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IL CALCIO E LE SUE CONTRADDIZIONI


Dallo show di mister Gagliardi,alle lacrime di Sandro Mazzola
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01/03/2014 -

Dallo show di mister Gagliardi, l’allenatore della Reggina che in conferenza stampa si scaglia contro i giornalisti presenti i quali, a suo dire, non avrebbero sensibilizzato positivamente i tifosi reggini ad accorrere numerosi allo stadio per assistere alla delicata partita casalinga contro il Varese, allo sfogo legittimo di Sandro Mazzola che nel corso della trasmissione radiofonica dell’emittente Kiss Kiss, si è messo a piangere nel commentare gli striscioni vergognosi degli ultrà juventini contro la memoria del Grande Torino. Due estremi, due manifestazioni diverse di vivere il calcio in maniera contraddittoria. Da una parte l’irascibilità dell’allenatore reggino Gagliardi che ricorda le antiche conferenze stampa di Malesani e Trapattoni e poi l’altra faccia della medaglia del calcio, quella disarmante di Sandro Mazzola che non regge alle offese dei soliti cretini di turno. Si potrebbe pensare a due situazioni che non hanno alcuna attinenza tra di loro e che queste due manifestazioni così estreme, espresse dal mondo del calcio, siano lontane per temi e circostanze diametralmente opposte. Tuttavia, pensando allo sfogo dei due personaggi presi in considerazione, non possiamo non fare riferimento alla rabbia come manifestazione estrema dell’uomo. Una reazione emotiva scatenata da fattori che spesso nel calcio emergono in maniera preponderante. L’allenatore della Reggina è stato furibondo con i giornalisti che ha reputato “colpevoli” di non avere tutelato gli interessi della società e della sua squadra, cercando di disgregare piuttosto che unire i tifosi a stare vicini proprio nel momento che si ha maggior bisogno di loro. Stessa la rabbia che però scaturisce in lacrime, è quella di Sandro Mazzola figlio di Valentino, il capitano del Grande Torino. “Non riesco a capire” dice sconfortato e in lacrime Mazzola “perché in Italia non si faccia mai nulla per punire certe persone. Allo stadio siamo tutti schedati, eppure non si fa nulla per punire in maniera decisa. Quando si offende la tragedia, la storia, i morti, ebbene, si deve avere la mano pesante chiudendo le porte dello stadio per lungo tempo. Sono fatti gravissimi. Si tratti della tragedia di Superga come quella dell’Heysel, non è ammissibile offendere la memoria in maniera così gretta e gratuita”. E continua ancora il buon Sandro: “Non si può dimenticare ciò che è stata quella squadra del Grande Torino, la leggenda, la storia degli Invincibili che è stata scritta negli annali e che ha segnato una parte indelebile del calcio italiano e mondiale. Davvero, non si può dimenticare e, soprattutto, non si può e non si deve offendere. Serve tutela da parte di chi il calcio lo  dirige”. Capiamo lo sfogo e la rabbia di Sandro Mazzola, che in quel fatidico 4 maggio 1949 in cui si consumò la tragedia di Superga, aveva solo sette anni. Sono assolutamente legittime le sue lacrime di dolore, per una ferita che non si potrà mai rimarginare. Non basta certamente la sanzione di 25 mila euro di multa alla Juventus per ripagare l’offesa e il dolore provocato al figlio di capitan Valentino Mazzola e alla storia del Torino. C’è da rivedere certamente qualcosa. La rabbia dunque, quale sentimento ricorrente nel mondo del pallone. Ingiustizie, offese, cattiverie si manifestano con regolarità, e quando diciamo che in fondo il calcio non è altro che la metafora della vita, ci riferiamo anche a questo aspetto negativo del pallone che ben si addice alla realtà sociale contemporanea. Una crescita culturale che stenta a emergere definitivamente. Peccato, perché questo non ci mette certamente in buona luce davanti al resto del mondo.

Salvino Cavallaro                   








Salvino Cavallaro


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