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VIVERE NELLA CITTÀ DEL PALLONE CHE HA PIÙ SCUDETTI D’ITALIA.


Juventus e Torino, due storie da raccontare.
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Torino, 01/11/2016 -


Non è facile. Chi come me vive in una Torino che è prima nella conquista di scudetti, ed è sistematicamente chiamato a scrivere le sorti pallonare di Juventus e Torino, si trova spesso combattuto nella difficoltà di essere imparziale. E’ vero, la materia pallonara già così opinabile come sua marcata radice, non aiuta a liberarsi dalle varie simpatie o antipatie del caso. Ma vivere all’ombra della Mole Antonelliana, in un contesto calcistico che non fa sconti a nessuno e che storicamente è in continuo antagonismo, ti mette quasi a disagio. Eppure l’elegante città sabauda , dall’alto della sua aristocratica signorilità, sembra essere al di sopra di queste cose che invece mette in evidenza soltanto nei giorni che precedono il derby cittadino. E allora anche il lento fluire del Po sembra agitarsi tra due sponde che si dividono in maniera netta, si guardano in cagnesco e mai tentano di conciliarsi. Tu perché sei juventino e tu perché sei granata. Ognuno con la propria passione sportiva, con la propria storia, i campionati vinti, le coppe, i trofei orgogliosamente esposti nelle vetrine dei rispettivi musei e anche le tragedie che si sono intrecciate in tanti anni di storia. E noi siamo qui per raccontare le tappe, gli anniversari, ma anche le emozioni di un pallone che fa parte di una Torino che sa stare in mezzo ai due colori sportivi, senza turbarne la suscettibilità degli uni e degli altri. “Torino siamo noi” dicono i tifosi del Toro, mentre lo stesso rispondono gli appassionati juventini. In fondo, sostenendo la stessa cosa, si percepisce l’amore per lei, la città piemontese dei “Bogianen” (si pronuncia Bugianen) che tradotto in italiano vuol dire “non ti muovere”, un soprannome popolare dato ai piemontesi, che rispecchia un temperamento caparbio, capace di affrontare le difficoltà con determinazione. E mentre i “Bogianen” granata hanno appena festeggiato la ricorrenza dei novant’anni della nascita del Filadelfia e la sua rinascita che avverrà nella primavera del 2017, i “Bogianen” bianconeri festeggiano i 119 anni della nascita della Vecchia Signora d’Italia.  Il 1° Novembre 1897, infatti, nasceva la Juventus ad opera di alcuni studenti del liceo D’Azeglio di Torino. Tanti anni sono dunque passati da allora a oggi, con un intermezzo di successi in Italia, in Europa e nel mondo, con un susseguirsi di grandi presidenti, ma anche di tragedie, di lutti e di una retrocessione in Serie B. Dopo 5 scudetti consecutivi, adesso per la Juve si apre la possibilità di entrare nella leggenda, mettendo il marchio definitivamente indelebile su quella fatidica frase detta da Boniperti: “Alla Juventus vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”. Già, è l’unica cosa che conta. Ma quest’anno bisogna cambiare registro almeno nel gioco, perché così facendo se si pensa ad un eventuale quarto di finale di Champions League o a una semifinale contro determinate squadre, è pensiero comune che la Juve debba ancora fare dei grandi passi in avanti; (Buffon dixit). E intanto la storia del calcio torinese continua con i suoi se e i suoi ma, nonostante il suo status economico e sociale non sia più florido come qualche anno fa, ma sempre in grado di evidenziare quella voglia di antagonismo pallonaro che resta pur sempre il sale della città della Mole. Sì, perché il suo sorvegliare continuo dall’alto della sua imponenza, manifesta sempre l’accuratezza  di essere imparziale.

Salvino Cavallaro                         

Salvino Cavallaro


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