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QUESTO PAZZO CALCIOMERCATO


Una inarrestabile esagerazione economica.
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Milano, 20/06/2017 -


L’affare Donnarumma mi ha fatto pensare come la forza economica del calcio sia sempre più potente e altamente diseducativa sotto il profilo etico. Un tema che risale alla notte dei tempi, ma nonostante i ripetuti appelli in un calmiere che possa quantomeno umanizzare il senso di uno sport che è diventato alta finanza allo stato puro, non c’è stato nulla da fare. Di anno in anno aumentano le cifre per acquistare i campioni in circolazione, deridendo metaforicamente il comune senso del vivere quotidiano fatto di poco e talora di nulla. Retorica, si dirà. Chiamatela pure come volete, ma davvero adesso la misura è colma. Sento parlare di minacce di morte, di tradimenti, vedo prese di posizioni ferree da parte di società e procuratori che si sfidano senza mezzi termini, in un gioco delle parti che offende chi questo sport lo segue con passione, spende del denaro, si avventura in lunghe trasferte e magari in settimana gli è stato anche annunciato di restare a casa perché l’azienda chiude. Solo per questo motivo e nel rispetto della persona comune, il calcio dovrebbe calmare i suoi bollenti spiriti, i suoi eccessi, il suo odio, la sua vanità da super ricchi. Così si esprime Raiola, il procuratore di Donnarumma: “Gigio voleva restare, ma senza rinnovo il Milan ha minacciato di rovinargli la carriera”. Di rimando una considerazione di Beppe Marotta, l’ad della Juventus: ”Società costrette a spese folli, bisogna calmierare l’attività di professionisti diventati esosi”. Si predica bene e poi si razzola male. E’ l’eterno discorso che non accetto più perché lo ritengo altamente populista e demagogico sotto ogni forma, che non produce alcun effetto di reale miglioramento. Ciascuno guarda la pagliuzza nell’occhio dell’altro e non si avvede della trave che si è infiltrata nel suo. No, così non va bene. Ogni cifra economica per acquistare un calciatore è ritenuta altamente esosa. Lievitano gli interessi dei procuratori che approfittano della ricchezza del calcio che è prodotta da un mare di denaro ricavato dalle televisioni, dagli sponsor commerciali, dai diritti d’immagine e di tutto ciò che sta intorno ad un carrozzone che non possiamo più definirlo gioco del calcio. Un pallone che sembra la perdizione di tutto. E quando tu perdi la dignità, il rispetto verso i ceti meno abbienti, la sensibilità di non offendere anche indirettamente la suscettibilità di chi ancora oggi si domanda come si fa a guadagnare 5 milioni di euro l’anno e cercare di avere un aumento prima di firmare un contratto in scadenza. Il procuratore insiste per avere maggior interesse personale e quindi un maggior guadagno, approfittando magari di altre società che offrono di più per acquistare il cartellino del proprio assistito. E’ l’eterna storia che si chiama mercato e che si traduce nella domanda e nell’offerta. Giri pazzeschi che fanno perdere il lume della ragione, che sanno di ira, tradimenti, strette di mano e parole che non sanno di nulla. Solo firme e pezzi di carta che hanno valore legale. Ma che sarà mai questo calcio fatto da ricchi, questo ghetto che ha sempre più arsura di denaro, che non guarda in faccia nessuno, che non conosce sentimenti ma certezze e illusioni di vittorie, di conquiste e di sogni spesso evanescenti. Adesso Basta! Mettiamo il cervello davanti ad ogni cosa. Non è un optional. E per piacere, non parliamo più di minacce di morte o cose del genere nel mondo del calcio. Purtroppo, ci pensano già altri dementi a rendere la vita impossibile.

Salvino Cavallaro  

Salvino Cavallaro


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