immancabili prede dell’avversario. Insomma, Allegri deve lavorare molto su questa squadra, diminuendo magari quel tentativo di smorzare i facili entusiasmi dell’ambiente. Giusta la saggezza riguardante la scontatissima frase fatta, in base al quale contro la Juve tutte le squadre giocano la partita della vita, tuttavia, è assolutamente necessario rinforzare un’autostima che non vuole essere presunzione ma consapevolezza nei propri mezzi. Se questa Juve è stata costruita per vincere tutto, perché la squadra di Allegri con cotanto fenomeno in campo e una straordinaria panchina da vertice alto, continua a preoccuparsi dell’avversario piuttosto che dare prova di un gioco e di un’identità che non ha? Per quanto riguarda la Lazio di Simone Inzaghi abbiamo notato un’involuzione di gioco rispetto allo scorso campionato. Troppo solo è apparso Immobile in attacco e Milinkovic Savic non riesce a fare quella differenza che si richiede a un campione della sua levatura. Anche Inzaghi ha molto da lavorare, sperando che resti fuori dalle polemiche con il presidente Lotito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Napoli – Milan 3 a 2. Gol di Bonaventura al 15’, Calabria al 49’, Zielinski al 53’ e 67’, Mertens all’80’.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche il Napoli di Carletto Ancelotti vince la sua seconda partita di campionato e si trova in testa alla classifica ribattendo la vittoria della Juventus. Alla vigilia questo match era stato presentato come il confronto tra il maestro (Ancelotti) e l’allievo (Gattuso), ma sul campo ci si è resi conto che sono sempre i calciatori che destinano i risultati di una partita. Andati sorprendentemente in vantaggio con Bonaventura e Calabria, i rossoneri di Gattuso si sono sciolti come neve al sole dopo il primo gol di Zielinski. Sembra quasi un delitto questa sconfitta del Milan che ha mandato in malora un inizio di partita scoppiettante a discapito di un Napoli che ha subito uno strano blackout iniziale. Ma questo Napoli ha il merito di averci creduto fino alla fine, trasportato da un pubblico che come da copione ormai consumato ha fischiato il “core ingrato” Higuain, presentatosi al San Paolo con un’altra maglia. L’argentino non ha brillato, ma ha l’attenuante di doversi ancora ambientare nel gioco di squadra voluto da ringhio Gattuso. Ma la rimonta strepitosa del Napoli sul Milan ha due verità: la forza di non demordere mai della squadra di Carletto Ancelotti e la mancanza di carattere del Milan di Gattuso che, naturalmente, è stato penalizzato dal fatto di non avere potuto giocare la prima di campionato per i noti fatti accaduti a Genova. Comunque, c’è da dire che l’emozione e il tifo trascinante del popolo partenopeo è stata la chiave del successo di un Napoli che ha alternato cose buone ad altre meno interessanti, tra difesa, centrocampo e attacco. Il Milan dal canto suo deve invece recitare un “mea culpa” grandioso che serva da lezione per i tanti impegni che verranno.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNseconda-gara-di-campionato-vincono-juve-e-napoli-1013457.htmSi100451001,02,03030156
1001013455NewsCampionatiCR7, il fenomeno che rivoluziona ogni cosa.20180822175223Inebriarsi di Cristiano Ronaldo. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da quando è arrivato a Torino, ha cambiato persino il modus vivendi degli juventini abitanti nell’antica città sabauda. E persino quel fascino discreto di nobile ex capitale d’Italia, è stato sostituito dal vociare squillante verso il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> che tutti vogliono vedere per un selfie, un autografo con dedica da apporre sulla maglia bianconera appena acquistata. Basta solo un attimo, un secondo capace di ripagare ore d’attesa sotto il sole cocente d’agosto dietro le sbarre che delimitano il passaggio dei calciatori. E’ la ronaldomania che imperversa nelle strade, nei bar, nei ritrovi, tra le bancarelle dei mercati, nelle piazze e, soprattutto, in quella zona “Continassa” diventata ormai il quartier generale della Juventus. E persino il lento fluire del Po sembra agitarsi improvvisamente nella zona sottostante la Gran Madre, proprio in quello spicchio di collina che lascia intravvedere in lontananza la villa ottocentesca riservata a lui, il CR7 che racchiude i sogni di tutti, grandi e bambini, uomini, donne e famiglie che non avranno mai l’opportunità di firmare la centomillesima parte dei ricchissimi contratti di questo ragazzo portoghese che ha fatto la sua fortuna con il pallone tra i piedi. E lui dichiara parole d’amore verso la Juventus, la città di Torino e tutti gli juventini cui vuole regalare quella Champions tanto ambita e spesso sfuggita per quell’attimo che sa di destino avverso. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La Juventus è uno dei top team al mondo e sono molto contento di essere qui. A Torino mi sono ambientato bene e sono felice. La squadra è forte e sono sorpreso in positivo”.</b> Dette così sembrerebbero frasi fatte, quasi un canovaccio da recitare ogni qualvolta si cambi maglia, squadra, città e si deve pagare lo scotto delle apparenze che nascondono il proprio essere. Ma lui, il CR7, il Cristiano Ronaldo plurivincitore di coppe, trofei e palloni d’oro, sembra davvero sincero quando ricorda il suo bellissimo gol in Champions, segnato alla Juve in rovesciata: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Posso solo dire che spesso sono i piccoli dettagli che fanno la differenza, diciamo che quel che ho visto mi ha facilitato. Dispiace aver segnato contro la mia attuale squadra, ma adesso appartiene al passato. Credo che quello sia stato il gol più bello della mia carriera e sono rimasto senza parole quando ho sentito gli applausi dell’Allianz Stadium. Non mi era mai successo. Naturalmente voglio vincere questo trofeo anche con la Juve. Ce la metteremo tutta, ma non deve essere un’ossessione. Importante è avanzare il più possibile in Champions League”.</b> Parole che sembrano vere e magari lo sono pure, ma siamo sicuri che se la Juve non avesse imbottito di milioni di euro questo grande campione della pelota internazionale, difficilmente sarebbe arrivato a Torino tra le fila della Vecchia Signora d’Italia. Non vogliamo certamente fare il processo alle intenzioni per sminuire un arrivo così ampiamente voluto dalla famiglia Agnelli e da tutto il mondo Juve. CR7 è un grande apportatore di interessi economici che si moltiplicano a dismisura e a beneficio di chi se ne è assicurato le sue prestazioni. Tutti parlano di lui, tutti lo sognano, tutti vorrebbero toccarlo per attingere un po’ di quella fortuna che lui ha avuto nella vita. E’ legittimo! E poi non costa nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNcr7-il-fenomeno-che-rivoluziona-ogni-cosa-1013455.htmSi100451001,02,03030162
1011013454NewsCampionatiPrima giornata di Serie A e primi errori arbitrali20180820090147Tra delusioni e sorprese,inizia il campionato di calcio di Serie A<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Rinviate le partite Milan – Genoa e Sampdoria – Fiorentina per onorare le vittime della tragedia causata dal crollo del ponte Morandi a Genova, la Serie A inizia con non pochi spunti di polemica. C’è chi dice che il calcio avrebbe dovuto fermarsi rinviando tutte le partite in programma nella prima giornata di Serie A e c’è chi è d’accordo con il governo del calcio per ciò che è stato deciso. Ma questo non è stato il solo punto posto in discussione, infatti, c’è stato un altro motivo del contendere che ha caratterizzato l’inizio del campionato di Serie A 2018/’19: quale? La direzione arbitrale e il VAR. Le partite che sono state maggiormente prese in esame dalla lente d’ingrandimento televisivo sono state Sassuolo – Inter e Torino Roma. Sia Inter che Torino sembrano essere state penalizzate da decisioni sbagliate in occasioni di rigori non dati a loro favore per estrema decisione dell’arbitro che, come vuole la regola del VAR, resta l’unico e insindacabile giudice di gara. Detto questo, passiamo ad analizzare i vari risultati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Soffre la Juventus a Verona contro un Chievo sceso in campo per vendere cara la pelle. Tutti aspettavano il gol di CR7 e invece la Juve vince in extremis e con sofferenza, grazie ai gol di Khedira, un’autorete del Chievo Verona e la rete liberatoria di Bernardeschi che rende vani i precedenti gol di Stepinski e Giaccherini. In una giornata caldissima la Juventus ha mostrato una condizione fisica e di idee ancora da mettere a fuoco, mentre il Chievo ha fatto la sua onesta partita con la consapevolezza che quella fosse la partita della vita. La Juve di Allegri resta la squadra da battere e ci sarà tempo per verificarne lo stato organizzativo dal punto di vista tattico. Bene il Napoli che batte 2 a 1 la Lazio sul suo campo. La squadra di Ancelotti, contrariamente agli umori negativi della vigilia, ha saputo ribaltare un risultato che inizialmente la vedeva in svantaggio per effetto del gol segnato da Immobile. Poi, dopo avere preso le giste misure e un assetto tattico appropriato al confronto con un avversario proiettato all’attacco, il Napoli di Carletto Ancelotti ha messo in mostra delle buone ripartenze con un gioco sugli esterni che resta la caratteristica dei partenopei. Di Milik e Lorenzo Insigne sono stati i gol della vittoria. Per quanto riguarda la Lazio, invece, pensiamo che Inzaghi abbia ancora molto da lavorare per riorganizzare attraverso i nuovi arrivati quel gioco che l’anno scorso l’ha portato sui piani alti della classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In Torino – Roma, nonostante le condizioni climatiche davvero proibitive per un alto tasso di umidità che sovrastava la città piemontese, abbiamo potuto ammirare un calcio che da parte dei granata di Mazzarri è apparso volenteroso e pure di buona fattura. La Roma non ci è parsa all’altezza della situazione, tanto è vero che la sua difesa con in testa i suoi centrali, è stata lenta e incapace di sostenere le veloci incursioni di Iago Falque e Belotti. Un rigore negato, un gol annullato per fuorigioco millimetrico e una traversa colpita da Iago Falque, rappresentano il magro bottino della squadra granata che a parer nostro è stata penalizzata da un arbitro che non è apparso all’altezza della situazione. La Roma di Di Francesco poco ha fatto per ottenere un risultato positivo che va oltre i suoi meriti. Di Edin Dzeko il gol che all’89 sconfigge immeritatamente il Torino. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Malissimo dal punto di vista del gioco e del risultato, la prima uscita della rinnovata Inter di Spalletti che perde sul campo della sua bestia nera: il Sassuolo di De Zerbi. Ma c’è da dire che anche in questo caso, l’Inter è stata penalizzata dall’arbitro Mariani soprattutto nella decisione di non dare un rigore netto per atterramento in area di Asamoah. Certo, questo non avrebbe cancellato la brutta prestazione di Icardi e compagni, tuttavia avrebbe potuto cominciare un campionato in maniera meno traumatica. Ottimo il gioco del Sassuolo che brilla per una vittoria che fa capo al gol su rigore di Domenico Berardi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per il resto, Parma e Udinese hanno pareggiato 2 a 2 una partita dominata dai parmigiani ma calati alla distanza per un calo fisico che ha agevolato il ritorno dei friulani. Vince l’Empoli con due gol contro un Cagliari apparso ancora troppo fragile, mentre perde in casa il Bologna che subisce il gioco e il gol di una Spal davvero sorprendente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone.jpgSiNprima-giornata-di-serie-a-e-primi-errori-arbitrali-1013454.htmSi100451001,02,03030185
1021013453NewsEditorialeIl Memorial “Marco Salmeri” giunge alla quarta edizione20180819171828Per non dimenticare..... <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Assieme alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Reggina 1914</b>, le due squadre di Milazzo in provincia di Messina <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">(l’A.S.D. Milazzo</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milazzo Academy</b>, entrambe partecipanti al campionato di Promozione 2018/19) onoreranno il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">IV Memorial “Marco Salmeri”</b> che si svolgerà nell’omonimo stadio di Milazzo il 29 agosto 2018 a partire dalle ore 16,30. Un appuntamento annuale importante per la Città di Milazzo, ma soprattutto per la famiglia Salmeri che fin dal primo giorno in cui fu colpita dalla tragedia per la morte del proprio figlio, si è riproposta fedelmente di rinnovare questo memorial calcistico che ha lo scopo di non dimenticare Marco. Nella città mamertina tutti ricordano la tragedia che coinvolse <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, un giovane calciatore di belle speranze che in autostrada perse la vita a seguito di un grave incidente automobilistico, dopo aver giocato una partita di campionato con il Due Torri. Ebbene, da allora papà Salmeri si è prodigato personalmente nella buona riuscita di un triangolare calcistico che vuole avere una buona cassa di risonanza, anche attraverso prestigiose partecipazioni di squadre di un certo spessore. E così, dopo avere ospitato la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Primavera del Torino calcio</b> nella scorsa edizione, quest’anno è in arrivo la Reggina che milita nel campionato di Serie C. Gli amaranto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Cevoli</b> (ex allenatore del Renate, che ha firmato un contratto fino al 2019) si contenderanno il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">quarto trofeo “Marco Salmeri”</b> contro le due squadre di Milazzo. Ci sono dunque tutti i presupposti per la buona riuscita di questo memorial che non solo si preannuncia interessante dal punto di vista tecnico, ma che garantisce il ricordo del giovane Marco. Ecco cosa ha dichiarato papà Salmeri: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Comunque vada, ho promesso a me stesso e a mio figlio che tutti gli anni questo memorial andrà avanti. Certo, le difficoltà economiche e organizzative da affrontare sono davvero tante, tuttavia, resta fondamentale il ricordo di Marco che non può e non deve subire la pur minima dimenticanza dovuta al tempo che scorre via velocemente. Per la mia famiglia e per gli amici che hanno apprezzato il valore tecnico e umano di Marco, questo Memorial ha il significato profondo della dedica a chi nei nostri cuori non muore mai”. </b>Già, un Memorial, un pallone, tre squadre formate da giovani calciatori che attraverso questo straordinario sport onorano tutti gli anni la figura di Marco. Sempre. Per non dimenticarlo mai.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo Stadio Marco Salmerifl0711fl0711foto-marco-salmeri.jpgSiNil-memorial-marco-salmeri-giunge-alla-quarta-edizione-1013453.htmSi100451001,02,03030186
1031013451NewsEditorialeQuanta attenzione per CR7, ma adesso non si sta esagerando?20180730184221La CR7mania che fa perdere la testa a tutti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Da quando si è appreso dell’arrivo alla Juventus di Cristiano Ronaldo, si è scatenato il delirio attorno a lui. L’attenzione è continua e persino esagerata verso un calciatore che se pur rappresenti il meglio del calcio mondiale con annessi interessi economici di straordinaria portata, non giustifica tutto questo seguito mediatico di esorbitante portata. Una villa megagalattica sulla collina di Torino, jeep in regalo e ogni confort per lui e la sua famiglia al seguito, CR7 si sente un dio incontrastato. Ovvio persino il suo altezzoso comportamento che se umanamente è ingiustificato, dal punto di vista di tutto questo clamore creato attorno a lui diventa pure legittimo. Ieri ad attenderlo a Caselle fin dalle nove del mattino, si è assiepata una nutrita schiera di tifosi per assistere al suo arrivo a Torino. C’era chi aveva portato la maglietta della Juve sperando di avere una sua dedica, chi ha sfidato la torrida canicola estiva attrezzandosi di bevande, cellulari, cappellini e occhiali, e c’era pure chi aveva in mano il proprio IBAN per chiedere un aiuto in denaro. A lui, a quel CR7 che appare come un marziano che sceso sulla terra per giocare a calcio con la maglia della Juve, sta rivoluzionando l’intero sistema della pelota italiana. Certo che questa mega accoglienza riservata soltanto ai capi di Stato, riserverà grandi riflessioni sociali su un mondo del calcio che resta sempre più lontano dalla logica quotidiana di chi vive una vita “normale”, aggrappandosi persino al fatuo sogno di potere vedere da vicino com’è fatto uno che non sembra neanche umano. 30 milioni di euro l’anno per 4 anni di contratto = 120 milioni di euro. Senza pensare tutto il resto che significa introiti d’immagine, sponsor, premi partita e tanto altro. La sicurezza intorno a lui sarà sempre numerosa e assistita da veri professionisti del mestiere, capaci di accompagnarlo dalla sua splendida dimora in Strada San Vito sulla bellissima collina di Torino, alla Continassa per gli allenamenti quotidiani. Almeno in questo senso siamo contenti che la sua presenza dia lavoro a chi per proteggerlo, guadagni magari 1.000 euro al mese con tutti i rischi del mestiere. Siamo solo all’inizio e chissà cosa sarà in seguito. Intanto l’extraterrestre è appena approdato a Torino tra noi comuni mortali. Come reagirà la nobile, riservata città sabauda a tutto questo clamore inaspettato? E l’Italia, Paese di eterni problemi politici, sociali, economici, che si arrabatta tra populismi e demagogiche promesse di un lavoro che non c’è. Gli basterà sapere cosa mangia, come vive, come sa entusiasmare Cristiano Ronaldo attraverso i suoi gol, il popolo bianconero della Vecchia Signora d’Italia? Ah, se bastasse solo tutto ciò per risolvere i veri problemi di questo nostro Paese allo sbando. Saremmo pronti persino ad aumentare ancor di più l’ingaggio a questo nuovo numero 7 da sogno, che la Juventus ha acquistato per vincere tutto e di più!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNquanta-attenzione-per-cr7-ma-adesso-non-si-sta-esagerando-1013451.htmSi100451001,02,03030183
1041013442NewsCoppeSoffrono le grandi squadre e i loro campioni. Tranne CR720180618144431Le nostre considerazioni tecniche sull`inizio del FIFA WORLD CUP RUSSIA 2018<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Le sorprese non mancano mai. E’ quasi una regola che nelle partite iniziali di Coppa del Mondo ci siano squadre titolate e stelle tanto attese che deludono. Così, neanche la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fifa World</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cup Russia 2018</b> sembra sfuggire a questa “regola”, in cui le squadre favorite per la vittoria finale inciampino davanti a nazionali meno dotate tecnicamente. Vince a stento la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francia </b>contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perù</b>, pareggia la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spagna</b> contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Portogallo, l’Argentina</b> contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Islanda </b>e il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brasile </b>contro la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Svizzera</b>, mentre addirittura perdono i campioni in carica della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Germania </b>contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messico.</b> Tutto questo ha una spiegazione ben precisa, infatti, le squadre che sono inferiori dal punto di vista tecnico, partono sempre velocemente attraverso un pressing asfissiante con ripartenze frenetiche che mettono in difficoltà le grandi squadre, le quali adottano sempre la tattica della lunga tenuta atletica e mentale per arrivare fino in fondo alla competizione. Questo è un dato oggettivo, anche se la statistica dice che alla fine si contenderanno il titolo di campioni del mondo, proprio le potenze calcistiche più titolate che magari hanno perso la prima partita. Quindi, possiamo dire con assoluta certezza che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spagna,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Argentina, Brasile e Germania</b> non devono temere questo mezzo passo falso iniziale. E poi ci sono da considerare le prestazioni dei grandi campioni; su tutti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo.</b> Mentre il campione argentino ha sbagliato un rigore contro l’Islanda, la stella portoghese ha segnato tre gol alla Spagna. Due campioni a confronto, due modi di intendere il calcio ad altissimi livelli, pur con caratteristiche tecniche diverse. Messi è apparso abulico, quasi stanco. Più volte lo abbiamo seguito con lo sguardo anche quando l’azione non era nelle sue immediate vicinanze. Ebbene, il campione argentino contro l’Islanda non ha mai dato la sensazione di seguire il gioco della sua squadra, che all’interno ha grandi valori tecnici. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, invece, pur giocando in una nazionale che non appare irresistibile in tutti i reparti, ha sempre il ruolo di trascinatore, di esortatore di gioco e di azioni offensive. Infatti, contro la Spagna lo abbiamo visto lucido nelle trame di gioco con i compagni di squadra e forte nella convinzione realizzatrice. La sua leadership in campo appare superiore a quella dimostrata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lionel</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi,</b> il quale, pur essendo il capitano dell’Argentina, non ha dimostrato gli stessi valori trascinanti di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>. Certo, queste nostre sensazioni si riferiscono alla prima partita del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Portogallo</b> e dell’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Argentina</b>, in un mondiale che ci darà ancora modo di fare delle analisi ancora più approfondite sui due campioni. Per quanto riguarda <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neymar</b>, invece, dobbiamo dire che ci è sembrato molto volenteroso di far bene, ma alla fine è stato inconcludente. Apprezzabile il suo muoversi freneticamente in tutte le zone d’attacco del campo, ma abbiamo registrato più volontà e voglia di far bene, piuttosto che una prestazione all’altezza del suo nome altisonante. Certo, il campione è rientrato dopo un brutto infortunio, tuttavia non ha convinto. Forse ha anche sbagliato il selezionatore carioca <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tite</b> a non inserire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b>, che avrebbe creato sicuramente scompiglio, superiorità numerica e dato più apporto in attacco in aiuto proprio a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neymar</b>. Comunque, una cosa è certa; anche se resta inconfutabile la vittoria di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">CR7</b> al cospetto delle altre due stelle nel primo round del pallone mondiale, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Neymar </b>possono contare su una vera e propria squadra a loro supporto, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> no. Arriverà il Portogallo fino in fondo?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cristiano-ronaldo.jpgSiNsoffrono-le-grandi-squadre-e-i-loro-campioni-tranne-cr7-1013442.htmSi100451001,02,03030183
1051013440NewsCoppeSi apre il sipario della Coppa del Mondo 201820180613165221Ma l`Italia non ci sarà..... <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il palcoscenico è pronto, ed eccoci qua a commentare i Mondiali di Calcio 2018 senza l’Italia. Una vetrina di football eccezionale che tutti gli appassionati del settore seguiranno sui teleschermi Mediaset, i quali offriranno un ricco piatto di appuntamenti che si possono vedere in chiaro. Tanta è l’attesa di questo evento sportivo che quest’anno si svolgerà in Russia e che inizierà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">giovedì 14 giugno</b> e si <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">chiuderà alle ore 17,00</b> (ora italiana) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">con la finale del 15</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">luglio 2018.</b> E’ la 21ma edizione organizzata dalla Fifa World Cup 2018 che prevede la partecipazione di 32 squadre, le quali si affronteranno in 11 città della Russia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Russia</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brasile<span style="color: black;">, Iran, Giappone, Messico, Belgio, Corea del Sud, Arabia Saudita, Germania, Inghilterra, Spagna, Nigeria, Costa Rica, Polonia, Egitto, Islanda, Serbia, Francia, Portogallo, Uruguay, Argentina, Colombia, Panama, Senegal, Marocco, Tunisia, Svizzera, Croazia, Svezia, Danimarca, Australia e Perù, </span></b><span style="color: black;">si contenderanno</span> il titolo di campioni del mondo 2018. Come dicevamo pocanzi, resta il grosso rimpianto della non partecipazione degli azzurri ,che hanno fallito clamorosamente la qualificazione ad opera della Svezia. Tuttavia, anche per noi sportivi italiani la Coppa del Mondo resta sempre un appuntamento affascinante da gustare, soprattutto in considerazione della presenza di stelle mondiali come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Messi, Cristiano Ronaldo, Sergio Ramos, Mbappè, Pogba, Modric, Rakitic, Marcelo, Neymar, Milinkovic – Savic, Harry Kane</b> e tanti altri. Il piatto è davvero ricco di molti contenuti tecnici che saranno presi a commento di questa interessante edizione. Fra le tante novità dell’ultima ora, c’è l’inaspettato esonero del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T. Lopetegui</b> da parte della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federazione Calcistica Spagnola</b>, per aver firmato il contratto che lo legherà al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b> a partire dal prossimo anno. La cosa non è piaciuta a alla Federazione Spagnola, la quale ha deciso di rimuovere l’incarico a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Julen Lopetegui</b> per darlo all’ex calciatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fernando Hierro</b>. Una vera “bomba” mediatica che alla vigilia del calcio d’inizio del mondiale 2018, complica di parecchio la situazione della nazionale spagnola, la quale fino a ieri era considerata una delle favorite per la vittoria finale. Un fulmine a ciel sereno che si abbatte sulla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Seleccion Espanola de</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Futbol.</b> Per quanto riguarda le altre squadre sembra che tutto proceda per il verso giusto e, tra allenamenti fisici e mentali, le mille visite mediche e i controlli antidoping (già 6 effettuati su Messi), l’ansia di inizio si fa sempre più forte. Dunque, il sipario sta per aprirsi e ciascuno di noi sta già pensando alla squadra che si aggiudicherà questa 21ma Coppa del Mondo. C’è chi crede nel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brasile</b>, mentre altri vedono <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Argentina, Francia, Germania, Spagna</b>, come possibili compagini che alzeranno al cielo questa ambita Coppa del Mondo. E intanto anche gli arbitri sono pronti a partire con l’ausilio del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Var,</b> che da quest’anno per volere di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianni Infantino</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente della FIFA</b>, potrà ridurre il margine di errori dei fischietti mondiali. Non è cosa da poco, vista l’alta posta che c’è in palio nella più grande vetrina del pallone a livello mondiale. Adesso la parola sarà data al campo, alla qualità tecnica delle contendenti, ai loro campioni, ma soprattutto alla forza di crederci fino in fondo. Questo è il calcio. Lo spettacolo comincia, anche se gli azzurri non ci saranno.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-coppa-del-mondo-2018.jpgSiNsi-apre-il-sipario-della-coppa-del-mondo-2018-1013440.htmSi100451001,02,03030178
1061013437NewsCalciomercatoMercato Juve, Higuain e Pjanic nodi da sciogliere20180607195033Quante decisioni importanti sono da prendere in casa bianconera!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche se non c’è ancora l’ufficialità da parte della Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perin</b> sono i primi colpi estivi dei bianconeri. Il tedesco effettuerà le visite mediche la prossima settimana al JMedical di Torino, mentre Perin ha già effettuato i primi test fisici che precedono la firma del contratto che lo legherà alla Juventus per i prossimi quattro anni. Tuttavia, dopo questi due acquisti, la società bianconera dovrà preoccuparsi di gestire al meglio le cessioni per portare a termine il grande colpo della stagione. Al momento sembrerebbe che Milinkovic – Savic sia il nome maggiormente inseguito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> and company, anche se si vocifera insistentemente anche il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata</b>. E, anche se nelle ultime ore si stanno intensificando le voci per l’interesse di mercato che riguardano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic,</b> i due campioni non sarebbero gli unici a manifestare l’interesse di squadre europee. Ma andiamo per ordine.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tra arrivi e partenze</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>: Per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matteo Darmian</b> sembra ormai cosa fatta, ma la Juventus deve sacrificare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> per diversi motivi legati anche al bilancio. L’argentino compirà 31 anni a dicembre e la Juventus sa che questo può essere l’ultimo anno in cui per il Pipita potrà realizzare almeno 60 milioni di euro che servono per acquistare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alvaro Morata</b>. Ma, come dicevamo pocanzi, anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Miralem Pjanic</b> è l’altro giocatore della Juventus appetibile dai club europei. Pare che sulla base d’asta di 50 milioni di euro, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barcellona</b> si stiano contendendo il giocatore bosniaco. E, ammesso tutto ciò, sembrerebbe che il centrocampista bianconero non sia iscritto nell’agenda cessioni della Juve. Tuttavia, se l’eventuale offerta si concretizzasse a partire da 70 milioni in su, all’ora la società bianconera rivedrebbe i suoi piani tecnici. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ed ecco altri nomi che sono qualcosa in più di una semplice suggestione</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>: In Premier League oltre a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain (Chelsea),</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester United </b>piace molto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Mandzukic</b> il quale sarà ceduto soltanto se deciderà egli stesso di lasciare la Juve. Poi, in base alle offerte che arriveranno in casa della Vecchia Signora, non si esclude la dipartita di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia</b>, ma anche di alcuni centrocampisti come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio, Sturaro, Khedira</b> che vorrebbe andare in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Premier League</b>. Insomma, in questi giorni alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Continassa di Torino</b> i dirigenti della Juventus stanno studiando quale strada percorrere per una scelta sensata sia dal punto di vista numerico che di bilancio. Una cosa è certa, c’è bisogno di qualche cessione eccellente per realizzare le tante idee di mercato che la Juventus sta studiando attentamente. Gli scenari che si possono aprire sono tanti, ma l’importante è monetizzare per reinvestire rafforzando la squadra. Vedremo cosa accadrà durante il cammino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-higuain-e-pjanic.jpgSiNmercato-juve-higuain-e-pjanic-nodi-da-sciogliere-1013437.htmSi100451001,02,03030346
1071013430NewsCampionatiL’umano che va oltre la professione e il denaro20180518192439L`addio del giocatore del Ghana alla Juve e i pensieri del Pipita che stava per lasciare il calcio. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Asamoah e Higuain aprono i loro sentimenti </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Siamo a fine campionato e alla Juventus, come in tutte le altre squadre, si tirano le somme di un anno di calcio. C’è chi è contento, chi è deluso e chi sogna la rivincita nel prossimo campionato. Ma in tutta questa molteplicità di pensieri ci sono anche i risvolti umani che fanno capo agli addii, ai momenti che sono più importanti dell’esaltazione di un gol. E così scopri situazioni personali che durante l’anno calcistico non hai avuto modo di approfondire per la fretta di focalizzare l’agonismo calcistico, che resta pur sempre il fulcro dell’interesse mediatico. Ma adesso che i giochi sono fatti e i sentimenti del mondo del pallone si svelano più forti dei veleni, dell’odio sportivo, delle ruggini rancorose e dell’antagonismo tra questa e l’altra squadra, ecco che ti accorgi quanto questo mondo apparentemente superficiale nasconda delle profondità umane che l’euforia di un gol segnato quasi sempre nasconde. Dopo il commiato di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> dalla Juventus, anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah </b>dà l’addio alla Juve per passare all’Inter. In una lunga e accorata lettera ai compagni di squadra, alla società e soprattutto ai tifosi, il giocatore del Ghana ha spiegato perché ha rifiutato il rinnovo con la Juve preferendo un contratto triennale con l’Inter. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nonostante mi abbia offerto un nuovo contratto”</b>- scrive Asamoah <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">–“seppur con grande rispetto per il club Juventus e per tutti voi, ho scelto di intraprendere una nuova avventura altrove nell’interesse della mia famiglia. Non potrò mai ringraziare abbastanza i dirigenti che mi hanno portato qui dall’Udinese e cambiato positivamente la mia vita. Il supporto ricevuto dai tifosi anche durante gli infortuni è stato incredibile. Provo un sentimento profondo per questo club, al quale sarò sempre grato per tutto l’affetto dimostratomi”. </b>C’è poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gonzalo Higuain</b> che non lascia la Juventus, ma dichiara pubblicamente che stava per lasciare il calcio quando sua madre si era ammalata. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“E’ stata una cosa terribile”</b> - dice il Pipita – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“volevo smettere di giocare, poi mia madre stessa mi ha dato la forza di continuare. </b>E intanto l’attaccante<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>argentino riflette sul mondo del calcio in genere:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “Quando lasci il calcio è importante circondarsi di persone che ti vogliono bene e per fortuna ho delle persone a mio fianco. Sono loro che ti accompagneranno per tutta la vita, perché quando smetti di giocare a calcio non servi più. A chi mi contesta di non essere mai decisivo nelle finali, dico che dimenticano i 300 gol che ho</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">fatto”</b>. Poi, parlando del Napoli dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’odio che è nato nei miei confronti quando sono andato via è amore. Non ho fatto male a nessuno, ho preso solo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">una decisione che credevo fosse la migliore per me e la mia famiglia e non l’hanno presa</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">bene”.</b> Storie di vita che mettono a nudo il profondo dell’anima anche dei calciatori più forti, più ricchi di denaro e di popolarità, ma spesso fragili dinnanzi a un mondo del pallone che tanto ti dà ma che su tanto altro ti fa pensare e ricredere. Una cosa è certa, anche nel rettangolo verde ci sono persone che vanno oltre ogni cosa. Anche di un gol fatto o subito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711asamoah-juventus-napoli.jpgSiNl-umano-che-va-oltre-la-professione-e-il-denaro-1013430.htmSi100451001,02,03030219
1081013420NewsCoppeChampions, non basta il 4 a 2 della Roma sul Liverpool20180503184628Errori tecnici e arbitrali, vietano alla Roma l`accesso alla finale di Champions League.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando nel calcio hai un budget inferiore alle altre contendenti europee, ti classifichi tra le prime quattro squadre di Champions League e sfiori la finale anche a causa di certi errori arbitrali, allora possiamo parlare di una grande squadra. E’ la Roma di Eusebio Di Francesco, un allenatore capace di motivare la sua squadra rendendola compatta dal punto di vista tattico e anche nei rapporti di spogliatoio. Contro il Liverpool, nella seconda semifinale di ritorno, la Roma per andare in finale avrebbe dovuto fare 3 gol senza subirne nessuno. Purtroppo, nonostante il risultato di 4 a 2 a favore della Roma, in finale ci va il Liverpool di Jurgen Klopp. Ma nell’analisi di una partita a due facce, c’è da considerare una serie di concause che hanno negato ala Roma di partecipare alla finale di Kiev. Infatti, a un primo tempo in cui si sono evidenziati alcuni imperdonabili errori da parte dei giocatori giallorossi, uno su tutti il passaggio scriteriato di Nainggolan verso la trequarti della propria metà campo che ha praticamente regalato a Mané il vantaggio per il Liverpool, è seguito un secondo tempo in cui la Roma, pur manifestando grande convinzione e determinazione, ha dovuto cedere le armi dinnanzi agli errori dell’arbitro che in ben due occasioni ha negato il rigore ai padroni di casa. Peccato davvero, perché la squadra di Di Francesco nei confronti del Liverpool ha totalizzato 24 tiri di cui 6 in porta, il 61% di possesso palla e 7 calci d’angolo contro i 3 della formazione inglese. Un quadro molto chiaro di una grande voglia di finale giallorossa, in uno stadio colmo fino all’inverosimile e capace di spingere la propria squadra con il cuore oltre l’ostacolo. Ma, come dicevamo pocanzi, nonostante la doppietta di Nainggolan arrivata tra il 41mo e il 48mo della ripresa, il gol di Dzeko e l’autorete di Milner, la Roma ha dovuto amaramente arrendersi a un avversario che ha fatto vedere le cose migliori in casa, ma che all’Olimpico di Roma, nonostante le sviste dell’arbitro Skomina, è apparsa assai lontana dalla sua fama di squadra che sa adottare un gioco brillante e redditizio. Insufficiente la prestazione di Salah, mentre Firmino ci è parso il migliore della squadra ospite. Dunque, l’amaro verdetto della partita non può certamente cancellare il meritevole percorso della Roma in questa Champions League 2017 – ’18, anche in considerazione del fatto che la squadra di Di Francesco è partita in terza fascia ed ha superato squadre come l’Atletico Madrid, FK Qarabag, Chelsea, Shakhtar e Barcellona. Niente male per una squadra che all’inizio, nessuno dava per destinata alla semifinale con reali possibilità di giocare la finale di Kiev. Eppure i giallorossi hanno dimostrato con il gioco, il carattere e la volontà, di potere competere con le squadre più forti d’Europa senza mostrare alcun atteggiamento reverenziale. Possiamo dunque dire in tutta tranquillità, che la squadra di Di Francesco ha intrapreso la strada giusta per migliorarsi ancor di più in Campionato e in Champions. Adesso l’aspetta un ultimo trittico di gare di campionato, in cui deve conquistare quella terza o quarta posizione che le consentirebbe di partecipare alla scalata di quella finale di Champions che quest’anno le è sfuggita per un soffio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-di-francesco.jpgSiNchampions-non-basta-il-4-a-2-della-roma-sul-liverpool-1013420.htmSi100451001,02,03030197
1091013417NewsCampionatiOmbretta Cantarelli, “Inter – Juve? Partita difficilissima per entrambe”20180427173527Intervista a una interista doc<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando si affrontano Inter e Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta Cantarelli</b>, appassionata tifosa dell’Inter e moglie dell’attore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianfranco Jannuzzo</b>, per noi è diventata una piacevole consuetudine. Un interessante appuntamento con l’opinione, capace di entrare nel fulcro dei temi sportivi in maniera attendibile. Schietta, sincera, appassionata tifosa, ma sufficientemente sportiva nell’analisi talora anche critica verso la sua squadra, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ombretta Cantarelli</b> è l’ideale interlocutrice per le interviste che riguardano il calcio, inteso anche nel suo aspetto più ampio. Così, come avevamo fatto nella partita d’andata del derby d’Italia, anche questa volta abbiamo pensato di avvalerci del suo pensiero in merito a questa partita. Un match che <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>a questo punto del campionato assume un sapore ancor più forte del solito. Ascoltiamola, dunque. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter – Juventus, il derby d’Italia che si presenta con tanti temi che coinvolgono le due squadre. Come vedi questa partita?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ una partita che arriva in un momento particolare del campionato perché, dopo aver perso contro il Napoli, tutti sono contro la Juve. Ho visto quella partita e anche la delusione che traspariva evidente dai volti del popolo juventino, che notoriamente è sicuro della forza della propria squadra. Tuttavia, dopo la batosta subita in Champions, la Juve ha accusato il colpo e contro un Napoli che ha messo tanto cuore, grinta e determinazione, ha perso una gara che a me è sembrata sostanzialmente equilibrata. Ma ritornando alla tua domanda, devo dire che per quanto riguarda l’Inter ho visto una ripresa generale della squadra, anche se nell’ultima partita non mi è piaciuta tantissimo. Inter – Juve è sempre una partita di cartello, ma in questa occasione si contrappongono due altissimi interessi di classifica. Infatti, mentre la Juve viene a Milano per vincere e tenere il suo punto di vantaggio sul Napoli che potrebbe anche significare la conquista dello scudetto, l’Inter si contrappone con la stessa voglia di far suo il match per continuare a sperare nella Champions. Sarà certamente una bella partita, tutta da vivere!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma come spieghi questa strana e pazza Inter, che inizia il campionato in alto alla classifica e poi perde mordente per ritrovarlo sul finire del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“A un certo punto del campionato, fino alla partita d’andata contro la Juve, l’Inter aveva fatto volare di entusiasmo i suoi tifosi e me compresa. Poi, improvvisamente, stentavamo tutti a riconoscerla, talmente deludeva nel gioco e nei risultati. E allora,come spesso accade in questi casi, giravano delle voci che mettevano sotto accusa la squadra e lo spogliatoio. Adesso le cose stanno cambiando in meglio, probabilmente dovuto anche a un nuovo assetto tattico voluto da Spalletti che ha inserito stabilmente in squadra Rafinha.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A questo punto, pensi che l’Inter riuscirà ad arrivare tra le prime quattro e garantirsi la partecipazione in Champions League?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“La possibilità ce l’ha, anche se Roma e Lazio stanno andando forte e qualche volta anche loro peccano di continuità. Secondo me il gioco è tutto aperto, anche se io che sono interista, spero ovviamente che la mia squadra possa farcela anche per una questione di introiti economici, che per l’Inter significherebbero un ulteriore incentivo a rafforzare la squadra.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sempre in tema di zona Champions. Pensi che per l’Inter sia decisivo il match che giocherà all’Olimpico contro la Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Calma, prima pensiamo alla prossima partita contro la Juve che non sarà certamente facile per tutte le ragioni che ti ho esposto. Certo, se all’ultima partita l’Inter dovesse trovarsi ancora in questa posizione di classifica, allora quella gara sarà determinante. Io mi auguro che l’Inter venda cara la pelle e possa ritornare a calcare quei palcoscenici che gli competono per storia e tradizione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Ombretta, in questo momento sei a Roma o a Milano? Te lo chiedo per sapere se andrai a vedere allo stadio Inter - Juve.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“No, in questo momento mi trovo a Roma. Tu sai che seguo il lavoro di mio marito Gianfranco Jannuzzo e in questo periodo siamo impegnati qui. Tuttavia, seguirò la partita in televisione con lo stesso spirito, la stessa passione che mi coinvolge ogni volta che gioca l’Inter. Poi, se c’è di mezzo la Juve…….”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se sarai ancora a Roma, andrai a vedere l’ultima partita di campionato Lazio – Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Contaci, se sarò a Roma non la perderò”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma a conti fatti, ti senti soddisfatta per questo campionato dell’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“In modo assoluto non sono contenta. Visto l’inizio di campionato in cui nonostante un gioco non ancora perfetto l’Inter faceva punti ed era prima in classifica, mi aspettavo certamente qualcosa in più. Tuttavia, devo dare atto a Spalletti di avere dato un gioco che fino a poco tempo fa era frammentario e adesso sembrerebbe migliorato, anche se a mio parere manca ancora quella cattiveria agonistica che è essenziale nel gioco del calcio. Devo comunque aggiungere che se la squadra non si è espressa con continuità, la responsabilità non è certamente da attribuire a Spalletti, ma piuttosto alla squadra che avrebbe ancora bisogno di essere completata in alcuni settori. In fondo, questo mister è all’Inter soltanto da quest’anno. Lasciamolo lavorare in tutta serenità per almeno due o tre anni e poi vedremo i risultati. Naturalmente, è importante che la società lo assecondi nei limiti del possibile.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Insomma, l’Inter ha bisogno di investire ancora in giocatori di alto livello per ritornare grande?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sì, anche se io mi arrabbio moltissimo con questo maledettissimo fair play finanziario, quando guardo Barcellona e Real Madrid che spendono e spandono, comprano i migliori calciatori e nessuno dice niente. L’attenzione a salvaguardare i bilanci societari è essenziale, ma è importante che la legge valga per tutti. Questo, per dirti che l’Inter ha ancora bisogno del campione che faccia la differenza. Come una volta. Come quando si vinceva.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Ombretta, per finire. Togliendo per un attimo la mano dal tuo cuore interista, quanto ti manca la presidenza di Moratti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Tantissimo. Sai, se tu facessi questa domanda a qualsiasi altro tifoso dell’Inter ti risponderebbe allo stesso modo. Questi cinesi sono la continuità, ma la storia romantica di un calcio interista che ci ha emozionato entrando nell’anima, beh, quella la dobbiamo soltanto alla famiglia Moratti perché ha rappresentato il glorioso passato nerazzurro.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cantarelli-ombretta-foto.jpgSiNombretta-cantarelli-inter-juve-partita-difficilissima-per-entrambe-1013417.htmSi100451001,02,03030772
1101013406NewsCampionatiPietro Anastasi, “Ma com’è amaro il calcio in certe situazioni”20180412201994La Juventus nel cuore, tra ricordi e analisi di oggi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Pietro Anastasi finì per essere il simbolo vivente di un’intera classe sociale: quella di chi lasciava a</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">malincuore il meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord”.</b> Così scriveva <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Baricco</b>, torinese di nascita, scrittore, saggista, sceneggiatore, regista e noto esponente della narrativa italiana contemporanea. E, in effetti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b> ha rappresentato attraverso il calcio un periodo storico importante del nostro Paese. La sua lunga carriera di calciatore siciliano partito dalla Massiminiana di Catania, per passare al Varese e poi percorrere la strada del suo destino glorioso con la Juventus, si è legata all’avvocato Agnelli e soprattutto a Giampiero Boniperti, il quale l’ha subito accolto a braccia aperte come fosse un figlio. Pietro Anastasi ha compiuto da poco 70 anni, ma segue sempre la sua Juve come fosse un tifoso qualunque; retaggio di una passione antica per la Vecchia Signora che si è incarnata in lui fin da piccolo, prima ancora che il destino gli affidasse quella maglia numero 9 a strisce bianconere che gli appartenne per molti anni. La sua casa di Varese è tappezzata di ricordi indelebili che parlano di un passato bianconero che si è alternato alla maglia azzurra e a quella nazionale che fu campione d’Europa a Roma, grazie anche a un suo indimenticabile gol in mezza rovesciata contro la Jugoslavia. Frammenti e bagliori di un calcio d’altri tempi, che romanticamente ci pongono davanti al tempo che è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>fuggito via inesorabile, ma che ci fa riflettere anche tecnicamente come il pallone e gli uomini che gli gravitano attorno sono cambiati profondamente. Ma con Pietro Anastasi preferiamo parlare di oggi, perché è quello che interessa maggiormente ai tifosi e a tutto il mondo Juve. Del Campionato, di Allegri, dei calciatori a sua disposizione, ma soprattutto della Champions. Già, della Champions! E non è un caso che abbiamo voluto ascoltare il parere di Anastasi a tarda sera, proprio sul finire delle fasi concitate della partita di ritorno contro il Real Madrid. Una grande delusione provocata da un arbitro incapace, che elimina in extremis una Juventus in vantaggio di 3 gol a 0 e pronta a fare i tempi supplementari. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Juve, purtroppo, nonostante una prestazione epica non è riuscita nell’impresa di raggiungere le semifinali di Champions. Qual è il tuo pensiero in merito?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Fa male uscire di scena in questa maniera, perché in base a ciò che si è visto chiaramente in campo, la Juve meritava di giocare i tempi supplementari. Il rigore dato all’ultimo minuto non c’era assolutamente, per me l’arbitro non ha dimostrato carattere e capacità professionale. E’ amara questa eliminazione, soprattutto in virtù del fatto che la Juve ha saputo riscattare in maniera eccelsa la brutta prestazione dell’andata. Allegri non ha fatto cambi, perché la squadra stava facendo bene e sarebbe stato rischioso apportare modifiche in alcune zone del campo che avrebbero potuto peggiorare la situazione. Per me, l’unico neo è stato Higuain che ha giocato male e non è stato in grado di incidere sulla partita. Per il resto nulla da dire. Adesso facciamo il tifo per la Roma che è l’unica italiana rimasta. Ma com’è amaro il calcio in certe situazioni.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pietro, ma che idea ti sei fatto di questa Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve lascia un po’ a desiderare come gioco, ma è sempre lì a vincere scudetti e coppe in maniera essenziale. D’altra parte, la storia del calcio ci insegna a ricordare sempre chi vince e non come si vince. Se hai giocato bene o male nessuno lo ricorda, ma se hai vinto o perso resta sempre in mente a tutti.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non pensi che per competere maggiormente in Europa, alla Juve<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>manchino due Top Player?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Diciamo che sarebbe meglio alzare di più l’asticella per giocarcela meglio con il Real Madrid, il Barcellona e il Bayern Monaco. La squadra è forte dei suoi campioni già in rosa, tuttavia, ritengo che bisognerebbe fare ancora un piccolo sforzo per renderla ancora più competitiva in Europa.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi di Max Allegri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso tutto il bene possibile, perché tutti i cambi che fa sono sempre azzeccati. Magari sbaglia qualche volta nel mettere in campo la formazione giusta, ma poi si ravvede subito a partita in corso.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Allora sei d’accordo con lui, quando dice di far danni ma poi li ripara?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, è la sua caratteristica.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dell’attuale rosa della Juve, quali giocatori devono essere sostituiti per avere maggiori chance in Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che si debba partire dalla difesa, perché adesso con Barzagli e Chiellini è diventata troppo vecchia. La fase di rinnovamento è necessaria e sono sicuro che i giovani presi dall’Atalanta faranno subito bene.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Secondo te Buffon giocherà ancora un anno, oppure chiuderà definitivamente la sua splendida carriera?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A parte l’espulsione di stasera, avvenuta durante le ultime fasi concitate della partita, Gigi ha ancora tanta voglia di giocare. Certamente a 40 anni, sostenere il peso di un calcio ad alti livelli comincia a essere pesante. Tuttavia, ritengo che nonostante qualcuno cominci a lamentarsi di lui, Buffon resta ancora una garanzia tra i pali. Una cosa è certa, se continua a giocare nella Juventus deve fare il titolare e non la riserva di qualcuno. Sono scelte da ponderare attentamente, sia da parte sua che dalla società.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pietro, mi sai dire perché Allegri ha quasi messo da parte Marchisio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che Marchisio non abbia recuperato al 100% la sua condizione fisica. Non c’è altra spiegazione per un giocatore che se sta bene deve giocare assolutamente titolare nel centrocampo della Juve.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Parlando invece di scudetto, pensi che si deciderà nella partita contro il Napoli?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che potrebbe decidersi addirittura domenica prossima, perché se la Juve vince contro la Sampdoria e il Napoli pareggia a Milano contro il Milan, i sei punti di differenza a sei giornate dalla fine del campionato, sarebbero sufficienti ai bianconeri per vincere lo scudetto.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, nonostante le fatiche accumulate dal match di Champions contro il Real Madrid, confidi in una vittoria della Juve contro la Sampdoria?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non sarà semplice, anche perché mi sovviene che la prima partita che abbiamo perso in campionato è stata proprio contro la Sampdoria. La squadra di Gianpaolo è temibile per la sua qualità di gioco, ma come ti ho detto pocanzi, penso che la Juve vincendo in questo turno di campionato abbia la possibilità di allungare il suo vantaggio sul Napoli.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi-ma-com-e-amaro-il-calcio-in-certe-situazioni-1013406.htmSi100451001,02,03030204
1111013395NewsCampionatiLa crisi del Toro parte da lontano20180319163734La sconfitta interna del Torino contro la Fiorentina ha aperto la crisi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Essere presidente del Toro non vuol dire vedere il calcio come semplice passione distensiva della domenica. E non vuol neppure giustificare la sistematica dipartita da Milano per venire a Torino, sistemarsi sulla seggiola della tribuna vip dello stadio e rilassarsi allontanando gli eventuali pensieri di lavoro legati a <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>RCS, LA7 e CAIRO COMMUNICATION. No, non basta, perché si dà il caso che quella squadra di Torino che viene a vedere per sola passione calcistica è un’altra delle sue aziende, presidente Cairo. Questo è bene ricordarlo, qualora se ne fosse dimenticato! Parlare della crisi del Toro ci sembra quasi di continuare a sparare sulla croce rossa. Dopo avere scritto di tutto e di più su questo argomento che è stato pensato e pubblicato senza mai un riscontro di miglioramento, adesso è anche difficile non disarmarsi davanti a un’evidenza diventata persino stucchevole. Quattro sconfitte consecutive non sono cosa da poco. La contestazione manifestata durante la partita casalinga contro la Fiorentina, è chiara di una situazione insostenibile che affonda le sue radici proprio nei meandri di una molteplicità di errori fatti senza fine. A questo punto disamorarsi di Toro diventa quasi terapeutico, anche in coloro che quando si incontrano per strada hanno ancora voglia di dire la solita frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“FORZA TORO” – “SEMPRE”.</b> Sì, forza Toro per sempre! Ma la delusione di una società vecchia, incapace, pragmaticamente portata al denaro da incassare e spendere centellinando ogni minimo movimento&nbsp;capace di inibire le idee progressiste nel fondare un progetto moderno di calcio vero, beh, lasciatecelo dire, snerverebbe persino i più tiepidi affezionati a una tifoseria che storicamente è tra le più appassionate d’Italia. Figuriamoci tra i più accesi! Il Torino è ammalato. Questo è evidente! Due tecnici (Miahajlovic e poi Mazzarri), una squadra di mediocri, un presidente, un direttore tecnico e uno staff dirigenziale preposto a studiare il presente e il futuro granata, hanno fallito su tutto. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Forse la cultura del Torino calcio deve cambiare cominciando dalla propria gente e dagli antichi pensieri che parlano sempre di “sfiga cosmica”, piuttosto che di “tragedie senza fine”. Non c’è passato se non c’è presente. E se non c’è presente, come potrà mai esserci un futuro? La dirigenza Pianelli fu la prima a fondare una nuova era dopo il Grande Torino, ma nessuno ne raccolse mai l’esempio per una continuità di ammodernamento mentale e gestionale che si presentava necessario. L’orgoglio e la retorica di un passato davvero unico, ha sempre prevalso sul “mai andare avanti” e sul “mai adeguarsi ai tempi”, compiacendosi sempre dietro mille alibi. E’ tempo di cambiare dal basso, dando un chiaro messaggio di voglia di ammodernamento per il presente e il futuro. Stimolare la società per dire di essere cresciuti, di avere delle ambizioni e di non accontentarsi più del quasi niente. Non sappiamo quanto questo possa servire, ma siamo certi che la società prima o poi capirà che il Torino vuole stare sempre in alto alla classifica per raggiungere mete ambiziose. Non bastano più i perenni ricordi di una società fallita, poi rimessa in sesto dai lodisti e acquistata con evidenti pensieri di investimento commerciale e promozione d’immagine da parte dell’attuale presidente Cairo. Il Toro deve crescere nel suo interno. E’ il presente che conta, per costruire le fondamenta in un futuro che vuole interessare e appassionare le nuove generazioni di fede granata. Altrimenti si resterà sempre fermi con i nostalgici parrucconi, un Toro da metà classifica e attento a non retrocedere in Serie B. Quasi fosse una vittoria, quasi fosse un orgoglio. No, l’orgoglio granata è di tutt’altra natura. Si provi a dirlo con l’esempio dei fatti a questa presidenza e a questa squadra. La maglia del Toro deve rappresentare il presente e il futuro. Il passato è storia, è amore, è orgoglio. Sacro e intoccabile resti il pensiero commemorativo del Grande Torino, della tragedia di Superga, di Meroni, di Ferrini, del sentimento romantico legato al vecchio e glorioso Fila e di tutto ciò che appartiene alla storia granata, ma basta girarsi indietro perché così facendo si perderà di vista il domani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNla-crisi-del-toro-parte-da-lontano-1013395.htmSi100451001,02,03030202
1121013387NewsEditorialeIl mondo del calcio dà l’ultimo saluto a Davide Astori20180308171928Ecco i momenti di vita in cui ogni cosa si ferma<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che cos’è la vita. Che cos’è la morte. E che cos’è il calcio, capace di racchiudere sentimenti così profondi, controversi e al contempo uguali. Già, da quanti pensieri sono stato assalito durante i funerali di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. Pensare alla sua incredibile morte fa male. E Firenze gli ha dato l’ultimo saluto in una piazza gremita di persone, proprio davanti alla Basilica di Santa Croce in cui si sono svolti i funerali. Oltre diecimila persone con striscioni, bandiere, sciarpe e immagini con il volto di Davide, con fare composto si sono radunati in un silenzio rispettoso, commosso e assordante. Intanto il sindaco di Firenze ha proclamato il lutto cittadino che si prolungherà per tutta la giornata odierna, mentre i personaggi del mondo del calcio che entravano mestamente in chiesa si sono stretti in un unico abbraccio. Tutti, indistintamente. Perché ci sono momenti nella vita in cui certi antagonismi costruiti su basi di antiche ruggini non hanno motivo di esistere. E men che meno nel calcio, in cui lo scontro fisico, la smania di vincere per la supremazia tecnica, il prestigio e l’interesse economico, talora diventano accecanti e fanno perdere il sapore principe del senso del rispetto dell’altrui colore sportivo. Ed è stato bello vedere la riunione di tutte le bandiere, di tutti i giocatori, di tanti dirigenti che spesso usano toni al di sopra del dovuto e si perdono in spicciole polemiche da cortile. Ma oggi no, davanti alla morte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>, al suo ricordo e a ciò che ha saputo lasciare come preziosa eredità di stile e corretto comportamento, qualsiasi segno di inimicizia sarebbe stata stonata e fuori luogo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea e Diego Della Valle</b>, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Totti, Nainggolan, Florenzi, Spalletti,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero, Vecino, Pirlo e Marco Van Basten</b>, si sono associati alle delegazioni del Milan,del Napoli, della Spal,del Genoa, della Sampdoria,dell’Ascoli, della Cremonese. Ma soprattutto mi hanno fatto pensare positivamente gli scroscianti applausi dedicati alla Juventus, allorquando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri, Landucci, Barzagli, Chiellini, De Sciglio e Buffon</b> sono entrati mestamente in chiesa. Poche ore di sonno per i ragazzi della Juve che con un aereo privato sono partiti da Londra per essere puntuali all’ultimo saluto di Astori, amico e per molti anche compagno di Nazionale. Ciascuno con la sua storia, con il suo bagaglio di esperienze fatte sul campo e nella vita privata, che pur si riflettono sul carattere e il proprio modo d’essere, ma che si concretizzano univocamente nella voglia di sentirsi uniti. La vita spezzata di Davide che è stata interrotta sul più bello da un destino beffardo, non fa altro che farci sentire partecipi all’unisono. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentini, juventini, interisti, milanisti, torinisti, laziali,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">romanisti, napoletani</b> e tutti gli amanti passionali del calcio giocato, hanno dato prova di maturità e di grandi sentimenti di partecipazione. Sì, perché la vita è unica e quando si perde in questo modo assurdo e in così giovane età, ogni cosa non ha più senso, neanche l’odio pallonaro. E intanto quella vita che fu di Davide Astori continua il suo incedere per chi resta e per chi da questa terribile storia ne ha ricavato momenti di saggezza e lunghi attimi di riflessione. Il calcio è vita, e come tale deve continuare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“The Show Must Go On”</b> – “<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lo spettacolo deve andare avanti” -</b> non si può fermare, perché adesso la vita e il calcio continueranno a far parlare di sé per i suoi fatti e misfatti. Essere cronisti vuol dire anche non distrarsi mai e restare ancorati sul pezzo. Io, in questa occasione l’ho fatto, proprio nel momento in cui mi si richiede l’analisi sulla partita di Champions Tottenham Juventus che scriverò subito dopo. Ma davanti all’ultimo saluto a Davide Astori, alla sua storia, alla cronaca di una giornata di lutto per il mondo del calcio, nient’altro poteva avere precedenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenzefl0711fl0711foto-davide-astori.jpgSiNil-mondo-del-calcio-da-l-ultimo-saluto-a-davide-astori-1013387.htmSi100451001,02,03030212
1131013385NewsEditorialeTrovare un senso a ciò che un senso non ce l’ha20180306200990Davide Astori e la sua incredibile morte <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La morte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> ha lasciato tutti perplessi e smarriti per la sua incredibile realtà. Dopo l’esito dell’autopsia, infatti, il direttore del Centro di patologia vascolare dell’Università di Padova <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano Thiene</b> e il professore di medicina legale dell’Università di Udine <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carlo Moreschi</b>, hanno stabilito che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Astori</b> è mancato per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“morte cardiaca con evidenza</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">macroscopica, verosimilmente su base bradiaritmica”.</b> Ma per capire meglio le cause della sua morte, saranno necessari gli approfonditi esami istologici i cui risultati saranno resi noti tra due mesi. Da quel momento si potrà avere un quadro completo su ciò che è successo in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> durante quella maledetta notte. Ma resta il fatto che morire a 31 anni disteso sul letto di un albergo mentre assapori il sonno notturno prima di scendere in campo per giocare una partita di pallone, è davvero impressionante. Davide era il capitano della Fiorentina, era il capitano che indossava la maglia numero 13 che da oggi in poi non sarà più indossata da nessuno che giochi con la viola o con i colori rossoblu del Cagliari. Sono le squadre in cui ha militato e in cui ha lasciato un incredibile ricordo di signorilità, di educazione che rasentava una discrezione forse neppure adatta al suo mestiere di calciatore. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> era un campione che giocava con grazia, mai arrogante e mai desideroso di prevaricare sull’altro, per questo suscitava ammirazione e affetto. Proprio come certi campioni del passato che pur avendo indossato una maglia sembrava le avessero indossate tutte; per questo si dice che è stato “un campione senza maglia” benvoluto da tutti. E <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> era così, amato da tutti per quel suo carattere schivo e al contempo trascinatore della sua squadra. Un fisico eccellente da sportivo vero, forte, cui non difettava mai la propensione allo sforzo fisico nell’allenamento, per migliorare le sue prestazioni da professionista serio. Per questo quella sua morte così improvvisa, fa rumore ancor più della morte stessa. E’ come cercare di trovare un senso a ciò che un senso non ce l’ha. Ma noi lo ricordiamo così, esemplare sotto ogni aspetto. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Udinefl0711fl0711foto-davide-astori.jpgSiNtrovare-un-senso-a-cio-che-un-senso-non-ce-l-ha-1013385.htmSi100451001,02,03030206
1141013383NewsCampionatiToro, in fondo ti si chiede maggiore dignità20180302180113Si attende la partita contro il Crotone, ma il popolo granata è già in fermento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Le due sconfitte subite dal Toro tra derby e Verona, hanno creato tra i tifosi granata un diffuso malcontento. C’è fermento tra la gente del Toro che ha mal sopportato l’atteggiamento quasi rinunciatario contro la Juve e poi la sconfitta in casa di un Verona penultimo in classifica. Così la rabbia, intesa come sentimento del sentirsi traditi, ha prevalso nel popolo granata con polemiche e anche con una bomba carta scoppiata all’interno dello stadio Filadelfia nel corso di un allenamento. Insopportabile l’idea dell’ennesimo fallimento stagionale in cui certe premesse di Europa sono andate letteralmente in fumo. Adesso ci sarà la partita casalinga contro il Crotone a dover dire chi è eventualmente da Toro oppure no, ma soprattutto i tifosi si aspettano una reazione nell’atteggiamento della propria squadra che contro i calabresi deve assolutamente vincere. Con il rientro dal primo minuto di Ljajic, Mazzarri pensa di cambiare tatticamente un modulo che dia maggiori garanzie in attacco. Fino ad oggi, infatti, il gallo Belotti è apparso troppo solo in attacco pur con la presenza di Iago Falque, il quale è apparso troppo arretrato e preoccupato di tenere a bada la fase di non possesso palla. Con l’inserimento di Ljajic, del quale non è mistero la sua non adattabilità al sacrificio d’interdire all’occorrenza, Mazzarri tenta la carta di un Toro più offensivo e meno assillato sulla fase difensiva. I tifosi attendono l’incontro contro il Crotone (che ha pure problemi di classifica) con la mera speranza di un successo del Torino. Dare tutto deve essere l’imperativo assoluto, altrimenti crediamo che la contestazione granata lieviterà ancora. Troppi anni di delusione e questa maglia non lo merita. Questo dicono i tifosi del Toro che in fondo chiedono maggiore dignità e rispetto per la grande storia granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNtoro-in-fondo-ti-si-chiede-maggiore-dignita-1013383.htmSi100451001,02,03030204
1151013382NewsCoppeAtalanta, ecco l’esempio di una ex provinciale20180227155035La squadra di Gian Piero Gasperini si colloca di diritto tra le squadre più importanti del nostro campionato. L`analisi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Doveva essere la prima delle doppie sfide ravvicinate tra Juventus e Atalanta, invece ci sarà soltanto la partita di mercoledì prossimo che deciderà quale delle due squadre affronterà la finale di Coppa Italia. Tutto questo per una copiosa nevicata che si è abbattuta su Torino proprio all’inizio della gara di campionato. Un segno premonitore che avvantaggia sicuramente la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini,</b> il quale aveva preannunciato una squadra di giovani per recuperare le forze dei giocatori titolari, dopo la fatica di Europa League. Ma a parte questo particolare che non mancherà di creare le solite polemiche, rivolgiamo lo sguardo ad un’Atalanta che ormai è diventata una realtà del calcio italiano. Uscita immeritatamente dall’Europa League nello sfortunato match conto il Borussia Dortmund, l’Atalanta ha un’antica tradizione di società capace di valorizzare i suoi giovani attraverso una programmazione lenta, paziente, ma redditizia. Esattamente al contrario di quella che è la cultura moderna, in cui non si ha tempo di aspettare i giovani ed investire su di loro. A partire dal presidente Percassi che non sbaglia mai l’acquisto dei suoi allenatori, la società orobica ha mantenuto negli anni una mentalità vincente, capace di allontanarla da quel calcio provinciale che comunemente viene inteso come qualcosa di inferiore. Oggi l’Atalanta sa farsi rispettare in casa e fuori dalle mura del suo stadio, per avere acquisito personalità e autostima attraverso un gioco tecnicamente bello da vedere e quindi anche produttivo. Il segreto? Come abbiamo detto pocanzi nasce proprio dalla linea direttiva della società, che attraverso il Settore Giovanile si rispecchia poi sulla Prima Squadra. Sono tanti i giovani orobici che sono stati promossi in Prima Squadra da mister Gasperini, il quale ha il merito di averci creduto fin dall’inizio anche se incurante del rischio. Così ha creato una perfetta armonia di gruppo, adottando il suo credo calcistico contemporaneamente alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Papu Gomes</b> è il capitano che fa da chioccia ai suoi, per avere esperienza e qualità tecniche indiscusse. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Masiello</b>, granitico e antico lottatore di difesa, dà l’impressione che il tempo per lui non passi mai, così come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic</b> che Gasperini sta gestendo in maniera egregia. E poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toloi, Palomino, Caldara, Spinazzola, Cristante, Petagna, Cornelius, </b>senza dimenticare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conti </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kessié </b>ceduti al Milan<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">,</b> che soltanto poco tempo fa non appartenevano al calcio di elite. Eppure tutti ricordano quell’inizio di campionato disarmante che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> fece tra il 21 agosto e il 21 settembre 2016, in cui raccolse soltanto tre punti in cinque partite. Una situazione che mise in discussione anche l’allenatore arrivato dal Genoa con molta enfasi di far bene, ma per questa partenza negativa fu in procinto di essere esonerato. Poi, il mister di Grugliasco, in provincia di Torino, ingranò la marcia e decise con coraggio di dare fiducia ai giovani adottando il 3-4-1-2. Destino volle che la Dea inanellò 8 risultati utili consecutivi, 7 vittorie (di cui tre prestigiose con Napoli, Inter e Roma), sviluppando un calcio davvero brillante e moderno. Certo, quel sistema tattico fu poi cambiato nel tempo dall’allenatore orobico, il quale ha optato per metodi adatti a imbrigliare gli avversari di turno. Esemplare il possesso palla dell’Atalanta e quella capacità di ripartire velocemente sfruttando gli esterni, che è tipico del gioco delle grandi squadre. Oggi i nerazzurri stanno raccogliendo i meriti di un lavoro serio, mai improvvisato, in cui emerge la perfetta collaborazione tra Società, tecnico e squadra. E’ un po’ come dire che nel calcio nulla si inventa. E l’Atalanta di Gasperini è l’emblema di tutto ciò. Adesso puntano concretamente alla finale di Coppa Italia, nonostante la prima partita d’andata tra le mura di casa contro la Juventus, si sia conclusa con il punteggio di 0 a 1. Per l’Atalanta sarebbe un’impresa storica. Ci riuscirà? <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamo Stadio Azzurri d'Italiafl0711fl0711gasperini.jpgSiNatalanta-ecco-l-esempio-di-una-ex-provinciale-1013382.htmSi100451001,02,03030212
1161013378NewsCampionatiIl Toro non accende la luce e la Juve lo punisce20180218164355Termina senza emozioni il derby della Mole<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La Juve vince il derby con un gol di Alex Sandro e prosegue il suo contendere lo scudetto con il Napoli. Diciamo subito che non è stata una bella partita, perché fin da subito è apparsa troppo tattica e senza spunti di gioco spettacolare. La Juve già incerottata per l’assenza di alcuni dei suoi uomini migliori, ha dovuto fare a meno anche del pipita Higuain, che proprio all’inizio della partita si è procurato una distorsione alla caviglia ed è uscito dal campo sostituito da Bernardeschi. E proprio l’ex fiorentino, autore di diversi spunti che lo hanno reso tra i migliori in campo, ha dato lo spunto per l’unico gol della partita segnato dalla Juve al 33° del primo tempo da Alex Sandro. Il Toro, a nostro avviso, ha temuto oltre il dovuto una Juve che è stata improvvisata da Allegri per l’indisponibilità di tanti suoi giocatori. Riteniamo, infatti, che la squadra di Mazzarri avrebbe potuto e forse dovuto osare di più, soprattutto dopo l’uscita per infortunio di Higuain. E invece i granata sono apparsi privi della loro veemenza calcistica messa in mostra soprattutto nei derby. Alla vigilia del derby, Walter Mazzarri ha raccomandato la calma, giusto per non cadere nella trappola di quell’irruenza scriteriata messa in mostra con Sinisa Mihajlovic nelle ultime stracittadine. Certamente apprezzabile la raccomandazione ai suoi giocatori da parte del tecnico di San Vincenzo, tuttavia, ci viene da pensare che una maggiore caparbietà sarebbe stata opportuna e accolta come atteggiamento migliore da applicare in campo. In sostanza, il Toro non ha mai pressato alto per paura di essere punito dalla Juve nelle ripartenze, permettendo così agli avversari di esprimere in tutta tranquillità la loro superiorità tecnica. Ecco, se dobbiamo fare un’appunto a Mazzarri è proprio quello di non avere autorizzato la squadra a provarci,tanto è vero che non ricordiamo alcun tiro in porta in grado di impensierire Szczesny, i cui guanti sono riusciti a sporcarsi soltanto nell’occasione di un tiro di Iago Falque negli ultimi dieci minuti di partita. Poco, troppo poco per una Juventus che anche se priva di Mandzukic, Matuidi, Dybala (entrato nella ripresa ma visibilmente fuori forma e poco incisivo) Barzagli, Cuadrado, Howedes, Lichtsteiner (entrato a due minuti dalla fine) e Higuain, ha in qualche modo digerito l’amara pillola che ha dovuto ingerire in Champions contro il Tottenham. Termina, dunque, a favore della Juve, un derby opaco nel gioco e privo di emozioni che sancisce definitivamente l’allontanamento del Toro dalla zona Europa, mentre la Juventus continua il duello scudetto con il Napoli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNil-toro-non-accende-la-luce-e-la-juve-lo-punisce-1013378.htmSi100451001,02,03030211
1171013376NewsCampionatiTorino – Juventus, un derby sempre affascinante20180216180745Allo stadio Olimpico del Grande Torino, si disputerà la 196ma stracittadina della Mole. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sì, sono proprio lontani i tempi di quei derby dello scavetto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maspero</b> che fece sbagliare il rigore a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salas</b>, le corna di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ferrante</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maresca</b>, le dispute di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bettega </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Anastasi</b> contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pulici </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Graziani.</b> Erano anni di stracittadine torinesi sanguigne, legate a un calcio romantico ma anche di grande agonismo come quel campionato 1976-’77, in cui vincere significava anche contendersi lo scudetto fino alla fine. Vinse la Juve con 51 punti in classifica, mentre il Torino <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>realizzò soltanto un punto in meno con l’amara consapevolezza di aver disputato un campionato strepitoso. Quella fu una stagione bellissima, emozionante, in cui i derby di Torino non furono soltanto due, ma si sono protratti per tutto l’arco di un campionato in cui granata e bianconeri si inseguirono partita dopo partita. Così fu! Ma dopo avere aperto la finestra romantica sul passato del derby di Torino, veniamo all’oggi. Per le strade della città sabauda è già derby e tra i locali vicini allo stadio Grande Torino si notano i preparativi per la prossima domenica in cui Torino e Juventus si affronteranno alle 12,30. Le previsioni climatiche non sono buone, perché si prevede un cielo plumbeo e minaccioso di pioggia. Ma questi sono soltanto dettagli, sottigliezze che passeranno sicuramente inosservate, vista la grande attesa per questo 196mo derby della Mole. Il Toro si prepara con la solita antica furia granata e la Juve scenderà in campo per vincere, perché non vuole perdere terreno sul Napoli che lo precede in classifica di un punto. Ma per la Juve c’è pure da rivendicare il deludente 2 a 2 di Champions contro il Tottenham che non è ancora stato digerito dall’ambiente bianconero. Con il recupero di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b> a centrocampo, la Juve ritornerà presumibilmente a quel 4-3-3 che dopo la sconfitta con la Sampdoria le garantì una serie di vittorie. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> dovrebbero affiancare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> molto arrabbiato per le eccessive critiche subite a seguito della partita di Champions. Il Torino che dall’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> non ha ancora perso una partita, spera di raggiungere quella quota in classifica capace di dargli il diritto di partecipare all’Europa League. Non sarà semplice, ma la squadra del tecnico toscano di San Vincenzo sembra avere trovato la formula giusta con un centrocampo tutto muscoli che prevede <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Obi</b>, più uno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> sempre regolare nel suo impegno, che a differenza di prima non è gravato da compiti di interdizione ma più offensivi. E poi c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>che dopo tanta sfortuna e ripetuti infortuni, è ritornato al gol domenica scorsa contro l’Udinese. Sarà dunque un derby tutto da vivere proprio nel bel mezzo di una domenica di febbraio in cui molti tifosi eviteranno il pranzo a casa, per recarsi allo stadio e gustare il classico panino imbottito. E’ il derby, è la forza del pallone stracittadino che incanta, che fa palpitare e cogliere gli attimi che emozionano per un gol fatto, ma che pure deludono per una rete subita. C’è chi piange e c’è chi ride, così com’è la vita. Ed è proprio questo il fascino di due curve storiche, due bandiere che racchiudono trascorsi diversi spesso anche filosofeggiati dalla cultura granata e bianconera. Ma è il derby della Mole, è il guardarsi sportivamente in cagnesco, che attrae e attizza perché nessuno vuole perderlo. E’ un fatto di orgoglio e sentimenti legati a un pallone capace di mettere gli uni contro gli altri. Ma alla fine, per fortuna, si ritorna a ragionare con il cervello, non più con la pancia e in modo istintivo. Sì, perché tutto ha un limite, anche la gioia o la delusione di perdere un derby. I tifosi del Toro e della Juve lo devono ricordare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNtorino-juventus-un-derby-sempre-affascinante-1013376.htmSi100451001,02,03030186
1181013375NewsCampionatiPaolo Aghemo, tra ricordi personali e analisi approfondite 20180215155325Il giornalista di Sky Sport ripercorre il suo passato e il presente della sua attività professionale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Torino, Juventus, la Champions, il campionato e tanto di più è stato approfondito con il giornalista di Sky Sport, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Aghemo.</b> Nato a Torino, Paolo è figlio del compianto ex presidente del Toro Beppe Aghemo, il quale gli ha trasmesso la passione per il calcio. Ama la storia ma soprattutto lo sport e il calcio che ha praticato fin da bambino. Dopo avere frequentato il liceo scientifico all’Istituto Sociale di Torino, dal quale ha attinto valori etici e sociali capaci di formarlo e indirizzarlo alla vita, si è laureato in Scienze Politiche ed ha iniziato a lavorare nei giornali locali. Una professione, quella del giornalista, che ama in maniera particolare perché si confà con il suo modo d’essere. Segue in maniera attenta e competente le vicende sportive di Juventus e Torino curando le interviste ai bordi del campo, oppure in sala stampa per informarci delle varie novità quotidiane delle due società torinesi. Oggi abbiamo pensato di intervistarlo per conoscerlo meglio, parlando di tante cose interessanti che riguardano non solo il calcio. Il suo è un narrare piacevole fatto di ricordi affettivi che lo rendono orgoglioso, mentre rivelano un certo tipo di personalità che si evidenzia anche dal punto di vista professionale. Ascoltiamolo dunque in questa esaustiva intervista, capace di farci conoscere meglio la persona dal punto di vista professionale e umano. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Paolo, cosa si prova ad essere figlio d’arte?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Si prova una sensazione di grande orgoglio e soddisfazione per quella che è stata la storia, la vita di mio padre. E ancora adesso sono tanti<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>gli attestati di stima ricevuti, quando vado in giro e sentono il cognome che porto con grande orgoglio. Io so che quella sua vita è stata vissuta con grande passione e che ha saputo trasmettere dei valori, dei principi e un modo di stare al mondo e rapportarsi con gli altri che, vedendo queste testimonianze adesso che papà non c’è più, mi fanno capire che è una strada da seguire. Dall’altra parte dico che non è facile essere figlio d’arte. Non lo era ai tempi del calcio in cui mio papà era grande protagonista ed io giocavo, ma non lo è in generale per tutti. Infatti, avendo una figura genitoriale così importante, forse dall’esterno ci si aspetta che il figlio sia all’altezza del nome che porta, nell’essere capace di fare ciò che hanno fatto il padre o la madre. Non è così perché ognuno di noi è diverso, e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>oggi devo dire che questo confronto l’ho patito per un certo periodo della mia vita. Poi ho trovato la mia strada e adesso sto cercando di seguire quel percorso precedentemente tracciato. E’chiaro che per me papà resta un punto fermo, una luce capace di illuminarmi nei momenti di difficoltà. E’ come segnare il sentiero da seguire, ma con la consapevolezza che non potrò mai essere come lui e neanche alla sua altezza. Lui è stato unico, così come ognuno di noi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma c’è qualcosa in particolare di papà che ricordi più d’ogni altra cosa?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La generosità e la naturalezza, che però è una caratteristica che ognuno ha oppure no. Ma papà era un istintivo, un passionale. Tutte doti che però gli hanno creato più problemi che altro, soprattutto nel periodo in cui è stato presidente del Torino calcio in cui forse sarebbe stato meglio essere più diplomatici, frenando istinto e passione. Ma lui era fatto così, non c’era nulla da fare! Dunque, ciò che mi è rimasto di lui è la generosità, la passione, il rispetto degli altri e anche quell’intendere la propria professione come qualcosa che ti diverte. E io sono così nel mio intendere il lavoro di giornalista, esattamente come quando mio padre curava le pubbliche relazioni all’Unione Industriale di Torino. Sempre con passione!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che quando eri piccolo facevi la radiocronaca delle partite di calcio del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non solo del Toro, ma anche di tutte le partite del “Novantesimo Minuto”. A casa replicavo i servizi di domenica sprint con il pallone di spugna. Giocavo, facevo l’azione e intanto facevo il commento dell’azione stessa e mi inventavo i risultati. E, come se non bastasse, lunedì con i compagni di scuola elementare ricreavamo lo studio di Paolo Valenti”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu sei stato alunno dell’Istituto Sociale di Torino per 13 anni. Quale importanza ha avuto per la tua formazione personale nella vita.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Fondamentale, perché mi ha permesso di vivere un’esperienza di serenità nell’adolescenza e nell’infanzia. L’Istituto Sociale è stato un ambiente che mi ha messo nelle condizioni migliori per crescere, sia da un punto di vista delle strutture,dei rapporti, degli insegnanti e del clima che si respirava e coinvolgeva tantissimo la famiglia. Crescendo, i valori<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>cristiani, cattolici, di rispetto e di generosità che già si respiravano in famiglia, venivano assorbiti anche a scuola. Ma anche i valori più tecnici, tipo la disciplina e le regole da rispettare e seguire, sono state formative. C’è poi un’apertura mentale che il Sociale è riuscito a darmi, ed è la capacità di avere dei dubbi e mettersi in discussione con forma di autocritica. Una sorta di apertura mentale che l’Istituto che ho frequentato per 13 anni è riuscito a darmi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dal 2007 sei reporter di Sky Sport. Come nasce la tua passione per il giornalismo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nasce da bambino, proprio quando facevo le cronache delle partite ed avevo una particolare passione per il calcio, visto che ho anche giocato fin da quando avevo sei anni. Poi, crescendo, ho sempre avuto l’idea di fare quel tipo di mestiere. Volevo fare il calciatore, ma ho capito ben presto che non era possibile farlo. Così, all’età di 17 anni ho cominciato a scrivere sui giornali locali. Da lì in avanti ho capito che era una cosa che mi piaceva fare e così ho continuato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Parlando del Toro, che idea ti sei fatto della squadra di Walter Mazzarri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi piace e penso positivo. Con Mihajlovic c’era una situazione difficile a livello di feeling, di clima pesante tra lo staff tecnico e la proprietà. Non si percepiva più anche a pelle quell’unità di intenti e condivisione che è necessaria tra le parti. E poi alcune divergenze sulla comunicazione e la valorizzazione di alcuni giocatori, che si concretizzavano in risultati negativi. Con Mazzarri credo che Cairo abbia trovato un allenatore che sa valorizzare quello che ha. Il nuovo tecnico non chiede più di quanto la società possa dare, e poi in questa squadra che è da ritenersi buona per come è stata costruita, il nuovo tecnico sta apportando delle modifiche tattiche tali da valorizzare i giocatori che già dimostrano un ottimo atteggiamento in campo e grande attenzione in fase difensiva. Tutto questo dimostra che Mazzarri è in grado di sfruttare al meglio le caratteristiche tecniche di ogni giocatore. Ad esempio c’è il Baselli di turno che è stato messo in un ruolo diverso, piuttosto che Ansaldi inserito a centrocampo, Niang che sta facendo bene e Iago Falque che continua a fare benissimo e non viene mai tolto. Tutto ciò ci fa capire come Mazzarri stia cercando il miglior schema tattico, funzionale alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori e non viceversa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Paolo, ma perché il Torino non vince più lo scudetto da troppi anni?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il primo motivo è economico, visto che c’è un gap talmente alto con le prime in classifica che hanno un cospicuo fatturato. Oggi come oggi è impossibile sostenere il costo dei grandi campioni e dei loro ingaggi. Un monte ingaggi come quello che ha la Juventus, per il Torino è praticamente impossibile sostenerlo e anche soltanto immaginarlo. Una volta si cercava di coprire queste differenze lavorando sui giovani. Adesso i giovani di valore ambiscono ad alti livelli con grandi palcoscenici e vengono subito acquistati da altre società. Quindi è praticamente impossibile trattenerli, a causa di una alta richiesta economica che il Torino non può sostenere”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ecco Paolo, tu hai toccato un tema di grande attualità: i settori giovanili. Quanto è responsabile la FIGC di avere ormai da troppi anni non supportato le società di calcio a incrementare la valorizzazione dei giovani calciatori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che la Federazione interverrà presto, perché c’è stato questo cambio di rotta oltreché di uomini, per un intervento con i centri federali piuttosto che con altri sistemi e metodologie atte ad aiutare i giovani e le società. Quindi, si auspicano maggiori incentivi affinché i club siano portati ad investire ancor più di quanto non facciano adesso, cambiando un certo tipo di cultura nella reale valorizzazione dei giovani calciatori”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Qual è il tuo pensiero sul campionato attuale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il Napoli gioca benissimo, è una squadra spettacolare, ma la Juventus è la grande squadra che vince anche quando non gioca bene e quindi è più forte. All’estetica del Napoli si oppone la mentalità vincente dei bianconeri, che per me sono i favoriti a vincere lo scudetto. La rosa della Juventus a livello di qualità e alternativa, è sicuramente superiore a quella della squadra di Sarri. Io credo che il Napoli farà molta fatica a mantenere il livello attuale, perché giocare su due fronti significa avere una rosa ampia di giocatori di qualità. La Juventus, invece, andrà fino in fondo in tutte e tre le competizioni, o comunque ci proverà perché ha i mezzi per farcela”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Parlando di Napoli. Pensi che sia soltanto un limite economico quel suo insistere sempre sugli stessi giocatori, oppure è una mentalità apportata da Sarri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A livello economico il Napoli non ha le stesse possibilità della Juve che ha un fatturato superiore. Però la Juve insegna che certi affari economici si possono fare spendendo poco e a parametro zero. Questa società è brava ad andare a prendere giocatori, prima ancora che esplodano e che diventino calciatori a livello internazionale. Aveva preso Vidal che era un buon giocatore ma non grandissimo come poi è diventato, aveva preso Pogba a parametro zero, Coman che poi era andato al Bayern a parametro zero. E quindi bisogna avere anche la capacità di fare certi colpi, anche senza grandi potenzialità economiche. Il Napoli ha fatto sicuramente grandissime operazioni, ma probabilmente in questo momento la Juve è più brava, grazie anche alle idee e alla vasta rete di osservatori capaci di scoprire quei giocatori che servono a quel tipo di squadra”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che idea ti sei fatto del mezzo passo falso della Juve di Champions contro il Tottenham?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un blackout inaspettato. La Juventus ha iniziato la gara nel migliore dei modi, ha segnato due reti con Higuain e giocato un ottimo calcio, ma poi ha dato troppo campo agli avversari che hanno approfittato della situazione e hanno terminato la gara in parità. Ma ha ragione Allegri quando sostiene che non è il caso di drammatizzare per questo mezzo passo falso della Juve. Il Tottenham è un’ottima squadra dal centrocampo in avanti, ma è apparsa vulnerabile in difesa”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi delle critiche che sono state fatte in questa occasione al pipita Higuain?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Le ritengo esagerate. A mio avviso, pur avendo sbagliato un rigore, l’argentino ha fatto un’ottima partita non solo per aver segnato due gol, ma anche per aver sostenuto il centrocampo in fase di contenimento dell’avversario. Ma attenzione, perché il pipita si esalta sempre quando viene pungolato dalla critica, e poi nella partita successiva in genere sfodera prestazioni ancora più grandi. Per questo motivo penso che sarà il primo giocatore della Juve, che il Toro dovrà temere nel derby”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, il derby di domenica prossima. Qual è il tuo pensiero in merito?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve è nettamente favorita, però attenzione a Mazzarri e al Toro che soprattutto contro le squadre più forti riescono a leggere gli aspetti che rappresentano i punti deboli dell’avversario. Il Toro ha incartato molto bene la Sampdoria, con l’Udinese ha fatto una partita intelligente, essendo disposta bene in campo e dimostrando la capacità ad adattarsi bene all’avversario. Ed è proprio attraverso la rivoluzione tattica che c’è stata con l’avvento di Mazzarri, che si riescono a trovare i punti deboli dell’avversario per poi colpirlo; a differenza del Toro di Mihajlovic in cui bisognava attaccare e fare la partita con il pericolo di esporsi immancabilmente alle qualità dell’avversario. Quindi, Juve favorita. Ma attenzione a questo Toro che non parte sconfitto e cercherà di aggredirla alta”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Secondo te i granata riusciranno ad entrare finalmente in Europa?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ritengo che quest’anno sia difficile, perché c’è la Sampdoria che sta facendo una grande stagione, c’è il Milan che verrà fuori, c’è l’Atalanta che è una squadra che ha uno zoccolo duro e Gasperini la fa giocare benissimo e con meccanismi giusti. Mazzarri è arrivato in corsa, il Torino non è stato costruito da lui e per forza di cose si trova a far rendere al meglio una squadra non sua. Credo che il Torino abbia ancora bisogno di un paio di innesti da inserire su questo telaio. Mi riferisco soprattutto a un centrocampista di qualità superiore da inglobare in un centrocampo già ricco di incontristi. E poi tutto dipenderà dal gallo Belotti, se resterà o meno. Sì, perché se le strade tra il centravanti e il Torino dovessero dividersi, la società dovrà pensare a un sostituto che sia all’altezza della situazione come ad esempio Duvan Zapata, che secondo me è il giocatore perfetto per l’attacco del Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-paolo-aghemo.jpgSiNpaolo-aghemo-tra-ricordi-personali-e-analisi-approfondite-1013375.htmSi100451001,02,03030225
1191013374NewsEditorialeCambiare squadra non è tradire20180210180510Una cultura calcistica ancora troppo lontana.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ insito nella mentalità della stragrande maggioranza dei tifosi, che cambiare maglia e squadra di calcio significhi tradire. E invece per un calciatore è qualcosa di fisiologico, soprattutto nell’oggi di un pallone in cui se si presenta qualcuno che ti fa un’offerta irrinunciabile, non puoi umanamente respingerlo. E’ la legge del professionismo di un calcio che tutti siamo pronti a criticare nel suo sistema, ma che poi ne confondiamo principalmente i contenuti, perdendoci tra sentimenti e romantici legami che non hanno più ragione d’essere. Sì, perché il calcio ad alti livelli è una professione e ogni offerta di lavoro va valutata e accettata se ritenuta migliore sia dal punto di vista economico che in prospettiva professionale. E allora cosa vuol dire essere mercenari del pallone? Vuol dire tutto e vuol dire niente, proprio per i motivi fin qui espressi. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Quagliarella,</b> da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi </b>e tanti altri casi in cui la ruggine e l’odio hanno scavato gli animi più sensibili, non è una cosa che finisce come fosse una breve o lunga storia d’amore, ma è più semplicemente la scelta di un qualcosa che possa darti il meglio. E tutto ciò non deve essere confuso con il rinnegare un passato che pur ti ha dato tanto. No, perché la “ratio” non è il frutto del pensiero di pancia, ma la riflessione apportata dalla testa. Certo,chi va allo stadio ha tutto il diritto di fischiare e di manifestare la delusione di non vedere quel giocatore rappresentativo che non indossa più la maglia del tuo cuore, ma quello che succede ormai come abitudine è l’espressione dell’ira, di quell’odio malsano che non è più qualcosa di sportivo, ma di pericoloso rancore che a livello umano può fare davvero male. E lo vediamo tutte le volte che Higuain ritorna con la Juventus a Napoli, mentre abbiamo pure visto cos’è stato il ritorno di Bernardeschi con la maglia della Juve a Firenze. E’ questione di cultura, perché dietro certe cose, anche se non sembra, ci sono storie personali che non sono sempre così sfacciatamente superficiali. Ricordate la storia umana di Quagliarella? Lui non aveva lasciato Napoli, il Napoli e la maglia azzurra che ama tanto, per un semplice andare a star meglio altrove, ma per storie personali che poi, a distanza di tempo, ha reso pubbliche. Questo deve farci riflettere tutti, perché le storie del calcio legate all’uomo non sono sempre così squallidamente banali e avvolte da considerazioni superficiali che fanno sempre capo al dio denaro. C’è la vita privata, c’è l’ambizione di migliorare professionalmente e c’è pure lo stimolo di qualcuno o qualcosa che ti propone di fare il salto di qualità. E’ legittimo, è sacrosanto e non è tradire!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711bernardeschi.jpgSiNcambiare-squadra-non-e-tradire-1013374.htmSi100451001,02,03030558
1201013373NewsEditorialeOggi, 200 partite alla Juve. Ieri, “Noi Allegri non lo vogliamo”20180209183535Un lungo legame con la Juventus e la prospettiva di un futuro duraturo. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>200 partite da allenatore della Juventus, tre scudetti vinti, Coppe Italia e vari trofei conquistati (tranne la Champions), eppure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> è l’emblema di quanto nel calcio sia tutto relativo. Se solo per un attimo ci voltiamo indietro e ritorniamo con la mente a quel luglio del 2014 in cui la Vecchia Signora rimase orfana di Antonio Conte, ben ci ricordiamo come reagì il popolo bianconero all’annuncio dell’assunzione di Allegri da parte della società bianconera. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri non lo vogliamo”,</b> era il coro che riassumeva il sentire dei tifosi della Juventus che non accettavano il mister toscano sulla panchina bianconera. Ma Allegri andò avanti per la sua strada nella consapevolezza che l’avventura si presentava difficile ma non impossibile. Sostituire sulla panchina uno juventino vero come Conte e passare direttamente dal Milan alla Juve, aveva innescato tutta una serie di situazioni che avrebbero scoraggiato chiunque. E invece l’Allegri di Livorno si rimboccò le maniche e partì senza far troppe chiacchiere. A chi gli chiedeva se aveva in mente di cambiare tattica e calciatori, rispondeva che solo il lavoro intenso gli avrebbe dato la risposta. Così facendo e con fare intelligente, nel primo periodo continuò con lo schema tattico di Conte che era ormai rodato, mentre in seguito, in maniera lentamente <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>progressiva, cominciò a dare la sua impronta di tecnico capace e vincente. Oggi, a distanza di 4 anni, Allegri ha raggiunto le 200 presenze sulla panchina della Juventus, ha vinto tutto ma non la Champions, e, soprattutto, ha conquistato i tifosi che da quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi Allegri non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">lo vogliamo”</b> sono passati a esporre striscioni, tipo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi siamo tutti Allegri”.</b> E’ la forza del calcio, in cui se vinci sei un grande e se perdi sei nessuno. Per onestà intellettuale, dobbiamo dire che noi più di una volta ci siamo schierati contro certe sue incomprensibili scelte tattiche, ma soprattutto contro quel suo modo iniziale, spesso anche <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>indecifrabile, di non sapere leggere certe situazioni a partita in corso, ritardando quei cambi che davano la sensazione di insicurezza e di paura di sbagliare. Poi il Max livornese è cresciuto assieme ai suoi giocatori, ma anche attraverso la consapevolezza di sapere di essere supportato da una società ed uno staff dirigenziale dalle grandi capacità professionali. D’altra parte, non esiste una grande squadra se tutte queste cose non si combinano tra loro. E oggi che ha raggiunto quota 200, Allegri può dire di avere dato tanto alla Juve, ma di avere ricevuto altrettanto da una Vecchia Signora che per lui rappresenta la fortuna di essere capitato al momento giusto, con le persone giuste. E chissà se questa sera allo stadio Franchi di Firenze, nella partita che la Juve dovrà affrontare contro quella viola che è da sempre considerata un’acerrima rivale, il Max Allegri di Livorno ricordi ancora quel suo primo giorno di allenamento a Vinovo, in cui fu contestato ancor prima di cominciare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNoggi-200-partite-alla-juve-ieri-noi-allegri-non-lo-vogliamo-1013373.htmSi100451001,02,03030217
1211013370NewsCalciomercatoSi chiude il calciomercato di gennaio all’insegna della crisi20180201184243Una finestra invernale che non è più adatta a chi pensa di rafforzarsi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se è vero che il calcio “mercatino” di gennaio non ha più ragione di esistere, è altresì vero che la sua ingombrante presenza non fa altro che creare inutili disorientamenti nell’ambito delle squadre stesse. Ci sono pochi soldi, e questo si è capito già da molto tempo, ma soprattutto in questo periodo dell’anno in cui si apre sempre la finestra delle compravendite del mondo del pallone, non ci sono affari da concludere, anzi, si pensa già a come programmare il prossimo campionato. E così a far parlare sono più le operazioni in uscita, piuttosto che quelle in entrata. La Juve ha ceduto in prestito Pjaca allo Schalke 04, l’Inter ha ceduto Joao Mario al West Ham e Nagatomo al Galatasaray , mentre ha acquistato Lisandro Lopez difensore del Benfica e Rafinha centrocampista del Barcellona (che non gioca da un anno). E s’infrange pure il sogno della società nerazzurra di acquistare Pastore a causa di una trattativa difficile, anche per il convincimento da parte del PSG di tenersi stretto l’argentino. C’è poi da ricordare il tentativo del Napoli che è andato a vuoto nel desiderio di acquistare Simone Verdi (rinuncia del giocatore ad accettare il trasferimento) e di Politano, cui ha fatto molta resistenza il Sassuolo. In compenso la società partenopea ha ceduto Maksimovic allo Spartak Mosca e Giaccherini al Chievo. La Roma è riuscita a trattenere Dzeko che tutti volevano già al Chelsea, mentre la stessa squadra di Conte ha acquistato dalla società giallorossa il difensore Emerson Palmieri. Per il resto non ci sono altre cessioni o acquisti di rilievo, anche se c’è da ricordare il passaggio di Pazzini dal Verona al Levante e il nessun acquisto da parte del Toro che ha corteggiato a lungo il centrocampista del Bologna Donsah, il quale sembra che abbia rifiutato il passaggio alla società granata. E’ mancato dunque il colpo last minute da parte del presidente Cairo, il quale ha ceduto il centrocampista Gustafson al Perugia, Sadiq ritornato alla Roma e l’attaccante Boyè ceduto al Celta Vigo. Dunque niente di nuovo da raccontare ai tifosi delle varie squadre del campionato italiano, i quali seguono sempre in maniera intensa questo calciomercato di gennaio che offre soltanto sogni, chiacchiere ed effimere parole che volano via al primo flebile alito di vento.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNsi-chiude-il-calciomercato-di-gennaio-all-insegna-della-crisi-1013370.htmSi100451001,02,03030412
1221013369NewsCoppeCoppa Italia, Atalanta – Juventus oltre la nebbia.20180131192046La Juventus batte l`Atalanta in Coppa Italia, in attesa della partita di ritorno.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Avevamo criticato la Juve vista contro il Genoa e a Verona contro il Chievo. Ma la Vecchia Signora ci ha prontamente smentito sfoderando una partita maiuscola in Coppa Italia. Di questi tempi giocare contro l’Atalanta non è facile per nessuno, eppure la Juventus supportata dalla suprema prestazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon</b> ha vinto ritrovando il gioco e quel giro palla veloce che è capace di sfiancare l’avversario. E neanche la fitta coltre di nebbia che ha avvolto lo Stadio Azzurri d’Italia di Bergamo in una serata carica di umidità, è stata in grado di scoraggiare i contendenti in campo che si sono affrontati in una importante partita di semifinale. Higuain è apparso tonico e in salute, con il pregio di un continuo movimento che gli fa segnare il gol della vittoria, ma anche di offrire raffinati suggerimenti in attacco dopo aver conquistato palla a centrocampo. E’ stato sicuramente il miglior Higuain visto in stagione, segno che l’argentino si sta preparando bene per gli impegni della Juventus, ma anche in funzione dei prossimi mondiali di calcio cui tiene particolarmente. E poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> che ha parato un rigore a Papu Gomez e poi sfoderato alcune parate del suo repertorio, che hanno salvato la porta della Juventus da un eventuale pareggio degli orobici. Nel primo tempo si è vista una sola squadra: la Juventus, che ha saputo pressare alto riducendo al minimo la fonte di gioco dei padroni di casa i quali, sorpresi dalla vitalità dei bianconeri che hanno subito fatto gol al 3’ con il pipita, hanno poi sbagliato il rigore battuto da Gomez per merito di un Gigi Buffon in stato di grazia. Nel secondo tempo la squadra di Gasperini si è organizzata meglio e a tratti si è rivista la squadra pimpante e ostica che già conosciamo, anche se soltanto nel finale ha saputo realmente impensierire Buffon che si è superato respingendo un tiro gol in una furibonda mischia in area di rigore. Dunque, la Juventus si è aggiudicata la prima semifinale di Coppa Italia e in attesa della partita di ritorno che si giocherà a Torino il 28 febbraio, può dire di aver ritrovato l’armonia di gioco che si è materializzata nella fluidità di verticalizzazioni e di passaggi precisi che hanno messo in crisi gli avversari. E’ una Juventus che per certi aspetti ci ha meravigliato positivamente, anche per l’attenzione e la qualità nel sapersi disporre bene in fase di non possesso palla. Ottimo Khedira (anche lui ha ritrovato il passo giusto) Pjanic (infaticabile in fase di regia e di interdizione) Matuidi (un furetto che non s’arrende mai, se prima non carpisce la palla all’avversario) e poi il solito Mario Mandzukic un po’ affaticato, poco appariscente, ma sempre pronto a dare una mano in difesa, a centrocampo e in attacco. E’ l’uomo inventato da Max Allegri, al quale dobbiamo dare atto di avere costruito un calciatore polivalente che da ex centravanti puro è diventato centrocampista, difensore e anche attaccante che funge da spartiacque per l’inserimento dei centrocampisti. Insomma, ci sembra di poter dire che la Juve è ritornata ad essere la Vecchia Signora che tutti conosciamo, forse poco bella (se non a tratti) ma sicuramente cinica nella sostanza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamo Stadio Azzurri d'Italiafl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiNcoppa-italia-atalanta-juventus-oltre-la-nebbia-1013369.htmSi100451001,02,03030207
1231013368NewsEditorialeSocial si, social no, social ni.20180130115037Il calcio e i social.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nessuno discuta l’importanza dei social, ma si metta in discussione la mancanza di equilibrio della persona. Certi post su Instagram o Facebook, mandano spesso messaggi volutamente allarmanti e privi di fondatezza. E’ il caso di calciatori ben pagati e capaci di svegliarsi al mattino e postare piccole frasi con l’intento di destabilizzare l’ambiente dei tifosi e della società cui sono legati da contratti carichi di milioni di euro. E’ il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b> capitano dell’Inter, che in questo periodo di calciomercato ha pensato di postare su Instagram questa frase sibillina che può dire tutto e può dire niente : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Poder decir adios es crecer” </b>– tradotto – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Poter dire addio è crescere”</b> e accompagna pure il finale con l’ausilio di manine che hanno l’intento di salutare. Ma qual è il suo vero significato? Da un po’ di tempo si parla di un interessamento del Real Madrid, che vorrebbe inserire Icardi nella sua squadra per sostituire l’eventuale partenza di Cristiano Ronaldo, ma, a quanto ci risulta, ad oggi non c’è ancora nulla di concreto, almeno per quanto riguarda l’immediato. Se mai se ne riparlerà a giugno prossimo, attraverso una trattativa tra le due società che sembrerebbe <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>già essere in atto. Ma allora, qual è lo scopo di allarmare tutto l’ambiente nerazzurro attraverso questa frase? Probabilmente per farsi ascoltare di più, vantandosi pure di avere richieste altisonanti che possano farti crescere professionalmente. Un po’ come dire che andare a giocare a Ferrara contro la Spal, non è come calcare palcoscenici importanti come la Champions League. Naturalmente, questa è soltanto una nostra libera interpretazione di un post che è stato studiato ad arte per allarmare i tifosi, i quali sul web sono andati letteralmente in tilt. Dunque, resta il mistero di un calciatore che con la sua compagna Wanda Nara fa uso e abuso dei social, in cui i messaggi sono sempre ricchi di parole e immagini talora anche eccessive. Intanto la società nerazzurra, nel nome del direttore sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piero Ausilio</b>, nega ogni contatto con qualsiasi società per la cessione di Icardi e al contempo dichiara che al momento non ci sono le condizioni per un eventuale acquisto di Pastore all’Inter. Sono i giochi di un calciomercato fatto di sogni, pochi soldi, bugie che nascondono verità e messaggi social creati spesso ad arte per mettere in difficoltà tutti. E allora, ecco che si ripropone il problema sull’importanza dei social, sul suo utilizzo e su una comunicazione non sempre all’altezza della suo vero significato. Dunque, Icardi lascerà l’Inter il prossimo campionato? Può darsi si, può darsi no! Questo è il dilemma che oggi si intrufola malignamente nell’ambiente nerazzurro, già scosso di suo per evidenti problemi legati a una squadra che gioca male e non sa più vincere una partita. Social si, social no, social ni!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-icardi.jpgSiNsocial-si-social-no-social-ni-1013368.htmSi100451001,02,03030174
1241013350NewsCampionatiSabrina Gonzatto: “Un altro calcio è possibile”. 20171215170226Un interessante progetto di legge che si diramerà sicuramente a carattere nazionale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il 2 dicembre scorso presso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">l’Aula Jona del Dipartimento di Management dell’Università</span> <span style="color: red;">degli</span></b><span style="color: red;"> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Studi di Torino</b>,</span> si è svolto un interessante convegno intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“ Un altro calcio è</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">possibile”</span></b><span style="color: red;">.</span> Un tema di assoluta attualità in cui la forza della partecipazione globale nello sport di questo nostro Paese che sembra andare alla deriva dei valori e del senso di correttezza, induce a trovare idee nuove, moderne e capaci di ricollegare effettivamente gli appassionati alla propria società sportiva di riferimento. Si chiama <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“TOROMIO”</span></b><span style="color: red;">,</span> l’associazione di tifosi che vuole partecipare alla gestione della società del Torino F.C. portando la tradizione che solo i tifosi sanno trasferire e consolidare. Da qui tutta una serie di iniziative si stanno sviluppando nell’intento di migliorare un mondo del calcio e dello sport in genere, che richiede la realizzazione di ambiziosi progetti. E così, a questo scopo, TOROMIO propone un progetto di legge in cui in ambito sportivo si vuole ripristinare la funzione sociale, educativa e sanitaria. Per fare questo è necessario agevolare un cambiamento culturale, attraverso una legge che indichi nuove direzioni da percorrere. Ma per saperne di più su questo interessante progetto di legge che riguarda lo sport, abbiamo pensato di intervistare la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">D.ssa Sabrina Gonzatto,</span></b> scrittrice, giornalista, responsabile&nbsp;&nbsp;relazioni esterne&nbsp;Università eCampus&nbsp;e membro del direttivo dell’Associazione Culturale e Sportiva TOROMIO. Con lei abbiamo parlato anche dei suoi progetti letterari futuri e del suo Toro, che sabato prossimo affronterà il Napoli allo stadio Grande Torino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un altro calcio è possibile”. Sabrina, di cosa si tratta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ Da qualche anno faccio parte del consiglio direttivo dell’Associazione Toro Mio, dove curo la Comunicazione. Il progetto “Un altro calcio è possibile” deriva in realtà da un desiderio, da un sogno e da una visione legata ad un libro scritto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luciano Cavagnero</span></b> che si intitola <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Se</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">vogliamo possiamo”.</span></b> Quando è stata fondata questa associazione granata, da non confondersi con uno dei tanti Toro Club, si sono messe in evidenza le finalità sociali e culturali legati al territorio e al Torino come realtà sportiva. Da qui nasce l’idea del progetto, non come fatto impositivo ma essenzialmente come sviluppo culturale e comportamentale legato al calcio e allo sport in genere”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sappiamo che il Convegno svolto presso il Dipartimento di Management dell’Università di Torino ha avuto molto seguito. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ Sì, è proprio così. Nonostante il tempo inclemente di quel 2 dicembre scorso che ha riservato i primi fiocchi di neve della stagione, l’aula dell’Università di Torino che ha accolto nella sua sede il convegno, si è subito riempita di molte personalità. E’ stato bello vedere tante persone partecipi a questo appuntamento dai connotati sociali e culturali che sono correlati allo sport. Io e Giulio Graglia ci siamo occupati di presentare l’evento e anche gli ospiti, tra i quali il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">giornalista del Sole 24 ore</span></b><span style="color: red;"> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Bellinazzo</b>.</span> Un profilo professionale davvero interessante, capace di fare una visione a 360 gradi del calcio e dell’economia internazionale ad esso legata. Una lezione di economia di notevole spessore, capace di andare a fondo sull’operato delle aziende calcio. E’ stata poi la volta del presidente di Toro Mio, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Massimiliano</span></b><span style="color: red;"> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romiti,</b></span> che ha raccontato la genesi di questa proposta di legge presentata a Roma dalla stessa Associazione il 22 aprile 2017. E’ stata poi la volta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Andrea Canta</span></b>, Ufficio Stampa e Supporter Liaison Officer del Toro e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Alberto Barile</span></b>, direttore operativo del Torino F.C. apparso particolarmente emozionato al ricordo del giorno della sua laurea, che è avvenuta proprio in quell’Aula Jona dell’Università di Torino”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tra i tanti punti interessanti del progetto “Un altro calcio è possibile”, ci sembra molto importante la funzione sociale nello sport, che comprende anche la sicurezza con l’intento di contenere i fenomeni di infiltrazione criminale.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ Sì, si è parlato molto di questo punto del progetto di legge come monito ai vari presidenti di società di calcio, proprio perché le famiglie hanno sempre più paura di frequentare lo stadio. Insomma, si cerca di sensibilizzare e fare formazione comportamentale alla gran massa di tifosi, e non solo, cercando di contenere il più possibile l’infiltrazione dei fenomeni criminali nel calcio, ma anche nello sport in genere ”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Immaginiamo che questo progetto di legge si espanda a livello nazionale.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ quello che Toro Mio desidera, perché non vuole attuare un&nbsp;progetto fine a se stesso ma vuole rendere fruibili in tutta Italia i vari punti che compongono questo piano di lavoro. E’ davvero importante sensibilizzare anche altre regioni d’Italia con altre squadre, e non solo quelle legate al territorio piemontese. Certo, come puoi vedere il progetto è molto ambizioso, tuttavia, crediamo fortemente che questa legge abbia l’intento di suggerire, consigliare, perché Toro Mio fa tutto in punta di piedi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabrina, quali sono dal punto di vista letterario i tuoi progetti futuri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sto scrivendo il nuovo testo drammaturgico che sarà presentato al prossimo Festival Luigi Pirandello del 2018, il quale è tratto da una novella di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Pirandello</span></b> che si intitola <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Il</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">viaggio”</span></b><span style="color: red;">.</span> Il mio libro, che s’intitolerà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Il mio viaggio”,</span></b> è un testo autobiografico ed è ambientato ai giorni nostri. Abbiamo già i nomi degli attori che saranno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Andrea Beltramo</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Carlotta Micol De Palma</span>,</b> con la regia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Giulio Graglia”.</span></b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Periodicamente ti vediamo partecipe e anche organizzatrice di eventi culturali. Sembra quasi che finita una cosa hai l’esigenza di cominciarne un’altra. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ vero, è così. Vado sempre alla ricerca di qualcosa che sia sempre legata alla cultura. Pensa che prossimamente sarò relatrice di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Aspettando Sanremo”</span></b><span style="color: red;">,</span> una serata organizzata al Circolo dei Lettori il 19 gennaio. Questa volta mi occuperò di moda e di come sono cambiati i costumi nel corso degli anni”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cultura e lavoro s’intersecano perfettamente alla tua passione per il Toro. Ma cos’è mai questo Toro per te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ una domanda che mi viene fatta spesso e mi porterò per sempre dietro. Cos’è il Toro? Un grosso punto interrogativo al quale tutti noi granata abbiamo cercato di dare delle risposte, proprio noi che negli anni ne abbiamo visto di tutti i colori. Abbiamo sofferto e gioito e ce ne siamo pure fatta una ragione. Sabato si gioca contro il Napoli, la squadra della quale riservo una grande simpatia perché sono stata un’ammiratrice di Maradona, che per me in assoluto è il migliore del mondo. So che il Napoli di Sarri è molto forte, ma io spero che Belotti ritrovi la forma dopo l’infortunio subito. Il Toro ha proprio bisogno dei suoi gol e io tiferò come sempre per lui e la mia squadra granata.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711gonzatto.jpgSiNsabrina-gonzatto:-un-altro-calcio-e-possibile-1013350.htmSi100451001,02,03030342
1251013341NewsCampionatiE venne il giorno di Napoli – Juventus20171201165551Al San Paolo di Napoli si gioca l`atteso match del Campionato d`Italia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ la notte di una partita che tutti aspettano fin dall’inizio di campionato. Sotto il cielo del San Paolo a Fuorigrotta (quartiere periferico dell’area occidentale di Napoli) persino il mare di questo primo dicembre 2017 è discreto, quasi voglia non disturbare col suo impeto un evento sportivo di grande importanza. Tra le vie della città napoletana già da tempo ornata di quell’arte antica capace di costruire presepi e personaggi legati non solo all’appuntamento cristiano religioso del Natale, si intravvedono anche i simboli di un calcio partenopeo che si chiama <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Insigne,</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mertens,</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Hamsik,</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Callejon,</span></b> ma anche quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Maurizio Sarri</span></b> di terra toscana che si è perfettamente inserito nel contesto e nella cultura napoletana. Erano gli anni della scaramanzia per i napoletani, in cui non avendo una squadra ad alto livello tecnico, quando incontrava la Juve spargevano sale, esibivano corni e cornetti, stavano seduti sempre sulla stessa sedia, vestivano gli stessi abiti e mangiavano la stessa pizza <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“A bella Napuli”.</span></b> Storie di un’antica cultura scaramantica che oggi sembra attenuata perché Napoli e i napoletani hanno preso coscienza di avere una squadra forte, armoniosa e bella da vedersi per quel calcio di impronta sarriana che mai annoia, mai distoglie per un attimo l’attenzione verso un agonismo che sviluppa sentimenti ed emozioni forti. E anche “l’odio” per il “tradimento” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gonzalo Higuain</span></b> sembra essersi attenuato, anche se sul Lungomare Caracciolo ci sono ancora i disegnatori da marciapiede che ricordano il torto subito dall’argentino, per essere passato dalla parte della Vecchia Signora d’Italia. Già, la Juventus di Max Allegri che è arrivata a Napoli per giocare il big match che pur non essendo ancora considerato decisivo per lo scudetto, è sicuramente importantissimo non perderlo. Sì, non perdere, perché la Juventus di questi tempi non sembra essere la squadra che conoscevamo fino all’anno scorso. Gioco che langue, schemi tattici che cambiano continuamente alla ricerca dell’assetto definitivo e qualche nervosismo che affiora all’interno della squadra. In questi giorni a Vinovo <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>si respirava l’aria di una vigilia importante, una partita che la Juve sa di non poter perdere ma che deve anteporsi con tutta la sua forza a una rivale che l’aspetta con il dente avvelenato, spinta da uno stadio gremito di tifosi fino all’inverosimile. Non ci sarà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mario Mandzukic</span></b> per un risentimento al polpaccio della gamba sinistra, ma non ci sarà nemmeno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Howedes</span></b> bloccato dal quadricipite della coscia destra, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gonzalo Higuain</span></b> è stato convocato ugualmente per la trasferta di Napoli, nonostante in settimana si sia sottoposto a un intervento chirurgico alla mano destra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Napoli è un buon test”</span></b> dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Max Allegri, “ Una partita dal grande fascino. I nostri avversari</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">sono favoriti per lo scudetto perché sono primi in classifica e noi dobbiamo arrivare a marzo per giocarci tutto con serenità. Dobbiamo avere rispetto per il Napoli, perché lì davanti hanno una grande tecnica, sono piccolini, veloci e hanno caratteristiche diverse dalle</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">nostre”</span></b>. E dunque sarà il 4-3-2-1 l’assetto tattico prescelto dall’allenatore della Juve, oppure il 3-4-3 con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Cuadrado,</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Dybala</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Douglas Costa</span></b> a far da finto nueve? Chissà! E mentre in alcune parti del mondo sarà già l’alba, non ci resta che aspettare il fischio d’inizio dell’arbitro Orsato di Schio che alle 20,45 di questa sera aprirà il confronto tanto atteso. Vinca il migliore, si dice con estrema ipocrisia sportiva. Ma ciascuno in cuor suo sa che vincere è importante, anche se non ha dimostrato di essere il migliore.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napoli Stadio San Paolofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNe-venne-il-giorno-di-napoli-juventus-1013341.htmSi100451001,02,03030213
1261013331NewsCoppeClamoroso, l’Italia è fuori dal Mondiale di calcio.20171114005028La tanto temuta catastrofe calcistica si è materializzata al Meazza di Milano<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Abbiamo cavalcato fino all’ultimo la speranza di farcela. Ci siamo persino illusi che non andare al mondiale fosse soltanto un brutto sogno, un incubo dal quale ci saremmo subito destati. Ma tutto è stato vano, anche l’illusione di avere una Federazione in grado di saper migliorare l’immagine calcistica dell’Italia nel mondo. A caldo potremmo dire tante cose che sfuggono certamente dal concetto basilare del risultato di una partita che è stata la summa complessiva di tantissimi errori fatti da tutto il nostro calcio. E’ certamente riduttivo trovare un capro espiatorio di questa eliminazione che brucia in maniera impietosa, perché è nel sistema calcio nazionale che bisogna andare a cercare le cause e le sue concause. In Italia ha vinto lo strapotere delle società di calcio che da troppo tempo ormai hanno oscurato l’interesse verso la Nazionale Italiana. Siamo troppo presi in questo nostro Paese pallonaro dalla passione verso la Champions, il Campionato, la Coppa Italia e gli esorbitanti interessi economici che gli gravitano attorno. Prova ne è che quando arrivano gli appuntamenti con la Nazionale di calcio, sembra quasi un disturbo che interrompe la continuità di un lavoro che interessa le società di calcio e le varie fazioni di tifosi al seguito. C’è poi il discorso dei giovani del vivaio italiano, la cui valorizzazione è sempre limitata perché va a favore degli stranieri. In questo, i vertici federali hanno le loro colpe e non sono poche. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma ritornando all’analisi della partita contro la Svezia, che ha devastato i sogni dei tifosi, ha massacrato gli interessi economici del governo del nostro calcio, ha fatto sgorgare lacrime di delusione a Buffon, Barzagli, De Rossi, che ai microfoni della Rai hanno praticamente dato l’addio alla Nazionale, abbiamo visto poca Svezia e tanta confusione da stress azzurro. Una partita gestita male da Ventura, incapace di sapere leggere un match che aveva bisogno di avere idee chiare, calma e sangue freddo, mentre dal C.T. abbiamo notato solo confusione, indecisione e incapacità di prendere in pugno saldamente la situazione. E’mancato il condottiero e cioè la figura rappresentativa che potesse dare sicurezza, il faro illuminante che tutti i giocatori aspettano per sapere cosa fare in campo. Ma il C.T. Ventura, non da stasera, ha sempre dato l’impressione di non essere la persona giusta al posto giusto. Dopo la dipartita di Conte, il presidente Tavecchio e la sua Federazione hanno preferito questo tecnico che, non lo diciamo solo adesso, non ci ha mai dato l’impressione di creare una Nazionale dalle caratteristiche ben definite. Latitanza di gioco, incertezza di moduli tattici continuamente cambiati nel tentativo di definire un gioco, una personalità, un’identità di Nazionale vera che non c’è mai stata. La sensazione è stata sempre di una squadra insicura proprio nell’anno del mondiale, in cui si dovevano avere le idee chiare e non limitate a un’esile speranza di farcela. La Federazione ha le sue colpe e sono principalmente legate al fatto di non aver percepito in tempo il pericolo di non andare ai Mondiali di Russia. Non ci sarebbe stato nulla di male nel ravvedere il mandato tecnico, cambiando in corsa un C.T. in chiara difficoltà nel costruire qualcosa d’importante nel Club Italia. Adesso la frittata è fatta, il calcio italiano ne esce con le ossa rotte e ci vorranno alcuni anni per riprendere quelle posizioni che da sempre hanno contraddistinto l’Italia in campo mondiale. Non sarà facile ricominciare perché ci vorrà del tempo, ma soprattutto bisognerà ripartire dagli errori fatti da un sistema calcio italiano che è il vero imputato di questo fallimento. Per qualche anno non potremmo più sentire quell’urlo di quella ormai lontana notte di Berlino in cui andammo a dormire avendo in testa quella parola che adesso suona amaramente nelle nostre orecchie: “CAMPIONI DEL MONDO”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNclamoroso-l-italia-e-fuori-dal-mondiale-di-calcio-1013331.htmSi100451001,02,03030249
1271013324NewsCampionatiBeppe Gandolfo, giornalista predestinato20171104150997Giornalismo, che passione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Leggendo la storia di vita professionale e umana di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Beppe Gandolfo giornalista Mediaset</span></b>, ho riflettuto molto su come il destino a volte sia legato a momenti, ad attimi che si presentano improvvisi e che sono capaci di realizzare il futuro che hai sempre sognato. E così il buon Beppe in un viaggio in treno ha trovato il bivio della sua vita, la strada giusta che ha sempre immaginato di seguire per diventare giornalista. A 17 anni l’aveva detto a chiari lettere: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Voglio fare il</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">giornalista”</span></b> e qualcuno gli rispose laconicamente, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Adès studia, poi ne riparliamo”.</span></b> Si percepiva già in lui quel sacro fuoco che sa di predestinato, verso una professione che per immensa passione diventa subito sogno da realizzare. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Don Pier Giuseppe Accornero,</b> direttore de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La Voce del Popolo”</b> che ha viaggiato assieme a lui in treno, lo ha praticamente indirizzato di fatto a quel giornalismo tanto sognato. E allora pensi che sono gli incontri casuali della vita che creano relazione e capacità di conoscersi anche attraverso gli altri. E quel giorno, in quel preciso momento, Beppe capì che avrebbe potuto iniziare a fare sul serio. Che bello e quanto è dolce partire dall’inizio, quando guardi con il senno di poi cos’è successo nella tua vita. Impagabile fortuna poter dimostrare quanto vali proprio quando sei messo alla prova, mentre di altri non ci si accorge perché non capita mai il momento opportuno. Ma qualcuno per Beppe Gandolfo c’è stato, ed è “l’angelo” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Don Pier Giuseppe</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Accornero</b>, il quale su quel treno che portava i ragazzi volontari delle parrocchie torinesi in Friuli, per dare aiuto dopo il terremoto, ha fatto aprire una porticina che si è poi spalancata grazie ai suoi meriti. Momenti di emozione che si intrecciano alla storia della propria vita, in un parallelo professionale che non avresti mai potuto pensarlo diversamente. Un diploma in ragioneria, poi gli inizi nel giornale della parrocchia che ti introduce al giornalismo televisivo, prima nella locale GRP e poi in Telesubalpina. L’entusiasmo è tanto e la forza di imparare dà gusto a ogni cosa che è nuova, che è da scoprire per confrontarsi, misurarsi con il mondo che hai sempre sognato fin da bambino. Sono i suoi 22 anni legati ai legittimi timori di sbagliare all’inizio, ma che poi superi con la freschezza del fare in quell’arduo compito di impostare il telegiornale di Telesubalpina. Dopo dieci anni di televisione il suo cammino continua all’Ansa come redattore per la cronaca giudiziaria legata ai fatti del Piemonte. Un mondo nuovo per lui, diverso dal precedente, ma capace di farti crescere nella continuità di confrontarti con te stesso per capire dove puoi arrivare. E’ un maturare step by step, giorno dopo giorno, proprio come la vita ti insegna a crescere, ponderare i momenti, le esperienze che vuoi fare tue e metterle al servizio degli altri per un’informazione corretta, così come ti insegna la deontologia professionale. Ma quel cammino continua ancora perché Gandolfo viene destinato allo sport, a quel calcio che per lui significa seguire il suo Toro. Ma si scopre troppo tifoso per scrivere da super partes; era troppa l’emozione di raccontare le delusioni o le vittorie della sua passione granata. Così viene destinato al seguito della Juve, dove conosce Luciano Moggi che ha imparato a rispettare dal punto di vista umano per essere stato aiutato in un momento difficile della sua vita, allorquando il padre di Beppe si ammalò e dovette cercare un letto d’ospedale per il ricovero. Fu un periodo triste della sua vita, in cui spesso si perde la fiducia in se stessi e negli altri. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Ma queste cose non si dimenticano facilmente. Moggi, infatti, lo aiutò a trovare quel letto d’ospedale per papà, proprio lui che è stato scaricato dalla Juve per quel suo agire che sapeva di potere per le sue tante conoscenze utilizzabili <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>per l’obiettivo di vincere sempre e di creare plusvalenze in grado di portare tanti soldi nelle casse della Juve. Sono storie di vita anche queste che si intrecciano tra picchi di eccessi umani, prima carichi di gloria e poi di sconfitte personali, che portarono Moggi alla radiazione mentre la Juve fu declassata in Serie B per la prima volta nella sua storia. E poi il TG5 nella storia recente di Beppe Gandolfo come inviato a parlare della sua Torino, dei fatti di cronaca, piuttosto che dei mille eventi culturali della sua città che splende sempre per storia e tante altre eccellenze che non manca mai di mettere in primo piano. E intanto scrive, scrive tanto e diventa autore di libri, contenitori di tutto quello che succede in un anno in Piemonte. Ma scrive anche di personaggi che gli sono entrati nel cuore, in un’anima sempre attratta dall’alto senso dell’amicizia, dei valori umani e spirituali, come quelli che ha provato per l’indimenticato Don Aldo Rabino. Mentre la sua passione per il Toro gli fa ripercorrere in letteratura le gesta umane e sportive di Gigi Meroni, il suo idolo da bambino. Ma la notizia su fatti di cronaca e altre cose successe in un anno in Piemonte, la regione che gli ha dato i natali e che lui ama come le cose più care che gli appartengono, è un filone che lo ispira e sente particolarmente di dovere approfondire. E’ la sua storia legata a quel giorno in cui gli dissero: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Adès studia, poi ne riparliamo”</span></b>. Sì, Beppe Gandolfo ne ha parlato, riparlato e continuerà a parlarne, anzi a scrivere di fatti piemontesi che si specchiano in una vita tutta da raccontare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711giuseppe-gandolfo.jpgSiNbeppe-gandolfo-giornalista-predestinato-1013324.htmSi100451001,02,03030315
1281013323NewsCampionatiChampions, splendida Roma e Juve intorpidita20171101151124In Europa, una prova in agrodolce di Juventus e Roma <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’imprevedibilità del calcio è infinita. Quando pensi che tutto sia stabilito con la logica, ecco che vieni smentito sonoramente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Roma</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> – Chi all’inizio pensava che i giallorossi fossero stati sfortunati per l’estrazione di un’urna per nulla benevola, oggi si ravvede nel constatare la squadra di Di Francesco essere prima del girone con 8 punti, mentre Chelsea e Atletico Madrid che dovevano rappresentare lo spauracchio del girone, brillano per negatività. All’Olimpico di Roma si è consumata una notte da favola, perché i giallorossi non solo hanno vinto 3 a 0 contro il Chelsea di Antonio Conte, ma hanno dato dimostrazione di grande gioco, furore agonistico e intensa voglia di continuare a percorrere la strada della Champions League che sembrava sbarrata dalla forza delle avversarie. E’ bello il calcio quando offre questi spunti fantastici di emozione per un urlo liberatorio, in questo caso giallorosso, che si libera come boato nel cielo di Roma a seguito dei due gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">El Shaarawy</span></b> e la rete di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Perotti.</span></b> Potremmo disquisire sul rinnovato ruolo del savonese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">El Shaarawy</span></b> che Eusebio Di Francesco vuole per lui nel renderlo più partecipe al gioco centrale d’attacco, piuttosto che il disegno tattico che prevede attenzione e inserimenti tra le linee, ma è la squadra nella sua totalità che è cresciuta in maniera esponenziale. La Roma, dunque, ha superato alla grande l’esame di laurea con una goleada che, grazie a un solo punto ancora <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>da conquistare, le spalanca le porte degli ottavi di finale. Il Chelsea è apparso annichilito davanti alla forza di questa Roma che ha scatenato una furia agonistica davvero inaspettata. Anche Conte alla fine della gara si è complimentato con gli avversari, dimostrando una chiara delusione per il comportamento della sua squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Juventus </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>– E mentre la Roma va in paradiso, la Juve in trasferta a Lisbona si rifugia in purgatorio. Per i bianconeri è stata una partita scialba, priva di cattiveria agonistica e con molti errori soprattutto nel primo tempo, quando abbiamo assistito all’ennesimo episodio di reiterata regalia all’avversario di turno. Lo Sporting ci è sembrato sicuramente ben messo in campo e anche difficile da domare, ma non è certo una squadra irresistibile come la Juve stessa l’ha resa. La squadra di Allegri continua ad avere due facce: quella di Campionato e quella di Champions. Due mondi simili perché legati alla competizione pallonara, ma così diversi nell’interpretazione del basilare concetto di vittoria. In campo internazionale devi correre di più e, soprattutto, non puoi permetterti di sbagliare. La Juve contro lo Sporting Lisbona ha sbagliato tanto e deve dire grazie al ritrovato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gonzalo Higuain</span></b> se in Portogallo è uscita indenne da una sconfitta che poteva essere davvero bruciante. Troppo sottotono è apparso il centrocampo, che è mancato in fase di appoggio per le punte e nella tempestività di chiudere bene la fase di interdizione. In avanti i soli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Cuadrado</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Higuain </span></b>sono apparsi degni di considerazione, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Dybala</span></b> è apparso opaco e anche cocciuto a portar palla, perdendola in ogni occasione. Riteniamo che Allegri debba decidere di lasciarlo in panchina almeno per qualche partita, visto che l’argentino è ormai in chiara difficoltà di forma. Gioca da solo, ha dimenticato il suggerimento e si ostina a imbrigliarsi tra due o tre avversari che immancabilmente gli portano via il pallone, mentre i compagni si propongono per ricevere un passaggio che non arriva mai. E’ un chiaro sintomo di mancanza di forma fisica e mentale, quindi la Juve ha bisogno di ritrovare presto i suoi guizzi, le giocate da campione quale lui è, se proiettato a splendere di luce propria. Per il resto, riteniamo questo pareggio assolutamente prezioso (pur nella delusione di una mancata vittoria che avrebbe garantito anzitempo alla Juve il passaggio agli ottavi di finale), soprattutto in considerazione di una partita che fin dall’inizio si era messa male per la Vecchia Signora, che in Portogallo si è presentata in giallo. Storie di Champions, storie di un calcio diverso in cui la Juve sembra sempre essere estranea.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-pallone-finale--champions-2017.jpgSiNchampions-splendida-roma-e-juve-intorpidita-1013323.htmSi100451001,02,03030180
1291013319NewsCampionatiIneccepibile Juve e Milan ancora da plasmare20171029145917Il big match dell`11ma giornata di campionato, ha ritrovato la Juve che Allegri vuole. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tenuto conto che nel calcio la vittoria è di basilare importanza, ci sono partite la cui analisi va oltre questo pur fondamentale concetto di football da vertice. La gara tra Milan e Juventus ha dato molti spunti di riflessione su come si vincono partite che oltre ai tre punti conquistati in classifica, fanno pensare a una ritrovata squadra che ha fatto emergere valori e gioco che si erano persi. E non è un caso che la Juventus di Allegri abbia sfoderato una partita maiuscola in quel di San Siro, al cospetto di un Milan che ha pressato alto per i primi quindici minuti di partita, ma che poi (dopo la traversa colpita da Kalinic) è apparso confuso e sovrastato dalla superiorità messa in campo dalla Juve. Con la doppietta di Higuain, la squadra di Max Allegri ha ritrovato l’equilibrio di tenuta fisica e mentale fino alla fine della gara. Era il grave problema della Juventus di quest’anno, spesso vittoriosa ma incapace di chiudere le partite per non soffrire attraverso momenti di inspiegabile astenia. Alla vigilia di questa partita, l’allenatore della Juve l’aveva detto con tutta chiarezza: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se giochiamo come contro la Spal, usciremo da San Siro con</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">le ossa rotta”</b>. E, se pensiamo che la Juve nel turno infrasettimanale contro la Spal ha vinto 4 a 1, qualcuno si era chiesto come mai il tecnico livornese avesse fatto questo appunto proprio a posteriore di una tale e roboante vittoria carica di gol. Il riferimento chiaro era rivolto al gioco e ad un’attenzione troppo flebile e altalenante della squadra, che la Juve non può permettersi contro nessuno. E, in effetti, i suoi ragazzi hanno eseguito alla lettera il suo suggerimento, disputando una partita che è stata perfetta dal punto di vista tattico – tecnico – agonistico e di continuità nervosa nell’essere lucida e attenta fino alla fine. Nella Vecchia Signora non abbiamo visto un solo attimo di rilassamento sia in difesa che a centrocampo e in attacco. Ma, su tutti, dobbiamo dire che è stata la giornata di Higuain che ha toccato quota 101 di gol segnati in Serie A, proprio nella giornata migliore della sua squadra. Allegri chiedeva una svolta e la prima risposta c’è stata, proprio a posteriore di quell’atteggiamento plateale di togliersi nervosamente la giacca in campo e sbatterla a terra con la furia di chi non vuole vedere certe storture e disattenzioni ripetute. L’aveva fatto l’anno scorso a Reggio Emilia durante la partita contro il Sassuolo, e poi tutti sappiamo com’è andato il proseguire della Juventus in campionato. Adesso è successa la stessa cosa prima della partita contro il Milan, e adesso siamo tutti curiosi di vedere se quella giacca sbattuta via di brutto, sortirà lo stesso benefico risultato nella continuazione del campionato e della Champions. In casa Milan, come abbiamo detto pocanzi, c’è ancora molto da fare. Non convince il centrocampo con un Biglia irriconoscibile e un Suso evanescente, intrappolato come è stato dalla marcatura asfissiante voluta da Allegri. Il risultato è che Kalinic ha ricevuto pochi palloni giocabili, nonostante il da farsi volenteroso di Borini che, però, non è stato pregnante per la causa rossonera. Risultato evidente è che la squadra di Allegri ha avuto gli uomini giusti al posto giusto, mentre Montella no; ed è per questo che colleziona 5 sconfitte in 11 giornate di campionato. La Juve è lassù, in alto alla classifica i compagnia di Napoli e Inter e, se non ci saranno sorprese di percorso, contenderà proprio a queste squadre la vittoria finale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiNineccepibile-juve-e-milan-ancora-da-plasmare-1013319.htmSi100451001,02,03030199
1301013315NewsCampionatiBenevento, il pallone e la sua vita20171025151858Il caso di un calcio che si frappone tra picchi di entusiasmo e di sconforto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>9 partite e 9 sconfitte. Un primato negativo che mette il Benevento ai vertici di una classifica del pallone mondiale che non ha eguali per negatività. Dalla Lega Pro alla Serie A in tre anni, una fiaba diventata realtà che faceva sperare in un qualcosa di simile a quello che è stato per l’Inghilterra il Leicester di Claudio Ranieri. Ma per il Benevento ci sono due facce della stessa medaglia che si suddivide tra gioie, speranze e brucianti delusioni. Un modello da imitare, diventato pietra miliare di riferimento negativo. Dalle stelle alle stalle, forse per aver salito troppo in fretta gli scalini della gloria su cui si ripongono tutte le delusioni di carattere sociale ed economico che Benevento, cuore del Sannio, ha ormai compenetrato persino tra le pieghe dei suoi angoli storicamente più belli. Benevento è la città del sindaco Clemente Mastella, ma è pure la città di Oreste Vigorito, presidente della squadra di calcio che si batte contro chi è già pronto a recitare il de profundis. Un 70enne sorretto dallo spirito di chi non molla mai, visto che è stato l’artefice della scalata giallorossa fino alla Serie A grazie anche all’energia eolica. E’ come essere stati spinti da un vento impetuoso, capace di lasciarsi andare attraverso l’entusiasmo smisurato della gente beneventina la cui voglia di uscire dall’anonimato si è dimostrata al di sopra di ogni cosa, anche delle possibili o inevitabili difficoltà. Ma che importava, qui, allo stadio Ciro Vigorito, sarebbero venute a giocare la Juventus, il Napoli, l’Inter, il Milan, la Roma, la Lazio e quanto di meglio offre il pallone italico. Era come vedere tutto chiaro e limpido come una giornata di sole dal cielo terso che, invece, nascondeva impenetrabili banchi di nebbia di un calcio lievitato troppo velocemente. E oggi, la Benevento del pallone così fragile nella sua interiorità, è pure diventato uno stereotipo di negatività che si antepone a quel miracolo calcistico declamato fino alla sua promozione in Serie A. Segno evidente di un mondo che non conosce equilibrio e che fa sempre affiorare momenti esaltanti che potrebbero essere contenuti senza fare voli pindarici, e momenti di negatività come questo, che oscurano irrimediabilmente tutto ciò che si è fatto di buono in questi anni, attraverso il calcio di una città sempre alle prese con problematiche economico – sociali che riflettono l’italico Paese. E adesso Marco Baroni l’allenatore delle due promozioni del Benevento, è stato rimosso dalla sua carica assieme al direttore sportivo Salvatore Di Somma. Al posto dell’ex tecnico è stato chiamato De Zerbi, un coach che non è amato dai tifosi giallorossi forse per antiche ruggini create fin dai tempi in cui De Zerbi è stato allenatore del Foggia. Storie di calcio e di vita. Storie di fragilità nascoste dal recondito pensiero, che troppo spesso fa capo al desiderio di gloria senza costruire un futuro che possa lentamente essere artefice di esperienza vissuta. E’ la fretta dei nostri giorni, capace di mettere le ali là dove improvvisamente si atterri sbattendo violentemente a terra, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>facendosi male. E’ il mondo di un calcio che da sempre è metafora di vita in tante, troppe similitudini che non sono mai sufficienti a farci riflettere abbastanza. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Beneventofl0711fl0711foto-benevento-calcio.jpgSiNbenevento-il-pallone-e-la-sua-vita-1013315.htmSi100451001,02,03030190
1311013311NewsCampionatiFabio Viglione, avvocato con il Toro nel cuore20171017174438Tutela dei diritti e rispetto dei valori umani, si intersecano perfettamente all`amore per il calcio e la passione per il Toro. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Roma città eterna. E’ la capitale dalle mille contraddizioni, capaci di intersecarsi tra una storica e immensa cultura che traspare evidente tra le pieghe di ogni angolo e uno stato depressivo di non accuratezza, che emerge evidente da situazioni civiche e sociali che la fanno apparire trasandata. Peccato, perché quelle volte che veniamo in questa città vorremmo respirare un’altra aria, quella dell’orgoglio che ogni capitale dovrebbe infondere. Tuttavia, pur nell’immancabile delusione, Roma resta sempre il centro di quel turismo universale che si manifesta dalle lunghe code per accedere ai Musei Vaticani piuttosto che al Colosseo, in Piazza San Pietro, Piazza Venezia, i Fori Imperiali, Fontana di Trevi e mille altre attrazioni storico culturali. Ma la capitale è il cuore pulsante del pallone che divide il tifo tra Roma e Lazio, ed è anche sede del Governo, degli uffici statali e di tanti professionisti che gravitano intorno all’immensità di una città sempre bisognosa di tanta specifica professionalità. E così, non per caso, ci troviamo nello studio dell’ <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Avv. Fabio Viglione</b>, giovane penalista che abbiamo conosciuto a Torino in occasione della presentazione del libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Caro Toro ti</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">scrivo”,</b> che ha elaborato assieme all’On. Giorgio Merlo. Stanze che parlano di Toro, che si vestono di granata tra gagliardetti e fotografie ricordo. Poi, qua e là, alcuni oggetti che parlano del suo amore per le antichità, come ad esempio una vecchia radio che sembra trasmettere ancora una partita del Grande Torino attraverso la voce di Nicolò Carosio. Con lui abbiamo parlato della sua passione per il calcio e il Torino, ma anche dei suoi ricordi personali e della sua professione che va oltre il minimalismo spesso suscitato da chi in modo banale parla solo della propria fede calcistica. E’ stato piacevole disquisire sui vari punti che riportiamo in questa lunga ed esaustiva intervista, capace di fare emergere la vera natura del tifoso granata, del professionista, ma soprattutto dell’uomo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Avv. Viglione, proviamo a partire dall’inizio. Lei è cresciuto a Venosa, in Basilicata. Cosa ricorda del periodo della sua infanzia e cosa la lega alla sua terra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>"Ho trascorso una infanzia felice, con genitori amorevoli e comprensivi che non mi hanno mai fatto mancare insegnamenti e positivi modelli di riferimento, pur senza eccessi di autoritarismo educativo. Abitavamo in Basilicata, a Venosa, una cittadina di circa tredicimila abitanti, dove ci si conosceva praticamente tutti. Vivevo in un ambiente che potrei definire “protetto” ed anche se, ad eccezione dell’oratorio, non c’erano spazi dedicati ai giovani, bastava un polveroso campo di calcio, spesso improvvisato, per trascorrere ore spensierate e sentirmi felice. Sono rimasto molto legato a Venosa, ricca di storia e di bellezze artistiche, con un fermento culturale molto intenso. Quando ci ritorno trascorro giorni di grande serenità.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Venosa è una città ricca di storia e di cultura, uno scrigno che contiene risorse artistiche straordinarie.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Mamma e papà, due figure determinanti per ogni bambino. Dal punto di vista della formazione, qual è la cosa che ancora oggi ritiene più importante del loro insegnamento?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“La capacità di saper ascoltare e farsi ascoltare, senza eccessi di severità, offrendo esempi quotidiani per stimolare il senso del dovere e l’amore per la vita. Più che tante parole erano i comportamenti e l’esempio quotidiano a tracciare la strada. La strada della positività e dell’ottimismo che si coniugava con uno spiccato senso del dovere e del rispetto delle regole. Mi hanno dato tanto senza mai farmi pesare niente. Oggi, da genitore, spero di saper fare altrettanto con mio figlio.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Poi il suo trasferimento a Roma, la città che l’ha adottato. E’ in questa città che ha cominciato il suo percorso di studi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Si, mi sono trasferito a Roma a diciotto anni per gli studi universitari. Già dal primo anno di giurisprudenza avevo le idee piuttosto chiare: volevo fare l’avvocato penalista. Ero attratto da un ruolo che, per me, aveva un fascino particolare. Poter stare anche al fianco degli “ultimi”, per garantire il diritto di difesa a chi veniva accusato e messo all’angolo. L’università mi dava la possibilità di apprendere e gestire in autonomia i momenti di studio alternandoli ai momenti di svago, ai momenti che mi servivano per ricaricare le batterie. Una città come Roma, che mi sembrava immensa, ricca di stimoli e sfide quotidiane, ha rappresentato per me il luogo ideale in cui poter mettere a fuoco e valorizzare la mia identità. Senza particolari reti di salvataggio, senza nessuna certezza ed una quotidianità tutta da vivere tra la spensieratezza giovanile e la voglia di ritagliarmi uno spazio arioso, che mi proiettasse in una dimensione professionale da costruire passo dopo passo.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Laurea in Giurisprudenza, poi gli anni di pratica in un prestigioso studio che l’ha fatto diventare avvocato penalista. Perché questa sua scelta di vita? Era anche il desiderio dei suoi genitori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“I miei genitori mi hanno sempre lasciato libero di scegliere senza imposizioni o egoistiche proiezioni che non tenessero conto della mia identità e delle mie inclinazioni. Mio padre è stato un insegnante, un educatore ed un apprezzato psicologo che ha sempre cercato di fornirmi strumenti di autonomia affinché le mie scelte fossero dettate dalla passione. </span></i><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Né lui, né mia madre, donna di eccezionale vitalità e sensibilità, mi hanno mai condizionato nelle scelte finendo per tarparmi le ali o, al contrario, per caricarmi eccessivamente di responsabilità e di pressioni. In loro ho sempre trovato comprensione e partecipazione entusiastica, convinta, spesso volutamente silenziosa: la molla più stimolante per dare il meglio e guardare alla vita sempre con positività. Hanno cercato sempre di potenziare la mia autostima, affinché conquistassi, con serenità, i miei spazi e la mia autonomia.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi ha un avviato studio a Roma. Quanto la gratifica il suo lavoro dal punto di vista professionale, visto che la impegna in modo particolarmente intenso per l’intera giornata?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho “sposato” una professione faticosa ma che mi appassiona. E’ una scelta di vita totalizzante che assorbe tante energie richiedendo quotidiani sacrifici. Ogni giorno ritrovo gli stimoli giusti per affrontare le complesse problematiche del settore e cercare di dare il meglio. Ho avuto la fortuna di avere un grande maestro, un eccellente avvocato, che ha acceso ulteriormente la mia passione mostrandomi una realtà professionale fatta di valori e di impegno costante vissuto con umiltà e determinazione. Per usare una metafora calcistica, giocando su tutti i palloni con la stessa grinta e la stessa dedizione dal primo all’ultimo minuto. Per rispondere alla domanda, il lavoro mi gratifica perché mi consente di mettermi sempre in discussione e rimboccarmi le maniche. Sono chiamato ad offrire un contributo tecnico ma al tempo stesso appassionato a chi si rivolge a me, riponendo la propria fiducia per la tutela dei propri diritti. E tanto avviene in contesti in cui non mancano le ansie, le angosce, i timori di chi è chiamato a difendersi in un processo.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Mi gratifica sapere di aver dato il massimo, professionalmente. Toccare con mano la fiducia e la gratitudine degli assistiti per la dedizione e l’impegno.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Oltre a molti processi penali, alcuni dei quali particolarmente noti alle cronache, lei si è occupato anche di processi per illecito sportivo che hanno coinvolto atleti e squadre di calcio professionistiche. Quanto l’ha aiutato la sua passione per il calcio?<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Tantissimo, perché è stata sempre una componente in grado di darmi delle coordinate maggiori. Ho sempre amato il calcio, fin da bambino, soprattutto per la capacità di creare entusiasmo e senso di appartenenza trasversale, attraverso una passione in grado di accomunare anziani e bambini, adulti e giovani, senza distinzioni di alcun tipo.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Chi la conosce la descrive come una persona sensibile. Come riesce a conciliare il suo modo d’essere con le varie problematiche che scaturiscono dalla sua professione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Vivo la sensibilità come un ingrediente imprescindibile per fornire assistenza nel difficile percorso che il processo rappresenta. Il mio è un apporto di tipo tecnico che rivolgo all’assistito ma in questo delicato cammino cerco di venire incontro, in modo artigianale, alle peculiarità che ogni situazione presenta. L’unica cosa che posso garantire, nel pieno rispetto delle regole e del sistema processuale, è l’impegno e la dedizione con le quali tento di rendere concreto e pieno l’esercizio del diritto di difesa cui ogni cittadino ha diritto. Non so se si tratta di sensibilità più o meno spiccata, ma registro con rammarico una vocazione generalizzata a ribaltare il principio costituzionale di non colpevolezza fino alla sentenza definitiva. Frequentemente, questo principio non viene vissuto pienamente nella coscienza individuale e collettiva e già all’alba di una indagine, il cittadino accusato finisce per subire una prevenzione ed un pregiudizio che lo accompagnano per la vita, nel quotidiano, e neanche una sentenza pienamente assolutoria, talvolta, lo riabilita agli occhi della gente. Si tratta di un approccio culturale che spero possa cambiare, evitando così che si radichi una sorta di presunzione di colpevolezza in conflitto con la Costituzione. In questo senso, anche l’informazione dovrebbe dare un contributo più equilibrato. Spesso un avviso di garanzia è accompagnato da “titoloni” e grande risalto mediatico ed una sentenza di assoluzione rinchiusa in un “trafiletto”.</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“…<i style="mso-bidi-font-style: normal;">il grado di civiltà di un paese si misura osservando la condizione delle sue carceri</i>” (Voltaire). Questo si legge nella presentazione del sito del suo studio. Perché ha scelto proprio questa frase? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Perché è un tema che mi sta particolarmente a cuore. Il sistema carcerario è un tema centrale in una democrazia avanzata, in uno stato liberale. La Costituzione ci propone una pena che deve tendere alla riabilitazione del condannato ma le condizioni in cui versano i detenuti, molto frequentemente, sono la sconfessione di tale principio. E’ importante, invece, che si pensi ai detenuti ed al loro percorso riabilitativo, affinché quel periodo di restrizione possa trascorrere all’insegna del riscatto, della voglia di trovare stimoli positivi che siano un viatico favorevole per il reinserimento effettivo. In questo senso, le condizioni delle strutture e lo spazio di praticabilità di vita al proprio interno lasciano spesso molto a desiderare. Il nostro Paese può e deve fare molto di più.” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Tra le cose più importanti della sua vita, in quale posto pone i valori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;"</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>I valori informano tutto il nostro agire e sono imprescindibili in ogni momento della nostra vita ed in ogni esperienza umana e professionale che ci vede protagonisti. L’onestà e la lealtà ci consentono di stare bene con noi stessi, anche nelle turbolenze che la vita può riservarci. Tuttavia, nel vivere all’insegna dei nostri valori, credo sia fondamentale offrirci al rispetto degli altri e delle opinioni altrui. Molto spesso siamo chiamati a dare testimonianza dei nostri valori e delle nostre idee anche confrontandoci con chi la pensa in modo profondamente diverso. Credo che sia necessario, proprio a fronte delle diversità di pensiero, riconoscersi nel rispetto reciproco per ogni persona e le proprie idee, evitando eccessi di chiusura e la radicalizzazione dello scontro. Sentirsi il bene contro il male o i buoni contro i cattivi finisce talvolta per dar corpo alla perdita di equilibrio, essiccando ogni fonte di reale confronto. Così come pensare di essere sempre nel giusto e chi non la pensa come noi nell’errore. Ma tornando ai valori, è sempre l’uomo che porta se stesso in qualunque professione, mettendo al centro la propria cifra umana nelle situazioni della vita in cui è chiamato ad operare. Credo che valori saldi ed equilibrio consentono di affrontare al meglio anche le situazioni professionalmente più difficili.”</span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Dai valori alla passione, dalla passione al Toro. Come è nata la sua passione per il Toro? &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ nata sostanzialmente grazie a mio padre - che è purtroppo mancato quasi quindici anni fa – che <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>era un appassionato tifoso del Torino. Me ne parlava con entusiasmo anche perché aveva vissuto da bambino nel mito del Grande Torino. Non è stato difficile per me innamorarmi del Toro e perdermi in quella passione, anche cromatica. Ricordo ancora adesso l’emozione di quando mi portò per la prima volta allo stadio a sette anni e vidi sul prato verde quelle divise tutte granata….”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Ne parla anche nel suo libro scritto con Giorgio Merlo “Caro Toro ti scrivo”…</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>“Si, quel libro è stato scritto tutto d’un fiato e quasi per gioco, attingendo proprio a quelle emozioni che ho cercato di raccontare con semplicità. La semplicità di una passione che ha attraversato la mia vita e che, nonostante tutto…non si è esaurita. E’ un libro di sentimenti più che di cronache sportive. Ho provato a mettere in fila le emozioni vissute attraverso le voci della radio, le immagini della televisione, i colori ed il calore dello stadio.” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Senta Avv. Viglione, cosa pensa del Torino attuale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>"Credo che abbia una società solida ed una squadra ricca di qualità. Negli ultimi anni siamo cresciuti molto e credo che la squadra attuale, per talento dei giocatori, sia competitiva per raggiungere l’Europa. Spero che abbia l’equilibrio per far rendere al meglio i tanti calciatori di spessore che compongono la rosa.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>E del rinato Filadelfia, cosa pensa?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>"E’ meraviglioso poter rivivere il mito del Filadelfia e creare un fortino tutto granata dove ricordare il passato, vivere il presente e guardare al futuro. Sarà importante ricreare un collante forte tra la squadra e la gente granata. Il cuore granata non è retorica e può essere trasmesso attraverso quell’alchimia di un luogo unico che ci rende speciali. Nessuno in Italia ha un luogo come il Filadelfia. Abbina la qualità della moderna struttura di allenamento alla fusione con il territorio e con la gente granata, nel cuore pulsante della città. Nel luogo in cui si fece la storia e, sono certo, continueremo a vivere emozioni intense.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></i><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Qual è il suo pensiero circa la difficoltà del Torino di rivincere lo scudetto dopo tanti anni? Manca forse un adeguamento nella conduzione gestionale che si connaturi alle più moderne esigenze dell’azienda calcio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><