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11013814NewsEditorialeAlice Impellizzeri, la pallavolista milazzese dal grande futuro2021090107:15Certi sogni si possono avverare. Solo il futuro di Alice Impellizzeri potrà dircelo.<p><strong>Alice Impellizzeri,</strong> classe 2006, pallavolista di ruolo schiacciatrice che quest'anno ha partecipato al <strong>Campionato Under 15 con l'Asd Volley 96 di Milazzo allenata dai tecnici Franco Salmeri e Maria Amato,</strong> passa alla <strong>Volley Academy WeKondor di Catania.</strong> Un notevole salto di qualit&#224; per questa giovane giocatrice dalle spiccate caratteristiche tecniche, che attraverso le sue ottime prestazioni si &#232; messa in evidenza nel panorama della pallavolo giovanile nazionale. E non &#232; un caso che la pallavolista milazzese <strong>Alice Impellizzeri</strong> sia stata notata dalla <strong>Volley Academy WeKondor di Catania,</strong> la quale ha deciso di tesserarla dopo avere riscontrato in lei un posssibile futuro da campionessa. Ricordiamo che la Volley Academy WeKondor di Catania &#232; societ&#224; di eccellenza nel Settore Giovanile della Pallavolo Siciliana, che nell'ultimo decennio ha dominato la scena isolana con ben 40 Titoli Provinciali e 18 Regionali. Quest'anno, dopo 40 anni, la Volley catanese parteciper&#224; alla Serie A2. Un motivo in pi&#249; per la giovane pallavolista milazzese <strong>Alice Impellizzeri</strong> che ha l'occasione di mettere in atto le proprie capacit&#224; tecniche gi&#224; scoperte dai supervisori del Volley Academy WeKondor, societ&#224; che da sempre ha messo in rilievo l'importanza del progetto imperniato sui giovani, quale migliore risorsa per qualsiasi societ&#224; che punta al raggiungimento di importanti obiettivi sportivi. S&#236;, perch&#232; la valorizzazione del vivaio resta l'elemento centrale del progetto giovani con il quale costruire il futuro della Prima Squadra. Dunque, per <strong>Alice Impellizzeri</strong> si prospetta un percorso tecnico e atletico di ottima formazione in un ambiente di forte impatto motivazionale.</p><p><strong>Salvino Cavallaro</strong></p>Milazzofl0711fl0711foto-logo-wekondor-catania.jpgSIncalcio-1013814.htmSI0101029n
21013784NewsEditoriale2021052409:36<p>Ultimato l'ultimo turno di campionato con la qualificazione in Champions di Milan e Juventus, si apre l'inizio del progetto riguardante i club di Serie A per il nuovo anno 2021'22. Una nuova stagione calcistica che si prepara all'insegna dell'arrivo di Jos&#232; Mourinho quale nuovo allenatore della Roma, mentre c'&#232; tutta una serie di coach che costituiscono il balletto delle panchine. E mentre Ringhio Gattuso &#232; stato liquidato con uno squallido twitter dal presidente Aurelio De Laurentiis, per il resto ascoltiamo soltanto voci all'orizzonte, con le relative conferme e smentite tipiche di questo periodo di cambiamenti che si protrarr&#224; fino a settembre prossimo. Dunque, altro giro - altra corsa. Il pallone inizia a girare vorticosamente tra i sogni dei suoi tifosi i quali, tra l'altro, riassaporano il gusto di un ritorno allo stadio anche se sar&#224; ancora contingentato.E allora oggi, in virt&#249; di quanto detto sin qui, proviamo a cominciare con l'analisi del pallone della citt&#224; della Mole con le eventuali nuove idee e progetti relativi a Juventus e Torino.</p><p>Juventus - Potremmo dire che tutto &#232; bene ci&#242; che finisce bene. Adesso il popolo bianconero esulta dopo la paura, mentre Andrea Pirlo pone l'accento su due trofei conquistati in questa stagione e la speranza di essere riconfermato alla guida tecnica della Juventus per l'anno 2021'22. Tuttavia, non ci si pu&#242; nascondere dietro i marchiani errori commessi dalla societ&#224; bianconera che si &#232; trascinata un campionato da dimenticare sotto l'aspetto tecnico e non solo. In tanti articoli pubblicati su questo giornale abbiamo pi&#249; volte definito fallimentare il campionato di una Juventus irriconoscibile anche sotto l'aspetto della mentalit&#224; vincente che &#232; stata trascinata nel baratro della mancanza di gioco, di reattivit&#224; e di quel furore agonistico che si &#232; perso per strada. La Juve di Pirlo ha deluso, diciamocelo in tutta franchezza e anche con i meriti dei due trofei vinti. S&#236;, ha deluso come spesso all'inizio si era temuto, proprio per una panchina cos&#236; pesante per un neofita come Andrea Pirlo, il quale era stato prima destinato sulla panchina dell'Under 23 e dopo una settimana &#232; stato ufficializzato dal presidente Agnelli, come l'allenatore della Prima Squadra. Tutti i media ci siamo guardati in faccia quasi increduli di quanto alla Juventus, che si presentava con 9 scudetti vinti di seguito, stesse succedendo e come questa incredibile scommessa di Agnelli avesse una sua logica razionale in virt&#249; di un campionato da difendere e, soprattutto, di una Champions da affrontare per l'ennesima volta con il sogno di vincerla. E non ci siamo sbagliati, perch&#232; con il senno di poi, la Juventus ha fallito i suoi obiettivi pi&#249; importanti, arrivando ad acciuffare la partecipazione alla Champions targata 201'22 soltanto all'ultimo respiro e per il rotto della cuffia. No, tutto ci&#242; non &#232; da Juventus, una societ&#224; che si presenter&#224; ai nastri di partenza della nuova stagione agonistica con gravi problemi economici, mentre c'&#232; ancora da chiarire il rapporto - Uefa Ceferin - Juventus Agnelli -. Vedremo cosa accadr&#224;, per intanto sul fronte squadra, si susseguono le voci della partenza di Cristiano Ronaldo che si aggiunge all'addio gi&#224; ufficializzato di Buffon. Per il resto si attende l'arrivo di Zinedine Zidane, anche se la candidatura di Max Allegri &#232; sempre molto forte, visto il rapporto di amicizia che c'&#232; da sempre tra Andrea Agnelli e l'allenatore livornese, Vedremo, certo &#232; che alla Juve c'&#232; bisogno di un cambiamento che noi vediamo anche nei ruoli dirigenziali della societ&#224;. C'&#232; chi rimpiange ancora Marotta, mentre Paratici sembra non averlo sostituito degnamente, almeno per quanto riguarda una campagna acquisti ritenuta sbagliata sotto l'aspetto tecnico di un centrocampo carico di doppioni e al contempo di poca qualit&#224;. Anche in questo vedremo gli sviluppi della societ&#224; Juventus.</p><p>Torino -</p>fl0711fl0711SIncalcio-1013784.htmSI0101030n
31013781NewsEditorialeIl Torino è salvo, ma per il popolo granata non c`è nulla da festeggiare2021051914:58La grande delusione dei tifosi del Toro.<p>A Torino, sponda granata, spira aria di temporale e le tenebre oscure pi&#249; che mai, non fanno largo neanche un p&#242; al cielo azzurro. Un p&#242; come dire che &#171;Mala tempora currunt&#187; e tutto il legittimo malcontento accumulato durante tutto l'arco del campionato 2020 '21 dai tifosi granata, sembra essersi sprigionato proprio nel momento in cui in televisione, dopo lo 0 a 0 contro la Lazio, si celebrava la felicit&#224; della squadra e del presidente Cairo, per avere raggiunto la matematica certezza di restare in Serie A. Incredibile questa concomitanza di sentimenti avversi che sono l'emblema di una situazione di rapporti difficili tra i tifosi e la societ&#224;, che si sono prolungati per troppi anni. E oggi, dopo l'ennesima sofferenza di un anno calcistico da dimenticare, molte sono le testimonianze dei tifosi granata che si uniscono contro la societ&#224;. Cos&#236; si legge in una nota dell'articolo redatto dal <strong>presidente del Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata, Domenico &#171;Mecu&#187; Beccaria su Torino Oggi: &#171;Per l'ennesima stagione abbiamo assistito alla farsa di proclami roboanti, vacui quanto fragili, che alle prime difficolt&#224; crollavano come castelli di carte, lasciando il presidente, che li aveva pronunciati, nudo di fronte all'impietosa evidenza dei fatti. Per l'ennesima stagione siamo indecorosamente salvi, ma ora basta&#187;.</strong> Un chiaro pensiero che completa un articolo carico di amarezza e s'interseca tra sentimenti di rabbia per un presente che sembra non tenere conto della storia del Grande Torino e di ci&#242; che rappresenta davvero indossare quella maglia granata. Non &#232; retorica ma la dimostrazione di quello che rappresenta la piazza della Torino Granata, sempre cos&#236; legata al rispetto del glorioso passato anche attraverso il presente. <strong>&#171;Nel corso di questa incredibile crisi, in piena pandemia abbiamo assistito per troppo tempo impotenti davanti a un televisore a soffrire per una squadra color granata sbiadito&#187; scrive in un post pubblicato su facebook, Walter Borgognoni, un altro tifoso granata che &#232; stato anche portiere di quella squadra del Settore Giovanile del Torino che schierava Zago e Lentini.</strong> &#171;<strong>Fa impressione vedere il Torino in classifica&#187; - continua Borgognoni - &#171;fa male al cuore sapere che si &#232; dovuto faticare a vincere anche una sola partita, soprattutto se si riflette sulle gloriose pagine di storia che aveva scritto questa societ&#224; un tempo gloriosa. Il Presidente Cairo &#232; ricascato nell'antica imperdonabile tendenza di accentrare ogni sua scelta, compresa la nomina del Direttore Sportivo Vagnati. lo dice il campo, ha steccato del tutto il mercato estivo&#187;.</strong> Anche qui si percepisce chiaramente uno stato d'animo di delusione profonda, di mortificazione, una sorta di illusione di quello che avrebbe potuto essere e non &#232; stato. E' il sentimento di una piazza granata che non ha proprio nulla da festeggiare e che si dissocia dal legittimo sentimento festante della squadra, del tecnico Nicola e del Presidente Cairo. Una spaccatura che fa molto riflettere e si ramifica in un calcio che d&#224; passione, emozioni e toglie serenit&#224;. Noi ci auguriamo che alla fine tutto ritorni civilmente nella logica dei buoni rapporti. Per il Toro e per la sua grande storia.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013781.htmSI0101074n
41013779NewsEditorialeToro, sconfitta inaccettabile2021051317:47Incredibile debacle della squadra di Davide Nicola<p>C'&#232; modo e modo di perdere una partita di calcio. E c'&#232; anche da preservare la dignit&#224; di un gruppo, di un club, della sua storia e anche dei suoi tifosi, a prescindere da ogni altra cosa. Il Torino che si trova in una bruttissima situazione di classifica ha affrontato il Milan in maniera disarmante, prova ne &#232; il 7 a 0 scaturito a favore del diavolo rossonero. 7 sono stati i giocatori titolari sostituiti da mister Nicola per preservarli presumibilmente dalle tossine di troppe partite ravvicinate e 7 sono state le pere che Salvatore Sirigu ha dovuto raccogliere dentro la rete. Il Toro &#232; ferito, ammutolito, uscito a testa bassa dalla vergogna, consapevole di avere condotto una gara senza sale, nerbo, attributi. E non si dica per favore che c'&#232; stato troppo Milan per questo poco Toro. No, non lo si pensi neppure, perch&#232; se &#232; vero che nella sua globalit&#224; il Milan dispone di una squadra tecnicamente superiore al Toro, &#232; altres&#236; vero che &#232; inammissibile scendere in campo e guardare l'avversario, restando alla sua merc&#232; per l'intera gara. Ok, il mister granata ha ammesso le sue colpe sul fatto di avere probabilmente ecceduto nel caricare troppo la squadra alla vigilia di questo importante incontro. Tuttavia, c'&#232; da considerare che in campo ci vanno i calciatori e come tale sono loro che devono correre, lottare, mai demordere, soprattutto se alle seconde scelte viene data l'opportunit&#224; di mettersi in luce. Ma questo Toro &#232; apparso troppo rassegnato fin da subito, quasi fosse gi&#224; matematicamente retrocesso in Serie B. Stesso l'atteggiamento, stessa la svogliatezza, stessa l'indolenza a crederci almeno un p&#242;, almeno per ricordare il valore della maglia indossata. Crediamo che questa ulteriore beffa rappresenti per il popolo granata una ferita mai rimarginata, che puntualmente si ripresenta in ogni campionato da qualche anno a questa parte. La scorsa settimana avevamo cos&#236; titolato il nostro articolo dedicato alla Juventus dopo la gara contro il Milan: <strong>«Juventus, societ&#224; da rifondare»</strong>. Ebbene, oggi, commentando la partita del Toro contro lo stesso Milan, potremmo scrivere lo stesso titolo a caratteri cubitali, cambiando naturalmente il nome della societ&#224; da rifondare, che &#232; il Toro. S&#236;, perch&#232; tutto nasce da l&#236;, tutto comincia dall'alto per poi finire al basso. Cos&#236; nel calcio, cos&#236; in qualsiasi altra azienda che si rispetti. E il Toro sbaglia sempre nel programmare stagioni che sanno sempre di risparmio, oppure di mancanza di vere strategie per potere raggiungere livelli tecnici tali da potere essere competitivi nel campionato di Serie A. Guardando ieri sera la partita del Toro abbiamo fatto il confronto con il calcio prodotto da squadre di Serie B, come ad esempio la neo promossa Salernitana. Ebbene, dobbiamo dire che il livello del Toro &#232; ancora inferiore a quello espresso nella serie minore. Non bastano pi&#249; le fiammate improvvise della squadra di Nicola, non serve pi&#249; accendersi e poi spegnersi perdendosi nel nulla. Non &#232; calcio, non &#232; organizzazione di squadra di Serie A, &#232; solo improvvisazione e speranza negli altri pi&#249; che in se stessi. Cos&#236; come sta succedendo in questo fine campionato, in cui il Toro &#232; pure fortunato nell'approfittare delle sconfitte del Benevento, squadra che lotta ancora per restare in Serie A dopo la condanna matematica di Crotone e Parma. E allora? Questo &#232; il Toro che non t'aspetti! Un Toro che ha perso l'anima e l'orgoglio di apparire degna della Serie A. No, cos&#236; non va Toro. Si dia una svegliata l'ambiente granata, lo faccia presto. Il tempo sta scadendo!</p><p>Salvino Cavallaro . .</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013779.htmSI0101053n
51013778NewsEditorialeIl Toro e la costante idea di ridursi a soffrire fino all`ultimo 2021051018:57Il Toro deve costruire per il futuro una mentalità diversa, capace di scrollarsi di dosso il tarlo degli ultimi. <p>Il pareggio di Verona d&#224; al Torino quel punticino striminzito che non lo fa stare ancora tranquillo. La squadra di Nicola ha ritrovato da un p&#242; il mordente e quella consapevolezza di dovere soffrire fino alla fine. Una costante di questo club granata che sembra ormai destinato continuamente ad essere impegolato nelle basse sfere della classifica di Serie A. Una condizione mentale cui abbiamo il sospetto che ci si stia abituando, un p&#242; come se salvarsi dal baratro della Serie B rappresentasse comunque la conditio sine qua non per sentirsi consapevoli di avere fatto il proprio dovere, ritentando al contempo una sorte migliore per l'anno prossimo Gi&#224;, l'anno prossimo. Ma quale sarebbe questo anno prossimo in cui la societ&#224; granata si presenti realmente con il cipiglio di essere competitiva e con le qualit&#224; di squadra in grado di sistemarsi nella parte sinistra della classifica, tentando - perch&#232; no - di andare a dar fastidio anche alle squadre che stabilmente occupano il vertice alto di Serie A. Chiss&#224;! Parlando di quest'anno e della sofferenza che tifosi granata e club stanno vivendo in maniera ansiosa, diciamo che c'&#232; tutta una serie di problemi mai risolti che identificano la precaria situazione della squadra di mister Nicola, al quale bisogna dare atto di avere ricompattato lo spogliatoio dopo il suo arrivo, ma di non avere dato quel gioco di squadra che il popolo granata e forse la stessa societ&#224; si aspettava. Purtroppo, abbiamo assistito pi&#249; volte a fiammate d'orgoglio che ultimamente hanno portato a vincere qualche partita determinante, ma mai con quell'equilibrio di squadra capace di dare continuit&#224; di gioco e risultati. Fumi di entusiasmo apprezzabili ma evanescenti che, tuttavia, non cambiano la sostanza di una squadra che spesso risulta monotematica nella manovra, in cui si assiste alle sgroppate sulla fascia sinistra di Ansaldi e il relativo cross per la testa di un compagno appostato in area di rigore per fare gol o magari mancare l'occasione. Un calcio troppo scolastico. E' vero, in questa particolare situazione di classifica del Toro non &#232; concesso andare troppo per il sottile, tuttavia, pensiamo che produrre una squadra che faccia calcio, che abbia idee chiare nel verticalizzare le imbucate producendo al contempo il movimento senza palla pressando alto, sia nelle corde possibili di una squadra come il Toro che deve per il futuro cercare la qualit&#224; soprattutto a centrocampo. Belotti, com'&#232; giusto che sia dopo un infortunio, il covid e un campionato in cui ha tirato da solo la forza di portare avanti tutte le offensive contro gli avversari, in questo momento sta rifiatando. Onestamente, da questo capitano il Toro non pu&#242; pretendere di pi&#249;. Per lui sembra arrivato l'anno del distacco dal Toro, una societ&#224; cui ha dato tanto per avere tanto; tranne la soddisfazione di appartenere a un club capace di raggiungere obiettivi significativi. Ma a lui la Leggenda del Grande Torino gli &#232; entrata dentro l'anima, e forse soltanto per questo motivo ha lottato in tutti questi anni con le unghie e con i denti, accorgendosi per&#242; che nel calcio da soli non si va da nessuna parte. Ecco, il Toro &#232; questo. Soffrire per raccogliere il minimo sindacale, anche se il calcio di oggi impone accorgimenti qualitativi che vanno oltre il continuo risparmio della parte gestionale e tecnica di un'azienda. Elevarsi vuol dire anche costruire una squadra capace di organizzare un calcio moderno con larghe vedute e ambiziose voglie di arrivare. Altrimenti ti collochi per anni nel posto in cui si trova stabilmente il Toro a soffrire.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013778.htmSI0101049n
61013777NewsEditorialeJuventus, società da rifondare2021051011:50L'opinione sulla disarmante situazione della società bianconera.<p>Riflettendo su quanto espresso dalla Juventus in questo suo annus horribilis, ci verrebbe da dire che sia stata proprio lei ad autoescludere la sua egemonia nel calcio italiano. Porre in analisi la situazione attuale di questa societ&#224;, ci fa pensare che ogni opinione in merito sarebbe come sparare sulla croce rossa. E intanto cominciamo a riflettere sull'eccessivo sbandierare di Conte e Marotta - forse anche legittimo - che si fregiano di avere tolto alla Juventus l'egemonia durata ben nove anni di scudetti vinti di seguito. Ma a questo punto lo stesso discorso potrebbero farlo tutti, a cominciare dal Milan per finire alla Fiorentina e persino al Benevento, capaci di venire a vincere all'Allianz Stadium che &#232; diventato il regno di tutti. La Juve, come dicevamo pocanzi, ha fatto harakiri a partire dalla questione Suarez, per continuare poi con la scelta di Pirlo allenatore della Prima Squadra, una campagna acquisti e vendite errata e poi la ciliegina sulla torta rappresentata da quell'indemoniata idea chiamata Superlega. Tutta una serie di inaccettabili errori che hanno sconquassato un giocattolo perfetto curato da anni e che adesso appare come qualcosa di insignificante, inutile, disamorevole agli occhi stessi della numerosissima tifoseria bianconera che per anni &#232; stata deliziata di ben altri risultati e palcoscenici. E non &#232; certo la sberla subita dal Milan di Pioli, che pur avendogli rifilato 3 gol l'ha messa quasi in disparte per la lotta Champions. No, la causa &#232; data da tutto il regredire di una squadra irriconoscibile che non ha gioco, anima, entusiasmo, attributi. Non ha pi&#249; nulla, perch&#232; non fa calcio e si trova in un mare di guai per il decadimento di una societ&#224;, la cui governance ha fallito i principi di quelle regole che da sempre hanno fatto della Juventus la prima della classe.</p><p>E' dunque un problema da analizzare a fondo per ripartire con figure diverse che possano in qualche modo rinnovare l'immagine perduta malamente. I vertici devono cominciare ad andare a casa per far posto a personaggi nuovi, capaci di proporre un progetto serio di risalita d'immagine che non sar&#224; facile acquisire nell'immediato. A decidere le sorti di Andrea Agnelli sar&#224; il cugino John Elkann, presidente e amministratore delegato di Exor, la societ&#224; che detiene il 63,8% del capitale sociale della Juve. E la possibilit&#224; che l'attuale presidente della Juventus faccia un passo indietro &#232; pi&#249; che concreta, soprattutto in considerazione del fatto che ha rotto le relazioni con la UEFA, la FIFA e anche con i presidenti di Serie A, esponendosi al contempo contro il numero uno della UEFA Ceferin. Quali dunque sono i nomi papabili alla pi&#249; alta carica della dirigenza della Juventus? In primis c'&#232; Alessandro Nasi, cugino di Andrea Agnelli e vicepresidente di Exor. In lizza c'&#232; anche Evelina Christillin, attuale menbro del consiglio FIFA, una figura ritenuta perfetta soprattutto per la sua esperienza internazionale e per il dialogo che garantirebbe con FIFA e UEFA, con i quali i rapporti sono ai minimi storici. Non &#232; poi da escludere neanche la pista «calcistica» in cui si fa avanti anche il nome di Marcello Lippi, ex tecnico della Juventus. Per quanto riguarda la panchina, ieri circolava voce di un accordo di massima con Zidane. Tuttavia, pensiamo che allo stato attuale delle cose non crediamo che tecnici e campioni di prima fascia ambiscano almeno per ora a venire alla Juventus. Vedremo cosa accadr&#224; a breve, alla chiusura di queste tre partire di Campionato (Sassuolo fuori casa, Inter in casa, Bologna fuori) e di una finale di Coppa Italia che molti vedono come il consumarsi di un'agonia che sarebbe meglio chiudere qui.</p><p>Salvino Cavallaro.</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013777.htmSI0101085n
71013765NewsEditorialeTerremoto nel mondo del calcio: nasce la Superlega2021041917:03Superlega, un fulmine in un cielo già nebuloso<p>Con un comunicato stampa urgente, diffuso intorno alla mezzanotte del 19 aprile 2021, nasce la Superlega. Ma che cos'&#232; in realt&#224; questa Superlega e perch&#232; le varie potenze europee del calcio, hanno deciso di comune accordo di unirsi per creare un'organizzazione propria. Cerchiamo di fare chiarezza. La Superlega Europea sar&#224; una competizione che coinvolger&#224; 20 club, di cui 15 fissi composti dai cosidetti Club Fondatori e altri 5 che verranno selezionati ogni anno in base ai risultati ottenuti nella stagione precedente nei rispettivi campionati locali che con ogni probabilit&#224; comprender&#224; la Premier League, Liga, Serie A, Bundesliga e Ligue 1. Questo sembra essere il disegno degli organizzatori. Lo schema della competizione prevede due gironi da 10 squadre che si sfideranno in gare di andata e ritorno nel corso della settimana e al termine delle diciotto giornate le prime tre classificate di ogni girone si qualificheranno automaticamente ai quarti di finale. Le quarte e quinte classificate si affronteranno in una sfida di andata e ritorno per i due posti restanti e disponibili per i quarti. Quarti di finale e semifinali si giocheranno in sfide di andata e ritorno, mentre la finale consister&#224; in una partita secca che sar&#224; disputata a maggio in uno stadio neutrale. Al momento i club fondatori sono 12 - 6 provenienti dalla Premier League - Arsenal, Chelsea, Liverpool, Manchester City, Manchester United, e Tottenham - 3 dalla Liga - Real Madrid, Barcellona e Atletico Madrid - e 3 dalla Serie A - Inter, Juventus e Milan. Ma nel comunicato diramato dalla Superlega emerge che altri tre Club saranno probabilmente inseriti nel gruppo dei Fondatori e cio&#232;, PSG, Bayern Monaco e Borussia Dortmund che, tuttavia, al momento non avrebbero ancora dato la propria adesione. La Uefa, dal canto suo, prima ancora che la Superlega diramasse il suo comunicato, ha minacciato di esclusione dalle Coppe Europee e dai Campionati Nazionali, tutti i Club coinvolti. Insomma un vero e proprio caos si &#232; instaurato nel mondo europeo del calcio che con questa iniziativa dei Club Fondatori della Superlega, rivoluziona un sistema che alla luce della crisi economica attuale metterebbe a riparo i Club pi&#249; ricchi rivalutando introiti persi nel corso di questi anni. Una sorta di separatismo del calcio internazionale di alto livello, che lascerebbe fuori dalla competizione i Club con patrimoni meno cospicui. Molto criticato &#232; stato il Presidente della Juventus Andrea Agnelli, reo di essere stato assieme al Predidente del Real Madrid Florentino Perez, uno dei cardini dell'avvenuta nascita della Superlega. Queste le parole contro Agnelli pronunciate dal Presidente UEFA Cefim:«Non ho mai visto uno che mente cos&#236;. La Superlega &#232; uno sputo in faccia a chi ama il calcio, pronti a escludere tutti». Ricordiamo che Agnelli ha dato le sue dimissioni in fretta e furia dall'ECA - organismo dei top club europei - per non essere coinvolto in problemi di conflitti di interessi. Una cosa &#232; certa, il calcio con questa netta separazione tra ricchi - ricchissimi - e il resto dei Club, alza muri insormontabili e discriminanti di un pallone che ormai appartiene alla deriva sociale degli stati europei e mondiali. Si salvi chi pu&#242;. Il calcio sar&#224; sempre meno giocato sul campo e pi&#249; amministrato sulle scrivanie dei potenti. E' calcio questo?</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711andrea-agnelli1.jpgSIncalcio-1013765.htmSI0101057n
81013764NewsEditorialePer il mondo granata, questo è un Toro da infarto2021041914:143 a 1 per il Toro contro la Roma. Un risultato che mette i granata in una situazione di classifica migliore, ma non ancora sicura per restare in Serie A <p>Tanti e tutte di alta intensit&#224; emotiva, sono i momenti di pathos che hanno caratterizzato il match tra Torino e Roma. Una gara intensa, vibrante e carica di spunti tecnici ma, soprattutto, di cuore e antico tremendismo granata emerso in verit&#224; nel corso del secondo tempo. S&#236;, perch&#232; la squadra di Nicola ha bisogno evidentemente di essere pungolata nell'orgoglio per esprimersi poi con tutte le caratteristiche di squadra che rispecchiano la sanguigna storia granata. Passati in svantaggio nel primo tempo per effetto di un gol di Mayoral , i ragazzi di mister Nicola hanno ribaltato con Sanabria, Zaza e Rincon un risultato e una vittoria assolutamente fondamentale in chiave salvezza. La Roma si &#232; presentata a Torino dopo il gioved&#236; di Europa League che ha consigliato Fonseca a rinunciare ai propri big, facendo chiaramente capire di puntare la propria stagione esclusivamente sul tentativo di vincere la Coppa Europea. Tuttavia, questo non deve ritenersi un alibi nel non essere riuscita a contrastare un Toro che nel secondo tempo &#232; apparso aggressivo al punto tale da annullare ogni residua velleit&#224; dei giallorossi di portare a casa un risultato utile per il piazzamento in Champions. No! Il Toro con il suo gioco, la lucidit&#224; di azioni e l'aggressivit&#224; messa in campo, ha costruito pallone su pallone la legittima voglia di incamerare ulteriori tre punti preziosi per la propria salvezza. Era da gennaio 2020 (48 partite) che il Torino non riusciva ad ottenere due successi consecutivi in Serie A. Da quando &#232; arrivato Nicola, il Torino ha raccolto 17 punti in 12 partite. Statistiche che parlano chiaro di una svolta positiva nel ricompattare un gruppo che aveva perso autostima, assorbendo paure psicologiche eccessive che hanno fatto disperdere la logica di una squadra che pur nel suo complesso non di grandi carature tecniche, non certo tali da cadere nel cerchio della sofferenza con l'incubo di retrocedere. Situazioni che se &#232; vero sono state consuete da qualche anno a questa parte, &#232; altres&#236; vero che certe paure vissute debbano in qualche modo far riflettere per non essere pi&#249; vissute. E per far questo &#232; necessario che la societ&#224; granata assuma la responsabilit&#224; di pianificare un progetto serio con i suoi quadri dirigenti, diminuendo l'incubo di sforare il proprio bilancio e aumentando le capacit&#224; di costruire tecnicamente un Toro competitivo e da alta classifica. Promesse che non devono essere disperse, andare vane, anche perch&#232; &#232; giusto ripartire dall'esempio dei due acquisti azzeccati di gennaio, in cui Sanabria e soprattutto Mandragora sono l'esempio di chi ha saputo magistralmente vedere lungo sul completamento della squadra affidata a Nicola. Dunque, con la promessa di non ricadere pi&#249; in sofferenze di questo tipo, il presidente Cairo e la societ&#224; granata trovino insieme la strada maestra della chiarezza di idee, che non &#232; altro che quella che si sta percorrendo in questo finale di campionato.</p><p>Salvino Cavallaro</p>Torinofl0711fl0711davide-nicola.jpgSIncalcio-1013764.htmSI0101061n
91013760NewsEditorialeInter e Juve in campo domenica. Oggi tocca al Milan2021041012:00Juve, inter,serie,a,napoli,lazio,roma,atalanta,milan,champions,scudetto,salvezzaLotta avvincente per entrare in Champions. In coda turno importante per lo Spezia<p><span>Dopo un emozionante turno di Champions ed Europa League, i calciatori di serie A torneranno in campo per la 30esima giornata. Le danze verranno aperte da un attesissimo match in chiave salvezza: Spezia - Crotone. Da una parte, la squadra di Italiano cercher&#224; di trovare la via della vittoria per allungarsi dalla zona retrocessione e superare i rivali della Fiorentina. I pitagorici, ormai sempre pi&#249; lontani dalla salvezza, vogliono onorare un campionato in cui sembra, purtroppo, sempre pi&#249; chiaro il loro destino, nonostante, da come si pu&#242; evincere dalle ultime partite, mister Cosmi</span> <span>abbia</span> <span>cercato di dare un'anima ad una squadra</span> <span>e anche trovando in</span> <span>Simy</span> <span>un gran trascinatore che merita di restare in serie A. Alle 18.00, l'arbitro Maresca dar&#224; il fischio d'inizio di Parma-Milan, match in cui gli emiliani tenteranno di vincere per staccarsi dal Crotone e prendere un po' d'ossigeno</span> <span>e quindi,</span> <span>punti molto importanti. Essi sfideranno un Milan reduce da un deludente pareggio in casa con la Sampdoria e dunque arrabbiato e desideroso di tenersi stretto il secondo posto e provare a mettere pressione ai rivali concittadini (primi in classifica). L'anticipo delle 20.45 vedr&#224; opporsi l'Udinese e</span> <span>il</span> <span>Torino</span><span>, con quest'ultimi motivati dal pareggio ottenuto nell'ostico e sentito derby della Mole. Dunque, dai granata ci aspettiamo una buona partita al fine di ottenere tre punti fondamentali per non rischiare una clamorosa retrocessione, che mai, come quest'anno, &#232; sembrata vicina. La compagine bianconera, invece, tenter&#224; di ritrovare la vittoria che manca da</span><span>ben tre partite, anche se disputate con squadre di livello qualitativo pi&#249; alto come Atalanta e, prima, Lazio. La Domenica di serie A si aprir&#224; con Inter-Cagliari</span><span>. Dai nerazzurri &#232; lecito aspettarsi i tre punti con una vittoria facile e non sofferta, ma affronteranno un Cagliari pronto a dare il tutto per tutto per ottenere la salvezza che, mai come quest'anno, sembra distante. Una partita ostica</span> <span>attender&#224;</span> <span>la Juve, la quale ospiter&#224; fra le mura domestiche il Genoa, squadra divenuta pi&#249; organizzata e solida grazie alla cura di Ballardini e che sta conducendo un cammino tran</span><span>quillo, ma sempre stando attenta</span> <span>alle</span> <span>zone basse della classifica. La Juve arriver&#224; a quest'incontro con alle spalle una fondamentale vittoria ai danni del Napoli, tre punti importantissimi per approdare nell'Europa che conta e cercare di onorare una stagione ben al di sotto delle aspettative. Il Napoli, dopo la cocente sconfitta subita all'Allianz</span> <span>Stadium</span><span>, affronter&#224; la Sampdoria, formazione allenata da mister Ranieri e che, di sicuro, dar&#224; filo da torcer alla compagine partenopea. Lazio-Verona sar&#224; un'importante partita in ottica Europa, dato che i laziali cercheranno di vincere per accorciare sul Napoli e tentare il difficile approdo fra le prime quattro del campionato. Anche la Roma, orm</span><span>ai unica squadra a rappresentar</span><span>e l'Italia in Europa, cercher&#224; di trovare i tre punti al Dall'</span><span>Ara</span> <span>per risalire in classifica al fine di uscire</span> <span>dalla postazione in Conference League che, di certo, pesa parecchio. La Domenica del campionato italiano si chiuder&#224; con Fiorentina-Atalanta, match presumibilmente piacevole in cui si affrontano squadre con un cammino assai diverso alle spalle e con posizioni</span> <span>in classifica</span><a name="_GoBack"></a> <span>opposte, infatti, i viola sono poco su la zona retrocessione e i bergamaschi in zona Champions. Infine, la giornata si concluder&#224; con Benevento-Sassuolo. Da questo posticipo, entrambe le fazione cercheranno di vincere e regalare emozioni.</span></p><p><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomeslautaro-martinez.jpgSISIntervicinascudetto.lottachampionsaperta-1013760.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010109n
101013756NewsEditorialeLa 29° giornata ci regala il derby della Mole2021040311:00seriea,torino,juve,atalanta,roma, inter,bologna,udinese,lazio,29,pirlo,pioli,conte,classificaInter in serata a Bologna, mentre il Milan riceve la Samp a ora di pranzo<p ><span>Tutte le dieci partite della 29esima giornata di serie A verranno spalmate lungo il giorno di oggi, un evento pi&#249; unico che raro e che, senza dubbio, ci far&#224; rimanere incollati sul divano e rimander&#224; i pi&#249; nostalgici ai tempi in cui tutte le partite venivano disputate esclusivamente la domenica. La giornata si apre con Milan-Sampdoria, un match che regalerebbe tre punti al Milan che potrebbe continuare a sognare lo scudetto, ormai sempre pi&#249; distante e difficile da raggiungere. La Sampdoria, invece, reduce da un'ardua vittoria per uno a zero ai danni del Torino, prover&#224; a dare continuit&#224; al proprio cammino ai fini di rimanere nella parte sinistra della classifica. Alle 15, una maratona attende i telespettatori, i quali assisteranno a ben sette partite, fondamentali per raggiungere l'obiettivo champions per squadre come la Roma, il Napoli e l'Atalanta. La prima giocher&#224; con il Sassuolo di De Zerbi, allenatore capace di far esprimere un ottimo gioco da parte dei suoi giocatori, valorizzandone le qualit&#224;. Il Napoli, invece, affronter&#224; il Crotone che, presumibilmente, sar&#224; arrabbiato e in cerca di riscatto in seguito alla pesante sconfitta in casa subita in rimonta da parte del Bologna. L'Atalanta giocher&#224; contro un'Udinese trascinata da Rodrigo De Paul, giocatore dalle straordinarie qualit&#224; grazie alle quali si sta mettendo in mostra e sta dimostrando, sempre di pi&#249;, di essere un calciatore all'altezza di importanti palcoscenici. Sar&#224; un scontro per la salvezza, invece, Benevento-Parma, rispettivamente 16esima e 19esima in classifica. Entrambe sono alla ricerca di un'importantissima vittoria per risollevare il morale e cercare di dare una svolta (in positivo) a questa stagione. All'Olimpico di Roma, vedremo sfidarsi la Lazio, il cui obiettivo &#232; cercare di approdare in Europa League, e la compagine Spezzina, autrice di un campionato pi&#249; che dignitoso anche considerando che &#232; la sua prima apparizione in Serie A. Una partita combattuta sar&#224; Genoa-Fiorentina, quest'ultima protagonista di un campionato molto deludente e che la vede 14esima in classifica. Un'altra partita di questo interminabile filotto, &#232; Cagliari-Hellas Verona. La squadra di mister Semplici prover&#224; a sconfiggere il Verona che, ormai, sta diventando sempre di pi&#249; una certezza del campionato italiano. Alle 18.00, invece, andr&#224; in scena la partita pi&#249; emozionante da seguire : Torino-Juventus. La Juve dovr&#224; vincere necessariamente per cercare di conquistare un posto fra le grandi d'Europa, ma davanti a s&#232; trover&#224; una squadra ostica come il Torino che, nonostante il rendimento al di sotto delle aspettative, dar&#224; filo da torcere alla compagine bianconera. Ultima ma non meno importante, &#232; Bologna-Inter, una partita tutt'altro che facile per i nerazzurri, autori di una grande cavalcata che li vede in testa e a sei punti sulla seconda. Dunque, per gli appassionati di calcio, una giornata come questa rappresenta un piacevole augurio per le festivit&#224; pasquali.</span></p><p ><span>Matteo Messineo</span></p>ivomesivomesdavide-nicola.jpgSISmlan-samp-bolognainter-toro-juve.29giornata-1013756.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010172n
111013749NewsEditorialeL`INTER BATTE L`ATALANTA E METTE LA FRECCIA2021030901:24inter, conte, atalanta, juve, scudetto, lukaku, skriniarVITTORIA SOFFERTA DEI NERAZZURRI, CHE SUPERANO DI MISURA L'ATALANTA E STACCANO MILAN E JUVE<div><p >La ventiseiesima giornata di Serie A si chiude con la vittoria dell'Inter di misura sull'Atalanta. Una partita impegnativa, segnata da un ritmo elevato ma con poche occasioni da goal. Per fortuna dei nerazzurri milanesi a risolvere la situazione ci ha pensato Skriniar, che, al decimo minuto del secondo tempo, sugli sviluppi di un'azione d'angolo, in mischia ha trovato la stoccata vincente per battere Sportiello. I ragazzi di Antonio Conte riescono quindi a mantenere il vantaggio di +6 sul Milan, che ieri &#232; riuscito a battere fuori casa l'Hellas Verona per due goal a zero, e +10 sulla Juve, che deve recuperare la gara col Napoli e potenzialmente potrebbe arrivare a -7 dalla vetta. Dopo il superamento di un ostacolo cos&#236; ostico come l'Atalanta, adesso per Lukaku e compagni lo scudetto sembra pi&#249; vicino. Mancano per&#242; 12 giornate alla fine del campionato e tutto pu&#242; ancora succedere, anche se rispetto al girone d'andata l'Inter sembra aver messo letteralmente la freccia e difficilmente si far&#224; scappare il successo finale, avendo anche il vantaggio di non dovere giocare le coppe europee, che invece vedono ancora impegnate Juve, Milan, Atalanta e Roma.</p><p >Alessandro Vispo</p> </div>ivomesivomesantonio-conte.jpgSISvittoria-sofferta-inter-atalanta-milanamenosei.-1013749.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010210n
121013735NewsEditorialeNel calcio dove sta la verità? 2021011911:27sky,processo del lunedìL`angolo del tifoso bianconero. Considerazioni sui commenti giornalistici di Sky nel dopo gara di Inter - Juventus <br /><p><span>Nel vedere il post-partita di Inter - Juventus su Sky, qualsiasi spettatore ha notato che gli opinionisti , quasi tutti ex giocatori , hanno graziato l'allenatore bianconero di critiche feroci per la prestazione della sua squadra, anzi ad una richiesta di Caressa, detta sottovoce ma non abbastanza se &#232; filtrata fino a noi, di chiedere ad Alex Del Piero di porre una domanda al suo ex compagno di squadra Andrea Pirlo, c'&#232; stato un diniego che la dice lunga sulla voglia di evitare di mettere in difficolt&#224; il tecnico juventino da parte di un Del Piero, per ovvi motivi molto abbottonato sulle scelte tattiche dell'allenatore bianconero.</span><br /></p><p><span><span>Cosicch&#233; mi sono venute alla mente alcune puntate del &#171;Processo del Lunedi&#187;, dove nonostante fossero passate 24 h. dalla partita e quindi si fossero sbolliti gli animi, si assisteva ad uno spettacolo da parte di giornalisti , non ex giocatori, che davano una lettura critica, ricca di note tecniche e di strategie in campo, da &#171;leccarsi i baffi&#187; per il pubblico pi&#249; esigente della &#171;pelota italiota&#187;. Non facevano sconti a nessuno, anche perch&#233; non ci avevano giocato insieme fino a ieri, ma nessuno si offendeva o gli toglieva il saluto, se il suo modulo di gioco era massacrato da Maurizio Mosca o Bruno Bernardi o Maurizio Biscardi o Gianpiero Galeazzi. Eh s&#236;, grandi firme del giornalismo sportivo, che hanno lasciato un ricordo indelebile in tutti i tifosi di calcio e non solo , ma che apprezziamo ancora di pi&#249; dopo aver ascoltato i commenti degli opinionisti del cosiddetto &#171;salotto calcistico &#171; di Sky.</span></span><br /></p><p><span><span>Se ieri sera qualcuno di quelli seduti intorno al tavolo rotondo avesse chiesto a mister Pirlo come mai la sua squadra ad esempio ha giocato per la prima volta in campionato con un modulo con 4 difensori e non il suo solito 3-5-2 , speculare a quello di Antonio Conte, che fra l'altro Pirlo avrebbe dovuto prevedere, visto che il modulo di Conte lo conosce alla perfezione per averci giocato, ebbene se glielo avessero chiesto non avrebbero commesso un delitto di lesa maest&#224;, ma ci avrebbero fatto capire quali sono i limiti di questo tecnico rapportati ai valori dei suoi atleti in campo. E se avessero domandato sempre ad Andrea Pirlo come mai insiste a centrocampo su Rabiot e Ramsey , che non hanno mai convinto , lasciando in panchina McKenzie ed Arthur, soprattutto l'americano che sembra l'unico a correre l&#236; in mezzo raccogliendo palloni su palloni fino a colpire di testa sotto rete avversaria segnando goal importanti, pensate che se l'avessero chiesto Pirlo si sarebbe offeso e, se anche fosse stato, non avrebbero rispettato il calcio e i tifosi che comunque pagano l'abbonamento?</span></span><br /></p><p><span><span>Potrei continuare ancora per molto a snocciolare tutti i perch&#233;, che avrebbero potuto essere chiesti all'allenatore della squadra pi&#249; blasonata d'Italia su una sconfitta senza attenuanti, ma soprattutto su una squadra ,che appare lo specchio del suo allenatore : timorosa nel condurre quel poco di gioco, che riesce a confezionare e quindi votata al &#171;passaggio al portiere&#187;, unico &#171;refrain &#171; di un modulo difensivo sempre poco propositivo e piantato sulla linea Maginot del limite della propria area.</span></span><br /></p><p><span><span>Mi sono chiesto quanto faccia bene al calcio italiano un giornalismo sportivo-calcistico, che non affonda il bisturi sull'involuzione del modo di giocare al pallone, che si nota in quasi tutti i campi di gioco di serie A e quanto sia producente glissare nelle interviste post-partita sui rilievi tecnici della prestazione. Sinceramente ho paura che questo atteggiamento dei commentatori calcistici molto generoso, sia una delle cause del non gioco delle nostre squadre e della loro inferiorit&#224; rispetto alle squadre del continente europeo.</span></span><br /></p><p><span><span>Rimedi? E se riducessimo il numero degli ex-calciatori opinionisti negli studi televisivi durante il post-partita e richiamassimo le penne del nostro giornalismo sportivo che magari non hanno mai dato un calcio al pallone, ma danno ancora del Lei all'intervistato?.</span></span><br /></p><p><span><strong><span>Attilio Andriolo</span></strong></span><br /><br /><br /></p>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSISnel-calcio-diove-sta-la-verita-1013735.htmSI01,02,03,04,05,06,07,08,09,10,11010172n
131013734NewsEditorialeInter - Juventus, mille motivi in più per vincere.2021011517:05Sale la febbre del derby d`Italia<br /><p><span>Per i tifosi sar&#224; il primo Inter - Juve virtuale; un derby d'Italia vissuto sul divano, davanti alla televisione e senza l'ausilio degli sfott&#242; da stadio. Tuttavia, non per questo si rende meno importante dal punto di vista dell'intensit&#224; emotiva e dell'ansia di attesa. Inter - Juve &#232; sempre una partita a parte, un incontro di antica tradizione fatta di rancori, ruggini e antipatie calcistiche mai sfumate nel tempo. L'espressione «Derby d'Italia» &#232; stata coniata da Gianni Brera nel 1967 per indicare due formazioni che, pur risiedendo in due Citt&#224; e Regioni diverse, sono caratterizzate da una profonda rivalit&#224; reciproca, tipica delle sfide stracittadine. E ci sono tanti motivi in pi&#249; in questo incontro della 18ma giornata del Campionato Italiano di Serie A che lo rende ancora pi&#249; piccante. Basti pensare che le recenti reminiscenze di appartenenza juventina di Antonio Conte e Beppe Marotta, si arrovellano nell'immaginario collettivo dei tifosi bianconeri come uno sgarbo che non doveva essere fatto. Ma si sa che il tifoso non bada al razionale senso del professionismo pallonaro e si perde tra mille altri tortuosi pensieri che convergono nella parola: «tradimento». Tuttavia, lasciando da parte tutte queste annose polemiche di parte, soffermiamoci su quelli che sono i motivi di interesse che coinvolgono le due squadre dal punto di vista tecnico. Diciamo subito che sia per la Juventus di Pirlo che per l'Inter di Conte &#232; assolutamente vietato perdere per non buttare via punti in classifica. La Juve, infatti, pur con una partita da recuperare, perdendo contro l'Inter si troverebbe troppo distanziata dai vertici della classifica, mentre per i nerazzurri si potrebbe accendere l'ennesima polemica su una squadra che manca di cattiveria nel sapere gestire le partite. E poi Lukaku contro Ronaldo, chi &#233; pi&#249; decisivo? Due bomber a confronto che sono devastanti nel Campionato Italiano. Il gigante nerazzurro ha totalizzato 17 gol in 22 partite, mentre Ronaldo &#232; a quota 19 su 18 gare giocate. In Campionato CR7 comanda la classifica cannonieri con 15 gol contro le 12 reti segnate da Lukaku. Ma a parte queste considerazioni, il derby d'Italia non si pu&#242; sminuire in quest'unico concetto di base, perch&#233; sul piatto ci sono molte altre considerazioni tecniche che rendono questa partita davvero affascinante. Due squadre diverse ma simili nella ricerca di continuit&#224; di risultati e nella solidit&#224; di un centrocampo che non ha ancora messo a fuoco certi meccanismi che identificano la grande squadra. Pirlo si trover&#224; privo di Dybala infortunato, pi&#249; Cuadrado, De Ligt e Alex Sandro messi in quarantena dal Covid. Conte, invece, deve fare a meno del solo D'Ambrosio, di Sensi che stenta a entrare in forma dopo l'infortunio subito, e poi si ritrova con l'eterno problema mai risolto di un super pagato come Eriksen, che nel 3-5-2 dell'allenatore dell'Inter non troverebbe posto nel suo ruolo di trequartista. Dunque, sono tanti i temi di questo ennesimo confronto tra le due pi&#249; amate squadre d'Italia che hanno voglia di superarsi a prescindere da ogni considerazione tecnica, tattica e di natura storica. Vedremo come andr&#224; a finire. Pirlo che sostiene di essere uno che da sempre ha apprezzato il modo d'allenare di Conte fin dai tempi della Juve, e poi Conte, che forte del suo carattere caparbio che non prevede mai la sconfitta, sta preparando attentamente una partita che, come lui dice, deve essere affrontata con forza, determinazione e «pedalare». Ci riuscir&#224; a battere la sua ex squadra? E la Juve sapr&#224; stare sul pezzo di una gara che &#232; carica di stimoli? Vedremo. Tutto pu&#242; essere. Solo il campo dar&#224; la risposta. Intanto sappiamo che l'arbitro sar&#224; il Signor Doveri coadiuvato da Carbone e Peretti. Il quarto uomo sar&#224; Maresca, mentre al Var ci sar&#224; Calvarese.</span><br /><br /></p><p><strong><span>Salvino Cavallaro</span></strong><br /><br /></p>MilanoFL0711FL0711foto-inter-juve.jpgSIS-1013734.htmSI01,02,03,06,1001069n
141013723NewsCampionatiNoi che commentavamo le partite e i fatti tecnici20201006114221Juve - Napoli, che confusione!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sti ppagliacciati ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie….appartenimmo à morte!”</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Ho voluto iniziare questo mio articolo prendendo a prestito l’ultima frase storica de <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">‘A Livella di</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio De Curtis in arte Totò</i></b>, proprio per meglio significare come il mondo del pallone sia finito amaramente nel caos più assoluto. E’ un po' come dire che certe pagliacciate fanno parte dei vivi, perché i morti sono seri. Così constatiamo che la politica sportiva è nella bufera. L’ASL di Napoli va contro i protocolli votati in Lega. Tradimenti di patti stipulati in maggioranza e veleni insanabili che si profilano minacciosi all’orizzonte, mentre il coronavirus se la ride bellamente, soddisfatto del male procurato. Ma il pallone italiano non guarirà mai da accecanti contestazioni, polemiche, antipatie, diatribe che stanno uccidendo definitivamente l’ultimo respiro di ossigeno del calcio giocato. Ci piace vedere giocare l’Atalanta di Gasperini e con la Dea abbiamo quasi fatto un patto di simpatia per il piacevole bel gioco del calcio profuso sul campo, capace di distoglierci per un attimo dal basso fondo di un pallone che è diventato immagine negativa per chi ci guarda oltre confine. Juve – Napoli, una partita che doveva essere giocata all’Allianz Stadium domenica 4 ottobre, non s’è potuta fare perché il Napoli non si è presentato. Il motivo? L’ASL di Napoli ha fermato la squadra in partenza per Torino per il timore che si propagassero altri contagi oltre quelli di Zielinski ed Elmas, mentre allo stesso tempo la squadra di Gattuso è stata mandata in isolamento per 14 giorni. Da qui tutta una serie di messaggi, fax, colpi di scena e situazioni inedite da parte della Juventus che ha dichiarato a chiari lettere di scendere in campo ugualmente, rispettando il protocollo controfirmato in Lega da tutte le società di Serie A. Una querelle furibonda che si è scatenata tra le due società di calcio, mentre la Lega ha preso posizione difendendo in pratica il rispetto del regolamento e dando torto al Napoli per quanto ha fatto. Adesso la cosa sta prendendo le sembianze di una gigantesca diatriba politica che coinvolge la Lega Calcio, il ministero dello sport e della sanità, l’Asl di Napoli e le società calcio Napoli e Juventus. Al momento si pensa che alla Juventus gli sia data partita vinta a tavolino, ma il Napoli è pronto a fare il proprio ricorso coinvolgendo probabilmente Lega e Tar. Insomma, un gran caos che inasprisce gli animi più di quanto non lo fossero già tra le rispettive tifoserie che si guardano in cagnesco. Ma questo calcio non ci piace più da tanto tempo. Questo calcio disgusta per una incapacità di gestione politica, la quale si è lasciata inondare dalla già difficile situazione provocata da un covid 19 che ha messo tutti in ginocchio. Tuttavia, se è vero che il regolamento in essere è stato controfirmato dalle parti nel mese di giugno scorso, è altresì vero che vista la situazione attuale di continuo aumento dei contagi, si doveva intervenire tempestivamente per modificare alcuni punti. Questo non è stato fatto e ognuno resta fermo sulle proprie idee: la Juve per il rispetto del regolamento e il Napoli con l’alibi di non essere potuto partire per disputare la partita di Torino a causa del fermo dell’ASL di Napoli. Insomma una matassa ingarbugliata dove il pallone invece di essere parte primaria del gioco è diventato un optional. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Certe pagliacciate lasciamole fare alla Politica ”</i></b> - diciamo noi che apparteniamo a quelli che amavano il calcio giocato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711juventus-napoli-non-è-stata-giocata.jpgSiN-1013723.htmSi100451001,02,03,1001056
151013699NewsCampionatiAndrea Belotti, il gallo canta per il Toro20200718165717E` il calciatore più rappresentativo della squadra granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Contro il Genoa ad <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Belotti</i></b> gli abbiamo visto fare il terzino, il mediano, l’esterno, il trequartista, il regista e la punta. Che altro mancava? Ah sì, forse non ha fatto il portiere! Già, ma in quel ruolo il Toro ha un altro campione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Salvatore Sirigu</i></b>. Sono gli unici calciatori sui quali si basa tutto il senso del Toro, inteso come squadra di Serie A che per emergere dall’eterna sofferenza avrebbe bisogno di tanto altro; una società vera, prima di ogni altra cosa! Ma ritornando al gallo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belott</i></b>i, possiamo dire di trovarci davanti a un campione che incarna perfettamente lo spirito del Toro, più come indole naturale nella capacità di saper soffrire che da una reale capacità tecnica e tattica che sfocia in un’intelligenza calcistica non comune a molti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belotti</i></b> sa cosa significa essere capitano di una squadra, sa come metterci la faccia, sa come fare da traino e cucirsi addosso la maglia e la squadra, soprattutto quando è in difficoltà. Gli manca solo di tirarsi su le maniche come faceva il grande <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Valentino Mazzola</i></b> e poi è tutto fatto. Un giocatore moderno con lo spirito d’altri tempi, in cui si esprimeva un calcio di alto senso di unione di squadra e spogliatoio, che restano da sempre il segreto dei grandi successi. Certo, da soli nel calcio non si va da nessuna parte se non si è assecondati dalla squadra e dallo spirito di gruppo. Tuttavia, quando si crea una leadership nell’ambito dello spogliatoio, in campo si avverte sempre il desiderio di luce. Già, quella luce che è esempio nel trascinare tutti i compagni di squadra che sono in difficoltà, proprio come Andrea Belotti che in campo si danna, carpisce palloni agli avversari, corre, pressa, prende tanti falli cattivi, ma si rialza ed è capace di far fare gol ad un compagno, oppure si porta avanti per tentare il tiro da fuori area anche se è stremato. Il gallo è davvero l’esempio di un Toro che si è smarrito, che si è preso paura di retrocedere (anche se ancora non c’è la matematica sicurezza di restare in Serie A) e sul quale tutti hanno puntato come cavallo vincente di una squadra sbrindellata nel gioco e persa nella sua mediocrità. E’ un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Belotti</i></b> da leggenda! E non è un caso che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Antonio Conte</i></b> lo preferisca a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Griezmann</i></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Dzeko</i></b>. Per questo diciamo fin da ora che se veramente il Toro intende mettere sul tavolo un progetto serio di società di calcio vera di Serie A (vera e non finta come quella attuale), allora deve ripartire da Belotti come punto fermo. Se invece tutto questo non sarà possibile per mancanza di investimenti e di altre situazione negative che opacizzano la storia del Toro, allora si dia la possibilità a questo calciatore di impeccabile serietà professionale di proseguire la sua fulgida carriera altrove. Là dove non si senta sprecato. Là dove possa esprimere ciò che merita in maniera costante e non con l’amarezza di avere sprecato un altro anno inutilmente. Questo lo diciamo noi anche perché lui non lo dirà mai, visto che è un professionista serio che sa cosa significa il senso di appartenenza e di rispetto per chi ti versa la retribuzione prevista dal contratto pattuito. Dunque, lo diciamo chiaro. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Andrea Belotti</i></b> è il vero capitano di un Toro che non ricorda da molti anni di avere un calciatore così rappresentativo di storia e valori come quelli del Grande Torino. La società ha tantissime responsabilità. Se non è in grado di capirlo, allora si faccia da parte!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiN-1013699.htmSi100451001,02,0301043
161013691NewsCampionatiDerby senza storia. Adesso la Juve è a +7 dalla Lazio20200705135036Il derby della Mole conferma il pronostico della vigilia.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>L’emozione è stata assente, la constatazione sulla superiorità della Juve sul Toro non è stata una sorpresa. Il derby della Mole è stato come previsto un motivo per i bianconeri di aumentare il suo distacco dalla Lazio. E così è stato, tutto come un film già visto. Juve cinica ma non bellissima, Toro con l’idea di mettere in difficoltà gli avversari (riuscendoci dopo il 2 a 1 soprattutto nel primo quarto d’ora della ripresa) e Lazio che perde pesantemente per 3 a 0 il suo match contro il Milan e mette in evidenza la sua coperta troppo corta per competere con la Juve per la conquista dello scudetto. Questa in sintesi è stata l’analisi di due partite fatte a distanza e che, con molta probabilità, hanno sancito anzitempo l’assegnazione dello scudetto, anche se restano ancora otto partite da disputare e la Juve deve andare a Milano a giocare contro il diavolo rossonero e poi ricevere in casa l’Atalanta della grande bellezza e la Lazio. Per il Toro, invece, si sta consumando il dramma che fa pensare alla prossima partita interna contro il Brescia, come una finale da vincere a tutti i costi. In casa granata spira aria di contestazione contro il presidente Cairo, reo di essere partito in campionato con velleità di calcio europeo, e oggi, dopo tante traversie abbastanza prevedibili per avere costruito una rosa dal tasso tecnico assolutamente mediocre nella qualità e insufficiente dal punto di vista numerico, si ritrova sul ciglio del vortice. Insomma, mala tempora currunt in una dirigenza che manifesta chiaramente i suoi limiti nel sapere costruire un progetto che sappia seriamente di investimenti sì oculati, ma raziocinanti di una programmazione tecnica che non può lesinare sempre la logica economica. In Serie A devi spendere con mire di plusvalenze ma, soprattutto, devi avere bene in mente che l’investimento debba essere programmato da personaggi che sappiano di calcio, professionisti pagati il giusto, senza l’assillo mentale di uno sbilanciamento sui libri contabili. Il risparmio esasperato in questo calcio di Serie A è esattamente l’opposto di chi acquista inopinatamente pseudo campioni, senza la lungimiranza di capire lo spreco. E adesso i tifosi granata contestano con il loro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Cairo vattene”,</b> senza riflettere che dietro questo signore non c’è nessuno. Nessuno che voglia acquistare un Torino che avrebbe bisogno di essere ammodernato da quell’antico cuore granata che da solo non basta per affrontare e avvicinarsi alla logica dell’Atalanta delle meraviglie. Noi pensiamo che alla fine il Toro si salvi dalla Serie B, anche in virtù del fatto che la distanza dalle ultime tre in classifica lascia sperare anche dal punto di vista dei loro risultati negativi. Tuttavia, ad oggi nulla è ancora deciso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Parlando di Juventus, invece, si deve tenere in evidenza l’evoluzione e lo spirito di squadra che nelle ultime partite ha dimostrato, pur non manifestando alti valori di gioco sarriano così significati a livello teorico, ma che stentano ancora oggi, nonostante tutto, a emergere. Nervoso CR7 per non ricevere palloni giocabili, ma reattivo nel suo essere assoluto campione nel fare un gol da favola su palla inattiva. E poi la crescita d’intesa con Dybala, la capacità tattica di Bentancur, la caparbietà di Cuadrado, la riscontrata qualità di De Ligt che deve ancora imparare a tenere le braccia dietro il corpo, lo scompiglio di Douglas Costa che Sarri sta imparando a inserirlo a un certo punto della partita per portare scompiglio alle difese avversarie, si contrappongono a un Bernardeschi che continua a essere l’oggetto misterioso nello scacchiere di Sarri, mentre Rabiot manifesta chiaro – scuri che sanno di poca convinzione nell’apporto globale della squadra. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Detto questo, parliamo della Lazio. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Simone Inzaghi</b> ha subito un brusco arresto all’inseguimento della Juve per il titolo finale. Ma se dal punto di vista della qualità del gioco dei biancocelesti non c’è ancora nulla da eccepire, contro il Milan si sono scoperte tutte le fragilità di una squadra che non possiede una rosa tale da potere affrontare serenamente l’arco di una stagione agonistica stressante e piena di impegni, per chi aspira a vincere lo scudetto e andare in Champions. La mancanza di Immobile e Caicedo, assenti per squalifica, hanno messo a nudo quanto la squadra di Inzaghi sia dipendente dai suoi campioni titolari, senza il reale contributo di una panchina insufficiente nella degna sostituzione dei suoi titolari. E questo, alla lunga, non può far altro che essere un limite. Tuttavia, a sentire Inzaghi, la Lazio resta convinta nell’inseguire la Juve per lo scudetto e, soprattutto, consapevole di potere difendere la sua posizione di squadra che lotta per la partecipazione alla Champions del prossimo anno. Vedremo cosa accadrà. Una cosa è certa, certe aspirazioni si stanno delineando col passare delle giornate di campionato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711pallone8.jpgSiN-1013691.htmSi100451001,02,03,0701014
171013677NewsCampionatiIl sogno diventa realtà: Monza, Vicenza e Reggina promosse in Serie B20200609170552Dopo lo stop del campionato di Serie D, il Consiglio Federale decide ufficialmente le società promosse in Serie B nel Campionato 2020/`21<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Il Consiglio Federale riunitosi per votare la promozione in Serie B delle tre squadre che guidavano i rispettivi gironi, hanno tratto le seguenti conclusioni:</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Vanno in Serie B - Monza, Vicenza e Reggina-</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Con la chiusura del Campionato di Serie D, invece, fanno il salto di categoria nove squadre tra cui il Palermo che torna tra i professionisti a un anno di distanza. Analizziamo dunque le società di calcio promosse, che hanno mandato letteralmente in visibilio i propri tifosi con eccessi di euforia, non proprio consoni al buon comportamento legato al rispetto delle regole anti covid 19. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Monza</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>: Primo nel Girone A con 61 punti, la squadra allenata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Christian Brocchi</b> ha reso felice i tifosi brianzoli e, soprattutto il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Berlusconi </b>e l’amministratore delegato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Galliani,</b> i quali dopo questa splendida promozione, si prefiggono di costruire una squadra in grado di salire in Serie A già dal campionato successivo. I brianzoli sono tornati in Serie B dopo 19 lunghi anni di attesa. L’euforia è alle stelle e la consapevolezza di avere costruito delle fondamenta molto resistenti nel tempo, si sta facendo largo in un ambiente che avverte l’autostima innescata dalla leadership del presidente Berlusconi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Vicenza:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Primo nel Girone B con 61 punti, la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mimmo Di Carlo</b> è stata capolista del girone fino allo stop, con 6 punti di vantaggio sulla Reggio Audace. Questa promozione ha il gusto dolce di una missione compiuta, prova ne è che i veneti biancorossi possono brindare a un ritrovato entusiasmo, che era stato perso dopo il fallimento societario avvenuto nel 2018. Grandi sono le ambizioni di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Renzo Rosso</b>, imprenditore e fondatore di Diesel che ha rilevato il Vicenza e dato forte entusiasmo a tutto l’ambiente biancorosso. Importante è la storia di questa antica società veneta che vanta nei suoi storici annali calcistici, un’epopea di imprese che ancora trasudano tra le gradinate dello storico stadio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romeo Menti</b>, sul cui tappeto erboso hanno calcato campioni come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Romeo Menti, Luis Vinicio, Giulio Savoini e Paolo Rossi</b> il quale, nella seconda metà degli anni settanta, assieme all’allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giovan Battista Fabbri</b>, si rese promotore nel raggiungere il secondo posto in Serie A nel Campionato 1977/’78. E poi, come dimenticare <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b>, giovane biancorosso nel Campionato 1984/’85, che fece di quel L.R. Vicenza la palestra iniziale per una luminosa carriera. Dunque, tutto ritorna, e adesso per il Vicenza si prospetta un futuro degno del suo storico passato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Reggina:</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'> Primo nel girone C con 69 punti, gli amaranto calabresi tornano in Serie B come prima forza del girone con ben 9 punti di vantaggio sul Bari prima dello stop. La società del presidente Luca Gallo e dell’allenatore calabrese Domenico Toscano, mancavano dalla Serie B dal 2014, mentre agli inizi del 2000 avevano gustato l’esperienza vissuta nella massima serie. E’ inutile dire il grande entusiasmo che si respira a Reggio Calabria da parte di tutto l’ambiente, per una promozione a lungo sognata e adesso vissuta nella speranza di restare in questa categoria senza nascondere la voglia di ritornare presto in quella massima serie, che è appartenuta ai colori amaranto ai tempi del presidente Foti. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711serie-b.jpgSiN-1013677.htmSi100451001,02,0301053
181013674NewsCampionatiL’algoritmo dell’anti calcio20200603162328Il Presidente della FIGC Gravina propone un`idea per ultimare il campionato in caso di positività da covid 19<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 12pt;'>Tra le tante diavolerie pensate dal presidente della FIGC Gravina per portare a termine il campionato 2019/20 interrotto per la nota pandemia da covid 19, ci sono i playoff, i playout e l’algoritmo. Tutto ciò, naturalmente, qualora la partenza che avverrà il 20 giugno prossimo, dovesse incepparsi malauguratamente a causa di un solo positivo da virus che costringerebbe ad attuare la quarantena delle squadre. Siamo all’assurdo di un pallone di Serie A che per il suo alto volume di interessi economici deve iniziare con la paura di non finire. Tenuto conto che playoff e playout sarebbero già mal digeriti dalle società di calcio e pensiamo pure della stessa UEFA, l’algoritmo diventerebbe l’assurda forzatura in un’ultima analisi studiata per definire in fretta e furia chi vincerà lo scudetto, chi parteciperà alla Champions, alla Europa League del prossimo anno e chi sarà retrocesso in Serie B. Siamo all’assurdo di un calcolo matematico che prevede la Media Punti/Partita, la differenza punti casa/trasferta, Calendario mancante, Differenza reti e Gol fatti. Un difficilissimo computo di laurea ingegneristica che disconoscerebbe il senso di un calcio fatto per essere definito sul campo. Certo, capiamo le difficoltà dovute ad un momento epocale di pandemia in cui tutto è insicuro, instabile e di difficile programmazione, tuttavia, forzare un campionato che comunque non potrà definirsi regolare per la mancata prosecuzione naturale delle partite previste nel calendario del campionato di serie A 2019/20, non è certamente il massimo della scelta. Ma questo gioco del calcio, purtroppo, risente troppo degli alti interessi economici che gli gravitano attorno e, come tale, neanche una situazione estrema come quella che stiamo vivendo, può permettere di interrompere un meccanismo oleato da tanti milioni di euro entrati ormai nella logica ordinaria che mette in gioco gli interessi della Lega Calcio e delle Società di Serie A che attendono i lauti proventi derivanti da Sky, dagli sponsor e da altri diritti di immagine, conclusi nei contratti con i calciatori. Adottare l’algoritmo significherebbe finire in fretta e furia qualcosa che ha assoluto bisogno di definirsi senza sé e senza ma. Ma il mondo del calcio, giustamente, è contrario a questo eventuale sistema di applicazione dell’algoritmo in quanto, se è vero che per la sua oggettività eviterebbe un contenzioso in tribunale da parte delle società scontente, è altresì vero che non terrebbe conto della differenza di un incontro con la capolista che non è uguale al confronto con una squadra che è fanalino di coda in campionato. Perplessità che coinvolgono unanimemente i presidenti delle società di calcio di serie A, ma anche tutto ciò che c’è intorno a un sistema calcio che non può accettare una soluzione di questo tipo. Meglio sarebbe non assegnare alcun titolo, fermandosi su quelle che erano state le indicazioni prima del blocco, facendo solamente recuperare le partite non disputate e stilare la partecipazione alle Coppe Europee. Sì, così la situazione si aggroviglia ancor di più, in quanto il pericolo in corso d’opera di un eventuale ma possibile caso positivo al covid 19, farebbe crollare ogni possibilità di continuità. Comunque vedremo cosa accadrà, anche se la ripresa del calcio, pur con tutte le sue attenuanti, resta un motivo di piacevolezza per la gente, per il suo desiderio di riprendere a vivere, per la legittima voglia di perdersi in discorsi opinabili che enfatizzano il tifo di parte. Ma l’algoritmo no. E’ l’anti calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria",serif; font-size: 16pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-fareast-theme-font: minor-latin; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-bidi-theme-font: minor-bidi; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b>Romafl0711fl0711presidente-gravina.jpgSiNpresidente-figc-proposta-1013674.htmSi100451001,02,0301082
191013671NewsCampionatiCoronavirus e Campionato di calcio: la strada è in salita.20200513114935Il parere del medico sportivo Dr. Attilio Andriolo, sui vari problemi emersi sull`eventuale riapertura del Campionato di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Le linee guida emanate dal CTS (Comitato Tecnico Scientifico) cui dovranno adeguarsi le società di calcio di Serie A per riprendere il campionato e così assegnare sul campo lo scudetto 2019/20, oltre che i posti in Champions League ed Europa League, fanno molto discutere in queste ore soprattutto i medici sportivi del calcio. Le notizie trapelate sui protocolli da adottare, a mio parere in qualità di medico di calcio, rendono la ripartenza del campionato alquanto difficile, se non impossibile. Ci vorranno, pare, almeno undicimila tamponi per sottoporre a screening tutti i giocatori almeno 2-3 volte prima dell’inizio del campionato; il che è un’impresa, non tanto per il mondo del calcio ma per il nostro paese, che ha assoluta penuria di questi test diagnostici, di cui invece può vantarsi di possedere la Germania, che si è approvvigionata in tempi non sospetti di tamponi e test sierologici. E non per niente la Bundesliga è iniziata regolarmente già da qualche settimana, mentre l’Italia fra le disfunzioni del suo sistema sanitario, deve accusare le difficoltà a reperire i tamponi necessari per testare la popolazione, non essendosi preoccupata di acquistarne un numero sufficiente<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>all’inizio della pandemia. Pur tuttavia, immaginiamo che tutte le società di calcio si riforniscano dei tamponi necessari per eseguire le indicazioni del CTS, seguirà un ritiro severo per tutta la durata del campionato dei giocatori e degli addetti alla squadra per evitare contagi dall’esterno. I medici delle società saranno i<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>responsabili del mantenimento del ritiro e quindi dovranno vigilare sui giocatori e lo staff, perché nessuno si allontani dalla sede scelta per il ritiro e perché nessuno entri in contatto dall’esterno. Se dovesse accadere che un atleta si mostri positivo al tampone che dovrebbe essere eseguito ogni tre-quattro giorni, dovrà fermarsi tutta la squadra che uscirà fuori dal campionato per almeno 14 giorni. In pratica, il campionato si fermerà e molto probabilmente non ricomincerà. Chi pensa che queste linee guida del CTS siano funzionali alla ripresa del calcio, alzi la mano! <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In serie B quante società potranno adattarsi alle linee guida emanate dagli scienziati del Ministero? Credo poche, molto poche. C’è da aggiungere che il Comitato Tecnico Scientifico non ha avvertito l’esigenza di ascoltare il parere di quella rappresentanza dei medici delle società calcistiche, che hanno il polso della condizione logistica dei club e che perciò hanno minacciato di dimettersi se non cambieranno le norme, in quanto non si sentono abbastanza tutelati per le responsabilità penali della sorveglianza sull’isolamento dei giocatori e dell’intero staff tecnico-dirigenziale. Inoltre i rischi aumenteranno inevitabilmente giocando fuori casa, allorché i controlli sulla squadra non potranno essere rispettati ed eseguiti alla perfezione, mentre i giocatori potrebbero approfittarne per sfuggire alla vigilanza e prendersi una “botta” di libertà. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Eh no! Così non va, cari politici. Se da un lato si enuncia con enfasi l’inizio degli allenamenti a Giugno, dall’altro senza clamori e facendo prendere la patata bollente al CTS, si varano delle linee guida impossibili da attuare, finendo con annunciare in realtà il “de profundis” del calcio italiano. Stiamo pensando ai ragazzi dei vivai, delle scuole calcio, dei campionati minori, a tutto il movimento del calcio dilettantistico che non ha alcuna possibilità di ritornare a praticare questo sport. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Credo che la politica debba svolgere un ruolo decisivo per trovare la soluzione, la quadratura del cerchio, che<a name="_GoBack"></a> pur nel rispetto delle condizioni di sicurezza, consenta di rivedere i protocolli asettici del CTS.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>La popolarità di questo sport, la sua importanza trainante per l’economia del nostro paese, l’orgoglio della tradizione calcistica italiana rapportata a quella di altri paesi come la Germania, sono motivi sufficienti per rimodulare regole che non appaiono in grado di restituire agli italiani<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>la gioia di tifare di nuovo per i colori della loro squadra.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Attilio Andriolo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711dr.-attilio-andriolo.jpgSiNparere-medico-sportivo-attilio-andriolo-1013671.htmSi100451001,02,03010231
201013669NewsCampionatiRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426142340Le gesta e la vita di uno dei più rappresentativi campioni del nostro calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013669.htmSi100451001,02,0301063
211013668NewsEditorialeRoberto Baggio, una vita a dribblare la vita.20200426141135Il calcio e la vita di uno dei più importanti interpreti del calcio italiano di tutti i tempi. <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>Ci sono campioni di calcio che per certe peculiarità sportive e soprattutto umane restano negli annali storici come emblema di modelli da seguire. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> pallone d’oro e vicecampione del mondo con la Nazionale Italiana nel 1994 è sicuramente uno dei maggiori interpreti di quel calcio inteso come spettacolo di gesti tecnici pallonari che sanno di melodia, che fanno innamorare per l’anima sprigionata durante un dribbling, un gol, un passaggio smarcante. Ma oltre il campione c’è l’uomo che in quel magico tocco raffinato di palla, manifesta sempre un’anima sensibile che si traduce in passione sempre pronta a gioire ma anche a soffrire quando è il momento. Un po’ com’è la vita, che spesso si manifesta in tutto il suo significato anche sul rettangolo verde di un campo di calcio in cui c’è chi vince e c’è pure chi perde. Due sentimenti contrapposti che, tuttavia, temprano il carattere e maturano l’uomo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio,</b> soprannominato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“il codino”</b> per la sua folta capigliatura di riccioli crespi per lungo tempo portati con il codino che ballonzolava sulle spalle, è nato a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">in provincia</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">di Vicenza il 18 febbraio 1967</b>. E proprio là, in quell’angolo di terra veneta è iniziata la sua favola legata a quel pallone che lui ha rincorso tutta la vita tra momenti di gioia e di dolore, per avere subito in carriera gravi infortuni che hanno colpito la sua sensibilità e l’hanno fatto crescere sotto il profilo umano. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> comincia a tirare i primi calci nelle giovanili del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Caldogno per poi passare al Lanerossi Vicenza,</b> dove ha mostrato tutto il suo talento calcistico che l’ha proiettato definitivamente nell’olimpo delle squadre più importanti della Serie A. Passò alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fiorentina, poi alla Juventus, al Milan, al Bologna, all’Inter e poi al</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia</b> dove chiuse definitivamente la sua carriera. Non fu mai campione del mondo in Nazionale, ma sfiorò l’impresa quando nel 1994, nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile fu uno dei tre azzurri a sbagliare i rigori. Tanti ricorderanno quelle copiose lacrime versate da Baggio e compagni, in quell’infausta pagina di storia pallonara italiana. Ma lì, in quell’occasione e in altre circostanze in cui il suo ginocchio subì gravi infortuni e diverse operazioni, si sono sviluppati sentimenti di delusione profonda che fecero maturare il campione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> attraverso quel’introspettiva capace di lunghe riflessioni sulla sua carriera che scorreva in parallelo alla sua vita. Da pallone d’oro conquistato nel 1993 ai tempi in cui giocava nella Juventus, a delusioni come quelle che abbiamo appena raccontato. Un’intersecarsi di manifestazioni umane che si identificano nella vita, nel suo senso di essere sempre pronti e preparati a raccogliere gioie e dolori. Un rovescio della medaglia che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baggio</b> ha imparato a sue spese, proprio da quel pallone che lui ha adorato e dal quale più di una volta si è sentito tradire. Storie di dribbling in campo e nella vita, storie che ti fanno riflettere che mai nulla è semplicemente edulcorato senza il sapore aspro del sale. Oggi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> sfoglia le pagine dei ricordi del pallone giocato ad altissimi livelli. Il Pallone d’Oro che riflette luce d’orgoglio nella sua bacheca, si interseca ai suoi affetti più cari e alla perfetta armonia d’unione con sua moglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Andreina Fabbi</b> sposata nel 1999, ai figli <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentina, Mattia</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Leonardo</b>, con i quali Roberto ha un rapporto di particolare intensità affettiva. Una famiglia unita che professa la religione Buddista, per la quale si sente una particolare ascendenza spirituale. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Baggio</b> non ha nessun profilo social, ma ha ugualmente un rapporto di amicizia verso chi per anni si è beato del suo stile calcistico, dei suoi dribbling e di quel modo tutto suo di calciare punizioni oltre la barriera, mettendo il pallone in quel sette della porta avversaria che ha fatto urlare “GOOOOOL”, facendo raggiungere l’estasi agli appassionati di calcio spettacolo. Un gusto unico del quale ancora oggi si avverte la goduria e il profumo di quel gol che è in fondo l’unica cosa che conta nel calcio. E’ Roberto Baggio, il campione che ha segnato una storia importante del nostro calcio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-themecolor: text1;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='color: black; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-themecolor: text1;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-roby-baggio.jpgSiNroberto-baggio-1013668.htmSi100451001,02,0301028
221013663NewsCoppeAnche il calcio europeo chiuda le porte20200312155110In un periodo di galoppanti infezioni da Coronavirus, l`UEFA tarda un intervento che è auspicato per la salvaguardia della salute. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è un antico detto che serve a far riflettere sul mondo del calcio in questo particolare periodo storico in cui il contagio di Coronavirus è galoppante: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Alla Chiesa di Santa Chiara, prima</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">hanno rubato l’oro e poi hanno messo le porte di ferro”.</b> La positività del giocatore della Juventus <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Daniele Rugani</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Covid 19</b>, non ci coglie di sorpresa in un periodo in cui si è certificata la pandemia di contagio al Coronavirus. Certo, gli interessi economici di bottega sono davvero tanti, tuttavia, non capiamo perché l’UEFA stia aspettando ancora a chiudere fino a data da destinarsi i vari impegni internazionali, studiando a tavolino le misure da prendere non solo per la Champions League e l’Europa League ma anche per il prossimo Campionato d’Europa. Tardivo questo intervento e incredibilmente ritardato, vista l’urgenza che si sta creando nel mondo a tutti i livelli. Già il calcio italiano, pur con notevole ritardo, ha deciso di fermarsi almeno fino alla prima settimana di aprile, peccando nell’incertezza e nella non chiarezza di idee per fermare soprattutto il calcio di Serie A che fornisce introiti economici altissimi a livello di televisioni, sponsor e pubblicità di ogni genere. Un sistema che garantisce soldi a palate e che ha bisogno di non essere interrotto, pena una perdita considerevole di interessi economici e perdite finanziarie in Borsa. Ma tutto questo che senso ha, quando in ballo c’è la salute dei suoi protagonisti e di migliaia di persone al seguito? Assistere alla partita di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions Liverpool - Atletico Madrid</b>, partita di ritorno degli ottavi di finale, ci ha fatto riflettere come non ci sia alcuno scrupolo di coscienza sulla pericolosità di un evento così importante, che per forza di cose ha raccolto migliaia di persone accalcate allo stadio Anfiel di Liverpool. Va bene, le condizioni attuali dell’Inghilterra non sono ancora a livelli di emergenza per il Coronavirus, tuttavia, riflettendo sull’esorbitante numero di tifosi arrivati dalla Spagna in cui il virus si è già propagato notevolmente, ci domandiamo se tutto questo assembramento di persone non abbia contribuito al diffondersi dell’epidemia. No, riteniamo che l’UEFA debba necessariamente intervenire con urgenza, garantendo con la chiusura delle competizioni in programma la salute pubblica e dei suoi interpreti. I soldi sono importanti, anche se il pallone garantisce ricchezza strabordante che va contro ogni principio etico, ma c’è da tenere conto che la salvaguardia della salute dell’intera umanità deve essere intesa come primaria a tutti gli effetti e salvaguardata con risolutezza. Si fermi il calcio, si fermi lo sport, così come ci stiamo fermando noi per il bene nostro e per il futuro del mondo. Si intervenga in fretta. Il pallone non aspetti più. Il prezzo da pagare è troppo alto!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone-champions-2020.jpgSiNanche-il-calcio-europeo-chiuda-le-porte-1013663.htmSi100451001,02,03030100
231013661NewsCampionatiDisamorarsi di calcio20200303121944Il delicato momento del football italiano<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Noi che scriviamo di calcio da molti anni, noi che cerchiamo di non incrementare l’odio sportivo tra fazioni di diversa fede pallonara, noi che da sempre vogliamo informare dando l’impronta imparziale e oggettiva su ciò che rappresenta qualunque fatto legato al football contemporaneo, siamo disgustati dai toni, dalle parole di offesa e dai comportamenti di chi ha la responsabilità di mediare senza aizzare gli animi. In questi giorni di emergenza per il coronavirus il pallone è nel caos, per la ridefinizione del calendario di campionato<a name="_GoBack"></a> dopo i rinvii per l’emergenza sanitaria. Tante, troppe parole di parte si sono ascoltate con l’aggravante di offese contro i responsabili della FIGC e in particolare contro il numero 1 della Lega di Serie A <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Paolo Dal Pino</b> il quale, secondo il patron dell’Inter Steven Zhang, ha proposto il recupero del match Juventus Inter in data 9 marzo a porte aperte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Giocare con il calendario e mettere sempre la salute pubblica al secondo posto” </b>dice Zhang <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“sei</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">probabilmente il pagliaccio più grande che abbia mai visto. Vergognati”.</b> Parole pesanti, che stonano particolarmente sulla bocca del massimo dirigente di una delle più importanti società di calcio di Serie A. Non entriamo nel merito di tale questione, ma il fatto stesso che si dicano certe parole così pesanti pubblicamente, che possono eccitare gli animi già accesi da sempre tra interisti e juventini, ebbene lo riteniamo un fatto irresponsabile. Puoi non essere d’accordo, puoi dichiarare pubblicamente che quella determinata data non ti sta bene proponendone altre, ma non puoi assolutamente lasciarti andare come l’ultimo tifoso da bar che offende e non usa mezzi termini. Questa eterna guerra tra Inter e Juventus non finirà mai e ha logorato davvero un mondo del calcio sempre più proiettato all’odio, alla guerra, alle pericolose imboscate tra frange esagitate delle due tifoserie. Guelfi e Ghibellini che si guardano in cagnesco e basta poco per accendersi. No, almeno la classe dirigente misuri i comportamenti e si disponga a collaborare con le istituzioni in questa situazione di completa emergenza sanitaria, in cui tutta l’Italia del nord si è fermata per far fronte a un’epidemia dilagante di infezioni. In questa tremenda situazione non è facile stabilire la ripresa della normalità, per questo c’è bisogno di lavorare insieme senza porre paletti di dietrologia sospettosa nel favorire l’uno a discapito dell’altro. No, questo sistema non ci piace più e ci dissociamo da ogni atteggiamento atto a offendere chi è preposto a decidere in momenti particolari come questo. E’ l’enfasi dell’ipocrisia in cui tutti siamo d’accordo che la salute venga preservata e sia prima in classifica nella scala dell’importanza di vita, e poi ci facciamo la guerra l’un l’altro pensando che dietro a un paravento ci siano sempre i figli e i figliastri. Si smetta di vedere sempre farneticanti persecuzioni che distruggono tutto e tutti. Il calcio, per andare avanti ha bisogno di uomini veri!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNdisamorarsi-di-calcio-1013661.htmSi100451001,02,0303087
241013656NewsCampionatiCinque partite a porte chiuse per il coronavirus20200225115156In questi giorni il calcio vive momenti di cui non era preparato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Al termine del Consiglio dei Ministri, il ministro dello sport <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spadafora</b> ha confermato la disponibilità da parte del Governo&nbsp;di far disputare a porte chiuse le partite di Serie A previste nelle regioni soggette a ordinanza restrittiva per il coronavirus. Cinque sono le partite di Serie A che si giocheranno a porte chiuse. E’ ancora da definire la situazione per la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria – Verona </b>che si giocherà lunedì sera. Dunque, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Udinese – Fiorentina, Milan</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">– Genoa, Parma – Spal, Sassuolo – Brescia e Juventus – Inter, </b>sono le partite che si disputeranno a porte chiuse, mentre dovrebbero giocarsi a porte aperte le altre partite in programma nella 26ma giornata di campionato. Una rivoluzione a cielo aperto che rende difficile il momento del calcio italiano, alle prese com’è nel gestire al meglio una situazione irta di difficoltà, proprio nel periodo di massima definizione degli incontri che si concentrano tra Campionato, Champions e Coppa Italia. E’difficile trovare le date dei recuperi, ed è improbo il lavoro nel gestire con oculatezza la regolarità delle partite, proprio per non alimentare polemiche di sorta. Ma la salute ha la priorità su ogni altra cosa, anche se è lecito disquisire su misure apparse talora troppo restrittive e pronte a creare dubbi sulla reale efficacia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non abbiamo ritenuto di dovere estendere il provvedimento al resto dell’Italia” – detto Spadafora – “ perché, come ci ha spiegato la comunità scientifica, in questo momento c’è una zona di focolai che abbiamo limitato, mentre per il resto dell’Italia non esistono condizioni per creare allarmismo e prendere misure altrettanto</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">gravi”.</b> Tutto questo, naturalmente, è il quadro che si prospetta a oggi 25 febbraio 2020, visto che da qualche ora si è sparsa la notizia di due nuovi casi di coronavirus a Firenze e Palermo. Intanto è arrivata la decisione dell’UEFA, riguardo la partita di Europa League <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inter –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ludogorets </b>che si giocherà a San Siro giovedì 27 febbraio 2020 a porte chiuse, mentre la partita di Champions League Napoli – Barcellona si disputerà regolarmente a cancelli aperti al pubblico. Incredibile come il calcio in pochi giorni sia stato rivoluzionato dal propagarsi di un virus sconosciuto e letale soprattutto per chi è affetto da altre malattie pregresse. Il calcio come nel commercio, nell’economia, nella scuola, nella sanità e in mille altri settori che ci accompagnano nella quotidianità si fermano paralizzando la naturale continuità del vivere. Un fatto davvero nuovo per il quale non siamo preparati, ma che non deve nel modo più assoluto creare panico, ansia e attacchi di eccessiva paura, capaci di non farci ragionare e renderci fragili ed esasperati. Non c’è motivo per esserlo, nonostante il momento sia da ritenersi serio e non sottovalutabile. Ce ne faremo una ragione. Sì, ragioneremo sicuramente sul fatto che il pallone possa attenderci allo stadio in tempi migliori, nonostante l’amarezza di non potere vivere le emozioni che già fermentavano da tempo soprattutto per il big match Juventus – Inter. Le società e i tifosi, pur con tutta la delusione possibile, una volta tanto si trovano insieme per collaborare. E questo non è davvero un dettaglio da trascurare!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711vincenzo-spadafora.jpgSiNcinque-partite-a-porte-chiuse-per-il-coronavirus-1013656.htmSi100451001,02,0303089
251013649NewsCampionati“Il Toro è un’idea, una diversità”, parola di Fabio Viglione.20200123144520Intervista a un tifoso eccellente,che vede il calcio attraverso analisi approfondite e condivisibili. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’Avv. Fabio Viglione da Roma</span></i></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>. Sì, proprio lui, il tifoso del Torino autore del libro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Caro Toro ti</i></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">scrivo” </i></b>che ha<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>elaborato<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> </i></b>assieme a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Giorgio Merlo</i></b>. Non è la prima volta che lo intervistiamo e non è un caso che ci rivolgiamo a lui, nonostante abiti lontano da Torino, per conoscere il suo pensiero sul Toro. Oggi più che mai, vista la delicata situazione che sta attraversando l’ambiente granata in questo momento. Il suo è un contributo da opinionista prima ancora che da tifoso, in quanto ha una spiccata capacità di analisi su fatti calcistici ad ampio raggio. Avvaliamoci dunque della sua opinione.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fabio, cosa pensi di questa freddezza da parte dei tifosi granata nei confronti della società e della squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certamente vivendo a Roma non sono al corrente di tante cose che riguardano l’ambiente, se non per le notizie che leggo attraverso i giornali. Ho sempre pensato, e penso, che il tifoso granata fosse diverso dagli altri, proprio per le peculiarità uniche che la grande storia del Torino possiede. Il Toro è un’idea, una diversità e anche una voglia di mettere in campo quelle caratteristiche che ci fanno prescindere dalla mancanza di ricchezza economica, per riconoscerci in una simbolo di lotta, di sofferenza e maniche rimboccate. E’ la nostra storia, è nel nostro dna. Non è retorica la mia, quando sostengo che il tifoso del Toro, da sempre, non ha mai misurato il suo attaccamento alla squadra ed alla società in base al risultato, ma ha vinto già per il solo fatto di “essere del Toro”. E’ una vittoria di sentimento che ci fa diversi, orgogliosamente diversi. Noi siamo sempre stati un po’ originali come tifo, come passione, colore, calore, quindi questa è l’identità che per noi è fondamentale rimarcare. Ed il Toro non può prescindere dai suoi tifosi, dal suo Popolo. Questo è un tema secondo me centrale quando si parla di Toro. E non è un caso che la vasta letteratura granata e le tante pubblicazioni, suscitino tutto questo interesse. Perché nonostante le poche vittorie la letteratura e la cinematografia parlano di noi più di ogni altra realtà calcistica? E’ il segno evidente che il Toro non è una semplice squadra di calcio.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che nel calcio moderno fatto di business, non c’è molto spazio per le squadre come il Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, perché oggi mancano le possibilità di competere per vincere. L’estate passata sotto l’ombrellone a scommettere su chi avrebbe vinto lo scudetto è un lontano ricordo. Negli anni passati il tricolore lo potevano vincere, come è avvenuto, - e parlo anche degli anni settanta e ottanta - la Sampdoria, il Verona, il Torino, il Napoli. Adesso la competizione per il titolo si è ristretta al punto che squadre come il Toro si possono collocare al massimo, nella stagione di grazia, in quel ristretto numero di compagini capaci di piazzarsi per un ingresso in Champions. E’ impossibile sognare. Realisticamente, l’ingresso nelle competizioni europee è il massimo a cui possiamo aspirare per come il sistema si è sviluppato. Non penso che sia molto “distante” la strada che ci separa da un quarto/quinto posto come crescita generale. Una crescita che non va dimenticata. Non solo, una crescita nella quale l’ultimo tratto di strada è il più difficile da raggiungere.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Noi veniamo da un periodo in cui faticavamo a collocarci in serie A… E’ stato un periodo di grande sofferenza nel quale credo che abbiamo perso anche diverse generazioni di giovani tifosi… Ora siamo certamente su un altro piano e su altri livelli. Ma dobbiamo e possiamo certamente migliorare. Penso che non sia facile per il Torino, consolidare un posto davvero importante in un calcio come quello attuale ma io ci credo. Voglio crederci. Anche perché voglio regalare a mio figlio tredicenne, che tifa Toro e vive a Roma, meno sofferenze… ”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Seguendo questo tuo pensiero filosofico e al contempo razionale, si evince chiaramente una forma dissociativa dalle attuali contestazioni granata contro la squadra e la società. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Io credo che si debbano trovare sempre delle ragioni di “cucitura”, perché una società e una squadra di calcio non possono prescindere dal calore del pubblico e la nostra passione non ci può mutilare della squadra del cuore. La società e la squadra hanno bisogno della passione della gente, della gente granata. Non gente qualsiasi. Il Toro ha sempre avuto un “tifo” ed una curva da scudetto anche quando la squadra giocava in serie B. Credo e spero che una soluzione possa trovarsi nel mettere al centro i punti di convergenza. Anche i calciatori devono capire che indossano una maglia storica e ricca di passione che non può essere mortificata. I tifosi sono un patrimonio immenso di passione dalle potenzialità infinite. Anche se viviamo un calcio ormai deprivato di sentimenti e ostaggio di fatturati e social media. E’ indubbio che quando i risultati non arrivano, qualcosa si è sbagliato anche in sede di valutazioni a monte. Tuttavia, parlando del profilo tecnico che è l’unico su cui sono in grado di esprimermi, sempre guardando dall’esterno, credo si debba fare anche una valutazione “ex ante”. Perché sono stati tenuti i pezzi pregiati? <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Sirigu, Belotti, Izzo?</i></b> Si è probabilmente pensato che mantenendo la struttura di una squadra che aveva fatto bene si sarebbe potuto fare ancora meglio del settimo posto. Io, francamente, ero tra quelli che aveva creduto nelle scelte di mercato. Ma il calcio non è una scienza esatta. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che cosa pensi della quasi certa cessione di Bonifazi e dell’eventuale prestito di Iago Falque?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“In questo caso penso ci sia un problema tecnico, piuttosto che un volere della società. Bonifazi credo venga ceduto per esubero nel ruolo visto che abbiamo tanti difensori centrali e non tutti possono giocare. Tuttavia, che la scelta per sfoltire il reparto ricada su un giovane di valore proveniente dalla nostra ‘cantera’ mi lascia un po' di amaro in bocca. Su Iago? Lo vorrei ancora con noi. È stato considerato un punto fermo del Toro, nonostante l’infortunio subito, credo gli si debba dare adesso l’opportunità di rientrare proprio per le sue qualità tecniche e la sua duttilità. E poi non si può a questo punto della stagione privarsi di un ottimo calciatore, minimizzando il numero della rosa dei titolari. Mazzarri non può avere la panchina corta, anche perché un allenatore deve essere in grado di gestire tanti giocatori se l’obiettivo è ambizioso. La competizione va gestita ma tiene alta la qualità e le soluzioni. E’ un problema di chi allena saper dosare la competizione interna e l’armonia. Con una rosa corta si ha il …respiro corto….” e alla lunga la squadra ne risente.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, non sei d’accordo con la gestione tecnica di Mazzarri? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Oggi direi di no. Io credo che lo stesso Mazzarri non sia soddisfatto del rendimento della squadra. In campo si alternano buone giocate a momenti di blackout, abbiamo giocato un girone d’andata in chiaroscuro quanto a continuità ed intensità di gioco.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Vedo una propensione a giocare chiusi sull’avversario. Un atteggiamento tattico che ha fatto in modo di far soffrire la squadra, più contro squadre meno attrezzate e dai valori più modesti che contro le cosiddette “grandi”, squadre chiamate a “fare la partita”. Il calcio non è una scienza esatta ma è spregiudicatezza, spensieratezza, voglia di fare, freschezza di idee che spesso vengono apportate dai giovani capaci di farti la giocata sopra le righe che ti fa vincere la partita. Il calcio fa sognare pure per questo, non è il gioco degli scacchi. No, la direzione tecnica di Mazzarri, di cui non discuto la preparazione, in questo momento risente, a mio avviso, di questo atteggiamento di scarsa propensione alla proposizione del gioco. Al coraggio. E’ una mia opinione. Vedo poi poca apertura di credito verso i giovani, come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Millico, Edera</i></b>, che potrebbero apportare entusiasmo e sfrontatezza. Le capacità balistiche di Millico che ha strabiliato nel campionato primavera credo che possano confermarsi anche in serie A. La traversa contro il Sassuolo non mi ha sorpreso, gli ho visto fare tanti gol così nelle giovanili, ha una strabiliante naturalezza nel calciare a giro da quelle distanze. Credo che i giovani talentuosi debbano essere maggiormente coinvolti, come peraltro, sta accadendo altrove (penso a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">Vlahovic, Malinoski, Kulusevski</i></b>). Non credo affatto che inserendo i giovani in squadra ed equilibrandoli naturalmente nell’assetto base, con i più esperti, si rischi di bruciarli. Chi l’ha detto? Semmai, tenerli in panchina rischia di demotivarli, di frustrare la loro autostima e di non farli sbocciare. Poi non dimentichiamo che il tifoso del Toro ha sempre avuto un legame particolare con i giovani del Filadelfia ed è pronto a perdonare anche qualche sbavatura. I nostri giovani sono fondamentali per ridare entusiasmo”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Vuoi spendere qualche parola per un giocatore in particolare ? </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Una parola per Sirigu. E’ un portiere davvero formidabile. Non credevo fosse così forte. Merita di giocare titolare in Nazionale, un vero fuoriclasse. E’ l’idolo di mio figlio che cerca di emularlo nel campetto della scuola, giocando con la sua maglia numero 39. Ma anche Belotti merita elogi particolari. E’ cresciuto molto ed è diventato un vero trascinatore. Non si risparmia, lotta dal primo all’ultimo minuto, è migliorato molto anche tecnicamente, è maturato nei movimenti e nella capacità di leggere le situazioni, incarna davvero lo spirito del Toro quando carica a testa bassa e non si arrende mai”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come vedi il prossimo incontro casalingo contro l’Atalanta di Gasperini, reduce dalla sconfitta interna contro la Spal?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sconfitta in casa dell’Atalanta contro la Spal, dimostra che tranne qualche squadra che si colloca su un livello nettamente superiore, tutte le altre compagini possono vincere o perdere contro tutti. Ogni partita ha le sue insidie. Al di là degli episodi che possono capitare ed essere sempre determinanti, tra Torino e Atalanta vincerà chi dimostra di avere più fame. In ogni zona del campo, su ogni pallone, sarà necessario dare il massimo ed avere la testa libera. Si gioca con il cuore, con la testa e con la giusta determinazione. Mi auguro davvero che sia il Toro ad avere più fame, anche se dubito che l’Atalanta dal gioco arioso messo in mostra fino ad oggi, accetti di buon grado una sconfitta interna contro una Spal ultima in classifica, senza la voglia di rifarsi immediatamente. Quella partita persa brucia ancora tanto alla Dea di Gasperini. Il Toro è avvertito!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><a name="_GoBack"></a></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-avvocato-fabio-viglione.jpgSiNil-toro-e-un-idea-una-diversita-parola-di-fabio-viglione-1013649.htmSi100451001,02,03030264
261013646NewsCampionatiJuventus campione d’inverno ma non di gioco20200113203124La squadra di Sarri è prima al giro di boa, ma sarà così fino alla fine del campionato?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Con la 19vesima giornata del campionato di calcio di Serie A 2019/20 finisce il girone d’andata. La Juve è campione d’inverno con due punti di distacco sull’Inter, ma la vera entità del suo gioco non è ancora emersa con chiarezza. Atalanta e Lazio sono le squadre che giocano meglio, che sviluppano trame di gioco brillanti e di piacevole armonia corale, grazie anche al fatto che i tecnici e i giocatori delle due rispettive squadre sono rimasti uguali e, tranne qualche piccolo ritocco, non hanno mutato il loro assetto base. Juve e Inter hanno invece cambiato molto, non solo nei suoi interpreti principali, ma anche nella nuova cultura ideologica di un calcio che per essere spettacolare e al contempo redditizio, ha ancora bisogno di tempo per potersi integrare in tutti i suoi elementi. La Juve resta, di fatto, una squadra che si distingue sempre per il suo cinismo, che approfitta delle giocate dei suoi singoli campioni ma che non riesce a dare continuità di un gioco armonico che si vede soltanto a sprazzi. Possiamo dire che la logica di questa squadra bianconera e della società che fa capo ad Andrea Agnelli, continua ad avere il suo storico principio di base che resta quello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><i style="mso-bidi-font-style: normal;">“Vincere perché</i> <i style="mso-bidi-font-style: normal;">è</i></b><i style="mso-bidi-font-style: normal;"> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’unica cosa che conta”,</b></i> proprio in un anno in cui con l’avvento della filosofia sarriana, ci si era proposti di arrivare a vincere senza annoiare i buongustai del calcio. Ma i palati fini sanno che se vogliono divertirsi e assistere a un calcio moderno, brillante, forte nella corsa e duraturo nella resistenza fisica, devono guardare l’Atalanta di Gasperini o la Lazio di Inzaghi, una squadra che nel breve volgere di due settimane ha battuto la Juve in Campionato e in Supercoppa Italiana. Così, mentre Juve e Inter si guardano in cagnesco e giocano la loro lotta a distanza, la Lazio avanza con le sue 10 vittorie consecutive e un concreto possibile inserimento nella lotta per lo scudetto, avendo ancora una partita da recuperare. Certo, in questo momento gira tutto bene per i biancocelesti che stando bene di salute fisica e mentale, si trovano magnificamente nelle ripartenze e vincono spesso sul finire delle partite. Questo dimostra quanto la squadra di Inzaghi sia caparbia e decisa a non mollare mai, senza fare apparire lo spettro della disattenzione che è l’emblema della stanchezza mentale di squadra. L’Inter di Conte sta facendo bene, ma non è ancora pronta a presentarsi come squadra da battere, così come non lo è la Juve di Sarri che si trova a razionalizzare un campionato che se mai dovesse vincerlo, non lo stravincerà sicuramente con largo distacco. E allora dove sta la verità, se l’anno scorso la noiosa squadra di Allegri ha fatto il vuoto alle sue spalle nonostante producesse un calcio lontano dai canoni moderni? Noi diciamo che non c’erano le squadre che potevano infastidirla nel suo incedere solitario al vertice, e quindi ha vinto con merito ma senza il gusto di confrontarsi con antagoniste del suo livello. Quest’anno la musica è cambiata e anche se la Juve resta sempre una delle papabili vincitrici finali per lo scudetto, c’è da vedere come si attrezzerà l’Inter e se la Lazio riuscirà a resistere fino alla fine, con questo spirito di squadra che stupisce sempre più. Chissà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri-in-conferenza-stampa-juve.jpgSiNjuventus-campione-d-inverno-ma-non-di-gioco-1013646.htmSi100451001,02,03030170
271013645NewsCampionatiCampionato di calcio. L’anno nuovo non cambia il nome delle pretendenti al titolo.20200107190536Un campionato da vivere fino in fondo<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Inter, Juve e Lazio sono le papabili alla vittoria finale.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Finito lo stop per le vacanze di Natale, il campionato di calcio di Serie A riapre i battenti di un pallone che ha ripreso a far vivere i palpiti ansiosi ai suoi tifosi, impazienti com’erano di continuare a vivere il fine settimana all’insegna della sfrenata passione calcistica. Si è cominciato a giocare domenica 5 gennaio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Brescia – Lazio</b>, una partita che ha visto la squadra di Inzaghi vincere 2 a 1 un incontro che ha confermato lo stato di salute dei biancocelesti i quali aspirano ad essere il terzo incomodo per la lotta scudetto, proponendosi anche per entrare a far parte delle squadre che parteciperanno alla prossima Champions League. Nel pomeriggio anche il Genoa del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> ha superato il Sassuolo con il risultato di 2 a 1. Il cuore del Genoa si è imposto all’ordine tattico e alla piacevolezza delle trame di gioco di un Sassuolo che ha subito non pochi errori arbitrali, i quali ne hanno decretato la sconfitta. Un match che ha riproposto l’importanza di dare maggiore credito al Var, piuttosto che all’arbitro in campo. C’è stata poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spal – Verona</b>, una gara vinta per 2 a 0 dagli scaligeri che hanno sfruttato l’ottimo momento di forma già palesato sul finire del vecchio anno 2019. Male la Spal di Semplici che con questa sconfitta si è ritrovata ad essere fanalino di coda della classifica. La serata della 18ma giornata di Serie A è terminata con la partita <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roma – Torino</b>, un incontro che ha visto vincere meritatamente i granata per 2 a 0, ribaltando un pronostico che alla vigilia li dava sconfitti. Così, ad una Roma che evidentemente ha risentito non poco dell’imminente cambio al vertice della proprietà, ha fatto eco un Torino che Mazzarri ha preparato nella consapevolezza di non avere altra scelta che vincere e convincere, anche per attenuare in qualche modo gli intensi venti di contestazione che spirano tra i tifosi di casa Toro. In realtà possiamo dire che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Belotti </b>(autore della doppietta) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sirigu</b> (sempre formidabili le sue parate) sono stati gli eccellenti interpreti di un Toro che non brilla per gioco corale, ma che spesso si rifugia nella forza del suo capitano per togliere le castagne dal fuoco. Detto questo, passiamo all’Epifania calcistica che è partita all’ora di pranzo con il derby dell’Appennino <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bologna – Fiorentina</b> finita 1 a 1. La viola del nuovo tecnico Iachini, è andata in vantaggio con un bellissimo gol di Benassi, ed ha condotto una gara accorta e attenta a portare a casa l’intera posta in palio. Tuttavia, allo scadere della gara ha subito il pareggio ad opera di Orsolini, il quale si è inventato un eurogol da palla inattiva, posta in una posizione defilata della destra dell’area viola. Dunque, è sostanzialmente giusto il risultato finale. C’è poi da commentare un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Atalanta – Parma,</b> il cui risultato di 5 a 0 non fa altro che dare splendore assoluto alla <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dea </b>di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gasperini</b>, una squadra in forma, bella da gustare e, soprattutto, capace di finire la sua ultima partita dello scorso anno con lo stesso punteggio contro il Milan. 10 gol in due partite! Onestamente abbiamo esaurito tutti gli aggettivi superlativi, per questa interprete del calcio spettacolo di casa nostra. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan –</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sampdoria </b>è finita 0 a 0. Ibra, Ibra e sempre Ibra. E’ stato l’urlo a San Siro del popolo rossonero, ma lo svedese entrato in campo nel secondo tempo non ha fatto il miracolo sperato. La squadra di Pioli si arrovella in problemi che vanno oltre l’apporto del possibile beneficio di un campione 38enne, che secondo il nostro parere resta positivo sotto l’aspetto commerciale con riferimento al marketing e di entusiasmo per i tifosi del Milan, piuttosto che per un reale fatto di positività in campo tecnico per la squadra stessa. Ottimo il punto conquistato da Ranieri, con una Sampdoria che ha addirittura sfiorato la vittoria. Pregevole poi la vittoria dell’Udinese che ha superato il Lecce allo stadio di Via del Mare per 1 a 0. Anche qui ci sono state delle recriminazioni leccesi sulle decisioni arbitrali contestate dall’allenatore Liverani. Ma la sostanza dice che i bianconeri friulani hanno conquistato tre punti d’oro per la loro classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E dulcis in fundo, veniamo alle due ultime gare di questa 18esima giornata di Serie A.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Partiamo con</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus – Cagliari, 4 a 0 – Tripletta di Ronaldo e gol di Higuain-</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La partita è finita con tre gol di CR7 e uno di Higuain. Un 4 a 0 che maschera le solite incertezza della squadra di Sarri, la quale ha l’alibi di essere ancora un cantiere in fase di ultimazione di quell’opera che si chiama: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Fluidità di manovra e Continuità”.</b> Nel primo tempo, infatti, la Juve ha sì dimostrato grande spinta in avanti con evidente voglia di pressare e chiudere l’avversario nella propria zona difensiva, ma ha rischiato più di una volta di subire le ripartenze di un Cagliari che, a onor del vero, sembra aver perso la brillantezza di gioco di qualche settimana fa. Poi, nel secondo tempo, causa un banale errore della difesa cagliaritana, la Juve è andata in vantaggio con <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b>, il quale non si è fatto sfuggire l’invito così godereccio. Da qui in avanti la Juve è uscita alla grande con trame di gioco eccellenti che effettivamente hanno dato splendore al quel gioco tanto sperato in casa juventina e che si tramuta nel vincere, convincere e divertire divertendosi. Ma, per arrivare a questo nell’arco degli oltre 90 minuti di gioco, Sarri deve ancora lavorare molto sui meccanismi di centrocampo, dove si esalta molto la costruzione del gioco a discapito dell’interdizione in appoggio alla difesa. E’ l’equilibrio non ancora trovato tra i vari momenti di possesso e non possesso palla, che vanno disciplinati per evitare di prendere troppi gol che si potrebbero evitare. Ottimo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Demiral,</b> non troppo convinto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ramsey </b>e<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> Rabiot</b> ancora alla ricerca di capire cosa vuole Sarri da lui. Eccellente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cuadrado</b> che deve essere sfruttato più da esterno d’attacco, mettendo alle sue spalle un terzino di ruolo. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Matuidi</b> non è ancora il giocatore ammirato l’anno scorso e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alex Sandro</b> soffre più del previsto il compito di involarsi sulla fascia sinistra, per poi ritornare a coprire il ruolo di difensore. Vedremo cosa accadrà in seguito. Una cosa è certa, la Juve lotterà fino alla fine per vincere lo scudetto e lo farà in dirittura finale assieme a Inter e Lazio.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Napoli – Inter, 1 a 3 – doppietta di Lukaku e gol di Lautaro Martinez </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Continua il testa a testa di classifica dell’Inter con la Juve. Per far questo la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Conte </b>doveva vincere e l’ha fatto nella gara del San Paolo contro un Napoli che è la pessima copia di quello che è stato lo scorso campionato. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ringhio Gattuso</b> ha fatto quello che ha potuto al cospetto di una squadra come l’Inter che quest’anno pressa alto l’avversario, forte dei suoi due attaccanti <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lukaku</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lautaro Martinez,</b> sempre pronti a sfruttare tutte le occasioni offerte dal proprio centrocampo e dagli esterni. La squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Conte</b> è cinica, sicura di sé e convinta di rendere difficile la strada a una Juve che vede ancor di più come un avversario ostico da battere a tutti i costi. Tutto questo, fermo restando della consapevolezza di non essere ancora allo stesso livello della squadra di Sarri, ma che attraverso il lavoro, la grinta, la convinzione e la determinazione, sia possibile accorciare questo gap tecnico e di rosa allargata che vanta la Juve. Dunque, assisteremo sicuramente a un bel campionato e a domeniche da gustare intensamente nella consapevolezza di vedere fino alla fine Juve e Inter appaiate, con l’incomodo della Lazio e il probabile disturbo di un’Atalanta che si farà valere anche in Champions.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone-ufficiale-serie-a-2019-20.jpgSiNcampionato-di-calcio-l-anno-nuovo-non-cambia-il-nome-delle-pretendenti-al-titolo-1013645.htmSi100451001,02,03030189
281013642NewsCampionatiIl Toro e la serenità perduta.20191223175336C`è bisogno di calma e ragionevolezza.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>L’analisi della situazione attuale del Torino ci porterebbe concretamente ad assumere un atteggiamento giornalisticamente esacerbato contro un ambiente, quello granata, che si rende spesso disunito a torto o a ragione all’interno dei tifosi stessi. Purtroppo, l’andamento negativo della squadra di Mazzarri è coinciso con le vicende avvenute all’interno della Curva Primavera subito supportata in uno sciopero da una parte della Curva Maratona, che si è allineata al malcontento dei granata dirimpettai dello Stadio Grande Torino. Ma questo ci porterebbe ad <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>un discorso molto ampio di rapporti poco curati, che coinvolge la dirigenza, la squadra, l’allenatore e i tifosi. A ciascuno il suo, perché in tutta questa situazione in cui non si percepisce più il senso di quell’empatia che è l’emblema del buon andamento e dei risultati di una società di calcio, c’è la corresponsabilità di ogni singolo personaggio legato al Toro. E non è giusto puntare il dito sull’altra persona, quando non ci si accorge quanta responsabilità ha il singolo in fase oggettiva. Detto questo, veniamo alla squadra e al suo condottiero. E’ evidente che questo Toro abbia perso l’acume tattico e soprattutto l’autostima ritrovata l’anno scorso nella seconda parte del campionato, quando ha avuto un andamento di risultati positivi capaci di portare la squadra di Mazzarri nei livelli alti di classifica. Oggi il Toro non riesce ad avere continuità e sicurezza nei propri mezzi. La squadra gioca con il timore di perdere e si abbandona in errori in difesa e a centrocampo, che sono inaccettabili per giocatori professionisti di Serie A. Dopo buone prestazioni contro Genoa e Fiorentina, la difesa del Toro ha incassato 5 gol in 180 minuti; un’enormità rispetto a quanto aveva fatto vedere lo scorso campionato. I numeri parlano chiaro e dicono che la squadra di Mazzarri a oggi ha subito 26 gol e 66 parate di Sirigu, un portiere che spesso salva pure l’impossibile. E se pensiamo che l’anno scorso di questi tempi i gol subiti sono stati 18 e a fine campionato 36, ecco spiegata l’instabilità prodotta dalla squadra e soprattutto da un centrocampo poco adatto a supportare una difesa che non si avvale più dell’ottima forma di Nkoulou e Izzo e che arranca per la cronica indisponibilità di Lyanco che è quasi sempre infortunato, Djidji che si è perso per strada, Bremer ancora molto grezzo tecnicamente, Bonifazi (chi l’ha più visto?). E così, evidenziando sempre la dietrologia del mondo granata, si rimpiange anche il buon Moretti che dava comunque un apporto concreto di esperienza e fattiva opera carismatica all’interno del gruppo. Ma questi non possono essere discorsi da prendere in considerazione, soprattutto alla luce di una squadra che ha iniziato l’anno calcistico 2019’20 disputando alcune partite nei preliminari di Europa League senza superarli e che si è presentata in questo campionato con la presunzione di conquistare un posto per l’Europa. Non ci sono i presupposti e non c’è neanche l’adeguata conduzione tecnica in grado di dare un’impronta di gioco moderno, pipante, consapevole che il calcio di oggi consiglia squadre di mediocre livello tecnico come il Toro, di andare ad aggredire alto l’avversario in maniera sistematica, tanto da inibire la fonte del gioco degli avversari, specie se ti sovrastano dal punto di vista tecnico. Tuttavia, pur rendendoci conto che quanto sostenuto a livello di scuola di pensiero tattico ci sia bisogno di una robusta preparazione atletica capace di supportare lo sforzo fisico, si intravvede anche la necessità di avere il coraggio anche a livello di cultura societaria, di mettere in atto un processo di cambiamento di mentalità capace di un ammodernamento dirigenziale e tecnico. In buona sostanza il Toro di oggi deve investire il suo futuro attraverso cambiamenti culturali che partono dall’alto e finiscono alla conduzione tecnica e alla squadra. Si prosegua pure con Mazzarri fino a giugno e poi si ricominci con un allenatore giovane, dalle vedute di calcio moderno come Roberto D’Aversa, oppure si sostituisca subito il tecnico toscano con Davide Nicola (soluzione secondo noi molto remota, visto il pensiero di Cairo che dichiara la sua piena fiducia nell’attuale panchina). E poi a livello di ambiente granata, si cerchi la serenità perduta. Chissà, magari è proprio dietro l’angolo e nessuno la vede. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-cairo-presidente.jpgSiNil-toro-e-la-serenita-perduta-1013642.htmSi100451001,02,03030227
291013628NewsCampionatiNello Santin pone in analisi la crisi del Milan20191106111610Intervista all`ex calciatore del Milan, L.R.Vicenza, Torino e Sampdoria <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello Santin</span></b><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> è uno dei gregari rossoneri che tanto hanno dato per la causa del Milan, contribuendo alla conquista di Coppe e scudetti (memorabile l’incredibile salvataggio sulla linea della porta, con Cudicini battuto nella semifinale di Coppa dei Campioni contro il Manchester United nel 1969). Da calciatore maturo emigra al Lanerossi Vicenza e poi al Torino, dove vince lo scudetto con l’allenatore Gigi Radice nel campionato 1975-‘76. Nato a Eraclea (Ve) il 3 luglio del 1946, Nello Santin alla fine degli anni sessanta è entrato in quel ciclo d’oro del Milan di Rocco e Rivera che ha vinto tutto. Oggi, in occasione della prossima partita che il Milan giocherà all’Allianz Stadium contro la Juventus, lo abbiamo intervistato per parlare dell’attuale crisi del “Diavolo rossonero”.<a name="_GoBack"></a> </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nello, che idea ti sei fatto dell’attuale crisi del Milan?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La crisi del Milan è figlia dei presidenti che nulla centrano con il calcio, ma volevano sfruttare l’occasione per investire e guadagnare altri soldi. Peccato che prima i cinesi, poi il Fondo Elliot divenuto proprietario del club rossonero per l’inadempimento dei prestiti ottenuti dagli stessi cinesi, non conoscono di fatto il mondo del calcio. L’idea era di fare un business, e invece questo è il risultato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, tutte le colpe di questo stato di cose milaniste sono attribuibili ai proprietari della società rossonera?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“E’ proprio così, perché si era ventilata questa storia di magnati che volevano fare il loro sporco gioco, e purtroppo dietro di loro sono andati dei personaggi che di calcio ne masticano davvero poco”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E veniamo a discorsi più tecnici. Secondo te la squadra di Pioli crea un po’ di più di quella di Giampaolo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho visto una piccola reazione dopo l’innesto del nuovo allenatore. Tuttavia, posso dire che è ancora poca cosa rispetto a quello che si attendono i tifosi milanisti, i quali sono abituati a giocatori di una certa classe, capaci di inventare il gioco con destrezza, rendendolo piacevole ai buongustai del calcio. E invece, c’è poco materiale tecnico in questa squadra”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Da più parti si parla di un Milan senza ossigeno, ma la paura di perdere condiziona la squadra. Potrebbe esserci una causa psicologica?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Potrebbe essere una delle tante cause, ma ritengo che i giocatori risentano dei grossi problemi della società e fanno ancor più fatica a essere concentrati in campo. Se avessero alle loro spalle una società in grado di sollevare tutti i loro problemi, invece di acuirli, le cose andrebbero diversamente. Mi dispiace vedere uscire dal campo i giocatori a testa bassa e sotto un nugolo di assordanti fischi. Credimi, è demotivante”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E, infatti, a questo punto del campionato, il Milan deve necessariamente guardarsi alle spalle. Altro che pensare alla Champions........</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Anche questa è un’altra storia vergognosa, visto che dall’inizio hanno sbandierato ai quattro venti che questa squadra avrebbe avuto tutte le potenzialità di far parte della Champions del prossimo anno. Qui bisogna pensare a restare in Serie A, altro che Champions. Non è giusto illudere i tifosi, quando chi sa di calcio si accorge subito che è stata formata una squadra di giovani che nulla hanno fatto di concreto! Una o due partite a livello mediocre e poi basta, tutto finito. Questi giocatori non sono assolutamente da Milan, perché i suoi tifosi vogliono vedere calciatori di classe che possono inventare qualcosa. Questi, quando hanno terminato la benzina ritornano ad essere dei giocatori normalissimi e nulla più. E’ un brutto inizio, questo per il Milan!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Secondo te, è più giusto imputare di colpe il solo reparto difensivo, oppure è la squadra nel suo complesso a non essere all’altezza?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Certo, il reparto difensivo è quello che è maggiormente sottoposto agli sbagli, perché se becchi gol è il momento in cui ci si dà la colpa l’uno con l’altro. Ritengo invece che non sia solo quello il problema, perché quando parliamo di squadra si parla di collettivo e di reparti che devono aiutarsi vicendevolmente ad affrontare l’avversario, Attaccanti e centrocampisti devono partecipare anche al gioco difensivo, proprio quando non si ha il possesso palla. A situazione inversa, invece, anche i difensori possono diventare a loro volta centrocampisti e attaccanti. C’è poi un’altra cosa che ho notato, ed è la cocciutaggine di far partire l’azione da dietro con piccoli passaggi che vanno dal portiere al difensore, ai centrocampisti e, se poi va tutto bene, arrivare alle punte. Per far questo devi avere i piedi buoni, possedere un tasso tecnico che i giocatori del Milan non hanno. Quindi, certi atteggiamenti tecnici e tattici, lasciamoli fare a squadre come il Barcellona. Questo Milan per evitare di prendere gol, deve lanciare la palla lunga e pedalare, esattamente come si faceva una volta. Ciascun faccia di necessità virtù, altrimenti sarà proprio dura!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ poi non c’è un vero leader, un capitano capace di creare un gruppo. E’ vero?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sono assolutamente d’accordo. Non c’è un leader nello spogliatoio, nel campo, nelle cene, nel fare le interviste. Ai nostri tempi avevamo tre o quattro giocatori rappresentativi capaci di sistemare le cose e non c’era bisogno di accompagnatori o di ex calciatori che smettono di giocare e vogliono fare i presidenti delle società senza averne l’esperienza necessaria. Ritorno a dire che il Milan manca di una società solida, capace di gestire bene le cose interne senza fare interferire dall’esterno ciò che dovrebbe far parte della propria casa. C’è anarchia, perché al Milan tutti comprano, tutti parlano, tutti vendono e non si capisce più niente. E’ davvero un macello!”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In conformità a quello che stai dicendo, mi sembra che sei sostanzialmente d’accordo con Fabio Capello, il quale nel corso di un’intervista a “Radio Anch’io”, ha affermato che i giocatori del Milan non sono di livello, che giocano con la paura addosso e non rendono per il loro valore.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“La sostanza è questa, ma ci vuole anche un allenatore che sappia mettere bene in campo i giocatori, che li faccia correre bene e impartisca chiaramente il proprio credo calcistico”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E allora Pioli non va bene?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Non è questo il punto, perché a ogni allenatore bisogna dare del tempo per lavorare. Non si può fare così come ha deciso il Milan, il quale ha sostituito in fretta e furia Giampaolo. Personalmente avrei continuato a lavorare con lo stesso allenatore, perché come ti ho già detto, non è il tecnico il vero problema del Milan, ma è la società”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso, all’orizzonte si profila l’incontro con la Juve. Che partita sarà secondo te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nelle due ultime partite contro il Genoa e il Toro, io non ho visto una grande Juventus. Sono ancora in attesa di ammirare tutto questo bel gioco che Sarri ha promesso. Tuttavia, con un Milan in queste condizioni è facile pronosticare un risultato a favore della Juve. Piuttosto, mi auguro davvero che la squadra di Pioli non vada incontro a un’altra figuraccia”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 8pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 107%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-nello-santin.jpgSiNnello-santin-pone-in-analisi-la-crisi-del-milan-1013628.htmSi100451001,02,03030235
301013580NewsCampionatiIl romanzo del pallone, tra lacrime e addii.20190527180756L`ultima domenica del campionato di Serie A, ha riservato molte emozioni. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si è concluso il campionato di Serie A 2018/’19. Una domenica di tristezze in cui il calcio italiano ha manifestato una summa di sentimenti capaci di contrapporsi tra lacrime di gioia e malinconici addii. Gioisce l’Atalanta di Gasperini che vincendo contro il Sassuolo si è piazzata al terzo posto in classifica con 69 punti assieme all’Inter, la quale soffrendo smisuratamente contro un ottimo Empoli, entra a far parte della Champions League del prossimo anno. Milan, Roma e Lazio, (che vincendo la Coppa Italia si è qualificata ai gironi di Europa League) entrano in Europa, mentre Chievo, Frosinone ed Empoli vanno mestamente in Serie B. Si salvano per il rotto della cuffia Genoa e Fiorentina, che pareggiando una partita priva di intensità per evidente paura di offendersi reciprocamente, accolgono con entusiasmo la sconfitta dell’Empoli. Peccato per la squadra di mister Andreazzoli, che ha espresso un buon calcio fino alla fine e capace di mettere in serie difficoltà la pazza Inter di Spalletti. Emozioni e adrenalina ad alti livelli per gli appassionati di calcio che, tranne le partite Sampdoria – Juventus (gara insignificante), Cagliari – Udinese e Frosinone – Chievo, hanno tenuto il fiato in sospeso. Ha vinto il Bologna contro il Napoli (straordinaria l’impresa fatta da Mihajlovic) ed ha vinto anche il Toro di Mazzarri e la Roma di Ranieri che hanno salutato gli addii eccellenti di Emiliano Moretti che ha appeso le scarpe al chiodo, quello di Daniele De Rossi che ha lasciato la sua Roma per volere della società giallorossa. E ancora mister Ranieri, prima chiamato per risolvere i problemi della Roma nel dopo Di Francesco e poi frettolosamente non confermato. Film che si ripetono col passare degli anni, ingratitudini e struggenti visioni di un pallone sempre pronto a raccontarti la vita con tutte le sue sfaccettature. Una metafora perfetta dove lo sgorgare delle lacrime è il significato di momenti di gioia e di dolore, di sorrisi, di braccia alzate al cielo e di tristezze su volti che manifestano la propria delusione. Così come l’Empoli che va in Serie B dopo aver creduto legittimamente fino alla fine di restare in Serie A. E così come i tifosi di Torino e Roma che perdono due calciatori e un allenatore tanto amato. Diverse queste figure, diverse queste storie che comunque raccontano l’unico senso romantico di un pallone che fa dell’emozione il significato di ogni cosa. E allora ci chiediamo cosa mai sarebbe il calcio senza il gol e senza i suoi personaggi che gli ruotano attorno, costruendo percorsi professionali che sfociano nell’umano dei sentimenti più profondi. Nulla è per sempre, tutto si può protrarre per lungo tempo, ma niente ti garantisce l’eterno, almeno tra noi comuni mortali. E quando vedi stadi come quelli di Torino e Roma che sono gremiti di tifosi non tanto per l’esclusivo senso del gioco del calcio, ma per quello che rappresenta nei suoi valori umani, allora tutto ritorna come qualcosa che dà il significato profondo a chi in maniera superficiale vede soltanto il calcio al pallone come una semplice pedata per fare gol. No, dentro c’è l’emozione, c’è la rabbia, ci sono gli abbracci, c’è la persona in quanto tale. Schegge di momenti di sport che enfatizzano la fragilità dell’uomo nella sua essenza. E’ stata dunque la domenica della commozione ma anche dei verdetti finali, delle giustizie, delle ingiustizie, delle gioie e delle delusioni talora inaspettate. Ma non è proprio come il nostro quotidiano?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711l'addio-di-de-rossi.jpgSiNil-romanzo-del-pallone-tra-lacrime-e-addii-1013580.htmSi100451001,02,03030304
311013577NewsCampionatiIl giorno di Emiliano Moretti, l’ultimo del calcio giocato20190525122032Un campione anche nella vita.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il popolo granata gli sta preparando una grande festa e il Gallo Belotti, assieme ai suoi compagni, sta pensando di cedergli la fascia di capitano proprio nella sua ultima partita. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Moretti, 38 anni, 600 partite giocate in Serie A, 6 stagioni al Torino dopo avere indossato le maglie di Fiorentina, Juventus, Modena, Bologna, Valencia e Genova</b>, una carriera da calciatore eticamente perfetta, chiude con il calcio giocato. Lo ha ufficializzato nel corso della conferenza stampa cui ha partecipato anche il presidente Cairo. Un attimo di inevitabile commozione ha assalito Moretti nel momento in cui si è rivolto ai presenti dicendo: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Grazie</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Toro, è il momento giusto”.</b> Una parabola calcistica, la sua, che sa di storia, di dedizione al lavoro, di alto senso dell’appartenenza che sfocia immancabilmente nella serietà di un professionista che ha fatto del pallone la sua vita, il suo lavoro. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>ricordo indelebile che è scritto tra le pagine del suo libro personale e fa da esempio a tanti giovani che amano il calcio e intorno ad esso ne costruiscono i propri sogni. Sembra incredibile che attorno a calciatori come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emiliano Moretti</b> si costruiscano percorsi di sport e di vita da far riflettere, annullando per una volta i qualunquistici pensieri di calciatori ricchi, strapagati e senza anima. Non è così, perché pur vivendo in un mondo particolare che ti dà indubbiamente benessere e notorietà, c’è sempre il risvolto umano che deve essere rispettato. E quando si parla di emozioni, di brividi che scorrono come rigagnoli sulla schiena, di lacrime che avvalorano la sensibilità della persona, allora possiamo parlare di grandi uomini che vanno sempre oltre ogni cosa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Domenica contro la Lazio sarà l’ultima volta che mi vestirò da calciatore”</b> dice Moretti al centro della sala stampa dello stadio Grande Torino, mentre il presidente Cairo e Walter Mazzarri seduti accanto a lui lo ascoltano in religioso silenzio. E mentre tutti i suoi compagni di squadra presenti assieme alla moglie di Emiliano e i figli che sono seduti in prima fila, Moretti continua il suo discorso rotto dall’emozione: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Questo non è un momento facile per me – sono contento, sono felice perché chiudo una parentesi importante e bellissima della mia vita. La chiudo cosciente di stare ancora bene, e quindi ringrazio il presidente Cairo, Walter Mazzarri per avere provato a convincermi di cambiare idea, ma credo che sia il momento giusto. Devo dire grazie alla mia famiglia e a tutte le persone che mi hanno dato qualcosa dentro e fuori dal campo”. </b>Già, le persone che gli hanno dato qualcosa dentro e fuori dal campo! Un po’ come dire che anche in questo mondo del pallone così particolare e ricco di denaro, c’è sempre bisogno degli altri, di non sentirsi soli facendo un distinguo tra millantatori e persone perbene. Significa restare coi piedi per terra, significa non fare voli pindarici e non abbandonarsi a effimere illusioni di onnipotenza. C’è l’uomo con tutte le sue fragilità, c’è il campione che rincorre il pallone per tanti anni e poi si accorge che nulla è per sempre. E’ una legge di vita che non risparmia nessuno e che rende il gusto dolce – amaro delle cose fatte senza rimpianto alcuno. Ecco, pensiamo davvero che in quella conferenza stampa così nutrita di colleghi, amici, affetti più cari di Emiliano Moretti, siano passati alla mente questi pensieri, queste riflessioni di vita che immancabilmente rispolveriamo in questi momenti. E allora diciamo grazie A Emiliano Moretti che chiude con il calcio giocato, ma continuerà ad essere utile al Torino magari in veste di dirigente della società granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-emiliano-moretti.jpgSiNil-giorno-di-emiliano-moretti-l-ultimo-del-calcio-giocato-1013577.htmSi100451001,02,03030286
321013569NewsCampionatiL’Atalanta delle meraviglie20190516175998La Dea, nonostante la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Lazio, resta la migliore realtà calcistica del nostro campionato.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La Dea, prossima avversaria della Juventus nel penultimo turno di campionato, nonostante la delusione della sconfitta da parte della Lazio nella finale di Coppa Italia, possiamo definirla come una squadra che più d’ogni altra gode dei favori del bel gioco, paragonabile per dinamismo, brillantezza e ordine tattico, alle migliori compagini inglesi di questo momento. I bergamaschi, infatti, con 65 punti in classifica occupano il quarto posto a un solo punto dall’Inter. Un obiettivo intrigante per i giocatori di Gasperini, che accarezzano il sogno di partecipazione alla Champions 2019/’20. Tuttavia, il cammino in questo campionato della Dea non è sempre stato così brillante, come da un certo punto in avanti. Se infatti proviamo a ripercorrere le prestazioni della squadra di Gasperini fin dall’inizio dell’attuale campionato, ci accorgiamo delle tante traversie sostenute prima di arrivare a tale livello. L’iniziale esclusione del Milan in Europa League avrebbe portato la Dea ad accedere direttamente alla fase a girone, ma dopo che il ricorso presentato dai rossoneri è stato accettato, ai bergamaschi è toccato disputare in piena estate i turni preliminari, eliminando il Sarajevo e l’Hapoel Haifa. Nel frattempo è iniziato l’attuale campionato di Serie A, e l’Atalanta con il 4 a 0 inflitto al Frosinone, realizza come numero di gol un qualcosa che alla prima giornata di campionato non si verificava da dieci anni. E intanto continua il percorso degli orobici in Europa League con il match d’andata contro i danesi del Copenaghen terminato a reti bianche, ma la squadra di Gasperini sembra decisa a vendere cara la pelle nello scontro di ritorno. Intanto, la partita di campionato contro la Roma finisce 3 a 3 e l’Atalanta si avvia subito a disputare il match di ritorno in Europa League. La partita termina a reti inviolate e la Dea è costretta a effettuare i tempi supplementari e i calci di rigore, che la estromettono dalla competizione europea per effetto degli errori dal dischetto di Papu Gomez e Cornelius. Questa delusione, davvero cocente per gli orobici, ha subito creato un periodo negativo a livello mentale e fisico, dovuto anche a una preparazione inaspettatamente anticipata per i fatti prima citati. E così i nerazzurri di Gasperini perdono in casa contro il Cagliari, perdono a Ferrara contro la Spal, pareggiano contro il Milan e il Torino e ripiombano nella sconfitta fuori casa contro la Fiorentina e poi in casa contro la Sampdoria. A questo punto il cielo sopra lo Stadio Atleti Azzurri d’Italia, comincia a essere nuvoloso e carico di polemiche. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Che succede dunque a questa Atalanta così piena di promesse di bel gioco e risultati? Gasperini cerca una spiegazione a questa improvvisa carenza di gioco e si discolpa nell’asserire che mai si è sognato di dire che la sua Atalanta potesse arrivare in Europa, semmai il primo obiettivo sarebbe stato quello di salvarsi. Un classico del calcio che acclama quando le cose vanno bene e distrugge tutto al primo insuccesso. Comunque, tra una polemica e l’altra, la Dea e il suo allenatore s’impongono di non smarrirsi e cercano di riprendere la strada bruscamente interrotta. Così, all’inizio dell’autunno, gli orobici azzeccano un filotto di 4 vittorie, cominciando con un corposo 5 a 1 a Verona contro il Chievo e finendo con un bel 4 a 1 casalingo inflitto all’Inter di Spalletti. Segno di una ritrovata vena e una ripresa che sapeva di orgoglio, ma anche di qualche ravvedimento tattico effettuato da mister Gasperini. Poi, sul finire del girone d’andata, l’Atalanta beneficia dell’improvvisa vena di Zapata il quale realizza gol importanti per il gioco, l’ambiente e la classifica, che dopo 19 giornate la vede salire all’ottavo posto con l’avanzare del suo cammino in Coppa Italia. Nel girone di ritorno la squadra mantiene una grande regolarità di risultati, grazie anche alla crescita di giocatori tecnicamente forti come Ilicic e Papu Gomez che spalleggiano la forza fisica di Duvan Zapata. La squadra sembra rifiorita anche sul piano mentale, per il suo essere perfettamente coesa tra difesa (con il redivivo Masiello e poi Castagne, Djimsiti, Gosens, Mancini, Palomino e Toloi) centrocampo (con De Roon, Freuler, Pasalic) e attacco. Ma nulla sarebbero questi giocatori, se non ci fosse la sapiente mano di Gian Piero Gasperini da Grugliasco, il 60enne allenatore di un’Atalanta cui si sono ormai sprecati i migliori aggettivi nell’espressione del bel calcio. Certo, perdere la finale di Coppa Italia brucia molto all’ambiente orobico, soprattutto in virtù di come è maturata questa sconfitta. Tuttavia, possiamo tranquillamente dire che questa Atalanta, la quale oggi consideriamo come una ex provinciale, ci induce a pensare come anche nelle piccole realtà si possa instaurare l’idea di un calcio ad alti livelli. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bergamofl0711fl0711foto-gian-piero-gasperini.jpgSiNl-atalanta-delle-meraviglie-1013569.htmSi100451001,02,03030231
331013555NewsCampionatiVerso Inter – Juventus20190427181454Un derby d`Italia che racchiude sempre il suo antico fascino, anche se......<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’attesa per questo derby d’Italia non è febbrile come altre volte. Tuttavia, c’è da dire che la sfida tra Inter e Juventus rievoca sempre il suo antico fascino di match, che dal punto di vista agonistico ci ricorda intensi fatti di odio sportivo. I bianconeri, già campioni d’Italia, affrontano allo stadio Meazza l’anticipo della 34ma giornata di Serie A contro i nerazzurri di Spalletti che attualmente occupano la terza posizione di classifica e ambisce, con l’eventuale vittoria di questa sera, ad avvicinarsi sempre più all’obiettivo di qualificazione Champions League. Allo stadio non c’è ancora il tutto esaurito, ma si conta che nelle prossime ore potrà esserlo per effetto di quella antica suggestione che solo questo derby d’Italia riesce a dare. Tuttavia, come dicevamo pocanzi, la partita offre un confronto tra due squadre che si trovano in situazioni diverse, ma con il medesimo spirito di superarsi vicendevolmente. Da una parte i nerazzurri che a questo campionato devono ancora dire molto sulle restanti partite ancora da giocare, e dall’altra parte una Juventus che ha l’obbligo di sfoltire la mente dai festeggiamenti per la conquista dell’ottavo scudetto consecutivo di una settimana fa all’Allianz Stadium. La squadra di Spalletti dovrebbe presentarsi in campo con il suo solito 4-2-3-1 di partenza che vede in difesa D’Ambrosio, De Vrij, Skriniar, Asamoah, poi Brozovic e Vecino a far da interdittori di centrocampo in attesa di eventuali ripartenze, consegnando a Politano, Nainggolan e Perisic il compito di supportare l’unica punta di ruolo Lautaro Martinez. Questo vuol dire che il tecnico nerazzurro opterà ancora una volta la scelta di lasciare in panchina (almeno all’inizio) Icardi. La Juve si presenterà con un probabile 3-5-2 iniziale, che prevede l’inedito Emre Can in difesa con Bonucci e Chiellini, a centrocampo Cancelo, Cuadrado, Pjanic, Matuidi e Alex Sandro alle spalle di Bernardeschi e Cristiano Ronaldo. Una squadra rabberciata per infortuni avvenuti a catena, quella di Max Allegri, che vede il rientro di Chiellini e Cuadrado, ma deve fare i conti con le assenze di Dybala e Mandzukic. In panchina ci sarà Kean, pronto eventualmente a subentrare a Bernardeschi. E mentre <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Spalletti</b> dice: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“A</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">fine anno si faranno i nomi di chi ha sbagliato”,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Max Allegri</b> ribatte con : <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">”Niente figuracce!</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Champions? Bella e bastarda”.</b> Chiari messaggi di due allenatori che hanno vissuto un campionato con criticità di diversa natura. Vedremo cosa accadrà questa sera. L’Inter giocherà per consolidare il terzo posto, la Juventus per lottare contro eventuali demotivazioni, ma entrambe si affronteranno come sempre in cagnesco con l’obiettivo di non farsi superare. Inter – Juve, amici mai. Comunque sia!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milano Stadio Meazzafl0711fl0711foto-inter-juventus.jpgSiNverso-inter-juventus-1013555.htmSi100451001,02,03030272
341013543NewsEditorialePrima di tutto si rispetti il giorno della memoria granata20190404172630No, il Toro non può giocare il derby il 4 maggio!<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Torino calcio ha appreso con profondo rammarico, la decisione della FIGC e della Lega Calcio di far giocare il derby Juventus - Torino il 4 maggio prossimo. Pur con tutte le esigenze dovute al calcio moderno e agli impegni talora inderogabili ad esso collegati, riteniamo che mai come in questo caso gli organi preposti del calcio italiano abbiano dato prova di insensibilità verso una data storica e sacra, che fa capo alla memoria del Grande Torino. Quello è un giorno particolare per il mondo granata, il giorno del lutto e del ricordo della tragedia di Superga che deve essere rispettato sempre. Tanto più che proprio il 4 maggio di quest’anno si celebra il 70esimo anniversario di quell’infausto giorno. E allora, con quale cuore la squadra, la società e la gente granata potrebbe mai affrontare un derby, proprio nel giorno in cui si sale alla volta della Basilica di Superga per pregare e stringersi per sentirsi partecipi al grande ricordo? No, non esiste! Non può essere mai una cosa simile! E’ inaccettabile! Così apprendiamo che la richiesta del Torino F.C. di cambiare la data del derby è arrivata in Parlamento. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Condividiamo pienamente l’iniziativa del Torino Calcio e del Presidente Urbano Cairo che ha chiesto di non giocare il derby con la Juventus il 4 maggio, in concomitanza del 70esimo anniversario della tragedia di Superga”,</b> così si legge in una nota dei deputati del costituendo Toro Club di Montecitorio. Ci auguriamo davvero che gli organismi preposti e in particolare la FIGC e La Lega di Serie A, si prodighino nel trovare con la massima urgenza un’alternativa più consona al rispetto della memoria granata. E’ un fatto di sensibilità culturale verso una storia che fa parte del nostro Paese. Una tragedia umana e sportiva che ha sconvolto l’Italia in quell’anno 1949, in cui il Paese stava risorgendo dalle ceneri. Dunque, si cambi la data del derby. Il Toro non può giocarlo e il popolo granata è impegnato con cuore e anima verso qualcosa che gli appartiene. C’è il Grande Torino da onorare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-derby-torino-juventus.jpgSiNprima-di-tutto-si-rispetti-il-giorno-della-memoria-granata-1013543.htmSi100451001,02,03030107
351013538NewsEditorialeLettera a Cristiano Ronaldo.20190316163555Peccato per quel deprecabile gesto che in parte ha rovinato la festa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quel gesto non dovevi farlo. Potevi e dovevi evitarlo, Cristiano. Nel calcio come nella vita ci sono delle regole etiche e di buona educazione che sono fondamentali e vanno rispettate. Tu, mostrando gli attributi alla curva ospite alla fine della stupenda partita contro l’Atletico Madrid, queste regole non le hai rispettate. Penso che sia stata una grave macchia che è andata ad intaccare una partita memorabile, capace di essere ricordata nella storia degli annali del calcio della Juventus. Questo non è lo stile Juventus e forse non è neppure il tuo, giocatore di immensa classe che sei stato insignito più volte di preziose targhe e trofei, che ti hanno regalato il titolo di migliore calciatore al mondo. Chi mi segue da anni tra le pagine di questo giornale, sa che non sono un ipocrita moralista di idee falsamente puritane e ammantate da quel perbenismo di facciata che sa di bacchettone. Tuttavia, penso che ci sono atteggiamenti che vanno oltre ogni limite della più legittima euforia. Così come avevo biasimato il cholo Simeone all’andata della partita di Champions vinta dai colchoneros, per avere mostrato sbracatamente gli attributi alla tribuna dei suoi tifosi in segno di forza e virilità della sua squadra, non posso fare a meno di disapprovare il tuo gesto rivolto (probabilmente) ai tifosi ospiti. E’ stato davvero stridente essere immortalato dai fotografi e dalle telecamere di tutto il mondo, mentre con quel gesto davi sfogo alla gioia di essere stato l’interprete principale di una remuntada che sa di qualcosa di epocale. Non è da te, quell’atteggiamento volgare non può appartenere a un Cristiano Ronaldo il cui comportamento viene imitato da tutti, piccoli e grandi fan. Nel bene e nel male hai il dovere di essere da esempio, così come lo sei negli spogliatoi, negli allenamenti e in campo, quando sai trascinare i compagni da vero leader quale tu sei, non puoi dimenticare di esserlo anche quando sei stuzzicato da ingiuste e volgari offese ricevute da parte di tifoserie avverse. Sì, perché se il tuo gesto volgare voleva essere la risposta alla brutta accoglienza cui sei stato sottoposto la notte del Wanda Metropolitano dai Colchoneros, hai sbagliato alla grande perché ti sei messo alla pari di chi interpreta il mondo del calcio in maniera errata. La risposta, quella vera, l’avevi saputa dare in campo da vero trascinatore, da vero campione quale sei. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Allora, perché abbandonarsi alla bassezza di comportamenti che hanno offeso e forse anche deluso certi tifosi che vedono in te un modello da imitare? Cosa avrà pensato di papà, tuo figlio che è già un piccolo campioncino in erba? No Cristiano, è stato come mostrare tutta la tua fragilità di campione e di uomo. E poi ti ricordo che i grandi campioni del passato della Juventus hanno sempre rispettato l’etica di una società che ha fatto dello stile il suo emblema. A memoria non ricordo simili atteggiamenti da parte dei vari Platini, Baggio, Del Piero, e neanche di quella squadra che vinse l’ultima Champions League a Roma contro l’Aiax. Ricordo che la mia cronaca di allora sottolineò una grande gioia che si è intersecata tra brividi ed emozioni juventine. Adrenalina alle stelle e sensazioni forti che avrebbero potuto farti andare fuori di testa, ma che si sono limitati alla legittima euforia. E adesso, come se non bastasse per il gesto che hai fatto, si attende la decisione del Comitato di Controllo, Etica e Disciplina della UEFA che valuterà se ci sia stata o no la tua intenzione di provocare gli spagnoli presenti all’Allianz Stadium. Per il caso Simeone si optò per una multa, in quanto il Comitato si rifece all’articolo 11 del Codice disciplinare che parla chiaramente al punto B di “condotta antisportiva”. Per te, Cristiano, si parla di una multa e di una possibile squalifica di una o addirittura due giornate. E allora, in questo caso come farà la Juve senza di te nell’affrontare l’Aiax ai quarti di finale? Capisci che danno ha provocato quella tua immane sciocchezza carica di stupidità? No, non è da te. Non può esserlo! Eppure ci sei cascato, quasi a inorgoglirti di qualcosa che invece deve fare arrossire. In tutte le professioni ci sono delle regole deontologiche da rispettare, io ho le mie, tu hai le tue. Ma non esiste da nessuna parte che ad una persona ricca e famosa sia concesso di fare ciò che vuole, semmai deve sentirsi ancor più responsabile del proprio modus vivendi e operandi. E’ il prezzo che deve pagare un personaggio pubblico che appartiene a tutti oltre che a se stesso. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-cr7---gestaccio--.jpgSiNlettera-a-cristiano-ronaldo-1013538.htmSi100451001,02,03030130
361013529NewsCampionatiAdesso è più di un sogno, il Toro si avvicina all’Europa20190303181533Momento positivo per i granata che trovano una mentalità vincente. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>L’avevamo detto. In casa Toro il vento è cambiato e non è più contrario per effetto di nuovi meccanismi che si sono innescati positivamente, i quali non si riducono al solo tratto conducibile alla tecnica e alla tattica azzeccata da mister Mazzarri, ma a qualcosa di nuovo che si chiama autostima. Partite come quelle giocate in casa contro il Chievo, in altri tempi non si sarebbero vinte. E invece, pur soffrendo una squadra ostica e ben disposta in campo, i granata hanno superato una giornata non proprio brillante sotto il profilo del gioco. Sembrava andare tutto storto, ma il Toro ha avuto pazienza, non si è mai disunito ed ha aspettato pazientemente il momento buono per colpire l’avversario, nonostante la gara desse pericolosi cenni di spigolosità. Gli scontri, infatti, sono stati molto duri, specie nel confronto uno ad uno. Segno della vitalità di due squadre che seppur con obiettivi diversi da raggiungere, non ci stavano a chiudere la partita a reti inviolate. Ma il Toro è stato superiore al Chievo ed ha offerto nel secondo tempo diverse occasioni d’attacco che hanno sfiorato il gol. Gol che è arrivato come una liberazione al 31’ del secondo tempo, allorquando il gallo Belotti sbloccatosi finalmente dal lungo digiuno di gol, scarica dai venticinque metri un forte tiro di destro che si insacca nell’angolo alla sinistra di Sorrentino. Poi, nei tempi di recupero, anche Rincon e Zaza mettono la firma su un 3 a 0 che sa di festa dilagante per un Toro d’Europa. Sesto posto in classifica alla pari della Lazio che deve recuperare una partita, e sesto risultato utile consecutivo. Il Torino va con il vento in poppa, sicuro, convinto, mai demotivato e attento a non perdere mai la concentrazione. Gli applausi, com’è giusto che sia, si sprecano in uno Stadio Grande Torino che per l’occasione si è vestito a festa, proprio nella consapevolezza dell’importanza della partita. Grandi meriti vanno a tutta la squadra ma soprattutto a Salvatore Sirigu, il portiere imbattuto in Serie A da 557 minuti, capace di superare il precedente primato nel Toro, che apparteneva a Castellini con 521 minuti. Adesso ci vuole continuità nell’affrontare una partita alla volta, sempre con lo stesso cipiglio, con la stessa autostima, con lo stesso orgoglio granata per anni sbandierato a parole e oggi fattivo sul campo e nello spogliatoio, dentro ogni giocatore, dentro tutta la squadra. E’ un Toro che sta spazzando via l’antico senso del piangersi addosso, rifugiandosi sempre dietro mille alibi. Ora il Toro fa calcio, poche chiacchiere e molta concretezza. Una prerogativa che sembrava essere di altre squadre e non appartenere mai ai granata. Cambia mentalità e cambia veste, questo Toro forte mentalmente e consapevole di agguantare l’Europa. E se non adesso, quando?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNadesso-e-pio-di-un-sogno-il-toro-si-avvicina-all-europa-1013529.htmSi100451001,02,03030164
371013526NewsCoppeFiorentina - Atalanta di Coppa Italia, un divertimento allo stato puro20190228194132Uno show di calcio <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In Italia ci sono rare partite che per la spettacolarità di gioco, di gol, di movimento e grandi numeri di tecnica sopraffina, ti sembra quasi che servano da insegnamento per le scuole calcio. Un pallone inteso con quell’antica purezza che predilige lo spettacolo, distruggendo quasi con disprezzo ogni tatticismo esasperato. E’ la bellezza di un calcio che sa di gioco fatto al parco, negli antichi cortili di casa, dove le porte erano fatte di indumenti o di zaini che avevano ancora dentro i libri di scuola. Puro e semplice divertimento che visto su un campo di calcio di Serie A quasi stona, abituati come siamo a quella inevitabile forma mentale costituita da tattiche fatte per inibire il gioco avversario. Eppure, incredibile ma vero, anche in Italia come in Premier League si è verificato il miracolo di assistere a una partita maschia, con gesti tecnici e corse furibonde per oltre 90 minuti, tali da lasciarti a bocca aperta e farti stropicciare gli occhi per l’incredulità. Fiorentina e Atalanta sono le squadre che hanno offerto questo gran calcio, nel corso della prima semifinale di Coppa Italia finita 3 a 3. Ma non sono solo i sei gol realizzati ad avere fatto spettacolo, perché questa partita deve essere vista nel suo insieme come una grande voglia di superarsi con forza decisionale e con il pensiero primario di offendere l’avversario piuttosto che contenerlo con mezzucci noiosi, tipici di quell’italico calcio che annoia. Tinti di viola sono stati gli spalti del Franchi di Firenze, che ha beneficiato del grande spettacolo sul rettangolo verde offerto dalle squadre di Pioli e Gasperini. Qualche fissato di tattica ostinata, potrà dire che il risultato di 3 a 3 è dovuto a difese disattente e magari disposte malamente a 3 o 4 giocatori. Noi diciamo, invece, che abbiamo visto due squadre arrembanti, le quali hanno sbagliato poco o nulla, badando a verticalizzare il gioco con aperture perfette, costruite con massimo due tocchi. Tutto fatto con grande velocità da una parte all’altra, quasi a non avere ancora avuto il tempo di apprezzare le incursioni di Chiesa e Benassi, che già sei conquistato dall’incedere del Papu Gomez piuttosto che di Ilicic. Uno show esaltante di squadre e giocatori capaci di accendersi in campo con qualità, badando a superarsi attraverso il pensiero fisso che nel calcio chi fa più gol vince. E se è vero che con quel punteggio di 3 a 3 l’Atalanta potrà avvalersi nella partita di ritorno di un pareggio o una vittoria per potere partecipare alla finale di Coppa Italia, la Fiorentina di Pioli vista al Franchi, se metterà la stessa determinazione nell’esprimere la purezza di gioco espressa in questa circostanza, allora potrà anche ambire a una vittoria che le spalancherebbe le porte della finale. Dunque, è errato pensare e scrivere di un calcio italiano che è inferiore per sostanza e spettacolo, rispetto al calcio inglese. I numeri li abbiamo anche noi, basta volerlo! Imparino i ragazzi che fanno calcio perché il gioco del pallone è semplice, è fatto di passione, corsa, duri contrasti, lealtà e tecnica sopraffina. La tattica? Lasciamola a chi millanta parole e snatura il senso vero di uno sport che appassiona. Brava Fiorentina e brava Atalanta, la vostra lezione di calcio ha fatto bene a noi e dà speranza a chi vuole emulare tale filosofia.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711foto-calciatore-chiesa.jpgSiNfiorentina-atalanta-di-coppa-italia-un-divertimento-allo-stato-puro-1013526.htmSi100451001,02,03030205
381013509NewsCampionatiUn campionato dalle mille sfumature20190128163812L`analisi <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 21ma giornata di Serie A (seconda di ritorno), ha riservato colpi di scena e molti spunti di carattere tecnico – tattico da analizzare. Pareggia il Napoli di Carletto Ancelotti a San Siro contro il Milan di Gattuso, con un risultato a reti bianche che non fa brillare né l’una, né l’altra squadra. All’inaspettata batosta interna del Bologna che perde 4 a 0 contro il modesto Frosinone e sentenzia l’allontanamento di Pippo Inzaghi con il ritorno sulla panchina felsinea di Sinisa Mihajlovic, si evidenzia la vittoria in casa per 4 a 0 della Sampdoria contro l’Udinese, con un Quagliarella stratosferico che alla veneranda età di 36 anni continua a fare gol a grappoli e si propone come prossimo attaccante della Nazionale di Mancini. Intanto l’Atalanta di Gasperini conferma il suo momento di grazia pareggiando 3 a 3 contro la Roma di Di Francesco, recuperando 3 gol al passivo subiti nel primo tempo e sbagliando addirittura un rigore con Zapata. Fuori casa vincono Fiorentina e Spal, rispettivamente contro Chievo e Parma, mentre il Sassuolo che si posiziona a 29 punti in classifica, fa suo il match con un rotondo 3 a 0 che fa preoccupare il Cagliari. E mentre si attende il risultato del posticipo del monday night Empoli Genoa, facciamo un’analisi più approfondita per quanto riguarda le partite <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lazio – Juventus e Torino – Inter.</b></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Lazio – Juventus.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Da dove cominciamo? Se vogliamo parlare di calcio diciamo di avere visto per tutto il match una sola squadra in campo: la Lazio di Simone Inzaghi. Se invece vogliamo parlare di tutto quello che vuol dire “non calcio”, allora diciamo che la Juventus ha vinto immeritatamente per 2 a 1, disputando la più brutta partita del campionato in corso. E, mentre la Lazio ha disputato la partita della vita con bellissime trame di gioco, grande furore agonistico e capacità di non fare ragionare la Juventus dei suoi tanti campioni,i bianconeri di Allegri hanno mostrato limiti atletici, innumerevoli errori in fase di impostazione di gioco e un <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Emre Can</b> che solo il tecnico toscano vede nel ruolo delicato che di solito ricopre Pjanic. Infatti, il calciatore tedesco di origine turca, non ha il passo né la tecnica necessaria per posizionarsi davanti alla difesa e distribuire palloni utili nella dinamica del gioco d’attacco della Juventus. Troppo ruvidi i suoi piedi per affidargli un ruolo così delicato. Ma Emre Can non è stato il solo calciatore insufficiente di una Juve in cui soltanto <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Szczesny si è conquistato la palma di migliore in campo. Chiaro, dunque, come la Juve che ha perso pure Bonucci per un infortunio che lo terrà lontano dal campo per un mese, sia stata per quasi tutta la partita in balia di una Lazio pimpante che, dopo essere andata in vantaggio grazie a un’autorete di Emre Can, ha fallito il raddoppio con Immobile. I biancocelesti hanno seriamente messo alle corde la Juventus che oltre a non sapere reagire, ha mostrato certi errori grazie anche ad Allegri, il quale ha capito tardi di avere sbagliato formazione. I bianconeri, infatti, non hanno vinto un contrasto, non hanno saltato l’uomo, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>non hanno sfruttato a sufficienza le fasce laterali e persino CR7 è risultato non pervenuto. Poi, dopo avere sostituito Matuidì con Bernardeschi e Douglas Costa con Cancelo la Juve ha pareggiato i conti, prima con Cancelo e poi ha vinto il match grazie ad un rigore calciato da CR7, per un ingenuo atterramento di Cancelo in area di rigore ad opera di Lulic. Che dire? Dopo quanto visto di così squallido calcio, la Juventus ha allungato pure il suo vantaggio portandosi a + 11 dal Napoli che la segue al secondo posto. Tutto ciò è semplicemente disarmante se visto nell’ottica del non merito, tuttavia, bisogna anche dare atto alla Juve di essere risuscitata a sovvertire il risultato proprio nel match più brutto del suo campionato. E’ questione di carattere. Anche così si raggiungono i grandi traguardi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino – Inter.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'> Vincono i granata di Mazzarri con un gol di Izzo, ma l’Inter dov’è? E se questa non è la vera Inter di Spalletti, che cos’è? Dire che i nerazzurri sono apparsi lontani da ogni logica di gioco, da ogni idea che potesse dare un senso a una squadra che punta al terzo posto per entrare in Champions League, è quasi un eufemismo. Tuttavia, la scarsezza mostrata sul campo dalla squadra di Spalletti, non deve sminuire l’importante vittoria di un Toro che, pur non avendo disputato la partita della vita, ha saputo dare aggressività a una manovra che ancora oggi risente della mancanza di gol dei suoi attaccanti Belotti e Zaza. Con questa vittoria i granata hanno saputo onorare al meglio i 100 anni dalla nascita di capitan Valentino Mazzola, ma sanno benissimo che adesso comincia il loro campionato. Infatti, il desiderio di entrare in Europa League ha un solo scopo: quello di ritrovare la continuità di gioco e risultati a partire dalla prossima partita che i granata giocheranno a Ferrara contro la Spal. Ma ritornando all’Inter di Spalletti, possiamo dire di ricavare sempre la sensazione di una squadra incompiuta, senza anima e molto preoccupata per il rinnovo del contratto di Icardi piuttosto che per le bizze di Perisic, il quale ha dichiarato apertamente di volere cambiare squadra. Tutte situazioni che distolgono i pensieri dal campo e s’intersecano tra mille cose che non possono essere gestite in maniera ordinata. Pensiamo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Beppe Marotta</b> avrà il suo daffare per mettere ordine in una società che dà segni di nervosismo. E poi c’è la parte tecnica da rivedere. Sì, perché se è vero che i calciatori dell’Inter hanno le loro responsabilità per questa discendente situazione di gioco e risultati, è altresì vero che Spalletti non mostra di avere le idee chiare da allenatore di una grande squadra, qual è l’Inter. Troppe volte lo vediamo camminare davanti alla panchina a testa bassa. Su e giù, guardando quel tappeto verde in cui gli sembra di trovare una soluzione per illuminare qualcosa che non c’è. Contro il Toro, Spalletti si è presentato con un inedito 3-5-2, lasciando fuori Perisic e inserendo Lautano Martinez in appoggio a Icardi. Ma l’idea tattica non ha sortito alcun vantaggio, anche per i troppi errori commessi dal mediocre Joao Mario, Brozovic, Vecino e poi da Dalbert e D’Ambrosio, i quali attraverso le folate offensive, avrebbero dovuto dare linfa a un attacco opacizzato da pochissime opportunità da gol. C’è dunque ancora molto da fare in un’Inter ancora troppo lontana dal suo standard da grande squadra. Noi pensiamo a una mini rivoluzione estiva, che inizierà probabilmente con la sostituzione sulla panchina di Luciano Spalletti. Un allenatore filosofo, ma forse poco adatto a imprimere quel mordente e quella foga agonistica che la sua squadra dimostra di non avere.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711campionato-di-serie-a-2018'19.jpgSiNun-campionato-dalle-mille-sfumature-1013509.htmSi100451001,02,03030154
391013490NewsCampionatiCristiano Ronaldo e Georgina Rodriguez, prossimi sposi a Torino.20181116184550Per l`antica città sabauda si profila un evento in grande stile.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Secondo il settimanale “Gente”, che nel numero di sabato 17 novembre 2018 pubblicherà le foto di CR7 e Georgina mentre escono dalla Chiesa Gran Madre di Dio in Torino, i due sarebbero prossimi al matrimonio. Sembra addirittura che i due convoleranno a nozze proprio nella pausa del Campionato di Serie A, il prossimo fine dicembre. Dunque, il Natale sarà proprio coi fiocchi per Cristiano Ronaldo, il quale realizzerà il suo sogno dopo aver regalato alla sua Georgina un anello in platino tutto tempestato di diamanti, comprato da Cartier. Valore? Alcune fonti parlano di 600 mila euro. E poco importa se il prezzo dell’anello sarà più alto o poco più basso, fatto è che CR7 quando si muove fa volare migliaia e milioni di euro come fossero farfalle. D’altra parte lui è il più bravo calciatore al mondo e percepisce immensi guadagni che non gli arrivano soltanto dal calcio, ma anche da mille altre attività come la moda, gli sponsor e l’immagine che egli cura per gli alti introiti derivanti dai suoi partner. Un Cristiano Ronaldo che dopo avere girato il mondo in lungo e in largo, cambiato molte nazioni e squadre di calcio, sembra avere trovato a Torino la squadra e la città giusta per lui. D’altra parte la sponda di fede bianconera della città piemontese, lo coccola come fosse un fratello che mai avrebbe pensato di ospitare. Incredibile ma vero. Una villa sulla collina torinese di sfarzosa e lussureggiante bellezza, una vista mozzafiato tra alberi che in questa stagione autunnale esprimono colori da cartolina, e poi lei, Georgina Rodriguez e i bimbi che completano una famiglia superbenestante. E la Chiesa Gran Madre di Dio, dove presumibilmente si celebreranno le nozze, è il luogo di culto religioso che fa parte della zona aristocratica di Torino: la loro. Bene, adesso l’anello c’è, il vestito è stato scelto e acquistato a Londra, la lista degli invitati sembra quasi ultimata, non resta che aspettare l’ufficialità della data in cui Georgina e Cristiano si presenteranno all’altare di Dio. Non possiamo immaginare cosa accadrà a Torino in quei giorni attorno alla Chiesa e nei dintorni. Sarà tutto bloccato e rigorosamente riservato a pochi. CR7 si sposerà a Torino. E chi mai l’avrebbe detto?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cristiano-e-georgina.jpgSiNcristiano-ronaldo-e-georgina-rodriguez-prossimi-sposi-a-torino-1013490.htmSi100451001,02,03030331
401013484NewsCoppeJuventus – Manchester United, una gara incredibile20181109203127Sembrerebbe un controsenso, eppure la Juve fatica a fare più gol. Perché?<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Juventus - Manchester United è stata una partita carica di spunti tecnici e comportamentali, capaci di porre in analisi diversi argomenti. Ma partiamo con l’analizzare il fatto tecnico.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Come tutti ormai già sanno, la Juventus ha perso in casa per 1 a 2 la partita di Champions contro la squadra di Mourinho. Un match dominato dalla squadra di Allegri che, tuttavia, non ha saputo concretizzare con altri due o tre gol il grande volume di gioco espresso in campo. Una sconfitta immeritata e per certi versi anche grottesca per come si è presentata. Sguardi superficiali, infatti, potrebbero confondere il merito di chi ha vinto con il demerito di chi ha perso. Il Manchester ha vinto in maniera cinica e fortunosa, mentre la Juventus ha perso in un modo davvero incredibile. E non parliamo di compromissione di una eventuale qualificazione agli ottavi di finale, visto che i bianconeri sono saldamente in testa al proprio girone. Infatti, il punto da analizzare non è certamente questo, ma l’espressione un po’ superficiale di non saper pesare in maniera opportuna la gravità di avere sbagliato troppi gol, forse anche facili da fare. Quello che abbiamo notato nella Juve di quest’anno è una sorta di convinzione nel pensare che, vista la presenza di Cristiano Ronaldo, i gol possono arrivare da un momento all’altro. Non è così! Intanto il campione portoghese ha sempre due o tre avversari addosso e poi perché anche lui, da quando è arrivato alla Juve, tende a fare il passaggio anziché tentare il tiro. Il meraviglioso gol inflitto al Manchester, è l’espressione di una realizzazione superba di grande qualità tecnica. E allora, perché CR7 non fa il CR7 come sa? E’ il tecnico che gli dice di essere partecipe al gioco di squadra, oppure è lui stesso che immerso nel ruolo di insegnante psicologico dell’autostima di squadra, si immola con un atteggiamento da straordinario suggeritore di palloni che hanno solo bisogno di essere spinti in porta per fare gol? A parte la traversa e il palo colpito, sull’1 a 0 la Juve ha fallito il raddoppio ( e quindi il colpo di grazia) con Dybala, Pjanic e Cuadrado. Ma il punto che notiamo con troppa ripetitività, nonostante il suo primeggiare nella classifica di Serie A e nel girone di Champions, è che nonostante tanti campioni in squadra la vera punta della Juve è soltanto Cristiano Ronaldo, il quale (come già detto)in ogni partita è marcato da più avversari. E’ vero, il gioco di Allegri prevede sempre che tutti siano in continuo movimento e che centrocampisti e difensori possano diventare all’occorrenza anche attaccanti aggiunti. Così Khedira (che non ha il passo veloce e non incide come forza da imprimere nel calciare in porta dopo una lunga corsa da centrocampo) Pjanic, Cuadrado, Bernardeschi, Dybala, Mandzukic, Matuidi, Bentancur, Cancelo, Alex Sandro e talora anche Chiellini (con il suo gambone) e Bonucci che fa il rifinitore di centrocampo, si trovano a dovere spendere energie fisiche che annebbiano vista e muscoli. Intendiamoci, questo è il nostro parere su una squadra che per la qualità tecnica dei suoi campioni in squadra non può soffrire e restare con il patema d’animo fino alla fine, con il rischio di perdere la partita o di pareggiarla. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><h1 style="margin: 0.67em 0cm; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>Il secondo punto in esame è il comportamento dei tifosi, i quali hanno insultato Mourinho durante la partita, con il conseguente atto deprecabile dell’allenatore portoghese che a fine gara si è rivolto al pubblico in maniera provocatoria, ponendo la mano sul suo orecchio per sentire meglio quanto bruciava la delusione del popolo bianconero, per avere assistito alla sconfitta della propria squadra. Atteggiamenti da stigmatizzare, comportamenti da rimarcare come qualcosa di pericoloso che possa far scatenare scintille di guerriglia tra tifosi di opposta fazione. Si mediti</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>bene su questo punto, soprattutto quando ci si sofferma in particolare su quel </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“# Equal Game” </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>che</span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> </span><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-weight: bold;'>“dovrebbe” rientrare nel programma di responsabilità sociale UEFA, il quale intende migliorare lo stato di salute e l’integrità del calcio. E quante volte abbiamo letto quel <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“RESPECT” scritto a caratteri cubitali in ogni dove del rettangolo verde. Ma se il risultato è questo, di che cosa parliamo?</span></h1><font face="Times New Roman" size="3"> </font><h1 style="margin: 0.67em 0cm; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></h1><font face="Times New Roman" size="3"> </font><h1 style="margin: 0.67em 0cm; text-align: justify;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></h1><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino AllianzStadiumfl0711fl0711foto-mourinho.jpgSiNjuventus-manchester-united-una-gara-incredibile-1013484.htmSi100451001,02,03030372
411013477NewsCampionatiEssere belli non basta, se non c’è cattiveria calcistica20181023190229Il Torino di Mazzarri si riflette nella sua ingenuità.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Il Toro contro il Bologna si guarda allo specchio, si piace, e poi butta al vento due punti che gli sarebbero spettati per il gioco ma non per l’ingenuità. Già, l’ingenuità. Non sappiamo se è il termine giusto per definire un primo tempo ben giocato e una ripresa che invece è meglio dimenticare. Il Bologna di Inzaghi è poca cosa, ma ha avuto il merito di crederci fino alla fine, grazie anche a un Toro che si è perso per strada. Prima un bellissimo gran gol da fuori area di Iago Falque, dopo il raddoppio di Baselli, e poi leggerezze a non finire da parte dei granata che hanno offerto alla squadra di Inzaghi il red carpet per segnare con Santander e Calabresi. Tuttavia, ci sono ancora una serie di attenuanti che riteniamo importanti nell’associarli a quella sorta di blocco psicologico che è diventato ormai la costante di questo Toro che non trova continuità di gioco e risultati. La prima attenuante è senza dubbio la prova opaca di Andrea Belotti, un giocatore che non incide più come una volta<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e che ha bisogno di ritrovarsi. C’è poi da dire che è inammissibile in una squadra di Serie A, l’abulia difensiva proprio nel momento in cui gli avversari spingono maggiormente per raggiungere il loro obiettivo. In occasione dell’ultimo gol del bolognese Calabresi, infatti, Sirigu sbaglia il rinvio, Berenguer non fa nulla per rimediare all’errore del compagno e Djidji si limita a guardare il dialogo tra Calabresi, Orsolini, Calabresi che frutta il gol del pareggio per il Bologna. Ecco, queste non sono purtroppo delle casualità, ma più semplicemente dei meccanismi da correggere al più presto. Disattenzioni inaccettabili tra professionisti di calcio, che dovrebbero fare della concentrazione continua il proprio credo. Sì, perché nel calcio (soprattutto in quello moderno) le partite durano ben oltre il 90esimo minuto, e quindi è essenziale non mollare mai fino all’ultimo. E’ un fatto di crescita, di maturità, forse anche di quella furbizia della quale il Toro sembra esserne privo. Riteniamo che Mazzarri debba lavorare molto su questo aspetto durante la settimana, associando la parte tattica e tecnica a quei convincimenti mentali che sono la forza di crederci fino in fondo. Con grinta e determinazione, consci della propria forza di squadra che quest’anno si permette pure il lusso di avere in campo un super Iago Falque e in panchina lo scalpitante Zaza. Dunque, solo così il Toro di Mazzarri potrà associare il suo essere bello e a tratti anche convincente, con quell’immancabile brillantezza mentale che fa grande una squadra di calcio. Vedremo se sarà così.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Bolognafl0711fl0711walter-mazzarri-al-toro.jpgSiNessere-belli-non-basta-se-non-c-e-cattiveria-calcistica-1013477.htmSi100451001,02,03030170
421013458NewsEditorialeLa Serie A indossa la maglietta “Genova nel cuore”.20180826161941Quando il pallone tende la mano con un gesto di solidarietà.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si può accorrere festanti allo stadio per una gara di calcio, vedere giocare i propri beniamini ed emozionarsi per un gol fatto o subito, ma ci si può anche attraverso il pallone addentrarsi in sentimenti profondi che sanno di solidarietà e di rispetto verso vittime innocenti di questa nostra vita in cui l’uomo resta l’unico vero responsabile di ogni cosa. E allora se è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cristiano Ronaldo</b> o qualsiasi altro calciatore o tifoso a esporre la maglietta <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Genova nel cuore”,</b> poco importa al cospetto di ciò che è il grande significato del gesto. E così Genoa e Sampdoria oggi si stringono alla propria gente nello stadio, dove una volta tanto il pallone non ha il solo significato della vittoria a tutti i costi. Certo, si gioca per il campionato e per gli interessi che toccano le due società, tuttavia, in questo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Genova nel cuore”</b> c’è poco di genoano, poco di doriano e molto di genovese. Oggi nello stadio Ferraris di Genova, la curva rossoblù starà in silenzio per i primi 43 minuti di gioco. Già 43, come il numero dei morti di quella tragedia causata dal crollo di un’ala del ponte Morandi. Un silenzioso messaggio che è l’eloquente ringraziamento a Genova e a tutti i genovesi che si adoperano ancora oggi per dare una mano alle persone e alle famiglie colpite dal lutto e dal dolore. E’ un pallone che ci piace, questo, un pallone che sa di vita prima ancora di squallidi e stratosferici interessi economici. In fondo il calcio è un incontro tra persone. Ognuno con la propria storia, con le proprie fragilità, con i problemi legati a una quotidianità non sempre facile da vivere e che tramite la passione per la propria squadra di calcio sa anche unirsi nel momento del bisogno. Al di là di ogni colore sportivo e oltre qualsiasi ruggine e antipatia calcistica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Genovafl0711fl0711genova-nel-cuore.jpgSiNla-serie-a-indossa-la-maglietta-genova-nel-cuore-1013458.htmSi100451001,02,03030174
431013456NewsCoppeTrofeo Mamma Cairo 2018, un appuntamento importante per il Torino Primavera.20180824164220La Primavera di Federico Coppitelli, alla prova del suo primo appuntamento stagionale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oltre al naturale rispetto per un Trofeo annuale che vuole ricordare la figura della mamma del presidente Urbano Cairo, il Toro tiene molto a questo evento anche per mettere a punto i tanti motivi tecnici della squadra Primavera allenata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli.</b> Un team che ha fatto molto bene durante la scorsa stagione e che quest’anno si propone di migliorare i risultati ottenuti grazie anche ai 14 nuovi acquisti voluti dall’attento talent scout, nonché direttore del settore giovanile granata <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b>. Un connubio perfetto che per il presidente Cairo rappresenta il fiore all’occhiello di tanti anni già coronati di successi, ottenuti dal settore giovanile granata. Così, in questo periodo dell’anno in cui si comincia a pensare al ritorno dalle ferie e l’attenzione per l’inizio del campionato di Serie A si pone come primario interesse mediatico, i ragazzi di quel luminare tecnico della Primavera del Toro, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b>, si trovano a confrontarsi con squadre titolate come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Juventus, Inter e Milan. </b>E non è poco per una squadra e una società che vuole sempre migliorarsi con l’intento di cominciare bene i propri impegni annuali proprio da questo Trofeo intitolato alla signora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maria Giulia Castelli</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Cairo</b>, cui tiene ovviamente molto il presidente granata. Con questo sono 6 gli anni contati da questo torneo, che si gioca tra lo stadio di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Quattordio in provincia di Alessandria</b> e quello di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Asti</b>. Una festa granata che s’interseca tra mille motivi romantici per non dimenticare la tifosissima Mamma Cairo, e situazioni tecniche e tattiche capaci di controllare lo stato di preparazione della squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli</b>. Dunque, parliamo di un Trofeo tutto da seguire e capace di stagliarsi tra mille motivi d’interesse. Così dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava</b>, responsabile del Settore Giovanile del Torino: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Regalare questa gioia al presidente Cairo è un mio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">desiderio……”</b> Parole che si commentano da sole e che danno la dimensione di ciò che significa lavorare alacremente per migliorare quel settore giovanile del Toro il quale storicamente si eleva per capacità nella valorizzazione di giovani promesse del calcio. E’ la logica di chi investe e sa che i risultati talora non danno immediatamente i frutti sperati. Una grande scelta fatta di pazienza, oculatezza, capacità professionale nel percepire il futuro campione che si misura con l’ottima organizzazione di settore. Questo, Massimo Bava lo sa bene. Ma lo sanno bene anche i vari collaboratori che remano tutti per il verso giusto. Nel calcio sono i risultati che contano, le parole sono soltanto il condimento di ciò che è effimero. Intanto il presidente Cairo controlla tutto, ed ha avuto modo di apprezzare il lavoro di Bava e il suo entourage già dai risultati ottenuti la passata stagione. Adesso è ora di ricominciare, proprio a partire dal Trofeo dedicato a mamma <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maria Giulia</b> che non c’è più.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNtrofeo-mamma-cairo-2018-un-appuntamento-importante-per-il-torino-primavera-1013456.htmSi100451001,02,03030259
441013454NewsCampionatiPrima giornata di Serie A e primi errori arbitrali20180820090147Tra delusioni e sorprese,inizia il campionato di calcio di Serie A<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Rinviate le partite Milan – Genoa e Sampdoria – Fiorentina per onorare le vittime della tragedia causata dal crollo del ponte Morandi a Genova, la Serie A inizia con non pochi spunti di polemica. C’è chi dice che il calcio avrebbe dovuto fermarsi rinviando tutte le partite in programma nella prima giornata di Serie A e c’è chi è d’accordo con il governo del calcio per ciò che è stato deciso. Ma questo non è stato il solo punto posto in discussione, infatti, c’è stato un altro motivo del contendere che ha caratterizzato l’inizio del campionato di Serie A 2018/’19: quale? La direzione arbitrale e il VAR. Le partite che sono state maggiormente prese in esame dalla lente d’ingrandimento televisivo sono state Sassuolo – Inter e Torino Roma. Sia Inter che Torino sembrano essere state penalizzate da decisioni sbagliate in occasioni di rigori non dati a loro favore per estrema decisione dell’arbitro che, come vuole la regola del VAR, resta l’unico e insindacabile giudice di gara. Detto questo, passiamo ad analizzare i vari risultati. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Soffre la Juventus a Verona contro un Chievo sceso in campo per vendere cara la pelle. Tutti aspettavano il gol di CR7 e invece la Juve vince in extremis e con sofferenza, grazie ai gol di Khedira, un’autorete del Chievo Verona e la rete liberatoria di Bernardeschi che rende vani i precedenti gol di Stepinski e Giaccherini. In una giornata caldissima la Juventus ha mostrato una condizione fisica e di idee ancora da mettere a fuoco, mentre il Chievo ha fatto la sua onesta partita con la consapevolezza che quella fosse la partita della vita. La Juve di Allegri resta la squadra da battere e ci sarà tempo per verificarne lo stato organizzativo dal punto di vista tattico. Bene il Napoli che batte 2 a 1 la Lazio sul suo campo. La squadra di Ancelotti, contrariamente agli umori negativi della vigilia, ha saputo ribaltare un risultato che inizialmente la vedeva in svantaggio per effetto del gol segnato da Immobile. Poi, dopo avere preso le giste misure e un assetto tattico appropriato al confronto con un avversario proiettato all’attacco, il Napoli di Carletto Ancelotti ha messo in mostra delle buone ripartenze con un gioco sugli esterni che resta la caratteristica dei partenopei. Di Milik e Lorenzo Insigne sono stati i gol della vittoria. Per quanto riguarda la Lazio, invece, pensiamo che Inzaghi abbia ancora molto da lavorare per riorganizzare attraverso i nuovi arrivati quel gioco che l’anno scorso l’ha portato sui piani alti della classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>In Torino – Roma, nonostante le condizioni climatiche davvero proibitive per un alto tasso di umidità che sovrastava la città piemontese, abbiamo potuto ammirare un calcio che da parte dei granata di Mazzarri è apparso volenteroso e pure di buona fattura. La Roma non ci è parsa all’altezza della situazione, tanto è vero che la sua difesa con in testa i suoi centrali, è stata lenta e incapace di sostenere le veloci incursioni di Iago Falque e Belotti. Un rigore negato, un gol annullato per fuorigioco millimetrico e una traversa colpita da Iago Falque, rappresentano il magro bottino della squadra granata che a parer nostro è stata penalizzata da un arbitro che non è apparso all’altezza della situazione. La Roma di Di Francesco poco ha fatto per ottenere un risultato positivo che va oltre i suoi meriti. Di Edin Dzeko il gol che all’89 sconfigge immeritatamente il Torino. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Malissimo dal punto di vista del gioco e del risultato, la prima uscita della rinnovata Inter di Spalletti che perde sul campo della sua bestia nera: il Sassuolo di De Zerbi. Ma c’è da dire che anche in questo caso, l’Inter è stata penalizzata dall’arbitro Mariani soprattutto nella decisione di non dare un rigore netto per atterramento in area di Asamoah. Certo, questo non avrebbe cancellato la brutta prestazione di Icardi e compagni, tuttavia avrebbe potuto cominciare un campionato in maniera meno traumatica. Ottimo il gioco del Sassuolo che brilla per una vittoria che fa capo al gol su rigore di Domenico Berardi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per il resto, Parma e Udinese hanno pareggiato 2 a 2 una partita dominata dai parmigiani ma calati alla distanza per un calo fisico che ha agevolato il ritorno dei friulani. Vince l’Empoli con due gol contro un Cagliari apparso ancora troppo fragile, mentre perde in casa il Bologna che subisce il gioco e il gol di una Spal davvero sorprendente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone.jpgSiNprima-giornata-di-serie-a-e-primi-errori-arbitrali-1013454.htmSi100451001,02,03030190
451013435NewsCampionatiUrbano Cairo, gran maestro di economia e finanza20180530185525Il Torino F.C. chiude in forte attivo il bilancio 2017.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>C’è chi vince scudetti di fila e chi si fregia di chiudere in utile il proprio bilancio per il quinto anno consecutivo. E’ il Torino F.C. di Urbano Cairo che a livello economico sigla un 2017 da record. Infatti, in base a quanto viene documentato dalla società granata, si evince il superamento di 100 milioni di fatturato, grazie alle plusvalenze che hanno permesso di superare e raddoppiare il valore della produzione rispetto all’esercizio 2016 in cui si registrarono 76,4 milioni di fatturato, contro i 146,4 milioni dell’esercizio 2017. Un aumento di circa il 91% che parla chiaro di un vero e proprio record di fatturato per il Torino F.C. che mai prima d’ora aveva superato i 100 milioni. Ma, come dicevamo pocanzi, l’anima di questo successo economico della società granata è rappresentato dalle plusvalenze evidenziate dalle cessioni di Maksimovic (18,6 milioni) – Bruno Peres (11,3 milioni) – Martinez (2,9 milioni) – Zappacosta (21,8 milioni) – Benassi (9,6 milioni) – Jansson (3,3 milioni) – Gaston Silva (0,7 milioni) – Tachtsidis (0,9 milioni) da aggiungere al milione di euro ricevuto come premio di rendimento per Matteo Darmian. A tutti questi ricavi ci sono da aggiungere i diritti Tv (50,9 milioni di euro), più i ricavi pubblicitari ( 2,7 milioni di euro). A tutto questo ci sono da detrarre i costi aumentati del personale, gli ammortamenti dei diritti pluriennali dei calciatori, il monte ingaggi dei giocatori e dello staff tecnico della Prima Squadra. Dunque, nell’esemplare<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>bilancio 2017 del Torino F.C. si mette in risalto un utile di 37,2 milioni di euro, che polverizza letteralmente quell’ 1,3 milioni di attivo registrato nel 2016. I meriti? Certamente di un Urbano Cairo che conosce molto bene la conduzione economica delle sue aziende sempre attente a crescere dal punto di vista economico. Vedi la Cairo Communication, oppure la RCS, o anche La7, tutte perle in espansione. E adesso anche il Torino F.C. può inorgoglirsi di questo primato raggiunto da un quinquennio di seguito. Peccato che resti sempre il solito problema che non si addice a una squadra di Serie A così splendidamente condotta, che dovrebbe avere anche l’orgoglio di programmare per vincere. Come? Investendo sul mercato una buona parte degli utili! Se poi si preferisce sempre non rischiare per restare in una posizione di classifica anonima, allora si vada avanti con l’attenzione alle plusvalenze da inserire nei bilanci annuali. Se il Torino sta bene economicamente, perché deve sempre apparire come chi fa fatica ad andare avanti? Questa è una mentalità errata che pone grossi limiti all’azienda calcio. Non si vive di sole plusvalenze, c’è bisogno di campioni capaci di cambiare il volto a questa gloriosa società granata che scalpita per entrare nell’Europa primeggiando nel campionato italiano. Le possibilità economiche ci sono, perché non sfruttarle?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711urbano-cairo.jpgSiNurbano-cairo-gran-maestro-di-economia-e-finanza-1013435.htmSi100451001,02,03030199
461013414NewsCampionatiIl gioco antico di Max Allegri20180423185353Dopo la sconfitta interna contro il Napoli, il tecnico della Juventus è in discussione. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Che vinca o no lo Scudetto e la Coppa Italia, pensiamo che l’avventura di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimiliano Allegri</b> alla Juventus sia giunta al capolinea. Fermo restando i suoi meriti nell’aver vinto quattro scudetti di fila, aver conquistato due finali di Champions e altrettante Coppe Italia e Supercoppa, il mister di Livorno pecca troppo di conservatorismo pallonaro. Il big match che la Juventus ha perso contro il Napoli con un gol al 90’ di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly,</b> lascia aperte diverse considerazioni di carattere tattico che vanno oltre la pur importante partita persa contro i partenopei di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri.</b> Più che il merito degli avversari della Juve, salta sempre all’occhio un certo tipo di atteggiamento di non gioco che i bianconeri di Allegri mettono in mostra da troppo tempo. E pur con tutte le partite giocate in un anno, che pesano inevitabilmente sui muscoli e sulla testa dei giocatori, pensiamo che la causa negativa sia da ricercarsi proprio nel mettere sempre in campo una squadra con chiari intenti difensivi, snaturando certe caratteristiche tecniche dei suoi giocatori di centrocampo e d’attacco. Ricordate <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mandzukic </b>centravanti da area di rigore? Oppure <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Higuain</b> goleador del Napoli? E <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dybala</b> perché è costretto a partire da lontano, rincorrendo sempre il suo marcatore in fase di non possesso palla? E perché la Juventus di Allegri preferisce sempre essere bassa, invece di imporre il proprio gioco con un sistema più moderno che vede la difesa alta e un centrocampo aggressivo che dia maggiormente aiuto alle sue punte? Sembra di ritornare indietro di 40anni, allorquando il calcio si intendeva prettamente difensivo per poi partire in contropiede e magari vincere a fatica una partita stiracchiata e priva di spettacolo. No, questa Juve ha proprio bisogno di un ammodernamento mentale di un calcio fatto per imporre il proprio gioco, pensando che sono gli avversari a doverla temere e non viceversa. E poi basta con questa storia che la Vecchia Signora d’Italia vince sempre perché ha tanta esperienza ed è cinica senza mai essere bella. Il calcio moderno insegna che si corre per 95 minuti e oltre, che si fa possesso palla sbagliando meno possibile, che si pressa alto inibendo il gioco ragionato dell’avversario. Esattamente come ormai fanno tutti contro la Juve di Allegri. Dal Napoli per finire alla Spal e al Crotone, tutti sanno che per non fare emergere i valori tecnici che oggettivamente i bianconeri hanno, bisogna controbatterla sul piano dell’intensità agonistica e dell’aggressività nel carpire la palla, sviluppando trame di gioco d’attacco capaci di offenderla in maniera efficace. Per far questo c’è assoluto bisogno di una preparazione fisica e mentale di base, che agisca in maniera uniforme su tutta la squadra. E’ quello che vediamo nel calcio moderno ad alti livelli. E poi perché non cercare mai di concepire il calcio della grande bellezza, che dia anche spettacolo agli occhi degli esteti del pallone? In fondo, non è scritto da nessuna parte che sviluppare il calcio spettacolo non sia redditizio come chi si difende, soffre e cerca di non prendere gol fino alla fine. C’è sempre un equilibrio di base, una logica pallonara che non sfugge mai alla concretezza di vincere. Si può vincere giocando bene e anche male, ma si può pure perdere giocando sia bene che male. Adesso la Juve ha bisogno di cambiare registro. Sì, perché nel calcio ci sta pure di soffrire per portare in porto una vittoria, ma non si possono fare fin dall’inizio certi calcoli matematici che sanno di rinuncia e che reprimono l’inventiva di certi campioni, i quali qualche volta devono essere lasciati a briglia sciolte. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allegri </b>ha spesso mostrato la sua insicurezza, prova ne è il suo continuo rivolgersi a suo vice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Landucci </b>per capire cosa fare. Non ci sembra di avere visto altri allenatori di Serie A così dipendenti come lui. Tutto fa! Anche questo!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-allegri.jpgSiNil-gioco-antico-di-max-allegri-1013414.htmSi100451001,02,03030208
471013411NewsCampionatiIl Napoli e la bellezza del suo gioco.20180419180776Alla vigilia del match clou tra la Juventus e il Napoli, poniamo in analisi il gioco della squadra di Maurizio Sarri.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>L’analisi</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Da quando Maurizio Sarri è approdato sulla panchina del Napoli, non abbiamo fatto altro che ammirare la piacevolezza delle sue trame di gioco che sembrano sempre fluide e oleate da un meccanismo perfetto. Una sorta di calcio che si addice maggiormente agli esteti di questo sport, ma che forse tende troppo a specchiarsi, a compiacersi del proprio narcisismo, perdendo per strada quel pragmatismo necessario per vincere le partite senza tanti fronzoli. Il dualismo che si è creato nel campionato italiano tra Napoli e Juventus, parla di due realtà opposte per tradizione e cultura calcistica. Prima la Juve e poi il Napoli che segue a quattro lunghezze, hanno reso interessante un campionato diviso tra fautori del calcio pragmatico, cinico ed essenziale, che dà poco spazio allo spettacolo, contro il calcio fatto di ritmo, palleggio, dinamismo e triangolazioni perfette che divertono. Questo è il Napoli di Sarri, impostato con quel 4-3-3 che si prefigge sempre di tenere il pallone il più possibile nella metà campo avversaria, per avere sempre il possesso palla. Sembra quasi maniacale questo modo di giocare a memoria del Napoli, il quale sotto il profilo estetico sembra una macchina perfetta per divertirsi e divertire il pubblico ma, come dicevamo pocanzi, pecca di essenzialità. Con i due centrali di difesa <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Albiol </b>e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Koulibaly,</b> il Napoli si schiera sempre molto alto anche con i due esterni <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mario Rui</b> (<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ghoulam</b> è infortunato) e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hysaj.</b> A centrocampo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Allam</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Hamsik</b> si sganciano a turno con meccanismi perfetti, nella consapevolezza che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Jorginho,</b> preposto nello schema di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sarri</b> come regista ideale, copra in qualche occasione le ripartenze avversarie. Poi, il trio delle meraviglie <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Callejon, Mertens e Insigne</b>, rappresentano l’inventiva di un attacco che resta uno dei più prolifici della Serie A. E non poteva essere diverso questo dato statistico, visto che il senso tattico voluto da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maurizio Sarri</b> è tipicamente offensivo, con l’insistenza di un possesso palla che per il Napoli ha il significato di ogni cosa. Dunque, pensiamo davvero che il match clou di domenica sera <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Allianz Stadium</b> tra la Juventus e il Napoli, rappresenti il momento decisivo per lo scudetto. Vedremo due realtà calcistiche a confronto; da una parte c’è la Juve che è abituata a vincere restando sempre ad alti livelli, mentre dall’altra parte c’è quel Napoli di Sarri che assieme ai suoi tifosi sogna uno scudetto che ormai da troppi anni manca alla città partenopea. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNil-napoli-e-la-bellezza-del-suo-gioco-1013411.htmSi100451001,02,03030195
481013396NewsCampionatiAchille Muzzarelli, tra piacevoli ricordi e aspre delusioni granata 20180320194811Foto Edoardo Covone Famiglietti Intervista a un granata doc, che da tanti anni è capostipite dell`industria artigianale della pasta fresca. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci sono storie di vita che ci piace ascoltare e poi raccontare per la loro semplicità. La vera storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Achille Muzzarelli,</b> continuità di un’antica casa artigianale che opera nel settore della pasta fresca di prima qualità, ci ha attratto e anche emozionato. Già, l’emozione nel ricordo di un bambino che nel lontano1949 aveva solo dieci anni e oggi ha voglia di raccontarsi, di rivivere romanticamente ciò che sembra ingiallito dal tempo. Achille, fin da bambino è stato un fervente tifoso del Toro e per indole famigliare si è appassionato alla maglia granata del Grande Torino, legandosi specialmente al capitano <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valentino Mazzola</b>. Un giorno, di quel fatidico anno, prima che avvenisse la tragedia di Superga, Achille ricevette da Mazzola un distintivo del Toro. Fu un momento emozionante per quel bimbo che adorava il capitano, simbolo di una storia che si è cucita sulla pelle in maniera indelebile. Dopo quel tragico evento dello schianto dell’aereo che riportava a casa il Grande Torino da Lisbona, Achille promise a se stesso e a papà Giuseppe, che avrebbe trovato il modo di onorare il ricordo del Capitano di quella invincibile squadra che tanta gente fece innamorare. Ebbene, nell’occasione della rinascita dello stadio Filadelfia, Achille ha mantenuto quella sua antica promessa, legando il suo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pastificio Bolognese</b> e tutta la famiglia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Muzzarelli</b> al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pennone dedicato a Valentino Mazzola</b>. Storie di cuore, di promesse mantenute, di inesauribile orgoglio per aver portato a termine una promessa quasi sacra. Una sorta di gratitudine per quel piccolo distintivo del Toro ricevuto in dono, e che oggi è pure un po’ arrugginito dal tempo. E’ la bellezza di un calcio che appare come qualcosa che inorgoglisce per fede sportiva, ma che poi coglie sfumature di vita che vanno oltre ogni cosa. In fondo è questo, è il gusto delle piccole cose, dei piccoli gesti che diventano improvvisamente grandi per la loro semplicità. Storie di vita che ti riconciliano con un mondo spesso banale, arido di sentimenti, sempre più proiettato verso una superficialità che appare inarrestabile e senza freni inibitori. Ma, per fortuna, ci sono storie romantiche come questa di Achille, capaci di strapparci attimi di riflessione sul significato semplice di vivere una vita a misura d’uomo, con la naturalezza che va alla ricerca dei sentimenti, delle relazioni tra le persone che restano alla base di ogni cosa. Da un piccolo pensiero del campione leggendario, la grandezza di un sentimento portato avanti per tanti anni con il segno tangibile della riconoscenza. E sullo sfondo di quel Pennone del nuovo Filadelfia che si erge orgoglioso e imponente sotto il cielo azzurro diventato metaforicamente granata, rivediamo le sagome nitide di capitan Valentino Mazzola che regala il distintivo del Toro al bimbo Achille, sotto lo sguardo commosso di papà Giuseppe Muzzarelli. Non è una storia inserita nel libro “Cuore” di De Amicis, ma più semplicemente la realtà di un fatto accaduto tanti anni fa. Qualcosa che parte dal pallone e arriva direttamente al cuore. Certo, se pensiamo alla crisi attuale del Toro, alle contestazioni e alle brucianti delusioni dovute all’attuale opacità granata, anche la storia di Achille, così ammantata di zucchero e cannella, ci sembra quasi una favola da raccontare ai bambini prima di dormire. Ed è per questo che una mattina di fine inverno, abbiamo pensato di incontrare il tifoso Achille per capire bene quella che è la sua idea sul Toro. Naturalmente, il tema più scottante resta l’attuale crisi granata. Vediamo di sviscerarla insieme.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Achille, cos’è il Toro per te?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un qualcosa che mi è rimasto nell’anima fin da bambino, in cui mio padre mi portava in spalla da Piazza Carducci allo stadio Filadelfia per vedere il Grande Torino”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Romantiche note granata di tanti tifosi, che appartengono alla generazione del dopo guerra.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, sono un innamorato. Se guardo il Toro sono trasportato dal sentimento, se vedo invece un’altra partita riesco a individuare chi gioca bene da chi gioca male. Poi, se penso a quel distintivo regalatomi da capitan Mazzola che mi è stato appuntato sul mio vestitino pulito, inamidato e ben stirato in quel triste dopo guerra, riesco a commuovermi ancora oggi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E’ vero che sai tutte le formazioni del Toro di allora?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, ogni tanto vado a rivedermi i poveri e scarni filmati di allora e non faccio altro che emozionarmi, al cospetto di ciò che stiamo vivendo oggi noi tifosi del Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Già, una squadra che oggi sembra allo sbando e senza un presente che possa far sperare nel futuro.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che il vero spirito del Toro sia morto con il presidente Rossi. Ricordo come giocava quella squadra che appariva sempre carica di rabbia, grinta e determinazione. Poi il nulla. Pian piano il mio Toro è sparito nel nulla e si è caratterizzato nel saliscendi tra campionati di Serie A e B. Adesso siamo diretti da un presidente attento dal profilo finanziario ma mai animato dal punto di vista di un miglioramento della squadra. Possiamo elencare grandi plusvalenze, efficienza di bilanci corretti che garantiscono l’allontanamento dal pericolo di debiti, ma non abbiamo più i risultati e lo spirito Toro. Quello ci manca assolutamente”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ma quali sono le vere cause per cui questo Torino non è mai all’altezza della situazione?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Secondo me non ci sono più quei grandi vivai del passato. Non ci sono più i Vatta, gli Usseglio, non ci sono più i ragazzini che crescevano e poi esordivano nel Toro. Oggi i calciatori giocano per il denaro e non si appassionano ai vecchi sentimenti legati alla maglia”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>E adesso poniamo in analisi la crisi del Toro, prescindendo dai sentimenti. E’ solo la società ad essere responsabile?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ribadisco il concetto di un Torino amministrato unicamente per far quadrare i bilanci. Cairo tratta il Toro come un suo business, una sua industria e non come una squadra di calcio. Poi abbiamo un direttore sportivo che non è all’altezza della situazione. Petrachi, infatti, vende i pezzi migliori per prendere delle probabili promesse che non ci sono. E che dire del “povero” Comi che ha le mani legate, visto che ha tante idee mai suffragate dal presidente..”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Quindi, viene fuori l’immagine di un Torino pragmatico nei conti e scarso in materia calcio. E’ così?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, le plusvalenze hanno la precedenza su tutto. Ma che squallore non crescere mai come squadra!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Cosa pensi di questo continuo gettar le colpe su Mihajlovic da parte del presidente Cairo, per difendere a spada tratta Mazzarri. Lo ritieni giusto?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Secondo me Mihajlovic era un allenatore da Toro, come mentalità e grinta. Ma forse era carente nella gestione della squadra e nella comunicazione con i media. Mazzarri non mi ha mai convinto, piuttosto avrei visto bene un Gasperini, ma anche Davide Nicola sembra adatto allo spirito Toro. Bella quella sua dipartita in bici da Crotone per arrivare al Filadelfia e poi andare a Superga per onorare il Grande Torino. E invece Cairo ha preferito sostituire in corsa Mihajlovic, con cui era stata fatta la preparazione estiva e programmato un certo percorso. Adesso i giocatori risultano impreparati sotto l’aspetto atletico e mentale. Insomma, c’è tanta confusione e i risultati non possono essere altro che questi”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Scelte e situazioni sbagliate che sono da imputare a Cairo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Un presidente giusto, quando vede dei giovani come Benassi o Zappacosta che possono creare lo zoccolo duro della squadra, non li vende per il solo fatto di incrementare le casse della società, ma semmai li tiene con l’intento di acquistare giocatori altrettanto validi. E’ vero, si è tenuto Belotti che purtroppo è l’ombra di ciò che è stato l’anno scorso, ma è arrivato un inconcludente Niang che mi risulta non sia costato poco. Penso che si debba dare fiducia ad alcuni giovani della Primavera, ricostruendo la squadra con giocatori esperti e qualitativamente validi anche se costosi, ma non demotivati dall’essere stati scartati da altre squadre”. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Sarà questo uno dei tanti motivi, per cui il campionato del Toro negli ultimi anni finisce a febbraio o marzo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Nel mercato di gennaio c’era la possibilità di rimediare a certi errori fatti nella prima campagna acquisti. E allora penso a un centrocampista che potesse creare un po’ di gioco e un altro attaccante <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>come Zapata che potesse aiutare Belotti. Come sai non è arrivato nessuno. Si poteva fare meglio, invece ci troviamo ad ascoltare le cattiverie di Cairo contro Mihajlovic in una confusione totale. Che delusione! Per forza che i vecchi tifosi del Toro come me, non fanno altro che rimpiangere il passato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Se avessi l’opportunità di parlare a Cairo, cosa gli diresti?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Di cambiare Petrachi e di mettere un direttore sportivo che sappia di calcio e che non pensi solamente di portare a casa bilanci favorevoli alla società, ma che si impegnino a costruire una squadra competitiva sotto tutti gli aspetti. Il Toro e i suoi tifosi lo meritano”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, per il bene del Toro è necessario cambiare solo il direttore sportivo?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che trovare un altro presidente che abbia la stessa attenzione nei bilanci come <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>Cairo, sarà difficile. C’è il pericolo di finire nelle mani dei cinesi, dei russi o degli arabi e poi non si sa come potrebbe andare a finire. Magari avremmo tanti soldi, ma non si sa come li amministrerebbero. Per questo, penso che il cambio di Petrachi sia necessario per costruire una vera squadra di calcio”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire Achille, riesci ancora a vedere un barlume di luce nel futuro del Toro?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“I ragazzi di oggi si affezionano prevalentemente ai giocatori e alle squadre che vincono, fanno le Coppe Europee e abbiano visibilità. Queste sono cose che mancano sempre di più al Toro”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dunque, Forza Toro Sempre?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, forza Toro sempre. Il Toro è nell’anima e non si può cambiare. Nonostante tutto!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711foto-achille-muzzarelli-(533x800).jpgSiNachille-muzzarelli-tra-piacevoli-ricordi-e-aspre-delusioni-granata-1013396.htmSi100451001,02,030301137
491013390NewsEditorialeLe rondini, il sogno di volare e la vita che va oltre la morte20180312180116Quando il calcio offre una domenica di incredibili emozioni.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ stata la domenica del pallone che non scorderemo mai. E’ stata la 28ma giornata di Campionato di Serie A, in cui neanche il sorpasso in classifica della Juventus sul Napoli ha fatto rumore quanto il silenzio assordante degli attimi e delle emozioni suscitate nel ricordo di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b>. La voce di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Dalla</b> che canta: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vorrei girare il cielo come le</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">rondini….”</b>sembra arrivare dall’aldilà, mentre con fare discreto penetra tra le pieghe dell’anima. E intanto scorrono impietose le immagini di Davide mentre rincorre il pallone della vita. Stadi ammutoliti e calciatori abbracciati in mezzo al campo prima dell’inizio della partita. Ma questo abbraccio sincero è stato diverso dal solito momento di ipocrisia cui siamo purtroppo abituati ad assistere. Questo abbraccio tra giocatori che vestono maglie diverse e hanno diversi obiettivi da raggiungere, adesso, in questo momento, ha il gusto vero dell’umano. Arbitri, assistenti, giocatori, avversari di squadra, tutti stretti a guardare quelle immagini e ascoltare la poesia cantata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Dalla: “Le rondini”</b> appunto. E anche il cielo in questa mesta domenica pallonara di marzo ha deciso di piangere, di commuoversi, di insegnarci che la vita e unica e va oltre ogni cosa. Nuvole basse, cielo plumbeo in tutta Italia e pioggia a catinelle, hanno accompagnato un momento di riflessione verso il senso dell’esistenza, della morte e della vita, che per <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori </b>si è recisa troppo presto. E intanto, quelle che sembravano essere gocce di pioggia scendere sul viso dei calciatori, ci accorgiamo&nbsp;che sono&nbsp;lacrime vere. Momenti struggenti, forti, intrisi di emozione, in cui anche il pallone ha dato la dimostrazione di sapere aspettare. E mentre tace anche il fischio dell’arbitro, che in questi momenti rifiuta con discrezione e rispetto la sua autorità di sempre, i tifosi sugli spalti mostrano al mondo i loro pensieri toccanti, i loro sentimenti manifestati attraverso le sciarpe, le bandiere, le foto giganti di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori</b> con dediche tipo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ciao capitano”</b>, che prendono il cuore e danno un calcio al pallone della morte. Un minuto di raccoglimento che sembra una dolce e commovente eternità. Per ovvie ragioni lo stadio di Firenze (dove la partita è stata interrotta per un attimo al 13 minuto del primo tempo, per ricordare il numero di maglia di Astori) è stato il fulcro di questo inizio di gara particolare. Ma anche Cagliari, Roma, Verona, Torino, Bologna, Genova, Crotone, Reggio Emilia, Milano, hanno tributato il ricordo di Astori. Cerimonia davvero toccante, unica per rispetto, per affetto e voglia di inebriarsi di sentimenti di amicizia. E intanto l’arbitro decide che adesso è ora di cominciare. Il suo fischio stavolta è autoritario e doveroso. E’ ora di giocare, di rincorrere il pallone, di scontrarsi,di fare fallo e se possibile di chiedere scusa e dare la mano all’avversario per rialzarsi. Sono le premesse, ma anche le promesse mai mantenute di un mondo che non è così, lo sappiamo. Ma oggi,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>almeno per un minuto, per un solo attimo, grazie a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Astori,</b> abbiamo vissuto il sogno di una illusione che fa bene all’anima. Sono <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Le</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">rondini”</b> di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Lucio Dalla </b>(ma anche le nostre), dalle quali cerchiamo sempre di estrarre il significato profondo della vita, delle cose semplici, di quelle cose che contano davvero. Già, questa volta il pallone ci ha dimostrato la sua vera faccia: quella della vita oltre la morte.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Firenze Stadio Franchifl0711fl0711le-rondini.jpgSiNle-rondini-il-sogno-di-volare-e-la-vita-che-va-oltre-la-morte-1013390.htmSi100451001,02,03030273
501013367NewsCampionatiIl calcio in una domenica di poca luce20180129152949Tra Var e qualità di gioco che non c`è, il campionato di Serie A entra in confusione.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 22ma giornata di Serie A ha posto in analisi molti quesiti. Innanzitutto la crisi della Roma e dell’Inter, il lento recupero del Milan, le vittorie di Napoli e Juventus, cui si associano anche quelle dell’Atalanta, della sorprendente Udinese, della Sampdoria, del Torino e del “disperato” Verona che va a vincere a Firenze con un clamoroso 4 a 1. Roba da non credere! Ma ciò che fa ancora discutere è il Var, o meglio la classe arbitrale che ultimamente sembra non imbroccarne più una. Della serie “Chi l’ha visto”, infatti, c’è da mettere in rilievo il gol regolare annullato al Crotone, il mancato annullamento del gol di Cutrone segnato con il braccio alla Lazio, il mani in area di Koulibaly giudicato involontario e il rigore generoso assegnato a Callejon. Detto questo, dobbiamo anche parlare del non gioco espresso dalla partita Chievo – Juventus. E’ vero che si è giocato a una sola porta, ed è pure vero che il Chievo è rimasto in nove uomini per la giusta espulsione dell’ingenuo Bastien e di Cacciatore, ma è anche vero che la Juventus è incappata in una serata riprovevole sotto il profilo della logica del calcio ad alti livelli. Gioco lento, sonnolento, noioso, con molti errori che non giustificano una Juventus che lotta con il Napoli per conquistare lo scudetto. E poi le avete viste le maglie della Vecchia Signora? Un verde marcio che non ricorda nulla della storia bianconera e che per la sua bruttezza è stata perfettamente in linea con la nebbiosa, noiosa e malinconica serata di un “non calcio” espresso nella terra di Giulietta e Romeo. Il campanello d’allarme si è avvertito già contro il Genoa, ma tutti pensavamo che fosse dovuto alla lunga sosta invernale. Invece, sembra proprio che la Juve abbia perso la sua spiccata qualità di gioco, magari non bellissimo ma sicuramente accettabile per la posizione che occupa. Adesso pensiamo che Max Allegri abbia fatto fare ai suoi una preparazione più pesante, proprio alla luce dei prossimi impegni di Champions e anche di Coppa Italia e Campionato. Se così fosse, rimandiamo ancora il nostro giudizio attuale su una Juve che non può certamente essere espresso con note positive. Intanto, il Napoli di Sarri dopo avere incassato il gol del Bologna (a parte le sviste arbitrali a suo favore) agguanta una vittoria che la riporta in testa alla classifica. Il suo gioco divertente e brillante, diventato ormai leggenda metropolitana al cospetto della mediocrità espressa dalle altre squadre, si avvale adesso anche da certe situazioni fortunate che ne agevolano le vittorie. C’è poi da evidenziare la crisi di una Roma, che perdendo in casa contro la Sampdoria mette a nudo un lungo momento di confusione dovuto anche alle sirene di calciomercato. E poi l’Inter di Spalletti che non smette di deludere, soprattutto in virtù del fatto che in base al suo buon inizio di campionato aveva fatto illudere addirittura in un piazzamento finale da podio. Ma, evidentemente, i nerazzurri hanno semplicemente mascherato gli annosi problemi di carattere tecnico, di mentalità e di organizzazione di squadra, che il nuovo tecnico aveva quasi individuato ma non risolto completamente per mancanza di qualità a centrocampo. Adesso, sembra che si stia definendo l’acquisto di Pastore dal PSG, ma basterà per ritornare a vedere un’Inter all’altezza della sua fama? Vedremo! Per il resto dobbiamo mettere in rilievo la rotonda vittoria del Toro contro il Benevento, tuttavia, per quanto riguarda i granata del nuovo corso targato Mazzarri, ci riserviamo prossimamente di dare dei giudizi più concreti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNil-calcio-in-una-domenica-di-poca-luce-1013367.htmSi100451001,02,03030193
511013366NewsEditorialeDi Palma l’aveva detto: “Questo ragazzo diventerà un campione”20180127180776Gigi Buffon compie 40anni.Una splendida carriera coronata da tanti successi che hanno saputo mettere in evidenza anche una persona speciale.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Erano gli anni in cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nevio Scala</b> era l’allenatore del Parma e, consigliato dal preparatore dei portieri <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Di Palma</b>, decise di far esordire un ragazzino di 17 anni dal nome <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>. Era il 19 novembre 1995 in cui si infortunò il titolare Bucci e Scala preferì quel ragazzino pieno di verve, al secondo portiere Nista. Parava tutto e si buttava tra i piedi dell’avversario senza nessuna paura. Era forse l’incoscienza dovuta alla sua età, in cui i sogni sono sempre più forti di qualsiasi altro pensiero frenante della propria esuberanza. Comincia così la splendida carriera di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gigi Buffon</b>, un uomo e un campione vero che oggi compie 40 anni. La maglia celebrativa è già pronta, anche se in edizione limitata, così come accade per quelle grandi ricorrenze che segnano un percorso di vita umana e professionale che è da esempio. Sì, perché questo numero 1 amato da tutti, si distingue per l’abilità di parare, ma soprattutto per i sentimenti forti che in maniera trasversale si manifestano attraverso la sua grinta, la determinazione, la forza carismatica da grande condottiero della Juventus e anche della Nazionale. Lui ha sempre messo la faccia davanti a tutto e a tutti, senza risparmiarsi mai, anche quando avrebbe potuto farlo. E’ il coraggio che non gli manca mai e che lo rende simpatico a tutti, anche quando davanti alle telecamere ha dimostrato senza pudore tutta la sua fragilità manifestata attraverso le lacrime di delusione per la mancata partecipazione della Nazionale ai prossimi mondiali di calcio. Ecco, quell’immagine è rimasta scolpita nel cuore di milioni di italiani, di sportivi, di tifosi juventini e anche di chi non ha nulla da spartire con il tifo bianconero, ma che apprezzano ugualmente l’uomo capace di essere anche il miglior numero 1 al mondo. Tutti sanno che se il pallone d’oro fosse assegnato anche ai portieri e ai difensori, oltre gli attaccanti, Gigi Buffon ne avrebbe conquistato sicuramente più di uno. Sono 40anni di ricordi indelebili che hanno segnato l’integrità di un atleta che ha fatto una parte di storia del calcio italiano, scrivendo pagine mai ingiallite dal tempo e che sono racconti di vita vera legata a uno sport spesso messo in cattiva luce per gli esorbitanti e stratosferici guadagni. Ma l’entusiasmo e la voglia di continuare per raggiungere ancora altri traguardi, non mancano di certo a Gigi Buffon. Lui non è ancora stanco di questa sua lunga e gloriosa carriera da capitano e medita ancora di rincorrere quell’unico trofeo che manca ancora alla sua carriera. E oggi quelle 40 candeline accese sulla torta augurale, illuminano il suo percorso di campione che non si è mai risparmiato, ed ha sempre agito con rispetto verso chi ha creduto in lui, proprio come quando la Juventus fu relegata in Serie B e Gigi fu tra i pochi a non abbandonarla. Avrebbe potuto farlo, non gli mancavano certamente le richieste, ma egli volle restare per un senso di giustizia e di riconoscenza verso la sua Juventus, che ha subito saputo risalire la china e ritornare, grazie anche a lui, a quel posto che gli compete. Dunque, è davvero doveroso anche da parte nostra celebrare un vero fenomeno del nostro calcio, che apprezziamo per tutto ciò che ha saputo dare in carriera. Certo, è ormai lontano quel giorno in cui esordì a soli 17 anni in Serie A con il Parma, ma oggi comincia l’altra vita fatta ancora per poco di grandi parate, e chissà….. magari anche da futuro manager di quel pallone che ha sempre afferrato come fosse il destino della sua vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-gigi-buffon.jpgSiNdi-palma-l-aveva-detto:-questo-ragazzo-diventera-un-campione-1013366.htmSi100451001,02,03030177
521013363NewsCampionatiDopo la sosta si ricomincia con il calcio che conta20180119171624Ecco cosa è successo nei giorni di riposo del calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo due settimane senza calcio di Serie A e B, sabato 20 c.m. si riprende con il campionato cadetto, mentre domenica 21 e lunedì 22 la Serie A riapre il sipario. Nel frattempo è successo poco o niente per quanto riguarda il mercato invernale che si protrarrà fino al prossimo 31 gennaio. Molte voci, tante suggestioni e poca carne al fuoco. D’altra parte, si sa che in questo mese di gennaio le società di calcio meglio organizzate stanno già programmando il mercato estivo, a riprova che in questa finestra di gennaio non c’è molto da considerare dal punto di vista dell’affare squisitamente tecnico. Ma il Napoli sta già cercando di potenziare il suo organico, per meglio sferrare l’attacco alla Juve per la conquista dello scudetto. Ha cercato insistentemente Simone Verdi, ma fino all’ultimo è prevalsa la voglia dell’attaccante di restare a Bologna. E dopo che anche il Sassuolo ha detto no per un eventuale passaggio in azzurro di Politano, adesso si punta su Deulofeu, anche se Sarri non lo ritiene adatto al gioco del Napoli in quanto ha caratteristiche più offensive e poco difensive. In uscita ci sarà Giaccherini che è richiesto dall’Atalanta e dal Chievo Verona. Per il resto si parla molto dell’Inter più sulla reale spinta di Spalletti che è alla ricerca di un centrale di difesa, un centrocampista e due esterni, che su quanto realmente possa fare Suning dal punto di vista della spesa effettiva. Dal Barcellona sembra già quasi concluso il passaggio del brasiliano Rafinha alla società nerazzurra, un centrocampista centrale che ha giocato soltanto uno spezzone di partita in Coppa del Re dopo ben dieci mesi di inattività. Ma è un affare questo? Chissà! Anche la Roma è alle prese con problemi economici e pare che a partire da giugno anche Nainggolan e Dzeko salutino la capitale. Pallotta ha bisogno di incassare denaro, anche in virtù della costruzione del nuovo stadio di proprietà giallorossa. La Juve procede in sordina e non lascia trasparire i suoi obiettivi tecnici che sono già proiettati al prossimo campionato. Ceduto in prestito Pjaca allo Schalke 04, la società bianconera ha già acquistato Caldara dall’Atalanta e adesso sta trattando anche Cristante. Altri obiettivi sono Emre Can centrocampista del Liverpool, Pellegri, attaccante del Genoa, Han attaccante del Perugia. Intanto nell’ambiente dei tifosi bianconeri si fantastica molto su Cavani, proprio per una ventilata voce che lo vorrebbe alla corte della Juventus, approfittando della sua mal convivenza con Neymar al PSG. Sogni? Forse! Ma nel calcio tante volte è successo che certe sirene che sembrano perdersi nel vento, risultano poi realizzabili. Anche in questo caso, soltanto il tempo ci dirà la verità. E intanto in queste due settimane in cui il pallone nazionale è andato a riposo, il buon Cesare Prandelli si ritrova al capolinea per essere stato esonerato dal Al Nasr, squadra degli Emirati Arabi. Prosegue dunque il momento negativo dell’ex C.T. della nazionale azzurra, che sembra essere incappato in una sequela di situazioni sfortunate che lo penalizzano dal punto di vista dell’affidabilità. E mentre Mihajlovic sembra già interessare al Bordeaux, Mazzarri prosegue i suoi allenamenti al Toro, in preparazione all’importante incontro che i granata sosterranno fuori casa contro il Sassuolo. Per il resto anche gli arbitri italiani hanno approfittato della sosta per radunarsi con i suoi vertici e gli allenatori di Serie A, proprio per riflettere su quanto e come migliorare la Var, un mezzo elettronico del quale resta univoco il pensiero di affidamento nel prosieguo del suo utilizzo. E’ il calcio, è il mondo che ci appartiene con le sue polemiche, le curiosità e la passione che sa scatenarsi dopo un gol della squadra del cuore. E quando tutto ciò viene a mancarti ti accorgi che qualcosa non quadra. Ma siamo noi ad avere più bisogno del calcio oppure è il contrario?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711pallone.jpgSiNdopo-la-sosta-si-ricomincia-con-il-calcio-che-conta-1013363.htmSi100451001,02,03030205
531013358NewsCampionatiIl commento alla 20esima giornata di Serie A20180107184516In Serie A si delinea un campionato a due tra Napoli e Juve.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La 20esima giornata di Serie A, prima di ritorno, ha messo in chiaro alcune cose che fino a qualche domenica fa sembravano ancora incerte. Prima di tutto si evidenzia il delinearsi di un campionato che per la conquista dello scudetto sembra ristretto a due sole squadre: Napoli e Juventus. Le altre pretendenti al titolo, infatti, sembrano perdere punti a causa di un gioco inizialmente illusorio di speranza e poi sfumato nel nulla. Su questo piano mettiamo l’Inter di Spalletti e la Roma di Di Francesco, mentre prosegue bene la Lazio di Inzaghi e l’Atalanta di Gasperini, che dopo avere perso qualche punto in partenza, adesso sta recuperando attraverso la concretezza di un gioco che ha saputo mettere in ginocchio il Napoli in Coppa Italia e la stessa Roma in campionato. Per il resto c’è da rilevare la lenta e faticosa risalita del Milan di Gattuso che pur faticando in casa contro il Crotone, riesce a portare a casa tre punti importantissimi per la sua classifica e il morale. Vince il Toro del neo allenatore Walter Mazzarri, di cui abbiamo largamente descritto lo spirito propositivo in un altro articolo. Cade malamente la Sampdoria a Benevento, l’Udinese pareggia a Verona contro il Chievo e il Genoa ha la meglio sul Sassuolo all’80esimo. Questo è il quadro dei risultati della domenica di calcio di Serie A che si appresta a iniziare una settimana di riposo invernale. Dicevamo della deludente Inter che si è fatta raggiungere dalla Fiorentina in terra toscana, dopo aver segnato uno striminzito gol frutto di un gioco farraginoso, che nasconde quanto di interessante si era detto dei nerazzurri di Spalletti per buona parte del girone d’andata. Stessa delusione per la Roma, alle prese com’è nella gestione etica di un Nainggolan escluso dai convocati dopo la folle diretta Instagram di Capodanno, la crisi del gol di Dzeko e tanti altri problemi che forse inaspettatamente si sono abbattuti su Eusebio Di Francesco e la sua squadra. Sorride invece la Lazio dopo il 2 a 5 a Ferrara contro la Spal. 4 gol di Immobile e una condizione di squadra invidiabile sotto il profilo atletico e tecnico, fanno dei biancocelesti la squadra più in forma del campionato. Il Napoli soffre più del dovuto ad avere la meglio sul Verona allo Stadio Fuorigrotta. Un 2 a 0 che porta la firma di Koulibaly e Callejon nella squadra di Sarri che inceppa la fluidità del proprio gioco brillante, ma che comunque resta in testa alla classifica con un punto davanti alla Juve. Già, la Juventus! I bianconeri soffrono al Sardegna Stadium contro un Cagliari che ha fatto la partita della vita. Un solo gol segnato da Bernrdeschi, un palo, una traversa e un andamento di partita che se fosse finita in parità (vedi l’errore dell’arbitro e del Var nel non valutare con un penalty il fallo di mani in area di rigore di Bernardeschi) nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Si infortuna seriamente Dybala e adesso è incerta la sua presenza nella partita d’andata in Champions League, che si svolgerà a Torino contro il Tottenham il prossimo 13 febbraio. C’è da dire che Allegri è riuscito a fare un corpo unico tra giocatori vecchi e nuovi arrivati. Di questo dobbiamo dargli atto, anche nell’inculcare ai suoi giocatori quella mentalità vincente che caparbiamente si evince in partite come quella di Cagliari, in cui si soffre più del dovuto, si stringono i denti, non si riesce a fare il proprio gioco per incontrare un avversario agguerrito, ma alla fine ci si rende conto che sono proprio queste le gare che ti fanno vincere lo scudetto. Ciniche strategie di chi ha esperienza da vendere e sa gestire i vari momenti legati alle varie competizioni cui si partecipa. E intanto vedremo cosa accadrà in seguito.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-sarri.jpgSiNil-commento-alla-20esima-giornata-di-serie-a-1013358.htmSi100451001,02,03030219
541013352NewsCampionatiEcco perché Juventus Roma arriva al momento giusto.20171219163228Il fascino del big match dell`antivigilia di Natale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La 18ma giornata di Serie A (penultima del girone d’andata) ci propone il big match tra Juventus e Roma. Una sfida di antichi veleni e antipatie senza fine, che hanno caratterizzato la storia di queste due società di calcio sempre rivali, più nella forma del mal accettarsi aprioristicamente, che nel reale antagonismo per la conquista del titolo di Campione d’Italia. L’attesa è da sempre spasmodica fra le due tifoserie, tanto da registrare sempre il tutto esaurito nei due stadi di appartenenza. E anche per questo incontro del 23 dicembre, antivigilia di Natale che sarà molto fredda dal punto di vista climatico, duemila e cento tifosi della Roma riempiranno il settore ospiti dell’Allianz Stadium. Nonostante le numerose lamentele per il caro biglietto che ai tifosi giallorossi costerà circa 45 euro, i tagliandi a loro riservati sono andati polverizzati nell’arco di un’ora. Segno evidente che, come sempre, l’attesa per questa partita è davvero intensa. E ne hanno ben donde le due tifoserie ad aspettare con così tanta ansia questo big match dal sapore cruciale, almeno per quanto riguarda la sistemazione nell’alta classifica che potrebbe concorrere anche al titolo d’inverno, sia per la Juve che per la Roma. Il Napoli è capolista con 42 punti, mentre la Juventus segue a 41 e la Roma è a 38. Tenuto conto che i giallorossi devono ancora recuperare una partita, qualora dovessero vincere il big match con la Juve si sistemerebbero al pari della Vecchia Signora. Ma se a vincere la partita saranno i bianconeri, ecco che il titolo d’inverno sarà riservato a Napoli e Juve, che nell’ultimo turno di andata se la vedranno fuori casa, rispettivamente con Crotone e Verona. Comunque, a parte queste considerazioni di carattere numerico, pensiamo che la sfida tra Juventus e Roma arrivi proprio al momento giusto della stagione per situazioni di carattere tecnico che sono molto simili tra loro. Le due squadre, infatti, sono in un momento positivo di forma che sta lievitando domenica dopo domenica. La compagine di Eusebio Di Francesco, fin dall’inizio del campionato sta mostrando tutto il suo valore dal punto di vista tecnico, cui si è aggiunto quell’ordine tattico e mentale che l’ha resa anche cinica e granitica. E non è un caso che domenica scorsa nel match casalingo contro il Cagliari, i giallorossi abbiano sofferto l’avversario per tutta la partita e poi superato con un misero ma importantissimo gol di Fazio proprio allo scadere del match. E’ stata una prova di forza e di grande carattere che non è da sottovalutare. La Juve di mister Allegri, invece, a Bologna ha dato una dimostrazione di squadra che non demorde mai e anche quando sembra non essere all’apice della sua forma, ha dentro di sé grandi valori di caparbietà che fanno sempre la differenza. Il momentaneo problema dovuto alle precarie condizioni di forma di Dybala, non va ad intaccare la crescita globale di una Juve che trova sempre il modo (grazie anche ai tanti campioni della rosa a disposizione di Allegri) di superare certi momenti difficili che per altre squadre potrebbero essere irreparabili. La Juventus sta lievitando molta convinzione nelle proprie forze, in attesa di quel mese di marzo tanto declamato da mister Allegri, in cui, a suo dire, la sua squadra raggiungerà quella condizione di forma fisica e mentale capace di sostenere la dirittura d’arrivo in Champions, ma anche in Campionato. Dunque, alla luce di tutte queste considerazioni, possiamo proprio dire che il big match tra Juventus e Roma arrivi al momento giusto per dare tante risposte sulle ambizioni reali delle due squadre.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Allianz Stadiumfl0711fl0711foto-max-allegri.jpgSiNecco-perche-juventus-roma-arriva-al-momento-giusto-1013352.htmSi100451001,02,03030227
551013340NewsCampionatiIl Torino e le sue diverse realtà calcistiche. L`analisi.20171124172816I grandi meriti di Massimo Bava, responsabile del Settore Giovanile del Torino Calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dall'analisi&nbsp;attenta&nbsp;sul lavoro e sui risultati di casa Toro, si evince una sostanziale superiorità della Squadra Primavera rispetto alla Prima Squadra. Pur con tutte le debite considerazioni di appartenenza a campionati di qualità tecniche diverse, dobbiamo dire che la squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Coppitelli</span></b> si fa preferire a quella di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mihajlovic.</span></b> Paragone assurdo? Forse! Ma c’è da mettere in rilievo l’ottimo lavoro di programmazione e assemblaggio che già da questa estate hanno saputo attuare il responsabile del Settore Giovanile <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Massimo Bava,</span></b> i suoi collaboratori più stretti e l’enfant prodige delle panchine giovanili d’Italia <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Fabrizio Coppitelli</span></b>. I risultati, frutto di un lavoro attento e minuzioso, si stanno riscontrando partita dopo partita. Infatti, dopo un inizio di Campionato piuttosto in sordina, la Primavera del Torino sta dando dimostrazione di un gioco che è emblema di qualità, idee chiare, forza caratteriale, unione di intenti e capacità tattica in fase di costruzione e interdizione di gioco. Vedere giocare la squadra di Coppitelli è davvero piacevole, non soltanto per la capacità di sapere organizzare un gioco propositivo come mentalità di base, ma anche come ottimo approccio mentale alle partite e agli avversari di turno. Verticalizzazione di gioco, movimento senza palla, velocizzazione degli esterni e finalità di gioco, sono il fiore all’occhiello di un Torino Primavera capace di offrire straordinarie palle gol alla sua punta di diamante <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Karlo Butic.</span></b> Classe ’98, 1,87 di altezza per 78 Kg di peso, il croato è l’acquisto più importante fiutato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Massimo Bava.</span></b> Ex Inter, l’attaccante del Toro Primavera è la vera promessa granata per un’eventuale sostituzione non tanto futuribile di Belotti in Prima Squadra. Certo, nel calcio chi fa gol richiama maggiori attenzioni mediatiche, tuttavia, ci sembra giusto onorare il grande lavoro di Coppitelli che ha costruito una squadra quadrata e ben sistemata nei vari reparti. La stessa cosa non possiamo dire parlando della Prima Squadra di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mihajlovic.</span></b> Un’altalena di risultati che pregiudica una mancanza di continuità e forse anche di quella serenità d’ambiente non sempre curata da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Sinisa Mihajlovic</span></b>. Troppe sfasature nel gioco, troppa discontinuità e confusione che fanno del Toro l’espressione di un gruppo insicuro nel suo incedere verso la tanto sospirata Europa. Un passo avanti e un altro indietro. Quando pensi che i granata di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Mihajlovic</span></b> abbiano intrapreso la strada giusta per un regolare seguire, ecco che la delusione dell’ennesima partita non vinta e mal giocata contro avversari mediocri, ti fanno ricredere su molte cose. E così dopo Verona, Crotone, Roma, Firenze, Cagliari, Milano sponda Inter e Chievo, è sempre la commedia del pallone che ti fa sorridere, sperare, illudere e poi darti il gusto dell’amaro che sa di buio nero piuttosto che di granata certezza. Ecco, tutto ciò ci fa pensare come l’analisi del calcio di casa granata si contrapponga tra positività e negatività dovute a tante situazioni. Ottimo Settore Giovanile, mediocre risultato della Prima Squadra. Ma in tutto questo, crediamo che non ci sia un vero e proprio vincitore da una parte e un assoluto perdente dall’altra. E’ semplicemente un modo diverso di interpretare il calcio con la rosa dei propri giocatori, individuando qualità tecniche e caratteristiche capaci di imprimere un gioco atto a primeggiare nel confronto di avversari, anche se di categorie diverse. Ma una cosa è certa, da oggi il Torino calcio può pensare seriamente all’immediato futuro della Prima Squadra, attingendo tra i suoi componenti del Settore Giovanile. Non è azzardato pensare che Coppitelli e alcuni giovani della sua rosa, farebbero meglio di quanto non stia facendo Sinisa Mihajlovic e il suo Toro in Serie A. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711massimo-bava-resp.settore-giovanile-del-torino.jpgSiNil-torino-e-le-sue-diverse-realta-calcistiche-l`analisi-1013340.htmSi100451001,02,03030275
561013319NewsCampionatiIneccepibile Juve e Milan ancora da plasmare20171029145917Il big match dell`11ma giornata di campionato, ha ritrovato la Juve che Allegri vuole. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tenuto conto che nel calcio la vittoria è di basilare importanza, ci sono partite la cui analisi va oltre questo pur fondamentale concetto di football da vertice. La gara tra Milan e Juventus ha dato molti spunti di riflessione su come si vincono partite che oltre ai tre punti conquistati in classifica, fanno pensare a una ritrovata squadra che ha fatto emergere valori e gioco che si erano persi. E non è un caso che la Juventus di Allegri abbia sfoderato una partita maiuscola in quel di San Siro, al cospetto di un Milan che ha pressato alto per i primi quindici minuti di partita, ma che poi (dopo la traversa colpita da Kalinic) è apparso confuso e sovrastato dalla superiorità messa in campo dalla Juve. Con la doppietta di Higuain, la squadra di Max Allegri ha ritrovato l’equilibrio di tenuta fisica e mentale fino alla fine della gara. Era il grave problema della Juventus di quest’anno, spesso vittoriosa ma incapace di chiudere le partite per non soffrire attraverso momenti di inspiegabile astenia. Alla vigilia di questa partita, l’allenatore della Juve l’aveva detto con tutta chiarezza: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se giochiamo come contro la Spal, usciremo da San Siro con</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">le ossa rotta”</b>. E, se pensiamo che la Juve nel turno infrasettimanale contro la Spal ha vinto 4 a 1, qualcuno si era chiesto come mai il tecnico livornese avesse fatto questo appunto proprio a posteriore di una tale e roboante vittoria carica di gol. Il riferimento chiaro era rivolto al gioco e ad un’attenzione troppo flebile e altalenante della squadra, che la Juve non può permettersi contro nessuno. E, in effetti, i suoi ragazzi hanno eseguito alla lettera il suo suggerimento, disputando una partita che è stata perfetta dal punto di vista tattico – tecnico – agonistico e di continuità nervosa nell’essere lucida e attenta fino alla fine. Nella Vecchia Signora non abbiamo visto un solo attimo di rilassamento sia in difesa che a centrocampo e in attacco. Ma, su tutti, dobbiamo dire che è stata la giornata di Higuain che ha toccato quota 101 di gol segnati in Serie A, proprio nella giornata migliore della sua squadra. Allegri chiedeva una svolta e la prima risposta c’è stata, proprio a posteriore di quell’atteggiamento plateale di togliersi nervosamente la giacca in campo e sbatterla a terra con la furia di chi non vuole vedere certe storture e disattenzioni ripetute. L’aveva fatto l’anno scorso a Reggio Emilia durante la partita contro il Sassuolo, e poi tutti sappiamo com’è andato il proseguire della Juventus in campionato. Adesso è successa la stessa cosa prima della partita contro il Milan, e adesso siamo tutti curiosi di vedere se quella giacca sbattuta via di brutto, sortirà lo stesso benefico risultato nella continuazione del campionato e della Champions. In casa Milan, come abbiamo detto pocanzi, c’è ancora molto da fare. Non convince il centrocampo con un Biglia irriconoscibile e un Suso evanescente, intrappolato come è stato dalla marcatura asfissiante voluta da Allegri. Il risultato è che Kalinic ha ricevuto pochi palloni giocabili, nonostante il da farsi volenteroso di Borini che, però, non è stato pregnante per la causa rossonera. Risultato evidente è che la squadra di Allegri ha avuto gli uomini giusti al posto giusto, mentre Montella no; ed è per questo che colleziona 5 sconfitte in 11 giornate di campionato. La Juve è lassù, in alto alla classifica i compagnia di Napoli e Inter e, se non ci saranno sorprese di percorso, contenderà proprio a queste squadre la vittoria finale.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 16pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Milano Stadio San Sirofl0711fl0711foto-higuain3.jpgSiNineccepibile-juve-e-milan-ancora-da-plasmare-1013319.htmSi100451001,02,03030199
571013315NewsCampionatiBenevento, il pallone e la sua vita20171025151858Il caso di un calcio che si frappone tra picchi di entusiasmo e di sconforto<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>9 partite e 9 sconfitte. Un primato negativo che mette il Benevento ai vertici di una classifica del pallone mondiale che non ha eguali per negatività. Dalla Lega Pro alla Serie A in tre anni, una fiaba diventata realtà che faceva sperare in un qualcosa di simile a quello che è stato per l’Inghilterra il Leicester di Claudio Ranieri. Ma per il Benevento ci sono due facce della stessa medaglia che si suddivide tra gioie, speranze e brucianti delusioni. Un modello da imitare, diventato pietra miliare di riferimento negativo. Dalle stelle alle stalle, forse per aver salito troppo in fretta gli scalini della gloria su cui si ripongono tutte le delusioni di carattere sociale ed economico che Benevento, cuore del Sannio, ha ormai compenetrato persino tra le pieghe dei suoi angoli storicamente più belli. Benevento è la città del sindaco Clemente Mastella, ma è pure la città di Oreste Vigorito, presidente della squadra di calcio che si batte contro chi è già pronto a recitare il de profundis. Un 70enne sorretto dallo spirito di chi non molla mai, visto che è stato l’artefice della scalata giallorossa fino alla Serie A grazie anche all’energia eolica. E’ come essere stati spinti da un vento impetuoso, capace di lasciarsi andare attraverso l’entusiasmo smisurato della gente beneventina la cui voglia di uscire dall’anonimato si è dimostrata al di sopra di ogni cosa, anche delle possibili o inevitabili difficoltà. Ma che importava, qui, allo stadio Ciro Vigorito, sarebbero venute a giocare la Juventus, il Napoli, l’Inter, il Milan, la Roma, la Lazio e quanto di meglio offre il pallone italico. Era come vedere tutto chiaro e limpido come una giornata di sole dal cielo terso che, invece, nascondeva impenetrabili banchi di nebbia di un calcio lievitato troppo velocemente. E oggi, la Benevento del pallone così fragile nella sua interiorità, è pure diventato uno stereotipo di negatività che si antepone a quel miracolo calcistico declamato fino alla sua promozione in Serie A. Segno evidente di un mondo che non conosce equilibrio e che fa sempre affiorare momenti esaltanti che potrebbero essere contenuti senza fare voli pindarici, e momenti di negatività come questo, che oscurano irrimediabilmente tutto ciò che si è fatto di buono in questi anni, attraverso il calcio di una città sempre alle prese con problematiche economico – sociali che riflettono l’italico Paese. E adesso Marco Baroni l’allenatore delle due promozioni del Benevento, è stato rimosso dalla sua carica assieme al direttore sportivo Salvatore Di Somma. Al posto dell’ex tecnico è stato chiamato De Zerbi, un coach che non è amato dai tifosi giallorossi forse per antiche ruggini create fin dai tempi in cui De Zerbi è stato allenatore del Foggia. Storie di calcio e di vita. Storie di fragilità nascoste dal recondito pensiero, che troppo spesso fa capo al desiderio di gloria senza costruire un futuro che possa lentamente essere artefice di esperienza vissuta. E’ la fretta dei nostri giorni, capace di mettere le ali là dove improvvisamente si atterri sbattendo violentemente a terra, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>facendosi male. E’ il mondo di un calcio che da sempre è metafora di vita in tante, troppe similitudini che non sono mai sufficienti a farci riflettere abbastanza. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Beneventofl0711fl0711foto-benevento-calcio.jpgSiNbenevento-il-pallone-e-la-sua-vita-1013315.htmSi100451001,02,03030190
581013308NewsCampionati50 anni dopo la morte di Luigi Tenco e Gigi Meroni.20171011185219Musica e Sport. Linguadoc Communication organizza un evento culturale, nel ricordo di due personaggi che hanno scritto una parte di storia del nostro Paese.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>50 anni, mezzo secolo. Eppure sembra ieri. Sono passati veloci come il vento che soffia solo una volta, spazza tutto in modo ingeneroso e poi va via. Un soffio impetuoso capace di cancellare la vita di un autore, cantante e musicista tra i più apprezzati al mondo e di un campione di calcio tanto amato, che ha scritto un pezzo della grande storia del Torino. Stiamo parlando di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, due storie di vita diverse e capaci di accomunarsi nella tragedia. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Ciao amore, ciao”</span></b> è il titolo che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Linguadoc Communication</span></b> ha scelto ad hoc per celebrare i 50 anni della morte di questi due personaggi immensi per cultura musicale e calcistica che sono rimasti nel cuore degli italiani. Un incontro di grande interesse culturale che si svolgerà a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Torino presso il Circolo dei Lettori in Via Bogino 9 - lunedì 16 ottobre alle ore 21,00 -</span></b>&nbsp;in una serata che si preannuncia magica per l’intervento di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Alessandra Comazzi</span></b> giornalista de La Stampa di Torino, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Beppe Gandolfo</span></b> giornalista Mediaset, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Guido Barosio</span></b> direttore di Torino Magazine e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Natalino Fossati</span></b> ex calciatore del Torino e grande amico di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>. Il conduttore dell’incontro sarà il regista <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Giulio Graglia</span></b> che si avvarrà dell’introduzione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Sabrina Gonzatto</span></b>. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco </span></b>è considerato tra i più grandi esponenti musicali della scuola genovese. Nato a Cassine in provincia di Alessandria, è cresciuto in quella Genova della musica leggera italiana che si è ispirata ai grandi personaggi quali <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Fabrizio De Andrè</span></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gino Paoli</span></b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Bruno Lauzi</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Umberto</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Bindi.</span></b> La sera del 26 gennaio 1967 Luigi Tenco salì sul palco del Festival di Sanremo per cantare la canzone <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">“Ciao amore ciao”</span></b> in accoppiata con la cantante francese Dalida. Ebbene, quella canzone dal testo così profondo non fu apprezzato dalla critica e neanche dagli italiani di allora, tanto è vero che si classificò al dodicesimo posto su sedici canzoni e fu esclusa dalla finale. Da qui, l’abbattimento morale e la sfiducia totale di Luigi Tenco verso chi non credeva in lui, emersero fino a maturare il desiderio di suicidio nella camera d’albergo numero 219 dell’Hotel Savoy di Sanremo. Lì fu ritrovato la mattina dopo, ucciso da un colpo di pistola alla tempia. C’era un biglietto scritto a mano, e più di una perizia fatta allora ha stabilito l’autenticità dell’autore: non c’erano dubbi, quel biglietto era stato scritto proprio da Luigi Tenco. Si è trattato di un atto estremo, per protesta verso chi non ha creduto in lui e nella sua canzone. Un episodio che colpì il mondo intero e che fece riflettere su certe valutazioni spesso banalizzate da giudizi troppo frettolosi e superficiali. E poi Gigi Meroni, la farfalla granata moriva il 15 ottobre 1967 in Corso Re Umberto a Torino, mentre attraversava la strada. Una tragica fine consumata proprio davanti casa sua, mentre usciva dal bar in compagnia di Fabrizio Poletti suo amico e compagno di squadra, terzino del Toro e della Nazionale di allora. Ricordarlo dopo 50 anni dalla sua scomparsa è come rivivere quel momento legato alla sua storia di calciatore e uomo dai mille affascinanti interessi artistici. Una vita spezzata a soli 24 anni! Troppo presto, troppo pochi per chiunque. Ha disputato 145 partite in Serie A realizzando 29 reti, ma ciò che si ricorda di Gigi è quel suo essere personaggio atipico, particolare, che amava dipingere, disegnare i suoi abiti e vestirsi in maniera originale, incarnando una figura che si connaturava in un calciatore – beat, ma anche in artista, in hidalgo e anche in dolce innamorato della bella Cristiana. Con questo suo modo d’essere appariva come appartenente alla piccola nobiltà. Ma Gigi fu sì nobile, ma di animo, perché le sue radici di ragazzo venuto da Como, diventato in breve tempo il mito e il simbolo di un epoca, fu soprattutto un esempio di vita per tanti ragazzi di quegli anni che erano l’emblema della speranza di un mondo migliore. Un qualcosa di simile alla concretezza di voler crescere e maturare in fretta attraverso i sacri valori umani. E Gigi, vera e propria leggenda del calcio italiano, fu uomo dalle mille sfaccettature. Estroso in campo come nella vita privata, fu un esempio di ordine mentale e modus vivendi. Un beat la cui folta capigliatura e il suo apparire erano capaci di incuriosire tutti, ma che non riuscivano a nascondere la bella persona che c’era in lui. Un ragazzino semplice, cresciuto velocemente, ma senza mai dimenticare l’umiltà delle sue origini, l’educazione ai sentimenti e al rispetto che egli mai ha dimenticato, nemmeno nel momento di maggior fulgore professionale. E dire che oggi, 50 anni dopo la sua prematura morte, è cambiato il calcio, sono cambiati i calciatori e il mondo che gli ruota attorno, ed è cambiata anche la quotidianità di una vita totalmente diversa. Sì, perché sono cambiati gli uomini che hanno perso la loro naturale genuinità e quei sentimenti che oggi sembrano sempre più soffocati da una deriva materialista che appare inarrestabile. Così, quando ci capita di parlare di personaggi del passato, non possiamo non fare un distinguo tra quello che è stato e quello che è. E, pur nella convinzione che il presente non è poi tutto da buttar via, ci riesce sempre più difficile non cadere nell’inevitabile retorica di pensiero che, in fondo, personaggi come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, che ha vissuto soltanto 24 anni della sua breve vita, sono riusciti a lasciarci dentro ciò che certi contemporanei uomini, o presunti tali, non potranno mai fare. E’ l’eredità dei buoni sentimenti, dei testi importanti delle canzoni d’autore e del calcio pulito. Un ricordo, un qualcosa di prezioso che ci ha lasciato <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Luigi Tenco</span></b>, un piemontese vissuto a Genova, e poi <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: red;">Gigi Meroni</span></b>, una farfalla di color granata le cui esili ali sono state spezzate da un vento troppo impetuoso. Storie di uomini, tragedie di vita e rimpianti di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711meroni.jpgSiN50-anni-dopo-la-morte-di-luigi-tenco-e-gigi-meroni-1013308.htmSi100451001,02,03030251
591013306NewsCampionati“Io, questa maglia sognavo da bambino…”, ma al Toro manca l’essenziale.20171002144224Deludente prova del Torino contro il Verona.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Più che fare la cronaca della partita <span style="color: #C00000;">Torino – Hellas Verona</span>, ci piace analizzare alcuni aspetti che spesso si ripetono in casa granata. Dire che la gara ha manifestato risvolti pazzeschi, è come sminuire l’ennesima delusione di una logica granata che si presenta sistematicamente intrisa di fuego, di fretta ingiustificata, di confusione, di esagerazione e di esasperazione che mette sempre da parte quella logica calcistica che è l’emblema di una serie di fattori che fanno capo alla ragione, e quindi al cervello. Dopo la scoppola rimediata nel derby della Mole, allo stadio Grande Torino si prevedeva una partita di riscatto, tanto più che i granata si trovavano ad affrontare quel Verona di Fabio Pecchia che naviga negli abissi del fondo classifica. E invece abbiamo assistito all’ennesima delusione che si accompagna alla storia e alla cultura del Toro. Contro gli scaligeri la squadra di Mihajlovic è partita a testa bassa, ha segnato con Iago Falque e Niang e poi in maniera assolutamente banale non ha saputo gestire il suo prezioso vantaggio. Nel finale di partita, infatti, succede di tutto con il Var. All’88°, l’arbitro prima annulla e poi convalida un gol di Kean perché il calciatore del Verona è tenuto in gioco da un difensore del Toro, mentre al 90° un mani di Molinaro in area di rigore prepara la frittata granata che dà modo a Pazzini di realizzare il rigore e conquistare un pareggio insperato. Ma in tutto questo masticare amaro del Toro, dei suoi tifosi e di un ambiente che aspira all’Europa più per il concetto di speranza che non per un effettivo manifestarsi di forza, capacità e organizzazione calcistica, ci fa pensare ad alcuni punti significativi che si ripetono sistematicamente. La domanda è: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #C00000;">“Perché dall’anno 1976 il Toro non può più ambire a vincere lo scudetto?”.</span></b> Crediamo che questo sia il vero nocciolo di una questione che si è radicata in una storia e una cultura granata che spesso e volentieri si rifugia dietro ai ricordi perché non ha presente. E anche ieri allo stadio Grande Torino, prima dell’incontro con il Verona, abbiamo assistito all’innalzamento dei sentimenti romantici che si enfatizzano sempre nel folclore di una curva maratona che si immerge sempre nel granata attraverso il vero vestito che si mette in occasione della festa. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Valerio Liboni</b> con il suo inno cantato dal vivo in mezzo al campo, ha arricchito di emozione momenti che fanno sempre capo al cuore: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #C00000;">“Io questa maglia sognavo da</span></b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="color: #C00000;">bambino……”.</span></b> Certo, è un bellissimo messaggio, ma il calcio dov’è? Quando si parla di Toro, infatti, difficilmente riusciamo a parlare della materia prima come concetto di agonismo legato a un pallone che della vittoria fa il suo unico senso del calcio moderno. Forse i nostri concetti sono filosofie legate ai 40anni di non vittorie granata che, tuttavia, vorremmo separare nettamente dai fatti drammatici che sono oggettivi e legati a una storia davvero particolare. Ma vorremmo anche separarli dalle grandi emozioni che nel tempo ci ha regalato la vasta letteratura granata, perché il Torino è una squadra di calcio di Serie A e come tale bisogna chiedersi perché non vince. Tra i tanti dire e fare di questo genere sono passati gli anni, si sono avvicendati tanti presidenti, tanti allenatori e tanti calciatori hanno illuso di cambiare un percorso di strada che sembra sempre la stessa e che si chiama mediocrità e consapevolezza nell’adattamento di un convincimento di essere tali. E allora potremmo parlare e disquisire con analisi opinabili sulle decisioni non sempre comprensibili di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sinisa Mihajlovic</b>, piuttosto che sulla sistemazione - tecnico - tattica della squadra che fa capo a un allenatore e a una società che il presidente Cairo ha rilevato dopo un fallimento, portandola avanti con alterne fortune che non sono mai riconducibili a nessun successo. Già, il successo che è figlio di quell’arrivare primi e che si racchiude nella logica di quel <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”,</b> che non è una mera frase di bonipertiana memoria, ma è un linguaggio universale dal quale chi fa calcio moderno non può dissociarsi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='color: #C00000; line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711mihajlovic1.jpgSiNio-questa-maglia-sognavo-da-bambino-ma-al-toro-manca-l-essenziale-1013306.htmSi100451001,02,03030212
601013300NewsCampionatiTra storia ed emozioni, il Filadelfia riapre l’ufficialità del gioco20170915185712L`avvio del Campionato Primavera del Toro, in quello che fu il Tempio del football del Grande Torino. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Più che la partita in sé, il match del Torino Primavera contro l’Atalanta rappresenta un momento storico. Infatti, quella di sabato pomeriggio 16 settembre è una data importante, perché sarà la prima partita ufficiale che il Torino Primavera effettuerà allo Stadio Filadelfia. E pensiamo che mister Coppitelli, nell’accomodarsi in quella panchina che non è come le altre, riuscirà a dare una spinta in più ai suoi ragazzi che calpesteranno quell’erba che fu di Valentino Mazzola e dove si sono formati giocatori come Pulici e Ferrini. Emozioni vibranti che sfuggono a qualsiasi analisi tecnica, ma che devono necessariamente esserci per significare la seconda giornata del Campionato Primavera che da quest’anno, in base alla nuova riforma, si preannuncia molto più difficile rispetto al passato per la presenza delle migliori squadre giovanili d’Italia. Una riforma davvero interessante, atta a migliorare la qualità tecnica di un campionato che è già l’anticamera di quello scenario del pallone italiano fatto di campioni. Il campionato Primavera 1 è composto da 16 squadre, tutte di Serie A e tutte impegnate tra di loro in un week end calcistico che attrae, emoziona e fa alzare l’adrenalina dei più esigenti palati fini, che seguono il pallone fatto di tecnica a ottimo livello. Contro l’Atalanta si prevede un Filadelfia esaurito, con i posti di tribuna scoperta riservata agli ospiti e la tribuna coperta che si tingerà di granata, proprio come quella che rappresentò l’incommensurabile storia del Grande Torino. La squadra del tecnico Coppitelli che abbiamo già apprezzato in altre occasioni, affronterà dunque gli orobici di Massimo Brambilla un ex granata che bene sta facendo nell’ambito del settore giovanile bergamasco. Purtroppo, per la sua squadra, la prima partita di campionato che l’Atalanta ha disputato in Campionato contro l’Inter è stata persa con il risultato di 2 a 0. Tuttavia, questa prima sconfitta non sminuisce il valore di una squadra che ben figurerà in questo campionato. Come dicevamo, sul fronte granata diretto da Coppitelli ci sono diverse individualità di valore, ma è proprio la squadra che nel suo complesso fa sperare in un campionato al vertice, nonostante le mille insidie provenienti da compagini che sono davvero ad alto livello. In realtà, per la Primavera del Toro questa è la prima partita di campionato della stagione, in quanto il primo turno, che l’avrebbe vista giocare in casa della Sampdoria, è stato rinviato per l’allerta meteo. I granata di Federico Coppitelli (che in settimana ha iniziato il Master di Coverciano per conseguire l’abilitazione ad allenare in Serie A e B) in queste ore sta pensando alla migliore squadra da mettere in campo. Contro gli orobici ci sono mille motivazioni per ben figurare, e questo tecnico molto preparato e di sicuro affidamento sa bene che ha bisogno di cominciare con il piede giusto. Il difensore Ferigra proveniente dalla Fiorentina, il centrocampista Ruggiero arrivato da Palermo e il trequartista Leveque ex Akragas, si sono da poco inseriti nell’organico già interessante di un Torino Primavera che farà sicuramente parlare di sé per qualità di gioco. Dunque, non ci resta che aspettare per ammirare da vicino una giornata di calcio al Filadelfia, che resterà negli annali della storia. Da queste parti ci sono mille motivi per emozionarsi, non solo di calcio ma anche di indelebili ricordi.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino Stadio Filadelfiafl0711fl0711foto-coppitelli-federico.jpgSiNtra-storia-ed-emozioni-il-filadelfia-riapre-l-ufficialita-del-gioco-1013300.htmSi100451001,02,03030241
611013297NewsCampionatiQuando il calcio racconta la sua vera essenza20170909124422E` la storia di Ubaldo Alessandrini Gentili, un osservatore di calcio molto legato al Toro.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ci sono storie e personaggi che nella vita vale sempre la pena di raccontare. Nel nostro mestiere di cronisti, capita spesso di intervistare personaggi noti al grande pubblico e di trarre di conseguenza, una particolare attenzione mediatica che è frutto di legittima curiosità. Ma nel nostro percorso professionale, si verificano a volte degli incontri con persone meno conosciute, capaci di attrarti nel racconto del proprio vissuto umano e professionale che stuzzica subito l’interesse nel riferire fatti e parole che suscitano emozioni. Sono storie che non puoi sminuire, che non puoi minimizzare, perché si infiltrano tra le pieghe dell’anima di un calcio che, nonostante tutte le sue grandi contraddizioni, resta sempre qualcosa che coinvolge la persona in quanto tale. E’ il racconto di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ubaldo Alessandrini Gentili</b>, marchigiano doc <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di Porto Sant’Elpidio, che ricorda ai nostri microfoni quel suo passato di osservatore e scopritore di giovani talenti. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ho iniziato a fare l’osservatore di calcio con la Sanbenedettese, quando era in Serie B ed era allenata da Domenghini”,</b> dice Ubaldo Alessandrini Gentili, con fierezza e un po’ di romantica tristezza per il tempo che è fuggito via inesorabile. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ricordo che ho cominciato a visionare le squadre che poi avrebbe incontrato la Sanbenedettese. Per due anni ho relazionato Domenghini sulle caratteristiche tecniche e tattiche degli avversari. Per me è stata una grande palestra di vita e di calcio, tale da preparare quello che poi sarebbe stato il mio futuro nel mondo del pallone che conta”.</b> Si fa interessante il racconto di Ubaldo, anche per l’emozione che traspare evidente dalla sua voce che cerca di ricostruire attimi, sensazioni, pensieri che restano indelebili nella sua anima<b style="mso-bidi-font-weight: normal;">. “Intanto, nel mio paese d’origine che è Sant’Elpidio, in quel periodo venne in ritiro il Torino per affrontare l’Ascoli nel campionato di Serie A. Ricordo che il Direttore Sportivo di allora, che era Federico Bonetto, mi disse di avere bisogno di un osservatore <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>di calcio che relazionasse il Torino sui giocatori ed eventuali talenti esistenti in Abruzzo, nelle Marche e in centro Italia. Dopo la mia immediata ed entusiasta adesione, mi disse che mi avrebbe dato la conferma dopo aver parlato con Mirko Ferretti. E fu così che, dopo avere avuto la conferma ufficiale da parte del Toro ho organizzato dalle mie parti un meeting con ragazzi di una certa fascia di età, cui hanno partecipato anche Ferretti e Beppe Zanelli, che è stato suo collaboratore. Ricordo che i due tecnici hanno selezionato due ragazzi di promettenti qualità calcistiche e li hanno portati subito a Torino. Da quel momento il Toro mi ha dato fiducia, ed ha voluto che io andassi nella città piemontese per conoscere l’avvocato Cozzolino e Angelo Zambruni, storico segretario del settore giovanile del club granata. Con loro ho lavorato per dieci anni di seguito con proficui risultati, mentre cominciavo a vedere anche partite di Serie B e C per scoprire ragazzi che avrebbero potuto servire al Torino”.</b> E nel frattempo ti accorgi che il racconto di questo romantico osservatore del Toro si fa sempre più interessante e realizzi che ogni attimo, ogni momento vissuto, è narrato con il beneficio della precisione cronologica dei fatti avvenuti. Un misto di cuore e sentimento che si lega ad una razionalità che inorgoglisce e fa gonfiare il petto per le antiche soddisfazioni. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“A</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Torino c’è da sempre un dirimpettaio che a livello economico è stato più forte della società</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">granata”</b> - chiaro riferimento di Ubaldo, a una Juventus dal grande potere economico – <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ Tuttavia, noi del Toro cercavamo di aggirare l’ostacolo cercando di arrivare prima degli altri, nell’acquisire i promettenti calciatori a costi nettamente inferiori. Noi non avevamo tanta</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">disponibilità e quindi dovevamo agire con furbizia e anche prontezza assoluta. Ricordo che in breve tempo sono diventato uno dei collaboratori di punta del Torino di allora, che mi fece firmare un contratto di assoluta soddisfazione economica. Ma la cosa che mi fece più piacere fu il mio entrare anima e corpo nella magica storia granata, unica e irripetibile. Per me fu un onore, fu la magia che il destino della mia vita mi ha riservato. Al Toro ho portato calciatori che poi hanno giocato anche in Nazionale, in Serie A, B e C, come Giulio Falcone, Di Donato, Possanzini, Delli Carri, Fasciani e altri. Intanto al Torino cambiavano i personaggi al vertice, tuttavia, ricordo di essere rimasto sempre al mio posto grazie alla garanzia personale di un lavoro fatto sempre con rettitudine, senso di appartenenza e serietà. Ho avuto grandi gratificazioni anche da Moggi, Zaccarelli, Sandro Mazzola, con i quali ho collaborato. Questo posso dirlo con molto orgoglio. E come posso dimenticare quell’antica sede del Torino che si trovava in Corso Vittorio. Tu entravi, salivi le scale e venivi avvolto da emozioni irripetibili, così vigorosi da farti battere forte il cuore. Era l’umanità che si caratterizzava palpabile in granata, in un Toro che ancora oggi conserva le sue caratteristiche di società di calcio la cui cultura e quell’intendere storico restano ancorati e fedeli alle proprie radici. Senza retorica, dico che Superga è il simbolo di una storia e di sentimenti forti capaci di emozionarti. Certe cose vanno al di là di tutto, per questo sono molto orgoglioso di avere fatto parte di una società unica che mi ha fatto crescere sotto il profilo umano e professionale.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grazie Toro! ”.</b> Questa è la bellissima storia di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ubaldo Alessandrini Gentili</b>, un osservatore che ha fatto del calcio l’essenza della sua vita. Emozioni ed esperienze che sono valse anche a farci riflettere su un mondo del pallone che è totalmente cambiato, ma che resta pur sempre qualcosa capace di mettere al centro il senso del bene che si contrappone sempre al male. E non è la storia della vita?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711ubaldo-alessandrini-gentili.jpgSiNquando-il-calcio-racconta-la-sua-vera-essenza-1013297.htmSi100451001,02,03030223
621013295NewsCampionatiAntonio Venuto: “Con pazienza risorgeremo dalle ceneri”.20170901232735Intervista al neo allenatore del Messina.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sogno che un giorno il Messina possa ritornare in Serie A”.</span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'> A parlare è il neo allenatore della squadra dello stretto <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto</b>, che abbiamo incontrato sul campo comunale di Torregrotta in occasione di una partita di preparazione contro la squadra locale che milita in promozione. E’ fiducioso il mister di Villafranca Tirrena, anche se non nasconde le difficoltà di una preparazione frettolosa, dovuta al fallimento della società giallorossa che è poi stata salvata dal presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Sciotto.</b> Problemi che non mettono in disparte la sua gioia di essere finalmente diventato il coach della squadra che ha sempre amato. Antonio Venuto arriva sulla panchina del Messina dopo una lunga trafila di esperienze che l’hanno fatto conoscere agli addetti ai lavori come un allenatore di sicuro affidamento. Serio, preparato e con spiccato senso dell’appartenenza, Venuto ha sempre sposato il culto del lavoro, del sudore, della fatica, ma anche del rispetto dei ragazzi a sua disposizione che egli cura sotto l’aspetto tattico, tecnico e anche psicologico. E’ la caratteristica di questo allenatore siciliano, capace di non risparmiarsi mai e di restare sempre con i piedi ben piantati a terra. Per questo motivo il presidente Sciotto l’ha scelto tra tanti, perché sa che il suo Messina è in buone mani. E allora ascoltiamolo questo allenatore, dal quale traspare evidente la voglia di lavorare per portare il Messina ai livelli che gli compete. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mister Venuto, finalmente si realizza il sogno di diventare l’allenatore del Messina. E’ più contento o preoccupato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Entrambe le cose. Sono sicuramente felice di approdare nella squadra della mia città che sogno fin da quando ho cominciato a frequentare la tribuna e la gradinata del mitico stadio Celeste negli anni ’70. Non pensavo che un giorno sarei diventato l’allenatore della mia squadra del cuore. Questo oggi è accaduto e adesso sono felicissimo. Dall’altra parte, però, so benissimo che questo incarico ricopre una grandissima responsabilità, tuttavia, sono sicuro che con l’aiuto, dei ragazzi, dei tifosi e di tutto l’ambiente riusciremo a toglierci delle belle soddisfazioni”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Qual è il vero progetto del Messina che è reduce da un fallimento?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Il Messina è rinato dalle ceneri grazie alla famiglia Sciotto, che è riuscita a risollevare le sorti di questo club pagando 150 mila euro per l’iscrizione ai campionati e 50 mila euro per la fidejussione. Un’operazione di grande impatto economico, per riconsegnare il calcio a una città che per il suo blasone e la sua storia non poteva esserne priva. Adesso, sulle ali dell’entusiasmo, tutti si aspettano di vincere il campionato. Questo non sarà facile perché abbiamo un gravissimo ritardo nella partenza, visto che abbiamo cominciato praticamente il 6 agosto con una squadra rabberciata, e adesso, a poco a poco, stiamo costruendo un buon gruppo con calciatori che possono fare al caso nostro. Certo, mancano ancora dei tasselli tali da completare il puzzle per una squadra competitiva a tutti gli effetti, tuttavia, devo dire che la società sta lavorando alacremente, nonostante il grave ritardo della nostra partenza. Sono venuti parecchi giocatori a provare da noi, ma non tutti hanno avuto le caratteristiche di far parte di un disegno tattico tale da fare la differenza in campionato. Vedremo in seguito di trovare qualche giocatore svincolato o qualche under di sicuro valore. Attualmente, la mia squadra gode di un centrocampo importante, capace di giocare a due o a tre. In difesa ci siamo rinforzati dopo l’acquisto del centrale Colombini, anche se c’è ancora bisogno di un altro acquisto per completare un reparto che io ritengo assolutamente importante per il gioco che intendo fare con le mie squadre. Ma c’è anche bisogno di un ariete in attacco e di un portiere under”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Possiamo dunque dedurre che i tre giocatori arrivati dalla Vibonese, rappresentino una sorta di riparazione momentanea?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, è proprio così. C’è un gap di partenza ritardata che al momento non abbiamo ancora colmato, perché buona parte degli under e i migliori giocatori sul mercato si sono accasati in altre squadre. Non è facile costruire frettolosamente una squadra competitiva, tuttavia sono convinto che attraverso la buona organizzazione societaria, il lavoro costante, la dedizione, la fame calcistica e la voglia di arrivare dei miei ragazzi, si possono anche raggiungere risultati che in partenza sembrerebbero insperati. Ci vuole pazienza, questo è sicuro, perché altre squadre si sono completate prima di noi e perciò dobbiamo andare avanti attraverso la cultura del lavoro, sperando ancora in qualche acquisto importante. Il campionato è lungo e chissà, magari alla fine si illumineranno non soltanto i fari ma anche tutto il resto”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Questo ci lascia pensare a un eventuale cambiamento tattico di ciò che è il suo credo calcistico, fatto di gioco propositivo e mai difensivo.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ho degli attaccanti importanti e capaci di fare tanti gol, vedi Bonadio, Rizzo, oltre le punte centrali che possono essere Cocuzza e De Zai. Ritengo di avere un attacco prolifico e un centrocampo di qualità, capace di interdire nel momento di non possesso palla. Certamente, bisogna vedere se riusciremo a supportare questo peso nella fase difensiva, soprattutto nelle ripartenze degli avversari. C’è invece ancora molto da lavorare per quanto riguarda il gioco degli esterni, che ritengo indispensabili nelle due fasi di attacco e di difesa”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire mister Venuto, qual è il suo messaggio diretto ai tifosi del Messina?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>“Dico alla piazza di Messina di sapere aspettare, di avere pazienza, perché sono convinto che risorgeremo dalle ceneri. Questo è il mio pensiero da primo tifoso del Messina, perché ho sempre sognato che questa squadra e questa società potesse tornare presto in Serie A, figuriamoci se non lo penso adesso che sono il diretto interessato.” </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torregrotta (Me)fl0711fl0711foto-antonio-venuto.jpgSiNantonio-venuto:-con-pazienza-risorgeremo-dalle-ceneri-1013295.htmSi100451001,02,03030247
631013294NewsCampionatiL’Inter di Spalletti farà un ottimo campionato.20170828151220Le indicazioni di questo inizio di campionato, fanno salire l`Inter sul podio finale. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>La seconda giornata del Campionato di Serie A ha cominciato a delineare le squadre che si contenderanno la corsa al titolo. Vince la Juventus a Genoa, ma vince anche l’Inter a Roma, il Milan in casa con il Cagliari e il Napoli al San Paolo contro l’Atalanta. Poi, anche Lazio, Sampdoria, Torino, Spal e Bologna raccolgono il massimo dei punti in palio, mentre soltanto Crotone e Verona si sono accontentate di uno scialbo 0 a 0. Da questo quadro di risultati si evince come le squadre da battere di questo campionato siano, Juventus, Napoli, Inter e Milan, con un probabile inserimento della Roma di Eusebio Di Francesco. La Juventus vista a Genova ha mostrato una doppia faccia, tipica di squadra che è ancora in lavorazione; una sorta di cantiere in cui si cerca ancora l’assetto tattico e gli atleti sui quali fare maggior affidamento. Come al solito Allegri ci impiegherà un po’ a capire certe sfumature, visto che per natura non è molto propenso a rischiare alcune novità. A Genova, dopo avere inserito Barzagli e Matuidì, ha provato il giovane Betancur quando ormai la partita aveva già segnato il suo epilogo, lasciando in panchina Douglas Costa e Bernardeschi. Segno evidente che nonostante i sei punti in classifica della Vecchia Signora, ancora c’è molto da fare. Non è così in casa Napoli, dove la squadra di Sarri esprime non solo da oggi il vero calcio spettacolo, anche in virtù del fatto che i partenopei hanno cambiato quasi nulla e quindi sono avvantaggiati ad esprimere trame di gioco che sono ormai consolidate nella mente dei giocatori. Il Milan vince contro il Cagliari ma soffre oltre il dovuto, facendo dedurre che quest’anno la squadra di Montella deve fare i conti con la tenuta fisica e mentale, vista la sua partecipazione all’Europa League che l’ha costretta ai preliminari e ad un inizio anticipato della preparazione. E allora pensiamo a un interrogativo di tenuta soprattutto in primavera, quando i primi caldi potranno essere deleteri per i rossoneri. Certo, questo improvviso exploit di Cutrone, giovane calciatore che segna gol a raffica e ben s’interseca all’indiscutibile valore tecnico di una squadra che è stata regina del calciomercato 2017’18, fa pensare a grandi obiettivi da raggiungere. Ma la squadra che secondo noi sarà quella che salirà sul podio finale, è l’Inter di Spalletti. Non è un caso che i nerazzurri hanno fatto un ottimo precampionato. E non è neppure un caso che questa squadra vinca attraverso il suo essere cinica, anche se ancora non completamente perfetta nei meccanismi di gioco voluti dal suo allenatore. La sensazione è che l’Inter abbia finalmente centrato il suo atavico problema di mancanza di ordine interno e di rispetto dei ruoli non sempre stabiliti a dovere. Con l’avvento di Luciano Spalletti, s’intravvede un barlume di ordine tattico, di unione d’intenti, di spogliatoio pronto a fare fatti e non parole e, soprattutto, si sta delineando sempre più un ambiente in cui si devono rispettare le regole anche a livello gerarchico. E non è per pura fatalità, se Icardi è esploso a suon di gol con la responsabilità di essere capitano di un gruppo che sta cancellando il recente e deludente passato. La squadra è pragmatica, così com’è il suo allenatore che bada sempre al sodo studiando un assetto tattico tale da far emergere le caratteristiche tecniche dei suoi giocatori. Vecino e Borja Valero, hanno dato ordine a un centrocampo che adesso sbaglia molto meno rispetto al passato, proprio perché non si perde in futilità di evanescenti passaggi fini a se stessi. I due ex viola danno garanzia di un calcio semplice ma redditizio, proprio quello che mancava al centrocampo nerazzurro. Ecco, diremmo proprio che l’Inter è la squadra che dà maggiore affidamento di continuità, anche in considerazione di impegni che si limitano soltanto al Campionato e alla Coppa Italia. Tutte queste cose, a nostro parere, s’incastrano perfettamente come tessere nerazzurre capaci di costruire un ottimo puzzle. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711foto-spalletti.jpgSiNl-inter-di-spalletti-fara-un-ottimo-campionato-1013294.htmSi100451001,02,03030263
641013287NewsCampionatiFederico Coppitelli, enfant prodige dei nuovi tecnici italiani20170813144545Intervista all`allenatore della squadra Primavera del Torino<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Federico Coppitelli </span></b><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>allenatore della squadra Primavera del Torino è la vera scommessa del responsabile del Settore Giovanile <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Massimo Bava. </b>Sì, perché fin dal 1° luglio 2016 in cui gli ha riposto la fiducia per il dopo Longo, non ha mai smesso di credere in lui. Classe 1984, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Federico Coppitelli</b> predilige il modulo 4-2-3-1 rivedibile con le caratteristiche tecniche dei suoi giocatori, ed ha spiccate doti professionali che ben si intersecano alle aspirazioni del Torino. Ha allenato i giovani del Fascati, poi è andato al Frosinone, alla Roma e dall’anno scorso siede sulla panchina della Primavera granata. E’ l’enfant prodige dei tecnici italiani, una figura che lo mette in prima fila tra i più promettenti conoscitori del football giovanile d’Italia. Riflessivo, sempre attento a dare risposte concrete, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Coppitelli</b> ci appare come personaggio non adatto a fare voli pindarici, ma, al contrario, è persona equilibrata che sposa la cultura del lavoro, associando l’armonia di fattiva collaborazione con il suo staff e tutti i ragazzi che compongono la sua squadra. Sembrava destinato a fare il grande salto tra i professionisti sostituendo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Roberto Stellone</b>, invece all’ultimo momento il Frosinone gli ha preferito l’esperienza di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pasquale Marino</b>, liberando di fatto il suo tecnico più giovane. Questo episodio non ha inficiato alcuna delusione in <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Coppitelli,</b> il quale, al contrario, ha continuato il suo percorso professionale con la lena di chi sa costruire il proprio lavoro attraverso il sacrificio e il sentire di una passione che è l’emblema di ogni cosa. Con lui ci siamo incontrati <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">all’Hotel “La Bussola” di Milazzo in provincia di Messina</b>, dove si trova con la sua squadra per partecipare al <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">3° Memorial “Marco Salmeri”,</b> triangolare di calcio organizzato dall’Associazione Culturale Teseo con la partecipazione del Merì e dell’Acireale. Abbiamo così approfittato dell’occasione, per intervistarlo e conoscerlo più da vicino come allenatore e come uomo.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Mister Coppitelli, quale significato ha per lei essere l’allenatore della Primavera del Torino?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Per me è sicuramente un punto di arrivo, visto che era un obiettivo che mi ero prefissato di raggiungere fin dai tempi in cui ho allenato nei vari settori giovanili dei dilettanti. Per chi come me siede sulla panchina della Primavera di una delle più importanti società calcistiche d’Italia, non può essere che una grande soddisfazione nel tentativo di raggiungere campionati ancora più importanti. Ma in questo momento sono davvero molto felice di questa posizione.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per la sua squadra, quali sono gli obiettivi da raggiungere nel prossimo campionato 2017’18?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Penso che la Primavera abbia il doppio compito di preparare i giocatori al calcio dei grandi. Naturalmente mi riferisco alla Serie A, ma anche alla Serie B e alla Lega Pro. Poi c’è anche l’obbligo di fare i risultati che la nostra gloriosa maglia richiede. Da quest’anno la nuova riforma dei campionati prevede un impegno maggiore, perché ci troveremo a confrontarci con il meglio delle società del calcio italiano. Siamo consapevoli dell’importanza di fare bene, ed è per questo che ci stiamo preparando in maniera adeguata.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Nella sua squadra ci sono giocatori capaci di garantire il presente e un prossimo futuro di qualità?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Stiamo provando giocatori nati nel 2000, mentre per ogni fascia d’età abbiamo alcuni giocatori nazionali. Mi auguro che tra questi ragazzi ci sia la possibilità di entrare a far parte del calcio che conta, perché le premesse ci sono davvero tutte.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Oggi vi trovate a Milazzo in provincia di Messina, per partecipare al 3° Memorial Marco Salmeri. Che significato ha per voi, onorare questo evento sportivo siciliano?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Ritengo che sia un’occasione importante per provare e conoscere meglio alcuni giocatori che alleno. Nonostante le difficoltà dovute alla lunga distanza, per noi è un onore essere stati invitati in questa splendida terra di Sicilia e in una Milazzo che annualmente ricorda Marco Salmeri, giovane calciatore scomparso in tragiche circostanze. La società ha voluto fortemente la nostra presenza a questo torneo, e noi cercheremo di onorarlo nel migliore dei modi.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Tutto ciò fa veramente onore al Torino che, nonostante il lungo viaggio per raggiungere Milazzo, si è reso disponibile.</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Sì, come dicevo pocanzi, il Torino ha anche rinunciato la sua partecipazione ad altri tornei per essere presente a questo triangolare di calcio. Personalmente sono molto contento di fare questa esperienza assieme ai miei ragazzi.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Alla fine del mese di agosto avrete l’impegno annuale con il torneo “Mamma Cairo”. Siete pronti ad affrontarlo con il giusto impegno?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Questo è un torneo che ci sta particolarmente a cuore perché tocca i sentimenti del nostro presidente. Ed è per tale motivo che ci stiamo preparando a dovere, con l’impegno di fare bella figura.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ieri abbiamo visto la squadra passeggiare sul lungomare Garibaldi di Milazzo. Molti sono stati i curiosi e anche i tifosi che hanno ammirato i ragazzi nella loro compostezza. Qual è stata la vostra prima impressione di questa città?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“Milazzo è una bella città di mare che ha dalla sua parte il vanto di una storia culturale non indifferente. Sono molto contento che i miei ragazzi facciano questa esperienza sotto l’aspetto culturale e anche sportivo. Tutto serve per conoscere, crescere e maturare.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Per finire mister Coppitelli. Qual è il suo sogno chiuso nel cassetto, vista la sua giovane età e la preparazione professionale che la rende interessante agli occhi di tanti media e agli addetti ai lavori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>“ In dieci anni di carriera di allenatore ho condiviso tante gioie e fatto molteplici esperienze che hanno arricchito il mio percorso professionale. Ho allenato tanti ragazzi e ho avuto la fortuna di vincere quattro scudetti tra dilettanti e professionisti e oggi sono arrivato tra le più importanti società giovanili d’Italia. Diciamo che il mio primo sogno l’ho già raggiunto e non nascondo ancora l’altro desiderio di potermi confrontare un giorno con il calcio dei grandi. Tuttavia non ho fretta perché ho tanta voglia di fare bene con questi ragazzi, ripagando tutta la fiducia che il Torino ha riposto su di me. Passo dopo passo, così come sono stato abituato a fare, continuerò a percorrere la mia strada senza voli pindarici ma nella consapevolezza di lavorare con impegno, dedizione, senso di appartenenza e serietà. In futuro si vedrà.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzofl0711fl0711foto-coppitelli-federico.jpgSiNfederico-coppitelli-enfant-prodige-dei-nuovi-tecnici-italiani-1013287.htmSi100451001,02,03030640
651013285NewsCampionatiMessina, spiragli di luce intensa20170802100774Antonio Venuto è il nuovo tecnico del Messina<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Il futuro del pallone messinese sembrava essere avvolto da oscure e impenetrabili tenebre. Invece, dopo la nuova costituzione societaria che fa capo a <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Sciotto</b>, è stata presentata a Palermo la richiesta di affiliazione alla FIGC, della nuova Associazione Calcio Rilancio Messina costituita il 26 luglio scorso presso lo studio notarile Pitrone. Il presidente Sciotto e il DG in pectore Giovanni Carabellò stanno ultimando i documenti da presentare alla Lega Nazionale Dilettanti con i relativi adempimenti di natura economica e la disponibilità dello stadio ratificata dal sindaco Renato Accorinti. Nella giornata di mercoledì sarà presentata a Roma la domanda d’iscrizione e subito dopo si suggellerà l’accordo abbozzato fra dirigenti, componenti dello staff e calciatori. Appurata la scelta di rinunciare a un DS, l’allenatore designato dal quale ripartire è <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Venuto,</b> il quale ha indicato tre nomi per il suo staff; Santo Martinella ex difensore che è in grado di affiancare il tecnico di Villafranca Tirrena nel ruolo di responsabile dell’area tecnica, il preparatore dei portieri Mauro Manganaro e Nunzio Bertano nel ruolo di preparatore atletico. Ma tra tanti nodi da sciogliere c’è ancora quello dello stadio Celeste che non è a norma, e dunque restano urgenti i lavori di ripristino con l’istanza di conformità da parte dei Vigili del Fuoco che dovranno vagliare attentamente gli impianti elettrici e la situazione anti incendio. Sul versante tecnico, dunque, il nuovo presidente Pietro Sciotto ha scelto il tecnico Antonio Venuto, un allenatore molto conosciuto nello stretto di Messina e dintorni. Dal Milazzo al Sersale, oggi per l’allenatore di Villafranca Tirrena si avvera il sogno a lungo rincorso di allenare il Messina. Un tecnico con filosofie calcistiche aggiornate che si rispecchiano in un 3-5-2 di base, capace di enfatizzare le caratteristiche tecniche dei giocatori a disposizione. In panchina è un vulcano di grinta e determinazione, chiaro segnale dell’appartenenza alla filosofia della vittoria che non prevede la sconfitta, la quale, quando arriva, brucia oltremisura. Il nuovo presidente del Messina sa che ripartire da Antonio Venuto è garanzia di un percorso che nel tempo darà i suoi frutti, anche perché i trascorsi di questo allenatore parlano di un tecnico affidabile sotto l’aspetto caratteriale, capace di riflettersi sulla squadra in maniera positiva. Un motivatore con la rabbia in corpo, capace di trascinare un ambiente che ha bisogno di risollevare animi sopiti da scoraggiamenti e incapacità, derivanti dalle precedenti conduzioni societarie. Vedremo cosa accadrà nella città dello stretto, che è stata anche la storia di una Serie A del pallone che ha conosciuto una Sicilia non sempre considerata inferiore dal punto di vista dell’organizzazione calcistica. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Messinafl0711fl0711foto-venuto.jpgSiNmessina-spiragli-di-luce-intensa-1013285.htmSi100451001,02,03030228
661013280NewsEditorialePalermo, storia di una cessione mai avvenuta20170701154157La società rosanero resta ancora in mano a Zamparini.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Era nell’aria il mancato closing che avrebbe dovuto sancire il cambio di proprietà tra Zamparini e l’ex Iena Baccaglini. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non ci sono le garanzie sufficienti”</b> dice <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Zamparini </b>che afferma pure di non volere lasciare il Palermo al primo pretendente che passa per strada. Sembra un esito scontato, visto il dilungarsi del tempo in cui <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Baccaglini </b>avrebbe dovuto presentare le dovute garanzie per acquistare il Palermo e, soprattutto, lo scetticismo creato nei tifosi dopo l’avvento del nuovo allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Bruno Tedino</b> e del Direttore Sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Fabio Lupo</b> scelti dallo stesso Zamparini. Una trattativa crollata sul valore complessivo della società di calcio e sul denaro mai arrivato. Adesso Zamparini si rifugia nei soliti proclami di riportare immediatamente il Palermo in Serie A, tuttavia, qualora dovessero arrivare i quattrini promessi, si potrebbe riprendere il discorso interrotto per la vendita della società. Dunque, Zamparini continuerà ad avere il pieno controllo sul Palermo, dando il segnale di non volere fare sconti a nessuno. Nei programmi dello scorso febbraio, si parlava di un accordo per il passaggio della società rosanero per 150 milioni di euro, dei quali 40 nel club e 110 per gli impianti sportivi. Ed è proprio sui 110 milioni di euro destinati agli impianti sportivi che Zamparini non ha ritenuto sufficienti tutte le garanzie legate a questo particolare punto. Certo, tenuto conto che al momento la vendita del Palermo appaia come capitolo chiuso, restano grandi spiragli di volontà di Zamparini di voler passare la mano qualora dovessero esistere garanzie atte a definire l’accordo. Per il momento il presidente rosanero si rivolge ai tifosi che lo contestano inviando loro dei messaggi, quali: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“ Grazie Palermo di esistere. Grazie di avermi sopportato come presidente. Vi voglio bene”. </b>Ipocrisia? Chissà!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Palermofl0711fl0711foto-zamparini.jpgSiNpalermo-storia-di-una-cessione-mai-avvenuta-1013280.htmSi100451001,02,03030300
671013275NewsCalciomercatoDiamo tempo agli allenatori per potersi esprimere20170616180002Esonerare gli allenatori anzitempo, un malcostume del calcio italiano.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tonino Asta e Cristiano Lucarelli sono ufficialmente gli allenatori del Teramo e del Catania per l’anno 2017’18 della Lega Pro. Per quanto riguarda l’ex capitano del Torino reduce dall’esperienza fatta sulla panchina del FeralPisalò in Lega Pro, terminata in maniera deludente per essere stato esonerato anzitempo, si prevede una nuova avventura interessante in quel di Teramo. Tonino Asta merita di essere preso in considerazione a gioco lungo, perché il suo modo di intendere il calcio da allenatore è fatto di conoscenza approfondita del suo reparto giocatori, non solo dal punto di vista delle caratteristiche tecniche ma anche umane. Per far questo è importante poter assemblare la squadra, lo spogliatoio, il rapporto con la società, i media e raccogliere i frutti che non tarderanno certamente ad arrivare. Ma si sa, la cattiva abitudine tutta italica di avere fretta nel mondo del calcio, porta quasi sempre a sottovalutare il lavoro approfondito dell’allenatore che spesso viene dismesso dalla sua carica. Un errore gravissimo che induce a pensare come la fretta sia simbolo di una inquietudine dettata dalla superficialità di vedere la qualità del lavoro. E Tonino Asta, ex capitano di un Toro pimpante da vecchio cuore granata, queste qualità ce l’ha e gli si devono riconoscere coi fatti, dopo avergli dato l’opportunità e il tempo necessario per dimostrarlo. Non esistono maghi allenatori, neanche quelli più pagati e promossi da una certa immagine promozionale. Esistono tecnici seri, capaci di lavorare seriamente, avere il senso di appartenenza verso la società e i tifosi, con la serietà del lavoro e il relativo rispetto verso chi li paga. Per questo, il mondo del calcio ha bisogno di crescere dal punto di vista culturale nonostante i suoi altissimi interessi economici. Anche Cristiano Lucarelli, ex centravanti del Toro e non solo, dopo aver terminato la sua esperienza di allenatore del Messina in Lega Pro, ha firmato un contratto biennale che lo legherà alla squadra etnea del Catania. Una piazza, quella rossoblu, che ambisce a ritornare ai fasti di un tempo, assaporati durante la sua pluriennale partecipazione in Serie A, ma poi decaduta per i noti fatti avvenuti. Dunque, un particolare in bocca al lupo a questi due tecnici seri e preparati.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711asta.jpgSiNdiamo-tempo-agli-allenatori-per-potersi-esprimere-1013275.htmSi100451001,02,03030496
681013269NewsEditorialeDavide Nicola, quando il calcio è metafora di vita20170601154244Una lettera di rara intensità emotiva.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>"Ciao amore mio, Non so dove sei. Non so cosa starai facendo. Forse sei su quella nuvola che era su di me quella sera, quando correvo per far volare la tua lanterna. O forse sei qui accanto a me. Sì, sono sicuro che sei qui con me. Abbiamo lottato insieme in questo anno complicatissimo, ma… Oggi so che tu sei sempre stato lì con me. Sei riuscito con la tua energia a darmi la forza di lottare e di continuare a inseguire l’impossibile possibile, il possibile probabile, e il probabile certo. Ale, questa non è la mia vittoria, ma la nostra, proprio come quella della promozione in Serie A del Livorno. Avrei voluto gioire con te, guardare i tuoi occhi e il tuo sorriso, prenderti per mano e insieme correre e festeggiare. Tutto questo è solo per te e ogni mia conquista è la tua, ogni mia vittoria sarà la tua, ogni mio sogno sarà anche il tuo. Voglio che il mio cuore continui a battere per te e tu possa vivere ancora attraverso me… <br style="mso-special-character: line-break;"> <br style="mso-special-character: line-break;"> </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Le Sei Perfezioni: generosità, disciplina, pazienza, perseveranza, concentrazione e conoscenza trascendente (Dalai Lama)".</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>E’ la commovente lettera che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b>, ex calciatore e oggi allenatore del Crotone, ha scritto al proprio figlio Alessandro deceduto alla tenera età di 14 anni a causa di un incidente stradale. Una lettera struggente scritta proprio il giorno della sua grande gioia, per avere realizzato il sogno di salvare dalla retrocessione il suo Crotone. Parole struggenti, cariche di emozione, capaci di infiltrarsi tra le pieghe dell’anima. Sono storie di vita e di pallone che si intrecciano come fulcro di sentimenti, che troppe volte sembrano nascosti da iperbolici interessi economici e da mille banalità che sanno di insipido. E’ il manifestarsi della gioia che quasi cerca il dolore per vivere più intensamente gli attimi, i palpiti, i momenti irripetibili che la vita stessa ci mette davanti anche quando meno te l’aspetti. Questa lettera, liberamente pubblicata su Facebook dallo stesso Davide Nicola, toglie quasi l’imbarazzo ai media di entrare (talora con eccessiva curiosità) nella sfera più intima dell’uomo, oltrepassando i limiti della sensibilità e del rispetto verso la privacy del dolore. E’ l’eterno scotto che i personaggi pubblici si trovano a dover pagare nel bene e nel male della loro vita privata. Ma a tutto c’è un limite e in questa particolare occasione, è proprio il diretto interessato a volere pubblicare un testo scritto e ispirato dal cuore di un padre, come fosse quasi un desiderio personale di condividere con l’opinione pubblica qualcosa che altri avrebbero tenuto per sé. Certi gesti, certe emozioni, certi sentimenti che fuoriescono dall’intimo dell’anima dell’uomo, non possono che far bene a chi li trasmette e a chi li riceve come dono prezioso di vita. Come insegnamento. Il dolore di un’esperienza personale che fa riflettere sul senso della vita, dopo la morte di un figlio prematuramente scomparso ma che continua a vivere in te e con te ne condivide gioie e dolori. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Avrei voluto gioire con te, guardare i tuoi occhi e il tuo sorriso, prenderti per mano e</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">insieme a te correre e festeggiare”</b> scrive Nicola. Parole toccanti, coinvolgenti, dedicate a un figlio che non c’è più perché il destino l’ha portato via ingiustamente. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Oggi so che tu ci sei, sei</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">sempre stato lì con me….”,</b> quasi fosse ancora un’esigenza, un voler lottare insieme, essere sempre l’uno per l’altro per gustare le gioie e soffrire per il dolore. Papà Davide e figlio Alessandro, un cordone ombelicale mai reciso neanche dal fato più avverso. Ma che cos’è mai questo pallone che crea questi pensieri, che fa piangere e impazzire di gioia, che mette in mezzo gli affetti più cari, che ci fa vivere momenti di riflessione interiore tra facce scure di tristezza e abbracci e sorrisi di immenso gaudio. Che cos’è! E’ la metafora della vita che si svolge in un rettangolo di gioco dal manto erboso, con due porte dove fare entrare il pallone e 22 calciatori che si contendono la vittoria. Uno vince, l’altro perde o si pareggia. Ma ciò che resta è l’uomo con i suoi drammi di vita quotidiana, con le sue inquietudini, con i disagi, ma anche con la gioia delle conquiste spesso condivise con chi non c’è più. Così com’è accaduto tra papà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Davide Nicola</b> e suo<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> </b>figlio <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Alessandro,</b> un angelo volato in cielo ma che è sempre accanto a lui.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Crotonefl0711fl0711foto-davide-nicola.jpgSiNdavide-nicola-quando-il-calcio-e-metafora-di-vita-1013269.htmSi100451001,02,03030294
691013259NewsEditorialeI Camp Estivi, tra sport e momenti ludici che aiutano a crescere20170511164633Un appuntamento estivo molto importante per i ragazzi<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tempo di pensare alla prossima estate e di come organizzarsi per viverla nel migliore dei modi. Per adulti e bambini, questo è un appuntamento annuale che coincide praticamente con la chiusura dell’anno scolastico. Dopo tanti mesi trascorsi sui banchi di scuola, bambini e ragazzi desiderano muoversi liberamente e sfogare le proprie energie. Per questo motivo sono stati creati i City Camp, ovvero i campi estivi all’insegna dello sport. Dal calcio al nuoto, dall’equitazione alla barca a vela, dal tennis al basket, lo sport è una componente essenziale per la crescita e la formazione sociale dei ragazzi. Ci sono diversi studi in merito allo sport da far praticare durante l’anno a bambini e ragazzi nel post scuola. Ma i Camp Estivi hanno ancora una funzione diversa per il bambino, rispetto a quello che rientra nei normali impegni annuali che si frappongono alla scuola. Essi, infatti, sono l‘emblema della vacanza a contatto con la natura, lo sport e lo svago, che si accompagnano a momenti ludici e di relax. Una bella esperienza per bambini/ bambine di età compresa tra i 6 e gli 11 anni e ragazzi /ragazze di età compresa tra <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>12 e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>16 anni, che vivranno intensamente una vacanza piena di sorprese. E’ bello conoscersi, stare insieme nelle calde e assolate giornate d’estate, praticare magari il calcio impartito da validi istruttori, mentre fino a sera si organizzano giochi che sanno da intrattenimento. Tra le tante accreditate società di calcio professionistiche, ma anche dilettantistiche che organizzano i Camp Estivi, il Torino F.C. è tra quelle che per esperienza di settore, organizzazione, antica capacità nel valorizzare i giovani calciatori, hanno sicuramente grande affidabilità. A parte gli slogan pubblicitari che hanno sempre grande impatto, dobbiamo dire che abbiamo potuto appurare in passato l’effettiva cura dell’organizzazione dei City Camp del Torino F.C. dedicata ai giovani, da quando si svegliano al mattino a quando vanno a letto la sera. Così scrive il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente Urbano Cairo: ”Tutti sanno, perché è nel DNA della nostra Società, quanto i giovani siano importanti per il Torino. A livello giovanile il Toro è il Club più titolato d’Italia <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>e in serie A la nostra squadra è indicata come modello per la valorizzazione di calciatori emergenti. Tra le nostre iniziative rivolte ai ragazzi ce n’è una cui tengo in modo speciale, prova ne sia che tra gli iscritti ci sono sempre i miei figli: sto parlando dei Toro Camp. Da quando sono diventato Presidente del Torino F.C. nel settembre del 2005, oltre 12.000 giovani hanno trascorso una parte delle loro vacanze estive negli stage</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">organizzati dai professionisti del nostro Settore Giovanile. Sapete cosa mi rende particolarmente orgoglioso? Tutti i genitori di bambini che hanno frequentato i Toro Camp ne parlano in termini entusiastici: non c’è nulla di più gratificante, non esiste pubblicità migliore del passaparola tra famiglie. Per i nostri figli, del</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">resto, desideriamo solo il meglio”.</b> E, in effetti, a prescindere dal lato pubblicitario,come dicevamo pocanzi ci sentiamo di suffragare le parole del Presidente Cairo per essere stati testimoni di commenti positivi da parte di tanti genitori, che alla fine dell’esperienza estiva vissuta dai propri figli in uno dei Camp organizzati dal Torino, si sono dimostrati entusiasti per la qualità formativa maturata dal proprio figlio nel coniugare la tecnica calcistica, a momenti ludici e di socializzazione attentamente studiati e messi in atto da selezionati istruttori e allenatori del Settore Giovanile. I Camp Settimanali saranno dislocati in luoghi che aiutano a ottenere il meglio per sport e svago, come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dronero (CN), Limone Piemonte (CN), Maen (AO), Gressoney – Saint Jean (AO), Peccioli (PI) e Villeneuve (AO). Chi invece opterà per i Camp Diurni dei City Camp, potrà avvalersi dei Campi del </b>Cit <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Turin, di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Rivalta (Centro Oasi Laura Vicuna), Campo Sporting Orbassano</b>, tra Torino e dintorni. Dunque, ben vengano questi appuntamenti annuali con i Camp Estivi di Sport all’aria aperta e di senso di integrazione sociale, capaci di preparare e formare gli uomini di domani. E anche se non diventeranno i campioni di calcio tanto esasperatamente voluti da quei genitori che ne fanno erroneamente un punto di arrivo necessario, i bambini ricorderanno sicuramente un’esperienza che è stata capace di dare loro divertimento, amicizia e piacevolezza di stare insieme. Questi, in fondo, sono i veri esempi che raccolgono gli adulti dai propri figli.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-urbano-cairo.jpgSiNi-camp-estivi-tra-sport-e-momenti-ludici-che-aiutano-a-crescere-1013259.htmSi100451001,02,03030321
701013243NewsCampionatiAndrea Belotti e la galoppante gallomania20170410190718La cresta del Gallo, un gesto di uso comune.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Cresta o non cresta. C’è chi ce l’ha materialmente, chi non ce l’ha e&nbsp;imita comunque un gesto diventato ormai d’uso comune tra i social, i ragazzi e persino tra seri signori d’altri tempi. E’ un’impazzare che fa trend, che ti fa stare al passo coi tempi, mentre fai una foto con un amico o più semplicemente fai un selfie per postarlo su web. Ma i diritti d’autore sono riservati a lui, ad Andrea Belotti calciatore del Torino che dopo ogni gol realizzato corre di felicità per il campo, sventagliando con la mano sulla fronte quel segno della cresta del gallo che è apportatrice di felicità. Una trasmissione di contentezza che è coinvolgente per simpatia. Certo, Andrea Belotti è il campione di calcio che tutti vorrebbero avere per qualità tecniche e umane. Un attaccante di 23 anni che è il simbolo della fortuna venuta dal niente, una semplicità che non è capace di tramutarsi in quella esteriorità del compiacersi che sa di sofisticato. Andrea Belotti è un ragazzo perbene, che ci piace mettere in luce per le sue indubbie qualità di atleta generoso, sempre pronto a farsi in quattro per la squadra, per i suoi compagni, anche a costo di subire ripetuti falli dagli avversari. Lui è una forza della natura che pur non avendo un bagaglio tecnico eccelso, sa di moto perpetuo. Eppure, Andrea Belotti nato a Calcinate (BG) il 20 dicembre 1993, al momento è capocannoniere della Serie A assieme a Dzeko con 24 reti, pur giocando nel Torino che ha un ottimo attacco (grazie a lui), un centrocampo insufficiente e una difesa che definiremmo scarsa. E allora ci domandiamo cosa farebbe mai questo giocatore se giocasse in un’altra squadra più completa in tutti i suoi reparti. Una domanda che non si pongono giustamente i tifosi del Toro, che lo adorano e vorrebbero restasse legato a questi storici colori granata che in fondo gli hanno dato l’opportunità di crescere e di essere quello che oggi è: un vero campione. Ed è la Belotti mania che imperversa nella Torino granata, che s’infiltra tra le pieghe dell’anima di una città apparentemente bogianen (non ti muovere) ma che invece sa accendersi di passione come un brichet (fiammifero). E’ l’entusiasmo di un popolo che riconosce in Belotti un centravanti fuori dalla norma, capace di fare reparto da solo, di lottare, di giocare a calcio e far salire la sua squadra. Ha fatto bene il presidente Cairo a riservargli un contratto con la clausola di centomilioni di Euro da potere trattare soltanto con squadre all’estero. E oggi, con il senno di poi, tenuto conto della qualità dell’atleta, questa cifra <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>sembra persino poca. Cairo dice che il Gallo resterà al Toro. Francamente, seguendo la logica economica che non tiene conto del cuore e dei sentimenti legati al calcio, non vediamo come il presidente del Toro possa resistere a un’eventuale offerta di questo tipo. E mentre il gallo continua a segnare mostrando la cresta, volere caparbiamente diventare capocannoniere del Campionato di Serie A 2016’17 e vincere la scarpa d’oro, si lascia coccolare dai suoi tifosi granata che gli dimostrano affetto con la preghiera di restare a giocare per il Toro. Lui, accolto da duemila persone al “Granata Store di Torino” per porre autografi su magliette e altro merchandising, avverte questo coinvolgimento passionale del popolo del Toro e dice di volere restare. Ma si sa che tra il dire e il fare……c’è sempre di mezzo il mare! </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711foto-belotti.jpgSiNandrea-belotti-e-la-galoppante-gallomania-1013243.htmSi100451001,02,03030289
711013239NewsEditorialeMilazzo, prosegue il progetto di crescita sportiva e culturale.20170328105712Quando il calcio ha bisogno di stimoli per crescere.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>In fondo, è semplicemente questo. E’ il desiderio di cambiamento e di crescita sportivo – sociale, che si è manifestata chiaramente a Milazzo durante la presentazione ufficiale della maglietta di Icardi, donata alla famiglia Salmeri nel ricordo di Marco. Un tranquillo sabato di primavera, capace di scrivere una piccola ma importante pagina di storia nella cultura del pallone mamertino. Un concatenamento di messaggi sottili, adatti a risvegliare quella voglia di crescita sopita nel tempo. E’ come scrollarsi di dosso quell’atavica mentalità di lasciarsi andare in balia delle onde. Un dolce far nulla che sa di lamento ben confezionato da una proverbiale pigrizia. E invece c’è il risveglio, un benevolo pizzicotto dato sulla guancia di tutti i milazzesi dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dott. Attilio Andriolo,</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">presidente</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dell’Associazione Culturale Teseo</b>, da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nino Salmeri</b> (papà di Marco, giovane calciatore di 22 anni del Milazzo, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>morto tragicamente in un incidente stradale), dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">vicesindaco Ciccio Italiano</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">dall’Assessore Damiano Maisano</b> in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale, ma anche da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonio Russo</b> quale rappresentante della <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">S.S.</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milazzo</b>. Tutti uniti a far da voce portante nel porre l’attenzione su un percorso che significa cambiamento di rotta, anche alla luce di nuovi stimoli che stanno nascendo grazie alla collaborazione con il nord d’Italia. La maglietta donata da Icardi alla famiglia Salmeri, non è altro che l’inizio di un qualcosa che deve essere preso al volo come opportunità da non farsi sfuggire. Un tangibile segnale che mette tutti alla prova. E non è il regalo in se stesso che deve appagare, ma è la buona immagine di Milazzo che viene esaltata e tolta dal dimenticatoio. Quindi, si tratta di una occasione importante che necessita della collaborazione di tutti, attraverso una sensibilizzazione sociale proiettata verso la crescita sportiva e culturale, che significa anche unione per una migliore qualità. Tutti ormai sanno che attraverso la collaborazione del presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Angelo Frau</b> di Torino, si sta organizzando il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Terzo Memorial Marco Salmeri</b> che si svolgerà a Milazzo nel prossimo agosto. Due squadre Primavera di Serie A e il Milazzo completeranno un triangolare di assoluto prestigio. Tutto ciò rappresenta per il pallone mamertino un motivo di grande soddisfazione, capace di dare inizio a un processo collaborativo di crescita che è di indubbia importanza. Il calcio e i suoi valori, le sue emozioni, il suo senso di aggregazione sociale che induce a diventare grandi. Sì, perché non sono solo gli investimenti economici mai fatti per l’eterna mancanza di denaro a fare grande una società di calcio, ma è la tifoseria appassionata che può fare la differenza e la qualità. In tanti anni che seguiamo il calcio, non abbiamo mai visto una grande squadra senza avere alle spalle una grande società e dei grandi tifosi. E’ quindi necessario lavorare attraverso una mentalità nuova che faccia capo alla comunione di intenti, lasciando da parte i veleni, le invidie e tutto ciò che significa disgregazione e dispersione di ciò che vuol dire costruire insieme. E’ vero, il denaro è importante, ma cosa sarebbe una società di calcio con buone possibilità economiche, se è priva di quella sensibilità culturale e organizzativa che è insita nel proprio contesto sociale? Il pallone ha bisogno di buona comunicazione tra le parti, ha bisogno di incontri, di relazioni che sono essenziali tessere di un puzzle che è passione, cuore e cervello. Ecco, diremmo proprio che è significativo il messaggio dato da <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Nino Salmeri </b>che dice:<b style="mso-bidi-font-weight: normal;"> “Questa storia mi ha fatto riflettere su alcuni valori umani e sportivi che</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">pensavo perduti per sempre”,</b> dal <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Dott. Attilio Andriolo</b> e da tutti i componenti il bellissimo tavolo agghindato di palpabili ricordi ed emozionanti pensieri, che fanno capo a quel Marco Salmeri, giovane calciatore<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>di Milazzo che ancora oggi vive nei cuori di una città che gli ha dato i natali e gli ha intitolato lo stadio. Per lui, per il suo nome, per il suo ricordo, per i suoi genitori e amici, è necessario incamminarsi in un percorso formativo fatto di valori sportivi, in un calcio che ha bisogno di stimoli culturali necessari per crescere. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo Paladianafl0711fl0711img_1960.jpgSiNmilazzo-prosegue-il-progetto-di-crescita-sportiva-e-culturale-1013239.htmSi100451001,02,03030339
721013232NewsEditorialeCarlo Tavecchio succede a se stesso20170307121236Alla FIGC di Roma, si sono svolte le elezioni per nominare il nuovo presidente. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Con il 54,03% dei voti Carlo Tavecchio è stato rieletto presidente federale. Sconfitto l’avversario Abodi, per Tavecchio inizia un lavoro difficile in una FIGC che non appare per nulla unita nei suoi intenti. Storie di elezioni politiche, di lotte intestine per salvaguardare la propria poltrona che si identifica nel Potere. Il 6 marzo è stata la giornata in cui certi veleni non si mandano a dire ma si spiattellano in faccia. Tommasi, presidente dei calciatori e Ulivieri che è presidente degli allenatori, si sono dimostrati per nulla teneri l’un l’altro. Dice Tommasi: ”Prima c’era chi si incatenava per la federazione, adesso quelle stesse catene servono per legarsi alle poltrone”. E Ulivieri di rimando: ”Per fare i rivoluzionari bisogna averne il peso, la cultura, la storia e la statura”. Insomma, una divisione che non aiuta a lavorare serenamente per il bene del calcio italiano che tra professionisti e dilettanti ha numerosi problemi da risolvere. Riuscirà Carlo Tavecchio a rinsaldare i fili sottili di un accordo tra i vertici degli arbitri, dei calciatori e degli allenatori? Soltanto il tempo potrà dircelo. Divisioni e moltiplicazioni di correnti che non fanno il bene di nessuno, anche perché così facendo si peggiorano soltanto le cose da fare che sono davvero tante. Oltre alla ricerca dell’unione interna, Carlo Tavecchio dovrà risolvere la grana della Lega di Serie A che ancora oggi è senza una vera guida. Succedere a se stesso presuppone una grande responsabilità, che Tavecchio deve sapersi accollare per ripagare la fiducia che attraverso i voti gli sono stati dati. La FIGC ha bisogno di riorganizzarsi e di unirsi saldamente, per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, tra cui c’è la proposta del presidente federale di ridurre la Serie A da 20 a 18 squadre, accorciando anche la Serie cadetta da 22 a 20 squadre. Una serie di grandi numeri che è stata portata avanti nel tempo a favore delle pay – tv, di cui oggi si avverte il collasso che investe un sistema che è saturo di impegni. Vedremo cosa cambierà in questo governo del pallone italico, sempre così desideroso di miglioramenti ma che sempre vengono disillusi dal mancato accordo dei vari componenti istituzionali. Unirsi per il bene di tutti è la chiave per aprire ogni portone blindato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Romafl0711fl0711foto-tavecchio.jpgSiNcarlo-tavecchio-succede-a-se-stesso-1013232.htmSi100451001,02,03030307
731013229NewsCampionatiLa maglia di Icardi a Marco Salmeri, per non dimenticare!20170228192611Direttamente da Appiano Gentile, un pensiero per la famiglia Salmeri in ricordo di Marco. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ogni promessa è debito. E siccome,vivaddio, ci sono ancora persone al mondo che quando danno una parola fanno di tutto per mantenerla, ecco che si erge inconfutabile la qualità della persona. Chi ci segue tra le pagine di questo nostro giornale web, ricorderà che poco tempo fa ci eravamo occupati di descrivere i vari momenti dell’incontro del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Presidente del Cit Turin Angelo Frau,</b> con i genitori di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri.</b> Marco è stato un calciatore del Milazzo e del Due Torri in provincia di Messina, che è morto all’età di 22 anni a causa di un incidente stradale. Ebbene, tra le tante cose dette in quell’occasione, il presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Angelo Frau,</b> sapendo che Marco era interista, aveva promesso a mamma e papà Salmeri di fare avere la maglia autografata di capitan <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Mauro Icardi</b>. Oggi quella maglia è arrivata, ed è lì a testimoniare il ricordo indelebile di un ragazzo di belle speranze, prematuramente tolto alla vita da un destino avverso. Oltre questo, il presidente Frau si sta prodigando per allestire degnamente un triangolare di calcio con squadre Primavera di società di Serie A, per onorare durante la prossima estate a Milazzo (Me) il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">3° Memorial</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Marco Salmeri</b>. Un impegno per non dimenticare Marco, con l’intento di alzare l’asticella della qualità di un evento che sta molto a cuore ai suoi genitori, agli amici, ai compagni di squadra, alla città di Milazzo, e adesso anche al Cit Turin e al calcio torinese che, tramite il presidente Frau, ha già imparato a volere bene a Marco pur senza averlo mai conosciuto. Storie di un calcio dilettantistico che si rivolge a quello professionistico per una nobile causa. E’ bello sapere come il calcio torinese stia dimostrando attaccamento e sensibilità, verso uno dei tanti casi in cui il destino pone fine alla vita di un giovane calciatore. Fa onore prodigarsi per la riuscita di una nobile iniziativa. Tragedie che s’infiltrano tra le pieghe dell’anima di famiglie come tante altre, che sono capaci di far soffrire in maniera smisurata. Ma per chi resta, la bellezza sta proprio nel non sentirsi mai soli e abbandonati, grazie al calore, all’unione e alla partecipazione di tante persone capaci di dimostrare la propria solidarietà. Poi, se questi sentimenti vengono trasmessi dall’Italia del nord al sud, la valenza ha ancora più significato. E’ il calcio dei dilettanti, dei volontari e anche dei fotografi come <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Edo Covone</b>, inesauribile produttore di immagini capaci di parlare da sole. E’ il pallone fatto di pochi soldi ma di grandi sentimenti, che si manifestano attraverso una storia fatta di passione che unisce e mai divide. E’ un po’ come accorciare le lunghe distanze di questa nostra Italia, che ha voglia di partecipare all’agonismo di un calcio fatto di abitudini e culture diverse, ma capace di integrarsi tra nord e sud in un significativo incontro di fratellanza che va oltre ogni diseducativo separatismo. Ed è proprio questo il messaggio che si vuole dare ad un incontro che prende spunto dalla tragedia toccata a Marco, giovane promessa di un calcio che gli prometteva un futuro roseo. Luci di una ribalta che si è spenta sul nascere. Troppo in fretta si è consumata una giovane vita che adesso ci tiene tutti uniti. Tessere di un puzzle interrotto, che si cerca di incastrare comunque attraverso il ricordo. Sì, tutti insieme con il significato profondo che la vita perduta di Marco sia da stimolo ad unirci nel suo ricordo. Di questo dobbiamo dire grazie al presidente Frau, alla sua società di Torino, ma anche a quella lontana Milazzo che oggi recepisce ancor di più un gesto di inconfondibile desiderio di unirsi. Così nella gioia, come nel dolore. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Appiano Gentilefl0711fl0711img_2849.jpgSiNla-maglia-di-icardi-a-marco-salmeri-per-non-dimenticare-1013229.htmSi100451001,02,030301797
741013222NewsEditorialeIl Memorial Marco Salmeri collega Torino a Milazzo20170206191948Nord e Sud si uniscono per una nobile causa.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>I lettori ricorderanno che pochi giorni fa ci siamo resi partecipi dell’informazione sul <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Memorial Marco</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Salmeri” di Milazzo (Me),</b> che quest’anno giunge alla sua terza edizione. Marco è stato un giovane calciatore morto tragicamente in un incidente stradale all’età di 22 anni. Una storia che ha coinvolto tante persone della città di Milazzo e dintorni, ma che ha saputo sensibilizzare anche il mondo sportivo di Torino, tramite la società di calcio dilettantistica Cit Turin. In quell’occasione avevamo parlato di un futuribile incontro tra i genitori di Marco e il presidente Angelo Frau. Ebbene, questo incontro è avvenuto in un tardo pomeriggio di sabato 4 febbraio. Le ombre della sera imminente hanno accompagnato con un po’ di tristezza un momento di particolare intensità emotiva, subito stemperata dalla grande ospitalità del Cit Turin e del suo primo rappresentante. In questo appuntamento già fissato da tempo, si sono creati i presupposti per un Memorial calcistico di grande importanza, che verterà probabilmente su un <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>triangolare di Squadre Primavera, di cui ancora non si conosce il nome ma che sicuramente appartengono a società di Serie A. Il presidente Frau, mettendo in mostra la sua grande correttezza morale che lo contraddistingue da sempre, non ha incrementato facili illusioni e voli pindarici, ma ha dato il suo appoggio per la riuscita di un Memorial che, se si realizzerà, alzerà di gran lunga l’asticella di un ricordo fatto attraverso la partecipazione del pallone che conta. Ma c’è ancora un'altra cosa che vogliamo riferire di questo bellissimo incontro in casa del Cit Turin, ed è la promessa del presidente Frau a papà Nino Salmeri, di regalare la maglia con dedica a Marco (che era interista), di Maurito Icardi. Non una maglia qualsiasi, ma la stessa maglia indossata dal capitano nerazzurro in occasione della partita contro la Juve, che si è giocata allo Juventus Stadium. In questa circostanza abbiamo avvertito attimi di intensa commozione da parte della mamma e di papà Nino, il quale con grande dignità e attenzione a non farsi scoprire con gli occhi lucidi di commozione, ha esclamato: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Grazie presidente, mi auguro che Marco da lassù capisca i sacrifici di papà, mamma e adesso anche delle persone che, pur non avendolo conosciuto personalmente, stanno imparando a volergli bene. Grazie davvero. Di cuore”.</b> E’ la parte più bella di un calcio che spesso non siamo soliti cogliere, pieni come siamo di fatti e misfatti che nascondono certi sentimenti che appartengono al senso di un gioco che resta pur sempre la metafora della vita. Il dolore per la perdita di un figlio così giovane e in tragiche circostanze, non ha prezzo. Tuttavia, l’unione di intenti e la sensibilità di un mondo del calcio dilettantistico capace di prodigarsi per una nobile causa nonostante la distanza logistica tra Torino e Milazzo, è davvero ammirevole e meritevole di attenzione da parte di noi cronisti. E’ il calcio dei dilettanti, delle persone di buona volontà che fanno volontariato per il bene sportivo e sociale dei giovani. E’ il pallone dei pochi soldi e dei sacrifici immensi, che contatta il mondo professionistico come collegamento ad una forza unica che significa atto di umanità, di vicinanza, di affetto. Eppure, il presidente Frau, forse per dissolvere un momento carico di emozione, l’ha definito il “Memorial del sorriso e dell’amicizia”, nel ricordo di un giovane calciatore travolto da un tragico destino. Sono storie di vita e di calcio, come tante ce ne sono al mondo. Famiglie colpite dal lutto e da un insanabile dolore, che spesso cercano di curare piaghe inguaribili e lottano per non far cadere nell’oblio dei sentimenti la figura del proprio figlio. E’ l’inevitabile trascorrere del tempo che induce a dimenticare. Ragazzi che attraverso il calcio hanno amato la vita e anche un sogno da sempre sognato, che però non si è mai realizzato. E’ l’altra faccia di un pallone legato ai sentimenti che non conosce fazioni, odi e veleni sportivi, ma che ci fa riflettere su un qualcosa che vale la pena credere insieme. Da nord a sud di questa nostra Italia del pallone, che non deve porre barriere limitanti a qualcosa che va oltre la delusione del gol mancato e della partita persa. E’ il calcio che significa vita. E quando questa vita si perde tragicamente e tronca i suoi interpreti, allora si ha l’obbligo di continuare a credere nel ricordo dell’esempio che ci è stato lasciato come patrimonio. Sì, perché il tempo non può cancellare un puzzle mai ultimato, per la mancanza di alcune tessere che non si sono potute incastrare per colpa del destino. E’ questo il pensiero verso Marco e verso chi, come lui, amava il calcio e la vita che non gli è stata amica. A noi non resta che proseguire il nostro dovere di cronisti, rendendo tutti partecipi di incontri come quello avvenuto a Torino in una sera di Febbraio al Cit Turin, tra i genitori di Marco venuti da lontano e un presidente generoso come Angelo Frau. Per non dimenticare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711img_1960.jpgSiNil-memorial-marco-salmeri-collega-torino-a-milazzo-1013222.htmSi100451001,02,03030278
751013220NewsCampionatiPietro Anastasi, “Allo Stadium la Juve è favorita, ma non vorrei……”20170202191249Intervista al giocatore che ha scritto pagine importanti nella storia della Juventus<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Alla vigilia dell’attesissimo derby d’Italia che vede la Juventus affrontare l’Inter tra le mura del suo Stadium, abbiamo pensato di ascoltare l’opinione di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietro Anastasi</b>, il campione siciliano che ha indossato la maglia bianconera dal 1968 al 1976, giocando 205 partite e segnando 78 reti in Serie A. Attaccante di razza, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Pietruzzu Anastasi</b> ha scritto pagine importanti della storia della Vecchia Signora d’Italia. Nato a Catania, è stato il simbolo di un’Italia che cambiava dal punto di vista sociale. Lo chiamavano “terrone”, ma fu l’orgoglio di un meridione che fece parlare finalmente di sé, come conquista di un’immagine rivalutata nel tempo. Oggi Anastasi vive a Varese, quella città che lo accolse tanti anni fa dopo aver lasciato la sua Catania, per realizzare quel sogno diventato poi realtà. Ascoltiamolo dunque in questa intervista. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pietro, cosa pensi di questa Juve a trazione anteriore?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Mi piace molto, perché vedo una squadra compatta. Soprattutto a Reggio Emilia, dove tutti gli attaccanti sono stati bravi a sacrificarsi per la squadra. Certo, se Mandzukic, Higuain, Dybala, Cuadrado e Pjanic vogliono giocare insieme, devono sacrificarsi. Devo dire che lo stanno facendo molto bene. E poi, soprattutto come gioco, si è fatto un grande salto di qualità.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pensi che questo schema di gioco così offensivo, sia proponibile anche in Champions?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Penso proprio di si. Se i giocatori che ho citato prima, sapranno sacrificarsi come hanno fatto a Reggio Emilia, sono convinto che anche in Champions League si potranno avere grandi soddisfazioni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Si dice che il prossimo anno Allegri lascerà la Juve per andare ad allenare in Premier League. Se così fosse, tu chi vedresti bene sulla panchina della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Vedrei un allenatore capace di continuare a percorrere la strada intrapresa prima da Conte e poi continuata da Allegri. Si parla di Paulo Sousa, un allenatore che ha fatto molto bene con la Fiorentina, dando una fisionomia di gioco propositivo. Ecco, direi proprio che lui, per il suo profilo di tecnico e per la sua conoscenza della società bianconera, potrebbe essere la persona giusta a proseguire il percorso di crescita tracciato dai suoi predecessori. E poi, avere a disposizione i giocatori che ti dà la Juve, significa indubbiamente farti fare un notevole salto di qualità anche come allenatore.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Se la Juve dovesse vincere la partita di domenica prossima contro l’Inter, pensi che metterà una seria ipoteca per la vittoria finale in campionato?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il campionato non finisce certamente domenica, anche se la Juve dovesse battere l’Inter. Tuttavia, darebbe un segnale molto forte a squadre come la Roma, il Napoli e la stessa Inter che sta andando molto bene.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Vedi delle insidie in questo incontro con i nerazzurri di Pioli che arrivano da sette vittorie consecutive, nonostante siano usciti dalla Coppa Italia ad opera della Lazio?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“L’Inter ha trovato finalmente la quadratura del cerchio. Pioli sta facendo davvero un bel lavoro, ha inquadrato bene la squadra e i risultati ottenuti sono l’emblema di questa serie di vittorie consecutive. La sconfitta in Coppa Italia ci può anche stare, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>perché dopo tante vittorie la ritengo fisiologica. E poi, forse sono stati distratti dal pensiero della partita di domenica contro la Juve. Chissà!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Tu che hai giocato tante partite contro l’Inter, è vero che durante la settimana preparavate questo incontro in maniera particolare?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Sai Salvino, queste partite non c’è bisogno di prepararle perché si predispongono da sole. Solo il nome dell’avversario ti galvanizza e non c’è bisogno di motivare i giocatori. L’allenatore, semmai, ha l’obbligo di tenere alta la concentrazione della propria squadra, proprio quando si affrontano partite che sulla carta sembrerebbero di facile portata. Il calcio ci ha insegnato che ogni partita fa storia a sé, per cui è fondamentale prepararsi a dovere e con mentalità da seri professionisti, prima di affrontare qualsiasi match. Poi, se si incontra l’Inter c’è un motivo in più per far bene.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Pietro, se tu fossi l’allenatore della Juve, come la sistemeresti tatticamente in campo per battere l’Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Proseguirei con lo stesso modulo, anche se mi sembra che Allegri sia intenzionato ad inserire Marchisio. In questo caso si dovrebbe scegliere tra Khedira e Pjanic, perché uno dei due dovrebbe restare fuori. Personalmente penso che Pjanic potrebbe essere l’escluso, almeno inizialmente. Questo giocatore dalle grandi qualità tecniche, lo stiamo tutti aspettando. Lui può dare molto di più di quanto ha fatto vedere alla Juve fino adesso, nonostante abbia dato segni di miglioramento nelle ultime partite. Vedremo. Comunque, ribadisco che se io fossi al posto di Allegri inserirei Marchisio al posto di Pjanic.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dunque, qual è il tuo pronostico sulla partita Juventus – Inter?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ una partita difficile da pronosticare, anche per la forma attuale e la bella espressione di gioco messa in mostra dalle due squadre. Tuttavia, è indubbio dare un leggero favore a questa Juve che statisticamente ha collezionato tante vittorie allo Juventus Stadium. Ma nel calcio non c’è nulla di scontato e anche le statistiche fanno storia a se. Sai, è vero che non si può sempre vincere, ma non vorrei perdere proprio contro l’Inter!”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711anastasi.jpgSiNpietro-anastasi-allo-stadium-la-juve-e-favorita-ma-non-vorrei-1013220.htmSi100451001,02,03030351
761013201NewsCalciomercatoTomas Rincon, “Essere alla Juve è la realizzazione di un sogno”20170103191255Juventus - Conferenza stampa del neo acquisto venezuelano(ex Genoa)<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Anche noi de Il calcio 24 eravamo presenti alla conferenza stampa di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tomas Rincon,</b> primo acquisto di gennaio della Juventus. Molti sono stati gli spunti interessanti emersi da questo incontro del giocatore venezuelano con i media, cui ha fatto gli onori di casa Beppe Marotta. Questi sono stati gli argomenti toccati con il giocatore che ha avuto modo di scambiare soltanto qualche parola con mister Allegri durante il suo primo allenamento a Vinovo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Rincon, come sei stato accolto dai nuovi compagni della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Molto bene. Tutti sono stati molto ospitali con me e questo mi aiuta ad entrare in un ambiente particolare che io ho sempre sognato”.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Come pensi di entrare a far parte di questa Juve carica di campioni?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Tutti sono dei potenziali leader, bisogna solo tirar fuori il carattere. Penso che i giocatori possano e debbano crescere come persone, io sono il capitano del Venezuela e devo essere un esempio per i giovani. Per quanto riguarda il mio inserimento nella Juve, penso che il tempo e il mio carattere saranno complici nell’agevolare un compito che è una sfida con me stesso.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Come commenti quel 3 a 1 che la Juventus ha subito contro il Genoa che ti ha visto giocare in campo con quei colori?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“E’ stata una partita particolare, abbiamo segnato due gol in poco tempo e per noi è stata una spinta speciale. Non posso dire cosa avrei apportato io, perché da fuori le cose si vedono sempre in un altro modo. E poi chi gioca contro questa Juve fa sempre di tutto per ben figurare. La Juve è la Juve e contro di lei tutti rafforzano le proprie forze, perché quella è la partita della vita.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Oggi che sei arrivato alla Juve, guardi già indietro nel tuo percorso professionale e pensi come hai fatto ad arrivare fin qui?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Il mio percorso è stato lungo. Avevo un sogno ed ho cercato di perseguirlo come obiettivo da raggiungere. Nei cinque anni in Germania ho imparato tanto e sono cresciuto come calciatore, ma anche come uomo. Poi in Italia ho incontrato un grande allenatore come Gasperini che mi ha fatto maturare ancor di più. Ancora oggi tutta Genova lo ringrazia e io ho tanti motivi in più per stimarlo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E’ vero che contemporaneamente alla Juve, su di te c’era un forte interesse anche della Roma?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Io sono sempre stato concentrato a giocare come ogni professionista deve fare. Quando è arrivata la sosta della Serie A ci siamo seduti e tutto è stato molto veloce. Quando ho sentito della Juventus non ho avuto dubbi. Oggi sono molto felice di essere qui.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>E adesso, quali sono i tuoi propositi da neo giocatore della Juventus?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Come ho già detto, oggi ho realizzato un sogno. Alla Juventus mi sto ancora ambientando e sicuramente darò sempre il massimo, lavorando come sempre al top delle mie possibilità. Se sei un vero professionista e vieni alla Juve non puoi risparmiarti di niente. Qui si gioca per vincere, ed è una cosa che mi piace tanto perché caratterialmente assomiglia al mio modo di essere.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Quali sono state le tue prime sensazioni nell’inserimento con i tuoi nuovi compagni di squadra?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Questo gruppo è una famiglia. Qui ci sono grandi campioni ed è un onore stare in mezzo a loro ed essere compagno di squadra anche di Buffon, che è il più forte portiere del mondo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Perché hai scelto il numero 28 sulla maglia della Juve?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“Fin da quando sono stato all’Amburgo ho gradito il numero 8 sulle spalle. Ma qui, alla Juve, quel numero è già di Claudio Marchisio e così ho deciso per il 28 che è anche il numero dei miei anni.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Per finire, Tomas. Come pensi di inserirti nel sistema tattico voluto da Allegri?</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>“So per esperienza che nel calcio come nella vita, l’impegno e il lavoro costante sono il segreto per raggiungere ogni obiettivo. Sono a completa disposizione della Juve<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e di mister Allegri, per dimostrare tutto il mio entusiasmo e la mia voglia di combattere in campo.”</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torino JUventus Stadiumfl0711fl0711foto-rincon.jpgSiNtomas-rincon-essere-alla-juve-e-la-realizzazione-di-un-sogno-1013201.htmSi100451001,02,03030413
771013185NewsCampionatiL’analisi della nona giornata di Serie A20161024165917Disamina aggiornata sul campionato di calcio.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Dopo il tonfo di sabato sera della Juventus a Milano contro i rossoneri di Montella e la vittoria della Sampdoria nel derby di Genova, la domenica calcistica ha dato parecchi spunti di riflessione. Una su tutte la conferma della Roma che vincendo 4 a 1 contro un rabberciato Palermo, si propone in maniera convinta ad essere tra le più titolate squadre pretendenti al titolo di campione d’Italia. La squadra di Spalletti si trova assieme al Milan al secondo posto in classifica, con due punti di distacco dalla capolista Juventus. Ma, mentre la giovane compagine di Montella deve ancora crescere sotto il profilo della maturità e quindi della continuità di risultati, i giallorossi di Spalletti garantiscono maggiore esperienza e campioni che stanno lentamente trovando un gioco d’assieme che lascia ben sperare per il futuro. Anche il Napoli, sempre alle prese con il problema Gabbiadini che è stato espulso a Crotone per fallo di reazione, vincendo in Calabria si porta a terzo posto in classifica a 4 punti dalla Juve. Ma ciò che più conta è che la squadra di Maurizio Sarri è decisa ad uscire fuori da un periodo particolare che ha destabilizzato l’armonia e la tranquillità di inizio campionato. Bene per Torino e Lazio che si dividono la posta in palio e mettono in evidenza grandi presupposti per continuare a far bene in un campionato che potrebbe vederle illuminate da mille motivazioni agonistiche. Chievo e Atalanta proseguono la marcia di una raccolta punti da mettere in cascina per il prosieguo del campionato. La prima ha pareggiato 0 a 0 in casa dell’Empoli, mentre i bergamaschi di Gasperini vincendo 2 a 1 contro l’Inter, si confermano squadra ostica e difficile da affrontare per tutti. Già, l’Inter di Frank de Boer e la sua crisi. Un argomento più volte trattato, discusso e affrontato da noi con particolare attenzione. Una società, quella nerazzurra, che sta forse pagando i tanti errori commessi in questi anni dopo il triplete conquistato da Josè Mourinho. Con l’avvento in società da parte del filippino Erik Thohir e poi della società cinese Suning, le cose si sono aggravate in maniera esponenziale. Prima Mancini in veste di allenatore – dirigente con libertà di far comprare costosissimi giocatori che poi si sono rivelati inutili alla causa nerazzurra e adesso De Boer, l’olandese chiamato a sostituire il Mancio in corsa, che sta pagando forse più del dovuto il suo non conoscere il calcio e la lingua italiana. Insomma, fatto è che anche lui è sulla graticola e in procinto di essere sostituito sulla panchina dell’Inter, qualora dovesse perdere ancora nella prossima partita contro il Torino. Ma, proseguendo ancora nella nostra analisi della nona giornata di Serie A, dobbiamo mettere in evidenza il largo punteggio di 5 a 3 che la Fiorentina di Paulo Sousa ha conquistato contro il Cagliari in terra sarda. Una partita strana, in cui si è evidenziata una giornata in cui le rispettive difese sono apparse molto disattente a beneficio degli attaccanti. Ma la giornata davvero positiva degli avanti viola, hanno dato lustro alle giocate di un centrocampo molto propositivo in fase di ripartenza. Il Cagliari, da parte sua, è incappato in una giornata negativa che ha fatto smaltire la sbornia della vittoria conseguita a Milano contro l’Inter. Per il resto, Bologna e Sassuolo si sono divise la posta in palio pareggiando 1 a 1 una partita vivace, che a tratti ha evidenziato piacevoli spunti tecnici e agonistici. Vince l’Udinese in casa contro il Pescara. Un 3 a 1 molto eloquente del nuovo corso targato Del Neri, capace di far ben sperare i friulani verso una risalita in classifica che significherebbe mettere al sicuro un campionato tranquillo. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNl-analisi-della-nona-giornata-di-serie-a-1013185.htmSi100451001,02,03030402
781013168NewsEditorialeCalcio, l’immoralità dei guadagni stellari20160907164128Gonzalo Higuain è il più pagato calciatore d`Italia<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>In un mondo del lavoro che da anni conosce la crisi più nera e di difficile soluzione per una sua fuoriuscita, il calcio dei lussureggianti e iperbolici guadagni fa gridare allo scandalo. Da una statistica aggiornata in questi giorni, si apprende che i costi degli stipendi relativi alla sola Serie A italiana è di circa 985 milioni di euro annui. Uno sproposito economico che non è accettabile nell’Italia delle pensioni minime, della disoccupazione giovanile e di un Pil che non si scosta mai da livelli di speranza economica per il presente e per il futuro di questo nostro Paese. Così Gonzalo Higuain, con i suoi 7,5 milioni di euro netti l’anno è il nuovo primatista del settore “calcio guadagni”. A ruota seguono Daniele De Rossi con 6,5 milioni di euro e Pjanic con 4,5. Poi c’è Hamsik che ne guadagna 3,5, mentre gran parte dei suoi compagni del Napoli si “accontentano” di guadagnare intorno ai 2 milioni di euro. Ma il picco più alto della spesa relativa alle retribuzioni del pallone, le società di calcio di Serie A l’hanno toccato nel 2011, quando è stata registrata una spesa di 1 miliardo e 100 milioni di euro. Stipendi che sanno di favola e che invece si confermano reali di un mondo del calcio che si nutre dei lauti guadagni provenienti dagli sponsor, dalle televisioni e dalle partecipazioni nelle Coppe Europee. Tuttavia, non è facile abituarsi all’idea di un contrasto così abissale tra la vita comune e quella legata a un calcio che non tiene conto di lauree o titoli conquistati a fatica negli anni per conquistarsi un posto dignitoso in società. Se pensiamo a tutto questo, anche noi che ci occupiamo di calcio e ne facciamo informazione, ci sentiamo quasi disarmati davanti a tale ingiustificato distinguo di introiti tra un calciatore e qualsiasi altro lavoratore. Sappiamo che questi discorsi risalgono alla notte dei tempi, tuttavia, ci sembrerebbe opportuno cercare di calmierare alla fonte quell’eccessiva tendenza ad aumentare sempre più quegli stipendi che fanno gridare allo scandalo. E’ una questione di dignità, di rispetto verso persone che talora vivono in difficoltà economica e che si accendono d’entusiasmo quando hanno un autografo o fanno una foto accanto ai propri beniamini del pallone. Fotografie e dediche autografate che immortalano uno status sociale di così abissali sproporzioni economiche, che soltanto l’euforia di un gol o di una stretta di mano con il tuo idolo, ti fa dimenticare. E’ l’orgoglio di una passione che annebbia e nasconde, perché se si va sempre dove ti porta il cuore è difficile razionalizzare ciò che è evidente a tutti.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711GONZALO-HIGUAIN580.jpgSiNcalcio-l-immoralita-dei-guadagni-stellari-1013168.htmSi100451001,02,03030366
791013163NewsCampionatiTorino, preso Joe Hart in prestito20160830075039Il presidente Cairo regala a Mihajlovic un portiere di sicuro affidamento<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Adesso Cairo fa sul serio. Zitto zitto sta organizzando una squadra meritevole di attenzione. Avevamo più volte segnalato la necessità di acquistare un portiere affidabile di prima fascia, ebbene, adesso con l’arrivo del portiere inglese <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Joe Hart</b> possiamo davvero dire che il Torino ha coperto un ruolo che da troppi anni appariva insufficiente. L’ultimo ok è arrivato nella serata di lunedì 29 Agosto e nella giornata di martedì 30 sarà già a Torino per le rituali visite mediche e per firmare il contratto. Il portiere inglese ha accettato con assoluta convinzione questo trasferimento in casa granata, perché ha modo di fare una nuova esperienza nel campionato italiano di Serie A, ma anche per andare via dal Manchester City, dove Pep Guardiola lo aveva relegato a terzo portiere. E allora, quale migliore occasione per Cairo di approfittare di una circostanza fatta ad hoc per le sue esigenze di squadra? Questa new entry granata è davvero da considerarsi di lusso per il Torino, per Sinisa Mihajlovic e per tutto l’ambiente che attendeva un numero uno di forte personalità tra i pali. La formula del prestito secco per un anno garantisce un affare per il Toro, che così facendo avrà la possibilità di valutare sul campo il reale valore del portiere della nazionale inglese. Al momento non si conoscono ancora gli accordi economici presi dalla società granata con l’agente del portiere inglese, tuttavia, pensiamo che sia stato ridimensionato l’ingaggio annuale di 3,8 milioni di euro che Hart percepiva al Manchester City. Una cifra del genere sarebbe stata improponibile da parte di Urbano Cairo, che crediamo abbia comunque convinto il portiere inglese ad abbassare il suo ingaggio a favore di altri possibili bonus. Dunque, questa volta il Torino e il Presidente Urbano Cairo sembrano fare sul serio per allestire finalmente una squadra di prima fascia del campionato italiano. I tifosi stiano tranquilli, perché quest’anno in casa granata se ne vedranno delle belle.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711cairo.jpgSiNtorino-preso-joe-hart-in-prestito-1013163.htmSi100451001,02,03030356
801013162NewsCampionatiUn bellissimo Toro dilaga contro il Bologna20160829161748Il «gallo« Belotti, sbaglia i rigori ma segna tanti gol <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Buona la seconda partita di campionato per il Torino che ha affrontato il Bologna allo Stadio Grande Torino. Un netto 5 a 1 che è significativo di una partita in cui i giocatori granata hanno fornito ampi sprazzi di bel gioco, associato a motivi di antico senso di determinazione e furore agonistico. Una squadra che anche a San Siro contro il Milan, nella prima partita di campionato, pur perdendo per alcuni svarioni difensivi e per un rigore sbagliato da Belotti, aveva suscitato una buona impressione. Il lavoro di Mihajlovic continua nel migliore dei modi, anche se in sede di conferenza stampa post partita, ha tirato metaforicamente le orecchie al gallo Belotti, per avere sbagliato per la seconda volta consecutiva il calcio di rigore. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Va bene</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">fare i gol su azione, ma i rigori servono alla squadra e bisogna trasformarli in gol”.</b> Così si esprime il mister serbo che evidentemente, perdurando questo problema momentaneo di Belotti, si vedrà costretto a dare i galloni di rigorista del Toro a qualche altro compagno di squadra. Per il resto, questo Torino sembra davvero rinvigorito nell’espressione di gioco, dove persino Martinez ha migliorato il suo incedere verso la porta avversaria con più capacità tecniche rispetto all’anno scorso. La squadra sembra avviata a recitare una parte importante in questo campionato, tuttavia c’è ancora da risolvere la grana Maksimovic e l’acquisto di un portiere più affidabile di Padelli. Il presidente Cairo e il D.S. Petrachi stanno lavorando per acquistare il portiere del Manchester City, Joe Hart che è stato praticamente scaricato da Pep Guardiola. Certo, il suo acquisto significherebbe chiudere il mercato del Toro col botto, tuttavia, l’operazione è molto complessa per via del suo ingaggio di 3,8 milioni di euro all’anno. Un ingaggio troppo oneroso per il Toro di Cairo che, tuttavia, non demorde nella ricerca di convincere in qualche modo il portiere inglese ad accettare la sua proposta. In quel ruolo, Sinisa Mihajlovic può contare di Padelli, Gomis e Ichazo, ma pare che nessuno dei tre lo soddisfi appieno. Proprio lui che di portieri se ne intende, per aver lanciato il Serie A Donnarumma, quando era allenatore del Milan. Su Hart è piombato anche il Sunderland, che vanta buoni rapporti con il Manchester City e gli garantirebbe uno stipendio molto vicino a quanto guadagna attualmente. Vedremo cosa accadrà. Certo è che il ruolo di portiere resta comunque uno dei punti mai risolti dalla società granata, che ha optato sempre per custodi di porta non di prima fascia. Nel calcio moderno il ruolo di portiere è determinante, non solo per la qualità, l’esplosività delle parate e la tempestività nelle uscite, ma soprattutto è importante come perno determinante dell’inizio di ogni azione. Ci auguriamo davvero che per il bene del Torino, Cairo riesca a concludere con questo portiere inglese che per il suo interessante curriculum, significherebbe un notevole salto di qualità per la difesa e per tutta la squadra granata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Grande Torinofl0711fl0711mihajlovic.jpgSiNun-bellissimo-toro-dilaga-contro-il-bologna-1013162.htmSi100451001,02,03030309
811013158NewsCampionatiA Milazzo si gioca nel ricordo di Marco Salmeri.20160826070558Per commemorare la morte del giovane calciatore, la città mamertina ospita la Primavera del Palermo e il Due Torri. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Per&nbsp;il secondo anno il giovane calciatore milazzese Marco Salmeri, deceduto tragicamente in una maledetta domenica di due anni fa a causa di un terribile incidente stradale ,mentre ritornava a casa &nbsp;dopo una partita di calcio giocata con la maglia del Due Torri, verrà ricordato dalla famiglia con l'organizzazione del 2° Memorial &nbsp;"Marco Salmeri" , un triangolare di calcio fra le squadre del Milazzo, attualmente nel campionato di Eccellenza, il Due Torri di Gliaca di Piraino, che milita nel torneo di Serie D e la squadra &nbsp;Primavera del Palermo, finalista all'ultimo torneo di Viareggio assieme alla Primavera della Juventus, che si aggiudicò il trofeo anche se la squadra rosanero ne uscì a testa alta.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Il triangolare si disputerà Mercoledì 31 Agosto in notturna allo stadio "Marco Salmeri" con inizio &nbsp; alle ore 18,00 e consisterà in partite di minitempi di 45' , nel corso dei quali si incontreranno a turno le tre squadre partecipanti.&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>L'ingresso sarà gratuito, per cui si prevede il pubblico delle grandi occasioni , entusiasta &nbsp;per la partecipazione della Primavera del Palermo, che, rispondendo all'invito della famiglia Salmeri e del dott. Attilio Andriolo, per la prima volta verrà a &nbsp;giocare &nbsp;a Milazzo nel ricordo di Marco Salmeri, mettendo in vetrina i suoi ragazzi, allenati da mister Giovanni Bosi, aa. 46, ex centravanti dell'Ascoli nel 1992 per tre anni e successivamente del Bologna, che aiutò a salire in serie A. Quest'anno ha rifiutato la panchina dell'Ascoli per essere riconfermato alla guida della Primavera del Palermo. Fra i giocatori della Primavera rosanero particolarmente seguiti dai grossi club di serie A, ci sono Giuseppe Pezzella, aa.18, terzino sx; Leonardo Marson,aa.18,portiere; Simone Lo Faso,aa.18,seconda punta;Shaqir &nbsp;Tafa,aa.17, centrale;Fabio Brasile, aa.17,punta ;Rosario Damiano Maddaloni, aa.18, centrale di difesa e Antonino Tramonte, aa.18, centrale di centrocampo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Alla manifestazione presenzieranno &nbsp;le autorità sportive e cittadine anche &nbsp;per rendere onore al &nbsp;giovane atleta milazzese, che ha lasciato un vuoto incolmabile in quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di giocarci assieme.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Attilio Andriolo</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo Stadiio Marco Salmerifl0711fl0711milazzo.jpgSiNa-milazzo-si-gioca-nel-ricordo-di-marco-salmeri-1013158.htmSi100451001,02,03030323
821013130NewsEditorialeLe lacrime di Cosmi e l’abbraccio consolatore di Oddo.20160610154734Una finale play off caratterizzata da risvolti umani.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Ma che cos’è mai questo calcio che prima si presenta cinico e spietato come&nbsp;fosse la sintesi &nbsp;di&nbsp;“ Mors tua, vita mea”, e poi si scioglie inaspettatamente nella fragilità&nbsp;di momenti che ne esaltano i sentimenti umani. Così come sono andate le cose sul campo del Trapani, in occasione del match di ritorno play off contro il Pescara per la conquista della Serie A, avrebbero dovuto esserci due squadre promosse. Non solo per la qualità del gioco e dell’agonismo messo in campo dalle due contendenti, ma anche per ciò che hanno espresso durante l’arco di tutto il campionato. Ma la cosa che più ha colpito l’opinione sportiva e non solo, sono state le lacrime di delusione consumate alla fine della partita da Serse Cosmi, l’allenatore del Trapani che rimasto solo e seduto sulla sua panchina, si è lasciato andare ad un inarrestabile pianto dirotto. Un sogno di promozione a lungo accarezzato e poi svanito nel nulla. Ma la bellezza di un episodio che difficilmente vediamo nei campi di gioco, ci parla di un gesto unico dal gusto deamicisiano, che si avvicina al libro cuore. Oddo, infatti, l’allenatore del Pescara che ha raggiunto la promozione in Serie A, prima di andare ad esultare e <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>festeggiare con i suoi ragazzi, si è seduto accanto a Cosmi e lo ha abbracciato in maniera forte, intensa, consolatoria, proprio come fosse suo padre. Commuove davvero questa scena che ci fa ricredere su un calcio ricco di emozioni ma sempre più arido di sentimenti. Al di là dell’amarezza di Cosmi per la mancata promozione del suo Trapani, dobbiamo dire che in quelle copiose lacrime dell’allenatore della squadra siciliana, il calcio italiano ha ritrovato un personaggio vero, autentico, capace di incarnare il vero spirito di uno sport che ha perso il significato umano. Troppi sono gli interessi e i partner commerciali che si infiltrano in un tessuto di sicuro investimento economico, che non possono dare spazio ai sentimenti e alle delusioni dei perdenti. Vincere è l’unica cosa che conta. Arrivare secondi è come partecipare con la logica anacronistica di De Coubertin; non serve a nulla. Ma i sentimenti? quelli no, non c’è più spazio. Chi vince è giusto che gioisca, mentre chi perde resti pure a rosicare di rabbia e delusione. E’ la sintesi del calcio di oggi; tutto interessi, programmazione perfetta, investimenti, guadagni allucinanti e spietatezza di sentimenti. Quasi a godere degli insuccessi altrui. Tanto sei tu importante, perché vinci. Per questo motivo, l’inusuale gesto manifestato da Oddo nei confronti di Cosmi, assume carattere di grande importanza umana. Sentimenti che si infiltrano tra le piccole e ormai assottigliate fessure di un pallone, che dimenticando l’essere è pura immagine dell’apparire.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Trapanifl0711fl0711foto-cosmi---oddo.jpgSiNle-lacrime-di-cosmi-e-l-abbraccio-consolatore-di-oddo-1013130.htmSi100451001,02,03030293
831013129NewsCampionatiVentura: ”Dopo 5 anni, credo di aver capito cosa vuol dire essere del Toro”20160609200952Un segno di stile, da parte dell`ex allenatore del Torino Giampiero Ventura.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Calibri"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;">Salvino Cavallaro</span></b><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"> - Una lettera vera, quella di Giampiero Ventura, il prossimo CT della Nazionale che con questo messaggio di commiato dalla società e dal popolo granata, ha dato un segno di stile. Parole di ringraziamento che danno l’immagine dell’uomo, prima ancora del tecnico. Spesso lo abbiamo criticato per le sue scelte tecniche, per certe testardaggini tattiche che talora sono apparse penalizzanti nel gioco, ma nulla gli si può rimproverare sulla serietà, la professionalità e il lavoro dimostrato sul campo. <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">«</font><em><span style='font-family: "Calibri","sans-serif";'>E’ arrivato il momento del commiato. Vado via dal Torino perché, come nei migliori cicli della vita, mi rendo conto che uno di essi si è concluso. Ci siamo divertiti, abbiamo soprattutto costruito qualcosa di molto solido, sicuro e duraturo. Adesso è il momento, nell’interesse di tutti e soprattutto per migliorare quanto realizzato, di dare spazio a nuovi stimoli.</span></em><font face="Calibri">&nbsp;</font><em><span style='font-family: "Calibri","sans-serif";'>Per me è un momento difficile perché il distacco è doloroso e perché nonostante la mia lunga esperienza c’è qualcosa che ancora non so allenare: il momento dei saluti. Questo è ancora più difficile di molti altri perché arriva dopo cinque anni in cui ci siamo dati tutto, reciprocamente, senza risparmiarci mai. Cinque anni dove tutti siamo andati al massimo, attraversando sofferenze, regalandoci gioie che hanno benedetto ogni giorno di lavoro. Sono stati soprattutto cinque anni di emozioni forti, sconosciute e inimmaginabili, come il giorno della commemorazione di Superga: lì ho vissuto quello che trascende il calcio per farti sentire parte di una storia che è e resterà sempre più grande di qualsiasi singolo uomo passi e passerà da queste parti. Sul campo abbiamo raggiunto insieme tutti gli obiettivi che ci eravamo prefissati: il ritorno in serie A, il ritorno nel calcio europeo, la vittoria nel derby. Sono questi risultati che tutti insieme abbiamo raggiunto, giorno dopo giorno, tappa dopo tappa. Abbiamo trasformato in forza la diffidenza iniziale e lo abbiamo fatto con l’unica cosa che sappiamo fare: lavorare, con passione e dignità, forza e rispetto, lavorare con il massimo della dedizione e di ogni capacità e talento di cui siamo dotati. Personalmente sento di dovere dire grazie: grazie a Don Aldo per quello che mi ha trasmesso, grazie a tutti i calciatori per la disponibilità; grazie al mio primo capitano, Rolando Bianchi; grazie al mio capitano di questa stagione, Kamil Glik; grazie al gruppo storico, che con noi ha cominciato questa straordinaria avventura: dai Vives ai Darmian. E grazie a tutti quelli che quotidianamente rimangono nell’ombra con l’obiettivo di dare a tutti noi che siamo sul campo il solo pensiero di rendere al massimo: medici, fisioterapisti, magazzinieri, dirigenti, segretari. Un grazie a Gianluca Petrachi, il primo che ha colto la possibilità di scrivere questa storia e che mi ha dato la possibilità di conoscere un uomo come Urbano Cairo, che per me oggi è molto più del presidente; è un uomo col quale ho un legame che va oltre quello professionale e dal quale ho ricevuto più di quanto ho dato. E’ grazie a tutte queste persone, e al mio staff, che siamo riusciti a vivere questi cinque anni esaltanti, anni in cui le soddisfazioni per le vittorie hanno superato di gran lunga le amarezze per le sconfitte. Porterò sempre nel mio cuore tutti questi momenti, vittorie e sconfitte, queste ultime inevitabili per costruire i successi di questo lungo periodo e, sono sicuro, altri successi che arriveranno. L’ultimo ringraziamento voglio rivolgerlo a Torino, al legame che questa città e i suoi abitanti hanno con la loro squadra. E’ difficile da spiegare, devi entrare nelle strade e nel cuore di questa gente per capire fino in fondo cosa voglia dire per loro il Toro. Io credo di averlo capito, ed è per questo che considero la mia più grande vittoria non quella singola ottenuta su un qualsiasi campo di gioco ma quella di avere contribuito a riportare l’orgoglio del vecchio cuore granata a battere nel corpo dei più giovani. Di questi cinque anni non dimenticherò alcuna faccia, non dimenticherò alcun momento, alcun episodio, di certo non dimenticherò la gioia di avere rivisto i bambini che oggi nuovamente vanno alle elementari indossando la maglia del Torino.Non mi dimenticherò mai di voi e spero dal profondo del cuore che non vi dimentichiate di me. Vi auguro tutti i successi che questa Società, questa tifoseria e questa maglia meritano.</span></em></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Calibri","sans-serif"; font-size: 12pt;'>Giampiero Ventura</span></b></em><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><em><span style='line-height: 115%; font-family: "Calibri","sans-serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;</span></em><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNventura:-dopo-5-anni-credo-di-aver-capito-cosa-vuol-dire-essere-del-toro-1013129.htmSi100451001,02,03030334
841013126NewsCampionatiRampulla è il nuovo presidente della Cremonese20160603141342Un nuovo e prestigioso incarico per l`ex portiere della Juventus.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Dopo avere vissuto una bella esperienza cinese come allenatore dei portieri nella squadra del Guangzhou allenata da Marcello Lippi, l’ex portiere della Juventus Michelangelo Rampulla si avventura in una nuova esperienza dirigenziale. Egli,infatti, è il nuovo presidente della Cremonese. Succede a Gigi Simoni nella società che è di proprietà dell’industriale siderurgico Giovanni Arvedi. Rampulla è ricordato per essere stato il primo portiere a realizzare un gol in serie A, proprio con quella Cremonese che nella stagione 1991-’92 affrontò l’Atalanta. Sì,proprio lui, Michelangelo Rampulla da Patti, ridente paese turistico della provincia di Messina che gli ha dato i natali nel 1962. Una vita da juventino, la sua, a custodire quella porta che per lunghi anni ha rappresentato il significato di una carriera fatta con serietà e alto senso della professionalità. 49 sono le sue presenze in maglia bianconera, vincendo quattro scudetti e una Coppa dei Campioni. A fine carriera, fin dall’anno 2002, ha ricoperto diversi ruoli nell’ambito della società bianconera. Un’opportunità prestigiosa che Rampulla ha accolto con entusiasmo, ma che è stata anche una forma di gratitudine alla sua appartenenza alla Juve. Atleta serio e portiere di grandi qualità, Rampulla è stato faro illuminante di consigli ed esperienze calcistiche,anche quando è stato un prezioso numero 12 da panchina. Mai una polemica, mai i toni alti si sono elevati dalla sua persona per rivendicare un’eventuale insoddisfazione. Sempre lì a remare per il verso giusto con i suoi compagni, con la sua squadra,con chi aveva bisogno di lui anche a bordo campo. Sono gesti che si ricordano e che fanno l’uomo, prima ancora dell’atleta. Adesso si apre un nuovo scenario nella sua lunga carriera di uomo di sport. E’ il ruolo di neo presidente della Cremonese, che Michelangelo Rampulla saprà sicuramente condurre con la serietà di uomo che gli è da sempre connaturata.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Torinofl0711fl0711michelangelo_rampulla.jpgSiNrampulla-e-il-nuovo-presidente-della-cremonese-1013126.htmSi100451001,02,03030394
851013117NewsCampionatiUna brutta Juve, si perde tra le lacrime d’addio di Luca Toni.20160509191254Al Bentegodi, più Luca Toni che Juve. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Una Juve irriconoscibile perde a Verona,ultima della classe e intenta a celebrare l’addio al calcio giocato di Luca Toni. Molte le concause di una sconfitta indolore ma al contempo roboante, se si tiene conto dell’abissale punteggio di classifica tra le due squadre. Approccio alla gara sbagliato e mancanza di stimoli, sembrano essere i primi e più eclatanti motivi di un risultato negativo che si abbatte sulla Juve, esattamente dopo 193 giorni dalla fatidica notte di Sassuolo. Amareggiato ma non preoccupato appare Massimiliano Allegri dopo la gara,il quale si appella ad un approccio mentale sbagliato della sua squadra, anche se, ogni tanto, uno “schiaffo” ci vuole per far riflettere. Chiaro accenno alla preparazione della finale di Coppa Italia contro il Milan, che deve essere presa con ben altra vigoria. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Dobbiamo rimetterci subito a posto, perché quello è un obiettivo da</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">raggiungere”</b> afferma con tutta franchezza il Max Allegri, fresco di contratto appena firmato. Tuttavia, pensiamo che a questa sconfitta di 2 a 1 della Juve in quel di Verona, si debba tenere conto di alcune assenze importanti. Buffon, Pogba, Morata, Marchisio, Mandzukic, Khedira, Evra, Lichtsteiner, tenuti volutamente a riposo (tranne Marchisio e Khedira infortunati), significa privarsi dell’80% del valore della squadra. Una percentuale così alta, che nessuna squadra al mondo potrebbe sostenere senza subire conseguenze nell’assetto tattico. Certo,nel caso della Juve presentata a Verona non c’è da obiettare, visto che lo scudetto è stato vinto largamente e che ci si prepara,come dicevamo, a una finale di Coppa Italia che la Juventus è orientata a conquistare. E,in questo caso, nemmeno l’analisi dell’accoppiata d’attacco Zaza – Dybala, può essere considerata come fatto negativo, visti gli innumerevoli errori di appoggio da parte di un centrocampo che vagava nel nulla e incapace di affondare tra le linee difensive di un Verona che con grande dignità ha dato l’addio alla Serie A. Ma, come dicevamo, è stata la partita dell’addio di Luca Toni, attaccante di razza, campione del mondo nel 2006 che lascia il calcio giocato all’età di 39 anni, dopo oltre 600 partite giocate e oltre 300 gol in carriera. Ecco, diremmo proprio che più della brutta sconfitta rimediata dalla Juve, sia doveroso parlare di un addio che ti fa rammaricare con il tempo che fugge via in maniera frettolosa e che ti fa rimpiangere gli atleti veri, i campioni seri di un calcio che stenta a riproporre certe esemplari continuità. Eppure, Luca Toni, nel suo The End, si è anche inventato il “cucchiaio” sul rigore che ha battuto per la sua squadra, per la sua gente che l’ha seguito durante tutto il suo percorso calcistico partito da Modena, finito a Verona e passando attraverso Empoli, Fiorenzuola, Lodigiani, Treviso, Vicenza, Brescia, Palermo, Fiorentina, Bayern Monaco, Roma, Genoa, Juventus, Al-Nasr e ancora Fiorentina. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Verona Stadio Bentegodifl0711fl0711Luca-Toni.jpgSiNuna-brutta-juve-si-perde-tra-le-lacrime-d-addio-di-luca-toni-1013117.htmSi100451001,02,03030401
861013111NewsCampionatiCrotone, orgoglio della Calabria calcistica.20160430142429La promozione del Crotone in Serie A, è l`emblema della rivincita sociale della Calabria.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>E’ un avvenimento che nel calcio periodicamente si avvera e ti fa pensare alla favola che diventa realtà. Lo stiamo vivendo con il Leicester di Ranieri nel campionato inglese e l’abbiamo vissuto in Italia l’anno scorso con la promozione in Serie A del Carpi e del Frosinone. Quest’anno registriamo con un piacevole benvenuto la squadra calabrese del Crotone, che è stata appena promossa nel calcio che conta. Più che di una favola, sarebbe opportuno parlare del Crotone Calcio come capolavoro di una gestione accorta, perfetta sotto l’aspetto della programmazione tecnica voluta in primis dal presidente <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Vrenna</b>. Una perfetta sinergia con l’allenatore <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ivan Juric</b> e il direttore sportivo <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Giuseppe Ursino</b>. Nomi quasi sconosciuti al grande pubblico del calcio più seguito in Italia, ma che fa riflettere come il pallone possa comunque riservare interessanti novità anche da quelle più piccole realtà capaci di affrontare ostacoli che soltanto all’apparenza appaiono insormontabili. E’ la forza di chi ci crede, sempre e comunque fino alla fine. E questo crederci fortemente, se accompagnato dalla qualità dirigenziale e tecnica, si può trasformare in una realtà che lascia increduli. E’ il calcio della provincia, ma soprattutto è il calcio di una regione d’Italia, la Calabria, atavicamente alle prese con problemi di natura sociale ed economica che si riflettono su un immobilismo che soffoca la naturale crescita. Ma il calcio, con la sua funzione d’immagine apportatrice di indiscussi vantaggi economici e commerciali, resta pur sempre un veicolo, diremmo quasi indispensabile, di aggregazione sociale e scambio culturale. Ma, per non risultare una meteora, il Crotone deve smaltire in fretta la sbornia di un entusiasmo legittimo che deve essere accompagnato da una tempestiva programmazione adatta alla Serie A. Il calcio non ammette soste, perché oggi è già domani. Resta il fatto storico di una meritata promozione che si riflette in una terra di Calabria capace di attrarre le simpatie degli appassionati di calcio del profondo sud. Un meridione che storicamente non gode di grandi attenzioni mediatiche. Con il Palermo, il cui destino di restare in Serie A resta legato a un filo, e il Catania caduto in disgrazia per i noti fatti di illecito sportivo, la vera rappresentanza calcistica del sud d’Italia si fermava a Napoli. Oggi, con la prima storica promozione in Serie A del Crotone, il meridione si fermenta in una sinergia di tifo che è vicino alla Calabria. Come se ci fosse una sorta di amichevole patto tra chi ha sempre sofferto a discapito di chi vince sempre. Già, quella Calabria così culturalmente decantata dall’appartenenza dei suoi Bronzi di Riace e da quelle bellezze paesaggistiche naturali che sono il vanto del nostro Paese nel mondo, oggi si fregia con orgoglio di presentare un Crotone che è stato capace di scrivere la sua piccola storia negli annali dell’italico calcio meridionale. Un capolavoro che ha tutta l’intenzione di fondare le proprie radici, per costruire il futuro attraverso il calcio di Serie A. Quell’importante pallone che si pone sotto i riflettori dei media, per dare voce a una terra di Calabria che ha bisogno di far crescere in fretta le sue grandi potenzialità, che da troppo tempo sono state oscurate dalla mancanza di coraggio e iniziativa. Ecco, se c’era bisogno di migliorare la propria autostima, questa è l’occasione da non perdere. </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;"> </span></span></b><br><br>Crotonefl0711fl0711crotone-calcio.jpgSiNcrotone-orgoglio-della-calabria-calcistica-1013111.htmSi100451001,02,03030385
871013099NewsCampionatiL’analisi della 31/ma giornata di Serie A.20160404192149Il nervosismo di Higuain e compagni, favoriscono la Juve che sente vicino il quinto scudetto consecutivo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>A sette giornate della fine del Campionato di Calcio di Serie A, sono emersi tanti spunti da analizzare. Diciamo subito che non è stata una giornata felice per gli arbitri, che in quasi tutti i campi hanno lasciato la propria impronta di negatività. Udine e Milano sono stati i terreni in cui i fischietti sono andati maggiormente nel pallone. Rigore sì o rigore no, simulazione o non simulazione, fatto sta che assistenti di linea e addizionali di porta, spesso non sanno dare le giuste indicazioni all’arbitro della gara. Ma a prescindere da queste annose considerazioni che potranno essere almeno attenuate dalla moviola in campo, possiamo affermare che la Juventus si è quasi aggiudicata il suo quinto scudetto consecutivo, vincendo in casa con un Empoli per nulla rinunciatario nel gioco e nell’agonismo. Quella dello Juventus Stadium non è stata una bella partita, tutt’altro, ma era la vittoria che contava più di ogni altra cosa. E la Juve l’ha ottenuta. Bella o brutta che sia, l’ha ottenuta. Il Napoli, dal canto suo, è incappato in un mezzogiorno di fuoco di un’apparente domenica tranquilla, che alla vigilia sembrava di normale amministrazione. Ma, con nostra sorpresa, abbiamo subito notato in Higuain e compagni un nervosismo esagerato, una straripante ansia da risultato che si è manifestata nel desiderio affannoso di voler chiudere subito una partita, che avrebbe dovuto riportare i partenopei a tre i punti di distacco dalla Juve, già vincitrice sabato sera. E’ vero, l’arbitro e i suoi collaboratori hanno sbagliato molto, tuttavia, l’esasperato nervosismo del Napoli ha dimostrato che questa squadra non è abituata ad amministrare certi stress provocati da un lungo ed estenuante campionato che li ha obbligati ad inseguire sempre quella Juve che non molla mai. Sarri e Higuain si sono fatti espellere, creando ancor più un clima di nervosismo e, nel caso dell’argentino, anche uno spettacolo poco edificante per un giocatore che, pur avendo subito un’ingiustizia, appare rissoso e non limita mai il suo carattere focoso da contestatore. Eppure, lui che è l’emblema del Napoli e dei napoletani, dovrebbe in qualche modo calmare certi bollenti spiriti che danneggiano la squadra. Così, l’Udinese, rinfrescata nella mente e nei muscoli da mister De Canio che ha sostituito l’esonerato Colantuono sulla panchina dei friulani, ha sfoderato una prestazione di grande spessore agonistico, vincendo la partita per 3 reti a 1. A Milano, l’Inter di Mancini perde contro un Torino che aveva assoluto bisogno di muovere una classifica che si stava facendo pericolosa. I nerazzurri hanno chiuso la prima parte della gara in vantaggio, per effetto di un rigore ( che non c’era) realizzato da Icardi. Poi, nel secondo tempo, il Toro di Ventura è entrato in campo deciso a rimontare lo svantaggio. Così è andato in gol, prima con Molinaro e poi con Belotti, che trasforma un rigore (che non c’era), assegnato dall’arbitro Guida per atterramento in area di rigore dello stesso Belotti, ad opera dell’incolpevole Nagatomo che è stato pure espulso. Insomma, errori su errori marchiani, madornali. Errori che hanno falsato una partita che avrebbe potuto essere descritta in maniera diversa. Nelle altre gare, si è evidenziato il derby di Roma che non ha detto altro che quello che si prevedeva alla vigilia. Di gran lunga superiori sono stati i giallorossi di Spalletti, che vincono 4 a 1 un derby senza storia. Esonerato Stefano Pioli, adesso la Lazio si affida a Simone Inzaghi in un ritiro punitivo. Stessi problemi per il Milan di Sinisa Mihajlovic, apparso addirittura imbarazzante nel gioco e nelle idee, contro la pimpante Atalanta che, vincendo 2 a 1, raggiunge quota salvezza. Per il resto c’è da annotare il pareggio casalingo di una calante Fiorentina che pareggia 1 a 1 contro la Sampdoria dell’ex Montella. Il Chievo batte 3 a 1 un Palermo che sente già odore di Serie B, mentre il Genoa di Gasperini trafigge 4 a 0 il Frosinone, mettendo sugli scudi un Suso che, con una splendida tripletta, mette in evidenza tutto il suo potenziale tecnico che gli ha dato un meritato 8 in pagella e una ferrea risposta al Milan che non ha creduto in lui. Intanto, anche il Sassuolo di Di Francesco prosegue il suo brillante campionato, andando a vincere 3 a 1 sul campo di un Carpi che crede ancora in un’esigua speranza di salvezza. A chiusura della 31ma giornata di Serie A, resta ancora il posticipo tra Bologna e Verona che, tuttavia, non ha più nulla da dire ai fini del campionato.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify; tab-stops: right 481.9pt;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-tab-count: 1;">Salvino Cavallaro&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNl-analisi-della-31-ma-giornata-di-serie-a-1013099.htmSi100451001,02,03030426
881013095NewsCampionatiGigi Buffon, 974 minuti d’imbattibilità. E’ record!20160321191125Un campione, un uomo, una leggenda. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Udinese, Roma, Chievo, Genoa, Frosinone, Napoli, Bologna, Inter, Atalanta, Sassuolo e poi Torino, senza mai subire reti. Gigi Buffon si ferma a quota 974’, per effetto del gol subito su calcio di rigore tirato da Belotti nel derby di Torino al 48’. L’ultimo gol l’aveva subito sul campo della Sampdoria ad opera di Antonio Cassano al 64’. Da allora è stato custode arcigno della sua porta, fino a superare il record di Sebastiano Rossi ex portiere del Milan, che si era fermato a 929 minuti. Una storia la sua, che non è come le altre. E’ la storia di un campione vero, di un atleta integro che ha connaturato in sé la grande&nbsp;forza morale che si associa al carisma di capitano, cui i compagni fanno sempre affidamento. Un grande appeal che nasce dalla semplicità dei suoi gesti tecnici e agonistici, ma anche da un rapporto corretto che egli ha in campo e nella vita privata con i suoi compagni. Un campione vero.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Eppure sembra ieri che Gigi Buffon ha esordito in Serie A nel Parma, nel 1995 . Aveva 17 anni, essendo nato a Carrara il 28 Gennaio del 1978. Esplosività, grinta, determinazione, bravo tra i pali e fuori. Per lui, abbrancare il pallone equivale a tuffarsi con sicurezza, senza timore o incertezze di sorta. Stessa forza, stesso coraggio, stessa generosità nell’arrivare prima degli altri. Nell’area piccola il pallone è cosa sua. Un concetto da grande portiere che non può essere condiviso con gli avversari, perché carpire il pallone significa inibire.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>La sua presenza è una garanzia per ogni difesa di qualità. Eppure Gigi ha l’umiltà di dire che nessun record è figlio di un singolo; e così dice grazie a ognuno dei suoi compagni di squadra. Insomma, una leggenda che è patrimonio del calcio italiano di tutti i tempi. E se l’assegnazione del pallone d’oro non fosse sempre cosa privata per gli attaccanti, Gigi Buffon avrebbe già da molto tempo conquistato un trofeo mondiale che diremmo quasi gli spetti di diritto. Salvare un gol equivale a farlo, e se si potessero calcolare quanti gol Buffon ha sventato nella sua carriera, potremmo dire tranquillamente che è come se ne avesse fatti tantissimi. Un ruolo, il suo, che è determinante per ogni squadra che ha grandi ambizioni. Nella lunga storia del calcio, non ricordiamo squadre vincenti senza un portiere di grande qualità. D’altra parte l’ossatura di una squadra comincia proprio da un bravo portiere e continua con un ottimo centrale di difesa, un grande centrocampista e un attaccante capace di fare tanti gol. E’ la storia del calcio che inizia proprio dai pali, dal guardiano di quella porta che deve dare sicurezza anche nella regia della propria difesa. Gigi Buffon, con questo suo record d’imbattibilità ha scritto la storia dei migliori portieri al mondo di tutti i tempi, ed è stato capace di rivalutare un ruolo spesso non considerato dai giovani calciatori di oggi. Tutti vogliono fare gli attaccanti, tutti vogliono fare gol, ma Gigi,il leggendario recordman di sempre, ci ha insegnato l’importanza e la qualità di un ruolo che nella figura moderna prevede anche grandi capacità balistiche con i piedi. Buffon, portiere di razza e campione da imitare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl07111301338-3523e2cc4a60769771cc583505f2d016.jpgSiNgigi-buffon-974-minuti-d-imbattibilita-e-record-1013095.htmSi100451001,02,03030416
891013088NewsCampionatiA Torino non si avverte più la febbre da derby.20160311164998torino,juventus,serie a timA una settimana dal derby di Torino, si respira una flebile attesa. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" roman","serif";="" new="" times="">E chi l’avrebbe mai detto che la città della Mole Antonelliana sarebbe arrivata a disinteressarsi (o quasi) del suo derby cittadino. Storia di un pallone torinese che da sempre ha regalato attese febbrili ed emozioni da vendere. E adesso? Adesso non è più così per colpa di un Torino che ha creato intorno a sé un alone di freddezza. Nonostante le iniziative popolari del presidente Cairo che ha abbassato i prezzi, prima a favore dei giovani e poi a beneficio delle donne in occasione dell’8 Marzo, non sembra esserci stato l’auspicato risveglio di interesse granata. E, mentre la Juve procede nella sua strada fatta di record e interesse da parte dei suoi innumerevoli tifosi sparsi in tutta Italia, il Torino si trova a dovere affrontare come sempre situazioni di difficoltà tecniche e organizzative. Procede la costruzione dello stadio Filadelfia che dovrebbe essere ultimato alla fine del 2016. E positivo è stato pure l’affitto dei campi Robaldo in Strada Castello di Mirafiori, dove il Torino potrà creare finalmente una casa per il suo vivaio giovanile. Ma è la squadra di Ventura che non va bene. E sono anche tante altre cose legate a una gestione societaria troppo ancorata a un conservatorismo che non fa crescere mai sotto l’aspetto dell’immagine e della popolarità. Abbiamo più volte affrontato questo tema granata, che per noi è essenziale ai fini di una svolta epocale che possa fondersi in maniera perfetta tra storia, leggenda e presente – futuro. Erano gli anni in cui si attendeva il derby con passione. Una stracittadina che faceva emergere due sponde pallonare ricche di storia, di avvenimenti, di vittorie, di gioie e anche di disgrazie senza fine. Era il periodo storico del tremendismo granata, capace di mettere soggezione la Vecchia Signora d’Italia che faceva incetta di scudetti, ma che soccombeva davanti a quel Toro arrembante, sanguino, desideroso di farsi valere contro la più titolata avversaria. Storie forse evanescenti, talora anche effimere, ma ricche di passione, di interesse, di colore, di gioco, di grinta, di determinazione, di spettacolo capace di tenerti sul filo delle emozioni più vere. Era la gioia della vittoria che si contrapponeva alla delusione della sconfitta. Oggi non è più così, visto che si vive una fredda vigilia del derby torinese che si disputerà domenica 20 marzo. Pochi i biglietti venduti in prelazione ai tifosi del Toro, mentre l’Olimpico rischia di non essere uno stadio tutto granata. Il conto alla rovescia è già iniziato, ma tutto va a rilento e&nbsp;in maniera svogliata, quasi a dimostrare che il tifoso del Toro si senta offeso nel ricordo del derby d’andata che, se&nbsp;potesse, lo cancellerebbe dagli annali dei derby torinesi di tutti i tempi. Finora non si sono verificate le corse ai botteghini e soltanto la curva Maratona risulta esaurita in tutti i suoi posti. Ma quella, si sa, è l’anima della fede granata che emerge sempre. Attaccata, inossidabile e refrattaria anche a quel vento impetuoso che molte volte spira contro i granata, così come si sta verificando in questo periodo. Ma domenica 20 Marzo allo Stadio Olimpico di Torino arriva la Juve, arrivano quelle maglie bianconere che per il Toro sono state da sempre lo stimolo a fare la partita della vita. Vedremo se qualcosa cambierà nell’atteggiamento di attesa della Torino del pallone, città sabauda e prima capitale d’Italia apparentemente fredda, ma che da sempre si è sciolta nell’attesa di un derby cittadino che nessuno ha mai voluto perdere. La Juve è sempre là, in alto alla classifica. Ma è il Toro che deve crescere per stuzzicarla come faceva una volta, dimostrando di essere all’altezza della situazione. E magari chissà, sotto la Mole si potrà ancora respirare quell’aria da derby che non c’è più. Neanche a inventarla.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" roman","serif";="" new="" times="">Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-family:;" 12pt;"="" roman","serif";="" new="" times=""><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>Torino Stadio Olimpico.fl0711FL0711torino---juventus.jpgSiNtorino-juventus-febbre-da-derby-serie-a-1013088.htmSi100451001,02,03030566
901013087NewsCampionatiZamparini, un padrone combina guai.20160309190231La situazione tragicomica del Palermo di Maurizio Zamparini.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Tifosi inferociti e confusione generale. Il colore rosanero del Palermo è nel pallone. Il presidente Maurizio Zamparini, con il suo carattere&nbsp; irascibile è riuscito a creare ansie, paure e reali presupposti di mancanza di lucidità gestionale. Il suo Palermo è quartultimo in classifica e rischia seriamente la retrocessione, tuttavia, il presidente rosanero continua a cambiare allenatore, talora ogni due settimane. Un atteggiamento che non porta da nessuna parte, anzi mette a libro paga numerosi allenatori che stipulano un contratto con la società rosanero e poi, dopo l’esonero, vengono pagati a vuoto. Dopo l’ennesimo allontanamento di Iachini, prima assunto, poi esonerato, e quindi richiamato e ancora allontanato per effetto delle dimissioni dello stesso Iachini, adesso si pensa a mettere sotto contratto Walter Novellino. Anche Ballardini, prima chiamato a sedere sulla panchina dei rosanero e poi esonerato, ha declinato gentilmente l’invito a ritornare ad allenare il Palermo. Una situazione tragicomica che si dipana in più atti, esattamente come fosse una commedia; la commedia del pallone rosanero. E dopotutto questo caos, il consiglio che possiamo dare a Maurizio Zamparini, presidente del Palermo, è quello di auto esonerarsi. Comiche di un calcio che non esiste da nessuna altra parte del mondo, che non giustificherebbe neanche la conduzione di una società di calcio dilettantistica di terza divisione, altro che calcio di Serie A. Zamparini ha cambiato 9 allenatori in 8 mesi. Figure di nuovi e vecchi allenatori che si alternano come fossero ciliegie. Dici una e poi basta. E invece continui a mangiarne, proprio come fossero ciliegie. Di questo presidente, sia il Palermo che il calcio italiano, non ne possono più. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Meglio</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">retrocedere”</b> dicono i tifosi inferociti, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“almeno così finisce questa farsa”.</b> E, in effetti, di logico non c’è proprio nulla, nella conduzione gestionale del Palermo calcio. Nulla che possa far prevedere la continuità di un presidente che ha fatto più danni che cose buone. A parer nostro, se la società si trova in questa posizione di classifica, l’unico colpevole è proprio lui, il presidente Maurizio Zamparini, che non ha saputo scegliere l’allenatore giusto cui affidare una squadra che, evidentemente, non è stata costruita bene dal punto di vista tecnico. Abbiamo sempre pensato che nel calcio non s’inventa nulla e, senza i presupposti di creare con i fatti un’organizzazione e una programmazione capace e costruttiva, non vai da nessuna parte. La competenza calcistica va oltre i proclami fatti attraverso le urla e i toni alti sbandierati ai quattro venti. E’ finito il tempo del padrone che investe del denaro e tutti devono sottostare al proprio volere. Qui, nel Palermo calcio, con questo modo di agire, siamo lontani anni luce da quello che è il vero senso del calcio moderno. Non serve l’arroganza e non serve neppure questo atteggiamento atavico di un presidente, come Zamparini, che dà pure del “deficiente” all’allenatore (Iachini), il quale è stato scelto proprio <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>da lui stesso. Ma qual è a questo punto la soluzione per far uscire dal tunnel un Palermo che sente avvicinarsi a grandi passi lo spettro della retrocessione? Chissà, magari se Zamparini stesso decidesse di sedersi in panchina, fare l’allenatore e poi esonerarsi, potrebbe essere un’idea? O no?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Palermofl0711fl0711zamparini-.jpgSiNzamparini-un-padrone-combina-guai-1013087.htmSi100451001,02,03030395
911013084NewsCampionatiTorino, tanti discorsi fatti di nulla 20160301155234Il campionato del Torino e i problemi di sempre. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Ci capita spesso di seguire il Torino e di sentire i commenti di fine gara che non si discostano mai dallo stesso refrain, nell’illusione che la prossima volta andrà meglio. Una speranza che non si affida mai su basi concrete ma danno l’idea di parole dette tanto per dire. Dopo la partita contro il Milan, Padelli ha dichiarato a grandi linee ciò che ha detto mister Ventura: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Se giochiamo come contro il</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Milan ci toglieremo grandi soddisfazioni”.</b> Noi, tutto questo giocar bene non l’abbiamo visto. Ciò che abbiamo potuto vedere è un desiderio di offendere che è stato leggermente più consistente del solito. Ma parliamo di “desiderio” e non di reale forza nell’imporre il proprio gioco ad un Milan che non ci è apparso stratosferico dal punto di vista del gioco ma, piuttosto, ci è sembrato alla portata del Torino. E così il Toro che fa? Perde la partita per 1 a 0 e torna a casa. Altro che: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“se</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">giochiamo……ci toglieremo grandi soddisfazioni”.</b> Forse <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Padelli</b> non sa che alla fine del campionato mancano soltanto 11 partite e, semmai, certe dichiarazioni si possono fare all’inizio del campionato e non alla fine. A noi sembrano discorsi da squadra provinciale che si arrabatta alla fine per potersi salvare dalla retrocessione. Ma dov’è il progetto di questa società granata che continua una gestione così conservatrice che sembra ormai lontana anni luce da tutto ciò che significa il calcio moderno. Più volte abbiamo detto che questa squadra deve essere portata stabilmente su posizioni europee e quindi deve considerarsi, non a parole, facente parte del gruppo delle migliori squadre italiane. Non una squadra relegata eternamente in quella fascia di illustri mediocri senza l’orgoglio di emergere. Quell’orgoglio granata di appartenenza ad una straordinaria storia, offesa da un presente che da anni non è all’altezza della situazione. Non basta più vincere i derby (adesso neanche più quelli) per salvare una stagione e dire <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Torino siamo noi”.</b> Urgono i fatti, urge la risposta sul campo che è frutto di ciò che si produce dietro la scrivania, urge la mentalità moderna di gioco e di espressione calcistica che sia realmente consona a ciò che circonda il Toro e il calcio di Serie A. Questo Torino merita un restyling. Il suo vestito è passato ormai di moda, ciononostante <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>si tende a ritoccarlo ormai da anni, troppi anni, senza capire che era tempo di cambiare. I giovani acquistati quest’estate sono l’unica nota positiva. Tuttavia, questo accenno di rinverdire giustamente la squadra, non ha dato i frutti sperati perché i giovani sembrano essere stati risucchiati da un ambiente e un gioco timoroso, occasionalmente propositivo e mai costruttivo nella mentalità di offendere l’avversario e imporre il proprio gioco. E così,tranne il periodo iniziale del campionato in cui il Toro ci aveva illuso in un miglioramento, si è sprofondati di nuovo nella poca qualità di gioco e di conseguenza di risultati. Una storia senza fine quella del Torino, che ancora oggi vive e rimpiange uno straordinario passato che non aiuta il presente e neanche il futuro.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtorino-tanti-discorsi-fatti-di-nulla-1013084.htmSi100451001,02,03030337
921013077NewsCampionatiNapoli, tra storia, cultura e passioni legate al calcio.20160217192112Napoli, città di passione calcistica e non solo.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Azzurro come il cielo e il mare di Napoli. Questo è il colore delle maglie della squadra partenopea, questa è la tinta, la cromatura che maggiormente si confà a tutta una città. E come poteva essere interpretata in maniera diversa la cultura popolare e l’orgoglio di sentirsi napoletani. La complessità delle storiche problematiche sociali della città di Napoli, si concentrano quasi tutte nella propria squadra di calcio e ne fanno l’orgoglio di un contesto sociale, in cui i sentimenti e anche i risentimenti sono spesso in contraddizione tra loro. Ma questa squadra, questo Higuain e prima ancora quel Maradona, sono i simboli di una sorta di rivincita contro un destino non sempre premiante. E qui,in questo angolo di mondo in cui l’allegria e l’ottimismo si contrappongono allo sconforto e al pessimismo, si vive tra mille problemi in un quotidiano non sempre facile da vivere. Ma per fortuna arriva la domenica e si può andare allo stadio San Paolo a godere del gioco del calcio, ad appassionarsi alla propria squadra, ad amare i propri beniamini, tra uno sventolio di colori azzurri che sono cielo e mare di Napoli, che sono canto, poesia, cuore. E’ Napoli, è terra di arte, di poeti, di romanticismo, ma anche di angoli di povertà che è segno di disagio sociale. Al di là del fenomeno calcio, a Napoli non c’è nulla che crei lo stesso interesse, proprio perché si intende come forza d’urto nel rappresentare i propri risentimenti verso chi pensa che questa particolare terra del sole, del mare e del cielo azzurro, sia da considerare da serie B. E invece no! Napoli è una città da serie A, come la sua squadra che quest’anno aspira giustamente alla vittoria dello scudetto, una gioia vissuta in tempi ormai troppo lontani; quelli di Diego Armando Maradona. Ma Napoli da allora non è cambiata, è rimasta sempre la stessa. Piena di passione, esaltazione,inventiva, talento canoro e poetico, ma capace anche di varcare le soglie del precario equilibrio, sprofondando nella delusione e nello sdegno per il minimo insuccesso. Sono le radici di questo popolo napoletano tutto cuore e sentimento, che crede, sogna e poi è capace di piangere, di commuoversi per poco, per niente. Nelle sfide calcistiche con le grandi città del Nord d’Italia, c’è stato da sempre una sorta di rivincita sociale attraverso un pallone che parla di voglia di dimostrare che il Sud, nonostante i suoi mille problemi, non è inferiore al Nord. E’ giustamente orgoglioso questo napoletano, che attraverso questa passione vuol far vedere che non esiste alcun gap da colmare, perché Napoli è anche calcio ad alti livelli. Certo, la sconfitta subita allo Juventus Stadium contro la Vecchia Signora d’Italia, assume i connotati di una delusione cocente. Ma ci può anche stare,non deve essere un dramma per Napoli e i napoletani. In fondo la squadra è sempre lì, ai vertici della classifica, a un solo punto dalla Juventus. Ma adesso bisogna pensare al Villarreal. L’aspetta la Spagna, l’aspetta l’Europa League, ma l’aspetta soprattutto il confronto con sé stessa. Sì, perché il Napoli e i napoletani devono ritornare a credere nella propria squadra con l’entusiasmo di sempre, nonostante quel piccolo incidente di percorso che è avvenuto a Torino. Niente drammi, niente delusione e musi lunghi, il Napoli di Sarri con il suo gioco spettacolare saprà divertire ancora quel popolo napoletano fatto di poeti, di cantanti, di sognatori solari che <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>si tingono d’azzurro come il cielo e il mare di Napoli. Una città e un popolo straordinario.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br>Napoli fl0711fl0711delaurentiis67.jpgSiNnapoli-tra-storia-cultura-e-passioni-legate-al-calcio-1013077.htmSi100451001,02,03030446
931013075NewsCampionatiUno sguardo al Campionato di calcio di Serie A20160215193553Un turno di calcio che ha proposto tanti temi interessanti. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>La 25ma giornata di calcio di Serie A ha sancito il sorpasso in classifica della Juventus sul Napoli e ha offerto tanti altri spunti significativi. Intanto, la Fiorentina è ritornata ad occupare la terza posizione di classifica dopo aver battuto per 2 a 1 l’Inter di Mancini, che resta la delusione più eclatante del campionato. Bella e arrembante la squadra viola, che ha assorbito il credo calcistico del suo coach Paulo Sousa. Se questa squadra riuscirà ad acquisire continuità di risultati, nonostante la sua insufficiente panchina, potrà sicuramente dire la sua per un posto in Champions League. Dicevamo dell’Inter, che delusione! La squadra nerazzurra è in piena crisi di gioco e risultati, che lasciano pensare a seri problemi di impostazione da parte di Roberto Mancini. Questa squadra continua a non avere un’anima, ed è triste e quasi timorosa nell’interpretare sul campo ciò che significa la sua gloriosa storia. La situazione è davvero difficile da risolvere a breve. Adesso è la società a dover dimostrare di avere gli attributi; ci riuscirà? Intanto la Roma, che ha vinto 3 a 1 a Carpi, sta assorbendo la cura Spalletti e al contempo ritrova sorrisi e serenità nell’ambiente giallorosso. Adesso, la speranza di un posto in Champions non è più una chimera. Vince 2 a 1 il Milan contro il Genoa e dà significanti segnali di risveglio di gioco e di compattezza di squadra. Ora deve continuare su questa strada. Il Genoa di Gasperini, invece, scivola sempre più nella zona a rischio di retrocessione. D’altra parte, non si può pretendere di più da una squadra cui sono stati tolti i giocatori più importanti. Stesso discorso per la Sampdoria di Montella che non va oltre lo 0 a 0 contro un’Atalanta che mister Reja ha reso sempre più ostica e capace di badare all’essenziale. Perde in casa 3 a 1 il Palermo, contro un Torino apparso vibrante e deciso a uscire fuori da un periodo nero di risultati che hanno fatto pensare alla crisi. La realtà è che la squadra granata ha bisogno di continuità di gioco e di vittorie, per essere definitivamente collocata tra le più importanti squadre del nostro campionato. Il Palermo, invece, ha dimostrato una notevole involuzione di gioco, di autostima e, conseguentemente, di risultati. A questo punto il presidente Zamparini ha mandato in ritiro anticipato la squadra, richiamando Iachini sulla panchina rosanero. Che bel valzer di allenatori ha inscenato Zamparini, che da Zaccheroni a oggi ha preso e ripreso ben 11 allenatori. Il 5 a 2 della Lazio contro un ormai rassegnato Verona, non fa storia, mentre incuriosisce la vittoria per 2 a 1 del Frosinone a Empoli, che mette in evidenza il serio tentativo di salvarsi da parte dei laziali e il momento di stanca di un Empoli che sembra in fase calante. Per il resto, la 25ma giornata di calcio ha segnalato il pareggio di 1 a 1 del Chievo che ha giocato in casa contro il Sassuolo. Poi, la vittoria esterna del Bologna per 1 a 0 in casa dell’Udinese, ha riproposto l’ottimo stato di salute della squadra felsinea, che adesso aspetta la Juventus in casa propria.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Times New Roman","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNuno-sguardo-al-campionato-di-calcio-di-serie-a-1013075.htmSi100451001,02,03030433
941013059NewsEditorialeLa Juve vince ancora. Ma che bello questo Empoli!20150405140650Una Juventus poco brillante, vince contro l`Empoli del bel gioco. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>La 29° giornata di serie A si chiude con il posticipo Juventus – Empoli vinto dai bianconeri per 2 a 0. Un’altra vittoria della Vecchia Signora d’Italia, l’ennesima in un Juventus Stadium sempre vestito a festa. Ma chi ha visto la partita, ha potuto apprezzare la qualità del gioco dell’Empoli di Sarri, una squadra fatta con nomi quasi sconosciuti capace di affrontare a viso aperto l’avversario, mettendolo pure in difficoltà. Così è successo anche allo Juventus Stadium, dove i toscani per nulla intimoriti dalla prima della classe, hanno creato più di un problema ai padroni di casa. La squadra di Sarri gioca a viso aperto, pressa molto alto, conquista palloni a centrocampo e si fa valere nell’interdizione come nella costruzione di gioco. Ma la Juve può contare su un Tevez in forma smagliante, capace di fare la differenza nonostante la stanchezza del viaggio di ritorno dall’Argentina, dove ha giocato con la sua Nazionale. La squadra di Allegri sale dunque a 70 punti in classifica, con un vantaggio di 14 punti sulla Roma che è ritornata a vincere all’Olimpico contro un Napoli apparso in calando rispetto alle precedenti partite. Ma, come dicevamo, è l’Apache argentino che fa la differenza nella Juve, ed è proprio lui a sbloccare il risultato con un gol che, grazie all’aiutino dell’arbitro Giacomelli che fischia una punizione a due in area nonostante il tocco di Rugani per Sepe non fosse volontario, fulmina da pochi passi il portiere toscano. L’Empoli, intanto, ribatte colpo su colpo, e più d’una volta è andato vicino al pareggio mettendo in difficoltà Buffon che si è superato su Saponara e Pucciarelli. Poi, sul finale del match, Pereyra porta a 2 i gol della Juve grazie ancora a un magistrale suggerimento dell’immenso Tevez. Questa, dunque, la sintesi della partita “pasquale” di una Juve forse non bella, ma che ha saputo superare un ostacolo per nulla facile. In fondo, gli scudetti si vincono anche così.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Juventus Stadiumfl0711fl0711buffon 4.jpgSiNla-juve-vince-ancora-ma-che-bello-questo-empoli-1013059.htmSi100451001,02,03030672
951013051NewsEditorialeL`indifferenza del mondo del calcio, mentre a Parma si vive il dramma sportivo20150223205844La situazione del Parma calcio ci riporta ad antichi problemi di ordine etico.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Forse c’è solo il problema di dare credibilità al campionato italiano. E, se non fosse per questo motivo, probabilmente nessuno si interesserebbe al dramma sportivo del Parma Calcio. Ma più che la credibilità e la protezione dell’immagine dell’italico calcio nel mondo, c’è da tenere conto del fattore umano e sportivo di chi con il fallimento alle porte perde la storia, i titoli acquisiti ma, soprattutto, la dignità dei suoi dipendenti. Già, i dipendenti che non sono solo i calciatori che, nonostante non siano remunerati da circa un anno presumiamo che non abbiano gli stessi problemi economici di tutti gli altri dipendenti del Parma Calcio. Ma c’è una dignità che va oltre il benessere economico dei calciatori che, in tutta questa storia, appaiono più uomini, piuttosto&nbsp;che viziati benestanti del mestiere di calciatori. Sarà che nella vita ci si sente più vicini nel momento del bisogno, sarà che lo spirito di gruppo in certe circostanze si rafforza in maniera indissolubile, fatto è che certi valori umani si esaltano come fatto concreto, palpabile e non è frutto di inconcludenti metafore. Domenica 22 febbraio si sono disputate le partite in calendario tranne Parma – Udinese. Un grave fatto che avrebbe dovuto sensibilizzare la Figc, ma anche tutto il sistema calcio italiano che, quasi in sordina, ha dato notizia che davanti allo stadio Tardini si sono ritrovati i tifosi che hanno manifestato tutta la loro amarezza e delusione verso tutti i personaggi che si sono succeduti dopo il fallimento economico della Parmalat. Non è possibile restare insensibili a certi eventi negativi del calcio, non è possibile disinteressarsi degli altri. Eppure gli interessi economici non danno spazio a nulla, se non all’egoistico pensiero che c’è il pericolo di un campionato non regolare dal punto di vista della classifica. E, in tutto questo incredibile disinteresse, ci piace leggere che Lucarelli, il capitano del Parma, ha fatto sapere che i suoi compagni sono d’accordo a raggiungere la città, la squadra e lo stadio che il calendario presenta per effettuare le partite che il Parma deve giocare fino alla fine del campionato, affrontando di tasca propria le spese relative al viaggio. Ma ci piace anche il pensiero del presidente della Sampdoria Ferrero che si è reso promotore di sensibilizzare tutti i presidenti delle società di Serie A. Dice Ferrero: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Il calcio italiano non può restare indifferente davanti alla serietà, alla professionalità, alla maturità con la quale i giocatori del Parma stanno affrontando una situazione estremamente difficile. Per questo motivo non vorrei sentire parlare di fallimento ma di ricostruzione. Il mondo ci guarda: dobbiamo dare un segnale forte e compatto a Lucarelli, a tutti i suoi compagni, ai ragazzi del</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">settore giovanile e ai tifosi del Parma. Dobbiamo dare loro la possibilità di giocare, di continuare a onorare la maglia che indossano”.</b> Sì, ci piace davvero questo appello del presidente della Sampdoria Ferrero, ma ci piace anche la voglia dei calciatori che sfuggono all’idea tentatrice di abbandonare la nave per andare altrove. Questo è il calcio che ci piace tanto! Dare una mano a chi è in difficoltà, deve essere principio di vita.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Parma Stadio Tardinifl0711fl0711lucarelli alessandro.jpgSiNl`indifferenza-del-mondo-del-calcio-mentre-a-parma-si-vive-il-dramma-sportivo-1013051.htmSi100451001,02,03030508
961013049NewsCampionatiSerie A, solo un pari per il Torino contro il Cagliari20150216172773Il Torino perde l`occasione di vincere la sua quinta partita consecutiva.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino - Doveva essere la quinta vittoria consecutiva per il Torino che ha affrontato il Cagliari di Zola allo stadio Olimpico. E invece si è trattato di un pareggio con il risultato di 1 a 1, che non incanta nessuno ma che ripartisce equamente la posta in palio. Diciamo subito che le due squadre si sono annullate dal punto di vista tattico. Al 3-5-2 di Ventura, Zola ha risposto con un assetto tattico formato dal 4-3-1-2. Il Cagliari è venuto a Torino con la fame di punti e, mentre per il Torino si può parlare di rimpianto, per la squadra di Zola, invece, è un punto guadagnato. La squadra sarda è apparsa ben messa in campo, ordinata sotto il profilo tattico e attenta a non lasciare varchi pericolosi agli avanti granata. Così abbiamo visto due squadre tatticamente corte, talora anche raggruppate in un fazzoletto e veloci nelle ripartenze. Il Torino ha osato&nbsp;di più rispetto al Cagliari, che, tuttavia, in qualche momento della gara ha pure dato l’impressione di volere tentare qualcosa di più che un grigio pareggio. E così, dopo essere andato inaspettatamente in vantaggio al 34’ con Donsah, il Torino risponde dopo un minuto con la rete di El Kaddouri. Intanto il Torino trova praticamente un muro a centrocampo e non riesce a fornire bene le due punte Quagliarella e Martinez. La fase d’attacco per il Toro, migliora soltanto quando sviluppa il gioco sugli esterni soprattutto con Bruno Peres,&nbsp;il quale&nbsp;cerca la superiorità numerica a metà campo quando decide di partire palla al piede sul settore di destra. Ma la solidità del centrocampo del Cagliari formato da Donsah, Conti e Ekdal, mette in difficoltà il Toro, soprattutto quando Cossu parte velocemente verso la porta di Padelli. Nel secondo tempo il Torino tenta di schiacciare sulla propria area il Cagliari, dando la sensazione di voler far sua la partita, ma il portiere del Cagliari Brkic neutralizza alla grande un tiro di Darmian al 62’ e un tentativo di Quagliarella al 70’. Ottimo il rendimento di questo portiere del Cagliari che merita un 7 in pagella per la qualità delle sue parate. Per quanto riguarda i ragazzi di Ventura, c’è da registrare una logica delusione per non aver vinto la partita che avrebbe potuto dare una maggiore spinta in classifica. Adesso il Toro pensa già <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>come superare l’impegno di Europa League che lo vedrà confrontarsi con gli spagnoli dell’Atletico Bilbao. La gara sarà sicuramente più impegnativa rispetto a quella contro il Cagliari, per questo è importante vedere un Toro diverso, arrembante, caparbio, così come l’abbiamo apprezzato nelle quattro gare di campionato vinte consecutivamente.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp; </span></span></b><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNserie-a-solo-un-pari-per-il-torino-contro-il-cagliari-1013049.htmSi100451001,02,03030639
971013033NewsEditorialeSerie A, il Campionato Italiano al giro di boa. Il punto di Salvino Cavallaro20150119185014La Juventus si laurea campione d`inverno e chiude il girone d`andata con cinque punti di vantaggio sulla Roma. La finestra su tutte le altre squadre.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Torino - Meritatamente in testa con ben cinque punti di vantaggio sulla Roma, la Juventus si laurea ancora una volta campione d’inverno. Uno strapotere di gioco, di fraseggi, di tocchi di alta scuola e di gol, hanno fatto la differenza tra la Vecchia Signora e il resto delle squadre. Un ruolino di marcia che non è certamente da record, ma che evidenzia una Juventus più duttile, razionale, sicuramente meno ossessiva e ossessionata di quella vista l’anno scorso. La Roma, pur con tutta la buona volontà di squadra dagli ottimi valori tecnici, mette in evidenza la mancanza di tenuta nel non riuscire a tenere il passo dei bianconeri, dimostrando che senza l’apporto dell’ivoriano Gervinho, impegnato nella Coppa d’Africa, diminuisce di gran lunga la sua potenzialità offensiva. Si potrebbe dire: “Più Pogba e meno Gervinho”, giusto per sintetizzare la situazione delle due squadre in questo momento. Ma, per quanto riguarda la Juve, sarebbe più giusto dare un valore più globale di squadra, piuttosto che soffermarsi sulle singole giocate di classe di Polpo Pogba, il calciatore dal valore di 100 milioni di euro. Nel corso di buona parte delle partite d’andata, la Juve ha accusato alcune difficoltà di tenuta fisica e anche non trascurabili problemi nell’essere cinica nel momento di chiudere le partite. Tuttavia, dopo la partita giocata a Napoli, la squadra di Max Allegri ha ingranato la marcia del bel gioco e delle vittorie che l’hanno portata a una mini fuga di più 5 punti in classifica sulla Roma. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Ma la vera sorpresa di questo primo round del campionato italiano è la Sampdoria. La squadra di Mihajlovic e del presidente Ferrero che condivide il terzo posto in classifica con il Napoli a 33 punti, intende proseguire la traccia di questo percorso anche nel girone di ritorno, prova ne è l’acquisto di Eto’o e Muriel, anche se si è praticamente sbarazzata di Okaka per incompatibilità di carattere con il coach Sinisa Mihajlovic. Parlando della città ligure, non possiamo non fare riferimento anche ai rossoblu di Gasperini, i quali nonostante alcune flessioni, assieme a Palermo e Sassuolo si sono distinti per gioco di squadra e risultati eccellenti. Per i rosanero c’è la bella novità Dybala, un giocatore che fa gol, gioco, punti in classifica e sta pure facendo le fortune delle casse della società del presidente Zamparini. Anche il Sassuolo produce bel gioco, potendo vantare giocatori di alto rango come Zaza, Berardi, Sansone, Missiroli. Intanto, al momento del giro di boa, dobbiamo elencare tra le peggiori deluse proprio le due milanesi, Inter e Milan. La squadra del presidente Thoir partita male con l’allenatore Mazzarri, sta cercando di recuperare l’immagine attraverso il nuovo corso targato Roberto Mancini. Il Milan di Inzaghi, invece, dopo un avvio a fase alterne è in crisi di gioco e di identità, dimostrando tutta la difficoltà di squadra da ricostruire. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin;'>Parlando di squadre deluse, Parma e Cesena pensiamo che abbiano già il destino segnato, mentre tra Cagliari e le due squadre di Verona dovrebbe uscire la terza compagine che lascerà la serie A. Una nota a parte per il Torino di Giampiero Ventura che, dopo l’eccellente campionato dello scorso anno, aveva fatto intendere in qualcosa di più di quello che ha fatto quest’anno nel girone d’andata. La squadra granata vincendo a Cesena ha conquistato tre punti pesanti, grazie a un gol del neo acquisto Maxi Lopez che, comunque, resta da valutare. Urgono acquisti per questo Toro dalla rosa numericamente ristretta e qualitativamente insufficiente. Buone note per la Lazio di Pioli che è quinta in classifica con 31 punti, ma che gli si deve imputare una mancanza di continuità di gioco e risultati. La Fiorentina di Montella che è sesta con 30 punti, può recriminare una serie infinita di infortuni proprio nei suoi giocatori più importanti. Per questo rimandiamo ogni giudizio globale sulla squadra a fine campionato. Ottimo l’Empoli di Sarri, una squadra che sul suo campo ha intimidito squadre titolate come la Juventus, l’Inter e altre grandi. Resta l’Atalanta di Colantuono, una realtà di provincia sempre arcigna e agguerrita, che nel corso del girone d’andata è riuscita a mettere in discussione persino il suo allenatore, proprio per gli scarsi risultati raggiunti. Ma la vittoria degli orobici in casa del Milan, ha dato vigore ad una classifica che si stava facendo pericolosa e che, comunque, non sarà facile fino alla fine.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt; mso-ascii-theme-font: major-latin; mso-hansi-theme-font: major-latin; mso-fareast-font-family: Calibri; mso-bidi-font-family: "Times New Roman"; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: EN-US; mso-bidi-language: AR-SA;'>Salvino Cavallaro&nbsp;<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-tab-count: 1;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></span></b><br><br><br><br><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNserie-a-il-campionato-italiano-al-giro-di-boa-il-punto-di-salvino-cavallaro-1013033.htmSi100451001,02,03030604
981013032NewsEditorialeIl Torino va fuori dalla Coppa Italia. Ma quanti annosi problemi emergono....!20150115115949Il modo con cui il Torino si estromette praticamente dalla Coppa Italia, fa riemergere una realtà qualche volta sopita ma mai dimenticata. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Guardando la partita di Coppa Italia tra Torino e Lazio, vinta dai biancocelesti con il risultato di 3 a 1, abbiamo capito perché il calcio italiano è caduto così in basso rispetto a Germania, Spagna e Inghilterra. Una noia incredibile, uno spettacolo da non calcio che ha reso insofferenti anche i più appassionati sostenitori della pelota di casa nostra. La Lazio ha vinto praticando un calcio essenziale ma per nulla esaltante, contro un avversario praticamente inesistente. Un Torino che, pur avendo la consapevolezza dell’impegno importante da affrontare, non è sceso in campo, non s’è mai visto. Si potrebbe definire la sfilata dello squallore calcistico, dove rabbia e indifferenza si sono alternate tra lo sparuto gruppo di sostenitori presenti all’Olimpico di Torino, che hanno avuto il coraggio di sfidare l’umidità e il freddo di una serata di gennaio. Da mezzo secolo a questa parte il Torino è sempre lo stesso. Immensa leggenda, grande storia calcistica, vasta letteratura granata fatta di romanzi, racconti, disgrazie, poesie ed eterni rimpianti. E poi…..nulla! No, questa volta non vogliamo cadere romanticamente nella retorica dei sentimenti, ma desideriamo riflettere sulla realtà di un Torino che non può essere altro che negativa. E concordiamo con mister Ventura che, con la sua solita onestà intellettuale, ammette che la partita contro la Lazio deve farci riflettere. E’ vero, deve farci capire tante cose, soffermandoci sul fatto che nonostante cambino le generazioni e passi inevitabilmente il tempo,&nbsp;da quel lontano 1975- ’76 in cui il Torino di Gigi Radice vinse il suo ultimo scudetto, oggi le cose non sono cambiate per nulla. Un’alternanza di tenue luci si sono contrapposte al buio della notte fonda. Mai l’accenno a migliorarsi, a ingranare la marcia, neanche nel momento in cui è sembrato di trovare il bandolo della matassa. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Ci riferiamo all’anno scorso, in cui il Torino ha avuto l’opportunità di crescere, di scrollarsi di dosso un anonimato che gli sta stretto, che non si addice a chi ha la responsabilità di uno storico passato che, ironia della sorta, invece di migliorarne l’aspetto, diventa un fardello pesante da sostenere. E così, invece di ripartire da Cerci e Immobile e incrementare con acquisti importanti il valore di una squadra che partecipa finalmente all’Europa League, ecco che si ritorna indietro come i gamberi. Si vendono ottimi giocatori, si acquista qualche giovane promessa con pochi spiccioli, si prende in prestito qualche giocatore e, soprattutto, si diventa società che tenta il recupero psicofisico di ex giocatori come Amauri&nbsp;e adesso anche Maxi Lopez, solo per citare il presente. No, così proprio non va. La serie A è una cosa&nbsp;importante e l’attuale conduzione societaria del Torino, continua a non assumere i connotati di prestigiosa società di calcio ma, più semplicemente, si nasconde dietro un dito: quello dell’apparire senza essere. Se il problema è solo legato al denaro che non c’è, lo si dica chiaramente. Anche se, più d’una volta, ci viene il serio dubbio che ci sia una buona dose di incapacità. Sì, perché questo fare e disfare senza mai trovare il focus, l’equilibrio di una squadra importante che possa contare su una grande società, così come accade non da oggi in casa Toro, lascia davvero perplessi, attoniti. Il problema è che in tutti questi anni, anche se ci fosse stata la possibilità di acquistare i campioni, gli stessi non sarebbero venuti perché al Torino non c’è certezza di crescita professionale. Poi si può trovare qualsiasi altro discorso, disquisire su tanti altri motivi e ipotesi, dividersi tra accusatori e più morbidi difensori, ma la sostanza non cambia.&nbsp;E' questa. Una perniciosa carenza nel voler crescere, diventare adulti non solo nella sofferenza delle sconfitte ma anche nella capacità delle vittorie, nella gloria in cui si acquisisce il buon nome dell’immagine di società e di squadra importante, nella consapevolezza che l'avversario di turno possa anche temerti. Adesso, dopo l'amarezza di questa brutta sconfitta rimediata contro la Lazio in Coppa Italia, questi temi tornano sempre più attuali, cocenti, pesanti come macigni. Ventura ha ragione, la riflessione è d’obbligo. Ma riflettere non vuol dire ricominciare sempre d’accapo senza mai andare avanti, progredire, crescere, stilare un progetto serio. Ma poi, siamo proprio sicuri che sia solo questione di soldi che non ci sono?</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711cairo.jpgSiNil-torino-va-fuori-dalla-coppa-italia-ma-quanti-annosi-problemi-emergono-1013032.htmSi100451001,02,03030656
991013027NewsCampionatiUdinese, dopo la vittoria i fari sono sull`Inter perdente20141210202720Udinese, notorietà, mass media, InterPerde l`Inter ma pochi dicono chi ha vinto. Le provinciali e quel clima di distacco che hanno verso di loro i media.Domenica a San Siro l'Inter ha perso. Sui titoloni delle grandi testate si è commentato il declino delle squadre milanesi, la mancanza di un cambio di ritmo ad Appiano Gentile nonostante il ritorno di Mancini, la caduta libera dei nerazzurri in classifica ma sull'Udinese poco o niente. A parte il ritorno "trionfale" di Stramaccioni a Milano, ovviamente, anche se per Sky Sport era ancora il tecnico dell'Inter (in un video pre-partita).&nbsp;<div><br><div>Per il resto sembra che i bianconeri abbiano vinto quasi per caso. Come spesso accade a sfavore delle provinciali, l'ottima prestazione dell'Udinese di domenica è passata velocemente in secondo piano, per far spazio a riflessioni e critiche alla squadra di Tohir. Perché Mancini ha perso? Che cosa non ha funzionato nei suoi schemi? Non è merito quindi dei ragazzi di Strama, ma degli errori dei neroblu.</div><div><br></div><div>Un atteggiamento simile è alquanto stupido, da parte dei vari media e commentatori. Certo, non funziona così solo per l'Udinese, ma anche per i vari Sassuolo, Cesena, Empoli e via dicendo, ossia le "cenerentole" della Serie A che, anche se vincono con le big, in prima pagina ci vanno quelle e non loro. Ma è tanto arduo scrollasi di dosso questo alone, dopo quasi vent'anni consecutivi di militanza nel massimo campionato? Cosa deve fare Udine per essere annoverata tra le "big"?</div><div><br></div><div>Molto probabilmente è un'utopia provincialotta. Perché vedere i friulani in copertina un giorno sì e uno no sarebbe veramente surreale, perfino per l'amante più accanito di un calcio "democratico". Ma in Friuli c'è un tale Antonio Di Natale, il settimo marcatore migliore nella storia del campionato italiano, e una società tra le poche in attivo ogni anno, grazie ai Pozzo. Quindi il motivo per una simile sua dimenticanza è alquanto acerba, ma lassù nel nordest si sono abituati: meglio poca pubblicità e arrivare in Europa. Guidolin docet.&nbsp;</div></div>Udineuttd01uttd01stramaccioni.jpgSiNudinese-vittoria-sconfitta-inter-1013027.htmSi101268101,02,03030698
1001013025NewsEditorialeSerie A. Il Torino e la delicata settimana che è alle porte20141124190742Il Torino è alle prese con una imprevista crisi di risultati.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Torino – Un’altra scoppola per il Toro di Ventura. La sconfitta interna subita dal Sassuolo brucia in maniera particolare, non solo per il modo con cui i granata si sono fatti superare dalla squadra di Di Francesco, ma anche perché alle porte c’è la delicata partita di Europa League contro il Bruges e il derby cittadino. Nel lunch match dell’Olimpico di Torino, i granata incassano in maniera davvero brutta la terza sconfitta consecutiva, pregiudicando un campionato che, almeno per il momento, non può essere considerato di alte aspirazioni. Il ridimensionamento evidente è dato da una situazione oggettiva che ha fatto venire al pettine tutti i nodi nascosti all’inizio di campionato, in cui sulle ali dell’entusiasmo per l’ottimo campionato precedente, il Torino si era forse illuso di bissare la gloria assaporata con Cerci e Immobile. Ma i granata con una rosa così povera dal punto di vista tecnico, si sono accorti ben presto che la musica era cambiata in peggio. L’Europa League, se affrontata con questi giocatori, è un lusso che il Torino non può davvero permettersi. Questa squadra, se ha la giusta mentalità, può al massimo lottare con buone probabilità di salvezza dalla retrocessione. Due giocatori su tutti: Quagliarella e Darmian che, per grinta, determinazione, voglia di fare e trascinare la squadra al pressing e al gioco corale, predicano davvero nel deserto. C’è poca cosa in questo Toro che pur aveva tante ambizioni e che per breve tempo si è illuso di poter competere con le migliori forze del nostro campionato. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Troppa mediocrità, troppa confusione, troppa mancanza di mentalità cinica. I rigori fanno parte del gioco e, quando non riesci neanche a sfruttarli approfittando dell’occasione, allora vuol dire che sei preda della paura, della confusione. Due brutte sensazioni che inibiscono ancor più la poca iniziativa. Se Quagliarella è il rigorista ufficiale del Toro, perché non fare tirare a lui il penalty che l’arbitro Rizzoli ha concesso a favore dei granata? E poi, perché proprio Sanchez Mino? Una disdetta, quella dei rigori sbagliati per il Torino. Un ciclo di errori dal dischetto che non può essere casuale. Ma, pur nell’oggettiva mancanza di qualità di questo Torino, ci sono alcune considerazioni da fare sulle scelte tecniche. Notiamo che Ventura, forse proprio per questa consapevolezza di avere a sua disposizione una rosa ristretta e qualitativamente mediocre, ha spesso timore di osare. Nella partita contro il Sassuolo, invece di inserire Amauri, che avrebbe comunque dato un chiaro segnale di iniziativa nel tentare di vincere il match, Ventura ha cambiato prima Sanchez Mino con Farnerud e poi Peres con Martinez e ancora Vives con Nocerino. Di Francesco, invece, forte del suo gioco propositivo e della sua chiara voglia di vincere la partita, ha cambiato Brighi con Taider, Zaza con Floccari e Sansone con Floro Flores che al 42’ ha realizzato il gol della vittoria del Sassuolo. Logiche diverse, scuole di pensiero che forse sono il frutto di generazioni diverse, ma che comunque danno il segnale di ciò che si ha in mente di ottenere. </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Non vogliamo calcare la mano ed essere oltremodo negativi su questo Torino che è davvero poca cosa. Ma, se lo vediamo soltanto dal punto di vista della competizione per le posizioni alte di classifica, dobbiamo dire che c’è ancora molto da fare. Cairo deve assolutamente mettere mano al portafoglio, partendo da un centrocampista con personalità. Uno di quei giocatori capaci di dettare i tempi del gioco, di prendere le redini della squadra con il carisma del vero capitano. Ma,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>a nostro avviso, manca anche un portiere con personalità e una punta da affiancare a Quagliarella. Gillet è stato troppo tempo fuori e, in alcune volte, dà la sensazione di essere lontano dalla forma migliore. Padelli, dal canto suo, ha accusato il colpo nell’essere stato privato della sua titolarità nella squadra in cui l’anno scorso aveva dato un buon apporto. E poi la chiarezza, la tranquillità perduta, l’autostima che si è persa per strada. Ancora una volta, Ventura è chiamato ad essere il condottiero di un gruppo che ha bisogno di vedere in lui il coach che osa vincere le partite. Senza paura, senza tattiche scriteriate, ma convinti che se si tenta di vincere si acquista in autostima, in personalità, e anche i tifosi capiranno la buona volontà. Poi, Cairo deve fare la sua parte, un segnale da presidente che tiene alla propria squadra e, come tale, deve necessariamente spendere dei soldi. Se così non sarà, evitiamo di pensare a un Toro perseguitato dalla sfiga cosmica. Non è più tempo. Adesso è arrivata l’ora di crescere, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>almeno se si vuole uscire definitivamente fuori dall’anonimato. Il Bruges e la Juve sono lì che aspettano il Toro. Ci vuole un atto di coraggio, un tentativo di cambiamento di rotta. La luna non la pretende nessuno.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torino Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNserie-a-il-torino-e-la-delicata-settimana-che-e-alle-porte-1013025.htmSi100451001,02,03030630
1011013022NewsEditorialeSerie A, il lento morire della panchina dell`Inter20141111170446In casa Inter è crisi di gioco e di risultati. Thohir sostituirà Mazzarri. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Fiducia a termine per Mazzarri all’Inter. Ma quanto deve ancora durare questo stillicidio dal sapore di un’agonia senza fine. L’ambiente è depresso, i tifosi che sono ancora ancorati al triplete di Mourinho, non sopportano più certe dichiarazioni di Mazzarri che, talvolta, non sa neanche più che cosa dire. La realtà è che la forza dell’Inter attuale è questa, una squadra che ha grandi limiti dal punto di vista tecnico, associati all’endemica carenza di una rosa priva di qualità. Il ribaltone è vicino e molto probabilmente si concretizzerà se non dovessero arrivare buoni risultati dal prossimo derby e dalla successiva partita contro la Roma. A pagare sarà Mazzarri ma anche il direttore sportivo Ausilio, che dopo l’addio di Milito, Zanetti e Cambiasso, non è stato in grado di organizzare una squadra all’altezza della situazione. Eccezion fatta per Dodò, un giocatore che è l’unico valore aggiunto di questa squadra. Per il resto, su Appiano Gentile ristagna una spessa coltre nebbiosa. Vidic, arrivato a parametro zero, ha arrecato più danni che benefici. M’Vila sempre fuori forma, non ha dato alcun contributo in campo e Medel che è arrivato come vero e proprio colpo di mercato, ha deluso ogni aspettativa. Obi, Berni, Mbaye, e Krihn, che sono rientrati dal prestito, sono stati una vera e propria delusione. Poi c’è Osvaldo. Il giocatore che è stato richiesto espressamente da Mazzarri, dopo un inizio dalla parvenza positiva si è infortunato, e non è dunque giudicabile a causa della sua lunga mancanza dal campo. In tutto questo bailamme di valutazioni che sono state errate dalla società, non sappiamo in percentuale quanto ci sia di responsabilità della parte tecnica. Sicuramente le colpe sono da imputare in primis al direttore sportivo Ausilio, poi alla squadra e ai suoi giocatori che sono davvero mediocri dal punto di vista tecnico. Mazzarri ha le sue colpe, tuttavia, non possiamo non ricordare che nel calcio se non hai dei campioni nemmeno il più grande allenatore al mondo riuscirebbe a portare la sua squadra a primeggiare. Ma c’è anche un altro problema imputabile alla società nerazzurra, ed è il cambio societario in corsa. Massimo Moratti ha lasciato la sua azienda calcio ed è subentrato Erik Thohir, un presidente venuto da lontano, troppo lontano per conoscere le problematiche del nostro calcio inerenti agli atleti, ma soprattutto agli uomini che ne fanno parte. In realtà, questo tergiversare del presidente Thohir che aspetta a licenziare Mazzarri, non è proprio un fatto positivo per Mazzarri, la squadra e l’ambiente dei tifosi. E’ semplicemente il timore di sborsare altri quattrini mettendo a libro paga un altro allenatore e continuare a pagare a vuoto Mazzarri fino alla scadenza del suo contratto. Insomma la gatta è dura da pelare, ma una cosa è certa; in casa Inter non si può andare avanti così ancora a lungo. Si presume che il tecnico toscano venga sostituito sulla panchina nerazzurra con Stefano Vecchi, l’attuale allenatore della Primavera. Naturalmente sarebbe una decisione dettata dal momento, che ha il sapore di un qualcosa di momentaneo per arrivare a giugno. Ma i nomi importanti più ricorrenti, sono quelli di Sinisa Mihajlovic, di Roberto Mancini, ma anche di Walter Zenga. Vedremo cosa accadrà nel prosieguo di questo campionato nebuloso dell’Inter. Al momento, all’orizzonte non s’intravvede alcuna schiarita. Evidentemente la tempesta è ancora in corso e la quiete tarda ad arrivare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>MilanoFL0711FL0711mazzarri-inter.jpgSiNserie-a-il-lento-morire-della-panchina-dell`inter-1013022.htmSi100451001,02,03030668
1021013018NewsCoppeIn Friuli é tutto pronto per la Junior Tim Cup20141030160541Junior Tim Cup, Friuli Venezia Giulia, Udine, oratoriDopo il successo della prima edizione, ritorna la Junior Tim Cup. In Friuli parteciperà anche l`oratorio di Sant`Osvaldo (UD) insieme ai vincitori dell`anno scorso del Cassacco.Finalmente si torna in campo. Dopo la prima, entusiasmante edizione della Junior Tim Cup, la competizione calcistica dedicata alle squadre degli oratori (organizzata dal CSI, Serie A e Tim), anche quest'anno ragazzini di tutta Italia si sfideranno in campo.<div><br><div>Tra le "novità" quest'anno ci sarà anche l'oratorio di Sant'Osvaldo e San Paolo in Friuli. Con tanta grinta, passione e voglia di divertirsi proverà ad arrivare a giocare allo Stadio Friuli di Udine, tappa fondamentale per arrivare alle finali di Roma, all'Olimpico!</div><div><br></div><div>Ad accompagnare i ragazzi in questa avventura, gestendo gli allenamenti durante la settimana e motivandoli durante le partite la domenica, ci saranno i "mister" Alessandro e Andrea. Saranno loro, con tanta passione, ad aiutare i piccoli calciatori in erba negli incontri contro gli altri oratori, ovviamente ricordando sempre il fair play.</div><div><br></div><div>Il calendario completo delle partite sarà programmato solo a febbraio. Dopo il successo, l'anno scorso, dell'oratorio Giovanni Battista di Cassacco, c'è la voglia di riuscire a conquistare la coppa per tenerla ancora in Friuli. Ma l'importante per i giovani atleti sarà soprattutto divertirsi, e quello sarà il premio più grande.</div></div>Udineuttd01uttd01junior-tim-cup-2013-300x225.jpgSiNfriuli-tim-junior-cup-1013018.htmSi101268101,02,03030696
1031013010NewsEditorialeMilan, l`analisi tecnica del suo momento20141021174751La netta vittoria del Milan a Verona, lascia prevedere un futuro in crescendo della squadra di Pippo Inzaghi. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Chi ci segue&nbsp;in maniera regolare,&nbsp;può testimoniare che il nostro giudizio sul Milan di quest'anno è stato positivo fin dall'inizio del campionato,&nbsp;e che abbiamo sostenuto che la squadra di Pippo Inzaghi è da podio. C’è infatti un sentore in noi che fa capo a una concomitanza di situazioni molto simili alla Juve di Conte di tre anni fa. Stesso spirito di rivalsa, stessa voglia di riconquistare i propri tifosi, stesso sentimento del neo allenatore Inzaghi che vuole inculcare ai suoi giocatori la sua stessa autostima e la voglia di crederci con grinta e determinazione. Poi, non ultimo, la cura dello spogliatoio, della sua unione, dello spirito di squadra coesa, dove vige la mentalità del tutti per uno e uno per tutti. Certo, alcuni malcontenti verranno inevitabilmente fuori, ma non è un problema, perché non fa testo il singolo ma è il gruppo che conta nel calcio. E così ci pare di avere individuato ciò che è stato il nostro sentire verso il nuovo Milan di Inzaghi. Dagli atteggiamenti in campo, dall’inequivocabile gesto di chi ha segnato il gol che corre verso la panchina e abbraccia il proprio mister. Tutti gesti eloquenti che nel calcio non sono trascurabili, ma hanno sicuramente una grande importanza. C’è poi l’analisi tecnico - tattica che lascia prevedere come questo Milan abbia grandi margini di crescita. E’ vero, la difesa, con i suoi 10 gol subiti, è la peggiore tra le squadre che ambiscono alle posizioni di alta classifica. Tuttavia, il suo attacco ha segnato 16 gol in campionato, e questo non è proprio un dato da trascurare. D’altra parte, la filosofia del Milan, fin dall’avvento di Berlusconi presidente, è sempre stata caratterizzata dal desiderio quasi maniacale di incrementare l’attacco come forma concettuale di calcio propositivo e mai sparagnino. Un modo di pensare in grande che spesso nel calcio, se non si registrano bene i vari reparti, si rischia di rendere vano ciò che si costruisce. Ebbene, ancora adesso, sia la famiglia Berlusconi che Galliani sono proiettati su questa linea. Ma oggi, come dicevamo prima, in casa Milan si respira aria nuova, una ventata d’aria fresca portata da Inzaghi, neo allenatore di Serie A che ha appeso da poco le scarpe al chiodo e che è in grado di trasferire ai suoi ragazzi la sua stessa grinta e determinazione che egli aveva sotto porta. Sempre in linea con i difensori, sempre lì, pronto a buttare dentro la palla. E non importa come, se di testa, di piede, con la schiena o il fondoschiena, importante era buttarla dentro e fare gol. Ed è questa essenzialità che sta nascendo nel Milan di Inzaghi, questa voglia di crescere al di là dell’apparenza, della fatua bellezza. La vittoria per 3 a 1 ottenuta sul<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>campo di Verona, terreno notoriamente ostico per il Milan, ha messo in evidenza ciò che abbiamo appena detto. Un 4-3-3 che fa registrare la crescita di Honda, di Menez, di El Shaarawy e che mette in serio dubbio l’importanza di avere acquistato Torres, un giocatore di indubbie qualità tecniche che, tuttavia, sembra destinato a un anticipato decrescere professionale dovuto ai suoi trent’anni<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>d’età. Sarà questo, oppure il suo mancato inserimento nell’assetto tattico voluto da Inzaghi, prova ne è che lo spagnolo stenta a dare alla squadra quell’apporto tecnico - tattico che la sua esperienza farebbe pensare. In difesa, come già detto, ci sono delle innegabili difficoltà, ma l’esclusione di Bonera e Zapata sembra abbia fatto bene a un reparto che fa registrare un lento miglioramento in Alex, Rami, De Sciglio e persino in Abbiati che, chiamato a sostituire Diego Lopez assente per lungo infortunio, sembra volere ancora dimostrare il suo valido apporto. A centrocampo registriamo invece un’involuzione di Essien che, quando chiamato in causa, sembra non inserirsi nello schema tattico di centrocampo in cui si prevede la fase di interdizione e costruzione del gioco. Ottimo Muntari e Poli, mentre Bonaventura avrebbe bisogno di giocare con maggiore assiduità. Insomma, riteniamo davvero che il Milan, questo Milan di Pippo Inzaghi, saprà dare delle soddisfazioni ai propri tifosi che soltanto qualche mese fa sembravano aver perso l’antico entusiasmo verso la propria squadra. Noi, abbiamo previsto un Milan da podio. Ci sbagliamo? Forse!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>VeronaFL0711FL0711filippo-inzaghi.jpgSiNmilan-l`analisi-tecnica-del-suo-momento-1013010.htmSi100451001,02,03030601
1041013002NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24.COM, Cosatti - SkySport24: «Io, Agnelli e quella volta con Del Piero in una favelas di Rio»20141010160445Francesco Cosatti, intervista, Sky, JuventusFrancesco Cosatti, giornalista di Sky, ci ha raccontato la sua lunghissima intervista con Andrea Agnelli fino a Tokyo e molto altro ancora.Poter parlare con un giornalista che segue una delle squadre più blasonate d'Italia, peraltro per una delle emittenti satellitari più importanti del mondo, non é cosa da ogni giorno. Accade però un pomeriggio che ti trovi in un bar in centro a Udine e difronte ti trovi Francesco Cosatti, giovane inviato di Sky Sport 24 al seguito della Juventus. Friulano, abbiamo avuto la fortuna di incontrarlo in questa pausa del campionato per la Nazionale per chiacchierare un po' sulle recenti polemiche di Juve-Roma ma non solo. <DIV><BR> <DIV>Iniziamo con l'argomento topico di questa settimana: Juve-Roma. Cosa ne pensi delle recenti polemiche?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Fa parte del gioco. Credo sia nella tradizione italiana, dopo una grande partita, parlare di episodi molto discussi...ognuno vuol dire la sua opinione. Per quanto ci riguarda (Sky, ndr) abbiamo cercato di presentare un ventaglio di quello che é successo, degli episodi, nella maniera più chiara possibile dando spazio a tutte le voci nel post-partita. Ovviamente guardando le immagini, che però riguardandole più volte non hanno lasciato un'idea certa. Ho visto un "box" dove i diversi moviolisti, di tutte le reti, avevano idee diverse. Per dire quanto è stato difficile e quanto, su certi episodi, non ci fosse un unico punto di vista. Ho apprezzato moltissimo la lettera del Presidente della Roma Pallotta, che ha ottenuto una grande visibilità perché la merita: probabilmente il fatto che arrivi da molto lontano lo ha aiutato in tutto questo. Ha rimandato alla gara di ritorno, per la voglia di un confronto e ha fatto capire che la Roma c'è."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Tu segui la Juventus, appunto: che idea ti sei fatto di lei dopo gli scandali di questi ultimi anni che l'hanno coinvolta?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sicuramente é una cosa che ha segnato la storia recente della Juventus e ce se ne accorge quotidianamente, quando di questi scandali se ne continua a leggere sui giornali, social media...É una cosa su cui ancora si discute. La nuova gestione di Andrea Agnelli, da quando è arrivato nel 2010, ha voluto andare oltre questi aspetti. Ovvio, ci sono cose che rendono chiaro che la Juve conosce il suo successo, come il diverso conteggio degli scudetti rispetto alla FIGC, e quelle sono scelte della società. Altrettanto vero é che la gestione Andrea Agnelli é mirata ad andare avanti. Anche punto di vista delle decisioni tecniche, dei giocatori, e ciò non ha niente a che fare con le precedenti gestioni. Stiamo andando verso il futuro. Mi piacerebbe che se ne parlasse (degli scandali, ndr) sempre di meno e che nuovi sfottò derivassero per risultati nuovi. Io credo che, con il passare del tempo, queste cose accadranno."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Proprio con Andrea Agnelli hai girato una lunga intervista, fino a Tokyo andata e ritorno. Che impressione hai avuto di lui come uomo, dirigente e soprattutto com'è nata l'idea?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"L'idea é nata attraverso la Juventus e Sky, che insieme hanno pensato di seguire il Presidente Agnelli da Parigi a Tokyo, in questo viaggio dalle finalità ben precise. É andato a Tokyo per inaugurare lo Juventus Lunch, un punto di ristoro che é rimasto aperto per pochi mesi, e quello é un motivo commerciale; poi ha avuto anche altri momenti e incontri formali, di cui abbiamo ripreso il 90%: con giornalisti stranieri; il Tokyo Football Club, con il Presidente vigente non solo per conoscerli ma per instaurare collaborazioni; ha incontrato l'ambasciatore italiano in Giappone e altri manager. É stato un tour de force assurdo, perché siamo partiti giovedì mattina da Linate per Parigi, lì abbiamo seguito la giornata di Andrea Agnelli all'UNESCO dove ha parlato di due grossi progetti legati al calcio e al razzismo che la Juventus sta portando avanti. Il materiale girato a Parigi abbiamo subito inviato a Milano; alle 18.30 abbiamo preso il volo alle 14 di venerdì siamo arrivati a Tokyo. Da lì in hotel, abbiamo lavorato tutto il giorno e quello seguente. Sabato alle 21 siamo ripartiti e siamo tornati, andando indietro nelle ore, alle 15.30 a Parigi e da lì a Torino, alle 9.30 di domenica mattina. Calcola, in quei quattro giorni, noi abbiamo dormito una sola notte, quella del venerdì. Abbiamo viaggiato in quattro, insieme al Presidente: lui, il suo braccio destro e responsabile alla comunicazione Claudio Albanese, io e il mio operatore. Abbiamo vissuto per quei quattro giorni sempre insieme, posso assicurarti che la telecamera é stata per il 90% del tempo accesa. Ci sono stati casi, anche per privacy, che é stata spenta ma abbiamo veramente testimoniato quasi tutto. É una rarità, perché Andrea Agnelli é un Presidente diverso da tutti gli altri: non ama parlare ogni giorno ma lo fa solo in sedi precise. É capitato ad esempio con noi a fine stagione o in Lega quando parla agli altri Presidenti. Proprio un anno fa parlò a Londra, al Leaders In Football, un evento che peraltro penso ci sarà anche quest'anno...É molto attento ai media internazionali, come quando c'è stata la tournée in Asia, rilasciando diverse interviste come a Fox Australiana e a un'altra televisione di Hong Kong, se non sbaglio. É molto attento alla visione internazionale del brand, e in questo c'è strategia della comunicazione. Personalmente, sono stati quattro giorni molto intensi...ovvio che viaggiare con un membro della famiglia Agnelli é diverso per la sicurezza, l'organizzazione perché si é corso tanto e dovevamo sbrigarci. Ho trovato un Presidente, un manager molto attento, che veramente non si è mai fermato un attimo. É stata una bella intervista, abbiamo parlato del suo rapporto con il Giappone, e poi siamo andati su temi d'attualità: mi ricordo che allora mi disse che il rapporto con Antonio Conte sarebbe durato molto, molto a lungo secondo quelle che erano le volontà di entrambi. Così non è stato."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Spesso si parla dei giovani per rilanciare il calcio italiano. Ma, dal dietro le quinte, si punta veramente tanto su di loro o é più uno slogan?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"É una domanda complessa. Io ho uno sguardo molto specifico su quella che è una grossa realtà nazionale e internazionale, com'è la Juventus, e un po' più largo sulla Serie A. Banalmente ti dico che di giovani se ne vedono. Poi, é vero, che lanciare un giovane in una società di medio livello é un conto, farlo in una come la Juventus è un altro. Sono rimasto molto sorpreso quando, alla prima di campionato, ho visto Komand giocare dal primo minuto, causa l'influenza di Llorente. Ecco, quindi, che puntare sui giovani alla Juventus è più difficile che farlo in un'altra società. É altrettanto vero che, se il giovane che arriva alla Juventus è forte, é veramente forte. É facile pensare a Pogba, ha il potenziale per diventare uno dei centrocampisti più forti del calcio moderno. Quindi, per quello che è il mio sguardo, i giovani li vedo. Guardando anche alla Serie A, ci sono: penso al ruolo di Scuffett l'anno scorso all'Udinese, un '96 che si è imposto da titolare. Forse sì, mi piacerebbe vedere qualche giovane italiano di più, e forse straniero in meno, banalmente. Perché credo che, a lungo andare, anche la nostra Nazionale possa essere meno competitiva. Non so e non mi va di entrare nel merito dei sistemi più complessi delle serie minori...ecco lì si potrebbe fare ancora di più. Però è solo una mia personalissima opinione."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Il Presidente della Sampdoria Ferrero ha dichiarato, qualche tempo fa, che l'Udinese é un fuoco di paglia destinato a spegnersi presto. Cosa ne pensi? Con Stramaccioni tornerà ai risultati di Guidolin?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Credo che il lavoro cominciato sia molto positivo. Sicuramente Stramaccioni é stato un netto cambiamento rispetto al passato. É vero che, sostanzialmente, la squadra non è cambiata molto: Basta e Pereyra, due giocatori di grande qualità, sono andati via. Però alla fine la struttura è rimasta quella: Widmer ha preso il posto di Basta, su cui ci sono gli occhi di società importanti tra cui la Juventus stessa, e davanti é arrivato Thereau, si é data fiducia a Muriel...Credo che la qualità all'Udinese ci sia e, forse, con l'arrivo di Stramaccioni sono arrivate quelle cose mancate l'anno scorso. Ossia una continuità di risultati e penso che, dopo la salvezza, sia un Udinese dalla parte sinistra della classifica. Solo una piccola nota: l'importanza di Dejan Stankovic in tutto questo. Perché so che è molto apprezzato dallo spogliatoio, dai "vecchi" perché in una società di provincia lavorare con un giocatore come lui porta a tanto. Poi mi dicono che è molto legato allo spogliatoio, é un uomo di campo, é viceallenatore ma ha anche un ruolo in campo. La piazza di Udine é stata la scelta ideale per Stramaccioni per ripartire, non era facile. So che ha studiato a lungo come lavorano i grandi allenatori in tutta Europa, é stato molto apprezzato con commentatore a Fox Tv, e bisogna fargli i complimenti per la scelta di Stankovic con secondo. Anche perché a Strama manca il "pedigree" internazionale."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Di Natale é spesso stato accostato alla Juventus. Personalmente non ci ho mai creduto, ma é stato veramente vicino a lei?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sì, quattro anni fa si può dire che fu praticamente un giocatore della Juventus. La società e il suo procuratore avevano trovato l'intensa, anche per noi (Sky, ndr) era una cosa praticamente fatta. Poi si dice che Totò parlò con il patron, lui era disponibile a lasciarlo andare e pare che lì Di Natale disse che non voleva andare via. Perché la sua vita a Udine aveva trovato radici profonde, anche se quella privata viene spesso messa in secondo piano e quando non é così é una novità. Le scelte di cuore sono una rarità, in un ambiente dove il denaro fa da padrone, ma ti posso confermare che Di Natale é stato vicinissimo alla Juventus, era praticamente suo ma poi decise il contrario. Vediamo anche il risvolto della medaglia, perché la scelta di legarsi all'Udinese é stata molto apprezzata dai tifosi e lui é il giocatore più forte della storia di questa squadra. Ho avuto tante volte la fortuna di vederlo a bordo campo, i suoi gol pazzeschi, e le qualità che ha, cito Andrea Carnevale, lui le ha viste fare a Maradona. A Torino, invece, é stata una scelta criticata perché in quel caso Di Natale non ebbe il coraggio di andare in una grande società."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Hai parlato di scelte di cuore. Un altro grande giocatore attaccato alla maglia é stato Del Piero. Come hai vissuto il suo addio e il passaggio dall'Australia all'India?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Ero presente quel giorno, Atalanta-Juve ma soprattutto quello é il giorno in cui Del Piero la Juventus. Ti posso assicurare che rimane una delle emozioni professionali più forti che abbia mai provato ma come fortunato spettatore di quel momento storico. Perché quando, in una partita in corso, tutto lo stadio guarda tutt'altro: questo calciatore che fa il giro e saluta, raccoglie sciarpe e ringrazia, é un qualcosa di assolutamente mai visto. Del Piero é veramente la storia della Juventus e per i tifosi é stato uno shock, perché ha rappresentato per la maggior parte di noi un qualcosa di simbolico ed è riuscito ad andare oltre i colori della Juventus. Un giocatore apprezzato anche dai tifosi delle altre squadre, perché ha le caratteristiche del bravo ragazzo e in Serie A spesso vengono celebrati i "bad boy". L'addio arrivò dopo due anni molto complessi, basti pensare al videomessaggio girato da lui in cui diceva "firmo in bianco". La società accettò e il contratto fu firmato nel cantiere dello Juventus Stadium...Ecco, la Juventus è una società che da molta importanza ai simboli e ai luoghi. Luoghi speciali per momenti speciali, lo ritroviamo spesso nella sua storia. Poi, mesi dopo, il Presidente Agnelli all'assemblea dei soci disse "Ringrazio Del Piero - prepensionandolo in pratica - ma questa è l'ultima stagione che fa con noi". Anticipò i tempi ad ottobre, forse per anticipare un altro video, no? Qualcuno ha criticato Alessandro per la scelta fatta, doveva finire la carriera lì, invece io credo che sia una persona molto intelligente. E quindi é andato dall'altra parte del mondo, non solo con stella dei Sidney ma come ambasciatore del calcio australiano. Ho lavorato con lui l'anno scorso a Jesolo, in quello che fu il primo ritiro di una squadra australiana in Italia. A ogni allenamento, pensa, c'erano circa mille tifosi! Ore e ore di autografi e questo fa capire quanto Del Piero, in quell'occasione, sembrò una rock star in tournée. Adesso c'è la scelta dell'India, da curioso del mondo. So che poi l'ultimo suo grande sogno é giocare nella Lega americana, e questa scelta di tre mesi glielo permetterà, perché l'MLS inizia a gennaio. É un giocatore, icona globale che la gente possa riconoscere. Ho avuto di lavorare con lui anche in Brasile, ho trovato tantissima attenzione da parte di tanti media, ed è stato l'unico giocatore italiano ad andare in onda nella trasmissione tv di Diego Armando Maradona. La sera ero con lui, fuori dallo studio poiché potevano entrarci solo Maradona, il conduttore della trasmissione e Del Piero. É particolarissima, un'ora in cui a Maradona si chiede un giudizio praticamente su tutto, senza immagini e fa record di ascolti. Chiudo con un ricordo piacevolissimo: la giornata che abbiamo passato insieme in una favelas a nord di Rio, con una visuale pazzesca. L'abbiamo trascorsa con dei ragazzini, vedere la felicità di loro giocare con lui é un qualcosa che mette ancora i brividi a ricordare adesso, abbiamo fatto una bella intervista e la cosa che fece ridere, soprattutto Alex, é: primo pallone della partita, un ragazzino gli fa un sombrero! Del Piero c'è rimasto malissimo (rude, ndr). Gli ho visto luccicare gli occhi in quell'occasione, parlò per un'ora con questi ragazzi e sono cose che in televisione non riescono neanche a rendere. Fu un bel progetto, legato all'UNICEF."</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Un ultima domanda: pensi che questa stagione le squadre italiane riusciranno finalmente a farsi valere? Magari anche in Europa League?</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>"Sono tanti anni che l'Italia non riesce ad arrivare fino in fondo, la Juve l'anno scorso arrivò fino alle semifinali, era una finale scritta quella all'Juventus Stadium e fu veramente una doccia per fredda per lei non arrivarci. Avere la possibilità di giocarla in casa non credo capiterà mai più nella sua storia. Quest'anno è molto forte, é stata criticata per la sconfitta a Madrid ma ha fatto un primo tempo in cui a momenti ha dominato sull'Atletico. Non so dirti dove arriverà, perché poi il livello si alza tantissimo. Ma se esce bene dai gironi, io credo che a gennaio potremo assistere a qualcosa di nuovo sul mercato. A Torino valuteranno sicuramente un grande giocatore per andare avanti. Il primo giorno di Allegri si è detto che l'obiettivo é i quarti di finale, é dichiarato. Roma: ci ha fatto grande impressione, ha preso molto il carattere di Garcia ma è in un girone molto, molto complesso...Potrei dire che già il calcio che ha dimostrato in queste prime partite potrebbe essere un passo in avanti. Quanti anni erano che la Roma non era in Champions League? Se la gioca. In Europa League vedo molto positivo, non so dirti quante di queste squadre hanno messo la coppa nel mirino e che valore gli hanno dato. Sicuramente é importante per il Napoli, però è anche vero che in certi momenti l'Europa League viene sfruttata per un grande turn-over dei giocatori. E quindi i grandi risultati fatti domenica non vengono replicati giovedì perché vengono usate seconde linee. Anche l'Inter ha bisogno di una ribalta europea. Sarebbe bello ritrovare una squadra italiana fino alle fasi finali e, con spettatore e amante del calcio, vedere già a febbraio che non c'è nessuna a portare avanti il calcio italiano é un po' deprimente. Perché è vero che siamo appassionati delle grandi sfide, Bayer Monaco, Barcellona, Real Madrid...ma quando c'è un'italiana in campo é diverso. Il mio é un augurio e credo che Roma e Juve possono darci qualche soddisfazione."</DIV></DIV>C1012936Udineuttd01uttd01altaknteljzrhkjpscmwjkvsm3hkmrvqiy2sltun1avryxx.jpgSiNesclusiva-il-calcio-24-francesco-cosatti-intervista-juventus1013002.htmSiT1000007101268101,02,03,06,07,080302632S
1051012999NewsEditorialeTifare per la propria squadra senza offendere gli avversari. Ci riusciremo un giorno?20141008184532L`insensibilità al rispetto, è una mancanza di civiltà che si fa sempre più pericolosa fra i sostenitori di calcio. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Anni passati a scrivere di calcio di Serie A (ma anche di categorie inferiori dilettantistiche) ci fanno riflettere sulle cattive abitudini di un tifo che manca di cultura. Troppe volte, prima ancora di tifare per la propria squadra del cuore, sentiamo cori beceri che offendono la squadra e i tifosi avversari. Una cattiva abitudine tutta italica che non ci fa crescere a livello sociale e culturale. E’ un po’ come aizzare gli animi in maniera pretestuosa e preconcetta. “Sono io”, “anzi siamo noi i migliori”. “Tu non esisti e, se vuoi esistere, vieni con noi a tifare per la nostra squadra”. Questa in sintesi è l’aberrante pensiero che traspare evidente dalla stragrande miriade di tifosi di calcio. E, nonostante tanti spot pubblicitari che invogliano al progresso e a una maturazione culturale che non c’è, manca il rispetto nel senso più ampio del suo significato. Non c’è rispetto sportivo, non c’è rispetto politico, religioso, razziale e di pensiero. Come se tutti avessimo l’obbligo di pensarla allo stesso modo. Tutti dello stesso partito politico, della stessa religione, della stessa razza, della stessa squadra. E, se c’è qualche voce fuori dal coro è da condannare, da beffeggiare, da perseguitare. Ma cos’è questa giungla di insensate idee integraliste. E poi, il pericolo di scontri tra diverse fazioni è sempre lì, latente, sempre dietro l’angolo, come fosse la logica conseguenza dell’aridità dell’uomo. Ma che bello sarebbe se il calcio fosse seguito in maniera corretta, in maniera educata, così come si confà a un popolo civile, rispettoso dell’altrui tifo calcistico. E persino il tentativo della Juventus che nel suo bellissimo Stadium ha pensato di far costruire le panchine sulle tribune, accanto ai tifosi, si è rivelata un’idea teoricamente meritevole&nbsp;nel promuovere i principi di civiltà culturale, ma non positiva dal punto di vista pratico, a causa&nbsp;dei soliti imbecilli che vanno sistematicamente a offendere e disturbare gli avversari.&nbsp;Questo è successo durante Juventus - Roma, una partita dove è successo di tutto e di più.&nbsp;Nel calcio si devono abbassare i toni e si deve avere rispetto degli altri. Non ci stancheremo mai di dirlo. E’ un fatto di sensibilità all'educazione, a&nbsp;quel processo&nbsp;culturale&nbsp;che dovrebbe cominciare dalle scuole elementari, ma anche dalle famiglie e dalle società di calcio. Sì, perché il pallone non deve essere il mezzo per odiare l’avversario e forse neanche di amarlo. Ma di rispettarlo è davvero doveroso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br>Torinofl0711fl0711pallone8.jpgSiNtifare-per-la-propria-squadra-senza-offendere-gli-avversari-ci-riusciremo-un-giorno-1012999.htmSi100451001,02,03030433
1061012998NewsCampionatiCatania, l`a.d. Cosentino: «Non mi muovo da qui. Sannino resta. Vigili sul mercato»20141007175733cataniaDiamo fiducia a SanninoL'amministratore delegato del Catania Pablo Cosentino ha parlato oggi pomeriggio in conferenza stampa circa il momento della squadra. "Non mi dimetto e non ci penserò mai a lasciare l'incarico di amministratore delegato del club. L'autocritica la faccio sempre quando le cose vanno male. Io mi prendo ogni responsabilità e non mi pento delle scelte che ho fatto in estate. Posso dire però che non prenderemo altri dirigenti e non muterà il progetto generale. Con la cultura del lavoro usciremo fuori da questa situazione. Dobbiamo tornare in Serie A e l'obbiettivo resta sempre immutato. Ammetto che qualcosa non ha funzionato se si analizza la preparazione atletica però Ventrone non è responsabile e per me lui è un lusso per Catania. Fin quando starò io qui, Ventrone continuerà a lavorare. Finora non ho elementi per dare responsabilità specifica al nostro preparatore. Campi? Non è il terreno di Torre del Grifo che causa infortuni. Gli arbitri ci danneggiano? Non rispondo a questa domanda. Sui rapporti con i vertici federali posso dire che sono molto buoni. E' mancanza di rispetto chiedere queste cose perché non si deve pensare che se dialoghi con i dirigenti della Lega ottieni i rigori. Pensieri in vista di gennaio? La squadra è in difficoltà e siamo vigili sul mercato con il nostro capo scouting Caniggia che monitora la situazione. La squadra è molto competitiva e per adesso non penso al mercato anche se siamo vigili. A gennaio interverrò sul mercato solo per rinforzare l'organico. In estate ci piaceva Basha e Babacar ma poi non ci siamo riusciti a prenderli. Sannino? Non ha nessuna colpa dei risultati negativi della squadra e finora sta facendo un ottimo lavoro. Diamo fiducia a Sannino che è l'uomo giusto".C1012936adm001adm00120140916_161941.jpgSiNcatania-a-d-cosentino-resto-qui-sannino-giusto-1012998.htmSi100075701,02,03,09030479
1071012994NewsCampionatiTra Juventus e Roma...l`Udinese pensa in grande20141004203633Udinese,Roma,Juventus,FerreroDomani si gioca per il primo posto, ma a Udine vogliono tenersi stretto il terzo posto. Strama sembra avere le carte giuste e domani c`è il Cesena.I motori della Serie A tornano a "ruggire" anche questo weekend, dopo un turno di Champions ed Europa League che a visto le italiane parecchio impegnate. Si é partiti oggi con Hellas Verona-Cagliari, vinta dagli scaligeri 1 a 0 sui ragazzi di Zeman. Ma tutti aspettano Juventus-Roma.<br>Le due pretendenti allo scudetto saranno in campo domani a Torino alle 18, dopo i rispettivi scontri in Europa con Atletico Madrid (1-0 per i madrileni) e Manchester City (1-1). In palio, subito, c'è il primo posto: entrambe sono a 12 punti e la squadra di Garcia sembra notevolmente più in forma della Vecchia Signora.<br>Intanto, tra i due litiganti...l'Udinese gode. Perché proprio il club friulano, con i suoi 9 punti, domani se la giocherà con il Cesena per consolidare il proprio terzo posto. Ferrero, presidente della Sampdoria, ha recentemente dichiarato che la squadra di Stramaccioni é solo un fuoco di paglia. Ma nel capoluogo friulano i tifosi sono sicuri che il tecnico romano ha le carte in regola per mantenere il notevole ritmo visto finora.<br>A Torino e Roma si preparano per la lotta allo scudetto, mentre a nordest si torna a sentire quell'emozione che c'era i primi anni con Guidolin, quando si lottava per i preliminari di Champions. Il campionato deve ancora dire tante cose, ma le premesse sicuramente non mancano.Udine uttd01uttd01genoa_udinese_di_natale_ansa.jpgSiNudine-terzo-posto-strama-1012994.htmSi101268101,02,03010662
1081012986NewsEditorialeE` sempre più Juventus-Roma20140930125139Roma,Juventus,Marotta,Lotito,Lazio,serie aAlcune riflessioni che nascono su ciò che ci propone il calcio italiano<P align=justify>Le convincenti vittorie della <A class=link-6 href="/squadre/roma.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Roma</A> sul <A class=link-6 href="/squadre/hellas-verona.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Verona</A> e della <A class=link-6 href="/squadre/juventus.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Juventus</A> a Bergamo contro l’<A class=link-6 href="/squadre/atalanta.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Atalanta</A> di <A class=link-6 href="/personaggi/stefano-colantuono-1000385.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Colantuono</A>, ci lasciano fare alcune considerazioni. In primis, l’indiscussa superiorità tecnica di due squadre che già nello scorso campionato hanno rappresentato l’unica alternativa per la conquista del titolo italiano. Ed è proprio su questo punto che vogliamo riflettere, e cioè su un campionato italiano che appare sempre più limitato nell’interesse. <BR>C’è un notevole livellamento dei valori tecnici verso il basso, che diventa sempre più preoccupante se lo si considera dal punto di vista della mancanza di spunti e argomenti da affrontare, che non siano sempre gli stessi. Noi che scriviamo, rischiamo a volte di risultare monotematici, visto che per ovvie ragioni il nostro focus si rivolge inevitabilmente a chi vince ed è in testa alla classifica. Parliamo continuamente di Juventus e Roma, quasi fossero le uniche squadre iscritte al campionato italiano. <BR>E’ vero che gli unici spunti di interesse calcistico vengono proposti proprio da queste due squadre, tuttavia, è rimarchevole l’appiattimento di un calcio italiano che poi, inevitabilmente, trova difficoltà ad inserirsi in maniera autorevole a livello di club nell’Europa che conta. Le cause? Sono tante, troppe. Il calcio italiano risente delle difficoltà economiche del nostro Paese ma, soprattutto, di una eclatante incapacità da parte dei vertici di Lega che ormai si rivolge al calcio come fatto prettamente politico e mai con reali stimoli a migliorarne la sua organizzazione collettiva. <BR>Dopo la debacle della nostra Nazionale ai recenti campionati mondiali in Brasile, si è scritto di tutto per sollecitare un cambiamento che non solo non c’è stato, ma che non è neanche nell’aria. I continui battibecchi tra <A class=link-6 href="/personaggi/claudio-lotito-1000468.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Lotito</A> (paladino del neo presidente della F.I.G.C. Carlo Tavecchio) contro <A class=link-6 href="/personaggi/giuseppe-marotta-1000334.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Marotta</A>, lasciano&nbsp;intravvedere &nbsp;una diatriba dai toni troppo alti e, talora, anche offensivi. Una situazione che non solo non fa bene al calcio italiano, ma che è invece capace di rallentarne quel processo di crescita organizzativa tanto invocata dalla totalità degli addetti ai lavori del pallone nostrano. <BR>Non è certamente solo questo il motivo per cui l’interesse del calcio italiano vada scemando, anche se è sicuramente uno dei tanti problemi che si mescolano in un calderone in cui gli interessi di parte superano di gran lunga il miglioramento della collettività. Le società di calcio sono sempre più in difficoltà economica e di organizzazione interna. <BR>E così si trovano spesso a dovere affrontare una crisi profonda che sfocia sul terreno di gioco in maniera evidente. Come dicevamo pocanzi, reggono alla grande soltanto Juve e Roma, capaci come sono, di avere azzeccato da qualche anno il modus di un calcio non improvvisato, ma costruito in maniera oculata anche dal punto di vista economico. E i risultati si vedono sul campo, almeno in Italia. La crisi del Napoli (parzialmente alleggerita dalla vittoria&nbsp;esterna contro il Sassuolo) e&nbsp;della <A class=link-6 href="/squadre/lazio.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Lazio</A> (che giocherà il posticipo di lunedì a Palermo) si intreccia alla mediocrità generale, dove l'Inter&nbsp;(che perde&nbsp; 4 a 1 in casa contro il Cagliari), il Milan (che pareggia a Cesena),&nbsp;la Fiorentina e il Torino, spesso si trovano in difficoltà contro Udinese, Verona , Sassuolo, Sampdoria, Genoa, Palermo, Empoli, Cesena, (per il Cagliari ci sarebbe da fare un discorso a parte) e il Parma che è alle prese con problemi di vertice interno. Insomma, un campionato che è iniziato come era finito. Senza luci e&nbsp;novità di nessun genere. Un po’ come le prime nebbie d’autunno, in cui la trasparenza si può solo immaginare e mai vedere.<BR><BR><B>Salvino Cavallaro </B><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><br><br>C1012936RomaFL0711FL0711pallone8.jpgSiNcalcio-campionato-serie-a-juventus-roma-classifica-1012986.htmSiT1000007,T1000012,T1000018,T1000010,T1000011,T1000016,T1000017,T1000019,T1000021,T1000022,T1000023,T1000024,T1000026,T1000027,T1000028,T1000087,T1000097,T1000098,T1000099,T1000101100451001,02,03,06,07,080301341
1091012974NewsCampionatiJuve e Roma su tutte. Le altre, un gradino più in basso20140926142251Juventus,Roma,Milan,Empoli,Inter,UdineseBianconeri e giallorossi si confermano le squadre da battere.<span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: " 12pt;?="" font-size:="" cambria?,?serif?;="">La quarta giornata di serie A si è svolta come turno infrasettimanale tra martedì -mercoledì – giovedì e, anche di notte, ci ha praticamente confermato quanto di giorno è apparso evidente; la superiorità di <a class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Juventus</a> e <a class="link-6" href="/squadre/roma.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Roma</a> rispetto alle altre squadre. Anche per il campionato 2014-15, dunque, si prospetta quel testa a testa tra bianconeri e giallorossi che fu il leitmotiv dello scorso campionato per la conquista del titolo di campione d’Italia. La Juventus si è sbarazzata del Cesena con un secco 3 a 0 casalingo, mentre la Roma ha vinto 2 a 1 a Parma. Due partite dai contenuti diversi che, tuttavia, sono simili nella sostanza di vincere per restare in testa alla classifica. Dopo il rocambolesco 2 a 2 del <a class="link-6" href="/squadre/milan.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Milan</a> a <a class="link-6" href="/squadre/empoli.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Empoli</a>, i cugini dell’<a class="link-6" href="/squadre/inter.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Inter</a> rispondono con la vittoria casalinga sull’Atalanta per 2 a 0. Una vittoria, quella dei nerazzurri interisti che si consolida con un gioco non sempre impeccabile nelle sue trame di centrocampo, ma che in attacco hanno sfoderato vivacità e voglia di vincere. A secco di gol invece la Fiorentina di Montella che pareggiando 0 a 0 contro il <a class="link-6" href="/squadre/sassuolo.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Sassuolo</a>, dimostra di patire oltremodo le assenze di Giuseppe Rossi e di Gomez. Pareggia 2 a 2 il sorprendente Verona contro il Genoa di Gasperini che ritrova Matri in una doppietta d’altri tempi. Vince la Sampdoria contro il Chievo, portandosi così in un’interessante posizione di classifica. Stesso discorso per l’<a class="link-6" href="/squadre/udinese.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Udinese</a> di Stramaccioni che espugnando l’Olimpico di casa Lazio, si colloca nella zona alta di classifica. Ritorna alla vittoria il <a class="link-6" href="/squadre/torino.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Torino</a> a <a class="link-6" href="/squadre/cagliari.cfm" name="nome" target="" classname="link-6">Cagliari</a>, dando un attimo di respiro alle furibonde polemiche nate dopo la caduta casalinga avvenuta la domenica precedente contro il Verona. La Squadra di Ventura ha bisogno di ritrovarsi in fretta, mentre il Cagliari di Zeman, diventato fanalino di coda della classifica, deve in qualche modo ridimensionare certe idee di alta classifica che erano state percepite da alcune interviste del tecnico boemo. Pareggia malamente 3 a 3 il Napoli di Benitez contro un Palermo velleitario, presentatosi sul campo dei partenopei con tre punte. Evidentemente i rosanero credevano fin dall’inizio nel colpaccio che, allo stato attuale della crisi del Napoli, non avrebbe sicuramente fatto meraviglia. Si chiude così la quarta giornata del campionato di calcio di serie A che, oltre a confermare la forza delle due squadre in testa, evidenzia la crisi tecnica del Napoli e quella della Lazio di Pioli. E’ ancora presto per trarre delle conclusioni, tuttavia, siamo dell’avviso che sia Juventus che Roma allungheranno il vantaggio sulle dirette concorrenti al titolo, le quali sembrano ancora alla ricerca della continuità di gioco e di risultati. </span><br> <p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><br><font size="3" face="Times New Roman"></font><br><br><br><br><br><br> <br><br><br><br><p style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: " 12pt;?="" font-size:="" cambria?,?serif?;="">Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"></font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>C1012936TorinoFL0711FL0711garcia.jpgSiNcampionato-serie-a-juve-e-roma-gia-in-fuga-1012974.htmSiT1000007,T1000012,T1000087,T1000027,T1000026,T1000011,T1000019,T1000098100451001,02,03,06,07,080301296
1101012972NewsEditorialeInvestire nel futuro, no chiusura ma credere nei giovani20140924163658Giovanili, calciomercato, investimentoInvestire nei giovani, ossia quello che in Italia non si fa. Punto del programma elettorale di Tavecchio, è urgente correre ai ripariGiovane, etichetta che ormai in Italia è quasi problematica. Lo si vede benissimo nel mondo del lavoro, con un tasso di disoccupazione allarmante nella "categoria", ma perfino il mondo del pallone nostrano non può definirsi salvo. A cambiare verso vorrebbe essere il nuovo Presidente FIGC Tavecchio, dando più spazio ai ragazzi del settore giovanile, ma fino ad ora investire in esso non sembra sempre convincere i club italiani.<div><br><div>Certo, fortunatamente ci sono l'eccezioni alla regola. Basti pensare a Simone Scuffett, il portiere dell'Udinese arrivato direttamente dalla seconda squadra e che in Serie A ha fatto vedere grandi cose. Ma sono casi che, ahimè, non dettano una linea vera nel mercato delle grandi squadre. Altrimenti non si spiegherebbero le ricerche di fantomatici colpi di mercato "last minute" ogni estate e a gennaio, bussando la porta a giocatori pluri trentenni senza poche ambizioni. Magari la colpa è anche dei vivai che non "sforna" sempre atleti pronti per campi importanti, ma se nessuno ci investe gli esiti sono questi.</div><div><br></div><div>La cosa più delirante è che praticamente tutti i Presidenti dei club della massima serie parlano di cambiare verso, di puntare a modelli come Barcellona e Bayer Monaco per rinnovare le giovanili. Però poi, quando arriva il momento di cercare un elemento nuovo per la squadra, in pochissimi attingono da "casa preferendo acquistarne da fuori e facendo perdere le tracce dei propri talenti tra le varie sotto-categorie.</div><div><br></div><div>Perché allora non credere fino in fondo nelle Primavere? Perché continuare a cercare all'estero ragazzini o giocatori già rodati per portarli in Italia a flotte, mentre quelli che ci sono già si "parcheggiano" tra Serie B, Lega Pro e Serie D (se non più giù)? Ciò non significa chiudere le frontiere, quella sarebbe veramente una cosa stupida e inutile.&nbsp;</div><div><br></div><div>Significherebbe privarsi di esperienza da altri campionati, altre realtà preziosissime per i ragazzi in rosa. Bisogna quindi&nbsp;trovare un equilibrio, altrimenti la crisi strutturale di questo benedetto calcio italiano sarà destinata a durare molto, molto tempo ancora. Se Tavecchio ce la farà, molti suoi contestatori dovranno di certo ricredersi. Altrimenti rimarrà soltanto un casco di banane amare.</div></div>uttd01uttd01verratti.pngSiNgiovanili-rimedio-investimento-1012972.htmSi101268101,02,03030496
1111012969NewsCampionatiMilan, l`equivoco Bonera continua. La conferma arriva ad Empoli20140923231996milan,daniele bonera,empoli,torino,parmaIn Primavera e Serie B ci sono tanti giovani di valore che guadagno molto di meno&nbsp;Un'estate passata a rincorrere l'acquisto o meglio il riacquisto di Adil Rami, e poi chi gioca nelle prime quattro giornate in difesa, Daniele Bonera.<br><br> Il peggior marcatore degli ultimi tre anni in Serie A, perché sino a quattro anni fa faceva la tribuna in rossonero tenuto fuori da persone del calibro di Nesta e Thiago Silva su tutti, "amuleto" Bonera però riesce ad incantare, sarà per il viso angelico, i vari allenatori e pian piano si guadagna la "meritata" fiducia. <br><br> Un piccolo dato parla chiaro, in tutti i match disputati negli ultimi tre anni dal <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/milan.cfm">Milan</a>, quando gicoa Bonera in marcatura ha più del 60% della colpe nelle reti subite sia da calcio piazzato che da azioni veloci. Per rinfrescare la memoria come dimenticare la caduta da birillo nel dribbling della scorsa stagione di Immobile contro il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/torino.cfm">Torino</a>, e tutte le disattenzioni sui calci da fermo nella fase difensiva. Le ciliegine di queste prime giornate arrivano da quel di Parma, riuscendo a fare sfigurare anche uno come Alex e stasera a Empoli dove su entrambi i gol dei toscani ci mette lo zampino il numero 25 rossonero. <br><br> In molti dopo l'espulsione di Parma hanno ringraziato il cielo sapendo di non vederlo poi con la Juventus, e infatti contro i bianconeri la squadra ha subito solo una rete, grazie alla sua assenza. <br><br> Ma quello che molti appassionati di calcio si chiedono, ci sono tanti giovani difensori tra primavera e Serie B, che guagnano molto meno del milione e più all'anno che percepisce Bonera e che per qualità e volontà darebbero certamente molto di più, quindi non sarebbe il caso di farci un pensierino.<br><br>C1012936adm001adm001bone.jpgSiNmilan-l-equivoc-bonera-continua-con-l-empoli-arriva-la-conferma-1012969.htmSiT1000087,T1000099,T1000016100075501,02,03,06,07030766
1121012964NewsCampionatiCatania, Sannino a ILCALCIO24.COM: «Mi aspetto che i giocatori rimasti qui siano da traino per i nuovi». Cosentino: «Col Presidente abbiamo deciso di cambiare»20140916211059catania,cosentino,Catania,Giuseppe SanninoDal nostro inviato a Torre del Grifo Pascal Desiato Di seguito la conferenza stampa del nuovo tecnico del <A class=link-6 href="/squadre/catania.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Catania</A>, <A class=link-6 href="/personaggi/giuseppe-sannino-1000362.cfm" name=nome target="" classname="link-6">Giuseppe Sannino</A>, seguita da IlCalcio24.com:<BR><BR>"Da poco sono andato via dall'Inghilterra e ve lo dico col cuore: avrei voluto che il Catania non si trovasse in questa situazione. Perché sono andato via dall'Inghilterra? Voglio fare l'allenatore! In Inghilterra ci sono tante belle realtà che non ti fanno vivere questo lavoro con passione. Adesso andiamo a lavorare e cerchiamo di far sentire questi ragazzi protagonisti: hanno in mano le sorti di questa città e di questa società e hanno una guida. Bisogna capire il momento: so che è importantissimo farli sentire parte della squadra. L'aspetto tattico? I numeri lasciano i tempi che trovano: sarebbe da stupidi snaturare il progetto del 4-3-3. Ciò che chiedo è avere tutti la stessa idea, ovvero quella di sopraffare l'avversario con la qualità e la voglia di vincere ogni duello. Bisogna essere concreti: niente particolarismi. Io non voglio essere amico di nessino: ognuno deve fare questo mestiere al massimo e quando questo coincide col pensiero dell'allenatore, la strada è sempre dritta. C'è tanto da lavorare e confido molto in ciò che possono dare i giocatori dal punto di vista mentale: bisogna togliere qualche "Io" e mettere dei "Noi". Io non sono un inventore: mi piace mettere in campo la voglia di scendere in campo a guadagnare punti pensando che gli altri siano più bravi di noi.Ho voluto un anno di contratto perché credo poco ai progetti: non mi piace essere un peso alla società, facciamo un passo alla volta."<BR><BR>A IlCalcio24.com, Mister lo slogan del Catania quest'anno è stato "RipartiAmo" ciò mette subito in chiaro quale sia l'obiettivo della società, come pensa di raggiungerlo e da quali giocatori si aspetta il salto di categoria?: "So che il nostro obittevo deve essere quello, ma il campionato di Serie B non è facile, è lungo e pieno di insidie, certamente mi aspetto molto da tutti in particolare che i vecchi che sono rimasti a Catania donino lo spirito giusto ai nuovi". <BR><BR>Continua Sannino: "Ogni squadra andrà ad affrontare il Catania con molta fame, con la voglia di emergere e di salire in Serie A, come dobbiamo fare noi. Il portiere? Siamo stati sfortunati ad avere questi infortuni. Io la penso così: chi è disponibile e va in campo, è il migliore giocatore del mondo. Credo che i giocatori debbano contare sul proprio allenatore: io voglio capirli: il compito principale è quello di dargli sicurezza. L'esperienza di Varese in B? E' un'altra situazione rispetto a quei tempi! Ho trovato dei ragazzi che ho già avuto e loro sanno che c'è tanta strada da fare. Io sono qui non per curare, ma per lavorare e raggiungere un obiettivo: non so come e non so in quanto tempo. Il calcio è anche gioia: dobbiamo essere consapevoli che ci sono 20.000 persone che si battono per noi al Massimino. Conta essere un blocco unico, poi deve essere un allenatore a mettere il giocatore in condizione di rendere al meglio: difendiamo in 11, attacchiamo in 11. Cosa è accaduto nel Catania? E' la vita! Lo scorso campionato era già segnato per il Catania: adesso, però, molti vogliono ridare ai tifosi ciò che gli hanno tolto".<BR><BR>La parola poi passa all'a.d. del Catania, Pablo Cosentino: "La scelta del mister è stata fatta perché pensiamo si tratti della persona adatta in questo momento. La squadra è completa sono tutti i punti di vista. Cosa è successo dall'anno scorso? Il calcio non è una scienza esatta: se nella prima partita non entrava il pallone, stavamo parlando di altro! Pellegrino non deve avere nulla da rimproverarsi e sono molto contento del lavoro che ha fatto. Se c'è delusione? La delusione è grandissima, ma la voglia di riparare agli errori è altrettanto grande! Che tipo di pubblico devo aspettarmi sabato? Un pubblico che apprezza lo sforzio dei giocatori e che li sostiene. Gli infortunati? Hanno avuto dei piccoli problemi, ma stanno recuperando. La reazione di Leto? Non verrà multato: è un gesto di rabbia che può capitare a chiunque, anche a me! Io multo un giocatore che non si impegna, non un giocatore che reagisce così." <BR><BR>A IlCalcio24.com, la decisione di cambiare il mister è stata prettamente sua o condiviso con il Presidente: "Qui prendiamo tutte le decisioni in due, sia che il sottoscritto che il Presidente abbiamo deciso che cambiare era la decisione giusta".<BR><BR><BR>C1012936adm001adm00120140916_161941.jpgSiNcatania-sannino-a-il-calcio-ventiquattro-mi-aspetto-tanti-dai-siano-da-traino-per-i-nuovi-cosentino-con-il-presidente-abbiamo-deciso-1012964.htmSi100075501,02,03,090302000S
1131012962NewsEditorialeDa Conte ad Allegri, la Juve è sempre in vetta alla classifica20140915201846Dopo la pausa della Nazionale, riparte il campionato di calcio <span style="line-height: 115%; font-family: " cambria","serif";="" font-size:="" 12pt;"="">Sono tanti gli spunti offerti dalla seconda giornata di Serie A del nostro campionato. Innanzitutto la conferma della Juventus che, passata da Antonio Conte a Massimiliano Allegri, si trova ad essere ancora prima assieme a Roma e Milan . Un po’ come dire che cambiando i fattori il risultato non cambia. Stessa la cornice dello Juventus Stadium, stesso l’appeal, stesso l’inno, e perfino uguale l’enfasi di accogliere i calciatori&nbsp;in campo,&nbsp;nella sgambata&nbsp;riscaldatrice dei muscoli,&nbsp;prima dell’inizio della gara. Un iter che si tramanda ormai da tre anni, sempre uguale, sempre apportatore di forte emozione per i tanti tifosi juventini. Qualche volta ci siamo soffermati a curiosare all’esterno dello Juventus Stadium. Ebbene, dai volti scrutati, dall’entusiasmo&nbsp;evidenziato e dalla voglia di entrare allo stadio, sembra sempre che quell’ansia&nbsp;di far festa sia&nbsp;come la prima volta. Stessa l’emozione, stesso il desiderio di cantare un inno coinvolgente, stessa la voglia di andare e tifare per i propri campioni. Conte o Allegri? non importa!&nbsp;è la Juve che interessa ai tifosi della Vecchia Signora. La facilità con la quale la Juventus ha vinto contro l’Udinese e la chiarezza di idee dimostrata nella fluida manovra, lascia presupporre un campionato di prim’ordine. Stenta la Roma a Empoli, ma vince con un gol di Naiggolan che evidenzia in qualche modo il desiderio dei giallorossi di ritornare a rappresentare l’alternativa alla Juve. Seconda vittoria anche per il Milan che esce fuori dal Tardini di Parma, in un festival fatto di gol, emozioni,&nbsp;ma anche di tanti&nbsp;errori ingigantiti da due difese che devono essere ancora registrate nei movimenti e nelle attenzioni. I rossoneri vincono dunque 5 a 4 contro il Parma di Donadoni, contrapponendosi al 7 a 0 che i cugini dell’Inter hanno inflitto in casa al malcapitato Sassuolo. Punteggi e prestazioni che sono l’emblema di un campionato dai mediocri contenuti tecnici, che non&nbsp;è più, chissà per quanti anni ancora, il più bello del mondo. Tre gol fa la Lazio in casa contro il Cesena. Le reti portano la firma Made in Italy di Candreva, Parolo e Mauri, ovvero l’ossatura portante dei biancocelesti, che si mettono in evidenza in un campionato firmato quasi esclusivamente da pedate esterofile. Si smarrisce come un lieve soffio di vento il Torino di Ventura, il quale appare contratto, privo di idee e mal disposto in campo, al cospetto di una Sampdoria sanguigna e volitiva, che ha presentato un Okaka potente fisicamente e un Gabbiadini che ormai non è più soltanto una promessa del panorama calcistico italiano. Domenica nera, anzi nerissima per il Napoli, che viene battuto in casa dal modesto Chievo e da un gol di quel Maxi Lopez che è sembrato risuscitato dalle ceneri. I Partenopei, dopo l’esclusione dai preliminari di Champions League, sembrano essersi smarriti. Duro sarà ancora il lavoro che attende la squadra agli ordini del suo allenatore Rafa Benitez, mentre, a sentire gli umori dei napoletani, “mala tempora currunt”. Tra le proprie mura, pareggia la Fiorentina di Montella contro il Genoa, mentre vince fuori casa l’Atalanta di Colantuono contro il Cagliari di Zeman.<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; Il </span>Verona vince 2 a 1 contro il&nbsp;Palermo, chiudendo la seconda giornata di calendario nel posticipo serale di Lunedì 15. Non c’è che dire, dunque, il campionato italiano di calcio di serie A si presenta con due novità: Milan e Inter, che sembrano davvero intenzionate a fare da terzo incomodo tra Juve e Roma. </span><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-family: " cambria","serif";="" font-size:="" 12pt;"="">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font size="3" face="Times New Roman"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>TorinoFL0711FL0711allegri400.jpgSiNda-conte-ad-allegri-la-juve-e-sempre-in-vetta-alla-classifica-1012962.htmSi100451001,02,03,06,07030548
1141012953NewsCampionatiVenti partite nella storia: «Magica Udinese», viaggio nelle passioni bianconere20140909185775passione, passato,Udinese,SampdoriaIl libro di Marco Caineri racconta la passione dietro le più importanti e belle partite dell`Udinese. Da non perdere.Calcio, sport dai molteplici significati. Così tanti e complessi che nemmeno un corso universitario approfondito potrebbe chiarirli tutti, anche se in cattedra ci fosse il piú grande filosofo di tutti i tempi e il vincitore mondiale del Fantacalcio. Perché la cultura che c'é dietro quel pallone che rotola per il campo (ebbenesí, cultura!) non si impara tra i banchi di scuola, ma sulle gradinate di uno stadio o sulle sedie sgualcite dei bar.&nbsp; <div><br> <div>Certo, sul football hanno scritto in tantissimi e mille cose diverse tra loro: chi lo considera "uno sport per galantuomini praticato da bestie", come Oscar Wilde, a chi lo eleva a un vero e proprio "riscatto sociale", disse Arrigo Sacchi. Ma chi ha ragione?</div> <div><br></div> <div>In provincia c'é poco da discuttere: il calcio é una forma piú "colorata" di religione. Lo si "venera" allo stadio, gli si intonano "canti" e le proprie "divinità" sfilano correndo sul prato verde dietro il pallone. E questo amore profondo lo si può trovare facilmente anche in libreria, con almanacchi, epiche storie di stelle d'altri tempi e biografie dei miti calcistici dei decenni passati.&nbsp;</div> <div><br></div> <div>Perché il calcio é anche storia e non puoi definirti tifoso "doc", tanto meno in un posto come il Friuli, senza conoscere il mitico passato della tua squadra del cuore. Dio, magari "mitico" nln proprio ma comunque importante. Ed é per questo che Marco Caineri, giornalista sportivo di Latisana (Udine) e per anni cronista dell'Udinese, ha deciso di racchiudere in un libro venti partite dei bianconeri, dal 1950 al 2004.&nbsp;</div> <div><br></div> <div>"Magica <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/udinese.cfm">Udinese</a> - Le partite dell'anima" (Edizioni Biblioteca dell'Immagine, 2004) é una vera "compilation" di emozioni lunghe 54 anni, dall'esordio in Serie A del club friulano fino all'approdo nell'allora Coppa Uefa. In mezzo tantissimi ricordi e personaggi, come Aldo Olivieri, portiere dell'Italia campione del Mondo nel '38 e mister dell'Udinese quando raggiunse per la prima volta la massima serie; il derby con la Triestina nel '78, finito 6 a 0 per gli udinesi e i tifosi di casa che sfilarono alla fine con la bara rosso-alabardata.</div> <div><br></div> <div>In 178 pagine ci sono gli incontri che hanno fatto la storia a Udine: dal 3-2 contro la <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/sampdoria.cfm">Sampdoria</a> nel 1979 che incoronò la corsa delle zebrette dalla Serie C alla A in tre anni al 0-5 in casa del Genoa nel '83 dove il mitico Zico segnò la sua prima punizione, e l'intero stadio applaudì. Ci sono poi i sogni europei, dal 1-2 contro il Bayer Leverkusen del 1999 che non bastò per superare il terzo turno di Coppa UEFA al 2-1 al Friuli nel 1997 contro l'Ajax, partita epica ma non abbastanza per continuare il cammino in Europa. Il tutto sullo sfondo di una regione prima e dopo il terremoto, con gioie e provincialità in ogni dove.</div> <div><br></div> <div>Caineri racconta con un sentimento profondissimo i pianti di gioia e disperazione dei tifosi udinesi, sembra quasi che abbia immortalato quei momenti di sport in diretta già negli anni '50 e li ricordi ancora oggi. Chissà se tra dieci anni scriverà la nuova edizione aggiornata, con i vari Di Natale e Sanchez, ma i ricordi di quei momenti rimarranno sempre. Anche dopo mille ristampe.</div></div>Udineuttd01uttd01udine.jpgSiNmagica-udinese-libro-1012953.htmSi101268101,02,03030367
1151012944NewsCampionatiLa prima giornata di Serie A, tra luci e ombre20140901162014Serie A Tim,2014-2015,Milan,Lazio,Roma,Juve,Fiorentina,ChievoIl Milan di Pippo Inzaghi, ci sembra la novità del campionato 2014`15Consumata la prima giornata di Serie A del Campionato 2014’15, riportiamo le prime impressioni che, tuttavia, risentono ancora di pensieri rifugiati sotto l’ombrellone di questa bizzarra estate che ci lascia insoddisfatti sotto il profilo meteorologico. Ma si sa, ogni anno il ritorno dalle vacanze coincide con l’inizio del campionato di calcio. “Meno male” direbbe qualcuno che ama il pallone e le sue vicissitudini. Detto questo, ci sembra giusto rilevare che una squadra su tutte ci ha impressionato: il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/milan.cfm">Milan</a> di Pippo Inzaghi. Battuta la nuova <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/lazio.cfm">Lazio</a> di Pioli, la squadra rossonera non solo ha vinto ma ha anche convinto. Un 3 a 1 che parla chiaro e mette in guardia coloro i quali all’inizio erano scettici sulle qualità della squadra. Grinta, determinazione, “fame”, voglia di ricominciare, cancellando un recente passato che per certi versi mortifica la lunga e gloriosa storia del diavolo rossonero. Le grandi motivazioni di Pippo Inzaghi sembrano essere le stesse dei suoi giocatori. Emblematico l’abbraccio della squadra con il proprio allenatore dopo aver segnato il gol. Atteggiamenti da non sottovalutare come apparenze, ma che sono rappresentativi di un qualcosa che cambia, di un’aria nuova, diversa, che sembra simile a quella che Conte ha respirato tre anni fa appena aperta la porta della sua Juventus. Vedremo cosa accadrà in seguito. La <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/roma.cfm">Roma</a>, dal canto suo, è sembrata la squadra da battere per la conquista dello scudetto. La facilità con la quale ha superato in casa la rimaneggiata <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/fiorentina.cfm">Fiorentina</a> di Montella, dimostra come la squadra di Garcia giochi ormai un calcio propositivo, di grandi qualità tecniche e con schemi ormai consolidati dall’anno scorso. La <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/juventus.cfm">Juve</a>, invece, pur vincendo fuori casa contro il <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/chievo.cfm">Chievo</a>, deve dimostrare di essere più cinica sotto porta. Il gol di Caceres è stato seguito nel primo tempo da tre traverse, frutto di un’indubbia superiorità territoriale. Nel secondo tempo, invece, ha dimostrato limiti atletici e mancanza di convinzione nel volere chiudere la partita. A tratti abbiamo rivisto la Juve di Conte, non solo nello schema tattico, ma anche in certi meccanismi proposti dagli esterni che hanno rappresentato il successo di tre anni di grandi traguardi. In altri momenti, invece, c’è sembrata una Juve dal gioco più lento, manovrato e ragionato, un qualcosa che sembra più simile alla scuola di Allegri che all’indemoniata foga di Antonio Conte. Anche in questo caso è ancora tutto da verificare. L’Inter di Mazzarri è rimasta all’asciutto di gol, rimediando uno 0 a 0 all’Olimpico contro il Torino, che ha pure sbagliato un rigore con Larrondo. La partita ha evidenziato dei chiaro – scuri sia per quanto riguarda i nerazzurri di Mazzarri che per i granata di Ventura. Più volenterosa di conquistare l’intera posta in palio è sembrato il Toro che, tuttavia, ha bisogno ancora di migliorare certi schemi che da quest’anno sono privi di due giocatori che sono stati determinanti quali, Immobile e Cerci. Il primo è stato sostituito da Quagliarella e il secondo (non proprio come caratteristiche di gioco) da Amauri. Anche l’Inter è sembrata impacciata nel gioco offensivo, essendosi affidata a Icardi come unica punta. Poi, il tardivo ingresso di Osvaldo ha dato una maggiore parvenza di vivacità. Per il resto, in Udine Empoli si è apprezzato il gioco voluto dal nuovo allenatore Stramaccioni e l’efficacia del redivivo Antonio Di Natale che ha firmato i due gol con i quali la sua squadra ha superato gli avversari. Per il resto c’è da annotare la vittoria del Napoli di Benitez a Genova contro i rossoblù di Gasperini. Una partita dai due volti che ha premiato i partenopei, capaci di vincere in zona Cesarini. Gli azzurri hanno bisogno di riprendersi in fretta dopo la scoppola subita in Champions League, ma il reparto difensivo appare come la parte debole di una squadra che sembra avere più di un problema da risolvere. Buona la prima prova in A del Cesena contro il Parma di Donadoni. Una vittoria striminzita di 1 a 0 che sembra valere il doppio per avere surclassato la più titolata avversaria che è sempre alle prese con le bizze di Cassano. L’1 a 1 casalingo del Palermo contro la Sampdoria fa pensare che ci sia qualche problema all’interno della squadra. Un qualcosa che serpeggia nell’aria contro Iachini, che pure è stato l’artefice di una prestigiosa promozione in Serie A. D’altra parte, il carattere vulcanico del presidente Zamparini lascia prevedere un cambio sulla panchina dei rosanero. Si parla, infatti, con insistenza, del ritorno di Eddy Reja. Anche Sassuolo e Cagliari si spartiscono la posta in palio, pareggiando una partita dal gioco propositivo, in cui entrambe le contendenti sembravano voler vincere. Questo è dunque il quadro della prima giornata di calcio di Serie A. Un pallone italiano che si presenta con poche luci e molte ombre. <br>Salvino Cavallaro <br><br>@CLASSIFICA<br><br>C1012936TorinoFL0711FL0711filippo-inzaghi.jpgSiNla-prima-giornata-di-serie-a-tra-luci-e-ombre-1012944.htmSi100451001,02,03,06,07,08,09030559
1161012942NewsEditorialeNapoli: i perchè di una debacle20140828093124napoli,NapoliViaggio all`interno della serataccia al San MamesIl <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/napoli.cfm">Napoli</a> se ne torna a casa mestamente, umiliato da una squadra che, presa singolarmente, probabilmente non arriva manco a metà della potenza del club di Benitez.<br><br>Ha vinto l'organizzazione di gioco dei baschi, la loro grinta, uno stadio strepitoso con una cornice di pubblico incredibile: hanno perso undici giocatori che sembravano <strong>tutto tranne che una squadra</strong>. Eppure le cose si erano messe bene: il gol di Hamsik aveva dato speranza ai partenopei, prima del crollo. Una <strong>difesa inguardabile</strong>, un centrocampo totalmente<strong> assente</strong>, un attacco in cui Callejon e Mertens sembravano corpi estranei al gioco di Benitez: ma dov'era il Napoli dei 9 punti nel girone di ferro con Borussia e Arsenal?<br><br>Ovviamente le colpe sono di tutti: dai giocatori, a De Laurentiis, fino a Rafa Benitez. I giocatori, alla fine, sono quelli che vanno in campo, nel bene e nel male passano dalla gloria al baratro. Capitano le sere in cui tutto va storto, ma ieri forse è stato tutto&nbsp;troppo storto.<br><br>Benitez ha fatto le sue scelte, alla luce dei fatti sbagliate: in una partita tosta come queste perché puntare su Gargano, fuori dal suo progetto da ben due anni, e non su <strong>Inler</strong>? Perché adattare Britos a sinistra anziché rispolverare <strong>Zuniga</strong>? Perchè questa squadra aveva tutto tranne che la grinta che l'ha sempre contraddistinta? Perchè manco una volta gli azzurri sono arrivati <strong>prima degli avversari</strong> sul pallone? Tanti quesiti, poche risposte: almeno da parte nostra.<br><br>Veniamo a De Laurentiis: ok, il Napoli è una delle poche squadre col bilancio in attivo in tutta la Serie A, ma qualche <strong>acquisto</strong> non avrebbe fatto bene? Se si pensava di poter puntare su De Guzman, perché non acquistarlo subito in modo da farlo giocare con l'Athletic? Perchè non si è rinnovato il contratto a Pepe Reina? Rafael sarà pur bravo, ma uno con l'esperienza dello spagnolo, soprattutto in queste competizione, è tutt'altra cosa. Perchè non è mai&nbsp;stata presa un'alternativa a Callejon, Mertens e Insigne? <br><br>Ultima riflessione: l'Athletic Bilbao è composto solo da giocatori <strong>baschi</strong> (come se il Napoli ad esempio&nbsp;giocasse solo con&nbsp;giocatori campani, ad esempio), mentre la squadra di Benitez aveva in rosa solo un italiano (Maggio, per giunta il peggiore in campo). <br><br>Ancora ci chiediamo perché la nostra nazionale raccoglie solo figuracce?<br><br>C1012936BilbaoFL0141FL0141npo.jpgSiNnapoli-i-perche-di-una-debacle-1012942.htmSiT1000017100205001,02,03,06,07,08,09010519
1171012933NewsEditorialeL`appeal del campionato italiano scivola sempre più in basso20140827162355Fiorentina,Genoa,Palermo,Lazio,Sampdoria,Roma C`era una volta il campionato più bello del mondo. Quello italiano!<br> L’interesse verso il pallone di marca italiana va sempre più scemando. La causa? Colpa della crisi economica del nostro Paese che è capace di scoraggiare l’investimento degli sponsor. Da una recente statistica risulta che ad oggi sette squadre su venti non hanno uno sponsor tecnico affisso sulle proprie magliette. Cesena, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/fiorentina.cfm">Fiorentina</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/genoa.cfm">Genoa</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/lazio.cfm">Lazio</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/palermo.cfm">Palermo</a>, <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/roma.cfm">Roma</a> e <a name="nome" target="" classname="link-6" class="link-6" href="/squadre/sampdoria.cfm">Sampdoria</a>, a pochi giorni dall’inizio del nostro campionato non hanno ancora uno sponsor. Si tratta di un record negativo mai registrato in Italia ed è un campanello d’allarme che evidenzia in maniera netta lo scarso interesse verso un campionato privo dell’antico appeal. Che sia finito per l’Italia il tempo delle vacche grasse, lo sappiamo da almeno un decennio. Ma ciò che fa pensare e atterrire allo stesso tempo è che tale carestia si stia protraendo oltre le più pessimistiche previsioni. Il calcio è stato da sempre un mondo a parte, una sorta di cassaforte capace di respingere in maniera netta qualsiasi crisi economica legata alla situazione politica del nostro Paese. Oggi non è più così, perché la gravità di una situazione diventata davvero insostenibile si riflette anche nel mondo del pallone nostrano. E così avviene la fuga inarrestabile degli sponsor all’estero, là dove si ha una maggiore prospettiva d’interesse nell’investimento. Premier League, Bundesliga e Ligue 1 sono le più ambite, tanto è vero che ogni maglietta di questi campionati ha il suo sponsor ben in vista. Per l’Italia, invece, si verifica un trend negativo che investe tutto il sistema. Così accade che la nostra massima serie al cospetto degli altri Paesi, sia come la serie B o C. Un qualcosa che si identifica come un pallone del dio minore. Questo trend negativo non è certo da sottovalutare, anche perché è tutto il sistema calcio che dovrebbe essere riorganizzato in maniera consona ai tempi. Certo, da solo il nostro beneamato pallone non ce la può fare. Gli sforzi devono cominciare dal sistema politico italiano che fino ad oggi non è stato capace di mettere in moto una macchina organizzativa in grado di produrre più lavoro e meno tasse. E allora ci chiediamo ancora che senso abbia disquisire su dati tecnici del calcio internazionale che ci vedono declassati e in discesa senza freni inibitori. Non basta parlare e scrivere di luminari idee che possano iniziare da una cultura atta a valorizzare i nostri settori giovanili. Stadi obsoleti e mancanza perniciosa di denaro, ci fanno pensare con malinconia quando il nostro campionato era il più bello del mondo. Un profondo rimpianto che allo stato attuale delle cose ci lascia alquanto preoccupati e disarmati.<br><br> <b>Salvino Cavallaro </b><br><br> RomaFL0711FL0711pallone8.jpgSiNl`appeal-del-campionato-italiano-scivola-sempre-pio-in-basso-1012933.htmSi100451001,02,03,06,07,08030517
1181012925NewsCampionatiLutto per il calcio friulano, morto Stelio Nardin20140812205637Friuli Venezia Giulia, Napoli, Dino ZoffÉ morto ieri l`ex terzino destro del Napoli Stelio Nardin, 75 anni. Si è spento in provincia di Udine, giocò con campioni come Zoff e Sivori.La notizia è stata una doccia gelata che nessuno si aspettava. Ma nessuno ha potuto far nulla se non piangere, ricordano l'amico che ora non c'è più. Stellio Nardin, ex calciatore di Serie A friulano, è stato trovato morto ieri mattina nella sua casa a Cervignano (Udine). La causa è stato un malore improvviso che non gli ha lasciato scampo. <DIV><BR></DIV> <DIV>Nardin avrebbe compiuto 75 anni il 26 agosto e poteva vantare nel suo palmarès sportivo una carriera di ben sette anni al Napoli nella massima serie. Amico del celebre portiere di Mariano del Friuli Dino Zoff, aveva giocato anche con fenomeni come Sivori e Altafini e collezionava una presenza in Nazionale. Data del debutto 27 marzo 1967, nella sfida all'Olimpico di Roma contro il Portogallo finita 1-1.</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>A livello di club era tutto cominciato con i Gladiator, squadra friulana dilettantistica dove giocava come attaccante, per poi passare nel '56 all'Udinese con successiva, e definitiva, trasformazione in terzino destro. Da li arrivò al Catanzaro in Serie B e nel 1965 lo acquistò il Napoli. Esordì il 5 settembre contro la Spal (4-2 per i partenopei).</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Il ricordo del difensore, icona negli anni '70 del calcio friulano insieme a Zoff, viene espresso anche dalle società con cui giocò in carriera, Napoli e Catanzaro, che ancora oggi lo ricordano con affetto. I funerali si sono svolti oggi a Cervignano, dove viveva da diverso tempo dopo essersi ritirato dal mondo del pallone. La sua ultima esperienza fu come allenatore della Pro Tolmezzo, dal 1979 al '81.</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Se ne va un campione dello sport, magari non famosissimo a livello nazionale ma lo stesso amato da parenti, amici e tifosi. Un esempio da seguire, per i futuri protagonisti e non di tutti gli sport.</DIV>Udineuttd01uttd01c_29_articolo_1044058_upiimgprincipaleoriz.jpgSiNstelio-nevio-lutto-1012925.htmNo101268101,02,03,08030415
1191012920NewsCampionatiCatania, adesso si ripArte sul serio. La dirigenza e i tifosi hanno lanciato il segnale20140808125004cataniaI rossazzurri partono con il favore dei pronostici E adesso si riparte sul serio. Nella giornata di ieri è stato stilato il calendario definitivo della nuova stagione di Serie B 2014/15. <BR><BR>Un campionato che si preannuncia veramente equilibrato, tante le squadre che si propongono in prima fascia per i tre posti che garantiscono il salto in Serie A. Tra queste il nuovo Bari di Mangia e Paparesta, il Bologna di mister Lopez, lo Spezia di Bjelica tecnico che la passata stagione ha disputato la Champions League con l'Austria Vienna e che a sorpresa ha deciso di intraprendere la sfida lanciata dal club ligure, non dimentichiamo neanche il Latina di mister Beretta che dopo la finale promozione dello scorso anno proverà a raggiungere direttamente la massima serie dai primi due posti, l'ambiziosa neo promossa Virtus Entella, il tenace Livorno, e le possibili sorprese Avellino, Trapani e Modena,&nbsp; ma tra queste non possiano non menzionare il Catania del presidente Pulvirenti e di mister Pellegrino. <BR><BR>Proprio i rossazzurri partono, facendo i dovuti scongiuri, con il favore dei pronostici soprattutto grazie al fantastico lavoro messo in atto sino ad ora dalla dirigenza siciliana. Come rilancia la stessa campagna abbonamenti si vuole ripartire immediatamente e ritornare nella massima serie, sfuggita la passata stagione a causa di un'annata non troppo fortunata ma che con l'arrivo di mister Pellegrino è stata chiusa sfiorando una clamorosa salvezza nel finale di stagione. Le conferme di giocatori importanti come Lodi, Peruzzi e Spolli condite dagli arrivi, tra gli altri, di calciatori del calibro di Calaiò e&nbsp;Rosina, compresa la riconferma di Rinaudo,&nbsp;non faranno pesare certamente le partenze di Barrientos, Bergessio e Izco, salutati anche per decisioni personali. <BR><BR>Il Catania ripartirà il 30 agosto ospitando il Lanciano, partita che non si preannuncia facile, ma una squadra come quella rossazzurra saprà certamente regalare un'intensa stagione ai propri tifosi, il segnale è già forte, visto anche il largo consenso che la nuova campagna abbonamenti sta riscuotendo tra i suoi tanti sostenitori.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <BR><BR>C1012317adm001adm001catania.jpgSiNcatania-adesso-si-riparte-sul-serio-la-dirigenza-e-i-tifosi-hanno-lanciato-il-segnale-1012920.htmSi100075501,02,03,090301215
1201012905NewsCampionati“Report del Calcio”, lo sport analizzato per capire il suo continuo cambiamento20140713140049Report del calcio 2014, statistica, FIGCPresentato il 14 aprile l`indagine della FIGC su calcio nostrano e internazionale, presenta ancora adesso tanti importanti dati per capire il nostro sport nazionale.Il <b>calcio</b> è fatto da passioni, emozioni, tecnica...e anche <b>numeri e statistiche</b>. Mai come oggi, infatti, il ruolo dell'analisi è fondamentale in questo sport che coinvolge appassionati in tutti e cinque i continenti, dove sempre più le cifre delineano la salute di questo o quel campionato o coppa che sia.&nbsp;<div>&nbsp; <br>Lo sa bene l'<b>AREL</b> e il <b>Centro Studi Sviluppo ed Iniziative Speciali</b> (<b>CSSIS</b>) della <b>FIGC</b> che, da quattro anni ormai, realizzano una delle più esaustive ricerche sul pallone e sui suoi derivati. È il “<b><i>Report del Calcio 2014</i></b>”, in collaborazione con <b>PWC</b>, ossia una vera e propria “fotografia” dello sport più amato al mondo che non si ferma a una semplice lista di dati ma va ben oltre. Sono stati studiati i dati relativi alla <b>stagione 2012-13</b>, comparandoli a quelli delle precedenti tre.&nbsp;</div><div><br> L'indagine propone anche considerazioni sulle implicazioni sociali ed economiche che il calcio presenta, andando a osservare l'impatto che esso ha sulla vita quotidiana dei 38 milioni di tifosi della nostra <b>Serie</b> A (stime <b>Lega Calcio</b>). Tutto ciò offre, quindi, un censimento su: la gigantesca struttura della FIGC, profilo delle Nazionali, dati relativi a settore giovanile e dilettantistico, analisi economica-finanziaria del calcio professionistico (introiti, rapporto stadi italiani, spettatori) non solo nostrano ma dei principali campionati continentali.&nbsp;</div><div>&nbsp; <br>Uno strumento indispensabile, quindi, per comprendere la complessità che il calcio ha raggiunto in questi ultimi anni e utilissimo per conoscere le mille ramificazioni che l'organizzazione calcistica italiana più importante presenta al proprio interno. Si scopre così che i <b>calciatori tesserati</b> erano oltre <b>1 milione</b>, nulla in confronto ai <b>17,7 milioni in tutta Europa</b> nel 2011-12. A livello giovanile-dilettantistico le società iscritte quattro anni fa erano poco meno di 14.000, con un <b>incremento del +1,7%</b> rispetto all'annata precedente.&nbsp;</div><div>&nbsp; <br>Per quanto riguarda i piani alti, invece, è del +23% il numero di gare ufficiali giocate dalle nostre Nazionali (maggiore e giovanili) tra il 2010-11 e il 2012-13, con <b>audience tv di 7,6</b> <b>milioni di spettatori</b> in media nel 2013 per guardare gli undici di Prandelli, all'epoca. E le partite in televisione e radio rappresentano anche una grossa fetta dell'economia della Serie A, con un'incidenza dei ricavi del 43% sul proprio valore di produzione. Che è la bellezza di 2.473 milioni di euro, con una <b>perdita netta di 202 milioni</b>, in calo rispetto a un anno prima.</div><div>&nbsp; <br>Ci sarebbero ancora tantissime curiosità da citate, come il <b>numero totale di arbitri in Italia: 34409</b>. E sono quasi 2000 quelli designati a livello nazionale, il 6% dell'intera “torta”. Un organo molto giovane peraltro, visto che sono più di <b>8 mila i tesserati tra i 15 e 19 anni</b>, seguiti dalla fascia dei 20-24 anni con 7.483 componenti. A livello internazionale sono 36 i nostri fischietti, primi in Europa con dietro Spagna (35) e Francia (34).&nbsp;</div><div>&nbsp; <br>Il Report, consultabile interamente sul sito della FIGC, si ripropone anche quest'anno arricchito da nuovi dati e con informazione sempre più approfondite (<b>a livello regionale, impatto delle coppe europee sui club</b>, ecc...) per capire uno sport in mutazione continua. Sperando che almeno le emozioni rimangano le stesse, con <b>fuoriclasse</b> che sapranno entusiasmare i tifosi sul rettangolo di gioco più di semplici numeri. &nbsp;</div>uttd01uttd01report.jpgSiNreport-calcio-aprile-1012905.htmSi101268101,02,03030312
1211012901NewsCalciomercatoNomi nuovi all`Udinese, c`é Stankovic20140705161915Stankovic, Udinese, staff, StramaccioniA Udine ci si prepara per la nuova stagione e nella squadra del tecnico Stramaccioni c`è anche l`ex giocatore dell`Inter.Pronti, partenza...quasi via. Il Mondiale in Brasile non è ancora finito ma i club della nostra Serie A si sono già messi all'opera, in vista della prossima stagione. Lo fa anche l'Udinese, fresca del nuovo allenatore Stramaccioni, che nelle ultime ore ha svelato i nomi che comporanno lo staff del tecnico. I volti nuovi non sono mancati, incluso uno particolarmente conosciuto nel nostro campionato. <DIV><BR></DIV> <DIV>Sarà Dejan Stankovic, infatti, l'allenatore in seconda sulla panchina di Stramaccioni. L'ex giocatore serbo ha scelto di seguire il giovane allenatore, che due stagioni fa lo guidò proprio ad Appiano Gentile, come prima esperienza nello staff di una squadra. E la cosa non è certo dispiaciuta ai tifosi friulani, che vedranno così in giro per Udine uno dei protagonisti del calcio italiano in questi ultimi anni.</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Oltre a Stankovic, gli altri nomi sono Alessandro Nista e Axel Brunner (preparatori di portieri); Federico Pannoncini, Paolo Artico, Andrea D'Urso e Alessandro De Guidi (preparatori atletici) e Paolo Miano, ex calciatore di Serie A friulano, come collaboratore tecnico. La squadra si ritroverà tra due giorni allo stadio Friuli, in attesa dell'arrivo dei nazionali, per cominciare il lavoro per la prossima stagione.&nbsp;</DIV>Udineuttd01uttd01stramaccioni.jpgSiNnuovo-staff-udinese-1012901.htmSi101268101,02,03030876
1221012891NewsEditorialeL`unico errore? E` di aver costruito la Nazionale attorno a Balotelli20140623181831La confusione e le incertezze del C.T. Prandelli<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>A <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Natal</b>, nella partita che deciderà se gli azzurri potranno continuare il loro cammino mondiale, ci sarà <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">l’ItalJuve</b>. Dopo aver dichiarato il suo deciso diniego per il 3-5-2 di Conte memoria, il <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">C.T. Prandelli</b> nelle partite giocate contro <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Inghilterra</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Costa Rica</b>, ha provato due formazioni diverse. Contro gli inglesi ha schierato un 3-1-5-1, con Chiellini a sinistra, Barzagli<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e Paletta difensori centrali, De Rossi davanti alla difesa, un centrocampo composto da Candreva, Verratti, Pirlo, Marchisio, Darmian, con la sola punta Balotelli. Nella partita contro il Costa Rica, Prandelli rivoluziona ancora le carte e presenta un 4-1-4-1 con Chiellini e Barzagli al centro della difesa, esterni Abate e Darmian, davanti alla difesa De Rossi, un centrocampo composto da Candreva, Thiago Motta, Pirlo e Marchisio, con il solito Balotelli solo all’attacco. Come tutti sanno, gli azzurri hanno rimediato una sonora sconfitta, tale da poter pregiudicare il cammino nel campionato del mondo. E così, il C.T. Prandelli contro l’ultima partita del girone contro l’Uruguay pensa di cambiare ancora schierando l’assetto tattico che fin dall’inizio aveva negato, e cioè quel 3-5-2 che ha dato tre scudetti consecutivi alla Juve di Conte. L’Italia, dunque, domani sera giocherà con Chiellini, Bonucci, Barzagli, classici tre di difesa juventini, che dovrebbero contrastare Cavani e Luis Suarez. A centrocampo<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>Verratti (con un suo ruolo ben definito) Pirlo, Marchisio (riportato nel suo naturale ruolo di interno) e gli esterni Darmian e De Sciglio. In avanti le due punte Immobile e Balotelli. Così la squadra ci sembra più quadrata, tuttavia, questo continuo cambiar le carte di Prandelli sa più di chi è arrovellato da molte insicurezze che di certezze. Strana questa presa di posizione del C.T. azzurro il quale si ricrede in extremis sul 3-5-2, dando proprio l’impressione di chi non ha le idee chiare e si sta arrampicando sui vetri. Eppure ricordiamo quando lui è stato allenatore della Fiorentina, in cui aveva disegnato un gioco propositivo, mai sparagnino e farraginoso come quello che stiamo vedendo in Nazionale. A parer nostro, <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span>l’errore è stato quello di impostare tutto sull’unica punta Mario Balotelli, tenendo in panchina la vera prima punta che è stato il capocannoniere della serie A: <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Ciro Immobile</b>. Un equivoco tattico che è cominciato fin dall’inizio, credendo in Balotelli come prima punta, che secondo noi non è. Sono fissazioni tattiche che nell’arco degli anni, spesso i vari tecnici ci hanno abituato. D’altra parte, di loro è la responsabilità e per questo sono pagati. Tuttavia, se è vero che un C.T. deve andare dritto per la sua strada senza ascoltare le idee diverse, nel caso di Prandelli ci è sembrato che ci fosse un unico equivoco tattico dato dalla presenza di un’unica punta che, per noi,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>non ha le caratteristiche di primo attaccante. A questo punto, speriamo davvero che i due risultati utili ( pareggio o vittoria contro l’Uruguay) potranno dare via libera alla continuità del mondiale azzurro. In questo specifico caso, conta solo il risultato e non il gioco.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Natal - Brasile-fl0711fl071116534-balotelli-e-prandelli.jpgSiNl`unico-errore-e`-di-aver-costruito-la-nazionale-attorno-a-balotelli-1012891.htmSi100451001,02,03030368
1231012858NewsCampionatiCalcio e cultura, Vicino/Lontano si conclude con il gioco più bello del mondo (ma a volte il più brutto)20140519130621cultura, udine, vicino/lontano, LeggerMente, ultras, giovani, A Udine si è concluso ieri la decima edizione del festival Vicino/Lontano, dedicato al giornalista Tiziano Terzani. Per l`occasione si è parlato di calcio, con degli ospiti d`eccezione. <B>Calcio</B> e <B>cultura</B>, a sentire questo binomio non pochi <B>intellettuali</B> si metterebbero le mani tra i capelli per la disperazione. Che cosa centra uno <B>sport</B> rozzo, dove ventidue scalmanati si rincorrono per tirare pedate a un pallone, con i grandi pensatori e artisti della storia dell'<B>uomo</B>? Come si può inserire nella stessa frase, addirittura pensare che possano andare d'accordo?&nbsp; <DIV><B><BR></B></DIV> <DIV><B>Paolo</B><B> Patui,</B> ideatore della rassegna letteraria <B>LeggerMente</B> di <B>San</B><B> Daniele</B><B> del</B><B> Friuli</B>, sfida <B>pregiudizi</B> e <B>perplessità</B> dei cosidetti “ben pensanti” e intreccia questi mondi apparentemente lontani anni luce tra loro, ma in realtà uniti da un legame incredibilmente potente. Succede tutto in una <B>ex</B><B> chiesa</B><B> di</B><B> San</B><B> Francesco</B><B> di Udine</B> che saluta tristemente, anche quest'anno, l'ultima serata di <B>Vicino/Lontano</B>, appuntamento ormai decennale attesissimo da tutti. Il tema l'abbiamo già citato, quel calcio che il più grande dei giornalisti sportivi, <B>Gianni</B><B> Brera</B>, definì senza mezzi termini “<B>il</B><B> gioco</B><B> più</B><B> bello</B><B> del</B><B> mondo</B>”. Difficile dargli torto, in un <B>Paese</B> che si paralizza per le partite della <B>Nazionale</B> e che stima più i <B>calciatori</B> che i politici. Ma non lo è sempre, anzi, spesso e volentieri mette un certo senso di <B>nausea</B>. Basti vedere quello che c'è dietro, come i recenti scontri tra <B>ultras</B> durante la <B>finale</B><B> di</B><B> Coppa</B><B> Italia</B><B> Fiorentina-Napoli</B> di qualche settimana fa o gli <B>scandali</B><B> di</B><B> scommesse</B> (più o meno clandestine) che partono da <B>Hong</B><B> Kong</B> e finiscono <B>fino</B><B> a</B><B> Lecce</B>.&nbsp;</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Nasce così l'incontro “<B>Quando</B><B> il</B><B> gioco</B><B> si</B><B> fa</B><B> brutto</B>” di domenica 18, animato dalle note della <B>Pordenone</B><B> Big</B><B> Band</B>. Sul palco, insieme a Patui, si sono susseguiti tre ospiti diversissimi tra loro ma che hanno dato una loro testimonianza di quanto il calcio sia radicato nel profondo della nostra società. Personaggi come <B>Gianpaolo</B><B> Ormezzano</B>, una delle firme storiche del giornalismo sportivo italiano e torinista “di ferro” che, nonostante i suoi 70 anni di età, rivela una mente brillante e incredibilmente dinamica quando parla di questo sport con passione. Uno che ha iniziato a scrivere quando ancora la gente si appassionava di più alle vittorie in bicicletta di <B>Coppi</B> e <B>Bartali</B> piuttosto che allo scudetto del <B>Milan</B>, tempi ormai lontani e &lt;<DIVERSI, migliori non>&gt;. Stupisce tutti quando rivela il numero di morti a causa di scontri tra tifosi dentro gli stadi italiani: &lt;<UNO solo>&gt;. E i suoi racconti di una vita, passata a raccontare quei ventidue scalmanati che rincorrono un pallone, sono vere perle di storia.&nbsp;</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Ma il calcio non è solo quello dei grandi nomi della <B>Serie</B><B> A</B>, lo si gioca anche la domenica mattina nei campi di periferia. Lì i protagonisti sono i <B>bambini</B>, troppo spesso spettatori di avvilenti spettacoli dove genitori-ultras riversano rabbia e frustrazione, gridando insulti a ragazzini che sbagliano un rigore o intimidendo gli avversari. Grande assente della serata è stato<B> Alessandro</B><B> Brindelli,</B><B> ex</B><B> difensore</B><B> della</B><B> Juventus</B><B> e</B><B> della</B><B> Nazionale</B> e oggi <B>direttore</B><B> sportivo</B><B> delle</B><B> giovanili</B><B> del</B><B> Pisa</B>. Allenando gli <B>esordienti</B>, ha ritirato la squadra a causa della lite accesa scoppiata tra i genitori sugli spalti, sfatando il tabù che non si può lasciare il campo altrimenti si perde. Purtroppo, a causa di un problema di salute dell'ultimo minuto, non è potuto essere presente per raccontare quella brutta storia. Ma per parlare sempre di quei contesti c'era <B>Massimo</B><B> Priviero</B>, voce del rock italiano e padre di un giocatore talentuoso che ha rinunciato alla Serie A. A lui ha dedicato il suo libro “<B>Piedi</B><B> dolci</B>”, non ancora edito e di cui ha letto alcuni estratti al pubblico presente. <B>Emozioni</B> incredibili, nate dalla voce di un padre che ama il proprio figlio.&nbsp;</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>L'ultima ospite è stata la <B>campionessa</B><B> di</B><B> salto</B><B> in</B><B> alto</B><B> Sara</B><B> Simeoni</B>, <B>oro</B><B> olimpico</B><B> nel</B><B> 1980 a</B> <B>Mosca</B>, che ha visto il “<I>football</I>” con gli <B>occhi</B><B> della</B><B> spettatrice</B><B> donna</B><B> </B>e notandone subito gli <B>aspetti</B><B> maschilisti</B><B> </B>che lo contraddistinguono.&nbsp;</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Alla fine, Patui ci ha insegnato (e con lui i suoi ospiti) che questo tirare calci a un pallone non è poi tanto distante dalla cultura, anzi ne è lui stesso parte integrante e imprescendibile. Soprattutto in <B>Brasile</B>, dove tra circa di un mese inizierà il <B>Mondiale</B> che i tifosi di ogni Paese aspettavano con ansia. La mente, durante il corso della serata, è volata più volte laggiù e lo sarà anche nelle prossime settimane, con il televisore acceso per tifare l'<B>Italia</B>. Se vincerà nessuno lo sa con certezza, ma non cruciamoci. <B>Il</B><B> calcio</B><B> è</B><B> lo</B><B> sport</B><B> più</B><B> bello</B><B> del</B><B> mondo</B>, come le risate di un bambino che si diverte a giocarlo con gli amici. Ma troppo spesso ce ne dimentichiamo.</DIV>Udine Ex Chiesa di San Francescouttd01uttd01ultras_sampdoria_getty_1.jpgSiNcalcio-cultura-udine-vicino-lontano-1012858.htmSi101268101,02,03,06,07,08030571
1241012854NewsEditorialeNel calcio ci si veste di passione, non di braccialetti20140516143542Arbitri, regolamento, rispetto, valoriSul regolamento ci sarebbe scritto che i calciatori non possono indossare oggetti non indispensabili per la gara, ma si fanno sempre troppe eccezzioni che influiscono anche a livello giovanile.&lt;&lt; Ma&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edgar_Davids" target="_blank">Davids</a>&nbsp;allora? Lui pur giocava...&gt;&gt;&nbsp;<b>Frasi simili</b>&nbsp;non è difficile sentirsele dire se si è arbitri e, al momento dell'appello in&nbsp;<b>spogliatoio</b>, si invita un giocatore a togliersi gli&nbsp;<b>occhiali sportivi</b>. E serve a poco dire ad allenatore e dirigenti che lo proibisce il regolamento, vietando di indossare qualsiasi cosa che non sia necessaria alla&nbsp;<b>gara</b>. Tutti protestano, dicono che è un'ingiustizia non poter scendere in campo solamente perché si ha problemi di vista.&nbsp;<div><br>In Serie A pur lasciano giocare con quegli occhialoni giganti, e uno degli esempi più famosi è sicuramente il centrocampista olandese&nbsp;<b>Davids della Juventus</b>, perchè allora nelle categorie minori no? Sembra quasi che la colpa sia dell'<b>arbitro</b>&nbsp;stesso, e molte volte il pensiero di chi protesta è proprio quello, che ha “smania” di protagonismo. Per cui si chiama velocemente l'<b>Aia</b>&nbsp;per chiedere una delucidazione, ma al telefono la risposta è ambigua. È a discrezione del direttore di gara, dicono dall'altra parte della “cornetta”, e lui ha deciso che con gli occhiali, sportivi o meno, non si gioca. &nbsp;</div><div><br>Non importa se ci sono&nbsp;<b>deleghe di medici</b>,&nbsp;<b>genitori</b>, neanche se fosse del&nbsp;<b>Presidente della Repubblica</b>&nbsp;in persona. Le responsabilità, nel caso il giocatore si facesse male o lo facesse, anche involontariamente, a qualcun altro ricadrebbero tutte sull'uomo con il fischietto. Il che vuol dire causa giudiziaria, condanna (ha deciso lui di prendersi la responsabilità) e pagamento di cifre astronomiche a chi si è fatto male.&nbsp;<b>Allenatori</b>&nbsp;e&nbsp;<b>dirigenti&nbsp;</b>vanno a sedersi in panchina visibilmente contrariati e il cattivo è sempre l'arbitro.<br><br>La regola dell'<b>abbigliamento in campo</b>&nbsp;è una di quelle che troppo spesso vengono ignorate o lasciate in secondo piano. E non riguarda soltanto gli occhialoni, ma anche molti altri oggetti che potrebbero rivelarsi fatali in caso di violenti scontri tra giocatori. Ad esempio gli&nbsp;<b>orecchini&nbsp;</b>o gli&nbsp;<b>anelli</b>, che nella massima serie a volte vengono semplicemente coperti con dello scotch, come se fosse un mantello dell'invisibilità che rende “immateriale” ciò che nasconde.&nbsp;<div><br>Ma bastano pochi istanti e quei monili così innocui, la cui assenza per alcuni giocatori sembra una violazione dei diritti umani, possono diventare vere e proprie “armi” per chi li porta e gli altri in campo. Ovviamente, se si tratta di casi estremi come la&nbsp;<b>fede che è incastrata nel dito di un amatore</b>, si può anche passare avanti ma non quando si va ad arbitrare partite dagli&nbsp;<b>juniores&nbsp;</b>in su. Perché non è tanto la violazione della regola in sé ad essere pericolosa, dato che ormai ci sono così tante variabili che quella è diventata relativa, quanto il rischio concreto che qualcuno si faccia male sul campo da gioco. Anche seriamente. I casi non mancano, e a farne le spese sono stati i direttori di gara che hanno lasciato giocare nonostante tutto.&nbsp;<br><br>Sarebbe bello che giocatori e dirigenti capissero che in campo si va per giocare e divertirsi, non agghindati con collanine o braccialetti oggettivamente inutili.&nbsp;<b>Ci si veste di passione e grinta&nbsp;</b>in campo, arbitri compresi. E il&nbsp;<b>rispetto per gli altri</b>&nbsp;è la cosa più importante da indossare. Sempre.</div></div>uttd01uttd01arbitri-4.jpgSiNbraccialetti-regolamento-arbitri-1012854.htmSi101268101,02,03030308
1251012851NewsCampionatiToro, cogli l`Europa. Dipende solo da te!20140512151992Dopo il pareggio interno contro il Parma, in casa granata si prepara l`ultima domenica per abbracciare l`Europa. <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Prima dell’incontro con il Parma, tra il popolo granata veleggiava lo strano pensiero che il Torino fosse penalizzato in extremis nella corsa all’Europa a beneficio di Inter e Milan. Un chiodo fisso difficile da estirpare, un qualcosa che nasce con la storia granata fatta di tragedie e di sfortune varie che ne hanno amplificato in maniera esagerata ed esasperata, una mentalità spesso disarmante. Un’antica convinzione del <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Ce l’hanno tutti con noi, perché</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">non siamo tutelati da nessuno”.</b> E chissà, forse un fondo di verità c’è pure in tutto questo esagerato dire che storicamente vacilla tra i colori granata, tuttavia, ci sentiamo di dissociarci in modo netto da qualsiasi retro pensiero occulto che faccia capo a un disegno penalizzante come quello di favorire per la corsa all’Europa squadre e società con maggiore fama internazionale. E, infatti, il dopo match tra Torino e Parma ha evidenziato quanto il Torino sia realmente l’unico giudice di se stesso, se solo fosse meno ingenuo e disattento in tante occasioni come ad esempio il pareggio del Parma ad opera di Biabiany, il quale lasciato imperdonabilmente solo in area di rigore, ha segnato tranquillamente dopo essersi trovato tra i piedi un pallone ribattuto da Padelli in occasione del rigore calciato malamente da Cassano. Se il Torino avesse vinto contro il Parma si sarebbe posizionato a quota 58 punti in classifica, lasciando il Parma,<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>il Milan e il Verona a 54 punti. Ma, con il pareggio ottenuto contro il Parma, tutto cambia per i granata di Ventura che, di fatto, adesso si trovano a quota 56 con il Parma a 55 e Milan e Verona a 54 punti. Questo vuol dire che per sapere quale altra squadra accederà all’Europa League oltre l’Inter, bisogna ancora attendere l‘ultima partita di campionato. Un po’ come dire che il Toro ha buttato al vento una possibile vittoria casalinga che le avrebbe dato la certezza matematica di andare in Europa. E dire che i granata di Ventura erano partiti bene, nonostante il Parma di Donadoni fosse ben messo in campo e attento a chiudere ogni varco a Ciro Immobile e Alessio Cerci. Il Torino si presenta con tutti i suoi titolari e il Parma invece attua un 4-3-3 in cui si vede il solo Cassano di punta, supportato da Biabiany e Molinaro come esterno alto. La partita è essenzialmente giocata dal Toro che sospinto da uno Stadio Olimpico tutto esaurito, si carica di adrenalina nella smania di segnare subito un gol che possa rendere più facile la vittoria. Ma non è così semplice, perché la squadra di Donadoni blocca magistralmente le linee esterne, dove normalmente il Toro si esalta soprattutto con Cerci. Nei minuti finali il Torino va in vantaggio grazie a un errore di Paletta che, pressato da tergo da Immobile, passa malamente a Mirante un pallone che viene carpito dallo stesso giocatore granata che segna a porta vuota. Nel secondo tempo il Parma sostituisce Molinaro con Schelotto, il quale non inciderà positivamente nel corso della partita. Ma è l’atteggiamento del Toro che favorisce il gioco del Parma, un arretramento eccessivo che sa di strenua resistenza fino alla fine della partita. Questo, secondo noi, è stato l’errore della squadra di Ventura che, invece di alzare il centrocampo come ha fatto dall’inizio, si è reso arrendevole dando lo spunto di attaccare alla squadra di Donadoni. Così, a poco più di dieci minuti dalla fine, dopo l’espulsione di Lucarelli per fallo da ultimo uomo su Immobile, Acquah parte palla al piede da centrocampo, entra in area e Glik lo stende in maniera rude. L’arbitro fischia il rigore. Batte Cassano, Padelli respinge e Biabiany segna il pareggio per il Parma. Una vera doccia fredda, inaspettata per il Torino che già pregustava la festa dell’entrata certa in Europa. Intanto anche i granata restano in dieci per effetto della doppia ammonizione subita da Immobile per simulazione in area di rigore. Nel finale ci sono state una serie di occasioni per entrambe le squadre che, tuttavia, non hanno portato a nessuna conclusione di rilievo. Adesso si volge già lo sguardo a domenica prossima, ultima di campionato, in cui i granata faranno visita alla Fiorentina con la mancanza del suo giocatore più importante, quel Ciro Immobile capo cannoniere della Serie A e indiscutibile artefice dello straordinario momento di questo Torino. Il Parma sarà impegnato in casa con il già retrocesso Livorno, mentre il Milan affronterà a San Siro un Sassuolo già salvo dalla retrocessione e il Verona farà visita al Napoli. Pensate cosa sarebbe stato oggi per il Torino, se quella disattenzione di lasciare solo Biabiany non ci fosse stata. Altro che dipendere dagli altri! Torino, sei solo tu a decidere di andare o no in Europa…!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Toro, cogli l'Europa. Dipende solo da te!fl0711fl0711barreto-6.jpgSiNtoro-cogli-l`europa-dipende-solo-da-te-1012851.htmSi100451001,02,03030376
1261012841NewsCampionatiAddio a Marco Salmeri, giovane calciatore di belle speranze20140504121758Un addio commovente che, nonostante la folta presenza al suo funerale degli addetti ai lavori del pallone, lascia l`amaro in bocca per quello che non è stato..... <br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">TERMINAL</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">SPORT</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">ha ricordato ,non appena avuta la notizia della sua morte, la bontà,l’educazione,le doti calcistiche di Marco Salmeri. A distanza di una settimana dal suo funerale si moltiplicano le testimonianze di commossa partecipazione alla tragedia della famiglia Salmeri. Dai</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">ricordi di quanti lo conoscevano viene fuori il ritratto di un ragazzo fuori dal comune; il calcio era la sua grande passione,ma il calcio non banale,non violento, non commerciale nel senso più ampio della parola. Quasi uno sport, che non esiste più: basta vedere ciò che succede nei campi di calcio ogni domenica. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Forse per quest’idea di calcio che Marco inseguiva, quel giorno in Chiesa è accaduto un miracolo,calcistico s’intende: si sono ritrovati intorno alla sua bara società e </font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">tifosi,che mai in passato avrebbero sfilato insieme anche per una causa nobile,come questa. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">La famiglia,sappiamo, ha voluto ringraziare tutti i rappresentati delle numerose società calcistiche della provincia e non solo (la Reggina ha consegnato tramite Jacopo dall’Oglio la sua maglia ufficiale con il nome di Marco impresso) e gli organi di stampa compresa la nostra testata.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">C’erano, fra le altre, il Due Torri naturalmente,il Città di Milazzo,il Città di Messina al gran completo,l’Orlandina e l’Igea Virtus con</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">i rispettivi giocatori e tifosi. Ma anche in altri sport ,come il basket, si è voluto rendere omaggio al giovane Marco: la Sigma Barcellona e l’Orlandina,che tramite le parole di Marco Pozzetto ha dedicato la vittoria della domenica proprio a Marco Salmeri.</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Dispiace che non ci fosse nessuno a rappresentare quella ss Milazzo,che non c’è più e che per Marco rappresentò il sogno cullato per tanti anni,prima sugli spalti della gradinata assieme agli “ultras” e poi in campo assieme alla truppa di Cannistrà e Venuto. Pensò di toccare il cielo con un dito,quando si ritrovò a 17 anni fra i professionisti con un futuro roseo dinanzi. Ma il sogno s’infranse sugli scogli di una nuova dirigenza,che non capì il valore di quel ragazzo e che considerava il calcio un “business” e basta più. Dopo un anno d’incomprensioni,durante il quale soltanto il grande affetto di Venuto gli consentì di esordire in Lega Pro, fu costretto ad abbandonare la squadra,per la quale avrebbe dato l’anima e che gli restò comunque nel cuore ,scolpita con caratteri indelebili, anche negli anni successivi,quando sposò i colori del Due Torri.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman" size="3">Forse si sono accorti di averla fatta troppo grossa quei signori, cosicchè hanno deciso di fare un minuto di raccoglimento prima della partita con il Martinafranca. Resta in ogni caso l’amarezza in tutti noi,tifosi di quella squadra,per il comportamento inqualificabile di costoro,anche alla luce degli esempi provenienti da società storicamente “nemiche”,ne cito una per tutte:l’Igea Virtus!.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Quando è giunta in redazione la notizia dell’incidente mortale, ho pensato con tristezza a questi ragazzi di Milazzo, costretti ad andare a giocare</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">a Gliaca di Piraino per soddisfare la loro irrefrenabile passione per il gioco del pallone. Ho riflettuto in silenzio che se Milazzo calcistica non avesse subito lo scippo della sua squadra,non fosse stata privata della sua società senza colpo ferire, forse,chissà, Marco sarebbe rimasto a giocare</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">nella squadra della sua città e Peppe sarebbe stato lì in mezzo al campo,dove lui preferisce giostrare, a distribuire palloni ai compagni per ritentare la scalata in Lega Pro. </font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Ecco il destino di Marco</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">potrebbe essere stato segnato da un’altra morte:quella della SS Milazzo!</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Forse alcuni penseranno che stiamo esagerando,ma, se riflettiamo un po’,non ci pare di essere troppo fuori strada. Perché</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">non è vero che le cattiverie passano,esse restano dentro di</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">noi;magari gli passiamo dinanzi con un sorriso,ma è difficile cancellarle. Chiedete al padre del povero Marco se ha dimenticato !</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp;</font></span><font size="3">Appunto per non dimenticare,Terminal</font><span style="mso-spacerun: yes;"><font size="3">&nbsp; </font></span><font size="3">Sport ha deciso di appoggiare la proposta dei tifosi di intitolare il vecchio stadio Grotta di Polifemo a Marco Salmeri. Non ci illudiamo perché i tempi della burocrazia sono lunghi e incerti,per cui avanziamo la proposta di dedicare a Marco un settore dello stadio (la gradinata?). Questo passaggio è facilmente percorribile, perché basta mettere una targa con inciso il nome ed è fatta! Magari la cerimonia si potrebbe organizzare nel corso di un grande torneo in notturna quest’estate , a cui potrebbe partecipare una società di serie A (il Palermo?) o di serie B (la Reggina?) o entrambe assieme al nuovo Milazzo,che nascerà quest’estate e che dovrà riportarci là dove ci aveva trascinato il grande Marco!</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3"><br></font></font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"><font face="Times New Roman"><font size="3">Attilio Andriolo</font></font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><font face="Times New Roman" size="3">&nbsp;</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Milazzo (Me)fl0711fl0711pallone8.jpgSiNaddio-a-marco-salmeri-giovane-calciatore-di-belle-speranze-1012841.htmSi-01,02,03030425
1271012829NewsCampionatiESCLUSIVA ILCALCIO24 - Pietro Anastasi in un` intervista a tuttotondo20140426205223Anastasi, tra l`amore eterno per la Juve e la sua Sicilia<BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt">“Contro il Benfica, a Lisbona, la Juventus del primo tempo non mi è piaciuta, ma nel secondo tempo ho rivisto una squadra efficace e volitiva. Dopo il gol di Tevez, infatti, i bianconeri</SPAN></B><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 12pt"> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">avrebbero potuto anche vincere. Ma, per quell’attimo di distrazione……”.</B> A parlare è <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Pietro Anastasi</B>, ex calciatore della Juventus e juventino doc da sempre, che abbiamo intervistato dopo la prima semifinale di Europa League. Anastasi è arrabbiato con Bonucci, il quale soffre di reiterate amnesie che penalizzano periodicamente la difesa e tutta la Juve. “<B style="mso-bidi-font-weight: normal">Non si può subire un gol così a soli due minuti dall’inizio della gara. Su quel calcio d’angolo, il centrale juventino avrebbe dovuto alzarsi e prendere di testa quel pallone anticipando l’avversario. Invece, Bonucci si è abbassato ed ha dato l’opportunità di segnare a Garay. Un’ingenuità che a questi livelli non è davvero ammissibile”.</B> Pietro parla senza freni inibitori, amareggiato com’è nell’aver visto la sua Juve soffrire nel primo tempo in maniera eccessiva. Poi, l’analisi della partita si sposta al secondo tempo, e qui ci siamo. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Nella ripresa la Juve è sostanzialmente cambiata, ed è ritornata a essere la squadra che tutti conosciamo. Evidentemente, Conte ha dato la giusta strigliata ai suoi giocatori che sono apparsi subito più attenti e sicuri nel voler ribaltare il risultato. Ho visto molte azioni di pregevole fattura e un Tevez all’altezza della situazione, che però non è stato supportato a dovere da un Vucinic apparso nullo in ogni azione d’attacco”.</B> E’ grande amore quello di <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Pietruzzu Anastasi,</B> un amore per la sua Juve che spesso lo fa arrabbiare, soprattutto in considerazione del fatto che i grandi numeri che ha potenzialmente la squadra di Conte, episodicamente vengono ridimensionati da amnesie e ingenuità che non possono essere riconducibili a giocatori di questo livello. Poi, il gol di Tevez che interrompe il suo lungo digiuno di reti in campo internazionale è coinciso con il meritato pareggio della Juve. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“La rete dell’argentino”</B> dice Anastasi, <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“è arrivata dopo una lunga supremazia territoriale dei bianconeri che hanno saputo imporre il proprio gioco con i suoi esterni e con Pogba, un giocatore che nonostante la sua giovane età si può certamente considerare un vero</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">campione”</B>. Intanto passano i minuti e la Juve di Conte dopo il gol di <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Tevez</B> sembra ancor più concentrata a far sua la gara o, perlomeno, conservare quel punteggio di parità che sarebbe importante per la gara di ritorno allo <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Juventus Stadium.</B> Ma, sul finire della gara, ecco ancora un gol dei lusitani che si poteva evitare con maggior attenzione. Pietro, adesso, appare meno arrabbiato e, nonostante la sua Juve abbia perso il confronto contro il Benfica per 2 a 1, è fiducioso per la gara di ritorno e per la qualificazione dei bianconeri alla finale di Europa League nel “teatro” dello Juventus Stadium. E così, girando pagina, chiediamo ad Anastasi cosa manca ancora a questa Juve per essere competitiva con le prime della classe in Champions League, fin dalla prossima stagione. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Sento che le migliori squadre europee ci chiedono Pogba e che vorrebbero acquistarlo per 70 milioni di euro. A mio avviso, il “sacrificio” del francese è da prendere in considerazione perché con quei soldi puoi comprare Madzukic che vale 30 milioni di euro, De Maria che ne vale altri 30 e con i rimanenti 10 milioni di euro puoi comprare un ottimo difensore con grande esperienza internazionale”.</B> Ha le idee chiare, il buon Pietruzzu da Catania, il quale non dimentica mai la sua Sicilia e neanche la squadra etnea che, purtroppo, sembra destinata alla Serie B. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Sono molto contento che il Palermo ritorni in Serie A, ma mi rattrista il pensiero di vedere il mio Catania in una situazione di classifica che pregiudica il declassamento nella serie inferiore. Tuttavia, da quando è stato chiamato Maurizio Pellegrino sulla panchina etnea, ho rivisto un Catania diverso, sia a Milano contro il Milan, sia in casa contro la Sampdoria. Restano purtroppo quattro partite al termine e 12 punti disponibili. E chissà cosa può succedere ancora, se il Catania dovesse</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">vincere a Verona….”.</B> Finisce qui il nostro incontro con <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Pietro Anastasi</B>, il Pietruzzu siciliano di lontana memoria che è stato l’orgoglio della sua amata terra. <B style="mso-bidi-font-weight: normal">“Io amo la mia Sicilia, ogni angolo mi ricorda la mia giovinezza e il mio inizio di carriera. Permettetemi un saluto speciale a</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">Milazzo e ai milazzesi che mi hanno accolto così bene la scorsa estate in occasione di una conferenza stampa svolta nel bellissimo Hotel Il Principe, posto nell’antico</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">e pittoresco borgo marinaro di Vaccarella. Non dimentico neppure quella bellissima serata di teatro dialettale, cui sono stato invitato presso il piazzale del Carmine nel cuore di Milazzo, in</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">una calda serata d’estate sotto le stelle.</B> <B style="mso-bidi-font-weight: normal">E’ stato bello vedere tanti giovani venirmi incontro e chiedermi l’autografo. Chissà, forse i loro padri gli avevano raccontato di me e di quanto ho fatto nella mia carriera di calciatore”.</B></SPAN><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT> <P style="TEXT-ALIGN: justify; MARGIN: 0cm 0cm 10pt"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><SPAN style="LINE-HEIGHT: 115%; FONT-FAMILY: 'Cambria','serif'; FONT-SIZE: 14pt">Salvino Cavallaro</SPAN></B><BR><BR><FONT size=3 face="Times New Roman"></FONT><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><BR><br><br>LisbonaFL0711FL0711anastasi.jpgSiNesclusiva-ilcalcio24-pietro-anastasi-in-un`-intervista-a-tuttotondo-1012829.htmSi100451001,02,03,06,07,09030491
1281012827NewsEditorialeCatania, a Verona per vincere. Segui mister Pellegrino20140424194614Mister Pellegrino, tra onestà intellettuale e psicologia applicata. Il Catania spera ancora concretamente.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Vincere a Verona per sperare ancora in un sogno da “Mission Impossible”. Per gli etnei si avvicina sempre più lo spettro della Serie B, tuttavia, fino a quando la matematica non li condanna in modo definitivo è giusto mettercela tutta e uscire a testa alta dal campo, rispolverando quella dignità talora perduta. Nel corso di questo campionato, abbiamo analizzato più volte gli errori di valutazione che sono stati fatti dalla società di <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Antonino Pulvirenti.</b> Oggi, invece, vogliamo parlare del presente etneo, giusto per non abbandonarci ai “se” ed ai “ma” che non solo non hanno mai fatto la storia, ma sono da sempre rifugio di retorica senza fine. Adesso il Catania è fanalino di coda della classifica di Serie A con 23 punti a cinque punti dalla quartultima e quattro partite alla fine del campionato. Ma lasciando stare la sua molto preoccupante posizione, possiamo dire che da quando è entrato in azione <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">mister Pellegrino</b>, la squadra ha rispolverato dignità, gioco, grinta e determinazione perduti ormai da troppo tempo. Valori che <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maran</b>, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">De Canio</b> e poi ancora <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Maran</b>, non sono riusciti a dare a una squadra che sembrava ormai essersi persa nei meandri dell’abbandono totale. Forse mancava solo la sollecitazione psicologica, l’unione di gruppo, il parlare ai proprio giocatori. E’ vero che nessun allenatore ha la bacchetta magica e a nessuno è data la capacità di inventare improvvisamente situazioni positive nell’ambito della squadra, tuttavia, possiamo dire con certezza che mister Pellegrino ha dato dignità ad un gruppo che sembrava ormai sfatto e privo di autostima. Già a San Siro contro il Milan in ripresa di gioco e di vittorie si è visto un Catania che è stato capace di mettere in seria difficoltà i rossoneri. Il suo gioco è apparso subito piacevole con trame difensive e offensive di pregevole fattura. Una squadra che pressa alto, così come ha fatto il Catania a San Siro, è segno di ritrovata vitalità e, se avesse pareggiato o addirittura vinto non avrebbe sicuramente rubato davvero nulla. In quella occasione, tutti si sono chiesti se davvero questo Catania fosse l’ultimo in classifica. Poi, la domenica successiva tra le mura del Massimino, gli etnei al cospetto della Sampdoria hanno ripetuto la stessa intensa prestazione e hanno vinto meritatamente. Segno che qualcosa è successo di positivo nella testa dei giocatori che sono apparsi vitali, vigorosi, volitivi e sicuri sul da farsi. A parer nostro è il frutto di quanto mister Maurizio Pellegrino sta trasferendo ai suoi ragazzi durante la settimana in allenamento. Ci piace questo tecnico ex centrocampista rosso azzurro dal viso sincero, mai borioso e saccente ma umile e intelligente. Ci piacciono anche i suoi modi e i suoi discorsi semplici e trasparenti che lo mettono in buona relazione con i media. <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“Non parlare di</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">Serie B è da stupidi”</b> dice mister Pellegrino, <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">“bisogna essere consapevoli del momento di difficoltà che attraversiamo. Dall’altra parte quel che sentiamo dentro è di crederci fino in fondo. Il calcio insegna che anche le imprese impossibili si possono realizzare. Io porto a</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal;">questa squadra una riflessione in più su cosa significhi indossare la maglia del Catania, giocare le partite con questa maglia. L’ho vissuto da calciatore e ne conosco l’importanza. Ho provato a inculcare ai miei ragazzi l’importanza di vincere per vivere settimane diverse con maggiore consapevolezza, nella ricerca del massimo obiettivo che inseguiamo: conquistare i dodici punti che restano da qui alla fine”.</b> Ci sembra davvero un discorso sano, fatto da un tecnico e soprattutto da un uomo che dimostra grande onestà intellettuale. Certo, a questo punto del campionato la situazione per il Catania è davvero difficile anche se non impossibile. Ma mister Pellegrino, pur non millantando nulla d’impossibile lascia un barlume di luce che si chiama “SPERANZA……..”. E poi, comunque vada, ci auguriamo che il presidente Pulvirenti capisca che il futuro del Catania ricomincia proprio da Mister Maurizio Pellegrino.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 14pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br>Cataniafl0711fl0711foto-maurizio-pellegrino.jpgSiNcatania-a-verona-per-vincere-segui-mister-pellegrino-1012827.htmSi100451001,02,03030330
1291012824NewsCampionatiToro, impara a gestire il vantaggio20140421175526Il Torino «regala« alla Lazio un pareggio che sapeva già di vittoria granata.<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 12pt;"><font face="Calibri">E’ incredibile quello che succede ai granata da qualche partita a questa parte. Sembra proprio che in casa granata fare le cose semplici sia peggio che renderle difficili. E così gli ultimi istanti di ogni partita si tramutano sempre in momenti d’angoscia o di massima adrenalina, a seconda degli eventi. Non c’è tempo per gli sbadigli, o si ride per un risultato positivo agguantato all’ultimo secondo, o si piange per la delusione d’aver buttato alle ortiche in extremis due punti d’oro. E’ quello che è successo al Torino in quel dell’Olimpico di Roma contro la Lazio. Doveva essere uno spareggio per l’Europa League e, invece, il punteggio di 3 a 3 non ha dato alcuna indicazione di base, se non evidenziare l’avanzata del Milan che agguanta il Parma al sesto posto, creando una situazione di ulteriore confusione nell’ambito della partecipazione all’Europa 2014-15. La Lazio chiude il primo tempo in vantaggio per 1 a 0, grazie al gol di Mauri che al 42’ di testa batte Padelli. Al 52’ pareggio del Toro. Incredibile dormita della difesa della Lazio che consente a Meggiorini di attraversare tutta l’area di rigore e passare a Kurtic, il cui diagonale destro s’infila in porta vicino al palo esterno. Al 60’ calcio di rigore per la Lazio di Reja. Padelli stende in area di rigore Keita, batte Candreva dal dischetto e nulla da fare per il portiere del Toro. Ma i granata non ci stanno e il loro incedere è chiaro di una ritrovata voglia di non perdere questa partita, anzi se capita l’occasione vorrebbero pure provare a vincerla. E così, Tachtsidis appena entrato in campo, segna tirando al volo dall’area di rigore dopo aver raccolto un invitante pallone arrivato direttamente da calcio d’angolo. Al 79’ la Lazio resta in dieci per effetto dell’espulsione di Novaretti, il quale irrompe su Darmian ai limiti dell’area di rigore e viene espulso per somma di ammonizioni. All’89’ il Toro va in vantaggio con Ciro Immobile che scarica un gran destro sul primo palo e fa volare con l’entusiasmo i granata, raggiungendo quota 20 in classifica cannonieri. Ma, al 94’, incredibile ma vero, Candreva pareggia sul filo di lana una partita che sembrava ormai persa per i biancocelesti, girando in rete un tentativo maldestro di Anderson a recupero praticamente scaduto. L’analisi di quanto visto all’Olimpico di Roma lascia pensare a un Torino che, pur non avendo perso la retta via, ha ancora bisogno di tempo per raggiungere una maturazione che in Serie A è necessaria per conquistare grandi risultati. Saper gestire il punteggio a proprio favore è essenziale, soprattutto se la partita volge al termine e hai l’occasione della vita a portata di mano. Bisogna difendere la palla aumentandone il possesso e, se è il caso, in fase di lungo linea farsi fare anche fallo per far scorrere i minuti restanti alla fine del match. Costruire ancora gioco e verticalizzarlo come se si perdesse è assolutamente rischioso, perché l’avversario vuole carpirti la palla per andare in gol. Ci sta dunque questo amaro punteggio, anche se il Toro deve sveltire queste piccole furbizie e non farsi più trovare impreparato. Ventura è giustamente arrabbiato, ma a mente fredda in fondo è il primo a non meravigliarsi più di tanto, perché lui, questo Toro che è suo, lo conosce bene e sa pregi e difetti. Intanto il campionato volge al termine, ma non tutto è perduto. L’autobus che porta in Europa non è ancora perso, basta ritornare a essere concreti senza distrazioni di sorta.</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro <span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span></font></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Roma Stadio Olimpicofl0711fl0711Giampiero-Ventura-tecnico-del-Bari.jpgSiNtoro-impara-a-gestire-il-vantaggio-1012824.htmSi100451001,02,03030344
1301012815NewsCampionatiIl mio Catania20140409154220- Attilio Arena - Cuore e anima di un vero tifoso del Catania<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Come c'è stato il libro ed il grande film di "La mia Africa", io vi aggiungo</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>il mio attaccamento alla squadra della mia provincia, il mio Catania.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> Quando ero piccolo ed ero in collegio a Bergamo, a metà anni '60,</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>ci fu un periodo d'oro per la mia squadra, in alcuni anni arrivò fino all'8 posto.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'> In certe sfide con Inter, Milan e Juventus&nbsp; diede loro alcuni schiaffi </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>che non si aspettavano e famosa è rimasta quella frase del mitico Sandro Ciotti,</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;......clamoroso al Cibali.....il Catania aveva battuto l'Inter&nbsp; 2 - 0.......</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Mi ricordo di un giocatore argentino (Calvanese) che mi affascinava.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Era un ottimo goleador e trascinò, assieme ad altri, la squadra in ottime</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>posizioni di classifica.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Purtroppo quel periodo fu breve e ritornammo nel purgatorio tra serie A e B</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>e le lotte per salvarsi per tanti anni, e via discorrendo.&nbsp; </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Dal 2008 in poi c'è stato un rilancio fino ad arrivare alla stagione scorsa</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>2012-2013 con il record di punti&nbsp; 56 e di posizione in classifica 8° !!!</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Purtroppo quest'anno siamo ritornati indietro per mille motivi e valutazioni tecniche.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Vendita di giocatori importanti (per il ritorno nelle casse di liquido), cambi e ricambi</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>di allenatori, giocatori che l'anno prima erano punti fermi della squadra e, in questo </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>campionato, sembrano i fantasmi di quello che erano. Richiami di giocatori</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>(vedi Lodi che non ha potuto da solo salvare la squadra) (vedi Maxi-Lopez</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>giocatore ormai spompato) Una squadra, insomma, che piano piano è andata al </span><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>collasso</span><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;ed è ora sul baratro della serie B, non matematicamente ma ......al 99,9 %......</span><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'></span><br><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Peccato perchè la favola della mia squadra era bella, ma anche le favole, a volte,</span><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>finiscono. Auguro alla mia squadra di poter subito recuperare e tornare in seria A,</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>come sta facendo il club dei nostri cugini siciliani (il Palermo).</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Io grido ancora......forza Catania.......dai che ce la puoi fare.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Un tuo affezionato tifoso.</span><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>Attilio Arena</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'>&nbsp;&nbsp;</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; line-height: normal;"><span style='font-family: "Arial","sans-serif"; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: "Times New Roman"; mso-fareast-language: IT;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br><br><br><br><br><br><br><br>Cataniafl0711fl0711pulvirenti1.jpgSiNil-mio-catania-1012815.htmSi-01,02,03030825
1311012809NewsCalciomercatoGonzàles e la nostra Serie A così tanto italiana20140404132234Serie A, libri, recensione, El Paìs, Enric GonzalesUscito ormai già da qualche anno, questo libro è un racconto superbo ed esilarante del nostro Paese usando la metafora del calcio. Scritto da un giornalista spagnolo che è riuscito a vedere nel nostro profondo.Ci sono tante<B> chiavi di lettura</B> per guardare il nostro <B>Paese</B>. Economica, politica, sociale sono solo alcune ma, a sentire <B>televisione </B>e <B>giornali</B>, potrebbero sembrare quasi le uniche degne di importanza. Dimenticano sempre una, sicuramente piú sentita da noi italiani rispetto ad altri popoli: quella <B>calcistica</B>.&nbsp; <DIV><BR> <DIV>Però, per trattare un argomento cosí delicato, c'é bisogno di qualcuno da fuori, che non patteggi né per una, per né un'altra <B>squadra</B>.&nbsp;</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>A togliere l'impiccio della scelta ci pensa <B>Enric Gonzáles</B>, <B>giornalista </B>spagnolo di <B>El País</B>, con il suo strepitoso <B>libro</B> "<B>Fuori campo - Cronaca tragicomica dell'Italia attraverso il calcio</B>" (<B>Aìsara</B>, 269 pagine).&nbsp;</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>In uno scenario di piena <B>degradazione sociale e politica</B>, Gonzáles ritrae il nostro Paese nella sua piú pura espressione, quella che assumiamo davanti a una partita in <B>tv </B>o sulle gradinate allo <B>stadio</B>, creando una vera e propria "<B>compilation</B>" di avvenimenti che hanno lasciato un segno nella nostra storia piú recente.&nbsp;</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Dal carattere <B>ironico </B>e <B>mai banal</B>e, il libro é una raccolta di <B>articoli scritti dal 2003 al 2009</B> per El País e ripercorrono, in presa diretta, i grandi eventi di quei anni: da <B>Calciopoli </B>agli scandali di <B>Berlusconi</B>, passando per <B>Mourinho </B>e i colori politici dietro quelli calcistici.&nbsp;</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Un gran bel libro per tutti, perché in fondo noi <B>italiani </B>siamo cosí, non ci prendiamo mai troppo sul serio.&nbsp;</DIV></DIV>uttd01uttd01fuoricampo_1.jpgSiNlibro-spagna-serie-a-recensione-1012809.htmSi101268101,02,03030677
1321012801NewsEditorialeTrapani calcio: una stella brilla nel cielo di Sicilia20140328111888Il sogno della matricola siciliana<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Dream, il sogno. Già, ogni sogno appartiene legittimamente all’intrinseco personale. C’è chi spera di realizzare il sogno dell’amore, della ricchezza, della notorietà e c’è chi, come i tifosi del Trapani calcio, sognano che la propria squadra riesca a essere promossa in Serie A. Una bella escalation, quella della società granata presieduta da Vittorio Morace, che in soli quattro anni è passata dalla Seconda Divisione della Lega Pro, alla Serie B. Sembra incredibile come una squadra apparentemente mediocre sotto l’aspetto tecnico, abbia potuto in così breve tempo approdare nel calcio che conta. Trapani é un simbolo per la terra di Sicilia, l’emblema di una conduzione societaria seria e preparata, capace di conoscere bene i meccanismi gestionali di una società di calcio che sa prefiggersi progetti e obiettivi da raggiungere coi fatti e non a parole. Sì, perché non è tanto usuale che nel mondo del pallone si mettano da parte certe facili enfasi evanescenti che si sintetizzano in maniera qualunquistica e illusionistica, per far posto alla serietà e alla concretezza dei risultati. E sono queste le cose che in fondo contano nel calcio: i risultati positivi. Il resto non conta niente, è solo un millantare senza costrutto. Ma qui, a Trapani, in questa ridente città del sole, del mare, del sale e della vela, c’è davvero allegria, serenità, voglia di vivere con semplicità, nonostante i mille problemi economici e occupazionali che affliggono in maniera attanagliante il nostro Paese. Con 68.769 abitanti, il capoluogo di provincia siciliano vanta un bellissimo clima mediterraneo, costituito da inverni raramente freddi ed estati calde ma generalmente non torbide. E poi il pallone, questo grande strumento di aggregazione sociale capace di dare immagine, apportare interessi economici, commerciali, turistici e tanta passione. Oggi i tifosi del Trapani non stanno più nella pelle, non dormono più neanche la notte al pensiero che nel prossimo campionato 2014-’15 la loro squadra possa essere promossa in Serie A. Terza in classifica a quota 49 punti, a una sola lunghezza dall’Empoli che è seconda in classifica, i granata trapanesi sono lanciati verso i play off. E dire che all’inizio del campionato c’era molto scetticismo nei confronti di questa squadra, che sulla carta appariva mediocre dal punto di vista tecnico e incapace di poter competere con le più blasonate compagini della Serie B. E invece la cenerentola Trapani sta vivendo e facendo vivere un sogno ad occhi aperti alla città, alla provincia e a tutta la Sicilia che, con la promozione dei granata si assicurerebbe l’unico derby siciliano con il Palermo, visto che il Catania è ormai in predicato di fare ritorno nel campionato cadetti. Nell’ultima partita giocata a La Spezia, il Trapani di Roberto Boscaglia ha dimostrato davvero di avere gli attributi, non solo vincendo una partita importantissima, ma anche dimostrando un grande valore caratteriale, capace di dare grinta e determinazione nel pressing ossessivo in fase d’attacco. Ma il Trapani è anche squadra in grado di essere ordinata in campo, con spiccate capacità difensive e di centrocampo che danno sviluppo a veementi ripartenze. Valori che nel calcio contano molto, come conta molto l’intelligenza e l’umiltà di saper riconoscere le proprie capacità, ma anche i propri limiti; e di questo il Trapani ne è consapevole. E poi, è bello sentire che calciatori quasi sconosciuti al grande pubblico pallonaro come Giuseppe Pirrone, match winner a La Spezia e precedentemente anche a Latina, dica di essere consapevole che a La Spezia c’erano 11 leoni. E’ un modo come un altro per togliersi un granellino dalla scarpa, cercando di uscire dal tunnel dell’anonimato. Ma il Trapani, è proprio nell’insieme di squadra che fa la sua vera forza, interpretando a meraviglia ciò che nel calcio rappresenta l’essenzialità: e cioè l’armonia di spogliatoio e l’unione d’intenti in campo. Ottimo dunque questo Trapani, che fa sognare e che si prende la giusta rivincita a nome anche di una terra di Sicilia non sempre messa in risalto dal punto di vista sociale e sportivo.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro </span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Trapanifl0711fl0711trapani.jpgSiNtrapani-calcio:-una-stella-brilla-nel-cielo-di-sicilia-1012801.htmSi100451001,02,03030755
1331012795NewsCampionatiRoma, il giorno di Toloi?20140325122955roma, toloi, benatia, torinoL`assenza di Mehdi Benatia costringerà Rudi Garcia a cambiare le carte in tavola.In vista dell'anticipo di stasera contro il Torino, la Roma si ritroverà con il problema di dover sostituire Mehdi Benatia, fermato dal giudice sportivo dopo la sfida di Verona. Potrebbe quindi essere il momento dell'esordio del giovane Rafael Toloi, difensore brasiliano arrivato alla Roma dal San Paolo nel corso del calciomercato invernale. <DIV><BR></DIV> <DIV>Per il ventitreenne Toloi, finora, gli spazi sono stati nulli: il momento di forma dei titolari Benatia e Castan non permette turnover, soprattutto perché il ragazzo avrà bisogno di tempo per adattarsi al calcio europeo. La squalifica del difensore marocchino, però, potrebbe accelerare i tempi d'inserimento.</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Toloi è il favorito per una maglia da titolare questa sera: le altre opzioni prevedono il rientrante De Rossi sulla linea dei difensori o lo spostamento di Romagnoli al centro della difesa, in quello che sarebbe il suo ruolo naturale.</DIV> <DIV><BR></DIV> <DIV>Quel che è certo è che per Toloi sarebbe subito un test importante, visto che si troverebbe ad affrontare uno dei tandem più pericoli dell'intera Serie A, costituito dall'ex Alessio Cerci e dal capocannoniere del campionato Ciro Immobile.</DIV>C1012317Roma Stadio OlimpicoEK1143EK1143stadio-olimpico-roma-curva.jpgSiNroma-torino-toloi-serie-a-1012795.htmSiT1000012101277701,02,030101159
1341012794NewsEditorialeTracce di bellezza calcistica italiana che non c`è più20140324185422Il calcio italiano perde la bellezza e l`armonia del gioco<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Era il campionato più bello del mondo, quello italiano. Tutti ce lo invidiavano e persino i calciatori più importanti al mondo facevano a gara per poter giocare in Italia. E, anche se questo mondo pallonaro ci ha abituato a pensare che i calciatori vanno là, dove la moneta brilla di ricchezza e benessere, c’è stato un periodo in cui dal punto di vista professionale e qualitativo il calcio italiano dava garanzia di grande immagine e crescita di prestigio. Oggi non è più così. Il pallone italiano, infatti, non dà più garanzie di bel gioco. E, se pensiamo che solo la Juventus, la Roma e a tratti anche il Napoli, sono in grado di offrire il calcio spettacolo adatto ai palati fini, il resto è carente di bellezza pura. La 29ma giornata di calcio di Serie A, ha offerto un piatto povero di emozioni calcistiche ed è stato davvero carente di quello che è il vero significato del calcio: il gioco. Napoli – Fiorentina finita con la vittoria dei viola per 1 a 0 non ha entusiasmato particolarmente, come neppure ha sollecitato interesse la partita dell’Olimpico Lazio – Milan finita 1 a 1. Vince la Sampdoria contro il Verona per 5 a 0 e pure il Torino segna un rotondo 3 a 1 contro uno spento Livorno. Perde in casa l’Inter di Mazzarri per 1 a 2 contro l’Atalanta, pareggia il Parma 1 a 1 contro il Genoa e vincono Udinese, Bologna e Roma, rispettivamente contro Sassuolo, Cagliari e Chievo, in incontri in cui il calcio noioso e farraginoso non stuzzica interesse alcuno. Poi, al Massimino di Catania i rosso celesti affrontano la partita della vita contro la prima della classe, Juventus. Abbiamo visto tutti la qualità scadente dell’incontro fatto di ripetuti falli, cattiverie senza fine, scontri che sanno più di rugby che di calcio. Una partita noiosa, dove il gioco del pallone, quello vero, è stato offeso in maniera vergognosa. Non una trama di gioco degna di nota, mai la sensazione di volere giocare una partita di calcio a viso aperto e con logiche tattiche consone al credo calcistico dei rispettivi allenatori. Eppure in campo c’era la prima della classe contro l’ultima. Non vogliamo dire che questa mancanza di calcio e della sua bellezza sia stata imposta solo dal Catania che aveva bisogno di punti, tuttavia, possiamo affermare con tutta franchezza che ai siciliani è imputabile molta responsabilità. Più che un campo di calcio con due squadre contendenti, sembrava un ring in cui i giocatori si preparavano a mettere i guantoni. No, quello visto a Catania non è calcio, non può esserlo, anche se la Juventus certamente superiore dal punto di vista tecnico, in maniera sorniona si è cucita il terzo scudetto consecutivo dell’era Conte. Magra consolazione, diciamo noi, anche perché la Vecchia Signora d’Italia ci ha abituato davvero a ben altro. E’ vero, per giocare a calcio, quello con la C maiuscola, bisogna essere in due a farlo, tuttavia, ci corre l’obbligo di affermare che i bianconeri di Conte, dall’alto della loro superiorità tecnica e tattica, avrebbero potuto e dovuto non cadere nel tranello della provocazione del non gioco, senza rispondere fallo su fallo in maniera del tutto sbagliata. Insomma uno spettacolo calcistico davvero deprimente, che ha evidenziato in contemporanea l’espulsione dei due allenatori, Maran e Conte e, a seguire, anche quella di Berghessio per somma di ammonizioni. E così, annoiati com’eravamo di vedere tale scempio pallonaro, abbiamo pensato di ossigenarci assistendo a spizzichi e a bocconi al “derby” spagnolo tra Real Madrid e Barcellona. Tutto un altro calcio, anzi, questo è il vero calcio che non è dato dal solo risultato di 3 a 4 in favore del Barcellona, ma da tutta una serie di azioni di gioco che fanno del calcio lo spettacolo vero. Al Bernabeu è stato tutto un godere per gli amanti di calcio puro. Sblocca Iniesta, segue la doppietta di Benzema e poi la tripletta di Messi che rende vano anche il gol di Ronaldo. Certo, qui in questa terra spagnola il calcio è arte anche grazie alla presenza di due tra i più forti giocatori al mondo che tutti gli anni si contendono il pallone d’oro: Cristiano Ronaldo e Leo Messi. Tuttavia, pur non volendo paragonare l’incontro tra Catania – Juventus a Real Madrid – Barcellona, è giusto segnalare che al di là dell’evidente divario tecnico, la differenza sta proprio nel concetto di base che sta nell’intendimento di un calcio essenzialmente concepito come spettacolo e divertimento. Certo, ci stanno i falli, gli scontri, la grinta, la determinazione, la cattiveria agonistica, tutte fasi importanti che fanno parte del gioco del calcio. Ma il non calcio fatto di continue ripicche, di gomitate reciproche e continui falli oltre ogni limite, quello no! Non è davvero accettabile! E allora, noi che siamo eterni amanti e&nbsp;gelosi del nostro calcio, non meravigliamoci quando nelle Coppe Europee non vediamo più nostre squadre se non all’inizio delle varie competizioni. Nulla nasce dal nulla, questa è l’espressione del nostro calcio. La Juventus, ci ha abituato a vedere un buon calcio e, a onor del vero, le diamo atto di essere una delle pochissime superstiti del bel gioco, tranne alcune partite come quella disputata appunto a Catania. In fondo, la Vecchia Signora è l’unica squadra italiana rimasta in Europa in questo 2014. Non sarà mica un caso, no? Riprendiamoci dunque la bellezza del gioco più bello del mondo, magari migliorando la cultura della sconfitta. Forse così si potrà superare l’ansia e l’angoscia del perdere, a beneficio dello spettacolo e del senso propositivo del gioco stesso.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro</span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cataniafl0711fl0711pallone8.jpgSiNtracce-di-bellezza-calcistica-italiana-che-non-c`e-pio-1012794.htmSi100451001,02,03030342
1351012791NewsEditorialeLa Sicilia del pallone con la volontà di crescere20140323151112Le indubbie capacità d`investimento del presidente Pulvirenti, fanno pensare a un Catania dal grande futuro<br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Palermo che torna in Serie A e Catania che, con tutta probabilità, ritornerà in Serie B. Il prossimo campionato sarà probabilmente ancora privo del derby più antico e famoso della terra di Sicilia. Tuttavia, quello che ci piace davvero rimarcare è il messaggio della volontà di crescere che si nota soprattutto in casa etnea. Infatti, nonostante la notevole perdita economica derivante dalla probabile retrocessione del Catania in Serie B, il presidente Antonino Pulvirenti non si perde d’animo perché ha appena acquistato i terreni edificabili sui quali sta programmando la costruzione del nuovo stadio etneo che avrà una capienza di 25 mila spettatori e sarà pronto per l’estate 2017. Ci piace questa volontà di Pulvirenti che, nonostante le evidenti difficoltà economiche espresse dal nostro italico Paese, dichiara con legittimo orgoglio che il suo Catania è uno dei club più virtuosi della Serie A, in quanto risulta in regola con i conti in un bilancio societario che non tutti possono vantare. Imprenditore con interessi diversificati che si snodano attraverso le compagnie aeree, i supermercati e i vari campi da golf di sua appartenenza, il presidente Pulvirenti e il suo Catania del quale è a capo dal 2006, ha avuto un crescendo di regolarità e di lunga permanenza nella serie maggiore del calcio italiano. Negli otto anni di sua presidenza, il Catania ha infatti beneficiato dello stesso lungo periodo di continuità nell’appartenere al calcio che conta. Un grande successo di immagine che dà lustro non solo alla Sicilia ma anche all’Italia intera. Il Catania, in fondo, nonostante appartenga al novero delle società di calcio medio – piccole d’Italia, vanta un bacino d’utenza che racchiude oltre un milione di tifosi tra Catania, la sua provincia e l’Italia tutta. Senza parlare poi dei catanesi sparsi in tutto il mondo che seguono anche da lontano le gesta domenicali della propria squadra del cuore. Anche il merchandising non è da disprezzare, visto che nonostante la catalogazione di società medio – piccola, ha un fatturato per nulla trascurabile. Sono dati che ne identificano certamente l’ottima conduzione societaria che nel calcio è sempre figlia di capacità e conoscenza di settore oltreché passione<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp; </span>e sacro fuoco pallonaro. D’altra parte l’ottavo posto in classifica conquistato l’anno scorso, parla chiaro di un lavoro intraprendente e al contempo capace di buona programmazione. Quest’anno, tuttavia, certe cose non sono andate per il verso giusto e, se c’è un unico appunto che possiamo fare al presidente Pulvirenti è quello di avere sbagliato nel privarsi di Gomez, Lodi (poi rientrato quando ci si è accorti dell’errore), di Marchese e di non avere ben programmato in tempo utile il “dopo” di Nicola Legrottaglie, un calciatore importantissimo al centro della difesa etnea che, nonostante l’età avanzata, è stato uno dei cardini del Catania che l’anno scorso ha fatto sognare l’Europa a quel suo milione di tifosi. Era bello da vedere quel Catania dal gioco spumeggiante che faceva punti e intimoriva anche le più titolate squadre di calcio di Serie A. Ma nel calcio, si sa, squadra che vince non si tocca, anzi, semmai va rafforzata. Comunque, anche se ad oggi guardando la classifica per il Catania di Pulvirenti nulla è perduto, è bene che in caso di ritorno tra i cadetti, il Catania faccia tesoro di certe scelte sbagliate che ne hanno interrotto il suo processo di crescita. Ma c’è già voglia di rivincita nell’ambiente rosso celeste e questo ci piace davvero. Oltre all’acquisto dei terreni edificabili, come dicevamo pocanzi, Pulvirenti sta pensando di migliorare il suo centro sportivo e il settore giovanile, mentre sta anche rafforzando i suoi rapporti con l’Argentina e il suo calcio, attraverso la grande intesa di collaborazione che ha con Caniggia. Non si può minimizzare su queste grandi espressioni di puro investimento pallonaro con la semplicistica catalogazione dell’ultima in classifica del campionato di Serie A, il Catania è davvero qualcosa di più importante di quello che oggi appare in campo e sullo scarno punteggio ottenuto. La società etnea sta lavorando bene per il futuro, un futuro che saprà sicuramente catalogarla tra le società di calcio più importanti d’Italia. Una perla di pallone siciliano che, grazie anche al presidente Pulvirenti e alla sua intraprendenza, si chiama ancora Calcio Catania.</span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><b style="mso-bidi-font-weight: normal;"><span style='line-height: 115%; font-family: "Cambria","serif"; font-size: 12pt;'>Salvino Cavallaro<span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;</span><span style="mso-spacerun: yes;">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span></span></b><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font>Cataniafl0711fl0711181900hp2.jpgSiNla-sicilia-del-pallone-con-la-volonta-di-crescere-1012791.htmSi100451001,02,03030641
1361012781NewsCampionatiLa Roma piega l`Udinese e mantiene il vantaggio sul Napoli20140318094637roma,udinese,serie a,totti,destro,pinzi,torosidis,bastaI giallorossi superano un`Udinese gagliarda con il punteggio di 3-2, rispondendo così al successo del NapoliCostretta al successo dalla vittoria del Napoli, una Roma appannata riesce a superare una buona Udinese con il punteggio di 3-2. Non è stata una serata facile per gli uomini di Garcia, che si sono trovati di fronte una formazione volenterosa e che non ha mai rinunciato ad attaccare.<div><br></div><div>Orfani di Kevin Strootman, i giallorossi hanno schierato al suo posto il brasiliano Rodrigo Taddei, che bene aveva fatto al San Paolo contro il Napoli. Per sostituire gli squalificati Maicon e De Rossi, Garcia si è affidato a Torosidis e Nainggolan, mentre Dodò è stato preferito al giovanissimo Romagnoli, fisicamente non al meglio. In avanti, a far compagnia al solito Gervinho, ci sono Mattia Destro e il rientrante Francesco Totti. L'Udinese si è presentata quasi al completo, col solo Gabriel Silva indisponibile: al suo posto, Guidolin ha scelto Basta, con Widmer ad occupare invece la fascia destra.</div><div><br></div><div>I bianconeri partono alla grande e mettono sotto pressione i capitolini. Al 22°, però, è la Roma a portarsi in vantaggio: una bella azione porta Gervinho alla conclusione ravvicinata, respinta da Scuffet. Per Francesco Totti è un gioco da ragazzi appoggiare la sfera nella porta sguarnita, regalando l'1-0 alla sua squadra.</div><div><br></div><div>L'Udinese reagisce in modo veemente, ma De Sanctis compie un miracolo sul tiro quasi a botta sicura di Badu. Non sarà l'unico grande intervento del portiere in questa serata. Al 30°, un'azione di contropiede della Roma porta Destro a tu per tu con Scuffet, col giovane attaccante che è bravo ad aggirarlo e a depositare la palla in rete per il 2-0 dei giallorossi.</div><div><br></div><div>Ancora una volta, l'Udinese ribatte rabbiosamente e chiama De Sanctis ad un altro grande intervento, col portiere che nega a Di Natale la gioia del gol: bel gesto di fair play dell'attaccante napoletano, che al termine dell'azione fa i complimenti all'estremo difensore della Roma. I friulani alzano il baricentro, ma non riescono a trovare la rete.</div><div><br></div><div>Dopo l'intervallo, la Roma rientra in campo apparentemente svagata e l'Udinese la punisce al 51°: Totti perde un pallone velenoso a metà campo e Pinzi supera De Sanctis con un diagonale di sinistro dal limite dell'area, che si infila sul secondo palo. L'Udinese ha anche la palla per il 2-2, con Di Natale che si trova a tu per tu con De Sanctis, ma il portiere della Roma si supera anche in questa occasione e mantiene in vantaggio la sua squadra.</div><div><br></div><div>Al 70°, la Roma trova il gol del 3-1: un'avanzata apparentemente innocua di Torosidis coglie impreparata la difesa friulana e il greco scaglia un sinistro potente e preciso che non lascia scampo a Scuffet. Un minuto più tardi, l'Udinese potrebbe accorciare lo svantaggio, ma De Sanctis nega ancora una volta la rete a Di Natale, che aveva cercato di superarlo con un destro a giro.</div><div><br></div><div>Al 76°, è clamoroso l'errore di Allan: una triangolazione con Di Natale porta al tiro l'incontrista brasiliano, che cicca clamorosamente il pallone e spedisce la sfera sul fondo. All'81°, l'Udinese trova la rete del 3-2 sugli sviluppi di un calcio d'angolo, con Basta che sfrutta una respinta di De Sanctis e lo supera con un potente sinistro da distanza ravvicinata.</div><div><br></div><div>L'Udinese tenta un forcing finale ma non riesce più a rendersi pericolosa. Il nuovo entrato Florenzi ha invece la palla del 4-2, ma il suo tiro finisce alto sulla traversa di Scuffet. Non accade più nulla fino al termine del recupero, quando Tagliavento fischia la fine dell'incontro. Non senza soffrire, la Roma regala al proprio pubblico il 18° successo stagionale, mentre per l'Udinese resta la beffa di essersi trovata di fronte ad uno straordinario De Sanctis, che non le ha permesso di strappare almeno un punto allo stadio Olimpico.</div>C1012317Roma Stadio OlimpicoEK1143EK1143garcia.jpgSiNrisultati-roma-udinese-campionato-serie-a-1012781.htmSiT1000012101277701,02,030101161
1371012768NewsCampionatiCatania, Pulvirenti: “Con questa squadra possiamo battere la Juventus“20140310192332pulvirenti, catania, grifo, almiron, bergessio, salvezza, sassuolo«Se siamo al completo possiamo giocarcela con tutti. Domenica contro il Sassuolo vedrete la reazione della squadra«<P align=justify>DAI NOSTRI INVIATI A TORRE DEL GRIFO - Conferenza stampa a sorpresa quest‘oggi a Torre del Grifo. Il presidente del Catania, Antonino Pulvirenti, ci teneva a precisare alcuni dettagli in merito al momento poco brillante che sta attraversando la squadra rossazzurra. Queste le dichiarazioni a caldo rilasciate dal massimo esponente del club etneo due giorni dopo il pari casalingo contro il Cagliari, in una gara che i rossazzurri avrebbero dovuto vincere a tutti i costi per risalire ancora in classifica e sperare in una salvezza che, adesso,&nbsp;si fa sempre più difficile.&nbsp;&nbsp; <BR><BR> <P align=justify>Alla domanda sul mancato arrivo a gennaio di un centravanti Pulvirenti risponde: “In squadra noi abbiamo Bergessio, che quando è in forma fa la differenza e fa giocare bene tutta la squadra. Lui fa reparto da solo, con Castro e Barrientos che gli giocano poco indietro. Purtroppo Gonzalo quest' anno ha subito vari infortuni che non gli hanni permesso di esprimersi al meglio. In alternativa a lui prima avevamo&nbsp;Maxi Lopez, poi partito per i motivi personali che conosciamo, e il giovane Petkovic , richiestissimo da tutta la serie B e giovane promessa su cui puntavamo. Al limite, come già accadeva lo scorso anno, anche Castro si adattava al ruolo di prima punta.&nbsp;Quindi, prima è partito Maxi,&nbsp;e poi, dopo la chiusura del mercato di gennaio, si è fatto male Castro. Mentre Petkovic è stato impiegato poco in quanto poco in vena quest'anno. Quindi ci siamo trovati spiazzati diverse volte, anche se in fondo nelle ultime gare abbiamo sbagliato completamente la gara di Genova, perchè col Chievo il pari ci stava stretto, ma purtroppo abbiamo perso per due episodi". <BR><BR> <P align=justify>Come mai a questo punto del campionato la squadra si trova situazione? “In tutta la stagione abbiamo avuto tantissimi infortuni che non ci hanno mai permesso di schierare la migliore formazione. Almiron, Izco, Bellusci, Bergessio, Barrientos, Castro, Spolli, Monzon, Peruzzi, Boateng, sono solo alcuni nomi che ricordo in questo momento dei giocatori che fanno parte della lunga lista di atleti che hanno saltato parecchie partite. Su alcuni episodi sfavorevoli non voglio dare assolutamente&nbsp;la colpa agli arbitri, che possono sbagliare, ma se capita lo fanno sempre in buona fede. Dobbiamo ripartire subito da Reggio Emilia contro il Sassuolo, con la&nbsp;consapevolezza di potercela fare“.<BR><BR> <P align=justify>Come si può salvare il Catania? “Innanzitutto lo può fare se&nbsp;tutte le componenti restano unite sino alla fine. La Serie A è un patrimonio di tutti e quindi tutti devono contribuire a dare il proprio contributo per mantenerla. Voglio&nbsp;ribadire che questa squadra al completo può battere anche la Juventus. Nelle prossime tre partite arrivera‘ un risultato importante, ne sono sicuro“.<BR><BR> <P align=justify>Programmi societari futuri modificati? "Assolutamente no. Abbiamo presentato il progetto per il nuovo stadio mentre eravamo ultimi e continuiamo a progettare in grande per questa squadra. L'importante è avere basi solide a livello societario e bilanci in attivo, come noi. Ma in questi due mesi chiedo a tutti di rimanere uniti&nbsp;attorno alla squadra, che riuscirà a reagire".<BR><BR> <P align=justify>Ivano Messineo e Pascal Desiato<BR><BR><br><br>adm001adm001pulvirenti1.jpgSiNivano-pascal-conferenzact-pulvirenti-1012768.htmSi100075701,02,03,06,09030427
1381012764NewsCampionatiLa ventisettesima giornata consacra la Juventus. Il Napoli si avvicina alla Roma, battuta al San Paolo 20140309235625europa, scudetto, juve, roma. napoli, bologna, catania, sassuolo, cagliari. udinese, sampdoria, salvezza, scudetto<div align="justify">IL PUNTO SULLA 27' GIORNATA - La Juventus, che nel lunch-match supera la Fiorentina con una prodezza di Asamoah, mette in cassaforte il terzo scudetto consecutivo. Bianconeri a + 14 dai giallorossi, che devono recuperare la gara contro il Parma, ma che devono stare attenti al Napoli, distante adesso solo 3 punti. La rete decisiva arriva a 10' dalla fine grazie ad un perfetto stacco aereo di Callejon, anche se la Roma non meritava la sconfitta per quanto dimostrato nell'arco dei novanta minuti. Si rifà sotto l'Inter, che supera di misura il Torino e si porta al 5' posto ad un solo punto dai viola, sempre quarti. Sale anche il sorprendente Parma, che batte il Verona e si porta al 6' posto a soli 2 punti dal 4' posto. Rallentano in chiave Europa-League il Verona, che cade a Parma, la Lazio, sconfitta all'Olimpico ad opera dell'Atalanta e il Torino. Non fanno certamente meglio Milan e Genoa, che perdono rispettivamente a Udine e al Bentegodi contro il Chievo. Salgono verso zone tranquille raggiungendo praticamente la salvezza, la Sampdoria (4 a 2 al Livorno), l'Atalanta (che sbanca Roma e batte per 1 a 0 la Lazio), e l'Udinese (che passa al Friuli contro i rossoneri grazie alla rete del solito Di Natale). In zona calda il Cagliari porta a casa un punto dal Massimino, il Chievo grazie a due tiri dagli undici metri supera il Genoa, il Bologna impatta contro il Sassuolo, che torna a far punti con Di Francesco (nuovamente in&nbsp; panca dopo 6 turni in cui il suo sostituto, Malesani, non aveva raccolto punti per i neroverdi). Pesante la sconfitta del Livorno, avanti al riposo 2 a 0, ma che poi perde clamorosamente 4 a 2 contro la Sampdoria. Inutile anche il pareggio interno del Catania contro il Cagliari, mentre positivo il pari esterno del Sassuolo al Dall'Ara. Saranno quasi certamente Sassuolo, Catania, Livorno, Bologna e Chievo a lottare per mantenere la Serie A. Archiviato il discorso scudetto, sarà lotta sino alla fine tra Roma e Napoli per il secondo posto, mentre per l'Europa lotterano ben 8 squadre, dal Genoa (undicesimo con 35 punti) alla Fiorentina (che è quarta e di punti ne ha 45).<br></div>ivomesivomesc-33509839.jpgSiNasamoah-1012764.htmSi100075401,02,03010571
1391012751NewsEditorialeTorino, «Calcio, bene comune». Europa 201520140304143226Torino 2015, capitale Europea dello sport <font face="Times New Roman" size="3"> </font><p align="center" style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: center;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"><font face="Calibri">Pasqua al Cit Turin, con il Torneo Calcistico Internazionale</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><font face="Calibri" size="3">Risorgere dalle ceneri. Torino, per anni capitale dello sport e principe dei campionati italiani di calcio, improvvisamente, all’inizio del nuovo secolo, ha rallentato, anzi fermato, la sua crescita evolutiva. Un arresto insolito per la città sabauda che, abituata a mietere consensi e attenzioni non solo di tipo industriale ed economico, si è trovata ad affrontare un’involuzione che la metteva ben al disotto delle sue reali potenzialità turistiche e culturali. Poi, le Olimpiadi invernali del 2006 l’hanno resa ancor più bella e interessante, ripresentandosi al mondo con un’immagine rinnovata di capitale dello sport, dell’arte e della cultura. Otto anni sono trascorsi dal quel 2006 e, la capitale piemontese, ha fatto davvero passi da gigante nonostante l’opacità di una crisi economica e finanziaria che falcidia tutta l’Italia. Eppure, nonostante tutto ciò appaia come un controsenso, in questi anni Torino ha migliorato ancor di più la sua immagine di raffinata città dalle mille risorse, grazie anche al coniugarsi di mondi che da sempre s’intrecciano per interesse sociale, sport ed eventi artistico –culturali. E, in quest’anno 2014, crediamo che Torino abbia raggiunto l’apice dell’attenzione mondiale, grazie anche alle società di calcio e agli Enti locali che hanno saputo unirsi nell’interesse della città. Juventus Campione d’Italia e poi il Torino che finalmente occupa una posizione importante in Serie A, dopo lunghi anni trascorsi nell’anonimato. Al contempo si sono moltiplicate le attenzioni dei rispettivi assessorati alla cultura, del Comune di Torino, della Regione e della Provincia che, nel promuovere eventi artistici e culturali d’indubbio interesse sociale, hanno dovuto affrontare delle difficoltà di natura economica. Di questo, ne diamo atto pubblicamente con un plauso. E così sull’onda della crescita culturale sabauda, anche lo sport e il calcio dilettantistico in particolare, hanno incrementato le proprie iniziative diventate ormai eventi internazionali, a scopo di migliorare i contatti e le relazioni tra Torino, l’Italia e l’Europa. A questo proposito ricordiamo che Torino sarà la capitale Europea dello Sport 2015, un evento importante cui si collegano innumerevoli iniziative sportive e culturali della città della Mole Antonelliana. Tra queste c’è il Torneo Calcistico Internazionale “Torino, Calcio Bene Comune” Europa 2015 organizzato da una tra le più importanti società di calcio dilettantistiche di Torino. L’Associazione Sportiva Dilettantistica Cit Turin LDE<strong>,</strong> infatti, in occasione delle iniziative sportive che accompagnano e sostengono il cammino intrapreso dalla Pubblica Amministrazione Torinese verso il 2015, organizza presso il proprio impianto sportivo di Corso Ferrucci in Torino, una Rassegna di Calcio Internazionale Giovanile intitolata, appunto, “Torino, Calcio Bene Comune” Europa 2015. L’evento che si svolgerà dal 18 al 21 Aprile prossimo, sarà riservato alle categorie Piccoli Amici 2006-2007, Pulcini Primo Anno 2005, Pulcini Secondo Anno 2004, Pulcini Terzo Anno 2003, Esordienti 2001 – 2002, Giovanissimi 1999 – 2000 e Allievi 1997 – 1998<strong>.</strong> Una grande festa dello sport che vuole anche essere un momento d’incontro e confronto culturale tra giovani atleti e ragazzi provenienti da altre località italiane ed europee. Basti pensare che gli inviti della società torinese Cit Turin sono stati inoltrati a società di calcio della Svizzera, del Galles, della Francia,<strong> </strong>della Germania e poi anche in Sicilia, (Milazzo (Me) è tra le<strong> </strong>società invitate) in Puglia e in Sardegna. Una cornice d’incontri assolutamente interessanti che sviluppano il processo di crescita dei ragazzi, mentre migliorano i rapporti e le relazioni fra popoli di diversa cultura e scuole di tipo&nbsp;calcistico – sociali. Siamo davvero orgogliosi di tanta splendida organizzazione da parte della Società di Calcio Cit Turin, da tutti i suoi membri dirigenziali, di volontariato e,<strong> </strong>soprattutto, del suo Presidente Angelo Frau, capace di dare un esempio di crescita concreta, competenza di settore e organizzazione, nel mondo riservato al calcio e all’educazione dei giovani dilettanti del pallone. Già, il pallone, ancora una volta ci fa pensare alla metafora legata alla vita, dove non c’è solo la facciata negativa di una medaglia che spesso avvilisce per cattivi esempi e comportamenti da condannare, ma ci sono anche le passioni, gli incontri, le relazioni, la crescita sociale e le emozioni che restano pur sempre il significato profondo della vita. Quattro giorni di grande festa, di scambi culturali, di auguri pasquali attorno ad un campo di calcio, dove il pallone resta pur sempre l’attrazione primaria non solo dei bambini ma anche degli adulti.</font><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><p style="margin: 0cm 0cm 10pt; text-align: justify;"><span style="line-height: 115%; font-size: 14pt;"><font face="Calibri">Salvino Cavallaro</font></span><br><br><font face="Times New Roman" size="3"> </font><br><br><br>fl0711fl0711torino-2015,-capitale-europea-dello-sport.jpgSiNtorino-«calcio-bene-comune»-europa-2015-1012751.htmSi100451001,02,03030309
1401012741NewsCampionatiClamoroso Serie A, la classifica senza errori arbitrali: Roma prima indiscussa. Rimonterebbero Fiorentina e Milan20140226150556calcio,arbitri,classificheCome cambierebbe la classifica di serie A senza i presunti errori arbitrali reclamati dalle squadre La ventiseiesima giornata di Serie A ha forse raggiunto l'apice delle polemiche arbitrali. Il rigore non dato al Torino, la mancata espulsione di Vidal o il gol assegnato al Milan sono solo alcuni esempi, senza citare le proteste di Mazzarri e dell'Inter. Ma come sarebbe la classifica al netto degli errori di giudizio arbitrali? E' quello che si è chiesto Panorama.it che, analizzando giornata dopo giornata i diversi episodi, ha stilato la nuova classifica: Roma davanti a tutti.<br><br>Proprio così: i giallorossi di Garcia senza gli interventi arbitrali sarebbe prima con una partita ancora da recuperare, quella col Parma, a quota 63 punti, sei in più dei cinquantasette attuali. Secondo posto per la Juventus che, al contrario, avrebbe un credito proprio di sei punti che la farebbe scendere fino a quota 60. La squadra più penalizzata però è la Fiorentina di Montella, meritevole di un terzo posto sul campo con 52 punti, ben sette in più di quelli realmente conquistati. I viola sarebbero davanti al Napoli e all'Inter (tre punti in meno), mentre il Milan sarebbe sesto in piena zona Europa League con cinque punti in più rispetto a quelli dell'attuale classifica, quaranta contro trentacinque.<br><br>Il mucchio centrale sarebbe praticamente identico dal Torino, settimo con un punto in meno del merito, al Genoa, addirittura avvantaggiato per sei lunghezze. In coda invece il Cagliari sarebbe risucchiato nella lotta bollente per la salvezza (+4) con le altre a giocarsi più o meno con le stesse armi la permanenza in Serie A. Ultimo sarebbe il Catania a quota 17 punti. Indicativi i dati di Parma e Chievo: il loro campionato rispecchia fedelmente i meriti. Per loro sì che i favori e i torti alla fine si stanno compensando.<br><br>C1012317adm001adm001calcio-6.jpgSiNclamoroso-serie-a-la-classifica-senza-gli-errori-arbitrali-roma-prima-indiscussa-rimonterebbero-fiorentina-e-milan-1012741.htmSi100075701,02,03,06,07,08,09030815
1411012738NewsCampionatiI partenopei non reggono il passo di Roma e Juve. Ennesimo pareggio casalingo per Higuain e compagni20140224232352benitez, gasperini, genoa, napoli, calaiò, higuain, pandev, callejon, mertens, hamsik, jorginho, inler, reina, perin, burdisso, motta, matuzalem, sculli, gilardino, antonelli, san paoloL`ex Calaiò gela il San Paolo a 6 dalla fine. Finisce 1 a 1 al San Paolo<p align="justify">Nel Monday Night &nbsp;della 25’ giornata del campionato di Serie A, il Napoli di Rafael Benitez non riesce a fare bottino pieno al San Paolo, pareggiando per 1 a 1 con il Genoa. Partono meglio i padroni di casa che passano in vantaggio al 18’ con un gran gol di Higuain, il tredicesimo in campionato: l’argentino, servito in profondità da Hamsik, si presenta davanti a Perin e lo beffa con un delizioso pallonetto di sinistro. Il Genoa però non accusa il colpo, e nonostante giochi tutta la ripresa senza Gilardino (sostituito a fine primo tempo), si riaffaccia spesso e volentieri dalle parti di Reina e conquista il pari con una bellissima punizione dell’ex Calaiò all’84’ che sorvola la barriera, tocca il palo, e s’insacca alle spalle del portiere spagnolo. Con questo pareggio, il Napoli sale a 51 punti, a -6 dalla Roma seconda, con i giallorossi che però devono recuperare il match casalingo con il Parma. Il Genoa, invece, consolida l’undicesimo posto raggiungendo quota 32.<br><br> TABELLINO<br><br>NAPOLI – GENOA: 1 - 1<br><br> MARCATORI: 18’ Higuain (N), 84’ Calaiò (G)<br><br> NAPOLI (4-2-3-1): Reina; Reveillere, Fernandez, Albiol, Ghoulam; Behrami, Jorginho (80’ Inler); Mertens (85’ Pandev), Hamsik (72’ Insigne), Callejòn; Higuain.&nbsp;<br><br> A disposizione: Contini, Colombo, Henrique, Britos, Maggio, Dzemaili, Radosevic, Duvan.<br><br> &nbsp;Allenatore: Rafael Benitez<br><br> GENOA (3-4-3): Perin; Burdisso, De Maio, Antonini; Motta (63’ Calaiò), Matuzalem, Bertolacci, Antonelli; Konate, Gilaridno (46’ Feftatzidis), Sculli (78’ Centurion).<br><br> A disposizione:&nbsp;Bizarri, Albertoni, Cofie, Marchese, Portanova, Cabral, De Ceglie, Sturaro.&nbsp;<br><br> Allenatore: Giampiero Gasperini<br><br> ARBITRO: Banti<br><br>AMMONITI: 31’ Matuzalem (G), 40’ Sculli (G), 43’ Hamsik (N), 53’ Albiol (N), 70’ Higuain (N), 73’ Callejon (N), 83’ Mertens (N) <br><br>C1012317Napoli, Stadio San Paoloivomesivomesgasperini.jpegSiNnapoli-genoa-pareggio-calaio-1012738.htmSi100075401,02,03010538
1421012737NewsCampionatiLa Fiorentina si salva in extremis, al Tardini finisce 2-220140224223728montella, fiorentina, cuadrado, mati, amauri, cassano, donadoni, parma, gervasoni, matri, ilicic, ambrosini, neto, aquilani, parolo, miranteDue volte avanti con Fantantonio e Amauri, gli emiliani si fanno rimontare da Cuadrado e Mati, autore di un eurogol nel finaleLa Fiorentina acciuffa nel finale grazie ad una perla di Mati Fernandez il Parma nel primo dei due posticipi del lunedì della 25/a giornata di Serie A. Finisce in parità al Tardini con il Parma che scappa in avanti due volte con Cassano ed Amauri, ma viene ripresa dai viola prima con Cuadrado poi da Mati.&nbsp;La Fiorentina, sempre quarta, sale a 45 punti, il&nbsp;Parma raggiunge quota 37.<br><br><strong>PARMA-FIORENTINA 2-2</strong><br> <strong>Parma (3-5-2):&nbsp;</strong>Mirante; Cassani, Paletta, Lucarelli; Biabiany (42' st Palladino), Gargano, Marchionni (35' st Munari), Parolo, Molinaro; Amauri, Cassano (37' st Schelotto).&nbsp;<br> A disp.: Pavarini, Coric, Gobbi, Felipe, Obi, Mauri, Rossini, Nyantakyi.&nbsp;All.:&nbsp;Donadoni&nbsp;<br> <strong>Fiorentina (4-3-3):&nbsp;</strong>Neto; Diakité, Savic, Rodriguez, Tomovic; Aquilani (32' st Mati Fernandez), Pizarro, Borja Valero; Cuadrado, Matri (20' st Ilicic), Joaquin (14' st Gomez).&nbsp;<br> A disp.: Rosati, Roncaglia, Compper, Ambrosini, Pasqual, Wolski, Matos, Vargas, Anderson.All.:&nbsp;Montella&nbsp;<br> <strong>Arbitro:</strong>&nbsp;Gervasoni<br> <strong>Marcatori:</strong>&nbsp;39' Cassano, 5' st rig Amauri (P), 41' Cuadrado, 40' st Mati Fernandez(F)<br> <strong>Ammoniti:</strong>&nbsp;Diakité, Tomovic, Pizarro, Savic(F), Molinaro, Garganom, Paletta (P)<br> <strong>Espulsi:</strong>&nbsp;8' st Diakité per doppia ammonizione, 49' st Borja Valero e Munari per reciproche scorrettezze<br><br>C1012317Parma, Stadio Tardiniivomesivomescuadrado-4.jpgSiNparma-fiorentina-pareggio-matifeurogol22-1012737.htmSi100075401,02,03010422
1431012730NewsCampionatiIl pareggio sofferto dell`Udinese dona a Di Natale la top ten dei cannonieri20140224133850Di Natale, Udinese, Atalanta, Batistuta, BrivioUdinese-Atalanta finisce in un scialbo 1-1 che accontenta pochi. Il capitano delle zebre eguaglia Batistuta, ma i tifosi chiedono più grinta Sembrava persa, ma <b>Di Natale</b> risolve tutto, come al solito. <b>Udinese-Atalanta</b> dice poco, una partita che poteva segnare il tracollo delle zebrette, un altro ancora, ma ci pensa il gol numero <b>184</b> del capitano friulano a far tirare un sospiro di sollievo ai tifosi di casa. La "dea" é raggiunta e pure<b> Batistuta</b>, ovviamente nella classifica cannonieri. Per i bergamaschi sfumano i tre punti, dopo un primo tempo chiuso in vantaggio con un gol di Brivio, e brucia l'occasione buttata via per risalire la classifica.&nbsp;<div><br> L'unica nota positiva per l'Udinese, quindi, é proprio l'approdo del proprio capitano nella top ten dei migliori goleador in <b>Serie A </b>di tutti i tempi. Risultato piú che meritato per Di Natale, dopo tante stagioni ai vertici della classifica capocannonieri, vincendola peraltro per due anni consecutivi, e che incorona una carriera ormai ai titoli di coda. Totò, infatti, ha quasi 37 anni e il ritiro lo ha preannunciato anche lui parecchie volte. <b>Guidolin</b> smentisce sempre, ma già in questo campionato non si é visto spesso il giocatore che tutti avevano ammirato nelle stagioni scorse.&nbsp;</div><div>La vetta dei migliori dieci attaccanti é dominata da Piola, con oltre 270 reti, e raggiungerlo pare missione improbabile per tanti. Ma sicuramente il capitano delle zebrette farà il possibile per aumentare il suo "bottino" nella prestigiosa classifica per rimanerci il piú a lungo possibile.&nbsp;</div><div><br> Meno dolci sono le note dei fischi che ieri i tifosi friulani hanno indirizzato verso la propria squadra al termine della partita. Il presidente <b>Pozzo</b> li ha giudicati ingiusti, perché i supporter vorrebbero lo scudetto, mentre Guidolin con la sua fissa espressione da lutto si dice contento per la prestazione dei suoi ragazzi, pensava a un calo di forma. I tifosi bianconeri molto probabilmente non sono cosí pretenziosi da chiedere il titolo, ma certo é che, dopo le ultime stagioni tra<b> Champions</b> ed <b>Europa League</b>, vorrebbero un vero salto di qualità da grandi. No, Guidolin, non piangere....</div>C1012317Udine Stadio Friuliuttd01uttd01genoa_udinese_di_natale_ansa.jpgSiNil-pareggio-sofferto-dell-udinese-dona-a-di-natale-la-top-ten-dei-cannonieri-1012730.htmSiT1000010101268101,02,03030717
1441012729NewsEditorialeVergogna e risalita, i due volti della Serie A20140224132628Juventus, Roma, Torino, Bologna, Roma, Milan, Sampdoria, derby, vergognaLa 25a giornata di Serie A deve ancora concludersi, con due posticipi di Parma e Napoli, e lo spettacolo di Torino fa ancora discutere. Intanto Seedorf e Garcia se la ridono.Schifo. O disgusto se volete, anche vergogna va bene. Lo striscione di ieri allo Juventus Stadium, nel corso del derby <b>Juve-Torino</b>, é uno dei tanti casi di idiozia che non dovrebbero esistere nel calcio e che, puntualmente, accadono ogni volta che si disputano partite tese come la stracittadina torinese.&nbsp;<div><br></div><div>"Quando volo penso al Toro" mostrano trionfanti i drughi ai "cugini" granata, con la piú atroce straffottenza che possa esistere. Un chiaro riferimento alla stage di <b>Superga</b>, dove morirono in un incidente aereo i giocatori del<b> Grande Torino</b> degli anni '20, ma le risate non non si sono. Anzi. Lo sfottò ci sta, un pò di rivalità tra tifoserie é lecito, ma episodi simili sono deplorevoli. Il calcio é divertimento, non insultarsi a vicenda gratuitamente.&nbsp;</div><div><br></div><div>Capitolo <b>derby della Mole</b> chiuso, con <b>Tevez</b> che decide tutto, l'altra notizia della domenica é il ritorno alla vittoria del <b>Milan</b> di <b>Seedorf</b>. Chi si rivede, verrebbe da dire, per la gioia di <b>Mihaijlovic</b> che esce da Sampdoria-Milan di ieri con due gol in piú incassati e un'altra caduta dei blucerchiati in casa. Il progetto a cui sta lavorando il tecnico olandese é ancora in fase di avviamento, ma dopo le prestazioni poco limpide dei rossoneri, che avevano richiamato lo spettro di <b>Allegri</b>, ora piú vicino però alla panchina dell'<b>Italia</b>, sembra che i frutti possano arrivare ben presto. Per i genovesi, invece, il cammino é piú lungo e difficoltoso, ma l'esperienza del mister ex lazio fa ben sperare.&nbsp;</div><div><br></div><div>A far piú paura a tutte é ancora la <b>Roma</b> di <b>Garcia</b>, che insegue la Vecchia Signora a breve distanza con la bava alla bocca. Il <b>Bologna</b> ne ha pagato le spese ed é molto probabile che faranno la stessa fine tante squadre che da quí alla fine del campionato si troveranno sul cammino dei giallorossi. Agneli chiede il terzo scudetto consecutivo a gran voce, ma a <b>Trigoria</b> non sono molto d'accordo. Come si dice: chi vivrà, vedrà. &nbsp;</div>C1012317uttd01uttd01torino-superga.jpgSiNvergogna-e-risalita-i-due-volti-della-serie-a-1012729.htmSiT1000007101268101,02,03030795
1451012708NewsCampionatiGiovani talenti si nasce: Luca Lezzerini, il gigante «buono»20140220111856Luca Lezzerini, Italia, Fiorentina, Mtv, giovani, NazionaleInizia il viaggio alla scoperta dei più promettenti talenti italiani del futuro. Si incomincia con un volto già noto e con i guantoni ben saldi: Luca Lezzerini (Fiorentina)<span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: 21px; ">Al pubblico di&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><a class="zem_slink" title="MTV" href="http://en.wikipedia.org/wiki/MTV" target="_blank" rel="wikipedia" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">MTV</a></strong>&nbsp;il suo nome non è nuovo.&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Luca Lezzerini</strong>, classe ’95, è infatti uno dei protagonisti della fortunata serie tv “Calciatori, Giovani Speranze”, ossia la versione “maschile” di “Ginnaste, Vite Parallele”. Ma è anche uno dei più apprezzati calciatori&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Under 19</strong>&nbsp;</span><span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: 21px; ">italiani e uno dei portieri più promettenti che siano usciti dai vivai nostrani.</span><div><font class="Apple-style-span" color="#444444" face="'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif"><span class="Apple-style-span" style="line-height: 21px;"><br></span></font><div><span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: 21px; "><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">LA SCHEDA&nbsp;</strong>Fisico possente e altezza da cestista, con la bellezza di 1.93 m, Lezzerini è un giocatore molto stimato a livello giovanile per le sue qualità tecniche.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Nato a&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><a class="zem_slink" title="Rome" href="http://maps.google.com/maps?ll=41.9,12.5&amp;spn=0.1,0.1&amp;q=41.9,12.5%20(Rome)&amp;t=h" target="_blank" rel="geolocation" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">Roma</a></strong>&nbsp;nel 1995, è destrorso di piede, con il quale riesce anche ad effettuare rinvii decisi e lunghi, e riesce a trasmettere sicurezza all’intera difesa grazie alla sua determinazione. Spesso non è bello da vedere stilisticamente, ma sa essere decisivo fra i pali e possiede una certa agilità nonostante il suo fisico da “armadio”.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Sulle uscite può migliorare, sia su tiri bassi che alti, dal momento che possiede le qualità ideali per controllare appieno la sua area. Da segnalare, inoltre, il senso della posizione che qualche volta non gli ha permesso di difendere bene la sua porta.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">CARRIERA</strong>&nbsp;Nasce come &nbsp;centrocampista centrale nella&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Roma Team</strong>&nbsp;(2005), ma l’anno dopo approda alla&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Lazio</strong>&nbsp;e il suo allenatore gli fa provare i guantoni da portiere. Sarà amore a prima vista e per tre anni difenderà la porta dei biancocelesti&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Giovanissimi regionali</strong>. Qui ottiene diversi premi, come quello per miglior portiere al torneo internazionale “Città di&nbsp;<a class="zem_slink" title="Cairo Montenotte" href="http://maps.google.com/maps?ll=44.4,8.26666666667&amp;spn=0.1,0.1&amp;q=44.4,8.26666666667%20(Cairo%20Montenotte)&amp;t=h" target="_blank" rel="geolocation" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">Cairo Montenotte</a>“.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Cambia città nel 2009, acquistato dalla&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><a class="zem_slink" title="ACF Fiorentina" href="http://en.wikipedia.org/wiki/ACF_Fiorentina" target="_blank" rel="wikipedia" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">Fiorentina</a></strong>&nbsp;che punterà molto su di lui. La stagione 2010/11 la gioca negli&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Allievi</strong>&nbsp;viola, alternandosi con la seconda squadra in qualche partita. Viene eletto miglior portiere al trofeo “<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><a class="zem_slink" title="Nereo Rocco" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nereo_Rocco" target="_blank" rel="wikipedia" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">Nereo Rocco</a></strong>” di Firenze e raggiunge addirittura la convocazione di&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Montella</strong>&nbsp;in prima squadra per la partita contro il&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Napoli</strong>. Andrà in tribuna, ma comunque è un’ottimo inizio.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">La stagione dopo gioca sempre con più continuità tra Allievi e&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Primavera</strong>, vincendo con questa la Supercoppa italiana all’<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Olimpico</strong>&nbsp;di Roma e viene perfino convocato dal c.t. azzurro&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Prandelli</strong>&nbsp;per uno stage a<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">&nbsp;<a class="zem_slink" title="Coverciano" href="http://en.wikipedia.org/wiki/Coverciano" target="_blank" rel="wikipedia" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">Coverciano</a></strong>&nbsp;a fine maggio. Nel 2012/13 è uno dei protagonisti del cammino viola a&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><a class="zem_slink" title="Viareggio" href="http://maps.google.com/maps?ll=43.8666666667,10.2333333333&amp;spn=0.1,0.1&amp;q=43.8666666667,10.2333333333%20(Viareggio)&amp;t=h" target="_blank" rel="geolocation" sl-processed="1" style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; color: #0DA4D3; text-decoration: none; -webkit-transition-property: all; -webkit-transition-duration: 0.18s; -webkit-transition-timing-function: ease-out; -webkit-transition-delay: initial; ">Viareggio</a></strong>, che però termina agli ottavi contro il&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Parma</strong>ai rigori, nonostante Lezzerini fosse riuscito a pararne uno.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">NAZIONALE</strong>&nbsp;Entra nel giro azzurro nel 2010 con l’<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Under 15</strong>&nbsp;e a ottobre viene convocato come titolare nell’<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Under 16</strong>&nbsp;a&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Latina</strong>, giocando contro la Danimarca e mettendo in luce il suo grande potenziale, vincendo così 1-0.<br><br></span><span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: 21px; "><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Esordisce subito dopo con gli&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Under 17</strong>&nbsp;contro la Francia nella fase a qualificazione agli<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Europei</strong>&nbsp;di categoria: finirà 2-1 per noi.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Causa impegni con i rispettivi club, i tre portieri della nazionale maggiore non vanno in ritiro per la preparazione agli Europei e Lezzerini ha quindi l’occasione di allenarsi con i suoi idoli sportivi. La stagione scorsa viene anche convocato con gli Under 19, giocano quattro partite.<br><br><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">ACCOSTAMENTI&nbsp;</strong>Il numero uno romano è cresciuto con&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Buffon</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Cech</strong>&nbsp;come punti di riferimento, ammirando inoltre anche&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Jeremie Janot</strong>&nbsp;del&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Saint Etienne</strong>. E proprio al portiere ceco del&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Chelsea</strong>&nbsp;Lezzerini è stato accostato, per le sue qualità tecniche e le ottime doti da saracinesca. Se poi diventerà forte come lui solo il tempo ce l’ho dirà, ma una cosa è certa: Luca è un predestinato e sicuramente lo vedremo presto solcare i campi della nostra&nbsp;<strong style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: bold; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; ">Serie A</strong>.<br><br></span><span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; line-height: 21px; "><p style="line-height: inherit; border-top-width: 0px; border-right-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; border-style: initial; border-color: initial; font-family: inherit; font-size: 12px; font-style: inherit; font-weight: inherit; margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 1.75em; margin-left: 0px; outline-width: 0px; outline-style: initial; outline-color: initial; padding-top: 0px; padding-right: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; vertical-align: baseline; "><br><br><br></span></div></div>uttd01uttd01lezzerini-portiere-fiorentina.jpgSiNlezzerini-promesse-fiorentina-1012708.htmSi101268101,02,03030463
1461012698NewsCampionatiPANINI TOUR: Tornano a Milano le mitiche figurine dei Calciatori20140217165440calcio,serie a,figurine paniniGrande ritorno a Milano del “Panini Tour” con tante novità: oltre alle “mitiche” figurine dei “Calciatori 2013-2014” spazio anche alla nuovissima raccolta sugli animali “Zampe & Co. 2013-2014”<div>Grande ritorno a Milano del “Panini Tour”. L’iniziativa promozionale, organizzata anche quest’anno dall’Azienda modenese, si presenta con tante novità: oltre a rivolgersi agli appassionati delle “mitiche” figurine dei “Calciatori 2013-2014”, dedicherà spazio anche alla nuovissima raccolta sugli animali “Zampe &amp; Co. 2013-2014”. Nel prossimo weekend, il grande “villaggio” della Panini sarà posizionato a Via M. Pagano (parcheggio stazione della metro). Giovani animatori accoglieranno il pubblico, intrattenendo bambini e ragazzi con giochi, quiz e concorsi a premio. Sarà anche possibile scambiare figurine dei “Calciatori” e di “Zampe &amp; Co.” tra collezionisti e con gli addetti della Panini, addirittura prenotandole in anticipo via internet. Spazio inoltre agli appassionati dei fumetti nello stand dedicato al settimanale “Topolino”. Questa tappa del tour si svolgerà sabato 22 e domenica 23 febbraio (ore 10-19.30).</div><div>Il “Panini Tour 2014” sarà articolato in oltre 100 giornate/evento tra piazze e centri commerciali, percorrendo tutta la penisola da sud a nord fino al mese di aprile. Nell’accogliente “villaggio” – articolato su strutture coperte e su alcune aree esterne – sarà organizzato lo scambio di figurine con Panini, fino a 10 figurine per altrettanti doppioni: per evitare la fila, i collezionisti potranno rivolgersi agli animatori, dotati di tablet, per prenotare il proprio turno di accesso allo stand. Nell’area esterna, saranno disponibili una serie di aree di incontro e di tavolini per favorire il libero scambio tra collezionisti.</div><div>Le due giornate del “Panini Tour 2014” saranno scandite da un intenso programma di attività. Nel “villaggio”, innanzitutto, sarà allestito un campetto gonfiabile per ospitare momenti di gioco con il pallone e anche le lezioni di un allenatore, che insegnerà ai più piccoli i fondamentali del calcio giocato. In appositi corner, gli animatori distribuiranno album in omaggio delle collezioni “Calciatori” e “Zampe &amp; Co.”, oltre a proporre simpatici quiz: in palio fantastici premi tra cui l’ “Almanacco Illustrato del Calcio 2014”. Previsti giochi e premi non solo per i bambini, ma anche per i sempre numerosi genitori e nonni. A tutti coloro che si recheranno presso lo stand con il proprio album completo, o con meno di 20 figurine mancanti, sarà riservato un esclusivo gadget Panini e un timbro a rilievo Panini che sancirà l’ufficializzazione della sua collezione completa. Nello stand di “Topolino”, un disegnatore intratterrà piccoli e grandi disegnando i personaggi Disney più amati e saranno anche organizzati simpatici quiz a premio.</div><div>Il “Panini Tour 2014” potrà contare su un’importante presenza sul web e nei maggiori social network. Sarà possibile seguire infatti le varie tappe del tour tramite i siti internet e le pagine Facebook dedicati alle due collezioni, i feed di Twitter, l’App gratuita per smartphone e il profilo Instagram. Il pubblico potrà pure realizzare dei video e segnalarli alla Panini: i video migliori saranno inseriti nel canale Calciatori su YouTube (www.youtube.com/calciatoripanini).</div><div>“Il nostro tour torna a Milano ed è sempre più un appuntamento per tutta la famiglia”, ha dichiarato Antonio Allegra, direttore Mercato Italia di Panini. “Il villaggio Panini diventa un momento di ritrovo, gioco e intrattenimento dove liberamente, nel corso dell’intero fine settimana, i collezionisti potranno condividere la passione e la magia che le nostre raccolte di figurine sanno regalare”.</div><div>La collezione “Calciatori 2013-2014” comprende 865 figurine su giocatori e squadre di Serie A TIM, Serie B Eurobet, Primavera TIM, I e II Divisione di Lega Pro, Serie D e Serie A Femminile, da raccogliere in un album di 128 pagine. Tra le sezioni speciali di questa raccolta, le pagine “Derby - History Remix”, realizzate in collaborazione con Sky Sport HD e dedicate ai 5 derby previsti in questa stagione, con 10 figurine dotate di QR Code per visionare online dei video dedicati ai derby, e la sezione “Essere Calciatori” in cui il campione del Mondo 2006 Gianluca Zambrotta illustra con 8 figurine e varie immagini le tecniche di base del calcio. Alla collezione è legato anche il grande concorso “Panini premia la Scuola”: le scuole elementari e medie inferiori che raccoglieranno le bustine vuote e le spediranno a Panini, potranno ricevere gratuitamente attrezzature e materiali didattici. La raccolta “Zampe &amp; Co 2013-2014” , articolata in 432 figurine e in un album da 96 pagine, presenta in maniera semplice e divertente tutte le fasi della vita degli animali, dalla nascita fino alla riproduzione. Alcune figurine possono anche prendere vita con la tecnologia della “realtà aumentata”, che consente ai giovani collezionisti di divertirsi con una propria mascotte virtuale. La collezione vede la partecipazione di due importanti partner: l’ANMVI per il progetto “Piccole Zampe crescono” e il WWF Italia per il nuovo progetto “Proteggiamo le case degli animali” ed un grande concorso a premi.</div>C1012317,C1012318Modenaadm001adm001panini-tour-2014.jpgSiNpanini-tour-2014-a-milano-le-mitiche-figurine-panini-1012698.htmSi100075501,02,03,05,06,07,08,09,400101302
1471012690NewsCampionatiLa vittoria del cuore. Tre punti d`oro per un ritrovato Catania20140216150045barrientos, spolli, izco, keko, peruzzi, catania, maran, reja, lazio, klose, mauri, bergessio, castro, lodi.Izco, Spolli e Peruzzi e la Lazio va ko. Non basta il gol di Mauri ai biancocelesti. Finisce 3 a 1 per gli etnei<div align="justify">DAL NOSTRO INVIATO - Quarto risultato utile consecutivo per il Catania, che mette sotto una Lazio dimessa. Finisce 3 a 1 per gli uomini di Maran, che mette in campo unn 4-3-3 con Lodi-Rinaudo-Izco nella zona mediana e il trio Bergessio-Castro-Barrientos in avanti. Partono benissimo gli etnei, che dopo 50 secondi passano con Izco, bravo a calciare al volo su assist di Castro. Controllano bene i siciliani, che sfiorano anche il raddoppio con Barrientos (poi sostituito per infortunio dall'ottimo Keko),e Lodi (su calcio piazzato). Nel recupero arriva l'inatteso pari di Mauri. Ma il Catania oggi ha un'altra marcia, non si disunisce e al 3' della ripresa Spolli capitalizza al meglio un cross di Ciccio Lodi per il nuovo vantaggio etneo. Pressano i rossazzurri,&nbsp; che al 13' della ripresa chiudono il match con Gino Peruzzi, tra i migliori, bravo a costruire l'azione e a chiudere il triangolo con Keko per il punto del 3 a 1. La Lazio? Nella ripresa non pervenuta, anche per via della grande prova del Catania. Reja le tenta tutte, inserendo altre due punte, ma i rossazzurri giocano con il cuore e tengono benissimo, agendo di rimessa e addirittura sfiorando la quarta marcatura. Unico acuto laziale con Klose, che sul finire sfiora il palo di Andujar. Finisce con kla festa dei siciliani, che compiono un bel balzo in avanti e tornano a sperare nella salvezza. Con questa grinta e con il ritrovato modulo (4-3-3) gli etnei possono ancora giocarsi la permanenza in serie A. E domenica scontro importantissimo a Verona contro il Chievo. <br></div>Catania, stadio A.Massiminomarmesmarmesperuzzi.jpgSiNcatania-lazio-vittoria-etnei-izco-spolli-peruzzi-1012690.htmSi100075301,02,03,09,40030620
1481012689NewsCalcio EsteroLiga, 24a giornata: Atletico a caccia del riscatto20140215101949Liga spagnola, Barcellona, Real Madrid, Atletico MadridIn campo Atletico Madrid e BarcellonaFinsice 0-0 l'anticipo della 24a giornata tra Elche e Osasuna dopo un incontro molto equilibrato e numerose occasioni da rete per entrambe le squadre. La più ghiotta quella&nbsp;sui piedi di Coronminas, "Coro", che spreca malamente un calcio di rigore nel secondo tempo. Elche ed Osasuna rimangono appaiate a 26 punti a +5, chiaramente con una partita in più, sulla zona retrocessione.<br>Quattro gli incontri del sabato di Liga nella più tradizionale, ormai, agenda "liguera". <br>Alle 16 toccherà subito all'Atletico Madrid, il "terzo incomodo" di una delle stagioni più esaltanti e incerte del calcio iberico. Eliminato, come noto, dal Real Madrid nella semifinale di Coppa del Re e reduce da tre sconfitte consecutive, una in campionato e due, appunto, in coppa del Re, Diego Simeone dovrà fare&nbsp; a meno di uomini come Javi Manquillo, Filipe Luis, José Giménez e Tiago, tutti acciaccati, e con Cortois in dubbio tra i pali. <br>Nonostante tutto, però, l’Atletico è in piena corsa per il titolo e mercoledì affronterà il Milan in Champions league; l’attacco è il meno prolifico tra le tre formazioni di testa, 56 i gol realizzati dai <br>colchoneros, mentre 63 per il Barcellona e 65 per il Real, di contro Simeone ha la migliore difesa del campeonato con sole 16 reti incassate. <br>Il Valladolid, invece, è a -3 dal Granada quart’ultimo, con appena 4 vittorie ottenute in campionato corredate da 9 pareggi e 10 sconfitte e con la terza peggior difesa del torneo (39 gol subiti) a testimoniare la fragilità della formazione allenata da Ignacio Martinez.<br>Alle 18, al Ciutat de Valencia, si affronteranno Levante e Almeria. Gli ospiti sono reduci dall'inatteso successo contro l'Atletico e viaggiano sulle ali&nbsp; dell'entusiasmo mentre la squadra di casa non perde da 5 incontri e mantiene un tranquillo distacco dalla zona rossa lontana 8 punti. Gli uomini di mister Caparròs, nonostante le accuse di praticare un anti-calcio, tutto difesa e contropiede, hanno dimostrato che, con pochi soldi, giocatori pressoché sconosciuti, organizzazione di gioco e olio di gomito, si possono raggiungere grandi risultati. Non solo la salvezza, dunque, ma la speranza di lottare per un posto in&nbsp;Europa, grazie anche allo stato di grazia in cui si trova, Keylor Navas, senza ombra di dubbio il portiere rivelazione dell'intera serie A spagnola.&nbsp; Numerose, comunque, le assenze. Dal lato bianco-rosso non ci saranno Rodri per una slogatura e Fernando Soriano per squalifica, dall'altro lato, quello del Levante, Karabelas per un infortunio al bicipite femorale e Vyntra e Ivanschitz per squalifica.<br>Alle 20 toccherà al Barcellona che, dopo il passaggio del turno in Coppa del Re , deve vincere anche per affrontare con più tranquillità la trasferta di Manchester di martedì prossimo. Il Rayo Vallecano è composto da un gruppo di ragazzi giovani che ama giocare a viso aperto e ciò potrebbe agevolare il Barcellona che, recentemente, ha sofferto molto contro&nbsp; squadre più difensiviste come per esempio il Levante. Il Rayo Vallecano, comunque, è penultimo in classifica ma reduce dall' importante successo casalingo contro il Malaga per 4-1. <br>Infine, alle 22, inizierà la sfida tra Villarreal e Celta Vigo. Due formazioni con obiettivi totalmente diversi. Il sottomarino giallo è quinto in solitaria a -4 dall’Athletic Bilbao, mentre&nbsp;il Celta Vigo è reduce dal ko contro l’Athletic Bilbao ed è undicesimo in classifica con 26 punti con 5 punti di vantaggio da gestire sulla terz’ultima posizione. <br><br>LIGA – Risultati 24/a Giornata<br><br>IERI<br><br>Elche-Osasuna 0-0<br><br>OGGI<br><br>Atletico Madrid-Valladolid<br>Levante-Almeria<br>Barcellona-Rayo Vallecano<br>Villarreal-Celta Vigo<br><br>DOMANI<br><br>Granada-Real Betis<br>Getafe-Real Madrid<br>Athletic Bilbao-Espanyol<br>Siviglia-Valencia<br><br>LUNEDI'<br><br>Malaga-Real Sociedad<br><br>SpagnaFL0411FL0411simeone.jpgSiNliga-giornata-24-atletico-a-caccia-del-riscatto-1012689.htmSi100427901,02,03030480
1491012687NewsCampionatiUdinese, il mistero del dopo-Totò20140214091924Di Natale, Muriel, Nico Lopez, Ighalo, Vydra, storia, tifosiA Udine il calcio è una cosa seria, e Di Natale esalta da anni i tifosi con le sue prodezze. ma ormai è prossimo a finire la carriere e più volte l`Udinese ha sofferto senza di lui. Cosa succederà dopo il suo ritiro?Giocare a calcio è uno sport, giocarci bene è un'arte. E non sono molti gli artisti, oggigiorno, che veramente incantano i cuori dei tifosi con le loro prodezze in campo.&nbsp;<div><br></div><div>E a Udine i tifosi delle zebrette friulane hanno avuto il privilegio di avere alcune delle più grandi stelle del football di tutti i tempi. Basti pensare all'ormai dimenticato Josiah “Paddy” Sloan, irlandese, che nel 1950 portò l'Udinese a suon di gol per la prima volta in Serie A.&nbsp;</div><div><br></div><div>Ma senza andare così tanto indietro negli anni c'è ancora vivido il ricordo in molti friulani del “Galinho” Zico, detto anche il “Pelè bianco”, arrivato in Italia dal Flamengo dopo che i più prestigiosi club italiani (come Milan e Fiorentina) gli avevano fatto la corte senza successo.&nbsp;</div><div><br></div><div>E chi si scorda della carica da “panzer” del bomber tedesco Oliver Bierhoff, che fece vincere alla Germania l'Europeo del 1996, partendo dalla panchina?&nbsp;</div><div><br></div><div>Ma colui che più di tutti ha lasciato un'impronta indelebile nella storia della squadra friulana è IL capitano, Antonio Di Natale.Con i suoi oltre 150 gol in Serie A, Totò è stato per anni il motore e la macchina da gol dell'Udinese, ed è grazie a lui che l'Europa si è trasformata da sogno a una realtà molto più che ipotetica.&nbsp;</div><div><br></div><div>Ma oggi, dopo tante stagioni con la maglia bianconera, dopo aver rifiutato più volte le proposte di grandi club come Juventus e Milan, ci si chiede cosa succederà quando il capitano appenderà le scarpette al chiodo.&nbsp;</div><div><br></div><div>Con quasi 37 anni sulle spalle, infatti, non è facile mantenere il ritmo della massima serie ad alti livelli. Certo, Di Natale è ancora oggi più agile e scattante di molti giovani che si stanno affacciando al nostro campionato. Ma tutti sappiamo che Totò (come peraltro ha dichiarato lui stesso) non giocherà ancora per molto. Il sogno sarebbe concludere la carriera nel nuovo stadio, ma la chiusura dei lavori andrà probabilmente per le lunghe. Difficile che accada, dunque.&nbsp;</div><div><br></div><div>La speranza nel trascinatore di un domani della nostra Udinese è da riporre nel talentuoso Muriel, protagonista però di troppi sbalzi nelle sue prestazioni. L'importante è che si stabilisca sul livello che aveva qualche tempo fa a Lecce con Cosmi, potendosi così affermarsi veramente come grande stella. Ci sono poi i vari Vydra e Ighalo, giovanissimi, che all'estero stanno facendo bene, e un Nico Lopez scuola Roma che può fare la differenza in futuro.&nbsp;</div><div><br></div><div>Ma a Udine serve un punto fisso in attacco, che non se ne vada alla prima offerta di una grande squadra. Certo, quando il grande nome chiama è difficile non rispondere, e nessuno è costretto a fare il santo. Però la speranza per i tifosi bianconeri è l'ultima a morire.&nbsp;</div><div><br></div><div>Sognando il Totò di domani. &nbsp;</div>Udineuttd01uttd01di_natale_esultanza.jpgSiNudinese-dinatale-futuro-giovani-1012687.htm101268101,02,03010300
1501012686NewsCampionatiFocus Udinese: Granada e Watford sì, ma non dimentichiamoci della Primavera20140214090631Udinese, Scuffet, Granada, Watford, Primavera, giovaniA Udine i giovani sono al centro del progetto Pozzo, spedendoli a giocare nei vari satelliti Watford e Granada per farsi le ossa. Ma bisogna anche puntare sulla Primavera e Scuffet ne è la testimonianza diretta.Da un po' di tempo, ormai, nell'orbita dell'Udinese sono entrate due nuove squadre: la spagnola Granada e l'inglese Watford. La tifoseria si è divisa in due: c'è chi ha visto nell'acquisto di questi due club un'ottima opportunità di crescita per giocatori, che a Udine non hanno potuto trovare spazio e chi, invece, un danno per le “zebrette” friulane, che si vedono così private di giovani talentuosi che potrebbero essere di forte aiuto per la squadra di Guidolin.&nbsp;<div><br></div><div>Dimenticando, però, che in campo si può giocare solo in 11, e di sostituzioni sono permesse solo 3. Sarebbe ben difficile, quindi, far trovare a tutti uno spazio per mettersi in mostra e far vedere al meglio le proprie capacità. Non va dimenticato, inoltre, che la maggior parte dei giocatori che l'Udinese ha trasferito in Spagna e in Inghilterra non sono a titolo definitivo, bensì in prestito. E, cosa ancora più importante, sono giovani.&nbsp;</div><div><br></div><div>Quale altro team può vantare di dare un'occasione del genere a dei ragazzi che aspirano a diventare delle star del calcio? Sicuramente nessuna (o quasi) se non i grandi nomi europei come Arsenal o Bayer Monaco. E comunque, nella maggior parte dei casi, le loro squadre-satellite sono piccoli club che militano al massimo nelle serie inferiori (tranne il Barcellona e il Villareal, che hanno le loro squadre B nel campionato cadetto).&nbsp;</div><div><br></div><div>L'Udinese, invece, può vantare addirittura una squadra che gioca nella Liga e una che stava lottando per la promozione in Premier League! Tutte e due arricchite dalle giovani promesse che la famiglia Pozzo ha mandato là per farle crescere e maturare, con la voglia di portarli poi in Italia per il salto di qualità decisivo.&nbsp;</div><div><br><div>Certo, l'amarezza rimane comunque. Perché, oltre ad alimentare il Granada e il Watford, non sarebbe una cattiva idea far crescere anche l'Udinese Primavera. Non che non dia buoni frutti già adesso, basta vedere Battocchio e Ighalo, ma sarebbe veramente bello che anche ragazzi friulani potessero scendere sul campo della Serie A, un giorno, con la maglia bianconera. E non è sbagliato dire che a tutti i tifosi piacerebbe che il capitano di domani fosse un friulano. Scuffet ora brilla con le sue prodezze e speriamo che solo un grande inizio di qualcosa di ancora più magico. Sia per l'udinese che per la nostra Nazionale.</div></div>Udineuttd01uttd01scuffet_futura_promessa.jpgSiNudinese-primavera-giovani-1012686.htmSi101268101,02,03010268
1511012682NewsCampionatiScendere in campo la domenica ma con il fischietto20140213094259Arbitro, aia, Cervignano del FriuliPoco conosciuta e da troppi disprezzata, l`attività di arbitro di calcio è invece una vera palestra di vita dove si cresce umanamente e professionalmente. Quando guardiamo &nbsp;una partita di calcio, sia alla tv che allo stadio, c'è una persona in campo la cui presenza è fondamentale.&nbsp; <DIV>Non è né l'attaccante-bomber, né il portiere-saracinesca, né altri giocatori perché loro, bene o male, hanno un sostituto che in qualunque momento della gara può subentrare a loro.&nbsp;</DIV> <DIV>Chi, invece, è indispensabile è lui, l'<B>arbitro</B>. Senza, infatti, la gara non potrebbe neanche iniziare e il suo compito è alla base del calcio: far rispettare le regole.&nbsp;</DIV> <DIV>Non è una figura di secondo piano, dunque, sul rettangolo di gioco. Anzi, in lui "si fa persona" il regolamento. Detta così può sembrare quasi un'elevazione divina degli arbitri, ma in realtà sono persone come tutti: escono la sera con gli amici, scherzano, alcuni vanno a scuola.</DIV> <DIV>Gi, perché per diventare direttori di gara si può iniziare anche a 15 anni. Si potrebbe dire "prima si inizia e più lontano si arriva, ma importantissimo e fondamentale è anche l'impegno che ci si mette durante le partite.&nbsp;</DIV> <DIV>E non bisogna assolutamente vedere l'arbitro come una persona sola, perché la Sezione, ossia il "quartier generale" dei direttori di gara, è formata da molti altri, che si scambiano consigli e opinioni, in modo da crescere sia professionalmente che umanamente.&nbsp;</DIV> <DIV>Ti fai nuovi amici e l'esperienza è a dir poco unica. Soprattutto se si fa parte di un gruppo coeso, come &nbsp;il caso della Sezione di <B>Cervignano del Friuli</B>, in provincia di Udine, della quale fa parte addirittura un arbitro chiamato a dirigere partite di Serie A e B, <B>Renzo Candussio</B>!</DIV> <DIV>Qui arbitrare è, oltre a un modo per guadagnare qualche soldino in più, anche un divertimento, come è giusto che sia. Per cui, se siete interessati a questo importantissimo ruolo (ah, la tessera arbitrale vi permette inoltre di entrare in tutti gli <B>stadi italiani gratis</B>!), potete mandare una mail a <I>cervignano@aia-figc.it</I> o consultare il sito ufficiale dell'<B>Associazione italiana arbitri</B> per maggiori informazioni e conoscere la Sezione più vicina a voi.&nbsp;</DIV> <DIV>Vedrete, se sceglierete questa via, troverete un vera palestra di vita e non ve ne pentirete. Provare per credere.&nbsp;</DIV>uttd01uttd01rizzolinicola.jpgSiNarbitro-esperienza-formazione-1012682.htmSi101268101,02,03,06,07,08,09010408
1521012676NewsCampionatiLa 23a giornata di campionato tra conferme e sorprese20140210<