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11013807NewsEditorialeIl pessimo esempio inglese2021071816:42La mancanza di sportività dei tifosi britannici<p>Da anni luce si parla della cultura della sconfitta nello sport. Si sostiene infatti a parole che prima di affrontare una gara per vincerla, bisogna educare la mente all'eventuale sconfitta e congratularsi con l'avversario. Macch&#232;, tutto questo &#232; solo teoria che abbellisce elegantemente le apparenze, ma poi a conti fatti, la buzzurraggine e il grezzume che &#232; latente negli animi pi&#249; indomabili, allontana ogni senso di signorilit&#224; che dovrebbe essere sovrana oltre ogni legittima amarezza procurata dalla sconfitta contro l'avversario. Parliamo naturalmente della reazione inglese dopo la sconfitta ai calci di rigore contro l'Italia di Mancini. Togliersi dal collo la medaglia appena data dalle autorit&#224; della Uefa al secondo classificato, &#232; stato un gesto eloquente di anti sportivit&#224; e mancanza di quel fair play tutto apparentemente britannico, del quale si fregiano da sempre gli abitanti del Regno Unito. Possiamo davvero dire di avere assistito ad uno squallido comportamento che nulla ha a che fare con i principi dello sport che vanno oltre l'ormai vetusto pensiero decubertiniano. E adesso leggiamo pure che gli inglesi dopo la notte di Wembley non vanno pi&#249; a mangiare nei ristoranti italiani, quasi a fare un dispetto per chiss&#224; quale ruggine interiore creatasi dall'amarezza d'aver perso per i loro rigori sbagliati. Sar&#224; che tutti i tifosi inglesi si erano detti sicuri di vincere la Coppa d'Europa, proclamando un motto che &#232; diventato virale <strong>«It's coming home»</strong> - ossia la Coppa <strong>«Sta tornando a casa»</strong> - fatto &#232; che queste esagerate reazioni sono davvero inaccettabili. Cos&#236; le prenotazioni nei ristoranti italiani in Inghilterra sono diminuiti del 60%, proprio per non condividere pasti consigliati dagli chef e dai men&#249; tipici della cucina italiana. E' il massimo della stupidit&#224;, la cancellazione del senso logico dell'uomo che in maniera immeritevole si accinge ad accostarsi al mondo dello sport senza conoscere le basi comportamentali, in cui congratularsi con l'avversario dopo la sconfitta &#232; prassi da seguire con senso di sportivit&#224;. E' quel fair play che gli inglesi considerano evidentemente dopo una vittoria, ma non dopo una sconfitta. Ma allora, che senso ha dare spazio a titoloni di bugiarda esistenza in tutte le manifestazioni sportive ed eventi culturali ad essa collegate? Si, va bene: «Vincere non &#232; importante, &#232; l'unica cosa che conta», tuttavia, quando si &#232; sconfitti &#232; necessario mettere in atto gesti di sportiva eleganza che, evidentemente, non &#232; di scuola inglese.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Londrafl0711fl0711mancini-e-la-coppa-europea-conquistata.jpgSIncalcio-1013807.htmSI0101033n
21013802NewsEditorialeGli azzurri e il grande inequivocabile gesto di vicinanza verso Spinazzola2021070412:00Il grande messaggio del pallone azzurro<p>Osservando attentamente il saluto dei compagni della Nazionale Italiana a <strong>Leonardo Spinazzola,</strong> il quale ha dovuto lasciare il ritiro di Coverciano dopo avere subito nella partita contro il Belgio la rottura del tendine di achille che lo terr&#224; probabilmente lontano dai campi di gioco forse oltre sei mesi, ho pensato come certi sentimenti di vicinanza e affetto siano presenti anche in un mondo in cui tutti siamo convinti che si viva pi&#249; all'insegna della materialit&#224; legata all'interesse economico, piuttosto che a umanitari pensieri di fratellanza. Ebbene, gli abbracci sinceri e le parole di conforto sussurate nell'orecchio a <strong>Spinazzola</strong> da parte di tutti i suoi compagni di squadra, sono stati l'emblema di un gruppo che fa dell'unione il segno tangibile di ci&#242; che si sta verificando sul campo da parte degli azzurri ai Campionati Europei. Raggiungere con merito la semifinale (e chiss&#224;, incrociando le dita forse anche la tanto sognata finale) ci rende consapevoli che tutto questo sfoderato bel gioco, divertimento, senso d'incoraggiamento verso il compagno che sbaglia un passaggio o un gol, conduca di conseguenza anche a migliorarsi automaticamente nelle intese tecnico - tattiche che non hanno bisogno di tanti stressanti allenamenti per renderli armoniosi e facili da attuare. Sembrer&#224; strano, ma guardate che &#232; cos&#236;. Il calcio &#232; un gioco semplice proprio per questo, proprio perch&#232; mette in atto l'essenza di una unione che fa delle intese e della compattezza di gruppo il segno tangibile che porta alla vittoria. Senza invidie, senza pensieri di premi partita e raggiungimento di maggior arricchimento di denaro che, in questo preciso contesto, non diciamo che passi in secondo ordine ma quasi. E tra quelli abbracci di incoraggiamento a <strong>Leonardo Spinazzola</strong> si &#232; notato quanto davvero sia stato difficile staccarsi da un compagno sfortunato con il quale si sono condivisi momenti forti di sentimenti ed emozioni. Proprio adesso che comincia il bello, proprio ora che ogni successo che verr&#224; sar&#224; dedicato a lui, che tanto ha dato per arrivare fin qui. Possiamo davvero dire che il sentimento che ci lega ancora tanto a questo gioco del calcio che spesso delude per tradimenti di natura mercenaria, &#232; questo ritrovare nel gruppo l'intesa della famiglia del pallone, in cui tutti si sentono uniti nella gioia, nelle vittorie, ma anche nelle delusioni di eventuali insuccessi. Bene cos&#236; Italia di Mancini, tu sei bella anche per quel tuo modo di trasportarci nell'emozione di non fare sentire solo mai nessuno.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Coverciano (Fi)fl0711fl0711spinazzola.jpgSIncalcio-1013802.htmSI0101042n
31013801NewsEditoriale2021070412:00<p>Guardando il saluto dei compagni della Nazionale Italiana a Leonardo Spinazzola, il quale ha dovuto lasciare il ritiro di Coverciano dopo avere subito inella partita contro il Belgio la rottura del tendine di achille che lo terr&#224; probabilmente lontano dai campi di gioco forse oltre sei mesi, ho pensato come certi sentimenti di vicinanza e affetto siano presenti anche in un mondo in cui tutti siamo convinti che si viva pi&#249; all'insegna della materialit&#224; legata all'interesse economico, piuttosto che a umanitari pensieri di fratellanza. Ebbene, gli abbracci sinceri e le parole di conforto sussurate nell'orecchio a Spinazzola da parte di tutti i suoi compagni di squadra, sono stati l'emlema di un gruppo che fa dell'unione il segno tangibile di ci&#242; che si sta verificando sul campo da parte degli azzurri ai Campionati Europei. Raggiungere con merito la semifinale (e chiss&#224;, incrociando le dita forse anche la tanto sognata finale) ci rende consapevoli che tutto questo sfoderato bel gioco, divertimento, senso d'incoraggiamento verso il compagno che sbaglia un passaggio o un gol, conduca di conseguenza anche a migliorarsi automaticamente nelle intese tecnico - tattiche che non hanno bisogno di tanti stressanti allenamenti per renderli armoniosi e facili da attuare. Sembrer&#224; strano, ma guardate che &#232; cos&#236;. Il calcio &#232; gioco semplice proprio per questo, giusto perch&#232; mette in atto l'essenza di una unione che fa delle intese e della compattezza di gruppo il segno tangibile che porta alla vittoria. Senza invidie, senza pensieri di premi partita e raggiungimento di maggior arricchimento di denaro che in questo preciso contesto, non diciamo che passi in secondo ordine ma quasi. E tra quelli abbracci di incoraggiamento a Leonardo Spinazzola si &#232; notato quanto davvero sia stato difficile staccarsi da un compagno sfortunato con il quale si sono condivisi momenti forti di sentimenti ed emozioni. Proprio adesso che comincia il bello, proprio ora che ogni successo che verr&#224; sar&#224; dedicata a lui, che tanto ha dato per arrivare fin qui. Possiamo davvero dire che il sentimento che ci lega ancora tanto a questo gioco del calcio che spesso delude per tradimenti di natura mercenaria, &#232; questo ritrovare nel gruppo l'intesa della famiglia del pallone in cui tutti si sentono uniti nella gioia, nelle vittorie, ma anche nelle delusioni di eventuali insuccessi. Bene cos&#236; Italia di Mancini, tu sei bella anche per quel tuo modo di trasportarci nell'emozione di non fare sentire solo mai nessuno.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>fl0711fl0711SIncalcio-1013801.htmSI0101056n
41013791NewsEditorialeBoniperti, simbolo di un calcio che non esiste più2021061814:26Il calcio italiano ricorda il Presidente Onorario della Juventus.<p>Il Presidente Onorario della Juventus Giampiero Boniperti avrebbe compiuto 93 anni il prossimo 4 luglio. Per noi che siamo addetti alla comunicazione, cadere nella retorica dei sentimenti in questi casi &#232; molto facile. Tuttavia, come nostra abitudine, cerchiamo di onorare il ricordo della persona scomparsa con il rispetto verso l'ex calciatore, il presidente e, soprattutto, l'uomo. Sempre attento allo stile e alla cura dell'immagine all'esterno, il presidente Boniperti per lunghi anni ha rappresentato ci&#242; che &#232; stata la Juventus; ovvero, esempio di comportamento in campo e fuori dal rettangolo verde. Barba fatta tutti i giorni, taglio di capelli corti, cura della divisa indossata sempre con completo di giacca e cravatta con stemma della Juventus, rappresentavano un segno tangibile di chi era in predicato a vestire la maglia bianconera. Una sorta di vademecum che incarnava uno status pronto a far parte dei calciatori nel momento in cui firmavano il contratto per la Juventus.Ma attenzione a non confondere questo sistema come qualcosa di stampo dittatoriale perch&#232; cos&#236; non era, in quanto rappresentava pi&#249; semplicemente un piacevole modo di ritenersi orgogliosi di essere entrati a far parte di una societ&#224; di calcio che insegnava l'appartenenza e il senso di ci&#242; che vuol dire arrivare primi per scrivere la storia. Gi&#224;, da qui quella celeberrima frase di Boniperti che &#232; rimasta il simbolo di un qualcosa scalfito sui muri juventini e che ne rappresenta l'emblema della Societ&#224;: « Vincere non &#232; importante, &#232; l'unica cosa che conta». Boniperti cominci&#242; a giocare da centravanti e chiuse la carriera di calciatore come centrocampista. Vinse cinque scudetti e due Coppe Italia interpretando con John Charles e Omar Sivori uno dei tridenti pi&#249; affascinanti di sempre. In carriera resistette alle lusinghe di trasferirsi ad altri club. Vivo il ricordo che fu del Presidente Novo del Grande Torino, il quale sollecitato da Valentino Mazzola gli propose di passare in granata, ma Boniperti ringrazi&#242; e disse: «Non posso, sono della Juve». Storie da libro cuore di un calcio lontano ormai anni luce, che &#232; facile raccontare come fosse fiaba ai propri nipoti. Finita la carriera di calciatore, Boniperti rest&#242; nei quadri dirigenziali della Juventus e nel 1971 divenne presidente costruendo una societ&#224; capace di vincere ancor pi&#249; di quando egli stesso giocava. Arrivarono 9 scudetti, 2 Coppe Italia e i primi Trofei Internazionali tra cui, Coppa dei Campioni, Coppa Uefa, Supercoppa e Coppa delle Coppe. Il suo modo di gestire la presidenza della Juventus &#232; stato un esempio per capacit&#224; di sapere curare gli interessi della societ&#224; senza tralasciare quelli dei suoi calciatori. Ragazzi che amava anche nella vita privata e che sapeva trattare con cura e sensibilit&#224;, anche pungolandoli nell'orgoglio quando era il caso di farlo per il loro bene. Signorilit&#224;, eleganza e gloria, tre aspetti che Boniperti seppe riscontrare in Carlo Parola, ex calciatore e allenatore della Juventus, e in tanti altri che hanno saputo sposare il suo stesso idem sentire nell'orgoglio di appartenere alla Juventus. Oggi il tributo all'ex presidente della Juventus viene da tanti calciatori come Brio, il quale dice: «Se sono diventato calciatore lo devo a Boniperti» - oppure Alessandro Del Piero:«Lui &#232; la Juventus» - o Tapattoni:«Un padre» - o Beppe Furino: «Nelle persone apprezzava soprattutto le qualit&#224; morali e il coraggio del sacrificio». Insomma, l'avevamo detto fin all'inizio che personaggi di tale spessore non fanno altro che portarci al sottile pensiero del distinguo di un calcio che trascina verso quei sentimenti non pi&#249; realisticamente comprensibili. E intanto la storia continua, ma chi l'ha scritta prima come Giampiero Boniperti, rester&#224; per sempre immortale.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711foto-giampiero-boniperti.jpgSIncalcio-1013791.htmSI0101072n
51013786NewsEditorialeL`inguaribile romanticismo del tifoso di calcio2021052616:07Anche oggi che il calcio è cambiato, il tifoso resta ancorato a passioni sentimentali che contrastano la realtà. <p>Molti psicologici e sociologi hanno studiato negli anni il fenomeno del tifo legato al calcio. Studi profondi che hanno percorso la lunga storia del football di tutto il mondo in lungo e in largo, addivenendo a un risultato che si giustifica soltanto con la passione indescrivibile che mette in moto i sentimenti e mai la razionalit&#224; di un calcio che nel tempo &#232; cambiato, che &#232; diventato sempre pi&#249; azienda con la responsabilit&#224; di curare i bilanci, piuttosto che perdersi dietro i vari sentimentalismi legati al gioco, al colore e alla storia delle varie maglie con relative bandiere al vento. E se anche il tifoso &#232; consapevole di tutto ci&#242;, non accetter&#224; mai l'idea di un professionismo sfrenato in cui il senso di «tradimento» provocato da un calciatore ritenuto «bandiera» che cambia repentinamente squadra e abbraccia magari la maglia di un altro club, ebbene, ancora oggi tutto ci&#242; &#232; ritenuto un grave torto. Un fenomeno, questo dell'appartenenza, che fa pensare a qualcosa di strettamente privato che non pu&#242; essere tradito. E nella lunga storia del calcio, come dicevamo pocanzi, tanti sono i casi di calciatori che hanno cambiato maglia e societ&#224;, creando vere e proprie insurrezioni popolari da parte dei tifosi. Cos&#236; come i corsi e ricorsi storici ci insegnano, si ripropone periodicamente questo problema nei tifosi, esattamente come fosse sempre la prima volta. Ma chiss&#224;, forse &#232; persino bello verificare l'anima del tifo pallonaro in un mondo ormai proiettato senza freni inibitori alla volta del dio denaro e a speculare ogni movimento, ogni progetto studiato per combattere il rischio di far straripare negativamente i conti in bilancio. Il gioco del pallone diventa cos&#236; solo il paravento per i tifosi, per gli appassionati di momenti in cui ci si realizza quando il pallone entra in rete per fare gol. Ecco, proprio il gol che &#232; tutto per i tifosi, mentre per i dirigenti delle societ&#224; di calcio &#232; il motivo di acquisire introiti iperbolici, capaci di creare denaro per fare ancor pi&#249; ricchezza. E intanto i tifosi seguono il pallone, gioiscono e soffrono, proprio come se quel calciatore, quella societ&#224;, quei colori gli appartenessero da sempre, esattamente come si fa per qualsiasi cosa cara si ha al mondo. E poi guai a toccarli quei colori, quella storia, quei beniamini che vengono difesi e poi se &#232; il caso anche offesi per reazioni emotive esagerate. E' il tifoso del calcio, un'inguaribile romantico che vive di empatia, ma quando si sente «tradito» sprigiona il peggio di s&#232;. Da un'esagerazione all'altra. L'equilibrio non fa parte del mondo del calcio.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711pace.jpgSIncalcio-1013786.htmSI0101053n
61013781NewsEditorialeIl Torino è salvo, ma per il popolo granata non c`è nulla da festeggiare2021051914:58La grande delusione dei tifosi del Toro.<p>A Torino, sponda granata, spira aria di temporale e le tenebre oscure pi&#249; che mai, non fanno largo neanche un p&#242; al cielo azzurro. Un p&#242; come dire che &#171;Mala tempora currunt&#187; e tutto il legittimo malcontento accumulato durante tutto l'arco del campionato 2020 '21 dai tifosi granata, sembra essersi sprigionato proprio nel momento in cui in televisione, dopo lo 0 a 0 contro la Lazio, si celebrava la felicit&#224; della squadra e del presidente Cairo, per avere raggiunto la matematica certezza di restare in Serie A. Incredibile questa concomitanza di sentimenti avversi che sono l'emblema di una situazione di rapporti difficili tra i tifosi e la societ&#224;, che si sono prolungati per troppi anni. E oggi, dopo l'ennesima sofferenza di un anno calcistico da dimenticare, molte sono le testimonianze dei tifosi granata che si uniscono contro la societ&#224;. Cos&#236; si legge in una nota dell'articolo redatto dal <strong>presidente del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, Domenico &#171;Mecu&#187; Beccaria su Torino Oggi: &#171;Per l'ennesima stagione abbiamo assistito alla farsa di proclami roboanti, vacui quanto fragili, che alle prime difficolt&#224; crollavano come castelli di carte, lasciando il presidente, che li aveva pronunciati, nudo di fronte all'impietosa evidenza dei fatti. Per l'ennesima stagione siamo indecorosamente salvi, ma ora basta&#187;.</strong> Un chiaro pensiero che completa un articolo carico di amarezza e s'interseca tra sentimenti di rabbia per un presente che sembra non tenere conto della storia del Grande Torino e di ci&#242; che rappresenta davvero indossare quella maglia granata. Non &#232; retorica ma la dimostrazione di quello che rappresenta la piazza della Torino Granata, sempre cos&#236; legata al rispetto del glorioso passato anche attraverso il presente. <strong>&#171;Nel corso di questa incredibile crisi, in piena pandemia abbiamo assistito per troppo tempo impotenti davanti a un televisore a soffrire per una squadra color granata sbiadito&#187; scrive in un post pubblicato su facebook, Walter Borgognoni, un altro tifoso granata che &#232; stato anche portiere di quella squadra del Settore Giovanile del Torino che schierava Zago e Lentini.</strong> &#171;<strong>Fa impressione vedere il Torino in classifica&#187; - continua Borgognoni - &#171;fa male al cuore sapere che si &#232; dovuto faticare a vincere anche una sola partita, soprattutto se si riflette sulle gloriose pagine di storia che aveva scritto questa societ&#224; un tempo gloriosa. Il Presidente Cairo &#232; ricascato nell'antica imperdonabile tendenza di accentrare ogni sua scelta, compresa la nomina del Direttore Sportivo Vagnati. lo dice il campo, ha steccato del tutto il mercato estivo&#187;.</strong> Anche qui si percepisce chiaramente uno stato d'animo di delusione profonda, di mortificazione, una sorta di illusione di quello che avrebbe potuto essere e non &#232; stato. E' il sentimento di una piazza granata che non ha proprio nulla da festeggiare e che si dissocia dal legittimo sentimento festante della squadra, del tecnico Nicola e del Presidente Cairo. Una spaccatura che fa molto riflettere e si ramifica in un calcio che d&#224; passione, emozioni e toglie serenit&#224;. Noi ci auguriamo che alla fine tutto ritorni civilmente nella logica dei buoni rapporti. Per il Toro e per la sua grande storia.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013781.htmSI0101070n
71013780NewsEditorialeDal dito medio allo scudetto2021051513:49Conte e Agnelli, amici mai!<p>Sembra ieri che <strong>Antonio Conte</strong> ha alzato il dito medio all'indirizzo di <strong>Andrea Agnelli,</strong> il quale ha replicato con un chiaro e netto :<strong>«Mettitelo nel c.....».</strong> Storie di volgarit&#224;, di inaccettabile maleducazione che vorremmo non vedere mai soprattutto da chi ti aspetti maggiore attenzione nella cura dell'esempio e dell'immagine. E invece entrambi sono caduti in basso, molto in basso per quella scurrilit&#224; che si evince anche dalla gestualit&#224; che &#232; il linguaggio del corpo. Ebbene, da quella infelice volta l'allenatore dell'Inter ingran&#242; la marcia con la sua squadra, fino a raggiungere un meritato scudetto. Non altrettanto ha fatto l'Andrea bianconero che attraverso la sua Juventus allenata dal suo pupillo Pirlo, sta lottando per qualificarsi alla Champions del prossimo anno, con quella macchia pesante e indelebile che si chiama Superlega. Storie che nascono da antiche ruggini in cui le fraterne promesse di amicizia sono state tradite, aumentando fino all'eccesso quell'odio sportivo gi&#224; esistente tra Juventus e Inter. Tra queste due squadre non &#232; mai stata una partita come le altre - non lo sar&#224; mai - e forse per questo &#232; anche il motivo di giocare questo derby d'Italia che produce sempre la forza di non perdere mai, neanche quando si giocano match amichevoli - si fa per dire -. Gi&#224;, si fa per dire, perch&#232; tra queste due squadre di amichevole non c'&#232; stato e n&#232; mai ci sar&#224; nulla capace di sintetizzare un calcio di rilassante spettacolo calcistico. Il match di oggi vede l'Inter gi&#224; forte dello scudetto strappato con merito alla Juventus, plurivincitrice del tricolore per nove anni di seguito. La situazione si &#232; ribaltata, adesso &#232; l'Inter di Conte a farla da padrona, sovvertendo l'egemonia bianconera durata per molto tempo. Una sorta di rivincita tra le due societ&#224; che verte anche sulla rivalsa personale di Conte e Marotta, i quali si sono tolti quei fastidiosi sassolini dalle scarpe che provocavano disturbo. Ma oggi &#232; la Juve a dovere fare la partita, per non perdere il pulmann che potrebbe significare zona Champions e quegli introiti economici che la societ&#224; di Andrea Agnelli quest'anno ha perso per strada. Ma c'&#232; poi quel viscerale orgoglio che si associa sempre a questo derby d'Italia che, come dicevamo pocanzi, non ammette di perdere a nessuna delle due contendenti. E poi, non ultimo, c'&#232; da <strong>«vendicare»</strong> quell'increscioso episodio tra <strong>Conte e Agnelli.</strong> Due personaggi che a parer nostro hanno perso l'occasione per dimostrare la signorilit&#224; perduta. Un episodio da stigmatizzare, ma che resta significativo nel suo infinito modo di guardarsi in cagnesco.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSIncalcio-1013780.htmSI0101042n
81013777NewsEditorialeJuventus, società da rifondare2021051011:50L'opinione sulla disarmante situazione della società bianconera.<p>Riflettendo su quanto espresso dalla Juventus in questo suo annus horribilis, ci verrebbe da dire che sia stata proprio lei ad autoescludere la sua egemonia nel calcio italiano. Porre in analisi la situazione attuale di questa societ&#224;, ci fa pensare che ogni opinione in merito sarebbe come sparare sulla croce rossa. E intanto cominciamo a riflettere sull'eccessivo sbandierare di Conte e Marotta - forse anche legittimo - che si fregiano di avere tolto alla Juventus l'egemonia durata ben nove anni di scudetti vinti di seguito. Ma a questo punto lo stesso discorso potrebbero farlo tutti, a cominciare dal Milan per finire alla Fiorentina e persino al Benevento, capaci di venire a vincere all'Allianz Stadium che &#232; diventato il regno di tutti. La Juve, come dicevamo pocanzi, ha fatto harakiri a partire dalla questione Suarez, per continuare poi con la scelta di Pirlo allenatore della Prima Squadra, una campagna acquisti e vendite errata e poi la ciliegina sulla torta rappresentata da quell'indemoniata idea chiamata Superlega. Tutta una serie di inaccettabili errori che hanno sconquassato un giocattolo perfetto curato da anni e che adesso appare come qualcosa di insignificante, inutile, disamorevole agli occhi stessi della numerosissima tifoseria bianconera che per anni &#232; stata deliziata di ben altri risultati e palcoscenici. E non &#232; certo la sberla subita dal Milan di Pioli, che pur avendogli rifilato 3 gol l'ha messa quasi in disparte per la lotta Champions. No, la causa &#232; data da tutto il regredire di una squadra irriconoscibile che non ha gioco, anima, entusiasmo, attributi. Non ha pi&#249; nulla, perch&#232; non fa calcio e si trova in un mare di guai per il decadimento di una societ&#224;, la cui governance ha fallito i principi di quelle regole che da sempre hanno fatto della Juventus la prima della classe.</p><p>E' dunque un problema da analizzare a fondo per ripartire con figure diverse che possano in qualche modo rinnovare l'immagine perduta malamente. I vertici devono cominciare ad andare a casa per far posto a personaggi nuovi, capaci di proporre un progetto serio di risalita d'immagine che non sar&#224; facile acquisire nell'immediato. A decidere le sorti di Andrea Agnelli sar&#224; il cugino John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor, la societ&#224; che detiene il 63,8% del capitale sociale della Juve. E la possibilit&#224; che l'attuale presidente della Juventus faccia un passo indietro &#232; pi&#249; che concreta, soprattutto in considerazione del fatto che ha rotto le relazioni con la UEFA, la FIFA e anche con i presidenti di Serie A, esponendosi al contempo contro il numero uno della UEFA Ceferin. Quali dunque sono i nomi papabili alla pi&#249; alta carica della dirigenza della Juventus? In primis c'&#232; Alessandro Nasi, cugino di Andrea Agnelli e vicepresidente di Exor. In lizza c'&#232; anche Evelina Christillin, attuale menbro del consiglio FIFA, una figura ritenuta perfetta soprattutto per la sua esperienza internazionale e per il dialogo che garantirebbe con FIFA e UEFA, con i quali i rapporti sono ai minimi storici. Non &#232; poi da escludere neanche la pista «calcistica» in cui si fa avanti anche il nome di Marcello Lippi, ex tecnico della Juventus. Per quanto riguarda la panchina, ieri circolava voce di un accordo di massima con Zidane. Tuttavia, pensiamo che allo stato attuale delle cose non crediamo che tecnici e campioni di prima fascia ambiscano almeno per ora a venire alla Juventus. Vedremo cosa accadr&#224; a breve, alla chiusura di queste tre partire di Campionato (Sassuolo fuori casa, Inter in casa, Bologna fuori) e di una finale di Coppa Italia che molti vedono come il consumarsi di un'agonia che sarebbe meglio chiudere qui.</p><p>Salvino Cavallaro.</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013777.htmSI0101081n
91013774NewsEditorialeL`emozione di vivere a Superga la tragedia del Grande Torino2021050418:12Storia di un giorno particolare<p>Ma che cos'&#232; l'emozione se non il momento dell'esaltazione dei sentimenti che si intersecano in maniera profonda alla nostra sensibilit&#224;. Ognuno di noi pu&#242; avvertirla in tanti modi, in tanti luoghi e in varie situazioni, ma resta pur sempre uno degli attimi pi&#249; importanti della nostra vita. Cos&#236; come librarsi l'anima dinnanzi al ricordo, alla memoria del Grande Torino, alla sua storia diventata Leggenda. Chi ha avuto modo di andare a Superga, di percorrere in auto o attraverso la caratteristica Tranvia a Dentiera detta anche cremagliera che parte da Sassi e si inerpica attraverso la folta vegetazione della collina torinese, avr&#224; sicuramente ammirato oltre lo spettacolo di vedere Torino dall'alto, anche qualcosa di particolare che si identifica in un luogo unico per storia, cultura, arte e tanto altro che &#232; racchiuso all'interno dell'affascinante Basilica. S&#236;, perch&#232; Superga &#232; questo e non solo. Tu arrivi nel piazzale antistante la maestosa Basilica - capolavoro di Filippo Juvarra - e gi&#224; avverti uno strano senso che ti porta alla bellezza della vita. Strano, ma qui non &#232; il luogo di tragedia e di morte del Grande Torino? Gi&#224;, una strana sensazione si impadonisce di te e ti porta a pensare come il parallelismo tra la vita e la morte sia molto sottile. E intanto entri nella Basilica e ti inebri di questa singolare struttura circolare ricca di affreschi, di storia e cultura che rappresenta appunto la vita. Poi, uscendo e percorrendo l'ala sinistra della circolare Basilica, segui l'indicazione per andare a vedere la lapide del Grande Torino. I passi sul selciato sembrano quasi muti e il silenzio ovattato d&#224; l'impressione di prepararti a un momento magico e di raccoglimento verso chi non c'&#232; pi&#249;. Cos&#236; ti trovi l&#224; dove si consum&#242; la tragedia di quella squadra unica e irripetibile, di quegli Invincibili che, tornando da Lisbona, persero la vita nello schianto dell'aereo che li stava portando a casa. Giorno funesto quel 4 maggio 1949, quando alle 17,03 di un pomeriggio in cui le nubi nere, basse e volutamente maligne, consumarono in tragedia ci&#242; che avrebbe dovuto essere un ritorno ai propri affetti pi&#249; cari. 31 componenti l'equipaggio di quell'aereo perirono. Erano i calciatori del Grande Torino, ma c'erano anche i giornalisti al seguito. E mentre sei l&#236; in devoto raccoglimento, alzi la testa e vedi da un lato la maestosit&#224; dell'icona della squadra capitanata da Valentino Mazzola e dall'altra una serie di bandiere e sciarpe di tifosi di tante squadre d'Italia ed Europa che sono il segno tangibile del loro essere stati presenti qui a onorare il Grande Torino. E poi? Poi scorri uno ad uno i nomi dei morti che inevitabilmente emozionano e portano al pensiero del significato stesso della vita che &#232; sempre legata a un filo, come se il destino che qualcuno dice essere segnato sin dalla nascita in ognuno di noi, scegliesse sempre il momento di decidere quando &#232; l'ora. Non sappiamo quanto ci sia di vero sul significato di fato o destino che dir si voglia, tuttavia, in quel luogo di tragedia c'&#232; qualcosa che ti porta sempre a pensare alla vita e alla morte come due momenti strettamente legati a loro. E intanto comincia ad inbrunire, qui al colle di Superga l'aria raccoglie tutta l'umidit&#224; presente dei 672 metri di altezza. Le luci della sera consigliano di ritornare a casa, non prima per&#242; di avere salutato ancora una volta con uno sguardo il Grande Torino, il quale attraverso la tragedia ci ha saputo trasportare in pensieri esistenziali che sanno di emozione vissuta. Il silenzio ci &#232; stato amico e anche il cinguett&#236;o degli uccelli ha saputo accarezzare l'anima e il pensiero che in questi casi porta inevitabilmente a Dio. E' Superga, &#232; la lapide del Grande Torino, &#232; questo luogo particolare che sa di mistero, di vita e di morte.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711nuova-gigantografia-grande-torino.jpgSIncalcio-1013774.htmSI01010102n
101013768NewsEditorialeCeferin, adesso basta con le minacce2021042413:43Inaccettabili ultimatum del presidente Uefa, che assieme ai club ideatori della Superlega fanno emergere uguali sentimenti di arroganza. <p>Chi mi segue da anni su queste pagine di giornale sa quanto il mio giornalismo sia sempre misurato nelle espressioni che conducono all'oggettivo pensiero di critica, facendo ricorso alla deontologia professionale e alle regole dell'informazione attendibile che resta il grande impegno per ogni giornalista. Detto questo, desidero ritornare ancora una volta sul tema riguardante la Superlega come fatto mediatico che per tre giorni ha invaso le prime pagine dei giornali e i teleschermi dei vari telegiornali, i quali hanno spostato in secondo piano le loro attenzioni sul Covid. Ebbene, alla luce di questo &#171;golpe&#187; sportivo - finanziario che si &#232; catapultato come uno tsunami mediatico, lasciando strascichi di feroci polemiche e di battibecchi velenosi di Uefa, Fifa, Lega e Figc contro le societ&#224; di calcio europee che avrebbero voluto costituire la Superlega Europea, mi viene da pensare come sempre che la verit&#224; stia a met&#224;. In tutta questa storia, infatti, non c'&#232; la parte buona e quella cattiva, non ci sono gli angeli e i demoni, esistono solo tempi e metodi sbagliati in una forma da condannare per avere fatto emergere un'idea di calcio di sola appartenenza aristocratica e unilaterare nel tentativo di salvaguardare bilanci in rosso e debiti insormontabili che la pandemia ha messo in luce senza mezzi termini. Tuttavia, se &#232; vero che tutto questo ha creato uno sconquasso mediatico di larga portata tra chi ha condannato questa iniziativa durata l'arco di 48 ore prima di ritirarsi in buon ordine con i suoi club pi&#249; rappresentativi, &#232; altres&#236; vero che il presidente della Uefa Ceferin stia esagerando con le sue pubbliche minacce indirizzate soprattutto al Real Madrid, alla Juventus e al Milan, rei di essere ancora ancorati al progetto che aveva intenzione di rivoluzionare il calcio. &#171;E' evidente che i club devono decidere se sono parte di una Superlega o sono club europei. Se vogliono essere parte, &#232; evidente che non possono giocare in Champions League&#187;, cos&#236; dichiara il massimo esponente dell'Uefa con fare sprezzante di chi vuole fare sentire la sua voce autorevole che sa di ultimatum del Potere del calcio Europeo. No, personalmente condanno certi toni arroganti perch&#232; non &#232; vero che l'Uefa e tutti gli altri organi sportivi hanno soltanto ragione, in quanto se parliamo di introiti ci accorgiamo che la stessa Uefa in qualit&#224; di organizzatrice della Champions League guadagna solo per lei una vagonata di milioni di euro che poi divide in minima parte con la vincitrice del torneo. Girando la medaglia, poi, ci si accorge che i club europei pi&#249; ricchi hanno esagerato nell'acquistare campioni di calcio, svenando i propri bilanci e pensando di investire con il giusto ritorno di interesse economico. Operazioni finanziarie che si sono rivelate un flop perch&#232; non si &#232; tenuto conto del sopraggiungere di una crisi mondiale portata dal Covid, che nessuno aveva previsto. Ecco, forse per me &#232; proprio questo il grave errore alla base di tutto. E adesso che rivoluzionare il sistema calcio che resta di tutti e non soltanto di pochi eletti, ecco che tutti i nodi vengono al pettine; tu Uefa perch&#232; senza le 12 potenze calcistiche europee non sapresti che fartene della tua Champions League, e tu Superlega che hai tentato di superare la crisi che si &#232; abbattuta sulle societ&#224; di calcio, con un'idea assolutamente impopolare. Dunque, in tutta questa storia vedo la colpa di tutto il mondo calcio che deve darsi una calmata effettiva, con l'impegno di riorganizzare tutto il sistema calcio in cui l'interesse economico non pu&#242; superare la logica delle attenzioni in cui le entrate devono sempre superare le uscite in bilancio e non viceversa. E poi ci si dia una calmata verbale. La buona educazione &#232; la base dalla quale ripartire.Tanto pi&#249; se ti chiami Florentino Perez, Andrea Agnelli o Ceferin che siete a capo del mondo calcistico europeo che reclama unione e non divisioni di parte.</p><p>Salvino Cavallaro .</p>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSIncalcio-1013768.htmSI0101047n
111013767NewsEditorialeSuperLeague: E adesso che succederà?2021042115:08Il fallimento della SuperLeague, passata in 48 ore dalle "stelle" alle stalle.<p>Dopo il fallimento del progetto SuperLeague e dopo la clamorosa figuraccia a livello planetario che soprattutto la Juventus ha subito da questa incredibile vicenda sportiva e finanziaria, ci aspettiamo delle inevitabili reazioni da parte della UEFA, FIFA, LEGA ItALIANA e FGCI. Il tentativo di «golpe» sul sistema calcio internazionale architettato dal presidente Florentino Peres e dal vicepresidente SuperLeague Andrea Agnelli, non pu&#242; essere considerato come se nulla fosse accaduto. Sono state 48 ore tremende, in cui si sono mobilitate le nazioni europee calcisticamente pi&#249; importanti, trascinando nelle ferree polemiche anche le istituzioni politiche che hanno unanimemente condannato ogni tentativo di ribaltare un sistema calcio gi&#224; consolidato nel tempo. Cos&#236; dice Andrea Agnelli: «La SupeLeague non pu&#242; andare avanti. Dobbiamo essere franchi e onesti, no. Evidentemente non &#232; il caso, non proseguir&#224;» Gi&#224;, «dobbiamo essere franchi e onesti». E' comodo adesso scegliere la strada pi&#249; facile a posteriori del tentativo di costruire un progetto ambizioso e consapevolmente malefico di una SupeLeague riservata ai ricchi, lasciando a bocca asciutta i meno abbienti. I tifosi della Juventus sono giustamente inviperiti e non digeriscono di buon grado la clamorosa debacle e la pessima immagine di tutta la societ&#224; in tutto il mondo. Una caduta macroscopica di stile, che ha in solo 48 ore cancellato quella che nel tempo &#232; stata costruita attentamente nei riflessi comportamentali di una gestione che all'esterno &#232; sempre apparsa esemplare. Merito della casata Agnelli, dell'Avvocato Giovanni e di Umberto, il pap&#224; di Andrea, il quale non ha saputo mantenere lo stile e l'immagine di una societ&#224; sempre attenta a non apparire marcatamente arrogante nel Potere, almeno nei rapporti con l'esterno. E adesso non c'&#232; dubbio che tutto ci&#242; &#232; stato vanificato da questa grossolana perdit&#224; di focalizzare lo sport e il calcio in particolare, come mezzo accessibile a tutti, sia dal punto di vista delle ambizioni sportive che umane. Gli arrivismi economico finanziari hanno un limite oltre il quale il calcio non pu&#242; andare. E Andrea Agnelli con Florentino Peres sono andati oltre, l&#224; dove non pu&#242; esserci tolleranza. E non &#232; che i tempi non sono maturi a operazioni di questo tipo, cos&#236; come qualcuno ha voluto fare intendere fra le righe. Diciamo piuttosto che &#232; proprio nella sua scellerata scelta di discriminare attraverso infauste divisioni, che sta tutto il vero problema. S&#236;, perch&#232; il mondo ha capito che il fattore principe del calcio &#232; il sogno di arrivare a vincere, anche di chi &#232; meno forte dell'altro. E non importa se alla fine vincono le societ&#224; di calcio pi&#249; blasonate d'Europa, anche se si sono indebitate fino al collo e adesso si trovano con i bilanci in rosso, nonostante il Fair Play Finanziario glielo impedisca. Il calcio &#232; e rester&#224; dei suoi tifosi appassionati, innamorati e legati alle proprie bandiere che ne identificano la storia della squadra del cuore. In fondo, con questo clamoroso tonfo di marchiano tentativo di cambiare Uefa e Fifa in SuperLega che avrebbe voluto ribaltare tutto il sistema calcio, ha dato modo ai romantici del pallone ad avere la meglio su chi &#232; sempre pi&#249; legato al dio denaro. Adesso si proceda a dare un esempio, punendo chi ha sbagliato. Le pi&#249; alte cariche istituzionali non ci deludano. La botta &#232; stata troppo forte.</p><p>Salvino Cavallaro . .</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013767.htmSI0101040n
121013765NewsEditorialeTerremoto nel mondo del calcio: nasce la Superlega2021041917:03Superlega, un fulmine in un cielo già nebuloso<p>Con un comunicato stampa urgente, diffuso intorno alla mezzanotte del 19 aprile 2021, nasce la Superlega. Ma che cos'&#232; in realt&#224; questa Superlega e perch&#232; le varie potenze europee del calcio, hanno deciso di comune accordo di unirsi per creare un'organizzazione propria. Cerchiamo di fare chiarezza. La Superlega Europea sar&#224; una competizione che coinvolger&#224; 20 club, di cui 15 fissi composti dai cosidetti Club Fondatori e altri 5 che verranno selezionati ogni anno in base ai risultati ottenuti nella stagione precedente nei rispettivi campionati locali che con ogni probabilit&#224; comprender&#224; la Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1. Questo sembra essere il disegno degli organizzatori. Lo schema della competizione prevede due gironi da 10 squadre che si sfideranno in gare di andata e ritorno nel corso della settimana e al termine delle diciotto giornate le prime tre classificate di ogni girone si qualificheranno automaticamente ai quarti di finale. Le quarte e quinte classificate si affronteranno in una sfida di andata e ritorno per i due posti restanti e disponibili per i quarti. Quarti di finale e semifinali si giocheranno in sfide di andata e ritorno, mentre la finale consister&#224; in una partita secca che sar&#224; disputata a maggio in uno stadio neutrale. Al momento i club fondatori sono 12 - 6 provenienti dalla Premier League - Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, e Tottenham - 3 dalla Liga - Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid - e 3 dalla Serie A - Inter, Juventus e Milan. Ma nel comunicato diramato dalla Superlega emerge che altri tre Club saranno probabilmente inseriti nel gruppo dei Fondatori e cio&#232;, PSG, Bayern Monaco e Borussia Dortmund che, tuttavia, al momento non avrebbero ancora dato la propria adesione. La Uefa, dal canto suo, prima ancora che la Superlega diramasse il suo comunicato, ha minacciato di esclusione dalle Coppe Europee e dai Campionati Nazionali, tutti i Club coinvolti. Insomma un vero e proprio caos si &#232; instaurato nel mondo europeo del calcio che con questa iniziativa dei Club Fondatori della Superlega, rivoluziona un sistema che alla luce della crisi economica attuale metterebbe a riparo i Club pi&#249; ricchi rivalutando introiti persi nel corso di questi anni. Una sorta di separatismo del calcio internazionale di alto livello, che lascerebbe fuori dalla competizione i Club con patrimoni meno cospicui. Molto criticato &#232; stato il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, reo di essere stato assieme al Predidente del Real Madrid Florentino Perez, uno dei cardini dell'avvenuta nascita della Superlega. Queste le parole contro Agnelli pronunciate dal Presidente UEFA Cefim:«Non ho mai visto uno che mente cos&#236;. La Superlega &#232; uno sputo in faccia a chi ama il calcio, pronti a escludere tutti». Ricordiamo che Agnelli ha dato le sue dimissioni in fretta e furia dall'ECA - organismo dei top club europei - per non essere coinvolto in problemi di conflitti di interessi. Una cosa &#232; certa, il calcio con questa netta separazione tra ricchi - ricchissimi - e il resto dei Club, alza muri insormontabili e discriminanti di un pallone che ormai appartiene alla deriva sociale degli stati europei e mondiali. Si salvi chi pu&#242;. Il calcio sar&#224; sempre meno giocato sul campo e pi&#249; amministrato sulle scrivanie dei potenti. E' calcio questo?</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013765.htmSI0101053n
131013759NewsEditorialeLa Juve e gli errori della società2021040611:22L'analisi sul delicato momento della Juventus<p>Mentre per volere di Andrea Agnelli si profila il ritorno di Max Allegri alla Juve con il ventilato interesse di Fabio Paratici per Icardi e Kean, non possiamo che constatare la vera mancanza di programmazione e la collettiva confusione da parte delle pi&#249; alte cariche dirigenziali della Juventus. Situazioni mai viste nell'ambito della societ&#224; bianconera che da sempre vanta esemplare metodo di progettualit&#224; e di investimenti mirati per restare sempre competitivi anche in campo internazionale. Ma la Juve di quest'anno sembra avere perso la diritta via tracciata dall'antica casata Agnelli, cui il presidente Andrea fa parte non certo come prosieguo di impostazione societaria, in cui ogni cosa, a partire da suo zio Giovanni e dal pap&#224; Umberto, veniva stabilita con la massima attenzione all'immagine e allo stile, con la prerogativa essenziale di sbagliare il meno possibile nelle scelte tecniche. Era l'attenzione nell'attorniarsi di figure capaci, affidabili per curriculum e percorsi professionali di fondata seriet&#224;. Non esistevano amici, non c'erano preferenze da inserire nell'organico pi&#249; importante delle aziende calcio d'Italia, ma collaborazioni con persone giuste messe al posto giusto. Una sola debacle juventina ricordiamo in quel periodo in cui la societ&#224; bianconera decise nel 1990 di affidare la panchina a Maifredi per passare a una mentalit&#224; nuova di calcio che si chiamava «calcio a zona». L'incarico di vicepresidente esecutivo del club fu dato allora a Luca Cordero di Montezemolo, manager di riferimento alle dirette dipendendenze dell'Avv. Gianni Agnelli, Ecco, quello fu l'errore marchiano dato dal desiderio di cambiare repentinamente un calcio consolidato negli anni per vittorie, e poi sostituirlo con la modernit&#224; di un pallone che all'orizzonte appariva come spettacolo di calcio offensivo, piuttosto che l'antico modulo difensivo con connesso catenaccio. Ecco, a memoria ricordiamo questo come unico vero errore della Juventus di allora che assieme a Maifredi perse la consueta faccia di societ&#224; sicura, dove nulla era affidato al caso. E oggi che sotto la guida di Andrea Agnelli (pur dopo la conquista di nove scudetti consecutivi, cui riconosciamo apprezzamento per il lavoro fatto) da qualche anno a questa parte si &#232; inserita una sorta di fragilit&#224; nelle figure pi&#249; importanti della dirigenza. Forse tutto &#232; cominciato con la lite con Conte e poi con l'allontanamento improvviso dell'ex amministratore delegato Beppe Marotta. Ecco, secondo noi da l&#236; &#232; partita tutta una serie di situazioni che attraverso l'attrito personale hanno creato confusione e disaccordi tra i tre che sono alla guida della societ&#224; attuale della Juve: Agnelli, Nedved e Paratici. Il resto &#232; la logica conseguenza di scelte tecniche sbagliate e denari spesso buttati al vento. Questo &#232; secondo noi il vero problema della Juventus di oggi.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013759.htmSI0101056n
141013736NewsCampionatiSprofondo granata2021011918:16Davide Nicola è il nuovo allenatore del Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo tanta attesa, adesso è ufficiale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> è il nuovo allenatore del Toro. Sostituisce <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Giampaolo</b>, un filosofo, teorico del calcio offensivo che avrebbe potuto rappresentare una svolta di mentalità agonistica in un ambiente conservatore, ma che forse è arrivato in un momento storico ancora troppo lontano nell’intendere la quadratura tecnica di una squadra moderna per una società professionistica gestita e invasa da sparagnine misure economiche e mentali. Arriva, dunque, Davide Nicola, un allenatore da Toro con spiccate caratteristiche che la storia granata gli ha fatto assorbire nel tempo, fin dall’inizio in cui ha giocato con questa maglia. Un “guerriero” dalla rabbia agonistica, un allenatore concreto e senza tanti fronzoli che intende il calcio come chi deve buttare dentro il pallone per fare gol e punti in classifica. Questo non significa pochezza pallonara, vuol dire invece essere concreti verso l’unica cosa che conta: non perdere! E così Davide Nicola si è guadagnato l’immagine di allenatore salva squadre dal precipizio della Serie B. Ci riuscirà anche al Toro? Vedremo! La squadra è quella che è, l’ambiente è da risollevare e la tifoseria è da calmare attraverso i risultati che dovrebbero arrivare con il lavoro, testa bassa e pedalare, ricreando armonia in uno spogliatoio che ha perso autostima ed è stato assalito da paure, ansie e confusioni varie. Insomma, la classica situazione da ultima spiaggia, anche se il tempo per lavorare bene c’è tutto. Mancano gli arrivi, i rinforzi che la società dovrebbe fare soprattutto a centrocampo e che, come al solito, non se ne vede alcun spiraglio d’acquisto. Partito Meitè verso la sponda rossonera di Milano, al momento tutto tace per quanto riguarda gli eventuali arrivi. Radio info parla dell’interesse a Sanabria, un attaccante da affiancare a Belotti e poi di Kurtic per il centrocampo. Ma di sicuro al momento c’è solo il rientro della mezzala Daniele Baselli dopo il grave infortunio subito oltre sei mesi fa al ginocchio destro con lesione del legamento crociato anteriore. Un incubo per questo calciatore sfortunato che, comunque, se non si fosse infortunato avrebbe potuto dare il suo apporto proprio in un settore del campo in cui il Toro è perennemente deficitario. In sostanza, possiamo dire che al momento c’è un nuovo allenatore con squadra vecchia, la quale patisce la penultima posizione di classifica e parla chiaro di tanti, ripetuti sbagli fatti nell’era Cairo. Ma questo è: prendere o lasciare! Non c’è alternativa a tutto questo, se non sperare in un guizzo di forza apportato dall’allenatore dei “miracoli”. Vedremo, anche se in casa Toro si continua a sperare nelle improvvisazioni, piuttosto che programmare un serio progetto di rifondazione anche per quanto riguarda la parte dirigenziale. Perché è lì che nasce il calcio, è lì che si valutano le capacità. Cairo non deve solo mettere le mani in tasca per spendere, ma deve guardarsi anche intorno nell’entourage dei suoi dirigenti. Il calcio è calcio, non editoria. Ci si convinca di questo, altrimenti la Serie B sarà sempre lo spettro con il quale convivere. Il Toro, la sua storia, il suo passato sportivo e culturale non merita questo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSiN-1013736.htmSi100451001,02,03,10,0701090
151013733NewsCampionatiTorino, il calciomercato della speranza20210104184054L`angolo del tifoso granata<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>L’angolo del tifoso granata.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Con questo primo articolo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Borgognoni</b> riferirà sulle notizie del mondo legate al Torino, alla squadra di calcio, alla società e a quanto si lega alla passione, ai sogni e alle delusioni vissute dal tifoso granata. E’ l’idea rafforzata dal desiderio di dare maggiore impatto ad un’informazione legata al Toro che spesso viene riposta in fondo agli interessi calcistici per l’evidente mancanza di risultati della più gloriosa società d’Italia. Un percorso giornalistico che Walter Borgognoni affronta da ex portiere delle giovanili del Torino, per cui potrà dare un’opinione legata anche a situazioni tecniche e tattiche, non solo da inguaribile tifoso granata quasi da legare. Dunque, si parte con il calciomercato e la speranza di acquisti invernali in grado di salvare il Toro dalla retrocessione in Serie B.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Torino, il calciomercato della speranza</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Adesso la palla passa alla Società. Ma tempo ce n’è poco. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Per rinforzare con acquisti mirati un Torino nel baratro, occorrerà un mezzo miracolo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Sarà sicuramente rinforzare il centrocampo, la priorità del Torino nel mercato di </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Gennaio che si apre ufficialmente oggi . Non solo, a quanto pare Il Torino è a caccia di un attaccante da affiancare ad Andrea Belotti . Il nome in cima alla lista di Vagnati sarebbe quel Gregoire Defrel, che da anni è puntualmente accostato al Toro. In alternativa c’è Pavoletti e poi Kouame. Nomi sempre e solo nomi, mentre, invece, le altre società, (soprattutto alcune dirette concorrenti alla corsa salvezza) sono già partite e chiudono trattative anche </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>di discreta importanza. Tutto fermo invece per il Torino sul fronte delle trattative di mercato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Solo sempre tante idee, forse addirittura troppe, che giorno dopo giorno rimangono tali. Obiettivi scritti a biro su un quaderno di appunti che come in un film (horror) già visto, svaniscono perché acquistati da altri o ancor peggio per il motivo che risultano essere cari e fuori portata di una società come il Toro che ogni volta gioca al ribasso. La dirigenza granata quindi non impara mai dai suoi errori, verrebbe da dire. Cambiano i direttori sportivi, cambiano gli allenatori, ma a quanto pare resta sempre uguale il modus operandi. E così non solo c’è la preoccupazione che il Torino rischia di retrocedere in serie B, ma anche che il mercato invernale sia quasi sicuramente la fotocopia dei precedenti, con gli annessi flop... dell'ultimo minuto. Vedremo cosa accadrà nella settimana entrante, ricordando che tra pochi giorni ci sarà già il prossimo scontro salvezza importante. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Walter Borgognoni</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"><font face="Calibri">&nbsp;</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711walter-borgognoni.jpgSiN-1013733.htmSi100451001,02,03,10010117
161013731NewsEditorialeVicenza dà l`ultimo saluto al figlio della gloriosa storia del suo pallone2020121116:32lanerossi-vicenza,paolo rossiInno alla città veneta che meglio di ogni altra ha saputo legare affetto e gratitudine per Paolo Rossi.<br /><p><span>Vicenza e i vicentini uniti per dimostrare tutto l'affetto al campione, a colui il quale era stato insignito della cittadinanza vicentina come segno di gratitudine per quello che aveva fatto sul campo ai tempi in cui giocava tra le fila del <strong>Lanerossi Vicenza di G.B. Fabbri</strong>. <strong>Paolo Rossi</strong> &#232; nato a Prato, ma per molti anni tante persone hanno pensato che fosse veneto. Un vicentino doc quale lui non era, ma &#232; come se lo fosse stato per avere incarnato perfettamente quelle caratteristiche umane e culturali che la bella Vicenza gli aveva consegnato. Era come avere assorbito attraverso il pallone giocato a ottimi livelli con la maglia biancorossa nel mitico Stadio Menti, quel rapporto stretto di amicizia con la citt&#224; e i suoi abitanti. D'altra parte, il carattere semplice di Pablito, ben si addiceva al modus vivendi e operandi di una Vicenza con la quale ha subito stretto rapporti quasi familiari, un qualcosa che andava oltre la semplice curiosit&#224;, la relazione e l'incontro tra tifoso e giocatore, ma si allargava come senso di rispetto nell'abbraccio reciproco con il popolo veneto, le cui caratteristiche peculiari si ammantano da sempre di quell'umano sentire che si traduce in calore di vivere. La partita della domenica, i gol di Pablito, la squadra del Lanerossi Vicenza ben condotta dall'indimenticato mister <strong>G.B.</strong> <strong>Fabbri</strong>, non erano altro che il contorno di una giornata di festa che i vicentini vivevano in maniera entusiastica nel vedere giocare il giovane <strong>Paolo Rossi</strong> nel manto erboso dello <strong>Stadio Menti.</strong> Ed &#232; proprio l&#236;, dove ancora oggi tra le pieghe delle antiche mura di questo mitico stadio vicentino capace di offrire football provinciale di ottimo livello tecnico, sembra sentire ancora il boato dei tifosi biancorossi che si entusiasmavano ai dribbling, alla velocit&#224; e ai gol di quell'esile calciatore capace di fare la differenza. E non &#232; un caso che per onorare la memoria di <strong>Paolo Rossi,</strong> Vicenza e i vicentini abbiano pensato di allestire la camera ardente proprio su quel prato verde, su quei fili d'erba che hanno visto girare un pallone che per molti anni &#232; stato il vanto di questa citt&#224; del Veneto. Domani, invece, i funerali che si potranno vedere anche in diretta TV dalle 10,30, saranno celebrati nel Duomo di quella Piazza vicentina dove Paolo era solito incontrarsi con la gente, proprio come fosse uno qualunque, uno di loro che era capace di mostrare umilt&#224; e intelligenza. Ecco, diremmo proprio che questo indissolubile legame che si &#232; instaurato nel tempo tra Pablito, Vicenza e i vicentini, abbia avuto un inizio, un durante e un dopo che non finir&#224;, che continuer&#224; nel ricordo non soltanto negli annali del calcio ma, soprattutto, nell'immenso idem sentire instauratosi tra le due parti: <strong>Pablito il</strong> <strong>goleador e Vicenza.</strong> Per questo prevediamo un mesto, ordinato, quanto rispettoso flusso di vicentini e veneti che arriveranno da ogni dove allo Stadio Menti, per dare l'ultimo saluto a lui che assieme a <strong>Roberto Baggio</strong> ha rappresentato l'orgoglio di questa terra innamorata del pallone con la passione e il cuore che non si pu&#242; considerare inferiori ad altre parti d'Italia. E lui, il Pablito nazionale, il ragazzo toscano venuto da Prato che oggi &#232; volato in cielo, si &#232; nutrito per anni di tutto l'affetto di un popolo semplice, umile com'&#232; stato lui in campo e nella vita di tutti i giorni. Il suo sorriso &#232; ancora stampato l&#224; come le braccia al cielo in segno di ringraziamento dopo un gol fatto, dopo l'abbraccio dei compagni di squadra che con lui hanno vestito quella la maglia biancorossa del L.R. Vicenza che &#232; l'orgoglio della citt&#224; veneta che non smetter&#224; mai di volergli bene.</span><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /></p>Vicenza Stadio Romeo Mentifl0711fl0711paolo-rossi-foto.jpgSInvicenza-ultimo-saluto-paolo-rossi-1013731.cfmSI01,02,0301014n
171013725NewsEditorialeInter, che succede?2020111116:53La squadra di Conte preoccupa i suoi tifosi<br /><p><span>C'&#232; qualcosa nell'aria della Pinetina che non convince. L'Inter non ingrana, non &#232; all'altezza del gioco promesso dopo il mercato voluto dal suo allenatore. <strong>Antonio Conte</strong> pare non raccogliere certi malumori dell'ambiente nerazzurro che si profilano all'orizzonte e attacca con apparente calma, dicendo: <strong>«Levate il vino da tavola»,</strong> un po' come dire che certe sciocchezze sono tipiche di persone ubriache. Eppure, dati alla mano, la squadra di Conte dopo dieci partite dall'inizio di questa nuova stagione pallonara ha conquistato solo 3 vittorie su dieci partite giocate tra Campionato e Champions. Una media che non si addice a una grande squadra quale l'Inter &#232;, ma soprattutto preoccupa per alcuni problemi non risolti, non ultimi quelli della difesa e dell'atteggiamento di alcuni giocatori in campo. Hakimi non convince e persino la sicurezza di Handanovic quest'anno sembra essersi dissolta. Certo, i portieri sono soggetti al funzionamento dei meccanismi della difesa che devono essere perfetti nell'allineamento e nel coordinamento dei vari movimenti, tuttavia, vediamo spesso incerto il portiere nerazzurro. Ma questo non &#232; il solo problema, visto che nell'Inter aleggia una sorta di nervosismo che non aiuta a ritrovarsi. Troppi sbagli a centrocampo dove il solo <strong>Barella</strong> si danna a correre, pressare e svolgere diligentemente le due fasi di possesso e non possesso palla. E intanto il malumore dei tifosi nerazzurri &#232; in crescita, una situazione che mette in guardia Conte a svoltare rapidamente dopo la sosta per la Nazionale. Secondo alcuni la figura di <strong>Massimiliano Allegri</strong> sulla panchina dell'Inter si fa sempre pi&#249; possibile, anche in virt&#249; dell'ottimo rapporto che lega l'ex allenatore della Juventus all'amministratore delegato <strong>Beppe Marotta</strong>. Da qui a Natale ci sono da giocare dieci gare senza respiro e vicine l'una dall'altra, dove Conte deve portare la sua squadra a qualificarsi per gli ottavi di finale della Champions League e alzare il livello di gioco e punti in classifica campionato. Un obiettivo considerato essenziale in casa Inter che altrimenti si vedrebbe costretta a rivedere il proprio rapporto con l'allenatore salentino. E poi c'&#232; questo continuo nervosismo camuffato dall'apparente calma di <strong>Antonio Conte</strong> che dice: <strong>«Non c'era bisogno di nessuna reazione, perch&#233; anche in Champions League era mancato solo il risultato. E anche oggi a Bergamo, contro una forte Atalanta, ci &#232; mancato l'istinto killer che ci permettesse di chiudere il risultato e portare a casa la vittoria».</strong> Mah! Chiss&#224;! Noi rispettiamo il pensiero di Conte, tuttavia, riteniamo che a Bergamo l'assenza di <strong>Lukaku</strong> abbia pesato pi&#249; del dovuto e certi svarioni a centrocampo di un <strong>Vidal</strong> in chiara difficolt&#224;, hanno penalizzato soprattutto il rendimento della difesa. Un tre - quattro - uno - due, dove <strong>Barella</strong> &#232; stato inserito come trequartista e dove i due esterni <strong>Darmian</strong> (schierato a sorpresa dall'inizio al posto di <strong>Hakimi</strong> per scelta tecnica)e <strong>Young</strong> si sono alternati con folate in avanti, pi&#249; con buona volont&#224; che con risultati soddisfacenti. L&#236; davanti, poi, <strong>Sanchez</strong> non ha inciso pi&#249; di tanto e <strong>Martinez,</strong> pur avendo sbloccato il risultato al 59', ha palesato quella forma approssimativa che l'ha caratterizzato in questi ultimi tempi. Dunque, un'Inter ancora da assemblare, da unire anche a livello di spogliatoio, dove i malumori di <strong>Eriksen</strong> si fanno sentire in maniera assordante. Vedremo cosa accadr&#224;, anche se riteniamo che Conte debba presto optare con chiarezza su una squadra base che adesso non ha ancora, visto i continui cambiamenti per scelta tecnica dovuti a giocatori come <strong>Stankovic, Nainggolan, Eriksen e Hakimi.</strong> Quest'anno l'Inter gode di una maggiore qualit&#224; tecnica, vista nei singoli interpreti e nella quantit&#224; di giocatori affidabili. Adesso Conte non ha pi&#249; scuse!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-conte.jpgSIS-1013725.htmSI01,02,03,1001044n
181013724NewsEditorialeTutti contro Dybala, ma la colpa non è sua.2020111018:28Confusione Juve<br /><p><span>La Juventus di Andrea Pirlo non va bene. Mancano gli equilibri di gioco e i meccanismi tra difesa, centrocampo e attacco sono ancora da perfezionare. Se a questo si aggiungono le pesanti assenze di De Ligt, Alex Sandro, Chiellini, Ramsey, di Bernardeschi che si &#232; perso nella nebbia di Torino e la forma precaria di Dybala, ecco che si procede a fasi alterne e con rendimenti ben al di sotto delle proprie potenzialit&#224;. Ma il pareggio di domenica scorsa contro la Lazio, avvenuto all'ultimo secondo di partita, ha scatenato furibonde critiche soprattutto nell'atteggiamento della difesa che in quell'occasione non &#232; apparsa abbastanza attenta nel gestire la situazione. Ma c'&#232; un altro imputato tra le cause di questo amaro pareggio della Juve contro la Lazio, ed &#232; <strong>Paulo Dybala.</strong> L'argentino entrato in campo al posto di CR7 infortunatosi alla caviglia, &#232; stato incolpato per avere gestito male un pallone nell'out di destra che andava stoppato e difeso, cercando di farsi fare fallo per arrivare praticamente al fischio finale. Noi pensiamo sia ingiusto incolparlo per un episodio che ci sta e pu&#242; accadere a chiunque. Che Dybala sia in sofferenza per un'infezione urinaria e una precaria forma generale, questo ci sembra evidente. Tuttavia, un campione della sua levatura non pu&#242; fare da parafulmine a problemi da ricercarsi in altri ambiti. Tra questi motivi poniamo l'attenzione verso <strong>Andrea Pirlo,</strong> il coach che sta cercando di capire cosa significhi essere allenatore della Juventus. Lui, pur conoscendo l'ambiente bianconero per avere giocato ad alti livelli tra le fila della Vecchia Signora, adesso si trova a dovere attuare i suoi concetti tecnici di un calcio da gestire nell'ambito della squadra e di uno spogliatoio da tenere in pugno, senza farselo sfuggire di mano. L'impresa &#232; ardua, questo lo si sapeva anche all'inizio di campionato, tuttavia, la dirigenza bianconera confida in lui, nella sua crescita e in quella di un collettivo che ancora non c'&#232;. Ma sapr&#224; aspettare un ambiente abituato a vincere sempre? Sapranno i tifosi juventini avere la necessaria pazienza nel rivedere magari situazioni come quelle riscontrate contro la Lazio, dove per quel finale incredibile ci si &#232; incolpati tra Bonucci, Cuadrado, Dybala e altri? Pensiamo che prima di guidare una squadra come la Juve si debba partire dallo spogliatoio e poi dalla tattica, con idee ben precise che adesso non vediamo da parte di Andrea Pirlo, un allenatore troppo compassato, amorfo nel manifestare espressioni di entusiasmo e delusione. Mani conserte, sguardo al gioco, ogni tanto un piccolo suggerimento, ma mai un atteggiamento carismatico di sicurezza da impartire alla squadra. Chi ci segue ormai da diverso tempo tra le pagine di questo giornale, ricorder&#224; certamente che abbiamo sempre sostenuto la candidatura di <strong>Simone Inzaghi</strong>, quale perfetto profilo di allenatore della Juventus. Un giovane che ha stile, carisma, eleganza nel porsi con i media e grande capacit&#224; di unire e tenere compatto lo spogliatoio. In campo poi &#232; uno spettacolo nel vederlo sempre a bordo campo e gestire situazioni talora anche difficili nella lettura della partita. Comunque, a parte queste considerazioni e ritornando a ci&#242; che &#232; oggi la Juventus, diciamo che si debba ancora attendere gli sviluppi di una squadra che &#232; ancora in cantiere per gioco e chiarezza di idee. Dopo la sosta della Nazionale, gli impegni di Campionato, Champions e Coppa Italia saranno ravvicinati e decisivi, almeno per quanto riguarda la vera fisionomia di una Juve che Juventus non &#232; ancora. Vedremo cosa accadr&#224; con il rientro degli infortunati e, soprattutto, con il frutto di un lavoro che ha ancora molto bisogno di perfezionare gli schemi tattici nel collettivo di una squadra che ha bisogno di ricordarsi che si chiama Juventus.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /><br /><br /></p>Torino FL0711FL0711foto-dybala.jpgSIS-1013724.htmSI01,02,03,0601047n
191013723NewsCampionatiNoi che commentavamo le partite e i fatti tecnici20201006114221Juve - Napoli, che confusione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sti ppagliacciati ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie….appartenimmo à morte!”</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Ho voluto iniziare questo mio articolo prendendo a prestito l’ultima frase storica de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">‘A Livella di</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio De Curtis in arte Totò</i></b>, proprio per meglio significare come il mondo del pallone sia finito amaramente nel caos più assoluto. E’ un po' come dire che certe pagliacciate fanno parte dei vivi, perché i morti sono seri. Così constatiamo che la politica sportiva è nella bufera. L’ASL di Napoli va contro i protocolli votati in Lega. Tradimenti di patti stipulati in maggioranza e veleni insanabili che si profilano minacciosi all’orizzonte, mentre il coronavirus se la ride bellamente, soddisfatto del male procurato. Ma il pallone italiano non guarirà mai da accecanti contestazioni, polemiche, antipatie, diatribe che stanno uccidendo definitivamente l’ultimo respiro di ossigeno del calcio giocato. Ci piace vedere giocare l’Atalanta di Gasperini e con la Dea abbiamo quasi fatto un patto di simpatia per il piacevole bel gioco del calcio profuso sul campo, capace di distoglierci per un attimo dal basso fondo di un pallone che è diventato immagine negativa per chi ci guarda oltre confine. Juve – Napoli, una partita che doveva essere giocata all’Allianz Stadium domenica 4 ottobre, non s’è potuta fare perché il Napoli non si è presentato. Il motivo? L’ASL di Napoli ha fermato la squadra in partenza per Torino per il timore che si propagassero altri contagi oltre quelli di Zielinski ed Elmas, mentre allo stesso tempo la squadra di Gattuso è stata mandata in isolamento per 14 giorni. Da qui tutta una serie di messaggi, fax, colpi di scena e situazioni inedite da parte della Juventus che ha dichiarato a chiari lettere di scendere in campo ugualmente, rispettando il protocollo controfirmato in Lega da tutte le società di Serie A. Una querelle furibonda che si è scatenata tra le due società di calcio, mentre la Lega ha preso posizione difendendo in pratica il rispetto del regolamento e dando torto al Napoli per quanto ha fatto. Adesso la cosa sta prendendo le sembianze di una gigantesca diatriba politica che coinvolge la Lega Calcio, il ministero dello sport e della sanità, l’Asl di Napoli e le società calcio Napoli e Juventus. Al momento si pensa che alla Juventus gli sia data partita vinta a tavolino, ma il Napoli è pronto a fare il proprio ricorso coinvolgendo probabilmente Lega e Tar. Insomma, un gran caos che inasprisce gli animi più di quanto non lo fossero già tra le rispettive tifoserie che si guardano in cagnesco. Ma questo calcio non ci piace più da tanto tempo. Questo calcio disgusta per una incapacità di gestione politica, la quale si è lasciata inondare dalla già difficile situazione provocata da un covid 19 che ha messo tutti in ginocchio. Tuttavia, se è vero che il regolamento in essere è stato controfirmato dalle parti nel mese di giugno scorso, è altresì vero che vista la situazione attuale di continuo aumento dei contagi, si doveva intervenire tempestivamente per modificare alcuni punti. Questo non è stato fatto e ognuno resta fermo sulle proprie idee: la Juve per il rispetto del regolamento e il Napoli con l’alibi di non essere potuto partire per disputare la partita di Torino a causa del fermo dell’ASL di Napoli. Insomma una matassa ingarbugliata dove il pallone invece di essere parte primaria del gioco è diventato un optional. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Certe pagliacciate lasciamole fare alla Politica ”</i></b> - diciamo noi che apparteniamo a quelli che amavano il calcio giocato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711juventus-napoli-non-è-stata-giocata.jpgSiN-1013723.htmSi100451001,02,03,1001056
201013710NewsCampionatiToro, nuova idea tecnica ma c’è bisogno di tanto altro.20200803123616Nuovo esame per la società del Presidente Cairo. Sarà promossa o ancora bocciata per incapacità?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Dopo essere uscita dal campionato 2019/’20 con le ossa rotte e uno sfinimento di attenzioni opacizzate dal largo disinteresse dei tifosi granata, la società del presidente Cairo si accinge a programmare l’immediato futuro, dopo avere dichiarato a lettere cubitali che il club non è in vendita - almeno per il momento - Come? L’idea è quella di portare avanti in primis il discorso dell’allenatore che vede in pole position <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Marco Giampaolo</i></b>. Sì, proprio lui, l’ex tecnico di Milan e Sampdoria che ripropone l’idea di calcio offensivo della scuola Galeone, il caro – vecchio amico conosciuto ai tempi di Pescara. Un credo calcistico che ha avuto i suoi buoni risultati nella Sampdoria ma che non ha sortito le stesse positività sulla panchina del Milan, dove peraltro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giampaolo</i></b> è stato sostituito ben presto con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> per non avere raggiunto i risultati sperati. E’ l’eterna storia di allenatori che cocciutamente insistono sul portare avanti il loro credo calcistico nonostante le caratteristiche dei giocatori a disposizione non abbiano le necessarie caratteristiche tecniche per poterlo sviluppare con successo. Ecco, questo problema si riproporrà necessariamente al Toro, in quanto la squadra così com’è non può essere consegnata nelle mani di un allenatore dalle idee progressiste, ma al contempo pericolose se non supportate da un organico all’altezza di un’idea di gioco che il Toro, tradizionalmente conservatore, oggi non ha. Quindi, è bene che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente Cairo e Davide Vagnati</i></b> partano da un progetto ordinato e ben preciso nel capire cosa si vuole da questo Toro. Sì, perché la piazza granata che è in fermento già da diverso tempo per le continue delusioni di un Toro che affonda sempre più in un anonimato di epocale, ennesimo avvilimento da stress salvezza sul traguardo finale, ha bisogno di una sferzata di entusiasmo effettivo non paragonabile all’illusione di fargli credere ciò che non è. Intanto, prima di ripartire con l’idea <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giampaolo</i></b> è necessario aspettare che l’ex allenatore del Milan rescinda il suo contratto che lo lega ancora alla società rossonera fino al 30 giugno 2021. E poi? Dopo avere limato i dettagli per il nuovo contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giampaolo</i></b> al Toro, urge come il pane quotidiano un concreto sguardo al mercato calciatori da pianificare assieme al nuovo allenatore granata. Insomma, in seno al Toro c’è molto da fare come sempre, tuttavia, il fervore del popolo granata chiede di operare nella massima concretezza e capacità nel dare una fisionomia di squadra vera, andando a riempire quei vuoti di difesa e centrocampo che hanno bisogno di essere rivitalizzati senza lo spirito sparagnino di volere a tutti i costi risparmiare credendo nel miracolo. Ma i miracoli, si sa, non sono contemplabili nelle aziende calcio moderne, in cui si devono associare competenze e oculatezza nel sapere scegliere i calciatori adatti al tecnico prescelto. Il Toro di Cairo adesso ha il dovere di cambiare rotta nel senso di spendere il giusto, nell’individuare calciatori che possano aprire un ciclo importante. Una storia nuova che ben si abbini al glorioso passato di un Toro, la cui tifoseria merita per far rifiorire un orgoglio disarmato dei suoi antichi e forti principi. La società granata è all’ennesima prova di maturità. Adesso cominci a preparare come si deve la prova scritta e il colloquio metaforico con la commissione d’esami composta dal popolo granata. A cose fatte, se ne riparlerà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711giampaolo.jpgSiN-1013710.htmSi100451001,02,03,10,0701076
211013708NewsCampionatiIl male oscuro di Josip Ilicic20200801155718Storie di campioni che si riflettono nell`umano sentire. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ci sono storie legate all’uomo che vanno oltre il proprio stato sociale, la ricchezza o la difficoltà di vivere un quotidiano che spesso contribuisce con la sua storia a colpire la sensibilità di ognuno di noi. Storie che si intersecano nell’io più profondo, che colpiscono i meandri interiori talora oscuri e ben nascosti nell’anima, che all’apparenza possono sembrare inspiegabili, immotivate, senza senso. E invece un senso ce l’hanno, eccome se ce l’hanno! La storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Josip Ilicic</i></b> calciatore sloveno e stella della bellissima Atalanta, sta interessando i media, i tifosi della Dea bergamasca e non solo. Si è appreso, infatti, che il campione dell’Atalanta non è infortunato a causa dei suoi muscoli o delle sue ossa, ma è affetto da quella malattia che colpisce l’anima e che non ti lascia più vivere serenamente. Una patologia che quasi sempre trova terreno fertile nelle persone più sensibili che somatizzano in maniera esasperata ogni accadimento avvenga nella vita. Un retaggio di situazioni che non nascono mai dal nulla ma che si trascinano nel tempo fino a farti crollare. L’Atalanta non è stata ovviamente chiara su questo problema personale di Ilicic, tuttavia, da ambienti vicini al calciatore si è appreso di quanto abbiamo detto. A curarlo sono i familiari, i quali lo conoscono davvero fin dal tempo in cui Josip era un anonimo personaggio che non aveva ancora raggiunto quella notorietà capace di proiettarlo nel benessere assieme alla sua famiglia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“E’ un ragazzo forte ma anche fragile, come i tronchi degli alberi antichi” </i></b>dicono i suoi compagni che l’hanno conosciuto quando giocava a Firenze. E adesso neanche il successo delle sue prestazioni in un’Atalanta da favola, sono bastati ad evitare a Ilicic che qualcosa si rompesse dentro di lui. Il periodo del lockdown, le immagini crude dei camion militari che portavano via le bare nella città di Bergamo a pochi passi da dove egli vive, hanno impressionato e sconvolto questo calciatore forte fisicamente ma fragile nella sua interiorità. E anche l’umano perduto come senso di conforto per sfociare poi nella paura del contagio, hanno sconvolto il profondo di un uomo che è spesso assalito da momenti di tristezza. Certo, non siamo noi a dover significare una situazione che in questo ragazzone sloveno ha tutti i presupposti di una depressione, piuttosto che di un semplice e momentaneo stato d’animo. E non è un caso che il giocatore, con il permesso della società, abbia deciso di tornare in Slovenia tra le sue persone care, la sua gente, il suo mondo che possa aiutarlo a superare questo momento buio della sua vita. L’ultima volta l’abbiamo visto in campo contro la Juve all’Allianz Stadium. In quell’occasione non aveva brillato come suo solito. Era apparso stanco e poco incisivo, quasi avesse la testa altrove, per questo Gasperini a un certo punto ha deciso di sostituirlo. Tutto lasciava pensare a una stanchezza fisica, non certamente a una situazione di così larga e preoccupante difficoltà personale. Già contro la Lazio, l’Udinese, il Cagliari e la Sampdoria non aveva brillato e nonostante il suo sforzo, il ragazzo non è riuscito a far scoccare quella scintilla in grado di fargli dare il meglio di sé. E adesso crediamo pure che non sia neanche in grado di partecipare con i suoi compagni alla prossima Champions League che vedrà l’Atalanta affrontare il Paris Saint Germain. E’ certo che per la squadra di Bergamo fare a meno di Ilicic significa come per la Juve fare a meno di Dybala o Cristiano Ronaldo. Tuttavia, c’è un fatto umano da rispettare che va oltre ogni conquista di titolo, trofeo o coppa che vinci grazie a campioni come lui. Ma la società, la città di Bergamo, i tifosi della Dea gli sono vicini e con rispetto e pazienza lo aspettano a braccia aperte. Sì, quelle braccia aperte che nella vita gli hanno dato il conforto ancor più della fama e della ricchezza. Non sono solo parole, no! Per Josip Ilicic è il senso della vita, l’essenza dell’umano cui aggrapparsi. Il resto è soltanto la cornice di un quadro che esprime l’esistenza attraverso i suoi colori sgargianti e variopinti, che esprimono la bellezza di vedere le cose con gli occhi della speranza. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711ilicic.jpgSiN-1013708.htmSi100451001,02,03,1001038
221013696NewsEditorialeLa Mitica, Nazionale Ragazzi Guariti dalla Leucemia20200711191221Tutti insieme diamo un calcio alla leucemia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Non è sempre CR7, Lukaku, Ibrahimovic, piuttosto che Messi o Mbappè ad attrarre l’attenzione di noi media addetti al seguito di un mondo pallonaro sempre alle prese con i milioni di euro e, di conseguenza, con la necessità assoluta di vincere trofei, coppe e tutto ciò che è apportatore di introiti economici iperbolici. No, non è solo questo, perché il calcio che è anche gioco antico e mezzo di aggregazione sociale capace di lanciare messaggi come nessun altro sport è in grado di fare, si impone per sensibilizzazione e grande impatto nella comunicazione. E alla luce di quanto detto sin qui, ci piace mettere in evidenza un mondo del calcio spesso relegato dietro le quinte per mancanza d’informazione. Forse non tutti sanno dell’esistenza della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mitica”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la Nazionale composta da ragazzi guariti dalla leucemia e da volontari al seguito</b>. Una realtà in cui si respira prima di tutto aria di vita, con la forza e la voglia di dare un calcio a quel pallone che, in questo caso, è la metafora della leucemia che colpisce bambini e ragazzi in età pediatrica. E la Nazionale è proprio composta da ragazzi che hanno vinto la loro partita più importante e che attraverso il loro esempio ci trasportano in un mondo di riflessione e di coraggio che spesso perdiamo in un quotidiano ansiogeno, che ci fa perdere il gusto di apprezzare le piccole cose della vita. E’ nostro obiettivo giornalistico non trascendere nella retorica più spicciola, anche se trattando argomenti delicati come questo, talvolta ci si perde in una narrazione che va oltre il limite dell’informazione più semplice. Tuttavia, l’impegno di riferire dell’esistenza di questa Mitica Nazionale di calcio di ragazzi guariti dalla leucemia, ci esorta a farlo con le dovute delicatezze del caso, senza lasciarsi andare a futili sentimenti di pietismo ma con la consapevolezza di conoscere per essere d’aiuto. Detto questo, ci piace sottolineare quanto sia bello pensare a bambini definibili come campioni autentici che hanno saputo combattere con coraggio e con forza contro la leucemia, si mettano in prima fila con coraggio. Già, lo stesso coraggio dimostrato da adolescenti, quando hanno saputo della loro malattia e poi hanno vissuto l’esperienza dell’ospedale, del ricovero, della chemioterapia, del dolore e della paura impressa nei loro volti e negli sguardi dei loro genitori. Momenti di vita che hanno segnato la loro esistenza, ma che oggi attraverso il calcio possono metterla al servizio degli altri per raccogliere fondi e donarli agli ospedali per l’acquisto di macchinari e tutto ciò che è necessario dal punto di vista sanitario, per sconfiggere questa terribile malattia. A questo scopo ci rivolgiamo alle società di calcio dilettantistiche di tutta Italia, ai volontari che intendano aggregarsi e a coloro i quali vogliono dare un apporto di idee e iniziative calcistiche quali tornei, quadrangolari o anche semplicemente partite organizzate per beneficenza, che è possibile contattare la Nazionale i Ragazzi Guariti dalla Leucemia tramite la pagina Facebook del gruppo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><a href="https://www.facebook.com/La-Mitica-Ragazzi-Guariti-Dalla-Leucemia-1527879214144029/"><font color="#0563c1">https://www.facebook.com/La-Mitica-Ragazzi-Guariti-Dalla-Leucemia-<span style="font-weight: normal; text-decoration: none; text-underline: none;">1527879214144029</span>/</font></a>. </b>Sono tante storie<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>di vita che non possono lasciarci estranei, ma devono in qualche modo renderci inclusivi di un mondo che ci chiede aiuto proprio attraverso quel calcio di cui tanto scriviamo, esaltando emozioni senza fine. Un calcio al pallone e un gol alla leucemia, per la vita e la voglia di sentirsi uniti nella speranza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-la-mitica.jpgSiN-1013696.htmSi100451001,02,03010135
231013692NewsCampionatiDiamo voce al popolo bianconero. Cosa c’è che non va in questa Juve?20200708183644Dopo la cocente sconfitta della Juve ad opera del Milan.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juve sì, Juve no. Dopo la debacle di San Siro contro il diavolo rossonero, abbiamo pensato di dare voce al popolo bianconero formato da giornalisti, addetti ai lavori e tifosi, proprio per capire bene che cos’è la Juventus di Maurizio Sarri. Geniale o evanescente? Qual è davvero l’immagine di una squadra costruita per vincere la Champions, lo Scudetto, la Supercoppa e la Coppa Italia (questi due ultimi Trofei sono stati persi malamente). Per rispondere a questo quesito, abbiamo voluto tastare gli umori del mondo bianconero dando voce a chi spesso non ce l’ha. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cominciamo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Leonetti</b>. Giornalista, scrittore e opinionista TV sull’emittente privata 7 Gold, Leonetti è un grande esperto di calcio ed in particolare della Juventus, la squadra di cui conosce molto bene l’ambiente come un vero juventinologo. Ascoltiamolo, dunque, in quella che è la sua idea legata al momento della Vecchia Signora.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una Juventus in completa crisi psicologica, quella vista a San Siro contro il Milan. Un blackout mentale giunto come un’eclissi totale al 60’, quando i bianconeri conducevano per 2 a 0 sui rossoneri e avevano il controllo del gioco e la partita in ghiaccio. E forse anche il campionato. Difficile analizzare, difficile capire perché la squadra di Sarri abbia staccato completamente la spina del match, subendo poi, giustamente, una sconfitta tanto bruciante quanto meritata. L’istantanea del match è il gol del pareggio ad opera di Kessie: difesa piatta, passiva, con zero reazioni. Il doppio vantaggio ha avuto effetto bromuro nei bianconeri, che sono scivolati via dal match e non hanno più ritrovato il filo logico del gioco, del saper soffrire e lottare. Subendo 3 reti in cinque minuti, uno scempio, un crollo verticale che non ammette scusanti. Ora la Juventus deve voltare pagina, sin da sabato contro la terribile e brillantissima Atalanta, che non concederà nulla allo Stadium. La Juve ha lo scudetto in mano, ora sta ai bianconeri non sciupare tutto il percorso fatto sino ad ora.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Franco Leonetti</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo è invece il parere di mister <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niko Caragliano</b>, allenatore della SS. Milazzo e componente del direttivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’Official Fan Club di Milazzo (Me) “Alessandro Del Piero”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Noi tifosi juventini siamo abituati bene, Da otto anni riusciamo ad accumulare titoli su titoli e siamo pronti a festeggiare per i nono anno di fila. Però quest’anno ci siamo rendendo conto che stiamo vincendo per mancanza di una concorrente che possa dare fastidio alla Juve, squadra formata da top player. La sensazione che abbiamo tutti è che quest’anno la Juve non è la solita squadra compatta, cinica, ordinata con mentalità vincente. Chi osserva attentamente la partita e non lo fa solo con l’occhio del tifoso accanito, nota una squadra fragile, mai costante, con la sensazione che si può prendere gol in qualsiasi momento. C’è da dire anche (ma vale per tutte le squadre) che questa è una stagione particolare. Il Covid ha influito e influirà ancora sullo spettacolo che regala il gioco del calcio. Quest’anno, a differenza di altri anni, constatiamo del malcontento generale sulla gestione di Maurizio Sarri, un allenatore che non è riuscito ancora ad oggi a farsi amare da noi tifosi, a differenza di Max Allegri, arrivato tra i cori di contestazione e andato via tra gli applausi di uno Juventus Stadium gremito. Tornando al presente, il campionato sembra ormai vinto (facendo tutti gli scongiuri del caso) con la speranza di vedere una Juve solida e vincente in Champions League, perché ricordiamoci tutti che alla Juve “Vincere è l’unica cosa che conta” e dei 60’ del calcio mondiale, a noi tifosi interessa ben poco”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Mister Niko Caragliano, SS. Milazzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso leggiamo cosa ne pensa il tifoso juventino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Salvo</b> da Milazzo (Me)</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A parte il blackout che succede ogni sette anni, devo dire che senza giocatori chiave come De Ligt e Dybala, prima dei trenta minuti di assoluta follia ho visto una Juventus che ha fatto una partita di controllo con un gran goal di Rabiot. Speriamo che si sia sbloccato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Daniele </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>da Perugia, tifoso juventino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Se dicessi tutto quello che penso, dubito che lo pubblicherebbero”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Spoto Francesco, un altro tifoso juventino.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io dico che quando un allenatore vede che la squadra cala di concentrazione, o meglio non ci mette più impegno, deve intervenire riprendendo i giocatori anche in modo prorompente, deve dare carica e si deve fare sentire. E poi, ci sono giocatori come Alex Sandro che avrebbero bisogno di ripetizione di calcio, perché non è la prima volta che fa questo errore”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Bene, per il momento ci fermiamo qui. Coloro i quali continueranno a esplicare i propri pareri, i commenti e le analisi sulla Juve di quest’anno, saranno pubblicati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013692.htmSi100451001,02,03,0701067
241013690NewsCampionatiJuve Toro e pensieri destinati all’altrui altrove20200703121136Lo strano derby di Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Anche la Mole sembra imbronciata e quasi disinteressata al derby torinese che è privo di folklore e di quel pepe – sale che generalmente si avverte in città nell’attesa della stracittadina. Chi vive a Torino e tasta gli umori della città piemontese del pallone, sicuramente si sarà accorto di un cambiamento umorale che aleggia nell’hinterland e s’infiltra pure tra le pieghe di un mondo pallonaro che sembra sbiadito di entusiasmo. Da una parte la Juve che gioca per vincere il derby e continuare a distanziare la Lazio per conquistare il suo nono scudetto consecutivo. Dall’altra parte un Toro che scende in campo per salvare una stagione da dimenticare, per lo spettro inaspettato della Serie B. Un derby unico nel suo genere, perché si svolgerà alle 17,15 di sabato 4 luglio a porte chiuse e con la totale mancanza dell’anima del football: i tifosi. E anche quel rimbombare dei calci al pallone che si sente in televisione, si interseca all’unico vociare delle rispettive panchine, che non siamo soliti recepire quando il tifo e la vita dello stadio si permea di tanto vestito della festa. Ma a parte il rammarico privante di una cornice storicamente carica di adrenalina, resta comunque il fatto tecnico da analizzare. Gli uomini di Longo, reduci dalla sconfitta contro la Lazio e con una posizione di classifica preoccupante, dovranno necessariamente ottenere un risultato utile per l’orgoglio ma soprattutto per la classifica. Non sarà facile per il Toro contrastare l’attacco prolifero della Juve imbottita di campioni, tuttavia, è essenziale un approccio alla gara che non sia da considerarsi persa in partenza. La Juve, invece, sembra forte della sua ritrovata salute tecnica e mentale messa in atto soprattutto nell’ultima gara contro il Genoa in quel di Marassi. Da sempre si dice che un derby è sempre un derby, ma in questa strana volta in cui Juve e Toro si affrontano per motivi diametralmente opposti, emerge soprattutto per il Toro il peso di una gara che va oltre i semplici ma pur importantissimi punti da conquistare. C’è l’orgoglio granata da ritrovare proprio nella gara che potrebbe far scattare quella molla che per la squadra di Longo sembra essersi inceppata per tanti motivi tecnici moltiplicati da una rosa numericamente insufficiente e sbiadita di quel tremendismo granata che fa parte soltanto del passato ormai troppo lontano. Ma c’è da pensare al presente, all’urgenza di non perdersi in rimpianti della piacevolezza di ciò che è stato scritto nella storia granata. C’è la Juve, c’è la necessità di fare punti, c’è da insistere sull’importanza di non lasciarsi travolgere dall’oblio dei sentimenti, senza razionalizzare il divario esistente tra le due squadre. E’ l’unica arma che ha il Toro a disposizione e deve giocarsela con grinta e determinazione. La Juve da sempre sente forse meno questo spirito d’orgoglio cittadino, in quanto la sua testa è rivolta in quell’altrui altrove che per definizione si delinea attraverso lo spirito cinico del vincere per puntare dritto allo scudetto, con l’ambizione di conquistare poi la Champions. Che ci riesca di fatto, nessuno può saperlo. Tuttavia, il pensiero quasi alienante è quello, è fisso nel cervello della società bianconera che mira a grandi traguardi. Un concetto che c’è ed è insito nella squadra, radicato nei suoi tifosi e in un ambiente mai sazio di vittorie. Insomma due mondi pallonari a confronto, due realtà storicamente diverse che vivono in una sola città divisa da colori e aspirazioni differenti, che il covid ha quasi fatto dimenticare per pensieri molto più importanti che sanno di esistenzialismo, di umanità, di vita che si contrappone alla morte. Ecco, diremmo che la città della Mole sta lentamente riprendendosi da quell’oscurantismo che non aveva tempo di pensare ai vari concetti di un pallone stracittadino fatto di momenti inneggianti alla vita. Certo, le ferite sono ancora latenti, ma questo Juve Toro che arriva in un momento impensabile di stagione che in altri tempi avrebbe avuto il piacevole gusto vacanziero, lo vedremo con altri occhi: quello della speranza per un futuro migliore. L’autunno di Torino e di tutto il Paese Italia sarà caldo e con molti punti interrogativi legati al probabile ritorno del virus e, soprattutto, di una ripresa economica e sociale tutta in salita. Ma al calcio tutto ciò interessa solo di riflesso. Quello è un mondo a parte, una realtà che è in grado di farci allontanare almeno per un attimo da pensieri che vanno anche oltre l’antagonismo cittadino di un pallone così misterioso nel racconto della sua commedia di vita. Juve Toro - Torino città - e pensieri che vanno oltre.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-mole-antonelliana.jpgSiN-1013690.htmSi100451001,02,0301079
251013687NewsCampionatiL’ambiente interista deluso, pensa già al prossimo futuro20200627161142In casa nerazzurra,ora si fa affidamento sull`Europa League e sul futuro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Per l’Inter si prospetta l’ennesima rivoluzione tecnica. Fallita probabilmente l’idea di vincere lo scudetto, alla squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> resta l’Europa League come ultimo titolo da vincere in quest’anno funesto da Covid 19, che per tanti versi ha nuociuto le aspettative dei tifosi nerazzurri, i quali avevano assaporato l’aspirazione di considerarsi di fatto l’anti Juventus già da questo Campionato 2019’20. Ma non è stato così per tanti motivi, non ultimo il fatto che nella vera e propria strategia del club nerazzurro ci fosse soltanto l’idea fondata dalla leadership di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte</b> come garanzia di un’Inter da riorganizzare dopo troppi anni di delusioni e di mancate conquiste di trofei. Dopo i fasti del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">triplete di Mourinho</b>, la piazza di tifosi interisti ha fretta di vincere qualcosa d’importante e, soprattutto, di contrastare lo strapotere juventino come unica forza da sradicare nel Campionato Italiano. Ma, evidentemente, qualcosa non ha funzionato nel club di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Steven Zhang</b>, il quale assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta e Ausilio</b> sembra essere molto attivo sul mercato per costruire una squadra più competitiva, andando a coprire quei buchi tecnici inaspettatamente emersi da parte di certi giocatori. E poi c’è da ragionare anche a livello di bilanci, in cui è necessario essere attenti nel ricavare delle plusvalenze in grado di non stravolgere i conti che non vadano a compromettere la suscettibilità di quel fair play economico, cui è necessario attenersi nell’attenta supervisione della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">UEFA</b>. Ma, a parte questo aspetto, quello che interessa maggiormente ai tifosi interisti delusi soprattutto dopo aver visto la partita contro il Sassuolo, è la nuova idea di Inter che deve ripartire da un progetto capace di far proprio il concetto di vittoria, intesa come cattiveria agonistica predicata da sempre dal suo allenatore. In realtà, in base a quanto abbiamo visto sin qui in casa Inter, c’è un problema legato al centrocampo e in attacco, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romelu Lukaku</b> (forte fisicamente ma incostante) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez</b> (ultimamente distratto dalla probabile cessione al Barcellona) sembra non avere più quello smalto tale da mettere in gol palloni importanti ai fini di un risultato capace di mascherare certe falle tecnico tattiche che si stanno manifestando all’interno della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte.</b> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> sta lavorando per accontentare il suo allenatore e definire una squadra che sia competitiva al massimo nel suo regolare incedere di gioco e risultati. C’è dunque molto da sfoltire in casa Inter, ma c’è anche tanto da acquistare. A oggi sembra fatta per il 21enne esterno destro (adattabile anche a sinistra) del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">marocchino Achraf Hakimi</b>, da due stagioni al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borussia Dortmund</b> ma di proprietà del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b>. Il valore di mercato di questo giovane calciatore si aggira sui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">45 milioni + bonus</b>, che l’Inter ha intenzione di pagare garantendogli un lungo contratto sulla base di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">5 milioni di euro</b> a stagione che, se così fosse, sarebbe il terzo contratto importante per l’Inter che sborsa anche per Lukaku ed Eriksen contratti di questo livello e forse più. C’è poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sandro Tonali</b> in pole position con un’offerta da parte dell’Inter che si aggira intorno ai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">35 milioni di euro + 5 di bonus</b> per rinforzare un centrocampo che ha numeri ridotti in caso di squalifiche e infortuni. Dunque, l’ennesima rivoluzione da parte dell’Inter sta per cominciare con un programma più dettagliato tra sfoltimento della rosa e acquisti di grande valore. Ma se per quest’anno ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> si può perdonare il suo essere neofita in un ambiente che non conosceva, a partire dal prossimo anno si deve fare conto necessariamente con la responsabilità dei risultati, visto che la società lo sta accontentando negli acquisti da lui suggeriti. Tuttavia, il mister leccese ex Juve è uno che non nasconde mai le sue responsabilità, anche se spesso lo vediamo impegnato in analisi discolpanti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non è facile vincere subito in una squadra e una società che da anni non vince più nulla”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte dixit</b>. Vedremo dunque quello che accadrà nel prossimo futuro in casa Inter. E intanto i tifosi attendono pazientemente, mentre vivono i ricordi del triplete di Mourinhiana memoria.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013687.htmSi100451001,02,0301051
261013686NewsCampionatiPoker della Juve contro il Lecce, ma c’è ancora tanto da fare nel gioco.20200627122040I bianconeri vincono ma deludono sull`intendere del calcio moderno <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Se vincere è l’unica cosa che conta e se essere andati a +7 in classifica sulla Lazio che è seconda ma con una partita ancora da giocare, dà respiro per aggiudicarsi lo scudetto, allora ogni discorso relativo all’analisi del gioco del calcio inteso come coralità di squadra, viene a decadere. Diciamo questo perché dopo avere visto la partita vinta per 4 a 0 dalla Juventus contro il Lecce in dieci uomini, continuiamo a non vedere il gioco d’insieme di una squadra imbottita di campioni che stentano a sviluppare un insieme di azioni tali da giustificarne l’alto contenuto tecnico. C’è un motivo portante nella squadra di Sarri, ed è l’evidente incepparsi davanti a squadre chiuse che partono in contropiede. E non è un caso che i bianconeri abbiano sofferto contro il Milan, il Napoli e per tutto il primo tempo anche contro il Lecce. In antitesi, invece, riesce a migliorare l’espressione del gioco con squadre come il Bologna, le quali scendono in campo con il desiderio di giocare una partita aperta e magari di batterla questa Juve. E siccome dal punto di vista concettuale sono poche le squadre del campionato italiano ad essere supportate da questa idea tattica di calcio propositivo quando affrontano la Vecchia Signora d’Italia, sarebbe opportuno che Sarri cambiasse magari modulo, adeguandolo alla squadra che si incontra. Infatti, sembra ormai troppo scontato l’atteggiamento in campo della Juve, che si basa soprattutto sulle pregevoli giocate individuali che, tuttavia, sono quasi sempre imbrigliate dai coriacei difensori avversari, più propensi a distruggere piuttosto che a costruire il gioco. Così si determina una situazione in cui la verticalizzazione del gioco viene a mancare, le imbucate sono inesistenti, con l’inevitabile conseguenza che giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ronaldo e Dybala</b> diventino giocatori “normali”. Poi, per fortuna della Juve c’è il guizzo di una giocata individuale che fa la differenza, ma resta sempre la difficoltà di trovare un gioco che non c’è anche alla luce della prossima Champions. Insomma, Juve nuova problemi vecchi. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri a Sarri</b> la Signora è rimasta con il suo vecchio stile e modo di pensare: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere è l’unica cosa che conta”</b> anche se poi patisce le partite secche e le finali. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>avrebbe dovuto rappresentare la novità, l’innovazione, la teorizzazione di una filosofia calcistica basata sull’armonia del gioco di squadra, adatta soprattutto ad essere competitiva in campo internazionale. Fino ad oggi non abbiamo visto nulla di tutto questo in una squadra che si affanna, spinge in avanti, trova muri invalicabili e non trova il modo per aggirare difese chiuse e protette da un centrocampo attento a chiudere ogni varco. E’ troppo poco sperare nell’entrata di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> che dribbla anche se stesso e scombina i programmi tattici degli avversari. Troppo poco sperare nei pregevoli gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> che inventa la giocata da maestro campione. La Juventus è squadra di grandi talenti che sta anche rivedendo attraverso il mercato, di migliorare un centrocampo apparso vulnerabile e poco propenso a sposare in toto l’idea di Sarri. Una Juve che appare ancora troppo lontana dalla verve agonistica e dalla freschezza atletica dimostrata dall’Atalanta di Gasperini. Pensiamo anche che la Juve di Sarri debba ritrovarsi in fretta sotto l’aspetto mentale della cattiveria, perché non è ammissibile che dia sempre questa impressione di squadra che parta con sufficienza, pensando che prima o poi il gol arrivi. Rivedersi in un gioco di calcio moderno, corale, empirico, che riassuma il concetto di squadra capace di collegare all’unisono l’aspetto di possesso e non possesso palla, urge a una Juve che vuole vincere Scudetto e Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013686.htmSi100451001,02,03,0701048
271013682NewsCoppeLa scurrilità di Sarri, che dimentica lo stile Juventus.20200617163730Aspettando il risultato della finale di Coppa Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è falso puritanesimo il nostro. E non è neppure voglia di fare polemica spicciola contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri,</b> il quale è un esteta del bel calcio ma pecca in maniera macroscopica sotto il profilo dello stile, della classe e del bon ton. Eppure, sembrerà strano, ma è l’allenatore della Juventus, la società che negli anni è stata rappresentativa di originalità, eleganza e stile. Già, quello storico stile Juventus che non mancava mai occasione per sbandierarne i principi e rimarcarne i contenuti. Il fatto che siano cambiati i tempi sotto l’aspetto del rapporto della società e dei suoi collaboratori con i media, non giustifica la ripetizione di vocaboli coloriti e poco adatti alle varie conferenze stampa che l’attuale allenatore della Juve fa, nel significare talora la sua disapprovazione su certi punti messi in atto dai colleghi giornalisti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mi girano i</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">coglioni quando dicono che non ho vinto niente. Ho fatto otto promozioni e tutte sul campo, non ho saltato una categoria tranne il passaggio da C1 alla B, dove ho comunque raggiunto i play – off. E sul campo ho conquistato l’accesso alla Champions…..”.</b> Ecco, queste sono alcune frasi uscite dalla bocca di Sarri rispondendo a chi sostiene che lui non ha ancora vinto nulla. Possiamo capire il suo essere indispettito e adirato contro quella parte di colleghi che affermano tale pensiero come dato di fatto, tuttavia, riscontriamo la ripetitività dell’allenatore bianconero a dare risposte pepate e cariche di linguaggio da bar dello sport. Peccato, diciamo noi, perché se il suo dire avesse connaturato in sé la convinzione dell’importanza di essere l’allenatore della Juventus, di una società e di un calcio che in Italia e in Europa ha una sua collocazione storica di conquiste e di stile, probabilmente non scivolerebbe, come spesso fa, su una buccia di banana. Ma il personaggio è questo, prendere o lasciare. In fondo la società bianconera con a capo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli,</b> prima di assumere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>avrà ben valutato i pro e i contro di questo matrimonio che si prefigge di armonizzare il calcio giocato di una Juve che per tanti anni ha vinto attraverso lo sviluppo di un calcio non proprio divertente sotto l’aspetto estetico del gioco. A dire il vero, a oggi, tutto questo miglioramento tattico non l’abbiamo ancora visto, poiché a noi pare che la Juventus di Sarri sia in un continuo cantiere. Una sorta di lungo periodo in cui il prova e riprova di determinate situazioni tattiche, sono eloquenti di una situazione non ancora chiara e ben definita. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho fatto una cazzata” </b>ha detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>davanti alle telecamere della Rai, quando gli è stato chiesto perché nel corso della partita contro il Milan, nella semifinale di Coppa Italia, ha sostituito tre uomini del centrocampo in una sola volta. Evidente il fatto che ancora sta provando situazioni che per caratteristiche di giocatori in rosa non sono confacenti al suo schema tattico di gioco, fa pensare in un tardivo (lasciando a parte i tre mesi di stop) arrivo di un assetto tattico che dovrebbe essere già stato rodato e consolidato. Intanto, questa sera ci sarà la finale di Coppa Italia contro il Napoli di Gattuso. E’ la seconda occasione per mister Sarri di conquistare un trofeo da quando è alla Juve (la prima occasione è stata fallita contro la Lazio in Supercoppa), vedremo come andrà a finire. Forse tutto questo suo nervosismo nasce proprio dal fatto che poco per volta sta prendendo coscienza che alla Juve non basta l’etichetta di coach dalle mille idee moderne da calcio spettacolo, perché in questa società l’essenziale è vincere. Lo dicono i milioni di euro spesi per tentare il triplete e avere a disposizione due squadre titolari carichi di campioni e una mentalità che basta sfogliare gli annali bianconeri per capirne il senso, anche di uno stile Juventus e di un’eleganza verbale che Sarri non ha ancora compreso. E chissà cosa direbbero oggi, in tale situazione, lo zio e il padre di Andrea! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013682.htmSi100451001,02,0301068
281013681NewsEditorialeMihajlovic sostiene la ricerca contro le leucemie.20200616191047L`allenatore del Bologna continua il suo percorso verso la guarigione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono passati quasi sette mesi dal trapianto. Il peggio dovrebbe essere passato, ma ci vuole un anno prima che si torni alla normalità, ma dipende da persona a persona”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, l’ex calciatore e attuale allenatore del Bologna che scende in campo per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">sostenere la ricerca sulle leucemie, sui linfomi, sul mieloma e finanziare il lavoro di 30 giovani ricercatori dell’Istituto Seràgnoli del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.</b> Oggi più che mai, l’esperienza che sta vivendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic</b> mi ha fatto riflettere molto sul significato del dolore e dell’improvviso destino che in un attimo ti cambia la vita, quasi fosse l’appuntamento con il conto salato da pagare. Sono pensieri che sorgono spontanei soprattutto in questo periodo di post lockdown legato al covid 19 che ci ha forse cambiato, reso più vulnerabili e in qualche modo anche ferito nell’anima. Stesse le paure, uguali le ansie, medesimo il senso del dolore legato alle morti di una pandemia che ha distrutto tutto in maniera disumana. E allora penso quanto sia importante fare qualcosa per gli altri, per chi soffre, per chi si sente solo e si domanda quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Perché proprio a me”</b> che non ha nessuna risposta. Penso che questa domanda se la sia fatta chissà quante volte anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic </b>fin dal primo momento in cui gli è stata diagnosticata la sua grave malattia. Lui come tanti altri al mondo che lottano per la vita e per riassaporare il gusto inconfondibile di quelle cose semplici che non hai saputo apprezzare durante il vorticoso incedere verso non si sa bene cosa, che non ti ha fatto ragionare a fermarti un attimo per riflettere cos’è la vita. E allora ti rammarichi di avere sprecato il tempo nel non sapere viverla la vita, così com’è giusto che sia nella sua unicità e non ripetitivo dono che la natura ci ha regalato fin da quando siamo venuti al mondo. Ma c’è qualcosa di strano nell’essere umano che sembra mettere al centro la ragione soltanto quando si è in difficoltà, soltanto quando la sofferenza prende il sopravvento. Quasi fosse l’unico motivo per maturare sentimenti che hanno bisogno di essere stimolati dal dolore per risvegliare tutto ciò che è sopito in quell’angolo nascosto di noi<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">. “C’è una grande soddisfazione nel sapere che puoi salvare una vita” - dice Mihajlovic – “se avessi saputo, avrei donato il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">midollo.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Un piccolo sacrificio per chi lo fa, ma un grande dono per chi lo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">riceve.”</b> Ecco, credo proprio che in questa frase ci sia racchiuso il rimpianto di ciò che avremmo dovuto essere quando non siamo stati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bolognafl0711fl0711foto-sinisa-mihajlovic.jpgSiN-1013681.htmSi100451001,02,0301039
291013679NewsCoppeLe probabili formazioni delle semifinali di Coppa Italia.20200611170110Juventus - Milan e Napoli - Inter, per accedere alla Finale di Coppa Italia <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il calcio ricomincia dalla Coppa Italia. All’Allianz Stadium venerdì 12 giugno alle ore 21,00, l’arbitro Orsato darà inizio alla gara Juventus – Milan. La partita di semifinale disputata allo stadio Meazza prima dello stop per covid 19, era finita con un gol per parte. Un 1 a 1 che stante l’attuale situazione delle due squadre sulla carta favorirebbe la Juventus, che superando i rossoneri andrebbero direttamente a disputare la finale di Coppa Italia il 17 giugno allo stadio Olimpico di Roma. In caso di parità al termine dei tempi regolamentari, si andrà direttamente ai rigori senza disputare i tempi supplementari. Una decisione presa dalla Lega per non affaticare ulteriormente i calciatori. Detto questo, diamo uno sguardo a quelle che potranno essere le indicazioni di Sarri e Pioli, rispettivamente coach di Juve e Milan.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Juventus:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Sarri sembra intenzionato a schierare il tridente con Dybala, Cristiano Ronaldo e Douglas Costa. Bentancur in cabina di regia al posto di Pjanic, la possibile chance di Khedira a centrocampo, mentre in porta giocherebbe il portiere juventino della Coppa Italia, cioè Buffon. A questo punto, per i bianconeri si delineerebbe chiaramente un 4-3-3 di evidente ispirazione offensiva. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Probabile formazione Juventus: Buffon, Cuadrado, De Ligt, Bonucci, Alex Sandro, Khedira, Bentancur, Matuidi, Douglas Costa, Dybala, Cristiano Ronaldo.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Milan:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> La squadra di Pioli, invece, deve sostenere una situazione tattica di difficile soluzione, in quanto deve fare a meno di tre titolari come Hernandez, Castillejo e Ibrahimovic. Così l’allenatore del Milan opterà probabilmente per un 4-2-3-1 che dà la sensazione di volere contenere le sfuriate offensive degli avversari con la speranza di ripartire in contropiede. Una tattica forse un po’ rinunciataria, ma possibilista in un contenimento che possa sfociare in qualcosa di positivo, ai fini di un risultato sulla carta insperato. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Probabile formazione Milan: Donnarumma, Conti, Kjaer, Romagnoli, Calabria, Kessiè, Bennacer, Paquetà, Calhanoglu, Rebic.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Napoli -</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> L’altra semifinale di Coppa Italia che sarà diretta dall’arbitro Rocchi, vedrà il confronto tra Napoli e Inter. Dopo la vittoria dei partenopei per 1 a 0 nella gara d’andata con un gol di Fabian Ruiz, la squadra di Gattuso è chiamata a difendere il vantaggio nella sfida che si disputerà sabato sera a Napoli contro i nerazzurri di Conte. Gattuso deve fare a meno dell’infortunato Manolas con Maksimovic, mentre Demme sarà confermato davanti alla difesa al posto di Allan. Ma all’allenatore del Napoli restano ancora due dubbi tattici che riguardano Callejon e Mertens. I due calciatori, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, sembrerebbero in vantaggio su Politano e Milik. Comunque, l’orientamento tattico del tecnico del Napoli farebbe pensare a un 4-3-3 che, sulla carta,farebbe pensare a una gara d’attacco nonostante il vantaggio da difendere. Vedremo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Napoli – Questa è la probabile formazione: Meret, Di Lorenzo, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui, Zielinski, Demme, Fabian Ruiz, Callejon, Mertens, Insigne.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Inter </span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>– La squadra di Conte è chiamata a sostenere uno sforzo notevole, non solo nel tentativo di superare il Napoli per accedere alla finale di Coppa Italia, ma anche nel prosieguo di una serie di partite di campionato e di recuperi senza respiro. Tuttavia, i nerazzurri arriveranno a Napoli animati di spirito e volenterosi di accedere alla finale, nel tentativo di centrare il primo obiettivo della stagione. Per far questo, Conte si affiderà a Christian Eriksen, il trequartista tanto voluto ma che ancora non sembra essere entrato negli schemi tattici voluti dall’allenatore dell’Inter. A Napoli, il giocatore dovrebbe giocare alle spalle delle due punte Lukaku e Lautaro Martinez. In difesa confermato Bastoni al posto di Godin.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Inter – Questa è la probabile formazione: Handanovic, Skriniar, De Vrij, Bastoni, Candreva, Barella, Brozovic, Young, Eriksen, Lautaro Martinez, Lukaku. </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711coppa-italia-2019.jpgSiN-1013679.htmSi100451001,02,03,06,07,08,1001070
301013678NewsCampionatiTra titubanze e tante incertezze, ricomincia il grande calcio.20200610173931Quando il calcio distrae dopo tanto stress.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Pensiamo che il ricominciare del calcio in Italia, sia addirittura terapeutico per la stragrande cerchia di appassionati che ricominceranno a tifare per la propria squadra del cuore, sgombrando la mente dalle paure e dallo stress provocato dalla pandemia da covid – 19. Ricominciare è sempre un rialzarsi magari a fatica, scrollandosi di dosso fobie accumulate e prodotte da immagini televisive di morti che non dimenticheremo più per il resto della nostra vita. Ma ricominciare in tutti i settori sociali, non solo nel calcio, ha il senso della speranza proiettata verso l’opportunità di sentirsi cambiati dentro, nel razionalizzare ciò che prima del virus infettivo ci faceva sentire forti di superare ogni cosa, quando invece ci siamo scoperti nudi e fragili davanti a ciò che ci ha assalito con infinita crudeltà. Il distanziamento sembra quasi una punizione verso noi stessi che fino a pochi mesi fa non avevamo tempo di riflettere quanto le relazioni fossero importanti. Sì, forse eravamo consci dell’importanza dei sentimenti e dell’umano sentire, ma solo in maniera del tutto teorica e mai convinti veramente. E così allo stadio o davanti alla TV, assembrati com’eravamo a vivere le forti emozioni di un gol, di un gesto tecnico di prelibata fattura, perdevamo il senso del tifare per la propria squadra, perdendoci nel denigrare gli avversari e i loro colori. Per troppi anni il calcio si è perso tra un tifo smanioso di primeggiare attraverso i colori della squadra del cuore, abbandonandosi più volte ad atti di inciviltà e razzismo, di odi tra le diverse fazioni, dimenticando il significato di vivere emozioni che solo il pallone conteso da 22 calciatori in campo, può dare a chi si nutre da sempre di questo mondo. Ma oggi, dopo tanto attendere, dopo tanto patire ansie da voglia di ricominciare, il calcio ci ritrova diversi almeno sotto il profilo del gusto principe legato a uno sport che ci priva di andare allo stadio, relegandoci ognuno distanziato da un metro dall’altro. Niente strette di mano, niente baci e abbracci. Un atteggiamento indispensabile per non incorrere in pericolosi ritorni di contagio, ma che umilia il senso di un abbraccio mancato che era considerato atteggiamento formale, ma che di formale non aveva proprio nulla. Oggi, invece, che non abbiamo più questa possibilità del contatto umano, capiamo l’importanza della condivisione e di un calore capace di unirci nella gioia ma anche nelle delusioni. E nel calcio tutte queste cose ci stanno, sono emblematici di mondo che enfatizza le emozioni ma stenta a farci capire l’importanza di tifare con passione per la nostra squadra, prima ancora di offendere gli avversari e i suoi tifosi. Una cultura sbagliata che nel tempo ci ha accecato e fatto perdere il gusto del gioco e della sua evoluzione tecnica e agonistica. Certo, il calcio è scontro fisico in campo, è atteggiamenti forti di contrasto per carpire il possesso palla all’avversario, tuttavia, questo non giustifica l’atteggiamento scorretto da parte dei tifosi di diversa fazione. Chissà, forse dopo tanto attendere e sperare nella ripresa del calcio come tentativo di migliorarci, sia arrivato davvero il momento di tagliare il traguardo in un mondo che prima della pandemia di covid 19 era sopraggiunto a limite dell’insostenibile.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 18pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711ricomincia-il-grande-calcio.jpgSiN-1013678.htmSi100451001,02,0301057
311013677NewsCampionatiIl sogno diventa realtà: Monza, Vicenza e Reggina promosse in Serie B20200609170552Dopo lo stop del campionato di Serie D, il Consiglio Federale decide ufficialmente le società promosse in Serie B nel Campionato 2020/`21<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il Consiglio Federale riunitosi per votare la promozione in Serie B delle tre squadre che guidavano i rispettivi gironi, hanno tratto le seguenti conclusioni:</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Vanno in Serie B - Monza, Vicenza e Reggina-</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Con la chiusura del Campionato di Serie D, invece, fanno il salto di categoria nove squadre tra cui il Palermo che torna tra i professionisti a un anno di distanza. Analizziamo dunque le società di calcio promosse, che hanno mandato letteralmente in visibilio i propri tifosi con eccessi di euforia, non proprio consoni al buon comportamento legato al rispetto delle regole anti covid 19. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Monza</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>: Primo nel Girone A con 61 punti, la squadra allenata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Christian Brocchi</b> ha reso felice i tifosi brianzoli e, soprattutto il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Berlusconi </b>e l’amministratore delegato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Galliani,</b> i quali dopo questa splendida promozione, si prefiggono di costruire una squadra in grado di salire in Serie A già dal campionato successivo. I brianzoli sono tornati in Serie B dopo 19 lunghi anni di attesa. L’euforia è alle stelle e la consapevolezza di avere costruito delle fondamenta molto resistenti nel tempo, si sta facendo largo in un ambiente che avverte l’autostima innescata dalla leadership del presidente Berlusconi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Vicenza:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Primo nel Girone B con 61 punti, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mimmo Di Carlo</b> è stata capolista del girone fino allo stop, con 6 punti di vantaggio sulla Reggio Audace. Questa promozione ha il gusto dolce di una missione compiuta, prova ne è che i veneti biancorossi possono brindare a un ritrovato entusiasmo, che era stato perso dopo il fallimento societario avvenuto nel 2018. Grandi sono le ambizioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Rosso</b>, imprenditore e fondatore di Diesel che ha rilevato il Vicenza e dato forte entusiasmo a tutto l’ambiente biancorosso. Importante è la storia di questa antica società veneta che vanta nei suoi storici annali calcistici, un’epopea di imprese che ancora trasudano tra le gradinate dello storico stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romeo Menti</b>, sul cui tappeto erboso hanno calcato campioni come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romeo Menti, Luis Vinicio, Giulio Savoini e Paolo Rossi</b> il quale, nella seconda metà degli anni settanta, assieme all’allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giovan Battista Fabbri</b>, si rese promotore nel raggiungere il secondo posto in Serie A nel Campionato 1977/’78. E poi, come dimenticare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b>, giovane biancorosso nel Campionato 1984/’85, che fece di quel L.R. Vicenza la palestra iniziale per una luminosa carriera. Dunque, tutto ritorna, e adesso per il Vicenza si prospetta un futuro degno del suo storico passato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Reggina:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Primo nel girone C con 69 punti, gli amaranto calabresi tornano in Serie B come prima forza del girone con ben 9 punti di vantaggio sul Bari prima dello stop. La società del presidente Luca Gallo e dell’allenatore calabrese Domenico Toscano, mancavano dalla Serie B dal 2014, mentre agli inizi del 2000 avevano gustato l’esperienza vissuta nella massima serie. E’ inutile dire il grande entusiasmo che si respira a Reggio Calabria da parte di tutto l’ambiente, per una promozione a lungo sognata e adesso vissuta nella speranza di restare in questa categoria senza nascondere la voglia di ritornare presto in quella massima serie, che è appartenuta ai colori amaranto ai tempi del presidente Foti. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711serie-b.jpgSiN-1013677.htmSi100451001,02,0301053
321013676NewsCampionatiA Milazzo c’è “Juventus sotto le stelle”20200606162541Lo Juventus Club di Milazzo(Me)«Alessandro Del Piero«, tra la passione e l`equilibrio di seguire le regole anti covid.<br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt;">Il calcio riaccende gli animi e, come tale, i tifosi organizzano nei vari club di appartenenza la possibilità di vivere attraverso Sky o i vari collegamenti in streaming, le partite di Coppa Italia, Campionato e Champions League. Tutto questo, naturalmente, nel rispetto delle distanze di sicurezza, uso delle mascherine e di quanto i vari protocolli emanati dai DDL impongano alla luce di un corretto comportamento, per non ricadere in un pericoloso rischio di contagio covid 19. E’ una questione seria di organizzazione in cui deve emergere spontanea l’idea dello spirito di un tifo, che pur non perdendo il suo naturale patos e l’emozione di sentirsi uniti nell’esaltare il proprio sentimento di fede calcistica, è necessario agire in maniera civile e consapevole nel godere il momento sportivo senza creare assembramenti, abbracci o pericolosi atteggiamenti di eccessiva enfasi. Dunque, nell’ottica di queste importanti regole da seguire, lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club di Milazzo (Me) - “Alessandro Del Piero”</b> – consapevole degli spazi ristretti della propria sede e incapace di contenere tutti i propri iscritti rispettando le regole di distanza, ha pensato e ottenuto di organizzare in una zona all’aperto della città di Milazzo, la reunion di tifosi juventini che saranno invitati ad assistere alle partite in numero ristretto e, soprattutto, nel rispetto delle regole imposte. Così si legge in una nota emanata dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttivo dello</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club di Milazzo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presieduto da Peppe Gitto</b>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Con la ripresa di Campionato, Coppa Italia e Champions League, anche il nostro club riparte con l’attività principale, ovvero la trasmissione in diretta di tutte le partite della Juventus che mancano per la conclusione della stagione 2019/’20. Tuttavia, il rispetto delle distanze di sicurezza, che avrebbe determinato dei limiti di affluenza nella nostra attuale sede, ci ha indotto a trovare una soluzione alternativa tale da garantire l’accesso al numero dei soci proporzionato alle presenze abituali. In attesa di fare ritorno nella sede ufficiale, abbiamo individuato un’area all’aperto che si presta benissimo allo scopo, visto lo svolgersi delle partite nel periodo estivo. Nei mesi di giugno, luglio e agosto, i nostri soci avranno la possibilità di seguire tutte le gare della nostra Juventus in 2 ampie sale esterne al bar del Terminal Aliscafi, sito in Via Luigi Rizzo 10. Vivremo un calcio d’estate differente da quello al quale siamo abituati. Non amichevoli ma partite decisive per lottare sui tre fronti e chiudere una stagione anomala e tormentata, ma che può ancora regalarci tante belle emozioni. Vi aspettiamo per tifare</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">insieme la nostra</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juve sotto le stelle.”</b> Da questa nota, dunque, si evidenzia un apprezzabile sforzo organizzativo del Club di Milazzo, il quale è riuscito ad amalgamare passione, cuore, ma anche cervello, nel sensibilizzare i propri soci a un comportamento consono al rispetto delle regole anti coronavirus. Ciascuno con la propria fede sportiva, ciascuno all’interno del proprio club di appartenenza, ciascuno con il desiderio appassionato di rivivere il calcio come tifo intelligente e consapevole del pericolo di non ricadere negli errori comportamentali che sono stati causa di pandemia. Il calcio è vita, il tifo è l’intelligenza di appassionarsi a un gioco che crea emozioni e rispetto verso se stessi e gli altri.</span><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 16pt;">Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br>Milazzo (Me)FL0711FL0711img-20200606-wa0003.jpgSiNjuventus-clib-milazzo-1013676.htmSi100451001,02,0301032
331013674NewsCampionatiL’algoritmo dell’anti calcio20200603162328Il Presidente della FIGC Gravina propone un`idea per ultimare il campionato in caso di positività da covid 19<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Tra le tante diavolerie pensate dal presidente della FIGC Gravina per portare a termine il campionato 2019/20 interrotto per la nota pandemia da covid 19, ci sono i playoff, i playout e l’algoritmo. Tutto ciò, naturalmente, qualora la partenza che avverrà il 20 giugno prossimo, dovesse incepparsi malauguratamente a causa di un solo positivo da virus che costringerebbe ad attuare la quarantena delle squadre. Siamo all’assurdo di un pallone di Serie A che per il suo alto volume di interessi economici deve iniziare con la paura di non finire. Tenuto conto che playoff e playout sarebbero già mal digeriti dalle società di calcio e pensiamo pure della stessa UEFA, l’algoritmo diventerebbe l’assurda forzatura in un’ultima analisi studiata per definire in fretta e furia chi vincerà lo scudetto, chi parteciperà alla Champions, alla Europa League del prossimo anno e chi sarà retrocesso in Serie B. Siamo all’assurdo di un calcolo matematico che prevede la Media Punti/Partita, la differenza punti casa/trasferta, Calendario mancante, Differenza reti e Gol fatti. Un difficilissimo computo di laurea ingegneristica che disconoscerebbe il senso di un calcio fatto per essere definito sul campo. Certo, capiamo le difficoltà dovute ad un momento epocale di pandemia in cui tutto è insicuro, instabile e di difficile programmazione, tuttavia, forzare un campionato che comunque non potrà definirsi regolare per la mancata prosecuzione naturale delle partite previste nel calendario del campionato di serie A 2019/20, non è certamente il massimo della scelta. Ma questo gioco del calcio, purtroppo, risente troppo degli alti interessi economici che gli gravitano attorno e, come tale, neanche una situazione estrema come quella che stiamo vivendo, può permettere di interrompere un meccanismo oleato da tanti milioni di euro entrati ormai nella logica ordinaria che mette in gioco gli interessi della Lega Calcio e delle Società di Serie A che attendono i lauti proventi derivanti da Sky, dagli sponsor e da altri diritti di immagine, conclusi nei contratti con i calciatori. Adottare l’algoritmo significherebbe finire in fretta e furia qualcosa che ha assoluto bisogno di definirsi senza sé e senza ma. Ma il mondo del calcio, giustamente, è contrario a questo eventuale sistema di applicazione dell’algoritmo in quanto, se è vero che per la sua oggettività eviterebbe un contenzioso in tribunale da parte delle società scontente, è altresì vero che non terrebbe conto della differenza di un incontro con la capolista che non è uguale al confronto con una squadra che è fanalino di coda in campionato. Perplessità che coinvolgono unanimemente i presidenti delle società di calcio di serie A, ma anche tutto ciò che c’è intorno a un sistema calcio che non può accettare una soluzione di questo tipo. Meglio sarebbe non assegnare alcun titolo, fermandosi su quelle che erano state le indicazioni prima del blocco, facendo solamente recuperare le partite non disputate e stilare la partecipazione alle Coppe Europee. Sì, così la situazione si aggroviglia ancor di più, in quanto il pericolo in corso d’opera di un eventuale ma possibile caso positivo al covid 19, farebbe crollare ogni possibilità di continuità. Comunque vedremo cosa accadrà, anche se la ripresa del calcio, pur con tutte le sue attenuanti, resta un motivo di piacevolezza per la gente, per il suo desiderio di riprendere a vivere, per la legittima voglia di perdersi in discorsi opinabili che enfatizzano il tifo di parte. Ma l’algoritmo no. E’ l’anti calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Romafl0711fl0711presidente-gravina.jpgSiNpresidente-figc-proposta-1013674.htmSi100451001,02,0301082
341013673NewsEditorialeErmanno Eandi, la passione granata espressa attraverso l’anima.20200521172918La passione per il Toro e il concetto filosofico di sentirsi granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fa male raccontare la morte. Duole maledettamente parlare di ferite dell’anima, di dolore verso amici che hai conosciuto, frequentato e poi improvvisamente scompaiono senza neanche darti modo di un ultimo saluto. E allora ti chiedi come sia possibile riflettere sempre sul senso della vita, scavando l’intrinseco sentimento nascosto in ognuno di noi, senza mai rilassarsi per condividerne la spensieratezza, le gioie, che sono tante e altrettanto importanti. Non abbiamo fatto in tempo a ricordare la figura del maestro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bruno Bernardi</b>, deceduto in questi giorni, che già ci arriva la tremenda notizia di un altro lutto: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la morte dell’amico</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ermanno Eandi, il poeta granata. </b>Aveva 56 anni, era colto e raffinato, etereo nel suo manifestare versi e sentimenti legati alla sua fede calcistica per il Toro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ermanno Eandi</b> era un personaggio particolare, difficile da accostare a qualsiasi altro tifoso o persona che in qualche modo possa avere la sua stessa connotazione nei tratti filosofici di vita, siano essi riflessi sul calcio in genere, o più propriamente verso quel suo Toro per il quale si definiva “malato”. Un amore grande per i colori granata, che egli tramutava sempre in versi, poesie dal respiro letterario che lasciavano dentro qualcosa di indefinibile, di magicamente impalpabile, ma così fortemente penetrante che non potevi non ascoltare in religioso silenzio. Poesie di un calcio visto in maniera delicata, culturalmente forbita, che non ha nulla di simile alle ripicche, ai toni accesi, agli odi tra fedi calcistiche di opposte fazioni, cui ci hanno abituato a vedere i tanti anni in cui seguiamo un pallone che è l’emblema materialistico dell’opinabilità. Per questo colpiva sempre il messaggio del poeta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eandi</b>, proprio per il suo modo di entrare elegantemente nell’anima attraverso quella sua fede granata espressa in letteratura. Nei suoi articoli non c’era nulla di opinione tecnica su quanto succedeva in campo, c’era invece marcato il sentimento profondo e mai sopito, verso quella maglia granata che è storia, che è passione, che è sapere accettare e addentrarsi senza mai rimpianti a ciò che significa essere del Toro.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò granata</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lascio la vittoria facile a coloro che hanno vinto tutto.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lascio a chi non sa soffrire il semplice gioco di chi si accontenta.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò Granata!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Respirerò aria irraggiungibile,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>non mi nasconderò nella muffa,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>libero di perdere</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>orgoglioso delle vittorie.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò Granata!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il rimbombo delle porte sbattute</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>risuona nella vita di chi non si abbassa</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>l’unica sconfitta è il non vivere.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò Granata!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Anche quando il sole del tempo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>offuscherà il mio volto</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>e il grande vuoto aspetterà,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>io, solo in naufragio di ricordi</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>mi aggrapperò alla fierezza</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>di un’esistenza sbagliata ma</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>lontana dall’incubo apatico e inutile</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>di chi vince sempre.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>(Ermanno Eandi)</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’era cuore in questo personaggio, c’era passione, c’era la visione di un mondo sognante e volutamente proiettato verso tutto ciò che non è realtà. Come fosse qualcosa da sfuggire per vivere meglio in una dimensione aulica. Era ed è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ermanno Eandi</b>, un amico che ci ha lasciato in eredità tanti motivi per vivere la sconfitta come qualcosa dalla quale farne tesoro per crescere. Così nella vita, così nella passione per il Toro.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ho solo le ali,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>per portarti con me</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>nel limpido cielo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>dove la luce splende</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>e il brutto non esiste</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>(Ermanno Eandi)</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 18pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711eandi.jpgSiNpassione-torino-calcio-1013673.htmSi100451001,02,0301036
351013669NewsCampionatiRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426142340Le gesta e la vita di uno dei più rappresentativi campioni del nostro calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013669.htmSi100451001,02,0301063
361013668NewsEditorialeRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426141135Il calcio e la vita di uno dei più importanti interpreti del calcio italiano di tutti i tempi. <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013668.htmSi100451001,02,0301028
371013667NewsEditorialeIl presidente Frau e le sue iniziative nel periodo del Covid 1920200425191548Quando il calcio, pur fermato dal virus, dà segni di risveglio sociale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono persone al mondo che riescono a distinguersi dagli altri per iniziative, idee e voglia di fare, in cui si evince l’obiettivo di interessare e coinvolgere tutti alla partecipazione di tanti interessanti progetti. Il presidente del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Cit Turin Angelo Frau</i></b> è tra le persone più attente al sociale che io abbia mai conosciuto. Sono tanti gli anni che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Frau </i></b>presiede quest’Associazione Dilettantistica di Torino nata per il calcio giovanile, ma che poi ha allargato il proprio sguardo verso il sociale nel chiaro intento di stare al passo coi tempi e le esigenze apportate dalle nuove generazioni. Sì, perché è vero che in questa società si pratica essenzialmente il calcio dilettantistico con la sua funzione educativa e sociale, ma chi conosce i vari mutamenti positivi che sono avvenuti all’interno di questo sodalizio, non può fare altro che ammirarne le iniziative atte a sensibilizzare i ragazzi, le loro famiglie, i nonni, i dirigenti, gli allenatori, gli istruttori, il consiglio direttivo e tutto ciò che gravita intorno al quadrilatero di questa efficiente struttura sportiva posta nel cuore di Torino. E allora ogni circostanza è buona per creare un rinnovato entusiasmo e coinvolgimento di tutti. Natale, Carnevale, Pasqua, il 25 aprile, il Primo Maggio, la festa della donna, della mamma, del papà e mille altre cose atte a non tenere mai fermo nessuno, ma cercando di centrare lo scopo socializzante in cui emergono sempre i valori umani. Ecco, proprio in quel momento il presidente Frau e i suoi collaboratori si mettono in moto per organizzare non solo tornei di pallone, ma anche iniziative socio culturali molto interessanti. Così, in questo lungo periodo di inattività agonistica in cui il covid 19 ha sconvolto la vita di tutti attraverso un lockdown restrittivo di clausura domestica, il presidente Frau soffriva nel vedere vuota la sua casa. Non accettava di sporgersi dalle gradinate e vedere malinconicamente il manto d’erba sintetica appena rimesso a nuovo, le porte e il campo nella sua interezza, avvolto da un silenzio assordante che nulla ha a che fare con la vita. Ecco, crediamo che tutto ciò abbia suggerito questo presidente dalle mille idee e dotato di una sensibilità particolare, a reagire in modo concreto con iniziative che spezzassero in qualche modo le negatività e i pensieri di non vita che si susseguono in questi terribili giorni. Come fare? Semplice! Intanto si è già organizzata una videoconferenza da parte dei ragazzi e dei loro genitori con la Sindaca di Torino Chiara Appendino, la quale ha risposto a tante legittime domande nate da una situazione davvero preoccupante e che richiede fiducia di proseguire con la vita vera nel medio termine. E’ inutile dire che è stato un successo così come lo sarà anche il prossimo, in cui si prevede un’altra videoconferenza con un virologo per dare informazioni scientifiche sul coronavirus. Sappiamo che ci sono in programma anche altre idee coinvolgenti per tenere vivo l’interesse dei ragazzi e dei loro genitori, pur nel disagio di stare chiusi in casa e di rispettare le regole. Ed è lì l’abilità del presidente Frau e dei suoi collaboratori, i quali hanno pensato di utilizzare il mezzo informatico tanto di moda in questi giorni per vedersi e parlarsi, esprimendo le proprie ansie, gli umori, i pensieri legati alla scuola, agli esami che saranno sostenuti da casa, al nuovo anno scolastico che forse ricomincerà a settembre e, non ultimo, il desiderio di ritornare a rincorrere il pallone e socializzare di nuovo con i propri compagni. Tutto verrà a suo tempo. Ma intanto c’è il buon presidente Frau e il Cit Turin che pensano a loro e fanno coraggio a tutti!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711il-presidente-angelo-frau.jpgSiNangelo-frau-1013667.htmSi100451001,02,03010202
381013666NewsEditorialeLa sindaca Appendino, in videoconferenza con i ragazzi del Cit Turin.20200423181911Il Presidente del Cit Turin Angelo Frau, promotore di una iniziativa ammirevole <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In questo lungo periodo di lockdown imposto dall’emergenza virus, i bambini e i ragazzi abituati ad andare a scuola e poi fare le attività sportive, sono tra coloro i quali stanno soffrendo maggiormente. Così, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Angelo Frau</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente del Cit Turin</b> (società di calcio dilettantistica di Torino) ha pensato bene di proporre alla sindaca <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Appendino</b>, di incontrarsi in videoconferenza con i ragazzi “orfani” del pallone per rispondere ad alcune domande. Tra le domande più ovvie c’è stata quella di sapere quando si potrà tornare a stare tutti insieme e giocare anche nei parchi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nella seconda fase, proveremo a fare piccoli passi avanti ma ci vorrà del tempo” dice la sindaca “la regola delle distanze ce la porteremo dietro per diversi mesi e la scuola non inizierà prima di settembre. Si arriverà gradualmente alla normalità, ma dovremo rispettare le regole. Penso che gli spazi verdi della nostra città potranno tornare a essere frequentati e vissuti. Stiamo già lavorando con l’idea di aprire gli spazi per giocare”.</b> Poi la sindaca Appendino afferma il suo pensiero in tema di ripresa delle attività sportive che saranno legate all’andamento della situazione del contagio virus, con il quale dovremo convivere almeno fino al momento in cui ci sarà il vaccino. Sulla situazione mascherine, invece, la sindaca dice di avere avuto conferma dal presidente della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Regione Piemonte Cirio</b> il quale ha rassicurato che a partire dal 4 maggio le mascherine saranno distribuite. Il ritardo è dovuto al fatto (sindaca dixit) che tutti noi non eravamo preparati a gestire una simile pandemia che richiede un numero elevato di mascherine, per cui si è data priorità a coloro i quali lavorano a stretto contatto con gli ammalati. Temi interessanti che hanno dato risposte a chi, tra ragazzi e genitori, somatizza momenti di ansia esasperata per un modus vivendi difficile che sta cambiando i rapporti sociali in maniera tale da vivere distanziati e talora separati, per evitare un possibile contagio del virus. Di tutto questo diamo atto al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Angelo Frau</b>, anima insostituibile della sua creatura chiamata Cit Turin, in cui da sempre si è animata la vita sportiva e di valori ad essa collegati. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’idea è stata abbastanza semplice”</b> dice il Presidente Frau <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“abbiamo fatto delle riunioni e abbiamo capito che c’era questa esigenza, ossia quella di avvicinare i bambini, i ragazzi e le famiglie, alle persone che parlano in televisione. Tanto è vero che siamo anche in attesa di un virologo, per spiegare il virus ai bambini dal loro punto di vista e dalle loro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">domande”.</b> Quella del Presidente Frau e dello staff dirigenziale del Cit Turin è una iniziativa meritevole di elogio in quanto sensibile al lato prettamente sociale del problema, visto che dal punto di vista sportivo e calcistico si prevede ancora un fermo che riteniamo ancora lungo nel medio termine. Ma il Cit Turin non sta mai ad attendere passivamente che i suoi ragazzi e le relative famiglie si abbandonino alla deriva del pessimismo. La fiducia di ricominciare c’è. L’ha detto la sindaca Appendino e lo propone empaticamente anche il presidente Frau, fautore di questa bella iniziativa organizzata per esortare gli animi a non abbattersi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sindaca-chiara-appendino.jpgSiNchiara-appendino-1013666.htmSi100451001,02,0301072
391013664NewsEditorialeIl pallone con la faccia da virus20200317172143Il mondo del calcio si ferma e riflette.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ rivoluzione a livello mondiale. Si spostano di un anno gli europei di calcio 2020, è probabile che anche le Olimpiadi del Giappone siano rimandate, i vari campionati di Lega si fermano per riprendere in data da destinarsi e gli allenamenti di tutte le società professionistiche e non, decidono forzatamente lo stop. Un’apocalisse del pallone e non solo, perché anche altri sport si sono fermati per non incorrere ancora al rischio di essere infettati dal Covid 19. Così c’è chi si allena tra le proprie mura domestiche e c’è anche chi raccoglie fondi e si adopera per opere di beneficenza verso i vari ospedali d’Italia che sono sull’orlo della crisi a causa della mancanza di posti letto in reparto e soprattutto in rianimazione, il luogo più consistente di carenze a causa dei numerosissimi casi gravi per coronavirus. Berlusconi devolve 10 milioni di euro alla Regione Lombardia, Buffon fa un appello di raccolta fondi per il Piemonte, Lorenzo Insigne per Napoli e la Campania, Francesco Totti per la città di Roma, De Rossi e sua moglie si sono attivati per donare sangue, il Torino calcio e la Juventus sono anch’essi partecipi all’aiuto in denaro, e tanti altri benefattori si sono messi a disposizione in un momento di particolare difficoltà per questa nostra Italia così colpita dalla virulenza di un ospite subdolo, malvagio, silente, penetrante, quanto inatteso nel suo maligno dilagare. E’ il pallone che assume la faccia da virus, che mette tutti a tacere per paura della sua forza estrema capace di disorientare anche i potenti manovratori di un mondo che produce soldi a palate. E così scopriamo che mai come adesso i calciatori seppur privilegiati, sono molto simili a noi che non godiamo degli stessi benefici perché siamo portatori di difficoltà quotidiane, capaci di manifestarsi tra numerosi momenti di crisi economica. Ma c’è l’umano che unisce, che non fa distinguo tra ricchi e poveri ma si compenetra nel pensiero di aiutare chi sta peggio. E in questo momento chi sta peggio è tutta l’Italia con la sua difficoltà di vivere, perché è impegnata a salvare il salvabile dopo aver contato le migliaia di morti uccise dall’inesorabile virus. Una partita per la vita che non dura solo 95 minuti come quella del pallone, ma ne richiede molti di più in un indefinibile tempo che appare ancora troppo lungo per ritornare a vivere nella normalità. E’ il pallone della vita che s’inceppa maledettamente, ma che ci fa anche scoprire lati nuovi di quell’umano pensiero che fino ad oggi ha creato un netto solco divisorio tra il lusso sfrenato dei privilegiati calciatori e l’altra parte di popolo che li sostiene per passione, ma che a conti fatti si è trovato sempre da solo. Ecco, forse adesso, dopo questa esperienza che ci accomuna tutti, possiamo pensare ideologicamente a un mondo meno egoista e più unito concretamente e non a parole nello sguardo verso chi ha più bisogno, ma che in modo adrenalinico si bea sempre delle gesta dei propri campioni. Per arrivare a tutto questo, ci voleva la sofferenza umana portata all’eccesso dall’epidemia del coronavirus?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-pallone-con-la-faccia-da-virus.jpgSiNil-pallone-con-la-faccia-da-virus-1013664.htmSi100451001,02,03030146
401013661NewsCampionatiDisamorarsi di calcio20200303121944Il delicato momento del football italiano<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Noi che scriviamo di calcio da molti anni, noi che cerchiamo di non incrementare l’odio sportivo tra fazioni di diversa fede pallonara, noi che da sempre vogliamo informare dando l’impronta imparziale e oggettiva su ciò che rappresenta qualunque fatto legato al football contemporaneo, siamo disgustati dai toni, dalle parole di offesa e dai comportamenti di chi ha la responsabilità di mediare senza aizzare gli animi. In questi giorni di emergenza per il coronavirus il pallone è nel caos, per la ridefinizione del calendario di campionato<a name="_GoBack"></a> dopo i rinvii per l’emergenza sanitaria. Tante, troppe parole di parte si sono ascoltate con l’aggravante di offese contro i responsabili della FIGC e in particolare contro il numero 1 della Lega di Serie A <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Dal Pino</b> il quale, secondo il patron dell’Inter Steven Zhang, ha proposto il recupero del match Juventus Inter in data 9 marzo a porte aperte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Giocare con il calendario e mettere sempre la salute pubblica al secondo posto” </b>dice Zhang <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“sei</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">probabilmente il pagliaccio più grande che abbia mai visto. Vergognati”.</b> Parole pesanti, che stonano particolarmente sulla bocca del massimo dirigente di una delle più importanti società di calcio di Serie A. Non entriamo nel merito di tale questione, ma il fatto stesso che si dicano certe parole così pesanti pubblicamente, che possono eccitare gli animi già accesi da sempre tra interisti e juventini, ebbene lo riteniamo un fatto irresponsabile. Puoi non essere d’accordo, puoi dichiarare pubblicamente che quella determinata data non ti sta bene proponendone altre, ma non puoi assolutamente lasciarti andare come l’ultimo tifoso da bar che offende e non usa mezzi termini. Questa eterna guerra tra Inter e Juventus non finirà mai e ha logorato davvero un mondo del calcio sempre più proiettato all’odio, alla guerra, alle pericolose imboscate tra frange esagitate delle due tifoserie. Guelfi e Ghibellini che si guardano in cagnesco e basta poco per accendersi. No, almeno la classe dirigente misuri i comportamenti e si disponga a collaborare con le istituzioni in questa situazione di completa emergenza sanitaria, in cui tutta l’Italia del nord si è fermata per far fronte a un’epidemia dilagante di infezioni. In questa tremenda situazione non è facile stabilire la ripresa della normalità, per questo c’è bisogno di lavorare insieme senza porre paletti di dietrologia sospettosa nel favorire l’uno a discapito dell’altro. No, questo sistema non ci piace più e ci dissociamo da ogni atteggiamento atto a offendere chi è preposto a decidere in momenti particolari come questo. E’ l’enfasi dell’ipocrisia in cui tutti siamo d’accordo che la salute venga preservata e sia prima in classifica nella scala dell’importanza di vita, e poi ci facciamo la guerra l’un l’altro pensando che dietro a un paravento ci siano sempre i figli e i figliastri. Si smetta di vedere sempre farneticanti persecuzioni che distruggono tutto e tutti. Il calcio, per andare avanti ha bisogno di uomini veri!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNdisamorarsi-di-calcio-1013661.htmSi100451001,02,0303087
411013659NewsEditorialeIl Cit Turin non è solo Cristiano Ronaldo, è molto di più20200229193432«Una vita da mediano«, è il titolo del triangolare di squadre professionistiche riservate agli Under 14.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Angelo Frau</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>, il presidente del Cit Turin (una delle più importanti società di calcio dilettantistiche di Torino e dintorni), ci ha ormai abituato da molti anni a nobili messaggi che si intersecano tra calcio giovanile e problemi sociali. Un accorato andamento di sensibilizzazione, che sa di riflessione su quelli che sono i problemi legati alla vita. Sì, perché il presidente Frau è legatissimo al concetto culturale ed educativo, in cui si esalta il pallone come mezzo di comunicazione e aggregazione sociale con scopi educativi, specialmente per i più piccoli calciatori. Una voce che si staglia in maniera forte e decisa in un mondo, quello del calcio dilettantistico e professionistico, che mostra di essere molto lontano da quelli che sono gli antichi principi di socializzazione, per far posto al risultato che conta e si concretizza spesso in una futile vittoria ai fini del significato primario di umanizzazione. E così, in un mondo pallonaro che bada al sodo facendosi scrollare di dosso fatti che colpiscono le coscienze della vita di tutti i giorni, il presidente Frau organizza tornei, mini tornei e triangolari di calcio che lasciano traccia di sé. Un ricordo, un accenno, o una rielaborazione mentale di un fatto, di una tragedia accaduta, che possa fungere da sensibilizzazione soprattutto alle giovani generazioni che sono la speranza di un futuro migliore. Tra le tante cose fatte nell’ambito calcistico dei dilettanti, il presidente Frau sta organizzando in questi giorni un triangolare con la partecipazione di squadre professionistiche giovanili, per inaugurare il nuovo campo in erba sintetica ad intaso naturale, che grazie alle sue proprietà organolettiche uniche e innovative, offre al sistema in erba sintetica un tocco di incredibile naturalezza. Una perfezione innovativa che favorisce la tecnica del calcio moderno e al contempo completa la struttura del Cit Turin già dotata dei più moderni accorgimenti, capaci di ospitare match e avvenimenti calcistici che richiedono una particolare organizzazione tecnica. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ebbene, come dicevamo pocanzi, per inaugurare questo bellissimo campo ultimato da poco, il presidente Frau ha pensato di organizzare un triangolare con squadre professionistiche Under 14 nel pomeriggio del 25 marzo. L’evento, che conta anche la presenza di ospiti importanti del mondo del calcio, dell’arte e della cultura, oltre a un momento di festa e di allegria, vuole essere una rassegna di calcio giovanile che mette a confronto le migliori scuole di Calcio del Nord d’Italia. Ma, come dicevamo pocanzi, dietro ogni evento organizzato dal presidente Frau c’è sempre un nobile pensiero da realizzare. In questa particolare circostanza, infatti, si intende ricordare la figura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, un giovane calciatore di Milazzo (Me) che è morto tragicamente in un incidente d’auto dopo avere giocato la sua ultima partita di campionato. Si intitolerà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Una vita</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">da Mediano”,</b> la rassegna sportiva che vuole commemorare questo ragazzo di belle speranze calcistiche il quale ha lasciato inermi la famiglia, gli amici, i conoscenti, i compagni di squadra e l’intera cittadinanza milazzese. Così si legge in una nota della società dilettantistica Cit Turin: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Marco Salmeri è mancato all’età di 23 anni in un tragico incidente stradale, mentre rientrava a casa dopo una gara di campionato. Con lui vogliamo ricordare tutti i giovani periti in incidenti sulla strada e al contempo richiamare l’attenzione alla prudenza quando si guida”.</b> Dunque, si profila un evento calcistico atto a sensibilizzare i giovani nel ricordo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, un ragazzo che amava giocare a calcio ma il destino gli ha spezzato troppo presto quei sogni che esistono nei cuori di tanti giovani calciatori. Il pallone come vita e non come morte, questo potrebbe essere il messaggio del presidente Frau che vuole rimarcare il calcio quale simbolo di gioco, di divertimento, ma anche di aggregazione sociale e maturazione educativa. E non è un caso che la società sportiva da lui presieduta, si rivolga prevalentemente a bambini, ragazzi e ragazze, avendo una Prima Squadra che partecipa al Campionato di Promozione. 270 bambini tesserati che partecipano a tutte le categorie del Settore Giovanile Dilettantistico, di cui quattro squadre partecipano al Campionato Regionale e Provinciale, mentre il Calcio Femminile comprende tutte le categorie del Settore: attività di base giovanile e partecipazione della Prima Squadra al Campionato di Eccellenza. E, come se non bastasse, al Cit Turin si organizzano momenti di Calcio a 5 e a 8 riservati al disagio mentale, con la partecipazione di ragazzi Down e Ipovedenti, i quali partecipano ai vari Campionati Nazionali. Eppure, nonostante questo, tutti ricordano il Cit Turin come la struttura che ha ospitato recentemente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, per avergli dato l’opportunità di girare uno spot pubblicitario nell’ambito della propria struttura. Certo, si è trattato di un fatto che ha dato molta luce all’immagine della società del presidente Frau, tuttavia, conoscendo la sua persona e i concetti espressi da sempre, siamo certi che egli tenga maggiormente ai messaggi sociali che si propagano dalla sua società. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino, Struttura del Cit Turinfl0711fl0711il-presidente-angelo-frau.jpgSiNil-cit-turin-non-e-solo-cristiano-ronaldo-e-molto-di-pio-1013659.htmSi100451001,02,0301081
421013657NewsCampionatiMarcello Chirico è ipercritico su Sarri e la sua Juventus.20200227151118Intervista a uno dei più popolari tifosi della Vecchia Signora d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Giornalista professionista, opinionista tv e juventino da legare, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marcello Chirico</b> rappresenta uno di quei personaggi che se non ci fossero dovremmo inventarli. Il suo modo di porsi, infatti, è sempre molto deciso nel sostenere le proprie verità, mettendo in mostra una chiarezza di idee pallonare che spesso vanno oltre la sua esuberanza da vero tifoso della Vecchia Signora d’Italia. Torinese, Marcello Chirico è attualmente direttore editoriale de “Il Bianconero.com”, dopo avere lavorato per 18 anni come cronista politico ne “Il Giornale”. Dal 2004 è opinionista sportivo sulle tv del gruppo Mediapason (Telelombardia, Antenna 3, Top Calcio 24, Videogruppo Piemonte) dove si occupa prevalentemente di Juventus. Per la sua squadra del cuore ha scritto diversi libri ed ha anche dedicato una canzone dal titolo “Atto d’amore”. Davvero inconfondibile questo personaggio, che dalla faccia, dai movimenti, dal suo gesticolare espressivo, mette sempre in mostra il carisma del suo essere juventino che esprime tutta la sua gioia nelle belle vittorie, ma che sa essere anche molto critico nelle partite perse senza gioco, passione e determinazione. Sono temi che abbiamo sviluppato in questa intervista, in cui Chirico manifesta tutto il suo interrogarsi sulla Juve di Sarri.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, cosa pensi del big match Juve Inter che si giocherà a porte chiuse?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che fosse l’unica cosa da fare, anzi credevo addirittura che già domenica scorsa si adottasse il sistema di giocare a porte chiuse tutte le partite di campionato. E’ un periodo delicato e c’è un’emergenza grave in atto, per cui ritengo che sia responsabile prendere delle precauzioni. Poi, se vogliamo parlare del lato sportivo, è chiaro che sarebbe stato meglio vedere una partita con una bella cornice di pubblico, le coreografie, i cori e tutto il resto. E’ evidente che da tutta questa storia, sempre dal punto di vista sportivo, se ne avvantaggia l’Inter perché gioca la partita dell’anno in uno stadio deserto, dove non c’è neanche un tifoso della Juve e quindi per l’Inter è ancora meglio che giocare in campo neutro, perché lì i tifosi sarebbero andati. Ma non solo, devo dire che la squadra di Conte è doppiamente fortunata perché non ha giocato neppure la partita contro la Sampdoria di domenica scorsa, e quindi sarà più riposata della Juve”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per Conte è dunque un vantaggio dal punto di vista ambientale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ un enorme vantaggio, anzi è un vantaggio gigantesco. Penso che neanche lui se lo immaginasse di avere questo vantaggio, perché un conto è giocare la partita in uno stadio ostile, e tale sarebbe stato nei suoi confronti, e un conto è giocare in uno stadio vuoto. E’ chiaramente un vantaggio enorme per Conte. Non ci sono dubbi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non credi che il coronavirus e la relativa psicosi, stiano producendo più danni del virus stesso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente. Vedo gente che si va a fare i tamponi senza avere avuto contatti con nessuno e stando anche bene. Si è creata una psicosi perché ci siamo spaventati tutti, tuttavia, penso che l’allerta sia giusta ma a creare il panico siano soprattutto i politici ancor prima dei medici”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ banale dire che mancando la bolgia dello Stadium, sarà più difficile vincere la partita contro l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, la presenza dei tifosi sarebbe stata fondamentale, tuttavia mi viene da fare questa domanda: Quante volte quest’anno abbiamo visto la bolgia bianconera all’Allianz Stadium?. Sì, perché un conto è avere lo stadio pieno che fa il tifo, e un conto è vederlo come lo stiamo avendo quest’anno, in cui si notano dei vuoti. Dunque, ritengo che in questa particolare occasione avremmo sentito soltanto i cori dell’Inter”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chiara la tua sottile critica al non gioco della Juve. A proposito, non pensi che tra Juve e Inter alla fine goda la Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che la Juve farà di tutto per vincere contro l’Inter, ma è chiaro che se dovesse pareggiare e la Lazio dovesse vincere contro il Bologna ci sarebbe un ribaltamento in classifica. Tra l’altro, mi sono chiesto perché la Lazio debba giocare a porte aperte, visto che ci sono stati anche dei casi di coronavirus a Roma. Ecco, non capisco la difformità delle regole. Se tu hai deciso di non volere raduni di persone nei luoghi pubblici, allora dovresti uniformare il campionato a questa regola e giocare con gli stadi vuoti per non creare aggregazioni di massa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, in questo periodo hai la fama di essere un tifoso ipercritico del gioco della Juve di Sarri. Cosa non ti piace della tua squadra del cuore? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Parto dal presupposto che a me non piaceva già come Allegri faceva giocare la Juve, nonostante si vincesse con il risultato di farci sentire tutti debitori dei tanti successi ottenuti. Poi si è cambiato allenatore perché si voleva vedere giocare la Juve in un modo più brillante e, soprattutto, con un’altra mentalità che fino ad oggi stiamo vedendo soltanto a sprazzi. Spero di vedere il bel gioco promesso domenica prossima contro l’Inter. Io do tempo a Sarri, anche se siamo già a fine febbraio e nulla di nuovo e di diverso si vede. Devo dire che qualche volta ho persino visto peggiorare il gioco rispetto all’anno scorso. Altro che cambiamento di mentalità!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi delle parole dette pubblicamente da Andrea Agnelli, in cui si evince tra le righe il suo desiderio di portare Guardiola alla Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Che Guardiola piaccia ad Agnelli non lo scopriamo adesso, solo perché lo dice lui in quest’occasione. E’ già dalla scorsa estate che si sapeva quanto avesse tentato di portarlo alla Juve. Il problema è nato dal fatto che Guardiola non ha mai avuto voglia di lasciare il Manchester City. Tuttavia, penso che questo discorso sia soltanto rimandato a posteriori, anche perché sono convinto che se Sarri non vincerà, è molto probabile che il presidente Agnelli ritorni alla carica”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Restando sempre sulle rivelazioni che il presidente bianconero ha fatto nel corso di una diretta a Radio 24, emerge anche un velato avvertimento a Sarri e Paratici a riguardo del loro futuro. Te lo aspettavi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il fatto che Agnelli, nel corso della conferenza stampa di addio di Allegri avesse detto che i responsabili sarebbero stati a tutti gli effetti Paratici e Nedved, la dice lunga su come il presidente volesse delegare le responsabilità, come si fa esattamente in tutte le aziende. Poi, però, si attendono i risultati, e se questi non ci sono, è chiaro che al momento qualcosa è venuto a mancare. Quindi, se la Juve dovesse vincere, è chiaro che nulla cambierebbe, se invece non dovesse avvenire più questo, probabilmente qualcosa cambierà. Devo dire che c’è stato qualche colpo a vuoto da parte di Paratici nelle due campagne di mercato estivo e invernale. Quindi, mi sembra chiaro che se i risultati non verranno con scadenza 2021, così come ha detto Agnelli, è logico che sarà sostituito così com’è nella logica di ogni azienda che si rispetti. Paratici, è un bravissimo conoscitore di giocatori, ma come dirigente probabilmente è un novizio. Qualche errore l’ha fatto, e secondo me il mercato non è stato fatto in maniera totalmente corretta”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, rimpiangi Marotta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Assolutamente no. Non mi ha mai convinto del tutto. E’ uno fin troppo attento ai conti, e ricordo tanti giocatori di livello non presi per le sue titubanze. Non mi sembrava questo grandissimo fenomeno che tutti dicono. E’ un bravo dirigente ma non un top player. Paratici, invece, lo ritengo un top player per quello che riguarda la conoscenza dei giocatori, ma un neofita per quanto riguarda le pratiche dirigenziali, perché lo si vede chiaramente in difficoltà”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Con che stato d’animo vivrai il derby d’Italia davanti al teleschermo?<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Per ovvi motivi televisivi allo stadio ci vado quasi mai, perché devo essere presente in studio su 7 Gold. Gli interisti li ho sempre davanti in studio, e le così dette me le fanno girare abbastanza. Spero di vedere una bella partita. Ho grande fiducia nella Juventus”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi vincerà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve, naturalmente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-chirico-marcello.jpgSiNmarcello-chirico-e-ipercritico-su-sarri-e-la-sua-juventus-1013657.htmSi100451001,02,0303077
431013654NewsCampionatiContro il Brescia vince la Juve e…….la noia!20200217123340La Juve è prima in classifica ma.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella domenica dello scontro diretto tra Lazio e Inter, la Juventus ha affrontato il Brescia all’Allianz Stadium. Era una partita da vincere per ovvie ragioni e la Juve l’ha fatta sua con il risultato di 2 a 0 con gol di Dybala su calcio di punizione e di Cuadrado su una delle pochissime azioni di gioco meritevoli di citazione. Per il resto è stata noia completa. Noia di una squadra che appare in ritardo di preparazione, noia di un gruppo di calciatori che non ha intensità, noia di una circolazione di palla troppo lenta. In poche parole questa non è Juventus, non può esserlo, a meno che non si capisca quale sia esattamente il male oscuro che si è inserito prepotentemente nella situazione globale dei meccanismi di squadra. Crediamo che Sarri sia l’unica persona a dovere dare una risposta precisa su quello che sta succedendo a questa squadra e, di conseguenza, prendere le giuste misure per risolvere una situazione che richiede ormai soluzioni in tempi brevi, visti gli impegni di Champions, Campionato e Coppa Italia, i quali sono ormai dietro l’angolo. D’altra parte con quello che guadagna il tecnico dall’inconfondibile parlata toscana, chiamato dalla Juve per infondere un gioco armonico e spettacolare, ci si deve aspettare una risposta concreta ai tanti dubbi che affliggono la sua squadra incapace di avere un’identità ben precisa. L’idea di aspettare ancora, accumulare punti per la classifica, restare bene o male in corsa per tutte e tre le competizioni calcistiche non regge più. E’ tempo di risposte chiare e inconfutabili, perché la Juventus è carica di super campioni profumatamente pagati, così come il suo allenatore che guadagna 6,5 milioni netti a stagione più bonus. Poi possiamo anche parlare di certi errori fatti nella campagna acquisti estiva fatta da Paratici, il quale non ha saputo sistemare a dovere il centrocampo ed ha ritardato palesemente la cessione di giocatori che non apparivano più nel progetto Juve voluto da Sarri. Certo, il dirigente della Juventus ha poi riparato in extremis nel mercato di gennaio con le cessioni di Mandzukic, Emre Can e Pjaca dato in prestito per farlo giocare, tuttavia, prima ancora di una questione legata a trattative economiche non convenienti alla Juve, si pensa a un’incertezza nel programma da seguire, a una sorta di tentennamento fatto di indecisione che si riflette inevitabilmente anche sulla fisionomia tecnica della squadra. La Juve e Sarri non hanno ancora capito se con il vasto parco di giocatori di primissima qualità che hanno nel proprio organico, devono tatticamente inseguire il 4-3-3, piuttosto che il 3-5-2, o il 4-3-1-2 con il trequartista che non c’è, non si trova e qualche volta si tenta d’inventare. Così come si tenta di inventare una difesa che a seguito degli infortuni di Chiellini (rientrato contro il Brescia per una decina di minuti finali) Demiral, Danilo (anch’egli rientrato ieri) si sia optato di inventare un Cuadrado che da terzino ha fatto quello che ha potuto. E poi De Ligt, un giocatore tanto pagato che non riesce a dare garanzie di personalità e, per questo, Sarri cambia continuamente formazione. Un po’ per sostituire gli infortunati e un po’ per non avere le idee chiare su come affrontare la situazione, la Juve sembra in un continuo cantiere di lavori in corso. Per fortuna CR7 dà il suo apporto di vero campione instaurando una leadership in campo e nello spogliatoio, pur avendo bisogno di tanto in tanto di tirare il fiato per essere gestito al meglio. Ma, a onor del vero, dobbiamo dire che anche Dybala è migliorato. Il ragazzo si è fatto valere dimostrando di meritare la maglia da titolare e non essere vittima delle continue indecisioni di Sarri, il quale sistematicamente l’ha sostituito nel corso delle gare giocate. Dunque, la situazione di questa Juve non è chiara e il fragile gioco messo in campo che spesso si traduce in situazioni d’incomprensibile pausa di attenzioni, non induce a trovare la svolta risolutiva per vedere rinascere la Juve e il suo gioco. Ci riuscirà Sarri in queste settimana che precedono i grandi impegni della stagione 2019/’20?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNcontro-il-brescia-vince-la-juve-e-.la-noia-1013654.htmSi100451001,02,0303098
441013649NewsCampionati“Il Toro è un’idea, una diversità”, parola di Fabio Viglione.20200123144520Intervista a un tifoso eccellente,che vede il calcio attraverso analisi approfondite e condivisibili. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avv. Fabio Viglione da Roma</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>. Sì, proprio lui, il tifoso del Torino autore del libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Caro Toro ti</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">scrivo” </i></b>che ha<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>elaborato<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giorgio Merlo</i></b>. Non è la prima volta che lo intervistiamo e non è un caso che ci rivolgiamo a lui, nonostante abiti lontano da Torino, per conoscere il suo pensiero sul Toro. Oggi più che mai, vista la delicata situazione che sta attraversando l’ambiente granata in questo momento. Il suo è un contributo da opinionista prima ancora che da tifoso, in quanto ha una spiccata capacità di analisi su fatti calcistici ad ampio raggio. Avvaliamoci dunque della sua opinione.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, cosa pensi di questa freddezza da parte dei tifosi granata nei confronti della società e della squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certamente vivendo a Roma non sono al corrente di tante cose che riguardano l’ambiente, se non per le notizie che leggo attraverso i giornali. Ho sempre pensato, e penso, che il tifoso granata fosse diverso dagli altri, proprio per le peculiarità uniche che la grande storia del Torino possiede. Il Toro è un’idea, una diversità e anche una voglia di mettere in campo quelle caratteristiche che ci fanno prescindere dalla mancanza di ricchezza economica, per riconoscerci in una simbolo di lotta, di sofferenza e maniche rimboccate. E’ la nostra storia, è nel nostro dna. Non è retorica la mia, quando sostengo che il tifoso del Toro, da sempre, non ha mai misurato il suo attaccamento alla squadra ed alla società in base al risultato, ma ha vinto già per il solo fatto di “essere del Toro”. E’ una vittoria di sentimento che ci fa diversi, orgogliosamente diversi. Noi siamo sempre stati un po’ originali come tifo, come passione, colore, calore, quindi questa è l’identità che per noi è fondamentale rimarcare. Ed il Toro non può prescindere dai suoi tifosi, dal suo Popolo. Questo è un tema secondo me centrale quando si parla di Toro. E non è un caso che la vasta letteratura granata e le tante pubblicazioni, suscitino tutto questo interesse. Perché nonostante le poche vittorie la letteratura e la cinematografia parlano di noi più di ogni altra realtà calcistica? E’ il segno evidente che il Toro non è una semplice squadra di calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che nel calcio moderno fatto di business, non c’è molto spazio per le squadre come il Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, perché oggi mancano le possibilità di competere per vincere. L’estate passata sotto l’ombrellone a scommettere su chi avrebbe vinto lo scudetto è un lontano ricordo. Negli anni passati il tricolore lo potevano vincere, come è avvenuto, - e parlo anche degli anni settanta e ottanta - la Sampdoria, il Verona, il Torino, il Napoli. Adesso la competizione per il titolo si è ristretta al punto che squadre come il Toro si possono collocare al massimo, nella stagione di grazia, in quel ristretto numero di compagini capaci di piazzarsi per un ingresso in Champions. E’ impossibile sognare. Realisticamente, l’ingresso nelle competizioni europee è il massimo a cui possiamo aspirare per come il sistema si è sviluppato. Non penso che sia molto “distante” la strada che ci separa da un quarto/quinto posto come crescita generale. Una crescita che non va dimenticata. Non solo, una crescita nella quale l’ultimo tratto di strada è il più difficile da raggiungere.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Noi veniamo da un periodo in cui faticavamo a collocarci in serie A… E’ stato un periodo di grande sofferenza nel quale credo che abbiamo perso anche diverse generazioni di giovani tifosi… Ora siamo certamente su un altro piano e su altri livelli. Ma dobbiamo e possiamo certamente migliorare. Penso che non sia facile per il Torino, consolidare un posto davvero importante in un calcio come quello attuale ma io ci credo. Voglio crederci. Anche perché voglio regalare a mio figlio tredicenne, che tifa Toro e vive a Roma, meno sofferenze… ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo questo tuo pensiero filosofico e al contempo razionale, si evince chiaramente una forma dissociativa dalle attuali contestazioni granata contro la squadra e la società. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io credo che si debbano trovare sempre delle ragioni di “cucitura”, perché una società e una squadra di calcio non possono prescindere dal calore del pubblico e la nostra passione non ci può mutilare della squadra del cuore. La società e la squadra hanno bisogno della passione della gente, della gente granata. Non gente qualsiasi. Il Toro ha sempre avuto un “tifo” ed una curva da scudetto anche quando la squadra giocava in serie B. Credo e spero che una soluzione possa trovarsi nel mettere al centro i punti di convergenza. Anche i calciatori devono capire che indossano una maglia storica e ricca di passione che non può essere mortificata. I tifosi sono un patrimonio immenso di passione dalle potenzialità infinite. Anche se viviamo un calcio ormai deprivato di sentimenti e ostaggio di fatturati e social media. E’ indubbio che quando i risultati non arrivano, qualcosa si è sbagliato anche in sede di valutazioni a monte. Tuttavia, parlando del profilo tecnico che è l’unico su cui sono in grado di esprimermi, sempre guardando dall’esterno, credo si debba fare anche una valutazione “ex ante”. Perché sono stati tenuti i pezzi pregiati? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sirigu, Belotti, Izzo?</i></b> Si è probabilmente pensato che mantenendo la struttura di una squadra che aveva fatto bene si sarebbe potuto fare ancora meglio del settimo posto. Io, francamente, ero tra quelli che aveva creduto nelle scelte di mercato. Ma il calcio non è una scienza esatta. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi della quasi certa cessione di Bonifazi e dell’eventuale prestito di Iago Falque?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questo caso penso ci sia un problema tecnico, piuttosto che un volere della società. Bonifazi credo venga ceduto per esubero nel ruolo visto che abbiamo tanti difensori centrali e non tutti possono giocare. Tuttavia, che la scelta per sfoltire il reparto ricada su un giovane di valore proveniente dalla nostra ‘cantera’ mi lascia un po' di amaro in bocca. Su Iago? Lo vorrei ancora con noi. È stato considerato un punto fermo del Toro, nonostante l’infortunio subito, credo gli si debba dare adesso l’opportunità di rientrare proprio per le sue qualità tecniche e la sua duttilità. E poi non si può a questo punto della stagione privarsi di un ottimo calciatore, minimizzando il numero della rosa dei titolari. Mazzarri non può avere la panchina corta, anche perché un allenatore deve essere in grado di gestire tanti giocatori se l’obiettivo è ambizioso. La competizione va gestita ma tiene alta la qualità e le soluzioni. E’ un problema di chi allena saper dosare la competizione interna e l’armonia. Con una rosa corta si ha il …respiro corto….” e alla lunga la squadra ne risente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, non sei d’accordo con la gestione tecnica di Mazzarri? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Oggi direi di no. Io credo che lo stesso Mazzarri non sia soddisfatto del rendimento della squadra. In campo si alternano buone giocate a momenti di blackout, abbiamo giocato un girone d’andata in chiaroscuro quanto a continuità ed intensità di gioco.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Vedo una propensione a giocare chiusi sull’avversario. Un atteggiamento tattico che ha fatto in modo di far soffrire la squadra, più contro squadre meno attrezzate e dai valori più modesti che contro le cosiddette “grandi”, squadre chiamate a “fare la partita”. Il calcio non è una scienza esatta ma è spregiudicatezza, spensieratezza, voglia di fare, freschezza di idee che spesso vengono apportate dai giovani capaci di farti la giocata sopra le righe che ti fa vincere la partita. Il calcio fa sognare pure per questo, non è il gioco degli scacchi. No, la direzione tecnica di Mazzarri, di cui non discuto la preparazione, in questo momento risente, a mio avviso, di questo atteggiamento di scarsa propensione alla proposizione del gioco. Al coraggio. E’ una mia opinione. Vedo poi poca apertura di credito verso i giovani, come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Millico, Edera</i></b>, che potrebbero apportare entusiasmo e sfrontatezza. Le capacità balistiche di Millico che ha strabiliato nel campionato primavera credo che possano confermarsi anche in serie A. La traversa contro il Sassuolo non mi ha sorpreso, gli ho visto fare tanti gol così nelle giovanili, ha una strabiliante naturalezza nel calciare a giro da quelle distanze. Credo che i giovani talentuosi debbano essere maggiormente coinvolti, come peraltro, sta accadendo altrove (penso a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Vlahovic, Malinoski, Kulusevski</i></b>). Non credo affatto che inserendo i giovani in squadra ed equilibrandoli naturalmente nell’assetto base, con i più esperti, si rischi di bruciarli. Chi l’ha detto? Semmai, tenerli in panchina rischia di demotivarli, di frustrare la loro autostima e di non farli sbocciare. Poi non dimentichiamo che il tifoso del Toro ha sempre avuto un legame particolare con i giovani del Filadelfia ed è pronto a perdonare anche qualche sbavatura. I nostri giovani sono fondamentali per ridare entusiasmo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Vuoi spendere qualche parola per un giocatore in particolare ? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una parola per Sirigu. E’ un portiere davvero formidabile. Non credevo fosse così forte. Merita di giocare titolare in Nazionale, un vero fuoriclasse. E’ l’idolo di mio figlio che cerca di emularlo nel campetto della scuola, giocando con la sua maglia numero 39. Ma anche Belotti merita elogi particolari. E’ cresciuto molto ed è diventato un vero trascinatore. Non si risparmia, lotta dal primo all’ultimo minuto, è migliorato molto anche tecnicamente, è maturato nei movimenti e nella capacità di leggere le situazioni, incarna davvero lo spirito del Toro quando carica a testa bassa e non si arrende mai”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come vedi il prossimo incontro casalingo contro l’Atalanta di Gasperini, reduce dalla sconfitta interna contro la Spal?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sconfitta in casa dell’Atalanta contro la Spal, dimostra che tranne qualche squadra che si colloca su un livello nettamente superiore, tutte le altre compagini possono vincere o perdere contro tutti. Ogni partita ha le sue insidie. Al di là degli episodi che possono capitare ed essere sempre determinanti, tra Torino e Atalanta vincerà chi dimostra di avere più fame. In ogni zona del campo, su ogni pallone, sarà necessario dare il massimo ed avere la testa libera. Si gioca con il cuore, con la testa e con la giusta determinazione. Mi auguro davvero che sia il Toro ad avere più fame, anche se dubito che l’Atalanta dal gioco arioso messo in mostra fino ad oggi, accetti di buon grado una sconfitta interna contro una Spal ultima in classifica, senza la voglia di rifarsi immediatamente. Quella partita persa brucia ancora tanto alla Dea di Gasperini. Il Toro è avvertito!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><a name="_GoBack"></a></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avvocato-fabio-viglione.jpgSiNil-toro-e-un-idea-una-diversita-parola-di-fabio-viglione-1013649.htmSi100451001,02,03030264
451013647NewsCampionatiSimone Inzaghi, l’allenatore che si ispira ad un calcio moderno20200114184239Il segreto della Lazio? Questo giovane allenatore in cui molti non credevano.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono allenatori di calcio che in carriera sono stati veri campioni e hanno fallito la strada di coach e altri che sono stati degli assoluti mediocri e si sono imposti come ottimi tecnici di squadra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> classe 1976, sta diventando poco per volta il simbolo di quanto si possa far bene da allenatore pur essendo stato un modesto attaccante. La sua è una carriera legata alla Lazio, dove sta maturando esperienze da allenatore modello, capace di interpretare questo ruolo in maniera moderna, sia dal punto di vista tecnico – tattico che da catalizzatore di idee atte a fare da trait d’union nell’assemblare la sua squadra e renderla vivace nei vari ruoli di campo e di spogliatoio. Un po’ come dire che nel calcio nulla s’inventa ma tutto si lavora all’unisono con dedizione, voglia di arrivare senza troppe parole ma con l’ausilio dei fatti. Simone Inzaghi è stato allenatore degli Allievi Regionali della Lazio nel campionato 2010’11, poi ha assunto la guida degli Allievi Nazionali dal 2011 al 2014 ed ha allenato la Squadra Primavera dal 2014 al 2016, allorquando il presidente Lotito gli diede l’opportunità di allenare la Prima Squadra. Piacentino di nascita, Simone Inzaghi è il profilo ideale di allenatore per ogni società che ha grandi aspirazioni, in quanto alle capacità già esposte prima, si aggiungono caratteristiche di serietà professionale, ottima presenza e massima attenzione nei rapporti con i media nel non essere mai polemico e irascibile, ma sempre attento a presentarsi con stile ed eleganza anche verbale. E non è un caso che questa estate nel vorticoso giro di allenatori, la Juventus di Andrea Agnelli aveva anche puntato su di lui come eventuale cavallo di battaglia per il dopo Allegri. Oggi, con il senno di poi, forse avrebbe fatto bene a preferire il tecnico della Lazio proprio per queste sue caratteristiche che, secondo un nostro avviso, si sposerebbero perfettamente con lo stile Juventus. E poi, puntando su Inzaghi, la Juve avrebbe ottenuto un cambiamento più soft e meno rivoluzionario e integralista di quanto non ha fatto puntando le sue scelte su Maurizio Sarri. Tuttavia, dobbiamo dire che col senno di poi è tutto più facile, anche se non escludiamo che un giorno non lontano sia Agnelli che Nedved e Paratici ritornino a rinvigorire questo pensiero su Inzaghi che non è stato mai accantonato. Comunque, ogni idea su questo tema sarebbe al momento molto prematura, ma conferma quanto anche dal punto di vista tattico sia possibile in un prossimo futuro. Adesso Inzaghi sta bene dov’è. La sua Lazio sta andando con il vento in poppa e, soprattutto, se resisterà a tenere la freschezza fisica e mentale di oggi, siamo sicuri che sarà una delle candidate allo scudetto. Lui, in questo campionato che ha già fruttato per la sua Lazio dieci vittorie consecutive, ha sicuramente messo molto del suo essere giovane allenatore dalle larghe vedute calcistiche moderne.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-simone-inzaghi.jpgSiNsimone-inzaghi-l-allenatore-che-si-ispira-ad-un-calcio-moderno-1013647.htmSi100451001,02,03010196
461013643NewsEditorialeJavier Zanetti, l’esempio di un grande uomo di sport20191230155550Il vicepresidente dell`Inter è campione anche nella vita<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sono tanti anni che scrivo di calcio e intervistato uomini di sport dai quali ho colto prima d’ogni cosa il loro lato umano. Sì, perché ci sono calciatori senza maglia che pur identificandosi nella società in cui hanno militato per tanti anni, riescono a condividere la loro innata simpatia anche con chi non fa propriamente il tifo per la società cui è stato legato calcisticamente per molto tempo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b>, capitano gentiluomo e poi vicepresidente dell’Inter è tra quelle figure che appartengono al mondo del calcio che maggiormente mi attraggono, proprio per le sue peculiarità di uomo simbolo di integrità, correttezza e sensibilità verso il sociale. Nato a Buenos Aires il 10 agosto del 1973, Zanetti è stato capitano dell’Inter dal 2001 al 2014, anno del suo ritiro. Ha origini friulane in quanto il suo bisnonno Paolo Zanetti era della provincia di Pordenone. Papà Rodolfo Ignacio Zanetti e mamma Violeta Bonazzola hanno avuto due figli maschi, Sergio e Javier che è il minore dei due eredi. Quando nacque Javier i genitori hanno deciso di dargli come secondo nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Adelmar,</b> in quanto si riferisce al nome di un medico argentino che gli salvò la vita da neonato, perché era affetto da problemi di respirazione. A saperle certe cose, ti fa pensare come poi il destino della vita ti porti ad abbracciare un mondo che non avresti mai conosciuto se quel medico non avesse salvato la vita a quel minuscolo essere umano, che con il suo esempio avrebbe poi dato segnali di grandi valori umani attraverso lo sport inteso come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mens sana in corpore sano”.</b> Zanetti ha pubblicato tre autobiografie: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Capitano e gentiluomo”, “Giocare da uomo” e “Vincere, ma non solo”.</b> Nel 2012 ha aperto un ristorante assieme a Cambiasso, il “Botinero” che si trova nel quartiere Brera a Milano. Poi, nell’ottobre del 2011 ha ricevuto il premio alla carriera come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Leggenda del calcio”,</b> un riconoscimento che corona degnamente un ex calciatore, ma soprattutto un uomo davvero speciale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“L’addio al calcio non è stato semplice.”</i></b> dice Zanetti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Era difficile per me pensare a quel giorno, ma prima o poi doveva arrivare. Tra l’altro, nella stagione 2013 – 2014 ho subito un grave infortunio al tendine d’Achille e tutti pensavano che quella sarebbe stata la mia ultima partita. La mia mente invece si è subito proiettata al mio ritorno in campo. Sì, perché volevo tornare a San Siro almeno per un’altra sfida e sentire ancora l’amore dei tifosi. E così è stato. Ricordo che quella notte è stata indimenticabile. Speravo non finisse più. Quell’amore dei tifosi dell’Inter resterà per sempre nel mio cuore”. </i></b>Padre di tre figli, Sol, Ignacio e Tomas avuti dal suo matrimonio con Paula de la Fuentes che ha sposato nel 1999, Javier Zanetti è un campione anche nella vita privata, ritenendo sacri e indissolubili i suoi affetti più cari intesi come famiglia vera e unita. Oggi vive nella sua casa sul lago di Como, un luogo che adora fin dal primo giorno in cui giunse a Milano. Ma c’è ancora un’altra cosa importante nella vita di questo straordinario campione, ed è il suo essere protagonista nel sociale attraverso la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fondazione Pupi,</b> un progetto che ha costruito 16 anni fa e che porta avanti con alto spirito di convinzione e solidarietà. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Da sportivi abbiamo grandi responsabilità</i></b><i style="mso-bidi-font-style: normal;">”</i> afferma Zanetti parlando a centinaia di ragazzi riuniti nella Sala Paolo Sesto in Vaticano nel corso dell’evento <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">calcio che amiamo</b><i style="mso-bidi-font-style: normal;">”. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’integrazione sociale fa parte del DNA dell’Inter. Il razzismo è un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">problema trasversale”.</b> </i>Che dire di più di questo immenso ex calciatore vicepresidente dell’Inter, che per il suo esempio di vita e il suo messaggio sociale potrebbe essere presidente di tutte le squadre di calcio del mondo? Nulla! Ogni altra parola sarebbe inutile. Sì, perché certi uomini di sport hanno solo un’appartenenza universale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711zanetti.jpgSiNjavier-zanetti-l-esempio-di-un-grande-uomo-di-sport-1013643.htmSi100451001,02,03010173
471013642NewsCampionatiIl Toro e la serenità perduta.20191223175336C`è bisogno di calma e ragionevolezza.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’analisi della situazione attuale del Torino ci porterebbe concretamente ad assumere un atteggiamento giornalisticamente esacerbato contro un ambiente, quello granata, che si rende spesso disunito a torto o a ragione all’interno dei tifosi stessi. Purtroppo, l’andamento negativo della squadra di Mazzarri è coinciso con le vicende avvenute all’interno della Curva Primavera subito supportata in uno sciopero da una parte della Curva Maratona, che si è allineata al malcontento dei granata dirimpettai dello Stadio Grande Torino. Ma questo ci porterebbe ad <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>un discorso molto ampio di rapporti poco curati, che coinvolge la dirigenza, la squadra, l’allenatore e i tifosi. A ciascuno il suo, perché in tutta questa situazione in cui non si percepisce più il senso di quell’empatia che è l’emblema del buon andamento e dei risultati di una società di calcio, c’è la corresponsabilità di ogni singolo personaggio legato al Toro. E non è giusto puntare il dito sull’altra persona, quando non ci si accorge quanta responsabilità ha il singolo in fase oggettiva. Detto questo, veniamo alla squadra e al suo condottiero. E’ evidente che questo Toro abbia perso l’acume tattico e soprattutto l’autostima ritrovata l’anno scorso nella seconda parte del campionato, quando ha avuto un andamento di risultati positivi capaci di portare la squadra di Mazzarri nei livelli alti di classifica. Oggi il Toro non riesce ad avere continuità e sicurezza nei propri mezzi. La squadra gioca con il timore di perdere e si abbandona in errori in difesa e a centrocampo, che sono inaccettabili per giocatori professionisti di Serie A. Dopo buone prestazioni contro Genoa e Fiorentina, la difesa del Toro ha incassato 5 gol in 180 minuti; un’enormità rispetto a quanto aveva fatto vedere lo scorso campionato. I numeri parlano chiaro e dicono che la squadra di Mazzarri a oggi ha subito 26 gol e 66 parate di Sirigu, un portiere che spesso salva pure l’impossibile. E se pensiamo che l’anno scorso di questi tempi i gol subiti sono stati 18 e a fine campionato 36, ecco spiegata l’instabilità prodotta dalla squadra e soprattutto da un centrocampo poco adatto a supportare una difesa che non si avvale più dell’ottima forma di Nkoulou e Izzo e che arranca per la cronica indisponibilità di Lyanco che è quasi sempre infortunato, Djidji che si è perso per strada, Bremer ancora molto grezzo tecnicamente, Bonifazi (chi l’ha più visto?). E così, evidenziando sempre la dietrologia del mondo granata, si rimpiange anche il buon Moretti che dava comunque un apporto concreto di esperienza e fattiva opera carismatica all’interno del gruppo. Ma questi non possono essere discorsi da prendere in considerazione, soprattutto alla luce di una squadra che ha iniziato l’anno calcistico 2019’20 disputando alcune partite nei preliminari di Europa League senza superarli e che si è presentata in questo campionato con la presunzione di conquistare un posto per l’Europa. Non ci sono i presupposti e non c’è neanche l’adeguata conduzione tecnica in grado di dare un’impronta di gioco moderno, pipante, consapevole che il calcio di oggi consiglia squadre di mediocre livello tecnico come il Toro, di andare ad aggredire alto l’avversario in maniera sistematica, tanto da inibire la fonte del gioco degli avversari, specie se ti sovrastano dal punto di vista tecnico. Tuttavia, pur rendendoci conto che quanto sostenuto a livello di scuola di pensiero tattico ci sia bisogno di una robusta preparazione atletica capace di supportare lo sforzo fisico, si intravvede anche la necessità di avere il coraggio anche a livello di cultura societaria, di mettere in atto un processo di cambiamento di mentalità capace di un ammodernamento dirigenziale e tecnico. In buona sostanza il Toro di oggi deve investire il suo futuro attraverso cambiamenti culturali che partono dall’alto e finiscono alla conduzione tecnica e alla squadra. Si prosegua pure con Mazzarri fino a giugno e poi si ricominci con un allenatore giovane, dalle vedute di calcio moderno come Roberto D’Aversa, oppure si sostituisca subito il tecnico toscano con Davide Nicola (soluzione secondo noi molto remota, visto il pensiero di Cairo che dichiara la sua piena fiducia nell’attuale panchina). E poi a livello di ambiente granata, si cerchi la serenità perduta. Chissà, magari è proprio dietro l’angolo e nessuno la vede. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNil-toro-e-la-serenita-perduta-1013642.htmSi100451001,02,03030227
481013638NewsCampionatiIl calcio e le sue promesse da marinaio.20191211142353Brindisi e strette di mano. Quanta ipocrisia!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono addii che fanno riflettere come certe promesse di lunga vita insieme fatte nel calcio, siano dettate soltanto dall’enfasi di un fatuo momento legato all’entusiasmo. Ma si sa che in questo mondo così legato indissolubilmente al dio che conduce ai risultati, non si tenga conto di parole poi smentite dai fatti, né, tanto meno, di rispetto verso le persone. Nel commentare l’esonero di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carlo Ancelotti</b> da parte del presidente del Napoli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Aurelio De Laurentiis</b>, corre l’obbligo nell’apostrofarlo come un vero tradimento. Ognuno vede la situazione dal proprio punto di vista e dà una motivazione al proprio comportamento. C’è chi si mette dalla parte di De Laurentiis, che in qualità di patron del Napoli decide di liquidare il tecnico della squadra partenopea, per non avere avuto dei buoni risultati in campionato (nonostante il passaggio agli ottavi di Champions League) ma soprattutto per essersi schierato a favore della squadra nel non rispettare gli ordini impartiti dallo stesso presidente, a proposito di un ritiro forzato che sapeva tanto di punizione. E c’è chi invece si schiera a favore di Ancelotti per la serietà dell’uomo e del professionista, che ha alle spalle una carriera di allenatore con una nutrita bacheca di trofei conquistati nelle varie squadre in cui ha lavorato. Anche noi intendiamo dire la nostra nello schierarci a favore di Carlo Ancelotti, del quale apprezziamo non solo la serietà della persona nell’avere preso le parti della squadra e di averla difesa fino alla fine contro l’ingiustizia di un ritiro forzato, ma ne esaltiamo il risultato internazionale nell’avere ottenuto il prosieguo del cammino in Champions per il suo Napoli. E’ vero, in campionato non è stato all’altezza della situazione più per una questione psicologica che si è creata intorno alla squadra per scossoni esterni, che non di un fatto tecnico tattico dovuto magari a una collocazione errata di qualche calciatore. Tutto ci sta nel calcio, ma certe frasi di eterno amore sbandierate ai quattro venti proprio da chi dirige le sorti della società di calcio Napoli, non possono essere accettate come frutto di un momento e nulla più. Sì, perché nulla è per sempre, neanche quando vinci e fai gol e risultati, ti abbracci e pensi che quel gesto sia sincero. No, è falso, perché appena il pallone non entra più nella rete avversaria e si casca nell’oblio dei sentimenti, ecco che si esalta il cinico pensiero della sconfitta che ti mette di fronte al fatto compiuto. E’ vero che chi investe del denaro non può badare a sottigliezze di questo genere, tuttavia, come detto pocanzi, sarebbe opportuno essere più equilibrati soprattutto quando le cose vanno bene. E se in tutta questa storia del Napoli si pensa a un affronto dell’allenatore nei confronti del suo presidente nel prendere le parti della propria squadra, diciamo che per noi è stato un atto di coraggio da mettere in evidenza in un mondo in cui si predilige sempre, e a prescindere, il rapporto di collaborazione del tecnico con il proprio presidente. Un po’ come dire che ti pago profumatamente e devi fare come ti dico. Non è sempre così, perché la logica talora sconfina anche nella razionalità di ciò che la coscienza pensi sia giusto fare, anche andando contro un certo tipo di potere imposto dal sistema calcio. Per fortuna c’è ancora uno spiraglio di luce che ci fa intravedere la coerenza dell’essere. Per questo siamo convinti che l’esonero di Carlo Ancelotti da allenatore del Napoli, sia stata un’assoluta ingiustizia e una grande leggerezza dal punto di vista tecnico. L’ira dovuta al momento, non può mettere da parte il cervello di chi sa che dando fiducia a chi lavora bene e onestamente per la tua squadra, possa portarla nell’olimpo del calcio. Dunque, riteniamo assolutamente sbagliata a tutti gli effetti, la decisione del presidente De Laurentiis. Il suo Napoli sarà affidato a Gattuso, un allenatore che fa della motivazione di squadra il suo maggiore pregio. Auguri ringhio, anche se tu in questa squallida storia non c’entri nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711foto-ancelotti-e-de-laurentiis.jpgSiNil-calcio-e-le-sue-promesse-da-marinaio-1013638.htmSi100451001,02,03030285
491013637NewsCampionatiIpotesi Allegri sulla panchina del Napoli20191205140237La crisi del Napoli<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ un dato di fatto, ormai conclamato, che la situazione del Napoli Calcio, dopo i fatti di ammutinamento da parte dei giocatori nel non rispettare l’obbligo di ritiro forzato imposto dal presidente De Laurentiis, abbia creato malumori e spaccature nell’ambito di uno spogliatoio che mal volentieri accetta di pagare le onerose multe inflitte dalla società partenopea. Detto questo, c’è anche da considerare una situazione di classifica chiaramente deludente, se si pensa che la squadra di Carlo Ancelotti si trova in settima posizione di classifica a 17 punti di distacco dall’Inter che è prima e 16 punti dalla Juventus che si trova al secondo posto in classifica. Vista così, la stagione del Napoli appare quanto meno critica e fallimentare, tanto più che su questa squadra condotta da Ancelotti, il presidente De Laurentiis e la tifoseria partenopea avevano costruito sogni da scudetto anche in considerazione dell’ottimo andamento di questi ultimi anni in campionato. Ma, trovandosi nella situazione attuale, sembra anche giusto che la società Napoli Calcio con il suo presidente in testa, decida di guardarsi intorno per trovare in qualche modo la soluzione ai tanti problemi venutisi inaspettatamente a trovare nell’ambito della squadra. Fin dall’inizio di campionato De Laurentiis ha sperticato grandi lodi al suo allenatore, del quale nutre ancora oggi molta stima per la serietà professionale. Tuttavia, si impone il pensiero che in questa particolare circostanza riferita al disobbedire gli ordini della società alla squadra di andare in ritiro, Ancelotti non abbia gestito a dovere una situazione che richiedeva maggiore polso e autorità. Per tutte queste cose messe insieme e per la delusione di vedere il Napoli in quella posizione di classifica nonostante la possibilità di andare ancora avanti in Champions, si pensa a una sorta di ricambio tra giocatori e allenatore. E mentre la sorte di alcuni giocatori che compongono la rosa eccellente del Napoli, si sia già delineata tra il mercato di gennaio e quello estivo del 2020, per quanto riguarda la posizione dell’allenatore potrebbero esserci dei risvolti più immediati. E’ una sorta di prevenzione a quello che in realtà potrebbe succedere, il contattare telefonicamente alcuni mister che potrebbero sedere sulla panchina del Napoli. De Laurentiis pensa seriamente a Max Allegri, ma anche Spalletti e Gattuso potrebbero essere appetibili al patron napoletano. Ma se l’idea di avere come allenatore del Napoli Allegri stuzzica De Laurentiis, non altrettanto è nell’idea dell’ex allenatore della Juve che preferirebbe ricominciare eventualmente ad allenare il prossimo giugno 2020. Per quanto riguarda l’ipotesi Spalletti, invece, c’è da considerare il legame contrattuale ancora in essere dell’allenatore toscano con l’Inter, che chiederebbe a conti fatti un esborso di sei milioni per sbloccare la situazione. C’è poi una terza ipotesi legata a Gattuso, una strada percorribile e forse anche più semplice da definire. Ma c’è ancora un’altra idea da parte di De Laurentiis, il quale sta anche pensando a un altro mister x, del quale al momento non si conosce il nome. Insomma, una situazione molto delicata al Napoli, che si sta accentuando in un momento di caos assoluto. Riuscirà Aurelio De Laurentiis a sbrogliare una matassa così aggrovigliata?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Napolifl0711fl0711foto-aurelio-de-laurentiis.jpgSiNipotesi-allegri-sulla-panchina-del-napoli-1013637.htmSi100451001,02,03030250
501013635NewsCoppePaulo Dybala, talento sublime.20191127114446In Champions,straordinaria prestazione del campione argentino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’abbiamo visto ieri sera contro l’Atletico Madrid in Champions, ma ci siamo beati delle sue giocate anche in campionato. Paulo Dybala è un talento puro, che la Juventus ha magicamente ritrovato dopo che questa estate ha fatto di tutto per venderlo. Ma per fortuna della Vecchia Signora non si è giunti in un accordo economico con i vari acquirenti di tutta Europa, e adesso si ritrova una perla preziosa della quale aveva anche dubitato, soprattutto nell’ultimo anno della gestione di Max Allegri. Ma lui, la Joya argentina, ha sempre professato il suo desiderio di rimanere alla Juve perché, probabilmente, aveva un conto in sospeso con l’allenatore, la società e con se stesso. Quando qualche anno fa è arrivato dal Palermo era ‘u picciriddu, adesso è campione maturo e soprattutto un calciatore ritrovato. Le sue giocate sono sublimi e tutto gli riesce a meraviglia. Eleganti giocate, stop al volo, dribbling da farti girare la testa, colpi di tacco che sanno di meraviglia e spettacolo puro del football diretto agli esteti del calcio spettacolo, sono il repertorio di questo piccolo, grande campione del football dei nostri tempi. E poi il gol rifilato su calcio di punizione da una posizione impossibile all’Atletico Madrid: è magia pura. E allora succede che quando ti aspetti il ritorno di grazia di Cristiano Ronaldo in evidente periodo negativo, ecco che ti ritrovi un Dybala supremo, un De Light che è stato pagato 85 milioni di euro e oggi ti spieghi perché, e un pipita Higuain che è ritornato ad essere il giocatore amante del gol e anche abile nella costruzione del gioco a beneficio dei compagni. Di tutto questo rivitalizzarsi di campioni, diamo anche merito all’ex “talebano” Maurizio Sarri, il quale riesce a far divertire i suoi giocatori senza costrizioni tattiche asfissianti, ma con un ordine di posizione in campo che ben si addice alle caratteristiche tecniche del singolo calciatore. A ciascuno il suo, sembra dire questo allenatore della Juventus, che dopo Napoli e Chelsea ha capito che un coach che ha insito il concetto di squadra spettacolo, si deve calare al servizio delle caratteristiche tecniche dei propri giocatori, mettendo da parte anche il proprio credo calcistico a beneficio della qualità dei propri interpreti. Non è un segno di disarmo il suo, piuttosto lo riteniamo un miglioramento professionale che ne assicura una maturazione definitiva di allenatore ad alto livello. Calarsi nel ruolo di calcio moderno, è anche un arricchimento personale nell’essere propenso a capire i propri calciatori e farli giocare come desiderano. Ecco la differenza tra Sarri e Allegri, il quale vedeva in Dybala una sorta di “tuttocampista”, un neologismo tutto “allegriano” che vuole significare un giocatore portato a stare in ogni parte del campo. Un concetto egoistico da allenatore, il quale crede che a ogni giocatore bisogna imporre determinati ruoli a prescindere dalle proprie caratteristiche tecniche. Il calcio di oggi si ispira a metodologie diverse, più “democratiche” e rispettose del calciatore, nel suo desiderio di stare in campo con la smaniosa voglia di mettersi al servizio della squadra e la legittima ambizione<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di fare emergere le proprie qualità. Ecco perché c’è stata questa metamorfosi nel gioco della Juventus (anche se in verità è ancora in fase di costruzione) e di Dybala, un campione che andava capito a beneficio della squadra stessa. E’ vero, nel calcio non si inventa nulla, semmai ti aggiorni ad una scuola di pensiero moderna che deve essere in linea con i dettami espressi dalle varie potenze calcistiche europee, i cui trofei conquistati e i traguardi raggiunti sono l’emblema di un concetto di football innovativo. In questo senso Sarri è salito in cattedra, e la Juve intesa come concetto di squadra e di gioco globale, ne sta beneficiando a livello di risultati. Certo, resta ancora molto da fare, tuttavia, pensiamo che la squadra costruita da Agnelli, Paratici e Nedved, sia sulla strada giusta per conquistare quel triplete che comprende in primis la tanto sognata Champions, così bramata dal mondo bianconero.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNpaulo-dybala-talento-sublime-1013635.htmSi100451001,02,03010221
511013633NewsCampionatiInaugurato il JHotel, vero gioiello della Juventus20191120210429Ecco l`albergo della Juve.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il JHotel è un nuovo concetto di accoglienza, realizzato in collaborazione con Juventus Football Club S.p.A. Situato nel cuore del JVillage, il JHotel si trova accanto all’Allianz Stadium e nella vicina Area della Continassa, in cui si può ammirare l’ampio Centro Sportivo della Juventus. Questa avveniristica struttura alberghiera è un luogo in cui non solo si può vivere un’autentica esperienza bianconera, ma è stato concepito anche per offrire molto di più. Infatti, il JHotel è stato studiato nel dettaglio per garantire l’organizzazione di perfetti appuntamenti di lavoro, nonché di meeting di successo. Alla guida del ristorante si può apprezzare uno chef illustre come Davide Scabin, che propone un’offerta gastronomica ispirata all’Eleganza Contadina, una cucina legata alla tradizione del nostro Paese e affiancata a proposte internazionali. 138 camere suddivise in due tipologie dotati da arredi di alta gamma e con esclusivi layout originali. Tutte le camere offrono servizi Sky e collegamento Wi – Fi. Per chi ne volesse sapere di più, può visitare il sito </span><a href="http://www.jhotel.eu/"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><font color="#0563c1">www.jhotel.eu</font></span></a><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> . </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, un’altra grande realtà arricchisce il processo di espansione della società bianconera, che dopo aver costruito l’Allianz Stadium, la vasta area del Centro sportivo di Vinovo, il proprio Museum, avere ampliato il suo Store, realizzato il JMedical e il nuovo centro Juventus dell’area della Continassa, adesso ha inaugurato il suo JHotel. Una ciliegina su una torta già abbondantemente farcita di grandi cose, che fa felici i tifosi della Juventus (quelli che se lo possono permettere dal punto di vista economico) che hanno la possibilità di vivere una o più giornate a contatto con i propri campioni. L’hotel è operativo da luglio scorso, ma è stato presentato da Andrea Agnelli soltanto in questi giorni. Si tratta di una struttura di 11.200 metri quadrati con all’interno anche una Spa. Una parte dell’Hotel è riservata alla Prima Squadra per i ritiri pre – partita e il resto è a disposizione di tifosi e turisti. Questa idea alberghiera della Juventus è qualcosa di assolutamente unico in Italia ma non in Inghilterra, dove già dal 2015 sono stati costruiti alberghi accanto agli stadi più importanti. E’ un fatto di stile e anche di ottime possibilità economiche ricavati da tanti investimenti effettuati da molti anni. E non è un caso che il fatturato della Juventus sia lievitato a dismisura in questi ultimi anni, grazie a un’ottima progettualità che sa di smaglianti operazioni manageriali. E’ la Juventus, è il suo modo di arrivare sempre prima degli altri e di farsi imitare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-jhotel.jpgSiNinaugurato-il-jhotel-vero-gioiello-della-juventus-1013633.htmSi100451001,02,03030245
521013632NewsCampionatiFabio Viglione, “Il Toro? Un contrasto tra luci e ombre”20191119060915Il parere di un autorevole avvocato tifoso granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avvocato Fabio Viglione</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno di quei tifosi del Toro che maggiormente si sono distinti nel tempo, per qualità di opinioni calcistiche espresse sempre con la massima oggettività. Tante volte abbiamo avuto modo di intervistarlo per avere una sua idea sulla situazione della sua squadra del cuore, e in ogni occasione non ha mai deluso le nostre aspettative. Così come in questa esaustiva intervista, in cui pone l’accento, con evidente amarezza, sul momento negativo del suo Toro che ha deluso le aspettative di tanti tifosi granata. Giurista patrocinante in Cassazione, l’Avvocato Fabio Viglione vive a Roma ormai da molti anni e svolge la sua attività professionale presso il suo avviatissimo studio legale che si avvale dell’apporto di numerosi qualificati professionisti. Ma il lunedì di ogni settimana, quando il Toro vince, pareggia o perde, per lui c’è sempre modo di fare un’analisi critica e competente con amici e colleghi, con la stessa meticolosa attenzione e precisione che pone nel suo quotidiano, quando deve garantire assistenza in ambito giudiziale. Ascoltiamolo dunque in questa intervista.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo il 4 a 0 del Toro inflitto al Brescia in terra lombarda, il tuo giudizio sulla squadra è cambiato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“No, non è cambiato. Resta un giudizio in chiaroscuro. Un contrasto tra luci e ombre. La parte luminosa è la potenzialità della squadra, espressa nella stagione scorsa quando tutto girava al meglio. Le ombre sono rappresentate dal gioco che non mi ha mai completamente convinto. Neanche quando assistito dai risultati. Naturalmente tengo stretta la vittoria di Brescia e soprattutto i 3 punti perché cominciavo ad essere in astinenza e cominciavo a guardarmi alle spalle…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A cosa pensi sia dovuto il periodo negativo che la squadra di Mazzarri sta attraversando?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Confesso che non sono riuscito a capirlo fino in fondo. Forse un calo della condizione atletica, una sfiducia dopo le prime impreviste difficoltà, un gioco troppo prevedibile e privo di coraggio e di un po’ di sana spregiudicatezza. Una punta come Belotti, isolata e senza rifornimenti, si sbatte facendo di tutto per conquistare palloni giocabili, ma è uno sforzo titanico con uno spreco mostruoso di energie. Essendo l’unico riferimento in attacco viene continuamente raddoppiato dai difensori avversari”. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu, come tanti tifosi del Toro, che idea ti eri fatto di questa squadra all’inizio del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Avevo tante aspettative. Pensavo che, confermando tutto il gruppo e soprattutto non cedendo i cosiddetti “prezzi pregiati”, giocatori come Sirigu, Belotti e Izzo, tanto per fare tre nomi, saremmo stati in grado di mettere in campo una squadra solida e competitiva. Non cedere calciatori tanto richiesti sul mercato, poi, l’ho letto come una evidente dimostrazione di forza da parte del club. C’è un progetto e si porta avanti con continuità. Pensavo, poi, che l’affiatamento del gruppo, con una stagione in più sulle spalle avrebbe ulteriormente aumentato il tasso di esperienza e la complessiva affidabilità. Maggiore assimilazione degli schemi, più affiatamento. Gli acquisti di Verdi e Laxalt avrebbero dato poi ulteriore qualità. Due giocatori in cerca di riscatto dopo annate difficili. Si, in estate ero molto fiducioso. Ad oggi sono stato smentito dal campo. Ma credo ci voglia equilibrio di giudizio soprattutto nelle situazioni difficili, quando tutte le certezze sembrano venire meno”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se ci sono delle colpe, a chi sono maggiormente imputabili?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che quando, a quasi un terzo del campionato, si determini una situazione come quella attuale, è evidente che siano stati commessi errori. Preferisco parlare di errori e non di colpe, forse per la mia deformazione professionale. Errori commessi da tutti naturalmente. Credo che possano suddividersi in due tipi di errori. Quelli di valutazione iniziale, diciamo “programmatici”, sulle potenzialità dell’organico e quelli chiamiamoli “esecutivi” sulla realizzazione pratica del progetto. Dopo quasi un terzo di campionato, il bilancio parziale è certamente negativo. Abbiamo perso la metà delle partite, la maggior parte delle quali contro squadre costruite con diversi e meno ambiziosi obiettivi, certamente con organici meno competitivi. Credo che attualmente la squadra si esprima al di sotto delle proprie reali potenzialità”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se tu fossi il Presidente Cairo, cosa faresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è facile sostituirsi al Presidente e fare valutazioni dall’esterno. Io personalmente punterei sul potenziamento dei quadri dirigenziali della società, investendo su figure di massima professionalità ed esperienza. Per una società come il Torino saper individuare, in anticipo, prima che “esplodano”, i calciatori su cui puntare può essere determinante. E’ inutile far finta di niente: i fatturati delle società, i contributi dei diritti Tv creano fossati. La competizione oggi in Italia è figlia di questi dislivelli, in parte incolmabili. Guardiamo le classifiche finali degli ultimi 10 anni per averne una dimostrazione. Negli ultimi anni il Presidente Cairo attraverso una serie di investimenti - basti pensare a quanto sia salito il monte ingaggi e quanto abbia speso per acquistare alcuni calciatori da club di prima fascia - <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ha cercato di far salire il livello del Toro. D’altronde, anche quest’anno, l’aver trattenuto tutti, l’aver acquistato Verdi e riscattato Aina per cifre importanti, rappresentava il chiaro intendimento di puntare ancora più in alto del precedente settimo posto. Qualcosa evidentemente, ad oggi, non ha funzionato. Ma credo che il Presidente Cairo sia perfettamente in grado di diagnosticare i problemi ed abbia la voglia e la capacità per cercare e trovare le soluzioni più appropriate.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato prossimo il Toro affronterà in casa l’Inter di Antonio Conte. Che partita sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà una partita difficile per il valore dell’avversario e le motivazioni che spingono i nerazzurri. Ma il Toro ci ha abituati a meglio figurare contro questo tipo di squadre. Anche perché, a mio parere, quando è chiamato ad imporre il proprio gioco contro squadre chiuse fatica moltissimo. Credo che il Toro giocherà una partita ordinata ed attenta ed avrà l’atteggiamento giusto. Poi nelle singole partite, anche un episodio può indirizzare l’andamento e conseguentemente il risultato”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A parte il divario tecnico esistente tra queste due squadre, pensi davvero che sia possibile un’impennata d’orgoglio da parte del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che la partita possa essere l’occasione per far scoccare la scintilla e riaccendere una stagione che oggi sembra essere andata in letargo. Perdere contro Sampdoria, Lecce, Parma, Udinese… A tacere dello sconfortante tonfo contro la Lazio. E’ inutile giraci intorno, tutti ci saremmo aspettati un’altra classifica a questo punto del campionato. Ma la squadra deve essere in grado di non farsi condizionare e vivere l’evento liberandosi di zavorre mentali e di un velato senso di sfiducia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se potessi togliere qualche giocatore ai nerazzurri e inserirlo tra i granata, chi sceglieresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ dura. L’Inter ha un organico molto competitivo ed un allenatore in grado di far tirar fuori il meglio delle potenzialità di ciascun calciatore. Ma dico Nicolò Barella anche perché credo che il centrocampo sia il punto di crisi del Torino. Un problema antico. E’ quello il luogo nevralgico del gioco. Un gioco che, purtroppo, anche per le difficoltà in quella zona e la penuria di uomini di qualità non consente verticalizzazioni e manovre ariose. Barella potrebbe farci davvero molto comodo…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, da grande tifoso del Toro quale tu sei, come vivi la tua passione granata a Roma, città in cui abiti ed eserciti la tua professione di avvocato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con grande orgoglio. Anche mio figlio, tredicenne, tifa Toro a testa alta. Ha seguito la passione di suo padre e, pur senza averlo mai conosciuto, di suo nonno, capostipite della tradizione granata in famiglia. Noi siamo tifosi di una squadra speciale, unica, ammirata per la storia e l’identità che esprime. A Roma la passione per il calcio è vissuta in modo molto intenso ma sia i tifosi romanisti che laziali hanno grande rispetto per la nostra identità calcistica. Ne siamo fieri ed il nostro sentirci un po’ fuori dal coro ci rafforza nella nostra passione. Certo il lunedì, lui a scuola ed io in Tribunale, quando il Toro vince o perde catalizziamo i commenti di tutti…Dobbiamo sempre essere sul pezzo… <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa ti auguri per il futuro del Toro? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una crescita continua, una stabilizzazione nella parte alta della classifica. Una dimensione che possiamo migliorare soprattutto facendo salire l’asticella delle ambizioni. Io credo nella crescita graduale purché sempre assistita da un progetto. Puntare all’Europa o alla vittoria della coppa Italia deve diventare la normalità. Nel far ciò non dovremo mai perdere di vista la nostra storia e le nostre peculiarità. Dalla valorizzazione del Filadelfia come fucina di “granatismo” al rafforzamento costante del settore giovanile. Continuo a pensare che dalla Primavera debbano essere selezionati in buona parte i calciatori “da Toro”. Proprio pensando a quella distinzione del nostro grande Emiliano Mondonico tra giocatori “del Toro” e giocatori “da Toro”. Abbiamo bisogno di questi ultimi, anche in un calcio ormai votato sempre più al freddo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">business</i>. Noi siamo il Toro, non una semplice squadra di calcio…”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avv.-fabio-viglione.jpgSiNfabio-viglione-il-toro-un-contrasto-tra-luci-e-ombre-1013632.htmSi100451001,02,03030393
531013623NewsCampionatiSinisa, un esempio per noi20191018165538L`allenatore serbo impegnato nella sua battaglia personale contro la leucemia, siederà sulla panchina dell`Allianz Stadium per dirigere il suo Bologna contro la Juve. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif";'><font size="3">Ci sono storie e personaggi nel mondo del calcio (ma più specificatamente nella vita), che per il loro esempio nel reagire a certi accadimenti personali ci fanno riflettere intensamente e ci mettono alla prova sulla nostra forza interiore. Come tutti sanno, quest’estate <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b> ex calciatore e oggi allenatore del Bologna ha scoperto di essere affetto da leucemia. Un fulmine a ciel sereno che gli è piombato addosso quando meno se lo sarebbe aspettato. Eppure, tignoso e combattente come non mai, Sinisa se n’è fatta una ragione nonostante si fosse chiesto legittimamente e ripetutamente con la testa tra le meni, “Perché proprio a me?”. Purtroppo non c’è una risposta plausibile e neanche qualcosa che possa dare segni di conforto in una situazione che umanamente sfocia invece nello sconforto. Ma lui, il Sinisa coriaceo, si è presentato in conferenza stampa ed ha pubblicamente informato tutti della sua condizione. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“So che sarà una battaglia dura, ma sono sicuro di vincerla. Anzi, non vedo l’ora di cominciare le cure per finire prima la battaglia”.</b> Così il Sinisa serbo memore di tante battaglie affrontare nei campi di calcio, si riempie di coraggio e affronta la malattia a viso aperto, con coraggio, a testa alta, mostrandosi collaborativo con i medici e quella chemioterapia che nonostante tutto resta ad oggi l’unica speranza di sconfiggere il male. Una prova eccezionale di un uomo ex atleta e persona che vive di calcio, che non solo è entrato in ospedale per curarsi, ma ha avuto anche la forza di continuare gli allenamenti dal nosocomio, collegandosi quotidianamente con il campo sportivo di Casteldebole, il luogo nei pressi di Bologna dove si svolgono le attività della squadra felsinea. Poi, non appena i medici gli hanno dato il benestare per uscire, è andato persino in campo la domenica a dirigere la squadra e poi ritornare in ospedale. Una sorta di libera uscita capace di aiutarlo psicologicamente, ma che doveva essere fatta con il massimo riguardo per non stancarsi fisicamente. E Sinisa ha obbedito ai medici, promettendo anche a se stesso di eseguire attentamente quanto gli è stato consigliato. Ebbene, oggi il “guerriero”, dopo essere uscito dall’ospedale per avere ultimato il primo ciclo di cure, si accinge a sedere in panchina all’Allianz Stadium per affrontare con il suo Bologna quella Juventus prima in classifica e forte dei suoi innumerevoli campioni. Ma c’è un” però” che è dovuto al tempo, infatti se a Torino pioverà il tecnico serbo non scenderà sul campo per sedersi in panchina, ma vedrà la partita in un luogo coperto dello Stadium. E’ qualcosa di incredibile che ci fa ammirare questo allenatore dotato di un particolare carattere forte, il quale è stato spesso investito da critiche furibonde, ma oggi, invece, è visto come persona capace di insegnarci ad affrontare di petto ciò che la vita ci riserva da un momento all’altro. Sì, perché nessuno è preparato ad affrontare simili momenti in cui portano a chiederti “Perché proprio a me?”. Sinisa ce lo sta insegnando con il suo modus operandi, con il suo esempio e la forza di guardare negli occhi la realtà della propria condizione. Così come Vialli, così come Acerbi e tanti altri sportivi che stanno combattendo o hanno vinto la battaglia contro il tumore. Grandi esempi di vita che amplifichiamo mediaticamente com’è giusto che sia, riflettendo su un calcio spesso antipatico perché fatto di stratosferici guadagni, ma che non perde mai l’occasione di ricordarci che si tratta di uno sport il quale fa parte della vita; e come tale………</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sinisa-mihajlovic.jpgSiNsinisa-un-esempio-per-noi-1013623.htmSi100451001,02,03030283
541013620NewsEditoriale“I luoghi del Toro”, il libro di Claudio Calzoni20191010182234Recensione del nuovo libro sul Grande Torino, che si riflette sullo sfondo della Torino di allora. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nonostante la vasta letteratura granata quasi scoraggi chi si accinge a scrivere un nuovo libro che possa in qualche modo dare delle nuove idee narrative sulla mitica squadra del Grande Torino, c’è sempre qualche autore che, spinto dall’amore e dalla passione granata, riesce a interessare i lettori di questa particolare collana editoriale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Calzoni</b>, scrittore e poeta torinese, ha una forte passione per il Toro che ha esternato nella sua ultima fatica letteraria intitolata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“I luoghi del Toro” edito da Yume.</b> Sfogliando le pagine del libro, si avverte lo sforzo letterario dell’autore nell’andare a ricercare attraverso la storia, quello che è stato il rapporto tra la città di Torino e la squadra immortale del Grande Torino, diventata Leggenda dopo la tragedia di Superga. Gli aneddoti, i locali che frequentavano i giocatori, i mestieri, le buone e le cattive amicizie e poi anche le case e i quartieri di Torino che hanno ospitato la dimora dei calciatori, sanno di poesia in una narrazione romantica che profuma di antico e lascia trasparire tra le sue pieghe un qualcosa che va oltre la storia stessa delle vicende sportive del Grande Torino. Già, epiche vicende pallonare che Claudio Calzoni tratta sullo sfondo di una Torino travagliata, prima dalla guerra e poi anche dal periodo postbellico, andando a rievocare le difficoltà del vivere quotidiano con l’attenzione di chi non vuol cadere nel tentativo della facile retorica, ma col desiderio di rivivere il respiro di quella che fu la prima capitale d’Italia che si appassionò al Grande Torino. E non è un caso che l’autore strutturi il suo libro in quattro parti, proprio per dare al lettore una sequenza descrittiva ordinata, in cui partendo sempre dal fulcro della storia inerente al Grande Torino, si dirama poi nella narrazione economico – sociale della Torino di allora. Infatti, Claudio Calzoni riserva la prima parte del libro alla storia della squadra granata, poi ha affrontato il rapporto tra la città piemontese e la squadra, ha continuato la sua ricerca individuando le case in cui vivevano i calciatori del Grande Torino e, come se non bastasse ancora, si è dedicato agli stadi della città, quelli ancora presenti e quelli demoliti, giusto per offrire agli appassionati un completo sguardo sulle attività non solo calcistiche della città Sabauda. Davvero ammirevole questo sforzo letterario di Claudio Calzoni che con questo libro ha non solo toccato le corde del cuore al popolo granata, ma ha saputo interessare anche quei lettori che amano il racconto di come eravamo, facendo capire ai giovani cos’è stata la storia che ha reso elegante Torino e passionale la squadra del Grande Torino. Sì, perché certe storie e certi spaccati di vita non devono essere dispersi nel tempo, ma devono essere custoditi come un’eredità preziosa che sappia di continuità. Così lo sfondo della Torino che fu, si intreccia perfettamente alla bellissima storia del Grande Torino che fu, che è, e sarà sempre. Entrambi concepiti per stare insieme e vivere in simbiosi, quasi che l’uno avesse bisogno dell’altro per dare il senso della grandezza nel desiderio di risorgere dalle ceneri. Ecco, diremmo proprio che questo è il vero significato del libro di Claudio Calzoni, un raccoglitore di storie, aneddoti e posti dei calciatori che hanno fatto Grande il Torino. 159 pagine che sanno di cose granata e di vita vissuta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-claudio-calzoni.jpgSiNi-luoghi-del-toro-il-libro-di-claudio-calzoni-1013620.htmSi100451001,02,03030298
551013617NewsEditorialeL’addio al calcio di Claudio Marchisio20191006125041Allo Stadium, il «Principino« ha annunciato la sua fine alla carriera di calciatore. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello sport come nella vita di tutti i giorni, ci sono addii che non sono come altri e che fanno la differenza per la qualità dei pensieri espressi con profondità da chi decide di accomiatarsi dal mondo in cui ha vissuto professionalmente. E’ un fatto di stile, di eleganza e forse anche di umiltà nel non magnificare la grandezza delle cose fatte in carriera, ma di porle come elemento fortunato e meritevole di aver realizzato il sogno della propria vita attraverso tutto ciò che si è fatto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho vissuto un sogno, peccato non avere vinto la Champions”</b> a parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Marchisio,</b> il “Principino” che dice addio al calcio all’età di 33 anni – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono un ragazzo di Torino</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che voleva giocare con la Juve e ci è riuscito. Quest’anno ho rifiutato molte proposte di lavoro, ma ho preferito ascoltare il mio fisico”</b> – Già, quel fisico che non risponde più come qualche anno fa, come negli anni gloriosi in cui Marchisio ha vissuto assieme alla sua Juve momenti di incancellabile appartenenza a quella Vecchia Signora d’Italia che lo ha attratto e affascinato da bambino, fin da quando ha rincorso il pallone con la maglietta bianconera e tanti sogni calcistici chiusi nel cassetto. E così, anno dopo anno, quello che sarebbe diventato un giorno il numero 8 della Juventus, comincia la sua trafila nel settore giovanile bianconero sempre con il chiodo fisso di arrivare in Prima Squadra, sempre con la grinta e la determinazione di chi vuole realizzare il proprio sogno. E il destino lo ha premiato vestendo per 23 anni la maglia della Vecchia Signora, conquistando 7 scudetti e passando anche dagli inferi della Serie B. Un bellissimo ricordo incorniciato da molte esperienze professionali che si sono intersecati tra gioie, soddisfazioni e momenti di tristezza dovuti anche a quel grave infortunio al ginocchio poi operato, che ne hanno praticamente accelerato la fine della carriera. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Durante</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la riabilitazione per l’infortunio al ginocchio, dentro di me è scattato qualcosa”</b> ha detto Marchisio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vedevo che il mio corpo non reagiva più come volevo. Se non puoi dare più quello che hai dato, allora è giusto arrivare a questa decisione”.</b> Parla con voce pacata il “Principino”, un tono che non fai fatica a interpretare come momento emozionante in cui la parola “Fine” si intromette quasi bruscamente nella tua vita come fatto naturale, come qualcosa che ti dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“nulla è per sempre”.</b> Ma è proprio in questi momenti che si esalta il valore di un uomo, calciatore o altro professionista che sia nella vita. E adesso? Si gira pagina, si cerca di capire cosa volere fare da grande e rimettersi in gioco, magari in un percorso di vita diverso. E chissà cos’ha ancora in mente il “Principino”! Forse in questo momento ha ancora nella mente lo scorrere del film della sua vita vissuta per la sua squadra del cuore, con i sentimenti e le emozioni mai sopiti e contrapposti fra loro, ma semmai vissuti intensamente con l’incommensurabile gusto di avere realizzato il sogno vissuto fin da bambino. Questo è Claudio Marchisio, questo è il “Principino” che il popolo bianconero ricorderà per sempre, annoverandolo tra gli artefici più importanti che hanno fatto la storia della Juventus.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711claudio-marchisio-.jpgSiNl-addio-al-calcio-di-claudio-marchisio-1013617.htmSi100451001,02,03030224
561013614NewsCampionatiInter Juve? Quest’anno è un’altra cosa!20190930074213Ecco perché da quest`anno il derby d`Italia assume il tratto di una partita ancor più diversa del solito.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ il derby d’Italia? Certo, lo è sempre stato! E’ la partita che da sempre si gioca tra antiche ruggini e serpeggianti veleni? Certo, se n’è avuta la conferma da tanti anni, sia sul campo che dietro le scrivanie! E allora perché Inter Juve di quest’anno sarà un’altra cosa? E perché assume i contorni di una partita di calcio davvero speciale? I motivi sono tanti e sono noti a tutti. L’incontro di domenica prossima 6 ottobre a San Siro si potrebbe definire per la prima volta nella sua storia, non solo come il confronto tra due odiatissime rivali del calcio italiano, ma più semplicemente come l’incontro tra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b>, due allenatori che non si guardano di buon occhio fin dai tempi in cui hanno allenato l’Arezzo e che oggi manifestano due scuole di pensiero calcistico che sono in contrapposizione tra loro. E se a questo “menù” ci aggiungiamo anche i “tradimenti” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> che per tanti anni sono stati gli artefici di una parte consistente delle glorie della Juventus, ecco che la partita di calcio tra nerazzurri e bianconeri aggiunge ancora più sale in una minestra che bolle prima ancora di cominciare. Il tutto è iniziato questa estate durante il periodo di calciomercato, allorquando si ventilava il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> sulla panchina della Juve. Questo era il desiderio che si manifestava chiaramente nel volere del mister leccese. Ma questa operazione non si poté fare per evidenti “no” da parte della dirigenza della Vecchia Signora che ricordava ancora come un affronto personale, quel giorno di luglio 2014 in cui il tecnico volle separarsi dalla Società bianconera per evidenti divergenze dopo tre anni indimenticabili. Sentimenti di amore –odio protratti nel tempo, anche quando Conte fu chiamato a fare il CT in Nazionale e poi ad allenare il Chelsea. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ciascuno per la sua strada, si disse allora! E adesso? Adesso le due strade si rincontrano quasi ad intrecciarsi in un destino che prosegue quel percorso di sentimenti contrapposti, in cui vige per Conte il ricordo di essere stato bandiera e capitano della Juve ai tempi in cui era calciatore e allenatore, e poi la ruggine di un rapporto finito male con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli and company</b>. E poi? C’è anche il discorso legato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> fatto fuori dal Direttivo della Juventus per non tanto chiare vicende interne, il quale passato all’Inter vuole dimostrare quanto la società bianconera si sia sbagliata a disfarsi di lui che ben ha lavorato per tanti anni alla Juve. E c’è anche il dualismo estivo sulla “telenovela” legata a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romelu</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku,</b> in cui dapprima sembrava chiusa l’operazione Inter per acquistare il giocatore belga tanto desiderato da Conte, poi è intervenuta la Juve con Paratici a rallentarne volutamente le operazioni per non fare rafforzare la squadra nerazzurra e la voglia di portare in bianconero giocatore. Tuttavia, per tanti motivi di mercato, quel tentativo di far vestire la maglia bianconera a Lukaku non riuscì a Paratici e così Marotta entrò definitivamente a gamba tesa e permise al possente giocatore di colore di accasarsi definitivamente all’Inter. Ma quante ripicche, quante ruggini e quante situazioni incresciose si sono fatte in tanti anni tra queste due società di calcio che fanno del pallone qualcosa che va oltre il piano esclusivamente tecnico legato al rettangolo di gioco. E così, in questo momento la classifica parla di un’Inter in testa con due punti sopra la Juventus. Un dato significativo dettato soltanto da questo inizio di campionato in cui la Juve di Sarri sta ancora cercando la sua vera identità di gioco, nonostante i tanti infortuni dei suoi difensori esterni e l’abbondanza di campioni d’attacco e di centrocampo. L’Inter, invece, ha trovato in Antonio Conte l’allenatore giusto per cambiare mentalità e mettere ordine in una squadra e una società che da anni era in difficoltà nel far rispettare le regole in uno spogliatoio “polveriera” in cui vigeva incontrastata l’anarchia. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi non è più così, perché l’allenatore leccese che per tanti anni è stato una bandiera della Juventus, ha apportato il suo stile operaio di “testa bassa e pedalare” fatto di grinta e determinazione che si manifesta nell’unione d’intenti prodotta dalla sua squadra e da tutti i suoi giocatori a disposizione. Ecco, diremmo proprio che Inter – Juve di quest’anno non si giocherà soltanto la notte del 6 ottobre prossimo, ma si protrarrà per tutto l’arco del campionato in un inseguirsi a vicenda che sa tanto di pensiero fisso e quasi maniacale, nel volere anteporre sempre e comunque antichi rancori e ruggini mai dissipate. Inter – Juve è, e sarà sempre, una partita diversa da tutte le altre. Oggi più di ieri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-conte-sarri.jpgSiNinter-juve-quest-anno-e-un-altra-cosa-1013614.htmSi100451001,02,03030296
571013610NewsEditorialeJmedical, tutti meritano un centro medico da campioni.20190924082827Tra le tante specializzazioni mediche, adesso il centro torinese dispone anche della Medicina del Lavoro. Nella foto il Direttore di Jmedical Dr. Riccardo Agricola <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Un’equipe di centocinquanta specialisti di alto livello si adopera in un ambiente ideale per mettere in atto le cure dei pazienti che arrivano da tutta l’Italia, per essere assistiti in ambulatori polispecialistici dotati delle più moderne apparecchiature mediche. Due sale operatorie per interventi di chirurgia ambulatoriale, in un modello organizzativo che consente al paziente di programmare il proprio percorso senza perdite di tempo. Stiamo parlando del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">JMedical Center</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Torino che sorge sul lato est dell'Allianz Stadium</b>, uno dei centri medici più all’avanguardia in Italia, nato con l’idea di rendere accessibile a tutti il Know how sanitario a disposizione di una delle società sportive più importanti d’Italia: la Juventus. Jmedical nasce con la collaborazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Santa Clara Group</b>, il partner industriale di comprovata esperienza di settore, ideale per creare un centro medico moderno capace di soddisfare le richieste di tanti pazienti sparsi in tutta Italia. Grazie all’ospitalità del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Commerciale Dott. Nicola Gandino</b>, più volte siamo stati testimoni oculari di quanto stiamo scrivendo, per avere avuto modo di visitare la struttura in un percorso dettagliato, dove gli spazi riservati alla salute e al benessere sono davvero rassicuranti per ogni paziente. In tutte le lettere dell’alfabeto specialistico sanitario che vanno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dall’Allergologia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Urologia</b> e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">alla Fisioterapia, alla Radiologia e Diagnostica per</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">immagini, alla Medicina Legale e delle Assicurazioni,</b> in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jmedical</b> si può avere la risposta a ogni domanda, a ogni dubbio che legittimamente si pone ogni paziente. E, come se non bastasse, il Jmedical si è avvalso ultimamente anche del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Centro di Medicina del Lavoro</b>, capace di fornire assistenza alle aziende nella prevenzione e nella diagnosi delle malattie causate dalle attività lavorative. E’ la ciliegina su una torta già ricca di ingredienti, ma che mancava ancora di qualcosa per essere perfetta. Questo ci fa pensare come a livello organizzativo, Jmedical di Torino non si senta mai arrivato definitivamente ma vada continuamente alla ricerca delle nuove proposte medico – scientifiche per essere sempre all’avanguardia. Un’azienda medica che sa di aggiornamenti, che studia i minimi particolari ed è consapevole di potere competere ad alti livelli con le più importanti realtà italiane di questo specifico settore. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Diagnostica per Immagini, Medicina Polispecialistica, Medicina dello Sport, Fisioterapia e Riabilitazione, Idrokinesiterapia, Chirurgia Ambulatoriale Complessa, Medicina</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Legale,</b> rappresentano il fiore all’occhiello del Jmedical diretto dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dr.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Riccardo Agricola, medico chirurgo e specialista in medicina dello sport, Neuropatologie e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Psichiatria.</b> Insomma, un centro medico capace di dare fiducia a molti pazienti che arrivano da tutta Italia per sentirsi seguiti in un percorso medico che dà assoluta garanzia professionale. E poi c’è ancora da ricordare che Jmedical non cura solo i campioni della Juventus, ma anche tutti noi che nel nostro piccolo siamo campioni di attese mediche e confortanti diagnosi di alta qualità</span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 13.5pt;'>.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 13.5pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-dr.-riccardo-agricola.jpgSiNjmedical-tutti-meritano-un-centro-medico-da-campioni-1013610.htmSi100451001,02,03030249
581013608NewsCampionatiJuventus, tra lampi di gioco e tanto buio20190922074427E` normale tutta questa confusione in casa bianconera? <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma dov’è tutto questo decantato gioco divertente che l’ambiente juventino s’aspettava con l’arrivo di Sarri? Dov’è questa smania di gioco offensivo fatto di stelle capaci di amalgamarsi tatticamente al collettivo di squadra? C’era una volta la squadra noiosa di Allegri che stizziva fino all’ultimo minuto per sofferenza nei confronti dell’avversario, ma là dietro aveva Chiellini, Bonucci e Barzagli a far da trincea in quella logica di calcio in cui lo scudetto lo vinci se prendi meno gol. Ok, questa scuola di pensiero è stata sorpassata a livello europeo per far posto a un calcio più dinamico, offensivo e tatticamente più attento a pressare alto e offendere l’avversario attraverso un maggior possesso palla e movimenti che sappiano costruire un gioco di squadra armonico e più propenso a fare gol. Tutto questo a livello teorico non fa una grinza, tuttavia, crediamo che certi meccanismi per essere perfetti necessitino di molto tempo. Ma la Juve storicamente non è una società che dà molto tempo alla squadra e agli allenatori per raggiungere certi risultati. Ora, partendo dal presupposto che nessuno ha la bacchetta magica per potere costruire nell’immediato una mentalità di gioco che sa di radicale rivoluzione filosofica, così come la società bianconera ha chiesto a Sarri, è altresì vero che già alla quarta giornata di campionato si dovrebbe avere chiaramente un’idea di ordine tattico su cosa si voglia davvero costruire per dare alla Juve quella fisionomia di gioco brillante tanto voluta in casa bianconera. Ebbene, ad oggi tutto questo non c’è, perché vediamo una Juventus slegata tra difesa, centrocampo e attacco, che sbaglia molti passaggi, che crea confusione tattica, che prende troppi gol su palle inattive e, soprattutto, si affida ai suoi singoli campioni senza badare al gioco di squadra. Non è un bell’inizio per una Juventus che quest’anno ha costruito una squadra per vincere la Champions e primeggiare ancora in un campionato in cui è consapevole di avere forti antagoniste come Inter, Napoli e tante altre squadre che si sono rafforzate rispetto allo scorso anno. Si attende dunque una Juventus bella e vincente, armoniosa e chiara sotto il profilo di una personalità di gioco che in questo momento non c’è. Si cominci intanto a dare un profilo di squadra base, senza avere le incertezze tecnico tattiche che sembrano evidenti quando non si sa come utilizzare i vari Demiral, Dybala, Bernardeschi, Rabiot, Ramsey, Emre Can, Bentancur. Allora, il problema sta nell’abbondanza di campioni e in una rosa che non è stata sfoltita a dovere durante questa estate, oppure è l’incapacità di sapere gestire un gruppo così numeroso? E poi De Ligt che tutti aspettano per giustificarne il costo, non è un altro problema? Tutte domande che attendono una risposta ben precisa, su una confusione tattica e organizzativa che francamente non ci sembra proprio da Juventus.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNjuventus-tra-lampi-di-gioco-e-tanto-buio-1013608.htmSi100451001,02,03030306
591013607NewsEditorialeGian Piero Gasperini, cittadino onorario di Bergamo20190910155751Una bella storia da raccontare<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con la cittadinanza onoraria, vogliamo riconoscere a Gian Piero Gasperini la nostra gratitudine per quello che ha fatto”.</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Così motiva il riconoscimento della città di Bergamo il sindaco <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio Gori</b>, il quale dopo avere riunito l’intero Consiglio Comunale ha dato seguito all’onorificenza. Molto emozionato è apparso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> che quasi incredulo di tanta attenzione nei suoi confronti ha così dichiarato:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">” Vogliamo vivere altre emozioni, forse ancora più forti, abbiamo voglia di dare entusiasmo e felicità alla gente, perché in tutta questa storia quello che più ci ha emozionato è stata la felicità negli occhi dei tifosi. Per me non è un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">premio, ma il regalo più bello della mia vita”.</b> E, in effetti, questo è il più bel riconoscimento che il tecnico della Dea potesse ricevere alla presenza dei suoi affetti più cari, di una nutrita schiera di politici locali, di semplici tifosi, del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente nerazzurro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Percassi</b> e del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttore operativo Roberto Spagnolo</b>. Tutti per lui, animati dall’esaltazione di chi desidera dirgli grazie per quanto sta facendo per la città Orobica, a livello di immagine nel mondo non solo calcistico. Essere considerato bergamasco è per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini</b> motivo di orgoglio, proprio lui che conserva origini piemontesi di quel paese di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grugliasco</b> che sorge silente e senza squilli di tromba nell’hinterland torinese. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bergamo è speciale, ho un forte legame con questa città”,</b> dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b> manifestando chiari momenti di commozione capaci di fare scendere le lacrime sul suo viso. E’ il tributo di un lavoro serio, eticamente perfetto nell’intendere il calcio come qualcosa che va oltre la ricchezza, il denaro e tutto ciò che spesso enfatizza la banalità di pensiero verso questo mondo edulcorato da troppi privilegi. Tuttavia, i sentimenti che fanno sempre capo alla centralità della persona, devono sempre essere tenuti in considerazione come il significato profondo di ogni cosa. Sono storie di vita, di percorsi professionali che spesso ti portano a scoprire angoli di mondo che premiano la tua persona, così com’è successo a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gian Piero Gasperini da Grugliasco</b>, che nato nel 1958, partito dal settore giovanile della Juventus e poi legato particolarmente a questi colori, mai più avrebbe pensato che il destino della sua vita personale e calcistica si potesse legare così affettivamente alla città orobica e alla gente bergamasca che gli è grata per avere condotto l’Atalanta per la prima volta nella sua storia in Champions League. Segno che anche nel calcio ci sono storie belle da raccontare, da ascoltare e fare proprie come quei sogni che nella vita spesso si avverano quando meno te l’aspetti. E allora pensi quanto sia fantastica la vita e come troppe volte non ce ne accorgiamo, presi come siamo a rincorrere frettolosamente una quotidianità che spesso tende a demotivare le nostre legittime aspirazioni. Ma la perseveranza, la voglia di non arrendersi mai nell’esplicare il proprio compito professionale all’insegna dell’etica, della serietà e della correttezza, qualche volta nella vita è premiante. La storia del piemontese Gian Piero Gasperini diventato cittadino onorario della città di Bergamo, ce lo insegna. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711gasperini_cittadinanza_bergamo_3.jpgSiNgian-piero-gasperini-cittadino-onorario-di-bergamo-1013607.htmSi100451001,02,03030216
601013603NewsEditorialeDybala, perché no? Il popolo bianconero se lo chiede.20190825073533In questo caso, è la Juventus a sbagliare?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questo trascinante dubbio amletico ha francamente stufato tutti. Perché nella prima partita giocata a Parma, il giocatore argentino viene in un primo momento schierato in campo fin dalla partenza e poi lasciato in panchina? E perché non è stato neppure considerato nel corso di una gara che nel secondo tempo ha manifestato grandi carenze di tenuta fisica da parte della Juventus? Tutte domande che sembrano ovattate da mistero, o meglio rinchiuse in uno stile Juventus che fa dei segreti aziendali la forza delle sue strategie da non svelare mai a nessuno, neanche alla propria moglie, mamma, fratello o persona cara cui ti fidi ciecamente. E allora non capisci bene se gli ordini impartiti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli,</b> ermetico figlio di cotanta famiglia dinastica, siano un dogma imposto per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici,</b> oppure le operazioni di calciomercato e i suoi rari insuccessi, debbano essere tenuti in tutta segretezza per non dare riferimenti gratuiti agli avversari. Noi sosteniamo che la verità stia sempre in mezzo e, nello specifico caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala,</b> si nasconda una serie di insuccessi a catena che si intersecano tra il fatto che il giocatore gode dei suoi diritti di immagine che non ha intenzione di perdere, assieme alla voglia di restare alla Juve per dimostrare che mister Allegri ha sbagliato tutto nei suoi riguardi. Prima merce di scambio con Icardi, poi messo in mezzo sull’affare Lukaku, adesso in trattative con il PSG e il Barcellona in attesa che il signor Neymar decida cosa fare, insomma questo giovane calciatore della Juventus, campione argentino di indiscusso valore tecnico, sta vivendo un’estate da incubo. E, tra tutte queste cose, a parer nostro c’è anche qualcosa che non convince nell’operato di Fabio Paratici, l’allievo che nel suo ruolo di plenipotenziario del mercato della Juventus <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>deve ancora dimostrare di aver superato il maestro Marotta. Eppure, a proposito del fatto che all’ultimo momento si sia deciso di lasciare Dybala in panchina contro il Parma, Paratici così dichiara ai microfoni di Sky Sport: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La decisione di lasciare Dybala in panchina non è legata al mercato, lui è un grande numero 10 della Juve e siamo contenti che sia con noi. A inizio campionato anche con Allegri c’era</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">bisogno di adattamento, quindi ci schieriamo così”.</b> Dichiarazioni che vogliono dire tutto e niente, che sanno di bugie e di strategie di mercato che non possono essere sbandierate ai quattro venti, ma che lasciano il dubbio di una serie di errori sul suo lavoro che, a parer nostro, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>devono essere presi in considerazione dalla società. Se l’uscita di Dybala debba essere considerata come una sorta di plusvalenza nel tentativo di equilibrare l’andamento del bilancio societario, può avere una sua logica; ma allora perché a oggi la Juve si trova così ingolfata di calciatori che non riesce a vendere e concorrono ad aumentare il debito? Dopo tanti acquisti eccellenti (Ramsey, De Light, Rabiot, Demiral, Danilo, il ritorno di Buffon, Higuain, e le sole uscite di Cancelo, Kean, Caceres, Orsolini, Spinazzola) c’è il pericolo di incorrere in un fair play finanziario? Tutte domande che in questo assurdo, lungo e snervante calciomercato italiano che si protrarrà fino al 2 settembre con due turni di campionato già effettuati, non trovano risposte concrete ma soltanto illazioni. E intanto il tormentone d’estate continua. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNdybala-perche-no-il-popolo-bianconero-se-lo-chiede-1013603.htmSi100451001,02,03030258
611013593NewsCoppeUrbano Cairo, un amministratore perfetto20190702073617Grandi meriti vanno al presidente del Toro, dopo la sentenza del governo del calcio europeo che boccia il Milan nel fair play finanziario. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tenere i conti in ordine, essere oculati nelle spese, stare sempre allerta sull’acquisizione delle plus valenze societarie, è il primo pensiero nella buona conduzione di un’azienda. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Urbano Cairo,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente del F.C. Torino calcio, di RCS, di Cairo Communication e dell’emittente televisiva La 7</b>, è sicuramente ai vertici nazionali della buona gestione aziendale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere lo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">scudetto del bilancio è sicuramente un valore”</b> afferma il presidente Cairo, che fa della saggezza dei conti l’ordine mentale per investire senza tanti squilli di tromba. Così nel F.C. Torino, così a La 7 e così pure in RCS e Cairo Communication. Sempre parsimonioso, sempre attento e ordinato in ogni particolare che si riferisca alle mille voci di un bilancio che non deve mai chiudersi in rosso, ma che al contrario deve brillare per la crescita attiva. E in tutti questi anni i risultati gli hanno dato sempre ragione, nonostante i tifosi della sua azienda granata del Toro lo abbia tacciato di “braccino corto”. Ma Cairo risponde sempre con i fatti e i successi dei conti visti e rivisti forse anche in maniera maniacale ma con grande senso del rispetto, anche per le persone che lavorano nelle sue aziende. Sì, perché il segreto di salvaguardare il proprio posto di lavoro in un’azienda, sta proprio nel successo amministrativo che resta sempre il primo obiettivo da raggiungere. E adesso che il suo Toro è stato ufficialmente promosso a partecipare all’Europa League 2019’20 al posto di un Milan sicuramente impreparato nella buona gestione dei suoi bilanci che sono stati bocciati dal Fair Play Finanziario, ebbene, anche questa volta il Presidente Cairo ha avuto ragione del suo modus operandi. Non vince lo scudetto (almeno, fino a oggi) ma è premiato per la sua lungimiranza contabile. Lui è il primo direttore delle sue aziende, l’amministratore delegato per eccellenza, la figura carismatica cui attingere la metodologia economica e finanziaria di un’azienda. Certo, in tutto questo saggio operare aziendale, c’è sempre la capacità di sapersi avvalere dei personaggi giusti, capaci e soprattutto simili in una forma mentis che debba necessariamente avvicinarsi a quella del presidente. Ecco, diremmo proprio che se c’è un segreto in tutto questo successo, è anche da ricercarsi nella collaborazione di professionisti preparati e capaci di alzare il livello aziendale. E questa partecipazione del suo Toro nella competizione Europea del calcio dopo tanto tempo di assenza, certifica quanto di buono ha saputo fare il presidente Cairo in questi anni in cui, seppur sbagliando qualche scelta tecnica, è arrivato là dove altri hanno fallito. Dunque, se è vero che il Toro ha meritato di entrare nell’Europa del pallone per meriti acquisiti sul campo, è altresì vero che l’orgoglio dei suoi bilanci ordinati e perfetti hanno saputo fare il resto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNurbano-cairo-un-amministratore-perfetto-1013593.htmSi100451001,02,03030305
621013591NewsCalciomercatoDirettamente dalla conferenza stampa di Maurizio Sarri20190620174332Tanti sono stati i temi toccati nel corso del primo incontro pubblico con i media, da parte dell`ex tecnico del Chelsea. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella sua prima uscita pubblica da allenatore della Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> ha parlato da professionista e non certo da trascinatore di fede juventina. Emozionato ma non troppo, l’ex coach di Napoli e Chelsea ha subito messo in chiaro qual è stato il motivo per cui ha subito accettato di venire alla Juve. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“In 30 anni di panchina non ho mai visto una società così determinata a prendere un allenatore. Questo mi ha convinto a venire alla Juve, vedere una dirigenza così compatta nell’atteggiamento e tanto determinata”,</b> così esordisce Sarri nella sala stampa Gianni e Umberto Agnelli dopo avere salutato i presenti, rendendosi disponibile a rispondere alle domande dei colleghi giornalisti. Indossato per contratto la divisa ufficiale di rappresentanza della Juve, il tecnico del bel gioco continua a rispondere toccandosi l’orecchio, qualche volta la punta del naso che intervalla a parole e qualche sorso d’acqua, giusto per rinfrescare l’ugola. L’espressione è sempre la stessa, pochi sorrisi, occhiali che nascondono sguardi talora interrogativi e seriosità nel dire con orgoglio da dove è venuto, quali sono le sue radici professionali di ex allenatore dilettante arrivato nell’olimpo del football a 60 anni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non passo dai dilettanti alla Juventus. Il mio è un percorso lungo e fatto di passi. Sono arrivato al Chelsea, un grande club che chiaramente ha meno storia della Juventus. Lo ritengo un passo avanti tra quelli fatti sempre gradualmente. L’emozione è forte, ma non è quella di un allenatore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">appena arrivato dai dilettanti”.</b> Sarri continua con apparente sicurezza, dimostrando a tutti i presenti di essersi preparato a dovere per questa giornata fitta di precise domande talora pure punzecchianti, ma che egli avrebbe già previsto prima. Chiaro riferimento di chi, pur non conoscendo la nuova piazza, ne ha già acquisito il sistema. A chi gli chiede quale disegno tattico adotterà con la sua nuova squadra, risponde che si baserà esclusivamente sulle caratteristiche tecniche dei tre o quattro giocatori che nella Juventus fanno la differenza. Chiaro il riferimento a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo, Dybala, Pjanic (che deve toccare almeno 120 palloni per</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">partita) Douglas Costa,</b> mentre ha avuto grandi parole di elogio per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Bernardeschi,</b> un calciatore che deve migliorare nelle continuità. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E poi si toccano i temi più scottanti, ovvero quelli che arrivano da Napoli, che lo definiscono un traditore: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho fatto un percorso a Napoli, da cui sono uscito per scelta della società. Poi sono andato all’estero e sono tornato con una società importante che mi ha voluto fortemente. Io penso di aver dato nella vita il 110% rispettando tutti. E lo farò anche per questi colori, può essere poco ma di più non posso fare. Penso siano scelte logiche, senza romanzarci tanto sopra. Penso di avere rispettato tutti. Se mi fischieranno in Napoli – Juventus? Comunque vada tra fischi o applausi, so che sarà un gesto d’amore. Io uscirò dal campo volendogli bene, in un modo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">o nell’altro”.</b> E lo scetticismo con cui il popolo juventino lo accoglierà, come si supera? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Come ho fatto altrove, vincendo e convincendo! Andare in campo, fare risultato e divertire. Sinceramente non vedo altre strade.”</b> Insomma, tanto altro ancora c’è stato in questa ora e mezza di conferenza stampa che ha visto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> accanto a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Paratici</b> davanti a 200 giornalisti, con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pavel Nedved</b> posti in prima fila e molto attenti a ciò che si è detto. Ma la nostra idea è che il popolo juventino debba vedere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> come tecnico, come professionista del bel gioco, come rivoluzionatore di culture calcistiche basate sull’offensiva. Ma non si pretenda da lui l’anima bianconera, il sentimento, perché la sua passione è altrove. L’ha detto con apprezzabile correttezza di pensiero. Sarri tifa Napoli fin da bambino, poi è diventato un professionista e come tale ha fatto la sua carriera nel rispetto del suo lavoro. Quindi lo si giudichi per questo, lasciando perdere ogni romanzo legato a sentimenti intrisi di ruggine e odio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNdirettamente-dalla-conferenza-stampa-di-maurizio-sarri-1013591.htmSi100451001,02,03030422
631013587NewsEditorialeE’ ufficiale, la Juve ha scelto Sarri20190616193147Habemus Sarri<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Alla Juve è rivoluzione copernicana. Dalla tecnica, alla tattica, dal vestito elegante, alla tuta, dal pragmatismo di Max Allegri, all’ossessione maniacale di un calcio sarriano perfetto nei passaggi, nel pressing alto, nel continuo correre e verticalizzare il gioco. Ma basterà al popolo juventino vedere un buon calcio con il punto interrogativo di continuare a vincere? Questo lo sapremo cammin facendo! Al momento possiamo solo commentare che alla Juventus è finalmente arrivata la fumata bianca: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Habemus Sarri”</i></b> e poi eventualmente, “morto” un Sarri se ne fa un altro. Scherziamo, naturalmente! Ma c’è qualcosa di nuovo in questo agire della triade <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Agnelli,</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Paratici, Nedved</i></b>, ed è la consapevolezza di volere cambiare aspetto a una Juventus che ha bisogno di essere rinfrescata dal punto di vista tattico e quindi del bel gioco sul campo. Si passa dall’essenzialità alla ricerca di un calcio brillante, moderno e più consono a quelli che sono i canoni dell’attuale football europeo, quello che tutti gli anni ammiriamo in Champions, piuttosto che in Premier League. Ma, per far questo, si prevede pure una sorta di cambiamento anche per quanto riguarda gli interpreti, visto che alcuni giocatori che fanno parte dell’attuale rosa della Vecchia Signora, non avrebbero le caratteristiche tecniche per soddisfare il gioco voluto da Sarri. Insomma, è come dire che cambiando il maestro di musica è inevitabile che cambino pure i suonatori. Signori si cambia, perché con l’arrivo del sessantenne Maurizio Sarri si passa a qualcosa che era inimmaginabile soltanto qualche tempo fa, nel regno dello stile Juventus. E ci piacerebbe sapere cosa ne pensa da lassù l’Avv. Giovanni Agnelli, nel vedere la sua Juve così legata a certi valori nella cura dell’immagine - dentro e fuori dal campo - che decide dopo una lunga e ponderata analisi, di cambiare l’abito indossato per tanti anni. Ma forse è il frutto di un calcio che cambia nella sua fase culturale, più che in quella tecnica e tattica. Svanisce dunque il sogno di tanti tifosi juventini che sulla panchina bianconera avrebbero voluto vedere Pep Guardiola. Un matrimonio che non si è potuto fare, nonostante i ripetuti corteggiamenti, le speranze, i mille contorti ragionamenti che sono stati il frutto del nulla. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E così la Juve nel primo pomeriggio di oggi, ha annunciato ufficialmente sul proprio sito l’arrivo dell’ex allenatore di Napoli e Chelsea, con un contratto triennale che lo legherà alla società bianconera fino al 2022. Pensiamo che Maurizio Sarri prima di firmare, abbia valutato i pro e i contro di venire ad allenare la squadra della società prima in Italia, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere è l’unica cosa che conta”.</i></b> Lui sa che al suo gioco brillante deve aggiungere inevitabilmente la vittoria in Champions League con l’annesso nono scudetto consecutivo. Altrimenti, se così non sarà, per lui si potrà parlare di fallimento. Ecco, diremmo che a tutto ciò che la Juve ha saputo fare in questi anni, Sarri deve apportare l’armonia e la brillantezza di gioco, fermo restando la mentalità di vincere. Ci riuscirà a ribaltare anche culturalmente quel suo grossolano modo di essere anti juventino davanti ai media e agli stessi tifosi? Certe cose non si cambiano con l’esile vento che spira oggi a suo favore, perché c’è da constatare tutta una serie di cose. Intanto vediamo come si presenta il giorno di buon mattino, per il resto si vedrà. Vincere crea entusiasmo, fa allontanare i cattivi pensieri e fa persino diventare amici i più acerrimi nemici. E’ il calcio del nostro tempo, capace di rimuovere offese che sembravano incancellabili.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNe-ufficiale-la-juve-ha-scelto-sarri-1013587.htmSi100451001,02,03030226
641013586NewsEditorialeLa Nazionale di calcio femminile che sa emozionare.20190614152238Le azzurre impegnate nel mondiale di calcio femminile in Francia, sbalordiscono per grinta e determinazione. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Barbara Bonansea, Sara Gama, Laura Giuliani.</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Nomi che fino a poco tempo fa non si sapeva chi fossero. E adesso, con grande stupore, scopriamo che sono le artefici di un football nazionale femminile capace di inorgoglirci ai campionati mondiali che si stanno svolgendo in Francia. Ma la cosa che maggiormente sorprende è la capacità della Nazionale Femminile di Calcio Italiana di sviluppare un football all’altezza del calcio maschile. Per buoni fondamentali, per gioco corale, per forza agonistica e per ordine tattico, le ragazze del football italiano stanno mostrando tutto il proprio valore tecnico in un avanzamento culturale che ha fatto passi da gigante. E non è un caso che nella partita contro l’Australia, vinta all’ultimo minuto per 2 a 1 con doppietta di Barbara Bonansea, ci sia stato un alto indice di telespettatori che si sono appassionati né più e né meno come se avessero assistito alla Nazionale di Mancini. Le signore del calcio mandano messaggi propositivi di sport, al contrario del calcio maschile sempre sottoposto a stress e aggressività. Così dichiara la C.T. della Nazionale Italiana <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milena Bertolini:” Molto è cambiato, prima si svolgeva quasi tutto sul campo. Adesso le ore passate sul campo sono un po’ meno, circa dieci giorni al mese, ma è un lavoro a 360 gradi. Allenare la Nazionale è creare sinergia, legami con i vari club. E’ molto più complesso. Lo staff deve essere formato da persone che hanno qualità e più competenze di me per certi aspetti. La figura dello psicologo è proprio questo. E’ quella persona in grado di fare emergere le grandi potenzialità interiori nelle ragazze. Serve anche da supporto allo stesso staff. Soprattutto durante il mondiale sarà importantissimo per la gestione della tensione e dello stress.”</b> E intanto si profila all’orizzonte la seconda partita delle azzurre in questo mondiale di calcio femminile contro la Giamaica. L’Italia deve vincere per proseguire senza intoppi il suo percorso mondiale, ma soprattutto deve emozionare così come ha saputo fare contro l’Australia, in un match da incorniciare per voglia di superare una squadra che dal punto di vista tecnico, sulla carta avrebbe dovuto sovrastare le calciatrici azzurre. Dunque, l’attesa per questa sfida di calcio mondiale al femminile è davvero tanta. E chi l’avrebbe mai detto qualche anno fa, che le signore del pallone italiano avrebbero saputo incantare il pubblico, tenerlo in suspense, farlo gioire per un gol fatto e soffrire per uno mancato. Un calcio femminile che sta lievitando a vista d’occhio, mettendo da parte gli antichi stereotipi di stampo maschilista, in base al quale questo sport non sarebbe adatto ad essere praticato dalle donne. Ecco, la risposta è stata data proprio in occasione di questo mondiale francese, in cui gli stadi stracolmi di tifosi si mischiano ai media di tutto il mondo. E chissà se presto assisteremo pure a un calcio femminile italiano che si qualificherà come professionista e non più da dilettanti. La strada è quella giusta e i tempi ci sembrano anche maturi per una rivoluzione culturale in ambito calcistico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parigifl0711fl0711foto-nazionale-di-calcio-femminile.jpgSiNla-nazionale-di-calcio-femminile-che-sa-emozionare-1013586.htmSi100451001,02,03030230
651013584NewsEditorialeNeri Marcorè e tanto altro, alla XIII Edizione del Festival Luigi Pirandello20190609113956Un coinvolgente evento culturale, che attrae per i vari temi letterari e sociali del XX secolo. Ma anche il calcio ha un suo ruolo importante. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Loving Pirandello: dalla Terra allo Spazio”</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> – Il festival piemontese dedicato al Premio Nobel siciliano, creato e diretto dal regista <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulio Graglia</b>, si apre quest’anno con una novità importante, ovvero la collaborazione con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polo del ‘900</b>, una delle realtà culturali più significative del territorio piemontese. Infatti, oltre alle location tradizionali come il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Circolo dei</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lettori, il Circolo della Stampa Sporting e Coazze</b>, alcune delle rappresentazioni saranno localizzate dentro la struttura torinese che ha allestito nel cortile interno un nuovo spazio con circa 200 posti a sedere e un palcoscenico di grande impatto tecnico e scenografico. L’apertura del cortile alla città è stata resa possibile grazie al sostegno della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Compagnia di San Paolo</b>, che è anche sostenitore del festival. A questi luoghi si aggiunge il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Parco della Tesoriera e il Mercato</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Centrale di Torino</b>, nuovo spazio cittadino che lega l’arte culinaria a quella dei grandi eventi culturali sul territorio. Ma oltre queste nuove location che si aggiungono a quelle tradizionali, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">XIII Edizione del Festival Luigi Pirandello</b> pone la sua attenzione su vari temi di carattere letterario, sociale e culturale del XX secolo. Così come spiega <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giulio Graglia</b>, anima pensante e direttore artistico del Festival Pirandello: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’edizione 2019 che si inaugura con la collaborazione del Polo del ’900 si apre ancor di più ai temi letterari, sociali e culturali del XX secolo ed è per questo che già nel nome appare Festival Nazionale Luigi Pirandello e del ‘900. Tre i temi portanti: la figura della donna, la luna, il ’69; viene dato ampio spazio a spettacoli realizzati e pensati da donne. Partendo da Futurismo, si celebra il cinquantenario della Luna, senza dimenticare i 70 anni di Superga, per arrivare all’autunno caldo. Fra i talenti presenti, siamo orgogliosi di potere annunciare un artista molto amato e stimato, ovvero Neri Marcorè che è la nostra punta di diamante. Insomma, l’offerta è ampia e soddisferà, almeno questa è la nostra speranza, il pubblico che ci segue, attraverso spettacoli, incontri, video, musica e prosa. Da Torino e dal Polo del ‘900 il Festival si diffonde in più location fino a raggiungere Coazze, dove tutto ebbe inizio nel 1901 con Luigi Pirandello”.</b> Il Festival oltre al programma artistico, ospita il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Premio Giovanni</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Graglia,</b> nato nel 2005 per ricordare il padre del regista Giulio e presieduto dalla scrittrice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sabrina Gonzatto</b>. Quest’anno il premio sarà assegnato in autunno alla giornalista <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandra Comazzi</b> e alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">prof. Anna Maria Poggi</b>. Insomma, i nomi eccellenti che parteciperanno a questa ricca edizione del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">XIII Festival Pirandello</b>, si aggiungono ai grandi artisti che in tanti anni hanno arricchito con la loro collaborazione questo evento di grande impatto culturale. Ricordiamo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Corrado Tedeschi, Leo Gullotta, Vetrano e Randisi, Sebastiano Lo Monaco, Gipo Farassino, Carlo Simoni, Mario Brusa, Giovanni Moretti, Riccardo Forte, Il Teatro delle Dieci, Natalino Balasso, Giovanni Mongiano, Enrico Lo Verso, Mariella Lo Giudice, Carlotta Micol De Palma, il Balletto Teatro Torino diretto da Viola Scaglione.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo è il programma completo, con le date e i luoghi del XIII Festival Luigi Pirandello:</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>10 giugno ore 18 – Futurismo – Rai Teche di Via Verdi 31 a Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>11 giugno ore 18 – Femminilità Diffusa – Il Circolo dei Lettori Via Bogino 9</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>17 giugno ore 18 – - Pirandello VS Soriano - Circolo della Stampa Sporting Corso Agnelli 45 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>19 giugno ore 21 – Neri Marcorè – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>20 giugno ore 21 – Io, Marta – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>27 giugno – Memoria di Carta, L’Editoria Piemontese – Il Circolo dei Lettori Via Bogino 9 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>1 luglio ore 21 – Ma cos’era mai questo Toro ? – Tesoriera Corso Francia 186/192 Torino </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>2 luglio ore 21 – Donne – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>4 luglio ore 21 – Da Woodstock all’autunno caldo – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>9 luglio ore 21 – Sfumature di Donne di Scienza – Polo del ‘900 Via del Carmine 14 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>11 luglio ore 18 – Smisurata Preghiera – Mercato Centrale Piazza della Repubblica 25 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>14 luglio ore 18 – Concerto in Quota – Borgata Oliva Coazze (To) </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>16 luglio ore 21 – Effetto Luna – Polo del ‘900 Via del Carmine 19 Torino</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>18 luglio ore 21 – Effetto Luna – Villa Prever – Tosco Viale Italia 61 n. 72 Coazze (To)</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt 18pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Polo del '900fl0711fl0711foto-neri-marcorè.jpgSiNneri-marcore-e-tanto-altro-alla-xiii-edizione-del-festival-luigi-pirandello-1013584.htmSi100451001,02,03030217
661013583NewsCalciomercatoJuve, l’estenuante attesa sta per finire.20190605192754Noi azzardiamo l`ipotesi Guardiola<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Guardiola, Pochettino, Sarri</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>. In verità, dal 18 maggio, giorno in cui è stato ufficializzato l’addio ad Allegri da parte della Juventus, si sono fatti altri nomi. Ma ad oggi la scrematura è stata fatta, anche perché tutto questo tempo trascorso non fa altro che aumentare i malumori del popolo juventino che ha sete di sapere. Va bene l’ermetismo della società su un tema così delicato, ma questa assoluta mancanza di comunicazione su tale argomento, porta a fare mille considerazioni sul nulla. Noi proviamo a dire che la prima scelta della Juve è sempre stata quella di Guardiola e, nonostante i mille nodi da sciogliere di carattere economico e burocratico, siamo convinti che proprio l’attuale coach del Manchester City sarà il nuovo allenatore della Juventus. In verità non crediamo agli avvistamenti o pseudo tali di Pep Guardiola a Torino, ma la nostra convinzione si poggia su basi logiche. Innanzi tutto la situazione finanziaria del club inglese, il quale sarebbe alle prese con il famoso fair play finanziario. Poi, fatto non trascurabile, il nome di Guardiola fa lievitare il Titolo Finanziario della Juventus in Borsa. Un aspetto, questo, che cura molto gli interessi della società, la quale tra ricavi finanziari dovuti appunto al Titolo, Sponsor Tecnico (Adidas), Sponsor Televisivi, Plusvalenze, arriverebbe a pagare la somma richiesta per avere Guardiola. Tuttavia, da più parti leggiamo il nome di Sarri come più indicato a sedere sulla panchina della Juve il prossimo anno; perché? A noi sembra tanto il paravento della Juventus per depistare ogni traccia, anche se i contatti con l’ex allenatore del Napoli vengono tenuti a caldo come eventuale seconda scelta. Pochettino è un altro papabile, ma la sua situazione legata al Tottenham sembrerebbe difficile da sradicare. Dunque, alla Juventus non è più tempo di suggestioni, di avvistamenti ipotetici e neanche di dispersivi scenari europei. Si è perso troppo tempo anche nell’allontanare la curiosità mediatica che deve pur avere delle basi per dare delle informazioni. Ecco, diciamo che per la prima volta la Juve nel suo mentore Agnelli e nel suo braccio destro Paratici, si stanno arrovellando nel mantenere segreta ogni trattativa che, se resa pubblica, potrebbe rovinare ogni piano faticosamente portato avanti da mesi. Operazioni costruite da un’azienda forte qual è la Juventus, ma che, suo malgrado, non riesce ancora concludere ciò che dall’inizio aveva in mente di ottenere: Pep Guardiola. Conosciamo la caparbietà di Andrea Agnelli e Fabio Paratici, (il quale ha parlato di un range di allenatori da valutare) anche in considerazione dell’operazione Ronaldo che sembrava impossibile e poi si è avverata. Sono strategie aziendali che necessitano di tempo per poterle portare avanti, tuttavia, come dicevamo pocanzi, resta il fatto che il pensiero comune è che si stia aspettando troppo tempo, anche in virtù del calcio mercato che entrato nel vivo della stagione. Noi restiamo dell’idea che la Juve stia ormai puntando sul solo nome di Guardiola. Il resto è contorno. A Torino si vocifera da più parti, che sarà presentato al più tardi il 16 giugno. Le quotazioni dei bookmakers aumentano, le notizie che giungono da Londra attraverso il Sole 24 Ore danno per sicuro l’arrivo del tecnico del Manchester alla Juve, nonostante le mille smentite del tecnico. Insomma, la telenovela dell’allenatore della Juve sembra quasi arrivata alle ultime puntate. La montagna sta per partorire il suo nome eccellente, mica il topolino….!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-guardiola.jpgSiNjuve-l-estenuante-attesa-sta-per-finire-1013583.htmSi100451001,02,03030461
671013582NewsCalciomercatoAntonio Conte all’Inter, conflitto tra sentimento e ragione.20190601161917Le farneticazioni scatenate dagli ultras, dopo l`annuncio che l`ex allenatore della Juve siederà sulla panchina dell`Inter.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In merito al nuovo allenatore dell’Inter, in questi giorni ne abbiamo sentito di tutti i colori. Era prevedibile che l’integralismo degli ultras di Juventus e Inter manifestassero tutto il loro disappunto. Tuttavia, certe farneticazioni capaci di esasperare pericolosamente gli animi non sono ammissibili, soprattutto in considerazione della già antica e aspra rivalità tra le due tifoserie. Dunque, cerchiamo di andare per ordine, entrando nel focus del problema che è senza dubbio molto delicato. Cominciamo a dire che Conte, con questa decisione di accettare la panchina dell’Inter, sta spaccando in due la città di Torino. Gli ultras bianconeri, infatti, hanno raccolto online 11.000 firme per togliergli la stella allo Stadium, “vomitando” tutta una serie di irripetibili parole contro l’ex allenatore della Juve. Di contro, il popolo interista in un comunicato emesso sui vari social network, si esprimono con frasi allucinanti sui trascorsi giudiziari di Conte e contro una Juve che, a detta loro, rappresenterebbe il potere corrotto del calcio italiano. Frasi pericolose, pesanti, assurde e senza senso, scritte da chi si è macchiato di reati penali e sportivi, organizzando qualche mese fa anche disordini contro i tifosi del Napoli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma l’analisi di tutto quest’assurdo conflitto tra sentimento e ragione, ci porta a ponderare sulla mancanza di realtà di ciò che è il business del calcio moderno e del suo professionismo, con evanescenti farneticazioni pseudo – sentimentali che sanno di pretesto per aumentare a dismisura i pericolosissimi atteggiamenti di odio fra le tifoserie. In altre parole, riteniamo che Conte non debba essere imputato di tradimento dai tifosi della Juve, non solo in virtù del suo essere professionista, ma anche sul fatto (in conformità a quanto si scrive ormai da molti mesi) che è stata proprio la premiata ditta Andrea Agnelli – John Elkann a non volere Conte sulla panchina della Juve, grazie al retaggio dei cattivi rapporti tra le parti che non sono mai stati risanati. Strategie di calcio moderno, infatti, impongono di non rinforzare in primis le dirette avversarie, lasciando liberi sul mercato i protagonisti legati all’appartenenza storica di una data società. E non è mistero che Antonio Conte, tramite Nedved e Paratici ha dato il suo consenso nel volere ritornare sulla panchina della Juventus, nella città in cui ha casa e che l’ha visto crescere dal punto di vista professionale e umano. Dunque, a questo punto, era gioco forza che il bocconcino sarebbe stato appetibile dall’Inter che, capitanata da Beppe Marotta (altro ex, mandato via dalla società bianconera) ha approfittato della situazione per proporre a Conte un lauto contratto ed essere il personaggio adatto per il dopo Spalletti. Tuttavia, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mal comune”</b> degli ultras non accetta questo discorso, perché si pensa in un Conte traditore e mercenario che ha accettato di andare ad allenare l’odiata Inter. Così si esprime in merito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi: “Siamo professionisti, ma l’amore per la Juve resta. Conte non ha rinnegato la sua juventinità e può andare dove vuole, perché l’amore per i colori bianconeri resta lo stesso. Ci sono tanti giocatori che dalla Juventus sono andati all’Inter, io, Causio, Tardelli, Schillaci…..”</b> Già, tanti giocatori e allenatori (aggiungiamo noi) come Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi che non ricordiamo fossero stati vilipesi e oltraggiati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma c’è ancora un’altra riflessione su quello che oggi è il calcio con i suoi iperbolici interessi economici di aziende che sono entrate a far parte delle quotazioni azionarie nelle borse europee. E quando si parla di organizzazione aziendale e di professionismo, ci si riferisce anche a questo. Si pensi, ad esempio, come in questi giorni l’andamento delle azioni della Juventus in Borsa, oscillano con un + 7% se si parla e si scriva di Pep Guardiola come prossimo allenatore della Vecchia Signora, anche se gli ultimi aggiornamenti in merito portino ormai a pensare a Maurizio Sarri come coach della prossima stagione. Già, Sarri! A proposito, restando sempre sui vari tradimenti pseudo – sentimentali manifestati dagli ultras, chi ricorda le parole pesanti dell’ex allenatore del Napoli contro la Juventus nelle varie conferenze stampa? E chi ricorda ancora quel provocatorio “dito medio” alzato dallo stesso allenatore e rivolto contro i tifosi juventini? E allora, di che cosa stiamo parlando? Nel calcio d’oggi tutto è il contrario di tutto. Si metta dunque in moto il cervello, e non ci si perda in assurdi e deliranti pensieri per un pallone che non può più supportare logiche di tradimenti sentimentali.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-conte.jpgSiNantonio-conte-all-inter-conflitto-tra-sentimento-e-ragione-1013582.htmSi100451001,02,03030397
681013574NewsCalciomercatoPanchina Juve? Lasciamo perdere, non è serio.20190523202050L`attesa del nuovo allenatore della Juve è ansiogena<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il primo dovere di un giornalista è verificare la notizia prima di pubblicarla. Ma nel caso riguardante i nomi degli allenatori che in questi giorni si fanno per cercare il vero sostituto di Allegri, molte volte diamo quasi per certo ciò che i vari depistaggi e le tante monitorate situazioni ci consentono di pubblicare a ragion veduta. E così, un giorno arriva Mourinho, il giorno dopo sembra quasi fatta per Sarri e due ore dopo Guardiola è la vera sorpresa che tutti gli juventini aspettano e si dà come quasi realizzata. E neanche l’opzione per Simone Inzaghi garantisce nulla di concreto, perché in realtà, anche se Paratici ha detto pubblicamente che gli alti vertici della Juventus hanno le idee chiare sul profilo di allenatore cui affidare la panchina della Vecchia Signora, è altresì vero che gli scenari si aprono a vista d’occhio. E se agli allenatori che saranno impegnati nelle finali europee ci aggiungiamo anche il nome dell’inaspettato Zinedine Zidane che sembrava saldamente incollato alla panchina del Real Madrid, ecco che diventa davvero improbo individuare ad oggi chi sarà davvero il nuovo allenatore della Juventus. A questo punto pensiamo pure che Andrea Agnelli abbia volutamente inibito questo argomento, non perché non si sappia ancora ciò che si vuole, ma più propriamente come cercare di ottenere ciò che si vuole. Sì, perché le situazioni non sono meramente legate agli alti costi che inevitabilmente si devono affrontare se vuoi il top dei coach del calcio europeo ad altissimi livelli, ma ci sono mille altre situazioni da dover risolvere, e cioè i rapporti con la società di appartenenza, il convincimento dell’allenatore stesso a lasciare la panchina in cui lavora, e non ultimo le antipatie radicate nel tempo tra tifosi e qualche allenatore (Mourinho e Sarri) che da sempre si sono dichiarati anti Juve. Dunque, non è solo questione di soldi, ma in tutte queste trattative si innescano tanti fattori non sempre facili da risolvere. E allora, noi che scriviamo, non possiamo far altro che riportare gli intendimenti e le volontà che emergono strada facendo. Certo, i contatti ci sono e ciò che sappiamo per sicuro è che la Juventus è orientata verso un profilo di allenatore che sia diverso da Allegri sotto il profilo del gioco. Una sorta di cambiamento tecnico che non sappia di rivoluzione copernicana, ma che si traduca in una Juve dal gioco più moderno al pari delle grandi squadre europee. E allora, chi di noi al posto di Agnelli avrebbe potuto fare diversamente da come si è espresso lui in sede di conferenza stampa a proposito del nuovo allenatore? Sul fatto che la Juve già da tempo abbia contattato più di un allenatore scelto dalla società, non ci piove; ma da questo a dire che tutto era già stato deciso prima di separarsi da Allegri, onestamente non ci sentiamo di dirlo. Tutto è possibile e nulla ad oggi è sicuro. I nomi degli italiani sono sempre gli stessi, Inzaghi, Sarri, Gasperini, Conte (ormai dell’Inter) si contrappongono costantemente ai top coach come Jurgen Klopp, Guardiola, Pochettino, Zidane, Dechamps (che si è votato alla sua Nazionale francese) e forse Mourinho. Certo, ci sono delle attendibili indicazioni, tuttavia, crediamo che per avere l’ufficialità della Juve su chi sarà l’allenatore del prossimo anno, bisognerà attendere le finali di Europa League e di Champions. Capiamo l’ansia di chi non sta più nella pelle nel desiderio di sapere, ma non si caschi nel gioco delle verità inventate perché ad oggi non c’è ancora nulla di concreto. Se il popolo juventino sogna, è giusto che lo faccia legittimamente. Il toto allenatore è cominciato già da tanto tempo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSiNpanchina-juve-lasciamo-perdere-non-e-serio-1013574.htmSi100451001,02,03030429
691013573NewsCampionatiBeppe Gandolfo, “Alla stagione del Torino do un bel 7”20190523153441Intervista al giornalista delle reti Mediaset.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe Gandolfo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>, scrittore e giornalista delle reti Mediaset, è da sempre un grande tifoso del Toro. Una passione radicata nel tempo e rafforzata da quella grande storia del Torino che gli ha dato modo di incrementare con le sue opere la già vasta letteratura granata. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il Toro che vorrei”, “Meroni,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’artista campione”, “Il mio Toro”</b> e tanti altri libri pubblicati, sono la testimonianza del suo attaccamento a una squadra di calcio che per lui è qualcosa di più che una semplice passione. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Gandolfo</b> è il giornalista che racconta Torino all’Italia con il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Un anno in</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piemonte”</b>, il volume edito da EnneCi Communication che quest’anno è giunto alla sedicesima edizione. E’ un po’ come rivivere anno dopo anno, i palpiti e i respiri talora affannosi di un Piemonte che si manifesta con orgoglio agli occhi dell’Italia. Oggi l’abbiamo incontrato per rivivere insieme un anno di Toro, tra sogni europei svaniti sul traguardo finale, ma con l’orgoglio e la consapevolezza di avere raggiunto dopo tanti anni un livello davvero importante.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe, come spieghi la debacle del Toro a Empoli?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Premesso che do alla stagione del Torino un bel 7, dico che nel momento in cui la Lazio ha vinto la Coppa Italia e il Toro ha capito che matematicamente era impossibile entrare in zona Uefa, c’è stato un calo totale di tensione. Quindi, trovandosi di fronte a una squadra che giocava per la vita o per la morte come l’Empoli, il Toro ha capito che forse dando anche il massimo per vincere la partita, sarebbe stata comunque un’impresa inutile”. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma c’è ancora una speranza di entrare ugualmente in Europa, visto che i problemi legati al fair play finanziario del Milan consentirebbero al Toro di partecipare alla competizione europea. Tu cosa pensi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono stato spesso molto critico nei confronti di Cairo, imputandogli alcune scelte sbagliate, errori e mancanza di passione. Ma bisogna dargli atto di aver messo il bilancio del Torino in regola e se dovesse succedere com’è successo con il Parma, non la ritengo un’entrata dalla porta di servizio ma un’entrata di diritto, perché se ci sono delle regole devono essere rispettate. Dunque, chi non ha rispettato il fair play finanziario è giusto che sia penalizzato, mentre chi l’ha rispettato, deve essere premiato. Ricordo che abbiamo vissuto fior di presidenti delinquenti che hanno massacrato i bilanci del Toro, ma una volta che abbiamo un presidente che ha fatto della correttezza finanziaria il proprio vanto, ebbene, tutto questo gli va riconosciuto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Beppe, perché quest’anno la squadra di Mazzarri non è riuscita ad avere continuità?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che sia un problema di motivazioni, nel senso che il Toro ha giocato molto bene tutte le partite con le cosiddette grandi. Tranne la partita iniziale con la Roma, abbiamo giocato benissimo i due derby con la Juve, poi contro l’Inter, il Milan, l’Atalanta che è la rivelazione di questo campionato, mentre ci siamo distratti e abbiamo perso punti in casa contro il Bologna, il Parma, il Cagliari. Credo che si tratti di mancanza di maturità, di concentrazione e di non sapere affrontare questo tipo di partite con il piglio giusto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mazzarri è davvero l’allenatore giusto per il Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo non lo so, so soltanto che all’inizio dell’anno avevo pronosticato una squadra che avrebbe fatto tanti pareggi, che non avrebbe beccato sonore sconfitte, ma che non avrebbe mai messo in pratica un gran bel gioco, conoscendo in parte le esperienze precedenti di Mazzarri. Abbiamo pareggiato tante partite, non abbiamo mai preso delle sonore batoste (tranne contro l’Empoli) e il bel gioco lo abbiamo visto soltanto a tratti e non con continuità. Detto questo, ritengo Mazzarri un allenatore solido, molto sanguigno, preciso nel preparare le partite inibendo il gioco avversario piuttosto che curare l’offensiva. Ma se pensiamo all’esperienza precedente con Mihajlovic, in cui si andava tutti in attacco per vincere e poi non si combinava nulla, quest’anno con Mazzarri abbiamo raggiunto ottimi risultati anche grazie a uno spogliatoio coeso e una buona preparazione atletica”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tra i giocatori in forza al Toro, c’è qualcuno che ti ha deluso quest’anno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente Zaza, perché ha fallito le premesse iniziali incappando in una stagione storta dal punto di vista del gioco, ma anche dell’atteggiamento, del nervosismo, dell’incapacità di entrare nei meccanismi dello spirito Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi ti ha invece entusiasmato particolarmente?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Emiliano Moretti. Domenica prossima lo stadio deve venire giù, per Moretti. E’ il più grande giocatore che ha avuto il Torino negli ultimi anni, non solo come prestazioni effettuate ma anche per l’abnegazione, lo spirito, la serietà, il sacrificio, l’eleganza che ha mostrato sul campo. Moretti é una ricchezza che il Toro non può perdere. E anche se ci sarà l’addio al calcio giocato, dico che il Torino deve ripartire da Emiliano Moretti. Mi auguro che sarà il prossimo dirigente del Torino, perché questo giocatore ha incarnato perfettamente lo spirito Toro, in un mondo del calcio fatto di procuratori e di esorbitanti interessi economici. Per questo, mi piacerebbe che domenica prossima lo stadio gli tributasse un grande ringraziamento”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo all’addio di Petrachi. Chi vedi in sua sostituzione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Petrachi ha lavorato molto bene al Toro, curando molto le plusvalenze e partecipando attivamente a mettere sempre in regola i bilanci del Torino. Ma Petrachi ha anche scovato calciatori come Meitè e soprattutto Nkoulou che nessuno conosceva prima, mentre adesso metà delle squadre europee lo vorrebbero. Chi verrà al suo posto non lo so, tuttavia posso dire che mi piacerebbe che questo ruolo fosse proposto a Massimo Bava, l’attuale responsabile del Settore Giovanile del Torino, che conosco molto bene e lo ritengo una persona straordinaria, eccezionale, pulita e puntigliosa. Certo, inizialmente mancherà di esperienza in quel ruolo di direttore sportivo, così diverso da quello che attualmente occupa. Tuttavia, penso che Bava sia davvero la persona indicata a far bene il DS del Torino F.C.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire, Torino – Lazio che partita sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà una bella partita, perché nessuna delle due squadre avrà più nulla da chiedere alla classifica. Senza tanti tatticismi, ma con tanta voglia di divertirsi e far divertire il pubblico. Una partita con tanti gol, magari un 3 a 3 come Lazio – Bologna di lunedì scorso”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711foto-gandolfo.jpgSiNbeppe-gandolfo-alla-stagione-del-torino-do-un-bel-7-1013573.htmSi100451001,02,03030269
701013572NewsCoppeJuventus, Mourinho è in pole position per essere il nuovo allenatore20190521174322Chi l`avrebbe mai detto......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono diversi indizi che fanno pensare che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Josè Mourinho,</b> il quale è stato visto incontrare Andrea Agnelli a Torino, sarà il nuovo allenatore della Juventus. Il primo fra tutti conduce al nome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jorge Mendes</b>, il potente agente di Mourinho che ha portato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> alla Juve ed ha un ottimo rapporto di amicizia con Paratici e Agnelli. Pare che lo stesso Mendes stia ricucendo il rapporto tra l’allenatore portoghese e CR7, incrinatosi qualche tempo fa per non precisati motivi di incomprensioni personali. Tuttavia, questa scelta di portare Mourinho alla Juventus avrebbe bisogno di un grande lavoro di diplomazia, in un ambiente che storicamente è ostile alla figura dello Special One fin dai tempi in cui vinse il triplete con l’Inter. Polemiche, provocazioni e antipatie protratte fino all’ultima partita di Champions giocata in casa dalla Juve contro il Manchester United e che all’apparenza sembrerebbero insanabili d’ambo le parti. Una situazione di repellenza ad personam che si innesca a livello epidermico e non tiene conto dell’opportunità di venirsi incontro per il bene di entrambi. Infatti, se è vero che la Juventus con il Mou risolverebbe il problema di una maggior conoscenza del calcio europeo inteso come espressione cinica, è altresì vero che lo stesso allenatore portoghese avrebbe l’opportunità di sistemarsi in una società di calcio e un ambiente che ha tanta sete di Champions. E poi Mourinho è tra i più quotati allenatori di club europei che in questo momento è libero da legami contrattuali, cosa da non sottovalutare, viste le difficoltà per avere Pochettino, piuttosto che Guardiola e Klopp. Ma c’è anche l’esteta Sarri dietro l’angolo, l’ex allenatore del Napoli attualmente in forza al Chelsea, che tuttavia in passato è stato coinvolto in polemiche contro la Juve. E allora tutto questo giro di situazioni di odio sportivo, di allenatori e di tifoserie che si guardano in cagnesco, fanno pensare che nel calcio tutto è il contrario di tutto. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi Allegri non lo vogliamo”,</b> tifoseria juventina dixit cinque anni fa. E poi? cinque scudetti vinti, quattro Coppe Italia, due Supercoppe e due finali di Champions. E allora dove sta la verità in un mondo del calcio che prima sembra avverso all’appartenenza di certe figure, e poi ne fa tesoro come se nulla fosse stato. Le polemiche fanno parte del gioco, le simpatie e le antipatie si rincorrono come se una avesse bisogno dell’altra per esistere, ma la vittoria alla fine è quella che mette tutti d’accordo. Dunque, nel calcio mai dire mai. E se arriverà Mourinho, hai visto mai che il popolo bianconero insorga con cortei e cori, tipo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Noi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mourinho non lo vogliamo”</b> e poi ti vince la tanto sospirata Champions e magari altri trofei e scudetti. Corsi e ricorsi storici di un pallone che spesso si perde tra i meandri qualunquistici del nulla, ma che poi si ritrova nel celebrare ciò che prima non poteva immaginare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-josè-mourinho.jpgSiNjuventus-mourinho-e-in-pole-position-per-essere-il-nuovo-allenatore-1013572.htmSi100451001,02,03030320
711013571NewsEditorialeVia Allegri dalla Juve, ma Agnelli non si sbilancia sul futuro20190520213949E adesso si attende il nome del nuovo allenatore della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo la conferenza stampa di addio a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri,</b> ho pensato come la Juventus sia sempre in grado di affrontare con l’ausilio della diplomazia, anche i temi più scottanti e maggiormente carichi di domande precise. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sono qui per celebrare Max Allegri, un allenatore</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">che ha fatto da solo la storia della Juventus”. </b>A parlare è il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agnelli</b> che in molti momenti della conferenza stampa è apparso sincero, ma con la classica posizione del manager moderno d’azienda, capace di dire tutto e dire nulla allo stesso tempo. Infatti, sono tante le riservatezze che la Juventus ha in seno in questo momento e che non ha intenzione di spifferare a nessuno. Uno su tutti il nome del prossimo allenatore. Ma sull’esonero di Max Allegri non si è mai parlato dei punti veri di divergenza lasciati tra le stanze dei tre precedenti incontri; e cioè dell’aumento di contratto, della posizione più decisionale nell’acquisto e nella vendita dei giocatori, che Allegri avrebbe voluto in seno alla società, e poi anche del gioco della squadra per nulla apprezzato da molti dirigenti della Juventus. Tutto è stato taciuto magistralmente, abbellendo discorsi di amicizia profonda e carezzevoli momenti di infinita gratitudine. Ci sta, questo atteggiamento ci sta in casa Juve, che ha la capacità di sapere lavare i panni sporchi a casa propria, come nessun’altra società di calcio italiana sa fare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non ci sono elementi fattuali” -</b> dice il massimo dirigente bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">– “Al di là delle dietrologie, c’è stato un percorso di un mese di un gruppo di professionisti che ha avuto la capacità di capire che questo era il momento giusto, che era arrivato il momento di chiudere questo ciclo. Gestendo aziende bisogna saper prendere le giuste decisioni nei momenti in cui vanno prese. Solo il futuro saprà dire se le scelte prese erano quelle corrette”.</b> Quindi, la sostanza di tutto questo discorso è che inevitabilmente un ciclo si chiude come fatto naturale, e adesso la Juve è pronta a ripartire per cominciarne un altro con una diversa direzione tecnica. Ma di questo nuovo tentare la scalata alla Champions con un altro coach, Agnelli non ne parla esplicitamente, perché? Sappiamo che i giochi sono già fatti da tempo, ma per motivi di impegni ancora in essere di tanti allenatori con le varie società di appartenenza, l’argomento è top secret. Tra i tanti nomi che ruotano già da tempo sulla nuova panchina bianconera c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi, Maurizio Sarri, Josè Mourinho</b>. Circolano tante voci, talune fondate e altre no. Ma se guardiamo realmente le varie possibilità, il cerchio si restringe a questi nomi per tanti motivi. Adesso c’è da valutare quale pensiero corre in senso alla società, se quello dello stile e dell’immagine, o più concretamente quello legato al calcio spettacolo. E’ da molti anni che la Juventus non opta per un allenatore straniero, forse perché pensa che nessuno meglio dei nostri coach conosca il calcio italiano. Tuttavia, c’è da dire che il tempo ha rivoluzionato la cultura di un calcio che per interessi economici stratosferici, mette sempre in prima posizione la conquista della Champions League. E’ un fatto di prestigio, di immagine che contribuisce a migliorare il proprio merchandising che inevitabilmente fa lievitare il fatturato aziendale. La Juventus da questo punto di vista è cresciuta molto in questi anni, accorciando quel gap che la divideva dalle grandi forze calcistiche europee. Ma non è ancora stato fatto abbastanza, in quanto continua ormai da troppi anni a non vincere il trofeo più prestigioso del pallone giocato da club europei. Dunque, per far questo, si è capito che non è bastato investire nel solo Ronaldo, ma che molto ancora si debba fare nel costruire una cultura di gioco moderna, europea, fatta di top player ma soprattutto di mentalità offensiva. E allora, se veramente si vuole arrivare a ciò, la Juve deve puntare su un allenatore che arrivi da questo tipo di calcio e non più dal concetto basilare dell’italico pallone, capace di farti primeggiare soltanto nel nostro Paese. Ottima l’idea di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b>, ma la vediamo come un’operazione non immediata per le fortune europee. Dunque, si punti su un cavallo da corsa speciale. E non è un caso che il nome dello special Mourinho sta circolando con insistenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-agnelli-allegri.jpgSiNvia-allegri-dalla-juve-ma-agnelli-non-si-sbilancia-sul-futuro-1013571.htmSi100451001,02,03030181
721013564NewsCampionatiAllegri? Ci sono diversi segnali che inducono a pensare che andrà via20190509195124Fervente attesa sul futuro della panchina della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A Torino, sponda bianconera, ci sono ormai da tempo domande su chi sarà il futuro allenatore della Juventus. Da quella bruciante esclusione dalla Champions da parte dell’Ajax, il popolo bianconero si è schierato quasi all’unanimità contro Max Allegri, ritenuto già da diverso tempo responsabile della mancanza di gioco della Juve. Certo, la delusione Champions è stata la goccia che ha fatto traboccare un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>vaso già colmo di insoddisfazioni, nonostante i cinque scudetti vinti di seguito, supercoppe e Coppe Italia. Ma i tifosi vogliono il gioco, desiderano divertirsi, soprattutto in considerazione dei suoi tanti campioni in squadra e dalla presenza di Cristiano Ronaldo. Ma ciò che rode soprattutto ai tifosi della Juve è quell’atteggiamento di squadra che al cospetto delle meraviglie del calcio europeo, ci sia davvero un divario culturale nell’intendere un calcio offensivo, fisicamente preparato a sostenere sforzi, contrasti duri e, soprattutto, capaci di creare una ragnatela di passaggi con poche possibilità di errore per non dare vantaggio all’avversario. E allora il popolo bianconero si chiede perché la Juve che conta di grandi campioni, non possa fare un gioco più moderno e all’altezza di contrastare le più alte espressioni di calcio europeo? Il gioco all’inglese, ad esempio, è così impossibile da imparare? E’ soltanto questione di mentalità, di cultura o di che altro? Ed ecco che ci si chiede perché Andrea Agnelli non stia pensando ad un allenatore che sappia di calcio europeo per potere inculcare alla squadra i principi di un calcio che sappia andare oltre i confini. Un calcio che magari sia più adatto a vincere la Champions piuttosto che gli scudetti. E allora che fare? Secondo noi si è aspettato troppo, in quanto la società avrebbe dovuto stringere i rapporti con Zinedine Zidane per opzionarlo, prima che furbescamente Florentino Perez se lo accaparrasse nel tentativo di ricominciare un ciclo di vittorie. E adesso? Adesso ci sono diversi segnali che lasciano pensare all’addio di Allegri, nonostante in apparenza, fin dal post gara con l’Ajax, sia Agnelli che lo stesso allenatore bianconero hanno dichiarato di voler proseguire ancora insieme. Ma voci di corridoio dicono che ad Allegri sia arrivata una proposta irrinunciabile da parte del PSG. A questo punto si aprirebbero diversi scenari che porterebbero a vari nomi per la sostituzione del tecnico livornese. Potrebbe esserci infatti il ritorno di Antonio Conte che però, tranne improvvisi ripensamenti, sembrerebbe ormai destinato ad accasarsi all’Inter. Ma nel quartiere bianconero della Continassa, corre insistente il nome di Didier Deschamps che conosce molto bene l’ambiente juventino ma è attualmente legato alla nazionale francese. Ma se il punto nevralgico delle aspettative della Juventus è quello di dare alla squadra un segnale di calcio moderno ed europeo, perché pensare a un coach che di fatto non allena in una società ma è il commissario tecnico della Francia? Due ruoli diversi che porterebbero molti interrogativi. Dunque, riteniamo che Andrea Agnelli a questo debba pensare al profilo di un allenatore che arrivi dall’estero e abbia un curriculum adatto ad inculcare principi di gioco offensivo e meno inibito da schemi tattici più adatti al pallone italiano piuttosto che estero. Se Guardiola sembra irraggiungibile per il suo lauto contratto al Manchester City (ma cos’è irraggiungibile per una Juve che può permettersi di avere tra le proprie fila un costosissimo campione come CR7?), perché non pensare a Jurgen Klopp, ( 10 milioni di contratto già pronti per lui) piuttosto che Pochettino o l’allenatore dell’Ajax Erik ten Hag che tanto bene sta facendo nella squadra olandese, nonostante la sfortunata eliminazione in extremis dalla Champions ad opera del Tottenham? Insomma la Torino bianconera non sta più nella pelle e anche se nulla trapela dalla società Juventus in merito alla panchina del prossimo anno, i segnali che Max Allegri abbia ormai deciso il suo futuro lontano dall’Allianz Stadium ci sono tutti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNallegri-ci-sono-diversi-segnali-che-inducono-a-pensare-che-andra-via-1013564.htmSi100451001,02,03030293
731013560NewsEditoriale70 anni di Grande Torino. Io c’ero!20190505114954Cronaca di un giorno particolare.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Penso che nei compiti di un cronista sportivo, non ci sia soltanto la narrazione di fatti di natura tecnica legati ad eventi prettamente agonistici. Sì, perché certe emozioni vissute intimamente che appartengono a momenti di commemorazione come quella dei 70 anni della tragedia del Grande Torino, debbano essere descritte con l’intento di fare informazione sul coinvolgimento dei sentimenti puri, i quali non devono essere confusi con l’effimera retorica. Ieri, 4 maggio 2019, ero presente al Duomo di Torino per partecipare alla Santa Messa in ricordo della morte di quella squadra che la Memoria Granata mette sempre orgogliosamente avanti come simbolo della propria grande storia, che nel tempo è diventata cultura non solo calcistica. 70 anni di Leggenda Granata rivissuti insieme attraverso una liturgia mistica, che ha saputo incarnare <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>valori religiosi capaci d’intersecarsi a un momento storico che l’Italia, non solo calcistica, ricorda sempre come una tra le più terribili tragedie che hanno colpito il nostro Paese. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Il Duomo di Torino, gremito di una folla incredibile, ha fatto da cornice alla</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">completa presenza del Torino F.C. nella persona del presidente Urbano Cairo, dei dirigenti, dello staff</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">tecnico e della squadra capitanata dal “gallo” Belotti.</b> Ma c’erano anche i parenti più stretti dei giocatori del Grande Torino, che il trascorrere del tempo ha ormai decimato nelle sue presenze, ma non ha mai scalfito quel dolore imperituro che si sta diramando attraverso il proseguire delle varie generazioni di famiglia. Intorno a me ho visto tanti bimbi con la maglietta del Toro e la bandierina granata a farsi largo tra la gente, dando la mano rassicurante a mamma e papà che hanno fatto attenzione a non perderli. Ma i bimbi più fortunati erano vicini all’altare, così come li ha voluti fin dall’inizio della Messa il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">padre spirituale del Torino F.C.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Don Riccardo Robella.</b> Accanto a lui per pregare insieme ai campioni del Toro, ed essere partecipi di un ricordo che a loro è stato trasmesso come narrazione di un qualcosa che se anche non possono percepire appieno, ne ricavano momenti di preziosa trasmissibilità di valori umani che aiutano a crescere. Ma, sparuto tra la folla, ho visto anche qualche bimbo con la maglietta della Juve. Segno evidente di un momento commemorativo che unisce, che va oltre la passione per questa o quella squadra e che si materializza come insegnamento di quel padre juventino, il quale ha dato al proprio figlio insegnamenti educativi di rispetto da non confondersi con la passione per la propria appartenenza sportiva. E in tutti questi momenti di riflessione intervallati da preghiere, canti religiosi, strette di mano significativi di pace e fratellanza, ho apprezzato molto l’omelia di Don Riccardo, il quale ha paragonato la Leggenda del Grande Torino ad un vaso pregiato, una metafora perfetta che sa di bellezza e fragilità. Tanto pregiato il vaso, quanto fragile nel momento in cui cade e si frantuma in mille cocci che non è più possibile ricomporre. Così com’è stato il Grande Torino, unico, forte della sua forza, ma fragile contro un destino beffardo che ha voluto non fosse più ricomponibile su questa terra. Inevitabile il pensiero mistico verso la Resurrezione e a ciò che il nostro credo di cattolici cristiani ci indirizza verso una continuità di anima che prosegue soltanto nell’aldilà. Ma non più qui, su questa terra, dove l’unica cosa che resta è il vissuto, la storia e la memoria di gesta umane e sportive che hanno fatto Grande il Toro di Capitan Mazzola. E intanto la Messa volge al termine. In silenzio e in maniera composta, il popolo granata si dirige verso l’esterno del Duomo dove in prossimità di un’uscita secondaria i campioni del Torino salgono sul pullman che li porterà alla volta di Superga, per l’ennesimo appuntamento annuale davanti alla lapide dei Caduti. Un rito irrinunciabile, dovuto, accorato, in cui il capitano del Toro legge uno ad uno i nomi dei componenti la tragedia. Tutti, dai giocatori, all’allenatore, ai dirigenti, ai giornalisti. Tutti accomunati da un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>destino che ha fatto di questa storia indelebile, il ripercorrere dei fasti sportivi e umani diventati Leggenda. La Leggenda Granata!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-padre-robella-torino-calcio.jpgSiN70-anni-di-grande-torino-io-c-ero-1013560.htmSi100451001,02,03030203
741013559NewsCampionatiLa notte del derby della Mole20190502184228Ecco il derby torinese di ritorno. Orgoglio, passione e voglia di vincere!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Juve, storia di un grande amore” </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>contro<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “Ancora Toro”.</b> Due inni, due modi di intendere la storia dei propri colori in una sola città: Torino. E’ la notte del derby della Mole che la Juve non gioca per la classifica ma per l’orgoglio, mentre il Toro aggiunge alla propria fierezza l’importanza di fare punti anche per l’Europa. Da una parte i bianconeri e dall’altra i granata, due stili diversi di intendere il calcio nella città sabauda, la quale, quando si parla di tifo pallonaro, si accende come le luci che illuminano a giorno i tanti salotti della storica Torino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Da Piazza San Carlo a Piazza Castello, da Via Roma, Via Po, Piazza Vittorio, la Gran Madre, i Murazzi del Po e la splendida collina a far da cornice in una cartolina che sa di quadro d’autore.</b> Per effetto del già acquisito ottavo scudetto consecutivo della Vecchia Signora, all’apparenza sembrerebbe esserci poca attesa per questo derby, ma non è così. Infatti, al sale da sempre disseminato in ogni derby della Mole, c’è una classifica che il Toro deve smuovere per continuare a sognare la zona Champions e difendere un posto in Europa. E poi le tossine causate dall’eterna e storica rivalità cittadina, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non sono mai assorbite e si acuiscono sempre in occasione del derby. Ci auguriamo di potere assistere a una bella gara, uno di quei derby che ti facciano parlare e scrivere di calcio, di campioni e di gol che sono l’essenza del gioco del calcio. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo </b>contro<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>il “gallo”<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Belotti.</b> Il bianconero per la classifica cannonieri e i suoi tifosi della Juventus, il granata per l’Europa, la storia del suo Toro e quei 70 anni di sacra liturgia che si ripete puntualmente il 4 maggio a Superga. Dettagli tecnici che incuriosiscono i tifosi e noi che siamo addetti ai lavori, ma che non superano il folklore di una partita che avrà sugli spalti quelle cromature intense di colore carico di passione vera, capace di distinguerla da ogni altra gara. Importante che non si assista a beceri comportamenti e striscioni di cattivo gusto. Lo sfottò è indispensabile, ci vuole, perché in fondo è come rispettare la storia di questa partita tanto attesa. E’ il derby di Torino. E’ la 148esima stracittadina piemontese da raccontare, da vivere, da sognare. E anche la Mole saprà sbirciare oltre le mura dell’Allianz Stadium in quell’Area 12 che è feudo bianconero. Ma saprà essere come sempre elegante, signorile, imparziale, sapendo già che da una parte si illuminerà di bianconero e dall’altra di granata. E’ come dire al mondo che Torino c’è, che il derby c’è, che l’antica rivalità si ripropone sul campo e sugli spalti, mentre lei, la Mole, antico simbolo della città sabauda, dall’alto della sua maestosa bellezza farà da arbitro!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mole-antonelliana.jpgSiNla-notte-del-derby-della-mole-1013559.htmSi100451001,02,03030299
751013558NewsCampionatiIl Toro delle meraviglie e della ricorrenza20190430170429Il mondo granata vive una settimana di sentimenti che si intersecano a una realtà di squadra pronta per l`Europa. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>C’è qualcosa che riesce difficile spiegare nella vita, ed è quella coincidenza di fatti e situazioni che spesso ti fanno riflettere sul mistero chiamato destino. Nella settimana della liturgia granata, in prossimità di un 4 maggio che quest’anno segna il 70esimo anno della tragedia del Grande Torino, il Toro di Mazzarri sconfigge 2 a 0 il Milan, si porta a 56 punti in classifica, mentre in piena zona Champions si accinge ad affrontare un derby che mai come in questa circostanza ha il sapore di un match dai connotati agonistici ancor più intensi delle altre volte. L’Europa League, il sogno di partecipazione alla Champions, poi il derby, e quindi la liturgia del 4 maggio a Superga. Una serie di tessere che sembrano incastrarsi perfettamente in quel puzzle di color granata, che mai come quest’anno si arricchisce di concretezza e non solo di ricordi, di rimpianti e di funeste commemorazioni. Questo è un bellissimo momento per il Toro, forse inaspettato ma sognato a lungo. E hai visto mai che anche il derby che si giocherà all’Allianz Stadium, si colori di granata portando ancor più in alto il Toro fino a toccare il cielo con le dita? E chissà che proprio i mitici INVINCIBILI da lassù non abbiano architettato qualcosa che deve ancora accadere per il Toro, qualcosa che si amalgami perfettamente in un tutt’uno di situazioni che s’intrecciano tra lacrime di gioia e commozione, per una storia che non ha eguali e non può definirsi soltanto calcistica. E’ la storia del Grande Torino, una squadra unica, forte, imbattibile, legata a un destino incredibile che in un giorno di vento, di pioggia, in cui il cielo plumbeo non prometteva nulla di buono, ha segnato una tragedia che andrà oltre il tempo. Ma oggi il Toro gioca ancora una volta contro il destino avverso per il suo popolo granata, per la sua gente, per un presente che si riflette sul campo di calcio con il fattivo orgoglio di esibire quella maglia che per troppi anni è stata solo intrisa di nostalgie lacrimevoli per un passato che oggi si è tramutato in una realtà di sorrisi e di abbracci verso questo Toro delle meraviglie che ha assunto i tratti di quel Grande Torino, non fosse altro per la grinta, la determinazione e la voglia di mettere da parte ogni senso di sfiga cosmica ricorrente nei lunghi anni in cui c’era bisogno di crearsi un alibi. Oggi il Toro di Mazzarri è sanguigno, concreto, senza tanti fronzoli, magari non bellissimo da vedere ma vince, accumula punti in classifica e non guarda in faccia nessuno. Da capitan Belotti, a Sirigu, a De Silvestri, Ansaldi, Moretti, Nkoulou, Izzo, Baselli, Berenguer, Rincon, Meitè, Iago Falque, fino ad giovane di belle speranze come Parigini, tutti si recheranno a Superga per ripetere una liturgia che da 70 anni si rinnova con senso di accorata partecipazione collettiva. In tutto questo tempo, tante sono state le generazioni dei vari calciatori che hanno vestito la maglia granata, tanti sono stati i capitani del Toro che hanno letto uno per uno davanti alla lapide di Superga i nomi dei giocatori del Grande Torino, tanti sono stati gli allenatori, i presidenti, i dirigenti che si sono avvicendati negli anni, sempre con lo stesso spirito di appartenenza in un’atmosfera in cui il silenzio diventa davvero assordante. Sì, perché in quel momento tutti capiscono cosa significa Toro. Anche i più giovani calciatori di oggi che riescono ad abbinare il significato di vittoria al sentimento profondo di un pallone che oltre al denaro, alla ricchezza e al privilegio di svolgere un’attività dal benessere unico, riescono a capire meglio un mondo che racchiude molto altro. Ecco, diremmo che in questo momento in cui il mondo granata sta gustando un presente che è figlio della gloriosa storia del Grande Torino, riesca forse per la prima volta a racchiudere intimamente gioie e dolori, sorrisi e lacrime. Proprio come fa la vita che ci mette di fronte alla capacità di sorreggere emozioni forti e contrapposte tra loro. E in questa settimana granata iniziata con la vittoria sul Milan, che continuerà con la stracittadina torinese e si chiuderà con i 70 anni della morte del Grande Torino, tante cose devono ancora accadere. Da lassù, loro lo sanno già.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711grande_torino_1948-49_6.jpgSiNil-toro-delle-meraviglie-e-della-ricorrenza-1013558.htmSi100451001,02,03030279
761013557NewsCampionatiTonino Asta, “Il derby? Spero che il Toro mantenga spensieratezza….”20190430095511Intervista all`ex capitano del Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonino Asta è tornato in panchina a ottobre dello scorso anno. Attualmente allena la Pistoiese in Serie C, dopo avere affrontato le esperienze con Monza, Bassano Virtus, Lecce, Feralpi Salò e Teramo. Da giocatore è stato capitano ed anima vera di un Torino sanguigno, vero, capace di fare emergere antichi valori legati alla grande storia granata. Nato ad Alcamo il 17 novembre del 1970 è arrivato non più giovanissimo ad essere illuminato dai riflettori del calcio professionistico. Ha giocato con il Saronno, col Torino, con il Napoli e il Palermo. Ma è nelle fila del Toro che ha costruito il suo vero senso di calciatore esterno di fascia con caratteristiche da vero capitano. La leadership instaurata nello spogliatoio di quel suo Toro, è stata provvidenziale nell’inculcare ai suoi compagni di allora cosa volesse dire indossare la maglia granata. E non è un caso che tutti i suoi derby giocati nel Toro, hanno sempre avuto il gusto di un agonismo intenso e sempre pronto ad affilare i bulloni delle scarpe per rendere difficile la vita alla Juve. Potremmo definirla una vita da derby con l’essenza da Toro. Così, in occasione della prossima stracittadina torinese, abbiamo pensato di intervistarlo per capire cosa ne pensa.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tonino, come vanno le cose con la Pistoiese?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Bene. Ci siamo salvati e questo è quello che conta. Adesso si programmerà il futuro. Per quanto mi riguarda, devo verificare alcune cose prima di decidere cosa fare. Vedremo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Parliamo del derby. Juve già campione d’Italia e Toro con l’entusiasmo di chi vuole entrare in Europa e magari in Champions. Che derby sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I derby in genere non danno mai una motivazione in più o in meno rispetto alla situazione di classifica. Il derby è derby, comunque sia. Tuttavia, penso che dopo la partita contro il Milan, il Toro cerchi di vincere questa gara non solo perché c’è la Juve ma anche perché si trova in una situazione importante di classifica. E’ brutto dire che i granata sono favoriti dal momento attuale, perché il derby sfugge sempre ad ogni pronostico. Io spero che il Toro mantenga questa spensieratezza, questa libertà mentale che gli permetta di fare una bella partita, pur sapendo che la Juve non ci starà a perdere il derby soprattutto in casa.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa ti piace del Toro di quest’anno. Pensi che sia la vera rivelazione di questo campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Aspetterei ancora la fine del campionato per dare una risposta precisa a questa domanda. Il Toro sta davvero facendo qualcosa d’importante e in questo senso potremmo ritenerlo come la rivelazione del campionato. Negli altri anni gli si chiedeva la continuità che poi non ha mai avuto, mentre quest’anno ha trovato proprio quella regolarità di risultati che gli ha permesso di andare avanti. Con questa voglia, questa determinazione e con quel non accontentarsi mai, si può essere determinati ad ambire di entrare in zona Champions.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dal punto di vista mentale, pensi che per il Toro sia finalmente arrivata la convinzione di essere squadra da vertice?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo va a pari passo di quello che dicevo pocanzi. Già l’anno scorso il Toro ha alzato l’asticella e la ricerca della continuità ha fatto sì di raggiungere una maturità proficua nel migliorare la propria autostima. Ho apprezzato molto che il Torino negli ultimi anni abbia corretto sempre i suoi errori. Adesso è arrivato il momento di prendersi le meritate soddisfazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Di questo ottimo momento granata, dai grandi meriti a Mazzarri oltre che alla squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente. Come in tutte le squadre l’allenatore ha la sua importanza. Dirti che Mazzarri è un valore aggiunto di questo Toro, per me che sono allenatore è semplice. E’ anche vero che sono i giocatori che vanno in campo e la verità sui meriti e demeriti dovrebbe essere ripartita in parti uguali. Tuttavia, nell’immaginario collettivo del mondo del calcio, se perdi è sempre colpa dell’allenatore con pochi demeriti dei calciatori, se vinci è solo merito dei giocatori. Ecco, io credo che ci sia sempre una via di mezzo nel valutare le varie situazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>D’accordo, il derby è sempre una partita a parte. Ma non credi che per il Toro sia un piccolo vantaggio affrontare la Juve in questo momento?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questa è una domanda cui è difficile dare una risposta ben precisa. La tua può essere una lettura giusta, ma dall’altra parte c’è da considerare che perdere la stracittadina non piace a nessuno. Mancano ancora quattro partite ed è impensabile che la Juve possa affrontarle in maniera svogliata e non da seria professionista. E’ logico che se penso a una squadra che ha maggiori motivazioni in questo derby, certamente il Toro ha un teorico minimo vantaggio che non è trascurabile.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tonino, cosa ricordi dei tuoi trascorsi granata e dei derby vissuti intensamente?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ricordo che la settimana prima della partita c’erano sempre gli sfottò dei tifosi da una parte e dall’altra. C’era l’attenzione dei tifosi del Toro che venivano al campo d’allenamento a caricarci per questa partita. Per questo dico che il derby di Torino non è una partita come le altre, non può esserlo né ora e né mai. Ci sono delle emozioni, delle sensazioni che sono diverse e vivi in maniera intensa. Personalmente non potrò mai dimenticare quel famoso 3 a 3 che resta tra i miei ricordi più belli della mia carriera di calciatore. “</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quale significato ha avuto per te essere stato il capitano del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ stato molto importante dal punto di vista umano perché mi ha dato modo di crescere ancora di più, anche se quella fascia da capitano l’ho raggiunta a quasi 30 anni. Mi ha dato una responsabilità diversa nel bene e nel male, anche nel farmi carico dei momenti negativi e di trovare delle motivazioni in tutto quello che facevo. Devo dire ancora oggi grazie a Giancarlo Camolese, perché volle affidarmi quella fascia da capitano che mi ha responsabilizzato molto. Non solo a Torino, ma anche in altre città mi ricordano affettuosamente come il capitano del Toro. Ecco, questo per me è motivo di grande soddisfazione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Un pensiero sul 70esimo anniversario della tragedia del Grande Torino.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ già un successo che la data del derby sia stata cambiata. Il 4 maggio sarebbe stato davvero impossibile affrontare un derby. Quel giorno l’ho vissuto intensamente in quegli anni che sono stato capitano del Toro. Leggere i nomi dei grandi campioni del Torino davanti alla lapide di Superga, per me è stata una grande emozione che mi ha fatto capire cosa significa giocare nel Toro. Lì te ne accorgi ancor di più, perché quando il silenzio diventa assordante come in quei momenti, ti sembra di aver vissuto anche tu quella tragedia. E intanto sei portavoce del popolo granata, della sua storia, della sua tragedia. E’ una cosa che deve restare per sempre. E’ un evento da commemorare con sacro rispetto. Grande onore per quegli INVINCIBILI.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tonino, ti manca un po’ il Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi mancherà sempre. Seguo sempre il Toro e i suoi risultati. E poi come potrei dimenticare certe radici che parlano di me come giocatore per 5 anni di cui 2 da capitano, e poi 7 anni da allenatore nel Settore Giovanile Granata. Sono troppo legato affettivamente al Toro e alla città di Torino, dove torno sempre e ho tanti amici. Il Torino è come la mia carta d’identità.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711asta.jpgSiNtonino-asta-il-derby-spero-che-il-toro-mantenga-spensieratezza-1013557.htmSi100451001,02,03030276
771013553NewsEditorialeJMedical, l’eccellenza sanitaria in Italia20190424180127JMedical è al servizio di tutti, non solo dei campioni della Juventus!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Forse non tutti sanno che a Torino, nell’Area 12 dell’Allianz Stadium, c’è un modello sanitario all’avanguardia in tema di diagnostica, di medicina specialistica e di riabilitazione alla medicina sportiva, ideato per accogliere e accompagnare i pazienti in un percorso completo di prevenzione e cura. JMedical con la sua filosofia di soddisfare il bisogno crescente della popolazione insoddisfatta del sistema pubblico sanitario, mette a disposizione di tutti la propria professionalità di alto livello, che si accompagna ad una strumentazione moderna di massima precisione. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Già, a disposizione di tutti! Sì, perché nell’immaginario collettivo si pensa che questa moderna struttura sanitaria sia destinata soltanto ai calciatori della Juventus. Non è così, perché per volere della stessa Juventus che divide il diritto di proprietà con Santa Clara Group, si è deciso di dare a tutti i cittadini la possibilità di potere usufruire di questa</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">eccellenza sanitaria.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tutti, a prescindere dalla fede sportiva,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">possono fruire di un’assistenza privata davvero innovativa.</b> Un’equipe di 60 specialisti di alto livello si adoperano in un ambiente ideale per mettere in atto le cure ai pazienti che arrivano da tutta l’Italia e sono assistiti in ambulatori polispecialistici, due sale operatorie per interventi di chirurgia ambulatoriale, in un modello organizzativo che consente al paziente di programmare il proprio percorso senza perdite di tempo. Noi siamo stati testimoni oculari di quanto stiamo scrivendo, per avere avuto modo di visitare la struttura in un percorso dettagliato dove gli spazi riservati alla salute e al benessere sono davvero rassicuranti per ogni paziente. In tutte le lettere dell’alfabeto specialistico sanitario che va dall’Allergologia all’Urologia e poi alla Fisioterapia, alla Radiologia e Diagnostica per immagini, alla Medicina Legale e delle Assicurazioni, in JMedical si può avere la risposta ad ogni domanda, ad ogni dubbio che legittimamente invade ogni paziente. Dunque, provare per credere. JMedical non cura solo i campioni della Juventus, ma anche tutti noi che nel nostro piccolo siamo campioni di aspettative mediche e diagnosi di alta qualità professionale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711immagine-jmedical-torino.jpgSiNjmedical-l-eccellenza-sanitaria-in-italia-1013553.htmSi100451001,02,03030252
781013548NewsCoppeRonaldo – Kean, il campione e il principiante.20190409193424L`esplosione di Kean, mette in difficoltà Allegri anche in Champions.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’esplosione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moise Kean</b> nella Juventus, ha creato nell’ambiente bianconero, ma soprattutto in Allegri, una sorta di dubbio amletico di non facile soluzione tattica. Da qualche settimana è ormai consueta la domanda fatta dai media all’allenatore della Juve, riguardo la candidatura a titolare di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moise Kean</b>. Sembra diventato l’argomento principe e anche monotematico, in un finale di stagione che per la Juve si presenta palpitante di emozioni. Tuttavia, nonostante il 19enne ragazzo vercellese dal possente fisico realizzi gol determinanti per la Vecchia Signora d’Italia, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri</b> non si sbilancia e si rifugia su argomentazioni legate soprattutto alla crescita mentale del ragazzo. Un po’ come volerlo preservare strenuamente da eventuali sbandate, che sono tipiche della giovane età di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moise.</b> Tuttavia, crediamo che adesso la questione sia giunta a un punto d’arrivo, per cui il mister livornese dovrà prendere delle decisioni senza la ritrosia di timori legati a questo talentuoso atleta che ha l’unico “torto” di essere cresciuto troppo in fretta, con il pericolo di bruciare una carriera che in questo momento appare davvero stellare. Ma adesso incombe la Champions, per cui certe decisioni devono essere prese con coraggio e a ragion veduta. Mercoledì sera ad Amsterdam la Juventus affronterà ai quarti di finale l’Ajax, una squadra giovane, capace di produrre un ottimo calcio e anche abile nella corsa forsennata per 95 minuti e oltre. Molto probabilmente rientrerà Ronaldo. Una nota lieta per la Juve e i suoi tifosi, ma che secondo noi crea ancor più problemi ad Allegri nel disegnare tatticamente una squadra che, per sua scuola di pensiero, non deve essere troppo spregiudicata. E anche se da più parti si evoca la presenza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">CR7 e Kean</b> come coppia d’attacco, pensiamo proprio che Allegri (almeno all’inizio) difficilmente rinuncerà a quel bilanciamento tattico tra attacco, difesa e centrocampo, che gli assicura <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Mandzukic.</b> Ma la domanda è: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Come potrà il croato, affrontare con il suo passo notoriamente lento, questi olandesi dalla corsa forsennata?”</b> Noi opteremmo per un atto di coraggio, presentando una Juventus con la difesa a tre, il centrocampo a cinque e due punte vere. Una sorta di 3-5-2 che in fase di interdizione potrebbe diventare 5-3-1-1 con la coppia d’attacco a dare man forte a centrocampo e in difesa. Un aprirsi e chiudersi a ventaglio, sfruttando soprattutto gli esterni in fase di ripartenza e poi di interdizioni. Comunque, sarà una Juventus che non potrà rischiare di fare una partita come quella fatta all’andata contro l’Atletico Madrid. Per questo riteniamo che vista la forza di questo giovane Ajax dal gioco esuberante e possente sotto l’aspetto atletico, la Juve debba controbattere non solo con la superiorità tecnica, ma anche con la capacità di andare a pressare alto senza mai arretrare il baricentro del centrocampo. Una partita coraggiosa che pregiudica grande preparazione atletica nell’andare a pressare alto l’avversario, disponendosi in maniera da essere padroni del centrocampo. Vedremo questo mercoledì sera? I tifosi juventini lo sperano!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-ronaldo-kean.jpgSiNronaldo-kean-il-campione-e-il-principiante-1013548.htmSi100451001,02,03030274
791013547NewsEditorialeSi aprono i microfoni di Radio Bianconera20190409184355Il Direttore Antonio Paolino ha presentato alla stampa il nuovo progetto editoriale di RBN. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il miglior difensore della Juventus. Perché come la difende lui in televisione, non lo fa nessuno”. </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ricordando con emozione queste parole riferitegli dalla bocca di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giampiero Boniperti, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Antonio Paolino</b> ha indossato i “parastinchi”, lucidato il microfono ed è pronto a guidare da direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Radio Bianconera”.</b> Entrando a gamba tesa, ma solo quando serve. Così come amava dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Montero,</b> uno che di cartellini gialli e rossi in carriera ne ha collezionati a iosa, ma solo quando ne valeva davvero la pena. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">RBN</b> sarà la nuova voce del tifo bianconero in Italia e nel mondo, fruibile direttamente dal sito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">radio bianconera.com</b>, dalle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">App </b>per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">iOs </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Android</b> e dai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">podcast attraverso TuneIn</b> (senza contare, a breve, le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">skill di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alexa</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Google Home</b> che verranno realizzate per poter ascoltare la radio anche tramite comandi vocali dei due dispositivi ormai tanto in voga). Sarà un progetto che vedrà protagonisti volti giovani e più esperti del giornalismo italiano, con il direttore protagonista di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cose di Calcio”</b> dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì. Racconterà la Juve e l’attualità con stile e ironia, in compagnia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Papanicolaou.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolino,</b> memore dei suoi inizi professionali da animatore, renderà gradevole la discussione intorno al mondo bianconero “ma sempre all’insegna dell’adagio, per cui tifare a favore e mai contro”. Nel palinsesto poi ci sarà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ritratti</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in bianconero”,</b> un viaggio nel tempo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabrizio Ponciroli,</b> accompagnato da un pizzico di sana nostalgia. Poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Social Club”,</b> lo spazio dedicato al popolo bianconero con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camillo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demichelis</b> che darà voci a gruppi, club organizzati e alle esperienze dei tifosi allo stadio. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Bordocampo”</b> poi, sarà un contenitore di notizie che mirano a raccontare oggettivamente i fatti coinvolgendo le opinioni, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Terzo Tempo”</b> è il talk show che sviscera tutto sul mondo della Vecchia Signora e suoi avversari. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Avanti Madama” </b>con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nicola De Bonis</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Santarelli</b> condurrà nella fascia 17-19 il tifoso bianconero attraverso due ore di news, grandi ospiti, opinioni e pensieri…..tutti zebrati. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Bosco</b> sarà poi la guida di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Detto tra noi”,</b> l’editoriale senza peli sulla lingua che spazierà tra calcio, cinema, letteratura e musica. E le grandi leggende del passato? Saranno protagoniste al pari dei tifosi, raccontando i loro aneddoti legati al mondo juventino. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacconi</b> e le sue celebri “tacconate” a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wierchowood,</b> da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camoranesi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacchinardi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Furino</b>, solo per citarne alcuni. E ci sarà grande spazio per la Juventus al femminile guidata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rita Guarino</b>, per l’Under 23 e le selezioni giovanili. Insomma, non mancherà davvero nessun ingrediente per rendere il mondo bianconero ancora più vicino ai tifosi, che potranno interagire attraverso un canale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">WhatsApp </b>dedicato. Quindi, cari supporter bianconeri, fatevi sotto con le vostre emozioni. E occhio, specie voi anti juventini che state in “attacco”. C’è un difensore arcigno che tenterà in tutti i modi di non farvi passare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Gabriele Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711antonio-paolino-e-radio-bianconera.jpgSiNsi-aprono-i-microfoni-di-radio-bianconera-1013547.htmSi100451001,02,03030190
801013546NewsEditorialeAntonio Paolino apre i microfoni di Radio Bianconera20190409092038Direttamente dalla conferenza stampa di RBN<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>"Il miglior difensore della Juventus. Perché come la difende lui in televisione, non lo fa nessuno".</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> Ricordando con emozione queste parole riferitegli dalla bocca di Giampiero Boniperti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha indossato i "parastinchi", lucidato il microfono ed è pronto a guidare da direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Radio Bianconera".</b> Entrando a gamba tesa, ma solo quando serve. Così come amava dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Montero</b>, uno che di cartellini gialli e rossi in carriera ne ha collezionati a iosa, ma solo quando ne valeva davvero la pena.&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>RBN</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> sarà la nuova voce del tifo bianconero in Italia e nel mondo, fruibile direttamente dal sito <a href="http://radiobianconera.com/" target="_blank"><span style="color: blue;">radiobianconera.com</span></a>, dalle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">App per iOs e Android e dai podcast attraverso TuneIn</b> (senza contare, a breve, le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">skill di Alexa e Google Home</b> che verranno realizzate per poter ascoltare la radio anche tramite comandi vocali dei due dispositivi ormai tanto in voga). </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Sarà un progetto che vedrà protagonisti volti giovani e più esperti del giornalismo italiano, con il direttore protagonista di "Cose di Calcio" dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì. Racconterà l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>a Juve e l'attualità con stile e ironia, in compagnia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Papanicolaou</b>. Paolino, memore dei suoi inizi professionali da animatore, renderà gradevole la discussione intorno al mondo bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"ma sempre all'insegna dell'adagio per cui tifare a favore e mai contro".</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Nel palinsesto poi ci sarà&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Ritratti in bianconero", </b>u</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>n viaggio nel tempo con&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Fabrizio</span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ponciroli</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>, accompagnato da un pizzico di sana nostalgia. Poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Social Club",</b></span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;lo spazio dedicato al popolo bianconero con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camillo Demichelis</b> che darà&nbsp;voce a&nbsp;gruppi, club organizzati e alle esperienze dei tifosi allo stadio.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Bordocampo"</b> poi sarà un contenitore di notizie che mirano a raccontare oggettivamente i fatti&nbsp;coinvolgendo le opinioni</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Terzo Tempo"</b> è </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;il talk show che sviscera tutto sul&nbsp;mondo della Vecchia Signora e sui&nbsp;suoi&nbsp;avversari.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Avanti Madama"</b> con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nicola De Bonis</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Santarelli</b> condurrà nella fascia 17-19 il tifoso bianconero&nbsp; attraverso d</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>ue ore di news, grandi ospiti, opinioni e pensieri... tutti zebrati.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp; <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Bosco</b> sarà poi alla guida di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Detto tra noi",</b> l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>'editoriale senza peli sulla lingua che spazierà tra calcio, cinema, letteratura e musica. E le grandi leggende del passato? Saranno protagoniste alla pari dei tifosi, raccontando i loro aneddoti legati al mondo juventino. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacconi </b>e le sue celebri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"tacconate"</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vierchowood</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camoranesi a Tacchinardi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Furino</b>, solo per citarne alcuni. E ci sarà grande spazio per la Juventus al femminile guidata da coach <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rita Guarino</b>, per l'Under 23 e le selezioni giovanili.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Insomma non mancherà davvero nessun ingrediente per rendere il mondo bianconero ancora più vicino ai tifosi, che potranno interagire attraverso un canale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">WhatsApp</b> dedicato.&nbsp;Quindi, cari supporter bianconeri, fatevi sotto con le vostre emozioni. E occhio, specie voi anti juventini che state in "attacco". C'è un difensore arcigno che tenterà in tutti i modi di non farvi passare!</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Gabriele Cavallaro</span></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'><br clear="all" style="mso-special-character: line-break;"> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Milanofl0711fl0711antonio-paolino-e-radio-bianconera.jpgSiNantonio-paolino-apre-i-microfoni-di-radio-bianconera-1013546.htmSi100451001,02,03030168
811013545NewsEditorialeIl direttore Antonio Paolino, apre i microfoni di Radio Bianconera20190409090221Direttamente dalla conferenza stampa di RBN<br><strong> </strong><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>"Il miglior difensore della Juventus. Perché come la difende lui in televisione, non lo fa nessuno".</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> Ricordando con emozione queste parole riferitegli dalla bocca di Giampiero Boniperti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha indossato i "parastinchi", lucidato il microfono ed è pronto a guidare da direttore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Radio Bianconera".</b> Entrando a gamba tesa, ma solo quando serve. Così come amava dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Montero</b>, uno che di cartellini gialli e rossi in carriera ne ha collezionati a iosa, ma solo quando ne valeva davvero la pena. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>RBN</span></b><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> sarà la nuova voce del tifo bianconero in Italia e nel mondo, fruibile direttamente dal sito <a href="http://radiobianconera.com/" target="_blank"><span style="color: blue;">radiobianconera.com</span></a>, dalle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">App per iOs e Android e dai podcast attraverso TuneIn</b> (senza contare, a breve, le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">skill di Alexa e Google Home</b> che verranno realizzate per poter ascoltare la radio anche tramite comandi vocali dei due dispositivi ormai tanto in voga). </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Sarà un progetto che vedrà protagonisti volti giovani e più esperti del giornalismo italiano, con il direttore protagonista di "Cose di Calcio" dalle 10 alle 12, dal lunedì al venerdì. Racconterà l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>a Juve e l'attualità con stile e ironia, in compagnia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Papanicolaou</b>. Paolino, memore dei suoi inizi professionali da animatore, renderà gradevole la discussione intorno al mondo bianconero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"ma sempre all'insegna dell'adagio per cui tifare a favore e mai contro".</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Nel palinsesto poi ci sarà&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Ritratti in bianconero", </b>u</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>n viaggio nel tempo con&nbsp;</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Fabrizio</span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ponciroli</b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>, accompagnato da un pizzico di sana nostalgia. Poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Social Club",</b></span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;lo spazio dedicato al popolo bianconero con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camillo Demichelis</b> che darà&nbsp;voce a&nbsp;gruppi, club organizzati e alle esperienze dei tifosi allo stadio.<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Bordocampo"</b> poi sarà un contenitore di notizie che mirano a raccontare oggettivamente i fatti&nbsp;coinvolgendo le opinioni</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Terzo Tempo"</b> è </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>&nbsp;il talk show che sviscera tutto sul&nbsp;mondo della Vecchia Signora e sui&nbsp;suoi&nbsp;avversari.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Avanti Madama"</b> con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nicola De Bonis</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Santarelli</b> condurrà nella fascia 17-19 il tifoso bianconero&nbsp; attraverso d</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>ue ore di news, grandi ospiti, opinioni e pensieri... tutti zebrati.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp; <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Bosco</b> sarà poi alla guida di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"Detto tra noi",</b> l</span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>'editoriale senza peli sulla lingua che spazierà tra calcio, cinema, letteratura e musica. E le grandi leggende del passato? Saranno protagoniste alla pari dei tifosi, raccontando i loro aneddoti legati al mondo juventino. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tacconi </b>e le sue celebri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">"tacconate"</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vierchowood</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Camoranesi a Tacchinardi</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Furino</b>, solo per citarne alcuni. E ci sarà grande spazio per la Juventus al femminile guidata da coach <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rita Guarino</b>, per l'Under 23 e le selezioni giovanili.</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Insomma non mancherà davvero nessun ingrediente per rendere il mondo bianconero ancora più vicino ai tifosi, che potranno interagire attraverso un canale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">WhatsApp</b> dedicato.&nbsp;Quindi, cari supporter bianconeri, fatevi sotto con le vostre emozioni. E occhio, specie voi anti juventini che state in "attacco". C'è un difensore arcigno che tenterà in tutti i modi di non farvi passare!</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'>Gabriele Cavallaro</span></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='color: black; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-font-family: Helvetica;'><br clear="all" style="mso-special-character: line-break;"> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><font face="Calibri" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milanofl0711fl0711antonio-paolino-e-radio-bianconera.jpgSiNil-direttore-antonio-paolino-apre-i-microfoni-di-radio-bianconera-1013545.htmSi100451001,02,03030159
821013544NewsCampionatiTra Campionato e Champions, nasce Radio Bianconera20190405132510Intervista al giornalista Antonio Paolino, direttore di Radio Bianconera.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio Paolino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> ha la Juve dentro l’anima. Il suo profilo di giornalista sportivo si delinea fin dall’inizio della sua carriera come commentatore fazioso della Vecchia Signora d’Italia. Tuttavia, pur avendo ormai assunto a tutti gli effetti il ruolo di difensore della sua squadra del cuore, in più d’una occasione ha dimostrato attraverso i suoi commenti di essere non solo preparato dal punto di vista tecnico, ma di sapersi anche districare positivamente nei giudizi oggettivi. Giornalista, regolarmente iscritto all’Ordine Professionale del Piemonte dal 1999, Antonio Paolino ha inizialmente lavorato in alcune radio locali di Torino e poi nel 2003 ha fatto il salto di qualità, entrando a far parte del canale televisivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“7 Gold” </b>come inviato e telecronista della Juventus. Nel 2006 ha fatto parte della redazione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juventus Channel”</b> e nel 2012 è ritornato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“7 Gold”.</b> Dal 2015 collabora con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tuttosport.com,</b> mentre l’anno seguente è stato nominato nuovo telecronista tifoso della Juventus per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Premium Sport”</b>, in sostituzione di Claudio Zuliani diventato direttore JTV. Tutte sfide professionali che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Paolino</b> ha superato in maniera brillante, dimostrando passione e grande attaccamento ai colori bianconeri. Sappiamo che adesso comincerà anche a lavorare in radio con un nuovo programma legato alla sua Juventus. Con lui abbiamo parlato della sua nuova esperienza radiofonica, dei vari temi legati alla prossima partita Juve – Milan, ma anche del finale di stagione bianconera che si presenta davvero interessante soprattutto in chiave Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio, sappiamo che tra breve inizierai in radio una nuova esperienza lavorativa in veste di direttore. Di che cosa si tratta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che sia una iniziativa davvero intrigante e interessante sotto il profilo professionale e umano. Mi sento molto coinvolto nel progetto, perché ci sarà da dialogare tanto con colleghi e tifosi durante dieci ore di diretta continuativa da Torino, dagli studi di Roma, Firenze, Milano, (dove ci sono delle altre sedi da cui trasmettere), ma soprattutto c’è la possibilità di vivere un’iniziativa editoriale innovativa, perché sarà una radio web che ha l’ambizione di arrivare nel cuore dei tifosi di tutto il mondo, visto che in questo momento c’è un’attesa spasmodica. Parlare di Juve è facile e ci impegniamo a farcela nel disquisire le varie tematiche tecniche che fanno capo alla sportività. Questo è il mio obiettivo da raggiungere.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quando potremo ascoltare questa nuova trasmissione in radio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questi giorni stiamo mettendo a punto la situazione tecnica. Lunedì 8 aprile ci sarà la presentazione alla stampa intorno alle ore 12 – 12,30 a Milano, presso la sede editoriale e commerciale di Tribù. In contemporanea alla presentazione ai colleghi della stampa, apriremo il mixer per questa iniziativa web che si potrà fare attraverso il cellulare, dal tablet e dal computer, collegandosi su <a href="http://www.radiobianconera.com/"><font color="#0000ff">www.radiobianconera.com</font></a> oppure attraverso l’App che si potrà scaricare da Tutto Juve, Tutto Mercato Web o da Juventus news 24.com. C’è davvero grande attesa per questa nuova iniziativa editoriale che intriga noi, i tifosi di tutto il mondo che mi conoscono, quelli che amano la Juventus e quelli che avranno facilmente la parola in questa tavola rotonda allargata, dove sarà importante essere juventini, non esserlo, ed essere critici nei giudizi sportivi. ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, la radio. Per te è come ritornare ai primordi della tua carriera. Provi emozione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, provo molta emozione e spero di poterla provare ancora ogni volta che si presenterà qualche progetto nuovo. Sai, i progetti professionali sono come la vita, perché ti rimettono in gioco e sono sempre convinto che (come diceva mio nonno), quando si chiude un portone c’è sempre la porta aperta di chi ti vuole bene. Per questo dico che la radio è una palestra spettacolare che inviterei tutti a fare, perché ti dà modo nel raccontare sportivamente e umanamente la squadra che tu ami, tenendo conto che quello che tu dici non è sempre la verità, ma ci provi a dirla quasi interamente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Juventus per te è un grande amore. Come sei riuscito negli anni a conciliare il ruolo di giornalista con quello di tifoso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che sarebbe stato più facile nascondersi dietro una maschera e forse qualche volta l’ho fatto anche professionalmente. Penso che in campo giornalistico sia peggio negare qualsiasi tipo di appartenenza e poi scrivere o guardare solo la bandierina della propria squadra. Detto questo, devo dirti che per quanto mi riguarda, tutto nasce da una piccola bandiera che mi regalò il mio carissimo zio bianconero. Ebbene, da quel momento ho iniziato ad amare questa Signora e non un’altra. Per questo ne vado fiero.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tra 7 Gold, Juventus Channel e Premium Sport. Tre esperienze professionali diverse o simili tra loro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Simili e complementari. A Juventus Channel ho imparato a stare vicino ai giocatori e a capire il loro umore. 7 Gold è una palestra interessante proprio come la radio, dove devi farti capire con poche parole. E poi Premium, dove la telecronaca era il momento clou della giornata sportiva che ti faceva confrontare con grandi giornalisti. Diciamo che sono andato in palestra e adesso spero di mettere in atto ciò che ho imparato da queste esperienze.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo al prossimo big match Juventus – Milan. Come vedi questo incontro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Vedo la Juve più in salute. Mi è piaciuto molto l’atteggiamento della squadra a Cagliari, in cui si è evidenziato un grande spirito di gruppo nonostante le varie assenze di rilievo. Tutto ciò mi fa pensare a una Juve capace di arrivare fino in fondo alla Champions.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora, mi pare di capire che vuoi simpaticamente dare un dispiacere al tuo amico milanista Tiziano Crudeli.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con Tiziano ci pizzichiamo spesso in trasmissione, ma tra di noi c’è un rapporto di correttezza che va al di là di quelle che possono sembrare le apparenze. In 90 minuti di trasmissione, siamo agguerriti nemici dal punto di vista sportivo. Spero dunque di potere urlare sui suoi baffi la mia gioia.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che idea ti sei fatto di Allegri. Pensi che andrà via dalla Juve anche se dovesse vincere la Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che né la società e né Allegri aspetteranno l’ultimo giorno per decidere il futuro. Credo che le parti sappiano già da molto tempo quello che sarà il finale di stagione. Nel bene e nel male diciamo che ci avviciniamo ancora una volta nella scelta dell’eccellenza, e sono quindi convinto che Allegri non sarà più l’allenatore della Juventus del prossimo anno. Pur con tutte le soddisfazioni possibili, penso che si sia chiuso ormai un ciclo. In Italia i cicli calcistici hanno una durata ben precisa, anche per questo motivo credo che sulla panchina della Juve ci sarà un altro allenatore. E poi è importante finire al meglio, perché ciascuno decide quando è giusto smettere. Non quando lo dicono gli altri. ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora chi sarà il nuovo allenatore della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Le speranze della Juventus credo che portino al nome di Pep Guardiola. Tutto è possibile per la famiglia Agnelli, compatibilmente con l’attenzione ai bilanci. Poi ci potrebbe essere il ritorno di Didier Deschamps, anzi ti dirò che ci sono molte piste che mi portano a dire che questo allenatore francese sia già stato contattato dalla Juventus e possa seriamente diventare il prossimo allenatore bianconero.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Allora le voci che parlano di Luis Enrique alla Juve, non sono da considerare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che ci siano molti allenatori bravi, i cui profili potrebbero essere adatti ad allenare la Juve. Tuttavia, anche se le caratteristiche di Luis Enrique non si discutono, penso che su di lui si siano fatte soltanto delle riflessioni che non sono compatibili con il futuro della Juventus.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A proposito di Champions, pensi che la Juve possa superare il turno contro l’Ajax, anche senza CR7 nel match di andata?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Dopo l’estrazione dall’urna che aveva decretato l’Atletico Madrid quale avversario della Juve, avevo detto che chi passava questo turno sarebbe arrivato in finale. Ebbene, oggi lo riconfermo più che mai!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ritorniamo al campionato. Nonostante la quasi conquista dell’ottavo scudetto consecutivo, molti non sono contenti del gioco della Juventus che appare più redditizio che divertente. Qual è il tuo pensiero in merito?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ E’ vero che ci sono molti tifosi che non sono contenti del gioco della Juve. Ma ce ne sono molti di più, tra questi anche il sottoscritto, che pretendono sempre qualcosa di più nonostante si riconoscano i meriti di quello che è il migliore allenatore italiano; ovvero Massimiliano Allegri. Quindi, preferisco arrivare primo con questo gioco, piuttosto che arrivare secondi, terzi o quarti con un gioco migliore.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Antonio. Da giornalista tifoso bianconero è facile immaginare il tuo sogno di rivincere la Champions dopo tanti anni. Ma tu, quale altro desiderio hai chiuso nel cassetto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Professionalmente mi piacerebbe che dopo 23 anni, con Radio Bianconera e con me direttore si potesse festeggiare la vittoria di quella Champions che ho vissuto da semplice tifoso. Dal punto di vista umano, invece, mi piacerebbe che fossimo tutti d’accordo almeno quando guardiamo una partita insieme. Questo è il mio augurio nel mondo del calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-antonio-paolino.jpgSiNtra-campionato-e-champions-nasce-radio-bianconera-1013544.htmSi100451001,02,03030206
831013543NewsEditorialePrima di tutto si rispetti il giorno della memoria granata20190404172630No, il Toro non può giocare il derby il 4 maggio!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Torino calcio ha appreso con profondo rammarico, la decisione della FIGC e della Lega Calcio di far giocare il derby Juventus - Torino il 4 maggio prossimo. Pur con tutte le esigenze dovute al calcio moderno e agli impegni talora inderogabili ad esso collegati, riteniamo che mai come in questo caso gli organi preposti del calcio italiano abbiano dato prova di insensibilità verso una data storica e sacra, che fa capo alla memoria del Grande Torino. Quello è un giorno particolare per il mondo granata, il giorno del lutto e del ricordo della tragedia di Superga che deve essere rispettato sempre. Tanto più che proprio il 4 maggio di quest’anno si celebra il 70esimo anniversario di quell’infausto giorno. E allora, con quale cuore la squadra, la società e la gente granata potrebbe mai affrontare un derby, proprio nel giorno in cui si sale alla volta della Basilica di Superga per pregare e stringersi per sentirsi partecipi al grande ricordo? No, non esiste! Non può essere mai una cosa simile! E’ inaccettabile! Così apprendiamo che la richiesta del Torino F.C. di cambiare la data del derby è arrivata in Parlamento. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Condividiamo pienamente l’iniziativa del Torino Calcio e del Presidente Urbano Cairo che ha chiesto di non giocare il derby con la Juventus il 4 maggio, in concomitanza del 70esimo anniversario della tragedia di Superga”,</b> così si legge in una nota dei deputati del costituendo Toro Club di Montecitorio. Ci auguriamo davvero che gli organismi preposti e in particolare la FIGC e La Lega di Serie A, si prodighino nel trovare con la massima urgenza un’alternativa più consona al rispetto della memoria granata. E’ un fatto di sensibilità culturale verso una storia che fa parte del nostro Paese. Una tragedia umana e sportiva che ha sconvolto l’Italia in quell’anno 1949, in cui il Paese stava risorgendo dalle ceneri. Dunque, si cambi la data del derby. Il Toro non può giocarlo e il popolo granata è impegnato con cuore e anima verso qualcosa che gli appartiene. C’è il Grande Torino da onorare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNprima-di-tutto-si-rispetti-il-giorno-della-memoria-granata-1013543.htmSi100451001,02,03030107
841013541NewsEditorialePaulo Dybala, campione in campo e nella vita20190325174025Classe e fantasia sono l`emblema di questo campione argentino di nobili sentimenti. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quando nel calcio si parla di fantasia, si fa riferimento a giocatori che interpretano il loro ruolo attraverso concetti di classe pura, i quali si intersecano a quei tocchi di palla e a quella visione di gioco che sa di spettacolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> è uno che rientra decisamente in questa ristretta cerchia di calciatori. Più volte abbiamo scritto dell’eventuale errore della Juventus, qualora fosse tentata di cedere questo calciatore dal profilo tecnico superlativo, capace di intendere la professione con serietà e alto senso etico. Ma il futuro per questo numero 10 della Juventus si gioca proprio in questo periodo. Voci di corridoio ci informano sul suo concreto desiderio di restare alla Juve, ma le due inglesi, il Bayern, l’Atletico Madrid, il Real Madrid insistono per averlo senza badare a spese. E mentre queste squadre europee sgomitano per acquistare la Joya argentina, l’Inter ci fa un pensierino e spera di averlo precedendo le altre pretendenti. Ma Paulo, che in questi giorni è impegnato con la sua Nazionale, sembra non attraversare un periodo fortunato per essere relegato in panchina e considerato l’alternativa a Messi. Strano il suo attuale destino; alla Juve Allegri lo alterna a Bernardeschi e in Nazionale c’è il re Messi a fargli ombra. Ma lui non dispera perché sa di avere qualità sublimi, non solo in campo ma anche nella vita. E non è un caso che in questi giorni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b> dal ritiro argentino abbia telefonato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rami,</b> il ragazzino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“piccolo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">eroe”</b>che ha permesso all’Arma dei Carabinieri di intervenire per evitare l’orrenda strage del pullman, sul quale un esaltato stava per compiere un gesto irreparabile. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sei un eroe, voglio conoscerti”</b>- <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>è il messaggio telefonico del numero dieci della Juventus che dà appuntamento al ragazzo all’Allianz Stadium per assistere a una partita. Rami è un tifoso appassionato di Paulo. Nella sua stanza c’è la maglia numero 10 della Juventus affissa alle pareti, e poi tante foto che sono l’emblema della sua ammirazione verso il campione. Così, l’emozione di sentire la voce di Paulo è per Rami qualcosa che rasenta il sogno da non credere ancora. Un ragazzo di tredici anni che è balzato agli onori della cronaca, per avere fatto un gesto spontaneo ed eroico. Una favola nella favola, un qualcosa di simile a un racconto inventato ma che si traduce in pura realtà. Tuttavia, quello che ci piace raccontare di questo mondo pallonaro, è l’enfasi dei buoni sentimenti che devono essere disgiunti dalla facile retorica. Perché quando entra in gioco l’anima, non si può confondere con niente che non sia legato ad attimi di emozioni che partono e arrivano direttamente al cuore. Sì, perché Dybala oltre ad essere campione di fantasia in campo è anche una persona perbene, un ragazzo pulito che qualcuno ha visto più volte aiutare tanti clochard, vestito con abiti e occhiali scuri per le strade della Torino notturna. Un tè caldo, una pacca sulle spalle e qualche parola che serva da conforto e sappia di umano. E’ come dire che la persona è sempre al centro di ogni cosa. E se a pensare agli ultimi di questo mondo sono proprio quelli che come Paulo Dybala si possono considerare i primi per il raggiungimento di privilegi, allora possiamo dire che la sensibilità ha sempre un ruolo determinante nelle relazioni e nei rapporti umani. E questa ennesima prova di sensibilità scaturita dall’animo di Dybala a proposito del gesto eroico del tredicenne Rami, mette in luce la qualità della persona. Questo è Paulo Dybala. Questo è il campione che vediamo in campo e ci delizia con la sua classe pallonara. Juve non cederlo. Sbagli!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-paulo-dybala.jpgSiNpaulo-dybala-campione-in-campo-e-nella-vita-1013541.htmSi100451001,02,03030126
851013537NewsCampionatiCrisi Inter. Per il derby la curva nord senza coreografie.20190315193442Il momento difficile di casa nerazzurra.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Amore e odio vanno sempre di pari passo. Sono sentimenti forti che apparentemente sembrano essere diametralmente opposti e invece hanno sempre qualcosa di simile e si intersecano tra bellezza e disamore. L’Inter è palesemente in crisi e i suoi sostenitori si sentono mortificati. La partita persa contro l’Eintracht in maniera davvero imbarazzante, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Fuori dalla Champions, fuori dalla Coppa Italia e adesso pure fuori dall’Europa League, l’Inter di Spalletti spera come minimo in un piazzamento al quarto posto in Campionato, che possa garantire la partecipazione nella Champions del prossimo anno. Ma non sarà facile,vista la condizione fisica e psicologica di un ambiente che è destabilizzato da uno spogliatoio che appare chiaramente disunito e che fa ancora riferimento ai cattivi rapporti con Icardi e Wanda Nara. Storie che si sono evidenziate in maniera macroscopica anche grazie a una società incapace di gestire una situazione così difficile. Marotta è arrivato da troppo poco tempo, per avere responsabilità dirette su questo stato di cose, ma siamo convinti che a partire da giugno prossimo, proprio l’attuale amministratore delegato dell’Inter farà un repulisti a partire da certe figure in organico alla società, per continuare a quelle legate alla squadra. L’Inter ha bisogno di ordine ormai da troppo tempo, ha bisogno di essere gestita in maniera consona a una azienda che fa calcio moderno e che non ammette fuoriuscita di voci che devono essere gestite in società e al massimo nello spogliatoio a porte chiuse. Certi spifferi regalati ai media non possono essere più accettati. Così come avviene alla Juventus, modello di squadra e di gestione societaria così tanto odiata dall’Inter e da tutto l’ambiente, ma che in fondo, con l’avvento di Marotta e per volere del presidente Steven Zhang, si tende a utilizzare un modello vincente. Dunque, in casa Inter si prevede a giugno uno scossone non indifferente, anche se Beppe Marotta furbescamente dichiara che di questa situazione Spalletti non ha alcuna colpa. E’ sapersi relazionare con la stampa, sapere cosa dire ai microfoni evitando polemiche. Tutto ciò sa di esperienza, soprattutto alla luce di un momento della stagione in cui è lecito pensare di finirla nel migliore dei modi. Non serve cambiare adesso, non serve fare proclami contro questo o quello, che potrebbe soltanto peggiorare una situazione già difficile. L’Inter deve partire dall’alto, per questo pensiamo che il prossimo anno molto cambierà. Intanto c’è da salvare la stagione. Dunque, tutti allineati e coperti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-beppe-marotta.jpgSiNcrisi-inter-per-il-derby-la-curva-nord-senza-coreografie-1013537.htmSi100451001,02,03030157
861013530NewsEditorialeAl 13° minuto, 13 secondi per ricordare Davide Astori.20190304170257Tra momenti di riflessione e commozione, l`incancellabile ricordo del capitano della Fiorentina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cos’è la vita. Che cos’è la morte. E che cos’è il calcio, capace di racchiudere sentimenti così profondi, controversi e al contempo uguali. Un anno senza <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. Il calcio si è fermato al 13° del primo tempo e per 13 secondi in tutti gli stadi d’Italia. 13 come il numero della sua maglia che resta il simbolo di un ragazzo che il destino ha prematuramente strappato alla vita. Lunghi applausi in tutti gli stadi, qualche inevitabile lacrima e tanta commozione. C’è stata molta compostezza e partecipazione da parte di tutti, ed è sembrato quasi che migliaia di persone di fede calcistica diversa si unissero in un ipotetico abbraccio per riflettere, per ricordare ciò che il tempo non cancellerà mai. Sì, perché ci sono momenti nel mondo del calcio e nella vita in genere, in cui certi antagonismi costruiti da antiche ruggini non hanno motivo di esistere. E’ sembrato quasi che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> per 13 secondi avesse messo tutti d’accordo in un’atmosfera surreale. In alto al tabellone la sua immagine che ormai abbiamo imparato a volere bene come un’icona di famiglia. Da Cagliari a Bergamo, da Roma a Milano,Torino e tutti gli stadi, hanno ricordato Davide come se avesse indossato tutte le maglie del calcio italiano. Sembra ieri, eppure è passato un anno da quel 4 marzo 2018 in cui Astori morì nel sonno in quell’albergo di Udine in cui pernottava con la sua Fiorentina, nell’attesa di disputare il giorno dopo l’incontro con l’Udinese. Ma lui, capitano della viola, quella partita non la giocò mai, lasciando attoniti i suoi compagni che sconfortati non si dettero pace, esattamente come succede ancora oggi. Così, in quei 13 secondi in cui il fischio dell’arbitro ha interrotto il gioco, l’amato pallone ha fatto spazio ai pensieri su Davide e alla sua scomparsa troppo&nbsp;frettolosa, che non ha dato neanche il tempo di salutarsi, di stringersi in un abbraccio intenso, proprio come dopo avere fatto un gol. A Bergamo hanno destato forte commozione le copiose lacrime versate da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic</b>, il quale in un articolo apparso oggi su diversi quotidiani sportivi, ha detto che in quegli attimi ha ricordato l’amico Davide, con il quale ha giocato nella Fiorentina, ma gli è anche venuto in mente il suo dramma vissuto questa estate, quando è stato ricoverato in ospedale per un’infezione batterica ai linfonodi del collo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quello che è successo ad Astori mi è rimasto in testa per tanti giorni. C’è stato un periodo in cui avevo paura di andare a letto e addormentarmi. Temevo di non svegliarmi più e di non vedere più la mia famiglia. Ho smesso di guardare le partite e il calcio in TV. Pensavo solo a guarire e stare con la mia famiglia. A un certo punto ho sperato di poter camminare e non di ritornare a giocare. Poi tutto è passato e ne sono uscito. Prima mi arrabbiavo per stupidaggini, ora vivo meglio”.</b> Pensieri e sentimenti che raccontano le fragilità dei campioni del pallone come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ilicic,</b> il quale, nel ricordare il dramma di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Astori,</b> si è immedesimato nella sua storia personale sfociata in un pianto dirotto in quei 13 secondi, in mezzo a quel prato verde di Bergamo in cui il pallone, la partita e i giocatori di Atalanta e Fiorentina si sono fermati. Il calcio è anche questo. Giri le pagine della commedia del pallone e ne esce il racconto della vita e della morte come un fatto naturale, come se l’una fosse direttamente collegata all’altra. Poi, al fischio dell’arbitro, il gioco riprende e la vita continua il suo scorrere naturale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“The Show Must</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Go On” – “Lo spettacolo deve andare avanti”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-davide-astori.jpgSiNal-13-minuto-13-secondi-per-ricordare-davide-astori-1013530.htmSi100451001,02,03030157
871013518NewsCampionatiWanda Nara è la sola responsabile della confusione Inter?20190216182239L`Inter, Wanda Nara e Icardi al centro di un caso che ha molti responsabili.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ripercorrendo la questione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter e Icardi – Nara</b>, ci sono molti punti che indicano come questo polverone sollevato dalla società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Suning </b>abbia molti responsabili. E’ vero, tra i post nei vari social e le pubbliche chiacchiere nei salotti televisivi, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wanda Nara</b> sembrerebbe maggiormente esposta alle ire di tutti, società e tifosi nerazzurri compresi. Tuttavia, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mauro Icardi</b> tace e si chiude in un assordante silenzio, c’è da dire che gli stessi vertici della società nerazzurra hanno sbagliato nell’affrettare la decisione di togliere la fascia di capitano al centravanti argentino. Infatti, riteniamo che se ci sono stati così gravi motivi di Icardi nell’ambito del comportamento esterno e interno allo spogliatoio, sarebbe stato più giusto non rendere pubblico ciò che invece si doveva fare a fine stagione. E fa specie che proprio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’Ad Beppe Marotta</b>, ancora così ammantato da scuola Juventus in cui tutto rimane rigorosamente tra le mura della propria società, sia stato coinvolto da una questione che, evidentemente, non è riuscito a gestire nel silenzio circoscritto tra allenatore e dirigenti nerazzurri. Certo, quando c’è una voce fuori dal coro che fa scalpore come quella della biondissima e avvenente moglie - procuratrice Wanda Nara, anche i grandi manager di pluriennale esperienza gestionale di società di calcio ad alti livelli, si trovano in qualche modo spiazzati nel prevenire una “bomba” che dai e dai è scoppiata con disarmante ingenuità. Sarebbe stato opportuno da parte di Marotta and company, convocare a un tavolo Icardi e Wanda Nara per discutere del contratto in scadenza e in quella occasione magari istruire l’avvenente procuratrice di non rendere pubbliche le parole dette in quella circostanza. Invece, probabilmente per una indecisione dovuta alla società, si è sempre rimandato tutto con dichiarazioni di apparenza in cui si affermava che per il rinnovo del contratto di Icardi non ci sarebbero stati problemi di sorta. Dietro questo atteggiamento non decisionale della società, c’è stato evidentemente un volere attendere per avere le idee chiare sull’Inter del prossimo anno. In buona sostanza, se la società di Suning vuole rinnovarsi per costruire una squadra veramente capace di rappresentare l’anti Juve nel campionato italiano,deve in qualche modo cedere il centravanti argentino. Ma l’attesa è stata troppo lunga e Wanda Nara si è pure permessa nel frattempo di andare in televisione e parlare di fatti anche tecnici legati all’allenatore e alla squadra che sarebbero responsabili di non dare a Icardi almeno 5 palloni per partita, che fossero giocabili per fare gol. Ed ecco l’immancabile reazione di forza della dirigenza nerazzurra, che togliendo la fascia a Icardi ha dato prova di un’azione chiaramente punitiva nei confronti dell’argentino. Una decisione troppo affrettata, perché l’Inter dopo queste parole che hanno reciso irrimediabilmente ogni rapporto con il giocatore, avrebbe dovuto continuare fino a fine anno una situazione di apparenza pubblica, che non sarebbe andata a creare confusione in una squadra che vuole finire il campionato piazzandosi per l’Europa che conta e tentare di conquistare magari una Coppa Europa League che riuscirebbe in qualche modo ad addolcire l’amara pillola di tante aggrovigliate situazioni. Adesso è tutto difficile, perché il malumore dell’argentino che aleggia sul cielo di Appiano Gentile, non fa altro che peggiorare una situazione interna troppo difficile per l’allenatore e lo spogliatoio. Dunque, in tutta questa storia di disordine aziendale calcistico, c’è ancora da rimarcare che a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Wanda Nara</b> è stata scagliata una pietra sul parabrezza della sua macchina, mentre accompagnava suo figlio a disputare una partita di calcio con la maglia dell’Inter. Atti vandalici di fanatismo pallonaro, che noi stigmatizziamo senza se e senza ma. Tuttavia, certe situazioni sono l’emblema di mancanza di mediazioni private tra società e calciatore, capaci di non farti cadere nel’impulso dello sgarbo, della ripicca, dell’offesa che provoca attrito e la certezza di non uscirne più. Ciascuno fermo nelle proprie ragioni e nel desiderio di fare capire che comunque un tesserato di calcio deve in qualche modo attenersi alle regole della società. Ma questa volta anche la società non è stata in grado nel prevenire tempestivamente il terremoto che poi è successo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-wanda-nara.jpgSiNwanda-nara-e-la-sola-responsabile-della-confusione-inter-1013518.htmSi100451001,02,03030145
881013512NewsCampionatiInter, Spalletti sotto esame. 20190201153919In casa nerazzurra si profila una ristrutturazione di base già da questa estate.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>D</span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>opo la fuoriuscita dalla Champions da parte dell’Inter, adesso registriamo anche la sconfitta ai rigori contro la Lazio e la conseguente eliminazione dalla Coppa Italia. Situazioni non proprio idilliache per la società nerazzurra, che all’inizio di campionato si presentava come la vera antagonista alla Juventus. E così con il trascorrere dei vari impegni calcistici, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> mette in mostra quell’ansia da prestazione che nel calcio è emblema di mancanza di sicurezza e di recondite paure che si manifestano con l’assoluta carenza di autostima. Il gioco che non c’è, lo spogliatoio che mostra nervosismo perché non c’è partecipazione globale di squadra, dove ciascuno dei calciatori cerca di salvare soltanto se stesso. Senza contare l’ormai risaputa voglia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic </b>di andare via dall’Inter, la quale non è riuscita a cederlo nell’appena chiuso mercato di gennaio. Tutte cose che raccontano una situazione sfuggita di mano a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti,</b> il quale è consapevole di avere fallito il suo intento di riportare l’Inter ai fasti che gli competono. E adesso si parla di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> come naturale sostituto di Spalletti sulla panchina dell’Inter. E ci sarebbe più di un indizio, visto che l’ex allenatore di Juventus e Chelsea è stato visto nelle vicinanze della sede nerazzurra dove sembrerebbe essersi incontrato con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta.</b> Naturalmente, allo stato attuale delle cose tutti negano ogni trapelata voce, tuttavia, l’idea di una ristrutturazione tecnica di casa Inter prende sempre più fondatezza nell’ambiente nerazzurro. Adesso per Spalletti resta il piazzamento Champions in campionato e quell’Europa League che a questo punto della stagione è per l’Inter l’unico trofeo da conquistare. Intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> è alle prese con il rinnovo del contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi,</b> oltre a stilare i nomi dei giocatori su cui partire fin dal prossimo campionato. Una situazione non facile per il nuovo amministratore delegato dell’Inter, abituato com’era alla Juventus a pianificare con un certo ordine e con largo margine i programmi tecnici che devono sempre tenere conto della situazione economica e finanziaria della società. Ma in casa Inter le cose da fare sono tante, troppe anche per Beppe Marotta il quale metterà sicuramente a frutto tutta la sua esperienza per riorganizzare una società che per anni è stata in balia di errori e di situazioni (tranne il triplete di Mourinho) che hanno apportato soltanto grandi esborsi economici e tante delusioni. Adesso è ora di cambiare rotta, di partire dalle fondamenta con un allenatore che Marotta conosce bene per la dedizione, la grinta e la determinazione con cui ha lavorato alla Juve. Certo non sarà facile, anche in considerazione delle cose da fare che sono tante e tutte di primaria importanza. Ma l’Inter e i suoi tifosi non possono più aspettare. L’attesa è stata troppo lunga ed estenuante e ha fatto vivere sempre anni di delusioni talora anche cocenti. Vedremo cosa accadrà in seguito. Intanto, Spalletti e la sua squadra sono consapevoli di essere sotto esame. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNinter-spalletti-sotto-esame-1013512.htmSi100451001,02,03030130
891013511NewsCampionatiRoma e Di Francesco, mala tempora currunt.20190201135434L`analisi del difficile momento della società giallorossa e del suo allenatore. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è chi dice che lo spogliatoio della Roma è una polveriera, c’è chi sostiene che i giocatori giallorossi sono contro Di Francesco e c’è pure chi è sicuro che la prossima partita che vedrà la Roma giocare in casa contro il Milan, rappresenti l’ultima spiaggia per l’allenatore della Roma. Tante supposizioni che talora hanno sì un fondamento di base, ma che spesso si lasciano attrarre dall’onda emotiva di un calcio in cui ogni cosa è legata ai risultati. Una cosa è certa, la Roma non può mancare al campionato italiano, proprio in virtù del suo ruolo di società che è stata capace di costruire negli anni una sua fisionomia ben precisa di squadra sempre all’altezza della situazione, riservando grandi aspirazioni in campo nazionale e internazionale. Ma ci sono alcuni spunti di riflessione in un mondo del calcio sempre alle prese con giudizi affrettati e superficiali che opacizzano le varie analisi approfondite sul perché si evidenzino crisi di gioco e risultati, che sarebbe opportuno fare prima di buttare la croce addosso all’allenatore. Dice bene il dirigente della Roma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Monchi,</b> il quale dopo la disfatta dei giallorossi a Firenze per 7 a 1 in Coppa Italia si è presentato ai microfoni dei media con voce flebile e una faccia che è l’emblema della delusione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Scusa, scusa, scusa”</b>. Ha ripetuto tre volte la stessa parola per significare il profondo rammarico per una prestazione che umilia la Roma e i suoi tifosi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Loro sono quelli che soffrono di più” dice Monchi “Questo è il giorno peggiore da quando sono direttore sportivo della Roma, non ho mai visto una partita così”.</b> Poi continua il suo pensiero: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Di Francesco non è in discussione, sono io il vero responsabile della squadra”.</b> Un chiaro tentativo di difesa a spada tratta dell’allenatore giallorosso, cui non è giusto imputare tutte le colpe. Non si dimentichi, infatti, che per volere del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pallotta</b> che tiene molto alla parte contabile dei bilanci della società e di una gestione economica che deve essere sempre tenuta in considerazione ancor prima della parte tecnica, la Roma si è privata di due giocatori importanti che fino all’anno scorso rappresentavano i pilastri del centrocampo giallorosso; <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nainggolan</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Strootman</b>, senza pensare a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salah</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rudiger</b> e anche al portiere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alisson</b> che per la difesa giallorossa era una sicurezza assoluta. E’ chiaro che certe cose a distanza di tempo le paghi, soprattutto se a questo smembrare un certo zoccolo duro della squadra corrispondono altri fattori come l’indisponibilità per infortunio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Rossi,</b> la forma precaria di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dzeko</b>, il ritardo nel recupero fisico e atletico di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Schick </b>e l’impalpabilità di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pastore, Under e Kluivert</b>. Non proprio cose da niente, anche se bisogna mettere in evidenza la grande fortuna della Roma di avere trovato un acquisto importantissimo in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaniolo</b>, il diciannovenne il cui splendido futuro è già adesso. Ma non basta, perché la squadra ha bisogno del suo insieme che non c’è perché è stato interrotto bruscamente da scelte societarie che, come abbiamo detto pocanzi, fanno capo alla propria situazione economica. E allora perché mettere in discussione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Francesco</b>, il quale non si è mai lamentato pubblicamente delle scelte di una Roma che l’ha privato dei suoi giocatori migliori? Noi diciamo che questo allenatore debba restare al suo posto almeno fino alla fine del campionato. Certo, la situazione è difficile, il nervosismo è imperante e aleggia in una piazza che da sempre è particolarmente sensibile agli umori dettati dai risultati della squadra, tuttavia, resta apprezzabile il sentimento di Monchi che mette in risalto il rispetto verso i tifosi che si sono sentiti umiliati al Franchi di Firenze, dopo un viaggio per nulla facile in un giornata di freddo polare che, col senno di poi, avrebbero fatto volentieri a meno di fare se solo avessero saputo in anteprima l’ingrato spettacolo offerto dai giallorossi. E’ il calcio, è la smisurata passione che porta a sentimenti eccessivi e diametralmente opposti tra loro. L’equilibrio non c’è, non esiste. Altrimenti non sarebbe calcio! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-di-francesco.jpgSiNroma-e-di-francesco-mala-tempora-currunt-1013511.htmSi100451001,02,03030141
901013510NewsCoppeLa Juve smaltirà l’umiliazione subita dall’Atalanta?20190131191007La pessima prova della Juventus in Coppa Italia pone tanti quesiti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E adesso la paura del mondo juventino è che nel presente e nell’immediato futuro, nella Juventus <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>restino tracce indelebili di Atalanta. Troppo brutta la Vecchia Signora e troppo bella l’Atalanta di Gasperini che per foga agonistica, qualità messa in campo e lucidità nell’aggredire l’avversario, sembra appartenere alla Premier League piuttosto che ad un campionato italiano povero di calcio atleticamente valido e continuativo fino al 95mo. La Dea è stata tutto questo, capace com’è apparsa a passare il turno di Coppa Italia convincendo nel gioco e nel risultato. Ma crediamo che neanche i bergamaschi si aspettassero una Juve così disarmante, distratta, imbarazzante e umiliata dall’avversario. Questa volta il Max toscano non ha potuto cominciare la sua intervista ai microfoni di Sky,dicendo la solita frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“C’è da fare i complimenti ai ragazzi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">perché non era facile affrontare……”,</b> frasi ripetute anche quando stonavano perché la Juve aveva giocato male e aveva vinto per il fattore C. Ma si sa, soprattutto nel calcio l’ipocrisia di dire il contrario di ciò che si pensa è all’ordine del giorno, ed è pari agli esorbitanti interessi economici che ruotano attorno al pallone. Detto questo, dobbiamo anche dire che da sempre siamo fautori dell’idea che nel calcio nulla si inventa, nulla si improvvisa e nulla è scontato. Sì, perché le partite bisogna giocarle tutte con il giusto cipiglio, proprio perché ti chiami Juve e contro di te si fa sempre la partita della vita. Era ormai da qualche tempo che vedevamo la Juventus soffrire e dare l’impressione di una corazzata che volesse impostare la gara adottando la filosofia del raggiungere il miglior risultato con il minimo sforzo. Solo apparenze, perché in realtà negli ultimi tempi la Juve ha sempre sofferto l’avversario di turno, offrendo prestazioni insufficienti e talora anche noiose di un calcio in cui la striminzita vittoria era sufficiente per allungare il proprio vantaggio in un campionato che, a onor del vero, non offre nessuna vera alternativa nell’intralciare il percorso di una squadra bianconera che ha sì, iniziato in maniera scoppiettante, ma che poi ha opacizzato quel suo furore agonistico, tecnico, tattico e fisico. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>A questo punto la domanda sorge spontanea: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“PERCHE’ QUESTA INVOLUZIONE NELLA</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">SQUADRA Di MAX ALLEGRI?”.</b> E allora vediamo di capirne qualcosa. Innanzi tutto la Società bianconera che liquida a settembre (o giù di lì) Beppe Marotta. A parer nostro una mossa errata, anche perché l’allievo Paratici avrebbe avuto ancora un po’ di tempo per maturare sull’esempio del maestro sornione e capace di coprire il delicato ruolo di Amministratore Delegato di una società importante come la Juventus. C’è poi la parte tecnica da considerare in un’ampia rosa di campioni messa a disposizione di Allegri il quale, forte delle sue tante vittorie ottenute negli anni in cui siede sulla panchina della Juventus, ha praticamente messo il suo modus operandi prima di ogni cosa. Dopo avere stravolto le caratteristiche di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Mandzukic</b> ha fatto diventare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“tuttocampista”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paulo Dybala</b>, il quale, pur di giocare, ha dovuto accettare un ruolo che ha dovuto accogliere con visibile sforzo. Noi pensiamo che questo campione argentino esprima il meglio quando si trova a dovere giocare accanto alla prima punta. Le sue caratteristiche tecniche e il suo fisico minuto, a parer nostro non possono supportare un lavoro così dispendioso, in cui si richiede di interdire anche all’altezza della difesa e poi costruire palle gol ripartendo tra le linee e creare superiorità numerica. A nostro modo di vedere, così facendo si inibiscono le qualità del ragazzo che non si discute dal punto di vista tecnico, ma che non può intestardirsi a portare palla, dribblare e poi perdere sistematicamente di vista la dinamica dell’azione d’attacco, perché l’avversario furbescamente lo pressa anche con falli non fischiati dall’arbitro. Ma avete visto quante volte Dybala è preda dell’avversario? Avete notato quante volte viene sbattuto a terra di brutto? Ma c’è ancora un altro motivo per cui, secondo noi, questa Juventus sembra aver perso improvvisamente la forza nelle gambe. E’ <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la preparazione</b> che sarebbe atta ad allungare la resistenza dei giocatori e permettere di arrivare meno stanchi, a quello che in primavera è considerato il vero appuntamento cruciale della stagione della Juve: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la Champions League.</b> Ebbene, questo sistema imposto da Allegri e dal suo staff, lo riteniamo assai pesante in una rosa di giocatori fatta per avere addirittura due squadre ad alto livello. E non è un caso assistere a tanti infortuni degli ultimi tempi, i quali hanno falcidiato soprattutto la difesa e il centrocampo creando tanti problemi in quei settori vitali, soprattutto in una squadra che deve affrontare una lunga e impegnativa stagione agonistica. Ebbene, oggi si pensa a una non positiva gestione della lungimiranza, cosa che la Juventus non ha saputo fare soprattutto con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia</b>, un centrale di difesa che se fosse stato considerato meglio, adesso con il senno di poi degli infortuni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bonucci </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini,</b> avrebbe sicuramente fatto meglio “dell’adattato” <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio</b> o del ritorno di un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caceres</b> che è al crepuscolo di una carriera mediocre. Dunque, alla luce di quanto è emerso nel dopo Atalanta – Juventus di Coppa Italia, pensiamo che questi siano i punti cruciali di una situazione che ha creato un chiaro nervosismo nell’ambito della Vecchia Signora. Tuttavia, per tutti i tifosi juventini che ci leggono, ci auguriamo di essere presto smentiti in questa nostra analisi che è semplice pensiero in un mondo in cui l’opinabilità del calcio impone il rispetto della diversa idea, anche se non condivisa.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamo fl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-smaltira-l-umiliazione-subita-dall-atalanta-1013510.htmSi100451001,02,03030205
911013505NewsCoppeSupercoppa senz’anima20190117120228La Juventus si aggiudica la Supercoppa Italiana 2019.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Un pallone, soldi a palate, tante polemiche per avere organizzato una supercoppa italiana in un Paese ancora troppo lontano dal rispetto dei fondamentali diritti umani. Così, dopo aver programmato questo evento a Gedda in Arabia Saudita, noi cronisti ci troviamo a riflettere più sul lato sociale e degli esorbitanti interessi che fanno capo al dio denaro, piuttosto che porre in analisi una partita che non ha riservato emozioni sotto il profilo squisitamente tecnico. Infatti, più volte durante la partita abbiamo cercato di inventarci un sussulto adrenalinico capace di ricordarci che quella che stavamo vedendo era la finale di Supercoppa Italiana tra Juventus e Milan. E allora abbiamo elaborato i pochi momenti (davvero esigui in verità) che hanno giustificato un palcoscenico del pallone ad alti livelli. Tra la rovesciata di Ronaldo alla traversa di Cutrone, ci sono stati pochi spunti di calcio vero da raccontare. Lo stadio stracolmo di circa 62 mila spettatori, di cui 15 mila donne relegate forzatamente nel settore riservato alle famiglie, non hanno trasmesso sul campo quel tifo capace di dare significato al valore di una Supercoppa contesa da due squadre italiane che, oltre ad ambirla per il proprio prestigio, dava l’opportunità di superarsi, visto che entrambe avevano vinto per sette volte questo ambito trofeo. Come dicevamo ha vinto la Juventus con il solito CR7, che ha infilato un gol di testa a un Donnarumma che per l’occasione non è apparso completamente indenne da colpe. Ma c’è da dire che il Milan non è mai stato a guardare, tanto è vero che già all’inizio della partita ha messo i difficoltà la Juve che è apparsa lenta, prevedibile, troppo ferma sulle gambe e talora anche monotona nel suo ripetuto incedere sugli esterni, Alex Sandro e Cancelo. In tutto questo c’è da registrare una traversa colpita da Cutrone, proprio quando le due squadre si trovavano sullo 0 a 0. Tuttavia, vogliamo ritornare a rimarcare l’assenza di calore sportivo il quale dagli spalti non è stato in grado di dare impulso a un match che è mancato di furore agonistico. Qualcuno l’ha addebitato al caldo, qualche altro s’è perso tra le mille polemiche dettate da un Higuain assente, bizzarro e capriccioso, il quale sembra ormai destinato alla corte di Sarri nel Chelsea. Ma la realtà è che per gli smisurati interessi economici che vanno a gonfiare le casse di società e Federazione calcio italiana, si è persa l’identità di eventi calcistici che restano privi del loro significato principe: l’anima. E’ come se il pallone si fosse svuotato, sgonfiato di calcio e gonfiato del dio denaro. Troppo lontana l’Arabia Saudita dal nostro modo di intendere culturalmente quel calcio che resta pur sempre fermento emotivo e passione che coinvolge tutti, uomini, donne e bambini senza distinguo alcuno e senza motivi di anacronistici separatismi. La lussureggiante e numericamente altissima presenza di spettatori presenti allo stadio King Abdullah Sport City di Gedda, è stata la fredda cornice di uno stadio megagalattico privo di cuore, di passione, di adrenalina. Sì, la Juve ha vinto grazie al suo CR7 che incornicia la prima Coppa vinta in bianconero, scrivendo la storia sul libro delle 8 Supercoppe italiane conquistate con il fregio di essere sempre la prima in Italia. Tuttavia, ci siamo sforzati di emozionarci, di inventarci un qualcosa che desse il valore a una finale troppo sterile di gioco sul campo e di passione sugli spalti. Peccato, ci auguriamo di rivedere presto in questa Juventus ciò che oggi è mancato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Gedda Stadio King Abdullah Sport City fl0711fl0711foto-supercoppa-2019-vinta-dalla-juventus.jpgSiNsupercoppa-senz-anima-1013505.htmSi100451001,02,03030298
921013503NewsCampionatiQuando il cervello è un optional20181227164732Tra Inter - Napoli hanno perso tutti! <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Educazione: “Metodico conferimento o apprendimento di principi intellettuali e morali, validi a determinati fini in accordo con le esigenze dell’individuo e della società”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Ci piacerebbe commentare i fatti tecnici del festaiolo mercoledì calcistico di campionato. Poter dire che la Juventus è sempre più dipendente da Ronaldo, che il Milan di Gattuso è in piena crisi, che il Torino si trova a un punto dall’entrata in Europa, oppure commentare il gol di tacco di Quagliarella che continua a segnare nonostante la sua età non più giovane. Ma ci sarebbe anche da scrivere sull’incontro Roma Sassuolo e Bologna Lazio, due partite con grandi nodi da sciogliere. E invece qual è il tema che affrontiamo oggi? La reiterata stupidità e maleducazione sportiva che si é manifestata in Inter Napoli, la partita di campionato che con la morte di un tifoso, gli incidenti fuori dallo stadio, l’accanimento demenziale e l’odio razziale verso Koulibaly, hanno sancito una situazione insostenibile che coinvolge la responsabilità di tutti coloro i quali ruotano nel mondo del calcio. Dai dirigenti, agli allenatori, ai giocatori, agli arbitri, alle regole non considerate oggettive ma interpretate soggettivamente, ai tanti errori commessi da tutti che poi si ritorcono tra le masse che inevitabilmente vengono spinte ad odiarsi gli uni contro gli altri. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> l’aveva detto poche ore prima: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">” In Italia manca la cultura calcistica, l’educazione sportiva. Brontolano tutti, ma si squalifichi chi va fuori dalle righe. Se i maggiori tesserati fanno delle esternazioni e creano tensione, è esattamente come quando io vado in conferenza e creo tensione. E’ poi normale che la gente quando viene allo stadio crea confusione attraverso gli incidenti e si va a piangere sulle cose che succedono. No,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’eleganza e l’educazione non si comprano”.</b> Chiaro il riferimento al comportamento di alcuni presidenti che dovrebbero mettere da parte certe dichiarazioni ritenute pericolose per i tifosi. Tuttavia, nel caso specifico dei fatti avvenuti prima, durante e dopo la partita Inter Napoli, ci vengono subito da fare alcune considerazioni che mettono sotto accusa la responsabilità degli organi federali e degli arbitri che devono attenersi alle regole, senza perdersi mai in interpretazioni personali. Nella fattispecie dei reiterati insulti razziali contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly,</b> ci domandiamo perché non sia stata sospesa immediatamente la partita, con la conseguente perdita della stessa a tavolino da parte della società ritenuta responsabile dei fatti. Le regole ci sono e vanno rispettate senza se e senza ma, siano esse dovute a fatti tecnici che a situazioni che offendono brutalmente la dignità delle persone. E’ vero, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly </b>è stato espulso per avere applaudito l’arbitro e i tifosi interisti, dopo avere fatto un fallo su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Politano.</b> L’episodio è certamente da biasimare, tuttavia, resta inammissibile che un calciatore per il colore della sua pelle debba essere offeso e umiliato in ogni circostanza. Così ha commentato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly,</b> dopo essere stato espulso: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fiero del colore della mia pelle. Orgoglioso di essere francese, senegalese, napoletano: Uomo”</b>. Assurda discriminazione che è frutto di ignoranza, maleducazione e cervelli mai sviluppati a saper discernere il bene dal male, attraverso le più elementari basi del vivere civile. Il calcio delle famiglie, dei bambini, delle persone che si innamorano delle emozioni suscitate da un pallone che entra in rete, non hanno nulla a che fare con gli inqualificabili gesti provocati dall’inciviltà di pochi (ma sono sempre troppi) delinquenti. Ci si unisca una volta per tutte, applicando le regole. Si faccia in fretta, almeno se non si vuole che il razzismo e la stupidità opacizzino i sani valori sportivi che sono da sempre intrisi di rispetto e buona educazione.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-disordini-fuori-dallo-stadio.jpgSiNquando-il-cervello-e-un-optional-1013503.htmSi100451001,02,03030263
931013499NewsEditorialeUn encomio al grande gesto di umanità del Torino F.C.20181211190000Un esemplare segnale di sportività calcistica.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è sterile buonismo il nostro, nel volere esaltare i buoni sentimenti attraverso l’ausilio della retorica. E non è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>neppure voglia di sperticare fatti che toccano il cuore e che attraverso il calcio decuplicano la cassa di risonanza. E’ semplicemente fare un servizio di informazione che, vivaddio, una volta tanto ci riconcilia con un pallone che pur con tutte le sue contraddizioni, resta un grande mezzo di aggregazione e comunicazione sociale. Il nostro riferimento specifico va a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco Catanese</b>, un quattordicenne di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caccamo in provincia di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Palermo,</b> il quale sta lottando contro una grave malattia che ne sta invadendo l’adolescenza. Ricoverato nel reparto di oncologia pediatrica dell’Ospedale Civico di Palermo, Francesco si distrae attraverso il calcio e la passione per la sua Juventus, di cui è grande tifoso. Ebbene, conosciuta questa particolare storia che&nbsp;tocca l'animo umano, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toro Club Sicilia Granata</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Antonino Asta”</b> si è subito attivato presso la società <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino F.C.</b> nella persona del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Direttore Operativo Alberto Barile</b>, il quale ha subito acconsentito ad esaudire la richiesta di Francesco, che sogna di scendere in campo mano nella mano con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> prima del derby di sabato 15 dicembre. E, come se non bastasse, Francesco potrà assistere al riscaldamento che i suoi idoli della Juventus effettueranno prima della partita. Una storia bellissima, un sogno che si avvera per Francesco in una partita che non è mai come le altre e che mette da parte ogni rivalità sportiva. E’ l’esempio di un calcio che unisce nei suoi valori sportivi e umani, mentre tiene giustamente conto dell’antagonismo che deve semplicemente limitarsi a fatti legati al gioco e alla passione verso i propri colori. E’ un segnale importante che, grazie a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Francesco, al Toro Club Sicilia Granata “Antonino Asta”</b> e, soprattutto, ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alberto Barile</b> che rappresenta la società granata, vuole far riflettere sull’importanza di assistere alla stracittadina torinese rispettando i limiti sportivi.&nbsp;Per questo motivo non possiamo fare altro che complimentarci pubblicamente con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino F.C.</b> per un gesto apparentemente piccolo, ma assolutamente grande nella sua sostanza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNun-encomio-al-grande-gesto-di-umanita-del-torino-f.c-1013499.htmSi100451001,02,03030273
941013498NewsEditorialePietro Anastasi svela il suo delicato momento di vita20181209164344L`ex campione della Juventus e della Nazionale, racconta la sua lotta contro il tumore.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ sempre la solita storia. Il tempo che passa inesorabile, i ricordi che si fanno sempre più vividi e forti, la malinconia nello sfogliare le fotografie ingiallite e il rapporto con un presente che non è sempre foriero di allegria. E’ la vita che ti fa pensare come ognuno di noi abbia la sua strada da percorrere, la sua storia da raccontare, il suo vissuto che non è mai uguale ad altri. Sì, perché un certo destino assegnato da chissà chi lo viviamo in maniera diversa e in situazioni diverse, forse perché diversi siamo nell’intimo del nostro essere nel saperlo affrontare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi,</b> il bomber della Juventus di mezzo secolo fa che appena arrivato dal Varese nell’anno 1968/’69 realizzò 9 gol in 13 gare, oggi si è aperto pubblicamente nel dire che sta lottando contro il tumore che lo ha colpito. Classe 1948, catanese di nascita e varesino di adozione, Pietro non è mai stato particolarmente avvezzo alla pubblicità personale e ai clamori mediatici, neanche quando giocava a calcio e rappresentava il sogno inarrivabile di tanti giovani di allora, proprio come il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> di oggi. Basti pensare che tantissimi campioni del passato remoto e anche presente, hanno voluto scrivere il libro della loro vita calcistica fatta di aneddoti e storie personali che ne esaltano le emozioni irripetibili del proprio vissuto. Ma lui no, a lui non è mai interessato. Ricordo di avergli fatto questa precisa domanda qualche anno fa, in cui veniva spontaneo offrire ai suoi tifosi di un tempo la sua vita rivisitata in un libro. Ma la risposta è stata sempre la stessa, quasi a non volere raccontare cose che oltre la sua vita pubblica devono appartenere solo alla sua privacy personale. Ebbene, oggi, a distanza di tempo, leggo che ha deciso di rendere pubblica la sua lotta personale: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho scoperto di avere un tumore, ma non voglio arrendermi. Sto lottando giorno dopo giorno per sconfiggerlo. Adesso sto un po’ meglio. Ormai c’è e sto imparando a conviverci”. </b>E’ la legittima voglia di non sentirsi soli, di aprirsi e creare una relazione con gli altri, i suoi fan di sempre e anche con coloro i quali professano un’altra passione calcistica <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>fatta di altri colori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi</b> come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianluca Vialli,</b> storie di vita che si intersecano a un vissuto di grande calcio professionistico e privato che sanno di uomo, che sanno di persona che percorre la strada che il destino ha loro assegnato. Ma la cosa bella che nasce in ognuno di noi che viviamo tali esperienze umane di persone legate al grande sport, è proprio l’esempio e l’ammirazione per così tanto coraggio nell’alzare la testa e affrontare il male con determinazione. Un fatto che ci fa pensare, che ci insegna tante cose e ci rende partecipi nel dare forza e coraggio nell’affrontare un quotidiano non più fatto di luci della ribalta calcistica, ma di quel qualcosa che si chiama <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">VITA VERA</b>, dando un senso a ciò che oggi è ancor più importante di quel passato fatto di lustrini, di notorietà e di tanti “amici” o presunti tali. Sì, perché è proprio in questi momenti che il grande ex calciatore ha più bisogno degli altri, dell’affetto e della pacca sulle spalle che vuol dire tanto, tutto. E’ un po’ come fare metaforicamente un gol, uno di quelli che sapeva fare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b> quando lo vedevamo sfrecciare tra le difese avversarie come fosse un furetto. Stessa astuzia, stessa forza fisica, stesso scatto improvviso che disorientava lo stopper; quell’antica figura di difesa che era determinante quando il calcio si intendeva in altro modo. Personalmente, e non solo da oggi, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>mi sento molto vicino a Pietro e lo esorto a continuare a vivere questo suo delicato momento di vita con la stessa forza, con la stessa determinazione di quando dava calci a quel “pallone” che gli ha dato tanto e che oggi rappresenta il nemico da sconfiggere. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi</b> e il gol che è tutto. Ma questa volta siamo noi a passarti la palla che sa di coraggio alla vita. Al resto pensaci tu, che di gol te ne intendi da sempre.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pietro-anastasi-foto.jpgSiNpietro-anastasi-svela-il-suo-delicato-momento-di-vita-1013498.htmSi100451001,02,03030279
951013496NewsCampionatiJuve Inter non è solo CR7 contro Icardi.20181206181724E` da sempre la sfida calcistica più attesa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cristiano Ronaldo contro Maurito Icardi e Max Allegri contro Luciano Spalletti.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Certo, sono loro i personaggi più rappresentativi delle due squadre, quelli che fanno discutere e attizzare la curiosità delle due tifoserie. Tuttavia, pur con le dovute preferenze mediatiche, dobbiamo dire che il derby d’Italia tra Juventus e Inter è molto di più per storia e antiche ruggini, che si antepongono sempre all’oggettiva analisi di ogni confronto. D’altra parte, tutti sanno che l’incontro tra queste due squadre non può essere uguale ad altre partite, proprio per quell’atavica antipatia sportiva che la storia ci racconta attraverso certi accadimenti che ormai sono largamente risaputi. Poi, neanche a farlo apposta, Beppe Marotta inaugurerà la sua posizione di nuovo amministratore Delegato dell’Inter con il chiaro intento di indispettire ancor di più la Vecchia Signora d’Italia. Insomma, si prospetta davvero un piattino colmo di polemiche che ci auguriamo siano circoscritte soltanto al senso sportivo, dando esempio di maturità culturale soprattutto sugli spalti. Detto questo veniamo alla partita che si disputerà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium venerdì 7 dicembre alle 20,30. I</b> bianconeri partono con i favori del pronostico, tuttavia c’è da tenere in considerazione la ferrea voglia dei nerazzurri di venire a Torino per vendere cara la pelle. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del Derby d’Italia: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Quella con l’Inter è una partita, mentre con lo Young Boys ci giochiamo il primo posto nel girone di Champions” </b>dice l’allenatore della Juve che vuole chiarire come la partita con l’Inter si prepari da sola perché c’è grande stimolo, mentre alcuni match come quelli contro lo Young Boys hanno bisogno di un maggior lavoro sulle motivazioni. Intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bentancur</b> ha problemi alla schiena e se non dovesse farcela sarebbe pronto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b>, oppure (in base a quanto dichiarato dal tecnico bianconero) si cambierebbe modulo. Sul versante nerazzurro, invece, si avverte una grande voglia di provare a vincere la partita dell’Allianz Stadium. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> suona la carica ai suoi dicendo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Juve Inter è la partita del collaudo per la mia squadra. Infatti, da questo risultato capiremo se possiamo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">viaggiare forte e fare risultato contro chiunque”.</b> Chiarissimo il suo concetto sul capire attraverso l’approccio della partita con la Juve, a che livello si trova la crescita del suo gruppo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nainggolan e Dalbert</b> saranno fuori per infortunio e per il resto dovrebbe scendere in campo l’Inter vista nelle ultime partite. Ma Spalletti confida molto sui tifosi nerazzurri quando dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dovremo portarci in campo i nostri tifosi, perché i loro sentimenti potrebbero farci fare grandi cose. Dobbiamo crederci, tutto è possibile”.</b> Insomma, si prospetta proprio una partita di grandi valori tecnici e agonistici tra due squadre mai amiche che, tuttavia, conoscono molto bene quelli che sono i limiti dell’antipatia sportiva.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-icardi-ronaldo.jpgSiNjuve-inter-non-e-solo-cr7-contro-icardi-1013496.htmSi100451001,02,03030243
961013491NewsCampionatiIago Falque sprona il Toro a ricominciare da Cagliari20181117192665Il campione spagnolo convinto della qualità del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Basta pensare alla partita contro il Parma, ora guardiamo al Cagliari. Qui vedo i presupposti per un grande futuro….”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque,</b> il campione spagnolo del Torino che è intervenuto alla presentazione del nuovo sponsor granata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Invent”,</b> un’azienda che opera nel campo dei fotovoltaici. Parole che invitano a chiudere una pagina da dimenticare, per riaprirne un’altra nella consapevolezza che il Toro abbia un grande futuro. Apprezziamo molto questo suo modo di caricare la squadra e un ambiente che in breve tempo è passato dall’esagerata euforia per il risultato di Genova contro la Sampdoria, all’infausta e deprimente giornata contro il Parma che, probabilmente, ha mostrato il vero volto del Torino. Una squadra di buona qualità tecnica che, tuttavia, manca di quella continuità che esprime maturità e autostima nell’affrontare l’avversario di turno con la dovuta attenzione. E’ il piccolo, grande neo di un Toro che ha bisogno di essere curato soprattutto dal punto di vista psicologico attraverso un processo affinato da insegnamenti impartiti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mental coach”,</b> che ormai sono necessari nel calcio moderno. Tutto questo,naturalmente, deve essere collimato alla parte tecnica con i dettami impartiti dall’allenatore, il quale provvederà volta per volta a studiare assieme alla squadra qual è la giusta tattica da adottare per affrontare l’avversario di turno. Sia chiaro, questa è la nostra opinione maturata ormai da tanti anni legati al seguito del calcio, e di quel giornalismo che non ama la critica fine a se stessa costruita per distruggere, ma desidera farne qualcosa di costruttivo. Alla luce di quanto detto, crediamo di avere individuato nel Torino di oggi un antico e radicato pensiero, che contro certe ingiuste avversità date dal calcio si disarmi, lasciando perdere improvvisamente certe qualità tecniche esistenze. E così si alternano picchi di entusiasmo per partite vinte in maniera convincente, a profonde depressioni per altre perse malamente. E allora dov’è la verità di questo Toro e di una squadra che è sempre la stessa nel bene e nel male? Forse è da ricercarsi nell’equilibrio mentale che non c’è, per far posto all’autoconvinzione di non essere eccelsi ma neppure scarsi. Da un’analisi accurata e oggettiva, pensiamo davvero che il Toro costruito questa estate dal presidente Cairo e dal d.s. Petrachi sia stato sufficientemente studiato per conquistare quell’Europa che ormai da troppi anni sfugge alla società granata. E mentre negli anni passati certi presupposti erano legati a una semplice speranza, più che a dati di fatto certificati da reali valori tecnici, quest’anno è inconfutabile la qualità dei suoi giocatori e quindi della squadra vista nel suo insieme. Tuttavia, come dicevamo pocanzi, c’è sempre quell’aleggiare nel mondo granata che sembra ancora oggi inconsapevole della propria forza, per perdersi poi in piagnistei per torti subiti a vantaggio di altri. Ebbene, ci sembra proprio che sia arrivato il momento di cambiare registro influenzando la squadra e tutto l’ambiente a credere in se stessi, perché solo<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>così si possono esprimere certi conclamati valori tecnici che parlano chiaro di giocatori di qualità come Sirigu, Ansaldi, Nkoulou, Izzo, Baselli, Rincon, Soriano, Iago Falque, Belotti, Zaza, pensando anche a giovani di qualità come Aina Ola, Meité, Parigini. Insomma, il Toro ritrovi presto se stesso e quella serenità che resta alla base di ogni successo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-iago-falque.jpgSiNiago-falque-sprona-il-toro-a-ricominciare-da-cagliari-1013491.htmSi100451001,02,03030204
971013488NewsCalciomercatoInter – Juve, mercato senza esclusione di colpi20181115114736Con l`arrivo dell`AD Beppe Marotta all`Inter, si profila una strategia di mercato atta a anticipare le idee della Juventus. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Adesso che l’Inter sta per ufficializzare l’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> in qualità di Amministratore Delegato, si avverte il rinnovato vento di sfida alla Juve per cercare di detronizzarla. Il dirigente varesino conosce molto bene <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Paratici</b> e sa come ostacolarlo nell’operazione strategica di mercato. Così la sfida tra le due società appare ancora più incandescente, non fosse altro per certi sassolini rimasti ancora nella scarpa di Marotta che ha chiuso con la Juventus. E allora ecco avvicinarsi il primo obiettivo per ostacolare lo strapotere bianconero: il prossimo mercato. Marotta sa bene che in questo periodo Paratici e la Juventus si muovono per programmare il rafforzamento della squadra. Allora, pur nella sua posizione ancora non ufficiale di passaggio all’Inter, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> è già all’opera per contendere alla Juve alcuni obiettivi di mercato. Primi fra tutti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiesa (Fiorentina), Barella (Cagliari),Tonali (Brescia), Mancini (Atalanta), Andersen (Sampdoria) e poi anche Antony Martial (Manchester United) e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Adrien Rabiot (PSG).</b> Questi sono gli obiettivi di prima fascia in grado di creare disturbo a una Juve già all’opera per fare piazza pulita. Una cosa è certa, Beppe Marotta con la sua esperienza fatta alla Juventus apporterà all’Inter quelle strategie non solo di mercato che hanno fatto grande la Vecchia Signora. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta </b>è quella figura che manca all’Inter dai tempi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Italo Allodi</b>, un ad capace di strategie necessarie per migliorare il livello tecnico nell’ambito della squadra, non perdendo mai di vista l’importanza di curare un bilancio societario sano. Vedremo cosa accadrà. Intanto l’eterna sfida tra le due società proseguirà senza esclusione di colpi. Passano gli anni e passano pure le figure che hanno caratterizzato l’antica storia fatta di insanabili ruggini tra Juventus e Inter. Sembra la narrazione di un destino che si è instaurato tra mille vicissitudini di odi e rancori. E adesso, con l’arrivo di Marotta all’Inter, si continua a scrivere altre pagine di antagonismi pallonari che non hanno mai fine. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-beppe-marotta.jpgSiNinter-juve-mercato-senza-esclusione-di-colpi-1013488.htmSi100451001,02,03030428
981013482NewsEditorialeLe insanabili ruggini granata contro l’altra parte del tifo cittadino.20181102184519La delicata questione legata a striscioni offensivi<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo le intercettazioni di Report, la trasmissione di giornalismo di inchiesta che va in onda su Rai3, il popolo granata ha raccolto quasi tremila firme per impedire alla dirigenza della Juventus di accedere allo stadio Grande Torino, in occasione del prossimo derby. Il motivo è dato da quegli striscioni offensivi su Superga apparsi allo Stadium durante il derby del 2014. La condanna dell’opinione pubblica fu ferma, tanto è vero che il presidente della Juventus Andrea Agnelli non tardò a scusarsi con il mondo granata. Tuttavia, il rispolverare certe immonde brutture, ha provocato una sorta di rigurgito di quell’insanabile malessere che aleggia sempre tra le due tifoserie e che va oltre il semplice tifo pallonaro. Così si è espresso il presidente Cairo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per cose</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">così gravi servono scuse doppie, anzi bisognerebbe pronunciarle dieci volte nei confronti di una tragedia<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>che scosse profondamente l’Italia e che anche oggi fa scendere le lacrime a tanti tifosi che ogni 4 maggio rendono omaggio a Superga e agli Invincibili”.</b> Parole chiare che sintetizzano la grave offesa fatta verso la storia del Grande Torino, che rappresenta il cuore della propria cultura calcistica. Ma, a parere nostro, il punto nevralgico della questione sta proprio nell’aver risvegliato tale gravissimo fatto di aberrante idiozia, proprio in prossimità del derby della Mole. Sia chiaro che non abbiamo nulla in contrario verso il giornalismo d’inchiesta, il quale in un Paese libero di espressione deve essere posto alla base di una sana informazione, per rendere pubblico ogni fatto di cronaca realmente accaduto. Tuttavia, ci resta il dubbio sulla tempistica di certi fatti che vengono sistematicamente rispolverati dopo molti anni, e talora anche in prossimità di eventi che possano turbare una già precaria situazione di tifo cittadino che storicamente si guarda in cagnesco. E con questo sistema in cui i toni si alzano esasperando i tifosi, si rischia seriamente di aizzare gli animi alla contestazione, piuttosto che indurli al buon senso. E allora ci chiediamo che aria potrà tirare il prossimo 15 dicembre <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>intorno allo stadio Grande Torino, in occasione del prossimo derby della Mole. Per il moderato sentire che ci è connaturato, abbiamo sempre pensato che certe offese non si cancellano con altre offese. A nostro avviso, infatti, privare la dirigenza della Juventus ad entrare in casa del Torino resta un’idea assurda e discriminante. No, così non se ne esce più! Piuttosto saremmo dell’idea di sensibilizzare le due dirigenze ad un incontro pubblico, proprio per scusarsi su questioni sulle quali bisognerebbe chiarire la responsabilità oggettiva della stessa Juventus. Ma se l’iniziativa venisse addebitata soltanto a un gruppo di facinorosi che nulla hanno a che fare con il tifo legato al mondo del calcio, allora tutto cadrebbe nel nulla. Già, ma Report ha messo in onda certe intercettazioni telefoniche che coinvolgerebbero la dirigenza bianconera. E allora si vada a fondo alla questione, fino a quando la magistratura chiarirà ogni cosa. Ma adesso non si inneschino altre scintille di violenza. Non ce n’è proprio bisogno!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-tifosi-del-torino.jpgSiNle-insanabili-ruggini-granata-contro-l-altra-parte-del-tifo-cittadino-1013482.htmSi100451001,02,03030181
991013481NewsCampionatiBeppe Marotta sarà il nuovo AD dell’Inter20181101182327Il giovane presidente Steven Zhang si assicura l`ex amministratore delegato della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Manca l’ufficialità ma i giochi sembrano già fatti. A fine anno o al più tardi ad inizio 2019, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta </b>sarà il nuovo amministratore delegato dell’Inter. L’ex dirigente della Juventus firmerà un contratto triennale da top manager, ma soprattutto dovrà compiere la missione di scavalcare la Vecchia Signora, interrompendo un dominio che dura ormai da troppi anni. Corsi e ricorsi storici di situazioni simili che il calcio non smette mai di farci ricordare. Infatti, sembra ieri che Beppe Marotta in quel 1° giugno 2010 prese in mano le redini della Juventus, proprio nel tentativo di contrastare quell’Inter da triplete di Mourinho che aveva oscurato in qualche modo la società bianconera. E con la collaborazione del giovane e rampante presidente Andrea Agnelli, ha scritto la storia che tutti conosciamo. Oggi si verifica l’opportunità di ricominciare sulla falsariga di ciò che è stato il recente passato di Marotta proprio con il giovane presidente nerazzurro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Steven Zhang,</b> rampollo di casa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Suning</b>. Stesso obiettivo da raggiungere, stessa carica da occupare e stesse metodologie da seguire in un ambiente che da molti anni ormai non ha una figura dirigenziale all’altezza della situazione. Individuando la figura di Marotta, infatti, il giovane <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Steven Zhang</b> ha capito qual è il vero problema della sua Inter che ormai da troppo tempo ha cambiato allenatori, giocatori e persino team manager, nella speranza di costruire una squadra in grado di ritornare ai fasti del passato. Ma, nonostante i tanti soldi spesi dall’ex presidente nerazzurro Massimo Moratti, tranne la parentesi Mourinho non si è data la continuità richiesta. Il livellamento generale della società nerazzurra si è stabilizzato verso il basso, con risultati non sempre confacenti alle aspettative dei suoi tifosi. Tutti speravano nei grandi nomi di calciatori o di allenatori che la società acquistava anno dopo anno. Ma la musica non cambiava mai, era sempre la stessa, con l’aggravante di non capire mai quale fosse il vero problema dell’Inter. E persino quando Moratti prese Lippi per costruire in casa nerazzurra ciò che aveva fatto alla Juve, si rivelò un ennesimo flop perché mancava quella figura di riferimento che in casa bianconera era ricoperta da Moggi. Adesso, proprio nel momento in cui l’Inter affidata a Spalletti sembra aver trovato l’assetto di squadra in grado di recitare la parte dell’anti Juve, si aggiunge quella figura che è sempre mancata: un amministratore delegato dal grande curriculum, che conosca bene il suo ruolo di dirigente. Dobbiamo dunque dire che alla luce dei fatti attuali, il giovane presidente nerazzurro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zhang</b> ha fiutato bene l’opportunità di non lasciarsi scappare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b>, che fin da adesso riteniamo essere la figura giusta al posto giusto. E poi, giocare furbescamente su certi dissapori e qualche ruggine lasciata dall’ex Juve sotto il cielo di Torino, non può fare altro che bene a questa Inter che ambisce a ricalcare ciò che il nuovo AD ha saputo fare alla Juventus. E, se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo proprio dire che la società di Zhang è a metà dell’opera. E chissà se prima o poi il buon Marotta non s’inventerà pure un ritorno al passato, richiamando in panchina quell’Antonio Conte con il quale ha condiviso la vera rinascita della Juve. Chissà, nel calcio tutto è possibile. E se pensiamo che Marotta da AD della Juve passerà proprio all’Inter, alzi la mano chi l’avrebbe mai detto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-beppe-marotta.jpgSiNbeppe-marotta-sara-il-nuovo-ad-dell-inter-1013481.htmSi100451001,02,03030207
1001013474NewsEditorialeQuel passo indietro di Gigi Meroni, che segnò la vita di Tilli Romero2018101519105351 anni fa, la tragica morte di Gigi Meroni e l`ineluttabile destino legato a Tilli Romero.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Destino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>. Insieme imponderabile delle cause che si pensa abbiano determinato gli eventi della vita. E quante volte abbiamo sentito dire frasi come: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Rassegnarsi al proprio destino”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’ineluttabilità del destino”, “E’ fatale”, “E’ destino”.</b> Ma in realtà il destino che cos’è? E’ quel qualcosa che spesso viene inteso come personificazione di un essere o di una potenza superiore, che regola la vita secondo leggi imperscrutabili e immutabili. E allora ognuno di noi, in base al momento in cui viviamo, siamo soliti pensare che in fondo siamo proprio noi stessi a delineare il nostro destino. Tuttavia, ci sono situazioni in cui questa corrente di pensiero viene sostituita dalla convinzione che per l’accadere di un determinato fatto si dice che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“era già tutto scritto”.</b> Questo preambolo per ricordare la morte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Meroni</b> in quella maledetta domenica del 15 ottobre 1967, in cui attraversando la strada in Corso Re Umberto a Torino, fu investito mortalmente dal sopraggiungere di un’auto guidata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tilli Romero,</b> un tifoso del Toro, un acceso fan di Meroni che poi divenne anche presidente granata. Una storia incredibile, ma vera. Sono passati 51 anni da quel giorno, eppure Attilio Romero, detto Tilli, convive con quel senso di colpa che lo accompagnerà fino alla fine dei suoi giorni. Nel periodo in cui è stato presidente del Torino ho avuto modo di intervistarlo più volte, ritornando a parlare di quel tragico momento che ha segnato per sempre la sua vita. Ricordo con quale dovizia di particolari ha rivissuto quella storia così dolorosa, che tra le pieghe della sua anima resta ancora vivido come fosse successo nell’istante in cui ne parla. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vidi quei due pedoni in mezzo al corso (Poletti e Meroni) e pensai che ci fosse lo spazio sufficiente per passare. La mia è stata una colpevole leggerezza perché avrei dovuto pensare al peggio, all’imponderabile, rallentare e spostarmi a destra. Poi successe l’imprevisto, perché Meroni vide un’auto venire nel senso opposto alla mia, si impaurì e fece un passo indietro. Quel terribile passo indietro che fu letale, in quanto lo colpii sbalzandolo sull’altra corsia in cui fu travolto da una Lancia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Appia”</b>. Da qui tutto un seguire di situazioni di lutto, dolore, lacrime e sensi di colpa, in cui il destino ha voluto accanirsi contro Tilli Romero,un giovane di 19 anni che ancora oggi, nonostante i suoi 70 anni e il suo tragico vissuto, ha tappezzato la sua camera con le foto di quel Gigi Meroni che è stato il suo idolo. Stravedeva per lui, e quando andava allo stadio litigava sempre con chi osava criticare quel giocatore che dribblava con leggerezza, proprio come fosse una farfalla. L’avevano paragonato a Omar Sivori anche per quel suo modo di tenere arrotolati i calzettoni fino alle caviglie. Prima della sua tragica morte, la Juventus lo voleva acquistare per una cifra che si aggirava intorno agli 800 milioni di lire e Tilli Romero si aggregò al popolo granata che scese in piazza a protestare. Ma Gigi Meroni, la leggiadra farfalla granata, prematuramente volò in cielo lasciando nello sconforto i tifosi del Toro, il calcio italiano di allora e quel Tilli Romero che ancora oggi e fino alla fine dei suoi giorni, rivive il racconto della sua vita come qualcosa che non ha spiegazione alcuna. Per lui è come essere sempre in mezzo a Gigi, ai suoi affetti più cari e al popolo granata che spesso collega questa tremenda storia come qualcosa legata al destino del Toro, che sa di tragedia cominciata proprio con la morte del Grande Torino e continuata in tanti altri tragici fatti avvenuti. E allora il destino cos’è? Forse qualcosa che decidiamo noi, oppure è già tutto scritto sulle pagine del libro della nostra vita?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-gigi-meroni.jpgSiNquel-passo-indietro-di-gigi-meroni-che-segno-la-vita-di-tilli-romero-1013474.htmSi100451001,02,03030238
1011013473NewsSondaggiCristiano Ronaldo, colpevole o innocente?20181014115925Sondaggio di opinioni sulla vicenda CR7.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lo spread? La legge Fornero? Il reddito di cittadinanza e la Legge Finanziaria del 2019? Macché! In questi giorni l’opinione pubblica italiana sembra porsi un unico grande interrogativo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cristiano Ronaldo è o non è colpevole di reato di stupro?”.</b> Da qui si collegano tutta una serie di informazioni mediatiche iniziate dal quotidiano tedesco Der Spiegel, riguardanti il campione portoghese che da quest’anno è in forza alla Juventus. Secondo quanto si apprende, infatti, CR7 avrebbe commesso il reato di stupro quasi dieci anni fa a Las Vegas, in una notte di sesso con la modella <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kathryn Mayorga</b>. E allora tutti si sentono in dovere di esprimere la propria idea in una sorta di divisione tra innocentisti e colpevolisti, proprio come se ognuno avesse già le prove di quella sera, di quell’incontro, di tutto quanto sia successo tra le mura di quella stanza di albergo di Las Vegas. Tuttavia, ci sono delle leggi etiche di informazione, che nei casi di simile grave denuncia bisognerebbe mettere sempre in pratica. Noi che da sempre siamo sensibili al rispetto della deontologia e dell’etica professionale, vogliamo semplicemente trattare questo argomento così personale e delicato, come fatto di cronaca da non sentenziare ma da approfondire per conoscere e capire meglio. Le supposizioni trovano il tempo che trovano, i fatti inconfutabili e realmente accaduti, invece, ci danno la possibilità di fare un’informazione più corretta. Ed è per questo motivo che abbiamo voluto ascoltare su questo argomento alcune figure del mondo della giurisprudenza, dello sport e dello spettacolo, restando pur sempre in attesa che le indagini processuali facciano il loro corso. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Dal suo studio legale di Roma l’avvocato Fabio Viglione, grande tifoso del Torino: </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“<span style="mso-bidi-font-style: italic;">Nei confronti di Cristiano Ronaldo, come di ogni accusato, deve essere praticata la presunzione di non colpevolezza. Lo impone la nostra Costituzione e lo stato di diritto. Essere accusati non equivale ad essere colpevoli o “quasi” colpevoli. Con questo approccio culturale andrebbero vissute tutte le notizie di cronaca giudiziaria. L’unico accertamento, l’unica verifica che consente di poter misurare la fondatezza di una accusa è quella che si svolge in Tribunale, nel contraddittorio tra le parti. Dove cioè, chi è accusato può difendersi in modo effettivo dopo aver conosciuto tutti gli atti di cui l’accusa dispone. I processi sommari, quelli esibiti sui mass media, sono lontani dalla mia cultura e dalla mia sensibilità. Peraltro, la gravità dell’accusa non è direttamente proporzionale alla prova della colpevolezza. Al contrario, più le accuse sono gravi e più necessitano di prove solide e non di automatismi e scorciatoie. Ci sono, poi, più verità. E’ vero che non sempre la verità processuale si sovrappone a quella reale ma quanto meno si consente a tutti i protagonisti del processo di misurarsi in contraddittorio e con regole ben precise. Anche in relazione alla genuinità della raccolta delle prove. Chi giudica non è un giornale o una trasmissione televisiva ma un giudice terzo che ha strumenti di professionalità elevata per decidere. Il rischio da scongiurare, a mio avviso, è quello di dar forma ad una terza verità, quella mediatica che sovrascrive tutto, che anticipa tutto in modo sommario e che produce i suoi effetti a prescindere dai risultati delle sentenze definitive. Sono temi delicati sui quali si misura il tasso di sensibilità in uno stato di diritto. Se il rischio paventato si concretizza, neanche l’assoluzione più soddisfacente può restaurare i danni prodotti da una condanna mediatica anticipata. Proprio per questo ritengo che, nel rispetto assoluto del diritto dovere di informare i cittadini, si debba praticare nella coscienza individuale e collettiva un approccio orientato al rispetto della presunzione di non colpevolezza. Per tutti, senza distinzione alcuna. Tornando a Ronaldo, lo considero un grande campione che non ha commesso alcun illecito, fino a prova contraria, proprio alla luce di quanto ho premesso. Non ho alcuna simpatia per lui né tanto meno per la squadra in cui gioca attualmente, ma proprio per questo sento di dover affermare questi principi che non conoscono deroghe soggettive. Spero che nonostante Ronaldo in campo, il mio Toro possa battere i “cugini” nel derby e dare una grande gioia al popolo granata.</span>”<span style="mso-bidi-font-style: italic;"> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Francesco Bellomo, regista di fede juventina</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>: “Premetto che ogni tentativo di abuso nei confronti di una donna, indipendentemente dall’entità, è un fatto di una gravità assoluta. Per quanto riguarda Cristiano Ronaldo, dubito che un personaggio pubblico con quella potenzialità di ricchezza e fama abbia necessità di fare ciò che gli è stato imputato. Credo poco a tutta questa situazione che improvvisamente, dopo tanti anni, venga fuori con tale insistenza. C’è qualcosa che non mi convince in questa onda lunga che sta portando dietro tutta una serie di cose. Penso dunque che Ronaldo non abbia avuto tutta questa necessità di contrarre un reato di questo tipo, vista la grande disponibilità di donne che ha a disposizione. Non me lo vedo come un soggetto capace di andare a interferire sulla volontà e sulla sessualità di una persona. Qualcuno ha pure insinuato un complotto a discapito della Juventus, della sua immagine e dei suoi interessi economici? Penso che in tutta questa storia ci sia sicuramente qualcosa di poco chiaro, tuttavia, non parlerei di complotto ma di qualche azione di disturbo premeditato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Franco Causio, ex calciatore della Juventus e della Nazionale Italiana:</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> “Non posso dire nulla su tutta questa storia, in quanto bisognerebbe sapere bene come sono andate realmente le cose. Non sono problemi miei. Ronaldo saprà risolvere sicuramente i suoi. Non mi sento di dare giudizi frettolosi, perché non sarebbe corretto. E poi devo capire bene cosa sia successo veramente. Esprimersi su certe cose è difficile e anche molto delicato. Meglio parlare di calcio giocato ”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Antonio Cabrini ex Juve e campione del mondo nel 1982:</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> “Desidero non parlare di questo argomento perché lo ritengo un fatto personale. Ronaldo saprà bene come risolverlo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Ombretta Cantarelli, moglie dell’attore siciliano Gianfranco Jannuzzo. Ama il cinema, il teatro, la musica e soprattutto l’Inter:</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> “Mi è difficile potere dare un giudizio su questa storia, perché in questo periodo di queste situazioni ne succedono parecchie. Cristiano Ronaldo è un personaggio molto importante, un bellissimo ragazzo, per cui non credo abbia problemi di donne. E’ possibile che questa ragazza che all’epoca aveva 24 anni ed era una modella, gli abbia detto di no. Questo, allo stato attuale dei fatti, non è ancora chiaro. Tuttavia, mi fa pensare la tempistica così ritardata nel denunciare un fatto che risale a quasi dieci anni fa. Se subisco una violenza contro la mia volontà, la prima cosa che faccio è denunciare immediatamente chi mi ha fatto del male. Dunque, al momento mi riesce davvero difficile potere schierarmi pro o contro Cristiano Ronaldo. Aspetterei l’evolversi delle indagini, perché oggi ci sono troppi punti interrogativi che attendono ancora una risposta”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mayorga-ronaldo.jpgSiNcristiano-ronaldo-colpevole-o-innocente-1013473.htmSi100451001,02,03030371
1021013470NewsCampionatiTempi di stupri, vendette e richieste di risarcimento.20181006175333Cristiano Ronaldo accusato di stupro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ l’escamotage dei tempi moderni, una sorta di attenta analisi su come rovino la tua immagine pubblica e mi faccio conoscere dal mondo. Una storia cominciata tanto tempo fa nell’ambiente dello spettacolo, proseguita con Weinstein, Asia Argento e continuata poi anche con Jimmi Bennet. Ma non sono purtroppo i soli casi a tenere vivo l’interesse dell’opinione pubblica. Sì, perché ogni giorno l’informazione ci ragguaglia su ulteriori fatti concernenti questo squallido reato. E adesso ci si è pure messo il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, il quale il 13 giugno 2009 in un albergo di Las Vegas avrebbe stuprato la 25enne <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kathryn Mayorga</b>. Ma questa denuncia è davvero fondata? Molti sono i punti oscuri della vicenda e troppe cose sono ancora sotto analisi da parte della magistratura, tuttavia, nell’attesa dei vari possibili processi che chiariranno meglio questa specifica situazione di reato, ci viene da riflettere su alcune domande. Perché <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kathryn Mayorga</b> ha denunciato il caso pubblicamente 9 anni dopo il presunto stupro di Ronaldo? E perché come lei afferma in quel giugno 2009 a Las Vegas fece presente alla polizia del luogo l’avvenuto stupro senza dare il nominativo del presunto stupratore? Il quotidiano tedesco Spiegel racconta che pochi mesi dopo lo stupro, la Mayorga accettò l’equivalente di 260.000 euro da Ronaldo per non parlare più di quanto fosse successo. Insomma, la questione è molto ingarbugliata e necessiterà sicuramente di un lungo periodo di tempo per fare emergere tutta la verità. Intanto CR7 ha pubblicato 2 messaggi su Twitter negando le accuse nei suoi confronti e dicendo di avere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“la coscienza pulita”.</b> Il popolo bianconero e la Juventus lo difende dichiarando: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Le vicende asseritamente risalenti a quasi dieci anni fa, non modificano questa opinione condivisa da chiunque sia entrato in</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">contatto con questo campione”.</b> Tuttavia, due grandi sponsor di Ronaldo hanno espresso posizioni più caute su quanto è successo. Sia la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nike</b> (azienda di vestiti sportivi) che la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ea Sport</b> (azienda di videogiochi) si dichiarano profondamente preoccupate di queste accuse allarmanti e non smetteranno di seguire da vicino la situazione. Il rapporto con la Nike parla di un contratto di sponsorizzazione di 1 miliardo di dollari (circa 870 milioni di euro), non proprio noccioline che potrebbero andare in fumo qualora CR7 realmente fosse ritenuto colpevole di stupro. Ma il punto da analizzare attentamente, secondo noi, è questo continuo ripetersi di attacchi di stupro da parte di persone legate allo spettacolo che in qualche modo attraggono l’attenzione dell’opinione pubblica per farsi pubblicità gratuita. Senza nulla togliere al desiderio di verità che soltanto la magistratura potrà sentenziare in tempi presumibilmente biblici, ci viene il sospetto che certe denunce di stupro siano diventate ormai una sorta di ripetitivo reato in una società che sempre più si rivolge al malcostume per apparire dal nulla e farsi pubblicità. Troppo facile per donne e uomini che hanno fatto sesso con personaggi pubblici importanti, denunciare lo stupro per uscire fuori da un anonimato che t’infastidisce in un mondo in cui se sei nessuno non vali nulla. E’ il vero problema di una società che pone in prima analisi la deriva dei valori e non fa distinguo tra il bene e il male. Apparire è meglio che essere e a tutti i costi, senza alcun ripensamento, rovino la tua immagine, la tua vita e mi arricchisco di pubblicità. Sarà così anche per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kathryn Mayorga</b> che (se è vero) ha vissuto una storia di sesso con il calciatore più forte del mondo e poi lo ha accusato di stupro? Chissà! Attendiamo gli sviluppi della vicenda.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cristiano-ronaldo.jpgSiNtempi-di-stupri-vendette-e-richieste-di-risarcimento-1013470.htmSi100451001,02,03030183
1031013467NewsCampionatiTifo Inter, vietato ai deboli di cuore.20180925102632Nervosismo e ansia da prestazione,coinvolgono il popolo interista<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ la squadra italiana che espone maggiormente a rischio le coronarie dei suoi tifosi. Partite come quelle di Champions contro il Tottenham e quella disputata in campionato contro la Sampdoria a Genova, rappresentano davvero un rischio per chi soffre di cuore e vive sempre con intensa emozione le sorti dell’Inter. La squadra di Spalletti ha cominciato il campionato a fasi alterne, evidenziando certi chiaro scuri che sanno ancora di un work in progress più <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>confuso che persuaso. La difficoltà di Icardi a fare gol (bravo nei 16 metri ma inconcludente quando parte da lontano), i vari errori di confusione di Perisic, la mancanza di continuità di Brozovic e Vecino, la non ancora perfetta forma di Nainggolan, l’infortunio di Vrsaljko, sembrano essere alla base dei veri problemi dell’Inter di Spalletti. Unica nota lieta sembra essere l’acquisto di Asamoah, diligente tatticamente e poco propenso a sbagliare. Dunque, un’Inter che ripete anno dopo anno gli stessi errori che non la fanno più ritornare ai fasti di un tempo, come vorrebbe il tifoso nerazzurro così affettivamente legato a quel triplete di ormai lontana memoria mourinhiana. E allora, nonostante i notevoli acquisti che la società nerazzurra ha fatto quest’anno, la storia dell’Inter si ripete nella sua ormai cronica incertezza del gioco giusto da fare in base alle caratteristiche tecniche dei suoi calciatori. E allora è colpa dell’allenatore, della società o dei giocatori? Un dilemma che si sta protraendo ormai da troppi anni in casa nerazzurra e che ancora oggi non ha saputo risolvere. Sempre legati all’ultimo minuto, sempre appesi all’esile filo di quella speranza che a lungo andare nuoce la tranquillità di tutto l’ambiente. Basti pensare come l’Inter dell’anno scorso è entrata in Champions League e come quest’anno ha risolto la sua prima partita nella manifestazione europea. Sempre all’ultimo, sempre con fatica immensa, sempre lì a scatenare l’entusiasmo del popolo interista dopo le sofferenze somatizzate da tanta deludente attesa. Sarà perché come dice il suo inno ufficiale è “Pazza Inter” (ma tu amala), sarà perché certa storia si lega ai risvolti dei cicli calcistici, fatto è che anche la sofferenza e la gioia sportiva hanno i loro limiti. Per questo l’Inter di Spalletti deve trovare presto la sua continuità, il suo gioco che abbiamo visto soltanto a fasi alterne e sempre improvvisato dal gesto tecnico di questo o quel campione, ma mai dalla coralità della squadra. E dopo la partita rocambolesca contro la Sampdoria, in cui la squadra nerazzurra ha evidenziato ancora il suo nervosismo e i suoi limiti, pur vincendo il match in extremis, adesso deve convincere se stessa proprio contro una Fiorentina che sta facendo bene in campionato. Un risultato positivo nel gioco e nel risultato, che potrebbe significare il ritrovato cammino sulla strada della continuità. Solo così il tifo nerazzurro sarebbe libero a tutti. Anche ai deboli di cuore!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711icardi.jpgSiNtifo-inter-vietato-ai-deboli-di-cuore-1013467.htmSi100451001,02,03030153
1041013464NewsEditorialeLa Polisportiva Garino e il suo grande salto di qualità20180923194775Nasce una nuova struttura sportiva nell`hinterland torinese.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Se lei avesse visto com’era questa struttura qualche anno, sicuramente non l’avrebbe riconosciuta come luogo di calcio giovanile”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> A parlare è il presidente della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polisportiva</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Garino, Pasqualino Palermo</b>. Il suo timbro di voce denota tutto l’orgoglio di avere costruito assieme al suo gruppo dirigenti, una bellissima struttura fatta di campi di calcio a 11, a 7 e a 5, con un manto erboso in erba naturale (campo a 11) e sintetica per gli altri campi. All’interno della struttura si può godere di un bar, un ristorante e una Piastra Polivalente adatta a ospitare partite di basket e pallavolo. Oggi c’è stata l’inaugurazione ufficiale del “<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Garino</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stadium”</b> alla presenza di alcune televisioni locali e numerosi colleghi giornalisti che hanno saputo apprezzare anche il torneo indetto per l’occasione con le <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">squadre femminili del 2007 e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">2008 di Juventus, Milan e Polisportiva Garino maschile</b>. E’ stata davvero una bella festa, soprattutto in considerazione di un evento sportivo organizzato in una nuovissima struttura capace di ospitare centinaia di genitori venuti per l’occasione anche da Milano. Gli inni ufficiali della Juventus, del Milan e della Polisportiva Garino hanno fatto da degna cornice all’entrata delle squadre. Poi è stato il calcio ad appassionare i <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>genitori, i nonni e i parenti che hanno fatto il tifo per i propri figli. Abbiamo sentito parlare persone con cadenza milanese e altri torinese, così com’è giusto che sia in un incontro di calcio che da sempre è l’emblema di aggregazione sociale. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Ma ciò che era importante raggiungere nell’ambito della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polisportiva Garino</b>, era la promozione della propria immagine che in passato è stata troppo spesso considerata come una delle tante società di calcio di poca importanza nell’ambito dell’hinterland torinese. Ebbene, con questa nuova struttura moderna capace di ospitare il calcio giovanile in maniera consona alle più disparate esigenze legate a questo sport, la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polisportiva Garino</b> si pone di diritto come la giusta alternativa alle strutture sportive della vicina Vinovo. Così, a partire dalla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prima Squadra che milita in Prima Categoria, gli Juniores, gli Allievi Fascia B 2002, Giovanissimi Fascia B 2004, gli Esordienti 2005, fino ai Pulcini, ai Primi Calci e ai Piccoli Amici 2011/’12, la Polisportiva Garino dai colori Rossoblu</b> di sgargiante presa cromatica, possono essere orgogliosi di far parte di una società attenta, scrupolosa e affidabile nelle attenzioni educative e dei fondamentali, com’è la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polisportiva Garino</b>. Dunque, ha ragione ad essere orgoglioso il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Palermo</b> che, tuttavia, divide intelligentemente i meriti con tutti i componenti dell’organigramma della società in parti uguali, siano essi preposti ad occupare posizioni direttive o di fattiva pratica. Così dice il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pasqualino Palermo: “Se non fosse stato per coloro i quali sono</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">operativi e si danno da fare attraverso le braccia, probabilmente non saremmo giunti dove oggi siamo”.</b> E’ vero, ma il merito di una buona organizzazione societaria sta proprio in questo: sapere creare un ambiente sano, dove ognuno deve essere valorizzato per quello che è. E la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Polisportiva Garino</b> c’è riuscita alla grande.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Garino (To)fl0711fl0711polisportiva-garino-foto.jpgSiNla-polisportiva-garino-e-il-suo-grande-salto-di-qualita-1013464.htmSi100451001,02,03030204
1051013463NewsCoppeIl lato umano di Cristiano Ronaldo.20180920094118La riflessione sul campione più osannato del mondo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Persone. Questo ci insegna la vita. Ognuno con la sua storia, ognuno con le proprie fragilità umane. E chissà quante volte abbiamo pensato come possa essere la vita di chi è ricco, di chi non ha problemi economici di sorta e il mondo gli si spalanca davanti senza preclusioni di sorta. Fantasie che ci assalgono come sogni che non realizzeremo mai, perché ricchi, famosi e potenti non lo saremo in nessun caso. E allora ci limitiamo a immaginarci tanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> per la sua bravura calcistica, per la fortuna che ha avuto nella vita, per la sua immensa popolarità, per la sua ricchezza che confonde anche il nostro limite nel saper contare esattamente gli svariati milioni di euro che guadagna questo grande campione della pelota mondiale. Eppure, c’è sempre quel lato umano che spesso sfugge volutamente per quella superficialità che limita l’idea di andare in profondità delle cose. E così siamo abbagliati dai gesti tecnici sopraffini di CR7, dalla sua facilità nel saper trattare il pallone nel saltare l’avversario, nel fare gol a grappoli. Tutto ci appare come magia. Ma non è così, perché spesso questo campione tanto osannato suscita simpatie da vendere e qualche antipatia dovuta proprio a certi atteggiamenti da superman. Tuttavia, alla base di tutto resta sempre l’uomo, la persona che è al centro di ogni cosa. Guardando la prima partita di Champions League che la Juventus ha giocato in terra spagnola contro il Valencia, ci sono stati diversi spunti di riflessione che ci hanno distolto per un attimo dalle considerazioni puramente tecniche. Al 29’ del primo tempo, infatti, l’arbitro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brych</b> decide di espellere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> per un contatto a palla lontana con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Murillo.</b> Il labiale dell’addizionale di linea dice all’arbitro che il portoghese, dopo avere dato un calcetto con il piede sinistro sulla gamba destra del colombiano, deve essere espulso per aver tirato i capelli all’avversario. E’ il primo cartellino rosso per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> in Champions League, una punizione eccessiva immortalata dalle telecamere che impietosamente si soffermano sul viso in lacrime del portoghese, il quale in maniera disperata urla: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non ho fatto niente”.</b> Tenuto conto che il fallo di ingenuità c’è stato, da regolamento sarebbe stato opportuno che l’arbitro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brych </b>l’avesse sanzionato con un cartellino giallo e non con una espulsione apparsa a tutti inconcepibile. Tuttavia, a prescindere dai fatti tecnici dovuti a una Juventus che rimasta in dieci uomini è riuscita ugualmente a vincere la partita con due reti messe a segno su rigore da Pjanic, restano emblematiche le lacrime di delusione di CR7 che hanno fatto il giro del mondo. Il gesto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> era da considerarsi come una vera e propria ingenuità e non come una condotta violenta; di questo non ci sono dubbi. Ma il punto che ci ha fatto riflettere, sono state le lacrime di un giocatore che ha saputo mostrare tutta la sua fragilità di uomo, proprio a noi che siamo abituati a considerarlo immune da fatti legati alle corde dell’anima. Quelle immagini di pianto dettate dall’ingiustizia avranno colpito anche i figli di CR7, i quali, come tutti noi, non sono abituati a vedere in lui un papà con la manchevolezza della forza, del coraggio dettato anche da uno strapotere economico che innalza sempre una grande quantità di autostima e sicurezza. Un papà pieno di muscoli, attento sempre all’immagine per fare sfoggio della sua bellezza fisica e dei suoi immensi interessi extra calcistici. Ma c’è anche un papà, (quel papà), che sa svestirsi pubblicamente di certe esteriorità che l’hanno reso famoso. E’ il marziano che si fa uomo. E chissà se anche il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristianinho</b> che gioca nei pulcini della Juventus, vedendo tutto ciò che è successo a papà in campo a Valencia, non l’abbia ammirato ancor di più della sua bravura nel fare gol, dribbling e tutto ciò che fa grande un vero campione di calcio. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Valenciafl0711fl0711foto-cr7-che-piange.jpgSiNil-lato-umano-di-cristiano-ronaldo-1013463.htmSi100451001,02,03030289
1061013459NewsCampionatiInter Torino, due facce della stessa medaglia20180827094225Una partita dai due volti.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter – Torino 2 a 2 = Perisic al 6’, De Vrij al 32’, Belotti al 55’, Meité al 68’</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il blackout mentale è diventato il motivo conduttore di questo inizio di campionato in cui si evidenziano molti problemi legati soprattutto alla ricerca di un gioco, di un’identità di squadra e di un amalgama talora difficile da raggiungere. E allora si assiste a partite come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino</b> in cui il desiderio di superarsi non è più forte dell’equilibrio del risultato finale. Nerazzurri e granata hanno pareggiato una gara dai due volti che mette in analisi certi punti ancora da colmare dal punto di vista caratteriale e tecnico. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’Inter di Spalletti</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> ha giocato un ottimo primo tempo mettendo sotto un Torino evanescente e negativamente sorprendente per assoluta mancanza di reattività. Poi, nel secondo tempo, i nerazzurri hanno perso improvvisamente quel cipiglio di squadra dimostrato all’inizio e si sono persi in un’inspiegabile abulia che mette in discussione anche il suo allenatore per non essere riuscito fin dallo scorso campionato a dare una certa continuità alla squadra. Troppo altalenante questa Inter di Spalletti che comincia il campionato perdendo fuori casa contro il Sassuolo e pareggia malamente la prima partita interna contro il Toro. E non può essere certamente la mancanza dell’infortunato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nainggolan</b> la causa di questa situazione. Certo, la presenza del belga darebbe un valore aggiunto nel centrocampo di Spalletti che spesso rappresenta il vero problema mai risolto dell’Inter. Ottimi gli inserimenti dell’esterno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Politano</b> e a sprazzi anche apprezzabili le incursioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic </b>che pecca sempre di mancanza di continuità. Note negative per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi </b>che, tuttavia, pensiamo abbia bisogno di un maggiore supporto nella zona d’attacco, avvicinandogli maggiormente quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perisic</b> che abbiamo visto svariare in lungo e largo per il campo. Da rivedere il centrocampo che pur vanta nomi illustri come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah, Vrsaljko, Vecino e Brozovic</b> e una difesa che dovrebbe essere più attenta e senza attimi di distrazioni, specie se facciamo riferimento a giocatori di qualità come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Vrij,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Skriniar e D’Ambrosio</b>. A <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> che è il timoniere di questa squadra, si chiede di trovare presto la soluzione di tanti problemi venuti alla luce. In fondo, la società nerazzurra quest’anno gli ha affidato fior di giocatori di grande livello tecnico in tutti i reparti. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Toro di Mazzarri</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>, invece, sembra proiettato sulla strada giusta. Infatti, eliminando l’assurdo primo tempo contro l’Inter, il Torino visto nella prima di campionato contro la Roma e quella ammirata nel secondo tempo di San Siro è una squadra vera, essenziale e con un carattere ben delineato. La reazione a un inizio assolutamente deprimente è da considerarsi in maniera positiva, soprattutto nell’evidente desiderio di non apparire amorfi e privi di mordente. Il cuore Toro è questo, ma c’è ancor di più rispetto all’anno scorso in cui si peccava di qualità in un centrocampo troppo muscolare e poco tecnico. Oggi il Toro è ben assortito in difesa, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu</b> non si discute per sicurezza tra i pali, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nkoulou </b>che meraviglia sempre più per carisma e scelta di tempo negli interventi, gli eterni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moretti e De Silvestri</b> e poi con quel nuovo acquisto che risponde al nome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Izzo</b>, un infaticabile frangiflutti a protezione della difesa. Ma abbiamo visto mordere le caviglie dell’avversario anche a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Soriano </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon</b>, i quali hanno trovato in Meité il supporto ideale per ripartire in contropiede. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> nel suo incedere veloce con spunti di notevole tecnica individuale, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti</b> sembra rinvigorito e desideroso di cancellare l’anonimo campionato dello scorso anno. Adesso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> deve lavorare molto sulla ricerca più psicologica che tecnica di trovare la causa di certi blackout inspiegabili e pericolosi. E poi c’è da considerare il punto interrogativo riguardante gli inserimenti di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ljajic</b> (eterno incompreso) e di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaza</b>. Ad oggi, conoscendo la scuola di pensiero del tecnico toscano, dubitiamo in un attacco a due punte. Tuttavia, pensiamo che se a turno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaza</b> sapranno sacrificarsi per dare una mano a centrocampo, potremmo assistere a un Toro con maggior peso in attacco. Ma siamo solo alla seconda di campionato, e se anche il Toro come tutte le altre squadre é alla ricerca di una vera identità, possiamo affermare che quest’anno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> ha la possibilità di provare più soluzioni tattiche. Il Torino è finalmente una squadra vera. Si studi il modo migliore per renderla brillante e competitiva. L’Europa l’attende da troppi anni.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNinter-torino-due-facce-della-stessa-medaglia-1013459.htmSi100451001,02,03030149
1071013458NewsEditorialeLa Serie A indossa la maglietta “Genova nel cuore”.20180826161941Quando il pallone tende la mano con un gesto di solidarietà.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si può accorrere festanti allo stadio per una gara di calcio, vedere giocare i propri beniamini ed emozionarsi per un gol fatto o subito, ma ci si può anche attraverso il pallone addentrarsi in sentimenti profondi che sanno di solidarietà e di rispetto verso vittime innocenti di questa nostra vita in cui l’uomo resta l’unico vero responsabile di ogni cosa. E allora se è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> o qualsiasi altro calciatore o tifoso a esporre la maglietta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Genova nel cuore”,</b> poco importa al cospetto di ciò che è il grande significato del gesto. E così Genoa e Sampdoria oggi si stringono alla propria gente nello stadio, dove una volta tanto il pallone non ha il solo significato della vittoria a tutti i costi. Certo, si gioca per il campionato e per gli interessi che toccano le due società, tuttavia, in questo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Genova nel cuore”</b> c’è poco di genoano, poco di doriano e molto di genovese. Oggi nello stadio Ferraris di Genova, la curva rossoblù starà in silenzio per i primi 43 minuti di gioco. Già 43, come il numero dei morti di quella tragedia causata dal crollo di un’ala del ponte Morandi. Un silenzioso messaggio che è l’eloquente ringraziamento a Genova e a tutti i genovesi che si adoperano ancora oggi per dare una mano alle persone e alle famiglie colpite dal lutto e dal dolore. E’ un pallone che ci piace, questo, un pallone che sa di vita prima ancora di squallidi e stratosferici interessi economici. In fondo il calcio è un incontro tra persone. Ognuno con la propria storia, con le proprie fragilità, con i problemi legati a una quotidianità non sempre facile da vivere e che tramite la passione per la propria squadra di calcio sa anche unirsi nel momento del bisogno. Al di là di ogni colore sportivo e oltre qualsiasi ruggine e antipatia calcistica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Genovafl0711fl0711genova-nel-cuore.jpgSiNla-serie-a-indossa-la-maglietta-genova-nel-cuore-1013458.htmSi100451001,02,03030174
1081013452NewsCalciomercatoQuando il calcio riserva storie di destini incrociati.20180802181253Quante domande si sono fatte in questa strana operazione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è concluso positivamente il maxi affare tra Milan e Juventus che ha coinvolto Higuain, Caldara e Bonucci. Una storia di destini incrociati tra società, ma anche di due calciatori e di un terzo (Caldara) che è stato coinvolto per chiudere una situazione che rischiava di trascinarsi per le lunghe. La Juve più del Milan aveva bisogno di chiudere la trattativa per sistemare un Higuain, il cui contratto oneroso dopo l’arrivo di Ronaldo pesava in maniera eccessiva sui bilanci della stessa Juventus. Attenta a non creare una minusvalenza, la società della Continassa non è riuscita a non fare entrare nella trattativa Caldara, il giovane difensore dell’Atalanta che ha avuto appena il tempo di fare qualche allenamento in casa Juventus. Intanto, l’arrivo di Bonucci a Torino è stato accolto con molta freddezza. Pochi, sparuti tifosi si sono visti all’aeroporto di Caselle, manifestando un chiaro segnale d’insofferenza per il suo ritorno in casa bianconera. Infatti, ancora adesso c’è chi non capisce il significato di un ritorno quasi ossessivo, che si è manifestato nella volontà del difensore e della stessa società del presidente Andrea Agnelli. Troppi dissidi tra Allegri e Bonucci avevano consigliato le parti a lasciarsi più o meno di comune accordo, seguendo ognuno la propria strada. Molte sono state le polemiche durante l’incontro della scorsa stagione tra Juve e Milan all’Allianz Stadium, in cui Bonucci dopo avere segnato un gol alla sua ex squadra ha esultato in maniera ritenuta eccessiva. E si sa che i tifosi di ogni squadra non sono mai propensi a perdonare certi atteggiamenti ritenuti eccessivi, anche nel momento più adrenalinico di un gol fatto contro l’ex squadra. Ma queste sono storie di tifoserie le cui manifestazioni eccessive sono spesso legate a momenti idealizzati piuttosto che razionalizzati. Certo, prima o poi si chiarirà tutto questo ritorno di fiamma tra Leonardo Bonucci, la Juventus e Allegri, anche se intanto rode forse anche più del suo ritorno, la cessione di un giocatore elegante, giovane, tecnicamente bravo come Caldara, che avrebbe potuto segnare un importante percorso di crescita definitiva nella Juve, anche in considerazione della cessione di Rugani. Insomma, la Juve ci ha insegnato storicamente a non sbagliare mai (o quasi mai) le sue scelte, ma questa volta ci appare davvero difficile capire questa scelta impopolare. Certo, il Milan voleva Higuain e la Juve aveva bisogno di disfarsene per ovvi motivi economici, ma perché si è insistito a definire questa operazione con il Milan e non con il Chelsea? E perché si è acconsentito a Leonardo, di essere inamovibile sull’inserimento di Caldara in quest’operazione? Forse tutto è nato dalla strana voglia di Bonucci che d’accordo con la Juve ha voluto riappacificarsi in un ritorno inaspettato? C’è qualcosa di strano in tutta questa storia, qualcosa che non convince appieno e che probabilmente verrà a galla strada facendo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711bonucci-legg.jpgSiNquando-il-calcio-riserva-storie-di-destini-incrociati-1013452.htmSi100451001,02,03030385
1091013448NewsCalciomercatoGaleotta fu quella rovesciata all’Allianz Stadium.20180712141111Tra sentimenti e interessi economici.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ripercorrendo le varie fasi del trasferimento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> alla Juventus, ci sono diverse tessere che il destino ha voluto fare intersecare tra loro per completare il puzzle dell’affare del secolo. Prima di tutto ci viene in mente quella bellissima rovesciata che CR7 fece in occasione della partita d’andata di Champions contro il Real Madrid. Stupore, disarmo e riconoscimento della grandezza del campione, furono i sentimenti manifestati dal popolo juventino cui attribuì un lunghissimo applauso a scena aperta. Era come avere ingoiato qualcosa di dolce amaro capace di inchinarsi alla bellezza balistica di un gesto tecnico che resta la prerogativa appartenente a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> e pochissimi altri. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Sciglio,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Buffon</b>, in quell’occasione alzarono gli occhi e le braccia al cielo in segno di anticipata resa, nell’eloquente pensiero che contro la grandezza di un simile campione nulla sarebbe stato possibile. Certo, ci sono cose che non si possono affermare in un mondo del calcio che strapaga il professionismo, tuttavia, resta pur sempre quel linguaggio del corpo che trasmette ogni cosa e che lascia traccia indelebile del proprio pensiero. E in quell’occasione abbiamo avuto modo di capire come al disarmo dei difensori della Juventus, si siano contrapposti i gesti di gratitudine da parte di tutto lo stadio gremito di tifosi bianconeri per lo spettacolo offerto da CR7. E lui, il campione che ha vinto più palloni d’oro al mondo, con le mani giunte ha ringraziato di cuore la gente di avversa passione calcistica che ha saputo apprezzare il suo gesto tecnico. Ecco, pensiamo proprio che quell’episodio sia rimasto nella mente e nel cuore di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo,</b> il quale a parte la ratio che lega freddamente gli alti interessi economici e finanziari all’atleta, ci sia stato questo episodio che ha fatto propendere la scelta della Juve piuttosto che altre squadre. D’altra parte se pensiamo che lui, il quale è un’azienda vivente che non ha certo bisogno di aspettare il miglior offerente per accasarsi, ha voluto la Juve - ci sarà pure un motivo. Così, cavalcando l’onda della scelta professionale di CR7, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agnelli </b>e il suo staff si sono subito attivati per chiudere immediatamente l’affare del secolo. Per la Juve, per il campionato italiano, per gli appassionati del calcio spettacolo e per coloro i quali riescono ancora a mettere da parte per un attimo la propria fede calcistica non juventina per la curiosità di gustare le giocate di questo grande campione di calcio, siamo convinti che il suo arrivo in Italia apporterà sicuramente quel valore aggiunto che ormai mancava da troppo tempo. Ma sappiamo pure che questo tanto osannato campione di nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, è anche antipatico a molti. Per il suo atteggiamento in campo? Per la sua grandezza di superare l’avversario e creare sublimi gesti tecnici con facilità? O forse per l’antipatia di chi vince sempre e non lascia niente a nessuno? Chissà! Una cosa è certa, nello spirito di questo campione c’é tanta professionalità, serietà e consapevolezza di condurre una vita sportiva sana che gli dà integrità fisica e mentale. Infatti, anche se la sua carta d’identità parla di un calciatore di 33 anni, sono garantiti i suoi ottimi muscoli, la forza fisica e la voglia di prepararsi sempre con desiderio di far bene (ricordiamo che Cristiano Ronaldo si allena tre volte al giorno). Dunque, ci troviamo di fronte a un campione con la C maiuscola che ha scelto la Juventus e il campionato italiano non per chiudere mestamente la sua carriera, ma per dare ancora il massimo di una professione da leggenda. In questo modo CR7 intende ringraziare i tifosi juventini, i quali dopo quella fatidica e imprendibile rovesciata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium,</b> gli tributarono un caloroso applauso. Chapeau CR7! Tutti in piedi!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Totinofl0711fl0711cristiano-ronaldo-real-madrid.jpgSiNgaleotta-fu-quella-rovesciata-all-allianz-stadium-1013448.htmSi100451001,02,03030362
1101013443NewsCoppeDisfatta Argentina20180622150541Brutta partita dell`Argentina che con ogni probabilità ritorna in Patria anzitempo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Argentina – Croazia 0 – 3. Un risultato che ai mondiali di Russia ha destato un inevitabile stupore. Ma chi ha assistito alle due partite iniziali dell’Albiceleste contro Islanda e Croazia, ha notato il serpeggiare di un certo nervosismo che è premonitore del malessere cui è afflitto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lionel Messi</b> e i suoi compagni di squadra. Il motivo? L’insanabile spaccatura in seno allo spogliatoio che non ha legato fin dall’inizio con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T. Jorge Sanpaoli.</b> Sono cose che esistono nel mondo del calcio e che spesso sono capaci di mettere in evidenza certe fragilità che sembrerebbero non esistere tra giocatori forti tecnicamente come appunto sono gli argentini. L’unione resta da sempre la vera forza del calcio, il vero focus che ti fa volare e ottenere prestigiosi risultati. E anche in un’equipe che vanta uno dei due giocatori più forti al mondo, se non c’è armonia di gruppo non vai da nessuna parte. D’altra parte, non si è mai vista nel calcio una compagine che viva esclusivamente del suo giocatore migliore. Certo, parlando di Messi ci riferiamo a un extraterrestre che, se in forma, è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>capace di fare la differenza della sua squadra anche se da solo non potrà mai vincere da nessuna parte. Sostenendo questo, vogliamo dire che nonostante i grandi valori tecnici dell’Argentina, i giocatori in campo hanno sempre bisogno di una guida che li disciplini tatticamente, cogliendo le posizioni migliori per sfruttare le proprie caratteristiche a beneficio della coralità. Ebbene, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jorge Sampaoli</b> in tutto questo non ha dimostrato di avere le idee chiare. Troppi giocatori buttati nella mischia, altri lasciati inspiegabilmente in panchina e poi chiamati in campo per tentare l’impossibile. Troppo nervosismo e idee confuse, l’Argentina non può essere questa. E adesso, dopo questa disfatta contro la Croazia che sa di umiliazione, l’Albiceleste rischia di tornare a casa anzitempo. Proprio lei che alla vigilia dei Mondiali era considerata tra le papabili nazioni capaci di alzare la coppa sul cielo di Russia. Questo è il calcio, questa è la realtà di un gioco incapace di dare certezze perché troppe cose sono legate a un filo talora anche invisibile. In fondo è la sua bellezza, il fascino che sa fare intersecare emozioni di gioia e amarezze che non t’aspettavi. E così, per una Argentina che ci ha fatto sgranare gli occhi della delusione, c’è una Croazia che entusiasma attraverso un centrocampo molto ben assortito e geometrie di gioco essenziale quanto proficuo. Capitan <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Modric</b> sugli scudi, un giocatore intelligente, ordinato tatticamente e votato al gioco di squadra sia in zona di interdizione che in fase offensiva. Prova ne è il suo gran gol che a dieci minuti dalla fine ha sentenziato il match. Ma la Croazia è squadra compatta in tutte le zone del campo, dove ben interagiscono tra loro sia Rakitic che Brozovic, Perisic, Mandzukic, Vrsaljco, Vida, Strinic, i quali enfatizzano le loro caratteristiche tecniche attraverso il 4-2-3-1 voluto dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dalic.</b> Un po’ come dire che nel calcio non si vive di sola pomposità, ma di idee chiare e di armonia tra i reparti. Questa è stata la differenza sostanziale che è emersa dal match Argentina Croazia. E non è un caso la probabile eliminazione della nazionale argentina, a discapito di una Croazia che proseguirà il suo cammino mondiale. E noi siamo sicuri che farà bene.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711Luka-Modric1.jpgSiNdisfatta-argentina-1013443.htmSi100451001,02,03030167
1111013437NewsCalciomercatoMercato Juve, Higuain e Pjanic nodi da sciogliere20180607195033Quante decisioni importanti sono da prendere in casa bianconera!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche se non c’è ancora l’ufficialità da parte della Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Perin</b> sono i primi colpi estivi dei bianconeri. Il tedesco effettuerà le visite mediche la prossima settimana al JMedical di Torino, mentre Perin ha già effettuato i primi test fisici che precedono la firma del contratto che lo legherà alla Juventus per i prossimi quattro anni. Tuttavia, dopo questi due acquisti, la società bianconera dovrà preoccuparsi di gestire al meglio le cessioni per portare a termine il grande colpo della stagione. Al momento sembrerebbe che Milinkovic – Savic sia il nome maggiormente inseguito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> and company, anche se si vocifera insistentemente anche il ritorno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Morata</b>. E, anche se nelle ultime ore si stanno intensificando le voci per l’interesse di mercato che riguardano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic,</b> i due campioni non sarebbero gli unici a manifestare l’interesse di squadre europee. Ma andiamo per ordine.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tra arrivi e partenze</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>: Per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matteo Darmian</b> sembra ormai cosa fatta, ma la Juventus deve sacrificare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> per diversi motivi legati anche al bilancio. L’argentino compirà 31 anni a dicembre e la Juventus sa che questo può essere l’ultimo anno in cui per il Pipita potrà realizzare almeno 60 milioni di euro che servono per acquistare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alvaro Morata</b>. Ma, come dicevamo pocanzi, anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Miralem Pjanic</b> è l’altro giocatore della Juventus appetibile dai club europei. Pare che sulla base d’asta di 50 milioni di euro, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barcellona</b> si stiano contendendo il giocatore bosniaco. E, ammesso tutto ciò, sembrerebbe che il centrocampista bianconero non sia iscritto nell’agenda cessioni della Juve. Tuttavia, se l’eventuale offerta si concretizzasse a partire da 70 milioni in su, all’ora la società bianconera rivedrebbe i suoi piani tecnici. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ed ecco altri nomi che sono qualcosa in più di una semplice suggestione</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>: In Premier League oltre a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain (Chelsea),</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester United </b>piace molto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Mandzukic</b> il quale sarà ceduto soltanto se deciderà egli stesso di lasciare la Juve. Poi, in base alle offerte che arriveranno in casa della Vecchia Signora, non si esclude la dipartita di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Benatia</b>, ma anche di alcuni centrocampisti come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio, Sturaro, Khedira</b> che vorrebbe andare in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Premier League</b>. Insomma, in questi giorni alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Continassa di Torino</b> i dirigenti della Juventus stanno studiando quale strada percorrere per una scelta sensata sia dal punto di vista numerico che di bilancio. Una cosa è certa, c’è bisogno di qualche cessione eccellente per realizzare le tante idee di mercato che la Juventus sta studiando attentamente. Gli scenari che si possono aprire sono tanti, ma l’importante è monetizzare per reinvestire rafforzando la squadra. Vedremo cosa accadrà durante il cammino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-higuain-e-pjanic.jpgSiNmercato-juve-higuain-e-pjanic-nodi-da-sciogliere-1013437.htmSi100451001,02,03030346
1121013434NewsCoppe29 Maggio 1985, la tragedia dell’Heysel20180529185741Una piazzetta di Torino è stata dedicata alle vittime dell`Heysel. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>33 sono gli anni trascorsi da quella tragica notte allo stadio Heysel, in cui morirono calpestati dalla folla 39 persone. Una Coppa dei Campioni con le orecchie insanguinate e un pallone che ancora oggi non riesce a darsi pace per quanto avvenne. Erano le ore 19 e lo stadio stracolmo di tifosi attendeva l’ingresso in campo delle due finaliste che in quell’anno erano Juventus e Liverpool. Successe tutto in pochi minuti; infatti, una frangia esagitata di tifosi dei Reds tentarono di assaltare i tifosi della Juventus. Nel tentativo di ripararsi, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il popolo bianconero si spostò in massa per trovare riparo, facendo crollare la parte del settore Z dello stadio. Molte persone finirono schiacciate dalle macerie e altre furono calpestate dalla folla. Il risultato fu di 600 feriti, 39 morti di cui 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese. Molti furono i responsabili di quel tragico evento, 25 tifosi del Liverpool furono estradati in Belgio per essere processati; 14 furono ritenuti colpevoli di omicidio volontario e condannati con beneficio della condizionale. La UEFA risarcì economicamente le famiglie delle vittime, mentre Hans Bangerter, segretario della Lega Calcio Belga, fu ritenuto colpevole di negligenza. E intanto Torino non smette di ricordare. Infatti, una piazzetta della città è stata dedicata alle vittime di quella tragica notte. Per non dimenticare…..ma anche per ricordare che certi episodi causate da brutture umane, non debbano mai più accadere!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Torinofl0711fl0711foto-strage-heysel.jpgSiN29-maggio-1985-la-tragedia-dell-heysel-1013434.htmSi100451001,02,03030215
1131013429NewsCampionatiBuffon, addio alla Juve ma non al calcio giocato20180517164652Un saluto colmo di riconoscenza.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>17 come gli anni che è rimasto alla Juventus. 17 come il giorno in cui ha annunciato ufficialmente il suo addio alla Vecchia Signora. Davvero strana coincidenza del destino. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> si è presentato alla conferenza stampa per il suo commiato, nella sala dell’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allianz</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Stadium </b>assieme al Presidente<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Andrea Agnelli.</b> Non smetterà con il calcio, ma ha detto che sta vagliando alcune proposte interessanti e che deciderà il da farsi durante la prossima settimana. Elegante, sicuro come sempre e con una emozione per nulla nascosta davanti al gran numero di giornalisti accorsi per l’occasione, il numero uno bianconero ha messo in evidenza il suo spessore umano, che si percepisce sempre da certi concetti sviluppati con l’intelligenza che si manifesta attraverso l’umiltà d’animo. Sabato prossimo nell’ultima partita di campionato contro il Verona, non ci sarà solo la festa dello scudetto ma sarà anche il giorno dell’addio ai tifosi bianconeri. Una giornata dal sapore dolce amaro che si interseca ai ricordi di un campione di alti valori umani e sportivi, il cui merito è quello di avere incarnato il significato profondo del vero capitano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per me è una giornata particolare, ricca di emozioni, ma ci arrivo con tanta serenità, felicità e appagamento. Sentimenti che sono figli di un percorso straordinario e bellissimo, che ho avuto la fortuna di condividere con tante persone che mi hanno voluto bene. Per questo bene ho lottato e cercato di fare del mio meglio”.</b> Parole chiare di un personaggio che vive di sentimenti capaci di sfociare in emozioni empaticamente condivise da tantissime persone. E’ il destino dei personaggi come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> che emanano il senso del rispetto per i compagni ma anche per l’avversario di turno. Tutti noi abbiamo ancora negli occhi le sue parate e anche gli abbracci e i baci che Gigi elargisce sempre ad inizio e fine partita. Comunque sia stato il risultato, sempre lì a complimentarsi con l’avversario, ad abbracciarlo e rincuorarlo se ha perso. Una signorilità innata che è prerogativa di pochi campioni al mondo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> nonostante i suoi 40 anni e i suoi trascorsi da numero uno al mondo, è rimasto sostanzialmente un ragazzo semplice, educato, rispettoso dei suoi tifosi, dei media e di coloro i quali incontra nel suo percorso di calciatore e di uomo. Ma non ha ancora voglia di smettere di giocare a calcio ad alti livelli: l’ha detto a chiari lettere. Non ha specificato dove andrà a giocare, sicuramente, ha detto, continuerà in un campionato di alto prestigio. Questo ci fa dedurre che l’ormai ex capitano della Juventus si accaserà sicuramente in una grande squadra che lotta per la Champions. Le richieste, (così ha detto), sono interessanti e le sta valutando con attenzione. Ma la Juve se l’è cucita addosso e quando smetterà la carriera, se la Vecchia Signora lo vorrà ancora nell’ambito della società, sarà ben lieto di ritornare a far parte di quella che lui ritiene una famiglia. A questo proposito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b> ha aggiunto che se Gigi vorrà, troverà aperte le porte di casa Juventus magari in un posto dirigenziale: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Qualsiasi ruolo nell’azienda Juventus</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">passa da un’attenta formazione”</b> – dice il presidente – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“questo è quello che gli ho</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">prospettato”.</b> E intanto gli occhi di Gigi si fanno sempre più lucidi di commozione per tutti questi motivi di grande ammirazione. Poi tocca l’argomento della Nazionale e dell’interessamento della Figc o Fifa: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sentire di certi interessamenti mi inorgoglisce, ma devo essere pronto a farlo nel migliore dei modi perché sento forte il senso di responsabilità”.</b> E la Nazionale? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non vestirò la maglia azzurra nella sfida con l’Olanda. L’Italia ha giovani interessanti nel mio ruolo ed è giusto che facciano le loro esperienze”.</b> Infine si è toccato l’argomento del post gara di Madrid e la possibile squalifica: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Penso che sia anche giusta, non per quanto fatto in campo, visto che ancora oggi non ho capito l’espulsione, ma per ciò che ho esternato fuori. Ho trasceso e sono molto dispiaciuto”.</b> Dunque, non resta che girare l’ultima pagina dei 17 anni vissuti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b> alla Juve. Sarà sabato prossimo nel suo stadio, tra la sua gente, tra i suoi compagni di squadra che festeggeranno assieme a lui il 7mo scudetto consecutivo in un forte abbraccio dai tanti significati. Dall’innamoramento all’amore per una Juve che 17 anni fa l’ha preso come talento straordinario, l’ha formato come uomo e oggi si separa dopo averlo consacrato campione vero. E’ la vita che ci insegna che nulla è per sempre e che a un certo punto dirsi addio può voler significare un atto di amore ancor più profondo. Questo è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>, un pallone da agguantare, grande esplosività tra i pali, tanto coraggio e soprattutto esemplare comportamento in campo e fuori. Lui, la storia della sua Juventus l’ha scritta in buona parte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-gigi-buffon.jpgSiNbuffon-addio-alla-juve-ma-non-al-calcio-giocato-1013429.htmSi100451001,02,03030235
1141013428NewsCampionatiL’eterna disparità pallonara della città Sabauda20180515180156Juventus e Torino. Due mondi diversi che dividono il football torinese.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Juventus e Torino</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> – ovvero <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“A chi troppo e a chi niente”.</b> E’ l’eterna disparità che si evidenzia da troppi anni nella Torino del calcio. Due facce di un pallone che gira sempre a favore dei bianconeri e i granata sempre lì a ingoiare amaro e saltare con quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Chi non salta bianconero</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">è”</b> che sembra essere l’unico sfogo di antico sfottò che aleggia da sempre tra le due sponde del fiume Po. Nella settimana in cui fervono i preparativi per la festa bianconera di domenica prossima in cui si celebrerà il settimo scudetto consecutivo della Vecchia Signora d’Italia, la Torino granata si rifugia nei propri intimi ricordi ormai lontani che fanno capo alla Leggenda degli Invincibili giocatori del Grande Torino, con la parentesi anch’essa ormai lontana dell’ultimo scudetto conquistato da capitan Claudio Sala e compagni. Troppa differenza di conquiste, troppa dismisura di gioie pallonare e feste in città che anno dopo anno si ripetono con gli stessi colori bianconeri. Due storie a confronto che fanno riflettere su antiche rivalità spesso acuite da ruggini e veleni che si sono intensificate negli anni, proprio grazie a questo vincere scudetti a ripetizione da parte della Juventus. E così, in periodi dell’anno come questo in cui fervono i preparativi per la festa dei “gobbi” bianconeri, i tifosi del Toro annunciano il loro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Galà Granata”.</b> Un appuntamento annuale dedicato al popolo granata, che si svolge al Teatro Nuovo di Torino per risollevare i ricordi di passione vissuta assieme ai propri idoli del passato. E mentre i bianconeri godono del presente, i granata si godono gelosamente il proprio ieri come fosse una ristretta famiglia che sa apprezzare certi sentimenti romantici legati al vecchio cuore granata. Sono storie della città di Torino che si fa orgoglio del proprio football sotto due bandiere diverse nei colori, ma anche in un percorso di vicissitudini opposte e qualche volta anche simili nella tragedia. In questi giorni anche il centro di Torino appare ancor più elegante. Piazza San Carlo che l’anno scorso balzò tristemente all’attenzione della cronaca per i noti&nbsp;fatti che provocarono un morto e decine di&nbsp;feriti, sembra stringersi al suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cavallo di Bronzo</b> che spicca nel centro della piazza per ricordare il passato, centrando un presente che per i tifosi bianconeri significa 7 scudetti consecutivi e 4 Coppe Italia conquistate di seguito. Un primato che è Leggenda bianconera di oggi, senza dimenticare quella Leggenda granata che resta impenetrabile nell'orgoglio del Torino. Questa è Torino, questo è il football della Mole che si staglia tra mille cose giuste e ingiuste che si sono intersecate durante tanti anni di storia: da una parte la nobile casata degli Agnelli che continua a vincere, e dall’altra il popolo del Toro che ha messo in campo il cuore e poco altro. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711foto-torino.jpgSiNl-eterna-disparita-pallonara-della-citta-sabauda-1013428.htmSi100451001,02,03030224
1151013422NewsCampionatiSe questa è la squadra che sta per vincere lo scudetto….20180506125748La critica alla Juve di Allegri<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nessuno smentisca i meriti a una squadra che sta per entrare nella leggenda per avere vinto sette scudetti di seguito. Ma il calcio giocato è un’altra cosa. Facciamo fatica a ricordare la Juventus di Allegri bella da gustare, da vedere nello spettacolo di trame di gioco limpido e propositivo, con pochi sbagli nel passare la palla, con movimenti sincronizzati e verticalizzazione di gioco. Ma l’impressione costante è sempre quella di una squadra troppo attenta a difendere, puntando all’invenzione dei singoli campioni che la Juve possiede. Ma il gioco di squadra dov’è? Senza essere estremisti dell’estetica calcistica a tutti i costi, tutte le volte che assistiamo a partite della Juventus dimentichiamo la vera chiave del calcio che è anche spettacolo. E anche se siamo sicuri che qualcuno obietterà su quanto stiamo sostenendo, ci sembra innegabile che nella cultura calcistica inculcata da Max Allegri alla Vecchia Signora ci sia quell’essenzialità di soffrire e vincere magari annoiando, capace di tappare la bocca a tutti. Certo, i numeri parlano a favore della Juve di Allegri che nel suo quinquennio ha vinto tutto tranne la Champions, tuttavia, resta innegabile che la squadra che ha più tifosi in Italia, ha perso per strada quell’antica filosofia che fu dell’avvocato Agnelli, in cui il calcio veniva visto anche come supremazia di gioco. E se “vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”, è altresì vero che si possa essere vincenti anche attraverso quella purezza del gioco del calcio che vuol dire spettacolo che passa attraverso il gioco globale di squadra e non attraverso l’invenzione del singolo campione. In fondo è questa la sintesi del match Juventus – Bologna, in cui è emersa la svolta data da Douglas Costa. Poco, troppo poco per una Juve che nel primo tempo è letteralmente naufragata in un gioco sterile, privo di idee e molti errori che non si addicono a una squadra che sta per vincere lo scudetto. A nostro avviso, Allegri e Landucci (il suo fido secondo che talvolta sembra il primo) mostrano una confusione tattica che si riflette inevitabilmente sul campo. E soltanto grazie al campione tirato fuori dal cilindro per rimediare ai marchiani errori iniziali, salva spesso la Juve da figuracce che non si addicono a chi ha obiettivi sempre grandi da raggiungere. Tutta questa conduzione, a parer nostro, non ha fatto altro che scegliere la strada di vincere in Campionato mostrando sempre il lato meno elegante; e cioè la sostanza che non dà spazio alla bellezza del gioco,anzi lo soffoca. E’ questione di scelte ben precise. Ma questa teoria del vincere per scrivere la propria storia negli annali del calcio, resta pur sempre il senso unico e rispettabile di una Juventus che concede poco, troppo poco alla purezza dello spettacolo nel rettangolo di gioco. I cinque anni di Allegri alla Juve hanno lasciato questo imprinting.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadium fl0711fl0711foto-juve-2018.jpgSiNse-questa-e-la-squadra-che-sta-per-vincere-lo-scudetto-1013422.htmSi100451001,02,03030224
1161013421NewsEditorialeOggi Torino si veste di granata20180504162259La città Sabauda ricorda il Grande Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ il giorno del ricordo e dell’omaggio al Grande Torino. La Messa officiata da Mons. Robella alle ore 17,00 a Superga, non sarà il solo appuntamento per commemorare la Leggenda del calcio. In questo 4 maggio 2018, infatti, la città sabauda ha pensato di vestire di granata la sua Mole Antonelliana, aprire le porte dello Stadio Filadelfia e rendere fruibile l’accesso al Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, il quale sarà aperto eccezionalmente dalle ore 10,00 alle ore 13,30. E’ il primo anno di commemorazione in cui non ci saranno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sauro Tomà</b> (morto all’età di 92 anni) e la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">signora Maroso vedova di Virgilio</b>. E a causa della sua recente morte, non ci sarà neppure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Mondonico</b>, che si era legato ai veri valori del Toro e all’odissea granata durante i gli anni della sua permanenza sulla panchina granata. Per la città di Torino questa giornata è particolare, perché vive nel ricordo della tragedia di Superga che sancì la morte della squadra del Grande Torino e di tutto l’equipaggio al seguito. E’ come se nell’aria ci fosse ancora quell’odore acre di bruciato che fu caratterizzato dallo scoppio dell’aereo, il quale si schiantò su un’ala della Basilica di Superga. E così ti sembra di vedere dietro ogni angolo le sagome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bacigalupo, Mazzola, Maroso, Menti, Ossola, Gabetto</b> e di tutti gli altri Invincibili calciatori che rappresentano la Leggenda Granata. Sì, perché Torino oggi è granata e si stringe all’unisono per sollecitare sempre la memoria di quella straordinaria squadra capitanata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentino Mazzola</b>, che tanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“se”</b> ha portato via per sempre. Già, i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“se”</b> che non fanno la storia, ma che fanno sognare e ti stimolano a pensare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“se”</b> quella tragedia non fosse mai accaduta, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“se”</b> tutto fosse proseguito nel tempo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“se”………..”se”……..”se”.</b> Ma la vita non dà risposte a ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Dà soltanto la certezza di quell’attimo, di quel preciso momento in cui la tragedia si è consumata senza nessun <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“perché”.</b> Resta soltanto il ricordo dei fasti sportivi e umani, oltreché <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>il sogno di color granata che senza quella tragedia…….!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711mole-antonelliana-granata.jpgSiNoggi-torino-si-veste-di-granata-1013421.htmSi100451001,02,03030203
1171013419NewsEditorialeSuperga, 69 anni dopo la tragedia del Grande Torino20180502164526L`eterno divario tra passato e presente del Torino F.C.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per non dimenticare. Quante volte abbiamo scritto e riscritto questa frase che vuole sollecitare la memoria di fatti accaduti che hanno segnato la storia dell’Italia e del mondo. Già, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per non dimenticare”.</b> E come si può dimenticare quel 4 Maggio 1949 in cui la tragedia di Superga con la caduta dell’aereo e la morte degli Invincibili calciatori del Grande Torino, rese a lutto il mondo intero. Sembra essersi fermato il tempo, eppure sono passati 69 anni da quel giorno maledetto in cui il Grande Torino stava rientrando a casa da Lisbona. Eppure, quando ci capita di andare a Superga e fermarci davanti a quella lapide che fu il luogo dello schianto di quell’aereo, ci sembra che tutto sia successo ieri. E se in quell’anno fatidico tu non eri ancora nato, hai assorbito comunque quell’immenso dolore come fosse tuo, come se ti appartenesse, come se l’avessi vissuto assieme ai testimoni oculari di quel tempo. C’è chi era bambino, chi ragazzo e chi era già uomo vissuto, ma quel dolore che ancora oggi, noi che non c’eravamo abbiamo ereditato, lo somatizziamo nell’anima come retaggio di una storia unica che ci porteremo dentro fino alla fine dei nostri giorni. E allora possiamo comprendere meglio coloro i quali hanno vissuto in prima persona quello strazio, quella tragedia, quell’urlo di dolore che oggi a 69 anni di distanza è ancora vivido, così come lo sarà quando saranno passati 100, 150 o chissà quanti altri anni. Sì, perché quella storia, quella tragedia e il momento di quel maledetto giorno di Maggio che resterà per sempre, si tramanderà di generazione in generazione non come semplice fatto di storia calcistica appartenente soltanto ai tifosi del Torino, ma sarà considerato nel tempo come un periodo storico della nostra Italia che stava rialzando lentamente la testa dopo la distruzione della guerra. Ecco, ci verrebbe proprio da dire che la tragedia del Grande Torino deve accostarsi come fatto storico sociale e culturale, al già grande legame calcistico di una squadra imbattibile che era l’orgoglio d’Italia. Certo, pensando a ciò che è il significato del calcio di oggi, stride il pensiero di un pallone intimamente legato al cuore, ai sentimenti, alla passione per uno sport antico che nell’era moderna si è sbarazzato dei valori umani e sportivi, come fossero un intralcio alla sete del dio denaro. Ma ciò che resta di quel 4 Maggio 1949 è il ricordo, la commozione nel riecheggiare quell’urlo di tragedia che ancora oggi ti pare di avvertire quando sei lì, davanti a quella lapide con i nomi di tutti i mitici calciatori del Grande Torino e dell’equipaggio che con loro perì. E’ la storia, è l’attimo, è il momento, è il dolore che ci è stato tramandato da chi c’era quel giorno e del quale facciamo tesoro ancora oggi, 4 Maggio 2018, quando alle 17,05 sentiremo quello schianto che ci fa riflettere ormai da anni sul perché di vite spezzate, in cui l’essere umano nulla può contro qualcosa che sembra scritto dal destino stesso. Allora, come oggi. Ma la pochezza ormai consueta del Torino di oggi che da anni mostra un gap incolmabile con il suo glorioso passato, fa riflettere il popolo granata sull’incapacità degli uomini (presidenti e dirigenti) che si sono succeduti nel tempo. E allora resti disarmato e ti chiedi se in fondo il Torino F.C. è solo una grande storia fatta di sentimenti legati al cuore e niente più. Così dice il presidente Cairo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino non riguarda strettamente la società, è una cosa personale e cerco di gestirla al meglio delle mie possibilità”.</b> Noi non crediamo che al popolo granata interessi più di tanto l’entrata in borsa dell’azienda Torino F.C. Ciò che desidera è un Toro che faccia innamorare attraverso un pallone vincente&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>che non sia solo&nbsp;l’orgoglio del passato, ma anche di un presente che purtroppo non c’è più da troppo tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711torino-superga-gazzetta.jpgSiNsuperga-69-anni-dopo-la-tragedia-del-grande-torino-1013419.htmSi100451001,02,03030186
1181013413NewsCampionatiLa Juve che ti aspetti20180419194936La Vecchia Signora delude a Crotone<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è più una novità. Quando la Juventus va in provincia soffre maledettamente più che giocare in casa delle più titolate squadre del nostro campionato. E’ successo a Ferrara contro la Spal ed è successo a Crotone. Un film che continuiamo a vedere come fosse ormai qualcosa che t’aspetti. E l’aveva detto anche Marotta in una intervista televisiva poco prima dell’inizio del match in terra calabra: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Per noi questa partita sarà ancora più difficile di quella contro il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Napoli”.</b> Evidentemente l’amministratore delegato della Juventus conosce già queste situazioni che Allegri, assieme alla squadra, non ha ancora saputo risolvere. Nei campi di provincia si suda, si corre maledettamente e si aggredisce con il pensiero fisso che non si ha nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. E così nasce sempre la partita della vita, naturalmente per gli avversari della Juve. E persino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simy, </b>il corpulento attaccante di colore del Crotone, ha vissuto la sua giornata di gloria da incorniciare per aver pareggiato i conti con la Juventus, grazie a una clamorosa rovesciata che amaramente ha ricordato quella di Cristiano Ronaldo. Ma non c’è nulla da fare, la Vecchia Signora in questi campi soffre sempre, non perché è stanca o vittima di ansia da prima in classifica, ma più semplicemente perché pecca di presunzione complicandosi il prossimo futuro. E’ una questione di testa, di approccio a queste gare caratterizzate da scarsa tecnica e grande forza fisica e atletica. L’unico a salvarsi dal naufragio calabro è stato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b>, il quale con il suo solito cross chirurgico ha colto la testa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> che ha portato in vantaggio i bianconeri. Ma il sonnecchiare della Juventus è continuato anche dopo essere andata in vantaggio, mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> dalla panchina gesticola, inveisce, dà pugni alla lamiera della panchina, calci alle bottigliette d’acqua, ma la Juve sembra in ipnosi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sturaro</b> corre a vuoto, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> delude ancora una volta e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> in novanta minuti e oltre di partita, sferra un solo tiro in porta che è degno di nota. In campo c’è molta confusione e tantissimi passaggi sbagliati. La Juve è proprio brutta da vedere. E così, gioco forza, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zenga</b> sale in cattedra, spinta dal calore del suo pubblico che è complice anche del pareggio spettacolare di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simy</b>. Sì, l’abbiamo scritto più volte; questa Juve è cinica, quasi mai bella, ma punta sempre all’essenziale. E’ vero! Tuttavia, tutto ciò non preclude certi atteggiamenti che lasciano pensare ai problemi di una squadra che si nascondono proprio dietro al suo zoccolo duro. Troppe volte in questi campi di provincia abbiamo notato la difficoltà di sapere reagire con veemenza alla furia dell’avversario, proprio con i suoi giocatori più rappresentativi e con un Allegri che pur mettendo sempre tutti in guardia alla vigilia di certi incontri, anch’egli evidentemente ha le sue buone colpe perché non è in grado di mettere in campo una squadra che abbia maggiori motivazioni. Adesso, all’<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allianz Stadium </b>arriva il Napoli di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri,</b> in una partita che molto probabilmente deciderà lo scudetto. Ci saranno le giuste motivazioni per la Juventus?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimiliano-allegri.jpgSiNla-juve-che-ti-aspetti-1013413.htmSi100451001,02,03030205
1191013406NewsCampionatiPietro Anastasi, “Ma com’è amaro il calcio in certe situazioni”20180412201994La Juventus nel cuore, tra ricordi e analisi di oggi.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Pietro Anastasi finì per essere il simbolo vivente di un’intera classe sociale: quella di chi lasciava a</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">malincuore il meridione per andare a guadagnarsi da vivere nelle fabbriche del Nord”.</b> Così scriveva <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro Baricco</b>, torinese di nascita, scrittore, saggista, sceneggiatore, regista e noto esponente della narrativa italiana contemporanea. E, in effetti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b> ha rappresentato attraverso il calcio un periodo storico importante del nostro Paese. La sua lunga carriera di calciatore siciliano partito dalla Massiminiana di Catania, per passare al Varese e poi percorrere la strada del suo destino glorioso con la Juventus, si è legata all’avvocato Agnelli e soprattutto a Giampiero Boniperti, il quale l’ha subito accolto a braccia aperte come fosse un figlio. Pietro Anastasi ha compiuto da poco 70 anni, ma segue sempre la sua Juve come fosse un tifoso qualunque; retaggio di una passione antica per la Vecchia Signora che si è incarnata in lui fin da piccolo, prima ancora che il destino gli affidasse quella maglia numero 9 a strisce bianconere che gli appartenne per molti anni. La sua casa di Varese è tappezzata di ricordi indelebili che parlano di un passato bianconero che si è alternato alla maglia azzurra e a quella nazionale che fu campione d’Europa a Roma, grazie anche a un suo indimenticabile gol in mezza rovesciata contro la Jugoslavia. Frammenti e bagliori di un calcio d’altri tempi, che romanticamente ci pongono davanti al tempo che è <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>fuggito via inesorabile, ma che ci fa riflettere anche tecnicamente come il pallone e gli uomini che gli gravitano attorno sono cambiati profondamente. Ma con Pietro Anastasi preferiamo parlare di oggi, perché è quello che interessa maggiormente ai tifosi e a tutto il mondo Juve. Del Campionato, di Allegri, dei calciatori a sua disposizione, ma soprattutto della Champions. Già, della Champions! E non è un caso che abbiamo voluto ascoltare il parere di Anastasi a tarda sera, proprio sul finire delle fasi concitate della partita di ritorno contro il Real Madrid. Una grande delusione provocata da un arbitro incapace, che elimina in extremis una Juventus in vantaggio di 3 gol a 0 e pronta a fare i tempi supplementari. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Juve, purtroppo, nonostante una prestazione epica non è riuscita nell’impresa di raggiungere le semifinali di Champions. Qual è il tuo pensiero in merito?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Fa male uscire di scena in questa maniera, perché in base a ciò che si è visto chiaramente in campo, la Juve meritava di giocare i tempi supplementari. Il rigore dato all’ultimo minuto non c’era assolutamente, per me l’arbitro non ha dimostrato carattere e capacità professionale. E’ amara questa eliminazione, soprattutto in virtù del fatto che la Juve ha saputo riscattare in maniera eccelsa la brutta prestazione dell’andata. Allegri non ha fatto cambi, perché la squadra stava facendo bene e sarebbe stato rischioso apportare modifiche in alcune zone del campo che avrebbero potuto peggiorare la situazione. Per me, l’unico neo è stato Higuain che ha giocato male e non è stato in grado di incidere sulla partita. Per il resto nulla da dire. Adesso facciamo il tifo per la Roma che è l’unica italiana rimasta. Ma com’è amaro il calcio in certe situazioni.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pietro, ma che idea ti sei fatto di questa Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve lascia un po’ a desiderare come gioco, ma è sempre lì a vincere scudetti e coppe in maniera essenziale. D’altra parte, la storia del calcio ci insegna a ricordare sempre chi vince e non come si vince. Se hai giocato bene o male nessuno lo ricorda, ma se hai vinto o perso resta sempre in mente a tutti.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non pensi che per competere maggiormente in Europa, alla Juve<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>manchino due Top Player?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Diciamo che sarebbe meglio alzare di più l’asticella per giocarcela meglio con il Real Madrid, il Barcellona e il Bayern Monaco. La squadra è forte dei suoi campioni già in rosa, tuttavia, ritengo che bisognerebbe fare ancora un piccolo sforzo per renderla ancora più competitiva in Europa.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi di Max Allegri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso tutto il bene possibile, perché tutti i cambi che fa sono sempre azzeccati. Magari sbaglia qualche volta nel mettere in campo la formazione giusta, ma poi si ravvede subito a partita in corso.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Allora sei d’accordo con lui, quando dice di far danni ma poi li ripara?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, è la sua caratteristica.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dell’attuale rosa della Juve, quali giocatori devono essere sostituiti per avere maggiori chance in Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che si debba partire dalla difesa, perché adesso con Barzagli e Chiellini è diventata troppo vecchia. La fase di rinnovamento è necessaria e sono sicuro che i giovani presi dall’Atalanta faranno subito bene.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Secondo te Buffon giocherà ancora un anno, oppure chiuderà definitivamente la sua splendida carriera?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A parte l’espulsione di stasera, avvenuta durante le ultime fasi concitate della partita, Gigi ha ancora tanta voglia di giocare. Certamente a 40 anni, sostenere il peso di un calcio ad alti livelli comincia a essere pesante. Tuttavia, ritengo che nonostante qualcuno cominci a lamentarsi di lui, Buffon resta ancora una garanzia tra i pali. Una cosa è certa, se continua a giocare nella Juventus deve fare il titolare e non la riserva di qualcuno. Sono scelte da ponderare attentamente, sia da parte sua che dalla società.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pietro, mi sai dire perché Allegri ha quasi messo da parte Marchisio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che Marchisio non abbia recuperato al 100% la sua condizione fisica. Non c’è altra spiegazione per un giocatore che se sta bene deve giocare assolutamente titolare nel centrocampo della Juve.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Parlando invece di scudetto, pensi che si deciderà nella partita contro il Napoli?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che potrebbe decidersi addirittura domenica prossima, perché se la Juve vince contro la Sampdoria e il Napoli pareggia a Milano contro il Milan, i sei punti di differenza a sei giornate dalla fine del campionato, sarebbero sufficienti ai bianconeri per vincere lo scudetto.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, nonostante le fatiche accumulate dal match di Champions contro il Real Madrid, confidi in una vittoria della Juve contro la Sampdoria?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non sarà semplice, anche perché mi sovviene che la prima partita che abbiamo perso in campionato è stata proprio contro la Sampdoria. La squadra di Gianpaolo è temibile per la sua qualità di gioco, ma come ti ho detto pocanzi, penso che la Juve vincendo in questo turno di campionato abbia la possibilità di allungare il suo vantaggio sul Napoli.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi-ma-com-e-amaro-il-calcio-in-certe-situazioni-1013406.htmSi100451001,02,03030204
1201013403NewsCampionatiSpalletti, se non porti l’Inter in Champions hai toppato20180410174930Il tecnico toscano non sembra indenne da colpe che evidenziano la mancanza di continuità di risultati. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lo ritenevamo (e forse lo riteniamo ancora) il salvatore della patria interista. Un allenatore capace di apportare ordine in una società e uno spogliatoio non sempre esemplare nelle idee da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Luciano Spalletti</b> è arrivato quest’anno sulla panchina nerazzurra, reduce da un anno di Roma in cui pur avendo fatto sostanzialmente bene, è stato coinvolto da mille polemiche e contrasti con i tifosi per la questione legata a Totti. Da quest’anno, come dicevamo, è arrivato a Milano in quella sponda nerazzurra che essendo fuori da ogni competizione europea, vuole raggiungere un posto per la partecipazione alla Champions League del prossimo anno. A questo punto del campionato, Lazio, Roma e Inter si giocano l’accesso alla coppa più importante che garantisce prestigio, ma soprattutto quegli introiti economici che sono importantissimi per queste tre società. Più che la Lazio di Inzaghi che è la vera novità non prevista all’inizio di campionato, per Roma e Inter se dovessero fallire l’obiettivo Champions si potrebbe parlare di fallimento. Ma la squadra che domenica scorsa ha deluso le aspettative dei suoi tifosi è stata maggiormente l’Inter di Spalletti che non ha saputo approfittare della sconfitta della Roma, la quale <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>contro la Fiorentina già pensava al ritorno del match di Champions contro il Barcellona. Ebbene, l’Inter di Spalletti che aveva fatto un’ottima partita nel recupero del derby infrasettimanale, nonostante non fosse riuscita ad andare oltre lo 0 a 0, ha perso malamente il match fuori casa contro un Torino che ha sfoderato una prestazione maiuscola. Questa debacle della squadra di Spalletti, si pone davanti a un quadro di situazioni che lasciano pensare a momenti in cui il coach toscano non riesce a costruire un gruppo capace di ottenere continuità di risultati. Infatti, non dimentichiamo la positiva partenza dell’Inter all’inizio di campionato, che si è protratta fino a metà dicembre. Poi, un lungo periodo di crisi di risultati ha fatto temere i tifosi nerazzurri di non potere più recuperare i punti persi per entrare all’interno della quarta posizione. Ma da tre partite a questa parte Spalletti ha sostituito <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vecino,</b> spostando davanti alla difesa quel Brozovic che aveva fallito come trequartista e inserendo Raphina a centrocampo. Così l’Inter ha subito ripreso il cammino interrotto e ritrovato gioco e risultati. E, visto i buoni risultati ottenuti, non capiamo perché il tecnico nerazzurro contro i granata abbia deciso di rimettere in squadra <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b>, lasciando in panchina <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Raphina</b>. Secondo noi è stata una decisione errata, visto che il giocatore brasiliano ha dimostrato di essere in forma e di aver capito come inserirsi nella manovra d’attacco interista. E’ vero, Sirigu ha fatto delle grandissime parate, ma l’Inter di Spalletti non era la stessa, perché mancava l’inventiva in un zona del campo nevralgica per aiutare gli attacchi di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Icardi</b>, apparso troppo solo e mai supportato dagli avanti nerazzurri. Riteniamo dunque che l’apparente sicurezza di mister Spalletti, questa volta si sia tramutata in una sorta di chissà quale improvviso pensiero nel rispolverare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero</b> visibilmente avulso dal gioco. E adesso che mancano sette partite alla fine del campionato, pensiamo che se Spalletti porterà l’Inter in Champions avrà raggiunto quell’obiettivo minimo che la società nerazzurra si era prefissata all’inizio. Se invece non dovesse riuscirci, allora si parlerà giustamente di flop e cioè di un fallimento che ridimensionerà il mister toscano tanto osannato inizialmente, come fosse la soluzione necessaria per risolvere tutti i mali dell’Inter. Vedremo cosa accadrà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNspalletti-se-non-porti-l-inter-in-champions-hai-toppato-1013403.htmSi100451001,02,03030183
1211013399NewsCampionatiAdesso c’è un “Mondo” anche lassù20180329204252Il calcio piange la morte di Emiliano Mondonico<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono contento di tornare a respirare il profumo dell’erba”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Una frase emblematica che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Mondonico</b> disse sette anni fa dopo avere subito un delicato intervento chirurgico per un tumore all’addome. Sembra ieri che è ritornato a vivere in mezzo ai suoi giocatori, al pallone che è vita e che per lui non ha mai smesso di rotolare. Negli ultimi anni è apparso spesso in TV come opinionista della Domenica Sportiva durante gli Europei del 2014. Da qualche tempo si era ritirato dalle scene pubbliche per riposarsi, ma senza mai mollare quello spirito combattivo che lo ha caratterizzato lungo l’arco della sua vita. Ma oggi, dopo avere lottato tanto ed essere stato l’allenatore che portò la classe operaia del calcio in paradiso, il “Mondo” ci ha lasciato. Aveva 71 anni ed era un gran conoscitore di quel calcio che per lui era fatto di pragmatismo piuttosto che di fatiscenti estetismi. Palla lunga e pedalare. Era concettualmente il suo calcio, la sua idea di gioco in cui bisognava fare molta attenzione all’avversario per poi colpirlo in contropiede. Una cultura antica che ha dato i suoi frutti e che lo ha reso l’allenatore che disse: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“la partita non è finita finché non è finita”.</b> Un po’ come dire che bisogna crederci fino alla fine e non mollare mai. Così come ha fatto con la sua malattia, capace com’è stato di affrontarla e combatterla a viso aperto. Mondonico viveva un mondo a sé rispetto ai colleghi più illustri e blasonati di lui, era uno che preferiva i fatti alle parole. Ha allenato molte squadre, ma quelle con cui ha scritto una parte di storia indelebile sono state principalmente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta e Torino</b>. A Bergamo è arrivato dalla Cremonese e nel campionato ’87- ’88 ha guidato l’Atalanta di Stromberg che militava in Serie B. Finalista in Coppa Italia, ha partecipato alla Coppa delle Coppe arrivando in semifinale. Il 4-4-2 era il suo credo tattico, quello pragmatico che si opponeva all’estro del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Napoli di Maradona, del Milan di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sacchi e dell’Inter</b> che mieteva successi su successi. Così l’Atalanta, pur non avendo in squadra i grandi campioni, con Mondonico si piazzò al sesto posto nell’89 e fu settima nel ’90. Comincia quindi la sua scalata al Toro di Borsano, dove trova quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lentin</b>i che sembrava essere il suo erede ufficiale per caratteristiche simili alle sue. Ma in quel Toro c’erano anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mussi</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fusi</b> in difesa, l’ex giocatore del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid Martin Vasquez</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vincenzo Scifo,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Casagrande</b> e un giovanissimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Christian Vieri</b>. Quel campionato ’91-’92 per il Toro fu un anno da ricordare per i dettami del “Mondo”, per i suoi giocatori di grande levatura tecnica e per il fatto che i granata si classificarono al terzo posto in campionato e furono finalisti di Coppa Uefa dietro l’Ajax, dopo avere eliminato il Real Madrid. Ma l’immagine indelebile di Mondonico, cui è legato il vero spirito Toro, resta sempre quell’episodio di storia granata in cui il 13 maggio del 1992 in occasione della finale di ritorno contro l’Ajax ad Amsterdam, alzò al cielo una sedia in segno di protesta contro l’arbitro, il quale non diede al Torino un sacrosanto rigore che gli costò l’ingiusta sconfitta. In quella occasione emerse l’animo di un Mondonico capace di controbattere vivacemente il macroscopico errore arbitrale, che sgretolò il grande sogno granata di vincere quella Coppa. Nostalgie e rimpianti si intersecarono ai ricordi in agrodolce di quegli anni che rappresentarono il simbolo di un Toro che si sposò bene al temperamento del “Mondo”. Sembravano nati l’uno per l’altro. Così lo ricordano oggi al Toro, con l’affetto incommensurabile verso chi ha dato tanto nel rispetto della grande storia granata. E’ la storia di un allenatore unico e di un uomo che ha saputo associare alla tecnica e alla tattica delle sue squadre, quei valori sportivi che vanno oltre le mode di un calcio che è cambiato nel tempo. Per questo oggi il pallone rotola a fatica; piange la scomparsa di un uomo speciale e pragmatico come il calcio che intendeva. Adesso, c’è un “Mondo” anche lassù.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-mondonico.jpgSiNadesso-c-e-un-mondo-anche-lasso-1013399.htmSi100451001,02,03030212
1221013396NewsCampionatiAchille Muzzarelli, tra piacevoli ricordi e aspre delusioni granata 20180320194811Foto Edoardo Covone Famiglietti Intervista a un granata doc, che da tanti anni è capostipite dell`industria artigianale della pasta fresca. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita che ci piace ascoltare e poi raccontare per la loro semplicità. La vera storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Achille Muzzarelli,</b> continuità di un’antica casa artigianale che opera nel settore della pasta fresca di prima qualità, ci ha attratto e anche emozionato. Già, l’emozione nel ricordo di un bambino che nel lontano1949 aveva solo dieci anni e oggi ha voglia di raccontarsi, di rivivere romanticamente ciò che sembra ingiallito dal tempo. Achille, fin da bambino è stato un fervente tifoso del Toro e per indole famigliare si è appassionato alla maglia granata del Grande Torino, legandosi specialmente al capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentino Mazzola</b>. Un giorno, di quel fatidico anno, prima che avvenisse la tragedia di Superga, Achille ricevette da Mazzola un distintivo del Toro. Fu un momento emozionante per quel bimbo che adorava il capitano, simbolo di una storia che si è cucita sulla pelle in maniera indelebile. Dopo quel tragico evento dello schianto dell’aereo che riportava a casa il Grande Torino da Lisbona, Achille promise a se stesso e a papà Giuseppe, che avrebbe trovato il modo di onorare il ricordo del Capitano di quella invincibile squadra che tanta gente fece innamorare. Ebbene, nell’occasione della rinascita dello stadio Filadelfia, Achille ha mantenuto quella sua antica promessa, legando il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pastificio Bolognese</b> e tutta la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Muzzarelli</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pennone dedicato a Valentino Mazzola</b>. Storie di cuore, di promesse mantenute, di inesauribile orgoglio per aver portato a termine una promessa quasi sacra. Una sorta di gratitudine per quel piccolo distintivo del Toro ricevuto in dono, e che oggi è pure un po’ arrugginito dal tempo. E’ la bellezza di un calcio che appare come qualcosa che inorgoglisce per fede sportiva, ma che poi coglie sfumature di vita che vanno oltre ogni cosa. In fondo è questo, è il gusto delle piccole cose, dei piccoli gesti che diventano improvvisamente grandi per la loro semplicità. Storie di vita che ti riconciliano con un mondo spesso banale, arido di sentimenti, sempre più proiettato verso una superficialità che appare inarrestabile e senza freni inibitori. Ma, per fortuna, ci sono storie romantiche come questa di Achille, capaci di strapparci attimi di riflessione sul significato semplice di vivere una vita a misura d’uomo, con la naturalezza che va alla ricerca dei sentimenti, delle relazioni tra le persone che restano alla base di ogni cosa. Da un piccolo pensiero del campione leggendario, la grandezza di un sentimento portato avanti per tanti anni con il segno tangibile della riconoscenza. E sullo sfondo di quel Pennone del nuovo Filadelfia che si erge orgoglioso e imponente sotto il cielo azzurro diventato metaforicamente granata, rivediamo le sagome nitide di capitan Valentino Mazzola che regala il distintivo del Toro al bimbo Achille, sotto lo sguardo commosso di papà Giuseppe Muzzarelli. Non è una storia inserita nel libro “Cuore” di De Amicis, ma più semplicemente la realtà di un fatto accaduto tanti anni fa. Qualcosa che parte dal pallone e arriva direttamente al cuore. Certo, se pensiamo alla crisi attuale del Toro, alle contestazioni e alle brucianti delusioni dovute all’attuale opacità granata, anche la storia di Achille, così ammantata di zucchero e cannella, ci sembra quasi una favola da raccontare ai bambini prima di dormire. Ed è per questo che una mattina di fine inverno, abbiamo pensato di incontrare il tifoso Achille per capire bene quella che è la sua idea sul Toro. Naturalmente, il tema più scottante resta l’attuale crisi granata. Vediamo di sviscerarla insieme.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Achille, cos’è il Toro per te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un qualcosa che mi è rimasto nell’anima fin da bambino, in cui mio padre mi portava in spalla da Piazza Carducci allo stadio Filadelfia per vedere il Grande Torino”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Romantiche note granata di tanti tifosi, che appartengono alla generazione del dopo guerra.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, sono un innamorato. Se guardo il Toro sono trasportato dal sentimento, se vedo invece un’altra partita riesco a individuare chi gioca bene da chi gioca male. Poi, se penso a quel distintivo regalatomi da capitan Mazzola che mi è stato appuntato sul mio vestitino pulito, inamidato e ben stirato in quel triste dopo guerra, riesco a commuovermi ancora oggi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che sai tutte le formazioni del Toro di allora?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, ogni tanto vado a rivedermi i poveri e scarni filmati di allora e non faccio altro che emozionarmi, al cospetto di ciò che stiamo vivendo oggi noi tifosi del Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, una squadra che oggi sembra allo sbando e senza un presente che possa far sperare nel futuro.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che il vero spirito del Toro sia morto con il presidente Rossi. Ricordo come giocava quella squadra che appariva sempre carica di rabbia, grinta e determinazione. Poi il nulla. Pian piano il mio Toro è sparito nel nulla e si è caratterizzato nel saliscendi tra campionati di Serie A e B. Adesso siamo diretti da un presidente attento dal profilo finanziario ma mai animato dal punto di vista di un miglioramento della squadra. Possiamo elencare grandi plusvalenze, efficienza di bilanci corretti che garantiscono l’allontanamento dal pericolo di debiti, ma non abbiamo più i risultati e lo spirito Toro. Quello ci manca assolutamente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma quali sono le vere cause per cui questo Torino non è mai all’altezza della situazione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Secondo me non ci sono più quei grandi vivai del passato. Non ci sono più i Vatta, gli Usseglio, non ci sono più i ragazzini che crescevano e poi esordivano nel Toro. Oggi i calciatori giocano per il denaro e non si appassionano ai vecchi sentimenti legati alla maglia”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso poniamo in analisi la crisi del Toro, prescindendo dai sentimenti. E’ solo la società ad essere responsabile?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ribadisco il concetto di un Torino amministrato unicamente per far quadrare i bilanci. Cairo tratta il Toro come un suo business, una sua industria e non come una squadra di calcio. Poi abbiamo un direttore sportivo che non è all’altezza della situazione. Petrachi, infatti, vende i pezzi migliori per prendere delle probabili promesse che non ci sono. E che dire del “povero” Comi che ha le mani legate, visto che ha tante idee mai suffragate dal presidente..”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, viene fuori l’immagine di un Torino pragmatico nei conti e scarso in materia calcio. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, le plusvalenze hanno la precedenza su tutto. Ma che squallore non crescere mai come squadra!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi di questo continuo gettar le colpe su Mihajlovic da parte del presidente Cairo, per difendere a spada tratta Mazzarri. Lo ritieni giusto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Secondo me Mihajlovic era un allenatore da Toro, come mentalità e grinta. Ma forse era carente nella gestione della squadra e nella comunicazione con i media. Mazzarri non mi ha mai convinto, piuttosto avrei visto bene un Gasperini, ma anche Davide Nicola sembra adatto allo spirito Toro. Bella quella sua dipartita in bici da Crotone per arrivare al Filadelfia e poi andare a Superga per onorare il Grande Torino. E invece Cairo ha preferito sostituire in corsa Mihajlovic, con cui era stata fatta la preparazione estiva e programmato un certo percorso. Adesso i giocatori risultano impreparati sotto l’aspetto atletico e mentale. Insomma, c’è tanta confusione e i risultati non possono essere altro che questi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Scelte e situazioni sbagliate che sono da imputare a Cairo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un presidente giusto, quando vede dei giovani come Benassi o Zappacosta che possono creare lo zoccolo duro della squadra, non li vende per il solo fatto di incrementare le casse della società, ma semmai li tiene con l’intento di acquistare giocatori altrettanto validi. E’ vero, si è tenuto Belotti che purtroppo è l’ombra di ciò che è stato l’anno scorso, ma è arrivato un inconcludente Niang che mi risulta non sia costato poco. Penso che si debba dare fiducia ad alcuni giovani della Primavera, ricostruendo la squadra con giocatori esperti e qualitativamente validi anche se costosi, ma non demotivati dall’essere stati scartati da altre squadre”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarà questo uno dei tanti motivi, per cui il campionato del Toro negli ultimi anni finisce a febbraio o marzo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nel mercato di gennaio c’era la possibilità di rimediare a certi errori fatti nella prima campagna acquisti. E allora penso a un centrocampista che potesse creare un po’ di gioco e un altro attaccante <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>come Zapata che potesse aiutare Belotti. Come sai non è arrivato nessuno. Si poteva fare meglio, invece ci troviamo ad ascoltare le cattiverie di Cairo contro Mihajlovic in una confusione totale. Che delusione! Per forza che i vecchi tifosi del Toro come me, non fanno altro che rimpiangere il passato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se avessi l’opportunità di parlare a Cairo, cosa gli diresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Di cambiare Petrachi e di mettere un direttore sportivo che sappia di calcio e che non pensi solamente di portare a casa bilanci favorevoli alla società, ma che si impegnino a costruire una squadra competitiva sotto tutti gli aspetti. Il Toro e i suoi tifosi lo meritano”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, per il bene del Toro è necessario cambiare solo il direttore sportivo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che trovare un altro presidente che abbia la stessa attenzione nei bilanci come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Cairo, sarà difficile. C’è il pericolo di finire nelle mani dei cinesi, dei russi o degli arabi e poi non si sa come potrebbe andare a finire. Magari avremmo tanti soldi, ma non si sa come li amministrerebbero. Per questo, penso che il cambio di Petrachi sia necessario per costruire una vera squadra di calcio”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Achille, riesci ancora a vedere un barlume di luce nel futuro del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I ragazzi di oggi si affezionano prevalentemente ai giocatori e alle squadre che vincono, fanno le Coppe Europee e abbiano visibilità. Queste sono cose che mancano sempre di più al Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, Forza Toro Sempre?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, forza Toro sempre. Il Toro è nell’anima e non si può cambiare. Nonostante tutto!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-achille-muzzarelli-(533x800).jpgSiNachille-muzzarelli-tra-piacevoli-ricordi-e-aspre-delusioni-granata-1013396.htmSi100451001,02,030301137
1231013395NewsCampionatiLa crisi del Toro parte da lontano20180319163734La sconfitta interna del Torino contro la Fiorentina ha aperto la crisi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Essere presidente del Toro non vuol dire vedere il calcio come semplice passione distensiva della domenica. E non vuol neppure giustificare la sistematica dipartita da Milano per venire a Torino, sistemarsi sulla seggiola della tribuna vip dello stadio e rilassarsi allontanando gli eventuali pensieri di lavoro legati a <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>RCS, LA7 e CAIRO COMMUNICATION. No, non basta, perché si dà il caso che quella squadra di Torino che viene a vedere per sola passione calcistica è un’altra delle sue aziende, presidente Cairo. Questo è bene ricordarlo, qualora se ne fosse dimenticato! Parlare della crisi del Toro ci sembra quasi di continuare a sparare sulla croce rossa. Dopo avere scritto di tutto e di più su questo argomento che è stato pensato e pubblicato senza mai un riscontro di miglioramento, adesso è anche difficile non disarmarsi davanti a un’evidenza diventata persino stucchevole. Quattro sconfitte consecutive non sono cosa da poco. La contestazione manifestata durante la partita casalinga contro la Fiorentina, è chiara di una situazione insostenibile che affonda le sue radici proprio nei meandri di una molteplicità di errori fatti senza fine. A questo punto disamorarsi di Toro diventa quasi terapeutico, anche in coloro che quando si incontrano per strada hanno ancora voglia di dire la solita frase: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“FORZA TORO” – “SEMPRE”.</b> Sì, forza Toro per sempre! Ma la delusione di una società vecchia, incapace, pragmaticamente portata al denaro da incassare e spendere centellinando ogni minimo movimento&nbsp;capace di inibire le idee progressiste nel fondare un progetto moderno di calcio vero, beh, lasciatecelo dire, snerverebbe persino i più tiepidi affezionati a una tifoseria che storicamente è tra le più appassionate d’Italia. Figuriamoci tra i più accesi! Il Torino è ammalato. Questo è evidente! Due tecnici (Miahajlovic e poi Mazzarri), una squadra di mediocri, un presidente, un direttore tecnico e uno staff dirigenziale preposto a studiare il presente e il futuro granata, hanno fallito su tutto. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Forse la cultura del Torino calcio deve cambiare cominciando dalla propria gente e dagli antichi pensieri che parlano sempre di “sfiga cosmica”, piuttosto che di “tragedie senza fine”. Non c’è passato se non c’è presente. E se non c’è presente, come potrà mai esserci un futuro? La dirigenza Pianelli fu la prima a fondare una nuova era dopo il Grande Torino, ma nessuno ne raccolse mai l’esempio per una continuità di ammodernamento mentale e gestionale che si presentava necessario. L’orgoglio e la retorica di un passato davvero unico, ha sempre prevalso sul “mai andare avanti” e sul “mai adeguarsi ai tempi”, compiacendosi sempre dietro mille alibi. E’ tempo di cambiare dal basso, dando un chiaro messaggio di voglia di ammodernamento per il presente e il futuro. Stimolare la società per dire di essere cresciuti, di avere delle ambizioni e di non accontentarsi più del quasi niente. Non sappiamo quanto questo possa servire, ma siamo certi che la società prima o poi capirà che il Torino vuole stare sempre in alto alla classifica per raggiungere mete ambiziose. Non bastano più i perenni ricordi di una società fallita, poi rimessa in sesto dai lodisti e acquistata con evidenti pensieri di investimento commerciale e promozione d’immagine da parte dell’attuale presidente Cairo. Il Toro deve crescere nel suo interno. E’ il presente che conta, per costruire le fondamenta in un futuro che vuole interessare e appassionare le nuove generazioni di fede granata. Altrimenti si resterà sempre fermi con i nostalgici parrucconi, un Toro da metà classifica e attento a non retrocedere in Serie B. Quasi fosse una vittoria, quasi fosse un orgoglio. No, l’orgoglio granata è di tutt’altra natura. Si provi a dirlo con l’esempio dei fatti a questa presidenza e a questa squadra. La maglia del Toro deve rappresentare il presente e il futuro. Il passato è storia, è amore, è orgoglio. Sacro e intoccabile resti il pensiero commemorativo del Grande Torino, della tragedia di Superga, di Meroni, di Ferrini, del sentimento romantico legato al vecchio e glorioso Fila e di tutto ciò che appartiene alla storia granata, ma basta girarsi indietro perché così facendo si perderà di vista il domani.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNla-crisi-del-toro-parte-da-lontano-1013395.htmSi100451001,02,03030202
1241013387NewsEditorialeIl mondo del calcio dà l’ultimo saluto a Davide Astori20180308171928Ecco i momenti di vita in cui ogni cosa si ferma<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che cos’è la vita. Che cos’è la morte. E che cos’è il calcio, capace di racchiudere sentimenti così profondi, controversi e al contempo uguali. Già, da quanti pensieri sono stato assalito durante i funerali di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. Pensare alla sua incredibile morte fa male. E Firenze gli ha dato l’ultimo saluto in una piazza gremita di persone, proprio davanti alla Basilica di Santa Croce in cui si sono svolti i funerali. Oltre diecimila persone con striscioni, bandiere, sciarpe e immagini con il volto di Davide, con fare composto si sono radunati in un silenzio rispettoso, commosso e assordante. Intanto il sindaco di Firenze ha proclamato il lutto cittadino che si prolungherà per tutta la giornata odierna, mentre i personaggi del mondo del calcio che entravano mestamente in chiesa si sono stretti in un unico abbraccio. Tutti, indistintamente. Perché ci sono momenti nella vita in cui certi antagonismi costruiti su basi di antiche ruggini non hanno motivo di esistere. E men che meno nel calcio, in cui lo scontro fisico, la smania di vincere per la supremazia tecnica, il prestigio e l’interesse economico, talora diventano accecanti e fanno perdere il sapore principe del senso del rispetto dell’altrui colore sportivo. Ed è stato bello vedere la riunione di tutte le bandiere, di tutti i giocatori, di tanti dirigenti che spesso usano toni al di sopra del dovuto e si perdono in spicciole polemiche da cortile. Ma oggi no, davanti alla morte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>, al suo ricordo e a ciò che ha saputo lasciare come preziosa eredità di stile e corretto comportamento, qualsiasi segno di inimicizia sarebbe stata stonata e fuori luogo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea e Diego Della Valle</b>, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Totti, Nainggolan, Florenzi, Spalletti,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borja Valero, Vecino, Pirlo e Marco Van Basten</b>, si sono associati alle delegazioni del Milan,del Napoli, della Spal,del Genoa, della Sampdoria,dell’Ascoli, della Cremonese. Ma soprattutto mi hanno fatto pensare positivamente gli scroscianti applausi dedicati alla Juventus, allorquando <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri, Landucci, Barzagli, Chiellini, De Sciglio e Buffon</b> sono entrati mestamente in chiesa. Poche ore di sonno per i ragazzi della Juve che con un aereo privato sono partiti da Londra per essere puntuali all’ultimo saluto di Astori, amico e per molti anche compagno di Nazionale. Ciascuno con la sua storia, con il suo bagaglio di esperienze fatte sul campo e nella vita privata, che pur si riflettono sul carattere e il proprio modo d’essere, ma che si concretizzano univocamente nella voglia di sentirsi uniti. La vita spezzata di Davide che è stata interrotta sul più bello da un destino beffardo, non fa altro che farci sentire partecipi all’unisono. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentini, juventini, interisti, milanisti, torinisti, laziali,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">romanisti, napoletani</b> e tutti gli amanti passionali del calcio giocato, hanno dato prova di maturità e di grandi sentimenti di partecipazione. Sì, perché la vita è unica e quando si perde in questo modo assurdo e in così giovane età, ogni cosa non ha più senso, neanche l’odio pallonaro. E intanto quella vita che fu di Davide Astori continua il suo incedere per chi resta e per chi da questa terribile storia ne ha ricavato momenti di saggezza e lunghi attimi di riflessione. Il calcio è vita, e come tale deve continuare. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“The Show Must Go On”</b> – “<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lo spettacolo deve andare avanti” -</b> non si può fermare, perché adesso la vita e il calcio continueranno a far parlare di sé per i suoi fatti e misfatti. Essere cronisti vuol dire anche non distrarsi mai e restare ancorati sul pezzo. Io, in questa occasione l’ho fatto, proprio nel momento in cui mi si richiede l’analisi sulla partita di Champions Tottenham Juventus che scriverò subito dopo. Ma davanti all’ultimo saluto a Davide Astori, alla sua storia, alla cronaca di una giornata di lutto per il mondo del calcio, nient’altro poteva avere precedenza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenzefl0711fl0711foto-davide-astori.jpgSiNil-mondo-del-calcio-da-l-ultimo-saluto-a-davide-astori-1013387.htmSi100451001,02,03030212
1251013386NewsCampionatiZaccarelli e Liboni in Sicilia per incontrare i tifosi del Toro20180307190354Trinacria Granata e Renzo Zambito hanno organizzato un evento per i tifosi siciliani del Toro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Renato Zaccarelli</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni,</b> un connubio di ispirazione granata che si interseca tra calcio e musica. Due mondi apparentemente diversi ma eguali nel loro legarsi ai sentimenti e a quella passione capace di sfociare nell’emozione più pura. Grande centrocampista di quel Torino di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Radice</b> che conquistò lo scudetto nel 1976 dopo 27 anni dalla tragedia di Superga, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renato Zaccarelli</b> è legato alla maglia granata da una lunga militanza professionale. Alto, elegante e di bella presenza, l’ex centrocampista del Toro ha ancora oggi un nutrito seguito di tifosi granata di tutta Italia, isole comprese. Ma anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni</b>, batterista e cantautore che ha scritto dieci inni ufficiali del Torino calcio interpretandone sei, ha un largo seguito di simpatizzanti tifosi del Toro che non mancano mai di cantare quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ancora Toro”</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">(io questa maglia sognavo da bambino)</b> che è entrata ormai nell’anima della gente granata. Prova ne è stato il successo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni</b> ha avuto la scorsa estate a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milazzo (Me),</b> quando è stato invitato a presentare il suo libro racchiuso in un cofanetto comprendente un cd che porta il titolo dell’inno ufficiale del Toro. Ebbene, i due personaggi sono stati invitati in Sicilia per un viaggio itinerante che partirà da Agrigento il prossimo 22 marzo e terminerà il giorno 25 dello stesso mese. Due cuori Toro che sono attesi con trepidazione dalla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Trinacria Granata</b> e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>dall’organizzatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Zambito,</b> che con orgoglio contribuiscono alla passione granata in una terra che pur lontana logisticamente da Torino, non fa precludere mai la sua nutrita presenza alle varie partite che la squadra del cuore gioca in casa e fuori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Agrigento e la Valle dei Templi, Noto, Siracusa, Raddusa, Rosolini, Taormina e Fiumefreddo,</b> rappresentano le tappe di un tour granata che si dipana tra storia, cultura, bellezze paesaggistiche e succulente prelibatezze siciliane. Ma per capire meglio quello che sarà l’itinerario di questo mini viaggio in terra di Sicilia da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zaccarelli</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Liboni</b>, abbiamo pensato di intervistare proprio il cantautore dell’inno del Toro, divagando anche su quello che è il suo pensiero sul Torino di oggi. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Valerio, vogliamo parlare di questo viaggio che farai assieme a Zaccarellli nel cuore della Sicilia granata?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sì, con piacere. Il tour che faremo in Sicilia dal 22 al 25 marzo compreso, è stato organizzato dalla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Trinacria Granata</b> nel nome di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Zambito</b>. Come hai già detto, andrò assieme a Renato Zaccarelli per partecipare alla manifestazione dal titolo : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cena con Renato Zaccarelli e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni, autore dell’inno del Toro”.</b> Porterò con me i cofanetti di “Ancora Toro” che presenterò a tutti i tifosi granata. Sarà una festa in cui si ricorderà il Toro dell’ultimo scudetto, grazie alla presenza di Zaccarelli. Ma si parlerà anche del mio libro e del Torino di oggi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Canterai dunque l’inno “Ancora Toro” e altre canzoni della tua carriera artistica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Penso che i tifosi vorranno ascoltare in primis l’inno del Toro, e poi se ci sarà l’occasione farò un revival della mia lunga carriera di cantautore”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ vero che tra i tifosi granata in Sicilia si sta cercando di ampliare ancora l’evento con aperitivi e pranzi conviviali?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Su internet ho letto qualcosa di simile, ma tutto è rimandato agli organizzatori e anche ai vari impegni di Renato Zaccarelli. Certo, l’idea è piacevole, ma vediamo cosa ne verrà fuori”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, ritorni in Sicilia dopo il successo che hai ottenuto la scorsa estate a Milazzo. Immagino che ti sei trovato bene!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Di questo nostro tour in Sicilia ho già informato il Dr. Andriolo e l’amico Salmeri, che la scorsa estate hanno organizzato un torneo di calcio a Milazzo con la partecipazione del Torino Primavera. Ho dato loro i contatti di Renzo Zambito per far conoscere il programma del tour. Mi fa molto piacere ritornare in Sicilia in questa circostanza. Devo anche dire che Milazzo mi ha colpito particolarmente per la sua bellezza paesaggistica e non è un caso che con il Dr. Andriolo abbiamo parlato di un eventuale ritorno durante la prossima estate. Mi piacerebbe davvero!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Senti Valerio, cosa pensi di questo Toro deludente per gioco, risultati e classifica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mi è stato riferito, anche se non posso rivelare la fonte, che Mazzarri ha rifatto la preparazione atletica che era già stata completata dal suo predecessore Sinisa Mihajlovic. Un segno inequivocabile di questo fatto è stato l’atteggiamento di De Silvestri, che non ha chiuso a dovere sul secondo gol del Verona. E poi la lentezza di movimenti che si è palesata nel corso del derby, lascia ancor più pensare a carichi di lavoro che sono più tipici della preparazione estiva, piuttosto che in questo periodo della stagione. Ecco perché i giocatori del Toro non corrono al cospetto degli avversari che sembrano saette”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma non pensi che i mali del Toro siano anche imputabili alla società?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“I mali del Toro partono da lontano, questo è appurato da sempre. Costruire un’ottima squadra di calcio, significa anche non vendere i giocatori più rappresentativi che costituiscono lo zoccolo duro del gruppo. E invece ti accorgi che già si parla di vendere Belotti per sostituirlo con Zaza o chissà quale altro acquisto non costoso dal punto di vista economico. Penso che Cairo costruisca delle squadre adatte alla metà della classifica, ma i tifosi sono profondamente delusi e questo lo avverto andando ospite nelle varie trasmissioni televisive. L’ambiente dei tifosi granata è convinto che il pensiero fisso di Cairo sia il bilancio e non la squadra. I risultati parlano chiaro e nel calcio nulla si fa se non si costruiscono basi solide e adatte al raggiungimento di prestigiosi obiettivi. Il Toro attuale è lontano da tutto questo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, il tuo “Ancora Toro” così carico di passione granata e antico romanticismo, sembra quasi in contrasto con tutto ciò che è il Toro di oggi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Non farò più un pezzo legato al Torino, perché questo rimarrà nella storia. E’ chiaro che sono molto dispiaciuto per questa situazione legata al Toro, proprio io che sono uno dei più vecchi tifosi granata. Alla soglia dei 70anni, visto che io ne ho 68, avrei voluto almeno una volta vincere qualcosa per scendere in piazza a festeggiare. Invece sono continue delusioni, perché penso che il presidente del Toro abbia investito i suoi soldi in altre cose”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questo mi fa pensare che la tua idea di Toro sia solo romantica!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Esatto. Se voglio vedere giocare al calcio fatto di spettacolo, divertimento e grandi ambizioni, rivolgo lo sguardo a squadre che calcano scenari europei. Il Toro è nel mio cuore, ma il calcio è un’altra cosa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Agrigentofl0711fl0711valerio-liboni.jpgSiNzaccarelli-e-liboni-in-sicilia-per-incontrare-i-tifosi-del-toro-1013386.htmSi100451001,02,03030448
1261013385NewsEditorialeTrovare un senso a ciò che un senso non ce l’ha20180306200990Davide Astori e la sua incredibile morte <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La morte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> ha lasciato tutti perplessi e smarriti per la sua incredibile realtà. Dopo l’esito dell’autopsia, infatti, il direttore del Centro di patologia vascolare dell’Università di Padova <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gaetano Thiene</b> e il professore di medicina legale dell’Università di Udine <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carlo Moreschi</b>, hanno stabilito che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Astori</b> è mancato per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“morte cardiaca con evidenza</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">macroscopica, verosimilmente su base bradiaritmica”.</b> Ma per capire meglio le cause della sua morte, saranno necessari gli approfonditi esami istologici i cui risultati saranno resi noti tra due mesi. Da quel momento si potrà avere un quadro completo su ciò che è successo in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> durante quella maledetta notte. Ma resta il fatto che morire a 31 anni disteso sul letto di un albergo mentre assapori il sonno notturno prima di scendere in campo per giocare una partita di pallone, è davvero impressionante. Davide era il capitano della Fiorentina, era il capitano che indossava la maglia numero 13 che da oggi in poi non sarà più indossata da nessuno che giochi con la viola o con i colori rossoblu del Cagliari. Sono le squadre in cui ha militato e in cui ha lasciato un incredibile ricordo di signorilità, di educazione che rasentava una discrezione forse neppure adatta al suo mestiere di calciatore. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> era un campione che giocava con grazia, mai arrogante e mai desideroso di prevaricare sull’altro, per questo suscitava ammirazione e affetto. Proprio come certi campioni del passato che pur avendo indossato una maglia sembrava le avessero indossate tutte; per questo si dice che è stato “un campione senza maglia” benvoluto da tutti. E <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> era così, amato da tutti per quel suo carattere schivo e al contempo trascinatore della sua squadra. Un fisico eccellente da sportivo vero, forte, cui non difettava mai la propensione allo sforzo fisico nell’allenamento, per migliorare le sue prestazioni da professionista serio. Per questo quella sua morte così improvvisa, fa rumore ancor più della morte stessa. E’ come cercare di trovare un senso a ciò che un senso non ce l’ha. Ma noi lo ricordiamo così, esemplare sotto ogni aspetto. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Udinefl0711fl0711foto-davide-astori.jpgSiNtrovare-un-senso-a-cio-che-un-senso-non-ce-l-ha-1013385.htmSi100451001,02,03030206
1271013380NewsCalciomercatoLichtsteiner non rinnoverà il contratto, ma arriverà Darmian.20180223171912Alla Juve è quasi fatta per l`acquisto dell`ex granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sempre sul pezzo questa Juve che non vuole farsi trovare mai impreparata e quindi costretta a dovere prendere decisioni affrettate. E’ come volere blindare quelle fasce che nell’assetto tattico di Allegri, assieme al centrocampo, rappresentano il punto nevralgico del possesso e del non possesso palla. Non c’è che dire, con l’arrivo dell’ex granata che adesso è in forza al Manchester United di Mourinho, la difesa della Juventus si sistemerà con più titolari, così com’è ormai nella politica di questa società in cui chi sta in panchina non si può ritenere una riserva. E’ la logica del calcio moderno che impone un tasso tecnico molto alto per poter fare fronte con qualità agli innumerevoli impegni di una stagione calcistica ad alti livelli. E la Juve che vuole essere sempre tra le prime società in Europa per restarci, ha da tempo individuato le strategie giuste per arrivare sempre in fondo alle competizioni cui partecipa. Con l’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matteo Darmian</b> si sistemerebbe una difesa composta da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini, Spinazzola, De Sciglio</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Barzagli, Caldara e Rugani,</b> indipendentemente da quello che sarà il futuro prossimo legato ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asamoah.</b> In realtà è già da un po’ di tempo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici </b>corteggiano il giocatore del Manchester United, il quale dopo due anni di appartenenza alla squadra di Mourinho non sembra essersi integrato come avrebbe voluto. Possono essere tante le motivazioni per questo inaspettato mini insuccesso (vedi anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pogba</b>), ma sulla qualità dell’ex granata e Nazionale non ci sono dubbi di sorta. Tra lui e mister Mourinho non c’è stato evidentemente quel feeling necessario per conquistare il football di Oltremanica. E così Matteo non vede l’ora di ritornare in quella città che lo ha lanciato dalla parte della sponda granata. Storie di un calcio in cui nulla è scontato e quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mai dire mai”</b> che spesso nasconde un ritorno dal quale si è partiti con tanto entusiasmo, non sempre deve essere interpretato come un insuccesso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-darmian.jpgSiNlichtsteiner-non-rinnovera-il-contratto-ma-arrivera-darmian-1013380.htmSi100451001,02,03030378
1281013376NewsCampionatiTorino – Juventus, un derby sempre affascinante20180216180745Allo stadio Olimpico del Grande Torino, si disputerà la 196ma stracittadina della Mole. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Sì, sono proprio lontani i tempi di quei derby dello scavetto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maspero</b> che fece sbagliare il rigore a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salas</b>, le corna di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ferrante</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maresca</b>, le dispute di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bettega </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Anastasi</b> contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pulici </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Graziani.</b> Erano anni di stracittadine torinesi sanguigne, legate a un calcio romantico ma anche di grande agonismo come quel campionato 1976-’77, in cui vincere significava anche contendersi lo scudetto fino alla fine. Vinse la Juve con 51 punti in classifica, mentre il Torino <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>realizzò soltanto un punto in meno con l’amara consapevolezza di aver disputato un campionato strepitoso. Quella fu una stagione bellissima, emozionante, in cui i derby di Torino non furono soltanto due, ma si sono protratti per tutto l’arco di un campionato in cui granata e bianconeri si inseguirono partita dopo partita. Così fu! Ma dopo avere aperto la finestra romantica sul passato del derby di Torino, veniamo all’oggi. Per le strade della città sabauda è già derby e tra i locali vicini allo stadio Grande Torino si notano i preparativi per la prossima domenica in cui Torino e Juventus si affronteranno alle 12,30. Le previsioni climatiche non sono buone, perché si prevede un cielo plumbeo e minaccioso di pioggia. Ma questi sono soltanto dettagli, sottigliezze che passeranno sicuramente inosservate, vista la grande attesa per questo 196mo derby della Mole. Il Toro si prepara con la solita antica furia granata e la Juve scenderà in campo per vincere, perché non vuole perdere terreno sul Napoli che lo precede in classifica di un punto. Ma per la Juve c’è pure da rivendicare il deludente 2 a 2 di Champions contro il Tottenham che non è ancora stato digerito dall’ambiente bianconero. Con il recupero di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marchisio</b> a centrocampo, la Juve ritornerà presumibilmente a quel 4-3-3 che dopo la sconfitta con la Sampdoria le garantì una serie di vittorie. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> dovrebbero affiancare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> molto arrabbiato per le eccessive critiche subite a seguito della partita di Champions. Il Torino che dall’arrivo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mazzarri</b> non ha ancora perso una partita, spera di raggiungere quella quota in classifica capace di dargli il diritto di partecipare all’Europa League. Non sarà semplice, ma la squadra del tecnico toscano di San Vincenzo sembra avere trovato la formula giusta con un centrocampo tutto muscoli che prevede <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rincon</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Obi</b>, più uno <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Iago Falque</b> sempre regolare nel suo impegno, che a differenza di prima non è gravato da compiti di interdizione ma più offensivi. E poi c’è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>che dopo tanta sfortuna e ripetuti infortuni, è ritornato al gol domenica scorsa contro l’Udinese. Sarà dunque un derby tutto da vivere proprio nel bel mezzo di una domenica di febbraio in cui molti tifosi eviteranno il pranzo a casa, per recarsi allo stadio e gustare il classico panino imbottito. E’ il derby, è la forza del pallone stracittadino che incanta, che fa palpitare e cogliere gli attimi che emozionano per un gol fatto, ma che pure deludono per una rete subita. C’è chi piange e c’è chi ride, così com’è la vita. Ed è proprio questo il fascino di due curve storiche, due bandiere che racchiudono trascorsi diversi spesso anche filosofeggiati dalla cultura granata e bianconera. Ma è il derby della Mole, è il guardarsi sportivamente in cagnesco, che attrae e attizza perché nessuno vuole perderlo. E’ un fatto di orgoglio e sentimenti legati a un pallone capace di mettere gli uni contro gli altri. Ma alla fine, per fortuna, si ritorna a ragionare con il cervello, non più con la pancia e in modo istintivo. Sì, perché tutto ha un limite, anche la gioia o la delusione di perdere un derby. I tifosi del Toro e della Juve lo devono ricordare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNtorino-juventus-un-derby-sempre-affascinante-1013376.htmSi100451001,02,03030186
1291013374NewsEditorialeCambiare squadra non è tradire20180210180510Una cultura calcistica ancora troppo lontana.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ insito nella mentalità della stragrande maggioranza dei tifosi, che cambiare maglia e squadra di calcio significhi tradire. E invece per un calciatore è qualcosa di fisiologico, soprattutto nell’oggi di un pallone in cui se si presenta qualcuno che ti fa un’offerta irrinunciabile, non puoi umanamente respingerlo. E’ la legge del professionismo di un calcio che tutti siamo pronti a criticare nel suo sistema, ma che poi ne confondiamo principalmente i contenuti, perdendoci tra sentimenti e romantici legami che non hanno più ragione d’essere. Sì, perché il calcio ad alti livelli è una professione e ogni offerta di lavoro va valutata e accettata se ritenuta migliore sia dal punto di vista economico che in prospettiva professionale. E allora cosa vuol dire essere mercenari del pallone? Vuol dire tutto e vuol dire niente, proprio per i motivi fin qui espressi. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Quagliarella,</b> da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi </b>e tanti altri casi in cui la ruggine e l’odio hanno scavato gli animi più sensibili, non è una cosa che finisce come fosse una breve o lunga storia d’amore, ma è più semplicemente la scelta di un qualcosa che possa darti il meglio. E tutto ciò non deve essere confuso con il rinnegare un passato che pur ti ha dato tanto. No, perché la “ratio” non è il frutto del pensiero di pancia, ma la riflessione apportata dalla testa. Certo,chi va allo stadio ha tutto il diritto di fischiare e di manifestare la delusione di non vedere quel giocatore rappresentativo che non indossa più la maglia del tuo cuore, ma quello che succede ormai come abitudine è l’espressione dell’ira, di quell’odio malsano che non è più qualcosa di sportivo, ma di pericoloso rancore che a livello umano può fare davvero male. E lo vediamo tutte le volte che Higuain ritorna con la Juventus a Napoli, mentre abbiamo pure visto cos’è stato il ritorno di Bernardeschi con la maglia della Juve a Firenze. E’ questione di cultura, perché dietro certe cose, anche se non sembra, ci sono storie personali che non sono sempre così sfacciatamente superficiali. Ricordate la storia umana di Quagliarella? Lui non aveva lasciato Napoli, il Napoli e la maglia azzurra che ama tanto, per un semplice andare a star meglio altrove, ma per storie personali che poi, a distanza di tempo, ha reso pubbliche. Questo deve farci riflettere tutti, perché le storie del calcio legate all’uomo non sono sempre così squallidamente banali e avvolte da considerazioni superficiali che fanno sempre capo al dio denaro. C’è la vita privata, c’è l’ambizione di migliorare professionalmente e c’è pure lo stimolo di qualcuno o qualcosa che ti propone di fare il salto di qualità. E’ legittimo, è sacrosanto e non è tradire!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711bernardeschi.jpgSiNcambiare-squadra-non-e-tradire-1013374.htmSi100451001,02,03030558
1301013368NewsEditorialeSocial si, social no, social ni.20180130115037Il calcio e i social.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Nessuno discuta l’importanza dei social, ma si metta in discussione la mancanza di equilibrio della persona. Certi post su Instagram o Facebook, mandano spesso messaggi volutamente allarmanti e privi di fondatezza. E’ il caso di calciatori ben pagati e capaci di svegliarsi al mattino e postare piccole frasi con l’intento di destabilizzare l’ambiente dei tifosi e della società cui sono legati da contratti carichi di milioni di euro. E’ il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurito Icardi</b> capitano dell’Inter, che in questo periodo di calciomercato ha pensato di postare su Instagram questa frase sibillina che può dire tutto e può dire niente : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Poder decir adios es crecer” </b>– tradotto – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Poter dire addio è crescere”</b> e accompagna pure il finale con l’ausilio di manine che hanno l’intento di salutare. Ma qual è il suo vero significato? Da un po’ di tempo si parla di un interessamento del Real Madrid, che vorrebbe inserire Icardi nella sua squadra per sostituire l’eventuale partenza di Cristiano Ronaldo, ma, a quanto ci risulta, ad oggi non c’è ancora nulla di concreto, almeno per quanto riguarda l’immediato. Se mai se ne riparlerà a giugno prossimo, attraverso una trattativa tra le due società che sembrerebbe <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>già essere in atto. Ma allora, qual è lo scopo di allarmare tutto l’ambiente nerazzurro attraverso questa frase? Probabilmente per farsi ascoltare di più, vantandosi pure di avere richieste altisonanti che possano farti crescere professionalmente. Un po’ come dire che andare a giocare a Ferrara contro la Spal, non è come calcare palcoscenici importanti come la Champions League. Naturalmente, questa è soltanto una nostra libera interpretazione di un post che è stato studiato ad arte per allarmare i tifosi, i quali sul web sono andati letteralmente in tilt. Dunque, resta il mistero di un calciatore che con la sua compagna Wanda Nara fa uso e abuso dei social, in cui i messaggi sono sempre ricchi di parole e immagini talora anche eccessive. Intanto la società nerazzurra, nel nome del direttore sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Piero Ausilio</b>, nega ogni contatto con qualsiasi società per la cessione di Icardi e al contempo dichiara che al momento non ci sono le condizioni per un eventuale acquisto di Pastore all’Inter. Sono i giochi di un calciomercato fatto di sogni, pochi soldi, bugie che nascondono verità e messaggi social creati spesso ad arte per mettere in difficoltà tutti. E allora, ecco che si ripropone il problema sull’importanza dei social, sul suo utilizzo e su una comunicazione non sempre all’altezza della suo vero significato. Dunque, Icardi lascerà l’Inter il prossimo campionato? Può darsi si, può darsi no! Questo è il dilemma che oggi si intrufola malignamente nell’ambiente nerazzurro, già scosso di suo per evidenti problemi legati a una squadra che gioca male e non sa più vincere una partita. Social si, social no, social ni!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-icardi.jpgSiNsocial-si-social-no-social-ni-1013368.htmSi100451001,02,03030174
1311013366NewsEditorialeDi Palma l’aveva detto: “Questo ragazzo diventerà un campione”20180127180776Gigi Buffon compie 40anni.Una splendida carriera coronata da tanti successi che hanno saputo mettere in evidenza anche una persona speciale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Erano gli anni in cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nevio Scala</b> era l’allenatore del Parma e, consigliato dal preparatore dei portieri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Palma</b>, decise di far esordire un ragazzino di 17 anni dal nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>. Era il 19 novembre 1995 in cui si infortunò il titolare Bucci e Scala preferì quel ragazzino pieno di verve, al secondo portiere Nista. Parava tutto e si buttava tra i piedi dell’avversario senza nessuna paura. Era forse l’incoscienza dovuta alla sua età, in cui i sogni sono sempre più forti di qualsiasi altro pensiero frenante della propria esuberanza. Comincia così la splendida carriera di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>, un uomo e un campione vero che oggi compie 40 anni. La maglia celebrativa è già pronta, anche se in edizione limitata, così come accade per quelle grandi ricorrenze che segnano un percorso di vita umana e professionale che è da esempio. Sì, perché questo numero 1 amato da tutti, si distingue per l’abilità di parare, ma soprattutto per i sentimenti forti che in maniera trasversale si manifestano attraverso la sua grinta, la determinazione, la forza carismatica da grande condottiero della Juventus e anche della Nazionale. Lui ha sempre messo la faccia davanti a tutto e a tutti, senza risparmiarsi mai, anche quando avrebbe potuto farlo. E’ il coraggio che non gli manca mai e che lo rende simpatico a tutti, anche quando davanti alle telecamere ha dimostrato senza pudore tutta la sua fragilità manifestata attraverso le lacrime di delusione per la mancata partecipazione della Nazionale ai prossimi mondiali di calcio. Ecco, quell’immagine è rimasta scolpita nel cuore di milioni di italiani, di sportivi, di tifosi juventini e anche di chi non ha nulla da spartire con il tifo bianconero, ma che apprezzano ugualmente l’uomo capace di essere anche il miglior numero 1 al mondo. Tutti sanno che se il pallone d’oro fosse assegnato anche ai portieri e ai difensori, oltre gli attaccanti, Gigi Buffon ne avrebbe conquistato sicuramente più di uno. Sono 40anni di ricordi indelebili che hanno segnato l’integrità di un atleta che ha fatto una parte di storia del calcio italiano, scrivendo pagine mai ingiallite dal tempo e che sono racconti di vita vera legata a uno sport spesso messo in cattiva luce per gli esorbitanti e stratosferici guadagni. Ma l’entusiasmo e la voglia di continuare per raggiungere ancora altri traguardi, non mancano di certo a Gigi Buffon. Lui non è ancora stanco di questa sua lunga e gloriosa carriera da capitano e medita ancora di rincorrere quell’unico trofeo che manca ancora alla sua carriera. E oggi quelle 40 candeline accese sulla torta augurale, illuminano il suo percorso di campione che non si è mai risparmiato, ed ha sempre agito con rispetto verso chi ha creduto in lui, proprio come quando la Juventus fu relegata in Serie B e Gigi fu tra i pochi a non abbandonarla. Avrebbe potuto farlo, non gli mancavano certamente le richieste, ma egli volle restare per un senso di giustizia e di riconoscenza verso la sua Juventus, che ha subito saputo risalire la china e ritornare, grazie anche a lui, a quel posto che gli compete. Dunque, è davvero doveroso anche da parte nostra celebrare un vero fenomeno del nostro calcio, che apprezziamo per tutto ciò che ha saputo dare in carriera. Certo, è ormai lontano quel giorno in cui esordì a soli 17 anni in Serie A con il Parma, ma oggi comincia l’altra vita fatta ancora per poco di grandi parate, e chissà….. magari anche da futuro manager di quel pallone che ha sempre afferrato come fosse il destino della sua vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-gigi-buffon.jpgSiNdi-palma-l-aveva-detto:-questo-ragazzo-diventera-un-campione-1013366.htmSi100451001,02,03030177
1321013358NewsCampionatiIl commento alla 20esima giornata di Serie A20180107184516In Serie A si delinea un campionato a due tra Napoli e Juve.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 20esima giornata di Serie A, prima di ritorno, ha messo in chiaro alcune cose che fino a qualche domenica fa sembravano ancora incerte. Prima di tutto si evidenzia il delinearsi di un campionato che per la conquista dello scudetto sembra ristretto a due sole squadre: Napoli e Juventus. Le altre pretendenti al titolo, infatti, sembrano perdere punti a causa di un gioco inizialmente illusorio di speranza e poi sfumato nel nulla. Su questo piano mettiamo l’Inter di Spalletti e la Roma di Di Francesco, mentre prosegue bene la Lazio di Inzaghi e l’Atalanta di Gasperini, che dopo avere perso qualche punto in partenza, adesso sta recuperando attraverso la concretezza di un gioco che ha saputo mettere in ginocchio il Napoli in Coppa Italia e la stessa Roma in campionato. Per il resto c’è da rilevare la lenta e faticosa risalita del Milan di Gattuso che pur faticando in casa contro il Crotone, riesce a portare a casa tre punti importantissimi per la sua classifica e il morale. Vince il Toro del neo allenatore Walter Mazzarri, di cui abbiamo largamente descritto lo spirito propositivo in un altro articolo. Cade malamente la Sampdoria a Benevento, l’Udinese pareggia a Verona contro il Chievo e il Genoa ha la meglio sul Sassuolo all’80esimo. Questo è il quadro dei risultati della domenica di calcio di Serie A che si appresta a iniziare una settimana di riposo invernale. Dicevamo della deludente Inter che si è fatta raggiungere dalla Fiorentina in terra toscana, dopo aver segnato uno striminzito gol frutto di un gioco farraginoso, che nasconde quanto di interessante si era detto dei nerazzurri di Spalletti per buona parte del girone d’andata. Stessa delusione per la Roma, alle prese com’è nella gestione etica di un Nainggolan escluso dai convocati dopo la folle diretta Instagram di Capodanno, la crisi del gol di Dzeko e tanti altri problemi che forse inaspettatamente si sono abbattuti su Eusebio Di Francesco e la sua squadra. Sorride invece la Lazio dopo il 2 a 5 a Ferrara contro la Spal. 4 gol di Immobile e una condizione di squadra invidiabile sotto il profilo atletico e tecnico, fanno dei biancocelesti la squadra più in forma del campionato. Il Napoli soffre più del dovuto ad avere la meglio sul Verona allo Stadio Fuorigrotta. Un 2 a 0 che porta la firma di Koulibaly e Callejon nella squadra di Sarri che inceppa la fluidità del proprio gioco brillante, ma che comunque resta in testa alla classifica con un punto davanti alla Juve. Già, la Juventus! I bianconeri soffrono al Sardegna Stadium contro un Cagliari che ha fatto la partita della vita. Un solo gol segnato da Bernrdeschi, un palo, una traversa e un andamento di partita che se fosse finita in parità (vedi l’errore dell’arbitro e del Var nel non valutare con un penalty il fallo di mani in area di rigore di Bernardeschi) nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Si infortuna seriamente Dybala e adesso è incerta la sua presenza nella partita d’andata in Champions League, che si svolgerà a Torino contro il Tottenham il prossimo 13 febbraio. C’è da dire che Allegri è riuscito a fare un corpo unico tra giocatori vecchi e nuovi arrivati. Di questo dobbiamo dargli atto, anche nell’inculcare ai suoi giocatori quella mentalità vincente che caparbiamente si evince in partite come quella di Cagliari, in cui si soffre più del dovuto, si stringono i denti, non si riesce a fare il proprio gioco per incontrare un avversario agguerrito, ma alla fine ci si rende conto che sono proprio queste le gare che ti fanno vincere lo scudetto. Ciniche strategie di chi ha esperienza da vendere e sa gestire i vari momenti legati alle varie competizioni cui si partecipa. E intanto vedremo cosa accadrà in seguito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNil-commento-alla-20esima-giornata-di-serie-a-1013358.htmSi100451001,02,03030219
1331013356NewsCampionatiCairo esonera Mihajlovic, ma la decisione appare tardiva.20180104163656Fuori Mihajlovic dentro Mazzarri. Cairo riuscirà a rimettere in sesto il Toro?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma quanto tempo c’è voluto prima di maturare una decisione che si doveva prendere subito dopo la deludente partita casalinga contro il Verona. Adesso verrebbe proprio da dire: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Meglio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">tardi che mai”.</b> Tuttavia, anche se il Toro si trova a soli tre punti sotto la possibilità di rientrare ad acquisire un posto in Europa, ci sembra un po’ difficile che possa raggiungere l’impresa nonostante ci sia ancora da giocare tutto il girone di ritorno. Il nuovo tecnico della squadra granata sarà Mazzarri, ex allenatore di Napoli e Inter che manca dal calcio italiano dal 2014. Per lui è già pronto un contratto da firmare che lo legherebbe al Toro fino al 2020. Dunque, almeno per il momento scadrebbe l’dea di una figura di allenatore traghettatore, ossia il desiderio di poter arrivare&nbsp;a fine campionato per potere ingaggiare Gasperini, il quale è ancora legato contrattualmente all’Atalanta. Il Gasp, si sa, è un pallino di vecchia data di Cairo, tuttavia, in situazioni di così impellente emergenza non era possibile affidare la squadra ad altro allenatore più disponibile di Mazzarri. Adesso