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JUVE, SE IN CHAMPIONS CI SEI, BATTI UN COLPO.


La squadra di Allegri incappa in una sonora sconfitta contro il Barca di Messi.
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Barcellona Camp Nou, 13/09/2017 -


Da Cardiff a Barcellona, da Cristiano Ronaldo a Messi; per la Juve non è cambiato nulla. Stesso cliché, stessa partita amorfa, stesse pecche difensive e medesimo atteggiamento che pone l’accento su un evidente gap tecnico e tattico, che da esiguo si sta trasformando in rilevante. E non si dica che alla Juve mancavano giocatori come Chiellini, Marchisio, Cuadrado, Mandzukic, Dani Alves, Bonucci, perché buona parte di loro erano presenti in quella fatidica finale di Champions che ancora oggi brucia al popolo bianconero come carbone ardente. Una fotocopia di partita che mette a nudo problemi tecnici e tattici mai risolti da un mister Allegri che non è certamente indenne da colpe. Fermo restando la forza delle due squadre spagnole che possono vantare della presenza in campo di due veri campioni che appartengono a un altro pianeta, resta evidente che la Juventus di Champions League si trova a doversi confrontare con potenze calcistiche che la sovrastano dal punto di vista mentale e organizzativo. Si dirà che i bianconeri di Max Allegri sono pur reduci dall’aver disputato due finali consecutive, ma cosa serve arrivare fino in fondo se poi non si fa mai tesoro degli sbagli fatti? Al Camp Nou la Juve regge un tempo, prende gol allo scadere del primo tempo e poi crolla letteralmente nella ripresa. Un film già visto, un atteggiamento che sa dell’incredibile soprattutto in considerazione del fatto che manca in assoluto il senso della reattività. Le partite si possono perdere, certo, soprattutto se l’avversario si dimostra più forte e meglio organizzato, tuttavia, resta inaccettabile quell’atteggiamento inerme di chi è completamente in balia dell’avversario che si chiami Barcellona, piuttosto che Real Madrid, PSG, Manchester, Bayern o Chelsea, tanto per citarne alcune tra le migliori. Tu sei la Juventus, e come tale devi presentarti in campo internazionale con dignità e idee chiare. Un 3 a 0 inconfutabile, che parla della sconfitta contro quel Barcellona (allora c’era pure Neymar), che l’anno scorso la Juve aveva messo sotto allo Juventus Stadium. Ieri, invece, abbiamo assistito a una lezione di calcio e a una umiliazione che ripetiamo, non si può semplificare con la grandezza di un Messi spaziale. Oggi la difesa della Juventus è davvero poca cosa. La BBC è solo un ricordo, non soltanto per la mancanza di Bonucci che è andato a far danni al Milan, ma per una carta d’identità che parla chiaro su Chiellini (anche se assente per infortunio), per Barzagli e anche per un Buffon che, nonostante il suo indubbio valore, dimostra tutta la fragilità tipica del ruolo del portiere che non può più contare su un affidabile reparto difensivo. La Juve si è così sgretolata, franando come terra d’argilla dopo una breve pioggia. Dybala, al cospetto di Messi, è sembrato come un bambino al suo primo giorno di scuola e l’abulico Higuain è un serio problema che Allegri deve risolvere al più presto. Benatia è lontano da quel calciatore che fu alla Roma, Alex Sandro è fuori forma e De Sciglio (prima dell’infortunio) fa cosucce da giocatore di categoria inferiore. A centrocampo, Pjanic, Bentancur e Matuidi remano nel mare in tempesta, Douglas Costa corre, corre e non conclude nulla, mentre Sturaro fa il tappabuchi di Allegri. Non si vince così la Champions League, anzi diremmo pure che neanche si partecipa in queste condizioni. Questa non è la Juventus, non può esserlo. Almeno quella di Giampiero Boniperti che ha coniato quella fatidica frase: “Vincere non è importante, è la sola cosa che conta”. Ma la Juve, almeno in campo internazionale, continua a ignorare questa indelebile frase affissa tra le pieghe delle pareti del suo Juventus Museum.

Salvino Cavallaro

Salvino Cavallaro


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