TONINO ASTA, ALLENATORE DELLA PRIMAVERA DEL TORINO, SI RACCONTA PARLANDO DEL NOSTRO CALCIO E NON SOLO


Torino Asta
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Torino, 06/06/2012 -

Incontro Tonino Asta nel ritrovo, attiguo al campo di allenamento delle giovanili del Torino, lì dove crescono le speranze della prima squadra granata. A farle crescere bene, calcisticamente parlando, ci pensa proprio Tonino . Siciliano, è nato  infatti ad Alcamo, una città di circa 50.000 abitanti in provincia di Trapani, il 14-11-1970 da genitori, che decidono presto di emigrare al Nord. Tonino finisce così a servire fra i tavoli del bar, che i genitori hanno aperto appena arrivati in Lombardia, mentre inizia a tirare i suoi primi calci nel Corbetta,una squadra di dilettanti allo sbaraglio. Ma lui ha stoffa e si vede; così viene subito ingaggiato dall`Abbiategrasso, in promozione, e poi dal Saronno. E` contento, Tonino, e gli sembra di toccare il cielo con un dito quando il Monza lo tessera per un campionato di serie C. Gli dispiace dover lasciare i clienti del bar di famiglia, ma ormai ha deciso che il calcio deve diventare la sua grande scommessa. Un  giorno in effetti la fortuna lo aiuta, perchè Gigi Radice assiste dagli spalti ad una partita del Monza , intuisce le qualità del  ragazzo e lo fa acquistare dal Torino. Sarà Emiliano Mondonico a farlo esordire in serie A nel ruolo di esterno alto dx contro il Bologna il 28/8/1999. Ma è in serie B,l`anno successivo,che Tonino Asta conquista il cuore dei tifosi granata assieme alla fascia di capitano: sotto la guida di Camolese, allenatore della primavera del Torino,chiamato in prima squadra  in sostituzione di Gigi Simoni, la squadra granata compie un miracolo e scala la classifica dall`ultimo posto al primo; lui, Tonino, entra nella storia realizzando la rete decisiva nello scontro al vertice con il Piacenza. L`anno successivo in serie A realizza il sogno di ogni giocatore :vestire  la maglia azzurra e poco importa che si tratti di un`amichevole: Italia-USA al Cibali. Giovanni Trapattoni lo fa giocare da titolare il 13-2-2002 in una nazionale,in cui Del Piero suggella il risultato con una splendida rete! Gli amici di Alcamo fanno un tifo impressionante per lui,che fa onore alla sua terra. A fine campionato lascia il Torino per ritornare in Sicilia,a Palermo in serie B. Purtroppo in una partita contro il Lecce, decisiva per la promozione in serie A, s`infortuna alla caviglia in maniera seria, chiede la sostituzione ma i cambi sono  esauriti e Tonino si sacrifica per la squadra della sua terra:resta in campo stoicamente. I rosanero perdono 3-0 e finiscono al 5° posto, fallendo la promozione. Tonino Asta dopo circa 6 mesi passati  a soffrire per ritornare in campo,riceve una lettera di licenziamento per giusta causafirmata da d.g. del Palermo Foschi. Ci rimane male, non se l`aspettava: lui siciliano, dopo aver sacrificato la sua caviglia per il bene del Palermo, viene licenziato! Forse lontano dalla sua terra ha dimenticato che spesso la Sicilia si comporta  come un coccodrillo, bravo a piangere dopo aver mangiato i suoi figli. Vincerà la battaglia legale, ma la sua delusione è troppa grande, per cui decide di appendere le scarpe al chiodo.
Nell`estate del 2005 inizia ad allenare gli allievi del Torino. Fino al 2009 resta con i suoi ragazzi per poi passare, nel campionato 2009-2010, nella panchina della primavera, dove viene confermato, per i brillanti risultati ottenuti, nelle due stagioni successive.
E arriviamo ai giorni nostri. Mi presento, gli dico che sono siciliano come lui, ma di Milazzo. E`  bene informato di ciò che accade nella città mamertina; conosce Amura per aver fatto il corso a Coverciano insieme.
Se io fossi un presidente di serie A o B non indugerei un attimo ad investire nel calcio siciliano, soprattutto la squadra del Milazzo è in lega Pro e non dovrebbe avere problemi a trovare una società disposta a rilevarla per piazzare i suoi giovani più promettenti ed ancora non abbastanza maturi per giocare in prima squadra. 

Gli chiedo se un maggior impegno nel settore giovanile possa portare a migliori risultati nella squadra maggiore.
Senza dubbio le società di serie A e B dovrebbero prestare più attenzione ai giovani,che militano nelle squadre del loro vivaio; e quando ciò accade, arrivano anche i risultati di prestigio.Gli allenatori in questo caso contano relativamente  perché alla base dei risultati ci dev`essere una buona organizzazione,che curi il settore,non lasciando nulla al caso o all`improvvisazione.

Domanda: Ma è proprio vero  che nel calcio i soldi sono tutto? La qualità e la competenza contano ancora?
I soldi sono una componente importante per riuscire ad ottenere risultati, ma, se non vengono utilizzati per la ricerca della competenza e della qualità, possono arrecare un danno alla promozione ed alla valorizzazione del patrimonio giovanile delle società.

Nel corso di uno stage di giovani calciatori provenienti da tutta la Sicilia svoltosi di recente a Milazzo , il presidente della Lega Sicula Morgana ebbe a dire: Vedi questi ragazzi,di loro solo 1-2 su 4000 all`incirca riusciranno ad arrivare a giocare a certi livelli. Io sono rimasto un po` perplesso perché se questa è la media,è colpa delle strutture,dei tecnici,dei giovani,dei loro genitori o di altro?. Dico questo perché altrimenti non si spiega il fenomeno della canteradel Barcellona,che fa da serbatoio a quella grande squadra.
Non sei il solo a porti questo problema. Io non so se in Sicilia la media sia di 1-2 ragazzi ogni 4000 ad emergere,ma ciò che accade in Spagna è frutto di anni e anni di investimenti nel settore giovanile; non s`inventa un percorso per formare un campione in poco tempo;occorrono sforzi ed impegni economici non indifferenti ma anche fortuna perché la classe non s`insegna: o ce l`hai  o non la trovi da nessuna parte.Questo discorso tuttavia non assolve alcuni  dirigenti dalla loro pigrizia,che li porta a guardare solo ai campioni della prima squadra tralasciando di seguire quelli che hanno sotto i loro occhi,senza accorgesene!

Finisce qui la  chiacchierata con Tonino Asta;il caffè che ci aveva offerto si è raffreddato, ma siamo rimasti attratti dalle parole di un allenatore giovane,ma entusiasta ed esperto più di tanti suoi colleghi con parecchi anni di panchina sulle spalle. Ha lo sguardo di chi è orgoglioso del suo passato calcistico;gli  occhi neri,come quelli della  maggior parte dei suoi amici di Alcamo, non mostrano  paura a  fissarti perché non hanno nulla da nascondere,ma sanno anche abbassarsi, perché conoscono la modestia e l`umiltà dei grandi. Prima di congedarsi da noi ci confessa che la sua avventura nel Toro è arrivata al capolinea. Cerca altri stimoli,che qui non riesce più a trovare. Parla senza alcun risentimento verso la sua squadra,di cui fu la bandiera solo pochi anni fa: casi come quelli di Montella o di Stramaccioni evidentemente non sono serviti a tante società per guardare con maggior interesse ai tecnici cresciuti in casa.
Si legge in viso,che avrebbe tanto da dare al Toro,se venisse chiamato,ma da buon siciliano rispetta le decisioni di chi sta sopra di lui e si prepara per un`altra avventura.
Dove? Chissà.Anche Milazzo gli piacerebbe: L`importante è un progetto serio alla base di ogni avventura. Il Torino non ha società affiliate,potrebbe cominciare proprio dal Milazzo.

Adesso è proprio finita; mentre mi saluta, mi sussurra però ad un orecchio che adesso  gli verrà più facile venire in Sicilia e magari ritornare a  giocare su quella piazza di Alcamo, dove con i soliti compagni di scuola, affondava i piedi sull`asfalto, reso molle dal calore dei raggi del sole delle sue  parti, a rincorrere una palla,  che prima o poi sarebbe finita  sulla finestra  del suo caro ma  sfortunato vecchietto.
 

Attilio Andriolo

 

 

 

IlCalcio24 Redazione