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11013784NewsEditoriale2021052409:36<p>Ultimato l'ultimo turno di campionato con la qualificazione in Champions di Milan e Juventus, si apre l'inizio del progetto riguardante i club di Serie A per il nuovo anno 2021'22. Una nuova stagione calcistica che si prepara all'insegna dell'arrivo di Jos&#232; Mourinho quale nuovo allenatore della Roma, mentre c'&#232; tutta una serie di coach che costituiscono il balletto delle panchine. E mentre Ringhio Gattuso &#232; stato liquidato con uno squallido twitter dal presidente Aurelio De Laurentiis, per il resto ascoltiamo soltanto voci all'orizzonte, con le relative conferme e smentite tipiche di questo periodo di cambiamenti che si protrarr&#224; fino a settembre prossimo. Dunque, altro giro - altra corsa. Il pallone inizia a girare vorticosamente tra i sogni dei suoi tifosi i quali, tra l'altro, riassaporano il gusto di un ritorno allo stadio anche se sar&#224; ancora contingentato.E allora oggi, in virt&#249; di quanto detto sin qui, proviamo a cominciare con l'analisi del pallone della citt&#224; della Mole con le eventuali nuove idee e progetti relativi a Juventus e Torino.</p><p>Juventus - Potremmo dire che tutto &#232; bene ci&#242; che finisce bene. Adesso il popolo bianconero esulta dopo la paura, mentre Andrea Pirlo pone l'accento su due trofei conquistati in questa stagione e la speranza di essere riconfermato alla guida tecnica della Juventus per l'anno 2021'22. Tuttavia, non ci si pu&#242; nascondere dietro i marchiani errori commessi dalla societ&#224; bianconera che si &#232; trascinata un campionato da dimenticare sotto l'aspetto tecnico e non solo. In tanti articoli pubblicati su questo giornale abbiamo pi&#249; volte definito fallimentare il campionato di una Juventus irriconoscibile anche sotto l'aspetto della mentalit&#224; vincente che &#232; stata trascinata nel baratro della mancanza di gioco, di reattivit&#224; e di quel furore agonistico che si &#232; perso per strada. La Juve di Pirlo ha deluso, diciamocelo in tutta franchezza e anche con i meriti dei due trofei vinti. S&#236;, ha deluso come spesso all'inizio si era temuto, proprio per una panchina cos&#236; pesante per un neofita come Andrea Pirlo, il quale era stato prima destinato sulla panchina dell'Under 23 e dopo una settimana &#232; stato ufficializzato dal presidente Agnelli, come l'allenatore della Prima Squadra. Tutti i media ci siamo guardati in faccia quasi increduli di quanto alla Juventus, che si presentava con 9 scudetti vinti di seguito, stesse succedendo e come questa incredibile scommessa di Agnelli avesse una sua logica razionale in virt&#249; di un campionato da difendere e, soprattutto, di una Champions da affrontare per l'ennesima volta con il sogno di vincerla. E non ci siamo sbagliati, perch&#232; con il senno di poi, la Juventus ha fallito i suoi obiettivi pi&#249; importanti, arrivando ad acciuffare la partecipazione alla Champions targata 201'22 soltanto all'ultimo respiro e per il rotto della cuffia. No, tutto ci&#242; non &#232; da Juventus, una societ&#224; che si presenter&#224; ai nastri di partenza della nuova stagione agonistica con gravi problemi economici, mentre c'&#232; ancora da chiarire il rapporto - Uefa Ceferin - Juventus Agnelli -. Vedremo cosa accadr&#224;, per intanto sul fronte squadra, si susseguono le voci della partenza di Cristiano Ronaldo che si aggiunge all'addio gi&#224; ufficializzato di Buffon. Per il resto si attende l'arrivo di Zinedine Zidane, anche se la candidatura di Max Allegri &#232; sempre molto forte, visto il rapporto di amicizia che c'&#232; da sempre tra Andrea Agnelli e l'allenatore livornese, Vedremo, certo &#232; che alla Juve c'&#232; bisogno di un cambiamento che noi vediamo anche nei ruoli dirigenziali della societ&#224;. C'&#232; chi rimpiange ancora Marotta, mentre Paratici sembra non averlo sostituito degnamente, almeno per quanto riguarda una campagna acquisti ritenuta sbagliata sotto l'aspetto tecnico di un centrocampo carico di doppioni e al contempo di poca qualit&#224;. Anche in questo vedremo gli sviluppi della societ&#224; Juventus.</p><p>Torino -</p>fl0711fl0711SIncalcio-1013784.htmSI0101025n
21013781NewsEditorialeIl Torino è salvo, ma per il popolo granata non c`è nulla da festeggiare2021051914:58La grande delusione dei tifosi del Toro.<p>A Torino, sponda granata, spira aria di temporale e le tenebre oscure pi&#249; che mai, non fanno largo neanche un p&#242; al cielo azzurro. Un p&#242; come dire che &#171;Mala tempora currunt&#187; e tutto il legittimo malcontento accumulato durante tutto l'arco del campionato 2020 '21 dai tifosi granata, sembra essersi sprigionato proprio nel momento in cui in televisione, dopo lo 0 a 0 contro la Lazio, si celebrava la felicit&#224; della squadra e del presidente Cairo, per avere raggiunto la matematica certezza di restare in Serie A. Incredibile questa concomitanza di sentimenti avversi che sono l'emblema di una situazione di rapporti difficili tra i tifosi e la societ&#224;, che si sono prolungati per troppi anni. E oggi, dopo l'ennesima sofferenza di un anno calcistico da dimenticare, molte sono le testimonianze dei tifosi granata che si uniscono contro la societ&#224;. Cos&#236; si legge in una nota dell'articolo redatto dal <strong>presidente del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, Domenico &#171;Mecu&#187; Beccaria su Torino Oggi: &#171;Per l'ennesima stagione abbiamo assistito alla farsa di proclami roboanti, vacui quanto fragili, che alle prime difficolt&#224; crollavano come castelli di carte, lasciando il presidente, che li aveva pronunciati, nudo di fronte all'impietosa evidenza dei fatti. Per l'ennesima stagione siamo indecorosamente salvi, ma ora basta&#187;.</strong> Un chiaro pensiero che completa un articolo carico di amarezza e s'interseca tra sentimenti di rabbia per un presente che sembra non tenere conto della storia del Grande Torino e di ci&#242; che rappresenta davvero indossare quella maglia granata. Non &#232; retorica ma la dimostrazione di quello che rappresenta la piazza della Torino Granata, sempre cos&#236; legata al rispetto del glorioso passato anche attraverso il presente. <strong>&#171;Nel corso di questa incredibile crisi, in piena pandemia abbiamo assistito per troppo tempo impotenti davanti a un televisore a soffrire per una squadra color granata sbiadito&#187; scrive in un post pubblicato su facebook, Walter Borgognoni, un altro tifoso granata che &#232; stato anche portiere di quella squadra del Settore Giovanile del Torino che schierava Zago e Lentini.</strong> &#171;<strong>Fa impressione vedere il Torino in classifica&#187; - continua Borgognoni - &#171;fa male al cuore sapere che si &#232; dovuto faticare a vincere anche una sola partita, soprattutto se si riflette sulle gloriose pagine di storia che aveva scritto questa societ&#224; un tempo gloriosa. Il Presidente Cairo &#232; ricascato nell'antica imperdonabile tendenza di accentrare ogni sua scelta, compresa la nomina del Direttore Sportivo Vagnati. lo dice il campo, ha steccato del tutto il mercato estivo&#187;.</strong> Anche qui si percepisce chiaramente uno stato d'animo di delusione profonda, di mortificazione, una sorta di illusione di quello che avrebbe potuto essere e non &#232; stato. E' il sentimento di una piazza granata che non ha proprio nulla da festeggiare e che si dissocia dal legittimo sentimento festante della squadra, del tecnico Nicola e del Presidente Cairo. Una spaccatura che fa molto riflettere e si ramifica in un calcio che d&#224; passione, emozioni e toglie serenit&#224;. Noi ci auguriamo che alla fine tutto ritorni civilmente nella logica dei buoni rapporti. Per il Toro e per la sua grande storia.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013781.htmSI0101070n
31013779NewsEditorialeToro, sconfitta inaccettabile2021051317:47Incredibile debacle della squadra di Davide Nicola<p>C'&#232; modo e modo di perdere una partita di calcio. E c'&#232; anche da preservare la dignit&#224; di un gruppo, di un club, della sua storia e anche dei suoi tifosi, a prescindere da ogni altra cosa. Il Torino che si trova in una bruttissima situazione di classifica ha affrontato il Milan in maniera disarmante, prova ne &#232; il 7 a 0 scaturito a favore del diavolo rossonero. 7 sono stati i giocatori titolari sostituiti da mister Nicola per preservarli presumibilmente dalle tossine di troppe partite ravvicinate e 7 sono state le pere che Salvatore Sirigu ha dovuto raccogliere dentro la rete. Il Toro &#232; ferito, ammutolito, uscito a testa bassa dalla vergogna, consapevole di avere condotto una gara senza sale, nerbo, attributi. E non si dica per favore che c'&#232; stato troppo Milan per questo poco Toro. No, non lo si pensi neppure, perch&#232; se &#232; vero che nella sua globalit&#224; il Milan dispone di una squadra tecnicamente superiore al Toro, &#232; altres&#236; vero che &#232; inammissibile scendere in campo e guardare l'avversario, restando alla sua merc&#232; per l'intera gara. Ok, il mister granata ha ammesso le sue colpe sul fatto di avere probabilmente ecceduto nel caricare troppo la squadra alla vigilia di questo importante incontro. Tuttavia, c'&#232; da considerare che in campo ci vanno i calciatori e come tale sono loro che devono correre, lottare, mai demordere, soprattutto se alle seconde scelte viene data l'opportunit&#224; di mettersi in luce. Ma questo Toro &#232; apparso troppo rassegnato fin da subito, quasi fosse gi&#224; matematicamente retrocesso in Serie B. Stesso l'atteggiamento, stessa la svogliatezza, stessa l'indolenza a crederci almeno un p&#242;, almeno per ricordare il valore della maglia indossata. Crediamo che questa ulteriore beffa rappresenti per il popolo granata una ferita mai rimarginata, che puntualmente si ripresenta in ogni campionato da qualche anno a questa parte. La scorsa settimana avevamo cos&#236; titolato il nostro articolo dedicato alla Juventus dopo la gara contro il Milan: <strong>«Juventus, societ&#224; da rifondare»</strong>. Ebbene, oggi, commentando la partita del Toro contro lo stesso Milan, potremmo scrivere lo stesso titolo a caratteri cubitali, cambiando naturalmente il nome della societ&#224; da rifondare, che &#232; il Toro. S&#236;, perch&#232; tutto nasce da l&#236;, tutto comincia dall'alto per poi finire al basso. Cos&#236; nel calcio, cos&#236; in qualsiasi altra azienda che si rispetti. E il Toro sbaglia sempre nel programmare stagioni che sanno sempre di risparmio, oppure di mancanza di vere strategie per potere raggiungere livelli tecnici tali da potere essere competitivi nel campionato di Serie A. Guardando ieri sera la partita del Toro abbiamo fatto il confronto con il calcio prodotto da squadre di Serie B, come ad esempio la neo promossa Salernitana. Ebbene, dobbiamo dire che il livello del Toro &#232; ancora inferiore a quello espresso nella serie minore. Non bastano pi&#249; le fiammate improvvise della squadra di Nicola, non serve pi&#249; accendersi e poi spegnersi perdendosi nel nulla. Non &#232; calcio, non &#232; organizzazione di squadra di Serie A, &#232; solo improvvisazione e speranza negli altri pi&#249; che in se stessi. Cos&#236; come sta succedendo in questo fine campionato, in cui il Toro &#232; pure fortunato nell'approfittare delle sconfitte del Benevento, squadra che lotta ancora per restare in Serie A dopo la condanna matematica di Crotone e Parma. E allora? Questo &#232; il Toro che non t'aspetti! Un Toro che ha perso l'anima e l'orgoglio di apparire degna della Serie A. No, cos&#236; non va Toro. Si dia una svegliata l'ambiente granata, lo faccia presto. Il tempo sta scadendo!</p><p>Salvino Cavallaro . .</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013779.htmSI0101049n
41013778NewsEditorialeIl Toro e la costante idea di ridursi a soffrire fino all`ultimo 2021051018:57Il Toro deve costruire per il futuro una mentalità diversa, capace di scrollarsi di dosso il tarlo degli ultimi. <p>Il pareggio di Verona d&#224; al Torino quel punticino striminzito che non lo fa stare ancora tranquillo. La squadra di Nicola ha ritrovato da un p&#242; il mordente e quella consapevolezza di dovere soffrire fino alla fine. Una costante di questo club granata che sembra ormai destinato continuamente ad essere impegolato nelle basse sfere della classifica di Serie A. Una condizione mentale cui abbiamo il sospetto che ci si stia abituando, un p&#242; come se salvarsi dal baratro della Serie B rappresentasse comunque la conditio sine qua non per sentirsi consapevoli di avere fatto il proprio dovere, ritentando al contempo una sorte migliore per l'anno prossimo Gi&#224;, l'anno prossimo. Ma quale sarebbe questo anno prossimo in cui la societ&#224; granata si presenti realmente con il cipiglio di essere competitiva e con le qualit&#224; di squadra in grado di sistemarsi nella parte sinistra della classifica, tentando - perch&#232; no - di andare a dar fastidio anche alle squadre che stabilmente occupano il vertice alto di Serie A. Chiss&#224;! Parlando di quest'anno e della sofferenza che tifosi granata e club stanno vivendo in maniera ansiosa, diciamo che c'&#232; tutta una serie di problemi mai risolti che identificano la precaria situazione della squadra di mister Nicola, al quale bisogna dare atto di avere ricompattato lo spogliatoio dopo il suo arrivo, ma di non avere dato quel gioco di squadra che il popolo granata e forse la stessa societ&#224; si aspettava. Purtroppo, abbiamo assistito pi&#249; volte a fiammate d'orgoglio che ultimamente hanno portato a vincere qualche partita determinante, ma mai con quell'equilibrio di squadra capace di dare continuit&#224; di gioco e risultati. Fumi di entusiasmo apprezzabili ma evanescenti che, tuttavia, non cambiano la sostanza di una squadra che spesso risulta monotematica nella manovra, in cui si assiste alle sgroppate sulla fascia sinistra di Ansaldi e il relativo cross per la testa di un compagno appostato in area di rigore per fare gol o magari mancare l'occasione. Un calcio troppo scolastico. E' vero, in questa particolare situazione di classifica del Toro non &#232; concesso andare troppo per il sottile, tuttavia, pensiamo che produrre una squadra che faccia calcio, che abbia idee chiare nel verticalizzare le imbucate producendo al contempo il movimento senza palla pressando alto, sia nelle corde possibili di una squadra come il Toro che deve per il futuro cercare la qualit&#224; soprattutto a centrocampo. Belotti, com'&#232; giusto che sia dopo un infortunio, il covid e un campionato in cui ha tirato da solo la forza di portare avanti tutte le offensive contro gli avversari, in questo momento sta rifiatando. Onestamente, da questo capitano il Toro non pu&#242; pretendere di pi&#249;. Per lui sembra arrivato l'anno del distacco dal Toro, una societ&#224; cui ha dato tanto per avere tanto; tranne la soddisfazione di appartenere a un club capace di raggiungere obiettivi significativi. Ma a lui la Leggenda del Grande Torino gli &#232; entrata dentro l'anima, e forse soltanto per questo motivo ha lottato in tutti questi anni con le unghie e con i denti, accorgendosi per&#242; che nel calcio da soli non si va da nessuna parte. Ecco, il Toro &#232; questo. Soffrire per raccogliere il minimo sindacale, anche se il calcio di oggi impone accorgimenti qualitativi che vanno oltre il continuo risparmio della parte gestionale e tecnica di un'azienda. Elevarsi vuol dire anche costruire una squadra capace di organizzare un calcio moderno con larghe vedute e ambiziose voglie di arrivare. Altrimenti ti collochi per anni nel posto in cui si trova stabilmente il Toro a soffrire.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013778.htmSI0101043n
51013777NewsEditorialeJuventus, società da rifondare2021051011:50L'opinione sulla disarmante situazione della società bianconera.<p>Riflettendo su quanto espresso dalla Juventus in questo suo annus horribilis, ci verrebbe da dire che sia stata proprio lei ad autoescludere la sua egemonia nel calcio italiano. Porre in analisi la situazione attuale di questa societ&#224;, ci fa pensare che ogni opinione in merito sarebbe come sparare sulla croce rossa. E intanto cominciamo a riflettere sull'eccessivo sbandierare di Conte e Marotta - forse anche legittimo - che si fregiano di avere tolto alla Juventus l'egemonia durata ben nove anni di scudetti vinti di seguito. Ma a questo punto lo stesso discorso potrebbero farlo tutti, a cominciare dal Milan per finire alla Fiorentina e persino al Benevento, capaci di venire a vincere all'Allianz Stadium che &#232; diventato il regno di tutti. La Juve, come dicevamo pocanzi, ha fatto harakiri a partire dalla questione Suarez, per continuare poi con la scelta di Pirlo allenatore della Prima Squadra, una campagna acquisti e vendite errata e poi la ciliegina sulla torta rappresentata da quell'indemoniata idea chiamata Superlega. Tutta una serie di inaccettabili errori che hanno sconquassato un giocattolo perfetto curato da anni e che adesso appare come qualcosa di insignificante, inutile, disamorevole agli occhi stessi della numerosissima tifoseria bianconera che per anni &#232; stata deliziata di ben altri risultati e palcoscenici. E non &#232; certo la sberla subita dal Milan di Pioli, che pur avendogli rifilato 3 gol l'ha messa quasi in disparte per la lotta Champions. No, la causa &#232; data da tutto il regredire di una squadra irriconoscibile che non ha gioco, anima, entusiasmo, attributi. Non ha pi&#249; nulla, perch&#232; non fa calcio e si trova in un mare di guai per il decadimento di una societ&#224;, la cui governance ha fallito i principi di quelle regole che da sempre hanno fatto della Juventus la prima della classe.</p><p>E' dunque un problema da analizzare a fondo per ripartire con figure diverse che possano in qualche modo rinnovare l'immagine perduta malamente. I vertici devono cominciare ad andare a casa per far posto a personaggi nuovi, capaci di proporre un progetto serio di risalita d'immagine che non sar&#224; facile acquisire nell'immediato. A decidere le sorti di Andrea Agnelli sar&#224; il cugino John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor, la societ&#224; che detiene il 63,8% del capitale sociale della Juve. E la possibilit&#224; che l'attuale presidente della Juventus faccia un passo indietro &#232; pi&#249; che concreta, soprattutto in considerazione del fatto che ha rotto le relazioni con la UEFA, la FIFA e anche con i presidenti di Serie A, esponendosi al contempo contro il numero uno della UEFA Ceferin. Quali dunque sono i nomi papabili alla pi&#249; alta carica della dirigenza della Juventus? In primis c'&#232; Alessandro Nasi, cugino di Andrea Agnelli e vicepresidente di Exor. In lizza c'&#232; anche Evelina Christillin, attuale menbro del consiglio FIFA, una figura ritenuta perfetta soprattutto per la sua esperienza internazionale e per il dialogo che garantirebbe con FIFA e UEFA, con i quali i rapporti sono ai minimi storici. Non &#232; poi da escludere neanche la pista «calcistica» in cui si fa avanti anche il nome di Marcello Lippi, ex tecnico della Juventus. Per quanto riguarda la panchina, ieri circolava voce di un accordo di massima con Zidane. Tuttavia, pensiamo che allo stato attuale delle cose non crediamo che tecnici e campioni di prima fascia ambiscano almeno per ora a venire alla Juventus. Vedremo cosa accadr&#224; a breve, alla chiusura di queste tre partire di Campionato (Sassuolo fuori casa, Inter in casa, Bologna fuori) e di una finale di Coppa Italia che molti vedono come il consumarsi di un'agonia che sarebbe meglio chiudere qui.</p><p>Salvino Cavallaro.</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013777.htmSI0101081n
61013774NewsEditorialeL`emozione di vivere a Superga la tragedia del Grande Torino2021050418:12Storia di un giorno particolare<p>Ma che cos'&#232; l'emozione se non il momento dell'esaltazione dei sentimenti che si intersecano in maniera profonda alla nostra sensibilit&#224;. Ognuno di noi pu&#242; avvertirla in tanti modi, in tanti luoghi e in varie situazioni, ma resta pur sempre uno degli attimi pi&#249; importanti della nostra vita. Cos&#236; come librarsi l'anima dinnanzi al ricordo, alla memoria del Grande Torino, alla sua storia diventata Leggenda. Chi ha avuto modo di andare a Superga, di percorrere in auto o attraverso la caratteristica Tranvia a Dentiera detta anche cremagliera che parte da Sassi e si inerpica attraverso la folta vegetazione della collina torinese, avr&#224; sicuramente ammirato oltre lo spettacolo di vedere Torino dall'alto, anche qualcosa di particolare che si identifica in un luogo unico per storia, cultura, arte e tanto altro che &#232; racchiuso all'interno dell'affascinante Basilica. S&#236;, perch&#232; Superga &#232; questo e non solo. Tu arrivi nel piazzale antistante la maestosa Basilica - capolavoro di Filippo Juvarra - e gi&#224; avverti uno strano senso che ti porta alla bellezza della vita. Strano, ma qui non &#232; il luogo di tragedia e di morte del Grande Torino? Gi&#224;, una strana sensazione si impadonisce di te e ti porta a pensare come il parallelismo tra la vita e la morte sia molto sottile. E intanto entri nella Basilica e ti inebri di questa singolare struttura circolare ricca di affreschi, di storia e cultura che rappresenta appunto la vita. Poi, uscendo e percorrendo l'ala sinistra della circolare Basilica, segui l'indicazione per andare a vedere la lapide del Grande Torino. I passi sul selciato sembrano quasi muti e il silenzio ovattato d&#224; l'impressione di prepararti a un momento magico e di raccoglimento verso chi non c'&#232; pi&#249;. Cos&#236; ti trovi l&#224; dove si consum&#242; la tragedia di quella squadra unica e irripetibile, di quegli Invincibili che, tornando da Lisbona, persero la vita nello schianto dell'aereo che li stava portando a casa. Giorno funesto quel 4 maggio 1949, quando alle 17,03 di un pomeriggio in cui le nubi nere, basse e volutamente maligne, consumarono in tragedia ci&#242; che avrebbe dovuto essere un ritorno ai propri affetti pi&#249; cari. 31 componenti l'equipaggio di quell'aereo perirono. Erano i calciatori del Grande Torino, ma c'erano anche i giornalisti al seguito. E mentre sei l&#236; in devoto raccoglimento, alzi la testa e vedi da un lato la maestosit&#224; dell'icona della squadra capitanata da Valentino Mazzola e dall'altra una serie di bandiere e sciarpe di tifosi di tante squadre d'Italia ed Europa che sono il segno tangibile del loro essere stati presenti qui a onorare il Grande Torino. E poi? Poi scorri uno ad uno i nomi dei morti che inevitabilmente emozionano e portano al pensiero del significato stesso della vita che &#232; sempre legata a un filo, come se il destino che qualcuno dice essere segnato sin dalla nascita in ognuno di noi, scegliesse sempre il momento di decidere quando &#232; l'ora. Non sappiamo quanto ci sia di vero sul significato di fato o destino che dir si voglia, tuttavia, in quel luogo di tragedia c'&#232; qualcosa che ti porta sempre a pensare alla vita e alla morte come due momenti strettamente legati a loro. E intanto comincia ad inbrunire, qui al colle di Superga l'aria raccoglie tutta l'umidit&#224; presente dei 672 metri di altezza. Le luci della sera consigliano di ritornare a casa, non prima per&#242; di avere salutato ancora una volta con uno sguardo il Grande Torino, il quale attraverso la tragedia ci ha saputo trasportare in pensieri esistenziali che sanno di emozione vissuta. Il silenzio ci &#232; stato amico e anche il cinguett&#236;o degli uccelli ha saputo accarezzare l'anima e il pensiero che in questi casi porta inevitabilmente a Dio. E' Superga, &#232; la lapide del Grande Torino, &#232; questo luogo particolare che sa di mistero, di vita e di morte.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711nuova-gigantografia-grande-torino.jpgSIncalcio-1013774.htmSI01010104n
71013770NewsEditorialeMa in questa Inter vincente, quanto c`è di Antonio Conte?2021042615:53L'analisi di uno scudetto che sta per cucirsi sulle maglie dell'Inter<p>Quante parole si sono scritte su questo personaggio tanto chiacchierato, per avere un carattere cos&#236; particolare che lo rende unico nel suo genere. Ma Antonio Conte &#232; un moto perpetuo, uno che non si tira mai indietro, che non si ferma mai, che ci mette sempre la faccia, ma, soprattutto, pretende sempre tanto da se stesso e dalla sua squadra.Uno stacanovista del pallone, l&#224; dove allenamento, puntualit&#224;, seriet&#224;, rispetto delle regole si traducono nel lavoro di ogni professionista che intende lavorare sodo per raccogliere i frutti poi. Ma attenzione a non sgarrare, a non fare i furbi, perch&#232; mister Conte annota tutto il bene e il male. Questo &#232; quanto d&#224; della sua professione dove va, dov'&#232; andato con alterne polemiche. S&#236;, perch&#232; chi vuole questo allenatore alle proprie dipendenze deve sapere che deve avere a che fare con un carattere particolare, forse anche irascibile e senza peli sulla lingua. Prova ne &#232; che fin da quando &#232; stato allenatore del Siena, Arezzo, Bari, dell'Atalanta, della Juventus, C,T, della Nazionale e poi ancora allenatore del Chelsea e ora dell'Inter, ha sempre vinto ma ha sempre preteso molto dalle societ&#224; in cui &#232; stato. E adesso che dopo due anni in cui si &#232; accasato nella societ&#224; nerazzurra e sta per vincere lo scudetto, ci si chiede quanto veramente ci sia di suo in questa Inter. Noi diciamo che c'&#232; molto, forse tutto, perch&#232; ha saputo inculcare in questa societ&#224; non solo l'entusiasmo perduto in tanti anni e quella sempre latente anarchia di ruoli, ma, soprattutto, ha trovato regolarit&#224; di risultati cancellando in qualche modo quell'eterna immagine di «Pazza Inter» che da sempre l'ha contraddistinta in un'altalena che l'ha portata a non vincere nulla da tanti, troppi anni. S&#236;, perch&#232; la memoria di Jos&#232; Mourinho e il triplete conquistato in tempi ormai troppo lontani, avevano bisogno di essere rinfrescati, rivisitati, anche nel tentativo riuscito quest'anno di spezzare in qualche modo l'egemonia di una Juventus che per ben nove anni di fila ha vinto lo scudetto. E adesso che finalmente si sta per tagliare il traguardo per primi, il popolo interista gode ma non ancora liberamente come vorrebbe, almeno fino a quando la matematica non dir&#224; che finalmente quel «Qualcosa di importante» - come dice Conte - sia stato raggiunto. E allora cosa vogliamo ancora dire a questo piccolo, grande allenatore che nonostante ispiri antipatia a molti interisti per i suoi trascorsi juventini, c'&#232; da applaudirlo perch&#232; &#232; riuscito con la sua squadra a ricompattarsi sul campo, nonostante le mille vicissitudini societarie per nulla confortanti, avrebbero potuto distrarre i suoi ragazzi. E invece il suo motto &#232; stato sempre «Testa bassa e pedare» fino adesso, fino a una sola settimana dalla probabile conquista matematica dello scudetto. E persino la Madunina interista sorride e abbraccia questo allenatore «antipaticone» e forse anche rompiscatole, a cui non si pu&#242; disconoscere di vivere intensamente i sentimenti di un football che non &#232; banalmente solo ricchezza, ma sa essere anche meritocratico.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSIncalcio-1013770.htmSI0101042n
81013765NewsEditorialeTerremoto nel mondo del calcio: nasce la Superlega2021041917:03Superlega, un fulmine in un cielo già nebuloso<p>Con un comunicato stampa urgente, diffuso intorno alla mezzanotte del 19 aprile 2021, nasce la Superlega. Ma che cos'&#232; in realt&#224; questa Superlega e perch&#232; le varie potenze europee del calcio, hanno deciso di comune accordo di unirsi per creare un'organizzazione propria. Cerchiamo di fare chiarezza. La Superlega Europea sar&#224; una competizione che coinvolger&#224; 20 club, di cui 15 fissi composti dai cosidetti Club Fondatori e altri 5 che verranno selezionati ogni anno in base ai risultati ottenuti nella stagione precedente nei rispettivi campionati locali che con ogni probabilit&#224; comprender&#224; la Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1. Questo sembra essere il disegno degli organizzatori. Lo schema della competizione prevede due gironi da 10 squadre che si sfideranno in gare di andata e ritorno nel corso della settimana e al termine delle diciotto giornate le prime tre classificate di ogni girone si qualificheranno automaticamente ai quarti di finale. Le quarte e quinte classificate si affronteranno in una sfida di andata e ritorno per i due posti restanti e disponibili per i quarti. Quarti di finale e semifinali si giocheranno in sfide di andata e ritorno, mentre la finale consister&#224; in una partita secca che sar&#224; disputata a maggio in uno stadio neutrale. Al momento i club fondatori sono 12 - 6 provenienti dalla Premier League - Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, e Tottenham - 3 dalla Liga - Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid - e 3 dalla Serie A - Inter, Juventus e Milan. Ma nel comunicato diramato dalla Superlega emerge che altri tre Club saranno probabilmente inseriti nel gruppo dei Fondatori e cio&#232;, PSG, Bayern Monaco e Borussia Dortmund che, tuttavia, al momento non avrebbero ancora dato la propria adesione. La Uefa, dal canto suo, prima ancora che la Superlega diramasse il suo comunicato, ha minacciato di esclusione dalle Coppe Europee e dai Campionati Nazionali, tutti i Club coinvolti. Insomma un vero e proprio caos si &#232; instaurato nel mondo europeo del calcio che con questa iniziativa dei Club Fondatori della Superlega, rivoluziona un sistema che alla luce della crisi economica attuale metterebbe a riparo i Club pi&#249; ricchi rivalutando introiti persi nel corso di questi anni. Una sorta di separatismo del calcio internazionale di alto livello, che lascerebbe fuori dalla competizione i Club con patrimoni meno cospicui. Molto criticato &#232; stato il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, reo di essere stato assieme al Predidente del Real Madrid Florentino Perez, uno dei cardini dell'avvenuta nascita della Superlega. Queste le parole contro Agnelli pronunciate dal Presidente UEFA Cefim:«Non ho mai visto uno che mente cos&#236;. La Superlega &#232; uno sputo in faccia a chi ama il calcio, pronti a escludere tutti». Ricordiamo che Agnelli ha dato le sue dimissioni in fretta e furia dall'ECA - organismo dei top club europei - per non essere coinvolto in problemi di conflitti di interessi. Una cosa &#232; certa, il calcio con questa netta separazione tra ricchi - ricchissimi - e il resto dei Club, alza muri insormontabili e discriminanti di un pallone che ormai appartiene alla deriva sociale degli stati europei e mondiali. Si salvi chi pu&#242;. Il calcio sar&#224; sempre meno giocato sul campo e pi&#249; amministrato sulle scrivanie dei potenti. E' calcio questo?</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013765.htmSI0101053n
91013764NewsEditorialePer il mondo granata, questo è un Toro da infarto2021041914:143 a 1 per il Toro contro la Roma. Un risultato che mette i granata in una situazione di classifica migliore, ma non ancora sicura per restare in Serie A <p>Tanti e tutte di alta intensit&#224; emotiva, sono i momenti di pathos che hanno caratterizzato il match tra Torino e Roma. Una gara intensa, vibrante e carica di spunti tecnici ma, soprattutto, di cuore e antico tremendismo granata emerso in verit&#224; nel corso del secondo tempo. S&#236;, perch&#232; la squadra di Nicola ha bisogno evidentemente di essere pungolata nell'orgoglio per esprimersi poi con tutte le caratteristiche di squadra che rispecchiano la sanguigna storia granata. Passati in svantaggio nel primo tempo per effetto di un gol di Mayoral , i ragazzi di mister Nicola hanno ribaltato con Sanabria, Zaza e Rincon un risultato e una vittoria assolutamente fondamentale in chiave salvezza. La Roma si &#232; presentata a Torino dopo il gioved&#236; di Europa League che ha consigliato Fonseca a rinunciare ai propri big, facendo chiaramente capire di puntare la propria stagione esclusivamente sul tentativo di vincere la Coppa Europea. Tuttavia, questo non deve ritenersi un alibi nel non essere riuscita a contrastare un Toro che nel secondo tempo &#232; apparso aggressivo al punto tale da annullare ogni residua velleit&#224; dei giallorossi di portare a casa un risultato utile per il piazzamento in Champions. No! Il Toro con il suo gioco, la lucidit&#224; di azioni e l'aggressivit&#224; messa in campo, ha costruito pallone su pallone la legittima voglia di incamerare ulteriori tre punti preziosi per la propria salvezza. Era da gennaio 2020 (48 partite) che il Torino non riusciva ad ottenere due successi consecutivi in Serie A. Da quando &#232; arrivato Nicola, il Torino ha raccolto 17 punti in 12 partite. Statistiche che parlano chiaro di una svolta positiva nel ricompattare un gruppo che aveva perso autostima, assorbendo paure psicologiche eccessive che hanno fatto disperdere la logica di una squadra che pur nel suo complesso non di grandi carature tecniche, non certo tali da cadere nel cerchio della sofferenza con l'incubo di retrocedere. Situazioni che se &#232; vero sono state consuete da qualche anno a questa parte, &#232; altres&#236; vero che certe paure vissute debbano in qualche modo far riflettere per non essere pi&#249; vissute. E per far questo &#232; necessario che la societ&#224; granata assuma la responsabilit&#224; di pianificare un progetto serio con i suoi quadri dirigenti, diminuendo l'incubo di sforare il proprio bilancio e aumentando le capacit&#224; di costruire tecnicamente un Toro competitivo e da alta classifica. Promesse che non devono essere disperse, andare vane, anche perch&#232; &#232; giusto ripartire dall'esempio dei due acquisti azzeccati di gennaio, in cui Sanabria e soprattutto Mandragora sono l'esempio di chi ha saputo magistralmente vedere lungo sul completamento della squadra affidata a Nicola. Dunque, con la promessa di non ricadere pi&#249; in sofferenze di questo tipo, il presidente Cairo e la societ&#224; granata trovino insieme la strada maestra della chiarezza di idee, che non &#232; altro che quella che si sta percorrendo in questo finale di campionato.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013764.htmSI0101057n
101013760NewsEditorialeInter e Juve in campo domenica. Oggi tocca al Milan2021041012:00Juve, inter,serie,a,napoli,lazio,roma,atalanta,milan,champions,scudetto,salvezzaLotta avvincente per entrare in Champions. In coda turno importante per lo Spezia<p><span>Dopo un emozionante turno di Champions ed Europa League, i calciatori di serie A torneranno in campo per la 30esima giornata. Le danze verranno aperte da un attesissimo match in chiave salvezza: Spezia - Crotone. Da una parte, la squadra di Italiano cercher&#224; di trovare la via della vittoria per allungarsi dalla zona retrocessione e superare i rivali della Fiorentina. I pitagorici, ormai sempre pi&#249; lontani dalla salvezza, vogliono onorare un campionato in cui sembra, purtroppo, sempre pi&#249; chiaro il loro destino, nonostante, da come si pu&#242; evincere dalle ultime partite, mister Cosmi</span> <span>abbia</span> <span>cercato di dare un'anima ad una squadra</span> <span>e anche trovando in</span> <span>Simy</span> <span>un gran trascinatore che merita di restare in serie A. Alle 18.00, l'arbitro Maresca dar&#224; il fischio d'inizio di Parma-Milan, match in cui gli emiliani tenteranno di vincere per staccarsi dal Crotone e prendere un po' d'ossigeno</span> <span>e quindi,</span> <span>punti molto importanti. Essi sfideranno un Milan reduce da un deludente pareggio in casa con la Sampdoria e dunque arrabbiato e desideroso di tenersi stretto il secondo posto e provare a mettere pressione ai rivali concittadini (primi in classifica). L'anticipo delle 20.45 vedr&#224; opporsi l'Udinese e</span> <span>il</span> <span>Torino</span><span>, con quest'ultimi motivati dal pareggio ottenuto nell'ostico e sentito derby della Mole. Dunque, dai granata ci aspettiamo una buona partita al fine di ottenere tre punti fondamentali per non rischiare una clamorosa retrocessione, che mai, come quest'anno, &#232; sembrata vicina. La compagine bianconera, invece, tenter&#224; di ritrovare la vittoria che manca da</span><span>ben tre partite, anche se disputate con squadre di livello qualitativo pi&#249; alto come Atalanta e, prima, Lazio. La Domenica di serie A si aprir&#224; con Inter-Cagliari</span><span>. Dai nerazzurri &#232; lecito aspettarsi i tre punti con una vittoria facile e non sofferta, ma affronteranno un Cagliari pronto a dare il tutto per tutto per ottenere la salvezza che, mai come quest'anno, sembra distante. Una partita ostica</span> <span>attender&#224;</span> <span>la Juve, la quale ospiter&#224; fra le mura domestiche il Genoa, squadra divenuta pi&#249; organizzata e solida grazie alla cura di Ballardini e che sta conducendo un cammino tran</span><span>quillo, ma sempre stando attenta</span> <span>alle</span> <span>zone basse della classifica. La Juve arriver&#224; a quest'incontro con alle spalle una fondamentale vittoria ai danni del Napoli, tre punti importantissimi per approdare nell'Europa che conta e cercare di onorare una stagione ben al di sotto delle aspettative. Il Napoli, dopo la cocente sconfitta subita all'Allianz</span> <span>Stadium</span><span>, affronter&#224; la Sampdoria, formazione allenata da mister Ranieri e che, di sicuro, dar&#224; filo da torcer alla compagine partenopea. Lazio-Verona sar&#224; un'importante partita in ottica Europa, dato che i laziali cercheranno di vincere per accorciare sul Napoli e tentare il difficile approdo fra le prime quattro del campionato. Anche la Roma, orm</span><span>ai unica squadra a rappresentar</span><span>e l'Italia in Europa, cercher&#224; di trovare i tre punti al Dall'</span><span>Ara</span> <span>per risalire in classifica al fine di uscire</span> <span>dalla postazione in Conference League che, di certo, pesa parecchio. La Domenica del campionato italiano si chiuder&#224; con Fiorentina-Atalanta, match presumibilmente piacevole in cui si affrontano squadre con un cammino assai diverso alle spalle e con posizioni</span> <span>in classifica</span><a name="_GoBack"></a> <span>opposte, infatti, i viola sono poco su la zona retrocessione e i bergamaschi in zona Champions. Infine, la giornata si concluder&#224; con Benevento-Sassuolo. Da questo posticipo, entrambe le fazione cercheranno di vincere e regalare emozioni.</span></p><p><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomeslautaro-martinez.jpgSISIntervicinascudetto.lottachampionsaperta-1013760.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010105n
111013759NewsEditorialeLa Juve e gli errori della società2021040611:22L'analisi sul delicato momento della Juventus<p>Mentre per volere di Andrea Agnelli si profila il ritorno di Max Allegri alla Juve con il ventilato interesse di Fabio Paratici per Icardi e Kean, non possiamo che constatare la vera mancanza di programmazione e la collettiva confusione da parte delle pi&#249; alte cariche dirigenziali della Juventus. Situazioni mai viste nell'ambito della societ&#224; bianconera che da sempre vanta esemplare metodo di progettualit&#224; e di investimenti mirati per restare sempre competitivi anche in campo internazionale. Ma la Juve di quest'anno sembra avere perso la diritta via tracciata dall'antica casata Agnelli, cui il presidente Andrea fa parte non certo come prosieguo di impostazione societaria, in cui ogni cosa, a partire da suo zio Giovanni e dal pap&#224; Umberto, veniva stabilita con la massima attenzione all'immagine e allo stile, con la prerogativa essenziale di sbagliare il meno possibile nelle scelte tecniche. Era l'attenzione nell'attorniarsi di figure capaci, affidabili per curriculum e percorsi professionali di fondata seriet&#224;. Non esistevano amici, non c'erano preferenze da inserire nell'organico pi&#249; importante delle aziende calcio d'Italia, ma collaborazioni con persone giuste messe al posto giusto. Una sola debacle juventina ricordiamo in quel periodo in cui la societ&#224; bianconera decise nel 1990 di affidare la panchina a Maifredi per passare a una mentalit&#224; nuova di calcio che si chiamava «calcio a zona». L'incarico di vicepresidente esecutivo del club fu dato allora a Luca Cordero di Montezemolo, manager di riferimento alle dirette dipendendenze dell'Avv. Gianni Agnelli, Ecco, quello fu l'errore marchiano dato dal desiderio di cambiare repentinamente un calcio consolidato negli anni per vittorie, e poi sostituirlo con la modernit&#224; di un pallone che all'orizzonte appariva come spettacolo di calcio offensivo, piuttosto che l'antico modulo difensivo con connesso catenaccio. Ecco, a memoria ricordiamo questo come unico vero errore della Juventus di allora che assieme a Maifredi perse la consueta faccia di societ&#224; sicura, dove nulla era affidato al caso. E oggi che sotto la guida di Andrea Agnelli (pur dopo la conquista di nove scudetti consecutivi, cui riconosciamo apprezzamento per il lavoro fatto) da qualche anno a questa parte si &#232; inserita una sorta di fragilit&#224; nelle figure pi&#249; importanti della dirigenza. Forse tutto &#232; cominciato con la lite con Conte e poi con l'allontanamento improvviso dell'ex amministratore delegato Beppe Marotta. Ecco, secondo noi da l&#236; &#232; partita tutta una serie di situazioni che attraverso l'attrito personale hanno creato confusione e disaccordi tra i tre che sono alla guida della societ&#224; attuale della Juve: Agnelli, Nedved e Paratici. Il resto &#232; la logica conseguenza di scelte tecniche sbagliate e denari spesso buttati al vento. Questo &#232; secondo noi il vero problema della Juventus di oggi.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013759.htmSI0101057n
121013756NewsEditorialeLa 29° giornata ci regala il derby della Mole2021040311:00seriea,torino,juve,atalanta,roma, inter,bologna,udinese,lazio,29,pirlo,pioli,conte,classificaInter in serata a Bologna, mentre il Milan riceve la Samp a ora di pranzo<p ><span>Tutte le dieci partite della 29esima giornata di serie A verranno spalmate lungo il giorno di oggi, un evento pi&#249; unico che raro e che, senza dubbio, ci far&#224; rimanere incollati sul divano e rimander&#224; i pi&#249; nostalgici ai tempi in cui tutte le partite venivano disputate esclusivamente la domenica. La giornata si apre con Milan-Sampdoria, un match che regalerebbe tre punti al Milan che potrebbe continuare a sognare lo scudetto, ormai sempre pi&#249; distante e difficile da raggiungere. La Sampdoria, invece, reduce da un'ardua vittoria per uno a zero ai danni del Torino, prover&#224; a dare continuit&#224; al proprio cammino ai fini di rimanere nella parte sinistra della classifica. Alle 15, una maratona attende i telespettatori, i quali assisteranno a ben sette partite, fondamentali per raggiungere l'obiettivo champions per squadre come la Roma, il Napoli e l'Atalanta. La prima giocher&#224; con il Sassuolo di De Zerbi, allenatore capace di far esprimere un ottimo gioco da parte dei suoi giocatori, valorizzandone le qualit&#224;. Il Napoli, invece, affronter&#224; il Crotone che, presumibilmente, sar&#224; arrabbiato e in cerca di riscatto in seguito alla pesante sconfitta in casa subita in rimonta da parte del Bologna. L'Atalanta giocher&#224; contro un'Udinese trascinata da Rodrigo De Paul, giocatore dalle straordinarie qualit&#224; grazie alle quali si sta mettendo in mostra e sta dimostrando, sempre di pi&#249;, di essere un calciatore all'altezza di importanti palcoscenici. Sar&#224; un scontro per la salvezza, invece, Benevento-Parma, rispettivamente 16esima e 19esima in classifica. Entrambe sono alla ricerca di un'importantissima vittoria per risollevare il morale e cercare di dare una svolta (in positivo) a questa stagione. All'Olimpico di Roma, vedremo sfidarsi la Lazio, il cui obiettivo &#232; cercare di approdare in Europa League, e la compagine Spezzina, autrice di un campionato pi&#249; che dignitoso anche considerando che &#232; la sua prima apparizione in Serie A. Una partita combattuta sar&#224; Genoa-Fiorentina, quest'ultima protagonista di un campionato molto deludente e che la vede 14esima in classifica. Un'altra partita di questo interminabile filotto, &#232; Cagliari-Hellas Verona. La squadra di mister Semplici prover&#224; a sconfiggere il Verona che, ormai, sta diventando sempre di pi&#249; una certezza del campionato italiano. Alle 18.00, invece, andr&#224; in scena la partita pi&#249; emozionante da seguire : Torino-Juventus. La Juve dovr&#224; vincere necessariamente per cercare di conquistare un posto fra le grandi d'Europa, ma davanti a s&#232; trover&#224; una squadra ostica come il Torino che, nonostante il rendimento al di sotto delle aspettative, dar&#224; filo da torcere alla compagine bianconera. Ultima ma non meno importante, &#232; Bologna-Inter, una partita tutt'altro che facile per i nerazzurri, autori di una grande cavalcata che li vede in testa e a sei punti sulla seconda. Dunque, per gli appassionati di calcio, una giornata come questa rappresenta un piacevole augurio per le festivit&#224; pasquali.</span></p><p ><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesdavide-nicola.jpgSISmlan-samp-bolognainter-toro-juve.29giornata-1013756.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010166n
131013755NewsEditorialeJuve, ammetti i tuoi errori2021032218:23juventus,paraticiE' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile<p>E' la societ&#224; pi&#249; blasonata d'Italia, la pi&#249; scudettata e con il maggior numero di tifosi, ma c'&#232; troppa propensione a nascondere sempre le cose. Capiamo che ci stia pure un certo modus operandi di non fare trapelare notizie che riguardano la societ&#224; e i suoi progetti, tuttavia, sarebbe opportuno che di fronte a un fallimento stagionale di tale portata, tu Juve avresti dovuto quantomeno presentarti davanti alle telecamere di Sky senza arrampicarti sui vetri. E' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile, presentandosi inaspettatamente per raccontarci che non ci si pu&#242; dimenticare che la Juve ha vinto nove scudetti consecutivi, che in Champions &#232; arrivata due volte in finale, che contro il Benevento si &#232; giocato male e perso meritatamente, che &#232; giusto riflettere per i giocatori quanto pesa indossare questa maglia, che Pirlo continuer&#224; il progetto intrapreso con la Juve, che.....che.....che....Ma quante banali e precostituite risposte che sanno di aria fritta! La Juve ha sbagliato sonoramente tutti i suoi calcoli tecnici, tattici ed ha buttato al vento un patrimonio di denaro facendo l'errore imperdonabile di pensare che il sacrificio economico per Ronaldo potesse significare fare quel salto di qualit&#224; tale da vincere finalmente la Champions League. Tuttavia, non ci sentiamo di penalizzare CR7, del quale riconosciamo l'importanza di averlo in squadra nonostante che nessuno sia in grado di dirgli di farsi da parte quando si tratta di tirare le punizioni, ma &#232; sui vari Rabiot, Ramsey, Arthur, Kulusevski, Bentancur (impiegato in un ruolo davanti alla difesa che per sue caratteristiche tecniche non gli &#232; congeniale) che bisogna porre il punto di una supervalutazione tale da disperdere denaro inutilmente. Dunque, la societ&#224; &#232; per noi la prima ad essere sotto accusa a cominciare dal Presidente Andrea Agnelli, per continuare con Nedved e per finire con Paratici. La triade non &#232; sempre di comune accordo nelle varie decisioni importanti della societ&#224;, come ad esempio la scelta degli allenatori, infatti, fonti vicine ai vertici societari riferiscono del licenziamento di Allegri sostituito da Sarri per volere di Nedved e Paratici, mentre Agnelli dopo avere mandato a casa Sarri ha imposto la panchina di Pirlo. Non sappiamo se questo corrisponda alla verit&#224; di questa societ&#224; sempre ermetica e intrapelabile nelle sue scelte, tuttavia, quando i nodi vengono al pettine come in questo caso, c'&#232; da rimboccarsi le maniche e chiedere scusa al popolo bianconero. Ripetiamo che non &#232; scritto da nessuna parte che la Juve debba vincere tutti gli anni il campionato ed essere in corsa per tutte le competizioni, ma quando il fallimento &#232; cos&#236; evidente, ebbene, bisognerebbe non nascondere l'evidenza dei fatti. Fatti incresciosi che sono cominciati questa estate con il caso Suarez finito in Procura a Perugia e poi continuati con una serie di errori dirigenziali che non sanno di Juve ma hanno qualcosa di simile a gestioni di societ&#224; dilettantistiche. E poi Pirlo, la ciliegina su una torta bella in apparenza ma lavorata in maniera raffazzonata. Un allenatore neo patentato messo l&#236; per giustificare l'errore anche economico sostenuto dalla societ&#224; bianconera per rispettare a vuoto il contratto di Sarri. Altro errore! Prima allenatore dell'Under 23 e dopo una settimana coach della Prima Squadra. Un susseguirsi di situazioni che sembrano rattoppare falle profonde ed errori che fanno pensare al tentativo di sperare nella mano benevola del fato. No, questo sistema non &#232; da Juve, non pu&#242; esserlo. Rischiare con Pirlo, pensando a una scommessa da vincere &#232; quantomeno azzardato e pericoloso, proprio perch&#232; sei la Juve e non puoi rischiare la faccia anche a livello internazionale. Altro errore &#232; stato quello di dare l'opportunit&#224; a Marotta e Conte di andare a rafforzare proprio l'Inter, l'antagonista di sempre, proprio perch&#232; Agnelli non ha voluto che l'allenatore tornasse alla Juve. Insomma tutta una serie di situazioni che giustificano il fallimento di un'annata in cui la Juve pur essendo stata in corsa su tutto, adesso si ritrova con la sola finale di Coppa Italia da giocare contro un'Atalanta che la sovrasta per gioco, mentalit&#224; e chiarezza tattica. Adesso bisogner&#224; voltare pagina mettendo da parte i soliti stereotipi qualunquistici come «Vincere &#232; l'unica cosa che conta» oppure «La maglia della Juve pesa molto addosso ai calciatori», tutte cose trite e ritrite. Adesso la Juve deve risprendere dall'alto dei suoi vertici quello stile e quell'immagine di societ&#224; ben organizzata che sta perdendo. Non basta dire ai tifosi che ogni anno si tenta di vincere la Champions, perch&#232; se non ci sono i presupposti &#232; meglio tacere.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>fl0711fl0711paratici.jpgSISjuve-ammetti-i-tuoi-errori-1013756.htmSI01,02,03,060108n
141013753NewsEditorialeASPETTANDO L`INTER FERMATA DAL COVID, JUVE E MILAN CERCANO PUNTI CON BENEVENTO E FIORENTINA2021032111:26juve, inter, cr7,milan, lazio,napoli,spesia,roma, crotone,udinese,samp,pirlo,classifica,atalanta,torinoA pranzo l'Atalanta cerca punti al Bentegodi, mentre CR7 e compagni alle 15 attendono il Benevento<p>La ventottesima di campionato ci regala Juventus-Benevento alle 15 allo Stadium e Fiorentina-Milan alle 18 al Franchi. I campioni d'Italia cercano conferme dopo la vittoria di Cagliari con tripletta di CR7 contro un ostico Benevento, allenato da Pippo Inzaghi. I bianconeri di Pirlo devono vincere per sperare ancora nello scudetto e avvicinarsi all'Inter (bloccata dal Covid e che ha saltato la gara di ieri col Sassuolo), e consolidare comunque la propria posizione nei piani alti della graduatoria per guadagnarsi la partecipazione alla prossima Champions League. I rossoneri, invece, dopo lo stop interno col Napoli e l'eliminazione dall'Europa League, cercano punti in casa della Viola di Prandelli, per evitare di essere avvicinati ulteriormente da Roma, Napoli, Atalanta e Lazio, che inseguono e non mollano, costituendo un'insidia costante per la conquista di un posto in Champions. Dopo gli anticipi di venerdi sera (vittoria esterna del Genoa a Parma per 2 a 1 che conferma la crescita del Genoa e le difficolt&#224; dei ducali) e le due gare di ieri, che risaltano le qualit&#224; dello Spezia di Italiano, che si tira fuori dai bassifondi della classifica sconfiggendo il Cagliari per 2 a 1 tenendo a debita distanza proprio i sardi (terzultimi), e la rocambolesca vittoria in rimonta del Bologna a Crotone, che condanna quasi sicuramente i calabresi alla serie B, oggi vanno di scena Verona-Atalanta, Udinese-Lazio, Samp-Torino, e in serata il big-match Roma-Napoli. Gara difficile per la Dea sul terreno difficile di Verona, mentre la Lazio potrebbe tentare il colpaccio a Udine, contro una squadra in forma che per&#242; si &#232; gi&#224; tirata fuori dalla secchie della bassa classifica (33 sono i punti dei friulani). Si preannuncia interessante la sfida del Ferraris con la Samp tranquilla a quota 32 punti e il Toro di Nicola ritrovato che vuole fare punti per risalire ancora dal quartultimo posto con 23 punti e una gara da recuperare in casa della Lazio, mentre promette scintille la sfida serale dell'Olimpico di Roma con le due squadre appaiate a 50 punti al 5&deg; posto, con i partenopei che devono ancora recuperare la gara con la Juve (recupero previsto il 7 aprile alle 18.45).</p><p>Ivano Messineo</p>ivomesivomesronaldo.jpgSISjuvebenevento.milanafirenze.intercovid.udineselazio.seraleromanapoli-1013753.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101076n
151013749NewsEditorialeL`INTER BATTE L`ATALANTA E METTE LA FRECCIA2021030901:24inter, conte, atalanta, juve, scudetto, lukaku, skriniarVITTORIA SOFFERTA DEI NERAZZURRI, CHE SUPERANO DI MISURA L'ATALANTA E STACCANO MILAN E JUVE<div><p >La ventiseiesima giornata di Serie A si chiude con la vittoria dell'Inter di misura sull'Atalanta. Una partita impegnativa, segnata da un ritmo elevato ma con poche occasioni da goal. Per fortuna dei nerazzurri milanesi a risolvere la situazione ci ha pensato Skriniar, che, al decimo minuto del secondo tempo, sugli sviluppi di un'azione d'angolo, in mischia ha trovato la stoccata vincente per battere Sportiello. I ragazzi di Antonio Conte riescono quindi a mantenere il vantaggio di +6 sul Milan, che ieri &#232; riuscito a battere fuori casa l'Hellas Verona per due goal a zero, e +10 sulla Juve, che deve recuperare la gara col Napoli e potenzialmente potrebbe arrivare a -7 dalla vetta. Dopo il superamento di un ostacolo cos&#236; ostico come l'Atalanta, adesso per Lukaku e compagni lo scudetto sembra pi&#249; vicino. Mancano per&#242; 12 giornate alla fine del campionato e tutto pu&#242; ancora succedere, anche se rispetto al girone d'andata l'Inter sembra aver messo letteralmente la freccia e difficilmente si far&#224; scappare il successo finale, avendo anche il vantaggio di non dovere giocare le coppe europee, che invece vedono ancora impegnate Juve, Milan, Atalanta e Roma.</p><p >Alessandro Vispo</p> </div>ivomesivomesantonio-conte.jpgSISvittoria-sofferta-inter-atalanta-milanamenosei.-1013749.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010209n
161013736NewsCampionatiSprofondo granata2021011918:16Davide Nicola è il nuovo allenatore del Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo tanta attesa, adesso è ufficiale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> è il nuovo allenatore del Toro. Sostituisce <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Giampaolo</b>, un filosofo, teorico del calcio offensivo che avrebbe potuto rappresentare una svolta di mentalità agonistica in un ambiente conservatore, ma che forse è arrivato in un momento storico ancora troppo lontano nell’intendere la quadratura tecnica di una squadra moderna per una società professionistica gestita e invasa da sparagnine misure economiche e mentali. Arriva, dunque, Davide Nicola, un allenatore da Toro con spiccate caratteristiche che la storia granata gli ha fatto assorbire nel tempo, fin dall’inizio in cui ha giocato con questa maglia. Un “guerriero” dalla rabbia agonistica, un allenatore concreto e senza tanti fronzoli che intende il calcio come chi deve buttare dentro il pallone per fare gol e punti in classifica. Questo non significa pochezza pallonara, vuol dire invece essere concreti verso l’unica cosa che conta: non perdere! E così Davide Nicola si è guadagnato l’immagine di allenatore salva squadre dal precipizio della Serie B. Ci riuscirà anche al Toro? Vedremo! La squadra è quella che è, l’ambiente è da risollevare e la tifoseria è da calmare attraverso i risultati che dovrebbero arrivare con il lavoro, testa bassa e pedalare, ricreando armonia in uno spogliatoio che ha perso autostima ed è stato assalito da paure, ansie e confusioni varie. Insomma, la classica situazione da ultima spiaggia, anche se il tempo per lavorare bene c’è tutto. Mancano gli arrivi, i rinforzi che la società dovrebbe fare soprattutto a centrocampo e che, come al solito, non se ne vede alcun spiraglio d’acquisto. Partito Meitè verso la sponda rossonera di Milano, al momento tutto tace per quanto riguarda gli eventuali arrivi. Radio info parla dell’interesse a Sanabria, un attaccante da affiancare a Belotti e poi di Kurtic per il centrocampo. Ma di sicuro al momento c’è solo il rientro della mezzala Daniele Baselli dopo il grave infortunio subito oltre sei mesi fa al ginocchio destro con lesione del legamento crociato anteriore. Un incubo per questo calciatore sfortunato che, comunque, se non si fosse infortunato avrebbe potuto dare il suo apporto proprio in un settore del campo in cui il Toro è perennemente deficitario. In sostanza, possiamo dire che al momento c’è un nuovo allenatore con squadra vecchia, la quale patisce la penultima posizione di classifica e parla chiaro di tanti, ripetuti sbagli fatti nell’era Cairo. Ma questo è: prendere o lasciare! Non c’è alternativa a tutto questo, se non sperare in un guizzo di forza apportato dall’allenatore dei “miracoli”. Vedremo, anche se in casa Toro si continua a sperare nelle improvvisazioni, piuttosto che programmare un serio progetto di rifondazione anche per quanto riguarda la parte dirigenziale. Perché è lì che nasce il calcio, è lì che si valutano le capacità. Cairo non deve solo mettere le mani in tasca per spendere, ma deve guardarsi anche intorno nell’entourage dei suoi dirigenti. Il calcio è calcio, non editoria. Ci si convinca di questo, altrimenti la Serie B sarà sempre lo spettro con il quale convivere. Il Toro, la sua storia, il suo passato sportivo e culturale non merita questo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSiN-1013736.htmSi100451001,02,03,10,0701090
171013735NewsEditorialeNel calcio dove sta la verità? 2021011911:27sky,processo del lunedìL`angolo del tifoso bianconero. Considerazioni sui commenti giornalistici di Sky nel dopo gara di Inter - Juventus <br /><p><span>Nel vedere il post-partita di Inter - Juventus su Sky, qualsiasi spettatore ha notato che gli opinionisti , quasi tutti ex giocatori , hanno graziato l'allenatore bianconero di critiche feroci per la prestazione della sua squadra, anzi ad una richiesta di Caressa, detta sottovoce ma non abbastanza se &#232; filtrata fino a noi, di chiedere ad Alex Del Piero di porre una domanda al suo ex compagno di squadra Andrea Pirlo, c'&#232; stato un diniego che la dice lunga sulla voglia di evitare di mettere in difficolt&#224; il tecnico juventino da parte di un Del Piero, per ovvi motivi molto abbottonato sulle scelte tattiche dell'allenatore bianconero.</span><br /></p><p><span><span>Cosicch&#233; mi sono venute alla mente alcune puntate del &#171;Processo del Lunedi&#187;, dove nonostante fossero passate 24 h. dalla partita e quindi si fossero sbolliti gli animi, si assisteva ad uno spettacolo da parte di giornalisti , non ex giocatori, che davano una lettura critica, ricca di note tecniche e di strategie in campo, da &#171;leccarsi i baffi&#187; per il pubblico pi&#249; esigente della &#171;pelota italiota&#187;. Non facevano sconti a nessuno, anche perch&#233; non ci avevano giocato insieme fino a ieri, ma nessuno si offendeva o gli toglieva il saluto, se il suo modulo di gioco era massacrato da Maurizio Mosca o Bruno Bernardi o Maurizio Biscardi o Gianpiero Galeazzi. Eh s&#236;, grandi firme del giornalismo sportivo, che hanno lasciato un ricordo indelebile in tutti i tifosi di calcio e non solo , ma che apprezziamo ancora di pi&#249; dopo aver ascoltato i commenti degli opinionisti del cosiddetto &#171;salotto calcistico &#171; di Sky.</span></span><br /></p><p><span><span>Se ieri sera qualcuno di quelli seduti intorno al tavolo rotondo avesse chiesto a mister Pirlo come mai la sua squadra ad esempio ha giocato per la prima volta in campionato con un modulo con 4 difensori e non il suo solito 3-5-2 , speculare a quello di Antonio Conte, che fra l'altro Pirlo avrebbe dovuto prevedere, visto che il modulo di Conte lo conosce alla perfezione per averci giocato, ebbene se glielo avessero chiesto non avrebbero commesso un delitto di lesa maest&#224;, ma ci avrebbero fatto capire quali sono i limiti di questo tecnico rapportati ai valori dei suoi atleti in campo. E se avessero domandato sempre ad Andrea Pirlo come mai insiste a centrocampo su Rabiot e Ramsey , che non hanno mai convinto , lasciando in panchina McKenzie ed Arthur, soprattutto l'americano che sembra l'unico a correre l&#236; in mezzo raccogliendo palloni su palloni fino a colpire di testa sotto rete avversaria segnando goal importanti, pensate che se l'avessero chiesto Pirlo si sarebbe offeso e, se anche fosse stato, non avrebbero rispettato il calcio e i tifosi che comunque pagano l'abbonamento?</span></span><br /></p><p><span><span>Potrei continuare ancora per molto a snocciolare tutti i perch&#233;, che avrebbero potuto essere chiesti all'allenatore della squadra pi&#249; blasonata d'Italia su una sconfitta senza attenuanti, ma soprattutto su una squadra ,che appare lo specchio del suo allenatore : timorosa nel condurre quel poco di gioco, che riesce a confezionare e quindi votata al &#171;passaggio al portiere&#187;, unico &#171;refrain &#171; di un modulo difensivo sempre poco propositivo e piantato sulla linea Maginot del limite della propria area.</span></span><br /></p><p><span><span>Mi sono chiesto quanto faccia bene al calcio italiano un giornalismo sportivo-calcistico, che non affonda il bisturi sull'involuzione del modo di giocare al pallone, che si nota in quasi tutti i campi di gioco di serie A e quanto sia producente glissare nelle interviste post-partita sui rilievi tecnici della prestazione. Sinceramente ho paura che questo atteggiamento dei commentatori calcistici molto generoso, sia una delle cause del non gioco delle nostre squadre e della loro inferiorit&#224; rispetto alle squadre del continente europeo.</span></span><br /></p><p><span><span>Rimedi? E se riducessimo il numero degli ex-calciatori opinionisti negli studi televisivi durante il post-partita e richiamassimo le penne del nostro giornalismo sportivo che magari non hanno mai dato un calcio al pallone, ma danno ancora del Lei all'intervistato?.</span></span><br /></p><p><span><strong><span>Attilio Andriolo</span></strong></span><br /><br /><br /></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSISnel-calcio-diove-sta-la-verita-1013735.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010171n
181013734NewsEditorialeInter - Juventus, mille motivi in più per vincere.2021011517:05Sale la febbre del derby d`Italia<br /><p><span>Per i tifosi sar&#224; il primo Inter - Juve virtuale; un derby d'Italia vissuto sul divano, davanti alla televisione e senza l'ausilio degli sfott&#242; da stadio. Tuttavia, non per questo si rende meno importante dal punto di vista dell'intensit&#224; emotiva e dell'ansia di attesa. Inter - Juve &#232; sempre una partita a parte, un incontro di antica tradizione fatta di rancori, ruggini e antipatie calcistiche mai sfumate nel tempo. L'espressione «Derby d'Italia» &#232; stata coniata da Gianni Brera nel 1967 per indicare due formazioni che, pur risiedendo in due Citt&#224; e Regioni diverse, sono caratterizzate da una profonda rivalit&#224; reciproca, tipica delle sfide stracittadine. E ci sono tanti motivi in pi&#249; in questo incontro della 18ma giornata del Campionato Italiano di Serie A che lo rende ancora pi&#249; piccante. Basti pensare che le recenti reminiscenze di appartenenza juventina di Antonio Conte e Beppe Marotta, si arrovellano nell'immaginario collettivo dei tifosi bianconeri come uno sgarbo che non doveva essere fatto. Ma si sa che il tifoso non bada al razionale senso del professionismo pallonaro e si perde tra mille altri tortuosi pensieri che convergono nella parola: «tradimento». Tuttavia, lasciando da parte tutte queste annose polemiche di parte, soffermiamoci su quelli che sono i motivi di interesse che coinvolgono le due squadre dal punto di vista tecnico. Diciamo subito che sia per la Juventus di Pirlo che per l'Inter di Conte &#232; assolutamente vietato perdere per non buttare via punti in classifica. La Juve, infatti, pur con una partita da recuperare, perdendo contro l'Inter si troverebbe troppo distanziata dai vertici della classifica, mentre per i nerazzurri si potrebbe accendere l'ennesima polemica su una squadra che manca di cattiveria nel sapere gestire le partite. E poi Lukaku contro Ronaldo, chi &#233; pi&#249; decisivo? Due bomber a confronto che sono devastanti nel Campionato Italiano. Il gigante nerazzurro ha totalizzato 17 gol in 22 partite, mentre Ronaldo &#232; a quota 19 su 18 gare giocate. In Campionato CR7 comanda la classifica cannonieri con 15 gol contro le 12 reti segnate da Lukaku. Ma a parte queste considerazioni, il derby d'Italia non si pu&#242; sminuire in quest'unico concetto di base, perch&#233; sul piatto ci sono molte altre considerazioni tecniche che rendono questa partita davvero affascinante. Due squadre diverse ma simili nella ricerca di continuit&#224; di risultati e nella solidit&#224; di un centrocampo che non ha ancora messo a fuoco certi meccanismi che identificano la grande squadra. Pirlo si trover&#224; privo di Dybala infortunato, pi&#249; Cuadrado, De Ligt e Alex Sandro messi in quarantena dal Covid. Conte, invece, deve fare a meno del solo D'Ambrosio, di Sensi che stenta a entrare in forma dopo l'infortunio subito, e poi si ritrova con l'eterno problema mai risolto di un super pagato come Eriksen, che nel 3-5-2 dell'allenatore dell'Inter non troverebbe posto nel suo ruolo di trequartista. Dunque, sono tanti i temi di questo ennesimo confronto tra le due pi&#249; amate squadre d'Italia che hanno voglia di superarsi a prescindere da ogni considerazione tecnica, tattica e di natura storica. Vedremo come andr&#224; a finire. Pirlo che sostiene di essere uno che da sempre ha apprezzato il modo d'allenare di Conte fin dai tempi della Juve, e poi Conte, che forte del suo carattere caparbio che non prevede mai la sconfitta, sta preparando attentamente una partita che, come lui dice, deve essere affrontata con forza, determinazione e «pedalare». Ci riuscir&#224; a battere la sua ex squadra? E la Juve sapr&#224; stare sul pezzo di una gara che &#232; carica di stimoli? Vedremo. Tutto pu&#242; essere. Solo il campo dar&#224; la risposta. Intanto sappiamo che l'arbitro sar&#224; il Signor Doveri coadiuvato da Carbone e Peretti. Il quarto uomo sar&#224; Maresca, mentre al Var ci sar&#224; Calvarese.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-inter-juve.jpgSIS-1013734.htmSI01,02,03,06,1001069n
191013733NewsCampionatiTorino, il calciomercato della speranza20210104184054L`angolo del tifoso granata<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>L’angolo del tifoso granata.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Con questo primo articolo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Borgognoni</b> riferirà sulle notizie del mondo legate al Torino, alla squadra di calcio, alla società e a quanto si lega alla passione, ai sogni e alle delusioni vissute dal tifoso granata. E’ l’idea rafforzata dal desiderio di dare maggiore impatto ad un’informazione legata al Toro che spesso viene riposta in fondo agli interessi calcistici per l’evidente mancanza di risultati della più gloriosa società d’Italia. Un percorso giornalistico che Walter Borgognoni affronta da ex portiere delle giovanili del Torino, per cui potrà dare un’opinione legata anche a situazioni tecniche e tattiche, non solo da inguaribile tifoso granata quasi da legare. Dunque, si parte con il calciomercato e la speranza di acquisti invernali in grado di salvare il Toro dalla retrocessione in Serie B.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Torino, il calciomercato della speranza</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Adesso la palla passa alla Società. Ma tempo ce n’è poco. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Per rinforzare con acquisti mirati un Torino nel baratro, occorrerà un mezzo miracolo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Sarà sicuramente rinforzare il centrocampo, la priorità del Torino nel mercato di </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Gennaio che si apre ufficialmente oggi . Non solo, a quanto pare Il Torino è a caccia di un attaccante da affiancare ad Andrea Belotti . Il nome in cima alla lista di Vagnati sarebbe quel Gregoire Defrel, che da anni è puntualmente accostato al Toro. In alternativa c’è Pavoletti e poi Kouame. Nomi sempre e solo nomi, mentre, invece, le altre società, (soprattutto alcune dirette concorrenti alla corsa salvezza) sono già partite e chiudono trattative anche </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>di discreta importanza. Tutto fermo invece per il Torino sul fronte delle trattative di mercato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Solo sempre tante idee, forse addirittura troppe, che giorno dopo giorno rimangono tali. Obiettivi scritti a biro su un quaderno di appunti che come in un film (horror) già visto, svaniscono perché acquistati da altri o ancor peggio per il motivo che risultano essere cari e fuori portata di una società come il Toro che ogni volta gioca al ribasso. La dirigenza granata quindi non impara mai dai suoi errori, verrebbe da dire. Cambiano i direttori sportivi, cambiano gli allenatori, ma a quanto pare resta sempre uguale il modus operandi. E così non solo c’è la preoccupazione che il Torino rischia di retrocedere in serie B, ma anche che il mercato invernale sia quasi sicuramente la fotocopia dei precedenti, con gli annessi flop... dell'ultimo minuto. Vedremo cosa accadrà nella settimana entrante, ricordando che tra pochi giorni ci sarà già il prossimo scontro salvezza importante. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Walter Borgognoni</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"><font face="Calibri">&nbsp;</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711walter-borgognoni.jpgSiN-1013733.htmSi100451001,02,03,10010117
201013723NewsCampionatiNoi che commentavamo le partite e i fatti tecnici20201006114221Juve - Napoli, che confusione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sti ppagliacciati ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie….appartenimmo à morte!”</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Ho voluto iniziare questo mio articolo prendendo a prestito l’ultima frase storica de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">‘A Livella di</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio De Curtis in arte Totò</i></b>, proprio per meglio significare come il mondo del pallone sia finito amaramente nel caos più assoluto. E’ un po' come dire che certe pagliacciate fanno parte dei vivi, perché i morti sono seri. Così constatiamo che la politica sportiva è nella bufera. L’ASL di Napoli va contro i protocolli votati in Lega. Tradimenti di patti stipulati in maggioranza e veleni insanabili che si profilano minacciosi all’orizzonte, mentre il coronavirus se la ride bellamente, soddisfatto del male procurato. Ma il pallone italiano non guarirà mai da accecanti contestazioni, polemiche, antipatie, diatribe che stanno uccidendo definitivamente l’ultimo respiro di ossigeno del calcio giocato. Ci piace vedere giocare l’Atalanta di Gasperini e con la Dea abbiamo quasi fatto un patto di simpatia per il piacevole bel gioco del calcio profuso sul campo, capace di distoglierci per un attimo dal basso fondo di un pallone che è diventato immagine negativa per chi ci guarda oltre confine. Juve – Napoli, una partita che doveva essere giocata all’Allianz Stadium domenica 4 ottobre, non s’è potuta fare perché il Napoli non si è presentato. Il motivo? L’ASL di Napoli ha fermato la squadra in partenza per Torino per il timore che si propagassero altri contagi oltre quelli di Zielinski ed Elmas, mentre allo stesso tempo la squadra di Gattuso è stata mandata in isolamento per 14 giorni. Da qui tutta una serie di messaggi, fax, colpi di scena e situazioni inedite da parte della Juventus che ha dichiarato a chiari lettere di scendere in campo ugualmente, rispettando il protocollo controfirmato in Lega da tutte le società di Serie A. Una querelle furibonda che si è scatenata tra le due società di calcio, mentre la Lega ha preso posizione difendendo in pratica il rispetto del regolamento e dando torto al Napoli per quanto ha fatto. Adesso la cosa sta prendendo le sembianze di una gigantesca diatriba politica che coinvolge la Lega Calcio, il ministero dello sport e della sanità, l’Asl di Napoli e le società calcio Napoli e Juventus. Al momento si pensa che alla Juventus gli sia data partita vinta a tavolino, ma il Napoli è pronto a fare il proprio ricorso coinvolgendo probabilmente Lega e Tar. Insomma, un gran caos che inasprisce gli animi più di quanto non lo fossero già tra le rispettive tifoserie che si guardano in cagnesco. Ma questo calcio non ci piace più da tanto tempo. Questo calcio disgusta per una incapacità di gestione politica, la quale si è lasciata inondare dalla già difficile situazione provocata da un covid 19 che ha messo tutti in ginocchio. Tuttavia, se è vero che il regolamento in essere è stato controfirmato dalle parti nel mese di giugno scorso, è altresì vero che vista la situazione attuale di continuo aumento dei contagi, si doveva intervenire tempestivamente per modificare alcuni punti. Questo non è stato fatto e ognuno resta fermo sulle proprie idee: la Juve per il rispetto del regolamento e il Napoli con l’alibi di non essere potuto partire per disputare la partita di Torino a causa del fermo dell’ASL di Napoli. Insomma una matassa ingarbugliata dove il pallone invece di essere parte primaria del gioco è diventato un optional. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Certe pagliacciate lasciamole fare alla Politica ”</i></b> - diciamo noi che apparteniamo a quelli che amavano il calcio giocato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711juventus-napoli-non-è-stata-giocata.jpgSiN-1013723.htmSi100451001,02,03,1001056
211013722NewsEditorialeA Superga, il progetto di ToroMio e la gigantografia del Grande Torino20200924184048L`Associazione di azionariato popolare granata è stata promotrice dell`evento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sì, è stata proprio una bella mattinata carica di emozioni, quella vissuta a Superga in occasione dell’inaugurazione della nuova gigantografia posta di fianco alla lapide del Grande Torino. L’evento promosso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">dall’Associazione ToroMio</i></b> in collaborazione con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Circolo Soci Torino FC</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">1906,</i></b> ha avuto un grande impatto di profonda emozione verso la memoria della tragedia di quel 4 maggio 1949, in cui persero la vita gli Invincibili campioni del Grande Torino. A onorare questo momento c’è stata la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">sindaca di Torino Chiara Appendino</i></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">il direttore generale del Torino F.C. Antonio Comi, oltre a diversi ex calciatori granata quali, Claudio Sala,</i></b> capitano dell’ultimo scudetto del Toro che ha letto i nomi dei 31 caduti nella tragedia aerea, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Angelo Cereser e Renato Zaccarelli</i></b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Il Grande Torino è patrimonio della città e fa parte del nostro presente, del passato e del futuro. Ci impegniamo e ci impegneremo per mantenere viva la sua memoria” ha detto la sindaca Chiara Appendino.</i></b> Presenti anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Valerio Liboni</i></b>, interprete dell’Inno del Toro, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Domenico Beccaria</i></b> presidente del Museo Grande Torino che ha suonato la storica trombetta di Oreste Bolmida, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Beppe Gandolfo</i></b> giornalista Mediaset e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giulio Graglia</i></b> regista teatrale e cinematografico. A far gli onori di casa è stata la vicepresidente di ToroMio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Dott.ssa Sabrina Gonzatto</i></b>, la quale si è prodigata come sempre nell’introduzione della conferenza stampa cui ha partecipato un gruppo di colleghi giornalisti interessati ad ascoltare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente dell’Associazione ToroMio Guido Regis</i></b>, il quale ha esposto il progetto di azionariato popolare che è il fulcro del credo di questa associazione granata. Un’idea di rafforzamento della società Torino F.C. fatta attraverso l’azionariato popolare che non è nuova, visto che già nel 2007 era stata esplicitata nel libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Se</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">vogliamo, possiamo”.</i></b> Tuttavia, con il passare del tempo, il progetto iniziale ha avuto una sua evoluzione attraverso una serie di aggiornamenti. Un progetto, questo dell’azionariato popolare, che a livello mondiale è stato adottato dal Barcellona, dal Real Madrid, dal Bayern Monaco e dal River Plate, ma non ha avuto un seguito tra le altre società di calcio. Certo, il progetto dell’Associazione ToroMio è davvero interessante nella sua funzione stimolante di partecipazione fattiva dei tifosi granata, chiamati a partecipare fattivamente al potenziamento economico del Torino F.C., tuttavia, riteniamo elaborata questa presa mentale di azionariato popolare, in una forma culturale che forse ha bisogno ancora di tempo per potere maturare. Diamo comunque merito all’Associazione ToroMio, presieduta da Guido Regis e portata avanti con ammirevole convinzione da parte di tutti i soci, di credere con anima e corpo in un progetto di azionariato popolare granata che per crescere ha anche bisogno di una rilevante informazione mediatica. Infondo è il segno del tempo che muta molte situazioni della nostra vita. Anche del tifo calcistico, il quale ha bisogno di crescere ancora sotto questo particolare aspetto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Superga (To)fl0711fl0711nuova-gigantografia-grande-torino.jpgSiN-1013722.htmSi100451001,02,03,1001084
221013715NewsEditorialeIl Conte pensiero da psicanalisi che non stupisce più2020082315:48Conte a un bivio con l`Inter. Allegri è il successore.<br /><p><span>11 milioni di euro netti a stagione che passano in secondo piano per altri mille motivi, alcuni comprensibili e altri assolutamente oscuri che fanno parte del personaggio. Siamo all'ennesimo teatrino del Conte pensiero, una sorta di tormento continuo che s'innesca in questo allenatore eternamente insoddisfatto per non arrivare prima degli altri. Un <strong><em>Antonio</em></strong> <strong><em>Conte</em></strong> che fa pensare a tanti psicodrammi vissuti dal momento in cui ha scelto di fare l'allenatore, prima a Bari, poi a Siena, poi all'Atalanta, quindi alla Juve, in Nazionale, al Chelsea e adesso all'Inter. Sempre lo stesso atteggiamento, sempre lo stesso pretesto per incolpare qualcuno o qualcosa per giustificare l'eterna insoddisfazione che alberga in lui e gli fa perdere l'acume delle cose da gestire. La societ&#224; che manca nel non comprare giocatori di primo livello, il responsabile della comunicazione che non ha saputo gestire l'immagine all'esterno della squadra e suo personale nella faccenda privata riguardante quella famosa pallottola intimidatoria che Conte ha ricevuto in una busta a casa sua, tutto &#232; un problema insormontabile. E poi <strong><em>l'A.D. Beppe Marotta e Ausilio</em></strong>, forse chiss&#224;, rei di avere contattato <strong><em>Massimiliano Allegri</em></strong> quando i rapporti non erano pi&#249; idilliaci come il giorno in cui si sono detti entusiasti di cominciare insieme un progetto nuovo. Ma col senno di poi possiamo dire che questo matrimonio no s'aveva da fare soprattutto in considerazione del fatto che Marotta conosce bene il carattere dell'imprevedibile Conte, capace di buttare tutto all'aria da un momento all'altro non appena qualcosa non va. La realt&#224; &#232; che Conte &#232; un accentratore che non ammette di arrivare secondo e non scrivere la storia per la societ&#224; in cui lavora, soprattutto quando sente la responsabilit&#224; di non avere centrato nessun obiettivo durante l'arco dell'anno. Secondo in campionato a un punto dalla Juve, secondo in Europa League dopo avere perso la finale contro il Siviglia e dopo avere fallito i gironi di Champions League, Coppa Italia compresa. La colpa? Sempre degli altri, con la presunzione di dire in societ&#224; che cos'&#232; giusto fare per vincere e cosa &#232; sbagliato. E' un po' come dimenticare di stare al proprio posto e, semmai, proporsi con garbo nei momenti in cui il club ti coinvolge per migliorare la situazione tecnica della squadra. Ma questo non sembra essere lo stile di <strong><em>Antonio Conte</em></strong> che somatizza amaramente il fatto di non vincere a causa del destino, della societ&#224;, dei quadri dirigenti, ma mai per colpe sue e della sua squadra. Eppure <strong><em>Steven Zhang</em></strong> sta tentando il tutto per tutto per convincerlo a restare, anche perch&#233; il suo esonero costerebbe una montagna di denaro che andrebbe a sommarsi a quello speso per <strong><em>Spalletti</em></strong> (ancora in essere) e il nuovo contratto a <strong><em>Max Allegri</em></strong>. Dunque, all'Inter mala tempora currunt per tutta una serie di scintille pericolose innescate dal suo coach tanto voluto quanto profumatamente pagato. In buona sostanza <strong><em>Conte</em></strong> non pu&#242; pensare di volere rivoluzionare la societ&#224; con i suoi credo organizzativi che non si confanno con il suo ruolo di allenatore. In fondo, in una societ&#224; ci sono delle gerarchie da rispettare e a queste bisogna sottostare, anche se non sei d'accordo su tante cose. Se soffri tanto quelle che a tuo dire sono delle incapacit&#224; dirigenziali, nessuno ti impone di restare. Tante volte abbiamo sentito dire da <strong><em>Conte</em></strong> che non &#232; una questione di soldi. E allora, invece di soffrire tanto decida di dare le dimissioni, perch&#233; crediamo che l'Inter abbia comunque una sua dignit&#224; da far rispettare, dopo che il suo allenatore l'ha messa in cattiva luce pubblicamente. Di Conte non discutiamo l'allenatore e neanche il professionista serio, preparato, che vive con intensit&#224; la sua interiorit&#224; professionale tra picchi di entusiasmo eccessivi e delusioni cocenti che gli tagliano le gambe e non gli fanno capire pi&#249; nulla, Manca l'equilibrio, manca la forza di supportare e sopportare anche le avversit&#224;, le ingiustizie e quell'indirizzo altrui sbagliato che vorresti correggere, ma che non puoi sputtanare pubblicamente. Eppure fino a un certo punto ha messo a frutto la scuola Juve, talora fatta di problemi interni da non fare apparire, da non fare trapelare, per unirsi compatti contro tutti e tutto. Ma poi non ce l'ha fatta, e quando Conte sbotta affila la lingua tagliente e non ce n'&#232; per nessuno. Vedremo cosa accadr&#224; marted&#236; prossimo nel'incontro a quattr'occhi con il presidente <strong><em>Zhang,</em></strong> anche se questa situazione lascia ormai pensare a un addio per far posto a <strong><em>Massimiliano Allegri</em></strong>. Ancora la stessa storia, ancora lo stesso film gi&#224; visto e rivisto. Ma non dovevamo vederlo pi&#249;?</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711antonio-conte.jpgSIS-1013715.htmSI01,02,03,1001061n
231013714NewsCoppeE’ la notte di Shakhtar Donetsk – Inter.20200817160444Il mondo interista attende con ansia la semifinale di Europa League.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Incontro Zhang – Conte. Il club è finalmente presente con tutti vertici.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si scrive Inter, si legge Italia</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>. L’avevamo scritto in onore dell’Atalanta e lo riscriviamo adesso anche per l’Inter, unica squadra italiana rimasta nell’Europa del calcio a difendere i colori nazionali.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Handanovic in porta – Godin, DeVrij e Bastoni a comporre la difesa a tre – D’Ambrosio, Barella, Brozovic, Gagliardini e Young a costituire un centrocampo a cinque – e poi Lautaro e Lukaku a pungere lì davanti lo Shakhtar</i></b> – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">l’Inter di Conte</i></b> si presenta a questa importante semifinale con quel 3-5-2 di base che resta da sempre il suo credo tattico di un calcio costruito per valorizzare il gioco degli esterni, dando al contempo maggior tutela al centrocampo in fase di non possesso palla. Questo significa che ancora una volta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Christian Eriksen </i></b>è destinato a partire dalla panchina, segno evidente che l’allenatore salentino lo vede più come appoggio alla squadra quando l’avversario è stanco, piuttosto che dall’inizio gara in cui si richiede gamba e vivacità nell’interdire e offendere. Gli avversari si presentano con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pyatov, Dodò, Kryvtsov, Khocholava, Matviyenko, Marcos Antonio, Stepanenko, Marlos, Alan Patrick, Taison e Jumior Moraes</i></b>, un ibrido tattico che visto sulla carta potrebbe considerarsi come un 4-3-3 ma che poi in campo si potrebbe tramutare in un 4-2-3-1. Insomma, un osso duro per l’Inter di Conte che deve in qualche modo essere molto concreto sottoporta per non recriminare sulle eventuali ripartenze degli avversari, i quali essendo molto veloci sono particolarmente pericolosi. In più, c’è da dire che lo Shakhtar ha grande acume tattico e spiccate caratteristiche nell’imbrigliare il gioco degli avversari nel chiudere ogni varco. D’altra parte, l’Inter di Conte è chiamata a sostenere una semifinale di Europa League e non può pensare di avere di fronte una squadra abbordabile, perché se lo Shakhtar è arrivato a questo punto un motivo ci sarà pure. Tuttavia, nell’ottica di un’Inter volitiva e compatta, così come l’abbiamo vista dopo la famosa polemica di Conte contro il Club, diciamo che i nerazzurri nulla hanno da temere se la testa funzionerà ancor prima dei piedi. L’incontro e l’abbraccio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte con Zhang a Dusseldorf</i></b>, pregiudica una sorta di reunion rappacificante dopo la pubblica lamentela per un’assenza vitale e costante da parte del massimo dirigente di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suning.</i></b> Dopo lo sfogo la squadra si è compattata con il suo allenatore, al punto di dare dimostrazione a coloro i quali l’hanno criticata ingiustamente, che l’Inter è composta da giocatori in grado di seguire il suo coach con serietà e spirito di gruppo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Abbiamo dimostrato</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">di avere gli attributi”</i></b> ha detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Barella</i></b> dopo la vittoriosa gara contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bayern Dusseldorf,</i></b> quasi a dare una risposta concreta a chi stava seminando zizzania all’interno dello spogliatoio. Comunque, questi sono discorsi che trovano il tempo che trovano, anche perché quando nel calcio le cose vanno bene si è tutti amici e si vedono le cose con l’enfasi talora anche esagerata. Poi, quando le cose vanno male, tutti devono sentirsi colpevoli, dal massimo dirigente all’ultimo magazziniere. E’ la legge del calcio che non si nega a nessuno, neanche a chi si sforza da sempre di percorrere la retta via dell’equilibrio che non esiste. Ma questa notte l’Inter deve mettere da parte ogni pensiero di questo tipo e concentrarsi immediatamente contro un avversario ostico, difficile da battere ma possibile se affrontato con tignosa caparbietà. Dieci anni dopo il triplete, i tifosi nerazzurri sognano di alzare al cielo la UEFA EUROPA LEAGUE. Ma prima deve superare lo scoglio Shakhtar e poi pensare alla finale con il Siviglia. Step by step.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Dusseldorffl0711fl0711foto-conte.jpgSiN-1013714.htmSi100451001,02,03,1001050
241013706NewsCampionatiIl Milan che non ti aspetti20200730121019Stefano Pioli e Ibrahimovic, sono gli autori del ritrovato diavolo rossonero <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Da gennaio, con l’entrata in squadra di Ibra, il diavolo rossonero è rinvigorito nell’essenza di un gioco e di uno spirito di gruppo che da molto tempo era assente in casa Milanello. Poi, anche l’avvento sulla panchina di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b>, ha dato la spinta necessaria a una definitiva rinascita di un gruppo e di una società che aveva sopito il suo glorioso passato. Tutto ciò fa pensare come nel calcio ci siano fattori e motivazioni che vanno al di là delle beghe serpeggianti e velenose in ambito societario. Prima il fattivo interesse e accordo quasi raggiunto per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Rangnick</i></b>, con l’incarico di allenatore e direttore tecnico del Milan, che ha creato le dimissioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Boban</i></b>. Poi la retromarcia dei vertici societari che hanno giustamente pensato di non dare carta bianca a Rangnick e di tenersi stretto Pioli anche per il prossimo anno. Ma in mezzo a tutto questo frastuono c’è stato il lavoro del tecnico del Milan che assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ibrahimovic </i></b>ha costruito un monolito di intenti che hanno portato la squadra a sviluppare un gioco globale tale da convincere, anche per i risultati ottenuti dopo il lockdown. Segno che il calcio è fatto di risultati e non di parole evanescenti che trovano il tempo che trovano. Prova ne è che il Milan, a una sola giornata dal termine del campionato, si trova ad occupare la sesta posizione di classifica dopo avere superato dal basso tutti gli ostacoli che gli si sono presentati in un anno davvero difficile per il trambusto all’interno della società. E adesso l’umile ma eccellente allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> che il Milan ha giustamente valorizzato lasciando perdere l’idea Rangnick, sta già programmando con la società rossonera il futuro. Tutto ciò anche in virtù del fatto che a partire dal prossimo 17 settembre, Ibrahimovic e compagni dovranno disputare i preliminari di Europa League. Certo, se pensiamo in quale situazione si trovava il Milan prima del lockdown con l’arrivo del subentrato mister Pioli, allora parliamo quasi di un sogno che nemmeno i più incalliti tifosi del diavolo rossonero avrebbero potuto immaginare. Ma il calcio è questo, nella buona e nella cattiva sorte c’è sempre un elemento che sfocia nel lavoro, nella serietà, nel sacrificio e nell’idea di crederci fino in fondo, non a parole ma a fatti. E la leadership di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ibra</i></b> è stata poi la ciliegina su una torta ben guarnita di giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Donnarumma, Romagnoli, Kessie, Krunic, Calhanoglu, Bennacer, Castillejo, Rebic e Leao</i></b>, che avevano bisogno di autoconvincersi delle proprie qualità tecniche, le quali dovevano essere messe a disposizione della squadra. Questo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> l’ha capito subito, ed ha lavorato alacremente volgendo il suo sguardo là dove non fosse distratto da ciò che stava succedendo all’interno della sua società. Alla fine ha vinto lui, perché da sicuro partente è passato a sicuro confermato nel progetto di un Milan che ha tutte le intenzioni di ritornare poco per volta ai fasti di un tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711stefano-pioli.jpgSiN-1013706.htmSi100451001,02,03,0701051
251013699NewsCampionatiAndrea Belotti, il gallo canta per il Toro20200718165717E` il calciatore più rappresentativo della squadra granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Contro il Genoa ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Belotti</i></b> gli abbiamo visto fare il terzino, il mediano, l’esterno, il trequartista, il regista e la punta. Che altro mancava? Ah sì, forse non ha fatto il portiere! Già, ma in quel ruolo il Toro ha un altro campione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Salvatore Sirigu</i></b>. Sono gli unici calciatori sui quali si basa tutto il senso del Toro, inteso come squadra di Serie A che per emergere dall’eterna sofferenza avrebbe bisogno di tanto altro; una società vera, prima di ogni altra cosa! Ma ritornando al gallo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belott</i></b>i, possiamo dire di trovarci davanti a un campione che incarna perfettamente lo spirito del Toro, più come indole naturale nella capacità di saper soffrire che da una reale capacità tecnica e tattica che sfocia in un’intelligenza calcistica non comune a molti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belotti</i></b> sa cosa significa essere capitano di una squadra, sa come metterci la faccia, sa come fare da traino e cucirsi addosso la maglia e la squadra, soprattutto quando è in difficoltà. Gli manca solo di tirarsi su le maniche come faceva il grande <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Valentino Mazzola</i></b> e poi è tutto fatto. Un giocatore moderno con lo spirito d’altri tempi, in cui si esprimeva un calcio di alto senso di unione di squadra e spogliatoio, che restano da sempre il segreto dei grandi successi. Certo, da soli nel calcio non si va da nessuna parte se non si è assecondati dalla squadra e dallo spirito di gruppo. Tuttavia, quando si crea una leadership nell’ambito dello spogliatoio, in campo si avverte sempre il desiderio di luce. Già, quella luce che è esempio nel trascinare tutti i compagni di squadra che sono in difficoltà, proprio come Andrea Belotti che in campo si danna, carpisce palloni agli avversari, corre, pressa, prende tanti falli cattivi, ma si rialza ed è capace di far fare gol ad un compagno, oppure si porta avanti per tentare il tiro da fuori area anche se è stremato. Il gallo è davvero l’esempio di un Toro che si è smarrito, che si è preso paura di retrocedere (anche se ancora non c’è la matematica sicurezza di restare in Serie A) e sul quale tutti hanno puntato come cavallo vincente di una squadra sbrindellata nel gioco e persa nella sua mediocrità. E’ un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belotti</i></b> da leggenda! E non è un caso che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> lo preferisca a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Griezmann</i></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Dzeko</i></b>. Per questo diciamo fin da ora che se veramente il Toro intende mettere sul tavolo un progetto serio di società di calcio vera di Serie A (vera e non finta come quella attuale), allora deve ripartire da Belotti come punto fermo. Se invece tutto questo non sarà possibile per mancanza di investimenti e di altre situazione negative che opacizzano la storia del Toro, allora si dia la possibilità a questo calciatore di impeccabile serietà professionale di proseguire la sua fulgida carriera altrove. Là dove non si senta sprecato. Là dove possa esprimere ciò che merita in maniera costante e non con l’amarezza di avere sprecato un altro anno inutilmente. Questo lo diciamo noi anche perché lui non lo dirà mai, visto che è un professionista serio che sa cosa significa il senso di appartenenza e di rispetto per chi ti versa la retribuzione prevista dal contratto pattuito. Dunque, lo diciamo chiaro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Belotti</i></b> è il vero capitano di un Toro che non ricorda da molti anni di avere un calciatore così rappresentativo di storia e valori come quelli del Grande Torino. La società ha tantissime responsabilità. Se non è in grado di capirlo, allora si faccia da parte!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiN-1013699.htmSi100451001,02,0301043
261013695NewsCampionatiCaso di Coronavirus di un tesserato del Parma (non è calciatore).20200711164712Ci risiamo....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>La società calcio Parma ha fatto sapere che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“l’ultima serie di esami ha evidenziato un caso di positività al Covid 19 relativamente a un membro, non calciatore, del gruppo squadra. Il soggetto completamente asintomatico è stato prontamente isolato secondo le direttive federali e ministeriali. La società comunica altresì che tutti gli altri membri del suddetto gruppo squadra sono stati risultati negativi ai test Covid 19 e hanno iniziato l’isolamento presso il Centro Sportivo ma potranno continuare regolarmente l’attività, costantemente monitorati secondo il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">protocollo vigente”.</b> Intanto il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prof. Castellacci</b> così commenta l’accaduto<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">:” Lo abbiamo detto tante volte che il caso di positività nel calcio ce lo aspettavamo. Con il vecchio protocollo adesso il campionato sarebbe stato sospeso. Con il nuovo protocollo fortunatamente la quarantena soft non implicherà lo stop alle attività. Adesso il Parma vivrà isolato nella “bolla”. Ci vorrà un altro tampone a due tre ore dall’inizio della gara con il Bologna in programma domani alle 19,30 e se risulteranno tutti negativi, la gara non sarà rinviata. In caso contrario la partita sarà rinviata”.</i></b> Un chiaro segnale che il virus aleggia ancora tra tutti noi e, abbassare la guardia proprio ora, sarebbe un atto di assoluta irresponsabilità. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Parmafl0711fl0711pace.jpgSiN-1013695.htmSi100451001,02,0301035
271013691NewsCampionatiDerby senza storia. Adesso la Juve è a +7 dalla Lazio20200705135036Il derby della Mole conferma il pronostico della vigilia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>L’emozione è stata assente, la constatazione sulla superiorità della Juve sul Toro non è stata una sorpresa. Il derby della Mole è stato come previsto un motivo per i bianconeri di aumentare il suo distacco dalla Lazio. E così è stato, tutto come un film già visto. Juve cinica ma non bellissima, Toro con l’idea di mettere in difficoltà gli avversari (riuscendoci dopo il 2 a 1 soprattutto nel primo quarto d’ora della ripresa) e Lazio che perde pesantemente per 3 a 0 il suo match contro il Milan e mette in evidenza la sua coperta troppo corta per competere con la Juve per la conquista dello scudetto. Questa in sintesi è stata l’analisi di due partite fatte a distanza e che, con molta probabilità, hanno sancito anzitempo l’assegnazione dello scudetto, anche se restano ancora otto partite da disputare e la Juve deve andare a Milano a giocare contro il diavolo rossonero e poi ricevere in casa l’Atalanta della grande bellezza e la Lazio. Per il Toro, invece, si sta consumando il dramma che fa pensare alla prossima partita interna contro il Brescia, come una finale da vincere a tutti i costi. In casa granata spira aria di contestazione contro il presidente Cairo, reo di essere partito in campionato con velleità di calcio europeo, e oggi, dopo tante traversie abbastanza prevedibili per avere costruito una rosa dal tasso tecnico assolutamente mediocre nella qualità e insufficiente dal punto di vista numerico, si ritrova sul ciglio del vortice. Insomma, mala tempora currunt in una dirigenza che manifesta chiaramente i suoi limiti nel sapere costruire un progetto che sappia seriamente di investimenti sì oculati, ma raziocinanti di una programmazione tecnica che non può lesinare sempre la logica economica. In Serie A devi spendere con mire di plusvalenze ma, soprattutto, devi avere bene in mente che l’investimento debba essere programmato da personaggi che sappiano di calcio, professionisti pagati il giusto, senza l’assillo mentale di uno sbilanciamento sui libri contabili. Il risparmio esasperato in questo calcio di Serie A è esattamente l’opposto di chi acquista inopinatamente pseudo campioni, senza la lungimiranza di capire lo spreco. E adesso i tifosi granata contestano con il loro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cairo vattene”,</b> senza riflettere che dietro questo signore non c’è nessuno. Nessuno che voglia acquistare un Torino che avrebbe bisogno di essere ammodernato da quell’antico cuore granata che da solo non basta per affrontare e avvicinarsi alla logica dell’Atalanta delle meraviglie. Noi pensiamo che alla fine il Toro si salvi dalla Serie B, anche in virtù del fatto che la distanza dalle ultime tre in classifica lascia sperare anche dal punto di vista dei loro risultati negativi. Tuttavia, ad oggi nulla è ancora deciso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Parlando di Juventus, invece, si deve tenere in evidenza l’evoluzione e lo spirito di squadra che nelle ultime partite ha dimostrato, pur non manifestando alti valori di gioco sarriano così significati a livello teorico, ma che stentano ancora oggi, nonostante tutto, a emergere. Nervoso CR7 per non ricevere palloni giocabili, ma reattivo nel suo essere assoluto campione nel fare un gol da favola su palla inattiva. E poi la crescita d’intesa con Dybala, la capacità tattica di Bentancur, la caparbietà di Cuadrado, la riscontrata qualità di De Ligt che deve ancora imparare a tenere le braccia dietro il corpo, lo scompiglio di Douglas Costa che Sarri sta imparando a inserirlo a un certo punto della partita per portare scompiglio alle difese avversarie, si contrappongono a un Bernardeschi che continua a essere l’oggetto misterioso nello scacchiere di Sarri, mentre Rabiot manifesta chiaro – scuri che sanno di poca convinzione nell’apporto globale della squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Detto questo, parliamo della Lazio. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> ha subito un brusco arresto all’inseguimento della Juve per il titolo finale. Ma se dal punto di vista della qualità del gioco dei biancocelesti non c’è ancora nulla da eccepire, contro il Milan si sono scoperte tutte le fragilità di una squadra che non possiede una rosa tale da potere affrontare serenamente l’arco di una stagione agonistica stressante e piena di impegni, per chi aspira a vincere lo scudetto e andare in Champions. La mancanza di Immobile e Caicedo, assenti per squalifica, hanno messo a nudo quanto la squadra di Inzaghi sia dipendente dai suoi campioni titolari, senza il reale contributo di una panchina insufficiente nella degna sostituzione dei suoi titolari. E questo, alla lunga, non può far altro che essere un limite. Tuttavia, a sentire Inzaghi, la Lazio resta convinta nell’inseguire la Juve per lo scudetto e, soprattutto, consapevole di potere difendere la sua posizione di squadra che lotta per la partecipazione alla Champions del prossimo anno. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa, certe aspirazioni si stanno delineando col passare delle giornate di campionato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711pallone8.jpgSiN-1013691.htmSi100451001,02,03,0701014
281013690NewsCampionatiJuve Toro e pensieri destinati all’altrui altrove20200703121136Lo strano derby di Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Anche la Mole sembra imbronciata e quasi disinteressata al derby torinese che è privo di folklore e di quel pepe – sale che generalmente si avverte in città nell’attesa della stracittadina. Chi vive a Torino e tasta gli umori della città piemontese del pallone, sicuramente si sarà accorto di un cambiamento umorale che aleggia nell’hinterland e s’infiltra pure tra le pieghe di un mondo pallonaro che sembra sbiadito di entusiasmo. Da una parte la Juve che gioca per vincere il derby e continuare a distanziare la Lazio per conquistare il suo nono scudetto consecutivo. Dall’altra parte un Toro che scende in campo per salvare una stagione da dimenticare, per lo spettro inaspettato della Serie B. Un derby unico nel suo genere, perché si svolgerà alle 17,15 di sabato 4 luglio a porte chiuse e con la totale mancanza dell’anima del football: i tifosi. E anche quel rimbombare dei calci al pallone che si sente in televisione, si interseca all’unico vociare delle rispettive panchine, che non siamo soliti recepire quando il tifo e la vita dello stadio si permea di tanto vestito della festa. Ma a parte il rammarico privante di una cornice storicamente carica di adrenalina, resta comunque il fatto tecnico da analizzare. Gli uomini di Longo, reduci dalla sconfitta contro la Lazio e con una posizione di classifica preoccupante, dovranno necessariamente ottenere un risultato utile per l’orgoglio ma soprattutto per la classifica. Non sarà facile per il Toro contrastare l’attacco prolifero della Juve imbottita di campioni, tuttavia, è essenziale un approccio alla gara che non sia da considerarsi persa in partenza. La Juve, invece, sembra forte della sua ritrovata salute tecnica e mentale messa in atto soprattutto nell’ultima gara contro il Genoa in quel di Marassi. Da sempre si dice che un derby è sempre un derby, ma in questa strana volta in cui Juve e Toro si affrontano per motivi diametralmente opposti, emerge soprattutto per il Toro il peso di una gara che va oltre i semplici ma pur importantissimi punti da conquistare. C’è l’orgoglio granata da ritrovare proprio nella gara che potrebbe far scattare quella molla che per la squadra di Longo sembra essersi inceppata per tanti motivi tecnici moltiplicati da una rosa numericamente insufficiente e sbiadita di quel tremendismo granata che fa parte soltanto del passato ormai troppo lontano. Ma c’è da pensare al presente, all’urgenza di non perdersi in rimpianti della piacevolezza di ciò che è stato scritto nella storia granata. C’è la Juve, c’è la necessità di fare punti, c’è da insistere sull’importanza di non lasciarsi travolgere dall’oblio dei sentimenti, senza razionalizzare il divario esistente tra le due squadre. E’ l’unica arma che ha il Toro a disposizione e deve giocarsela con grinta e determinazione. La Juve da sempre sente forse meno questo spirito d’orgoglio cittadino, in quanto la sua testa è rivolta in quell’altrui altrove che per definizione si delinea attraverso lo spirito cinico del vincere per puntare dritto allo scudetto, con l’ambizione di conquistare poi la Champions. Che ci riesca di fatto, nessuno può saperlo. Tuttavia, il pensiero quasi alienante è quello, è fisso nel cervello della società bianconera che mira a grandi traguardi. Un concetto che c’è ed è insito nella squadra, radicato nei suoi tifosi e in un ambiente mai sazio di vittorie. Insomma due mondi pallonari a confronto, due realtà storicamente diverse che vivono in una sola città divisa da colori e aspirazioni differenti, che il covid ha quasi fatto dimenticare per pensieri molto più importanti che sanno di esistenzialismo, di umanità, di vita che si contrappone alla morte. Ecco, diremmo che la città della Mole sta lentamente riprendendosi da quell’oscurantismo che non aveva tempo di pensare ai vari concetti di un pallone stracittadino fatto di momenti inneggianti alla vita. Certo, le ferite sono ancora latenti, ma questo Juve Toro che arriva in un momento impensabile di stagione che in altri tempi avrebbe avuto il piacevole gusto vacanziero, lo vedremo con altri occhi: quello della speranza per un futuro migliore. L’autunno di Torino e di tutto il Paese Italia sarà caldo e con molti punti interrogativi legati al probabile ritorno del virus e, soprattutto, di una ripresa economica e sociale tutta in salita. Ma al calcio tutto ciò interessa solo di riflesso. Quello è un mondo a parte, una realtà che è in grado di farci allontanare almeno per un attimo da pensieri che vanno anche oltre l’antagonismo cittadino di un pallone così misterioso nel racconto della sua commedia di vita. Juve Toro - Torino città - e pensieri che vanno oltre.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-mole-antonelliana.jpgSiN-1013690.htmSi100451001,02,0301080
291013684NewsEditorialeGiada e Piero, serietà sul lavoro e passione per la Juventus20200620164116Quando il lavoro e la simpatia per la Juve e Alessandro Del Piero, si intersecano tra amicizia e spiccato senso del dovere. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita comune che in questo nostro Paese sempre afflitto da eterni problemi sociali ed economici, fanno riflettere per entusiasmo e intraprendenza sul lavoro portato avanti attraverso piccoli investimenti privati, che danno la possibilità di lavorare e portare avanti con dignità il proprio quotidiano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giada è la sorella di Piero</b>, due personaggi che da tanti anni lavorano in proprio come specialisti di carni e profondi conoscitori di un settore che richiede massima serietà e oculatezza nell’individuare l’ottima qualità di pollame, piuttosto che conigli, agnelli, carni di vitello e tanto altro. Il loro posto di lavoro è un ricco doppio banco che condividono con papà e una serie di operosi aiutanti, per vendere carni al mercato di Corso Racconigi a Torino. La loro giornata comincia al mattino presto, incuranti se piove, fa freddo o si prospetta una giornata calda e ricca di raggi di sole. Giada e Piero sono là alle cinque del mattino per preparare il banco, lavorare le carni fresche arrivate dalla zona della vicina Cuneo e poi attendere i clienti che arriveranno di buon mattino. All’interno del luminoso banco nella cui vetrinetta spicca la merce preparata con cura, si scorge l’icona di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b>. Un simbolo inequivocabile di tifo juventino che si tramanda negli anni e che, presumiamo, abbia una sua spiegazione data da una fede che si trasmette da antica generazione famigliare. Ma avere messo orgogliosamente la fotografia di Del Piero, visibile all’interno del banco di lavoro, costituisce per Giada, Piero e il loro papà, un motivo di orgoglio, empatia e simpatia, verso un campione della Juventus che ha fatto un pezzo di gloriosa storia della Juventus. Un campione che nonostante abbia appeso da qualche anno le scarpe al chiodo, attraverso la sua immagine riesce ancora a far rivivere ai suoi tifosi i fasti luminosi della sua carriera. Ma Giada e Piero sanno che quell’immagine così volutamente messa in risalto sul loro banco, crea anche degli affettuosi sfottò da parte di clienti che essendo di fede calcistica opposta alla Juve, si divertono a scherzare, parlare di calcio e fare i propri commenti di parte. Ci sta, qui al mercato di Corso Racconigi a Torino in cui spesso attraverso il rapporto di lavoro si creano amicizie, ci sta pure che tra un petto di pollo e l’altro si affrontino temi pallonari che sfociano in risate, ironie e sfottò. Tu perché sei dell’Inter, l’altro perché fa il tifo per il Toro, il Milan, o il Napoli, qui, nell’attesa di essere serviti, è un vero e proprio intrattenimento discorsivo. Intanto la giornata di lavoro prosegue e presto volgerà al termine. Finirà intorno alle ore 14,00 e forse anche più, visto il tempo necessario per sgomberare le carni e deporle in un apposito luogo di trasporto refrigerato, ripulire e igienizzare la vetrinetta frigo e poi ritornare a casa. Bisogna fare in fretta, poiché in un battito di ciglia si faranno di nuovo le cinque del mattino e bisogna ricominciare un’altra giornata di lavoro. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> lo sa, visto che è sempre là, immortalato da molti anni con il suo sguardo che sembra dare il buongiorno a tutti. E non importa se non sono juventini, perché qui, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giada e Piero</b> si fa sul serio. Il calcio e la Juve sono la loro passione, ma il lavoro e la cura del cliente rappresentano il guadagno per poter vivere di un mestiere duro, faticoso, con molte incertezze, ma sicuramente gratificante sotto l’aspetto umano e professionale. Sì, perché per Giada e suo fratello Piero è sempre importante cominciare la giornata alimentando le corde della positività. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> è lì con loro a esortarli con quel sorriso sornione di chi sembra dirti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dai, cominciamo insieme un’altra giornata di lavoro”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711immagine-di-del-piero.jpgSiN-1013684.htmSi100451001,02,030101
301013679NewsCoppeLe probabili formazioni delle semifinali di Coppa Italia.20200611170110Juventus - Milan e Napoli - Inter, per accedere alla Finale di Coppa Italia <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il calcio ricomincia dalla Coppa Italia. All’Allianz Stadium venerdì 12 giugno alle ore 21,00, l’arbitro Orsato darà inizio alla gara Juventus – Milan. La partita di semifinale disputata allo stadio Meazza prima dello stop per covid 19, era finita con un gol per parte. Un 1 a 1 che stante l’attuale situazione delle due squadre sulla carta favorirebbe la Juventus, che superando i rossoneri andrebbero direttamente a disputare la finale di Coppa Italia il 17 giugno allo stadio Olimpico di Roma. In caso di parità al termine dei tempi regolamentari, si andrà direttamente ai rigori senza disputare i tempi supplementari. Una decisione presa dalla Lega per non affaticare ulteriormente i calciatori. Detto questo, diamo uno sguardo a quelle che potranno essere le indicazioni di Sarri e Pioli, rispettivamente coach di Juve e Milan.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Juventus:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Sarri sembra intenzionato a schierare il tridente con Dybala, Cristiano Ronaldo e Douglas Costa. Bentancur in cabina di regia al posto di Pjanic, la possibile chance di Khedira a centrocampo, mentre in porta giocherebbe il portiere juventino della Coppa Italia, cioè Buffon. A questo punto, per i bianconeri si delineerebbe chiaramente un 4-3-3 di evidente ispirazione offensiva. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Probabile formazione Juventus: Buffon, Cuadrado, De Ligt, Bonucci, Alex Sandro, Khedira, Bentancur, Matuidi, Douglas Costa, Dybala, Cristiano Ronaldo.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Milan:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> La squadra di Pioli, invece, deve sostenere una situazione tattica di difficile soluzione, in quanto deve fare a meno di tre titolari come Hernandez, Castillejo e Ibrahimovic. Così l’allenatore del Milan opterà probabilmente per un 4-2-3-1 che dà la sensazione di volere contenere le sfuriate offensive degli avversari con la speranza di ripartire in contropiede. Una tattica forse un po’ rinunciataria, ma possibilista in un contenimento che possa sfociare in qualcosa di positivo, ai fini di un risultato sulla carta insperato. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Probabile formazione Milan: Donnarumma, Conti, Kjaer, Romagnoli, Calabria, Kessiè, Bennacer, Paquetà, Calhanoglu, Rebic.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Napoli -</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> L’altra semifinale di Coppa Italia che sarà diretta dall’arbitro Rocchi, vedrà il confronto tra Napoli e Inter. Dopo la vittoria dei partenopei per 1 a 0 nella gara d’andata con un gol di Fabian Ruiz, la squadra di Gattuso è chiamata a difendere il vantaggio nella sfida che si disputerà sabato sera a Napoli contro i nerazzurri di Conte. Gattuso deve fare a meno dell’infortunato Manolas con Maksimovic, mentre Demme sarà confermato davanti alla difesa al posto di Allan. Ma all’allenatore del Napoli restano ancora due dubbi tattici che riguardano Callejon e Mertens. I due calciatori, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, sembrerebbero in vantaggio su Politano e Milik. Comunque, l’orientamento tattico del tecnico del Napoli farebbe pensare a un 4-3-3 che, sulla carta,farebbe pensare a una gara d’attacco nonostante il vantaggio da difendere. Vedremo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Napoli – Questa è la probabile formazione: Meret, Di Lorenzo, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui, Zielinski, Demme, Fabian Ruiz, Callejon, Mertens, Insigne.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Inter </span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>– La squadra di Conte è chiamata a sostenere uno sforzo notevole, non solo nel tentativo di superare il Napoli per accedere alla finale di Coppa Italia, ma anche nel prosieguo di una serie di partite di campionato e di recuperi senza respiro. Tuttavia, i nerazzurri arriveranno a Napoli animati di spirito e volenterosi di accedere alla finale, nel tentativo di centrare il primo obiettivo della stagione. Per far questo, Conte si affiderà a Christian Eriksen, il trequartista tanto voluto ma che ancora non sembra essere entrato negli schemi tattici voluti dall’allenatore dell’Inter. A Napoli, il giocatore dovrebbe giocare alle spalle delle due punte Lukaku e Lautaro Martinez. In difesa confermato Bastoni al posto di Godin.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Inter – Questa è la probabile formazione: Handanovic, Skriniar, De Vrij, Bastoni, Candreva, Barella, Brozovic, Young, Eriksen, Lautaro Martinez, Lukaku. </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711coppa-italia-2019.jpgSiN-1013679.htmSi100451001,02,03,06,07,08,1001071
311013677NewsCampionatiIl sogno diventa realtà: Monza, Vicenza e Reggina promosse in Serie B20200609170552Dopo lo stop del campionato di Serie D, il Consiglio Federale decide ufficialmente le società promosse in Serie B nel Campionato 2020/`21<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il Consiglio Federale riunitosi per votare la promozione in Serie B delle tre squadre che guidavano i rispettivi gironi, hanno tratto le seguenti conclusioni:</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Vanno in Serie B - Monza, Vicenza e Reggina-</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Con la chiusura del Campionato di Serie D, invece, fanno il salto di categoria nove squadre tra cui il Palermo che torna tra i professionisti a un anno di distanza. Analizziamo dunque le società di calcio promosse, che hanno mandato letteralmente in visibilio i propri tifosi con eccessi di euforia, non proprio consoni al buon comportamento legato al rispetto delle regole anti covid 19. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Monza</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>: Primo nel Girone A con 61 punti, la squadra allenata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Christian Brocchi</b> ha reso felice i tifosi brianzoli e, soprattutto il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Berlusconi </b>e l’amministratore delegato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Galliani,</b> i quali dopo questa splendida promozione, si prefiggono di costruire una squadra in grado di salire in Serie A già dal campionato successivo. I brianzoli sono tornati in Serie B dopo 19 lunghi anni di attesa. L’euforia è alle stelle e la consapevolezza di avere costruito delle fondamenta molto resistenti nel tempo, si sta facendo largo in un ambiente che avverte l’autostima innescata dalla leadership del presidente Berlusconi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Vicenza:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Primo nel Girone B con 61 punti, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mimmo Di Carlo</b> è stata capolista del girone fino allo stop, con 6 punti di vantaggio sulla Reggio Audace. Questa promozione ha il gusto dolce di una missione compiuta, prova ne è che i veneti biancorossi possono brindare a un ritrovato entusiasmo, che era stato perso dopo il fallimento societario avvenuto nel 2018. Grandi sono le ambizioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Rosso</b>, imprenditore e fondatore di Diesel che ha rilevato il Vicenza e dato forte entusiasmo a tutto l’ambiente biancorosso. Importante è la storia di questa antica società veneta che vanta nei suoi storici annali calcistici, un’epopea di imprese che ancora trasudano tra le gradinate dello storico stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romeo Menti</b>, sul cui tappeto erboso hanno calcato campioni come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romeo Menti, Luis Vinicio, Giulio Savoini e Paolo Rossi</b> il quale, nella seconda metà degli anni settanta, assieme all’allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giovan Battista Fabbri</b>, si rese promotore nel raggiungere il secondo posto in Serie A nel Campionato 1977/’78. E poi, come dimenticare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b>, giovane biancorosso nel Campionato 1984/’85, che fece di quel L.R. Vicenza la palestra iniziale per una luminosa carriera. Dunque, tutto ritorna, e adesso per il Vicenza si prospetta un futuro degno del suo storico passato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Reggina:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Primo nel girone C con 69 punti, gli amaranto calabresi tornano in Serie B come prima forza del girone con ben 9 punti di vantaggio sul Bari prima dello stop. La società del presidente Luca Gallo e dell’allenatore calabrese Domenico Toscano, mancavano dalla Serie B dal 2014, mentre agli inizi del 2000 avevano gustato l’esperienza vissuta nella massima serie. E’ inutile dire il grande entusiasmo che si respira a Reggio Calabria da parte di tutto l’ambiente, per una promozione a lungo sognata e adesso vissuta nella speranza di restare in questa categoria senza nascondere la voglia di ritornare presto in quella massima serie, che è appartenuta ai colori amaranto ai tempi del presidente Foti. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711serie-b.jpgSiN-1013677.htmSi100451001,02,0301053
321013674NewsCampionatiL’algoritmo dell’anti calcio20200603162328Il Presidente della FIGC Gravina propone un`idea per ultimare il campionato in caso di positività da covid 19<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Tra le tante diavolerie pensate dal presidente della FIGC Gravina per portare a termine il campionato 2019/20 interrotto per la nota pandemia da covid 19, ci sono i playoff, i playout e l’algoritmo. Tutto ciò, naturalmente, qualora la partenza che avverrà il 20 giugno prossimo, dovesse incepparsi malauguratamente a causa di un solo positivo da virus che costringerebbe ad attuare la quarantena delle squadre. Siamo all’assurdo di un pallone di Serie A che per il suo alto volume di interessi economici deve iniziare con la paura di non finire. Tenuto conto che playoff e playout sarebbero già mal digeriti dalle società di calcio e pensiamo pure della stessa UEFA, l’algoritmo diventerebbe l’assurda forzatura in un’ultima analisi studiata per definire in fretta e furia chi vincerà lo scudetto, chi parteciperà alla Champions, alla Europa League del prossimo anno e chi sarà retrocesso in Serie B. Siamo all’assurdo di un calcolo matematico che prevede la Media Punti/Partita, la differenza punti casa/trasferta, Calendario mancante, Differenza reti e Gol fatti. Un difficilissimo computo di laurea ingegneristica che disconoscerebbe il senso di un calcio fatto per essere definito sul campo. Certo, capiamo le difficoltà dovute ad un momento epocale di pandemia in cui tutto è insicuro, instabile e di difficile programmazione, tuttavia, forzare un campionato che comunque non potrà definirsi regolare per la mancata prosecuzione naturale delle partite previste nel calendario del campionato di serie A 2019/20, non è certamente il massimo della scelta. Ma questo gioco del calcio, purtroppo, risente troppo degli alti interessi economici che gli gravitano attorno e, come tale, neanche una situazione estrema come quella che stiamo vivendo, può permettere di interrompere un meccanismo oleato da tanti milioni di euro entrati ormai nella logica ordinaria che mette in gioco gli interessi della Lega Calcio e delle Società di Serie A che attendono i lauti proventi derivanti da Sky, dagli sponsor e da altri diritti di immagine, conclusi nei contratti con i calciatori. Adottare l’algoritmo significherebbe finire in fretta e furia qualcosa che ha assoluto bisogno di definirsi senza sé e senza ma. Ma il mondo del calcio, giustamente, è contrario a questo eventuale sistema di applicazione dell’algoritmo in quanto, se è vero che per la sua oggettività eviterebbe un contenzioso in tribunale da parte delle società scontente, è altresì vero che non terrebbe conto della differenza di un incontro con la capolista che non è uguale al confronto con una squadra che è fanalino di coda in campionato. Perplessità che coinvolgono unanimemente i presidenti delle società di calcio di serie A, ma anche tutto ciò che c’è intorno a un sistema calcio che non può accettare una soluzione di questo tipo. Meglio sarebbe non assegnare alcun titolo, fermandosi su quelle che erano state le indicazioni prima del blocco, facendo solamente recuperare le partite non disputate e stilare la partecipazione alle Coppe Europee. Sì, così la situazione si aggroviglia ancor di più, in quanto il pericolo in corso d’opera di un eventuale ma possibile caso positivo al covid 19, farebbe crollare ogni possibilità di continuità. Comunque vedremo cosa accadrà, anche se la ripresa del calcio, pur con tutte le sue attenuanti, resta un motivo di piacevolezza per la gente, per il suo desiderio di riprendere a vivere, per la legittima voglia di perdersi in discorsi opinabili che enfatizzano il tifo di parte. Ma l’algoritmo no. E’ l’anti calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Romafl0711fl0711presidente-gravina.jpgSiNpresidente-figc-proposta-1013674.htmSi100451001,02,0301082
331013671NewsCampionatiCoronavirus e Campionato di calcio: la strada è in salita.20200513114935Il parere del medico sportivo Dr. Attilio Andriolo, sui vari problemi emersi sull`eventuale riapertura del Campionato di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Le linee guida emanate dal CTS (Comitato Tecnico Scientifico) cui dovranno adeguarsi le società di calcio di Serie A per riprendere il campionato e così assegnare sul campo lo scudetto 2019/20, oltre che i posti in Champions League ed Europa League, fanno molto discutere in queste ore soprattutto i medici sportivi del calcio. Le notizie trapelate sui protocolli da adottare, a mio parere in qualità di medico di calcio, rendono la ripartenza del campionato alquanto difficile, se non impossibile. Ci vorranno, pare, almeno undicimila tamponi per sottoporre a screening tutti i giocatori almeno 2-3 volte prima dell’inizio del campionato; il che è un’impresa, non tanto per il mondo del calcio ma per il nostro paese, che ha assoluta penuria di questi test diagnostici, di cui invece può vantarsi di possedere la Germania, che si è approvvigionata in tempi non sospetti di tamponi e test sierologici. E non per niente la Bundesliga è iniziata regolarmente già da qualche settimana, mentre l’Italia fra le disfunzioni del suo sistema sanitario, deve accusare le difficoltà a reperire i tamponi necessari per testare la popolazione, non essendosi preoccupata di acquistarne un numero sufficiente<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>all’inizio della pandemia. Pur tuttavia, immaginiamo che tutte le società di calcio si riforniscano dei tamponi necessari per eseguire le indicazioni del CTS, seguirà un ritiro severo per tutta la durata del campionato dei giocatori e degli addetti alla squadra per evitare contagi dall’esterno. I medici delle società saranno i<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>responsabili del mantenimento del ritiro e quindi dovranno vigilare sui giocatori e lo staff, perché nessuno si allontani dalla sede scelta per il ritiro e perché nessuno entri in contatto dall’esterno. Se dovesse accadere che un atleta si mostri positivo al tampone che dovrebbe essere eseguito ogni tre-quattro giorni, dovrà fermarsi tutta la squadra che uscirà fuori dal campionato per almeno 14 giorni. In pratica, il campionato si fermerà e molto probabilmente non ricomincerà. Chi pensa che queste linee guida del CTS siano funzionali alla ripresa del calcio, alzi la mano! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In serie B quante società potranno adattarsi alle linee guida emanate dagli scienziati del Ministero? Credo poche, molto poche. C’è da aggiungere che il Comitato Tecnico Scientifico non ha avvertito l’esigenza di ascoltare il parere di quella rappresentanza dei medici delle società calcistiche, che hanno il polso della condizione logistica dei club e che perciò hanno minacciato di dimettersi se non cambieranno le norme, in quanto non si sentono abbastanza tutelati per le responsabilità penali della sorveglianza sull’isolamento dei giocatori e dell’intero staff tecnico-dirigenziale. Inoltre i rischi aumenteranno inevitabilmente giocando fuori casa, allorché i controlli sulla squadra non potranno essere rispettati ed eseguiti alla perfezione, mentre i giocatori potrebbero approfittarne per sfuggire alla vigilanza e prendersi una “botta” di libertà. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Eh no! Così non va, cari politici. Se da un lato si enuncia con enfasi l’inizio degli allenamenti a Giugno, dall’altro senza clamori e facendo prendere la patata bollente al CTS, si varano delle linee guida impossibili da attuare, finendo con annunciare in realtà il “de profundis” del calcio italiano. Stiamo pensando ai ragazzi dei vivai, delle scuole calcio, dei campionati minori, a tutto il movimento del calcio dilettantistico che non ha alcuna possibilità di ritornare a praticare questo sport. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Credo che la politica debba svolgere un ruolo decisivo per trovare la soluzione, la quadratura del cerchio, che<a name="_GoBack"></a> pur nel rispetto delle condizioni di sicurezza, consenta di rivedere i protocolli asettici del CTS.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>La popolarità di questo sport, la sua importanza trainante per l’economia del nostro paese, l’orgoglio della tradizione calcistica italiana rapportata a quella di altri paesi come la Germania, sono motivi sufficienti per rimodulare regole che non appaiono in grado di restituire agli italiani<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>la gioia di tifare di nuovo per i colori della loro squadra.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Attilio Andriolo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiNparere-medico-sportivo-attilio-andriolo-1013671.htmSi100451001,02,03010231
341013669NewsCampionatiRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426142340Le gesta e la vita di uno dei più rappresentativi campioni del nostro calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013669.htmSi100451001,02,0301063
351013668NewsEditorialeRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426141135Il calcio e la vita di uno dei più importanti interpreti del calcio italiano di tutti i tempi. <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013668.htmSi100451001,02,0301028
361013663NewsCoppeAnche il calcio europeo chiuda le porte20200312155110In un periodo di galoppanti infezioni da Coronavirus, l`UEFA tarda un intervento che è auspicato per la salvaguardia della salute. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è un antico detto che serve a far riflettere sul mondo del calcio in questo particolare periodo storico in cui il contagio di Coronavirus è galoppante: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Alla Chiesa di Santa Chiara, prima</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">hanno rubato l’oro e poi hanno messo le porte di ferro”.</b> La positività del giocatore della Juventus <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Daniele Rugani</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Covid 19</b>, non ci coglie di sorpresa in un periodo in cui si è certificata la pandemia di contagio al Coronavirus. Certo, gli interessi economici di bottega sono davvero tanti, tuttavia, non capiamo perché l’UEFA stia aspettando ancora a chiudere fino a data da destinarsi i vari impegni internazionali, studiando a tavolino le misure da prendere non solo per la Champions League e l’Europa League ma anche per il prossimo Campionato d’Europa. Tardivo questo intervento e incredibilmente ritardato, vista l’urgenza che si sta creando nel mondo a tutti i livelli. Già il calcio italiano, pur con notevole ritardo, ha deciso di fermarsi almeno fino alla prima settimana di aprile, peccando nell’incertezza e nella non chiarezza di idee per fermare soprattutto il calcio di Serie A che fornisce introiti economici altissimi a livello di televisioni, sponsor e pubblicità di ogni genere. Un sistema che garantisce soldi a palate e che ha bisogno di non essere interrotto, pena una perdita considerevole di interessi economici e perdite finanziarie in Borsa. Ma tutto questo che senso ha, quando in ballo c’è la salute dei suoi protagonisti e di migliaia di persone al seguito? Assistere alla partita di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions Liverpool - Atletico Madrid</b>, partita di ritorno degli ottavi di finale, ci ha fatto riflettere come non ci sia alcuno scrupolo di coscienza sulla pericolosità di un evento così importante, che per forza di cose ha raccolto migliaia di persone accalcate allo stadio Anfiel di Liverpool. Va bene, le condizioni attuali dell’Inghilterra non sono ancora a livelli di emergenza per il Coronavirus, tuttavia, riflettendo sull’esorbitante numero di tifosi arrivati dalla Spagna in cui il virus si è già propagato notevolmente, ci domandiamo se tutto questo assembramento di persone non abbia contribuito al diffondersi dell’epidemia. No, riteniamo che l’UEFA debba necessariamente intervenire con urgenza, garantendo con la chiusura delle competizioni in programma la salute pubblica e dei suoi interpreti. I soldi sono importanti, anche se il pallone garantisce ricchezza strabordante che va contro ogni principio etico, ma c’è da tenere conto che la salvaguardia della salute dell’intera umanità deve essere intesa come primaria a tutti gli effetti e salvaguardata con risolutezza. Si fermi il calcio, si fermi lo sport, così come ci stiamo fermando noi per il bene nostro e per il futuro del mondo. Si intervenga in fretta. Il pallone non aspetti più. Il prezzo da pagare è troppo alto!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone-champions-2020.jpgSiNanche-il-calcio-europeo-chiuda-le-porte-1013663.htmSi100451001,02,03030100
371013661NewsCampionatiDisamorarsi di calcio20200303121944Il delicato momento del football italiano<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Noi che scriviamo di calcio da molti anni, noi che cerchiamo di non incrementare l’odio sportivo tra fazioni di diversa fede pallonara, noi che da sempre vogliamo informare dando l’impronta imparziale e oggettiva su ciò che rappresenta qualunque fatto legato al football contemporaneo, siamo disgustati dai toni, dalle parole di offesa e dai comportamenti di chi ha la responsabilità di mediare senza aizzare gli animi. In questi giorni di emergenza per il coronavirus il pallone è nel caos, per la ridefinizione del calendario di campionato<a name="_GoBack"></a> dopo i rinvii per l’emergenza sanitaria. Tante, troppe parole di parte si sono ascoltate con l’aggravante di offese contro i responsabili della FIGC e in particolare contro il numero 1 della Lega di Serie A <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Dal Pino</b> il quale, secondo il patron dell’Inter Steven Zhang, ha proposto il recupero del match Juventus Inter in data 9 marzo a porte aperte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Giocare con il calendario e mettere sempre la salute pubblica al secondo posto” </b>dice Zhang <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“sei</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">probabilmente il pagliaccio più grande che abbia mai visto. Vergognati”.</b> Parole pesanti, che stonano particolarmente sulla bocca del massimo dirigente di una delle più importanti società di calcio di Serie A. Non entriamo nel merito di tale questione, ma il fatto stesso che si dicano certe parole così pesanti pubblicamente, che possono eccitare gli animi già accesi da sempre tra interisti e juventini, ebbene lo riteniamo un fatto irresponsabile. Puoi non essere d’accordo, puoi dichiarare pubblicamente che quella determinata data non ti sta bene proponendone altre, ma non puoi assolutamente lasciarti andare come l’ultimo tifoso da bar che offende e non usa mezzi termini. Questa eterna guerra tra Inter e Juventus non finirà mai e ha logorato davvero un mondo del calcio sempre più proiettato all’odio, alla guerra, alle pericolose imboscate tra frange esagitate delle due tifoserie. Guelfi e Ghibellini che si guardano in cagnesco e basta poco per accendersi. No, almeno la classe dirigente misuri i comportamenti e si disponga a collaborare con le istituzioni in questa situazione di completa emergenza sanitaria, in cui tutta l’Italia del nord si è fermata per far fronte a un’epidemia dilagante di infezioni. In questa tremenda situazione non è facile stabilire la ripresa della normalità, per questo c’è bisogno di lavorare insieme senza porre paletti di dietrologia sospettosa nel favorire l’uno a discapito dell’altro. No, questo sistema non ci piace più e ci dissociamo da ogni atteggiamento atto a offendere chi è preposto a decidere in momenti particolari come questo. E’ l’enfasi dell’ipocrisia in cui tutti siamo d’accordo che la salute venga preservata e sia prima in classifica nella scala dell’importanza di vita, e poi ci facciamo la guerra l’un l’altro pensando che dietro a un paravento ci siano sempre i figli e i figliastri. Si smetta di vedere sempre farneticanti persecuzioni che distruggono tutto e tutti. Il calcio, per andare avanti ha bisogno di uomini veri!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNdisamorarsi-di-calcio-1013661.htmSi100451001,02,0303087
381013660NewsCampionatiAdesso il Toro ha bisogno dell’aiuto del popolo granata.20200301113349In casa granata spirano impetuosi venti di crisi profonda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il virus coronagranata colpisce ancora. Tra Campionato e Coppa Italia produce la settima sconfitta consecutiva, mettendo in evidenza uno sbando totale che è figlio di tanti errori prodotti nel recente passato. L’unico a tenere alto il proprio orgoglio è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salvatore Sirigu</b>, il portiere che da solo merita il plauso e il ringraziamento incessante della delusissima tifoseria granata, che nell’amarezza di vedere il Toro risucchiato al fondo del pericolo retrocessione, quasi fa passare inosservato l’opera di un solo giocatore capace di accollarsi sulle spalle le sconfitte evitate con molti gol di scarto per suo unico merito. Il Torino è ammalato e sembra aver contratto un virus sconosciuto che fa persino tacere il presidente Cairo, in un silenzio assordante capace di far pensare molte cose negative sul futuro della società granata. Nel corso dei nostri tanti articoli scritti sulla grave situazione del Torino, abbiamo spesso fatto notare i marchiani errori di valutazione in ambito della compra vendita di giocatori, con l’eterno assillo di spendere troppo per non destabilizzare il bilancio e la situazione economica della società, sempre eternamente assillata dall’equilibrio tra entrate e uscite, tra plusvalenze e minusvalenze, perdendo la logica di un football che richiede capacità e competenze tecniche di settore. Così, chi meno vuol spendere più sperpera malamente. E’ il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Verdi</b> che con i 25 milioni spesi per acquistarlo, è diventato il giocatore più pagato della storia granata. Un errore marchiano addebitabile allo stato maggiore granata ma soprattutto a Walter Mazzarri, reo di avere dato il suo assenso per un acquisto che avrebbe dovuto dare impulso a un attacco che da troppo tempo poggia le sue uniche speranze di gol sul capitano Belotti. Il risultato? E’ sotto gli occhi di tutti, con giocatori che oggi non hanno più mercato come Zaza, Baselli, Lukic, Djidji, Ola Aina, Lyanco, Meitè, mentre si spera che in questa situazione non si affievolisca ancor di più il valore di mercato dei vari, Nkoulou, Izzo, Belotti, Ansaldi. Unico valore aggiunto, come dicevamo, è Salvatore Sirigu che nella malaugurata ipotesi di un declassamento in Serie B, non potrà certamente più far parte del Torino. Dunque, una situazione davvero grave si prospetta nell’ambito del Toro, affetto com’è di un male per niente oscuro ma che necessità di una massima urgenza nel riparare in extremis quello che tra un mese potrebbe rappresentare l’irreparabile. La patata bollente è stata data a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moreno Longo,</b> il quale non avendo nulla da perdere, ha accettato di tentare il possibile per raddrizzare una situazione diventata insostenibile nell’ambito di una squadra che sembra alla deriva della ratio tecnica, tattica, mentale e fisica, con l’aggiunta di sensi di colpa che ne peggiorano la situazione generale. Il Toro è ammalato, su questo non ci sono dubbi. Chiedere uno sforzo al popolo granata di non eccedere nella contestazione è forse difficile, anche se riteniamo sia l’unica strada per uscire fuori dall’oscurità di questo lunghissimo tunnel. Per questo pensiamo che esacerbare ancor di più il sentimento di delusione profonda, porterebbe a peggiorare una situazione già di per sé compromessa. Dunque, si proceda con la corazza di chi come il popolo granata ne ha viste tante di cose negative nella sua lunga e gloriosa storia, che questa al confronto è poca cosa. Solo così si potrà attenuare il fardello di colpe che impaurisce la squadra e la rende sempre più fragile al primo alito di vento. Esca fuori il 12 giocatore in campo. E’ l’unica speranza rimasta per aiutare Longo e i suoi ragazzi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiNadesso-il-toro-ha-bisogno-dell-aiuto-del-popolo-granata-1013660.htmSi100451001,02,0303099
391013656NewsCampionatiCinque partite a porte chiuse per il coronavirus20200225115156In questi giorni il calcio vive momenti di cui non era preparato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Al termine del Consiglio dei Ministri, il ministro dello sport <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spadafora</b> ha confermato la disponibilità da parte del Governo&nbsp;di far disputare a porte chiuse le partite di Serie A previste nelle regioni soggette a ordinanza restrittiva per il coronavirus. Cinque sono le partite di Serie A che si giocheranno a porte chiuse. E’ ancora da definire la situazione per la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria – Verona </b>che si giocherà lunedì sera. Dunque, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Udinese – Fiorentina, Milan</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">– Genoa, Parma – Spal, Sassuolo – Brescia e Juventus – Inter, </b>sono le partite che si disputeranno a porte chiuse, mentre dovrebbero giocarsi a porte aperte le altre partite in programma nella 26ma giornata di campionato. Una rivoluzione a cielo aperto che rende difficile il momento del calcio italiano, alle prese com’è nel gestire al meglio una situazione irta di difficoltà, proprio nel periodo di massima definizione degli incontri che si concentrano tra Campionato, Champions e Coppa Italia. E’difficile trovare le date dei recuperi, ed è improbo il lavoro nel gestire con oculatezza la regolarità delle partite, proprio per non alimentare polemiche di sorta. Ma la salute ha la priorità su ogni altra cosa, anche se è lecito disquisire su misure apparse talora troppo restrittive e pronte a creare dubbi sulla reale efficacia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non abbiamo ritenuto di dovere estendere il provvedimento al resto dell’Italia” – detto Spadafora – “ perché, come ci ha spiegato la comunità scientifica, in questo momento c’è una zona di focolai che abbiamo limitato, mentre per il resto dell’Italia non esistono condizioni per creare allarmismo e prendere misure altrettanto</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">gravi”.</b> Tutto questo, naturalmente, è il quadro che si prospetta a oggi 25 febbraio 2020, visto che da qualche ora si è sparsa la notizia di due nuovi casi di coronavirus a Firenze e Palermo. Intanto è arrivata la decisione dell’UEFA, riguardo la partita di Europa League <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ludogorets </b>che si giocherà a San Siro giovedì 27 febbraio 2020 a porte chiuse, mentre la partita di Champions League Napoli – Barcellona si disputerà regolarmente a cancelli aperti al pubblico. Incredibile come il calcio in pochi giorni sia stato rivoluzionato dal propagarsi di un virus sconosciuto e letale soprattutto per chi è affetto da altre malattie pregresse. Il calcio come nel commercio, nell’economia, nella scuola, nella sanità e in mille altri settori che ci accompagnano nella quotidianità si fermano paralizzando la naturale continuità del vivere. Un fatto davvero nuovo per il quale non siamo preparati, ma che non deve nel modo più assoluto creare panico, ansia e attacchi di eccessiva paura, capaci di non farci ragionare e renderci fragili ed esasperati. Non c’è motivo per esserlo, nonostante il momento sia da ritenersi serio e non sottovalutabile. Ce ne faremo una ragione. Sì, ragioneremo sicuramente sul fatto che il pallone possa attenderci allo stadio in tempi migliori, nonostante l’amarezza di non potere vivere le emozioni che già fermentavano da tempo soprattutto per il big match Juventus – Inter. Le società e i tifosi, pur con tutta la delusione possibile, una volta tanto si trovano insieme per collaborare. E questo non è davvero un dettaglio da trascurare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711vincenzo-spadafora.jpgSiNcinque-partite-a-porte-chiuse-per-il-coronavirus-1013656.htmSi100451001,02,0303089
401013653NewsCampionati“La Juventus è la più forte”, ma è soltanto un luogo comune.20200210181005In casa Juve non si parla di crisi, ma di delusione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>E’ dall’inizio dell’anno che sentiamo dire non solo da Antonio Conte, che la Vecchia Signora d’Italia è la squadra da battere perché possiede ancora qualcosa in più rispetto alle altre squadre. Un qualcosa che fa la differenza, un qualcosa che si materializza dal nome dei suoi tanti campioni i quali da soli sembrerebbero essere più che sufficienti per la garanzia di chiamarsi “JUVENTUS”. La riteniamo una leggenda metropolitana, anzitutto perché ogni anno calcistico da affrontare è diverso, ogni partita da fare non è uguale alla precedente e ogni campionato da giocare non è mai come gli altri che hai vinto precedentemente. Dire “JUVENTUS” è una credenziale teorica suffragata dalla storia dei tanti scudetti vinti e da quel modello gestionale che ne caratterizza da sempre la reale differenza. Ma da questo, a dire che sei migliore delle altre perché hai CR7 e un nutrito gruppo di campioni, ebbè, ce ne passa davvero tanto. Il calcio è fatto di risultati positivi, di gioco, ma anche di furore agonistico che devi tradurre sul campo a prescindere da tutte quelle considerazioni che abbiamo fatto. E quello che stiamo vedendo sul campo dall’inizio del campionato a oggi da parte della Juventus “migliore di tutte”, non è propriamente ciò che si era sbandierato fin dall’inizio. E allora, qual è il problema di una squadra che nelle promesse iniziali ha fatto proseliti di bel gioco e risultati, tanto da essere la prima bellezza italiana del pallone che conta? Proviamo dunque a dare una spiegazione il più possibile plausibile. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Innanzitutto crediamo che in tutto questo stentare di identità da parte della Juventus targata Sarri, ci sia un concorso di colpe che fa capo a una più che evidente campagna acquisti estiva errata, nell’assemblare la squadra in maniera tecnicamente irrazionale nei suoi vari reparti nevralgici di difesa e centrocampo. In più, c’è da considerare la smania della società che emotivamente si è lasciata attrarre dalla voglia irrefrenabile di operare nell’ambito della squadra, quel processo di modernizzazione di gioco e cultura calcistica che agli occhi dei più appariva troppo ancorata a un sistema sì vincente, ma poco avvezzo allo spettacolo. Era la sintesi filosofica di tutto quello che noi abbiamo scritto (compreso lo scrivente che lo afferma in onore della sua onestà intellettuale), annoiati com’eravamo dal gioco noioso espresso dalla squadra di Allegri. A memoria ricordiamo che per lunghi periodi si è dibattuto molto sul tema del vincere senza divertire o cercare di essere primi appagando il palato dei buongustai del pallone e delle sue geometrie. Così, nel processo voluto da Agnelli and company, si è andati alla ricerca di tecnici che in campo internazionale potessero garantire il bel gioco e, soprattutto, dare migliorie in campo internazionale per potere vincere quella Champions che per la Juve appare sempre più stregata. E senza pensarci più d’una volta, si è andati all’affannosa ricerca di allenatori come Guardiola, Klopp, Pochettino, Sarri e altri nomi che potessero far fare quel salto di bel gioco tanto auspicato. La ricerca è stata ardua, lunga e asfissiante come la calura estiva, perché nonostante la Juve avesse corteggiato per lungo tempo questi nomi, la situazione non si sbloccava. Così, con un’operazione tardiva arrivava finalmente Maurizio Sarri, il quale si è sbloccato dai suoi impegni con il Chelsea.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Intanto bisognava pur fare una campagna acquisti che potesse risultare potenziata rispetto all’anno precedente. Il compito che è stato affidato a Paratici (l’allievo di Marotta) ha portato a vendere Cancelo, Spinazzola, Kean, Orsolini e a gennaio anche Mandzukic ed Emre Can, per creare plusvalenze e al contempo sfoltire ciò che creava esborsi economici di giocatori che non rientravano più nel progetto della Juve. Poi ha acquistato Higuain e Buffon come “cavalli” di ritorno, Ramsey, Rabiot, De Ligt, Demiral, Danilo, e a gennaio Kulusevski che di fatto avrà nell’organico soltanto a fine campionato. Ma guardando attentamente gli acquisti fatti in estate, ci si accorge che qualcosa manca soprattutto a centrocampo, zona nevralgica del gioco del calcio. Manca il trequartista che Sarri sta cercando di inventare, visto che nel gioco a rombo Ramsey non si sta rivelando ciò che era nelle promesse iniziali. Bernardeschi si sta perdendo, Matuidì arranca, Rabiot sembra correre a vuoto nel tentativo di capire cosa Sarri gli chieda e Pjanic davanti alla difesa è spesso in difficoltà. La difesa con i vari infortuni di Chiellini, Demiral, De Sciglio, Danilo, si è trovata a doversi avvalere delle prestazioni di un Cuadrado che terzino non è mai stato e fa quello che può. Il risultato è dato da una serie di gol presi da una difesa alta, messa tatticamente all’altezza del centrocampo, così com’è nel volere di Sarri. Insomma, una Juve in confusione che fa gol con Cristiano Ronaldo e poi non mantiene il vantaggio. E dov’è il bel gioco? Dov’è il calcio globale degli interscambi di ruoli e le trame fluidificanti che danno un’identità di squadra superiore? Non c’è. E allora cominciano i mugugni e una parte dell’ambiente bianconero rimpiange Allegri e quel calcio che si ispira all’antico: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Prima non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">perdere”.</b> Doveva essere la rivoluzione copernicana di un cambiamento epocale fatto per portare a vincere tutto, mentre in questo preciso momento si teme seriamente di non arrivare a vincere nulla. Sarri è sotto l’occhio del ciclone, ma riteniamo che soprattutto la dirigenza della Juventus debba cominciare a recitare il mea culpa. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711paratici.jpgSiNla-juventus-e-la-pio-forte-ma-e-soltanto-un-luogo-comune-1013653.htmSi100451001,02,03010136
411013649NewsCampionati“Il Toro è un’idea, una diversità”, parola di Fabio Viglione.20200123144520Intervista a un tifoso eccellente,che vede il calcio attraverso analisi approfondite e condivisibili. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avv. Fabio Viglione da Roma</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>. Sì, proprio lui, il tifoso del Torino autore del libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Caro Toro ti</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">scrivo” </i></b>che ha<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>elaborato<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giorgio Merlo</i></b>. Non è la prima volta che lo intervistiamo e non è un caso che ci rivolgiamo a lui, nonostante abiti lontano da Torino, per conoscere il suo pensiero sul Toro. Oggi più che mai, vista la delicata situazione che sta attraversando l’ambiente granata in questo momento. Il suo è un contributo da opinionista prima ancora che da tifoso, in quanto ha una spiccata capacità di analisi su fatti calcistici ad ampio raggio. Avvaliamoci dunque della sua opinione.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, cosa pensi di questa freddezza da parte dei tifosi granata nei confronti della società e della squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certamente vivendo a Roma non sono al corrente di tante cose che riguardano l’ambiente, se non per le notizie che leggo attraverso i giornali. Ho sempre pensato, e penso, che il tifoso granata fosse diverso dagli altri, proprio per le peculiarità uniche che la grande storia del Torino possiede. Il Toro è un’idea, una diversità e anche una voglia di mettere in campo quelle caratteristiche che ci fanno prescindere dalla mancanza di ricchezza economica, per riconoscerci in una simbolo di lotta, di sofferenza e maniche rimboccate. E’ la nostra storia, è nel nostro dna. Non è retorica la mia, quando sostengo che il tifoso del Toro, da sempre, non ha mai misurato il suo attaccamento alla squadra ed alla società in base al risultato, ma ha vinto già per il solo fatto di “essere del Toro”. E’ una vittoria di sentimento che ci fa diversi, orgogliosamente diversi. Noi siamo sempre stati un po’ originali come tifo, come passione, colore, calore, quindi questa è l’identità che per noi è fondamentale rimarcare. Ed il Toro non può prescindere dai suoi tifosi, dal suo Popolo. Questo è un tema secondo me centrale quando si parla di Toro. E non è un caso che la vasta letteratura granata e le tante pubblicazioni, suscitino tutto questo interesse. Perché nonostante le poche vittorie la letteratura e la cinematografia parlano di noi più di ogni altra realtà calcistica? E’ il segno evidente che il Toro non è una semplice squadra di calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che nel calcio moderno fatto di business, non c’è molto spazio per le squadre come il Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, perché oggi mancano le possibilità di competere per vincere. L’estate passata sotto l’ombrellone a scommettere su chi avrebbe vinto lo scudetto è un lontano ricordo. Negli anni passati il tricolore lo potevano vincere, come è avvenuto, - e parlo anche degli anni settanta e ottanta - la Sampdoria, il Verona, il Torino, il Napoli. Adesso la competizione per il titolo si è ristretta al punto che squadre come il Toro si possono collocare al massimo, nella stagione di grazia, in quel ristretto numero di compagini capaci di piazzarsi per un ingresso in Champions. E’ impossibile sognare. Realisticamente, l’ingresso nelle competizioni europee è il massimo a cui possiamo aspirare per come il sistema si è sviluppato. Non penso che sia molto “distante” la strada che ci separa da un quarto/quinto posto come crescita generale. Una crescita che non va dimenticata. Non solo, una crescita nella quale l’ultimo tratto di strada è il più difficile da raggiungere.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Noi veniamo da un periodo in cui faticavamo a collocarci in serie A… E’ stato un periodo di grande sofferenza nel quale credo che abbiamo perso anche diverse generazioni di giovani tifosi… Ora siamo certamente su un altro piano e su altri livelli. Ma dobbiamo e possiamo certamente migliorare. Penso che non sia facile per il Torino, consolidare un posto davvero importante in un calcio come quello attuale ma io ci credo. Voglio crederci. Anche perché voglio regalare a mio figlio tredicenne, che tifa Toro e vive a Roma, meno sofferenze… ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo questo tuo pensiero filosofico e al contempo razionale, si evince chiaramente una forma dissociativa dalle attuali contestazioni granata contro la squadra e la società. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io credo che si debbano trovare sempre delle ragioni di “cucitura”, perché una società e una squadra di calcio non possono prescindere dal calore del pubblico e la nostra passione non ci può mutilare della squadra del cuore. La società e la squadra hanno bisogno della passione della gente, della gente granata. Non gente qualsiasi. Il Toro ha sempre avuto un “tifo” ed una curva da scudetto anche quando la squadra giocava in serie B. Credo e spero che una soluzione possa trovarsi nel mettere al centro i punti di convergenza. Anche i calciatori devono capire che indossano una maglia storica e ricca di passione che non può essere mortificata. I tifosi sono un patrimonio immenso di passione dalle potenzialità infinite. Anche se viviamo un calcio ormai deprivato di sentimenti e ostaggio di fatturati e social media. E’ indubbio che quando i risultati non arrivano, qualcosa si è sbagliato anche in sede di valutazioni a monte. Tuttavia, parlando del profilo tecnico che è l’unico su cui sono in grado di esprimermi, sempre guardando dall’esterno, credo si debba fare anche una valutazione “ex ante”. Perché sono stati tenuti i pezzi pregiati? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sirigu, Belotti, Izzo?</i></b> Si è probabilmente pensato che mantenendo la struttura di una squadra che aveva fatto bene si sarebbe potuto fare ancora meglio del settimo posto. Io, francamente, ero tra quelli che aveva creduto nelle scelte di mercato. Ma il calcio non è una scienza esatta. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi della quasi certa cessione di Bonifazi e dell’eventuale prestito di Iago Falque?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questo caso penso ci sia un problema tecnico, piuttosto che un volere della società. Bonifazi credo venga ceduto per esubero nel ruolo visto che abbiamo tanti difensori centrali e non tutti possono giocare. Tuttavia, che la scelta per sfoltire il reparto ricada su un giovane di valore proveniente dalla nostra ‘cantera’ mi lascia un po' di amaro in bocca. Su Iago? Lo vorrei ancora con noi. È stato considerato un punto fermo del Toro, nonostante l’infortunio subito, credo gli si debba dare adesso l’opportunità di rientrare proprio per le sue qualità tecniche e la sua duttilità. E poi non si può a questo punto della stagione privarsi di un ottimo calciatore, minimizzando il numero della rosa dei titolari. Mazzarri non può avere la panchina corta, anche perché un allenatore deve essere in grado di gestire tanti giocatori se l’obiettivo è ambizioso. La competizione va gestita ma tiene alta la qualità e le soluzioni. E’ un problema di chi allena saper dosare la competizione interna e l’armonia. Con una rosa corta si ha il …respiro corto….” e alla lunga la squadra ne risente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, non sei d’accordo con la gestione tecnica di Mazzarri? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Oggi direi di no. Io credo che lo stesso Mazzarri non sia soddisfatto del rendimento della squadra. In campo si alternano buone giocate a momenti di blackout, abbiamo giocato un girone d’andata in chiaroscuro quanto a continuità ed intensità di gioco.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Vedo una propensione a giocare chiusi sull’avversario. Un atteggiamento tattico che ha fatto in modo di far soffrire la squadra, più contro squadre meno attrezzate e dai valori più modesti che contro le cosiddette “grandi”, squadre chiamate a “fare la partita”. Il calcio non è una scienza esatta ma è spregiudicatezza, spensieratezza, voglia di fare, freschezza di idee che spesso vengono apportate dai giovani capaci di farti la giocata sopra le righe che ti fa vincere la partita. Il calcio fa sognare pure per questo, non è il gioco degli scacchi. No, la direzione tecnica di Mazzarri, di cui non discuto la preparazione, in questo momento risente, a mio avviso, di questo atteggiamento di scarsa propensione alla proposizione del gioco. Al coraggio. E’ una mia opinione. Vedo poi poca apertura di credito verso i giovani, come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Millico, Edera</i></b>, che potrebbero apportare entusiasmo e sfrontatezza. Le capacità balistiche di Millico che ha strabiliato nel campionato primavera credo che possano confermarsi anche in serie A. La traversa contro il Sassuolo non mi ha sorpreso, gli ho visto fare tanti gol così nelle giovanili, ha una strabiliante naturalezza nel calciare a giro da quelle distanze. Credo che i giovani talentuosi debbano essere maggiormente coinvolti, come peraltro, sta accadendo altrove (penso a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Vlahovic, Malinoski, Kulusevski</i></b>). Non credo affatto che inserendo i giovani in squadra ed equilibrandoli naturalmente nell’assetto base, con i più esperti, si rischi di bruciarli. Chi l’ha detto? Semmai, tenerli in panchina rischia di demotivarli, di frustrare la loro autostima e di non farli sbocciare. Poi non dimentichiamo che il tifoso del Toro ha sempre avuto un legame particolare con i giovani del Filadelfia ed è pronto a perdonare anche qualche sbavatura. I nostri giovani sono fondamentali per ridare entusiasmo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Vuoi spendere qualche parola per un giocatore in particolare ? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una parola per Sirigu. E’ un portiere davvero formidabile. Non credevo fosse così forte. Merita di giocare titolare in Nazionale, un vero fuoriclasse. E’ l’idolo di mio figlio che cerca di emularlo nel campetto della scuola, giocando con la sua maglia numero 39. Ma anche Belotti merita elogi particolari. E’ cresciuto molto ed è diventato un vero trascinatore. Non si risparmia, lotta dal primo all’ultimo minuto, è migliorato molto anche tecnicamente, è maturato nei movimenti e nella capacità di leggere le situazioni, incarna davvero lo spirito del Toro quando carica a testa bassa e non si arrende mai”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come vedi il prossimo incontro casalingo contro l’Atalanta di Gasperini, reduce dalla sconfitta interna contro la Spal?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sconfitta in casa dell’Atalanta contro la Spal, dimostra che tranne qualche squadra che si colloca su un livello nettamente superiore, tutte le altre compagini possono vincere o perdere contro tutti. Ogni partita ha le sue insidie. Al di là degli episodi che possono capitare ed essere sempre determinanti, tra Torino e Atalanta vincerà chi dimostra di avere più fame. In ogni zona del campo, su ogni pallone, sarà necessario dare il massimo ed avere la testa libera. Si gioca con il cuore, con la testa e con la giusta determinazione. Mi auguro davvero che sia il Toro ad avere più fame, anche se dubito che l’Atalanta dal gioco arioso messo in mostra fino ad oggi, accetti di buon grado una sconfitta interna contro una Spal ultima in classifica, senza la voglia di rifarsi immediatamente. Quella partita persa brucia ancora tanto alla Dea di Gasperini. Il Toro è avvertito!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><a name="_GoBack"></a></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avvocato-fabio-viglione.jpgSiNil-toro-e-un-idea-una-diversita-parola-di-fabio-viglione-1013649.htmSi100451001,02,03030264
421013647NewsCampionatiSimone Inzaghi, l’allenatore che si ispira ad un calcio moderno20200114184239Il segreto della Lazio? Questo giovane allenatore in cui molti non credevano.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono allenatori di calcio che in carriera sono stati veri campioni e hanno fallito la strada di coach e altri che sono stati degli assoluti mediocri e si sono imposti come ottimi tecnici di squadra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> classe 1976, sta diventando poco per volta il simbolo di quanto si possa far bene da allenatore pur essendo stato un modesto attaccante. La sua è una carriera legata alla Lazio, dove sta maturando esperienze da allenatore modello, capace di interpretare questo ruolo in maniera moderna, sia dal punto di vista tecnico – tattico che da catalizzatore di idee atte a fare da trait d’union nell’assemblare la sua squadra e renderla vivace nei vari ruoli di campo e di spogliatoio. Un po’ come dire che nel calcio nulla s’inventa ma tutto si lavora all’unisono con dedizione, voglia di arrivare senza troppe parole ma con l’ausilio dei fatti. Simone Inzaghi è stato allenatore degli Allievi Regionali della Lazio nel campionato 2010’11, poi ha assunto la guida degli Allievi Nazionali dal 2011 al 2014 ed ha allenato la Squadra Primavera dal 2014 al 2016, allorquando il presidente Lotito gli diede l’opportunità di allenare la Prima Squadra. Piacentino di nascita, Simone Inzaghi è il profilo ideale di allenatore per ogni società che ha grandi aspirazioni, in quanto alle capacità già esposte prima, si aggiungono caratteristiche di serietà professionale, ottima presenza e massima attenzione nei rapporti con i media nel non essere mai polemico e irascibile, ma sempre attento a presentarsi con stile ed eleganza anche verbale. E non è un caso che questa estate nel vorticoso giro di allenatori, la Juventus di Andrea Agnelli aveva anche puntato su di lui come eventuale cavallo di battaglia per il dopo Allegri. Oggi, con il senno di poi, forse avrebbe fatto bene a preferire il tecnico della Lazio proprio per queste sue caratteristiche che, secondo un nostro avviso, si sposerebbero perfettamente con lo stile Juventus. E poi, puntando su Inzaghi, la Juve avrebbe ottenuto un cambiamento più soft e meno rivoluzionario e integralista di quanto non ha fatto puntando le sue scelte su Maurizio Sarri. Tuttavia, dobbiamo dire che col senno di poi è tutto più facile, anche se non escludiamo che un giorno non lontano sia Agnelli che Nedved e Paratici ritornino a rinvigorire questo pensiero su Inzaghi che non è stato mai accantonato. Comunque, ogni idea su questo tema sarebbe al momento molto prematura, ma conferma quanto anche dal punto di vista tattico sia possibile in un prossimo futuro. Adesso Inzaghi sta bene dov’è. La sua Lazio sta andando con il vento in poppa e, soprattutto, se resisterà a tenere la freschezza fisica e mentale di oggi, siamo sicuri che sarà una delle candidate allo scudetto. Lui, in questo campionato che ha già fruttato per la sua Lazio dieci vittorie consecutive, ha sicuramente messo molto del suo essere giovane allenatore dalle larghe vedute calcistiche moderne.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-simone-inzaghi.jpgSiNsimone-inzaghi-l-allenatore-che-si-ispira-ad-un-calcio-moderno-1013647.htmSi100451001,02,03010196
431013646NewsCampionatiJuventus campione d’inverno ma non di gioco20200113203124La squadra di Sarri è prima al giro di boa, ma sarà così fino alla fine del campionato?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Con la 19vesima giornata del campionato di calcio di Serie A 2019/20 finisce il girone d’andata. La Juve è campione d’inverno con due punti di distacco sull’Inter, ma la vera entità del suo gioco non è ancora emersa con chiarezza. Atalanta e Lazio sono le squadre che giocano meglio, che sviluppano trame di gioco brillanti e di piacevole armonia corale, grazie anche al fatto che i tecnici e i giocatori delle due rispettive squadre sono rimasti uguali e, tranne qualche piccolo ritocco, non hanno mutato il loro assetto base. Juve e Inter hanno invece cambiato molto, non solo nei suoi interpreti principali, ma anche nella nuova cultura ideologica di un calcio che per essere spettacolare e al contempo redditizio, ha ancora bisogno di tempo per potersi integrare in tutti i suoi elementi. La Juve resta, di fatto, una squadra che si distingue sempre per il suo cinismo, che approfitta delle giocate dei suoi singoli campioni ma che non riesce a dare continuità di un gioco armonico che si vede soltanto a sprazzi. Possiamo dire che la logica di questa squadra bianconera e della società che fa capo ad Andrea Agnelli, continua ad avere il suo storico principio di base che resta quello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere perché</i> <i style="mso-bidi-font-style: normal;">è</i></b><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’unica cosa che conta”,</b></i> proprio in un anno in cui con l’avvento della filosofia sarriana, ci si era proposti di arrivare a vincere senza annoiare i buongustai del calcio. Ma i palati fini sanno che se vogliono divertirsi e assistere a un calcio moderno, brillante, forte nella corsa e duraturo nella resistenza fisica, devono guardare l’Atalanta di Gasperini o la Lazio di Inzaghi, una squadra che nel breve volgere di due settimane ha battuto la Juve in Campionato e in Supercoppa Italiana. Così, mentre Juve e Inter si guardano in cagnesco e giocano la loro lotta a distanza, la Lazio avanza con le sue 10 vittorie consecutive e un concreto possibile inserimento nella lotta per lo scudetto, avendo ancora una partita da recuperare. Certo, in questo momento gira tutto bene per i biancocelesti che stando bene di salute fisica e mentale, si trovano magnificamente nelle ripartenze e vincono spesso sul finire delle partite. Questo dimostra quanto la squadra di Inzaghi sia caparbia e decisa a non mollare mai, senza fare apparire lo spettro della disattenzione che è l’emblema della stanchezza mentale di squadra. L’Inter di Conte sta facendo bene, ma non è ancora pronta a presentarsi come squadra da battere, così come non lo è la Juve di Sarri che si trova a razionalizzare un campionato che se mai dovesse vincerlo, non lo stravincerà sicuramente con largo distacco. E allora dove sta la verità, se l’anno scorso la noiosa squadra di Allegri ha fatto il vuoto alle sue spalle nonostante producesse un calcio lontano dai canoni moderni? Noi diciamo che non c’erano le squadre che potevano infastidirla nel suo incedere solitario al vertice, e quindi ha vinto con merito ma senza il gusto di confrontarsi con antagoniste del suo livello. Quest’anno la musica è cambiata e anche se la Juve resta sempre una delle papabili vincitrici finali per lo scudetto, c’è da vedere come si attrezzerà l’Inter e se la Lazio riuscirà a resistere fino alla fine, con questo spirito di squadra che stupisce sempre più. Chissà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNjuventus-campione-d-inverno-ma-non-di-gioco-1013646.htmSi100451001,02,03030170
441013645NewsCampionatiCampionato di calcio. L’anno nuovo non cambia il nome delle pretendenti al titolo.20200107190536Un campionato da vivere fino in fondo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter, Juve e Lazio sono le papabili alla vittoria finale.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Finito lo stop per le vacanze di Natale, il campionato di calcio di Serie A riapre i battenti di un pallone che ha ripreso a far vivere i palpiti ansiosi ai suoi tifosi, impazienti com’erano di continuare a vivere il fine settimana all’insegna della sfrenata passione calcistica. Si è cominciato a giocare domenica 5 gennaio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia – Lazio</b>, una partita che ha visto la squadra di Inzaghi vincere 2 a 1 un incontro che ha confermato lo stato di salute dei biancocelesti i quali aspirano ad essere il terzo incomodo per la lotta scudetto, proponendosi anche per entrare a far parte delle squadre che parteciperanno alla prossima Champions League. Nel pomeriggio anche il Genoa del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> ha superato il Sassuolo con il risultato di 2 a 1. Il cuore del Genoa si è imposto all’ordine tattico e alla piacevolezza delle trame di gioco di un Sassuolo che ha subito non pochi errori arbitrali, i quali ne hanno decretato la sconfitta. Un match che ha riproposto l’importanza di dare maggiore credito al Var, piuttosto che all’arbitro in campo. C’è stata poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spal – Verona</b>, una gara vinta per 2 a 0 dagli scaligeri che hanno sfruttato l’ottimo momento di forma già palesato sul finire del vecchio anno 2019. Male la Spal di Semplici che con questa sconfitta si è ritrovata ad essere fanalino di coda della classifica. La serata della 18ma giornata di Serie A è terminata con la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma – Torino</b>, un incontro che ha visto vincere meritatamente i granata per 2 a 0, ribaltando un pronostico che alla vigilia li dava sconfitti. Così, ad una Roma che evidentemente ha risentito non poco dell’imminente cambio al vertice della proprietà, ha fatto eco un Torino che Mazzarri ha preparato nella consapevolezza di non avere altra scelta che vincere e convincere, anche per attenuare in qualche modo gli intensi venti di contestazione che spirano tra i tifosi di casa Toro. In realtà possiamo dire che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>(autore della doppietta) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu</b> (sempre formidabili le sue parate) sono stati gli eccellenti interpreti di un Toro che non brilla per gioco corale, ma che spesso si rifugia nella forza del suo capitano per togliere le castagne dal fuoco. Detto questo, passiamo all’Epifania calcistica che è partita all’ora di pranzo con il derby dell’Appennino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bologna – Fiorentina</b> finita 1 a 1. La viola del nuovo tecnico Iachini, è andata in vantaggio con un bellissimo gol di Benassi, ed ha condotto una gara accorta e attenta a portare a casa l’intera posta in palio. Tuttavia, allo scadere della gara ha subito il pareggio ad opera di Orsolini, il quale si è inventato un eurogol da palla inattiva, posta in una posizione defilata della destra dell’area viola. Dunque, è sostanzialmente giusto il risultato finale. C’è poi da commentare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta – Parma,</b> il cui risultato di 5 a 0 non fa altro che dare splendore assoluto alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dea </b>di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b>, una squadra in forma, bella da gustare e, soprattutto, capace di finire la sua ultima partita dello scorso anno con lo stesso punteggio contro il Milan. 10 gol in due partite! Onestamente abbiamo esaurito tutti gli aggettivi superlativi, per questa interprete del calcio spettacolo di casa nostra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria </b>è finita 0 a 0. Ibra, Ibra e sempre Ibra. E’ stato l’urlo a San Siro del popolo rossonero, ma lo svedese entrato in campo nel secondo tempo non ha fatto il miracolo sperato. La squadra di Pioli si arrovella in problemi che vanno oltre l’apporto del possibile beneficio di un campione 38enne, che secondo il nostro parere resta positivo sotto l’aspetto commerciale con riferimento al marketing e di entusiasmo per i tifosi del Milan, piuttosto che per un reale fatto di positività in campo tecnico per la squadra stessa. Ottimo il punto conquistato da Ranieri, con una Sampdoria che ha addirittura sfiorato la vittoria. Pregevole poi la vittoria dell’Udinese che ha superato il Lecce allo stadio di Via del Mare per 1 a 0. Anche qui ci sono state delle recriminazioni leccesi sulle decisioni arbitrali contestate dall’allenatore Liverani. Ma la sostanza dice che i bianconeri friulani hanno conquistato tre punti d’oro per la loro classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E dulcis in fundo, veniamo alle due ultime gare di questa 18esima giornata di Serie A.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Partiamo con</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus – Cagliari, 4 a 0 – Tripletta di Ronaldo e gol di Higuain-</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La partita è finita con tre gol di CR7 e uno di Higuain. Un 4 a 0 che maschera le solite incertezza della squadra di Sarri, la quale ha l’alibi di essere ancora un cantiere in fase di ultimazione di quell’opera che si chiama: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fluidità di manovra e Continuità”.</b> Nel primo tempo, infatti, la Juve ha sì dimostrato grande spinta in avanti con evidente voglia di pressare e chiudere l’avversario nella propria zona difensiva, ma ha rischiato più di una volta di subire le ripartenze di un Cagliari che, a onor del vero, sembra aver perso la brillantezza di gioco di qualche settimana fa. Poi, nel secondo tempo, causa un banale errore della difesa cagliaritana, la Juve è andata in vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, il quale non si è fatto sfuggire l’invito così godereccio. Da qui in avanti la Juve è uscita alla grande con trame di gioco eccellenti che effettivamente hanno dato splendore al quel gioco tanto sperato in casa juventina e che si tramuta nel vincere, convincere e divertire divertendosi. Ma, per arrivare a questo nell’arco degli oltre 90 minuti di gioco, Sarri deve ancora lavorare molto sui meccanismi di centrocampo, dove si esalta molto la costruzione del gioco a discapito dell’interdizione in appoggio alla difesa. E’ l’equilibrio non ancora trovato tra i vari momenti di possesso e non possesso palla, che vanno disciplinati per evitare di prendere troppi gol che si potrebbero evitare. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demiral,</b> non troppo convinto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ramsey </b>e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Rabiot</b> ancora alla ricerca di capire cosa vuole Sarri da lui. Eccellente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> che deve essere sfruttato più da esterno d’attacco, mettendo alle sue spalle un terzino di ruolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b> non è ancora il giocatore ammirato l’anno scorso e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> soffre più del previsto il compito di involarsi sulla fascia sinistra, per poi ritornare a coprire il ruolo di difensore. Vedremo cosa accadrà in seguito. Una cosa è certa, la Juve lotterà fino alla fine per vincere lo scudetto e lo farà in dirittura finale assieme a Inter e Lazio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Napoli – Inter, 1 a 3 – doppietta di Lukaku e gol di Lautaro Martinez </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Continua il testa a testa di classifica dell’Inter con la Juve. Per far questo la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte </b>doveva vincere e l’ha fatto nella gara del San Paolo contro un Napoli che è la pessima copia di quello che è stato lo scorso campionato. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ringhio Gattuso</b> ha fatto quello che ha potuto al cospetto di una squadra come l’Inter che quest’anno pressa alto l’avversario, forte dei suoi due attaccanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez,</b> sempre pronti a sfruttare tutte le occasioni offerte dal proprio centrocampo e dagli esterni. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> è cinica, sicura di sé e convinta di rendere difficile la strada a una Juve che vede ancor di più come un avversario ostico da battere a tutti i costi. Tutto questo, fermo restando della consapevolezza di non essere ancora allo stesso livello della squadra di Sarri, ma che attraverso il lavoro, la grinta, la convinzione e la determinazione, sia possibile accorciare questo gap tecnico e di rosa allargata che vanta la Juve. Dunque, assisteremo sicuramente a un bel campionato e a domeniche da gustare intensamente nella consapevolezza di vedere fino alla fine Juve e Inter appaiate, con l’incomodo della Lazio e il probabile disturbo di un’Atalanta che si farà valere anche in Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone-ufficiale-serie-a-2019-20.jpgSiNcampionato-di-calcio-l-anno-nuovo-non-cambia-il-nome-delle-pretendenti-al-titolo-1013645.htmSi100451001,02,03030189
451013644NewsCalciomercatoAnche Kulusevski al J Medical per le visite mediche20200102122150Ecco il nuovo acquisto della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ la casa medica scelta dalla Juventus, cui affida tutti i suoi atleti per avere la certezza della sana costituzione fisica e quindi dell’ottimo stato di salute. Una risposta attendibile al 100%, grazie anche alle apparecchiature che sono all’avanguardia del settore medico tecnologicamente avanzato, alle precise indagini diagnostiche e all’accurata professionalità di tutti i medici scelti con cura prima di fare parte dell’equipe del JMedical, un modello sanitario innovativo per tutti. Così, giusto per tutelarsi dopo avere acquistato sul mercato del pallone che conta, la Juventus prima di firmare ogni contratto manda direttamente gli atleti a essere sottoposti alle visite mediche di rito. E il J Medical collabora alla grande, dando il proprio benestare soltanto dopo avere effettuato tutta una serie di visite e controlli atti a certificare l’attività agonistica nel campo professionistico. Dicevamo del controllo meticoloso e massimamente attendibile del JMedical, che ricordiamo essere stato giustamente intransigente nel caso Schick, nel non avere dato il proprio benestare all’attività agonistica e sportiva professionistica, per avere notato nell’atleta delle anomalie di affaticamento cardiaco. Detto questo per significare il lavoro minuzioso svolto dal J Medical, diciamo quanto sia rassicurante invece per la Juventus (ma anche per la gente comune che decide di sottoporsi a screening e varie indagini diagnostiche) sapere del buono stato di salute dell’atleta cui sono stati investiti parecchi milioni di euro. Così come ieri ha fatto il nuovo acquisto della società bianconera <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kulusevski,</b> che dal prossimo giugno sarà a disposizione di Sarri per cinque anni. Lo svedese è stato acquistato dalla Juve, dopo che l’Inter l’ha corteggiato insistentemente. Classe 2000, l’attaccante Kulusevski è stato acquisito dalla Juve per 35 milioni di euro + 9 o 10 milioni di bonus che andranno all’Atalanta, società che ne deteneva l’appartenenza. Allo svedese, invece, andranno 2,5 milioni di euro annui più bonus, che andranno a salire durante il quinquennio juventino. Dunque, ancora una volta J Medical e Juventus sono insieme nell’intendere un rapporto professionale che s’interseca tra medicina sportiva di alta qualità e atleti che possono fare fronte serenamente, a ogni sforzo fisico atletico che professionisti di tale levatura tecnica fanno in carriera.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-kulusevski.jpgSiNanche-kulusevski-al-j-medical-per-le-visite-mediche-1013644.htmSi100451001,02,03030233
461013642NewsCampionatiIl Toro e la serenità perduta.20191223175336C`è bisogno di calma e ragionevolezza.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’analisi della situazione attuale del Torino ci porterebbe concretamente ad assumere un atteggiamento giornalisticamente esacerbato contro un ambiente, quello granata, che si rende spesso disunito a torto o a ragione all’interno dei tifosi stessi. Purtroppo, l’andamento negativo della squadra di Mazzarri è coinciso con le vicende avvenute all’interno della Curva Primavera subito supportata in uno sciopero da una parte della Curva Maratona, che si è allineata al malcontento dei granata dirimpettai dello Stadio Grande Torino. Ma questo ci porterebbe ad <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>un discorso molto ampio di rapporti poco curati, che coinvolge la dirigenza, la squadra, l’allenatore e i tifosi. A ciascuno il suo, perché in tutta questa situazione in cui non si percepisce più il senso di quell’empatia che è l’emblema del buon andamento e dei risultati di una società di calcio, c’è la corresponsabilità di ogni singolo personaggio legato al Toro. E non è giusto puntare il dito sull’altra persona, quando non ci si accorge quanta responsabilità ha il singolo in fase oggettiva. Detto questo, veniamo alla squadra e al suo condottiero. E’ evidente che questo Toro abbia perso l’acume tattico e soprattutto l’autostima ritrovata l’anno scorso nella seconda parte del campionato, quando ha avuto un andamento di risultati positivi capaci di portare la squadra di Mazzarri nei livelli alti di classifica. Oggi il Toro non riesce ad avere continuità e sicurezza nei propri mezzi. La squadra gioca con il timore di perdere e si abbandona in errori in difesa e a centrocampo, che sono inaccettabili per giocatori professionisti di Serie A. Dopo buone prestazioni contro Genoa e Fiorentina, la difesa del Toro ha incassato 5 gol in 180 minuti; un’enormità rispetto a quanto aveva fatto vedere lo scorso campionato. I numeri parlano chiaro e dicono che la squadra di Mazzarri a oggi ha subito 26 gol e 66 parate di Sirigu, un portiere che spesso salva pure l’impossibile. E se pensiamo che l’anno scorso di questi tempi i gol subiti sono stati 18 e a fine campionato 36, ecco spiegata l’instabilità prodotta dalla squadra e soprattutto da un centrocampo poco adatto a supportare una difesa che non si avvale più dell’ottima forma di Nkoulou e Izzo e che arranca per la cronica indisponibilità di Lyanco che è quasi sempre infortunato, Djidji che si è perso per strada, Bremer ancora molto grezzo tecnicamente, Bonifazi (chi l’ha più visto?). E così, evidenziando sempre la dietrologia del mondo granata, si rimpiange anche il buon Moretti che dava comunque un apporto concreto di esperienza e fattiva opera carismatica all’interno del gruppo. Ma questi non possono essere discorsi da prendere in considerazione, soprattutto alla luce di una squadra che ha iniziato l’anno calcistico 2019’20 disputando alcune partite nei preliminari di Europa League senza superarli e che si è presentata in questo campionato con la presunzione di conquistare un posto per l’Europa. Non ci sono i presupposti e non c’è neanche l’adeguata conduzione tecnica in grado di dare un’impronta di gioco moderno, pipante, consapevole che il calcio di oggi consiglia squadre di mediocre livello tecnico come il Toro, di andare ad aggredire alto l’avversario in maniera sistematica, tanto da inibire la fonte del gioco degli avversari, specie se ti sovrastano dal punto di vista tecnico. Tuttavia, pur rendendoci conto che quanto sostenuto a livello di scuola di pensiero tattico ci sia bisogno di una robusta preparazione atletica capace di supportare lo sforzo fisico, si intravvede anche la necessità di avere il coraggio anche a livello di cultura societaria, di mettere in atto un processo di cambiamento di mentalità capace di un ammodernamento dirigenziale e tecnico. In buona sostanza il Toro di oggi deve investire il suo futuro attraverso cambiamenti culturali che partono dall’alto e finiscono alla conduzione tecnica e alla squadra. Si prosegua pure con Mazzarri fino a giugno e poi si ricominci con un allenatore giovane, dalle vedute di calcio moderno come Roberto D’Aversa, oppure si sostituisca subito il tecnico toscano con Davide Nicola (soluzione secondo noi molto remota, visto il pensiero di Cairo che dichiara la sua piena fiducia nell’attuale panchina). E poi a livello di ambiente granata, si cerchi la serenità perduta. Chissà, magari è proprio dietro l’angolo e nessuno la vede. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNil-toro-e-la-serenita-perduta-1013642.htmSi100451001,02,03030227
471013638NewsCampionatiIl calcio e le sue promesse da marinaio.20191211142353Brindisi e strette di mano. Quanta ipocrisia!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono addii che fanno riflettere come certe promesse di lunga vita insieme fatte nel calcio, siano dettate soltanto dall’enfasi di un fatuo momento legato all’entusiasmo. Ma si sa che in questo mondo così legato indissolubilmente al dio che conduce ai risultati, non si tenga conto di parole poi smentite dai fatti, né, tanto meno, di rispetto verso le persone. Nel commentare l’esonero di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carlo Ancelotti</b> da parte del presidente del Napoli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Aurelio De Laurentiis</b>, corre l’obbligo nell’apostrofarlo come un vero tradimento. Ognuno vede la situazione dal proprio punto di vista e dà una motivazione al proprio comportamento. C’è chi si mette dalla parte di De Laurentiis, che in qualità di patron del Napoli decide di liquidare il tecnico della squadra partenopea, per non avere avuto dei buoni risultati in campionato (nonostante il passaggio agli ottavi di Champions League) ma soprattutto per essersi schierato a favore della squadra nel non rispettare gli ordini impartiti dallo stesso presidente, a proposito di un ritiro forzato che sapeva tanto di punizione. E c’è chi invece si schiera a favore di Ancelotti per la serietà dell’uomo e del professionista, che ha alle spalle una carriera di allenatore con una nutrita bacheca di trofei conquistati nelle varie squadre in cui ha lavorato. Anche noi intendiamo dire la nostra nello schierarci a favore di Carlo Ancelotti, del quale apprezziamo non solo la serietà della persona nell’avere preso le parti della squadra e di averla difesa fino alla fine contro l’ingiustizia di un ritiro forzato, ma ne esaltiamo il risultato internazionale nell’avere ottenuto il prosieguo del cammino in Champions per il suo Napoli. E’ vero, in campionato non è stato all’altezza della situazione più per una questione psicologica che si è creata intorno alla squadra per scossoni esterni, che non di un fatto tecnico tattico dovuto magari a una collocazione errata di qualche calciatore. Tutto ci sta nel calcio, ma certe frasi di eterno amore sbandierate ai quattro venti proprio da chi dirige le sorti della società di calcio Napoli, non possono essere accettate come frutto di un momento e nulla più. Sì, perché nulla è per sempre, neanche quando vinci e fai gol e risultati, ti abbracci e pensi che quel gesto sia sincero. No, è falso, perché appena il pallone non entra più nella rete avversaria e si casca nell’oblio dei sentimenti, ecco che si esalta il cinico pensiero della sconfitta che ti mette di fronte al fatto compiuto. E’ vero che chi investe del denaro non può badare a sottigliezze di questo genere, tuttavia, come detto pocanzi, sarebbe opportuno essere più equilibrati soprattutto quando le cose vanno bene. E se in tutta questa storia del Napoli si pensa a un affronto dell’allenatore nei confronti del suo presidente nel prendere le parti della propria squadra, diciamo che per noi è stato un atto di coraggio da mettere in evidenza in un mondo in cui si predilige sempre, e a prescindere, il rapporto di collaborazione del tecnico con il proprio presidente. Un po’ come dire che ti pago profumatamente e devi fare come ti dico. Non è sempre così, perché la logica talora sconfina anche nella razionalità di ciò che la coscienza pensi sia giusto fare, anche andando contro un certo tipo di potere imposto dal sistema calcio. Per fortuna c’è ancora uno spiraglio di luce che ci fa intravedere la coerenza dell’essere. Per questo siamo convinti che l’esonero di Carlo Ancelotti da allenatore del Napoli, sia stata un’assoluta ingiustizia e una grande leggerezza dal punto di vista tecnico. L’ira dovuta al momento, non può mettere da parte il cervello di chi sa che dando fiducia a chi lavora bene e onestamente per la tua squadra, possa portarla nell’olimpo del calcio. Dunque, riteniamo assolutamente sbagliata a tutti gli effetti, la decisione del presidente De Laurentiis. Il suo Napoli sarà affidato a Gattuso, un allenatore che fa della motivazione di squadra il suo maggiore pregio. Auguri ringhio, anche se tu in questa squallida storia non c’entri nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711foto-ancelotti-e-de-laurentiis.jpgSiNil-calcio-e-le-sue-promesse-da-marinaio-1013638.htmSi100451001,02,03030285
481013637NewsCampionatiIpotesi Allegri sulla panchina del Napoli20191205140237La crisi del Napoli<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ un dato di fatto, ormai conclamato, che la situazione del Napoli Calcio, dopo i fatti di ammutinamento da parte dei giocatori nel non rispettare l’obbligo di ritiro forzato imposto dal presidente De Laurentiis, abbia creato malumori e spaccature nell’ambito di uno spogliatoio che mal volentieri accetta di pagare le onerose multe inflitte dalla società partenopea. Detto questo, c’è anche da considerare una situazione di classifica chiaramente deludente, se si pensa che la squadra di Carlo Ancelotti si trova in settima posizione di classifica a 17 punti di distacco dall’Inter che è prima e 16 punti dalla Juventus che si trova al secondo posto in classifica. Vista così, la stagione del Napoli appare quanto meno critica e fallimentare, tanto più che su questa squadra condotta da Ancelotti, il presidente De Laurentiis e la tifoseria partenopea avevano costruito sogni da scudetto anche in considerazione dell’ottimo andamento di questi ultimi anni in campionato. Ma, trovandosi nella situazione attuale, sembra anche giusto che la società Napoli Calcio con il suo presidente in testa, decida di guardarsi intorno per trovare in qualche modo la soluzione ai tanti problemi venutisi inaspettatamente a trovare nell’ambito della squadra. Fin dall’inizio di campionato De Laurentiis ha sperticato grandi lodi al suo allenatore, del quale nutre ancora oggi molta stima per la serietà professionale. Tuttavia, si impone il pensiero che in questa particolare circostanza riferita al disobbedire gli ordini della società alla squadra di andare in ritiro, Ancelotti non abbia gestito a dovere una situazione che richiedeva maggiore polso e autorità. Per tutte queste cose messe insieme e per la delusione di vedere il Napoli in quella posizione di classifica nonostante la possibilità di andare ancora avanti in Champions, si pensa a una sorta di ricambio tra giocatori e allenatore. E mentre la sorte di alcuni giocatori che compongono la rosa eccellente del Napoli, si sia già delineata tra il mercato di gennaio e quello estivo del 2020, per quanto riguarda la posizione dell’allenatore potrebbero esserci dei risvolti più immediati. E’ una sorta di prevenzione a quello che in realtà potrebbe succedere, il contattare telefonicamente alcuni mister che potrebbero sedere sulla panchina del Napoli. De Laurentiis pensa seriamente a Max Allegri, ma anche Spalletti e Gattuso potrebbero essere appetibili al patron napoletano. Ma se l’idea di avere come allenatore del Napoli Allegri stuzzica De Laurentiis, non altrettanto è nell’idea dell’ex allenatore della Juve che preferirebbe ricominciare eventualmente ad allenare il prossimo giugno 2020. Per quanto riguarda l’ipotesi Spalletti, invece, c’è da considerare il legame contrattuale ancora in essere dell’allenatore toscano con l’Inter, che chiederebbe a conti fatti un esborso di sei milioni per sbloccare la situazione. C’è poi una terza ipotesi legata a Gattuso, una strada percorribile e forse anche più semplice da definire. Ma c’è ancora un’altra idea da parte di De Laurentiis, il quale sta anche pensando a un altro mister x, del quale al momento non si conosce il nome. Insomma, una situazione molto delicata al Napoli, che si sta accentuando in un momento di caos assoluto. Riuscirà Aurelio De Laurentiis a sbrogliare una matassa così aggrovigliata?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Napolifl0711fl0711foto-aurelio-de-laurentiis.jpgSiNipotesi-allegri-sulla-panchina-del-napoli-1013637.htmSi100451001,02,03030250
491013634NewsCampionatiIl Toro e l’insostenibile leggerezza dell`essere20191126193110La crisi del Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La leggerezza dell’essere è insostenibile, dice Milan Kundera, autore del suo omonimo romanzo, perché è uno schermo dietro cui nascondere la reale essenza della vita: la pesantezza esistenziale. E allora qual è la reale essenza del gioco del calcio se non la “pesantezza” di vincere, convincere, avere un’idea di gioco moderno e un andamento continuo di risultati per tutto l’arco del campionato, soprattutto se ti chiami Torino F.C. e hai una storia da difendere? E così subentra quella leggerezza della quale parlavamo prima, nella non consapevolezza di capire cosa significa indossare quella maglia granata. Retorica? Forse! Ma il dato di fatto è questo! Analizzando invece il profilo tecnico e dando una giustificazione pressoché plausibile di un Toro che dall’inizio di stagione non è stato all’altezza delle aspettative, diciamo che si riscontrano tutta una serie di errori che coinvolgono la dirigenza, l’allenatore e i giocatori. L’anno scorso la squadra di Mazzarri è stata una delle sorprese del campionato, grazie soprattutto a una fase difensiva di ottimo livello tecnico. Con la marcatura a uomo, l’aggressività a tutto campo e l’intensità di gioco, il Toro ha centrato una serie di risultati positivi che l’hanno collocato nei piani alti della classifica. La clamorosa annata di Salvatore Sirigu che ha parato di tutto e di più, ha dato poi tanta forza e consapevolezza alla difesa, ma anche al centrocampo e all’attacco, i quali si sono uniti in un unico monolito. E allora oggi che succede? La squadra è sempre guidata da Mazzarri ed ha sempre la solita fisionomia tattica in difesa con i suoi tre giocatori, che pur avendo gli stessi identici compiti nell’assegnazione delle marcature, spesso (soprattutto i centrali) vengono superati dall’avversario per leggerezza nell’intendere anche i meccanismi di certi movimenti di reparto che sono essenziali nel contrastare l’incedere dell’avversario. E poi manca anche la coesione con il centrocampo e l’attacco, dove si evidenza soltanto una fase offensiva che è orientata semplicemente sull’individualità. Questo non è calcio moderno, non è calcio propositivo e non è calcio arrembante, privo com’è di quegli stimoli concettuali in cui una squadra che è inferiore tecnicamente dell’avversario, non deve aspettarla ma deve aggredirla alta per inibire la fonte del gioco avversario. Detto questo, un appunto di negatività va fatto anche alla dirigenza granata e in primis al presidente Cairo il quale, nonostante il suo proverbiale modo di essere oculato in maniera maniacale, quest’anno ha speso una fortuna per comprare Verdi, un giocatore che non serve a questo Toro che ha ben altri problemi da risolvere dal punto di vista tecnico e dell’allenatore. Si pensi presto a prendere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b>, almeno per traghettare il Toro fino a fine stagione. Poi, se il risultato non sarà ancora soddisfacente, ci si orienti verso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto D’Aversa</b>, un allenatore che vede il calcio da un’ottica moderna. Sì, perché il mondo granata non ne può più di vedere svanire l’interesse per il proprio campionato già a novembre, mese in cui ci si preoccupa delle squadre che sono in fondo alla classifica. Altro che fare voli pindarici! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNil-toro-e-l-insostenibile-leggerezza-dell`essere-1013634.htmSi100451001,02,03030242
501013632NewsCampionatiFabio Viglione, “Il Toro? Un contrasto tra luci e ombre”20191119060915Il parere di un autorevole avvocato tifoso granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avvocato Fabio Viglione</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno di quei tifosi del Toro che maggiormente si sono distinti nel tempo, per qualità di opinioni calcistiche espresse sempre con la massima oggettività. Tante volte abbiamo avuto modo di intervistarlo per avere una sua idea sulla situazione della sua squadra del cuore, e in ogni occasione non ha mai deluso le nostre aspettative. Così come in questa esaustiva intervista, in cui pone l’accento, con evidente amarezza, sul momento negativo del suo Toro che ha deluso le aspettative di tanti tifosi granata. Giurista patrocinante in Cassazione, l’Avvocato Fabio Viglione vive a Roma ormai da molti anni e svolge la sua attività professionale presso il suo avviatissimo studio legale che si avvale dell’apporto di numerosi qualificati professionisti. Ma il lunedì di ogni settimana, quando il Toro vince, pareggia o perde, per lui c’è sempre modo di fare un’analisi critica e competente con amici e colleghi, con la stessa meticolosa attenzione e precisione che pone nel suo quotidiano, quando deve garantire assistenza in ambito giudiziale. Ascoltiamolo dunque in questa intervista.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo il 4 a 0 del Toro inflitto al Brescia in terra lombarda, il tuo giudizio sulla squadra è cambiato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“No, non è cambiato. Resta un giudizio in chiaroscuro. Un contrasto tra luci e ombre. La parte luminosa è la potenzialità della squadra, espressa nella stagione scorsa quando tutto girava al meglio. Le ombre sono rappresentate dal gioco che non mi ha mai completamente convinto. Neanche quando assistito dai risultati. Naturalmente tengo stretta la vittoria di Brescia e soprattutto i 3 punti perché cominciavo ad essere in astinenza e cominciavo a guardarmi alle spalle…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A cosa pensi sia dovuto il periodo negativo che la squadra di Mazzarri sta attraversando?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Confesso che non sono riuscito a capirlo fino in fondo. Forse un calo della condizione atletica, una sfiducia dopo le prime impreviste difficoltà, un gioco troppo prevedibile e privo di coraggio e di un po’ di sana spregiudicatezza. Una punta come Belotti, isolata e senza rifornimenti, si sbatte facendo di tutto per conquistare palloni giocabili, ma è uno sforzo titanico con uno spreco mostruoso di energie. Essendo l’unico riferimento in attacco viene continuamente raddoppiato dai difensori avversari”. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu, come tanti tifosi del Toro, che idea ti eri fatto di questa squadra all’inizio del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Avevo tante aspettative. Pensavo che, confermando tutto il gruppo e soprattutto non cedendo i cosiddetti “prezzi pregiati”, giocatori come Sirigu, Belotti e Izzo, tanto per fare tre nomi, saremmo stati in grado di mettere in campo una squadra solida e competitiva. Non cedere calciatori tanto richiesti sul mercato, poi, l’ho letto come una evidente dimostrazione di forza da parte del club. C’è un progetto e si porta avanti con continuità. Pensavo, poi, che l’affiatamento del gruppo, con una stagione in più sulle spalle avrebbe ulteriormente aumentato il tasso di esperienza e la complessiva affidabilità. Maggiore assimilazione degli schemi, più affiatamento. Gli acquisti di Verdi e Laxalt avrebbero dato poi ulteriore qualità. Due giocatori in cerca di riscatto dopo annate difficili. Si, in estate ero molto fiducioso. Ad oggi sono stato smentito dal campo. Ma credo ci voglia equilibrio di giudizio soprattutto nelle situazioni difficili, quando tutte le certezze sembrano venire meno”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se ci sono delle colpe, a chi sono maggiormente imputabili?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che quando, a quasi un terzo del campionato, si determini una situazione come quella attuale, è evidente che siano stati commessi errori. Preferisco parlare di errori e non di colpe, forse per la mia deformazione professionale. Errori commessi da tutti naturalmente. Credo che possano suddividersi in due tipi di errori. Quelli di valutazione iniziale, diciamo “programmatici”, sulle potenzialità dell’organico e quelli chiamiamoli “esecutivi” sulla realizzazione pratica del progetto. Dopo quasi un terzo di campionato, il bilancio parziale è certamente negativo. Abbiamo perso la metà delle partite, la maggior parte delle quali contro squadre costruite con diversi e meno ambiziosi obiettivi, certamente con organici meno competitivi. Credo che attualmente la squadra si esprima al di sotto delle proprie reali potenzialità”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se tu fossi il Presidente Cairo, cosa faresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è facile sostituirsi al Presidente e fare valutazioni dall’esterno. Io personalmente punterei sul potenziamento dei quadri dirigenziali della società, investendo su figure di massima professionalità ed esperienza. Per una società come il Torino saper individuare, in anticipo, prima che “esplodano”, i calciatori su cui puntare può essere determinante. E’ inutile far finta di niente: i fatturati delle società, i contributi dei diritti Tv creano fossati. La competizione oggi in Italia è figlia di questi dislivelli, in parte incolmabili. Guardiamo le classifiche finali degli ultimi 10 anni per averne una dimostrazione. Negli ultimi anni il Presidente Cairo attraverso una serie di investimenti - basti pensare a quanto sia salito il monte ingaggi e quanto abbia speso per acquistare alcuni calciatori da club di prima fascia - <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ha cercato di far salire il livello del Toro. D’altronde, anche quest’anno, l’aver trattenuto tutti, l’aver acquistato Verdi e riscattato Aina per cifre importanti, rappresentava il chiaro intendimento di puntare ancora più in alto del precedente settimo posto. Qualcosa evidentemente, ad oggi, non ha funzionato. Ma credo che il Presidente Cairo sia perfettamente in grado di diagnosticare i problemi ed abbia la voglia e la capacità per cercare e trovare le soluzioni più appropriate.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato prossimo il Toro affronterà in casa l’Inter di Antonio Conte. Che partita sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà una partita difficile per il valore dell’avversario e le motivazioni che spingono i nerazzurri. Ma il Toro ci ha abituati a meglio figurare contro questo tipo di squadre. Anche perché, a mio parere, quando è chiamato ad imporre il proprio gioco contro squadre chiuse fatica moltissimo. Credo che il Toro giocherà una partita ordinata ed attenta ed avrà l’atteggiamento giusto. Poi nelle singole partite, anche un episodio può indirizzare l’andamento e conseguentemente il risultato”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A parte il divario tecnico esistente tra queste due squadre, pensi davvero che sia possibile un’impennata d’orgoglio da parte del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che la partita possa essere l’occasione per far scoccare la scintilla e riaccendere una stagione che oggi sembra essere andata in letargo. Perdere contro Sampdoria, Lecce, Parma, Udinese… A tacere dello sconfortante tonfo contro la Lazio. E’ inutile giraci intorno, tutti ci saremmo aspettati un’altra classifica a questo punto del campionato. Ma la squadra deve essere in grado di non farsi condizionare e vivere l’evento liberandosi di zavorre mentali e di un velato senso di sfiducia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se potessi togliere qualche giocatore ai nerazzurri e inserirlo tra i granata, chi sceglieresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ dura. L’Inter ha un organico molto competitivo ed un allenatore in grado di far tirar fuori il meglio delle potenzialità di ciascun calciatore. Ma dico Nicolò Barella anche perché credo che il centrocampo sia il punto di crisi del Torino. Un problema antico. E’ quello il luogo nevralgico del gioco. Un gioco che, purtroppo, anche per le difficoltà in quella zona e la penuria di uomini di qualità non consente verticalizzazioni e manovre ariose. Barella potrebbe farci davvero molto comodo…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, da grande tifoso del Toro quale tu sei, come vivi la tua passione granata a Roma, città in cui abiti ed eserciti la tua professione di avvocato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con grande orgoglio. Anche mio figlio, tredicenne, tifa Toro a testa alta. Ha seguito la passione di suo padre e, pur senza averlo mai conosciuto, di suo nonno, capostipite della tradizione granata in famiglia. Noi siamo tifosi di una squadra speciale, unica, ammirata per la storia e l’identità che esprime. A Roma la passione per il calcio è vissuta in modo molto intenso ma sia i tifosi romanisti che laziali hanno grande rispetto per la nostra identità calcistica. Ne siamo fieri ed il nostro sentirci un po’ fuori dal coro ci rafforza nella nostra passione. Certo il lunedì, lui a scuola ed io in Tribunale, quando il Toro vince o perde catalizziamo i commenti di tutti…Dobbiamo sempre essere sul pezzo… <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa ti auguri per il futuro del Toro? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una crescita continua, una stabilizzazione nella parte alta della classifica. Una dimensione che possiamo migliorare soprattutto facendo salire l’asticella delle ambizioni. Io credo nella crescita graduale purché sempre assistita da un progetto. Puntare all’Europa o alla vittoria della coppa Italia deve diventare la normalità. Nel far ciò non dovremo mai perdere di vista la nostra storia e le nostre peculiarità. Dalla valorizzazione del Filadelfia come fucina di “granatismo” al rafforzamento costante del settore giovanile. Continuo a pensare che dalla Primavera debbano essere selezionati in buona parte i calciatori “da Toro”. Proprio pensando a quella distinzione del nostro grande Emiliano Mondonico tra giocatori “del Toro” e giocatori “da Toro”. Abbiamo bisogno di questi ultimi, anche in un calcio ormai votato sempre più al freddo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">business</i>. Noi siamo il Toro, non una semplice squadra di calcio…”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avv.-fabio-viglione.jpgSiNfabio-viglione-il-toro-un-contrasto-tra-luci-e-ombre-1013632.htmSi100451001,02,03030393
511013628NewsCampionatiNello Santin pone in analisi la crisi del Milan20191106111610Intervista all`ex calciatore del Milan, L.R.Vicenza, Torino e Sampdoria <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello Santin</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno dei gregari rossoneri che tanto hanno dato per la causa del Milan, contribuendo alla conquista di Coppe e scudetti (memorabile l’incredibile salvataggio sulla linea della porta, con Cudicini battuto nella semifinale di Coppa dei Campioni contro il Manchester United nel 1969). Da calciatore maturo emigra al Lanerossi Vicenza e poi al Torino, dove vince lo scudetto con l’allenatore Gigi Radice nel campionato 1975-‘76. Nato a Eraclea (Ve) il 3 luglio del 1946, Nello Santin alla fine degli anni sessanta è entrato in quel ciclo d’oro del Milan di Rocco e Rivera che ha vinto tutto. Oggi, in occasione della prossima partita che il Milan giocherà all’Allianz Stadium contro la Juventus, lo abbiamo intervistato per parlare dell’attuale crisi del “Diavolo rossonero”.<a name="_GoBack"></a> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello, che idea ti sei fatto dell’attuale crisi del Milan?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La crisi del Milan è figlia dei presidenti che nulla centrano con il calcio, ma volevano sfruttare l’occasione per investire e guadagnare altri soldi. Peccato che prima i cinesi, poi il Fondo Elliot divenuto proprietario del club rossonero per l’inadempimento dei prestiti ottenuti dagli stessi cinesi, non conoscono di fatto il mondo del calcio. L’idea era di fare un business, e invece questo è il risultato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, tutte le colpe di questo stato di cose milaniste sono attribuibili ai proprietari della società rossonera?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ proprio così, perché si era ventilata questa storia di magnati che volevano fare il loro sporco gioco, e purtroppo dietro di loro sono andati dei personaggi che di calcio ne masticano davvero poco”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo a discorsi più tecnici. Secondo te la squadra di Pioli crea un po’ di più di quella di Giampaolo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho visto una piccola reazione dopo l’innesto del nuovo allenatore. Tuttavia, posso dire che è ancora poca cosa rispetto a quello che si attendono i tifosi milanisti, i quali sono abituati a giocatori di una certa classe, capaci di inventare il gioco con destrezza, rendendolo piacevole ai buongustai del calcio. E invece, c’è poco materiale tecnico in questa squadra”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Da più parti si parla di un Milan senza ossigeno, ma la paura di perdere condiziona la squadra. Potrebbe esserci una causa psicologica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Potrebbe essere una delle tante cause, ma ritengo che i giocatori risentano dei grossi problemi della società e fanno ancor più fatica a essere concentrati in campo. Se avessero alle loro spalle una società in grado di sollevare tutti i loro problemi, invece di acuirli, le cose andrebbero diversamente. Mi dispiace vedere uscire dal campo i giocatori a testa bassa e sotto un nugolo di assordanti fischi. Credimi, è demotivante”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E, infatti, a questo punto del campionato, il Milan deve necessariamente guardarsi alle spalle. Altro che pensare alla Champions........</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Anche questa è un’altra storia vergognosa, visto che dall’inizio hanno sbandierato ai quattro venti che questa squadra avrebbe avuto tutte le potenzialità di far parte della Champions del prossimo anno. Qui bisogna pensare a restare in Serie A, altro che Champions. Non è giusto illudere i tifosi, quando chi sa di calcio si accorge subito che è stata formata una squadra di giovani che nulla hanno fatto di concreto! Una o due partite a livello mediocre e poi basta, tutto finito. Questi giocatori non sono assolutamente da Milan, perché i suoi tifosi vogliono vedere calciatori di classe che possono inventare qualcosa. Questi, quando hanno terminato la benzina ritornano ad essere dei giocatori normalissimi e nulla più. E’ un brutto inizio, questo per il Milan!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Secondo te, è più giusto imputare di colpe il solo reparto difensivo, oppure è la squadra nel suo complesso a non essere all’altezza?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, il reparto difensivo è quello che è maggiormente sottoposto agli sbagli, perché se becchi gol è il momento in cui ci si dà la colpa l’uno con l’altro. Ritengo invece che non sia solo quello il problema, perché quando parliamo di squadra si parla di collettivo e di reparti che devono aiutarsi vicendevolmente ad affrontare l’avversario, Attaccanti e centrocampisti devono partecipare anche al gioco difensivo, proprio quando non si ha il possesso palla. A situazione inversa, invece, anche i difensori possono diventare a loro volta centrocampisti e attaccanti. C’è poi un’altra cosa che ho notato, ed è la cocciutaggine di far partire l’azione da dietro con piccoli passaggi che vanno dal portiere al difensore, ai centrocampisti e, se poi va tutto bene, arrivare alle punte. Per far questo devi avere i piedi buoni, possedere un tasso tecnico che i giocatori del Milan non hanno. Quindi, certi atteggiamenti tecnici e tattici, lasciamoli fare a squadre come il Barcellona. Questo Milan per evitare di prendere gol, deve lanciare la palla lunga e pedalare, esattamente come si faceva una volta. Ciascun faccia di necessità virtù, altrimenti sarà proprio dura!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ poi non c’è un vero leader, un capitano capace di creare un gruppo. E’ vero?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono assolutamente d’accordo. Non c’è un leader nello spogliatoio, nel campo, nelle cene, nel fare le interviste. Ai nostri tempi avevamo tre o quattro giocatori rappresentativi capaci di sistemare le cose e non c’era bisogno di accompagnatori o di ex calciatori che smettono di giocare e vogliono fare i presidenti delle società senza averne l’esperienza necessaria. Ritorno a dire che il Milan manca di una società solida, capace di gestire bene le cose interne senza fare interferire dall’esterno ciò che dovrebbe far parte della propria casa. C’è anarchia, perché al Milan tutti comprano, tutti parlano, tutti vendono e non si capisce più niente. E’ davvero un macello!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In conformità a quello che stai dicendo, mi sembra che sei sostanzialmente d’accordo con Fabio Capello, il quale nel corso di un’intervista a “Radio Anch’io”, ha affermato che i giocatori del Milan non sono di livello, che giocano con la paura addosso e non rendono per il loro valore.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sostanza è questa, ma ci vuole anche un allenatore che sappia mettere bene in campo i giocatori, che li faccia correre bene e impartisca chiaramente il proprio credo calcistico”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora Pioli non va bene?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è questo il punto, perché a ogni allenatore bisogna dare del tempo per lavorare. Non si può fare così come ha deciso il Milan, il quale ha sostituito in fretta e furia Giampaolo. Personalmente avrei continuato a lavorare con lo stesso allenatore, perché come ti ho già detto, non è il tecnico il vero problema del Milan, ma è la società”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso, all’orizzonte si profila l’incontro con la Juve. Che partita sarà secondo te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nelle due ultime partite contro il Genoa e il Toro, io non ho visto una grande Juventus. Sono ancora in attesa di ammirare tutto questo bel gioco che Sarri ha promesso. Tuttavia, con un Milan in queste condizioni è facile pronosticare un risultato a favore della Juve. Piuttosto, mi auguro davvero che la squadra di Pioli non vada incontro a un’altra figuraccia”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-nello-santin.jpgSiNnello-santin-pone-in-analisi-la-crisi-del-milan-1013628.htmSi100451001,02,03030232
521013617NewsEditorialeL’addio al calcio di Claudio Marchisio20191006125041Allo Stadium, il «Principino« ha annunciato la sua fine alla carriera di calciatore. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello sport come nella vita di tutti i giorni, ci sono addii che non sono come altri e che fanno la differenza per la qualità dei pensieri espressi con profondità da chi decide di accomiatarsi dal mondo in cui ha vissuto professionalmente. E’ un fatto di stile, di eleganza e forse anche di umiltà nel non magnificare la grandezza delle cose fatte in carriera, ma di porle come elemento fortunato e meritevole di aver realizzato il sogno della propria vita attraverso tutto ciò che si è fatto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho vissuto un sogno, peccato non avere vinto la Champions”</b> a parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Marchisio,</b> il “Principino” che dice addio al calcio all’età di 33 anni – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono un ragazzo di Torino</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che voleva giocare con la Juve e ci è riuscito. Quest’anno ho rifiutato molte proposte di lavoro, ma ho preferito ascoltare il mio fisico”</b> – Già, quel fisico che non risponde più come qualche anno fa, come negli anni gloriosi in cui Marchisio ha vissuto assieme alla sua Juve momenti di incancellabile appartenenza a quella Vecchia Signora d’Italia che lo ha attratto e affascinato da bambino, fin da quando ha rincorso il pallone con la maglietta bianconera e tanti sogni calcistici chiusi nel cassetto. E così, anno dopo anno, quello che sarebbe diventato un giorno il numero 8 della Juventus, comincia la sua trafila nel settore giovanile bianconero sempre con il chiodo fisso di arrivare in Prima Squadra, sempre con la grinta e la determinazione di chi vuole realizzare il proprio sogno. E il destino lo ha premiato vestendo per 23 anni la maglia della Vecchia Signora, conquistando 7 scudetti e passando anche dagli inferi della Serie B. Un bellissimo ricordo incorniciato da molte esperienze professionali che si sono intersecati tra gioie, soddisfazioni e momenti di tristezza dovuti anche a quel grave infortunio al ginocchio poi operato, che ne hanno praticamente accelerato la fine della carriera. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Durante</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la riabilitazione per l’infortunio al ginocchio, dentro di me è scattato qualcosa”</b> ha detto Marchisio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vedevo che il mio corpo non reagiva più come volevo. Se non puoi dare più quello che hai dato, allora è giusto arrivare a questa decisione”.</b> Parla con voce pacata il “Principino”, un tono che non fai fatica a interpretare come momento emozionante in cui la parola “Fine” si intromette quasi bruscamente nella tua vita come fatto naturale, come qualcosa che ti dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“nulla è per sempre”.</b> Ma è proprio in questi momenti che si esalta il valore di un uomo, calciatore o altro professionista che sia nella vita. E adesso? Si gira pagina, si cerca di capire cosa volere fare da grande e rimettersi in gioco, magari in un percorso di vita diverso. E chissà cos’ha ancora in mente il “Principino”! Forse in questo momento ha ancora nella mente lo scorrere del film della sua vita vissuta per la sua squadra del cuore, con i sentimenti e le emozioni mai sopiti e contrapposti fra loro, ma semmai vissuti intensamente con l’incommensurabile gusto di avere realizzato il sogno vissuto fin da bambino. Questo è Claudio Marchisio, questo è il “Principino” che il popolo bianconero ricorderà per sempre, annoverandolo tra gli artefici più importanti che hanno fatto la storia della Juventus.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711claudio-marchisio-.jpgSiNl-addio-al-calcio-di-claudio-marchisio-1013617.htmSi100451001,02,03030224
531013609NewsCampionatiL’Inter delle meraviglie20190922085773La squadra di Antonio Conte procede a gonfie vele.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quattro partite giocate in campionato e quattro partite vinte, con una sola incertezza: la partita di Champions contro lo Slavia Praga. Un ruolino di marcia niente male per la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> che, com’è nel suo stile, butta sempre acqua sul fuoco dei facili entusiasmi. Ma la realtà è che questa Inter è cambiata sotto l’aspetto non solo tecnico e tattico, ma anche dal punto di vista delle idee che devono essere chiare e inconfutabili nel rispetto delle regole di spogliatoio e di serietà professionale. E i risultati si stanno vedendo, perché nel calcio come in altri settori le chiacchiere sono portate via dal vento e i fatti alla fine sono quelli che contano veramente. La netta vittoria di nerazzurri nel derby meneghino, ha dato una chiara risposta su quelle che sono state fin dall’inizio le velleità dell’Inter, la quale si è presentata in campionato per essere la reale antagonista della Juventus. La squadra di Conte appare vitalizzata sotto l’aspetto mentale e fisico, in un insieme di intenti che sanno di consapevolezza che non verte mai sul singolo interesse ma su quello collettivo. Una logica che fa del calcio l’essenza di un gioco che si forma attraverso l’unione di gruppo, nell’intento di dare delle chiare indicazioni tecniche e tattiche atte a primeggiare. E Conte, con la sua frase storica <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Testa bassa e pedalare”,</i></b> vuole proprio significare che certi obiettivi si raggiungono soltanto attraverso il sudore, la dedizione, l’attaccamento alla squadra e il rispetto delle regole. C’è poi la qualità dei singoli calciatori che devono fare la differenza, non per scopi personali ma per apportare benefici all’andamento del collettivo. Certo, alla quarta giornata di campionato in casa Inter non è ancora tutto risolto, ma certi segnali emblematici di grandi passi verso la continuità di gioco e risultati ci sono tutti. Il derby vinto sul Milan di Giampaolo che è stato surclassato in lungo e in largo dall’Inter, la dice lunga su una squadra che ha chiaramente lanciato il guanto di sfida alla Juve, come fosse un chiodo fisso che è penetrato nell’ambiente nerazzurro. Adesso la squadra di Conte è prima in classifica a punteggio pieno e con due punti di distacco su una Juventus ancora molto lontana dall’intendimento tattico voluto da Sarri. Vedremo cosa ci riserverà il prosieguo del Campionato, della Champions e degli altri impegni di Coppa Italia che si aggiungeranno alle fatiche dei giocatori interessati alla Nazionale di Mancini. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo tranquillamente affermare che dopo tanti anni di limbo calcistico, l’Inter di Antonio Conte è indirizzata a ritornare ai livelli che gli competono.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-conte.jpgSiNl-inter-delle-meraviglie-1013609.htmSi100451001,02,03030276
541013607NewsEditorialeGian Piero Gasperini, cittadino onorario di Bergamo20190910155751Una bella storia da raccontare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con la cittadinanza onoraria, vogliamo riconoscere a Gian Piero Gasperini la nostra gratitudine per quello che ha fatto”.</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Così motiva il riconoscimento della città di Bergamo il sindaco <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio Gori</b>, il quale dopo avere riunito l’intero Consiglio Comunale ha dato seguito all’onorificenza. Molto emozionato è apparso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> che quasi incredulo di tanta attenzione nei suoi confronti ha così dichiarato:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">” Vogliamo vivere altre emozioni, forse ancora più forti, abbiamo voglia di dare entusiasmo e felicità alla gente, perché in tutta questa storia quello che più ci ha emozionato è stata la felicità negli occhi dei tifosi. Per me non è un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">premio, ma il regalo più bello della mia vita”.</b> E, in effetti, questo è il più bel riconoscimento che il tecnico della Dea potesse ricevere alla presenza dei suoi affetti più cari, di una nutrita schiera di politici locali, di semplici tifosi, del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente nerazzurro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Percassi</b> e del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttore operativo Roberto Spagnolo</b>. Tutti per lui, animati dall’esaltazione di chi desidera dirgli grazie per quanto sta facendo per la città Orobica, a livello di immagine nel mondo non solo calcistico. Essere considerato bergamasco è per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> motivo di orgoglio, proprio lui che conserva origini piemontesi di quel paese di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grugliasco</b> che sorge silente e senza squilli di tromba nell’hinterland torinese. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bergamo è speciale, ho un forte legame con questa città”,</b> dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b> manifestando chiari momenti di commozione capaci di fare scendere le lacrime sul suo viso. E’ il tributo di un lavoro serio, eticamente perfetto nell’intendere il calcio come qualcosa che va oltre la ricchezza, il denaro e tutto ciò che spesso enfatizza la banalità di pensiero verso questo mondo edulcorato da troppi privilegi. Tuttavia, i sentimenti che fanno sempre capo alla centralità della persona, devono sempre essere tenuti in considerazione come il significato profondo di ogni cosa. Sono storie di vita, di percorsi professionali che spesso ti portano a scoprire angoli di mondo che premiano la tua persona, così com’è successo a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini da Grugliasco</b>, che nato nel 1958, partito dal settore giovanile della Juventus e poi legato particolarmente a questi colori, mai più avrebbe pensato che il destino della sua vita personale e calcistica si potesse legare così affettivamente alla città orobica e alla gente bergamasca che gli è grata per avere condotto l’Atalanta per la prima volta nella sua storia in Champions League. Segno che anche nel calcio ci sono storie belle da raccontare, da ascoltare e fare proprie come quei sogni che nella vita spesso si avverano quando meno te l’aspetti. E allora pensi quanto sia fantastica la vita e come troppe volte non ce ne accorgiamo, presi come siamo a rincorrere frettolosamente una quotidianità che spesso tende a demotivare le nostre legittime aspirazioni. Ma la perseveranza, la voglia di non arrendersi mai nell’esplicare il proprio compito professionale all’insegna dell’etica, della serietà e della correttezza, qualche volta nella vita è premiante. La storia del piemontese Gian Piero Gasperini diventato cittadino onorario della città di Bergamo, ce lo insegna. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711gasperini_cittadinanza_bergamo_3.jpgSiNgian-piero-gasperini-cittadino-onorario-di-bergamo-1013607.htmSi100451001,02,03030216
551013606NewsCampionatiLa rosa extra large della Juve crea problemi a Sarri.20190905173111Problemi di abbondanza in casa Juve<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo l’esclusione dalla Champions di Mandzukic e di Emre Can che ha ufficializzato il proprio disappunto, in casa Juve aleggia una certa qual insoddisfazione da parte di Maurizio Sarri nei confronti di Fabio Paratici, per non essere riuscito nel mercato appena chiuso, a sfoltire una rosa composta da troppi giocatori che mal volentieri si adattano alla panchina. Allenare la Juve non è proprio come allenare un’altra squadra, e Maurizio Sarri pur nella sua soddisfazione di essere arrivato in carriera a lavorare per la più scudettata squadra d’Italia, non nasconde le sue difficoltà di gestire un gruppo di giocatori che per quantità e qualità non ha mai avuto. Il muso duro che Sarri ha mostrato a Paratici in questi giorni, la dice lunga su un carattere poco incline ad abbassare sempre la testa alla società per cui lavora. Un problema nuovo che l’ex allenatore di Napoli e Chelsea non aveva messo in conto, non sono le questioni tecnico tattiche, dello spogliatoio, del turnover, ma è la gestione di un alto numero di campioni cui comunicare certe scelte che apparterrebbero alla società. Evidentemente Sarri era stato chiaro fin dall’inizio, dando alla società i nomi dei giocatori da trattenere e altri da cedere. Ma, evidentemente, l’opera di Fabio Paratici non è stata impeccabile da questo punto di vista. Prima Mandzukic, poi Khedira, Matuidi, Rugani, Dybala, Higuain, Emre Can, Cuadrado, e ancora marcia indietro per Higuain (che si è inserito bene) Dybala (che fino alla fine è stato in bilico se restare o essere ceduto), Khedira (improvvisamente rinato per il gioco di Sarri), Matuidi (anch’egli promosso a titolare) insomma, possiamo dire che la confusione in casa Juve è di casa. Eppure eravamo abituati a una Vecchia Signora simbolo di chiarezza di idee e ottima gestione, mentre in questa occasione si sta mettendo in evidenza l’esatto opposto. C’è chi rimpiange Beppe Marotta e c’è chi (Agnelli e Nedved) difendono a spada tratta Fabio Paratici perché il giovane e rampante dirigente della Juve ha lavorato bene in entrata, anche se le circostanze non l’hanno aiutato a fare altrettanto bene nell’uscita dei calciatori suggerita da Sarri. Al momento in mediana ci sono sette giocatori per tre maglie, Khedira, Pjanic e Matuidi al sono i titolari, mentre Ramsey, Rabiot, Bentancur ed Emre Can aspettano di giocare. Lo stesso discorso va fatto per l’attacco, dove Dybala, Mandzukic e Bernardeschi sembrano chiusi da Ronaldo, Higuain e Duglas Costa. Una serie di top campioni di Club da vertice europeo che, tuttavia, devono essere gestiti con l’aiuto della società che dovrebbe in qualche modo alleggerire il lavoro già difficile di tattica e tecnica in una squadra che deve ancora assorbire il credo calcistico del nuovo allenatore. In questo caso il “comandante” Sarri è stato messo davanti a una situazione del tutto nuova. Ma la Juve non può avere smarrito improvvisamente l’antica forma ordinata di chi ha le idee chiare e vincenti. La confusione non è mai regnata alla Continassa. E allora cosa succede quest’anno alla Vecchia Signora d’Italia, nonostante il suo primato in classifica a punteggio pieno?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNla-rosa-extra-large-della-juve-crea-problemi-a-sarri-1013606.htmSi100451001,02,03030254
561013603NewsEditorialeDybala, perché no? Il popolo bianconero se lo chiede.20190825073533In questo caso, è la Juventus a sbagliare?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questo trascinante dubbio amletico ha francamente stufato tutti. Perché nella prima partita giocata a Parma, il giocatore argentino viene in un primo momento schierato in campo fin dalla partenza e poi lasciato in panchina? E perché non è stato neppure considerato nel corso di una gara che nel secondo tempo ha manifestato grandi carenze di tenuta fisica da parte della Juventus? Tutte domande che sembrano ovattate da mistero, o meglio rinchiuse in uno stile Juventus che fa dei segreti aziendali la forza delle sue strategie da non svelare mai a nessuno, neanche alla propria moglie, mamma, fratello o persona cara cui ti fidi ciecamente. E allora non capisci bene se gli ordini impartiti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli,</b> ermetico figlio di cotanta famiglia dinastica, siano un dogma imposto per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici,</b> oppure le operazioni di calciomercato e i suoi rari insuccessi, debbano essere tenuti in tutta segretezza per non dare riferimenti gratuiti agli avversari. Noi sosteniamo che la verità stia sempre in mezzo e, nello specifico caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala,</b> si nasconda una serie di insuccessi a catena che si intersecano tra il fatto che il giocatore gode dei suoi diritti di immagine che non ha intenzione di perdere, assieme alla voglia di restare alla Juve per dimostrare che mister Allegri ha sbagliato tutto nei suoi riguardi. Prima merce di scambio con Icardi, poi messo in mezzo sull’affare Lukaku, adesso in trattative con il PSG e il Barcellona in attesa che il signor Neymar decida cosa fare, insomma questo giovane calciatore della Juventus, campione argentino di indiscusso valore tecnico, sta vivendo un’estate da incubo. E, tra tutte queste cose, a parer nostro c’è anche qualcosa che non convince nell’operato di Fabio Paratici, l’allievo che nel suo ruolo di plenipotenziario del mercato della Juventus <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>deve ancora dimostrare di aver superato il maestro Marotta. Eppure, a proposito del fatto che all’ultimo momento si sia deciso di lasciare Dybala in panchina contro il Parma, Paratici così dichiara ai microfoni di Sky Sport: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La decisione di lasciare Dybala in panchina non è legata al mercato, lui è un grande numero 10 della Juve e siamo contenti che sia con noi. A inizio campionato anche con Allegri c’era</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">bisogno di adattamento, quindi ci schieriamo così”.</b> Dichiarazioni che vogliono dire tutto e niente, che sanno di bugie e di strategie di mercato che non possono essere sbandierate ai quattro venti, ma che lasciano il dubbio di una serie di errori sul suo lavoro che, a parer nostro, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>devono essere presi in considerazione dalla società. Se l’uscita di Dybala debba essere considerata come una sorta di plusvalenza nel tentativo di equilibrare l’andamento del bilancio societario, può avere una sua logica; ma allora perché a oggi la Juve si trova così ingolfata di calciatori che non riesce a vendere e concorrono ad aumentare il debito? Dopo tanti acquisti eccellenti (Ramsey, De Light, Rabiot, Demiral, Danilo, il ritorno di Buffon, Higuain, e le sole uscite di Cancelo, Kean, Caceres, Orsolini, Spinazzola) c’è il pericolo di incorrere in un fair play finanziario? Tutte domande che in questo assurdo, lungo e snervante calciomercato italiano che si protrarrà fino al 2 settembre con due turni di campionato già effettuati, non trovano risposte concrete ma soltanto illazioni. E intanto il tormentone d’estate continua. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNdybala-perche-no-il-popolo-bianconero-se-lo-chiede-1013603.htmSi100451001,02,03030258
571013590NewsCampionatiRocco Arena è il nuovo presidente del Città di Messina20190619191721Un cuore Toro ai vertici del Città di Messina<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ convinto più che mai di fare bene ad investire il suo capitale sul Città di Messina (che presto diventerà Messina F.C.) pur partendo dalla Serie D. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mercoledì firmiamo dal notaio l’atto di acquisto della società giallorossa e venerdì ci presenteremo alla città. L’ho fatto per il mio bisnonno che era di Messina”.</b> Così parla l’imprenditore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rocco Arena</b> che dopo avere risollevato in Spagna le sorti dell’Alicante, adesso ha acquistato la società dello Stretto. Granata fino alla punta dei capelli, Arena ha voluto sin da subito attorniarsi di figure affidabili per quanto riguarda la parte dirigenziale della società. E non è un caso che nel ruolo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Direttore Generale</b> abbia scelto proprio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’ex bomber del Toro Marco Ferrante</b>, mentre a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Morello affiderà</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il ruolo di Direttore Sportivo</b>. A loro il presidente affiderà le operazioni di mercato per entusiasmare la piazza e portare i colori giallorossi più in alto possibile, magari attingendo proprio dal Torino F.C. l’acquisto di qualche giovane di valore. In più, come dice il neo presidente Arena, si sta avviando una partnership con l’Academy granata così com’era stato fatto con l’Alicante. Grande entusiasmo dunque, si sta instaurando nella piazza del football messinese grazie a questo imprenditore capace di partire con l’entusiasmo a mille in una terra che gli sta particolarmente a cuore per i suoi trascorsi famigliari. E poi c’è, come dicevamo pocanzi, il grande nome che fa squillare le trombe di Messina, e cioè quel Marco Ferrante ex bomber del Toro che è stato caldeggiato da Marco Rizzieri, un suo grande amico e attuale coordinatore dell’attività di scouting del Torino F.C. Si sta anche pensando al nome dell’allenatore che potrebbe essere quello di Massimo Costantino. Intanto si apprende che poche ore fa è stato siglato l’accordo nello studio del Notaio Nunzio Arrigo. Sbrigativo questo Rocco Arena e che spirito decisionale alberga in lui che ama il Toro e vuole seguirne l’esempio gestionale. Sì, a Messina il cuore granata che transita velocemente nello Stretto e si instaura tra i tifosi giallorossi che presto si uniranno in gemellaggio coi tifosi del Toro.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Messinafl0711fl0711foto-rocco-arena-.jpgSiNrocco-arena-e-il-nuovo-presidente-del-citta-di-messina-1013590.htmSi100451001,02,03030301
581013587NewsEditorialeE’ ufficiale, la Juve ha scelto Sarri20190616193147Habemus Sarri<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Alla Juve è rivoluzione copernicana. Dalla tecnica, alla tattica, dal vestito elegante, alla tuta, dal pragmatismo di Max Allegri, all’ossessione maniacale di un calcio sarriano perfetto nei passaggi, nel pressing alto, nel continuo correre e verticalizzare il gioco. Ma basterà al popolo juventino vedere un buon calcio con il punto interrogativo di continuare a vincere? Questo lo sapremo cammin facendo! Al momento possiamo solo commentare che alla Juventus è finalmente arrivata la fumata bianca: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Habemus Sarri”</i></b> e poi eventualmente, “morto” un Sarri se ne fa un altro. Scherziamo, naturalmente! Ma c’è qualcosa di nuovo in questo agire della triade <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Agnelli,</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Paratici, Nedved</i></b>, ed è la consapevolezza di volere cambiare aspetto a una Juventus che ha bisogno di essere rinfrescata dal punto di vista tattico e quindi del bel gioco sul campo. Si passa dall’essenzialità alla ricerca di un calcio brillante, moderno e più consono a quelli che sono i canoni dell’attuale football europeo, quello che tutti gli anni ammiriamo in Champions, piuttosto che in Premier League. Ma, per far questo, si prevede pure una sorta di cambiamento anche per quanto riguarda gli interpreti, visto che alcuni giocatori che fanno parte dell’attuale rosa della Vecchia Signora, non avrebbero le caratteristiche tecniche per soddisfare il gioco voluto da Sarri. Insomma, è come dire che cambiando il maestro di musica è inevitabile che cambino pure i suonatori. Signori si cambia, perché con l’arrivo del sessantenne Maurizio Sarri si passa a qualcosa che era inimmaginabile soltanto qualche tempo fa, nel regno dello stile Juventus. E ci piacerebbe sapere cosa ne pensa da lassù l’Avv. Giovanni Agnelli, nel vedere la sua Juve così legata a certi valori nella cura dell’immagine - dentro e fuori dal campo - che decide dopo una lunga e ponderata analisi, di cambiare l’abito indossato per tanti anni. Ma forse è il frutto di un calcio che cambia nella sua fase culturale, più che in quella tecnica e tattica. Svanisce dunque il sogno di tanti tifosi juventini che sulla panchina bianconera avrebbero voluto vedere Pep Guardiola. Un matrimonio che non si è potuto fare, nonostante i ripetuti corteggiamenti, le speranze, i mille contorti ragionamenti che sono stati il frutto del nulla. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E così la Juve nel primo pomeriggio di oggi, ha annunciato ufficialmente sul proprio sito l’arrivo dell’ex allenatore di Napoli e Chelsea, con un contratto triennale che lo legherà alla società bianconera fino al 2022. Pensiamo che Maurizio Sarri prima di firmare, abbia valutato i pro e i contro di venire ad allenare la squadra della società prima in Italia, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere è l’unica cosa che conta”.</i></b> Lui sa che al suo gioco brillante deve aggiungere inevitabilmente la vittoria in Champions League con l’annesso nono scudetto consecutivo. Altrimenti, se così non sarà, per lui si potrà parlare di fallimento. Ecco, diremmo che a tutto ciò che la Juve ha saputo fare in questi anni, Sarri deve apportare l’armonia e la brillantezza di gioco, fermo restando la mentalità di vincere. Ci riuscirà a ribaltare anche culturalmente quel suo grossolano modo di essere anti juventino davanti ai media e agli stessi tifosi? Certe cose non si cambiano con l’esile vento che spira oggi a suo favore, perché c’è da constatare tutta una serie di cose. Intanto vediamo come si presenta il giorno di buon mattino, per il resto si vedrà. Vincere crea entusiasmo, fa allontanare i cattivi pensieri e fa persino diventare amici i più acerrimi nemici. E’ il calcio del nostro tempo, capace di rimuovere offese che sembravano incancellabili.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNe-ufficiale-la-juve-ha-scelto-sarri-1013587.htmSi100451001,02,03030226
591013582NewsCalciomercatoAntonio Conte all’Inter, conflitto tra sentimento e ragione.20190601161917Le farneticazioni scatenate dagli ultras, dopo l`annuncio che l`ex allenatore della Juve siederà sulla panchina dell`Inter.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In merito al nuovo allenatore dell’Inter, in questi giorni ne abbiamo sentito di tutti i colori. Era prevedibile che l’integralismo degli ultras di Juventus e Inter manifestassero tutto il loro disappunto. Tuttavia, certe farneticazioni capaci di esasperare pericolosamente gli animi non sono ammissibili, soprattutto in considerazione della già antica e aspra rivalità tra le due tifoserie. Dunque, cerchiamo di andare per ordine, entrando nel focus del problema che è senza dubbio molto delicato. Cominciamo a dire che Conte, con questa decisione di accettare la panchina dell’Inter, sta spaccando in due la città di Torino. Gli ultras bianconeri, infatti, hanno raccolto online 11.000 firme per togliergli la stella allo Stadium, “vomitando” tutta una serie di irripetibili parole contro l’ex allenatore della Juve. Di contro, il popolo interista in un comunicato emesso sui vari social network, si esprimono con frasi allucinanti sui trascorsi giudiziari di Conte e contro una Juve che, a detta loro, rappresenterebbe il potere corrotto del calcio italiano. Frasi pericolose, pesanti, assurde e senza senso, scritte da chi si è macchiato di reati penali e sportivi, organizzando qualche mese fa anche disordini contro i tifosi del Napoli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma l’analisi di tutto quest’assurdo conflitto tra sentimento e ragione, ci porta a ponderare sulla mancanza di realtà di ciò che è il business del calcio moderno e del suo professionismo, con evanescenti farneticazioni pseudo – sentimentali che sanno di pretesto per aumentare a dismisura i pericolosissimi atteggiamenti di odio fra le tifoserie. In altre parole, riteniamo che Conte non debba essere imputato di tradimento dai tifosi della Juve, non solo in virtù del suo essere professionista, ma anche sul fatto (in conformità a quanto si scrive ormai da molti mesi) che è stata proprio la premiata ditta Andrea Agnelli – John Elkann a non volere Conte sulla panchina della Juve, grazie al retaggio dei cattivi rapporti tra le parti che non sono mai stati risanati. Strategie di calcio moderno, infatti, impongono di non rinforzare in primis le dirette avversarie, lasciando liberi sul mercato i protagonisti legati all’appartenenza storica di una data società. E non è mistero che Antonio Conte, tramite Nedved e Paratici ha dato il suo consenso nel volere ritornare sulla panchina della Juventus, nella città in cui ha casa e che l’ha visto crescere dal punto di vista professionale e umano. Dunque, a questo punto, era gioco forza che il bocconcino sarebbe stato appetibile dall’Inter che, capitanata da Beppe Marotta (altro ex, mandato via dalla società bianconera) ha approfittato della situazione per proporre a Conte un lauto contratto ed essere il personaggio adatto per il dopo Spalletti. Tuttavia, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mal comune”</b> degli ultras non accetta questo discorso, perché si pensa in un Conte traditore e mercenario che ha accettato di andare ad allenare l’odiata Inter. Così si esprime in merito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi: “Siamo professionisti, ma l’amore per la Juve resta. Conte non ha rinnegato la sua juventinità e può andare dove vuole, perché l’amore per i colori bianconeri resta lo stesso. Ci sono tanti giocatori che dalla Juventus sono andati all’Inter, io, Causio, Tardelli, Schillaci…..”</b> Già, tanti giocatori e allenatori (aggiungiamo noi) come Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi che non ricordiamo fossero stati vilipesi e oltraggiati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma c’è ancora un’altra riflessione su quello che oggi è il calcio con i suoi iperbolici interessi economici di aziende che sono entrate a far parte delle quotazioni azionarie nelle borse europee. E quando si parla di organizzazione aziendale e di professionismo, ci si riferisce anche a questo. Si pensi, ad esempio, come in questi giorni l’andamento delle azioni della Juventus in Borsa, oscillano con un + 7% se si parla e si scriva di Pep Guardiola come prossimo allenatore della Vecchia Signora, anche se gli ultimi aggiornamenti in merito portino ormai a pensare a Maurizio Sarri come coach della prossima stagione. Già, Sarri! A proposito, restando sempre sui vari tradimenti pseudo – sentimentali manifestati dagli ultras, chi ricorda le parole pesanti dell’ex allenatore del Napoli contro la Juventus nelle varie conferenze stampa? E chi ricorda ancora quel provocatorio “dito medio” alzato dallo stesso allenatore e rivolto contro i tifosi juventini? E allora, di che cosa stiamo parlando? Nel calcio d’oggi tutto è il contrario di tutto. Si metta dunque in moto il cervello, e non ci si perda in assurdi e deliranti pensieri per un pallone che non può più supportare logiche di tradimenti sentimentali.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-conte.jpgSiNantonio-conte-all-inter-conflitto-tra-sentimento-e-ragione-1013582.htmSi100451001,02,03030397
601013581NewsEditorialeStefano Abatangelo, quando il pugilato è esempio di vita.20190530194555Un campione che conquista per la sua umanità<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Chi pensa che il pugilato sia uno sport feroce, adatto a chi è dotato soltanto di forza fisica, probabilmente non conosce a fondo i meccanismi di questo antico modo di duellare su un ring contro uno sfidante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Abatangelo</b> tornato sul trono nazionale dei mediomassimi a giugno dello scorso anno, è un pugile che sa di vita, di esperienza, di lavoro e sacrifici. Nobile di pensiero e fine conoscitore di filosofie di vita che sono il retaggio di un’educazione famigliare che gli ha trasmesso i veri valori umani, Stefano ama questo sport fin da ragazzino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nel</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">pugilato devi metterci soprattutto cervello. Su ogni cosa, è la testa che comanda tutto. Senza di quella</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">non si va da nessuna parte”</b>. Sono pillole di saggezza che escono spontanee dalla bocca di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Abatangelo</b>, 37enne campione italiano dei mediomassimi e professionista dal 2005. Il suo palmares parla di 20 vittorie (6 prima del limite), un pareggio e sei sconfitte. Nella sua carriera ha conquistato 2 titoli italiani, ha combattuto e perso 2 titoli europei, prima in Germania nel 2013 contro Braehemer e poi in Danimarca nel 2014 contro Skoglund. Sconfitte che sanno di dignità morale e di forza mentale, per essere riuscito ad ultimare questi incontri perdendo ai punti. Poi, il 25 maggio scorso, in un incontro internazionale sugli 8 round, organizzato come match di preparazione ad un evento intercontinentale, Stefano Abatangelo ha battuto alla quinta ripresa Mile Nikolic per kot. Ma ciò che impressiona di questo pugile campione dei mediomassimi di Montanaro in provincia di Torino, è la qualità della persona capace di non fermarsi mai davanti a nulla. Il coraggio è il suo pane quotidiano e l’intelligenza è il suo supporto di vita. Ma Stefano è un lavoratore instancabile capace di dividersi tra mille impegni, cui fa fronte ogni giorno con assoluta capacità personale. A nessuno fa mancare il suo apporto, si parli della famiglia, piuttosto che del lavoro nel suo banco di generi alimentari al mercato di Corso Racconigi a Torino, che divide con la fatica degli allenamenti in palestra in preparazione a match da disputare. E’ come svestirsi dell’abito di tutti i giorni e poi andare in palestra, infilare guantoni, scarpette e pantaloncini e allenarsi a dovere. Due momenti che racchiudono la sua giornata, in cui nulla fa mancare a nessuno. Ai figli, alla moglie, ai suoi affetti più cari, ai suoi clienti di mercato, ma anche agli amici che passano, lo salutano e desiderano sapere come va, cosa si dice e cosa si fa. Per tutti c’è un’attenzione particolare da parte di Stefano, e una stretta di mano o una sana pacca sulle spalle non si nega a nessuno. E poi quel suo modo di intrattenersi con la gente per raccontare un po’ di lui, di com’è realmente, di cosa pensa del suo sport preferito, del suo mondo, delle sue abitudini e della sua giornata che inizia sempre di buon mattino. Estate o inverno, Stefano Abatangelo è sempre là, a guadagnarsi da vivere per lui e la sua famiglia con l’orgoglio di esporre le foto e le locandine dei suoi match di pugilato. Sì, Stefano è un grande personaggio, è la serietà fatta in persona, e tutto ciò che la vita gli dà, se l’è guadagnato con il sacrificio, con la forza e la determinazione di chi non deve dire grazie a nessuno se non a se stesso. Questo è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stefano Abatangelo</b>, campione italiano dei mediomassimi. Un esempio, cui non ti basta mai ascoltarne i pensieri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-stefano-abatangelo.jpgSiNstefano-abatangelo-quando-il-pugilato-e-esempio-di-vita-1013581.htmSi100451001,02,03030291
611013580NewsCampionatiIl romanzo del pallone, tra lacrime e addii.20190527180756L`ultima domenica del campionato di Serie A, ha riservato molte emozioni. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è concluso il campionato di Serie A 2018/’19. Una domenica di tristezze in cui il calcio italiano ha manifestato una summa di sentimenti capaci di contrapporsi tra lacrime di gioia e malinconici addii. Gioisce l’Atalanta di Gasperini che vincendo contro il Sassuolo si è piazzata al terzo posto in classifica con 69 punti assieme all’Inter, la quale soffrendo smisuratamente contro un ottimo Empoli, entra a far parte della Champions League del prossimo anno. Milan, Roma e Lazio, (che vincendo la Coppa Italia si è qualificata ai gironi di Europa League) entrano in Europa, mentre Chievo, Frosinone ed Empoli vanno mestamente in Serie B. Si salvano per il rotto della cuffia Genoa e Fiorentina, che pareggiando una partita priva di intensità per evidente paura di offendersi reciprocamente, accolgono con entusiasmo la sconfitta dell’Empoli. Peccato per la squadra di mister Andreazzoli, che ha espresso un buon calcio fino alla fine e capace di mettere in serie difficoltà la pazza Inter di Spalletti. Emozioni e adrenalina ad alti livelli per gli appassionati di calcio che, tranne le partite Sampdoria – Juventus (gara insignificante), Cagliari – Udinese e Frosinone – Chievo, hanno tenuto il fiato in sospeso. Ha vinto il Bologna contro il Napoli (straordinaria l’impresa fatta da Mihajlovic) ed ha vinto anche il Toro di Mazzarri e la Roma di Ranieri che hanno salutato gli addii eccellenti di Emiliano Moretti che ha appeso le scarpe al chiodo, quello di Daniele De Rossi che ha lasciato la sua Roma per volere della società giallorossa. E ancora mister Ranieri, prima chiamato per risolvere i problemi della Roma nel dopo Di Francesco e poi frettolosamente non confermato. Film che si ripetono col passare degli anni, ingratitudini e struggenti visioni di un pallone sempre pronto a raccontarti la vita con tutte le sue sfaccettature. Una metafora perfetta dove lo sgorgare delle lacrime è il significato di momenti di gioia e di dolore, di sorrisi, di braccia alzate al cielo e di tristezze su volti che manifestano la propria delusione. Così come l’Empoli che va in Serie B dopo aver creduto legittimamente fino alla fine di restare in Serie A. E così come i tifosi di Torino e Roma che perdono due calciatori e un allenatore tanto amato. Diverse queste figure, diverse queste storie che comunque raccontano l’unico senso romantico di un pallone che fa dell’emozione il significato di ogni cosa. E allora ci chiediamo cosa mai sarebbe il calcio senza il gol e senza i suoi personaggi che gli ruotano attorno, costruendo percorsi professionali che sfociano nell’umano dei sentimenti più profondi. Nulla è per sempre, tutto si può protrarre per lungo tempo, ma niente ti garantisce l’eterno, almeno tra noi comuni mortali. E quando vedi stadi come quelli di Torino e Roma che sono gremiti di tifosi non tanto per l’esclusivo senso del gioco del calcio, ma per quello che rappresenta nei suoi valori umani, allora tutto ritorna come qualcosa che dà il significato profondo a chi in maniera superficiale vede soltanto il calcio al pallone come una semplice pedata per fare gol. No, dentro c’è l’emozione, c’è la rabbia, ci sono gli abbracci, c’è la persona in quanto tale. Schegge di momenti di sport che enfatizzano la fragilità dell’uomo nella sua essenza. E’ stata dunque la domenica della commozione ma anche dei verdetti finali, delle giustizie, delle ingiustizie, delle gioie e delle delusioni talora inaspettate. Ma non è proprio come il nostro quotidiano?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711l'addio-di-de-rossi.jpgSiNil-romanzo-del-pallone-tra-lacrime-e-addii-1013580.htmSi100451001,02,03030304
621013578NewsEditorialeFabio Viglione racconta la storia di un campione vero20190525134666Tra passione, emozione e sentimenti granata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Emiliano Moretti, dopo aver disputato seicento partite da professionista, ha dichiarato che dalla prossima stagione non scenderà più in campo. La sua è stata una scelta coraggiosa e difficile, maturata dopo un travaglio interiore che solo alcuni giorni fa ha voluto rendere noto con la sobrietà e lo stile che lo contraddistinguono. Anche a fronte delle richieste di segno contrario di allenatore e società, ha scelto di lasciare il calcio giocato al termine di una stagione vissuta da protagonista in un Toro che ha ritrovato il suo tremendismo e la sua identità. Non solo un buon piazzamento ed una positiva stagione. Per sei anni ha vestito la maglia granata con assoluta dedizione e massima professionalità. Ho avuto modo di vedere la conferenza stampa, convocata alla presenza dello staff tecnico del vertice societario e di tutti i suoi compagni e devo dire che mi ha regalato davvero emozioni forti. Le modalità con le quali ha comunicato la sua decisione rappresentano la sintesi del suo modo di essere campione. Si, non esagero, un campione. Quello che lui, con la consueta umiltà, proprio nella conferenza stampa, ha dichiarato di non essere mai stato. Moretti è un campione di serietà e di stile. E’ un campione di umiltà e professionalità. Non è mai stato il calciatore da copertina, quello pronto ad esibire numeri spettacolari, fisico e tatuaggi. Non è mai stato l’atleta che ha fatto dell’individualismo uno sgomitare continuo in campo e fuori, anteponendo il perseguimento della propria affermazione professionale. La sua grandezza l’ha costruita scendendo in campo e dando sempre più del massimo per la propria squadra. La sua professionalità l’ha vissuta facendo sempre vita da atleta con i conseguenti sacrifici quotidiani che la scelta impone. Il suo stile lo ha sempre portato con sé tenendosi lontano da riflettori e microfoni nelle giornate di vittoria e mettendoci la faccia nelle giornate storte. La sua umiltà l’ha dimostrata mettendoci sempre il massimo negli allenamenti, spronando i più giovani e dispensando incoraggiamenti e consigli ai compagni. Lentamente, partita dopo partita, si è ritagliato il ruolo di <i style="mso-bidi-font-style: normal;">leader</i> silenzioso, sposando la filosofia granata senza mai ostentare un attaccamento alla maglia che, al contrario, viveva con i fatti e non a parole. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche la convocazione in Nazionale, momento sognato da qualsiasi calciatore, lui l’ha vissuta come un traguardo conseguito dal Toro e non come un vanto o un merito individuale. “<i style="mso-bidi-font-style: normal;">Non sono un campione</i>” ha più volte affermato. Ma sono proprio i calciatori come Moretti che consentono ad un insieme di atleti di diventare squadra. Sono proprio i calciatori come Moretti che vanno presi come modello di riferimento perché in loro c’è l’essenza di uno sport che con queste storie di vita si riscatta. Si riscatta dallo sfrenato ed effimero <i style="mso-bidi-font-style: normal;">business</i> che spesso mette da parte la passione e l’etica di un fenomeno che ha saputo rappresentare, in età moderna, molto più di un semplice gioco. E’ un esempio per i giovani perché rappresenta il senso più autentico della professionalità e della passione, alimentata in un quotidiano vissuto con dedizione ed entusiasmo. Un entusiasmo per un gioco meraviglioso che può diventare professione e scelta di vita anche se non si hanno le qualità di Messi. Solo così si riesce ad essere quello che Moretti è stato, un difensore che a trentotto anni, fino a qualche settimana fa, non faceva vedere palla a giocatori della massima serie di quasi vent’anni in meno. Anche per merito suo la porta è rimasta imbattuta per sei partite consecutive, altro record di solidità. Un record cui ha contribuito spendendosi in corse per il compagno in difficoltà, applicazione tattica esemplare e determinazione in ogni momento della gara. Le parole timide quanto spontanee che molti dei suoi emozionati compagni di squadra gli hanno rivolto dopo aver appreso la sua decisione sono lo specchio più autentico del suo successo. La sua forza dentro e fori dal campo per cementare il gruppo, riconosciuta dallo stesso allenatore, non si misura solo nei contrasti vinti e nelle diagonali efficacemente realizzate o in qualche gol messo a segno. (Che goduria il suo gol nella vittoria a S. Siro contro l’Inter!). <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Moretti non è stato solo un ottimo difensore. Moretti è stato un protagonista assoluto di questi sei anni che hanno segnato una crescita evidente del club, della squadra e, conseguentemente, delle ambizioni. Quest’anno poi, era partito per fare la riserva e vivere prevalentemente per fare da “chioccia” ai giovani difensori ma ha finito per essere sostanzialmente un titolare a forza di prestazioni maiuscole. Prestazioni fatte di grande sostanza e sempre vissute in chiave di costruzione di equilibri tattici e di crescita di personalità ed autostima del gruppo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è un caso, allora, che una società sana ed ambiziosa come quella granata gli abbia immediatamente proposto di restare per cominciare un nuovo percorso. Un percorso da dirigente per mettere a frutto quel patrimonio di serietà, di dedizione e di sensibilità che può essere prezioso nella costruzione delle alchimie di un gruppo chiamato a rappresentare il popolo granata. Non voglio scivolare nella retorica ma quando si parla di Toro è necessario partire da concetti identitari. Un calciatore come lui, che ho avuto il piacere di conoscere, possiede tutte le qualità per trasmettere valori di lealtà e dedizione a quanti faranno parte del Toro che verrà. Saprà spiegare che cosa unisce questo popolo straordinario e quali qualità chi indossa la maglia granata deve custodire dentro di sé per diventare protagonista. Raccontare un aneddoto, consigliare una lettura, richiamare l’attenzione su particolari decisivi che fanno la differenza. Tra un giocatore del Toro e un giocatore da Toro.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Non so se la maglia granata con il suo numero 24 sarà ritirata. Potrebbe essere un doveroso omaggio. Se così non dovesse essere, chi la indosserà non potrà che ispirarsi ad un campione silenzioso come lui. E sarà la più importante eredità che questa lunga esperienza avrà trasmesso al mondo granata. Aggiungendo un altro solido mattone in grado di arricchire di valori umani la storia di un club che non può definirsi solo una semplice squadra di calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Fabio Viglione</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><a name="_GoBack"></a><font size="3"><font face="Calibri"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style="mso-spacerun: yes;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp; </font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Romafl0711fl0711avv.-fabio-viglione-600x800.jpgSiNfabio-viglione-racconta-la-storia-di-un-campione-vero-1013578.htmSi100451001,02,03030378
631013577NewsCampionatiIl giorno di Emiliano Moretti, l’ultimo del calcio giocato20190525122032Un campione anche nella vita.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il popolo granata gli sta preparando una grande festa e il Gallo Belotti, assieme ai suoi compagni, sta pensando di cedergli la fascia di capitano proprio nella sua ultima partita. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Moretti, 38 anni, 600 partite giocate in Serie A, 6 stagioni al Torino dopo avere indossato le maglie di Fiorentina, Juventus, Modena, Bologna, Valencia e Genova</b>, una carriera da calciatore eticamente perfetta, chiude con il calcio giocato. Lo ha ufficializzato nel corso della conferenza stampa cui ha partecipato anche il presidente Cairo. Un attimo di inevitabile commozione ha assalito Moretti nel momento in cui si è rivolto ai presenti dicendo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Grazie</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toro, è il momento giusto”.</b> Una parabola calcistica, la sua, che sa di storia, di dedizione al lavoro, di alto senso dell’appartenenza che sfocia immancabilmente nella serietà di un professionista che ha fatto del pallone la sua vita, il suo lavoro. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ricordo indelebile che è scritto tra le pagine del suo libro personale e fa da esempio a tanti giovani che amano il calcio e intorno ad esso ne costruiscono i propri sogni. Sembra incredibile che attorno a calciatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Moretti</b> si costruiscano percorsi di sport e di vita da far riflettere, annullando per una volta i qualunquistici pensieri di calciatori ricchi, strapagati e senza anima. Non è così, perché pur vivendo in un mondo particolare che ti dà indubbiamente benessere e notorietà, c’è sempre il risvolto umano che deve essere rispettato. E quando si parla di emozioni, di brividi che scorrono come rigagnoli sulla schiena, di lacrime che avvalorano la sensibilità della persona, allora possiamo parlare di grandi uomini che vanno sempre oltre ogni cosa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Domenica contro la Lazio sarà l’ultima volta che mi vestirò da calciatore”</b> dice Moretti al centro della sala stampa dello stadio Grande Torino, mentre il presidente Cairo e Walter Mazzarri seduti accanto a lui lo ascoltano in religioso silenzio. E mentre tutti i suoi compagni di squadra presenti assieme alla moglie di Emiliano e i figli che sono seduti in prima fila, Moretti continua il suo discorso rotto dall’emozione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Questo non è un momento facile per me – sono contento, sono felice perché chiudo una parentesi importante e bellissima della mia vita. La chiudo cosciente di stare ancora bene, e quindi ringrazio il presidente Cairo, Walter Mazzarri per avere provato a convincermi di cambiare idea, ma credo che sia il momento giusto. Devo dire grazie alla mia famiglia e a tutte le persone che mi hanno dato qualcosa dentro e fuori dal campo”. </b>Già, le persone che gli hanno dato qualcosa dentro e fuori dal campo! Un po’ come dire che anche in questo mondo del pallone così particolare e ricco di denaro, c’è sempre bisogno degli altri, di non sentirsi soli facendo un distinguo tra millantatori e persone perbene. Significa restare coi piedi per terra, significa non fare voli pindarici e non abbandonarsi a effimere illusioni di onnipotenza. C’è l’uomo con tutte le sue fragilità, c’è il campione che rincorre il pallone per tanti anni e poi si accorge che nulla è per sempre. E’ una legge di vita che non risparmia nessuno e che rende il gusto dolce – amaro delle cose fatte senza rimpianto alcuno. Ecco, pensiamo davvero che in quella conferenza stampa così nutrita di colleghi, amici, affetti più cari di Emiliano Moretti, siano passati alla mente questi pensieri, queste riflessioni di vita che immancabilmente rispolveriamo in questi momenti. E allora diciamo grazie A Emiliano Moretti che chiude con il calcio giocato, ma continuerà ad essere utile al Torino magari in veste di dirigente della società granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-emiliano-moretti.jpgSiNil-giorno-di-emiliano-moretti-l-ultimo-del-calcio-giocato-1013577.htmSi100451001,02,03030286
641013575NewsEditorialeMassimo Bava e il destino di chi vale davvero.20190524163927L`attuale Responsabile del Settore Giovanile del Torino, è candidato alla promozione di Direttore Sportivo della Società Granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono persone al mondo che per valore professionale e umano sono destinate al successo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b>, attuale Responsabile del Settore Giovanile del Torino F.C. fa sicuramente parte di questa categoria. Persona di poche parole e non particolarmente avvezza alla ribalta dei riflettori accesi, Bava è personaggio di qualità che preferisce lavorare senza clamori per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. E’ un po’ come dire di far parlare i fatti, perché le parole vanno sempre al vento. E purtroppo sono troppe le effimere parole che inondano il mondo del pallone, così, quando trovi qualcuno che ama i fatti, ti sembra quasi di non crederci. Conosco da qualche anno Massimo Bava e posso dire di avere seguito il suo lavoro nell’ambito del Settore Giovanile del Torino che è lievitato nella conquista di trofei ma anche nella crescita esponenziale dei giovani calciatori. Sembra ieri, eppure sono passati ben sette anni da quel 2012 in cui Bava è stato incaricato dal Torino F.C. di ricoprire il ruolo che attualmente riveste in seno alla società. E non è un caso che tra gli altri è stato insignito del prestigioso Premio Maurizio Maestrelli, per essere riconosciuto come miglior Responsabile del Settore Giovanile in Italia. Un attestato che mette in evidenza il grande lavoro svolto in questi anni con tutto il Settore Giovanile Granata. In passato persino la Juventus l’ha contattato per passare dall’altra sponda torinese, tuttavia, pur con l’orgoglio di sentirsi stimato per il lavoro fatto, ha dichiarato di stare bene al Torino con il presidente Cairo. E adesso che il patron del Toro ha incassato le dimissioni del DS Petrachi che andrà alla Roma, sta seriamente pensando di affidargli quel ruolo di dirigente che è rimasto vuoto. Una figura che il presidente ha studiato molto bene perché Bava è in sintonia con il suo modo di gestire la società sempre molto attenta ai conti, all’ordine dei bilanci che si riflettono soprattutto nelle plusvalenze ricavate dalla valorizzazione di mercato dei calciatori. Una forma mentis ideale per un dirigente di azienda calcio, capace di operazioni importanti pur non disponendo di budget astronomici. Così come sta facendo con il Settore Giovanile del Toro, in cui le squadre minori granata hanno raccolto molti successi su scala nazionale. In base a quanto sono le nostre informazioni, la promozione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b> dovrebbe avvenire a conclusione dei campionati giovanili. Tuttavia, restano delle serie riserve da parte del Presidente Cairo, che riguardano il posto eventualmente lasciato vuoto dallo stesso Bava. Trovare una figura alla sua altezza nel conoscere il mondo del calcio giovanile non è cosa semplice, proprio in considerazione del fatto che il presidente del Toro tiene particolarmente a coltivare i giovani granata che sono il patrimonio della società. Noi riteniamo che al di là di questo reale problema venuto a crearsi con l’addio di Petrachi, si possa in qualche modo trovare l’alternativa nel ruolo di responsabile del Settore Giovanile Granata. Massimo Bava è un valore aggiunto in casa Toro, questo Cairo lo sa. Per questo siamo convinti che la soluzione ideale la si troverà a breve, beneficiando della serietà professionale del nuovo DS del Toro. Certo, non sarà facile per Bava occupare un ruolo così diverso dall’attuale, tuttavia, pensiamo che la sua serietà riportata da sempre sul lavoro e l’etica che gli riconosciamo come valore professionale, siano ingredienti ben saldi nel suo essere, nel suo pensare che la dedizione al lavoro paghi, soprattutto se è supportata dal grande senso di appartenenza. Sappiamo anche che in società si stanno valutando altri possibili profili di ds come Riccardo Bigon che ha lavorato con Mazzarri ai tempi in cui è stato allenatore a Reggio Calabria e Napoli, e poi si fa anche il nome dell’attuale ds dell’Empoli Riccardo Pecini. Nomi sicuramente affidabili in un ruolo che è già <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>garanzia per esperienza nel settore specifico della direzione sportiva di società di calcio, tuttavia, il nome di Massimo Bava può avere la priorità perché è un personaggio fatto in casa e perché ha tante affinità con la gestione di budget non proprio stratosferici, ma sufficienti per significare meno spesa e più ricavi. Proprio come intende il presidente Cairo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-massimo-bava.jpgSiNmassimo-bava-e-il-destino-di-chi-vale-davvero-1013575.htmSi100451001,02,03030242
651013573NewsCampionatiBeppe Gandolfo, “Alla stagione del Torino do un bel 7”20190523153441Intervista al giornalista delle reti Mediaset.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe Gandolfo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>, scrittore e giornalista delle reti Mediaset, è da sempre un grande tifoso del Toro. Una passione radicata nel tempo e rafforzata da quella grande storia del Torino che gli ha dato modo di incrementare con le sue opere la già vasta letteratura granata. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il Toro che vorrei”, “Meroni,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’artista campione”, “Il mio Toro”</b> e tanti altri libri pubblicati, sono la testimonianza del suo attaccamento a una squadra di calcio che per lui è qualcosa di più che una semplice passione. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Gandolfo</b> è il giornalista che racconta Torino all’Italia con il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Un anno in</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piemonte”</b>, il volume edito da EnneCi Communication che quest’anno è giunto alla sedicesima edizione. E’ un po’ come rivivere anno dopo anno, i palpiti e i respiri talora affannosi di un Piemonte che si manifesta con orgoglio agli occhi dell’Italia. Oggi l’abbiamo incontrato per rivivere insieme un anno di Toro, tra sogni europei svaniti sul traguardo finale, ma con l’orgoglio e la consapevolezza di avere raggiunto dopo tanti anni un livello davvero importante.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe, come spieghi la debacle del Toro a Empoli?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Premesso che do alla stagione del Torino un bel 7, dico che nel momento in cui la Lazio ha vinto la Coppa Italia e il Toro ha capito che matematicamente era impossibile entrare in zona Uefa, c’è stato un calo totale di tensione. Quindi, trovandosi di fronte a una squadra che giocava per la vita o per la morte come l’Empoli, il Toro ha capito che forse dando anche il massimo per vincere la partita, sarebbe stata comunque un’impresa inutile”. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma c’è ancora una speranza di entrare ugualmente in Europa, visto che i problemi legati al fair play finanziario del Milan consentirebbero al Toro di partecipare alla competizione europea. Tu cosa pensi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono stato spesso molto critico nei confronti di Cairo, imputandogli alcune scelte sbagliate, errori e mancanza di passione. Ma bisogna dargli atto di aver messo il bilancio del Torino in regola e se dovesse succedere com’è successo con il Parma, non la ritengo un’entrata dalla porta di servizio ma un’entrata di diritto, perché se ci sono delle regole devono essere rispettate. Dunque, chi non ha rispettato il fair play finanziario è giusto che sia penalizzato, mentre chi l’ha rispettato, deve essere premiato. Ricordo che abbiamo vissuto fior di presidenti delinquenti che hanno massacrato i bilanci del Toro, ma una volta che abbiamo un presidente che ha fatto della correttezza finanziaria il proprio vanto, ebbene, tutto questo gli va riconosciuto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe, perché quest’anno la squadra di Mazzarri non è riuscita ad avere continuità?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che sia un problema di motivazioni, nel senso che il Toro ha giocato molto bene tutte le partite con le cosiddette grandi. Tranne la partita iniziale con la Roma, abbiamo giocato benissimo i due derby con la Juve, poi contro l’Inter, il Milan, l’Atalanta che è la rivelazione di questo campionato, mentre ci siamo distratti e abbiamo perso punti in casa contro il Bologna, il Parma, il Cagliari. Credo che si tratti di mancanza di maturità, di concentrazione e di non sapere affrontare questo tipo di partite con il piglio giusto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mazzarri è davvero l’allenatore giusto per il Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo non lo so, so soltanto che all’inizio dell’anno avevo pronosticato una squadra che avrebbe fatto tanti pareggi, che non avrebbe beccato sonore sconfitte, ma che non avrebbe mai messo in pratica un gran bel gioco, conoscendo in parte le esperienze precedenti di Mazzarri. Abbiamo pareggiato tante partite, non abbiamo mai preso delle sonore batoste (tranne contro l’Empoli) e il bel gioco lo abbiamo visto soltanto a tratti e non con continuità. Detto questo, ritengo Mazzarri un allenatore solido, molto sanguigno, preciso nel preparare le partite inibendo il gioco avversario piuttosto che curare l’offensiva. Ma se pensiamo all’esperienza precedente con Mihajlovic, in cui si andava tutti in attacco per vincere e poi non si combinava nulla, quest’anno con Mazzarri abbiamo raggiunto ottimi risultati anche grazie a uno spogliatoio coeso e una buona preparazione atletica”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tra i giocatori in forza al Toro, c’è qualcuno che ti ha deluso quest’anno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente Zaza, perché ha fallito le premesse iniziali incappando in una stagione storta dal punto di vista del gioco, ma anche dell’atteggiamento, del nervosismo, dell’incapacità di entrare nei meccanismi dello spirito Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi ti ha invece entusiasmato particolarmente?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Emiliano Moretti. Domenica prossima lo stadio deve venire giù, per Moretti. E’ il più grande giocatore che ha avuto il Torino negli ultimi anni, non solo come prestazioni effettuate ma anche per l’abnegazione, lo spirito, la serietà, il sacrificio, l’eleganza che ha mostrato sul campo. Moretti é una ricchezza che il Toro non può perdere. E anche se ci sarà l’addio al calcio giocato, dico che il Torino deve ripartire da Emiliano Moretti. Mi auguro che sarà il prossimo dirigente del Torino, perché questo giocatore ha incarnato perfettamente lo spirito Toro, in un mondo del calcio fatto di procuratori e di esorbitanti interessi economici. Per questo, mi piacerebbe che domenica prossima lo stadio gli tributasse un grande ringraziamento”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo all’addio di Petrachi. Chi vedi in sua sostituzione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Petrachi ha lavorato molto bene al Toro, curando molto le plusvalenze e partecipando attivamente a mettere sempre in regola i bilanci del Torino. Ma Petrachi ha anche scovato calciatori come Meitè e soprattutto Nkoulou che nessuno conosceva prima, mentre adesso metà delle squadre europee lo vorrebbero. Chi verrà al suo posto non lo so, tuttavia posso dire che mi piacerebbe che questo ruolo fosse proposto a Massimo Bava, l’attuale responsabile del Settore Giovanile del Torino, che conosco molto bene e lo ritengo una persona straordinaria, eccezionale, pulita e puntigliosa. Certo, inizialmente mancherà di esperienza in quel ruolo di direttore sportivo, così diverso da quello che attualmente occupa. Tuttavia, penso che Bava sia davvero la persona indicata a far bene il DS del Torino F.C.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire, Torino – Lazio che partita sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà una bella partita, perché nessuna delle due squadre avrà più nulla da chiedere alla classifica. Senza tanti tatticismi, ma con tanta voglia di divertirsi e far divertire il pubblico. Una partita con tanti gol, magari un 3 a 3 come Lazio – Bologna di lunedì scorso”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711foto-gandolfo.jpgSiNbeppe-gandolfo-alla-stagione-del-torino-do-un-bel-7-1013573.htmSi100451001,02,03030269
661013572NewsCoppeJuventus, Mourinho è in pole position per essere il nuovo allenatore20190521174322Chi l`avrebbe mai detto......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono diversi indizi che fanno pensare che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Josè Mourinho,</b> il quale è stato visto incontrare Andrea Agnelli a Torino, sarà il nuovo allenatore della Juventus. Il primo fra tutti conduce al nome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jorge Mendes</b>, il potente agente di Mourinho che ha portato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> alla Juve ed ha un ottimo rapporto di amicizia con Paratici e Agnelli. Pare che lo stesso Mendes stia ricucendo il rapporto tra l’allenatore portoghese e CR7, incrinatosi qualche tempo fa per non precisati motivi di incomprensioni personali. Tuttavia, questa scelta di portare Mourinho alla Juventus avrebbe bisogno di un grande lavoro di diplomazia, in un ambiente che storicamente è ostile alla figura dello Special One fin dai tempi in cui vinse il triplete con l’Inter. Polemiche, provocazioni e antipatie protratte fino all’ultima partita di Champions giocata in casa dalla Juve contro il Manchester United e che all’apparenza sembrerebbero insanabili d’ambo le parti. Una situazione di repellenza ad personam che si innesca a livello epidermico e non tiene conto dell’opportunità di venirsi incontro per il bene di entrambi. Infatti, se è vero che la Juventus con il Mou risolverebbe il problema di una maggior conoscenza del calcio europeo inteso come espressione cinica, è altresì vero che lo stesso allenatore portoghese avrebbe l’opportunità di sistemarsi in una società di calcio e un ambiente che ha tanta sete di Champions. E poi Mourinho è tra i più quotati allenatori di club europei che in questo momento è libero da legami contrattuali, cosa da non sottovalutare, viste le difficoltà per avere Pochettino, piuttosto che Guardiola e Klopp. Ma c’è anche l’esteta Sarri dietro l’angolo, l’ex allenatore del Napoli attualmente in forza al Chelsea, che tuttavia in passato è stato coinvolto in polemiche contro la Juve. E allora tutto questo giro di situazioni di odio sportivo, di allenatori e di tifoserie che si guardano in cagnesco, fanno pensare che nel calcio tutto è il contrario di tutto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi Allegri non lo vogliamo”,</b> tifoseria juventina dixit cinque anni fa. E poi? cinque scudetti vinti, quattro Coppe Italia, due Supercoppe e due finali di Champions. E allora dove sta la verità in un mondo del calcio che prima sembra avverso all’appartenenza di certe figure, e poi ne fa tesoro come se nulla fosse stato. Le polemiche fanno parte del gioco, le simpatie e le antipatie si rincorrono come se una avesse bisogno dell’altra per esistere, ma la vittoria alla fine è quella che mette tutti d’accordo. Dunque, nel calcio mai dire mai. E se arriverà Mourinho, hai visto mai che il popolo bianconero insorga con cortei e cori, tipo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mourinho non lo vogliamo”</b> e poi ti vince la tanto sospirata Champions e magari altri trofei e scudetti. Corsi e ricorsi storici di un pallone che spesso si perde tra i meandri qualunquistici del nulla, ma che poi si ritrova nel celebrare ciò che prima non poteva immaginare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-josè-mourinho.jpgSiNjuventus-mourinho-e-in-pole-position-per-essere-il-nuovo-allenatore-1013572.htmSi100451001,02,03030320
671013569NewsCampionatiL’Atalanta delle meraviglie20190516175998La Dea, nonostante la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Lazio, resta la migliore realtà calcistica del nostro campionato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Dea, prossima avversaria della Juventus nel penultimo turno di campionato, nonostante la delusione della sconfitta da parte della Lazio nella finale di Coppa Italia, possiamo definirla come una squadra che più d’ogni altra gode dei favori del bel gioco, paragonabile per dinamismo, brillantezza e ordine tattico, alle migliori compagini inglesi di questo momento. I bergamaschi, infatti, con 65 punti in classifica occupano il quarto posto a un solo punto dall’Inter. Un obiettivo intrigante per i giocatori di Gasperini, che accarezzano il sogno di partecipazione alla Champions 2019/’20. Tuttavia, il cammino in questo campionato della Dea non è sempre stato così brillante, come da un certo punto in avanti. Se infatti proviamo a ripercorrere le prestazioni della squadra di Gasperini fin dall’inizio dell’attuale campionato, ci accorgiamo delle tante traversie sostenute prima di arrivare a tale livello. L’iniziale esclusione del Milan in Europa League avrebbe portato la Dea ad accedere direttamente alla fase a girone, ma dopo che il ricorso presentato dai rossoneri è stato accettato, ai bergamaschi è toccato disputare in piena estate i turni preliminari, eliminando il Sarajevo e l’Hapoel Haifa. Nel frattempo è iniziato l’attuale campionato di Serie A, e l’Atalanta con il 4 a 0 inflitto al Frosinone, realizza come numero di gol un qualcosa che alla prima giornata di campionato non si verificava da dieci anni. E intanto continua il percorso degli orobici in Europa League con il match d’andata contro i danesi del Copenaghen terminato a reti bianche, ma la squadra di Gasperini sembra decisa a vendere cara la pelle nello scontro di ritorno. Intanto, la partita di campionato contro la Roma finisce 3 a 3 e l’Atalanta si avvia subito a disputare il match di ritorno in Europa League. La partita termina a reti inviolate e la Dea è costretta a effettuare i tempi supplementari e i calci di rigore, che la estromettono dalla competizione europea per effetto degli errori dal dischetto di Papu Gomez e Cornelius. Questa delusione, davvero cocente per gli orobici, ha subito creato un periodo negativo a livello mentale e fisico, dovuto anche a una preparazione inaspettatamente anticipata per i fatti prima citati. E così i nerazzurri di Gasperini perdono in casa contro il Cagliari, perdono a Ferrara contro la Spal, pareggiano contro il Milan e il Torino e ripiombano nella sconfitta fuori casa contro la Fiorentina e poi in casa contro la Sampdoria. A questo punto il cielo sopra lo Stadio Atleti Azzurri d’Italia, comincia a essere nuvoloso e carico di polemiche. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che succede dunque a questa Atalanta così piena di promesse di bel gioco e risultati? Gasperini cerca una spiegazione a questa improvvisa carenza di gioco e si discolpa nell’asserire che mai si è sognato di dire che la sua Atalanta potesse arrivare in Europa, semmai il primo obiettivo sarebbe stato quello di salvarsi. Un classico del calcio che acclama quando le cose vanno bene e distrugge tutto al primo insuccesso. Comunque, tra una polemica e l’altra, la Dea e il suo allenatore s’impongono di non smarrirsi e cercano di riprendere la strada bruscamente interrotta. Così, all’inizio dell’autunno, gli orobici azzeccano un filotto di 4 vittorie, cominciando con un corposo 5 a 1 a Verona contro il Chievo e finendo con un bel 4 a 1 casalingo inflitto all’Inter di Spalletti. Segno di una ritrovata vena e una ripresa che sapeva di orgoglio, ma anche di qualche ravvedimento tattico effettuato da mister Gasperini. Poi, sul finire del girone d’andata, l’Atalanta beneficia dell’improvvisa vena di Zapata il quale realizza gol importanti per il gioco, l’ambiente e la classifica, che dopo 19 giornate la vede salire all’ottavo posto con l’avanzare del suo cammino in Coppa Italia. Nel girone di ritorno la squadra mantiene una grande regolarità di risultati, grazie anche alla crescita di giocatori tecnicamente forti come Ilicic e Papu Gomez che spalleggiano la forza fisica di Duvan Zapata. La squadra sembra rifiorita anche sul piano mentale, per il suo essere perfettamente coesa tra difesa (con il redivivo Masiello e poi Castagne, Djimsiti, Gosens, Mancini, Palomino e Toloi) centrocampo (con De Roon, Freuler, Pasalic) e attacco. Ma nulla sarebbero questi giocatori, se non ci fosse la sapiente mano di Gian Piero Gasperini da Grugliasco, il 60enne allenatore di un’Atalanta cui si sono ormai sprecati i migliori aggettivi nell’espressione del bel calcio. Certo, perdere la finale di Coppa Italia brucia molto all’ambiente orobico, soprattutto in virtù di come è maturata questa sconfitta. Tuttavia, possiamo tranquillamente dire che questa Atalanta, la quale oggi consideriamo come una ex provinciale, ci induce a pensare come anche nelle piccole realtà si possa instaurare l’idea di un calcio ad alti livelli. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711foto-gian-piero-gasperini.jpgSiNl-atalanta-delle-meraviglie-1013569.htmSi100451001,02,03030231
681013558NewsCampionatiIl Toro delle meraviglie e della ricorrenza20190430170429Il mondo granata vive una settimana di sentimenti che si intersecano a una realtà di squadra pronta per l`Europa. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>C’è qualcosa che riesce difficile spiegare nella vita, ed è quella coincidenza di fatti e situazioni che spesso ti fanno riflettere sul mistero chiamato destino. Nella settimana della liturgia granata, in prossimità di un 4 maggio che quest’anno segna il 70esimo anno della tragedia del Grande Torino, il Toro di Mazzarri sconfigge 2 a 0 il Milan, si porta a 56 punti in classifica, mentre in piena zona Champions si accinge ad affrontare un derby che mai come in questa circostanza ha il sapore di un match dai connotati agonistici ancor più intensi delle altre volte. L’Europa League, il sogno di partecipazione alla Champions, poi il derby, e quindi la liturgia del 4 maggio a Superga. Una serie di tessere che sembrano incastrarsi perfettamente in quel puzzle di color granata, che mai come quest’anno si arricchisce di concretezza e non solo di ricordi, di rimpianti e di funeste commemorazioni. Questo è un bellissimo momento per il Toro, forse inaspettato ma sognato a lungo. E hai visto mai che anche il derby che si giocherà all’Allianz Stadium, si colori di granata portando ancor più in alto il Toro fino a toccare il cielo con le dita? E chissà che proprio i mitici INVINCIBILI da lassù non abbiano architettato qualcosa che deve ancora accadere per il Toro, qualcosa che si amalgami perfettamente in un tutt’uno di situazioni che s’intrecciano tra lacrime di gioia e commozione, per una storia che non ha eguali e non può definirsi soltanto calcistica. E’ la storia del Grande Torino, una squadra unica, forte, imbattibile, legata a un destino incredibile che in un giorno di vento, di pioggia, in cui il cielo plumbeo non prometteva nulla di buono, ha segnato una tragedia che andrà oltre il tempo. Ma oggi il Toro gioca ancora una volta contro il destino avverso per il suo popolo granata, per la sua gente, per un presente che si riflette sul campo di calcio con il fattivo orgoglio di esibire quella maglia che per troppi anni è stata solo intrisa di nostalgie lacrimevoli per un passato che oggi si è tramutato in una realtà di sorrisi e di abbracci verso questo Toro delle meraviglie che ha assunto i tratti di quel Grande Torino, non fosse altro per la grinta, la determinazione e la voglia di mettere da parte ogni senso di sfiga cosmica ricorrente nei lunghi anni in cui c’era bisogno di crearsi un alibi. Oggi il Toro di Mazzarri è sanguigno, concreto, senza tanti fronzoli, magari non bellissimo da vedere ma vince, accumula punti in classifica e non guarda in faccia nessuno. Da capitan Belotti, a Sirigu, a De Silvestri, Ansaldi, Moretti, Nkoulou, Izzo, Baselli, Berenguer, Rincon, Meitè, Iago Falque, fino ad giovane di belle speranze come Parigini, tutti si recheranno a Superga per ripetere una liturgia che da 70 anni si rinnova con senso di accorata partecipazione collettiva. In tutto questo tempo, tante sono state le generazioni dei vari calciatori che hanno vestito la maglia granata, tanti sono stati i capitani del Toro che hanno letto uno per uno davanti alla lapide di Superga i nomi dei giocatori del Grande Torino, tanti sono stati gli allenatori, i presidenti, i dirigenti che si sono avvicendati negli anni, sempre con lo stesso spirito di appartenenza in un’atmosfera in cui il silenzio diventa davvero assordante. Sì, perché in quel momento tutti capiscono cosa significa Toro. Anche i più giovani calciatori di oggi che riescono ad abbinare il significato di vittoria al sentimento profondo di un pallone che oltre al denaro, alla ricchezza e al privilegio di svolgere un’attività dal benessere unico, riescono a capire meglio un mondo che racchiude molto altro. Ecco, diremmo che in questo momento in cui il mondo granata sta gustando un presente che è figlio della gloriosa storia del Grande Torino, riesca forse per la prima volta a racchiudere intimamente gioie e dolori, sorrisi e lacrime. Proprio come fa la vita che ci mette di fronte alla capacità di sorreggere emozioni forti e contrapposte tra loro. E in questa settimana granata iniziata con la vittoria sul Milan, che continuerà con la stracittadina torinese e si chiuderà con i 70 anni della morte del Grande Torino, tante cose devono ancora accadere. Da lassù, loro lo sanno già.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711grande_torino_1948-49_6.jpgSiNil-toro-delle-meraviglie-e-della-ricorrenza-1013558.htmSi100451001,02,03030279
691013557NewsCampionatiTonino Asta, “Il derby? Spero che il Toro mantenga spensieratezza….”20190430095511Intervista all`ex capitano del Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonino Asta è tornato in panchina a ottobre dello scorso anno. Attualmente allena la Pistoiese in Serie C, dopo avere affrontato le esperienze con Monza, Bassano Virtus, Lecce, Feralpi Salò e Teramo. Da giocatore è stato capitano ed anima vera di un Torino sanguigno, vero, capace di fare emergere antichi valori legati alla grande storia granata. Nato ad Alcamo il 17 novembre del 1970 è arrivato non più giovanissimo ad essere illuminato dai riflettori del calcio professionistico. Ha giocato con il Saronno, col Torino, con il Napoli e il Palermo. Ma è nelle fila del Toro che ha costruito il suo vero senso di calciatore esterno di fascia con caratteristiche da vero capitano. La leadership instaurata nello spogliatoio di quel suo Toro, è stata provvidenziale nell’inculcare ai suoi compagni di allora cosa volesse dire indossare la maglia granata. E non è un caso che tutti i suoi derby giocati nel Toro, hanno sempre avuto il gusto di un agonismo intenso e sempre pronto ad affilare i bulloni delle scarpe per rendere difficile la vita alla Juve. Potremmo definirla una vita da derby con l’essenza da Toro. Così, in occasione della prossima stracittadina torinese, abbiamo pensato di intervistarlo per capire cosa ne pensa.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tonino, come vanno le cose con la Pistoiese?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Bene. Ci siamo salvati e questo è quello che conta. Adesso si programmerà il futuro. Per quanto mi riguarda, devo verificare alcune cose prima di decidere cosa fare. Vedremo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Parliamo del derby. Juve già campione d’Italia e Toro con l’entusiasmo di chi vuole entrare in Europa e magari in Champions. Che derby sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I derby in genere non danno mai una motivazione in più o in meno rispetto alla situazione di classifica. Il derby è derby, comunque sia. Tuttavia, penso che dopo la partita contro il Milan, il Toro cerchi di vincere questa gara non solo perché c’è la Juve ma anche perché si trova in una situazione importante di classifica. E’ brutto dire che i granata sono favoriti dal momento attuale, perché il derby sfugge sempre ad ogni pronostico. Io spero che il Toro mantenga questa spensieratezza, questa libertà mentale che gli permetta di fare una bella partita, pur sapendo che la Juve non ci starà a perdere il derby soprattutto in casa.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa ti piace del Toro di quest’anno. Pensi che sia la vera rivelazione di questo campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Aspetterei ancora la fine del campionato per dare una risposta precisa a questa domanda. Il Toro sta davvero facendo qualcosa d’importante e in questo senso potremmo ritenerlo come la rivelazione del campionato. Negli altri anni gli si chiedeva la continuità che poi non ha mai avuto, mentre quest’anno ha trovato proprio quella regolarità di risultati che gli ha permesso di andare avanti. Con questa voglia, questa determinazione e con quel non accontentarsi mai, si può essere determinati ad ambire di entrare in zona Champions.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dal punto di vista mentale, pensi che per il Toro sia finalmente arrivata la convinzione di essere squadra da vertice?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo va a pari passo di quello che dicevo pocanzi. Già l’anno scorso il Toro ha alzato l’asticella e la ricerca della continuità ha fatto sì di raggiungere una maturità proficua nel migliorare la propria autostima. Ho apprezzato molto che il Torino negli ultimi anni abbia corretto sempre i suoi errori. Adesso è arrivato il momento di prendersi le meritate soddisfazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Di questo ottimo momento granata, dai grandi meriti a Mazzarri oltre che alla squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente. Come in tutte le squadre l’allenatore ha la sua importanza. Dirti che Mazzarri è un valore aggiunto di questo Toro, per me che sono allenatore è semplice. E’ anche vero che sono i giocatori che vanno in campo e la verità sui meriti e demeriti dovrebbe essere ripartita in parti uguali. Tuttavia, nell’immaginario collettivo del mondo del calcio, se perdi è sempre colpa dell’allenatore con pochi demeriti dei calciatori, se vinci è solo merito dei giocatori. Ecco, io credo che ci sia sempre una via di mezzo nel valutare le varie situazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>D’accordo, il derby è sempre una partita a parte. Ma non credi che per il Toro sia un piccolo vantaggio affrontare la Juve in questo momento?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questa è una domanda cui è difficile dare una risposta ben precisa. La tua può essere una lettura giusta, ma dall’altra parte c’è da considerare che perdere la stracittadina non piace a nessuno. Mancano ancora quattro partite ed è impensabile che la Juve possa affrontarle in maniera svogliata e non da seria professionista. E’ logico che se penso a una squadra che ha maggiori motivazioni in questo derby, certamente il Toro ha un teorico minimo vantaggio che non è trascurabile.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tonino, cosa ricordi dei tuoi trascorsi granata e dei derby vissuti intensamente?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ricordo che la settimana prima della partita c’erano sempre gli sfottò dei tifosi da una parte e dall’altra. C’era l’attenzione dei tifosi del Toro che venivano al campo d’allenamento a caricarci per questa partita. Per questo dico che il derby di Torino non è una partita come le altre, non può esserlo né ora e né mai. Ci sono delle emozioni, delle sensazioni che sono diverse e vivi in maniera intensa. Personalmente non potrò mai dimenticare quel famoso 3 a 3 che resta tra i miei ricordi più belli della mia carriera di calciatore. “</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quale significato ha avuto per te essere stato il capitano del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ stato molto importante dal punto di vista umano perché mi ha dato modo di crescere ancora di più, anche se quella fascia da capitano l’ho raggiunta a quasi 30 anni. Mi ha dato una responsabilità diversa nel bene e nel male, anche nel farmi carico dei momenti negativi e di trovare delle motivazioni in tutto quello che facevo. Devo dire ancora oggi grazie a Giancarlo Camolese, perché volle affidarmi quella fascia da capitano che mi ha responsabilizzato molto. Non solo a Torino, ma anche in altre città mi ricordano affettuosamente come il capitano del Toro. Ecco, questo per me è motivo di grande soddisfazione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Un pensiero sul 70esimo anniversario della tragedia del Grande Torino.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ già un successo che la data del derby sia stata cambiata. Il 4 maggio sarebbe stato davvero impossibile affrontare un derby. Quel giorno l’ho vissuto intensamente in quegli anni che sono stato capitano del Toro. Leggere i nomi dei grandi campioni del Torino davanti alla lapide di Superga, per me è stata una grande emozione che mi ha fatto capire cosa significa giocare nel Toro. Lì te ne accorgi ancor di più, perché quando il silenzio diventa assordante come in quei momenti, ti sembra di aver vissuto anche tu quella tragedia. E intanto sei portavoce del popolo granata, della sua storia, della sua tragedia. E’ una cosa che deve restare per sempre. E’ un evento da commemorare con sacro rispetto. Grande onore per quegli INVINCIBILI.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tonino, ti manca un po’ il Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi mancherà sempre. Seguo sempre il Toro e i suoi risultati. E poi come potrei dimenticare certe radici che parlano di me come giocatore per 5 anni di cui 2 da capitano, e poi 7 anni da allenatore nel Settore Giovanile Granata. Sono troppo legato affettivamente al Toro e alla città di Torino, dove torno sempre e ho tanti amici. Il Torino è come la mia carta d’identità.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711asta.jpgSiNtonino-asta-il-derby-spero-che-il-toro-mantenga-spensieratezza-1013557.htmSi100451001,02,03030276
701013555NewsCampionatiVerso Inter – Juventus20190427181454Un derby d`Italia che racchiude sempre il suo antico fascino, anche se......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’attesa per questo derby d’Italia non è febbrile come altre volte. Tuttavia, c’è da dire che la sfida tra Inter e Juventus rievoca sempre il suo antico fascino di match, che dal punto di vista agonistico ci ricorda intensi fatti di odio sportivo. I bianconeri, già campioni d’Italia, affrontano allo stadio Meazza l’anticipo della 34ma giornata di Serie A contro i nerazzurri di Spalletti che attualmente occupano la terza posizione di classifica e ambisce, con l’eventuale vittoria di questa sera, ad avvicinarsi sempre più all’obiettivo di qualificazione Champions League. Allo stadio non c’è ancora il tutto esaurito, ma si conta che nelle prossime ore potrà esserlo per effetto di quella antica suggestione che solo questo derby d’Italia riesce a dare. Tuttavia, come dicevamo pocanzi, la partita offre un confronto tra due squadre che si trovano in situazioni diverse, ma con il medesimo spirito di superarsi vicendevolmente. Da una parte i nerazzurri che a questo campionato devono ancora dire molto sulle restanti partite ancora da giocare, e dall’altra parte una Juventus che ha l’obbligo di sfoltire la mente dai festeggiamenti per la conquista dell’ottavo scudetto consecutivo di una settimana fa all’Allianz Stadium. La squadra di Spalletti dovrebbe presentarsi in campo con il suo solito 4-2-3-1 di partenza che vede in difesa D’Ambrosio, De Vrij, Skriniar, Asamoah, poi Brozovic e Vecino a far da interdittori di centrocampo in attesa di eventuali ripartenze, consegnando a Politano, Nainggolan e Perisic il compito di supportare l’unica punta di ruolo Lautaro Martinez. Questo vuol dire che il tecnico nerazzurro opterà ancora una volta la scelta di lasciare in panchina (almeno all’inizio) Icardi. La Juve si presenterà con un probabile 3-5-2 iniziale, che prevede l’inedito Emre Can in difesa con Bonucci e Chiellini, a centrocampo Cancelo, Cuadrado, Pjanic, Matuidi e Alex Sandro alle spalle di Bernardeschi e Cristiano Ronaldo. Una squadra rabberciata per infortuni avvenuti a catena, quella di Max Allegri, che vede il rientro di Chiellini e Cuadrado, ma deve fare i conti con le assenze di Dybala e Mandzukic. In panchina ci sarà Kean, pronto eventualmente a subentrare a Bernardeschi. E mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti</b> dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“A</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">fine anno si faranno i nomi di chi ha sbagliato”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> ribatte con : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Niente figuracce!</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions? Bella e bastarda”.</b> Chiari messaggi di due allenatori che hanno vissuto un campionato con criticità di diversa natura. Vedremo cosa accadrà questa sera. L’Inter giocherà per consolidare il terzo posto, la Juventus per lottare contro eventuali demotivazioni, ma entrambe si affronteranno come sempre in cagnesco con l’obiettivo di non farsi superare. Inter – Juve, amici mai. Comunque sia!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-inter-juventus.jpgSiNverso-inter-juventus-1013555.htmSi100451001,02,03030272
711013550NewsEditorialeMarco Salmeri, cinque anni dopo la sua morte.20190416193232Cinque anni, ma sembra ieri.......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> E’ la frase di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nelson Mandela </b>che va oltre quelli che sono i discorsi fatti contro il razzismo e l’intolleranza, modelli culturali per cui Mandela ha sempre creduto e lottato. Tuttavia, pensiamo che in queste poche parole ci sia racchiuso il vero senso della vita, che si manifesta soprattutto nell’intendere il vincitore come un sognatore che non si è mai arreso. Un chiaro riferimento all’essere umano che non si dà mai per vinto e che sognando riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati. Questo era Marco Salmeri, un ragazzo che sognava grandi palcoscenici calcistici ma con la sua prematura morte, ha lasciato tutti con quel retrogusto amaro che sa di mistero e di <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>domande senza risposta. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quella di Marco è una storia culminata in una tragedia che ha colpito la stragrande maggioranza della gente di Milazzo e non solo. Tutti ricordano questo giovane calciatore di belle speranze, che in quella maledetta domenica del 27 aprile 2014 perse tragicamente la vita a causa di un incidente stradale sull’autostrada A20. Marco Salmeri aveva 23 anni, era originario di Milazzo e giocava con il Due Torri in Serie D. Destino volle che nel ritornare a casa alla fine della sua partita, incontrasse la morte nei pressi di Patti in provincia di Messina. Fu uno shock, un grave lutto che colpì tutto il calcio dilettantistico della Sicilia, la città di Milazzo, gli amici, i conoscenti, ma soprattutto i genitori di Marco: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mamma Grazia e papà Nino Salmeri.</b> L’incredulità si contrappose subito al dolore e alla commozione, che in certe circostanze è pure legittima e sfocia nell’umano dei sentimenti forti, profondi, per qualcosa che stenti a credere ma che sai essere vero. Così Milazzo, nello stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Marco Salmeri”,</b> rivivrà il ricordo di quel ragazzo, di quel calciatore di fede interista del quale si diceva un gran bene. E pure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b> si sono ricordati di lui qualche anno fa, donando la maglia del campione argentino che l’ha autografata con dedica. Ai più superficiali potrebbe sembrare un messaggio simbolico di poca importanza, ma per la famiglia Salmeri quella maglia nerazzurra e quella dedica hanno avuto un grande significato di vicinanza al loro dolore. Sono storie di vita, drammi che ti segnano dentro come una piaga sempre viva, che per i genitori di Marco difficilmente potrà mai essere rimarginata. Intanto il calcio continua a essere la metafora della vita. E quel pallone che i ragazzi rincorrono velocemente, resterà per sempre il sogno dei vincitori che non si sono mai arresi. Proprio come Marco! Proprio come lui! Eppure il tempo vola inesorabile. Sembra ieri e invece sono trascorsi cinque anni da quella luttuosa tragedia. Quest’anno, la ricorrenza della morte di Marco Salmeri prevede la Santa Messa alle ore 18,00 di venerdì 26 aprile presso la Chiesa S. Papino. Al termine della quale i parenti, gli amici e tanti conoscenti, si recheranno in massa verso il campo sportivo a lui intitolato, per l’inaugurazione del monumento restaurato e della stanza museo dei calciatori. Per ricordare Marco! Sempre! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milazzo Stadio Marco Salmerifl0711fl0711marco-salmeri-anniversario-(560x800).jpgSiNmarco-salmeri-cinque-anni-dopo-la-sua-morte-1013550.htmSi100451001,02,03030184
721013549NewsCoppeAl Filadelfia, il Toro Primavera vuole vincere la Coppa Italia20190411191830C`è grande attesa a Torino, per la finale di Coppa Italia Primavera contro la Fiorentina. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ecco. Ci siamo! Il giorno della sfida finale tra Torino Primavera e la Fiorentina è arrivato. I granata di Coppitelli vogliono alzare al cielo la Coppa Italia, dopo quell’infausta partita d’andata a Firenze che decretò tutta una serie di polemiche. E’ la voglia di dimostrare la rabbia e la delusione accumulata in quella occasione che fa la forza del giovane gruppo granata, il quale da molti giorni non pensa altro che a questo match in programma alle ore 19 di venerdì 12 aprile allo stadio Filadelfia. Un appuntamento che sta molto a cuore al presidente Cairo, alla società e ai tifosi granata, i quali accorreranno in massa per rappresentare il 12esimo giocatore in campo. Una spinta necessaria per galvanizzare i ragazzi di Coppitelli che sono già carichi e preparati ad affrontare una Fiorentina che non verrà certamente a Torino con l’idea di far passare il tempo per difendere il 2 a 0 dell’andata. Ma il Toro vuole rimontare quello svantaggio con una prestazione maiuscola sotto il profilo caratteriale. Importante non abbandonarsi a momenti di scriteriata foga, che spesso porta a non ragionare e lasciarsi sopraffare dall’ansia di segnare in fretta per ribaltare presto lo svantaggio. Siamo sicuri che i ragazzi di Coppitelli non cadranno in questo errore che potrebbe trasformarsi in un boomerang, ma sapranno costruire una vittoria con acume tattico e grande voglia di dimostrare la buona qualità tecnica che è insita in questa squadra. Peccato per quello sfortunato infortunio di Millico che proprio nel momento di maggiore forma ha fatto mancare alla squadra il suo prezioso apporto. Tuttavia, nel contesto globale della squadra di mister Coppitelli si è subito avvertita la voglia di non piangersi addosso, di reagire e continuare alla grande ogni impegno agonistico della stagione. Prova ne è che Nicola Rauti si è fin da subito caricato sulle spalle il peso della squadra, proprio come fanno i veri leader. Ma possiamo dire con tutta certezza che la forza dei granata è rappresentata dal suo insieme, dal suo intendere il credo calcistico di mister Coppitelli. E non è un caso il successo di Supercoppa contro l’Inter e anche gli ottimi risultati ottenuti in Campionato, in Coppa Italia e al Torneo di Viareggio. Adesso è arrivato il momento della sfida finale di Coppa Italia. Davanti c’è una Fiorentina da superare con tre palloni da fare entrare nella sua porta. A ogni gol il Filadelfia si scuoterà come una volta, come ai tempi della gloriosa storia granata, come le urla di gioia che ancora riecheggiano tra quelle mura. Che onore per i ragazzi di Coppitelli calcare quel prato, in una notte di magia granata dal sapore vagamente retrò. L’incredibile rimonta sulla Fiorentina ci sta, è nelle corde di questa squadra che ha tanta voglia di alzare al cielo la Coppa Italia 2018- ’19 riservata alle squadre Primavera. Per questo, la bomboniera del Fila sarà piena di tifosi granata. L’appuntamento è troppo importante!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711foto-primavera-torino-2018-19.jpgSiNal-filadelfia-il-toro-primavera-vuole-vincere-la-coppa-italia-1013549.htmSi100451001,02,03030295
731013543NewsEditorialePrima di tutto si rispetti il giorno della memoria granata20190404172630No, il Toro non può giocare il derby il 4 maggio!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Torino calcio ha appreso con profondo rammarico, la decisione della FIGC e della Lega Calcio di far giocare il derby Juventus - Torino il 4 maggio prossimo. Pur con tutte le esigenze dovute al calcio moderno e agli impegni talora inderogabili ad esso collegati, riteniamo che mai come in questo caso gli organi preposti del calcio italiano abbiano dato prova di insensibilità verso una data storica e sacra, che fa capo alla memoria del Grande Torino. Quello è un giorno particolare per il mondo granata, il giorno del lutto e del ricordo della tragedia di Superga che deve essere rispettato sempre. Tanto più che proprio il 4 maggio di quest’anno si celebra il 70esimo anniversario di quell’infausto giorno. E allora, con quale cuore la squadra, la società e la gente granata potrebbe mai affrontare un derby, proprio nel giorno in cui si sale alla volta della Basilica di Superga per pregare e stringersi per sentirsi partecipi al grande ricordo? No, non esiste! Non può essere mai una cosa simile! E’ inaccettabile! Così apprendiamo che la richiesta del Torino F.C. di cambiare la data del derby è arrivata in Parlamento. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Condividiamo pienamente l’iniziativa del Torino Calcio e del Presidente Urbano Cairo che ha chiesto di non giocare il derby con la Juventus il 4 maggio, in concomitanza del 70esimo anniversario della tragedia di Superga”,</b> così si legge in una nota dei deputati del costituendo Toro Club di Montecitorio. Ci auguriamo davvero che gli organismi preposti e in particolare la FIGC e La Lega di Serie A, si prodighino nel trovare con la massima urgenza un’alternativa più consona al rispetto della memoria granata. E’ un fatto di sensibilità culturale verso una storia che fa parte del nostro Paese. Una tragedia umana e sportiva che ha sconvolto l’Italia in quell’anno 1949, in cui il Paese stava risorgendo dalle ceneri. Dunque, si cambi la data del derby. Il Toro non può giocarlo e il popolo granata è impegnato con cuore e anima verso qualcosa che gli appartiene. C’è il Grande Torino da onorare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNprima-di-tutto-si-rispetti-il-giorno-della-memoria-granata-1013543.htmSi100451001,02,03030107
741013541NewsEditorialePaulo Dybala, campione in campo e nella vita20190325174025Classe e fantasia sono l`emblema di questo campione argentino di nobili sentimenti. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando nel calcio si parla di fantasia, si fa riferimento a giocatori che interpretano il loro ruolo attraverso concetti di classe pura, i quali si intersecano a quei tocchi di palla e a quella visione di gioco che sa di spettacolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> è uno che rientra decisamente in questa ristretta cerchia di calciatori. Più volte abbiamo scritto dell’eventuale errore della Juventus, qualora fosse tentata di cedere questo calciatore dal profilo tecnico superlativo, capace di intendere la professione con serietà e alto senso etico. Ma il futuro per questo numero 10 della Juventus si gioca proprio in questo periodo. Voci di corridoio ci informano sul suo concreto desiderio di restare alla Juve, ma le due inglesi, il Bayern, l’Atletico Madrid, il Real Madrid insistono per averlo senza badare a spese. E mentre queste squadre europee sgomitano per acquistare la Joya argentina, l’Inter ci fa un pensierino e spera di averlo precedendo le altre pretendenti. Ma Paulo, che in questi giorni è impegnato con la sua Nazionale, sembra non attraversare un periodo fortunato per essere relegato in panchina e considerato l’alternativa a Messi. Strano il suo attuale destino; alla Juve Allegri lo alterna a Bernardeschi e in Nazionale c’è il re Messi a fargli ombra. Ma lui non dispera perché sa di avere qualità sublimi, non solo in campo ma anche nella vita. E non è un caso che in questi giorni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> dal ritiro argentino abbia telefonato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rami,</b> il ragazzino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“piccolo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">eroe”</b>che ha permesso all’Arma dei Carabinieri di intervenire per evitare l’orrenda strage del pullman, sul quale un esaltato stava per compiere un gesto irreparabile. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sei un eroe, voglio conoscerti”</b>- <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è il messaggio telefonico del numero dieci della Juventus che dà appuntamento al ragazzo all’Allianz Stadium per assistere a una partita. Rami è un tifoso appassionato di Paulo. Nella sua stanza c’è la maglia numero 10 della Juventus affissa alle pareti, e poi tante foto che sono l’emblema della sua ammirazione verso il campione. Così, l’emozione di sentire la voce di Paulo è per Rami qualcosa che rasenta il sogno da non credere ancora. Un ragazzo di tredici anni che è balzato agli onori della cronaca, per avere fatto un gesto spontaneo ed eroico. Una favola nella favola, un qualcosa di simile a un racconto inventato ma che si traduce in pura realtà. Tuttavia, quello che ci piace raccontare di questo mondo pallonaro, è l’enfasi dei buoni sentimenti che devono essere disgiunti dalla facile retorica. Perché quando entra in gioco l’anima, non si può confondere con niente che non sia legato ad attimi di emozioni che partono e arrivano direttamente al cuore. Sì, perché Dybala oltre ad essere campione di fantasia in campo è anche una persona perbene, un ragazzo pulito che qualcuno ha visto più volte aiutare tanti clochard, vestito con abiti e occhiali scuri per le strade della Torino notturna. Un tè caldo, una pacca sulle spalle e qualche parola che serva da conforto e sappia di umano. E’ come dire che la persona è sempre al centro di ogni cosa. E se a pensare agli ultimi di questo mondo sono proprio quelli che come Paulo Dybala si possono considerare i primi per il raggiungimento di privilegi, allora possiamo dire che la sensibilità ha sempre un ruolo determinante nelle relazioni e nei rapporti umani. E questa ennesima prova di sensibilità scaturita dall’animo di Dybala a proposito del gesto eroico del tredicenne Rami, mette in luce la qualità della persona. Questo è Paulo Dybala. Questo è il campione che vediamo in campo e ci delizia con la sua classe pallonara. Juve non cederlo. Sbagli!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-paulo-dybala.jpgSiNpaulo-dybala-campione-in-campo-e-nella-vita-1013541.htmSi100451001,02,03030126
751013538NewsEditorialeLettera a Cristiano Ronaldo.20190316163555Peccato per quel deprecabile gesto che in parte ha rovinato la festa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quel gesto non dovevi farlo. Potevi e dovevi evitarlo, Cristiano. Nel calcio come nella vita ci sono delle regole etiche e di buona educazione che sono fondamentali e vanno rispettate. Tu, mostrando gli attributi alla curva ospite alla fine della stupenda partita contro l’Atletico Madrid, queste regole non le hai rispettate. Penso che sia stata una grave macchia che è andata ad intaccare una partita memorabile, capace di essere ricordata nella storia degli annali del calcio della Juventus. Questo non è lo stile Juventus e forse non è neppure il tuo, giocatore di immensa classe che sei stato insignito più volte di preziose targhe e trofei, che ti hanno regalato il titolo di migliore calciatore al mondo. Chi mi segue da anni tra le pagine di questo giornale, sa che non sono un ipocrita moralista di idee falsamente puritane e ammantate da quel perbenismo di facciata che sa di bacchettone. Tuttavia, penso che ci sono atteggiamenti che vanno oltre ogni limite della più legittima euforia. Così come avevo biasimato il cholo Simeone all’andata della partita di Champions vinta dai colchoneros, per avere mostrato sbracatamente gli attributi alla tribuna dei suoi tifosi in segno di forza e virilità della sua squadra, non posso fare a meno di disapprovare il tuo gesto rivolto (probabilmente) ai tifosi ospiti. E’ stato davvero stridente essere immortalato dai fotografi e dalle telecamere di tutto il mondo, mentre con quel gesto davi sfogo alla gioia di essere stato l’interprete principale di una remuntada che sa di qualcosa di epocale. Non è da te, quell’atteggiamento volgare non può appartenere a un Cristiano Ronaldo il cui comportamento viene imitato da tutti, piccoli e grandi fan. Nel bene e nel male hai il dovere di essere da esempio, così come lo sei negli spogliatoi, negli allenamenti e in campo, quando sai trascinare i compagni da vero leader quale tu sei, non puoi dimenticare di esserlo anche quando sei stuzzicato da ingiuste e volgari offese ricevute da parte di tifoserie avverse. Sì, perché se il tuo gesto volgare voleva essere la risposta alla brutta accoglienza cui sei stato sottoposto la notte del Wanda Metropolitano dai Colchoneros, hai sbagliato alla grande perché ti sei messo alla pari di chi interpreta il mondo del calcio in maniera errata. La risposta, quella vera, l’avevi saputa dare in campo da vero trascinatore, da vero campione quale sei. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Allora, perché abbandonarsi alla bassezza di comportamenti che hanno offeso e forse anche deluso certi tifosi che vedono in te un modello da imitare? Cosa avrà pensato di papà, tuo figlio che è già un piccolo campioncino in erba? No Cristiano, è stato come mostrare tutta la tua fragilità di campione e di uomo. E poi ti ricordo che i grandi campioni del passato della Juventus hanno sempre rispettato l’etica di una società che ha fatto dello stile il suo emblema. A memoria non ricordo simili atteggiamenti da parte dei vari Platini, Baggio, Del Piero, e neanche di quella squadra che vinse l’ultima Champions League a Roma contro l’Aiax. Ricordo che la mia cronaca di allora sottolineò una grande gioia che si è intersecata tra brividi ed emozioni juventine. Adrenalina alle stelle e sensazioni forti che avrebbero potuto farti andare fuori di testa, ma che si sono limitati alla legittima euforia. E adesso, come se non bastasse per il gesto che hai fatto, si attende la decisione del Comitato di Controllo, Etica e Disciplina della UEFA che valuterà se ci sia stata o no la tua intenzione di provocare gli spagnoli presenti all’Allianz Stadium. Per il caso Simeone si optò per una multa, in quanto il Comitato si rifece all’articolo 11 del Codice disciplinare che parla chiaramente al punto B di “condotta antisportiva”. Per te, Cristiano, si parla di una multa e di una possibile squalifica di una o addirittura due giornate. E allora, in questo caso come farà la Juve senza di te nell’affrontare l’Aiax ai quarti di finale? Capisci che danno ha provocato quella tua immane sciocchezza carica di stupidità? No, non è da te. Non può esserlo! Eppure ci sei cascato, quasi a inorgoglirti di qualcosa che invece deve fare arrossire. In tutte le professioni ci sono delle regole deontologiche da rispettare, io ho le mie, tu hai le tue. Ma non esiste da nessuna parte che ad una persona ricca e famosa sia concesso di fare ciò che vuole, semmai deve sentirsi ancor più responsabile del proprio modus vivendi e operandi. E’ il prezzo che deve pagare un personaggio pubblico che appartiene a tutti oltre che a se stesso. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-cr7---gestaccio--.jpgSiNlettera-a-cristiano-ronaldo-1013538.htmSi100451001,02,03030130
761013532NewsCoppeLa Primavera del Toro conquista la partecipazione alla finale di Coppa Italia20190307181625Il grande merito di tutto lo staff tecnico della Squadra Primavera.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella semifinale di ritorno di Coppa Italia, la squadra Primavera del Torino ha battuto 2 a 0 l’Atalanta. I gol sono stati segnati da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rauti </b>su calcio di rigore al 18’ del secondo tempo e da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belkheir</b> al 48’, proprio nei minuti di recupero. Diciamo subito che la partita ha offerto alcuni spunti di calcio, intervallati da alterne ingenuità prodotte soprattutto dall’ansia di giocare una semifinale di grande importanza. Due settori giovanili a confronto, che storicamente rappresentano quanto di meglio sia stato prodotto in Italia a livello di calciatori dal grande futuro. La <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dea Primavera di mister Brambilla</b>, si è presentata allo stadio Filadelfia sicura della qualità tecnica dei suoi giocatori e forte di una sistemazione tattica adatta a chiudere le offensive granata. Infatti, fin dall’inizio, l’Atalanta è apparsa ben messa in campo, attenta in difesa e pronta a ripartire, sfiorando nel primo tempo il gol in più occasioni. Ottimi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kulusevki,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Colley </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gyabuaa</b>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Colpani, Okoli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Delprato,</b> ci sono sembrati molto attenti in fase di interdizione. Detto questo, passiamo al Torino di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Coppitelli</b>. I granata sono subito apparsi molto ben preparati sotto l’aspetto psicologico, mettendo in mostra un’apprezzabile intensità di gioco che, tuttavia, nella foga ansiosa di voler segnare subito e mettere sotto gli avversari, sono incorsi in errori talora veniali e qualche volte anche molto rischiosi. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">capitan Ferigra</b> che al 26’ del secondo tempo ha dovuto lasciare il campo per infortunio, poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gilli, Onisa</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rauti </b>e l’onnipresente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kone</b>, sono piaciuti nei loro compiti tattici impartiti da mister Coppitelli. Un 4-3-1-2 che nel corso della gara si è trasformato anche in un prudente 4-4-1-1, il quale, per eccessivo timore di restare scoperti in difesa, ha inibito il gioco sugli esterni. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma a parte queste considerazioni tattiche, ci preme dire che la meritata vittoria ottenuta sull’Atalanta da parte dei ragazzi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli</b>, si può sintetizzare come emblema di un calcio coeso, capace di fare emergere valori significativi di unione e partecipazione globale, anche dei ragazzi rimasti in panchina. E’ il merito di questa squadra capace di superare attraverso la grinta, la determinazione e la voglia di arrivare sempre primi su ogni pallone, quella qualità che tante volte in campionato, al cospetto di altre squadre, non risulta essere la migliore in senso assoluto. Ma è proprio nell’intendere il calcio moderno con aggressività, forza fisica e compattezza di squadra, che s’innesca il motivo portante del gioco caratterizzato dalla squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli.</b> Prova ne è che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">numero 10 Kone Ben,</b> dopo essersi infortunato in uno scontro a metà campo, ha voluto continuare a giocare nonostante il suo allenatore avesse già preparato la sostituzione. E con che grinta il ragazzo di colore ha ripreso a giocare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non sembrino fatti minimalisti, questi esempi positivi che nell’ambito di un gruppo si allargano e vengono assorbiti e imitati anche dagli altri compagni. Ecco, secondo noi la vera forza della Primavera del Toro sta proprio in questo atteggiamento di squadra umile e operaia che bada sempre alla sostanza. Certo, la mancanza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Millico,</b> il bomber infortunato, ha costretto il mister a far assumere alla squadra un atteggiamento tattico diverso. Tuttavia, nella sua sostanza di squadra le cui caratteristiche l’hanno portata a vincere una Supercoppa, conquistato l’accesso nella finale di Coppa Italia per il secondo anno consecutivo e l’ottimo comportamento in campionato, si evince una notevole e attenta preparazione di base da parte di tutto lo staff tecnico. E’ vero, in primis il merito delle conquiste della Squadra Primavera è dei <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">giocatori</b> e del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Coppitelli</b>, tuttavia, è giusto dare merito anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">ai dirigenti, al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">medico, ai massaggiatori</b> e a tutti i personaggi che ne fanno parte con lo spirito vincente. Noi siamo testimoni della serietà e del lavoro dello staff della squadra Primavera del Torino, per essere stati più d’una volta a Rivalta a respirare l’aria di un calcio che si prepara con la cura dei minimi particolari. Che nelle segrete stanze del complesso sportivo di Rivalta si stabilisca la tattica per la partita del giorno dopo, piuttosto che la seduta tecnica e fisica sul campo, l’iter è sempre lo stesso, fatto di partecipazione globale di tutti i componenti lo staff tecnico. Per questo, pensiamo che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Cairo, il Direttore Generale Antonio Comi e il Responsabile del Settore Giovanile Massimo Bava</b> (a proposito, grande è stata la strategia della società granata che ha blindato fino al 2022 questa figura importante, che tante società di rilievo avrebbero voluto all’interno del proprio Settore Giovanile) debbano essere soddisfatti di ciò che ha fatto e farà nell’immediato questa Squadra Primavera. Già, perché nel calcio nulla s’inventa e i fatti concreti sostituiscono sempre le fatue parole di propaganda. E adesso la Primavera del Toro attende il 5 e il 12 aprile per giocare la finale di Coppa Italia contro la Fiorentina. I presupposti per vincerla ci sono tutti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711la-primavera-del-toro-2019.jpgSiNla-primavera-del-toro-conquista-la-partecipazione-alla-finale-di-coppa-italia-1013532.htmSi100451001,02,03030252
771013529NewsCampionatiAdesso è più di un sogno, il Toro si avvicina all’Europa20190303181533Momento positivo per i granata che trovano una mentalità vincente. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’avevamo detto. In casa Toro il vento è cambiato e non è più contrario per effetto di nuovi meccanismi che si sono innescati positivamente, i quali non si riducono al solo tratto conducibile alla tecnica e alla tattica azzeccata da mister Mazzarri, ma a qualcosa di nuovo che si chiama autostima. Partite come quelle giocate in casa contro il Chievo, in altri tempi non si sarebbero vinte. E invece, pur soffrendo una squadra ostica e ben disposta in campo, i granata hanno superato una giornata non proprio brillante sotto il profilo del gioco. Sembrava andare tutto storto, ma il Toro ha avuto pazienza, non si è mai disunito ed ha aspettato pazientemente il momento buono per colpire l’avversario, nonostante la gara desse pericolosi cenni di spigolosità. Gli scontri, infatti, sono stati molto duri, specie nel confronto uno ad uno. Segno della vitalità di due squadre che seppur con obiettivi diversi da raggiungere, non ci stavano a chiudere la partita a reti inviolate. Ma il Toro è stato superiore al Chievo ed ha offerto nel secondo tempo diverse occasioni d’attacco che hanno sfiorato il gol. Gol che è arrivato come una liberazione al 31’ del secondo tempo, allorquando il gallo Belotti sbloccatosi finalmente dal lungo digiuno di gol, scarica dai venticinque metri un forte tiro di destro che si insacca nell’angolo alla sinistra di Sorrentino. Poi, nei tempi di recupero, anche Rincon e Zaza mettono la firma su un 3 a 0 che sa di festa dilagante per un Toro d’Europa. Sesto posto in classifica alla pari della Lazio che deve recuperare una partita, e sesto risultato utile consecutivo. Il Torino va con il vento in poppa, sicuro, convinto, mai demotivato e attento a non perdere mai la concentrazione. Gli applausi, com’è giusto che sia, si sprecano in uno Stadio Grande Torino che per l’occasione si è vestito a festa, proprio nella consapevolezza dell’importanza della partita. Grandi meriti vanno a tutta la squadra ma soprattutto a Salvatore Sirigu, il portiere imbattuto in Serie A da 557 minuti, capace di superare il precedente primato nel Toro, che apparteneva a Castellini con 521 minuti. Adesso ci vuole continuità nell’affrontare una partita alla volta, sempre con lo stesso cipiglio, con la stessa autostima, con lo stesso orgoglio granata per anni sbandierato a parole e oggi fattivo sul campo e nello spogliatoio, dentro ogni giocatore, dentro tutta la squadra. E’ un Toro che sta spazzando via l’antico senso del piangersi addosso, rifugiandosi sempre dietro mille alibi. Ora il Toro fa calcio, poche chiacchiere e molta concretezza. Una prerogativa che sembrava essere di altre squadre e non appartenere mai ai granata. Cambia mentalità e cambia veste, questo Toro forte mentalmente e consapevole di agguantare l’Europa. E se non adesso, quando?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNadesso-e-pio-di-un-sogno-il-toro-si-avvicina-all-europa-1013529.htmSi100451001,02,03030164
781013528NewsEditorialeInter e Juve. E pur si odiano.20190303130830Storie di scambi e delusioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tra Juve e Inter c’è sempre stata antipatia. Tuttavia, se scorriamo gli annali scopriamo una lunga serie di scambi tra allenatori e calciatori che, soprattutto all’Inter, non hanno portato grandi benefici. A parte Trapattoni e Ibrahimovic che hanno portato reali successi all’Inter, per il resto non ricordiamo affari strepitosi di miglioramento. Senza andare alla notte dei tempi, parliamo del più eclatante passaggio che c’è stato dalla Juventus all’Inter: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b>, uno dei migliori dirigenti del calcio italiano chiamato a risolvere i gravi problemi di casa nerazzurra. Sembra quasi farsi dispetto, soprattutto se pensiamo che adesso si vocifera pure il passaggio di Max Allegri, Dybala all’Inter e di Icardi alla Juve. Un Marotta che vuole plasmare la società nerazzurra su uno stile Juventus che per tanti anni è stato ricco di successi. Ma la storia ci insegna che tante volte le minestre riscaldate non portano nulla di buono e che nel calcio si deve cominciare un ciclo non con personaggi che hanno già vinto tanto, ma soprattutto con figure tecniche che abbiano la fame di vittorie. E poi, perché creare dei malumori tra tifoserie e società che da sempre si guardano in cagnesco? Sembra un controsenso, eppure dietro tutto questo odio sportivo c’è qualcosa che lascia pensare all’ammirazione e un desiderio di carpire i segreti di vincere tanto. Strategie aziendali che non condividiamo perché non portano a nulla di nuovo e perché si pensa a un usato sicuro che quasi sempre risulta essere un fallimento. Ricordate quanto ha vinto Lippi con la Juventus? Ebbene, cos’ha fatto all’Inter? Dunque, a parer nostro, sarebbe bene che l’Inter non copiasse la Juve, ma creasse una sua strategia, un suo stile aziendale atto a iniziare un ciclo con coraggio. Marotta è un grande personaggio del calcio italiano. Inventi qualcosa di suo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-marotta-e-allegri.jpgSiNinter-e-juve-e-pur-si-odiano-1013528.htmSi100451001,02,03030124
791013526NewsCoppeFiorentina - Atalanta di Coppa Italia, un divertimento allo stato puro20190228194132Uno show di calcio <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In Italia ci sono rare partite che per la spettacolarità di gioco, di gol, di movimento e grandi numeri di tecnica sopraffina, ti sembra quasi che servano da insegnamento per le scuole calcio. Un pallone inteso con quell’antica purezza che predilige lo spettacolo, distruggendo quasi con disprezzo ogni tatticismo esasperato. E’ la bellezza di un calcio che sa di gioco fatto al parco, negli antichi cortili di casa, dove le porte erano fatte di indumenti o di zaini che avevano ancora dentro i libri di scuola. Puro e semplice divertimento che visto su un campo di calcio di Serie A quasi stona, abituati come siamo a quella inevitabile forma mentale costituita da tattiche fatte per inibire il gioco avversario. Eppure, incredibile ma vero, anche in Italia come in Premier League si è verificato il miracolo di assistere a una partita maschia, con gesti tecnici e corse furibonde per oltre 90 minuti, tali da lasciarti a bocca aperta e farti stropicciare gli occhi per l’incredulità. Fiorentina e Atalanta sono le squadre che hanno offerto questo gran calcio, nel corso della prima semifinale di Coppa Italia finita 3 a 3. Ma non sono solo i sei gol realizzati ad avere fatto spettacolo, perché questa partita deve essere vista nel suo insieme come una grande voglia di superarsi con forza decisionale e con il pensiero primario di offendere l’avversario piuttosto che contenerlo con mezzucci noiosi, tipici di quell’italico calcio che annoia. Tinti di viola sono stati gli spalti del Franchi di Firenze, che ha beneficiato del grande spettacolo sul rettangolo verde offerto dalle squadre di Pioli e Gasperini. Qualche fissato di tattica ostinata, potrà dire che il risultato di 3 a 3 è dovuto a difese disattente e magari disposte malamente a 3 o 4 giocatori. Noi diciamo, invece, che abbiamo visto due squadre arrembanti, le quali hanno sbagliato poco o nulla, badando a verticalizzare il gioco con aperture perfette, costruite con massimo due tocchi. Tutto fatto con grande velocità da una parte all’altra, quasi a non avere ancora avuto il tempo di apprezzare le incursioni di Chiesa e Benassi, che già sei conquistato dall’incedere del Papu Gomez piuttosto che di Ilicic. Uno show esaltante di squadre e giocatori capaci di accendersi in campo con qualità, badando a superarsi attraverso il pensiero fisso che nel calcio chi fa più gol vince. E se è vero che con quel punteggio di 3 a 3 l’Atalanta potrà avvalersi nella partita di ritorno di un pareggio o una vittoria per potere partecipare alla finale di Coppa Italia, la Fiorentina di Pioli vista al Franchi, se metterà la stessa determinazione nell’esprimere la purezza di gioco espressa in questa circostanza, allora potrà anche ambire a una vittoria che le spalancherebbe le porte della finale. Dunque, è errato pensare e scrivere di un calcio italiano che è inferiore per sostanza e spettacolo, rispetto al calcio inglese. I numeri li abbiamo anche noi, basta volerlo! Imparino i ragazzi che fanno calcio perché il gioco del pallone è semplice, è fatto di passione, corsa, duri contrasti, lealtà e tecnica sopraffina. La tattica? Lasciamola a chi millanta parole e snatura il senso vero di uno sport che appassiona. Brava Fiorentina e brava Atalanta, la vostra lezione di calcio ha fatto bene a noi e dà speranza a chi vuole emulare tale filosofia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711foto-calciatore-chiesa.jpgSiNfiorentina-atalanta-di-coppa-italia-un-divertimento-allo-stato-puro-1013526.htmSi100451001,02,03030205
801013524NewsCoppeA scuola da mister Coppitelli20190221195846Il Torino Primavera si aggiudica la Supercoppa 2019.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non ci piace sperticare certe lodi gratuite che sanno di semplice compiacimento. Ci fa piacere invece significare a posteriori quello che da almeno tre anni a questa parte scriviamo per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli,</b> il tecnico della squadra Primavera del Torino. La conquista della Supercoppa avvenuta ieri sera contro l’Inter in quel di Sesto San Giovanni, dà motivo di congratularsi verso i ragazzi della Primavera del Toro che con fare grintoso e intelligente conduzione tattica, hanno giocato un match che è stato tirato fino alla fine per avere avuto la coda dei tempi supplementari e anche dei rigori. Il comportamento dei ragazzi è stato maturo e consapevole dell’importanza della partita, che ha poi portato una Supercoppa già messa in luce nella bacheca delle tante conquiste del Torino. Ma la cosa più importante è l’orgoglio con il quale i ragazzi granata sono scesi in campo, convinti di fare la partita perfetta attraverso il carattere ereditato dai preziosi insegnamenti di mister Coppitelli. Uno di poche parole, quasi refrattario ai proclami e schivo alle interviste, ma equilibrato nelle sconfitte e nelle vittorie. Proprio come i suoi ragazzi, cui ha fatto scuola di come si sta in campo, nello spogliatoio e nella vita di tutti i giorni. Prima uomini e poi campioni, questa è la priorità nel calcio che conta. Muscoli, cuore, ma soprattutto cervello, perché tu puoi avere grandi doti tecniche ma se non le esprimi attraverso la serietà e una vita privata corretta, nel calcio fallisci e non vai da nessuna parte. Sembrano solo parole, ma non è così. Questo è il credo calcistico impartito da mister Coppitelli, capace com’è di fare scuola di tecnica, tattica, ma anche di psicologia per unire, per fare gruppo, per creare uno spogliatoio fatto il più possibile di armonia, piuttosto che di musi lunghi. E poi i risultati sono questi, con inevitabili conquiste anche se nella sua globalità la sua squadra Primavera ha qualità talora non superiori ad altre illustre compagini. Ma è nell’insieme che il calcio conta le vittorie, nella voglia concreta dell’unanime pensiero di fare bene. Ciascuno nel suo ruolo, ciascuno con le proprie caratteristiche messe al servizio della squadra. Ecco, il lavoro di Coppitelli che in tre anni di permanenza nella Primavera del Torino ha visto e lanciato diversi giovani di buone qualità tecniche, si racchiude proprio in quel senso della serietà lavorativa che è la prerogativa di pochi personaggi che gravitano nel mondo del calcio. Nulla è dato al caso e tutto è frutto di sacrifici, di lavoro serio e continuo. Tutto ciò è racchiuso dentro quella Supercoppa vinta ieri sera e dentro gli altri trofei che verranno. Ne siamo certi!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Sesto San Giovannifl0711fl0711federico-coppitelli.jpgSiNa-scuola-da-mister-coppitelli-1013524.htmSi100451001,02,03030212
811013522NewsEditorialeLa vera faccia di Cristiano Ronaldo20190220192930Una notizia che fa riflettere.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Mi è sempre piaciuto entrare nella sfera intima dei miei interlocutori in sede di intervista. Trovo che sia un momento di giornalismo esaltante e di verità che fa emergere quell’intrinseco recondito di ciò che non appare ma è. Si tratta in fondo della sostanza dell’essere, capace di capovolgere spesso ciò che appare ai nostri occhi ma non all’anima. Questo preambolo per significare l’apprezzabile notizia che CR7 ogni settimana segue nel tempio cattolico della Gran Madre di Dio a Torino, la funzione cattolica assieme alla sua Georgina. E’ la chiesa che per antica storia architettonica si erge maestosa tra la prospiciente Piazza Vittorio Veneto e il ponte sul fiume Po, mentre alle spalle c’è quella verde dolce collina torinese che ospita il campione portoghese nella sua villa personale. Ebbene, più volte, quando è libero da impegni, Cristiano Ronaldo si reca in questa chiesa prima di qualche momento di svago attraverso lo shopping per le vie del centro. Tutto in un anonimato che si avvale di occhiali scuri, cappello e chissà quale altro stratagemma per non essere riconosciuto. Certo, quei momenti mistici appartengono a situazioni intime in cui ritengo non si debba andare oltre l’invasione personale dei sentimenti più profondi, tuttavia, questa notizia della necessità personale di recarsi a pregare Dio, mi fa pensare come il desiderio di ritrovare la propria anima in serenità e attraverso la preghiera, si scosti molto dal personaggio costruito ad arte per scopi di immagine che è frutto di iperbolici introiti economici maturati attraverso il marketing e la pubblicità. E così, oltre il conclamato campione di calcio vincitore di trofei, Champions e tutto quanto il più grande calciatore al mondo possa vincere, c’è l’uomo, c’è la sua anima, c’è la sua fragilità. Un campione che appare spesso antipatico per il suo atteggiamento in campo, spocchioso dopo avere fatto uno dei suoi tanti gol, prepotente nel suo recitare la parte del leader di squadra. E invece si scopre che è il suo modo d’essere,&nbsp;di concepire la sua professione con serietà. Così negli allenamenti, così in partita. CR7 è questo; forza fisica che ha bisogno di ritrovarsi lontano dagli stadi, nel silenzio mistico della “sua” Gran Madre di Dio a riflettere, a pregare accanto alla sua Georgina. La sua ricchezza economica in questi momenti non lo distingue da altre persone magari povere, da altri esseri umani che come lui si rivolgono a Dio per pregare e ritrovarsi. Sono momenti personali che comunque danno modo di riflettere su ciò che siamo quando ci sentiamo pronti a giudicare. Ma chi siamo noi per poterlo fare?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-chiesa-gran-madre-di-dio-di-torino.jpgSiNla-vera-faccia-di-cristiano-ronaldo-1013522.htmSi100451001,02,03030123
821013521NewsCoppeIl Torino vuole vincere la Supercoppa Primavera20190220151549Un appuntamento importante per la squadra di mister Coppitelli <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ la squadra di un allenatore dal profilo ideale per fare bene. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b> classe 1984, laureato in Scienze Politiche ed ex centrocampista della Lupa Frascati in Serie D, è in carica al Torino Primavera dal 2016. Tre anni di serio lavoro che ne hanno determinato tutta una serie di risultati positivi, tali da convincere la società granata e il responsabile del Settore Giovanile <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b>, suo primo estimatore, a riconfermarlo alla grande. Oggi, allo stadio Ernesto Breda di Sesto San Giovanni, la Primavera di Coppitelli affronterà l’Inter per aggiudicarsi la Supercoppa. Un appuntamento importante che sa di ennesimo esame di maturità proprio nella settimana seguente al derby, in cui i granata hanno vinto in casa della Juve per 0 a 2. Certo, nessuno nasconde le difficoltà di affrontare un’Inter che ha vinto lo scudetto e si presenta come squadra forte, ostica e con le credenziali di favorita. Tuttavia, la squadra di Coppitelli che si affida alla sua migliore formazione, vuole vendere cara la pelle ed è decisa a scendere in campo con la convinzione di fare la partita perfetta. Non ci sarà Kone che era diffidato e nel derby ha rimediato un’ammonizione pesante, ma il tecnico granata ha in riserbo altre scelte per il suo 4-3-3 e la presenza di Michel Ndary Adopo. In porta ci sarà Gemello con Gilli e Ambrogio laterali e al centro il capitano Ferigra. Il centrocampo sarà illuminato da Onisa supportato da De Angelis e Adopo che in fase di interdizione e costruzione del gioco dovranno garantire quantità a supporto del tridente d’attacco formato da Milico, Rauti e uno ancora da definire tra Belkheir e Petrungaro. Da stabilire il centrale da affiancare a Ferigra, ma Sportelli sembrerebbe essere avvantaggiato sull’ex Barca Marcos. Dunque, non ci resta che assistere all’incontro che inizierà alle 18,30 e sarà trasmesso in diretta su Sportitalia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-coppitelli-federico.jpgSiNil-torino-vuole-vincere-la-supercoppa-primavera-1013521.htmSi100451001,02,03030220
831013520NewsEditorialeParatici, Marotta e il gioco delle parti20190219184718La commedia del pallone e il teatrino mediatico che sa di farsa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juventus e Inter, amici mai. A sentire le dichiarazioni che sono rimbalzate tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> a proposito di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b>, ci viene da pensare come l’eterno duello tra Juventus e Inter si rinnovi in ogni occasione e generazione, quasi a volere consolidare nel tempo certi scheletri mai chiusi nell’armadio, che sono sempre l’emblema di acerrimi sentimenti di aspro antagonismo e odio sportivo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Adesso Icardi è un giocatore dell’Inter”</b> - dice Il dirigente bianconero Paratici – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“in febbraio abbiamo delle partite molto importanti da preparare. Sono domande che ritorneranno di attualità, o no, soltanto a giugno”.</b> E così l’Ad dell’Inter Beppe Marotta, viste le dichiarazioni di Fabio Paratici, risponde per le rime: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quella</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Paratici è un’affermazione fuori luogo. Se lui dice che vedrà a giugno per Icardi, lo stesso</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">posso dire io per Dybala”.</b> Un teatrino mediatico che si dà in pasto all’opinione pubblica per incrementare il fermento già esistente sulla questione del rinnovo del contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mauro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi </b>tramite la moglie - agente<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Wanda</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nara</b>. In tutta questa storia sembra quasi che ci sia un’inversione di tendenza nel gestire certe strategie aziendali che riguardano il calcio. Alla completa riservatezza di idee e possibili avvenimenti di mercato che fino a poco tempo fa si ritenevano destinate a pochi intimi, adesso si tende a dire tutto attraverso i social, quasi fosse un gioco, un affronto da volere fare all’odiato nemico per renderlo ancora più vulnerabile di quanto in effetti sia. Ma la vicenda <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici – Marotta</b>, a parer nostro assume i contorni farseschi di una commedia del pallone iniziata ad personam tra i vertici della Juventus e Beppe Marotta che, come tutti sanno, è stato volutamente estromesso a ottobre scorso dal Consiglio di Amministrazione della Vecchia Signora. E’ naturale che dopo il passaggio dalla Juventus ad alto dirigente dell’Inter, da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta </b>ci sia più di un’occasione per divulgare diatribe mediatiche che si protrarranno ancora per chissà quanto. Ma ciò che si perde di vista a parer nostro, è la responsabilità delle parti nel non mettere in primo piano certe possibili scintille che potrebbero provocare disordini tra le opposte tifoserie, le quali sono già ammantate da antipatie insanabili fin dalla notte dei tempi. E neanche le apparenti forme ipocrite di abbracci e strette di mano televisive tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se è andato all’Inter vuol dire che non è un vero juventino”,</b> possono in qualche modo mitigare un rancore di base che, purtroppo, va a intaccare le due tifoserie. Ecco, secondo noi si dovrebbe fare molta attenzione ai toni di certe dichiarazioni atte più a colpire la persona, piuttosto che le vere e proprie strategie aziendali. Si ritorni a produrre nella riservatezza anche ciò che ormai il calcio non fa più indignare, ovvero il passaggio di un giocatore da una società storicamente nemica all’altra. Sì, perché certe trattative magari non ultimate ma anche solo contattate, possono fomentare ancor più attrito tra le rispettive fazioni di tifosi. Non si tiri troppo la corda. E se ci sono certe ruggini personali da risolvere tra dirigenti, non si approfitti del polverone creato da situazioni di calcio come la vicenda Inter – Wanda Nara – Icardi, per fare emergere idee e contatti che devono restare a far parte di strategie aziendali e basta. Non si fomenti inconsciamente l’eterna antipatia che arde già da sempre tra Juve e Inter. Dirigenti e giocatori passano, mentre le<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>società di calcio rimangono con la loro eterna storia. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-marotta-e-paratici.jpgSiNparatici-marotta-e-il-gioco-delle-parti-1013520.htmSi100451001,02,03030127
841013519NewsCampionatiIl Toro sta imparando a non aver paura20190218155848Buona prova dei granata al San Paolo di Napoli.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La partita di Napoli ha dato delle indicazioni di maturità crescente nell’ambito della squadra granata. Da una serie di partite a questa parte, il Toro di Mazzarri sembra avere trovato la strada giusta per capire bene chi è, cosa aspira in questo campionato e, soprattutto, cosa significa pensare, agire e comportarsi da grande squadra. Senza paura, senza reconditi timori capaci di frenare il processo di crescita di un Torino in cui finalmente si evidenzia il carattere forte e la voglia di giocarsela con tutti per entrare in Europa. E così si denota un’ottima qualità di gioco, minori errori in difesa centrocampo e attacco, con una sensibile diminuzione di quell’eterno senso di vittimismo granata (anche se in qualche circostanza motivato) che per anni ha rappresentato l’alibi di tante proprie carenze. Il Toro ammirato a Napoli è coriaceo, ben messo in campo sotto l’aspetto tattico, ma con qualche problema ancora da risolvere in attacco, là dove il gallo Belotti ha ritrovato la sua antica vena aggressiva nel carpire palloni all’avversario, ma che a partire da trequarti campo risulta essere troppo solo per la fase risolutiva. Il fatto che Iago Falque sia ormai da qualche tempo fuori forma e Zaza che con il suo non essere mai vero titolare sembra destinato a non rientrare nei programmi futuri del Toro, creano lacune in attacco che sono molto evidenti. Peccato, proprio in questo periodo in cui il centrocampo con Ansaldi mezz’ala, Rincon, Lukic, Berenguer e De Silvestri e Aina esterni, è in grado di garantire un’ottima diga a supporto della difesa, mentre tutti si rendono utili anche nelle ripartenze. Sirigu, poi, è il vero baluardo da superare per qualsiasi attacco. Sempre sicuro tra i pali e ottimo organizzatore della difesa, il portiere granata ricopre alla grande<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>quel ruolo che ormai da tanti anni il Torino non aveva. Dunque, un Toro tosto che sta imparando a essere concreto e a non lasciare spazi tra le linee agli avversari. D’altra parte, avere 35 punti in classifica assieme alla Fiorentina ed essere a 3 punti di distanza da Lazio e Atalanta che verrà a far visita ai granata nel prossimo turno di campionato, non è cosa da poco. L’importante è continuare nella consapevolezza di voler percorrere la strada che porta in Europa con la stessa autostima, con lo stesso spirito di gruppo che bada al sodo senza perdersi in disarmanti conti di quello che avrebbe potuto essere senza certi errori arbitrali e non è stato. E’ la forza di chi crede in se stesso e non deve dire grazie a nessuno. Il Toro può farcela.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNil-toro-sta-imparando-a-non-aver-paura-1013519.htmSi100451001,02,03030154
851013513NewsCampionatiPam, pam, pam. Piatek, il “pistolero” del Milan.20190202153719Il nuovo centravanti del Milan è una vera forza della natura.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ il vero colpo del mercato di gennaio. L’ha fatto il Milan, il quale dopo essersi sbarazzato del Pipita Higuain, ha realizzato con molto acume l’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Krzysztof Piatek</b>. Un attaccante polacco di 24 anni che è nato per il gol. Forte fisicamente, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piatek</b> è una vera forza della natura. Difficile da marcare per la sua stazza fisica, questo attaccante ha subito fatto alzare le antenne di molti direttori sportivi i quali sono stati preceduti dal Genoa che, acquistandolo, ha acquisito le sue prestazioni per l’anno 2018’19. Il suo esordio avviene nella terza serie polacca con la maglia della sua città, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lechia Dzierzoniow</b>. Un anno dopo passa nel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaglebie Lubin</b> e poi nel 2016 viene ingaggiato dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">KS Cracovia</b>. Qui comincia la sua vera escalation, in quanto in poco più di 2 anni segna 32 gol in 65 partite. Arrivato in Italia, sulle rive della città di Genova si carica al punto di realizzare 19 gol in 21 partite, vestendo la maglia rossoblu del Genoa. Ma il suo talento fa subito scattare la voglia di fare proposte di acquisto allettanti al club del presidente Preziosi, da parte di molte importanti squadre italiane ed europee. Così passa al Milan conquistando immediatamente il pubblico di San Siro proprio con una straordinaria doppietta realizzata in Coppa Italia contro il Napoli. Contro di lui nulla hanno potuto i forti difensori centrali partenopei, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maksimovic</b>, i quali sono stati presi d’assalto dal furore agonistico del polacco. Una prova maiuscola che decreta il passaggio in semifinale di Coppa Italia e scatena gli umori della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rino Gattuso</b>, tanto criticata per le sue fasi alterne che mettevano in evidenza soprattutto il problema fisico e psicologico di un Higuain totalmente estraneo e inadeguato all’ambiente rossonero. Diciamo che la grana creata dall’argentino al Milan, è stata provvidenziale nell’incrociare un segno del destino premonitore di una svolta fortunata, cui nessuno avrebbe scommesso. E invece, ecco verificarsi <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>la realtà dei fatti; per un bomber scarico che va al Chelsea di Maurizio Sarri, arriva un bomber pistolero che ha tutta l’aria di far bene e di risollevare gli animi di un Milan che tenta la scalata alle prime quattro posizioni di classifica. E’ la stranezza di un calcio in cui spesso si sbaglia l’acquisto di un calciatore, ma poi ti dà modo di riparare l’errore commesso attraverso il fiuto da talent scout e anche di una buona dose di fortuna. Adesso il Milan è rinato. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gattuso</b> può stare tranquillo, il suo “pistolero” è un bomber di razza che dà certezze di forza dirompente e gol. Mica grovigli di problemi e dispendi di denaro buttato al vento. Higuain è ormai il passato, Piatek è il presente e il futuro di un Milan che fa bene a sognare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-piatek.jpgSiNpam-pam-pam-piatek-il-pistolero-del-milan-1013513.htmSi100451001,02,03030156
861013509NewsCampionatiUn campionato dalle mille sfumature20190128163812L`analisi <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 21ma giornata di Serie A (seconda di ritorno), ha riservato colpi di scena e molti spunti di carattere tecnico – tattico da analizzare. Pareggia il Napoli di Carletto Ancelotti a San Siro contro il Milan di Gattuso, con un risultato a reti bianche che non fa brillare né l’una, né l’altra squadra. All’inaspettata batosta interna del Bologna che perde 4 a 0 contro il modesto Frosinone e sentenzia l’allontanamento di Pippo Inzaghi con il ritorno sulla panchina felsinea di Sinisa Mihajlovic, si evidenzia la vittoria in casa per 4 a 0 della Sampdoria contro l’Udinese, con un Quagliarella stratosferico che alla veneranda età di 36 anni continua a fare gol a grappoli e si propone come prossimo attaccante della Nazionale di Mancini. Intanto l’Atalanta di Gasperini conferma il suo momento di grazia pareggiando 3 a 3 contro la Roma di Di Francesco, recuperando 3 gol al passivo subiti nel primo tempo e sbagliando addirittura un rigore con Zapata. Fuori casa vincono Fiorentina e Spal, rispettivamente contro Chievo e Parma, mentre il Sassuolo che si posiziona a 29 punti in classifica, fa suo il match con un rotondo 3 a 0 che fa preoccupare il Cagliari. E mentre si attende il risultato del posticipo del monday night Empoli Genoa, facciamo un’analisi più approfondita per quanto riguarda le partite <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lazio – Juventus e Torino – Inter.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lazio – Juventus.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Da dove cominciamo? Se vogliamo parlare di calcio diciamo di avere visto per tutto il match una sola squadra in campo: la Lazio di Simone Inzaghi. Se invece vogliamo parlare di tutto quello che vuol dire “non calcio”, allora diciamo che la Juventus ha vinto immeritatamente per 2 a 1, disputando la più brutta partita del campionato in corso. E, mentre la Lazio ha disputato la partita della vita con bellissime trame di gioco, grande furore agonistico e capacità di non fare ragionare la Juventus dei suoi tanti campioni,i bianconeri di Allegri hanno mostrato limiti atletici, innumerevoli errori in fase di impostazione di gioco e un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b> che solo il tecnico toscano vede nel ruolo delicato che di solito ricopre Pjanic. Infatti, il calciatore tedesco di origine turca, non ha il passo né la tecnica necessaria per posizionarsi davanti alla difesa e distribuire palloni utili nella dinamica del gioco d’attacco della Juventus. Troppo ruvidi i suoi piedi per affidargli un ruolo così delicato. Ma Emre Can non è stato il solo calciatore insufficiente di una Juve in cui soltanto <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Szczesny si è conquistato la palma di migliore in campo. Chiaro, dunque, come la Juve che ha perso pure Bonucci per un infortunio che lo terrà lontano dal campo per un mese, sia stata per quasi tutta la partita in balia di una Lazio pimpante che, dopo essere andata in vantaggio grazie a un’autorete di Emre Can, ha fallito il raddoppio con Immobile. I biancocelesti hanno seriamente messo alle corde la Juventus che oltre a non sapere reagire, ha mostrato certi errori grazie anche ad Allegri, il quale ha capito tardi di avere sbagliato formazione. I bianconeri, infatti, non hanno vinto un contrasto, non hanno saltato l’uomo, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non hanno sfruttato a sufficienza le fasce laterali e persino CR7 è risultato non pervenuto. Poi, dopo avere sostituito Matuidì con Bernardeschi e Douglas Costa con Cancelo la Juve ha pareggiato i conti, prima con Cancelo e poi ha vinto il match grazie ad un rigore calciato da CR7, per un ingenuo atterramento di Cancelo in area di rigore ad opera di Lulic. Che dire? Dopo quanto visto di così squallido calcio, la Juventus ha allungato pure il suo vantaggio portandosi a + 11 dal Napoli che la segue al secondo posto. Tutto ciò è semplicemente disarmante se visto nell’ottica del non merito, tuttavia, bisogna anche dare atto alla Juve di essere risuscitata a sovvertire il risultato proprio nel match più brutto del suo campionato. E’ questione di carattere. Anche così si raggiungono i grandi traguardi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino – Inter.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Vincono i granata di Mazzarri con un gol di Izzo, ma l’Inter dov’è? E se questa non è la vera Inter di Spalletti, che cos’è? Dire che i nerazzurri sono apparsi lontani da ogni logica di gioco, da ogni idea che potesse dare un senso a una squadra che punta al terzo posto per entrare in Champions League, è quasi un eufemismo. Tuttavia, la scarsezza mostrata sul campo dalla squadra di Spalletti, non deve sminuire l’importante vittoria di un Toro che, pur non avendo disputato la partita della vita, ha saputo dare aggressività a una manovra che ancora oggi risente della mancanza di gol dei suoi attaccanti Belotti e Zaza. Con questa vittoria i granata hanno saputo onorare al meglio i 100 anni dalla nascita di capitan Valentino Mazzola, ma sanno benissimo che adesso comincia il loro campionato. Infatti, il desiderio di entrare in Europa League ha un solo scopo: quello di ritrovare la continuità di gioco e risultati a partire dalla prossima partita che i granata giocheranno a Ferrara contro la Spal. Ma ritornando all’Inter di Spalletti, possiamo dire di ricavare sempre la sensazione di una squadra incompiuta, senza anima e molto preoccupata per il rinnovo del contratto di Icardi piuttosto che per le bizze di Perisic, il quale ha dichiarato apertamente di volere cambiare squadra. Tutte situazioni che distolgono i pensieri dal campo e s’intersecano tra mille cose che non possono essere gestite in maniera ordinata. Pensiamo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> avrà il suo daffare per mettere ordine in una società che dà segni di nervosismo. E poi c’è la parte tecnica da rivedere. Sì, perché se è vero che i calciatori dell’Inter hanno le loro responsabilità per questa discendente situazione di gioco e risultati, è altresì vero che Spalletti non mostra di avere le idee chiare da allenatore di una grande squadra, qual è l’Inter. Troppe volte lo vediamo camminare davanti alla panchina a testa bassa. Su e giù, guardando quel tappeto verde in cui gli sembra di trovare una soluzione per illuminare qualcosa che non c’è. Contro il Toro, Spalletti si è presentato con un inedito 3-5-2, lasciando fuori Perisic e inserendo Lautano Martinez in appoggio a Icardi. Ma l’idea tattica non ha sortito alcun vantaggio, anche per i troppi errori commessi dal mediocre Joao Mario, Brozovic, Vecino e poi da Dalbert e D’Ambrosio, i quali attraverso le folate offensive, avrebbero dovuto dare linfa a un attacco opacizzato da pochissime opportunità da gol. C’è dunque ancora molto da fare in un’Inter ancora troppo lontana dal suo standard da grande squadra. Noi pensiamo a una mini rivoluzione estiva, che inizierà probabilmente con la sostituzione sulla panchina di Luciano Spalletti. Un allenatore filosofo, ma forse poco adatto a imprimere quel mordente e quella foga agonistica che la sua squadra dimostra di non avere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711campionato-di-serie-a-2018'19.jpgSiNun-campionato-dalle-mille-sfumature-1013509.htmSi100451001,02,03030154
871013508NewsEditorialeI 100 anni di Valentino Mazzola20190125161915Allo Stadio Filadelfia di Torino, il 26 gennaio 2019 ci sarà un grande evento dedicato a Capitan Mazzola.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La storia. E’ come un diamante pregevolmente incastonato in un anello d’oro, un tesoro d’incommensurabile valore che accuratamente è conservato nello scrigno del calcio italiano. E’ la straordinaria storia del Torino calcio – oggi F.C. – raccontata attraverso una letteratura granata che per la sua vastità, crediamo si ponga tra le prime in Italia. Emblema di cotanto passato che si rapporta spesso con il destino della vita, è senza dubbio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentino Mazzola</b>. Il capitano del Grande Torino, il calciatore principe, l’uomo simbolo del calcio di tutti i tempi, che il 26 gennaio 2019 compirà 100 anni dalla sua nascita. Un talento calcistico che attraverso le vittorie conquistate con quella formidabile squadra capace di compattarsi all’unisono attorno al suo capitano, decretò anche quel destino funesto che dopo la tragedia di Superga si è quasi incarnato nel proseguire la strada di un Torino sempre in lotta con l’ineluttabilità della vita. Un fato che s’interseca tra lutti, tragedie e incapacità agonistiche di non vincere negli anni più nulla, tranne la parentesi di quell’ultimo scudetto conquistato dal Torino nell’ormai lontano campionato 1975- ’76. Un vero e proprio destino che è anche il marchio di un Toro che si fregia giustamente di avere tanto cuore e grande orgoglio. L’orgoglio di avere vinto sette titoli italiani, di possedere una storia unica come i personaggi che hanno indossato questa maglia granata. Valentino Mazzola resta ancora oggi, a cento anni dalla sua nascita, l’uomo e il calciatore più rappresentativo del Torino. E non è un caso che per onorare la memoria di questo immenso campione, il Torino F. C. ha organizzato una giornata ricca di eventi. Oltre al triangolare riservato alla categoria 2008 tra le rappresentative di Torino, Inter e Venezia, sarà presentato ufficialmente il francobollo emesso dal Ministero dello Sviluppo Economico e distribuito dalle Poste Italiane, dedicato a Valentino Mazzola. A seguire si potrà assistere all’annullo figurato da parte dei dirigenti del Torino F. C. e di Poste Italiane. Il francobollo, inserito nella serie tematica “Lo Sport” e stampato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A. raffigura il ritratto del capitano del Grande Torino in primo piano sulla sagoma di un Toro in posizione rampante. A completamento del francobollo, sono ben visibili le date “1919 – 1949” la scritta “Italia” e l’indicazione tariffaria “B”; il bozzettista è Fabio Abbati. Insomma, una giornata che sa di storia, di ricordi, di cuore e di emozioni. Una giornata dedicata a Capitan Mazzola in quel tempio del calcio che ancora oggi si chiama “Stadio Filadelfia”, in cui sembra quasi di intravvedere le sagome degli Invincibili giocatori del Grande Torino i quali all’alzar le maniche del loro capitano, attaccavano e vincevano sempre sui malcapitati avversari, consapevoli della forza d’urto granata. E’ la storia del Torino F.C. che appassiona, che rende orgogliosi i suoi tifosi nonostante l’amarezza di un destino privo di conquiste sportive, dopo il Grande Torino e quell’ultimo scudetto del ’76. E’ come se si fosse inceppato qualcosa in un percorso sempre irto di ostacoli. Ma il Toro e il popolo granata sono forti del loro grande passato, nella speranza che prima o poi cambi quel vento che ormai da troppo tempo spira in modo avverso. E non importa, perché gli eventi non potranno cambiare mai la grande storia del Torino, di Valentino Mazzola e dei suoi cento anni. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711i-100-anni-di-valentino-mazzola.jpgSiNi-100-anni-di-valentino-mazzola-1013508.htmSi100451001,02,03030149
881013496NewsCampionatiJuve Inter non è solo CR7 contro Icardi.20181206181724E` da sempre la sfida calcistica più attesa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cristiano Ronaldo contro Maurito Icardi e Max Allegri contro Luciano Spalletti.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Certo, sono loro i personaggi più rappresentativi delle due squadre, quelli che fanno discutere e attizzare la curiosità delle due tifoserie. Tuttavia, pur con le dovute preferenze mediatiche, dobbiamo dire che il derby d’Italia tra Juventus e Inter è molto di più per storia e antiche ruggini, che si antepongono sempre all’oggettiva analisi di ogni confronto. D’altra parte, tutti sanno che l’incontro tra queste due squadre non può essere uguale ad altre partite, proprio per quell’atavica antipatia sportiva che la storia ci racconta attraverso certi accadimenti che ormai sono largamente risaputi. Poi, neanche a farlo apposta, Beppe Marotta inaugurerà la sua posizione di nuovo amministratore Delegato dell’Inter con il chiaro intento di indispettire ancor di più la Vecchia Signora d’Italia. Insomma, si prospetta davvero un piattino colmo di polemiche che ci auguriamo siano circoscritte soltanto al senso sportivo, dando esempio di maturità culturale soprattutto sugli spalti. Detto questo veniamo alla partita che si disputerà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium venerdì 7 dicembre alle 20,30. I</b> bianconeri partono con i favori del pronostico, tuttavia c’è da tenere in considerazione la ferrea voglia dei nerazzurri di venire a Torino per vendere cara la pelle. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del Derby d’Italia: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quella con l’Inter è una partita, mentre con lo Young Boys ci giochiamo il primo posto nel girone di Champions” </b>dice l’allenatore della Juve che vuole chiarire come la partita con l’Inter si prepari da sola perché c’è grande stimolo, mentre alcuni match come quelli contro lo Young Boys hanno bisogno di un maggior lavoro sulle motivazioni. Intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bentancur</b> ha problemi alla schiena e se non dovesse farcela sarebbe pronto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b>, oppure (in base a quanto dichiarato dal tecnico bianconero) si cambierebbe modulo. Sul versante nerazzurro, invece, si avverte una grande voglia di provare a vincere la partita dell’Allianz Stadium. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> suona la carica ai suoi dicendo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juve Inter è la partita del collaudo per la mia squadra. Infatti, da questo risultato capiremo se possiamo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">viaggiare forte e fare risultato contro chiunque”.</b> Chiarissimo il suo concetto sul capire attraverso l’approccio della partita con la Juve, a che livello si trova la crescita del suo gruppo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nainggolan e Dalbert</b> saranno fuori per infortunio e per il resto dovrebbe scendere in campo l’Inter vista nelle ultime partite. Ma Spalletti confida molto sui tifosi nerazzurri quando dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dovremo portarci in campo i nostri tifosi, perché i loro sentimenti potrebbero farci fare grandi cose. Dobbiamo crederci, tutto è possibile”.</b> Insomma, si prospetta proprio una partita di grandi valori tecnici e agonistici tra due squadre mai amiche che, tuttavia, conoscono molto bene quelli che sono i limiti dell’antipatia sportiva.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-icardi-ronaldo.jpgSiNjuve-inter-non-e-solo-cr7-contro-icardi-1013496.htmSi100451001,02,03030243
891013490NewsCampionatiCristiano Ronaldo e Georgina Rodriguez, prossimi sposi a Torino.20181116184550Per l`antica città sabauda si profila un evento in grande stile.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Secondo il settimanale “Gente”, che nel numero di sabato 17 novembre 2018 pubblicherà le foto di CR7 e Georgina mentre escono dalla Chiesa Gran Madre di Dio in Torino, i due sarebbero prossimi al matrimonio. Sembra addirittura che i due convoleranno a nozze proprio nella pausa del Campionato di Serie A, il prossimo fine dicembre. Dunque, il Natale sarà proprio coi fiocchi per Cristiano Ronaldo, il quale realizzerà il suo sogno dopo aver regalato alla sua Georgina un anello in platino tutto tempestato di diamanti, comprato da Cartier. Valore? Alcune fonti parlano di 600 mila euro. E poco importa se il prezzo dell’anello sarà più alto o poco più basso, fatto è che CR7 quando si muove fa volare migliaia e milioni di euro come fossero farfalle. D’altra parte lui è il più bravo calciatore al mondo e percepisce immensi guadagni che non gli arrivano soltanto dal calcio, ma anche da mille altre attività come la moda, gli sponsor e l’immagine che egli cura per gli alti introiti derivanti dai suoi partner. Un Cristiano Ronaldo che dopo avere girato il mondo in lungo e in largo, cambiato molte nazioni e squadre di calcio, sembra avere trovato a Torino la squadra e la città giusta per lui. D’altra parte la sponda di fede bianconera della città piemontese, lo coccola come fosse un fratello che mai avrebbe pensato di ospitare. Incredibile ma vero. Una villa sulla collina torinese di sfarzosa e lussureggiante bellezza, una vista mozzafiato tra alberi che in questa stagione autunnale esprimono colori da cartolina, e poi lei, Georgina Rodriguez e i bimbi che completano una famiglia superbenestante. E la Chiesa Gran Madre di Dio, dove presumibilmente si celebreranno le nozze, è il luogo di culto religioso che fa parte della zona aristocratica di Torino: la loro. Bene, adesso l’anello c’è, il vestito è stato scelto e acquistato a Londra, la lista degli invitati sembra quasi ultimata, non resta che aspettare l’ufficialità della data in cui Georgina e Cristiano si presenteranno all’altare di Dio. Non possiamo immaginare cosa accadrà a Torino in quei giorni attorno alla Chiesa e nei dintorni. Sarà tutto bloccato e rigorosamente riservato a pochi. CR7 si sposerà a Torino. E chi mai l’avrebbe detto?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cristiano-e-georgina.jpgSiNcristiano-ronaldo-e-georgina-rodriguez-prossimi-sposi-a-torino-1013490.htmSi100451001,02,03030331
901013485NewsCampionatiIl Parma stoppa la corsa all’Europa del Torino.20181111121540Il Toro è stato bocciato all`esame di maturità.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensiamo davvero che il popolo granata debba fare alcune considerazioni sulla propria squadra. Una su queste potrebbe essere ad esempio di non illudersi mai, se non a obiettivo raggiunto. Dopo le sperticate lodi dei giorni scorsi verso il Toro di Mazzarri che ha ottenuto una serie di risultati positivi ottenuti anche con l’ausilio del bel gioco, eccoci ancora a dovere parlare di una squadra immatura e poco incline a uno spirito di gruppo capace di dimostrare a se stessi di essere diventati definitivamente adulti. E’ bastato un Parma pimpante nelle ripartenze e concentrato a ferire con Gervinho e Inglese, che i granata si sono sciolti come neve al sole. Da dimenticare i primi 30/35 minuti che hanno messo in evidenza l’approccio sbagliato degli uomini di Mazzarri, incapaci di arrivare primi sul pallone e abulici nel contrastare le folate offensive della squadra di D’Aversa. Poi, dopo avere incassato incredibilmente le due reti del Parma, ecco scuotersi leggermente il Toro che ha accorciato le distanze con Baselli, prima della chiusura del primo tempo. Ma nel secondo tempo, nonostante Mazzarri si sia tolto la giacca per incitare i suoi, nulla di buono si è visto nell’intento di capovolgere il destino di una gara che sembrava già scritta. Così il tecnico toscano ha cambiato Djidji con Zaza, Soriano con Berenguer e Baselli con Parigini, rivoluzionando suo malgrado quel 3-4-2-1 di partenza che non aveva dato alcun risultato positivo. Ma il vero problema del Toro visto contro il Parma, non è stato tanto nell’intendimento tattico, quanto in un approccio mentale sbagliato che non ha tenuto conto dell’importanza di vincere e convincere per migliorare la propria classifica verso l’Europa, aumentando così il processo della propria autostima. Niente di tutto questo, perché il Toro è stato impaurito dalle ripartenze veloci degli avversari, ma anche da una superiorità a centrocampo che si è ben evidenziata in fase di costruzione di gioco e di interdizione. Il cielo plumbeo e quella pioggerellina insistente, sono stati l’emblema di una giornata da dimenticare per la squadra di Mazzarri. Resta la grande riflessione sull’incapacità di maturare una mentalità che non si addice a chi si infiamma improvvisamente e poi si spegne all’improvviso. Il calcio non si può interpretare a spizzichi e bocconi, ma soprattutto, non si può pensare di vivere di rendita in base a ciò che hai fatto prima di buono, perché c’è sempre chi all’improvviso ti castiga. E il Parma, oggi, ha castigato un Toro che è mancato proprio quando si è presentato a sostenere l’esame di maturità.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNil-parma-stoppa-la-corsa-all-europa-del-torino-1013485.htmSi100451001,02,03030276
911013484NewsCoppeJuventus – Manchester United, una gara incredibile20181109203127Sembrerebbe un controsenso, eppure la Juve fatica a fare più gol. Perché?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juventus - Manchester United è stata una partita carica di spunti tecnici e comportamentali, capaci di porre in analisi diversi argomenti. Ma partiamo con l’analizzare il fatto tecnico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come tutti ormai già sanno, la Juventus ha perso in casa per 1 a 2 la partita di Champions contro la squadra di Mourinho. Un match dominato dalla squadra di Allegri che, tuttavia, non ha saputo concretizzare con altri due o tre gol il grande volume di gioco espresso in campo. Una sconfitta immeritata e per certi versi anche grottesca per come si è presentata. Sguardi superficiali, infatti, potrebbero confondere il merito di chi ha vinto con il demerito di chi ha perso. Il Manchester ha vinto in maniera cinica e fortunosa, mentre la Juventus ha perso in un modo davvero incredibile. E non parliamo di compromissione di una eventuale qualificazione agli ottavi di finale, visto che i bianconeri sono saldamente in testa al proprio girone. Infatti, il punto da analizzare non è certamente questo, ma l’espressione un po’ superficiale di non saper pesare in maniera opportuna la gravità di avere sbagliato troppi gol, forse anche facili da fare. Quello che abbiamo notato nella Juve di quest’anno è una sorta di convinzione nel pensare che, vista la presenza di Cristiano Ronaldo, i gol possono arrivare da un momento all’altro. Non è così! Intanto il campione portoghese ha sempre due o tre avversari addosso e poi perché anche lui, da quando è arrivato alla Juve, tende a fare il passaggio anziché tentare il tiro. Il meraviglioso gol inflitto al Manchester, è l’espressione di una realizzazione superba di grande qualità tecnica. E allora, perché CR7 non fa il CR7 come sa? E’ il tecnico che gli dice di essere partecipe al gioco di squadra, oppure è lui stesso che immerso nel ruolo di insegnante psicologico dell’autostima di squadra, si immola con un atteggiamento da straordinario suggeritore di palloni che hanno solo bisogno di essere spinti in porta per fare gol? A parte la traversa e il palo colpito, sull’1 a 0 la Juve ha fallito il raddoppio ( e quindi il colpo di grazia) con Dybala, Pjanic e Cuadrado. Ma il punto che notiamo con troppa ripetitività, nonostante il suo primeggiare nella classifica di Serie A e nel girone di Champions, è che nonostante tanti campioni in squadra la vera punta della Juve è soltanto Cristiano Ronaldo, il quale (come già detto)in ogni partita è marcato da più avversari. E’ vero, il gioco di Allegri prevede sempre che tutti siano in continuo movimento e che centrocampisti e difensori possano diventare all’occorrenza anche attaccanti aggiunti. Così Khedira (che non ha il passo veloce e non incide come forza da imprimere nel calciare in porta dopo una lunga corsa da centrocampo) Pjanic, Cuadrado, Bernardeschi, Dybala, Mandzukic, Matuidi, Bentancur, Cancelo, Alex Sandro e talora anche Chiellini (con il suo gambone) e Bonucci che fa il rifinitore di centrocampo, si trovano a dovere spendere energie fisiche che annebbiano vista e muscoli. Intendiamoci, questo è il nostro parere su una squadra che per la qualità tecnica dei suoi campioni in squadra non può soffrire e restare con il patema d’animo fino alla fine, con il rischio di perdere la partita o di pareggiarla. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><h1 style="margin: 0.67em 0cm; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>Il secondo punto in esame è il comportamento dei tifosi, i quali hanno insultato Mourinho durante la partita, con il conseguente atto deprecabile dell’allenatore portoghese che a fine gara si è rivolto al pubblico in maniera provocatoria, ponendo la mano sul suo orecchio per sentire meglio quanto bruciava la delusione del popolo bianconero, per avere assistito alla sconfitta della propria squadra. Atteggiamenti da stigmatizzare, comportamenti da rimarcare come qualcosa di pericoloso che possa far scatenare scintille di guerriglia tra tifosi di opposta fazione. Si mediti</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>bene su questo punto, soprattutto quando ci si sofferma in particolare su quel </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“# Equal Game” </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>che</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>“dovrebbe” rientrare nel programma di responsabilità sociale UEFA, il quale intende migliorare lo stato di salute e l’integrità del calcio. E quante volte abbiamo letto quel <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“RESPECT” scritto a caratteri cubitali in ogni dove del rettangolo verde. Ma se il risultato è questo, di che cosa parliamo?</span></h1><font face="Times New Roman" size="3"> </font><h1 style="margin: 0.67em 0cm; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></h1><font face="Times New Roman" size="3"> </font><h1 style="margin: 0.67em 0cm; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></h1><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino AllianzStadiumfl0711fl0711foto-mourinho.jpgSiNjuventus-manchester-united-una-gara-incredibile-1013484.htmSi100451001,02,03030372
921013482NewsEditorialeLe insanabili ruggini granata contro l’altra parte del tifo cittadino.20181102184519La delicata questione legata a striscioni offensivi<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo le intercettazioni di Report, la trasmissione di giornalismo di inchiesta che va in onda su Rai3, il popolo granata ha raccolto quasi tremila firme per impedire alla dirigenza della Juventus di accedere allo stadio Grande Torino, in occasione del prossimo derby. Il motivo è dato da quegli striscioni offensivi su Superga apparsi allo Stadium durante il derby del 2014. La condanna dell’opinione pubblica fu ferma, tanto è vero che il presidente della Juventus Andrea Agnelli non tardò a scusarsi con il mondo granata. Tuttavia, il rispolverare certe immonde brutture, ha provocato una sorta di rigurgito di quell’insanabile malessere che aleggia sempre tra le due tifoserie e che va oltre il semplice tifo pallonaro. Così si è espresso il presidente Cairo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per cose</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">così gravi servono scuse doppie, anzi bisognerebbe pronunciarle dieci volte nei confronti di una tragedia<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>che scosse profondamente l’Italia e che anche oggi fa scendere le lacrime a tanti tifosi che ogni 4 maggio rendono omaggio a Superga e agli Invincibili”.</b> Parole chiare che sintetizzano la grave offesa fatta verso la storia del Grande Torino, che rappresenta il cuore della propria cultura calcistica. Ma, a parere nostro, il punto nevralgico della questione sta proprio nell’aver risvegliato tale gravissimo fatto di aberrante idiozia, proprio in prossimità del derby della Mole. Sia chiaro che non abbiamo nulla in contrario verso il giornalismo d’inchiesta, il quale in un Paese libero di espressione deve essere posto alla base di una sana informazione, per rendere pubblico ogni fatto di cronaca realmente accaduto. Tuttavia, ci resta il dubbio sulla tempistica di certi fatti che vengono sistematicamente rispolverati dopo molti anni, e talora anche in prossimità di eventi che possano turbare una già precaria situazione di tifo cittadino che storicamente si guarda in cagnesco. E con questo sistema in cui i toni si alzano esasperando i tifosi, si rischia seriamente di aizzare gli animi alla contestazione, piuttosto che indurli al buon senso. E allora ci chiediamo che aria potrà tirare il prossimo 15 dicembre <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>intorno allo stadio Grande Torino, in occasione del prossimo derby della Mole. Per il moderato sentire che ci è connaturato, abbiamo sempre pensato che certe offese non si cancellano con altre offese. A nostro avviso, infatti, privare la dirigenza della Juventus ad entrare in casa del Torino resta un’idea assurda e discriminante. No, così non se ne esce più! Piuttosto saremmo dell’idea di sensibilizzare le due dirigenze ad un incontro pubblico, proprio per scusarsi su questioni sulle quali bisognerebbe chiarire la responsabilità oggettiva della stessa Juventus. Ma se l’iniziativa venisse addebitata soltanto a un gruppo di facinorosi che nulla hanno a che fare con il tifo legato al mondo del calcio, allora tutto cadrebbe nel nulla. Già, ma Report ha messo in onda certe intercettazioni telefoniche che coinvolgerebbero la dirigenza bianconera. E allora si vada a fondo alla questione, fino a quando la magistratura chiarirà ogni cosa. Ma adesso non si inneschino altre scintille di violenza. Non ce n’è proprio bisogno!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-tifosi-del-torino.jpgSiNle-insanabili-ruggini-granata-contro-l-altra-parte-del-tifo-cittadino-1013482.htmSi100451001,02,03030181
931013477NewsCampionatiEssere belli non basta, se non c’è cattiveria calcistica20181023190229Il Torino di Mazzarri si riflette nella sua ingenuità.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Toro contro il Bologna si guarda allo specchio, si piace, e poi butta al vento due punti che gli sarebbero spettati per il gioco ma non per l’ingenuità. Già, l’ingenuità. Non sappiamo se è il termine giusto per definire un primo tempo ben giocato e una ripresa che invece è meglio dimenticare. Il Bologna di Inzaghi è poca cosa, ma ha avuto il merito di crederci fino alla fine, grazie anche a un Toro che si è perso per strada. Prima un bellissimo gran gol da fuori area di Iago Falque, dopo il raddoppio di Baselli, e poi leggerezze a non finire da parte dei granata che hanno offerto alla squadra di Inzaghi il red carpet per segnare con Santander e Calabresi. Tuttavia, ci sono ancora una serie di attenuanti che riteniamo importanti nell’associarli a quella sorta di blocco psicologico che è diventato ormai la costante di questo Toro che non trova continuità di gioco e risultati. La prima attenuante è senza dubbio la prova opaca di Andrea Belotti, un giocatore che non incide più come una volta<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e che ha bisogno di ritrovarsi. C’è poi da dire che è inammissibile in una squadra di Serie A, l’abulia difensiva proprio nel momento in cui gli avversari spingono maggiormente per raggiungere il loro obiettivo. In occasione dell’ultimo gol del bolognese Calabresi, infatti, Sirigu sbaglia il rinvio, Berenguer non fa nulla per rimediare all’errore del compagno e Djidji si limita a guardare il dialogo tra Calabresi, Orsolini, Calabresi che frutta il gol del pareggio per il Bologna. Ecco, queste non sono purtroppo delle casualità, ma più semplicemente dei meccanismi da correggere al più presto. Disattenzioni inaccettabili tra professionisti di calcio, che dovrebbero fare della concentrazione continua il proprio credo. Sì, perché nel calcio (soprattutto in quello moderno) le partite durano ben oltre il 90esimo minuto, e quindi è essenziale non mollare mai fino all’ultimo. E’ un fatto di crescita, di maturità, forse anche di quella furbizia della quale il Toro sembra esserne privo. Riteniamo che Mazzarri debba lavorare molto su questo aspetto durante la settimana, associando la parte tattica e tecnica a quei convincimenti mentali che sono la forza di crederci fino in fondo. Con grinta e determinazione, consci della propria forza di squadra che quest’anno si permette pure il lusso di avere in campo un super Iago Falque e in panchina lo scalpitante Zaza. Dunque, solo così il Toro di Mazzarri potrà associare il suo essere bello e a tratti anche convincente, con quell’immancabile brillantezza mentale che fa grande una squadra di calcio. Vedremo se sarà così.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bolognafl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNessere-belli-non-basta-se-non-c-e-cattiveria-calcistica-1013477.htmSi100451001,02,03030170
941013475NewsCoppeLa Nazionale di Mancini vince e convince20181016184429La vittoria contro la Polonia ha delineato il nuovo percorso della Nazionale azzurra. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se ci soffermiamo all’ultima prestazione della Nazionale Italiana di Roberto Mancini, possiamo dire senza alcun dubbio che la strada intrapresa è quella giusta. Contro la Polonia abbiamo visto finalmente non solo la vittoria, ma soprattutto un gioco convincente per mentalità e idee quasi innovative. Molta freschezza fisica e mentale, desiderio di vittoria e tanta voglia di dimostrare che questa Nazionale non poteva essere declassata nella Serie B della Uefa Nations League. L’obiettivo di Mancini è quello di creare una mentalità vincente, sempre e comunque. Solo così si potrà riconquistare l’interesse degli italiani che da troppo tempo ormai hanno dimostrato verso gli azzurri un pallido interesse. Ma la vittoria conquistata al 91mo in casa della Polonia, dà linfa al prosieguo della nostra Nazionale in quanto conquistata in maniera davvero convincente. Pressing alto, possesso palla, triangolazioni e verticalizzazioni di gioco sono state il frutto di una coralità di squadra che ben fa sperare anche per la prossima partita di Nations League che la squadra di Mancini affronterà in casa del Portogallo. Non è certamente lo striminzito gol di Biraghi che racchiude l’essenza di una partita a senso unico, ma tutti quegli ingredienti che nel calcio danno quel sapore d’azzurro che avevamo quasi dimenticato. Troppo cocente è stata l’eliminazione dal recente campionato del mondo, ma ora con Mancini si cambia mentalità e metodologia. Certo, c’è ancora molto da fare, tuttavia è già possibile vedere il futuro con più ottimismo perché l’espressione della “nuova” Nazionale, racchiude la volontà assoluta di cercare continuità di gioco e risultati con buone prestazioni offensive, sia in casa che fuori. E non è poco, vista l’eterna filosofia del gioco all’italiana in cui sono sempre emerse caratteristiche attendiste e poco propense alla manovra d’attacco. Dunque, possiamo definirla una svolta culturale che era necessaria per ricostruire un ambiente diventato quasi amorfo e dove gli antichi valori verso la maglia azzurra rischiavano di appiattirsi opacizzando il nostro sguardo. Fa bene Mancini a costruire l’ossatura della squadra attraverso i giovani, almeno quelli che hanno più valore in un Campionato scarno di calciatori italiani e stracolmo di stranieri. Si proceda dunque anche a livello di Federazione con il cipiglio di chi ha bisogno di coltivare i propri talenti nella consapevolezza di investire per il futuro glorioso della maglia azzurra. Il C.T. azzurro ha bisogno di essere supportato e non lasciato solo. La F.I.G.C. questo lo deve sapere, altrimenti ritorneremo a fare la fine di ciò che amaramente è stato con il suo predecessore.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Poloniafl0711fl0711foto-c.t.-mancini.jpgSiNla-nazionale-di-mancini-vince-e-convince-1013475.htmSi100451001,02,03030272
951013473NewsSondaggiCristiano Ronaldo, colpevole o innocente?20181014115925Sondaggio di opinioni sulla vicenda CR7.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lo spread? La legge Fornero? Il reddito di cittadinanza e la Legge Finanziaria del 2019? Macché! In questi giorni l’opinione pubblica italiana sembra porsi un unico grande interrogativo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cristiano Ronaldo è o non è colpevole di reato di stupro?”.</b> Da qui si collegano tutta una serie di informazioni mediatiche iniziate dal quotidiano tedesco Der Spiegel, riguardanti il campione portoghese che da quest’anno è in forza alla Juventus. Secondo quanto si apprende, infatti, CR7 avrebbe commesso il reato di stupro quasi dieci anni fa a Las Vegas, in una notte di sesso con la modella <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kathryn Mayorga</b>. E allora tutti si sentono in dovere di esprimere la propria idea in una sorta di divisione tra innocentisti e colpevolisti, proprio come se ognuno avesse già le prove di quella sera, di quell’incontro, di tutto quanto sia successo tra le mura di quella stanza di albergo di Las Vegas. Tuttavia, ci sono delle leggi etiche di informazione, che nei casi di simile grave denuncia bisognerebbe mettere sempre in pratica. Noi che da sempre siamo sensibili al rispetto della deontologia e dell’etica professionale, vogliamo semplicemente trattare questo argomento così personale e delicato, come fatto di cronaca da non sentenziare ma da approfondire per conoscere e capire meglio. Le supposizioni trovano il tempo che trovano, i fatti inconfutabili e realmente accaduti, invece, ci danno la possibilità di fare un’informazione più corretta. Ed è per questo motivo che abbiamo voluto ascoltare su questo argomento alcune figure del mondo della giurisprudenza, dello sport e dello spettacolo, restando pur sempre in attesa che le indagini processuali facciano il loro corso. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Dal suo studio legale di Roma l’avvocato Fabio Viglione, grande tifoso del Torino: </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“<span style="mso-bidi-font-style: italic;">Nei confronti di Cristiano Ronaldo, come di ogni accusato, deve essere praticata la presunzione di non colpevolezza. Lo impone la nostra Costituzione e lo stato di diritto. Essere accusati non equivale ad essere colpevoli o “quasi” colpevoli. Con questo approccio culturale andrebbero vissute tutte le notizie di cronaca giudiziaria. L’unico accertamento, l’unica verifica che consente di poter misurare la fondatezza di una accusa è quella che si svolge in Tribunale, nel contraddittorio tra le parti. Dove cioè, chi è accusato può difendersi in modo effettivo dopo aver conosciuto tutti gli atti di cui l’accusa dispone. I processi sommari, quelli esibiti sui mass media, sono lontani dalla mia cultura e dalla mia sensibilità. Peraltro, la gravità dell’accusa non è direttamente proporzionale alla prova della colpevolezza. Al contrario, più le accuse sono gravi e più necessitano di prove solide e non di automatismi e scorciatoie. Ci sono, poi, più verità. E’ vero che non sempre la verità processuale si sovrappone a quella reale ma quanto meno si consente a tutti i protagonisti del processo di misurarsi in contraddittorio e con regole ben precise. Anche in relazione alla genuinità della raccolta delle prove. Chi giudica non è un giornale o una trasmissione televisiva ma un giudice terzo che ha strumenti di professionalità elevata per decidere. Il rischio da scongiurare, a mio avviso, è quello di dar forma ad una terza verità, quella mediatica che sovrascrive tutto, che anticipa tutto in modo sommario e che produce i suoi effetti a prescindere dai risultati delle sentenze definitive. Sono temi delicati sui quali si misura il tasso di sensibilità in uno stato di diritto. Se il rischio paventato si concretizza, neanche l’assoluzione più soddisfacente può restaurare i danni prodotti da una condanna mediatica anticipata. Proprio per questo ritengo che, nel rispetto assoluto del diritto dovere di informare i cittadini, si debba praticare nella coscienza individuale e collettiva un approccio orientato al rispetto della presunzione di non colpevolezza. Per tutti, senza distinzione alcuna. Tornando a Ronaldo, lo considero un grande campione che non ha commesso alcun illecito, fino a prova contraria, proprio alla luce di quanto ho premesso. Non ho alcuna simpatia per lui né tanto meno per la squadra in cui gioca attualmente, ma proprio per questo sento di dover affermare questi principi che non conoscono deroghe soggettive. Spero che nonostante Ronaldo in campo, il mio Toro possa battere i “cugini” nel derby e dare una grande gioia al popolo granata.</span>”<span style="mso-bidi-font-style: italic;"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Francesco Bellomo, regista di fede juventina</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>: “Premetto che ogni tentativo di abuso nei confronti di una donna, indipendentemente dall’entità, è un fatto di una gravità assoluta. Per quanto riguarda Cristiano Ronaldo, dubito che un personaggio pubblico con quella potenzialità di ricchezza e fama abbia necessità di fare ciò che gli è stato imputato. Credo poco a tutta questa situazione che improvvisamente, dopo tanti anni, venga fuori con tale insistenza. C’è qualcosa che non mi convince in questa onda lunga che sta portando dietro tutta una serie di cose. Penso dunque che Ronaldo non abbia avuto tutta questa necessità di contrarre un reato di questo tipo, vista la grande disponibilità di donne che ha a disposizione. Non me lo vedo come un soggetto capace di andare a interferire sulla volontà e sulla sessualità di una persona. Qualcuno ha pure insinuato un complotto a discapito della Juventus, della sua immagine e dei suoi interessi economici? Penso che in tutta questa storia ci sia sicuramente qualcosa di poco chiaro, tuttavia, non parlerei di complotto ma di qualche azione di disturbo premeditato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Franco Causio, ex calciatore della Juventus e della Nazionale Italiana:</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> “Non posso dire nulla su tutta questa storia, in quanto bisognerebbe sapere bene come sono andate realmente le cose. Non sono problemi miei. Ronaldo saprà risolvere sicuramente i suoi. Non mi sento di dare giudizi frettolosi, perché non sarebbe corretto. E poi devo capire bene cosa sia successo veramente. Esprimersi su certe cose è difficile e anche molto delicato. Meglio parlare di calcio giocato ”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Antonio Cabrini ex Juve e campione del mondo nel 1982:</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> “Desidero non parlare di questo argomento perché lo ritengo un fatto personale. Ronaldo saprà bene come risolverlo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Ombretta Cantarelli, moglie dell’attore siciliano Gianfranco Jannuzzo. Ama il cinema, il teatro, la musica e soprattutto l’Inter:</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> “Mi è difficile potere dare un giudizio su questa storia, perché in questo periodo di queste situazioni ne succedono parecchie. Cristiano Ronaldo è un personaggio molto importante, un bellissimo ragazzo, per cui non credo abbia problemi di donne. E’ possibile che questa ragazza che all’epoca aveva 24 anni ed era una modella, gli abbia detto di no. Questo, allo stato attuale dei fatti, non è ancora chiaro. Tuttavia, mi fa pensare la tempistica così ritardata nel denunciare un fatto che risale a quasi dieci anni fa. Se subisco una violenza contro la mia volontà, la prima cosa che faccio è denunciare immediatamente chi mi ha fatto del male. Dunque, al momento mi riesce davvero difficile potere schierarmi pro o contro Cristiano Ronaldo. Aspetterei l’evolversi delle indagini, perché oggi ci sono troppi punti interrogativi che attendono ancora una risposta”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mayorga-ronaldo.jpgSiNcristiano-ronaldo-colpevole-o-innocente-1013473.htmSi100451001,02,03030371
961013460NewsEditorialeLa superficialità del calcio.20180906194215Il comune pensiero degli italiani su CR7 a secco di gol.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ronaldo si, Ronaldo no. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ma perché non segna ancora CR7? No, vedrai che quest’anno se li sogna i gol che faceva in Spagna. In Italia il calcio è diverso”.</b> Sono i commenti di un quotidiano calcistico nazionale che spesso verte sulla superficialità di pensiero. Tu perché sei juventino e tu perché fai il tifo per altre squadre e godi all’idea che questo fenomeno portoghese acquistato quest’estate, possa rappresentare il flop della Vecchia Signora d’Italia. Non è così. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> ha bisogno di ambientarsi, di entrare negli schemi della sua nuova squadra ed ha anche bisogno di conoscere volta per volta gli avversari, prendere le dovute misure e capire con il cervello come superare l’ostacolo delle marcature strettissime. Chi pensava inizialmente che il suo arrivo alla Juventus rappresentasse una immediata passeggiata con gol a bizzeffe, probabilmente non ha tenuto conto che anche i fenomeni nel calcio non giocano da soli, anche se rappresentano la fondamentale differenza. C’è poi da considerare l’alta professionalità di questo indiscusso campione 33enne, il quale si allena con sistematico impegno e maniacale voglia di raggiungere sempre la perfezione del tono muscolare e mentale. Alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Continassa di Torino</b> lo sanno, perché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> è il primo ad arrivare agli allenamenti e l’ultimo ad andare via. E anche in questi giorni in cui le attenzioni sono deviate verso le varie Nazionali che incominciano il percorso di qualificazione agli Europei, lui, il fenomeno portoghese, continua a lavorare sodo per farsi trovare al top alla ripresa del campionato contro il Sassuolo. Un campione che potrebbe vivere di allori conquistati, che potrebbe far finta di apparire e non essere, non si accontenta di ciò che è stato ma vuole migliorarsi attraverso il sudore, la corsa, gli esercizi impartiti dall’allenatore e poi continuati per proprio conto. Con o senza palla tra i piedi, Ronaldo è uno spettacolo esemplare nella ricerca continua della forma fisica e mentale. </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span lang="EN-US" style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-ansi-language: EN-US;'>“Two worlds only: Hard work” – “Solo due</span></b><span lang="EN-US" style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-ansi-language: EN-US;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">parole: Lavoro duro”.</b> </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Così scrive CR7 su Instagram. Un post <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>che in meno di un’ora ha raggiunto quasi un milione e mezzo di like. Lavoro sul possesso palla, piuttosto che potenziamento muscolare, forza fisica e cambio improvviso di direzione del pallone. Ronaldo non si ferma mai, perché sa che la Juventus tra il 16 settembre e il 6 ottobre (data in cui ci sarà la seconda sosta stagionale) sarà impegnata 5 volte in campionato e 2 in Champions League. Ebbene, se traduciamo tutto questo metodo responsabile di gestire la professione del calciatore moderno in un mondo in cui la ricchezza, la notorietà e tante altre cose che potrebbero deviare il senso di uno sport che ti dà molto ma sa essere anche spietato con chi vive di rendita, allora possiamo dire che il lavoro duro e costante alla lunga paga anche chi ha 33 anni come CR7 e una luminosa carriera alle spalle. Il gol arriverà e ne arriveranno anche tanti, a dimostrazione di una serietà e una correttezza professionale che va oltre i suoi lauti compensi che lo potrebbero distogliere da certi importanti obiettivi personali ancora da raggiungere. In fondo, tutto l’entourage bianconero l’ha voluto non solo per vincere la Champions, ma anche per quel suo modus operandi che ben si allinea allo storico stile Juventus di agnelliana memoria. Si rifletta su questo punto che secondo noi non è assolutamente da sottovalutare. Un gol può essere importante e anche banale. Comunque, in un caso o nell’altro si dia spazio alla profondità di pensiero, minimizzando quella latente superficialità che aleggia da sempre nel mondo del pallone.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNla-superficialita-del-calcio-1013460.htmSi100451001,02,03030174
971013458NewsEditorialeLa Serie A indossa la maglietta “Genova nel cuore”.20180826161941Quando il pallone tende la mano con un gesto di solidarietà.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si può accorrere festanti allo stadio per una gara di calcio, vedere giocare i propri beniamini ed emozionarsi per un gol fatto o subito, ma ci si può anche attraverso il pallone addentrarsi in sentimenti profondi che sanno di solidarietà e di rispetto verso vittime innocenti di questa nostra vita in cui l’uomo resta l’unico vero responsabile di ogni cosa. E allora se è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> o qualsiasi altro calciatore o tifoso a esporre la maglietta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Genova nel cuore”,</b> poco importa al cospetto di ciò che è il grande significato del gesto. E così Genoa e Sampdoria oggi si stringono alla propria gente nello stadio, dove una volta tanto il pallone non ha il solo significato della vittoria a tutti i costi. Certo, si gioca per il campionato e per gli interessi che toccano le due società, tuttavia, in questo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Genova nel cuore”</b> c’è poco di genoano, poco di doriano e molto di genovese. Oggi nello stadio Ferraris di Genova, la curva rossoblù starà in silenzio per i primi 43 minuti di gioco. Già 43, come il numero dei morti di quella tragedia causata dal crollo di un’ala del ponte Morandi. Un silenzioso messaggio che è l’eloquente ringraziamento a Genova e a tutti i genovesi che si adoperano ancora oggi per dare una mano alle persone e alle famiglie colpite dal lutto e dal dolore. E’ un pallone che ci piace, questo, un pallone che sa di vita prima ancora di squallidi e stratosferici interessi economici. In fondo il calcio è un incontro tra persone. Ognuno con la propria storia, con le proprie fragilità, con i problemi legati a una quotidianità non sempre facile da vivere e che tramite la passione per la propria squadra di calcio sa anche unirsi nel momento del bisogno. Al di là di ogni colore sportivo e oltre qualsiasi ruggine e antipatia calcistica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Genovafl0711fl0711genova-nel-cuore.jpgSiNla-serie-a-indossa-la-maglietta-genova-nel-cuore-1013458.htmSi100451001,02,03030174
981013456NewsCoppeTrofeo Mamma Cairo 2018, un appuntamento importante per il Torino Primavera.20180824164220La Primavera di Federico Coppitelli, alla prova del suo primo appuntamento stagionale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oltre al naturale rispetto per un Trofeo annuale che vuole ricordare la figura della mamma del presidente Urbano Cairo, il Toro tiene molto a questo evento anche per mettere a punto i tanti motivi tecnici della squadra Primavera allenata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli.</b> Un team che ha fatto molto bene durante la scorsa stagione e che quest’anno si propone di migliorare i risultati ottenuti grazie anche ai 14 nuovi acquisti voluti dall’attento talent scout, nonché direttore del settore giovanile granata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b>. Un connubio perfetto che per il presidente Cairo rappresenta il fiore all’occhiello di tanti anni già coronati di successi, ottenuti dal settore giovanile granata. Così, in questo periodo dell’anno in cui si comincia a pensare al ritorno dalle ferie e l’attenzione per l’inizio del campionato di Serie A si pone come primario interesse mediatico, i ragazzi di quel luminare tecnico della Primavera del Toro, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b>, si trovano a confrontarsi con squadre titolate come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus, Inter e Milan. </b>E non è poco per una squadra e una società che vuole sempre migliorarsi con l’intento di cominciare bene i propri impegni annuali proprio da questo Trofeo intitolato alla signora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maria Giulia Castelli</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cairo</b>, cui tiene ovviamente molto il presidente granata. Con questo sono 6 gli anni contati da questo torneo, che si gioca tra lo stadio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Quattordio in provincia di Alessandria</b> e quello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asti</b>. Una festa granata che s’interseca tra mille motivi romantici per non dimenticare la tifosissima Mamma Cairo, e situazioni tecniche e tattiche capaci di controllare lo stato di preparazione della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli</b>. Dunque, parliamo di un Trofeo tutto da seguire e capace di stagliarsi tra mille motivi d’interesse. Così dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b>, responsabile del Settore Giovanile del Torino: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Regalare questa gioia al presidente Cairo è un mio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">desiderio……”</b> Parole che si commentano da sole e che danno la dimensione di ciò che significa lavorare alacremente per migliorare quel settore giovanile del Toro il quale storicamente si eleva per capacità nella valorizzazione di giovani promesse del calcio. E’ la logica di chi investe e sa che i risultati talora non danno immediatamente i frutti sperati. Una grande scelta fatta di pazienza, oculatezza, capacità professionale nel percepire il futuro campione che si misura con l’ottima organizzazione di settore. Questo, Massimo Bava lo sa bene. Ma lo sanno bene anche i vari collaboratori che remano tutti per il verso giusto. Nel calcio sono i risultati che contano, le parole sono soltanto il condimento di ciò che è effimero. Intanto il presidente Cairo controlla tutto, ed ha avuto modo di apprezzare il lavoro di Bava e il suo entourage già dai risultati ottenuti la passata stagione. Adesso è ora di ricominciare, proprio a partire dal Trofeo dedicato a mamma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maria Giulia</b> che non c’è più.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNtrofeo-mamma-cairo-2018-un-appuntamento-importante-per-il-torino-primavera-1013456.htmSi100451001,02,03030259
991013454NewsCampionatiPrima giornata di Serie A e primi errori arbitrali20180820090147Tra delusioni e sorprese,inizia il campionato di calcio di Serie A<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Rinviate le partite Milan – Genoa e Sampdoria – Fiorentina per onorare le vittime della tragedia causata dal crollo del ponte Morandi a Genova, la Serie A inizia con non pochi spunti di polemica. C’è chi dice che il calcio avrebbe dovuto fermarsi rinviando tutte le partite in programma nella prima giornata di Serie A e c’è chi è d’accordo con il governo del calcio per ciò che è stato deciso. Ma questo non è stato il solo punto posto in discussione, infatti, c’è stato un altro motivo del contendere che ha caratterizzato l’inizio del campionato di Serie A 2018/’19: quale? La direzione arbitrale e il VAR. Le partite che sono state maggiormente prese in esame dalla lente d’ingrandimento televisivo sono state Sassuolo – Inter e Torino Roma. Sia Inter che Torino sembrano essere state penalizzate da decisioni sbagliate in occasioni di rigori non dati a loro favore per estrema decisione dell’arbitro che, come vuole la regola del VAR, resta l’unico e insindacabile giudice di gara. Detto questo, passiamo ad analizzare i vari risultati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Soffre la Juventus a Verona contro un Chievo sceso in campo per vendere cara la pelle. Tutti aspettavano il gol di CR7 e invece la Juve vince in extremis e con sofferenza, grazie ai gol di Khedira, un’autorete del Chievo Verona e la rete liberatoria di Bernardeschi che rende vani i precedenti gol di Stepinski e Giaccherini. In una giornata caldissima la Juventus ha mostrato una condizione fisica e di idee ancora da mettere a fuoco, mentre il Chievo ha fatto la sua onesta partita con la consapevolezza che quella fosse la partita della vita. La Juve di Allegri resta la squadra da battere e ci sarà tempo per verificarne lo stato organizzativo dal punto di vista tattico. Bene il Napoli che batte 2 a 1 la Lazio sul suo campo. La squadra di Ancelotti, contrariamente agli umori negativi della vigilia, ha saputo ribaltare un risultato che inizialmente la vedeva in svantaggio per effetto del gol segnato da Immobile. Poi, dopo avere preso le giste misure e un assetto tattico appropriato al confronto con un avversario proiettato all’attacco, il Napoli di Carletto Ancelotti ha messo in mostra delle buone ripartenze con un gioco sugli esterni che resta la caratteristica dei partenopei. Di Milik e Lorenzo Insigne sono stati i gol della vittoria. Per quanto riguarda la Lazio, invece, pensiamo che Inzaghi abbia ancora molto da lavorare per riorganizzare attraverso i nuovi arrivati quel gioco che l’anno scorso l’ha portato sui piani alti della classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In Torino – Roma, nonostante le condizioni climatiche davvero proibitive per un alto tasso di umidità che sovrastava la città piemontese, abbiamo potuto ammirare un calcio che da parte dei granata di Mazzarri è apparso volenteroso e pure di buona fattura. La Roma non ci è parsa all’altezza della situazione, tanto è vero che la sua difesa con in testa i suoi centrali, è stata lenta e incapace di sostenere le veloci incursioni di Iago Falque e Belotti. Un rigore negato, un gol annullato per fuorigioco millimetrico e una traversa colpita da Iago Falque, rappresentano il magro bottino della squadra granata che a parer nostro è stata penalizzata da un arbitro che non è apparso all’altezza della situazione. La Roma di Di Francesco poco ha fatto per ottenere un risultato positivo che va oltre i suoi meriti. Di Edin Dzeko il gol che all’89 sconfigge immeritatamente il Torino. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Malissimo dal punto di vista del gioco e del risultato, la prima uscita della rinnovata Inter di Spalletti che perde sul campo della sua bestia nera: il Sassuolo di De Zerbi. Ma c’è da dire che anche in questo caso, l’Inter è stata penalizzata dall’arbitro Mariani soprattutto nella decisione di non dare un rigore netto per atterramento in area di Asamoah. Certo, questo non avrebbe cancellato la brutta prestazione di Icardi e compagni, tuttavia avrebbe potuto cominciare un campionato in maniera meno traumatica. Ottimo il gioco del Sassuolo che brilla per una vittoria che fa capo al gol su rigore di Domenico Berardi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per il resto, Parma e Udinese hanno pareggiato 2 a 2 una partita dominata dai parmigiani ma calati alla distanza per un calo fisico che ha agevolato il ritorno dei friulani. Vince l’Empoli con due gol contro un Cagliari apparso ancora troppo fragile, mentre perde in casa il Bologna che subisce il gioco e il gol di una Spal davvero sorprendente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone.jpgSiNprima-giornata-di-serie-a-e-primi-errori-arbitrali-1013454.htmSi100451001,02,03030185
1001013453NewsEditorialeIl Memorial “Marco Salmeri” giunge alla quarta edizione20180819171828Per non dimenticare..... <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Assieme alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Reggina 1914</b>, le due squadre di Milazzo in provincia di Messina <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">(l’A.S.D. Milazzo</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milazzo Academy</b>, entrambe partecipanti al campionato di Promozione 2018/19) onoreranno il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">IV Memorial “Marco Salmeri”</b> che si svolgerà nell’omonimo stadio di Milazzo il 29 agosto 2018 a partire dalle ore 16,30. Un appuntamento annuale importante per la Città di Milazzo, ma soprattutto per la famiglia Salmeri che fin dal primo giorno in cui fu colpita dalla tragedia per la morte del proprio figlio, si è riproposta fedelmente di rinnovare questo memorial calcistico che ha lo scopo di non dimenticare Marco. Nella città mamertina tutti ricordano la tragedia che coinvolse <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, un giovane calciatore di belle speranze che in autostrada perse la vita a seguito di un grave incidente automobilistico, dopo aver giocato una partita di campionato con il Due Torri. Ebbene, da allora papà Salmeri si è prodigato personalmente nella buona riuscita di un triangolare calcistico che vuole avere una buona cassa di risonanza, anche attraverso prestigiose partecipazioni di squadre di un certo spessore. E così, dopo avere ospitato la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Primavera del Torino calcio</b> nella scorsa edizione, quest’anno è in arrivo la Reggina che milita nel campionato di Serie C. Gli amaranto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Cevoli</b> (ex allenatore del Renate, che ha firmato un contratto fino al 2019) si contenderanno il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">quarto trofeo “Marco Salmeri”</b> contro le due squadre di Milazzo. Ci sono dunque tutti i presupposti per la buona riuscita di questo memorial che non solo si preannuncia interessante dal punto di vista tecnico, ma che garantisce il ricordo del giovane Marco. Ecco cosa ha dichiarato papà Salmeri: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Comunque vada, ho promesso a me stesso e a mio figlio che tutti gli anni questo memorial andrà avanti. Certo, le difficoltà economiche e organizzative da affrontare sono davvero tante, tuttavia, resta fondamentale il ricordo di Marco che non può e non deve subire la pur minima dimenticanza dovuta al tempo che scorre via velocemente. Per la mia famiglia e per gli amici che hanno apprezzato il valore tecnico e umano di Marco, questo Memorial ha il significato profondo della dedica a chi nei nostri cuori non muore mai”. </b>Già, un Memorial, un pallone, tre squadre formate da giovani calciatori che attraverso questo straordinario sport onorano tutti gli anni la figura di Marco. Sempre. Per non dimenticarlo mai.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo Stadio Marco Salmerifl0711fl0711foto-marco-salmeri.jpgSiNil-memorial-marco-salmeri-giunge-alla-quarta-edizione-1013453.htmSi100451001,02,03030186
1011013452NewsCalciomercatoQuando il calcio riserva storie di destini incrociati.20180802181253Quante domande si sono fatte in questa strana operazione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è concluso positivamente il maxi affare tra Milan e Juventus che ha coinvolto Higuain, Caldara e Bonucci. Una storia di destini incrociati tra società, ma anche di due calciatori e di un terzo (Caldara) che è stato coinvolto per chiudere una situazione che rischiava di trascinarsi per le lunghe. La Juve più del Milan aveva bisogno di chiudere la trattativa per sistemare un Higuain, il cui contratto oneroso dopo l’arrivo di Ronaldo pesava in maniera eccessiva sui bilanci della stessa Juventus. Attenta a non creare una minusvalenza, la società della Continassa non è riuscita a non fare entrare nella trattativa Caldara, il giovane difensore dell’Atalanta che ha avuto appena il tempo di fare qualche allenamento in casa Juventus. Intanto, l’arrivo di Bonucci a Torino è stato accolto con molta freddezza. Pochi, sparuti tifosi si sono visti all’aeroporto di Caselle, manifestando un chiaro segnale d’insofferenza per il suo ritorno in casa bianconera. Infatti, ancora adesso c’è chi non capisce il significato di un ritorno quasi ossessivo, che si è manifestato nella volontà del difensore e della stessa società del presidente Andrea Agnelli. Troppi dissidi tra Allegri e Bonucci avevano consigliato le parti a lasciarsi più o meno di comune accordo, seguendo ognuno la propria strada. Molte sono state le polemiche durante l’incontro della scorsa stagione tra Juve e Milan all’Allianz Stadium, in cui Bonucci dopo avere segnato un gol alla sua ex squadra ha esultato in maniera ritenuta eccessiva. E si sa che i tifosi di ogni squadra non sono mai propensi a perdonare certi atteggiamenti ritenuti eccessivi, anche nel momento più adrenalinico di un gol fatto contro l’ex squadra. Ma queste sono storie di tifoserie le cui manifestazioni eccessive sono spesso legate a momenti idealizzati piuttosto che razionalizzati. Certo, prima o poi si chiarirà tutto questo ritorno di fiamma tra Leonardo Bonucci, la Juventus e Allegri, anche se intanto rode forse anche più del suo ritorno, la cessione di un giocatore elegante, giovane, tecnicamente bravo come Caldara, che avrebbe potuto segnare un importante percorso di crescita definitiva nella Juve, anche in considerazione della cessione di Rugani. Insomma, la Juve ci ha insegnato storicamente a non sbagliare mai (o quasi mai) le sue scelte, ma questa volta ci appare davvero difficile capire questa scelta impopolare. Certo, il Milan voleva Higuain e la Juve aveva bisogno di disfarsene per ovvi motivi economici, ma perché si è insistito a definire questa operazione con il Milan e non con il Chelsea? E perché si è acconsentito a Leonardo, di essere inamovibile sull’inserimento di Caldara in quest’operazione? Forse tutto è nato dalla strana voglia di Bonucci che d’accordo con la Juve ha voluto riappacificarsi in un ritorno inaspettato? C’è qualcosa di strano in tutta questa storia, qualcosa che non convince appieno e che probabilmente verrà a galla strada facendo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711bonucci-legg.jpgSiNquando-il-calcio-riserva-storie-di-destini-incrociati-1013452.htmSi100451001,02,03030385
1021013448NewsCalciomercatoGaleotta fu quella rovesciata all’Allianz Stadium.20180712141111Tra sentimenti e interessi economici.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ripercorrendo le varie fasi del trasferimento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> alla Juventus, ci sono diverse tessere che il destino ha voluto fare intersecare tra loro per completare il puzzle dell’affare del secolo. Prima di tutto ci viene in mente quella bellissima rovesciata che CR7 fece in occasione della partita d’andata di Champions contro il Real Madrid. Stupore, disarmo e riconoscimento della grandezza del campione, furono i sentimenti manifestati dal popolo juventino cui attribuì un lunghissimo applauso a scena aperta. Era come avere ingoiato qualcosa di dolce amaro capace di inchinarsi alla bellezza balistica di un gesto tecnico che resta la prerogativa appartenente a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> e pochissimi altri. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon</b>, in quell’occasione alzarono gli occhi e le braccia al cielo in segno di anticipata resa, nell’eloquente pensiero che contro la grandezza di un simile campione nulla sarebbe stato possibile. Certo, ci sono cose che non si possono affermare in un mondo del calcio che strapaga il professionismo, tuttavia, resta pur sempre quel linguaggio del corpo che trasmette ogni cosa e che lascia traccia indelebile del proprio pensiero. E in quell’occasione abbiamo avuto modo di capire come al disarmo dei difensori della Juventus, si siano contrapposti i gesti di gratitudine da parte di tutto lo stadio gremito di tifosi bianconeri per lo spettacolo offerto da CR7. E lui, il campione che ha vinto più palloni d’oro al mondo, con le mani giunte ha ringraziato di cuore la gente di avversa passione calcistica che ha saputo apprezzare il suo gesto tecnico. Ecco, pensiamo proprio che quell’episodio sia rimasto nella mente e nel cuore di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo,</b> il quale a parte la ratio che lega freddamente gli alti interessi economici e finanziari all’atleta, ci sia stato questo episodio che ha fatto propendere la scelta della Juve piuttosto che altre squadre. D’altra parte se pensiamo che lui, il quale è un’azienda vivente che non ha certo bisogno di aspettare il miglior offerente per accasarsi, ha voluto la Juve - ci sarà pure un motivo. Così, cavalcando l’onda della scelta professionale di CR7, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agnelli </b>e il suo staff si sono subito attivati per chiudere immediatamente l’affare del secolo. Per la Juve, per il campionato italiano, per gli appassionati del calcio spettacolo e per coloro i quali riescono ancora a mettere da parte per un attimo la propria fede calcistica non juventina per la curiosità di gustare le giocate di questo grande campione di calcio, siamo convinti che il suo arrivo in Italia apporterà sicuramente quel valore aggiunto che ormai mancava da troppo tempo. Ma sappiamo pure che questo tanto osannato campione di nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, è anche antipatico a molti. Per il suo atteggiamento in campo? Per la sua grandezza di superare l’avversario e creare sublimi gesti tecnici con facilità? O forse per l’antipatia di chi vince sempre e non lascia niente a nessuno? Chissà! Una cosa è certa, nello spirito di questo campione c’é tanta professionalità, serietà e consapevolezza di condurre una vita sportiva sana che gli dà integrità fisica e mentale. Infatti, anche se la sua carta d’identità parla di un calciatore di 33 anni, sono garantiti i suoi ottimi muscoli, la forza fisica e la voglia di prepararsi sempre con desiderio di far bene (ricordiamo che Cristiano Ronaldo si allena tre volte al giorno). Dunque, ci troviamo di fronte a un campione con la C maiuscola che ha scelto la Juventus e il campionato italiano non per chiudere mestamente la sua carriera, ma per dare ancora il massimo di una professione da leggenda. In questo modo CR7 intende ringraziare i tifosi juventini, i quali dopo quella fatidica e imprendibile rovesciata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium,</b> gli tributarono un caloroso applauso. Chapeau CR7! Tutti in piedi!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Totinofl0711fl0711cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNgaleotta-fu-quella-rovesciata-all-allianz-stadium-1013448.htmSi100451001,02,03030362
1031013438NewsCalciomercatoWanda Nara, bella bionda che provoca e scuote il mercato20180611161146Questo scambio tra Icardi e Higuain si farà?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E intanto lo show continua. Moglie e procuratrice di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b>, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wanda</b> argentina è sempre al centro dell’attenzione dei social. Non c’è che dire, il suo ego femminile nell’apparire a tutti i costi raggiunge il 100% delle possibilità umane. Adora atteggiarsi, far parlare di sé e con certosina accuratezza riesce a scuotere il calciomercato attraverso alcune suggestioni che fanno sempre capo al suo assistito: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b>. Infatti, quando il contratto del centravanti e capitano dell’Inter sta per scadere, lei provoca, mette la pulce nell’orecchio e rende pure probabile ciò che il mondo del calcio ha sempre ritenuto impossibile per antiche ruggini tra tifoserie nemiche. E così, quando meno te l’aspetti, ecco che la biondissima Wanda rende possibile a fatti e non a parole l’eventuale passaggio del suo amato Maurito alla Juve, in cambio del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pipita Higuain</b> più vecchio di sei anni. Chi l’avrebbe mai detto? Eppure la notizia ha un suo fondamento e non sembra una provocazione alla società nerazzurra, per indurla a far firmare al più presto il contratto in scadenza di Icardi con un proficuo aumento. Attorno a questa notizia c’è subito un frastuono incredibile da parte dei media, mentre i social ci sguazzano e impazziscono di curiosità. Come sempre, l’opera provocante della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wandissima </b>tentatrice si sta allargando a macchia d’olio e l’annuncio non è una fake news. Che si faccia o no, non è ancora dato sapere, tuttavia, i contatti con casa Juventus ci sono, anche se nulla è ancora avviato. Intanto la Wanda insiste, posta fotografie delle sue vacanze in Africa e alle Seychelles, con tanto di zebra e costume bianconero. Se non è provocazione questa, diteci voi cos’è! Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piero Ausilio</b>, dirigente nerazzurro particolarmente affaccendato nel tentativo di portare all’Inter <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Radja Nainggolan</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Chiesa</b> e altri campioni di prestigio, non sembra avere tutta questa urgenza di fare apporre la firma di Icardi al nuovo contratto. Evidentemente qualcosa bolle in pentola in casa nerazzurra. Si vorrà far fronte ad acquisti eccellenti con la cessione di Icardi? E’ possibile! Una cosa è certa, ancora una volta la biondissima <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wanda Nara</b> ha centrato l’obiettivo. Comunque vada a finire.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-nara-icardi.jpgSiNwanda-nara-bella-bionda-che-provoca-e-scuote-il-mercato-1013438.htmSi100451001,02,03030395
1041013436NewsEditorialeElio Mesiti, nuovo Direttore Tecnico del Cit Turin20180603180051Il Cit Turin annuncia l`arrivo di Elio Mesiti nel ruolo di direttore tecnico della società rossoverde. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quel ”diavolo” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Angelo Frau </b>(lo diciamo con affetto), una ne pensa e cento ne fa. Il presidentissimo del Cit Turin ha presentato il nuovo direttore tecnico della Scuola Calcio rossoverde del prossimo anno 2018’19. Classe 1955, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Elio Mesiti</b> è stato un ex calciatore della Salernitana in Serie C, ma soprattutto è stato per anni allenatore nelle giovanili della Juventus e anche responsabile della Scuola Calcio bianconera. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Elio Mesiti</b> succede al professor <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giuseppe Trucchi</b> che per qualche anno è stato il grande ispiratore del calcio giovanile rossoverde. Profondo conoscitore di scuola calcio giovanile, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Elio Mesiti</b> porta alla società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Angelo Frau</b> la sua eccellente esperienza fatta alla Juventus con i giovani calciatori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Io ho</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">cominciato a emergere intorno ai sedici anni”</b> dice Mesiti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ma oggi i giovani maturano molto prima. L’agilità, i riflessi e il modo di muoversi in campo da parte dei giovani atleti, sono doti che devono essere coltivate. Tuttavia, per fare il professionista non basta il talento</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">perché ci vuole impegno, costanza e anche fortuna”.</b> Sono parole che sanno di concretezza ma anche di chiara capacità di sapere individuare nel giovane calciatore delle doti che talora vanno anche oltre i pur essenziali fondamentali. Retaggio di un allenatore che è stato responsabile della scuola calcio Juventus, arricchendo la sua conoscenza di giovani talenti. Oggi porta in casa del Cit Turin tutto il suo sapere, un bagaglio culturale di calcio che valorizza l’uomo e il tecnico. Vediamo molto bene questa new entry didattica del calcio impartito nella bellissima struttura presieduta da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Angelo Frau.</b> Siamo sicuri di non sbagliarci, perché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mesiti</b> è sicuramente un personaggio di grande affidamento. I risultati del suo prezioso operato si vedranno presto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711elio-mesiti.jpgSiNelio-mesiti-nuovo-direttore-tecnico-del-cit-turin-1013436.htmSi100451001,02,03030218
1051013435NewsCampionatiUrbano Cairo, gran maestro di economia e finanza20180530185525Il Torino F.C. chiude in forte attivo il bilancio 2017.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è chi vince scudetti di fila e chi si fregia di chiudere in utile il proprio bilancio per il quinto anno consecutivo. E’ il Torino F.C. di Urbano Cairo che a livello economico sigla un 2017 da record. Infatti, in base a quanto viene documentato dalla società granata, si evince il superamento di 100 milioni di fatturato, grazie alle plusvalenze che hanno permesso di superare e raddoppiare il valore della produzione rispetto all’esercizio 2016 in cui si registrarono 76,4 milioni di fatturato, contro i 146,4 milioni dell’esercizio 2017. Un aumento di circa il 91% che parla chiaro di un vero e proprio record di fatturato per il Torino F.C. che mai prima d’ora aveva superato i 100 milioni. Ma, come dicevamo pocanzi, l’anima di questo successo economico della società granata è rappresentato dalle plusvalenze evidenziate dalle cessioni di Maksimovic (18,6 milioni) – Bruno Peres (11,3 milioni) – Martinez (2,9 milioni) – Zappacosta (21,8 milioni) – Benassi (9,6 milioni) – Jansson (3,3 milioni) – Gaston Silva (0,7 milioni) – Tachtsidis (0,9 milioni) da aggiungere al milione di euro ricevuto come premio di rendimento per Matteo Darmian. A tutti questi ricavi ci sono da aggiungere i diritti Tv (50,9 milioni di euro), più i ricavi pubblicitari ( 2,7 milioni di euro). A tutto questo ci sono da detrarre i costi aumentati del personale, gli ammortamenti dei diritti pluriennali dei calciatori, il monte ingaggi dei giocatori e dello staff tecnico della Prima Squadra. Dunque, nell’esemplare<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>bilancio 2017 del Torino F.C. si mette in risalto un utile di 37,2 milioni di euro, che polverizza letteralmente quell’ 1,3 milioni di attivo registrato nel 2016. I meriti? Certamente di un Urbano Cairo che conosce molto bene la conduzione economica delle sue aziende sempre attente a crescere dal punto di vista economico. Vedi la Cairo Communication, oppure la RCS, o anche La7, tutte perle in espansione. E adesso anche il Torino F.C. può inorgoglirsi di questo primato raggiunto da un quinquennio di seguito. Peccato che resti sempre il solito problema che non si addice a una squadra di Serie A così splendidamente condotta, che dovrebbe avere anche l’orgoglio di programmare per vincere. Come? Investendo sul mercato una buona parte degli utili! Se poi si preferisce sempre non rischiare per restare in una posizione di classifica anonima, allora si vada avanti con l’attenzione alle plusvalenze da inserire nei bilanci annuali. Se il Torino sta bene economicamente, perché deve sempre apparire come chi fa fatica ad andare avanti? Questa è una mentalità errata che pone grossi limiti all’azienda calcio. Non si vive di sole plusvalenze, c’è bisogno di campioni capaci di cambiare il volto a questa gloriosa società granata che scalpita per entrare nell’Europa primeggiando nel campionato italiano. Le possibilità economiche ci sono, perché non sfruttarle?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNurbano-cairo-gran-maestro-di-economia-e-finanza-1013435.htmSi100451001,02,03030199
1061013423NewsEditorialeGiro d`Italia, oggi la quarta tappa da Catania a Caltagirone2018050810:31giro d`italiatappa caltagirone<div class="top_articolo"><div class="autore_articolo">Dopo la parentesi israeliana, il 101&deg; Giro d'Italia di ciclismo torna a casa e veste di rosa la Sicilia, che ospiter&#224; tre tappe molto interessanti fino a gioved&#236; 10. Si partir&#224; <strong>oggi con la quarta tappa che porter&#224; la carovana da Catania a Caltagirone (198 km)</strong>. La partenza dalla via Etnea, alle 12,20, dopo il ritrovo in via Garibaldi; l'arrivo &#232; previsto nella citt&#224; calatina in viale Torre dei Genovesi fra le 17 e le 17,30. Tre le province interessate dall'attraversamento dei corridori: <strong>Catania, Siracusa e Ragusa</strong>. E' una tappa assai mossa con diverse salite e due Gran premi della montagna, con una serie interminabile di curve lungo il percorso e strade dal fondo usurato di larghezza variabile. Due i traguardi volanti di giornata: al chilometro 112,3 di Palazzolo Acreide e al chilometro 133,7 di Monterosso Almo. La corsa attraverser&#224; diversi centri come come Misterbianco, Lentini, Ferla, Grammichele, fino all'arrivo a Caltagirone, citt&#224; della ceramica. L'ultimo chilometro di corsa sar&#224; affascinante, visto che il traguardo &#232; posto al culmine di una salita con pendenze al 13 per cento e un rettilineo finale di 300 metri. E' un finale da classica del nord, ma qualche scalatore potrebbe cercare di guadagnare tempo su Dumoulin. Attesi numerosi appassionati provenienti da tutte le parti dell'isola.</div><div class="autore_articolo">Foto A.Annaloro</div></div>caltagironeivomesivomesgiro-caltagirone-1.jpgSISciclismo-giro-di-italia-tappa-caltagirone-1013423.cfmSI01,02,03,09010476n
1071013420NewsCoppeChampions, non basta il 4 a 2 della Roma sul Liverpool20180503184628Errori tecnici e arbitrali, vietano alla Roma l`accesso alla finale di Champions League.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando nel calcio hai un budget inferiore alle altre contendenti europee, ti classifichi tra le prime quattro squadre di Champions League e sfiori la finale anche a causa di certi errori arbitrali, allora possiamo parlare di una grande squadra. E’ la Roma di Eusebio Di Francesco, un allenatore capace di motivare la sua squadra rendendola compatta dal punto di vista tattico e anche nei rapporti di spogliatoio. Contro il Liverpool, nella seconda semifinale di ritorno, la Roma per andare in finale avrebbe dovuto fare 3 gol senza subirne nessuno. Purtroppo, nonostante il risultato di 4 a 2 a favore della Roma, in finale ci va il Liverpool di Jurgen Klopp. Ma nell’analisi di una partita a due facce, c’è da considerare una serie di concause che hanno negato ala Roma di partecipare alla finale di Kiev. Infatti, a un primo tempo in cui si sono evidenziati alcuni imperdonabili errori da parte dei giocatori giallorossi, uno su tutti il passaggio scriteriato di Nainggolan verso la trequarti della propria metà campo che ha praticamente regalato a Mané il vantaggio per il Liverpool, è seguito un secondo tempo in cui la Roma, pur manifestando grande convinzione e determinazione, ha dovuto cedere le armi dinnanzi agli errori dell’arbitro che in ben due occasioni ha negato il rigore ai padroni di casa. Peccato davvero, perché la squadra di Di Francesco nei confronti del Liverpool ha totalizzato 24 tiri di cui 6 in porta, il 61% di possesso palla e 7 calci d’angolo contro i 3 della formazione inglese. Un quadro molto chiaro di una grande voglia di finale giallorossa, in uno stadio colmo fino all’inverosimile e capace di spingere la propria squadra con il cuore oltre l’ostacolo. Ma, come dicevamo pocanzi, nonostante la doppietta di Nainggolan arrivata tra il 41mo e il 48mo della ripresa, il gol di Dzeko e l’autorete di Milner, la Roma ha dovuto amaramente arrendersi a un avversario che ha fatto vedere le cose migliori in casa, ma che all’Olimpico di Roma, nonostante le sviste dell’arbitro Skomina, è apparsa assai lontana dalla sua fama di squadra che sa adottare un gioco brillante e redditizio. Insufficiente la prestazione di Salah, mentre Firmino ci è parso il migliore della squadra ospite. Dunque, l’amaro verdetto della partita non può certamente cancellare il meritevole percorso della Roma in questa Champions League 2017 – ’18, anche in considerazione del fatto che la squadra di Di Francesco è partita in terza fascia ed ha superato squadre come l’Atletico Madrid, FK Qarabag, Chelsea, Shakhtar e Barcellona. Niente male per una squadra che all’inizio, nessuno dava per destinata alla semifinale con reali possibilità di giocare la finale di Kiev. Eppure i giallorossi hanno dimostrato con il gioco, il carattere e la volontà, di potere competere con le squadre più forti d’Europa senza mostrare alcun atteggiamento reverenziale. Possiamo dunque dire in tutta tranquillità, che la squadra di Di Francesco ha intrapreso la strada giusta per migliorarsi ancor di più in Campionato e in Champions. Adesso l’aspetta un ultimo trittico di gare di campionato, in cui deve conquistare quella terza o quarta posizione che le consentirebbe di partecipare alla scalata di quella finale di Champions che quest’anno le è sfuggita per un soffio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-di-francesco.jpgSiNchampions-non-basta-il-4-a-2-della-roma-sul-liverpool-1013420.htmSi100451001,02,03030197
1081013416NewsCampionatiToro, un altro anno insipido.20180424190239L`ennesimo anno di promesse non mantenute<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>I tifosi del Toro hanno già perso il conto. Ma quanti anni sono che la squadra granata intorno al mese di febbraio o marzo, non ha più nulla da dire al suo campionato? Anche quest’anno il Torino era partito per raggiungere l’obiettivo dell’Europa League. Il presidente Cairo ( a suo dire) sembra che abbia dato carta bianca a Sinisa Mihajlovic, il quale ha stilato una serie di calciatori potenzialmente da acquistare e altri da vendere. Così, in buona fiducia, si è cominciato un campionato dal sapore promettente per l’Europa, quasi si trattasse di qualcosa di più della semplice speranza che questo fosse finalmente l’anno giusto per il Toro. Oggi, a quattro giornate dal termine del campionato, tutti sanno com’è andata a finire. A Bergamo, infatti, la squadra di Mazzarri non solo ha giocato male ma ha anche perso la partita e anche quell’esile speranza rimasta di Europa. Grande è stato il nervosismo al termine del match tra Sirigu e Belotti, reo (secondo il portiere) di non aver saputo tenere la palla per fare scorrere gli ultimi minuti della partita che si era incanalata sul risultato di 1 a 1. E’ il segno tangibile di una situazione interna che, visti i risultati insufficienti, divide lo spogliatoio. Il Torino sull’esempio dell’Atalanta deve ripartire dal Settore Giovanile, ma soprattutto ha bisogno di affidarsi a una programmazione seria che significa anche investimenti su giocatori di qualità. Altrimenti questo Torino resterà insipido e senza reali obiettivi da raggiungere. I tifosi granata hanno bisogno di certezze e non di effimere promesse. Le probabili partenze di alcuni calciatori fanno presumere l’arrivo di altri; importante è creare con Mazzarri una squadra con caratteristiche tecniche adatte al suo modulo di gioco. Si respingano con forza le tentazioni di acquistare giocatori come Niang che non hanno più nulla da dire al calcio, ma si imbastisca una squadra degna di portare in alto certi colori granata che il tempo sta sbiadendo non certamente per storia, ma per appiattimento di entusiasmo. Ci auguriamo davvero che il prossimo anno sia davvero prodigo di risultati positivi e quindi di quell’interesse che non vada scemando con l’arrivo della primavera. Si rispolveri in maniera simbolica quella fatidica sedia che Mondonico alzò al cielo, incarnando lo spirito di un Toro il cui cuore non può e non deve essere soltanto di apparenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino, Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNtoro-un-altro-anno-insipido-1013416.htmSi100451001,02,03030218
1091013415NewsEditorialePer non dimenticare Marco Salmeri20180424173239Quattro anni dopo la sua morte, il suo ricordo è sempre vivo nella gente di Milazzo e non solo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> E’ la frase di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nelson Mandela</b> che si legge sulla locandina dedicata a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, in occasione del 4° anniversario della sua morte. In suo ricordo, infatti, alle ore 19,00 del 27 aprile allo stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Marco Salmeri”</b> di Milazzo, sarà celebrata una messa. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quella di Marco, è una storia culminata in una tragedia che ha colpito la stragrande maggioranza della gente di Milazzo e non solo. Tutti ricordano questo giovane calciatore di belle speranze, che in quella maledetta domenica del 27 aprile 2014 perse tragicamente la vita a causa di un incidente stradale sull’autostrada A20. 23 anni, Marco Salmeri che era originario di Milazzo giocava con il Due Torri in Serie D. Destino volle che nel ritornare a casa alla fine della sua partita, incontrasse la morte nei pressi di Patti in provincia di Messina. Fu uno shock, un grave lutto che colpì tutto il calcio dilettantistico della Sicilia, la città di Milazzo, gli amici, i conoscenti, ma soprattutto i genitori di Marco: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mamma Grazia e papà Nino Salmeri.</b> L’incredulità si contrappose subito al dolore e alla commozione, che in certe circostanze è pure legittima e sfocia nell’umano dei sentimenti forti, profondi, per qualcosa di cui stenti a credere ma che sai essere vero. Così Milazzo, nello stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Marco Salmeri”,</b> rivivrà il ricordo di quel ragazzo, di quel calciatore di fede interista del quale si diceva un gran bene. E pure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b> si sono ricordati di lui l’anno scorso, donando la maglia del campione argentino che l’ha autografata con dedica. Ai più superficiali potrebbe sembrare un messaggio simbolico di poca importanza, ma per la famiglia Salmeri quella maglia nerazzurra e quella dedica hanno avuto un grande significato di vicinanza al loro dolore. Sono storie di vita, drammi che ti segnano dentro come una piaga sempre viva, che per i genitori di Marco difficilmente potrà mai essere rimarginata. Intanto il calcio continua a essere la metafora della vita. E quel pallone che i ragazzi rincorrono velocemente, resterà per sempre il sogno dei vincitori che non si sono mai arresi. Proprio come Marco!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milazzo (Me)fl0711fl0711foto-marco-salmeri.jpgSiNper-non-dimenticare-marco-salmeri-1013415.htmSi100451001,02,030302310
1101013414NewsCampionatiIl gioco antico di Max Allegri20180423185353Dopo la sconfitta interna contro il Napoli, il tecnico della Juventus è in discussione. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che vinca o no lo Scudetto e la Coppa Italia, pensiamo che l’avventura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimiliano Allegri</b> alla Juventus sia giunta al capolinea. Fermo restando i suoi meriti nell’aver vinto quattro scudetti di fila, aver conquistato due finali di Champions e altrettante Coppe Italia e Supercoppa, il mister di Livorno pecca troppo di conservatorismo pallonaro. Il big match che la Juventus ha perso contro il Napoli con un gol al 90’ di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly,</b> lascia aperte diverse considerazioni di carattere tattico che vanno oltre la pur importante partita persa contro i partenopei di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri.</b> Più che il merito degli avversari della Juve, salta sempre all’occhio un certo tipo di atteggiamento di non gioco che i bianconeri di Allegri mettono in mostra da troppo tempo. E pur con tutte le partite giocate in un anno, che pesano inevitabilmente sui muscoli e sulla testa dei giocatori, pensiamo che la causa negativa sia da ricercarsi proprio nel mettere sempre in campo una squadra con chiari intenti difensivi, snaturando certe caratteristiche tecniche dei suoi giocatori di centrocampo e d’attacco. Ricordate <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic </b>centravanti da area di rigore? Oppure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> goleador del Napoli? E <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> perché è costretto a partire da lontano, rincorrendo sempre il suo marcatore in fase di non possesso palla? E perché la Juventus di Allegri preferisce sempre essere bassa, invece di imporre il proprio gioco con un sistema più moderno che vede la difesa alta e un centrocampo aggressivo che dia maggiormente aiuto alle sue punte? Sembra di ritornare indietro di 40anni, allorquando il calcio si intendeva prettamente difensivo per poi partire in contropiede e magari vincere a fatica una partita stiracchiata e priva di spettacolo. No, questa Juve ha proprio bisogno di un ammodernamento mentale di un calcio fatto per imporre il proprio gioco, pensando che sono gli avversari a doverla temere e non viceversa. E poi basta con questa storia che la Vecchia Signora d’Italia vince sempre perché ha tanta esperienza ed è cinica senza mai essere bella. Il calcio moderno insegna che si corre per 95 minuti e oltre, che si fa possesso palla sbagliando meno possibile, che si pressa alto inibendo il gioco ragionato dell’avversario. Esattamente come ormai fanno tutti contro la Juve di Allegri. Dal Napoli per finire alla Spal e al Crotone, tutti sanno che per non fare emergere i valori tecnici che oggettivamente i bianconeri hanno, bisogna controbatterla sul piano dell’intensità agonistica e dell’aggressività nel carpire la palla, sviluppando trame di gioco d’attacco capaci di offenderla in maniera efficace. Per far questo c’è assoluto bisogno di una preparazione fisica e mentale di base, che agisca in maniera uniforme su tutta la squadra. E’ quello che vediamo nel calcio moderno ad alti livelli. E poi perché non cercare mai di concepire il calcio della grande bellezza, che dia anche spettacolo agli occhi degli esteti del pallone? In fondo, non è scritto da nessuna parte che sviluppare il calcio spettacolo non sia redditizio come chi si difende, soffre e cerca di non prendere gol fino alla fine. C’è sempre un equilibrio di base, una logica pallonara che non sfugge mai alla concretezza di vincere. Si può vincere giocando bene e anche male, ma si può pure perdere giocando sia bene che male. Adesso la Juve ha bisogno di cambiare registro. Sì, perché nel calcio ci sta pure di soffrire per portare in porto una vittoria, ma non si possono fare fin dall’inizio certi calcoli matematici che sanno di rinuncia e che reprimono l’inventiva di certi campioni, i quali qualche volta devono essere lasciati a briglia sciolte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri </b>ha spesso mostrato la sua insicurezza, prova ne è il suo continuo rivolgersi a suo vice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Landucci </b>per capire cosa fare. Non ci sembra di avere visto altri allenatori di Serie A così dipendenti come lui. Tutto fa! Anche questo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-allegri.jpgSiNil-gioco-antico-di-max-allegri-1013414.htmSi100451001,02,03030208
1111013411NewsCampionatiIl Napoli e la bellezza del suo gioco.20180419180776Alla vigilia del match clou tra la Juventus e il Napoli, poniamo in analisi il gioco della squadra di Maurizio Sarri.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>L’analisi</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Da quando Maurizio Sarri è approdato sulla panchina del Napoli, non abbiamo fatto altro che ammirare la piacevolezza delle sue trame di gioco che sembrano sempre fluide e oleate da un meccanismo perfetto. Una sorta di calcio che si addice maggiormente agli esteti di questo sport, ma che forse tende troppo a specchiarsi, a compiacersi del proprio narcisismo, perdendo per strada quel pragmatismo necessario per vincere le partite senza tanti fronzoli. Il dualismo che si è creato nel campionato italiano tra Napoli e Juventus, parla di due realtà opposte per tradizione e cultura calcistica. Prima la Juve e poi il Napoli che segue a quattro lunghezze, hanno reso interessante un campionato diviso tra fautori del calcio pragmatico, cinico ed essenziale, che dà poco spazio allo spettacolo, contro il calcio fatto di ritmo, palleggio, dinamismo e triangolazioni perfette che divertono. Questo è il Napoli di Sarri, impostato con quel 4-3-3 che si prefigge sempre di tenere il pallone il più possibile nella metà campo avversaria, per avere sempre il possesso palla. Sembra quasi maniacale questo modo di giocare a memoria del Napoli, il quale sotto il profilo estetico sembra una macchina perfetta per divertirsi e divertire il pubblico ma, come dicevamo pocanzi, pecca di essenzialità. Con i due centrali di difesa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Albiol </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly,</b> il Napoli si schiera sempre molto alto anche con i due esterni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Rui</b> (<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ghoulam</b> è infortunato) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hysaj.</b> A centrocampo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allam</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hamsik</b> si sganciano a turno con meccanismi perfetti, nella consapevolezza che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jorginho,</b> preposto nello schema di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> come regista ideale, copra in qualche occasione le ripartenze avversarie. Poi, il trio delle meraviglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Callejon, Mertens e Insigne</b>, rappresentano l’inventiva di un attacco che resta uno dei più prolifici della Serie A. E non poteva essere diverso questo dato statistico, visto che il senso tattico voluto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> è tipicamente offensivo, con l’insistenza di un possesso palla che per il Napoli ha il significato di ogni cosa. Dunque, pensiamo davvero che il match clou di domenica sera <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium</b> tra la Juventus e il Napoli, rappresenti il momento decisivo per lo scudetto. Vedremo due realtà calcistiche a confronto; da una parte c’è la Juve che è abituata a vincere restando sempre ad alti livelli, mentre dall’altra parte c’è quel Napoli di Sarri che assieme ai suoi tifosi sogna uno scudetto che ormai da troppi anni manca alla città partenopea. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNil-napoli-e-la-bellezza-del-suo-gioco-1013411.htmSi100451001,02,03030195
1121013408NewsCampionatiBava – Coppitelli, un’accoppiata vincente20180415150012Il responsabile del Settore Giovanile del Torino e l`allenatore della Squadra Primavera, raccolgono i frutti di un grande lavoro. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nel calcio ci sono storie e personaggi che spesso fanno parlare di sé per concretezza. Una sorta di teoria delle poche parole e pochissime immagini promozionali, cui si crede fermamente per respingere gli inutili orpelli e centrare con le vittorie ciò che è essenziale. Eppure, nell’era in cui l’immagine mediatica fa volare anche i più mediocri, c’è ancora quell’angolo nascosto di capacità professionale del quale ci si ricorda soltanto quando accade qualcosa di eclatante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b> è il responsabile del Settore Giovanile del Torino calcio. Promosso in questo prestigioso incarico nel 2012, allorquando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Comi</b> divenne direttore generale, Massimo Bava in questi anni ha svolto un ottimo lavoro fatto di qualità e attente situazioni tecniche, che l’hanno portato a vincere diversi trofei e lanciare molti giovani tra i professionisti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Uno scudetto Primavera che mancava al Torino dal 1992, una Supercoppa Italiana e una Coppa Italia </b>vinta l’altro giorno a San Siro contro il Milan, rappresentano per Bava un Palmarès di grande prestigio. Senza dimenticare la conquista di uno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">scudetto Berretti, un trofeo “Beppe Viola” e un trofeo “Maggioni – Righi”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">vinti con gli</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Under 17, </b>che<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>fanno da splendida cornice a un lavoro costante di chi conosce questo mondo del Settore Giovanile in cui la capacità di sapere<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>aspettare certi giovani promettenti, si interseca alla perfetta collaborazione di uno staff capace di interagire per il bene della stessa società. E, visto che il contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava </b>è in scadenza, pensiamo davvero che il presidente Cairo non abbia dubbi non solo a rinnovarglielo ma anche a ritoccarlo dal punto di vista economico. Ma dicevamo delle capacità oggettive di Bava nel sapere scoprire i talenti. Si chiamino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Edera, Bonifazi o Barreca</b>, emerge sempre l’essenzialità di un lavoro d’equipe fatto quasi in sordina, che fa pensare a un ambiente in cui si lavora sodo e senza tanti squilli di tromba. Ma tra i tanti personaggi che in questi anni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava </b>ha voluto al Settore Giovanile del Torino, c’è quell’enfant prodige delle panchine giovanili italiane che risponde al nome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b>. Un 33enne chiamato non a caso per sostituire la dipartita di Moreno Longo, che ha subito dato una sua impronta ben precisa a una squadra Primavera granata che è ben allenata dal punto di vista tecnico e tattico, capace di mettere in rilievo un gruppo che appare coeso in campo e nello spogliatoio. E non è un caso che la squadra di Coppitelli abbia vinto la Coppa Italia e stia facendo molto bene anche in Campionato. Non esistono ottimi risultati nel calcio se non c’è alle spalle un lavoro continuo, professionalmente capace nella conoscenza dei propri atleti a disposizione e nei dettami di una società che si prefigge degli obiettivi da raggiungere. E <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b>, dopo avere allenato a Frosinone e nelle giovanili della Roma, è subito entrato in sintonia con il mondo Toro del quale ha subito sposato la gloriosa storia del Settore Giovanile e del Grande Torino. E così, con il desiderio di non deludere mai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b> che ha scommesso su di lui fin dall’inizio e con la gratitudine e l’orgoglio di lavorare per il bene della Squadra Primavera del Torino, nel 2016 Coppitelli comincia in tutta umiltà a sentire i palpiti dell’ambiente granata, su quella vittoriosa panchina che era stata di Moreno Longo. Oggi, a distanza di due anni, con la vittoria in Coppa Italia, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b> ha coronato il suo sogno che sa di partenza e non di arrivo. E’ il premio a un lavoro non sempre facile da gestire e dove i risultati sono sempre il frutto di un lavoro instancabile, capace di crederci in tutto e senza precludere nessun obiettivo da raggiungere. Noi, siamo stati testimoni oculari dell’attento lavoro di Coppitelli e del suo staff, in un allenamento fatto in quel di Rivalta . Era un limpido pomeriggio di inizio d’autunno, in cui anche se non si potevano prevedere certi prestigiosi risultati raggiunti in seguito, già si respirava l’aria della serietà professionale in un gruppo di ragazzi attenti e mai svogliatamente disamorati di ciò che gli veniva impartito dal proprio allenatore. Da qui è nata la nostra percezione di un futuro prodigo di soddisfazione per mister Coppitelli, per il suo staff e per i suoi ragazzi. Ebbene, con il senno di poi possiamo dire di non esserci sbagliati, perché troppo evidente era apparsa l’essenzialità di crederci. Dunque, quella Coppa Italia che i ragazzi del Toro hanno alzato orgogliosamente al cielo, non è altro che l’inizio di un percorso magistralmente diretto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Coppitelli</b> e da tutta una serie di persone che lavorano quotidianamente in quel Settore Giovanile del Torino Calcio, che da sempre si fregia di grande prestigio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-massimo-bava.jpgSiNbava-coppitelli-un-accoppiata-vincente-1013408.htmSi100451001,02,03030181
1131013399NewsCampionatiAdesso c’è un “Mondo” anche lassù20180329204252Il calcio piange la morte di Emiliano Mondonico<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono contento di tornare a respirare il profumo dell’erba”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Una frase emblematica che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Mondonico</b> disse sette anni fa dopo avere subito un delicato intervento chirurgico per un tumore all’addome. Sembra ieri che è ritornato a vivere in mezzo ai suoi giocatori, al pallone che è vita e che per lui non ha mai smesso di rotolare. Negli ultimi anni è apparso spesso in TV come opinionista della Domenica Sportiva durante gli Europei del 2014. Da qualche tempo si era ritirato dalle scene pubbliche per riposarsi, ma senza mai mollare quello spirito combattivo che lo ha caratterizzato lungo l’arco della sua vita. Ma oggi, dopo avere lottato tanto ed essere stato l’allenatore che portò la classe operaia del calcio in paradiso, il “Mondo” ci ha lasciato. Aveva 71 anni ed era un gran conoscitore di quel calcio che per lui era fatto di pragmatismo piuttosto che di fatiscenti estetismi. Palla lunga e pedalare. Era concettualmente il suo calcio, la sua idea di gioco in cui bisognava fare molta attenzione all’avversario per poi colpirlo in contropiede. Una cultura antica che ha dato i suoi frutti e che lo ha reso l’allenatore che disse: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“la partita non è finita finché non è finita”.</b> Un po’ come dire che bisogna crederci fino alla fine e non mollare mai. Così come ha fatto con la sua malattia, capace com’è stato di affrontarla e combatterla a viso aperto. Mondonico viveva un mondo a sé rispetto ai colleghi più illustri e blasonati di lui, era uno che preferiva i fatti alle parole. Ha allenato molte squadre, ma quelle con cui ha scritto una parte di storia indelebile sono state principalmente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta e Torino</b>. A Bergamo è arrivato dalla Cremonese e nel campionato ’87- ’88 ha guidato l’Atalanta di Stromberg che militava in Serie B. Finalista in Coppa Italia, ha partecipato alla Coppa delle Coppe arrivando in semifinale. Il 4-4-2 era il suo credo tattico, quello pragmatico che si opponeva all’estro del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Napoli di Maradona, del Milan di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sacchi e dell’Inter</b> che mieteva successi su successi. Così l’Atalanta, pur non avendo in squadra i grandi campioni, con Mondonico si piazzò al sesto posto nell’89 e fu settima nel ’90. Comincia quindi la sua scalata al Toro di Borsano, dove trova quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lentin</b>i che sembrava essere il suo erede ufficiale per caratteristiche simili alle sue. Ma in quel Toro c’erano anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mussi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fusi</b> in difesa, l’ex giocatore del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid Martin Vasquez</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vincenzo Scifo,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Casagrande</b> e un giovanissimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Christian Vieri</b>. Quel campionato ’91-’92 per il Toro fu un anno da ricordare per i dettami del “Mondo”, per i suoi giocatori di grande levatura tecnica e per il fatto che i granata si classificarono al terzo posto in campionato e furono finalisti di Coppa Uefa dietro l’Ajax, dopo avere eliminato il Real Madrid. Ma l’immagine indelebile di Mondonico, cui è legato il vero spirito Toro, resta sempre quell’episodio di storia granata in cui il 13 maggio del 1992 in occasione della finale di ritorno contro l’Ajax ad Amsterdam, alzò al cielo una sedia in segno di protesta contro l’arbitro, il quale non diede al Torino un sacrosanto rigore che gli costò l’ingiusta sconfitta. In quella occasione emerse l’animo di un Mondonico capace di controbattere vivacemente il macroscopico errore arbitrale, che sgretolò il grande sogno granata di vincere quella Coppa. Nostalgie e rimpianti si intersecarono ai ricordi in agrodolce di quegli anni che rappresentarono il simbolo di un Toro che si sposò bene al temperamento del “Mondo”. Sembravano nati l’uno per l’altro. Così lo ricordano oggi al Toro, con l’affetto incommensurabile verso chi ha dato tanto nel rispetto della grande storia granata. E’ la storia di un allenatore unico e di un uomo che ha saputo associare alla tecnica e alla tattica delle sue squadre, quei valori sportivi che vanno oltre le mode di un calcio che è cambiato nel tempo. Per questo oggi il pallone rotola a fatica; piange la scomparsa di un uomo speciale e pragmatico come il calcio che intendeva. Adesso, c’è un “Mondo” anche lassù.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mondonico.jpgSiNadesso-c-e-un-mondo-anche-lasso-1013399.htmSi100451001,02,03030212
1141013396NewsCampionatiAchille Muzzarelli, tra piacevoli ricordi e aspre delusioni granata 20180320194811Foto Edoardo Covone Famiglietti Intervista a un granata doc, che da tanti anni è capostipite dell`industria artigianale della pasta fresca. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita che ci piace ascoltare e poi raccontare per la loro semplicità. La vera storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Achille Muzzarelli,</b> continuità di un’antica casa artigianale che opera nel settore della pasta fresca di prima qualità, ci ha attratto e anche emozionato. Già, l’emozione nel ricordo di un bambino che nel lontano1949 aveva solo dieci anni e oggi ha voglia di raccontarsi, di rivivere romanticamente ciò che sembra ingiallito dal tempo. Achille, fin da bambino è stato un fervente tifoso del Toro e per indole famigliare si è appassionato alla maglia granata del Grande Torino, legandosi specialmente al capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentino Mazzola</b>. Un giorno, di quel fatidico anno, prima che avvenisse la tragedia di Superga, Achille ricevette da Mazzola un distintivo del Toro. Fu un momento emozionante per quel bimbo che adorava il capitano, simbolo di una storia che si è cucita sulla pelle in maniera indelebile. Dopo quel tragico evento dello schianto dell’aereo che riportava a casa il Grande Torino da Lisbona, Achille promise a se stesso e a papà Giuseppe, che avrebbe trovato il modo di onorare il ricordo del Capitano di quella invincibile squadra che tanta gente fece innamorare. Ebbene, nell’occasione della rinascita dello stadio Filadelfia, Achille ha mantenuto quella sua antica promessa, legando il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pastificio Bolognese</b> e tutta la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Muzzarelli</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pennone dedicato a Valentino Mazzola</b>. Storie di cuore, di promesse mantenute, di inesauribile orgoglio per aver portato a termine una promessa quasi sacra. Una sorta di gratitudine per quel piccolo distintivo del Toro ricevuto in dono, e che oggi è pure un po’ arrugginito dal tempo. E’ la bellezza di un calcio che appare come qualcosa che inorgoglisce per fede sportiva, ma che poi coglie sfumature di vita che vanno oltre ogni cosa. In fondo è questo, è il gusto delle piccole cose, dei piccoli gesti che diventano improvvisamente grandi per la loro semplicità. Storie di vita che ti riconciliano con un mondo spesso banale, arido di sentimenti, sempre più proiettato verso una superficialità che appare inarrestabile e senza freni inibitori. Ma, per fortuna, ci sono storie romantiche come questa di Achille, capaci di strapparci attimi di riflessione sul significato semplice di vivere una vita a misura d’uomo, con la naturalezza che va alla ricerca dei sentimenti, delle relazioni tra le persone che restano alla base di ogni cosa. Da un piccolo pensiero del campione leggendario, la grandezza di un sentimento portato avanti per tanti anni con il segno tangibile della riconoscenza. E sullo sfondo di quel Pennone del nuovo Filadelfia che si erge orgoglioso e imponente sotto il cielo azzurro diventato metaforicamente granata, rivediamo le sagome nitide di capitan Valentino Mazzola che regala il distintivo del Toro al bimbo Achille, sotto lo sguardo commosso di papà Giuseppe Muzzarelli. Non è una storia inserita nel libro “Cuore” di De Amicis, ma più semplicemente la realtà di un fatto accaduto tanti anni fa. Qualcosa che parte dal pallone e arriva direttamente al cuore. Certo, se pensiamo alla crisi attuale del Toro, alle contestazioni e alle brucianti delusioni dovute all’attuale opacità granata, anche la storia di Achille, così ammantata di zucchero e cannella, ci sembra quasi una favola da raccontare ai bambini prima di dormire. Ed è per questo che una mattina di fine inverno, abbiamo pensato di incontrare il tifoso Achille per capire bene quella che è la sua idea sul Toro. Naturalmente, il tema più scottante resta l’attuale crisi granata. Vediamo di sviscerarla insieme.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Achille, cos’è il Toro per te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un qualcosa che mi è rimasto nell’anima fin da bambino, in cui mio padre mi portava in spalla da Piazza Carducci allo stadio Filadelfia per vedere il Grande Torino”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Romantiche note granata di tanti tifosi, che appartengono alla generazione del dopo guerra.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, sono un innamorato. Se guardo il Toro sono trasportato dal sentimento, se vedo invece un’altra partita riesco a individuare chi gioca bene da chi gioca male. Poi, se penso a quel distintivo regalatomi da capitan Mazzola che mi è stato appuntato sul mio vestitino pulito, inamidato e ben stirato in quel triste dopo guerra, riesco a commuovermi ancora oggi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che sai tutte le formazioni del Toro di allora?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, ogni tanto vado a rivedermi i poveri e scarni filmati di allora e non faccio altro che emozionarmi, al cospetto di ciò che stiamo vivendo oggi noi tifosi del Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, una squadra che oggi sembra allo sbando e senza un presente che possa far sperare nel futuro.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che il vero spirito del Toro sia morto con il presidente Rossi. Ricordo come giocava quella squadra che appariva sempre carica di rabbia, grinta e determinazione. Poi il nulla. Pian piano il mio Toro è sparito nel nulla e si è caratterizzato nel saliscendi tra campionati di Serie A e B. Adesso siamo diretti da un presidente attento dal profilo finanziario ma mai animato dal punto di vista di un miglioramento della squadra. Possiamo elencare grandi plusvalenze, efficienza di bilanci corretti che garantiscono l’allontanamento dal pericolo di debiti, ma non abbiamo più i risultati e lo spirito Toro. Quello ci manca assolutamente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma quali sono le vere cause per cui questo Torino non è mai all’altezza della situazione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Secondo me non ci sono più quei grandi vivai del passato. Non ci sono più i Vatta, gli Usseglio, non ci sono più i ragazzini che crescevano e poi esordivano nel Toro. Oggi i calciatori giocano per il denaro e non si appassionano ai vecchi sentimenti legati alla maglia”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso poniamo in analisi la crisi del Toro, prescindendo dai sentimenti. E’ solo la società ad essere responsabile?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ribadisco il concetto di un Torino amministrato unicamente per far quadrare i bilanci. Cairo tratta il Toro come un suo business, una sua industria e non come una squadra di calcio. Poi abbiamo un direttore sportivo che non è all’altezza della situazione. Petrachi, infatti, vende i pezzi migliori per prendere delle probabili promesse che non ci sono. E che dire del “povero” Comi che ha le mani legate, visto che ha tante idee mai suffragate dal presidente..”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, viene fuori l’immagine di un Torino pragmatico nei conti e scarso in materia calcio. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, le plusvalenze hanno la precedenza su tutto. Ma che squallore non crescere mai come squadra!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi di questo continuo gettar le colpe su Mihajlovic da parte del presidente Cairo, per difendere a spada tratta Mazzarri. Lo ritieni giusto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Secondo me Mihajlovic era un allenatore da Toro, come mentalità e grinta. Ma forse era carente nella gestione della squadra e nella comunicazione con i media. Mazzarri non mi ha mai convinto, piuttosto avrei visto bene un Gasperini, ma anche Davide Nicola sembra adatto allo spirito Toro. Bella quella sua dipartita in bici da Crotone per arrivare al Filadelfia e poi andare a Superga per onorare il Grande Torino. E invece Cairo ha preferito sostituire in corsa Mihajlovic, con cui era stata fatta la preparazione estiva e programmato un certo percorso. Adesso i giocatori risultano impreparati sotto l’aspetto atletico e mentale. Insomma, c’è tanta confusione e i risultati non possono essere altro che questi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Scelte e situazioni sbagliate che sono da imputare a Cairo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un presidente giusto, quando vede dei giovani come Benassi o Zappacosta che possono creare lo zoccolo duro della squadra, non li vende per il solo fatto di incrementare le casse della società, ma semmai li tiene con l’intento di acquistare giocatori altrettanto validi. E’ vero, si è tenuto Belotti che purtroppo è l’ombra di ciò che è stato l’anno scorso, ma è arrivato un inconcludente Niang che mi risulta non sia costato poco. Penso che si debba dare fiducia ad alcuni giovani della Primavera, ricostruendo la squadra con giocatori esperti e qualitativamente validi anche se costosi, ma non demotivati dall’essere stati scartati da altre squadre”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarà questo uno dei tanti motivi, per cui il campionato del Toro negli ultimi anni finisce a febbraio o marzo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nel mercato di gennaio c’era la possibilità di rimediare a certi errori fatti nella prima campagna acquisti. E allora penso a un centrocampista che potesse creare un po’ di gioco e un altro attaccante <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>come Zapata che potesse aiutare Belotti. Come sai non è arrivato nessuno. Si poteva fare meglio, invece ci troviamo ad ascoltare le cattiverie di Cairo contro Mihajlovic in una confusione totale. Che delusione! Per forza che i vecchi tifosi del Toro come me, non fanno altro che rimpiangere il passato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se avessi l’opportunità di parlare a Cairo, cosa gli diresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Di cambiare Petrachi e di mettere un direttore sportivo che sappia di calcio e che non pensi solamente di portare a casa bilanci favorevoli alla società, ma che si impegnino a costruire una squadra competitiva sotto tutti gli aspetti. Il Toro e i suoi tifosi lo meritano”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, per il bene del Toro è necessario cambiare solo il direttore sportivo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che trovare un altro presidente che abbia la stessa attenzione nei bilanci come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Cairo, sarà difficile. C’è il pericolo di finire nelle mani dei cinesi, dei russi o degli arabi e poi non si sa come potrebbe andare a finire. Magari avremmo tanti soldi, ma non si sa come li amministrerebbero. Per questo, penso che il cambio di Petrachi sia necessario per costruire una vera squadra di calcio”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Achille, riesci ancora a vedere un barlume di luce nel futuro del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I ragazzi di oggi si affezionano prevalentemente ai giocatori e alle squadre che vincono, fanno le Coppe Europee e abbiano visibilità. Queste sono cose che mancano sempre di più al Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, Forza Toro Sempre?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, forza Toro sempre. Il Toro è nell’anima e non si può cambiare. Nonostante tutto!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-achille-muzzarelli-(533x800).jpgSiNachille-muzzarelli-tra-piacevoli-ricordi-e-aspre-delusioni-granata-1013396.htmSi100451001,02,030301137
1151013395NewsCampionatiLa crisi del Toro parte da lontano20180319163734La sconfitta interna del Torino contro la Fiorentina ha aperto la crisi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Essere presidente del Toro non vuol dire vedere il calcio come semplice passione distensiva della domenica. E non vuol neppure giustificare la sistematica dipartita da Milano per venire a Torino, sistemarsi sulla seggiola della tribuna vip dello stadio e rilassarsi allontanando gli eventuali pensieri di lavoro legati a <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>RCS, LA7 e CAIRO COMMUNICATION. No, non basta, perché si dà il caso che quella squadra di Torino che viene a vedere per sola passione calcistica è un’altra delle sue aziende, presidente Cairo. Questo è bene ricordarlo, qualora se ne fosse dimenticato! Parlare della crisi del Toro ci sembra quasi di continuare a sparare sulla croce rossa. Dopo avere scritto di tutto e di più su questo argomento che è stato pensato e pubblicato senza mai un riscontro di miglioramento, adesso è anche difficile non disarmarsi davanti a un’evidenza diventata persino stucchevole. Quattro sconfitte consecutive non sono cosa da poco. La contestazione manifestata durante la partita casalinga contro la Fiorentina, è chiara di una situazione insostenibile che affonda le sue radici proprio nei meandri di una molteplicità di errori fatti senza fine. A questo punto disamorarsi di Toro diventa quasi terapeutico, anche in coloro che quando si incontrano per strada hanno ancora voglia di dire la solita frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“FORZA TORO” – “SEMPRE”.</b> Sì, forza Toro per sempre! Ma la delusione di una società vecchia, incapace, pragmaticamente portata al denaro da incassare e spendere centellinando ogni minimo movimento&nbsp;capace di inibire le idee progressiste nel fondare un progetto moderno di calcio vero, beh, lasciatecelo dire, snerverebbe persino i più tiepidi affezionati a una tifoseria che storicamente è tra le più appassionate d’Italia. Figuriamoci tra i più accesi! Il Torino è ammalato. Questo è evidente! Due tecnici (Miahajlovic e poi Mazzarri), una squadra di mediocri, un presidente, un direttore tecnico e uno staff dirigenziale preposto a studiare il presente e il futuro granata, hanno fallito su tutto. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Forse la cultura del Torino calcio deve cambiare cominciando dalla propria gente e dagli antichi pensieri che parlano sempre di “sfiga cosmica”, piuttosto che di “tragedie senza fine”. Non c’è passato se non c’è presente. E se non c’è presente, come potrà mai esserci un futuro? La dirigenza Pianelli fu la prima a fondare una nuova era dopo il Grande Torino, ma nessuno ne raccolse mai l’esempio per una continuità di ammodernamento mentale e gestionale che si presentava necessario. L’orgoglio e la retorica di un passato davvero unico, ha sempre prevalso sul “mai andare avanti” e sul “mai adeguarsi ai tempi”, compiacendosi sempre dietro mille alibi. E’ tempo di cambiare dal basso, dando un chiaro messaggio di voglia di ammodernamento per il presente e il futuro. Stimolare la società per dire di essere cresciuti, di avere delle ambizioni e di non accontentarsi più del quasi niente. Non sappiamo quanto questo possa servire, ma siamo certi che la società prima o poi capirà che il Torino vuole stare sempre in alto alla classifica per raggiungere mete ambiziose. Non bastano più i perenni ricordi di una società fallita, poi rimessa in sesto dai lodisti e acquistata con evidenti pensieri di investimento commerciale e promozione d’immagine da parte dell’attuale presidente Cairo. Il Toro deve crescere nel suo interno. E’ il presente che conta, per costruire le fondamenta in un futuro che vuole interessare e appassionare le nuove generazioni di fede granata. Altrimenti si resterà sempre fermi con i nostalgici parrucconi, un Toro da metà classifica e attento a non retrocedere in Serie B. Quasi fosse una vittoria, quasi fosse un orgoglio. No, l’orgoglio granata è di tutt’altra natura. Si provi a dirlo con l’esempio dei fatti a questa presidenza e a questa squadra. La maglia del Toro deve rappresentare il presente e il futuro. Il passato è storia, è amore, è orgoglio. Sacro e intoccabile resti il pensiero commemorativo del Grande Torino, della tragedia di Superga, di Meroni, di Ferrini, del sentimento romantico legato al vecchio e glorioso Fila e di tutto ciò che appartiene alla storia granata, ma basta girarsi indietro perché così facendo si perderà di vista il domani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNla-crisi-del-toro-parte-da-lontano-1013395.htmSi100451001,02,03030202
1161013392NewsCoppeE chissà se sarà derby di Champions20180315191999Trepidazione per i sorteggi dei quarti di finale di Champions League<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ultimati gli ottavi di finale di Champions League con alcune nobili decadute come Manchester United e Chelsea, si apre la pagina dei sorteggi che venerdì 16 marzo vedrà uscire dall’urna di Nyon gli abbinamenti per i quarti di finale. Questi i nominativi delle squadre che saranno inserite dentro le palline del fato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Juventus, Roma, Manchester City, Liverpool, Real Madrid, Siviglia, Barcellona, Bayern Monaco</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Le gare d’andata saranno giocate il 3 e 4 aprile, mentre quelle di ritorno il 10 e l’11 aprile. Il sorteggio per le semifinali avverrà giorno 13 aprile, mentre le date per lo svolgimento delle gare di semifinali d’andata è fissato per i giorni 24 e 25 aprile, mentre il ritorno si giocherà l’1 e il 2 maggio. La finale, come da cartello, si disputerà allo stadio NSC Olimpiyskyi di Kiev sabato 26 maggio.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Intanto i risultati ranking relativi ai risultati delle squadre italiane, stanno facendo volare il Ranking Uefa per Paese nella stagione 2017-18. L’ultima volta in cui l’Italia portò due squadre a disputare i quarti di finale di Champions League fu 11 anni fa e in quell’anno fu il Milan ad aggiudicarsi la Coppa con le Grandi Orecchie. Vedremo cosa accadrà, visto che il sorteggio sarà libero, senza teste di serie e con la possibilità che due squadre della stessa nazione possano incontrarsi tra loro. Sarà dunque possibile assistere a più di un derby, vista la presenza di squadre inglesi, italiane e spagnole. Alla luce di quanto si è visto fino ad oggi, la cenerentola dovrebbe essere rappresentata dal Siviglia, ma usiamo il condizionale vista la caparbietà con la quale la squadra di Montella ha saputo battere il Manchester United di Mourinho. Il piatto è davvero ricco e lo spettacolo non mancherà di entusiasmare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711champions-pallone-finale-2018.jpgSiNe-chissa-se-sara-derby-di-champions-1013392.htmSi100451001,02,03030222
1171013390NewsEditorialeLe rondini, il sogno di volare e la vita che va oltre la morte20180312180116Quando il calcio offre una domenica di incredibili emozioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ stata la domenica del pallone che non scorderemo mai. E’ stata la 28ma giornata di Campionato di Serie A, in cui neanche il sorpasso in classifica della Juventus sul Napoli ha fatto rumore quanto il silenzio assordante degli attimi e delle emozioni suscitate nel ricordo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. La voce di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Dalla</b> che canta: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vorrei girare il cielo come le</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">rondini….”</b>sembra arrivare dall’aldilà, mentre con fare discreto penetra tra le pieghe dell’anima. E intanto scorrono impietose le immagini di Davide mentre rincorre il pallone della vita. Stadi ammutoliti e calciatori abbracciati in mezzo al campo prima dell’inizio della partita. Ma questo abbraccio sincero è stato diverso dal solito momento di ipocrisia cui siamo purtroppo abituati ad assistere. Questo abbraccio tra giocatori che vestono maglie diverse e hanno diversi obiettivi da raggiungere, adesso, in questo momento, ha il gusto vero dell’umano. Arbitri, assistenti, giocatori, avversari di squadra, tutti stretti a guardare quelle immagini e ascoltare la poesia cantata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Dalla: “Le rondini”</b> appunto. E anche il cielo in questa mesta domenica pallonara di marzo ha deciso di piangere, di commuoversi, di insegnarci che la vita e unica e va oltre ogni cosa. Nuvole basse, cielo plumbeo in tutta Italia e pioggia a catinelle, hanno accompagnato un momento di riflessione verso il senso dell’esistenza, della morte e della vita, che per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori </b>si è recisa troppo presto. E intanto, quelle che sembravano essere gocce di pioggia scendere sul viso dei calciatori, ci accorgiamo&nbsp;che sono&nbsp;lacrime vere. Momenti struggenti, forti, intrisi di emozione, in cui anche il pallone ha dato la dimostrazione di sapere aspettare. E mentre tace anche il fischio dell’arbitro, che in questi momenti rifiuta con discrezione e rispetto la sua autorità di sempre, i tifosi sugli spalti mostrano al mondo i loro pensieri toccanti, i loro sentimenti manifestati attraverso le sciarpe, le bandiere, le foto giganti di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> con dediche tipo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ciao capitano”</b>, che prendono il cuore e danno un calcio al pallone della morte. Un minuto di raccoglimento che sembra una dolce e commovente eternità. Per ovvie ragioni lo stadio di Firenze (dove la partita è stata interrotta per un attimo al 13 minuto del primo tempo, per ricordare il numero di maglia di Astori) è stato il fulcro di questo inizio di gara particolare. Ma anche Cagliari, Roma, Verona, Torino, Bologna, Genova, Crotone, Reggio Emilia, Milano, hanno tributato il ricordo di Astori. Cerimonia davvero toccante, unica per rispetto, per affetto e voglia di inebriarsi di sentimenti di amicizia. E intanto l’arbitro decide che adesso è ora di cominciare. Il suo fischio stavolta è autoritario e doveroso. E’ ora di giocare, di rincorrere il pallone, di scontrarsi,di fare fallo e se possibile di chiedere scusa e dare la mano all’avversario per rialzarsi. Sono le premesse, ma anche le promesse mai mantenute di un mondo che non è così, lo sappiamo. Ma oggi,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>almeno per un minuto, per un solo attimo, grazie a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori,</b> abbiamo vissuto il sogno di una illusione che fa bene all’anima. Sono <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Le</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">rondini”</b> di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Dalla </b>(ma anche le nostre), dalle quali cerchiamo sempre di estrarre il significato profondo della vita, delle cose semplici, di quelle cose che contano davvero. Già, questa volta il pallone ci ha dimostrato la sua vera faccia: quella della vita oltre la morte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711le-rondini.jpgSiNle-rondini-il-sogno-di-volare-e-la-vita-che-va-oltre-la-morte-1013390.htmSi100451001,02,03030273
1181013381NewsCampionatiToro, un altro anno di delusione20180226175434La squadra di Mazzarri perde in casa del Verona,che è penultimo in classifica.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se ci fosse la corsa allo scudetto tra tifosi e squadra, il popolo granata avrebbe sicuramente raggiunto il primato ancora prima del Toro. Commuove questa gente del Toro che segue la squadra in casa e fuori sfidando il freddo, le intemperie, i disagi logistici, i costi talora rilevanti per le proprie tasche e anche le immancabili delusioni accumulate nel tempo. Dopo avere perso il derby della sonnolenza, la squadra di Mazzarri è andata in quella fatal Verona, storica terra di Giulietta e Romeo, a rimediare una sconfitta che brucia. Un 2 a 1 penoso, che dalla cella frigorifera del Bentegodi sbriciola ogni residua speranza granata per l’Europa. La partita del Torino è stata inguardabile, confusionaria e priva di ogni cosa che possa far pensare a una gara di calcio. Il Verona, invece, motivato dal suo essere penultimo in classifica e con il suo allenatore Pecchia in procinto di essere esonerato, pur senza essere irresistibile ha messo in campo attributi e voglia di vincere, proprio come fosse la partita della vita. Il pensare di aver trovato con Mazzarri la terapia giusta per centrare una serie di risultati positivi, ha allontanato tutti da quella che è la realtà di una società che resta fallimentare sotto l’aspetto di una gestione che guarda poco al rettangolo di gioco e tanto ai conti che risultano sempre di un ordine che fa quasi rabbia per la sua perfezione. E’ la gestione di Urbano Cairo, mister braccino corto solo per il Toro, che in tutti questi anni di presidenza granata non ha mai dato l’impressione di essere un imprenditore capace di spendere il dovuto ai fini di un progetto brillante, ambizioso, senza il chiaro intento di accontentarsi di poco, anzi di nulla. Troppo spesso ci si dimentica che nel calcio c’è assoluto bisogno di persone capaci, ma è anche essenziale spendere del denaro e non solo ricavarlo dalle plus valenze. Altrimenti i tifosi della Curva Maratona, invece di andare allo stadio per vedere una partita di calcio, fare il tifo per la propria squadra con bandiere granata, cori da raucedine e magiche coreografie, finiranno per portare con loro, la carta, la penna e la calcolatrice, per aggiornare i conti del bilancio della società per cui fanno il tifo. Peccato che amare una squadra di calcio non è pensare sempre e in maniera ossessiva a non spendere più di quanto si guadagni, ma è anche innamorarsi del gioco, delle triangolazioni, dello spettacolo per arrivare a fare gol e avere la possibilità di vincere per stare in alto alla classifica. Tutto ciò al Toro non succede mai perché si arranca sempre, non si brilla mai e si resta ancorati a un passato che dovrebbe essere preso da esempio. Parli con Junior, Claudio Sala, Agroppi, Pulici, Pecci, e poi scorri gli anni in cui i tifosi granata hanno minimamente gioito con Asta e Ferrante, ma il tema è sempre lo stesso: rimpiangere il passato, dal Grande Torino ai giorni nostri. Ma c’è anche un altro aspetto da considerare nel calcio moderno, ed è l’abilità di saper passare da squadra provinciale a realtà capace di contrastare le grandi squadre. L’Atalanta del presidente Percassi insegna che si può diventare grandi, pur vivendo in un centro non molto grande come Bergamo. Il Torino, invece, sta diventando una realtà provinciale a causa di tutto un insieme di cose che lasciano pensare a storiche insufficienze, di vivere l’azienda calcio senza la necessaria attenzione ai valori tecnici del campo. Non basta cambiare allenatore, se il presidente non si pone neanche il dubbio che forse a sbagliare è proprio lui stesso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Verona Stadio Bentegodifl0711fl0711presidente-cairo.jpgSiNtoro-un-altro-anno-di-delusione-1013381.htmSi100451001,02,03030200
1191013376NewsCampionatiTorino – Juventus, un derby sempre affascinante20180216180745Allo stadio Olimpico del Grande Torino, si disputerà la 196ma stracittadina della Mole. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sì, sono proprio lontani i tempi di quei derby dello scavetto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maspero</b> che fece sbagliare il rigore a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salas</b>, le corna di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ferrante</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maresca</b>, le dispute di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bettega </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Anastasi</b> contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pulici </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Graziani.</b> Erano anni di stracittadine torinesi sanguigne, legate a un calcio romantico ma anche di grande agonismo come quel campionato 1976-’77, in cui vincere significava anche contendersi lo scudetto fino alla fine. Vinse la Juve con 51 punti in classifica, mentre il Torino <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>realizzò soltanto un punto in meno con l’amara consapevolezza di aver disputato un campionato strepitoso. Quella fu una stagione bellissima, emozionante, in cui i derby di Torino non furono soltanto due, ma si sono protratti per tutto l’arco di un campionato in cui granata e bianconeri si inseguirono partita dopo partita. Così fu! Ma dopo avere aperto la finestra romantica sul passato del derby di Torino, veniamo all’oggi. Per le strade della città sabauda è già derby e tra i locali vicini allo stadio Grande Torino si notano i preparativi per la prossima domenica in cui Torino e Juventus si affronteranno alle 12,30. Le previsioni climatiche non sono buone, perché si prevede un cielo plumbeo e minaccioso di pioggia. Ma questi sono soltanto dettagli, sottigliezze che passeranno sicuramente inosservate, vista la grande attesa per questo 196mo derby della Mole. Il Toro si prepara con la solita antica furia granata e la Juve scenderà in campo per vincere, perché non vuole perdere terreno sul Napoli che lo precede in classifica di un punto. Ma per la Juve c’è pure da rivendicare il deludente 2 a 2 di Champions contro il Tottenham che non è ancora stato digerito dall’ambiente bianconero. Con il recupero di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b> a centrocampo, la Juve ritornerà presumibilmente a quel 4-3-3 che dopo la sconfitta con la Sampdoria le garantì una serie di vittorie. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> dovrebbero affiancare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> molto arrabbiato per le eccessive critiche subite a seguito della partita di Champions. Il Torino che dall’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> non ha ancora perso una partita, spera di raggiungere quella quota in classifica capace di dargli il diritto di partecipare all’Europa League. Non sarà semplice, ma la squadra del tecnico toscano di San Vincenzo sembra avere trovato la formula giusta con un centrocampo tutto muscoli che prevede <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Obi</b>, più uno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> sempre regolare nel suo impegno, che a differenza di prima non è gravato da compiti di interdizione ma più offensivi. E poi c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>che dopo tanta sfortuna e ripetuti infortuni, è ritornato al gol domenica scorsa contro l’Udinese. Sarà dunque un derby tutto da vivere proprio nel bel mezzo di una domenica di febbraio in cui molti tifosi eviteranno il pranzo a casa, per recarsi allo stadio e gustare il classico panino imbottito. E’ il derby, è la forza del pallone stracittadino che incanta, che fa palpitare e cogliere gli attimi che emozionano per un gol fatto, ma che pure deludono per una rete subita. C’è chi piange e c’è chi ride, così com’è la vita. Ed è proprio questo il fascino di due curve storiche, due bandiere che racchiudono trascorsi diversi spesso anche filosofeggiati dalla cultura granata e bianconera. Ma è il derby della Mole, è il guardarsi sportivamente in cagnesco, che attrae e attizza perché nessuno vuole perderlo. E’ un fatto di orgoglio e sentimenti legati a un pallone capace di mettere gli uni contro gli altri. Ma alla fine, per fortuna, si ritorna a ragionare con il cervello, non più con la pancia e in modo istintivo. Sì, perché tutto ha un limite, anche la gioia o la delusione di perdere un derby. I tifosi del Toro e della Juve lo devono ricordare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNtorino-juventus-un-derby-sempre-affascinante-1013376.htmSi100451001,02,03030186
1201013373NewsEditorialeOggi, 200 partite alla Juve. Ieri, “Noi Allegri non lo vogliamo”20180209183535Un lungo legame con la Juventus e la prospettiva di un futuro duraturo. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>200 partite da allenatore della Juventus, tre scudetti vinti, Coppe Italia e vari trofei conquistati (tranne la Champions), eppure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> è l’emblema di quanto nel calcio sia tutto relativo. Se solo per un attimo ci voltiamo indietro e ritorniamo con la mente a quel luglio del 2014 in cui la Vecchia Signora rimase orfana di Antonio Conte, ben ci ricordiamo come reagì il popolo bianconero all’annuncio dell’assunzione di Allegri da parte della società bianconera. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri non lo vogliamo”,</b> era il coro che riassumeva il sentire dei tifosi della Juventus che non accettavano il mister toscano sulla panchina bianconera. Ma Allegri andò avanti per la sua strada nella consapevolezza che l’avventura si presentava difficile ma non impossibile. Sostituire sulla panchina uno juventino vero come Conte e passare direttamente dal Milan alla Juve, aveva innescato tutta una serie di situazioni che avrebbero scoraggiato chiunque. E invece l’Allegri di Livorno si rimboccò le maniche e partì senza far troppe chiacchiere. A chi gli chiedeva se aveva in mente di cambiare tattica e calciatori, rispondeva che solo il lavoro intenso gli avrebbe dato la risposta. Così facendo e con fare intelligente, nel primo periodo continuò con lo schema tattico di Conte che era ormai rodato, mentre in seguito, in maniera lentamente <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>progressiva, cominciò a dare la sua impronta di tecnico capace e vincente. Oggi, a distanza di 4 anni, Allegri ha raggiunto le 200 presenze sulla panchina della Juventus, ha vinto tutto ma non la Champions, e, soprattutto, ha conquistato i tifosi che da quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi Allegri non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">lo vogliamo”</b> sono passati a esporre striscioni, tipo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi siamo tutti Allegri”.</b> E’ la forza del calcio, in cui se vinci sei un grande e se perdi sei nessuno. Per onestà intellettuale, dobbiamo dire che noi più di una volta ci siamo schierati contro certe sue incomprensibili scelte tattiche, ma soprattutto contro quel suo modo iniziale, spesso anche <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>indecifrabile, di non sapere leggere certe situazioni a partita in corso, ritardando quei cambi che davano la sensazione di insicurezza e di paura di sbagliare. Poi il Max livornese è cresciuto assieme ai suoi giocatori, ma anche attraverso la consapevolezza di sapere di essere supportato da una società ed uno staff dirigenziale dalle grandi capacità professionali. D’altra parte, non esiste una grande squadra se tutte queste cose non si combinano tra loro. E oggi che ha raggiunto quota 200, Allegri può dire di avere dato tanto alla Juve, ma di avere ricevuto altrettanto da una Vecchia Signora che per lui rappresenta la fortuna di essere capitato al momento giusto, con le persone giuste. E chissà se questa sera allo stadio Franchi di Firenze, nella partita che la Juve dovrà affrontare contro quella viola che è da sempre considerata un’acerrima rivale, il Max Allegri di Livorno ricordi ancora quel suo primo giorno di allenamento a Vinovo, in cui fu contestato ancor prima di cominciare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNoggi-200-partite-alla-juve-ieri-noi-allegri-non-lo-vogliamo-1013373.htmSi100451001,02,03030217
1211013367NewsCampionatiIl calcio in una domenica di poca luce20180129152949Tra Var e qualità di gioco che non c`è, il campionato di Serie A entra in confusione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 22ma giornata di Serie A ha posto in analisi molti quesiti. Innanzitutto la crisi della Roma e dell’Inter, il lento recupero del Milan, le vittorie di Napoli e Juventus, cui si associano anche quelle dell’Atalanta, della sorprendente Udinese, della Sampdoria, del Torino e del “disperato” Verona che va a vincere a Firenze con un clamoroso 4 a 1. Roba da non credere! Ma ciò che fa ancora discutere è il Var, o meglio la classe arbitrale che ultimamente sembra non imbroccarne più una. Della serie “Chi l’ha visto”, infatti, c’è da mettere in rilievo il gol regolare annullato al Crotone, il mancato annullamento del gol di Cutrone segnato con il braccio alla Lazio, il mani in area di Koulibaly giudicato involontario e il rigore generoso assegnato a Callejon. Detto questo, dobbiamo anche parlare del non gioco espresso dalla partita Chievo – Juventus. E’ vero che si è giocato a una sola porta, ed è pure vero che il Chievo è rimasto in nove uomini per la giusta espulsione dell’ingenuo Bastien e di Cacciatore, ma è anche vero che la Juventus è incappata in una serata riprovevole sotto il profilo della logica del calcio ad alti livelli. Gioco lento, sonnolento, noioso, con molti errori che non giustificano una Juventus che lotta con il Napoli per conquistare lo scudetto. E poi le avete viste le maglie della Vecchia Signora? Un verde marcio che non ricorda nulla della storia bianconera e che per la sua bruttezza è stata perfettamente in linea con la nebbiosa, noiosa e malinconica serata di un “non calcio” espresso nella terra di Giulietta e Romeo. Il campanello d’allarme si è avvertito già contro il Genoa, ma tutti pensavamo che fosse dovuto alla lunga sosta invernale. Invece, sembra proprio che la Juve abbia perso la sua spiccata qualità di gioco, magari non bellissimo ma sicuramente accettabile per la posizione che occupa. Adesso pensiamo che Max Allegri abbia fatto fare ai suoi una preparazione più pesante, proprio alla luce dei prossimi impegni di Champions e anche di Coppa Italia e Campionato. Se così fosse, rimandiamo ancora il nostro giudizio attuale su una Juve che non può certamente essere espresso con note positive. Intanto, il Napoli di Sarri dopo avere incassato il gol del Bologna (a parte le sviste arbitrali a suo favore) agguanta una vittoria che la riporta in testa alla classifica. Il suo gioco divertente e brillante, diventato ormai leggenda metropolitana al cospetto della mediocrità espressa dalle altre squadre, si avvale adesso anche da certe situazioni fortunate che ne agevolano le vittorie. C’è poi da evidenziare la crisi di una Roma, che perdendo in casa contro la Sampdoria mette a nudo un lungo momento di confusione dovuto anche alle sirene di calciomercato. E poi l’Inter di Spalletti che non smette di deludere, soprattutto in virtù del fatto che in base al suo buon inizio di campionato aveva fatto illudere addirittura in un piazzamento finale da podio. Ma, evidentemente, i nerazzurri hanno semplicemente mascherato gli annosi problemi di carattere tecnico, di mentalità e di organizzazione di squadra, che il nuovo tecnico aveva quasi individuato ma non risolto completamente per mancanza di qualità a centrocampo. Adesso, sembra che si stia definendo l’acquisto di Pastore dal PSG, ma basterà per ritornare a vedere un’Inter all’altezza della sua fama? Vedremo! Per il resto dobbiamo mettere in rilievo la rotonda vittoria del Toro contro il Benevento, tuttavia, per quanto riguarda i granata del nuovo corso targato Mazzarri, ci riserviamo prossimamente di dare dei giudizi più concreti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNil-calcio-in-una-domenica-di-poca-luce-1013367.htmSi100451001,02,03030193
1221013366NewsEditorialeDi Palma l’aveva detto: “Questo ragazzo diventerà un campione”20180127180776Gigi Buffon compie 40anni.Una splendida carriera coronata da tanti successi che hanno saputo mettere in evidenza anche una persona speciale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Erano gli anni in cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nevio Scala</b> era l’allenatore del Parma e, consigliato dal preparatore dei portieri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Palma</b>, decise di far esordire un ragazzino di 17 anni dal nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>. Era il 19 novembre 1995 in cui si infortunò il titolare Bucci e Scala preferì quel ragazzino pieno di verve, al secondo portiere Nista. Parava tutto e si buttava tra i piedi dell’avversario senza nessuna paura. Era forse l’incoscienza dovuta alla sua età, in cui i sogni sono sempre più forti di qualsiasi altro pensiero frenante della propria esuberanza. Comincia così la splendida carriera di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>, un uomo e un campione vero che oggi compie 40 anni. La maglia celebrativa è già pronta, anche se in edizione limitata, così come accade per quelle grandi ricorrenze che segnano un percorso di vita umana e professionale che è da esempio. Sì, perché questo numero 1 amato da tutti, si distingue per l’abilità di parare, ma soprattutto per i sentimenti forti che in maniera trasversale si manifestano attraverso la sua grinta, la determinazione, la forza carismatica da grande condottiero della Juventus e anche della Nazionale. Lui ha sempre messo la faccia davanti a tutto e a tutti, senza risparmiarsi mai, anche quando avrebbe potuto farlo. E’ il coraggio che non gli manca mai e che lo rende simpatico a tutti, anche quando davanti alle telecamere ha dimostrato senza pudore tutta la sua fragilità manifestata attraverso le lacrime di delusione per la mancata partecipazione della Nazionale ai prossimi mondiali di calcio. Ecco, quell’immagine è rimasta scolpita nel cuore di milioni di italiani, di sportivi, di tifosi juventini e anche di chi non ha nulla da spartire con il tifo bianconero, ma che apprezzano ugualmente l’uomo capace di essere anche il miglior numero 1 al mondo. Tutti sanno che se il pallone d’oro fosse assegnato anche ai portieri e ai difensori, oltre gli attaccanti, Gigi Buffon ne avrebbe conquistato sicuramente più di uno. Sono 40anni di ricordi indelebili che hanno segnato l’integrità di un atleta che ha fatto una parte di storia del calcio italiano, scrivendo pagine mai ingiallite dal tempo e che sono racconti di vita vera legata a uno sport spesso messo in cattiva luce per gli esorbitanti e stratosferici guadagni. Ma l’entusiasmo e la voglia di continuare per raggiungere ancora altri traguardi, non mancano di certo a Gigi Buffon. Lui non è ancora stanco di questa sua lunga e gloriosa carriera da capitano e medita ancora di rincorrere quell’unico trofeo che manca ancora alla sua carriera. E oggi quelle 40 candeline accese sulla torta augurale, illuminano il suo percorso di campione che non si è mai risparmiato, ed ha sempre agito con rispetto verso chi ha creduto in lui, proprio come quando la Juventus fu relegata in Serie B e Gigi fu tra i pochi a non abbandonarla. Avrebbe potuto farlo, non gli mancavano certamente le richieste, ma egli volle restare per un senso di giustizia e di riconoscenza verso la sua Juventus, che ha subito saputo risalire la china e ritornare, grazie anche a lui, a quel posto che gli compete. Dunque, è davvero doveroso anche da parte nostra celebrare un vero fenomeno del nostro calcio, che apprezziamo per tutto ciò che ha saputo dare in carriera. Certo, è ormai lontano quel giorno in cui esordì a soli 17 anni in Serie A con il Parma, ma oggi comincia l’altra vita fatta ancora per poco di grandi parate, e chissà….. magari anche da futuro manager di quel pallone che ha sempre afferrato come fosse il destino della sua vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-gigi-buffon.jpgSiNdi-palma-l-aveva-detto:-questo-ragazzo-diventera-un-campione-1013366.htmSi100451001,02,03030177
1231013363NewsCampionatiDopo la sosta si ricomincia con il calcio che conta20180119171624Ecco cosa è successo nei giorni di riposo del calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo due settimane senza calcio di Serie A e B, sabato 20 c.m. si riprende con il campionato cadetto, mentre domenica 21 e lunedì 22 la Serie A riapre il sipario. Nel frattempo è successo poco o niente per quanto riguarda il mercato invernale che si protrarrà fino al prossimo 31 gennaio. Molte voci, tante suggestioni e poca carne al fuoco. D’altra parte, si sa che in questo mese di gennaio le società di calcio meglio organizzate stanno già programmando il mercato estivo, a riprova che in questa finestra di gennaio non c’è molto da considerare dal punto di vista dell’affare squisitamente tecnico. Ma il Napoli sta già cercando di potenziare il suo organico, per meglio sferrare l’attacco alla Juve per la conquista dello scudetto. Ha cercato insistentemente Simone Verdi, ma fino all’ultimo è prevalsa la voglia dell’attaccante di restare a Bologna. E dopo che anche il Sassuolo ha detto no per un eventuale passaggio in azzurro di Politano, adesso si punta su Deulofeu, anche se Sarri non lo ritiene adatto al gioco del Napoli in quanto ha caratteristiche più offensive e poco difensive. In uscita ci sarà Giaccherini che è richiesto dall’Atalanta e dal Chievo Verona. Per il resto si parla molto dell’Inter più sulla reale spinta di Spalletti che è alla ricerca di un centrale di difesa, un centrocampista e due esterni, che su quanto realmente possa fare Suning dal punto di vista della spesa effettiva. Dal Barcellona sembra già quasi concluso il passaggio del brasiliano Rafinha alla società nerazzurra, un centrocampista centrale che ha giocato soltanto uno spezzone di partita in Coppa del Re dopo ben dieci mesi di inattività. Ma è un affare questo? Chissà! Anche la Roma è alle prese con problemi economici e pare che a partire da giugno anche Nainggolan e Dzeko salutino la capitale. Pallotta ha bisogno di incassare denaro, anche in virtù della costruzione del nuovo stadio di proprietà giallorossa. La Juve procede in sordina e non lascia trasparire i suoi obiettivi tecnici che sono già proiettati al prossimo campionato. Ceduto in prestito Pjaca allo Schalke 04, la società bianconera ha già acquistato Caldara dall’Atalanta e adesso sta trattando anche Cristante. Altri obiettivi sono Emre Can centrocampista del Liverpool, Pellegri, attaccante del Genoa, Han attaccante del Perugia. Intanto nell’ambiente dei tifosi bianconeri si fantastica molto su Cavani, proprio per una ventilata voce che lo vorrebbe alla corte della Juventus, approfittando della sua mal convivenza con Neymar al PSG. Sogni? Forse! Ma nel calcio tante volte è successo che certe sirene che sembrano perdersi nel vento, risultano poi realizzabili. Anche in questo caso, soltanto il tempo ci dirà la verità. E intanto in queste due settimane in cui il pallone nazionale è andato a riposo, il buon Cesare Prandelli si ritrova al capolinea per essere stato esonerato dal Al Nasr, squadra degli Emirati Arabi. Prosegue dunque il momento negativo dell’ex C.T. della nazionale azzurra, che sembra essere incappato in una sequela di situazioni sfortunate che lo penalizzano dal punto di vista dell’affidabilità. E mentre Mihajlovic sembra già interessare al Bordeaux, Mazzarri prosegue i suoi allenamenti al Toro, in preparazione all’importante incontro che i granata sosterranno fuori casa contro il Sassuolo. Per il resto anche gli arbitri italiani hanno approfittato della sosta per radunarsi con i suoi vertici e gli allenatori di Serie A, proprio per riflettere su quanto e come migliorare la Var, un mezzo elettronico del quale resta univoco il pensiero di affidamento nel prosieguo del suo utilizzo. E’ il calcio, è il mondo che ci appartiene con le sue polemiche, le curiosità e la passione che sa scatenarsi dopo un gol della squadra del cuore. E quando tutto ciò viene a mancarti ti accorgi che qualcosa non quadra. Ma siamo noi ad avere più bisogno del calcio oppure è il contrario?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone.jpgSiNdopo-la-sosta-si-ricomincia-con-il-calcio-che-conta-1013363.htmSi100451001,02,03030205
1241013358NewsCampionatiIl commento alla 20esima giornata di Serie A20180107184516In Serie A si delinea un campionato a due tra Napoli e Juve.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 20esima giornata di Serie A, prima di ritorno, ha messo in chiaro alcune cose che fino a qualche domenica fa sembravano ancora incerte. Prima di tutto si evidenzia il delinearsi di un campionato che per la conquista dello scudetto sembra ristretto a due sole squadre: Napoli e Juventus. Le altre pretendenti al titolo, infatti, sembrano perdere punti a causa di un gioco inizialmente illusorio di speranza e poi sfumato nel nulla. Su questo piano mettiamo l’Inter di Spalletti e la Roma di Di Francesco, mentre prosegue bene la Lazio di Inzaghi e l’Atalanta di Gasperini, che dopo avere perso qualche punto in partenza, adesso sta recuperando attraverso la concretezza di un gioco che ha saputo mettere in ginocchio il Napoli in Coppa Italia e la stessa Roma in campionato. Per il resto c’è da rilevare la lenta e faticosa risalita del Milan di Gattuso che pur faticando in casa contro il Crotone, riesce a portare a casa tre punti importantissimi per la sua classifica e il morale. Vince il Toro del neo allenatore Walter Mazzarri, di cui abbiamo largamente descritto lo spirito propositivo in un altro articolo. Cade malamente la Sampdoria a Benevento, l’Udinese pareggia a Verona contro il Chievo e il Genoa ha la meglio sul Sassuolo all’80esimo. Questo è il quadro dei risultati della domenica di calcio di Serie A che si appresta a iniziare una settimana di riposo invernale. Dicevamo della deludente Inter che si è fatta raggiungere dalla Fiorentina in terra toscana, dopo aver segnato uno striminzito gol frutto di un gioco farraginoso, che nasconde quanto di interessante si era detto dei nerazzurri di Spalletti per buona parte del girone d’andata. Stessa delusione per la Roma, alle prese com’è nella gestione etica di un Nainggolan escluso dai convocati dopo la folle diretta Instagram di Capodanno, la crisi del gol di Dzeko e tanti altri problemi che forse inaspettatamente si sono abbattuti su Eusebio Di Francesco e la sua squadra. Sorride invece la Lazio dopo il 2 a 5 a Ferrara contro la Spal. 4 gol di Immobile e una condizione di squadra invidiabile sotto il profilo atletico e tecnico, fanno dei biancocelesti la squadra più in forma del campionato. Il Napoli soffre più del dovuto ad avere la meglio sul Verona allo Stadio Fuorigrotta. Un 2 a 0 che porta la firma di Koulibaly e Callejon nella squadra di Sarri che inceppa la fluidità del proprio gioco brillante, ma che comunque resta in testa alla classifica con un punto davanti alla Juve. Già, la Juventus! I bianconeri soffrono al Sardegna Stadium contro un Cagliari che ha fatto la partita della vita. Un solo gol segnato da Bernrdeschi, un palo, una traversa e un andamento di partita che se fosse finita in parità (vedi l’errore dell’arbitro e del Var nel non valutare con un penalty il fallo di mani in area di rigore di Bernardeschi) nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Si infortuna seriamente Dybala e adesso è incerta la sua presenza nella partita d’andata in Champions League, che si svolgerà a Torino contro il Tottenham il prossimo 13 febbraio. C’è da dire che Allegri è riuscito a fare un corpo unico tra giocatori vecchi e nuovi arrivati. Di questo dobbiamo dargli atto, anche nell’inculcare ai suoi giocatori quella mentalità vincente che caparbiamente si evince in partite come quella di Cagliari, in cui si soffre più del dovuto, si stringono i denti, non si riesce a fare il proprio gioco per incontrare un avversario agguerrito, ma alla fine ci si rende conto che sono proprio queste le gare che ti fanno vincere lo scudetto. Ciniche strategie di chi ha esperienza da vendere e sa gestire i vari momenti legati alle varie competizioni cui si partecipa. E intanto vedremo cosa accadrà in seguito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNil-commento-alla-20esima-giornata-di-serie-a-1013358.htmSi100451001,02,03030219
1251013353NewsCoppeIl derby meneghino nei quarti di Coppa Italia. 20171227175347A San Siro si gioca una stracittadina con molti problemi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un derby è sempre un derby, ma l’incontro dei quarti di finale di Coppa Italia tra Milan e Inter assume i connotati aprioristici di una partita dall’intenso gusto amaro di delusione. Se l’Inter non sorride, il Milan piange, anzi diciamo pure che è disperato. Più volte abbiamo scritto delle cause negative che coinvolgono un Milan senza una vera e propria società alle spalle e con errori macroscopici di gestione tecnica e amministrativa che vanno oltre le reali responsabilità dell’allenatore di turno e della squadra composta da giocatori strapagati. Un presidente cinese del quale ancora oggi non si capisce come abbia fatto ad acquistare l’ex società di Berlusconi che era sì in fase discendente, ma che nella sua storia è stata sul tetto del mondo per avere vinto tanti trofei. Contro i nerazzurri Gattuso tenterà ancora una volta di dare animo a una squadra sfatta sotto l’aspetto della reazione emotiva, per alleviare una situazione rossonera che è diventata davvero pesante. Mancherà Donnarumma per un problema all’inguine (sarà questo il motivo?) e il suo posto sarà preso da Storari. Abate, Bonucci, Romagnoli e Rodriguez formeranno la difesa a 4, mentre il centrocampo si stabilirà a 3 con Kissiè, Biglia e Bonaventura, cui faranno seguito i 3 attaccanti Suso, Cutrone e Borini. L’Inter di mister Spalletti, invece, si presenta con un 4-2-3-1 che sa più di volontà di aggredire l’avversario, piuttosto che attenderlo. Padelli tra i pali si avvarrà della difesa a 4 composta da Cancelo, Skriniar, Ranocchia e Nagatomo, Vecino e Gagliardini saranno davanti alla difesa, mentre Candreva, Joao Mario e Perisic si posizioneranno alle spalle dell’unica punta Mauro Icardi. Dopo essersi imposta come bella realtà di questo campionato, l’Inter sta avendo un periodo di improvvisa crisi di risultati. Non c’è dubbio che Spalletti abbia dato a questa società e soprattutto alla squadra, una sferzata di vigoria persa da troppo tempo. Tuttavia, pensiamo che nel prossimo mercato di gennaio la presidenza cinese in accordo con i dirigenti nerazzurri e l’allenatore, debba in qualche modo rimpolpare una squadra che già da qualche tempo Spalletti definisce, non ancora completa per ambire a più importanti traguardi. Ma l’amara considerazione è che l’antica scala del calcio italiano non riesce a risollevarsi da troppi anni ormai di delusioni pallonare che non possono essere accettate dalle rispettive tifoserie. Certo, tra le due squadre sta meglio l’Inter di Spalletti, tuttavia, per i forti interessi economici e di antica passione sportiva che gravita da sempre sul cielo di Milano, accontentarsi di un derby di Coppa Italia così poco vivo di antagonismo meneghino, rischia proprio di scadere nel disinteresse totale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-derby-inter-milan.jpgSiNil-derby-meneghino-nei-quarti-di-coppa-italia-1013353.htmSi100451001,02,03030215
1261013352NewsCampionatiEcco perché Juventus Roma arriva al momento giusto.20171219163228Il fascino del big match dell`antivigilia di Natale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La 18ma giornata di Serie A (penultima del girone d’andata) ci propone il big match tra Juventus e Roma. Una sfida di antichi veleni e antipatie senza fine, che hanno caratterizzato la storia di queste due società di calcio sempre rivali, più nella forma del mal accettarsi aprioristicamente, che nel reale antagonismo per la conquista del titolo di Campione d’Italia. L’attesa è da sempre spasmodica fra le due tifoserie, tanto da registrare sempre il tutto esaurito nei due stadi di appartenenza. E anche per questo incontro del 23 dicembre, antivigilia di Natale che sarà molto fredda dal punto di vista climatico, duemila e cento tifosi della Roma riempiranno il settore ospiti dell’Allianz Stadium. Nonostante le numerose lamentele per il caro biglietto che ai tifosi giallorossi costerà circa 45 euro, i tagliandi a loro riservati sono andati polverizzati nell’arco di un’ora. Segno evidente che, come sempre, l’attesa per questa partita è davvero intensa. E ne hanno ben donde le due tifoserie ad aspettare con così tanta ansia questo big match dal sapore cruciale, almeno per quanto riguarda la sistemazione nell’alta classifica che potrebbe concorrere anche al titolo d’inverno, sia per la Juve che per la Roma. Il Napoli è capolista con 42 punti, mentre la Juventus segue a 41 e la Roma è a 38. Tenuto conto che i giallorossi devono ancora recuperare una partita, qualora dovessero vincere il big match con la Juve si sistemerebbero al pari della Vecchia Signora. Ma se a vincere la partita saranno i bianconeri, ecco che il titolo d’inverno sarà riservato a Napoli e Juve, che nell’ultimo turno di andata se la vedranno fuori casa, rispettivamente con Crotone e Verona. Comunque, a parte queste considerazioni di carattere numerico, pensiamo che la sfida tra Juventus e Roma arrivi proprio al momento giusto della stagione per situazioni di carattere tecnico che sono molto simili tra loro. Le due squadre, infatti, sono in un momento positivo di forma che sta lievitando domenica dopo domenica. La compagine di Eusebio Di Francesco, fin dall’inizio del campionato sta mostrando tutto il suo valore dal punto di vista tecnico, cui si è aggiunto quell’ordine tattico e mentale che l’ha resa anche cinica e granitica. E non è un caso che domenica scorsa nel match casalingo contro il Cagliari, i giallorossi abbiano sofferto l’avversario per tutta la partita e poi superato con un misero ma importantissimo gol di Fazio proprio allo scadere del match. E’ stata una prova di forza e di grande carattere che non è da sottovalutare. La Juve di mister Allegri, invece, a Bologna ha dato una dimostrazione di squadra che non demorde mai e anche quando sembra non essere all’apice della sua forma, ha dentro di sé grandi valori di caparbietà che fanno sempre la differenza. Il momentaneo problema dovuto alle precarie condizioni di forma di Dybala, non va ad intaccare la crescita globale di una Juve che trova sempre il modo (grazie anche ai tanti campioni della rosa a disposizione di Allegri) di superare certi momenti difficili che per altre squadre potrebbero essere irreparabili. La Juventus sta lievitando molta convinzione nelle proprie forze, in attesa di quel mese di marzo tanto declamato da mister Allegri, in cui, a suo dire, la sua squadra raggiungerà quella condizione di forma fisica e mentale capace di sostenere la dirittura d’arrivo in Champions, ma anche in Campionato. Dunque, alla luce di tutte queste considerazioni, possiamo proprio dire che il big match tra Juventus e Roma arrivi al momento giusto per dare tante risposte sulle ambizioni reali delle due squadre.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-max-allegri.jpgSiNecco-perche-juventus-roma-arriva-al-momento-giusto-1013352.htmSi100451001,02,03030227
1271013350NewsCampionatiSabrina Gonzatto: “Un altro calcio è possibile”. 20171215170226Un interessante progetto di legge che si diramerà sicuramente a carattere nazionale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il 2 dicembre scorso presso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">l’Aula Jona del Dipartimento di Management dell’Università</span> <span style="color: red;">degli</span></b><span style="color: red;"> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Studi di Torino</b>,</span> si è svolto un interessante convegno intitolato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“ Un altro calcio è</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">possibile”</span></b><span style="color: red;">.</span> Un tema di assoluta attualità in cui la forza della partecipazione globale nello sport di questo nostro Paese che sembra andare alla deriva dei valori e del senso di correttezza, induce a trovare idee nuove, moderne e capaci di ricollegare effettivamente gli appassionati alla propria società sportiva di riferimento. Si chiama <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“TOROMIO”</span></b><span style="color: red;">,</span> l’associazione di tifosi che vuole partecipare alla gestione della società del Torino F.C. portando la tradizione che solo i tifosi sanno trasferire e consolidare. Da qui tutta una serie di iniziative si stanno sviluppando nell’intento di migliorare un mondo del calcio e dello sport in genere, che richiede la realizzazione di ambiziosi progetti. E così, a questo scopo, TOROMIO propone un progetto di legge in cui in ambito sportivo si vuole ripristinare la funzione sociale, educativa e sanitaria. Per fare questo è necessario agevolare un cambiamento culturale, attraverso una legge che indichi nuove direzioni da percorrere. Ma per saperne di più su questo interessante progetto di legge che riguarda lo sport, abbiamo pensato di intervistare la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">D.ssa Sabrina Gonzatto,</span></b> scrittrice, giornalista, responsabile&nbsp;&nbsp;relazioni esterne&nbsp;Università eCampus&nbsp;e membro del direttivo dell’Associazione Culturale e Sportiva TOROMIO. Con lei abbiamo parlato anche dei suoi progetti letterari futuri e del suo Toro, che sabato prossimo affronterà il Napoli allo stadio Grande Torino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un altro calcio è possibile”. Sabrina, di cosa si tratta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ Da qualche anno faccio parte del consiglio direttivo dell’Associazione Toro Mio, dove curo la Comunicazione. Il progetto “Un altro calcio è possibile” deriva in realtà da un desiderio, da un sogno e da una visione legata ad un libro scritto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luciano Cavagnero</span></b> che si intitola <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Se</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">vogliamo possiamo”.</span></b> Quando è stata fondata questa associazione granata, da non confondersi con uno dei tanti Toro Club, si sono messe in evidenza le finalità sociali e culturali legati al territorio e al Torino come realtà sportiva. Da qui nasce l’idea del progetto, non come fatto impositivo ma essenzialmente come sviluppo culturale e comportamentale legato al calcio e allo sport in genere”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sappiamo che il Convegno svolto presso il Dipartimento di Management dell’Università di Torino ha avuto molto seguito. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ Sì, è proprio così. Nonostante il tempo inclemente di quel 2 dicembre scorso che ha riservato i primi fiocchi di neve della stagione, l’aula dell’Università di Torino che ha accolto nella sua sede il convegno, si è subito riempita di molte personalità. E’ stato bello vedere tante persone partecipi a questo appuntamento dai connotati sociali e culturali che sono correlati allo sport. Io e Giulio Graglia ci siamo occupati di presentare l’evento e anche gli ospiti, tra i quali il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">giornalista del Sole 24 ore</span></b><span style="color: red;"> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Bellinazzo</b>.</span> Un profilo professionale davvero interessante, capace di fare una visione a 360 gradi del calcio e dell’economia internazionale ad esso legata. Una lezione di economia di notevole spessore, capace di andare a fondo sull’operato delle aziende calcio. E’ stata poi la volta del presidente di Toro Mio, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Massimiliano</span></b><span style="color: red;"> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romiti,</b></span> che ha raccontato la genesi di questa proposta di legge presentata a Roma dalla stessa Associazione il 22 aprile 2017. E’ stata poi la volta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Andrea Canta</span></b>, Ufficio Stampa e Supporter Liaison Officer del Toro e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Alberto Barile</span></b>, direttore operativo del Torino F.C. apparso particolarmente emozionato al ricordo del giorno della sua laurea, che è avvenuta proprio in quell’Aula Jona dell’Università di Torino”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tra i tanti punti interessanti del progetto “Un altro calcio è possibile”, ci sembra molto importante la funzione sociale nello sport, che comprende anche la sicurezza con l’intento di contenere i fenomeni di infiltrazione criminale.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ Sì, si è parlato molto di questo punto del progetto di legge come monito ai vari presidenti di società di calcio, proprio perché le famiglie hanno sempre più paura di frequentare lo stadio. Insomma, si cerca di sensibilizzare e fare formazione comportamentale alla gran massa di tifosi, e non solo, cercando di contenere il più possibile l’infiltrazione dei fenomeni criminali nel calcio, ma anche nello sport in genere ”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Immaginiamo che questo progetto di legge si espanda a livello nazionale.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ quello che Toro Mio desidera, perché non vuole attuare un&nbsp;progetto fine a se stesso ma vuole rendere fruibili in tutta Italia i vari punti che compongono questo piano di lavoro. E’ davvero importante sensibilizzare anche altre regioni d’Italia con altre squadre, e non solo quelle legate al territorio piemontese. Certo, come puoi vedere il progetto è molto ambizioso, tuttavia, crediamo fortemente che questa legge abbia l’intento di suggerire, consigliare, perché Toro Mio fa tutto in punta di piedi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabrina, quali sono dal punto di vista letterario i tuoi progetti futuri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sto scrivendo il nuovo testo drammaturgico che sarà presentato al prossimo Festival Luigi Pirandello del 2018, il quale è tratto da una novella di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Pirandello</span></b> che si intitola <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Il</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">viaggio”</span></b><span style="color: red;">.</span> Il mio libro, che s’intitolerà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Il mio viaggio”,</span></b> è un testo autobiografico ed è ambientato ai giorni nostri. Abbiamo già i nomi degli attori che saranno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Andrea Beltramo</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Carlotta Micol De Palma</span>,</b> con la regia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Giulio Graglia”.</span></b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Periodicamente ti vediamo partecipe e anche organizzatrice di eventi culturali. Sembra quasi che finita una cosa hai l’esigenza di cominciarne un’altra. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ vero, è così. Vado sempre alla ricerca di qualcosa che sia sempre legata alla cultura. Pensa che prossimamente sarò relatrice di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Aspettando Sanremo”</span></b><span style="color: red;">,</span> una serata organizzata al Circolo dei Lettori il 19 gennaio. Questa volta mi occuperò di moda e di come sono cambiati i costumi nel corso degli anni”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: red; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cultura e lavoro s’intersecano perfettamente alla tua passione per il Toro. Ma cos’è mai questo Toro per te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ una domanda che mi viene fatta spesso e mi porterò per sempre dietro. Cos’è il Toro? Un grosso punto interrogativo al quale tutti noi granata abbiamo cercato di dare delle risposte, proprio noi che negli anni ne abbiamo visto di tutti i colori. Abbiamo sofferto e gioito e ce ne siamo pure fatta una ragione. Sabato si gioca contro il Napoli, la squadra della quale riservo una grande simpatia perché sono stata un’ammiratrice di Maradona, che per me in assoluto è il migliore del mondo. So che il Napoli di Sarri è molto forte, ma io spero che Belotti ritrovi la forma dopo l’infortunio subito. Il Toro ha proprio bisogno dei suoi gol e io tiferò come sempre per lui e la mia squadra granata.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711gonzatto.jpgSiNsabrina-gonzatto:-un-altro-calcio-e-possibile-1013350.htmSi100451001,02,03030342
1281013340NewsCampionatiIl Torino e le sue diverse realtà calcistiche. L`analisi.20171124172816I grandi meriti di Massimo Bava, responsabile del Settore Giovanile del Torino Calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dall'analisi&nbsp;attenta&nbsp;sul lavoro e sui risultati di casa Toro, si evince una sostanziale superiorità della Squadra Primavera rispetto alla Prima Squadra. Pur con tutte le debite considerazioni di appartenenza a campionati di qualità tecniche diverse, dobbiamo dire che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Coppitelli</span></b> si fa preferire a quella di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mihajlovic.</span></b> Paragone assurdo? Forse! Ma c’è da mettere in rilievo l’ottimo lavoro di programmazione e assemblaggio che già da questa estate hanno saputo attuare il responsabile del Settore Giovanile <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Massimo Bava,</span></b> i suoi collaboratori più stretti e l’enfant prodige delle panchine giovanili d’Italia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Fabrizio Coppitelli</span></b>. I risultati, frutto di un lavoro attento e minuzioso, si stanno riscontrando partita dopo partita. Infatti, dopo un inizio di Campionato piuttosto in sordina, la Primavera del Torino sta dando dimostrazione di un gioco che è emblema di qualità, idee chiare, forza caratteriale, unione di intenti e capacità tattica in fase di costruzione e interdizione di gioco. Vedere giocare la squadra di Coppitelli è davvero piacevole, non soltanto per la capacità di sapere organizzare un gioco propositivo come mentalità di base, ma anche come ottimo approccio mentale alle partite e agli avversari di turno. Verticalizzazione di gioco, movimento senza palla, velocizzazione degli esterni e finalità di gioco, sono il fiore all’occhiello di un Torino Primavera capace di offrire straordinarie palle gol alla sua punta di diamante <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Karlo Butic.</span></b> Classe ’98, 1,87 di altezza per 78 Kg di peso, il croato è l’acquisto più importante fiutato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Massimo Bava.</span></b> Ex Inter, l’attaccante del Toro Primavera è la vera promessa granata per un’eventuale sostituzione non tanto futuribile di Belotti in Prima Squadra. Certo, nel calcio chi fa gol richiama maggiori attenzioni mediatiche, tuttavia, ci sembra giusto onorare il grande lavoro di Coppitelli che ha costruito una squadra quadrata e ben sistemata nei vari reparti. La stessa cosa non possiamo dire parlando della Prima Squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mihajlovic.</span></b> Un’altalena di risultati che pregiudica una mancanza di continuità e forse anche di quella serenità d’ambiente non sempre curata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Sinisa Mihajlovic</span></b>. Troppe sfasature nel gioco, troppa discontinuità e confusione che fanno del Toro l’espressione di un gruppo insicuro nel suo incedere verso la tanto sospirata Europa. Un passo avanti e un altro indietro. Quando pensi che i granata di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mihajlovic</span></b> abbiano intrapreso la strada giusta per un regolare seguire, ecco che la delusione dell’ennesima partita non vinta e mal giocata contro avversari mediocri, ti fanno ricredere su molte cose. E così dopo Verona, Crotone, Roma, Firenze, Cagliari, Milano sponda Inter e Chievo, è sempre la commedia del pallone che ti fa sorridere, sperare, illudere e poi darti il gusto dell’amaro che sa di buio nero piuttosto che di granata certezza. Ecco, tutto ciò ci fa pensare come l’analisi del calcio di casa granata si contrapponga tra positività e negatività dovute a tante situazioni. Ottimo Settore Giovanile, mediocre risultato della Prima Squadra. Ma in tutto questo, crediamo che non ci sia un vero e proprio vincitore da una parte e un assoluto perdente dall’altra. E’ semplicemente un modo diverso di interpretare il calcio con la rosa dei propri giocatori, individuando qualità tecniche e caratteristiche capaci di imprimere un gioco atto a primeggiare nel confronto di avversari, anche se di categorie diverse. Ma una cosa è certa, da oggi il Torino calcio può pensare seriamente all’immediato futuro della Prima Squadra, attingendo tra i suoi componenti del Settore Giovanile. Non è azzardato pensare che Coppitelli e alcuni giovani della sua rosa, farebbero meglio di quanto non stia facendo Sinisa Mihajlovic e il suo Toro in Serie A. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimo-bava-resp.settore-giovanile-del-torino.jpgSiNil-torino-e-le-sue-diverse-realta-calcistiche-l`analisi-1013340.htmSi100451001,02,03030275
1291013339NewsCoppeLa Juve pareggia e non convince20171123112712Contro il Barcellona una Juve insufficiente.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che giochi contro la Sampdoria o contro il Barcellona la Juventus di questi ultimi tempi è sempre la stessa. Stiracchiata nel gioco, evanescente sotto la porta avversaria, con errori tecnici visibili agli occhi meno attenti e, diciamolo pure, alquanto noiosa nello sviluppo della partita. I problemi? Sono tanti! A cominciare dalla difesa, da un centrocampo che evidenzia carenze di continuità e parecchi calciatori fuori forma. Lo 0 a 0 di Champions contro il Barcellona all’Allianz Stadium è la summa di tutte queste considerazioni che lasciano aperte ai bianconeri la possibilità del passaggio agli ottavi andando almeno a pareggiare in casa dell’Olimpiakos , fermo restando che lo Sporting Lisbona non vada a vincere a Barcellona. E, se nel calcio nulla è scontato, resta sempre il fatto che questa storia dei calcoli striminziti di qualificazione non giustificano la non qualità di una Juventus che, così com’è adesso, non vediamo come possa arrivare in fondo. Allegri e company dichiarano con certezza (ma quale?) che la vera Juve la vedremo a cominciare dagli ottavi di finale. Può darsi, ma ciò che fornisce a noi cronisti l’analisi della Juve attuale, non può altro che essere insufficiente. Certo, in termini economici per le casse della Vecchia Signora è assolutamente necessario entrare a far parte delle squadre partecipanti agli ottavi, ma dal punto di vista del prosieguo in Champions, pur con tutta la fantasia possibile, allo stato attuale non vediamo come possa confrontarsi con un PSG in salute strepitosa, con le inglesi che ambiscono alla finale e con Real Madrid e Barcellona che non sono mai dome. Vedremo cosa accadrà in futuro, anche se noi ci auguriamo di sbagliare per quei tifosi bianconeri che attraverso la fede sportiva sognano legittimamente quell’alzata al cielo di una Champions che ogni anno, per una ragione o per l’altra, sfugge sempre via come fosse qualcosa di inafferrabile. Per il resto della partita contro il Barcellona, rimarchiamo la standing ovation del pubblico dell’Allianz Stadium a Andres Iniesta, richiamato in panchina al 38mo della ripresa da Valverde. E’ l’onore a un grande campione che merita davvero una tale cornice di pubblico di casa avversaria, capace di tributargli un applauso bellissimo, sincero e non preparato. Sono lampi di calcio di qualità che non sono tanto usuali per spettacolo calcistico e serietà professionale. Ma, ritornando alla Juve, vedremo come si evolverà la situazione anche in funzione del Campionato, in cui è attesa (dopo il Crotone all’Allianz Stadium) da Napoli, Inter e Roma. Miglioreranno il gioco e i risultati? Ad Allegri l’ardua sentenza!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-pareggia-e-non-convince-1013339.htmSi100451001,02,03030254
1301013336NewsEditorialeIl mio calcio.20171118115215Prima del derby capitolino tra Roma e Lazio, c`è un incontro tra Totti, Peruzzi e la famiglia Sandri, che deve farci riflettere.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’incontro di Totti e Peruzzi con il papà e il fratello di Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso dieci anni fa, mi ha fatto riflettere sul calcio dei valori che per sua natura si contrappone all’odio. E’ il mio calcio fatto di sana rivalità sportiva, lealtà, capacità di rispettare l’avversario e, soprattutto, mettere in evidenza la volontà di intendere che il pallone resta qualcosa che deve unire e mai disgregare. Ognuno con la propria fede sportiva, coi colori della bandiera e della maglia che porta nel cuore, senza mai perdere di vista che la rivalità non può sfociare nell’accecante odio che resta il vero male dell’uomo. L’abbraccio tra Totti, Peruzzi e la famiglia Sandri, altro non è che l’esempio di quanto sin qui detto, e cioè l’emblema di unione di due tifoserie storicamente ostili, che davanti al senso dell’umano sono capaci di portare la loro accorata partecipazione al ricordo di un ragazzo che in una maledetta domenica di novembre di dieci anni fa, fu ucciso da un poliziotto intervenuto nel tentativo di porre ordine tra scontri di tifosi in un area di rifornimento dell’autostrada. E poco importa se Gabriele fosse come tutta la sua famiglia un appassionato tifoso della Lazio, perché i romanisti rappresentati da Francesco Totti fin dal giorno dei funerali, sono stati partecipi al cordoglio per la morte del giovane ragazzo. Ecco, questo è il calcio in cui mi riconosco, che non è segno di poca fiamma ardente verso la passione per la propria squadra, ma più esattamente è il senso dell’umano sportivo che resta<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>il vero significato di un pallone che non può ungerci di odio ma deve ammantarci di voglia di aggregazione e quindi di umanità. La gioia di una vittoria che si contrappone alla delusione di una sconfitta. Immagini di abbracci e felicità che si oppongono alla teste chine e alle lacrime di delusione. E’ il calcio che somiglia alla vita con la sua eterna metafora e che non può oscurare i sentimenti e le emozioni che restano il fulcro principale della persona. E siccome il calcio è fatto di persone, resta purtroppo l’eterna diatriba interna tra bene e male. Ma il pallone della passione ha l’obbligo di insegnarci a fare il tifo per la nostra squadra e non a denigrare, ingiuriare, disprezzare la passione altrui. E’ un fatto di cultura sociale, di educazione sportiva che deve nascere dalle radici di ogni famiglia, ma anche dalla scuola e dal rapporto verso gli altri, dello stare insieme e rispettarsi pur senza condividere il pensiero altrui. La chiamano retorica, quel manifestare dei buoni sentimenti che tuttavia non si oppongono mai alla voglia di grinta e determinazione agonistica per inseguire la vittoria, ma che ci fa ravvedere su comportamenti troppo spesso esasperati e ostili verso il nostro avversario. Ma l’avversario altro non è che una persona come noi, con pregi e difetti che ne completano l’uomo fin dalla sua genesi. E allora ben vengano gli esempi di umanità come l’incontro del Totti romanista con la famiglia Sandri laziale, capaci di dirci che è il primo passo verso un’educazione sportiva che va oltre ogni rivalità. E’ il mio calcio, è quello in cui credo e per cui scrivo ormai da molti anni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711incontro-tra-totti,-peruzzi-e-la-famiglia-sandri.jpgSiNil-mio-calcio-1013336.htmSi100451001,02,03030231
1311013324NewsCampionatiBeppe Gandolfo, giornalista predestinato20171104150997Giornalismo, che passione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Leggendo la storia di vita professionale e umana di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Beppe Gandolfo giornalista Mediaset</span></b>, ho riflettuto molto su come il destino a volte sia legato a momenti, ad attimi che si presentano improvvisi e che sono capaci di realizzare il futuro che hai sempre sognato. E così il buon Beppe in un viaggio in treno ha trovato il bivio della sua vita, la strada giusta che ha sempre immaginato di seguire per diventare giornalista. A 17 anni l’aveva detto a chiari lettere: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Voglio fare il</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">giornalista”</span></b> e qualcuno gli rispose laconicamente, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Adès studia, poi ne riparliamo”.</span></b> Si percepiva già in lui quel sacro fuoco che sa di predestinato, verso una professione che per immensa passione diventa subito sogno da realizzare. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Don Pier Giuseppe Accornero,</b> direttore de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La Voce del Popolo”</b> che ha viaggiato assieme a lui in treno, lo ha praticamente indirizzato di fatto a quel giornalismo tanto sognato. E allora pensi che sono gli incontri casuali della vita che creano relazione e capacità di conoscersi anche attraverso gli altri. E quel giorno, in quel preciso momento, Beppe capì che avrebbe potuto iniziare a fare sul serio. Che bello e quanto è dolce partire dall’inizio, quando guardi con il senno di poi cos’è successo nella tua vita. Impagabile fortuna poter dimostrare quanto vali proprio quando sei messo alla prova, mentre di altri non ci si accorge perché non capita mai il momento opportuno. Ma qualcuno per Beppe Gandolfo c’è stato, ed è “l’angelo” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Don Pier Giuseppe</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Accornero</b>, il quale su quel treno che portava i ragazzi volontari delle parrocchie torinesi in Friuli, per dare aiuto dopo il terremoto, ha fatto aprire una porticina che si è poi spalancata grazie ai suoi meriti. Momenti di emozione che si intrecciano alla storia della propria vita, in un parallelo professionale che non avresti mai potuto pensarlo diversamente. Un diploma in ragioneria, poi gli inizi nel giornale della parrocchia che ti introduce al giornalismo televisivo, prima nella locale GRP e poi in Telesubalpina. L’entusiasmo è tanto e la forza di imparare dà gusto a ogni cosa che è nuova, che è da scoprire per confrontarsi, misurarsi con il mondo che hai sempre sognato fin da bambino. Sono i suoi 22 anni legati ai legittimi timori di sbagliare all’inizio, ma che poi superi con la freschezza del fare in quell’arduo compito di impostare il telegiornale di Telesubalpina. Dopo dieci anni di televisione il suo cammino continua all’Ansa come redattore per la cronaca giudiziaria legata ai fatti del Piemonte. Un mondo nuovo per lui, diverso dal precedente, ma capace di farti crescere nella continuità di confrontarti con te stesso per capire dove puoi arrivare. E’ un maturare step by step, giorno dopo giorno, proprio come la vita ti insegna a crescere, ponderare i momenti, le esperienze che vuoi fare tue e metterle al servizio degli altri per un’informazione corretta, così come ti insegna la deontologia professionale. Ma quel cammino continua ancora perché Gandolfo viene destinato allo sport, a quel calcio che per lui significa seguire il suo Toro. Ma si scopre troppo tifoso per scrivere da super partes; era troppa l’emozione di raccontare le delusioni o le vittorie della sua passione granata. Così viene destinato al seguito della Juve, dove conosce Luciano Moggi che ha imparato a rispettare dal punto di vista umano per essere stato aiutato in un momento difficile della sua vita, allorquando il padre di Beppe si ammalò e dovette cercare un letto d’ospedale per il ricovero. Fu un periodo triste della sua vita, in cui spesso si perde la fiducia in se stessi e negli altri. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Ma queste cose non si dimenticano facilmente. Moggi, infatti, lo aiutò a trovare quel letto d’ospedale per papà, proprio lui che è stato scaricato dalla Juve per quel suo agire che sapeva di potere per le sue tante conoscenze utilizzabili <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>per l’obiettivo di vincere sempre e di creare plusvalenze in grado di portare tanti soldi nelle casse della Juve. Sono storie di vita anche queste che si intrecciano tra picchi di eccessi umani, prima carichi di gloria e poi di sconfitte personali, che portarono Moggi alla radiazione mentre la Juve fu declassata in Serie B per la prima volta nella sua storia. E poi il TG5 nella storia recente di Beppe Gandolfo come inviato a parlare della sua Torino, dei fatti di cronaca, piuttosto che dei mille eventi culturali della sua città che splende sempre per storia e tante altre eccellenze che non manca mai di mettere in primo piano. E intanto scrive, scrive tanto e diventa autore di libri, contenitori di tutto quello che succede in un anno in Piemonte. Ma scrive anche di personaggi che gli sono entrati nel cuore, in un’anima sempre attratta dall’alto senso dell’amicizia, dei valori umani e spirituali, come quelli che ha provato per l’indimenticato Don Aldo Rabino. Mentre la sua passione per il Toro gli fa ripercorrere in letteratura le gesta umane e sportive di Gigi Meroni, il suo idolo da bambino. Ma la notizia su fatti di cronaca e altre cose successe in un anno in Piemonte, la regione che gli ha dato i natali e che lui ama come le cose più care che gli appartengono, è un filone che lo ispira e sente particolarmente di dovere approfondire. E’ la sua storia legata a quel giorno in cui gli dissero: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Adès studia, poi ne riparliamo”</span></b>. Sì, Beppe Gandolfo ne ha parlato, riparlato e continuerà a parlarne, anzi a scrivere di fatti piemontesi che si specchiano in una vita tutta da raccontare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711giuseppe-gandolfo.jpgSiNbeppe-gandolfo-giornalista-predestinato-1013324.htmSi100451001,02,03030315
1321013321NewsCampionatiLa Primavera del Toro e i tangibili segnali di consapevolezza20171030184004Serietà e lavoro, sono i «segreti« visibili dei ragazzi di mister Coppitelli.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La rotonda vittoria per 3 a 0 della Primavera del Toro a Firenze, ci fa riflettere come nel calcio non ci sia mai nulla di improvvisato e che ogni successo si conquisti grazie al lavoro, alla dedizione, alla compattezza di squadra e all’armonia nell’essere consapevoli della propria forza. Naturalmente, tutto questo deve avvenire con la lucidità di capire che ogni partita fa storia a sé e che nulla è scontato in partenza. I ragazzi di Coppitelli sono così, attenti durante la settimana al lavoro impartito dal suo mentore e poi ogni sabato pronti mentalmente ad affrontare i rivali che il campionato propone. Dopo la netta vittoria nel derby e quella casalinga di Coppa Italia contro lo Spezia, i granata di mister Coppitelli sfoderano una superba partita in quel di Firenze, in una trasferta che alla vigilia appariva costellata da mille pericoli. Maturità e compattezza di squadra sono stati i veri artefici di un risultato che dà la dimensione di come questa squadra stia lievitando in maniera esponenziale, evidenziando valori tecnici che hanno ancora larghi margini di miglioramento. Una tela che sta prendendo la sua forma migliore, con la pazienza certosina di chi sa tessere step by step un lavoro cui crede per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Doppietta di Butic e gran gol da fuori area di Oukhadda, sono la sintesi di una summa di situazioni agonistiche di squadra, che hanno sentenziato la vittoria di un Toro che segna e convince. Eppure mister Coppitelli impartisce umiltà ai suoi ragazzi, proprio per non creare facili illusioni capaci di deviare il giusto percorso intrapreso: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Siamo nel gruppo di squadre che vogliono guardare avanti, ma che hanno anche l’obbligo di girarsi costantemente indietro”.</span></b> Questo non vuol dire non ambire a posizioni di alta classifica, ma è la giusta espressione di maturità calcistica che è data dalla filosofia di non fare mai voli pindarici, stando sempre con i piedi ben piantati in terra. Un modus operandi e pensandi che nel calcio è valido a tutti i livelli, figuriamoci per chi segue i calciatori del Settore Giovanile. Ma, al di là di queste considerazioni, ci preme evidenziare che al momento Butic e compagni stanno dimostrando attraverso le sfide in trasferta, di essere preparati fisicamente e mentalmente a uno spirito di squadra che sa di compattezza, unione e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>i risultati positivi sono la logica conseguenza. E adesso avanti con la prossima partita di Verona, contro quel Chievo che precede in classifica i granata di due punti. Mister Coppitelli e il suo staff, continuino il lavoro intrapreso con la serietà professionale che li contraddistingue. I ragazzi sanno di essere in buone mani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-primavera-toro-2017.jpgSiNla-primavera-del-toro-e-i-tangibili-segnali-di-consapevolezza-1013321.htmSi100451001,02,03030233
1331013319NewsCampionatiIneccepibile Juve e Milan ancora da plasmare20171029145917Il big match dell`11ma giornata di campionato, ha ritrovato la Juve che Allegri vuole. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tenuto conto che nel calcio la vittoria è di basilare importanza, ci sono partite la cui analisi va oltre questo pur fondamentale concetto di football da vertice. La gara tra Milan e Juventus ha dato molti spunti di riflessione su come si vincono partite che oltre ai tre punti conquistati in classifica, fanno pensare a una ritrovata squadra che ha fatto emergere valori e gioco che si erano persi. E non è un caso che la Juventus di Allegri abbia sfoderato una partita maiuscola in quel di San Siro, al cospetto di un Milan che ha pressato alto per i primi quindici minuti di partita, ma che poi (dopo la traversa colpita da Kalinic) è apparso confuso e sovrastato dalla superiorità messa in campo dalla Juve. Con la doppietta di Higuain, la squadra di Max Allegri ha ritrovato l’equilibrio di tenuta fisica e mentale fino alla fine della gara. Era il grave problema della Juventus di quest’anno, spesso vittoriosa ma incapace di chiudere le partite per non soffrire attraverso momenti di inspiegabile astenia. Alla vigilia di questa partita, l’allenatore della Juve l’aveva detto con tutta chiarezza: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se giochiamo come contro la Spal, usciremo da San Siro con</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">le ossa rotta”</b>. E, se pensiamo che la Juve nel turno infrasettimanale contro la Spal ha vinto 4 a 1, qualcuno si era chiesto come mai il tecnico livornese avesse fatto questo appunto proprio a posteriore di una tale e roboante vittoria carica di gol. Il riferimento chiaro era rivolto al gioco e ad un’attenzione troppo flebile e altalenante della squadra, che la Juve non può permettersi contro nessuno. E, in effetti, i suoi ragazzi hanno eseguito alla lettera il suo suggerimento, disputando una partita che è stata perfetta dal punto di vista tattico – tecnico – agonistico e di continuità nervosa nell’essere lucida e attenta fino alla fine. Nella Vecchia Signora non abbiamo visto un solo attimo di rilassamento sia in difesa che a centrocampo e in attacco. Ma, su tutti, dobbiamo dire che è stata la giornata di Higuain che ha toccato quota 101 di gol segnati in Serie A, proprio nella giornata migliore della sua squadra. Allegri chiedeva una svolta e la prima risposta c’è stata, proprio a posteriore di quell’atteggiamento plateale di togliersi nervosamente la giacca in campo e sbatterla a terra con la furia di chi non vuole vedere certe storture e disattenzioni ripetute. L’aveva fatto l’anno scorso a Reggio Emilia durante la partita contro il Sassuolo, e poi tutti sappiamo com’è andato il proseguire della Juventus in campionato. Adesso è successa la stessa cosa prima della partita contro il Milan, e adesso siamo tutti curiosi di vedere se quella giacca sbattuta via di brutto, sortirà lo stesso benefico risultato nella continuazione del campionato e della Champions. In casa Milan, come abbiamo detto pocanzi, c’è ancora molto da fare. Non convince il centrocampo con un Biglia irriconoscibile e un Suso evanescente, intrappolato come è stato dalla marcatura asfissiante voluta da Allegri. Il risultato è che Kalinic ha ricevuto pochi palloni giocabili, nonostante il da farsi volenteroso di Borini che, però, non è stato pregnante per la causa rossonera. Risultato evidente è che la squadra di Allegri ha avuto gli uomini giusti al posto giusto, mentre Montella no; ed è per questo che colleziona 5 sconfitte in 11 giornate di campionato. La Juve è lassù, in alto alla classifica i compagnia di Napoli e Inter e, se non ci saranno sorprese di percorso, contenderà proprio a queste squadre la vittoria finale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiNineccepibile-juve-e-milan-ancora-da-plasmare-1013319.htmSi100451001,02,03030199
1341013316NewsEditorialeBuzzurre frange del tifo estremista20171026142553Adesivi con l`immagine di Anna Frank con la maglia della Roma, sono state affisse allo Stadio Olimpico di Roma. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sacro e profano. Il bene contro il male. E’ doloroso pensare che la storia non insegni nulla e, come tale, l’essere umano che è il fulcro responsabile di ogni sua azione, colga sempre l’occasione per dimostrare la parte peggiore di sé. I disdicevoli fatti di cronaca di questi ultimi giorni che hanno coinvolto il calcio e le frange del tifo estremista, ci fanno riflettere sulla sfrontatezza di usare la figura di Anna Frank per le banali e misere questioni di antagonismo del tifo calcistico. Periodicamente siamo soliti entrare nel merito di queste storture che sono l’espressione di un tifo (ma sono proprio tifosi, questi) che prende a prestito il calcio per ritornare su temi in cui si rispolverano insulti antisemiti. La storia è iniziata come una vicenda interna del tifo romano. Lazio e Roma condividono lo stesso Stadio Olimpico, dividendo le rispettive tifoserie tra le due curve. Spesso la curva laziale subisce squalifiche per cori razzisti, così alcuni ultras della Lazio hanno deciso di affiggere parecchi adesivi che ritraggono la figura di Anna Frank con la maglia della Roma. Non c’è nulla di banale in questo episodio, che è carico di consapevolezza nel volere disseminare focolai di razzismo e di quell’antisemitismo che ha il significato dell’odio, dell’avversione e della lotta nazista contro gli ebrei. E’ la pagina più amara, dolorosa e aberrante che la storia del genere umano ricordi per ravvedersi e migliorare il futuro del mondo. Shoah e lager nazisti, campi di concentramento e annullamento completo dei più basilari diritti del genere umano, erano i luoghi della morte più atroce. Anna Frank, una ragazzina ebrea che durante la seconda guerra mondiale fu costretta, prima a nascondersi per sfuggire ai nazisti e poi deportata ad Auschwitz assieme alla sua famiglia, scrisse un diario che è la cronaca preziosissima di quei tragici anni che possiamo definire come massima espressione dell’odio razziale. Ebbene, tutto ciò si è riesumato con infida leggerezza, per volere offendere attraverso l’odio, l’opposta tifoseria colpevole di professare idee e fede calcistica diversa dalla propria. No, così non ci siamo. Tutto questo che in apparenza un senso non ha, è invece traducibile a piccoli – grandi - segnali di un pericoloso ritorno all’odio razziale. E intanto il calcio sta lì a guardare, tra i suoi tanti chiari - scuri che si frappongono in un mondo che affascina e delude con regolare andamento. Ma le buzzurre frange del tifo estremista, hanno bisogno di una particolare sensibilizzazione a ciò che è il rispetto di una storia che appartiene anche a loro. Sì, perché tutti noi siamo Anna Frank!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-antisemitismo.jpgSiNbuzzurre-frange-del-tifo-estremista-1013316.htmSi100451001,02,03030192
1351013315NewsCampionatiBenevento, il pallone e la sua vita20171025151858Il caso di un calcio che si frappone tra picchi di entusiasmo e di sconforto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>9 partite e 9 sconfitte. Un primato negativo che mette il Benevento ai vertici di una classifica del pallone mondiale che non ha eguali per negatività. Dalla Lega Pro alla Serie A in tre anni, una fiaba diventata realtà che faceva sperare in un qualcosa di simile a quello che è stato per l’Inghilterra il Leicester di Claudio Ranieri. Ma per il Benevento ci sono due facce della stessa medaglia che si suddivide tra gioie, speranze e brucianti delusioni. Un modello da imitare, diventato pietra miliare di riferimento negativo. Dalle stelle alle stalle, forse per aver salito troppo in fretta gli scalini della gloria su cui si ripongono tutte le delusioni di carattere sociale ed economico che Benevento, cuore del Sannio, ha ormai compenetrato persino tra le pieghe dei suoi angoli storicamente più belli. Benevento è la città del sindaco Clemente Mastella, ma è pure la città di Oreste Vigorito, presidente della squadra di calcio che si batte contro chi è già pronto a recitare il de profundis. Un 70enne sorretto dallo spirito di chi non molla mai, visto che è stato l’artefice della scalata giallorossa fino alla Serie A grazie anche all’energia eolica. E’ come essere stati spinti da un vento impetuoso, capace di lasciarsi andare attraverso l’entusiasmo smisurato della gente beneventina la cui voglia di uscire dall’anonimato si è dimostrata al di sopra di ogni cosa, anche delle possibili o inevitabili difficoltà. Ma che importava, qui, allo stadio Ciro Vigorito, sarebbero venute a giocare la Juventus, il Napoli, l’Inter, il Milan, la Roma, la Lazio e quanto di meglio offre il pallone italico. Era come vedere tutto chiaro e limpido come una giornata di sole dal cielo terso che, invece, nascondeva impenetrabili banchi di nebbia di un calcio lievitato troppo velocemente. E oggi, la Benevento del pallone così fragile nella sua interiorità, è pure diventato uno stereotipo di negatività che si antepone a quel miracolo calcistico declamato fino alla sua promozione in Serie A. Segno evidente di un mondo che non conosce equilibrio e che fa sempre affiorare momenti esaltanti che potrebbero essere contenuti senza fare voli pindarici, e momenti di negatività come questo, che oscurano irrimediabilmente tutto ciò che si è fatto di buono in questi anni, attraverso il calcio di una città sempre alle prese con problematiche economico – sociali che riflettono l’italico Paese. E adesso Marco Baroni l’allenatore delle due promozioni del Benevento, è stato rimosso dalla sua carica assieme al direttore sportivo Salvatore Di Somma. Al posto dell’ex tecnico è stato chiamato De Zerbi, un coach che non è amato dai tifosi giallorossi forse per antiche ruggini create fin dai tempi in cui De Zerbi è stato allenatore del Foggia. Storie di calcio e di vita. Storie di fragilità nascoste dal recondito pensiero, che troppo spesso fa capo al desiderio di gloria senza costruire un futuro che possa lentamente essere artefice di esperienza vissuta. E’ la fretta dei nostri giorni, capace di mettere le ali là dove improvvisamente si atterri sbattendo violentemente a terra, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>facendosi male. E’ il mondo di un calcio che da sempre è metafora di vita in tante, troppe similitudini che non sono mai sufficienti a farci riflettere abbastanza. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Beneventofl0711fl0711foto-benevento-calcio.jpgSiNbenevento-il-pallone-e-la-sua-vita-1013315.htmSi100451001,02,03030190
1361013308NewsCampionati50 anni dopo la morte di Luigi Tenco e Gigi Meroni.20171011185219Musica e Sport. Linguadoc Communication organizza un evento culturale, nel ricordo di due personaggi che hanno scritto una parte di storia del nostro Paese.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>50 anni, mezzo secolo. Eppure sembra ieri. Sono passati veloci come il vento che soffia solo una volta, spazza tutto in modo ingeneroso e poi va via. Un soffio impetuoso capace di cancellare la vita di un autore, cantante e musicista tra i più apprezzati al mondo e di un campione di calcio tanto amato, che ha scritto un pezzo della grande storia del Torino. Stiamo parlando di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, due storie di vita diverse e capaci di accomunarsi nella tragedia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Ciao amore, ciao”</span></b> è il titolo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Linguadoc Communication</span></b> ha scelto ad hoc per celebrare i 50 anni della morte di questi due personaggi immensi per cultura musicale e calcistica che sono rimasti nel cuore degli italiani. Un incontro di grande interesse culturale che si svolgerà a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Torino presso il Circolo dei Lettori in Via Bogino 9 - lunedì 16 ottobre alle ore 21,00 -</span></b>&nbsp;in una serata che si preannuncia magica per l’intervento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Alessandra Comazzi</span></b> giornalista de La Stampa di Torino, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Beppe Gandolfo</span></b> giornalista Mediaset, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Guido Barosio</span></b> direttore di Torino Magazine e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Natalino Fossati</span></b> ex calciatore del Torino e grande amico di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>. Il conduttore dell’incontro sarà il regista <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Giulio Graglia</span></b> che si avvarrà dell’introduzione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Sabrina Gonzatto</span></b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco </span></b>è considerato tra i più grandi esponenti musicali della scuola genovese. Nato a Cassine in provincia di Alessandria, è cresciuto in quella Genova della musica leggera italiana che si è ispirata ai grandi personaggi quali <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Fabrizio De Andrè</span></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gino Paoli</span></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Bruno Lauzi</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Umberto</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Bindi.</span></b> La sera del 26 gennaio 1967 Luigi Tenco salì sul palco del Festival di Sanremo per cantare la canzone <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Ciao amore ciao”</span></b> in accoppiata con la cantante francese Dalida. Ebbene, quella canzone dal testo così profondo non fu apprezzato dalla critica e neanche dagli italiani di allora, tanto è vero che si classificò al dodicesimo posto su sedici canzoni e fu esclusa dalla finale. Da qui, l’abbattimento morale e la sfiducia totale di Luigi Tenco verso chi non credeva in lui, emersero fino a maturare il desiderio di suicidio nella camera d’albergo numero 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Lì fu ritrovato la mattina dopo, ucciso da un colpo di pistola alla tempia. C’era un biglietto scritto a mano, e più di una perizia fatta allora ha stabilito l’autenticità dell’autore: non c’erano dubbi, quel biglietto era stato scritto proprio da Luigi Tenco. Si è trattato di un atto estremo, per protesta verso chi non ha creduto in lui e nella sua canzone. Un episodio che colpì il mondo intero e che fece riflettere su certe valutazioni spesso banalizzate da giudizi troppo frettolosi e superficiali. E poi Gigi Meroni, la farfalla granata moriva il 15 ottobre 1967 in Corso Re Umberto a Torino, mentre attraversava la strada. Una tragica fine consumata proprio davanti casa sua, mentre usciva dal bar in compagnia di Fabrizio Poletti suo amico e compagno di squadra, terzino del Toro e della Nazionale di allora. Ricordarlo dopo 50 anni dalla sua scomparsa è come rivivere quel momento legato alla sua storia di calciatore e uomo dai mille affascinanti interessi artistici. Una vita spezzata a soli 24 anni! Troppo presto, troppo pochi per chiunque. Ha disputato 145 partite in Serie A realizzando 29 reti, ma ciò che si ricorda di Gigi è quel suo essere personaggio atipico, particolare, che amava dipingere, disegnare i suoi abiti e vestirsi in maniera originale, incarnando una figura che si connaturava in un calciatore – beat, ma anche in artista, in hidalgo e anche in dolce innamorato della bella Cristiana. Con questo suo modo d’essere appariva come appartenente alla piccola nobiltà. Ma Gigi fu sì nobile, ma di animo, perché le sue radici di ragazzo venuto da Como, diventato in breve tempo il mito e il simbolo di un epoca, fu soprattutto un esempio di vita per tanti ragazzi di quegli anni che erano l’emblema della speranza di un mondo migliore. Un qualcosa di simile alla concretezza di voler crescere e maturare in fretta attraverso i sacri valori umani. E Gigi, vera e propria leggenda del calcio italiano, fu uomo dalle mille sfaccettature. Estroso in campo come nella vita privata, fu un esempio di ordine mentale e modus vivendi. Un beat la cui folta capigliatura e il suo apparire erano capaci di incuriosire tutti, ma che non riuscivano a nascondere la bella persona che c’era in lui. Un ragazzino semplice, cresciuto velocemente, ma senza mai dimenticare l’umiltà delle sue origini, l’educazione ai sentimenti e al rispetto che egli mai ha dimenticato, nemmeno nel momento di maggior fulgore professionale. E dire che oggi, 50 anni dopo la sua prematura morte, è cambiato il calcio, sono cambiati i calciatori e il mondo che gli ruota attorno, ed è cambiata anche la quotidianità di una vita totalmente diversa. Sì, perché sono cambiati gli uomini che hanno perso la loro naturale genuinità e quei sentimenti che oggi sembrano sempre più soffocati da una deriva materialista che appare inarrestabile. Così, quando ci capita di parlare di personaggi del passato, non possiamo non fare un distinguo tra quello che è stato e quello che è. E, pur nella convinzione che il presente non è poi tutto da buttar via, ci riesce sempre più difficile non cadere nell’inevitabile retorica di pensiero che, in fondo, personaggi come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, che ha vissuto soltanto 24 anni della sua breve vita, sono riusciti a lasciarci dentro ciò che certi contemporanei uomini, o presunti tali, non potranno mai fare. E’ l’eredità dei buoni sentimenti, dei testi importanti delle canzoni d’autore e del calcio pulito. Un ricordo, un qualcosa di prezioso che ci ha lasciato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b>, un piemontese vissuto a Genova, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, una farfalla di color granata le cui esili ali sono state spezzate da un vento troppo impetuoso. Storie di uomini, tragedie di vita e rimpianti di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711meroni.jpgSiN50-anni-dopo-la-morte-di-luigi-tenco-e-gigi-meroni-1013308.htmSi100451001,02,03030251
1371013306NewsCampionati“Io, questa maglia sognavo da bambino…”, ma al Toro manca l’essenziale.20171002144224Deludente prova del Torino contro il Verona.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Più che fare la cronaca della partita <span style="color: #C00000;">Torino – Hellas Verona</span>, ci piace analizzare alcuni aspetti che spesso si ripetono in casa granata. Dire che la gara ha manifestato risvolti pazzeschi, è come sminuire l’ennesima delusione di una logica granata che si presenta sistematicamente intrisa di fuego, di fretta ingiustificata, di confusione, di esagerazione e di esasperazione che mette sempre da parte quella logica calcistica che è l’emblema di una serie di fattori che fanno capo alla ragione, e quindi al cervello. Dopo la scoppola rimediata nel derby della Mole, allo stadio Grande Torino si prevedeva una partita di riscatto, tanto più che i granata si trovavano ad affrontare quel Verona di Fabio Pecchia che naviga negli abissi del fondo classifica. E invece abbiamo assistito all’ennesima delusione che si accompagna alla storia e alla cultura del Toro. Contro gli scaligeri la squadra di Mihajlovic è partita a testa bassa, ha segnato con Iago Falque e Niang e poi in maniera assolutamente banale non ha saputo gestire il suo prezioso vantaggio. Nel finale di partita, infatti, succede di tutto con il Var. All’88°, l’arbitro prima annulla e poi convalida un gol di Kean perché il calciatore del Verona è tenuto in gioco da un difensore del Toro, mentre al 90° un mani di Molinaro in area di rigore prepara la frittata granata che dà modo a Pazzini di realizzare il rigore e conquistare un pareggio insperato. Ma in tutto questo masticare amaro del Toro, dei suoi tifosi e di un ambiente che aspira all’Europa più per il concetto di speranza che non per un effettivo manifestarsi di forza, capacità e organizzazione calcistica, ci fa pensare ad alcuni punti significativi che si ripetono sistematicamente. La domanda è: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #C00000;">“Perché dall’anno 1976 il Toro non può più ambire a vincere lo scudetto?”.</span></b> Crediamo che questo sia il vero nocciolo di una questione che si è radicata in una storia e una cultura granata che spesso e volentieri si rifugia dietro ai ricordi perché non ha presente. E anche ieri allo stadio Grande Torino, prima dell’incontro con il Verona, abbiamo assistito all’innalzamento dei sentimenti romantici che si enfatizzano sempre nel folclore di una curva maratona che si immerge sempre nel granata attraverso il vero vestito che si mette in occasione della festa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni</b> con il suo inno cantato dal vivo in mezzo al campo, ha arricchito di emozione momenti che fanno sempre capo al cuore: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #C00000;">“Io questa maglia sognavo da</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #C00000;">bambino……”.</span></b> Certo, è un bellissimo messaggio, ma il calcio dov’è? Quando si parla di Toro, infatti, difficilmente riusciamo a parlare della materia prima come concetto di agonismo legato a un pallone che della vittoria fa il suo unico senso del calcio moderno. Forse i nostri concetti sono filosofie legate ai 40anni di non vittorie granata che, tuttavia, vorremmo separare nettamente dai fatti drammatici che sono oggettivi e legati a una storia davvero particolare. Ma vorremmo anche separarli dalle grandi emozioni che nel tempo ci ha regalato la vasta letteratura granata, perché il Torino è una squadra di calcio di Serie A e come tale bisogna chiedersi perché non vince. Tra i tanti dire e fare di questo genere sono passati gli anni, si sono avvicendati tanti presidenti, tanti allenatori e tanti calciatori hanno illuso di cambiare un percorso di strada che sembra sempre la stessa e che si chiama mediocrità e consapevolezza nell’adattamento di un convincimento di essere tali. E allora potremmo parlare e disquisire con analisi opinabili sulle decisioni non sempre comprensibili di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, piuttosto che sulla sistemazione - tecnico - tattica della squadra che fa capo a un allenatore e a una società che il presidente Cairo ha rilevato dopo un fallimento, portandola avanti con alterne fortune che non sono mai riconducibili a nessun successo. Già, il successo che è figlio di quell’arrivare primi e che si racchiude nella logica di quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”,</b> che non è una mera frase di bonipertiana memoria, ma è un linguaggio universale dal quale chi fa calcio moderno non può dissociarsi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: #C00000; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711mihajlovic1.jpgSiNio-questa-maglia-sognavo-da-bambino-ma-al-toro-manca-l-essenziale-1013306.htmSi100451001,02,03030212
1381013300NewsCampionatiTra storia ed emozioni, il Filadelfia riapre l’ufficialità del gioco20170915185712L`avvio del Campionato Primavera del Toro, in quello che fu il Tempio del football del Grande Torino. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Più che la partita in sé, il match del Torino Primavera contro l’Atalanta rappresenta un momento storico. Infatti, quella di sabato pomeriggio 16 settembre è una data importante, perché sarà la prima partita ufficiale che il Torino Primavera effettuerà allo Stadio Filadelfia. E pensiamo che mister Coppitelli, nell’accomodarsi in quella panchina che non è come le altre, riuscirà a dare una spinta in più ai suoi ragazzi che calpesteranno quell’erba che fu di Valentino Mazzola e dove si sono formati giocatori come Pulici e Ferrini. Emozioni vibranti che sfuggono a qualsiasi analisi tecnica, ma che devono necessariamente esserci per significare la seconda giornata del Campionato Primavera che da quest’anno, in base alla nuova riforma, si preannuncia molto più difficile rispetto al passato per la presenza delle migliori squadre giovanili d’Italia. Una riforma davvero interessante, atta a migliorare la qualità tecnica di un campionato che è già l’anticamera di quello scenario del pallone italiano fatto di campioni. Il campionato Primavera 1 è composto da 16 squadre, tutte di Serie A e tutte impegnate tra di loro in un week end calcistico che attrae, emoziona e fa alzare l’adrenalina dei più esigenti palati fini, che seguono il pallone fatto di tecnica a ottimo livello. Contro l’Atalanta si prevede un Filadelfia esaurito, con i posti di tribuna scoperta riservata agli ospiti e la tribuna coperta che si tingerà di granata, proprio come quella che rappresentò l’incommensurabile storia del Grande Torino. La squadra del tecnico Coppitelli che abbiamo già apprezzato in altre occasioni, affronterà dunque gli orobici di Massimo Brambilla un ex granata che bene sta facendo nell’ambito del settore giovanile bergamasco. Purtroppo, per la sua squadra, la prima partita di campionato che l’Atalanta ha disputato in Campionato contro l’Inter è stata persa con il risultato di 2 a 0. Tuttavia, questa prima sconfitta non sminuisce il valore di una squadra che ben figurerà in questo campionato. Come dicevamo, sul fronte granata diretto da Coppitelli ci sono diverse individualità di valore, ma è proprio la squadra che nel suo complesso fa sperare in un campionato al vertice, nonostante le mille insidie provenienti da compagini che sono davvero ad alto livello. In realtà, per la Primavera del Toro questa è la prima partita di campionato della stagione, in quanto il primo turno, che l’avrebbe vista giocare in casa della Sampdoria, è stato rinviato per l’allerta meteo. I granata di Federico Coppitelli (che in settimana ha iniziato il Master di Coverciano per conseguire l’abilitazione ad allenare in Serie A e B) in queste ore sta pensando alla migliore squadra da mettere in campo. Contro gli orobici ci sono mille motivazioni per ben figurare, e questo tecnico molto preparato e di sicuro affidamento sa bene che ha bisogno di cominciare con il piede giusto. Il difensore Ferigra proveniente dalla Fiorentina, il centrocampista Ruggiero arrivato da Palermo e il trequartista Leveque ex Akragas, si sono da poco inseriti nell’organico già interessante di un Torino Primavera che farà sicuramente parlare di sé per qualità di gioco. Dunque, non ci resta che aspettare per ammirare da vicino una giornata di calcio al Filadelfia, che resterà negli annali della storia. Da queste parti ci sono mille motivi per emozionarsi, non solo di calcio ma anche di indelebili ricordi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711foto-coppitelli-federico.jpgSiNtra-storia-ed-emozioni-il-filadelfia-riapre-l-ufficialita-del-gioco-1013300.htmSi100451001,02,03030241
1391013297NewsCampionatiQuando il calcio racconta la sua vera essenza20170909124422E` la storia di Ubaldo Alessandrini Gentili, un osservatore di calcio molto legato al Toro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono storie e personaggi che nella vita vale sempre la pena di raccontare. Nel nostro mestiere di cronisti, capita spesso di intervistare personaggi noti al grande pubblico e di trarre di conseguenza, una particolare attenzione mediatica che è frutto di legittima curiosità. Ma nel nostro percorso professionale, si verificano a volte degli incontri con persone meno conosciute, capaci di attrarti nel racconto del proprio vissuto umano e professionale che stuzzica subito l’interesse nel riferire fatti e parole che suscitano emozioni. Sono storie che non puoi sminuire, che non puoi minimizzare, perché si infiltrano tra le pieghe dell’anima di un calcio che, nonostante tutte le sue grandi contraddizioni, resta sempre qualcosa che coinvolge la persona in quanto tale. E’ il racconto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ubaldo Alessandrini Gentili</b>, marchigiano doc <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di Porto Sant’Elpidio, che ricorda ai nostri microfoni quel suo passato di osservatore e scopritore di giovani talenti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho iniziato a fare l’osservatore di calcio con la Sanbenedettese, quando era in Serie B ed era allenata da Domenghini”,</b> dice Ubaldo Alessandrini Gentili, con fierezza e un po’ di romantica tristezza per il tempo che è fuggito via inesorabile. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ricordo che ho cominciato a visionare le squadre che poi avrebbe incontrato la Sanbenedettese. Per due anni ho relazionato Domenghini sulle caratteristiche tecniche e tattiche degli avversari. Per me è stata una grande palestra di vita e di calcio, tale da preparare quello che poi sarebbe stato il mio futuro nel mondo del pallone che conta”.</b> Si fa interessante il racconto di Ubaldo, anche per l’emozione che traspare evidente dalla sua voce che cerca di ricostruire attimi, sensazioni, pensieri che restano indelebili nella sua anima<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">. “Intanto, nel mio paese d’origine che è Sant’Elpidio, in quel periodo venne in ritiro il Torino per affrontare l’Ascoli nel campionato di Serie A. Ricordo che il Direttore Sportivo di allora, che era Federico Bonetto, mi disse di avere bisogno di un osservatore <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di calcio che relazionasse il Torino sui giocatori ed eventuali talenti esistenti in Abruzzo, nelle Marche e in centro Italia. Dopo la mia immediata ed entusiasta adesione, mi disse che mi avrebbe dato la conferma dopo aver parlato con Mirko Ferretti. E fu così che, dopo avere avuto la conferma ufficiale da parte del Toro ho organizzato dalle mie parti un meeting con ragazzi di una certa fascia di età, cui hanno partecipato anche Ferretti e Beppe Zanelli, che è stato suo collaboratore. Ricordo che i due tecnici hanno selezionato due ragazzi di promettenti qualità calcistiche e li hanno portati subito a Torino. Da quel momento il Toro mi ha dato fiducia, ed ha voluto che io andassi nella città piemontese per conoscere l’avvocato Cozzolino e Angelo Zambruni, storico segretario del settore giovanile del club granata. Con loro ho lavorato per dieci anni di seguito con proficui risultati, mentre cominciavo a vedere anche partite di Serie B e C per scoprire ragazzi che avrebbero potuto servire al Torino”.</b> E nel frattempo ti accorgi che il racconto di questo romantico osservatore del Toro si fa sempre più interessante e realizzi che ogni attimo, ogni momento vissuto, è narrato con il beneficio della precisione cronologica dei fatti avvenuti. Un misto di cuore e sentimento che si lega ad una razionalità che inorgoglisce e fa gonfiare il petto per le antiche soddisfazioni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“A</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino c’è da sempre un dirimpettaio che a livello economico è stato più forte della società</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">granata”</b> - chiaro riferimento di Ubaldo, a una Juventus dal grande potere economico – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ Tuttavia, noi del Toro cercavamo di aggirare l’ostacolo cercando di arrivare prima degli altri, nell’acquisire i promettenti calciatori a costi nettamente inferiori. Noi non avevamo tanta</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">disponibilità e quindi dovevamo agire con furbizia e anche prontezza assoluta. Ricordo che in breve tempo sono diventato uno dei collaboratori di punta del Torino di allora, che mi fece firmare un contratto di assoluta soddisfazione economica. Ma la cosa che mi fece più piacere fu il mio entrare anima e corpo nella magica storia granata, unica e irripetibile. Per me fu un onore, fu la magia che il destino della mia vita mi ha riservato. Al Toro ho portato calciatori che poi hanno giocato anche in Nazionale, in Serie A, B e C, come Giulio Falcone, Di Donato, Possanzini, Delli Carri, Fasciani e altri. Intanto al Torino cambiavano i personaggi al vertice, tuttavia, ricordo di essere rimasto sempre al mio posto grazie alla garanzia personale di un lavoro fatto sempre con rettitudine, senso di appartenenza e serietà. Ho avuto grandi gratificazioni anche da Moggi, Zaccarelli, Sandro Mazzola, con i quali ho collaborato. Questo posso dirlo con molto orgoglio. E come posso dimenticare quell’antica sede del Torino che si trovava in Corso Vittorio. Tu entravi, salivi le scale e venivi avvolto da emozioni irripetibili, così vigorosi da farti battere forte il cuore. Era l’umanità che si caratterizzava palpabile in granata, in un Toro che ancora oggi conserva le sue caratteristiche di società di calcio la cui cultura e quell’intendere storico restano ancorati e fedeli alle proprie radici. Senza retorica, dico che Superga è il simbolo di una storia e di sentimenti forti capaci di emozionarti. Certe cose vanno al di là di tutto, per questo sono molto orgoglioso di avere fatto parte di una società unica che mi ha fatto crescere sotto il profilo umano e professionale.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grazie Toro! ”.</b> Questa è la bellissima storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ubaldo Alessandrini Gentili</b>, un osservatore che ha fatto del calcio l’essenza della sua vita. Emozioni ed esperienze che sono valse anche a farci riflettere su un mondo del pallone che è totalmente cambiato, ma che resta pur sempre qualcosa capace di mettere al centro il senso del bene che si contrappone sempre al male. E non è la storia della vita?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711ubaldo-alessandrini-gentili.jpgSiNquando-il-calcio-racconta-la-sua-vera-essenza-1013297.htmSi100451001,02,03030223
1401013295NewsCampionatiAntonio Venuto: “Con pazienza risorgeremo dalle ceneri”.20170901232735Intervista al neo allenatore del Messina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sogno che un giorno il Messina possa ritornare in Serie A”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è il neo allenatore della squadra dello stretto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b>, che abbiamo incontrato sul campo comunale di Torregrotta in occasione di una partita di preparazione contro la squadra locale che milita in promozione. E’ fiducioso il mister di Villafranca Tirrena, anche se non nasconde le difficoltà di una preparazione frettolosa, dovuta al fallimento della società giallorossa che è poi stata salvata dal presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sciotto.</b> Problemi che non mettono in disparte la sua gioia di essere finalmente diventato il coach della squadra che ha sempre amato. Antonio Venuto arriva sulla panchina del Messina dopo una lunga trafila di esperienze che l’hanno fatto conoscere agli addetti ai lavori come un allenatore di sicuro affidamento. Serio, preparato e con spiccato senso dell’appartenenza, Venuto ha sempre sposato il culto del lavoro, del sudore, della fatica, ma anche del rispetto dei ragazzi a sua disposizione che egli cura sotto l’aspetto tattico, tecnico e anche psicologico. E’ la caratteristica di questo allenatore siciliano, capace di non risparmiarsi mai e di restare sempre con i piedi ben piantati a terra. Per questo motivo il presidente Sciotto l’ha scelto tra tanti, perché sa che il suo Messina è in buone mani. E allora ascoltiamolo questo allenatore, dal quale traspare evidente la voglia di lavorare per portare il Messina ai livelli che gli compete. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mister Venuto, finalmente si realizza il sogno di diventare l’allenatore del Messina. E’ più contento o preoccupato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Entrambe le cose. Sono sicuramente felice di approdare nella squadra della mia città che sogno fin da quando ho cominciato a frequentare la tribuna e la gradinata del mitico stadio Celeste negli anni ’70. Non pensavo che un giorno sarei diventato l’allenatore della mia squadra del cuore. Questo oggi è accaduto e adesso sono felicissimo. Dall’altra parte, però, so benissimo che questo incarico ricopre una grandissima responsabilità, tuttavia, sono sicuro che con l’aiuto, dei ragazzi, dei tifosi e di tutto l’ambiente riusciremo a toglierci delle belle soddisfazioni”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Qual è il vero progetto del Messina che è reduce da un fallimento?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il Messina è rinato dalle ceneri grazie alla famiglia Sciotto, che è riuscita a risollevare le sorti di questo club pagando 150 mila euro per l’iscrizione ai campionati e 50 mila euro per la fidejussione. Un’operazione di grande impatto economico, per riconsegnare il calcio a una città che per il suo blasone e la sua storia non poteva esserne priva. Adesso, sulle ali dell’entusiasmo, tutti si aspettano di vincere il campionato. Questo non sarà facile perché abbiamo un gravissimo ritardo nella partenza, visto che abbiamo cominciato praticamente il 6 agosto con una squadra rabberciata, e adesso, a poco a poco, stiamo costruendo un buon gruppo con calciatori che possono fare al caso nostro. Certo, mancano ancora dei tasselli tali da completare il puzzle per una squadra competitiva a tutti gli effetti, tuttavia, devo dire che la società sta lavorando alacremente, nonostante il grave ritardo della nostra partenza. Sono venuti parecchi giocatori a provare da noi, ma non tutti hanno avuto le caratteristiche di far parte di un disegno tattico tale da fare la differenza in campionato. Vedremo in seguito di trovare qualche giocatore svincolato o qualche under di sicuro valore. Attualmente, la mia squadra gode di un centrocampo importante, capace di giocare a due o a tre. In difesa ci siamo rinforzati dopo l’acquisto del centrale Colombini, anche se c’è ancora bisogno di un altro acquisto per completare un reparto che io ritengo assolutamente importante per il gioco che intendo fare con le mie squadre. Ma c’è anche bisogno di un ariete in attacco e di un portiere under”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Possiamo dunque dedurre che i tre giocatori arrivati dalla Vibonese, rappresentino una sorta di riparazione momentanea?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, è proprio così. C’è un gap di partenza ritardata che al momento non abbiamo ancora colmato, perché buona parte degli under e i migliori giocatori sul mercato si sono accasati in altre squadre. Non è facile costruire frettolosamente una squadra competitiva, tuttavia sono convinto che attraverso la buona organizzazione societaria, il lavoro costante, la dedizione, la fame calcistica e la voglia di arrivare dei miei ragazzi, si possono anche raggiungere risultati che in partenza sembrerebbero insperati. Ci vuole pazienza, questo è sicuro, perché altre squadre si sono completate prima di noi e perciò dobbiamo andare avanti attraverso la cultura del lavoro, sperando ancora in qualche acquisto importante. Il campionato è lungo e chissà, magari alla fine si illumineranno non soltanto i fari ma anche tutto il resto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo ci lascia pensare a un eventuale cambiamento tattico di ciò che è il suo credo calcistico, fatto di gioco propositivo e mai difensivo.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho degli attaccanti importanti e capaci di fare tanti gol, vedi Bonadio, Rizzo, oltre le punte centrali che possono essere Cocuzza e De Zai. Ritengo di avere un attacco prolifico e un centrocampo di qualità, capace di interdire nel momento di non possesso palla. Certamente, bisogna vedere se riusciremo a supportare questo peso nella fase difensiva, soprattutto nelle ripartenze degli avversari. C’è invece ancora molto da lavorare per quanto riguarda il gioco degli esterni, che ritengo indispensabili nelle due fasi di attacco e di difesa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire mister Venuto, qual è il suo messaggio diretto ai tifosi del Messina?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“Dico alla piazza di Messina di sapere aspettare, di avere pazienza, perché sono convinto che risorgeremo dalle ceneri. Questo è il mio pensiero da primo tifoso del Messina, perché ho sempre sognato che questa squadra e questa società potesse tornare presto in Serie A, figuriamoci se non lo penso adesso che sono il diretto interessato.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torregrotta (Me)fl0711fl0711foto-antonio-venuto.jpgSiNantonio-venuto:-con-pazienza-risorgeremo-dalle-ceneri-1013295.htmSi100451001,02,03030247
1411013294NewsCampionatiL’Inter di Spalletti farà un ottimo campionato.20170828151220Le indicazioni di questo inizio di campionato, fanno salire l`Inter sul podio finale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La seconda giornata del Campionato di Serie A ha cominciato a delineare le squadre che si contenderanno la corsa al titolo. Vince la Juventus a Genoa, ma vince anche l’Inter a Roma, il Milan in casa con il Cagliari e il Napoli al San Paolo contro l’Atalanta. Poi, anche Lazio, Sampdoria, Torino, Spal e Bologna raccolgono il massimo dei punti in palio, mentre soltanto Crotone e Verona si sono accontentate di uno scialbo 0 a 0. Da questo quadro di risultati si evince come le squadre da battere di questo campionato siano, Juventus, Napoli, Inter e Milan, con un probabile inserimento della Roma di Eusebio Di Francesco. La Juventus vista a Genova ha mostrato una doppia faccia, tipica di squadra che è ancora in lavorazione; una sorta di cantiere in cui si cerca ancora l’assetto tattico e gli atleti sui quali fare maggior affidamento. Come al solito Allegri ci impiegherà un po’ a capire certe sfumature, visto che per natura non è molto propenso a rischiare alcune novità. A Genova, dopo avere inserito Barzagli e Matuidì, ha provato il giovane Betancur quando ormai la partita aveva già segnato il suo epilogo, lasciando in panchina Douglas Costa e Bernardeschi. Segno evidente che nonostante i sei punti in classifica della Vecchia Signora, ancora c’è molto da fare. Non è così in casa Napoli, dove la squadra di Sarri esprime non solo da oggi il vero calcio spettacolo, anche in virtù del fatto che i partenopei hanno cambiato quasi nulla e quindi sono avvantaggiati ad esprimere trame di gioco che sono ormai consolidate nella mente dei giocatori. Il Milan vince contro il Cagliari ma soffre oltre il dovuto, facendo dedurre che quest’anno la squadra di Montella deve fare i conti con la tenuta fisica e mentale, vista la sua partecipazione all’Europa League che l’ha costretta ai preliminari e ad un inizio anticipato della preparazione. E allora pensiamo a un interrogativo di tenuta soprattutto in primavera, quando i primi caldi potranno essere deleteri per i rossoneri. Certo, questo improvviso exploit di Cutrone, giovane calciatore che segna gol a raffica e ben s’interseca all’indiscutibile valore tecnico di una squadra che è stata regina del calciomercato 2017’18, fa pensare a grandi obiettivi da raggiungere. Ma la squadra che secondo noi sarà quella che salirà sul podio finale, è l’Inter di Spalletti. Non è un caso che i nerazzurri hanno fatto un ottimo precampionato. E non è neppure un caso che questa squadra vinca attraverso il suo essere cinica, anche se ancora non completamente perfetta nei meccanismi di gioco voluti dal suo allenatore. La sensazione è che l’Inter abbia finalmente centrato il suo atavico problema di mancanza di ordine interno e di rispetto dei ruoli non sempre stabiliti a dovere. Con l’avvento di Luciano Spalletti, s’intravvede un barlume di ordine tattico, di unione d’intenti, di spogliatoio pronto a fare fatti e non parole e, soprattutto, si sta delineando sempre più un ambiente in cui si devono rispettare le regole anche a livello gerarchico. E non è per pura fatalità, se Icardi è esploso a suon di gol con la responsabilità di essere capitano di un gruppo che sta cancellando il recente e deludente passato. La squadra è pragmatica, così com’è il suo allenatore che bada sempre al sodo studiando un assetto tattico tale da far emergere le caratteristiche tecniche dei suoi giocatori. Vecino e Borja Valero, hanno dato ordine a un centrocampo che adesso sbaglia molto meno rispetto al passato, proprio perché non si perde in futilità di evanescenti passaggi fini a se stessi. I due ex viola danno garanzia di un calcio semplice ma redditizio, proprio quello che mancava al centrocampo nerazzurro. Ecco, diremmo proprio che l’Inter è la squadra che dà maggiore affidamento di continuità, anche in considerazione di impegni che si limitano soltanto al Campionato e alla Coppa Italia. Tutte queste cose, a nostro parere, s’incastrano perfettamente come tessere nerazzurre capaci di costruire un ottimo puzzle. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNl-inter-di-spalletti-fara-un-ottimo-campionato-1013294.htmSi100451001,02,03030263
1421013291NewsCampionatiMarchisio, ma che sfortuna20170825170050Altri guai per il principino della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Altri guai per il centrocampista della Juventus che dopo l’operazione al ginocchio sinistro avvenuta nel 2016, la riabilitazione e il rientro in ascesa verso la forma migliore, adesso necessita di assoluto riposo per almeno 3 o 4 settimane per espletare una serie di terapie di rinforzo muscolare. Dopo la prima partita da titolare giocata sabato scorso in campionato contro il Cagliari, il principino si è recato a Barcellona per un controllo al ginocchio operato. Dopo un’attenta visita, i medici hanno stabilito che il giocatore della Juventus ha bisogno di stare a riposo per curarsi a dovere. Un responso pesante come una tegola caduta in testa alla Juve, ad Allegri e al giocatore stesso che pensava di essersi rimesso a dovere. Così il numero 8 della Juventus salterà l’andata di Champions contro il Barcellona, mentre si augura di rientrare in tempo per giocare il derby contro il Toro, che si disputerà il 24 settembre. Dunque, dicevamo problemi per la Juve, che a poco più di 6 giorni dalla chiusura del calciomercato, deve cercare un altro centrocampista. Lascia davvero perplessi, questa improvvisa notizia di un Claudio Marchisio che era apparso in buona forma, mostrando in più occasioni gli attributi di chi vuole riprendersi di diritto il ruolo di titolare. Tuttavia, dopo gli accertamenti clinici e strumentali ad opera del dott. Cugat a Barcellona, non restano più dubbi sulla non condizione di forza muscolare di Marchisio. Adesso il ragazzo ha bisogno di tranquillità anche psicologica, poiché è fuor di dubbio che per un calciatore professionista che ha stretto i denti dopo la delicata operazione al ginocchio, ci sia ora una particolare attenzione verso l’inevitabile calo umorale. Restare ancora fuori dalla sua Juventus non è facile, soprattutto in virtù di una prima di Champions che vede la sua squadra confrontarsi allo Stadium contro il Barcellona. Scherzi di un destino beffardo che talora si diverte a infierire contro la stessa persona. Certo, questi sono gli imprevisti di un mestiere che ti mette sempre di fronte alla possibilità di infortuni talora anche seri come quello successo a Marchisio, tuttavia, resta in gioco un destino non sempre benevolo. Vedremo cosa accadrà ancora in seguito. Al momento c’è da augurare al principino di lungo corso juventino, una ripresa tale da debellare definitivamente il deficit di forza muscolare che gli è stato riscontrato, per ricominciare alla grande un anno di notevoli impegni anche in chiave azzurra.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711marchisio.jpgSiNmarchisio-ma-che-sfortuna-1013291.htmSi100451001,02,03030240
1431013287NewsCampionatiFederico Coppitelli, enfant prodige dei nuovi tecnici italiani20170813144545Intervista all`allenatore della squadra Primavera del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Federico Coppitelli </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>allenatore della squadra Primavera del Torino è la vera scommessa del responsabile del Settore Giovanile <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava. </b>Sì, perché fin dal 1° luglio 2016 in cui gli ha riposto la fiducia per il dopo Longo, non ha mai smesso di credere in lui. Classe 1984, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b> predilige il modulo 4-2-3-1 rivedibile con le caratteristiche tecniche dei suoi giocatori, ed ha spiccate doti professionali che ben si intersecano alle aspirazioni del Torino. Ha allenato i giovani del Fascati, poi è andato al Frosinone, alla Roma e dall’anno scorso siede sulla panchina della Primavera granata. E’ l’enfant prodige dei tecnici italiani, una figura che lo mette in prima fila tra i più promettenti conoscitori del football giovanile d’Italia. Riflessivo, sempre attento a dare risposte concrete, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Coppitelli</b> ci appare come personaggio non adatto a fare voli pindarici, ma, al contrario, è persona equilibrata che sposa la cultura del lavoro, associando l’armonia di fattiva collaborazione con il suo staff e tutti i ragazzi che compongono la sua squadra. Sembrava destinato a fare il grande salto tra i professionisti sostituendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Stellone</b>, invece all’ultimo momento il Frosinone gli ha preferito l’esperienza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pasquale Marino</b>, liberando di fatto il suo tecnico più giovane. Questo episodio non ha inficiato alcuna delusione in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli,</b> il quale, al contrario, ha continuato il suo percorso professionale con la lena di chi sa costruire il proprio lavoro attraverso il sacrificio e il sentire di una passione che è l’emblema di ogni cosa. Con lui ci siamo incontrati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Hotel “La Bussola” di Milazzo in provincia di Messina</b>, dove si trova con la sua squadra per partecipare al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">3° Memorial “Marco Salmeri”,</b> triangolare di calcio organizzato dall’Associazione Culturale Teseo con la partecipazione del Merì e dell’Acireale. Abbiamo così approfittato dell’occasione, per intervistarlo e conoscerlo più da vicino come allenatore e come uomo.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mister Coppitelli, quale significato ha per lei essere l’allenatore della Primavera del Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Per me è sicuramente un punto di arrivo, visto che era un obiettivo che mi ero prefissato di raggiungere fin dai tempi in cui ho allenato nei vari settori giovanili dei dilettanti. Per chi come me siede sulla panchina della Primavera di una delle più importanti società calcistiche d’Italia, non può essere che una grande soddisfazione nel tentativo di raggiungere campionati ancora più importanti. Ma in questo momento sono davvero molto felice di questa posizione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per la sua squadra, quali sono gli obiettivi da raggiungere nel prossimo campionato 2017’18?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che la Primavera abbia il doppio compito di preparare i giocatori al calcio dei grandi. Naturalmente mi riferisco alla Serie A, ma anche alla Serie B e alla Lega Pro. Poi c’è anche l’obbligo di fare i risultati che la nostra gloriosa maglia richiede. Da quest’anno la nuova riforma dei campionati prevede un impegno maggiore, perché ci troveremo a confrontarci con il meglio delle società del calcio italiano. Siamo consapevoli dell’importanza di fare bene, ed è per questo che ci stiamo preparando in maniera adeguata.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella sua squadra ci sono giocatori capaci di garantire il presente e un prossimo futuro di qualità?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Stiamo provando giocatori nati nel 2000, mentre per ogni fascia d’età abbiamo alcuni giocatori nazionali. Mi auguro che tra questi ragazzi ci sia la possibilità di entrare a far parte del calcio che conta, perché le premesse ci sono davvero tutte.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi vi trovate a Milazzo in provincia di Messina, per partecipare al 3° Memorial Marco Salmeri. Che significato ha per voi, onorare questo evento sportivo siciliano?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ritengo che sia un’occasione importante per provare e conoscere meglio alcuni giocatori che alleno. Nonostante le difficoltà dovute alla lunga distanza, per noi è un onore essere stati invitati in questa splendida terra di Sicilia e in una Milazzo che annualmente ricorda Marco Salmeri, giovane calciatore scomparso in tragiche circostanze. La società ha voluto fortemente la nostra presenza a questo torneo, e noi cercheremo di onorarlo nel migliore dei modi.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tutto ciò fa veramente onore al Torino che, nonostante il lungo viaggio per raggiungere Milazzo, si è reso disponibile.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, come dicevo pocanzi, il Torino ha anche rinunciato la sua partecipazione ad altri tornei per essere presente a questo triangolare di calcio. Personalmente sono molto contento di fare questa esperienza assieme ai miei ragazzi.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Alla fine del mese di agosto avrete l’impegno annuale con il torneo “Mamma Cairo”. Siete pronti ad affrontarlo con il giusto impegno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo è un torneo che ci sta particolarmente a cuore perché tocca i sentimenti del nostro presidente. Ed è per tale motivo che ci stiamo preparando a dovere, con l’impegno di fare bella figura.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ieri abbiamo visto la squadra passeggiare sul lungomare Garibaldi di Milazzo. Molti sono stati i curiosi e anche i tifosi che hanno ammirato i ragazzi nella loro compostezza. Qual è stata la vostra prima impressione di questa città?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Milazzo è una bella città di mare che ha dalla sua parte il vanto di una storia culturale non indifferente. Sono molto contento che i miei ragazzi facciano questa esperienza sotto l’aspetto culturale e anche sportivo. Tutto serve per conoscere, crescere e maturare.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire mister Coppitelli. Qual è il suo sogno chiuso nel cassetto, vista la sua giovane età e la preparazione professionale che la rende interessante agli occhi di tanti media e agli addetti ai lavori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ In dieci anni di carriera di allenatore ho condiviso tante gioie e fatto molteplici esperienze che hanno arricchito il mio percorso professionale. Ho allenato tanti ragazzi e ho avuto la fortuna di vincere quattro scudetti tra dilettanti e professionisti e oggi sono arrivato tra le più importanti società giovanili d’Italia. Diciamo che il mio primo sogno l’ho già raggiunto e non nascondo ancora l’altro desiderio di potermi confrontare un giorno con il calcio dei grandi. Tuttavia non ho fretta perché ho tanta voglia di fare bene con questi ragazzi, ripagando tutta la fiducia che il Torino ha riposto su di me. Passo dopo passo, così come sono stato abituato a fare, continuerò a percorrere la mia strada senza voli pindarici ma nella consapevolezza di lavorare con impegno, dedizione, senso di appartenenza e serietà. In futuro si vedrà.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nb