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11013790NewsEditorialeComincia il sogno azzurro2021061016:38La Nazionale di Mancini e la responsabilità di fare innamorare i tifosi di calcio italico.<p>Sar&#224; perch&#232; la vita si sta riproponendo davanti a noi con la speranza di un futuro migliore dopo la batosta della pandemia, sar&#224; perch&#232; non abbiamo perso l'inguaribilit&#224; dei nostri sentimenti che ci conducono ad essere sempre romantici e sognatori, fatto &#232; che questo ritorno all'interesse verso la nostra Nazionale di calcio diventa quasi un'evasione nel desiderio di riabbracciarci ancora come una volta. E per far questo ci vogliono i presupposti che ci inducano a spogliarci del retaggio di antiche malinconie pallonare indotte dal'azzurro tenebra. Fu l'Italia di Giampiero Ventura a farci disamorare dell'italico calcio tra lacrime e tormenti che bruciarono per diverso tempo. Ma oggi ci si rinnova con il C.T. Mancini, con il suo credo calcistico, con la voglia da sempre sbandierata fin dal suo arrivo nel club azzurro di far dimenticare le delusioni e di unire l'Italia del Football attraverso l'entusiasmo e il divertimento. Esattamente come fanno tutti i componenti della rosa di questa Nazionale che non vede l'ora di cominciare domani la prima partita dell'Europeo 2020 contro la Turchia. Sono tanti i motivi per entusiasmarci e sono innumerevoli le considerazioni di simpatia verso tutti i giocatori scelti da Mancini per far dimenticare, almeno per un p&#242;, tutto quello che ognuno di noi ha vissuto nella lotta al virus. Ma questo azzurro che si chiama «vita che rinasce e continua» &#232; il simbolo di un pallone che arricchisce nell'anima e ti trasporta l&#224; dove nessun altro riuscirebbe a farlo. C'&#232; voglia di notti magiche in ognuno di noi che ama il calcio e non affonda nelle innumerevoli realt&#224; che porterebbero a disamorarsi per i tanti lati oscuri che spesso scoraggiano chi sogna un calcio vero, sincero, mai intriso di possibili dubbi sulla veridicit&#224; di certe situazioni. E allora pensiamo che con l'entusiasmo apportato dalla Nazionale di Mancini si possa abbracciare il sogno del rettangolo verde, del gioco del calcio vero, del confronto che fin dall'inizio urli «Vinca il migliore» con lo stesso entusiasmo di quella Nazionale targata Schillaci che ancora oggi vediamo attraverso quegli occhi spiritati dell'azzurro siciliano che coinvolgevano tutti dopo ogni suo gol. E' stato bello davvero, ma adesso che ci sentiamo ancor pi&#249; fragili dopo le varie clausure da covid, abbiamo ancor pi&#249; desiderio di essere coinvolti nel gioco del calcio che &#232; azzurro, che &#232; passione senza limiti, che &#232; ritornare a vivere con l'entusiasmo che &#232; il sapore principe di ogni cosa. Domani sera contro la Turchia gli italiani del football tiferanno con passione e anche chi di calcio poco si interessa, una volta tanto assaporerr&#224; il gusto di abbracciarci dopo un gol segnato dalla nostra nazionale.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Romafl0711fl0711roberto-mancini.jpgSIncalcio-1013790.htmSI0101047n
21013789NewsEditorialeLa Nazionale Italiana torna a farci innamorare2021060517:51La Nazionale di Mancini si diverte in campo e produce un'idea di calcio moderna. <p>Avevamo perso un p&#242; il gusto dell'azzurro pallonaro di un'Italia che in tempi non tanto lontani aveva deluso gli sportivi e tutti quei tifosi che grazie anche all'inno cantato insieme e abbracciati, produce sempre unici sentimenti di nazionalismo. Ma il calcio vuole sempre la sua parte per entusiasmare, per far rivivere ricordi fatti di emozione e unici momenti di narrazione che esaltano. La Nazionale Italiana di Roberto Mancini sta lentamente entusiasmando per gioco, per spirito di gruppo, per risultati e per quel criterio che nel calcio si definisce come spettacolo nel produrre un gioco offensivo. La squadra di Mancini &#232; giovane ma risulta essere un gruppo compatto che &#232; fresco di idee e voglia di arrivare a scalare il successo con spirito di squadra e concetti moderni di un calcio che sa poco di primedonne e molto di unioni di intenti a beneficio di tutti. E poi c'&#232; lo spettacolo mai scriteriato nella fase soltanto offensiva, ma che ben si allinea all'ordine di stare in campo nella intercambiabilit&#224; dei ruoli che sono l'emblema di volersi sacrificare l'un per l'altro. E in virt&#249; di quanto detto sin qui, la Nazionale di Mancini vista in tante partite ufficiali e amichevoli, non ultima la partita contro la Repubblica Ceca vinta dagli azzurri per 4 a 0, dimostra come nel calcio fatto di divertimento e spettacolo ben si abbini alle vittorie, nonostante antiche teorie difensivistiche in cui qualche allenatore sostiene che si vince attraverso la migliore difesa, prima ancora che nel migliore attacco. Teorie, idee, frasi che non danno spazio allo spettacolo, proprio quello spettacolo che qualcuno dice di andarlo a vedere al circo e non allo stadio. E invece in questa bellissima Italia costruita da Mancini ritroviamo il piacere di divertirci attraverso giocate di alta scuola, cos&#236; come vediamo fare a Insigne a beneficio di Immobile, piuttosto che di Berardi, Locatelli, Barella, Jorginho, gli esterni Florenzi e Spinazzola, sempre pronti a sganciarsi a turno con meccanismi perfetti. S&#236;, piace davvero questa Italia giovane, fresca nelle idee e intelligente nel produrre un calcio armonico, mai asfittico e sparagnino. C'&#232; finalmente entusiasmo giustificato nell'ambiente azzurro, tale da dare piena consapevolezza nei propri mezzi e nel prosieguo di un Campionato d'Europa che ci auguriamo di vedere fino alla sua finale, con il sogno per nulla proibito di alzare la coppa al cielo. Adesso si pu&#242; ragazzi! Questa volta si pu&#242; davvero!</p><p><strong>Salvino Cavallaro.</strong></p>Bolognafl0711fl0711roberto-mancini.jpgSIncalcio-1013789.htmSI0101028n
31013788NewsEditorialeMaledetto razzismo2021060515:26La società razzista che ha giocato sulla fragilità di un giovane di 20 anni <p><strong>«Quegli sguardi schifati su di me......».</strong> E' la frase pronunciata da <strong>Seid Visin</strong>, un giovane appena ventenne che ha giocato nelle giovanili del Milan ed &#232; stato compagno di squadra di <strong>Gigio Donnarumma.</strong> Ebbene, queste parole cos&#236; pesanti di colpevolismo umano e inaccettabile crudelt&#224; razziale, sono inserite in una lettera - testamento che Visin ha scritto prima di suicidarsi. <strong>«Ho dovuto lasciare un lavoro perch&#232; la gente si rifiutava di farsi servire da me»</strong> - un monito per la nostra societ&#224;, per le nostre coscienze insensibili e sempre alle prese con la grettezza mentale di scartare colui il quale ha un colore di pelle diverso dal nostro. Gi&#224;, l'inaccettabile pensiero di denigrare tutto ci&#242; che &#232; diverso e non &#232; degno di rispetto. Assurdo, imperdonabile che ai nostri giorni ci sia ancora questo modo di sbeffeggiare e fare del male in modo gratuito a chi non &#232; come noi e non la pensa come noi; ma chi siamo noi per potere giudicare ed emarginare l'altro? Eppure i 20 anni di un ragazzo di colore sono stati umanamente offesi al punto di uccidersi, di farla finita con la vita perch&#232; non accettato dalla societ&#224;. <strong>«Ovunque io vada, ovunque io sia sento alle mie spalle come un macigno il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone».</strong> Continuava cos&#236; Seid Visin, il quale metteva in evidenza uno stato d'animo offeso e maltrattato nella propria intimit&#224;, capace di lacerare in profondit&#224; la sua anima. Seid era nato in Etiopia ma era cresciuto in Italia, adottato da una famiglia a Nocera inferiore. Lo ricorda lui stesso in quella lettera testamento che ha scritto prima di farla finita con la vita: <strong>«Io non sono un immigrato, sono stato adottato da piccolo. Ricordo che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, tutti si rivolgevano a me con gioia, rispetto e curiosit&#224;. Adesso sembra che si sia capovolto tutto. Ero riuscito a trovare un lavoro che ho dovuto lasciare perch&#232; troppe persone, specie anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non mi sentissi gi&#224; a disagio, mi additavano come responsabile perch&#232; molti giovani italiani non trovassero lavoro».</strong> Poi il calcio giocato; prima nelle giovanili del Milan con la stanza condivisa con <strong>Donnarumma</strong> e quindi l'addio al calcio professionistico per tornare a divertirtirsi in una squadra di calcio a 5. E nel frattempo il razzismo l'ha divorato dentro fino a compiere il gesto estremo di finirla con la vita. Proprio a 20 anni, proprio nel cominciare a vivere la vita sul pi&#249; bello dei sogni da realizzare. Ebbene, crediamo proprio che tutti noi dobbiamo sentirci responsabili di una simile societ&#224; intollerante e con spiccate quanto gravi forme disumane di razzismo. Si rispetti la persona in quanto tale. Questa &#232; la base di ogni civile convivenza che abbraccia i diritti dell'umanit&#224;.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Milanofl0711fl0711seid-visin.jpgSIncalcio-1013788.htmSI0101046n
41013787NewsEditoriale2021052915:20fl0711fl0711SIncalcio-1013787.htmSI0101016n
51013786NewsEditorialeL`inguaribile romanticismo del tifoso di calcio2021052616:07Anche oggi che il calcio è cambiato, il tifoso resta ancorato a passioni sentimentali che contrastano la realtà. <p>Molti psicologici e sociologi hanno studiato negli anni il fenomeno del tifo legato al calcio. Studi profondi che hanno percorso la lunga storia del football di tutto il mondo in lungo e in largo, addivenendo a un risultato che si giustifica soltanto con la passione indescrivibile che mette in moto i sentimenti e mai la razionalit&#224; di un calcio che nel tempo &#232; cambiato, che &#232; diventato sempre pi&#249; azienda con la responsabilit&#224; di curare i bilanci, piuttosto che perdersi dietro i vari sentimentalismi legati al gioco, al colore e alla storia delle varie maglie con relative bandiere al vento. E se anche il tifoso &#232; consapevole di tutto ci&#242;, non accetter&#224; mai l'idea di un professionismo sfrenato in cui il senso di «tradimento» provocato da un calciatore ritenuto «bandiera» che cambia repentinamente squadra e abbraccia magari la maglia di un altro club, ebbene, ancora oggi tutto ci&#242; &#232; ritenuto un grave torto. Un fenomeno, questo dell'appartenenza, che fa pensare a qualcosa di strettamente privato che non pu&#242; essere tradito. E nella lunga storia del calcio, come dicevamo pocanzi, tanti sono i casi di calciatori che hanno cambiato maglia e societ&#224;, creando vere e proprie insurrezioni popolari da parte dei tifosi. Cos&#236; come i corsi e ricorsi storici ci insegnano, si ripropone periodicamente questo problema nei tifosi, esattamente come fosse sempre la prima volta. Ma chiss&#224;, forse &#232; persino bello verificare l'anima del tifo pallonaro in un mondo ormai proiettato senza freni inibitori alla volta del dio denaro e a speculare ogni movimento, ogni progetto studiato per combattere il rischio di far straripare negativamente i conti in bilancio. Il gioco del pallone diventa cos&#236; solo il paravento per i tifosi, per gli appassionati di momenti in cui ci si realizza quando il pallone entra in rete per fare gol. Ecco, proprio il gol che &#232; tutto per i tifosi, mentre per i dirigenti delle societ&#224; di calcio &#232; il motivo di acquisire introiti iperbolici, capaci di creare denaro per fare ancor pi&#249; ricchezza. E intanto i tifosi seguono il pallone, gioiscono e soffrono, proprio come se quel calciatore, quella societ&#224;, quei colori gli appartenessero da sempre, esattamente come si fa per qualsiasi cosa cara si ha al mondo. E poi guai a toccarli quei colori, quella storia, quei beniamini che vengono difesi e poi se &#232; il caso anche offesi per reazioni emotive esagerate. E' il tifoso del calcio, un'inguaribile romantico che vive di empatia, ma quando si sente «tradito» sprigiona il peggio di s&#232;. Da un'esagerazione all'altra. L'equilibrio non fa parte del mondo del calcio.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711pace.jpgSIncalcio-1013786.htmSI0101046n
61013785NewsEditorialeInter e Milan, due società alle prese con il futuro2021052515:37<p>Dopo il ciel sereno e i vari festeggiamenti pallonari, all'ombra della Madunina de Milan si stanno accentrando inaspettate nubi nere che cominciano a guastare i bagordi dei giorni scorsi. Interisti e milanisti, infatti, sono terribilmente preoccupati per il futuro delle proprie squadre e della partenza di alcuni nomi importanti. Il motivo? <strong>Progetto fermo da parte dell'Inter e partenza del giocatore pi&#249; rappresentativo del Milan: Gigio Donnarumma</strong>. Ma andiamo per ordine.</p><p><strong>Inter</strong> - Sono giorni d'attesa per l'incontro tra il <strong>Presidente Zhang e Antonio Conte,</strong> nel quale si chiarir&#224; il futuro dell'Inter. La societ&#224; nerazzurra ha gi&#224; archiviato la festa per la vittoria dello scudetto nel peggiore dei modi, infatti, ci sono molti dubbi sulla competitivit&#224; del progetto della societ&#224;. E mentre il tecnico attende chiarezza dal club nerazzurro, il presidente Zhang fa sapere che la societ&#224; ha gi&#224; espresso i suoi progetti per il futuro. Abbassamento del monte ingaggi e la cessione di almeno un titolare. Parole chiare e inconfutabili che vanno contro quelle che sono le aspettative di Conte; e cio&#232; una squadra senza alcuna cessione dei titolari con il potenziamento di qualche top player in grado far salire ancor di pi&#249; l'asticella in vista della Champions e di un ciclo di vittorie e conquiste di trofei da portare avanti come modello di societ&#224; ben organizzata, attraverso progetti seri e duraturi. Tuttavia, in base a quanto trapela dalla sede dell'Inter, il prossimo anno la squadra non sar&#224; chiamata a difendere il titolo ad ogni costo ma a conquistare un posto in Champions. Questi sono i piani di Zhang che evidenziano l'intenzione di continuare il progetto non sulla base dell'improvvisa espansione e con elevati costi economici, tali da concorrere negativamente sul bilancio delle casse societarie, ma di progredire a passo lento anche attraverso una cessione importante che possa aiutare le operazioni di acquisto non di top player. Insomma, qui si itravvede una seria frenata all'entusiasmo di un Antonio Conte che vorrebbe subito tutto per continuare a scrivere la storia dei suoi anni all'Inter. Adesso il mister leccese deve decidere in base a quelle che sono state le indicazioni della societ&#224;. Alcune indiscrezioni lo danno gi&#224; sulla panchina del Real Madrid, tuttavia, almeno per il momento, nulla trapela da bocche assolutamente cucite. Vedremo cosa accadr&#224; a breve.</p><p><strong>Milan</strong> - Qui, il punto nevralgico &#232; <strong>Donnarumma.</strong> Anche il Milan e i milanisti hanno festeggiato la qualificazione alla Champions del prossimo anno con l'entusiasmo indescrivibile di tutto l'ambiente e di una squadra cos&#236; giovane che agli inizi del campionato di quest'anno nessuno la poneva tra le prime quattro. La societ&#224; milanista dopo avere rinnovato per un anno il contratto a Ibrahimovic e acquistato il portiere Mike Maignan dal Lille per 15 milioni di Euro, adesso si trova a dovere affrontare la grana <strong>Gigio Donnarumma</strong>. Una situazione difficile da risolvere perch&#232; il procuratore <strong>Mino Raiola</strong> fa sapere che al Milan &#232; parsa eccessiva la proposta di rinnovare il contratto a fronte di 7 milioni di Euro, pi&#249; uno di bonus a stagione e le commissioni spettanti a lui. Dunque, il portiere rossonero sembra allontanarsi da Milano per andare all'estero o forse alla Juve. Vedremo. Anche a Milanello il cielo si &#232; fatto nebuloso dopo soli due giorni di luce festante.</p><p>Salvino Cavallaro .</p>fl0711fl0711foto-conte.jpgSIncalcio-1013785.htmSI0101028n
71013784NewsEditoriale2021052409:36<p>Ultimato l'ultimo turno di campionato con la qualificazione in Champions di Milan e Juventus, si apre l'inizio del progetto riguardante i club di Serie A per il nuovo anno 2021'22. Una nuova stagione calcistica che si prepara all'insegna dell'arrivo di Jos&#232; Mourinho quale nuovo allenatore della Roma, mentre c'&#232; tutta una serie di coach che costituiscono il balletto delle panchine. E mentre Ringhio Gattuso &#232; stato liquidato con uno squallido twitter dal presidente Aurelio De Laurentiis, per il resto ascoltiamo soltanto voci all'orizzonte, con le relative conferme e smentite tipiche di questo periodo di cambiamenti che si protrarr&#224; fino a settembre prossimo. Dunque, altro giro - altra corsa. Il pallone inizia a girare vorticosamente tra i sogni dei suoi tifosi i quali, tra l'altro, riassaporano il gusto di un ritorno allo stadio anche se sar&#224; ancora contingentato.E allora oggi, in virt&#249; di quanto detto sin qui, proviamo a cominciare con l'analisi del pallone della citt&#224; della Mole con le eventuali nuove idee e progetti relativi a Juventus e Torino.</p><p>Juventus - Potremmo dire che tutto &#232; bene ci&#242; che finisce bene. Adesso il popolo bianconero esulta dopo la paura, mentre Andrea Pirlo pone l'accento su due trofei conquistati in questa stagione e la speranza di essere riconfermato alla guida tecnica della Juventus per l'anno 2021'22. Tuttavia, non ci si pu&#242; nascondere dietro i marchiani errori commessi dalla societ&#224; bianconera che si &#232; trascinata un campionato da dimenticare sotto l'aspetto tecnico e non solo. In tanti articoli pubblicati su questo giornale abbiamo pi&#249; volte definito fallimentare il campionato di una Juventus irriconoscibile anche sotto l'aspetto della mentalit&#224; vincente che &#232; stata trascinata nel baratro della mancanza di gioco, di reattivit&#224; e di quel furore agonistico che si &#232; perso per strada. La Juve di Pirlo ha deluso, diciamocelo in tutta franchezza e anche con i meriti dei due trofei vinti. S&#236;, ha deluso come spesso all'inizio si era temuto, proprio per una panchina cos&#236; pesante per un neofita come Andrea Pirlo, il quale era stato prima destinato sulla panchina dell'Under 23 e dopo una settimana &#232; stato ufficializzato dal presidente Agnelli, come l'allenatore della Prima Squadra. Tutti i media ci siamo guardati in faccia quasi increduli di quanto alla Juventus, che si presentava con 9 scudetti vinti di seguito, stesse succedendo e come questa incredibile scommessa di Agnelli avesse una sua logica razionale in virt&#249; di un campionato da difendere e, soprattutto, di una Champions da affrontare per l'ennesima volta con il sogno di vincerla. E non ci siamo sbagliati, perch&#232; con il senno di poi, la Juventus ha fallito i suoi obiettivi pi&#249; importanti, arrivando ad acciuffare la partecipazione alla Champions targata 201'22 soltanto all'ultimo respiro e per il rotto della cuffia. No, tutto ci&#242; non &#232; da Juventus, una societ&#224; che si presenter&#224; ai nastri di partenza della nuova stagione agonistica con gravi problemi economici, mentre c'&#232; ancora da chiarire il rapporto - Uefa Ceferin - Juventus Agnelli -. Vedremo cosa accadr&#224;, per intanto sul fronte squadra, si susseguono le voci della partenza di Cristiano Ronaldo che si aggiunge all'addio gi&#224; ufficializzato di Buffon. Per il resto si attende l'arrivo di Zinedine Zidane, anche se la candidatura di Max Allegri &#232; sempre molto forte, visto il rapporto di amicizia che c'&#232; da sempre tra Andrea Agnelli e l'allenatore livornese, Vedremo, certo &#232; che alla Juve c'&#232; bisogno di un cambiamento che noi vediamo anche nei ruoli dirigenziali della societ&#224;. C'&#232; chi rimpiange ancora Marotta, mentre Paratici sembra non averlo sostituito degnamente, almeno per quanto riguarda una campagna acquisti ritenuta sbagliata sotto l'aspetto tecnico di un centrocampo carico di doppioni e al contempo di poca qualit&#224;. Anche in questo vedremo gli sviluppi della societ&#224; Juventus.</p><p>Torino -</p>fl0711fl0711SIncalcio-1013784.htmSI0101019n
81013783NewsEditorialeAll`Allianz Stadium torna la Partita del Cuore2021052116:20I campioni dello sport, dello spettacolo e della cultura, si uniscono per giocare la partita contro il cancro. <p>Insieme per sconfiggere il cancro. E' il motto di quella squadra del cuore che da sempre si &#232; occupata della raccolta fondi per la ricerca scientifica. Una bellissima iniziativa che per anni ha coinvolto attraverso il pallone tanti personaggi illustri del mondo dello sport e dello spettacolo che attraverso l'unione d'intenti hanno saputo portare avanti un progetto che anno dopo anno ha dato significativi risultati di crescita. Marted&#236; 25 maggio con la diretta TV su Canale 5 torneranno in campo i Campioni per la Ricerca, la squadra della fondazione piemontese per la ricerca sul campo, nata nel 2013 per sostenere le attivit&#224; di ricerca e cura <strong>dell'Istituto di Candiolo IRCCS</strong>.Per il <strong>Presidente della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro, Gianmarco Sala - figlio di Claudio, il «Poeta del gol» capitano dell'ultimo scudetto del Torino - «La trentesima edizione della Partita del Cuore vedr&#224; ancora una volta la partecipazione significativa di esponenti del mondo dello sport, dello spettacolo, della cultura e dell'imprenditoria, che si sfideranno per una grande causa: sostenere la ricerca sul campo. Pur senza la tradizionale cornice di pubblico, che nelle ultime edizioni ha sempre fatto registrare il tutto esaurito all'Allianz Stadium di Torino, sar&#224; una serata speciale dedicata alla nostra Fondazione che proprio nel 2021 compie 35 anni. Siamo sicuri che non mancheranno l'affetto e il sostegno delle persone, che in questi trentacinque anni hanno consentito la nascita e lo sviluppo dell'Istituto di Candiolo IRCCS». Componendo il numero solidale 45527 si possono donare 2 euro per ciascun sms inviato dal cellulare e chiamando con lo stesso numero dalla rete fissa si possono invece donare 5 o 10 euro.</strong> I campioni che parteciperanno alla serata saranno tra gli altri: <strong>John Elkann Andrea Agnelli, Neri Marcor&#232;, Pavel Nedved, i piloti della Ferrari Lecrerce Sainz, Shade, Antonio Giovinazzi, Gigi Buffon, Andrea Pirlo, Davide Cassani</strong> e tanti altri ancora. <strong>Jeep, Intesa San Paolo e Grimaldi Lines</strong> saranno i partners vicini alla Fondazione; grazie a loro, nonostante l'assenza del pubblico, si potranno destinare importanti risorse per la cura e la ricerca sul cancro dell'Istituto di Candiolo. La Fondazione Onlus sulla ricerca sul cancro &#232; stata istituita nel 1986 per offrire un contributo significativo alla sconfitta del cancro attraverso la realizzazione in Piemonte di un centro oncologico, l'Istituto di Candiolo (TO) capace di coniugare la Ricerca Scientifica con la pratica clinica e di mettere a disposizione dei pazienti le migliori risorse umane e tecnologiche. Dunque, marted&#236; 25 maggio sar&#224; un'occasione in pi&#249; per dare forza a questa nobile causa, mentre il pallone calciato da illustri personaggi che stuzzicano la curiosit&#224; di tutti noi, si render&#224; partecipe nell'unire divertimento e impegno sociale.</p><p>Salvino Cavallaro </p>Torinofl0711fl0711foto-mole-antonelliana.jpgSIncalcio-1013783.htmSI0101065n
91013782NewsEditorialeLa Juventus vince meritatamente la sua 14ma Coppa Italia2021052016:04Una finale di Coppa Italia che ha visto il ritorno dei tifosi allo stadio.<p>E' stata la prima notte di football in cui dopo tanto tempo abbiamo rivisto una parvenza di ritorno alla normalit&#224;. Abbiamo gustato l'antico piacere di sentire le urla, il tifo, gli sfott&#242;, i fischi, gli applausi e quello sventolio di bandiere che racchiude l'essenziale delle emozioni del pallone: <strong>i tifosi allo stadio</strong>. Ieri sera allo Stadio Mapei di Reggio Emilia si &#232; svolta la finale di Coppa Italia tra Atalanta e Juventus. La 74ma edizione ha visto la vittoria dei bianconeri per 2 a 1, regalando un match godibile sotto il profilo della qualit&#224; tecnica e agonistica. La Juventus &#232; andata in vantaggio alla mezzora del primo tempo con <strong>Kulusevski</strong> che ha concretizzato il suo primo tiro in porta della partita. L'Atalanta, che fino a quel punto aveva disputato un'ottima gara, ha pareggiato sul finire del primo tempo con <strong>Malinovskyi</strong>. Nella ripresa, a venti minuti dal termine e con un'Atalanta in difficolt&#224;, <strong>Federico Chiesa</strong> ha siglato il gol della vittoria prima di essere sostituito con <strong>Dybala.</strong> <strong>Per la Juventus &#232; la 14ma Coppa Italia vinta in venti finali disputate</strong> e per <strong>Andrea Pirlo</strong> &#232; il secondo trofeo conquistato da allenatore. Un trofeo che arriva proprio sul finire di un anno calcistico che per i bianconeri &#232; stato negativo sotto ogni aspetto, mentre in campionato spera ancora di raggiungere all'ultima giornata la qualificazione alla prossima Champions League, dopo avere perso lo scudetto. Per l'Atalanta, invece, che &#232; seconda in campionato, si tratta della quarta sconfitta in cinque finali disputate dal 1963 ad oggi.</p><p>Detto questo passiamo all'analisi della partita. Innanzi tutto diciamo che la vittoria della Juventus &#232; stata meritata per la voglia di dimostrare il suo ritorno a se stessa, proprio quando il gioco si fa duro e necessitano cattiveria agonistica e qualit&#224; di gioco. Tutto ci&#242;, nonostante la squadra di <strong>Gasperini</strong> si fosse presentata a questa finale con il cipiglio di squadra dal gioco fluido, armonioso e con quelle verticalizzazioni capaci di scardinare anche le difese pi&#249; arcigne. L'Atalanta resta una bella realt&#224; del nostro campionato, tanto &#232; vero che fino al primo gol della Juventus ha sfoderato la solita aggressione con pressing alto e alta velocit&#224; negli interscambi tra centrocampisti e attaccanti. Diciamo che non &#232; stata fortunata negli episodi di qualche situazione discutibile nelle decisioni dell'arbitro, tuttavia, a onor del vero, nel secondo tempo la Juventus &#232; salita in cattedra, producendo grande gioco d'assieme e chiara tendenza ad arrivare sempre prima su ogni pallone. Ecco, possiamo tranquillamente dire che la Juventus vista allo Stadio Mapei ha fatto l'Atalanta, l'ha emulata nel gioco, nel carattere, nella voglia di cattiveria, di fame di vittoria con la massima determinazione di fare calcio dando sfogo allo spettacolo e alla concretezza. E la Juventus ha vinto cos&#236;, facendo un secondo tempo in cui la convinzione di fare propria la partita si &#232; materializzata in ogni attacco, in ogni ordinato modo di offendere senza mai lasciare sguarnita la fase di interdizione. E' stata la Juventus che non vedevamo da tanto, da troppo tempo, che abbiamo criticato quando &#232; stato giusto farlo e che adesso, in questa finale di Coppa Italia, gli diamo i meriti dovuti. Per la Juventus, non da oggi, <strong>Cuadrado</strong> &#232; diventato insostituibile anche dal punto di vista dell'intelligenza e dell'adattabilit&#224; dei ruoli. Lui si &#232; formato come vero regista di questa squadra, anche se da difensore adattato fa quello che pu&#242;. C'&#232; poi <strong>Chiesa</strong> che si &#232; rivelato un ottimo acquisto, uno su cui la Juventus potr&#224; fare affidamento per l'avvenire, cos&#236; come <strong>De Ligt, McKennie</strong> e poco altro. S&#236;, perch&#232; la Juve deve ricominciare con chiarezza di idee a partire dal centrocampo, zona nevralgica in cui quest'anno si sono avute molte delusioni. E poi la societ&#224;, i suoi vertici e l'allenatore, tutti temi che al momento sono solo discorsi carichi di ipotesi e che probabilmente a partire dalla prossima settimana si avr&#224; maggiore chiarezza. Staremo a vedere gli addii e gli eventuali acquisti, dopodich&#232; valuteremo l'operato in altro momento. Intanto la Juve di <strong>Andrea Pirlo</strong> &#232; ritornata a Torino con la Coppa Italia, un trofeo vinto che, tuttavia, non cancella la delusione di un anno sconfortante per la lunga schiera dei tifosi bianconeri.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Reggio Emiliafl0711fl0711ab7182c2-2164-44c7-b673-6d287e3d6cec.jpgSIncalcio-1013782.htmSI0101034n
101013781NewsEditorialeIl Torino è salvo, ma per il popolo granata non c`è nulla da festeggiare2021051914:58La grande delusione dei tifosi del Toro.<p>A Torino, sponda granata, spira aria di temporale e le tenebre oscure pi&#249; che mai, non fanno largo neanche un p&#242; al cielo azzurro. Un p&#242; come dire che &#171;Mala tempora currunt&#187; e tutto il legittimo malcontento accumulato durante tutto l'arco del campionato 2020 '21 dai tifosi granata, sembra essersi sprigionato proprio nel momento in cui in televisione, dopo lo 0 a 0 contro la Lazio, si celebrava la felicit&#224; della squadra e del presidente Cairo, per avere raggiunto la matematica certezza di restare in Serie A. Incredibile questa concomitanza di sentimenti avversi che sono l'emblema di una situazione di rapporti difficili tra i tifosi e la societ&#224;, che si sono prolungati per troppi anni. E oggi, dopo l'ennesima sofferenza di un anno calcistico da dimenticare, molte sono le testimonianze dei tifosi granata che si uniscono contro la societ&#224;. Cos&#236; si legge in una nota dell'articolo redatto dal <strong>presidente del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, Domenico &#171;Mecu&#187; Beccaria su Torino Oggi: &#171;Per l'ennesima stagione abbiamo assistito alla farsa di proclami roboanti, vacui quanto fragili, che alle prime difficolt&#224; crollavano come castelli di carte, lasciando il presidente, che li aveva pronunciati, nudo di fronte all'impietosa evidenza dei fatti. Per l'ennesima stagione siamo indecorosamente salvi, ma ora basta&#187;.</strong> Un chiaro pensiero che completa un articolo carico di amarezza e s'interseca tra sentimenti di rabbia per un presente che sembra non tenere conto della storia del Grande Torino e di ci&#242; che rappresenta davvero indossare quella maglia granata. Non &#232; retorica ma la dimostrazione di quello che rappresenta la piazza della Torino Granata, sempre cos&#236; legata al rispetto del glorioso passato anche attraverso il presente. <strong>&#171;Nel corso di questa incredibile crisi, in piena pandemia abbiamo assistito per troppo tempo impotenti davanti a un televisore a soffrire per una squadra color granata sbiadito&#187; scrive in un post pubblicato su facebook, Walter Borgognoni, un altro tifoso granata che &#232; stato anche portiere di quella squadra del Settore Giovanile del Torino che schierava Zago e Lentini.</strong> &#171;<strong>Fa impressione vedere il Torino in classifica&#187; - continua Borgognoni - &#171;fa male al cuore sapere che si &#232; dovuto faticare a vincere anche una sola partita, soprattutto se si riflette sulle gloriose pagine di storia che aveva scritto questa societ&#224; un tempo gloriosa. Il Presidente Cairo &#232; ricascato nell'antica imperdonabile tendenza di accentrare ogni sua scelta, compresa la nomina del Direttore Sportivo Vagnati. lo dice il campo, ha steccato del tutto il mercato estivo&#187;.</strong> Anche qui si percepisce chiaramente uno stato d'animo di delusione profonda, di mortificazione, una sorta di illusione di quello che avrebbe potuto essere e non &#232; stato. E' il sentimento di una piazza granata che non ha proprio nulla da festeggiare e che si dissocia dal legittimo sentimento festante della squadra, del tecnico Nicola e del Presidente Cairo. Una spaccatura che fa molto riflettere e si ramifica in un calcio che d&#224; passione, emozioni e toglie serenit&#224;. Noi ci auguriamo che alla fine tutto ritorni civilmente nella logica dei buoni rapporti. Per il Toro e per la sua grande storia.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013781.htmSI0101064n
111013780NewsEditorialeDal dito medio allo scudetto2021051513:49Conte e Agnelli, amici mai!<p>Sembra ieri che <strong>Antonio Conte</strong> ha alzato il dito medio all'indirizzo di <strong>Andrea Agnelli,</strong> il quale ha replicato con un chiaro e netto :<strong>«Mettitelo nel c.....».</strong> Storie di volgarit&#224;, di inaccettabile maleducazione che vorremmo non vedere mai soprattutto da chi ti aspetti maggiore attenzione nella cura dell'esempio e dell'immagine. E invece entrambi sono caduti in basso, molto in basso per quella scurrilit&#224; che si evince anche dalla gestualit&#224; che &#232; il linguaggio del corpo. Ebbene, da quella infelice volta l'allenatore dell'Inter ingran&#242; la marcia con la sua squadra, fino a raggiungere un meritato scudetto. Non altrettanto ha fatto l'Andrea bianconero che attraverso la sua Juventus allenata dal suo pupillo Pirlo, sta lottando per qualificarsi alla Champions del prossimo anno, con quella macchia pesante e indelebile che si chiama Superlega. Storie che nascono da antiche ruggini in cui le fraterne promesse di amicizia sono state tradite, aumentando fino all'eccesso quell'odio sportivo gi&#224; esistente tra Juventus e Inter. Tra queste due squadre non &#232; mai stata una partita come le altre - non lo sar&#224; mai - e forse per questo &#232; anche il motivo di giocare questo derby d'Italia che produce sempre la forza di non perdere mai, neanche quando si giocano match amichevoli - si fa per dire -. Gi&#224;, si fa per dire, perch&#232; tra queste due squadre di amichevole non c'&#232; stato e n&#232; mai ci sar&#224; nulla capace di sintetizzare un calcio di rilassante spettacolo calcistico. Il match di oggi vede l'Inter gi&#224; forte dello scudetto strappato con merito alla Juventus, plurivincitrice del tricolore per nove anni di seguito. La situazione si &#232; ribaltata, adesso &#232; l'Inter di Conte a farla da padrona, sovvertendo l'egemonia bianconera durata per molto tempo. Una sorta di rivincita tra le due societ&#224; che verte anche sulla rivalsa personale di Conte e Marotta, i quali si sono tolti quei fastidiosi sassolini dalle scarpe che provocavano disturbo. Ma oggi &#232; la Juve a dovere fare la partita, per non perdere il pulmann che potrebbe significare zona Champions e quegli introiti economici che la societ&#224; di Andrea Agnelli quest'anno ha perso per strada. Ma c'&#232; poi quel viscerale orgoglio che si associa sempre a questo derby d'Italia che, come dicevamo pocanzi, non ammette di perdere a nessuna delle due contendenti. E poi, non ultimo, c'&#232; da <strong>«vendicare»</strong> quell'increscioso episodio tra <strong>Conte e Agnelli.</strong> Due personaggi che a parer nostro hanno perso l'occasione per dimostrare la signorilit&#224; perduta. Un episodio da stigmatizzare, ma che resta significativo nel suo infinito modo di guardarsi in cagnesco.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSIncalcio-1013780.htmSI0101036n
121013779NewsEditorialeToro, sconfitta inaccettabile2021051317:47Incredibile debacle della squadra di Davide Nicola<p>C'&#232; modo e modo di perdere una partita di calcio. E c'&#232; anche da preservare la dignit&#224; di un gruppo, di un club, della sua storia e anche dei suoi tifosi, a prescindere da ogni altra cosa. Il Torino che si trova in una bruttissima situazione di classifica ha affrontato il Milan in maniera disarmante, prova ne &#232; il 7 a 0 scaturito a favore del diavolo rossonero. 7 sono stati i giocatori titolari sostituiti da mister Nicola per preservarli presumibilmente dalle tossine di troppe partite ravvicinate e 7 sono state le pere che Salvatore Sirigu ha dovuto raccogliere dentro la rete. Il Toro &#232; ferito, ammutolito, uscito a testa bassa dalla vergogna, consapevole di avere condotto una gara senza sale, nerbo, attributi. E non si dica per favore che c'&#232; stato troppo Milan per questo poco Toro. No, non lo si pensi neppure, perch&#232; se &#232; vero che nella sua globalit&#224; il Milan dispone di una squadra tecnicamente superiore al Toro, &#232; altres&#236; vero che &#232; inammissibile scendere in campo e guardare l'avversario, restando alla sua merc&#232; per l'intera gara. Ok, il mister granata ha ammesso le sue colpe sul fatto di avere probabilmente ecceduto nel caricare troppo la squadra alla vigilia di questo importante incontro. Tuttavia, c'&#232; da considerare che in campo ci vanno i calciatori e come tale sono loro che devono correre, lottare, mai demordere, soprattutto se alle seconde scelte viene data l'opportunit&#224; di mettersi in luce. Ma questo Toro &#232; apparso troppo rassegnato fin da subito, quasi fosse gi&#224; matematicamente retrocesso in Serie B. Stesso l'atteggiamento, stessa la svogliatezza, stessa l'indolenza a crederci almeno un p&#242;, almeno per ricordare il valore della maglia indossata. Crediamo che questa ulteriore beffa rappresenti per il popolo granata una ferita mai rimarginata, che puntualmente si ripresenta in ogni campionato da qualche anno a questa parte. La scorsa settimana avevamo cos&#236; titolato il nostro articolo dedicato alla Juventus dopo la gara contro il Milan: <strong>«Juventus, societ&#224; da rifondare»</strong>. Ebbene, oggi, commentando la partita del Toro contro lo stesso Milan, potremmo scrivere lo stesso titolo a caratteri cubitali, cambiando naturalmente il nome della societ&#224; da rifondare, che &#232; il Toro. S&#236;, perch&#232; tutto nasce da l&#236;, tutto comincia dall'alto per poi finire al basso. Cos&#236; nel calcio, cos&#236; in qualsiasi altra azienda che si rispetti. E il Toro sbaglia sempre nel programmare stagioni che sanno sempre di risparmio, oppure di mancanza di vere strategie per potere raggiungere livelli tecnici tali da potere essere competitivi nel campionato di Serie A. Guardando ieri sera la partita del Toro abbiamo fatto il confronto con il calcio prodotto da squadre di Serie B, come ad esempio la neo promossa Salernitana. Ebbene, dobbiamo dire che il livello del Toro &#232; ancora inferiore a quello espresso nella serie minore. Non bastano pi&#249; le fiammate improvvise della squadra di Nicola, non serve pi&#249; accendersi e poi spegnersi perdendosi nel nulla. Non &#232; calcio, non &#232; organizzazione di squadra di Serie A, &#232; solo improvvisazione e speranza negli altri pi&#249; che in se stessi. Cos&#236; come sta succedendo in questo fine campionato, in cui il Toro &#232; pure fortunato nell'approfittare delle sconfitte del Benevento, squadra che lotta ancora per restare in Serie A dopo la condanna matematica di Crotone e Parma. E allora? Questo &#232; il Toro che non t'aspetti! Un Toro che ha perso l'anima e l'orgoglio di apparire degna della Serie A. No, cos&#236; non va Toro. Si dia una svegliata l'ambiente granata, lo faccia presto. Il tempo sta scadendo!</p><p>Salvino Cavallaro . .</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013779.htmSI0101045n
131013778NewsEditorialeIl Toro e la costante idea di ridursi a soffrire fino all`ultimo 2021051018:57Il Toro deve costruire per il futuro una mentalità diversa, capace di scrollarsi di dosso il tarlo degli ultimi. <p>Il pareggio di Verona d&#224; al Torino quel punticino striminzito che non lo fa stare ancora tranquillo. La squadra di Nicola ha ritrovato da un p&#242; il mordente e quella consapevolezza di dovere soffrire fino alla fine. Una costante di questo club granata che sembra ormai destinato continuamente ad essere impegolato nelle basse sfere della classifica di Serie A. Una condizione mentale cui abbiamo il sospetto che ci si stia abituando, un p&#242; come se salvarsi dal baratro della Serie B rappresentasse comunque la conditio sine qua non per sentirsi consapevoli di avere fatto il proprio dovere, ritentando al contempo una sorte migliore per l'anno prossimo Gi&#224;, l'anno prossimo. Ma quale sarebbe questo anno prossimo in cui la societ&#224; granata si presenti realmente con il cipiglio di essere competitiva e con le qualit&#224; di squadra in grado di sistemarsi nella parte sinistra della classifica, tentando - perch&#232; no - di andare a dar fastidio anche alle squadre che stabilmente occupano il vertice alto di Serie A. Chiss&#224;! Parlando di quest'anno e della sofferenza che tifosi granata e club stanno vivendo in maniera ansiosa, diciamo che c'&#232; tutta una serie di problemi mai risolti che identificano la precaria situazione della squadra di mister Nicola, al quale bisogna dare atto di avere ricompattato lo spogliatoio dopo il suo arrivo, ma di non avere dato quel gioco di squadra che il popolo granata e forse la stessa societ&#224; si aspettava. Purtroppo, abbiamo assistito pi&#249; volte a fiammate d'orgoglio che ultimamente hanno portato a vincere qualche partita determinante, ma mai con quell'equilibrio di squadra capace di dare continuit&#224; di gioco e risultati. Fumi di entusiasmo apprezzabili ma evanescenti che, tuttavia, non cambiano la sostanza di una squadra che spesso risulta monotematica nella manovra, in cui si assiste alle sgroppate sulla fascia sinistra di Ansaldi e il relativo cross per la testa di un compagno appostato in area di rigore per fare gol o magari mancare l'occasione. Un calcio troppo scolastico. E' vero, in questa particolare situazione di classifica del Toro non &#232; concesso andare troppo per il sottile, tuttavia, pensiamo che produrre una squadra che faccia calcio, che abbia idee chiare nel verticalizzare le imbucate producendo al contempo il movimento senza palla pressando alto, sia nelle corde possibili di una squadra come il Toro che deve per il futuro cercare la qualit&#224; soprattutto a centrocampo. Belotti, com'&#232; giusto che sia dopo un infortunio, il covid e un campionato in cui ha tirato da solo la forza di portare avanti tutte le offensive contro gli avversari, in questo momento sta rifiatando. Onestamente, da questo capitano il Toro non pu&#242; pretendere di pi&#249;. Per lui sembra arrivato l'anno del distacco dal Toro, una societ&#224; cui ha dato tanto per avere tanto; tranne la soddisfazione di appartenere a un club capace di raggiungere obiettivi significativi. Ma a lui la Leggenda del Grande Torino gli &#232; entrata dentro l'anima, e forse soltanto per questo motivo ha lottato in tutti questi anni con le unghie e con i denti, accorgendosi per&#242; che nel calcio da soli non si va da nessuna parte. Ecco, il Toro &#232; questo. Soffrire per raccogliere il minimo sindacale, anche se il calcio di oggi impone accorgimenti qualitativi che vanno oltre il continuo risparmio della parte gestionale e tecnica di un'azienda. Elevarsi vuol dire anche costruire una squadra capace di organizzare un calcio moderno con larghe vedute e ambiziose voglie di arrivare. Altrimenti ti collochi per anni nel posto in cui si trova stabilmente il Toro a soffrire.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013778.htmSI0101039n
141013777NewsEditorialeJuventus, società da rifondare2021051011:50L'opinione sulla disarmante situazione della società bianconera.<p>Riflettendo su quanto espresso dalla Juventus in questo suo annus horribilis, ci verrebbe da dire che sia stata proprio lei ad autoescludere la sua egemonia nel calcio italiano. Porre in analisi la situazione attuale di questa societ&#224;, ci fa pensare che ogni opinione in merito sarebbe come sparare sulla croce rossa. E intanto cominciamo a riflettere sull'eccessivo sbandierare di Conte e Marotta - forse anche legittimo - che si fregiano di avere tolto alla Juventus l'egemonia durata ben nove anni di scudetti vinti di seguito. Ma a questo punto lo stesso discorso potrebbero farlo tutti, a cominciare dal Milan per finire alla Fiorentina e persino al Benevento, capaci di venire a vincere all'Allianz Stadium che &#232; diventato il regno di tutti. La Juve, come dicevamo pocanzi, ha fatto harakiri a partire dalla questione Suarez, per continuare poi con la scelta di Pirlo allenatore della Prima Squadra, una campagna acquisti e vendite errata e poi la ciliegina sulla torta rappresentata da quell'indemoniata idea chiamata Superlega. Tutta una serie di inaccettabili errori che hanno sconquassato un giocattolo perfetto curato da anni e che adesso appare come qualcosa di insignificante, inutile, disamorevole agli occhi stessi della numerosissima tifoseria bianconera che per anni &#232; stata deliziata di ben altri risultati e palcoscenici. E non &#232; certo la sberla subita dal Milan di Pioli, che pur avendogli rifilato 3 gol l'ha messa quasi in disparte per la lotta Champions. No, la causa &#232; data da tutto il regredire di una squadra irriconoscibile che non ha gioco, anima, entusiasmo, attributi. Non ha pi&#249; nulla, perch&#232; non fa calcio e si trova in un mare di guai per il decadimento di una societ&#224;, la cui governance ha fallito i principi di quelle regole che da sempre hanno fatto della Juventus la prima della classe.</p><p>E' dunque un problema da analizzare a fondo per ripartire con figure diverse che possano in qualche modo rinnovare l'immagine perduta malamente. I vertici devono cominciare ad andare a casa per far posto a personaggi nuovi, capaci di proporre un progetto serio di risalita d'immagine che non sar&#224; facile acquisire nell'immediato. A decidere le sorti di Andrea Agnelli sar&#224; il cugino John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor, la societ&#224; che detiene il 63,8% del capitale sociale della Juve. E la possibilit&#224; che l'attuale presidente della Juventus faccia un passo indietro &#232; pi&#249; che concreta, soprattutto in considerazione del fatto che ha rotto le relazioni con la UEFA, la FIFA e anche con i presidenti di Serie A, esponendosi al contempo contro il numero uno della UEFA Ceferin. Quali dunque sono i nomi papabili alla pi&#249; alta carica della dirigenza della Juventus? In primis c'&#232; Alessandro Nasi, cugino di Andrea Agnelli e vicepresidente di Exor. In lizza c'&#232; anche Evelina Christillin, attuale menbro del consiglio FIFA, una figura ritenuta perfetta soprattutto per la sua esperienza internazionale e per il dialogo che garantirebbe con FIFA e UEFA, con i quali i rapporti sono ai minimi storici. Non &#232; poi da escludere neanche la pista «calcistica» in cui si fa avanti anche il nome di Marcello Lippi, ex tecnico della Juventus. Per quanto riguarda la panchina, ieri circolava voce di un accordo di massima con Zidane. Tuttavia, pensiamo che allo stato attuale delle cose non crediamo che tecnici e campioni di prima fascia ambiscano almeno per ora a venire alla Juventus. Vedremo cosa accadr&#224; a breve, alla chiusura di queste tre partire di Campionato (Sassuolo fuori casa, Inter in casa, Bologna fuori) e di una finale di Coppa Italia che molti vedono come il consumarsi di un'agonia che sarebbe meglio chiudere qui.</p><p>Salvino Cavallaro.</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013777.htmSI0101075n
151013776NewsEditorialeAl Milan lo scontro diretto contro la Juve, sempre più in crisi e fuori dalla Champions2021051006:49juve, mila, crisi, pirlo, pioli, ronaldo, diaz,tomori,ibra,rebic,donnarumma, chiellini,morata,championsProva di forza dei rossoneri che sbancano meritatamente l'Allianz e mettono nei guai la Juve<p>Grande impresa da parte del Milan che, a sole tre giornate dalla fine del campionato, vince per tre reti a zero all'Allianz Stadium, portandosi in terza posizione, a +3 dai bianconeri, e proiettandosi verso la tanto desiderata Champions. A sbloccare la situazione ci pensa Brahim Diaz nel corso del recupero del primo tempo, seguono Rebic e Tomori rispettivamente al 78' e al 82'. Vincere questa partita sarebbe stato molto importante per il Milan poich&#233;, trattandosi di uno scontro diretto per la zona Champions, gli avrebbe permesso di guadagnare un vantaggio importante, e cos&#236; &#232; stato. Ma &#232; ancora presto per festeggiare, come afferma lo stesso Pioli e commenta cos&#236; la partita ai microfoni di Sky Sport: «La squadra ci ha creduto, con sacrificio e mentalit&#224;. Ma, soprattutto stasera, non pu&#242; essere la vittoria di un singolo. Abbiamo vinto meritatamente. La prossima partita sar&#224; ancora pi&#249; difficile. Abbiamo fatto una grande partita. &#200; uno scontro diretto, con questa classifica, molto importante da aver vinto. Purtroppo, non &#232; l'ultima gara e non possiamo esultare ancora. La dirigenza ci ha sempre sostenuto, sentivamo tutti l'importanza della gara e ci tenevamo a fare bene. Sono sempre attento alle vostre valutazioni. Spirito, sacrificio e collaborazione. Sotto questi punti di vista siamo stati i migliori per molto tempo. Stanchezza mentale e i tanti impegni ci hanno poi penalizzato. Sapevamo che dovevamo portare in campo una prestazione diversa e lo abbiamo fatto«. Sconforto, invece, in casa Juve, dove Pirlo continua ad essere in discussione e la squadra, adesso fuori dalla Champions, dimostra i suoi limiti partita dopo partita. E quando steccano anche i campioni come Ronaldo, ieri impalpabile, e Morata, fuori dalla manovra, diventa davvero difficile per tutta la squadra. Se poi i cambi li fai quando sei sotto di 2 gol e a 10' minuti dalla fine, diventa impossibile rientrare in partita contro chiunque. A tre turni dalla fine solo un'impresa potrebbe riportare i bianconeri in zona Champions, mentre per il Milan adesso tutto diventa pi&#249; facile, anche se non bisogna mai abbassare la guardia, a cominciare dalla sfida di mercoled&#236; all'Olimpico Grande Torino contro i granata, a caccia di punti salvezza. I bianconeri, invece, sono obbligati a vincere sino alla fine per sperare ancora nella qualificazione Champions, a partire dalla delicatissima partita di mercoled&#236; in casa del Sassuolo.</p><p>Alessandro Vispo</p> ivomesivomesstefano-pioli.jpgSISalmilanloscontrodirettoejuveneiguai-1013776.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010124n
161013775NewsEditorialeGrazie Roma2021050614:30L'importante significato di portare in Italia lo special one Josè Mourinho<p>S&#236;, proprio cos&#236;. Grazie Roma! Ma non &#232; l'inno della squadra capitolina scritto da Antonello Venditti, quello a cui facciamo riferimento, ma ad un vero e proprio ringraziamento da innamorato del calcio ad una societ&#224; che, assumendo <strong>Jos&#232; Mourinho</strong> come allenatore, ha reso un grande favore innanzitutto a se stessa e poi a tutto il movimento calcistico italiano. Eh s&#236;, bisogna riconoscere che il calcio in Italia ha preso una brutta piega, poich&#232; il gioco dal basso che ha avuto il suo profeta in <strong>Andrea Pirlo</strong> ha proprio stufato. Il gioco &#232; lento, farraginoso, prevedibile, nessun cambiamento di ritmo nel corso dei novanta minuti, organizzazione di gioco fumosa, atleti distratti e confusionari che mostrano carenze di tecnica di base e nessuna fantasia di gioco.</p><p>L'arrivo di <strong>Mourinho</strong> quindi, pu&#242; aiutare a insegnare nuove tecniche di allenamento, di comportamento in campo, pu&#242; mostrarci le carenze di preparazione dei nostri giocatori, pu&#242; indirizzare a una diversa formazione anche psicologica del team nell'affrontare e curare lo stress prima di un appuntamento agonistico di rilievo, pu&#242; cambiare le regole di formazione a Coverciano che sforna ogni anno migliaia di allenatori.</p><p>Il calcio &#232; in crisi e cerca nuovi sponsor per fare fronte al deficit economico delle sue societ&#224;, ma non sta tenendo conto dei giovani che cominciano a disamorarsi di un gioco sempre pi&#249; prevedibile e monotono, oltre che sospetto a causa degli scandali che lo stanno attraversando negli ultimi anni.</p><p><strong>L'ECA</strong> <strong>(Associazione dei Club Europei di Calcio)</strong> ha svolto un'analisi in 7 Paesi (Italia esclusa), dove ha rilevato che il <strong>27% dei &#171;Millenials&#187;</strong> (convenzionalmente chi ha dai 24 ai 39 anni di et&#224;) intervistati - dice testualmente il testo - <strong>&#171;Di non avere alcun interesse per il calcio&#187;</strong> - e il <strong>13% di odiarlo</strong>. Chi &#232; invece maggiore di <strong>13 anni</strong> dice di avere smesso di seguire il calcio: <strong>&#171;perch&#232; ho meglio da fare&#187;.</strong></p><p>Ecco, quindi, che l'arrivo di <strong>Mourinho</strong> pu&#242; segnare una svolta per fare avvicinare di nuovo i giovani a questo sport cos&#236; bello e imprevedibile, ma cos&#236; fragile da essere arrivato, almeno in Italia, sul viale del tramonto!</p><p><strong>Attilio Andriolo</strong></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711roma_calcio.jpgSIncalcio-1013775.htmSI0101030n
171013774NewsEditorialeL`emozione di vivere a Superga la tragedia del Grande Torino2021050418:12Storia di un giorno particolare<p>Ma che cos'&#232; l'emozione se non il momento dell'esaltazione dei sentimenti che si intersecano in maniera profonda alla nostra sensibilit&#224;. Ognuno di noi pu&#242; avvertirla in tanti modi, in tanti luoghi e in varie situazioni, ma resta pur sempre uno degli attimi pi&#249; importanti della nostra vita. Cos&#236; come librarsi l'anima dinnanzi al ricordo, alla memoria del Grande Torino, alla sua storia diventata Leggenda. Chi ha avuto modo di andare a Superga, di percorrere in auto o attraverso la caratteristica Tranvia a Dentiera detta anche cremagliera che parte da Sassi e si inerpica attraverso la folta vegetazione della collina torinese, avr&#224; sicuramente ammirato oltre lo spettacolo di vedere Torino dall'alto, anche qualcosa di particolare che si identifica in un luogo unico per storia, cultura, arte e tanto altro che &#232; racchiuso all'interno dell'affascinante Basilica. S&#236;, perch&#232; Superga &#232; questo e non solo. Tu arrivi nel piazzale antistante la maestosa Basilica - capolavoro di Filippo Juvarra - e gi&#224; avverti uno strano senso che ti porta alla bellezza della vita. Strano, ma qui non &#232; il luogo di tragedia e di morte del Grande Torino? Gi&#224;, una strana sensazione si impadonisce di te e ti porta a pensare come il parallelismo tra la vita e la morte sia molto sottile. E intanto entri nella Basilica e ti inebri di questa singolare struttura circolare ricca di affreschi, di storia e cultura che rappresenta appunto la vita. Poi, uscendo e percorrendo l'ala sinistra della circolare Basilica, segui l'indicazione per andare a vedere la lapide del Grande Torino. I passi sul selciato sembrano quasi muti e il silenzio ovattato d&#224; l'impressione di prepararti a un momento magico e di raccoglimento verso chi non c'&#232; pi&#249;. Cos&#236; ti trovi l&#224; dove si consum&#242; la tragedia di quella squadra unica e irripetibile, di quegli Invincibili che, tornando da Lisbona, persero la vita nello schianto dell'aereo che li stava portando a casa. Giorno funesto quel 4 maggio 1949, quando alle 17,03 di un pomeriggio in cui le nubi nere, basse e volutamente maligne, consumarono in tragedia ci&#242; che avrebbe dovuto essere un ritorno ai propri affetti pi&#249; cari. 31 componenti l'equipaggio di quell'aereo perirono. Erano i calciatori del Grande Torino, ma c'erano anche i giornalisti al seguito. E mentre sei l&#236; in devoto raccoglimento, alzi la testa e vedi da un lato la maestosit&#224; dell'icona della squadra capitanata da Valentino Mazzola e dall'altra una serie di bandiere e sciarpe di tifosi di tante squadre d'Italia ed Europa che sono il segno tangibile del loro essere stati presenti qui a onorare il Grande Torino. E poi? Poi scorri uno ad uno i nomi dei morti che inevitabilmente emozionano e portano al pensiero del significato stesso della vita che &#232; sempre legata a un filo, come se il destino che qualcuno dice essere segnato sin dalla nascita in ognuno di noi, scegliesse sempre il momento di decidere quando &#232; l'ora. Non sappiamo quanto ci sia di vero sul significato di fato o destino che dir si voglia, tuttavia, in quel luogo di tragedia c'&#232; qualcosa che ti porta sempre a pensare alla vita e alla morte come due momenti strettamente legati a loro. E intanto comincia ad inbrunire, qui al colle di Superga l'aria raccoglie tutta l'umidit&#224; presente dei 672 metri di altezza. Le luci della sera consigliano di ritornare a casa, non prima per&#242; di avere salutato ancora una volta con uno sguardo il Grande Torino, il quale attraverso la tragedia ci ha saputo trasportare in pensieri esistenziali che sanno di emozione vissuta. Il silenzio ci &#232; stato amico e anche il cinguett&#236;o degli uccelli ha saputo accarezzare l'anima e il pensiero che in questi casi porta inevitabilmente a Dio. E' Superga, &#232; la lapide del Grande Torino, &#232; questo luogo particolare che sa di mistero, di vita e di morte.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711nuova-gigantografia-grande-torino.jpgSIncalcio-1013774.htmSI0101098n
181013773NewsEditorialeE fu scudetto. L`Inter si laurea campione d`Italia 2020 `212021050311:14L'analisi di uno scudetto meritato<p>Per l'Inter &#232; finalmente arrivato il tanto sospirato 19vesimo scudetto. Un traguardo meritato, voluto dopo 11 lunghi anni di attesa e, soprattutto, realizzato con la consapevolezza di avere annullato il gap con la Juventus, interrompendo un'egemonia scudetto durata 9 anni di seguito. Il popolo interista di tutta italia si &#232; riversato in massa sulle piazze, interrompendo drasticamente (questo non si fa) le misure e i vari distanziamenti imposti dalle leggi sanitarie e ministeriali anti covid. Il tutto si &#232; trasformato in un delirio nerazzurro passionale quanto esagerato, come se ci si volesse svuotare di antiche rabbie pregresse. Tuttavia, pur sapendo che in questi casi l'adrenalina portata all'eccesso ha il suo effetto nell'opacizzare la razionalit&#224;, biasimiamo tale comportamento per non avere salvaguardato la salute pubblica. Detto questo, passiamo a fare un'analisi dei meriti indiscussi dell'Inter targata Antonio Conte. Vincere uno scudetto &#232; pur sempre un'opera collettiva, tuttavia, in questa precisa situazione dobbiamo rendere omaggio a mister Conte per quanto ha saputo fare in due anni dal suo avvento in casa Inter. Si denota chiaramente la sua mano di allenatore che continua a parlare del raggiungimento di &#171;qualcosa di importante&#187; - dove in questo qualcosa di importante c'&#232; non soltanto la conquista dello scudetto dopo tanti anni di attesa, ma c'&#232; soprattutto il cambiamento mentale di una societ&#224; di calcio che a parte l'anno del triplete conquistato dalla gestione tecnica di Mourinho, ha avuto sempre problemi organizzativi di ruoli non sempre chiari nello sviluppo delle loro mansioni. Insomma, una sorta di anarchia dove tutto diventava dispersivo e si rifletteva automaticamente sulla squadra. &#171;Pazza Inter&#187;, non &#232; un caso il testo del suo inno in cui si evince proprio questo altalenare di situazioni che spesso non ha portato a vincere nulla. Ora, con l'avvento di Marotta e Conte, l'Inter sembra pi&#249; ordinata nella sua gestione dirigenziale e tecnica. Un ordine aziendale che si riflette benissimo sull'avere vinto uno scudetto che non &#232; casualit&#224;, nonostante i problemi finanziari emersi dalla societ&#224; del presidente Zhang che adesso, sulle ali dell'entusiasmo, parla di diffondere l'obiettivo &#171;Energia Positiva&#187;. Ecco, &#232; proprio quella mancanza di energia positiva in casa Inter, di cui parlavamo pocanzi e che Conte e Marotta hanno individuato essere il neo da estirpare della societ&#224; nerazzurra. E poi ci sono i meriti (non per ultimi) della squadra di Conte. Da Lukaku a Barella, da Lautaro a Eriksen (uno che Conte ha capito in extremis) e poi da Bastoni (talento scoperto da Conte) a Matteo Darmian, da Alexis Sanchez (gestito in maniera intelligente dal punto di vista tecnico - tattico) fino ad arrivare a quel Marcelo Brozovic che secondo noi resta il punto nevralgico dell'impostazione tattica voluta da Conte. E' il metronomo intelligente di centrocampo che si mette in luce per essere sempre presente nella fase di attacco e di interdizione. Certo, il suo carattere a volte indisponente non lo rende sempre simpatico agli allenatori, tuttavia, bisogna dire che Conte ha saputo capirlo e ne ha colto i benefici. L'unico errore di Conte, se cos&#236; possiamo definirlo, &#232; stato quello di insistere per l'acquisto di Kolarov che ha disilluso le aspettative e poi di Vidal, un giocatore che non poteva risultare insostituibile a centrocampo, cos&#236; come aveva fatto vedere ai tempi in cui giocava nella Juventus. Ecco, secondo noi questi sono sostanzialmente i meriti racchiusi in questo scudetto numero 19 conquistato dall'Inter. Una squadra che dopo avere fallito la Champions League, non essersi qualificata per l'Europa League e aver stentato in Coppa Italia, ha capito che doveva ingranare la marcia per potere vincere lo scudetto nel girone di ritorno del campionato. E c'&#232; riuscita alla grande. Complimenti all'Inter, alla societ&#224; e a tutti i suoi tifosi, con la raccomandazione di non fare pi&#249; pericolosi assembramenti di massa.</p><p>Salvino Cavallaro .</p>Torinofl0711fl0711foto-conte.jpgSIncalcio-1013773.htmSI0101048n
191013772NewsEditorialeRonaldo salva una brutta Juve 2021050221:56Pirlo,gotti,molina,ronaldo,udinese,juve,champions,dybala,morata,bonucciNel finale due gol del fuoriclasse portoghese tengono a galla la Juve<p>Nel giorno in cui l'Inter vince con largo anticipo un meritato scudetto, una Juventus per lunghi tratti imbarazzante conquista a Udine tre punti di platino nella corsa - Champions. L'unica cosa da salvare, per i bianconeri, in una partita giocata sotto ritmo e costellata da tanti, troppi errori tecnici, &#232; proprio il risultato, frutto di una doppietta del redivivo Ronaldo, maturata in rimonta. Per il resto, una prestazione da dimenticare che conferma i limiti caratteriali della squadra di Pirlo, i tanti equivoci tattici specie a centrocampo e le amnesie della difesa, riconducibili pure a un deficit di concentrazione che una squadra come la Juve non pu&#242; e non deve permettersi. E domenica arriva il Milan, in uno scontro che sa tanto di spareggio Champions.</p><p>Mariano Messineo</p>ivomesivomesronaldo.jpgSISRonaldosalvajuveeforsechampions-1013772.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,10,11010147n
201013771NewsEditorialeMarco Salmeri sette anni dopo la sua morte2021042911:25Per non dimenticare il giovane campione, il cui destino gli ha reciso bruscamente i sogni coltivati fin da bambino. <p>Ci sono storie nello sport che si intrecciano alla vita e si identificano nell'unione di una cosa sola. E ci sono personaggi che riescono nel tempo a intensificare da soli il ricordo dopo la loro morte, quasi rappresentassero in piccolo una sorta di &#171;Leggenda&#187; da associare ai grandi campioni dello sport.Ciascuno per ci&#242; che ha fatto, per ci&#242; che ha rappresentato in vita e per ci&#242; che ha lasciato in suo ricordo. Marco Salmeri morto tragicamente in quel maledetto pomeriggio di sette anni fa, quando nell'autostrada Palermo - Messina, nei pressi di Patti, il destino lo travolse in un incidente automobilistico dopo avere disputato la partita con il Due Torri. Per Milazzo, la citt&#224; che gli ha dato i natali, fu subito lutto generale. Troppo grande il dolore di avere perso un ragazzo di cos&#236; giovane et&#224; che la citt&#224; marmetina stava accarezzando come campione di belle speranze calcistiche. Era l'orgoglio di un territorio che ancora oggi ricorda Marco con lo stesso affetto, proprio come se dopo sette anni trascorsi dalla sua morte la ferita fosse ancora aperta con la consapevolezza che non rimarginer&#224; mai. E non &#232; stato un caso che l'Amministrazione Comunale di allora decise unanimemente di intitolare il vecchio stadio Grotta Polifemo proprio a lui, a quel Marco Salmeri che ha vestito i colori rossoblu del Milazzo, lasciando traccia di tecnica e umanit&#224; in ogni angolo dello spogliatoio come nel prato verde di gioco. E proprio con la maglia del Milazzo, Salmeri ha vissuto le emozioni della fantastica promozione tra i professioniti, raggiunta nel campionato 2009/2010 sotto la Presidenza di Pietro Cannistr&#224; e mister Antonio Venuto che guid&#242; quello storico gruppo capace di disputare al &#171;Partenio&#187; di Avellino una partita memorabile. E fu proprio l&#236; che Marco segn&#242; quel gol della speranza milazzese, una rete che per lui rappresent&#242; il punto pi&#249; alto di un'esperienza meravigliosa vissuta da protagonista. Fa male parlare al passato di questo ragazzo che si &#232; fatto volere bene da tutti, fa male soprattutto per ci&#242; che avrebbe potuto, e forse dovuto essere e non &#232; stato. Oggi lo piange la famiglia, lo piangono gli amici, i conoscenti e persino i bambini milazzesi di oggi che muovono i primi calci al pallone e conoscono la storia di Marco Salmeri perch&#232; gli &#232; stata raccontata dal loro pap&#224;. Marco per quei bimbi &#232; un esempio da seguire, il modo per sognare di arrivare, di diventare un campione attraverso quel pallone che nell'inseguirlo ti d&#224; modo di riconoscere tutto il tuo gratificarti. Passeranno gli anni, ma Marco Salmeri vivr&#224; anche in queste giovani generazioni che lo ricorder&#224; sempre come la piccola favola della citt&#224; di Milazzo.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSIncalcio-1013771.htmSI0101031n
211013770NewsEditorialeMa in questa Inter vincente, quanto c`è di Antonio Conte?2021042615:53L'analisi di uno scudetto che sta per cucirsi sulle maglie dell'Inter<p>Quante parole si sono scritte su questo personaggio tanto chiacchierato, per avere un carattere cos&#236; particolare che lo rende unico nel suo genere. Ma Antonio Conte &#232; un moto perpetuo, uno che non si tira mai indietro, che non si ferma mai, che ci mette sempre la faccia, ma, soprattutto, pretende sempre tanto da se stesso e dalla sua squadra.Uno stacanovista del pallone, l&#224; dove allenamento, puntualit&#224;, seriet&#224;, rispetto delle regole si traducono nel lavoro di ogni professionista che intende lavorare sodo per raccogliere i frutti poi. Ma attenzione a non sgarrare, a non fare i furbi, perch&#232; mister Conte annota tutto il bene e il male. Questo &#232; quanto d&#224; della sua professione dove va, dov'&#232; andato con alterne polemiche. S&#236;, perch&#232; chi vuole questo allenatore alle proprie dipendenze deve sapere che deve avere a che fare con un carattere particolare, forse anche irascibile e senza peli sulla lingua. Prova ne &#232; che fin da quando &#232; stato allenatore del Siena, Arezzo, Bari, dell'Atalanta, della Juventus, C,T, della Nazionale e poi ancora allenatore del Chelsea e ora dell'Inter, ha sempre vinto ma ha sempre preteso molto dalle societ&#224; in cui &#232; stato. E adesso che dopo due anni in cui si &#232; accasato nella societ&#224; nerazzurra e sta per vincere lo scudetto, ci si chiede quanto veramente ci sia di suo in questa Inter. Noi diciamo che c'&#232; molto, forse tutto, perch&#232; ha saputo inculcare in questa societ&#224; non solo l'entusiasmo perduto in tanti anni e quella sempre latente anarchia di ruoli, ma, soprattutto, ha trovato regolarit&#224; di risultati cancellando in qualche modo quell'eterna immagine di «Pazza Inter» che da sempre l'ha contraddistinta in un'altalena che l'ha portata a non vincere nulla da tanti, troppi anni. S&#236;, perch&#232; la memoria di Jos&#232; Mourinho e il triplete conquistato in tempi ormai troppo lontani, avevano bisogno di essere rinfrescati, rivisitati, anche nel tentativo riuscito quest'anno di spezzare in qualche modo l'egemonia di una Juventus che per ben nove anni di fila ha vinto lo scudetto. E adesso che finalmente si sta per tagliare il traguardo per primi, il popolo interista gode ma non ancora liberamente come vorrebbe, almeno fino a quando la matematica non dir&#224; che finalmente quel «Qualcosa di importante» - come dice Conte - sia stato raggiunto. E allora cosa vogliamo ancora dire a questo piccolo, grande allenatore che nonostante ispiri antipatia a molti interisti per i suoi trascorsi juventini, c'&#232; da applaudirlo perch&#232; &#232; riuscito con la sua squadra a ricompattarsi sul campo, nonostante le mille vicissitudini societarie per nulla confortanti, avrebbero potuto distrarre i suoi ragazzi. E invece il suo motto &#232; stato sempre «Testa bassa e pedare» fino adesso, fino a una sola settimana dalla probabile conquista matematica dello scudetto. E persino la Madunina interista sorride e abbraccia questo allenatore «antipaticone» e forse anche rompiscatole, a cui non si pu&#242; disconoscere di vivere intensamente i sentimenti di un football che non &#232; banalmente solo ricchezza, ma sa essere anche meritocratico.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSIncalcio-1013770.htmSI0101037n
221013769NewsEditorialeSolo un pari per la Juve, che rischia seriamente di non entrare in Champions2021042517:57juve, fiorentina, pirlo, iachini, ronaldo, ramsey,morata,vlaovic,franchi,championsI bianconeri nella ripresa agguantano il pareggio, ma giocano al di sotto delle proprie possibilità<p>Una Juventus da dimenticare nel primo tempo, assolutamente incolore, rimedia un punto al «Franchi» grazie a una seconda frazione di gioco un po' pi&#249; convincente, disputata per lo meno con una maggiore cattiveria agonistica. Per i viola di Iachini un punto meritato e utile in chiave salvezza. Per gli uomini di Pirlo, molti dei quali autori di una prestazione modesta - Ramsey ancora una volta deludente, Rabiot protagonista in negativo nel rigore assegnato ai padroni di casa - la conquista di un posto Champions torna in seria discussione. A preoccupare &#232; soprattutto l'incapacit&#224; di imporre il proprio gioco e di comportarsi «da Juve», con un'eccessiva timidezza persino negli atleti pi&#249; rappresentativi, da Ronaldo a Dybala. Pesante l'assenza di Chiesa, uno dei pochi a salvarsi in questa sciagurata stagione.</p><p>Mariano Messineo</p>ivomesivomesfoto-dybala.jpgSISlajuverimediasolounpareggioafirenze.championsarischio-1013769.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010200n
231013768NewsEditorialeCeferin, adesso basta con le minacce2021042413:43Inaccettabili ultimatum del presidente Uefa, che assieme ai club ideatori della Superlega fanno emergere uguali sentimenti di arroganza. <p>Chi mi segue da anni su queste pagine di giornale sa quanto il mio giornalismo sia sempre misurato nelle espressioni che conducono all'oggettivo pensiero di critica, facendo ricorso alla deontologia professionale e alle regole dell'informazione attendibile che resta il grande impegno per ogni giornalista. Detto questo, desidero ritornare ancora una volta sul tema riguardante la Superlega come fatto mediatico che per tre giorni ha invaso le prime pagine dei giornali e i teleschermi dei vari telegiornali, i quali hanno spostato in secondo piano le loro attenzioni sul Covid. Ebbene, alla luce di questo &#171;golpe&#187; sportivo - finanziario che si &#232; catapultato come uno tsunami mediatico, lasciando strascichi di feroci polemiche e di battibecchi velenosi di Uefa, Fifa, Lega e Figc contro le societ&#224; di calcio europee che avrebbero voluto costituire la Superlega Europea, mi viene da pensare come sempre che la verit&#224; stia a met&#224;. In tutta questa storia, infatti, non c'&#232; la parte buona e quella cattiva, non ci sono gli angeli e i demoni, esistono solo tempi e metodi sbagliati in una forma da condannare per avere fatto emergere un'idea di calcio di sola appartenenza aristocratica e unilaterare nel tentativo di salvaguardare bilanci in rosso e debiti insormontabili che la pandemia ha messo in luce senza mezzi termini. Tuttavia, se &#232; vero che tutto questo ha creato uno sconquasso mediatico di larga portata tra chi ha condannato questa iniziativa durata l'arco di 48 ore prima di ritirarsi in buon ordine con i suoi club pi&#249; rappresentativi, &#232; altres&#236; vero che il presidente della Uefa Ceferin stia esagerando con le sue pubbliche minacce indirizzate soprattutto al Real Madrid, alla Juventus e al Milan, rei di essere ancora ancorati al progetto che aveva intenzione di rivoluzionare il calcio. &#171;E' evidente che i club devono decidere se sono parte di una Superlega o sono club europei. Se vogliono essere parte, &#232; evidente che non possono giocare in Champions League&#187;, cos&#236; dichiara il massimo esponente dell'Uefa con fare sprezzante di chi vuole fare sentire la sua voce autorevole che sa di ultimatum del Potere del calcio Europeo. No, personalmente condanno certi toni arroganti perch&#232; non &#232; vero che l'Uefa e tutti gli altri organi sportivi hanno soltanto ragione, in quanto se parliamo di introiti ci accorgiamo che la stessa Uefa in qualit&#224; di organizzatrice della Champions League guadagna solo per lei una vagonata di milioni di euro che poi divide in minima parte con la vincitrice del torneo. Girando la medaglia, poi, ci si accorge che i club europei pi&#249; ricchi hanno esagerato nell'acquistare campioni di calcio, svenando i propri bilanci e pensando di investire con il giusto ritorno di interesse economico. Operazioni finanziarie che si sono rivelate un flop perch&#232; non si &#232; tenuto conto del sopraggiungere di una crisi mondiale portata dal Covid, che nessuno aveva previsto. Ecco, forse per me &#232; proprio questo il grave errore alla base di tutto. E adesso che rivoluzionare il sistema calcio che resta di tutti e non soltanto di pochi eletti, ecco che tutti i nodi vengono al pettine; tu Uefa perch&#232; senza le 12 potenze calcistiche europee non sapresti che fartene della tua Champions League, e tu Superlega che hai tentato di superare la crisi che si &#232; abbattuta sulle societ&#224; di calcio, con un'idea assolutamente impopolare. Dunque, in tutta questa storia vedo la colpa di tutto il mondo calcio che deve darsi una calmata effettiva, con l'impegno di riorganizzare tutto il sistema calcio in cui l'interesse economico non pu&#242; superare la logica delle attenzioni in cui le entrate devono sempre superare le uscite in bilancio e non viceversa. E poi ci si dia una calmata verbale. La buona educazione &#232; la base dalla quale ripartire.Tanto pi&#249; se ti chiami Florentino Perez, Andrea Agnelli o Ceferin che siete a capo del mondo calcistico europeo che reclama unione e non divisioni di parte.</p><p>Salvino Cavallaro .</p>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSIncalcio-1013768.htmSI0101043n
241013767NewsEditorialeSuperLeague: E adesso che succederà?2021042115:08Il fallimento della SuperLeague, passata in 48 ore dalle "stelle" alle stalle.<p>Dopo il fallimento del progetto SuperLeague e dopo la clamorosa figuraccia a livello planetario che soprattutto la Juventus ha subito da questa incredibile vicenda sportiva e finanziaria, ci aspettiamo delle inevitabili reazioni da parte della UEFA, FIFA, LEGA ItALIANA e FGCI. Il tentativo di «golpe» sul sistema calcio internazionale architettato dal presidente Florentino Peres e dal vicepresidente SuperLeague Andrea Agnelli, non pu&#242; essere considerato come se nulla fosse accaduto. Sono state 48 ore tremende, in cui si sono mobilitate le nazioni europee calcisticamente pi&#249; importanti, trascinando nelle ferree polemiche anche le istituzioni politiche che hanno unanimemente condannato ogni tentativo di ribaltare un sistema calcio gi&#224; consolidato nel tempo. Cos&#236; dice Andrea Agnelli: «La SupeLeague non pu&#242; andare avanti. Dobbiamo essere franchi e onesti, no. Evidentemente non &#232; il caso, non proseguir&#224;» Gi&#224;, «dobbiamo essere franchi e onesti». E' comodo adesso scegliere la strada pi&#249; facile a posteriori del tentativo di costruire un progetto ambizioso e consapevolmente malefico di una SupeLeague riservata ai ricchi, lasciando a bocca asciutta i meno abbienti. I tifosi della Juventus sono giustamente inviperiti e non digeriscono di buon grado la clamorosa debacle e la pessima immagine di tutta la societ&#224; in tutto il mondo. Una caduta macroscopica di stile, che ha in solo 48 ore cancellato quella che nel tempo &#232; stata costruita attentamente nei riflessi comportamentali di una gestione che all'esterno &#232; sempre apparsa esemplare. Merito della casata Agnelli, dell'Avvocato Giovanni e di Umberto, il pap&#224; di Andrea, il quale non ha saputo mantenere lo stile e l'immagine di una societ&#224; sempre attenta a non apparire marcatamente arrogante nel Potere, almeno nei rapporti con l'esterno. E adesso non c'&#232; dubbio che tutto ci&#242; &#232; stato vanificato da questa grossolana perdit&#224; di focalizzare lo sport e il calcio in particolare, come mezzo accessibile a tutti, sia dal punto di vista delle ambizioni sportive che umane. Gli arrivismi economico finanziari hanno un limite oltre il quale il calcio non pu&#242; andare. E Andrea Agnelli con Florentino Peres sono andati oltre, l&#224; dove non pu&#242; esserci tolleranza. E non &#232; che i tempi non sono maturi a operazioni di questo tipo, cos&#236; come qualcuno ha voluto fare intendere fra le righe. Diciamo piuttosto che &#232; proprio nella sua scellerata scelta di discriminare attraverso infauste divisioni, che sta tutto il vero problema. S&#236;, perch&#232; il mondo ha capito che il fattore principe del calcio &#232; il sogno di arrivare a vincere, anche di chi &#232; meno forte dell'altro. E non importa se alla fine vincono le societ&#224; di calcio pi&#249; blasonate d'Europa, anche se si sono indebitate fino al collo e adesso si trovano con i bilanci in rosso, nonostante il Fair Play Finanziario glielo impedisca. Il calcio &#232; e rester&#224; dei suoi tifosi appassionati, innamorati e legati alle proprie bandiere che ne identificano la storia della squadra del cuore. In fondo, con questo clamoroso tonfo di marchiano tentativo di cambiare Uefa e Fifa in SuperLega che avrebbe voluto ribaltare tutto il sistema calcio, ha dato modo ai romantici del pallone ad avere la meglio su chi &#232; sempre pi&#249; legato al dio denaro. Adesso si proceda a dare un esempio, punendo chi ha sbagliato. Le pi&#249; alte cariche istituzionali non ci deludano. La botta &#232; stata troppo forte.</p><p>Salvino Cavallaro . .</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013767.htmSI0101036n
251013766NewsEditorialeZONA CHAMPIONS: LOTTA A 5 PER 3 POSTI2021042006:34juve,atalanta,champions,milan,inter,lazio,napoli,roma,torino,pirloScontro Champions all'Atalanta che supera i bianconeri di Pirlo, Napoli a -2 dalla Juve, ma sale minacciosa anche la Lazio<p >Quando mancano ancora 7 giornate alla conclusione del campionato cominciano a delinearsi le possibili posizioni in classifica, soprattutto per quanto riguarda la zona Champions. Sicuramente la posizione pi&#249; stabile &#232; quella dell'Inter, oramai ad un passo dallo scudetto, con i nerazzurri che, nonostante il pareggio allo stadio Maradona, mantengon ben 9 punti di vantaggio sui rossoneri, vittoriosi contro il Genoa per 2 reti ad 1, in una gara sofferta ma che bisognava vincere a tutti i costi. Amara ed immeritata sconfitta invece per la Juve, che pur giocando bene viene superata dall'Atalanta per una rete a zero, e slitta al quarto posto con 2 punti di ritardo proprio sui bergamaschi e con altrettanti punti di vantaggio sul Napoli stoppato sull'1 a 1 dall'Inter. Gara che resta quindi ancora aperta anche per la Lazio, vincente per 5 reti a 3 contro il Benevento, che la porta in sesta posizione, a -2 dal Napoli. Adesso non resta che attendere i risultati delle prossime partite, che saranno sicuramente decisive nella corsa alla Champions, di cui rimangono disponibili solamente tre posti, contesi appunto fra Milan, Atalanta, Juve, Napoli e Lazio. Per la Roma sfuma ogni sogno dopo la sconfitta dell'Olimpico contro i granata.</p><p >Alessandro Vispo</p>ivomesivomessimone-inzaghi.jpgSISatalantasuperajuve.pericolonapolielazioperlajuve.agguerritalottachampions-1013766.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101084n
261013765NewsEditorialeTerremoto nel mondo del calcio: nasce la Superlega2021041917:03Superlega, un fulmine in un cielo già nebuloso<p>Con un comunicato stampa urgente, diffuso intorno alla mezzanotte del 19 aprile 2021, nasce la Superlega. Ma che cos'&#232; in realt&#224; questa Superlega e perch&#232; le varie potenze europee del calcio, hanno deciso di comune accordo di unirsi per creare un'organizzazione propria. Cerchiamo di fare chiarezza. La Superlega Europea sar&#224; una competizione che coinvolger&#224; 20 club, di cui 15 fissi composti dai cosidetti Club Fondatori e altri 5 che verranno selezionati ogni anno in base ai risultati ottenuti nella stagione precedente nei rispettivi campionati locali che con ogni probabilit&#224; comprender&#224; la Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1. Questo sembra essere il disegno degli organizzatori. Lo schema della competizione prevede due gironi da 10 squadre che si sfideranno in gare di andata e ritorno nel corso della settimana e al termine delle diciotto giornate le prime tre classificate di ogni girone si qualificheranno automaticamente ai quarti di finale. Le quarte e quinte classificate si affronteranno in una sfida di andata e ritorno per i due posti restanti e disponibili per i quarti. Quarti di finale e semifinali si giocheranno in sfide di andata e ritorno, mentre la finale consister&#224; in una partita secca che sar&#224; disputata a maggio in uno stadio neutrale. Al momento i club fondatori sono 12 - 6 provenienti dalla Premier League - Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, e Tottenham - 3 dalla Liga - Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid - e 3 dalla Serie A - Inter, Juventus e Milan. Ma nel comunicato diramato dalla Superlega emerge che altri tre Club saranno probabilmente inseriti nel gruppo dei Fondatori e cio&#232;, PSG, Bayern Monaco e Borussia Dortmund che, tuttavia, al momento non avrebbero ancora dato la propria adesione. La Uefa, dal canto suo, prima ancora che la Superlega diramasse il suo comunicato, ha minacciato di esclusione dalle Coppe Europee e dai Campionati Nazionali, tutti i Club coinvolti. Insomma un vero e proprio caos si &#232; instaurato nel mondo europeo del calcio che con questa iniziativa dei Club Fondatori della Superlega, rivoluziona un sistema che alla luce della crisi economica attuale metterebbe a riparo i Club pi&#249; ricchi rivalutando introiti persi nel corso di questi anni. Una sorta di separatismo del calcio internazionale di alto livello, che lascerebbe fuori dalla competizione i Club con patrimoni meno cospicui. Molto criticato &#232; stato il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, reo di essere stato assieme al Predidente del Real Madrid Florentino Perez, uno dei cardini dell'avvenuta nascita della Superlega. Queste le parole contro Agnelli pronunciate dal Presidente UEFA Cefim:«Non ho mai visto uno che mente cos&#236;. La Superlega &#232; uno sputo in faccia a chi ama il calcio, pronti a escludere tutti». Ricordiamo che Agnelli ha dato le sue dimissioni in fretta e furia dall'ECA - organismo dei top club europei - per non essere coinvolto in problemi di conflitti di interessi. Una cosa &#232; certa, il calcio con questa netta separazione tra ricchi - ricchissimi - e il resto dei Club, alza muri insormontabili e discriminanti di un pallone che ormai appartiene alla deriva sociale degli stati europei e mondiali. Si salvi chi pu&#242;. Il calcio sar&#224; sempre meno giocato sul campo e pi&#249; amministrato sulle scrivanie dei potenti. E' calcio questo?</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013765.htmSI0101049n
271013764NewsEditorialePer il mondo granata, questo è un Toro da infarto2021041914:143 a 1 per il Toro contro la Roma. Un risultato che mette i granata in una situazione di classifica migliore, ma non ancora sicura per restare in Serie A <p>Tanti e tutte di alta intensit&#224; emotiva, sono i momenti di pathos che hanno caratterizzato il match tra Torino e Roma. Una gara intensa, vibrante e carica di spunti tecnici ma, soprattutto, di cuore e antico tremendismo granata emerso in verit&#224; nel corso del secondo tempo. S&#236;, perch&#232; la squadra di Nicola ha bisogno evidentemente di essere pungolata nell'orgoglio per esprimersi poi con tutte le caratteristiche di squadra che rispecchiano la sanguigna storia granata. Passati in svantaggio nel primo tempo per effetto di un gol di Mayoral , i ragazzi di mister Nicola hanno ribaltato con Sanabria, Zaza e Rincon un risultato e una vittoria assolutamente fondamentale in chiave salvezza. La Roma si &#232; presentata a Torino dopo il gioved&#236; di Europa League che ha consigliato Fonseca a rinunciare ai propri big, facendo chiaramente capire di puntare la propria stagione esclusivamente sul tentativo di vincere la Coppa Europea. Tuttavia, questo non deve ritenersi un alibi nel non essere riuscita a contrastare un Toro che nel secondo tempo &#232; apparso aggressivo al punto tale da annullare ogni residua velleit&#224; dei giallorossi di portare a casa un risultato utile per il piazzamento in Champions. No! Il Toro con il suo gioco, la lucidit&#224; di azioni e l'aggressivit&#224; messa in campo, ha costruito pallone su pallone la legittima voglia di incamerare ulteriori tre punti preziosi per la propria salvezza. Era da gennaio 2020 (48 partite) che il Torino non riusciva ad ottenere due successi consecutivi in Serie A. Da quando &#232; arrivato Nicola, il Torino ha raccolto 17 punti in 12 partite. Statistiche che parlano chiaro di una svolta positiva nel ricompattare un gruppo che aveva perso autostima, assorbendo paure psicologiche eccessive che hanno fatto disperdere la logica di una squadra che pur nel suo complesso non di grandi carature tecniche, non certo tali da cadere nel cerchio della sofferenza con l'incubo di retrocedere. Situazioni che se &#232; vero sono state consuete da qualche anno a questa parte, &#232; altres&#236; vero che certe paure vissute debbano in qualche modo far riflettere per non essere pi&#249; vissute. E per far questo &#232; necessario che la societ&#224; granata assuma la responsabilit&#224; di pianificare un progetto serio con i suoi quadri dirigenti, diminuendo l'incubo di sforare il proprio bilancio e aumentando le capacit&#224; di costruire tecnicamente un Toro competitivo e da alta classifica. Promesse che non devono essere disperse, andare vane, anche perch&#232; &#232; giusto ripartire dall'esempio dei due acquisti azzeccati di gennaio, in cui Sanabria e soprattutto Mandragora sono l'esempio di chi ha saputo magistralmente vedere lungo sul completamento della squadra affidata a Nicola. Dunque, con la promessa di non ricadere pi&#249; in sofferenze di questo tipo, il presidente Cairo e la societ&#224; granata trovino insieme la strada maestra della chiarezza di idee, che non &#232; altro che quella che si sta percorrendo in questo finale di campionato.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013764.htmSI0101041n
281013763NewsEditorialeI bianconeri vincono 3 a 1 e rimangono sulla scia del Milan2021041116:55Jue,genoa,scammacca,mkennie,dybala,kuliseski,morata,champions,milanPreoccupano però le solite amnesie difensive e i cali di concentrazione <p>La Juventus regola il Genoa con un risultato abbastanza netto (3-1) e continua a inseguire l'obiettivo minimo della qualificazione in Champions. Ma non cancella alcune delle ombre che ne hanno sin qui costellato il deludente percorso. A partire dall'amnesia difensiva costata il gol con cui Scammacca le ha messo paura e da un secondo tempo ben al di sotto del primo, in cui sembrava esserci una sola squadra in campo. Quella delle prestazioni altalenanti e dei troppi chiaroscuri all'interno della stessa partita resta la costante di quest'anno dei bianconeri. Nota positiva il ritorno di Dybala, che mette sempre pi&#249; minuti sulle gambe e potr&#224; rivelarsi il valore aggiunto del finale di stagione.</p><p>Mariano Messineo</p>ivomesivomesab7182c2-2164-44c7-b673-6d287e3d6cec.jpgSISVincemanonconvincejuvecherimanesullaSciadelmilan-1013763.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101089n
291013762NewsEditorialeLotta serrata in chiave Champions2021041112:00Juve,pirlo,dybala,ronaldo,milan,atalanta,Napoli,lazio,romaLa Juve cerca punti contro il Genoa. Napoli a Marassi in casa della Samp<p><span>In questa tiepida e mite domenica d'Aprile, gli appassionati di calcio non assisteranno a big match decisivi da cui passano le intere stagioni, ma ad altre partite fondamentali per la corsa champions, che vede protagoniste la Juve, il Milan, la Lazio, l' Atalanta, il Napoli e la Roma. Tre posti per ben sei squadre, di cui la met&#224; raccolte in soli tre punti e che, nel rush finale del campionato, daranno il tutto per tutto per raggiungere l'obiettivo tanto sperato. Alla Juve (che ormai ha quasi abbandonato lo scudetto) non rimane nient'altro che il posto in Champions per risollevare le sorti di una stagione fallimentare al termine della quale sono tutti messi in discussione, dall'emergente Pirlo ai veterani come Bonucci e Chiellini. Quest'oggi, avranno davanti a s&#233; una squadra compatta e difficile da battere (il Genoa) , ma la vecchia Signora si affider&#224; alla classe del ritrovato Dybala, allo straripante Chiesa (un trascinatore a tutti gli effetti) e all'intramontabile Ronaldo, giocatore decisivo e la cui qualit&#224; non va messa mai in discussione. Inoltre, i tre punti serviranno a mettere pressione al Milan, secondo in classifica e distante di una sola lunghezza sulla compagine bianconera. Invece, il Napoli giocher&#224; contro l'altra fazione genovese : la Sampdoria. I partenopei tenteranno di riacciuffare il quarto posto, sfumato dopo la deludente sconfitta all'Allianz Stadium. Dovranno stare attenti alla Lazio, che oggi affronter&#224; il Verona, squadra capace di esprimere un ottimo gioco e dare molta continuit&#224; ai propri risultati. La Roma, con alle spalle l'importante vittoria alla Johan Cruijff Arena, giocher&#224; al Dall'Ara, campo ostico e da cui vorranno uscirne vittoriosi. Infine, la 30esima giornata si concluder&#224; con l'Atalanta che sfider&#224; la Fiorentina di Iachini. Posticipo dal pronostico incerto e con cui l'Atalanta pu&#242; continuare ad inanellare successi per guadagnarsi un posto fra le grandi d'Europa.</span></p><p><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesfoto-dybala.jpgSISChampionslottaapiusquadraapertalacorsa-1013762.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010104n
301013761NewsEditorialeA Udine, il Toro conquista tre punti d`oro2021041111:02I granata di mister Nicola vincono allo Stadio Dacia Arena, dopo una prestazione più utile che bella.<p>Si pu&#242; dire che in questo scorcio di campionato il bianconero porti bene al Toro. Infatti, dopo l'ottimo risultato ottenuto nel derby con sprazzi di bel gioco e la neanche tanto sottile amarezza di non avere conquistato la vittoria, i granata di mister Nicola hanno ottenuto il colpo quasi salvezza, grazie al rigore siglato da Belotti e una prestazione di squadra apprezzabile solo dal punto di vista del risultato ma non del gioco. Tuttavia, riteniamo sia opportuno in questa situazione di classifica non andare troppo per il sottile e badare al sodo. E' quello che ha fatto il Toro nel confronto con l'Udinese in quel dello stadio Dacia Arena di Udine. A un primo tempo sostanzialmente equilibrato &#232; seguita una ripresa in cui Arslan ha travolto in area di rigore Belotti, il quale ha trasformato in gol il rigore assegnato dall'arbitro. La reazione dell'Udinese &#232; apparsa troppo sterile e comunque non adeguata a scardinare la compattezza dei granata, i quali si sono dimostrati determinati a portare a casa i tre punti, senza se e senza ma. Per i bianconeri friulani &#232; salito in cattedra il solito De Paul, il quale non &#232; bastato da solo ad illuminare un gioco per nulla adatto ad offendere l'avversario in maniera concreta. Nel Toro &#232; regnata molta confusione a centrocampo, dove Rincon &#232; apparso poco incisivo e Mandragora ha dato maggiori spunti fisici piuttosto che tecnici. Ma l'obiettivo era vincere una partita che sarebbe stata determinante per il prosieguo di un campionato cui il Toro si deve scrollare presto di dosso l'incubo della retrocessione. Possiamo dunque ribadire che al di l&#224; del gioco, i granata stanno assorbendo il carattere e la sostanza del calcio utilitaristico voluto da mister Nicola, senza tanti fronzoli ma con la tigna di chi deve badare al sodo con chiarezza di idee, recuperando in fretta quell'autostima perduta per troppo tempo. E' il Toro, &#232; il cuore granata, &#232; l'antico tremendismo che deve essere sempre ricordato come simbolo ed essenza di questa gloriosa societ&#224; di calcio.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Udinefl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013761.htmSI0101064n
311013760NewsEditorialeInter e Juve in campo domenica. Oggi tocca al Milan2021041012:00Juve, inter,serie,a,napoli,lazio,roma,atalanta,milan,champions,scudetto,salvezzaLotta avvincente per entrare in Champions. In coda turno importante per lo Spezia<p><span>Dopo un emozionante turno di Champions ed Europa League, i calciatori di serie A torneranno in campo per la 30esima giornata. Le danze verranno aperte da un attesissimo match in chiave salvezza: Spezia - Crotone. Da una parte, la squadra di Italiano cercher&#224; di trovare la via della vittoria per allungarsi dalla zona retrocessione e superare i rivali della Fiorentina. I pitagorici, ormai sempre pi&#249; lontani dalla salvezza, vogliono onorare un campionato in cui sembra, purtroppo, sempre pi&#249; chiaro il loro destino, nonostante, da come si pu&#242; evincere dalle ultime partite, mister Cosmi</span> <span>abbia</span> <span>cercato di dare un'anima ad una squadra</span> <span>e anche trovando in</span> <span>Simy</span> <span>un gran trascinatore che merita di restare in serie A. Alle 18.00, l'arbitro Maresca dar&#224; il fischio d'inizio di Parma-Milan, match in cui gli emiliani tenteranno di vincere per staccarsi dal Crotone e prendere un po' d'ossigeno</span> <span>e quindi,</span> <span>punti molto importanti. Essi sfideranno un Milan reduce da un deludente pareggio in casa con la Sampdoria e dunque arrabbiato e desideroso di tenersi stretto il secondo posto e provare a mettere pressione ai rivali concittadini (primi in classifica). L'anticipo delle 20.45 vedr&#224; opporsi l'Udinese e</span> <span>il</span> <span>Torino</span><span>, con quest'ultimi motivati dal pareggio ottenuto nell'ostico e sentito derby della Mole. Dunque, dai granata ci aspettiamo una buona partita al fine di ottenere tre punti fondamentali per non rischiare una clamorosa retrocessione, che mai, come quest'anno, &#232; sembrata vicina. La compagine bianconera, invece, tenter&#224; di ritrovare la vittoria che manca da</span><span>ben tre partite, anche se disputate con squadre di livello qualitativo pi&#249; alto come Atalanta e, prima, Lazio. La Domenica di serie A si aprir&#224; con Inter-Cagliari</span><span>. Dai nerazzurri &#232; lecito aspettarsi i tre punti con una vittoria facile e non sofferta, ma affronteranno un Cagliari pronto a dare il tutto per tutto per ottenere la salvezza che, mai come quest'anno, sembra distante. Una partita ostica</span> <span>attender&#224;</span> <span>la Juve, la quale ospiter&#224; fra le mura domestiche il Genoa, squadra divenuta pi&#249; organizzata e solida grazie alla cura di Ballardini e che sta conducendo un cammino tran</span><span>quillo, ma sempre stando attenta</span> <span>alle</span> <span>zone basse della classifica. La Juve arriver&#224; a quest'incontro con alle spalle una fondamentale vittoria ai danni del Napoli, tre punti importantissimi per approdare nell'Europa che conta e cercare di onorare una stagione ben al di sotto delle aspettative. Il Napoli, dopo la cocente sconfitta subita all'Allianz</span> <span>Stadium</span><span>, affronter&#224; la Sampdoria, formazione allenata da mister Ranieri e che, di sicuro, dar&#224; filo da torcer alla compagine partenopea. Lazio-Verona sar&#224; un'importante partita in ottica Europa, dato che i laziali cercheranno di vincere per accorciare sul Napoli e tentare il difficile approdo fra le prime quattro del campionato. Anche la Roma, orm</span><span>ai unica squadra a rappresentar</span><span>e l'Italia in Europa, cercher&#224; di trovare i tre punti al Dall'</span><span>Ara</span> <span>per risalire in classifica al fine di uscire</span> <span>dalla postazione in Conference League che, di certo, pesa parecchio. La Domenica del campionato italiano si chiuder&#224; con Fiorentina-Atalanta, match presumibilmente piacevole in cui si affrontano squadre con un cammino assai diverso alle spalle e con posizioni</span> <span>in classifica</span><a name="_GoBack"></a> <span>opposte, infatti, i viola sono poco su la zona retrocessione e i bergamaschi in zona Champions. Infine, la giornata si concluder&#224; con Benevento-Sassuolo. Da questo posticipo, entrambe le fazione cercheranno di vincere e regalare emozioni.</span></p><p><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomeslautaro-martinez.jpgSISIntervicinascudetto.lottachampionsaperta-1013760.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101095n
321013759NewsEditorialeLa Juve e gli errori della società2021040611:22L'analisi sul delicato momento della Juventus<p>Mentre per volere di Andrea Agnelli si profila il ritorno di Max Allegri alla Juve con il ventilato interesse di Fabio Paratici per Icardi e Kean, non possiamo che constatare la vera mancanza di programmazione e la collettiva confusione da parte delle pi&#249; alte cariche dirigenziali della Juventus. Situazioni mai viste nell'ambito della societ&#224; bianconera che da sempre vanta esemplare metodo di progettualit&#224; e di investimenti mirati per restare sempre competitivi anche in campo internazionale. Ma la Juve di quest'anno sembra avere perso la diritta via tracciata dall'antica casata Agnelli, cui il presidente Andrea fa parte non certo come prosieguo di impostazione societaria, in cui ogni cosa, a partire da suo zio Giovanni e dal pap&#224; Umberto, veniva stabilita con la massima attenzione all'immagine e allo stile, con la prerogativa essenziale di sbagliare il meno possibile nelle scelte tecniche. Era l'attenzione nell'attorniarsi di figure capaci, affidabili per curriculum e percorsi professionali di fondata seriet&#224;. Non esistevano amici, non c'erano preferenze da inserire nell'organico pi&#249; importante delle aziende calcio d'Italia, ma collaborazioni con persone giuste messe al posto giusto. Una sola debacle juventina ricordiamo in quel periodo in cui la societ&#224; bianconera decise nel 1990 di affidare la panchina a Maifredi per passare a una mentalit&#224; nuova di calcio che si chiamava «calcio a zona». L'incarico di vicepresidente esecutivo del club fu dato allora a Luca Cordero di Montezemolo, manager di riferimento alle dirette dipendendenze dell'Avv. Gianni Agnelli, Ecco, quello fu l'errore marchiano dato dal desiderio di cambiare repentinamente un calcio consolidato negli anni per vittorie, e poi sostituirlo con la modernit&#224; di un pallone che all'orizzonte appariva come spettacolo di calcio offensivo, piuttosto che l'antico modulo difensivo con connesso catenaccio. Ecco, a memoria ricordiamo questo come unico vero errore della Juventus di allora che assieme a Maifredi perse la consueta faccia di societ&#224; sicura, dove nulla era affidato al caso. E oggi che sotto la guida di Andrea Agnelli (pur dopo la conquista di nove scudetti consecutivi, cui riconosciamo apprezzamento per il lavoro fatto) da qualche anno a questa parte si &#232; inserita una sorta di fragilit&#224; nelle figure pi&#249; importanti della dirigenza. Forse tutto &#232; cominciato con la lite con Conte e poi con l'allontanamento improvviso dell'ex amministratore delegato Beppe Marotta. Ecco, secondo noi da l&#236; &#232; partita tutta una serie di situazioni che attraverso l'attrito personale hanno creato confusione e disaccordi tra i tre che sono alla guida della societ&#224; attuale della Juve: Agnelli, Nedved e Paratici. Il resto &#232; la logica conseguenza di scelte tecniche sbagliate e denari spesso buttati al vento. Questo &#232; secondo noi il vero problema della Juventus di oggi.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013759.htmSI0101052n
331013758NewsEditorialeBianconero tenebra e splendore granata2021040409:50Il pareggio di un derby che lascia molti rimpianti al Toro di mister Nicola<p>E' finito in parit&#224; il derby della Mole che si tinge di sgargiante colore granata, piuttosto che del buio bianconero. Ecco, potremmo dire che questa &#232; la sintesi di un derby cittadino che ha messo in evidenza i gravissimi problemi della societ&#224; bianconer&#224; e della squadra di Pirlo, esaltando al contempo i valori di un Toro che pur non avendo risolto i suoi problemi di classifica precaria, ha comunque dimostrato in campo di essersi ricordato del suo cuore granata. Un 2 a 2 che non risolve i problemi di entrambe le squadre ma, certamente, ne d&#224; consapevolezza del momento che le due squadre stanno vivendo . Alla doppietta di Sanabria la Juve ha risposto arrancando con aspettati segni di confusione totale, mancanza di memoria juventina che ha dato l'immagine di una squadra allo sbando, piuttosto che di una Juventus lontana dal suo «Vincere non &#232; importante ma &#232; l'unica cosa che conta». Il Toro di mister Nicola aveva annusato alla vigilia che questo avrebbe potuto essere finalmente quello buono, quello che l'avrebbe portato alla vittoria proprio per quanto sta succedendo in casa bianconera. Ed in effetti c'&#232; andato vicino a vincerlo questo derby, prova ne &#232; che i granata sono usciti dal campo con l'orgoglio di avere fatto di tutto per vincere meritatamente il match. Per come l'ha interpretato questo derby, per come l'ha giocato e per come l'ha impostato sfruttando tutte le debolezze dell'avversario che sono apparse davvero tante. Alla fine il pareggio dell'evanescente Ronaldo non ha fatto altro che salvare la faccia e forse la panchina di Pirlo, apparso sempre pi&#249; confuso che persuaso per quanto sta succedendo all'interno della sua squadra e forse anche della societ&#224; che l'ha voluto mettere prematuramente in un posto di rilievo. In attesa della finale di Coppa Italia, possiamo definire quello della Juventus un annus horribilis sotto tutti i punti di vista. Un grave errore di programmazione che parte dal presidente Agnelli e continua con il vicepresidente Nedved e di quel Fabio Paratici che avrebbe dovuto essere la mente illuminante di una Juve competitiva. Ma il Toro che ha i suoi grossi problemi da risolvere ha saputo capire tutto questo e, intelligentemente, ha fatto di tutto per raggiungere la soddisfazione ma soprattutto il desiderio dei tre punti in classifica che avrebbero significato un gran passo avanti nella lotta per non retrocedere. Ecco, diremmo che la sintesi di questo derby della Mole &#232; racchiusa in tutto ci&#242;. Adesso vedremo cosa accadr&#224; nel futuro delle due societ&#224; torinesi.</p><p>Salvino Cavallaro ..</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013758.htmSI0101054n
341013757NewsEditorialeL`INTER PASSA A BOLOGNA E SI AVVICINA ALLO SCUDETTO2021040408:11juve,torino,milan,atalanta, napoli,inter,conte,bologna,lukaku,roma,spezia,champions,lazio,sassuolo,crotoneRALLENTANO JUVE E MILAN, RISALGONO NAPOLI, ATALANTA E LAZIO<p>&#171;E' stato un grande passo in avanti&#187;: Sono queste le parole di Antonio Conte dopo la difficile vittoria dell'Inter in casa del Bologna. E' stato proprio il suo Bomber, Lukaku , a spedire i cugini rossoneri a - 8 in classifica. Conte ai microfoni, nel dopo partita sembra essere molto cauto, ma lo stop del Milan in casa 1-1 con la Sampdoria e della sempre temibile Juve nel derby con il Torino (pareggio 2-2), fanno ben sperare in una volata finale per lo scudetto con una partita ancora da recuperare mercoled&#236; 7 aprile contro il Sassuolo. Importanti vittorie del Napoli contro il Crotone (4-3), dell'Atalanta contro l'Udinese (3-2) e della Lazio contro lo Spezia ( 2-1), mentre la Roma viene fermata con un pari (2-2) dall'ottimo Sassuolo. Si fa avvincente, dietro la capolista Inter, la lotta per la zona Champions. Sono ben sei squadre in 9 punti: Milan 60 Pt, Atalanta 58 Pt, Juventus e Napoli a 56 Pt, Lazio 52 Pt e Roma a 51 Pt. Sar&#224; un finale di stagione avvincente a 9 giornate dalla fine. Pane per i denti degli appassionati di calcio che si godranno fino alla fine un campionato che quest'anno sta regalando una tanto attesa adrenalina. E mercoledi 7, il recupero di Torino che vedr&#224; in campo Juve e Napoli si preannuncia decisivo in chiave Champions. In coda sembra spacciato il Crotone, che ieri ha comunque dato filo da torcere al Napoli, mentre in 4 punti ci sono Parma (20 pt), Cagliari (22 pt) e Torino (24 pt). Ancora invischiate anche Spezia (29 pt), Benevento e Fiorentina (30pt).</p><p>Giacomo Barletta</p>ivomesivomesantonio-conte.jpgSISvolalinter-frenanojuvemilan-salelazionapoliatalanta-1013757.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101057n
351013756NewsEditorialeLa 29° giornata ci regala il derby della Mole2021040311:00seriea,torino,juve,atalanta,roma, inter,bologna,udinese,lazio,29,pirlo,pioli,conte,classificaInter in serata a Bologna, mentre il Milan riceve la Samp a ora di pranzo<p ><span>Tutte le dieci partite della 29esima giornata di serie A verranno spalmate lungo il giorno di oggi, un evento pi&#249; unico che raro e che, senza dubbio, ci far&#224; rimanere incollati sul divano e rimander&#224; i pi&#249; nostalgici ai tempi in cui tutte le partite venivano disputate esclusivamente la domenica. La giornata si apre con Milan-Sampdoria, un match che regalerebbe tre punti al Milan che potrebbe continuare a sognare lo scudetto, ormai sempre pi&#249; distante e difficile da raggiungere. La Sampdoria, invece, reduce da un'ardua vittoria per uno a zero ai danni del Torino, prover&#224; a dare continuit&#224; al proprio cammino ai fini di rimanere nella parte sinistra della classifica. Alle 15, una maratona attende i telespettatori, i quali assisteranno a ben sette partite, fondamentali per raggiungere l'obiettivo champions per squadre come la Roma, il Napoli e l'Atalanta. La prima giocher&#224; con il Sassuolo di De Zerbi, allenatore capace di far esprimere un ottimo gioco da parte dei suoi giocatori, valorizzandone le qualit&#224;. Il Napoli, invece, affronter&#224; il Crotone che, presumibilmente, sar&#224; arrabbiato e in cerca di riscatto in seguito alla pesante sconfitta in casa subita in rimonta da parte del Bologna. L'Atalanta giocher&#224; contro un'Udinese trascinata da Rodrigo De Paul, giocatore dalle straordinarie qualit&#224; grazie alle quali si sta mettendo in mostra e sta dimostrando, sempre di pi&#249;, di essere un calciatore all'altezza di importanti palcoscenici. Sar&#224; un scontro per la salvezza, invece, Benevento-Parma, rispettivamente 16esima e 19esima in classifica. Entrambe sono alla ricerca di un'importantissima vittoria per risollevare il morale e cercare di dare una svolta (in positivo) a questa stagione. All'Olimpico di Roma, vedremo sfidarsi la Lazio, il cui obiettivo &#232; cercare di approdare in Europa League, e la compagine Spezzina, autrice di un campionato pi&#249; che dignitoso anche considerando che &#232; la sua prima apparizione in Serie A. Una partita combattuta sar&#224; Genoa-Fiorentina, quest'ultima protagonista di un campionato molto deludente e che la vede 14esima in classifica. Un'altra partita di questo interminabile filotto, &#232; Cagliari-Hellas Verona. La squadra di mister Semplici prover&#224; a sconfiggere il Verona che, ormai, sta diventando sempre di pi&#249; una certezza del campionato italiano. Alle 18.00, invece, andr&#224; in scena la partita pi&#249; emozionante da seguire : Torino-Juventus. La Juve dovr&#224; vincere necessariamente per cercare di conquistare un posto fra le grandi d'Europa, ma davanti a s&#232; trover&#224; una squadra ostica come il Torino che, nonostante il rendimento al di sotto delle aspettative, dar&#224; filo da torcere alla compagine bianconera. Ultima ma non meno importante, &#232; Bologna-Inter, una partita tutt'altro che facile per i nerazzurri, autori di una grande cavalcata che li vede in testa e a sei punti sulla seconda. Dunque, per gli appassionati di calcio, una giornata come questa rappresenta un piacevole augurio per le festivit&#224; pasquali.</span></p><p ><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesdavide-nicola.jpgSISmlan-samp-bolognainter-toro-juve.29giornata-1013756.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010147n
361013755NewsEditorialeJuve, ammetti i tuoi errori2021032218:23juventus,paraticiE' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile<p>E' la societ&#224; pi&#249; blasonata d'Italia, la pi&#249; scudettata e con il maggior numero di tifosi, ma c'&#232; troppa propensione a nascondere sempre le cose. Capiamo che ci stia pure un certo modus operandi di non fare trapelare notizie che riguardano la societ&#224; e i suoi progetti, tuttavia, sarebbe opportuno che di fronte a un fallimento stagionale di tale portata, tu Juve avresti dovuto quantomeno presentarti davanti alle telecamere di Sky senza arrampicarti sui vetri. E' successo a Paratici l'ingrato compito di difendere l'indifendibile, presentandosi inaspettatamente per raccontarci che non ci si pu&#242; dimenticare che la Juve ha vinto nove scudetti consecutivi, che in Champions &#232; arrivata due volte in finale, che contro il Benevento si &#232; giocato male e perso meritatamente, che &#232; giusto riflettere per i giocatori quanto pesa indossare questa maglia, che Pirlo continuer&#224; il progetto intrapreso con la Juve, che.....che.....che....Ma quante banali e precostituite risposte che sanno di aria fritta! La Juve ha sbagliato sonoramente tutti i suoi calcoli tecnici, tattici ed ha buttato al vento un patrimonio di denaro facendo l'errore imperdonabile di pensare che il sacrificio economico per Ronaldo potesse significare fare quel salto di qualit&#224; tale da vincere finalmente la Champions League. Tuttavia, non ci sentiamo di penalizzare CR7, del quale riconosciamo l'importanza di averlo in squadra nonostante che nessuno sia in grado di dirgli di farsi da parte quando si tratta di tirare le punizioni, ma &#232; sui vari Rabiot, Ramsey, Arthur, Kulusevski, Bentancur (impiegato in un ruolo davanti alla difesa che per sue caratteristiche tecniche non gli &#232; congeniale) che bisogna porre il punto di una supervalutazione tale da disperdere denaro inutilmente. Dunque, la societ&#224; &#232; per noi la prima ad essere sotto accusa a cominciare dal Presidente Andrea Agnelli, per continuare con Nedved e per finire con Paratici. La triade non &#232; sempre di comune accordo nelle varie decisioni importanti della societ&#224;, come ad esempio la scelta degli allenatori, infatti, fonti vicine ai vertici societari riferiscono del licenziamento di Allegri sostituito da Sarri per volere di Nedved e Paratici, mentre Agnelli dopo avere mandato a casa Sarri ha imposto la panchina di Pirlo. Non sappiamo se questo corrisponda alla verit&#224; di questa societ&#224; sempre ermetica e intrapelabile nelle sue scelte, tuttavia, quando i nodi vengono al pettine come in questo caso, c'&#232; da rimboccarsi le maniche e chiedere scusa al popolo bianconero. Ripetiamo che non &#232; scritto da nessuna parte che la Juve debba vincere tutti gli anni il campionato ed essere in corsa per tutte le competizioni, ma quando il fallimento &#232; cos&#236; evidente, ebbene, bisognerebbe non nascondere l'evidenza dei fatti. Fatti incresciosi che sono cominciati questa estate con il caso Suarez finito in Procura a Perugia e poi continuati con una serie di errori dirigenziali che non sanno di Juve ma hanno qualcosa di simile a gestioni di societ&#224; dilettantistiche. E poi Pirlo, la ciliegina su una torta bella in apparenza ma lavorata in maniera raffazzonata. Un allenatore neo patentato messo l&#236; per giustificare l'errore anche economico sostenuto dalla societ&#224; bianconera per rispettare a vuoto il contratto di Sarri. Altro errore! Prima allenatore dell'Under 23 e dopo una settimana coach della Prima Squadra. Un susseguirsi di situazioni che sembrano rattoppare falle profonde ed errori che fanno pensare al tentativo di sperare nella mano benevola del fato. No, questo sistema non &#232; da Juve, non pu&#242; esserlo. Rischiare con Pirlo, pensando a una scommessa da vincere &#232; quantomeno azzardato e pericoloso, proprio perch&#232; sei la Juve e non puoi rischiare la faccia anche a livello internazionale. Altro errore &#232; stato quello di dare l'opportunit&#224; a Marotta e Conte di andare a rafforzare proprio l'Inter, l'antagonista di sempre, proprio perch&#232; Agnelli non ha voluto che l'allenatore tornasse alla Juve. Insomma tutta una serie di situazioni che giustificano il fallimento di un'annata in cui la Juve pur essendo stata in corsa su tutto, adesso si ritrova con la sola finale di Coppa Italia da giocare contro un'Atalanta che la sovrasta per gioco, mentalit&#224; e chiarezza tattica. Adesso bisogner&#224; voltare pagina mettendo da parte i soliti stereotipi qualunquistici come «Vincere &#232; l'unica cosa che conta» oppure «La maglia della Juve pesa molto addosso ai calciatori», tutte cose trite e ritrite. Adesso la Juve deve risprendere dall'alto dei suoi vertici quello stile e quell'immagine di societ&#224; ben organizzata che sta perdendo. Non basta dire ai tifosi che ogni anno si tenta di vincere la Champions, perch&#232; se non ci sono i presupposti &#232; meglio tacere.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>fl0711fl0711paratici.jpgSISjuve-ammetti-i-tuoi-errori-1013756.htmSI01,02,03,060108n
371013754NewsEditorialeCADE A SORPRESA LA JUVE, VINCONO MILAN, ATALANTA, NAPOLI E LAZIO2021032200:30juve,roma,milan,inter,atalanta,verona,udinese,sconfitta,pirlo,pioli,stadium,olimpico,napoli,gattusoGattuso espugna anche l'Olimpico. Bella rimonta del Milan che passa a Firenze. Bene anche Atalanta e Lazio<p>La 28esima giornata di campionato, giornata molto importante per le inseguitrici dell'Inter, ci regala un'inatteso tonfo casalingo per la Juve, sconfitta allo Stadium per 1 a 0 dal Benevento, mentre vincono e convincono Milan, Napoli, Atalanta e Lazio. In attesa del recupero Inter- Sassuolo (gara non giocata per i tanti affetti da Covid-19), il turno di campionato ci ha regalato l'exploit dei ragazzi di Pippo Inzaghi che inguaiano la Juventus di Pirlo, che rimane a -10 dalla capolista. Dopo ben tre vittorie di fila, decide il goal di Adolfo Gaich, a soli venti minuti dal fischio finale, propiziato da un errato passaggio di Arthur. Resta comunque la pessima prestazione da parte della squadra di Pirlo, con tanti errori a centrocampo, in difesa e sottoporta (eroe della giornata il portiere Montip&#242;, autore di almeno tre interventi decisivi). Ottima prestazione invece per il Milan, che riesce ad imporsi per 3 goal a 2 dopo una grande rimonta, grazie alle reti di Ibrahimovic, Diaz e Chalanoglu. I rossoneri si portano cos&#236; temporaneamente a -6 punti dalla capolista. Partita combattuta e segnata da alti e bassi per entrambe le squadre. Dopo la sconfitta col Napoli e l'eliminazione dall'Europa League contro lo United, serviva una prova di carattere. E Pioli, nonostante le assenze, ha mandato in campo una squadra carica, tonica, che con la giusta determinazione ha sconfitto l'ostica Fiorentina di Prandelli a domicilio. Per i viola pesano i numerosi errori in fase difensiva.Vittorie convincenti anche per l'Atalanta a Verona (2 a 0 per i bergamaschi che agganciano la Juve), per la Lazio a Udine (vittoria quantomai importante e sofferta per a 1 a 0 al Friuli) e per il Napoli all'Olimpico. La banda-Gattuso dopo aver espugnato il Meazza passa nettamente anche a Roma imponendosi per 2 a 0 con la doppietta del ritrovato Mertens, che rilancia i partenopei a 53 punti e con la gara di Torino da recuperare. Adesso non resta che attendere e vedere come si evolver&#224; la &#171;situazione Inter&#187;, che dovr&#224; recuperare la partita con il Sassuolo e vedere se ci saranno ripercussioni sul campionato dovute a questa &#171;pausa&#187;, o se invece i nerazzurri continueranno la loro marcia verso il titolo, che a questo punto sembra davvero vicino per gli uomini di Antonio Conte. Adesso arriva la sosta, con il campionato che riprender&#224; sabato 3 aprile, vigilia di Pasqua, con Milan-Samp, Atalanta-Udinese, Napoli-Crotone, Sassuolo-Roma, Benevento-Parma, Genoa-Fiorentina, Lazio-Spezia, Cagliari-Verona, Bologna-Inter e Torino-Juve.</p><p>Alessandro Vispo</p>ivomesivomes27d06bf3-52c1-4a61-803f-7fe90217ee64.jpgSISnapolivince20aroma-juvepessima-belmilan-benedea.lazio-1013754.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101070n
381013753NewsEditorialeASPETTANDO L`INTER FERMATA DAL COVID, JUVE E MILAN CERCANO PUNTI CON BENEVENTO E FIORENTINA2021032111:26juve, inter, cr7,milan, lazio,napoli,spesia,roma, crotone,udinese,samp,pirlo,classifica,atalanta,torinoA pranzo l'Atalanta cerca punti al Bentegodi, mentre CR7 e compagni alle 15 attendono il Benevento<p>La ventottesima di campionato ci regala Juventus-Benevento alle 15 allo Stadium e Fiorentina-Milan alle 18 al Franchi. I campioni d'Italia cercano conferme dopo la vittoria di Cagliari con tripletta di CR7 contro un ostico Benevento, allenato da Pippo Inzaghi. I bianconeri di Pirlo devono vincere per sperare ancora nello scudetto e avvicinarsi all'Inter (bloccata dal Covid e che ha saltato la gara di ieri col Sassuolo), e consolidare comunque la propria posizione nei piani alti della graduatoria per guadagnarsi la partecipazione alla prossima Champions League. I rossoneri, invece, dopo lo stop interno col Napoli e l'eliminazione dall'Europa League, cercano punti in casa della Viola di Prandelli, per evitare di essere avvicinati ulteriormente da Roma, Napoli, Atalanta e Lazio, che inseguono e non mollano, costituendo un'insidia costante per la conquista di un posto in Champions. Dopo gli anticipi di venerdi sera (vittoria esterna del Genoa a Parma per 2 a 1 che conferma la crescita del Genoa e le difficolt&#224; dei ducali) e le due gare di ieri, che risaltano le qualit&#224; dello Spezia di Italiano, che si tira fuori dai bassifondi della classifica sconfiggendo il Cagliari per 2 a 1 tenendo a debita distanza proprio i sardi (terzultimi), e la rocambolesca vittoria in rimonta del Bologna a Crotone, che condanna quasi sicuramente i calabresi alla serie B, oggi vanno di scena Verona-Atalanta, Udinese-Lazio, Samp-Torino, e in serata il big-match Roma-Napoli. Gara difficile per la Dea sul terreno difficile di Verona, mentre la Lazio potrebbe tentare il colpaccio a Udine, contro una squadra in forma che per&#242; si &#232; gi&#224; tirata fuori dalla secchie della bassa classifica (33 sono i punti dei friulani). Si preannuncia interessante la sfida del Ferraris con la Samp tranquilla a quota 32 punti e il Toro di Nicola ritrovato che vuole fare punti per risalire ancora dal quartultimo posto con 23 punti e una gara da recuperare in casa della Lazio, mentre promette scintille la sfida serale dell'Olimpico di Roma con le due squadre appaiate a 50 punti al 5&deg; posto, con i partenopei che devono ancora recuperare la gara con la Juve (recupero previsto il 7 aprile alle 18.45).</p><p>Ivano Messineo</p>ivomesivomesronaldo.jpgSISjuvebenevento.milanafirenze.intercovid.udineselazio.seraleromanapoli-1013753.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101070n
391013752NewsEditorialeIl Torino batte il Sassuolo e ritrova la sua vera anima2021031718:41Sono molto positive le indicazioni espresse in campo dalla squadra di mister Nicola. <p>Dopo otto lunghi mesi il Torino inflila finalmente in casa la sua prima vittoria: Torino 3 - Sassuolo 2. Detto cos&#236; sarebbe persino riduttivo significare a chi non ha visto la partita, quella evoluzione di autostima che il Toro ha saputo mettere in atto nel secondo tempo. L'approccio alla partita &#232; stato sbagliato, tanto &#232; vero che i neroverdi di mister De Zerbi hanno chiuso la prima fase di gioco con il risultato a loro favore di due gol a zero, grazie alla doppietta di Berardi. Solita dormita in difesa e Sassuolo che gioca sul velluto. Tuttavia, fin dal primo gol incassato, il Toro ha saputo reagire con rabbia e veemenza trovando per&#242; un Consigli che ha parato di tutto e di pi&#249;.Nel secondo tempo i granata sembrano rinvigoriti e non ci stanno a perdere un match che per la classifica e soprattutto per il morale sarebbe stato frustrante sotto tutti gli aspetti. Ma la svolta avviene quando mister Nicola ha deciso di fare entrare Simone Zaza, il calciatore forse pi&#249; criticato dei granata, il quale ha sfoderato una prestazione a tratti volitiva di chi vuole mettersi sulle spalle la squadra e trascinarla alla vittoria. Il primo gol di Zaza arriva al 77esimo, dopo avere sfruttato al meglio un suggerimento di Sanabria. Poi, mentre il Toro spinge al massimo sull'acceleratore, all'86esimo arriva il gol di Mandragora che porta le sorti idella partita momentaneamente n parit&#224;. Ma il Toro non si accontenta, attacca e vuole la vittoria a tutti i costi, anche se a onor del vero rischia terribilmente di perdere la partita in una delle tante ripartenze in contropiede del Sassuolo. Ma il Toro oggi aveva un qualcosa in pi&#249;, perch&#232; oltre gli stimoli aveva grande voglia di ritrovarsi, di ricordarsi del suo cuore Toro e di quell'anima perduta per troppo tempo. Cos&#236;, ecco che al 92esimo Zaza di testa spinge in gol un assist di Ansaldi. E' l'apoteosi, il momento tanto atteso che &#232; frutto di una ritrovata autostima di squadra e di una compattezza che mister Nicola non fa fatica a definire motivazione di squadra e non di singoli giocatori. Ed &#232; vero, perch&#232; proprio nella partita forse pi&#249; importante della stagione si &#232; evidenziato uno spirito di squadra tale da quasi non fare accorgere la grande stanchezza di Belotti, rientratto dopo il Covid ma volutamente messo in campo a stringere stoicamente i denti per aiutare i suoi compagni. Tuttavia, trattenendo l'entusiasmo granata che in questi casi risulta davvero essere legittimo, pensiamo che con questa partita si sia segnato il nuovo corso di un Toro che ha tutte le intenzioni di volere caparbiamente risalire la classifica. Il tempo a disposizione c'&#232; tutto e le partite per dimostrare di essere il Toro ci sono tutte. Vediamo cosa accadr&#224;. Certo che la partita di oggi ha dato nuove indicazioni su una squadra che aveva maledettamente perduto quell'autostima necessaria per rivitalizzare muscoli e cervello. Il Sassuolo, invece, esce dal campo Grande Torino a testa bassa, consapevole di avere buttato al vento una partita che fino a buona parte del secondo tempo sembrava gi&#224; essere propria. De Zerbi &#232; giustamente arrabbiato e ai microfoni di Sky si &#232; detto sconfortato dalla prestazione dei suoi giovani calciatori. Mister Nicola, invece, &#232; l'altra parte della medaglia finalmente felice, ma al contempo attento a non esagerare nell'entusiasmo. Zaza? dice il mister, &#232; un calciatore importante per il Toro cos&#236; come sono tutti quelli che fanno parte della rosa. Anche questo &#232; un chiaro esempio di come si tiene unito lo spogliatoio.</p><p>Salvino Cavallaro.</p>fl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013752.htmSI0101056n
401013751NewsEditorialeIL NAPOLI PASSA A SAN SIRO. PERDONO ANCORA TERRENO DALLA VETTA I ROSSONERI 2021031511:10MILAN, INTER, JUVE, PIOLI, PIRLO, CR7,GATTUSO, CONTEVOLA L'INTER E STACCA IL MILAN ORA A - 9<p >Un brutto Milan perde in casa contro il Napoli e si allontana ulteriormente dai cugini nerazzurri, ora avanti con 9 punti di vantaggio sui rossoneri. Alla luce del successo esterno dei bianconeri di Pirlo per 3 a 1 contro il Cagliari (tripletta di CR7), e della vittoria importante degli uomini di Conte all'Olimpico di Torino contro i granata per 2 reti a 1, il Milan era obbligato a vincere il match contro il Napoli per non perdere ulteriore terreno dalla vetta e per tenere a bada la Juventus. Purtroppo per i rossoneri cos&#236; non &#232; stato. Decisivo &#232; stato il goal di Politano a inizio ripresa, che ha regalato cos&#236; tre punti fondamentali alla squadra di Gattuso, rimettendola in gioco nella rincorsa alla Champions. Duro colpo invece per i rossoneri, che rischiano di essere scavalcati dai bianconeri (in caso di successo di Ronaldo e compagni nel recupero del 17 marzo contro i partenopei). Passo indietro quindi per gli uomini di Pioli, che sono apparsi in calo fisico e involuti nel gioco rispetto alle ultime gare. Si sar&#224; sicuramente fatta sentire la stanchezza accumulata dopo la gara con il Manchester United in Europa League, in cui i rossoneri hanno disputato un'ottima prestazione conquistando un prezioso 1 a 1 fuori casa che significa tanto in chiave qualificazione. Aldil&#224; del risultato finale, comunque la partita contro i partenopei &#232; stata abbastanza combattuta, nonostante il Milan non abbia brillato. Sicuramente meritata la vittoria del Napoli, soprattutto per la prestazione offerta nel primo tempo. Gattuso torna a sorridere, dunque, ma non c'&#232; tempo di festeggiare che mercoled&#236; 17 arriva il recupero contro la Juve, altra gara fondamentale in chiave Champions per il Napoli.</p><p >Alessandro Vispo</p>ivomesivomesstefano-pioli.jpgSISvolainter-milansconfitto-salenapoli-juvevince-1013751.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,1101044n
411013750NewsEditorialeI CALCIATORI E QUEL FASTIDIOSO MESSAGGIO DI STARE ZITTI 2021031510:52ronaldo juveAnche i grandi campioni di calcio sbagliano come tutti noi. <p>Si tratti di qualsiasi giocatore criticato dai media a ragion veduta, dopo uno o pi&#249; gol realizzati nella partita successiva alle critiche c'&#232; sempre la reazione di avvicinarsi alla telecamera di campo con l'indice della mano portato davanti al naso, in segno di stare tutti zitti. Una fastidiosa risposta all'informazione sportiva che altro non fa che scrivere ci&#242; che vede in campo con oggettivit&#224; di pensiero. Il nostro non &#232; mai stato un dispetto ad personam, ma &#232; pi&#249; semplicemente un analizzare prestazioni talora anche pessime che si avvicendano ad altre brillanti sotto l'aspetto puramente tecnico. Scrivere, ad esempio, che contro il Porto Ronaldo e la Juventus hanno disputato una pessima partita, non &#232; un sacrilegio e non &#232; neppure lesa maest&#224; del pi&#249; premiato calciatore al mondo; &#232; soltanto un dato di fatto. Per questo diciamo che simili gesti visti sul campo devono essere stigmatizzati e archiviati come segno di risposte che nessuno di noi intende accettare. S&#236;, perch&#232; ogni partita fa storia a s&#232;. Sarebbe quindi opportuno che da parte dei giocatori, anche quelli considerati &#171;intoccabili&#187;, si instaurasse una sorta di accettazione alla critica costruttiva che spesso &#232; anche pungolatura verso il migliorarsi di un campione che tale deve essere anche sotto l'aspetto culturale. Noi giornalisti non siamo nemici di nessuno, ci limitiamo a pubblicare ci&#242; che vediamo e sentiamo nella certezza che la notizia sia fondata, come fondata &#232; da considerarsi la debacle di una sconfitta, piuttosto che di una prestazione negativa che a onor del vero dovrebbe essere ammessa pubblicamente anche dai rispettivi protagonisti. Ci sta poi che anche noi sbagliamo, come sbagliano arbitri, calciatori e addetti ai lavori, tuttavia, &#232; sempre opportuno essere s&#232; stessi nell'ammettere l'errore. L'etica professionale impone certe regole che vanno rispettate oltre ogni cosa, per questo noi ci battiamo per sensibilizzare questo mondo del calcio fondamentalmente intriso di denaro eccessivo che, tuttavia, in questi tempi di pandemia sembra subire una discesa economica che, comunque, no &#232; mai paragonabile ad altri settori commerciali del nostro Paese. Dunque, si faccia cultura sulla base della logica del rispetto che &#232; necessario per il bene del calcio e non solo.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711ronaldo.jpgSIncalcio-ronaldo-juve-1013750.htmSI0101055n
421013749NewsEditorialeL`INTER BATTE L`ATALANTA E METTE LA FRECCIA2021030901:24inter, conte, atalanta, juve, scudetto, lukaku, skriniarVITTORIA SOFFERTA DEI NERAZZURRI, CHE SUPERANO DI MISURA L'ATALANTA E STACCANO MILAN E JUVE<div><p >La ventiseiesima giornata di Serie A si chiude con la vittoria dell'Inter di misura sull'Atalanta. Una partita impegnativa, segnata da un ritmo elevato ma con poche occasioni da goal. Per fortuna dei nerazzurri milanesi a risolvere la situazione ci ha pensato Skriniar, che, al decimo minuto del secondo tempo, sugli sviluppi di un'azione d'angolo, in mischia ha trovato la stoccata vincente per battere Sportiello. I ragazzi di Antonio Conte riescono quindi a mantenere il vantaggio di +6 sul Milan, che ieri &#232; riuscito a battere fuori casa l'Hellas Verona per due goal a zero, e +10 sulla Juve, che deve recuperare la gara col Napoli e potenzialmente potrebbe arrivare a -7 dalla vetta. Dopo il superamento di un ostacolo cos&#236; ostico come l'Atalanta, adesso per Lukaku e compagni lo scudetto sembra pi&#249; vicino. Mancano per&#242; 12 giornate alla fine del campionato e tutto pu&#242; ancora succedere, anche se rispetto al girone d'andata l'Inter sembra aver messo letteralmente la freccia e difficilmente si far&#224; scappare il successo finale, avendo anche il vantaggio di non dovere giocare le coppe europee, che invece vedono ancora impegnate Juve, Milan, Atalanta e Roma.</p><p >Alessandro Vispo</p> </div>ivomesivomesantonio-conte.jpgSISvittoria-sofferta-inter-atalanta-milanamenosei.-1013749.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010204n
431013748NewsEditorialeChampions: Juve attesa dall`esame Porto, una gara che vale una stagione2021030822:51juve,porto,ronaldo,ottavi,champions,tifosiLa Juve cerca continuità in Champions, in una stagione altalenante con la rosa decimata dai tanti infortuni<p ><span>Domani sera, all'Allianz Stadium, andr&#224; in scena Juve-Porto, una partita che non vale semplicemente l'approdo ai quarti di finale di Champions League, ma molto di pi&#249;. Innanzitutto, in una Juve rimaneggiata dalle assenze e con un rendimento molto altalenante, occorre trovare certezze, che hanno caratterizzato i dieci anni di vittorie in casa Juve e, ora come non mai, ce n'&#232; bisogno. La compagine bianconera, fin qui, &#232; stata protagonista di un arduo e complicato cammino, costituito da importanti soddisfazioni ma anche da cocenti delusioni, che hanno demoralizzato i pretenziosi e insaziabili tifosi juventini. Domani, dai bianconeri ci aspettiamo una partita intelligente e d'orgoglio, dato che il risultato non &#232; a loro favore e serve fare gol, ma ponendo attenzione a non subirne. Insomma, una partita da Juve, da squadra capace di compiere imprese memorabili e di emozionare i propri tifosi. Lo scacchiere juventino, senza dubbio, includer&#224; Cristiano Ronaldo, il quale, dopo aver riposato nella recente gara casalinga con la Lazio, ha voglia di vincere e trascinare la propria squadra in una competizione che lui conosce meglio di chiunque altro. Invece, il Porto, forte della vittoria casalinga per 2 a 1, presumibilmente condurr&#224; una partita difensiva, in cui soprattutto penser&#224; a contenere gli attacchi bianconeri e a conservare il risultato dell'andata, dando filo da torcere all'attacco juventino. Per i tifosi di entrambe le squadre sar&#224; di certo una partita tirata sino alla fine, una gara di sofferenza e di pazienza, che decider&#224; chi delle due entrer&#224; a far parte delle prime otto squadre d'Europa.</span></p><p ><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesronaldo.jpgSISjuve-porto-garadecisivaperlastagionedellajuve-tornaronaldo-1013748.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010170n
441013747NewsEditorialeSTASERA INTER - ATALANTA. MILAN E JUVE SPERANO IN UNO STOP DEI NERAZZURRI2021030806:28juve, milan,inter,atalanta, napoli,lazio,verona,roma,pioli,morata,gasperiniIl Milan espugna Verona con pieno merito, mentre i bianconeri senza Ronaldo ribaltano d'orgoglio la Lazio <p>Vincono Juve e Milan e tornano a sperare nel titolo. La Juve regala i soliti 20 minuti all'avversario e 1 gol (Correja), poi reagisce da grande squadra e pareggia con Rabiot prima dell'intervallo, prima di dominare e chiudere il match, nonostante le numerose assenze, contro una Lazio fragile, che cede per 3 a 1 sotto i colpi di Morata autore di una doppietta (il secondo sigillo dello spagnolo arriva dagli undici metri). Il Milan, seppur incerottato, prepara e vince una gara in trasferta sulla carta molto difficile, grazie ad un gol per tempo e alla gara di sacrificio dei suoi giocatori (Kessie su tutti), messi benissimo in campo da Pioli contro il Verona, una delle rivelazioni del campionato, che prova a reagire solo nel finale, quando oramai &#232; troppo tardi. I campioni d'Italia e i rossoneri tallonano l'Inter, che resta avanti di 3 punti sul Milan e 7 punti sui bianconeri (che il 17 recuperano il match contro il Napoli), ma dimostrano di poter ancora recitare un ruolo importante sino alla fine per la vittoria del torneo. Per l'Inter, dunque, vietato sbagliare stasera contro l'Atalanta a San Siro. Se perde o pareggia vede riavvicinare in un solo colpo sia la Juve che il Milan, e in caso di sconfitta dovrebbe cominciare a preoccuparsi anche degli uomini di Gasperini, che si porterebbero a -7 da Lukaku e compagni. In chiave Champions vittorie importanti anche per Roma (1 a 0 al Genoa) e Napoli (3 a 1 nel posticipo serale contro il Bologna). Anche in coda tutto ancora aperto, con il Crotone che vince lo scontro contro il Torino e sale a 15 punti (i granata restano terz'ultimi con 20 punti), il Parma che pareggia 3 a 3 a Firenze e va a quota 16, il Cagliari che pareggia in extremis in casa della Samp e sale a 22 punti. Si dividono la posta Spezia e Benevento (che si portano a 26 punti). Momento felice per l'Udinese, che dimostra il suo stato di forma vincendo 2 a 0 contro il Sassuolo nell'anticipo di sabato pomeriggio, agganciando l'undicesima posizione (i neroverdi di De Zerbi restano in nona posizione con 36 punti e una gara da recuperare).</p><p>Ivano Messineo</p>ivomesivomesstefano-pioli.jpgSISinter-atalanta-attesa-perjuveemilan-1013747.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010150n
451013746NewsEditorialeEcco l`Inter che speravano i suoi tifosi2021022218:37Meritata vittoria dei nerazzurri che annullano un Milan apparso stanco e privo di idee.<p>Non c'&#232; solo il pur importante risultato che l'Inter ha ottenuto nel derby, c'&#232; molto altro. C'&#232; molto di pi&#249;. S&#236;, perch&#232; quel 3 a 0 inflitto al diavolo rossonero parla di una squadra che fa calcio, che ha ritrovato l'entusiasmo, lo spirito di gruppo, i meccanismi di gioco che ben si intersecano a chi ama il calcio spettacolo e la fluidit&#224; nei passaggi che sono risultati come fossero stati studiati a memoria. Sar&#224; che Conte e i suoi ragazzi hanno capito l'importanza di vincere lo scudetto,soprattutto alla luce di un anno in cui i nerazzurri sono stati estromessi da tutto e quindi fallire quest'ultimo traguardo sarebbe come vivere da perdenti. Tuttavia, anche se ci sono ancora tante partite da disputare, c'&#232; da dire che l'Inter gode del fatto che pu&#242; usufruire il vantaggio di allenarsi in tutta tranquillit&#224; senza essere distratta da altre competizioni da affrontare. Ma prescindendo da questo, quello che ultimamente riscontriamo nella squadra di Conte &#232; quella compatezza di squadra che produce pochi margini di errori e dove il 3-5-2 catechizzato dal tecnico leccese si abellisce nei meccanismi ben oleati tra difesa, centrocampo e attacco. Non &#232; poco in una squadra che ci ha abituato a essere spesso svagata in difesa e con alterne partite in cui si manifestava un notevole numero di errori atti a mortificare gioco e risultato. Oggi l'Inter &#232; forte soprattutto del suo centrocampo in cui i vari Brozovic, Barella, Hakimi e soprattutto i ritrovati Eriksen e Perisic che danno tono e freschezza nel modo giusto per essere finalmente inclusivi e utili alle esigenze della squadra. E poi questa esplosione di Lautaro Martinez che con Lukaku rappresenta la carta vincente per movimento, furore agonistico e voglia di fare gol senza dimenticarsi di sacrificarsi per i compagni quando &#232; ora di farlo. Ecco, diremmo proprio che Conte ha centrato l'obiettivo di far capire alla propria squadra l'importanza di effettuare correttamente certi movimenti che devono essere sincronizzati bene nel movimento senza palla, C'&#232; un momento in cui si attacca e lo si deve fare con ordine tattico ( Brozovic sa amministrare bene questa fase) e poi c'&#232; un momento in cui bisogna stare attenti nell'interdizione, dando una mano a centrocampo e in difesa.Quello che abbiamo notato nelle ultime partite della squadra di Conte &#232; questo suo aprirsi a ventaglio e richiudersi all'occorrenza come fosse un fatto naturale che deve coinvolgere e responsabilizzare tutti, dal portiere all'ultimo dei due attaccanti. Ed &#232; questo il gioco del calcio che alla fine d&#224; profitto, che fa vincere e diverte, perch&#232; oltre ad avere i campioni che all'occorrenza possono risolvere la partita con una giocata eccelsa, il gioco di squadra ha sempre bisogno dei suoi meccanismi globali per potere esprimere il vero gioco del pallone. Ebbene, dopo aver visto il derby e qualche altra partita precedente, possiamo proprio dire che i tifosi nerazzurri hanno il diritto di sognare stando per&#242; ancora un p&#242; con i piedi ben a terra. Il calcio fa in fretta a smentire quanto di buono ha fatto vedere. Adesso ci vuole continuit&#224;. L'Inter di Conte la deve dimostrare. Almeno se vuole vincere lo scudetto per il suo popolo nerazzurro.</p><p>Salvino Cavallaro</p>fl0711fl0711lautaro-martinez.jpgSIncalcio-1013746.htmSI01,1001043n
461013745NewsEditorialeL`Inter vince il derby e allunga sui rossoneri. Brutto stop per il Milan, che deve guardarsi le spalle da Roma, Lazio, Atalanta e Juve2021022206:42inter, milan, pioli, conte, lautaro, handanovic, lukaku,ibra,derby, hernandez,scudettoGli uomini di Antonio Conte non sbagliano un colpo e si confermano i super-favoriti per il titolo<p>Grazie alla doppietta di Lautaro Martinez e al goal straordinario di Romelo Lukaku, l'Inter conferma la leadership e allunga il passo proiettandosi a +4 dal Milan. Ottima prestazione da parte dei nerazzurri, che hanno da subito messo in difficolt&#224; la squadra di Pioli, che adesso sar&#224; costretta ad inseguire i cugini interisti nella lotta per lo scudetto. Un Milan spento e incapace di gestire anche i palloni pi&#249; semplici, quello visto nel derby, tutto l'opposto dell'Inter, che invece ha gestito molto bene la partita, facilitata anche dalla scarsa incisione e lucidit&#224; degli avversari. Sicuramente ad incidere pesantemente per i rossoneri &#232; il goal sub&#236;to a freddo dopo appena cinque minuti a dopera di Lautaro Martinez. Al 33' il Milan prova a salire di tono e sfiora la rate del pari, grazie ad una pericolosa conclusione di Theo Hernandez, che fa salire la squadra rossonera di tono e convinzione. Atteggiamento che caratterizza il Milan anche all'inizio del secondo tempo e che gli permette di mettere in difficolt&#224; la squadra avversaria, che si salva per tre volte grazie ad altrettanti miracoli di un super Handanovic in grandissima forma. Cos&#236;, al 57', proprio nel momento migliore del Milan, l'Inter segna per la seconda volta ancora con Lautaro, chiudendo di fatto la gara. A mettere in cassaforte il derby ci pensa uno stratosferico Lukaku, autore del 3 a 0 degli uomini di Antonio Conte, rete che sigilla il definitivo crollo della squadra rossonera e la fine della partita. Brutto colpo per i rossoneri che prima della gara di La Spezia poi persa malamente per 2 a 0 avevano 2 punti di vantaggio sull'Inter, e che dopo la sconfitta della stracittadina rimangono al secondo posto a -4 dalla vetta, dopo essere stati sin dall'inizio del campionato in testa. Riusciranno gli uomini di Pioli a reagire e a contendere il titolo ai nerazzurri, o questa sconfitta segna il crollo dei rossoneri, che adesso devono stare attenti a conservare il secondo posto? Prossima insidia la Roma, che sfider&#224; il Milan nel prossimo turno. Vedremo come reagiranno Ibra e company la prossima domenica all'Olimpico. Vittoria invece fondamentale per l'Inter, che si conferma la favorita per il titolo, anche in considerazione del fatto che non gioca le coppe. E domenica a San Siro, a vender cara la pelle agli uomini di Conte, arriver&#224; il Genoa di Ballardini, con i nerazzurri che avranno l'opportunit&#224; di confermarsi saldamente in vetta, in attesa dei risultati delle inseguitrici, che potrebbero anche consentire all'Inter, in caso di vittoria sul Genoa, di aumentare il vantaggio sulle inseguitrici.</p><p >Alessandro Vispo</p>Milanoivomesivomesantonio-conte.jpgSISinter-derby-milan-crollo-handanovic-salva-lukakulautarosuper-1013745.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,1101060n
471013744NewsEditorialeMauro Bellugi, ultimo baluardo del calcio in bianco e nero2021022111:50MauroBellugiL'Inter nel cuore e il calcio come professione che era passione.<p>Ci sono campioni di calcio che hanno fatto la storia di un tempo in cui il pallone si identificava soltanto alle ore 15,00 di ogni domenica, in tutto il calcio minuto per minuto, in 90esimo minuto, nella domenica sportiva e nel significato di recarsi allo stadio come fosse l'orario della Messa. Rita Pavone impazzava con la canzone «La partita di pallone» e la gara di campionato diventava come una sorta liturgia a cui non si poteva assolutamente mancare. Era la passione, lo svago di una domenica di calcio che precedeva la settimana del lavoro dove ciscuno al suo pensiero faceva ritorno. E i campioni, quelli di quel tempo, a far da complici nell'innamorarsi di un calcio che oggi sembra lontano anni luce per tecnica, interessi economici e per molto altro. Mauro Bellugi, 71 anni appena compiuti &#232; stato uno degli artefici di quel tempo, di quel calcio e di quegli uomini che anche noi giornalisti intervistavamo con facilit&#224; senza dovere passare attraverso la ghigliottina degli uffici stampa. Come fosse un'umanizzazione che era rispettosa del lavoro di entrambi e dove l'etica si sposava a prescindere con la deontologia giornalistica. Era tutto cos&#236; romantico che persino personaggi come Mauro Bellugi riuscivano a non essere focalizzati soltanto con la maglia che hanno indossato per lunghi tratti della carriera, ma si identificavano nel campione, nell'uomo..Difensore arcigno e stopper che si incollava all'avversario mordendo sempre le caviglie, Mauro Bellugi ha cominciato a giocare nelle giovanili dell'Inter nel 1967 e nel 1969 &#232; approdato in Prima Squadra fino al 1974. E' poi passato al Bologna, al Napoli e alla Pistoiese, rimanendo per&#242; di passione interista per sempre..L'ex difensore era ricoverato dal 4 novembre 2020 dopo essere risultato positivo al Coronavirus e poi ha subito l'amputazione delle due gambe. Una decisione presa dai medici per avere individuato patologie pregresse rispetto al Covid 19. Poi il peggioramento che l'ha portato alla morte. Bellugi lascia la moglie Loredana e la figlia Giada che aveva avuto dalla prima moglie Donatella. I funerali si svolgeranno nella Chiesa di Sant'Ambrogio, marted&#236; 23 febbraio alle ore 11,00. Con Bellugi muore un altro pezzo di calcio romantico ma, soprattutto, svanisce il sentimento primario di uno sport che si identificava nelle sue bandiere. E lui &#232; stato tutto questo.</p><p>Salvino Cavallaro</p>fl0711fl0711mauro-bellugi.jpgSIncalcio-MauroBellugi-1013744.htm01,1001047n
481013743NewsEditorialeEuropa League: delusione Napoli, beffa Milan raggiunto nel finale, e bene Roma che passa 2 a 0 a Braga2021021910:55napli,roma, milan,gattuso,pioli,fonseca,braga, stessarossa,granadaRossoneri agguantati al 93', Roma vittoria facile, mentre complicata la situazione in casa Napoli che perde 2 a 0 con tante assenze per infortunio<p ><span>Grande delusione per il Milan che stava per portare a casa un successo senza strafare. Pioli aveva previsto un grande turnover in vista del derby. Il Milan si porta in vantaggio con un'autorete di Pankov al 42'. Nel secondo tempo, a causa di un fallo di mano in area di rigore di Romagnoli su cross di Falcinelli, la Stella Rossa trova il pareggio dagli undici metri con Kanga che trasforma il rigore concesso. Al 61' il Milan passa in vantaggio su un rigore procurato e poi trasformato da Theo Hernandez. Al 77' la Stella Rossa rimane in 10 uomini a causa dell'espulsione, per doppio giallo, di Rodic. Il Milan sembra andare dritto verso la vittoria, ma la beffa arriva al 93' minuto, in pieno recupero. Corner e colpo di testa di Pavkok che incorna sorprendendo Donnarumma con una traiettoria a pallonetto.</span></p><p ><span>Brutta sconfitta per il Napoli contro il Granada. Dopo la sconfitta in campionato contro la Juventus, Gattuso schiera una formazione obbligata a causa dei dieci giocatori indisponibili. Succede tutto nel primo tempo. Il Napoli parte bene e crea un'occasione con Elmas. Il Granada reagisce e in soli due minuti colpisce e piazza l'uno-due decisivo: al 19' Yangel Herrera sblocca di testa sul cross di Kenedy, al 21' &#232; proprio Kenedy a raddoppiare con un preciso diagonale. La squadra di Gattuso prova a reagire procurandosi ben due occasioni. Nella ripresa Gattuso mette dentro Zielinski per alzare il baricentro, ma non produce grossi risultati. Finisce 2-0 per il Granada e il Napoli &#232; costretto alla rimonta al ritorno.</span></p><p ><span>La Roma archivia la pratica con un bel 2-0 esterno contro il Braga che lancia i giallorossi verso una gara di ritorno da giocare con serenit&#224;. La gara viene sbloccata subito, dopo 4 minuti, dal rientrante titolare Dzeko che sfrutta un'assist dalla sinistra di Spinazzola colpendo al volo di piatto destro. La squadra di Fonseca amministra molto bene la sfida rischiando poco. All'inizio della ripresa l'arbitro espelle per doppia ammonizione Esgaio. La Roma, forte della superiorit&#224; numerica, riesce a concretizzare, dopo alcune occasioni sprecate nel finale con il neo entrato Borja Mayoral .</span></p><p ><span>Giacomo Barletta</span></p>Caltagironeivomesivomesstefano-pioli.jpgSISeuropa-napoliperde20-romavinceabraga-milan22abelgrado-1013743.htmSI01,02,03,05,06,07,08,09,10,1101048n
491013742NewsEditorialeIl Milan perde il primato al termine di una brutta gara giocata al Picco e persa per 2 a 0. L`Inter batte la Lazio e va in testa2021021505:31maggiore,bastoni,ibra,pioli, italiano,milan,capolista,spezia,picco,provedel,donnarumma,salvezzaLa squadra di Italiano si impone con merito sui rossoneri<p><span>Dopo pi&#249; di un anno dall'ultima sconfitta fuori casa per il Milan (Atalanta-Milan 5-0 nel dicembre 2019) i rossoneri vengono sconfitti da un ottimo Spezia, grazie alle reti di Maggiore e Bastoni, e vengono scavalcati dall'Inter (3 a 1 alla Lazio) ad una settimana dal derby. Spezia in palla e ben schierato da Vincenzo Italiano, ma Milan deludente, mai entrato in campo al Picco.</span></p><p><span>Stefano Pioli &#232; deluso ma cerca di guardare al futuro. Ecco le sue parole rilasciate ai microfoni di DAZN nel post-partita: &#171;Dobbiamo reagire e sicuramente lo faremo. Lo Spezia ha vinto nettamente, questa &#232; la prima sconfitta che davvero abbiamo meritato perch&#233; abbiamo messo in campo troppo poco. E' stata una brutta serata per me e per la squadra, ma ripartiremo. Sapevamo che avremmo affrontato un avversario aggressivo, ma non abbiamo offerto una prestazione all'altezza&#187;.</span></p><p><span>Dopo diversi mesi il Milan perde anche il primato in classifica, detenuto dall'Inter, che nel posticipo serale ha battuto per 3 a 1 la Lazio. Risalgono la Roma, che vincendo sull'Udinese sale al terzo posto, il Napoli, che ha sconfitto di rigore una Juve disordinata e poco concreta sotto porta (anche per la bravura del portiere partenopeo Meret), e l'Atalanta, che espugna Cagliari all'ultimo respiro grazie a Muriel.</span></p><p><span>Alessandro Vispo</span></p>Caltagironeivomesivomesitaliano.spezia.jpgSISspezia-vittorioso-sul-milan-sorpassato-da-inter-che-batte-lazio-1013742.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,1101045n
501013741NewsEditorialeJuve, al San paolo un passo indietro2021021322:20insigne,gattuso,pirlo,juve,napoli,classifica,scudetto, vertice,bernardeschi,chielliniInsigne dagli undici metri salva la panchina di Gattuso<p ><span>Gattuso salva la panchina battendo la Juventus con un rigore ineccepibile (ma frutto di una grossa ingenuit&#224; di capitan Chiellini) e con una partita coraggiosa, in cui Insigne si assume anche stavolta, nonostante le cocenti delusioni dal dischetto proprio con i bianconeri, la responsabilit&#224; di tirare (e trasformare) il rigore che decide il match. Per il resto &#232; soprattutto Juve, che trova sulla propria strada un ottimo Meret e che avrebbe meritato il pari. Ma gli uomini di Pirlo compiono un passo indietro</span> <span>tanto nel gioco, riuscendo soltanto a tratti ad alzare il ritmo e a fare le necessarie verticalizzazioni, quanto in classifica, con il distacco dalle primissime che comincia a farsi pesante. L'unico che prova con costanza a superare l'uomo e a dare cos&#236; superiorit&#224; numerica alla squadra &#232; Chiesa, che si esprime meglio se schierato a destra. Per il resto una chiara superiorit&#224; territoriale che non si traduce in reti anche per un pizzico di sfortuna. Ma invocare la cattiva sorte non serve a giustificare una sconfitta che &#232; principalmente attribuibile a una prestazione non all'altezza delle precedenti. Dal San Paolo esce fuori una Juve con qualche punto interrogativo in pi&#249; (per esempio, perch&#233; insistere ancora su Bernardeschi che, pur non risparmiandosi, ha bisogno di cambiare aria?), a conferma di una discontinuit&#224; non ancora superata, mentre il Napoli, che oggi, in crisi e privo, specie in difesa, di alcuni titolari di primo piano, non poteva oggettivamente fare di pi&#249;, trae da questa vittoria ossigeno per ridare un senso alla propria stagione.</span></p><p ><span>Mariano Messineo</span></p>Napoliivomesivomesinsigne.jpgSISinsigne-fa-felice-gattuso-e-il-napoli-che-risale-1013741.htmSI01,02,03,06,07,08,09,10,11010172n
511013740NewsEditorialeGattuso al capolinea. Se perde con la Juve domenica probabile il suo esonero2021021108:00Gattuso,napoli,esonero,de laurentis,juventus,atalanta,eliminazioneBrucia l'eliminazione contro l'Atalanta, vittoriosa per 3 a 1<p><span>Dopo l'ennesima sconfitta (quella di ieri a Bergamo per 3 a 1 costata l'eliminazione dalla Coppa Italia) &#232; sempre pi&#249; difficile la posizione di Rino Gattuso, il cui futuro probabilmente dipender&#224; dal risultato della prossima gara di campionato contro la Juventus.</span></p><p><span>Mentre i tifosi sui social si scagliano contro Gattuso, chiedendo il suo esonero, il presidente Aurelio De Laurentis, secondo le ultime indiscrezioni, avrebbe deciso di non prendere decisioni affrettate ed aspettare sabato 13 febbraio per prenderne una definitiva.</span></p><p><span>Intanto ha gi&#224; iniziato a pensare ad un possibile sostituto. Nel mirino ci sarebbe un grande ex allenatore del Napoli: Rafael Benitez, che allen&#242; per due anni il Napoli vincendo la Coppa Italia nel 2014. De Laurentis sembra averlo gi&#224; contattato diverse volte e, da quanto si &#232; compreso, Benitez preferirebbe non subentrare a stagione iniziata, ma iniziare una nuova stagione con la squadra. Il Napoli, per&#242;, ne avrebbe bisogno adesso ed &#232; per questo che il presidente sta cercando di convincerlo.</span></p><p><span>A quanto pare, nel caso in cui Gattuso venga esonerato, De Laurentis ingaggerebbe il nuovo allenatore soltanto per concludere questa stagione. Per la prossima, infatti, vorrebbe ingaggiare un tecnico emergente come Vincenzo Italiano, attualmente allenatore dello Spezia o Juric, allenatore dell'Hellas Verona. Ancora sono solo ipotesi e nulla &#232; certo. L'unica certezza &#232; che questo fine settimana sar&#224; decisivo per le sorti di Gattuso e del Napoli.</span></p><p><span>Alessandro Vispo</span></p>Bergamoivomesivomes27d06bf3-52c1-4a61-803f-7fe90217ee64.jpgSISgattuso-esonero-vicino-calcio-1013740.htmSI01,02,03,06,07,08,10,1101074n
521013739NewsEditorialeJuve - Inter dei veleni. Ma basta! Adesso giocate a calcio. Finitella con questo squallido teatrino. 2021021014:47Conte,Agnelli,Coppa Italia Il pessimo esempio da stigmatizzare, tra Conte e Agnelli <h5>Ma basta! Pensate a giocare e finitela con questo eterno teatrino che non si addice alla storia delle vostre rispettive societ&#224;. Basta! Metteci in condizione di scrivere di calcio e non di eterni veleni, di diatribe personali che non ci interessano. Nessuno di voi ha ragione. Tutti avete torto. Chi ha cominciato prima o finito dopo, non vogliamo saperlo. Il popolo di tifosi &#232; avvelenato di &#171;guerra&#187;, di &#171;odio&#187; e la responsabilit&#224; &#232; solo vostra, solo dei vertici bianconeri e nerazzurri, incapaci di dare il buon esempio. No, questo non &#232; il derby d'Italia in cui il calcio di Gianni Brera narrava il sano antagonismo come condimento di sapore pallonaro tra le due pi&#249; amate e odiate societ&#224; d'Italia. Questo &#232; lo spettacolo dei gesti scurrili, delle parolacce, delle blasfeme imprecazioni,delle antiche ruggini personali e delle offese rese pubbliche senza il pudore di sbollire a casa propria tutta la rabbia che si prova contro l'altro, dimenticandosi delle telecamere che inquadrano tutto e di pi&#249;.Esempi vergognosi che ci hanno francamente disgustato, annoiato, disinteressato del gioco del calcio, di quel pallone per cui scriviamo da tanti anni e mai come adesso lo sentiamo estraneo a noi. Avremmo voluto parlare della partita, del gioco, della tattica, del risultato di 0 a 0 che ha portato in finale di Coppa Italia la Juventus. Avremmo voluto esplicare come al solito la nostra analisi pi&#249; possibile oggettiva e superpartes, cogliendo la narrazione di ci&#242; che &#232; avvenuto in campo tra le due squadre. E invece ci ritroviamo a parlare di squallide situazioni che nulla hanno a che fare col calcio e la buona educazione. Il &#171;dito medio&#187; di Conte e il &#171;cogl....ne&#187; probabilmente indirizzato da Agnelli a Conte, sono il retaggio di un passato di ruggini mai appianate tra questi due personaggi che non possono essere allargati a tutti, men che meno ai tifosi delle due fazioni che gi&#224; da sempre si guardano in cagnesco. Non fate accendere simili scintille, sono pericolose. Giocate a calcio se volete e se invece continuate a sentire dentro di voi tali sentimenti di reciproco odio, provate a pensare chi non arriva a mille euro al mese e deve mantenere a fatica la propria famiglia in un Paese italico che in questa situazione di infinita crisi pandemica, avrebbe bisogno di una piccolissima parte del vostro lauto guadagno. Chi incassa 12 milioni l'anno o chi &#232; a capo della pi&#249; qualificata societ&#224; di calcio italiana, avr&#224; pure degli obblighi da rispettare. S&#236;,proprio quello stile, quell'etica professionale che forma l'immagine da imitare e non da cancellare. Dunque, basta veleni e ipocrite strette di mano. Il calcio pretende integrit&#224;, rispetto, educazione. Poi parleremo e scriveremo di calcio.</h5><h5>Salvino Cavallaro</h5>fl0711fl0711foto-conte---agnelli.jpgSInJuve-Inter-1013739.htmSI01,0601096n
531013738NewsEditorialeCuadrado, emblema del gioco voluto da Pirlo 2021020715:17cuadrado,pirloLa Juve batte la Roma e risale la classifica posizionandosi alla terza posizione.<p>Se &#232; vero che la Juve &#232; molto condizionata dalla presenza di <strong>Cristiano Ronaldo,</strong> dal suo carisma e dalle sue finalizzazioni, &#232; altres&#236; vero che nella nuova idea di gioco impostata da Andrea Pirlo, Cuadrado ha assunto un ruolo dal quale la Juve non pu&#242; prescindere. Ed &#232; subito evidente il suo apporto alla squadra per fluidit&#224; di gioco, di inserimento tra le linee e passaggi filtranti tali da mettere in condizione i compagni di andare in gol con facilit&#224;. Lo abbiamo visto in pi&#249; occasioni e lo abbiamo messo a fuoco anche nell'ultima partita di campionato contro la Roma. Infatti, non appena entrato nella seconda parte della gara a circa mezzora dalla fine, si &#232; rivista l'armonia di gioco corale che ha contribuito a migliorare il centrocampo formato da un Artur e Rabiot apparsi fino a quel momento privi di idee. La Roma, da parte sua, ha messo in difficolt&#224; la Juve attraverso le sue ripartenze, ma ha mostrato gravi carenze nella finalizzazione del gioco per la mancanza di una punta vera Dzeko entrato sul finire della gara no ha inciso per chiara mancanza di forma e per polemiche contro il suo allenatore Fonseca che l'ha lasciato in disparte per qualche settimana. Il 4-4-2 di Pirlo si &#232; dunque imposto sul 3-4-2-1 di Fonseca e il 2 a 0 con il quale la Juve ha superato la Roma con un gol di Cristiano Ronaldo al 13&deg; del primo tempo e l'autorete di Ibanez, giustificano una superiorit&#224; territoriale che se pur non protratta per tutto l'arco della gara, ha dato evidenti segni di superiorit&#224;. E adesso la Juve continua la sua marcia nel recupero delle posizioni perse, nella convinzione che il recupero della partita di campionato contro il Napoli dia il l&#224; verso i pretendenti dello scudetto. Il tutto tra Coppa Italia e Champions, impegni che mettono a ferro e fuoco un calendario pieno di impegni. Dunque, possiamo propio dire che la Juve non muore mai, anzi con il rientro di Chiellini ha dato ulteriore garanzia a una difesa che ad oggi ha subito meno gol in campionato rispetto al resto delle altre squadre.Vedremo cosa accadr&#224; cammin facendo e, soprattutto, se la squadra di Pirlo riuscir&#224; a dare continuit&#224; fisica, mentale e di risultati che la dovrebbero avvantaggiare sotto il profilo del raggiungimento degli obiettivi prefissati fin dall'inizio, nonostante quella spada di damocle data da un allenatore neofita come Andrea Pirlo sul quale noi, ancora oggi, manteniamo le nostre riserve,</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong> .</p>fl0711fl0711juan-cuadrado.jpgSIScuadrado-emblema-del-gioco-voluto-da-pirlo-1013738.htmSI01,06010122n
541013737NewsEditorialeInter - Juventus, l`analisi della prima semifinale di Coppa Italia.2021020318:16inter,juve ,coppa italiaInter - Juve 1 a 2. I bianconeri di Pirlo sfoderano un`ottima prestazione che l`avvantaggiano verso la finale. <p><span>C'&#232; una Juventus senza Cuadrado e una Juventus con Cuadrado.</span> <span>E c'&#232; un'Inter senza Lukaku e Hakimi che manca di tanto, di troppo. A vedere la semifinale d'andata tra Inter - Juventus, ponendo in analisi i vari sviluppi tecnico tattici emersi durante la gara, si pu&#242; sintetizzare come un qualcosa di simile a un confronto che nulla ha avuto a che fare con la copia del precedente incontro di campionato tra le due squadre. Ed &#232; proprio vero che nel calcio ogni partita fa storia a s&#233; per impostazioni tattiche ma anche per scelta, talora anche forzata, di giocatori che inevitabilmente cambiano la fisionomia dell'incontro nell'approccio e nel suo sviluppo. La Juve vista a San Siro ha meritato di vincere con il risultato di 2 a 1, ma soprattutto ha dimostrato grande carattere, superando l'iniziale empasse di uno sbandamento difensivo che ha fatto s&#236; che Lautaro Martinez infilasse la rete dell'1 a 0 per l'Inter, con una incertezza anche di Buffon. Poi, prendendo le redini da grande squadra ha spostato il suo baricentro in avanti, pressando e facendo circolare la palla con azioni orizzontali e verticali che per precisione hanno ottenuto l'effetto di maggior possesso palla nei confronti dell'Inter, la quale &#232; invece apparsa sorpresa da tanto furore agonistico messo in campo dalla Juve. Un 4-4-2 che Pirlo ha studiato per mettere in difficolt&#224; il 3-5-2 di Conte che nonostante il super Barella, la buona prestazione di Darmian, ha risentito in maniera eclatante l'assenza di Lukaku, della sua potenza fisica che associata alla mancanza della veloce ripartenza dell'esterno Hakimi, hanno pesato in negativo sul rendimento globale dei nerazzurri. Ma qui, si sa, viaggiamo sui s&#232; e sui ma, che non hanno mai fatto la storia del calcio. Fatto &#232; che la Juve di Pirlo con la difesa a 4 che in varie fasi si disponeva a 3 per effetto di un centrocampo a 5 con l'avanzamento continuo di Cuadrado e Alex Sandro, ha centrato il modo di mettere in difficolt&#224; l'Inter di Conte che ha cercato per lunghi tratti della gara di arginare le folate offensive dei bianconeri nel ripartire con Barella e Brozovic, anche se l&#236; davanti Martinez e l'inconcludente Sanchez hanno fatto ben poco. Con questo modulo e con questo centrocampo arricchito da Mc Kennie, Betancur e Rabiot, persino Bernardeschi ha dato timidi segnali di ripresa da quel torpore che l'ha assalito ormai da troppo tempo. CR7 ha segnato la sua doppietta realizzando un gol su rigore e una rete da classico rapinatore di una palla della quale Bastoni e Handanovic si sono resi complici di un pasticcio colossale. Detto questo, per onest&#224; intellettuale dobbiamo dire che la Juve di Pirlo che abbiamo pi&#249; volte criticato per mancanza di gioco di squadra e idee mai supportate dalla qualit&#224; che &#232; pur esistente in questa squadra, pur nel forte ritardo dai vertici del campionato, resta in corsa su tutti i fronti con un gioco ritrovato ma ancora con la continuit&#224; da dimostrare. Vedremo cosa succeder&#224; in seguito per i bianconeri. Per quanto riguarda l'Inter di Conte, invece, siamo certi che con il rientro di Lukaku e Hakimi dar&#224; filo da torcere alla Juve, nella seconda semifinale di Coppa Italia che si svolger&#224; all'Allianz Stadium di Torino la prossima settimana. Se cos&#236; non fosse, sfumerebbe per i nerazzurri un altro obiettivo stagionale, con il conseguente obbligo di vincere lo scudetto. I problemi dell'Inter partono dalla situazione societaria che &#232; in difficolt&#224; dal punto di vista economico, tuttavia, i lauti stipendi percepiti dai suoi tesserati che pongono in passivo il bilancio, devono avere un riscontro almeno nella conquista dello scudetto. Vedremo.</span></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong></p>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-inter-juve.jpgSIScoppa-italia-2021-inter-juventus-1013737.htmSI01,02,03,06,1001042n
551013736NewsCampionatiSprofondo granata2021011918:16Davide Nicola è il nuovo allenatore del Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo tanta attesa, adesso è ufficiale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> è il nuovo allenatore del Toro. Sostituisce <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Giampaolo</b>, un filosofo, teorico del calcio offensivo che avrebbe potuto rappresentare una svolta di mentalità agonistica in un ambiente conservatore, ma che forse è arrivato in un momento storico ancora troppo lontano nell’intendere la quadratura tecnica di una squadra moderna per una società professionistica gestita e invasa da sparagnine misure economiche e mentali. Arriva, dunque, Davide Nicola, un allenatore da Toro con spiccate caratteristiche che la storia granata gli ha fatto assorbire nel tempo, fin dall’inizio in cui ha giocato con questa maglia. Un “guerriero” dalla rabbia agonistica, un allenatore concreto e senza tanti fronzoli che intende il calcio come chi deve buttare dentro il pallone per fare gol e punti in classifica. Questo non significa pochezza pallonara, vuol dire invece essere concreti verso l’unica cosa che conta: non perdere! E così Davide Nicola si è guadagnato l’immagine di allenatore salva squadre dal precipizio della Serie B. Ci riuscirà anche al Toro? Vedremo! La squadra è quella che è, l’ambiente è da risollevare e la tifoseria è da calmare attraverso i risultati che dovrebbero arrivare con il lavoro, testa bassa e pedalare, ricreando armonia in uno spogliatoio che ha perso autostima ed è stato assalito da paure, ansie e confusioni varie. Insomma, la classica situazione da ultima spiaggia, anche se il tempo per lavorare bene c’è tutto. Mancano gli arrivi, i rinforzi che la società dovrebbe fare soprattutto a centrocampo e che, come al solito, non se ne vede alcun spiraglio d’acquisto. Partito Meitè verso la sponda rossonera di Milano, al momento tutto tace per quanto riguarda gli eventuali arrivi. Radio info parla dell’interesse a Sanabria, un attaccante da affiancare a Belotti e poi di Kurtic per il centrocampo. Ma di sicuro al momento c’è solo il rientro della mezzala Daniele Baselli dopo il grave infortunio subito oltre sei mesi fa al ginocchio destro con lesione del legamento crociato anteriore. Un incubo per questo calciatore sfortunato che, comunque, se non si fosse infortunato avrebbe potuto dare il suo apporto proprio in un settore del campo in cui il Toro è perennemente deficitario. In sostanza, possiamo dire che al momento c’è un nuovo allenatore con squadra vecchia, la quale patisce la penultima posizione di classifica e parla chiaro di tanti, ripetuti sbagli fatti nell’era Cairo. Ma questo è: prendere o lasciare! Non c’è alternativa a tutto questo, se non sperare in un guizzo di forza apportato dall’allenatore dei “miracoli”. Vedremo, anche se in casa Toro si continua a sperare nelle improvvisazioni, piuttosto che programmare un serio progetto di rifondazione anche per quanto riguarda la parte dirigenziale. Perché è lì che nasce il calcio, è lì che si valutano le capacità. Cairo non deve solo mettere le mani in tasca per spendere, ma deve guardarsi anche intorno nell’entourage dei suoi dirigenti. Il calcio è calcio, non editoria. Ci si convinca di questo, altrimenti la Serie B sarà sempre lo spettro con il quale convivere. Il Toro, la sua storia, il suo passato sportivo e culturale non merita questo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSiN-1013736.htmSi100451001,02,03,10,0701086
561013735NewsEditorialeNel calcio dove sta la verità? 2021011911:27sky,processo del lunedìL`angolo del tifoso bianconero. Considerazioni sui commenti giornalistici di Sky nel dopo gara di Inter - Juventus <br /><p><span>Nel vedere il post-partita di Inter - Juventus su Sky, qualsiasi spettatore ha notato che gli opinionisti , quasi tutti ex giocatori , hanno graziato l'allenatore bianconero di critiche feroci per la prestazione della sua squadra, anzi ad una richiesta di Caressa, detta sottovoce ma non abbastanza se &#232; filtrata fino a noi, di chiedere ad Alex Del Piero di porre una domanda al suo ex compagno di squadra Andrea Pirlo, c'&#232; stato un diniego che la dice lunga sulla voglia di evitare di mettere in difficolt&#224; il tecnico juventino da parte di un Del Piero, per ovvi motivi molto abbottonato sulle scelte tattiche dell'allenatore bianconero.</span><br /></p><p><span><span>Cosicch&#233; mi sono venute alla mente alcune puntate del &#171;Processo del Lunedi&#187;, dove nonostante fossero passate 24 h. dalla partita e quindi si fossero sbolliti gli animi, si assisteva ad uno spettacolo da parte di giornalisti , non ex giocatori, che davano una lettura critica, ricca di note tecniche e di strategie in campo, da &#171;leccarsi i baffi&#187; per il pubblico pi&#249; esigente della &#171;pelota italiota&#187;. Non facevano sconti a nessuno, anche perch&#233; non ci avevano giocato insieme fino a ieri, ma nessuno si offendeva o gli toglieva il saluto, se il suo modulo di gioco era massacrato da Maurizio Mosca o Bruno Bernardi o Maurizio Biscardi o Gianpiero Galeazzi. Eh s&#236;, grandi firme del giornalismo sportivo, che hanno lasciato un ricordo indelebile in tutti i tifosi di calcio e non solo , ma che apprezziamo ancora di pi&#249; dopo aver ascoltato i commenti degli opinionisti del cosiddetto &#171;salotto calcistico &#171; di Sky.</span></span><br /></p><p><span><span>Se ieri sera qualcuno di quelli seduti intorno al tavolo rotondo avesse chiesto a mister Pirlo come mai la sua squadra ad esempio ha giocato per la prima volta in campionato con un modulo con 4 difensori e non il suo solito 3-5-2 , speculare a quello di Antonio Conte, che fra l'altro Pirlo avrebbe dovuto prevedere, visto che il modulo di Conte lo conosce alla perfezione per averci giocato, ebbene se glielo avessero chiesto non avrebbero commesso un delitto di lesa maest&#224;, ma ci avrebbero fatto capire quali sono i limiti di questo tecnico rapportati ai valori dei suoi atleti in campo. E se avessero domandato sempre ad Andrea Pirlo come mai insiste a centrocampo su Rabiot e Ramsey , che non hanno mai convinto , lasciando in panchina McKenzie ed Arthur, soprattutto l'americano che sembra l'unico a correre l&#236; in mezzo raccogliendo palloni su palloni fino a colpire di testa sotto rete avversaria segnando goal importanti, pensate che se l'avessero chiesto Pirlo si sarebbe offeso e, se anche fosse stato, non avrebbero rispettato il calcio e i tifosi che comunque pagano l'abbonamento?</span></span><br /></p><p><span><span>Potrei continuare ancora per molto a snocciolare tutti i perch&#233;, che avrebbero potuto essere chiesti all'allenatore della squadra pi&#249; blasonata d'Italia su una sconfitta senza attenuanti, ma soprattutto su una squadra ,che appare lo specchio del suo allenatore : timorosa nel condurre quel poco di gioco, che riesce a confezionare e quindi votata al &#171;passaggio al portiere&#187;, unico &#171;refrain &#171; di un modulo difensivo sempre poco propositivo e piantato sulla linea Maginot del limite della propria area.</span></span><br /></p><p><span><span>Mi sono chiesto quanto faccia bene al calcio italiano un giornalismo sportivo-calcistico, che non affonda il bisturi sull'involuzione del modo di giocare al pallone, che si nota in quasi tutti i campi di gioco di serie A e quanto sia producente glissare nelle interviste post-partita sui rilievi tecnici della prestazione. Sinceramente ho paura che questo atteggiamento dei commentatori calcistici molto generoso, sia una delle cause del non gioco delle nostre squadre e della loro inferiorit&#224; rispetto alle squadre del continente europeo.</span></span><br /></p><p><span><span>Rimedi? E se riducessimo il numero degli ex-calciatori opinionisti negli studi televisivi durante il post-partita e richiamassimo le penne del nostro giornalismo sportivo che magari non hanno mai dato un calcio al pallone, ma danno ancora del Lei all'intervistato?.</span></span><br /></p><p><span><strong><span>Attilio Andriolo</span></strong></span><br /><br /><br /></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSISnel-calcio-diove-sta-la-verita-1013735.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010168n
571013734NewsEditorialeInter - Juventus, mille motivi in più per vincere.2021011517:05Sale la febbre del derby d`Italia<br /><p><span>Per i tifosi sar&#224; il primo Inter - Juve virtuale; un derby d'Italia vissuto sul divano, davanti alla televisione e senza l'ausilio degli sfott&#242; da stadio. Tuttavia, non per questo si rende meno importante dal punto di vista dell'intensit&#224; emotiva e dell'ansia di attesa. Inter - Juve &#232; sempre una partita a parte, un incontro di antica tradizione fatta di rancori, ruggini e antipatie calcistiche mai sfumate nel tempo. L'espressione «Derby d'Italia» &#232; stata coniata da Gianni Brera nel 1967 per indicare due formazioni che, pur risiedendo in due Citt&#224; e Regioni diverse, sono caratterizzate da una profonda rivalit&#224; reciproca, tipica delle sfide stracittadine. E ci sono tanti motivi in pi&#249; in questo incontro della 18ma giornata del Campionato Italiano di Serie A che lo rende ancora pi&#249; piccante. Basti pensare che le recenti reminiscenze di appartenenza juventina di Antonio Conte e Beppe Marotta, si arrovellano nell'immaginario collettivo dei tifosi bianconeri come uno sgarbo che non doveva essere fatto. Ma si sa che il tifoso non bada al razionale senso del professionismo pallonaro e si perde tra mille altri tortuosi pensieri che convergono nella parola: «tradimento». Tuttavia, lasciando da parte tutte queste annose polemiche di parte, soffermiamoci su quelli che sono i motivi di interesse che coinvolgono le due squadre dal punto di vista tecnico. Diciamo subito che sia per la Juventus di Pirlo che per l'Inter di Conte &#232; assolutamente vietato perdere per non buttare via punti in classifica. La Juve, infatti, pur con una partita da recuperare, perdendo contro l'Inter si troverebbe troppo distanziata dai vertici della classifica, mentre per i nerazzurri si potrebbe accendere l'ennesima polemica su una squadra che manca di cattiveria nel sapere gestire le partite. E poi Lukaku contro Ronaldo, chi &#233; pi&#249; decisivo? Due bomber a confronto che sono devastanti nel Campionato Italiano. Il gigante nerazzurro ha totalizzato 17 gol in 22 partite, mentre Ronaldo &#232; a quota 19 su 18 gare giocate. In Campionato CR7 comanda la classifica cannonieri con 15 gol contro le 12 reti segnate da Lukaku. Ma a parte queste considerazioni, il derby d'Italia non si pu&#242; sminuire in quest'unico concetto di base, perch&#233; sul piatto ci sono molte altre considerazioni tecniche che rendono questa partita davvero affascinante. Due squadre diverse ma simili nella ricerca di continuit&#224; di risultati e nella solidit&#224; di un centrocampo che non ha ancora messo a fuoco certi meccanismi che identificano la grande squadra. Pirlo si trover&#224; privo di Dybala infortunato, pi&#249; Cuadrado, De Ligt e Alex Sandro messi in quarantena dal Covid. Conte, invece, deve fare a meno del solo D'Ambrosio, di Sensi che stenta a entrare in forma dopo l'infortunio subito, e poi si ritrova con l'eterno problema mai risolto di un super pagato come Eriksen, che nel 3-5-2 dell'allenatore dell'Inter non troverebbe posto nel suo ruolo di trequartista. Dunque, sono tanti i temi di questo ennesimo confronto tra le due pi&#249; amate squadre d'Italia che hanno voglia di superarsi a prescindere da ogni considerazione tecnica, tattica e di natura storica. Vedremo come andr&#224; a finire. Pirlo che sostiene di essere uno che da sempre ha apprezzato il modo d'allenare di Conte fin dai tempi della Juve, e poi Conte, che forte del suo carattere caparbio che non prevede mai la sconfitta, sta preparando attentamente una partita che, come lui dice, deve essere affrontata con forza, determinazione e «pedalare». Ci riuscir&#224; a battere la sua ex squadra? E la Juve sapr&#224; stare sul pezzo di una gara che &#232; carica di stimoli? Vedremo. Tutto pu&#242; essere. Solo il campo dar&#224; la risposta. Intanto sappiamo che l'arbitro sar&#224; il Signor Doveri coadiuvato da Carbone e Peretti. Il quarto uomo sar&#224; Maresca, mentre al Var ci sar&#224; Calvarese.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-inter-juve.jpgSIS-1013734.htmSI01,02,03,06,1001069n
581013733NewsCampionatiTorino, il calciomercato della speranza20210104184054L`angolo del tifoso granata<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>L’angolo del tifoso granata.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Con questo primo articolo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Borgognoni</b> riferirà sulle notizie del mondo legate al Torino, alla squadra di calcio, alla società e a quanto si lega alla passione, ai sogni e alle delusioni vissute dal tifoso granata. E’ l’idea rafforzata dal desiderio di dare maggiore impatto ad un’informazione legata al Toro che spesso viene riposta in fondo agli interessi calcistici per l’evidente mancanza di risultati della più gloriosa società d’Italia. Un percorso giornalistico che Walter Borgognoni affronta da ex portiere delle giovanili del Torino, per cui potrà dare un’opinione legata anche a situazioni tecniche e tattiche, non solo da inguaribile tifoso granata quasi da legare. Dunque, si parte con il calciomercato e la speranza di acquisti invernali in grado di salvare il Toro dalla retrocessione in Serie B.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Torino, il calciomercato della speranza</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Adesso la palla passa alla Società. Ma tempo ce n’è poco. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Per rinforzare con acquisti mirati un Torino nel baratro, occorrerà un mezzo miracolo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Sarà sicuramente rinforzare il centrocampo, la priorità del Torino nel mercato di </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Gennaio che si apre ufficialmente oggi . Non solo, a quanto pare Il Torino è a caccia di un attaccante da affiancare ad Andrea Belotti . Il nome in cima alla lista di Vagnati sarebbe quel Gregoire Defrel, che da anni è puntualmente accostato al Toro. In alternativa c’è Pavoletti e poi Kouame. Nomi sempre e solo nomi, mentre, invece, le altre società, (soprattutto alcune dirette concorrenti alla corsa salvezza) sono già partite e chiudono trattative anche </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>di discreta importanza. Tutto fermo invece per il Torino sul fronte delle trattative di mercato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Solo sempre tante idee, forse addirittura troppe, che giorno dopo giorno rimangono tali. Obiettivi scritti a biro su un quaderno di appunti che come in un film (horror) già visto, svaniscono perché acquistati da altri o ancor peggio per il motivo che risultano essere cari e fuori portata di una società come il Toro che ogni volta gioca al ribasso. La dirigenza granata quindi non impara mai dai suoi errori, verrebbe da dire. Cambiano i direttori sportivi, cambiano gli allenatori, ma a quanto pare resta sempre uguale il modus operandi. E così non solo c’è la preoccupazione che il Torino rischia di retrocedere in serie B, ma anche che il mercato invernale sia quasi sicuramente la fotocopia dei precedenti, con gli annessi flop... dell'ultimo minuto. Vedremo cosa accadrà nella settimana entrante, ricordando che tra pochi giorni ci sarà già il prossimo scontro salvezza importante. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: Arial; mso-fareast-language: IT;'>Walter Borgognoni</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"><font face="Calibri">&nbsp;</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711walter-borgognoni.jpgSiN-1013733.htmSi100451001,02,03,10010106
591013732NewsEditorialeRoberto Bettega e i suoi 70 anni dedicati al pallone.2020122717:0470 candeline sulla torta bianconera di Bobby Gol <br /><p><span>Se solo si potesse fermare il tempo. Se solo ci si potesse rendere conto appieno del momento magico in cui vivi, allora persino il trascorrere frettoloso del tempo si vivrebbe senza rimpianto. E' la legge che impone la vita fin dal momento in cui nasciamo, cresciamo, corriamo, cadiamo, ci rialziamo, e intanto invecchiamo tra cose giuste e altre fatte in modo sbagliato. Nel calcio come in altri ambiti, il percorso dell'umano &#232; lo stesso e non sfugge alla legge tracciata per noi fin dalla nascita. <strong>Roberto Bettega, Bobby Gol, compie 70 anni.</strong> Un bel traguardo per tutti, un momento in cui affiorano i ricordi, soprattutto per il calciatore che fu l'emblema della Juventus e della Nazionale. Ricordi ingialliti dal tempo ma mai dismessi malinconicamente come un abito non pi&#249; indossato. S&#236;, perch&#233; quelli di Bobby Gol sono stati anni in cui il successo si &#232; alternato alla parabola della sua vita che repentinamente &#232; andata in discesa, quando &#232; stato frenato, prima da una grave infezione polmonare e poi da un brutto infortunio che ne hanno limitato la carriera proprio nel suo momento migliore. Un destino che gli &#232; toccato tra capo e collo, proprio quando aveva fatto l'abitudine ad alzare le braccia al cielo dopo avere fatto gol, i tanti 178 gol segnati nella Juventus, che lo pongono al terzo posto nella classifica della Vecchia Signora, dopo Del Piero e Boniperti. In maglia azzurra &#232; stato protagonista con 19 gol in 42 gare disputate. Erano gli anni dei grandi bomber che dovevano lottare tutte le domeniche con le strette marcature degli stopper avversari. Storie di un calcio ormai riposto nei cassetti dell'armadio con la naftalina per non essere intaccati dalle tarme, giusto per la speranza nella legge dei corsi e ricorsi storici che spesso ci fa ritornare da dove siamo partiti. Ma gli uomini e i campioni passano, mentre ritrovano magari con gli anni un altro significato di vita che non si riflette pi&#249; sul mondo del pallone giocato, ma che, magari, fa scoprire nuovi orizzonti personali. E poi c'&#232; quella dolce malinconia dei ricordi di campo e quelli di scrivania dirigenziale passati sempre nella Juventus assieme a Moggi e Giraudo. Momenti s&#236; e momenti no, si sono alternati nella vita di Bettega come un destino segnato, stabilito per lui come in ognuno di noi. <strong>Tra Gigi Riva, Paolo Rossi, Boninsegna e Paolino Pulici</strong> avrebbe potuto giocarsi il ruolo del pi&#249; forte attaccante del calcio italiano di allora, ma come detto, mille vicissitudini si sono intersecati alla sua vita professionale e umana. E ci sembra ancora di vederlo il <strong>Bobby Gol</strong> che fa coppia con <strong>Pietro Anastasi</strong> per completare l'attacco di quella Juventus di allora, in cui l'Avvocato Agnelli e il presidente Boniperti seppero dare un'impronta di squadra dal grande carisma, scegliendo giocatori in grado di far volare in cielo il tifo bianconero. E in cielo spesso ci andava <strong>Roberto Bettega</strong>, quando si alzava da terra e volava per colpire la palla di testa e fare gol, per poi ritornare sul prato verde del Comunale di Torino per abbracciare i compagni. Momenti che presumiamo siano sempre vividi nella mente e nello sguardo di questo calciatore dal fisico ben pronunciato, del quale i telecronisti argentini durante i mondiali del '78 declamavano i suoi gol con quel <strong>«Cabeza de Bettega»</strong> che era tutto dire. Sono passati tanti anni da allora. E oggi che Bobby Gol ha raggiunto l'et&#224; di 70 anni, pensiamo che quel soffiare le candeline sulla sua torta bianconera abbia nascosto un pizzico di malinconia di quel tempo mai fermato e che oggi &#232; solo pi&#249; un ricordo. Un piacevole ricordo!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>TorinoFL0711FL0711foto-roberto-bettega.jpgSIn-1013732.cfmSI01,02,03,06,1001057n
601013731NewsEditorialeVicenza dà l`ultimo saluto al figlio della gloriosa storia del suo pallone2020121116:32lanerossi-vicenza,paolo rossiInno alla città veneta che meglio di ogni altra ha saputo legare affetto e gratitudine per Paolo Rossi.<br /><p><span>Vicenza e i vicentini uniti per dimostrare tutto l'affetto al campione, a colui il quale era stato insignito della cittadinanza vicentina come segno di gratitudine per quello che aveva fatto sul campo ai tempi in cui giocava tra le fila del <strong>Lanerossi Vicenza di G.B. Fabbri</strong>. <strong>Paolo Rossi</strong> &#232; nato a Prato, ma per molti anni tante persone hanno pensato che fosse veneto. Un vicentino doc quale lui non era, ma &#232; come se lo fosse stato per avere incarnato perfettamente quelle caratteristiche umane e culturali che la bella Vicenza gli aveva consegnato. Era come avere assorbito attraverso il pallone giocato a ottimi livelli con la maglia biancorossa nel mitico Stadio Menti, quel rapporto stretto di amicizia con la citt&#224; e i suoi abitanti. D'altra parte, il carattere semplice di Pablito, ben si addiceva al modus vivendi e operandi di una Vicenza con la quale ha subito stretto rapporti quasi familiari, un qualcosa che andava oltre la semplice curiosit&#224;, la relazione e l'incontro tra tifoso e giocatore, ma si allargava come senso di rispetto nell'abbraccio reciproco con il popolo veneto, le cui caratteristiche peculiari si ammantano da sempre di quell'umano sentire che si traduce in calore di vivere. La partita della domenica, i gol di Pablito, la squadra del Lanerossi Vicenza ben condotta dall'indimenticato mister <strong>G.B.</strong> <strong>Fabbri</strong>, non erano altro che il contorno di una giornata di festa che i vicentini vivevano in maniera entusiastica nel vedere giocare il giovane <strong>Paolo Rossi</strong> nel manto erboso dello <strong>Stadio Menti.</strong> Ed &#232; proprio l&#236;, dove ancora oggi tra le pieghe delle antiche mura di questo mitico stadio vicentino capace di offrire football provinciale di ottimo livello tecnico, sembra sentire ancora il boato dei tifosi biancorossi che si entusiasmavano ai dribbling, alla velocit&#224; e ai gol di quell'esile calciatore capace di fare la differenza. E non &#232; un caso che per onorare la memoria di <strong>Paolo Rossi,</strong> Vicenza e i vicentini abbiano pensato di allestire la camera ardente proprio su quel prato verde, su quei fili d'erba che hanno visto girare un pallone che per molti anni &#232; stato il vanto di questa citt&#224; del Veneto. Domani, invece, i funerali che si potranno vedere anche in diretta TV dalle 10,30, saranno celebrati nel Duomo di quella Piazza vicentina dove Paolo era solito incontrarsi con la gente, proprio come fosse uno qualunque, uno di loro che era capace di mostrare umilt&#224; e intelligenza. Ecco, diremmo proprio che questo indissolubile legame che si &#232; instaurato nel tempo tra Pablito, Vicenza e i vicentini, abbia avuto un inizio, un durante e un dopo che non finir&#224;, che continuer&#224; nel ricordo non soltanto negli annali del calcio ma, soprattutto, nell'immenso idem sentire instauratosi tra le due parti: <strong>Pablito il</strong> <strong>goleador e Vicenza.</strong> Per questo prevediamo un mesto, ordinato, quanto rispettoso flusso di vicentini e veneti che arriveranno da ogni dove allo Stadio Menti, per dare l'ultimo saluto a lui che assieme a <strong>Roberto Baggio</strong> ha rappresentato l'orgoglio di questa terra innamorata del pallone con la passione e il cuore che non si pu&#242; considerare inferiori ad altre parti d'Italia. E lui, il Pablito nazionale, il ragazzo toscano venuto da Prato che oggi &#232; volato in cielo, si &#232; nutrito per anni di tutto l'affetto di un popolo semplice, umile com'&#232; stato lui in campo e nella vita di tutti i giorni. Il suo sorriso &#232; ancora stampato l&#224; come le braccia al cielo in segno di ringraziamento dopo un gol fatto, dopo l'abbraccio dei compagni di squadra che con lui hanno vestito quella la maglia biancorossa del L.R. Vicenza che &#232; l'orgoglio della citt&#224; veneta che non smetter&#224; mai di volergli bene.</span><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /></p>Vicenza Stadio Romeo Mentifl0711fl0711paolo-rossi-foto.jpgSInvicenza-ultimo-saluto-paolo-rossi-1013731.cfmSI01,02,0301014n
611013730NewsEditorialeAddio a Paolo Rossi, l’Italia piange il campione del mondiale ’82.20201210172129Lo spaccato di vita di un grande campione di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Questa volta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Rossi</b> non è riuscito a fare gol contro il destino avverso. Quel pallone che tante volte ha scaraventato rabbiosamente dentro la porta con forza per gonfiare la rete, questa volta non ce l’ha fatta. Una porta maledettamente stregata che è stata più forte di lui e questa volta gli ha giocato un brutto scherzo. Quasi a fargli toccare con mano l’altra faccia della medaglia sempre presente, sempre in agguato a farti pagare quanto nella vita hai gioito. Paolo Rossi è morto a 64 anni. Troppo presto per un ragazzo che ha amato la vita, il calcio, i compagni e gli affetti più cari. Era amabile di carattere, anche se in campo è stato l’emblema del calciatore forte che mieteva gol a raffica, come in quella memorabile Coppa del Mondo vinta nell’82 con la Nazionale di Enzo Bearzot. Pablito Rossi, così lo chiamavano in Argentina, identificandolo come il più importante calciatore italiano di allora. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ricordo quando alzai quella Coppa del Mondo al cielo e il mio sguardo rivolto in alto al Signore per pregarlo di fermare il tempo”.</b> E’ una delle tante frasi celebri dette da Pablito in quell’estate di calcio giocato in un clima afoso, in cui lui assieme ai suoi compagni fece il giro dello stadio Sarrà di Barcellona, esaltando un’impresa che inorgoglì l’Italia tutta e pure il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Pertini</b> che era presente in quello stadio. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Rossi in carriera ha giocato nelle giovanili del Santa Lucia, l’Ambrosiana, Cattolica Virtus, Juventus. Poi Como, Lanerossi Vicenza, Perugia, Juventus, Milan, Verona. </b>Un palmares davvero importante che si completò poi con l’oro in Spagna ’82. Nella sua vita ha lottato con il destino che gli aveva procurato più di un menisco rotto, ma soprattutto con la sua ingenuità, quando al tempo in cui giocava a Perugia si fece squalificare per essere stato coinvolto nella storia del calcio scommesse. Una pagina nera della sua vita che ha saputo voltare presto, rialzandosi con forza dopo quella che era apparsa come una caduta che poteva essere rovinosa per la sua carriera e la sua vita. La Juve lo riprese dandogli fiducia, così come fece in Nazionale Enzo Bearzot. E lui, il Pablito nazionale, ripagò tutti a suon di gol. Com’è strana la vita! Nasci, cresci, cadi, ti rialzi e poi voli. Quasi fossero passaggi obbligati in cui finito un periodo se ne comincia un altro. Ma non è per tutti così. Sì, perché se non hai il carattere giusto per affrontare il peso di certe delusioni, ecco che ti siedi e sei morto prima di morire davvero. Ma Paolo Rossi fu invece supportato da un carattere caparbio, forte, tipico delle sue radici toscane. E’ stato il campione che ha rappresentato quel calcio romantico per cui si sono scritti fiumi di parole, osannando vittorie pallonare che erano anche rivincite sociali in anni di crisi economica. E oggi che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Rossi</b> non c’è più, tutti noi percorriamo le tappe della sua vita vissuta con forza, coraggio e con il sorriso stampato sul suo viso. Già, quel sorriso sempre presente in lui che rassicurava, sdrammatizzava, dava fiducia. Quante emozioni, pensieri neanche tanto nascosti si sono moltiplicati nella gioia di un gol, di una vittoria capace di tramutarsi in delusione quando le cose non andavano più bene. E in fondo cos’è il calcio, se non l’accettare il fronte retro della medaglia della vita? Ciao Pablito Rossi, grande realizzatore di tanti gol che ci hanno spinto all’abbraccio. Quello vero, quello di cui oggi ne apprezziamo solo il ricordo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-paolo-rossi.jpgSiN-1013730.htmSi100451001,02,03,0701069
621013729NewsCampionati“Samba”. Ecco il racconto di Attilio Andriolo2020121015:16Il calcio e la vita nella letteratura di Attilio Andriolo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 14pt;">Salvino Cavallaro</span></b><font size="3"> - Nel calcio ci sono storie di vita che fanno riflettere come mondi apparentemente edulcorati di esteriorità, ricchezza e notorietà, siano in realtà ammantati di una umanità capace di colpire la sensibilità di scrittori e di lettori che ne fruiscono la lettura. E’ la letteratura che racconta la vita attraverso tematiche sociali che fanno parte dell’uomo, inteso in tutte le sue forme più esplicative. </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">Attilio Andriolo,</font></b><font size="3"> medico chirurgo di professione, appassionato di calcio con la predilezione di scrivere poesie e racconti, nel realizzare questa sua narrazione intitolata </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“Samba” </font></b><font size="3">– </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">che è stata</font></b><font size="3"> </font><font size="3"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">insignita del Premio Letterario Città di Sarzana 2020, organizzato dall’Associazione Culturale</b><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Poeti solo Poeti Poeti,</b></font><font size="3"> ha colto l’essenza umana di uno sport, il calcio nella fattispecie, che meglio di ogni altro si distingue per umano sentire nello spirito di gruppo. Ebbene, in questo suo racconto scritto durante un ritiro estivo di calcio a Norcia (PG), al seguito come medico della squadra della città in cui vive – Milazzo (ME) – si è imbattuto in un’esperienza umana che ha saputo narrare con uno stile di particolare minuziosità dei fatti vissuti, che hanno colpito la sua sensibilità. Ecco, crediamo proprio che lo sfondo sociale e la storia di questo ragazzo dal nome </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">Samba</font></b><font size="3"> che tenta la strada del sogno del pallone inteso come vita migliore, sia il fulcro di una storia che non vi anticipiamo per ovvie ragioni, ma che leggendola assaporerete gli sviluppi umani i quali in alcuni momenti appaiono pure struggenti. Situazioni che non possono non portare alla sintesi delle tematiche sociali riferite agli sbarchi dei migranti nel nostro Paese. Un tema che lo scrittore non tratta chiaramente nella sua problematica, ma che si materializza sullo sfondo di una umanizzazione di rapporti tra ragazzi provenienti da più parti d’Italia e del mondo, in cui il rincorrere del pallone si manifesta attraverso il sogno di diventare calciatore di professione per raggiungere una vita migliore. Tra speranze e delusioni, è la vita che fa diventare uomini i ragazzi come Samba. Ad Attilio Andriolo il merito di averci fatto riflettere. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 18pt;"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 18pt;"><font face="Times New Roman">SAMBA.</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Il calcio non è quel mondo dorato che può apparire dall’esterno ad un lettore poco interessato. E questa storia, un po’ inventata, è stata scritta affinchè tutti coloro che amano questo sport, imparino a rispettare <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font><font size="3">oltre le regole anche i sentimenti di tutti quei ragazzi che a questo sport affidano</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">le loro</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">speranze e quei sogni,che magari in</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">pochi giorni potrebbero veder </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">svanire.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><span style="mso-spacerun: yes;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Ogni anno ad inizio stagione si parte in ritiro,tutti insieme: giocatori,allenatori,dirigenti;sembra una rimpatriata fra vecchi compagni di scuola, ma in effetti non lo è perché in gran parte non ci si conosce. E così dopo i convenevoli di rito, ad ognuno viene assegnata una camera da condividere con un altro ragazzo che non hai mai visto prima. Speri tanto di andarci d’accordo,scambi le prime battute e magari ti accorgi che alla fine ti è andata bene:pensi che puoi fartelo amico, in fondo è sincero, lo capisci<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">dallo sguardo, dall’espressione del suo viso, dalle premure che ti rivolge, anche se in fondo non sei tanto più grande di lui. Peccato che giochi anche lui,lì in avanti come te;quindi può diventare un concorrente temibile per una maglia. Ma non ci pensi più di tanto ,c’è posto per entrambi….forse, chissà. Tu lo speri perché credi di aver trovato l’amico, più che il compagno di squadra, con cui dividerai la camera quando si andrà in trasferta;magari potrai rivelargli qualche tuo segreto che non hai mai avuto il coraggio di dire ai tuoi, confidare i </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">timori prima della partita,confessare gli innamoramenti o le tue delusioni in amore.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Quest’anno siamo in tanti,più del doppio; ci sarà da impegnarsi e soffrire<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">per convincere il mister a tenerci in squadra. Ogni giorno ci ritroviamo a tavola con qualche sedia vuota : è quella di chi ha già avuto il responso che è sempre lo stesso: </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">”Non rientri nei piani della società”.</font></b><font size="3"> Più che un responso,suona come una sentenza di condanna. Il ragazzo che l’ha ricevuta sale in camera con gli occhi abbassati,in silenzio passa davanti ai compagni con cui ha rincorso quel maledetto pallone fino a qualche ora prima;prepara le sue cose che stavolta mette alla rinfusa, spiegazzandole con rabbia in fondo alla valigia e va</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">via di corsa con un cenno di saluto a chi è rimasto, per non perdere l’ultima corsa di autobus, dice scusandosi, ma la verità la conosciamo tutti: ce l’ha con noi in quel momento e non gli va giù che noi si resti mentre lui è costretto ad</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">andare via.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Tornare a casa è ciò che gli importa più di ogni altra cosa: lì potrà sfogare la sua rabbia per poi ripartire e sperare in attesa di una nuova chiamata.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Ma io come mi comporterò quando toccherà a me? E se invece toccasse al mio amico? Uno dei due là in attacco è di troppo,così ci hanno fatto capire. Domani forse si decide. Il mister ha combinato un’amichevole con una selezione di giovani<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">del posto. La notte prima,sdraiati sul lettino, non ci andava di scherzare come le altre sere; questa è la sera prima degli esami: non si dorme e si sta a guardare il soffitto, mentre le nostre palpebre reclamano un po’ di riposo. </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“Ma che calcio è mai</font></b><font size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">questo?”,</font></b><font size="3"> pensiamo entrambi. No, non è quello che noi tutti,fin da quando iniziamo a giocare nei campionati minori,sogniamo. E’ un calcio crudele che mette a dura prova anche i sentimenti più profondi dell’animo umano:l’amicizia,la solidarietà,la gioia di diventare complici,di provare le stesse emozioni; quelle di due ragazzi che lontani da casa e dalla famiglia hanno ritrovato in quel posto così lontano e così anonimo il calore dell’amicizia, che il calcio, questo maledetto calcio,vorrebbe spegnere.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Si fa presto mattina in questa cittadina sonnecchiante nella sua vallata; la nostra camera s’illumina con i primi tiepidi raggi del sole; i nostri sguardi finalmente si possono incrociare: è un attimo,ma tanto basta per spingerci l’uno fra le braccia dell’altro. Non è possibile che questo “maledetto” calcio rovini un’amicizia così vera, forte, genuina, senza ombre o verità<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">nascoste per macchiarla. Ma il patto è siglato e suggellato </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">con quel giuramento degli scout, a cui entrambi terremo fede per la vita.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Arriva la partita .Il mister ci fa giocare entrambi dall’inizio,ma è pronto a sostituire uno dei due non appena si sarà fatto le sue convinzioni. Lui è il giudice; l’unica legge che conosce è quella del calcio: fai gol e potrai continuare a sognare!<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">I minuti scorrono</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">e noi cominciamo ad ubriacare gli avversari con le nostre serpentine,ci passiamo la palla in velocità, scattiamo e andiamo in rete prima io e poi lui,il mio grande ed inseparabile amico.</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">Non c’è differenza fra noi : gol,gol e poi ancora gol!!!</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Chissà come farà il mister adesso a condannare uno dei due. La partita finisce con <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font><font size="3">i nostri giovani avversari frastornati dalle nostre giocate che </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">ci fanno i complimenti. Che bello però sotto la doccia scherzare e urlare di felicità. All’improvviso cala il silenzio nello stanzone, entra il mister ed emette la sentenza: </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“Voi due”</font></b><font size="3"> – dice</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">rivolgendosi a noi – </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“potete restare: siete una coppia <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font><font size="3">formidabile ma la società ha bisogno di ridurre l’organico, per cui ho deciso di mandare via Samba”</font></b><font size="3">, un centrale senegalese che in quei giorni in verità aveva parlato molto poco e se ne era stato seduto in un angolo dello spogliatoio,sempre quello,isolato da tutti fin dall’inizio senza alcun apparente motivo . Sembra strano, ma forse ci siamo accorti di lui soltanto adesso che in fondo aveva preso il posto di uno di noi. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">No, davvero, il calcio non è il mondo dorato che avevamo sognato. Lo abbiamo capito scrutando negli occhi di Samba: strano questo nome che richiama balli di allegria e musiche a ritmi sfrenati, ma che adesso fa da terribile contrasto con lo sguardo triste di un giovane di colore che ha subito forse l’ennesima ingiustizia. Al ritorno in albergo, mentre lo salutiamo senza nascondere qualche lacrima sincera, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Samba</b></font><font size="3"> ci sorride e ci prega di non avere alcun rimorso per lui. </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><font size="3">“Tornerò a Rimini a vendere le mie collanine sul lungomare; si guadagna bene,sapete. La mia partita l’ho già vinta il giorno che mi avete ospitato nella vostra terra ed il mio gol<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></font><font size="3">l’ho segnato oggi, perché con il mio sacrificio ho salvato la vostra amicizia e,forse, di quel sogno nel pallone che voi avete nel cassetto. Per un pezzetto ricordatevi che appartiene anche a un uomo di nome Samba, che si è guadagnato la libertà dando calci ad un pallone!</font></b><font size="3"> </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 16pt;"><font face="Times New Roman">Attilio Andriolo</font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="font-size: 16pt;"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Norcia (Pg)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiN-1013729.htmSi100451001,02,03,1001029
631013728NewsEditorialeIl derby Juventus Torino s`intreccia alla storia della città piemontese.2020120418:27Juve Toro tra passato e presente<br /><p><span>Erano gli anni di piombo che si alternavano nello sfondo mai opaco delle gesta calcistiche di una Torino suddivisa tra tifo bianconero e granata. Tragedie di morti e gambizzazioni provocati dal terrorismo dilagante, ma con il rovescio di una medaglia che sapeva raccontare le emozioni del pallone torinese. Brigate Rosse tra paure e fermento di un movimento operaio che ha segnato la storia di quella Torino che si chiamava Fiat e si identificava nel bene e nel male nel cuore pulsante operaio di Mirafiori. Erano gli anni delle lotte di classe in cui la storia della Torino si incrociava con i destini di Juventus e Torino separati da un solo punto in quel campionato 1977, in cui i bianconeri con 51 punti prevalsero sui granata che di punti ne realizzarono 50. Bettega e Zoff contro Pulici e Graziani, derby sanguigni carichi di intensit&#224; emotiva si dipanavano in un quotidiano sociale che la citt&#224; della Mole ha vissuto in maniera ansiogena e preoccupata per un futuro che all'orizzonte appariva incerto dal punto di vista politico e sociale. Ma il calcio e il derby in particolare, &#232; sempre stato per la citt&#224; di Torino qualcosa di significativo soprattutto nel suo intendere sociale, prima ancora che supportato da disparit&#224; di valore tecnico che spesso si &#232; evidenziato nel tempo tra le due agguerrite contendenti. E oggi, come ieri, la storia si ripete nella rivalsa della squadra meno abbiente, dal punto di vista economico e finanziario, la quale porta in campo sentimenti che vanno oltre il pallone e le tante teorie di superiorit&#224; tecniche oggettive di una compagine sull'altra. Non &#232; retorica, ma il derby di Torino racconta la storia di due squadre che si «odiano» sportivamente fin dai tempi in cui il Grande Torino la faceva da padrona sul campo, cui si &#232; poi continuato con gli innumerevoli scudetti conquistati dalla pi&#249; aristocratica Vecchia Signora d'Italia. Era la storia del pallone di Torino che si dipanava tra lotta operaia e quel potere economico che si identificava nella Fiat dell'Avvocato Agnelli. Eppure un derby &#232; sempre un derby, anche oggi che la Juve di Pirlo si trova al quarto posto in classifica con 17 punti e il Toro di Giampaolo &#232; al terzultimo posto con soli 6 miseri punti. Una disparit&#224; eccessiva che, nonostante quanto detto in precedenza, non rispecchia esattamente la pur reale differenza tra le due squadre di Torino. La Juve per proseguire il suo intento di squadra alla ricerca di una nuova identit&#224; di gioco e mentalit&#224; attraverso i suoi nuovi interpreti, e poi un Toro che &#232; in chiara difficolt&#224; ed immerso nel cantiere della costruzione di una squadra che desidera risalire la china dell'attuale classifica. Per i suoi tifosi e per la stessa societ&#224; granata. Vedremo cosa accadr&#224; in quel rettangolo di gioco che &#232; pur sempre il vero arbitro di ogni valutazione tecnica. E intanto Torino aspetta il suo derby, non pi&#249; tra le angosce degli anni di piombo ma, semmai, tra la preoccupazione di un virus che offusca il pensiero dell'oggi e del domani.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>Allianz StadiumFL0711FL0711foto-mole-antonelliana.jpgSIn-1013728.htmSI01,02,03,0601075n
641013727NewsEditorialeUna signora per la Vecchia Signora d`Italia2020120218:20Anche in Champions League avanza la cultura delle pari opportunità.Allianz StadiumFL0711FL0711stephanie-frappart.jpgSIn-1013727.htmSI01,02,03,0601044n
651013726NewsEditorialeDiego Armando Maradona e l’amore per Napoli20201126180445Ecco cos`ha rappresentato per Napoli e i napoletani, il più grande calciatore al mondo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>di</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Napule è mille culure<br> Napule è mille paure<br> Napule è a voce de' criature<br> Che saglie chianu chianu<br> E tu sai ca' non si sulo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Napule è nu sole amaro<br> Napule è ardore e' mare<br> Napule è na' carta sporca<br> E nisciuno se ne importa<br> E ognuno aspetta a' sciorta</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Napule è na' camminata<br> Int'e viche miezo all'ate<br> Napule è tutto nu suonno<br> E a' sape tutto o' munno<br> Ma nun sanno a' verità</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Napule è mille culture<br> (Napule è mille paure)<br> Napule è nu sole amaro<br> (Napule è addore e'… </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Mi piace cominciare così l’articolo dedicato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Diego Armando Maradona, </b>con il testo della canzone di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pino Daniele</b> che meglio di ogni altro racchiude il forte rapporto che il genio del pallone argentino ha avuto con la città di Napoli. Sì, perché Napoli é mille colori, paure e anche la voce dei bambini che sale lentamente, mentre sai di non essere solo. Ma Napoli è anche un sole amaro, odore di mare, una carta sporca e nessuno se ne importa. Forse anche per questo Maradona ha rappresentato meglio di ogni altro il senso di una città meravigliosa e piena di contraddizioni, così com’è stato lui, campione di calcio numero uno al mondo che per certi versi non si è ricordato di essere anche un uomo. Ma non voglio accodarmi alla lunga schiera di moralisti che in questi giorni fanno suonare squilli di tromba sulle manchevolezze e sulle fragilità di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Diego Armando Maradona</b>. No, non lo ritengo giusto, anche perché ritengo che nessuno di noi possa vantare il privilegio di scrutare e giudicare la vita altrui. Tuttavia, penso che nel mio ruolo di giornalista sportivo ci debba essere l’intimo rammarico, semmai, di non avere ricordato a Diego il suo essere uomo, oltre avere scritto di lui, assieme ad altri colleghi, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>titoloni eccessivi come - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sei un Dio” – “Sei una stella” – oppure – “Sei il più grande di tutti”.</b> Già, magnificenze che ci stavano ma che forse gli hanno fatto girare la testa, infervorati e pieni d’amore com’eravamo delle sue giocate, dei suoi tocchi di classe, dei suoi gol e anche quello fatto con la mano, che abbiamo definito come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“La mano de Dios”.</b> Eravamo giustamente infatuati e la nostra penna scorreva fiumi d’inchiostro capace di far sognare i tifosi di una Napoli che con Maradona ha avuto l’orgoglio di non sentirsi inferiore a nessuno. Ma non siamo stati in grado di dirgli, di ricordargli la cosa più importante: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Diego, sei un uomo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">e non solo il calciatore più forte al mondo”.</b> Sarebbe stato importante scriverlo e forse non avrebbe contribuito a farlo cadere nella dipendenza delle sue fragilità. Ma abbiamo scelto l’evanescente, il fatuo, scrivendo titoloni che hanno fatto sviluppare la fantasia degli amanti del pallone e di una Napoli che con lui ha vinto il primo scudetto dopo 60 anni di storia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli”</b> - disse Maradona appena arrivato nella città campana – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Sì, perché loro sono com’ero io quando vivevo a Buenos Aires”.</b> Ed è stato così, perché i vicoli, le strade e i murales di Napoli sono tappezzati della sua icona, come se fosse stato l’interprete e il salvatore di tutto ciò che da sempre hanno detto e mai fatto per questa città. E i napoletani non dimenticano, amano con il cuore, sono passionali, ringraziano e cantano: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Oh mamma, mamma, mamma, sai perché mi batte il corason? Ho visto Maradona, ho visto Maradona….”. </b>Un rapporto di indescrivibile passione che si è protratto da padre in figlio, di generazione in generazione, in una città in cui attraverso il pallone si sono intersecati molti motivi di natura sociale che hanno invaso una certa letteratura partenopea. Ecco, direi che questo è il modo migliore per ricordare oggi chi non c’è più, chi ha capito meglio di ogni altro la città di Napoli e il Napoli, che del pallone ne ha fatto una ragione d’essere. Proprio come Diego Armando Maradona.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711foto-diego-armando-maradona.jpgN-1013726.htmSi100451001,02,03,1001012
661013725NewsEditorialeInter, che succede?2020111116:53La squadra di Conte preoccupa i suoi tifosi<br /><p><span>C'&#232; qualcosa nell'aria della Pinetina che non convince. L'Inter non ingrana, non &#232; all'altezza del gioco promesso dopo il mercato voluto dal suo allenatore. <strong>Antonio Conte</strong> pare non raccogliere certi malumori dell'ambiente nerazzurro che si profilano all'orizzonte e attacca con apparente calma, dicendo: <strong>«Levate il vino da tavola»,</strong> un po' come dire che certe sciocchezze sono tipiche di persone ubriache. Eppure, dati alla mano, la squadra di Conte dopo dieci partite dall'inizio di questa nuova stagione pallonara ha conquistato solo 3 vittorie su dieci partite giocate tra Campionato e Champions. Una media che non si addice a una grande squadra quale l'Inter &#232;, ma soprattutto preoccupa per alcuni problemi non risolti, non ultimi quelli della difesa e dell'atteggiamento di alcuni giocatori in campo. Hakimi non convince e persino la sicurezza di Handanovic quest'anno sembra essersi dissolta. Certo, i portieri sono soggetti al funzionamento dei meccanismi della difesa che devono essere perfetti nell'allineamento e nel coordinamento dei vari movimenti, tuttavia, vediamo spesso incerto il portiere nerazzurro. Ma questo non &#232; il solo problema, visto che nell'Inter aleggia una sorta di nervosismo che non aiuta a ritrovarsi. Troppi sbagli a centrocampo dove il solo <strong>Barella</strong> si danna a correre, pressare e svolgere diligentemente le due fasi di possesso e non possesso palla. E intanto il malumore dei tifosi nerazzurri &#232; in crescita, una situazione che mette in guardia Conte a svoltare rapidamente dopo la sosta per la Nazionale. Secondo alcuni la figura di <strong>Massimiliano Allegri</strong> sulla panchina dell'Inter si fa sempre pi&#249; possibile, anche in virt&#249; dell'ottimo rapporto che lega l'ex allenatore della Juventus all'amministratore delegato <strong>Beppe Marotta</strong>. Da qui a Natale ci sono da giocare dieci gare senza respiro e vicine l'una dall'altra, dove Conte deve portare la sua squadra a qualificarsi per gli ottavi di finale della Champions League e alzare il livello di gioco e punti in classifica campionato. Un obiettivo considerato essenziale in casa Inter che altrimenti si vedrebbe costretta a rivedere il proprio rapporto con l'allenatore salentino. E poi c'&#232; questo continuo nervosismo camuffato dall'apparente calma di <strong>Antonio Conte</strong> che dice: <strong>«Non c'era bisogno di nessuna reazione, perch&#233; anche in Champions League era mancato solo il risultato. E anche oggi a Bergamo, contro una forte Atalanta, ci &#232; mancato l'istinto killer che ci permettesse di chiudere il risultato e portare a casa la vittoria».</strong> Mah! Chiss&#224;! Noi rispettiamo il pensiero di Conte, tuttavia, riteniamo che a Bergamo l'assenza di <strong>Lukaku</strong> abbia pesato pi&#249; del dovuto e certi svarioni a centrocampo di un <strong>Vidal</strong> in chiara difficolt&#224;, hanno penalizzato soprattutto il rendimento della difesa. Un tre - quattro - uno - due, dove <strong>Barella</strong> &#232; stato inserito come trequartista e dove i due esterni <strong>Darmian</strong> (schierato a sorpresa dall'inizio al posto di <strong>Hakimi</strong> per scelta tecnica)e <strong>Young</strong> si sono alternati con folate in avanti, pi&#249; con buona volont&#224; che con risultati soddisfacenti. L&#236; davanti, poi, <strong>Sanchez</strong> non ha inciso pi&#249; di tanto e <strong>Martinez,</strong> pur avendo sbloccato il risultato al 59', ha palesato quella forma approssimativa che l'ha caratterizzato in questi ultimi tempi. Dunque, un'Inter ancora da assemblare, da unire anche a livello di spogliatoio, dove i malumori di <strong>Eriksen</strong> si fanno sentire in maniera assordante. Vedremo cosa accadr&#224;, anche se riteniamo che Conte debba presto optare con chiarezza su una squadra base che adesso non ha ancora, visto i continui cambiamenti per scelta tecnica dovuti a giocatori come <strong>Stankovic, Nainggolan, Eriksen e Hakimi.</strong> Quest'anno l'Inter gode di una maggiore qualit&#224; tecnica, vista nei singoli interpreti e nella quantit&#224; di giocatori affidabili. Adesso Conte non ha pi&#249; scuse!</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-conte.jpgSIS-1013725.htmSI01,02,03,1001044n
671013724NewsEditorialeTutti contro Dybala, ma la colpa non è sua.2020111018:28Confusione Juve<br /><p><span>La Juventus di Andrea Pirlo non va bene. Mancano gli equilibri di gioco e i meccanismi tra difesa, centrocampo e attacco sono ancora da perfezionare. Se a questo si aggiungono le pesanti assenze di De Ligt, Alex Sandro, Chiellini, Ramsey, di Bernardeschi che si &#232; perso nella nebbia di Torino e la forma precaria di Dybala, ecco che si procede a fasi alterne e con rendimenti ben al di sotto delle proprie potenzialit&#224;. Ma il pareggio di domenica scorsa contro la Lazio, avvenuto all'ultimo secondo di partita, ha scatenato furibonde critiche soprattutto nell'atteggiamento della difesa che in quell'occasione non &#232; apparsa abbastanza attenta nel gestire la situazione. Ma c'&#232; un altro imputato tra le cause di questo amaro pareggio della Juve contro la Lazio, ed &#232; <strong>Paulo Dybala.</strong> L'argentino entrato in campo al posto di CR7 infortunatosi alla caviglia, &#232; stato incolpato per avere gestito male un pallone nell'out di destra che andava stoppato e difeso, cercando di farsi fare fallo per arrivare praticamente al fischio finale. Noi pensiamo sia ingiusto incolparlo per un episodio che ci sta e pu&#242; accadere a chiunque. Che Dybala sia in sofferenza per un'infezione urinaria e una precaria forma generale, questo ci sembra evidente. Tuttavia, un campione della sua levatura non pu&#242; fare da parafulmine a problemi da ricercarsi in altri ambiti. Tra questi motivi poniamo l'attenzione verso <strong>Andrea Pirlo,</strong> il coach che sta cercando di capire cosa significhi essere allenatore della Juventus. Lui, pur conoscendo l'ambiente bianconero per avere giocato ad alti livelli tra le fila della Vecchia Signora, adesso si trova a dovere attuare i suoi concetti tecnici di un calcio da gestire nell'ambito della squadra e di uno spogliatoio da tenere in pugno, senza farselo sfuggire di mano. L'impresa &#232; ardua, questo lo si sapeva anche all'inizio di campionato, tuttavia, la dirigenza bianconera confida in lui, nella sua crescita e in quella di un collettivo che ancora non c'&#232;. Ma sapr&#224; aspettare un ambiente abituato a vincere sempre? Sapranno i tifosi juventini avere la necessaria pazienza nel rivedere magari situazioni come quelle riscontrate contro la Lazio, dove per quel finale incredibile ci si &#232; incolpati tra Bonucci, Cuadrado, Dybala e altri? Pensiamo che prima di guidare una squadra come la Juve si debba partire dallo spogliatoio e poi dalla tattica, con idee ben precise che adesso non vediamo da parte di Andrea Pirlo, un allenatore troppo compassato, amorfo nel manifestare espressioni di entusiasmo e delusione. Mani conserte, sguardo al gioco, ogni tanto un piccolo suggerimento, ma mai un atteggiamento carismatico di sicurezza da impartire alla squadra. Chi ci segue ormai da diverso tempo tra le pagine di questo giornale, ricorder&#224; certamente che abbiamo sempre sostenuto la candidatura di <strong>Simone Inzaghi</strong>, quale perfetto profilo di allenatore della Juventus. Un giovane che ha stile, carisma, eleganza nel porsi con i media e grande capacit&#224; di unire e tenere compatto lo spogliatoio. In campo poi &#232; uno spettacolo nel vederlo sempre a bordo campo e gestire situazioni talora anche difficili nella lettura della partita. Comunque, a parte queste considerazioni e ritornando a ci&#242; che &#232; oggi la Juventus, diciamo che si debba ancora attendere gli sviluppi di una squadra che &#232; ancora in cantiere per gioco e chiarezza di idee. Dopo la sosta della Nazionale, gli impegni di Campionato, Champions e Coppa Italia saranno ravvicinati e decisivi, almeno per quanto riguarda la vera fisionomia di una Juve che Juventus non &#232; ancora. Vedremo cosa accadr&#224; con il rientro degli infortunati e, soprattutto, con il frutto di un lavoro che ha ancora molto bisogno di perfezionare gli schemi tattici nel collettivo di una squadra che ha bisogno di ricordarsi che si chiama Juventus.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /><br /><br /></p>Torino FL0711FL0711foto-dybala.jpgSIS-1013724.htmSI01,02,03,0601047n
681013723NewsCampionatiNoi che commentavamo le partite e i fatti tecnici20201006114221Juve - Napoli, che confusione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sti ppagliacciati ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie….appartenimmo à morte!”</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Ho voluto iniziare questo mio articolo prendendo a prestito l’ultima frase storica de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">‘A Livella di</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio De Curtis in arte Totò</i></b>, proprio per meglio significare come il mondo del pallone sia finito amaramente nel caos più assoluto. E’ un po' come dire che certe pagliacciate fanno parte dei vivi, perché i morti sono seri. Così constatiamo che la politica sportiva è nella bufera. L’ASL di Napoli va contro i protocolli votati in Lega. Tradimenti di patti stipulati in maggioranza e veleni insanabili che si profilano minacciosi all’orizzonte, mentre il coronavirus se la ride bellamente, soddisfatto del male procurato. Ma il pallone italiano non guarirà mai da accecanti contestazioni, polemiche, antipatie, diatribe che stanno uccidendo definitivamente l’ultimo respiro di ossigeno del calcio giocato. Ci piace vedere giocare l’Atalanta di Gasperini e con la Dea abbiamo quasi fatto un patto di simpatia per il piacevole bel gioco del calcio profuso sul campo, capace di distoglierci per un attimo dal basso fondo di un pallone che è diventato immagine negativa per chi ci guarda oltre confine. Juve – Napoli, una partita che doveva essere giocata all’Allianz Stadium domenica 4 ottobre, non s’è potuta fare perché il Napoli non si è presentato. Il motivo? L’ASL di Napoli ha fermato la squadra in partenza per Torino per il timore che si propagassero altri contagi oltre quelli di Zielinski ed Elmas, mentre allo stesso tempo la squadra di Gattuso è stata mandata in isolamento per 14 giorni. Da qui tutta una serie di messaggi, fax, colpi di scena e situazioni inedite da parte della Juventus che ha dichiarato a chiari lettere di scendere in campo ugualmente, rispettando il protocollo controfirmato in Lega da tutte le società di Serie A. Una querelle furibonda che si è scatenata tra le due società di calcio, mentre la Lega ha preso posizione difendendo in pratica il rispetto del regolamento e dando torto al Napoli per quanto ha fatto. Adesso la cosa sta prendendo le sembianze di una gigantesca diatriba politica che coinvolge la Lega Calcio, il ministero dello sport e della sanità, l’Asl di Napoli e le società calcio Napoli e Juventus. Al momento si pensa che alla Juventus gli sia data partita vinta a tavolino, ma il Napoli è pronto a fare il proprio ricorso coinvolgendo probabilmente Lega e Tar. Insomma, un gran caos che inasprisce gli animi più di quanto non lo fossero già tra le rispettive tifoserie che si guardano in cagnesco. Ma questo calcio non ci piace più da tanto tempo. Questo calcio disgusta per una incapacità di gestione politica, la quale si è lasciata inondare dalla già difficile situazione provocata da un covid 19 che ha messo tutti in ginocchio. Tuttavia, se è vero che il regolamento in essere è stato controfirmato dalle parti nel mese di giugno scorso, è altresì vero che vista la situazione attuale di continuo aumento dei contagi, si doveva intervenire tempestivamente per modificare alcuni punti. Questo non è stato fatto e ognuno resta fermo sulle proprie idee: la Juve per il rispetto del regolamento e il Napoli con l’alibi di non essere potuto partire per disputare la partita di Torino a causa del fermo dell’ASL di Napoli. Insomma una matassa ingarbugliata dove il pallone invece di essere parte primaria del gioco è diventato un optional. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Certe pagliacciate lasciamole fare alla Politica ”</i></b> - diciamo noi che apparteniamo a quelli che amavano il calcio giocato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711juventus-napoli-non-è-stata-giocata.jpgSiN-1013723.htmSi100451001,02,03,1001053
691013722NewsEditorialeA Superga, il progetto di ToroMio e la gigantografia del Grande Torino20200924184048L`Associazione di azionariato popolare granata è stata promotrice dell`evento.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sì, è stata proprio una bella mattinata carica di emozioni, quella vissuta a Superga in occasione dell’inaugurazione della nuova gigantografia posta di fianco alla lapide del Grande Torino. L’evento promosso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">dall’Associazione ToroMio</i></b> in collaborazione con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Circolo Soci Torino FC</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">1906,</i></b> ha avuto un grande impatto di profonda emozione verso la memoria della tragedia di quel 4 maggio 1949, in cui persero la vita gli Invincibili campioni del Grande Torino. A onorare questo momento c’è stata la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">sindaca di Torino Chiara Appendino</i></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">il direttore generale del Torino F.C. Antonio Comi, oltre a diversi ex calciatori granata quali, Claudio Sala,</i></b> capitano dell’ultimo scudetto del Toro che ha letto i nomi dei 31 caduti nella tragedia aerea, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Angelo Cereser e Renato Zaccarelli</i></b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Il Grande Torino è patrimonio della città e fa parte del nostro presente, del passato e del futuro. Ci impegniamo e ci impegneremo per mantenere viva la sua memoria” ha detto la sindaca Chiara Appendino.</i></b> Presenti anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Valerio Liboni</i></b>, interprete dell’Inno del Toro, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Domenico Beccaria</i></b> presidente del Museo Grande Torino che ha suonato la storica trombetta di Oreste Bolmida, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Beppe Gandolfo</i></b> giornalista Mediaset e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giulio Graglia</i></b> regista teatrale e cinematografico. A far gli onori di casa è stata la vicepresidente di ToroMio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Dott.ssa Sabrina Gonzatto</i></b>, la quale si è prodigata come sempre nell’introduzione della conferenza stampa cui ha partecipato un gruppo di colleghi giornalisti interessati ad ascoltare il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente dell’Associazione ToroMio Guido Regis</i></b>, il quale ha esposto il progetto di azionariato popolare che è il fulcro del credo di questa associazione granata. Un’idea di rafforzamento della società Torino F.C. fatta attraverso l’azionariato popolare che non è nuova, visto che già nel 2007 era stata esplicitata nel libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Se</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">vogliamo, possiamo”.</i></b> Tuttavia, con il passare del tempo, il progetto iniziale ha avuto una sua evoluzione attraverso una serie di aggiornamenti. Un progetto, questo dell’azionariato popolare, che a livello mondiale è stato adottato dal Barcellona, dal Real Madrid, dal Bayern Monaco e dal River Plate, ma non ha avuto un seguito tra le altre società di calcio. Certo, il progetto dell’Associazione ToroMio è davvero interessante nella sua funzione stimolante di partecipazione fattiva dei tifosi granata, chiamati a partecipare fattivamente al potenziamento economico del Torino F.C., tuttavia, riteniamo elaborata questa presa mentale di azionariato popolare, in una forma culturale che forse ha bisogno ancora di tempo per potere maturare. Diamo comunque merito all’Associazione ToroMio, presieduta da Guido Regis e portata avanti con ammirevole convinzione da parte di tutti i soci, di credere con anima e corpo in un progetto di azionariato popolare granata che per crescere ha anche bisogno di una rilevante informazione mediatica. Infondo è il segno del tempo che muta molte situazioni della nostra vita. Anche del tifo calcistico, il quale ha bisogno di crescere ancora sotto questo particolare aspetto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Superga (To)fl0711fl0711nuova-gigantografia-grande-torino.jpgSiN-1013722.htmSi100451001,02,03,1001084
701013721NewsCalciomercatoAlvaro Morata e il suo ritorno alla base20200922150531Lo spagnolo è il nuovo centravanti della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come la vita anche il calcio ci ha insegnato che nulla è per sempre. Sì, perché talora un momentaneo partire può segnare il probabile ritorno. I motivi? Possono essere innumerevoli e con svariate argomentazioni. La singolarità è data dal destino tracciato in ognuno di noi, che quasi sempre è il vero giudice del nostro percorso di vita. Così nell’esistenza umana, così nel calcio, impareggiabile mondo di sorprese cui ormai abbiamo fatto l’abitudine a considerarle normalità. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Alvaro Morata</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">è tornato alla Juventus</i></b> dopo averla lasciata nel 2016. Arrivato a Torino nel 2014, in due anni la città sabauda gli ha dato modo di diventare uomo attraverso gli insegnamenti di Max Allegri e, soprattutto, tramite Alice, un amore che lo ha reso padre felice di due gemelli, mentre adesso è in attesa del terzo figlio. Pensiamo che per Alvaro sia un ritorno positivo dal punto di vista ambientale in un gruppo allenato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">mister Pirlo</i></b>, suo ex compagno di squadra e maestro suggeritore di tanti assist che hanno verticalizzato il gioco facendogli fare gol, immortalando momenti di calcio ad alti livelli. E poi? Poi c’è il ritorno in una città che ha segnato il passaggio personale nella sua vita adulta. Lui, arrivato da Madrid ancora ragazzo acerbo che amava andare sui kart mentre abitava nel centro di Torino che subito lo accolse con simpatia, come se fosse un piemontese acquisito e ospitato da tanti anni. Certo, per Alvaro è un bel tornare nella Torino bianconera, dove ogni angolo della città gli ricorda sicuramente momenti impossibili da dimenticare, forti di un biennio intenso di maturità calcistica e umana. Al Chelsea e all’Atletico Madrid non fu la stessa cosa, perché gli anni trascorsi tra luci e ombre hanno determinato una sorta di storia appiattita, incolore e priva di quel gusto che in ogni professionista fa la differenza nel condurre parimenti la professione con i sentimenti. Arrivato a Torino Caselle a notte fonda con un volo privato da Madrid, oggi Morata sosterrà le visite mediche di rito presso il J Medical. Il cielo plumbeo e carico di pioggia autunnale, non hanno scoraggiato i tifosi bianconeri che lo hanno accolto all’entrata dell’istituto sanitario della Juventus. Un po' come dire che non è l’esteriorità del malinconico e piagnucolone tempo torinese a essere significativo di questo ritorno di Alvaro Morata, ma è nell’entusiasmo che si è manifestato tra il giocatore e i tifosi che si deve percepire il segnale del comune sentire. Se vogliamo poi fare delle considerazioni riguardanti la parte tecnica, basata sull’analisi dell’effettiva importanza di fare ritornare questo giocatore al centro dell’attacco della Juve, diciamo che Paratici si è trovato,suo malgrado a dovere decidere in fretta, dando un taglio netto all’esasperante situazione che si era creata nella indecisione del passaggio di Milik alla Roma, il quale avrebbe dato il via libera a Dzeko di passare alla Juve. Un giro di centravanti sbloccato da Suarez, cui è seriamente interessato l’Atletico Madrid, ha praticamente offerto alla Juve l’assist per chiudere su Morata in prestito a 10 milioni di euro, più il riscatto di 45 milioni il prossimo anno. Nell’accordo tra le parti c’è anche la possibilità da parte della Juve di tenere in prestito ancora per un anno Morata, versando ulteriori 10 milioni e riscattarlo l’anno dopo con 35 milioni di euro. In buona sostanza e a conti fatti, Morata costerà alla Juve ben 55 milioni di euro. Un affare? Dal punto di vista economico non ci sembra proprio. Tuttavia, dal punto di vista tecnico tattico potrebbe essere stato un affare alla luce di un sistema di gioco cui mister Pirlo crede, nel suo evolvere offensivo fatto di intese con CR7. Vedremo cosa accadrà, anche se noi avremmo visto meglio la duttilità e l’intelligenza tattica di un Dzeko capace di enfatizzare meglio il gioco della Juventus nel possesso e nel non possesso palla. Certo, a favore della Juve gioca il fatto che Morata è più giovane del romanista e può anche intendersi come futura plusvalenza nel caso di una ipotetica cessione. Vedremo, il campo è sovrano. Intanto, Alvaro Morata, la Juve e i suoi tifosi si godono questo ritorno tanto voluto, più dal destino che dal volere degli stessi uomini.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711alvaro-morata.jpgSiN-1013721.htmSi100451001,02,03,1001047
711013720NewsEditorialeDedicato a Franco Ossola20200920153553Lutto in casa granata. Si è spenta Cristina, la figlia di Franco Ossola <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono giorni diversi anche per un appassionato di calcio, per un tifoso granata imbronciato a seguito della deludente prova della propria squadra in terra toscana. Ma gli attimi che ti conducono al pensiero doloroso della morte della figlia di una persona amica va oltre ogni cosa.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Avere appreso la morte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Cristina</i>,</b> figlia primogenita di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Franco Ossola</i></b>, non solo mi ha colto di sorpresa, ma ha suscitato in me molteplici pensieri di profondo dolore verso l’amico del quale conservo l’immagine di una spiccata signorilità che s’interseca perfettamente a una sensibilità d’animo non comune. E allora penso a quanto un padre e una madre possano soffrire intimamente un dolore che non ha eguali, che butta nello sconforto per la dipartita di chi hai creato e messo al mondo con amore. Un sentimento profondo che riconduce alla domanda senza risposta, che nella vita spesso ci facciamo quando pensi sia più giusto che a morire siano prima i genitori dei figli. Un’idea teorica che non ha mai avuto nessuna logica, nessuna legittima regola, nessun motivo per essere attuata. E’ l’ineluttabilità della vita contro cui è impossibile lottare, il destino cui ci si deve attenere in modo dolente. La storia del Grande Torino insegna tutto questo - e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Franco Ossola</i></b> - figlio dell’omonimo immenso campione perito nella tragedia di Superga, fa riflettere come tutto sia ripetibile nello scorrere vorticoso della vita. Franco che ha perso il padre quando ancora era nel grembo di mamma, Franco che ha vissuto tutta la sua vita a pensare e a scrivere come sarebbe stato aver visto papà, essere accolto e protetto dalle sue forti braccia allargate e piene di calore che ti fa crescere e fortifica in sicurezza, oggi piange la prematura scomparsa della figlia Cristina. Un dolore troppo grande, intenso, che non ha eguali e che risveglia un destino famigliare protratto nel tempo. Prima da figlio e oggi da padre, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Franco Ossola</i></b> compone le tessere di un puzzle mai completamente ultimato per volere di un fato mai benevolo. Ti sono vicino Franco e sono accanto anche a tua moglie. Come amico, ma soprattutto come chi da padre può capire da vicino il valore di un figlio. Un forte abbraccio. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711dce7d47b1ccfdafdee6587412d130dbb.jpgSiN-1013720.htmSi100451001,02,03,10010103
721013719NewsEditorialeAttilio Andriolo, uno juventino in politica20200911161051Tra calcio, cultura e politica. Mondi diversi ma simili nella voglia di raggiungere gli obiettivi prefissati. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ un chirurgo con la specializzazione di medico sportivo, ma soprattutto è juventino dalla nascita. E non è un caso che qualche anno fa ha voluto immergersi nell’esperienza estiva nello Staff Medico dei Summer Camp, prima in Umbria a Norcia e poi direttamente tra i giovani calciatori a Vinovo in provincia di Torino. Un periodo che Andriolo ricorda ancora oggi in maniera positiva, soprattutto per le sue esperienze sportive e umane. Nella sua Milazzo oggi è preso da tanti impegni di natura professionale, culturale e adesso anche politica per avere accettato di buon grado l’invito ad essere inserimento nella squadra degli assessori della candidata sindaca di Milazzo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Avv. Adele Roselli.</i></b> Così scrive <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Attilio Andriolo</i></b> in una nota informativa: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">”Desidero ringraziare l’Avv. Adele Roselli, candidata sindaco per la lista “Adesso Milazzo”, per la fiducia accordatami nel nominarmi nella squadra dei suoi assessori. Ho accettato con entusiasmo di contribuire a realizzare il “Progetto di squadra” che Adele Roselli sta presentando alla città, azzerando “l’idea di un sindaco sganciato dalla comunità o dalla sua stessa compagine amministrativa”. L’accompagna in questo splendido viaggio una sola lista. Molti credono o si stanno convincendo in queste settimane di campagna elettorale, che sia il tanto a creare il valore: tante liste, tante parole, tante azioni…. Spesso l’accumulo genera l’illusione della grandezza e non solo nelle ricchezze ma anche nel sapere; e adesso in politica. Invece è proprio ciò che tiene insieme la pietra angolare che regge la volta, incuneandosi fra i due lati che non aggiunge ma completa a fare la differenza. In queste parole trasposte da una citazione del filosofo latino Lucio Anneo Seneca è il segreto del progetto di Adesso Milazzo, perché Adele Roselli ne rappresenta la pietra angolare che non aggiunge ma completa. Sono orgoglioso di far parte di questo progetto e mi spenderò con tutte le forze per ridare alla mia città quell’identità che la storia le ha assegnato, e ai miei concittadini l’orgoglio e la dignità di fare parte di una splendida comunità”.</i></b> Una dichiarazione carica di gratitudine e di soddisfazione personale, per essere messo in condizione di fare qualcosa per la propria città e per la comunità, sposando il progetto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Adesso Milazzo”</i></b>. Un sapore unico nell’opportunità preziosa di miglioramento sociale. Certo, per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Attilio Andriolo,</i></b> già medico di base con specializzazione sportiva e presidente dell’Associazione Culturale Teseo di Milazzo, si aggiunge ancora una tessera personale al suo mosaico del fare con un altro incarico che egli sente particolarmente forte, soprattutto nel miglioramento culturale della città mamertina. Uno juventino, cui è stata passata la palla della politica che sfugge a ogni colore ideologico di parte, ma che si identifica nella situazione interna di una città che ha bisogno di rinascere programmando anche il futuro per i tanti giovani che rappresentano il domani. E’ un atto lodevole di altruismo di una figura che tanto giovane non è più, ma che non si risparmia mai ad essere in prima fila, a metterci la faccia per tutto, per ogni cosa fatta per il bene della comunità. Attilio Andriolo, inesausto promotore di cose che contano.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiN-1013719.htmSi100451001,02,03,1001097
731013718NewsCalciomercatoLa Juventus e le sue difficoltà decisionali nel calciomercato20200905175311Un`altalena che non sembra da Juve<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Alla Juve finirà come l’anno scorso. Ricordate quando ha aspettato tanto per l’allenatore e poi si è rifugiata in una seconda scelta per ovvie ragioni di urgenza? Così quest’anno che sta cercando di comprare una punta di rilievo da affiancare a Cristiano Ronaldo, ancora nulla si sblocca. I nomi sono tanti e vanno da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suarez a Dzeko a Morata a Cavani</i></b>, pensando poi come sistemare le situazioni in uscita dei vari <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Higuain, De Sciglio, Khedira, Rugani, </i></b>forse <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bernardeschi</i></b> e altri. Tutto è ancora in alto mare per diverse situazioni. Difficoltà non esattamente imputabili a un mercato spesso dipendente dallo sblocco di questo o quel giocatore dalla società di appartenenza. Così come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Dzeko</i></b>, per il quale la Roma vuole definire prima l’acquisto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Milik,</i></b> così come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suarez,</i></b> cui si attende l’accordo della buona uscita con il Barcellona e il passaporto comunitario. E poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Edison Cavani</i></b>, il nome tenuto in caldo dalla Juve anche se ha un costo rilevante e la famiglia che abita ancora a Napoli. Tuttavia, tutto questo stato di cose non precluderebbe una mancanza di forza decisionale da parte di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Fabio Paratici</i></b>, il quale non sembra tanto indenne da responsabilità nel non chiudere trattative che meriterebbero maggiore convinzione, soprattutto quando un affare sembra troppo tortuoso da raggiungere e non merita continuare a insistere, trovando convenienze economiche da far fruttare magari tra un anno o due come plusvalenze. Fatto è che la situazione Juve deve far fronte alle casse societarie che non sono più tanto floride come poco tempo fa, questo è vero. Tuttavia è palese un’attendibilità in affare che la Juventus ha assunto dal momento in cui a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Paratici</i></b> è stato dato lo scettro di Direttore Sportivo - Chief Football Officer - un ruolo determinante dopo la fuoruscita dall’organico della Juventus di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Beppe Marotta</i></b>. E’ vero, ci sono strategie aziendali che hanno bisogno di tempo per essere elaborate, ma la concorrenza non ti aspetta, è spietata in un calciomercato che intende chiudere le trattative in maniera quasi immediata per non perdere l’occasione. A questo proposito, come dicevamo prima, alla Juventus servirebbe inquadrare subito le situazioni possibili, lasciando perdere di incaponirsi su quelle che sembrano elaborate e prive di possibilità di successo. Così è stato per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pep</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Guardiola,</i></b> inseguito fino all’eccesso e poi in fretta e furia ripiegati su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Maurizio Sarri</i></b> con il risultato che tutti sappiamo. No, non è da Juve questo sistema. Si cambi modo di agire perché è finito il tempo in cui la Juve chiamava e tutti venivano “a piedi” da qualsiasi parte del mondo. Adesso esistono società ricche economicamente che detengono il potere strategico delle operazioni di calciomercato. La Juve è ancora una di queste, ma non la sola come tanti anni fa.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711paratici.jpgSiN-1013718.htmSi100451001,02,0301037
741013717NewsEditorialeQuesta sera a Villa Hera di Milazzo, ci sarà la consegna dei premi del concorso Teseo20200901112231Anche noi de «Il calcio 24« ci uniamo all`iniziativa culturale dell`Associazione Teseo di Milazzo <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oltre settanta persone <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">(tra cui è ospite anche la candidata sindaca di Milazzo Adele Roselli)</i></b> parteciperanno questa sera alla premiazione del Concorso di Poesie in Italiano, dialetto Siciliano e Racconti inediti, organizzato dall’Associazione Teseo di Milazzo. Autori, amici e famigliari che confluiranno a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Villa Hera</i></b> da ogni parte d’Italia e testimonieranno con la loro numerosa presenza un successo che è andato oltre le più rosee aspettative. Raggiante di soddisfazione è il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente dell’Associazione Teseo Attilio Andriolo</i></b> il quale, a seguito di questo riscontro di notevole interesse letterario, ha già in mente di implementare per il prossimo anno nuove idee culturali da aggiungere alle già esistenti. E’ il concorso di una letteratura che si esprime attraverso versi che riassumono l’anima di autori sconosciuti, ma ammirevoli nel manifestare sentimenti e piccoli grandi pensieri che si intersecano tra l’attualità e le mille storie umane vissute in questi anni difficili del nostro tempo. Di tutto ciò ne beneficia l’immagine di una Milazzo che fa da trampolino alla voglia di aggregazione culturale proposta dall’Associazione Teseo. Nel corso della serata, come già riferito, saranno consegnati i pregiati premi firmati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">dall’artista maestro Benedetto Norcia,</i></b> in un contesto in cui si rispetteranno rigorosamente le previste regole di distanziamento emanate dalla legge anti covid, anche se tutto si svolgerà all’aperto tra lo sguardo di una splendida terrazza che si affaccia sul panorama mozzafiato di una Milazzo che in settembre e anche oltre, procederà con la sua logica estiva fatta di bagni e tuffi in un mare azzurro che incanta e stuzzica l’estrinsecare i versi poetici. Proprio come stasera, proprio come il significato proposto dall’Associazione Teseo che invoglia a scrivere, a entrare nel fantastico mondo della poesia e della letteratura che è la sostanza dell’anima.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711foto-terrazza-villa-hera-di-milazzo.jpgSiN-1013717.htmSi100451001,02,03,10010164
751013716NewsCampionatiIl giorno dopo lo choc, il nulla cambia e il radicale cambiamento.2020082617223725 Agosto 2020. Una data da ricordare per gli sportivi italiani.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ la sintesi del giorno dopo, in cui si è vissuto lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Choc”</i></b> provocato dalla notizia ufficiale che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Leo</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Messi</i></b> ha detto addio al Barcellona, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Nulla Cambia”</i></b> di marca interista che conferma Conte e tutti i quadri dirigenziali, e poi il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Radicale</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Cambiamento”</i></b> della Juve di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo</i></b>, che resta il grande mistero del popolo bianconero. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma andiamo per ordine e analizziamo i tre punti:</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Lo “Choc” provocato da Leo Messi:</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'> </span><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dall’Argentina la Pulce ha già preso la sua decisione e l’ha comunicata ai blaugrana con il chiaro intento di volere andarsene gratis. A lanciare l’indiscrezione è il portale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">TyC Sports</i></b> che tra le righe battute informa che Messi, tramite fax, avrebbe comunicato al Barca la sua intenzione di cambiare squadra e di volersi avvalere della clausola che gli permette di rescindere unilateralmente il contratto al termine della stagione. Un colpo a ciel sereno, capace di alimentare le speranze delle tante pretendenti che aspirano ad assicurarsi il campione argentino: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">l’Inter, il Manchester City, il Manchester United</i></b> e il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Paris Saint – Germain</i></b>, mentre qualcuno ci aggiunge pure il nome della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Juventus</i></b> in un’eventuale operazione commerciale promossa dallo sponsor <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Adidas.</i></b> Ma a parte quest’ultima possibilità bianconera che noi riteniamo molto remota e suggestionabile, tutti sperano in questo sogno che fino a ieri sembrava tale e che oggi assume i contorni di una possibile realtà. Intanto arrivano conferme dalla Spagna sulla decisione definitiva di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Messi</i></b> che in questo fine settimana non prenderà parte ai test e agli allenamenti previsti agli ordini del nuovo tecnico del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Barca Ronald Koeman</i></b>. Insomma, un vero e proprio uragano si è abbattuto sulla società blaugrana la quale, dopo avere dato il benservito a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Luis Suarez, Vidal, Rakitic,</i></b> dopo aver venduto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Artur</i></b> alla Juve e avere incassato i malumori di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Piquè </i></b>e compagni, adesso si trova a dovere sbrogliare la matassa assai ingarbugliata da Messi, proprio lui, il simbolo blaugrana per antonomasia, il capitano dei capitani che non ha sopportato l’8 a 2 subito in Champions dal Bayern Monaco. Uno sfacelo maturato secondo i malumori nati da molto tempo all’interno dello spogliatoio blaugrana, per l’inadeguatezza della presidenza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Josep Maria Bartomeu</i></b>, reo di non avere capito in tempo il repentino cambiamento di una società che aveva bisogno di essere ammodernata a partire dalle figure tecniche e dirigenziali. Un po’ come dire che era finito il grande ciclo del Barca e si doveva cominciare a cambiare in maniera graduale. Questo non è accaduto e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Messi</i></b> che da sempre è il personaggio più rappresentativo del Barcellona, già da molto tempo aveva avvertito il generale malumore della squadra nei confronti della società. Morale della favola, adesso il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bartomeu</i></b> si trova praticamente solo contro la squadra e i tifosi che hanno manifestato in piazza sotto il grido <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vattene”.</i></b> Dunque, mala tempora currunt in quel del Barca Calcio. E adesso il Messi tanto sognato dal mondo del calcio, diventa realtà per le squadre che economicamente se lo possono permettere. Sempre che il capitano del Barca faccia un passo indietro a fronte delle dimissioni del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bartomeu.</i></b> Ipotesi, questa, che riteniamo molto improbabile, viste le dichiarazioni agguerrite del massimo dirigente del Barca. Staremo a vedere i prossimi sviluppi!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>--------------------------------------------------------------------------------------------------</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Il “Nulla Cambia” dell’Inter:</span></i></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> </span></i></b><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Antonio Conte</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> resta allenatore dei nerazzurri e anche i quadri dirigenti restano intatti. Il teatrino è finito, andate in pace! <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Zhang</i></b> ha fatto da paciere facendo condividere la strategia tecnica con quella dirigenziale, evitando l’addio dell’allenatore che ha ancora due anni di contratto firmato. Tre ore di incontro a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Villa Bellini</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">di</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Somma Lombardo in provincia di Varese,</i></b> hanno decretato una riappacificazione per il bene della società nerazzurra. Al momento non sono emersi i punti d’incontro per il lieto vivere, ma si presume che alla base ci siano motivi economici da mettere in primo piano, uno su tutti il lauto contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte</i></b> firmato l’anno scorso a 12 milioni netti a stagione. Poche note trapelano da un incontro che ha visto uscire alla spicciolata sia il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Zhang </i></b>che l’allenatore e tutti i dirigenti nerazzurri. Ciò che si è saputo è che questo accordo non prevede la forzatura della società di vincere lo scudetto il prossimo anno e di lavorare il più possibile tranquilli, portando avanti il lavoro triennale previsto già lo scorso anno con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte.</i></b> Non ci sarà un mercato con colpi da Top Player come quello fatto l’anno scorso con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Lukaku</i></b> e dove è facile pensare all’addio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Asamoah, Vecino </i></b>(per lui si parla dell’interessamento del Cagliari) e poi<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> Skriniar,</i></b> cui è possibile farlo rientrare nell’operazione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ndombèlè </i></b>con il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Tottenham</i></b>. Vedremo cosa accadrà. Una cosa pensiamo di questa Inter sempre alle prese con la sua vera identità mai trovata a parte gli anni del pre e post <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Mourinho, </i></b>ed è sempre quella latente immagine di società fragile dal punto di vista organizzativo, in cui tutti parlano, tutti dicono la propria idea pubblicamente anche contro la società stessa. Tutto ciò crea disordine, anarchia, non rispetto delle gerarchie in un ambiente in cui si vorrebbe arrivare a quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere non è importante, ma è l’unica cosa che conta”</i></b> che è l’emblema dell’odiata Juve. Per far questo, però, c’è bisogno di fatti concreti, di un’organizzazione societaria perfettamente organizzata nei suoi quadri dirigenziali e tecnici, ma non di parole spifferate pubblicamente che sono devastanti per la coesione del gruppo e l’interruzione continua di progetti iniziati e mai conclusi. Anche in questo caso, il tempo sarà giudice di quanto la società cinese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suning </i></b>e il giovane presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zhang</b> ha optato per lasciare le cose come stanno, ovviando alla gravità dei pensieri espressi pubblicamente da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte </i></b>nei confronti del società.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>--------------------------------------------------------------------------------------------------</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>IL&nbsp;“RADICALE CAMBIAMENTO” DELLA JUVE&nbsp;DI&nbsp;ANDREA PIRLO:</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Anche per la Vecchia Signora ieri è stata una giornata importante. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo </i></b>si è presentato in conferenza stampa con: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Voglio riportare un po’ di entusiasmo che è mancato nell’ultimo periodo. Voglio un calcio propositivo con grande padronanza del gioco. Ai ragazzi ho detto solo due cose: dobbiamo avere sempre il pallone e quando lo perdiamo dobbiamo recuperarlo velocemente. Sono due concetti importanti a livello mentale, da fare entrare nella testa dei giocatori. Dybala? Mai stato sul mercato! Higuain? Ciclo finito! Con Ronaldo ho già parlato. Per il mercato ho già in testa un certo tipo di giocatori che ho richiesto al club”. </i></b>La sua voce è bassa, lenta, così come sempre è stato Andrea Pirlo, l’artefice della “maledetta” che s’infilava liscia nel sette della porta avversaria. Il regista di centrocampo dotato di intelligenza. Ma essere allenatore della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Prima Squadra della Juventus</i></b> è tutta un’altra cosa, soprattutto per lui che è neofita della panchina. Il mondo bianconero ascolta in silenzio ed è più confuso che persuaso su quelle che sono le aspirazioni di una Juventus, la quale si è affidata con coraggio a un allenatore fatto in casa ma senza nessuna esperienza da coach. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pirlo</i></b> è un vero e proprio outsider per una Juventus che si è scoperta con poche possibilità economiche e l’idea di fare un reale cambiamento per cominciare un nuovo ciclo. E’ un rischio forse anche calcolato, ma resta pur sempre un azzardo, soprattutto perché stiamo parlando di una Juventus delusa dall’anno quasi fallimentare di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Maurizio</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sarri </i></b>che ha vinto il nono scudetto consecutivo, ma ha deluso sotto le aspettative europee di squadra che non è andata oltre gli ottavi di Champions. Riuscirà Pirlo a riportare l’interesse dei tifosi bianconeri, nei quali regna lo scetticismo più forte di sempre? Il tempo darà le risposte a domande che in<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>questo momento appaiono lecite, ma neanche tanto convinte per avere una certezza che non c’è. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-leo-messi.jpgSiN-1013716.htmSi100451001,02,03,1001055
761013715NewsEditorialeIl Conte pensiero da psicanalisi che non stupisce più2020082315:48Conte a un bivio con l`Inter. Allegri è il successore.<br /><p><span>11 milioni di euro netti a stagione che passano in secondo piano per altri mille motivi, alcuni comprensibili e altri assolutamente oscuri che fanno parte del personaggio. Siamo all'ennesimo teatrino del Conte pensiero, una sorta di tormento continuo che s'innesca in questo allenatore eternamente insoddisfatto per non arrivare prima degli altri. Un <strong><em>Antonio</em></strong> <strong><em>Conte</em></strong> che fa pensare a tanti psicodrammi vissuti dal momento in cui ha scelto di fare l'allenatore, prima a Bari, poi a Siena, poi all'Atalanta, quindi alla Juve, in Nazionale, al Chelsea e adesso all'Inter. Sempre lo stesso atteggiamento, sempre lo stesso pretesto per incolpare qualcuno o qualcosa per giustificare l'eterna insoddisfazione che alberga in lui e gli fa perdere l'acume delle cose da gestire. La societ&#224; che manca nel non comprare giocatori di primo livello, il responsabile della comunicazione che non ha saputo gestire l'immagine all'esterno della squadra e suo personale nella faccenda privata riguardante quella famosa pallottola intimidatoria che Conte ha ricevuto in una busta a casa sua, tutto &#232; un problema insormontabile. E poi <strong><em>l'A.D. Beppe Marotta e Ausilio</em></strong>, forse chiss&#224;, rei di avere contattato <strong><em>Massimiliano Allegri</em></strong> quando i rapporti non erano pi&#249; idilliaci come il giorno in cui si sono detti entusiasti di cominciare insieme un progetto nuovo. Ma col senno di poi possiamo dire che questo matrimonio no s'aveva da fare soprattutto in considerazione del fatto che Marotta conosce bene il carattere dell'imprevedibile Conte, capace di buttare tutto all'aria da un momento all'altro non appena qualcosa non va. La realt&#224; &#232; che Conte &#232; un accentratore che non ammette di arrivare secondo e non scrivere la storia per la societ&#224; in cui lavora, soprattutto quando sente la responsabilit&#224; di non avere centrato nessun obiettivo durante l'arco dell'anno. Secondo in campionato a un punto dalla Juve, secondo in Europa League dopo avere perso la finale contro il Siviglia e dopo avere fallito i gironi di Champions League, Coppa Italia compresa. La colpa? Sempre degli altri, con la presunzione di dire in societ&#224; che cos'&#232; giusto fare per vincere e cosa &#232; sbagliato. E' un po' come dimenticare di stare al proprio posto e, semmai, proporsi con garbo nei momenti in cui il club ti coinvolge per migliorare la situazione tecnica della squadra. Ma questo non sembra essere lo stile di <strong><em>Antonio Conte</em></strong> che somatizza amaramente il fatto di non vincere a causa del destino, della societ&#224;, dei quadri dirigenti, ma mai per colpe sue e della sua squadra. Eppure <strong><em>Steven Zhang</em></strong> sta tentando il tutto per tutto per convincerlo a restare, anche perch&#233; il suo esonero costerebbe una montagna di denaro che andrebbe a sommarsi a quello speso per <strong><em>Spalletti</em></strong> (ancora in essere) e il nuovo contratto a <strong><em>Max Allegri</em></strong>. Dunque, all'Inter mala tempora currunt per tutta una serie di scintille pericolose innescate dal suo coach tanto voluto quanto profumatamente pagato. In buona sostanza <strong><em>Conte</em></strong> non pu&#242; pensare di volere rivoluzionare la societ&#224; con i suoi credo organizzativi che non si confanno con il suo ruolo di allenatore. In fondo, in una societ&#224; ci sono delle gerarchie da rispettare e a queste bisogna sottostare, anche se non sei d'accordo su tante cose. Se soffri tanto quelle che a tuo dire sono delle incapacit&#224; dirigenziali, nessuno ti impone di restare. Tante volte abbiamo sentito dire da <strong><em>Conte</em></strong> che non &#232; una questione di soldi. E allora, invece di soffrire tanto decida di dare le dimissioni, perch&#233; crediamo che l'Inter abbia comunque una sua dignit&#224; da far rispettare, dopo che il suo allenatore l'ha messa in cattiva luce pubblicamente. Di Conte non discutiamo l'allenatore e neanche il professionista serio, preparato, che vive con intensit&#224; la sua interiorit&#224; professionale tra picchi di entusiasmo eccessivi e delusioni cocenti che gli tagliano le gambe e non gli fanno capire pi&#249; nulla, Manca l'equilibrio, manca la forza di supportare e sopportare anche le avversit&#224;, le ingiustizie e quell'indirizzo altrui sbagliato che vorresti correggere, ma che non puoi sputtanare pubblicamente. Eppure fino a un certo punto ha messo a frutto la scuola Juve, talora fatta di problemi interni da non fare apparire, da non fare trapelare, per unirsi compatti contro tutti e tutto. Ma poi non ce l'ha fatta, e quando Conte sbotta affila la lingua tagliente e non ce n'&#232; per nessuno. Vedremo cosa accadr&#224; marted&#236; prossimo nel'incontro a quattr'occhi con il presidente <strong><em>Zhang,</em></strong> anche se questa situazione lascia ormai pensare a un addio per far posto a <strong><em>Massimiliano Allegri</em></strong>. Ancora la stessa storia, ancora lo stesso film gi&#224; visto e rivisto. Ma non dovevamo vederlo pi&#249;?</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711antonio-conte.jpgSIS-1013715.htmSI01,02,03,1001061n
771013714NewsCoppeE’ la notte di Shakhtar Donetsk – Inter.20200817160444Il mondo interista attende con ansia la semifinale di Europa League.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Incontro Zhang – Conte. Il club è finalmente presente con tutti vertici.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si scrive Inter, si legge Italia</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>. L’avevamo scritto in onore dell’Atalanta e lo riscriviamo adesso anche per l’Inter, unica squadra italiana rimasta nell’Europa del calcio a difendere i colori nazionali.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Handanovic in porta – Godin, DeVrij e Bastoni a comporre la difesa a tre – D’Ambrosio, Barella, Brozovic, Gagliardini e Young a costituire un centrocampo a cinque – e poi Lautaro e Lukaku a pungere lì davanti lo Shakhtar</i></b> – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">l’Inter di Conte</i></b> si presenta a questa importante semifinale con quel 3-5-2 di base che resta da sempre il suo credo tattico di un calcio costruito per valorizzare il gioco degli esterni, dando al contempo maggior tutela al centrocampo in fase di non possesso palla. Questo significa che ancora una volta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Christian Eriksen </i></b>è destinato a partire dalla panchina, segno evidente che l’allenatore salentino lo vede più come appoggio alla squadra quando l’avversario è stanco, piuttosto che dall’inizio gara in cui si richiede gamba e vivacità nell’interdire e offendere. Gli avversari si presentano con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pyatov, Dodò, Kryvtsov, Khocholava, Matviyenko, Marcos Antonio, Stepanenko, Marlos, Alan Patrick, Taison e Jumior Moraes</i></b>, un ibrido tattico che visto sulla carta potrebbe considerarsi come un 4-3-3 ma che poi in campo si potrebbe tramutare in un 4-2-3-1. Insomma, un osso duro per l’Inter di Conte che deve in qualche modo essere molto concreto sottoporta per non recriminare sulle eventuali ripartenze degli avversari, i quali essendo molto veloci sono particolarmente pericolosi. In più, c’è da dire che lo Shakhtar ha grande acume tattico e spiccate caratteristiche nell’imbrigliare il gioco degli avversari nel chiudere ogni varco. D’altra parte, l’Inter di Conte è chiamata a sostenere una semifinale di Europa League e non può pensare di avere di fronte una squadra abbordabile, perché se lo Shakhtar è arrivato a questo punto un motivo ci sarà pure. Tuttavia, nell’ottica di un’Inter volitiva e compatta, così come l’abbiamo vista dopo la famosa polemica di Conte contro il Club, diciamo che i nerazzurri nulla hanno da temere se la testa funzionerà ancor prima dei piedi. L’incontro e l’abbraccio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte con Zhang a Dusseldorf</i></b>, pregiudica una sorta di reunion rappacificante dopo la pubblica lamentela per un’assenza vitale e costante da parte del massimo dirigente di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suning.</i></b> Dopo lo sfogo la squadra si è compattata con il suo allenatore, al punto di dare dimostrazione a coloro i quali l’hanno criticata ingiustamente, che l’Inter è composta da giocatori in grado di seguire il suo coach con serietà e spirito di gruppo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Abbiamo dimostrato</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">di avere gli attributi”</i></b> ha detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Barella</i></b> dopo la vittoriosa gara contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Bayern Dusseldorf,</i></b> quasi a dare una risposta concreta a chi stava seminando zizzania all’interno dello spogliatoio. Comunque, questi sono discorsi che trovano il tempo che trovano, anche perché quando nel calcio le cose vanno bene si è tutti amici e si vedono le cose con l’enfasi talora anche esagerata. Poi, quando le cose vanno male, tutti devono sentirsi colpevoli, dal massimo dirigente all’ultimo magazziniere. E’ la legge del calcio che non si nega a nessuno, neanche a chi si sforza da sempre di percorrere la retta via dell’equilibrio che non esiste. Ma questa notte l’Inter deve mettere da parte ogni pensiero di questo tipo e concentrarsi immediatamente contro un avversario ostico, difficile da battere ma possibile se affrontato con tignosa caparbietà. Dieci anni dopo il triplete, i tifosi nerazzurri sognano di alzare al cielo la UEFA EUROPA LEAGUE. Ma prima deve superare lo scoglio Shakhtar e poi pensare alla finale con il Siviglia. Step by step.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Dusseldorffl0711fl0711foto-conte.jpgSiN-1013714.htmSi100451001,02,03,1001047
781013712NewsEditorialeLa Juve e il suo ridimensionarsi. Che c`è dietro?202008159:17Rebus bianconero<p>Da tanta carne a fuoco, a preoccupanti incertezze. La Juve sta facendo perdere il sonno ai suoi tifosi, i quali sono increduli dopo aver visto arrivare Pirlo sulla panchina bianconera e, soprattutto, non riescono a capire cosa stia succedendo in seno alla societ&#224; pi&#249; scudettata d'Italia. La partenza di Matuidi e la chiara idea di uno svecchiamento globale dei suoi giocatori, porta a pensare che la Juve 2020'21 sar&#224; una squadra composta in massima parte da giovani. Almeno, queste sono ad oggi le indicazioni di massima. Ma cerchiamo insieme di fare ordine.<br /><br />Ecco la lista dei possibili partenti<br /><br />Gonzalo Higuain - per lui la Juve vorrebbe incassare almeno 10 milioni di euro -<br /><br />Federico Bernardeschi - un anno deludente che pregiudica la sua partenza dalla Juve senza tanti rimpianti. Paratici cerca di inserirlo con lo scambio di qualche giocatore che interessi a mister Pirlo. La sua valutazione di partenza &#232; di circa 35 milioni di euro,<br /><br />Daniele Rugani - un altro giocatore che non ha avuto modo di mettersi in luce e quando gli &#232; stata data questa possibilit&#224; ha praticamente mostrato lacune e insicurezze di reparto. La sua valutazione si aggira intorno ai 12 milioni di euro.<br /><br />Aaron Ramsey - qualora dovesse arrivare un'offerta per il gallese della Juve, nessuno farebbe resistenza per un calciatore che &#232; sempre stato n&#233; carne n&#233; pesce. Con lui la Juve porterebbe in cassa una discreta plusvalenza.<br /><br />Mattia De Sciglio - E' stato fermato dalla sfortuna e da tanti infortuni, tuttavia nel corso degli anni che &#232; rimasto alla Juve non ha dimostrato grandi valori tecnici, tali da considerarlo mai incedibile. Ha un discreto mercato all'estero e potrebbe partire a fronte di 12 milioni di euro.<br /><br />Douglas Costa - anche il brasiliano &#232; incappato in continui infortuni muscolari che ne hanno compromesso la stagione in seno alla Juventus che sborsa per lui un contratto troppo oneroso. Potrebbe essere il momento dell'addio, anche perch&#233; garantirebbe l'entrata di 40 milioni di euro. E per il bilancio della Juve di adesso, sarebbe un apporto importante nel riequilibrio del bilancio.<br /><br />Sami Khdira - &#232; ormai fuori dal progetto Juve. La societ&#224; vorrebbe guadagnare qualcosa dalla sua partenza ma c'&#232; anche la probabilit&#224; che il suo contratto venga rescisso.<br /><br />Adrien Rabiot - prima del lockdown &#232; stato praticamente nullo. Poi, alla ripresa del campionato &#232; sembrato riprendersi. Tuttavia, il fatto che abbia un lauto contratto e la possibilit&#224; che abbia un'ottima valutazione di mercato, la sua partenza garantirebbe alla Juve una buona plusvalenza liberandosi cos&#236; da un ingaggio piuttosto gravoso.<br /><br />Cristian Romero - rientrer&#224; dal prestito al Genoa, ma per lui non sembra esserci posto nella retroguardia bianconera. Con una valutazione di 20 milioni di euro potrebbe essere inserito come merce di scambio.<br /><br />Luca Pellegrini - anch'egli &#232; un rientro, ma dal Cagliari. La Juve per cederlo chiede almeno 12 milioni di euro.<br /><br />Griezmann, Aubameyang, Depay, Zapata, Jmenez, Kaio Jorge, Lacazette, Pinamonti, Dzeko, Milik. 10 nomi che naturalmente hanno una loro classifica di priorit&#224;. In cima c'&#232; Milik, ma attenzione anche alle candidature di Dzeko, Lacazette, Raul Jmenez e Zapata. I giovani Kaio Jorge e Pinamonti sarebbero inseriti eventualmente come ipotesi di prospettiva, vista la necessit&#224; della dirigenza della Juve di volere dare un colpo netto di svecchiamento alla squadra. Ma dopo lo scambio di Pjanic con Arthur e l'acquisto di Kulusevski fatto a gennaio, nella lista di Paratici si leggono questi nomi. Oltre il gi&#224; citato Griezmann, ci sono Verratti, Zaniolo, Milinkovic Savic, Donnarumma, Pogba, Gabriel Jesus. Naturalmente molti di questi nomi rappresentano una vera e propria suggestione per una Juve che mai come quest'anno si trova ad essere in chiare difficolt&#224; economiche dopo essersi «dissanguata» per acquistare e mantenere Cristiano Ronaldo. A proposito di CR7, sembrerebbe che anche il campione portoghese possa essere venduto per liberarsi della gravosit&#224; di un contratto davvero pesante. Evidentemente gli introiti commerciali derivanti dall'ottimo merchandising, non coprono a sufficienza i pesanti oneri per mantenere in rosa Ronaldo. E, come se non bastasse, nell'entourage bianconera circola voce di un possibile addio a Dybala, qualora dovesse arrivare dall'estero un'offerta irrinunciabile. Insomma, ad oggi, parrebbe che la Juve debba scegliere di tenere soltanto uno dei due campioni: o CR7 o Dybala, che tra l'altro, e non a caso, non gli &#232; stata data ancora la possibilit&#224; di rinnovare il contratto che era stato previsto come allungamento fino al 2025 a 10 milioni l'anno. Dunque, il cambiamento in squadra della Juve parte proprio dai conti in bilancio, che mai come in questa occasione si sta rivelando essenziale. Non aver vinto la Supercoppa, la Coppa Italia ed essere uscita agli ottavi dalla Champions, ha comportato perdite economiche non previste per una societ&#224; che con l'arrivo di Sarri pensava, o almeno sperava vivamente, di potere centrare almeno un'altra finale di Champions. Ma il parziale fallimento della stagione 2019'20, ha fatto ritornare la Juventus con i piedi per terra, fino al punto di dare al neo allenatore Pirlo una squadra che forse da quest'anno si ridimensioner&#224; dal punto di vista della strategia per la conquista dei grandi trofei. E magari chiss&#224;, cominciando in sordina e con i malumori e le incertezze dei tifosi bianconeri, hai visto mai che potrebbe essere l'anno buono? Chiss&#224;! Nel calcio tutto &#232; possibile.<br /><br />Salvino Cavallaro<br /></p>TorinoFL0711FL0711andrea-agnelli1.jpgSISjuve-calciomercato-tifosi-preoccupati-1013712.htmSI01,02,03,06,1001028n
791013711NewsCampionatiQuando si dice: “Non ha esperienza”.20200809142515Andrea Pirlo è il nuovo allenatore della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>“Ubi maior minor cessat”.</span></i></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Per tutti quanti, in ventiquattro ore ha deciso il capo in testa. Dopo l’uscita agli ottavi di Champions e dopo un anno di gravi incertezze tecniche e tattiche della Juve di Sarri, il siluramento dell’ex allenatore di Napoli e Chelsea era nell’aria, nonostante abbia vinto uno scudetto dal sapore molto insipido. Ma la scelta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo</i></b> come suo successore ha creato sbigottimento, non certo per la qualità dell’uomo e dell’ex calciatore dotato di tecnica sopraffina, ma per il grosso punto interrogativo dato dal suo essere un neofita allenatore che, peraltro, è ancora senza patentino. Apprendiamo infatti da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Renzo Ulivieri</i></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente dell’Associazione Italiana Allenatori</i></b>, che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo</i></b> ha il permesso di allenare perché ha frequentato e ultimato il corso allenatori a Coverciano, e nel mese di ottobre, dopo avere consegnato la tesi, sarà ufficializzato allenatore a tutti gli effetti. Ma ciò che a molti sta sembrando una decisione troppo affrettata, diciamo che non è nello stile della Juventus fare delle scelte senza discuterle a livello dirigenziale, valutando attentamente i pro e i contro di ogni operazione da fare. Infatti, ci si doveva già porre delle domande quando qualche giorno prima dell’ufficializzazione ad allenatore della prima squadra della Juventus, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo</i></b> è stato presentato in pompa magna come allenatore della Under 23. Troppa enfasi, troppa accademia, troppa pomposità, per essere una semplice info ai media convocati in conferenza stampa per un allenatore di Under 23, anche se questo faceva pensare al ritorno a casa di un ex campione dalla indiscussa juventinità. A dire il vero qualcuno l’aveva già intuito, ma troppe erano le legittime domande nell’affidare una panchina così importante a un personaggio che si è appena affacciato in quel mondo allenatori così tanto diverso dal calcio giocato. Così commenta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ringhio Gattuso: “Pirlo allenatore della Juve? Adesso sono tutti c……suoi”.</i></b> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Tuttavia, l’eterno dubbio pallonaro in cui vige da sempre il detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">- <i style="mso-bidi-font-style: normal;">“non ha esperienza” -</i></b> viene a decadere in un calcio moderno che si è giustamente liberato da certe stereotipate idee qualunquiste, incapaci di dare fiducia a chi propone idee progressiste, giovani e di fresca iniziativa, pronta a mettersi in luce senza timori ma con l’idea di proporre un calcio di ottima fattura, capace di smitizzare il principio alienante che soltanto certi parrucconi sostenitori di esperienza in campo internazionale, possano essere affidabili. E’ certo che in qualsiasi panchina da allenatore di calcio, ogni cosa deve essere equilibrata e assecondata dalle figure che compongono l’area tecnica. E alla Juve questo c’è, per questo riteniamo che mister Pirlo sarà aiutato nella fase esplicativa del suo ruolo, sia nelle scelte tecniche che tattiche, pur avendo rispetto delle idee dell’allenatore cui è stata data fiducia. E poi, in base a quanto riferito da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Renzo Ulivieri, Andrea Pirlo</i></b> durante il corso allenatori ha dimostrato di essere attento e acuto anche nell’analizzare possibili strumenti di un calcio proiettato al futuro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pirlo, dice Ulivieri</i></b>, è uno che guarda sempre avanti ed è preciso, ordinato, ascolta tutto e poi riassume le cose che ritiene più importanti. Insomma, non ci piove sull’aver affidato la Juve a una persona concretamente valida. Ma in primis resta comunque una scommessa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Agnelli</i></b> che questa volta ha preso in mano la questione allenatore, dopo avere ascoltato l’anno scorso i suoi fidi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Nedved e Paratici</i></b> nella scelta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sarri.</i></b> Per noi, questa scelta che ha sorpreso tutti resta un punto interrogativo che solo all’atto pratico si potrà eventualmente cancellare. Una cosa è certa, con la scelta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Pirlo </i></b>come allenatore della Juventus si profila l’ennesimo tentativo di cambiamento tecnico in un sistema moderno di gioco, che si dovrebbe accostare a quel calcio europeo ad alto livello che dia la possibilità di vincere quella tanto agognata Champions che sfugge sempre di anno in anno. Già, rimandare di anno in anno quell’alzata al cielo della coppa dalle grandi orecchie che sta diventando una vera persecuzione. Ma chi ha tempo non aspetti tempo. Lo dice anche Cristiano Ronaldo, il quale adesso non è più sicuro di volere restare alla Juve. Un altro punto interrogativo da sciogliere nel caso che il leader dei bianconeri riflettesse sul fatto che neanche la sua presenza in seno alla squadra sia stata sufficiente a vincere la Champions. Con il suo arrivo, due anni fa, questo era l’obiettivo da raggiungere. Oggi, a distanza di tempo, questo obiettivo non è stato raggiunto per molti motivi, che il leader della Juve, consapevole della sua età e del fatto che non abbia più tempo da perdere, dà probabilmente colpe alla stessa società di non avere centrato ciò che maggiormente vuole. E allora? Chissà! Tutto è possibile. Intanto la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“maledetta”</i></b> di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Pirlo</i></b> si fa avanti come garanzia di affidabilità. Il resto lo commenteremo strada facendo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pirlo-6.jpgSiN-1013711.htmSi100451001,02,03,1001067
801013710NewsCampionatiToro, nuova idea tecnica ma c’è bisogno di tanto altro.20200803123616Nuovo esame per la società del Presidente Cairo. Sarà promossa o ancora bocciata per incapacità?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Dopo essere uscita dal campionato 2019/’20 con le ossa rotte e uno sfinimento di attenzioni opacizzate dal largo disinteresse dei tifosi granata, la società del presidente Cairo si accinge a programmare l’immediato futuro, dopo avere dichiarato a lettere cubitali che il club non è in vendita - almeno per il momento - Come? L’idea è quella di portare avanti in primis il discorso dell’allenatore che vede in pole position <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Marco Giampaolo</i></b>. Sì, proprio lui, l’ex tecnico di Milan e Sampdoria che ripropone l’idea di calcio offensivo della scuola Galeone, il caro – vecchio amico conosciuto ai tempi di Pescara. Un credo calcistico che ha avuto i suoi buoni risultati nella Sampdoria ma che non ha sortito le stesse positività sulla panchina del Milan, dove peraltro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giampaolo</i></b> è stato sostituito ben presto con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> per non avere raggiunto i risultati sperati. E’ l’eterna storia di allenatori che cocciutamente insistono sul portare avanti il loro credo calcistico nonostante le caratteristiche dei giocatori a disposizione non abbiano le necessarie caratteristiche tecniche per poterlo sviluppare con successo. Ecco, questo problema si riproporrà necessariamente al Toro, in quanto la squadra così com’è non può essere consegnata nelle mani di un allenatore dalle idee progressiste, ma al contempo pericolose se non supportate da un organico all’altezza di un’idea di gioco che il Toro, tradizionalmente conservatore, oggi non ha. Quindi, è bene che il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">presidente Cairo e Davide Vagnati</i></b> partano da un progetto ordinato e ben preciso nel capire cosa si vuole da questo Toro. Sì, perché la piazza granata che è in fermento già da diverso tempo per le continue delusioni di un Toro che affonda sempre più in un anonimato di epocale, ennesimo avvilimento da stress salvezza sul traguardo finale, ha bisogno di una sferzata di entusiasmo effettivo non paragonabile all’illusione di fargli credere ciò che non è. Intanto, prima di ripartire con l’idea <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giampaolo</i></b> è necessario aspettare che l’ex allenatore del Milan rescinda il suo contratto che lo lega ancora alla società rossonera fino al 30 giugno 2021. E poi? Dopo avere limato i dettagli per il nuovo contratto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giampaolo</i></b> al Toro, urge come il pane quotidiano un concreto sguardo al mercato calciatori da pianificare assieme al nuovo allenatore granata. Insomma, in seno al Toro c’è molto da fare come sempre, tuttavia, il fervore del popolo granata chiede di operare nella massima concretezza e capacità nel dare una fisionomia di squadra vera, andando a riempire quei vuoti di difesa e centrocampo che hanno bisogno di essere rivitalizzati senza lo spirito sparagnino di volere a tutti i costi risparmiare credendo nel miracolo. Ma i miracoli, si sa, non sono contemplabili nelle aziende calcio moderne, in cui si devono associare competenze e oculatezza nel sapere scegliere i calciatori adatti al tecnico prescelto. Il Toro di Cairo adesso ha il dovere di cambiare rotta nel senso di spendere il giusto, nell’individuare calciatori che possano aprire un ciclo importante. Una storia nuova che ben si abbini al glorioso passato di un Toro, la cui tifoseria merita per far rifiorire un orgoglio disarmato dei suoi antichi e forti principi. La società granata è all’ennesima prova di maturità. Adesso cominci a preparare come si deve la prova scritta e il colloquio metaforico con la commissione d’esami composta dal popolo granata. A cose fatte, se ne riparlerà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711giampaolo.jpgSiN-1013710.htmSi100451001,02,03,10,0701073
811013709NewsCampionatiLe elucubrazioni di Conte e le critiche alla società20200802150211L`ina - spettata polemica di mister Conte, contro i vertici societari dell`Inter. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Un film già visto. Elucubrazioni che fanno capo a esternazioni pesanti, fatte contro la sua stessa<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>società: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">l’Inter.</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> è così, prendere o lasciare. Era già successo alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Juve</i></b>, poi in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Nazionale</i></b>, al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Chelsea</i></b> e adesso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">all’Inter.</i></b> Lo abbiamo visto ai microfoni di Sky con la stessa faccia di sempre, così come quando vuole essere diretto, deciso sulle cose che ha da dire senza mezzi termini, giuste o sbagliate che siano, Conte non si nasconde mai dietro un dito. Questa volta la sparata contro la società non è stata data per il problema del mercato calciatori, ma per il fatto che i suoi ragazzi e lui stesso non sono stati difesi e protetti in occasione delle feroci critiche che si sono riversate ingiustamente sulla squadra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Abbiamo ricevuto palate di m…….”</i></b> - dice Conte – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“ma nessuno ha saputo proteggere la nostra immagine. E adesso che abbiamo chiuso il nostro campionato tutti salgono sul carro. A me questa cosa non sta bene per niente.” </i></b>Dichiarazioni pesanti che hanno colto di sorpresa soltanto chi non conosce ancora il carattere dell’allenatore dell’Inter, la sua cocciutaggine, il suo vivere il calcio in maniera esasperata ed esasperante. Le sue ripetitive metafore e detti comuni ormai noti a tutti, tipo il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“bicchiere mezzo pieno”</i></b> oppure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“arrivare secondi vuol dire essere i primi dei perdenti”</i></b> o anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“solo chi vince scrive la storia, gli altri la leggono!”,</i></b> fanno ormai parte del suo repertorio, del suo personaggio, delle sue caratteristiche caratteriali che non gli permettono di contare fino a dieci prima di parlare. Intendiamoci, non è tutto negativo ciò che dice e pensa Conte, che talora manifesta pensieri anche condivisibili. Tra questi appoggiamo il suo giudizio negativo su una società Inter che da anni vuole colmare il gap con la Juve, pensando che basti emulare le loro conquiste attraverso l’acquisto di giocatori e allenatori che sono stati alle dipendenze della Vecchia Signora. Non è così, perché è nella gestione della società che è importante cambiare in una innovazione gestionale che prevede l’ammodernamento dei ruoli dirigenziali in maniera originale, senza scimmiottare eternamente ciò che fa la Juve mietitrice di scudetti nazionali. E su questo crediamo davvero che, visto il passato di panchine e giocatori che dalla sponda bianconera sono passati a quella nerazzurra, talora senza successo alcuno, ci sia da cambiare rotta nel decidere definitivamente di diventare Inter a tutti gli effetti, cominciando proprio dalla società, dai suoi alti vertici e poi finire con l’ultimo dei magazzinieri. Un po’ come scrollarsi di dosso questa sorta di dietrologia che fa sempre capo a una Juve da imitare, ma da non fare apparire. Ciò che invece non condividiamo con mister Conte è questo suo non stare mai al proprio posto. Intendiamo dire nel posto di un dipendente della società di calcio che in questo specifico caso gli fornisce un contratto succulento di undici milioni di euro netti a stagione fino al 30 giugno 2022, e ad oggi, a un anno dalla stipula del contratto con l’Inter, non ha ancora vinto nulla. Questi sono i dati di fatto su questo mister che pur vivendo di rimpianti per aver buttato al vento la possibilità di conquistare lo scudetto, se solo non averse perso alcune partite in modo banale, oggi ringhia contro la società per non essere stato accanto a lui e ai suoi ragazzi nel momento del bisogno. Insomma, per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> c’è sempre qualcosa che non va. Adesso si attende la risposta di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Suning</i></b> proprio alla vigilia dell’inizio della partita di Europa League contro il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Getafe</i></b>, che dà la possibilità all’Inter di continuare a sperare di conquistare l’unico trofeo rimasto, visto che è stata fuori dalla Champions, dalla Coppa Italia ed è arrivata seconda in campionato a un solo punto dalla Juve. Insomma, adesso il futuro di Conte all’Inter non è più chiaro come prima. Le due strade potrebbero dividersi, soprattutto in considerazione del fatto che la proprietà non acconsentirà mai a un proprio tesserato di invadere il campo che non è di propria competenza. E’ successo in tutti i posti dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> è andato, là dove lui con la lungimiranza di capire quali cose non vanno per migliorare, per vincere, per sentirsi uniti sempre, esagera con toni da saccente. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Conte</i></b> è genio o sregolatezza? Forse la verità sta nel mezzo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Milanofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013709.htmSi100451001,02,03,1001060
821013708NewsCampionatiIl male oscuro di Josip Ilicic20200801155718Storie di campioni che si riflettono nell`umano sentire. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ci sono storie legate all’uomo che vanno oltre il proprio stato sociale, la ricchezza o la difficoltà di vivere un quotidiano che spesso contribuisce con la sua storia a colpire la sensibilità di ognuno di noi. Storie che si intersecano nell’io più profondo, che colpiscono i meandri interiori talora oscuri e ben nascosti nell’anima, che all’apparenza possono sembrare inspiegabili, immotivate, senza senso. E invece un senso ce l’hanno, eccome se ce l’hanno! La storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Josip Ilicic</i></b> calciatore sloveno e stella della bellissima Atalanta, sta interessando i media, i tifosi della Dea bergamasca e non solo. Si è appreso, infatti, che il campione dell’Atalanta non è infortunato a causa dei suoi muscoli o delle sue ossa, ma è affetto da quella malattia che colpisce l’anima e che non ti lascia più vivere serenamente. Una patologia che quasi sempre trova terreno fertile nelle persone più sensibili che somatizzano in maniera esasperata ogni accadimento avvenga nella vita. Un retaggio di situazioni che non nascono mai dal nulla ma che si trascinano nel tempo fino a farti crollare. L’Atalanta non è stata ovviamente chiara su questo problema personale di Ilicic, tuttavia, da ambienti vicini al calciatore si è appreso di quanto abbiamo detto. A curarlo sono i familiari, i quali lo conoscono davvero fin dal tempo in cui Josip era un anonimo personaggio che non aveva ancora raggiunto quella notorietà capace di proiettarlo nel benessere assieme alla sua famiglia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“E’ un ragazzo forte ma anche fragile, come i tronchi degli alberi antichi” </i></b>dicono i suoi compagni che l’hanno conosciuto quando giocava a Firenze. E adesso neanche il successo delle sue prestazioni in un’Atalanta da favola, sono bastati ad evitare a Ilicic che qualcosa si rompesse dentro di lui. Il periodo del lockdown, le immagini crude dei camion militari che portavano via le bare nella città di Bergamo a pochi passi da dove egli vive, hanno impressionato e sconvolto questo calciatore forte fisicamente ma fragile nella sua interiorità. E anche l’umano perduto come senso di conforto per sfociare poi nella paura del contagio, hanno sconvolto il profondo di un uomo che è spesso assalito da momenti di tristezza. Certo, non siamo noi a dover significare una situazione che in questo ragazzone sloveno ha tutti i presupposti di una depressione, piuttosto che di un semplice e momentaneo stato d’animo. E non è un caso che il giocatore, con il permesso della società, abbia deciso di tornare in Slovenia tra le sue persone care, la sua gente, il suo mondo che possa aiutarlo a superare questo momento buio della sua vita. L’ultima volta l’abbiamo visto in campo contro la Juve all’Allianz Stadium. In quell’occasione non aveva brillato come suo solito. Era apparso stanco e poco incisivo, quasi avesse la testa altrove, per questo Gasperini a un certo punto ha deciso di sostituirlo. Tutto lasciava pensare a una stanchezza fisica, non certamente a una situazione di così larga e preoccupante difficoltà personale. Già contro la Lazio, l’Udinese, il Cagliari e la Sampdoria non aveva brillato e nonostante il suo sforzo, il ragazzo non è riuscito a far scoccare quella scintilla in grado di fargli dare il meglio di sé. E adesso crediamo pure che non sia neanche in grado di partecipare con i suoi compagni alla prossima Champions League che vedrà l’Atalanta affrontare il Paris Saint Germain. E’ certo che per la squadra di Bergamo fare a meno di Ilicic significa come per la Juve fare a meno di Dybala o Cristiano Ronaldo. Tuttavia, c’è un fatto umano da rispettare che va oltre ogni conquista di titolo, trofeo o coppa che vinci grazie a campioni come lui. Ma la società, la città di Bergamo, i tifosi della Dea gli sono vicini e con rispetto e pazienza lo aspettano a braccia aperte. Sì, quelle braccia aperte che nella vita gli hanno dato il conforto ancor più della fama e della ricchezza. Non sono solo parole, no! Per Josip Ilicic è il senso della vita, l’essenza dell’umano cui aggrapparsi. Il resto è soltanto la cornice di un quadro che esprime l’esistenza attraverso i suoi colori sgargianti e variopinti, che esprimono la bellezza di vedere le cose con gli occhi della speranza. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711ilicic.jpgSiN-1013708.htmSi100451001,02,03,1001035
831013707NewsEditorialeBuon Compleanno Tuttosport20200730162058Il giornale sportivo torinese compie 75 anni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Sono passati 75 anni dal 30 luglio 1945 in cui iniziò la storia di Tuttosport, quel giornale sportivo torinese fondato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Renato Casalbore</i></b>, il direttore perito nella tragedia di Superga accanto al Grande Torino. Un giornale la cui informazione sportiva si è sempre messa in luce per la ricercatezza di articoli che hanno da sempre manifestato l’impegno nell’accuratezza giornalistica, data da un profilo professionale in cui è emerso lo sforzo di essere sempre attendibili attraverso l’informazione corretta. Da quell’ormai lontano 1945, sono stati tanti i direttori di Tuttosport che hanno dato la loro impronta personale di giornalisti con caratteristiche e vedute diverse, ma mai tali da capovolgere il primario senso di un’informazione che ha saputo attraversare momenti difficili sotto il profilo sociale, economico e occupazionale. Ieri come oggi, nell’era del dopo covid 19 che tutto ha disarmato, spogliando le residue speranze di certezza sul lavoro, rimaste come flebile fiammella contro la furia del vento impetuoso. E non è un caso l’avere vissuto notevoli momenti di inquietudine assieme a quegli amici – colleghi - che ancora oggi sono il frutto dell’incertezza di un futuro che nel nostro campo giornalistico è ancora più complesso rispetto ad altri settori. Il mondo dell’informazione che ha avuto nel tempo diverse innovazioni tecnologiche e che oggi soffre ancor di più l’incremento di social dal copia incolla, è in continua allerta nel salvaguardare i pochi posti di lavoro e tutelare il presente e il futuro dei colleghi giornalisti e delle loro rispettive famiglie. Tuttavia, pur consapevoli di un autunno che in linea generale si prospetta molto difficile e carico di incertezze, vogliamo festeggiare assieme a Tuttosport quell’alzar dei calici che deve essere di buon auspicio. Così come si fa quando ognuno di noi festeggia il proprio compleanno, tra la gioia di avere vissuto tanto tempo e l’emozionante malinconia dei ricordi che sanno di agrodolce. Un momento che si manifesta tra applausi, abbracci e brindisi, per un traguardo che si traduce nella metafora di un soffio alle candeline accese sulla torta e pronti per ricominciare una nuova storia. Ma, al di là di ogni cosa, Tuttosport ha dalla sua parte i lettori che in 75 anni si sono dimostrati fedeli e interessati alle varie informazioni di sport proposte da una linea editoriale sempre attenta a soddisfare le aspettative dei tifosi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Tuttosport nasce in un momento difficile” - si legge nell’odierno editoriale del direttore Xavier Jacobelli – “…difficile sotto tutti gli aspetti; compreso quello sportivo che direttamente ci riguarda. E’, comunque, un momento di transizione. Si sta gettando un ponte fra il passato e l’avvenire. Esortati alla realtà dalle vicende che ci circondano e sono in noi stessi, impegniamo le nostre modeste forze, la nostra esperienza e – ci sia consentito – la nostra fede nel movimento di riforma”.</i></b> Parole che mettono in luce le reali difficoltà del settore, ma che deve essere visto come un momento di transizione tra il passato e l’avvenire. Dal dopoguerra fino ad arrivare a oggi, in cui si sta cercando faticosamente di risollevarci lentamente dall’epocale pandemia che sta ancora trafiggendo il mondo. Ma oggi che è festa per il Tuttosport, pensiamo che nulla sia abbastanza distruttivo per interrompere di fatto il futuro di un giornale che i lettori vogliono che viva ancora per lunghi anni. Di generazione in generazione, per altri 75 anni e oltre. Lo chiede la città sabauda del tifo cittadino e lo chiede la gente di tutta Italia, che ancora oggi come ieri attinge alle informazioni dello sport e dei suoi campioni, tra le righe di un giornale diventato amico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711tuttosport.jpgSiN-1013707.htmSi100451001,02,03,1001055
841013706NewsCampionatiIl Milan che non ti aspetti20200730121019Stefano Pioli e Ibrahimovic, sono gli autori del ritrovato diavolo rossonero <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Da gennaio, con l’entrata in squadra di Ibra, il diavolo rossonero è rinvigorito nell’essenza di un gioco e di uno spirito di gruppo che da molto tempo era assente in casa Milanello. Poi, anche l’avvento sulla panchina di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b>, ha dato la spinta necessaria a una definitiva rinascita di un gruppo e di una società che aveva sopito il suo glorioso passato. Tutto ciò fa pensare come nel calcio ci siano fattori e motivazioni che vanno al di là delle beghe serpeggianti e velenose in ambito societario. Prima il fattivo interesse e accordo quasi raggiunto per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Rangnick</i></b>, con l’incarico di allenatore e direttore tecnico del Milan, che ha creato le dimissioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Boban</i></b>. Poi la retromarcia dei vertici societari che hanno giustamente pensato di non dare carta bianca a Rangnick e di tenersi stretto Pioli anche per il prossimo anno. Ma in mezzo a tutto questo frastuono c’è stato il lavoro del tecnico del Milan che assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ibrahimovic </i></b>ha costruito un monolito di intenti che hanno portato la squadra a sviluppare un gioco globale tale da convincere, anche per i risultati ottenuti dopo il lockdown. Segno che il calcio è fatto di risultati e non di parole evanescenti che trovano il tempo che trovano. Prova ne è che il Milan, a una sola giornata dal termine del campionato, si trova ad occupare la sesta posizione di classifica dopo avere superato dal basso tutti gli ostacoli che gli si sono presentati in un anno davvero difficile per il trambusto all’interno della società. E adesso l’umile ma eccellente allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> che il Milan ha giustamente valorizzato lasciando perdere l’idea Rangnick, sta già programmando con la società rossonera il futuro. Tutto ciò anche in virtù del fatto che a partire dal prossimo 17 settembre, Ibrahimovic e compagni dovranno disputare i preliminari di Europa League. Certo, se pensiamo in quale situazione si trovava il Milan prima del lockdown con l’arrivo del subentrato mister Pioli, allora parliamo quasi di un sogno che nemmeno i più incalliti tifosi del diavolo rossonero avrebbero potuto immaginare. Ma il calcio è questo, nella buona e nella cattiva sorte c’è sempre un elemento che sfocia nel lavoro, nella serietà, nel sacrificio e nell’idea di crederci fino in fondo, non a parole ma a fatti. E la leadership di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ibra</i></b> è stata poi la ciliegina su una torta ben guarnita di giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Donnarumma, Romagnoli, Kessie, Krunic, Calhanoglu, Bennacer, Castillejo, Rebic e Leao</i></b>, che avevano bisogno di autoconvincersi delle proprie qualità tecniche, le quali dovevano essere messe a disposizione della squadra. Questo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Stefano Pioli</i></b> l’ha capito subito, ed ha lavorato alacremente volgendo il suo sguardo là dove non fosse distratto da ciò che stava succedendo all’interno della sua società. Alla fine ha vinto lui, perché da sicuro partente è passato a sicuro confermato nel progetto di un Milan che ha tutte le intenzioni di ritornare poco per volta ai fasti di un tempo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711stefano-pioli.jpgSiN-1013706.htmSi100451001,02,03,0701047
851013705NewsCampionatiNoi detrattori di Maurizio Sarri alla Juventus20200728124214Nono scudetto consecutivo per la Juventus. Ma restano forti dubbi sulla mancanza di gioco.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>La Vecchia Signora d’Italia ha vinto il suo nono scudetto consecutivo. E non è cosa da poco! L’ha vinto meritatamente, non attraverso il tanto agognato gioco splendido di squadra, ma come spesso è successo nella sua lunga storia, l’ha vinto attraverso i suoi solisti, i suoi campioni di alto rango che sono capaci di cambiarti le sorti di una gara con un numero, un’invenzione di alta classe. In fondo il calcio è anche questo, visto che al tirar delle somme quello che conta di più di ogni altra cosa è vincere, è buttare dentro la porta avversaria più palloni di quanto se ne vanno a raccogliere dentro la propria porta. Ma questo è stato l’anno delle grandi discussioni su Maurizio Sarri allenatore della Juve. Il mondo juventino si è suddiviso tra detrattori e positivisti su questo 61enne coach al quale si devono dare altre chance per poterlo valutare meglio. E a questo punto sorge anche un dubbio alla lunga schiera di detrattori come noi, e cioè che l’allenatore nato a Napoli e poi vissuto in Toscana, abbia dalla sua la discolpa di avere trovato una squadra di campioni non scelti da lui e, soprattutto, non adatti dal punto di vista delle caratteristiche tecniche, a sviluppare quel disegno tattico di gioco armonico di squadra che tanto lo rese famoso ai tempi in cui ha allenato il Napoli. Resta però il fatto che anche se in quell'anno in cui la sua squadra divertiva gli appassionati di calcio dal palato fine, lui non ha mai vinto nulla in Italia. E allora? Qual è la verità? Dove sta la risposta a tante domande su questo ex impiegato della banca, che a un certo punto della sua vita ha deciso di intraprendere la carriera di allenatore di calcio lasciando perdere un posto di lavoro sicuro che, per quei tempi, poteva ritenersi un’occupazione ben remunerata per tutta la vita. Il tempo gli ha dato ragione e per fortuna e per capacità, il Sarri dalla filosofia calcistica armonica e spettacolare ha raggiunto l’apice del successo proprio con quella Juve che spesso ha ammirato e persino odiato. Sentimenti contrastanti che poi, nel mondo del professionismo, lasciano il tempo che trovano. Ma la Juve ha vinto il nono scudetto consecutivo grazie a Ronaldo, che è stato molto protagonista rispetto al campionato precedente con i suoi 31 gol che significano già 10 in più dell’anno scorso. Ma nel contesto della squadra, forte della leadership di CR7, Sarri ha praticamente deposto le armi nella consapevolezza che la grandezza del suo campione fosse ancora più forte del suo intento di impostare la Juve a suo modo. Sarri ha capito fin da subito che qui, in questo ambiente di campioni, sarebbe stata partita persa se avesse insistito con il suo credo. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Se vi aspettate di vedere la Juve come giocava il mio Napoli, allora vi dico subito che vi sbagliate” – Sarri dixit –</i></b>E infatti, questo abbiamo appurato dopo un anno in cui la Juve ha perso la Supercoppa, la Coppa Italia, ha vinto il nono scudetto consecutivo e spera di conquistare la Champions. Appunto, la Champions! E adesso, nonostante Paratici abbia detto che Sarri sarà ancora l’allenatore della Juve anche per il prossimo anno, ci chiediamo se sarà riproponibile una sua candidatura sulla panchina bianconera qualora non centrasse l’obiettivo più importante che la società e i tifosi chiedono: alzare al cielo la Champions. Per il momento c’è da gustare la vittoria meritata dello scudetto, tuttavia, restano in essere ancora tanti dubbi mai risolti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013705.htmSi100451001,02,0301045
861013704NewsCampionatiJuventus, cancellato l’appuntamento di ferragosto a Villar Perosa20200725151435Annullato il vernissage estivo della Val Chisone. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>In 61 anni è la prima volta che viene annullata la tradizionale passerella ferragostana della Juve nel feudo di Villar Perosa. Una decisione presa da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b>, che ha scritto una lettera al sindaco del ridente paesino posto nella Val Chisone, per annullare l’appuntamento simbolo di inizio stagione calcistica dei bianconeri. Un po’ il problema del Covid 19 e un po’ la stagione particolare che ha imposto gli impegni di campionato ancora in essere con la Champions che occuperà il mese di agosto, fatto è che quest’anno 2020 segnato da mille funeste vicissitudini, neutralizza anche un appuntamento diventato da sempre, una piacevole consuetudine per migliaia di tifosi bianconeri. E’ il frutto del mondo che è cambiato e che spesso stravolge ogni consuetudine come a dire che nulla è per sempre. E persino là, in quell’altura del cimitero di Villar Perosa dove riposano le spoglie dell’Avvocato Agnelli e della sua aristocratica famiglia, tutto sembra avvolto da un silenzio quasi assordante di meraviglia per ciò che è sempre stato e quest’anno non è. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Le comunico con molto dispiacere che non essendoci le condizioni”</b> – così si legge nella lettera inviata da Andrea Agnelli al sindaco di Villar Perosa Marco Ventre – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“quest’anno non si potrà tenere la tradizionale festa in famiglia presso il campo sportivo di Villar Perosa. Sono certo che comprenderà che regole dettate dal protocollo di sicurezza Covid 19 e il nuovo calendario agonistico della stagione 2019’20, purtroppo non ci consentono di confermare il consueto vernissage estivo, evento cui tutti noi teniamo”.</b> Dunque, anche la storia della Juventus subisce un intoppo nel suo appuntamento augurale di inizio stagione. Un vernissage estivo che serviva a presentare i nuovi campioni acquistati e gli altri che facevano ritorno dalle vacanze appena concluse, pronti a far da vetrina nella partitella in famiglia tra Juventus A e la squadra Primavera. E poi il bagno di folla bianconera dei tifosi tornati dalle vacanze, appena in tempo per partecipare al vernissage festante. Ma quest’anno no, quest’anno è andata così. Tuttavia, Villar Perosa è sempre lì ad aspettare che arrivino tempi migliori per ricominciare a vivere lo sventolio festante bianconero. E anche l’Avvocato aspetta! Chissà, magari una Juventus migliore.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSiN-1013704.htmSi100451001,02,0301043
871013703NewsCampionatiLa malattia dell’anima di Higuain20200722161630Ancora un infortunio per il campione argentino che soffre di malumore.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Intendiamoci, è quello che pensiamo noi del Pipita, il campione della Juventus che dopo il lungo lockdown dovuto al Covid 19 è caduto in crisi profonda. Una depressione iniziata con la malattia della mamma e proseguita in un perdersi di timori e paure accumulate anche dal fatto che la Juventus abbia deciso di non avvalersi più delle sue prestazioni fin dal prossimo campionato. L’età avanzata e il suo lauto contratto, hanno fatto sì che la Vecchia Signora abbia deciso di addivenire a un addio. Sguardo triste, preoccupato, che non nasconde una fragilità di base che nasce dal suo DNA. Basta poco per lui andare in depressione e rivedersi in un umore altalenante tra picchi di entusiasmo e demoralizzanti pensieri pessimistici offuscati da dati di fatto o anche senza motivo alcuno. E’ la storia di un ragazzo ricco e fortunato, cui non mancherebbe nulla per vivere serenamente la vita, la quale lo fa soffrire a ogni minimo intoppo. E anche adesso, il nuovo guaio fisico lo mette di malumore perché teme di non potere essere più protagonista prima dell’addio alla Juve. No, lui non teme che Cristiano Ronaldo superi il suo primato di 36 gol conquistato quattro anni fa in campionato con il Napoli, semmai se la prende col destino per l’ennesimo acciacco avvertito durante il riscaldamento della partita contro la Lazio. Ci teneva a giocare il Pipita, voleva sfruttare l’occasione di essere titolare in una partita importante della Juventus, proprio nel giorno in cui il suo allenatore gli aveva riposto fiducia. Ma quel dolore acuto che è partito dalla schiena e rivelatosi poi lombalgia, l’ha deluso, amareggiato, scoraggiato. Domani non sarà convocato per la trasferta di Udine e non si sa ancora se potrà essere recuperato per le partite successive. L’umore è nero (non bianconero) e la confusione regna sovrana nella mente di Higuain, un campione dal carattere difficile che non nasconde la fragilità d’animo. Maurizio Sarri che lo conosce bene, sa quando è ora del bastone e della carota. Ma lui, il Pipita Higuain, resta il campione in cui i fatti umani che gli capitano nel percorso della sua vita, risentono in maniera marcata sulla sua professione di calciatore. Storie di vita pallonara, in un umano sentire che non può non essere rispettato senza l’ausilio della sensibilità.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiN-1013703.htmSi100451001,02,0301057
881013702NewsCampionatiConte, non esagerare!20200720190832Uno sfogo eccessivo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>“Calendario fatto per metterci in difficoltà, abbiamo sempre meno giorni di riposo. E’ un’anomalia strana…Io vi farei vedere il calendario dell’FC Internazionale, perché questo sta passando inosservato. Il calendario nostro è folle. E’ un calendario fatto per metterci in difficoltà, questo è fuori di dubbio”.</span></i></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Questo è stato lo sfogo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> dopo la partita pareggiata 2 a 2 all’Olimpico di Roma contro i giallorossi di Fonseca. Un muro del pianto che non condividiamo! Premesso che non abbiamo nulla contro questo allenatore capace di non dormire la notte per l’inquietudine di non avere vinto una partita e di somatizzare oltremodo ogni evento negativo cui egli tiene particolarmente, ci preme fare alcune considerazioni. Prima di ogni cosa non capiamo chi possa essere stato ad architettare il malevolo pensiero di mettere in difficoltà l’Inter, nell’assegnargli un calendario senza respiro e irto di difficoltà. Seconda cosa, si deve mettere in considerazione il particolare momento in cui il pallone italiano professionistico è stato messo in difficoltà dal lungo lockdown dovuto al Coronavirus. Le difficoltà sono da ritenersi generalizzate in un calcio che calcio non è per giocare ogni tre giorni, allenarsi sotto il sole di oltre 32 gradi e poi andare in campo e disputare la partita senza pubblico e in orari impensati. Dove sta tutto questo avercela contro l’Inter, se tutti sono coinvolti nella medesima situazione? No Antonio, capiamo la tua delusione e se vuoi anche il tuo umano sfogo frutto di delusione, ma credi pure che non è così! Andare a caccia di fantasmi non aiuta il lavoro che pur stai facendo da neanche un anno e che ti premia per aver portato l’Inter nella Champions del prossimo anno, mentre sei ancora in lizza per un’eventuale conquista dell’Europa League. D’altra parte, nessuno mette in dubbio che l’essere stato chiamato da Marotta per dirigere l’Inter prevedeva quello che già hai ottenuto e magari con il retro pensiero di dare fastidio fino all’ultimo alla Juve per la conquista dello scudetto. Ecco, forse è proprio questo che ti ha deluso per tanti motivi, ma non preclude le altre cose che hai saputo ottenere con la tua squadra che, inevitabilmente, avrà bisogno di essere ritoccata in alcuni punti. E’ il famoso bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto) che tu ami tanto declamare come metafora durante le tue interviste. Il tuo percorso con l’Inter è appena cominciato e ha bisogno di un triennio per potere essere valutato. Qualche volta sei riuscito a vincere al primo anno (vedi Juve e Chelsea) ma questo non deve essere per te un tarlo, perché ogni esperienza è diversa dall’altra per tanti motivi che il calcio, inteso come ambiente, squadra e società, mettono in evidenza. Dunque, certe sparate ci sembrano davvero fuori luogo perché se è vero che difendi giustamente i tuoi ragazzi, dicendo che non hai nulla da rimproverare loro per l’impegno profuso, è altresì vero che dire che nell’aria spira un vento contrario all’Inter, ci sembra davvero infondato. E per quale diabolico meccanismo dovrebbe esserci questo mettere in difficoltà la tua squadra, quando ognuno pensa sempre a sé stesso? Forse certe motivazioni sono da ricercarsi in fatti più tecnici e tattici, più che al fatto di giocare ogni tre giorni e allenarsi sotto il solleone di luglio e agosto, in un anno che ci auguriamo irripetibile per la sua negatività generalizzata in tutto il nostro Paese. Noi riteniamo che il bicchiere nerazzurro sia pieno per tre quarti. Quel quarto che manca devi ricercarlo in te.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013702.htmSi100451001,02,0301058
891013701NewsCampionatiConte, non esagerare!20200720185935Un muro del pianto che non condividiamo....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>“Calendario fatto per metterci in difficoltà, abbiamo sempre meno giorni di riposo. E’ un’anomalia strana…Io vi farei vedere il calendario dell’FC Internazionale, perché questo sta passando inosservato. Il calendario nostro è folle. E’ un calendario fatto per metterci in difficoltà, questo è fuori di dubbio”.</span></i></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Questo è stato lo sfogo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> dopo la partita pareggiata 2 a 2 all’Olimpico di Roma contro i giallorossi di Fonseca. Un muro del pianto che non condividiamo! Premesso che non abbiamo nulla contro questo allenatore capace di non dormire la notte per l’inquietudine di non avere vinto una partita e di somatizzare oltremodo ogni evento negativo cui egli tiene particolarmente, ci preme fare alcune considerazioni. Prima di ogni cosa non capiamo chi possa essere stato ad architettare il malevolo pensiero di mettere in difficoltà l’Inter, nell’assegnargli un calendario senza respiro e irto di difficoltà. Seconda cosa, si deve mettere in considerazione il particolare momento in cui il pallone italiano professionistico è stato messo in difficoltà dal lungo lockdown dovuto al Coronavirus. Le difficoltà sono da ritenersi generalizzate in un calcio che calcio non è per giocare ogni tre giorni, allenarsi sotto il sole di oltre 32 gradi e poi andare in campo e disputare la partita senza pubblico e in orari impensati. Dove sta tutto questo avercela contro l’Inter, se tutti sono coinvolti nella medesima situazione? No Antonio, capiamo la tua delusione e se vuoi anche il tuo umano sfogo frutto di delusione, ma credi pure che non è così! Andare a caccia di fantasmi non aiuta il lavoro che pur stai facendo da neanche un anno e che ti premia per aver portato l’Inter nella Champions del prossimo anno, mentre sei ancora in lizza per un’eventuale conquista dell’Europa League. D’altra parte, nessuno mette in dubbio che l’essere stato chiamato da Marotta per dirigere l’Inter prevedeva quello che già hai ottenuto e magari con il retro pensiero di dare fastidio fino all’ultimo alla Juve per la conquista dello scudetto. Ecco, forse è proprio questo che ti ha deluso per tanti motivi, ma non preclude le altre cose che hai saputo ottenere con la tua squadra che, inevitabilmente, avrà bisogno di essere ritoccata in alcuni punti. E’ il famoso bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto) che tu ami tanto declamare come metafora durante le tue interviste. Il tuo percorso con l’Inter è appena cominciato e ha bisogno di un triennio per potere essere valutato. Qualche volta sei riuscito a vincere al primo anno (vedi Juve e Chelsea) ma questo non deve essere per te un tarlo, perché ogni esperienza è diversa dall’altra per tanti motivi che il calcio, inteso come ambiente, squadra e società, mettono in evidenza. Dunque, certe sparate ci sembrano davvero fuori luogo perché se è vero che difendi giustamente i tuoi ragazzi, dicendo che non hai nulla da rimproverare loro per l’impegno profuso, è altresì vero che dire che nell’aria spira un vento contrario all’Inter, ci sembra davvero infondato. E per quale diabolico meccanismo dovrebbe esserci questo mettere in difficoltà la tua squadra, quando ognuno pensa sempre a sé stesso? Forse certe motivazioni sono da ricercarsi in fatti più tecnici e tattici, più che al fatto di giocare ogni tre giorni e allenarsi sotto il solleone di luglio e agosto, in un anno che ci auguriamo irripetibile per la sua negatività generalizzata in tutto il nostro Paese. Noi riteniamo che il bicchiere nerazzurro sia pieno per tre quarti. Quel quarto che manca devi ricercarlo in te.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013701.htmSi100451001,02,030107
901013700NewsCampionatiIl Piemonte dà via libera agli sport di contatto20200719115663Finalmente si riprende!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Da ieri, sabato 18 luglio 2020, in Piemonte potranno ripartire tutti gli sport di contatto come il calcetto, il volley, basket, judo e tante altre attività fisiche di scontro che hanno atteso di ricominciare. Finalmente diciamo noi, così come lo urlano i presidenti, i ragazzi e le famiglie che fanno capo alle varie società dilettantistiche piemontesi. D’altra parte, l’accorato Flash Mob di inizio luglio che ha visto la partecipazione numerosa di tutte le realtà sportive del Piemonte, ha dato una svegliata alle Istituzioni locali a farsi partecipi nei confronti dello Stato e del Ministero della Salute, a sveltire la risoluzione di un problema che sembrava rimasto chiuso nei meandri della Regione Piemonte. Un problema politico che è emerso come unico vero responsabile di una situazione ristagnante, proprio in un momento in cui la situazione epidemiologica da Covid 19 dà respiro a una regione Piemonte che è stata tra le più colpite d’Italia per infezioni e morti. Comunque, è il caso di dirlo<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">, “meglio tardi che mai”</b> a una riapertura che comincia ad assumere i connotati di un ricominciare a gustare la vita anche attraverso le attività sportive. Tuttavia, resta fermo l’obbligo di attenersi sempre a quelle che sono le linee guida da seguire scrupolosamente come il ricambio dell’aria negli ambienti interni, l’accesso alla sede di allenamento soltanto se in assenza di sintomi quali febbre (non superiore a 37,5) tosse, difficoltà respiratoria, alterazione di gusto e olfatto. E poi conservazione per 14 giorni del registro dei presenti quali atleti, staff tecnico, dirigenti, massaggiatori, fisioterapisti che hanno operato nelle sedi delle attività. Insomma, questo e tanto altro da seguire attentamente per non incorrere in multe e chiusure degli impianti sportivi che non si dimostrino ligi al rispetto delle linee guida assunte dalla Giunta Regionale e approvate dalla Conferenza delle Regioni. Così sottolineano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il vicepresidente Fabio Carosso e l’assessore allo sport Fabrizio Ricca: “Interveniamo per dare una risposta a migliaia di realtà, nonostante dal Governo non sia arrivato ancora nessun riscontro. Da settimane sollecitiamo il Governo perché, di fatto, il Dpcm vincola il via libera da parte delle Regioni al parere del Ministero della Salute, che però ad oggi non ci ha mai dato un feedback, né positivo, né negativo. A questo punto non possiamo più attendere e lasciare senza risposta migliaia di realtà che aspettano di ripartire. Interveniamo quindi come Regione e da domani in Piemonte gli sport di contatto potranno riprendere in sicurezza”. </i></b>Dunque, si riprende nella consapevolezza che il rispetto delle regole anti Covid resti fermo come pensiero ripetitivo, che la possibilità di contagio è diminuita ma non completamente annullata. Non sembra vero, ma dopo il lungo calvario del lockdown che ha costretto il mondo del calcetto e delle altre innumerevoli attività sportive a restare fermi, oggi riprende il suo vero significato di vita, di movimento, di incontri e scontri che sanno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mens sana in corpore sano”.</b> Adesso, anche il Piemonte degli sport da contatto si allinea finalmente al resto d’Italia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-campo-da-calcetto.jpgSiN-1013700.htmSi100451001,02,03010157
911013699NewsCampionatiAndrea Belotti, il gallo canta per il Toro20200718165717E` il calciatore più rappresentativo della squadra granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Contro il Genoa ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Belotti</i></b> gli abbiamo visto fare il terzino, il mediano, l’esterno, il trequartista, il regista e la punta. Che altro mancava? Ah sì, forse non ha fatto il portiere! Già, ma in quel ruolo il Toro ha un altro campione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Salvatore Sirigu</i></b>. Sono gli unici calciatori sui quali si basa tutto il senso del Toro, inteso come squadra di Serie A che per emergere dall’eterna sofferenza avrebbe bisogno di tanto altro; una società vera, prima di ogni altra cosa! Ma ritornando al gallo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belott</i></b>i, possiamo dire di trovarci davanti a un campione che incarna perfettamente lo spirito del Toro, più come indole naturale nella capacità di saper soffrire che da una reale capacità tecnica e tattica che sfocia in un’intelligenza calcistica non comune a molti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belotti</i></b> sa cosa significa essere capitano di una squadra, sa come metterci la faccia, sa come fare da traino e cucirsi addosso la maglia e la squadra, soprattutto quando è in difficoltà. Gli manca solo di tirarsi su le maniche come faceva il grande <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Valentino Mazzola</i></b> e poi è tutto fatto. Un giocatore moderno con lo spirito d’altri tempi, in cui si esprimeva un calcio di alto senso di unione di squadra e spogliatoio, che restano da sempre il segreto dei grandi successi. Certo, da soli nel calcio non si va da nessuna parte se non si è assecondati dalla squadra e dallo spirito di gruppo. Tuttavia, quando si crea una leadership nell’ambito dello spogliatoio, in campo si avverte sempre il desiderio di luce. Già, quella luce che è esempio nel trascinare tutti i compagni di squadra che sono in difficoltà, proprio come Andrea Belotti che in campo si danna, carpisce palloni agli avversari, corre, pressa, prende tanti falli cattivi, ma si rialza ed è capace di far fare gol ad un compagno, oppure si porta avanti per tentare il tiro da fuori area anche se è stremato. Il gallo è davvero l’esempio di un Toro che si è smarrito, che si è preso paura di retrocedere (anche se ancora non c’è la matematica sicurezza di restare in Serie A) e sul quale tutti hanno puntato come cavallo vincente di una squadra sbrindellata nel gioco e persa nella sua mediocrità. E’ un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belotti</i></b> da leggenda! E non è un caso che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> lo preferisca a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Griezmann</i></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Dzeko</i></b>. Per questo diciamo fin da ora che se veramente il Toro intende mettere sul tavolo un progetto serio di società di calcio vera di Serie A (vera e non finta come quella attuale), allora deve ripartire da Belotti come punto fermo. Se invece tutto questo non sarà possibile per mancanza di investimenti e di altre situazione negative che opacizzano la storia del Toro, allora si dia la possibilità a questo calciatore di impeccabile serietà professionale di proseguire la sua fulgida carriera altrove. Là dove non si senta sprecato. Là dove possa esprimere ciò che merita in maniera costante e non con l’amarezza di avere sprecato un altro anno inutilmente. Questo lo diciamo noi anche perché lui non lo dirà mai, visto che è un professionista serio che sa cosa significa il senso di appartenenza e di rispetto per chi ti versa la retribuzione prevista dal contratto pattuito. Dunque, lo diciamo chiaro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Belotti</i></b> è il vero capitano di un Toro che non ricorda da molti anni di avere un calciatore così rappresentativo di storia e valori come quelli del Grande Torino. La società ha tantissime responsabilità. Se non è in grado di capirlo, allora si faccia da parte!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiN-1013699.htmSi100451001,02,0301038
921013698NewsEditorialeFine dell’astinenza da calcetto. 20200718153818Il Piemonte dello sport di contatto si allinea al resto d`Italia <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 14pt;'>Il Piemonte dà via libera agli sport di contatto</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Da oggi, sabato 18 luglio 2020, in Piemonte potranno ripartire tutti gli sport di contatto come il calcetto, il volley, basket, judo e tante altre attività fisiche di scontro che hanno atteso di ricominciare. Finalmente diciamo noi, così come lo urlano i presidenti, i ragazzi e le famiglie che fanno capo alle varie società dilettantistiche piemontesi. D’altra parte, l’accorato Flash Mob di inizio luglio che ha visto la partecipazione numerosa di tutte le realtà sportive del Piemonte, ha dato una svegliata alle Istituzioni locali a farsi partecipi nei confronti dello Stato e del Ministero della Salute, a sveltire la risoluzione di un problema che sembrava rimasto chiuso nei meandri della Regione Piemonte. Un problema politico che è emerso come unico vero responsabile di una situazione ristagnante, proprio in un momento in cui la situazione epidemiologica da Covid 19 dà respiro a una regione Piemonte che è stata tra le più colpite d’Italia per infezioni e morti. Comunque, è il caso di dirlo<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">, “meglio tardi che mai”</b> a una riapertura che comincia ad assumere i connotati di un ricominciare a gustare la vita anche attraverso le attività sportive. Tuttavia, resta fermo l’obbligo di attenersi sempre a quelle che sono le linee guida da seguire scrupolosamente come il ricambio dell’aria negli ambienti interni, l’accesso alla sede di allenamento soltanto se in assenza di sintomi quali febbre (non superiore a 37,5) tosse, difficoltà respiratoria, alterazione di gusto e olfatto. E poi conservazione per 14 giorni del registro dei presenti quali atleti, staff tecnico, dirigenti, massaggiatori, fisioterapisti che hanno operato nelle sedi delle attività. Insomma, questo e tanto altro da seguire attentamente per non incorrere in multe e chiusure degli impianti sportivi che non si dimostrino ligi al rispetto delle linee guida assunte dalla Giunta Regionale e approvate dalla Conferenza delle Regioni. Così sottolineano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il vicepresidente Fabio Carosso e l’assessore allo sport Fabrizio Ricca: “Interveniamo per dare una risposta a migliaia di realtà, nonostante dal Governo non sia arrivato ancora nessun riscontro. Da settimane sollecitiamo il Governo perché, di fatto, il Dpcm vincola il via libera da parte delle Regioni al parere del Ministero della Salute, che però ad oggi non ci ha mai dato un feedback, né positivo, né negativo. A questo punto non possiamo più attendere e lasciare senza risposta migliaia di realtà che aspettano di ripartire. Interveniamo quindi come Regione e da domani in Piemonte gli sport di contatto potranno riprendere in sicurezza”. </i></b>Dunque, si riprende nella consapevolezza che il rispetto delle regole anti Covid resti fermo come pensiero ripetitivo, che la possibilità di contagio è diminuita ma non completamente annullata. Non sembra vero, ma dopo il lungo calvario del lockdown che ha costretto il mondo del calcetto e delle altre innumerevoli attività sportive a restare fermi, oggi riprende il suo vero significato di vita, di movimento, di incontri e scontri che sanno di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mens sana in corpore sano”.</b> Adesso, anche il Piemonte degli sport da contatto si allinea finalmente al resto d’Italia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiN-1013698.htmSi100451001,02,030105
931013697NewsCampionatiIl “Sarrismo?”, un’invenzione giornalistica.20200712172448La Juventus, prima della classe, ha smarrito la sua personalità.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Dopo aver visto Juventus – Atalanta, abbiamo riflettuto molto su quanto l’Atalanta sia molto avanti nel gioco rispetto alla Juventus. Un altro mondo, un’altra realtà. E’ innegabile la qualità e l’espressione di gioco profuso della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini,</b> che per tutto il primo tempo (e anche oltre), ha impartito lezioni di calcio ai più accreditati avversari. Per lunghissimi tratti della partita abbiamo visto una sola squadra in campo che correva con freschezza a mille all’ora e, soprattutto, sviluppava la coralità di un gioco moderno, molto vicino a quello espresso dalle più forti squadre europee. La Juve di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> non ne ha capito nulla e per tutto il primo tempo, tranne l’unico tiro in porta di Dybala, si è limitata a contenere la brillantezza del gioco dell’Atalanta, non per scelta ma per manifesta superiorità dell’avversario. E mentre Gasperini incanta con Zapata e Malinovskyi, Sarri si salva con due gol su rigore di Cristiano Ronaldo. Regole assurde, quelle arbitrali, regole che sanno di non calcio. Infatti, non è possibile dare tutti questi rigori perché la palla va a sbattere sul braccio del giocatore. Si ritorni all’intenzionalità e al braccio che si allarga dal corpo (giusto quello su Muriel, ingiusto quello causato da De Roon) per assegnare il calcio di rigore. Sia chiaro che non vogliamo far passare il messaggio di una Juve sempre aiutata dagli arbitri, perché a Milano contro il Milan, ad esempio, è stato dato lo stesso rigore inesistente su Bonucci, a cui era sbattuto il pallone sul braccio attaccato al corpo. Non esiste. Questa regola va cambiata e Rizzoli deve saperla modificare fin dall’inizio del prossimo campionato. Detto questo, non possiamo non continuare a sostenere che Sarri sia un allenatore non adatto alla Juve che appare sempre più compassata, priva di idee, fragile dal punto di vista fisico e mentale. Tutte magagne ingigantite da un’Atalanta brillante che meritava di vincere un match largamente dominato. Peccato, perché i sogni scudetto della bellissima squadra di Gasperini finiscono forse qui, visto che è terza in classifica a -9 dalla capolista Juve. Già, la capolista Juve! Che dire di questa squadra di Sarri che doveva essere modificata nella logica di un gioco brillante, divertente e si ritrova nell’inesauribile noiosa tiritera di chi vince il campionato per mancanza di avversari che non hanno la sua stessa regolarità, e poi perde la Champions per l’incapacità di sviluppare un gioco europeo diventato sempre più moderno e carico di logiche atletiche, fisiche, prima ancora che tecniche. Troppo poco per una Juve di campioni mal gestiti da un allenatore caparbio e cocciuto nell’insistere su una sua filosofia sarriana che è solo un’invenzione giornalistica. La Juve era già cinica, vincente in campionato e pure noiosa nel gioco. Cos’è cambiato con Sarri e il “Sarrismo” che ripropone un Danilo “pericoloso”, un centrocampo che cammina ed è incapace di verticalizzare il gioco e fornire palloni giocabili alle punte. E Bernardeschi dov’è finito? Insomma, la Juve vive sulla ritrovata verve di Dybala e su Cristiano Ronaldo. Un po’ poco per una squadra che ha investito fior di milioni di euro per rimanere quello che era. Una corazzata senza l’arma del bel gioco del calcio. Per noi, Sarri ha fallito. Chi lo ha scelto cominci a pensarci seriamente. Naturalmente, ci auguriamo di sbagliarci per i tifosi e il mondo bianconero, che tanto ha a cuore una Juventus che possa finalmente alzare la Champions al cielo. Ma così non va!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013697.htmSi100451001,02,03,0701058
941013696NewsEditorialeLa Mitica, Nazionale Ragazzi Guariti dalla Leucemia20200711191221Tutti insieme diamo un calcio alla leucemia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Non è sempre CR7, Lukaku, Ibrahimovic, piuttosto che Messi o Mbappè ad attrarre l’attenzione di noi media addetti al seguito di un mondo pallonaro sempre alle prese con i milioni di euro e, di conseguenza, con la necessità assoluta di vincere trofei, coppe e tutto ciò che è apportatore di introiti economici iperbolici. No, non è solo questo, perché il calcio che è anche gioco antico e mezzo di aggregazione sociale capace di lanciare messaggi come nessun altro sport è in grado di fare, si impone per sensibilizzazione e grande impatto nella comunicazione. E alla luce di quanto detto sin qui, ci piace mettere in evidenza un mondo del calcio spesso relegato dietro le quinte per mancanza d’informazione. Forse non tutti sanno dell’esistenza della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mitica”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la Nazionale composta da ragazzi guariti dalla leucemia e da volontari al seguito</b>. Una realtà in cui si respira prima di tutto aria di vita, con la forza e la voglia di dare un calcio a quel pallone che, in questo caso, è la metafora della leucemia che colpisce bambini e ragazzi in età pediatrica. E la Nazionale è proprio composta da ragazzi che hanno vinto la loro partita più importante e che attraverso il loro esempio ci trasportano in un mondo di riflessione e di coraggio che spesso perdiamo in un quotidiano ansiogeno, che ci fa perdere il gusto di apprezzare le piccole cose della vita. E’ nostro obiettivo giornalistico non trascendere nella retorica più spicciola, anche se trattando argomenti delicati come questo, talvolta ci si perde in una narrazione che va oltre il limite dell’informazione più semplice. Tuttavia, l’impegno di riferire dell’esistenza di questa Mitica Nazionale di calcio di ragazzi guariti dalla leucemia, ci esorta a farlo con le dovute delicatezze del caso, senza lasciarsi andare a futili sentimenti di pietismo ma con la consapevolezza di conoscere per essere d’aiuto. Detto questo, ci piace sottolineare quanto sia bello pensare a bambini definibili come campioni autentici che hanno saputo combattere con coraggio e con forza contro la leucemia, si mettano in prima fila con coraggio. Già, lo stesso coraggio dimostrato da adolescenti, quando hanno saputo della loro malattia e poi hanno vissuto l’esperienza dell’ospedale, del ricovero, della chemioterapia, del dolore e della paura impressa nei loro volti e negli sguardi dei loro genitori. Momenti di vita che hanno segnato la loro esistenza, ma che oggi attraverso il calcio possono metterla al servizio degli altri per raccogliere fondi e donarli agli ospedali per l’acquisto di macchinari e tutto ciò che è necessario dal punto di vista sanitario, per sconfiggere questa terribile malattia. A questo scopo ci rivolgiamo alle società di calcio dilettantistiche di tutta Italia, ai volontari che intendano aggregarsi e a coloro i quali vogliono dare un apporto di idee e iniziative calcistiche quali tornei, quadrangolari o anche semplicemente partite organizzate per beneficenza, che è possibile contattare la Nazionale i Ragazzi Guariti dalla Leucemia tramite la pagina Facebook del gruppo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><a href="https://www.facebook.com/La-Mitica-Ragazzi-Guariti-Dalla-Leucemia-1527879214144029/"><font color="#0563c1">https://www.facebook.com/La-Mitica-Ragazzi-Guariti-Dalla-Leucemia-<span style="font-weight: normal; text-decoration: none; text-underline: none;">1527879214144029</span>/</font></a>. </b>Sono tante storie<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>di vita che non possono lasciarci estranei, ma devono in qualche modo renderci inclusivi di un mondo che ci chiede aiuto proprio attraverso quel calcio di cui tanto scriviamo, esaltando emozioni senza fine. Un calcio al pallone e un gol alla leucemia, per la vita e la voglia di sentirsi uniti nella speranza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-la-mitica.jpgSiN-1013696.htmSi100451001,02,03010134
951013695NewsCampionatiCaso di Coronavirus di un tesserato del Parma (non è calciatore).20200711164712Ci risiamo....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>La società calcio Parma ha fatto sapere che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“l’ultima serie di esami ha evidenziato un caso di positività al Covid 19 relativamente a un membro, non calciatore, del gruppo squadra. Il soggetto completamente asintomatico è stato prontamente isolato secondo le direttive federali e ministeriali. La società comunica altresì che tutti gli altri membri del suddetto gruppo squadra sono stati risultati negativi ai test Covid 19 e hanno iniziato l’isolamento presso il Centro Sportivo ma potranno continuare regolarmente l’attività, costantemente monitorati secondo il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">protocollo vigente”.</b> Intanto il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Prof. Castellacci</b> così commenta l’accaduto<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">:” Lo abbiamo detto tante volte che il caso di positività nel calcio ce lo aspettavamo. Con il vecchio protocollo adesso il campionato sarebbe stato sospeso. Con il nuovo protocollo fortunatamente la quarantena soft non implicherà lo stop alle attività. Adesso il Parma vivrà isolato nella “bolla”. Ci vorrà un altro tampone a due tre ore dall’inizio della gara con il Bologna in programma domani alle 19,30 e se risulteranno tutti negativi, la gara non sarà rinviata. In caso contrario la partita sarà rinviata”.</i></b> Un chiaro segnale che il virus aleggia ancora tra tutti noi e, abbassare la guardia proprio ora, sarebbe un atto di assoluta irresponsabilità. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Parmafl0711fl0711pace.jpgSiN-1013695.htmSi100451001,02,0301033
961013694NewsEditorialeIl presidente Cirio riceve i rappresentanti dello sport piemontese.20200710163885Quando farsi sentire, serve a sollevare la soluzione del problema....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo il flash mob organizzato dal mondo dello sport piemontese, concentratosi davanti alla Regione Piemonte per sollecitare la ripresa delle attività dopo il lockdown, l’assessore regionale Ricca aveva assicurato tutti i rappresentanti sportivi della città di Torino, che giovedì 9 luglio alle ore 17,30 sarebbero stati ricevuti dal Presidente Cirio per chiarimenti circa questo tema che ormai da troppo tempo si è perso nei meandri del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Chi si assume la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">responsabilità?”</b> da parte delle Istituzioni. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Una situazione assurda che lascia trasparire un’indecisione immotivata da parte della Regione Piemonte che si rivela indecisa e immobilista, circa una riapertura che è già stata effettuata da sei Regioni d’Italia (tra cui la Lombardia che riapre il 10 luglio) mentre mercoledì 15 luglio decade il famoso Decreto Ministeriale che prevedeva la chiusura totale degli impianti causa Covid 19. Così, come promesso dall’Assessore Ricca, i vari rappresentanti sportivi piemontesi sono stati ricevuti dal Governatore Cirio il quale, nel corso dell’incontro, ha esibito la lettera che ha inviato al Ministro della Sanità Speranza, in cui si richiedeva esplicitamente l’autorizzazione della riapertura degli impianti sportivi e di trasmettere le linee guida da seguire. Ma fino ad oggi pare che tutto ciò sia stata considerata lettera morta, perché il Ministero della Sanità con questo silenzio manifestato anche in virtù del fatto che il decadere del Decreto Ministeriale dia la possibilità di riaprire, non dà alcuna risposta. Ma il Presidente Cirio vuole tutelarsi, e senza una delibera del Ministero della Salute in cui si certifichino anche le linee guida da seguire, sembrerebbe contrario a firmare qualsiasi documento riguardante questo tema, se non è confermata l’autorizzazione attraverso la firma del Ministro della Salute. Insomma, il solito pasticcio all’italiana che evidenzia una bagarre politica fra diversi colori, i quali, con questo intendere, non tutelano certamente gli interessi del mondo dello sport piemontese che si è coalizzato nel difendere ragazzi e famiglie che attendono con ansia il ricominciare della vita sportiva. Tra i tanti rappresentanti ricevuti in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Regione Piemonte dal Governatore Cirio, (tra cui il presidente dello CSEN, la UISP e i presidenti delle dilettanti società di calcio - Barracuda e Kl di Torino), c’è stato il Presidente del Cit Turin Angelo Frau</b>, che ha così dichiarato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Questo incontro è stato carico di speranza nella volontà di pianificare la ripartenza dei ragazzi della Città di Torino e della Regione Piemonte, i quali hanno tanta voglia di fare sport. Non solo calcio, ma anche tutte le altre attività sportive che hanno bisogno urgentemente della riapertura delle strutture. La situazione, purtroppo, si è protratta fino all’eccesso per un principio politico in cui il Ministro della Salute dà facoltà al Presidente di Regione di decidere, mentre il Governatore del Piemonte non intende assumere responsabilità che (secondo Cirio) devono essere prese dal Ministero con la chiarezza delle linee guida da seguire. Oggi ho telefonato alla segreteria del Ministero della Salute, perché mi è stato suggerito di scrivere una lettera in cui si faccia riferimento al flash mob organizzato per manifestare tutta la frustrazione globale del mondo dello sport piemontese, il quale si vede privato di una libertà che, visto anche l’andamento attuale dell’abbassamento delle insidie di contagio da Covid 19, debba considerarsi urgente e non più rimandabile.”</b> Dunque, se il flash mob è servito a destare le istituzioni per sollecitare la riapertura delle strutture sportive piemontesi, è altresì vero che ha messo in evidenza diatribe politiche che non aiutano certamente a migliorare la situazione. Vedremo comunque come si evolverà la situazione nella prossima settimana di luglio. Adesso la speranza deve essere sostituita dalla certezza! Per i ragazzi e per le loro famiglie. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711il-presidente-angelo-frau.jpgSiN-1013694.htmSi100451001,02,0301032
971013693NewsCampionatiL’analisi del Dr. Andriolo sul momento della sua Juventus20200709152917Un altro parere juventino sulla situazione attuale della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A pochi giorni dalla disfatta della Juventus a San Siro contro il Milan e alla vigilia della partitissima contro l’Atalanta della grande bellezza, prosegue con incredibile entusiasmo l’invio in redazione di tanti pareri dei tifosi bianconeri sull’attuale situazione che sta attraversando la Vecchia Signora d’Italia. Una miscellanea di giudizi che si contrappongono tra detrattori e difensori di Maurizio Sarri, l’allenatore venuto alla Juve per cambiare il volto di un gioco che prima di lui appariva sì cinico, ma noioso e lontano dall’ammodernamento di un calcio che necessariamente si doveva adeguare alle più attuali metodologie di gioco europeo. Ma oggi il mondo bianconero si suddivide in pareri dissimili tra loro. C’è chi dice che Sarri non è adatto ad allenare la Juventus e c’è chi afferma che è l’allenatore giusto per la svolta epocale del gioco dei bianconeri: basta avere pazienza. Di seguito pubblichiamo quanto ci ha scritto il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dr. Attilio Andriolo</b>, un tifoso della Juventus che due anni fa ha svolto la funzione di medico sportivo al seguito degli stage estivi organizzati per conto della Juventus. Dunque, per lui un motivo in più per esplicare la sua professione, respirando quell’aria juventina a lui congeniale fin dalla sua nascita. Ascoltiamo dunque, quello che ha da dirci sulla Juve del momento.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A Milano la Juve è entrata in campo tranquilla di aver spianata la strada dello scudetto, tant’è che forse per la prima volta ha giocato come vuole il suo allenatore, ovvero con una manovra ricca di passaggi di fine tecnica avvolgente, fino a portare un giocatore nelle condizioni migliori per segnare. Probabilmente, l’essersi scrollato di dosso il peso della vittoria finale è stato determinante per permettergli di applicare la lezione di Sarri. Dopo i primi dieci minuti del secondo tempo, infatti, la Juve si apprestava a vincere la partita senza forzare e probabilmente i giocatori pregustavano il nono scudetto consecutivo. Ma cos’è successo? O meglio, com’è potuto succedere che il Milan abbia segnato tre reti in cinque minuti? Io condivido il parere dell’amico Leonetti : “La squadra ha accusato un lockdown mentale” e l’errore di Alex Sandro sembrerebbe darci ragione. Il tutto provocato da una debolezza psicologica non giustificabile a questi livelli, ma umana. Certamente Sarri non è esente da colpe, perché un mister deve saper toccare le corde dei suoi ragazzi, caricandoli di responsabilità e quindi evitando disdicevoli cali di tensione. Del resto, la mia tesi è confortata dalla prestazione dei giocatori entrati in sostituzione dei titolari che si sono dimostrati altrettanto scarichi e demotivati. Perciò non darei molte colpe a Sarri, né rimpiango il non gioco di Allegri, a cui interessava che il “musetto” arrivasse davanti agli altri al traguardo. Ho fiducia che il gioco della Juve assumerà sempre più le caratteristiche del “Sarrismo”, e ci porterà a vincere divertendoci”.</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Attilio Andriolo</span></i></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Avrà visto giusto il Dr. Andriolo? Chissà, solo il tempo potrà dargli ragione!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiN-1013693.htmSi100451001,02,03,0701070
981013692NewsCampionatiDiamo voce al popolo bianconero. Cosa c’è che non va in questa Juve?20200708183644Dopo la cocente sconfitta della Juve ad opera del Milan.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juve sì, Juve no. Dopo la debacle di San Siro contro il diavolo rossonero, abbiamo pensato di dare voce al popolo bianconero formato da giornalisti, addetti ai lavori e tifosi, proprio per capire bene che cos’è la Juventus di Maurizio Sarri. Geniale o evanescente? Qual è davvero l’immagine di una squadra costruita per vincere la Champions, lo Scudetto, la Supercoppa e la Coppa Italia (questi due ultimi Trofei sono stati persi malamente). Per rispondere a questo quesito, abbiamo voluto tastare gli umori del mondo bianconero dando voce a chi spesso non ce l’ha. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cominciamo con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Franco Leonetti</b>. Giornalista, scrittore e opinionista TV sull’emittente privata 7 Gold, Leonetti è un grande esperto di calcio ed in particolare della Juventus, la squadra di cui conosce molto bene l’ambiente come un vero juventinologo. Ascoltiamolo, dunque, in quella che è la sua idea legata al momento della Vecchia Signora.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una Juventus in completa crisi psicologica, quella vista a San Siro contro il Milan. Un blackout mentale giunto come un’eclissi totale al 60’, quando i bianconeri conducevano per 2 a 0 sui rossoneri e avevano il controllo del gioco e la partita in ghiaccio. E forse anche il campionato. Difficile analizzare, difficile capire perché la squadra di Sarri abbia staccato completamente la spina del match, subendo poi, giustamente, una sconfitta tanto bruciante quanto meritata. L’istantanea del match è il gol del pareggio ad opera di Kessie: difesa piatta, passiva, con zero reazioni. Il doppio vantaggio ha avuto effetto bromuro nei bianconeri, che sono scivolati via dal match e non hanno più ritrovato il filo logico del gioco, del saper soffrire e lottare. Subendo 3 reti in cinque minuti, uno scempio, un crollo verticale che non ammette scusanti. Ora la Juventus deve voltare pagina, sin da sabato contro la terribile e brillantissima Atalanta, che non concederà nulla allo Stadium. La Juve ha lo scudetto in mano, ora sta ai bianconeri non sciupare tutto il percorso fatto sino ad ora.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Franco Leonetti</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo è invece il parere di mister <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Niko Caragliano</b>, allenatore della SS. Milazzo e componente del direttivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’Official Fan Club di Milazzo (Me) “Alessandro Del Piero”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Noi tifosi juventini siamo abituati bene, Da otto anni riusciamo ad accumulare titoli su titoli e siamo pronti a festeggiare per i nono anno di fila. Però quest’anno ci siamo rendendo conto che stiamo vincendo per mancanza di una concorrente che possa dare fastidio alla Juve, squadra formata da top player. La sensazione che abbiamo tutti è che quest’anno la Juve non è la solita squadra compatta, cinica, ordinata con mentalità vincente. Chi osserva attentamente la partita e non lo fa solo con l’occhio del tifoso accanito, nota una squadra fragile, mai costante, con la sensazione che si può prendere gol in qualsiasi momento. C’è da dire anche (ma vale per tutte le squadre) che questa è una stagione particolare. Il Covid ha influito e influirà ancora sullo spettacolo che regala il gioco del calcio. Quest’anno, a differenza di altri anni, constatiamo del malcontento generale sulla gestione di Maurizio Sarri, un allenatore che non è riuscito ancora ad oggi a farsi amare da noi tifosi, a differenza di Max Allegri, arrivato tra i cori di contestazione e andato via tra gli applausi di uno Juventus Stadium gremito. Tornando al presente, il campionato sembra ormai vinto (facendo tutti gli scongiuri del caso) con la speranza di vedere una Juve solida e vincente in Champions League, perché ricordiamoci tutti che alla Juve “Vincere è l’unica cosa che conta” e dei 60’ del calcio mondiale, a noi tifosi interessa ben poco”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Mister Niko Caragliano, SS. Milazzo</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso leggiamo cosa ne pensa il tifoso juventino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Salvo</b> da Milazzo (Me)</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“A parte il blackout che succede ogni sette anni, devo dire che senza giocatori chiave come De Ligt e Dybala, prima dei trenta minuti di assoluta follia ho visto una Juventus che ha fatto una partita di controllo con un gran goal di Rabiot. Speriamo che si sia sbloccato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Daniele </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>da Perugia, tifoso juventino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Se dicessi tutto quello che penso, dubito che lo pubblicherebbero”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Spoto Francesco, un altro tifoso juventino.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io dico che quando un allenatore vede che la squadra cala di concentrazione, o meglio non ci mette più impegno, deve intervenire riprendendo i giocatori anche in modo prorompente, deve dare carica e si deve fare sentire. E poi, ci sono giocatori come Alex Sandro che avrebbero bisogno di ripetizione di calcio, perché non è la prima volta che fa questo errore”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Bene, per il momento ci fermiamo qui. Coloro i quali continueranno a esplicare i propri pareri, i commenti e le analisi sulla Juve di quest’anno, saranno pubblicati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013692.htmSi100451001,02,03,0701064
991013691NewsCampionatiDerby senza storia. Adesso la Juve è a +7 dalla Lazio20200705135036Il derby della Mole conferma il pronostico della vigilia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>L’emozione è stata assente, la constatazione sulla superiorità della Juve sul Toro non è stata una sorpresa. Il derby della Mole è stato come previsto un motivo per i bianconeri di aumentare il suo distacco dalla Lazio. E così è stato, tutto come un film già visto. Juve cinica ma non bellissima, Toro con l’idea di mettere in difficoltà gli avversari (riuscendoci dopo il 2 a 1 soprattutto nel primo quarto d’ora della ripresa) e Lazio che perde pesantemente per 3 a 0 il suo match contro il Milan e mette in evidenza la sua coperta troppo corta per competere con la Juve per la conquista dello scudetto. Questa in sintesi è stata l’analisi di due partite fatte a distanza e che, con molta probabilità, hanno sancito anzitempo l’assegnazione dello scudetto, anche se restano ancora otto partite da disputare e la Juve deve andare a Milano a giocare contro il diavolo rossonero e poi ricevere in casa l’Atalanta della grande bellezza e la Lazio. Per il Toro, invece, si sta consumando il dramma che fa pensare alla prossima partita interna contro il Brescia, come una finale da vincere a tutti i costi. In casa granata spira aria di contestazione contro il presidente Cairo, reo di essere partito in campionato con velleità di calcio europeo, e oggi, dopo tante traversie abbastanza prevedibili per avere costruito una rosa dal tasso tecnico assolutamente mediocre nella qualità e insufficiente dal punto di vista numerico, si ritrova sul ciglio del vortice. Insomma, mala tempora currunt in una dirigenza che manifesta chiaramente i suoi limiti nel sapere costruire un progetto che sappia seriamente di investimenti sì oculati, ma raziocinanti di una programmazione tecnica che non può lesinare sempre la logica economica. In Serie A devi spendere con mire di plusvalenze ma, soprattutto, devi avere bene in mente che l’investimento debba essere programmato da personaggi che sappiano di calcio, professionisti pagati il giusto, senza l’assillo mentale di uno sbilanciamento sui libri contabili. Il risparmio esasperato in questo calcio di Serie A è esattamente l’opposto di chi acquista inopinatamente pseudo campioni, senza la lungimiranza di capire lo spreco. E adesso i tifosi granata contestano con il loro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cairo vattene”,</b> senza riflettere che dietro questo signore non c’è nessuno. Nessuno che voglia acquistare un Torino che avrebbe bisogno di essere ammodernato da quell’antico cuore granata che da solo non basta per affrontare e avvicinarsi alla logica dell’Atalanta delle meraviglie. Noi pensiamo che alla fine il Toro si salvi dalla Serie B, anche in virtù del fatto che la distanza dalle ultime tre in classifica lascia sperare anche dal punto di vista dei loro risultati negativi. Tuttavia, ad oggi nulla è ancora deciso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Parlando di Juventus, invece, si deve tenere in evidenza l’evoluzione e lo spirito di squadra che nelle ultime partite ha dimostrato, pur non manifestando alti valori di gioco sarriano così significati a livello teorico, ma che stentano ancora oggi, nonostante tutto, a emergere. Nervoso CR7 per non ricevere palloni giocabili, ma reattivo nel suo essere assoluto campione nel fare un gol da favola su palla inattiva. E poi la crescita d’intesa con Dybala, la capacità tattica di Bentancur, la caparbietà di Cuadrado, la riscontrata qualità di De Ligt che deve ancora imparare a tenere le braccia dietro il corpo, lo scompiglio di Douglas Costa che Sarri sta imparando a inserirlo a un certo punto della partita per portare scompiglio alle difese avversarie, si contrappongono a un Bernardeschi che continua a essere l’oggetto misterioso nello scacchiere di Sarri, mentre Rabiot manifesta chiaro – scuri che sanno di poca convinzione nell’apporto globale della squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Detto questo, parliamo della Lazio. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> ha subito un brusco arresto all’inseguimento della Juve per il titolo finale. Ma se dal punto di vista della qualità del gioco dei biancocelesti non c’è ancora nulla da eccepire, contro il Milan si sono scoperte tutte le fragilità di una squadra che non possiede una rosa tale da potere affrontare serenamente l’arco di una stagione agonistica stressante e piena di impegni, per chi aspira a vincere lo scudetto e andare in Champions. La mancanza di Immobile e Caicedo, assenti per squalifica, hanno messo a nudo quanto la squadra di Inzaghi sia dipendente dai suoi campioni titolari, senza il reale contributo di una panchina insufficiente nella degna sostituzione dei suoi titolari. E questo, alla lunga, non può far altro che essere un limite. Tuttavia, a sentire Inzaghi, la Lazio resta convinta nell’inseguire la Juve per lo scudetto e, soprattutto, consapevole di potere difendere la sua posizione di squadra che lotta per la partecipazione alla Champions del prossimo anno. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa, certe aspirazioni si stanno delineando col passare delle giornate di campionato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711pallone8.jpgSiN-1013691.htmSi100451001,02,03,0701010
1001013690NewsCampionatiJuve Toro e pensieri destinati all’altrui altrove20200703121136Lo strano derby di Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Anche la Mole sembra imbronciata e quasi disinteressata al derby torinese che è privo di folklore e di quel pepe – sale che generalmente si avverte in città nell’attesa della stracittadina. Chi vive a Torino e tasta gli umori della città piemontese del pallone, sicuramente si sarà accorto di un cambiamento umorale che aleggia nell’hinterland e s’infiltra pure tra le pieghe di un mondo pallonaro che sembra sbiadito di entusiasmo. Da una parte la Juve che gioca per vincere il derby e continuare a distanziare la Lazio per conquistare il suo nono scudetto consecutivo. Dall’altra parte un Toro che scende in campo per salvare una stagione da dimenticare, per lo spettro inaspettato della Serie B. Un derby unico nel suo genere, perché si svolgerà alle 17,15 di sabato 4 luglio a porte chiuse e con la totale mancanza dell’anima del football: i tifosi. E anche quel rimbombare dei calci al pallone che si sente in televisione, si interseca all’unico vociare delle rispettive panchine, che non siamo soliti recepire quando il tifo e la vita dello stadio si permea di tanto vestito della festa. Ma a parte il rammarico privante di una cornice storicamente carica di adrenalina, resta comunque il fatto tecnico da analizzare. Gli uomini di Longo, reduci dalla sconfitta contro la Lazio e con una posizione di classifica preoccupante, dovranno necessariamente ottenere un risultato utile per l’orgoglio ma soprattutto per la classifica. Non sarà facile per il Toro contrastare l’attacco prolifero della Juve imbottita di campioni, tuttavia, è essenziale un approccio alla gara che non sia da considerarsi persa in partenza. La Juve, invece, sembra forte della sua ritrovata salute tecnica e mentale messa in atto soprattutto nell’ultima gara contro il Genoa in quel di Marassi. Da sempre si dice che un derby è sempre un derby, ma in questa strana volta in cui Juve e Toro si affrontano per motivi diametralmente opposti, emerge soprattutto per il Toro il peso di una gara che va oltre i semplici ma pur importantissimi punti da conquistare. C’è l’orgoglio granata da ritrovare proprio nella gara che potrebbe far scattare quella molla che per la squadra di Longo sembra essersi inceppata per tanti motivi tecnici moltiplicati da una rosa numericamente insufficiente e sbiadita di quel tremendismo granata che fa parte soltanto del passato ormai troppo lontano. Ma c’è da pensare al presente, all’urgenza di non perdersi in rimpianti della piacevolezza di ciò che è stato scritto nella storia granata. C’è la Juve, c’è la necessità di fare punti, c’è da insistere sull’importanza di non lasciarsi travolgere dall’oblio dei sentimenti, senza razionalizzare il divario esistente tra le due squadre. E’ l’unica arma che ha il Toro a disposizione e deve giocarsela con grinta e determinazione. La Juve da sempre sente forse meno questo spirito d’orgoglio cittadino, in quanto la sua testa è rivolta in quell’altrui altrove che per definizione si delinea attraverso lo spirito cinico del vincere per puntare dritto allo scudetto, con l’ambizione di conquistare poi la Champions. Che ci riesca di fatto, nessuno può saperlo. Tuttavia, il pensiero quasi alienante è quello, è fisso nel cervello della società bianconera che mira a grandi traguardi. Un concetto che c’è ed è insito nella squadra, radicato nei suoi tifosi e in un ambiente mai sazio di vittorie. Insomma due mondi pallonari a confronto, due realtà storicamente diverse che vivono in una sola città divisa da colori e aspirazioni differenti, che il covid ha quasi fatto dimenticare per pensieri molto più importanti che sanno di esistenzialismo, di umanità, di vita che si contrappone alla morte. Ecco, diremmo che la città della Mole sta lentamente riprendendosi da quell’oscurantismo che non aveva tempo di pensare ai vari concetti di un pallone stracittadino fatto di momenti inneggianti alla vita. Certo, le ferite sono ancora latenti, ma questo Juve Toro che arriva in un momento impensabile di stagione che in altri tempi avrebbe avuto il piacevole gusto vacanziero, lo vedremo con altri occhi: quello della speranza per un futuro migliore. L’autunno di Torino e di tutto il Paese Italia sarà caldo e con molti punti interrogativi legati al probabile ritorno del virus e, soprattutto, di una ripresa economica e sociale tutta in salita. Ma al calcio tutto ciò interessa solo di riflesso. Quello è un mondo a parte, una realtà che è in grado di farci allontanare almeno per un attimo da pensieri che vanno anche oltre l’antagonismo cittadino di un pallone così misterioso nel racconto della sua commedia di vita. Juve Toro - Torino città - e pensieri che vanno oltre.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-mole-antonelliana.jpgSiN-1013690.htmSi100451001,02,0301076
1011013689NewsCampionatiToro, che sberla a Cagliari.20200629191116Per il Toro c`è da soffrire<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Dopo la vittoria sull’Udinese, la squadra di Moreno Longo presentatasi a Cagliari con le velleità di uscire almeno indenne dal terreno sardo, ha fatto una partita anonima palesando ingenuità che non si addicono a giocatori come Nkoulou, il quale ha procurato un rigore per gli avversari come se fosse un neofita. Certo, non vogliamo fargliene una colpa come se lui solo fosse stato l’unica causa di una sconfitta che deve essere attribuita a tutta la squadra. L’ambiente non è tranquillo, questo è evidente. Tuttavia, pur rendendoci conto delle difficoltà fisiche e psicologiche di un Toro che avverte il pericolo di essere risucchiato nella zona retrocessione è essenziale imparare a stringere i denti facendo gruppo e badando al sodo, senza razionalizzare troppo le evidenti carenze tecniche già manifestate nel corso del campionato. Non vorremmo riaprire antichi discorsi imputabili alla dirigenza e, soprattutto, al patron Cairo reo di aver buttato al vento i milioni di euro per Verdi (responsabilità da suddividere con Mazzarri, il quale ne aveva caldeggiato l’acquisto) e adesso si trova in zona rimpianti come chi si arrampica sui vetri per rattoppare e salvare il salvabile. La cassa integrazione chiesta per tutti gli impiegati del Torino F.C. (eccetto quelli che operano in prima linea) ci parla di una crisi profonda in cui parlare di assetto di squadra e situazioni tecniche, non può farci pensare a un raffazzonarsi di situazioni che si traducono in un Toro che, per ovvi motivi, avrebbe preferito non ricominciare questo strano campionato colpito e stoppato per lungo tempo a causa del coronavirus. E adesso si spera nel rientro di Ansaldi (uno dai piedi buoni), nel ritorno di Verdi da affiancare a capitan Belotti e poco altro, visto che in mezzo al centrocampo si scoprono le lacune di sempre. Va già bene che in contemporanea alla sconfitta del Toro, anche Fiorentina, Udinese e Sampdoria hanno perso i loro incontri contro Lazio, Atalanta e Bologna. Fatto è che adesso, in pochi giorni di distanza, il Toro si trova a dovere affrontare Lazio, Juve, Brescia, Inter e così via fino al 2 agosto. La situazione è difficile, anche Longo predica giustamente calma nel vedere tra la vittoria con l’Udinese e la sconfitta con il Cagliari, quel bicchiere mezzo pieno che conforta le idee a un ambiente poco tranquillo. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa. Da che mondo e mondo, le nozze con i fichi secchi non si sono mai fatte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiN-1013689.htmSi100451001,02,0301039
1021013688NewsCampionatiCompletate al J Medical le visite mediche di Arthur e Pjanic20200628191349Il mercato della Juve inizia presto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il J Medical</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> come centro dello stato di salute di campioni e di persone comuni. Un luogo di professionisti del settore medico e di attrezzature all’avanguardia nell’indagine di patologie e cure ad esse connesse. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arthur a Pjanic, da Cristiano Ronaldo al signor Rossi</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">qualunque</b>. Qui, nel centro medico J Medical di Torino ormai famoso per le visite a campioni dello sport, c’è posto per tutti coloro i quali vogliono affidarsi a mani competenti. L’ultima visita in ordine di tempo è avvenuta proprio questa mattina dalle 9,30 alle 15,30, ora in cui si sono presentati per le visite mediche il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">neo acquisto della Juventus</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arthur e Pjanic</b> che concluderà il suo rapporto con la Vecchia Signora dopo gli impegni di Campionato e Champions. E, proprio per evitare al campione della Juve l’affaticamento del viaggio a causa di eventuali limitazioni dei voli per la città spagnola, in accordo con il Barcellona si è pensato di farlo visitare da alcuni medici blaugrana al J Medical di Torino. Arthur, invece, è stato seguito da un gruppo di medici della Juventus. Ad attendere Arthur davanti all’entrata del J Medical ci sono stati alcuni tifosi, ma la loro curiosità non è stata soddisfatta in quanto il campione ex Barcellona è entrato da una porta secondaria. Il brasiliano, arrivato a Torino nella serata di ieri, è stato controllato con cura e nei minimi particolari, proprio per evidenziarne l’ottimo stato di salute. Le cifre che riguardano lo scambio tra i due giocatori sono ormai chiare: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Arthur è valutato 70 milioni di euro + bonus, mentre Pjanic 60 milioni di euro + bonus. Stante questi valori di mercato, la Juventus dovrà versare al Barcellona un conguaglio di 10 milioni di euro + bonus e 5 milioni di euro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’anno per cinque anni per Arthur</b>. Chi ha fatto il vero affare? Dal punto di vista dei conti in bilancio entrambe le società hanno acquisito delle plusvalenze, mentre dal punto di vista tecnico, il campo darà la risposta a questa domanda. Tatticamente la Juve di Sarri metterà come play davanti alla difesa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rodrigo Bentancur,</b> con il nuovo arrivato Arthur più avanzato a distribuire palloni per le punte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic</b>, molto probabilmente continuerà nel suo ruolo di mediano metodista davanti alla difesa blaugrana e in appoggio a Messi e compagni. Discorsi, questi, che noi facciamo nell’ottica delle caratteristiche dei due campioni così diversi tra loro. Una cosa è certa, la responsabilità di questa operazione è sicuramente di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved</b> sotto l’occhio vigile di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b>. Il fatto che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>sia stato tenuto all’oscuro di tutto, così come il tecnico della Juve ha affermato in conferenza stampa, ci giunge molto strano. Anzi, quello che pensiamo noi è che proprio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> abbia caldeggiato questa operazione più per una questione tattica, che non per esigenze di plusvalenze economiche che competono alla società. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino J Medicalfl0711fl0711foto-arthur-e-pjanic.jpgSiN-1013688.htmSi100451001,02,0301051
1031013687NewsCampionatiL’ambiente interista deluso, pensa già al prossimo futuro20200627161142In casa nerazzurra,ora si fa affidamento sull`Europa League e sul futuro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Per l’Inter si prospetta l’ennesima rivoluzione tecnica. Fallita probabilmente l’idea di vincere lo scudetto, alla squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> resta l’Europa League come ultimo titolo da vincere in quest’anno funesto da Covid 19, che per tanti versi ha nuociuto le aspettative dei tifosi nerazzurri, i quali avevano assaporato l’aspirazione di considerarsi di fatto l’anti Juventus già da questo Campionato 2019’20. Ma non è stato così per tanti motivi, non ultimo il fatto che nella vera e propria strategia del club nerazzurro ci fosse soltanto l’idea fondata dalla leadership di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte</b> come garanzia di un’Inter da riorganizzare dopo troppi anni di delusioni e di mancate conquiste di trofei. Dopo i fasti del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">triplete di Mourinho</b>, la piazza di tifosi interisti ha fretta di vincere qualcosa d’importante e, soprattutto, di contrastare lo strapotere juventino come unica forza da sradicare nel Campionato Italiano. Ma, evidentemente, qualcosa non ha funzionato nel club di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Steven Zhang</b>, il quale assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta e Ausilio</b> sembra essere molto attivo sul mercato per costruire una squadra più competitiva, andando a coprire quei buchi tecnici inaspettatamente emersi da parte di certi giocatori. E poi c’è da ragionare anche a livello di bilanci, in cui è necessario essere attenti nel ricavare delle plusvalenze in grado di non stravolgere i conti che non vadano a compromettere la suscettibilità di quel fair play economico, cui è necessario attenersi nell’attenta supervisione della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">UEFA</b>. Ma, a parte questo aspetto, quello che interessa maggiormente ai tifosi interisti delusi soprattutto dopo aver visto la partita contro il Sassuolo, è la nuova idea di Inter che deve ripartire da un progetto capace di far proprio il concetto di vittoria, intesa come cattiveria agonistica predicata da sempre dal suo allenatore. In realtà, in base a quanto abbiamo visto sin qui in casa Inter, c’è un problema legato al centrocampo e in attacco, dove <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romelu Lukaku</b> (forte fisicamente ma incostante) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez</b> (ultimamente distratto dalla probabile cessione al Barcellona) sembra non avere più quello smalto tale da mettere in gol palloni importanti ai fini di un risultato capace di mascherare certe falle tecnico tattiche che si stanno manifestando all’interno della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte.</b> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>E intanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marotta</b> sta lavorando per accontentare il suo allenatore e definire una squadra che sia competitiva al massimo nel suo regolare incedere di gioco e risultati. C’è dunque molto da sfoltire in casa Inter, ma c’è anche tanto da acquistare. A oggi sembra fatta per il 21enne esterno destro (adattabile anche a sinistra) del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">marocchino Achraf Hakimi</b>, da due stagioni al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Borussia Dortmund</b> ma di proprietà del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Real Madrid</b>. Il valore di mercato di questo giovane calciatore si aggira sui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">45 milioni + bonus</b>, che l’Inter ha intenzione di pagare garantendogli un lungo contratto sulla base di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">5 milioni di euro</b> a stagione che, se così fosse, sarebbe il terzo contratto importante per l’Inter che sborsa anche per Lukaku ed Eriksen contratti di questo livello e forse più. C’è poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sandro Tonali</b> in pole position con un’offerta da parte dell’Inter che si aggira intorno ai <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">35 milioni di euro + 5 di bonus</b> per rinforzare un centrocampo che ha numeri ridotti in caso di squalifiche e infortuni. Dunque, l’ennesima rivoluzione da parte dell’Inter sta per cominciare con un programma più dettagliato tra sfoltimento della rosa e acquisti di grande valore. Ma se per quest’anno ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> si può perdonare il suo essere neofita in un ambiente che non conosceva, a partire dal prossimo anno si deve fare conto necessariamente con la responsabilità dei risultati, visto che la società lo sta accontentando negli acquisti da lui suggeriti. Tuttavia, il mister leccese ex Juve è uno che non nasconde mai le sue responsabilità, anche se spesso lo vediamo impegnato in analisi discolpanti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non è facile vincere subito in una squadra e una società che da anni non vince più nulla”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte dixit</b>. Vedremo dunque quello che accadrà nel prossimo futuro in casa Inter. E intanto i tifosi attendono pazientemente, mentre vivono i ricordi del triplete di Mourinhiana memoria.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711antonio-conte.jpgSiN-1013687.htmSi100451001,02,0301049
1041013686NewsCampionatiPoker della Juve contro il Lecce, ma c’è ancora tanto da fare nel gioco.20200627122040I bianconeri vincono ma deludono sull`intendere del calcio moderno <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Se vincere è l’unica cosa che conta e se essere andati a +7 in classifica sulla Lazio che è seconda ma con una partita ancora da giocare, dà respiro per aggiudicarsi lo scudetto, allora ogni discorso relativo all’analisi del gioco del calcio inteso come coralità di squadra, viene a decadere. Diciamo questo perché dopo avere visto la partita vinta per 4 a 0 dalla Juventus contro il Lecce in dieci uomini, continuiamo a non vedere il gioco d’insieme di una squadra imbottita di campioni che stentano a sviluppare un insieme di azioni tali da giustificarne l’alto contenuto tecnico. C’è un motivo portante nella squadra di Sarri, ed è l’evidente incepparsi davanti a squadre chiuse che partono in contropiede. E non è un caso che i bianconeri abbiano sofferto contro il Milan, il Napoli e per tutto il primo tempo anche contro il Lecce. In antitesi, invece, riesce a migliorare l’espressione del gioco con squadre come il Bologna, le quali scendono in campo con il desiderio di giocare una partita aperta e magari di batterla questa Juve. E siccome dal punto di vista concettuale sono poche le squadre del campionato italiano ad essere supportate da questa idea tattica di calcio propositivo quando affrontano la Vecchia Signora d’Italia, sarebbe opportuno che Sarri cambiasse magari modulo, adeguandolo alla squadra che si incontra. Infatti, sembra ormai troppo scontato l’atteggiamento in campo della Juve, che si basa soprattutto sulle pregevoli giocate individuali che, tuttavia, sono quasi sempre imbrigliate dai coriacei difensori avversari, più propensi a distruggere piuttosto che a costruire il gioco. Così si determina una situazione in cui la verticalizzazione del gioco viene a mancare, le imbucate sono inesistenti, con l’inevitabile conseguenza che giocatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ronaldo e Dybala</b> diventino giocatori “normali”. Poi, per fortuna della Juve c’è il guizzo di una giocata individuale che fa la differenza, ma resta sempre la difficoltà di trovare un gioco che non c’è anche alla luce della prossima Champions. Insomma, Juve nuova problemi vecchi. Da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri a Sarri</b> la Signora è rimasta con il suo vecchio stile e modo di pensare: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere è l’unica cosa che conta”</b> anche se poi patisce le partite secche e le finali. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>avrebbe dovuto rappresentare la novità, l’innovazione, la teorizzazione di una filosofia calcistica basata sull’armonia del gioco di squadra, adatta soprattutto ad essere competitiva in campo internazionale. Fino ad oggi non abbiamo visto nulla di tutto questo in una squadra che si affanna, spinge in avanti, trova muri invalicabili e non trova il modo per aggirare difese chiuse e protette da un centrocampo attento a chiudere ogni varco. E’ troppo poco sperare nell’entrata di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> che dribbla anche se stesso e scombina i programmi tattici degli avversari. Troppo poco sperare nei pregevoli gol di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> che inventa la giocata da maestro campione. La Juventus è squadra di grandi talenti che sta anche rivedendo attraverso il mercato, di migliorare un centrocampo apparso vulnerabile e poco propenso a sposare in toto l’idea di Sarri. Una Juve che appare ancora troppo lontana dalla verve agonistica e dalla freschezza atletica dimostrata dall’Atalanta di Gasperini. Pensiamo anche che la Juve di Sarri debba ritrovarsi in fretta sotto l’aspetto mentale della cattiveria, perché non è ammissibile che dia sempre questa impressione di squadra che parta con sufficienza, pensando che prima o poi il gol arrivi. Rivedersi in un gioco di calcio moderno, corale, empirico, che riassuma il concetto di squadra capace di collegare all’unisono l’aspetto di possesso e non possesso palla, urge a una Juve che vuole vincere Scudetto e Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013686.htmSi100451001,02,03,0701046
1051013685NewsCampionatiIl ruolo del portiere nel calcio moderno20200622173448La passione per il calcio e un ruolo delicato ma bello da morire.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Si sa da sempre che il ruolo di portiere in una squadra di calcio, non solo riveste una figura determinante ai fini del completamento di un gruppo valido nella competizione agonistica, ma è anche il fulcro dell’iniziazione del gioco nel football moderno. Un profilo di atleta che nel corso degli anni è cambiato concettualmente in maniera positiva anche a livello mentale, poiché il ruolo di portiere che anni addietro era visto come ultimo baluardo di difesa che doveva essere bravo a trattare il pallone con le mani, oggi gli si richiedono anche sviluppate capacità tecniche nell’impostare bene con i piedi l’azione in ripartenza. Uno sviluppo tecnico che ha richiesto negli anni anche un progressivo miglioramento nell’aggiornamento mentale di un ruolo diventato principe nell’ambito di una squadra di calcio. Quello che anni fa le scuole calcio registravano come ruolo come poco interessante nei bambini che volevano fare gli attaccanti per fare gol, oggi non è più così. Infatti, alla luce di quanto detto e nella consapevolezza dell’interesse di questo ruolo che suscita nei ragazzi una sempre maggiore voglia di approcciarsi con entusiasmo, nelle varie società di calcio dilettantistiche si sono incrementate le lezioni riservate al ruolo di portiere di calcio. Tra le tante iniziative di questo genere c’è anche la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Scuola Portieri di Candiolo in provincia di Torino</b>. A sostenerla è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Borgognoni</b> ex portiere del settore giovanile del Toro e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Zambelli. </b>Due personaggi che amano il calcio e hanno deciso di mettersi a disposizione dei ragazzi, con lezioni individuali per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il miglioramento della coordinazione, della tecnica di base, della tecnica difensiva, della tecnica offensiva, della fase di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">preparazione, della trasmissione mani – piedi e delle corrette posture</b>. Un’equipe di allenatori portieri dilettanti e del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Settore Giovanile abilitati F.I.G.C.</b> che aiuteranno i ragazzi che desiderano praticare questo particolare ruolo del gioco del calcio ad esprimere tutta l’esplosione, la concentrazione e la scelta di tempo nelle uscite fuori dai pali, che il ruolo richiede. Per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Walter Borgognoni</b> che ha accostato nell’anima il ruolo di portiere praticato per lungo tempo nei ragazzi del Toro, è sicuramente un momento importante in cui desidera tramandare nei giovani quello che per tanti anni è stato il suo sogno chiuso nel cassetto: diventare portiere professionista, magari del Torino F.C. - la squadra del suo cuore che ha inculcato come passione anche ai suoi figli, uno dei quali è già portiere dilettante. Una storia che si tramanda nel tempo e che si connatura alla passione per il calcio, ma che poi si tramuta in dream per un qualcosa che potrebbe diventare realtà. Così ieri, come oggi, così da sempre per un’attività agonistica nel ruolo di portiere che inizia in punta di piedi e poi si trasforma in voglia di crederci, di arrivare, di appassionarsi. Così fai amicizia con i pali della tua porta e con i difensori della tua squadra, complici nella voglia di vincere non solo attraverso i gol fatti, ma anche grazie alle parate che non permettono al pallone di entrare nella porta da te difesa. E’ la bellezza di un ruolo che bisogna provare per credere e sentire proprio attraverso quel volo, quella scelta nelle uscite e quel colpo di reni, che hanno l’unico obiettivo di abbrancare la palla e non permettere all’avversario di fare gol. Tra passione e voglia di arrivare lassù. Là dove verso il cielo, devii il pallone con il tocco delle mani, un paio di guanti e la bellissima sensazione di volare. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Candiolo (To)fl0711fl0711img-20200620-wa0002.jpgSiN-1013685.htmSi100451001,02,03010134
1061013684NewsEditorialeGiada e Piero, serietà sul lavoro e passione per la Juventus20200620164116Quando il lavoro e la simpatia per la Juve e Alessandro Del Piero, si intersecano tra amicizia e spiccato senso del dovere. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita comune che in questo nostro Paese sempre afflitto da eterni problemi sociali ed economici, fanno riflettere per entusiasmo e intraprendenza sul lavoro portato avanti attraverso piccoli investimenti privati, che danno la possibilità di lavorare e portare avanti con dignità il proprio quotidiano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giada è la sorella di Piero</b>, due personaggi che da tanti anni lavorano in proprio come specialisti di carni e profondi conoscitori di un settore che richiede massima serietà e oculatezza nell’individuare l’ottima qualità di pollame, piuttosto che conigli, agnelli, carni di vitello e tanto altro. Il loro posto di lavoro è un ricco doppio banco che condividono con papà e una serie di operosi aiutanti, per vendere carni al mercato di Corso Racconigi a Torino. La loro giornata comincia al mattino presto, incuranti se piove, fa freddo o si prospetta una giornata calda e ricca di raggi di sole. Giada e Piero sono là alle cinque del mattino per preparare il banco, lavorare le carni fresche arrivate dalla zona della vicina Cuneo e poi attendere i clienti che arriveranno di buon mattino. All’interno del luminoso banco nella cui vetrinetta spicca la merce preparata con cura, si scorge l’icona di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b>. Un simbolo inequivocabile di tifo juventino che si tramanda negli anni e che, presumiamo, abbia una sua spiegazione data da una fede che si trasmette da antica generazione famigliare. Ma avere messo orgogliosamente la fotografia di Del Piero, visibile all’interno del banco di lavoro, costituisce per Giada, Piero e il loro papà, un motivo di orgoglio, empatia e simpatia, verso un campione della Juventus che ha fatto un pezzo di gloriosa storia della Juventus. Un campione che nonostante abbia appeso da qualche anno le scarpe al chiodo, attraverso la sua immagine riesce ancora a far rivivere ai suoi tifosi i fasti luminosi della sua carriera. Ma Giada e Piero sanno che quell’immagine così volutamente messa in risalto sul loro banco, crea anche degli affettuosi sfottò da parte di clienti che essendo di fede calcistica opposta alla Juve, si divertono a scherzare, parlare di calcio e fare i propri commenti di parte. Ci sta, qui al mercato di Corso Racconigi a Torino in cui spesso attraverso il rapporto di lavoro si creano amicizie, ci sta pure che tra un petto di pollo e l’altro si affrontino temi pallonari che sfociano in risate, ironie e sfottò. Tu perché sei dell’Inter, l’altro perché fa il tifo per il Toro, il Milan, o il Napoli, qui, nell’attesa di essere serviti, è un vero e proprio intrattenimento discorsivo. Intanto la giornata di lavoro prosegue e presto volgerà al termine. Finirà intorno alle ore 14,00 e forse anche più, visto il tempo necessario per sgomberare le carni e deporle in un apposito luogo di trasporto refrigerato, ripulire e igienizzare la vetrinetta frigo e poi ritornare a casa. Bisogna fare in fretta, poiché in un battito di ciglia si faranno di nuovo le cinque del mattino e bisogna ricominciare un’altra giornata di lavoro. Anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> lo sa, visto che è sempre là, immortalato da molti anni con il suo sguardo che sembra dare il buongiorno a tutti. E non importa se non sono juventini, perché qui, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giada e Piero</b> si fa sul serio. Il calcio e la Juve sono la loro passione, ma il lavoro e la cura del cliente rappresentano il guadagno per poter vivere di un mestiere duro, faticoso, con molte incertezze, ma sicuramente gratificante sotto l’aspetto umano e professionale. Sì, perché per Giada e suo fratello Piero è sempre importante cominciare la giornata alimentando le corde della positività. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Del Piero</b> è lì con loro a esortarli con quel sorriso sornione di chi sembra dirti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dai, cominciamo insieme un’altra giornata di lavoro”.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711immagine-di-del-piero.jpgSiN-1013684.htmSi100451001,02,030101
1071013683NewsCampionatiLa Juve e l’errore di non avere insistito su Simone Inzaghi20200619174143Dopo avere fallito la conquista della Super Coppa e della Coppa Italia, Sarri è in discussione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Chi mi segue su queste pagine di giornale web, ricorderà che fin da questa estate ho caldeggiato la candidatura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> come ideale nuovo allenatore della Juventus 2019/20. Non sono stato ascoltato perché si disse che è troppo giovane, che non ha esperienza internazionale e tanti altri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“che”</b> i quali hanno affievolito e poi annullato l’interesse verso l’attuale allenatore della Lazio. Oggi, col senno di poi e alla luce di quanto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> sta facendo in casa Juventus, magari qualche ripensamento qualcuno comincia ad averlo. E non parlo dei tifosi né di noi media, ma faccio riferimento proprio a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Paratici</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pavel Nedved</b> che sono stati i veri sostenitori della soluzione B che si era presentata dopo il lungo e interminabile “NO” di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pep Guardiola</b> che a chiari lettere ha affermato più d’una volta di non volersi spostare dal Manchester City. Così, tutti ricorderanno che certe titubanze dei vertici bianconeri per quanto riguardava il profilo giusto di allenatore del post <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri</b> (dopo aver perso pure la possibilità per tardivo convincimento, di fare ritornare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zinedine Zidane</b> che già conosce <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">CR7</b>) sarebbe stato quello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b>. A dire il vero, ci risulterebbe che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli</b> non fosse completamente d’accordo di affidare la panchina della Juve a questo allenatore che pur avendo dato un gioco nuovo e armonioso al Napoli e vissuto un anno senza brillare sulla panchina del Chelsea, non avesse spiccate caratteristiche caratteriali e di immagine adatte alla Juventus. Ma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paratici</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nedved</b>, convinti che l’avvento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> avrebbe apportato un nuovo corso storico a quella Signora d’Italia che aveva bisogno di scrollarsi di dosso una vecchia immagine di società vincente ma con un calcio di antico stampo e poco incline alle idee innovative proposte dal calcio europeo, si decise di tentare la carta dell’ex coach di Napoli e Chelsea. Oggi, pur in un’annata strana dovuta alla pandemia da covid 19, la Juve di Sarri, pur essendo prima in Campionato a un punto dalla Lazio ed in corsa per la Champions League, ha perso due appuntamenti importanti come la conquista della Super Coppa e la Coppa Italia. Ciascuno legga questa situazione come meglio crede, tuttavia, se facciamo attenzione a quanto questo allenatore sta facendo in casa Juve, ci si accorge che con il suo fare da integralista convinto delle sue idee di gioco da inculcare a giocatori che non hanno le caratteristiche per poterlo attuare: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se qualcuno pensa che la Juve possa giocare come giocava il Napoli, si sbaglia di grosso” – Sarri dixit -.</b> Infatti, più volte l’allenatore napoletano ha spiegato di avere a sua disposizione giocatori con caratteristiche diverse da quelli che aveva a Napoli, in una Juventus abituata a sviluppare un calcio basato sulle individualità dei suoi numerosi campioni, ma che difettava della logica del gioco di squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ed è questo il punto sul quale <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> si sta intestardendo senza trovare la via d’uscita. D’altra parte, pur riconoscendogli il fatto che al suo arrivo (tardivo per molte vicissitudini) la rosa della Juventus era già stata costruita dalla triade ANP, ci domandiamo ancora oggi perché ha accettato di venire alla Juve se già allora pensava che quei giocatori (Campioni assoluti che numericamente avrebbero potuto allestire due squadre titolari di grande qualità) non sarebbero mai stati in grado di sposare il suo credo calcistico. Così, ancora oggi, dopo avere fatto fuori <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Mandzukic</b>, contato su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pjanic</b> che lo ha deluso, creduto su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Khedira</b> che è sempre infortunato, su <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b> ormai in fase calante, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bernardeschi</b> evanescente calciatore messo in alternativa a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Douglas Costa</b> (anch’egli fragile di muscolatura) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado </b>sfruttato nel ruolo di difensore, centrocampista, attaccante, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiellini</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demiral </b>infortunati, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rabiot</b> da dimenticare, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ramsey</b> utile ma anch’egli incapace di capire cosa voglia l’allenatore da lui (se trequartista o mezz’ala) <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> a fase alterne e ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ronaldo</b> che Sarri considera dei titolari tatticamente anarchici. Campioni assoluti di calcio cui non gli si dà la possibilità di esprimersi come vogliono per caratteristiche tecniche, ma devono necessariamente ubbidire a un allenatore che cambia continuamente formazione nella speranza di trovare quel bandolo di una matassa che pare ingarbugliarsi sempre più. E a questo punto di una stagione anomala, in cui si deve fare in fretta per ultimare il Campionato e la Champions, Sarri e la Juve si trovano davanti a una situazione in cui non hanno ancora espresso il gioco che tutti avevano sperato, con l’aggravante che tutte le squadre che affrontano la Vecchia Signora hanno trovato il metodo per imbrigliarla. Si tratti di una grande squadra o di una più modesta, tutte hanno capito che basta disporsi in campo in maniera ordinata, chiudendo gli spazi sugli esterni e infoltendo il centrocampo, che si preclude così la possibilità ai campioni della Juve di arrivare a tirare in porta. Tutto questo costringe i giocatori di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> a non trovare spazi utili per esprimere il proprio gioco che, per forza di cose, si inibisce nella verticalizzazione e nei passaggi filtranti per mandare in gol Ronaldo, piuttosto che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b>, o qualche centrocampista o difensore che a turno vengono avanti per incrementare la fase di possesso palla. E così Sarri s’incaponisce, prova, riprova Ronaldo centravanti, poi capisce che il pallone d’oro ha bisogno di partire da sinistra, saltare l’uomo e possibilmente tirare in porta, ma continua a farlo giocare in mezzo all’area di rigore perché non ha un centravanti di ruolo, visto che Higuain è infortunato. Insomma, tutto questo porta a una gran confusione nella mancanza della morbidezza mentale di Sarri, il quale continua a insistere come se i suoi giocatori fossero manovrati da fili. E adesso, dopo la cocente delusione della sconfitta contro il Napoli e la perdita della Coppa Italia, la Juventus deve unirsi in toto per centrare l’obiettivo Champions e Scudetto. In fondo, era proprio questo che all’inizio di stagione chiedeva la Società, i tifosi, e tutto l’entourage bianconero. Riuscirà Sarri nell’impresa? Chissà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711simone-inzaghi.jpgSiN-1013683.htmSi100451001,02,0301075
1081013682NewsCoppeLa scurrilità di Sarri, che dimentica lo stile Juventus.20200617163730Aspettando il risultato della finale di Coppa Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Non è falso puritanesimo il nostro. E non è neppure voglia di fare polemica spicciola contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri,</b> il quale è un esteta del bel calcio ma pecca in maniera macroscopica sotto il profilo dello stile, della classe e del bon ton. Eppure, sembrerà strano, ma è l’allenatore della Juventus, la società che negli anni è stata rappresentativa di originalità, eleganza e stile. Già, quello storico stile Juventus che non mancava mai occasione per sbandierarne i principi e rimarcarne i contenuti. Il fatto che siano cambiati i tempi sotto l’aspetto del rapporto della società e dei suoi collaboratori con i media, non giustifica la ripetizione di vocaboli coloriti e poco adatti alle varie conferenze stampa che l’attuale allenatore della Juve fa, nel significare talora la sua disapprovazione su certi punti messi in atto dai colleghi giornalisti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Mi girano i</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">coglioni quando dicono che non ho vinto niente. Ho fatto otto promozioni e tutte sul campo, non ho saltato una categoria tranne il passaggio da C1 alla B, dove ho comunque raggiunto i play – off. E sul campo ho conquistato l’accesso alla Champions…..”.</b> Ecco, queste sono alcune frasi uscite dalla bocca di Sarri rispondendo a chi sostiene che lui non ha ancora vinto nulla. Possiamo capire il suo essere indispettito e adirato contro quella parte di colleghi che affermano tale pensiero come dato di fatto, tuttavia, riscontriamo la ripetitività dell’allenatore bianconero a dare risposte pepate e cariche di linguaggio da bar dello sport. Peccato, diciamo noi, perché se il suo dire avesse connaturato in sé la convinzione dell’importanza di essere l’allenatore della Juventus, di una società e di un calcio che in Italia e in Europa ha una sua collocazione storica di conquiste e di stile, probabilmente non scivolerebbe, come spesso fa, su una buccia di banana. Ma il personaggio è questo, prendere o lasciare. In fondo la società bianconera con a capo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andrea Agnelli,</b> prima di assumere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>avrà ben valutato i pro e i contro di questo matrimonio che si prefigge di armonizzare il calcio giocato di una Juve che per tanti anni ha vinto attraverso lo sviluppo di un calcio non proprio divertente sotto l’aspetto estetico del gioco. A dire il vero, a oggi, tutto questo miglioramento tattico non l’abbiamo ancora visto, poiché a noi pare che la Juventus di Sarri sia in un continuo cantiere. Una sorta di lungo periodo in cui il prova e riprova di determinate situazioni tattiche, sono eloquenti di una situazione non ancora chiara e ben definita. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho fatto una cazzata” </b>ha detto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri </b>davanti alle telecamere della Rai, quando gli è stato chiesto perché nel corso della partita contro il Milan, nella semifinale di Coppa Italia, ha sostituito tre uomini del centrocampo in una sola volta. Evidente il fatto che ancora sta provando situazioni che per caratteristiche di giocatori in rosa non sono confacenti al suo schema tattico di gioco, fa pensare in un tardivo (lasciando a parte i tre mesi di stop) arrivo di un assetto tattico che dovrebbe essere già stato rodato e consolidato. Intanto, questa sera ci sarà la finale di Coppa Italia contro il Napoli di Gattuso. E’ la seconda occasione per mister Sarri di conquistare un trofeo da quando è alla Juve (la prima occasione è stata fallita contro la Lazio in Supercoppa), vedremo come andrà a finire. Forse tutto questo suo nervosismo nasce proprio dal fatto che poco per volta sta prendendo coscienza che alla Juve non basta l’etichetta di coach dalle mille idee moderne da calcio spettacolo, perché in questa società l’essenziale è vincere. Lo dicono i milioni di euro spesi per tentare il triplete e avere a disposizione due squadre titolari carichi di campioni e una mentalità che basta sfogliare gli annali bianconeri per capirne il senso, anche di uno stile Juventus e di un’eleganza verbale che Sarri non ha ancora compreso. E chissà cosa direbbero oggi, in tale situazione, lo zio e il padre di Andrea! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiN-1013682.htmSi100451001,02,0301066
1091013681NewsEditorialeMihajlovic sostiene la ricerca contro le leucemie.20200616191047L`allenatore del Bologna continua il suo percorso verso la guarigione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono passati quasi sette mesi dal trapianto. Il peggio dovrebbe essere passato, ma ci vuole un anno prima che si torni alla normalità, ma dipende da persona a persona”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, l’ex calciatore e attuale allenatore del Bologna che scende in campo per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">sostenere la ricerca sulle leucemie, sui linfomi, sul mieloma e finanziare il lavoro di 30 giovani ricercatori dell’Istituto Seràgnoli del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.</b> Oggi più che mai, l’esperienza che sta vivendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic</b> mi ha fatto riflettere molto sul significato del dolore e dell’improvviso destino che in un attimo ti cambia la vita, quasi fosse l’appuntamento con il conto salato da pagare. Sono pensieri che sorgono spontanei soprattutto in questo periodo di post lockdown legato al covid 19 che ci ha forse cambiato, reso più vulnerabili e in qualche modo anche ferito nell’anima. Stesse le paure, uguali le ansie, medesimo il senso del dolore legato alle morti di una pandemia che ha distrutto tutto in maniera disumana. E allora penso quanto sia importante fare qualcosa per gli altri, per chi soffre, per chi si sente solo e si domanda quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Perché proprio a me”</b> che non ha nessuna risposta. Penso che questa domanda se la sia fatta chissà quante volte anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mihajlovic </b>fin dal primo momento in cui gli è stata diagnosticata la sua grave malattia. Lui come tanti altri al mondo che lottano per la vita e per riassaporare il gusto inconfondibile di quelle cose semplici che non hai saputo apprezzare durante il vorticoso incedere verso non si sa bene cosa, che non ti ha fatto ragionare a fermarti un attimo per riflettere cos’è la vita. E allora ti rammarichi di avere sprecato il tempo nel non sapere viverla la vita, così com’è giusto che sia nella sua unicità e non ripetitivo dono che la natura ci ha regalato fin da quando siamo venuti al mondo. Ma c’è qualcosa di strano nell’essere umano che sembra mettere al centro la ragione soltanto quando si è in difficoltà, soltanto quando la sofferenza prende il sopravvento. Quasi fosse l’unico motivo per maturare sentimenti che hanno bisogno di essere stimolati dal dolore per risvegliare tutto ciò che è sopito in quell’angolo nascosto di noi<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">. “C’è una grande soddisfazione nel sapere che puoi salvare una vita” - dice Mihajlovic – “se avessi saputo, avrei donato il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">midollo.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Un piccolo sacrificio per chi lo fa, ma un grande dono per chi lo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">riceve.”</b> Ecco, credo proprio che in questa frase ci sia racchiuso il rimpianto di ciò che avremmo dovuto essere quando non siamo stati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bolognafl0711fl0711foto-sinisa-mihajlovic.jpgSiN-1013681.htmSi100451001,02,0301039
1101013680NewsCampionatiIl calcio senza la gente20200614185622Il calcio che non è calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ho provato a emozionarmi, ma non ci sono riuscito. Non so se si tratta di un fatto di sensibilità personale o più semplicemente è il sentimento oggettivo che hanno avvertito in molti. Dopo avere visto in televisione le due semifinali di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppa Italia Juventus – Milan e Napoli – Inter</b> ho avuto subito la sensazione che quello cui stavo assistendo non poteva essere considerato calcio vero, ma soltanto un traino forzato per portare avanti una stagione calcistica interrotta bruscamente da quel covid che ci ha cambiato interiormente, aggredendoci con maligna forza capace di mettere a nudo tutte le nostre fragilità. Ma il calcio come la vita doveva pur ricominciare, almeno con un tentativo di farlo con lo sprone di guardare avanti, senza più voltarsi indietro. Tuttavia, questo lento ricominciare a modi step by step in uno stadio vuoto in cui il silenzio assordante è stato rotto soltanto dalle urla degli allenatori, dei compagni di squadra seduti a distanza in panchina, si è sommato allo scambio di opinioni talora anche accese dell’arbitro con i giocatori. E mentre le partite hanno avuto il loro regolare svolgimento, mi sono accorto che anche i campioni in campo hanno manifestato quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“manca</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">qualcosa”</b> capace di smorzare la voglia di abbellirsi in gesti tecnici che da sempre hanno fatto innamorare i buongustai del pallone. Quasi che tutto andasse di fretta per chiudere un appuntamento agonistico forzato, per definire la questione e arrivare presto alla finale di Coppa Italia che si disputerà allo Stadio Olimpico di Roma il prossimo mercoledì 17 giugno. Alla fine si sono qualificate <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus e Napoli</b>, senza tuttavia entusiasmare gli animi dei telespettatori che, comunque, sono stati numerosi. Secondo quanto verificato dalla Rai, sembra che solo la finale del Festival di Sanremo abbia superato un così alto share come queste due semifinali. Segno che la sete di calcio era tanta, rafforzata ancor di più dalla bramosia di essere stati costretti per tre mesi a un lockdown che ha sfiancato e reso preoccupati su quanto in Italia stava succedendo. Ma il calcio, in questo caso, ha certamente un valore terapeutico più che tecnicamente apprezzabile nei suoi eterni punti di gioco corale di squadra, enfatizzato dalla differenza apportata dai campioni che in fondo sono fornitori di delizie balistiche e spunti di alta classe. Ma in questo calcio del dopo covid (che calcio vero non è) manca la cornice di pubblico, manca l’essenziale, manca quella cultura che è il centro del patos, dell’emozione, di quella adrenalina empaticamente capace di essere viva e di manifestarsi direttamente su ogni calciatore in campo, il quale ne fa tesoro come apporto positivo di incoraggiamento. Così all’Allianz Stadium di Torino, così al San Paolo di Napoli, quello che ho visto non mi ha entusiasmato per niente e, pur sforzandomi, non ho trovato grandi spunti di cronaca da riferire, se non l’evidente mancanza di forma di giocatori che sono stati fermi tre mesi e costretti a riprendere l’attività agonistica senza neppure fare un’amichevole di preparazione. Normale la carenza fisica, muscolare e anche psicologica, dettata ancor di più dalla mancanza di calore della gente. Tutto piatto, tutto asettico, tutto proiettato nell’intento di una rinascita forzata ma giusta nel tentativo di ricominciare. E’ il calcio che ha onorato i medici, ricordato i morti, pensato le persone che soffrono. E’ il calcio che ha alzato gli occhi al cielo e fatto scendere sul viso qualche furtiva lacrima. Ma il calcio vero è un’altra cosa. Il calcio vero ha bisogno della sua gente che tifa, che è presente, pregnante, che urla, che soffre e gioisce. Questo è il calcio che conosciamo da sempre e ci coinvolge in opinioni magari esagerate e di parte, ma pur sempre dettate da forti sentimenti di passione. Ritornerà? Sì, vedrete che prima o poi ritornerà.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711allianz-stadium-vuoto.jpgSiN-1013680.htmSi100451001,02,0301084
1111013679NewsCoppeLe probabili formazioni delle semifinali di Coppa Italia.20200611170110Juventus - Milan e Napoli - Inter, per accedere alla Finale di Coppa Italia <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il calcio ricomincia dalla Coppa Italia. All’Allianz Stadium venerdì 12 giugno alle ore 21,00, l’arbitro Orsato darà inizio alla gara Juventus – Milan. La partita di semifinale disputata allo stadio Meazza prima dello stop per covid 19, era finita con un gol per parte. Un 1 a 1 che stante l’attuale situazione delle due squadre sulla carta favorirebbe la Juventus, che superando i rossoneri andrebbero direttamente a disputare la finale di Coppa Italia il 17 giugno allo stadio Olimpico di Roma. In caso di parità al termine dei tempi regolamentari, si andrà direttamente ai rigori senza disputare i tempi supplementari. Una decisione presa dalla Lega per non affaticare ulteriormente i calciatori. Detto questo, diamo uno sguardo a quelle che potranno essere le indicazioni di Sarri e Pioli, rispettivamente coach di Juve e Milan.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Juventus:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Sarri sembra intenzionato a schierare il tridente con Dybala, Cristiano Ronaldo e Douglas Costa. Bentancur in cabina di regia al posto di Pjanic, la possibile chance di Khedira a centrocampo, mentre in porta giocherebbe il portiere juventino della Coppa Italia, cioè Buffon. A questo punto, per i bianconeri si delineerebbe chiaramente un 4-3-3 di evidente ispirazione offensiva. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Probabile formazione Juventus: Buffon, Cuadrado, De Ligt, Bonucci, Alex Sandro, Khedira, Bentancur, Matuidi, Douglas Costa, Dybala, Cristiano Ronaldo.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Milan:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> La squadra di Pioli, invece, deve sostenere una situazione tattica di difficile soluzione, in quanto deve fare a meno di tre titolari come Hernandez, Castillejo e Ibrahimovic. Così l’allenatore del Milan opterà probabilmente per un 4-2-3-1 che dà la sensazione di volere contenere le sfuriate offensive degli avversari con la speranza di ripartire in contropiede. Una tattica forse un po’ rinunciataria, ma possibilista in un contenimento che possa sfociare in qualcosa di positivo, ai fini di un risultato sulla carta insperato. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Probabile formazione Milan: Donnarumma, Conti, Kjaer, Romagnoli, Calabria, Kessiè, Bennacer, Paquetà, Calhanoglu, Rebic.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Napoli -</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> L’altra semifinale di Coppa Italia che sarà diretta dall’arbitro Rocchi, vedrà il confronto tra Napoli e Inter. Dopo la vittoria dei partenopei per 1 a 0 nella gara d’andata con un gol di Fabian Ruiz, la squadra di Gattuso è chiamata a difendere il vantaggio nella sfida che si disputerà sabato sera a Napoli contro i nerazzurri di Conte. Gattuso deve fare a meno dell’infortunato Manolas con Maksimovic, mentre Demme sarà confermato davanti alla difesa al posto di Allan. Ma all’allenatore del Napoli restano ancora due dubbi tattici che riguardano Callejon e Mertens. I due calciatori, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, sembrerebbero in vantaggio su Politano e Milik. Comunque, l’orientamento tattico del tecnico del Napoli farebbe pensare a un 4-3-3 che, sulla carta,farebbe pensare a una gara d’attacco nonostante il vantaggio da difendere. Vedremo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Napoli – Questa è la probabile formazione: Meret, Di Lorenzo, Maksimovic, Koulibaly, Mario Rui, Zielinski, Demme, Fabian Ruiz, Callejon, Mertens, Insigne.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Inter </span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>– La squadra di Conte è chiamata a sostenere uno sforzo notevole, non solo nel tentativo di superare il Napoli per accedere alla finale di Coppa Italia, ma anche nel prosieguo di una serie di partite di campionato e di recuperi senza respiro. Tuttavia, i nerazzurri arriveranno a Napoli animati di spirito e volenterosi di accedere alla finale, nel tentativo di centrare il primo obiettivo della stagione. Per far questo, Conte si affiderà a Christian Eriksen, il trequartista tanto voluto ma che ancora non sembra essere entrato negli schemi tattici voluti dall’allenatore dell’Inter. A Napoli, il giocatore dovrebbe giocare alle spalle delle due punte Lukaku e Lautaro Martinez. In difesa confermato Bastoni al posto di Godin.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Inter – Questa è la probabile formazione: Handanovic, Skriniar, De Vrij, Bastoni, Candreva, Barella, Brozovic, Young, Eriksen, Lautaro Martinez, Lukaku. </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711coppa-italia-2019.jpgSiN-1013679.htmSi100451001,02,03,06,07,08,1001067
1121013678NewsCampionatiTra titubanze e tante incertezze, ricomincia il grande calcio.20200610173931Quando il calcio distrae dopo tanto stress.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Pensiamo che il ricominciare del calcio in Italia, sia addirittura terapeutico per la stragrande cerchia di appassionati che ricominceranno a tifare per la propria squadra del cuore, sgombrando la mente dalle paure e dallo stress provocato dalla pandemia da covid – 19. Ricominciare è sempre un rialzarsi magari a fatica, scrollandosi di dosso fobie accumulate e prodotte da immagini televisive di morti che non dimenticheremo più per il resto della nostra vita. Ma ricominciare in tutti i settori sociali, non solo nel calcio, ha il senso della speranza proiettata verso l’opportunità di sentirsi cambiati dentro, nel razionalizzare ciò che prima del virus infettivo ci faceva sentire forti di superare ogni cosa, quando invece ci siamo scoperti nudi e fragili davanti a ciò che ci ha assalito con infinita crudeltà. Il distanziamento sembra quasi una punizione verso noi stessi che fino a pochi mesi fa non avevamo tempo di riflettere quanto le relazioni fossero importanti. Sì, forse eravamo consci dell’importanza dei sentimenti e dell’umano sentire, ma solo in maniera del tutto teorica e mai convinti veramente. E così allo stadio o davanti alla TV, assembrati com’eravamo a vivere le forti emozioni di un gol, di un gesto tecnico di prelibata fattura, perdevamo il senso del tifare per la propria squadra, perdendoci nel denigrare gli avversari e i loro colori. Per troppi anni il calcio si è perso tra un tifo smanioso di primeggiare attraverso i colori della squadra del cuore, abbandonandosi più volte ad atti di inciviltà e razzismo, di odi tra le diverse fazioni, dimenticando il significato di vivere emozioni che solo il pallone conteso da 22 calciatori in campo, può dare a chi si nutre da sempre di questo mondo. Ma oggi, dopo tanto attendere, dopo tanto patire ansie da voglia di ricominciare, il calcio ci ritrova diversi almeno sotto il profilo del gusto principe legato a uno sport che ci priva di andare allo stadio, relegandoci ognuno distanziato da un metro dall’altro. Niente strette di mano, niente baci e abbracci. Un atteggiamento indispensabile per non incorrere in pericolosi ritorni di contagio, ma che umilia il senso di un abbraccio mancato che era considerato atteggiamento formale, ma che di formale non aveva proprio nulla. Oggi, invece, che non abbiamo più questa possibilità del contatto umano, capiamo l’importanza della condivisione e di un calore capace di unirci nella gioia ma anche nelle delusioni. E nel calcio tutte queste cose ci stanno, sono emblematici di mondo che enfatizza le emozioni ma stenta a farci capire l’importanza di tifare con passione per la nostra squadra, prima ancora di offendere gli avversari e i suoi tifosi. Una cultura sbagliata che nel tempo ci ha accecato e fatto perdere il gusto del gioco e della sua evoluzione tecnica e agonistica. Certo, il calcio è scontro fisico in campo, è atteggiamenti forti di contrasto per carpire il possesso palla all’avversario, tuttavia, questo non giustifica l’atteggiamento scorretto da parte dei tifosi di diversa fazione. Chissà, forse dopo tanto attendere e sperare nella ripresa del calcio come tentativo di migliorarci, sia arrivato davvero il momento di tagliare il traguardo in un mondo che prima della pandemia di covid 19 era sopraggiunto a limite dell’insostenibile.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 18pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711ricomincia-il-grande-calcio.jpgSiN-1013678.htmSi100451001,02,0301057
1131013677NewsCampionatiIl sogno diventa realtà: Monza, Vicenza e Reggina promosse in Serie B20200609170552Dopo lo stop del campionato di Serie D, il Consiglio Federale decide ufficialmente le società promosse in Serie B nel Campionato 2020/`21<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il Consiglio Federale riunitosi per votare la promozione in Serie B delle tre squadre che guidavano i rispettivi gironi, hanno tratto le seguenti conclusioni:</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Vanno in Serie B - Monza, Vicenza e Reggina-</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Con la chiusura del Campionato di Serie D, invece, fanno il salto di categoria nove squadre tra cui il Palermo che torna tra i professionisti a un anno di distanza. Analizziamo dunque le società di calcio promosse, che hanno mandato letteralmente in visibilio i propri tifosi con eccessi di euforia, non proprio consoni al buon comportamento legato al rispetto delle regole anti covid 19. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Monza</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>: Primo nel Girone A con 61 punti, la squadra allenata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Christian Brocchi</b> ha reso felice i tifosi brianzoli e, soprattutto il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Berlusconi </b>e l’amministratore delegato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Galliani,</b> i quali dopo questa splendida promozione, si prefiggono di costruire una squadra in grado di salire in Serie A già dal campionato successivo. I brianzoli sono tornati in Serie B dopo 19 lunghi anni di attesa. L’euforia è alle stelle e la consapevolezza di avere costruito delle fondamenta molto resistenti nel tempo, si sta facendo largo in un ambiente che avverte l’autostima innescata dalla leadership del presidente Berlusconi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Vicenza:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Primo nel Girone B con 61 punti, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mimmo Di Carlo</b> è stata capolista del girone fino allo stop, con 6 punti di vantaggio sulla Reggio Audace. Questa promozione ha il gusto dolce di una missione compiuta, prova ne è che i veneti biancorossi possono brindare a un ritrovato entusiasmo, che era stato perso dopo il fallimento societario avvenuto nel 2018. Grandi sono le ambizioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Rosso</b>, imprenditore e fondatore di Diesel che ha rilevato il Vicenza e dato forte entusiasmo a tutto l’ambiente biancorosso. Importante è la storia di questa antica società veneta che vanta nei suoi storici annali calcistici, un’epopea di imprese che ancora trasudano tra le gradinate dello storico stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romeo Menti</b>, sul cui tappeto erboso hanno calcato campioni come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romeo Menti, Luis Vinicio, Giulio Savoini e Paolo Rossi</b> il quale, nella seconda metà degli anni settanta, assieme all’allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giovan Battista Fabbri</b>, si rese promotore nel raggiungere il secondo posto in Serie A nel Campionato 1977/’78. E poi, come dimenticare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b>, giovane biancorosso nel Campionato 1984/’85, che fece di quel L.R. Vicenza la palestra iniziale per una luminosa carriera. Dunque, tutto ritorna, e adesso per il Vicenza si prospetta un futuro degno del suo storico passato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Reggina:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Primo nel girone C con 69 punti, gli amaranto calabresi tornano in Serie B come prima forza del girone con ben 9 punti di vantaggio sul Bari prima dello stop. La società del presidente Luca Gallo e dell’allenatore calabrese Domenico Toscano, mancavano dalla Serie B dal 2014, mentre agli inizi del 2000 avevano gustato l’esperienza vissuta nella massima serie. E’ inutile dire il grande entusiasmo che si respira a Reggio Calabria da parte di tutto l’ambiente, per una promozione a lungo sognata e adesso vissuta nella speranza di restare in questa categoria senza nascondere la voglia di ritornare presto in quella massima serie, che è appartenuta ai colori amaranto ai tempi del presidente Foti. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711serie-b.jpgSiN-1013677.htmSi100451001,02,0301053
1141013676NewsCampionatiA Milazzo c’è “Juventus sotto le stelle”20200606162541Lo Juventus Club di Milazzo(Me)«Alessandro Del Piero«, tra la passione e l`equilibrio di seguire le regole anti covid.<br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt;">Il calcio riaccende gli animi e, come tale, i tifosi organizzano nei vari club di appartenenza la possibilità di vivere attraverso Sky o i vari collegamenti in streaming, le partite di Coppa Italia, Campionato e Champions League. Tutto questo, naturalmente, nel rispetto delle distanze di sicurezza, uso delle mascherine e di quanto i vari protocolli emanati dai DDL impongano alla luce di un corretto comportamento, per non ricadere in un pericoloso rischio di contagio covid 19. E’ una questione seria di organizzazione in cui deve emergere spontanea l’idea dello spirito di un tifo, che pur non perdendo il suo naturale patos e l’emozione di sentirsi uniti nell’esaltare il proprio sentimento di fede calcistica, è necessario agire in maniera civile e consapevole nel godere il momento sportivo senza creare assembramenti, abbracci o pericolosi atteggiamenti di eccessiva enfasi. Dunque, nell’ottica di queste importanti regole da seguire, lo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club di Milazzo (Me) - “Alessandro Del Piero”</b> – consapevole degli spazi ristretti della propria sede e incapace di contenere tutti i propri iscritti rispettando le regole di distanza, ha pensato e ottenuto di organizzare in una zona all’aperto della città di Milazzo, la reunion di tifosi juventini che saranno invitati ad assistere alle partite in numero ristretto e, soprattutto, nel rispetto delle regole imposte. Così si legge in una nota emanata dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">direttivo dello</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus Club di Milazzo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presieduto da Peppe Gitto</b>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Con la ripresa di Campionato, Coppa Italia e Champions League, anche il nostro club riparte con l’attività principale, ovvero la trasmissione in diretta di tutte le partite della Juventus che mancano per la conclusione della stagione 2019/’20. Tuttavia, il rispetto delle distanze di sicurezza, che avrebbe determinato dei limiti di affluenza nella nostra attuale sede, ci ha indotto a trovare una soluzione alternativa tale da garantire l’accesso al numero dei soci proporzionato alle presenze abituali. In attesa di fare ritorno nella sede ufficiale, abbiamo individuato un’area all’aperto che si presta benissimo allo scopo, visto lo svolgersi delle partite nel periodo estivo. Nei mesi di giugno, luglio e agosto, i nostri soci avranno la possibilità di seguire tutte le gare della nostra Juventus in 2 ampie sale esterne al bar del Terminal Aliscafi, sito in Via Luigi Rizzo 10. Vivremo un calcio d’estate differente da quello al quale siamo abituati. Non amichevoli ma partite decisive per lottare sui tre fronti e chiudere una stagione anomala e tormentata, ma che può ancora regalarci tante belle emozioni. Vi aspettiamo per tifare</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">insieme la nostra</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juve sotto le stelle.”</b> Da questa nota, dunque, si evidenzia un apprezzabile sforzo organizzativo del Club di Milazzo, il quale è riuscito ad amalgamare passione, cuore, ma anche cervello, nel sensibilizzare i propri soci a un comportamento consono al rispetto delle regole anti coronavirus. Ciascuno con la propria fede sportiva, ciascuno all’interno del proprio club di appartenenza, ciascuno con il desiderio appassionato di rivivere il calcio come tifo intelligente e consapevole del pericolo di non ricadere negli errori comportamentali che sono stati causa di pandemia. Il calcio è vita, il tifo è l’intelligenza di appassionarsi a un gioco che crea emozioni e rispetto verso se stessi e gli altri.</span><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Cambria&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 16pt;">Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br>Milazzo (Me)FL0711FL0711img-20200606-wa0003.jpgSiNjuventus-clib-milazzo-1013676.htmSi100451001,02,0301032
1151013675NewsCampionatiGonzalo Higuain al JMedical, per un controllo clinico.20200604165662Paura rientrata per il campione argentino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Rientrato il timore di uno stiramento per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gonzalo Higuain</b>, il quale dopo avere avvertito un dolore acuto alla coscia destra durante l’allenamento di questa mattina alla Continassa, è stato portato al JMedical, la struttura sanitaria vicina ai campi di allenamento della Juventus, per gli esami clinici del caso. Questo è il comunicato ufficiale della Juventus: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nel corso della seduta di allenamento odierna, Gonzalo Higuain ha accusato un risentimento muscolare alla regione posteriore della coscia destra. Gli esami eseguiti al JMedical hanno escluso lesioni. Le sue condizioni saranno monitorate nei prossimi giorni”. </b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiNhiguain-paura-rientrata-1013675.htmSi100451001,02,0301035
1161013674NewsCampionatiL’algoritmo dell’anti calcio20200603162328Il Presidente della FIGC Gravina propone un`idea per ultimare il campionato in caso di positività da covid 19<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Tra le tante diavolerie pensate dal presidente della FIGC Gravina per portare a termine il campionato 2019/20 interrotto per la nota pandemia da covid 19, ci sono i playoff, i playout e l’algoritmo. Tutto ciò, naturalmente, qualora la partenza che avverrà il 20 giugno prossimo, dovesse incepparsi malauguratamente a causa di un solo positivo da virus che costringerebbe ad attuare la quarantena delle squadre. Siamo all’assurdo di un pallone di Serie A che per il suo alto volume di interessi economici deve iniziare con la paura di non finire. Tenuto conto che playoff e playout sarebbero già mal digeriti dalle società di calcio e pensiamo pure della stessa UEFA, l’algoritmo diventerebbe l’assurda forzatura in un’ultima analisi studiata per definire in fretta e furia chi vincerà lo scudetto, chi parteciperà alla Champions, alla Europa League del prossimo anno e chi sarà retrocesso in Serie B. Siamo all’assurdo di un calcolo matematico che prevede la Media Punti/Partita, la differenza punti casa/trasferta, Calendario mancante, Differenza reti e Gol fatti. Un difficilissimo computo di laurea ingegneristica che disconoscerebbe il senso di un calcio fatto per essere definito sul campo. Certo, capiamo le difficoltà dovute ad un momento epocale di pandemia in cui tutto è insicuro, instabile e di difficile programmazione, tuttavia, forzare un campionato che comunque non potrà definirsi regolare per la mancata prosecuzione naturale delle partite previste nel calendario del campionato di serie A 2019/20, non è certamente il massimo della scelta. Ma questo gioco del calcio, purtroppo, risente troppo degli alti interessi economici che gli gravitano attorno e, come tale, neanche una situazione estrema come quella che stiamo vivendo, può permettere di interrompere un meccanismo oleato da tanti milioni di euro entrati ormai nella logica ordinaria che mette in gioco gli interessi della Lega Calcio e delle Società di Serie A che attendono i lauti proventi derivanti da Sky, dagli sponsor e da altri diritti di immagine, conclusi nei contratti con i calciatori. Adottare l’algoritmo significherebbe finire in fretta e furia qualcosa che ha assoluto bisogno di definirsi senza sé e senza ma. Ma il mondo del calcio, giustamente, è contrario a questo eventuale sistema di applicazione dell’algoritmo in quanto, se è vero che per la sua oggettività eviterebbe un contenzioso in tribunale da parte delle società scontente, è altresì vero che non terrebbe conto della differenza di un incontro con la capolista che non è uguale al confronto con una squadra che è fanalino di coda in campionato. Perplessità che coinvolgono unanimemente i presidenti delle società di calcio di serie A, ma anche tutto ciò che c’è intorno a un sistema calcio che non può accettare una soluzione di questo tipo. Meglio sarebbe non assegnare alcun titolo, fermandosi su quelle che erano state le indicazioni prima del blocco, facendo solamente recuperare le partite non disputate e stilare la partecipazione alle Coppe Europee. Sì, così la situazione si aggroviglia ancor di più, in quanto il pericolo in corso d’opera di un eventuale ma possibile caso positivo al covid 19, farebbe crollare ogni possibilità di continuità. Comunque vedremo cosa accadrà, anche se la ripresa del calcio, pur con tutte le sue attenuanti, resta un motivo di piacevolezza per la gente, per il suo desiderio di riprendere a vivere, per la legittima voglia di perdersi in discorsi opinabili che enfatizzano il tifo di parte. Ma l’algoritmo no. E’ l’anti calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Romafl0711fl0711presidente-gravina.jpgSiNpresidente-figc-proposta-1013674.htmSi100451001,02,0301082
1171013673NewsEditorialeErmanno Eandi, la passione granata espressa attraverso l’anima.20200521172918La passione per il Toro e il concetto filosofico di sentirsi granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fa male raccontare la morte. Duole maledettamente parlare di ferite dell’anima, di dolore verso amici che hai conosciuto, frequentato e poi improvvisamente scompaiono senza neanche darti modo di un ultimo saluto. E allora ti chiedi come sia possibile riflettere sempre sul senso della vita, scavando l’intrinseco sentimento nascosto in ognuno di noi, senza mai rilassarsi per condividerne la spensieratezza, le gioie, che sono tante e altrettanto importanti. Non abbiamo fatto in tempo a ricordare la figura del maestro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bruno Bernardi</b>, deceduto in questi giorni, che già ci arriva la tremenda notizia di un altro lutto: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la morte dell’amico</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ermanno Eandi, il poeta granata. </b>Aveva 56 anni, era colto e raffinato, etereo nel suo manifestare versi e sentimenti legati alla sua fede calcistica per il Toro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ermanno Eandi</b> era un personaggio particolare, difficile da accostare a qualsiasi altro tifoso o persona che in qualche modo possa avere la sua stessa connotazione nei tratti filosofici di vita, siano essi riflessi sul calcio in genere, o più propriamente verso quel suo Toro per il quale si definiva “malato”. Un amore grande per i colori granata, che egli tramutava sempre in versi, poesie dal respiro letterario che lasciavano dentro qualcosa di indefinibile, di magicamente impalpabile, ma così fortemente penetrante che non potevi non ascoltare in religioso silenzio. Poesie di un calcio visto in maniera delicata, culturalmente forbita, che non ha nulla di simile alle ripicche, ai toni accesi, agli odi tra fedi calcistiche di opposte fazioni, cui ci hanno abituato a vedere i tanti anni in cui seguiamo un pallone che è l’emblema materialistico dell’opinabilità. Per questo colpiva sempre il messaggio del poeta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Eandi</b>, proprio per il suo modo di entrare elegantemente nell’anima attraverso quella sua fede granata espressa in letteratura. Nei suoi articoli non c’era nulla di opinione tecnica su quanto succedeva in campo, c’era invece marcato il sentimento profondo e mai sopito, verso quella maglia granata che è storia, che è passione, che è sapere accettare e addentrarsi senza mai rimpianti a ciò che significa essere del Toro.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò granata</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lascio la vittoria facile a coloro che hanno vinto tutto.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lascio a chi non sa soffrire il semplice gioco di chi si accontenta.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò Granata!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Respirerò aria irraggiungibile,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>non mi nasconderò nella muffa,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>libero di perdere</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>orgoglioso delle vittorie.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò Granata!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il rimbombo delle porte sbattute</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>risuona nella vita di chi non si abbassa</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>l’unica sconfitta è il non vivere.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarò Granata!</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Anche quando il sole del tempo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>offuscherà il mio volto</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>e il grande vuoto aspetterà,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>io, solo in naufragio di ricordi</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>mi aggrapperò alla fierezza</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>di un’esistenza sbagliata ma</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>lontana dall’incubo apatico e inutile</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>di chi vince sempre.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>(Ermanno Eandi)</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’era cuore in questo personaggio, c’era passione, c’era la visione di un mondo sognante e volutamente proiettato verso tutto ciò che non è realtà. Come fosse qualcosa da sfuggire per vivere meglio in una dimensione aulica. Era ed è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ermanno Eandi</b>, un amico che ci ha lasciato in eredità tanti motivi per vivere la sconfitta come qualcosa dalla quale farne tesoro per crescere. Così nella vita, così nella passione per il Toro.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ho solo le ali,</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>per portarti con me</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>nel limpido cielo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>dove la luce splende</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>e il brutto non esiste</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>(Ermanno Eandi)</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 18pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711eandi.jpgSiNpassione-torino-calcio-1013673.htmSi100451001,02,0301036
1181013672NewsEditorialeCalcio, il mondo dilettantistico chiede aiuti economici.20200514190736Il calcio dilettantistico è allo sfinimento economico.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ un grido di dolore, quello urlato dalle società di calcio dilettantistiche italiane. Una situazione drammatica, che dal punto di vista economico e sociale investe le tante aree e impianti sportivi i cui sostegni sono venuti a mancare in maniera esponenziale. Se pensiamo che in tempi normali le società di calcio dilettantistiche si arrabattano per far quadrare bilanci fatti di piccoli introiti dovuti alle iscrizioni dei tesserati, al consumo di caffè, panini e quant’altro nei vari bar interni, alle molteplici iniziative sportive e sociali per raggranellare qualche euro in più e dare continuità alle strutture, non possiamo fare altro che constatare il danno provocato dalla lunga chiusura imposta dai vari decreti ministeriali imposti a causa del contagio del covid 19. Ma c’è ancora il vuoto economico creato dalla mancanza dell’affitto dei vari campi di calcio che rappresentano forse il maggior introito, nonostante le spese dovute alla luce, all’acqua, alla pulizia e l’igienizzazione delle docce, dei bagni e la cura del manto in erba o sintetico dei vari campi. E c’è poi il lato ludico e sociale che tutte le società di calcio dilettantistiche del Piemonte e di tutta Italia garantiscono ai bambini e alle loro famiglie, che in questa situazione viene ovviamente a mancare. A Torino il presidente del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cit Turin Angelo</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Frau,</b> lamenta come tanti altri responsabili del settore, le difficoltà economiche ingenti e chiede aiuti allo Stato, alla Regione e alla Federazione Gioco Calcio, per una ripresa che non può più attendere, pena la chiusura degli impianti. Una situazione gravissima, sintetizzata chiaramente dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Frau</b> che si fa da tramite al grido comune di aiuto immediato, invocato anche da parte di tanti altri presidenti di società di calcio dilettantistiche. Così dice il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Frau</b>: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“<span style="color: black;">Questo stop ci è costato circa 150 mila euro: sono mancate le entrate degli affitti dei campi, quelle delle partite e di tutti i tornei, che a loro volta creavano introiti connessi, quali ad esempio quelli del bar. Difficoltà delle famiglie? Dico che a livello nazionale deve essere previsto un aiuto diretto che copra almeno in parte la quota d’iscrizione individuale. Nel calcio, come in qualsiasi sport. Sono certo che la nostra Federazione manterrà gli impegni e adatterà i costi di iscrizione per la nuova stagione”.</span></b><span style="color: black;"> La società di Angelo Frau consta di 700 tesserati, ed è tra le società dilettantistiche più importanti del tessuto pallonaro piemontese. Una realtà che per volere del suo presidente ha molteplici altre iniziative oltre il calcio, che arricchiscono l’interesse sociale e promuovono quell’aggregazione da sempre importante nella formazione dei ragazzi, e che oggi, in un momento in cui si raccomanda il distanziamento da tutto e da tutti, si predilige la chiusura ermetica piuttosto che il sopraggiungere del pericolo di contagio virus. Ma se vuole Dio questo momento passerà, e quando si ritornerà a vivere la vita vera, in che stato saranno le società che si sono accollate spese di acqua, luce e tanto altro, pur restando chiuse? Dunque, si dia una mano di aiuto a chi sta soffrendo una situazione di incredibile difficoltà economica, che a cascata va anche a colpire le famiglie, i ragazzi e tutto ciò che si chiama <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">VITA DELLO SPORT!</b></span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711il-presidente-angelo-frau.jpgSiNcalcio-dilettantistico-sfinimento-economico-1013672.htmSi100451001,02,0301050
1191013671NewsCampionatiCoronavirus e Campionato di calcio: la strada è in salita.20200513114935Il parere del medico sportivo Dr. Attilio Andriolo, sui vari problemi emersi sull`eventuale riapertura del Campionato di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Le linee guida emanate dal CTS (Comitato Tecnico Scientifico) cui dovranno adeguarsi le società di calcio di Serie A per riprendere il campionato e così assegnare sul campo lo scudetto 2019/20, oltre che i posti in Champions League ed Europa League, fanno molto discutere in queste ore soprattutto i medici sportivi del calcio. Le notizie trapelate sui protocolli da adottare, a mio parere in qualità di medico di calcio, rendono la ripartenza del campionato alquanto difficile, se non impossibile. Ci vorranno, pare, almeno undicimila tamponi per sottoporre a screening tutti i giocatori almeno 2-3 volte prima dell’inizio del campionato; il che è un’impresa, non tanto per il mondo del calcio ma per il nostro paese, che ha assoluta penuria di questi test diagnostici, di cui invece può vantarsi di possedere la Germania, che si è approvvigionata in tempi non sospetti di tamponi e test sierologici. E non per niente la Bundesliga è iniziata regolarmente già da qualche settimana, mentre l’Italia fra le disfunzioni del suo sistema sanitario, deve accusare le difficoltà a reperire i tamponi necessari per testare la popolazione, non essendosi preoccupata di acquistarne un numero sufficiente<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>all’inizio della pandemia. Pur tuttavia, immaginiamo che tutte le società di calcio si riforniscano dei tamponi necessari per eseguire le indicazioni del CTS, seguirà un ritiro severo per tutta la durata del campionato dei giocatori e degli addetti alla squadra per evitare contagi dall’esterno. I medici delle società saranno i<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>responsabili del mantenimento del ritiro e quindi dovranno vigilare sui giocatori e lo staff, perché nessuno si allontani dalla sede scelta per il ritiro e perché nessuno entri in contatto dall’esterno. Se dovesse accadere che un atleta si mostri positivo al tampone che dovrebbe essere eseguito ogni tre-quattro giorni, dovrà fermarsi tutta la squadra che uscirà fuori dal campionato per almeno 14 giorni. In pratica, il campionato si fermerà e molto probabilmente non ricomincerà. Chi pensa che queste linee guida del CTS siano funzionali alla ripresa del calcio, alzi la mano! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In serie B quante società potranno adattarsi alle linee guida emanate dagli scienziati del Ministero? Credo poche, molto poche. C’è da aggiungere che il Comitato Tecnico Scientifico non ha avvertito l’esigenza di ascoltare il parere di quella rappresentanza dei medici delle società calcistiche, che hanno il polso della condizione logistica dei club e che perciò hanno minacciato di dimettersi se non cambieranno le norme, in quanto non si sentono abbastanza tutelati per le responsabilità penali della sorveglianza sull’isolamento dei giocatori e dell’intero staff tecnico-dirigenziale. Inoltre i rischi aumenteranno inevitabilmente giocando fuori casa, allorché i controlli sulla squadra non potranno essere rispettati ed eseguiti alla perfezione, mentre i giocatori potrebbero approfittarne per sfuggire alla vigilanza e prendersi una “botta” di libertà. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Eh no! Così non va, cari politici. Se da un lato si enuncia con enfasi l’inizio degli allenamenti a Giugno, dall’altro senza clamori e facendo prendere la patata bollente al CTS, si varano delle linee guida impossibili da attuare, finendo con annunciare in realtà il “de profundis” del calcio italiano. Stiamo pensando ai ragazzi dei vivai, delle scuole calcio, dei campionati minori, a tutto il movimento del calcio dilettantistico che non ha alcuna possibilità di ritornare a praticare questo sport. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Credo che la politica debba svolgere un ruolo decisivo per trovare la soluzione, la quadratura del cerchio, che<a name="_GoBack"></a> pur nel rispetto delle condizioni di sicurezza, consenta di rivedere i protocolli asettici del CTS.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>La popolarità di questo sport, la sua importanza trainante per l’economia del nostro paese, l’orgoglio della tradizione calcistica italiana rapportata a quella di altri paesi come la Germania, sono motivi sufficienti per rimodulare regole che non appaiono in grado di restituire agli italiani<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>la gioia di tifare di nuovo per i colori della loro squadra.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Attilio Andriolo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiNparere-medico-sportivo-attilio-andriolo-1013671.htmSi100451001,02,03010231
1201013670NewsEditoriale17,03 – Dai propri balconi, la gente del Toro onora gli Invincibili.2020050415234371 anni dopo la tragedia del Grande Torino <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt 18pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non può esistere rivalità in momenti come questo, ma solo un unico grande abbraccio da chi ha sofferto tanto e parla con il cuore. Troppi morti e troppo dolore…..”</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt 18pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ho voluto aprire questo mio articolo dedicato al ricordo del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grande Torino</b>, citando una frase emblematica che in questi giorni mi è stata inviata sul mio telefonino. E’ stata scritta da un tifoso del Toro, rispondendo al mio invito di dare il risultato di un ipotetico derby della Mole da disputare in questi terribili giorni di dolore da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Covid -19.</b> La frase è molto eloquente e dà il senso dello sfinimento di chi proprio il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">4 maggio 2020 - 71 anni dopo la</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">morte del Grande Torino</b> – commemorando una giornata di storia che va oltre il tempo, dà il significato di una tragedia che accomuna tutti indistintamente e che sa andare oltre quello che in tempi “normali” significava sfottò e odio sportivo tra le diverse fazioni della città Sabauda. Già, TRAGEDIA! Una parola che dal suo significato etimologico imprime tutto il senso di un avvenimento doloroso e luttuoso. Tragedia fu quella del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">4 maggio 1949</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">a Superga e tragedia è quella che sta vivendo l’umanità in quest’anno 2020</b>. E anche se tutti noi siamo confinati in casa per contenere al massimo l’aumentare di un’epidemia che ha già falcidiato la vita di tantissime persone, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">il 4 maggio</b> non può non essere ricordato come il giorno della sofferenza e del dolore. Una giornata che in questo momento assume ancor di più i connotati di una partecipazione intensa, dettata dall’onda fragile che confluisce direttamente al sentire emotivo che accomuna tutti. E il popolo granata, la cui storia fatta di lutti e tragedie incominciata proprio alle <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">17,03 di quel 4</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">maggio 1949,</b> si unisce oggi sui balconi delle proprie case a sventolare attraverso le bandiere granata tutto il proprio affettuoso ricordo che orgogliosamente tiene vivo e vuole tramandarlo nel tempo attraverso il cambiamento generazionale. Tutto ciò non ha nulla da spartire con le sorti di un Torino che da quel funesto giorno luttuoso ha vinto soltanto uno scudetto, perché il Toro è sentimento, poesia, storia, passione, cuore. Sbaglia chi confonde la retorica spicciola con una storia di calcio che si ispira alla vita, alla sua ineluttabilità, al suo lottare contro l’imprevedibilità. Il Toro è il Toro, la sua gente lo sa e se lo tiene stretto. Che vincano altri poco importa. Il cuore granata si ispira ai valori intramontabili di quella straordinaria squadra di Invincibili, i cui nomi ancora oggi fanno vivere l’emozione di stringersi in un unico abbraccio distanziato, nel rispetto di quell’altra umana ed epocale tragedia epidemiologica che si identifica nel dolore di tante vite svanite nel nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt 18pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-tragedia-del-grande-torino.jpgSiNtragedia-grande-torino-71-anni-dopo-1013670.htmSi100451001,02,03010118
1211013669NewsCampionatiRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426142340Le gesta e la vita di uno dei più rappresentativi campioni del nostro calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013669.htmSi100451001,02,0301063
1221013668NewsEditorialeRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426141135Il calcio e la vita di uno dei più importanti interpreti del calcio italiano di tutti i tempi. <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013668.htmSi100451001,02,0301028
1231013667NewsEditorialeIl presidente Frau e le sue iniziative nel periodo del Covid 1920200425191548Quando il calcio, pur fermato dal virus, dà segni di risveglio sociale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono persone al mondo che riescono a distinguersi dagli altri per iniziative, idee e voglia di fare, in cui si evince l’obiettivo di interessare e coinvolgere tutti alla partecipazione di tanti interessanti progetti. Il presidente del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Cit Turin Angelo Frau</i></b> è tra le persone più attente al sociale che io abbia mai conosciuto. Sono tanti gli anni che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Frau </i></b>presiede quest’Associazione Dilettantistica di Torino nata per il calcio giovanile, ma che poi ha allargato il proprio sguardo verso il sociale nel chiaro intento di stare al passo coi tempi e le esigenze apportate dalle nuove generazioni. Sì, perché è vero che in questa società si pratica essenzialmente il calcio dilettantistico con la sua funzione educativa e sociale, ma chi conosce i vari mutamenti positivi che sono avvenuti all’interno di questo sodalizio, non può fare altro che ammirarne le iniziative atte a sensibilizzare i ragazzi, le loro famiglie, i nonni, i dirigenti, gli allenatori, gli istruttori, il consiglio direttivo e tutto ciò che gravita intorno al quadrilatero di questa efficiente struttura sportiva posta nel cuore di Torino. E allora ogni circostanza è buona per creare un rinnovato entusiasmo e coinvolgimento di tutti. Natale, Carnevale, Pasqua, il 25 aprile, il Primo Maggio, la festa della donna, della mamma, del papà e mille altre cose atte a non tenere mai fermo nessuno, ma cercando di centrare lo scopo socializzante in cui emergono sempre i valori umani. Ecco, proprio in quel momento il presidente Frau e i suoi collaboratori si mettono in moto per organizzare non solo tornei di pallone, ma anche iniziative socio culturali molto interessanti. Così, in questo lungo periodo di inattività agonistica in cui il covid 19 ha sconvolto la vita di tutti attraverso un lockdown restrittivo di clausura domestica, il presidente Frau soffriva nel vedere vuota la sua casa. Non accettava di sporgersi dalle gradinate e vedere malinconicamente il manto d’erba sintetica appena rimesso a nuovo, le porte e il campo nella sua interezza, avvolto da un silenzio assordante che nulla ha a che fare con la vita. Ecco, crediamo che tutto ciò abbia suggerito questo presidente dalle mille idee e dotato di una sensibilità particolare, a reagire in modo concreto con iniziative che spezzassero in qualche modo le negatività e i pensieri di non vita che si susseguono in questi terribili giorni. Come fare? Semplice! Intanto si è già organizzata una videoconferenza da parte dei ragazzi e dei loro genitori con la Sindaca di Torino Chiara Appendino, la quale ha risposto a tante legittime domande nate da una situazione davvero preoccupante e che richiede fiducia di proseguire con la vita vera nel medio termine. E’ inutile dire che è stato un successo così come lo sarà anche il prossimo, in cui si prevede un’altra videoconferenza con un virologo per dare informazioni scientifiche sul coronavirus. Sappiamo che ci sono in programma anche altre idee coinvolgenti per tenere vivo l’interesse dei ragazzi e dei loro genitori, pur nel disagio di stare chiusi in casa e di rispettare le regole. Ed è lì l’abilità del presidente Frau e dei suoi collaboratori, i quali hanno pensato di utilizzare il mezzo informatico tanto di moda in questi giorni per vedersi e parlarsi, esprimendo le proprie ansie, gli umori, i pensieri legati alla scuola, agli esami che saranno sostenuti da casa, al nuovo anno scolastico che forse ricomincerà a settembre e, non ultimo, il desiderio di ritornare a rincorrere il pallone e socializzare di nuovo con i propri compagni. Tutto verrà a suo tempo. Ma intanto c’è il buon presidente Frau e il Cit Turin che pensano a loro e fanno coraggio a tutti!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711il-presidente-angelo-frau.jpgSiNangelo-frau-1013667.htmSi100451001,02,03010200
1241013666NewsEditorialeLa sindaca Appendino, in videoconferenza con i ragazzi del Cit Turin.20200423181911Il Presidente del Cit Turin Angelo Frau, promotore di una iniziativa ammirevole <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In questo lungo periodo di lockdown imposto dall’emergenza virus, i bambini e i ragazzi abituati ad andare a scuola e poi fare le attività sportive, sono tra coloro i quali stanno soffrendo maggiormente. Così, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Angelo Frau</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente del Cit Turin</b> (società di calcio dilettantistica di Torino) ha pensato bene di proporre alla sindaca <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Chiara Appendino</b>, di incontrarsi in videoconferenza con i ragazzi “orfani” del pallone per rispondere ad alcune domande. Tra le domande più ovvie c’è stata quella di sapere quando si potrà tornare a stare tutti insieme e giocare anche nei parchi. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Nella seconda fase, proveremo a fare piccoli passi avanti ma ci vorrà del tempo” dice la sindaca “la regola delle distanze ce la porteremo dietro per diversi mesi e la scuola non inizierà prima di settembre. Si arriverà gradualmente alla normalità, ma dovremo rispettare le regole. Penso che gli spazi verdi della nostra città potranno tornare a essere frequentati e vissuti. Stiamo già lavorando con l’idea di aprire gli spazi per giocare”.</b> Poi la sindaca Appendino afferma il suo pensiero in tema di ripresa delle attività sportive che saranno legate all’andamento della situazione del contagio virus, con il quale dovremo convivere almeno fino al momento in cui ci sarà il vaccino. Sulla situazione mascherine, invece, la sindaca dice di avere avuto conferma dal presidente della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Regione Piemonte Cirio</b> il quale ha rassicurato che a partire dal 4 maggio le mascherine saranno distribuite. Il ritardo è dovuto al fatto (sindaca dixit) che tutti noi non eravamo preparati a gestire una simile pandemia che richiede un numero elevato di mascherine, per cui si è data priorità a coloro i quali lavorano a stretto contatto con gli ammalati. Temi interessanti che hanno dato risposte a chi, tra ragazzi e genitori, somatizza momenti di ansia esasperata per un modus vivendi difficile che sta cambiando i rapporti sociali in maniera tale da vivere distanziati e talora separati, per evitare un possibile contagio del virus. Di tutto questo diamo atto al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Angelo Frau</b>, anima insostituibile della sua creatura chiamata Cit Turin, in cui da sempre si è animata la vita sportiva e di valori ad essa collegati. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’idea è stata abbastanza semplice”</b> dice il Presidente Frau <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“abbiamo fatto delle riunioni e abbiamo capito che c’era questa esigenza, ossia quella di avvicinare i bambini, i ragazzi e le famiglie, alle persone che parlano in televisione. Tanto è vero che siamo anche in attesa di un virologo, per spiegare il virus ai bambini dal loro punto di vista e dalle loro</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">domande”.</b> Quella del Presidente Frau e dello staff dirigenziale del Cit Turin è una iniziativa meritevole di elogio in quanto sensibile al lato prettamente sociale del problema, visto che dal punto di vista sportivo e calcistico si prevede ancora un fermo che riteniamo ancora lungo nel medio termine. Ma il Cit Turin non sta mai ad attendere passivamente che i suoi ragazzi e le relative famiglie si abbandonino alla deriva del pessimismo. La fiducia di ricominciare c’è. L’ha detto la sindaca Appendino e lo propone empaticamente anche il presidente Frau, fautore di questa bella iniziativa organizzata per esortare gli animi a non abbattersi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sindaca-chiara-appendino.jpgSiNchiara-appendino-1013666.htmSi100451001,02,0301072
1251013665NewsEditorialeDalla morte alla graduale normalità di vita.20200420180225Una incredibile coincidenza<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>4 maggio 1949 – La morte del Grande Torino – </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>4 maggio 2020 – L’Italia riprende gradualmente a vivere –</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chissà quante volte in questi giorni di altalenanti manifestazioni di instabile umore e molteplici pensieri di paure condizionate dal Covid 19, gli amanti della storia del Grande Torino hanno pensato alla coincidenza di una data che adesso, ancor più di prima, non sarà mai come un’altra. Sarà un caso ma questo giorno così carico di significati funesti per la Grande Storia Granata che coincideva con il lento riavvio del motore Italia del dopoguerra, va esattamente a intersecarsi 71 anni dopo alla stessa voglia di ricominciare a rialzarsi con la massima cautela, dopo il lockdown che ha reso tutti noi persone diverse, così come diversa è l’Italia che si è scoperta fragile nel suo sistema economico e finanziario svelato da un virus maligno che l’ha messa in ginocchio. Storie di una data che significa speranza dopo il dolore, dopo la morte, dopo le sconvolgenti immagini di un umano che nulla di umano ha avuto, ma che ancora esprime nelle sue manifestazioni di una vita vera che tale non è. Il Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga lasciò un profondo solco di disorientamento in un’Italia che attraverso il calcio e quegli Invincibili Campioni si rivedeva con l’orgoglio e la speranza di ritrovarsi dopo le devastazioni belliche, mentre adesso lo stesso nostro Paese così distrutto e colpito al cuore, si aggrappa alla flebile speranza di ritrovare quella vita smarrita due mesi fa. Già, due mesi fa, ma sembra due anni fa. Un lungo periodo in cui abbiamo subito cambiamenti personali e socio politici che ci hanno messo davvero in ginocchio. Un momento in cui facciamo ricorso alla speranza, proprio come mai è accaduto prima. Sì, perché tutto ci appariva normale, scontato, dovuto, anche se parlavamo di crisi economica, di Pil deficitario, di endemica disoccupazione, di mondo che spesso in maniera retorica ci portava a pensare che si stava meglio quando stavamo peggio. Ma non sapevamo che al peggio non c’è mai limite e la vita ti si pone davanti proprio quando meno te l’aspetti per chiederti il conto. Tutte cose che fanno parte della letteratura della vita, che sappiamo manifestare in maniera filosofica, ma poi ci perdiamo quando si tratta di metterle in pratica. In fondo è sempre un ricominciare, proprio come gli esami che non finiscono mai e caratterizzano la storia del mondo con i suoi accadimenti talora tragici che creano difficoltà di ripresa. E’ sempre la stessa storia che si tramanda di generazione in generazione, nel giro vorticoso di un’esistenza che mette sempre in gioco sentimenti come la speranza, di cui l’essere umano non può farne a meno. Proprio come in quella pagina del libro di storia che racconta a noi che non eravamo ancora nati, quel 4 maggio 1949. Le angosce, i lutti, la disperazione e la speranza che si aveva nella ripresa della vita sportiva, economica e sociale di allora. Così come nel presente di quel 4 maggio 2020 che verrà, in cui ci affidiamo alla stessa speranza fatta anche di preghiera per cominciare timidamente a riconoscere la vita vera perduta. Dovremo convivere ancora con la distanza umana, armati di maschere, guanti e la paura mai dissipata di un pericoloso contagio diventato tormento. Ma, per fortuna, c’è la speranza che deve essere forte in noi nella consapevolezza che torneremo a darci la mano, ad abbracciarci, a sentire quel calore umano che resta l’essenza della vita. 4 maggio 1949 – 4 maggio 2020 – Il buio e la luce hanno messo in moto la speranza di rinascere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711grande_torino_1948-49_6.jpgSiNgrande-torino-1948-1013665.htmSi100451001,02,03010137
1261013664NewsEditorialeIl pallone con la faccia da virus20200317172143Il mondo del calcio si ferma e riflette.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ rivoluzione a livello mondiale. Si spostano di un anno gli europei di calcio 2020, è probabile che anche le Olimpiadi del Giappone siano rimandate, i vari campionati di Lega si fermano per riprendere in data da destinarsi e gli allenamenti di tutte le società professionistiche e non, decidono forzatamente lo stop. Un’apocalisse del pallone e non solo, perché anche altri sport si sono fermati per non incorrere ancora al rischio di essere infettati dal Covid 19. Così c’è chi si allena tra le proprie mura domestiche e c’è anche chi raccoglie fondi e si adopera per opere di beneficenza verso i vari ospedali d’Italia che sono sull’orlo della crisi a causa della mancanza di posti letto in reparto e soprattutto in rianimazione, il luogo più consistente di carenze a causa dei numerosissimi casi gravi per coronavirus. Berlusconi devolve 10 milioni di euro alla Regione Lombardia, Buffon fa un appello di raccolta fondi per il Piemonte, Lorenzo Insigne per Napoli e la Campania, Francesco Totti per la città di Roma, De Rossi e sua moglie si sono attivati per donare sangue, il Torino calcio e la Juventus sono anch’essi partecipi all’aiuto in denaro, e tanti altri benefattori si sono messi a disposizione in un momento di particolare difficoltà per questa nostra Italia così colpita dalla virulenza di un ospite subdolo, malvagio, silente, penetrante, quanto inatteso nel suo maligno dilagare. E’ il pallone che assume la faccia da virus, che mette tutti a tacere per paura della sua forza estrema capace di disorientare anche i potenti manovratori di un mondo che produce soldi a palate. E così scopriamo che mai come adesso i calciatori seppur privilegiati, sono molto simili a noi che non godiamo degli stessi benefici perché siamo portatori di difficoltà quotidiane, capaci di manifestarsi tra numerosi momenti di crisi economica. Ma c’è l’umano che unisce, che non fa distinguo tra ricchi e poveri ma si compenetra nel pensiero di aiutare chi sta peggio. E in questo momento chi sta peggio è tutta l’Italia con la sua difficoltà di vivere, perché è impegnata a salvare il salvabile dopo aver contato le migliaia di morti uccise dall’inesorabile virus. Una partita per la vita che non dura solo 95 minuti come quella del pallone, ma ne richiede molti di più in un indefinibile tempo che appare ancora troppo lungo per ritornare a vivere nella normalità. E’ il pallone della vita che s’inceppa maledettamente, ma che ci fa anche scoprire lati nuovi di quell’umano pensiero che fino ad oggi ha creato un netto solco divisorio tra il lusso sfrenato dei privilegiati calciatori e l’altra parte di popolo che li sostiene per passione, ma che a conti fatti si è trovato sempre da solo. Ecco, forse adesso, dopo questa esperienza che ci accomuna tutti, possiamo pensare ideologicamente a un mondo meno egoista e più unito concretamente e non a parole nello sguardo verso chi ha più bisogno, ma che in modo adrenalinico si bea sempre delle gesta dei propri campioni. Per arrivare a tutto questo, ci voleva la sofferenza umana portata all’eccesso dall’epidemia del coronavirus?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-pallone-con-la-faccia-da-virus.jpgSiNil-pallone-con-la-faccia-da-virus-1013664.htmSi100451001,02,03030146
1271013663NewsCoppeAnche il calcio europeo chiuda le porte20200312155110In un periodo di galoppanti infezioni da Coronavirus, l`UEFA tarda un intervento che è auspicato per la salvaguardia della salute. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è un antico detto che serve a far riflettere sul mondo del calcio in questo particolare periodo storico in cui il contagio di Coronavirus è galoppante: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Alla Chiesa di Santa Chiara, prima</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">hanno rubato l’oro e poi hanno messo le porte di ferro”.</b> La positività del giocatore della Juventus <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Daniele Rugani</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Covid 19</b>, non ci coglie di sorpresa in un periodo in cui si è certificata la pandemia di contagio al Coronavirus. Certo, gli interessi economici di bottega sono davvero tanti, tuttavia, non capiamo perché l’UEFA stia aspettando ancora a chiudere fino a data da destinarsi i vari impegni internazionali, studiando a tavolino le misure da prendere non solo per la Champions League e l’Europa League ma anche per il prossimo Campionato d’Europa. Tardivo questo intervento e incredibilmente ritardato, vista l’urgenza che si sta creando nel mondo a tutti i livelli. Già il calcio italiano, pur con notevole ritardo, ha deciso di fermarsi almeno fino alla prima settimana di aprile, peccando nell’incertezza e nella non chiarezza di idee per fermare soprattutto il calcio di Serie A che fornisce introiti economici altissimi a livello di televisioni, sponsor e pubblicità di ogni genere. Un sistema che garantisce soldi a palate e che ha bisogno di non essere interrotto, pena una perdita considerevole di interessi economici e perdite finanziarie in Borsa. Ma tutto questo che senso ha, quando in ballo c’è la salute dei suoi protagonisti e di migliaia di persone al seguito? Assistere alla partita di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions Liverpool - Atletico Madrid</b>, partita di ritorno degli ottavi di finale, ci ha fatto riflettere come non ci sia alcuno scrupolo di coscienza sulla pericolosità di un evento così importante, che per forza di cose ha raccolto migliaia di persone accalcate allo stadio Anfiel di Liverpool. Va bene, le condizioni attuali dell’Inghilterra non sono ancora a livelli di emergenza per il Coronavirus, tuttavia, riflettendo sull’esorbitante numero di tifosi arrivati dalla Spagna in cui il virus si è già propagato notevolmente, ci domandiamo se tutto questo assembramento di persone non abbia contribuito al diffondersi dell’epidemia. No, riteniamo che l’UEFA debba necessariamente intervenire con urgenza, garantendo con la chiusura delle competizioni in programma la salute pubblica e dei suoi interpreti. I soldi sono importanti, anche se il pallone garantisce ricchezza strabordante che va contro ogni principio etico, ma c’è da tenere conto che la salvaguardia della salute dell’intera umanità deve essere intesa come primaria a tutti gli effetti e salvaguardata con risolutezza. Si fermi il calcio, si fermi lo sport, così come ci stiamo fermando noi per il bene nostro e per il futuro del mondo. Si intervenga in fretta. Il pallone non aspetti più. Il prezzo da pagare è troppo alto!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone-champions-2020.jpgSiNanche-il-calcio-europeo-chiuda-le-porte-1013663.htmSi100451001,02,0303098
1281013662NewsCampionatiJuve Inter in silenzio? Macché, tutto era assordante!20200309164050Una entusiasmante Juventus sottolinea la sua superiorità sull`Inter di Conte.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Juve vince il derby d’Italia con un netto 2 a 0 in un ambiente di insolita assenza di tifosi per i provvedimenti presi a causa del coronavirus. Ma la partita non ha sofferto più di tanto dell’assenza di coreografie e vociare di tifosi, in quanto ha dato spettacolo di football e prelibati spunti tecnici, messi in campo soprattutto da parte della Juve di Sarri. I bianconeri hanno subito spinto la manovra fin dall’inizio della gara, mentre hanno sofferto nella seconda metà del primo tempo e all’inizio della ripresa. Poi, con l’entrata di Dybala la Juve ha azionato il turbo e l’Inter di Conte si è persa. In sede di intervista Antonio Conte è stato amaramente onesto nel dire che le due partite di andata e ritorno con la Juventus hanno mostrato la superiorità della Vecchia Signora, evidenziando quel gap che ancora c’è al confronto con i bianconeri. Tuttavia, Conte si è detto soddisfatto della prestazione della sua squadra, mettendo in evidenza il lavoro costruttivo fatto in questi primi mesi di lavoro della sua gestione. Ma è la Juve che dopo l’inguardabile partita di Champions contro il Lione si è liberata da tanti condizionamenti fisici e psicologici, per sfoderare una prestazione maiuscola sotto l’aspetto di un gioco finalizzato al risultato e, soprattutto, a quel divertimento tanto sperato e soltanto una volta messo in pratica proprio contro l’Inter all’andata. Si vede che la Juventus ha bisogno dello stimolo interista per ritrovarsi dal punto di vista della lucidità, del gioco e di quel giro palla veloce voluto da Sarri, che fino ad oggi è stato un grosso punto interrogativo. Tanto brutta prima, troppo bella adesso. Qual è la vera Juventus? Forse sta nel mezzo con evidenti sprazzi di miglioramento nell’intendere un gioco in cui bisogna per forza di cose dimezzare gli sbagli soprattutto a centrocampo e in difesa, i reparti che sono stati maggiormente presi di mira nelle varie analisi delle deludenti prestazioni della squadra di Sarri. L’idea di lasciare Pjanic in panchina con Bentancur nel suo ruolo ci è sembrata positiva, come pure strategica è stata la scelta di far giocare un Higuain molto motivato in un lavoro oscuro ma assai redditizio, lasciando in panchina Paulo Dybala fino a metà del secondo tempo, quando l’argentino ha sfoderato numeri di alta classe e un gol da cineteca. Adesso, blocco permettendo da parte degli organi competenti per l’interruzione di campionato che sarà eventualmente deciso martedì 10 marzo, la Juve ha l’obbligo di mostrare continuità fino alla fine delle competizioni che la vede in corsa per la conquista dei titoli in palio. Sarà così?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino, Allianz Stadium fl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNjuve-inter-in-silenzio-macche-tutto-era-assordante-1013662.htmSi100451001,02,03030133
1291013661NewsCampionatiDisamorarsi di calcio20200303121944Il delicato momento del football italiano<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Noi che scriviamo di calcio da molti anni, noi che cerchiamo di non incrementare l’odio sportivo tra fazioni di diversa fede pallonara, noi che da sempre vogliamo informare dando l’impronta imparziale e oggettiva su ciò che rappresenta qualunque fatto legato al football contemporaneo, siamo disgustati dai toni, dalle parole di offesa e dai comportamenti di chi ha la responsabilità di mediare senza aizzare gli animi. In questi giorni di emergenza per il coronavirus il pallone è nel caos, per la ridefinizione del calendario di campionato<a name="_GoBack"></a> dopo i rinvii per l’emergenza sanitaria. Tante, troppe parole di parte si sono ascoltate con l’aggravante di offese contro i responsabili della FIGC e in particolare contro il numero 1 della Lega di Serie A <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Dal Pino</b> il quale, secondo il patron dell’Inter Steven Zhang, ha proposto il recupero del match Juventus Inter in data 9 marzo a porte aperte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Giocare con il calendario e mettere sempre la salute pubblica al secondo posto” </b>dice Zhang <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“sei</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">probabilmente il pagliaccio più grande che abbia mai visto. Vergognati”.</b> Parole pesanti, che stonano particolarmente sulla bocca del massimo dirigente di una delle più importanti società di calcio di Serie A. Non entriamo nel merito di tale questione, ma il fatto stesso che si dicano certe parole così pesanti pubblicamente, che possono eccitare gli animi già accesi da sempre tra interisti e juventini, ebbene lo riteniamo un fatto irresponsabile. Puoi non essere d’accordo, puoi dichiarare pubblicamente che quella determinata data non ti sta bene proponendone altre, ma non puoi assolutamente lasciarti andare come l’ultimo tifoso da bar che offende e non usa mezzi termini. Questa eterna guerra tra Inter e Juventus non finirà mai e ha logorato davvero un mondo del calcio sempre più proiettato all’odio, alla guerra, alle pericolose imboscate tra frange esagitate delle due tifoserie. Guelfi e Ghibellini che si guardano in cagnesco e basta poco per accendersi. No, almeno la classe dirigente misuri i comportamenti e si disponga a collaborare con le istituzioni in questa situazione di completa emergenza sanitaria, in cui tutta l’Italia del nord si è fermata per far fronte a un’epidemia dilagante di infezioni. In questa tremenda situazione non è facile stabilire la ripresa della normalità, per questo c’è bisogno di lavorare insieme senza porre paletti di dietrologia sospettosa nel favorire l’uno a discapito dell’altro. No, questo sistema non ci piace più e ci dissociamo da ogni atteggiamento atto a offendere chi è preposto a decidere in momenti particolari come questo. E’ l’enfasi dell’ipocrisia in cui tutti siamo d’accordo che la salute venga preservata e sia prima in classifica nella scala dell’importanza di vita, e poi ci facciamo la guerra l’un l’altro pensando che dietro a un paravento ci siano sempre i figli e i figliastri. Si smetta di vedere sempre farneticanti persecuzioni che distruggono tutto e tutti. Il calcio, per andare avanti ha bisogno di uomini veri!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNdisamorarsi-di-calcio-1013661.htmSi100451001,02,0303087
1301013660NewsCampionatiAdesso il Toro ha bisogno dell’aiuto del popolo granata.20200301113349In casa granata spirano impetuosi venti di crisi profonda.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il virus coronagranata colpisce ancora. Tra Campionato e Coppa Italia produce la settima sconfitta consecutiva, mettendo in evidenza uno sbando totale che è figlio di tanti errori prodotti nel recente passato. L’unico a tenere alto il proprio orgoglio è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salvatore Sirigu</b>, il portiere che da solo merita il plauso e il ringraziamento incessante della delusissima tifoseria granata, che nell’amarezza di vedere il Toro risucchiato al fondo del pericolo retrocessione, quasi fa passare inosservato l’opera di un solo giocatore capace di accollarsi sulle spalle le sconfitte evitate con molti gol di scarto per suo unico merito. Il Torino è ammalato e sembra aver contratto un virus sconosciuto che fa persino tacere il presidente Cairo, in un silenzio assordante capace di far pensare molte cose negative sul futuro della società granata. Nel corso dei nostri tanti articoli scritti sulla grave situazione del Torino, abbiamo spesso fatto notare i marchiani errori di valutazione in ambito della compra vendita di giocatori, con l’eterno assillo di spendere troppo per non destabilizzare il bilancio e la situazione economica della società, sempre eternamente assillata dall’equilibrio tra entrate e uscite, tra plusvalenze e minusvalenze, perdendo la logica di un football che richiede capacità e competenze tecniche di settore. Così, chi meno vuol spendere più sperpera malamente. E’ il caso di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Verdi</b> che con i 25 milioni spesi per acquistarlo, è diventato il giocatore più pagato della storia granata. Un errore marchiano addebitabile allo stato maggiore granata ma soprattutto a Walter Mazzarri, reo di avere dato il suo assenso per un acquisto che avrebbe dovuto dare impulso a un attacco che da troppo tempo poggia le sue uniche speranze di gol sul capitano Belotti. Il risultato? E’ sotto gli occhi di tutti, con giocatori che oggi non hanno più mercato come Zaza, Baselli, Lukic, Djidji, Ola Aina, Lyanco, Meitè, mentre si spera che in questa situazione non si affievolisca ancor di più il valore di mercato dei vari, Nkoulou, Izzo, Belotti, Ansaldi. Unico valore aggiunto, come dicevamo, è Salvatore Sirigu che nella malaugurata ipotesi di un declassamento in Serie B, non potrà certamente più far parte del Torino. Dunque, una situazione davvero grave si prospetta nell’ambito del Toro, affetto com’è di un male per niente oscuro ma che necessità di una massima urgenza nel riparare in extremis quello che tra un mese potrebbe rappresentare l’irreparabile. La patata bollente è stata data a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moreno Longo,</b> il quale non avendo nulla da perdere, ha accettato di tentare il possibile per raddrizzare una situazione diventata insostenibile nell’ambito di una squadra che sembra alla deriva della ratio tecnica, tattica, mentale e fisica, con l’aggiunta di sensi di colpa che ne peggiorano la situazione generale. Il Toro è ammalato, su questo non ci sono dubbi. Chiedere uno sforzo al popolo granata di non eccedere nella contestazione è forse difficile, anche se riteniamo sia l’unica strada per uscire fuori dall’oscurità di questo lunghissimo tunnel. Per questo pensiamo che esacerbare ancor di più il sentimento di delusione profonda, porterebbe a peggiorare una situazione già di per sé compromessa. Dunque, si proceda con la corazza di chi come il popolo granata ne ha viste tante di cose negative nella sua lunga e gloriosa storia, che questa al confronto è poca cosa. Solo così si potrà attenuare il fardello di colpe che impaurisce la squadra e la rende sempre più fragile al primo alito di vento. Esca fuori il 12 giocatore in campo. E’ l’unica speranza rimasta per aiutare Longo e i suoi ragazzi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiNadesso-il-toro-ha-bisogno-dell-aiuto-del-popolo-granata-1013660.htmSi100451001,02,0303099
1311013659NewsEditorialeIl Cit Turin non è solo Cristiano Ronaldo, è molto di più20200229193432«Una vita da mediano«, è il titolo del triangolare di squadre professionistiche riservate agli Under 14.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Angelo Frau</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>, il presidente del Cit Turin (una delle più importanti società di calcio dilettantistiche di Torino e dintorni), ci ha ormai abituato da molti anni a nobili messaggi che si intersecano tra calcio giovanile e problemi sociali. Un accorato andamento di sensibilizzazione, che sa di riflessione su quelli che sono i problemi legati alla vita. Sì, perché il presidente Frau è legatissimo al concetto culturale ed educativo, in cui si esalta il pallone come mezzo di comunicazione e aggregazione sociale con scopi educativi, specialmente per i più piccoli calciatori. Una voce che si staglia in maniera forte e decisa in un mondo, quello del calcio dilettantistico e professionistico, che mostra di essere molto lontano da quelli che sono gli antichi principi di socializzazione, per far posto al risultato che conta e si concretizza spesso in una futile vittoria ai fini del significato primario di umanizzazione. E così, in un mondo pallonaro che bada al sodo facendosi scrollare di dosso fatti che colpiscono le coscienze della vita di tutti i giorni, il presidente Frau organizza tornei, mini tornei e triangolari di calcio che lasciano traccia di sé. Un ricordo, un accenno, o una rielaborazione mentale di un fatto, di una tragedia accaduta, che possa fungere da sensibilizzazione soprattutto alle giovani generazioni che sono la speranza di un futuro migliore. Tra le tante cose fatte nell’ambito calcistico dei dilettanti, il presidente Frau sta organizzando in questi giorni un triangolare con la partecipazione di squadre professionistiche giovanili, per inaugurare il nuovo campo in erba sintetica ad intaso naturale, che grazie alle sue proprietà organolettiche uniche e innovative, offre al sistema in erba sintetica un tocco di incredibile naturalezza. Una perfezione innovativa che favorisce la tecnica del calcio moderno e al contempo completa la struttura del Cit Turin già dotata dei più moderni accorgimenti, capaci di ospitare match e avvenimenti calcistici che richiedono una particolare organizzazione tecnica. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Ebbene, come dicevamo pocanzi, per inaugurare questo bellissimo campo ultimato da poco, il presidente Frau ha pensato di organizzare un triangolare con squadre professionistiche Under 14 nel pomeriggio del 25 marzo. L’evento, che conta anche la presenza di ospiti importanti del mondo del calcio, dell’arte e della cultura, oltre a un momento di festa e di allegria, vuole essere una rassegna di calcio giovanile che mette a confronto le migliori scuole di Calcio del Nord d’Italia. Ma, come dicevamo pocanzi, dietro ogni evento organizzato dal presidente Frau c’è sempre un nobile pensiero da realizzare. In questa particolare circostanza, infatti, si intende ricordare la figura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, un giovane calciatore di Milazzo (Me) che è morto tragicamente in un incidente d’auto dopo avere giocato la sua ultima partita di campionato. Si intitolerà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Una vita</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">da Mediano”,</b> la rassegna sportiva che vuole commemorare questo ragazzo di belle speranze calcistiche il quale ha lasciato inermi la famiglia, gli amici, i conoscenti, i compagni di squadra e l’intera cittadinanza milazzese. Così si legge in una nota della società dilettantistica Cit Turin: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Marco Salmeri è mancato all’età di 23 anni in un tragico incidente stradale, mentre rientrava a casa dopo una gara di campionato. Con lui vogliamo ricordare tutti i giovani periti in incidenti sulla strada e al contempo richiamare l’attenzione alla prudenza quando si guida”.</b> Dunque, si profila un evento calcistico atto a sensibilizzare i giovani nel ricordo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>, un ragazzo che amava giocare a calcio ma il destino gli ha spezzato troppo presto quei sogni che esistono nei cuori di tanti giovani calciatori. Il pallone come vita e non come morte, questo potrebbe essere il messaggio del presidente Frau che vuole rimarcare il calcio quale simbolo di gioco, di divertimento, ma anche di aggregazione sociale e maturazione educativa. E non è un caso che la società sportiva da lui presieduta, si rivolga prevalentemente a bambini, ragazzi e ragazze, avendo una Prima Squadra che partecipa al Campionato di Promozione. 270 bambini tesserati che partecipano a tutte le categorie del Settore Giovanile Dilettantistico, di cui quattro squadre partecipano al Campionato Regionale e Provinciale, mentre il Calcio Femminile comprende tutte le categorie del Settore: attività di base giovanile e partecipazione della Prima Squadra al Campionato di Eccellenza. E, come se non bastasse, al Cit Turin si organizzano momenti di Calcio a 5 e a 8 riservati al disagio mentale, con la partecipazione di ragazzi Down e Ipovedenti, i quali partecipano ai vari Campionati Nazionali. Eppure, nonostante questo, tutti ricordano il Cit Turin come la struttura che ha ospitato recentemente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, per avergli dato l’opportunità di girare uno spot pubblicitario nell’ambito della propria struttura. Certo, si è trattato di un fatto che ha dato molta luce all’immagine della società del presidente Frau, tuttavia, conoscendo la sua persona e i concetti espressi da sempre, siamo certi che egli tenga maggiormente ai messaggi sociali che si propagano dalla sua società. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino, Struttura del Cit Turinfl0711fl0711il-presidente-angelo-frau.jpgSiNil-cit-turin-non-e-solo-cristiano-ronaldo-e-molto-di-pio-1013659.htmSi100451001,02,0301080
1321013658NewsCampionatiJuve imbarazzante e inguardabile20200227170446A Lione si è presentata la più brutta Juventus di sempre.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Facciamo fatica a capire se quella vista in Champions sul campo del Lione e in altre reiterate circostante, sia la Juventus o una qualsiasi squadra dilettantistica che si atteggia con il massimo sforzo a emularne il mito. E invece quella vista con le maglie azzurre che ha perso malamente contro la settima squadra del campionato francese, era proprio la Juve di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b>. Già, proprio il filosofo del calcio moderno, della mentalità innovativa, del giro palla che disarma gli avversari, delle trame di gioco filtrate in maniera verticale, del pressing alto, del furore agonistico e dello spettacolo assicurato, è solo una bolla di sapone che galleggia nell’aria e poi svanisce. La sua bruttezza è stata tale da fare persino disarmare la critica all’arbitro per due rigori negati. Sì, perché se la Juve avesse lasciato tracciata di sé in quel di Lione, allora potremmo anche porre nella nostra cronaca questi due momenti che avrebbero potuto essere decisivi ai fini del risultato. Ma l’andamento della gara condotta dalla Juve è stata tale che, obiettivamente, ci sentiamo solo di mettere in primo piano ciò che ha colpito negativamente tutti: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">vedere</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">la non Juventus.</b> Più volte nel corso di questa stagione abbiamo messo in rilievo le tante falle di un gioco che stenta ad essere tale e che nasce da un centrocampo che mal sopporta l’idea di costruire e interdire, disponendosi armonicamente a ventaglio sia in fase di possesso palla che in fase di non possesso. Ma per far questo ci vuole gamba, polmoni e testa per tutti i 95 minuti e oltre, tanto da determinare il trait d’union tattico tra i vari reparti. Purtroppo, questo non è dato vedere, e allora ci viene il dubbio se è Sarri a non essere adatto a questi giocatori, oppure sono gli stessi giocatori a non essere adatti a quest’allenatore. E intanto questo tremendo ko ha avuto ripercussioni negative non solo nella gestione della squadra a disposizione di Sarri e nei tenebrosi umori del popolo juventino nei confronti dell’allenatore, ma anche dal punto di vista economico finanziario che ha visto crollare le azioni della Juventus in Borsa. E’ tutta una catena di situazione che fanno pensare a una stagione fallimentare, anche se in questo momento, il fatto di essere prima in classifica in campionato, di essere ancora in corsa in Champions e in Coppa Italia, lascia uno piccolo spiraglio di speranza per una immediata ripresa di situazioni che al momento sono davvero negative al massimo. Chi ha avuto modo di vedere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lione – Juventus e Real Madrid –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Manchester City</b> si sarà accorto dell’abissale differenza di gioco prodotta nei due match. Da una parte la palla cantava e dall’altra era stonata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">(Fabio Capello dixit).</b> A Madrid si è giocato a football e a Lione a nulla. Zero tiri in porta della Juve, pochissima tecnica, zero giro palla, zero corsa nel proporsi, infiniti passaggi sbagliati in difesa, a centrocampo e in attacco, dove il solo Ronaldo predica nel deserto, avendo accanto le penose prestazioni di Cuadrado, Rabiot, Pjanic, Bentancur e un Dybala che rispetto ad altre volte è stato incolore. Dunque il discorso sulla situazione della Juventus non è tanto se riuscire a sovvertire il risultato in Champions nel match di ritorno che si disputerà all’Allianz Stadium il prossimo 17 marzo, ma trovare il bandolo di una matassa che invece di srotolarsi si attorciglia sempre più. Una cosa è certa, a meno di un miracolo che ad oggi ci sembra davvero molto improbabile, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> non sarà più l’allenatore della Juventus. Il suo credo calcistico (se esiste davvero) ha fallito per tanti motivi che vediamo sul campo e altri di spogliatoio che immaginiamo. In questi casi è proprio l’allenatore che dovrebbe risolvere la situazione che, a dire il vero, secondo noi gli sta pure sfuggendo di mano. Ci auguriamo per il popolo bianconero di essere smentiti da fatti positivi che al momento non scorgiamo all’orizzonte. E adesso lo stato maggiore della Juventus alzi la voce con chi di dovere e non resti supinamente nel retroscena a osservare passivamente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Lionefl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNjuve-imbarazzante-e-inguardabile-1013658.htmSi100451001,02,03030109
1331013657NewsCampionatiMarcello Chirico è ipercritico su Sarri e la sua Juventus.20200227151118Intervista a uno dei più popolari tifosi della Vecchia Signora d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Giornalista professionista, opinionista tv e juventino da legare, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marcello Chirico</b> rappresenta uno di quei personaggi che se non ci fossero dovremmo inventarli. Il suo modo di porsi, infatti, è sempre molto deciso nel sostenere le proprie verità, mettendo in mostra una chiarezza di idee pallonare che spesso vanno oltre la sua esuberanza da vero tifoso della Vecchia Signora d’Italia. Torinese, Marcello Chirico è attualmente direttore editoriale de “Il Bianconero.com”, dopo avere lavorato per 18 anni come cronista politico ne “Il Giornale”. Dal 2004 è opinionista sportivo sulle tv del gruppo Mediapason (Telelombardia, Antenna 3, Top Calcio 24, Videogruppo Piemonte) dove si occupa prevalentemente di Juventus. Per la sua squadra del cuore ha scritto diversi libri ed ha anche dedicato una canzone dal titolo “Atto d’amore”. Davvero inconfondibile questo personaggio, che dalla faccia, dai movimenti, dal suo gesticolare espressivo, mette sempre in mostra il carisma del suo essere juventino che esprime tutta la sua gioia nelle belle vittorie, ma che sa essere anche molto critico nelle partite perse senza gioco, passione e determinazione. Sono temi che abbiamo sviluppato in questa intervista, in cui Chirico manifesta tutto il suo interrogarsi sulla Juve di Sarri.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, cosa pensi del big match Juve Inter che si giocherà a porte chiuse?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che fosse l’unica cosa da fare, anzi credevo addirittura che già domenica scorsa si adottasse il sistema di giocare a porte chiuse tutte le partite di campionato. E’ un periodo delicato e c’è un’emergenza grave in atto, per cui ritengo che sia responsabile prendere delle precauzioni. Poi, se vogliamo parlare del lato sportivo, è chiaro che sarebbe stato meglio vedere una partita con una bella cornice di pubblico, le coreografie, i cori e tutto il resto. E’ evidente che da tutta questa storia, sempre dal punto di vista sportivo, se ne avvantaggia l’Inter perché gioca la partita dell’anno in uno stadio deserto, dove non c’è neanche un tifoso della Juve e quindi per l’Inter è ancora meglio che giocare in campo neutro, perché lì i tifosi sarebbero andati. Ma non solo, devo dire che la squadra di Conte è doppiamente fortunata perché non ha giocato neppure la partita contro la Sampdoria di domenica scorsa, e quindi sarà più riposata della Juve”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per Conte è dunque un vantaggio dal punto di vista ambientale?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ un enorme vantaggio, anzi è un vantaggio gigantesco. Penso che neanche lui se lo immaginasse di avere questo vantaggio, perché un conto è giocare la partita in uno stadio ostile, e tale sarebbe stato nei suoi confronti, e un conto è giocare in uno stadio vuoto. E’ chiaramente un vantaggio enorme per Conte. Non ci sono dubbi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non credi che il coronavirus e la relativa psicosi, stiano producendo più danni del virus stesso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sicuramente. Vedo gente che si va a fare i tamponi senza avere avuto contatti con nessuno e stando anche bene. Si è creata una psicosi perché ci siamo spaventati tutti, tuttavia, penso che l’allerta sia giusta ma a creare il panico siano soprattutto i politici ancor prima dei medici”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ banale dire che mancando la bolgia dello Stadium, sarà più difficile vincere la partita contro l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, la presenza dei tifosi sarebbe stata fondamentale, tuttavia mi viene da fare questa domanda: Quante volte quest’anno abbiamo visto la bolgia bianconera all’Allianz Stadium?. Sì, perché un conto è avere lo stadio pieno che fa il tifo, e un conto è vederlo come lo stiamo avendo quest’anno, in cui si notano dei vuoti. Dunque, ritengo che in questa particolare occasione avremmo sentito soltanto i cori dell’Inter”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chiara la tua sottile critica al non gioco della Juve. A proposito, non pensi che tra Juve e Inter alla fine goda la Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che la Juve farà di tutto per vincere contro l’Inter, ma è chiaro che se dovesse pareggiare e la Lazio dovesse vincere contro il Bologna ci sarebbe un ribaltamento in classifica. Tra l’altro, mi sono chiesto perché la Lazio debba giocare a porte aperte, visto che ci sono stati anche dei casi di coronavirus a Roma. Ecco, non capisco la difformità delle regole. Se tu hai deciso di non volere raduni di persone nei luoghi pubblici, allora dovresti uniformare il campionato a questa regola e giocare con gli stadi vuoti per non creare aggregazioni di massa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, in questo periodo hai la fama di essere un tifoso ipercritico del gioco della Juve di Sarri. Cosa non ti piace della tua squadra del cuore? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Parto dal presupposto che a me non piaceva già come Allegri faceva giocare la Juve, nonostante si vincesse con il risultato di farci sentire tutti debitori dei tanti successi ottenuti. Poi si è cambiato allenatore perché si voleva vedere giocare la Juve in un modo più brillante e, soprattutto, con un’altra mentalità che fino ad oggi stiamo vedendo soltanto a sprazzi. Spero di vedere il bel gioco promesso domenica prossima contro l’Inter. Io do tempo a Sarri, anche se siamo già a fine febbraio e nulla di nuovo e di diverso si vede. Devo dire che qualche volta ho persino visto peggiorare il gioco rispetto all’anno scorso. Altro che cambiamento di mentalità!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi delle parole dette pubblicamente da Andrea Agnelli, in cui si evince tra le righe il suo desiderio di portare Guardiola alla Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Che Guardiola piaccia ad Agnelli non lo scopriamo adesso, solo perché lo dice lui in quest’occasione. E’ già dalla scorsa estate che si sapeva quanto avesse tentato di portarlo alla Juve. Il problema è nato dal fatto che Guardiola non ha mai avuto voglia di lasciare il Manchester City. Tuttavia, penso che questo discorso sia soltanto rimandato a posteriori, anche perché sono convinto che se Sarri non vincerà, è molto probabile che il presidente Agnelli ritorni alla carica”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Restando sempre sulle rivelazioni che il presidente bianconero ha fatto nel corso di una diretta a Radio 24, emerge anche un velato avvertimento a Sarri e Paratici a riguardo del loro futuro. Te lo aspettavi?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il fatto che Agnelli, nel corso della conferenza stampa di addio di Allegri avesse detto che i responsabili sarebbero stati a tutti gli effetti Paratici e Nedved, la dice lunga su come il presidente volesse delegare le responsabilità, come si fa esattamente in tutte le aziende. Poi, però, si attendono i risultati, e se questi non ci sono, è chiaro che al momento qualcosa è venuto a mancare. Quindi, se la Juve dovesse vincere, è chiaro che nulla cambierebbe, se invece non dovesse avvenire più questo, probabilmente qualcosa cambierà. Devo dire che c’è stato qualche colpo a vuoto da parte di Paratici nelle due campagne di mercato estivo e invernale. Quindi, mi sembra chiaro che se i risultati non verranno con scadenza 2021, così come ha detto Agnelli, è logico che sarà sostituito così com’è nella logica di ogni azienda che si rispetti. Paratici, è un bravissimo conoscitore di giocatori, ma come dirigente probabilmente è un novizio. Qualche errore l’ha fatto, e secondo me il mercato non è stato fatto in maniera totalmente corretta”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Marcello, rimpiangi Marotta?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Assolutamente no. Non mi ha mai convinto del tutto. E’ uno fin troppo attento ai conti, e ricordo tanti giocatori di livello non presi per le sue titubanze. Non mi sembrava questo grandissimo fenomeno che tutti dicono. E’ un bravo dirigente ma non un top player. Paratici, invece, lo ritengo un top player per quello che riguarda la conoscenza dei giocatori, ma un neofita per quanto riguarda le pratiche dirigenziali, perché lo si vede chiaramente in difficoltà”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Con che stato d’animo vivrai il derby d’Italia davanti al teleschermo?<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Per ovvi motivi televisivi allo stadio ci vado quasi mai, perché devo essere presente in studio su 7 Gold. Gli interisti li ho sempre davanti in studio, e le così dette me le fanno girare abbastanza. Spero di vedere una bella partita. Ho grande fiducia nella Juventus”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi vincerà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La Juve, naturalmente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-chirico-marcello.jpgSiNmarcello-chirico-e-ipercritico-su-sarri-e-la-sua-juventus-1013657.htmSi100451001,02,0303077
1341013656NewsCampionatiCinque partite a porte chiuse per il coronavirus20200225115156In questi giorni il calcio vive momenti di cui non era preparato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Al termine del Consiglio dei Ministri, il ministro dello sport <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spadafora</b> ha confermato la disponibilità da parte del Governo&nbsp;di far disputare a porte chiuse le partite di Serie A previste nelle regioni soggette a ordinanza restrittiva per il coronavirus. Cinque sono le partite di Serie A che si giocheranno a porte chiuse. E’ ancora da definire la situazione per la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria – Verona </b>che si giocherà lunedì sera. Dunque, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Udinese – Fiorentina, Milan</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">– Genoa, Parma – Spal, Sassuolo – Brescia e Juventus – Inter, </b>sono le partite che si disputeranno a porte chiuse, mentre dovrebbero giocarsi a porte aperte le altre partite in programma nella 26ma giornata di campionato. Una rivoluzione a cielo aperto che rende difficile il momento del calcio italiano, alle prese com’è nel gestire al meglio una situazione irta di difficoltà, proprio nel periodo di massima definizione degli incontri che si concentrano tra Campionato, Champions e Coppa Italia. E’difficile trovare le date dei recuperi, ed è improbo il lavoro nel gestire con oculatezza la regolarità delle partite, proprio per non alimentare polemiche di sorta. Ma la salute ha la priorità su ogni altra cosa, anche se è lecito disquisire su misure apparse talora troppo restrittive e pronte a creare dubbi sulla reale efficacia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non abbiamo ritenuto di dovere estendere il provvedimento al resto dell’Italia” – detto Spadafora – “ perché, come ci ha spiegato la comunità scientifica, in questo momento c’è una zona di focolai che abbiamo limitato, mentre per il resto dell’Italia non esistono condizioni per creare allarmismo e prendere misure altrettanto</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">gravi”.</b> Tutto questo, naturalmente, è il quadro che si prospetta a oggi 25 febbraio 2020, visto che da qualche ora si è sparsa la notizia di due nuovi casi di coronavirus a Firenze e Palermo. Intanto è arrivata la decisione dell’UEFA, riguardo la partita di Europa League <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ludogorets </b>che si giocherà a San Siro giovedì 27 febbraio 2020 a porte chiuse, mentre la partita di Champions League Napoli – Barcellona si disputerà regolarmente a cancelli aperti al pubblico. Incredibile come il calcio in pochi giorni sia stato rivoluzionato dal propagarsi di un virus sconosciuto e letale soprattutto per chi è affetto da altre malattie pregresse. Il calcio come nel commercio, nell’economia, nella scuola, nella sanità e in mille altri settori che ci accompagnano nella quotidianità si fermano paralizzando la naturale continuità del vivere. Un fatto davvero nuovo per il quale non siamo preparati, ma che non deve nel modo più assoluto creare panico, ansia e attacchi di eccessiva paura, capaci di non farci ragionare e renderci fragili ed esasperati. Non c’è motivo per esserlo, nonostante il momento sia da ritenersi serio e non sottovalutabile. Ce ne faremo una ragione. Sì, ragioneremo sicuramente sul fatto che il pallone possa attenderci allo stadio in tempi migliori, nonostante l’amarezza di non potere vivere le emozioni che già fermentavano da tempo soprattutto per il big match Juventus – Inter. Le società e i tifosi, pur con tutta la delusione possibile, una volta tanto si trovano insieme per collaborare. E questo non è davvero un dettaglio da trascurare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711vincenzo-spadafora.jpgSiNcinque-partite-a-porte-chiuse-per-il-coronavirus-1013656.htmSi100451001,02,0303089
1351013655NewsEditorialeL’esempio della grande bellezza dell’Atalanta Bergamasca Calcio20200221173810L`avvento di una nuova cultura calcistica, fatta propria da una ex squadra provinciale<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Riservato a chi si inebria di calcio spettacolo, di armonia del pallone, di pregiato gusto del gioco e della sua purezza di espressione. L’Atalanta è questo, merita sempre il prezzo del biglietto anche se non sei propriamente tifoso simpatizzante della Dea Bergamasca. Ma che importa dare giudizi di parte, quando l’espressione di questo calcio sviluppato dai nerazzurri orobici è inconfutabilmente piacevole e capace di trasportarti in emozioni che durano anche 95 minuti. La partita di Champions contro il Valencia ha confermato quanto detto e visto ormai da almeno un triennio della squadra di Gasperini. Già, Gasperini. Se pensiamo che si continua a declamare nomi altisonanti di tecnici europei che potrebbero essere ingaggiati il prossimo anno per venire ad allenare in Italia, allora non capiamo come il modello italiano rappresentato da Gian Piero Gasperini e anche da Simone Inzaghi passi sempre in secondo piano. Siamo convinti, non da oggi, che il meglio dei coach dalle vedute moderne del football internazionale l’abbiamo in Italia. E non è un caso che Atalanta e Lazio stanno stravolgendo con il proprio gioco l’antica cultura calcistica italiana nel mondo, ancorata com’era a un calcio sparagnino, farraginoso, utilitaristico, talora vincente ma scarno di spettacolo. E non è vero che per assistere a uno spettacolo (Allegri dixit) bisogna andare al cinema, al teatro o al circo, perché anche lo stadio può offrire, se vuole, l’armonia di un pallone che non deve essere per forza strozzato dalla vittoria a tutti i costi, ma sappia intendere con scioltezza fisica e mentale ciò che significa emozione, brividi di trame di gioco, corsa non forsennata ma corretta, intelligente, e amalgama di squadra che ti trasmette la sua voglia di divertirsi e divertire. Eppure sulla bocca di tutti, nei sogni dei tifosi e anche dello stato maggiore delle società di calcio d’Italia, ci sono sempre Pep Guardiola, Jurgen Klopp, Josè Mourinho, Mauricio Pochettino, Zinedine Zidane. Ottimi tecnici che hanno vinto molto ma che hanno saputo vendere la propria immagine nel mondo come fossero il non plus ultra, come se con loro si stipulasse il contratto delle Champions sicuramente vinte. Ma i meccanismi del calcio sono molto delicati perché si tratta di uno sport di squadra che ha bisogno di oleare bene tutti i suoi meccanismi in maniera globale, armonica, e se soltanto un tassello non s’incastra bene all’interno del gruppo, ecco che tu puoi avere il miglior tecnico del mondo e non vincere, perché in quel calcio espresso dalla tua squadra manca sempre qualcosa. E’ un po’ il discorso che l’ambiente juventino sta vivendo in questa stagione con Maurizio Sarri, il tecnico chiamato dal Chelsea per venire ad apportare alla Juventus un gioco divertente che non c’è perché sembra esserci un conflitto ideologico tra tecnico e squadra. Sì, perché la prima regola è che un buon allenatore deve poter sviluppare il proprio credo calcistico in base alle caratteristiche tecniche dei suoi giocatori, senza snaturare ruoli e caratteristiche di campioni a cui non hai nulla da insegnare se non collocarli nella giusta posizione per rendere al meglio, creando l’armonia globale all’interno della squadra stessa. E’ quello che stanno facendo certi tecnici italiani nel loro lavoro, con le relative rose non particolarmente eccelse come quelle di Gasperini, Inzaghi, ma anche di D’Aversa, piuttosto che di Juric. E’ il calcio della grande bellezza, è la voglia di divertirsi e divertire che aleggia nella globalizzazione di un football internazionale diventato forse meno tecnico e più atletico, là dove la forza fisica è sempre supportata dal cervello. Si rifletta su questi temi e si prenda ad esempio il fantastico messaggio di un’Atalanta che incanta, che diverte, che emoziona e ti riconcilia con un pallone che spesso angustia e disamora per noia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711inzaghi-gasperini.jpgSiNl-esempio-della-grande-bellezza-dell-atalanta-bergamasca-calcio-1013655.htmSi100451001,02,0301094
1361013654NewsCampionatiContro il Brescia vince la Juve e…….la noia!20200217123340La Juve è prima in classifica ma.....<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella domenica dello scontro diretto tra Lazio e Inter, la Juventus ha affrontato il Brescia all’Allianz Stadium. Era una partita da vincere per ovvie ragioni e la Juve l’ha fatta sua con il risultato di 2 a 0 con gol di Dybala su calcio di punizione e di Cuadrado su una delle pochissime azioni di gioco meritevoli di citazione. Per il resto è stata noia completa. Noia di una squadra che appare in ritardo di preparazione, noia di un gruppo di calciatori che non ha intensità, noia di una circolazione di palla troppo lenta. In poche parole questa non è Juventus, non può esserlo, a meno che non si capisca quale sia esattamente il male oscuro che si è inserito prepotentemente nella situazione globale dei meccanismi di squadra. Crediamo che Sarri sia l’unica persona a dovere dare una risposta precisa su quello che sta succedendo a questa squadra e, di conseguenza, prendere le giuste misure per risolvere una situazione che richiede ormai soluzioni in tempi brevi, visti gli impegni di Champions, Campionato e Coppa Italia, i quali sono ormai dietro l’angolo. D’altra parte con quello che guadagna il tecnico dall’inconfondibile parlata toscana, chiamato dalla Juve per infondere un gioco armonico e spettacolare, ci si deve aspettare una risposta concreta ai tanti dubbi che affliggono la sua squadra incapace di avere un’identità ben precisa. L’idea di aspettare ancora, accumulare punti per la classifica, restare bene o male in corsa per tutte e tre le competizioni calcistiche non regge più. E’ tempo di risposte chiare e inconfutabili, perché la Juventus è carica di super campioni profumatamente pagati, così come il suo allenatore che guadagna 6,5 milioni netti a stagione più bonus. Poi possiamo anche parlare di certi errori fatti nella campagna acquisti estiva fatta da Paratici, il quale non ha saputo sistemare a dovere il centrocampo ed ha ritardato palesemente la cessione di giocatori che non apparivano più nel progetto Juve voluto da Sarri. Certo, il dirigente della Juventus ha poi riparato in extremis nel mercato di gennaio con le cessioni di Mandzukic, Emre Can e Pjaca dato in prestito per farlo giocare, tuttavia, prima ancora di una questione legata a trattative economiche non convenienti alla Juve, si pensa a un’incertezza nel programma da seguire, a una sorta di tentennamento fatto di indecisione che si riflette inevitabilmente anche sulla fisionomia tecnica della squadra. La Juve e Sarri non hanno ancora capito se con il vasto parco di giocatori di primissima qualità che hanno nel proprio organico, devono tatticamente inseguire il 4-3-3, piuttosto che il 3-5-2, o il 4-3-1-2 con il trequartista che non c’è, non si trova e qualche volta si tenta d’inventare. Così come si tenta di inventare una difesa che a seguito degli infortuni di Chiellini (rientrato contro il Brescia per una decina di minuti finali) Demiral, Danilo (anch’egli rientrato ieri) si sia optato di inventare un Cuadrado che da terzino ha fatto quello che ha potuto. E poi De Ligt, un giocatore tanto pagato che non riesce a dare garanzie di personalità e, per questo, Sarri cambia continuamente formazione. Un po’ per sostituire gli infortunati e un po’ per non avere le idee chiare su come affrontare la situazione, la Juve sembra in un continuo cantiere di lavori in corso. Per fortuna CR7 dà il suo apporto di vero campione instaurando una leadership in campo e nello spogliatoio, pur avendo bisogno di tanto in tanto di tirare il fiato per essere gestito al meglio. Ma, a onor del vero, dobbiamo dire che anche Dybala è migliorato. Il ragazzo si è fatto valere dimostrando di meritare la maglia da titolare e non essere vittima delle continue indecisioni di Sarri, il quale sistematicamente l’ha sostituito nel corso delle gare giocate. Dunque, la situazione di questa Juve non è chiara e il fragile gioco messo in campo che spesso si traduce in situazioni d’incomprensibile pausa di attenzioni, non induce a trovare la svolta risolutiva per vedere rinascere la Juve e il suo gioco. Ci riuscirà Sarri in queste settimana che precedono i grandi impegni della stagione 2019/’20?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNcontro-il-brescia-vince-la-juve-e-.la-noia-1013654.htmSi100451001,02,0303098
1371013653NewsCampionati“La Juventus è la più forte”, ma è soltanto un luogo comune.20200210181005In casa Juve non si parla di crisi, ma di delusione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>E’ dall’inizio dell’anno che sentiamo dire non solo da Antonio Conte, che la Vecchia Signora d’Italia è la squadra da battere perché possiede ancora qualcosa in più rispetto alle altre squadre. Un qualcosa che fa la differenza, un qualcosa che si materializza dal nome dei suoi tanti campioni i quali da soli sembrerebbero essere più che sufficienti per la garanzia di chiamarsi “JUVENTUS”. La riteniamo una leggenda metropolitana, anzitutto perché ogni anno calcistico da affrontare è diverso, ogni partita da fare non è uguale alla precedente e ogni campionato da giocare non è mai come gli altri che hai vinto precedentemente. Dire “JUVENTUS” è una credenziale teorica suffragata dalla storia dei tanti scudetti vinti e da quel modello gestionale che ne caratterizza da sempre la reale differenza. Ma da questo, a dire che sei migliore delle altre perché hai CR7 e un nutrito gruppo di campioni, ebbè, ce ne passa davvero tanto. Il calcio è fatto di risultati positivi, di gioco, ma anche di furore agonistico che devi tradurre sul campo a prescindere da tutte quelle considerazioni che abbiamo fatto. E quello che stiamo vedendo sul campo dall’inizio del campionato a oggi da parte della Juventus “migliore di tutte”, non è propriamente ciò che si era sbandierato fin dall’inizio. E allora, qual è il problema di una squadra che nelle promesse iniziali ha fatto proseliti di bel gioco e risultati, tanto da essere la prima bellezza italiana del pallone che conta? Proviamo dunque a dare una spiegazione il più possibile plausibile. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Innanzitutto crediamo che in tutto questo stentare di identità da parte della Juventus targata Sarri, ci sia un concorso di colpe che fa capo a una più che evidente campagna acquisti estiva errata, nell’assemblare la squadra in maniera tecnicamente irrazionale nei suoi vari reparti nevralgici di difesa e centrocampo. In più, c’è da considerare la smania della società che emotivamente si è lasciata attrarre dalla voglia irrefrenabile di operare nell’ambito della squadra, quel processo di modernizzazione di gioco e cultura calcistica che agli occhi dei più appariva troppo ancorata a un sistema sì vincente, ma poco avvezzo allo spettacolo. Era la sintesi filosofica di tutto quello che noi abbiamo scritto (compreso lo scrivente che lo afferma in onore della sua onestà intellettuale), annoiati com’eravamo dal gioco noioso espresso dalla squadra di Allegri. A memoria ricordiamo che per lunghi periodi si è dibattuto molto sul tema del vincere senza divertire o cercare di essere primi appagando il palato dei buongustai del pallone e delle sue geometrie. Così, nel processo voluto da Agnelli and company, si è andati alla ricerca di tecnici che in campo internazionale potessero garantire il bel gioco e, soprattutto, dare migliorie in campo internazionale per potere vincere quella Champions che per la Juve appare sempre più stregata. E senza pensarci più d’una volta, si è andati all’affannosa ricerca di allenatori come Guardiola, Klopp, Pochettino, Sarri e altri nomi che potessero far fare quel salto di bel gioco tanto auspicato. La ricerca è stata ardua, lunga e asfissiante come la calura estiva, perché nonostante la Juve avesse corteggiato per lungo tempo questi nomi, la situazione non si sbloccava. Così, con un’operazione tardiva arrivava finalmente Maurizio Sarri, il quale si è sbloccato dai suoi impegni con il Chelsea.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Intanto bisognava pur fare una campagna acquisti che potesse risultare potenziata rispetto all’anno precedente. Il compito che è stato affidato a Paratici (l’allievo di Marotta) ha portato a vendere Cancelo, Spinazzola, Kean, Orsolini e a gennaio anche Mandzukic ed Emre Can, per creare plusvalenze e al contempo sfoltire ciò che creava esborsi economici di giocatori che non rientravano più nel progetto della Juve. Poi ha acquistato Higuain e Buffon come “cavalli” di ritorno, Ramsey, Rabiot, De Ligt, Demiral, Danilo, e a gennaio Kulusevski che di fatto avrà nell’organico soltanto a fine campionato. Ma guardando attentamente gli acquisti fatti in estate, ci si accorge che qualcosa manca soprattutto a centrocampo, zona nevralgica del gioco del calcio. Manca il trequartista che Sarri sta cercando di inventare, visto che nel gioco a rombo Ramsey non si sta rivelando ciò che era nelle promesse iniziali. Bernardeschi si sta perdendo, Matuidì arranca, Rabiot sembra correre a vuoto nel tentativo di capire cosa Sarri gli chieda e Pjanic davanti alla difesa è spesso in difficoltà. La difesa con i vari infortuni di Chiellini, Demiral, De Sciglio, Danilo, si è trovata a doversi avvalere delle prestazioni di un Cuadrado che terzino non è mai stato e fa quello che può. Il risultato è dato da una serie di gol presi da una difesa alta, messa tatticamente all’altezza del centrocampo, così com’è nel volere di Sarri. Insomma, una Juve in confusione che fa gol con Cristiano Ronaldo e poi non mantiene il vantaggio. E dov’è il bel gioco? Dov’è il calcio globale degli interscambi di ruoli e le trame fluidificanti che danno un’identità di squadra superiore? Non c’è. E allora cominciano i mugugni e una parte dell’ambiente bianconero rimpiange Allegri e quel calcio che si ispira all’antico: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Prima non</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">perdere”.</b> Doveva essere la rivoluzione copernicana di un cambiamento epocale fatto per portare a vincere tutto, mentre in questo preciso momento si teme seriamente di non arrivare a vincere nulla. Sarri è sotto l’occhio del ciclone, ma riteniamo che soprattutto la dirigenza della Juventus debba cominciare a recitare il mea culpa. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711paratici.jpgSiNla-juventus-e-la-pio-forte-ma-e-soltanto-un-luogo-comune-1013653.htmSi100451001,02,03010136
1381013652NewsCampionatiIl Toro ha iniziato l’opera dell’appartenenza granata20200208160624Al Toro si cambia pagina<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Finalmente! Sì, finalmente! Il popolo granata lo urla a pieni polmoni: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Meglio tardi che mai”.</b> Cairo si è deciso a cambiare i suoi quadri tecnici. Dare inizio alla “Granatizzazione” non è stato un atto di coraggio da parte del presidente, ma più semplicemente una scelta dovuta alla necessità di provare a dare il Toro in mani di chi ha vissuto l’ambiente, ha colto l’odore acre del sudore della maglia ed ha vissuto le gioie, l’armonia ma anche i turbamenti di un ambiente che non è uguale agli altri. Vivere il Toro nelle sue pieghe più profonde è anche capire la tifoseria, auscultare i palpiti e gli umori di chi ha una storia fatta di sentimenti che va oltre il pallone. Un po’ come quando ci si trova nella casa granata che si chiama Filadelfia e ti chiudono le porte per non assistere agli allenamenti. Così non puoi vedere i tuoi idoli, dare loro una pacca sulle spalle, fare una foto e un autografo. Cose semplici che contano. Sì, perché il popolo granata ha bisogno di coltivare il rapporto con l’ambiente senza essere estromesso, ma sentirsi partecipe a tutti gli eventi positivi o negativi che accadono durante la settimana. Un po’ come una vera famiglia in cui si parla, si sta insieme e ci si sente uniti nel bene e nel male. Ecco, pensiamo che questo ritorno al passato di Cairo abbia il senso di un messaggio che non ha bisogno di tante parole, ma funziona come un tentativo di rasserenare gli animi del popolo granata, che è stato mortificato da una gestione Mazzarri a dir poco deprimente. Ricucire ciò che era stato brutalmente strappato. Adesso si riparte con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Moreno Longo</b> in panchina e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tonino Asta</b> a far da collaboratore tecnico. Un’accoppiata che rasserena l’ambiente granata, il quale è consapevole che a una simile disfatta del Toro che ha radici profonde di presumibile disgregazione da spogliatoio, non può nell’immediato dare lustro a una ripresa di risultati e di vittorie consecutive. Tuttavia, bisognava pur tentare quest’ultima carta che ci si augura sia vincente nel portare avanti quella storica filosofia granata che si compone di grandi risorse umane, sportive e di unione. Certo, la squadra è sempre la stessa, i giocatori sono sempre quelli, ciò che cambia nell’immediato sarà il lavoro mentale di gruppo messo a disposizione di due figure che lo spogliatoio granata lo hanno vissuto in prima persona. Moreno e Tonino, giocatori che hanno saputo onorare quella maglia granata che non è come le altre, che è pesante nel sentirla addosso, che non puoi uscire dal campo senza averla sudata, sgualcita, sofferta. Due ex giocatori granata che poi hanno continuato a prodigarsi in qualità di allenatori nelle squadre giovanili, sposando i valori tecnici e umani che sono stati tramandati dal Torino. Non sappiamo se tutto questo basti a far ritornare il Toro nel posto che gli compete, siamo però sicuri che questa fiducia data a due ex granata dall’indubbia conoscenza di cose da Toro, non possa far altro che migliorare sul campo quell’orgoglio perso, calpestato e mortificato da reiterati risultati disonorevoli. Cairo ha aspettato troppo perché è ancora convinto che Mazzarri non avesse tutte le colpe di una situazione che si era resa insostenibile. Questo è stato lo sbaglio enorme di una valutazione assolutamente errata. Ma adesso si gira pagina, la storia del Toro continua. Longo e Asta sono pronti a scrivere nuove pagine del libro granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711moreno-longo.jpgSiNil-toro-ha-iniziato-l-opera-dell-appartenenza-granata-1013652.htmSi100451001,02,03010114
1391013651NewsCalciomercatoIl Prof. Marotta e l’allievo Paratici20200130113842Un dualismo sempre in atto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>E’ in fondo il motivo conduttore della diatriba tra Inter e Juve. Tra Marotta e Paratici si contano innumerevoli messaggi apparenti di stima reciproca, ma poi a conti fatti si nota una evidente corsa ad arrivare primi negli affari relativi alle rispettive società di appartenenza. Striscianti tradimenti si frappongono a sorrisi forzati e abnormi ipocrisie. E non è un caso che l’Inter in questo mercato d’inverno che sta per chiudersi, è stata molto più attiva della Juventus. Con l’acquisto di Eriksen, Marotta ha sistemato un centrocampo che adesso appare quadrato dal punto di vista dei tempi di gioco dati da un suggeritore di grande classe com’è il danese, mentre Paratici stenta a definire la cessione di Emre Can (che probabilmente arriverà sul filo della chiusura del mercato di gennaio) e nonostante da tempo l’infortunio di Chiellini abbia provocato problemi alla difesa della Juve, ci si è limitati a inventare Cuadrado come terzino di fascia, tenuto De Sciglio (che si è infortunato), acquistato Danilo (un giocatore normale, infortunato anch’egli, ma che non fa la differenza) e venduto Cancelo per la questione delle plus valenze. Il problema della Juventus che prende troppi gol, nasce proprio dal non avere sulle due fasce della difesa giocatori in grado di coprire una zona nevralgica, così pure come il centrocampo, in cui manca la mente illuminante del gioco. Troppi incontristi, tra cui Matuidì (sembra stanco il francese) Rabiot (chissà quando e come dimostrerà il suo valore) e poi Alex Sandro che continua in una corsa stanca e pesante nel suo incedere, non garantendo il necessario recupero in difesa. Molto più abile Marotta che ha venduto Politano (non gradito a Conte) al Napoli e, come dicevamo pocanzi, ha acquistato Eriksen. Strategie di mercato che sanno di lunga esperienza nel settore, capaci di sapersi muovere con abilità e tempestivamente nella logica di far conciliare la parte tecnica a quella amministrativa di bilancio. In questo senso si devono evidenziare i meriti dell’Inter nell’essere passata dalla violazione dei parametri del Fair Play Finanziario a uno stato patrimoniale florido. Tutto ciò dà la misura di un lavoro che è cominciato in maniera positiva da parte di Marotta che si è pure avvalso di Antonio Conte nell’affidargli la gestione tecnica della squadra. E la Juve? La Juve è lì che aspetta e realizza il suo tanto aver speso in acquisto di giocatori di indubbia altissima qualità tecnica, ma che ancora con il suo allenatore Maurizio Sarri sembra non avere ancora raggiunto un equilibrio tale da rilevarne la reale crescita di identità nell’aspirazione della conquista del triplete. Agnelli, Nedved e Paratici non affondano i colpi, ma sanno di avere in casa una corazzata che, secondo noi, ha bisogno di essere ancora plasmata in almeno due settori del campo. Perdere malamente due volte contro la Lazio e una volta indecorosamente contro il Napoli, apre degli interrogativi che pur si contrappongono al dato di fatto che la Juve di Sarri ha chiuso in testa il suo girone di Champions League, è prima in classifica in Campionato ed è entrata in semifinale di Coppa Italia. Tutto questo stride, al cospetto di quanto abbiamo detto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-marotta-e-paratici.jpgSiNil-prof-marotta-e-l-allievo-paratici-1013651.htmSi100451001,02,03010169
1401013650NewsCoppeContro il Milan, il Toro avrebbe meritato di passare il turno di Coppa Italia. Ma….20200129123210Dignitosa prova dei granata a San Siro, ma il Toro ha bisogno di altro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il mancato passaggio del Toro di Walter Mazzarri alla semifinale di Coppa Italia, ci porta a fare alcune riflessioni sulla situazione attuale dei granata. La squadra vista ieri sera a San Siro contro il Milan pone in analisi il dubbio amletico, se dal punto di vista tecnico il Toro si possa ritenere nel suo organico una buona compagine, oppure no. Partendo in primis dal punto di vista caratteriale, riteniamo che Sirigu, Belotti e compagni abbiano messo in mostra una reazione forse inaspettata, da quella memorabile scoppola mortificante subita tre giorni prima contro l’Atalanta. La squadra ha dimostrato fame agonistica, amor proprio e voglia di dimostrare che la dignità non si era persa nella tremenda notte di sabato, in cui il 7 l’ha fatta da padrona. Infatti, 7 sono stati i gol subiti, 7 sono state le incredibili parate di Sirigu che non hanno permesso al Toro di perdere 14 a 0, e 7 come La 7, intesa come l’altra proprietà di Cairo che è meglio curata. Detto questo, possiamo affermare che a questa squadra manchi il gioco, la mentalità, il coraggio, la chiarezza tattica e quell’atteggiamento propositivo che solo un tecnico dalle vedute moderne può infondere alla propria squadra. Con Mazzarri tutto questo non c’è, e non ci si lasci illudere dalla pur positiva prova messa in campo dal Toro, in quanto riteniamo sia soltanto frutto di una reazione personale dei giocatori stessi, i quali dopo il ritiro prolungato a Novarello, hanno avuto lunghi momenti di confronto e di significativa presa di coscienza professionale. Non diamo dunque meriti a chi non ce l’ha, perché una rondine non fa primavera e il Toro non può vivere di buone prestazioni occasionali, ma ha l’obbligo di avere una sua precisa identità tecnico – tattica che non ha. Dunque, ci preme evitare discorsi (pur veri) contro l’arbitro, il quale nella partita di San Siro ha sbagliato tanto a sfavore dei granata. Tuttavia, non intendiamo più approfondire certi alibi che riteniamo soltanto ripetitivi, i quali sembrano rientrare nelle caratteristiche di chi si piange continuamente addosso e non vede più in là del suo naso. Il Toro deve rialzare la testa, ma non così. Non con Mazzarri in panchina. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNcontro-il-milan-il-toro-avrebbe-meritato-di-passare-il-turno-di-coppa-italia-ma-1013650.htmSi100451001,02,03,07010118
1411013649NewsCampionati“Il Toro è un’idea, una diversità”, parola di Fabio Viglione.20200123144520Intervista a un tifoso eccellente,che vede il calcio attraverso analisi approfondite e condivisibili. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avv. Fabio Viglione da Roma</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>. Sì, proprio lui, il tifoso del Torino autore del libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Caro Toro ti</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">scrivo” </i></b>che ha<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>elaborato<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giorgio Merlo</i></b>. Non è la prima volta che lo intervistiamo e non è un caso che ci rivolgiamo a lui, nonostante abiti lontano da Torino, per conoscere il suo pensiero sul Toro. Oggi più che mai, vista la delicata situazione che sta attraversando l’ambiente granata in questo momento. Il suo è un contributo da opinionista prima ancora che da tifoso, in quanto ha una spiccata capacità di analisi su fatti calcistici ad ampio raggio. Avvaliamoci dunque della sua opinione.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, cosa pensi di questa freddezza da parte dei tifosi granata nei confronti della società e della squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certamente vivendo a Roma non sono al corrente di tante cose che riguardano l’ambiente, se non per le notizie che leggo attraverso i giornali. Ho sempre pensato, e penso, che il tifoso granata fosse diverso dagli altri, proprio per le peculiarità uniche che la grande storia del Torino possiede. Il Toro è un’idea, una diversità e anche una voglia di mettere in campo quelle caratteristiche che ci fanno prescindere dalla mancanza di ricchezza economica, per riconoscerci in una simbolo di lotta, di sofferenza e maniche rimboccate. E’ la nostra storia, è nel nostro dna. Non è retorica la mia, quando sostengo che il tifoso del Toro, da sempre, non ha mai misurato il suo attaccamento alla squadra ed alla società in base al risultato, ma ha vinto già per il solo fatto di “essere del Toro”. E’ una vittoria di sentimento che ci fa diversi, orgogliosamente diversi. Noi siamo sempre stati un po’ originali come tifo, come passione, colore, calore, quindi questa è l’identità che per noi è fondamentale rimarcare. Ed il Toro non può prescindere dai suoi tifosi, dal suo Popolo. Questo è un tema secondo me centrale quando si parla di Toro. E non è un caso che la vasta letteratura granata e le tante pubblicazioni, suscitino tutto questo interesse. Perché nonostante le poche vittorie la letteratura e la cinematografia parlano di noi più di ogni altra realtà calcistica? E’ il segno evidente che il Toro non è una semplice squadra di calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che nel calcio moderno fatto di business, non c’è molto spazio per le squadre come il Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, perché oggi mancano le possibilità di competere per vincere. L’estate passata sotto l’ombrellone a scommettere su chi avrebbe vinto lo scudetto è un lontano ricordo. Negli anni passati il tricolore lo potevano vincere, come è avvenuto, - e parlo anche degli anni settanta e ottanta - la Sampdoria, il Verona, il Torino, il Napoli. Adesso la competizione per il titolo si è ristretta al punto che squadre come il Toro si possono collocare al massimo, nella stagione di grazia, in quel ristretto numero di compagini capaci di piazzarsi per un ingresso in Champions. E’ impossibile sognare. Realisticamente, l’ingresso nelle competizioni europee è il massimo a cui possiamo aspirare per come il sistema si è sviluppato. Non penso che sia molto “distante” la strada che ci separa da un quarto/quinto posto come crescita generale. Una crescita che non va dimenticata. Non solo, una crescita nella quale l’ultimo tratto di strada è il più difficile da raggiungere.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Noi veniamo da un periodo in cui faticavamo a collocarci in serie A… E’ stato un periodo di grande sofferenza nel quale credo che abbiamo perso anche diverse generazioni di giovani tifosi… Ora siamo certamente su un altro piano e su altri livelli. Ma dobbiamo e possiamo certamente migliorare. Penso che non sia facile per il Torino, consolidare un posto davvero importante in un calcio come quello attuale ma io ci credo. Voglio crederci. Anche perché voglio regalare a mio figlio tredicenne, che tifa Toro e vive a Roma, meno sofferenze… ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo questo tuo pensiero filosofico e al contempo razionale, si evince chiaramente una forma dissociativa dalle attuali contestazioni granata contro la squadra e la società. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io credo che si debbano trovare sempre delle ragioni di “cucitura”, perché una società e una squadra di calcio non possono prescindere dal calore del pubblico e la nostra passione non ci può mutilare della squadra del cuore. La società e la squadra hanno bisogno della passione della gente, della gente granata. Non gente qualsiasi. Il Toro ha sempre avuto un “tifo” ed una curva da scudetto anche quando la squadra giocava in serie B. Credo e spero che una soluzione possa trovarsi nel mettere al centro i punti di convergenza. Anche i calciatori devono capire che indossano una maglia storica e ricca di passione che non può essere mortificata. I tifosi sono un patrimonio immenso di passione dalle potenzialità infinite. Anche se viviamo un calcio ormai deprivato di sentimenti e ostaggio di fatturati e social media. E’ indubbio che quando i risultati non arrivano, qualcosa si è sbagliato anche in sede di valutazioni a monte. Tuttavia, parlando del profilo tecnico che è l’unico su cui sono in grado di esprimermi, sempre guardando dall’esterno, credo si debba fare anche una valutazione “ex ante”. Perché sono stati tenuti i pezzi pregiati? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sirigu, Belotti, Izzo?</i></b> Si è probabilmente pensato che mantenendo la struttura di una squadra che aveva fatto bene si sarebbe potuto fare ancora meglio del settimo posto. Io, francamente, ero tra quelli che aveva creduto nelle scelte di mercato. Ma il calcio non è una scienza esatta. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi della quasi certa cessione di Bonifazi e dell’eventuale prestito di Iago Falque?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questo caso penso ci sia un problema tecnico, piuttosto che un volere della società. Bonifazi credo venga ceduto per esubero nel ruolo visto che abbiamo tanti difensori centrali e non tutti possono giocare. Tuttavia, che la scelta per sfoltire il reparto ricada su un giovane di valore proveniente dalla nostra ‘cantera’ mi lascia un po' di amaro in bocca. Su Iago? Lo vorrei ancora con noi. È stato considerato un punto fermo del Toro, nonostante l’infortunio subito, credo gli si debba dare adesso l’opportunità di rientrare proprio per le sue qualità tecniche e la sua duttilità. E poi non si può a questo punto della stagione privarsi di un ottimo calciatore, minimizzando il numero della rosa dei titolari. Mazzarri non può avere la panchina corta, anche perché un allenatore deve essere in grado di gestire tanti giocatori se l’obiettivo è ambizioso. La competizione va gestita ma tiene alta la qualità e le soluzioni. E’ un problema di chi allena saper dosare la competizione interna e l’armonia. Con una rosa corta si ha il …respiro corto….” e alla lunga la squadra ne risente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, non sei d’accordo con la gestione tecnica di Mazzarri? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Oggi direi di no. Io credo che lo stesso Mazzarri non sia soddisfatto del rendimento della squadra. In campo si alternano buone giocate a momenti di blackout, abbiamo giocato un girone d’andata in chiaroscuro quanto a continuità ed intensità di gioco.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Vedo una propensione a giocare chiusi sull’avversario. Un atteggiamento tattico che ha fatto in modo di far soffrire la squadra, più contro squadre meno attrezzate e dai valori più modesti che contro le cosiddette “grandi”, squadre chiamate a “fare la partita”. Il calcio non è una scienza esatta ma è spregiudicatezza, spensieratezza, voglia di fare, freschezza di idee che spesso vengono apportate dai giovani capaci di farti la giocata sopra le righe che ti fa vincere la partita. Il calcio fa sognare pure per questo, non è il gioco degli scacchi. No, la direzione tecnica di Mazzarri, di cui non discuto la preparazione, in questo momento risente, a mio avviso, di questo atteggiamento di scarsa propensione alla proposizione del gioco. Al coraggio. E’ una mia opinione. Vedo poi poca apertura di credito verso i giovani, come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Millico, Edera</i></b>, che potrebbero apportare entusiasmo e sfrontatezza. Le capacità balistiche di Millico che ha strabiliato nel campionato primavera credo che possano confermarsi anche in serie A. La traversa contro il Sassuolo non mi ha sorpreso, gli ho visto fare tanti gol così nelle giovanili, ha una strabiliante naturalezza nel calciare a giro da quelle distanze. Credo che i giovani talentuosi debbano essere maggiormente coinvolti, come peraltro, sta accadendo altrove (penso a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Vlahovic, Malinoski, Kulusevski</i></b>). Non credo affatto che inserendo i giovani in squadra ed equilibrandoli naturalmente nell’assetto base, con i più esperti, si rischi di bruciarli. Chi l’ha detto? Semmai, tenerli in panchina rischia di demotivarli, di frustrare la loro autostima e di non farli sbocciare. Poi non dimentichiamo che il tifoso del Toro ha sempre avuto un legame particolare con i giovani del Filadelfia ed è pronto a perdonare anche qualche sbavatura. I nostri giovani sono fondamentali per ridare entusiasmo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Vuoi spendere qualche parola per un giocatore in particolare ? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una parola per Sirigu. E’ un portiere davvero formidabile. Non credevo fosse così forte. Merita di giocare titolare in Nazionale, un vero fuoriclasse. E’ l’idolo di mio figlio che cerca di emularlo nel campetto della scuola, giocando con la sua maglia numero 39. Ma anche Belotti merita elogi particolari. E’ cresciuto molto ed è diventato un vero trascinatore. Non si risparmia, lotta dal primo all’ultimo minuto, è migliorato molto anche tecnicamente, è maturato nei movimenti e nella capacità di leggere le situazioni, incarna davvero lo spirito del Toro quando carica a testa bassa e non si arrende mai”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come vedi il prossimo incontro casalingo contro l’Atalanta di Gasperini, reduce dalla sconfitta interna contro la Spal?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sconfitta in casa dell’Atalanta contro la Spal, dimostra che tranne qualche squadra che si colloca su un livello nettamente superiore, tutte le altre compagini possono vincere o perdere contro tutti. Ogni partita ha le sue insidie. Al di là degli episodi che possono capitare ed essere sempre determinanti, tra Torino e Atalanta vincerà chi dimostra di avere più fame. In ogni zona del campo, su ogni pallone, sarà necessario dare il massimo ed avere la testa libera. Si gioca con il cuore, con la testa e con la giusta determinazione. Mi auguro davvero che sia il Toro ad avere più fame, anche se dubito che l’Atalanta dal gioco arioso messo in mostra fino ad oggi, accetti di buon grado una sconfitta interna contro una Spal ultima in classifica, senza la voglia di rifarsi immediatamente. Quella partita persa brucia ancora tanto alla Dea di Gasperini. Il Toro è avvertito!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><a name="_GoBack"></a></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avvocato-fabio-viglione.jpgSiNil-toro-e-un-idea-una-diversita-parola-di-fabio-viglione-1013649.htmSi100451001,02,03030264
1421013648NewsCampionatiToro, qualcosa si è incrinato tra tifosi e società20200115160658Tra la tifoseria del Toro, c`è voglia di uscire dal limbo dei perenni insoddisfatti. Colpa dell`ambiente o della società? <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In casa granata aleggia un certo malcontento che si traduce in tante piccole, grandi insoddisfazioni, che fanno capo a una divergenza di vedute da sempre latenti e mai definitivamente risolte. I tifosi, si sa, sono molto umorali e non vanno tanto per il sottile quando si tratta di contestazioni che riguardano il rapporto non proprio idilliaco con la società. Vuoi perché la squadra va male, vuoi perché l’allenatore non è in grado di dare un assetto tattico tale da far rifiorire un calcio moderno e aggressivo, vuoi perché nonostante i ripetuti solleciti annuali, la società non dimostra di essere in grado di costruire attraverso gli acquisti di un certo livello una squadra che sappia competere per la conquista dello scudetto o, quantomeno, di piazzarsi in zona UEFA, dando un’immagine di società che vuole uscire dal limbo cui sembra essere piombata da troppo tempo. E’ il Toro di Cairo che ha portato la società granata ad essere perfetta sotto l’aspetto dei libri contabili, ma che pecca inevitabilmente nella fase di organizzazione tecnica e di un progetto che deve essenzialmente partire dallo stato maggiore della stessa azienda calcio. Tuttavia, dobbiamo dire che quest’anno il presidente Cairo ha dato dimostrazione di spendere del denaro con l’acquisto di Verdi, ma, col senno di poi, il suo arrivo si è rivelato totalmente insufficiente sotto l’aspetto del tesseramento di un calciatore che avrebbe dovuto apportare alla squadra un miglioramento tale da far crescere un gruppo che vede in Belotti e Sirigu i principali interpreti carismatici dei granata. Questo spendere tanto denaro per un giocatore che già da molto tempo non veniva impiegato a Napoli da Ancelotti, ha fatto pensare che il presidente – già così attento a tirare fuori dei soldi dalle casse societarie – fosse stato consigliato male. Un’operazione onerosa di 25 milioni di euro che lascia davvero sbalorditi. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma ritornando ai malumori dell’ambiente granata, c’è da capire come si possano avvertire dei solenni mugugni verso la squadra e la società, nonostante l’attuale posizione di classifica veda il Toro al settimo posto. Certo, se guardiamo in faccia la realtà, non possiamo certamente nascondere che dopo avere faticato in Coppa Italia per passare il turno ai rigori contro un Genoa privo dei suoi titolari e poi aver giocato in campionato contro un Bologna che se avesse pareggiato allo stadio Grande Torino nessuno avrebbe gridato allo scandalo, allora c’è davvero da riflettere bene su ciò che veramente fa tendere i nervi tesi, i quali incrinano il rapporto tra tifosi e società. Certo, è brutto assistere dopo una vittoria e dopo l’inno cantato da Valerio Liboni “Ancora Toro”, vedere la squadra che non va sotto la curva Maratona ad assorbire il calore dei suoi tifosi. E’ come essere separati in casa. E mentre Cairo e Mazzarri restano fermi sulle loro posizioni - imperterriti a dare risposte sul campo - a “rimetterci” in tutta questa confusione di offesi in casa granata sono proprio i calciatori, i quali hanno vinto a Roma contro i giallorossi, hanno superato il turno di Coppa Italia e hanno vinto contro il Bologna in campionato senza tuttavia risollevare gli umori della tifoseria. Eppure, nel girone di ritorno dell’anno scorso si era creata una tale alchimia tra tifosi e squadra, che lasciava ben sperare per il futuro. Evidentemente nulla è per sempre, visto che nel calcio le cose cambiano repentinamente nel momento in cui si razionalizzano lunghi momenti insufficienti per il calcio che conta. Detto ciò, e per il bene del Toro, l’augurio è che si possa allentare la corda tesa e carica di esasperanti situazioni che non fanno bene a nessuno e, soprattutto, non portano da nessuna parte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-tifosi-toro.jpgSiNtoro-qualcosa-si-e-incrinato-tra-tifosi-e-societa-1013648.htmSi100451001,02,03010168
1431013647NewsCampionatiSimone Inzaghi, l’allenatore che si ispira ad un calcio moderno20200114184239Il segreto della Lazio? Questo giovane allenatore in cui molti non credevano.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono allenatori di calcio che in carriera sono stati veri campioni e hanno fallito la strada di coach e altri che sono stati degli assoluti mediocri e si sono imposti come ottimi tecnici di squadra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> classe 1976, sta diventando poco per volta il simbolo di quanto si possa far bene da allenatore pur essendo stato un modesto attaccante. La sua è una carriera legata alla Lazio, dove sta maturando esperienze da allenatore modello, capace di interpretare questo ruolo in maniera moderna, sia dal punto di vista tecnico – tattico che da catalizzatore di idee atte a fare da trait d’union nell’assemblare la sua squadra e renderla vivace nei vari ruoli di campo e di spogliatoio. Un po’ come dire che nel calcio nulla s’inventa ma tutto si lavora all’unisono con dedizione, voglia di arrivare senza troppe parole ma con l’ausilio dei fatti. Simone Inzaghi è stato allenatore degli Allievi Regionali della Lazio nel campionato 2010’11, poi ha assunto la guida degli Allievi Nazionali dal 2011 al 2014 ed ha allenato la Squadra Primavera dal 2014 al 2016, allorquando il presidente Lotito gli diede l’opportunità di allenare la Prima Squadra. Piacentino di nascita, Simone Inzaghi è il profilo ideale di allenatore per ogni società che ha grandi aspirazioni, in quanto alle capacità già esposte prima, si aggiungono caratteristiche di serietà professionale, ottima presenza e massima attenzione nei rapporti con i media nel non essere mai polemico e irascibile, ma sempre attento a presentarsi con stile ed eleganza anche verbale. E non è un caso che questa estate nel vorticoso giro di allenatori, la Juventus di Andrea Agnelli aveva anche puntato su di lui come eventuale cavallo di battaglia per il dopo Allegri. Oggi, con il senno di poi, forse avrebbe fatto bene a preferire il tecnico della Lazio proprio per queste sue caratteristiche che, secondo un nostro avviso, si sposerebbero perfettamente con lo stile Juventus. E poi, puntando su Inzaghi, la Juve avrebbe ottenuto un cambiamento più soft e meno rivoluzionario e integralista di quanto non ha fatto puntando le sue scelte su Maurizio Sarri. Tuttavia, dobbiamo dire che col senno di poi è tutto più facile, anche se non escludiamo che un giorno non lontano sia Agnelli che Nedved e Paratici ritornino a rinvigorire questo pensiero su Inzaghi che non è stato mai accantonato. Comunque, ogni idea su questo tema sarebbe al momento molto prematura, ma conferma quanto anche dal punto di vista tattico sia possibile in un prossimo futuro. Adesso Inzaghi sta bene dov’è. La sua Lazio sta andando con il vento in poppa e, soprattutto, se resisterà a tenere la freschezza fisica e mentale di oggi, siamo sicuri che sarà una delle candidate allo scudetto. Lui, in questo campionato che ha già fruttato per la sua Lazio dieci vittorie consecutive, ha sicuramente messo molto del suo essere giovane allenatore dalle larghe vedute calcistiche moderne.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-simone-inzaghi.jpgSiNsimone-inzaghi-l-allenatore-che-si-ispira-ad-un-calcio-moderno-1013647.htmSi100451001,02,03010196
1441013646NewsCampionatiJuventus campione d’inverno ma non di gioco20200113203124La squadra di Sarri è prima al giro di boa, ma sarà così fino alla fine del campionato?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Con la 19vesima giornata del campionato di calcio di Serie A 2019/20 finisce il girone d’andata. La Juve è campione d’inverno con due punti di distacco sull’Inter, ma la vera entità del suo gioco non è ancora emersa con chiarezza. Atalanta e Lazio sono le squadre che giocano meglio, che sviluppano trame di gioco brillanti e di piacevole armonia corale, grazie anche al fatto che i tecnici e i giocatori delle due rispettive squadre sono rimasti uguali e, tranne qualche piccolo ritocco, non hanno mutato il loro assetto base. Juve e Inter hanno invece cambiato molto, non solo nei suoi interpreti principali, ma anche nella nuova cultura ideologica di un calcio che per essere spettacolare e al contempo redditizio, ha ancora bisogno di tempo per potersi integrare in tutti i suoi elementi. La Juve resta, di fatto, una squadra che si distingue sempre per il suo cinismo, che approfitta delle giocate dei suoi singoli campioni ma che non riesce a dare continuità di un gioco armonico che si vede soltanto a sprazzi. Possiamo dire che la logica di questa squadra bianconera e della società che fa capo ad Andrea Agnelli, continua ad avere il suo storico principio di base che resta quello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere perché</i> <i style="mso-bidi-font-style: normal;">è</i></b><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’unica cosa che conta”,</b></i> proprio in un anno in cui con l’avvento della filosofia sarriana, ci si era proposti di arrivare a vincere senza annoiare i buongustai del calcio. Ma i palati fini sanno che se vogliono divertirsi e assistere a un calcio moderno, brillante, forte nella corsa e duraturo nella resistenza fisica, devono guardare l’Atalanta di Gasperini o la Lazio di Inzaghi, una squadra che nel breve volgere di due settimane ha battuto la Juve in Campionato e in Supercoppa Italiana. Così, mentre Juve e Inter si guardano in cagnesco e giocano la loro lotta a distanza, la Lazio avanza con le sue 10 vittorie consecutive e un concreto possibile inserimento nella lotta per lo scudetto, avendo ancora una partita da recuperare. Certo, in questo momento gira tutto bene per i biancocelesti che stando bene di salute fisica e mentale, si trovano magnificamente nelle ripartenze e vincono spesso sul finire delle partite. Questo dimostra quanto la squadra di Inzaghi sia caparbia e decisa a non mollare mai, senza fare apparire lo spettro della disattenzione che è l’emblema della stanchezza mentale di squadra. L’Inter di Conte sta facendo bene, ma non è ancora pronta a presentarsi come squadra da battere, così come non lo è la Juve di Sarri che si trova a razionalizzare un campionato che se mai dovesse vincerlo, non lo stravincerà sicuramente con largo distacco. E allora dove sta la verità, se l’anno scorso la noiosa squadra di Allegri ha fatto il vuoto alle sue spalle nonostante producesse un calcio lontano dai canoni moderni? Noi diciamo che non c’erano le squadre che potevano infastidirla nel suo incedere solitario al vertice, e quindi ha vinto con merito ma senza il gusto di confrontarsi con antagoniste del suo livello. Quest’anno la musica è cambiata e anche se la Juve resta sempre una delle papabili vincitrici finali per lo scudetto, c’è da vedere come si attrezzerà l’Inter e se la Lazio riuscirà a resistere fino alla fine, con questo spirito di squadra che stupisce sempre più. Chissà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNjuventus-campione-d-inverno-ma-non-di-gioco-1013646.htmSi100451001,02,03030170
1451013645NewsCampionatiCampionato di calcio. L’anno nuovo non cambia il nome delle pretendenti al titolo.20200107190536Un campionato da vivere fino in fondo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter, Juve e Lazio sono le papabili alla vittoria finale.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Finito lo stop per le vacanze di Natale, il campionato di calcio di Serie A riapre i battenti di un pallone che ha ripreso a far vivere i palpiti ansiosi ai suoi tifosi, impazienti com’erano di continuare a vivere il fine settimana all’insegna della sfrenata passione calcistica. Si è cominciato a giocare domenica 5 gennaio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia – Lazio</b>, una partita che ha visto la squadra di Inzaghi vincere 2 a 1 un incontro che ha confermato lo stato di salute dei biancocelesti i quali aspirano ad essere il terzo incomodo per la lotta scudetto, proponendosi anche per entrare a far parte delle squadre che parteciperanno alla prossima Champions League. Nel pomeriggio anche il Genoa del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> ha superato il Sassuolo con il risultato di 2 a 1. Il cuore del Genoa si è imposto all’ordine tattico e alla piacevolezza delle trame di gioco di un Sassuolo che ha subito non pochi errori arbitrali, i quali ne hanno decretato la sconfitta. Un match che ha riproposto l’importanza di dare maggiore credito al Var, piuttosto che all’arbitro in campo. C’è stata poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spal – Verona</b>, una gara vinta per 2 a 0 dagli scaligeri che hanno sfruttato l’ottimo momento di forma già palesato sul finire del vecchio anno 2019. Male la Spal di Semplici che con questa sconfitta si è ritrovata ad essere fanalino di coda della classifica. La serata della 18ma giornata di Serie A è terminata con la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma – Torino</b>, un incontro che ha visto vincere meritatamente i granata per 2 a 0, ribaltando un pronostico che alla vigilia li dava sconfitti. Così, ad una Roma che evidentemente ha risentito non poco dell’imminente cambio al vertice della proprietà, ha fatto eco un Torino che Mazzarri ha preparato nella consapevolezza di non avere altra scelta che vincere e convincere, anche per attenuare in qualche modo gli intensi venti di contestazione che spirano tra i tifosi di casa Toro. In realtà possiamo dire che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>(autore della doppietta) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu</b> (sempre formidabili le sue parate) sono stati gli eccellenti interpreti di un Toro che non brilla per gioco corale, ma che spesso si rifugia nella forza del suo capitano per togliere le castagne dal fuoco. Detto questo, passiamo all’Epifania calcistica che è partita all’ora di pranzo con il derby dell’Appennino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bologna – Fiorentina</b> finita 1 a 1. La viola del nuovo tecnico Iachini, è andata in vantaggio con un bellissimo gol di Benassi, ed ha condotto una gara accorta e attenta a portare a casa l’intera posta in palio. Tuttavia, allo scadere della gara ha subito il pareggio ad opera di Orsolini, il quale si è inventato un eurogol da palla inattiva, posta in una posizione defilata della destra dell’area viola. Dunque, è sostanzialmente giusto il risultato finale. C’è poi da commentare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta – Parma,</b> il cui risultato di 5 a 0 non fa altro che dare splendore assoluto alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dea </b>di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b>, una squadra in forma, bella da gustare e, soprattutto, capace di finire la sua ultima partita dello scorso anno con lo stesso punteggio contro il Milan. 10 gol in due partite! Onestamente abbiamo esaurito tutti gli aggettivi superlativi, per questa interprete del calcio spettacolo di casa nostra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria </b>è finita 0 a 0. Ibra, Ibra e sempre Ibra. E’ stato l’urlo a San Siro del popolo rossonero, ma lo svedese entrato in campo nel secondo tempo non ha fatto il miracolo sperato. La squadra di Pioli si arrovella in problemi che vanno oltre l’apporto del possibile beneficio di un campione 38enne, che secondo il nostro parere resta positivo sotto l’aspetto commerciale con riferimento al marketing e di entusiasmo per i tifosi del Milan, piuttosto che per un reale fatto di positività in campo tecnico per la squadra stessa. Ottimo il punto conquistato da Ranieri, con una Sampdoria che ha addirittura sfiorato la vittoria. Pregevole poi la vittoria dell’Udinese che ha superato il Lecce allo stadio di Via del Mare per 1 a 0. Anche qui ci sono state delle recriminazioni leccesi sulle decisioni arbitrali contestate dall’allenatore Liverani. Ma la sostanza dice che i bianconeri friulani hanno conquistato tre punti d’oro per la loro classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E dulcis in fundo, veniamo alle due ultime gare di questa 18esima giornata di Serie A.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Partiamo con</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus – Cagliari, 4 a 0 – Tripletta di Ronaldo e gol di Higuain-</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La partita è finita con tre gol di CR7 e uno di Higuain. Un 4 a 0 che maschera le solite incertezza della squadra di Sarri, la quale ha l’alibi di essere ancora un cantiere in fase di ultimazione di quell’opera che si chiama: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fluidità di manovra e Continuità”.</b> Nel primo tempo, infatti, la Juve ha sì dimostrato grande spinta in avanti con evidente voglia di pressare e chiudere l’avversario nella propria zona difensiva, ma ha rischiato più di una volta di subire le ripartenze di un Cagliari che, a onor del vero, sembra aver perso la brillantezza di gioco di qualche settimana fa. Poi, nel secondo tempo, causa un banale errore della difesa cagliaritana, la Juve è andata in vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, il quale non si è fatto sfuggire l’invito così godereccio. Da qui in avanti la Juve è uscita alla grande con trame di gioco eccellenti che effettivamente hanno dato splendore al quel gioco tanto sperato in casa juventina e che si tramuta nel vincere, convincere e divertire divertendosi. Ma, per arrivare a questo nell’arco degli oltre 90 minuti di gioco, Sarri deve ancora lavorare molto sui meccanismi di centrocampo, dove si esalta molto la costruzione del gioco a discapito dell’interdizione in appoggio alla difesa. E’ l’equilibrio non ancora trovato tra i vari momenti di possesso e non possesso palla, che vanno disciplinati per evitare di prendere troppi gol che si potrebbero evitare. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demiral,</b> non troppo convinto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ramsey </b>e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Rabiot</b> ancora alla ricerca di capire cosa vuole Sarri da lui. Eccellente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> che deve essere sfruttato più da esterno d’attacco, mettendo alle sue spalle un terzino di ruolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b> non è ancora il giocatore ammirato l’anno scorso e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> soffre più del previsto il compito di involarsi sulla fascia sinistra, per poi ritornare a coprire il ruolo di difensore. Vedremo cosa accadrà in seguito. Una cosa è certa, la Juve lotterà fino alla fine per vincere lo scudetto e lo farà in dirittura finale assieme a Inter e Lazio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Napoli – Inter, 1 a 3 – doppietta di Lukaku e gol di Lautaro Martinez </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Continua il testa a testa di classifica dell’Inter con la Juve. Per far questo la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte </b>doveva vincere e l’ha fatto nella gara del San Paolo contro un Napoli che è la pessima copia di quello che è stato lo scorso campionato. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ringhio Gattuso</b> ha fatto quello che ha potuto al cospetto di una squadra come l’Inter che quest’anno pressa alto l’avversario, forte dei suoi due attaccanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez,</b> sempre pronti a sfruttare tutte le occasioni offerte dal proprio centrocampo e dagli esterni. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> è cinica, sicura di sé e convinta di rendere difficile la strada a una Juve che vede ancor di più come un avversario ostico da battere a tutti i costi. Tutto questo, fermo restando della consapevolezza di non essere ancora allo stesso livello della squadra di Sarri, ma che attraverso il lavoro, la grinta, la convinzione e la determinazione, sia possibile accorciare questo gap tecnico e di rosa allargata che vanta la Juve. Dunque, assisteremo sicuramente a un bel campionato e a domeniche da gustare intensamente nella consapevolezza di vedere fino alla fine Juve e Inter appaiate, con l’incomodo della Lazio e il probabile disturbo di un’Atalanta che si farà valere anche in Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone-ufficiale-serie-a-2019-20.jpgSiNcampionato-di-calcio-l-anno-nuovo-non-cambia-il-nome-delle-pretendenti-al-titolo-1013645.htmSi100451001,02,03030189
1461013644NewsCalciomercatoAnche Kulusevski al J Medical per le visite mediche20200102122150Ecco il nuovo acquisto della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ la casa medica scelta dalla Juventus, cui affida tutti i suoi atleti per avere la certezza della sana costituzione fisica e quindi dell’ottimo stato di salute. Una risposta attendibile al 100%, grazie anche alle apparecchiature che sono all’avanguardia del settore medico tecnologicamente avanzato, alle precise indagini diagnostiche e all’accurata professionalità di tutti i medici scelti con cura prima di fare parte dell’equipe del JMedical, un modello sanitario innovativo per tutti. Così, giusto per tutelarsi dopo avere acquistato sul mercato del pallone che conta, la Juventus prima di firmare ogni contratto manda direttamente gli atleti a essere sottoposti alle visite mediche di rito. E il J Medical collabora alla grande, dando il proprio benestare soltanto dopo avere effettuato tutta una serie di visite e controlli atti a certificare l’attività agonistica nel campo professionistico. Dicevamo del controllo meticoloso e massimamente attendibile del JMedical, che ricordiamo essere stato giustamente intransigente nel caso Schick, nel non avere dato il proprio benestare all’attività agonistica e sportiva professionistica, per avere notato nell’atleta delle anomalie di affaticamento cardiaco. Detto questo per significare il lavoro minuzioso svolto dal J Medical, diciamo quanto sia rassicurante invece per la Juventus (ma anche per la gente comune che decide di sottoporsi a screening e varie indagini diagnostiche) sapere del buono stato di salute dell’atleta cui sono stati investiti parecchi milioni di euro. Così come ieri ha fatto il nuovo acquisto della società bianconera <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Kulusevski,</b> che dal prossimo giugno sarà a disposizione di Sarri per cinque anni. Lo svedese è stato acquistato dalla Juve, dopo che l’Inter l’ha corteggiato insistentemente. Classe 2000, l’attaccante Kulusevski è stato acquisito dalla Juve per 35 milioni di euro + 9 o 10 milioni di bonus che andranno all’Atalanta, società che ne deteneva l’appartenenza. Allo svedese, invece, andranno 2,5 milioni di euro annui più bonus, che andranno a salire durante il quinquennio juventino. Dunque, ancora una volta J Medical e Juventus sono insieme nell’intendere un rapporto professionale che s’interseca tra medicina sportiva di alta qualità e atleti che possono fare fronte serenamente, a ogni sforzo fisico atletico che professionisti di tale levatura tecnica fanno in carriera.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-kulusevski.jpgSiNanche-kulusevski-al-j-medical-per-le-visite-mediche-1013644.htmSi100451001,02,03030233
1471013643NewsEditorialeJavier Zanetti, l’esempio di un grande uomo di sport20191230155550Il vicepresidente dell`Inter è campione anche nella vita<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sono tanti anni che scrivo di calcio e intervistato uomini di sport dai quali ho colto prima d’ogni cosa il loro lato umano. Sì, perché ci sono calciatori senza maglia che pur identificandosi nella società in cui hanno militato per tanti anni, riescono a condividere la loro innata simpatia anche con chi non fa propriamente il tifo per la società cui è stato legato calcisticamente per molto tempo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Javier Zanetti</b>, capitano gentiluomo e poi vicepresidente dell’Inter è tra quelle figure che appartengono al mondo del calcio che maggiormente mi attraggono, proprio per le sue peculiarità di uomo simbolo di integrità, correttezza e sensibilità verso il sociale. Nato a Buenos Aires il 10 agosto del 1973, Zanetti è stato capitano dell’Inter dal 2001 al 2014, anno del suo ritiro. Ha origini friulane in quanto il suo bisnonno Paolo Zanetti era della provincia di Pordenone. Papà Rodolfo Ignacio Zanetti e mamma Violeta Bonazzola hanno avuto due figli maschi, Sergio e Javier che è il minore dei due eredi. Quando nacque Javier i genitori hanno deciso di dargli come secondo nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Adelmar,</b> in quanto si riferisce al nome di un medico argentino che gli salvò la vita da neonato, perché era affetto da problemi di respirazione. A saperle certe cose, ti fa pensare come poi il destino della vita ti porti ad abbracciare un mondo che non avresti mai conosciuto se quel medico non avesse salvato la vita a quel minuscolo essere umano, che con il suo esempio avrebbe poi dato segnali di grandi valori umani attraverso lo sport inteso come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“mens sana in corpore sano”.</b> Zanetti ha pubblicato tre autobiografie: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Capitano e gentiluomo”, “Giocare da uomo” e “Vincere, ma non solo”.</b> Nel 2012 ha aperto un ristorante assieme a Cambiasso, il “Botinero” che si trova nel quartiere Brera a Milano. Poi, nell’ottobre del 2011 ha ricevuto il premio alla carriera come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Leggenda del calcio”,</b> un riconoscimento che corona degnamente un ex calciatore, ma soprattutto un uomo davvero speciale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“L’addio al calcio non è stato semplice.”</i></b> dice Zanetti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Era difficile per me pensare a quel giorno, ma prima o poi doveva arrivare. Tra l’altro, nella stagione 2013 – 2014 ho subito un grave infortunio al tendine d’Achille e tutti pensavano che quella sarebbe stata la mia ultima partita. La mia mente invece si è subito proiettata al mio ritorno in campo. Sì, perché volevo tornare a San Siro almeno per un’altra sfida e sentire ancora l’amore dei tifosi. E così è stato. Ricordo che quella notte è stata indimenticabile. Speravo non finisse più. Quell’amore dei tifosi dell’Inter resterà per sempre nel mio cuore”. </i></b>Padre di tre figli, Sol, Ignacio e Tomas avuti dal suo matrimonio con Paula de la Fuentes che ha sposato nel 1999, Javier Zanetti è un campione anche nella vita privata, ritenendo sacri e indissolubili i suoi affetti più cari intesi come famiglia vera e unita. Oggi vive nella sua casa sul lago di Como, un luogo che adora fin dal primo giorno in cui giunse a Milano. Ma c’è ancora un’altra cosa importante nella vita di questo straordinario campione, ed è il suo essere protagonista nel sociale attraverso la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fondazione Pupi,</b> un progetto che ha costruito 16 anni fa e che porta avanti con alto spirito di convinzione e solidarietà. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Da sportivi abbiamo grandi responsabilità</i></b><i style="mso-bidi-font-style: normal;">”</i> afferma Zanetti parlando a centinaia di ragazzi riuniti nella Sala Paolo Sesto in Vaticano nel corso dell’evento <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">calcio che amiamo</b><i style="mso-bidi-font-style: normal;">”. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“L’integrazione sociale fa parte del DNA dell’Inter. Il razzismo è un</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">problema trasversale”.</b> </i>Che dire di più di questo immenso ex calciatore vicepresidente dell’Inter, che per il suo esempio di vita e il suo messaggio sociale potrebbe essere presidente di tutte le squadre di calcio del mondo? Nulla! Ogni altra parola sarebbe inutile. Sì, perché certi uomini di sport hanno solo un’appartenenza universale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711zanetti.jpgSiNjavier-zanetti-l-esempio-di-un-grande-uomo-di-sport-1013643.htmSi100451001,02,03010169
1481013642NewsCampionatiIl Toro e la serenità perduta.20191223175336C`è bisogno di calma e ragionevolezza.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’analisi della situazione attuale del Torino ci porterebbe concretamente ad assumere un atteggiamento giornalisticamente esacerbato contro un ambiente, quello granata, che si rende spesso disunito a torto o a ragione all’interno dei tifosi stessi. Purtroppo, l’andamento negativo della squadra di Mazzarri è coinciso con le vicende avvenute all’interno della Curva Primavera subito supportata in uno sciopero da una parte della Curva Maratona, che si è allineata al malcontento dei granata dirimpettai dello Stadio Grande Torino. Ma questo ci porterebbe ad <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>un discorso molto ampio di rapporti poco curati, che coinvolge la dirigenza, la squadra, l’allenatore e i tifosi. A ciascuno il suo, perché in tutta questa situazione in cui non si percepisce più il senso di quell’empatia che è l’emblema del buon andamento e dei risultati di una società di calcio, c’è la corresponsabilità di ogni singolo personaggio legato al Toro. E non è giusto puntare il dito sull’altra persona, quando non ci si accorge quanta responsabilità ha il singolo in fase oggettiva. Detto questo, veniamo alla squadra e al suo condottiero. E’ evidente che questo Toro abbia perso l’acume tattico e soprattutto l’autostima ritrovata l’anno scorso nella seconda parte del campionato, quando ha avuto un andamento di risultati positivi capaci di portare la squadra di Mazzarri nei livelli alti di classifica. Oggi il Toro non riesce ad avere continuità e sicurezza nei propri mezzi. La squadra gioca con il timore di perdere e si abbandona in errori in difesa e a centrocampo, che sono inaccettabili per giocatori professionisti di Serie A. Dopo buone prestazioni contro Genoa e Fiorentina, la difesa del Toro ha incassato 5 gol in 180 minuti; un’enormità rispetto a quanto aveva fatto vedere lo scorso campionato. I numeri parlano chiaro e dicono che la squadra di Mazzarri a oggi ha subito 26 gol e 66 parate di Sirigu, un portiere che spesso salva pure l’impossibile. E se pensiamo che l’anno scorso di questi tempi i gol subiti sono stati 18 e a fine campionato 36, ecco spiegata l’instabilità prodotta dalla squadra e soprattutto da un centrocampo poco adatto a supportare una difesa che non si avvale più dell’ottima forma di Nkoulou e Izzo e che arranca per la cronica indisponibilità di Lyanco che è quasi sempre infortunato, Djidji che si è perso per strada, Bremer ancora molto grezzo tecnicamente, Bonifazi (chi l’ha più visto?). E così, evidenziando sempre la dietrologia del mondo granata, si rimpiange anche il buon Moretti che dava comunque un apporto concreto di esperienza e fattiva opera carismatica all’interno del gruppo. Ma questi non possono essere discorsi da prendere in considerazione, soprattutto alla luce di una squadra che ha iniziato l’anno calcistico 2019’20 disputando alcune partite nei preliminari di Europa League senza superarli e che si è presentata in questo campionato con la presunzione di conquistare un posto per l’Europa. Non ci sono i presupposti e non c’è neanche l’adeguata conduzione tecnica in grado di dare un’impronta di gioco moderno, pipante, consapevole che il calcio di oggi consiglia squadre di mediocre livello tecnico come il Toro, di andare ad aggredire alto l’avversario in maniera sistematica, tanto da inibire la fonte del gioco degli avversari, specie se ti sovrastano dal punto di vista tecnico. Tuttavia, pur rendendoci conto che quanto sostenuto a livello di scuola di pensiero tattico ci sia bisogno di una robusta preparazione atletica capace di supportare lo sforzo fisico, si intravvede anche la necessità di avere il coraggio anche a livello di cultura societaria, di mettere in atto un processo di cambiamento di mentalità capace di un ammodernamento dirigenziale e tecnico. In buona sostanza il Toro di oggi deve investire il suo futuro attraverso cambiamenti culturali che partono dall’alto e finiscono alla conduzione tecnica e alla squadra. Si prosegua pure con Mazzarri fino a giugno e poi si ricominci con un allenatore giovane, dalle vedute di calcio moderno come Roberto D’Aversa, oppure si sostituisca subito il tecnico toscano con Davide Nicola (soluzione secondo noi molto remota, visto il pensiero di Cairo che dichiara la sua piena fiducia nell’attuale panchina). E poi a livello di ambiente granata, si cerchi la serenità perduta. Chissà, magari è proprio dietro l’angolo e nessuno la vede. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNil-toro-e-la-serenita-perduta-1013642.htmSi100451001,02,03030227
1491013641NewsCampionatiQuando l’extraterrestre vola in cielo e poi torna sulla terra.20191219180314Magico CR7<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se c’è qualcosa che il cultore del calcio spettacolo vorrebbe vedere con assiduità, è proprio il gesto tecnico di sopraffina classe prodotta dai geni del pallone. E allora, a prescindere dalle simpatie, dalle antipatie e dalle diverse fedi calcistiche, davanti a gol come quello fatto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> contro la Sampdoria, vale da solo il prezzo del biglietto con l’aggiunta di uno chapeau che equivale a un reverente ringraziamento per tanta bellezza. In fondo è quello che conquistò i tifosi della Juventus, quando alzandosi in piedi in uno stadio gremito di spettatori, applaudì a lungo il bellissimo gol in rovesciata con spalle alla porta di CR7, il quale in quella precisa occasione giocava ancora con il Real Madrid in Champions. La classe non è acqua. E neanche il tempo, che spesso affievolisce e opacizza la naturale freschezza della giovinezza, non permette a uno come Cristiano Ronaldo di fare un gol spettacolare di testa, saltando 2 metri e 56 centimetri con la straordinarietà di restare in sospeso da terra, aspettando di colpire la palla mentre due agguerriti avversari hanno fatto di tutto per ostacolarlo nell’area piccola. Incredibile, da restare senza parole. Ma non è la prima volta che l’attaccante pluripremiato di palloni d’oro e migliaia di altri riconoscimenti sportivi, compie imprese di questo genere. Già nel 2013, quando il bomber portoghese vestiva la maglia del Real Madrid, contro il Manchester United colpì di testa a 2,93 metri con una sospensione di 73 centesimi di secondo. E poi altri ne ha fatti in carriera di testa, sempre con lo stesso sistema. Dire che ci troviamo davanti a un fenomeno del calcio è come scoprire l’acqua calda, ma pensare che questo tenore del gol che il prossimo 5 febbraio compirà 35 anni e sappia mantenersi così in forma fisica e mentale, sembra davvero qualcosa di surreale. CR7 è un fenomeno del pallone, una sorta di extraterrestre cui l’età è solo un numero che non gli impedisce di essere ciò che lui è. Non sappiamo esattamente se tutto questo sia la naturale sintesi delle tante ore trascorse in maniera maniacale in palestra, fatto è che i muscoli delle cosce di Cristiano Ronaldo sono sempre <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>tonici così come i muscoli della parte superiore e del busto, i quali mostrano una totale assenza di grassi. A tutto questo c’è sicuramente una spiegazione scientifica che va di pari passo alla soggettività di un calciatore particolarmente volitivo nel curare anche l’aspetto mentale. E’ Cristiano Ronaldo, è CR7, è il campione che vola in alto, colpisce di testa, fa gol e poi quando torna con i piedi per terra, tutti si accorgono che ce l’ha solo la Juventus.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Genova stadio Marassifl0711fl0711cr7.jpgSiNquando-l-extraterrestre-vola-in-cielo-e-poi-torna-sulla-terra-1013641.htmSi100451001,02,03030239
1501013640NewsCampionatiSarri che aspetti? Usa la DH720191213162722L`incomprensibile incertezza del tecnico della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dybala, Higuain e Cristiano Ronaldo. In sintesi DH7.</span></i></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> Seguendo la Juventus del nuovo corso targato Maurizio Sarri, spesso ci siamo chiesti dov’è tutto questo cambiamento di mentalità nel considerare il gioco del calcio come segno tangibile dell’osare in attacco, senza avere il timore di squilibrare l’assetto tattico del centrocampo. Strano che l’ex tecnico del Napoli e del Chelsea abbia praticamente lasciato a metà la sua opera di rivoluzionario, confermando in parte quei meccanismi di squadra rodata dagli otto scudetti consecutivi, conquistati tra la gestione Conte e Max Allegri. C’è qualcosa che non ci convince in questo suo atteggiamento tattico poco propenso a lasciare le briglia sciolte a una squadra di campioni che avrebbe bisogno di essere meno inibita nella sua inventiva. Questa insistenza su Bernardeschi in chiave di finto trequartista non si addice al giocatore, il quale secondo noi è più apprezzabile nel ruolo di esterno con l’obbligo di aiutare il centrocampo. Ma Sarri non è convinto e anche in considerazione dell’aspettare la ripresa completa di Douglas Costa che dovrebbe essere pronto per la Supercoppa Italiana, sembra essere refrattario a proporre fin dall’inizio i tre tenori d’attacco della Juventus. Questione di convinzione o di insicurezza? Noi pensiamo che ci sia timore di indebolire il centrocampo e di non coprire abbastanza la difesa nella fase di non possesso palla. Sono scuole di pensiero che non si addicono alle vedute di Sarri, un tecnico che ha fatto la sua fama per i principi di calcio spettacolo non certo scriteriato tatticamente, ma intenso nel suo concetto di propositiva azione d’attacco. Tanti sostengono che è ancora presto per giudicare la Juventus di quest’anno, la quale ha visto nel cambiamento tecnico un radicale rivoluzionamento dei sistemi che la squadra aveva assorbito dopo i lunghi anni di gestione Allegri. Può darsi, ma a noi sembra che il concetto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“radicale rivoluzionamento dei sistemi</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">tattici”</i></b> sia soltanto metaforico e non conforme alla realtà. Per questo motivo continuiamo a vedere a tratti una Juventus che soffre troppo l’avversario, invece di aggredirlo per lunghi momenti della gara. E’ una Juve cinica, molto vicina a quella di Allegri e comunque non ancora sarriana del tutto. Ottima la collocazione di Bentancur a centrocampo, capace di fare filtro nelle fasi di interdizione e di ripartenza immediata, con la qualità tecnica di vedere il gioco anche da prezioso suggeritore. C’è poi il flop Rabiot, il calciatore francese che non riesce proprio a inserirsi nel gioco della Juventus. E’ dall’inizio del campionato che Sarri lo prova con pazienza, ma gli abbiamo visto sbagliare di tutto e di più, anche in circostanze in cui un calciatore della sua qualità tecnica dovrebbe dimostrare maggiore personalità. Continuando così, pensiamo che il francese non sia un giocatore adatto alla Juve ma a una squadra con minori aspirazioni. Dunque, ritornando a Sarri, confermiamo la nostra idea di proporre sistematicamente la DH7 d’attacco che non è come egli sostiene una banale idea da bar sport, ma più semplicemente la riproposizione di un trio che quando è stato messo in campo ha tolto non poche castagne dal fuoco, sia alla Juve che allo steso Sarri.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNsarri-che-aspetti-usa-la-dh7-1013640.htmSi100451001,02,03010222
1511013639NewsCoppeL’incredibile Atalanta scrive la storia di un calcio da favola.20191212170211La squadra di Gasperini entra agli ottavi di finale di Champions League<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pensiamo che per la città di Bergamo, i tifosi della Dea e anche per gli abitanti bergamaschi che non sono propriamente inclini al calcio in genere, l’11 dicembre degli anni a venire non sarà di certo una data come un’altra. E, in effetti, il passaggio agli ottavi di finale di Champions della squadra di Gasperini sa tanto di miracolo, anzi di favola da raccontare ai figli o ai nipoti che verranno. Sì, perché il 3 a 0 rifilato fuori casa allo Shakhtar Donetsk ha il sapore di un’impresa che va oltre i limiti, le assenze e i pronostici negativi che dopo le prime tre partite del girone Champions, vedevano l’Atalanta a zero punti. Questo è l’ennesimo traguardo straordinario di un gruppo e un progetto che ormai non smette più di stupire. L’Atalanta è squadra forte di prima fascia e non può essere più considerata una semplice provinciale del calcio nazionale e men che meno del pallone europeo. La squadra di Gasperini è una top club europea, in grado di farsi rispettare per un gioco moderno, spumeggiante e intriso di quella logica innovativa capace di dare uno sviluppo di gioco qualitativo e proficuo sotto l’aspetto dei risultati. Sì, perché questa Atalanta che è frutto dell’opera magistrale del presidente Percassi e di suo figlio, ha capito l’importanza di investire su un gruppo di giocatori che sotto la direzione di un allenatore dalle ampie vedute di calcio moderno come Gasperini, ha dato luogo a risultati progressivamente validi, dando un apporto sostanziale anche dal punto di vista dell’immagine mediatica. E’ un po’ come dire che la Dea di Bergamo si è laureata a pieni voti e adesso non ha più esami da sostenere per essere considerata una realtà calcistica di alto spessore. A Kharkiv l’Atalanta si è presentata in campo priva di Ilicic e Zapata, con Pasalic alle spalle del Papu Gomez e Muriel. Una mossa dettata dalle esigenze, ma che è stata indovinata nel mettere in difficoltà lo Shakhtar di mister Castro che avverte subito la difficoltà di una serata di calcio molto difficile da superare. A un primo tempo in cui si sono evidenziati i tentativi di maggiore finalizzazione da parte degli atalantini, è seguita una ripresa la cui intensità della squadra di Gasperini è stata tale da vivere momenti di alta emozione. Così, prima Castagne al 21°, poi Pasalic al 35° e Gosens al 49°, hanno steso uno Shakhtar Donetsk ancora incredulo per l’inaspettato furore agonistico imposto dalla Dea. Adesso il sogno continua nella consapevolezza che l’Atalanta è entrata a far parte del novero delle sedici squadre più forti d’Europa. Un miracolo calcistico destinato a durare nel tempo, controvertendo certi inguaribili scettici i quali pensano ancora in un’Atalanta che prima o poi tornerà a fare la provinciale. No, questo non accadrà perché la qualità della dirigenza e il suo modo di gestire il calcio con un progetto serio e competente, non potrà fare altro che migliorare nel tempo la sua competitività con le maggiori potenze calcistiche nazionali ed europee. Questa esperienza è il segno tangibile di una maturazione che non si potrà mai confondere con chi vede il calcio in maniera superficiale e pressapochista.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Kharkivfl0711fl0711atalanta-champions-league.jpgSiNl-incredibile-atalanta-scrive-la-storia-di-un-calcio-da-favola-1013639.htmSi100451001,02,03010214
1521013638NewsCampionatiIl calcio e le sue promesse da marinaio.20191211142353Brindisi e strette di mano. Quanta ipocrisia!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono addii che fanno riflettere come certe promesse di lunga vita insieme fatte nel calcio, siano dettate soltanto dall’enfasi di un fatuo momento legato all’entusiasmo. Ma si sa che in questo mondo così legato indissolubilmente al dio che conduce ai risultati, non si tenga conto di parole poi smentite dai fatti, né, tanto meno, di rispetto verso le persone. Nel commentare l’esonero di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Carlo Ancelotti</b> da parte del presidente del Napoli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Aurelio De Laurentiis</b>, corre l’obbligo nell’apostrofarlo come un vero tradimento. Ognuno vede la situazione dal proprio punto di vista e dà una motivazione al proprio comportamento. C’è chi si mette dalla parte di De Laurentiis, che in qualità di patron del Napoli decide di liquidare il tecnico della squadra partenopea, per non avere avuto dei buoni risultati in campionato (nonostante il passaggio agli ottavi di Champions League) ma soprattutto per essersi schierato a favore della squadra nel non rispettare gli ordini impartiti dallo stesso presidente, a proposito di un ritiro forzato che sapeva tanto di punizione. E c’è chi invece si schiera a favore di Ancelotti per la serietà dell’uomo e del professionista, che ha alle spalle una carriera di allenatore con una nutrita bacheca di trofei conquistati nelle varie squadre in cui ha lavorato. Anche noi intendiamo dire la nostra nello schierarci a favore di Carlo Ancelotti, del quale apprezziamo non solo la serietà della persona nell’avere preso le parti della squadra e di averla difesa fino alla fine contro l’ingiustizia di un ritiro forzato, ma ne esaltiamo il risultato internazionale nell’avere ottenuto il prosieguo del cammino in Champions per il suo Napoli. E’ vero, in campionato non è stato all’altezza della situazione più per una questione psicologica che si è creata intorno alla squadra per scossoni esterni, che non di un fatto tecnico tattico dovuto magari a una collocazione errata di qualche calciatore. Tutto ci sta nel calcio, ma certe frasi di eterno amore sbandierate ai quattro venti proprio da chi dirige le sorti della società di calcio Napoli, non possono essere accettate come frutto di un momento e nulla più. Sì, perché nulla è per sempre, neanche quando vinci e fai gol e risultati, ti abbracci e pensi che quel gesto sia sincero. No, è falso, perché appena il pallone non entra più nella rete avversaria e si casca nell’oblio dei sentimenti, ecco che si esalta il cinico pensiero della sconfitta che ti mette di fronte al fatto compiuto. E’ vero che chi investe del denaro non può badare a sottigliezze di questo genere, tuttavia, come detto pocanzi, sarebbe opportuno essere più equilibrati soprattutto quando le cose vanno bene. E se in tutta questa storia del Napoli si pensa a un affronto dell’allenatore nei confronti del suo presidente nel prendere le parti della propria squadra, diciamo che per noi è stato un atto di coraggio da mettere in evidenza in un mondo in cui si predilige sempre, e a prescindere, il rapporto di collaborazione del tecnico con il proprio presidente. Un po’ come dire che ti pago profumatamente e devi fare come ti dico. Non è sempre così, perché la logica talora sconfina anche nella razionalità di ciò che la coscienza pensi sia giusto fare, anche andando contro un certo tipo di potere imposto dal sistema calcio. Per fortuna c’è ancora uno spiraglio di luce che ci fa intravedere la coerenza dell’essere. Per questo siamo convinti che l’esonero di Carlo Ancelotti da allenatore del Napoli, sia stata un’assoluta ingiustizia e una grande leggerezza dal punto di vista tecnico. L’ira dovuta al momento, non può mettere da parte il cervello di chi sa che dando fiducia a chi lavora bene e onestamente per la tua squadra, possa portarla nell’olimpo del calcio. Dunque, riteniamo assolutamente sbagliata a tutti gli effetti, la decisione del presidente De Laurentiis. Il suo Napoli sarà affidato a Gattuso, un allenatore che fa della motivazione di squadra il suo maggiore pregio. Auguri ringhio, anche se tu in questa squallida storia non c’entri nulla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Napolifl0711fl0711foto-ancelotti-e-de-laurentiis.jpgSiNil-calcio-e-le-sue-promesse-da-marinaio-1013638.htmSi100451001,02,03030285
1531013637NewsCampionatiIpotesi Allegri sulla panchina del Napoli20191205140237La crisi del Napoli<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ un dato di fatto, ormai conclamato, che la situazione del Napoli Calcio, dopo i fatti di ammutinamento da parte dei giocatori nel non rispettare l’obbligo di ritiro forzato imposto dal presidente De Laurentiis, abbia creato malumori e spaccature nell’ambito di uno spogliatoio che mal volentieri accetta di pagare le onerose multe inflitte dalla società partenopea. Detto questo, c’è anche da considerare una situazione di classifica chiaramente deludente, se si pensa che la squadra di Carlo Ancelotti si trova in settima posizione di classifica a 17 punti di distacco dall’Inter che è prima e 16 punti dalla Juventus che si trova al secondo posto in classifica. Vista così, la stagione del Napoli appare quanto meno critica e fallimentare, tanto più che su questa squadra condotta da Ancelotti, il presidente De Laurentiis e la tifoseria partenopea avevano costruito sogni da scudetto anche in considerazione dell’ottimo andamento di questi ultimi anni in campionato. Ma, trovandosi nella situazione attuale, sembra anche giusto che la società Napoli Calcio con il suo presidente in testa, decida di guardarsi intorno per trovare in qualche modo la soluzione ai tanti problemi venutisi inaspettatamente a trovare nell’ambito della squadra. Fin dall’inizio di campionato De Laurentiis ha sperticato grandi lodi al suo allenatore, del quale nutre ancora oggi molta stima per la serietà professionale. Tuttavia, si impone il pensiero che in questa particolare circostanza riferita al disobbedire gli ordini della società alla squadra di andare in ritiro, Ancelotti non abbia gestito a dovere una situazione che richiedeva maggiore polso e autorità. Per tutte queste cose messe insieme e per la delusione di vedere il Napoli in quella posizione di classifica nonostante la possibilità di andare ancora avanti in Champions, si pensa a una sorta di ricambio tra giocatori e allenatore. E mentre la sorte di alcuni giocatori che compongono la rosa eccellente del Napoli, si sia già delineata tra il mercato di gennaio e quello estivo del 2020, per quanto riguarda la posizione dell’allenatore potrebbero esserci dei risvolti più immediati. E’ una sorta di prevenzione a quello che in realtà potrebbe succedere, il contattare telefonicamente alcuni mister che potrebbero sedere sulla panchina del Napoli. De Laurentiis pensa seriamente a Max Allegri, ma anche Spalletti e Gattuso potrebbero essere appetibili al patron napoletano. Ma se l’idea di avere come allenatore del Napoli Allegri stuzzica De Laurentiis, non altrettanto è nell’idea dell’ex allenatore della Juve che preferirebbe ricominciare eventualmente ad allenare il prossimo giugno 2020. Per quanto riguarda l’ipotesi Spalletti, invece, c’è da considerare il legame contrattuale ancora in essere dell’allenatore toscano con l’Inter, che chiederebbe a conti fatti un esborso di sei milioni per sbloccare la situazione. C’è poi una terza ipotesi legata a Gattuso, una strada percorribile e forse anche più semplice da definire. Ma c’è ancora un’altra idea da parte di De Laurentiis, il quale sta anche pensando a un altro mister x, del quale al momento non si conosce il nome. Insomma, una situazione molto delicata al Napoli, che si sta accentuando in un momento di caos assoluto. Riuscirà Aurelio De Laurentiis a sbrogliare una matassa così aggrovigliata?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Napolifl0711fl0711foto-aurelio-de-laurentiis.jpgSiNipotesi-allegri-sulla-panchina-del-napoli-1013637.htmSi100451001,02,03030250
1541013636NewsCampionatiChe cosa sta succedendo al Torino? Lo abbiamo chiesto a Claudio Sala20191204120155Assieme al poeta del gol, abbiamo analizzato il momento negativo della squadra di Mazzarri.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“L’unico rammarico è di avere avuto poco spazio in Nazionale, perché prima avevo davanti Rivera e Mazzola, poi Franco Causio. Da lì, sono nate le difficoltà di trovare un posto in azzurro".</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Claudio Sala</b>, uno degli ultimi interpreti del calcio inteso come fantasia e poesia. Capitano del Torino dell’ultimo scudetto conquistato nella stagione 1975’76, questo poeta del gol che con i suoi dribbling e le discese sulla destra del campo, metteva sempre i <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Gemelli del gol” Pulici e Graziani</b> in condizione di segnare numerose reti. Quello fu un Torino davvero particolare, proprio per quella concezione innovativa di un football che si ispirava molto a quello olandese. Atleta corretto e fantasioso, Claudio Sala per le sue undici stagioni giocate con la maglia granata, è considerato da tutti un fedelissimo del Toro. E non è un caso che abbiamo pensato di fargli questa intervista, proprio per affrontare insieme i vari temi che possano spiegare in qualche modo la situazione non certo brillante del Torino attuale.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Claudio, che cosa sta succedendo al Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che a questa domanda potresti rispondere meglio tu che sei dentro le cose del Toro, rispetto a quanto non lo sia io. Personalmente non credo alle favole di chi dice che nella squadra ci sia chi gioca contro l’allenatore e neanche a chi sostiene che ci siano giocatori che non passano la palla al compagno per partito preso. Questo è fantacalcio. Ogni squadra gioca per vincere e quindi non sono da considerare certe situazioni. Certo, per il Toro è un momento difficile, tuttavia, nonostante fosse partito bene in campionato, ha avuto quella sconfitta in casa con il Lecce, una squadra che poi a dimostrato fuori casa di farsi valere. Adesso sono arrivati questi tre punti conquistati contro il Genoa fuori casa. Questo secondo me è un dato importante, perché fa vedere le cose sotto un’ottica diversa e sicuramente più ottimistica.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Condividi i malumori dei tifosi che sono delusi anche dopo la vittoria esterna di Genova?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I tifosi hanno sempre il diritto di potere esprimere il loro stato d’animo, però non è che si possa accettare sempre un certo tipo di atteggiamento, soprattutto quando la squadra si presenta sotto la curva per essere incoraggiata. E anche se a Genova si è vinto pur giocando male, il calcio ci insegna che la cosa che conta è il risultato. Io sono pratico oggi, così com’ero ieri quando giocavo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dal punto di vista tecnico, che motivazioni dai a questo cattivo andamento di un Toro che all’inizio di campionato prometteva ben altro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, è vero. Il Toro prometteva ben altro, anche se ha fatto una campagna acquisti negli ultimi giorni, per inserire due pedine come Laxalt e Verdi e potenziare la squadra. Io avrei cercato di farlo molto tempo prima, una volta saputo che dovevi andare a giocare l’Europa League. Quindi, penso che tutto ciò sia stato un premio ai tifosi, i quali si aspettano sempre l’arrivo di giocatori di un certo livello.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu che sei stato capitano del Toro, ricordi momenti di questo tipo nell’ambito della squadra? Come si vivevano certe situazioni all’interno dello spogliatoio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, prima di vincere i campionati, qualche volta ci sono stati degli screzi con i tifosi. Tuttavia, devo dirti che adesso è cambiato tutto nel calcio e quindi è difficile fare un paragone. Per quanto riguarda la situazione attuale, penso che ci siano delle cose che noi non possiamo sapere e quindi i giocatori possono anche fare delle scelte sbagliate, come quelle di andare o no sotto la curva dopo la fine della gara.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso sta per arrivare la Fiorentina. Sarà una gara tra deluse?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Tra deluse non direi, perché il Torino viene da un risultato positivo fuori casa, mentre la Fiorentina ha perso malamente in casa e aveva pure perso la partita precedente. La squadra di Montella ha fatto un buon avvio di campionato e anche lei probabilmente sta patendo qualche problema.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Claudio. Tu sei ottimista o no, per quanto riguarda il prosieguo del campionato del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io sono sempre ottimista, anche perché non considero mai che l’allenatore sia l’unica causa del cattivo andamento della squadra. Spero che da adesso in poi il Toro affronti le partite con un pizzico di morale in più, perché è una squadra che può fare molto bene e sicuramente meglio di quanto non abbia fatto fino adesso.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-claudio-sala.jpgSiNche-cosa-sta-succedendo-al-torino-lo-abbiamo-chiesto-a-claudio-sala-1013636.htmSi100451001,02,03030230
1551013635NewsCoppePaulo Dybala, talento sublime.20191127114446In Champions,straordinaria prestazione del campione argentino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’abbiamo visto ieri sera contro l’Atletico Madrid in Champions, ma ci siamo beati delle sue giocate anche in campionato. Paulo Dybala è un talento puro, che la Juventus ha magicamente ritrovato dopo che questa estate ha fatto di tutto per venderlo. Ma per fortuna della Vecchia Signora non si è giunti in un accordo economico con i vari acquirenti di tutta Europa, e adesso si ritrova una perla preziosa della quale aveva anche dubitato, soprattutto nell’ultimo anno della gestione di Max Allegri. Ma lui, la Joya argentina, ha sempre professato il suo desiderio di rimanere alla Juve perché, probabilmente, aveva un conto in sospeso con l’allenatore, la società e con se stesso. Quando qualche anno fa è arrivato dal Palermo era ‘u picciriddu, adesso è campione maturo e soprattutto un calciatore ritrovato. Le sue giocate sono sublimi e tutto gli riesce a meraviglia. Eleganti giocate, stop al volo, dribbling da farti girare la testa, colpi di tacco che sanno di meraviglia e spettacolo puro del football diretto agli esteti del calcio spettacolo, sono il repertorio di questo piccolo, grande campione del football dei nostri tempi. E poi il gol rifilato su calcio di punizione da una posizione impossibile all’Atletico Madrid: è magia pura. E allora succede che quando ti aspetti il ritorno di grazia di Cristiano Ronaldo in evidente periodo negativo, ecco che ti ritrovi un Dybala supremo, un De Light che è stato pagato 85 milioni di euro e oggi ti spieghi perché, e un pipita Higuain che è ritornato ad essere il giocatore amante del gol e anche abile nella costruzione del gioco a beneficio dei compagni. Di tutto questo rivitalizzarsi di campioni, diamo anche merito all’ex “talebano” Maurizio Sarri, il quale riesce a far divertire i suoi giocatori senza costrizioni tattiche asfissianti, ma con un ordine di posizione in campo che ben si addice alle caratteristiche tecniche del singolo calciatore. A ciascuno il suo, sembra dire questo allenatore della Juventus, che dopo Napoli e Chelsea ha capito che un coach che ha insito il concetto di squadra spettacolo, si deve calare al servizio delle caratteristiche tecniche dei propri giocatori, mettendo da parte anche il proprio credo calcistico a beneficio della qualità dei propri interpreti. Non è un segno di disarmo il suo, piuttosto lo riteniamo un miglioramento professionale che ne assicura una maturazione definitiva di allenatore ad alto livello. Calarsi nel ruolo di calcio moderno, è anche un arricchimento personale nell’essere propenso a capire i propri calciatori e farli giocare come desiderano. Ecco la differenza tra Sarri e Allegri, il quale vedeva in Dybala una sorta di “tuttocampista”, un neologismo tutto “allegriano” che vuole significare un giocatore portato a stare in ogni parte del campo. Un concetto egoistico da allenatore, il quale crede che a ogni giocatore bisogna imporre determinati ruoli a prescindere dalle proprie caratteristiche tecniche. Il calcio di oggi si ispira a metodologie diverse, più “democratiche” e rispettose del calciatore, nel suo desiderio di stare in campo con la smaniosa voglia di mettersi al servizio della squadra e la legittima ambizione<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di fare emergere le proprie qualità. Ecco perché c’è stata questa metamorfosi nel gioco della Juventus (anche se in verità è ancora in fase di costruzione) e di Dybala, un campione che andava capito a beneficio della squadra stessa. E’ vero, nel calcio non si inventa nulla, semmai ti aggiorni ad una scuola di pensiero moderna che deve essere in linea con i dettami espressi dalle varie potenze calcistiche europee, i cui trofei conquistati e i traguardi raggiunti sono l’emblema di un concetto di football innovativo. In questo senso Sarri è salito in cattedra, e la Juve intesa come concetto di squadra e di gioco globale, ne sta beneficiando a livello di risultati. Certo, resta ancora molto da fare, tuttavia, pensiamo che la squadra costruita da Agnelli, Paratici e Nedved, sia sulla strada giusta per conquistare quel triplete che comprende in primis la tanto sognata Champions, così bramata dal mondo bianconero.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-dybala.jpgSiNpaulo-dybala-talento-sublime-1013635.htmSi100451001,02,03010219
1561013634NewsCampionatiIl Toro e l’insostenibile leggerezza dell`essere20191126193110La crisi del Toro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La leggerezza dell’essere è insostenibile, dice Milan Kundera, autore del suo omonimo romanzo, perché è uno schermo dietro cui nascondere la reale essenza della vita: la pesantezza esistenziale. E allora qual è la reale essenza del gioco del calcio se non la “pesantezza” di vincere, convincere, avere un’idea di gioco moderno e un andamento continuo di risultati per tutto l’arco del campionato, soprattutto se ti chiami Torino F.C. e hai una storia da difendere? E così subentra quella leggerezza della quale parlavamo prima, nella non consapevolezza di capire cosa significa indossare quella maglia granata. Retorica? Forse! Ma il dato di fatto è questo! Analizzando invece il profilo tecnico e dando una giustificazione pressoché plausibile di un Toro che dall’inizio di stagione non è stato all’altezza delle aspettative, diciamo che si riscontrano tutta una serie di errori che coinvolgono la dirigenza, l’allenatore e i giocatori. L’anno scorso la squadra di Mazzarri è stata una delle sorprese del campionato, grazie soprattutto a una fase difensiva di ottimo livello tecnico. Con la marcatura a uomo, l’aggressività a tutto campo e l’intensità di gioco, il Toro ha centrato una serie di risultati positivi che l’hanno collocato nei piani alti della classifica. La clamorosa annata di Salvatore Sirigu che ha parato di tutto e di più, ha dato poi tanta forza e consapevolezza alla difesa, ma anche al centrocampo e all’attacco, i quali si sono uniti in un unico monolito. E allora oggi che succede? La squadra è sempre guidata da Mazzarri ed ha sempre la solita fisionomia tattica in difesa con i suoi tre giocatori, che pur avendo gli stessi identici compiti nell’assegnazione delle marcature, spesso (soprattutto i centrali) vengono superati dall’avversario per leggerezza nell’intendere anche i meccanismi di certi movimenti di reparto che sono essenziali nel contrastare l’incedere dell’avversario. E poi manca anche la coesione con il centrocampo e l’attacco, dove si evidenza soltanto una fase offensiva che è orientata semplicemente sull’individualità. Questo non è calcio moderno, non è calcio propositivo e non è calcio arrembante, privo com’è di quegli stimoli concettuali in cui una squadra che è inferiore tecnicamente dell’avversario, non deve aspettarla ma deve aggredirla alta per inibire la fonte del gioco avversario. Detto questo, un appunto di negatività va fatto anche alla dirigenza granata e in primis al presidente Cairo il quale, nonostante il suo proverbiale modo di essere oculato in maniera maniacale, quest’anno ha speso una fortuna per comprare Verdi, un giocatore che non serve a questo Toro che ha ben altri problemi da risolvere dal punto di vista tecnico e dell’allenatore. Si pensi presto a prendere <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b>, almeno per traghettare il Toro fino a fine stagione. Poi, se il risultato non sarà ancora soddisfacente, ci si orienti verso <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto D’Aversa</b>, un allenatore che vede il calcio da un’ottica moderna. Sì, perché il mondo granata non ne può più di vedere svanire l’interesse per il proprio campionato già a novembre, mese in cui ci si preoccupa delle squadre che sono in fondo alla classifica. Altro che fare voli pindarici! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNil-toro-e-l-insostenibile-leggerezza-dell`essere-1013634.htmSi100451001,02,03030242
1571013633NewsCampionatiInaugurato il JHotel, vero gioiello della Juventus20191120210429Ecco l`albergo della Juve.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il JHotel è un nuovo concetto di accoglienza, realizzato in collaborazione con Juventus Football Club S.p.A. Situato nel cuore del JVillage, il JHotel si trova accanto all’Allianz Stadium e nella vicina Area della Continassa, in cui si può ammirare l’ampio Centro Sportivo della Juventus. Questa avveniristica struttura alberghiera è un luogo in cui non solo si può vivere un’autentica esperienza bianconera, ma è stato concepito anche per offrire molto di più. Infatti, il JHotel è stato studiato nel dettaglio per garantire l’organizzazione di perfetti appuntamenti di lavoro, nonché di meeting di successo. Alla guida del ristorante si può apprezzare uno chef illustre come Davide Scabin, che propone un’offerta gastronomica ispirata all’Eleganza Contadina, una cucina legata alla tradizione del nostro Paese e affiancata a proposte internazionali. 138 camere suddivise in due tipologie dotati da arredi di alta gamma e con esclusivi layout originali. Tutte le camere offrono servizi Sky e collegamento Wi – Fi. Per chi ne volesse sapere di più, può visitare il sito </span><a href="http://www.jhotel.eu/"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><font color="#0563c1">www.jhotel.eu</font></span></a><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> . </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, un’altra grande realtà arricchisce il processo di espansione della società bianconera, che dopo aver costruito l’Allianz Stadium, la vasta area del Centro sportivo di Vinovo, il proprio Museum, avere ampliato il suo Store, realizzato il JMedical e il nuovo centro Juventus dell’area della Continassa, adesso ha inaugurato il suo JHotel. Una ciliegina su una torta già abbondantemente farcita di grandi cose, che fa felici i tifosi della Juventus (quelli che se lo possono permettere dal punto di vista economico) che hanno la possibilità di vivere una o più giornate a contatto con i propri campioni. L’hotel è operativo da luglio scorso, ma è stato presentato da Andrea Agnelli soltanto in questi giorni. Si tratta di una struttura di 11.200 metri quadrati con all’interno anche una Spa. Una parte dell’Hotel è riservata alla Prima Squadra per i ritiri pre – partita e il resto è a disposizione di tifosi e turisti. Questa idea alberghiera della Juventus è qualcosa di assolutamente unico in Italia ma non in Inghilterra, dove già dal 2015 sono stati costruiti alberghi accanto agli stadi più importanti. E’ un fatto di stile e anche di ottime possibilità economiche ricavati da tanti investimenti effettuati da molti anni. E non è un caso che il fatturato della Juventus sia lievitato a dismisura in questi ultimi anni, grazie a un’ottima progettualità che sa di smaglianti operazioni manageriali. E’ la Juventus, è il suo modo di arrivare sempre prima degli altri e di farsi imitare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-jhotel.jpgSiNinaugurato-il-jhotel-vero-gioiello-della-juventus-1013633.htmSi100451001,02,03030245
1581013632NewsCampionatiFabio Viglione, “Il Toro? Un contrasto tra luci e ombre”20191119060915Il parere di un autorevole avvocato tifoso granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avvocato Fabio Viglione</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno di quei tifosi del Toro che maggiormente si sono distinti nel tempo, per qualità di opinioni calcistiche espresse sempre con la massima oggettività. Tante volte abbiamo avuto modo di intervistarlo per avere una sua idea sulla situazione della sua squadra del cuore, e in ogni occasione non ha mai deluso le nostre aspettative. Così come in questa esaustiva intervista, in cui pone l’accento, con evidente amarezza, sul momento negativo del suo Toro che ha deluso le aspettative di tanti tifosi granata. Giurista patrocinante in Cassazione, l’Avvocato Fabio Viglione vive a Roma ormai da molti anni e svolge la sua attività professionale presso il suo avviatissimo studio legale che si avvale dell’apporto di numerosi qualificati professionisti. Ma il lunedì di ogni settimana, quando il Toro vince, pareggia o perde, per lui c’è sempre modo di fare un’analisi critica e competente con amici e colleghi, con la stessa meticolosa attenzione e precisione che pone nel suo quotidiano, quando deve garantire assistenza in ambito giudiziale. Ascoltiamolo dunque in questa intervista.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo il 4 a 0 del Toro inflitto al Brescia in terra lombarda, il tuo giudizio sulla squadra è cambiato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“No, non è cambiato. Resta un giudizio in chiaroscuro. Un contrasto tra luci e ombre. La parte luminosa è la potenzialità della squadra, espressa nella stagione scorsa quando tutto girava al meglio. Le ombre sono rappresentate dal gioco che non mi ha mai completamente convinto. Neanche quando assistito dai risultati. Naturalmente tengo stretta la vittoria di Brescia e soprattutto i 3 punti perché cominciavo ad essere in astinenza e cominciavo a guardarmi alle spalle…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A cosa pensi sia dovuto il periodo negativo che la squadra di Mazzarri sta attraversando?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Confesso che non sono riuscito a capirlo fino in fondo. Forse un calo della condizione atletica, una sfiducia dopo le prime impreviste difficoltà, un gioco troppo prevedibile e privo di coraggio e di un po’ di sana spregiudicatezza. Una punta come Belotti, isolata e senza rifornimenti, si sbatte facendo di tutto per conquistare palloni giocabili, ma è uno sforzo titanico con uno spreco mostruoso di energie. Essendo l’unico riferimento in attacco viene continuamente raddoppiato dai difensori avversari”. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tu, come tanti tifosi del Toro, che idea ti eri fatto di questa squadra all’inizio del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Avevo tante aspettative. Pensavo che, confermando tutto il gruppo e soprattutto non cedendo i cosiddetti “prezzi pregiati”, giocatori come Sirigu, Belotti e Izzo, tanto per fare tre nomi, saremmo stati in grado di mettere in campo una squadra solida e competitiva. Non cedere calciatori tanto richiesti sul mercato, poi, l’ho letto come una evidente dimostrazione di forza da parte del club. C’è un progetto e si porta avanti con continuità. Pensavo, poi, che l’affiatamento del gruppo, con una stagione in più sulle spalle avrebbe ulteriormente aumentato il tasso di esperienza e la complessiva affidabilità. Maggiore assimilazione degli schemi, più affiatamento. Gli acquisti di Verdi e Laxalt avrebbero dato poi ulteriore qualità. Due giocatori in cerca di riscatto dopo annate difficili. Si, in estate ero molto fiducioso. Ad oggi sono stato smentito dal campo. Ma credo ci voglia equilibrio di giudizio soprattutto nelle situazioni difficili, quando tutte le certezze sembrano venire meno”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se ci sono delle colpe, a chi sono maggiormente imputabili?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che quando, a quasi un terzo del campionato, si determini una situazione come quella attuale, è evidente che siano stati commessi errori. Preferisco parlare di errori e non di colpe, forse per la mia deformazione professionale. Errori commessi da tutti naturalmente. Credo che possano suddividersi in due tipi di errori. Quelli di valutazione iniziale, diciamo “programmatici”, sulle potenzialità dell’organico e quelli chiamiamoli “esecutivi” sulla realizzazione pratica del progetto. Dopo quasi un terzo di campionato, il bilancio parziale è certamente negativo. Abbiamo perso la metà delle partite, la maggior parte delle quali contro squadre costruite con diversi e meno ambiziosi obiettivi, certamente con organici meno competitivi. Credo che attualmente la squadra si esprima al di sotto delle proprie reali potenzialità”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se tu fossi il Presidente Cairo, cosa faresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è facile sostituirsi al Presidente e fare valutazioni dall’esterno. Io personalmente punterei sul potenziamento dei quadri dirigenziali della società, investendo su figure di massima professionalità ed esperienza. Per una società come il Torino saper individuare, in anticipo, prima che “esplodano”, i calciatori su cui puntare può essere determinante. E’ inutile far finta di niente: i fatturati delle società, i contributi dei diritti Tv creano fossati. La competizione oggi in Italia è figlia di questi dislivelli, in parte incolmabili. Guardiamo le classifiche finali degli ultimi 10 anni per averne una dimostrazione. Negli ultimi anni il Presidente Cairo attraverso una serie di investimenti - basti pensare a quanto sia salito il monte ingaggi e quanto abbia speso per acquistare alcuni calciatori da club di prima fascia - <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ha cercato di far salire il livello del Toro. D’altronde, anche quest’anno, l’aver trattenuto tutti, l’aver acquistato Verdi e riscattato Aina per cifre importanti, rappresentava il chiaro intendimento di puntare ancora più in alto del precedente settimo posto. Qualcosa evidentemente, ad oggi, non ha funzionato. Ma credo che il Presidente Cairo sia perfettamente in grado di diagnosticare i problemi ed abbia la voglia e la capacità per cercare e trovare le soluzioni più appropriate.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sabato prossimo il Toro affronterà in casa l’Inter di Antonio Conte. Che partita sarà?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sarà una partita difficile per il valore dell’avversario e le motivazioni che spingono i nerazzurri. Ma il Toro ci ha abituati a meglio figurare contro questo tipo di squadre. Anche perché, a mio parere, quando è chiamato ad imporre il proprio gioco contro squadre chiuse fatica moltissimo. Credo che il Toro giocherà una partita ordinata ed attenta ed avrà l’atteggiamento giusto. Poi nelle singole partite, anche un episodio può indirizzare l’andamento e conseguentemente il risultato”.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A parte il divario tecnico esistente tra queste due squadre, pensi davvero che sia possibile un’impennata d’orgoglio da parte del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Credo che la partita possa essere l’occasione per far scoccare la scintilla e riaccendere una stagione che oggi sembra essere andata in letargo. Perdere contro Sampdoria, Lecce, Parma, Udinese… A tacere dello sconfortante tonfo contro la Lazio. E’ inutile giraci intorno, tutti ci saremmo aspettati un’altra classifica a questo punto del campionato. Ma la squadra deve essere in grado di non farsi condizionare e vivere l’evento liberandosi di zavorre mentali e di un velato senso di sfiducia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se potessi togliere qualche giocatore ai nerazzurri e inserirlo tra i granata, chi sceglieresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ dura. L’Inter ha un organico molto competitivo ed un allenatore in grado di far tirar fuori il meglio delle potenzialità di ciascun calciatore. Ma dico Nicolò Barella anche perché credo che il centrocampo sia il punto di crisi del Torino. Un problema antico. E’ quello il luogo nevralgico del gioco. Un gioco che, purtroppo, anche per le difficoltà in quella zona e la penuria di uomini di qualità non consente verticalizzazioni e manovre ariose. Barella potrebbe farci davvero molto comodo…” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, da grande tifoso del Toro quale tu sei, come vivi la tua passione granata a Roma, città in cui abiti ed eserciti la tua professione di avvocato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Con grande orgoglio. Anche mio figlio, tredicenne, tifa Toro a testa alta. Ha seguito la passione di suo padre e, pur senza averlo mai conosciuto, di suo nonno, capostipite della tradizione granata in famiglia. Noi siamo tifosi di una squadra speciale, unica, ammirata per la storia e l’identità che esprime. A Roma la passione per il calcio è vissuta in modo molto intenso ma sia i tifosi romanisti che laziali hanno grande rispetto per la nostra identità calcistica. Ne siamo fieri ed il nostro sentirci un po’ fuori dal coro ci rafforza nella nostra passione. Certo il lunedì, lui a scuola ed io in Tribunale, quando il Toro vince o perde catalizziamo i commenti di tutti…Dobbiamo sempre essere sul pezzo… <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa ti auguri per il futuro del Toro? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una crescita continua, una stabilizzazione nella parte alta della classifica. Una dimensione che possiamo migliorare soprattutto facendo salire l’asticella delle ambizioni. Io credo nella crescita graduale purché sempre assistita da un progetto. Puntare all’Europa o alla vittoria della coppa Italia deve diventare la normalità. Nel far ciò non dovremo mai perdere di vista la nostra storia e le nostre peculiarità. Dalla valorizzazione del Filadelfia come fucina di “granatismo” al rafforzamento costante del settore giovanile. Continuo a pensare che dalla Primavera debbano essere selezionati in buona parte i calciatori “da Toro”. Proprio pensando a quella distinzione del nostro grande Emiliano Mondonico tra giocatori “del Toro” e giocatori “da Toro”. Abbiamo bisogno di questi ultimi, anche in un calcio ormai votato sempre più al freddo <i style="mso-bidi-font-style: normal;">business</i>. Noi siamo il Toro, non una semplice squadra di calcio…”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avv.-fabio-viglione.jpgSiNfabio-viglione-il-toro-un-contrasto-tra-luci-e-ombre-1013632.htmSi100451001,02,03030393
1591013631NewsCampionatiOmbretta Cantarelli, “Sì, l’Inter di quest’anno mi piace tanto”20191119054881Incontro con una interista doc <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Milanese, bella, cordiale, molto attenta alle relazioni e, soprattutto, interista da morire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Ombretta Cantarelli</i></b> non è conosciuta soltanto perché è moglie dell’attore - maestro di teatro - <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Gianfranco Jannuzzo</i></b>, ma perché ha spiccate caratteristiche personali che fanno di lei una donna unica nel suo genere. Parli con lei e ti accorgi come non sia una persona che viva di riflesso alla grande notorietà del marito, ma, conoscendola, ti rendi conto come sia connaturato in lei il desiderio di intrattenimento, di relazioni, non soltanto con il pubblico del teatro ma anche nella vita comune. E’ una peculiarità che non è tanto generalizzata nel mondo dello spettacolo, là dove si tende ad essere particolarmente riservati e chiusi nell’ambito artistico. Ma Ombretta non è così, perché lei è solare, molto aperta al dialogo, e sa essere presente accanto al marito in tutte quelle situazioni che richiedono capacità di intrattenimento. E chissà, forse nel tempo ha pure assorbito quella sicilianità tipica delle profonde radici culturali che sono molto evidenti in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianfranco Jannuzzo</b>. Ma la città di Milano e l’Inter che è la sua squadra del cuore, sono insite nel suo essere lombarda orgogliosa e vera. Così abbiamo pensato di incontrarla, per intervistarla alla viglia della partita Torino Inter. Con lei ci siamo soffermati in argomenti approfonditi, che riguardano soprattutto la nuova Inter allenata da Antonio Conte.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ombretta, cominciamo a parlare della grave notizia di attualità in casa interista. Cosa pensi del proiettile che Antonio Conte ha ricevuto in una busta anonima?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ un gesto senza dubbio molto grave. Dalle notizie che trapelano, pare si tratti dell’azione di un mitomane che per qualche strana deviazione concentra la propria ossessione su un personaggio pubblico popolare. A mio avviso potrebbe trattarsi anche dell’idiozia di qualche frangia più scellerata del tifo estremo, non di stampo interista. Comunque, saranno gli inquirenti dopo che il materiale verrà sottoposto a tutte le analisi scientifiche, a cercare di scoprire l’autore di questo gesto assurdo.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo a discorsi più prettamente calcistici. Sei contenta dell’Inter di quest’anno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, mi piace molto questa Inter. Mi piace il carattere che questo allenatore sta cercando di forgiare nei giocatori. Non è un lavoro facile il suo, perché il “Pianeta Inter” non ha tempo di aspettare e vuole subito i risultati. Ma soprattutto mi piace che la società, insieme all’allenatore, abbia deciso di introdurre nella rosa anche giocatori italiani che spero possano fare molto bene all’Inter, alla nostra Nazionale e al nostro mister che è amico di Roberto Mancini.”<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Pensi che questa Inter dia filo da torcere alla Juve fino alla fine del campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Da tifosa ti dico che lo spero ardentemente. Non sarà impresa facile, perché loro hanno una rosa di giocatori infinita e molte risorse dalle quali attingere. Tuttavia, quello che possiamo fare è lavorare, non perdere la concentrazione e tornare appena possibile sul mercato per rafforzare la squadra e renderla più competitiva.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che idea ti sei fatta delle ripetute lamentele pubbliche di Antonio Conte contro la dirigenza dell’Inter, per non avere allestito una rosa in grado di supportare i numerosi impegni della stagione in corso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che Antonio Conte abbia ragione, perché per poter competere su diversi fronti servono delle forze fresche che sappiano che il campionato è molto lungo, ed arrivare alla fine senza squalifiche o infortuni è davvero impossibile. Penso che l’acquisto di un nuovo attaccante e di un centrocampista, aiuterebbe sicuramente la squadra. Dunque, spero che a gennaio la nostra rosa si possa arricchire di nuova energia.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Guardando la squadra di quest’anno, in cosa la ritieni migliore di quella dell’anno scorso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Mi è difficile rispondere a questa domanda. Penso che ogni allenatore cerchi di dare un’impronta ben precisa alla propria squadra. L’Inter di questa stagione mi piace molto perché non si arrende, i giocatori sono molto coesi e si aiutano di più rispetto al passato. Infatti, sono andati in gol non solo con gli attaccanti titolari. Tuttavia, per esprimere un giudizio più preciso aspetterei ancora un po’, anche se sono stata colpita da una frase di Antonio Conte che ho letto recentemente in un noto quotidiano sportivo, dove dice che lui per l’Inter non dorme neanche la notte. Questo mi lascia ben sperare che non smetterà di lottare.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Lautaro Martinez e Romelu Lukaku, sono due attaccanti che fanno realmente la differenza in questa Inter di Conte?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono due attaccanti eccezionali che si sono presi sulle spalle l’attacco dell’Inter. Lautaro sta disputando una grandissima prima parte di stagione. E’ un giocatore giovane, completo e con un altissimo margine di miglioramento. Romelu ha caratteristiche tecniche e fisiche che lo rendono unico nel panorama mondiale. E’ potenza pura e sono convinta che anche lui con il tempo saprà fare ancora meglio. Dopotutto, per portarlo all’Inter abbiamo sbaragliato la concorrenza e sono felicissima che giochi per noi!” <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nicolò Barella e Stefano Sensi. Due calciatori importanti che danno lustro al centrocampo dell’Inter nell’assetto tattico voluto da Conte. Sei anche tu di questo avviso?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Assolutamente sì. Li adoro, sono due giocatori italiani fantastici. Ho ancora negli occhi l’eurogol che Nicolò Barella ha fatto nell’ultima partita di campionato contro l’Hellas Verona. Stefano Sensi ha uno stile di gioco estremamente diretto con lanci orizzontali e verticali importanti e colpisce le difese avversarie prima ancora che si possano organizzare. E poi è rapido ed è andato a segno anche lui. Dunque, si tratta di due giocatori importantissimi per l’Inter.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo alla prossima partita che l’Inter giocherà a Torino contro la squadra di Mazzarri. Secondo te, che insidie può nascondere questo match?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ogni match ha le sue insidie, per questo non bisogna mai perdere la concentrazione perché le partite sono tutte impegnative. Il Torino ha un grande attaccante che è il Gallo Belotti, ma ha anche un allenatore preparato come Walter Mazzarri che, a mio avviso, prepara bene la sua squadra.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Un’ultima cosa, Ombretta. Il fatto che Antonio Conte, pur essendo un ottimo professionista abbia ancora in sé quell’alone di mentalità professionale che sa di scuola Juventus, ti dà fastidio oppure lo accetti con il pensiero che apporterà sicuri benefici all’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Posso capire da tifosa interista che il passato bianconero di questo allenatore possa dare un po’ fastidio, tuttavia, ritengo che Antonio Conte sia prima di tutto un gran professionista e adesso anche nerazzurro. A proposito, vorrei ricordare l’Inter dei record allenata da Trapattoni, anche lui con un passato nella Juve, ma poi ha scritto con noi una pagina importante nella storia del calcio italiano.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milanofl0711fl0711foto-ombretta-cantarelli.jpgSiNombretta-cantarelli-si-l-inter-di-quest-anno-mi-piace-tanto-1013631.htmSi100451001,02,03030401
1601013630NewsEditoriale“I Granata”, il nuovo libro di Merlo e Margrita20191112154740Per gli appassionati della letteratura granata, c`è questa nuova e interessante proposta editoriale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nonostante la vasta letteratura dedicata al Torino F.C. scoraggi il pensiero di scrivere un nuovo libro granata da pubblicare, ecco che la voglia, la passione e il desiderio di elaborare le storie dedicate alla cultura del pallone torinista si fa sempre più forte. E’ come se ci fosse sempre la spinta interiore di cercare qualcosa di nuovo nell’immensa vetrina passionale dedicata al Toro. Ed ecco che spunta un’altra idea, un altro libro capace di appassionare per il suo racconto, mentre lo sfogliar delle pagine che sanno di Toro, che sanno di momenti di sanguigno tifo, ti fanno avvertire il profumo della passione vera. Lunedì 11 novembre 2019 c’eravamo anche noi al Polo del Novecento di Torino, per assistere alla presentazione del libro scritto a quattro mani da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giorgio Merlo e Marco Margrita “I Granata”, edito da Daniela Piazza.</b> Presenti, oltre gli autori del libro, anche <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Comi, il giornalista Stefano Tallia e il Caporedattore della Rai di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino Tarcisio Mazzeo</b> a far da moderatore. Molti gli appassionati granata presenti in sala con l’intento e la curiosità di capire come le due M (Merlo e Margrita) uniti dalla stessa fede per il Toro, abbiano pensato di scrivere questo nuovo libro dal titolo apparentemente semplice ma profondo nel suo insieme: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“I Granata”, </b>che si<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>inorgoglisce per la <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">prefazione di Eraldo Pecci</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’introduzione di Steve Della Casa</b>. Già, un titolo profondo! Sì, perché se si cercava come meglio identificare il cuore pulsante dell’identità granata, questo titolo è l’ideale per potere significare cosa vuol dire fare il tifo per il Toro che è cultura, storia e fonte di ideali sportivi. Il libro racconta gli idoli di questo particolare mondo tinto di color granata, ma anche i luoghi “sacri” che rievocano un passato fatto di tragedie. E si parla di allenatori carismatici in questo volume che evidenzia tra gli altri anche la coerenza dei tifosi granata e le loro peculiarità. Ecco perché il Toro è una grande comunità ideale e sportiva che suscita amicizia, rispetto, deferenza e passione. Tifare per il Toro non è banale, è diverso dagli altri perché è intriso di sentimenti che sanno di storia e poesia. Il Toro lo devi vivere dentro come qualcosa che ti appartiene perché suscita brividi di emozione. Ecco, forse a questo hanno pensato gli autori de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“I Granata”,</b> fin dal primo momento in cui hanno pensato insieme di dedicare al mondo del popolo granata l’ennesima letteratura che mai stanca e sempre inorgoglisce.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-libro-i-granata.jpgSiNi-granata-il-nuovo-libro-di-merlo-e-margrita-1013630.htmSi100451001,02,03030196
1611013629NewsEditorialeLettera a Cristiano Ronaldo20191112095724L`errore di CR7 nel ritenersi diverso dagli altri,non rispettando certe regole che sono alla base del professionismo calcistico. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Hai sbagliato Cristiano. Sì, hai sbagliato per più di un motivo, quando il tuo allenatore Maurizio Sarri ha deciso nell’arco di tre giorni di sostituirti, prima con Douglas Costa in Champions contro la Dinamo Mosca e poi con Paulo Dybala in Campionato contro il Milan. Non è stata lesa maestà, la tua, ma più semplicemente un cambio che tu stesso avresti dovuto accettare con intelligenza, consapevole che da circa un mese a questa parte il tuo stato di forma non è consono alle aspettative che si hanno su di te che sei pluripremiato di Palloni d’Oro e Campione che costituisce per le società con le quali hai giocato in carriera, un Brand insostituibile dal punto di vista commerciale. Ed è così anche oggi per la Juventus che nell’estate 2018 ha acquistato il tuo cartellino per 100 milioni di euro, più 12 milioni di commissioni, più 58 milioni di stipendio lordo annuale, per avere da te l’accesso a nuovi mercati europei con l’eventuale assalto alla tanto sospirata conquista della Champions League. Un contratto che non avviene propriamente tutti i giorni per giocatori non solo ritenuti “normali”, ma anche per quelli come te che extraterrestre sei ritenuto. E’ vero, il management della Juventus ha fatto con te l’affare del secolo, tenuto conto che nella scorsa stagione si sono ricavati 55 milioni di euro in più rispetto al passato, tuttavia, tutto questo dare e avere sviluppato nel tuo rapporto con Andrea Agnelli e il suo entourage, non pregiudica il fatto che tu resti pur sempre un calciatore dalle immense qualità tecniche, dotato di un indiscutibile spessore carismatico all’interno della squadra e quindi dello spogliatoio, il quale ti deve caricare di responsabilità in tutti quegli sviluppi di calciatore professionista che riconducono a momenti di grande forma ad altri di appannamento fisico, tecnico e mentale. E’ un fatto naturale che investe i calciatori come te e anche quelli più giovani e meno dotati tecnicamente, ma che si vedono a dover gestire, pur tra piccoli mugugni di delusione personale, quell’accettare i momenti di difficoltà che devono essere presi con intelligenza e forza di volontà, nel superare quella particolare situazione delicata della propria carriera. Ecco, Cristiano, tu questo non l’hai fatto, perché quel tuo uscire dall’Allianz Stadium nel momento del cambio senza sederti in panchina ma andando via direttamente, mormorando frasi probabilmente irriguardose nei confronti del tuo allenatore, hai messo in evidenza una presupponenza che non è da grande campione quale tu sei. Tutto ciò va a inficiare a tuo discapito i buoni rapporti con i tuoi compagni di squadra, che quotidianamente condividono con te uno spogliatoio fatto di relazioni non solo tecniche ma anche umane. E pensa se Del Piero o il tuo amico Gigi Buffon, si fossero dimostrati in carriera quello che tu hai espresso in un attimo con quell’atteggiamento negativo, che non si addice alla grandezza dei tuoi trascorsi pallonari. E’ vero, in carriera sei stato sostituito soltanto poche volte, ma il tuo stato di forma fisica e mentale era tale, per cui non si poneva il problema. Ora, che a 35 anni è possibile qualche momento di legittimo appannamento di forma, nonostante la tua grandezza da extraterrestre, sei messo alla prova anche sotto l’aspetto della tua maturità personale. E chiedere scusa ai tuoi compagni di squadra, alla società Juventus che ti coccola, ai tifosi che da quando sei arrivato a Torino si assoggettano a pagare un biglietto salatissimo per assistere alle tue giocate, credimi, non è mortificarsi, ma, semmai, è dare un ulteriore segnale della tua grandezza.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;"